Stati Uniti e Turchia istigano la guerra mondiale in Siria

Finian Cunningham, Strategic Culture Foundation, 24/09/20161-gi3vtonpgzi9gs1v8xknoaDopo la dubbia performance stellare del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, questa settimana presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, raccontando una litania di bugie per quasi un’ora al mondo, toccava al capo della Turchia Recep Tayyip Erdogan insultare l’intelligenza dell’umanità. Come il suo alleato statunitense, che sovverte la realtà sostenendo che i crimini di guerra degli Stati Uniti contro numerose nazioni sono un’eredità virtuosa, Erdogan ha eseguito un altrettanto affascinante gioco di prestigio. Nel discorso alle Nazioni Unite, il presidente turco ha detto che il suo esercito ha portato la pace nel Medio Oriente invadendo la Siria il mese scorso. Potete immaginare Adolf Hitler dichiarare all’allora Società delle Nazioni che la Germania aveva solo invaso la Polonia per riportare la pace in Europa? E’ sorprendente, se si pensa al forum internazionale di agosto a New York indulgere verso Erdogan e Obama con tanta gentile attenzione, quando entrambi sono responsabili del crimine di guerra supremo, l’aggressione allo Stato sovrano della Siria? Le truppe turche e statunitensi occupano una fascia di 100 km di larghezza nel nord della Siria, dopo aver lanciato l’operazione Scudo dell’Eufrate il 24 agosto con carri armati e aerei da guerra a sostegno di forze di terra. Siria e Russia espressero preoccupazione per l’incursione, con Damasco che denunciava la violazione delle sovranità e integrità territoriale. Aerei militari statunitensi violano la sovranità siriana da quasi due anni. Solo perché Turchia e Stati Uniti sostengono che l’ultima operazione abbia lo scopo di combattere la rete terroristica dello SIIL, non gli conferisce legittimità.
Dopo un mese che Stati Uniti e Turchia hanno lanciato l’incursione in territorio siriano, Ankara dice che espanderà l’occupazione. All’inizio di questa settimana, Erdogan aveva detto che le sue truppe sarebbero avanzate a sud, in Siria, occupando 5000 chilometri quadrati di territorio, cinque volte l’area già sotto il suo controllo. In gergo orwelliano, le forze turche e statunitensi annettono territorio come “zone di sicurezza”. Esattamente per chi sono “sicure” non è ancora chiaro. Mentre a New York City, il capo turco esortava gli Stati Uniti a intensificare la cooperazione militare con Ankara, come diceva lui, per “finirla con lo SIIL” in Siria. Erdogan istigava Washington ed essere ancora più dura adottando il vecchio obiettivo turco d’istituire la “no-fly zone” sul territorio siriano occupato. Erdogan accennava anche al fatto che si aspettava una presidenza Clinton entusiasta del crescente coinvolgimento militare, e in particolare dell’attuazione della no-fly zone. Hillary Clinton ha già detto che avrebbe preso una linea più ostile verso Siria e Russia, arrivando addirittura a dichiarare che avrebbe schierato forze militari per spodestare il Presidente Bashar al-Assad. Va notato che Erdogan continua ad appellarsi esclusivamente a Washington per un maggiore intervento militare “per finirla con lo SIIL” in Siria. Sicuramente se la Turchia fosse seria allora esorterebbe ad unire le forze con la Russia, dato che ha dimostrato di essere la potenza militare più efficace contro i gruppi terroristici, dopo la richiesta d’intervenire dal governo siriano, lo scorso anno. Ciò che Erdogan vuole dagli Stati Uniti nella sua presunta missione “anti-terrorismo” in Siria, è puntare a un ordine del giorno ulteriore, null’altro che la guerra alla Siria, utilizzando il pretesto di “combattere il terrorismo” quale copertura risibile delle forze militari turche e statunitensi che operano illegalmente sul suolo siriano. E mentre espandono la presenza verso la città siriana di Aleppo, ciò che dovrebbe essere evidente è che questi due membri della NATO sono coinvolti nella piena invasione della Siria. Dimenticatevi lo SIIL o qualsiasi altro attrezzo del terrorismo che Washington e Ankara pretendono pubblicamente di combattere. I media turchi lo scorso anno denunciarono l’invio di armi del governo Erdogan ai terroristi in Siria. Il notoriamente “poroso” confine turco lo è perché rientra nella guerra segreta di Ankara alla Siria, in combutta con Washington ed altri membri della NATO come Gran Bretagna e Francia, così come il regime saudita wahabita che finanzia il terrorismo. I video della sorveglianza militare russa hanno dimostrato che le autorità turche concordavano coi gruppi terroristici le operazioni di contrabbando di petrolio, finché le forze dell’Aeronautica russa spazzarono via tale racket di Erdogan.
Le cosiddetti milizie dell’esercito libero siriano (ELS) con cui i militari turchi collaborano nell’ultima offensiva in territorio siriano, sono ugualmente complici di orribili crimini terroristici come i famigerati estremisti di SIIL e al-Nusra. Le bande terroristiche dell’ELS vengono ripulite dai media occidentali come sorta di “opposizione moderata” ma sono coinvolte, per esempio, nella strage di Qasab, nella provincia di Lataqia, del marzo 2014, insieme ai tagliagole di al-Qaida appoggiati dai militari turchi. La Turchia che rivendica la collaborazione con le milizie dell’ELS per “ripulire” le aree di confine dai “terroristi” è un’irrisoria illusione. Molto più concepibile è che il regime di Ankara di Erdogan ritenga che il complotto sul “cambio di regime” degli Stati Uniti contro la Siria sarà sconfitto dall’Esercito arabo siriano sostenuto da Russia, Iran e Hezbollah. La battaglia per Aleppo è l’ultima resistenza dell’esercito di bande terroristiche eterodirette, scatenate contro la Siria dal marzo 2011 nella guerra segreta volta al cambio di regime. La mafia guidata dagli Stati Uniti contro la Siria fallisce, in gran parte per l’intervento della Russia. In 12 mesi, le sorti della guerra sono passate a favore della vittoria dello Stato siriano contro la rivolta eterodiretta. Data la prognosi infausta per i cospiratori del cambio di regime, Turchia e Stati Uniti sembrano pronti a scatenare subito l’intervento militare diretto. In breve, passano alla guerra vera e propria alla Siria. Erdogan sembra aver utilizzato il fallito colpo di Stato di luglio come leva su Washington. Travolta dalle accuse turche agli Stati Uniti complici del tentato di colpo (probabilmente esagerate), Washington sembra più attenta a soddisfare le pretese di Erdogan sulla Siria. Durante i negoziati con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov presso le Nazioni Unite di questa settimana, il segretario di Stato degli USA John Kerry parlava come Erdogan, chiedendo la no-fly zone su Aleppo quale condizione per ripristinare il cessate il fuoco a pezzi. La Turchia di Erdogan è sempre stata la protagonista più belluina della banda di Stati sponsor del terrorismo guidata dagli USA. Dopo il fallito colpo di Stato, Erdogan sembrava abbandonare la guerra segreta al vicino meridionale. Il presidente turco continuò l’offensiva del fascino verso Russia e Iran, principali alleati della Siria, silenziando le precedenti pretese belluine sul cambio di regime contro Assad. Tale atteggiamento, conciliante in apparenza, fu di breve durata però. Forse era una trappola tesa a Russia e Iran prese alla sprovvista quando Erdogan ordinò ai suoi carri armati di violare il confine siriano. Sembra così.
Mentre i trucchi retorici scompaiono, ciò che dovrebbe essere evidente è che Turchia e Stati Uniti sono apertamente in guerra contro la Siria, mettendo nel giusto contesto la strage di soldati siriani a Dayr al-Zur lo scorso fine settimana ad opera degli aerei da guerra degli Stati Uniti. Le pretese statunitensi che fosse un “incidente” sono ridicole come la pretesa insulsa degli statunitensi di “combattere il terrorismo”. Se l’analisi qui presentata è corretta, allora la conclusione sorprendente è che una guerra mondiale è in corso, con Russia e Stati Uniti contrapposti. E se siamo onesti, dovremmo ammettere che la guerra durerà per molto tempo, per responsabilità di Washington.eufrateshield

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ad Aleppo crollano le difese dei terroristi

Canthama, SyrPer, 24/9/201624092016-2Aleppo è uno scenario da incubo per i terroristi sostenuti da NATO/CCG dove le loro linee difensive crollano come un castello di carte dopo il vigoroso attacco coordinato tra forze aeree e di terra siriane nella città. L’offensiva principale comprende 3 operazioni indipendenti che hanno per obiettivo mettere in un angolo i terroristi, nella parte orientale della città. A quanto pare ormai l’attacco a 3 punte ha la forma seguente:

1) La punta di diamante dell’attacco a nord-est di Aleppo: con lo scopo di liberare completamente dai terroristi il nord-est della città di Aleppo, questa operazione è volta al liberare campo Handarat, distretto industriale al-Shuqayif, quartiere Uayja e tutte le cave e le colline vicine, ponendo le forze siriane ed alleate a destra della strada per al-Qastal e le rotatorie Jandul e Baydin. Con questa mossa, EAS ed alleati potranno assaltare il centro del territorio occupato dai terroristi nel settore orientale di Aleppo, ad Hananu, Haydariyah, Ayn al-Tal e Shayq Faris.
La situazione attuale della “punta di lancia” di questa offensiva è:
Campo Handarat è totalmente liberato, l’attacco era guidato dalla Liwa al-Quds.
Ospedale al-Qindi completamente liberato da EAS/NDF.
Quartiere industriale al-Shuqayif e rotonda Jandul sotto controllo.
Quartiere Uayja sotto attacco.

2) La “punta di diamante” dell’attacco centrale, con l’obiettivo di creare una zona cuscinetto sicura nei pressi della Cittadella Vecchia. Questa area è dotata di tunnel e i progressi qui sono lenti a causa dei combattimenti per edificio. Progressi più veloci sono legati al successo dell’attacco della “punta di diamante” sud-occidentale. La strategia possibile è respingere i terroristi oltre il cimitero a sud. La situazione attuale dell’attacco è che pochi edifici sono stati liberati con molte operazioni nel quartiere Bustan al-Qasr.

3) La “punta di diamante” dell’attacco sud-occidentale: questo fronte è un prolungamento naturale della battaglia per sigillare il “corridoio” occidentale per Aleppo. L’obiettivo è allargare la zona cuscinetto per rendere sicura la strada di al-Qastal per i rifornimenti di cibo e medicine alla grande popolazione della parte occidentale di Aleppo, dove oltre un milione di civili vive. Le forze combinate di EAS, NDF, Liwa al-Nimr, Guardia Repubblicana ed Hezbollah respingono i terroristi dai quartieri al-Amiriya, Tal Zarazir, al-Suqari e Shayq Said. Il successo dell’offensiva creerà una situazione molto difficile per i terroristi al centro di Aleppo, con la sempre più probabile operazione “tipo Bani Zayd” in cui i terroristi, rischiando di essere intrappolati, dovettero lasciare il grande quartiere. Quindi su qualsiasi piano strategico, la seconda e la terza offensiva sono collegate. La situazione attuale è che la maggior parte di al-Amiriya e della grande area tra al-Suqari e Shayq Said è stata liberata, anche se vi è bisogno di conferme. Questa è una zona volatile e mutamenti nei combattimenti potrebbero verificarsi nella notte. I terroristi sanno bene che perdendo i 3 quartieri subiranno lo “scacco matto” alla loro presenza nel centro di Aleppo, mentre si concentrano nella parte orientale di Aleppo, una sacca in cui saranno spinti alla resa o alla sconfitta totale.

Ghuta orientale: notevole avanzata nelle mazrah al-Rayhan. L’EAS ha ora al-Rayhan sotto tiro e potrebbe assaltarlo in qualsiasi momento. L’importanza di questa avanzata è che una volta che al- Rayhan sarà sotto il controllo del governo siriano, la vitale Tal Qurdi (altura) sarà completamente isolata, perdendo d’importanza strategica per i terroristi, così come una notevole area scarsamente difesa si spalancherà alla rapida avanzata dell’EAS, il che significa villaggio e fattorie di al-Shifuniyah, così come Hush al-Duriya. Le conseguenze saranno gravissime per i terroristi, dove rischieranno di perdere all’improvviso il fianco orientale del Ghuta orientale, così come il nuovo fronte che sarebbe proprio nel cortile delle loro basi a Duma e altri villaggi, costringendoli ad arrendersi o a subire l’annientamento totale.ctdtqvoxeaawepm

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Attenzione al Centro Obama, forza di conflitto e frattura

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 23/09/2016allah-seed_largeVi è un’operazione inquietante che presto apparirà al Jackson Park, nel sud di Chicago, per far avanzare la causa della frattura politica e del conflitto internazionale nel mondo. Centro e Biblioteca presidenziale Barack Obama saranno un polo di attrazione per le forze malvagie che vogliono promuovere l’“attuale ordine internazionale” di Obama, incubo per nazioni e leader che sperano di arginare la marea della globalizzazione, del libero scambio, delle frontiere aperte e del manicomio sociale e religioso. Il 20 settembre, Obama dava una vaga idea sulle priorità del suo centro nel discorso finale da presidente degli Stati Uniti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il Centro presidenziale Obama sarà il peggiore nella storia delle ONG di Stati Uniti e resto del mondo volte a preservare il ricordo dei passati presidenti statunitensi. A differenza del Centro presidenziale Jimmy Carter di Atlanta, che ha avanzato la causa della democrazia e delle libere elezioni nel mondo, il Centro Obama, gestito dalla Fondazione Obama esentasse, avanzerà il concetto di bullismo statunitense su Paesi, leader e partiti che non si adattano alla visione del mondo di Obama del mondo globalizzato pieno di partecipanti conformi e compiacenti. Obama concionava all’Assemblea generale che l’“attuale ordine internazionale” rimarrà e in generale ha fatto capire che chiunque o qualsiasi nazione non sia d’accordo subirà le conseguenze di un mondo globalizzato. Anche se hanno inflitto la loro parte di danni alle relazioni internazionali, la priorità assoluta della William J. Clinton Foundation e del Clinton Presidential Center era scuotere le tasche dei Paesi per le donazioni in cambio dell’accesso ai vertici del governo degli Stati Uniti. Nella visione di Clinton si tratta di “pagarsi la musica”, a prescindere dai diritti umani nei Paesi che versano contanti alla Fondazione Clinton e “beneficiari” associati. Al contrario, il Centro Obama sarà una grande operazione internazionale di propaganda dello status quo contro governi e partiti politici nazionalisti, secessionisti e popolari di sinistra e di destra nel mondo. Nel suo discorso, Obama ha tracciato ciò che ritiene minacce alla sua idea di mondo unitario sotto autorità sovranazionali come Nazioni Unite ed Unione Europea. Obama disse che le grandi nazioni, anche la sua, devono essere disposti a rinunciare a parte della sovranità e rispettare leggi internazionali e convenzioni globali. Ciò, naturalmente, include l’impossibilità per gli Stati-nazione di governare il flusso di non cittadini attraverso le proprie frontiere. Ironia della sorte, mentre Obama e altri simili globalisti come il primo ministro canadese Justin Trudeau e il primo ministro svedese Stefan Loefven, co-sponsor della conferenza dei migranti, esortava le nazioni civili del mondo ad accettare eventualmente milioni di profughi dai focolai terroristici come Siria, Afghanistan, Somalia, Sud Sudan, Yemen, Chad e Ucraina, diceva ben poco su quanto l’amministrazione Obama ha fatto per creare rifugiati e sfollati, innanzitutto i continui attacchi dei droni degli Stati Uniti contro obiettivi civili per il “cambio di regime” e che hanno per conseguenze milioni di migranti e rifugiati.
Gli obiettivi primari di Obama e, presumibilmente, quelli dell’embrionale Centro Obama, sono il nazionalismo aggressivo e il populismo gretto, che Obama ha suddiviso in categorie di “destra” e “sinistra”; migrazione senza l’ostacolo dei confini internazionali e “diritti” dei rifugiati. Obama vede cambiamento climatico e barriere commerciali, non il jihadismo sunnita, favorire il terrorismo internazionale e la violenza settaria. A differenza dei discorsi passati all’Assemblea Generale, l’ultimo di Obama non fu interrotto dagli applausi dei delegati. E’ chiaro che, oltre ai populisti di “destra” come Donald Trump; la leader del Fronte Nazionale e candidata presidenziale francese del 2017 Marine Le Pen; i capi dell’UK Independence Party e di Alternativa per la Germania (AFD) e il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, Obama inseriva il Presidente venezuelano Nicolas Maduro, il Presidente boliviano Evo Morales e altri nella categoria dei “populisti di estrema sinistra”. È concepibile che seguendo i milioni di dollari di miliardari come George Soros e Evelyn de Rothschild, il Centro Obama sarà un importante nemico della pace nel mondo, mascherandone le vere intenzioni con il premio Nobel per la pace di Obama. Il Centro Obama favorirà l’assunzione nei posti di lavoro dei migranti a spese dei cittadini delle nazioni costrette ad accettarli. L’iniziativa delle Nazioni Unite di Obama sui migranti viene salutata da aziende come Accenture, Airbnb, Citigroup, Facebook, Goldman Sachs, Google e IKEA che finanziano il trasferimento dei migranti e loro assunzione nei posti di lavoro, molti avanzati, preferendoli ai lavoratori statunitensi, canadesi, inglesi, francesi, tedeschi ed altri.
A differenza della velata critica al Presidente della Russia e al candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump, Obama ha avuto parole taglienti per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha imprigionato migliaia di cittadini turchi con un virtuale pogrom nazionalista e islamista. Il giorno dopo il discorso di Obama, Erdogan si lamentò con l’Assemblea Generale sui cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite “Paesi cristiani” rappresentanti solo “Europa, America e Asia”. I commenti di Erdogan furono una sorpresa per la Cina, ufficialmente Paese ateo ma a schiacciante maggioranza buddista con piccole minoranze cristiane. Obama ha cercato il consiglio di Erdogan su una serie di questioni su terrorismo ed islamisti in Medio Oriente, e si vede. Il Centro Obama sosterrà anche i diritti degli omosessuali, in particolare nei Paesi in gran parte non musulmani come Russia, Uganda, Cina, Polonia, Guyana, Etiopia e Giamaica, dove tali pratiche violano usi e costumi religiosi e sociali. Il Centro Obama ha già ricevuto 1 milione di dollari dalla Fondazione Gill di Denver, che sostiene i diritti di gay e lesbiche. Indipendentemente dall’impegno per i diritti dei gay, il Centro Obama evita di criticare le nazioni musulmane per le politiche verso i gay. Dopo tutto è prevedibile che, come la Fondazione Clinton, il Centro Obama venga inondato di fondi da Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Quwayt e Bahrayn. Come indica il discorso alle Nazioni Unite, il Centro Obama difenderà la causa degli accordi di “libero scambio” internazionali come la Trans-Pacific Partnership (TPP), opponendosi ad altre “Brexit” nell’UE. Alle Nazioni Unite Obama chiedeva ulteriori accordi commerciali come il TPP ed è certo che, dati certi ricchi finanziatori aziendali del suo centro, il lobbismo per ulteriori accordi di libero scambio sarà un obiettivo importante del Centro Obama. Un accordo che verrà proposto sarà il partenariato per gli investimenti e il commercio transatlantico (TTIP) che ha incontrato forte opposizione in Europa, in particolare in Germania e Francia; un’altra mossa per creare una zona di libero scambio nell’emisfero occidentale che vada dalla Terra del Fuoco all’Artico canadese. Anche le attività anti-cinesi avranno priorità per il Centro Obama. Obama ha detto all’Assemblea Generale che Russia e Cina vanno biasimate per aver “militarizzato alcune rocce e scogli” riferendosi al Mar Cinese Meridionale, ma anche al crescente numero di basi militari difensive russe sulle disabitate isole russe nella regione artica .
Opponendosi al “nazionalismo aggressivo”, il Centro Obama troverà numerosi partner, quali Open Society Institute della Fondazione Soros, National Endowment for Democracy e Institute of Peace, che mirano ai governi di Russia, Cina, Iran, Venezuela, Bolivia, Ecuador, Cuba, Nicaragua e anche Filippine, con crescente ferocia e vigore.obamaperpLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e Russia formano una nuova alleanza antiterrorismo in Siria

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 22/09/20161044729422Gli Stati Uniti sono venuti meno ai loro impegni sull’accordo Russia-USA per la cessazione delle ostilità in Siria. Il 19 settembre, le forze governative siriane dichiaravano di ritirarsi dall’accordo date le molteplici violazioni dei terroristi filo-Stati Uniti. Il 17 settembre, la coalizione degli Stati Uniti attaccava le forze governative siriane nei pressi di Dayr al-Zur, una grave violazione dell’accordo. L’incapacità di rispettare l’accordo ha messo in dubbio la credibilità degli Stati Uniti suscitando la questione del futuro ruolo degli USA nel consolidamento della pace post-conflitto. Con la Turchia, alleata degli Stati Uniti nella NATO, che bada ai propri fatti e i ribelli appoggiati dagli USA che insultano le forze speciali statunitensi, il peso degli Stati Uniti in Siria sembra essere tutt’altro che serio. Con la credibilità seriamente danneggiata, gli USA difficilmente saranno più visti come partner