La potenza dell’Iran irrita gli USA

L’Iran è la deterrenza contro gli Stati canaglia in Medio Oriente
Shane Quinn The Duran 17 ottobre 2017Dopo l’invasione dell’Iraq del 2003, lo storico militare israeliano Martin van Creveld disse: “Il mondo ha visto come gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iraq benché, come si è scoperto, non ne avessero motivo. Se gli iraniani non costruiranno armi nucleari, sarebbero dei pazzi“. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente scartato il JCPOA, l’accodo nucleare con l’Iran, e inoltre ha imposto nuove sanzioni al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie islamiche, un ramo dell’Esercito iraniano. Due mesi prima, il Presidente dell’Iran Hassan Rouhani dichiarò che il suo Paese riavvierà il programma nucleare “in poche ore” se venivano adottate altre sanzioni. Considerando che l’Iran è nuovamente sotto lo spettro dell’attacco dalla vecchia nemesi, tali sviluppi potrebbero rivelarsi inevitabili. È il segnale che gli USA, dall’aggressivo militarismo, inviano al mondo: sviluppate le armi nucleari se volete proteggervi da noi. È un messaggio che la Corea democratica da tempo segue. La RPDC sarebbe sicuramente stata attaccata se non avesse testate nucleari e artiglieria massiccia. Le minacce a Corea democratica e Iran violano la Carta delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti furono tra i firmatari chiave della creazione delle Nazioni Unite nel 1945. Da tempo sembrano considerarlo una mera cerimonia. Il testo di apertura della Carta dichiara che siano “salvate le generazioni future dal flagello della guerra… riaffermando la fede nei diritti umani fondamentali… e nelle nazioni grandi e piccole“. Tra le accuse all’Iran dell’occidente vi è quella di “alimentare l’instabilità”. In termini semplici, ciò significa ignorare i desideri degli USA. Mentre lo SIIL dilagava nel nord dell’Iraq nel 2014, fu l’Iran che intervenne in aiuto dei curdi assediati. Azioni come questa sono chiamate “destabilizzazione” e “sostegno al terrorismo”. L’Iraq fu attaccato dagli Stati Uniti nel 2003, lasciando rovine che gli iracheni non videro dall’invasione mongola del 13° secolo. In occidente lo si chiamò “promozione della democrazia” o “stabilizzazione”, senza trascurare di menzionare un milione di iracheni morti, con un attacco che pose le basi dello SIIL. Nel frattempo, l’accordo nucleare iraniano del 2015, ha affermato il capo della vigilanza atomica dell’ONU Yukiya Amano, “è attuato nell’ambito degli impegni relativi all’energia nucleare presi dall’Iran col JCPOA. Il regime di verifica in Iran è il più robusto… attualmente esistente. Abbiamo aumentato i giorni d’ispezione in Iran, abbiamo aumentato le ispezioni… e dati sono aumentati“. Questa è la prova che l’Iran adempie ad ogni richiesta, a differenza di altri. Ancora una volta, sono Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita che decidono d’ignorare il diritto internazionale. In tal modo, promuovono il proprio isolamento mondiale. Le cinque altre potenze che hanno preso parte all’accordo nucleare, Cina, Russia, Francia, Germania e Gran Bretagna, hanno affermato di continuare indipendentemente dalla posizione statunitense. Le vere ragioni di tale rinnovata ostilità verso l’Iran non sono naturalmente specificate. Per esempio, l’Iran aumenta l’influenza in Medio Oriente, sempre più potente rivale d’Israele. L’Iran ha inoltre svolto un ruolo importante, alleato di Russia ed Esercito arabo siriano, nella sconfitta dei terroristi filo-occidentali ad Aleppo.
Altre preoccupazioni sono il “sostegno al terrorismo” dell’Iran, come ribadito dal presidente Trump, riecheggiando i predecessori. Ciò si riferisce principalmente al sostegno dell’Iran a Hezbollah e Hamas, organizzazioni nate dall’aggressione degli Stati Uniti nel Medio Oriente, sostenuti da Israele ed Arabia Saudita. Il terrorismo occidentale supera notevolmente qualsiasi cosa attribuita ad Hezbollah o Hamas. Hezbollah, per esempio, ha svolto un ruolo nel ritiro dello SIIL, dopo aver combattuto gli estremisti per tre anni in Siria, Iraq e Libano. Il duo è anche nemico deciso d’Israele, quindi degli Stati Uniti. Né l’Iran, insieme a Hezbollah e Hamas, può competere con l’Arabia Saudita nella sponsorizzazione del terrorismo islamico. Lo SIIL stesso è un complotto del fanatismo religioso saudita e dell’ampliamento del suo messaggio jihadista. Inoltre, all’Iran, quarto produttore di petrolio mondiale, non è mai stato perdonato aver rimosso il controllo statunitense 38 anni fa. Come una banda che da una lezione a chi tradisce il boss mafioso, l’Iran viene punito senza pietà. I cubani sostengono le affermazioni dell’Iran con mezzo secolo di prove. Anche l’intelligence statunitense riconosce che le dottrine strategiche dell’Iran sono difensive e non sono una minaccia militare importante. L’anno scorso il bilancio degli armamenti statunitensi era 50 volte superiore quello iraniano. Tuttavia, in occidente l’Iran viene considerato “la peggiore minaccia alla pace“, nonostante non abbia mai invaso un altro Paese. Una delle grevi ironie è come le azioni statunitensi di questo secolo abbiano aiutato la causa dell’Iran. Quattordici anni dopo la fine della guerra in Iraq, il New York Times lamentava che “camminando nei mercati in Iraq gli scaffali siano pieni di beni iraniani… accendendo la televisione canale dopo canale trasmettono programmi favorevoli all’Iran. Si costruisce un nuovo edificio? È probabile che i mattoni e il cemento provengano dall’Iran. E non è che l’inizio“. La causa principale di ciò, la devastazione lasciata dall’invasione degli Stati Uniti, non viene menzionata nell’articolo. L’Iraq è da tempo un Paese a maggioranza sciita, ma prima dell’attacco del 2003 era governato dalla minoranza sunnita. Gli statunitensi spazzarono i governanti sunniti, avvicinando inavvertitamente l’Iraq all’Iran, altra nazione sciita.
Con l’ostilità crescente degli USA verso l’Iran, è sorprendente che la Cina, in particolare, ne sia l’alleata chiave. Oggi la Cina rappresenta il maggiore mercato di esportazione ed importazione dell’Iran. Dal 2000 al 2014 la quota cinese delle esportazioni iraniane è passata dal 4% al 49%, soprattutto nel greggio. In questi 14 anni, la quota di importazioni cinesi verso l’Iran è passata dal 5% al 45%. Anche i legami militari sino-iraniani sono più stretti. Nel 2012, per la prima volta, navi da guerra cinesi apparvero nel Golfo Persico per un’esercitazione congiunta con la Marina iraniana. Col Presidente Rouhani (in carica dal 2013), le relazioni sono aumentate, con l’aumento complessivo del 70% degli scambi con la Cina, che vede favorevolmente Rouhani. L’anno scorso Cina e Iran decisero di aumentare il commercio a 600 miliardi di dollari nel prossimo decennio. La Cina è anche un importante fornitore di armi avanzate dell’Iran, tra cui missili antinave, missili da crociera, aviogetti da caccia J-10, ecc. Il caccia J-10 è “paragonabile allo statunitense F-15, letale in combattimento“. Nel novembre 2016, un accordo di cooperazione militare fu firmato da Cina e Iran, con esercitazioni militari congiunte avvenute a giugno. L’allora Ministro della Difesa iraniano Hossein Dehghan dichiarò: “L’aggiornamento delle relazioni e della cooperazione militare a lungo termine nella difesa con la Cina è una delle priorità della diplomazia della Repubblica islamica dell’Iran“. Ponendo un altro deterrente importante ai nemici dell’Iran. Si può supporre che questi sviluppi siano visti con orrore a Washington, Tel Aviv e Riyadh.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Intervista al Ministro degli Esteri della RPDC

TASS, 12 ottobre 2017Intervista al Ministro degli Esteri della RPDC, dove definisce la posizione ufficiale di Pyongyang sulle armi nucleari e le relazioni con gli Stati Uniti. La situazione sul programma nucleare coreano è diventata l’argomento più teso della politica mondiale negli ultimi mesi. Gli Stati Uniti, che chiedono a Pyongyang di abbandonare le armi nucleari, e la leadership della RPDC si scambiano dichiarazioni sempre più dure, non mostrando alcuna volontà d’incontrarsi. La delegazione TASS, guidata dal Direttore Generale Sergej Mikhailov, su invito dell’Agenzia Centrale Telegrafica di Corea, s’incontrava con il Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Democratica di Corea Li Yong-ho, che pochi giorni prima accresceva il proprio status nella leadership del Paese entrando nel Politburo del Comitato Centrale del PLC durante la sessione plenaria di ottobre. In un’intervista a TASS ha spiegato la posizione del suo Paese sul programma nucleare, ribadendo la tesi secondo cui tutte le minacce di Washington sono inaccettabili e sottolineando che le armi di distruzione di massa sono uno strumento per salvaguardare e proteggere la sovranità del Paese dall’aggressione estera. L’incontro si è tenuto alla vigilia dell’anniversario della costituzione delle relazioni diplomatiche del suo Paese con l’URSS, avviando quindi una conversazione con una breve analisi delle relazioni bilaterali.
Domani, 12 ottobre, è il giorno del 69° anniversario della creazione della relazioni diplomatiche tra RPDC e Russia e, a questo proposito, desidero esprimere la speranza che l’amicizia e la cooperazione tra i nostri popoli si rafforzino e che l’importanza strategica dell’interazione cresca nel tempo.
Oggi il nostro Paese è vincente, rappresentando un saldo contrappeso agli Stati Uniti definiti “unica superpotenza”. Credo che sia nell’interesse della Russia avere un vicino così forte. Recentemente, a causa di fattori interni ed esteri, alcune difficoltà e ostacoli, le relazioni coreano-russe non sono al livello desiderato, ma siamo ancora ottimisti sui potenzialità e prospettive, poiché esiste una forte base per lo sviluppo dei nostri rapporti che si basano su una lunga storia di amicizia e cooperazione. Ora gli Stati Uniti perseguono una politica di sanzioni nei confronti di entrambi i Paesi, RPDC e Russia, cercando di collegare la Russia alle sanzioni contro la RPDC, seminando discordia tra i nostri Paesi. Spero che TASS porti a conoscenza dei ussi l’assurdità di tale politica e contribuisca quindi a rafforzare l’amicizia tra i nostri popoli, assicurando pace e sicurezza in questa regione. Ho fiducia nella leadership e nel popolo della Russia, che supereranno tutte le sfide e le difficoltà, e che la Russia risorgerà e riconquistando il potere di grande potenza. Con la sua dichiarazione bellicosa e folle all’arena delle Nazioni Unite, Trump, si può dire, ha innescato la guerra contro di noi. Il Caro alto dirigente Kim Jong Un ha avvertito con severità: gli Stati Uniti dovrebbero agire con ragionevolezza e smettere di infastidirci se non vogliono disonorarsi di fronte al mondo, subendo i nostro colpo. Ha detto che le nostre forze strategiche, che hanno un potere inesauribile che nessuno ancora conosce, non lasceranno gli USA, gli aggressori, impuniti. Ora è il turno degli Stati Uniti pagare, e il nostro esercito e tutto il popolo insistono per chiedere che gli statunitensi la smettano per sempre solo infliggendogli una grandine ardente, non con le parole. Abbiamo quasi raggiunto il punto finale sulla via per raggiungere l’obiettivo finale, avere un reale equilibrio di forza con gli Stati Uniti. E le nostre armi nucleari non saranno mai negoziabili finché non viene eliminata la politica statunitense volta a spezzare la RPDC. Al secondo plenum della sedicesima convocazione del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea, che si è tenuto il 7 ottobre, il rispettato leader supremo ha ribadito che le nostre armi nucleari sono il risultato di una lotta sanguinosa volta a proteggere il destino e la sovranità del Paese dalle minacce nucleari statunitensi, garantendo pace e sicurezza nella regione e il diritto della nazione coreana ad esistere e svilupparsi, spada sacra della giustizia che ci permette di disperdere le nuvole nere della tirannia nucleare e garantire la vita indipendente di tutta l’umanità con un cielo lindo e chiaro.
La causa principale dell’attuale escalation delle tensioni sulla penisola coreana è degli Stati Uniti, ma comunque i Paesi che hanno votato l’adozione della “risoluzione sulle sanzioni” illegali, concepita dagli Stati Uniti, ne sono anche responsabili. Il governo della nostra repubblica ha ripetutamente dichiarato che qualsiasi tentativo di soffocaci, di strangolarci con il pretesto di attuare la “risoluzione delle sanzioni”, equivalente ad un atto di aggressione e di guerra, e in cambio non abbandoneremo i nostri mezzi estremi. Il Presidente Putin ha ammesso anche che i coreani non lasceranno mai le armi nucleari, anche se mangiassero erba, sottolineando che sanzioni ed isteria militare non porteranno nulla di buono. I Paesi limitrofi nel secolo scorso, a costo di perdite e prove gravi, adottarono le armi nucleari per resistere alle minacce e pressioni degli Stati Uniti. E se oggi cercano di essere in prima linea nella campagna delle sanzioni e delle pressioni contro di noi, allora si distruggeranno e trascinandosi nel disastro. Implementeremo costantemente la politica di sviluppo parallelo dell’economia e delle forze nucleari, delineata dal rispettato leader supremo, e completeremo con successo storico il miglioramento delle forze nucleari nazionali. Al tempo stesso, affidandoci alla forza trainante dell’auto-sviluppo e delle potenzialità scientifiche e tecniche, daremo nuovo impulso nella costruzione di una potenza economica socialista, smascherando la politica del nemico delle sanzioni e dello strangolamento e rendere i problemi felicità. Speriamo che TASS capisca correttamente lo spirito del nostro popolo, che si oppone in quest’ultima battaglia e che presenta alla comunità mondiale la verità sul nostro Paese, contribuendo a garantire pace e sicurezza regionale e giustizia internazionale.

La Russia ha sviluppato una tabella di marcia per risolvere i problemi della penisola coreana. Quanto realistico pensate sia l’attuazione di questa proposta, in questa fase?
Rendiamo omaggio al fatto che la Russia, come negli anni precedenti, presta molta attenzione ai problemi della penisola coreana e compie sforzi attivi per risolverli. E comprendiamo appieno motivi e scopo per cui la Russia ha sviluppato una tabella di marcia. Secondo le nostre stime, la situazione attuale, quando gli Stati Uniti ricorrono alla massima pressione e alle sanzioni, alle scandalose minacce militari contro la RPDC, non c’è affatto l’atmosfera per negoziare. In particolare, la nostra posizione di principio è che non accetteremo mai qualsiasi negoziato in cui le nostre armi nucleari saranno oggetto.

A quali condizioni pensare sia possibile avviare un dialogo tra RPDC e Stati Uniti?
Come abbiamo affermato più di una volta, la cosa più importante è che gli USA rimuovano la politica ostile e la minaccia nucleare contro la RPDC con tutte le loro fonti e radici.

Cosa pensa della politica delle nuove autorità della Corea del Sud?
Il caro leader supremo, il compagno Kim Jong-un, nella relazione al VII Congresso del Partito dei Lavoratori Coreani ha chiaramente illustrato i compiti per migliorare le relazioni inter-coreane. Recentemente le autorità sudcoreane propongono di avviare negoziati tra i militari di nord e sud, organizzano incontri di famiglie separate, forniscono assistenza umanitaria, ecc. Tuttavia, il problema è che essi sono contrari ai principi per “risolvere tutti i problemi delle forze della nazione coreana” e si attengono ciecamente alla politica ostile alla RPDC. Mentre seguono gli Stati Uniti, ricorrono a sanzioni e pressioni contro di noi, e non vediamo prospettive per migliorare le relazioni inter-coreane. Perciò, innanzitutto, è necessario che le autorità della Corea del Sud smettano l’obbediente sottomissione agli Stati Uniti nella loro politica ostili e campagna per sanzioni e pressione sulla RPDC. È importante che cambino politica a favore dell’interazione nazionale e della soppressione delle aggressioni ed interferenze estere.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il test dell’RS-24 Jars rientra nella modernizzazione strategica della Russia

Alex Gorka, SCF 03.10.2017Il mese scorso, la Russia effettuava due lanci di missili balistici intercontinentali RS-24 Jars (SS-29). I missili furono lanciati il 12 e il 20 settembre dal Cosmodromo di Plesetsk nella Russia nord-occidentale, verso il poligono di Kura in Kamchatka nell’estremo Oriente della Russia. L’arma può essere lanciata sia da un silo che da un autoveicolo. Il primo test fu condotto da un silo seguito da un secondo lancio da una piattaforma mobile. I missili balistici intercontinentali mobili sono più difficili da individuare e colpire. È stato il primo test della versione mobile dell’ICBM Jars dal dicembre 2014. La distanza tra il Cosmodromo Plesetsk e il poligono di Kura nella Kamchatka è più di 6000 chilometri. L’ultimo lancio coincise con le manovre Zapad-2017 in Bielorussia, conclusesi il 20 settembre. I test di lancio dell’ICBM Jars avvenivano anche quando la Flotta del Nord effettuava grandi manovre nel Mar di Barents, con 20 navi da guerra e 5000 effettivi. Lo scopo principale dei lanci era confermare l’affidabilità dei missili. I test hanno dimostrato la riuscita modernizzazione del deterrente nucleare della Russia. In servizio dal 2010, l’RS-24 Jars è all’avanguardia degli sforzi russi per modernizzare le forze nucleari. Il Presidente Vladimir Putin ha affermato che lo Jars rappresenterà il 72% delle Forze Strategiche missilistiche alla fine del 2017. Il missile nucleare più avanzato nell’arsenale militare russo sostituirà i vecchi missili a propellente liquido R-36 (SS-18 Satan) e UR-100N (SS-19 Stiletto) in servizio da quasi 50 anni. Gli Jars dovrebbero restare in servizio per circa 20 anni. Il missile a propellente solido a tre stadi Jars dalla capacità MIRV (Multiple Independently Targetable Reentry Vehicles) è un missile completamente nuovo. Fu testato una decina di anni fa ed è in servizio nelle Forze Armate russe da sette anni. Dotato di 3-6 testate da 150-250 chilotoni, l’RS-24 Jars può raggiungere bersagli a 11000 chilometri di distanza. Ha una gittata minima di 2000 km. Una velocità superiore a Mach 20 (24500 km/h, 6806 m/s). Un peso a lancio di 49,6 tonnellate. Il sistema di guida è inerziale con sistema di navigazione GLONASS. Ha una precisione di 150-200 m CEP (errore circolare di probabilità). Con una lunghezza di 20,9 m, il missile ha un diametro di 2 metri del primo stadio, 1,8 m del secondo e 1,6 del terzo. Inoltre è dotato di un Veicolo Post-Boost (PBV) dalla lunghezza di 2,7 m. Ci vogliono 7 minuti per prepararne il lancio. Gli Jars mobili possono sparare il missile da un sito preparato, da un garage speciale con tetto scorrevole o da una posizione impreparata durante lo schieramento sul campo. Il veicolo TEL può lasciare la posizione una volta lanciato il missile. Il componente di lancio è il camion ultra-pesante MZKT-79221 16×16 in grado di muoversi su terreno accidentato a una temperatura compresa tra -50° e +45°. La potenza del JaMz-847 è di 588 kW (800 CV). La velocità massima è 45 km/h e il raggio d’azione di 500 km. I primi tre e gli ultimi tre assi sono sterzanti. L’autocarro ha una buona mobilità fuoristrada. Il veicolo TEL (trasportatore-erettore- lanciatore) ha un equipaggio di tre persone. Il missile risiede sulla parte superiore dell’autocarro e divide la cabina di guida anteriore che sovrasta il telaio. Ai lati dello scafo vi sono grandi ruote stradali con alcuni assali sterzanti. Durante lo schieramento, il TEL Jars viene accompagnato da vari veicoli di supporto, inclusi posti di comando mobili, veicolo di ricognizione, autocisterne e altri veicoli militari con truppe per garantire la sicurezza del missile. In caso di emergenza il veicolo TEL può funzionare autonomamente senza scorta. Un’autocisterna si basa su un telaio 16×16 simile, ma trasporta un enorme serbatoio di combustibile al posto del missile.
Il Ministero della Difesa russo dichiarava che l’ultimo test del missile rientra negli sforzi per sviluppare nuove tecnologie per violare le difese missilistiche, ma non forniva ulteriori dettagli. Costruito coi sistemi di contromisure più avanzate e dalla velocità molto elevata, lo Jars è specificamente progettato per penetrare i sistemi di difesa missilistica. Può manovrare durante il volo e attivare inganni attivi e passivi. Il primo lancio di settembre testava una testata “sperimentale”. Gli sforzi per l’ammodernamento russi includono nuovi sistemi missilistici, sottomarini lanciamissili balistici e bombardieri strategici aggiornati. Il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu annunciava il 21 febbraio che il 90 per cento delle Forze Nucleari Strategiche del Paese avranno armi moderne entro il 2020. La Russia prevede di lanciare più di una dozzina di missili balistici intercontinentali nel 2017. Ha testato a giugno un SLBM Bulava, che raggiunse lo stesso poligono nell’ultimo test, vicino le coste del Pacifico di Kura. Un test del missile termonucleare super-pesante RS-28 Sarmat potrebbe aversi ad ottobre. Tutti gli sforzi sono strettamente conformi agli obblighi russi col nuovo trattato START. Mosca deve proseguire la modernizzazione dell’arsenale nucleare strategico in vista dei piani di modernizzazione nucleare degli Stati Uniti, che potrebbero seppellire l’attuale regime di controllo degli armamenti.

I Russi testano un nuovo ICBM
La Russia testa velivoli post-boost indipendenti per una maggiore precisione e flessibilità delle testate multiple
Ankit Panda, The Diplomat 04 ottobre 2017

La Russia ha testato un nuovo vettore missilistico balistico intercontinentale a testata multipla, nel settembre 2017, apprendeva The Diplomat. Una fonte del governo statunitense che conosce una recente valutazione dell’intelligence statunitense sui test missilistici, russi ne ha parlato con The Diplomat. La Forza Strategica Missilistica della Russia ha recentemente testato un Veicolo di rientro indipendente (IPBV) per la versione a tre testate dell’ICBM mobile a propellente solido RS-24 Jars. Il test fu eseguito il 12 settembre da un silo del Cosmodromo di Plesetsk presso Arkhangelsk, colpendo gli obiettivi nel poligono di Kura nella Kamchatka Kraj. Ciò pochi giorni prima delle grandi esercitazioni militari Zapad-2017 di Russia-Bielorussia. Non è chiaro se fosse il primo test della configurazione IPBV di un ICBM russo. Un funzionario del Ministro della Difesa russo dichiarava all’agenzia TASS che il test del 12 settembre coinvolse un progetto sperimentale di testata bellica “distaccabile”. Il test ha avuto successo. Le capacità d’impiegare testate di rientro multiple indipendenti (MIRV) normalmente caratterizza la fase post-boost, manovrando mentre rientrano nell’atmosfera terrestre, dopo che il volo a motore del veicolo di lancio raggiunge l’apogeo, permettendo ad un solo ICBM di colpire vari obiettivi separati da grandi distanze. La configurazione del veicolo di rientro indipendente testato dalla Russia si basa su un concetto simile, ma presumibilmente permetterà puntamento più complesso e flessibile con un solo missile balistico in volo. I veicoli post-boost non sono considerati uno stadio del missile, in quanto generalmente non ne aumentano la gittata, ma possono consentire puntamenti più precisi. Non è chiaro se anche il test del 12 settembre abbia coinvolto sistemi di penetrazione e inganno che potrebbero aiutare il missile a bypassare i sistemi di difesa missilistica balistica statunitense. Russia e Cina hanno una serie di missili balistici a testata MIRV che permettono generalmente in modo efficace il puntamento nucleare, dato che i costi per la produzione di testate nucleari supplementari e veicoli di rientro sono inferiori a quelli per la fabbricazione dei missili balistici. L’unico ICBM attivo negli Stati Uniti, il Minuteman III, è progettato per trasportare tre testate su più obiettivi, ma i missili attuali dispongono di una singola testata ad alta potenza. Il D5 Trident II, i soli missili balistici lanciati da sottomarini degli Stati Uniti, hanno quattro o cinque testate, anche se ognuno può trasportarne otto.
Il test di lancio del 12 settembre dell’ICBM Jars fu seguito da un lancio dell’ICBM RS-12M Topol da Kapustin Jar, il 20 settembre, da un autoveicolo trasportatore-erettore-lanciatore. Tale prova era volta a testare ciò che il Ministero della Difesa russo descrisse come “carico utile da combattimento avanzato”, ma non riguardava tecnologia di manovra sperimentale in volo.

Arsenali nucleari sotto il trattato START III
Anàlisis Militares 4 ottobre 2017

Le informazioni sugli arsenali nucleari di Stati Uniti e Federazione Russa sono state pubblicate il 1° settembre 2017, nell’ambito dell’adozione dei limiti del nuovo trattato START III. Queste le statistiche del 1° settembre 2017 sugli arsenali nucleari russo e statunitense.

Le testate nucleari per ICBM, SLBM e bombardieri dispiegati:Cosa significa?
Dal 1° settembre 2017, gli Stati Uniti dispongono di 1393 testate nucleari e la Federazione Russa di 1561. Il limite del trattato START stabilisce un massimo di 1550 testate nucleari ciascuno. Pertanto, gli Stati Uniti potranno aumentare le testate nucleari di 107 unità e la Federazione russa dovrà sbarazzarsene di 61 per rimanere nei limiti del nuovo trattato START.

Vettori schierati tra ICBM, SLBM e bombardieri:

Cosa significa?
Dal 1° settembre 2017, gli Stati Uniti impiegano 660 vettori ICBM, SLBM e bombardieri. La Federazione Russa 501. Il limite del trattato START è massimo 700 ICBM, SLBM e bombardieri per ciascun Paese. Di conseguenza, gli Stati Uniti potranno aumentare i vettori di 40 unità e la Federazione russa di 199 per raggiungere il limite indicato dal trattato START.

Vettori schierati e non tra ICBM, SLBM e bombardieri:

Cosa significa?
Dal 1° settembre 2017, gli Stati Uniti hanno 800 vettori tra ICBM, SLBM e bombardieri. La Federazione Russa 790. Il limite del trattato START segna massimo 800 vettori schierati e non tra ICBM, SLBM e bombardieri, per parte. Pertanto, gli Stati Uniti sono già nei limiti e la Federazione Russa potrà aumentare i vettori di 10 per rimanere nei limiti del nuovo trattato START III.Traduzione di Alessandro Lattanzio

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

Quando l’URSS aiutò l’Argentina nella guerra delle Malvinas

Jaime Noguera, RBTH 21 settembre 2017I satelliti sovietici inviarono informazioni all’Argentina permettendo ai piloti di affondare navi inglesi inviate nelle Isole Falkland. I leader sovietici non avevano simpatia per la giunta militare argentina di Leopoldo Galtieri, ma nel conflitto nell’Atlantico del Sud il Cremlino optò per il pragmatismo: il nemico del mio nemico è mio amico. Così, Mosca decise di trasmettere informazioni sulla Task Force inglese all’esercito argentino. Questo, secondo un ricercatore russo, potrebbe aver aiutato i piloti del Paese australe. D’altra parte, non va dimenticato che solo due Paesi non parteciparono all’embargo alimentare imposto all’URSS dopo l’invasione dell’Afghanistan nel 1979: Argentina e Uruguay.

Un satellite russo al servizio dell’Argentina
Sebbene gran parte degli archivi sovietici sulla guerra delle Falkland sia ancora siglata “informazioni classificate”, l’analista politico Sergej Briljov ha pubblicato informazioni tratte dalle interviste ai militari dell’URSS nel suo libro Fidel, Fútbol y Malvinas. Parlando a La Nación, Briliov commentava alcune dichiarazioni degli ufficiali sui primi anni ’80. “Il primo da cui andai era il Generale Nikolaj Leonov, Primo Vicepresidente del servizio analitico del KGB durante la guerra, e mi confermò che fin dall’inizio del conflitto c’erano diversi satelliti che inviavano informazioni all’esercito argentino. Lo stesso mi disse il Generale Valentin Varennikov, allora Vicecapo dello Stato Maggiore delle Forze Armate sovietiche“.Informazioni dai satelliti?
Il 15 maggio 1982, un mese e mezzo dopo la riconquista argentina dell’arcipelago sudamericano, i sovietici lanciarono il satellite Kosmos-1365 con un obiettivo chiaro, secondo la ricerca di Briljov, posizionarlo su un’orbita da cui trasmettere informazioni alle forze argentine nell’Atlantico meridionale.

Informazioni fotografiche per i piloti argentini
Secondo il giornalista russo, i dati forniti dal nipote dello Sputnik permisero il 25 maggio 1982 agli A-4 Skyhawk dei valorosi piloti argentini di affondare il cacciatorpediniere HMS Coventry con 19 membri dell’equipaggio e 37 milioni di sterline dei contribuenti inglesi. Briliov, che nel libro fa un’analisi cronologica dei dati degli eventi più rilevanti del conflitto delle Malvinas e le attività dell’intelligence del suo Paese, sostiene che l’Atlantic Conveyor, un mercantile impiegato come portaelicotteri e cargo, fu un’altra delle vittime della cooperazione sovietica-argentina. Secondo lui, le informazioni fotografiche fornite dal Kosmos-1365 permisero a due missili AM39 Exocet sparati da un Super Étendard della squadriglia aerea della Marina Argentina di affondare questa nave nell’Atlantico. 12 uomini, 6 elicotteri Westland Wessex, 3 elicotteri Boeing Chinook e 1 elicottero Westland Lynx andarono persi. A causa della mancanza di questi mezzi, le truppe d’invasione inglesi furono costrette a attraversare le Falkland a piedi per riprendere Puerto Argentino (Port Stanley secondo gli inglesi).Altri satelliti coinvolti
Secondo Mario Pablo Sciaroni, avvocato, scrittore e master in strategia e geopolitica, nel suo blog El Snorkel, il satellite da ricognizione fotografico Kosmos-1368 sorvolò le Falkland alle 11:00 di ogni giorno di maggio e giugno, a 240 km di altezza. D’altra parte, il Kosmos-1455, d’intelligence elettronica, e il Kosmos-1372, da ricognizione radar, fornirono informazioni molto importanti su ciò che accadeva nelle isole e nei dintorni durante il conflitto.

Ci aspettiamo altre notizie
Un altro tipo di sostegno fu fornito dall’URSS alle Forze Armate dell’Argentina, un supporto logistico attraverso un ponte aereo tramite il Brasile, con cui furono consegnati armi e pezzi di ricambio al Paese sudamericano. Le missioni di volo di ricognizione furono condotte anche da velivoli sovietici a lungo raggio dalle basi in Angola, mentre le navi da ricognizione monitoravano la flotta inglese. Una di esse collaborò al salvataggio dei sopravvissuti del Belgrano. Tuttavia, resta ancora da sapere le complicazioni della guerra delle ombre scatenatasi tra URSS ed alleati occidentali dopo il conflitto nelle Falkland, di cui si dovranno aspettare alcuni anni per la declassificazione delle informazioni segrete, che continuano ad impolverarsi negli archivi ufficiali.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Analisi per Analogia: il Myanmar non è la Siria

Tony Cartalucci, LD 27 settembre 2017

U Pe Myint

Molti analisti e commentatori geopolitici hanno notato molte somiglianze valide tra la crisi siriana e quella che si ha nello stato sud-asiatico del Myanmar. Tuttavia, ciò che è diverso in queste due crisi è altrettanto importante quanto ciò che è simile.

Le somiglianze
Particolare attenzione è stata posta sulle prove emerse sull’Arabia Saudita, alleata degli USA, che alimenta il terrorismo nello Stato Rakhine del Myanmar. I terroristi, però, sono assassini armati, finanziati e guidati dall’estero, e sono una minoranza trascurabile della popolazione rohingya che pretendono di rappresentare, non essendo in realtà più rappresentativi dei rohingya dei militanti di al-Qaida e “Stato islamico” verso le popolazioni sunnite di Siria e Iraq. Mentre è fondamentale sottolineare la natura eterodiretta del terrorismo che cerca di cooptare la minoranza rohingya in Myanmar, è altrettanto importante capire esattamente dove tale terrorismo serva i piani dell’Arabia Saudita e, quindi, dei mandanti statunitensi. Un’altra similitudine sottolineata dagli analisti è l’uso di facciate finanziate da statunitensi e europei che si presentano come organizzazioni non governative (ONG), tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, nonché organizzazioni locali finanziate da National Endowment for Democracy (NED) e varie filiali come Istituto Internazionale Repubblicano (IRI), Istituto Nazionale Democratico ( NDI), Freedom House, USAID e Open Society. Tali organizzazioni cercano intenzionalmente di controllare l’informazione, infiammando piuttosto che riducendo le tensioni per creare un pretesto per l’intervento diretto nella crisi in Myanmar delle nazioni occidentali. Tuttavia, analisti e commentatori non possono fermarsi qui. Devono impegnarsi con la dovuta diligenza ad individuare i responsabili nel governo del Myanmar, messi al potere nelle elezioni del 2016, costruendo proprie reti politiche nel Paese nel corso di diversi decenni, e quale ruolo giochino nei piani occidentali per il prossimo e medio futuro della nazione.

Le differenze
Il governo siriano è la creazione e perpetuazione di interessi locali, sostenuti dalla varie alleanze che vanno dall’ex-Unione Sovietica in passato, a Russia, Iran e misura minore Cina. Stati Uniti e loro partner arabi, in particolare l’Arabia Saudita, hanno creato il terrorismo in Siria dal 2011 allo scopo esplicito di rovesciare il governo siriano e dividere ciò che rimane della nazione tra fantocci e regimi clienti controllati da Washington, Londra e Bruxelles. In Myanmar, se Stati Uniti e partner sauditi chiaramente alimentano il terrorismo tra la popolazione rohingya, furono gli Stati Uniti che per decenni crearono le reti politiche dell’attuale regime di Aung San Suu Kyi, creatura del sistema dei media occidentali, con finanziamenti e sostegno politico immensi e una facciata accuratamente creata per ingannare il pubblico, per decenni, sulla vera natura nazionalista e persino genocida della base “nazionalista buddista” che sostiene Suu Kyi. Un ampio rapporto del 2006 della UK Burma Campaign intitolato “In assenza del popolo di Birmania”? (PDF), rivela come virtualmente ogni aspetto del governo attuale del Myanmar sia una creazione del sostegno politico e finanziario occidentale. (Nota: Stati Uniti e Regno Unito ancora si riferiscono al Myanmar col nome coloniale inglese di “Birmania”). La relazione indica in dettaglio: “Il ripristino della democrazia in Birmania è uno degli obiettivi prioritari degli Stati Uniti nel Sud-Est asiatico. Per raggiungerlo, gli Stati Uniti hanno sostenuto costantemente gli attivisti democratici e i loro sforzi all’interno che all’estero della Birmania… affrontare tali esigenze richiede flessibilità e creatività. Nonostante le sfide sorte, le ambasciate degli Stati Uniti a Rangoon e Bangkok, nonché il consolato generale di Chiang Mai sono pienamente impegnati negli sforzi democratici. Gli Stati Uniti sostengono anche organizzazioni come National Endowment for Democracy, Open Society Institute (alcun sostegno dato dal 2004) e Internews, che lavorano all’interno e all’estero della regione su un’ampia gamma di attività per la promozione della democrazia. Le emittenti statunitensi forniscono notizie e informazioni ai birmani che non dispongono di stampa libera. I programmi statunitensi finanziano anche borse di studio per i birmani che rappresentano il futuro della Birmania. Gli Stati Uniti si sono impegnati a lavorare per una Birmania democratica e continueranno ad impiegare una varietà di strumenti per aiutare gli attivisti della democrazia”. Il rapporto di 36 pagine enumera dettagliatamente i programmi statunitensi ed europei che vanno dalla creazione e dal finanziamento dei media all’organizzazione di partiti politici e alla definizione di strategie elettorali e persino borse di studio all’estero per indottrinare un’intera classe di ascari politici da utilizzare in futuro per trasformare la nazione in uno Stato-cliente. Praticamente ogni aspetto della vita in Myanmar è preso di mira e rovesciato dalle reti occidentale per diversi decenni col notevole importo finanziario estero. Prove simili dimostrano che molti dei cosiddetti gruppi nazionalisti “buddisti” godono anche di stretti rapporti con gli interessi europei e statunitensi, che hanno svolto un ruolo fondamentale per portare Suu Kyi al potere. Inoltre, l’attuale governo di Suu Kyi riceve istruzione finanziata dagli Stati Uniti. Le narrazioni sull’attuale crisi dei rohingya sono elaborate dal “ministro delle Informazioni” di Suu Kyi, Pe Myint. Pe Myint fu scoperto, in un articolo del 2016 del Myanmar Times intitolato “Il chi è del nuovo governo del Myanmar”, partecipare all’addestramento finanziato dal dipartimento di Stato USA. L’articolo riporta: “Già medico laureatosi presso l’Istituto di Medicina, U Pe Myint cambiò carriera dopo 11 anni e fu istruito come giornalista presso la Fondazione Memorial Media of Indochina a Bangkok. Poi intraprese la carriera di scrittore di decine di romanzi. Partecipò al Programma di Scrittura Internazionale dell’Università dell’Iowa nel 1998, e fu anche redattore capo del People’s Age Journal. Nato nello Stato Rakhine nel 1949”.
La Fondazione Memorial Media of Indochina fu indicata in un cablo diplomatico statunitense, pubblicato da Wikileaks, come totalmente finanziata dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti attraverso vari e noti intermediari. Il cablo intitolato “Una panoramica delle organizzazioni mediatiche del Burma nord-orientale”, dichiara esplicitamente: “Altre organizzazioni, alcune in ambito estero alla Birmania, inoltre, aggiungono opportunità educative per i giornalisti birmani. Per esempio, la fondazione Memorial Media of Indochina di Chiang Mai, ha completato lo scorso anno corsi di formazione per i reporter del sudest asiatico che includevano partecipanti birmani. I principali finanziatori dei programmi di formazione giornalistica nella regione sono NED, Open Society Institute (OSI) e diversi governi e enti caritativi europei”. Molti delle “ONG” finanziate dagli USA in Myanmar che apparentemente si oppongono il governo di Suu Kyi sono in realtà alunni degli stessi programmi finanziati dagli Stati Uniti, come molti membri dell’attuale governo. In sostanza, la differenza principale tra Myanmar e Siria è che mentre in Siria gli Stati Uniti alimentano il terrorismo per abbattere un governo oltre la loro portata ed influenza, in Myanmar gli Stati Uniti manipolano l’intera nazione attraverso due vettori che controllano interamente, il terrorismo in ascesa da un lato e la dirigenza politica che ha creato interamente dall’altro.

Superare l’analisi per analogia
Aiutare i lettori a comprendere vari aspetti della crisi attuale in Myanmar confrontandola con vari aspetti del conflitto in Siria può essere istruttivo. Tuttavia, trarre conclusioni circa le implicazioni del conflitto di Myanmar semplicemente supponendo che si ripetano gli sforzi occidentali in Siria è fondamentalmente sbagliato. Mentre gli Stati Uniti cercano di dividere e distruggere la Siria, i suoi sforzi in Myanmar sono concentrati sullo Stato di Rakhine, con poca possibilità di diffondersi a causa della demografia di Myanmar. Si tratta anche della Cina che ha investito ampiamente nel progetto One Road (Road One Road, OBOR), con un porto a Sittwe, Rakhine centrale, e progetti stradali, ferroviari e oleogasdotti destinati ad espandersi verso il confine cinese e Kunming. L’opposizione delle ONG locali finanziate con denaro contante degli Stati Uniti, o della violenze sostenute con riserva da Stati Uniti e loro agenti, tentano di distruggere sistematicamente i progetti infrastrutturali cinesi nel mondo, anche in Myanmar. Le dighe costruite dai cinesi in Myanmar sono contrastate dalle ONG finanziate dagli Stati Uniti, da gruppi terroristici che ricevono sostegno statunitense e che hanno attaccato i cantieri cinesi in tutta la nazione, e l’attuale conflitto nel Rakhine alimentato da entrambe le parti dagli Stati Uniti minaccia non solo di sabotare i progetti cinesi, ma anche di essere il pretesto per posizionare forze occidentali in Myanmar, nazione che confina direttamente con la Cina. Piazzare forze statunitensi, e di qualsiasi potenza, ai confini della Cina era un vecchio obiettivo dichiarato dai politici statunitensi. Dalla guerra del Vietnam, dai Pentagon Papers al progetto per un nuovo secolo americano del 2000, “Ricostruire le difese americane”, all’ex-politica del “Pivot to Asia” della segretaria di Stato Hillary Clinton, prevaleva il tema unico era circondare e contenere la Cina con Stati clienti obbedienti a Washington, o creare caos alla periferia della Cina. È evidente che i piani statunitensi in Siria e in Myanmar utilizzano reti e tattiche simili e che entrambi i conflitti s’inseriscano in una grande strategia globale. Ci sono senza dubbio temi familiari in entrambi i conflitti. Tuttavia, ciò che è diverso nei conflitti di Siria e Myanmar è altrettanto importante. Gli analisti e i commentatori devono tenere conto dei decenni di fondi statunitensi ed europei destinati all’attuale governo di Myanmar. Devono considerare la natura chirurgica della destabilizzazione confinata allo Stato di Rakhine del Myanmar, contro la destabilizzazione totale alimentata in Siria. Devono inoltre identificare i motivi alla base dei piani degli Stati Uniti in Myanmar. Evitare semplicemente di supporre che il terrorismo filo-statunitense-saudita sia volto a rovesciare un governo piuttosto che favorire un altro obiettivo più indiretto, che forse persino mira a preservare il governo attuale del Myanmar, piuttosto che a rovesciarlo, accusandone i potenti ed indipendenti militari, aiuterebbe piuttosto che ostacolare l’ingiustizia. Analogie tratte da due conflitti diversi sono utili a semplificare spiegazioni ed analisi tratte dalle conclusioni di una ricerca approfondita.Traduzione di Alessandro Lattanzio