Il capo del SIIL, al-Baghdadi, morto in un ospedale israeliano

Veterans Today 27 aprile 2015BvWoGHnCEAAhK9mIl capo del gruppo terroristico SIIL Abu Baqr al-Baghdadi è morto e membri del gruppo taqfirita in Iraq hanno già giurato fedeltà ad Abu Ala Afri quale suo successore, secondo media arabi. Secondo le agenzie irachene Alghad Press e Yum al-Thaman (l’8.vo giorno), così come fonti da Mosul, al-Baghdadi è morto in un ospedale israeliano nelle alture occupate del Golan, dov’era ricoverato per cure dopo aver subito gravi ferite nel corso di un attacco dell’esercito iracheno e delle forze popolari. Le fonti hanno aggiunto che al-Baghdadi è stato dichiarato da medici e chirurghi israeliani ormai “clinicamente morto”. Il capo dei terroristi era stato colpito in un attacco aereo nell’Iraq occidentale il 18 marzo.
Yum al-Thaman, citando fonti dell’intelligence ha detto che il SIIL aveva già registrato diversi video del suo capo, mesi prima del raid aereo di marzo, dopo che una era scampato, con gravi ferite, circa un anno fa, per dimostrare che era vivo finché il gruppo non avesse presentato un nuovo capo universalmente accettato. Le fonti hanno aggiunto che i membri del gruppo taqfirita operante in Iraq hanno già giurato fedeltà al nuovo capo Abdurahman al-Shaijlar, alias Abu Ala Afri, successore di Baghdadi. Ci sono anche notizie non confermate su dispute interne e divergenze tra le numerose fazioni del SIIL in Siria e Iraq, che si ampliano con la nomina del nuovo capo, mentre il ramo del SIIL che combatte in Siria ha respinto la leadership di Afri e cerca un altro successore di Baghdadi.
La televisione HispanTV ha anche pubblicato una notizia il 25 aprile, in cui conferma la morte del capo del SIIL. Una notizia sul Guardian del 21 marzo indicava che Baghdadi aveva subito gravi ferite ed “era in pericolo di vita” per un attacco a marzo. L’articolo, naturalmente, aggiunse che Baghdadi era sopravvissuto. Il ferimento di Baghdadi ha portato a riunioni urgenti dei capi del SIIL, che inizialmente credevano che sarebbe morto e quindi pianificavano di nominare un nuovo capo. Un ufficiale iracheno ha confermato che l’attacco ha avuto luogo il 18 marzo ad al-Baj, provincia di Niniwa, presso il confine siriano. C’erano state due notizie a novembre e dicembre secondo cui Baghdadi era stato ferito, anche se non facevano precisazioni.
Hisham al-Hashimi, ufficiale iracheno che consiglia Baghdad sul SIIL, ha detto: “Sì, è stato ferito ad al-Baj, presso il villaggio Um al-Rus, il 18 marzo assieme al suo gruppo“.

mb3Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin sabota il piano di Obama contro l’Iran

F. William Engdahl New Eastern Outlook 23/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora14172_888Ancora una volta Vladimir Putin e il suo team sono riusciti a minare la strategia geopolitica di Washington, questa volta sulle trattative bilaterali segrete statunitensi con l’Iran, al di fuori dei colloqui G5+1 comprendenti la Russia. Ciò che ha fatto la Russia, con velocità abbagliante, è disinnescare ciò che avrebbe potuto essere la devastante trasformazione dell’Iran da alleato della Russia ad aspro avversario. Se ciò accadesse assesterebbe un colpo devastante alla resistenza della Russia ai dettami di Washington. Il 13 aprile, pochi giorni dopo che il dipartimento di Stato degli USA iniziava a ritrarsi dall’eliminazione delle sanzioni economiche all’Iran il prossimo giugno, una volta concluso l’accordo definitivo sul programma nucleare iraniano, il presidente russo Putin ha firmato un decreto per revocare il divieto di vendere i sistemi di difesa aerea S-300 all’Iran, secondo l’ufficio stampa del Cremlino. “Il decreto toglie il divieto di trasferire sistemi di difesa aerea S-300 alla Repubblica islamica dell’Iran dalla Federazione Russa usando navi e aerei battenti bandiera russa“, affermava la dichiarazione. Il sistema di difesa antimissile mobile russo S-300 è di gran lunga superiore agli antiquati sistemi Patriot statunitensi. È un enorme impulso all’Iran che aveva inizialmente acquistato l’avanzato sistema di difesa missilistico antiaereo russo con un contratto da 800 milioni stipulato alle fine del 2007. Mosca doveva fornire cinque batterie di S-300PMU-1 a Teheran, ma Washington fece pressione su Mosca appena Dmitrij Medvedev divenne presidente e nel settembre 2010 Medvedev firmò il decreto che annullava il contratto, presumibilmente in linea con la risoluzione 1929 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che vieta la fornitura all’Iran di armi convenzionali come missili e sistemi missilistici, carri armati, elicotteri d’attacco, aerei e navi da guerra. In realtà, cedette alle pressioni di Stati Uniti e Israele, che si opponevano alla fornitura all’Iran degli avanzati sistemi di difesa aerea che potrebbero contrastare gli attacchi aerei e missilistici israeliani e statunitensi. In breve l’Iran non doveva difendersi dagli attacchi; e la NATO con la sua rete della Ballistic Missile Defense attorno la Russia? Non cercate una coerenza nella ragione, non c’è. Conta solo la forza. Il sistema di difesa aerea russa S-300 è considerato uno dei sistemi missilistici antiaerei più potenti attualmente schierati. Il solo superiore è sempre russo. I suoi radar hanno la possibilità di seguire contemporaneamente 100 bersagli, superiore al sistema missilistico degli USA Patriot. Il sistema S-300 è stato sviluppato per la difesa contro aerei e missili da crociera dalla forze di difesa aerea sovietiche. E’ indicativo che nelle attuali circostanze di fattuale stato di guerra tra Russia e USA, le esigenze della sicurezza nazionale trionfino sulle belle interpretazioni delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha affermato che il bando delle Nazioni Unite sugli S-300 non era più valido da quando i colloqui tra Teheran e i mediatori internazionali sul programma nucleare iraniano avanzavano in senso positivo. Il ministro della Difesa iraniano Hossein Dehgan discuterà le condizioni per la consegna dei sistemi di difesa antimissile russo S-300 a Teheran, durante la visita a Mosca.

Washington ancora una volta colta alla sprovvista
Le reazioni a Washington diventano ridicole. L’infame ed incompetente portavoce del dipartimento di Stato USA, Marie Harf, in conferenza stampa ha dichiarato da una parte che il dipartimento di Stato non ritiene la decisione di Putin violare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma poi ha sostenuto, esempio di notevole confusione diplomatica se non demenza che, “Pensiamo che date le azioni destabilizzanti dell’Iran nella regione in Yemen, Siria e Libano, che non sia il momento di vendergli questi sistemi“. Non è questo il momento di vendere sistemi di difesa all’Iran per proteggere lo spazio aereo dall’attacco da parte, diciamo, di un Netanyahu impazzito che si oppone aspramente alla distensione USA-Iran? Il segretario di Stato USA John Kerry aveva anche telefonato a Lavrov trasmettendo il dispiacere degli Stati Uniti per l’accordo sull’S-300, secondo il dipartimento di Stato. Washington rivela stupidamente le sue vere intenzioni verso l’Iran che non sono affatto pacifiche ma piuttosto tattiche? Se è così, sarebbe stato un inganno di gran lunga migliore salutare la decisione di Putin e di nascosto cercare di sabotarla in un secondo momento. Washington non può essere accusata oggi di sofisticazione diplomatica o strategica. Uno dei motivi per cui Washington vuole concludere l’accordo sul nucleare con l’Iran sarebbe porre ulteriore pressione economica sulle esportazioni energetiche russe. La ripresa delle vendite di petrolio dell’Iran, dopo le sanzioni SWIFT e altre misure statunitensi nel 2012, creerebbe pressione finanziaria sulla Russia. Inoltre, Washington vorrebbe dirigere gli enormi giacimenti di gas naturale dell’Iran, ma non tramite il gasdotto Iran-Iraq-Siria, verso l’UE che la Russia influenzerebbe fortemente, ma piuttosto vorrebbe un gasdotto statunitense attraverso la Turchia, membro della NATO, utilizzando il gas dell’Iran per indebolire ulteriormente le strategie energetiche russe verso l’Unione europea.

L’accordo da 20 miliardi di dollari tra Russia e Iran
Tuttavia le agili aperture russe dell’Iran non si fermano alla decisione sugli S-300. Lo stesso giorno, il 13 aprile, il viceministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov aveva detto che la Russia iniziava a fornire grano, attrezzature e materiali da costruzione all’Iran in cambio di petrolio, un baratto che potrebbe valere 20 miliardi di dollari. Rjabkov ha aggiunto: “In cambio delle forniture di petrolio greggio iraniano, offriamo alcuni prodotti, ciò non è vietato o limitato dalle sanzioni attuali“. L’Iran è il terzo maggiore acquirente di grano russo, e Mosca e Teheran hanno discusso il problema dall’inizio del 2014.7155F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Smontare l’intervento yemenita di Obama

MK Bhadrakumar Asia Times 21 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
Barack Obama walks with Saudi King SalmanVoice of America finanziata dal governo statunitense ha avviato un ballon d’essai vacuo pronosticando che le tensioni accumulatesi con il conflitto nello Yemen “sembrano contrapporre gli Stati Uniti all’Iran in una prova di forza cruciale nel Golfo di Aden.” Il contesto sono la portaerei USS Theodore Roosevelt e l’incrociatore lanciamissili USS Normandy che si uniscono ad altre sette navi da guerra degli Stati Uniti nella zona, tra cui il Gruppo di assalto anfibio della Iwo Jima, che comprende un reparto di oltre 2000 Marines. Un modo stravagante di sbirciare oltre lo specchio. Alice ne ridacchierebbe. Gli Stati Uniti non si scontreranno militarmente con l’Iran. Le due flotte hanno una lunga storia di spintoni e di giochi del gatto col topo nelle acque del Golfo Persico, senza tentare un graffio. Questo è uno. Il secondo, in questo caso particolare, è l’Iran che semplicemente non intende farsi coinvolgere militarmente nello Yemen. L’Iran fa splendidamente bene invece a proiettare un robusto piano di pace in 4 punti per lo Yemen, che la Russia ha già accolto e che sarà sostenuto, perché Teheran prevede, giustamente, che non vi sia alcuna altra opzione, in ultima analisi, che aprire la via diplomatica e politica. Non si cerca la vittoria in una guerra fratricida, vero? Si vince passo-passo e il segreto sta nella pazienza e nel potere di logoramento. In breve, la Theodore Roosevelt dovrà inventarsi un nemico iraniano prima di avere una “serie prova di forza”. Terzo, gli huthi hanno veramente bisogno di armi dall’Iran in questa fase? E’ ben noto che siano alleati a fazioni militari yemenite dall’ampio accesso alle armi. Inoltre, la natura delle guerre fratricide in Paesi come Yemen o Afghanistan è tale che i veri asset strategici risultano altrove. Queste guerre hanno i loro corsi e ricorsi, e al momento gli huthi avanzano innegabilmente. Stando così le cose, qual è il vero scopo (o scopi) che gli Stati Uniti sperano di raggiungere inviando tale flotta? A dire il vero, il dispiegamento di un numero così elevato di marines su un gruppo di navi d’assalto anfibio suggerirebbe che un’operazione di sbarco non sia esclusa. Può darsi che il presidente Barack Obama sia agitato dal fatto che il primo ministro del Pakistan Nawaz Sharif (qui), l’egiziano Abdalfatah al-Sisi (qui) o il turco Recep Tayyip Erdogan (qui) temano d’immischiravisi, cioè di inviare “stivali sul terreno” nello Yemen? Sembra improbabile. Tuttavia, una limitata operazione di terra degli Stati Uniti può essere comunque in cantiere. Il punto è che Washington non ha badato ad evacuare centinaia, migliaia di cittadini statunitensi bloccati nello Yemen. Sarebbero in gran parte di origine araba e musulmana, e non avrebbero una lobby negli Stati Uniti che possa fare scandalo al Congresso o nei media degli USA, ma se tale scandalo perdura, sarà un insulto alla reputazione di Obama umanista e alla sua eredità presidenziale. C’è anche del denaro in gioco, e potrebbe essere molto, perché alcuni di questi cittadini arabo-statunitensi hanno presentato denuncia nei tribunali degli USA chiedendo un risarcimento dai segretari di Stato e della Difesa. Dio non voglia, se alcuni di loro venissero uccisi nei prossimi giorni, non escludendo gli sfrenati omicidi (qui) e vendicativi (qui) attacchi aerei sauditi, la questione dei danni potrebbe emergere a un certo punto.27CBCB7A00000578-0-image-a-31_1429563450836Dopo tutto, il governo degli Stati Uniti non s’è interessato di evacuare i propri cittadini in difficoltà, a differenza di quanto quasi tutti i Paesi hanno fatto, e i giudici statunitensi non avrebbero altra scelta, se questi musulmani arabo-statunitensi facessero valere i loro diritti costituzionali in quanto cittadini statunitensi. Inoltre, al livello popolare si sostiene che gli statunitensi non hanno alcun controllo sui crimini di guerra sauditi nello Yemen, e ciò potrebbe ridimensionare la politica di Obama in Medio Oriente e la sua statura di leader mondiale. Così Washington infine potrebbe programmare l’evacuazione dallo Yemen dei propri cittadini bloccati. Infatti, 5000 marines possono farlo, a condizione naturalmente che gli huthi cooperino; collaboreranno? A mio parere, la CIA avrebbe già fatto il lavoro necessario. Ora, l’Iran non lo sosterrà? Impossibile. Semmai se i marines avessero difficoltà, l’Iran potrebbe dare una mano avendo avanzato una generosa offerta di aiuto a tutti i Paesi, senza eccezione, nell’evacuare propri cittadini dallo Yemen. Oltre l’evacuazione, ciò che Obama spera di ottenere ordinando all’USS Theodore Roosevelt di salpare dallo Stretto di Hormuz (dove è occhi negli occhi con la Marina dell’Iran) per il Golfo di Aden? Significativamente, Obama ha preso questa decisione dopo una telefonata con il re saudita Salman bin Abdulaziz al-Saud e l’incontro nello Studio Ovale con il principe ereditario Muhamad bin Zayad al-Nahan degli Emirati Arabi Uniti (membro chiave della coalizione saudita contro lo Yemen). Da attente letture delle dichiarazioni della Casa Bianca, qui e qui, avviare un processo di pace nello Yemen appare in cima ai pensieri di Obama. Ma fino a che punto Obama sia riuscito a calmare Salman solo il tempo lo dirà. È improbabile che Obama abbia adottato lo stesso linguaggio del presidente cinese Xi Jinping verso Salman. (È interessante notare che l’appello di Obama a Salman appare il giorno dopo l’iniziativa di Xi.)
Nel frattempo, Obama si riunirà con i re guerrieri arabi in un conclave del prossimo mese. I preparativi sono già iniziati. In ultima analisi, la leva degli Stati Uniti al conclave con Salman e Zayad verrebbe costruita secondo la formula “salvare la faccia”, per farli apparire vittoriosi nella guerra allo Yemen. Il re e il principe ereditario non possono permettersi di apparire perdenti, soprattutto con l’Iran seduto sulla riva del fiume che osserva beffardo. Quindi, un po’ di spettacolarità da parte dello Zio Sam, per salvare la faccia dei monarchi del Golfo, sarà necessaria nei prossimi giorni. In termini politici, è sensato per gli Stati Uniti apparire attivamente coinvolti nel conflitto nello Yemen, anche se iniziasse il processo di pace. Il dispiegamento della flotta fa letteralmente degli Stati Uniti il “protagonista” della guerra yemenita. Obama sarebbe rassicurato dal modo con cui la Russia ha collaborato al recente dibattito al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sullo Yemen, senza che il Presidente Vladimir Putin gli faccia delle sorprese. Anche l’Iran parla di pace con gli Stati Uniti. Così, in qualunque modo si guardi svilupparsi lo scenario, l’USS Theodore Roosevelt partecipa a una sicura missione politica ed economica che avvantaggerà Obama.
Il rischio che Obama inizi un’altra guerra degli USA in Medio Oriente, anche senza volerlo, è praticamente inesistente; Obama non cerca la resa dei conti con l’Iran nel momento cruciale dei colloqui sul nucleare; Obama non può non essere consapevole che il conflitto nello Yemen sia conseguenza della Primavera araba e la leva degli Stati Uniti, attivando un processo politico nello Yemen, può migliorare con il coinvolgimento diretto; naturalmente John Bolton o il senatore John McCain non potranno dileggiare di passività Obama, almeno sulla questione yemenita.

uss-theodore-rooseveltTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Yemen, fine delle operazioni belliche e di salvataggio

Alessandro Lattanzio, 22/4/201555354f9fc46188c10e8b4601Ansarullah liberava la città di Mala, presso Aden, dai terroristi di al-Qaida arrestandone 15. Il 5 e 6 aprile gli attacchi aerei sauditi uccidevano 8 civili ad Anat, nella provincia di Sada, e 6 studenti ad al-Ib, mentre altri radi aerei colpivano le cittadine di Slayf e Shara, nella provincia di Razah, le postazioni delle guardie di frontiera nella provincia di Haja, lo Yemen Economic Corporation, uno dei più grandi depositi di alimentari yemeniti, e le postazioni della difesa aerea di al-Hudaydah. Il 7 aprile, un altro raid saudita uccideva 20 civili, e una nave da guerra saudita bombardava Aden. Sul Mar Rosso, Riyadh dispone della base navale Re Faysal che ospita la Flotta occidentale saudita, formata da 3 fregate classe al-Riyadh e 4 fregate al-Madina, tutte di costruzione francese, più 2 pattugliatori lanciamissili, un cacciamine e navi di supporto. Il 25 marzo veniva creata una nuova base navale saudita a Jizan, sul confine yemenita. La fregata Daman e la nave rifornitrice Yunbu avevano evacuato da Aden i diplomatici sauditi e i capi yemeniti filo-sauditi. L’Egitto a sua volta aveva inviato una sua squadra composta delle fregate Alexandria e Taba per effettuare il blocco navale dello Yemen. Nel Mar Rosso, l’Iran dispiegava una squadra navale antipirateria composta dalla fregata Sabalan e dalla nave rifornitrice Kharg, seguite l’8 aprile dalla 34.ma Flottiglia formata dal cacciatorpediniere Alborz e dalla fregata Bushehr, inviata per “garantire la sicurezza marittima e proteggere gli interessi della Repubblica islamica dell’Iran nelle acque internazionali“.
L’India evacuava dallo Yemen 5600 persone di 26 Paesi in 10 giorni, impiegando 2 aerei di linea A321 dell’Air India e 2 aerei da trasporto militari C-17 Globemasters III dell’IAF, che compirono 9 sortite da Mumbai e 2 da Kochi a Gibuti; le navi da guerra INS Sumitra, INS Mumbai e INS Tarkash e 2 navi passeggeri. La Cina evacuava dallo Yemen, con la fregata Linyi e la nave rifornitrice Weishanhu del comandante Jiang Guoping, 629 cittadini cinesi e 279 cittadini di altri 15 Paesi. Era la prima volta che la Cina schierava navi da guerra per effettuare l’evacuazione. “E’ la nuova responsabilità di una grande potenza“, secondo Zhu Feng, direttore esecutivo del Centro per gli studi collaborativi del Mar Cinese Meridionale presso l’Università di Nanjing, “La visione della Marina in Cina va decisamente allargandosi. Quando opera in acque internazionali assumerà responsabilità internazionali. È un bene“. Il governo giapponese ringraziava la Cina per aver invitato un turista giapponese ad aderire all’evacuazione, “Abbiamo trasmesso la nostra gratitudine al governo cinese“, aveva detto il segretario del capo di gabinetto giapponese Yoshihide Suga. L’operazione aveva sfruttato i solidi legami tra il console generale cinese ad Aden e il governatore locale. A una delle fregate cinese fu concesso il permesso di attraccare ad Aden solo dopo che il Console Generale, Pan Zhinan, aveva consentito a un parente del governatore Abdalaziz bin Habtur di salirvi a bordo. Infine il Foreign Office inglese e il segretario di Stato degli USA, John Kerry, ringraziavano Mosca per l’evacuazione di propri cittadini dallo Yemen. Oltre 300 persone furono evacuate da Sana con due voli russi ed altre 308 persone furono evacuate dal porto di Aden dalla nave della Marina russa Prjazove. Le 308 persone comprendevano 45 cittadini della Federazione russa, 18 degli Stati Uniti, 5 della Gran Bretagna, 1 della Bulgaria, 6 dell’Estonia, 14 dell’Ucraina, 9 della Bielorussia, 3 del Turkmenistan, 8 dell’Uzbekistan, 5 dell’Azerbaijan, 1 del Bahrayn, 5 di Gibuti, 159 dello Yemen, 1 della Somalia, 3 della Palestina, 13 della Giordania, 9 di Cuba, 2 dell’Egitto e 1 dell’Arabia Saudita. La nave da ricognizione Prjazove effettuava attività antipirateria nel Golfo di Aden. Il Pakistan utilizzava 1 Boeing 747 e 1 Airbus A310, oltre alle fregate lanciamissili PNS Shamsheer e PNS Aslat, per evacuare da al-Hudaydah e Aden 1582 persone, quasi tutte cittadini pakistani. Gli Stati Uniti dichiaravano di non aver piani per evacuare 4000 propri cittadini dallo Yemen, ma nel frattempo acceleravano la consegna di bombe, missili e altre munizioni all’Arabia Saudita; in effetti tra il 2010 e il 2014 l’amministrazione Obama aveva firmato accordi per vendere 90 miliardi di dollari di armamenti alla monarchia saudita, divenuta primo cliente degli Stati Uniti. Inoltre, gli Stati Uniti intensificavano anche il supporto d’intelligence e logistico alle operazioni saudite, sia istituendo la “Cellula congiunta di coordinamento della pianificazione” nella capitale saudita, diretta da un generale dell’US Central Command; sia inviando aerocisterne KC-135 Stratotanker dell’US Air Force per rifornire in volo gli aerei da guerra sauditi che bombardavano lo Yemen.
Il 9 aprile Ansarullah liberava Ataq, capitale della provincia del Shabwah. Il 10 aprile i sauditi bombardavano le posizioni di Ansarullah ad Aden. Il 12 aprile la tribù Taqiya, della provincia di Sada, nel nord dello Yemen, assaltava le postazioni dell’esercito saudita nella città di al-Manar, nel sud dell’Arabia Saudita, uccidendo 18 soldati e catturando grandi quantità di armi, munizioni e automezzi. Dieci civili venivano uccisi da un attacco aereo saudita su al-Zahra, nella provincia di Taiz. L’11 aprile il maggior-generale Fahd bin Turay bin Abdulaziz al-Saud, dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate saudite, veniva eliminato assieme ad altri 2 ufficiali sauditi, durante una missione nel nord-ovest dello Yemen, nel villaggio di al-Majda, distretto di Qatabir del governatorato di Sadah. Il generale era nipote di re Abdulaziz al-Saud. Il 16 aprile l’esercito e i comitati popolari yemeniti sconfiggevano al-Qaida nella provincia di Marib, liberando la maggior parte di Sarwah, jabal Hilan, jabal al-Mahjar e la valle al-Malah.
Il 14 aprile, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, approvava con l’astensione della Russia la Risoluzione 2216, che imponeva l’embargo sulle armi contro Ansarullah e sanzionava il figlio dell’ex presidente Salah, Ali Abdullah, Abdalmaliq al-Huthi, leader di Ansarullah, e i leader militari di Ansarullah Abdalqaliq al-Huthi e Abdullah Yahya al-Haqim. La risoluzione invitava anche “gli Stati membri, in particolare quelli confinanti con lo Yemen, a ispezionare… tutti i carichi diretti nello Yemen” e chiedeva ad Ansarullah di ritirarsi da Sana e dalle altre zone che aveva liberato. Inoltre il dipartimento del Tesoro statunitense annunciava sanzioni unilaterali contro Ansarullah e l’ex-comandante della Guardia Repubblicana dello Yemen Ahmad Salah. Il Comitato Rivoluzionario Supremo dello Yemen condannava la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dicendo che sosteneva l’aggressione saudita, e “invita le masse del popolo yemenita a radunarsi e protestare per condannare la risoluzione del Consiglio di sicurezza a sostegno dell’aggressione“. Nel frattempo Cairo ribadiva che non avrebbe inviato truppe per l’Operazione “Tempesta Decisiva”. Il portavoce militare egiziano Muhamad Samir riferiva delle “false informazioni da entità ostili” che miravano a danneggiare la sicurezza nazionale dell’Egitto, ribadendo che solo forze navali e aeree egiziane partecipavano alla coalizione saudita contro lo Yemen. A Faj Atan, il 17 aprile, i sauditi avrebbero usato armi chimiche nei loro bombardamenti.
L’US Navy inviava proprie navi al largo dello Yemen, ufficialmente per intercettare le navi iraniane. La squadra statunitense, al comando del contrammiraglio Chris Grady, comprendeva 10 navi: i dragamine Sentry e Dextrous, i cacciatorpediniere lanciamissili Sterett, Forrest Sherman e Winston Churchill, l’incrociatore lanciamissili Normandy, le portaerei Theodhore Roosevelt e Carl Vinson, la portaelicotteri d’assalto anfibio Iwo Jima, le navi da assalto anfibio New York e Fort McHenry, e la nave rifornitrice Charles Drew. Nel frattempo, al-Qaida nella Penisola Araba, ridenominatasi “Figli dell’Hadramaut”, occupava un terminal petrolifero e la caserma della 27.ma Brigata di Fanteria a Muqala, capitale dell’Hadramaut, mentre Ansarullah liberava la base della 190.ma Brigata della Difesa aerea e l’aeroporto militare di Rayan, sempre presso Muqala. Secondo un giornalista, “C’era un accordo tra le truppe (filo-saudite) e il consiglio di Muqala per cedere le basi delle brigate e l’aeroporto ad al-Qaida“. Sempre secondo il giornalista, le fazioni locali aiutano al-Qaida con il pretesto di proteggere la provincia dall’avanzata di Ansarullah. Così al-Qaida poté catturare diversi edifici governativi a Muqala, tra cui la prigione che ospitava centinaia di terroristi. Altri 32 civili venivano uccisi nei raid aerei sauditi a nord di Sana, nella provincia di Amran, nella città di Huth, a 100 chilometri dalla capitale, dove case e una scuola furono colpite. Il portavoce militare saudita il birgadier-generale Ahmad al-Asiri, avendo appreso l’arte della menzogna da Gladio e dai suoi media di disinformazione, attribuiva ad Ansarullah la strage di civili yemeniti, commessa invece dagli aerei sauditi. “Abbiamo le prove“, aveva detto Asiri in conferenza stampa a Ryadh, ma senza mostrarle, nel migliore stile delle prove ‘che non si possono esibire’ che la CIA e Washington s’inventano per giustificare le loro aggressioni militari. Sempre a Riyadh, il nuovo “vicepresidente” di Hadi, Qalid Bahah, si appellava ai militari yemeniti affinché sostenessero il “governo” filo-saudita. “In questo momento storico, faccio appello a tutti i membri delle forze armate e delle forze di sicurezza affinché aderiscano alle istituzioni statali legittime“. Le unità d’elite dell’esercito yemenita, fedeli a Salah, invece supportano l’avanzata di Ansarullah nel sud dello Yemen. Il 20 aprile, l’attacco aereo a un ponte nella città di Ib uccideva 20 persone. Altre 9 furono uccise nella città di Haradh, vicino al confine con l’Arabia Saudita, dove l’esercito saudita bombardava con l’artiglieria. Infine, il 21 aprile, l’Arabia Saudita terminava i bombardamenti nello Yemen dopo aver “raggiunto gli obiettivi militari“. Ma l’operazione “Tempesta Decisiva”, dopo un mese di attacchi aerei, era fallita non riuscendo a fermare l’avanzata di Ansarullah e far collassare il governo di Sana. L’Iran salutava la fine degli attacchi aerei come un progresso. Il portavoce dell’operazione saudita, Ahmad al-Asiri, aveva detto: “(La coalizione) conclude l’operazione “Tempesta Decisiva” avviata su richiesta del governo yemenita e del presidente Abdurabu Mansur Hadi“. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Marziyeh Afkham, dichiarava: “Avevamo già annunciato che non esiste una soluzione militare alla crisi dello Yemen. Indubbiamente, il cessate il fuoco, ponendo fine all’uccisione di persone innocenti e indifese, è un passo in avanti“.

houthi2Riferimenti:
Al-Masdar
Al-Masdar
Al-Masdar
Al-Masdar
Al-Masdar
BBC
DPA
FARS
Indian Express
IRIB
Moon of Alabama
US Navy
Nsnbc
RID
Russia Insider
RussiaToday
RussiaToday
Sinosphere
Sputnik
Sputnik
TASS
Washington Post
WSWS
Zerohedge

Le guerre di quarta e quinta generazione arrivano sui teatri europeo e mediorientale

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 21/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I senatori statunitensi Chris Murphy e John McCain, e il capo del partito neo-nazista ucraino Svoboda, Oleg Tjagnibok.

I senatori statunitensi Chris Murphy e John McCain, e il capo del partito neo-nazista ucraino Svoboda, Oleg Tjagnibok.

Statunitensi, inglesi, canadesi e altri militari occidentali addestrano le forze ucraine che includono gangster neonazisti di Ucraina e altre parti d’Europa, e il sostegno di NATO/CIA all’addestramento in Turchia e Giordania fornito ai jihadisti islamisti di Stato islamico, al-Nusra e al-Qaida, sono l’applicazione sul campo di battaglia delle tattiche della guerra di 4.ta generazione (4GW) e di 5.ta generazione (5GW) dei think tank di Pentagono e Central Intelligence Agency. Le 4GW/5GW riguardano principalmente l’uso dei cosiddetti “attori violenti non statali” (VNSA). Nel caso dell’Ucraina, questi, con l’integrazione dei battaglioni neonazisti nell’esercito ucraino regolare, sono divenuti “attori violenti statali” o VSSA. Il concetto di 4GW fu redatto da un gruppo del collegio di guerra del Pentagono alla fine degli anni ’80, per descrivere la minaccia degli insorti VNSA negli Stati falliti. Dopo aver affinato il concetto di 4GW, il mondo affronta gruppi come SIIL e derivati annidatisi negli Stati falliti come Yemen, Siria, Iraq, Afghanistan e Libia, grazie all’intervento militare e d’intelligence delle amministrazioni repubblicane e democratiche degli USA, minacciando la stabilità regionale e globale. La nomina del capo della milizia neo-nazista ucraina Dmitrij Jarosh a consulente del Comandante in Capo delle Forze Armate Viktor Muzhenko e l’integrazione dei gangster della milizia neo-nazista nell’esercito ucraino è un chiaro esempio di VNSA divenuti VSSA. Ciò è anche il passo di CIA e NATO dalla 4GW alla molto più pericolosa 5GW, in cui organizzazioni criminali, hacker e terroristi statali hanno un ruolo significativo. Jarosh ebbe un ruolo significativo nella rivolta “Euromajdan” che rovesciò il governo eletto ucraino con un colpo di Stato nei primi mesi del 2014. Una situazione simile esiste con lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (SIIL), il cui auto-proclamato “califfo” Abu Baqr al-Baghdadi fu visto nel nord della Siria in compagnia di politici neo-conservatori come John McCain e ufficiali di collegamento dell’ambasciata USA ad Ankara e della CIA. In ciò che è un cattivo auspicio per la sicurezza globale, Jarosh è divenuto un culto tra i capi neo-nazisti, così come numerosi nazionalisti ucraini, in particolare a Lvov, che collaborerebbro con i volontari del SIIL provenienti dai fronti siriano e iracheno. Jarosh e al-Baghdadi, una volta prigioniero delle forze di occupazione statunitense, sono VNSA da manuale. Jarosh è diventato un VSSA mentre le connessioni di al-Baghdadi con il “Milli Istihbarat Teshkilati” (MIT), l’Organizzazione Nazionale dell’Intelligence, e con il “Muqabarat al-Ama”, Direzione Generale dell’Intelligence saudita, indicano che anche lui è passato da VNSA a VSSA.
lead_large Le reclute neonaziste e del SIIL si battono per entità quasi-statali pesantemente coinvolte nella criminalità organizzata internazionale. Il regime ucraino si basa sul supporto di oligarchi come l’ucraino-israeliano Igor Kolomojskij, a capo di una mafia in Ucraina e all’estero. Gli irregolari dello Stato islamico giurano fedeltà a un califfato che sequestra persone, traffica le antichità saccheggiate (a volte in concerto con organizzazioni criminali ucraine e israeliane), infiltra reti informatiche e deruba banche. Organizzazioni criminali e VNSA/VSSA sono al centro della 5GW. Alcuni esperti vedono la 5GW come combinazione di barbarie e guerriglia. Certo, sotto tale definizione, decapitazioni e stragi del SIIL in Libia, Siria e Iraq e gli omicidi ben pianificati dai gangster statali di politici e giornalisti in Ucraina, critici del regime Kiev, seguono i piani dettati dalla 5GW. Un organigramma del SIIL recuperato dal campo di battaglia in Iraq e pubblicato da “Der Spiegel” rivela che il SIIL agisce come un servizio segreto. Ciò non dovrebbe sorprendere se si considera che tra i padroni del SIIL vi sono i servizi di sicurezza di Arabia Saudita e Turchia, agendo con più dei semplici “ammiccamenti e cenni” da CIA, MI-6 e Mossad. Il SIIL è affiliato all’“Esercito libero siriano” addestrato e armato dagli USA, in gran parte formato da leali ad al-Nusra, al-Qaida e SIIL. Gli ascari sauditi che combattono i ribelli huthi nello Yemen sono affiliati ad “al-Qaida nella penisola arabica” (AQAP) che ha saccheggiato con piacere dalle armerie abbandonate da Sana, a Muqala, Taiz e Aden, le armi statunitensi fornite ai passati regimi yemeniti. AQAP ha assaltato Muqala nello Yemen del Sud, liberando dal carcere il sedicente emiro dell’AQAP della provincia di Abyan, Qalid Batarfi. Non solo al-Baghdadi s’è guadagnato un altro alleato nello Yemen, ma i sauditi hanno un altro capo jihadista da usare per combattere gli huthi. L’armamento dell’AQAP con armi statunitensi catturate nello Yemen rispecchia la cattura da parte del SIIL delle armi statunitensi dalle basi abbandonate dell’esercito iracheno nelle regioni settentrionali ed occidentali dell’Iraq. Gli Stati Uniti sono i primi responsabili dell’inondazione di armi leggere in Medio Oriente, più di qualsiasi altra nazione. Tuttavia, permettendo a gruppi come SIIL e AQAP di armarsi, il Medio Oriente entra in una 5GW in piena regola.
8736718 E’ stato recentemente rivelato che i guerriglieri siriani che “catturarono” il corrispondente della NBC Richard Engel e il suo team nel 2012, non erano sciiti fedelissimi del presidente siriano Bashar al-Assad, come originariamente riportato dalla NBC, ma dell’Esercito siriano libero filo-USA. Engel mentì consapevolmente dopo il suo rilascio: “Penso di avere una buona idea di chi siano (i sequestratori). È un gruppo noto come Shabiha, milizia governativa. Costoro sono fedeli al Presidente Bashar al-Assad. Sciiti che parlavano apertamente della loro fedeltà al governo, esprimendo apertamente la loro fede sciita. Sono addestrati dalla Guardia Rivoluzionaria iraniana e sono alleati di Hezbollah”. Le dichiarazioni di Engel erano totalmente false, ma NBC News le diffuse. Engel inoltre spargeva la propaganda israeliana secondo cui Hezbollah e Iran erano i principali responsabili della guerra civile siriana. Se non fosse stato per il rovesciamento per mano USA e NATO della Libia di Muammar Gheddafi, il Boko Haram in Nigeria non potrebbe avere le armi dai jihadisti che hanno proclamato l’emirato nella Libia orientale. Infatti, i jihadisti libici e nigeriani hanno giurarono fedeltà allo Stato islamico di al-Baghdadi. Il presidente della Nigeria Goodluck Jonathan, aspramente criticato per non fare abbastanza per arginare Boko Haram, poi sconfitto alle elezioni, tuttavia raccolse enormi quantità di aiuti militari statunitensi grazie allo “spauracchio” del Boko Haram. L’inazione di Jonathan ha portato Boko Haram ad essere non solo una minaccia per il nuovo governo nigeriano di Muhammadu Buhari, ma anche per i vicini Niger, Camerun e Ciad. Tutto ciò ovviamente rientra nella strategia della 5GW dell’US Africa Command per l’Africa, continente divenuto fonte importante di materie prime per la macchina da guerra degli Stati Uniti.
Con la decisione del Pentagono di armare i neo-nazisti integrati nell’esercito ucraino, i pianificatori militari di Stati Uniti e NATO hanno ora intrapreso la pericolosa strada della 5GW. Oggi, VNSA come le bande neonaziste di Ucraina e altri Paesi europei, e i jihadisti islamici che da tutto il mondo aderiscono a Jabhat al-Nusra e altri gruppuscoli allineati allo Stato Islamico, passano da VNSA a VSSA. La “dottrina Obama”, in parte basata sull’intervento nelle nazioni destabilizzate, ha permesso l’introduzione della 5GW sulla scena mondiale.

Al-Baghdadi, pimo a sinistra, McCain primo a destra.

Al-Baghdadi, pimo a sinistra, McCain primo a destra.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 535 follower