L’affermazione del Giappone come nazione moderna durante l’era Meiji

Fascinant JaponIl consolidamento dello Stato imperiale
Gli oligarchi erano divisi tra desiderio di reprimere e volontà di creare un Paese con una costituzione moderna. Quella del 1889 si basava sulla costituzione tedesca. L’ispirazione a questo documento era ambivalente. Avere una costituzione poneva il governo giapponese su un piano di parità coi principali Paesi moderni. C’erano alcuni elementi relativamente liberali in questa costituzione, ma rappresentava anche un’opportunità per un più forte carattere imperiale del regime. In questo, il documento giapponese era molto più autoritario della costituzione prussiana del 1850, a cui s’ispirava. L’imperatore personificava Stato e legge, aveva potere legislativo, di nomina del presidente delle due camere e di convocare la Dieta. Poteva pronunciare la dissoluzione della camera bassa e legiferare per ordinanze. Se veniva dichiarato lo stato d’assedio, poteva sospendere le libertà a suo piacimento, rappresentare il Giappone sulla scena internazionale e decidere da solo su guerra e pace. Il primo ministro veniva scelto dal consiglio degli anziani, il genro. Questo consiglio era composto dagli oligarchi che governavano dal 1868. Il genro poté continuare a tirare le fila fino all’inizio del XX secolo. I ministri erano responsabili nei confronti dell’imperatore, non esisteva la sovranità popolare. La costituzione prevedeva un parlamento bicamerale. La Camera dei Pari, o superiore, composta da persone prestigiose nominate dall’Imperatore. La Camera dei Rappresentanti, o bassa, da parte sua eletta dal voto popolare (l’1% della popolazione). La tassa per votare fu abolita nel 1950. La Camera bassa rappresentava pochi e aveva pochi poteri, se non votare il bilancio. Ma se veniva rifiutato il bilancio, restava quello precedente. La costituzione specificava il ruolo dei burocrati dipendenti dall’imperatore. Erano molto potenti, il loro numero variò da 20000 nel 1890 a 72000 nel 1908. Provenivano dall’Università Imperiale di Tokyo. In breve, la costituzione del 1889 era relativamente autoritaria e dava poteri all’imperatore. Tuttavia, dal 1900, il Parlamento prese il potere. Il primo ministro venne scelto, dal 1910, tra i parlamentari e dai partiti politici al potere nella Dieta. Intorno al 1920, fu la democrazia Taisho, quando il Parlamento era più influente. Ma questa luce democratica morì nel 1930, soffiata dall’esercito.

La rivendicazione del Giappone come grande potenza militare
La politica estera giapponese si sviluppò su due direzioni: da una parte il governo giapponese cercava di creare legami egualitari con le grandi potenze, e dall’altra cercava di estendere il dominio militare sui vicini. Il Giappone voleva rinegoziare i trattati ineguali e nel 1894 iniziò una serie di negoziati con alcuni Paesi occidentali per abolire certi punti. Nel 1911, il Giappone poté liberamente imporre i dazi. Allo stesso tempo, il governo cercò delle alleanze militari con le potenze del momento specialmente con la Gran Bretagna, ansiosa di controbilanciare l’influenza russa in Manciuria, firmando accordi nel 1902 e nel 1905 col Giappone. Quando la corte reale coreana si appellò alla Cina per sopprimere una rivolta, nel 1894, il Giappone decise d’intervenire. Gli eserciti giapponese e cinese si scontrarono; rapidamente, parte della flotta cinese fu distrutta e il sud della Manciuria occupato. Il conflitto portò al trattato di pace di Shimonoseki, molto vantaggioso per i giapponesi. Ricevettero un grosso compenso, il controllo di Formosa e della penisola di Liaodong, in Manciuria. Quest’area strategica era il capolinea della ferrovia della Manciuria, e la città di Port Arthur era il fulcro commerciale della regione. Francia, Regno Unito e Russia, che si contendevano da tempo questo territorio, si opposero ai desideri dei giapponesi. Quest’ultimo, cauto, s’inchinò e rinunciò al Liaodong.
Il successivo obiettivo fu la Corea. Non appena firmato il trattato del 1904, il Giappone attaccò la Russia in Manciuria e ottenne una rapida vittoria. La Russia, considerata una delle grandi potenze dell’epoca, capitolò nel 1905. Questa fu la prima vittoria di un Paese non occidentale su uno occidentale. Fu un evento incredibile che emozionò occidente ed Oriente. Il trattato di Portsmouth fu firmato lo stesso anno. La Russia riconobbe il dominio monetario, politico e militare del Giappone sulla Corea, annessa nel 1910. Gli interessi russi in Manciuria passarono ai giapponesi. Inoltre, il trattato conferì ai vincitori il controllo della penisola di Liaodong e della ferrovia della Manciuria, così come del sud di Sakhalin. Il potere militare del Giappone fu ben consolidato dopo questi due conflitti. Nacque anche lo spirito nazionalista di massa. Nel 1905 molti giapponesi, insoddisfatti del trattato di Portsmouth e desiderosi di altro, si ribellarono ad Hibiya. Fu la prima protesta popolare di questo carattere a scuotere il Paese. Da quel momento, il Giappone cercò d’estendere l’influenza in Cina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Giappone: Shinzo Abe segna una grande vittoria elettorale

Andrej Akulov, SCF, 26.10.2017Dalla seconda guerra mondiale, il Giappone è noto come Paese orientato al pacifismo, che ha negato la guerra come strumento della politica nazionale. Ciò potrebbe cambiare presto. Il 22 ottobre il Primo ministro giapponese Shinzo Abe segnava una vittoria importante nelle elezioni nazionali. Il suo Partito Democratico Liberale e il Partito Komeito, piccolo partito di coalizione, si sono assicurati almeno 312 seggi nella camera bassa da 465 seggi, superando i 310 seggi della maggioranza dei due terzi. L’esito delle elezioni ne continuerà le politiche perseguite dall’incarico nel 2012; linea dura sulla Corea democratica e stretti legami con Washington, specialmente sulla cooperazione nella Difesa. La vittoria aumenta anche le possibilità del primo ministro di vincere il prossimo turno, a settembre, come leader del Partito Liberale Democratico. Questo potrebbe estenderne la premiership al 2021. Adesso Abe è in procinto di diventare il più longevo primo ministro del Giappone dalla Seconda guerra mondiale. Il successo elettorale dà anche al premier più tempo per l’attuazione dei piani per rivedere la costituzione pacifista del Giappone, prerequisito per aumentare capacità ed opzioni militari del Giappone. “Questa è stata la prima elezione in cui abbiamo fatto della trasformazione costituzionale il pilastro della nostra piattaforma politica”, aveva detto il 23 ottobre. La costituzione rinuncia all’uso della forza nei conflitti internazionali, proibendo atti di belligeranza. Mentre l’articolo 9 vieta tecnicamente il mantenimento di forze armate permanenti, è stato interpretato dai successivi governi giapponesi per permettere le forze di autodifesa, come sono note le forze armate, per scopi esclusivamente difensivi. I cambiamenti storici del 2015 consentono una limitata autodifesa collettiva e di aiutare un alleato attaccato. Qualsiasi cambiamento nella costituzione del Giappone, che non è mai stata modificata, richiede l’approvazione innanzitutto di due terzi del parlamento e poi un referendum pubblico. La coalizione di Abe e del partner ha tale maggioranza. Con la “supermaggioranza” in entrambe le camere, il premier ha mano libera legislativa. La modifica costituzionale sarà ancora una dura battaglia, dato che l’opinione pubblica si oppone all’emendamento. Attualmente, la spesa militare del Giappone ammonta a circa l’1% del PIL. La più alta dal 1945. Alcuni legislatori spingono per aumentarla di un 20%, soprattutto alla luce delle preoccupazioni sull’impegno statunitense nella regione. Uno degli obiettivi della sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti Trump è spingere gli alleati a contribuire maggiormente alla propria difesa. Trump deve visitare il Giappone all’inizio di novembre. Circa 50000 truppe statunitensi sono sul suolo giapponese, tra cui la Settima Flotta, un considerevole contingente dei Marines e il più grande stormo dell’US Air Force. Ogni anno il Giappone spende 2 miliardi di dollari per ospitarli. In futuro, probabilmente sarà possibile introdurre nuove capacità difensive coi sistemi Aegis Ashore o Terminal High Altitude Area, dato che il LDP ha sostenuto ulteriori spese per la difesa a tali scopi.
