F-35: Problemi infiniti

Colin Clark, Breaking Defense 26 gennaio 2018

F-35B dell’Aeronautica Militare italiana

Forse la cosa peggiore che un Direttore di Test e Valutazione Operativa possa dire di un sistema d’arma è che non è “operativamente adatto”. Ecco cosa dice il nuovo DOTE, Robert Behler, del Joint Strike Fighter F-35 nell’ultimo rapporto annuale: “L’idoneità operativa della flotta F-35 rimane al di sotto dei requisiti e dipende da soluzioni che non soddisfano le aspettative di servizio in situazioni di combattimento. Nell’anno precedente, la maggior parte delle misure d’idoneità è rimasta pressoché la stessa o è cambiata solo marginalmente, insufficiente per parlare di cambiamento nelle prestazioni. I tassi mensili globali di disponibilità della flotta si mantengono intorno al 50%, una condizione che non è migliorata dall’ottobre 2014, nonostante il numero crescente di nuovi aeromobili. Una tendenza degna di nota è l’aumento della percentuale della flotta che non può volare in attesa di parti di ricambio, come indicato dal Not Mission Capable a causa della ritmo delle forniture. La crescita dell’affidabilità è ferma. È improbabile che il programma raggiunga i requisiti di soglia JSF ORD (Documento dei requisiti operativi) alla scadenza, nella maggior parte delle misure di affidabilità. In particolare, il programma non raggiunge la soglia delle ore di volo medie tra guasti critici, senza ridisegnare le componenti degli aeromobili”. Mentre la maggior parte dei test è stata eseguita prima che la nomina di Behler venisse approvata dal Senato, nell’introduzione della relazione annuale affermava di averne esaminato il contenuto, e si è certi che abbia esaminato le informazioni dell’F-35 in modo particolarmente approfondito. Tra le altre questioni significative affrontate dal programma, è improbabile che diventi pietra miliare di Prove e Valutazione Iniziale (IOT&E) necessari per legge, entro la fine di quest’anno, perché i test di sviluppo potrebbero non terminare prima di maggio. Il problema maggiore ora sono quelli notevolmente persistenti. Ecco cosa Michael Gilmore, precedente DOTE, dichiarò alla Commissione sui servizi armati della Camera nel marzo 2016: “Esistono carenze significative e correggibili nell’US Reprogramming Laboratory (USRL) che precluderà lo sviluppo e l’adeguata verifica dei dati di missione efficaci (software) del Block 3F“. Questi problemi non sono cambiati molto, secondo il rapporto di Behler: “L’US Reprogramming Laboratory (USRL) continua a funzionare con software ingombranti e hardware obsoleto od incompleto. L’USRL iniziava a creare i file di missione (MDF) del Block 3F nell’estate 2017 e ci vorranno 12-15 mesi per fornire i dati di missione (MDL) completamente verificati, composti con la compilazione MDF per lo IOT&E“. Questa è la libreria delle minacce dell’F-35, con cui i lettori Breaking-D sono assai familiari. Il sistema logistico e di pianificazione ALIS rimane vulnerabile agli attacchi informatici, scrive Behler. Essi e la minaccia al sistema sono così gravi che “il programma F-35 e i servizi condurrebbero test operativi degli aeromobili senza accesso ad ALIS per lunghi periodi di tempo”. Behler dice che l’aereo può operare fino a 30 giorni alla volta senza agganciarsi ad ALIS. Sappiamo che il programma fa tutto il possibile per aggiornare le cyber vulnerabilità. Se c’è sicuramente un ciclo infinito di minacce, correzioni, nuove minacce, correzioni, ecc., ALIS viene identificato come grave cybervulnerabilità per l’F-35 da anni e il programma deve fare qualcosa per mutare questo ciclo.

I pneumatici dell’F-35B
Il più pesante dei tre velivoli, l’F-35B, non solo sopporta i stress-test meno degli altri due aerei (vedi sotto) ma, come sottolinea il DOTE, “Il programma ha faticato a trovare un pneumatico per l’F-35B abbastanza forte per gli atterraggi ad alta velocità convenzionali, abbastanza morbido da ammortizzare gli atterraggi verticali, e abbastanza leggero per la struttura dell’aereo. La durata media del pneumatico dell’F-35B è inferiore a 10 atterraggi, ben al di sotto del requisito di 25 atterraggi completi a sosta normale. Il programma ancora lavora su questo problema, che non sarà risolto nell’SDD“. Infine, il rapporto Behler indica un problema nel rifornimento di carburante affrontato da F-35B e F-35C. Le punte della sonda di aerorifornimento si rompono troppo spesso, con la conseguenza che gli squadroni impongono restrizioni al rifornimento di carburante. Il programma ancora indaga sul problema. Ho sentito che il programma si concentra sulla manutenzione migliorata del meccanismo avvolgitubo, nonché sulle modifiche di progettazione della sonda. C’è un altro problema importante che renderà molto difficile per l’Air Force sostenere di poter sostituire l’A-10 con l’F-35A, come previsto: “Il cannone dell’F-35A ha costantemente mancato i bersagli a terra durante i test di raffica; il programma ancora deve risolvere il problema“. L’arma spara “lungo e a destra”. I cannoni di F-35B dei Marines e F-35C della Marina, che non sono integrati, apparentemente funzionano meglio. “I primi test di precisione dei cannoni di F-35B e F-35C hanno mostrato risultati migliori rispetto a quelli del modello F-35A“, scrive Behler. “Sia il cannone dell’F-35B che dell’F-35C hanno mostrato lo stesso problema dell’F-35A, tuttavia ciò non si manifesta nei sistemi dei cannoni su gondola“. L’altra brutta notizia è che “i ritardi nel completamento dei rimanenti test delle armi e nella correzione delle carenze relative all’arma nell’ambito dell’SDD, in particolare per l’F-35A, aggiungono rischi al programma IOT&E“, afferma il rapporto.

Guasti strutturali dell’F-35B
L’F-35B usato per vedere se l’aereo sopravviverà alle 8000 ore necessarie di operatività è andato a pezzi l’anno scorso e va sostituito. “L’effetto dei guasti osservati e le riparazioni richieste durante i primi due test per la certificazione della durata in servizio dell’F-35B vanno ancora determinati”, scrive Behler. La vita operativa delle tre versioni è prevista in 8000 ore; tuttavia, la vita utile dell’F-35B sarebbe inferiore, anche con ampie modifiche per rafforzare gli aeromobili già prodotti. E questo è coerente con ciò che riteniamo le intenzioni del programma. Ho sentito anche che Lockheed Martin studia quanto ancora l’aereo dovrà essere testato. Essi e il Joint Program Office cercano di limitare i costi usando solo parti dell’aereo, la paratia centrale forse e le connessioni alari, e nessuno è sicuro di quale sia l’approccio migliore. I test in corso sembrano dimostrare un cambio di tono dell’ultimo DOTE su questo. Nell’introduzione al rapporto annuale, Behler dice che ha intenzione di essere “flessibile sui test integrati” e sottolinea l’approvazione per i test sulle basse temperature pre-IOT&E, che sarebbero già in corso.Di seguito è riportato il grafico OTE che mostra la disponibilità dell’F-35. Come osserva il rapporto, “il tasso FMC degli F-35A al 34 percento era significativamente più alto delle altre versioni, con l’F-35B al 14 percento e l’F-35C al 15 percento. Il tasso medio di utilizzo mensile misura le ore di volo per aeromobile al mese. Il tasso di utilizzo era di 16,5 ore di volo, riflettendo un tasso di disponibilità stabile ma basso. La flotta di F-35A aveva una media di 18 ore di volo, mentre le flotte di F-35B e F-35C avevano una media di 14,1 e 15,1 ore rispettivamente“.

Disponibilità in 12 mesi dell’F-35, al Settembre 2017 (1)
Base operativa – Media – Aerei assegnati (2)
Tutti, 50%, 235 velivoli
Eglin, 38%, 25 F-35A
Eglin, 57%, 12 F-35C
Yuma, 60%, 10 F-35B
Edwards, 51%, 8 F-35A
Edwards, 35%, 7 F-35B
Edwards, 41%, 7 F-35C
Nellis, 53%, 16 F-35A
Luke, 50%, 60 F-35A
Beaufort, 38%, 28 F-35B
Hill, 70%, 27 F-35A
Amendola, 60%, 4 F-35A (3)
Iwakuni, 58%, 16 F-35B (4)
Lemoore, 54%, 8 F-35C (4)
Nevatim, 45%, 7 F-35A (5)Note
1. I dati rappresentano aeromobili in campo e non includono i simulacri SDD.
2. Aerei assegnati alla fine di settembre 2017.
3. Le operazioni ad Amendola sono iniziate nel dicembre 2016.
4. Le operazioni ad Iwakuni e Lemoore sono iniziate a gennaio 2017.
5. Le operazioni a Nevatim sono iniziate a settembre 2017.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Il fenomeno OSNI in Argentina

Basi biologiche sottomarine?
Luis Burgos (FAO – ICOU)C’è del marcio nell’Atlantico del Sud
A seguito dei tragici eventi verificatisi con l’ARA San Juan il 15 novembre 2017, vi sono state numerose richieste se tale caso potesse essere correlato a una parte del nostro tema. Inutile dire che sarebbe dolorosamente rischioso suggerirne una qualche associazione. Il tempo sarà testimone di ciò che è realmente accaduto una volta completate le ricerche sottomarine. L’unica cosa che possiamo fare è indovinare o aggiungere opinioni. Quindi vale il seguente contributo: Dopo il periodo di confusione generalizzata dalle varie versioni (sette chiamate, rumori biologici, anomalie idroacustiche, zattere galleggianti, boe, ecc.) e avendo la certezza dell’incidente, localizzati tempo e spazio del soggetto attraverso due assi fondamentali: cause dell’esplosione e rischio operativo.

Cause dell’esplosione
A – Interno per difetti delle batterie, il più accreditato “ufficialmente”.
B – Interno per immersione a profondità critiche a causa di un guasto.
C – Collisione con un “oggetto sconosciuto”.
D – Attacco da un “oggetto sconosciuto”.
Indubbiamente, questo ultimo punto è il più inquietante di tutti. L’ARA San Juan partecipava all’operazione Cormoran nelle acque del sud insieme a forze internazionali. Per la sua destinazione, sebbene fosse Mar del Plata, passava molto vicino all’area d’esclusione imposta dagli inglesi e, nonostante si sia in tempo di pace e non di guerra, l’ipotesi del conflitto è un problema che aleggia spettralmente.

Soccorso operativo
Un imponente schieramento di Paesi offre aiuto logistico e umanitario all’Argentina, tra cui quattro dei cinque membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Stati Uniti, Russia, Regno Unito e Cina). Ciò è d’importanza superlativa, ma c’è buona ragione per una riflessione che scivola tra tre ipotesi:
A – Offrono aiuto in cambio di nulla perché sono “bravi ragazzi”.
B – Offrono aiuto, ma allo stesso tempo cercano di “approfittare” della situazione: risorse marittime, spionaggio, trattati futuri, ecc.
C – Vogliono davvero scoprire cos’è successo col pretesto del famoso rischio sicurezza.
E qui dobbiamo fermarci di nuovo: l’Argentina fa parte del famoso Trattato di non Proliferazione delle Armi Nucleari (1968) composto da numerosi Paesi e dalle potenze mondiali. Non appena la notizia divenne nota in tutto il mondo, molte di queste nazioni si sono mobilitate presso la nostra Patagonia, inviando subito truppe e tecnologia all’avanguardia. Una mega-operazione unica che coinvolge 4000 persone. In effetti, resteranno fin quando non scopriranno cos’è successo al San Juan, dato che la morte dei quarantaquattro membri dell’equipaggio è scontata. È ovvio, in questo momento, che qualcosa non quadra. La stessa dichiarazione ufficiale della Marina argentina è agghiacciante: “evento anomalo, singolare, breve, violento e non nucleare“. Sapendo anche che l’onda d’urto subacquea fu avvertita in Sud Africa e, probabilmente, nell’Oceano Indiano. E la domanda si pone… l’élite dei Paesi che operano nella zona zero (Stati Uniti, Russia, Francia, Regno Unito e Germania) sospettano qualcos’altro? Nell’ipotetico piano, valutano la possibilità che l’ARA San Juan avesse un’arma nucleare che avrebbe messo a rischio non solo l’ecologia marina, ma anche la politica internazionale e della difesa. Una questione fondamentale gioca contro di noi come Paese e questo ci fa riflettere. Il tema ricorda il missile Condor II e le sue conseguenze (1989). E la cosa più triste di tutte è che non potranno mai dirci le vere cause di tale incidente, ma questa ipotesi, una tra le tante, può portarci con una scorciatoia a “rispondere” sul perché siano tutti nel nostro mare… Nello specifico, non si può ignorare la storia dell'”oggetto subacqueo” rilevato dall’aereo yankee a 300 chilometri da Puerto Madryn, Chubut, a settanta metri di profondità, svelata il giorno successivo, quando era noto che il luogo in cui si trovava il sottomarino nel momento dell’esplosione era verso il Golfo di San Jorge, cioè a circa 140 miglia nautiche più a sud (?)…Riflessione finale
A conclusione di tutto ciò, l’unica cosa che sappiamo è che l’Argentina deve ripensare le proprie Forze Armate, ma con un ripensamento imminente e serio, che vada preso come tale dalle autorità coinvolte, cioè i tre poteri della Nazione (esecutivo, legislativo e giudiziario) e le tre armi (Aeronautica, Esercito e Marina). È la priorità di oggi, non domani o nei prossimi anni, non è uno scherzo. Purtroppo, e sebbene sia difficile dirlo, il “colpevole” dello stato in cui sono oggi le Forze Armate è… la democrazia. Sono passati trentaquattro anni dal suo ritorno del 1983 e alcun governo ha fatto nulla a favore… ma sempre contro: taglio del budget, mancanza di corretta manutenzione, smantellamento, ecc. Incredibilmente, in questi giorni, vediamo molti leader politici di questi tre decenni preoccupati nel dare ogni genere di spiegazioni. Bene, riguarda tutti il proverbio “la corruzione uccide”, quindi “il crack” è in sottofondo… con reverendo attuale ribollire!Introduzione
Successivamente, esamineremo il traffico non identificato in quei luoghi lontani. Dalla nascita stessa del fenomeno, piatti volanti all’epoca e UFO oggi, sono intimamente legati all’acqua. Gli oggetti non identificati proliferano nella casistica mondiale, emergendo o immergendosi in fiumi, laghi, lagune e mari. Da lì alla possibilità di basi nelle zone lacustri c’è un passo. Pertanto, sono nati gli OSNI, oggetti sommersi non identificati. Altri ricercatori parlano tacitamente di sottomarini od oggetti sottomarini. La cosa trascendente è che il nostro Paese non è sfuggito a tali eventi e già dagli anni ’40 incidenti in numerose zone idriche del territorio argentino furono segnalati. Qui circola una mia nota intitolata “Luci nei laghi” su episodi con queste caratteristiche, con la possibilità che possano essere usati come habitat o rifugio permanenti o temporanei.

Il primo OSNI nel Paese
Non era trascorsa una settimana dal “primo caso di piatto volante in Argentina” (10 luglio 1947 a La Plata, Buenos Aires) quando l’associazione UFO-AGUA si era già delineata, incredibilmente. In effetti, alle 09:00 del mattino del 15 luglio dello stesso anno, i membri dell’equipaggio di una nave polacca ormeggiata a Puerto Nuevo, così come il personale della prefettura uruguaiana, rilevarono la caduta sul Río de la Plata di uno “strano artefatto simile a un aeroplano“. Di fronte tale reclamo, un’inchiesta fu avviata dalle compagnie aeree se uno qualsiasi dei loro aerei avesse subito un incidente. Risultato negativo. Una domanda inquietante galleggiava sulle acque del Rio de la Plata: quale oggetto volante precipitò quel giorno d’inverno?

Segnalazioni negli anni ’50
E gli episodi continuarono negli anni successivi. Notizie dalle coste della Patagonia parlavano di oggetti enigmatici emergenti o immersi nelle acque marine, come accaduto a Rio Grande (Tierra del Fuego) e Puerto Coig (Santa Cruz) nel 1950, o a Comodoro Rivadavia (Chubut) nel 1953. Ma ciò che era veramente sconcertante fu che incidenti furono segnalati anche alle porte della capitale federale:Un curioso oggetto simile a “una mina sottomarina” di colore rosso fu osservato galleggiare davanti al pontone Recalada del Río de la Plata, il 19 febbraio 1953. Si trovava a 35° di latitudine sud e 56° di longitudine ovest e fu confermato dal capitano della nave San Jorge e dall’equipaggio del vapore Coracero. La ricerca non ebbe successo. Nel giugno 1959, secondo le informazioni ufficiali, un oggetto sommerso non identificato fu avvistato nelle acque del Rio de la Plata… Infine, una notte dell’agosto dello stesso anno, alle 21:15, il residente Victorio Perea, del quartiere Villa Lynch, distinse un oggetto volante luminoso simile a “un dirigibile” che cadeva sul Rio de la Plata.

I misteriosi anni ’60
E così arriviamo al decennio controverso dove vi furono numerosi “inseguimenti” della Marina argentina di “oggetti sottomarini non identificati”, strani e sfuggenti, nei golfi della Patagonia, specialmente nelle acque del Golfo Nuevo nella penisola di Valdés e nel golfo di San Jorge. Tutto ciò portò alla formazione delle famose Commissioni ufficiali e a tre presidenti interessati alla questione di questi comitati: Arturo Frondizi, Arturo Illia e il generale Juan Carlos Onganía. Intercettazioni e bombardamenti di profondità furono vani. Per anni, gli OSNI imperversarono nelle regioni meridionali fin quando gli incidenti non diminuirono nei decenni successivi. La Marina, quindi, ignorò la situazione e ogni episodio relativo ad oggetti enigmatici sommersi o emersi al largo delle coste proveniva da pescatori, turisti, automobilisti o residenti. Forse l’esempio più ricordato è quello dell’agricoltore Carlos Corosan, che nel 1966 fu testimone privilegiato di “un grosso oggetto metallico dall’aspetto rastremato che, lasciando una nuvola di fumo, precipitò alla luce del sole al largo di Puerto Deseado (Santa Cruz), producendo un grande rumore nelle acque“.Quindi, l’ipotesi che acquisì sempre più forza negli anni notava che potrebbero esistere sotto i nostri mari ricoveri permanenti che svolgerebbero la funzione di vere basi per OSNI. In breve, un’intensa attività biologica sconosciuta protetta da ogni rischio da queste profondità… Come aneddoto, in quegli anni mio fratello, Pedro Trachsler, prestava servizio sul cacciatorpediniere ARA Cervantes. In un’occasione l’allerta fu data quando un oggetto non identificato fu rilevato nelle acque del Golfo Nuevo. Procedendo all’intercettazione, furono lanciate bombe di profondità e poi una salva di siluri, che non colpendo il bersaglio furono poi prelevati in superficie e riportati a bordo. Continuando con la sua storia, prima di scomparire, l’OSNI “passò incredibilmente sotto la nave da guerra“…

ARA Cervantes

L’intruso del 1975
Tra le molte storie degli anni ’70, ce n’è una molto significativa per la qualità dei testimoni, sebbene desiderassero rimanere anonimi. Verso le 13:30 del mattino del 16 luglio, queste quattro persone, due uomini d’affari e due viaggiatori commerciali, stavano pescando nel molo di Caleta Olivia (Santa Cruz). La notte era serena. All’improvviso, uno di loro individuò a circa 100 metri sotto la superficie marina una strana sagoma fusiforme lunga circa dieci metri, in completo silenzio, con spigoli vivi e colorazione giallo-verdastra. Così, per venti minuti, l’OSNI scivolò lentamente lungo la costa verso sud finché non scomparve. La mattina dopo, molti abitanti di Caleta Olivia videro un gran numero di pesci morti sulle loro coste, oltre a gabbiani e albatros. Per l’intera giornata la pesca fu impossibile…Il caso di San Blas
E ancora, a metà degli anni ’80, un’altra presenza OSNI fu ufficialmente corroborata. Questa volta nella Baia di San Blas, a sud di Buenos Aires, conosciuta come “paradiso dei pescatori”. Infatti, la notte del 3 giugno 1988, la petroliera Puerto Rosales informò la Prefettura Navale di aver rilevato prima sul radar e poi visivamente, un enigmatico oggetto flottante non identificato a venti miglia dalle coste, di dimensioni regolari e che non rispondeva ad alcuno dei segnali fatti. L’allerta fu immediato e la Marina argentina dispiegò una grande operazione comprendente aerei della base Comandante Espora, la corvetta Grandville, il cacciatorpediniere Sarandí e un velivolo Electra 6 P-101 che decollò dalla base Almirante Zar di Trelew, Chubut. Dopo ore di monitoraggio il Ministero della Difesa chiuse la ricerca. Va notato che l’area in cui si muoveva l’intruso, di fronte al secondo faro di Barranca, non ha grande profondità, quindi sarebbe stato molto rischioso per una nave convenzionale sfuggire a tali acque, e forse a causa di ciò il rapporto della Marina sostituì la parola sottomarino con oggetto galleggiante…Epilogo
Trent’anni fa, in diversi articoli giornalistici sostenni l’esistenza di queste “basi sottomarine”. E molto poco o quasi nulla è cambiato oggi. Questi OSNI continuano a muoversi e a comportarsi come negli anni ’40 o ’50, con la stessa impunità di sempre, come se il territorio gli appartenesse o lo facessero da tempo, abitando sott’acqua. Si muovono sia in mare aperto stupendo navi e pescherecci, che a pochi metri dalle coste stupendo pescatori e residenti. Pertanto, l’esistenza di una presenza ignota operante sotto le acque del Mar Argentino e, quindi, dell’Oceano Atlantico, si allontana dalla mera ipotesi e si avvicina alla realtà. La casistica lo dimostra e gli eventi continueranno a ripetersi… dimostrando ancora una volta che nonostante la super tecnologia delle grandi potenze, capace di “localizzare” una targa automobilistica o una pallina da tennis dai satelliti, quando si paragonano alle capacità del fenomeno OVNI, si nota la grande differenza…Riferimenti:
Bollettino UFO PRESS, n. 13, ottobre 1979
Clarín, 5 giugno 1988
Expedientes OVNIs (Los Archivos Clasificados Argentinos), Luis Burgos, ottobre 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Auree incandescenti e fondi neri: il misterioso programma UFO del Pentagono

Helene Cooper, Ralph Blumenthal e Leslie Kean, New York Times 16 dicembre 2017

Robert Bigelow

Tra i 600 miliardi di dollari di budget annuali del dipartimento della Difesa, i 22 milioni spesi per il Programma d’identificazione delle minacce aerospaziali avanzate erano quasi impossibili da trovare. Come voleva il Pentagono. Per anni, il programma ha indagato sulle segnalazioni di oggetti volanti non identificati, secondo i funzionari del dipartimento della Difesa, interviste ai protagonisti del programma e documenti ottenuti dal New York Times. Era gestito da un ufficiale dell’intelligence militare, Luis Elizondo, al quinto piano del C Ring del Pentagono, nel ventre labirintico dell’edificio. Il dipartimento della Difesa non ha mai riconosciuto l’esistenza del programma, che dice di aver chiuso nel 2012. Ma i sostenitori dicono che, mentre il Pentagono ha finito i finanziamenti al momento, il programma resta. Negli ultimi cinque anni, dicono, i funzionari del programma hanno continuato ad indagare su episodi riportatigli dai militari mentre svolgevano altri compiti del dipartimento della Difesa. Il programma segreto, alcune parti restano classificate, iniziò nel 2007 ed inizialmente fu ampiamente finanziato su richiesta di Harry Reid, il democratico del Nevada che all’epoca era il leader della maggioranza del Senato e che da tempo s’interessa ai fenomeni spaziali. La maggior parte del denaro andò a una società di ricerca aerospaziale gestita da un imprenditore miliardario e vecchio amico di Reid, Robert Bigelow, che attualmente collabora con la NASA per produrre mezzi espandibili da utilizzare nello spazio. Su “60 minutes” della CBS a maggio, Bigelow disse di essere “assolutamente convinto” che gli alieni esistono e che gli UFO visitano la Terra.
Lavorando con la compagnia di Bigelow a Las Vegas, il programma ha prodotto documenti che descrivono avvistamenti di aerei che sembravano muoversi a velocità molto elevate senza segni visibili di propulsione, o che si libravano senza apparenti mezzi di sostentamento. Funzionari del programma hanno anche studiato video di incontri tra oggetti sconosciuti e aerei militari statunitensi, tra cui uno pubblicato ad agosto di un oggetto ovale biancastro, delle dimensioni di un aereo commerciale, inseguito da due caccia F/A-18F della Marina della portaerei Nimitz, al largo di San Diego, nel 2004. Reid, ritiratosi dal Congresso quest’anno, dichiarava di essere orgoglioso del programma. “Non sono imbarazzato, non mi vergogno o mi dispiace di aver fatto andare avanti questa cosa“, aveva detto Reid in un’intervista in Nevada. “Penso che sia una delle cose buone che ho fatto nella mia permanenza al Congresso. Ho fatto qualcosa che nessuno ha mai fatto prima“. Anche altri due ex-senatori e membri di spicco di una sottocommissione per le spese della Difesa. Ted Stevens, repubblicano dell’Alaska, e Daniel K. Inouye, democratico alle Hawaii, sostennero il programma. Stevens è morto nel 2010 e Inouye nel 2012. Pur non affrontando i meriti del programma, Sara Seager, astrofisica del MIT, ammoniva che non conoscere l’origine di un oggetto non significa che provenga da un altro pianeta o galassia. “Quando si dichiara di osservare fenomeni veramente insoliti, a volte vale la pena investigare seriamente”, ha detto. Ma aggiungeva, “ciò che la gente a volte non capisce della scienza è che spesso abbiamo fenomeni che rimangono inspiegabili“. Anche James E. Oberg, ex-ingegnere dello space shuttle della NASA e autore di 10 libri sui voli spaziali che spesso sfatano gli avvistamenti UFO, era dubbioso. “Ci sono molti eventi prosaici e tratti percettivi umani che possono spiegare queste storie“, ha detto. “Molti sono attivi nei cieli e non vogliono che gli altri lo sappiano. Sono felici di nascondersi non riconosciuti dalle voci, o persino ne fanno un camuffamento”. Tuttavia, Oberg affermava di accogliere favorevolmente la ricerca. “Potrebbe esserci una perla” dice.
In risposta alle domande del Times, i funzionari del Pentagono questo mese hanno riconosciuto l’esistenza del programma, iniziato nell’ambio dell’Agenzia d’intelligence della Difesa. I funzionari hanno insistito sul fatto che lo sforzo si concluse dopo cinque anni, nel 2012. “Fu deciso che c’erano altri problemi dalla priorità più alta che meritavano finanziamenti, e fu nell’interesse del DoD cambiare“, disse il portavoce del Pentagono Thomas Crosson, in un’email, riferendosi al dipartimento della Difesa. Ma Elizondo ha detto che l’unica cosa a finire fu il finanziamento del governo, prosciugatosi nel 2012. Da allora, Elizondo ha detto in un’intervista di aver collaborato con ufficiali della Marina e della CIA e continuato a lavorare fuori dal suo ufficio del Pentagono fino ad ottobre, quando si dimise per protesta contro ciò che definiva eccessiva segretezza ed ostruzione interna. “Perché non spendiamo più tempo e sforzi su questo tema?” scrisse Elizondo nella lettera di dimissioni al segretario alla Difesa Jim Mattis. Elizondo ha detto che lo sforzo continuò e che ebbe un successore, che si rifiutava di nominare.
Gli UFO sono stati studiati ripetutamente nel corso dei decenni negli Stati Uniti, anche dai militari. Nel 1947, l’Air Force iniziò una serie di studi che indagarono su oltre 12000 avvistamenti UFO prima che venissero ufficialmente conclusi nel 1969. Il programma, che includeva uno studio dal nome in codice Project Blue Book, iniziò nel 1952 e concluse che la maggior parte degli avvistamenti riguardava stelle, nuvole, aerei convenzionali o aerei spia, anche se 701 rimasero inspiegabili. Robert C. Seamans Jr., segretario dell’Aeronautica militare all’epoca, dichiarò in un memorandum che annunciava la fine del Project Blue Book, che “non può più essere giustificato né sulla base della sicurezza nazionale né nell’interesse della scienza”. Reid disse che l’interesse per gli UFO glielo trasmise Bigelow. Nel 2007, Reid disse in un’intervista che Bigelow gli disse che un ufficiale della Defense Intelligence Agency gli si era avvicinato per visitare il ranch di Bigelow nello Utah, dove conduceva ricerche. Reid disse di aver incontrato funzionari dell’agenzia poco dopo l’incontro con Bigelow e apprese che volevano avviare un programma di ricerca sugli UFO. Reid convocò Stevens ed Inouye in una stanza sicura al Campidoglio. “Avevo parlato con John Glenn alcuni anni prima”, disse Reid riferendosi all’astronauta ed ex-senatore dell’Ohio morto nel 2016. Glenn, secondo Reid, gli disse che pensava che il governo federale dovrebbe guardare seriamente agli UFO e dovrebbe parlare coi militari, in particolare i piloti, che avevano riferito di aver visto aerei che non potevano identificare o spiegare. Gli avvistamenti non venivano segnalati spesso alla catena di comando militare, secondo Reid, perché i militari temevano di essere derisi o stigmatizzati. L’incontro con Stevens e Inouye, disse Reid, “fu uno degli migliori che abbia mai avuto”, e aggiunse, “Ted Stevens disse, ‘Ho aspettato fin da quando ero nell’Air Force’.” (Il senatore dell’Alaska fu un pilota nell’aviazione dell’esercito, in missioni di trasporto aereo sulla Cina durante la Seconda guerra mondiale). Durante l’incontro, secondo Reid, Stevens raccontò di essere stato inseguito da uno strano aereo d’origine sconosciuta, che inseguì il suo aereo per chilometri. Nessuno dei tre senatori voleva un dibattito pubblico sul piano del Senato per il finanziamento del programma, affermava Reid. “Questo era il cosiddetto fondo nero“, disse. “Stevens lo sapeva come Inouye. Ma era così, ed era così che volevamo“, Reid si riferiva al budget del Pentagono per i programmi classificati.
I contratti ottenuti dal Times mostrano un’appropriazione congressuale di poco meno di 22 milioni di dollari dalla fine del 2008 al 2011. Il denaro fu utilizzato per la gestione del programma, la ricerca e la valutazione della minaccia posta dagli oggetti. Il finanziamento andò alla società di Bigelow, Bigelow Aerospace, che assunse subcontraenti e sollecitò ricerche per il programma. Sotto la direzione di Bigelow, la società modificò gli edifici di Las Vegas per lo stoccaggio di leghe metalliche e altri materiali che Elizondo e gli appaltatori del programma dichiararono essere stati recuperati da fenomeni aerei non identificati. I ricercatori hanno anche studiato persone che affermarono di aver subito effetti fisici dagli incontri con gli oggetti e li esaminarono per eventuali cambiamenti fisiologici. Inoltre, i ricercatori parlarono coi militari che avevano riferito avvistamenti di strani aerei. “Siamo un po’ nella posizione che si avrebbe se dessimo a Leonardo da Vinci la chiave del garage“, disse Harold E. Puthoff, ingegnere che condusse ricerche sulla percezione extrasensoriale della CIA e in seguito lavorò al programma. “Prima di tutto, cercherebbe di capire cos’è questa roba di plastica. Non saprebbe nulla di segnali elettromagnetici o loro funzione“. Il programma raccolse video e audio di incidenti UFO, come le riprese da un F/A-18 Super Hornet della Marina che mostra un velivolo circondato da una sorta di aura incandescente che viaggiava ad alta velocità e ruotava mentre volava. I piloti della Marina possono essere ascoltati mentre cercano di capire cosa vedevano. “Ce n’è un’intera flotta”, esclama uno. I funzionari della difesa si rifiutano di rilasciare posizione e data dell’incidente.
A livello internazionale, siamo il Paese più arretrato del mondo su questo tema“, ha detto Bigelow in un’intervista. “I nostri scienziati hanno paura di essere ostracizzati, e i nostri media sono spaventati dallo stigma. Cina e Russia sono molto più aperte e lavorano su questo con enormi organizzazioni nei loro Paesi. Anche Paesi più piccoli come Belgio, Francia, Regno Unito e latinoamericani come il Cile sono più aperti. Sono attivi e disposti a discuterne piuttosto che essere trattenuti da un tabù infantile“. Nel 2009 Reid decise che il programma aveva compiuto straordinarie scoperte sostenendo un aumento della sicurezza per proteggerlo. “Furono compiuti molti progressi nell’identificare numerose scoperte aerospaziali sensibili e non convenzionali“, scrisse Reid in una lettera a William Lynn III, vicesegretario della Dfesa all’epoca, chiedendo che venisse designato “speciale e riservato programma” dall’accesso per pochi funzionari scelti. Una sintesi del programma del Pentagono del 2009 preparata dal direttore all’epoca afferma che “ciò che era considerato fantascienza è ormai un fatto scientifico” e che gli Stati Uniti non potevano difendersi da certe scoperte tecnologiche. La richiesta di Reid per la designazione speciale fu respinta. Elizondo, nella lettera di dimissioni del 4 ottobre, affermava che era necessario prestare maggiore attenzione ai “molti resoconti della Marina ed altri servizi su insoliti sistemi aerei che interferiscono con le piattaforme militari e mostrano capacità oltre la prossima generazione“. Espresse frustrazione per le limitazioni imposte al programma, dicendo a Mattis che “rimane vitale accertare capacità e intento di questi fenomeni a beneficio delle forze armate e della nazione“. Elizondo ora, assieme Puthoff e un altro ex-funzionario del dipartimento della Difesa, Christopher K. Mellon, ex-vicesegretario alla Difesa per l’intelligence, partecipa a una nuova iniziativa commerciale intitolata To the Stars Academy of Arts and Science. Parlano pubblicamente dei loro sforzi mirando a raccogliere fondi per la ricerca sugli UFO. Nell’intervista, Elizondo ha detto che lui e i suoi colleghi governativi avevano deciso che i fenomeni che avevano studiato non sembravano provenire da alcun Paese. “Questo fatto non è ciò che un governo od istituzione dovrebbe classificare segreto al popolo“, aveva detto. Da parte sua, Reid ha detto di non sapere da dove gli oggetti provengano. “Se qualcuno dice di avere la risposta ora, vi prende in giro”, ha detto. “Non lo sappiamo”. Ma, concluse, “dobbiamo iniziare da qualche parte“.

Harry Reid e Hillary Clinton

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Cina sottopone ad embargo la Corea del Sud

Moon paga lo scotto di non avere la spina dorsale per dire “no” agli Stati Uniti
FinanceTwitter, 21 dicembre 2017 – CheckPoint AsiaIl presidente della Corea del Sud Moon Jae-in effettuava una visita di Stato in Cina il 13 dicembre. A differenza del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Pechino non gli ha dato un ricevimento da “visita di Stato”. Tuttavia, Moon crede che sia stato un viaggio riuscito, o almeno voleva che in Corea del Sud lo si credesse. Ma non lo era, e Pechino decise di punire la Corea del Sud di nuovo. Il 20 dicembre, la Cina vietava nuovamente d’inviare turisti in Corea del Sud, a meno di un mese da quando Pechino aveva allentato le restrizioni in rappresaglia, prima della visita del presidente Moon a Pechino. Il mese scorso, la Cina aveva detto che permetterà alle agenzie di viaggio di Pechino e dello Shandong di riprendere parzialmente le vendite dei viaggi di gruppi in Corea del Sud. Sebbene le buone notizie di novembre escludessero qualsiasi pacchetto di viaggio per la Lotte Group, il conglomerato sudcoreano che aveva fornito il terreno per l’installazione del sistema antimissile THAAD fabbricato dagli USA a cui Pechino si oppone furiosamente, fu comunque un grande sollievo per l’industria turistica della Corea del Sud. Ma ora Pechino ha deciso di continuare a punire il Paese. “Stamattina mi è stato detto dal capo che i nostri partner cinesi (di Pechino e Shandong) hanno detto che non invieranno turisti in Corea del Sud a partire da gennaio”, aveva detto un dipendente dell’Agenzia di viaggi Naeil. Il fatto che la decisione di ripristinare il divieto giunga pochi giorni dopo la visita del presidente Moon Jae-in in Cina, esplica il fallimento del suo viaggio. Eppure, fu una sorpresa considerando che entrambi i leader, il Presidente cinese Xi Jinping e il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in, furono testimoni della firma di sette accordi riguardanti la cooperazione dalla sicurezza alimentare ai Giochi olimpici invernali. Quindi, cosa avrebbe scatenato le inaspettate ed improvvise inversioni di rotta della Cina per punire la Corea del Sud di nuovo?
Quando Moon Jae-in avviò la visita di stato a Pechino il 13 dicembre, insieme a 300 dirigenti, la sua prima visita in Cina da quando è in carica, chiese un “nuovo inizio” nelle relazioni bilaterali. Ma i cinesi non riconobbero tale affermazione. Chiedendo un “nuovo inizio”, Moon cercava una via facile, dicendo ai cinesi di dimenticare l’elefante nella stanza. Tuttavia, la Cina affermava che Seoul aveva accettato di non schierare altre batterie THAAD, di non adreire al sistema di difesa missilistica statunitense in Asia, e di non impegnarsi nella cooperazione militare trilaterale con Stati Uniti e Giappone. Questo “consenso” era la precondizione della Cina per riprendere i colloqui con la Corea del Sud. Ma sembra che la Corea del Sud non abbia pienamente riconosciuto il “consenso” rivendicato da Pechino. Seoul aveva deliberatamente reso ambigua la questione, definendola “consultazione” piuttosto che “consenso”. È interessante notare che, il giorno prima dell’inversione a U dei cinesi, Moon dichiarava di essere disposto a ritardare le manovre militari congiunte USA-Corea del Sud, ma che la decisione dipendeva dalle azioni della Corea democratica. Se il “tai-chi” è originario della Cina, Moon ha portato il gioco ad un nuovo livello e Pechino non ne è impressionata. In effetti, era già arrabbiata e furiosa per l’atteggiamento di Moon sulla questione del dispiegamento del sistema di difesa antimissile ad alta quota (THAAD) nella Corea del Sud durante la visita in Cina. Ciò spiega perché il Ministero degli Esteri cinese continuasse a sollecitare la Corea del Sud a risolvere adeguatamente la questione del THAAD anche “dopo la visita di Moon” in Cina. Sembra che Moon sia un leader debole o astuto, ha paura di dire no agli Stati Uniti sul dispiegamento del THAAD, ma allo stesso tempo fa vaghe promesse alla Cina. Ad ogni modo, Pechino non è interessata a giocare, da qui la reintegrazione del divieto. Approfittando delle Olimpiadi Invernali del 2018, che si terranno dal 9 al 25 febbraio 2018 a Pyeongchang, ad est di Seoul, la Cina di nuovo scatenava la sua potente arma: la guerra commerciale. A marzo, il Regno di Mezzo prese di mira apertamente oltre 80 supermercati appartenenti a Lotte, dalle multe per pubblicità illegale a sospensione delle vendite di prodotti Lotte e cyberattacchi al suo sito web. Oltre 150 fabbriche, depositi e negozi affiliati a Lotte, tra cui Lotte Confectionery, Lotte Chemical, Lotte Department Store e Lotte Mart, hanno subito controlli governativi. A dicembre 2016, le autorità cinesi improvvisamente sospesero un progetto edilizio da 2,6 miliardi di dollari della Lotte World Town, nella città nord-orientale di Shenyang, in Cina. K-pop e K-drama coreani sono stati inclusi nel boicottaggio nazionale quando alle loro celebrità è stato vietato apparire nelle trasmissioni cinesi. Nessun intrattenitore coreano era riuscito ad entrare in Cina dall’ottobre 2016, finché il presidente Moon non portò l’attrice Song Hye-kyo e la boy band EXO a Pechino, per la cena di Stato con il Presidente Xi. Ad agosto, Seoul vide le vendite delle sue auto crollare di oltre il 50%, mentre le visite turistiche diminuirono di quasi il 70%. Nei sei mesi fino a tutto giugno, le vendite di Hyundai in Cina calarono del 42% mentre il sentimento anti-coreano cancellava il 54% delle vendite di KIA. L’utile operativo della più grande società cosmetica della Corea del Sud, AmorePacific, è sceso del 58%. Prima dell’episodio del divieto, i turisti cinesi rappresentavano la metà delle entrate di catene alberghiere della Corea del Sud, aziende di cosmetici e negozi duty-free. La Banca di Corea prevede che il divieto comporterà la perdita di 4,5 miliardi di dollari di entrate all’industria del turismo quest’anno. Più di 8 milioni di cinesi visitarono la Corea del Sud l’anno scorso, ma il numero di quest’anno dovrebbe essere circa la metà. I dati ufficiali mostrano che, in base alle abitudini di spesa del 2016 dei visitatori cinesi, il dimezzamento dei turisti cinesi in arrivo nei primi 9 mesi dell’anno costerebbe all’economia della Corea del Sud 6,5 miliardi di dollari in entrate perse. La popolare destinazione turistica, l’isola di Jeju, da allora è afflitta da silenziose vie commerciali, ristoranti vuoti e negozi duty-free abbandonati. Con l’ultima azione di Pechino, gli agenti di viaggio non potranno inviare comitive di turisti in Corea del Sud dal prossimo anno, dato che la domanda dei visti verrà definitivamente respinta. Quando si hanno notizie di tensioni, i prezzi delle azioni di AmorePacific, Cosmax, Korean Airline, Hotel Shilla e Lotte Group, tra gli altri, subiscono duri colpi.
Oltre a differenze e disaccordi sulla questione THAAD, durante la visita di Moon si ebbe un altro spiacevole incidente. Due giornalisti coreani furono duramente picchiati da una dozzina di guardie cinesi mentre tentavano di seguire la presenza di Moon a Pechino. Secondo quanto riferito, Seoul avrebbe chiesto le scuse formali da Pechino. (In seguito si è scoperto che le guardie di sicurezza cinesi non professioniste erano state assunte del consiglio per il turismo della Corea del Sud).Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’affermazione del Giappone come nazione moderna durante l’era Meiji

Fascinant JaponIl consolidamento dello Stato imperiale
Gli oligarchi erano divisi tra desiderio di reprimere e volontà di creare un Paese con una costituzione moderna. Quella del 1889 si basava sulla costituzione tedesca. L’ispirazione a questo documento era ambivalente. Avere una costituzione poneva il governo giapponese su un piano di parità coi principali Paesi moderni. C’erano alcuni elementi relativamente liberali in questa costituzione, ma rappresentava anche un’opportunità per un più forte carattere imperiale del regime. In questo, il documento giapponese era molto più autoritario della costituzione prussiana del 1850, a cui s’ispirava. L’imperatore personificava Stato e legge, aveva potere legislativo, di nomina del presidente delle due camere e di convocare la Dieta. Poteva pronunciare la dissoluzione della camera bassa e legiferare per ordinanze. Se veniva dichiarato lo stato d’assedio, poteva sospendere le libertà a suo piacimento, rappresentare il Giappone sulla scena internazionale e decidere da solo su guerra e pace. Il primo ministro veniva scelto dal consiglio degli anziani, il genro. Questo consiglio era composto dagli oligarchi che governavano dal 1868. Il genro poté continuare a tirare le fila fino all’inizio del XX secolo. I ministri erano responsabili nei confronti dell’imperatore, non esisteva la sovranità popolare. La costituzione prevedeva un parlamento bicamerale. La Camera dei Pari, o superiore, composta da persone prestigiose nominate dall’Imperatore. La Camera dei Rappresentanti, o bassa, da parte sua eletta dal voto popolare (l’1% della popolazione). La tassa per votare fu abolita nel 1950. La Camera bassa rappresentava pochi e aveva pochi poteri, se non votare il bilancio. Ma se veniva rifiutato il bilancio, restava quello precedente. La costituzione specificava il ruolo dei burocrati dipendenti dall’imperatore. Erano molto potenti, il loro numero variò da 20000 nel 1890 a 72000 nel 1908. Provenivano dall’Università Imperiale di Tokyo. In breve, la costituzione del 1889 era relativamente autoritaria e dava poteri all’imperatore. Tuttavia, dal 1900, il Parlamento prese il potere. Il primo ministro venne scelto, dal 1910, tra i parlamentari e dai partiti politici al potere nella Dieta. Intorno al 1920, fu la democrazia Taisho, quando il Parlamento era più influente. Ma questa luce democratica morì nel 1930, soffiata dall’esercito.

La rivendicazione del Giappone come grande potenza militare
La politica estera giapponese si sviluppò su due direzioni: da una parte il governo giapponese cercava di creare legami egualitari con le grandi potenze, e dall’altra cercava di estendere il dominio militare sui vicini. Il Giappone voleva rinegoziare i trattati ineguali e nel 1894 iniziò una serie di negoziati con alcuni Paesi occidentali per abolire certi punti. Nel 1911, il Giappone poté liberamente imporre i dazi. Allo stesso tempo, il governo cercò delle alleanze militari con le potenze del momento specialmente con la Gran Bretagna, ansiosa di controbilanciare l’influenza russa in Manciuria, firmando accordi nel 1902 e nel 1905 col Giappone. Quando la corte reale coreana si appellò alla Cina per sopprimere una rivolta, nel 1894, il Giappone decise d’intervenire. Gli eserciti giapponese e cinese si scontrarono; rapidamente, parte della flotta cinese fu distrutta e il sud della Manciuria occupato. Il conflitto portò al trattato di pace di Shimonoseki, molto vantaggioso per i giapponesi. Ricevettero un grosso compenso, il controllo di Formosa e della penisola di Liaodong, in Manciuria. Quest’area strategica era il capolinea della ferrovia della Manciuria, e la città di Port Arthur era il fulcro commerciale della regione. Francia, Regno Unito e Russia, che si contendevano da tempo questo territorio, si opposero ai desideri dei giapponesi. Quest’ultimo, cauto, s’inchinò e rinunciò al Liaodong.
Il successivo obiettivo fu la Corea. Non appena firmato il trattato del 1904, il Giappone attaccò la Russia in Manciuria e ottenne una rapida vittoria. La Russia, considerata una delle grandi potenze dell’epoca, capitolò nel 1905. Questa fu la prima vittoria di un Paese non occidentale su uno occidentale. Fu un evento incredibile che emozionò occidente ed Oriente. Il trattato di Portsmouth fu firmato lo stesso anno. La Russia riconobbe il dominio monetario, politico e militare del Giappone sulla Corea, annessa nel 1910. Gli interessi russi in Manciuria passarono ai giapponesi. Inoltre, il trattato conferì ai vincitori il controllo della penisola di Liaodong e della ferrovia della Manciuria, così come del sud di Sakhalin. Il potere militare del Giappone fu ben consolidato dopo questi due conflitti. Nacque anche lo spirito nazionalista di massa. Nel 1905 molti giapponesi, insoddisfatti del trattato di Portsmouth e desiderosi di altro, si ribellarono ad Hibiya. Fu la prima protesta popolare di questo carattere a scuotere il Paese. Da quel momento, il Giappone cercò d’estendere l’influenza in Cina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio