India e Pakistan entrano nel Gruppo di Shanghai nel giorno della Brexit

Alfredo Jalife-Rahme, Rete Voltaire, Città del Messico (Messico) 1 luglio 2016

Per il Professor Alfredo Jalife-Rahme, il principale geopolitico dell’America Latina, la coincidenza dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea e dell’ingresso di India e Pakistan nella Shanghai Cooperation Organisation sconvolge il mondo. Ora la de-globalizzazione ha inizio.UOesrJYvuhK6zrFCl2wECPVHufd16drpLa caduta del muro di Berlino nel 1989 impose l’unipolarità strategica degli Stati Uniti, e la globalizzazione finanziaria tossica, diffondendo una mostruosa disuguaglianza a livello locale, regionale e globale, assieme a massiccia disoccupazione e austerità asfissiante. La Brexit, mezzo secolo dopo la fase perniciosa della deregolamentazione thatcheriana, e ventisette anni dopo la caduta del muro di Berlino, apre la via a una dolorosa de-globalizzazione [1]; cioè a cambiamenti geostrategici e accentuazione del dinamismo della multipolarità. La Brexit è un mutamento tettonico che avrà profonde conseguenze nel nuovo ordine mondiale che definisco tripolare: Stati Uniti, Russia e Cina. Nel breve e medio termine, la Brexit equivarrà alla caduta del muro di Berlino. A lungo termine, il lungo periodo di Fernand Braudel, sarà l’anti-Waterloo; il rovesciamento dell’ascesa della Gran Bretagna dalla vittoria militare di 201 anni fa nel vecchio Belgio, diventato sede proprio dell’Unione europea in via di dissoluzione. Per l’editorialista del cinese Global Times, “il futuro paesaggio della politica globale probabilmente porterà grandi cambiamenti, simili a quelli rintracciabili nella storia geologica della frantumazione dell’ex-supercontinente Gondwana di 180 milioni di anni fa” [2]. I pezzi sparsi dell’UE si divideranno tra Russia e Stati Uniti, con la Cina sullo sfondo. Nel modo con cui le tre superpotenze raccontano l’evento, emerge forse il nucleo del nuovo ordine globale che nascerà dalla Brexit: gli Stati Uniti dicono che la Russia ha vinto, la Cina assicura che il dollaro ha vinto e l’euro ha perso, mentre la Russia assicura che la Cina ha vinto. Preveggenza, tre giorni prima della Brexit il demoniaco mega-speculatore George Soros, che ha gravemente contribuito allo smantellamento dell’Unione Europea e dell’euro manipolando migranti e capitali mobili, già prevedeva la Russia come potenza globale emergente, vaporizzando l’Unione europea [3]. Il Primo ministro ungherese Viktor Orbán aveva già sottolineato la responsabilità di Soros quando promosse la crisi migratoria dal Medio Oriente verso l’Europa [4]. Non è un caso che Soros sia già uno dei principali beneficiari dello tsunami finanziario causato dalla Brexit, scommettendo sul crollo del mercato azionario e l’ascesa dell’oro [5]. Ora Soros scommette sulla distruzione della principale banca tedesca/europea, Deutsche Bank, a beneficio dei bankster a Wall Street e City [6].
Il mio articolo dell’anno scorso fu preveggente: “La Gran Bretagna lascia l’Europa per la Cina: un’alleanza per l’olandesizzazione geofinanziaria“, sulla complementarità delle più grandi riserve cinesi in valuta estera con l’esperienza finanziarista della City che costruisce l’impalcatura del nuovo ordine multipolare geofinanziario del XXI secolo [7]. Vicino al mio approccio c’è Thierry Meyssan, direttore di Réseau Voltaire, che aggiunge che la Brexit, sostenuta dalla regina d’Inghilterra, e il riorientamento della Gran Bretagna verso lo yuan cinese, sono pari alla caduta del muro di Berlino ed accelerano il mutamento della geopolitica globale [8]. Nel mio precedente articolo [9], sottolineai la seguente simultaneità geostrategica: lo stesso giorno in cui l’Unione europea comincia ad implodere, il Gruppo di Shanghai (OCS) si riuniva per il sedicesimo vertice a Tashkent (Uzbekistan) dove si ritrovavano lo zar Vladimir Putin e il mandarino Xi per approvare il protocollo di adesione di due Pesi massimi nucleari: India e Pakistan [10]. Questa è la fine di un’era [11]. In realtà vi sono state due spinte geostrategiche dato che, il giorno dopo la Brexit e il vertice del Gruppo di Shanghai a Tashkent, Putin visitava la Cina per approfondire i legami strategici con Xi. E questi due incontri, a Tashkent e a Pechino, sono stati ritratti con angoscia dai media della disinformazione occidentale. Con il suo sarcasmo leggendario, lo zar Putin, sette giorni prima della Brexit, ammise all’incontro finanziario di San Pietroburgo che gli Stati Uniti “sono ancora probabilmente l’unica superpotenza mondiale”, preparandosi “a lavorare con chi erediterà la presidenza di Washington, qualunque sia“, ma senza “accettare che gli detti cosa fare” [12]. Lo stesso giorno della Brexit, le due potenze nucleari del subcontinente indiano venivano ammesse al Gruppo di Shanghai, cioè 110 – 120 testate nucleari dell’India [13] e 110 – 130 testate nucleari del Pakistan [14]. Il Daily Times conclude che l’adesione del Pakistan è molto significativa nella scena geopolitica in subbuglio [15]. Con meno entusiasmo del Pakistan, The Hindu però gioiva al pensiero che India e Pakistan saranno membri a pieno titolo della SCO; si può supporre che la Cina sponsorizza il Pakistan, e la Russia l’India [16].
Ma non tutto è roseo nel Gruppo di Shanghai perché, secondo Yang Jin dell’Accademia delle Scienze Sociali della Cina, “crisi finanziaria globale, calo dei prezzi delle materie prime essenziali (generi di prima necessità) e deterioramento del commercio dovuto alle sanzioni economiche alla Russia hanno avuto effetti negativi sulla stabilità (sic) e l’economia dei membri della SCO“, mentre “le grandi potenze (cioè gli Stati Uniti, e in particolare “il piano Brzezinski”) sono intervenuti in profondità negli affari regionali, spezzando gli interessi comuni dei membri della SCO, rendendo difficile la piena cooperazione“; perché accanto al binomio delle superpotenze Cina e Russia, i quattro Paesi dell’Asia centrale (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan) aderenti, sono in competizione su territori, risorse idriche ed etnie [17]. L’adesione di India e Pakistan al Gruppo di Shanghai gli darà una spinta, dopo sedici vertici deludenti? Il problema dell’allargamento della SCO è che deve definire l’obiettivo principale, creando un dilemma: costruire un blocco militare eurasiatico per contrastare la NATO, o integrare null’altro che un mero blocco mercantilista. La riconciliazione tra l’orso russo e il drago cinese, questo è l’evento. Il Quotidiano del Popolo afferma che l’associazione tra Cina e Russia è a una svolta implacabile (sic) [18], mentre Cao Siqi ha detto che Cina e Russia rafforzano la stabilità globale e hanno raggiunto il consenso contro l’egemonia degli Stati Uniti [19]. Su Global Times, un editorialista ritiene che la pressione degli Stati Uniti rafforzi i legami tra Cina e Russia, mentre Washington non può abbattere il drago cinese e l’orso russo nello stesso tempo [ 20 ].
Il vecchio regime è morto, viva la nuova era!

Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada (Messico)62514_0Note
[1] “Hacia la desglobalización“, Alfredo Jalife-Rahme, Jorale/Orfila (2007), ISBN 978-9685863223.
[2] “Shock waves of UK exit’s impact will rearrange the face of global politics and markets”, Anbound, The Global Times, 27 giugno 2016.
[3] “Soros sees Russia emerging as global power as EU fades”, Andy Bruce & Kit Rees, Reuters, 20 giugno 2016.
[4] “Hungarian Prime Minister accuses billionaire investor George Soros of trying to undermine Europe by supporting refugees travelling from the Middle East”, Jennifer Newton, Daily Mail, 30 ottobre 2015.
[5] “Billionaire Soros Was ‘Long’ on Pound Before Vote on Brexit”, Francine Lacqua & Sree Vidya Bhaktavatsalam, Bloomberg, 27 giugno 2016.
[6] “Soros had Deutsche Bank ’short’ bet at time of Brexit fallout”, Arno Schuetze, Reuters, 28 giugno 2016.
[7] “Gran Bretaña abandona a EU por China: alianza geofinanciera con “holandización”“, Alfredo jalife-Rahme, La Jornada, 25 Ottobre 2015.
[8] “Le Brexit redistribue la géopolitique mondiale“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 27 giugno 2016.
[9] “Brexit: ganó el nacionalismo británico/Perdió la globalización/Derrota de Obama/Triunfo de Putin”, Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 26 giugno 2016.
[10] “Ташкентская декларация“, Сеть Вольтер, 24 giugno 2016.
[11] ““Un nuevo significado, un nuevo peso”: La organización que unirá casi a la mitad del planeta“, Russia Today, 24 giugno 2016.
[12] “Presidente ruso Putin dice acepta rol de superpotencia de EEUU, diluye elogios a Trump“, Grigory Dukor, Reuters, 17 giugno 2016.
[13] “Indian nuclear forces, 2015”, Hans M. Kristensen & Robert S. Norris, Bulletin of Atomic Scientists, 1 settembre 2015.
[14] “Pakistani nuclear forces, 2015”, Hans M. Kristensen & Robert S. Norris, Bulletin of Atomic Scientists, 1 settembre 2015.
[15] “Pakistan’s entry at SCO significant in changing geopolitical scenario”, Daily Times, 26 giugno 2016.
[16] “India, Pakistan become full SCO members”, The Hindu, 11 luglio 2015.
[17] “SCO needs to overcome diverse demands”, Yang Jin, Global Times, 26 giugno 2016.
[18] “China, Russia pledge “unswerving” partnership”, People’s Daily, 27 giugno 2016.
[19] “China, Russia to strengthen global stability”, Cao Siqi, Global Times, 27 giugno 2016.
[20] “US pressure spurs closer Sino-Russian ties”, Global Times, 27 giugno 2016.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin in Cina: l’alleanza russo-cinese

I vertici di Putin con la leadership cinese a Pechino e Tashkent consolidano la più potente alleanza nel mondo attuale.
Alexander Mercouris, The Duran 5/7/2016Russia ChinaAnche se ha ricevuto poca attenzione in occidente, la scorsa settimana Putin ha completato la sua 15.ma visita in Cina dove ha avuto intensi colloqui con la leadership cinese guidata dal Presidente Xi Jinping. Ciò è avvenuto subito dopo l’incontro di Putin con Xi Jinping nell’immediatamente precedente vertice della Shanghai Cooperation Organisation a Tashkent. Secondo il Primo ministro cinese Li Keqiang, che Putin aveva anche incontrato a Pechino, Xi Jinping ha incontrato Putin più di qualsiasi altro leader straniero. Da parte russa i colloqui tra Putin e la leadership cinese a Pechino non hanno riguardato solo Putin. L’incontro di Putin con Xi Jinping a Pechino è iniziato come un faccia a faccia tra i due leader e i loro interpreti, poi si è ampliato includendo alti funzionari e ministri dei governi russo e cinese. Mentre non sappiamo i dettagli degli argomenti discussi, Putin e Xi Jinping non ne hanno parlato nelle conferenze stampa, le informazioni che abbiamo suggeriscono che i colloqui sono stati molto dettagliati e ampi: “I documenti firmati includono una dichiarazione tra Russia e Cina sul rafforzamento del diritto internazionale, degli accordi intergovernativi di cooperazione per la realizzazione congiunta di un programma per sviluppare, produrre, commercializzare ed organizzare il servizio post-vendita di un aereo wide-bodied a lungo raggio e sviluppare ulteriori modelli basati sull’aereo, la cooperazione sul programma per costruire un elicottero pesante, cooperazione nella protezione della tecnologia collegata alla cooperazione per esplorare ed utilizzare lo spazio per scopi pacifici, sviluppo ed avvio operativo di sistemi e infrastrutture spaziali a terra, l’appendice all’accordo di cooperazione sulla costruzione di una centrale nucleare sul territorio cinese e un secondo prestito statale cinese alla Russia. Altri accordi riguardano il coordinamento degli sforzi congiunti nei gruppi ed organizzazioni internazionali, cooperazione nel settore forestale, dell’innovazione, della regolamentazione dei mercati mobiliari, delle assicurazioni, cooperazione nella localizzazione della produzione di equipaggiamento rotabile, sulla ferrovia ad alta velocità sul territorio russo, nell’industria del petrolio e del gas, sui media e nello sport. Veniva firmata anche una dichiarazione congiunta tra la Commissione dell’Unione economica eurasiatica e il Ministero del Commercio cinese sull’avvio ufficiale dei negoziati su un accordo di cooperazione commerciale ed economica tra l’Unione economica eurasiatica e la Repubblica Popolare Cinese“. L’ultimo paragrafo chiarisce che i cinesi non solo hanno ricevuto Putin da Presidente della Russia, ma anche da leader de facto dell’Unione economica eurasiatica, un’organizzazione che i media occidentali ignorano e che, per quanto i media occidentali ne siano interessati, potrebbe anche non esistere. I comunicati ufficiali non dicono nulla delle discussioni su difesa e politica estera, ma possiamo assicurare che hanno avuto luogo e che l’intera gamma delle relazioni internazionali: Ucraina, Siria, Corea democratica, Mar Cinese Meridionale, controllo degli armamenti, difesa, ecc., è stata discussa, come i vari progetti per la costruzione di una nuova architettura finanziaria globale indipendente da Stati Uniti e dollaro, che i cinesi in particolare portano avanti. Quasi certamente la ragione per cui i leader russi e cinesi trascurano i media internazionali nelle loro discussioni è perché non vogliono domande sui colloqui su questi argomenti.
enhanced-buzz-13005-1415720722-8 Non conosco cooperazione tra due altre grandi potenze nel mondo di oggi così stretta. Contrariamente a quanto spesso si dice, la cooperazione tra Russia e la Cina oggi a livello politico e strategico-militare è molto più stretta di quanto non lo fosse durante l’alleanza formale negli anni ’50, quando gli incontri tra i leader sovietici e cinesi erano poco frequenti e spesso tesi. Mentre le relazioni economiche e tecnologiche tra i due Paesi sono ancora in ritardo, come i comunicati mostrano, sono però in rapido sviluppo. Ad esempio e contrariamente ad alcune affermazioni dei media, i due Paesi forgiano i progetti dei gasdotti in costruzione. Le pretese dei commentatori liberali russi occidentali e filo-occidentali, che non saranno mai costruite, sono un pio desiderio. Al di là delle discussioni bilaterali vi sono i piani, di cui Putin ha discusso al SPIEF 2016, con cui l’Unione economica eurasiatica e la Cina concluderanno accordi di libero scambio con cui Russia e Cina lavoreranno per riunire l’Unione economica eurasiatica della Russia e il progetto di Via della Seta cinese, nell’ambito del progetto congiunto “Grande Eurasia” in cui, in ultima analisi, coinvolgerebbero anche l’Europa. Tutto questo è solo la punta visibile dell’iceberg delle relazioni russo-cinesi. Come ho detto in precedenza, vi sono di certo decine di accordi segreti tra cinesi e russi di cui non sappiamo nulla: condivisione delle informazioni (tra cui ad esempio intelligence elettronica e dati satellitari), coordinare la politica estera e la cooperazione nella difesa come la condivisione tecnologica. Sappiamo per esempio che russi e cinesi hanno rappresentanti presso il corrispettivo comando centrale, e che di recente hanno svolto a Mosca un’esercitazione di comando congiunto riguardo le operazioni congiunte delle rispettive difese antimissili balistici, qualcosa che gli Stati Uniti non farebbero mai a tale livello con uno qualsiasi dei loro alleati.
Anche se ne sappiamo poco di questi accordi, è possibile fare ipotesi plausibili su alcuni di essi. Nella cooperazione per la tecnologia della difesa, i cinesi per esempio notoriamente si affidano molto alla tecnologia russa per i loro motori a razzo a combustibile liquido, sia per i missili balistici che per il programma spaziale; e in generale sembrano affidarsi molto sulla tecnologia russa anche nella progettazione dei velivoli spaziali. Come spesso accade, le informazioni sul recente vertice di Pechino suggeriscono che russi e cinesi possano anche muovere i primi passi verso la fusione dei rispettivi programmi spaziali. I cinesi sembrano anche dipendere in larga misura dai russi per la tecnologia delle turbine a gas ed anche sui motori per gli aerei militari. In realtà ci sono voci, sempre negate, che i progetti di aerei militari cinesi attingano pesantemente dalla consulenza tecnica russa. I russi da parte loro farebbero sempre più affidamento sui cinesi per i sottocomponenti elettronici di certi sistemi, e vi sono persistenti voci, anche queste sempre negate, che guardino ai cinesi per aiutarli nello sviluppo dei droni aerei. Il coordinamento della politica estera sembra abbastanza chiara, e vi sono accordi con la Russia nel prendere l’iniziativa nel conflitto siriano e con la Cina nel prendere l’iniziativa in qualsiasi questione riguardante la Corea democratica, e i due Paesi sempre sostengono le rispettive posizioni in ogni conflitto. Si tratta di una certezza, e Putin l’ha recentemente confermato. Russi e cinesi inoltre parlano di continuo di tutte le questioni internazionali e si prendono cura di coordinare le posizioni al riguardo, come certamente hanno fatto, per esempio, su questioni come il conflitto ucraino (in cui la Cina ha tranquillamente riconosciuto la Crimea nella Russia), l’accordo nucleare iraniano, il conflitto tra Cina e Stati Uniti sul Mar cinese meridionale (dove la Russia sostiene la Cina) e la richiesta della Cina per l’unificazione con Taiwan (idem).
È importante sottolineare che non conosciamo l’identità degli individui nei governi russo e cinese che ogni giorno guidano questi contatti, anche se ovviamente le ambasciate dei due Paesi nelle rispettive capitali saranno fortemente coinvolte. Tuttavia è sorprendente che i ministri degli Esteri dei due Paesi, Sergej Lavrov e Wang Yi, non sembrino parteciparvi quasi mai, incontrandosi o visitando l’altro Paese, suggerendo che le dirigenze dei due Paesi gli abbiano, del tutto intenzionalmente, assegnato il compito di trattare con Paesi terzi e mai sul rapporto che Russia e Cina forgiano. A quanto pare questo è affrontato su un livello diverso e più alto. L’ipotesi migliore è che, nel caso russo, il funzionario che guida i quotidiani rapporti della Russia con la Cina sia Sergej Ivanov, potente capo dello staff di Putin e capo dell’amministrazione presidenziale russa, che sembra avere frequenti incontri con i funzionari cinesi. In tutti gli elementi essenziali questo è un’estremamente stretta alleanza tra due grandi potenze. A volte si dice che poiché non si basi su un’ideologia, ma esclusivamente sull’interesse, la rende in qualche modo fragile. Il mio punto di vista, al contrario, è che il fatto che l’alleanza si basi esclusivamente sull’interesse e non sull’ideologia, in modo che gli alleati non si facciano illusioni, la rende più profonda e più forte. L’alleanza ha tuttavia una caratteristica speciale, che nel mondo moderno la rende unica, la maggior parte dei Paesi, quando stringe alleanze con altri Paesi la pubblicizzano ampiamente. Al contrario il motivo per cui l’alleanza tra Russia e Cina non è ampiamente riconosciuta per quella che è, sono le misure straordinarie delle grandi potenze per negarne l’esistenza. La ragione di ciò non è difficile capirla. Le alleanze tendono a definire i nemici. L’alleanza russo-cinese è chiaramente contrapposta all’altro grande sistema di alleanze del mondo moderno: quello di Stati Uniti ed alleati. Russi e cinesi però vogliono mantenere, almeno per il momento, la finzione che siano alleati e non nemici o addirittura avversari degli Stati Uniti, ma dei “partner”. Anche se con la crisi in Ucraina e in Mar Mar cinese meridionale tale finzione è più difficile sostenerla, rimane importante per russi e cinesi preservarla in modo che possano dialogare politicamente non solo con gli Stati Uniti, ma anche con i loro alleati, in particolare Germania e Giappone, così come con istituzioni internazionali come Banca mondiale e Fondo monetario internazionale, storicamente dominate dagli stati Uniti. Ed è proprio per questo motivo che i sostenitori della linea dura neoconservatori degli Stati Uniti, come il senatore McCain, che vogliono preservare il dominio geostrategico degli Stati Uniti, vogliono al contrario abbattere tutti i pretesti e definire Russia e Cina apertamente e chiaramente nemici degli Stati Uniti. In questo modo sperano di reintrodurre una più stretta disciplina nell’alleanza occidentale e di por fine ad ogni prospettiva in cui gli alleati degli Stati Uniti siano coinvolti nei progetti russi e cinesi come la Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture della Cina o i programmi russo-cinesi “Grande Eurasia” e Via della Seta. Sperano in questo modo di ridurre al minimo o addirittura di escludere l’influenza russa e cinese dalle istituzioni internazionali dominate dagli USA come FMI e Banca Mondiale. Naturalmente, definire la Cina nemica degli Stati Uniti va a vantaggio dei protezionisti degli Stati Uniti come Donald Trump, che la sfruttano come scusa per chiudere il mercato degli Stati Uniti alle merci cinesi.
2016062610310488518Al di là delle molto complesse relazioni di Russia e Cina con l’occidente, che per il momento è nel loro interesse mantenere complesse, russi e cinesi devono anche considerare l’effetto che il riconoscimento pubblico della loro alleanza avrebbe su potenze terze come India, Pakistan, Vietnam, Arabia Saudita, Corea del Sud e Iran, che hanno avuto conflitti con la Russia o la Cina. Nascondendo l’alleanza., russi e cinesi possono conservare i rapporti storici con i vecchi amici, nel caso della Russia con India, Corea del Sud e Vietnam, nel caso della Cina con Pakistan, Arabia Saudita ed Iran, che potrebbero altrimenti allarmarsi all’annuncio pubblico che un Paese che avevano sempre dato per amico scontato, ora diventava formalmente alleato di un ex-nemico con cui potrebbero ancora avere rapporti spinosi. Ultimo ma non meno importante, nascondendo la loro alleanza, russi e cinesi ricevono il dividendo aggiuntivo degli influenti analisti e commentatori statunitensi, come l’ex-ambasciatore degli USA in Russia Michael McFaul, che continuano a negarla. Un’alleanza russo-cinese per costoro sarebbe una possibilità troppo orribile da contemplare, e il fatto che russi e cinesi non l’annuncino significa che tali persone possono continuare a negarla, anche se le prove del contrario gli si accumulano intorno. Ciò va benissimo a russi e cinesi, in quanto gli garantisce che tali persone non cerchino di mobilitargli contro l’opinione degli Stati Uniti. Il risultato è che anche se i funzionari russi e cinesi occasionalmente si fanno sfuggire di vedersi quali alleati, come ha fatto Putin l’altro giorno, in generale si cerca di nasconderlo, fingendo che i loro Paesi siano alleati informali, anche se questo è infatti proprio quello che sono. Così al posto di “alleanza” preferiscono usare l’eufemismo “partnership strategica” o sempre più “grande partnership strategica” per descrivere il loro rapporto. Anche per nascondere in parte l’alleanza, russi e cinesi hanno tessuto una complessa rete di organizzazioni nella loro alleanza, come Organizzazione per la cooperazione di Shanghai e BRICS. Tali organizzazioni consentono a russi e cinesi di creare istituzioni come la Banca BRICS o l’Infrastructure Asian Investment Bank quali iniziative multilaterali non volte contro l’occidente, che sarebbe impossibile se fossero apertamente alleati. Queste organizzazioni consentono inoltre a russi e cinesi di coinvolgere in modo amichevole Paesi come Brasile, India, Iran e Pakistan, trattandoli da partner alla pari, mentre estendono l’influenza della loro alleanza in Africa meridionale o in America Latina, dove non potrebbe altrimenti arrivare. È un tropo comune che il mondo di oggi passi dal mondo unipolare dominato da una superpotenza, gli Stati Uniti, al mondo multipolare, in cui ci sarà un interscambio più complesso tra centri di potere rivali.
Se l’ascesa dell’India è fondamentalmente vera, non credo che i termini unipolare o multipolare descrivano correttamente il mondo attuale. Piuttosto penso che il mondo di oggi sia fondamentalmente bipolare, come durante la guerra fredda, con due grandi alleanze internazionali che si contrappongono proprio come allora. Mentre durante la guerra fredda Stati Uniti ed alleanza occidentale affrontavano URSS ed alleati del Patto di Varsavia, oggi Stati Uniti ed alleanza occidentale affrontano l’alleanza eurasiatica cristallizzatasi attorno a Russia e Cina, comprendente altri Stati dell’Asia centrale già parte dell’URSS e che potrà includere anche l’Iran. Ma il duello tra queste due grandi alleanze, a differenza della guerra fredda, avviene soprattutto nell’ombra e senza la dimensione ideologica che segnò la guerra fredda, ma non significa che sia meno reale. Al contrario, non è solo reale ma avviene sempre, rimodellando il nostro mondo.G20 summit in Anatalya, TurkeyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Shanghai Cooperation Organization: storia di successo in espansione

Peter Korzun, Strategic Culture Foundation 29/06/2016OCSFondata nel 2001, la SCO è un’organizzazione politica e di sicurezza che comprende Cina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan. La cooperazione militare tra gli Stati membri implica la condivisione di intelligence, operazioni antiterrorismo in Asia centrale e collaborazione contro il terrorismo cibernetico, tra le altre cose. Quest’anno l’organizzazione segna due anniversari: il 15° anniversario della Shanghai Cooperation Organization e i 20 anni dei Cinque di Shanghai, l’organizzazione di cui tutti i membri della SCO, tranne l’Uzbekistan, furono aderenti. Dopo l’inclusione dell’Uzbekistan nel 2001 i Cinque di Shanghai divennero la SCO. India, Iran e Pakistan furono ammessi come osservatori nel 2005. Il vertice SCO del 2010 tolse la moratoria a nuove adesioni, aprendo la via all’espansione del raggruppamento. Il vertice 2016 ha avuto luogo il 24 giugno a Tashkent. I leader della SCO hanno firmato la Dichiarazione di Tashkent e il Piano d’Azione 2016-2020 per aumentare la cooperazione regionale a un livello qualitativamente nuovo. I leader hanno riaffermato il supporto alla Cintura economica della Via della Seta, iniziativa per lo sviluppo regionale proposta dal Presidente cinese Xi Jinping nel 2013 che cerca di stimolare le attività economiche regionali collegando la Cina all’Europa attraverso l’Asia centrale e occidentale per vie interne. I membri della SCO costruiscono la Cintura economica della Via della Seta, che secondo essi sarà uno degli strumenti della cooperazione economica regionale. L’Organizzazione realizzerà progetti congiunti infrastrutturali per i trasporti, sostenendo la costruzione di corridoi internazionali e hub colleganti Asia ed Europa, approfondendo la cooperazione su economia, commercio, energia, investimenti, agricoltura, cultura, scienza, tecnologia e protezione dell’ambiente. La SCO chiede uno sforzo comune e solido per far fronte alla crescente minaccia del terrorismo e dell’estremismo internazionale e per affrontarne le cause alla radice. I membri continueranno a preparare la Convenzione sulla lotta all’estremismo della SCO, che sarà parte importante della base giuridica della cooperazione al riguardo. I leader hanno inoltre promesso un lavoro concertato nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale. I partecipanti hanno sottolineato che le attività della SCO non sono dirette contro altri Stati o organizzazioni internazionali, e che sono disposti a sviluppare contatti e cooperazione con altri Paesi ed organizzazioni regionali e globali che condividano gli obiettivi della Carta della SCO. In particolare, la partecipazione di Russia e Cina ai BRICS fornisce la solida base per rafforzare la cooperazione tra i due gruppi internazionali. Il vertice ha sottolineato l’importanza nel rafforzare i meccanismi di governance globale secondo la Carta delle Nazioni Unite, ottenendo un ordine mondiale più giusto ed equo. I membri della SCO hanno detto d’impegnarsi a rafforzare ulteriormente il ruolo centrale di coordinamento delle Nazioni Unite nelle relazioni internazionali e consultazioni a supporto della ricerca di una “soluzione” alle riforme del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
sco2 L’evento del 2016 è una pietra miliare nella storia dell’Organizzazione. Altri due Paesi, India e Pakistan, sono a un passo dall’aderire alla Shanghai Cooperation Organization facendone una struttura politica globale (trans-asiatica). Il Primo ministro indiano Narendra Modi e il Presidente pakistano Mamnun Hussain hanno firmato i rispettivi memorandum. Il documento stabilisce le condizioni per la partecipazione indiana e pakistana al bilancio globale dell’organizzazione e i versamenti alle agenzie permanenti, ed altri dettagli. Il processo formale di piena adesione alla SCO richiederà alcuni mesi. Entrambi i Paesi sono tenuti a diventare membri a pieno titolo entro la prossima riunione ad Astana nel 2017. Grazie all’integrazione nella SCO, i due Paesi confinanti, entrambi potenze nucleari e rivali scontratisi in diverse guerre dal 1948, hanno un nuovo posto per appianare le divergenze. Con l’espansione da sei a otto membri a pieno titolo, la SCO ha fatto un passo importante riunendo i tre Stati eurasiatici più grandi e potenti e quattro potenze nucleari. Con l’integrazione dei nuovi aderenti, il gruppo rappresenterà il 50 per cento del territorio eurasiatico, il 45 per cento della popolazione del pianeta e il 19 per cento del PIL mondiale. “In effetti, mentre la Shanghai Cooperation Organization espande le aree di attività ed adesione con la partecipazione dei potenti Paesi appena citati, diventa una potente associazione internazionale che incute rispetto ed è rilevante nella regione e nel mondo”, ha detto il Presidente russo Putin. L’ammissione di India e Pakistan può anche contribuire a migliorare i rapporti tesi tra India e Pakistan, aprendo un altro canale di comunicazione. Non c’è dubbio che l’adesione migliorerà le relazioni bilaterali tra India e Pakistan con Russia, Cina e gli altri aderenti interessati al loro riavvicinamento. Le dispute territoriali e le armi nucleari resteranno, ma il fatto stesso di essere riuniti nella stessa organizzazione perseguendo obiettivi comuni, aiuterà a iniziare un dialogo. Per esempio, tutti i membri della SCO sono interessati ad affrontare il problema dell’Afghanistan. India e Pakistan possono dare un grande contributo alla ricerca di soluzioni adeguate. L’ammissione di India e Pakistan arriva in un momento in cui le due nazioni cercano un maggiore impegno nella regione eurasiatica, una delle aree strategicamente più importanti del mondo. Inoltre, i Paesi dell’Asia centrale sono ricchi di idrocarburi, rendendosi particolarmente attraenti per l’India affamata di energia e il Pakistan. New Delhi e Islamabad portano avanti progetti infrastrutturali volti ad approfondire la connessione con la regione. Mentre l’India sviluppa il porto Chabahar in Iran, nella speranza di poter accedere all’Afghanistan e all’Eurasia bypassando il Pakistan, Islamabad punta le sue speranze sul corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), un gigantesco piano miliardario cinese per sviluppare le infrastrutture pakistane ed ampliarne i legami economici. L’Iran sarà il prossimo ad aderire alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). Teheran ha cercato a lungo di aderire alla SCO, ma il gruppo ha tenuto il Paese in attesa fin quando ha raggiunto un accordo con Stati Uniti, Europa e altri attori internazionali fondamentali sul suo programma nucleare. Con l’adesione dell’Iran il gruppo controllerebbe circa un quinto del petrolio mondiale e rappresenterà quasi la metà della popolazione mondiale.
L’Organizzazione ha grandi prospettive per il futuro. La partecipazione dei Paesi SCO e CSI (Comunità di Stati Indipendenti) nel processo per allineare l’Unione economica eurasiatica e la cintura economica della Via Seta potrebbe preludere alla formazione di una grande collaborazione eurasiatica, come il Presidente russo Vladimir Putin ha detto al vertice della SCO. “Buone prospettive si aprono con il lancio dei negoziati per l’allineamento dell’Unione Economica Eurasiatica e la Cintura della Via della Seta della Cina. Sono convinto che coinvolgere tutti gli aderenti della SCO e anche della CSI in questo processo d’integrazione, potrebbe preludere alla formazione della grande collaborazione eurasiatica”, sottolineava il presidente. Il leader russo ha osservato che i Paesi del Sud-Est asiatico mostrano interesse per la cooperazione economica con la SCO, discussa in occasione del recente vertice dell’ASEAN a Sochi. Secondo Vladimir Putin, le istituzioni finanziarie come la Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali e la Banca di sviluppo dei BRICS potrebbero contribuire al successo dei progetti economici della SCO.
In 15 anni di esistenza, la SCO s’è consolidata a tutti gli effetti, ed è una molto influente associazione internazionale indipendente dall’influenza degli Stati Uniti. La SCO di successo e in espansione offre un’alternativa alla visione obsoleta del mondo unipolare dominato da Washington.62514_0La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Grande Strategia di Putin: il progetto della Grande Eurasia

Alexander Mercouris, The Duran 30/6/2016
Putin al SPIEF 2016 delineava il gigantesco progetto per unire l’intero continente eurasiatico chiedendo agli europei di parteciparvi.2016062004Il tema principale del SPIEF 2016 dava ai russi l’opportunità di spiegare la loro politica estera agli europei. Uno dei dibattiti più sterili nei media anglofoni è se Putin sia uno stratega o solo un tattico. Vi sono numerosi articoli che discutono la questione con la solita risposta che sia solo un tattico. La risposta corretta alla domanda è che Putin, o più correttamente la leadership russa, sicuramente ha una strategia, anche se i commentatori nei media anglofoni che ne discutono possono essere perdonati nel dare sempre la risposta sbagliata perché, come i loro articoli dimostrano fin troppo chiaramente, non hanno la minima idea di cosa sia questa strategia in realtà. È molto sorprendente perché Putin l’ha spiegato in molte occasioni. Con numerosi europei nel pubblico del SPIEF 2016 ha colto l’occasione di farlo di nuovo, questa volta sottolineando il ruolo chiave dell’Europa, e in particolare l’Unione europea, in esso. Ecco cosa ha detto Putin: “Nel 2011, con la Bielorussia e il Kazakistan, e basandosi sulla fitta rete di rapporti di cooperazione che abbiamo ereditato dall’Unione Sovietica, abbiamo formato uno spazio doganale comune, poi divenuto Unione economica eurasiatica. Già a giugno abbiamo, insieme con i nostri colleghi cinesi, in programma di avviare colloqui ufficiali per formare un partenariato economico e commerciale globale in Eurasia con la partecipazione degli Stati dell’Unione europea e della Cina. Mi aspetto che sia uno dei primi passi verso la formazione di un’importante collaborazione eurasiatica. Amici, il progetto che ho appena citato, il progetto “della grande Eurasia” è naturalmente aperto all’Europa e sono convinto che tale cooperazione sarà reciprocamente vantaggiosa. Nonostante i ben noti problemi nelle nostre relazioni, l’Unione europea resta il partner economico e commerciale chiave della Russia. E’ il nostro vicino e non siamo indifferenti a ciò che succede nella vita dei nostri vicini, dei Paesi europei e dell’economia europea. Ripeto che c’interessa che gli europei aderiscano al progetto per un’importante collaborazione eurasiatica. In questo contesto, accogliamo con favore l’iniziativa del Presidente del Kazakistan per consultazioni tra Unione economica eurasiatica ed UE. Ieri abbiamo discusso la questione in occasione della riunione con il presidente della Commissione europea“. Questa non è solo strategia; è un’estremamente ambiziosa, ed anche grandiosa, strategia per collegare le due estremità del continente eurasiatico in un unico spazio economico con la Russia al centro come collegamento e ponte. È una proposta non per l'”Eurasia”, ma per la “Grande Eurasia”: un’unica unità economica colossale che si estenda dal Pacifico all’Atlantico. Inoltre è abbastanza chiaro che questo progetto è pienamente supportato dalla leadership cinese; la Cina naturalmente è la metà orientale del progetto. In effetti è una certezza che i cinesi vi abbiano a che fare e che il loro progetto di Via della Seta ne faccia parte.
083257 Lungi dal cercare la disgregazione dell’UE, come tanti scrittori neoconservatori proclamano, ciò che Putin vuole è che l’Unione europea sia partner a pieno titolo del progetto. Lungi dall’essere costretti a scegliere tra “la Russia in Europa” e “la Russia in Eurasia”, Putin non vede alcuna contraddizione nel perseguire entrambe le vie. Lungi dal voler scegliere tra UE e Cina come partner della Russia, Putin vuole che la Russia abbia una partnership con entrambi, avvicinandoli. Questa grandiosa concezione è assai tipica dei russi e dei cinesi. Le due grandi potenze continentali sono abituate a pensare in termini globali, come avviene spesso, ed accadde con idee simili circolate a San Pietroburgo nel 1890, all’inizio del regno di Nicola II, anche se i mezzi politici e tecnici per attuarle semplicemente non esistevano al momento. Il famoso politico sovietico Vjacheslav Molotov propose un progetto simile negli anni ’50, anche se ebbe poco favore dal resto della dirigenza sovietica. Al contrario, dubito che i politici provinciali europei, strettamente concentrati sulle loro preoccupazioni nazionali, possano comprendere un tale progetto anche quando gli viene spiegato chiaramente, come ha fatto Putin al SPIEF 2016. Sono sicuro che Putin lo sappia, anche se a volte fatica a capirlo, e che si renda conto che se l’Europa va assolutamente conquistata al progetto, dovrà farlo un passo alla volta. Una potenza occidentale ha la visione strategica per capire un tale progetto e significativamente non vi ha un posto. Tale potenza, naturalmente, sono gli Stati Uniti. Era abbastanza chiaro dalle molte cose dette da Putin al SPIEF 2016, che lui e il resto della leadership russa ritengono che il colpo di Stato di Majdan in Ucraina sia stata una manovra degli USA per dividere la Russia dall’Europa, in modo da far deragliare il progetto di Grande Eurasia. Penso che Putin si sbagli, dubito che gli Stati Uniti ne sappiano molto del progetto di Grande Eurasia e credo che perseguano in Ucraina proprie strategie molto diverse, ma indipendentemente da ciò Putin ha reso abbastanza chiaro al SPIEF 2016 le perplessità sugli europei così privi di visione e concezione dei propri interessi, avendo permesso durante la crisi ucraina di farsi così facilmente manipolare dagli Stati Uniti nel loro interesse. Il suo discorso plenario era fondamentalmente un appello agli europei a svegliarsi e ad agire nel proprio interesse piuttosto che di Washington: “Capisco anche i nostri partner europei quando si parla di decisioni complesse per l’Europa prese nei colloqui sulla formazione del partenariato transatlantico. Ovviamente, l’Europa ha un grande potenziale e puntando a una sola associazione regionale restringe chiaramente le sue opportunità. Date le circostanze, è difficile per l’Europa mantenersi in equilibrio e preservarsi uno spazio di manovra. Come i recenti incontri con i rappresentanti degli ambienti economici tedeschi e francesi hanno dimostrato, le imprese europee sono disposte a collaborare con questo Paese. I politici dovrebbero incontrare le imprese mostrando saggezza e un approccio lungimirante e flessibile. Dobbiamo tornare alla fiducia nelle relazioni russo-europee e ripristinare la nostra cooperazione. Ricordiamo come tutto è cominciato. La Russia non ha avviato gli attuali divisioni, disagi, problemi e sanzioni. Tutte le nostre azioni sono state esclusivamente reciproche. Ma noi non portiamo rancore, come si suol dire, e siamo pronti a venire incontro ai nostri partner europei. Tuttavia, questo non può in alcun modo essere una via a senso unico“. Se gli europei sentono questo appello, o addirittura lo comprendono, è un’altra questione. Personalmente ne dubito. È sorprendente come i media occidentali, anche europei, non abbiano riferito nulla del progetto di Grande Eurasia e detto poco sull’invito di Putin a restaurare piene relazioni. I capi europei presenti al SPIEF 2016, Juncker, Renzi e Sarkozy, spingono a migliorare le relazioni con la Russia, ma non hanno detto nulla del progetto di Grande Eurasia.
Anche se l’impegno di Putin e della leadership cinese al progetto di Grande Eurasia sia indubbio, sono attenti a non farla diventare una trappola consentendole di diventare un progetto su cui sacrificare gli altri interessi vitali dei loro Paesi per realizzarlo. Questo fu il grande errore di Mikhail Gorbaciov negli anni ’80, quando sacrificò tutte le posizioni dell’URSS in Europa e in ultima analisi la sua stessa esistenza cercando ciò che chiamava “casa comune europea”. Se gli europei si dimostrano poco ricettivi, russi, cinesi ed alleati dell’Asia centrale chiariscono che semplicemente porteranno avanti il progetto per conto proprio.1041317790

India e Pakistan aderiscono all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai
Alexander Mercouris, The Duran 27 giugno 2016
India e Pakistan aderiscono all’organizzazione della sicurezza a guida cinese e russa mantenendo stretti rapporti con l’occidente.modi-sharif-7591Lontano dalle distrazioni causate dal Brexit inglese, il processo di costruzione eurasiatica ha appena compiuto un altro grande passo in avanti con l’accordo di India e Pakistan ad aderire a pieno titolo all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai guidata da Russia e Cina. L’Iran dovrebbe seguire a breve, riunendo l’intera Eurasia sotto l’ombrello di questa organizzazione, tranne alcuni piccoli Paesi e gli Stati europei dell’alleanza occidentale. Anche Paesi come Turchia ed Azerbaijan, allineati all’occidente, vi hanno dei rapporti. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai non è la “NATO orientale”, una sorta di Patto di Varsavia dell’Eurasia orientale e centrale, ma non è nemmeno la chiacchiera pretesa dai commentatori occidentali. L’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai ha una costituzione e una struttura, ed ha effettivamente una dimensione di sicurezza, anche se in teoria si concentra sulla lotta al terrorismo in Asia centrale, piuttosto che contro qualsiasi minaccia convenzionale occidentale. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai è strettamente legata all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (“CSTO”) guidata dalla Russia, sicuramente un’alleanza militare che riunisce la Russia e i suoi partner più stretti dell’ex-URSS. Ancora più importante, al centro dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai c’è il rapporto strategico-militare tra Cina e Russia. Questi due Paesi, nonostante i tentativi occidentali di negarlo, sono sicuramente alleati militari. Putin l’ha di recente ammesso. Inoltre ha anche rivelato qualcosa di già evidente per chi segue da vicino le azioni sulla scena mondiale, e cioè che le leadership dei due Paesi comunicano continuamente. Riporto le esatte seguenti parole di Putin: “Siamo in contatto continuo e ci consultiamo su questioni globali e regionali. Dato che ci consideriamo stretti alleati, naturalmente dobbiamo sempre ascoltare i nostri partner e tenere conto di ogni interesse altrui“. Per avere idea di quanto sia stretta la cooperazione militare tra Cina e Russia, si veda come i due Paesi abbiano recentemente condotto un’esercitazione di comando congiunto a Mosca con l’impiego congiunto delle rispettive difese antimissili balistici. Gli Stati Uniti non farebbero mai una cosa del genere con uno qualsiasi dei loro alleati e se l’hanno fatto, certamente non lo renderanno pubblico. Quando le relazioni militari tra i due Paesi sono così strette da condurre esercitazioni del genere, è certo che una rete di sicurezza, intelligence ed accordi relativi alla difesa esista tra di essi. Il fatto che non ne sappiamo non significa che non esista. Ciò significa che le leadership dei due Paesi, Consiglio di Sicurezza della Russia e Politburo della Cina, abbiano deciso di non renderla pubblica. La ragione è che rivelandone l’esistenza, si rivelerebbe l’entità dell’alleanza militare dei loro Paesi, cosa che nessuno di loro per il momento vuole. Il fatto che alla base dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai ci sia l’alleanza tra Cina e Russia significa che non si tratta di chiacchiere. Piuttosto rientra nella rete di organizzazioni, Unione eurasiatica economica, Via della Seta, BRICS e CSTO, che i due alleati tessono intorno per estendere l’influenza regionale e globale della loro alleanza.
Pakistani e indiani lo sanno molto bene. Con l’adesione all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai, pakistani ed indiani non si alleano a cinesi e russi contro gli Stati Uniti e l’occidente. La ragione per cui cinesi e russi preferiscono mantenere segreta l’alleanza è perché non devono presentare a Paesi come Pakistan e India una scelta binaria, piuttosto permettere ai due Paesi tradizionalmente in contrasto di mantenere i rapporti tradizionali con i vecchi alleati, la Cina nel caso del Pakistan e la Russia nel caso dell’India, migliorando i legami formali con una delle due grandi alleanze mondiali attuali, rimodellando progressivamente il mondo che li circonda.xi-putin-dealTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Brexit: la Russia avanza e gli USA perdono terreno

MK Bhadrakumar, Asia Times 27 giugno 2016

putinSe vi fosse nelle faccende degli uomini una marea, come dice Bruto nel Giulio Cesare di William Shakespeare, sarebbe lo stesso per gli affari delle nazioni.
Meno di una settimana fa, l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico strisciava verso i confini della Russia provocandola inesorabilmente, ma la marea è cambiata bruscamente, e la politica eurasiatica non sarà mai più la stessa dopo la Brexit. Indirizzandosi allo stesso tempo alla Duma russa a Mosca, il Presidente Vladimir Putin confidava alle élite politiche della Russia che la nazione affronta un’altra volta la minaccia ai confini, simile all’invasione nazista di esattamente 75 anni fa. Tuttavia, due giorni dopo, a Tashkent, Putin ha risposto con calma e tono distaccato, alla domanda della sua reazione alla Brexit. Vi ha accennato abbastanza intuitivamente, riconoscendo l’opportunità data dal destino. Putin ha detto: “La Brexit avrà “conseguenze” per la Gran Bretagna e l’Europa, e avrà inevitabilmente “effetti globali… sia positivi che negativi”; “Il tempo ci dirà se ci saranno più vantaggi o svantaggi”; la Brexit avrà un impatto su mercato e valute, ma difficilmente sarò uno “sconvolgimento globale”; sulle sanzioni contro la Russia, se i Paesi dell’UE sono pronti al “dialogo costruttivo”, Mosca sarà “non solo pronta, lo vuole e risponderà positivamente ad iniziative positive”. Detto questo, la Russia ha dei limiti nell’onere dell’attuazione dell’accordo Minsk sull’Ucraina, che spetta a Kiev e “senza, non possiamo fare nulla”.” Putin ha recentemente visitato la Grecia, il Paese dell’UE più vicino alla Russia. Significativamente, secondo il Primo ministro greco Alexis Tsipras, la Brexit “conferma la crisi politica profonda, la crisi di identità e la crisi della strategia europea”. Questo riecheggerebbe ampiamente nell’opinione russa. I commentatori russi sono entusiasti del voto per la Brexit che inesorabilmente indebolirà le sanzioni UE. In effetti, si aspettano un significativo miglioramento delle relazioni della Russia con la Gran Bretagna. Londra è il ricettacolo preferito degli oligarchi russi e delle élite di Mosca. Boris Johnson, molto probabilmente il primo ministro del Regno Unito post-Brexit, è un netto sostenitore di saldi rapporti con la Russia, e le élite di Mosca lo considerano un politico insolito senza una mentalità da guerra fredda e, ancora più interessante, senza mentalità da politica estera. Chiaramente, la congettura degli analisti russi è che Washington faticherà ad imporre la propria leadership transatlantica come in passato, e nella stessa Unione europea probabilmente non ci sarà consenso nell’estendere le sanzioni contro la Russia all’anno prossimo. Queste sono le puntate migliori della Russia. Tuttavia, le parole caute di Putin suggeriscono che Mosca manterrà le dita incrociate su come Washington potrà permettersi che la Brexit volga verso la logica conclusione, semplicemente permettendo ai cittadini inglesi di lasciare l’Unione europea. Ovviamente, Putin ha ordinatamente eluso qualsiasi discorso sulla disintegrazione europea. D’altra parte, Mosca non può ignorare che l’euroscetticismo è un fenomeno diffuso in Europa. Se la Brexit ha un ‘effetto domino’ e avvia referendum in altri Paesi europei, l’impensabile potrebbe accadere. Anche in caso contrario, i gruppi euroscettici in Europa hanno già rafforzato la loro posizione. Comunque, se George Soros ha scritto nel fine settimana che la disintegrazione dell’UE è “praticamente irreversibile”, avrebbe centrato il punto.
Chiaramente, ci sono punti interrogativi sulla sopravvivenza della Gran Bretagna. La Russia potrebbe trarne dei vantaggi, perché la Gran Bretagna è tradizionalmente non solo l’auriga degli interessi degli Stati Uniti in Europa, ma anche ‘arbitro’ nell’UE, un ruolo in cui è insostituibile. Di fronte alla crescente pressione occidentale, Mosca ultimamente si concentra ad espandere la propria influenza e a consolidare la propria leadership in Eurasia. Al St. Petersburg International Economic Forum di una settimana prima, Putin presentava il progetto di Grande Eurasia. Tutto indica che questo sia anche un punto all’ordine del giorno chiave nelle discussioni con la leadership cinese, nella prossima visita a Pechino. Putin prevede una grande collaborazione nell’ambito del piano della Grande Eurasia, coinvolgendo l’Unione Eurasiatica Economica (EEU) guidata dalla Russia, Cina e possibilmente India e Iran, ampliando efficacemente lo ‘spazio post-sovietico’ verso est, ovest e sud-est asiatico. La visione della Grande Eurasia di Putin ha tre modelli, sicurezza, mercato comune e governo interno. L’intenzione russa sembra sia portare la dilagante influenza cinese nello spazio eurasiatico entro negoziati multilaterali, in particolare sull’Iniziativa Fascia e Via della Cina. Ma la Cina difficilmente sarebbe d’accordo. La Cina ha avuto una giornata campale, con le tensioni in aumento tra Russia e occidente all’ombra dell’espansione della NATO. Ma con la Brexit, la dinamica di potere in Eurasia potrebbe cambiare radicalmente a favore della Russia. Probabilmente, la Brexit riduce la pressione occidentale sulla Russia e fornisce la tregua per prestare maggiore attenzione alla realtà degli ultimi anni, con la Cina che costantemente espande la propria influenza in Eurasia, non solo in Asia centrale, ma anche nei Balcani e in Europa centrale. La cosa più importante per Mosca sarà se la Brexit arresti la tendenza, incoraggiata in non piccola misura da Washington, alla militarizzazione dell’Europa.
Il prossimo vertice della NATO a Varsavia (8-9 luglio) si svolgerà all’ombra della Brexit. Può essere foriero del futuro che Bulgaria e Romania si siano opposte all’idea di una flotta NATO nel Mar Nero. Il primo ministro bulgaro Bojko Borisov ha detto con una punta di sarcasmo che il Mar Nero dovrebbe essere destinato a yacht e navi cariche di turisti piuttosto che essere un’arena militare. La cooperazione nell’alleanza potrà continuare nel breve termine. Ma resta da vedere fino a che punto Washington riuscirà ad impensierire gli europei con la tesi assai artificiosa della Russia quale Stato revisionista che pone la mobilitazione militare al centro del pensiero strategico. La Brexit pone delle questioni alla NATO, anche se i cittadini inglesi non hanno votato l’uscita dall’alleanza. Con un commento perspicace, la nota ‘mano russa’ nella rivista National Interest. Nikolas Gvosdev, notava che la Brexit “convalida due linee di tendenza in via di sviluppo in Europa“, spiegando: “La prima è l’esitazione nei Paesi dell’Europa occidentale a farsi trascinare in conflitti e problemi della periferia orientale del continente o nello spazio post-sovietico. La seconda sarà risvegliare la divisione regionale persistente nell’alleanza, con alcuni membri che sostengono che se la NATO avesse prestato molta più attenzione alle minacce sul Mediterraneo alla sicurezza europea, piuttosto che farsi coinvolgere nei giochi geopolitici in Eurasia, la crisi migratoria avrebbe potuto essere evitata o ridotta e, quindi, uno dei fattori chiave della Brexit sarebbe stato neutralizzato”. La linea di fondo è che UE e NATO sono complementari. E la Brexit sostiene che gli interessi nazionali prevalgono sugli interessi collettivi europei. Senza dubbio, la Brexit è anche, almeno in parte, un riflesso della stanchezza generale in Europa per la continua espansione della NATO ad est.

L’Ambasciatore MK Bhadrakumar è stato un diplomatico di carriera per più di 29 anni, ed ambasciatore dell’India in Uzbekistan (1995-1998) e in Turchia (1998-2001). Scrive sul blog Indian Punchline” e per Asia Times dal 2001.0b5c5083058cba6f446707aef0109828L’Eurasia s’integra e l’UE si disintegra
Dmitrij Kosyrev, RIA Novosti, 28 giugno 2016 – RBTH

13738925681India e Pakistan hanno firmato un memorandum d’intesa il 24 giugno, unendosi formalmente alla Shanghai Cooperation Organization. Lo stesso giorno, i risultati del referendum sull’adesione della Gran Bretagna nell’Unione europea sono stati dichiarati, con il 51,9% degli inglesi che opta per la Gran Bretagna fuori dall’Unione europea, lasciando un’Unione dal futuro travagliato.

L’idea di questo titolo viene da una serie di eventi evidenti, dato che India e Pakistan hanno firmato documenti chiave per aderire alla SCO al vertice di Tashkent, e gli inglesi hanno votato per ritirarsi dall’UE. È successo questo, l’integrazione qui e il collasso di là, tutto in un giorno. E poi ci sono le particolarità, anche molto interessanti, come sempre. Dal punto di vista formale, non sono state osservate grandi cerimonie per l’integrazione di India e Pakistan, non ci sono due nuove bandiere che si aggiungono alle sei attuali della SCO: Cina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan. La decisione fondamentale sul loro ingresso fu presa un anno fa, al vertice di Ufa, e ciò che è successo oggi è stato questo: al vertice, i leader dei sei stati membri della SCO hanno adottato un memorandum sugli obblighi delle controparti indiane e pakistane per l’adesione alla Convenzione dell’associazione, obbligatorio per gli Stati aderenti. Il Presidente Vladimir Putin, parlando su questo tema in occasione della conferenza stampa finale, ha detto: “Avete visto, accogliamo due grandi Paesi, India e Pakistan. Il resto è puramente formale, si può supporre che, a partire dal prossimo anno, saranno membri a pieno titolo dell’organizzazione. Con la loro adesione, naturalmente, l’organizzazione assume un valore e un peso diversi… e in questo senso, possiamo dire con piena fiducia che il vertice è stato un successo“. Dopo di che ha risposto alle domande su Regno Unito e UE. Come si veda, non è uno stadio, nessuno gioca la partita “Eurasia-UE: 1 – 0”. La SCO non si confronta con gli altri, soprattutto non per propaganda. Allo stesso tempo, coinvolgere indiani e pakistani a diversi livelli nei meccanismi della SCO è un processo, un lungo processo. Ci sono ancora circa 30 documenti che vanno firmato. Si tratta di una procedura burocratica lunga che a volte richiede negoziati con parlamenti e ministeri.

Non ripetere gli errori altrui
La SCO non è un’alleanza o un’unione, dato che i suoi membri ritengono che il tempo delle ‘unioni’ sia passato (ciò che accade a UE e NATO è molto evidente oggi). Ma se non è un’unione, allora cos’è? Forse un tentativo di costruire un nuovo, moderno modello di relazioni tra Paesi uniti dalla geografia, ma divisi da varie caratteristiche distinte che desiderano mantenere, piuttosto che muoversi su regole e norme rigorose. La SCO sfida l’occidente standardizzato? No, è il tentativo di non ripetere gli errori dell’Unione europea, in particolare quelli resi evidenti nel “giorno dell’indipendenza del Regno Unito”. Si tratta di “aperto regionalismo”, il che significa che nulla impedisce ai Paesi membri di far parte di altre associazioni. Questo non è assolutamente l’approccio occidentale e a volte inibisce fortemente l’organizzazione della SCO. Ma a quanto pare, è l’unica via.

La SCO diventa una potenza eurasiatica: Segretario Generale
Un’altra cosa nel documento (MO) firmato da India e Pakistan ipotizza che i membri della SCO non operino contro i mutui interessi. Ma l’atteggiamento di molti rimane oscuro e teso. Un’altra cosa è che la SCO è almeno una piattaforma dove provare a negoziare. Diamo un’occhiata a chi è interessato in qualche modo alla SCO. Sono 18 Paesi. Nel 2017 vi saranno 8 Paesi pienamente aderenti al vertice di Astana. Cina, India, Russia. Kazakistan, Pakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan. Gli altri 10 Paesi hanno lo status di osservatori. Sarebbe difficile immaginare dei Paesi più diversi. All’inizio dell’integrazione, i Paesi europei erano diversi, ma seguirono la via del livellamento dei caratteri e della riduzione della sovranità. Come possiamo vedere, si sbagliavano. “La formula SCO” a questo punto sembra semplice, non consente alcun rivolgimento politico-militare in Asia centrale e costruisce le infrastrutture (strade, informazioni e legislazione) collegando tutti i Paesi della regione. Tale infrastruttura comprende cultura e istruzione attive nel quadro della SCO, creando uno spazio umanitario comune eurasiatico. Questo processo non è solo enorme, è difatti eterno. Non dimentichiamo che la SCO non riguarda tutti i rapporti tra, per esempio, India e Russia o Cina e Russia, ma solo ciò che riguarda essenzialmente la riformulazione dell’Asia centrale, facendone un puro progetto regionale. Si può dire quanto si vuole, come fanno i cinesi, che il vecchio modello mondiale è stato ricreato, al centro del quale per secoli vi era la Grande Via della Seta dalla Cina all’Europa, ma tutti sappiamo che di fatto si tratta di modellare il futuro e non di ripristinare il passato.135464190_14667777565241nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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