I palestinesi filo-siriani che “Electronic intifada” vi nasconde

Jonathan Azazia, Muqawamah Music, 18 aprile 2016

Emblem_of_Liwa_Al-Quds.svgI coraggiosi palestinesi filo-siriani della Repubblica araba siriana e della Palestina occupata sono stati tutti scomunicati dalla narrativa vigente del “Palestine Solidarity Movement”. E a dire la verità, è l’apogeo della nausea. Mentre Ali Abunimah e Rania Khalek si comportano orribilmente assistendo al miracolo quasi piangendo dannatamente di gioia per l’ebreo sionista Bernie Sanders che riconosce i palestinesi quali esseri umani, come se tale kibbutznik che ha difeso il massacro sionista dei palestinesi di Gaza e il massacro dei Saud degli yemeniti, in qualche modo effettui un cambio sconvolgente della politica statunitense verso la Palestina, e come se i nostri fratelli palestinesi abbiano la necessità dei commenti dell’ebreo sionista Bernie Sanders per confermare di appartenere in effetti all’umanità, vi sono dei veri eroi palestinesi che combattono e muoiono in battaglia in Siria nella vera lotta al sionismo e ai suoi fantocci taqfiri. Ed hanno un assoluto supporto nella loro terra d’origine occupata. Ali Abunimah e Rania Khalek non scrivono di questi palestinesi tuttavia, né ne hanno scritte, né mai ne scriveranno perché l’esistenza stessa di questi particolari palestinesi contraddice il solito racconto che “Elettronic intifada”, suprematisti ebrei di Mondoweiss e loro coorti tentano di cacciarci in gola riguardo la Siria dall’inizio di tale nera barbara cospirazione. Cioè, che i palestinesi sostengono la “rivoluzione siriana” atlantista-sionista… Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. È una chiara grave distorsione proverbiale dei fatti, e i seguenti esempi sono stati TUTTI deliberatamente ignorati da “Electronic intifada” e dai restanti fondatori colonizzati, dimostrando quanto sia coordinata tale grave distorsione:

– Anwar Hadi, portavoce dell’OLP, ha detto fin dal primo giorno della crisi di Yarmuq che la colpa ricadeva proprio sui ribelli taqfiri, entrati in quello che era un vivace campo siriano-palestinese commettendo stragi e massacri, cacciando i civili e saccheggiato case e imprese. “Elettronic Intifada” e compagnia scrissero numerosi articoli attaccando il governo siriano per il disastro umanitario, mentre Jabhat al-Nusra, ELS e SIIL erano/sono semplici costruzioni oniriche del “regime” e dei suoi “Shabiha” basate sul nulla.

– L’Esercito di Liberazione della Palestina (PLA), ramo palestinese dell’Esercito arabo siriano, che ha combattuto su numerosi fronti in Siria subendo innumerevoli martiri nella lotta contro SIIL e controparti ideologiche.

Fatah al-Intifada, gruppo di resistenza palestinese ultra-attivo nella lotta per liberare Yarmuq. Molti volontari, come Taysir Musa e Walid Sulayman, lasciano le loro case nella provincia di Damasco, a Jaramana, per difendere i loro fratelli. Ritratti del Presidente siriano Bashar al-Assad e di Sayad Hasan Nasrallah si trovano in tutti i loro uffici.

Liwa al-Quds, la terza più potente forza militare siriana dopo l’Esercito siriano arabo ed Hezbollah addestrata dalle NDF secondo al-Masdar. Liwa al-Quds era l’elemento chiave importante della battaglia per la liberazione di Aleppo, in particolare dei campi di Handarat e Nayrab.

– FPLP-GC, guidati dall’instancabile Ahmad Jibril e noto per il forte sostegno al governo democraticamente eletto di Damasco, questi guerrieri combattono in diverse arene, dalla capitale ad Aleppo e Lataqia e altrove. Hanno avuto un ruolo importante nella storica liberazione delle città assediate sciite di Nubul e al-Zahra, dimostrando che c’è un fronte siriano-palestinese-libanese-iracheno-iraniano, sunnita-sciita e islamo-cristiano contro i vassalli usurpatori wahhabiti del regime sionista.

– Il Mujahid di Hezbollah Ali Fawzi Taha (Haydar al-Hajj Jawad) di Burj el-Barajnah. Nato da padre palestinese e madre libanese, Ali fu martirizzato nella liberazione della antica città strategica di al-Quraytyn. Ha partecipato a molte vittorie in Siria, tra cui quelle cruciali di al-Qusayr e al-Qalamun. Considerando che era membro della Resistenza Islamica del Libano, l’unica forza araba a scacciare per sempre ‘Israele’ dai Paesi arabi sovrani, non è forse una notizia significativa che questo eroe avesse radici palestinesi?! Se fosse stato un attivista di BDS o un “ricercatore” di Amnesty International, “Electronic Intifada” l’avrebbe sicuramente risaltato.

– Muhamad Rafah, amato attore palestinese-siriano dal popolare show televisivo Bab al-Hara e sostenitore dichiarato del Presidente siriano Bashar al-Assad. Muhammad perse dei famigliari un anno prima nella strage sionista dei manifestanti sulle alture occupate del Golan, nel giorno della Naqsa, ed era noto anche per la sua netta presa di posizione contro il nemico ‘Israele’. L’ELS lo rapì e lo massacrò per aver sostenuto il governo siriano; molto “rivoluzionario”, no?

– Arcivescovo Atallah Hana, la massima autorità cristiana ortodossa di Palestina e ardente sostenitore della Repubblica araba siriana. Non solo Theodosios di Sebastia parlava senza mezzi termini dell’aggressione contro la Siria quale complotto sionista , ma ha anche difeso l’Islam e l’importanza dell’unità tra cristiani e musulmani di fronte al taqfirismo. L’Arcivescovo è un vero eroe arabo ed è senza dubbio sulla via della santità.

– Samir al-Isawi, autore del più epico sciopero della fame della Palestina epico fame (277 giorni) una leggenda vivente in ogni senso; la volontà dell’uomo è di natura così indissolubile che sarà per sempre nell’eco della storia, tormentando per sempre il nemico sionista. Samir, famoso dai tempi di FPLP e FDLP, sostiene la Repubblica araba siriana e si distingue per la fermezza contro la guerra a questa nazione sovrana. Il suo incrollabile antimperialismo non fa che aumentare la statura del personaggio. Eppure, a parte media vicini a FPLP e FDLP, resta in gran parte sconosciuto.

– Palestinesi della Falastin occupata, per non parlare dei siriani del Golan, hanno protestato il pieno sostegno alla Repubblica araba siriana ed Hezbollah in troppe occasioni per fare menzionarle. Non parliamo di gruppetti ma di luminose, turbolenti, militanti grandi manifestazioni con maree di bandiere sventolanti della Repubblica araba siriana e di ritratti del Presidente siriano Bashar al-Assad. Nemmeno uno di questi eventi è stato seguito dal canonico “Palestine Solidarity Movement”.

AhmedJibrilLe prove presentate qui sono solo la punta di un iceberg. Non c’è dubbio che alcuni palestinesi, come alcuni traditori iracheni, siriani e libanesi, hanno aderito al piano di destabilizzazione, ma quando si arriva al nocciolo, come la maggior parte dei siriani, la maggior parte dei cittadini palestinesi della Siria segue la Repubblica araba siriana, l’unica nazione araba che gli ha dato una casa, sostenuto la causa giusta e trattato alla pari. E’ vergognoso oltre il vergognoso che queste verità non solo siano ignorate ma travisate dagli attivisti del “Palestine Solidarity Movement” per sostenere una propaganda con lo stampino adattata alla natura sempre più innocua della “solidarietà” parlata e praticata, senza parlare della visione del mondo dei “colleghi” ebrei e qaliji. A suo credito, “Electronic intifada” ha mollato alcuni pezzi sui collegamenti israeliani con al-Qaida, ma furono pubblicati poco dopo che l’alleanza sionista-taqfirita era stata documentata dai siti pro-Siria e, aggiungendo la beffa al danno, ogni singolo post comprendeva gli insulti dei media sionisti contro il mangiabambini e ammazza-gattini “regime di Assad”, dimostrandosi inutili e in malafede. In poche parole, per difendere la Palestina oggi va difesa la Siria e viceversa, come Sayad Hasan Nasrallah ha dichiarato anni fa, la Repubblica araba siriana è la spina dorsale del Muqawamah e solo un pazzo o un traditore starebbe a guardare mentre la sua spina dorsale viene spezzata. Allora, in che categoria rientrano gli “attivisti” del “Palestine Solidarity Movement”? Dei pazzi? Dei traditori? O di entrambi?
Tuttavia, i gruppi palestinesi e gli individui su accennati salvaguardano la Siria e sono eroi che dovrebbero essere salutati per il loro coraggio, il loro antisionismo e i loro sacrifici. Lasciate Ali Abunimah, Rania Khalek, Phil Weiss e tali gatekeepers continuare a piagnucolare sul fraudolento bugiardo sionista Bernie Sanders e altri simili, in realtà diabolici torturatori della Palestina e protettori del tumore ‘Israele’. È solo un’altra conferma del tradimento risalente all’avvio della psyop statunitense-sionista nota come “primavera araba”. Anche in questo caso, fategli fare il loro lavoro sporco. Nel campo della resistenza continueremo a raccontare la vera storia dei nostri fratelli palestinesi e a continuare a sostenerli sui fronti politico e militare, fin quando tutta la Siria sarà liberata dal virus taqfiro ed ogni singolo centimetro della Palestina purificato dall’inquinamento sionista. Insha’Allah.

Samir al-Isawi

Samir al-Isawi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ad Aleppo, sul punto di cadere, i terroristi ‘moderati’ compiono stragi di civili

Ziad Fadil, Syrian Perspective 30/4/2016ChOsfExWUAADu4PI media occidentali non ne parlano, ma è vero. I sauditi fanno finta che non sia accaduto e i turchi erdoghaniani fanno finta di combattere i terroristi mentre guardano impotenti l’Esercito arabo siriano rispondere alle loro azioni. Le forze terroristiche ad Aleppo muoiono di fame. La loro situazione medica è grave, nella migliore delle ipotesi. 4000 terroristi appena infiltrati dalla Turchia non hanno saputo sfondare le linee dell’Esercito arabo siriano e sono emarginati all’esterno della città, evidentemente ignari dell’avanzata finale che sta per iniziare. Una volta che Aleppo sarà liberata, la farsa a Ginevra non avrà alcun senso. Putin ha cercato d’inviare un messaggio di pace alla cosiddetta “opposizione”. Il cessate il fuoco era necessario per i traditori finanziati dai sauditi, in esilio e impotenti nel trovare forse un modus vivendi con il governo di Damasco. Invece, hanno perseguito la stessa politica ottusa da beduini chiedendo l’impossibile, la cacciata del governo di Assad. Ora che Putin sa dell’incapacità dell’opposizione nel capire la realtà, è stata presa la decisione di finirla una volta per tutte. Certi media occidentali affermano che il governo siriano e suoi sostenitori in Russia non hanno mai avuto intenzione di rispettare alcun cessate il fuoco o di negoziare in buona fede a Ginevra. L’occidente confonde affermando che l’Esercito arabo siriano abbia utilizzato la breve tregua di due mesi per riorganizzarsi e rifornirsi. È interessante notare che in Siria i militari si opposero al cessate il fuoco quale cattiva idea fin dall’inizio, perché dava ai terroristi e loro sostenitori il tempo per ricostituirsi per bloccare l’avanza dell’EAS nella cruciale città di Aleppo. Comunque, il cessate il fuoco finisce e il compito triste di sradicare la peste dal nord procede a ritmo sostenuto.
Ad al-Rashidin, grande sobborgo in rovina e quasi disabitato al momento, ha visto l’Esercito arabo siriano avanzare decisamente nel Blocco 4, entrando in un’intensa battaglia con i terroristi quasi a corto di munizioni. Monitorandole, le chiacchiere tra terroristi descrivono una situazione disperata per i “jihadisti” che chiedono ai loro camerati di pregare per loro essendo sul punto di morire. Dei morituri. Le loro preghiere saranno esaudite abbastanza presto. I nichilisti barbuti sono bombardati da mortai, razzi e bombardieri. E’ impossibile sopravvivere. Infatti, dando uno sguardo alla mappa si rivela l’imminente accerchiamento completo di Aleppo. Qualsiasi notizia che parli di una ristretta linea di rifornimento mente. E’ finita e tutte le vie di accesso alla città sono state chiuse. L’occidente continua a vomitare sciocchezze. Senza alcuna prova su armi chimiche usate dal governo siriano, che s’è confermato aver cooperato completamente con la politica d’ispirazione russa sulla cessione delle armi chimiche, i media occidentali si sono dedicati ad inventarsi bugie sui bombardamenti aerei russi e siriani di “ospedali” nella “aree controllate dai terroristi” della città. Quali benefici porti ai media tale propaganda non è chiaro dato che nessuno è interessato all’invasione via terra della Siria. L’ospedale da campo di al-Suqari è gestito dai gangster terroristici supportati da Medici Senza Frontiere, è stato colpito perché veniva utilizzato da al-Qaida per nascondervi armi e terroristi. Non era per nulla un ospedale pediatrico, ma un rifugio per assassini. Tutte le scene che mostrano bambini nell’ospedale da campo dei terroristi sono tratte da foto d’archivio. Non vi erano pediatri, ma solo terroristi feriti che moriranno comunque.

Bashar Murtada ci mostra come i civili vengono uccisi da mostri di Obama:ChPEuHyUgAAcQtDI terroristi hanno ricevuto armi letali e le usano contro civili inermi. L’altro ieri hanno deliberatamente bombardato le zone della città note per la grande presenza di minoranze. Quartieri come al-Aziziya, Muqambo e Sulaymaniya furono bombardati. Questo è stato calcolato dai militari siriani. E’ noto che i terroristi fanno spesso fuoco sui civili nelle zone sicure per rispondere all’avanzata continua dell’Esercito arabo siriano sul terreno. Si tratta del prezzo che la popolazione di Aleppo deve pagare per liberarsi della piaga sparsa da Obama. L’autostrada che circonda la città è sotto il controllo completo dell’Esercito arabo siriano. La liberazione di Aleppo è ora strettamente definita da un lento strangolamento. La base aerea di Quwayris opera notevolmente, con bombardieri ed elicotteri che decollano e atterrano ogni dieci minuti. L’accesso alla base non è ostacolato. Negli ultimi 3 giorni di combattimenti, l’Esercito arabo siriano, con l’aiuto russo, ha eliminato oltre 200 ratti, con centinaia feriti e senza alcuna speranza di cure mediche. I medici nelle aree governative sono stati avvertiti di non lasciare la zona per qualsiasi motivo. C’è il timore che siano rapiti dai terroristi al fine di costringerli a curare i ratti feriti. Ai medici viene detto che se viaggiano dalla città, lo fanno a loro rischio e pericolo. I medici non hanno neanche il permesso di trasportare medicine o qualsiasi cosa che possa aiutare i ratti feriti.
Il cessate il fuoco ad Aleppo è fallito perché i gruppi terroristici collaborano con Jabhat al-Nusra/al-Qaida coprendo le bande terroriste finanziate dai sauditi. Dato che al-Qaida e SIIL non rientrano nella cessazione delle ostilità, hanno dovuto trovare un modo per manovrare nei territori settentrionali, facendosi scudo del quadro dell’accordo. I governi siriano e russo hanno cominciato a reagite a tale stratagemma, indicandolo come delirante. La Russia ora cerca il concorso del Consiglio di sicurezza dell’ONU per includere Jaysh al-Islam e Ahrar al-Sham tra i gruppi esclusi. È interessante notare che il Ministero della Difesa siriano ha annunciato un cessate il fuoco di 24 ore nel Ghuta Oriente e uno di 72 ore a Lataqia. Non ho alcuna spiegazione per cui ciò viene detto ai media.13051538Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Giornalista denuncia il controllo dell’intelligence sui media occidentali

Steven MacMillan New Eastern Outlook 28/04/201623-24_Udo-Ulfkotte_megvasarolt-ujsagirok_sajtotajekoztato-JM-1Nell’epoca in cui la guerra dell’informazione è una delle aree più critiche e ben finanziate, la rivelazione nel 2014 dell’ex-capo giornalista tedesco è di fondamentale importanza per capire come i media occidentali operano. Anche se furono seguite da numerosi giornalisti e commentatori sui media alternativi, è ancora di vitale sottolineare l’importanza di queste rivelazioni. Udo Ulfkotte, caporedattore ed ex-direttore del Frankfurter Allgemeine Zeitung, rivelò in un’intervista a RT nel 2014 che i giornalisti sono spesso corrotti per mentire, ingannare e scrivere in favore delle intelligence (citiamo Ulfkotte): “Sono stato giornalista per circa 25 anni, e sono stato istruito a mentire, tradire e a non dire la verità al pubblico. Ma vedendo il mese scorso come i media tedeschi e statunitensi cerca di presentare la guerra alla gente in Europa, d’istigare la guerra alla Russia, si è nel punto di non ritorno. Ho intenzione di oppormi e dire: non è giusto quello che ho fatto in passato, manipolare le persone; fare propaganda contro la Russia; e non è giusto quello che i miei colleghi fanno e hanno fatto in passato, perché sono corrotti per tradire le persone non solo in Germania, ma in tutta Europa. Se vedete i media tedeschi, in particolare i miei colleghi che giorno per giorno scrivono contro i russi; (questi giornalisti) aderiscono ad organizzazioni transatlantiche, e sono sostenuti dagli Stati Uniti. Gente come me: sono diventato cittadino onorario dello Stato dell’Oklahoma negli Stati Uniti. Perché? Perché scrivevo pezzi filo-americani. Sono stato aiutato dalla Central Intelligence Agency, la CIA. Perché? Perché sono filo-americano. Ne sono stufo; non voglio farlo più, e così ho appena scritto un libro, non per guadagnare soldi… ma per dare alle persone di questo Paese, la Germania, di Europa e del mondo solo un assaggio di ciò che accade dietro le quinte“.
OperationMockingbirdCIA-owns-the-mediaI servizi segreti hanno usato i media mainstream per diffondere propaganda per decenni, e sarebbe ingenuo credere che oggi sia diverso. Fu anche chiaro che durante la guerra fredda, l’MI6 aveva agenti clandestini nelle principali organizzazioni mediatiche in Gran Bretagna, impegnate nella propaganda e nell’inganno. Agenti dell’MI6 hanno una lunga storia d’infiltrazione all’estero camuffati da giornalisti. “La maggior parte dei giornalisti che si vedono nei Paesi esteri dicono di essere giornalisti e potrebbero esserlo, giornalisti europei o statunitensi. Ma molti, come me in passato, hanno la cosiddetta copertura non ufficiale, come dicono gli statunitensi… copertura non ufficiale cosa significa? Non lavorate per un’agenzia d’intelligence, ma li aiutate se volete che vi aiutino, ma quando (il pubblico) scopre che non sei solo un giornalista ma anche una spia (la CIA) non dirà mai che siete uno dei suoi. Quindi, l’aiutai in diverse situazioni e me ne vergogno. Questo riguarda solo i giornalisti tedeschi? No, penso che sia particolarmente il caso dei giornalisti inglesi, perché hanno un rapporto assai più stretto. Come lo è soprattutto per i giornalisti israeliani, e naturalmente per i giornalisti francesi… australiani e di quelli provenienti da Nuova Zelanda, Taiwan, beh, molti Paesi… come la Giordania, per esempio. A volte le agenzie d’intelligence arrivano nel vostro ufficio e vogliono che scriviate un articolo… Ricordo solo (ad esempio) l’agenzia d’intelligence estera tedesca, un mera organizzazione sorella della Central Intelligence Agency che l’ha fondata. Così un giorno il BND si presenta nel mio ufficio al Frankfurter Allgemeine, a Francoforte, e voleva che scrivessi un articolo sulla Libia e il Colonnello Muammar Gheddafi. Non avevo assolutamente informazioni segrete riguardo al Colonnello Muammar Gheddafi e alla Libia. Ma mi diedero quei (documenti) segreti e volevano solo che firmassi l’articolo con il mio nome. Lo feci e fu pubblicato sulla Frankfurter Allgemeine (un articolo) proveniente dall’agenzia d’intelligence estera tedesca. Pensate davvero che questo sia giornalismo, con le agenzie d’intelligence che scrivono gli articoli. L’articolo fu stampata nel mondo due giorni dopo, ma non avevo alcuna informazione, furono le agenzie d’intelligence che vollero che scrivessi quell’articolo. Non è così che il giornalismo dovrebbe funzionare, con le agenzie d’intelligence che decidono ciò che va stampato o no“.
La CIA ha utilizzato i media come arma di propaganda fin dall’inizio con l’Operazione Mockingbird, che illustra tale fenomeno. Anderson Cooper, corrispondente della CNN, ampiamente noto come operativo dell’intelligence, ammise nel 2006 di aver lavorato per la CIA “un paio di mesi o per due estati” all’università. È essenziale ricordare la denuncia di Ulfkotte quando si sfoglia la stampa occidentale, soprattutto alla luce dei Panama Papers, in quanto vi è molto più di quanto appaia.09-operation-mockingbirdSteven MacMillan è scrittore, ricercatore, analista geopolitico indipendente e redattore di The Analyst Report, in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Port Arthur e la guerra di logoramento industriale

Tre domande a Bruno Birolli
Intervista a cura di Laurent Schang Le Polémarque 28 aprile 2016
Port Arthur 8 febbraio 1904-5 gennaio 1905, Economica, 2015, p. 125Russo-Japanese-WarEx-giornalista del Nouvel Observateur, corrispondente dall’Asia per ventitré anni del settimanale, Bruno Birolli è ora autore di documentari e scrittore. Il suo primo libro, Ishiwara, l’uomo che iniziò la guerra (Armand Colin, 2012) ha ricevuto critiche entusiaste. Ora ha completato il suo nuovo libro, dedicato alla battaglia di Port Arthur.

port-arthur-1904-1905-de-bruno-birolli-1037603642_LNel 1904, il piccolo Giappone entrò in guerra contro l’enorme impero russo. Per quali scopi?
L’obiettivo principale del governo giapponese era formare un baluardo sul continente occupando Corea e parte della Manciuria. Il globo era già diviso, tranne la Manciuria. Nel 1897 emerso vincitore della prima guerra sino-giapponese, il Giappone subì una sconfitta diplomatica umiliante in cui la Russia, sostenuta da Germania e Francia, costrinse i giapponesi a rinunciare a Port Arthur, facendone subito una base per la Flotta del Pacifico. Tutti questi sviluppi diedero al Giappone la sensazione di essere circondato, bisognava allentare la presa e molto presto: nel 1896, il Giappone entra in guerra con la Cina, otto anni dopo con la Russia.

La guerra russo-giapponese fu tutt’altro che una passeggiata. Port Arthur, scrive, annunciò in molti modi la guerra del 1914-18.
La guerra russo-giapponese e in particolare l’assedio di Port Arthur si ripeté nella guerra del 1914. C’erano naturalmente i materiali: la mitragliatrice dimostrò la sua spaventosa efficienza, l’artiglieria svolse un ruolo centrale. Ma ci fu anche l’anteprima della carneficina dei primi mesi della guerra del 1914. Le lezioni di Port Arthur non furono comprese in Europa. L’assedio di Port Arthur dimostra che la guerra aveva cambiato volto. La condizione della vittoria non era solo il numero degli uomini e l’abilità dei generali. Vincere o perdere dipendeva anche dalla massa del materiale che un Paese poteva schierare, dal numero dei fucili e dalla capacità di produrre munizioni. Con Port Arthur, si entrava nella guerra di logoramento industriale.

Il Giappone sconfisse la Russia, ma quale vittoria ottenne? Secondo voi, le conseguenze a lungo termine furono più problematiche che vantaggiose per l’arcipelago.
Il Giappone vinse, è indiscutibile. Ma per esaurimento. Le difficoltà politiche interne dell’Impero Russo, la rivoluzione del 1905, obbligarono lo Zar a gettare la spugna ben più che le sconfitte in Manciuria. Tra salvare la dinastia o perdere la Manciuria, lo Zar non esitò. L’esercito imperiale trascurò questo elemento nella sua analisi. Si deve comprendere che nel 1904, il ruolo dell’esercito imperiale nel sistema politico è ambiguo. È la spina dorsale ideologica e sociale della società Meiji ma sempre sottomesso alle decisioni del governo civile. Pertanto, cercherà di approfittare della vittoria del 1905 per liberarsi da questa tutela e sovvertire l’ordine facendo del governo un suo strumento. Questo cambiamento sarà graduale e, infine, completato nel 1930. Dottrinalmente la vittoria a Port Arthur accecò i tattici giapponesi. E’ vero che il coraggio della fanteria abbatté il forte russo. Ma lo Stato Maggiore dimenticò che i fanti furono aiutati dal lungo tiro concentrato dell’artiglieria. Questa riduzione delle analisi portò il Giappone ad ignorare il ruolo di artiglieria, blindati e aerei concentrandosi sulla carica della fanteria. Sarebbe ingiusto non riconoscere che il soldato giapponese fosse molto più deciso e fisicamente più forte dei GI. Ma nel Pacifico, il senso di sacrificio dimostrato a Port Arthur fu soverchiato dalla schiacciante potenza di fuoco degli statunitensi.F-Article5MapLgTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: la maledizione dell’opposizione

A nord di Aleppo CIA e Pentagono si combattono
Evgenij Satanovskij, VPK, South Front, 28 aprile 2016
Evgenij Satanovskij è a capo dell’Intituto Medio OrienteChFV22vWMAQV2pDLa situazione in Siria esce dalla crisi più acuta, in cui si trova dall’autunno. La situazione sui fronti è più o meno stabilizzata. La presenza della forza aerea russa è riconosciuta legittima, efficace e molto utile nel combattere i terroristi, anche per i critici di Mosca, molti dei quali ora si chiedono perché il Pentagono ha iniziato a comportarsi in modo passivo dall’inizio delle operazioni russe. La fine delle operazioni in Siria dell’Aeronautica russa è stata una risposta alle preoccupazioni (e alle speranze dei detrattori) che la Russia “rimanesse bloccata” nella guerra in questo Paese, come in Afghanistan. Ma, ahimè, il ricostituito l’Esercito siriano ha potuto condurre l’offensiva a Palmyra e a non cedere posizioni a nord di Aleppo. Sorprendentemente per tutti, il cessate il fuoco a lungo termine è stato mediato dai militari russi. Ma allo stesso tempo la guerra civile non è finita. Si consideri, allo stato attuale delle cose, le prospettive sul futuro dell’opposizione siriana secondo lo studio degli esperti dell’Istituto IPM, A. Kuznetsov e B. Ju Sheglovina.

C’è assai meno spazio al sole
Il ritiro parziale del gruppo militare russo in Siria e il processo di pace avviato nel Paese da Mosca e Washington hanno aperto una nuova fase nello stallo politico-militare del conflitto, in corso da cinque anni. Allo stesso tempo, gli atteggiamenti dell’opposizione hanno cominciato a maturare e cambiare, in parte per via dei tentativi di ritrovarsi nella nuova realtà del compromesso, e questa realtà è stata categoricamente respinta. Mostrando in dettaglio che nel futuro post-bellico della Siria chi ha la possibilità d’integrarsi nel sistema, e chi no (con un biasimo “implacabile” che ricadrà pienamente su loro stessi). “L’Iran aumenta il corpo dei consiglieri in Siria, e l’esercito governativo riempie le scorte prima della campagna decisiva“. Coloro che non hanno accettato l’accordo di pace e sono disposti a continuare la guerra, con l’accordo ancora sul tavolo di Assad e garantito dall’Aeronautica russa, ancora sperano su una vittoria militare contro Assad, sostenuti da Turchia, Qatar e Arabia Saudita. Ankara, Doha e Riyadh cercano il dominio assoluto col confronto globale tra sunniti e sciiti in Siria. Pertanto, non sono interessati ad armonizzare le condizioni del ritiro graduale dei combattenti e a raggiungere un compromesso con Assad e l’alleata Teheran. Il trio non accetta altra forma per la fine della crisi. Per di più, incoraggiano i gruppi di opposizione a continuare la lotta e non accettano che i loro gruppi siano stati finalmente sconfitti. I negoziati ufficiali lanciati a Ginevra vanno molto lentamente ed è improbabile che nel prossimo futuro ci siano risultati significativi. Ci sono due opzioni. Primo, l’opposizione in esilio, con cui sono in corso trattative a Ginevra, non controlla i gruppi armati in Siria, avendo un peso trascurabile su di essi. Di conseguenza, può raggiungere un accordo con chiunque su qualsiasi cosa, ma “al fronte” non è riconosciuta, ancora una volta ricordando il proverbio “della ragione” e mostrando il ruolo primario dei militari (anche interni) sui diplomatici nella politica reale. In secondo luogo, l’opposizione siriana è divisa dai diversi interessi dei principali sponsor: Turchia, Qatar, Arabia Saudita e Stati Uniti. Nel tempo, la frammentazione per ragioni oggettive è aumentata. Con i negoziati i gruppi armati cercano di costruire dei propri domini, garantendosi la posizione più favorevole. Questo porterà a conflitti tra ex-alleati. Un esempio di tale situazione è lo scontro avutosi il 27 e il 30 marzo tra i due gruppi sostenuti dagli Stati Uniti, vicino alla città di Marah, a nord di Aleppo. I militanti delle unità sostenute dalla CIA del “Furqan al-Haq” attaccavano le Forze democratiche siriane apertamente patrocinare dal Pentagono. Queste ultime sono una coalizione di milizie per l’80 per cento costituite da curdi, con un 20 per cento di gruppi arabi e turcomanni. La milizia è formata dal Partito di Unione Democratica (PDS) curda di Salah Muslim, dalle truppe siro-assire e dall’esercito siriano rivoluzionario (“Jaysh al-Tuwar“) assemblato dai resti di quello che era l’assai “rispettato”, da Stati Uniti e alleati della NATO, esercito libero siriano (ELS). Un gruppo di combattenti del “Jaysh al-Tuwar” attaccò le due fazioni opposte, “Fronte rivoluzionario siriano” e “Haraqat al-Hazam” (“Movimento della decisione”). Inoltre, nell’ambito delle forze di autodifesa, che guidano la lotta al terrorismo internazionale, vi sono due unità di turcomanni siriani, “liwa al-Salajiqa’ e ‘liwa Sultan Murad“. Insieme cercano di allontanare l’opposizione armata laica dagli estremisti radicali, i principali dei quali sono i noti terroristi russi del gruppo terroristico “Jabhat al-Nusra“. Il 25 marzo i suoi combattenti nella provincia settentrionale di Idlib si scontravano con la 13.ma brigata dell’ELS. Così, gli islamisti riuscirono a cacciare le forze “moderate” della provincia. Secondo un esperto dell’University of Michigan, Juan Cole, la stragrande maggioranza dei gruppi “moderati” nelle province di Idlib e Aleppo ha ricevuto armi statunitensi, sequestrate nei combattimenti dai jihadisti (o volontariamente consegnategli), dando ragione a chi pensa nel Congresso degli Stati Uniti allo scandalo sul passaggio di armi a “Jabhat al-Nusra” (ufficialmente si parla di sequestro delle armi) dai due gruppi dell'”opposizione moderata” che avevano ricevuto un aiuto da 500 milioni di dollari assegnato alla Turchia. Il mese prima si vide la significativa intensificazione delle operazioni di “Jabhat al-Nusra” in Siria. Le sue forze si erano concentrate a nord di Aleppo, combattendo le unità di difesa curde nella zona di Shaiq Maqsud. Ciò fu dovuto a due fattori. In primo luogo, il gruppo, nonostante l’aumento del sostegno dei diplomatici statunitensi, che ufficialmente l’includevano nella lista delle organizzazioni terroristiche, ora cerca di avere almeno un posto al sole. In secondo luogo, dopo l’annuncio dell’armistizio, la riduzione dell’intensità dei combattimenti dei jihadisti era dovuta alla scarsa popolarità tra i siriani. Nelle zone occupate da Jabhat al-Nusra si sono verificate dimostrazioni in cui i partecipanti gridavano: “Accidenti all’anima tua, Julani” (il capo del gruppo islamista). Insieme ad Abu Muhamad al-Julani veniva anche maledetto il capo dello “Stato islamico” bandito in Russia, Abu Baqr al-Baghdadi, e il gran Muftì di Siria Ahmad Badradin al-Hasun. “Jabhat al-Nusra” ha subito perdite. Il 4 aprile nel corso di un bombardamento della Syrian Arab Air Force, Abu Firas al-Suri veniva eliminato. Era il capo ideologo e suo promotore “al fronte”, oltre che veterano del movimento jihadista in Siria. Nel 1982 prese parte alla rivolta dei “Fratelli musulmani” nella città di Hama, e in seguito partecipò alla jihad in Afghanistan. Conosceva personalmente Abdullah Azam e Usama bin Ladin, e a lungo visse nello Yemen, dove partecipò alle attività della locale “al-Qaida nella Penisola Arabica (AQAP)”; nel 2011 tornò in Siria per partecipare alla guerra contro il governo di Assad. Secondo il quotidiano libanese “al-Akhbar”, durante l’attacco vicino ad Abu Firas vi erano diversi militanti dell’Uzbekistan.Map-northern-Aleppo-2016Tentativo sventato
L’ulteriore frammentazione dell’opposizione siriana s’è vista al Congresso di Cairo del 12 marzo, che vide la nascita di una nuova alleanza, “Ghada al-Suriy” (“Futuro della Siria”), guidata dall’ex-presidente della Syrian National Coalition Ahmad Jarba. Il portale internet “Arabi al-Jadid“, ha scritto che “Futuro della Siria” farà lobbing in Russia, Emirati Arabi Uniti ed Egitto. Nella Repubblica Araba d’Egitto e negli Emirati Arabi Uniti, queste parole non sono così lontane dalla verità. Gli egiziani cercano di impegnarsi attivamente nel processo politico su Damasco dal giugno 2015, quando a Cairo vi fu una riunione dei Comitati Nazionali di Coordinamento della Siria. Cairo ha cercato di creare una coalizione di opposizione, in alternativa all’attuale orientamento alla frammentazione. Gli Emirati Arabi Uniti hanno recentemente aderito a questi tentativi e cercano di realizzare il proprio piano politico, diverso da quello saudita. Partecipanti anonimi alla conferenza hanno detto, ad esempio, che la conferenza fu pianificata da Muhamad Dahlan, ex-capo dell’organizzazione palestinese Fatah, alla guida delle forze di sicurezza nella Striscia di Gaza prima dell’ascesa al potere di Hamas. Nel 2011, dopo essere stato accusato di aver avvelenato Arafat, emigrò a Dubai. Negli Emirati Arabi Uniti agiva da consigliere per la sicurezza di Muhamad bin Zayad, principe ereditario di Abu Dhabi e vicecomandante delle forze armate degli Emirati. Secondo “Arabi al-Jadid“, Dahlan organizzò in uno degli alberghi di Cairo appartenenti al servizio di intelligence egiziano l’incontro con Ahmad Jarba e Qasim Qatib, membri dell’opposizione considerati creature ufficiose del governo di Assad. Vi è tuttavia un punto all’ordine del giorno siriano, che la maggior parte dei vari gruppi di opposizione e il governo condividono, il rifiuto categorico dell’autonomia curda e della federalizzazione del Paese. Tuttavia, questo punto improbabilmente unirà le contrastanti associazioni siriane. Così il gruppo di Riyadh (VIP o Comitato Supremo di Negoziazione) continua a presentare precondizioni nei negoziati di Ginevra, chiedendo il ritiro di Assad e il trasferimento di tutto il potere all’opposizione. Questo è un prerequisito per la sua partecipazione ai negoziati, come dichiarato in un colloquio con il rappresentante permanente della TASS presso l’Ufficio delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra, Aleksej Borodavkin. L’opposizione esige che tutto il potere nella RAS sia immediatamente trasferito ad essa. Allo stesso tempo, per la Russia “questo non può che essere causa di preoccupazione con l’opposizione di Riyadh respinge l’idea di preservare la RAS come Stato laico. Ci sono molti sospetti, anche nell’opposizione moderata, rappresentanti della visione di Mosca-Cairo e contrari all’idea del gruppo dei Paesi del Consiglio del Golfo di trasformare la Siria in una sorta di califfato”, ha detto il diplomatico russo. Le sue parole sulla Siria e le intenzioni di trasformarla in un califfato sono ripetutamente confermate da Qatar e Arabia Saudita, anche se la Turchia preferisce dividere il Paese e accorparne le regioni settentrionali nel nuovo impero ottomano guidato dal sultano Erdogan. Tuttavia, non si tratta di un completo fallimento, in quanto, il congelamento dei negoziati, in questo momento, è nell’interesse non solo di Arabia Saudita e Turchia, ma anche degli Stati Uniti, che non possono impedire la presa da parte delle forze governative di Aleppo e quindi cercano di aggirare il tema principale dei terroristi, che cedono la capitale economica della Siria, comportando il fallimento di tutti i piani di Ankara e Riyadh. Nel contesto del rifiuto di Washington e Bruxelles dell’idea turca di una “no-fly zone” su una parte della Siria, e della scommessa sui curdi quale segmento dell’opposizione, ciò non comporterebbe il fallimento totale (il totale collasso della campagna contro Assad poterebbe alla liberazione di Idlib), ma sarà quantomeno l’inizio del fallimento.

Verso il momento della verità
Aleppo, che inizialmente sembrava per Ankara e Riyadh una sorta di “Bengasi siriana” e l’area circostante erano destinati ad essere il terreno per la grande offensiva finale su Damasco, e perciò considerate “pietra miliare dei loro piani”. Con la perdita di questa città, è chiaro che l’opposizione islamista si concentrerà esclusivamente sulla difesa d’Idlib (sicuramente inutile). Ma se la provincia è in gran parte persa presso le forze governative e i loro alleati, l’opposizione attenderà la propria frammentazione (escludendo importanti offensive, anche su Damasco), intensificando i processi di pace con i leader tribali, nella fase finale del processo, compiendo costanti progressi nei colloqui di Ginevra. I successi diplomatici nella storia mondiale sono dipesi dalle vittorie militari. La Siria difficilmente sarà un’eccezione. La scommessa dell’Arabia Saudita in questo caso è estremamente alta. Troppi soldi sono stati spesi nel conflitto per lasciare che la vittoria le sfugga (per non parlare del pantano nello Yemen, dove il regno non solo spende soldi e prestigio, ma perde anche attrezzature e personale militari). Perdere in Siria comporta gravi complicazioni per l’Arabia Saudita e re Salman, e assai più importante, per suo figlio, attualmente in lotta per il potere supremo nel Paese. La potenza del titolo di “erede dell’erede” non importa. Inoltre, il re ha un’influenza più forte, ma implica che il principe Muhamad bin Salman debba dimostrare di competere al meglio alla successione bypassando gli altri pretendenti al trono. Tutto questo si sovrappone al rischio globale di “perdere la faccia” in Medio Oriente. Mentre si nota il confronto con la Russia in Siria, i sauditi non hanno deciso sugli accordi con la Russia riguardo la decisione di congelare la produzione di petrolio. Infine, il regime saudita affronta anche la sfida importante del deficit fiscale incombente.
Gli Stati Uniti hanno altri interessi nella regione e in Siria, sono impegnati solo a scoraggiare la Russia, attore geopolitico sempre più importante. La figura di Assad presidente per Washington è una questione secondaria. Suggerendo che lo stesso si può dire degli alleati, che si tratti di Arabia Saudita, Qatar e Turchia. Come evidenziato dai freddi rapporti con Erdogan, che gli Stati Uniti considerano un avventuriero pericoloso, così come dal successo degli “scettici sui sauditi” presso Congresso, Pentagono e CIA. Non è un caso che la questione della declassificazione delle pagine segrete della relazione su organizzatori e sponsor dell’attentato dell’11 settembre causi indignazione a Riyadh, i cui vertici del potere cercando di reagire spingendosi a porre un ultimatum a Obama della vendita dei 750 miliardi di dollari in buoni del Tesoro. Il problema principale per Washington, al momento, è non permettere a Mosca di continuare i “successi strategici” come la liberazione di Palmyra, avendo effetti profondi sull’opinione pubblica mondiale; da cui quindi la fuga sui media della possibile fornitura di sistemi MANPADS ai gruppi di opposizione. Alla Casa Bianca ci sono discussioni su come impedire la campagna della Russia in Siria: se sia necessario intervenire con l’opposizione islamista realizzando una struttura centralizzata e approfittare di tale slancio per salvare la faccia, o cercare di combattere i risultati del vuoto creato dalla sconfitta delle forze fedeli agli Stati Uniti. Basandosi sull’addestramento attivo delle organizzazioni ribelli in Giordania, l’aumento delle forze speciali stanziatevi e il sostegno diretto ai curdi, si può parlare di vittoria del secondo pensiero. Ma ciò non significa che gli Stati Uniti siano disposti ad accettare la presa di Aleppo da parte delle forze governative. Quindi, è comprensibile perché la leadership politico-militare statunitense “abbia chiuso gli occhi” sul trasferimento massiccio di terroristi dalla Turchia per ricostituirne le fila in Siria e quindi ricattare Mosca con tutti i mezzi disponibili. In tale contesto, gli Stati Uniti avendo bisogno di progressi sul campo di battaglia, accetteranno chiunque quale risorsa nel conflitto. D’interesse è anche la futura presa di Mosul e Raqqa. E c’è bisogno di un vero grande successo sul fronte, non nei discorsi dei politici statunitensi sulle vittorie degli Stati Uniti in Iraq e Siria. La presa di Aleppo è importante anche per Teheran che, dopo una breve pausa, intensificherà il sostegno a Damasco. A questo proposito, il portavoce dello Stato Maggiore russo ha detto che “non è all’ordine del giorno delle operazioni congiunte riconquistare Aleppo“, commentato dagli analisti statunitensi senza capire il sottinteso di queste parole, rendendo chiaro che si tratta del trasferimento del “comando sul campo” all’Iran piuttosto che essere una frattura tra Mosca e Teheran. Gli statunitensi giustamente fanno notare che per l’Iran è il momento della verità in Siria, che deciderà l’equilibrio di potere in Medio Oriente per almeno i prossimi dieci anni. Ma i loro calcoli sulla motivazione delle azioni del Cremlino sono profondamente sbagliate. I leader russi hanno imparato a calcolare le mosse occidentali e preferiscono non credere ad una sola parola che profferisce. I calcoli della CIA sugli effetti di un riscaldamento presunto nel dialogo con Washington e dell’ammorbidimento della posizione degli Stati Uniti verso l’Ucraina, e quindi la loro cosiddetta “analisi” su Mosca che non vorrebbe aiutare Assad a riprendersi Aleppo assicurandone la vittoria, sono un chiaro pio desiderio.
Prendendo Aleppo con l’aiuto dell’Aeronautica russa si motiverà l’Arabia Saudita a domandarsi se possa tornare al tavolo dei negoziati, in quanto unica opportunità per il regno di mantenere una presenza nell’arena politica al momento di risolvere la questione. La liberazione di Aleppo e Idlib automaticamente colpirà Arabia Saudita e gruppo di Riyadh, grevi figure nei colloqui di Ginevra. E la Turchia e il suo principale alleato, il Qatar, ne saranno travolti. E in una situazione del genere, la conservazione dell’alleanza tripartita dei Paesi filo-sauditi o anche del solo asse Ankara – Doha, si rivelerà inutile nel trasformare l’equilibrio. Da parte sua, Teheran cercherà di attuare in Siria una pianificazione militare che influenzi i sauditi. Perciò l’Iran cerca di rafforzare il corpo dei consiglieri e le milizie sciite afgane ed irachene, così come di ricostituire l’arsenale dell’Esercito siriano per permettergli l’offensiva decisiva. Per farlo, Teheran sponsorizza l’acquisto di armi e munizioni dalla Bielorussia.northsyriaapril2016Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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