La profonda disperazione dello Stato profondo. Ecco perché…

Covert Geopolitics, 31 marzo 2018Vi siete mai chiesti perché lo Stato profondo si comporta “stranamente” ultimamente? Non importa dove si guardi, lo Stato profondo lotta per preservare la propria posizione privilegiata sull’intero spettro sociale. Che si tratti di economia, geopolitica, militare o anche nell’esopolitica, perde il controllo, è un grande momento. In breve, è nel panico.

Economia mondiale
Come previsto, lo Shanghai International Energy Exchange (INE) ha iniziato ad intrattenere gli investitori sui futures sul petrolio greggio quotati da 23 intermediari esteri. In appena una settimana, ha già totalizzato 278234 transazioni, per un valore di 115,92 miliardi di yuan. La Cina è attualmente il principale consumatore di energia, ed è giusto che debba dettare il corso della valuta da utilizzare nell’acquisto del petrolio, d’ora in poi. Questo naturalmente fa ben sperare sull’industria guerrafondaia del petrodollaro. No, questo non è solo un cambio tra due elementi dello stesso ordine mondiale. È assolutamente sbagliato. In Cina oggi si costruiscono 33 centrali nucleari avanzate, e il suo obiettivo intermedio è esportare centrali elettriche chiavi in mano in tutto il mondo a un prezzo che solo la Cina potrà offrire. Anche se Donald Trump costringe la Cina ad assumere più idrocarburi costosi, quindi i dazi sull’acciaio cinese. Ma gli Stati Uniti si sparano ai piedi, dato che quest’ultimo è molto più economico delle controparti locali. Perché? La Cina non gioca al gioco economico dell’occidente, basato sulla scarsità. Vuole mostrare all’altra parte che c’è un modo migliore di gestire il pianeta, a vantaggio di tutti. È abbastanza saggio capire che l’unico modo in cui può proteggersi è potenziare le altre nazioni con ampio sviluppo e massicce istituzioni di sistemi energetici liberi con l’uso pacifico dell’energia nucleare.

Il cambio di regime è stato fermato
L’impero inglese non è contento della sconfitta dei suoi gruppi terroristici nel Ghuta in Siria. Circa 6000 terroristi impiegati dalla CIA ancora ottenevano un passaggio sicuro verso Idlib. Ma un giornalista si prese l’onere di confrontarsi con alcuni di loro e mettere in discussione il senso delle loro azioni insensate. Ai terroristi fu offerta la riconciliazione dal governo siriano, ma rifiutavano scegliendo invece di trasferirsi ad Idlib, dove possono unirsi agli altri terroristi della CIA sconfitti. Trump, assai volubile d’altro canto, lascia intendere che gli Stati Uniti molleranno presto la Siria. Applausi per Trump. Ma in realtà, il danno fatto in Siria non può essere annullato con un’affermazione. Per non parlare del fatto che poche settimane prima firmò il più alto bilancio del Pentagono di sempre. Anche l’ultimo tentato colpo di Stato anti-Trump inglese usando la psyop Cambridge Analytica falliva.Comportamento infantile di un vecchio impero
Tornando al Regno Unito, l’immaturità negli affari mondiali si manifesta nell’uso sfrenato del dipartimento d’intelligence per avviare false flag anti-russe malriuscite, avvelenando il proprio agente Sergej Skripal e darne la colpa alla Russia. Ciò seguito dalla massiccia espulsione di diplomatici russi da parte di UE e Stati Uniti, in qualche modo enorme miglioramento considerando che un anno prima, in realtà li assassinavano, apertamente o in altro modo. Ultimamente, i russi risposero con la proporzionata espulsione di diplomatici occidentali, dovuta alla mancata esibizione da parte di questi ultimi delle prove sull’avvelenamento di Skripal, e al rifiuto del Regno Unito di collaborare nelle indagini. La disperazione dell’impero inglese continua col raid ingiustificato su un aereo di linea dell’Aeroflot e la chiusura dell’accesso a Internet di Julian Assange. Il governo svedese non ha alcuna causa contro il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, e quindi, l’impero non ha nulla da rimproverare all’attivista, il cui crimine è fare solo ciò che i giornalisti seri dovrebbero fare, cioè scovare e pubblicare gli illeciti del governo? I governi controllati dallo Stato profondo vogliono limitare la nostra libertà di espressione ed intromettersi nelle nostre vite, ma esso stesso non può permettersi di aprirsi al pubblico controllo.

Il multipolarismo avanza, mollando l’occidente
Voi proponete, ma l’altra parte rifiuta i termini del reciproco vantaggio. Quali sono le opzioni? Mentre si fanno le puntate da fare, la rinascita dell’antica Via della Seta continua mentre altre nazioni africane si avvalgono dei massicci progetti infrastrutturali finanziati al 70% dalla Cina. Questo importante incremento economico è associato al trasferimento di tecnologia che avrà profondo impatto sulla vita delle popolazioni locali. Paragonato ai superficiali concerti rock per l’Africa, dove il ricavato andava nelle tasche di chi gestisce le losche e false organizzazioni umanitarie. Tutto ciò che i critici occidentali potrebbero fare è osservare questi sviluppi e malignare sulla Cina che solo cerca di sfruttare le risorse naturali, come fa l’occidente da 500 anni. No, la partecipazione della Cina alla costruzione di infrastrutture di base in Africa rende il continente indipendente dallo sfruttamento occidentale. Questo è ben lontano da cambi di regime, guerre e attacchi biochimici occidentali contro gli africani. Gli Stati Uniti d’America devono ricordare che alla loro nascita come repubblica, fu la Cina a finanziarne lo sviluppo economico iniziale, con le costruzioni ferroviarie nel continente che usarono la laboriosa manodopera cinese che nei libri di storia statunitensi sono etichettati come schiavi È così bello vedere che in Africa oggi già si parla di come rapportarsi con la Cina in termini economici,… piuttosto che usarne le conoscenze in matematica contando i cadaveri delle guerre istigare dall’occidente. Si ricordi come lo Stato profondo controllava le Nazioni Unite nel 1994, rispondendo al genocidio del Ruanda. Chi innescò quell’evento se non l’intelligence occidentale nella regione? Così com’è oggi, l’Oriente è stanco di affrontare immaturità ed eccezionalismo dell’occidente, e progredisce lo sviluppo globale, con o senza la partecipazione occidentale. L’occidente non può più dettare i termini su cui l’umanità ascende a una prosperità condivisa. La privilegiata élite parassitaria occidentale sarà presto irrilevante, poiché i padroni di casa acquisiranno più conoscenze su come decontaminare, disintossicare e smantellare le celle della prigione immaginaria costruitagli intorno.
Non ci sono mai stati limiti teorici e fisici a ciò che l’essere umano può fare. Le limitazioni dogmatiche stabilite dalla scienza sono laddove l’egemonia occidentale trae potere. Ma i risultati scientifici combinati all’Alleanza tra Russia, Iran e Cina, l’hanno efficacemente neutralizzate. Tutto ciò è la vera causa del panico nell’impero dello Stato profondo.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Mentre gli USA attuano la guerra commerciale, India e Cina si avvicinano

Times of India, 26 marzo 2018

La visita al Ministro del Commercio cinese Zhong Shan “ha salutato gli investimenti indiani in Cina e promesso di affrontare il deficit commerciale tra i due Paesi“, secondo la dichiarazione del Ministero del Commercio indiano. In precedenza, il Ministro del Commercio Suresh Prabhu e l’omologo cinese Zhong parteciparono al Joint Economic Group (JEG). L’incontro aveva una premessa interessante. Dall’inizio di questo mese, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha aumentato i dazi all’importazione in due occasioni. All’inizio di marzo, i dazi furono aumentati sulle importazioni di acciaio e alluminio, il che avrebbe influito su India e Cina. La scorsa settimana, gli Stati Uniti hanno inferto un colpo ancora più decisivo alla Cina imponendo altri dazi per 60 miliardi su tecnologia e beni di consumo cinesi. D’altra parte, il Premier cinese Li Keqiang, alla chiusura della sessione parlamentare annuale della seconda economia mondiale, dichiarava che aziende nazionali ed estere in Cina potranno competere su un piano di parità. L’India esporta il 16,13% delle esportazioni negli Stati Uniti. Invece il 3,42 per cento delle esportazioni è destinato alla Cina, diventando così quarto importatore di prodotti indiani. I nuovi dazi imposti dall’amministrazione Trump su acciaio e alluminio comportano qualche fastidio. Solo il 5% delle esportazioni indiane negli Stati Uniti sono metalli, di cui circa il 3% acciaio. Tuttavia, i dati dal sito del Ministero del Commercio mostrano un balzo del 41,60 per cento nelle esportazioni di acciaio e ferro dell’India tra aprile 2017 e gennaio 2018, rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno. D’altra parte, pietre e vetro, le esportazioni più importanti dell’India negli Stati Uniti, hanno visto una lenta crescita. Il settore delle pietre preziose e semipreziose infatti ha visto un trend negativo dell’8%.
Per la Cina, i prodotti chimici organici, le maggiori esportazioni dell’India verso la superpotenza asiatica, hanno registrato una crescita del 16,75% nel periodo aprile 2017-gennaio 2018. Ma il commercio con la Cina è in gran parte distorto. Il disavanzo commerciale dell’India con la Cina s’è ampliato negli ultimi tre anni, e lo stesso discorso era all’ordine del giorno nella riunione dei ministri del commercio. L’India sicuramente cerca di favorire il commercio con la Cina, poiché tenta di ridurre il crescente deficit commerciale. Il Ministero del Commercio indiano presentava per l’esportazione in Cina un gran numero di prodotti farmaceutici. L’India suggerisce regole d’ingresso più semplici per i farmaci autorizzati in altri Paesi, una questione su cui si prevedono infine dei progressi nei prossimi mesi. Con quasi 11 miliardi, i prodotti farmaceutici rappresentano la quinta maggiore quota di esportazione dell’India, anche se fu osservato nel periodo aprile 2017-gennaio 2018 un trend negativo del 5%.
Il governo indiano, a sua volta, sarà probabilmente più aperto sulla concessione alla Cina dello status di “economia di mercato”. La Cina lotta con Unione europea (UE) e Stati Uniti nell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) per il riconoscimento come economia di mercato, denominazione che comporterebbe dazi antidumping notevolmente più bassi sui beni cinesi, rendendoli così più competitivi sul mercato globale mercato. Il deficit commerciale dell’India cogli Stati Uniti è molto più basso, rispetto a quello con la Cina. Con Stati Uniti e Cina che mostrano sentimenti contrastanti e l’India desiderosa di rendere più proficuo il commercio con la Cina, nuove vie nel commercio sino-indiano potrebbero aprirsi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La visita del presidente iraniano in India

Vladimir Terehov, New Eastern Outlook 05.03.2018Il Presidente iraniano Hassan Rouhani visitava l’India il 15-17 febbraio e aveva parlato col Primo ministro indiano Narendra Modi. La visita è degna di nota per una serie di motivi, il più importante è che aveva luogo. Perché fu una significativa iniziativa in politica estera, presa da uno “Stato paria” che, insieme a “Stati revisionisti” fino a poco prima erano visti come minacce alla sicurezza nazionale della “principale superpotenza globale”. La leadership dell’Iran non era intimidita da tale atteggiamento, o spinta a mantenere un basso profilo. In effetti, l’Iran otteneva qualcosa di molto significativo, e non solo, ma in un Paese che il “leader globale” considera quasi alleato per la rivalità con la Cina, uno dei due “Stati revisionisti”. La parola chiave è “quasi”: mentre il governo indiano ha chiaramente e comprensibilmente cercato di sviluppare relazioni strategiche con Washington, non ha accettato alcun obbligo che lo legasse agli USA. Almeno non ancora. L’India non ha mai interrotto le relazioni (sebbene “congelate” per un po’) con l’Iran e l’altro “Stato paria” nominato dagli USA, la Corea democratica. Si può tranquillamente affermare che, nonostante i rapporti tra Stati Uniti, Cina e India si sviluppino, l’India non interromperà le relazioni con l’Iran. Questo nonostante il fatto che, solo quattro o cinque anni fa, le minacce di Washington rappresentassero un ostacolo a qualsiasi miglioramento delle relazioni. Minacce simili furono ascoltate quando Narendra Modi annunciò di recarsi a Teheran nel 2016 (una visita che Hassan Rouhani fa in cambio in India questo mese). L’allora segretario di Stato aggiunto degli Stati Uniti per gli affari dell’Asia centrale e meridionale, Nisha Desai Biswal, affermò che gli Stati Uniti erano stati “molto chiari cogli indiani a continuare a limitare le attività nei confronti dell’Iran”. Ma la leadership del partito Bharatiya Janata, guidato da Narendra Modi, era già consapevole del proprio status sulla scena internazionale. Pertanto ignorò l’avvertimento di Washington e il premier indiano, che in quel periodo visitava Teheran, firmò un accordo molto importante e che fu mossa importante nel gioco politico che si svolgeva negli oceani Indiano e Pacifico.
In un memorandum d’intesa l’India accettava di estendere un credito di 500000000 di dollari all’Iran per lo sviluppo dell’impianto portuale di Chabahar, situato nel Golfo di Oman, a 100 km dal confine col Pakistan. Una sezione ferroviaria di 600 km tra Chabahar e Zahedan, attualmente in costruzione, collegherà l’impianto portuale con l’infrastruttura dell’Afghanistan. La ferrovia, a proposito, è un altro progetto comune con l’India. L’India quindi raggiunge un obiettivo strategico molto importante: una via di accesso all’Afghanistan (che inizia con la rotta da Mumbai a Chabahar) che aggiri il Pakistan. Il desiderio dell’India di una certa voce sulla situazione in Afghanistan non è solo dovuta al comprensibile desiderio di opporsi alla partnership Cina-Pakistan: riflette anche un senso diffuso tra l’élite politica indiana che il Paesesia l’erede dell”India britannica’. Se continua a svilupparsi al ritmo attuale, forse non è inverosimile immaginare che un giorno l’India potrà definirsi “erede dell’Impero inglese”, qualcosa che la Gran Bretagna è assai lontana dal poter fare. Nei commenti sul progetto portuale indo-iraniano del porto di Chabahar, gli esperti suggeriscono spesso che potrebbe diventare importante per l’India come il porto di Gwadar (sempre 100 km dal confine Iran-Pakistan, ma dal lato pakistano) per la Cina. La costruzione della struttura portuale, in gran parte finanziata dalla Cina, è in corso da 15-20 anni. Sull’Afghanistan, proprio come 100 o 200 anni fa, è di nuovo al centro del “Grande Gioco” per il controllo dell’Asia centrale e meridionale, ma questa volta non è giocato da Londra e Mosca, ma da un nuovi Paesi. Trovandosi nel fuoco incrociato delle rivalità, il governo di Kabul, cercando di trovare la propria strada nell’arena di forze in competizione, si schiera più o meno apertamente con l’India. Il complesso progetto portuale di Chabahar è quindi particolarmente importante anche per Kabul. Ecco perché, nel maggio 2016, il presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani partecipò all’Accordo Trilaterale sulla creazione di un “corridoio di transito” che colleghi Chabahar alle infrastrutture dell’Afghanistan. Quest’ultimo progetto fu confermato da un articolo della dichiarazione congiunta India-Iran firmata quel maggio 2016, durante la visita di Narendra Modi a Teheran. Il progetto consentirà all’Afghanistan di avere accesso al mare attraverso l’Iran ‘amico’, scavalcando il Pakistan, Paese con cui le relazioni, come Kabul dichiara ufficialmente, ‘lasciano molto a desiderare’.
Sulla dichiarazione congiunta adottata durante la visita di Hassan Rouhani in India, va notato, come la dichiarazione congiunta rilasciata due anni fa, faccia riferimento all'”atmosfera cordiale” in cui “ampie e costruttive discussioni si sono tenute su questioni bilaterali, regionali multilaterali”. La dichiarazione esprime soddisfazione anche per i progressi nei vari aspetti della cooperazione tra i due Paesi, avviata con la visita di Narendra Modi a Teheran due anni prima. Il documento indica anche al completamento della prima fase della modernizzazione del porto di Chabahar nel dicembre 2017, ratifica del suddetto accordo trilaterale da parte di tutte le parti e completamento della “prima spedizione di grano indiano” in Afghanistan attraverso la nuova infrastruttura. La dichiarazione congiunta ribadisce la partecipazione di India ed Iran alla creazione di un “Corridoio dei trasporti internazionale Nord-Sud”, coi terminali a San Pietroburgo e Mumbai. Il documento copre quasi tutti gli aspetti delle relazioni internazionali, ma la sezione “Sicurezza e cooperazione nell’industria della Difesa” è particolarmente degna di nota. Non è lunga (solo tre brevi articoli), ma evidenzia ancora una volta il contesto internazionale in cui appare, condizionato dall’Iran all’essere effettivamente dichiarato nemico dal principale possibile alleato dell’India. Nello specifico, afferma che “entrambi i leader hanno accolto con favore la crescente interazione tra i consigli di sicurezza nazionale e hanno deciso di rafforzare le consultazioni regolari ed istituzionalizzarle“. Questo successo nello stabilire legami stretti con uno dei principali Paesi del Grande Medio Oriente è particolarmente importante per l’India, proprio ora, quando la Cina rafforza le posizioni in Paesi come Myanmar, Nepal, Sri Lanka e Maldive, non per menzionare il Pakistan.
Nei commenti, gli esperti indiani hanno evidenziato non solo i chiari benefici che l’India potrà ottenere dallo sviluppo delle relazioni con l’Iran, ma anche le sfide che potrebbe affrontare, connesse con le complessità della situazione politica ed economica nella società iraniana e anche coi problemi relativi alle “divisioni esistenti nel Grande Medio Oriente”, un processo in cui l’Iran è direttamente coinvolto. Ad esempio, l’Iran è ora quasi in conflitto diretto con Israele, un Paese con cui l’India intrattiene da tempo relazioni reciprocamente vantaggiose (ad esempio, ha acquistato materiale militare d’avanguardia da Israele). Queste relazioni sono state confermate dall’ultima visita del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Nuova Delhi. Un’altra sfida seria per Nuova Delhi è il peggioramento delle relazioni tra Iran e Arabia Saudita e Stati Uniti. Sembra chiaro, tuttavia, che ogni possibile rischio connesso col riavvicinamento tra i due Paesi è ben compreso a Nuova Delhi e a Teheran. La cosa più importante è che, come già detto, tali rischi non impediscano ai leader di entrambi i Paesi di aumentare la cooperazione su una vasta gamma di questioni, che a loro volta saranno importanti nel complesso puzzle politico delle regioni degli oceani Indiano e Pacifico.Vladimir Terekhov, esperto di questioni relative alla regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

USA furiosi per gli armamenti della Russia al Myanmar

Alex Gorka SCF 29.01.2018Il Myanmar è uno dei molti Paesi sempre più interessati alle armi russe e recentemente veniva annunciato che si prepara ad acquistare 6 caccia russi Su-30. Tale accordo è stato raggiunto durante la visita del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu il 20-22 gennaio. Le armi russe per le forze di terra e navali facevano parte dell’agenda. Il dipartimento di Stato USA ha reagito sostenendo che le vendite di armi al Paese sono inappropriate per via della crisi rohingya. Secondo la portavoce del dipartimento di Stato Heather Nauert, l’accordo alimenterà il conflitto nel Myanmar. Va notato che non aveva detto nulla sull’invio di armi statunitensi all’Ucraina. Né menzionava il fatto che i ribelli rohingya sono solo uno dei tanti gruppi armati che operano in Myanmar, sebbene siano gli unici a preoccupare il governo degli Stati Uniti. Bill Richardson, ex-ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite ed ex-governatore del New Mexico, si è appena dimesso dal comitato consultivo internazionale sulla crisi dei rifugiati rohingya. Secondo lui, è un'”operazione di protezione e cheerleading” della leader del Myanmar Aung San Suu Kyi, che incolpa delle conseguenze delle operazioni militari contro i ribelli rohingya. Il conflitto non ha nulla a che fare con la Russia e Mosca non ha preso posizione, ma il dipartimento di Stato USA coglierà qualsiasi pretesto per attaccare la Russia e dipingerla come “impero del male”. Non bisogna essere esperti in difesa per vedere che il caccia Su-30 non è progettato per combattere i ribelli. La sua missione è colpire con precisione obiettivi navali, ed è anche efficace contro eventuali obiettivi a terra di alto valore di un possibile nemico. In poche parole, è un aereo da guerra contro un nemico sofisticato. L’esercito del Myanmar ha gli F-16 fabbricati negli Stati Uniti che usa contro la guerriglia. Quando Washington li vendeva al governo di Myanmar, non gliene importava nulla che venissero usati contro i ribelli. L’esercito statunitense non ha mai apprezzato il Su-30 da quando la versione indiana Su-30MKI ha sconfitto gli F-15C Eagle statunitensi nel 2004 e nel 2005. In qualsiasi confronto, il Su-30MKI domina l’F-16 di produzione statunitense. Nel 2015, il Su-30MKI sconfisse il Typhoon inglese nelle manovre. Il Myanmar è un mercato redditizio per le esportazioni di armi. Gli Stati Uniti vedono Mosca come concorrente. Mosca e Naypyidaw collaborano militarmente dagli anni ’90. Il Myanmar ha acquistato aerei da combattimento MiG-29, addestratori Jak-130, elicotteri da combattimento Mi-17, Mi-24 e Mi-35. La Russia è il maggiore fornitore di missili terra-aria.
Le armi degli Stati Uniti sono usate per uccidere civili nello Yemen e finiscono anche nelle mani dei ribelli siriani. Lo Stato islamico ha usato armi statunitensi in Iraq e Siria. Washington vende armi a più di 100 Paesi, molti dai regimi autoritari. Recentemente, armi statunitensi sono state usate dalle milizie sciite contro i curdi, alleati degli statunitensi in Iraq. La Russia è il secondo maggiore esportatore di armi al mondo e rafforza la posizione a una velocità vertiginosa. È impegnata a stipulare contratti lucrosi coi partner tradizionali degli USA in Medio Oriente. La Russia ha il vantaggio globale nei sistemi di difesa aerea. L’S-400 è un enorme successo, con consegne in corso alla Cina e un contratto firmato con la Turchia. Arabia Saudita e Qatar sono altri due possibili clienti che negoziano attualmente. La Russia deve il successo al fatto che la sua industria della Difesa offre la massima qualità a un prezzo accettabile. Washington è pronta a fare di tutto per impedirlo e si affida alla stessa politica in altre parti del mondo. Gli Stati Uniti hanno fatto ricorso a pesanti pressioni sugli europei per acquistarne il gas, più costoso di quello che la Russia fornisce. Né evitano di utilizzare qualsiasi metodo per promuovere i propri obiettivi in politica estera. Ora che Washington vede la Russia come concorrente capace di resistere alle pressioni e di perseguire una politica estera indipendente, viene accusata di tutto ciò che va storto nel mondo. E così, ancora una volta, da che pulpito viene la predica.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Pakistan fa “Perno” acquistando armi da Cina e Russia

Zero Hedge, 30/01/2018La decisione del Presidente Trump di celebrare il nuovo anno demonizzando il Pakistan su twitter si è in gran parte adombrata. In un’intervista al Financial Times, il Ministro della Difesa del Pakistan Khurram Dastgir Khan ha detto che il Pakistan espande le relazioni con Russia e Cina, mentre le relazioni con Washington si deteriorano in seguito alla sospensione di oltre 2 miliardi di dollari in aiuti militari ad Islamabad. Khan ha detto che il suo governo attua la “ricalibratura regionale della politica estera e di sicurezza del Pakistan“, il che implica che le Forze Armate pakistane compreranno armi da Russia e Cina piuttosto che dagli Stati Uniti. “Il fatto che abbiamo ricalibrato la nostra via migliorando le relazioni con la Russia e approfondendole con la Cina, è una risposta a ciò che gli statunitensi hanno fatto“, affermava. Le osservazioni di Khan al Financial Times arrivavano tre settimane dopo che Pechino annunciava la costruzione di una seconda base militare estera, vicino al porto di Gwadar, nella provincia pakistana del Belucistan. I piani prevedono che la base di Jiwani sia una struttura aeronavale delle forze cinesi, situata a breve distanza dalla struttura portuale commerciale cinese di Gwadar, in Pakistan. Sia Gwadar che Jiwani fanno parte della provincia del Baluchistan occidentale del Pakistan…. La grande base aeronavale richiederà che il governo pakistano ricollochi numerosi residenti della zona. I piani ne richiedono il trasferimento in altre aree di Jiwani o nell’entroterra della provincia del Baluchistan. I cinesi hanno anche chiesto ai pakistani di effettuare un importante potenziamento dell’aeroporto di Jiwani, in modo che la struttura possa gestire grandi velivoli militari. I lavori per il miglioramento dell’aeroporto dovrebbero iniziare a luglio. La base navale e l’aeroporto occuperanno quasi l’intera penisola.
Khan chiariva che il Pakistan aveva iniziato il processo di “ricalibrazione” tre anni prima, quando acquistò elicotteri russi, indicandola non come nuova tendenza, ma le recenti azioni del presidente Trump hanno certamente spinto il Pakistan a gravitare verso Russia e Cina per la difesa. Le tensioni tra Stati Uniti e Pakistan sono le peggiori in 70 anni di amicizia. Khan notava che il Pakistan ha molti obiettivi simili a quelli di Washington, ma “ultimamente l’attenzione si è concentrata su aree divergenti. Abbiamo già acquistato alcuni elicotteri russi negli ultimi tre anni“, affermava. “Questo è ciò che chiamiamo ricalibratura regionale della politica estera e di sicurezza del Pakistan, a causa dell’infelice scelta che gli Stati Uniti continuano a fare“. All’inizio del mese, gli Stati Uniti dissero di sospendere il programma di assistenza per la sicurezza del Pakistan da 2 miliardi di dollari, perché il Paese non combatte il terrorismo interno. “Gli Stati Uniti hanno scioccamente dato al Pakistan più di 33 miliardi di aiuti negli ultimi 15 anni, e non ci hanno dato altro che menzogne e inganni, pensando che i nostri capi fossero pazzi“, scrisse il presidente Donald Trump all’inizio di gennaio. Khan definiva i tweet di Trump “profondamente offensivi” e “controproducenti“, e aggiunse: “È spiacevole che discutiamo di numeri (l’ammontare degli aiuti) mentre l’Afghanistan sfugge lentamente dal controllo statunitense ed afghano“. Khan notava che la spina dorsale dell’Aeronautica pakistana è l’F-16 Fighting Falcon della General Dynamic degli Stati Uniti, e secondo Khan Islamabad non ne riceve i pezzi di ricambio da Washington da due anni. “Ricorriamo alla nostra ingegnosità e ad altre fonti per mantenere la flotta aerea“, aveva detto. “Era molto difficile“. Considerando la negligenza di Washington nell’invio delle componenti per gli F-16 pakistani, Khan dichiarava di essere aperto al dialogo con la Russia sul caccia Sukhoj Su-35.
Circa nove giorni dopo il tweet del presidente Trump, Khan dichiarò che la cooperazione militare e d’intelligence con gli Stati Uniti sarebbe stata sospesa. È interessante notare che Pechino e Mosca hanno rilasciato dichiarazioni a forti sostegno del Pakistan dopo che Trump scatenava fuoco e furia su twitter. “Dobbiamo valutare il ruolo importante del Pakistan sulla questione dell’Afghanistan e rispettarne la sovranità e le ragionevoli preoccupazioni in materia di sicurezza“, aveva detto il diplomatico cinese Yang Jiechi al segretario di Stato Rex Tillerson, secondo i media cinesi. E infine, questa potrebbe essere la bomba: “Il fatto che abbiamo ricalibrato la nostra via migliorando le relazioni con la Russia e approfondendole con la Cina, è la risposta a ciò che gli statunitensi hanno fatto. Hanno le loro ragioni. Vogliono usare l’India, a nostro avviso, per contenere la Cina“, affermava Khan.Traduzione di Alessandro Lattanzio