Il trionfante vertice indo-russo di Goa

Ajay Kamalakaran, RIR, 15 ottobre 2016
India e Russia, infine, firmano un accordo per il sistema missilistico di difesa aerea S-400 Trjumf. I Paesi firmano anche altri 15 accordi dall’energia alle città intelligenti.
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India e Russia, il 15 ottobre, hanno firmato 16 contratti al 17.mo vertice bilaterale annuale, nello Stato occidentale indiano di Goa. Gli accordi vanno dalla difesa all’energia, tra cui l’attesissimo accordo per l’acquisto del sistema missilistico di difesa aerea S-400 Trjumf. Anche se i dettagli immediati dell’accordo per acquisire il sistema di difesa missilistica non sono disponibili, è opinione diffusa che l’India vi spenderà 5 miliardi. Nuova Delhi ha inoltre accettato di acquistare 3 fregate Proekt 11356. L’India ha 6 fregate classe Talwar, precursori del Proekt 11356, costruite presso il cantiere Jantar di Kaliningrad. Su un programma televisivo della rete indiana Doordarshan, l’ex- ambasciatore indiano in Russia, Ajai Malhotra, elogiava l’efficienza delle fregate furtive russe.

Make in India
Nella spinta del Primo Ministro indiano Narendra Modi sull’iniziativa ‘Make in India’, i Paesi hanno deciso di produrre congiuntamente 200 elicotteri utility Kamov Ka-226T in India. “Gli accordi sulla produzione degli elicotteri Kamov Ka-226T, la costruzione delle fregate e acquisizione e costruzione di altre piattaforme della difesa sono in sinergia con le priorità su tecnologia e sicurezza dell’India“, ha detto Narendra Modi nella conferenza stampa congiunta con il Presidente russo Vladimir Putin. Anche se non ci sono stati riferimenti diretti al Pakistan nella conferenza stampa, Modi ha detto che l’India ha profondamente apprezzato “comprensione e sostegno della Russia alle nostre azioni nella lotta al terrorismo che minaccia alle frontiere la nostra intera regione“. Il Primo Ministro indiano iniziava la conferenza stampa con un detto russo: “Un vecchio amico è meglio di due nuovi“.

Energia e infrastrutture
Russia e India hanno anche firmato importanti accordi energetici e infrastrutturali. La compagnia petrolifera russa Rosneft, insieme ai suoi partner, acquistava l’Essar Oil dell’India del valore di quasi 13 miliardi di dollari. È la maggiore acquisizione estera in India e il maggiore accordo mai realizzato da una società russa, secondo Reuters. Rosneft ottiene una quota del 49 per cento di Essar Oil e i due partner, l’olandese Trafigura e il fondo russo United Capital Partners, si divideranno un altro 49 per cento in parti uguali. Gli azionisti di minoranza avranno il restante 2 per cento una volta che la società sarà ricapitalizzata. La Russia inoltre decideva d’intensificare gli investimenti nelle infrastrutture dell’India. Il Fondo diretto infrastrutturale russo e il National Infrastructure Investment Fund indiano investiranno ognuno 500 milioni di dollari per creare un fondo comune per le infrastrutture da 1 miliardo. La Russia ha istituito fondi di investimento simili con la Cina, tra cui un fondo agricolo per l’estremo oriente russo. Le società russe investiranno anche nelle città intelligenti negli Stati indiani di Andhra Pradesh e Haryana. Le ferrovie indiane e russe firmavano un memorandum d’intesa per aumentare la velocità dei treni fra Nagpur e Secunderabad.

Avvio di Kudankulam 3 e 4
Via videoconferenza, Putin e Modi presenziavano all’avvio della seconda unità e lanciavano i lavori per la terza e quarta unità del Kudankulam Nuclear Power Project. Putin iniziava l’intervento alla conferenza stampa congiunta congratulandosi con i responsabili del successo dell’impianto di Kudankulam. “L’energia nucleare darà un contributo molto significativo alla sicurezza energetica dell’India“, aveva detto, “Darà ulteriore impulso alla crescita dell’economia indiana“. Il presidente russo aggiungeva che il suo Paese continuerà a promuovere l’ulteriore sviluppo dell’energia nucleare in India. “Nei prossimi 20 anni, almeno altri 12 reattori nucleari potrebbero essere costruiti in India con l’aiuto della Russia“, aveva detto. Putin elogiava anche la cooperazione economica tra i due Paesi. “Le industrie dei due Paesi migliorano la cooperazione; e anche la cooperazione militar-tecnica migliora“, aveva detto.

I principali vantaggi del vertice
Questi accordi dimostrano che nelle relazioni indo-russe, i settori delle tecnologie militari ed energetico sono i principali campi in cui si ha una cooperazione a lungo termine“, affermava Pjotr Topychkanov, esperto dell’ Asia del Sud e Associato al Programma di non proliferazione del Carnegie Moscow Center, aggiungendo che l’India potrebbe beneficiare immensamente dall’acquisizione dell’S-400. “Nel contesto regionale, il sistema di difesa aerea S-400 è strategico, consentendo all’India di controllare lo spazio aereo del Pakistan“. Sugli accordi energetici, comprendenti anche la proposta di Gazprom di aumentare l’impegno in India, Topychkanov affermava che la Russia apre lentamente l’industria energetica all’India. “In altre circostanze economiche e politiche la Russia difficilmente sarebbe stata d’accordo, dato che il suo obiettivo principale era l’occidente, prima delle crisi georgiana e ucraina. Ma ora Mosca è più flessibile. L’India è uno dei partner naturali nell’energia“. Aggiungeva che Russia e India devono andare oltre i settori tradizionali della cooperazione. “Credo ora, che il modo più efficace sia utilizzare la cooperazione militar-tecnologica ed energetica coinvolgendo attivamente le aziende private, ampliando i contatti esistenti tra le imprese russe e indiane nel campo delle tecnologie e dei prodotti dal duplice uso“. Modi e Putin avranno incontri bilaterali con altri leader dei BRICS il 15 ottobre, prima di partecipare al vertice dei BRICS.kudankulam6_826585f

Il sistema missilistico S-400 aumenterà le capacità militari dell’India
The BRICS Post  14 ottobre 20161030738398-e1450414587182Solo poche ore prima dell’ottavo vertice annuale dei BRICS, che si apre a Goa, le forze della difesa dell’India anticipavano la firma di un accordo da 5,85 miliardi di dollari per cinque sistemi missilistici di difesa aerea di nuova generazione russi S-400 ‘Trjumf‘. L’S-400 potrà inquadrare ogni tipo di bersaglio aereo, tra cui aerei e velivoli VLO (ad osservabilità molto bassa). L’ex-Capo di Stato Maggiore indiano Generale Shankar Roy Chowdhury (a riposo) dichiarava a BRICS Post che si attendeva la firma del contratto con la Russia. “Si suppone sia uno dei migliori sistemi missilistici del mondo“, ha detto Chowdhury, ex-parlamentare indiano. “Viene importato dalla Siria per contrastare gli attacchi missilistici d’Israele. La firma guarda al futuro del vertice BRICS“, aggiungeva. Gli analisti militari dicono che l’acquisizione dei sistemi missilistici di difesa aerea S-400 ‘Trjumf” aumenterà “drasticamente” il potenziale militare dell’India. “E quando la capacità militare viene migliorata, si migliora anche la resistenza in guerra della nazione e delle forze armate“, affermava il Generale DB Shekatkar, esperto della difesa.

Sistema di difesa multiruolo
La popolarità dell’S-400 sta nel fatto che può neutralizzare droni, missili balistici e da crociera entro un raggio di 400 km e una quota di 32 km. I sistemi missilistici di difesa aerea S-400 ‘Trjumf‘ sono dotato di tre diversi tipi di missili e di un radar di acquisizione in grado di tracciare fino a 300 obiettivi entro 600 km di raggio. Il Trjumf è un sistema costituito da otto lanciatori e una stazione di controllo. Spiegando il motivo per aver optato per il sistema d’arma russo, il Generale Shekatkar affermava che le forze armate indiane cercano tre criteri nell’acquisizione di armamenti: affidabilità, robustezza e ridondanza. “Perciò stipuliamo questo accordo con la Russia sull’S-400“, aggiungeva. “Acquisiamo armi e tecnologia dalla Russia da tempo, e la Russia è il nostro partner strategico. Le guerre del 1965, 1971 e Kargil dimostrano che l’equipaggiamento russo è affidabile“, affermava riferendosi alle guerre che l’India combatté con il vicino Pakistan. Altri analisti sostengono che l’India abbia la necessità degli S-400 e quindi l’acquisto imminente sia una buona acquisizione per le forze armate. “L’India firma alcuni accordi importanti con la Russia acquisendo S-400 ed elicotteri“, afferma Nitin Gokhale, analista della difesa, “Ci sarà anche un programma sull’FGFA (caccia di quinta generazione) e questo guarda al futuro“.modi-and-putin_1_0Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin: L’India è un partner strategico privilegiato della Russia

Kremlin 13 ottobre 2016
In vista della visita in India, Vladimir Putin ha rilasciato un’intervista a Rossija Segodnja. International News Agency e IANS News AgencyВстреча президента РФ В. Путина с премьер-министром Индии Н. МодиLe relazioni russo-indiane possono essere qualificate come partnership strategica privilegiata. Sull’economia, un perfetto esempio è la cooperazione nell’energia atomica, in particolare nella costruzione del NPP di Kudankulam. Quali altri settori della cooperazione russo-indiana parlano di un successo simile?
L’India è un partner strategico particolarmente privilegiato della Russia. La cooperazione tra i nostri Paesi compie buoni progressi in tutte le aree secondo i forti tradizionali amicizia, fiducia e mutuo rispetto. Russia e India sono alleati che garantiscono sicurezza strategica e stabilità, e costruzione di un ordine mondiale giusto. Lavoriamo a stretto contatto nelle principali organizzazioni multilaterali come BRICS, G20 e ONU. Questo ottobre saranno 16 anni dalla firma dello strumento chiave delle relazioni russo-indiane, la Dichiarazione sul partenariato strategico. Abbiamo fatto molto per promuovere l’intero meccanismo dei legami bilaterali durante questo periodo. I due Paesi hanno un dialogo politico attivo, con vertici ogni anno. La Commissione inter-governativa sulla cooperazione commerciale, economica, scientifica, tecnica e culturale lavora in modo efficiente. I nostri ministri degli Esteri, direttori dei consigli di sicurezza e dei ministeri sono regolarmente in contatto. Vi è un graduale aumento degli scambi inter-parlamentari, interregionali, commerciali e umanitari. Abbiamo sviluppato un quadro giuridico forte con oltre 250 accordi. L’India è stato e rimane il principale partner del commercio estero della Russia. Anche se il commercio tra i Paesi è sceso del 7,8 per cento nel 2015, insieme ai nostri partner indiani siamo decisi a superare la tendenza negativa che, a nostro avviso, è in gran parte associata alla volatilità sui mercati globali e dei tassi di cambio. Tanto più che i nostri scambi commerciali sono reciprocamente vantaggiosi e la loro struttura dimostra la complementarietà delle due economie. Chimica e ingegneria rappresentano una quota considerevole delle esportazioni della Russia e delle esportazioni dal Vostro Paese. L’industria energetica ha un ruolo importante nella cooperazione commerciale ed economica tra Russia e India. La costruzione del NPP Kudankulam è il più grande progetto a lungo termine. Nell’agosto 2016, il Primo ministro Narendra Modi ed io partecipammo ad una cerimonia dedicata all’attivazione della prima unità della centrale nucleare di Kudankulam della Repubblica dell’India. La seconda unità sarà attivata nel prossimo futuro. Il funzionamento del primo e secondo gruppo a piena capacità nominale aumenta significativamente la produzione di energia dell’India e ne rafforza la sicurezza energetica. La Rosatom State Atomic Energy Corporation e la Nuclear Power Corporation of India avviano i preparativi per la costruzione delle unità 3 e 4. I lavori sono in corso secondo il programma concordato. Il progetto è realizzato con il finanziamento della Federazione Russa. Il prestito del governo è pari a 3,4 miliardi di dollari, o l’85 per cento del valore totale dei contratti conclusi con le organizzazioni russe. Ora lavoriamo alla localizzazione della produzione di componenti in India. Abbiamo iniziato la valutazione della costruzione di centrali nucleari in altri siti in India. E viene stabilita la cooperazione tecnologica nel campo dell’arricchimento dell’uranio. Rafforziamo la cooperazione bilaterale nell’energia convenzionale. Durante il St Petersburg International Economic Forum tenutosi nel giugno 2016, Rosneft e un consorzio indiano firmavano un contratto per la vendita del 23,9 per cento delle azioni di Vankorneft, che possiede il campo Vankor nella regione di Krasnojarsk. Inoltre, Rosneft ha venduto una quota di azioni della Taas-Jurjakh Neftegazodobycha, società che sviluppa un giacimento in Siberia orientale, alle aziende indiane. Migliorare la struttura del fatturato commerciale, aumentando l’invio di prodotti ad alta tecnologia e sviluppando la cooperazione industriale, sono temi di attualità. Ben note società russe come Silove Mashinij, Gazprom, Strojtransgaz, Novolipetsk Steel (NLMK), Uralmashzavod, SIBUR Holding, Mechel, KAMAZ e molte altre operano nel mercato indiano. La realizzazione di grandi progetti promettenti è in corso nelle industrie meccanica, chimica e mineraria, aeronautica, farmaceutica, medicale, nanotecnologica e biotecnologica. La cooperazione nelle finanza e banche che coinvolge, tra gli altri, Banca VTB e Sberbank della Russia, avanza. E’ ovvio che le società russe vedano prospettive reali e assai attrattive nel mercato indiano. I nostri Paesi collaborano attivamente nell’industria militare. Le Russia rimane in testa nella fornitura diretta della maggior parte delle armi ed attrezzature militari avanzate e nella ricerca così come nella produzione congiunte con l’India per scopi militari. La costruzione del missile da crociera supersonico BrahMos e lo sviluppo del nuovo aereo da combattimento di quinta generazione sono tra i progetti comuni riusciti. Mi si permetta di aggiungere che molti progetti russi in India non solo hanno importanza commerciale ma svolgono anche un ruolo sociale ed economico significativo per le economie dei due Paesi, inserendosi armoniosamente nel nuovo programma di industrializzazione indiano proposto dal Signor Modi.

Il livello di cooperazione nell’investimento è uno dei criteri su relazioni bilaterali affidabili e fiduciose tra Paesi. A questo proposito, quali misure sono previste nel prossimo vertice russo-indiano? I piani per la privatizzazione di società russe influenzerà lo sviluppo del partenariato negli investimenti tra Russia e India?
Naturalmente, durante la nostra visita in India speriamo di dare nuovo slancio ai legami commerciali ed economici bilaterali, dato che le aziende di entrambi i Paesi sono interessate alla realizzazione di nuovi progetti reciprocamente vantaggiosi. Gli investimenti della Russia in India ammontano a circa 4 miliardi di dollari, mentre le imprese indiane hanno investito due volte tanto nell’economia russa, circa 8 miliardi di dollari. Sono convinto che Russia e India possano aumentare considerevolmente gli investimenti bilaterali. Per stimolare gli investimenti reciproci, programmiamo una discussione con i nostri partner indiani sulla possibilità di aggiornare l’accordo bilaterale per la promozione e reciproca protezione degli investimenti. Incoraggiamo le istituzioni di sviluppo, Fondo diretto russo e Vnesheconombank, ad essere più attivi nel finanziamento degli investimenti delle società russe. Un gruppo di lavoro sui progetti d’investimento prioritari è stato creato ed ora opera con successo nel quadro della Commissione intergovernativa. Le agenzie dei due Paesi, in collaborazione con il Forum sul commercio e gli investimenti India-Russia, sono impegnati in una rigorosa selezione delle iniziative imprenditoriali più promettenti individuando ed eliminando gli ostacoli alla libera circolazione delle merci, dei capitali e dei servizi. Fino ad oggi, sono stati scelti 20 progetti prioritari, 10 russi e 10 indiani, in settori come ingegneria dei trasporti, industria chimica, aeronautica e farmaceutica, comprendenti la costruzione da parte della SIBUR Holding di un impianto di gomma butilica dalla capacità operativa di 100000 tonnellate all’anno nella città di Jamnagar, e della produzione da parte della Lighting Technologies Company della Russia di apparecchi d’illuminazione per scopi generali e specifici nella città di Jigani, nello Stato del Karnataka. La System Financial Corporation sviluppa un modello di “città intelligente” in India. La Dauria Aerospace lavora sulla realizzazione della costellazione di satelliti per telecomunicazioni NextStar su orbita geostazionaria. I governi dei due Paesi potranno contribuire alla realizzazione di questi progetti.

I vertici dei BRICS sono stati già inclusi nell’agenda globale e si svolgono regolarmente. Tuttavia, le dichiarazioni finali sono leggermente diverse da vertice a vertice. Cosa pensa sia essenziale per rendere la cooperazione BRICS più sostanziale, effettiva e concreta?
I BRICS è uno degli elementi chiave del mondo multipolare emergente. I cinque Paesi hanno costantemente riaffermato l’impegno a rispettare i principi fondamentali del diritto internazionale e a promuovere il ruolo centrale delle Nazioni Unite. I nostri Paesi rifiutano la politica di pressione coercitiva e violazione della sovranità di altri Stati. Abbiamo posizioni simili sulle questioni internazionali urgenti, tra cui la crisi siriana e la sistemazione del Medio Oriente. Perciò le dichiarazioni finali dei vertici, e il vertice di Goa non farà eccezione, riaffermano il nostro impegno comune ai principi fondamentali della comunicazione inter-statale, in particolare, al rispetto del diritto internazionale con ruolo centrale di coordinamento dell’ONU. Verso certi Paesi occidentali che cercano di promuovere i loro approcci unilaterali, questa posizione è ancora più rilevante. Tradizionalmente, le dichiarazioni dei leader dei BRICS delineano posizioni fondamentali sul consenso su un’ampia gamma di questioni, individuando gli obiettivi a breve termine per le cinque nazioni, che saranno obiettivo dei passi successivi volti a rafforzare le partnership strategica tra i nostri Paesi in vari campi. Su una collaborazione pratica tra i cinque Paesi più sostanziale, vorrei sottolineare che oggi esistono più di 30 formati nella cooperazione tra le agenzie nei settori politico, economico, umanitario, della sicurezza e delle forze dell’ordine. L’istituzione della Nuova Banca per lo Sviluppo (NDB) e l’Accordo di Disposizione dei Contingenti dei BRICS, per un capitale totale di 200 miliardi di dollari, sono un esempio concreto di questa cooperazione. Sono convinto che, rafforzando la banca, la sua attività non potrà che aumentare anche attraverso progetti che promuovono l’integrazione tra i Paesi BRICS. L’NDB ha iniziato i lavori nel 2016, dopo aver approvato i primi progetti nei cinque Paesi. La priorità attuale è l’energia rinnovabile. In Russia ciò implica la costruzione di piccoli impianti idroelettrici da 50 MW in Carelia dal valore di 100 milioni di dollari. I nostri Paesi cooperano attivamente nell’ambito del Gruppo dei 20, anche sotto l’attuale Presidenza cinese. Così, i Paesi BRICS si sono impegnati ad attuare il Piano d’azione sull’erosione della base e il mutamento del profitto. Cerchiamo di far convergere in modo sistematico le nostre posizioni nell’OMC per migliorare le regole e stimolare i negoziati multilaterali nell’organizzazione. Questo è il motivo per cui penso che la cooperazione dei BRICS già comporti risultati concreti. E’ essenziale continuare a lavorare sul consolidamento di questi risultati ed individuare le aree d’interesse comune. I partecipanti al vertice BRICS di Goa guarderanno ai risultati iniziali dell’attuazione della strategia per il partenariato economico dei BRICS adottata a Ufa, concludendo il programma dei BRICS per la cooperazione commerciale, economica e sugli investimenti per il 2020. Abbiamo intenzione di creare nuovi formati e meccanismi per collaborare con i nostri partner, in cui saranno elaborate le misure concertate volte a sviluppare i nostri legami nei vari campi. Allo stesso tempo, abbiamo intenzione di concentrarci sulle questioni relative al rafforzamento della sicurezza e della stabilità internazionale, a rafforzare la competitività delle nostre economie e a promuovere lo sviluppo internazionale. Sosteniamo anche le iniziative avanzate dalla Presidenza indiana in campi della collaborazione dei BRICS come agricoltura, trasporti ferroviari, sport, turismo e contatti tra popoli.

Quali proposte ha intenzione di presentare al prossimo vertice BRICS e cosa si aspetta da questo incontro? Cosa pensa che i partecipanti all’associazione possano rivendicare come loro successi in questo incontro? Quali altri progetti, accanto alla Nuova banca di sviluppo, possono provare quanto questa collaborazione sia preziosa?
In primo luogo, vorrei esprimere gratitudine alla leadership indiana che, nella sua Presidenza dei BRICS, si è sempre concentrata su rafforzamento e consolidamento del partenariato strategico della nostra associazione. Sono convinto che il vertice di Goa, che si terrà sotto lo slogan della continuità e dell’innovazione, sarà molto fruttuoso. Per i leader dei nostri cinque Paesi, questo incontro sarà una buona occasione per armonizzare le posizioni su questioni chiave dell’agenda internazionale. Siamo decisi a cooperare nella lotta a terrorismo, narcotraffico e corruzione. Contribuirà anche alla soluzione dei conflitti e a garantire la sicurezza delle informazioni internazionali. Tutti siamo preoccupati dalla continua assenza di stabilità nell’economia globale. Insieme ai nostri partner rifletteremo su cosa può essere fatto per unire ulteriormente i nostri sforzi affrontando tali sfide. Ci aspettiamo inoltre che il vertice BRICS di Goa apra nuove opportunità nella cooperazione economica e umanitaria. Sicuramente si discuterà dei problemi nel finanziamento dei progetti attraverso la Nuova Banca di Sviluppo e dell’avvio del Contingente delle valute di riserva dei BRICS. Ciò implica uno scambio di opinioni sui lavori tra gli alti rappresentanti della sicurezza, riunioni ministeriali competenti, interazione tra esperti, Rete universitaria dei BRICS e Business Council. Per esempio, sono stati completati i preparativi per la firma del memorandum di cooperazione tra i servizi doganali e le accademie diplomatiche dei nostri Stati, così come per creare una piattaforma per la ricerca agricola dei BRICS. Siamo grati ai nostri partner indiani per aver garantito la continuità del programma BRICS dal vertice di Ufa in Russia del luglio 2015. L’attuazione della Dichiarazione e del Piano d’azione di Ufa è iniziata. I partner indiani hanno anche proposto varie iniziative che prevediamo di studiare in occasione del vertice. Sulle specifiche proposte russe al vertice di Goa, ricordo che durante la nostra Presidenza la strategia del partenariato economico veniva adottata, coprendo le aree più promettenti della cooperazione tra i cinque Paesi. Un piano d’azione per l’attuazione è attualmente in preparazione. La Russia ha proposto più di 60 progetti, una sorta di road map da poter attuare in collaborazione con i partner dei BRICS (con uno o con tutti). Credo che se riusciamo ad essere partner nella realizzazione di questi progetti, sarà un passo importante verso la modernizzazione delle economie dei nostri Paesi. La Russia sostiene anche maggiore cooperazione nel commercio elettronico (compresa l’analisi delle barriere cruciali tra i Paesi in questo ambito, sviluppo delle migliori pratiche normative, ecc.), facilitando il commercio (con il coinvolgimento della Commissione economica eurasiatica), sostenendo piccole e medie imprese (lancio di un portale web per le piccole e medie imprese dei BRICS) e tutelando la proprietà intellettuale.

Lei parla spesso della necessità di interconnettere i processi d’integrazione, in particolare quelli dell’UEE e della Cintura economica della Via della Seta. Come potrebbe il formato BRICS essere utilizzato per attuare tali iniziative?
La situazione economica e finanziaria globale resta difficile, con le conseguenze della crisi finanziaria globale tuttora persistenti. E’ quindi deplorevole che certi Paesi cerchino di risolvere i problemi accumulatisi introducendo misure protezionistiche e cercando di impegnarsi in programmi oscuri come la Trans-Pacific Partnership o il partenariato transatlantico di scambio ed investimenti. La Russia, proprio come tutti i partner BRICS, è impegnata a plasmare aree economiche non discriminatorie aperte sulla base dei principi dell’OMC. Vi ricordo che il 9 luglio 2015, Ufa ospitò un incontro con la partecipazione dei capi di Stato di Unione economica eurasiatica, SCO e Stati osservatori della SCO. Tra le altre cose, i partecipanti discussero della questione degli importanti progetti infrastrutturali regionali e trans-regionali. In questo contesto, proponemmo anche il lavoro per integrare l’Unione economica eurasiatica con la Cintura economica della Via della Seta. Questo processo potrebbe eventualmente fornire la base per la Grande Partnership Eurasiatica coinvolgendo vari Stati di Unione eurasiatica economica, SCO e ASEAN. Ci aspettiamo che tale partenariato sia aperto all’adesione di tutti i Paesi interessati e si basi sui principi di trasparenza e rispetto reciproco. Il potenziale della cooperazione dei Paesi BRICS può anche essere utilizzato per implementare questa iniziativa. Desideriamo il supporto dell’India, seriamente interessata alla proposta. Siamo sicuri che questo argomento sarà ulteriormente discusso dai vertici dei BRICS e della BIMSTEC a Goa.

Quando si pensa al territorio dall’India alla Russia ci si rende conto che la situazione è piuttosto complicata, con numerosi problemi e contraddizioni. Quali sfide e problemi, a suo parere, saranno più importanti e gravi per i Paesi della regione nei prossimi dieci anni?
La situazione sul territorio tra India e Russia rimane tesa. In particolare, gli sviluppi in Afghanistan preoccupano ancora. Azioni decisive sono necessarie per aiutare il Paese a far fronte a tali sfide e minacce, come terrorismo, estremismo e narcotraffico. Russia e India condividono la necessità di sostenere gli sforzi per la riconciliazione nazionale sotto la legge internazionale e sono interessate ad approfondire la costruttiva cooperazione multilaterale aiutando l’Afghanistan a risolvere le questioni di sicurezza nazionale, costruzione della capacità di lotta al narcotraffico, garantendo sviluppo sociale ed economico, e migliorando l’interconnettività. In termini più generali, il nostro Paese è disposto a sviluppare tale interazione nella regione permettendo una risposta rapida alle sfide alla sicurezza emergenti e ricercando vie comuni nell’affrontare possibili minacce. A nostro parere, l’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai ha un ruolo di primo piano, essendo in continua espansione geografica, per esempio India e Pakistan aderiscono all’Organizzazione. La SCO intensifica gli sforzi per costruire la fiducia, rafforzare gli sforzi genuinamente collettivi nel rispondere alle crisi e sviluppare una cooperazione multiforme. Il fatto che la Russia, con il supporto dei suoi partner, promuova attivamente questi progetti per creare uno spazio economico comune in Eurasia, contribuisce anche ad appianare le differenze. Tale ‘integrazione delle integrazioni’, basata sui principi di trasparenza e tenendo conto degli interessi di tutte le economie nazionali, consentirà l’integrazione della regione nello sviluppo comune, rafforzandone la stabilità.File picture of the first unit of the Kudankulam Nuclear Power Plant which was synchronised with the southern power grid marking a major milestone in power generation of the ambitious Indo-Russian nuclear collaboration at Tirunelveli of Tamil Nadu on on Oct.22, 2013. (Photo: IANS)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

India e Iran: manovre tra Oriente e occidente

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 28/09/2016

110India e Iran avevano un rapporto abbastanza stretto per affinità religiose e culturali, nonché una cooperazione economica. L’Iran era divenuto il terzo fornitore di petrolio dell’India. La domanda del prezioso oro nero era in rapida crescita presso l’industria dell’India. Tuttavia negli ultimi dieci anni, dall’istituzione di diverse sanzioni contro l’Iran per il programma nucleare, le relazioni tra i due Paesi si sono complicate. Su pressione degli Stati Uniti, l’India fu costretta ad aderire alle sanzioni. All’epoca fu molto importante per Delhi, essendo influenzata dalla firma dell’accordo nucleare con gli Stati Uniti dalle ampie conseguenze per l’industria nucleare indiana. Quando il test segreto di armi nucleari dell’India del 1974 divenne noto, fu creato il Nuclear Suppliers Group (NSG) su iniziativa degli Stati Uniti, per controllare l’approvvigionamento di combustibile nucleare e la diffusione delle tecnologie nucleari in India. All’epoca l’organizzazione non era abbastanza potente da controllare l’industria nucleare indiana. Molti Paesi, tra cui l’URSS, continuarono a cooperare con l’India nonostante le pretese del NSG. Di conseguenza, nel 1988, URSS e India firmarono l’accordo per la costruzione della centrale nucleare di Kudankulam. Dieci anni dopo, Mosca e Delhi stipularono un nuovo contratto basato su questo accordo, avviandone l’operatività nonostante l’opposizione di Stati Uniti e NSG. Tuttavia, durante questi decenni, quasi tutti i Paesi che esportano tecnologie e combustibile nucleari aderirono al NSG, aumentandone il potere. Negli anni 2000, l’industria nucleare indiana affrontava momenti difficili. Inoltre, l’NSG frenò la fornitura di uranio all’India. Dato che le riserve di uranio dell’India non erano inesauribili, i reattori dovettero ridurre l’operatività. L’unica condizione affinché l’NSG rimuovesse le sanzioni era il disarmo nucleare dell’India. Tuttavia, l’India si rifiutò sostenendo che Cina e Pakistan già possedevano armi nucleari. Tali sviluppi bastavano a condannare l’industria nucleare dell’India, che fu quindi costretta ad accordarsi con gli Stati Uniti. Nel 2006, i due Paesi firmarono un accordo di cooperazione sulla tecnologia nucleare civile, che prevedeva una serie di requisiti che l’India doveva adempire per far togliere le sanzioni del NSG. Una di esse era il sostegno alle sanzioni internazionali degli Stati Uniti contro l’Iran. Da allora l’India votò più volte le risoluzioni anti-Iran al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ed inoltre aderì alle sanzioni commerciali, riducendo l’approvvigionamento energetico dall’Iran sostituendolo con idrocarburi provenienti da altri fornitori. Se l’Iran fu il terzo maggior esportatore di petrolio per l’India prima, nel 2015 era solo settimo. Inoltre, l’India smise di utilizzare il dollaro per pagare il petrolio che continuava ad acquistare. Negli ultimi anni, il 55% delle merci veniva pagato in euro, e il 45% in rupie.
faa47c3c-caac-40aa-9ad2-ea7dfc359a75 Tali azioni, insieme all’attuazione di altri requisiti decisi dagli Stati Uniti, portarono alla revoca delle sanzioni contro l’India del NSG, nel 2008. Fu una decisione controversa, dato che difatti gli Stati Uniti permisero all’India di possedere armi nucleari in diretta violazione del trattato di non-proliferazione. Tali concessioni incredibili vanno spiegate con il fatto che l’India è d’importanza strategica per gli interessi di Washington, che vuole mantenere l’influenza nell’Asia-Pacifico e avere un alleato contro la Cina. L’accordo nucleare è solo una parte dei numerosi accordi attraverso cui gli Stati Uniti cercano di legare l’India separandola dal resto dell’Asia. Tuttavia, i recenti eventi hanno dimostrato che tali tentativi non hanno raggiunto gli obiettivi di Washington. L’India è disposta ad accettare aiuti e regali dagli Stati Uniti, ma ha anche un proprio ordine del giorno e non ha intenzione di estraniarsi dall’Asia. Allo stesso tempo, gli indiani sanno che gli Stati Uniti non l’aiuteranno a risolvere i problemi più gravi. Oggi il potere economico e militare di qualsiasi Stato si basa sull’industria energetica, e l’India deve garantirsene la sicurezza indipendentemente dagli interessi degli Stati Uniti. L’attuale rapido ripristino delle relazioni tra India e Iran lo dimostra. Nei primi mesi del 2016 le sanzioni anti-iraniane furono abolite. Nell’aprile 2016, il Ministro del Petrolio e Gas naturale dell’India Dharmendra Pradhan visitava l’Iran. Lo scopo era aumentare gli scambi di idrocarburi. A Teheran s’incontrava con il Ministro dell’Industria Petrolifera iraniano Bijan Zangeneh, annunciando che l’India voleva acquistare gas naturale liquefatto iraniano (GNL), raggiungendo un accordo con il governo iraniano che avrebbe preso in considerazione la richiesta indiana e i più convenienti metodi per inviarlo. Un altro aspetto importante seguito dalla riunione tra i ministri indiano e iraniano era la partecipazione dell’India allo sviluppo del giacimento di gas Farzad B, scoperto nel 2012 e avviato nel 2013. D. Pradhan informava il collega iraniano di un piano dettagliato di sviluppo del giacimento preparato poco prima della visita. Tra l’altro, il piano tiene conto degli investimenti che l’India attua con un programma da 10 miliardi di dollari. Poco prima della visita, D. Pradhan riferiva che le imprese indiane prevedono d’investire circa 20 miliardi di dollari nel porto di Chabahar, in Iran, d’importanza strategica per l’India in quanto apre l’accesso ai mercati dell’Asia centrale nonostante il blocco del Pakistan. Chabahar si trova anche vicino al porto pachistano di Gwadar, che la RPC usa dal 2013. Al momento la Cina dichiarò che il porto non sarebbe stato utilizzato dai militari cinesi. Tuttavia, l’India sospetta di piani per istituirvi una base militare, una delle tante dispiegate dalla Cina nell’ambito del Filo di Perle. Pertanto, Chabhar è importante per l’India non solo economicamente, ma anche dal punto di vista della difesa. L’India ha investito centinaia di milioni di dollari nello sviluppo del porto, quando ancora l’Iran era sotto sanzioni. Gli Stati Uniti hanno cercato d’impedirlo, ma l’India trova che i propri interessi strategici siano più importanti dei requisiti di Washington.
Attualmente, l’Iran sviluppa rapidamente il commercio di risorse energetiche dopo le fine delle sanzioni, prestando particolare attenzione alla regione Asia-Pacifico. Se l’India vuole assicurarsi l’approvvigionamento energetico, data la costante crescita della domanda di petrolio e gas, deve concentrarsi sullo sviluppo delle relazioni con l’Iran e altri esportatori, mentre gli Stati Uniti andranno in secondo piano. L’India ha ottenuto tutto ciò che voleva dagli Stati Uniti, tra cui la revoca delle sanzioni del NGS e il riconoscimento, anche se non ufficiale, del diritto a possedere armi nucleari. Delhi ora persegue nuovi obiettivi.629139587effd2e2384fa6939f5b757d-origDmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’India passa all’occidente?

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 26/09/2016cgtuf8jw4aayaw1Alla luce della lotta tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese per l’influenza nel sud-est asiatico, aggravatasi negli ultimi anni, gli altri principali attori della regione acquisiscono un’importanza particolare in quanto capaci di far pendere la bilancia in un senso o nell’altro. I principali attori sono i giganti asiatici India e Giappone. La situazione con il Giappone è abbastanza chiara, storicamente non ha rapporti molto amichevoli con la Cina, e in caso di conflitto non farebbe affidamento che agli USA. Tuttavia, il ruolo dell’India nel crescente confronto non è ancora evidente. Essendo uno degli Stati più potenti, con forti esercito e flotta ed armi nucleari. 7.ma nel mondo e terza in Asia per PIL, l’India è tradizionalmente considerata uno dei principali avversari della Cina, a causa della lunga frontiera con territori contesi. I ricordi delle guerre di confine del 1962, 1967 e 1987 sono ancora freschi mentre piccole controversie continuano ad esserci. Entrambi i Paesi costruiscono costantemente strutture militari lungo il confine. L’India è anche scontenta dalla collaborazione della Cina con il suo principale avversario, il Pakistan, così come coi tentativi della Cina di rafforzare l’influenza in altri Stati vicini, come Myanmar, Nepal e Sri Lanka. Se la Cina ci riesce, l’India sarà dentro una cerchia di alleati dei cinesi. Tali disaccordi avvantaggiano gli Stati Uniti, che cercano di farsi alleata l’India nella lunga lotta contro la Cina. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama annunciò che il partenariato con l’India è di vitale importanza per gli interessi statunitensi nella regione Asia-Pacifico. Gli Stati Uniti sono uno dei principali partner commerciali dell’India. Nel 2015, il fatturato commerciale e degli investimenti fu pari a 64 miliardi di dollari. Dal 1992 conducono regolarmente le manovre militari e navale congiunte Malabar, cui la Cina reagisce in modo estremamente negativo. Ogni anno tali manovre acquisiscono una natura sempre più provocatoria. Ad esempio, il Giappone vi partecipa dal 2015. Nel giugno 2016, le Marine statunitense, indiana e giapponese condussero manovre nel Mar Cinese orientale, vicino alle isole Senkaku, oggetto di controversie tra Cina e Giappone. Nel maggio 2016 gli USA avrebbero assegnato all’industria della Difesa dell’India lo status si partner. Così gli ufficiali statunitensi hanno una più stretta cooperazione con gli ufficiali indiani. fornendogli la tecnologia militare degli Stati Uniti.
Nel giugno 2016, il Primo ministro dell’India Narendra Modi visitava gli Stati Uniti incontrando il presidente degli USA B. Obama. Dopo l’incontro riferirono che India e Stati Uniti avevano per obiettivo principale la sicurezza del traffico marittimo. Subito dopo l’incontro, Delhi avanzò a Washington la proposta di acquistare un lotto di Predator Guardian, il velivolo senza equipaggio (drone) per pattugliare il mare. Questi mezzi interessano gli ufficiali indiani da tempo, ma la loro acquisizione era impossibile dato che l’India non partecipava all’accordo Missile Technology Control Regime (MTCR). Tuttavia, nel giugno 2016, qualche tempo dopo l’incontro tra N. Modi e B. Obama, l’India aderiva al MTCR e otteneva il diritto di acquistare le apparecchiature che voleva. Nell’agosto 2016, il Ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar e il segretario della Difesa Ashton Carter firmavano un memorandum sulla cooperazione tecnica. Poi, nel settembre 2016, i media riferivano dell’intenzione degli Stati Uniti di vendere all’India 22 di quei droni, che quest’ultima voleva acquisire a giugno. Veniva ufficialmente annunciato che la vendita dei droni alla Marina indiana contribuirà al rafforzamento della collaborazione militare e politica tra USA e India. Tali notizie sarebbero considerate la prova che l’India avanza verso l’alleanza militare anti-cinese guidata dagli Stati Uniti. Tuttavia, va ricordato che le relazioni tra India e Cina non sono pessime. Il confine di 3380 chilometri contribuisce a contenziosi e anche riconciliazione, entrambi i Paesi sanno che devono stabilire un buon rapporto. Nel 2005, l’India riconobbe il Tibet come regione autonoma della Cina, mentre la Cina riconosceva il Sikkim come territorio indiano. Il mutuo commercio è in costante crescita. Così nel 2008 la Cina divenne il principale partner commerciale dell’India. Nel 2015, il fatturato commerciale tra i due Paesi superava i 71 miliardi di dollari. L’India conduce l’addestramento militare congiunto non solo con gli avversari della Cina, ma con la stessa Cina. Così, le esercitazioni congiunte di confine tra truppe indiane e cinesi Cooperation-2016 si sono svolte a febbraio. Nell’aprile 2016, il Ministro della Difesa indiano M. Parrikar visitava Pechino per incontrare il collega cinese Chang Wanquan. Dopo l’incontro fu annunciato che i due Paesi attribuivano grande importanza alla cooperazione nel campo militare, e che India e Cina erano pronte a garantire la sicurezza nella regione.
Sul riconoscimento dell’India a partner degli Stati Uniti nell’industria militare, questo status nell’Asia-Pacifico fu anche concesso a Australia, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea, Filippine e Giappone, facilitando l’accesso alle tecnologie militari statunitensi, ma non è vincolante. Il memorandum sulla cooperazione tecnico-materiale, inoltre, non è vincolante. Ciò significa che l’India utilizzerà i droni ma non è obbligata a sostenere le azioni avventurose delle forze navali degli Stati Uniti. Ricordiamo la visita del Presidente indiano Pranab Kumar Mukherjee in Cina nel maggio 2016. Allora annunciava che India e Cina avevano fatto enormi progressi nelle relazioni dal 1990, e il fatturato commerciale era aumentato più di 20 volte negli ultimi 16 anni. In conclusione, il presidente indiano aveva detto che se 2,5 miliardi di indiani e cinesi si uniscono e collaborano, verrebbero compiuti rapidi progressi in entrambe le nazioni. Forse questo è il meglio che si può dire delle attuali relazioni India-Cina. Se gli Stati Uniti ritengono che permettere l’accesso alle tecnologie militari e vari sconti all’India ne facciano un alleato affidabile, si sbagliano di grosso. Il rifiuto di partecipare a blocchi militari e politici è uno dei primi principi della politica estera indiana dal 1961, quando fu creato il Movimento dei Paesi Non Allineati. Una delle menti di ciò fu il Primo ministro indiano Jawaharlal Nehru, seguace del Mahatma Gandhi. Inoltre, gli Stati Uniti sono lontani mentre la Cina è vicina. L’India capisce chiaramente che con un conflitto con la Cina affronterebbe difficoltà a lungo termine, il che significa che userà la partnership con gli Stati Uniti quale strumento per frenare l’espansione cinese, ma non correrà rischi a vantaggio degli interessi statunitensi.Indian soldiers and Chinese soldiers salute during celebrations to mark 60th anniversary of founding of People's Republic of China, at Indo-China borderDmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I signori della guerra dell’Impero Americano rullano i tamburi

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation 19/09/2016

Ammiraglio Harris

Ammiraglio Harris

Era dai tempi dell’impero romano che i signori della guerra regionali non avevano tanta autorità da avere una propria politica militare e diplomatica rispetto al governo centrale. Gli Stati Uniti chiamano i propri signori della guerra “comandanti combattenti” e non sbagliano. Tali comandanti combattenti sono sempre alla ricerca di nuove guerre, sempre nell’interesse personali propri e dei vertici militari, ma non certo del popolo statunitense. I comandanti combattenti statunitensi dominano propri feudi virtuali, che il Pentagono chiama “aree di responsabilità” o AoR. I signori della guerra dell’impero romano venivano chiamati “proconsoli” ed erano comandanti nominati per governare i territori appena conquistati. Questi AoR romani, conosciuti come proconsoli imperiali, differivano di poco dai moderni AoR statunitensi. Tuttavia, i proconsoli romani erano molto più responsabili verso gli imperatori dei comandanti combattenti verso l’attuale presidente degli Stati Uniti. Il complesso militare e d’intelligence degli Stati Uniti ha diviso il mondo in AoR su cui i comandanti combattenti esercitano autorità su militari, politici, diplomatici statunitensi, e sempre più sulle decisioni economiche. Tali comandi, Comando Centrale, Comando del Pacifico, Comando Europeo, Comando Meridionale, Comando Settentrionale e Comando Africa degli Stati Uniti, sono coinvolti anche nelle attività militari e politiche delle nazioni delle rispettive AoR, alleate o dipendenti da accordi con gli Stati Uniti. Per comodità, il capo del Comando Europeo degli Stati Uniti era anche il Comandante supremo alleato in Europa, il capo militare dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO). In effetti, la NATO è parte integrante dell’egemonia militare degli Stati Uniti. Nel terzo secolo d.C. vari governatori romani presero le armi l’uno contro l’altro per la carica d’imperatore, al collasso dell’impero romano. Oggi, lo stesso fenomeno avviene tra i signori della guerra statunitensi che cercano di espandere le loro AoR a spese dei rivali. Uno dei più aggressivi signori della guerra e comandante combattente degli USA è il capo del Comando del Pacifico, o PACOM, ammiraglio Harry Harris. Da avanguardia militare del “perno in Asia”, idea mal concepita e pericolosa di Obama, Harris ultimamente ha esteso la sua AoR a zone già appartenenti al Comando Centrale degli Stati Uniti, o CENTCOM. Il capo di CENTCOM, generale Joseph Votel, è occupato a confrontarsi militarmente con l’Iran nel Golfo Persico: Harris, in un discorso a San Diego, disse che la sua AoR comprende la regione “Indo-Asia-Pacifico”, una chiara indicazione che Harris espande il suo governatorato militare su Oceano indiano e Asia meridionale. Harris ha usato il termine “Indo-Asia-Pacifico” per descrivere la sua “ciotola di riso” militare a un gruppo di militari del complesso industriale-militare, il Consiglio Amministrativo Militare di San Diego.
Come un generale romano dittatoriale, Harris avvertiva il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte e il suo governo dal fare altre dichiarazioni anti-americane. Duterte si è ribellato alla volontà di Harris adottando una politica conciliante verso la Cina sulla disputa sul Mar Cinese Meridionale e chiedendo che gli Stati Uniti ritirino le forze speciali dal sud delle Filippine. Duterte proviene dall’isola meridionale di Mindanao. Ulteriormente urtante per Harris è stata la dichiarazione del Ministro degli Esteri delle Filippine Perfecto Yasay, secondo cui il suo Paese non va più trattato come il “fratellino scuro” degli USA. La tradizione della Marina di Harris è che gli amministratori filippini una volta dovevano soddisfare ogni capriccio degli ufficiali di marina statunitensi, cucinando pasti, lustrando scarpe, pulendo i bagni e stirando le uniformi. L’atteggiamento paternalistico nei confronti delle Filippine di ufficiali come Harris non è mai scomparso. Harris lascia che il gruppo militarista di San Diego sappia che la sua pazienza con Duterte si esaurisce avvertendo duramente il presidente Filippine: “Siamo alleati delle Filippine da lungo tempo. Abbiamo versato il nostro sangue per loro… Abbiamo combattuto fianco a fianco durante la seconda guerra mondiale. Ritengo che la nostra alleanza con le Filippine sia ferrea”. In altre parole, Harris sfida Duterte facendogli sapere che il Comando del Pacifico degli Stati Uniti non tollera alcun movimento delle Filippine verso la neutralità o una politica filo-cinese. Ciò che allarma della dichiarazione di Harris è che da sempre competeva a presidenti e segretari di Stato degli USA avviare iniziative verso i leader stranieri. Secondo Obama, tale autorità è discesa sui comandanti combattenti, ulteriore segnale che la diplomazia statunitense è sequestrata dal Pentagono e dai suoi vertici. L’estensione in Asia meridionale degli interessi militari di Harris significa che la sua AoR e quella del CENTCOM ora dominano la stessa “linea di controllo” militarizzata nel Kashmir conteso, come tra i militari di India e Pakistan. La regione di Gilgit-Baltistan nel nord del Pakistan e nel Kashmir Ladakh, che rivendica legami culturali e storici con i regni buddisti dell’Himalaya, vorrebbe percorrere una propria strada. Ma è a cavallo del confine PACOM-CENTCOM. Forse Harris e Votel giocheranno a poker al Fort Myer Officers Club, vicino al Pentagono, per decidere chi avrà l’autorità finale su questi territori secessionisti. Come governatori romani rivali, Harris e Votel concorrono per influenzare le stesse regioni. La differenza tra i due generali che giocano ai videogiochi militari, Votel e il suo cliente Pakistan, e Harris e il suo cliente India, è che sono concorrenti nucleari in una regione pericolosa. Ogni scontro convenzionale lungo la linea di controllo che separa le forze indiane e pakistane nel Kashmir, o lungo il loro confine nazionale, rischia di accelerare rapidamente in un conflitto nucleare regionale, che potrebbe precipitare gli Stati Uniti in una guerra.
Harris si muove anche sul teatro Indo-Asia-Pacifico più vicino al CENTCOM, espandendo le manovre del PACOM all’Oceano Indiano. Recentemente, PACOM ha svolto esercitazioni con le forze dello Sri Lanka nella regione irrequieta del Tamil, nel nord dello Sri Lanka, e pretende gli stessi diritti a basi navali che ha con l’India, col memorandum d’intesa sullo scambio logistico, da Sri Lanka e Maldive. Harris prevede una coalizione navale alleata di quattro potenze composta dalle marine statunitense, australiana, indiana e giapponese, per affrontare la Cina nel Pacifico e nell’Indiano. La Marina giapponese ha recentemente aderito alle esercitazioni della Marina statunitense nel Mar Cinese Meridionale per avvertire la Cina. Tuttavia, molti Paesi nel Mar Cinese Meridionale ricordano ancora cose fosse il Giappone e la sua Sfera di co-prosperità della Grande Asia orientale, quando soggiogò le loro terre durante la Seconda Guerra Mondiale. Essi e la Cina subirono la stessa sorte con l’aggressione militare giapponese. Harris e la sua cricca di militari a Pearl Harbor e a San Diego sembrano dimenticare la lezione della Seconda guerra mondiale e di come l’aggressione giapponese unì i popoli del Sud-Est e dell’Asia orientale contro un nemico imperialista comune. Per tali dilettanti della storia militare asiatica, è come se l’attacco giapponese del 7 dicembre 1941 a Pearl Harbor sia avvenuto in una realtà parallela. Con il PACOM che va verso l’Oceano Indiano e il CENTCOM che punta ad est, alla fine ci sarà una faida militare su quale governatore militare dovrà gestire l’espansione della presenza navale cinese a Gibuti, nel Corno d’Africa, quale governatore degli Stati Uniti avrà il controllo delle proposte basi militari degli Stati Uniti sull’isola yemenita di Socotra, nel Golfo di Aden, e quale giurisdizione militare supervisionerà le Chagos a sud delle Maldive, controllate dalla Gran Bretagna ma rivendicate dalle Mauritius, parte dell’AoR del Comando Africa. Una questione prevale su tutte. Generali e ammiragli statunitensi non hanno alcun diritto di dividersi il mondo in campi da gioco personali. I comandanti combattenti dovrebbero diventare oscure note della storia, come i loro antenati romani, oppure i principi fondamentali del diritto internazionale verranno formalmente rigettati dall’Impero Americano.

Generale Votel

Generale Votel

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora