Nel 1942, il Giappone ordinò due gigantesche corazzate

Ma non furono mai costruite. Perché?
Robert Farley National InterestNel gennaio 1936 il Giappone annunciò l’intenzione di ritirarsi dal Trattato Navale di Londra, accusando Stati Uniti e Regno Unito di negoziare in malafede. I giapponesi volevano l’uguaglianza formale sui limiti delle costruzioni navali, qualcosa che le potenze occidentali non avrebbero concesso. Sulla scia di questo ritiro, gli ingegneri navali giapponesi si gettarono nella progettazione di nuove navi. La prima classe che apparve fu la Yamato, con cannoni da 460mm, le più grandi navi da guerra mai costruite. Tuttavia, le Yamato non posero fine alle ambizioni giapponesi. La Marina Imperiale Giapponese (IJN) previde la costruzione di un’altra classe di ancor più grandi navi da battaglia e aveva dei piani per navi ancora più grandi successive a questa classe. La guerra l’impedì, ma se il Giappone avesse attuato i suoi piani avrebbe dispiegato nel Pacifico navi da battaglia mostruose, più grandi delle superportaerei.

Super-Yamato
La classe A-150 avrebbe sostituito le Yamato, seguendone l’esperienza producendo navi da battaglia più formidabili e flessibili. Insieme alle Yamato, queste navi avrebbero dato all’IJN una linea da battaglia imbattibile a protezione del proprio patrimonio nel Pacifico, insieme ai nuovi territori acquisiti nel Sud-Est asiatico e in Cina. Le A-150 avrebbero teoricamente avuto sei cannoni da 510mm in tre torrette binate, anche se si fossero avuti problemi nella costruzione dei cannoni, avrebbero avuto lo stesso armamento principale delle Yamato. I cannoni da 510mm avrebbero causato danni a qualsiasi nave da battaglia statunitense o inglese esistente (o pianificata), ma avrebbero anche causato notevoli danni alle parti più delicate della nave. Le A-150 avrebbero avuto corazzature più pesanti delle cugine più piccole, più che sufficienti a proteggerle dalle armi più pesanti degli arsenali statunitensi o inglesi. L’armamento secondario avrebbe compreso un numero considerevole di cannoni a doppio impiego da 100mm, un calibro relativamente piccolo che suggeriva che le A-150 si sarebbero affidate a navi di scorta per proteggersi da incrociatori e cacciatorpediniere nemici. I compromessi nella progettazione limitarono l’efficienza delle Yamato riducendone velocità e autonomia; non riuscivano a stare al passo con le portaerei più veloci dell’IJN e consumavano troppo carburante per l’economia d’impiego nelle operazioni come a Guadalcanal. Le A-150 sarebbero state più veloci (trenta nodi) delle Yamato, con un’autonomia maggiore, più adatta alle missioni a lungo raggio nel Pacifico. La costruzione delle Yamato sfidò la capacità delle industrie siderurgiche e cantieristiche giapponesi, e le A-150 le avrebbero stressate ancor di più. Per esempio, produrre la piastra della corazzatura necessaria per proteggere una corazzata da cannoni da 510mm semplicemente andava oltre la capacità industriale del Giappone e avrebbe richiesto gravi compromessi. Inoltre, l’IJN avrebbe circondato le A150 di unità di scorta. Mentre l’USN s’impegnò nella costruzione di un enorme numero di incrociatori pesanti e leggeri, e di portaerei, oltre alla linea di corazzate, il Giappone completò solo una manciata di queste navi durante la guerra. Non si sa molto dei successori della classe A-150, che sarebbero state più grandi, veloci ed armate. Potenzialmente avrebbero dislocato centomila tonnellate e sarebbero state armate con 8 cannoni da 510mm in quattro torrette binate; anche la sola idea di tali navi avrebbe richiesto una seria revisione della realtà economica dell’Asia orientale. In ogni caso, i cambiamenti nella tecnologia navale resero obsoleta la corazzata e ciò sarebbe stato evidente prima che uno di questi mostri potesse entrare in servizio.

Follia strategica ed economica
Il Giappone ordinò due corazzate A-150 nel programma di costruzione del 1942. La prima avrebbe sostituito la HIJMS Shinano nel cantiere, e la seconda la quarta gemella mai denominata della classe Yamato. Tuttavia, le richieste in guerra per navi più piccole (eventualmente portaerei) richiesero che alcuna di tali navi venisse mai impostata. La guerra espose solo la realtà economica; non le avrebbe permesse. Il Giappone aveva la capacità industriale per costruire le prime Yamato, oltre alle navi di supporto che la flotta richiese. Questo era il piccolo segreto del sistema del trattato navale di Washington; il Regno Unito poteva superare le costruzioni giapponesi con un ampio margine e gli Stati Uniti potevano superare entrambe, se avessero voluto. Il sistema dei trattati impedì la corsa agli armamenti che il Giappone non poteva vincere, sia nel 1921 che nel 1937. Il PIL giapponese all’inizio della Seconda guerra mondiale era poco più della metà di quello della Gran Bretagna e meno di un quarto di quello degli Stati Uniti. Il successo navale del Giappone all’inizio della guerra del Pacifico fu dovuto ai trattati, nonostante questi. L’IJN li usò molto bene, ma in qualsiasi ampia competizione navale contro Stati Uniti, Regno Unito o loro combinazione, non poteva essere vinta. Dopo aver scoperto l’esistenza di queste navi, gli Stati Uniti avrebbero costruito navi da battaglia ancora più grandi, così come altri mezzi per affondarle. Infatti, nel 1952 gli Stati Uniti impostarono l’USS Forrestal, la prima della classe di quattro portaerei sostanzialmente più grandi delle corazzate classe A-150.

Conclusione
Se la guerra non ci fosse stata, il Giappone sarebbe fallito per la spesa su queste navi colossali. Il Giappone non aveva la capacità industriale per competere con gli Stati Uniti; anzi, anche se fosse riuscito ad occupare e mantenere una larga fascia dell’Asia orientale, non avrebbe raggiunto la produzione industriale statunitense per decenni. Gli Stati Uniti avrebbero risposto alle costruzioni giapponesi con navi ancora più grandi ed efficaci e, naturalmente, con sottomarini, aerei e missili. Le navi da guerra sono il riflesso (imperfetto) delle realtà economiche. Tempistica, tecnologia e grande strategia, in una cruda concorrenza su tecnologie mature, la forza economica superiore finirebbe per prevalere. L’economia giapponese poteva competere con quella del Regno Unito e persino degli Stati Uniti, ma ciò solo in un contesto commerciale aperto con accesso ai mercati europei e americani. Nessuna nave da battaglia avrebbe avuto armi sufficienti per ottenere tale risultato.Robert Farley, autore di The Battleship Book. Senior Lecturer presso la Patterson School of Diplomacy and International Commerce dell’Università del Kentucky. Le sue opere riguardano dottrina militare, sicurezza nazionale e affari marittimi. Ha blog su Avvocati, armi e denaro, Diffusione delle informazioni e The Diplomat.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Giappone: Shinzo Abe segna una grande vittoria elettorale

Andrej Akulov, SCF, 26.10.2017Dalla seconda guerra mondiale, il Giappone è noto come Paese orientato al pacifismo, che ha negato la guerra come strumento della politica nazionale. Ciò potrebbe cambiare presto. Il 22 ottobre il Primo ministro giapponese Shinzo Abe segnava una vittoria importante nelle elezioni nazionali. Il suo Partito Democratico Liberale e il Partito Komeito, piccolo partito di coalizione, si sono assicurati almeno 312 seggi nella camera bassa da 465 seggi, superando i 310 seggi della maggioranza dei due terzi. L’esito delle elezioni ne continuerà le politiche perseguite dall’incarico nel 2012; linea dura sulla Corea democratica e stretti legami con Washington, specialmente sulla cooperazione nella Difesa. La vittoria aumenta anche le possibilità del primo ministro di vincere il prossimo turno, a settembre, come leader del Partito Liberale Democratico. Questo potrebbe estenderne la premiership al 2021. Adesso Abe è in procinto di diventare il più longevo primo ministro del Giappone dalla Seconda guerra mondiale. Il successo elettorale dà anche al premier più tempo per l’attuazione dei piani per rivedere la costituzione pacifista del Giappone, prerequisito per aumentare capacità ed opzioni militari del Giappone. “Questa è stata la prima elezione in cui abbiamo fatto della trasformazione costituzionale il pilastro della nostra piattaforma politica”, aveva detto il 23 ottobre. La costituzione rinuncia all’uso della forza nei conflitti internazionali, proibendo atti di belligeranza. Mentre l’articolo 9 vieta tecnicamente il mantenimento di forze armate permanenti, è stato interpretato dai successivi governi giapponesi per permettere le forze di autodifesa, come sono note le forze armate, per scopi esclusivamente difensivi. I cambiamenti storici del 2015 consentono una limitata autodifesa collettiva e di aiutare un alleato attaccato. Qualsiasi cambiamento nella costituzione del Giappone, che non è mai stata modificata, richiede l’approvazione innanzitutto di due terzi del parlamento e poi un referendum pubblico. La coalizione di Abe e del partner ha tale maggioranza. Con la “supermaggioranza” in entrambe le camere, il premier ha mano libera legislativa. La modifica costituzionale sarà ancora una dura battaglia, dato che l’opinione pubblica si oppone all’emendamento. Attualmente, la spesa militare del Giappone ammonta a circa l’1% del PIL. La più alta dal 1945. Alcuni legislatori spingono per aumentarla di un 20%, soprattutto alla luce delle preoccupazioni sull’impegno statunitense nella regione. Uno degli obiettivi della sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti Trump è spingere gli alleati a contribuire maggiormente alla propria difesa. Trump deve visitare il Giappone all’inizio di novembre. Circa 50000 truppe statunitensi sono sul suolo giapponese, tra cui la Settima Flotta, un considerevole contingente dei Marines e il più grande stormo dell’US Air Force. Ogni anno il Giappone spende 2 miliardi di dollari per ospitarli. In futuro, probabilmente sarà possibile introdurre nuove capacità difensive coi sistemi Aegis Ashore o Terminal High Altitude Area, dato che il LDP ha sostenuto ulteriori spese per la difesa a tali scopi.
La coalizione di governo discute la necessità che il Giappone schieri missili superficie-superficie per migliorare la deterrenza nei confronti della Corea democratica, compresa la capacità di neutralizzare i missili balistici nordcoreani sui siti di lancio. Il Giappone ha finora evitato di prendere il controverso e costoso passo di acquisire bombardieri o missili da crociera dal raggio abbastanza ampio da colpire altri Paesi, affidandosi invece agli Stati Uniti per combattere i nemici. Ma la crescente minaccia posta dalla Corea democratica aggiunge peso all’argomento secondo cui il Giappone ha bisogno di una propria capacità di attacco. Sembra che Tokyo cerchi di procurarsi missili da crociera Tomahawk dagli Stati Uniti. I missili sarebbero utilizzati per attaccare lanciamissili e strutture di lancio nordcoreani. I Tomahawk sarebbero probabilmente dispiegati a bordo dei cacciatorpediniere equipaggiati col sistema di lancio verticale Aegis e Mark 41. Significherebbe che il Giappone potrebbe attaccare bersagli situati sul gran parte della massa terrestre. Il Giappone analizza molto attentamente l’acquisto degli Aegis Ashore con capacità di difesa missilistica fissa a terra. Aegis Ashore utilizza lo stesso sistema di lancio verticale Mark 41 (VLS) dei cacciatorpediniere dell’US Navy usati per sparare i BGM-109 Tomahawk. Proprio come i cacciatorpediniere e gli incrociatori statunitensi, che utilizzano il sistema di combattimento Aegis e il suo sistema di Mark 41 VLS, il Giappone potrebbe integrare i Tomahawk nelle proprie strutture Aegis Ashore. Ciò dimostra che la preoccupazione della Russia sulla capacità dei Mk-41 di lanciare missili da crociera in Europa, violando il trattato INF, è giustificata. Se i VLS possono farlo in Giappone, potranno farlo in Romania e Polonia. Dopo l’attacco missilistico, i 42 F-35A Joint Strike Fighters del Giappone potrebbero attaccare per degradare la rete radar e le difese aeree della Corea democratica. Il Giappone potrebbe anche acquistare missili ad alta precisione, come il Joint Air-to-Surface Standoff Missile (JASSM) della Lockheed Martin Corp o il Missile Joint Strike a corto raggio. Il Giappone attualmente prevede di acquistare 3 droni a lunga autonomia RQ-4 dagli Stati Uniti. Ciò consentirebbe all’aviazione delle forze di autodifesa giapponesi di effettuare simultaneamente operazioni di ricerca, tracciamento e valutazione dei danni su tutta la Corea democratica e altrove.
La vittoria elettorale non significa che l’aumento della potenza militare abbia il sostegno pubblico. In questo momento l’opposizione è debole, avendo la maggiore forza d’opposizione, il Partito Democratico, nel caos. L’affluenza del voto è stata del 53,68 per cento, la seconda più bassa dal dopoguerra. La Corea democratica è un pretesto per i piani militari, che altrimenti avrebbero poche possibilità di passare. La posizione dura sulla Corea democratica non è l’unico elemento della politica estera del premier. Gli elettori hanno evidentemente sostenuto la sua politica di confronto con la Cina. La politica sulla Russia è ampiamente sostenuta. Dall’incarico, il premier ha attuato la politica del ravvicinamento con la Russia. Durante la visita ufficiale a Mosca nell’aprile 2013, Russia e Giappone stipularono la dichiarazione congiunta per avviare la cooperazione multilaterale, tra cui la riunione regolare dei ministri degli Esteri e della Difesa per consultazioni nel formato “2+2”. Russia e Giappone si sono riuniti regolarmente. Al vertice di Sochi, nel maggio 2016, Abe annunciò il “nuovo approccio” verso la Russia. Nel settembre 2017, riunitisi al Forum Economico Orientale, i leader discussero la questione delle isole Kurili. Il Presidente Putin incontrerà Shinzo Abe al Vertice Asia-Pacifico (APEC) in Vietnam, nel novembre 2017. Un ulteriore miglioramento delle relazioni Russia-Giappone è cruciale per la politica estera di Shinzo Abe che ha il sostegno degli elettori, rafforzando la posizione del premier prima delle elezioni vinte in modo così spettacolare.Il Giappone indice elezioni parlamentari straordinarie
Vladimir Terehov, New Eastern Outlook 27.10.2017

Come previsto, le elezioni straordinarie alla Camera bassa del Parlamento, tenutesi in Giappone il 22 ottobre, sono culminate nella vittoria del Partito Democratico Liberale. Dal 23 ottobre, sul totale di 465 seggi parlamentari, il destino di due non è ancora chiaro. Tuttavia, non importa dato il risultato delle elezioni, ossia il LDP che insieme al suo “partner minore” Komeito, ottiene la maggioranza qualificata nella camera bassa del Parlamento giapponese. A sua volta, basandosi sui dati della distribuzione dei seggi nel nuovo parlamento, il Primo ministro Shinzo Abe (che aveva avviato le elezioni straordinarie) ha ragione di parlare della forte fiducia che il popolo giapponese gli ha espresso, sia personalmente che sulla politica estera e interna perseguita dal suo governo. Conseguenza importante del risultato delle elezioni è il forte calo del peso degli scandali che si sono moltiplicati intorno al Gabinetto dei Ministri guidato da Abe, e degli attacchi correlati dell’opposizione. Durante una conferenza stampa sui piani immediati, svoltasi il giorno dopo le elezioni, Abe chiariva che non ha intenzione di “perdere tempo” nell’attuale sessione straordinaria del parlamento per esaminare la sostanza delle accuse rivoltegli dall’opposizione, ma che invece la questione sarà rinviata alla prossima sessione regolare, che avrà inizio il prossimo gennaio. Nei prossimi mesi non vuole “perdere troppo tempo” scontrandosi coi parlamentari dell’opposizione.
Con alcuni importanti dubbi, il Primo Ministro riceve carta bianca nell’attuazione di determinate misure in economia, sicurezza e cambiamenti costituzionali. Tuttavia, giudicando dal discorso post-elettorale, Abe non intende escludere la discussione sui cambiamenti costituzionali con l’opposizione, nonostante l’esistenza della maggioranza necessaria al parlamento. Le dimensioni del successo del primo ministro e del LDP che guida, superano le previsioni più ottimistiche degli esperti alla vigilia delle elezioni. Questo successo è particolarmente significativo nel contesto della partecipazione alle elezioni dei 18enni, ammessi per la prima volta al voto elettorale. L’attuale premier è particolarmente popolare tra i giovani. Tuttavia, alcuni esperti concordano sul fatto che la vittoria del LDP sia associata alle peculiarità del sistema elettorale e generalmente mettono in dubbio l’interpretazione dei risultati delle elezioni passate come espressione di sostegno incondizionato della popolazione alla coalizione al governo. La sconfitta dell’opposizione è dovuta al caos completo in cui si trovava alla vigilia delle elezioni. Il partito della Speranza, particolarmente ottimista, formato un mese prima delle elezioni dalla governatrice di Tokyo Yuriko Koike, ha ottenuto solo 50 seggi classificandosi al terzo posto tra i partiti parlamentari. In retrospettiva, si potrebbe sostenere che questo fosse prevedibile tenendo conto della “natura secondaria” del programma del partito della Speranza rispetto al LDP. Per esempio, Yuriko Koike ha cercato di lanciare il termine “giurisprudenza” nell’arena dei meme politici. Ma tale meme però si riferisce direttamente all’originale “abenomics”, la cui apparizione nel 2013 (dopo il ritorno del LDP al potere alla fine del 2012) non era altro che una sintesi giornalistica del nuovo corso economico proclamato da Abe. Contro lei personalmente e il partito che guida, vi è stato anche il rifiuto di Yuriko Koike di lasciare il posto di governatrice di Tokyo per concentrarsi completamente sulle elezioni, alla cui vigilia si recò (citando qualche scusa dignitosa) a Parigi. A giudicare dai risultati delle elezioni, l’elettore valutò negativamente le sue “previsioni”. Yuriko Koike, “stella” ascesa all’improvviso l’anno scorso (nelle elezioni parlamentari locali e a governatore di Tokyo), dopo solo un anno si ferma. Lo dimostra la sua “delusione” per i risultati del proprio partito nelle elezioni nazionali. Ancora meno ottimista è il destino dell’altro aspirante politico Seiji Maehara. Asceso assai giovane agli inizi del Partito Democratico all’opposizione, il 1° settembre ne diventava il leader, avendo così l’occasione unica per affermarsi al vertice politico del Paese. Tuttavia, già a fine settembre, apparentemente influenzato (ancora esistente al momento) dal “fenomeno Yuriko Koike”, invitò i membri del DP a votare il partito della Speranza nelle imminenti elezioni. Tuttavia, Koike, situata politicamente ancora più a destra di Abe, è accetta solo all’ala destra del Partito Democratico. Di conseguenza, il partito di opposizione principale s’è diviso, ed era improbabile che il nuovo leader potesse salvarsi da tale naufragio. Tuttavia, da una situazione così cattiva può nascere una fenice. Questa è il caso del frammentato centro-sinistra dell’ex-DP, denominato Partito Democratico Costituzionale, che ha ottenuto il secondo posto alle elezioni con 55 seggi. Un altro risultato significativo di queste ultime elezioni. Il centro di gravità dell’opposizione sarà ora il CDP e il suo leader, il 53enne Yukio Edano (che ha avuto diversi posti ministeriali nel governo di centro del 2010-2012), diventerà la nuova “stella in ascesa” che rimarrebbe nel cielo politico giapponese molto più a lungo dell’altra “stella”, Yuriko Koike. Tutto sarà deciso dalle prospettiva del “vento di destra” dominante nella politica estera giapponese. La sua forza e durata sono significativamente (e oggi, forse semplicemente decisamente) dipendenti dallo stato delle relazioni cino-giapponesi. Se la relazione tra le due maggiori potenze asiatiche migliora, la “stella” Yukio Edano inevitabilmente continuerà a salire.
Infine, va osservato che il rafforzamento delle posizioni nazionali dell’attuale primo ministro ha avuto luogo durante la preparazione di diversi importanti eventi in politica estera. Tra i più importanti, la visita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Tokyo, il 5 novembre, e la successiva partecipazione di Abe a una serie di forum dell’ASEAN. I principali temi politici dei prossimi colloqui statunitensi-giapponesi e il lavoro dei forum dell’ASEAN includeranno le questioni della penisola coreana e del Mar Cinese Meridionale, così come le relazioni con la Cina. Nel complesso, la valutazione degli esperti giapponesi sull’attuale primo ministro come politico di maggior successo del Paese negli ultimi decenni va riconosciuta corretta. Ciò è confermato dal completo successo del nuovo attacco da samurai intrapreso da Abe nella lotta politica interna. L’attacco è stato condotto in condizioni di elevate incertezze e rischi che hanno accompagnato la decisione delle elezioni parlamentari straordinarie.Vladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Intervista al Ministro degli Esteri della RPDC

TASS, 12 ottobre 2017Intervista al Ministro degli Esteri della RPDC, dove definisce la posizione ufficiale di Pyongyang sulle armi nucleari e le relazioni con gli Stati Uniti. La situazione sul programma nucleare coreano è diventata l’argomento più teso della politica mondiale negli ultimi mesi. Gli Stati Uniti, che chiedono a Pyongyang di abbandonare le armi nucleari, e la leadership della RPDC si scambiano dichiarazioni sempre più dure, non mostrando alcuna volontà d’incontrarsi. La delegazione TASS, guidata dal Direttore Generale Sergej Mikhailov, su invito dell’Agenzia Centrale Telegrafica di Corea, s’incontrava con il Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Democratica di Corea Li Yong-ho, che pochi giorni prima accresceva il proprio status nella leadership del Paese entrando nel Politburo del Comitato Centrale del PLC durante la sessione plenaria di ottobre. In un’intervista a TASS ha spiegato la posizione del suo Paese sul programma nucleare, ribadendo la tesi secondo cui tutte le minacce di Washington sono inaccettabili e sottolineando che le armi di distruzione di massa sono uno strumento per salvaguardare e proteggere la sovranità del Paese dall’aggressione estera. L’incontro si è tenuto alla vigilia dell’anniversario della costituzione delle relazioni diplomatiche del suo Paese con l’URSS, avviando quindi una conversazione con una breve analisi delle relazioni bilaterali.
Domani, 12 ottobre, è il giorno del 69° anniversario della creazione della relazioni diplomatiche tra RPDC e Russia e, a questo proposito, desidero esprimere la speranza che l’amicizia e la cooperazione tra i nostri popoli si rafforzino e che l’importanza strategica dell’interazione cresca nel tempo.
Oggi il nostro Paese è vincente, rappresentando un saldo contrappeso agli Stati Uniti definiti “unica superpotenza”. Credo che sia nell’interesse della Russia avere un vicino così forte. Recentemente, a causa di fattori interni ed esteri, alcune difficoltà e ostacoli, le relazioni coreano-russe non sono al livello desiderato, ma siamo ancora ottimisti sui potenzialità e prospettive, poiché esiste una forte base per lo sviluppo dei nostri rapporti che si basano su una lunga storia di amicizia e cooperazione. Ora gli Stati Uniti perseguono una politica di sanzioni nei confronti di entrambi i Paesi, RPDC e Russia, cercando di collegare la Russia alle sanzioni contro la RPDC, seminando discordia tra i nostri Paesi. Spero che TASS porti a conoscenza dei ussi l’assurdità di tale politica e contribuisca quindi a rafforzare l’amicizia tra i nostri popoli, assicurando pace e sicurezza in questa regione. Ho fiducia nella leadership e nel popolo della Russia, che supereranno tutte le sfide e le difficoltà, e che la Russia risorgerà e riconquistando il potere di grande potenza. Con la sua dichiarazione bellicosa e folle all’arena delle Nazioni Unite, Trump, si può dire, ha innescato la guerra contro di noi. Il Caro alto dirigente Kim Jong Un ha avvertito con severità: gli Stati Uniti dovrebbero agire con ragionevolezza e smettere di infastidirci se non vogliono disonorarsi di fronte al mondo, subendo i nostro colpo. Ha detto che le nostre forze strategiche, che hanno un potere inesauribile che nessuno ancora conosce, non lasceranno gli USA, gli aggressori, impuniti. Ora è il turno degli Stati Uniti pagare, e il nostro esercito e tutto il popolo insistono per chiedere che gli statunitensi la smettano per sempre solo infliggendogli una grandine ardente, non con le parole. Abbiamo quasi raggiunto il punto finale sulla via per raggiungere l’obiettivo finale, avere un reale equilibrio di forza con gli Stati Uniti. E le nostre armi nucleari non saranno mai negoziabili finché non viene eliminata la politica statunitense volta a spezzare la RPDC. Al secondo plenum della sedicesima convocazione del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea, che si è tenuto il 7 ottobre, il rispettato leader supremo ha ribadito che le nostre armi nucleari sono il risultato di una lotta sanguinosa volta a proteggere il destino e la sovranità del Paese dalle minacce nucleari statunitensi, garantendo pace e sicurezza nella regione e il diritto della nazione coreana ad esistere e svilupparsi, spada sacra della giustizia che ci permette di disperdere le nuvole nere della tirannia nucleare e garantire la vita indipendente di tutta l’umanità con un cielo lindo e chiaro.
La causa principale dell’attuale escalation delle tensioni sulla penisola coreana è degli Stati Uniti, ma comunque i Paesi che hanno votato l’adozione della “risoluzione sulle sanzioni” illegali, concepita dagli Stati Uniti, ne sono anche responsabili. Il governo della nostra repubblica ha ripetutamente dichiarato che qualsiasi tentativo di soffocaci, di strangolarci con il pretesto di attuare la “risoluzione delle sanzioni”, equivalente ad un atto di aggressione e di guerra, e in cambio non abbandoneremo i nostri mezzi estremi. Il Presidente Putin ha ammesso anche che i coreani non lasceranno mai le armi nucleari, anche se mangiassero erba, sottolineando che sanzioni ed isteria militare non porteranno nulla di buono. I Paesi limitrofi nel secolo scorso, a costo di perdite e prove gravi, adottarono le armi nucleari per resistere alle minacce e pressioni degli Stati Uniti. E se oggi cercano di essere in prima linea nella campagna delle sanzioni e delle pressioni contro di noi, allora si distruggeranno e trascinandosi nel disastro. Implementeremo costantemente la politica di sviluppo parallelo dell’economia e delle forze nucleari, delineata dal rispettato leader supremo, e completeremo con successo storico il miglioramento delle forze nucleari nazionali. Al tempo stesso, affidandoci alla forza trainante dell’auto-sviluppo e delle potenzialità scientifiche e tecniche, daremo nuovo impulso nella costruzione di una potenza economica socialista, smascherando la politica del nemico delle sanzioni e dello strangolamento e rendere i problemi felicità. Speriamo che TASS capisca correttamente lo spirito del nostro popolo, che si oppone in quest’ultima battaglia e che presenta alla comunità mondiale la verità sul nostro Paese, contribuendo a garantire pace e sicurezza regionale e giustizia internazionale.

La Russia ha sviluppato una tabella di marcia per risolvere i problemi della penisola coreana. Quanto realistico pensate sia l’attuazione di questa proposta, in questa fase?
Rendiamo omaggio al fatto che la Russia, come negli anni precedenti, presta molta attenzione ai problemi della penisola coreana e compie sforzi attivi per risolverli. E comprendiamo appieno motivi e scopo per cui la Russia ha sviluppato una tabella di marcia. Secondo le nostre stime, la situazione attuale, quando gli Stati Uniti ricorrono alla massima pressione e alle sanzioni, alle scandalose minacce militari contro la RPDC, non c’è affatto l’atmosfera per negoziare. In particolare, la nostra posizione di principio è che non accetteremo mai qualsiasi negoziato in cui le nostre armi nucleari saranno oggetto.

A quali condizioni pensare sia possibile avviare un dialogo tra RPDC e Stati Uniti?
Come abbiamo affermato più di una volta, la cosa più importante è che gli USA rimuovano la politica ostile e la minaccia nucleare contro la RPDC con tutte le loro fonti e radici.

Cosa pensa della politica delle nuove autorità della Corea del Sud?
Il caro leader supremo, il compagno Kim Jong-un, nella relazione al VII Congresso del Partito dei Lavoratori Coreani ha chiaramente illustrato i compiti per migliorare le relazioni inter-coreane. Recentemente le autorità sudcoreane propongono di avviare negoziati tra i militari di nord e sud, organizzano incontri di famiglie separate, forniscono assistenza umanitaria, ecc. Tuttavia, il problema è che essi sono contrari ai principi per “risolvere tutti i problemi delle forze della nazione coreana” e si attengono ciecamente alla politica ostile alla RPDC. Mentre seguono gli Stati Uniti, ricorrono a sanzioni e pressioni contro di noi, e non vediamo prospettive per migliorare le relazioni inter-coreane. Perciò, innanzitutto, è necessario che le autorità della Corea del Sud smettano l’obbediente sottomissione agli Stati Uniti nella loro politica ostili e campagna per sanzioni e pressione sulla RPDC. È importante che cambino politica a favore dell’interazione nazionale e della soppressione delle aggressioni ed interferenze estere.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Parlamento israeliano ordina la revisione sul futuro acquisto di F-35

Sputnik 27.09.2017In coincidenza con l’idea del Pentagono se si debbano ritirare 100 F-35 dal servizio piuttosto che aggiornarne in modo costoso il software obsoleto, il Parlamento israeliano esaminerà se ci siano alternative migliori ai costosi aviogetti della Lockheed Martin.
Il parlamento israeliano ha sostenuto che i piani per procurarsi 50 aerei da combattimento F-35 Adir, nomenclatura ufficiale israeliana del jet, impressionante in ebraico moderno, indicando la necessità di analizzare alternative prima di acquistare altri 25-50 F-35 richiesti dall’Aeronautica israeliana. L’IAF considera l’impiego di 75-100 F-35 in totale. Israele è stato il primo Paese a scegliere l’F-35 col programma di vendite militari estere del governo statunitense, ed è l’unico partner che il Pentagono autorizza a modificare l’aviogetto secondo le specifiche dell’IAF e con tecnici israeliani (al contrario degli equipaggi di manutenzione della Lockheed Martin). Alcuni dei primi F-35 usciti dalle linee di produzione verrebbero relegati solo all’addestramento viste le costose misure necessarie per adeguarne i software dal Block 2B al Block 3F per l’operatività, secondo Sputnik del 25 settembre. “Con tutte le limitazioni esistenti” che l’F-35 presenta, come incendio del motore, piloti privati dell’ossigeno e caschi potenzialmente pericolosi, “non possiamo ignorare la necessità di valutarne minuziosamente il futuro, specialmente riguardo le piattaforme da combattimento aereo, data la tecnologia così costosa, cruciale e soggetta a rapida evoluzione“, scrivevano i parlamentari in un documento pubblicato il 25 settembre. L’Aeronautica israeliana dovrebbe esaminare velivoli senza equipaggio e “altre fonti di tiro di precisione” per sostituire l’F-35 Adir, afferma la relazione del comitato per gli affari esteri e la difesa della Knesset.
L’IDF hanno accettato due nuovi F-35 il 16 settembre, secondo Sputnik, portando a 7 il numero totale di Adir nell’aviazione del Paese. Israele ha completato il processo di acquisizione di 19 F-35 al prezzo di 125 milioni di dollari ciascuno, conclusa la seconda fase di pagamento alla Lockheed Martin di 112 milioni dollari ad unità per 14 aviogetti, ed ha recentemente firmato un terzo accordo per altri 17 F-35, il 27 agosto. Tutti gli aerei dovrebbero essere consegnati entro il 2024, a quel punto l’IAF avrà due squadriglie di F-35.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Pentagono pensa di ritirare 100 F-35 prima che volino

FARS, 26 settembre 2017Relazioni indicano il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti considerare un cambio di direzione sulla flotta di F-35, con cui più di 100 caccia verrebbero ritirati dalla prima linea piuttosto che aggiornati con un nuovo software. Dei 1763 F-35 destinati ad entrare in servizio nell’US Air Force, 108 hanno bisogno di un aggiornamento della piattaforma software, da Block 2B a Block 3F, per essere operativi. Tale modifica sarebbe lunga e costosa, con 150 variazioni necessarie per ogni velivolo, per rispettare gli standard, secondo Sputnik. Potrebbe essere più conveniente prendere semplicemente i vecchi F-35 che necessitano di aggiornamenti e utilizzarli invece per test o addestramento. L’USAF attualmente effettua delle analisi costo-efficacia per determinare quale opzione sia migliore per il bilancio. “Ciò che vedremo è continuare ad analizzare il rapporto costo-efficacie nell’adeguare gli aerei più vecchi mentre andiamo avanti. Non è un gran discorso“, dichiarava il Capo di Stato Maggiore dell’Air Force, Generale David Goldfein, il 19 settembre, ridimensionando il senso dell’analisi. “In realtà ne abbiamo parlato riguardo F-16, F-15 ed F-22. Non abbiamo ancora avuto tempo“.
Nel caso dell’F-22, tre dozzine di caccia sono stati ritirati quando giunse il momento di aggiornarli, con l’USAF che optava per utilizzarli per l’addestramento. Anche i Marines e la Marina statunitense impiegano l’F-35, e Goldfein dice che discuterà come meglio procedere con gli omologhi di queste armi. Il bilancio per la Difesa del 2018 richiede l’acquisto di 440 F-35, un accordo che dovrebbe essere valutato 35-40 miliardi di dollari. Il Pentagono, però, afferma che il programma continua ad aumentare nei costi.
L’F-35, sempre controverso, è famigerato per il prezzo elevato e i numerosi difetti di progettazione, incluso il seggiolino eiettabile. L’aereo è così costoso che Lockheed Martin ha ricevuto 200 milioni di dollari in contratti per tentare di dimezzarne il costo. Viene anche da tempo affermato che l’F-35 costa troppo per modernizzarlo continuamente. Un rapporto del Pentagono del 2015 di un controllore sugli armamenti rilevava che le “modifiche dell’aereo potrebbero essere impossibili per i servizi, considerando i costi di aggiornamento dei primi lotti degli aerei mentre il programma continua ad aumentare la produzione entro un ambiente fiscalmente limitato”. “Ciò lascerebbe gli aeromobili con gravi limitazioni in futuro“.
Dopo un quarto di secolo di sviluppo, l’F-35 deve ancora divenire operativo. La produzione reale deve iniziare nel 2018.Traduzione di Alessandro Lattanzio