Egitto: speranza per l’indipendenza politica araba

Aleksandr Kuznetsov, SCF 16/04/2016

4857b14fe4ad6f34ceaca282be8ed105Ultimamente sono apparse notizie che il divieto di voli per l’Egitto alle compagnie aeree russe sarà esteso al 2016, risalente al 31 ottobre 2015, quando un aereo di linea russo Airbus A321 precipitò nella penisola del Sinai. Molti pensano che l’attentato al jet russo fosse collegato alla risposta del Qatar alle operazioni delle Forze Aerospaziali della Russia in Siria. Dato che da quando esplosero le prime manifestazioni in Siria, Doha è un attivo sostenitore dell’opposizione antigovernativa armata nel Paese. Fin dal 2013, il Qatar rafforzava l’organizzazione terroristica nota come Stato islamico (SI). Doha non solo ebbe un ruolo di primo piano nella lotta al regime baathista di Damasco, ma cercava di indebolire anche la posizione dell’Arabia Saudita, che utilizzava le fazioni armate antigovernative filo-saudite per combattere lo SI. Nel 2013 i nemici di Damasco pensavano che i giorni del governo Assad fossero contati, e si combatterono per spartirsi il bottino siriano. L’attentato dell’ottobre 2015 è stato, in un certo senso, un avvertimento alla Russia. Ma l’attentato aveva anche un altro obiettivo: danneggiare il turismo in Egitto. Nel 2012 il Qatar contribuì a portare i Fratelli musulmani al potere a Cairo e sostenne in modo occulto il regime di Muhamad Mursi. Nell’estate 2013 cominciarono a circolare voci sulla possibile privatizzazione del Canale di Suez da parte di imprese del Qatar, l’Egitto, ovviamente, si sarebbe trasformato in una colonia di Doha… Ma i piani di Doha furono sventati dal rovesciamento del governo dei Fratelli musulmani nel luglio 2013. L’Egitto si rivelò troppo grande per i “Fratelli”, che non sapevano cosa farne. Le tensioni tra islamisti e forze laiche si moltiplicarono, e gli islamisti non ebbero il consenso. I salafiti egiziani lavoravano attivamente contro i Fratelli musulmani, e nell’estate 2013 il caos infuriava selvaggiamente in Egitto. In tali condizioni era impossibile investire o condurre affari di qualsiasi tipo in modo normale. Aumentò drammaticamente l’intolleranza religiosa e le aggressioni agli sciiti divennero più frequenti (il Paese ha una popolazione di diverse centinaia di migliaia di sciiti). Allo stesso tempo, la posizione dei cristiani copti in Egitto, circa sette milioni ed oltre il 10% della popolazione, peggiorava. Roghi di chiese e aggressioni ai cristiani copti divennero quotidiani. Il governo islamico non poteva o non voleva affrontare la situazione. Di conseguenza, la base del movimento tamàrrud lanciò la rivolta contro il governo dei Fratelli musulmani con il supporto dell’esercito. Il Generale Abdalfatah al-Sisi salvò l’Egitto dalla guerra civile. Dopo che la Fratellanza musulmana fu deposta, l’influenza del Qatar nel Paese crollò. Il colpo di Stato fu sostenuto da Riyadh che estese un generoso credito al governo militare egiziano, ma Cairo non divenne un fantoccio saudita. Sotto la guida del Generale Sisi, l’Egitto ha cominciato a recuperare la politica del nazionalismo arabo. L’Egitto fu il primo campione di quel movimento con l’amministrazione del Presidente Gamal Abdel Nasser. Non è un caso che il giornalista arabo più anziano, Muhamad Hasanayn Hayqal, amico e vicino di Nasser, divenne consigliere presidenziale di Sisi e autore di molti suoi discorsi. Hayqal è recentemente scomparso all’età di 92 anni.
I nuovi leader egiziani sono nettamente contrari al rovesciamento di Bashar al-Assad, e nel settembre 2015 in realtà supportarono le operazioni delle Forze di Difesa Aerospaziale della Russia nel Paese. Il Governo di Abdalfatah al-Sisi sostiene il governo laico libico di Tobruq guidato da Abdullah al-Thani e dal generale Qalifa Balqasim Haftar, che guidano la lotta contro i terroristi dello Stato islamico. Un’alleanza strategica russo-egiziana inizia a prendere forma.
L’Egitto occupa una posizione geopolitica unica, tra Maghreb e Mashriq, vale a dire, le parti asiatica e africana del mondo arabo. Controllando il passaggio dall’Oceano Indiano al Mar Mediterraneo, l’Egitto può influenzare Siria, Palestina, Arabia (Yemen) e Nord Africa. Il Medio Oriente non ha dimenticato che ogni importante decisione strategica nel mondo arabo, dalla seconda metà del XX secolo, fu presa nell’asse Cairo – Baghdad – Damasco. Egitto, Siria e Iraq erano un tempo i più potenti Stati del Medio Oriente. Lentamente questa situazione cominciò a cambiare alla fine degli anni ’70, quando le monarchie del Golfo, con un ordine del giorno islamista, si misero al centro della scena. L’espansione sproporzionata del loro potere è una delle cause della crisi in Medio Oriente. Damasco ha sopportato tanta aggressione che molto tempo passerà prima che possa assumere il ruolo di centro regionale indipendente. E il futuro dell’Iraq è incerto. Cairo resta l’unica speranza per la rinascita della politica araba indipendente. La minaccia del terrorismo è la peggiore per l’Egitto, ma il pericolo non va esagerato. I problemi maggiori si riscontrano nella penisola del Sinai, dove i terroristi del cosiddetto Stato islamico hanno proclamato il Wilayat Sinai. Le altre regioni del Paese e le grandi città sono abbastanza tranquille. Il tallone d’Achille dell’Egitto continua ad essere l’economia. Dopo che Abdalfatah al-Sisi ha preso il potere, il governo è riuscito a ridurre la disoccupazione. I nuovi leader egiziani elaborano piani per ampliare il Canale di Suez e creare zone industriali per prodotti high-tech. Tuttavia, questi piani ambiziosi sono ostacolati dalla mera mancanza di fondi. Il governo egiziano acquista gran parte del cibo del Paese (Cairo compra il 40% del grano dall’estero) ed è costretto a sovvenzionare le importazioni, dato che gli egiziani poveri non possono permettersi di comprare il pane a prezzi di mercato. Così l’Egitto o richiederà prestiti ad istituzioni finanziarie internazionali (con il rischio che l’occidente possa porre proprie richieste politiche) oppure svalutare la lira egiziana. Quest’ultimo passo comporterebbe tagli alle sovvenzioni e il rischio di rivolte sociali. Una lira più economica potrebbe aiutare l’industria del turismo, ma dopo la tragedia nel Sinai, i villaggi egiziani sono vuoti. L’afflusso di turisti non solo dalla Russia, ma anche da Gran Bretagna e Germania, è crollato. L’aiuto all’Egitto potrebbe assumere la forma degli investimenti. Data la situazione attuale, un Paese che stende una mano a Cairo troverà un alleato affidabile nella regione.

Muhamad Hasanayn Hayqal

Muhamad Hasanayn Hayqal

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Sito Aurora

La Siria nella geopolitica: cinque anni dopo

Omar Rafael García Lazo, al-MayadinSouth Front4-putin-friendsE’ ampiamente noto come Washington e Londra videro l’ascesa di Hitler in Germania con speranze antisovietiche. L’avvicinamento della Cina aveva motivazioni antisovietiche orchestrate dalla Casa Bianca. È nota la posizione degli Stati Uniti nel conflitto iraniano-iracheno, e il loro sostegno ai terroristi islamici in Afghanistan contro l’Armata Rossa è storia abbondantemente nota. Questi pochi esempi (ve ne sono altri) aiutano a capire il ruolo degli Stati Uniti quando pianta gli stivali su terreni scomodi. Allo stesso modo, dobbiamo capire cosa succede oggi in Siria, Paese da decenni ostacolo ai piani di Israele e Stati Uniti ed anche delle fratricide petromonarchie della regione.

Perché la Siria?
88706259_Siriya La proposta panaraba di sostegno alla causa palestinese e della resistenza anti-sionista, i rapporti con l’URSS e i concetti di organizzazione sociale e costruzione dello Stato dei leader siriani si scontrarono sempre con gli interessi geopolitici degli Stati Uniti, assetati di petrolio e bloccati nella Guerra fredda; di un Israele sionista dalle mire espansionistiche e delle monarchie tribali che videro crescere il loro potere con il boom della produzione di petrolio. L’invasione degli Stati Uniti di Afghanistan e Iraq, con la scusa della lotta al terrorismo, fu il culmine della loro egemonia, ma evidenziò l’esaurimento dell’uso della forza. Mentre gli Stati Uniti si bloccarono nei territori afgani e iracheni, la ricomposizione globale prendeva una piega inaspettata con l’ascesa cinese, la ripresa russa e l’inizio di una nuova era in America Latina. Allo stesso tempo, in Medio Oriente l’Iran rafforzava le posizioni anche con decine di migliaia di soldati statunitensi ai confini est ed ovest; la Siria affrontava la crisi con le riforme economiche; in Libano le forze della resistenza divenivano interlocutori indispensabili; e nei territori palestinesi occupati, Hamas vinse le elezioni per la prima volta. Così fu creato l’asse della resistenza formato da Iran, Siria, Hezbollah e Hamas. Da allora, l’Iran e i suoi alleati regionali sono un ostacolo strategico agli interessi regionali di Washington assieme a quelli di Tel Aviv e delle monarchie locali. L’asse Teheran-Damasco è alle porte dell’Asia centrale e dell’Oriente, dove Cina e Russia sono ancora l’obiettivo finale. Di conseguenza, gli USA scatenarono diverse azioni volte a indebolire tale alleanza. I militari israeliani ancora ricordano con disgusto come dovettero abbandonare i loro obiettivi in Libano meridionale, quando Hezbollah li conteneva mostrando un’elevata potenza di fuoco, dominio del terreno e controllo delle linee di rifornimento con il supporto di Iran e Siria, nel 2006. L’impotenza risultante si riversò due anni dopo contro Gaza e Hamas, il più debole membro dell’asse. L’Iran non fu lasciato in pace, ma date le dimensioni del nemico, la tattica fu diversa: sovvertimento interno aggiunto da pressioni internazionali e campagna mediatica senza scrupoli con l’obiettivo d’isolare il Paese a livello internazionale. Con la rielezione di Mahmud Ahmadinejad a Presidente nel 2009, gli Stati Uniti svilupparono un piano eversivo straordinario, rafforzato dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, capaci di far scendere migliaia di cittadini nelle strade sostenendo l’annullamento del voto. Tuttavia tali proteste prefabbricate furono sconfitte, costituendo un esempio di ciò che fu la primavera araba, stagione che, forse a causa del cambiamento del clima, non è mai sbocciata in alcuna delle monarchie alleate di Washington. A seguito di tali azioni, la Siria fu bersaglio degli Stati Uniti che, con il loro opportunismo proverbiale, puntavano ai loro interessi sostenendo senza scrupoli notori gruppi terroristici armandoli contro la Siria e il non allineato agli statunitensi Iraq, sempre più vicino Teheran, Damasco e Mosca. Il sostegno ai gruppi terroristici si materializzò con mezzi militari e tecnici, apparecchiature di comunicazione, informazioni d’intelligence e copertura mediatica. Fu impressionante vedere l’avanzata di convogli di camion pieni di terroristi e armamenti tra le sabbie del deserto, senza un singolo cenno dei portavoce occidentali o di uno dei loro mass media. Con i satelliti in grado di individuare una squadra in movimento nel mezzo della fitta giungla colombiana, sembrava inconcepibile che le unità dello Stato islamico si muovessero sotto gli occhi della grande potenza mondiale, lasciando una scia di crimini contro l’umanità in Iraq e Siria. Ma questo era l’obiettivo, consentire l’avanzata dello Stato islamico contro la Siria, smembrarla, indebolire l’alleanza e intimidire l’Iran che si opponeva allo smantellamento del proprio programma elettronucleare. Ma la Siria ha resistito, non solo contro i membri inumani dello Stato islamico, ma anche alla campagna mediatica contro il governo di Bashar al-Assad, criticato anche dalla sinistra di cui va discussa la dubbia capacità di riconoscere il vero nemico.

La svolta
La resistenza del popolo siriano, con migliaia di morti e rifugiati; la determinazione dell’esercito di lottare contro qualsiasi cittadella dei terroristi; e la decisione del Presidente di non cedere a qualsiasi pressione internazionale e rimanere alla guida del Paese, fece scomparire tutte le ipotesi secondo cui Bashar al-Assad non avesse alcun sostegno popolare e che la Siria non potesse resistere all’enorme invasione sostenuta da Stati Uniti, Turchia e certi Paesi arabi ed europei. A questa resistenza, l’appoggio militare e politico della Russia fu fondamentale. La decisione di Mosca d’iniziare attacchi aerei sistematici sulle posizioni dei terroristi in Siria fu il punto di svolta della guerra, creando le condizioni per l’avanzata dell’esercito che ultimamente riconquista, poco a poco, i territori occupati dallo Stato islamico o dai suoi affini e alleati. Questa svolta nella guerra chiariva i veri scopi di quei Paesi che sostengono i gruppi che si oppongono a Bashar al-Assad e allo stesso tempo pretendono di combattere il terrorismo. Una contraddizione netta che serve a giustificare l’invio di armi e munizioni ai terroristi. In tale scenario complesso, gli Stati Uniti hanno provocato manovre politiche in risposta alla pressione delle operazioni congiunte degli eserciti siriano, russo e iracheno, sostenuti da Iran e Hezbollah. Vittima delle proprie contraddizioni, il governo Obama e alleati ora discutono se evitare di offrire una tregua a Bashar e sostenere i terroristi o, con più pragmatismo, prevedendo le conseguenze del consolidamento dello Stato islamico, avere l’importante coinvolgimento della Russia nella regione e il rafforzamento dell’Asse della Resistenza incentrato su Iran e Siria. La cosa interessante di tutto questo è il silenzio dei mass media che hanno quasi omesso gli ultimi trionfi degli eserciti iracheno, siriano e russo, tra cui l’importante liberazione di Palmira. La realtà gli ha imposto il silenzio per evitare il discredito. Certo, è molto difficile spiegare, dopo cinque anni d’intensa campagna mediatica, come un dittatore può vincere ed essere lodato dal popolo nelle città liberate. E’ complicato supporre come l’Asse della Resistenza tra Iraq, Siria ed Hezbollah, a cui l’Iraq si unisce, dimostri forza e capacità militare. E’ molto difficile spiegare come in pochi mesi l’Aeronautica russa abbia colpito i terroristi più della coalizione degli Stati Uniti. E’ difficile riconoscere davanti al mondo politico, forza e capacità diplomatica e militare della Russia. E’ complicato spiegare perché sostenere i terroristi e permettergli di esportare il petrolio. E’ difficile spiegare come i terroristi ricevono missili e armi pesanti… E’ doloroso riconoscere che il piano non ha funzionato. Questa è la verità omessa, nascosta o distorta. Tutto ciò che è accaduto fino ad oggi conferma che la Siria è il nodo geopolitico mondiale. Vera o meno, la profezia attribuita a Caterina La Grande deve rimbombare nelle orecchie dei guerrafondai. La Zarina avrebbe affermato che “Le porte di Mosca si aprono a Damasco”. Nel 21° secolo sappiamo tutti che è vero. Le voglie di Washington si confermano; semplicemente non pensano di non poter passare per le porte della Grande Moschea di Damasco con i loro stivali.1169509Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il secondo rapporto dell’intelligence russa sull’aiuto turco allo Stato islamico

Rete Voltaire, Mosca (Russia) 9 aprile 2016

Il primo documento: “Il rapporto dell’intelligence russa sull’aiuto turco allo Stato islamico“, Rete Voltaire, 18 febbraio 2016.

L’invio di armi e munizioni dalla Turchia al territorio siriano occupato dallo Stato islamico
5DOZR4NLIl principale fornitore di armi ed equipaggiamenti militari dei combattenti dello SIIL è la Turchia, che agisce attraverso organizzazioni non governative. Le attività in tale settore sono supervisionate dall’Organizzazione dell’Intelligence Nazionale (MIT) turca e i rifornimenti vengono trasportati principalmente su strada, anche mediante veicoli integrati nei convogli di aiuti umanitari. La fondazione Besar (il cui presidente è D. Sanli) è attivamente coinvolta nelle operazioni incentrate su obiettivi precisi. Nel 2015 organizzò 50 convogli per le regioni turcomanne di Bayirbucak e Kiziltepe (260 km a nord di Damasco). Le donazioni da parte di individui ed entità sono “ufficialmente” le principali fonti di finanziamento. Infatti, i fondi versati sul conto di tale organizzazione provengono da una dotazione specifica del bilancio del MIT. La fondazione Besar ha aperto conti correnti in banche turche e straniere con l’aiuto del governo. La fondazione Iyilikder (il cui presidente è I. Bahar) invia una notevole quantità di armi ed equipaggiamenti militari nel territorio siriano occupato dallo SIIL. Nel 2015 inviò circa 25 convogli. La gestione dell’organizzazione non governativa è finanziata da fondi nei Paesi europei e mediorientali. I fondi denominati nelle valute più importanti vengono trasferiti su conti domiciliati nelle banche Kuveyt Turk e Vakif.
La Fondazione per la difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali (IHH) (il cui presidente è B. Yildirim) è strettamente coinvolta nell’invio di materiale militare ai terroristi in Siria. È ufficialmente supportata dal governo turco e opera sotto la direzione dei servizi segreti turchi. Dal 2011 tale fondazione ha inviato 7500 veicoli con diversi carichi diretti nel territorio occupato dallo SIIL, ed è finanziata con fondi in Turchia e altri Stati, raccolti tramite le banche turche Ziraat e Vakif. Inoltre, per affrontare i problemi nell’invio di armi ed equipaggiamenti militari nel territorio occupato dallo SIIL, gli agenti del MIT adottavano misure per controllare i depositi di armi e munizioni nelle città di confine di Bukulmez e Sansarin (530 km a sud-est di Ankara, nella provincia di Hatay). Le armi consegnate ai combattenti in genere attraversano il valico di frontiera di Cilvegoezu (530 km a sud-est di Ankara), con l’aiuto degli agenti dei servizi d0intelligence e della gendarmeria turca. Ad esempio, tra il 2 e l’8 novembre 2015 molte armi furono inviate nella città di Atma (310 km a nord di Damasco) dal valico di frontiera di Cilvegoezu. I terroristi che si trovavano in questa zona venivano riforniti con munizioni per i sistemi missilistici anticarro TOW, lanciagranate RPG-7 e armi di piccolo calibro. Nel novembre 2015, l’invio di materiale militare fu organizzato per i gruppi armati criminali presenti nella provincia di Lataqia. Gli islamisti ricevettero dai servizi d’intelligence turchi cannoni senza rinculo M-60 con munizioni, proiettili di mortaio da 82mm, munizioni da 23mm e 12,7mm, bombe a mano, attrezzature e apparecchiature per le comunicazioni. Tra l’11 e il 21 gennaio 2016, gli agenti dei servizi segreti turchi rifornirono l’organizzazione terroristica Jabhat al-Sham con munizioni calibro 7,62mm e 12,7mm e munizioni per i lanciagranate RPG-7. Il carico fu trasportato in un campo di terroristi nella provincia di Lataqia attraverso il confine siriano-turco dalla regione di Kizilcat (540 km a sud-est di Ankara). Parte delle armi e delle munizioni ricevute fu successivamente rivenduta dai capi operativi ai rappresentanti dello SIIL (in cambio di prodotti petroliferi, alimentari e altri beni). Il 25 gennaio 2016, la Fondazione turca per la difesa dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali finanziava l’invio di molto materiale e cibo (circa 55 tonnellate) per i terroristi dello SIIL. La federazione delle società e fondazioni filantropiche dalla Turchia era la responsabile dell’organizzazione del convoglio. I “carichi umanitari” furono inviati nel distretto di Bayirbucak, dal valico di frontiera di Yayladagi (530 km a sud-est di Ankara, nella provincia di Hatay). In precedenza, nel luglio 2015, la Fondazione aiutò l’Associazione per i diritti umani e la solidarietà con i popoli oppressi ad organizzare l’invio di un carico di oltre 177 tonnellate di materiale militare nel nord della Siria.
CasyrGjUYAAqHklInoltre, il traffico di esplosivi e prodotti chimici industriali fu organizzato a beneficio dei gruppi terroristici che operano in Siria con movimenti generalmente compiuti in territorio turco e attraverso i valichi di frontiera presso Reyhanli ( Turchia), Azaz (Siria), Qamishli (Siria) e Jarabulus (Siria). I fiumi, in particolare l’Eufrate, sono spesso utilizzati per il trasporto di grandi carichi di componenti chimici utilizzati per la fabbricazione di esplosivi (nitroglicerina, nitrato di ammonio, polvere da sparo e tritolo). In totale, l’invio ai terroristi attraverso la Turchia nel 2015 è quantificato in 2500 tonnellate di nitrato di ammonio (per un valore approssimativo di 788700 dollari USA), 456 tonnellate di nitrato di potassio (468700 dollari), 75 tonnellate di polvere di alluminio (496500 dollari), e si valuta 19400 dollari di nitrato di sodio, 102500 dollari di glicerina e 34 000 dollari di acido nitrico. La maggior parte delle sostanze chimiche vengono acquistate nelle province del sud-est della Turchia (Mersin, Hatay, Kilis, Gaziantep e Sanliurfa) con l’assistenza di aziende locali. In particolare, l’azienda Tevhid Bilisim Merkezi (città di Sanliurfa, distretto di Alcak, centro commerciale Bagdat, ufficio 1) è una società intermediaria. I proprietari Ismail e Ahmet Bayaltun acquistano i prodotti delle società della “zona economica libera di Mersin” (città di Mersin) e successivamente spediscono la merce ai terroristi. Inoltre, la società Tsitrkimya (Istanbul, proprietario: Zaur Guliyev) effettua forniture dirette di polvere di alluminio allo SIIL. Le aziende Trend Limited Sirket (città di Sanliurfa) e Maxam Anadolu (città di Malatya) sono specializzate nell’invio ai terroristi di fusibili di sicurezza e cordoncini detonanti (principale componente attivo: tetranitrato di pentaeritrite) oltre che di detonatori a percussione e detonatori elettrici.
Per consentirne il libero passaggio senza i controlli alle frontiere, con la complicità implicita delle autorità turche, le merci vengono inviate ad aziende amministrative presumibilmente registrate in Giordania e Iraq. I documenti di spedizione sono contrassegnati “Transito attraverso la Repubblica araba siriana” nella sezione sul metodo di consegna al destinatario. La registrazione dei prodotti e relativi documenti avviene nelle stazioni doganali delle città di Antalya, Gaziantep e Mersin (Turchia). Dopo il completamento delle formalità necessarie, le merci attraversano il confine senza difficoltà nei valichi di Cilvegoezu e Oencuepinar (520 km a sud-est di Ankara, provincia di Kilis).YPG Identified Seized Turkish Vehicle Shipment Weapons Heading To Al Qaeda Wing 5Relazione del 18 marzo 2016.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bruxelles: le False Flag di CIA, Mossad e Gladio (2.da Parte)

Aanirfan31AFDADA00000578-3469066-image-a-23_1456741506423Daily Mail. Gli attentati terroristici sono generalmente progettati per spostare l’opinione pubblica verso destra. Strategia della tensione / Il sostegno all’estrema destra raggiunge il picco in Belgio per la rabbia crescente dopo gli attentati di Bruxelles

517204914Foto di Ketevan Kardava

Quasi tutte le immagini degli attentati di Bruxelles sono state scattate da Ketevan Kardava, giornalista della TV pubblica della Georgia. Era a pochi metri dalla ‘bomba’. Ketavan Kardava la fotografa dei finti attentati di Bruxelles / La foto delle polemiche / Foto di Ketevan Kardava2016-03-25-1Ketevan Kardava aveva anche seguito le ‘false flag’ terroristiche in Norvegia e a Parigi.mada-murderIl cadavere del palestinese ucciso dagli israeliani e che sembra non sia stato soccorso dai medici di United Hatzalah. Quando il personale medico assiste a un omicidio
L’ente medico ebraico United Hatzalah era nell’aeroporto di Bruxelles, quando le esplosioni ebbero luogo il 22 marzo 2016. Il 29 febbraio 2016, United Hatzalah e le Forze di Difesa israeliane effettuarono un’esercitazione su una grave catastrofe. United Hatzalah, ONG israelianalogoUnited Hatzalah ha forti legami con l’esercito israeliano. I medici in combattimento Amdocs delle IDF creano United Hatzalah
United Hatzalah, ONG ebraica, sarebbe una facciata del Mossad. United Hatzalah ha prodotto il video dei passeggeri presso l’aeroporto di Bruxelles. 2 ore dopo che l’aeroporto di Bruxelles fu colpito dalle esplosioni, United Hatzalah pubblicava questo tweet:yeret-1024x577Il volontario della United Hatzalah, Yaakov Yeret, riferiva che “Al momento dell’esplosione pregavo nella sinagoga dell’aeroporto“. Link
Il quartier generale internazionale di United Hatzalah è a New York ed è diretto da Mark Gerson. Gerson è un ex-vice direttore del PNAC, il Progetto per il Nuovo Secolo Americano. Bruxelles, PNAC e United Hatzalah / Panamzaje-suis-mossadL’ex-parlamentare belga Laurent Louis dice che i servizi di sicurezza potrebbero essere stati coinvolti negli attentati del 22 marzo 2016 a Bruxelles. Scrive: “O i nostri servizi di sicurezza sono incompetenti… O sono all’origine degli attentati… Dato il livello di allerta, è inconcepibile che individui potessero entrare… nell’aeroporto nazionale con le bombe e farvele esplodere…Laurent Louis – Inaugura Les Belges / Bruxelles, PNAC e United Hatzalah / PanamzaParis shooting suspect, Salah Abdeslam, and suspected accomplice, Hamza Attou, are seen at a petrol station on a motorway between Paris and Brussels, in Trith-Saint-LegerL’attentato di Bruxelles è un esempio di Gladio-B della CIA. Salah Abdasalam, è accusato di avere pianificato l’attentato del 22 marzo 2016 a Bruxelles. Salah Abdasalam sarebbe stato coinvolto nell’attentato di Parigi del 13 novembre 2015. Mentre Salah Abdasalam era in fuga, fu fermato e rilasciato dalla polizia per 3 volte. Salah. Il 7 dicembre 2015, un agente della polizia belga disse ai superiori esattamente dove vivesse Salah Abdasalam, rue des Quatre Vents 79, Molenbeek, Bruxelles. Daily Mail (Daily Mail) Ma fu solo il 18 marzo 2016 che Salah Abdasalam fu arrestato a rue des Quatre Vents 79. Salah Abdasalam fu interrogato per una sola ora nei quattro giorni prima del massacro di Bruxelles. Il quotidiano israeliano Haaretz ha rivelato che l’intelligence belga aveva informazioni precise su quando gli attentati si sarebbero verificano e quali fossero gli obiettivi. La conclusione è che alcuni servizi di sicurezza organizzarono gli attentati di Parigi e Bruxelles. Salah Abdasalam sarebbe la recluta ideale per i servizi di sicurezza, essendo alcolista e prostituto. Alcuni servizi di sicurezza sono accusati di essere pesantemente coinvolti nel commercio di schiavi del sesso minorenni, armi ed ‘eroina.31AF4FF700000578-3469066-image-a-2_1456739837618Come nella tragedia dell’11 settembre, le sparatorie in Norvegia e gli attentati di Londra, i servizi di sicurezza effettuarono delle esercitazioni prima degli attentati. L’azienda ICTS, legata ad Israele, gestisce le operazioni di sicurezza all’aeroporto di Bruxelles. L’ex-israeliana Intel Operatives dirige la sicurezza dell’aeroporto di Bruxelles.31B3248600000578-3469066-image-a-76_1456756804377I servizi di sicurezza di solito svolgono esercitazioni terroristiche prima di effettuare i loro attacchi sotto Falsa Bandiera. Un’esercitazione sul terrorismo contro un convoglio della metropolitana si svolse il 29 febbraio 2016. Daily Mail

La Turchia collabora con Israele contro il terrorismo, dice Erdogan a Rivlin31B283A900000578-3469066-image-m-85_1456757192081Gli attentati a Bruxelles ebbero luogo il 22 marzo 2016. L’esercitazione fu la più grande d’Europa, con vagoni della metropolitana e centinaia di finti cadaveri. L’esercitazione si svolse in una centrale elettrica in disuso nel Regno Unito.brussels-flashbackIsraele ama vendicarsi dei critici.SASSON TIRAM TL 972 52 4203780 P.O.B. 4677 JERUSALEM 91046 ISRAELIl ministro dell’intelligence israeliano Yisrael Katz, inconsapevolmente, ha spiegato la ‘strategia della tensione’ della CIA. Yisrael Katz ha detto: “Se in Belgio continuano a mangiare cioccolato, godersi la vita e a passare da grandi liberali e democratici pur non tenendo conto del fatto che alcuni musulmani che hanno lì organizzano il terrorismo, non potranno combatterli”. Daily Mail
Quindi, smettete di godervi la vita ed iniziare a sostenere Israele e le potenze alleate.31AFDA1C00000578-3469066-image-a-42_1456742509982Gli attentati a Bruxelles sono un’operazione interna. I servizi di sicurezza belgi furono avvertiti che aeroporto e metropolitana stavano per essere attaccati. L’intelligence belga aveva ricevuto l’allerta precisa che l’aeroporto avrebbe subito un attentato – Haaretz31B324DC00000578-3469066-image-a-72_1456756721088Abbiamo bisogno di Trump per essere al sicuro. Webster Tarpley si chiede perché così tante persone lo sostengano: “Come potrebbe Wall Street spingere gli evangelici rurali meridionali ed occidentali a votare un partito impegnato a sacrificare gli interessi dei poveri contadini in nome degli adoratori di mammona a Manhattan?” La risposta è la strategia della tensione.

3278030800000578-3505243-image-a-28_1458687831846Quattro missionari mormoni erano presenti all’attentato sotto falsa bandiera di Bruxelles del 22 marzo 2016 e lo documentarono su un blog. Mason Wells era a Parigi durante gli attentati sotto falsa bandiera del 2015 a Parigi ed era a un isolato di distanza dal traguardo della maratona di Boston nell’attentato sotto falsa bandiera del 2013. Daily Mail
OpEdNews parla del collegamento mormoni-Mossad-Cia: “La prima consapevolezza pubblica del nesso tra agenti segreti del Mossad e mormoni fu resa pubblicata da Norman Mailer in A Harlot High and Lo negli anni ’60“. Secondo un articolo di Scoop (Bush e i mormoni), i mormoni hanno “una presenza sproporzionata nella CIA e nell’FBI negli anni, e J. Edgar Hoover avviò l’FBI con agenti mormoni”.akunis1Il ministro della Scienza israeliano Ofir Akunis ha collegato gli attentati di Bruxelles alla condanna delle politiche israeliane in Europa. Il ministro suggeriva che Bruxelles non sarebbe stata attaccata se l’Europa non fosse critica verso Israele. Alcuni norvegesi erano critici verso Israele poco prima degli attentati in Norvegia nel 2011. Altre prove che Israele ha diretto gli attentati in Norvegia31AFD97800000578-3469066-image-a-32_1456742346432Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Egitto rafforza la sicurezza nazionale

South Front, 30/03/2016

XQT95938L’Egitto rafforza i servizi speciali e di sicurezza per contrastare le azioni distruttive dei gruppi terroristici eterodiretti, in particolare nella penisola del Sinai e la resistenza dei Fratelli musulmani clandestini. L’incapacità di sconfiggere il terrorismo in altre regioni di mostra che i servizi speciali egiziani non possono ancora contrastare la minaccia. Perciò Cairo compie passi per aumentarne l’efficienza. Il Dipartimento di Ricerca Tecnica (TRD) della Direzione Generale dell’Intelligence (GID), svolge un ruolo importante nella sicurezza dell’Egitto. TRD è responsabile del monitoraggio delle conversazioni telefoniche, di internet, della video-sorveglianza di città e confini. Inoltre, TRD monitorerebbe le comunicazioni di quasi tutti i vertici civili e militari egiziani. Gli esperti ritengono che Muhamad Anwar Sadat, terzo presidente d’Egitto, decise di monitorare e controllare l’opposizione nel Paese. Il monitoraggio delle ONG e dei media finanziati dall’estero rimane principale compito del TRD. In altre parole, è l’analogo egiziano della National Security Agency degli USA.
Il TRD viene descritto come ufficio del GID e tuttavia appare indipendente, con propri bilancio ed operazioni. In effetti, il TRD è supervisionato direttamente dal Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi. Il direttore del TRD è il ‘Dr Layla’, persona ignota anche ai dirigenti del TRD. La società tedesca-finlandese Nokia Siemens Networks (NSN) e la società di tecnologia della sorveglianza italiana Hacking Team sono i principali rifornitori tecnologici del TRD. Ciò che è noto dai documenti trapelati è che il TRD avrebbe acquisto dalla NSN un sistema d’intercettazione, un centro di monitoraggio e una rete X25, tecnologie che consentono l’accesso a Internet via dial-up. Le prime due tecnologie permettono una sorveglianza massiccia al TRD. In totale, NSN fa fornito al TRD 25 diverse tecnologie. Un’altra società collegata con il TRD è la società della Siemens German Telecommunication Industries (EGTI). La sua specializzazione è il monitoraggio della rete dei cellulari. Hacking Team ha fornito al TRD attrezzature e programmi del Remote Control System (RCS). Questo sistema costa circa 1 milione di euro e permette al TRD di accedere a server e reti di giornalisti e partiti in Egitto e altri Paesi. Ora, TRD stipula contratti con l’A6 Consultancy and Solve IT tramite il GNSE Group affiliato all’azienda egiziana Mansur Group. L’obiettivo è rafforzare la sicurezza delle informazioni e delle telecomunicazioni governative. Separatamente, il TRD negozia un contratto da 2,4 milioni di euro con Hacking Team per acquistare diversi sistemi di hacking e sicurezza informatica. Risultato del contratto, la TRD dovrebbe avere accesso a comunicazioni elettroniche attraverso dispositivi Apple.
Considerando tutte le informazioni disponibili, appare chiaro che l’Egitto compie sforzi significativi per sviluppare l’infrastruttura d’intelligence che dovrebbe permettere al governo d’impedire attentati e sconfiggere il terrorismo nella regione. Se questi problemi saranno risolti, le autorità egiziane probabilmente utilizzeranno l’infrastruttura contro avversari interni ed esteri. Ciò è particolarmente evidente con la chiara volontà dell’Egitto di espandere l’influenza in Medio Oriente.Mideast-Egypt_Horo-19-635x357Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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