La coalizione di governo discute la necessità che il Giappone schieri missili superficie-superficie per migliorare la deterrenza nei confronti della Corea democratica, compresa la capacità di neutralizzare i missili balistici nordcoreani sui siti di lancio. Il Giappone ha finora evitato di prendere il controverso e costoso passo di acquisire bombardieri o missili da crociera dal raggio abbastanza ampio da colpire altri Paesi, affidandosi invece agli Stati Uniti per combattere i nemici. Ma la crescente minaccia posta dalla Corea democratica aggiunge peso all’argomento secondo cui il Giappone ha bisogno di una propria capacità di attacco. Sembra che Tokyo cerchi di procurarsi missili da crociera Tomahawk dagli Stati Uniti. I missili sarebbero utilizzati per attaccare lanciamissili e strutture di lancio nordcoreani. I Tomahawk sarebbero probabilmente dispiegati a bordo dei cacciatorpediniere equipaggiati col sistema di lancio verticale Aegis e Mark 41. Significherebbe che il Giappone potrebbe attaccare bersagli situati sul gran parte della massa terrestre. Il Giappone analizza molto attentamente l’acquisto degli Aegis Ashore con capacità di difesa missilistica fissa a terra. Aegis Ashore utilizza lo stesso sistema di lancio verticale Mark 41 (VLS) dei cacciatorpediniere dell’US Navy usati per sparare i BGM-109 Tomahawk. Proprio come i cacciatorpediniere e gli incrociatori statunitensi, che utilizzano il sistema di combattimento Aegis e il suo sistema di Mark 41 VLS, il Giappone potrebbe integrare i Tomahawk nelle proprie strutture Aegis Ashore. Ciò dimostra che la preoccupazione della Russia sulla capacità dei Mk-41 di lanciare missili da crociera in Europa, violando il trattato INF, è giustificata. Se i VLS possono farlo in Giappone, potranno farlo in Romania e Polonia. Dopo l’attacco missilistico, i 42 F-35A Joint Strike Fighters del Giappone potrebbero attaccare per degradare la rete radar e le difese aeree della Corea democratica. Il Giappone potrebbe anche acquistare missili ad alta precisione, come il Joint Air-to-Surface Standoff Missile (JASSM) della Lockheed Martin Corp o il Missile Joint Strike a corto raggio. Il Giappone attualmente prevede di acquistare 3 droni a lunga autonomia RQ-4 dagli Stati Uniti. Ciò consentirebbe all’aviazione delle forze di autodifesa giapponesi di effettuare simultaneamente operazioni di ricerca, tracciamento e valutazione dei danni su tutta la Corea democratica e altrove.
La vittoria elettorale non significa che l’aumento della potenza militare abbia il sostegno pubblico. In questo momento l’opposizione è debole, avendo la maggiore forza d’opposizione, il Partito Democratico, nel caos. L’affluenza del voto è stata del 53,68 per cento, la seconda più bassa dal dopoguerra. La Corea democratica è un pretesto per i piani militari, che altrimenti avrebbero poche possibilità di passare. La posizione dura sulla Corea democratica non è l’unico elemento della politica estera del premier. Gli elettori hanno evidentemente sostenuto la sua politica di confronto con la Cina. La politica sulla Russia è ampiamente sostenuta. Dall’incarico, il premier ha attuato la politica del ravvicinamento con la Russia. Durante la visita ufficiale a Mosca nell’aprile 2013, Russia e Giappone stipularono la dichiarazione congiunta per avviare la cooperazione multilaterale, tra cui la riunione regolare dei ministri degli Esteri e della Difesa per consultazioni nel formato “2+2”. Russia e Giappone si sono riuniti regolarmente. Al vertice di Sochi, nel maggio 2016, Abe annunciò il “nuovo approccio” verso la Russia. Nel settembre 2017, riunitisi al Forum Economico Orientale, i leader discussero la questione delle isole Kurili. Il Presidente Putin incontrerà Shinzo Abe al Vertice Asia-Pacifico (APEC) in Vietnam, nel novembre 2017. Un ulteriore miglioramento delle relazioni Russia-Giappone è cruciale per la politica estera di Shinzo Abe che ha il sostegno degli elettori, rafforzando la posizione del premier prima delle elezioni vinte in modo così spettacolare.Il Giappone indice elezioni parlamentari straordinarie
Vladimir Terehov, New Eastern Outlook 27.10.2017

Come previsto, le elezioni straordinarie alla Camera bassa del Parlamento, tenutesi in Giappone il 22 ottobre, sono culminate nella vittoria del Partito Democratico Liberale. Dal 23 ottobre, sul totale di 465 seggi parlamentari, il destino di due non è ancora chiaro. Tuttavia, non importa dato il risultato delle elezioni, ossia il LDP che insieme al suo “partner minore” Komeito, ottiene la maggioranza qualificata nella camera bassa del Parlamento giapponese. A sua volta, basandosi sui dati della distribuzione dei seggi nel nuovo parlamento, il Primo ministro Shinzo Abe (che aveva avviato le elezioni straordinarie) ha ragione di parlare della forte fiducia che il popolo giapponese gli ha espresso, sia personalmente che sulla politica estera e interna perseguita dal suo governo. Conseguenza importante del risultato delle elezioni è il forte calo del peso degli scandali che si sono moltiplicati intorno al Gabinetto dei Ministri guidato da Abe, e degli attacchi correlati dell’opposizione. Durante una conferenza stampa sui piani immediati, svoltasi il giorno dopo le elezioni, Abe chiariva che non ha intenzione di “perdere tempo” nell’attuale sessione straordinaria del parlamento per esaminare la sostanza delle accuse rivoltegli dall’opposizione, ma che invece la questione sarà rinviata alla prossima sessione regolare, che avrà inizio il prossimo gennaio. Nei prossimi mesi non vuole “perdere troppo tempo” scontrandosi coi parlamentari dell’opposizione.
Con alcuni importanti dubbi, il Primo Ministro riceve carta bianca nell’attuazione di determinate misure in economia, sicurezza e cambiamenti costituzionali. Tuttavia, giudicando dal discorso post-elettorale, Abe non intende escludere la discussione sui cambiamenti costituzionali con l’opposizione, nonostante l’esistenza della maggioranza necessaria al parlamento. Le dimensioni del successo del primo ministro e del LDP che guida, superano le previsioni più ottimistiche degli esperti alla vigilia delle elezioni. Questo successo è particolarmente significativo nel contesto della partecipazione alle elezioni dei 18enni, ammessi per la prima volta al voto elettorale. L’attuale premier è particolarmente popolare tra i giovani. Tuttavia, alcuni esperti concordano sul fatto che la vittoria del LDP sia associata alle peculiarità del sistema elettorale e generalmente mettono in dubbio l’interpretazione dei risultati delle elezioni passate come espressione di sostegno incondizionato della popolazione alla coalizione al governo. La sconfitta dell’opposizione è dovuta al caos completo in cui si trovava alla vigilia delle elezioni. Il partito della Speranza, particolarmente ottimista, formato un mese prima delle elezioni dalla governatrice di Tokyo Yuriko Koike, ha ottenuto solo 50 seggi classificandosi al terzo posto tra i partiti parlamentari. In retrospettiva, si potrebbe sostenere che questo fosse prevedibile tenendo conto della “natura secondaria” del programma del partito della Speranza rispetto al LDP. Per esempio, Yuriko Koike ha cercato di lanciare il termine “giurisprudenza” nell’arena dei meme politici. Ma tale meme però si riferisce direttamente all’originale “abenomics”, la cui apparizione nel 2013 (dopo il ritorno del LDP al potere alla fine del 2012) non era altro che una sintesi giornalistica del nuovo corso economico proclamato da Abe. Contro lei personalmente e il partito che guida, vi è stato anche il rifiuto di Yuriko Koike di lasciare il posto di governatrice di Tokyo per concentrarsi completamente sulle elezioni, alla cui vigilia si recò (citando qualche scusa dignitosa) a Parigi. A giudicare dai risultati delle elezioni, l’elettore valutò negativamente le sue “previsioni”. Yuriko Koike, “stella” ascesa all’improvviso l’anno scorso (nelle elezioni parlamentari locali e a governatore di Tokyo), dopo solo un anno si ferma. Lo dimostra la sua “delusione” per i risultati del proprio partito nelle elezioni nazionali. Ancora meno ottimista è il destino dell’altro aspirante politico Seiji Maehara. Asceso assai giovane agli inizi del Partito Democratico all’opposizione, il 1° settembre ne diventava il leader, avendo così l’occasione unica per affermarsi al vertice politico del Paese. Tuttavia, già a fine settembre, apparentemente influenzato (ancora esistente al momento) dal “fenomeno Yuriko Koike”, invitò i membri del DP a votare il partito della Speranza nelle imminenti elezioni. Tuttavia, Koike, situata politicamente ancora più a destra di Abe, è accetta solo all’ala destra del Partito Democratico. Di conseguenza, il partito di opposizione principale s’è diviso, ed era improbabile che il nuovo leader potesse salvarsi da tale naufragio. Tuttavia, da una situazione così cattiva può nascere una fenice. Questa è il caso del frammentato centro-sinistra dell’ex-DP, denominato Partito Democratico Costituzionale, che ha ottenuto il secondo posto alle elezioni con 55 seggi. Un altro risultato significativo di queste ultime elezioni. Il centro di gravità dell’opposizione sarà ora il CDP e il suo leader, il 53enne Yukio Edano (che ha avuto diversi posti ministeriali nel governo di centro del 2010-2012), diventerà la nuova “stella in ascesa” che rimarrebbe nel cielo politico giapponese molto più a lungo dell’altra “stella”, Yuriko Koike. Tutto sarà deciso dalle prospettiva del “vento di destra” dominante nella politica estera giapponese. La sua forza e durata sono significativamente (e oggi, forse semplicemente decisamente) dipendenti dallo stato delle relazioni cino-giapponesi. Se la relazione tra le due maggiori potenze asiatiche migliora, la “stella” Yukio Edano inevitabilmente continuerà a salire.
Infine, va osservato che il rafforzamento delle posizioni nazionali dell’attuale primo ministro ha avuto luogo durante la preparazione di diversi importanti eventi in politica estera. Tra i più importanti, la visita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Tokyo, il 5 novembre, e la successiva partecipazione di Abe a una serie di forum dell’ASEAN. I principali temi politici dei prossimi colloqui statunitensi-giapponesi e il lavoro dei forum dell’ASEAN includeranno le questioni della penisola coreana e del Mar Cinese Meridionale, così come le relazioni con la Cina. Nel complesso, la valutazione degli esperti giapponesi sull’attuale primo ministro come politico di maggior successo del Paese negli ultimi decenni va riconosciuta corretta. Ciò è confermato dal completo successo del nuovo attacco da samurai intrapreso da Abe nella lotta politica interna. L’attacco è stato condotto in condizioni di elevate incertezze e rischi che hanno accompagnato la decisione delle elezioni parlamentari straordinarie.Vladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Teheran è da sempre obiettivo degli USA e quindi dello Stato islamico

Tony Cartalucci, LD, 10 giugno 2017Molti i morti e i feriti negli attentati coordinati nella capitale iraniana di Teheran. Sparatorie e bombardamenti contro il parlamento iraniano e la tomba dell’Ayatollah Khomeini. Secondo Reuters, il cosiddetto “Stato islamico” ha rivendicato l’attentato, svoltosi pochi giorni dopo un altro attentato a Londra. Lo Stato islamico avrebbe anche rivendicato le violenze a Londra, nonostante le prove che i tre sospetti fossero ben noti alle agenzie di sicurezza ed intelligence inglesi, semplicemente autorizzati ad attuare gli attentati. È assai meno probabile che il governo di Teheran abbia radunato i terroristi, impegnato da anni a combatterli alle frontiere e in Siria nella feroce guerra da sei anni alimentata con armi, soldi e combattenti da statunitensi, europei e arabi del Golfo.

Le violenze a Teheran sono l’obiettivo dichiarato dei politici statunitensi
I recenti attentati a Teheran sono la manifestazione letterale della politica estera statunitense. La creazione di una forza di ascari per combattere l’Iran e creare un santuario fuori dall’Iran sono una politica statunitense da tempo dichiarata. L’attuale caos che consuma Siria e Iraq, e in misura minore la Turchia sudorientale, è il risultato diretto degli Stati Uniti che tentano di assicurarsi una base operativa per lanciare una guerra per procura direttamente contro l’Iran. Nel documento del 2009 della Brookings Institution intitolato “Quale percorso per la Persia? Opzioni per una nuova strategia americana verso l’Iran”, l’uso dell’organizzazione terroristica Mujahedin-e Khalq (MEK) per far esplodere l’insurrezione armata come avvenuto in Siria, veniva discusso in dettaglio. La relazione dichiarava espressamente: “Gli Stati Uniti potrebbero anche tentare di promuovere gruppi esteri d’opposizione iraniani fornendogli il sostegno per passare all’insurrezione piena e persino sconfiggere militarmente le forze del regime clericale. Gli Stati Uniti potrebbero collaborare con gruppi come il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI) e la sua ala militare Mujahedin-e Khalq (MeK), aiutandone migliaia che, sotto il regime di Sadam Husayn, furono armati e condussero operazioni di guerriglia e terroristiche contro il regime clericale. Anche se il NCRI è oggi disarmato, potrebbe esserlo rapidamente”. I politici della Brookings ammettono nel rapporto che il MEK è responsabile dell’omicidio di militari statunitensi e iraniani, politici e civili con un chiaro terrorismo. Nonostante ciò e l’ammissione che il MEK sia indiscutibilmente un’organizzazione terroristica, si raccomandava di toglierla dal registro delle Organizzazioni Terroristiche Estere del dipartimento di Stato degli USA affinché possa essere ancor più aiutata nel cambio di regime armato. Sulla base di tali raccomandazioni e di un lobbismo intenso, il dipartimento di Stato degli USA tolse finalmente il MEK nel 2012 e il gruppo ebbe un aperto sostegno significativo dagli Stati Uniti, come il supporto di molti membri della squadra elettorale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, tra cui Rudy Giuliani, Newt Gingrich e John Bolton. Tuttavia, nonostante tali sforzi, il MEK non è riuscita nell’obiettivo d’istigare l’insurrezione contro Teheran, richiedendo l’uso di altri gruppi armati. Il documento della Brookings del 2009 menzionava altri candidati nella sezione intitolata “potenziali ascari etnici”, identificando gruppi arabi e curdi come possibili candidati per una guerra per procura statunitense contro Teheran. Nella sezione intitolata “Trovare una via e un santuario sicuri”, la Brookings osserva: “Di uguale importanza (e potenziale difficoltà) è trovare un Paese vicino disposto a servire da canale degli aiuti statunitensi al gruppo insorto, nonché un santuario in cui il gruppo possa addestrarsi, pianificare, organizzare, risollevarsi e rifornire”. Nella guerra per procura statunitense contro la Siria, Turchia e Giordania hanno tale ruolo. Per l’Iran è chiaro che gli sforzi statunitensi dovrebbero concentrarsi sulla creazione di via e santuari dal Baluchistan sud-occidentale in Pakistan e dalle regioni curde di Iraq settentrionale, Siria orientale e Turchia sudorientale, proprio dove gli sconvolgimenti attuali sono alimentati dagli Stati Uniti sia apertamente che di nascosto. La Brookings rilevava nel 2009 che: “Sarebbe difficile trovare o costruire un’insurrezione dall’alta probabilità di successo. I candidati esistenti sono deboli e divisi, e il regime iraniano è molto forte rispetto ai potenziali oppositori interni ed esteri”. Un gruppo non citato da Brookings nel 2009, ma che esiste nella stessa regione e che gli Stati Uniti cercano di rifornire e dare un santuario per la guerra per procura contro l’Iran, è lo Stato islamico. Nonostante le affermazioni che sia un’organizzazione terroristica indipendente e alimentata da vendite di petrolio, riscatti e imposte locali, per capacità di combattimento, reti logistiche e portata operativa dimostra un’ampia sponsorizzazione da Stati.

L’ascaro finale, il canale perfetto e il santuario
Lo Stato islamico che arriva in Iran, Russia meridionale e anche Cina occidentale non è solo possibile, ma inevitabile nella progressione logica della politica statunitense, come affermato dalla Brookings nel 2009 e chiaramente attuato da allora. Lo Stato islamico è l”ascaro’ perfetto, occupando il canale ideale e il santuario sicuro per l’esecuzione della guerra per procura degli USA contro l’Iran e altrove, circondandolo con uno Stato islamico sostenuto dalle basi militari statunitensi, anche quelle illegali nella Siria orientale. Se gli Stati Uniti saranno in guerra con l’Iran nel prossimo futuro, probabilmente queste risorse “per coincidenza” si coordineranno contro Teheran proprio come ora contro Damasco. L’uso del terrorismo, degli estremisti e degli ascari per conto della politica estera statunitense, come gli estremisti indottrinati di Stato islamico e al-Qaida, fu dimostrato negli anni ’80 quando gli Stati Uniti con l’aiuto di Arabia Saudita e Pakistan usarono al-Qaida contro le forze sovietiche in Afghanistan. Tale esempio è menzionato esplicitamente dai politici della Brookings come modello per la nuova guerra per procura contro l’Iran. Per gli Stati Uniti non c’è migliore sostituto di al-Qaida che il successore Stato islamico. I politici statunitensi hanno dimostrato la volontà di utilizzare le organizzazioni terroristiche per vincere le guerra per procura contro gli Stati-nazione presi di mira, come in Afghanistan, chiaramente organizzato dal gioco geopolitico sull’Iran per facilitare l’agenda del 2009. Con i terroristi che uccidono a Teheran, è semplice verificare come tale ordine del giorno avanzi. Il coinvolgimento dell’Iran nel conflitto siriano dimostra che Teheran è ben consapevole di tale cospirazione e se ne difende attivamente sia all’interno che all’estero. La Russia è altresì un obiettivo della guerra per procura in Siria ed è altresì coinvolta nella soluzione per impedirle di dilagare. Il piccolo ma espansivo ruolo della Cina nel conflitto è legato direttamente all’inevitabilità dell’instabilità che si estende alla provincia occidentale del Xianjiang.
Mentre il terrorismo in Europa, incluso l’ultimo attentato a Londra, viene spacciato come prova di come l’occidente sia “anche” nel mirino dello Stato islamico, le prove suggeriscono altrimenti. Gli attentati sono probabilmente un esercizio per creare la negazione plausibile. In realtà, lo Stato islamico, come al-Qaida, dipende dalla grande sponsorizzazione di diversi Stati; Stati Uniti, Europa e alleati regionali del Golfo Persico. Peraltro una sponsorizzazione che possono, in qualsiasi momento di loro scelta, denunciare e chiudere, semplicemente scegliendo di non cercare l’egemonia regionale e globale. Il documento della Brookings del 2009 è una confessione aperta della propensione dell’occidente all’uso del terrorismo come strumento geopolitico. Mentre le testate dell’occidente insistono su come Iran, Russia e Cina compromettano la stabilità globale, è chiaro che esso lo crea perseguendo l’egemonia globale.

Maryam Rajavi, capo dei Mojahedin e-Khalq, ricatterebbe i suoi amici Rudi Giuliani, John Bolton e Newt Gingrich.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico a Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I terroristi inglesi erano collegati alle operazioni segrete in Siria e Libia

Mark Curtis, 7 giugno 2017

Telegraph riferisce che l’attentatore di Londra Rashid Riduan combatté nella guerra della NATO del 2011 contro Gheddafi, così come Salman Abadi, l’attentatore di Manchester, aderì a una milizia che continua ad inviare terroristi in Siria. In Libia, si crede abbia combattuto con la liwa al-Umah. [1] La liwa al-Umah fu formata da un vice di Abdulhaqim Bilhaj, ex-emiro del gruppo di combattimento islamico libico di al-Qaida. Nel 2012, la liwa al-Umah in Siria si fuse con l’esercito libero siriano (FSA) [2], costituito nell’agosto 2011 da disertori in Turchia [3] con l’obiettivo di abbattere Assad. In Siria, la liwa al-Umah fu spesso definita unità del FSA [4] e talvolta collaborava con al-Nusra, il ramo ufficiale di al-Qaida in Siria. [5] Il Regno Unito avrebbe sostenuto in segreto al-Nusra in Siria. [6] Inoltre, il Regno Unito sosteneva e riforniva il FSA. Nel febbraio 2012 la Gran Bretagna inviò attrezzature avanzate per le comunicazioni al FSA per coordinare le forze. [7] Nell’agosto 2012, le autorità inglesi avrebbero “saputo e approvato al 100%” che le informazioni raccolte dalle basi inglesi in Cipro passassero al FSA attraverso la Turchia [8]. Nell’agosto 2013, il Regno Unito annunciò aiuti per un milione di sterline al FSA sotto forma di sistemi di comunicazione ed altri. [9] Il FSA fu armato segretamente da Stati Uniti e Paesi del Golfo [10] e addestrato dalla Turchia [11] nell’ambito dell’operazione segreta sostenuta dal Regno Unito per far cadere Assad, iniziata nel 2011. Vi sono prove che suggeriscono che i combattenti anti-Gheddafi combatterono per la Gran Bretagna eliminando Gheddafi nel 2011, e a cui le autorità inglesi permisero la “porta aperta” per recarsi dal Regno Unito alla Libia, e poi semplicemente in Siria. Nel dicembre 2011 fu riferito che “con l’esplicito consenso del presidente del Consiglio nazionale di transizione (TNC)” (sostenuto da Regno Unito e NATO) “600 elementi assai motivati nel rovesciamento del regime di Gheddafi” furono spediti in Siria per combattere al fianco del FSA. “I libici liberi ebbero accesso alle armi degli immensi depositi militari di Gheddafi o delicatamente “donati” da NATO e Qatar” [12].Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

False Flag a Londra, con spogliarello di poliziotti

Aanirfan 4 giugno 2017

Sopra vediamo due dei presunti attentatori di Londra, il 3 giugno.

I poliziotti si tolgono i vestiti in strada, durante le operazioni contro i terroristi (min. 3:30)…

Il video suggerisce un lavoro tra terroristi e polizia? Due uomini furono fotografati da Gabriele Sciotto dopo che gli avrebbero sparato in testa! Nell’attentato sotto falsa bandiera ci sono (1) ‘veri attentatori’ (che operano per i servizi di sicurezza) e (2) ‘zimbelli’ (persone falsamente incriminate).

Un attentatore fu “colpito alla testa” dalla polizia. The Sun

La polizia dopo gli attentati al London Bridge e al Borough Market. La polizia di Londra è famosa per ‘proteggere Elm Guest House’. Il suo capo è un idiota, secondo quanto riferito.1. Come per tutte le operazioni sotto falsa bandiera, c’era stata un’esercitazione antiterrorismo prima dell’evento. Un’unità delle SAS, la squadra “Blue Thunder“, aveva testato per mesi scenari terroristici, incluso l’eliminazione di lupi solitari e altri jihadisti pericolosi. Daily MailLe forze di Usama bin Ladin furono addestrate dalle SAS nelle colline introno Criffel, a Dumfries e Galloway. BBC
Le SAS ebbero un ruolo nell’operazione Gladio, uccidendo civili in atti di terrorismo sotto falso bandiera. Gladio, SAS/Bologna 1980
Le SAS addestrarono i Khmer Rossi.

2. Come nei precedenti attentati “false flag”, gli attentatori vengono identificata come musulmani. La banda urlava “Questo è per Allah“.

Soldato tedesco – Attacco sotto falsa bandiera / SIIL, porno e abusi sessuali / Religione di pace

3. Perché la polizia non si occupò degli attentatori? Tre uomini armati di coltelli ferivano numerose persone prima che la polizia agisse.4. Gli attentatori sono stati descritti ‘di origine mediterranea ‘, il che potrebbe significare che fossero del Mossad.Sopra, uno dei presunti assalitori.5. Perché un attentato sotto falsa bandiera avvantaggerebbe “un nuovo potere”? “I conservatori della prima ministra Theresa May hanno un vantaggio di un solo punto percentuale sul partito laburista d’opposizione, prima delle elezioni dell’8 giugno, secondo un sondaggio della Survation condotto per conto del quotidiano Mail on Sunday“.

6. L’attentato al Borough Bridge Market è collegato a Barking di Londra. Barking è legato a Margaret Hodge (nata Oppenheimer), nei circoli di abuso su minori e gangsterismo. Jordan Horner è uno musulmani pazzi di Barking. Jordan Horner, alaias Jamal Udin, era membro del gruppo islamista di Anjam Chudary. Il clerico musulmano Anjam Choudary avrebbe reclutato terroristi “musulmani” e sarebbe anche un agente del MI5. (Daily Mail)
Anjam Choudary, SIIL, MI5

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora