I dieci successi della visita di Xi in Pakistan

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 22 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraA policeman stands guard next to giant portraits of Pakistan's President Hussain, China's President Xi, and Pakistan's PM Sharif, displayed along a road ahead of Xi's visit to IslamabadGuardando da ogni angolo, la visita del presidente cinese Xi Jinping in Pakistan è stato un evento straordinario. A dire il vero, il Pakistan ha sperimentato il “tocco di Mida”. All’improvviso c’è il brusio secondo cui il Pakistan ha una storia di riforme mancate e prive di valutazioni. E questo secondo il prestigioso Renaissance Capital di Londra. Ma la visita di Xi non era esclusivamente affaristica dato che tutto ciò che tocca la Cina di oggi, anche la nuova banca, diventa anche “politico”, e Pechino non può farne a meno. Naturalmente, tutto ciò che la Cina fa con il Pakistan riguarda anche l’India e un ampio arco di Paesi delle regioni dell’Asia centrale e del Sud (dove gli Stati Uniti sono anche la superpotenza ultimamente presente). In sintesi, la visita di Xi in Pakistan diventa una fiera per gli analisti strategici. Vi ho trovato 10 successi:
1. I legami sino-pakistani evolvono. Ciò è naturalmente ovvio. I massicci investimenti cinesi in Pakistan (per 46 miliardi di dollari) promettono un rapporto realmente “vantaggioso per tutti”. Per il Pakistan, la Cina è di gran lunga il partner strategico più importante nella comunità mondiale, mentre per la Cina la partnership con il Pakistan assume carattere globale in quanto il corridoio economico proposto non è solo una rotta aggiuntiva al mercato mondiale senza coinvolgere un Paese terzo nel progetto, espandendo notevolmente le possibilità di uno sviluppo economico durevole e stabile della Cina, ma è anche la grande mossa di apertura sulla scacchiera dell'”Iniziativa Fascia e Via” attraverso cui la Cina spera di collegare quasi la metà della popolazione mondiale. Gli investimenti previsti dalla Cina per 274 miliardi di dollari aumenteranno il PIL del Pakistan di oltre il 15 per cento. La Cina, che ha affrontato in modo significativo il “Dilemma di Malacca”, in poche parole, diventata il vero “pilastro” delle stabilità e sicurezza del Pakistan.
2. La Cina ha fiducia nel futuro del Pakistan. Nonostante tutto, la Cina agisce contro il parere prevalente nel mondo secondo cui il Pakistan è uno dei luoghi più pericolosi del pianeta. Il Pakistan è stato annunciato quale “Stato fallito” e condannato come partner oscuro dei gruppi terroristici. La Cina però è imperterrita e spera di “trasformarlo in un hub economico regionale” (China Daily). Inoltre, la Cina è convinta della genuinità della richiesta pakistana di un cambio di paradigma nell’approccio ai gruppi terroristici. Xi ha lodato il successo delle operazioni antiterrorismo del Pakistan e la Cina sembra decisa a fare del Pakistan un successo.
3. La Cina supera gli USA quale primo alleato. L’influenza della Cina sul Pakistan tocca il culmine. Tale passo avviene ai danni della tradizionale influenza degli Stati Uniti sul Pakistan degli ultimi decenni. Gli Stati Uniti dovranno negoziare con un Pakistan più forte che mai, d’ora in poi. Date la solida amicizia popolare tra Cina e Pakistan, l’influenza cinese sopporterà la prova del tempo. Al contrario, gli Stati Uniti non piacciono granché e sono temuti dal popolo pakistano. Una quasi-alleanza, tutto sommato, prende forma tra Cina e Pakistan.
4. Il divario Pakistan-India si restringe. Con l’ampia assistenza economica della Cina, sostenuta anche dalla cooperazione militare (con la Cina che fornisce otto sottomarini, ecc), il Pakistan colma in modo significativo il divario con il crescente potere economico e militare dell’India degli ultimi anni. Date le piccole dimensioni del Pakistan e delle necessità nella Difesa e tenendo conto delle sue armi nucleari, mantenere la parità strategica con l’India è ora un obiettivo raggiungibile per il Pakistan. In teoria, il Make in Pakistan può anche sorpassare il Make in India. La rivoluzione dell’economia pakistana nel prossimo periodo è destinata a fare del Paese una meta attraente per gli investitori stranieri, condividendo potenzialmente con l’India molti tratti, come un tasso di crescita dinamico, riduzione dell’inflazione, grandi mercato interno e risorse umane, e così via. Il Pakistan ha un bilancio fiscale più favorevole rispetto all’India, riducendo il deficit di bilancio al 4,7% del PIL nel 2014 (a fronte del 7% dell’India) e il Pakistan è molto più economico quale mercato emergente. Ad un certo punto, la Cina potrebbe discuterne l’adesione ai BRICS.
5. Il ri-orientamento strategico del Pakistan si rafforza. Le élite pakistane erano tradizionalmente filo-occidentali e in contrasto con l’opinione pubblica del Paese, veementemente “antiamericana”. Questa contraddizione si è risolta in gran parte grazie ai cambiamenti sottili nell’orientamento strategico generale del Paese. La discrezione che le élite pakistane, civili e militari, hanno dimostrato tenendosi lontano dalla guerra saudita allo Yemen è stata straordinaria. Più di ogni altra cosa, è stata una decisione popolare dalla connotazione strategica subito evidente. Unendovi il mutamento nell’approccio del Pakistan al terrorismo, negli ultimi tempi, i segni indicano un fondamentale cambio della bussola strategica. Il consolidamento delle relazioni Cina-Pakistan lo rafforza.
