Che ne è della Guerra di Corea 2.0 di Trump?

Alexander Mercouris, The Duran 14/5/2017Il fatto che aprile sia passato senza alcuna azione militare nella penisola coreana e la crisi sia irrisolta dimostra che l’intervento militare unilaterale statunitense è stato un bluff. Le notizie sulla Corea democratica che testava un missile balistico caduto nel Mare del Giappone a 500 chilometri dalle coste russe, solleva la questione di cosa sia accaduto alla grande crisi nella penisola coreana di cui i media mondiali parlavano in modo eccitato per tutto aprile? Come i lettori di Duran potrebbero ricordare, ad aprile i media erano pieni di storie sulla Corea democratica che prevedeva un sesto test nucleare, del presidente Trump che avvertiva che gli Stati Uniti erano pronti ad intraprendere un’azione unilaterale se il programma nucleare della Corea democratica non veniva interrotto, della portaerei Carl Vinson con la relativa “armada” che si avvicinava alla Corea democratica e del sottomarino statunitense USS Michigan con la sua batteria di missili da crociera che faceva lo stesso, del Senato degli Stati Uniti convocato alla Casa Bianca per essere informato sulla minaccia della Corea democratica, sulla “Madre di tutte le bombe” sganciata sullo SIIL in Afghanistan come avvertimento alla Corea democratica, e da Wang Yi, Ministro degli Esteri della Cina, che avvertiva che in qualsiasi momento la guerra poteva esplodere nella penisola coreana. Aprile è passato senza segnali su un test nucleare nordcoreano o azione militare degli Stati Uniti. La Corea democratica da allora ha abbandonato i titoli mentre la Corea del Sud decideva un nuovo presidente liberale, Moon Jae-in, che appare intenzionato a ridurre le tensioni nella penisola coreana, parlando dell’intenzione di recarsi nella Corea democratica per incontrare Kim Jong-un e che, a un giorno dalla nomina, parlava al telefono con il Presidente Putin, con il riassunto del Cremlino sulla conversazione contenente interessanti parole che indicavano la forte opposizione di Moon Jae-in a qualsiasi attacco alla Corea democratica, “Mentre scambiavano opinioni sulla situazione della penisola coreana, entrambi i leader hanno sottolineato l’importanza di trovare una soluzione politica e diplomatica alla crisi”. Mentre l’azione militare unilaterale contro la Corea democratica degli Stati Uniti, con l’opposizione sudcoreana, poteva in teoria essere possibile, in pratica era estremamente difficile. Il fatto che il presidente Moon Jae-in sembra opporvisi rende estremamente improbabile che ciò accada. Allora perché mai la guerra che sembrava così vicina ad aprile non c’è stata?
Ho già detto perché dubito fortemente dell’opinione diffusa secondo cui il bellicismo di aprile fosse una copertura politica degli Stati Uniti per schierare il THAAD in Corea del Sud. In breve, il THAAD andava dispiegato comunque e non c’era bisogno che gli Stati Uniti aumentassero la tensione a livelli straordinari per schierarlo, con il rischio di tensioni acuite e troppo gravi per giustificare tale scopo. C’era la possibilità che la guerra venisse evitata perché la Corea democratica veniva bloccata dalle minacce degli Stati Uniti e che ciò spiegasse perché non avesse effettuato il test nucleare. In alternativa, può darsi che le minacce statunitensi avessero spaventato la Cina, minacciando la Corea democratica di ogni sanzione, tra cui presumibilmente un embargo di 6 mesi sulle forniture di petrolio, che avrebbe spinto la Corea democratica a sospendere il test nucleare togliendo agli Stati Uniti il motivo per un attacco militare. Tuttavia il problema di tali teorie è che in realtà non sappiamo se la Corea democratica pianificasse un test nucleare ad aprile, trattenuta da Stati Uniti e Cina. La Corea democratica non ha mai preannunciato i test nucleari e quando avvengono sorprendono. Contrariamente a quanto si afferma spesso, non esiste alcuna corrispondenza tra test nucleari e festività nazionali nordcoreane, con un solo test nucleare, l’ultimo, del 9 settembre 2016, svoltosi lo stesso giorno di una festività nordcoreana (l’anniversario della fondazione della Repubblica Democratica Popolare). Il fatto che la Corea democratica festeggiasse due importanti festività ad aprile, l’anniversario della nascita di Kim Il-sung il 15 aprile e l’anniversario della fondazione dell’Esercito Popolare coreano il 21 aprile, non era motivo di pensare che un altro test nucleare fosse previsto ad aprile in coincidenza con una di queste giornate, nonostante i diffusi suggerimenti dai media. La Corea democratica aveva effettuato cinque test nucleari negli undici anni, dal primo test del 9 ottobre 2006, con due test (una presunta bomba a idrogeno e un presunto dispositivo nucleare miniaturizzato idoneo come testata missilistica) nel 2016. Un sesto test nell’aprile 2017 avrebbe significato tre prove in quindici mesi, segnando un’accelerazione netta del programma nucleare della Corea democratica. Se ciò appariva possibile, era improbabile in realtà, dato che le simulazioni ai computer nell’ambito della tecnologia informatica della Corea democratica rendono i test meno importanti di quanto non lo fossero durante i programmi nucleari degli anni ’50.
La Corea democratica aveva subito affermato che non rinunciava ai test nucleari per le minacce militari degli Stati Uniti. La Corea democratica compì il passo insolito, all’inizio di maggio, di criticare pubblicamente la Cina per aver minacciato sanzioni nel caso di un test nucleare. Reuters riprendeva parti del commento della Korean Central News Agency riferendo, “Il commento di KCNA denunciava gli articoli cinesi che tentavano d’incolpare Pyongyang per i “rapporti peggiorati” tra Cina e Corea democratica e per lo schieramento statunitense di mezzi strategici nella regione. Ed inoltre accusava la Cina di “esagerare” i danni causati dai test nucleari nordcoreani in tre province nordorientali della Cina. I media cinesi invitavano la Corea democratica a smantellare il proprio programma nucleare “con una violenta violazione dei diritti, dignità e supremi interessi indipendenti e legittimi” della Corea democratica, costituendo “una minaccia indiscussa a un Paese confinante dalla storica tradizionale amicizia”. Il commento della KCNA affermava che gli appelli di “certi politici e media ignoranti” in Cina a sanzioni più severe alla Corea democratica e a non escludere l’intervento militare se rifiutasse di abbandonare il programma nucleare, erano “basati su un grave sciovinismo”. Affermava che il programma nucleare della Corea democratica è necessario “all’esistenza e allo sviluppo” del Paese, e che “non può mai essere cambiato o scosso”. “La RPDC non piatirà mai l’amicizia con la Cina”, commentava l’osservazione”. Queste le parole di netto rifiuto della Corea democratica verso le richieste cinesi di rallentare o fermare il programma nucleare. Forse le parole sono un bluff, ma suggeriscono con forza che la pressione cinese sul programma dei test nucleari della Corea democratica viene contrastata, e più probabilmente rifiutata. Quindi la pressione cinese non è certamente la ragione per cui la Corea democratica non ha eseguito un test nucleare ad aprile. Ovviamente senza accedere all’intelligence classificata sullo stato del programma nucleare della Corea democratica, è impossibile affermare con certezza che la Corea democratica avesse previsto un test nucleare ad aprile. Tuttavia, più pacatamente, sembra probabile che non ci fosse. È difficile evitare l’impressione che il motivo per cui non ci sia stata la guerra nella penisola coreana ad aprile, sia perché nessuno la volesse e che le minacce di guerra degli Stati Uniti erano semplicemente un bluff per intimidire la Cina piuttosto che la Corea democratica. Se è così, il motivo per cui non c’è stata la guerra e la crisi coreana sia scomparsa improvvisamente dai titoli, era perché quando la Cina scoprì il bluff degli Stati Uniti, durante la conversazione telefonica tra il Presidente cinese Xi Jinping e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump del 23 aprile 2017, gli Stati Uniti non avevano altra scelta se non spegnere la “crisi”. In un certo senso fu rassicurante. Che Donald Trump bluffasse apparve evidente con l’evolversi della falsa “crisi”. Il fatto che si sia tirato indietro dimostra che lo fa quando si scopre il suo bluff, e senza rancore. Tuttavia, non è mai saggio bluffare suscitando una crisi internazionale che coinvolga uno Stato con armi nucleari come la Corea democratica, soprattutto se ciò inevitabilmente porta a scoprire il bluff. Speriamo che il presidente abbia imparato la lezione e vedremo se in futuro vi sarà un approccio diplomatico più convenzionale dell’amministrazione di Trump.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Coreagrafia

Chroniques du Grand Jeu 9 maggio 2017Cattive notizie per l’impero… in Corea del Sud, Moon Jae-in è stato facilmente eletto presidente dopo il licenziamento della conservatrice filo-USA Park Geun-hye. Ora, il nuovo inquilino della Casa Blu è meno favorevole agli Stati Uniti del predecessore: “Dopo quasi 10 anni di governo conservatore, la vittoria di Moon Jae-in comporterebbe un cambiamento significativo nella politica verso Pyongyang, ma anche verso l’alleato e protettore statunitense. Infatti, sostiene il dialogo con la Corea democratica per disinnescare le tensioni e incoraggiare il ritorno ai negoziati. Vuole anche distanziare Seoul e Washington. Il candidato conservatore Hong Joon-Pyo l’aveva definito “sinistro filo-Pyongyang” durante la campagna. Abituata a vivere con la minaccia della Corea democratica, la questione dei programmi nucleari e balistici di Pyongyang non ne decide il voto”. Andando oltre: “Definito di sinistra, Moon Jae-in è nato durante la guerra di Corea, nell’isola di Jeju, a sud del Paese, da una famiglia di poveri profughi dal nord. Sua madre, dice nell’autobiografia, vendeva uova nella città portuale di Busan con il bambino appeso alla schiena. Da candidato ha promesso di ridurre il potere economico dei conglomerati familistici della Corea del Sud, i “chaebol”, il cui rapporto torbido con il potere politico viene ancora una volta denunciato dallo scandalo Park. Ma i detrattori l’accusano di debolezza verso Pyongyang, in un momento di tensioni per le ambizioni nucleari del regime della Corea democratica. L’avvocato sostiene dialogo e riconciliazione con il Nord per calmare la situazione e portare Pyongyang al tavolo delle trattative. A dicembre disse che, se eletto, si sarebbe recato nella Corea democratica prima di partire per gli Stati Uniti, potenza protettorato del Sud. Alla domanda su questa posizione straordinaria, spiegava che voleva dire che le priorità sono le tensioni con il vicino. E si è anche dimostrato ostile allo schieramento in Corea del Sud del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti THAAD, che fa infuriare la Cina. In un libro recente, il nuovo capo di Stato ha scritto che Seoul deve imparare a dire “no” a Washington, chiedendo relazioni “più giuste ed equilibrate” con l’amministrazione degli USA. Ovviamente è la questione del THAAD che cristallizza tutte le questioni. La società sudcoreana vi si oppone (34% a favore, 51% contro) e Seoul, anche sotto la vecchia dirigenza, si è rifiutata di pagare un solo won per l’installazione del sistema antimissile”.
Preoccupati dalla possibile vittoria di Moon e del rifiuto del THAAD, gli statunitensi si precipitarono a scaricare a fine aprile il sistema per mettere il nuovo presidente davanti al fatto compiuto, ma non hanno ingannato nessuno. Inoltre, Trump ha dovuto ingoiare l’orgoglio e accettare di sobbarcarsene il costo (1 miliardo di dollari). Eppure forse siamo solo all’inizio delle sorprese: “La squadra elettorale di Moon Jae-in, il candidato favorito alla presidenza del Partito Liberaldemocratico, ha immediatamente denunciato l’installazione improvvisa, rammaricandosi che non si tenesse conto del parere del popolo. Secondo Moon, il nuovo presidente dovrà avere l’ultima parola sullo schieramento del THAAD dopo le elezioni del 9 maggio”. Ora è Presidente e nei prossimi giorni verrà osservato con attenzione da Washington, Pechino, Pyongyang e Mosca. Perché qui si tratta di alta geostrategia, giocata sul quadrante orientale della scacchiera eurasiatica: “Siamo ovviamente in pieno Grande gioco, che vede il tentativo del contenimento eurasiatico della potenza marittima degli Stati Uniti (…) si tratta in primo luogo per l’Heartland di spezzare l’accerchiamento degli Stati Uniti e aprirsi la strada nel Rimland e per l’oceano, proprio come fa la Russia nell’occidente della scacchiera con oleodotti e controalleanze (…) La guerra fredda tra le due Coree e tra Pechino e Taiwan sono ovviamente una manna per Washington, il pretesto degli Stati Uniti per mantenere basi nella regione (…) Per gli Stati Uniti, il sud del Rimland sembra definitivamente perduto (ingresso di India e Pakistan nella SCO e fiasco afgano), il Medio Oriente cambia ampiamente (Siria, Iran, Iraq e ora Yemen). Restano le due estremità occidentali (Europa) e orientale (Mar cinese) dello scacchiere in cui l’impero marittimo può rafforzarsi abbastanza da non mollare. La battaglia per l’Europa (infiltrazione delle istituzioni europee, colpo di Stato ucraino, imbrogli nei Balcani contro i gasdotti russi, Via della Seta cinese, supporto antisistema di Mosca) è in corso. A migliaia di chilometri di distanza, in Oriente, si assiste all’avvio di un duplice conflitto…”
Come scrivemmo nel febbraio 2016: “Washington utilizza abilmente un vecchio conflitto (crisi coreana: livello 1) per posizionare le pedine (grande gioco: livello 2). Le batterie del THAAD nel territorio della Corea del Sud sorvegliano ufficialmente la Corea democratica e non ufficialmente la Cina, e ciò ovviamente sarebbe un duro colpo per il deterrente nucleare della Cina. Non sorprende quindi che Pechino protesti seriamente e convochi l’ambasciatore della Corea del Sud”. In questo contesto, l’elezione di Moon potrebbe cambiare le carte in modo difficilmente prevedibile. E’ notoriamente vicino a Pechino e, s’è visto, molto critico sull’installazione dello scudo statunitense. Ridefinizione delle alleanze, sottomissione alle pressioni degli Stati Uniti, né-né di accondiscendenza con tutti… tutto è possibile. Oltre le sorprese di Kim III che certamente si avranno.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

THAAD, azione-reazione

Análisis MilitaresÈ una questione ben nota che gli Stati Uniti schierino in Corea del Sud un sistema di difesa antimissile balistico THAAD, andando contro la filosofia prevalente nelle relazioni bilaterali russo-statunitensi prima che gli Stati Uniti uscissero dal Trattato ABM, sgradita a Mosca e a Pechino. L’azione degli Stati Uniti porterà una reazione russa arrivando al dispiegamento di mezzi in grado di distruggere, se necessario, il THAAD schierato in Corea del Sud. Qualcosa di simile si nota sul suolo europeo, con il dispiegamento dello scudo missilistico in Polonia e la controparte nell’enclave russa di Kaliningrad. Da ciò che è trapelato, gli Stati Uniti schierano nel distretto Seongju della provincia di Gyeongsangbuk-do una batteria del THAAD:
Una batteria THAAD è costituita da:
Radar AN/TPY-2
Elementi di comando e controllo
6 veicoli trasporto-lanciatori (TEL)
48 intercettori
Non veniva specificato il numero di batterie schierate. Il raggio di azione dell’intercettore THAAD varia a seconda della domanda. Si presume che arrivi almeno a 250 km di gittata e 150 km di quota. In teoria tutto ciò affronterebbe la minaccia dei missili balistici della Corea democratica, ma non convince cinesi e russi che affilano gli artigli per rispondere allo schieramento. La reazione russa, già annunciata, sarà schierare sistemi offensivi che minaccino tali sistemi e, sicuramente, lo farà pubblicamente per attirarvi l’attenzione. La componente mediatica di questi schieramenti è cruciale. Dal territorio russo queste sono le distanze approssimate all’area in cui il THAAD viene schierato in Corea del Sud:
Le Forze Armate russe hanno vari mezzi per rispondere all’azione degli Stati Uniti, come sistemi Iskander o Kalibr, per citarne due noti. Nel contesto balistico, per esempio, la risposta di solito proviene dalla minaccia dei sistemi missilistici balistici a corto raggio (SRBC) Iskander che rientrano ufficialmente nella gittata di 500 km, sufficiente a minacciare il THAAD.
Com’è successo per altri sistemi russi, si ipotizza che il sistema missilistico Iskander sia di gran lunga più potente di quanto ufficialmente ammesso, potendo almeno raggiungere i 700 km, e questo già basterebbe a minacciare il THAAD in Corea del sud.
Qui si ha una circostanza interessante. Il precedente annuncio del dispiegamento del THAAD statunitense a Eumseong e Pyeongtaek, a nord della posizione attuale (e secondo le esigenze della difesa sudcoreana), lo lascerebbe entro la gittata teorica dei missili Iskander, se dalla gittata di 700 km. Le ultime informazioni dalla Corea del Sud indicano il dispiegamento del THAAD a Seongju che coinciderebbe con la gittata massima dei missili balistici russi. o forse un po’ oltre i 700 km teorici dell’SRBC Iskander che, si ricordi, sarebbe parte della risposta russa annunciata se Stati Uniti e Corea del Sud attueranno il dispiegamento.
Può essere una coincidenza, o forse tale modifica della zona di schieramento è dovuta alla spada di Damocle attivata dai russi, in risposta all’azione sudcoreana-statunitense di schierare nel territorio sudcoreano il THAAD. Allontanarsi un po’ per evitare una minaccia diretta. Così si coprirebbe la testa scoprendo piedi, la trita e ritrita coperta corta. Allontanarsi dalla zona demilitarizzata significa meno tempo per reagire a un attacco da nord, e parlando di sistemi balistici ogni secondo è di vitale importanza. Ma resta da vedere dove finalmente il THAAD sarà schierato in Corea del Sud. Fu annunciato che il luogo scelto per schierare il THAAD sarà un campo da golf a 18 km a nord di Seongju. Come si vede nella foto qui sotto. A giudicare dalle informazioni pubblicate sulla zona, le batterie saranno schierate ad ovest del campo da golf, su una montagna alta 680 metri. E se qualcuno se lo chiede… sì, il THAAD sarà schierato in una zona teoricamente oltre la gittata dei missili russi Iskander. Un colpo di fortuna. Infine sì, le batterie THAAD statunitensi saranno schierate nella zona indicata, direttamente sul campo da golf.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump irrita la Corea del Sud su commercio e THAAD

Kanako Itamae e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 1° maggio 201L’amministrazione Trump segue la strada di Barack Obama con affermazioni contraddittorie e obiettivi confusi nelle relazioni internazionali. Anzi, i dirigenti politici e militari della Corea del Sud saranno sconvolti dalla tempistica di Trump nell’alzare la posta commerciale. Allo stesso modo, Trump è convinto che la Corea del Sud debba pagare il THAAD. Qualcosa non funziona nei corridoi del potere a Washington e Seoul. Pertanto, in un momento di accentuata contrapposizione tra Stati Uniti e Corea democratica, sembra che Trump voglia trascinare la Corea del Sud su compiti su diverse questioni. Il presidente Trump ritiene che l’accordo di libero scambio con la Corea del Sud sia “orribile” favorendola a scapito degli USA. Similmente, Trump insiste sul fatto che la Corea del Sud debba pagare il sistema missilistico THAAD. Ancora una volta, gli USA non si preoccupano della realtà geopolitica della Corea del Sud, perché la Cina è fermamente contraria al THAAD. Giappone e Corea del Sud, a differenza della Corea democratica, si affidano agli USA per la protezione militare. Allo stesso tempo, a differenza della Corea democratica, Giappone e Corea del Sud sono attenti agli scatti statunitensi. Infatti, storicamente la Corea del Sud sacrificò suoi soldati per sostenere gli USA nella guerra contro il Vietnam. E fino a poco prima, il Giappone restava lontano dagli impegni militari di Washington, da cui invece traeva profitto dalla morte di vietnamiti ed altri, perseguendo gli aspetti economici della guerra. Attualmente, poco più di 28000 militari statunitensi sono di stanza in Corea del Sud, dividendo i coreani. Ciò vale in particolare per le convulsioni politiche interne e quando gli USA intralciano pesantemente l’indipendenza della Corea del Sud. Pertanto, con Trump che insiste a che la Corea del Sud paghi il THAAD, rimproverandole la realtà del libero scambio tra le due nazioni, anche le forze filo-statunitensi in Corea del Sud si trovano a disagio verso la posizione dell’amministrazione Trump. Trump ha detto: “Ho informato la Corea del Sud che sarebbe opportuno che pagassero. È un sistema da miliardi di dollari… è fenomenale, spara i missili proprio fuori dal cielo“. Moon Jae-in, primo candidato presidenziale della Corea del Sud, insiste sul fatto che la Corea del Sud non sapesse dello schieramento o di pagare il nuovo sistema missilistico THAAD. Indica, difatti, che tale decisione va presa quando sarà eletto il nuovo presidente della Corea del Sud. Ciò, secondo Moon, significa che un mandato politico dovrà decidere una questione così importante. Inoltre ha sollevato dubbi sulla relazione tra dispiegamento del THAAD e fine dell’accordo di libero scambio ricorrendo all’alleanza militare. Reuters riferisce: “Il primo candidato presidenziale del 9 maggio in Corea del Sud ha chiesto di ritardare lo schieramento del THAAD, dicendo che la nuova amministrazione di Seoul dovrà decidere dopo aver raccolto l’opinione pubblica ed altri colloqui con Washington“. Secondo Kim Ki-jung, consulente di Moon negli affari esteri, la posizione dell’amministrazione Trump non è realistica. Dopo tutto, riferisce Kim, “Anche se acquistiamo il THAAD, la sua operatività sarà nelle mani degli Stati Uniti… Quindi acquistarlo sarebbe un’opzione impossibile. Questa era la nostra argomentazione quando ne consideravamo le opzioni“.
Anche se Trump fa dichiarazioni valide nell’ambito dell’accordo di libero scambio che avvantaggia la Corea del Sud, è questo il momento giusto per fare la voce grossa? Soprattutto con le tensioni tra USA e Corea democratica, nonostante gli ultimi segnali contrastanti dell’amministrazione Trump che suggeriscono una possibile soluzione. Naturalmente, questo se la Corea democratica si trattiene sulle armi di distruzione di massa e abbonda le ambizioni nucleari. Il momento di un approccio così forte da parte dell’amministrazione di Trump avrà sconvolto i leader politici e militari della Corea del Sud, in particolare con le imminenti elezioni dovute alll’impeachment della presidentessa Park Geun-hye. Infatti, a prescindere da come le nazioni considerino la Corea democratica, sembra che Trump le permetta una “vittoria propagandistica”, qualificando la Corea del Sud pedone di Washington. Ed ecco la tempistica strana di Trump nel rimproverare l’accordo di libero scambio con la Corea del Sud, anche se giustificata, mentre entrambe le nazioni dovevano dimostrare solidarietà contro l’assertività della Corea democratica.

Moon Jae-in

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dopo 100 giorni, Trump rimedia un’umiliazione coreana

Alessandro Lattanzio, 30/4/2017Il segretario di Stato degli USA, Rex Tillerson, dopo aver allontanato l’ambasciatrice neocon Nikki Haley dalla sessione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, segnalava la disponibilità di Washington a colloqui diretti con la leadership della Corea democratica. Tillerson dichiarava “Il nostro obiettivo non è il cambio del regime. Né vogliamo minacciare il popolo nord-coreano o destabilizzare la regione dell’Asia Pacifico. Negli anni abbiamo ritirato le nostre armi nucleari dalla Corea del Sud e offerto aiuti alla Corea democratica come prova della nostra intenzione di normalizzare le relazioni… gli Stati Uniti credono in un futuro per la Corea democratica. Questi primi passi verso un futuro più speranzoso saranno più spediti se altri soggetti interessati, nella regione e nella sicurezza globale, ci raggiungeranno”. Tillerson, però continuava minacciando “Dobbiamo imporre la massima pressione economica tagliando i rapporti commerciali che finanziano direttamente il programma nucleare e missilistico della RPDC. Invito la comunità internazionale a sospendere il flusso dei lavoratori ospiti nordcoreani e ad imporre divieti alle importazioni nordcoreane, in particolare al carbone”. Tillerson chiariva che ormai obiettivo degli USA è impedire alla Corea democratica di sviluppare armamenti strategici che possano minacciare direttamente la terraferma nordamericana. Timore confermato da Vasilij Kashin, analista militare russo, “Attualmente, i test riusciti con i missili KN-11 Pukkuksong-1 navali e KN-15 Pukkuksong-2 terrestri, sono in corso. In realtà, i nordcoreani hanno raggiunto lo stesso livello della Cina agli inizi degli anni ’80, quando Pechino effettuò i test di volo del JL-1, il primo missile lanciato da sottomarini della Cina, da cui evolse il DF-21, missile balistico mobile a medio raggio”. Kashin indicava che la Cina impiegò 5-6 anni per completare i test di volo del JL-1, mentre “I nordcoreani hanno iniziato i test di volo del Pukkuksong-1 nel 2014, ed è possibile che saranno pronti a schierarli alla fine del decennio. Questi missili avrebbero una gittata di 2000 km, paragonabile a quella di JL-1 e DF-21A. Pyongyang avrà la capacità sicura di colpire obiettivi in Corea del Sud e Giappone, ma ancora non potrebbe raggiungere gli Stati Uniti“. Si pensa che i nordcoreani abbiano fatto una dozzina di prove con i Pukkuksong-1 e 2, e nell’agosto 2016 fu compiuto un lancio da un sottomarino del Pukkuksong-1. Secondo Kashin, questi successi saranno la base di ulteriori progressi. Tuttavia, “il passo per realizzare un missile balistico intercontinentale, e in particolare un ICBM propulso da combustibili solidi, richiederà un salto qualitativo nello sviluppo della base produttiva e delle infrastrutture dei test della Corea democratica”. La Corea democratica ha sviluppato anche il KN-08, noto anche come Rodong-C o Hwasong-13, ICBM autocarrato mobile allo studio dal 2010. Kashin osservava che i nordcoreani, “dovranno saper produrre motori a razzo a propellente solido dal grande diametro. Dovranno sperimentare nuovi combustibili e nuovi contenitori per missili. Una limitazione seria è la capacità o meno di acquistare o creare le attrezzature necessarie“. Inoltre, “per essere testati, gli ICBM dovranno essere lanciati sopra il territorio giapponese in direzione dell’Oceano Pacifico meridionale. Dato che l’esperienza dei cinesi nel testare i loro ICBM DF-5 nei primi anni ’80 dimostra che i test richiederanno la creazione di una flotta di navi specializzate dotate di complessi strumenti di misura e, probabilmente, nuove navi da guerra per scortarle. I tentativi di condurre tali test saranno minacciati da Stati Uniti ed alleati, anche con tentativi di abbattere i missili durante il decollo, o di bloccare le apparecchiature di controllo a bordo delle navi nordcoreane“. Quindi, secondo Kashin, i test sugli ICBM richiederanno circa 5-6 anni. La Cina “schierò i suoi ICBM DF-31 15-20 anni dopo lo schieramento dei Jl-2 e DF-21“. Quindi, secondo l’analista, passerebbero decenni prima che Pyongyang possa disporre di un vero ICBM. “Perché i nordcoreani sentano la necessità di richiamare l’attenzione sui sistemi di armi che, anche secondo lo scenario più ottimista, non possono essere schierati prima della metà degli anni 2030? È possibile che, dal punto di vista di Pyongyang, sia una dimostrazione della determinazione e, allo stesso tempo, un invito ai colloqui, che la Corea democratica, nonostante l’isolamento, intende condurre da una posizione di forza. È possibile che questi potenziali sistemi missilistici siano ciò che la Corea democratica è pronta a sacrificare in cambio di una riduzione delle pressioni e delle sanzioni. La sicurezza del Paese è garantita dalla capacità d’infliggere danni inaccettabili agli alleati degli USA Corea del Sud e Giappone in caso di guerra. Pyongyang non abbandonerà armi nucleari e missili a medio raggio, ma potrebbe accettare di non condurre nuovi test o sviluppare missili intercontinentali in cambio di concessioni economiche e politiche. Questo è possibile, può benissimo essere lo scenario ideale per Pyongyang“. I nordcoreani potrebbero essere pronti a rinunciare alla futura capacità di attaccare il continente nordamericano in cambio della normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti. Ciò potrebbe spiegare il discorso di Tillerson al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Ma se il segretario di Stato Rex Tillerson sembrava indicare un ammorbidimento della posizione degli Stati Uniti verso la Corea democratica, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, affermava, “La chiave per risolvere la questione nucleare sulla penisola non è nelle mani cinesi. È necessario mettere da parte il dibattito su chi debba compiere il primo passo e smettere di discutere chi abbia ragione e chi torto. Ora è il momento di considerare seriamente la ripresa dei colloqui”. Sempre Wang Yi, in una conferenza stampa con il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel, affermava “Certamente crediamo che i continui test nucleari violino le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ma effettuare esercitazioni militari nella penisola coreana chiaramente non è n linea con lo spirito delle risoluzioni del Consiglio… riguardo la probabilità di una guerra, anche una minima probabilità non è accettabile. La penisola coreana non è il Medio Oriente. Se la guerra esplodesse, le conseguenze sarebbero inimmaginabili“, tracciando così la linea rossa che gli Stati Uniti non devono attraversare. Inoltre, il Quotidiano del Popolo avvertiva, “La forza non porterà da alcuna parte; dialogo e negoziati restano l’unica soluzione. È indispensabile che tutte le parti interessate considerino la proposta della Cina: sospensione dei test nucleari da parte della RPDC e cessazione delle esercitazioni militari congiunte di Stati Uniti e Corea del Sud. Altre parole aspre e confronti militari non beneficeranno né Stati Uniti né RPDC. Se le parti possono inviassero segnali positivi, il problema potrebbe avere una probabile soluzione”. Lungi dall’essere disposta a considerare ulteriori sanzioni contro la Corea democratica, la Cina chiede agli Stati Uniti d’impegnarsi immediatamente in colloqui diretti con la Corea democratica e che sospendano le esercitazioni militari con la Corea del Sud, in cambio della sospensione della Corea democratica di ulteriori test nucleari. Tillerson restava scioccato dalla risposta cinese, “Non negozieremo il nostro ritorno ai negoziati con la Corea democratica, non ricompenseremo le violazioni delle risoluzioni passate, né il cattivo comportamento nei colloqui”. Ma il Viceministro degli Esteri russo Gennadij Gatilov sosteneva la Cina, dichiarando, “Una retorica bellicosa accoppiata a dimostrazioni di forza accanita hanno portato a una situazione in cui il mondo intero seriamente si domanda se ci sarà una guerra. Un pensiero sbagliato o un errore male interpretato porterebbero a conseguenze spaventose e deprecabili”. Gatilov osservava come la Corea democratica sia minacciata dalle esercitazioni militari congiunte statunitensi-sudcoreane e dall’arrivo delle portaerei statunitensi nelle acque della penisola coreana. Cina e Russia si oppongono allo schieramento del sistema antimissile statunitense in Corea del Sud, definito “sforzo destabilizzante” che danneggia la fiducia tra le parti sulla questione della Corea democratica. In sostanza, invece d’isolare la Corea democratica, gli USA si ritrovano la Cina accusarli di suscitare una crisi, e non solo Beijing si oppone alle pretese degli Stati Uniti di ulteriori sanzioni, ma rafforza il sostegno alla Corea democratica. Il Quotidiano del Popolo riportava, “Nonostante le tensioni sulla penisola, una guerra non è affatto imminente. Anche se il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo governo rimproverano alla RPDC il programma nucleare e missilistico, e sebbene la RPDC abbia risposto con parole e azioni nette, ci sono ancora segnali incoraggianti. Negli ultimi giorni, la RPDC non ha condotto alcun nuovo test nucleare. E il 26 aprile, segretario di Stato, segretario della difesa e direttore dell’intelligence nazionale degli USA dichiaravano congiuntamente che i negoziati sono ancora sul tavolo”.
Tornando al discorso di Tillerson alla sessione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, le sue parole dimostrano chiaramente che gli Stati Uniti non hanno altra scelta se non dialogare con Piyongiyang, e la necessità per l’amministrazione Trump, dopo la foia bellicosa delle ultime settimane, di avere la foglia di fico delle sanzioni cinesi per salvarsi la faccia prima di negoziare con la Corea democratica. Ma i cinesi, memori dell’oltraggio dell’attacco missilistico alla Siria, avvenuto mentre Trump incontrava il Presidente Xi Jinping, negano a Trump tale favore. Infatti, l’ambasciatore nordcoreano, d’accordo con i cinesi, neanche si degnava di partecipare alla sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per rispondere a Tillerson. Per loro hanno parlato Cina e Russia.
Il successo della Corea democratica nel programma missilistico e nucleare dimostra che possiede una seria base industriale e tecnologica comprendente chimica avanzata e fisica nucleare. Il successo della Corea democratica nel produrre cellulari e tablet intelligenti e la rete intranet nazionale “Kwangmyong”, indicano anche l’esistenza di un’industria informatica avanzata. Rodong Sinmun, quotidiano del Partito dei Lavoratori della Corea democratica, spiega la necessità del programma strategico per la Corea democratica, “Recentemente, il rappresentante statunitense alle Nazioni Unite, attaccando le giuste misure della RPDC per rafforzare la deterrenza nucleare, dichiarava che costituirebbero una minaccia per gli Stati Uniti e diversi altri Paesi, e che “Paesi compiono atti malvagi”, come la RPDC, non firmando la convenzione del bando delle armi nucleari o non attuandola. Ciò è una distorsione grossolana della realtà. Gli Stati Uniti distorcono e sfruttano deliberatamente la realtà per mutare il quadro in loro favore. Lo scopo è indicare la RPDC come nemica della pace e nascondere la verità sul terribile criminale nucleare e giustificarne le mosse per soffocare la RPDC. Non hanno merito e diritto di accusare le misure della RPDC per rafforzare la deterrenza nucleare, e neanche diritto di agitarsi sulla convenzione per il divieto delle armi nucleari. Gli USA cercano di convincere il pubblico che la denuclearizzazione del mondo non avviene a causa della RPDC. È un’accusa senza senso che ignora i motivi storici per cui la RPDC è stata costretta ad optare per le armi nucleari e rafforzarle qualitativamente e quantitativamente, e del perché è diventato necessario nel mondo disporre della convenzione sul divieto delle armi nucleari. Non sono altri che gli Stati Uniti che hanno costretto la RPDC ad accedere alle armi nucleari e sono sempre gli Stati Uniti che spingono costantemente la RPDC a rafforzarle qualitativamente e quantitativamente. La deterrenza nucleare della RPDC non minaccia gli altri, ma è un mezzo per difendere la sovranità del Paese dalla provocazione nucleare statunitense in ogni aspetto. La RPDC continuerà ad esercitare questo diritto con dignità, indipendentemente da ciò che altri possano dire”.
Infine, Trump si vantava di aver diviso la Cina dalla Russia nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nel tentativo di suscitare zizzania tra Beijing e Mosca; cosa confermata dal consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, H. R. McMaster, che in un’intervista dichiarava in preda al delirio, “Ciò che sappiamo è che rispondendo alla strage del regime siriano, il presidente Trump e prima signora hanno ospitato una conferenza straordinariamente vincente con il Presidente Xi e la sua squadra. E non solo hanno stabilito un rapporto molto caldo, ma… hanno lavorato sulla risposta alla strage da parte del regime di Assad nel voto alle Nazioni Unite. Penso che il Presidente Xi sia stato coraggioso nel distanziarsi dai russi, isolando russi e boliviani… E credo che il mondo l’abbia visto bene, in quale club volete essere? Il club russo-boliviano? Oppure nel club degli Stati Uniti, lavorando insieme sui nostri interessi per la pace e la sicurezza”. Un commento che illustra la miseria della diplomazia statunitense sotto Trump. “I cinesi chiarirono a Mosca la decisione di astenersi nel voto alle Nazioni Unite, prima della votazione. Dal loro punto di vista e da quello dei russi, la decisione della Cina di astenersi non significava molto. Non c’era possibilità che il progetto di risoluzione passasse perché la Russia aveva già fatto sapere che avrebbe posto il veto, mentre gli Stati Uniti avevano già rimosso i termini più offensivi nel progetto di risoluzione prima che venisse votato, cancellando la formulazione che accusava dell’incidente di Qan Shayqun il governo siriano, prima che avesse luogo una qualsiasi inchiesta… ciò che i cinesi intesero come semplice cortesia diplomatica verso Trump su un tema che per la Cina era secondario, tuttavia fu erroneamente interpretato dall’amministrazione Trump come passo della Cina contro la Russia. Chiaramente, sarebbe stato completamente diverso se la Cina avesse votato la risoluzione dopo che la Russia aveva fatto sapere che avrebbe votato contro. In quel caso sarebbe stato legittimo parlare di grave frattura sul tema siriano tra Pechino e Mosca. Tuttavia l’astensione non va interpretata così”. Comunque, come visto, l’atteggiamento dell’amministrazione Trump verso la dirigenza cinese e il tentativo puerile di dividere Cina e Russia, oltre alle minacce alla Corea democratica, non solo hanno spinto la leadership cinese a riaffermare la persistenza dei rapporti tra Cina e Russia, ma irritava la Cina, con il risultato visto al Consiglio di Sicurezza, dove la Cina sostiene espressamente le richieste nordcoreane sulla fine delle manovre militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud, collegandole al programma strategico nordcoreano, passo contro cui gli Stati Uniti si sono sempre opposti. Inoltre, la realtà della cooperazione cinese e russa nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite veniva dimostrata appunto sulla questione della Corea democratica, con i russi che sostengono con nettezza la Cina, dimostrando un chiaro coordinamento tra dirigenze di Cina e Russia.Fonti:
The Duran
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