affidabili. Gli Stati Uniti non sono certamente l’unico attore in campo. Con il governo di Bashar Assad saldamente al potere, la sistemazione del dopoguerra non appare più un sogno irrealizzabile, ma Washington difficilmente potrà decidervi. Con un importante cambio politico, la Cina ha lanciato il perno sul Medio Oriente volto ad aumentarne il coinvolgimento regionale, fornendo addestramento militare e aiuti umanitari alla Siria. Ad aprile, la Cina nominava un inviato speciale a Damasco per lavorare alla soluzione pacifica del conflitto. Prima dell’assegnazione ad inviato cinese, Xie Xiaoyan elogiava “il ruolo militare della Russia nella guerra, e ha detto che la comunità internazionale deve lavorare di più per sconfiggere il terrorismo nella regione”. Il 14 agosto, il Contrammiraglio Guan Youfei, a Capo dell’Ufficio per la Cooperazione militare internazionale della Commissione centrale militare che sovrintende ai 2,3 milioni di effettivi delle Forze Armate della Cina, visitava la Siria incontrando il Ministro della Difesa siriano Fahd Jasim al-Furayj e il Tenente-Generale Sergej Chvarkov, a capo della missione di monitoraggio del cessate il fuoco in Siria, così come i vertici russi della base militare di Humaymim sulle coste siriane. La visita segna una tappa importante dell’allineamento di Pechino sul conflitto. Durante la visita, Cina e Siria annunciavano l’intenzione di aumentare la cooperazione militare, compresi addestramento e aiuti umanitari, indicando un maggiore sostegno cinese a Damasco. E’ la prima visita pubblica di un alto ufficiale cinese nel Paese da quando le Forze Armate russe hanno lanciato le operazioni in Siria lo scorso settembre. Secondo il Global Times, pubblicato dal Quotidiano del Popolo del Partito Comunista Cinese, Pechino aveva già schierato consiglieri speciali e personale militare in Siria alla visita storica e fornito all’Esercito arabo siriano fucili di precisione e lanciamissili. Senza dubbio, la visita è stata un pugno diplomatico a un occhio degli Stati Uniti tra crescenti tensioni sulle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale.
L’ingresso cinese nella guerra è dovuto al crescente numero di terroristi uiguri che combattono con i terroristi nel nord della Siria. Il Contrammiraglio Guan Youfei aveva detto oltre 200 uiguri attualmente combattono in Siria. La Cina vuole processarli o sterminarli sui campi di battaglia siriani. Le sue preoccupazioni sono giustificate. Oggi c’è un quartiere uiguro a Raqqah, e il gruppo Stato islamico (SIIL) pubblica un giornale per i suoi membri. Inoltre, la stabilità geostrategica in Medio Oriente è importante per l’attuazione della strategia cinese “Fascia e Via” volta a facilitare la connettività economica eurasiatica sviluppando una rete di infrastrutture e rotte commerciali che colleghino la Cina ad Asia meridionale e centrale, Medio Oriente ed Europa. L’attuale frattura del Medio Oriente, dovuta alla crisi siriana, ostacola gli sforzi per attuare questo progetto. L’anno scorso, la Cina modificava la legislazione nazionale per consentire il dispiegamento delle forze di sicurezza all’estero nell’ambito dell’antiterrorismo. La Cina può giocare un ruolo chiave nella ripresa economica dopo il conflitto in Siria. Nonostante la guerra, la China National Petroleum Corporation detiene ancora azioni dei due maggiori produttori di petrolio della Siria: Syrian Petroleum Company e al-Furat Petroleum Company, mentre Sinochem detiene anche quote sostanziali di vari campi petroliferi siriani. A dicembre, la Cina offriva alla Siria 6 miliardi di dollari di investimenti oltre ai 10 miliardi dei contratti esistenti, oltre che un grande accordo tra il governo siriano e il gigante delle telecomunicazioni cinesi Huawei per ricostruire le infrastrutture delle telecomunicazioni della Siria nell’ambito dell’iniziativa infrastrutturale della Via della Seta cinese da 900 miliardi di dollari. A marzo il Presidente siriano Bashar Assad disse che Russia, Iran e Cina avranno la priorità nei piani di ricostruzione del dopoguerra.
La Cina non è l’unica potenza mondiale ad incrementare i contatti con il governo della Siria. Il 20 agosto, solo sei giorni dopo i colloqui dell’alto ufficiale cinese con i funzionari del governo della Siria e i comandanti russi, il Ministro degli Esteri indiano Mobasher Jawed Akbar visitava Damasco per dimostrare il sostegno dell’India al governo siriano nel conflitto. I due Paesi hanno deciso di aggiornare le consultazioni sulla sicurezza. Il Presidente siriano Bashar al-Assad ha invitato l’India a svolgere un ruolo attivo nella ricostruzione dell’economia siriana. Va notato che il recente incontro trilaterale dei Presidenti di Russia, Iran e Azerbaigian ha dato nuovo impulso alla realizzazione del progetto dei trasporti nord-sud. La Siria si trova in prossimità di questo corridoio che, secondo i piani, sarà il centro per l’integrazione della vasta regione comprendente Medio Oriente, Caucaso, Asia centrale, Russia e Nord Europa, con l’India che aderisce al progetto. Russia, Cina e India godono di buone relazioni con l’Iran, grande potenza regionale coinvolta nel conflitto della Siria. Su scala regionale, la collaborazione dei grandi Paesi indica come, in futuro, un’entità antiterrorismo regionale o addirittura un blocco militare indipendente dagli Stati Uniti potrebbe emergere contrastando la minaccia del terrorismo.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA hanno bombardato il convoglio delle Nazioni Unite?

Alex Christoforou, The Duran 22/8/201617yaim28ni4w5jpgAnalizzando le informazioni disponibili sull’esplosione del convoglio delle Nazioni Unite, si punta all’impiego di un missile Hellfire. Molte volte un’ottima notizia proviene da analisi di lettori ben informati… e da un sito che fa un ottimo lavoro d’informazione sul conflitto in Siria, promuovendo il dibattito tra lettori bene informati sul conflitto siriano, come Moon of Alabama.
Incoraggio i lettori di The Duran a seguire questa eccellente fonte di notizie. In un articolo intitolato “Siria, l’attacco al convoglio punta ad un’ulteriore escalation“, un eccellente argomento sul cui bono, da chi ci guadagna dall’attacco al convoglio delle Nazioni Unite, viene presentato… “Ma indipendentemente da ciò che è successo, c’è la questione del movente. Perché un attacco aereo siriano alla Mezzaluna Rossa siriana con cui si hanno buoni rapporti e opera nelle aree governative? Perché le forze siriane o russe attaccherebbero un convoglio che aveva attraversato zone e posti di blocco governativi, avendo stabilito che non contrabbandava armi? Non c’è alcuna ragione o motivo plausibile per tale attacco. Né chiunque altro lo presenta tale. Pochi giorni prima i “ribelli” avevano accusato le Nazioni Unite, che avevano inviato un convoglio di merci, di faziosità affermando che l’avrebbero boicottato. “I ribelli” nella zona est di Aleppo dimostrarono contro gli aiuti delle Nazioni Unite e dissero che li avrebbero respinti. I ribelli rifiutavano il cessate il fuoco ed erano ansiosi di ampliare la guerra contro la Siria e i suoi alleati. Al-Qaida in Siria aveva anche diffuso un video contro il cessate il fuoco. Una parte dell’accordo del cessate il fuoco riguarda la lotta ad al-Qaida. Naturalmente vogliono troncare l’accordo. L’attacco al convoglio degli aiuti li aiuterebbe. Il movente per un attacco dai “ribelli” è plausibile al contrario di un attacco di Siria ed alleati”.

Se l’argomento sul cui bono di Moon of Alabama non basta, abbiamo l’eccellente analisi presentata da un suo commentatore (dallo pseudonimo PavewayIV), che merita considerazione, se non per l’eccellente sostanza tecnica, sicuramente per il richiamo ad Alexander Mercouris di The Duran e all’articolo sull’attacco al convoglio delle Nazioni Unite…
Innanzitutto, un articolo simile (il titolo dice tutto) di Alexander Mercouris su TheDuran, Creare la notizia: come i media occidentali mentono sull’attacco al convoglio siriano. Non conosco TheDuran ma l’articolo è ben scritto, come quelli prodotti qui. Quindi, la benedizione o maledizione di essere un ex-militare, che stranirebbe la maggior parte di voi ponendo in evidenza piccoli dettagli che penso siano terribilmente significativi, quindi prendeteli per quello che sono: Ci sono diverse versioni del missile Hellfire sparato da droni statunitensi come il Predator. Come evidenziato dai video degli attacchi con gli Hellfire fin dalla guerra in Iraq, appare popolare la versione AGM-114N, dalla carica esplosiva piuttosto potente, la PBX-112, circondata da uno strato di particelle metalliche. Fluorurato di alluminio a grana fine se foste curiosi. Senza entrare nei dettagli, mi limiterò a dire che questo programma deriva dalla ricerca per produrre un ‘migliore’ esplosivo aria-carburante. La versione Metal-Augmented Charge (MAC) dell’AGM-114N Hellfire appartiene alla categoria delle armi termobariche, volte ad uccidere e distruggere con l’onda d’urto di un’estesa sovrapressione piuttosto che col picco di sovrapressione dell’esplosivo convenzionale. Un effetto secondario di una bomba MAC o termobarica è l’onda d’urto più calda e dalla maggiore durata, probabilmente più incendiaria dell’esplosivo convenzionale. Non quanto un’arma incendiaria, ma più degli esplosivi convenzionali. Non si uccide in modo più efficiente con affascinanti progetti intelligenti? Per gli azionisti della Lockheed-Martin, ma divago. In ogni caso, molte informazioni sono disponibili sull’AGM-114N e le armi termobariche, se ne siete interessati. Ora, l’esplosione potenziata dei missili Hellfire MAC degli Stati Uniti produce un interessante effetto visivo di notte. Dopo il decadimento del flash intensamente brillante e ben solido dell’esplosione, si notano delle piccole scintille ai margini dell’esplosione dispersa. Le scintille sono residui del fluorurato di alluminio combusto che bruciano ancora. E’ molto caratteristico una volta notato. I russi hanno bombe termobariche, ma di un tipo diverso e l’esplosione di solito appare diversa. Non vi sono scintille per via di una polvere metallica micronizzata, né lunghi brillamenti di grandi cariche, per qualche ragione. Così (…) ho notato che molti rilanci del video nei media ufficiali del presunto attacco al convoglio ribelle, sono stati manipolati in modo accurato per mascherare ciò che è chiaramente (per me) un attacco con MAC. La BBC è un buon esempio. La sua versione del video è sgranata, traballante e sfocata come la scadente produzione dei tagliagola. Ma è una versione modificata del video originale, molto più chiaro. ABC deve aver scritto il pezzo prima che arrivasse la nota di censura. Se si guarda solo il primo secondo del video di ABC e fate pausa sull’esplosione, è possibile vedere alcuni fotogrammi dell’effetto visivo di cui parlo.

Quindi cosa voglio sottolineare di così importante qui? Questo: se il video mi viene mostrato al di fuori del contesto dell’attacco convoglio, direi che era l’attacco di un Hellfire e da qualche ora sappiamo dalla Russia che un drone Predator (tipicamente armato con Hellfire) evoluiva sulla zona del ‘convoglio bombardato’ immediatamente prima e dopo l’attacco. Un attacco che non ha prodotto alcun cratere (tipico della miscela aria-esplosivo di un Hellfire termobarico) e numerosi incendi (ancor più attribuibili a un Hellfire termobarico). Poi vedo il video curiosamente manipolato sui madia dominanti, volti chiaramente ad oscurare l’esplosione, firma di un Hellfire termobarico… Penso che sappiate dove vado a parare. Solo per porre le basi del prossimo capitolo della menzogna, CENTCOM o DoD degli Stati Uniti senza dubbio negheranno che un drone statunitense abbia attaccato il convoglio (non che qualche giornalista si darà la pena di chiederlo). Come abbiamo visto nell’attacco all’EAS a Dayr al-Zur però, non si tratta necessariamente di un aereo statunitense. Gli Stati Uniti possono negarne la responsabilità, se necessario, perché 1) qualsiasi ‘partner della coalizione’ ha Predator armati di Hellfire che violano lo spazio aereo siriano ogni giorno, e 2) i Predator della coalizione non sono necessariamente tutti sotto il comando dei rispettivi eserciti o del CJTF-OIR della coalizione. La CIA, per esempio, ha molti droni armati in Medio Oriente. Non che saranno necessarie o usate tali possibili scappatoie, gli Stati Uniti non evitano di spacciare menzogne volgari quando conviene ed è difficile confutare. Questa non è una qualche prova che gli Stati Uniti l’abbiano fatto, ma solo una mera speculazione. Sono sicuro che i nostri giornalisti investigativi, curiosi e imparziali, andranno a fondo su ciò in pochissimo tempo…”. Moon of Alabama141682016_imageTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora