Siria; la presenza statunitense è insostenibile

Moon of Alabama 23 novembre 2017Gli Stati Uniti ora occupano la Siria nord-orientale per ricattare il governo siriano sul “cambio di regime”. L’occupazione è insostenibile, l’obiettivo è irraggiungibile. I generali che l’hanno ideato non hanno intuizione strategica e ascoltano le persone sbagliate. Lo Stato islamico non controlla più alcun terreno significativo in Siria e Iraq. Ciò che ne è rimasto nella valle dell’Eufrate sparirà presto. resteranno alcune bande terroristiche nella regione. Le forze locali possono e vogliono tenerlo sotto adeguato controllo. Lo Stato islamico è finito. Perciò Hezbollah ha annunciato di ritirare consiglieri ed unità dall’Iraq. È la ragione per cui la Russia ha iniziato a rimpatriare alcune unità dalla Siria. Le forze estere non sono più necessarie per eliminare i resti dello SIIL. Nella risoluzione 2249 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla lotta allo SIIL si legge: “Riaffermando il rispetto per sovranità, integrità territoriale, indipendenza e unità di tutti gli Stati in conformità con scopi e principi della Carta delle Nazioni Unite,… Invita gli Stati membri che possano farlo ad adottare tutte le misure necessarie, nel rispetto del diritto internazionale, in particolare la Carta delle Nazioni Unite,… sul territorio controllato dallo SIIL in Siria e Iraq, per raddoppiare e coordinare gli sforzi per impedire e reprimere atti terroristici commessi specificamente dallo SIIL… e le entità associate ad al-Qaida… per sradicare il santuario che hanno creato in parti significative dell’Iraq e della Siria;” Non esiste più “territorio sotto il controllo dello SIIL”. I suoi “santuari” sono stati “sradicati”. Il compito presentato e legittimato dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU è terminato. È finita. Non c’è più alcuna giustificazione, ai sensi della risoluzione 2249 dell’UNSC, per le truppe statunitensi in Siria o Iraq. Altre giustificazioni legali, come l’invito dei legittimi governi di Siria e Iraq potrebbero essere applicate. Ma mentre la Siria ha invitato le forze russe, iraniane e libanesi a rimanere nel suo Paese, non l’ha fatto con le forze statunitensi. Ora occupano illegalmente territorio nel nord-est del Paese. Il governo siriano l’ha esplicitamente definito così. (C’è da chiedersi quanto tempo impiegherà la santificata Unione Europea a sanzionare gli Stati Uniti per la chiara violazione del diritto internazionale e della sovranità della Siria). Secondo i documenti ufficiali più di 1700 soldati statunitensi sono attualmente in Siria. Il numero ufficiale è solo 500. Le forze “temporanee” fanno la differenza. (Nel complesso, il numero di truppe statunitensi in Medio Oriente è aumentato del 33% negli ultimi quattro mesi: raddoppiando in Turchia, Quwayt, Qatar e Emirati Arabi Uniti. Non è stata fornita alcuna spiegazione di ciò). Le truppe statunitensi in Siria sono alleate alle YPG curde, ramo siriano dell’organizzazione curda designata internazionalmente terroristica PKK. Solo circa il 2-5% della popolazione siriana è di origine curdo-siriana. Sotto il comando degli Stati Uniti ora controllano oltre il 20% del territorio dello Stato siriano e circa il 40% delle riserve di idrocarburi. Questo è un furto. Per mascherare la cooperazione coi terroristi curdi, gli Stati Uniti li ribattezzarono “Forze Democratiche Siriane” (SDF), aggiungendo alcuni combattenti arabi delle tribù della Siria orientale, per lo più ex-membri dello SIIL che cambiarono casacca quando gli Stati Uniti gli offrirono una paga migliore. Altri combattenti furono arruolati con la forza. Il popolo della città arabo-siriana di Manbij, occupata da YPG e forze statunitensi, protestò quando le YPG iniziarono a coscrivere violentemente i giovani. Nuove truppe si sono aggiunte alla SDF negli ultimi giorni, con terroristi dello SIIL in fuga dall’assalto delle forze siriane e irachene su al-Buqamal, fuggendo verso nord, verso le aree occupate da YPG/USA. Come con altri terroristi, gli Stati Uniti li hanno aiutati a sottrarsi dalla meritata punizione, e saranno rietichettati e riutilizzati.
Il Ministero della Difesa russo ha accusato gli Stati Uniti di aver bloccato lo spazio aereo su al-Buqamal mentre gli alleati siriani la liberavano. Per otto giorni i bombardieri strategici russi dovettero venire dalla Russia per supportare le truppe sul terreno. In un recente discorso televisivo, il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah accusava le truppe statunitensi in Siria di fungere da servizi segreti dello SIIL ad al-Buqamal, permettendogli di sganciarsi dalle forze siriane ed alleate. Diversi ufficiali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane furono uccisi. Nasrallah aveva anche detto che gli Stati Uniti impiegarono la guerra elettronica per bloccare le radio della forza d’assalto, e salvarono i terroristi in fuga. Le accuse di Nasrallah sono coerenti con le notizie sul campo. (Stati Uniti ed alleati continuano anche a rifornire altri gruppi terroristici nel nord-ovest e nel sud-ovest della Siria). Né Nasrallah né l’IRGC lo dimenticheranno. Il comandante operativo dell’IRGC, Generale Qasim Sulaymani, ha detto al leader supremo dell’Iran Khamenei: “Questi crimini sono stati progettati e attuati da capi e organizzazioni statunitensi, secondo il vertice degli Stati Uniti, l’attuale presidente; inoltre, questo schema viene ancora modificato ed attuato dagli attuali leader statunitensi”. Gli Stati Uniti hanno cambiato le regole d’ingaggio e dichiarato ufficiosamente una no-fly zone per gli aerei russi e siriani sulla riva est dell’Eufrate, dicendo che attaccheranno qualsiasi forza attraversi il fiume per inseguire l’ISIS. Proteggendo apertamente i loro terroristi. Dieci giorni prima, il segretario aella Difesa degli Stati Uniti Mattis annunciava l’intenzione degli Stati Uniti di occupare illegalmente la Siria: “Le forze armate statunitensi combatteranno lo Stato islamico in Siria “finché vogliono”, aveva detto il segretario alla Difesa Mattis, descrivendo un ruolo a lungo termine per le truppe statunitensi anche dopo che gli insorti avevano perso il territorio che controllavano… “Non ce ne andremo prima del processo di Ginevra”, aggiunse… La Turchia indiacava che gli Stati Uniti hanno 13 basi in Siria e la Russia cinque. La milizia YPG curda, sostenuta dagli USA, ha detto che Washington ha sette basi militari nella Siria settentrionale”. Il Washington Post di oggi è più specifico, dal titolo appropriato: “Gli Stati Uniti verso la presenza dichiarata in Siria dopo la fine dello Stato islamico”: “L’amministrazione Trump amplia gli obiettivi in Siria oltre la fine dello Stato islamico includendo la soluzione politica della guerra civile nel Paese… Con le forze del Presidente Bashar al-Assad e degli alleati russi e iraniani che ora fanno pressione sulle ultime città controllate dai terroristi, la sconfitta dello Stato islamico in Siria potrebbe essere imminente, insieme alla fine della giustificazione della presenza statunitense. Funzionari statunitensi dicono di sperare di utilizzare la presenza di truppe statunitensi, nel nord della Siria, a sostegno delle forze democratiche siriane dominate dai curdi (SDF), per fare spingere Assad a fare concessioni nei colloqui di pace con le Nazioni Unite a Ginevra… L’improvviso ritiro degli Stati Uniti potrebbe completare la liberazione del territorio siriano di Assad e contribuire a garantirne la sopravvivenza politica, un risultato che costituirebbe una vittoria per l’Iran, suo stretto alleato. Per evitarlo, i funzionari statunitensi dichiarano di voler mantenere la presenza di truppe statunitensi nel nord della Siria, dove addestrano e assistono le SDF contro lo Stato islamico, stabilendo una nuova governance locale, separata dal governo di Assad, in quelle aree…. “Non ponendo alcuna scadenza alla fine della missione USA… il Pentagono crea un quadro per mantenere gli Stati Uniti impegnati in Siria in futuro”, ha detto Nicholas Heras del Centro per una nuova sicurezza americana di Washington”.
Persino i propagandisti del Washington Post ammettono che non c’è alcuna giustificazione alla presenza statunitense in Siria. L’intenzione degli Stati Uniti è ricattare: “fare pressione su Assad affinché faccia concessioni”. Il metodo perciò è la “presenza” militare. Non c’è modo che il governo siriano e il suo popolo cedano. Non hanno combattuto per oltre sei anni per rinunciare alla sovranità contro gli intrighi degli Stati Uniti. Ne chiameranno il bluff. Nessun manuale militare include la “presenza” come missione militare. Non ci sono regole per un compito così indefinito. L’ultima volta che gli Stati Uniti usarono tale termine fu nei primi anni ’80 durante la guerra civile in Libano. Il compito delle truppe statunitensi a Bayrut era definito “presenza” militare. Dopo che tali unità e forze navali degli Stati Uniti interferirono nella guerra civile, la parte lesa si vendicò contro i militari statunitensi e francesi di stanza a Bayrut. Le loro caserme furono fatte esplodere, 241 soldati statunitensi e 58 francesi morirono. La “presenza” militare statunitense a Bayrut finì. Anche la “presenza” militare USA in Siria è condannata. L’alleanza tra USA e YPG/PKK spinge la Turchia all’alleanza con Russia, Iran e Siria. Diverse migliaia di soldati e civili turchi sono morti a causa degli attacchi del PKK. La scorsa settimana aerei da trasporto russi hanno attraversato lo spazio aereo turco volando dalla Russia alla Siria. La prima volta da quando gli Stati Uniti pretesero dagli alleati della NATO, come la Turchia, d’impedire tali voli e gli aerei russi dovevano percorrere una rotta più lunga attraverso lo spazio aereo iraniano e iracheno. A causa dell’alleanza USA con le YPG e molte altre ragioni, la Turchia si aliena da Stati Uniti e NATO, passando al campo della “resistenza”. Il confine tra Turchia e Siria è quindi chiuso ai rifornimenti statunitensi per le forze nel nord-est della Siria. Verso ovest e sud le forze siriane ed alleate proibiscono qualsiasi rifornimento statunitense. Il territorio curdo iracheno ad est è per ora l’unica via rifornimento di terra. Ma il governo di Baghdad è alleato di Iran e Siria e punta a riprendere il controllo dei confini dell’Iraq, compresi quelli ancora detenuti dai curdi ed utilizzati dalle forze statunitensi. Diverse milizie irachene che hanno combattuto lo SIIL al comando del governo iracheno hanno annunciato l’ostilità per le forze statunitensi. Il governo iracheno potrebbe tentare di governarle, ma difficilmente svaniranno. La rotta dei rifornimenti via terra degli Stati Uniti attraverso le aree iracheno-curde può quindi essere chiusa in qualsiasi momento. Lo stesso vale per qualsiasi spazio aereo sul nord-est della Siria. Il nord-est della Siria è circondato da forze ostili agli Stati Uniti. Oltre a questo, molti nella Siria nord-orientale occupata continuano ad essere fedeli allo Stato siriano. L’intelligence siriana, turca, iraniana e di Hezbollah lavorano sul terreno. Ci sono molti arabi ostili alla prepotenza dei curdi. Basi, avamposti e vie di trasporto statunitensi nell’area potrebbero presto subire un fuoco prolungato. Mentre la Russia ha detto che non interverrà contro le forze alleate delle SDF, molte altre entità hanno motivi e mezzi per farlo. La missione di oltre 1700 truppe statunitensi nel nord-est della Siria non è definita. Le vie di rifornimento non sono sicure e possono essere bloccate in qualsiasi momento. La popolazione locale gli è in gran parte ostile. Tutti i Paesi e le entità circostanti hanno motivi per por fine a qualsiasi presenza degli Stati Uniti nell’area al più presto possibile. Richiederebbe una forza di terra almeno dieci venti volte più grande assicurare la presenza degli Stati Uniti e le loro vie di comunicazione e rifornimento. La presenza è inutile ed insostenibile, come quella degli Stati Uniti ad al-Tanaf. Trump aveva parlato contro tale occupazione e le interferenze in Medio Oriente: “Il presidente degli Stati Uniti… ha promosso l’impegno ad evitare di essere risucchiato in conflitti ingestibili”.
La giunta militare che controlla Trump e la Casa Bianca, gli (ex) generali McMaster, Kelly e Mattis, non agisce nell’interesse degli Stati Uniti, dei loro cittadini e truppe. Seguono l’appello del sionista Istituto ebraico per la sicurezza nazionale americana che istiga la guerra contro tutte le entità e gli interessi iraniani in Medio Oriente. Il JINSA pubblicizza l’enorme influenza sul vertice degli ufficiali degli Stati Uniti. Non è un caso che un recente discorso al Jewish Policy Center di Washington descriva l’esercito statunitense come organizzazione sionista. Ma come altri simili desideri, non spiega perché il sostegno indiscusso a una colonia di razzisti dell’Europa orientale nell’Asia occidentale sia d'”interesse americano”. La missione militare della forza d’occupazione statunitense nel nord-est della Siria non è definita. Le posizioni non sono sostenibili. Lo scopo appare irraggiungibile. Non esiste un concetto a cui si adatti. I generali che governano la Casa Bianca possono essere dei geni tattici nel loro campo, ma sono dei neofiti in strategia. Seguono ciecamente il richiamo della sirena della Lobby solo per far incagliare di nuovo la nave degli Stati Uniti sulle scogliere delle realtà mediorientali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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L’intervento russo in Siria passa dai cieli della NATO

Aerei da trasporto militari russi per la Siria utilizzano lo spazio aereo turco
Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 21 novembre 2017Notizie incredibili per chiunque ricordi ancora le relazioni russo-turche al minimo a fine 2015. La Turchia ha tranquillamente aperto lo spazio aereo agli aerei da trasporto delle Forze Armate russe dirette in Siria. Laddove nel novembre 2015 la Turchia abbatté un aereo da combattimento Su-24 russo perché presumibilmente entrato nello spazio aereo turco per alcuni secondi, le forze russe in Siria ora vengono rifornite da aerei che sorvolano la Turchia. Inoltre, si ricorda che nel 2015, in conformità agli auspici degli Stati Uniti, Bulgaria e Grecia negarono l’uso dello spazio aereo anche ai voli umanitari per la Siria. Gli Stati Uniti non saranno contenti della Turchia in questo momento. (Per inciso, non lo sono). Inoltre, visitando la Russia oggi, anche il Presidente Bashar al-Assad sorvolava la Turchia. Questo sarebbe stato del tutto impensabile nel 2015, ma nel frattempo è accaduto qualcosa di cruciale: la Turchia ha completamente rinunciato all’obiettivo della rivolta islamista per rovesciare il governo siriano. Si è rassegnata alla vittoria della Russia e di Damasco sui jihadisti che un tempo appoggiava generosamente. Invece ha limitato le ambizioni in Siria il più possibile su autogoverno e potere dei curdi nazionalisti sostenuti dal Pentagono, obiettivo che non contrasta con quello che siriani e russi cercano.
Quindi la Turchia ora proverà a sostenere Mosca e Damasco contro la partnership curda con gli Stati Uniti e ad ingraziarseli, vedendo in definitiva che la Turchia, che ospita oltre 15 milioni di curdi, è molto più nervosa sul nazionalismo curdo che non la Siria, dove sono meno del 10% della popolazione, o della Russia. (La Russia in particolare potrebbe convivere facilmente con un Kurdistan siriano autonomo). Ankara vuole che la Russia tenga conto del suo desiderio che la Siria mantenga i curdi i più isolati possibile, ma se Erdogan lo vuole deve dimostrare che la sua cooperazione sarà molto utile per la Russia, più di un accordo coi curdi. In ogni caso, il fatto che gli aerei-cargo russi volino verso la Siria sorvolando la Turchia fornisce un eccellente indicatore delle relazioni russo-turche e della fiducia che i russi vi ripongono. Se i russi dovessero ricominciare a sorvolare Iraq e Iran, sarà segno che la relazione va nuovamente male.Turchia, NATO e F-35
USA e NATO fanno pressione sulla Turchia per impedire l’acquisizione del sistema missilistico S-400 dalla Russia, minacciando di non adempiere al contratto per consegnare i caccia F-35 ordinati dalla Turchia. Per rappresaglia, Ankara minacciava lo smantellamento della stazione-radar statunitense di Malatya-Kurecik, con l’AN-TPY-2 schierato dagli Stati Uniti nel 2012 a Yeni Safak, ufficialmente come elemento del sistema antimissile degli USA, ma probabilmente centro di spionaggio delle operazioni delle forze armate di Siria, Iraq, Iran e Russia contro lo Stato islamico. Nel tentativo di dissuadere la Turchia dall’acquisto il sistema di difesa missilistica S-400, gli Stati Uniti avvertivano che ciò “avrebbe messo a repentaglio la vendita dei caccia F-35 alla Turchia“. Nell’ambito degli accordi con la NATO, la Turchia aveva permesso per lo spiegamento del radar sul proprio territorio a danno dei Paesi limitrofi, preoccupati da tale azione.
Il segretario alla Difesa degli USA James Mattis aveva avanzato preoccupazioni per l’acquisto da parte della Turchia del sistema di difesa aerea S-400 dalla Russia, dicendo che “Questa è una decisione sovrana per la Turchia. Chiaramente, ma non sarà interoperabile con la NATO . Quindi dovranno pensarci se andranno avanti“. Il ministro della Difesa nazionale turco Nurettin Canikli affermava a sua volta che “oltre all’S-400, la Turchia ha anche stretto accordi preliminari coi Paesi Eurosam per sviluppare, produrre e utilizzare un sistema di difesa aerea al fine di migliorare la difesa nazionale a lungo termine. Puntiamo soprattutto ad avere nostra tecnologia“. La Turchia , quindi, firmava una lettera di intenti con Francia e Italia sviluppare un nuovo missile antiaereo, basato sul sistema missilistico SAMP-T. Insieme a Canikli, la ministra della Difesa francese Florence Parly e la ministra della Difesa italiano Robert Pinotti partecipava alla firma del contratto. È previsto che la Turchia riceva in tutto 116 caccia F-35 entro il 2030, in parte prodotte a livello nazionale dall’industria aeronautica TAI-TUSAS.
Nel frattempo, ul ministro della Difesa turco Nurettin Canikli annunciava che 8500 militari delle forze armate turche venivano dimessi per il fallito colpo di Stato del luglio 2016, tre loro vi sono 150 generali, 4630 ufficiali dell’esercito, 3379 sottufficiali e 411 funzionari, accusati di aderire all’organizzazione islamista di Fethullah, in esilio negli USA. Le autorità turche hanno anche emesso mandati di cattura per 216 persone, tra 82 del personale del ministero delle Finanze per presunti legami coi l golpisti.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Niente guerra al Libano ma mosse preliminari verso l’intesa saudita-israeliana

Elijah J. Magnier, 21 novembre 2017Non si tratta di guerra contro Hezbollah, Iran o Libano, ma di preparare la relazione aperta tra Arabia Saudita e Israele“. Questo è ciò che ha detto un politico collegato alla lotta israelo-arabo-iraniana. Nello Yemen, Hezbollah non è mai stato molto presente: poche decine di consiglieri erano nel Paese per addestrare e trasmettere la lunga esperienza raccolta in anni di guerra contro Israele e in Siria. Gli istruttori delle forze speciali di Hezbollah erano presenti nello Yemen per insegnare ai zayditi Huthi come difendersi dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti e dalla continua aggressione saudita. È dovere dei musulmani difendere gli oppressi (Mustadafin) come l’Imam Khomeini sostenne i libanesi durante l’invasione israeliana del 1982. Il dovere religioso dell’Iran ha dettato l’obbligo di sostenere l’Iraq contro le forze di occupazione nel 2003 e anche la resistenza afgana. “Oggi gli yemeniti vengono sterminati e il mondo guarda impotente e insensibile, permettendo all’Arabia Saudita di distruggere il Paese e uccidere“. Tuttavia, oggi c’è minor bisogno dell’esperienza di Hezbollah nello Yemen. La resistenza ha acquisito abbastanza esperienza e addestramento, combattendo in un ambiente diverso da Libano, Siria e Iraq. Non c’è bisogno che Hezbollah rimanga nello Yemen o in Iraq dove il gruppo “Stato islamico” (ISIS) è stato sconfitto ed espulso da ogni città irachena. Oggi gli iracheni hanno abbastanza uomini, mezzi avanzati e grande esperienza per resistere a qualsiasi pericolo. Quindi non c’è più bisogno di Iran, Hezbollah o che le forze statunitensi rimangano in Mesopotamia. In Siria, la fonte ritiene che “Hezbollah è nel Levante su richiesta del Presidente Bashar al-Assad per combattere taqfiri e terrorismo. Con la città di al-Buqamal sotto il controllo dell’Esercito arabo siriano, lo SIIL ha perso l’ultima città in Siria anche se esiste ancora ad est dell’Eufrate, nella Badiyah (steppa) e in alcune sacche ai confini meridionali siriani. Ci sono ancora migliaia di terroristi di al-Qaida ad Idlib, presso Hajar al-Asuad e nel sud della Siria. Pertanto, è solo su richiesta diretta del presidente siriano che Hezbollah può rimanere o lasciare il Paese. Indipendentemente da quanto rumorosi siano statunitensi, israeliani e sauditi, la presenza di Hezbollah in Siria è legata al governo siriano e a nessun altro“.
Per il Libano, il primo ministro Sad Hariri è stato liberato dal carcere d’oro in Arabia Saudita e dovrebbe tornare in Libano nelle prossime ore. Secondo la fonte “non c’è alcuna guerra araba contro l’Iran nella regione o israeliana contro il Libano. Ciò non significa che Hezbollah possa ritornare a casa e cessare qualsiasi preparativo per una possibile guerra futura. Il ritorno di Hariri è ovviamente legato all’agenda saudita che chiederà ad Hezbollah di ritirarsi da Siria, Yemen ed Iraq e a cedere le armi. Va notato che Hezbollah ha sostenuto la liberazione di Hariri in quanto detenuto illegalmente dall’Arabia Saudita e perché primo ministro del Libano. L’Arabia Saudita non può essere autorizzata a trattare il Libano come se fosse una sua provincia. E per Hariri è illusorio credere che stia tornando in Libano da eroe per dettare la politica saudita, che possa attuarne i desideri e ottenere ciò che Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita non hanno ottenuto. Se davvero insiste sull’agenda saudita, può tornarsene in Arabia Saudita questa volta da ex-primo ministro. La visione saudita del Medio Oriente semplicemente non accetta la multietnicità e la convivialità in Libano tra tutte le religioni e i vari gruppi politici e loro rappresentanti“. Non è quindi questione dell’Iran o delle riserve di armi di Hezbollah o del loro intervento militare regionale. La guerra in Siria è stata vinta dall’Asse della Resistenza e l’altra parte (Stati Uniti, UE, Qatar, Giordania, Turchia e Arabia Saudita) non è riuscita a cambiare il regime, a distruggere la cultura multietnica in Siria, e a legare le mani agli estremisti. È semplicemente la questione dell’Arabia Saudita che prepara la relazione ampia e aperta con Israele. L’Arabia Saudita agisce come se avesse bisogno di tale scenario per coprire le sue future relazioni con Israele. Vediamo ogni giorno accademici, scrittori e persino funzionari sauditi usare la scusa di “combattere l’Iran, nemico comune” per giustificare la prossima relazione con Israele. In effetti, l’opinione pubblica israeliana è pronta ad accogliere l’Arabia Saudita e viceversa.
Questo nuovo progetto saudita è chiaro e non ingannerà gli arabi. I Paesi arabi hanno promesso di stabilire un rapporto ufficiale con Israele in cambio delle teste di Hezbollah e dell’Iran. In cambio, Stati Uniti ed Israele hanno promesso d’impegnarsi sul conflitto arabo-israeliano. Questa non è una soluzione del conflitto arabo-israeliano e Trump non può certo adempiere alle promesse. Israele non lascerà agli arabi ciò che ottiene gratuitamente (la relazione coi Paesi del Golfo). Chi corre a stabilire legami con Tel Aviv lo fa di sua spontanea volontà, per usare Israele come ponte per gli Stati Uniti. D’altra parte, anche la nuova alleanza USA-Arabia Saudita non potrà consegnare le teste di Iran e Hezbollah senza sprofondare la regione in una guerra globale. Questi Paesi sono pronti a una guerra del genere in cui i costi supereranno i benefici?Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Generale Sulaymani proclama la fine dello Stato islamico

FNA 21 novembre 2017Il Comandante della Forza al-Quds del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), General-Maggiore Qasim Sulaymani, in un messaggio al Leader Supremo della Rivoluzione islamica Ayatollah Seyed Ali Khamenei, dichiarava la fine del controllo dello SIIL su Siria e Iraq. Il Generale Sulaymani nel suo messaggio accusava gli Stati Uniti dei crimini commessi dal gruppo terroristico negli Stati regionali, e dichiarava che governi ed eserciti iracheni e siriani così come le Hashd al-Shabi (Forze Popolari irachene) e il gruppo della Resistenza libanese guidato da Sayad Hasan Nasrallah avevano sicuramente giocato un ruolo decisivo nella sconfitta dello SIIL. “Sicuramente, il ruolo prezioso del governo nazionale e dei servitori della Repubblica islamica, in particolare l’onorevole Presidente, il Parlamento, il Ministero della Difesa e l’Esercito, le Forze dell’ordine e le organizzazioni della sicurezza del nostro Paese nel sostenere governi e nazioni summenzionati, è apprezzabile“, aggiungeva sottolineando l’importante ruolo della saggia guida dell’Ayatollah Khamenei e del religioso sciita iracheno Ayatollah Ali Sistani nella vittoria sul gruppo terroristico SIIL. “…Avendo completato l’operazione per la liberazione di al-Buqamal, ultima roccaforte dello SIIL in Siria, abbattendo la bandiera del gruppo sionista-statunitense (SIIL) e issando la bandiera siriana, dichiaro la fine del “dominio dello SIIL“, concludeva il generale. Il Generale Qasim Sulaymani a settembre osservò che il gruppo terroristico SIIL era alla fine e che sarebbe sparito entro 3 mesi. “Tra meno di tre mesi dichiareremo la fine dello SIIL e della sua presenza su questo pianeta, e celebreremo la vittoria in Iran e nella regione“, dichiarò durante una cerimonia nella provincia di Gilan. “Assesteremo i nostri colpi in modo deciso e incessante al corpo canceroso creato da Stati Uniti e Israele“, aggiunse.
Uno dei motivi per cui l’Iran si è impegnato ad aiutare le nazioni siriana e irachena era che il problema dello SIIL non poteva essere risolto con la diplomazia nei due Paesi, affermava. “Mentre lo SIIL sosteneva che uccidere gli sciiti è imperativo, non c’era altra scelta che la Jihad (guerra santa)“, osservava il Generale Sulaymani, aggiungendo: “Il nemico era pronto a prosciugare l’Islam, a distruggere l’indipendenza dei musulmani e ad occupare gli Stati islamici“. “Oggi, la fiducia nell’Iran e nella sua forza non ha precedenti e altre nazioni e governi hanno molta fiducia nell’Iran perché è riuscito a salvare varie nazioni e alcun altro Paese può competere con l’Iran su ciò“. Il comandante aggiungeva che molti credevano che la guerra contro lo SIIL sarebbe divenuta una guerra tra sciiti e sunniti mentre oggi si assiste al sangue dei giovani sciiti versato per difendere l’onore del popolo sunnita. “Questa è una verità innegabile, se i giovani sciiti di Iran e Afghanistan non si fossero affrettati a difendere gli indifesi di Aleppo in Siria, avrebbero potuto essere massacrati dallo ISIL. Oggi l’unità, la solidarietà e l’amicizia esistenti tra sciiti e sunniti sono più forti che mai“, osservava il Generale Sulaymani.

La leadership degli Stati Uniti spezzata dalla presenza del Generale Sulaymani nel centro operativo di al-Buqamal
FNA, 21 novembre 2017

Un canale televisivo arabo affermava che il Comandante della Forza al-Quds dell’Iran, Generale Qasim Sulaymani, prendeva il comando della liberazione dell’ultima roccaforte dello SIIL, al-Buqamal, dopo che gli Stati Uniti avevano organizzato un complotto sofisticato per costringere l’Esercito arabo siriano a cedere la regione. “La dichiarazione della liberazione di al-Buqamal e il rapido ritiro (delle forze dell’Esercito arabo siriano) dalla città crearono una nuova e grande minaccia dagli statunitensi, che tentarono d’indebolire l’Esercito arabo siriano e gli alleati nella battaglia per la città“, riferiva al-Mayadin dopo che l’Esercito arabo siriano riprendeva al-Buqamal. Citava un comandante ad al-Buqamal affermare al momento della caduta che “quando dichiarammo la liberazione di al-Buqamal, eravamo ancora nella stazione T2 ma fummo costretti a dichiararne la liberazione per impedire che le loro Forze democratiche siriane (SDF – appoggiate dagli Stati Uniti) entrassero nella città”. “Oggi ci eravamo avvicinati ad al-Buqamal da tre lati: gli statunitensi cercavano d’impedire i voli aerei sulla regione e ci stavano indebolendo ad al-Buqamal, ma eravamo determinati a liberarla completamente“, aggiungeva.
Al-Mayadin affermava che le osservazioni del comandante mostrano perché il controllo del centro operativo venisse affidato al Generale Sulaymani, spiegando che il fronte della Resistenza cercava di sventare le trame degli USA per avere la leadership nella regione. Oggi, il Generale Sulaymani in un messaggio al Leader Supremo della Rivoluzione islamica Ayatollah Seyed Ali Khamenei, dichiarava la fine del controllo dello SIIL in Siria e Iraq. Il Generale Sulaymani nel suo messaggio accusava gli Stati Uniti dei crimini commessi dal gruppo terroristico SIIL negli Stati regionali, e affermava che i governi e gli eserciti iracheni e siriani così come le Hashd al-Shabi (Forze Popolari irachene) e il gruppo della Resistenza libanese guidato da Seyed Hassan Nasrallah, hanno sicuramente giocato un ruolo decisivo nella sconfitta dello SIIL. “Sicuramente, il ruolo prezioso del governo nazionale e dei servitori della Repubblica islamica, in particolare l’onorevole Presidente, il Parlamento, il Ministero della Difesa e l’Esercito, le Forze dell’ordine e le organizzazioni della sicurezza del nostro Paese nel sostenere i governi e le nazioni summenzionati è apprezzabile“, aggiungeva, osservando l’importante ruolo della saggia guida dell’Ayatollah Khamenei e del religioso sciita iracheno Ayatollah Ali Sistani nella vittoria sul gruppo terroristico SIIL. “…Avendo completato l’operazione per la liberazione di al-Buqamal, ultima roccaforte dello SIIL in Siria, abbattendo la bandiera del gruppo sionista-statunitense e issando la bandiera siriana, dichiaro la fine del “controllo dello SIIL“, concludeva il Generale Sulaymani.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La fine della Merkel è vicina

Tom Luongo, 20 novembre 2017Questo è un titolo che aspettavo di scrivere da sei anni. La cancelliera tedesca Angela Merkel non può mettere insieme una coalizione. È il risultato di un’elezione che ha visto l’ascesa della populista Alternative for Germany (AfD) e la caduta dei socialdemocratici, guidati dal guappo di Soros Martin Schultz. Ora i Liberaldemocratici (FDP) guidati da Christian Lidner, capiscono quanto sia forte la loro posizione. Non devono fare un cattivo affare con Merkel per avere il posto a tavola solo per doverla condividere con i Verdi ideologicamente opposti. Possono forzare un nuovo voto, vedere al rialzo e insieme ad AfD chiedere una fetta molto più grande della torta. Ma infine, se il partito di coalizione CDU/CSU della Merkel dovesse restare, e non c’è alcuna garanzia, dovrà rinunciare alla Merkel se vuole sopravvivere elettoralmente. Comunque, la CSU guidata dal governatore bavarese Horst Seehofer potrebbe staccarsi dalla CDU rendendo impossibile qualsiasi coalizione senza un nuovo voto.

L’ultima battaglia del Merkelismo
L’unica cosa in cui l’articolo del Washington Post ha ragione è che la decisione ora spetta al presidente Frank-Walter Steinmeyer. Descrive tre scenari, alcuno dei quali ovvio, un nuovo voto. Ma è un anatema per lo Stato profondo su entrambe le sponde dell’Atlantico, quindi va ignorato dal Post. Un nuovo voto, tuttavia, è ciò che è probabilmente sul tavolo. Le potenze in Europa l’impediranno il più a lungo possibile e cercheranno di trascinarla al Bundestag nella speranza che Merkel possa formare un governo di minoranza. Ma, francamente, non vedo perché qualcuno lo vorrebbe, oltre a bloccare l’accesso al potere all’AfD. Con un governo di minoranza il blocco elettorale AfD di quasi 100 seggi è nella posizione assai forte per siglare accordi con gli altri partiti, che pubblicamente affermano che non vi collaboreranno mai. Quindi, la realtà di un nuovo voto è alta. E ciò significa vantaggi per i cosiddetti partiti conservatori CSU, FDP e AfD. Lo scenario da incubo per tutti è l’avanzata dell’AfD oltre il 15% in qualsiasi nuovo voto. Staccando il 6,8% della CSU, la CDU della Merkel ha ottenuto solo il 26,8% dei voti a settembre. Mettere insieme un governo non migliorerà la posizione della CDU. Mentre FDP, CSU e AfD ci guadagnano garantendo che il Merkelismo sia completamente respinto. I socialdemocratici si sono tagliati la gola, prima entrando nella grande coalizione con la Merkel dopo le ultime elezioni e dopo candidando Schultz come ovvia mossa del cavallo della Merkel. Non si può sottolineare abbastanza che Schultz viene ritenuto l’oppositore candidato contro la Merkel solo per perdere, come McCain e Romney negli Stati Uniti. Il suo compito era incanalare i voti per la Merkel dai socialdemocratici. Ma non ha funzionato. Ciò che è successo è il completo collasso del sostegno alla Merkel, un mutamento della mentalità tedesca. Questo è l’opposto di ciò che volevano Merkel e Schultz. Sono euristi innanzitutto. E mentre il sentimento per l’UE in Germania è ancora favorevole, non lo è a scapito dei valori tedeschi, e francamente, delle donne tedesche.

Le divisioni sull’immigrazione si approfondiscono
La radicale adesione della Merkel all’ideologia dei confini aperti di Soros le costerà la cancelleria. Getterà inoltre l’UE in un vero e proprio tumulto mentre il suo capo viene deposto da un elettorato tedesco che non è più totalmente dedito al suicidio culturale come penitenza per l’Olocausto. Questo lascia il toy-boy francese Emmanuel Macron alla guida dell’UE nel momento in cui è necessaria una forte leadership per gestire la nascente crisi del sistema bancario. Esitavo nel definire la fine dell’UE, in quanto è attualmente prevista tra un paio d’anni. L’ascesa dei movimenti populisti in Europa è stata lenta ma costante. Nonostante sia riuscito a vincere Macron in Francia, la populista del Front Nationale Marine Le Pen ha battuto i principali partiti francesi. Mentre possiamo ancora definire lo scenario “Incontra il nuovo boss, lo stesso vecchio boss” in Francia e Germania, l’ondata populista in Europa non ha ancora raggiunto il picco. La fine del Merkelismo ne è il risultato naturale. Era da sempre una posizione politica senza uscita. Un’Europa federata secondo i termini della Germania non sarebbe mai stata stabile oltre la generazione che l’ha venduta. E’ stata costruita sulla base della divisione, riversando le ricchezze del continente ai tedeschi a scapito di tutti gli altri. Come delineavo in questo articolo ad ottobre: “Finora la Germania ha utilizzato l’Europa meridionale come discarica, scambiando il debito sovrano italiano e portoghese con le BMW. Ma questo schema ha raggiunto il limite e fa a pezzi l’Unione europea. La Germania non vuole fermare l’accordo e non vuole pagare la sua “giusta parte” dell’onere per la risoluzione, cioè ridurre il debito di ciò che considera Paesi “Club Med”. I politici tedeschi come Merkel sfruttano cinicamente questo cinismo per vantaggi politici ma, ora che s’è raggiunto il limite del debito, si smaschera per nient’altro che portavoce della politica dello Stato profondo statunitense, non da leader della Germania”.

L’UE non sopravviverà alla Merkel
Ed è qui che andiamo sull’Europa. Una volta che la Merkel se ne sarà andata, inizierà lo smantellamento dell’attuale versione del progetto europeo. Macron è l’elite del Piano-B, un naif facilmente influenzato che promuoverà qualsiasi sciocchezza pazzoide vogliano. Questo significa:
– Un esercito dell’UE per soggiogare gli Stati separatisti.
– Nuove regole bancarie che assicurino che i depositanti vengano spazzati via dalla prossima crisi finanziaria .
– Più pressione legale e politica sugli Stati dell’Europa orientale come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca che respingono con tutto il cuore il Merkelismo.
– Turbolenze politiche in Italia e Spagna che vedranno l’apertura a una maggiore autonomia dato che il messaggio di Bruxelles sarà meno volto al salvataggio delle banche tedesche dal contagio.
La Merkel stava tenendo tutto questo insieme, ma i risultati delle elezioni rendono impossibile continuare. La sua eredità sarà un’Europa divisa lungo vecchie linee tribali, esattamente l’obiettivo opposto dell’UE. Soros e il resto delle élite del mondo unificato cercheranno di usare il caos per forgiare una nuova identità europea, un’Europa più forte. Ma non contateci. Theresa May regge meglio del previsto ai colloqui sulla Brexit. L’amministrazione Trump riesce a cavarsela internamente e ciò significa porre fine a John McCain come presidente via Senato. Una volta che Trump avrà una vera maggioranza e l’opposizione nel GOP debitamente neutralizzata, sosterrà la resistenza contro i resti del Merkelismo. Perciò va osservato attentamente l’assalto ai pilastri del Merkelismo. L’uscita della “Lista di Soros”, i parlamentari sotto suo controllo, è significativa. Lo è anche l’abbandono dei Clinton da parte dei democratici di ogni forma e dimensione. La perdita di fiducia diplomatica e, cosa più importante, del rispetto degli Stati Uniti da parte degli alleati su ciò che riguarda la Siria, come avevo già sottolineato, vi giocherà pure. E una volta che il nuovo voto confermerà la tendenza contro il Merkelismo in Germania, avremo chiarezza su come sarà la prossima fase di questa storia.Traduzione di Alessandro Lattanzio