Shanghai Cooperation Organization: storia di successo in espansione

Peter Korzun, Strategic Culture Foundation 29/06/2016OCSFondata nel 2001, la SCO è un’organizzazione politica e di sicurezza che comprende Cina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan. La cooperazione militare tra gli Stati membri implica la condivisione di intelligence, operazioni antiterrorismo in Asia centrale e collaborazione contro il terrorismo cibernetico, tra le altre cose. Quest’anno l’organizzazione segna due anniversari: il 15° anniversario della Shanghai Cooperation Organization e i 20 anni dei Cinque di Shanghai, l’organizzazione di cui tutti i membri della SCO, tranne l’Uzbekistan, furono aderenti. Dopo l’inclusione dell’Uzbekistan nel 2001 i Cinque di Shanghai divennero la SCO. India, Iran e Pakistan furono ammessi come osservatori nel 2005. Il vertice SCO del 2010 tolse la moratoria a nuove adesioni, aprendo la via all’espansione del raggruppamento. Il vertice 2016 ha avuto luogo il 24 giugno a Tashkent. I leader della SCO hanno firmato la Dichiarazione di Tashkent e il Piano d’Azione 2016-2020 per aumentare la cooperazione regionale a un livello qualitativamente nuovo. I leader hanno riaffermato il supporto alla Cintura economica della Via della Seta, iniziativa per lo sviluppo regionale proposta dal Presidente cinese Xi Jinping nel 2013 che cerca di stimolare le attività economiche regionali collegando la Cina all’Europa attraverso l’Asia centrale e occidentale per vie interne. I membri della SCO costruiscono la Cintura economica della Via della Seta, che secondo essi sarà uno degli strumenti della cooperazione economica regionale. L’Organizzazione realizzerà progetti congiunti infrastrutturali per i trasporti, sostenendo la costruzione di corridoi internazionali e hub colleganti Asia ed Europa, approfondendo la cooperazione su economia, commercio, energia, investimenti, agricoltura, cultura, scienza, tecnologia e protezione dell’ambiente. La SCO chiede uno sforzo comune e solido per far fronte alla crescente minaccia del terrorismo e dell’estremismo internazionale e per affrontarne le cause alla radice. I membri continueranno a preparare la Convenzione sulla lotta all’estremismo della SCO, che sarà parte importante della base giuridica della cooperazione al riguardo. I leader hanno inoltre promesso un lavoro concertato nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale. I partecipanti hanno sottolineato che le attività della SCO non sono dirette contro altri Stati o organizzazioni internazionali, e che sono disposti a sviluppare contatti e cooperazione con altri Paesi ed organizzazioni regionali e globali che condividano gli obiettivi della Carta della SCO. In particolare, la partecipazione di Russia e Cina ai BRICS fornisce la solida base per rafforzare la cooperazione tra i due gruppi internazionali. Il vertice ha sottolineato l’importanza nel rafforzare i meccanismi di governance globale secondo la Carta delle Nazioni Unite, ottenendo un ordine mondiale più giusto ed equo. I membri della SCO hanno detto d’impegnarsi a rafforzare ulteriormente il ruolo centrale di coordinamento delle Nazioni Unite nelle relazioni internazionali e consultazioni a supporto della ricerca di una “soluzione” alle riforme del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
sco2 L’evento del 2016 è una pietra miliare nella storia dell’Organizzazione. Altri due Paesi, India e Pakistan, sono a un passo dall’aderire alla Shanghai Cooperation Organization facendone una struttura politica globale (trans-asiatica). Il Primo ministro indiano Narendra Modi e il Presidente pakistano Mamnun Hussain hanno firmato i rispettivi memorandum. Il documento stabilisce le condizioni per la partecipazione indiana e pakistana al bilancio globale dell’organizzazione e i versamenti alle agenzie permanenti, ed altri dettagli. Il processo formale di piena adesione alla SCO richiederà alcuni mesi. Entrambi i Paesi sono tenuti a diventare membri a pieno titolo entro la prossima riunione ad Astana nel 2017. Grazie all’integrazione nella SCO, i due Paesi confinanti, entrambi potenze nucleari e rivali scontratisi in diverse guerre dal 1948, hanno un nuovo posto per appianare le divergenze. Con l’espansione da sei a otto membri a pieno titolo, la SCO ha fatto un passo importante riunendo i tre Stati eurasiatici più grandi e potenti e quattro potenze nucleari. Con l’integrazione dei nuovi aderenti, il gruppo rappresenterà il 50 per cento del territorio eurasiatico, il 45 per cento della popolazione del pianeta e il 19 per cento del PIL mondiale. “In effetti, mentre la Shanghai Cooperation Organization espande le aree di attività ed adesione con la partecipazione dei potenti Paesi appena citati, diventa una potente associazione internazionale che incute rispetto ed è rilevante nella regione e nel mondo”, ha detto il Presidente russo Putin. L’ammissione di India e Pakistan può anche contribuire a migliorare i rapporti tesi tra India e Pakistan, aprendo un altro canale di comunicazione. Non c’è dubbio che l’adesione migliorerà le relazioni bilaterali tra India e Pakistan con Russia, Cina e gli altri aderenti interessati al loro riavvicinamento. Le dispute territoriali e le armi nucleari resteranno, ma il fatto stesso di essere riuniti nella stessa organizzazione perseguendo obiettivi comuni, aiuterà a iniziare un dialogo. Per esempio, tutti i membri della SCO sono interessati ad affrontare il problema dell’Afghanistan. India e Pakistan possono dare un grande contributo alla ricerca di soluzioni adeguate. L’ammissione di India e Pakistan arriva in un momento in cui le due nazioni cercano un maggiore impegno nella regione eurasiatica, una delle aree strategicamente più importanti del mondo. Inoltre, i Paesi dell’Asia centrale sono ricchi di idrocarburi, rendendosi particolarmente attraenti per l’India affamata di energia e il Pakistan. New Delhi e Islamabad portano avanti progetti infrastrutturali volti ad approfondire la connessione con la regione. Mentre l’India sviluppa il porto Chabahar in Iran, nella speranza di poter accedere all’Afghanistan e all’Eurasia bypassando il Pakistan, Islamabad punta le sue speranze sul corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), un gigantesco piano miliardario cinese per sviluppare le infrastrutture pakistane ed ampliarne i legami economici. L’Iran sarà il prossimo ad aderire alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). Teheran ha cercato a lungo di aderire alla SCO, ma il gruppo ha tenuto il Paese in attesa fin quando ha raggiunto un accordo con Stati Uniti, Europa e altri attori internazionali fondamentali sul suo programma nucleare. Con l’adesione dell’Iran il gruppo controllerebbe circa un quinto del petrolio mondiale e rappresenterà quasi la metà della popolazione mondiale.
L’Organizzazione ha grandi prospettive per il futuro. La partecipazione dei Paesi SCO e CSI (Comunità di Stati Indipendenti) nel processo per allineare l’Unione economica eurasiatica e la cintura economica della Via Seta potrebbe preludere alla formazione di una grande collaborazione eurasiatica, come il Presidente russo Vladimir Putin ha detto al vertice della SCO. “Buone prospettive si aprono con il lancio dei negoziati per l’allineamento dell’Unione Economica Eurasiatica e la Cintura della Via della Seta della Cina. Sono convinto che coinvolgere tutti gli aderenti della SCO e anche della CSI in questo processo d’integrazione, potrebbe preludere alla formazione della grande collaborazione eurasiatica”, sottolineava il presidente. Il leader russo ha osservato che i Paesi del Sud-Est asiatico mostrano interesse per la cooperazione economica con la SCO, discussa in occasione del recente vertice dell’ASEAN a Sochi. Secondo Vladimir Putin, le istituzioni finanziarie come la Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali e la Banca di sviluppo dei BRICS potrebbero contribuire al successo dei progetti economici della SCO.
In 15 anni di esistenza, la SCO s’è consolidata a tutti gli effetti, ed è una molto influente associazione internazionale indipendente dall’influenza degli Stati Uniti. La SCO di successo e in espansione offre un’alternativa alla visione obsoleta del mondo unipolare dominato da Washington.62514_0La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Grande Strategia di Putin: il progetto della Grande Eurasia

Alexander Mercouris, The Duran 30/6/2016
Putin al SPIEF 2016 delineava il gigantesco progetto per unire l’intero continente eurasiatico chiedendo agli europei di parteciparvi.2016062004Il tema principale del SPIEF 2016 dava ai russi l’opportunità di spiegare la loro politica estera agli europei. Uno dei dibattiti più sterili nei media anglofoni è se Putin sia uno stratega o solo un tattico. Vi sono numerosi articoli che discutono la questione con la solita risposta che sia solo un tattico. La risposta corretta alla domanda è che Putin, o più correttamente la leadership russa, sicuramente ha una strategia, anche se i commentatori nei media anglofoni che ne discutono possono essere perdonati nel dare sempre la risposta sbagliata perché, come i loro articoli dimostrano fin troppo chiaramente, non hanno la minima idea di cosa sia questa strategia in realtà. È molto sorprendente perché Putin l’ha spiegato in molte occasioni. Con numerosi europei nel pubblico del SPIEF 2016 ha colto l’occasione di farlo di nuovo, questa volta sottolineando il ruolo chiave dell’Europa, e in particolare l’Unione europea, in esso. Ecco cosa ha detto Putin: “Nel 2011, con la Bielorussia e il Kazakistan, e basandosi sulla fitta rete di rapporti di cooperazione che abbiamo ereditato dall’Unione Sovietica, abbiamo formato uno spazio doganale comune, poi divenuto Unione economica eurasiatica. Già a giugno abbiamo, insieme con i nostri colleghi cinesi, in programma di avviare colloqui ufficiali per formare un partenariato economico e commerciale globale in Eurasia con la partecipazione degli Stati dell’Unione europea e della Cina. Mi aspetto che sia uno dei primi passi verso la formazione di un’importante collaborazione eurasiatica. Amici, il progetto che ho appena citato, il progetto “della grande Eurasia” è naturalmente aperto all’Europa e sono convinto che tale cooperazione sarà reciprocamente vantaggiosa. Nonostante i ben noti problemi nelle nostre relazioni, l’Unione europea resta il partner economico e commerciale chiave della Russia. E’ il nostro vicino e non siamo indifferenti a ciò che succede nella vita dei nostri vicini, dei Paesi europei e dell’economia europea. Ripeto che c’interessa che gli europei aderiscano al progetto per un’importante collaborazione eurasiatica. In questo contesto, accogliamo con favore l’iniziativa del Presidente del Kazakistan per consultazioni tra Unione economica eurasiatica ed UE. Ieri abbiamo discusso la questione in occasione della riunione con il presidente della Commissione europea“. Questa non è solo strategia; è un’estremamente ambiziosa, ed anche grandiosa, strategia per collegare le due estremità del continente eurasiatico in un unico spazio economico con la Russia al centro come collegamento e ponte. È una proposta non per l'”Eurasia”, ma per la “Grande Eurasia”: un’unica unità economica colossale che si estenda dal Pacifico all’Atlantico. Inoltre è abbastanza chiaro che questo progetto è pienamente supportato dalla leadership cinese; la Cina naturalmente è la metà orientale del progetto. In effetti è una certezza che i cinesi vi abbiano a che fare e che il loro progetto di Via della Seta ne faccia parte.
083257 Lungi dal cercare la disgregazione dell’UE, come tanti scrittori neoconservatori proclamano, ciò che Putin vuole è che l’Unione europea sia partner a pieno titolo del progetto. Lungi dall’essere costretti a scegliere tra “la Russia in Europa” e “la Russia in Eurasia”, Putin non vede alcuna contraddizione nel perseguire entrambe le vie. Lungi dal voler scegliere tra UE e Cina come partner della Russia, Putin vuole che la Russia abbia una partnership con entrambi, avvicinandoli. Questa grandiosa concezione è assai tipica dei russi e dei cinesi. Le due grandi potenze continentali sono abituate a pensare in termini globali, come avviene spesso, ed accadde con idee simili circolate a San Pietroburgo nel 1890, all’inizio del regno di Nicola II, anche se i mezzi politici e tecnici per attuarle semplicemente non esistevano al momento. Il famoso politico sovietico Vjacheslav Molotov propose un progetto simile negli anni ’50, anche se ebbe poco favore dal resto della dirigenza sovietica. Al contrario, dubito che i politici provinciali europei, strettamente concentrati sulle loro preoccupazioni nazionali, possano comprendere un tale progetto anche quando gli viene spiegato chiaramente, come ha fatto Putin al SPIEF 2016. Sono sicuro che Putin lo sappia, anche se a volte fatica a capirlo, e che si renda conto che se l’Europa va assolutamente conquistata al progetto, dovrà farlo un passo alla volta. Una potenza occidentale ha la visione strategica per capire un tale progetto e significativamente non vi ha un posto. Tale potenza, naturalmente, sono gli Stati Uniti. Era abbastanza chiaro dalle molte cose dette da Putin al SPIEF 2016, che lui e il resto della leadership russa ritengono che il colpo di Stato di Majdan in Ucraina sia stata una manovra degli USA per dividere la Russia dall’Europa, in modo da far deragliare il progetto di Grande Eurasia. Penso che Putin si sbagli, dubito che gli Stati Uniti ne sappiano molto del progetto di Grande Eurasia e credo che perseguano in Ucraina proprie strategie molto diverse, ma indipendentemente da ciò Putin ha reso abbastanza chiaro al SPIEF 2016 le perplessità sugli europei così privi di visione e concezione dei propri interessi, avendo permesso durante la crisi ucraina di farsi così facilmente manipolare dagli Stati Uniti nel loro interesse. Il suo discorso plenario era fondamentalmente un appello agli europei a svegliarsi e ad agire nel proprio interesse piuttosto che di Washington: “Capisco anche i nostri partner europei quando si parla di decisioni complesse per l’Europa prese nei colloqui sulla formazione del partenariato transatlantico. Ovviamente, l’Europa ha un grande potenziale e puntando a una sola associazione regionale restringe chiaramente le sue opportunità. Date le circostanze, è difficile per l’Europa mantenersi in equilibrio e preservarsi uno spazio di manovra. Come i recenti incontri con i rappresentanti degli ambienti economici tedeschi e francesi hanno dimostrato, le imprese europee sono disposte a collaborare con questo Paese. I politici dovrebbero incontrare le imprese mostrando saggezza e un approccio lungimirante e flessibile. Dobbiamo tornare alla fiducia nelle relazioni russo-europee e ripristinare la nostra cooperazione. Ricordiamo come tutto è cominciato. La Russia non ha avviato gli attuali divisioni, disagi, problemi e sanzioni. Tutte le nostre azioni sono state esclusivamente reciproche. Ma noi non portiamo rancore, come si suol dire, e siamo pronti a venire incontro ai nostri partner europei. Tuttavia, questo non può in alcun modo essere una via a senso unico“. Se gli europei sentono questo appello, o addirittura lo comprendono, è un’altra questione. Personalmente ne dubito. È sorprendente come i media occidentali, anche europei, non abbiano riferito nulla del progetto di Grande Eurasia e detto poco sull’invito di Putin a restaurare piene relazioni. I capi europei presenti al SPIEF 2016, Juncker, Renzi e Sarkozy, spingono a migliorare le relazioni con la Russia, ma non hanno detto nulla del progetto di Grande Eurasia.
Anche se l’impegno di Putin e della leadership cinese al progetto di Grande Eurasia sia indubbio, sono attenti a non farla diventare una trappola consentendole di diventare un progetto su cui sacrificare gli altri interessi vitali dei loro Paesi per realizzarlo. Questo fu il grande errore di Mikhail Gorbaciov negli anni ’80, quando sacrificò tutte le posizioni dell’URSS in Europa e in ultima analisi la sua stessa esistenza cercando ciò che chiamava “casa comune europea”. Se gli europei si dimostrano poco ricettivi, russi, cinesi ed alleati dell’Asia centrale chiariscono che semplicemente porteranno avanti il progetto per conto proprio.1041317790

India e Pakistan aderiscono all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai
Alexander Mercouris, The Duran 27 giugno 2016
India e Pakistan aderiscono all’organizzazione della sicurezza a guida cinese e russa mantenendo stretti rapporti con l’occidente.modi-sharif-7591Lontano dalle distrazioni causate dal Brexit inglese, il processo di costruzione eurasiatica ha appena compiuto un altro grande passo in avanti con l’accordo di India e Pakistan ad aderire a pieno titolo all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai guidata da Russia e Cina. L’Iran dovrebbe seguire a breve, riunendo l’intera Eurasia sotto l’ombrello di questa organizzazione, tranne alcuni piccoli Paesi e gli Stati europei dell’alleanza occidentale. Anche Paesi come Turchia ed Azerbaijan, allineati all’occidente, vi hanno dei rapporti. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai non è la “NATO orientale”, una sorta di Patto di Varsavia dell’Eurasia orientale e centrale, ma non è nemmeno la chiacchiera pretesa dai commentatori occidentali. L’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai ha una costituzione e una struttura, ed ha effettivamente una dimensione di sicurezza, anche se in teoria si concentra sulla lotta al terrorismo in Asia centrale, piuttosto che contro qualsiasi minaccia convenzionale occidentale. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai è strettamente legata all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (“CSTO”) guidata dalla Russia, sicuramente un’alleanza militare che riunisce la Russia e i suoi partner più stretti dell’ex-URSS. Ancora più importante, al centro dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai c’è il rapporto strategico-militare tra Cina e Russia. Questi due Paesi, nonostante i tentativi occidentali di negarlo, sono sicuramente alleati militari. Putin l’ha di recente ammesso. Inoltre ha anche rivelato qualcosa di già evidente per chi segue da vicino le azioni sulla scena mondiale, e cioè che le leadership dei due Paesi comunicano continuamente. Riporto le esatte seguenti parole di Putin: “Siamo in contatto continuo e ci consultiamo su questioni globali e regionali. Dato che ci consideriamo stretti alleati, naturalmente dobbiamo sempre ascoltare i nostri partner e tenere conto di ogni interesse altrui“. Per avere idea di quanto sia stretta la cooperazione militare tra Cina e Russia, si veda come i due Paesi abbiano recentemente condotto un’esercitazione di comando congiunto a Mosca con l’impiego congiunto delle rispettive difese antimissili balistici. Gli Stati Uniti non farebbero mai una cosa del genere con uno qualsiasi dei loro alleati e se l’hanno fatto, certamente non lo renderanno pubblico. Quando le relazioni militari tra i due Paesi sono così strette da condurre esercitazioni del genere, è certo che una rete di sicurezza, intelligence ed accordi relativi alla difesa esista tra di essi. Il fatto che non ne sappiamo non significa che non esista. Ciò significa che le leadership dei due Paesi, Consiglio di Sicurezza della Russia e Politburo della Cina, abbiano deciso di non renderla pubblica. La ragione è che rivelandone l’esistenza, si rivelerebbe l’entità dell’alleanza militare dei loro Paesi, cosa che nessuno di loro per il momento vuole. Il fatto che alla base dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai ci sia l’alleanza tra Cina e Russia significa che non si tratta di chiacchiere. Piuttosto rientra nella rete di organizzazioni, Unione eurasiatica economica, Via della Seta, BRICS e CSTO, che i due alleati tessono intorno per estendere l’influenza regionale e globale della loro alleanza.
Pakistani e indiani lo sanno molto bene. Con l’adesione all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai, pakistani ed indiani non si alleano a cinesi e russi contro gli Stati Uniti e l’occidente. La ragione per cui cinesi e russi preferiscono mantenere segreta l’alleanza è perché non devono presentare a Paesi come Pakistan e India una scelta binaria, piuttosto permettere ai due Paesi tradizionalmente in contrasto di mantenere i rapporti tradizionali con i vecchi alleati, la Cina nel caso del Pakistan e la Russia nel caso dell’India, migliorando i legami formali con una delle due grandi alleanze mondiali attuali, rimodellando progressivamente il mondo che li circonda.xi-putin-dealTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Brexit: la Russia avanza e gli USA perdono terreno

MK Bhadrakumar, Asia Times 27 giugno 2016

putinSe vi fosse nelle faccende degli uomini una marea, come dice Bruto nel Giulio Cesare di William Shakespeare, sarebbe lo stesso per gli affari delle nazioni.
Meno di una settimana fa, l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico strisciava verso i confini della Russia provocandola inesorabilmente, ma la marea è cambiata bruscamente, e la politica eurasiatica non sarà mai più la stessa dopo la Brexit. Indirizzandosi allo stesso tempo alla Duma russa a Mosca, il Presidente Vladimir Putin confidava alle élite politiche della Russia che la nazione affronta un’altra volta la minaccia ai confini, simile all’invasione nazista di esattamente 75 anni fa. Tuttavia, due giorni dopo, a Tashkent, Putin ha risposto con calma e tono distaccato, alla domanda della sua reazione alla Brexit. Vi ha accennato abbastanza intuitivamente, riconoscendo l’opportunità data dal destino. Putin ha detto: “La Brexit avrà “conseguenze” per la Gran Bretagna e l’Europa, e avrà inevitabilmente “effetti globali… sia positivi che negativi”; “Il tempo ci dirà se ci saranno più vantaggi o svantaggi”; la Brexit avrà un impatto su mercato e valute, ma difficilmente sarò uno “sconvolgimento globale”; sulle sanzioni contro la Russia, se i Paesi dell’UE sono pronti al “dialogo costruttivo”, Mosca sarà “non solo pronta, lo vuole e risponderà positivamente ad iniziative positive”. Detto questo, la Russia ha dei limiti nell’onere dell’attuazione dell’accordo Minsk sull’Ucraina, che spetta a Kiev e “senza, non possiamo fare nulla”.” Putin ha recentemente visitato la Grecia, il Paese dell’UE più vicino alla Russia. Significativamente, secondo il Primo ministro greco Alexis Tsipras, la Brexit “conferma la crisi politica profonda, la crisi di identità e la crisi della strategia europea”. Questo riecheggerebbe ampiamente nell’opinione russa. I commentatori russi sono entusiasti del voto per la Brexit che inesorabilmente indebolirà le sanzioni UE. In effetti, si aspettano un significativo miglioramento delle relazioni della Russia con la Gran Bretagna. Londra è il ricettacolo preferito degli oligarchi russi e delle élite di Mosca. Boris Johnson, molto probabilmente il primo ministro del Regno Unito post-Brexit, è un netto sostenitore di saldi rapporti con la Russia, e le élite di Mosca lo considerano un politico insolito senza una mentalità da guerra fredda e, ancora più interessante, senza mentalità da politica estera. Chiaramente, la congettura degli analisti russi è che Washington faticherà ad imporre la propria leadership transatlantica come in passato, e nella stessa Unione europea probabilmente non ci sarà consenso nell’estendere le sanzioni contro la Russia all’anno prossimo. Queste sono le puntate migliori della Russia. Tuttavia, le parole caute di Putin suggeriscono che Mosca manterrà le dita incrociate su come Washington potrà permettersi che la Brexit volga verso la logica conclusione, semplicemente permettendo ai cittadini inglesi di lasciare l’Unione europea. Ovviamente, Putin ha ordinatamente eluso qualsiasi discorso sulla disintegrazione europea. D’altra parte, Mosca non può ignorare che l’euroscetticismo è un fenomeno diffuso in Europa. Se la Brexit ha un ‘effetto domino’ e avvia referendum in altri Paesi europei, l’impensabile potrebbe accadere. Anche in caso contrario, i gruppi euroscettici in Europa hanno già rafforzato la loro posizione. Comunque, se George Soros ha scritto nel fine settimana che la disintegrazione dell’UE è “praticamente irreversibile”, avrebbe centrato il punto.
Chiaramente, ci sono punti interrogativi sulla sopravvivenza della Gran Bretagna. La Russia potrebbe trarne dei vantaggi, perché la Gran Bretagna è tradizionalmente non solo l’auriga degli interessi degli Stati Uniti in Europa, ma anche ‘arbitro’ nell’UE, un ruolo in cui è insostituibile. Di fronte alla crescente pressione occidentale, Mosca ultimamente si concentra ad espandere la propria influenza e a consolidare la propria leadership in Eurasia. Al St. Petersburg International Economic Forum di una settimana prima, Putin presentava il progetto di Grande Eurasia. Tutto indica che questo sia anche un punto all’ordine del giorno chiave nelle discussioni con la leadership cinese, nella prossima visita a Pechino. Putin prevede una grande collaborazione nell’ambito del piano della Grande Eurasia, coinvolgendo l’Unione Eurasiatica Economica (EEU) guidata dalla Russia, Cina e possibilmente India e Iran, ampliando efficacemente lo ‘spazio post-sovietico’ verso est, ovest e sud-est asiatico. La visione della Grande Eurasia di Putin ha tre modelli, sicurezza, mercato comune e governo interno. L’intenzione russa sembra sia portare la dilagante influenza cinese nello spazio eurasiatico entro negoziati multilaterali, in particolare sull’Iniziativa Fascia e Via della Cina. Ma la Cina difficilmente sarebbe d’accordo. La Cina ha avuto una giornata campale, con le tensioni in aumento tra Russia e occidente all’ombra dell’espansione della NATO. Ma con la Brexit, la dinamica di potere in Eurasia potrebbe cambiare radicalmente a favore della Russia. Probabilmente, la Brexit riduce la pressione occidentale sulla Russia e fornisce la tregua per prestare maggiore attenzione alla realtà degli ultimi anni, con la Cina che costantemente espande la propria influenza in Eurasia, non solo in Asia centrale, ma anche nei Balcani e in Europa centrale. La cosa più importante per Mosca sarà se la Brexit arresti la tendenza, incoraggiata in non piccola misura da Washington, alla militarizzazione dell’Europa.
Il prossimo vertice della NATO a Varsavia (8-9 luglio) si svolgerà all’ombra della Brexit. Può essere foriero del futuro che Bulgaria e Romania si siano opposte all’idea di una flotta NATO nel Mar Nero. Il primo ministro bulgaro Bojko Borisov ha detto con una punta di sarcasmo che il Mar Nero dovrebbe essere destinato a yacht e navi cariche di turisti piuttosto che essere un’arena militare. La cooperazione nell’alleanza potrà continuare nel breve termine. Ma resta da vedere fino a che punto Washington riuscirà ad impensierire gli europei con la tesi assai artificiosa della Russia quale Stato revisionista che pone la mobilitazione militare al centro del pensiero strategico. La Brexit pone delle questioni alla NATO, anche se i cittadini inglesi non hanno votato l’uscita dall’alleanza. Con un commento perspicace, la nota ‘mano russa’ nella rivista National Interest. Nikolas Gvosdev, notava che la Brexit “convalida due linee di tendenza in via di sviluppo in Europa“, spiegando: “La prima è l’esitazione nei Paesi dell’Europa occidentale a farsi trascinare in conflitti e problemi della periferia orientale del continente o nello spazio post-sovietico. La seconda sarà risvegliare la divisione regionale persistente nell’alleanza, con alcuni membri che sostengono che se la NATO avesse prestato molta più attenzione alle minacce sul Mediterraneo alla sicurezza europea, piuttosto che farsi coinvolgere nei giochi geopolitici in Eurasia, la crisi migratoria avrebbe potuto essere evitata o ridotta e, quindi, uno dei fattori chiave della Brexit sarebbe stato neutralizzato”. La linea di fondo è che UE e NATO sono complementari. E la Brexit sostiene che gli interessi nazionali prevalgono sugli interessi collettivi europei. Senza dubbio, la Brexit è anche, almeno in parte, un riflesso della stanchezza generale in Europa per la continua espansione della NATO ad est.

L’Ambasciatore MK Bhadrakumar è stato un diplomatico di carriera per più di 29 anni, ed ambasciatore dell’India in Uzbekistan (1995-1998) e in Turchia (1998-2001). Scrive sul blog Indian Punchline” e per Asia Times dal 2001.0b5c5083058cba6f446707aef0109828L’Eurasia s’integra e l’UE si disintegra
Dmitrij Kosyrev, RIA Novosti, 28 giugno 2016 – RBTH

13738925681India e Pakistan hanno firmato un memorandum d’intesa il 24 giugno, unendosi formalmente alla Shanghai Cooperation Organization. Lo stesso giorno, i risultati del referendum sull’adesione della Gran Bretagna nell’Unione europea sono stati dichiarati, con il 51,9% degli inglesi che opta per la Gran Bretagna fuori dall’Unione europea, lasciando un’Unione dal futuro travagliato.

L’idea di questo titolo viene da una serie di eventi evidenti, dato che India e Pakistan hanno firmato documenti chiave per aderire alla SCO al vertice di Tashkent, e gli inglesi hanno votato per ritirarsi dall’UE. È successo questo, l’integrazione qui e il collasso di là, tutto in un giorno. E poi ci sono le particolarità, anche molto interessanti, come sempre. Dal punto di vista formale, non sono state osservate grandi cerimonie per l’integrazione di India e Pakistan, non ci sono due nuove bandiere che si aggiungono alle sei attuali della SCO: Cina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan. La decisione fondamentale sul loro ingresso fu presa un anno fa, al vertice di Ufa, e ciò che è successo oggi è stato questo: al vertice, i leader dei sei stati membri della SCO hanno adottato un memorandum sugli obblighi delle controparti indiane e pakistane per l’adesione alla Convenzione dell’associazione, obbligatorio per gli Stati aderenti. Il Presidente Vladimir Putin, parlando su questo tema in occasione della conferenza stampa finale, ha detto: “Avete visto, accogliamo due grandi Paesi, India e Pakistan. Il resto è puramente formale, si può supporre che, a partire dal prossimo anno, saranno membri a pieno titolo dell’organizzazione. Con la loro adesione, naturalmente, l’organizzazione assume un valore e un peso diversi… e in questo senso, possiamo dire con piena fiducia che il vertice è stato un successo“. Dopo di che ha risposto alle domande su Regno Unito e UE. Come si veda, non è uno stadio, nessuno gioca la partita “Eurasia-UE: 1 – 0”. La SCO non si confronta con gli altri, soprattutto non per propaganda. Allo stesso tempo, coinvolgere indiani e pakistani a diversi livelli nei meccanismi della SCO è un processo, un lungo processo. Ci sono ancora circa 30 documenti che vanno firmato. Si tratta di una procedura burocratica lunga che a volte richiede negoziati con parlamenti e ministeri.

Non ripetere gli errori altrui
La SCO non è un’alleanza o un’unione, dato che i suoi membri ritengono che il tempo delle ‘unioni’ sia passato (ciò che accade a UE e NATO è molto evidente oggi). Ma se non è un’unione, allora cos’è? Forse un tentativo di costruire un nuovo, moderno modello di relazioni tra Paesi uniti dalla geografia, ma divisi da varie caratteristiche distinte che desiderano mantenere, piuttosto che muoversi su regole e norme rigorose. La SCO sfida l’occidente standardizzato? No, è il tentativo di non ripetere gli errori dell’Unione europea, in particolare quelli resi evidenti nel “giorno dell’indipendenza del Regno Unito”. Si tratta di “aperto regionalismo”, il che significa che nulla impedisce ai Paesi membri di far parte di altre associazioni. Questo non è assolutamente l’approccio occidentale e a volte inibisce fortemente l’organizzazione della SCO. Ma a quanto pare, è l’unica via.

La SCO diventa una potenza eurasiatica: Segretario Generale
Un’altra cosa nel documento (MO) firmato da India e Pakistan ipotizza che i membri della SCO non operino contro i mutui interessi. Ma l’atteggiamento di molti rimane oscuro e teso. Un’altra cosa è che la SCO è almeno una piattaforma dove provare a negoziare. Diamo un’occhiata a chi è interessato in qualche modo alla SCO. Sono 18 Paesi. Nel 2017 vi saranno 8 Paesi pienamente aderenti al vertice di Astana. Cina, India, Russia. Kazakistan, Pakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan. Gli altri 10 Paesi hanno lo status di osservatori. Sarebbe difficile immaginare dei Paesi più diversi. All’inizio dell’integrazione, i Paesi europei erano diversi, ma seguirono la via del livellamento dei caratteri e della riduzione della sovranità. Come possiamo vedere, si sbagliavano. “La formula SCO” a questo punto sembra semplice, non consente alcun rivolgimento politico-militare in Asia centrale e costruisce le infrastrutture (strade, informazioni e legislazione) collegando tutti i Paesi della regione. Tale infrastruttura comprende cultura e istruzione attive nel quadro della SCO, creando uno spazio umanitario comune eurasiatico. Questo processo non è solo enorme, è difatti eterno. Non dimentichiamo che la SCO non riguarda tutti i rapporti tra, per esempio, India e Russia o Cina e Russia, ma solo ciò che riguarda essenzialmente la riformulazione dell’Asia centrale, facendone un puro progetto regionale. Si può dire quanto si vuole, come fanno i cinesi, che il vecchio modello mondiale è stato ricreato, al centro del quale per secoli vi era la Grande Via della Seta dalla Cina all’Europa, ma tutti sappiamo che di fatto si tratta di modellare il futuro e non di ripristinare il passato.135464190_14667777565241nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, Egitto ed Israele chiedono di aderire alla Shanghai Cooperation Organization

Siria, Egitto ed Israele chiedono di aderire alla SCO
Asialive, 26 giugno 2016 – Fort Russmodi-sco-759Siria, Egitto e Israele hanno formalmente chiesto l’adesione alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). I membri hanno discusso anche l’adesione dell’Iran. L’interesse di Siria, Israele e Egitto per partecipare alla Shanghai Cooperation Organization è stato dichiarato al briefing a Tashkent dal rappresentante speciale presidenziale per gli affari della SCO Bakhtijor Khakimov. La richiesta dalla Siria di adesione con lo status di osservatore si ebbe l’anno scorso, ma avendo gli Stati membri della SCO hanno deciso l’avvio della collaborazione con i nuovi arrivati dai fondamentali, si parla di “partnership nel dialogo”, secondo Khakimov. I presidenti dei Paesi membri della SCO hanno anche discusso la prospettiva di adesione permanente dell’Iran. Attualmente i sei membri permanenti della SCO sono Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Cina, Tagikistan e Uzbekistan. L’ultimo vertice della SCO si è svolto a Tashkent, dove hanno partecipato i presidenti dei sei Paesi membri. Oltre ai sei presidenti della SCO erano presenti i leader dei Paesi osservatori: Presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani, Presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko, Presidente della Mongolia Tsakhiagijn Elbegdorj, Presidente del Pakistan Mamnoon Hussain, Primo Ministro dell’India Narendra Modi e Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Zarif. Ospite speciale del Presidente dell’Uzbekistan era il Presidente del Turkmenistan Gurbangulij Berdymukhammedov.

La SCO dimostra il vigore della cooperazione geopolitica
Global Times 24/06/2016

CloSfuvXEAAaKTGLa Shanghai Cooperation Organization (SCO) iniziava il vertice annuale a Tashkent, Uzbekistan. Poiché quest’anno ricorre il 15° anniversario dell’istituzione della SCO, è il momento di rivedere il passato e anche guardare al futuro. India e Pakistan sono decisi a firmare formalmente il memorandum fondamentale per l’adesione alla SCO. L’espansione dell’organizzazione ne indica fascino e prospettive. L’occidente ha spesso minimizzato la SCO da quando fu fondata nel 2001. I Paesi occidentali anzi sottolineano alcuni problemi inerenti alla SCO, come ad esempio diversi valori, livelli di sviluppo e dimensione degli Stati aderenti e l’assenza di un leader. Eppure, nonostante la sottovalutazione, la SCO è cresciuta realisticamente, senza adottare azioni clamorose chiaramente impegnata a creare un futuro costruito senza pretese. E’ difficile definire chiaramente la SCO rispetto alle organizzazioni occidentali. A qualunque cosa sia paragonata, NATO, UE o ASEAN, la SCO è fondamentalmente un’organizzazione di cooperazione nata dalla cooperazione anti-terrorismo contro le tre forze del male in Asia centrale, per poi dipanarsi verso i campi economico e culturale, difatti compiendo progressi. Con i sei osservatori, di cui due, India e Pakistan, che divengono membri ufficiali, la SCO ha dato speranza alle loro prospettive. Il continente asiatico presenta una forma di coesione differente dai raggruppamenti della Guerra Fredda. La SCO è la nuova costruzione di un gruppo di nazioni. Paesi geograficamente vicini che devono avere rapporti e affrontare sfide simili. La SCO svolge il proprio lavoro di cooperazione secondo richieste ed esigenze degli aderenti, chiedendo di potervi far beneficiare tutti, mentre gli Stati aderenti non debbono subirla. Nel periodo della Guerra Fredda, molte organizzazioni internazionali ebbero rivali strategici esteri, ma la SCO no, non essendo diretta contro alcuno. Con la partecipazione dell’India, la SCO non si potrà definirla NATO orientale. Nel frattempo, qualsiasi forza estera che consideri la SCO una minaccia è inguaribilmente dominata dalla mentalità da Guerra Fredda. Tali dubbi emergono probabilmente perché l’occidente, in particolare gli Stati Uniti, è ben consapevole di essere andato troppo oltre nel fare pressione su Cina e Russia da cui, quindi, la preoccupazione che esse costruiscano un’organizzazione per affrontarlo. Ma dalla SCO, l’occidente può trovare un nuovo tipo di vitalità nella cooperazione geopolitica. Questo sarà la via che le organizzazioni geopolitiche dovrebbero seguire. In 15 anni gli estremisti in Asia centrale sono stati ridimensionati notevolmente e i Paesi della regione rimangono stabili grazie alla SCO, perciò desiderano unirsi ulteriormente. Le forze estere come gli Stati Uniti dovrebbero avere pieno rispetto per un’organizzazione come la SCO. La voce della SCO, ad esempio sul Mar Cinese Meridionale, parla a nome del mondo non occidentale. Washington avrà seri guai se interpreta male questa voce.1041866366Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’intervista di Xinhua al Presidente Putin

San Pietroburgo, Russia, Xinhua 23 giugno 2016WzfFHcwPsmWpe6jv075HTA5HcuwLEKAjIl Presidente russo Vladimir Putin, in un’intervista esclusiva di un’ora con il presidente di Xinhua Cai Mingzhao in vista della prossima visita in Cina, ha espresso le opinioni sui legami bilaterali e il commercio, la cooperazione nella Shanghai Organization (SCO) e la cooperazione internazionale Cina-Russia, tra le varie questioni. Ciò che segue è il testo integrale dell’intervista esclusiva di Xinhua a Putin:

Cai: Onorevole Presidente Putin, è mio grande piacere avere un’intervista esclusiva con voi qui nella vostra bella città natale di San Pietroburgo, prima della vostra prossima visita in Cina. Mi permetta di esprimere il nostro rispetto per conto della Xinhua News Agency.
Putin: Grazie.

Cai: Grazie agli sforzi congiunti del Presidente cinese Xi Jinping e Vostri, il rapporto tra Cina e Russia è attualmente al meglio nella storia. Credo che l’intervista di oggi favorirà le nostre relazioni bilaterali. Possiamo iniziamo l’intervista?
Putin: Sì, prego.

Cai: Secondo i nostri calcoli, il Presidente Xi l’ha incontrata cinque volte l’anno scorso. E rivisiterete la Cina molto presto. La completa partnership di coordinamento strategica Cina e Russia s’è approfondita grazie agli sforzi congiunti del Presidente Xi e Vostri. Quest’anno ricorre il 15° anniversario della firma del Trattato di Buon vicinato, Amicizia e Cooperazione sino-russo, così come il 20° anniversario della costituzione del Partenariato di coordinamento strategico Cina-Russia. Quali, secondo Voi, sono i punti forti dei legami Cina-Russia? Quali sono le loro prospettive future? Cosa Vi aspettate da questa visita?
Putin: Ha detto che le nostre relazioni bilaterali sono a un livello molto elevato, nel suo commento sui nostri rapporti bilaterali. Qui voglio ricordare ai lettori di Xinhua due congiunture storiche:
Venti anni fa annunciammo un nuovo tipo di rapporti, un partenariato strategico; 15 anni firmammo il Trattato di Buon vicinato, Amicizia e Cooperazione sino-russo. Molto lavoro s’è fatto da allora, la fiducia tra Russia e la Cina ha raggiunto un livello senza precedenti ed è la solida base della cooperazione bilaterale. Poiché è un livello che probabilmente non è mai stato raggiunto nei nostri rapporti in passato, è molto difficile per i nostri esperti definire la causa comune di oggi che lega i due Paesi. In realtà, non basta ora chiamarla semplicemente coordinamento strategico. Pertanto, abbiamo iniziato a chiamarla “partenariato di coordinamento strategico globale”. La parola “globale” significa che collaboriamo su quasi tutte le aree di vitale importanza, e “strategico” dimostra l’importanza primaria che alleghiamo al nostro rapporto. Lei ha citato il coordinamento tra il Presidente Xi e me. In effetti, il lavoro tra di noi, il lavoro al nostro livello, è senza dubbio il motore dello sviluppo delle relazioni bilaterali. Attualmente discutiamo alcune questioni fondamentali nella nostra strategia di cooperazione. Il Presidente Xi apprezza molto lo sviluppo delle relazioni Russia-Cina. È un buon amico e un partner affidabile. Tuttavia, il buon sviluppo dei legami Russia-Cina non può limitarsi a dipendere dai nostri sforzi. Si chiede di migliorare ulteriormente il meccanismo operativo tra i governi della Federazione Russa e della Repubblica popolare cinese. I capi di governo dei nostri due Paesi s’incontrano regolarmente. Più di 20 sotto-commissioni e commissioni intergovernative sono state istituite, credo che ci siano 26 sotto-commissioni in realtà. La gente in queste commissioni già lavora in modo efficiente. Anche se i due Paesi sono ancora ben lungi dal poter raggiungere rapidamente un consenso su ogni problema complesso, condividiamo sempre l’obiettivo comune di far progredire la nostra collaborazione, indipendentemente dalla complessità dei problemi. Così troviamo sempre una soluzione. Le difficoltà che l’economia globale attraversa sono ampiamente note e si riflettono anche nel coordinamento tra i due Paesi. Per esempio, il volume degli scambi tra Russia e Cina è diminuito un po’. Ma crediamo che sia solo un rallentamento temporaneo dovuto ai prezzi di mercato di alcune materie prime e a differenze nei tassi di cambio. Nel frattempo, azioni vengono intraprese per risolvere i grandi problemi. Per ottimizzare la struttura del commercio bilaterale, abbiamo adottato alcune azioni sostanziali. Non posso ricordarlo correttamente e potrebbe essere necessario controllare, ma nell’ultimo anno le esportazioni russe di prodotti meccanici e tecnici per la Cina sono cresciute in modo significativo, del 44 per cento. Ciò significa molto per noi. L’abbiamo negoziato con i partner cinesi per anni. Voglio ringraziare i nostri amici per averla resa una realtà, rendendoci possibile realizzare gradualmente i nostri obiettivi nelle direttive più importanti. Questo è il nostro obiettivo comune, su cui concordiamo. Progrediamo insieme nella direzione che dobbiamo seguire. Pertanto, il compito più importante nelle relazioni bilaterali è portare diversità e maggiore qualità nelle relazioni commerciali, in particolare aumentando la cooperazione nei settori ad alta tecnologia. Collaboriamo anche nei programmi aerospaziali, in particolare nella ricerca congiunta sugli aerei wide-body e gli elicotteri pesanti. Cerchiamo soluzioni ai problemi ecologici e continuiamo a lanciare mega-progetti nel campo dell’energia, compresa l’energia nucleare.

Cai: La Russia è molto forte in questi settori.
Putin: In effetti, sì. Rosatom (compagnia statale nucleare russa) ha una notevole portafoglio ordini. I due reattori della centrale nucleare di Tianwan operano da otto anni e sono noti per le loro prestazioni. Stiamo costruendo altri due reattori e non credo che ci fermeremo lì. Dobbiamo espandere la nostra cooperazione, non solo nella costruzione di altre centrali nucleari in Cina, ma anche ampliando la nostra collaborazione tecnologica in questo senso. La Cina rafforza gradualmente la presenza nel nostro mercato dell’energia. Non solo è uno dei principali azionisti dell’impianto Jamal LNG, un importante mega-progetto sul gas naturale liquefatto, ma la Cina ha anche acquistato il 10 per cento delle azioni della Compagnia Petrolchimica e Gasifera Siberia-Urali, una delle prime società per azioni chimiche della Russia. Diamo il benvenuto a tale investimento dalla Cina, non solo per l’afflusso di capitali, ma anche perché aiuta ad approfondire la nostra collaborazione. Sulla famosa linea ferroviaria ad alta velocità Mosca-Kazan, assistiamo ad ottimi progressi e ci aspettiamo una velocità di 400 km all’ora in alcuni segmenti. Seguiamo da vicino il lavoro sui progetti, e può benissimo essere solo l’inizio della nostra un’ampia cooperazione nelle infrastrutture. Anche la nostra cooperazione nella cultura è di grande valore, tra cui il Capodanno cinese e l’anno della Russia alternativamente nei nostri due Paesi, l’anno degli scambi dell’amicizia della gioventù sino-russa, l’Anno della lingua russa e cinese, l’Anno del turismo, ecc Alcuni di questi furono proposti dalla Russia, mentre altri furono avviati dalla Cina. Hanno avuto tutti molto successo e senza dubbio promuoveranno la fiducia reciproca tra i nostri due popoli. L’importanza di queste attività non è inferiore a quella dei mega-progetti sull’energia come “Potere della Siberia”, riferendomi al progetto di gasdotto orientale tra Russia e Cina per fornire alla Cina 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Oltre a questo, abbiamo anche avuto costanti progressi nella cooperazione negli affari internazionali e militari e sulle tecnologie militari. Di solito discutiamo di tutte queste cooperazioni quando il Presidente Xi e io c’incontriamo. Sapete, la mia prossima visita è fitta, molto fitta in realtà. Quindi mi aspetto di avere incontri amichevoli con il Presidente Xi su una vasta gamma di argomenti, con fiducia reciproca, come sempre.

Cai: Grazie. Lei ha citato la crescita della cooperazione economica e commerciale, e molti mega-progetti di cooperazione molto incoraggianti. Ha detto molte volte che dobbiamo allineare l’Unione economica eurasiatica (EEU) all’iniziativa Fascia e Via proposta dalla Cina. L’economia della Cina segue attentamente la situazione. Così specificamente cosa suggerisce ai due Paesi a tal proposito? Come possiamo sfruttare l’allineamento di questi programmi di sviluppo per promuovere la cooperazione economica e commerciale tra Cina e Russia?
Putin: Quello che ha sollevato è un argomento interessante. Sappiamo che il Presidente Xi Jinping promuove la Fascia economica della Via della Seta. Riteniamo che la proposta di Xi sia molto tempestiva e accattivante, e l’iniziativa ha un grande potenziale mirando ad espandere la cooperazione della Cina con il mondo. I vicini della Cina vengono naturalmente prima in tale cooperazione, dato che la Via, ovunque conduca, passa dai Paesi limitrofi. Abbiamo avviato due trattative: una bilaterale tra Russia e Cina, e l’altra tra Cina e UEE. Proprio di recente, i cinque Paesi membri dell’UEE hanno discusso ad Astana (capitale del Kazakistan) i temi attinenti. Siamo tutti d’accordo a sviluppare la cooperazione con la Cina nel quadro dell’iniziativa della Cintura economica della Via della Seta. Devo essere assolutamente franco con Lei. Naturalmente, ci prenderemo cura degli interessi dei nostri produttori. Ma condividiamo il consenso sul nostro approccio fondamentale allo sviluppo economico mondiale e alla nostra cooperazione con la Cina eliminando gradualmente i vari ostacoli alla nostra causa comune dell’apertura. Quindi penso che ciò che possiamo fare nella prima fase è creare una zona di libero scambio. Siamo realisti e siamo consapevoli che non è possibile nella prima fase escludere eccezioni e casi particolari, ma dobbiamo essere chiari su dove vogliamo andare. Dato che sempre più Paesi nella nostra regione sono entusiasti della nostra cooperazione, per raggiungere il nostro obiettivo cercheremo di creare le condizioni favorevoli per ciò che chiamiamo cooperazione eurasiatica, e cercheremo di evitare di creare un blocco economico e commerciale chiuso.

Cai: Grazie. Il 16° vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO) si terrà nella capitale uzbeka di Tashkent. Fondata 15 anni fa, la SCO, con Cina e Russia come Stati membri fondatori, ha svolto un ruolo importante nel promuovere la sicurezza e lo sviluppo regionali. Qual è la sua attesa sul prossimo vertice? Cosa ne pensa del meccanismo della SCO?
Putin: La SCO, nei suoi primi giorni, si scelse degli obiettivi di piuttosto basso profilo. Voglio dire quegli obiettivi erano importanti e pragmatici, avendo lo scopo di affrontare i vari problemi sui confini collaborando. Tuttavia, facili o no, questi problemi non ci sono più nella cooperazione sulle frontiere. Ma siamo consapevoli che questi problemi sarebbero rimasti insoluti per decenni, senza sincerità, potendo essere facilmente risolti con sufficiente sincerità. Sia che tali problemi fossero stati risolti o meno, dipende dalla situazione interna di un Paese e dal relativo comportamento sulla scena mondiale, in ampia misura. Con la massima sincerità Russia, Cina e gli altri Stati membri della SCO hanno raggiunto tutti gli obiettivi prefissati in questo campo. Ovviamente, è consigliabile non abbandonare questo meccanismo e preservarne i risultati, nonché mantenere il livello attuale di interrelazioni tra tutti gli Stati membri della SCO. È un dato di fatto che cominciammo a risolvere altri problemi attraverso il meccanismo della SCO, iniziando la cooperazione in vari campi. Tale cooperazione non è solo politica, ma coinvolge anche la costruzione delle infrastrutture. Abbiamo anche iniziato a discutere le questioni concernenti sicurezza e traffico di droga, tra gli altri. Non voglio dire che abbiamo raggiunto molti risultati straordinari o effettuato varie operazioni esemplari. Ma dirò che la SCO è diventata un’organizzazione popolare e attraente nella regione. Molti Paesi nel mondo hanno espresso la volontà di farne parte. Al vertice SCO di Ufa dello scorso anno, decidemmo di avviare la procedura di ammissione di India e Pakistan. Al vertice di Tashkent implementeremo la decisione e discuteremo della volontà degli altri Paesi a partecipare ai lavori dell’organizzazione. L’espansione delle funzioni della SCO e l’aumento del numero dei membri, in particolare l’inclusione di questi importanti Paesi, l’hanno resa un’autorevole e popolare organizzazione internazionale nella regione e nel mondo in generale. Dato che la situazione internazionale è complessa e stratificata, alcuni Paesi potrebbero differire da altri per atteggiamento e opinione su alcune questioni internazionali. Anche se la loro adesione alla SCO potrebbe non offrire una soluzione ai loro disaccordi, tenteremo di spianare la strada alla soluzione di questi problemi. Abbiamo molte aspettative su questo.

