Il grande accordo di Putin con Israele: Israele può sopportarlo?

Alastair Crooke, SCF 17.02.2018Israele sale su un cavallo troppo alto“, scriveva Alex Fishman (corrispondente della difesa israeliano) sul giornale ebraico Yedioth Ahronoth, il mese scorso, “e si avvicina a passi da gigante a una “guerra voluta”: senza mezzi termini, è una guerra iniziata in Libano“. Nell’articolo, Fishman osserva: “La deterrenza classica è quando minacci un nemico a non farti del male nel tuo territorio, ma qui, Israele chiede che il nemico si astenga dal fare qualcosa nel proprio territorio, altrimenti Israele lo danneggerà. Dal punto di vista storico e della legittimità internazionale, le probabilità che tale minaccia venga accettata, portando alla fine delle attività nemiche nel proprio territorio, sono scarse“. Ben Caspit aveva anche scritto della giusta prospettiva su una “guerra voluta”, mentre un editoriale di Haaretz, spiega il professor Idan Landau in un blog israeliano, osservava: “Il governo israeliano deve quindi ai cittadini israeliani una spiegazione precisa, pertinente e persuasiva sul perché una fabbrica di missili in Libano ha cambiato l’equilibrio strategico tanto da richiede la guerra. Deve presentare valutazioni al pubblico israeliano sul numero previsto di vittime, danni alle infrastrutture civili e sul costo economico della guerra, rispetto al pericolo che la costruzione della fabbrica di missili costituirebbe“. Viviamo tempi pericolosi in Medio Oriente oggi, sia nell’immediato che a medio termine. La scorsa settimana s’è visto il primo “cambio del gioco” che ha quasi fatto precipitare la regione in guerra: l’abbattimento di uno degli aerei più sofisticati d’Israele, un F-16I. Ma come osserva Amos Harel, in questa occasione: “Il Presidente Vladimir Putin ha messo fine allo scontro tra Israele e Iran in Siria, ed entrambi hanno accettato la sua decisione… Sabato pomeriggio, dopo la seconda ondata di bombardamenti… alti funzionari israeliani stavano ancora seguendo una linea militare, e sembrava che Gerusalemme stesse considerando ulteriori azioni. La discussione si concluse poco dopo una telefonata tra Putin e il primo ministro Benjamin Netanyahu“. E quest’ultima affermazione rappresenta il secondo “cambio di gioco”: ai “bei vecchi tempi”, come diceva Martin Indyk, sarebbero stati gli Stati Uniti verso cui Israele si sarebbe rivolto, ma non questa volta. Israele ha chiesto al Presidente Putin di mediare. Sembra che Israele creda che Putin sia ora la “potenza indispensabile”, e in termini di spazio aereo a nord, lo è. Come Ronen Bergman aveva scritto sul New York Times: “Israele non potrà più agire in Siria senza limitazioni”, e in secondo luogo, “se qualcuno non ne fosse ancora a conoscenza, la Russia è la potenza dominante nella regione“. Quindi, di cosa si tratta? Bene, per cominciare, non si tratta di un drone che può (o non può) sconfinare in ciò che Israele chiama Israele o che la Siria chiama “Golan occupato”. Lasciateci ignorare tutto questo: o pensateci come all”effetto farfalla” nella teoria del caos, la cui piccola ala cambia “il mondo”, se preferite. Alla fine, comunque, questi sono avvertimenti su un’imminente guerra scatenati dal successo dello Stato siriano nel sconfiggere l’insurrezione jihadista. Questo ha cambiato gli equilibri di potere regionali e si assiste a Stati che reagiscono a tale sconfitta strategica. Israele, essendo il perdente, vuole limitare le perdite. Teme i cambiamenti in atto nella zona settentrionale della regione: il primo ministro Netanyahu chiese diverse volte al Presidente Putin garanzie che Iran ed Hezbollah non traggano alcun vantaggio strategico dalla vittoria della Siria che potrebbe svantaggiare Israele. Ma Putin, sembra chiaro, non ha dato garanzie. Ha detto a Netanyahu che, mentre riconosceva gli interessi alla sicurezza d’Israele, anche la Russia ha i suoi interessi, ed ha anche sottolineato che l’Iran è un “partner strategico” della Russia.
In pratica, non vi è alcuna presenza effettiva iraniana o di Hezbollah nelle vicinanze d’Israele (e in effetti Iran e Hezbollah hanno sostanzialmente ridotto le forze in Siria). Ma sembra che Netanyahu volesse di più: e per fare leva sulla Russia per garantire una futura Siria senza una qualsiasi presenza ‘sciita’, Israele la bombardava quasi ogni settimana, emettendo varie minacce belluine contro il Libano (col pretesto che l’Iran vi costruirebbe fabbriche di “missili sofisticati”), dicendo, in effetti al Presidente Putin, che se non avrà garanzie ferree su una Siria senza Iran e Hezbollah, si scontrerà con entrambi i Paesi. Ebbene, ciò che è successo è che Israele ha perso un F-16: inaspettatamente abbattuto dalle difese aeree siriane. Il messaggio è questo: “La stabilità in Siria e Libano è d’interesse russo. Se riconosciamo gli interessi alla sicurezza d’Israele, non danneggiate i nostri. Se volete la guerra con l’Iran, sono affari vostri, e la Russia non sarà coinvolta; ma non dimenticate che l’Iran è e rimane il nostro partner strategico“. Questo è il grande accordo di Putin: la Russia si assumerà una certa responsabilità sulla sicurezza d’Israele, ma non se Israele intraprenderà guerre contro Iran ed Hezbollah, o se violerà deliberatamente la stabilità nel Medio Oriente (incluso l’Iraq). E niente più bombardamenti gratuiti, destinati a violare la stabilità. Se Israele vuole la guerra con l’Iran, allora la Russia starà in disparte. Israele ora ha assaggiato il “bastone” del Presidente Putin: la sua superiorità aerea nel nord è stata violata dalle difese aeree siriane. Israele perderà completamente se le difese aeree russe saranno attivate: “Che ci pensino“. In caso di dubbio, si consideri questa dichiarazione del 2017 del Capo di Stato Maggiore delle Forze Aerospaziali Russe, Maggiore-Generale Sergej Mesherjakov: “Oggi in Siria è stato istituito un sistema di difesa aerea unificato ed integrato. Abbiamo assicurato l’informazione e l’interconnessione tecnica tra i sistemi di ricognizione aerea russi e siriani. Tutte le informazioni sulla situazione aerea provengono da stazioni radar siriane per i punti di controllo del raggruppamento delle forze russe“. Due cose ne scaturiscono: in primo luogo, la Russia sapeva esattamente cosa succedeva quando l’F-16 israeliano fu colpito dai missili della difesa aerea siriani. Come Alex Fishman, decano dei corrispondenti della difesa israeliani, notava su Yediot Ahoronot l’11 febbraio: “Uno degli aerei israeliani è stato colpito da due bordate di 27 missili terra-aria siriani… un risultato enorme per l’esercito siriano, e imbarazzante per la IAF, dato che i sistemi di guerra elettronica dell’aereo avrebbero dovuto proteggerlo da una bordata di missili… La IAF dovrà condurre un’indagine approfondita d’intelligence tecnica per determinare se i siriani hanno sistemi in grado di aggirare i sistemi di allarme e blocco israeliani? I siriani hanno sviluppato una nuova tecnica di cui l’IAF non è a conoscenza? Fu detto che i piloti non ricevettero l’allarme sul missile nemico che aveva agganciato il loro aereo; in linea di principio, avrebbero dovuto riferire di esserne preoccupati, ma c’era anche la possibilità più grave che non sapessero del missile, portando alla domanda sul perché non lo sapessero e se si resero conto della gravità del danno dopo che furono colpiti e costretti a salvarsi“. E il secondo: la successiva dichiarazione israeliana di aver punito la Siria distruggendone il 50% della difesa aerea andrebbe presa con cautela. Si ricordi ciò che aveva detto Mesherjakov: è un sistema russo-siriano pienamente integrato e unificato, e ciò significa che vi sventola la bandiera russa. (E questa prima affermazione israeliana fu ripresa dal portavoce dell’IDF). Infine, Putin, dopo l’abbattimento dell’F-16, disse ad Israele di smettere di destabilizzare la Siria. Non disse nulla sul drone siriano che pattugliava il confine meridionale (una pratica regolare dei siriani per monitorare i gruppi terroristici). Il messaggio era chiaro: Israele ottiene limitate garanzie sulla sicurezza dalla Russia, ma perde la libertà di azione. Senza il dominio aereo (che la Russia ha già acquisito), la presunta superiorità sui vicini Stati arabi, su cui Israele da lungo tempo introietta nella propria psiche collettiva, vedrà le ali d’Israele stroncate.
Tale patto può essere digerito culturalmente in Israele? Va visto se i capi d’Israele accettano di non godere più della superiorità aerea su Libano e Siria; o se, come i commentatori israeliani avvertivano nell’introduzione, se la leadership politica israeliana opterà per una “guerra voluta”, nel tentativo d’impedire la fine del dominio dei cieli d’Israele. C’è naturalmente un’altra possibilità, correre a Washington per cooptarla nell’azione per scacciare l’Iran dalla Siria, ma la nostra ipotesi è che Putin abbia già tranquillamente messo a punto con Trump il suo piano. Chissà? E allora una guerra preventiva per tentare di recuperare la superiorità aerea israeliana sarebbe fattibile o realistica dal punto di vista delle forze di difesa israeliane? È un punto controverso. Un terzo degli israeliani è culturalmente ed etnicamente russo e molti ammirano il Presidente Putin. Inoltre, Israele potrebbe contare, in tali circostanze, sulla Russia che non impiegherebbe i sofisticati missili della difesa aerea S-400 di stanza in Siria per proteggere i militari russi di stanza in tutta la Siria? E le tensioni israelo-siriane-libanesi di per sé non concludono l’attuale situazione di rischio associata alla Siria. Lo stesso fine settimana, la Turchia perse un elicottero e i due piloti, abbattuti dalle forze curde d’Ifrin. Il sentimento in Turchia contro YPG e PKK si accende; nazionalismo e neo-ottomanismo avanzano; e gli USA vengono dipinti con rabbia come “nemico strategico” della Turchia. Il presidente Erdogan affermava che le forze turche elimineranno le YPG/PKK da Ifrin all’Eufrate, ma un generale statunitense diceva che le sue truppe non si toglieranno dalla via di Erdogan per Manbij. Chi colpirà per primo? E questa escalation può continuare senza una grave rottura delle relazioni tra Turchia e Stati Uniti? (Erdogan aveva notato che il budget della difesa degli USA del 2019 include uno stanziamento di 550 milioni di dollari per le YPG. Cosa se ne faranno esattamente gli statunitensi?). Inoltre, può la leadership militare statunitense, preoccupata dal ritrovarsi in una guerra del Vietnam, ma con gli USA che vincerebbero questa volta (per dimostrare che l’esito del Vietnam fu una sconfitta immeritata dalle forze USA), accettare di ritirarsi dall’aggressiva occupazione della Siria ad est dell’Eufrate, e quindi perdere ulteriore credibilità? Soprattutto ripristinare credibilità e coscrizione militare degli Stati Uniti è il mantra dei generali della Casa Bianca (e Trump)? Oppure, il perseguimento della “credibilità” militare degli Stati Uniti degenererà in una “caccia al pollo” montata dalle forze statunitensi contro le Forze Armate siriane, o addirittura con la stessa Russia che considera l’occupazione statunitense in Siria come dannosa per la stabilità regionale che ricerca.
Il “grande quadro” della concorrenza tra gli Stati sul futuro della Siria (e della regione) è aperto e visibile. Ma chi si cela dietro le provocazioni che potrebbero portare all’escalation, e facilmente trascinare la regione verso il conflitto? Chi ha fornito il missile terra-aria portatile che aveva abbattuto il caccia Su-25 russo e che vide il pilota circondato da jihadisti, preferire coraggiosamente uccidersi piuttosto che essere preso prigioniero? Chi aveva ‘aiutato’ il gruppo terroristico ad usare il manpad? Chi ha armato i curdi con sofisticate armi anticarro (che hanno distrutto una ventina di carri armati turchi)? Chi ha fornito i milioni di dollari per progettare tunnel e bunker costruiti dai curdi e chi ne ha sovvenzionate le formazioni armate? E chi c’era dietro lo sciame di droni, dotati di esplosivi, inviato ad attaccare la base aerea russa di Humaymim? I droni dovevano apparire rudimentali, che dei ribelli potessero rappattumare, ma da quando le difese elettroniche russe riuscirono a prendere il controllo e a farne atterrare sei, i russi videro che,internamente erano abbastanza diversi: contenevano sofisticate contromisure elettroniche e sistemi di guida GPS. In breve, l’aspetto rustico ne camuffava la sofisticazione, probabilmente lavoro da manuale di un’agenzia di Stato. Chi? Perché? Qualcuno cerca di mettere la Russia contro la Turchia? Non sappiamo. Ma è abbastanza chiaro che la Siria è il crogiolo di potenti forze distruttive che potrebbero volere, o inavvertitamente, infiammare la Siria e potenzialmente il Medio Oriente. E come aveva scritto il corrispondente della difesa israeliana Amos Harel, già in questo ultimo fine settimana, “abbiamo fatto un passo indietro dall’abisso della guerra“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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“Wagner”, sarebbe il nome in codice di una black operation israeliana

Scott’s Humor, 13 febbraio 2018Dopo che la difesa aerea dell’Esercito arabo siriano abbatteva l’F-16 israeliano che aveva attaccato il territorio siriano, Israele si contorce cercando nuovi modi per coprire la guerra non così segreta contro la Siria. Ogni scoop, tuttavia, produce sempre meno polvere da questo lato. Avigdor Liberman persino minacciava di mordere, nell’ultima rampogna. Dopo che l’F-16 fu abbattuto da un missile sovietico S-200, ed almeno altri 3 aviogetti furono danneggiati, cosa che negano, e uno dei piloti moriva dopo che il seggiolino di espulsione dell’F-16 statunitense l’aveva sventrato, secondo alcuni specialisti, l’immagine d’Israele come “superpotenza militare” è gravemente danneggiata. L’immagine d’Israele da “grande guerriero” si basa sulle “vittorie” del 1967, nel cosiddetto conflitto arabo-israeliano probabilmente orchestrato da un accordo segreto tra Lyndon Johnson e il neo-nominato leader dell’URSS Leonid Brezhnev. Gli eventi attuali dimostrano che la Russia non collude cogli Stati Uniti nel mostrare Israele come “il più grande esercito di tutti i tempi“. Ecco perché i media aziendali statunitensi e quelli liberali filo-occidentali in Russia hanno diffuso notizie false su “forze degli Stati Uniti che hanno ucciso decine di mercenari russi in Siria“. “Più di 200 soldati a contratto, per lo più russi“, secondo l’agenzia Bloomberg nell’articolo scritto da Stepan Kravchenko, Henry Meyer e Margaret Talev. L’articolo si basa su affermazioni non verificate presumibilmente fatte da un “ufficiale degli Stati Uniti e tre russi che hanno familiarità con la questione“. L’articolo afferma inoltre che furono le forze statunitensi ad “aver ucciso decine di russi”, non la milizia curda o i “ribelli”. Il segretario alla Difesa Jim Mattis affermava subito dopo, “Perché dico che sono perplesso? Non ho idea del perché avrebbero attaccato. Si sapeva che le forze fossero lì. Ovviamente i russi lo sapevano“. Fu riferito che gli Stati Uniti avevano usato la linea telefonica di deconflitto per avvertire i russi che gli Stati Uniti stavano per colpire la forza che avanzava con attacchi aerei, e la Russia assicurava che non c’erano russi tra le forze favorevoli al regime.
La maggior parte degli articoli pubblicati ora diffonde le stesse informazioni fuorvianti non verificate. Il Daily Mail, ad esempio, dice che “il cosacco ataman (leader) Maksim Buga ha detto all’AFP che Loginov era un geniere volontario in Siria con altri cosacchi, dalla fine dell’anno scorso. Vladimir Loginov, 52enne di Kaliningrad, presumibilmente uno delle centinaia di russi uccisi dall’attacco statunitense“. Immagino che sia divertente per i media liberali scrivere, parlare e sognare di “centinaia e persino seicento russi uccisi da un solo attacco statunitense“. Cioè, i russi devono esplodere ed iniziare immediatamente la guerra nucleare contro gli USA, come certuni suggeriscono. Solo il pubblico russo non ha reagito a tali bugie; proprio per niente. Nonostante gli sforzi dei media liberali, i russi vedono questo per quello che è, una psy-op contro l’esercito russo e il Presidente Putin, con l’obiettivo di minare la credibilità del Ministero della Difesa russo ed accusare Putin di “non interessarsi dei volontari”. Il problema per gli autori di tale psy-op è che la finta “compagnia militare privata Wagner” viene vista sempre dall’invasione della Libia. La “storia della Wagner” fu studiata dai canali televisivi russi e da giornalisti indipendenti, rivelandosi un falso orchestrato. Ne scrissi nell’articolo “La notte prima di Natale arriva il fantasma degli eserciti privati russi“. Feci anche una ricerca approfondita e scrissi della sceneggiata dei video prodotti dalla NATO per descrivere l'”invasione delle repubbliche baltiche” da parte della presunta “compagnia militare privata” russa. Vedasi, “Michael McFaul: abbiamo dichiarato guerra alla Russia. E dopo?” Ad un certo punto mi arrabbiai con tale torrente di bugie e la mia incapacità di silenziarle, così misi un post sul blog: “Chiunque parli delle PMC “Wagner”e “Turan” è un nemico, nessuna eccezione“. Tuttavia, questa volta ricevemmo alcune nuove informazioni e contatti che indicano direttamente che Israele era dietro tale psy-op.

La tempistica della psy-op “Wagner” di febbraio 2018
Il 7 febbraio, in seguito all’attentato alla missione della Russia a Damasco, la Missione russa delle Nazioni Unite dichiarava: “Ieri hanno rifiutato di rilasciare una dichiarazione del Consiglio di sicurezza dell’ONU sul recente attacco terroristico. La nostra missione commerciale a Damasco è stata danneggiata e la missione umanitaria prima. Abbiamo presentato un testo standard ma Stati Uniti e Regno Unito ci hanno detto che non erano disposti ad accettarlo”. Il 7 febbraio, Barbara Starr, della CNN, scriveva su twitter: “Adesso: Contractor russi potrebbero essere coinvolti nell’attacco pro-regime ai consiglieri militari statunitensi e ai loro partner in Siria che comportava il contrattacco statunitense con aerei e artiglieria ad est dell’Eufrate. Nessun statunitense ferito“. Usava la stessa fraseologia del Pentagono, “contractor russi”. Sappiamo tutti che c’è un’enorme differenza tra contractor, soldati professionisti che prestano servizio nelle forze armate governative su contratto, e coscritti, giovani arruolati nelle forze armate statali, e mercenari privati o soldati di fortuna. I cittadini russi che servono legalmente in Siria nelle Forze Armate della Russia, sono tutti militari professionisti e di leva prolungata. Nel novembre 2013, il governo adottò un emendamento al codice penale che prevede la detenzione per i cittadini russi che partecipano alle operazioni di combattimento sul territorio di Stati esteri; l’articolo 208 del codice penale: “L’organizzazione o partecipazione a formazioni armate illegali. Secondo la nuova versione, la seconda parte di questo articolo ora recita “partecipazione a una formazione armata non prevista dalla legge federale, così come la partecipazione a una formazione armata di Stati esteri, non prevista dalla legislazione del governo della Russia, per scopi contrari agli interessi della Federazione Russa“. Ora, i cittadini russi che partecipano ai conflitti in gruppi di combattenti all’estero al ritorno in Russia possono essere condannati fino a sei anni di reclusione. Questo emendamento fu adottato dalla Duma di Stato il 25 ottobre 2013, dopo di che fu approvato dal Consiglio della Federazione e firmato dal Presidente della Russia. È contro la legge che cittadini russi prendano parte a conflitti all’estero ed implichino la Russia delle proprie azioni. Centinaia di volontari nel Donbas furono arrestati e accusati al ritorno sulla base di questa legge. Quando vidi il tweet di Barbara Starr, capì immediatamente che iniziava tale attacco delle “false notizie” sulla “Wagner”, quindi le chiesi di chiarire. “Quando dite “contractor russi”, di cosa parlate esattamente?” Un bot che supportava il suo account rispose immediatamente: “Spetsnaz in vacanza“. Volevo una risposta, così twittai: “Cosa intende per “spetsnaz in vacanza”? Non ha alcun senso. Ho bisogno di qualche chiarimento: da @barbarastarrcnn se c’erano PMC o soldati russi sotto contratto? Le PMC sono illegali in Russia. Le SOF russe o Spetsnaz sono tutti soldati professionisti, non coscritti“. Un altro bot mi sparò un link sulla falsa pagina “Wagner PMC” di Wikipedia. Risposi: “Grazie per il link, Kudesnik. Ecco le mie ricerche sulla cosiddetta “Wagner PMC” e perché questo falso fu creato e da chi. #CNN potete usare il mio articolo. “Secondo il MOD della Russia 25 persone rimasero ferite a causa dell’attacco illegale degli Stati Uniti all’EAS. Secondo le false notizie di #SBC/# AP furono uccisi centinaia di “mercenari russi”. Mercenari di lingua russa in Siria lavorano per gli Stati Uniti, anche quelli assunti a Taiwan e Singapore”. Il bot Kudesnik (il mago) rispose: “Rofl, il MoD della Russia nota come fonte di falsi. Diversi russi morti, il mondo più pulito“. Poi un altro bot mi rispose con degli emoticon. Gli scrissi: “Puoi scrivere in ebraico, se l’inglese ti è difficile“. Immediatamente scrisse insulti in ebraico. È così che capì che la finta storia della “Wagner” sia una psy-op orchestrata da Israele. Dopo un account tweeter anonimo pubblicò la seguente immagine:Monitoring:
Cosa vedono i russi dalla loro sala di controllo della difesa aerea a Lataqia. Tutta la Siria e oltre.
Verde – civili
Rosso – SAAF e VKS
Giallo – Stati Uniti/Coalizione… Israele è chiaramente “coperto”, come Turchia e altro. Tutti sanno dove sono tutti in Siria e oltre“.
Questo dimostrava che le forze russe in Siria possono vedere cosa succede e ne confermava le dichiarazioni sull’avvertimento alle forze locali a non intervenire, che fecero comunque.

Cosa rende tale falsa notizia sulla “Wagner” diversa dalle precedenti?
In passato, i falsi sulla “Wagner” furono promossi principalmente da ANNA News e Sky News. Questa volta la fonte delle notizie false era il “Conflict Intelligence Team” (CIT), una branca russofona di Bellingcat, generatore di notizie false dell’intelligence inglese. Fu subito diffusa dai media liberali, da personaggi dell’opposizione irrilevanti e non sistemici e da bot in Israele e Ucraina, a giudicare dai profili e dalla lingua. Lo scopo di tale guerra di informazioni è chiaro, parlare di “enormi” perdite di misteriosi “mercenari russi” per accusare il Presidente Putin di combattere una guerra segreta in Siria. Ciò dimostrerebbe che EAS, Iran, Hezbollah e Turchia non ci sono nemmeno. La guerra contro i terroristi islamici è stata vinta da un gruppo di vecchi russi. Ciò che è notevole è che presumibilmente erano in Siria da anni senza nemmeno abbronzarsi. Inoltre non è chiaro in che lingua questi “mercenari” comunicassero con la gente del posto. Quando iniziai a scavare più a fondo, venne fuori qualcos’altro.
Per esempio, l’informazione che Vladimir Loginov di Kalinigrad sia stato “ucciso in Siria” fu pubblicata e confermata da un affarista locale, Maksim Anatolievich Buga, che parlava anche di diversi membri del gruppo di rievocazione storica locale, la cosiddetta “società dei cosacchi di Kaliningrad”. È un club di chi ama vestire divise militari storiche dell’Impero russo e pubblicare foto di sé sui social media. Non è una formazione militare, non c’è alcuno sforzo per immaginarlo. Secondo l’articolo pubblicato nel 2015, Buga era direttore dello yacht club di Kaliningrad frequentato da governatori, ex-governatori e VIP di altre regioni. Maksim Buga divenne direttore dello yacht club “Dolfin” nel 2003. Negli anni ’90 era un funzionario del Ministero degli Interni, molto probabilmente agente delle forze dell’ordine. In quegli anni, alcuni membri delle forze dell’ordine ebbero un ruolo terribile nel sostenere il crimine organizzato, ecco perché chiunque veda un ex-agente della Milizia divenuto uomo d’affari deve fare molta attenzione nel valutarne la credibilità. Secondo un sito ufficiale del deputato della Duma del distretto di Kaliningrad, Igor Rudnikov, “The New Wheels“, nell’aprile 2015 Buga fu accusato di appropriazione indebita per centinaia di milioni di rubli del club. In un caso fu accusato di aver venduto 5 ettari di terreno appartenenti al club per 150 milioni di rubli senza il permesso del consiglio del club, intascandone il ricavato. I membri del club si ribellarono e presentarono diversi reclami alla polizia. In risposta, Buga minacciò di sparare a chiunque si lamentasse. Non entrerò nei dettagli, ma ormai i suoi problemi legali sembrano magicamente svaniti, essendo attivamente coinvolto in attività pubbliche e nella società dei cosacchi di Kaliningrad, persino eletto atamano del villaggio “Novomoskovsk” e invitato al Consiglio pubblico socio-politico del governatore. Perciò le dichiarazioni di Buga su dozzine di membri locali del club di rievocazione storica della società dei cosacchi di Kaliningrad che “combattono” in Siria da mercenari privati hanno della gravità, ma non quella che gli autori di tale falso si aspettano. Penso che a Kaliningrad sia sia solo svelato l’enorme violazione alla sicurezza nazionale, coi suoi cittadini che si recano in guerre straniere in collusione con l’intelligence estera. L’AFP dice che Maksim Buga gli aveva affermato che “Loginov era un geniere che lavorava in Siria come volontario con altri cosacchi sin dalla fine dell’anno scorso“. Buga disse anche di “non poter dire” se Loginov combattesse per la “Wagner”, sebbene dicesse che “probabilmente veniva pagato” come “volontario”. “I nostri cosacchi sono presenti tra i volontari“, aveva detto ad AFP. Se Buga sa delle loro attività in Siria e altrove, deve anche essere consapevole che ciò che costoro fanno è contro la legge. Tuttavia, se erano andati in Siria, le sue dichiarazioni non erano suffragate da nulla. Nessuno ha visto questi uomini e nessuno ne ha sentito parlare. Non c’è una foto di loro in Siria che sia stata pubblicata prima di questo evento. Ci sono molti falsi, tra cui immagini di carri armati bruciati di quattro anni fa sovrapposti a immagini di Marte della NASA Exploration Image Gallery. Il generale Mattis espresse ciò che penso sua autentica sorpresa. È quasi come se non sapesse che tale operazione fosse stata organizzata. “Ovviamente, non c’impegniamo nella guerra civile siriana”, aveva detto Mattis, descrivendo l’incidente come “situazione imbarazzante” e insistendo che non poteva dare “alcuna spiegazione sul perché la battaglia era scoppiata“. Mi sembra che una “terza forza” abbia preso il comando, con o senza la collaborazione del Pentagono. Questa terza forza potrebbe essere Israele.
Israele ha i suoi guerriglieri arabi e russi nelle milizie locali, o che agiscono da milizie locali. Ecco alcuni video con individui russofoni dell’esercito israeliano.

I russi nel battaglione Tzahal delle IDF

Nel 2014, le truppe israeliane battezzate battaglione Aliyah o “Wagner” arrivarono a Slavjansk in Ucraina per aiutare Igor “Strelkov” Girkin a conquistare la città, secondo l’ex-autoproclamato governatore di Slavjansk Pavel Gubarjov e il pubblicista israeliano Avigdor Eskin. Un’intervista alla giornalista polacca Valentyna Lyutya affermava che organizzazioni estremiste in Ucraina come Settore destro e “Tridente” (Tryzub), che fa parte di “Settore destro”, sono in realtà organizzazioni israeliane, i cui membri sono ebrei ucraini ed israeliani che hanno prestato servizio nel Tzahal e altre unità mercenarie israeliane. Israele addestra i soldati nelle differenti lingue e culture, a seconda l’origine etnica.

È un dato di fatto che ci sono numerosi soldati di Tzahal in Russia, addestrati aduccidere ed estremamente pericolosi. Un altro video mostra soldati israeliani del gruppo ucraino che imparano la danza popolare. In conclusione, abbiamo due dichiarazioni ufficiali. Una del Ministero della Difesa russa su 25 volontari siriani feriti dall’attacco degli Stati Uniti, insistendo che truppe russe non erano coinvolte nell’incidente. La seconda del Pentagono, del segretario alla Difesa degli USA Jim Mattis, che respingeva ogni idea che la Russia controllasse la forza offensiva, di cui nazionalità, motivi e scopi non sapeva identificare. Queste sono le solo affermazioni che riflettono la realtà. Tutto il resto è menzogna.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’Egitto va in guerra

Guadi Calvo, Resumen Latinoamericano, 16 febbraio 2018A poco più di un mese dalle elezioni presidenziali, in cui l’ex-Generale Abdalfatah al-Sisi cerca la rielezione, decideva di dare impulso alla lotta al terrorismo wahhabita che ha portato, dal rovesciamento del presidente Muhamad Muorsi nel luglio 2013, a innumerevoli attentati a diversi obiettivi civili, militari e religiosi; dai posti di blocco, come quelli nel luglio 2015 in Sinai, quando una serie di assalti coordinati provocò la morte di almeno 50 poliziotti, all’attentato alla moschea sufi di al-Ruda, a Bir al-Abad, 40 chilometri da al-Arish, capitale della provincia settentrionale del Sinaí, il 24 novembre scorso, il peggiore attentato nella storia del Paese con 305 morti, di cui 27 bambini, e circa 200 feriti. Nel dicembre 2016 un altro attentato alla chiesa di San Marcos, della minoranza copta di Cairo, causò circa trenta morti e 50 feriti; nell’aprile dello stesso anno un doppio attentato contro due chiese copte, ad Alessandria e a Tanta, provocarono 43 morti e 120 feriti. Un altro degli obiettivi più apprezzati dal terrorismo sono i centri turistici, causando il crollo della più importante fonte di risorse del Paese, con l’abbattimento del volo 9268 della compagnia aerea russa Kogalymavia; un Airbus A321 che trasporta turisti dal complesso di Sharm al-Shaiq, sulle rive del Mar Rosso, a Mosca, uccidendone i 224 passeggeri. Tutti questi attentati furono rivendicati dal gruppo Wilayat Sinaí, legato allo SIIL, sebbene nel Paese ci siano altre organizzazioni terroristiche come Ajnad Misr (Soldati dell’Egitto) emerse nel gennaio 2014 con diversi attentati a Cairo, e Brigata al-Furqan e Gruppo salafita jihadista; questi due senza aver compiuto azioni. E nell’ovest del Paese, vicino al confine con la Libia è emerso l’haraqat Suad Misr (movimento del ramo egiziano) noto anche come movimento Hasam (decisione), strettamente legato ai Fratelli musulmani. Tale organizzazione avrebbe reclutato veterani provenienti da Siria ed Iraq, arrivati in Libia da entrambi i lati del confine. Il 20 ottobre, 58 agenti di polizia furono uccisi nell’oasi del Deserto Nero di Bahariya. Tali azioni terroristiche erano intimamente legate al rovesciamento di Mursi, il cui partito Libertà e Giustizia era il braccio politico della Fratellanza musulmana, organizzazione che fin dalle origini, nel 1928, è il serbatoio del fondamentalismo wahhabita, non solo in Egitto, a diffonderne la dottrina in molti altri Paesi islamici. La lunga storia dei Fratelli è costellata di estrema violenza. Nel dicembre 1948 assassinarono il primo ministro Mahmud Fahmi al-Nuqrashi, seguito da una sanguinosa campagna di attentati nella capitale. Nel 1954 tentarono di assassinare l’allora Presidente Abdal Gamal Nasser e furono uomini dei loro ranghi che assassinarono nel 1981 il presidente Anuar Sadat. L’attuale capo di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri, si è formato dottrinalmente coi Fratelli. Nei giorni del colpo di Stato contro Mursi, i Fratelli musulmani scatenarono la guerra a Cairo e in altre città, provocando un numero mai definitivamente chiarito di morti, anche se la cifra si crede sia tra i 3 e i 5mila.
Il disordine nell’insicurezza è tanto fenomenico quanto economico, così al-Sisi ha dovuto attuare questa mobilitazione di truppe per trovare e distruggere le basi dei gruppi wahhabiti. Lo scorso novembre, al-Sisi ordinò ai Ministeri della Difesa e degli Interni un piano per sradicare il terrorismo nella penisola del Sinai, dove tali gruppi si sono insediati, protetti dai rapporti con alcune tribù presenti da secoli. Vi sono bande di irregolari e di contrabbandieri, che in molti casi fanno parte delle stesse tribù. Il risultato dell’ordine presidenziale è l’operazione “Sinai 2018” che comprende Sinai, Delta e aree desertiche ad ovest della valle del Nilo. A differenza delle operazioni “Aquila” del 2011 e “Diritto dei Martiri” nel 2015, questa volta sono coinvolte tutte le forze: Aeronautica, esercito, Marina, polizia e Guardie di frontiera, il che significa una mobilitazione senza precedenti nella guerra al terrorismo. Il piano, in pieno sviluppo, consiste nel sigillare i confini terrestri e marittimi per controllare il traffico di armi e impedire i movimenti della guerriglia. Gli spostamenti dei civili nelle aree interessate è vietato, anche per chi dovrebbe muoversi per motivi di salute. Le strade saranno trafficate dai civili solo a certe ore molto rigorose.

Primi risultati
Da quando è iniziata il 9, “Sinai 2018”, secondo i primi rapporti ufficiali, l’esercito insieme alla polizia ha effettuato 383 pattuglie e operazioni di ricerca in tutto il Paese. Mentre le truppe di stanza nel Sinai eliminavano circa 40 mujahidin e fatto circa 500 arresti, l’Aeronautica attaccava circa 200 campi, tra cui depositi di armi e esplosivi, laboratori per la produzione dei temibili IED (dispositivi esplosivi improvvisati), un centro di informazione e comunicazione, unità delle telecomunicazioni, e anche un dipartimento per la propaganda delle azioni e per il reclutamento. Inoltre, due tunnel sotterranei furono distrutti, di due metri di diametro, a una profondità di 25 metri e 250 metri di lunghezza, con un laboratorio per smantellare auto rubate, e collegamenti con diverse trincee nella zona di confine del Nord del Sinai. Furono rilevate e distrutte 79 trappole esplosive piantate nelle aree operative e 10 mine anticarro. 22 veicoli 4×4 e 58 motociclette venivano sequestrati. Le forze delle operazioni egiziane inoltre individuavano 13 campi di papaveri e cannabis e 7 tonnellate di droga. Allo stesso tempo, un carico di 1,2 milioni di pillole di Tramadol, un oppiaceo che agisce come analgesico, fu fermato. Mentre sul fronte occidentale l’esercito impediva un tentativo di contrabbandare armi e munizioni dal confine libico, distruggendo i quattro veicoli coinvolti, eliminandone tutti gli occupanti. Fonti militari rivelavano che il gran numero di detenuti forniva informazioni. Il governo al-Sisi è stato ripetutamente accusato di rapimenti, torture e uccisioni extragiudiziali, quindi è chiaro che dopo la fine dell’operazione, ci sarà una serie di denunce sulla violazione dei diritti umani dei terroristi.
L’operazione coordinata e aperta su due fronti, quella del Sinai e quella occidentale lungo il confine di oltre mille chilometri con l’instabile Libia, sostenute dall’Aeronautica e dalle Guardie di frontiera, impone il controllo totale. Mentre agenti di polizia e militari hanno creato quasi 500 punti di controllo sulle principali strade del Paese. L’operazione “Sinai 2018” ha avuto il sostegno del Papa Tawadros II della Chiesa copta ortodossa d’Egitto, delle autorità dell’Università di al-Azhar, l’istituzione culturale e religiosa più presente nel mondo musulmano. Inoltre al-Sisi, in meno di 48 ore riceveva la visita del segretario di Stato degli Stati Uniti, Rex Tillerson, che dava il suo sostegno al governo egiziano non solo nella lotta al terrorismo ma alle imminenti elezioni presidenziali, e di Sergej Naryshkin, il capo del Servizio d’Intelligence Estero della Russia. Il Presidente al-Sisi, con l’operazione “Sinai 2018”, cerca non solo di sconfiggere il terrorismo, ma anche di avviare la ripresa economica, e forse una guerra molto più sanguinosa contro lo SIIL.*Guadi Calvo è autore e giornalista argentino. Analista internazionale specializzato in Africa, Medio Oriente e Asia centrale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La mappa dei centri di addestramento statunitensi per i terroristi in Siria

Aleksej Gromov, RIAFAN, 15 febbraio 2018

Una fonte dell’Esercito arabo siriano dichiarava dove, nel territorio siriano, gli Stati Uniti addestrano i terroristi dello Stato islamico (SIIL). FAN pubblica la carta in esclusiva.Secondo la fonte, nei territori controllati dalle formazioni armate curde, gli Stati Uniti hanno 26 campi per addestrare ex-terroristi dello Stato islamico. È interessante notare che i capi sono curdi e i terroristi di origine esclusivamente araba. L’intelligence siriana identificava anche un distaccamento di 150 terroristi presso Salhyia. Secondo le informazioni, è guidato da Ahmad Hamal al-Bayla. Tutti i terroristi sono addestrati e hanno fiducia nel sostegno dagli Stati Uniti. Secondo le informazioni della fonte militare, da Abu Qamal e Mayadin, gli Stati Uniti hanno ritirato e inviato diverse decine di terroristi nelle loro basi militari di Hasaqah, Tal Baydar e Shadady, dove vengono addestrati. Solo ad al-Shadady, gli istruttori militari statunitensi addestrano più di un migliaio di ex-terroristi dello SIIL.
Si ricordi che il Generale Valerij Gerasimov, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa, riferiva anche dell’addestramento degli “ex” terroristi dello Stato islamico nelle basi statunitensi in Siria, a dicembre. Secondo lui, presso le basi militari statunitensi di Tanaf e Shadady, oltre 1000 terroristi dello SIIL, sotto la copertura degli Stati Uniti, furono inviati da Raqqa e dalla sponda orientale dell’Eufrate per essere addestrati. Inoltre, all’inizio di febbraio, il sito libanese Busla pubblicava un video dell’interrogatorio di un terrorista islamista catturato che confessava di essere stato addestrato in un campo sulla riva orientale dell’Eufrate guidato da capi curdi, dopo di che gli stessi curdi l’inviarono ad attaccare una posizione delle truppe governative.
In precedenza, il professore associato del Dipartimento di scienze politiche e sociologia dell’Università economica russa GV. Plekhanov, ed esperto militare, Aleksandr Perendzhiev paragonava “Stato islamico” e “forze democratiche della Siria” a dei “vasi comunicanti”: “Questi sono solo marchi diversi della stessa organizzazione. Solo che uno è un’organizzazione terroristica, e la seconda,un’organizzazione che può partecipare ai negoziazioni con cui poter cooperare. E in effetti, tali strutture sono mercenari degli Stati Uniti d’America nella guerra contro Damasco“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Siria e i mercenari fantasma russi

Alessandro Lattanzio, 17/02/2018

In Siria, ad ovest dell’Eufrate, lo SIIL è stato completamente eliminato dal V Corpo d’Assalto, così come Hama settentrionale è stata sgombrata dai terroristi dalle operazioni dell’Esercito arabo siriano. Situazione che permetteva a Damasco di liberare 25000 soldati da inviare sugli altri fronti: Homs, Ghuta orientale, ad est di Dayr al-Zur, dove le forze siriane cooperano con quelle dell’Iraq. Diffidare dalle notizie ampiamente spacciate, ma contrastanti e prive di evidenza, su feroci combattimenti presso Dayr al-Zur e sul relativo attacco aereo statunitense, il 7-8 febbraio. L’unità “ISIS Hunters” del V Corpo d’Assalto siriano, aveva respinto l’attacco della tribù Abu Halwa, collegata a SIIL e SDF, contro le linee siriane, quando gli aggressori chiesero l’intervento aereo degli USA, che causava 25 feriti tra le forze siriane, e non i 100-600 caduti propagandato dai media occidentali e dai loro agenti in Russia (l’alleanza filo-statunitense tra neozaristi e liberisti). L’operazione antiterrorismo avveniva sotto il controllo dell’Alto Comando siriano, svolgendo un’operazione speciale in sostegno dei curdi, che con l’aiuto del governo siriano inviano ad Ifrin rinforzi da Dayr al-Zur; operazione disturbata dagli Stati Uniti con il loro intervento presso Dayr al-Zur. Inoltre, il governo siriano e i curdi ad Ifrin trattavano un accordo per dispiegare forze siriane nella regione. Ma il governo siriano chiedeva: 1) di controllare tutte le istituzioni pubbliche; 2) l’ingresso dell’Esercito arabo siriano nel Cantone di Ifrin; 3) la presenza della Polizia Militare russa; 4) la cessione delle armi pesanti o fuoriuscita dei combattenti curdi da Ifrin verso una zona occupata dagli Stati Uniti. Un possibile accordo su ciò potrebbe indicare agli Stati Uniti il momento di uscire per sempre dalla Siria, motivo che avrebbe spinto Washington ad intervenire presso i campi petroliferi di Dayr al-Zur usando i terroristi dello SIIL che gli USA proteggono nell’area compresa tra l’Eufrate e il confine siriano-iracheno.In Siria operano unità tribali e locali addestrate e armate direttamente dai russi, come tra l’altro si è ampiamente documentato su questo sito d’informazione:
Le formazioni paramilitari siriane
Il centro informazioni e coordinamento di Baghdad nella guerra in Medio Oriente
Non è un caso che gli agenti e i sostenitori della propaganda atlantista e taqfirita denigrino queste forze bollandole come ‘mercenari dei russi’.

Sulla compagnia di mercenari russi Wagner (o Vanger)
Secondo i media atlantisti ed alleati (la suddetta alleanza neozaristi-liberali russi, che comprende l’amplia panoplia di sette putinofobe, neofasciste e ultraliberiste; una torma di agenti americanisti col dente avvelenato verso il governo russo, che ha bandito e smantellato dal 2012 decine di organizzazioni neonaziste, ONG sorosiane ed altre reti di spionaggio e terrorismo promosse da CIA e Soros), in Siria sarebbe presente la presunta compagnia di mercenari russi ChVK Wagner (o Vanger). Tale compagnia sarebbe stata vittima dei bombardamenti statunitensi del 7-8 febbraio presso Dayr al-Zur, dove, sempre secondo le suddette “fonti”, sarebbero stati uccisi da 100 a 600 russi. I realtà non ci sono fonti serie che possano confermare non solo tale strage, ma neanche l’esistenza di tale fantomatica compagnia di mercenari russi. Anche perché nella Federazione Russa le compagnie di ‘contractors’ sono vietate.
Allora chi ha creato il mito della compagnia mercenaria russa ChVK Wagner? La storia della Wagner viene dapprima promossa da tale Ruslan Leviev, (a capo del Conflict Intelligence Team, un sito di propaganda filo-ucraino che si camuffa da ‘sito di analisi militare’), e quindi rilanciata oltre che dai siti di propaganda neonazisti ucraini (come censor.net), da fonti come Radio Liberty, la radio creata dalla CIA per dare voce ai gruppi di fascisti e nazisti fuggiti negli USA e arruolati da Langley e Pentagono per la guerra fredda contro il blocco sovietico. La fonte russa che propaga l’esistenza della ChVK Wagner è il sito Fontanka.ru, universalmente ignorato in Russia data la totale inaffidabilità. In sostanza, non c’è alcuna prova dell’esistenza di tale compagnia mercenaria russa. Infatti, tutte le aziende in Russia sono registrate sui siti Brank.com ed Ergul.nalog.ru, dove tale compagnia non compare. L’unico documento ufficiale che menziona la “PMC Wagner” è non a caso del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti; tale designazione suscitava però ilarità nell’infosfera russa, dato che gli Stati Uniti avevano sanzionato un ente che non esiste.
Il mito della compagnia mercenaria Wagner nasce nell’agosto 2014, quando l’SBU, ovvero i servizi segreti ucraini, dovettero trovare una giustificazione per l’abbattimento presso Khrjashevatoe, vicino Luqansk, nel Donbas, di un aereo da trasporto militare ucraino con a bordo decine di paracadutisti inviati da Kiev per occupare l’aeroporto di Lugansk. Secondo l’SBU, furono i mercenari della Wagner che abbatterono l’aereo ucraino, non potendo dire che fu abbattuto da semplici operai del Donbas perché l’operazione d’assalto ucraina fu pianificata in modo sgangherato dai nuovi vertici ‘rivoluzionari’ fascisti e atlantisti ucraini che, appena preso il potere, epurarono i vertici delle forze armate ucraine, sostituendo personale competente con pagliacci neonazisti, psicotici settari e altri sgherri della CIA. Da allora l’SBU ucraina snocciolò cifre totalmente fantastiche su presunte perdite tra il personale del gruppo Wagner, che a quanto pare non sarebbe formato da veterani militari, ma da guerrieri della domenica con propensione al suicidio.Riferimento: Wagner Group