6. L’Afghanistan è senza dubbio cruciale. L’aumento dell’influenza della Cina sul Pakistan favorisce la stabilizzazione dell’Afghanistan. Il Pakistan è molto più utile alla Cina nel facilitare i colloqui di pace afghani di quanto lo siano gli Stati Uniti (le cui intenzioni sono assai sospette ai pakistani). Cioè il Pakistan sarà disposto a porre i suoi “asset strategici” nei negoziati nel processo in cui la Cina gioca un ruolo chiave. Inoltre, la Cina è nella posizione unica di far pesare sulla situazione il “grande patto” tra i principali Stati regionali; Russia, Iran, Stati dell’Asia centrale e anche India, provvedendo il necessario supporto al processo di pace. Inoltre, Cina e Pakistan ora hanno interesse comune nella stabilizzazione dell’Afghanistan, in quanto la principale minaccia alla realizzazione dei progetti “Fascia e Via” in Pakistan (coinvolgendo decine di migliaia di operatori cinesi in Pakistano, presso i siti del progetto) proviene dai gruppi terroristici operanti nella regione AfPak. In altre parole, il successo della collaborazione sino-pakistana dipende dal successo della stabilizzazione della situazione afghana.
7. La Marina cinese si ancora a Gwadar. Lo sviluppo del porto di Gwadar e delle infrastrutture nell’entroterra, inevitabilmente aiutano la Cina a sostenere la propria presenza navale permanente nel Golfo di Oman e Mare Arabico. Non importa più alla Cina se ai suoi sottomarini operanti nell’Oceano Indiano viene negato attracco e rifornimento dal nuovo regime nello Sri Lanka.
8. I capitali dell’Asia meridionale trattengono il respiro. La visita di Xi in Pakistan ha suscitato l’interesse regionale dell’Asia meridionale. La Cina ha trasmesso un grande messaggio agli altri Paesi dell’Asia meridionale, in particolare a quelli che circondano l’India (come Sri Lanka, Bangladesh e Nepal) secondo cui vale la pena partecipare all'”Iniziativa Fascia e Via” cinese. In realtà, a questi Paesi dovrebbe essere chiaro che la proposta cinese è l’unica presente. L’impegno della Cina alla cooperazione reciprocamente vantaggiosa e la proiezione dello sviluppo cinese quale motore della crescita dell’intera regione, ora risuoneranno nelle capitali dell’Asia meridionale.
9. La dinamica del potere nella regione cambia. Vista la situazione internazionale caratterizzata dal gelo tra Stati Uniti e Russia e dalla strategia del “pivot in Asia” degli Stati Uniti, volta a contenere la Cina, la gravitazione del Pakistan verso Cina (e Russia ) in questo frangente, sottolinea un imminente riallineamento strategico. Qui, molti altri fattori vanno notati: a) La Russia si avvicina al Pakistan stabilendovi legami militari; b) Cina e Russia ampliano energicamente i rispettivi legami strategici con l’Iran; c) L’Iran è di sottrae alle sanzioni; d) Il Pakistan si riavvicina all’Iran; e, e) Iran e Pakistan possono divenire membri della Shanghai Cooperation Organization.
Xi_2380319f 10. Modi ha un dilemma esistenziale. Si tratta del punto controverso se la Cina intende dare con la visita di Xi in Pakistan una lezioni anche all’India. La cosa sorprendente è che Xi consigliava al Pakistan di seguire una politica estera di pace. Basta per dire che l’India affronta un dilemma esistenziale. Xi ha elevato lai sofisticazione diplomatica della Cina obbligando l’India a tornare al tavolo delle trattative, dato che la saggezza dei suoi sinologi è irrilevante. E’ evidente che la Cina non minaccia l’India con l'”Iniziativa Fascia e Via”, ma invece lascia la scelta all’India se decidere in che misura e come aderirvi. Ma la visita di Xi in Pakistan ha dimostrato fino a che punto la Cina può contribuire all’agenda dello sviluppo dell’India. In altre parole, la Cina è consapevole che vi sono solidi gruppi e lobby in India dalla mentalità ostinatamente refrattaria a qualsiasi cambiamento nelle relazioni con la Cina. Così, la Cina ha lasciato il suo biglietto da visita sulla porta dell’India. Chiaramente, la visita di Xi in Pakistan rende arduo l’ambiente del primo ministro indiano Narendra Modi, mentre prevede una visita in Cina tra appena tre settimane. Un confronto è destinate ad essere tracciato tra la capacità da statista e la sua leadership visionaria. Il passo del governo Modi verso gli USA non ha portato alcun dividendo finora e, oggettivamente parlando, il mondo occidentale non può semplicemente fare grandi investimenti in India. Inoltre, la critica monta in India verso Modi che non ha concluso nulla finora riguardo gli obiettivi dell’Agenda dello sviluppo, in undici mesi di governo. E se e quando le luci inizieranno a brillare ancora una volta a Lahore, capoluogo di regione, come sicuramente previsto, Modi avrà molto da rimuginare sulla saggezza nel negoziare le relazioni con la Cina, senza alcun “grande quadro” e restando prigioniero degli estremisti che non hanno nemmeno la capacità intellettuale di pensare al di là delle questioni come visti non concessi, Brahmaputra, deficit commerciale, Mar Cinese Meridionale ecc., riguardo i rapporti dell’India con una Cina in ascesa. A dire il vero, l’India deve fare un salto di qualità verso la Cina, come la Cina ha appena fatto verso il Pakistan. Data la questione del Xinjiang seriamente destabilizzato e dell’integrità territoriale della Cina violata impunemente da elementi operanti dal Pakistan; tuttavia, Xi ha deciso non solo di impegnarsi con la leadership pachistana, ma di approfondirne i rapporti e di compiere lo sforzo personale compiendo il passo straordinario d’incontrare personalmente la leadership militare del Pakistan. Xi non accetta rischi, ad ogni buon conto, quando si tratta di sicurezza nazionale, integrità territoriale e sovranità della Cina. Ma è un realista temprato e il suo Sogno Cinese è insolito. La visita di Xi in Pakistan dovrebbe fornire spunti di riflessione allo stesso Modi. A dire il vero, la visita di Xi in India, dello scorso settembre. si è rivelata un’occasione persa, non solo per l’India, ma anche per Modi.

PAKISTAN-CHINA-POLITICS-DIPLOMACY

Xi Jinping e il presidente del Pakistan Mamnoon Hussain

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Giappone offre sottomarini e idrovolanti all’India

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 20/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraSoryu091023aNumerosi aspetti importanti della moderna politica internazionale toccano il tema apparentemente specifico della possibile partecipazione del Giappone a una gara per la fornitura di sei sottomarini diesel-elettrici (DES) alla Marina indiana entro la metà del prossimo decennio. All’inizio dell’anno il Ministero della Difesa indiano invitava Giappone Francia, Germania, Spagna e Russia a partecipare alla futura gara. Il valore del contratto sarebbe di oltre 8 miliardi di dollari. Per il governo indiano, il contratto, il secondo più costoso, dovrà intraprendere la ristrutturazione delle forze armate nazionali con materiale avanzato estero. Le società straniere hanno, come si dice, qualcosa per cui combattere. Tanto più in quanto il costo degli ordini della Difesa, quando adottati, hanno la tendenza ad aumentare (generalmente di più volte). Ciò è accaduto, per esempio, nella fase finale del contratto concluso con la Dassault per fornire 126 caccia Rafale all’Indian Air Force. Un anno fa, i francesi dissero che non riuscivano a rispettare il budget di 12 miliardi del contratto inizialmente accettato dal governo indiano, proponendo di aumentarlo a 20 miliardi. Naturalmente, ciò non fu gradito dal cliente, e la procedura di completamento del contratto fu rinviata almeno fino a metà marzo, quando i media indiani descrivevano la situazione attuale come un vicolo cieco. Tuttavia, i risultati della visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Francia il 10 aprile mostrano che entrambe le parti cercano (e trovano) un compromesso sul problema. Lo stesso è avvenuto in passato con la drastica modernizzazione della portaerei russa Admiral Gorshkov. Evidentemente, tra i tanti motivi della futura reazione del Giappone (quasi certamente positiva) all’invito indiano a partecipare alla gara sui DES, le ragioni “mercantili” saranno prevalenti. Tuttavia, saranno ben lungi dal dominare, essendo interconnessi a sviluppo militare-tecnologico e costo-efficacia del complesso militare-industriale nazionale, a una serie di problemi nell’ingresso nel mercato delle armi e alla politica estera, non meno rilevanti dei primi. Le armi sono un tipo molto particolare di prodotto la cui esportazione sul mercato internazionale, da un Paese manifatturiero, è una forte indicazione dell’impegno in vari processi politici derivanti in campo internazionale. Tale segnale è ancora più netto in Giappone da quando ha intrapreso la “normalizzazione”, cioè abbandona gradualmente i tabù post-seconda guerra mondiale. Non tutti imposti dai vincitori dell’ultima guerra mondiale. Il divieto di commerciare armi ai produttori giapponesi, in vigore fino a poco prima, fu introdotto alla fine degli anni ’60 dal Giappone stesso. Il divieto rispettava la strategia giapponese del dopoguerra, volta a concentrare gli sforzi sullo sviluppo economico, evitando (quando possibile) il coinvolgimento in dispute internazionali. La scorsa primavera, il governo giapponese decise di allentare notevolmente tali restrizioni autoimposte. Dalla fine degli anni ’80, i pesi massimi del complesso militare-industriale giapponese si oppongono alla rinuncia al commercio delle armi, sottolineando anche che ciò comporta direttamente piccoli volumi (e quindi costi elevati) nella produzione di armi, nonché l’espulsione del Giappone dal progresso militare-tecnologico internazionale. La partecipazione del Giappone, alla fine dagli anni ’90, ai programmi per i sistemi avanzati BMD statunitensi, fu considerata un’eccezione.
La prima immediata conseguenza della risoluzione del governo giapponese per eliminare le auto-imposte restrizioni commerciali sugli armamenti è l’attuazione di progetti da tempo discussi per fornire motovedette usate a un certo numero di Stati dell’Asia del Sud-Est. Vietnam, Indonesia e Filippine ne avrebbero bisogno per affrontare le navi della guardia costiera cinese, che rivendicano l’80% della superficie del Mar Cinese Meridionale. Tuttavia, la tendenza a sviluppare un’ampia cooperazione tecnico-militare va ben oltre l’ambito del commercio degli armamenti, portando a conseguenze molto più significative per l’industria della Difesa del Giappone, così come per la situazione politica nella regione Asia-Pacifico e l’influenza del Giappone. Contratti relativi sono già stati conclusi con Gran Bretagna, Australia e la già citata India. In particolare, con tali contratti la Marina australiana avrà la possibilità di avere sei sottomarini Soryu dal Giappone, gli stessi che saranno offerti all’India. I Soryu sono considerati i migliori sottomarini a propulsione convenzionale del mondo. La Marina giapponese ne ha già 6 (su 10 programmati). Il problema principale attualmente discusso in Australia è la stima dei costi dell’opzione, la cui più preferibile prevede licenze di produzione per i cantieri navali nazionali. Superare vari ostacoli (tra cui la barriera linguistica) che inevitabilmente si presentano nella produzione di tecnologie e documentazione, potrebbe incrementare di varie volte il costo di ogni futuro sottomarino. Lo stesso problema appare in India, dove la politica volta ad utilizzare l’industria nazionale per produrre materiale estero viene prmossa. Va notato che la partecipazione del Giappone nelle prossime gare per fornire i DES alla Marina indiana, sarà il secondo passo nel mercato delle armi indiano. Il primo fu la conclusione l’anno scorso dell’accordo bilaterale per fornire all’India 12 idrovolanti quadrimotori US-2 Shin Mewa. Ufficialmente progettati per ricerca e soccorso, questi velivoli saranno adattati a una più ampia gamma di operazioni per la Marina indiana. Il contratto sulla licenza di produzione dovrà essere firmato entro inizio 2016. Va ricordato che, a livello di relazioni internazionali, la fornitura di idrovolanti all’India fu risolta durante la visita del primo ministro Narendra Modi in Giappone, lo scorso anno. Allora l’accordo fondamentale sulla fornitura degli US-2 Shin Mewa alla Marina indiana fu accompagnata da ampi commenti politici secondo cui l’operazione rientrava nel contesto del generale pieno riavvicinamento tra Giappone e India. Commenti simili appaiono in relazione alla partecipazione del Giappone alla nuova gara sui DES per la Marina indiana. Inoltre, il contenuto di tali osservazioni innesca associazioni con la cosiddetta Iniziativa delle Quattro Nazioni del 2007, volta alla possibile formazione di una sorta di unione politico-militare tra India e Giappone, così come Stati Uniti e Australia. Infine, va notato che la partecipazione del Giappone alla gara per la fornitura dei sei nuovi DES alla Marina indiana sarà un precedente significativo per la partecipazione reale alla lotta per una grossa fetta della torta del mercato internazionale delle armi, dove la parte della India sembra particolarmente promettente. Qualcosa suggerisce che il governo indiano sa già chi vincerà la futura gara, nonostante il fatto che non si sa quando si terrà. maxresdefault2Vladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché i Sukhoj armati di BrahMos sono una cattiva notizia per i nemici dell’India

Rakesh Krishnan Simha RIR 20 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Modificando con successo il Su-30MKI per trasportare il missile supersonico BrahMos, l’India segnala l’intenzione di colpire subito con forza devastante, nel caso di un conflitto.

1447585Nel settembre 2010 il nuovo Strategic Forces Command (SFC) dell’India presentava una proposta al Ministero della Difesa per creare due squadroni composti da 40 aerei da combattimento Su-30MKI per il dominio aereo. Il compito di questa “mini forza aerea” era lanciare armi nucleari. Il quadro si chiariva nell’ottobre 2012, quando il Comitato dei Ministri per la Sicurezza diede via libero al programma per modifiche strutturali e di software di 42 Su-30MKI e per acquisire 216 missili BrahMos aerolanciati. Finora, i BrahMos, prodotti da una joint venture India-Russia, erano usati solo dalla Marina. Nel marzo 2015, il SFC ricevette il primo di questi 42 Sukhoj equipaggiati con la versione aerolanciata del BrahMos supersonico. Fu la prima volta che il SFC, che attualmente dipende dall’Indian Air Force (IAF), aveva vettori nucleari al suo comando, acquisendo una propria risorsa aerea. Attualmente, il sistema nucleare dell’India si basa sui missili balistici terrestri Agni e Prithvi, e i cacciabombardieri Mirage 2000, Su-30MKI e Jaguar dell’IAF. L’ultimo elemento della triade nucleare, i missili lanciati da sottomarini, è ancora in fase di test. Individualmente, Su-30 e BrahMos sono armi potenti. Ma quando il più potente caccia di quarta generazione è armato con il più distruttivo missile da crociera, diventano un potente moltiplicatore di forza. I BrahMos hanno una velocità di 3000 km/h, letteralmente più veloci di un proiettile, potendo colpire il bersaglio con una quantità enorme di energia cinetica. Nei test, il BrahMos ha spesso tagliato a metà navi da guerra e polverizzato bersagli a terra. La velocità del Sukhoj aggiungerà ulteriore slancio al missile, oltre alla capacità del velivolo di penetrare difese aeree temprate, dando maggiore possibilità al pilota di lanciare il missile sui bersagli designati.

Probabili obiettivi
Considerando che il principale nemico dell’India è il Pakistan, sostenuto dalla Cina, contro cui l’India ha combattuto due conflitti, perdendo nel 1962 e vincendo nel 1967, questi due Paesi sono gli obiettivi evidenti. Contro il Pakistan gli obiettivi sono evidenti. Un attacco dei due squadroni, usando la maggior parte dei mezzi aerei del SFC, in pochi minuti può paralizzare centri di comando e controllo del Paese; centrali nucleari, tra cui la ‘Morte Nera’ di Kahuta dove la maggior parte delle bombe “islamiche” è prodotta; il principale arsenale di Sargodha, ad ovest di Lahore, dove sono depositate queste testate; le basi missilistiche di Gujranwala, Okara, Multan, Jhang e Dera Nawab Shah; il quartier generale dell’esercito del Pakistano a Rawalpindi; il porto di Karachi, unico grande porto pakistano e il comando della sua marina; fabbriche che producono carri armati e aerei da combattimento. I BrahMos supersonici con testata convenzionale possono teoricamente penetrare centri di comando, controllo e comunicazione protetti. Tuttavia, non vi è alcuna garanzia che questi obiettivi siano al 100 per cento distrutti, a meno che il BrahMos abbia una testata nucleare. Un attacco nucleare preventivo permetterebbe di neutralizzare efficacemente la capacità offensiva del Pakistan e di non essere mai più una minaccia per l’India. Contro la Cina, il Sukhoj-BrahMos appare contro-intuitivo essendo gli obiettivi cinesi nell’entroterra o sulla costa. Tuttavia, il Su-30MKI ha un’autonomia di 3000 km (estendibile a 8000 km con rifornimento in volo). Ora aggiungendovi i 300 km di portata del BrahMos, l’India può colpire bersagli a 3300 km all’interno della Cina.

Perché l’opzione Sukhoj-BrahMos?
Il Su-30MKI è una scelta ovvia. Il SFC non vuole caccia non testati, ma uno affidabile da armare con missili a testata nucleare. Il velivolo ha una cellula di titanio abbastanza forte per volare a bassa quota ed alta velocità. I 42 Sukhoj avranno anche circuiti elettronici protetti dagli impulsi elettromagnetici di una esplosione nucleare. Avere un aereo dedicato al ruolo di attacco nucleare offre ai pianificatori militari dell’India flessibilità strategica e aumenta le probabilità di successo. Poiché i missili balistici sono utilizzati solo come arma estrema, non possono davvero essere schierati facilmente. Una volta lanciati non possono essere richiamati e se abbattuti non sono facilmente sostituibili. Gli aeromobili, d’altro canto, possono effettuare diverse missioni e puntare sui bersagli in movimento. Ad esempio, se il Pakistan sposta le testate dall’arsenale di Sargodha, presumibilmente sotto costante controllo dai satelliti indiani i Sukhoj possono puntare contro la colonna di camion pakistani che trasporta il carico nucleare. I 42 Sukhoj della mini-aviazione del SFC possono anche lanciare missili contro obiettivi pakistani dall’interno dello spazio aereo indiano o sorvolando le acque internazionali, mettendo in difficoltà le difese nemiche. E’ molto facile per l’India distruggere le capacità belliche pakistane perché non solo il Pakistan è relativamente piccolo, ma ha anche concentrato le difese nella provincia del Punjab.

Ulteriori sviluppi
Poiché serie modifiche erano necessarie per l’integrazione di un missile così pesante sul Su-30MKI, inizialmente sembrava poco sensato schieravi un singolo missile. Aviation Week riporta che inizialmente anche Sukhoj era riluttante. Ciò spinse la HAL a procedere da sola, ma Aviation Week dice che Sukhoj acconsentì nel 2011. I russi fornirono alla HAL consulenza tecnica, in particolare per le modifiche alla fusoliera per ospitare il missile di 9 metri di lunghezza. “Il lavoro è in corso anche su una versione modificata più leggera e dal diametro minore dei BrahMos da assegnare ai MiG-29K della marina indiana, e potenzialmente al Dassault Rafale“, afferma Aviation Week. Segnalando l’immunità del Paese alle sanzioni occidentali, gli scienziati del DRDO dicono che il limite di 300 km di gittata del missile verrà rimosso. I BrahMos di prossima generazione saranno un’arma a lunga gittata. E con il previsto aumentato della velocità, il missile migliora notevolmente l’energia cinetica, nonostante le dimensioni ridotte ottimizzate per aerei relativamente piccoli come il MiG-29. Davvero una cattiva notizia se si è nel mirino del Sukhoj-BrahMos.

IMG-20130208-01258-730783

FGFA: Storia di un aereo
Vinay Shukla RIR 19 aprile 2015

Con la demolizione dell’accordo per 126 MMRCA e optando per l’acquisto del Rafale pronti con contratto intergovernativo, il primo ministro indiano ha seguito il suggerimento dell’esperto russo Konstantin Makienko di otto anni fa, per sviluppare e procurarsi più facilmente velivoli aggiornati per l’Aeronautica Militare indiana.113940_340168109_Su-30 mki 358Il Primo ministro Narendra Modi ha tagliato il nodo gordiano da 25 miliardi di dollari dell’acquisizione di 126 MMRCA, ‘la madre di tutte le offerte’, annunciando a Parigi che l’India acquisterà direttamente 36 caccia Rafale pronti a decollare dal produttore francese Dassault, secondo un contratto intergovernativo (G2G). Contemporaneamente, a New Delhi, il Ministro della Difesa Manohar Parrikar confermava in conferenza stampa che il G2G era la migliore opzione per l’acquisto di piattaforme strategiche come gli aerei da combattimento dove il miglior offerente (L1) fu deciso dal fattore del “discutibile costo operativo”, di cui neanche il predecessore dell’UPA, AK Antony, era così sicuro. Ciò ricorda la visita del Ministro della Difesa Anthony a Mosca, nell’ottobre 2007, per co-presiedere la sessione annuale della Commissione intergovernativa India-Russia sulla cooperazione tecnico-militare (IRIGC-MTC) in cui i due Paesi avevano firmato l’accordo per lo sviluppo congiunto di un aereo da caccia di quinta generazione (FGFA), con l’obiettivo di adottare il futuristico caccia furtivo nel 2016-17. “Perché sprecare così tanti soldi per un aereo di 4.ta generazione che entrerà a far parte dell’IAF in contemporanea con l’FGFA di prossima generazione e la versione avanzata del LCA Tejas?“, si chiese il Dr Konstantin Makienko, vicedirettore del Centro indipendente per le analisi strategiche e tecnologiche (CAST) di Mosca. Sebbene il MiG-35 russo di 4++ generazione fosse un forte concorrente, in quel momento nella gara indiana, Makienko tuttavia sostenne che sarebbe stato prudente sospendere l’accordo tappabuchi, acquistando altri Mirage 2000 e aggiornando i MiG-29 in servizio nella IAF, e deviarne i fondi per sviluppare FGFA e LCA Tejas per sostituire i vecchi caccia MiG-21.

Completato il progetto preliminare del FGFA
Otto anni dopo, si torna alla soluzione che l’esperto russo aveva proposto nel 2007. Il Ministro della Difesa Parrikar, inoltre, non esclude che per soddisfare le esigenze operative dell’IAF, l’India possa acquistare via G2G altri caccia, comprensivi di sovrapprezzo, Sukhoj Su-30MKI, inserendosi anche nella politica del ‘Make in India’ in quanto già assemblati dalla HAL. Pochissime persone conoscono la vera storia dello sviluppo dell’avanzato caccia multiruolo Su-30MKI, dove ‘I’ sta per India. Ha monopolizzato la scena da quando è stato adottato dall’Indian Air Force. Ma c’è un interessante racconto dietro la nascita di questo velivolo che, per la prima volta nella storia, consegna all’Indian Air Force un aviogetto da combattimento su misura dei propri requisiti futuri. Non molti sanno che, con il letale missile da crociera BrahMos, il Su-30MKI (multiruolo commerciale per l’India), è anche una successo della lungimiranza dell”uomo dei missili’ dell’India, l’ormai ex-presidente Dottor APJ Abdul Kalam, che non risparmiò sforzi nel ribadire la propria immensa fede nella prodezza tecnologica della Russia. Nel 1994, in vista della visita a Mosca del primo ministro indiano PV Narasimha Rao, l’esportatore di armi statale russo Rosvorouzhenie (predecessore di Rosoboronexport) invitò i giornalisti a un briefing sulla cooperazione della Difesa indo-russa. Era un momento difficile per l’India, profondamente preoccupata dalla mancanza di ricambi cruciali per mantenere efficienti i suoi caccia, navi da guerra e carri armati, mentre il complesso industriale russo era nel caos dal crollo dell’Unione Sovietica. Molte fabbriche finirono nei 14 Stati indipendenti staccatisi dall’URSS. In tale contesto la stampa disse che Mosca stava per offrire all’India il nuovo caccia Su-30 e il governo russo invitò un alto ufficiale dell’IAF a discuterne. Un vecchio amico, che rappresentava la HAL a Mosca, sostenne che tale piano esisteva e disse che il Vicemaresciallo dell’aria S. Krishnaswamy sarebbe arrivato per valutare il Su-27, il meglio che i sovietici avevano sviluppato per contrastare l’F-15 Eagle. Alla fine, l’India firmò con la Sukhoj un primo contratto da 1,8 miliardi di dollari con la Rosoboronexport (ex-Rosvorouzhenie), il 30 novembre 1996, per l’acquisto di 40 aerei Su-30K, svilupparne la versione ‘MKI’ e produrla su licenza in India. Al momento i diplomatici dissero che si trattava di un allontanamento dal rapporto ‘acquirente-venditore’ nella Difesa con la Russia e un passo fiducioso verso ricerca e sviluppo comuni di avanzati sistemi d’arma e piattaforme.
Il 15 agosto 2002 ricevetti una telefonata dall’ufficio stampa del Cremlino che mi invitava a un tour alla Sukhoj Design Bureau con il Presidente Vladimir Putin, due giorni dopo. Naturalmente l’invito fu accettato con gratitudine. Il progetto T-50 della Sukhoj aveva appena vinto la gara PAK-FA per lo sviluppo di un futuristico aereo da caccia di quinta generazione, sconfiggendo il similare rivale della MiG, e c’era voce che Cina e India fossero interessate ad aderire al programma russo. Mentre eravamo in attesa del Presidente, Mikhail Simonov, l’ex-capo progettista della Sukhoi, che mi conosceva, si avvicinò e disse che mi avrebbe raccontato la storia vera: “Quando AVM Krishnaswamy venne nel nostro ufficio di progettazione, nel 1994, fece semplicemente saltare il nostro caccia Su-27, considerato il migliore dall’occidente. Ero molto arrabbiato, dato che ero sotto indagine per l’accusa di presunto tradimento per la vendita di caccia Su-27 alla Cina, ed ero piuttosto depresso. Così, decisi di non partecipare al ricevimento serale offerto dall’addetto dell’aeronautica indiana in onore di Krishnaswamy“, mi raccontò Simonov (1929-2011). “Tuttavia, il mio vice mi convinse ad andare. Suonai il campanello dell’appartamento dell’addetto e Krishnaswamy aprì la porta con un sorriso accogliente. Vidi un vaso di fiori su un tavolino e dissi di portarne un altro di dimensioni simili e versare la vodka in entrambi. Ingollai un vaso di vodka e sfidai il maresciallo dell’aria indiano a seguirne l’esempio se voleva che entrassi a discutere seriamente. Giù i cappelli! Fece esattamente ciò che chiesi ed ottenemmo il lavoro di cui vede il risultato, il miglior caccia multiruolo del mondo. Anche questo mi ha liberato dalle accuse di “tradimento” dato che investì l’intero ricavato della vendita dei caccia Su-27 alla Cina per sviluppare l’assolutamente nuovo caccia multiruolo“, raccontò. “Il Su-30MKI è il prodotto congiunto dei progettisti ed ingegneri di Sukhoj e IAF. La ricca esperienza nello sviluppo congiunto ci ha permesso di scegliere l’India quale partner per gli aerei da combattimento di quinta generazione basati sul progetto T-50 del PAK-FA“, disse Simonov con orgoglio, guardandomi come il greve cosacco del romanzo del vincitore del Nobel di (Mikhail) Sholokhov, ‘Il placido Don’.
Ora, tagliando il nodo del Rafale, altri progetti in corso come il FGFA, potrebbero essere accelerati e la cooperazione per la Difesa prendere ritmo.

maxresdefaultTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Pakistan e Russia si avvicinano (molto)

MK Bhadrakumar, Indian Punchline 19 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
137La seconda metà della scorsa settimana ha visto scattare il dinamismo nelle relazioni sulla Difesa tra Russia e Pakistan. I media ufficiali russi hanno evidenziato la visita del ministro della Difesa pakistano Asif Khawaja a Mosca, partecipando alla conferenza sulla sicurezza e a discussioni con l’omologo russo Sergej Shojgu. Alcune osservazioni di Asif vanno citate:
– Russia e Pakistan hanno deciso di rafforzare la cooperazione nella Difesa nei prossimi mesi.
– La cooperazione rafforzata è prevista nell’industria della Difesa (“Make in Pakistan“) e nell’addestramento.
– La sicurezza marittima è stata discussa, essendo un “problema comune”.
– Ha trasmesso a Shojgu l'”impegno deciso nella lotta al terrorismo” del Pakistan.
Asif ha inserito le relazioni Russia-Pakistan nel quadro globale del nascente ordine mondiale multipolare. Affermando in un’intervista all’agenzia Sputnik: “Noi (Pakistan) attendiamo il ruolo russo nella politica regionale e internazionale. Cerchiamo una scena mondiale multipolare, che equilibri le situazioni internazionali”. All’inizio della settimana, il ministro del Petrolio del Pakistan Shahid Khaqan Abbasi ha visitato Mosca. Il Pakistan ha promesso alle compagnie petrolifere russe di poter creare nuove concessioni o di operare su quelle esistenti. In particolare, i due Paesi hanno concluso un grande progetto di gasdotto, già oggetto di discussione. Le società russe costruiranno un gasdotto di 1100 chilometri collegando Karachi a Lahore che sarà finanziato con un prestito di 2 miliardi di dollari da Mosca. La Russia s’è anche offerta di vendere gas al Pakistan e le prime esportazioni avrà inizio già nel 2016. È interessante notare che Mosca e Islamabad hanno dato grande impulso ai rapporti, mentre l'”amicizia blindata” Cina-Pakistan migliora qualitativamente.
In teoria, il Primo ministro indiano Narendra Modi con l’infame accordo sul Rafale, ne fornisce il contesto. La decisione di Modi sul Rafale dev’essere una brutta sorpresa per Mosca. I russi hanno pensato che l’accordo MMRCA sia stato abbandonato, prassi internazionale comune quando un offerente si ritrae dai termini dell’offerta. A dire il vero, Modi l’ha fatto e ha abbandonato l’accordo MMRCA, ma poi ha deciso di mantenere l’acquisto del Rafale comunque, presso il venditore, secondo una rinegoziazione diretta del prezzo e abbandonando la parte sul “Make in India”. Naturalmente, l’ABC dell’accordo sugli armamenti con l’India è stato ridisegnato. La Russia sarebbe svantaggiata nel competere con fornitori occidentali che hanno facile accesso (culturale) alle élite indiane e (con “contrattazioni” private) ai capi delle aziende e delle istituzioni della Difesa dell’India. Con tale predilezione spiccatamente favorevole verso i venditori occidentali delle élite indiane (che ultimamente accelerano sotto il governo Modi), la Russia non avrebbe alcuna ragione di continuare a legarsi le mani volontariamente e a trattenersi sulla cooperazione nella Difesa con il Pakistan. Ma i russi non hanno motivo di preoccuparsi di calpestare la sensibilità indiana. Francamente, a loro non potrebbe importare di meno di ciò che i russi fanno dei loro prodotti e se, probabilmente, i legami russo-pakistani nel campo militare avanzano, così fornendogli l’alibi per avere maggiore mano libera nell’accelerare ulteriormente la ricerca di rifornimenti in occidente, in particolare Stati Uniti; ciò che la potente grande industria indiana si aspetta dal governo Modi. (Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti spera di concludere ulteriori vendite di armi durante la visita a Delhi a maggio). In questo contesto, le osservazioni di Asif, che sottolineano che Russia e Pakistan sono sullo stesso lato del quadro mondiale contemporaneo e che Islamabad conta sull’equilibrio strategico globale fornito dalla Russia, assumono un immenso significato, dicendo cose che nessun leader indiano oserebbe articolare per paura di offendere gli Stati Uniti. Data la cultura dei media russi,va rilevato che i media ufficiali hanno evidenziato le osservazioni di Asif (qui, qui e qui).
In realtà, anche il ministro della Difesa iraniano Hossein Dehghan ha visitato Mosca la scorsa settimana, e secondo Tehran Times ha salutato la “corretta comprensione strategica della Russia secondo cui gli Stati Uniti non possono essere amici e partner affidabili“. È interessante notare che Dehghan ha continuato sottolineando la necessità di creare un fronte unito contro le “politiche espansionistiche” degli Stati Uniti. Nel frattempo, Mosca aveva anche rivelato la decisione di fornire il sistema di Difesa aerea S-400 alla Cina, che ne sarà il primo acquirente estero. L’S-400 è ampiamente valutato come sistema SAM ineguagliabile nella regione Asia-Pacifico. Anche in un altro caso, il Presidente Vladimir Putin firmava il decreto per la fornitura all’Iran del sistema di Difesa missilistico S-300. Se queste sono indicazioni di un nuovo modo di pensare a Mosca sulla cooperazione tecnico-militare con l’estero, la ragione va trovata negli imperativi della scena internazionale in rapida evoluzione (dove un riallineamento delle potenze regionali è in corso), così come nel bisogno della Russia di generare maggiore reddito dalle esportazioni di armi.

ipi-and-tapi-gas-pipeline-projectTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran vuole un “fronte di resistenza all’espansionismo degli USA”

Philippe Grasset, Dedefensa, 17 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
ob_238316_carte-iran-chine-russieLe notizie si collegano quando si tratta delle relazioni internazionali e strategiche che l’Iran vuole sviluppare dopo il pre-accordo sul nucleare di Losanna. Gli iraniani, come i russi con l’S-300 (14 aprile 2015), non aspettano l’accordo definitivo il prossimo giugno, se l’accordo sarà effettivamente firmato. (La valutazione generale è che la leadership iraniana sia sempre più profondamente scettica che a fine giugno l’accordo nucleare possa superare l’opposizione al Congresso degli Stati Uniti. Questo spiega, ovviamente, il corso illustrato da questi aggiornamenti). Il 16 aprile 2015, RT riferisce che il Ministro della Difesa iraniano Dehqan ha parlato a un simposio a Mosca su un accordo di difesa possibile tra Iran, Cina, India e Russia, concepito per contrastare la rete missilistica della NATO, costruita ufficialmente e grottescamente contro i missili balistici iraniani, soprattutto quelli nucleari mai esistiti e che l’accordo di Losanna è destinato ad impedire. Nel frattempo, la NATO ha detto che più che mai continuerà a costruire la rete BMDE, quindi i russi concludono ciò che gli sembrava evidente dal 2005 e cioè che la rete BMDE è diretta contro di loro. Dopo la dichiarazione al simposio, Dehqan ha incontrato il Ministro della Difesa russo Shojgu, facendo una dichiarazione che propone un incontro trilaterale Iran-Cina-Russia sulla questione della cooperazione generale per la sicurezza.
L’Iran ha annunciato la disponibilità a cooperare con Russia, Cina e India sulla questione dello scudo missilistico della NATO e minacce correlate, ha detto il capo del ministero della Difesa a Mosca. “Mi piacerebbe sostenere l’idea di sviluppare la cooperazione multiforme nella Difesa tra Cina, Iran, India e Russia per contrastare l’espansione verso est della NATO e l’installazione dello scudo antimissile in Europa”, ha detto Hossein Dehghan in una conferenza sulla sicurezza internazionale a Mosca. Poco dopo Dehghan è stato citato da RIA Novosti dire che Russia, Cina e Iran potrebbero avere colloqui tri-partito sulla difesa. “Abbiamo discusso alcuni aspetti della sicurezza regionale. E’ stata proposta una riunione trilaterale di Russia, Iran e Cina”, ha detto Dehghan dopo l’incontro con il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. Nonostante l’accordo sul programma nucleare di Teheran, gli Stati Uniti continuano con le loro installazioni della difesa antimissile in Europa. Sono dispiegati per la presunta minaccia percepita dell'”Iran nucleare”. Un pretesto che Mosca definisce “favola”. “La minaccia ai Paesi della NATO posta dalla proliferazione dei missili balistici, continua ad aumentare… il quadro sull’accordo del programma nucleare iraniano) non cambia questo fatto”, ha detto la portavoce della NATO Oana Lungescu a Sputnik”.
Abbiamo già visto il problema, o il problema che l’inversione del pre-accordo di Losanna pone sulla consistenza della retorica che giustifica lo sviluppo del BMDE (4 aprile 2015). Abbiamo visto la decisione russa di ripristinare il contratto con l’Iran sui missili S-300, con possibili conseguenze diplomatiche (14 aprile 2015). La proposta di Dehqan rientra nel quadro di queste due questioni. Si osservi che Dehqan passa da una proposta quadripartita (con l’India) a una tripartita (senza India); ciò non significa che l’India non sia interessata alla questione o abbia già rifiutato di prenderla in considerazione, ma che continua l’atteggiamento prudente sul problema, aderendo o meno a tali negoziati secondo le proprie analisi e la piega di questi negoziati se portano a conclusioni. Ciò che è notevole, naturalmente, è che il pre-accordo di Losanna libera l’Iran, ma anche altri partner potenziali (Russia compresa), alcuni dei quali del blocco BAO, essendo tutti neutrali o contrari (più probabile) al blocco BAO. “Il ritorno dell’Iran alla comunità internazionale“, cioè sotto la guida del blocco BAO, voluto dagli Stati Uniti, appare uno strano successo, trattandosi esattamente dell’opposto: l’Iran si volge, sulla questione essenziale e strategica della sicurezza militare, a una “comunità internazionale” opposta, se non antagonista, al blocco BAO. Da parte sua, inoltre, il blocco BAO, con la sovrana arroganza di far scattare sugli attenti l’Iran, di cui d’altronde i capi degli Stati membri (del blocco), in particolare gli Stati Uniti, sono terrorizzati dalla prospettiva del ritorno troppo veloce di questo Paese assolutamente sospetto e composto da barbari incivili in quanto non occidentali e non affrettandosi con l’Iran accontentandosi di alcuni contratti commerciali più o meno legittimi, viene completamente superato da russi e iraniani e pertanto dai Paesi a loro collegati. Peggio ancora, le varie iniziative sono già continuazioni (russi e iraniani già si attivando sul contratto degli S-300, che potrebbe portare a cose molto diverse rispetto a quelle inizialmente previste), che sviluppano il quadro fondamentale della sicurezza incentrandosi sul rifiuto del grande progetto strategico che è la rete del BMDE statunitense, divenuto della NATO per pura prossimità. In questo caso, non solo il blocco BAO accelera, ma si trova in posizione d’antagonismo con l’Iran, cioè in una situazione potenzialmente peggiore di quella che l’opponeva all’Iran sul nucleare. Qui il blocco BAO è completamente bloccato dal proprio racconto grottesco ispirato al Sistema, la cui cinghia di trasmissione del CMI (complesso militare-industriale) ha imposto lo sviluppo del BMDE. Tale sistema sarebbe volto a contrastare quei missili nucleari iraniani inesistenti (anche tramite il futuro accordo, se firmato); ma la NATO, come s’intende dalle varie dichiarazioni, conferma la dimostrazione che non vede alcun motivo per cambiare la politica di sviluppo del BMDE, perché in perfetta armonia con la stupidità dei casi e dell’argomento. Così afferma che non nulla è cambiato e tutto continua come prima. I russi possono affermare che la rete BMDE è volta contro di loro, e gli iraniani che la rete BMDE dimostra che il blocco BAO non disarma contro di loro. Per cui il risultato dell’avventura, a questo punto dell’accordo preliminare sul nucleare militare iraniano, eliminato in teoria, è avvicinare russi e iraniani (con i cinesi non lontano e in agguato) a una posizione comune sulla sicurezza anti-blocco BAO. Allora, possiamo e dobbiamo aggiungere una dichiarazione del ministro della Difesa iraniano. La proposta dell’incontro su questa alleanza provenga dall’Iran viene rafforzata per unicità e significato dalla presentazione fatta sul sito del gruppo iraniano PressTV. Non si tratta del BMDE che va contrastato, ma dell’atteggiamento generale, di un “fronte” da creare, un “fronte di resistenza contro l’espansionismo degli USA”. La retorica s’inasprisce… (PressTV 17 aprile 2015). “Il ministro della Difesa iraniano ha chiesto l’istituzione di un fronte unito contro l’espansionismo di Stati Uniti e alleati, descrivendolo come obbligatorio. Il Generale di Brigata Hossein Dehqani ha salutato la Russia che non si fida degli Stati Uniti, dicendo che Teheran e Mosca dovrebbero adottare politiche volte a sventare le minacce alla sicurezza che affrontano. “Sosteniamo la corretta comprensione strategica della Russia secondo cui il governo degli Stati Uniti non è amico o partner affidabile”, ha detto Dehqan in un incontro con il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. Dehqan, che si trovava nella capitale russa per partecipare alla quarta Conferenza sulla Sicurezza Internazionale di Mosca, ha anche salutato la posizione di Mosca che apprezza la necessità di creare un nuovo ordine mondiale. Il ministro della difesa russo, da parte sua, ha sollecitato l’espansione dei legami tra Teheran e Mosca, dicendo che le relazioni costruttive tra le due parti possono svolgere un ruolo importante nel garantire la stabilità regionale e globale”.
… Infatti, è strano ritorno dell’Iran nella “comunità internazionale” e sono bizzarre le previsioni di coloro che annunciavano che l’Iran non aspettasse che il consenso all’accordo del blocco BAO per correre tra le sue braccia. Mentre il Ministro Dehqan è per definizione un duro del governo iraniano, è pur sempre un ministro, quindi con il mandato di parlare a nome del governo. Ciò che dice non è altro che una dichiarazione di aperta resistenza alle azioni statunitensi in Europa e forse nel mondo. Il ritorno dell’Iran nella “comunità internazionale” avviene con irresistibile ritmo antiamericanista e antisistema.00-s-k-shoigu-russian-minister-of-defence-21-01-15Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 545 follower