Cai: Grazie. Oggi il mondo affronta molte sfide gravi, tra cui la lenta ripresa economica globale, instabilità e volatilità di alcune regioni, attività terroristiche rampanti e problemi ambientali come il cambiamento climatico. Come grandi Paesi influenti e responsabili, Cina e Russia, sono forze importanti nel mantenimento della pace e della stabilità mondiale, in particolare in situazioni internazionali difficili. Allora, quali altri sforzi pensa Cina e Russia dovrebbero fare per mantenere la pace nel mondo e migliorare la governance globale?
Putin: Come sapete, il coordinamento tra Russia e Cina sulla scena globale è di per sé un fattore di stabilità negli affari internazionali. Ricordiamo l’indirizzo del Presidente cinese Xi Jinping alla cerimonia del 70° anniversario della costituzione delle Nazioni Unite. Si prega di ricordarne le parole. Ha sostenuto che tutte le questioni controverse vanno risolte in conformità al diritto internazionale e solo attraverso mezzi pacifici. Il Presidente Xi anche detto che la Cina è pronta ad aiutare i Paesi poveri, ed anche a proporre misure specifiche di conseguenza. È uno dei pochi leader nazionali che si dedicano alla riduzione della povertà internazionale. Sono queste posizioni, invece della vicinanza geografica, che ci uniscono negli affari internazionali. Oltre alla nostra cooperazione nel quadro della SCO, abbiamo collaborato con altri nel quadro dei BRICS. In realtà, abbiamo creato congiuntamente il meccanismo BRICS. Abbiamo anche collaborazioni attive con altri presso le Nazioni Unite. Col senno di poi, il mio Paese, l’Unione Sovietica, fece del suo meglio per aiutare la Repubblica Popolare Cinese ad assicurarsi il seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, un posto di tutto rispetto che pensiamo da sempre la Cina debba avere. Fino ad oggi, siamo sempre stati molto felici che questo sia accaduto, avendo i nostri due Paesi, nel linguaggio della diplomazia, gli stessi o molto simili punti di vista negli affari internazionali. Tale allineamento delle nostre prese di posizione è anche motivata a livello tecnico. Abbiamo mantenuto i contatti con regolarità e avuto consultazioni su questioni globali e regionali. Vi vediamo come stretti alleati, così naturalmente ci consultiamo sempre, con questo voglio dire di ricordarsi gli interessi di ognuno. Credo che nella mia visita nella Repubblica Popolare Cinese, la nostra cooperazione continuerà a seguire questo spirito.

Cai: Grazie Signor Presidente. Siamo sinceramente lieti della Vostra visita in Cina e Vi auguriamo un enorme successo. Vorrei anche dirvi che durante la Vostra visita, Xinhua News Agency e TASS News Agency firmeranno un nuovo accordo di cooperazione.
Putin: Avete dato un grande aiuto su questo fronte. Grazie. Nel mondo di oggi, il lavoro nell’informazione non è meno importante di quello diplomatico.

Clnp2LYWAAQonrv.jpg medium

Putin e Xi danno il benvenuto alla SCO all’India
The BRICS Post, 24 giugno 2016

1041833099I presidenti cinese e russo Xi Jinping e Vladimir Putin hanno discusso “l’adozione degli impegni di India e Pakistan sulla loro adesione” alla SCO, secondo un comunicato del Cremlino. Putin e Xi si sono incontrati a Tashkent, a margine del vertice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO) guidata da Cina-Russia. Putin e Xi hanno sostenuto l’adesione dell’India a membro permanente del blocco della sicurezza ed economico regionale. La SCO prevede una nuova banca di sviluppo e un nuovo corridoio dei trasporti. In precedenza Xi aveva detto al Primo ministro indiano Narendra Modi che la Cina non vede l’ora di rafforzare la cooperazione con la vicina India nel quadro della SCO. Attualmente, India e Pakistan sono osservatori nel blocco. Il Pakistan aveva chiesto la piena adesione nel 2006 e l’India nel 2014. Fondata nel 2001, la SCO ha ora Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan aderenti a pieno titolo, con Afghanistan, Bielorussia, India, Iran, Mongolia e Pakistan osservatori. Ai vertici BRICS e SCO in Russia nel luglio dello scorso anno, il Presidente cinese Xi Jinping invitava gli Stati aderenti a “sostenere lo “Spirito di Shanghai” nello sviluppo comune“. Almeno 16 dei 40 miliardi del Fondo per la Via dell Seta della Cina saranno dedicati a progetti in Asia centrale. Xi annunciò ad Ufa che Pechino è disposta a rafforzare la cooperazione negli investimenti con gli altri aderenti alla SCO utilizzando il Fondo della cooperazione economica Cina-Eurasia e il Fondo per la Via della Seta, “concentrandosi su grandi progetti infrastrutturali, sfruttamento delle risorse, industria e finanza“. Nel frattempo, nell’incontro con il “vecchio amico” Putin, Xi ha detto che vuole “consolidare la nostra fiducia politica e strategica, rafforzare il sostegno reciproco, collegare le strategie di sviluppo dei nostri Paesi, raccordare il piano della Fascia economica della Via della Seta con l’UEE e promuovere una più stretta cooperazione ed interazione sulle attuali questioni internazionali e regionali“.
I governi di Russia e Cina dovrebbero accelerare il processo di collegamento dell’Unione Eurasiatica economica (UEE) e della Cintura economica della Via della Seta, secondo quanto detto dal Ministro degli Esteri cinese Wang Yi il mese scorso. “Cina e Russia dovrebbero accelerare il collegamento tra Cintura economica della Via della Seta ed UEE, per raccoglierne da subito i frutti“, aveva detto Wang. In precedenza Putin, Xi e il leader della Mongolia Tsakhiagiin Elbegdorj, adottavano il programma di costruzione di un corridoio economico tra i tre Paesi.Xi Jinping, Vladimir PutinTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.285 follower