Russia e India verso un’importante svolta commerciale

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 15.04.2018Russia ed India sono partner di lunga data con una ricca storia di cooperazione reciprocamente vantaggiosa. I due Paesi hanno un grande potenziale commerciale. Tuttavia, commercio e cooperazione economica russo-indiani non possono ancora essere definiti molto attivi. Questa situazione non è accettabile ed ora Russia ed India lavorano per sviluppare le relazioni economiche. Per molti anni i due Paesi hanno collaborato in settori cruciali come Industria della Difesa, energia nucleare e tecnologie spaziali. Tuttavia, gli scambi sono ancora relativamente piccoli. Inoltre, negli ultimi anni, il volume degli scambi ha iniziato a diminuire, costringendo la leadership di Russia e India a prestare particolare attenzione al problema. Grazie agli sforzi congiunti nel 2017, una crescita costante è finalmente iniziata. Nel periodo gennaio-novembre 2017, il commercio russo-indiano superava gli 8 miliardi di dollari, oltre il 21% in più degli scambi dello stesso periodo del 2016. Anche il 2018 è iniziato con successo: gli scambi nel gennaio 2018 superavano gli indicatori simili del 2017 del 55 percento. Si prevede che la crescita continui e che nel 2018 il commercio russo-indiano superi i 10 miliardi di dollari. Tuttavia, secondo gli esperti russi e indiani, queste cifre potrebbero essere molto più alte se il potenziale commerciale russo-indiano fosse pienamente realizzato. Nel marzo 2018, i media riferivano dell’incontro tra il Ministro dello Sviluppo Economico russo Maksim Oreshkin e il Ministro del Commercio e dell’Industria indiano Suresh Prabhu. Durante i colloqui, i ministri discussero dei vari ostacoli alla cooperazione economica tra Russia e India. Tali ostacoli furono riscontrati nella sfera finanziaria, nella legislazione doganale e in vari altri settori. Di conseguenza, fu adottato un piano per rimuoverli; col successo dell’attuazione del piano, il commercio russo-indiano potrebbe raggiungere i 30 miliardi di dollari entro il 2025.
Un altro passo importante nello sviluppo delle relazioni commerciali tra Russia e India potrebbe essere la creazione di una zona di libero scambio tra India ed Unione economica eurasiatica (UEE), in cui la Russia svolge un ruolo di primo piano. Nel gennaio 2018 si svolsero consultazioni preliminari tra i rappresentanti dell’UEE e la leadership indiana a Nuova Delhi. Si prevede che entro la fine del 2018 le parti procederanno a negoziati a tutti gli effetti. Mentre la cooperazione su vasta scala su vari beni e servizi tra Russia e India va ancora raggiunta, da tempo è ad alto livello in settori come la tecnologia militare. L’India è da tempo un importante acquirente di equipaggiamento militare russo. Il progetto missilistico russo-indiano BrahMos è un successo. Tra le ultime notizie sulla cooperazione tecnico-militare tra i due Paesi, va notato il desiderio dell’India di acquisire sistemi di difesa aerea russi S-400 Triumf. Si prevede che il contratto sarà firmato entro la fine del 2018. L’India è anche interessata alle tecnologie russe per scopi pacifici. Ad esempio, nel febbraio 2018 fu firmato un memorandum per la cooperazione tra United Shipbuilding Corporation (USC, RF) e la più grande società di costruzioni navali indiane, la Cochin Shipyard Limited. Conformemente al documento, le parti intendono progettare e costruire insieme navi moderne per la navigazione interna e costiera. L’elenco delle navi che le compagnie russe e indiane costruiranno congiuntamente comprende petroliere, navi da carico secco, navi passeggeri e hovercraft. Inoltre, l’USC prenderà parte alla costruzione di infrastrutture per le costruzioni e riparazioni navali nello stato indiano dell’Andhra Pradesh. Inoltre, Russia e India considerano molti altri progetti congiunti relativi ad industria petrolifera, aeronautica, elettronica, farmaceutica e informatica. Una task force sui progetti d’investimento prioritari, creata dalla commissione intergovernativa russo-indiana diversi anni fa, ne discute. La riunione programmata del gruppo si tenne nel settembre 2017. Tra le questioni discusse c’era l’imminente apertura del Centro per la formazione di specialisti nei settori dell’energia e dell’ingegneria pesante, che inizierà i lavori in India nel 2018. La creazione del centro è il risultato del lavoro congiunto tra associazione scientifica e produttiva russa TsNIITMASH e società indiana Heavy Engineering Corporation Ltd. Oltre alla task force per i progetti d’investimento, ci sono anche task force russo-indiani per scienza e tecnologia, prodotti farmaceutici, turismo e cultura, energia, promozione dei pagamenti in valute nazionali e così via.
Nonostante il lavoro dei funzionari, il miglioramento della legislazione e l’impegno degli ambienti economici, il principale problema che ostacola il commercio russo-indiano è il fattore geografico. Russia e India non confinano e tra esse si trovano le distese di Cina ed Asia centrale. La maggior parte (oltre l’80%) del traffico tra i due Paesi avviene lungo la rotta marittima da San Pietroburgo che attraversa il Canale di Suez. È una rotta lunga e difficile che difficilmente permetterà il pieno potenziale commerciale russo-indiano, indipendentemente dalle condizioni favorevoli che i due Paesi creano. Pertanto, un importante passo verso la cooperazione commerciale su vasta scala tra India e Russia include l’istituzione di un corridoio per il trasporto internazionale (ITC) chiamato “Nord-Sud”, sul quale operano Federazione Russa, India, Iran e Azerbaigian. Il progetto ITC prevede la creazione di una vasta rete di strade e ferrovie che collega Russia e Iran. Un ramo va dalla Russia all’Iran attraverso l’Azerbaijan; l’altro termina nel Mar Caspio, nel porto di Astrakhan. Lì, il carico passa al trasporto marittimo seguendo le coste iraniane e quindi continuando su ferrovia. Il terzo ramo passa da Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan. Passando per l’Iran, queste strade dovrebbero finire sulle rive del Golfo Persico, nel porto di Bandar Abbas, da dove possono raggiungere il più grande porto indiano, Mumbai. Pertanto, l’ITC “Nord-Sud” dovrebbe ridurre al minimo il segmento marittimo della rotta tra Russia e India. Il lavoro sul progetto è già al primo decennio; l’interesse per l’ITC si attenuò e poi riapparve. Ma alla fine, negli ultimi anni, i Paesi partecipanti intensificano gli sforzi e il progetto “Nord-Sud” inizia rapidamente ad avvicinarsi alla realizzazione. Va completandosi il ramo più conveniente dell’ITC dal punto di vista logistico, che attraversa l’Azerbaigian. Dopo il completamento dei restanti 180 km di ferrovia tra Iran e Azerbaigian, sarà istituito un servizio ferroviario diretto tra questi Paesi e la Russia. Ciò significa che le comunicazioni tra Russia e India aumenteranno significativamente.
Si può concludere che Russia e India lavorano seriamente sullo sviluppo della cooperazione economica. Dato l’enorme potenziale per entrambi i Paesi, ci si può aspettare che i lavori portino presto risultati molto tangibili.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La cooperazione militar-tecnica tra Russia e India continua

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 9.08.2017L’India è ampiamente nota come il maggiore importatore dei prodotti dell’industria della Difesa russa e la Russia è il fornitore principale di armamenti dell’India. L’India collabora nell’ambito militar-tecnico con molti altri Paesi, tra cui i tecnologicamente avanzati Stati Uniti, Francia, Corea del Sud e Giappone. Pertanto, la leadership della Russia nel mercato indiano può essere considerata un attestato dell’alta qualità dei prodotti russi. Inoltre, ciò dimostra l’affidabilità delle relazioni Russia-India e la grande fiducia tra i due Paesi. Tuttavia, negli ultimi anni, l’India ha iniziato seriamente a sviluppare la propria industria della Difesa. Nel settembre 2014, il Primo ministro indiano Narendra Modi lanciò l’iniziativa “Make in India”, intesa a portare l’industria indiana ad un nuovo livello, creando molti posti di lavoro e assicurandosi un flusso di investimenti esteri. Secondo il programma, l’India intende sviluppare vari tipi di produzione ad alta tecnologia sul proprio territorio e in tutti i campi. Oltre all’effetto economico, grazie al “Make in India”, l’India si aspetta di compiere un salto nel campo tecnico-scientifico. Il programma copre un’ampia gamma di settori, tra cui la tecnologia militare. Di fronte alla crescente concorrenza dei produttori indiani, alcuni esportatori esteri potrebbero essere costretti a ridurre le forniture o addirittura a ritirarsi dall’India. Tuttavia, è improbabile che ciò influenzi la Russia. La cooperazione militar-tecnica Russia-India (MTC) ottiene slancio. Uno dei motivi per cui la Russia ritiene di restare nel mercato indiano è che la Russia non solo vende mezzi all’India, ma fornisce anche tecnologia. Molti tipi di armamenti sviluppati dall’industria della Difesa russa sono ora prodotti su licenza in India. Ciò è coerente con il programma “Make in India” e contribuisce al progresso scientifico e tecnologico indiano. A questo proposito è indicativa la storia della cooperazione russo-indiana nei blindati. Dal 1980 al 1990, il carro armato sovietico T-72M1 fu prodotto in India. L’assemblaggio del carro armato T-90S nel territorio indiano iniziò nel 2003. Nel settembre 2015, si ebbe la notizia che l’India negoziava con la Federazione russa l’acquisto della versione aggiornata T-90MS. E nel marzo 2016, la società statale russa Rosoboronexport annunciò l’inizio dei negoziati relativi alla produzione di T-90MS in India. Nel novembre 2016, i media indiani riferirono dell’acquisto in Russia di una grande quantità di armi, tra cui 464 carri armati T-90MS. Nel febbraio 2017, la Russia estese agli indiani la licenza per la produzione dei T-90S. I veicoli blindati sono solo una delle molte direzioni della cooperazione militar-tecnica russo-indiana. Nel marzo 2017, i media riferirono che quest’anno Russia e India concluderanno i contratti per la vendita di 48 elicotteri Mi-17V-5 e 4 fregate. Gli elicotteri e le navi russi sono già a disposizione delle forze armate indiane. Il desiderio dell’India di acquisirne di ulteriori indica che è soddisfatta delle acquisizioni passate.
Particolarmente importante da notare è la cooperazione russo-indiana sul programma BrahMos, dove la società aerospaziale russa NPO Mashinostroenia e l’Organizzazione indiana di Ricerca sulla Difesa hanno sviluppato un missile supersonico antinave che supera le controparti estere in velocità e potenza di fuoco. Il lavoro iniziò nel 1998, il primo lancio avvenne nel 2001 e ora il missile BrahMos è in servizio nell’esercito indiano da diversi anni. Lo sviluppo russo-indiano interessa anche altri Paesi; numerosi Stati di Africa e America Latina hanno deciso di acquistarne per un valore complessivo superiore ai 10 miliardi di dollari. Nel 2011 l’India ordinò 200 missili per 4 miliardi di dollari per le proprie forze armate. Il programma BrahMos continua. In questi anni esperti russi e indiani hanno collaborato per migliorare i progetti, adattandoli per risolvere nuovi problemi. Furono sviluppate versioni terrestri e navali del missile. Nel 2011 furono confermate le notizie che fossero in corso progetti per dotare gli aerei da combattimento FGFA dei missili BrahMos. Questo velivolo, unitamente ai velivoli russi Su-30MKI (ora prodotti su licenza in India), è un altro sviluppo russo-indiano. Fu una decisione molto audace, dato che finora nessuno ha ancora osato installare tali armi pesanti sui caccia. Nel 2017, l’obiettivo è stato raggiunto, fu necessario creare una versione leggera del missile pesante 2,5 tonnellate, 500 kg in meno del prototipo. Così il BrahMos è diventato il primo missile nella storia con tali velocità e gittata ad essere installabile sui caccia. Nel marzo 2017, il missile BrahMos ER aggiornato fu testato per la prima volta in India. Il nuovo missile può colpire bersagli a una distanza di 450 km. La società russo-indiana BrahMos Aerospace attualmente lavora su un nuovo missile in grado di raggiungere 5000 km all’ora. Presumibilmente, sarà pronto tra 2-3 anni.
Nel giugno 2017, il Ministero della Difesa russo ospitò una riunione della Commissione russo-indiana per la cooperazione tecnico-militare cui parteciparono il Ministro della Difesa Sergej Shoygu e l’omologo indiano Arun Jaitley. Le parti adottarono un piano di ulteriore cooperazione. Secondo Sergej Shojgu, Russia e India rafforzeranno la cooperazione per aumentare la disponibilità al combattimento delle forze armate. Ricordava che un partenariato strategico privilegiato esiste da molti anni tra i due Paesi. Il ministro inoltre affermò che parte importante di queste relazioni sono le esercitazioni militari congiunte regolari e che le manovre russo-indiane annuali “Indra-2017” si terranno nel territorio russo, come previsto, nell’autunno 2017. Quindi si può concludere che la cooperazione con la Russia aiuta l’India ad acquisire non solo equipaggiamenti militari moderni, ma anche a sviluppare il proprio potenziale scientifico e tecnico, che per il programma Make in India è solo utile. Ma non è l’unico motivo per cui la cooperazione militare-tecnica russo-indiana continuerà a crescere. Come è noto, la cooperazione militar-tecnica non esiste solo nell’ambito del commercio internazionale. Quando i due Paesi permettono il reciproco accesso a settori legati alla propria sicurezza, vi è dimostrazione di grande fiducia ed interessi strategici comuni. Parlando al 18° vertice russo-indiano all’inizio di giugno 2017, il Presidente Vladimir Putin notava soprattutto che la cooperazione militar-tecnica tra Russia e India è un fattore che attribuisce particolare significato alle relazioni russo-indiane. Secondo lui, la Russia non ha tale stretta collaborazione con altri Paesi nei settori delicati della difesa. L’India ha bisogno del sostegno russo per mantenere la posizione nella concorrenza con Pakistan e Cina, nonché per combattere la minaccia terroristica che proviene dal Medio Oriente. La Russia ha bisogno di un’India potente per assicurare la stabilità dell’Asia centrale, soprattutto nelle ex-repubbliche sovietiche al confine russo. Così, la cooperazione strategica russo-indiana è molto importante per entrambi i Paesi.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la Russia è il fornitore di armi dell’India

I documenti declassificati dalla CIA rivelano il motivo per cui la Russia continua ad essere il fornitore di armi più affidabile dell’India
Rakesh Krishnan Simha, RBTH 8 febbraio 2017La Central Intelligence Agency (CIA) ha spesso preso numerose cantonate nelle valutazioni sull’India. Ma in questa particolare occasione fece centro. In un rapporto recentemente declassificato, l’agenzia dello spionaggio degli Stati Uniti sostiene che l’India preferisce le armi russe perché Mosca è affidabile in caso di rifornimenti. Nel rapporto del novembre 1984, La potenza aerea indiana: modernizzazione e supremazia regionale, la CIA osserva che “l’affidabilità di Mosca come fornitore e il finanziamento agevolato di tecnologie avanzate” fanno della Russia un “apprezzabile concorrente dei Paesi occidentali“. Anche se il rapporto ha 32 anni, gran parte di ciò che dice continua ad essere rilevante. L’India ha una forte dipendenza dalla Russia su aerei e relative attrezzature, spiega il rapporto. “Alti funzionari governativi indiani hanno dichiarato pubblicamente l’opinione che Mosca sia un fornitore di armi più affidabile dell’occidente perché l’Unione Sovietica è sempre stata con New Delhi al contrario dei Paesi occidentali, nelle ostilità dell’India con i vicini. Inoltre, robustezza e relativa semplicità delle armi sovietiche le raccomandano presso la forza aerea indiana. Inoltre, Mosca vende moderni aeromobili dotati di sistemi avanzati con credito agevolato, piccoli acconti, tassi di interesse bassi e lunghi periodi di rimborso, fornendo il materiale in tempi relativamente brevi...” Inoltre, notava l’agenzia, i russi mostravano maggiore disponibilità a fornire licenze e assistenza tecnica per la produzione di aerei moderni in India, come MiG-27 e MiG-29.

La diversificazione
Il rapporto mostra che gli sforzi dell’India per diversificare l’acquisizione di armi risalgono ai primi anni ’80, con la Prima ministra Indira Gandhi sensibile alle accuse dei capi dell’opposizione e degli osservatori occidentali, secondo cui con il suo governo l’India era diventata un “agente sovietico”. “Credeva che la stretta identificazione con Mosca limitasse le opzioni in politica estera del suo governo, indebolendo la leadership di New Delhi tra gli Stati non allineati, e lasciando le forze armate dipendenti da una sola fonte di approvvigionamento. Crediamo che fosse anche disposta a sfruttare la concorrenza Est-Ovest a beneficio dell’India“. La CIA riteneva che il figlio, e successore, di Indira avrebbe fatto uscire l’India dall’abbraccio dell’orso. “Per via della formazione tecnocratica, il nuovo Primo ministro indiano Rajiv Gandhi sarebbe incline a dare maggior peso alla tecnica piuttosto che alla politica nella scelta dei nuovi sistemi d’arma. Ciò può portarlo a favorire l’acquisto di equipaggiamenti occidentali più della madre. Tuttavia l’acquisto di aerei occidentali rischia di restare secondario rispetto da quelli dell’URSS, a nostro giudizio, anche intensificando gli sforzi per la vendita dei fornitori occidentali“. Tuttavia, c’erano limiti alla capacità di Rajiv di diversificare e ridurre la dipendenza dalle armi russe. “Mosca è saldamente primo fornitore di armi di Nuova Delhi, e l’India non può permettersi la spesa e un processo che richiede tempo per passare ai sistemi occidentali. Le informazioni indicano anche che molti funzionari indiani non credono di poter dipendere molto dal sostegno militare occidentale“.

Fulcrum russo vs Falcon statunitense
La CIA dà credito quando è dovuto. Sul MiG-29 (nome in codice NATO Fulcrum), l’agenzia lo descrive come “uno dei più capaci caccia da superiorità aerea operativi” nelle forze russe. “Crediamo che la decisione di acquistare il caccia piuttosto che assemblare il Mirage-2000, alternativa considerata da Nuova Delhi, rifletta la maggiore disponibilità di Mosca ad esportare un aereo avanzato e attrezzato per contrastare i crescenti sforzi nelle vendite dei produttori di armi dell’Europa occidentale“. “Riteniamo che i MiG-29, velivoli ognitempo con missili a guida radar a medio raggio, siano aerei superiori agli F-16 del Pakistan… anche se i velivoli sono paragonabili per prestazioni aerodinamiche“. L’India fu il primo cliente internazionale del MiG-29, con l’Indian Air Force (IAF) che ordinò più di 50 MiG-29 negli anni ’80, mentre l’aereo era ancora in fase di sviluppo. L’IAF attualmente possiede oltre 90 Fulcrum, tra cui 45 MiG-29K imbarcati sulle portaerei. L’IAF impiegò i MiG-29 estesamente nella guerra di Kargil, in Kashmir, nel 1999, per scortare i caccia MiG-21, MiG-27 e soprattutto Mirage-2000 che attaccavano obiettivi pakistani con bombe a guida laser. 2 MiG-29 del 47.mo Squadrone (Arcieri Neri) dell’IAF agganciarono i missili su 2 F-16 della Pakistan Air Force (PAF) che pattugliavano il confine per evitare eventuali incursioni aeree indiane, ma non l’ingaggiarono perché non ci fu la dichiarazione di guerra. I MiG-29 indiani erano armati con missili aria-aria oltre-l’orizzonte, mentre gli F-16 pakistani no.La potenza pakistana
Gli statunitensi hanno una cattiva opinione dei militari pakistani. “Crediamo che i pakistani non possano né avere una difesa aerea efficace dei loro obiettivi militari e industriali contro un attacco aereo indiano concertato da contrattacco aereo, né seriamente minacciare la maggior parte degli obiettivi strategici dell’India. Riteniamo che i pakistani siano ostacolati da comando e controllo carenti, assenza di una rete di difesa aerea integrata, scarso numero di sistemi missilistici di difesa aera e addestramento inadeguato“.

Opportunità perdute
Il rapporto esamina anche la capacità dell’India di neutralizzare la potenza nucleare del Pakistan. Anche se la CIA sosteneva che l’India negli anni ’80 poteva effettuare un attacco aereo preventivo che infliggesse “gravi danni agli impianti cruciali del Pakistan“, come l’impianto per l’arricchimento di Kahuta e quello di ritrattamento PINSTECH, vicino Islamabad, fu un’occasione mancata che non ritornerà. “L’IAF probabilmente potrebbe sopraffare le difese aeree del Pakistan su Kahuta e PINSTECH e distruggere o danneggiare sufficientemente le strutture da impedire ad Islamabad di produrre armi nucleari per diversi anni. Tale attacco avrebbe probabilmente ritardato lo sviluppo del Pakistan nella produzione di materiale fissile; danneggiandone seriamente gli impianti nucleari di ricerca e le infrastrutture necessarie per fabbricare, assemblare e testare componenti di armi nucleari; e forse ucciderne il personale tecnico. Non crediamo, tuttavia, che i bombardamenti aerei, da soli, garantissero la distruzione del materiale fissile che il Pakistan avrebbe accumulato. Sorpresa e velocità saranno importanti nell’attacco preventivo indiano. Per aumentare la probabilità di sorpresa, gli aerei indiani probabilmente sarebbero decollati direttamente dagli aeroporti al confine con il Pakistan. A causa delle brevi distanze tra le strutture nucleari del Pakistan e gli aeroporti indiani, un tempo di volo di circa 30 minuti e lo scarso sistema di comando del Pakistan, riteniamo che Islamabad non avrebbe sventato l’attacco aereo indiano. Se i pakistani prestassero attenzione alla possibilità di un attacco, tuttavia, l’India probabilmente subirebbe gravi perdite“. Tuttavia, a differenza degli israeliani che distrussero la centrale nucleare irachena di Osirak nel 1981, la leadership politica indiana del periodo era troppo legata a vaghi ideali morali piuttosto che a una fredda realpolitik. Nonostante il ministro degli Esteri israeliano Moshe Dayan facesse una visita segreta in India nel 1977, proponendo di attaccare congiuntamente Kahuta, il Primo ministro indiano Morarji Desai respinse l’idea.

Lezioni per India e Russia
Eccetto rare occasioni in cui la Russia ha flirtato con il Pakistan, vi è un’eccellente sinergia tra India e Russia da decenni. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, le politiche erratiche dell’ex-presidente russo Boris Eltsin e dei suoi consiglieri filo-americani Egor Gajdar e Andrej Kozyrev incoraggiarono gli Stati Uniti ad erodere l’influenza russa in India. Kozyrev, ministro degli Esteri russo nel 1990-1996, dichiarò che Mosca non avrebbe prestato particolare importanza a Nuova Delhi trattando India e Pakistan alla pari. Kozyrev e il suo team costrinsero l’India a guardare a occidente per le armi. Poi il Primo ministro PV Narasimha Rao non ebbe altra scelta che diversificare i rapporti della sicurezza indiana. L’affidabilità di Mosca rimase solida, prima e dopo gli anni di Eltsin. La Russia è l’unico Paese che ha fornito all’India sottomarini a propulsione nucleare, una nuova portaerei, missili supersonici e motori a razzo criogenici, assieme ad altre armi ad alta tecnologia. Ciò non fu dimenticato nel South Block mentre migliorava le relazioni con l’occidente. Al contrario, i russi dovrebbero procedere con cautela nella vendita di armi ai Paesi confinanti con l’India. Infatti, anche la minore vendita di armi al Pakistan è vista con estremo sospetto dagli indiani. Il rapporto della CIA chiariva abbastanza la posizione dell’India. “Nuova Delhi ha osservato pubblicamente e in via diplomatica di ritenere le vendite militari degli USA a Islamabad come la peggiore minaccia alla sicurezza indiana e alla stabilità regionale. I funzionari indiani accusano pubblicamente il rapporto militare tra Stati Uniti e Pakistan sfidare il predominio politico e militare di Nuova Delhi nell’Asia meridionale e invitare ad inasprire la concorrenza tra superpotenze nell’Oceano indiano“. Mosca non deve dimenticare che Nuova Delhi è ancora il suo primo cliente militare. Deve, quindi, evitare di commettere gli errori strategici commessi dagli statunitensi durante la Guerra Fredda.Rakesh Krishnan Simha è un giornalista e analista politico residente in Nuova Zelanda.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Russia e Cina potrebbero distruggere l’US Air Force

Lo schieramento di missili aria-aria a di lungo raggio e di caccia di quinta generazione russi e cinesi sarà un problema serio per il Pentagono
Dave Majumdar, National Interest130668Una nuova generazione di missili aria-aria a lungo raggio russi e cinesi potrebbe minacciare i mezzi cruciali che permettono le operazioni aeree degli Stati Uniti. Tali mezzi sono i velivoli da ricognizione (ISR), AWACS, intelligence, sorveglianza, aviorifornimento e guerra elettronica. Se spesso trascurati a favore dei sistemi missilistici antinave e antiaereo avanzati, nell’esame delle capacità d’interdizione aera russa e cinese (A2/AD), gli intercettori dotati di missili aria-aria a lungo raggio trancerebbero i nervi che permettono agli Stati Uniti di condurre operazioni aeree nei teatri di Asia-Pacifico ed Europa. In sostanza, le forze russe e/o cinesi potrebbero accoppiare i missili aria-aria a lungo raggio con velivoli come Mikojan MiG-31, Sukhoj T-50 PAK-FA e Chengdu J-20 per attaccare i velivoli AWACS, JTARS e cisterne statunitensi come Boeing KC-135 o KC-46 Pegasus. In particolare, nelle vastità del Pacifico, dove gli aeroporti sono pochi e lontani, le pesanti aerocisterne potrebbero essere il tallone d’Achille che Pechino colpirebbe.
Vi sono tre programmi missilistici aria-aria a lungo raggio da seguire, i russi Vympel R-37M RVV-BD e Novator KS-172 (o K-100) e il cinese PL-15. Il nuovo missile aria-aria a lungo raggio R-37M RVV-BD della Russia è già in fase operativa iniziale (IOC) sui Mikojan MiG-31BM. Sarà anche eventualmente imbarcato su Sukhoj Su-35S (3) e T-50 PAK-FA (4). Il RVV-BD, chiamato anche AA-13 Arrow dalla NATO, avrebbe intercettato bersagli a distanze superiori ai 300 km (5). “Il missile R-37M aggiornato (RVV-BD, Izdelie 610M) è in produzione di serie dal 2014 e ora, a quanto pare, è in fase CIO negli squadroni degli intercettori aggiornati MiG-31BM“, secondo il ricercatore Mikhail Barabanov, caproredattore del Moscow Defence Brief (6), pubblicato dal Centro per l’Analisi delle strategie e tecnologie (CAST) (7) di Mosca. “Il missile RVV-BD sarà impiegato anche dai caccia T-50“. L’originario R-37 fu sviluppato dall’Unione Sovietica per attaccare velivoli di alto valore della NATO come E-3 Sentry AWACS, E-8 JSTARS e RC-135V/W Rivet Joint. L’idea era utilizzare un caccia dall’alta velocità come il MiG-31, che può volare a Mach 2,35 per 700 km (8) trasportando un significativo carico di nuovi missili aria-aria, per eliminare tali velivoli della NATO. Un aereo come il MiG-31 o un caccia furtivo supersonico come il PAK-FA sono ideali per una missione del genere, perché difficili da intercettare per velocità e quota pure. “L’R-37 era un missile dedicato a spazzare via le attività ISR sviluppato e testato nel 1990“, dichiara Mike Kofman, ricercatore specializzato in questioni militari russe della CNA Corporation (9). “Non c’era solo il MiG-31. C’era anche un nuovo missile derivato, uno dei progetti della Novator chiamato KS-172 o più spesso K-100“. Dal 1991, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’industria della Difesa russa ha continuato a lavorare sul progetto R-37, ma i progressi furono rallentati. Gli anni ’90 furono particolarmente difficili per l’industria della Difesa russa, i finanziamenti si ridussero al minimo. Infatti, l’R-37 fu annullato prima di essere riavviato nell’attuale versione RVV-BD. “L’R-37 (Izdelie 610) finì lo sviluppo nel 1997“, secondo Barabanov. L’R-37M probabilmente utilizza una combinazione di guida inerziale per le correzioni in rotta dal velivolo di lancio e puntamento radar attivo nella fase terminale. Nelle operazioni di combattimento, aerei come il MiG-31 volerebbero ad alta velocità verso l’obiettivo per lanciare una salva di R 37M, probabilmente ingaggiando il bersaglio con l’enorme radar a scansione elettronica Zaslon-M, guidando il missile finché il radar dell’arma si attiva. Potrebbe anche avere una funzione anti-disturbo similmente all’AIM-120D AMRAAM (10) degli USA, per contrastare gli aerei da guerra elettronica come il Boeing EA-18G Growler.
48106151-cachedL’Unione Sovietica era ben consapevole che uno dei vantaggi principali di NATO e US Air Force era la capacità di effettuare una campagna aerea coordinata con mezzi quali l’AWACS. L’Unione Sovietica studiò vari metodi per contrastare i velivoli AWACS, come le armi aria-aria a lungo raggio a guida passiva. “Mi pare di capire che il tema dei missili aria-aria ha guida radar passiva fosse popolare in Unione Sovietica negli anni ’80 (vedasi l’R-27P), ma ora è riconosciuto come poco promettente“, secondo Barabanov. Mentre il RVV-BD è un’arma temibile, Mosca potrebbe sviluppare un missile ancora più potente chiamato Novator KS-172 o talvolta anche K-100. Mentre il RVV-BD avrebbe una gittata massima di quasi 350 km, l’arma della Novator potrebbe colpire obiettivi lontani 400 km. “300 km sono troppi per l’R-37M“, secondo Kofman. “Solo il Novator può raggiungere obiettivi a quelle distanze. Sarebbe simile al KS-172 progettato per colpire oltre i 350 km“. Tuttavia, non è chiaro quando o anche se il KS-172/K-100 sarà mai completato ed entrerà in produzione. Ci sono indicazioni che il K-100 sia un progetto a bassa priorità che non vedrà mai la luce. “Per il K-100 cercano soldi dagli indiani per completarlo“, afferma Kofman, un “bel missile della Novator, ma dubito che sarà operativò dato che un missile del genere non si adatterebbe ad alcun aeromobile di quinta generazione“. In effetti, per Barabanov il K-100 probabilmente è chiuso. “Sul missile K-100 dubito che sia un programma attivo”, aveva detto Barabanov, “Credo che il lavori su di esso siano stati sospesi tempo fa“.
Nel frattempo, dall’altra parte del mondo, la Cina sviluppa il PL-15 spinto da un ramjet e che avrebbe una gittata di 200 km. La costernazione (11) che il PL-15 ha causato nei vertici dell’US Air force, come il comandante dell’Air Combat Command Generale Herbert “Hawk” Carlisle (12), che citava l’arma cinese come uno dei motivi pressanti per cui gli Stati Uniti dovrebbero sviluppare un sostituto di nuova generazione del vecchio AIM-120 AMRAAM. “Come facciamo a contrastare e a poter continuare a rispondere a tale minaccia?” si chiese Carlisle presso il Centro di studi strategici e internazionali lo scorso anno (12). Più tardi, durante un’intervista con Flightglobal (13), Carlisle disse che contrastare il nuovo missile cinese è un'”estremamente alta priorità” dell’US Air Force. “Il PL-15 ha una gittata che ne fa un missile che non possiamo contrastare“, aveva detto. In effetti, il problema non è solo che il PL-15 è superiore all’AMRAAM; se adottato dal J-20, i cinesi potrebbero attaccare le aerocisterne e gli aerei ISR, cruciali per qualsiasi campagna aerea sul Pacifico. Un briefing della RAND del 2008 suggeriva (14) che, per sostenere le operazioni degli F-22 su Taiwan da Guam, l’US Air force dovrebbe lanciare tre/quattro sortite di aerocisterne ogni ora per distribuire 2,6 milioni di litri di carburante. Questo è un dato che non è probabilmente sfuggito a Pechino. Anche se non ci sono dati molto concreti disponibili sul J-20, l’aereo sembra essere stato ottimizzato per alte velocità, lungo raggio, stealth e carico utile interno elevato. Con una combinazione tra ridotta sezione radar, alta velocità supersonica, armamento riposto internamente di missili PL-15, è possibile che il J-20 sia utilizzato per minacciare aerocisterne e velivoli ISR dell’US Air Force nel teatro del Pacifico. Come sottolineato dallo studio della RAND del 2008, i derivati cinesi del Su-27 annichilirono i velivoli da rifornimento, ricognizione, pattugliamento marittimo e comando e controllo statunitensi durante una simulazione, utilizzando missili aria-aria a lungo raggio. L’US Air Force esaminò una diffusa e robusta logistica (15) per creare spartane piste d’atterraggio per contrastare le capacità A2/AD della Cina nel teatro del Pacifico. Tuttavia, l’US Air Force non sembra aver completamente messo a punto un piano per proteggere i propri velivoli cisterne, ISR e comando e controllo dagli attacchi aerei nemici. L’unica risposta al problema è che gli aeromobili vengano per sicurezza posti al di fuori della portata effettiva della minaccia cinese. Tuttavia, si ridurrebbe la portata effettiva dei caccia tattici del Pentagono, riducendone la capacità di colpire in profondità sul territorio cinese.
Così, date le informazioni disponibili, è probabile che l’adozione russa e cinese di missili aria-aria a lungo raggio e caccia di quinta generazione per trasportarli, rappresenti un problema grave per il Pentagono. Un problema che certamente affronterà nei prossimi anni.

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KS-172

Il caccia Su-30SM, secondo a nessuno
Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 10/09/201618442310Per l’eccezionale autonomia e il grande carico utile, il Su-30SM è considerato il caccia di 4.ta+ generazione che formerà la spina dorsale dell’Aeronautica russa nei prossimi decenni. Il costruttore aeronautico Irkut e il Ministero della Difesa russo hanno firmato un contratto per la fornitura di oltre 30 caccia multiruolo Sukhoj Su-30SM alle Forze Aerospaziali russa entro la fine del 2018. Il primo caccia Su-30SM ha effettuato il primo volo nel settembre 2012. Il nuovo contratto porta il totale annunciato di ordini per le Forze Aerospaziali a 90 velivoli. Il velivolo è stato anche ordinato dall’Aeronautica Navale russa, che ne ha almeno 20 su un ordine di 50. In totale, più di 40 Su-30SM sono stati consegnati ai militari russi. L’aereo è stato dispiegato in combattimento per la prima volta nel settembre 2015, con l’arrivo di quattro Su-30SM sulla base aerea di Humaymim in Siria. Inizialmente volava come caccia di scorta armato esclusivamente di missili aria-aria; poi i Su-30SM effettuarono missioni di bombardamento. Un certo numero di Su-30SM opera in Siria. L’aereo è in grado di operare ognitempo in missioni aria-aria, aria-superficie d’interdizione, contromisure elettroniche e allarme precoce. Il Su-30SM può anche operare come piattaforma di comando e controllo per guidare gruppi di aerei da combattimento.
La cellula del Su-30SM è in lega di titanio e alluminio ad alta resistenza. La prua della fusoliera ospita la cabina di guida, il radar e il vano dell’avionica. Elevata manovrabilità e caratteristiche di decollo e atterraggio unici sono raggiunti grazie alla forma aerodinamica integrale. Una combinazione di radar a scansione elettronica passiva (PESA) Bars, controlli di volo fly-by-wire, moderne ECM e spinta vettoriale fanno del Su-30SM un caccia molto agile. Con le alette anteriori, un pilota ha maggior controllo sull’aviogetto nelle virate strette e altre manovre. Il sistema fly-by-wire digitale consente all’aereo di effettuare alcune manovre molto avanzate, tra cui la scivolata di coda ed il Cobra di Pugachev, che permette all’aereo di porsi verticalmente a più di 90 gradi prima di cabrare di nuovo. Tali manovre decelerano rapidamente l’aeromobile, permettendogli di sfuggire all’inseguimento e di scomparire dall’ingaggio di un radar Doppler, dato che la velocità relativa del velivolo scende sotto la soglia del segnale percepibile dal radar. Nel duello queste caratteristiche potrebbero dare al Su-30SM un vantaggio rispetto ai caccia occidentali come F-16C Viper, Typhoon, Gripen e l’imminente nuovo tribolato caccia stealth F-35. Gli esperti ritengono che nel duello ravvicinato il Su-30 sia superiore agli aerei statunitensi di quinta generazione F-22. Il missile ad alta manovrabilità R-73 ne aumenta le possibilità contro l’antiquata versione AIM-9M del missile Sidewinder di cui l’F-22 è armato.
su-27ubk_r-77a Il velivolo dispone di pilota automatico per tutte le fasi di volo, incluso volo a bassa quota inseguendo il profilo del terreno via radar, ed ingaggio individuale e di gruppo contro bersagli aerei e di superficie. Il sistema di controllo automatico interconnesso al sistema di navigazione assicura rotta, avvicinamento al bersaglio, rientro e atterraggio in modalità automatica. Con la disposizione biposto in tandem, l’equipaggio è dotato di seggiolini eiettabili. La cabina è dotata di avionica avanzata integrante display anteriore e display a cristalli liquidi multifunzione. Il Su-30SM è dotato di sistemi d’identificazione amico-o-nemico, di posizionamento globale e navigazione inerziale. Il design dall’architettura aperta consente l’integrazione di avionica moderna, tra cui nuovi sistemi radar, radio, di riconoscimento e altri di supporto. Il Su-30SM è propulso da due turbogetti AL-31FP a by-pass di flusso alimentati dalle rampe di aspirazione. I motori generano un spinta coi post-bruciatori da 25000 kg/s, permettendo una velocità in volo orizzontale di Mach 2, di 1350 km/h a bassa quota e un rateo di salita di 230 m/s. Il velivolo è inoltre dotato di sonda e sistema di rifornimento in volo. Con una riserva normale di 5270 kg, il Su-30SM può compiere una missione di combattimento di 4,5 ore dal raggio d’azione di 3500 km. Un rifornimento in volo aumenta il raggio d’azione a 5200 km o la durata del volo a 10 ore a quota di crociera.
Il velivolo può ingaggiare minacce aeree e di terra ed obiettivi di superficie trasportando armi aria-aria e aria-superficie guidate e non-guidate. Può essere dotato di armi antisuperficie come razzi e lanciarazzi per le operazioni di attacco al suolo. Il Su-30SM può trasportare un carico bellico di 8 tonnellate e può essere armato con un cannone, bombe, missili aria-aria, missili antinave supersonici Oniks (Jakhont) e d’attacco al suolo con gittate di 120-300 km, a seconda della quota. In modalità aria-aria può trasportare 12 missili, di solito una combinazione di R-77, R-27 e R-73. Il 7 settembre, le Forze Armate russe annunciavano piani per acquistare i missili da crociera BrahMos, sviluppati congiuntamente da Russia e India per equipaggiare i caccia Sukhoj Su-30SM. Il BrahMos ha un sistema di propulsione a due stadi, con motore-razzo a propellente solido per l’accelerazione iniziale e un ramjet a propellente liquido per la crociera supersonica. E’ il più veloce missile da crociera antinave del mondo. Il missile vola ad una velocità di Mach 2,8-3 e può attaccare bersagli di superficie volando da quote tra i 5 metri e i 14000 metri. Quest’arma è unica, non avendo analoghi nel mondo.
La Russia ha presentato al Singapore Airshow 2016 il nuovo Su-30SME, versione da esportazione dell’aviogetto da combattimento. La versione per l’esportazione del velivolo ha buone prospettive nello spazio post-sovietico per assenza di concorrenza. I Su-30SM sono stati forniti al Kazakistan. Bielorussia e Iran hanno annunciato l’intenzione di acquistarne un numero imprecisato. Diversi Paesi di Sud-Est Asia, Medio Oriente e Nord Africa hanno mostrato interesse per l’aereo. L’avionica sofisticata, il raggio d’azione e il carico utile vario del Su-30SM offrono un’immensa potenza all’Aeronautica russa, in particolare per le operazioni aeree complesse, testimoniando come l’industria aeronautica russa compia ottime prestazioni. Negli ultimi tre anni, nel 2013-2015, la Russia ha ricevuto 250 nuovi aerei, 300 elicotteri e 700 aerei ampiamente modernizzati. La Russia non solo aggiorna la flotta aerea militare, ma lavora ad “aerei da combattimento di sesta e probabilmente settima generazione”. Questa tendenza mette in discussione il predominio aereo della NATO. Si ricordi il Feldmaresciallo Bernard Montgomery e la sua famosa regola della guerra, secondo cui “La prima regola, a pagina 1 del libro della guerra, dice: ‘Non si marcia su Mosca’. Chi ci ha provato, Napoleone e Hitler, non gli è andata bene. Questa è la prima regola”.3_123873La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come l’IAF dominò i cieli nella guerra di Kargil

Rakesh Krishnan Simha RBTH 26 Luglio 2016

Con i suoi potenti caccia MiG-29 che spazzarono via gli F-16 pakistani, gli aviogetti MiG-21, MiG-27 e Mirage-2000 dell’Indian Air Force poterono devastare impunemente le posizioni militari pakistane nel conflitto del 1999.20060824163942Mig 29 IN FORMATIONL’India fu a pochi minuti dal bombardare il Pakistan il 13 giugno 1999, durante la guerra di Kargil. L’Indian Air Force aveva schierato 16 aerei da caccia, per lo più MiG, per effettuare attacchi in profondità nel territorio nemico. Anche se l’ordine di attraversare la linea di controllo (LoC) nel Kashmir non fu mai dato dalla leadership politica, l’IAF poté infliggere danni considerevoli alle forze pakistane durante le operazioni entro il proprio spazio aereo. L’impiego dell’IAF contro le posizioni dell’esercito pachistano sille cime himalayane di 6000 metri, senza precedenti nella storia della guerra aerea, ottenne tre obiettivi principali: assicurò una rapida vittoria indiana, demoralizzò l’esercito pachistano e mostrò i limiti della deterrenza nucleare. Grazie alla superiorità aerea raggiunta dalla IAF nella guerra, e poi durante il confronto sul confine nel 2002, “la psiche della Pakistan Air Force subì un grave colpo“, dice un rapporto di Strategy Page. Mentre numerosi aerei dell’ IAF parteciparono alla campagna di Kargil, la copertura fu garantita da MiG-29 Fulcrum armati di missili a guida oltre il campo visivo (BVR) svelando la situazione della PAF. “Le analisi di esperti pachistani rivelarono che quando succedeva, la PAF semplicemente si rifiutava di svolgere qualsiasi sostegno all’esercito del Pakistan, facendolo arrabbiare“, dice il rapporto. Fig1-490Mentre i caccia della PAF compivano il Combat Air Patrol (CAP) durante il conflitto, rimanevano nello spazio aereo pakistano. In più occasioni, i MiG-29 della IAF armati con i mortali missili aria-aria BVR R-77 poterono agganciare gli F-16 della PAF costringendoli a disimpegnarsi. In assenza di una minaccia dalla PAF, l’IAF poté compiere numerosi attacchi devastanti sulle posizioni degli infiltrati e le loro linee di rifornimento“. La situazione cambiò poco durante la crisi sul confine tra India e Pakistan nel 2002. Strategy Page aggiunge: “Un esperto militare pakistano osservò che l’incapacità percepita della PAF di difendere lo spazio aereo del Pakistan e anche di poter contrastare l’IAF, fu ciò che convinse i leader del Pakistan che qualsiasi attacco indiano avrebbe comportato un attacco nucleare immediato del Pakistan. Non sarebbe esagerato dire che dopo Kargil e il 2002, la psiche della PAF sia stata devastata”. Nel rapporto “Il potere aereo a 6000 metri: la IAF nella guerra di Kargil“, pubblicato dal Carnegie Endowment for International Peace nel 2012, Benjamin Lambeth spiega dettagliatamente come l’IAF abbia sconfitto esercito e aeronautica del Pakistan: “Durante la campagna, ogni volta che le operazioni di ricognizione o attacco al suolo della IAF erano in corso nella zona di combattimento, il Western Air Command assicurava che MiG-29 o altri caccia fossero in volo sulle aree di pattugliamento aereo operativo sulle zone di combattimento nel lato indiano della LoC, fornendo supporto aereo contro ogni tentativo della PAF d’intervenire nel ruolo di attacco al suolo. Gli F-16 della PAF generalmente si mantenevano alla distanza di sicurezza di 10 – 20 miglia sul lato pakistano della LoC, anche se di tanto in tanto si avvicinavano a meno 8 miglia di distanza dalle operazioni a terra“. Lambeth cita il Maresciallo dell’Aria Vinod Patney, l’allora capo del Western Air Command:Credo che la mia insistenza ad imporre il CAP su tutta (l’area di responsabilità del comando) su diverse altezze e momenti indicasse di essere pronti ad ampliare il conflitto. Fu come gettare un guanto, ma non fu raccolto“. Anche se i caccia dell’IAF non si scontrarono mai con gli F-16 della PAF per via delle limitazioni imposte dal governo di Atal Bihari Vajpayee affinché le forze indiane non attraversassero la LOC, anni dopo il capo della IAF, Anil Tipnis, ricordò di aver “personalmente autorizzato i piloti da caccia della sua scorta ad inseguire qualsiasi aereo pakistano oltre la LoC, nel caso d’inseguimento dopo che i piloti venivano impegnati in combattimento da caccia nemici“.A four aircraft Box Formation flown by Mig-21 FL during a rehearsel ahead of the phasing-out of the iconic fighter jets on Dec 11, 2013.Operazione Vijay
Quando un aereo da ricognizione dell’IAF fu colpito da un missile antiaereo spalleggibile Anza lanciato da un intruso pakistano, l’IAF lanciò l’Operazione Vijay per ripulire le vette himalayane. Nelle prime ore del 26 maggio 1999. sei attacchi in successione per opera di caccia MiG-21, MiG-23 e MiG-27, furono lanciati contro le posizioni degli intrusi, i depositi di materiale e le linee di approvvigionamento nelle zone di Dras, Kargil e Batalik. Lo squadrone di MiG-21bis di Srinagar fu raggiunto da altri squadroni di MiG-21M, MiG-23MLD e MiG-27ML, mentre squadroni addizionali di MiG-21MF e MiG-29 furono schierati a nord di Avantipur. Mentre i MiG-29 tenevano a bada gli F-16, gli altri velivoli dell’IAF effettuavano le sortite a terra.

Guerra di logoramento: come l’IAF disarmò la PAF
Un esempio di Jugaad indiano, o improvvisazione, fu l’uso di cronometri e ricevitori GPS palmari negli abitacoli dei piloti dei MiG-21 privi di sofisticate suite di navigazione di bordo. Secondo Prasun K. Sengupta, in “Mountain Warfare and Tri-Service Operations“, un’altra tecnica innovativa sviluppata dall’IAF nella campagna fu la selezione dei punti d’impatto delle armi in modo da creare frane e valanghe che coprissero le linee di rifornimento degli intrusi. Il Maresciallo dell’Aria Patney disse che uno dei piloti più giovani decise di portarsi una piccola videocamera sul caccia e di filmare l’area interessata in modo che un rapporto della ricognizione fosse a disposizione immediatamente e su ampia scala. In un altro esempio, l’IAF impiegò il MiG-25R, che vola normalmente a 25000metri, a media quota, migliorando la risoluzione delle immagini, qualcosa che i progettisti russi del velivolo non pensavano fosse possibile.KP355-03.0Attacchi laser
Tuttavia, MiG-21, MiG-23 e MiG-27, senza armi moderne, non ebbero un impatto significativo sulle difficilmente rintracciabili posizioni nemiche. I piloti di MiG-23 e MiG-27 compirono bombardamenti in picchiata da manuale, ma tale tattica non era adatta all’atmosfera rarefatta dell’Himalaya. A questo punto, l’IAF introdusse il Mirage-2000H dotato di pod ognitempo per impiegare le bombe a guida laser. Il 24 giugno, 2 Mirage-2000H, nel primo impiego in combattimento di bombe a guida laser dell’IAF, colpirono e distrussero un bunker del comando della Fanteria Leggera del Nord. Secondo Lambeth, “Per tale attacco fondamentale, l’IAF attese che l’accampamento divenisse tale da renderlo strategicamente importante quale bersaglio“. L’IAF affermò alla fine del 1999 di aver causato ben 300 vittime tra i nemici in pochi minuti. L’intercettazione radio dell’intelligence indiana rivelò gravi carenze di razioni, acqua, medicine e munizioni, così come l’incapacità delle unità nemiche occupanti ad evacuare i feriti, scrive DN Ganesh su “Indian Air Force in action“. Come indicato nei manuali dell’USAF, “il potere aereo produce shock fisico e psicologico dominando la quarta dimensione del tempo. Il risultati dello shock sono confusione e disorientamento“. Allo stesso tempo, l’esercito indiano spazzava via le posizioni pakistane con l’artiglieria pesante. La raffica continua di bombe che esplodevano intorno giorno e notte ebbe un effetto devastante sugli intrusi pachistani. L’efficacia delle operazioni dell’IAF può essere misurata dal ministro degli Esteri del Pakistan Sartaj Aziz precipitarsi a New Delhi il 12 giugno, implorando l’India affinché “fermasse gli attacchi aerei“. Non si può essere più disperati di così.

Fine dei giochi
Tuttavia, l’affermazione più significativa sulla guerra fu fatta dal Ministro della Difesa indiano George Fernandes. Nel gennaio 2000 osservò che precipitando la guerra di Kargil, il Pakistan “non aveva capito il vero significato della nuclearizzazione, che può impedire l’uso delle armi nucleari ma non la guerra“.IAF_MiG_27Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora