La Turchia corre in soccorso del Califfato

Alessandro Lattanzio, 26/4/2017Il 25 aprile, 26 velivoli dell’aviazione turca bombardavano le basi curde e yezidi sul Jabal Qarju, nella regione di Shinqal, tra la Siria e l’Iraq, nei pressi di Dariq, distruggendo una base delle YPG, una stazione radio e un centro mediatico del PYD, ed uccidendo 20 combattenti delle YPG e 5 peshmerga curdi iracheni. Le YPG addestravano le forze di difesa yezidi. I cacciabombardieri turchi distruggevano anche il memoriale dei curdi caduti combattendo contro il Califfato.Gli attacchi aerei turchi erano volti a bloccare l’operazione delle YPG (SDF) contro la base dello Stato islamico di Raqqa, dove le forze democratiche siriane avevano eliminato 18 terroristi la stessa mattina del 25 aprile. Il leader del Partito dell’Unione Democratica Curda (PYD) Salih Muslim affermava che “gli aerei da guerra turchi non possono volare nella zona senza l’approvazione della coalizione. La coalizione deve fare una dichiarazione, sapeva dell’attacco? Cosa ne pensa?” Ilham Ehmed, leader del Consiglio Democratico Siriano (SDC) affermava, “Mentre le YPG partecipano all’operazione Rabbia dell’Eufrate per liberare Raqqa, la Turchia attacca i nostri centri. Non accettiamo attacchi aerei alle nostre forze, siano esse turche, russe o siriane“. L’artiglieria turca bombardava anche il villaggio curdo di Farfiraq, nell’area di Raju, presso Ifrin, a nord di Aleppo; nel frattempo, 15 terroristi filo-turchi venivano eliminati dalle SDF ad al-Shahba e Ifrin, dopo che i terroristi filo-turchi avevano attaccati i villaggi della regione di al-Shahba, bombardando le posizioni delle SDF ad al-Wahshiyah, Tal Madhiq, diga di al-Shahba, al-Qulsaruj, al-Samuqah, al-Shahba, al-Shalah, Tal Jihan, al-Hisah, Harbal, Tal Rifat, Shayq Isa, al-Wardiyah, Hasijaq, Ayn Daqanah e Miniq.Gli Stati Uniti esprimevano ‘profonda preoccupazione’ per gli attacchi aerei turchi contro i combattenti curdi in Siria e Iraq, dichiarando di non essere stati autorizzati dalla coalizione anti-SIIL degli Stati Uniti. “Abbiamo espresso queste preoccupazioni direttamente al governo della Turchia“, ha detto il portavoce del dipartimento di Stato USA Mark, “Questi attacchi aerei non sono stati approvati dalla coalizione e hanno portato alla sfortunata perdita di vita di nostre forze partner nella lotta contro lo Stato islamico“. I turchi avevano segnalato gli imminenti attacchi aerei a Stati Uniti e Russia, e in risposta il Pentagono esortava a “rispettare l’integrità territoriale dell’Iraq“. A differenza della Russia, che avvertì i siriani dell’attacco su Shayrat, Washington non avvertiva i suoi ‘alleati’ curdi dell’imminente attacco aereo turco, che tra l’altro colpiva le aree santuario per i curdi istituite dagli USA quando avvertirono Damasco di non bombardarle, poiché gli istruttori statunitensi addestravano i combattenti delle YPG. Gli statunitensi dispongono di basi militari a sud di Ayn al-Arab e presso Qamishli, in Siria, dove opera il 75.mo Reggimento Ranger delle forze speciali statunitensi, che partecipano alle operazioni delle SDF/YPG contro le basi dello SIIL a Raqqa e a Tabaqa.
Tutto ciò avveniva pochi giorni dopo che la Russia riattivava la linea telefonica tra i militari russi e statunitensi in Siria, dopo aver chiarito agli Stati Uniti che le loro operazioni aeree in Siria dipendono dall’accordo russo e che la Russia non le permetterà se gli Stati Uniti effettueranno ulteriori attacchi contro la Siria. La linea era stata riattivata il giorno dopo la richiesta personale del segretario di Stato USA Rex Tillerson al Ministro degli Esteri russo Lavrov, il 21 aprile.Nel frattempo, il governatore generale di Dara, Muhamad Qalid al-Hanus, osservava la preparazione dell’Esercito arabo siriano nell’affrontare qualsiasi possibile aggressione da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati, “Gli Stati Uniti sono il principale sostenitore della guerra contro la Siria e aiutano i terroristi a Dara dalla Giordania. Ma se decidono di schierare proprie forze nei territori siriani dai confini giordani, ciò sarà considerato una chiara aggressione alla sovranità della Siria e il Comando Generale dell’Esercito arabo siriano adotterà nuove misure operative nella regione”. Il Presidente siriano Bashar al-Assad aveva dichiarato che Damasco ha intelligence sulla Giordania intenzionata a dispiegare proprie truppe in Siria in coordinamento con gli Stati Uniti, “Abbiamo queste informazioni, ma in ogni caso la Giordania fa parte dei piani statunitensi sin dall’inizio della guerra in Siria. Gli Stati Uniti definiscono i piani e gli attori e appoggiano tutto ciò che colpisce la Siria dalla Giordania, e i molti terroristi che provengono dalla Giordania e, naturalmente, dalla Turchia, fin dal primo giorno di guerra in Siria“. La dichiarazione osservava i colloqui tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il re Giordano Abdullah II alla Casa Bianca sul Medio Oriente. La Giordania rientra nella coalizione degli Stati Uniti contro lo ISIIL, che effettua attacchi aerei in Siria senza l’approvazione delle autorità siriane, violando il diritto internazionale.

Forze speciali statunitensi distaccate presso le YPG curde.

Fonti:
Cassad
FNA
FNA
FNA
Kom News
Kom News
Moon of Alabama
Reuters
Rudaw
The Duran

Il comandante dell’esercito turco Huslu Akar (a destra) guida gli attacchi aerei turchi su 39 posizioni curde in Iraq e Siria.

La Russia sviluppa un sistema antisatellite

Anatolij Zak, RSW, 21/4/2017

All’inizio del 2015, l’esercito russo completava con successo i test iniziali di un drone spaziale di nuova generazione progettato per rilevare e distruggere i satelliti nemici in orbita, secondo fonti affidabili. Un velivolo molto più sofisticato rispetto ai sistemi antisatellite di prima generazione noti anche come ASAT; il nuovo killer satellitare ha dimostrato la capacità di avvicinarsi molto agli obiettivi e d’inviarne le immagini a terra. Tuttavia scopo finale del nuovo velivolo sarebbe la distruzione dei mezzi stranieri, in primo luogo i satelliti militari degli Stati Uniti. Dopo il lancio di 2 satelliti di prova, sotto i nomi di copertura Kosmos-2491 e Kosmos-2499, l’ultimo velivolo spaziale della serie, designato Kosmos-2504, entrò in orbita il 31 marzo 2015 e, dopo una serie di manovre, compì la missione intorno al 16 aprile. Le manovre orbitali continuarono a luglio.

Sistema di nuova generazione
Secondo una fonte, all’inizio del 2015 un satellite antisatellite russo, probabilmente il Kosmos-2499, si era già avvicinato, inviandone le immagini, a un satellite militare statunitense! Finora non c’era stata conferma di tale incontro dal governo degli Stati Uniti. Anche se i parametri orbitali dei satelliti statunitensi non sono ufficiali, i dati amatoriali consentono di escludere praticamente tutti i satelliti non russi noti nelle orbite corrispondenti al Kosmos-2504 e simili, dice Jonathan McDowell, scienziato dell’Harvard-Smithsonian Center of Astrophysics e noto storico. Di conseguenza, non sarebbe possibile una formazione in volo o un appuntamento a bassa velocità tra il satellite russo e qualsiasi altro satellite, come quello osservato tra il Kosmos-2499 e lo stadio Briz-KM. Tuttavia, “un veloce flyby ad alta velocità è certamente possibile, e non posso escluderlo“, scriveva McDowell in una e-mail. Con sufficiente manovrabilità, i nuovi velivoli antisatellite russi potrebbero utilizzare laser o armi cinetiche di piccole dimensioni anziché esplosivi e shrapnel per disattivare i loro obiettivi. Le navette potrebbero quindi manovrare ed attaccare un altro satellite. Tuttavia, date le dimensioni relativamente piccole dei satelliti russi osservati, la loro capacità di manovra è probabilmente limitata. Allo stesso tempo, potrebbero essere solo precursori di velivoli spaziali più grandi e potenti. Le prove segrete dell’ultimo sistema antisatellite russo coincisero con il peggioramento delle relazioni tra occidente e Oriente per la crisi ucraina. Inoltre, anni di sforzi congiunti russi e cinesi nelle Nazioni Unite per introdurre il divieto di diffusione di armi nello spazio non hanno prodotto nulla per l’opposizione degli Stati Uniti a tale trattato, che sarebbe inapplicabile e privo di senso. Ironia della sorte, Cina e Stati Uniti l’hanno dimostrato distruggendo obiettivi orbitali con missili terrestri.

Lancio del Kosmos-2504
Un misile Rockot lanciò tre satelliti Gonets-M 21, 22 e 23 del Blocco 14 della rete Gonets-D1M e un carico utile militare classificato. Secondo i media, il Rockot/Briz-KM venne lanciato il 31 marzo 2015, alle ore 16:47:56 di Mosca dal sito 133 di Plesetsk. Il Ministero della Difesa russo confermò il lancio e la presenza di un quarto carico utile militare a bordo del vettore, che avrebbe ricevuto la designazione ufficiale di Kosmos-2504, e che potrebbe anche avere la designazione 14F153. La sezione del carico venne separata dal secondo stadio del vettore di lancio alle 16:53 e la navetta spaziale avrebbe raggiunto l’orbita alle ore 18:45.Manovre orbitali
I radar occidentali individuarono cinque oggetti (probabilmente quattro satelliti e lo stadio Briz-KM) nell’orbita di 1172 per 1506 chilometri con inclinazione di 82,5 gradi verso l’equatore. Nel catalogo pubblico del Comando Strategico degli Stati Uniti, questi oggetti hanno ricevuto le denominazioni 2015-020A, 2015-020B, 2015-020C e 2015-020D. Poche ore dopo il lancio, il radioamatore olandese Cees Bassa rilevò le trasmissioni radio associate all’Object 2015-020D, identiche ai segnali dei satelliti manovrabili Kosmos-2491 e Kosmos-2499. Sulla base dei parametri orbitali dell’Object D, era chiaro che il Kosmos-2504 si era separato dal Briz-KM dopo che lo stadio aveva manovrato verso l’orbita di “sepoltura”, anziché librarsi insieme ai tre satelliti Gonets, come Kosmos-2491 e Kosmos-2499 avevano già fatto, secondo osservatori del forum online della rivista Novosti Kosmonavtiki. I dati radar occidentali indicano che il 9 aprile 2015, Kosmos-2504 compì una piccola manovra, passando da un’orbita di 1171 per 1505 chilometri ad una di 1173 per 1508 chilometri. Un’altra serie di manovre apparentemente cominciò intorno al 13 aprile, culminando con un appuntamento con lo stadio Briz-KM, che l’aveva messo in orbita. La sera del 15 aprile, i due oggetti sarebbero stati distanti 4,4 km e il 16 aprile solo 1,4 chilometri. Inoltre, intorno al 16 aprile, lo stadio Briz-KM indicava una salita leggera, molto più probabilmente si spinse a un’orbita più alta, deliberatamente o in conseguenza dell’impatto fisico durante l’attracco. Tuttavia, il 17 aprile i due oggetti furono rilevati distanziarsi di nuovo, con il Kosmos-2504 ancora nell’orbita d’appuntamento e il Briz-KM su un’orbita decisamente superiore.

Nuove manovre nel luglio 2015
Tra il 2 e il 3 luglio 2015, il Kosmos-2504 compi una manovra improvvisa scendendo di 53 chilometri, secondo gli osservatori del forum online di Novosti Kosmonavtiki. Il satellite passò dall’orbita di 1181 per 1528 chilometri a una di 1154 per 1476 chilometri. L’inclinazione orbitale era leggermente cambiata da 82,49 a 82,68 gradi. L’8 ottobre 2015, Kosmos-2504 manovrò verso lo stadio Briz-KM che l’aveva messo in orbita e rimase nelle vicinanze per il resto del mese.

Kosmos-2504 si rianima nel 2017
Quasi due anni dopo aver ultimato le prove, il misterioso satellite militare russo Kosmos-2504 riprendeva improvvisamente le manovre. I suoi primi movimenti evidenti dal 2015 furono rilevati il 27 marzo 2017. Il 20 aprile, Kosmos-2504 passò notevolmente vicino, 1183 metri, dall’Object 1999-025DPP; i resti del satellite meteorologico cinese Fengyun-1C distrutto l’11 gennaio 2007 da un test con un missile antisatellite della Cina. Questo relitto spaziale circuita la Terra su un’orbita di 848 per 736 chilometri con un’inclinazione di 98,87 gradi verso l’equatore, secondo il NORAD. È una delle centinaia di frammenti lasciati dall’esplosione e tracciati dai radar. La navetta spaziale russa ha poi condotto un’altra manovra tra il 18 e il 19 aprile 2017. Ancora più sorprendente, il satellite precedente Kosmos-2499 apparve compiere una manovra nello stesso tempo!

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come scoppiò la guerra di Corea, 1950-53

Luca Baldelli1. Dal dominio giapponese a quello statunitense: la continuità dell’imperialismo: “Ripeti una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”
Il vangelo goebbelsiano, passato di mano con la fine della Seconda Guerra Mondiale ai tetri sacerdoti dell’anticomunismo, ha continuato a far proseliti, fino addirittura a diventare scontato canone esegetico-interpretativo, anche a sinistra. A farne le spese, tra i tanti capitoli della storia moderna e contemporanea, è stata certamente la Guerra di Corea del 1950-53 voluta e scatenata dall’imperialismo statunitense, per interposti governanti fascisti usurpatori della Corea del Sud, ma quasi unanimemente ritenuta, grazie alla propaganda intossicante delle centrali anticomuniste, un sanguinoso conflitto provocato dai comunisti sovietici e nordcoreani. Sarà il caso, quindi, di ripercorrere le tappe di questo conflitto, togliendo la maschera a calunniatori e falsari, purtroppo trasversalmente annidati (anche nell’“estrema sinistra”, specie trotskista). La Penisola coreana, da sempre oggetto di mire espansionistiche, imperialiste e colonialiste, tanto dell’occidente quanto dei giapponesi, si ribellò ai fascisti nipponici ed uscì dal secondo conflitto mondiale duramente provata, dal punto di vista sociale ed economico. La dominazione di Tokyo, iniziata nel 1905 e proseguita dietro il velo della progettata “sfera di coprosperità della Grande Asia Orientale”, significò non solo oppressione, cancellazione dei più elementari diritti di parola, di associazione, di agibilità politica, ma anche intensificazione del secolare sfruttamento delle masse contadine e saccheggio delle risorse di cui la Corea era ed è ricca (specie al Nord!) da parte dei monopoli giapponesi, i famigerati zaibatsu: oro, argento, magnesite, zinco, piombo e altre tesori del sottosuolo, furono convogliati verso le grandi concentrazioni capitalistiche nipponiche, a tutto profitto dell’oligarchia fascista. Contro questo stato di cose, fin dagli anni ’30 si era sviluppata una forte lotta antifascista, che dal 1940 raggiunse progressivamente il culmine, sotto la guida del Partito Comunista e del suo grande leader Kim Il Sung (Kim Ir Sen), destinato a diventare la carismatica guida della Corea democratica per decenni. Le masse operaie e contadine supportarono attivamente il movimento partigiano, soprattutto perché le sue parole d’ordine e i suoi programmi univano l’istanza della liberazione nazionale dal giogo straniero a quella delle più ampie riforme in senso democratico e progressista. Naturalmente, questa piattaforma fu vista sin dall’inizio come il fumo negli occhi da parte degli anglostatunitensi, desiderosi non della liberazione della Penisola coreana, ma di sostituire il dominio imperialista giapponese con il loro, con quello delle loro multinazionali e banche. Quasi tutti i principali esponenti politici statunitensi, è bene ricordarlo, avevano cospicui interessi nei consigli d’amministrazione di società e grandi concentrazioni. Basti pensare ad Allen Dulles, fratello di John Foster Dulles (che come vedremo sarà il vero stratega della Guerra di Corea) e capo dei servizi segreti statunitensi (OSS, Office of Strategic Services), il quale nel 1934 era membro del consiglio di amministrazione della “Banca Schroeder”, uno dei polmoni finanziari del nazismo, e che nel 1945 sedeva in quello della “National City Bank”, controllata dai Rockefeller e principale azionista della “New Corea Company”, colosso yankee fondato per subentrare al dominio economico giapponese in Corea.
I partigiani coreani ebbero l’aiuto generoso e disinteressato dell’Unione Sovietica e dell’Armata Rossa e, sulla base degli accordi di Mosca tra USA, URSS e Gran Bretagna, nel 1945 la Penisola coreana fu temporaneamente divisa in due parti: a Nord del 38° parallelo la zona di occupazione sovietica, a Sud del 38° parallelo quella statunitense. Tale divisione doveva essere del tutto provvisoria, contingente, visto che nel 1943 gli stessi Alleati, a Cairo, si erano accordati per una futura Corea libera, unita e neutrale. Mentre i propositi sovietici erano sinceri e limpidi, quelli statunitensi ed inglesi invece grondavano ipocrisia da tutti i pori. Nella Corea settentrionale, infatti, sotto l’egida del Comando militare sovietico, si procedette con lena alla democratizzazione del potere, alla liquidazione di tutte le strutture antipopolari e fasciste di dominio dei giapponesi, alla creazione delle più solide basi per un’economia libera, solida e indipendente. Tecnici sovietici affiancarono da subito operai, specialisti, dirigenti coreani nella ricostruzione delle fabbriche distrutte dai fascisti. Nel frattempo, i comitati popolari, organismi nei quali i comunisti erano non solo determinanti, ma maggioritari, iniziarono ad espropriare le terre di latifondisti, proprietari assenteisti, grandi capitalisti parassitari, distribuendole tra agricoltori piccoli e medi e braccianti. Per la prima volta, chi non aveva mai avuto nemmeno un fazzoletto di terra per piantare un po’ di insalata, ricevette quanto bastava per il decoroso mantenimento di se stesso e della propria famiglia. La disoccupazione e l’indigenza progressivamente scomparvero; si inaugurò una nuova era di pace, sviluppo e vera democrazia per tutti. Il Partito Comunista agì nel pieno rispetto del pluralismo e della libertà, rafforzando e riorganizzando la propria attività nell’autunno del ’45. Accanto al PC nacquero il Partito Democratico della Corea Settentrionale, araldo degli interessi della piccola borghesia progressista, il Partito dei Giovani Amici, assai originale e composito, ispirato alla setta religiosa progressista “Cihondoge” (“Dottrina della Via Celeste”), il Nuovo Partito Popolare della Corea del Nord. Altro che dittatura e monopartitismo! Ancora oggi, nella Corea del Nord esistono più Partiti, con grande scorno della propaganda imperialista e anticomunista: il Partito Socialdemocratico e il Partito Chondoista Chongu (ispirato alla religione ceondoista) sono rappresentati nell’Assemblea Suprema del Popolo (Parlamento), ma i loro nomi non li vedrete né li udirete pronunciare nei media asserviti alla borghesia reazionaria o comunque connotata. In armonia con tutti i Partiti democratici e progressisti, dunque, i comunisti, nel Nord della Corea, s’impegnarono a fondo per la ricostruzione di città, paesi e villaggi. Non altrettanto si può dire del Sud: qui, i giapponesi restarono in sella, a tutelare le loro posizioni apicali, abusive e illegittime, persino tre settimane dopo la firma dell’armistizio. I loro organi rimasero intatti per lungo tempo, in spregio a qualsiasi processo di democratizzazione e a qualsiasi reale cambiamento. Tuttavia, le masse lavoratrici non stettero a guardare e si organizzarono in comitati popolari forti e ramificati: nell’estate del ’45, ve ne erano già 150.
Il 7 settembre 1945, il Generale Mc Arthur, Comandante delle forze armate statunitensi nell’Estremo Oriente, comunicò con un’ordinanza che al potere nipponico subentrava quello statunitense, con un’apposita amministrazione militare. Contrariamente agli intenti svanverati, molti funzionari giapponesi rimasero, puntellati dai fucili dei marines, ai loro posti, e il popolo dovette scendere in piazza e lottare per vederne rimossi solo alcuni, come l’odiato governatore generale Abe. Sotto le ali dell’aquila yankee nacquero tutta una serie di partiti e formazioni reazionarie, di destra, che compirono azioni squadristiche e intimidazioni a danno di operai, contadini e cittadini democratici. Tutte le imprese e le attività economiche impiantate dai giapponesi per rapinare la Corea ed il suo popolo furono trasferite nelle mani degli statunitensi, che le utilizzarono a loro profitto e per la causa di un nuovo asservimento economico, politico e sociale. Si scelse anche un fantoccio, un reazionario adatto a rappresentare i voleri degli USA nella Penisola: Syngman Ri, che diventerà nel 1948 Presidente della Repubblica di Corea (Corea del Sud) con violenze inenarrabili e brogli a catena. Mentre nel Sud le epurazioni di elementi fascisti dalla polizia e dalla pubblica amministrazione marciavano spedite, nel Sud, alla fine degli anni ’40, oltre il 53% degli ufficiali e il 25% dei componenti degli apparati repressivi, erano personaggi in servizio sotto il dominio giapponese, come c’informa Max Hastings nel suo pregevole lavoro “The Korean War”.

2. Occupazione statunitense e regime fantoccio a Sud, fondazione della Repubblica Democratica a Nord
Alla fine del 1946, il Partito Comunista, il Partito Popolare ed il Nuovo Partito Popolare si fondevano nel Partito del Lavoro della Corea Meridionale. I complotti reazionari e imperialisti per metterlo fuori legge iniziarono subito, ma la forza del popolo, mobilitato in maniera pressoché permanente, impedì questi colpi di mano. La corruzione, la compravendita di voti, i brogli e i maneggi divennero allora pane quotidiano. Naturalmente, ciò non significò il venir meno della repressione. Nel 1947, in coincidenza con la ripresa dei lavori della Commissione sovietico–statunitense sulla Corea, nel Sud della Penisola vennero arrestati ben 12000 esponenti democratici: fu il chiaro segnale del fatto che mai gli USA avrebbero accettato una Corea unita, sovrana e indipendente com’era negli auspici di tutto il popolo. Gli statunitensi posero un veto scandaloso alla costituzione di un governo democratico provvisorio, quale era stato delineato, concordemente, negli accordi di Mosca del dicembre 1945. Kim Gu, esponente nazionalista e progressista del Sud, vero vincitore delle elezioni del 1948 nella parte meridionale del Paese, venne trattato come un appestato dagli occupanti statunitensi, che rifiutarono persino una sua richiesta d’incontro (finirà ucciso dagli sgherri di Syngman Ri). Il 26 settembre del 1947, l’URSS propose il ritiro contemporaneo delle truppe sovietiche e statunitensi. Gli USA si opposero anche a questa richiesta e lavorarono per consolidare il loro abusivo proconsolato nella parte meridionale della Penisola coreana. L’ONU, controllata dagli imperialisti, spalleggiò gli USA e si arrivò ad elezioni separate nella Corea del Sud. Contro questa decisione si mobilitò l’intero popolo coreano: alla Conferenza di Pyongyang dell’aprile 1948, 56 rappresentanti di partiti e organizzazioni del Nord e del Sud decisero unanimemente il boicottaggio delle elezioni farsa e chiesero l’allontanamento della Commissione ONU che le appoggiava. Nell’isola di Jeju Do si sviluppò un ampio movimento popolare e partigiano, che dette del filo da torcere alle autorità e si estese ad altre regioni del Sud. I soldati inviati da Ri si ammutinarono e passarono in massa dalla parte dei rivoltosi. Il 10 maggio del 1948, si tennero le elezioni burla per l’“Assemblea Nazionale” della Corea meridionale: in un clima di corruzione endemica, terrore e brogli, sotto le baionette e i mitra yankee, prevalsero naturalmente i reazionari. Le navi da guerra statunitensi avevano fatto la loro comparsa nei porti, gli aeroplani avevano sorvolato notte e giorno le città e i villaggi, la polizia aveva pattugliato e controllato fino all’ultimo seggio presente. Su 8000000 di elettori, 800000 si trovavano in carcere, il Partito Comunista non aveva potuto presentare candidati perché messo fuorilegge, 20 candidati indipendenti erano stati gettati in prigione perché accusati artificiosamente di “comunismo”. Con tali premesse, come avrebbe potuto prevalere la vera volontà popolare? Nell’“Assemblea Nazionale” entrarono 84 agrari, 32 magnati industriali, 23 ex-funzionari filogiapponesi e 59 reazionari del mondo della cultura, del clero e di circoli affini. Una farsa grottesca! Syngman Ri, divenuto Presidente, scatenò il terrore contro democratici, progressisti e comunisti più di prima, con l’appoggio totale ed incondizionato dei marines.
Il Partito del Lavoro della Corea settentrionale, nato nel ’46 dall’unione del Partito Comunista e del Nuovo Partito Nazionale, decise di tenere elezioni per la creazione di una vera Assemblea Nazionale Suprema della Corea, con la partecipazione dell’elettorato tanto del Nord quanto del Sud. Nel luglio del 1948, il responso delle urne fu inequivocabile: il 99% degli elettori si pronunciò, senza alcuna costrizione e violenza, per il Fronte Unico Nazionale Democratico. Al Sud, gli squadristi di Ri fecero di tutto per impedire le consultazioni, con atti di terrorismo e provocazioni continue. Tuttavia, i reazionari non poterono schiacciare la libera espressione della volontà popolare; i rappresentanti sudcoreani eletti nella prima tornata, a causa degli impedimenti frapposti dai fascisti seguaci di Ri, si riunirono nel Nord e qui parteciparono all’elezione dell’Assemblea Suprema, composta da 572 deputati, dei quali 360 provenienti dalla Corea meridionale e 212 da quella settentrionale. Chi poteva quindi, a buona ragione, parlare a nome della parte meridionale del Paese? 198 fantocci o uomini ricattati eletti sotto la minaccia dell’esercito statunitensi, oppure 360 liberi cittadini, di tutte le estrazioni, eletti in maniera democratica? Il 9 settembre 1948, visto che al Sud il potere era stato già usurpato, venne proclamata la Costituzione della Repubblica Democratica Popolare di Corea e si formò un governo guidato da Kim Il Sung. Questo governo chiese ad USA e URSS di ritirare le truppe presenti nel Paese; l’URSS, fedele agli impegni solennemente assunti, attuò quanto richiesto, mentre gli USA, appalesando in maniera evidente una volta di più la loro malafede, se ne guardarono bene dal farlo. Alla fine del 1948, mentre l’Armata Rossa era rientrata nei propri confini, l’esercito statunitense era presente in Corea a difendere l’usurpatore Syngman Ri, a puntellare il suo governo antipopolare e mafioso. Migliore raffigurazione del quadro internazionale, del modo diverso di concepire i rapporti con gli Stati sovrani da parte dei campi capitalista e socialista, non poteva essere offerta!
Mentre il Nord progrediva e consolidava il suo benessere, la sua libertà e la democrazia popolare più piena e compiuta, il Sud viveva nella miseria e nella paura. Lotte contadine e operaie divampavano ovunque, soffocate nel sangue della repressione. Nel 1949, un grande sciopero si sviluppò al Sud e il Fronte Unico Patriottico Democratico lanciò un appello all’unificazione del Paese. Ri fu costretto a promettere una riforma agraria, ma intanto inserì provocatori ovunque nel movimento partigiano e antifascista, per compiere atti terroristici poi sistematicamente attribuiti ai comunisti e ai progressisti tutti. Con tali premesse, il confronto bellico non poteva che emergere come prospettiva tragicamente reale e così fu.

3. Il copione USA: risolvere la crisi economica con la guerra. Il crescendo bellicista yankee e la follia militarista di Syngman Ri
Nel 1949-50, le provocazioni raggiunsero il culmine, contemporaneamente (guarda caso) all’emergere di una forte crisi dell’economia statunitense, che è opportuno inquadrare in alcune significative cifre: fatto 100 il potere d’acquisto del dollaro nel 1939, esso era pari a 71,2 nel 1946, a 57 nel 1950. Un crollo impietoso, al quale faceva invece da contraltare il poderoso sviluppo dell’economia dell’URSS, unico Paese del mondo nel quale i prezzi diminuivano anno dopo anno. L’indice di produzione complessivo, fatto 100 il livello del 1937, raggiunse quota 212 nel 1943, in piena guerra (a riprova del fatto che le guerre servono sempre e solo al capitalismo). Nel 1948 l’indice cadde a 170, per precipitare a 156 nel 1949. Nel primo trimestre del 1950, gli investimenti regredirono del 14% rispetto al corrispondente periodo del 1949. La disoccupazione avanzò a livelli pericolosi: 6,5% al 1° gennaio 1950, rispetto al 3,40% della corrispondente data del 1948 e al 4,3% dello stesso giorno del 1949. Questo secondo i dati dell’US Bureau of Labor Statistics! In realtà, se si prende in considerazione l’arcipelago della sottoccupazione e del precariato, volutamente non censito, si può dire che in quel difficilissimo 1950 vi fossero ben 14000000 di uomini e donne senza occupazione per un lungo periodo di tempo o in permanenza, ovvero un buon 20% del totale della forza lavoro. Nel marzo 1950, poi, le esportazioni statunitensi ammontarono a 867000000 di dollari, contro 1177000000 dell’anno precedente. I profitti netti delle società per azioni, pari a 21000000000 di dollari nel 1948, nel 1949 erano scesi a 17000000000. In questo panorama, la guerra, nella logica imperialista, s’impose come unica via di uscita. Clare Boothe Luce, futura ambasciatrice USA in Italia, moglie di Henry Luce, giornalista anticomunista del “Time”, scrisse: “Il nostro popolo non vuole né la crisi né la guerra, ma se dovesse scegliere preferirebbe la guerra”. Dal canto suo, in un’intervista alla “United Press”, rilasciata il 7 ottobre 1949, Syngman Ri affermò di potersi impadronire di Pyongyang in tre giorni. Non era una novità: il 30 settembre, appena una settimana prima, lo stesso Ri aveva scritto al suo amico statunitense Dr. Robert Oliver (autore dell’interessante opera “Syngman Rhee: The Man Behind the Myth”) una missiva con una frase molto eloquente: “Sono convinto che sia venuto il momento di lanciare un’offensiva. Cacceremo la gente di Kim Il Sung verso le montagne, dove a poco a poco l’affameremo”. Alla faccia della “guerra difensiva” contro la Corea democratica! Lo stesso concetto fu ribadito più volte l’anno successivo dal tirannuccio di Seul, anche nel corso della visita di John Foster Dulles del giugno 1950. Nello stesso periodo, concertando evidentemente dichiarazioni e piani, il generale statunitense William L. Roberts impartì ordini per numerosi attacchi armati di provocazione e azioni d’infiltrazione contro la Corea democratica. Il governo di Pyongyang ne contò ben 2167 di questi attacchi ed incursioni dal Sud, nel solo 1949. Il 1° novembre di quello stesso anno, il “New York Herald Tribune” riportò una dichiarazione di Sin Sung Mo, ministro della Guerra sudcoreano: l’esercito di Seul “è pronto a penetrare in territorio comunista”.
Come si può vedere, la Corea democratica, lungi dall’attaccare, fu costretta a difendersi da azioni ostili continue e da piani bellicisti ed imperialisti ogni volta corroborati da nuovi aggiustamenti tattico–strategici. A far gola agli imperialisti statunitensi erano, in maniera particolare, gli impianti industriali nordcoreani, nazionalizzati e rinati con la difficilissima ricostruzione postbellica, assieme ai giacimenti auriferi di Unsan, i più ricchi dell’Asia, situati anch’essi nel Nord. Da una parte i propagandisti yankee suonavano la grancassa del più truce anticomunismo, dipingendo i Paesi a democrazia popolare come attanagliati da fame, miseria e terrore, dall’altra, nello stesso tempo, e con evidente contraddizione, invidiavano le ricchezze di quel mondo e non potevano tollerare che fossero messe al servizio del progresso di tutto il popolo e non di un pugno di sanguisughe. Ad agognare l’esclusiva dello sfruttamento dei giacimenti di Unsan, in una nuova Corea sottomessa al padrone a stelle e strisce, era soprattutto la “Oriental Mining Co.”, il cui capo era Samuel Hodd Dolbear, consigliere (coincidenza!) di Syngman Ri per le questioni dell’industria mineraria. I pescecani si agitavano nelle acque più torbide possibili, ma il potere popolare della Corea democratica non solo non cedeva, ma era sempre più forte! Il 1950 si aprì all’insegna dell’escalation delle provocazioni. Il 28 aprile 1950, il “Melbourne Sun”, testata australiana, riportò un’intervista al giornalista statunitense Richard Johnson, ben introdotto negli ambienti militari, il quale confermò le intenzioni del governo di Seul di attaccare il Nord. Ri, a detta di Johnson, non si preoccupava nemmeno di una possibile guerra mondiale pur di realizzare il suo sogno di invadere e sottomettere il Nord. Il terreno era ormai pronto per le più devastanti avventure…

4. La visita di John Foster Dulles e lo scoppio del conflitto
I fratelli Dulles furono, negli USA, simboli della perfetta simbiosi fra poteri forti economico–finanziari, autentici governi ombra e potere ufficiale. Ottimamente introdotti negli ambienti bancari e delle multinazionali, appoggiavano il nazismo ed il fascismo nello stesso momento in cui, ad uso dell’opinione pubblica, sostenevano di combatterli. Si può dire, nel loro caso almeno, che buon sangue davvero non mente: il loro zio Robert Lansing, segretario di Stato degli USA dal 1915 al 1920, sotto la presidenza di Wilson, aveva affermato che il bolscevismo, qualora si fosse diffuso, avrebbe comportato il dominio della “massa ignorante e incapace” sulla Terra. I Dulles, in particolar modo Allen, furono i cervelli operativi del reclutamento dei nazisti per conto dei servizi statunitensi nel dopoguerra, a cominciare dall’“Operazione Sunrise”, coi suoi “protocolli” segreti comprendenti il salvacondotto per SS e militari, fino all’“Operazione Fort Hunt” che permise la ricostituzione della rete spionistica nazista di Gehlen sotto l’egida statunitense, passando per l’“Operazione Paperclip”, che consentì di porre al servizio dell’apparato militare industriale USA migliaia di scienziati nazisti, anch’essi sottratti alla giustizia. Come meravigliarsi del fatto che nel 1950 i fratelli, in particolar modo John questa volta, fossero i principali pianificatori della Guerra di Corea? Il 17 giugno 1950, John Foster Dulles, in qualità d’inviato straordinario del segretario di Stato USA Dean Acheson, principale collaboratore del Presidente Harry Truman, si recò in Corea del Sud e, davanti al Parlamento di Seul pronunciò una frase sibillina e assai rivelatrice al tempo stesso: “I comunisti non si manterranno eternamente nel Nord”. Chiaro! Se li si aggrediva e li si attaccava ogni giorno dalle postazioni del Sud, quale altro destino si poteva preconizzare? Il disegno statunitense apparve evidente, in tutto il suo cinismo. In quella stessa occasione, Syngman Ri, da pupazzo manovrato qual era, rincarò la dose: “Se non possiamo proteggere la democrazia con la guerra fredda, dovremo strappare la vittoria con quella calda”. Due dichiarazioni di guerra belle e buone che facevano pendant, del resto, con quanto affermato il 5 maggio 1950 da Thomas T. Connally, presidente della Commissione Esteri del Senato USA, all’assai influente organi di stampa “US News and World Report”: “Molti pensano che gli USA abbiano bisogno di una guerra. La cosa migliore è farla ora”.
Washington puntava tutto sullo scontro bellico per ravvivare l’economia, mentre Ri, che il 30 maggio aveva perso le elezioni nonostante il terrore sparso a piene mani (il 10% circa della popolazione si trovava in carcere e chi veniva trovato in possesso di armi, anche solo da caccia, veniva fucilato sommariamente), desiderava la guerra per ricompattare il consenso perduto attorno alla sua figura e mettere a tacere ogni dissenso con un giro di vite ulteriore sulla società sudcoreana, ancora più forte della legge marziale imposta l’11 giugno, dopo che grandi manifestazioni di popolo avevano salutato con entusiasmo la proposta del Fronte Democratico Unito per elezioni generali libere in tutta la Corea. Il 25 giugno, giorno dell’inizio delle ostilità, tutti i giornali del mondo immortalavano John Foster Dulles in visita al 38° parallelo, circondato da generali statunitensi e sudcoreani, con lo sguardo teso verso il Nord mentre consultava le carte topografiche. Un messaggio trasparente, nella sua tragica evidenza! Gli USA avevano ordinato l’inizio di un’altra sanguinosissima guerra. A trarne profitto sarebbero stati, come sempre, il complesso militare–industriale e i potentati finanziari statunitensi, tra i quali quella “National City Bank” che, come abbiamo visto prima, aveva Allen Dulles nel Consiglio di Amministrazione e controllava quella “New Korea Company” padrona dell’economia di un pezzo significativo della Penisola coreana. Nelle stesse ore in cui Dulles impartiva gli ordini ai suoi fantocci di Seul, a Tokyo, come informava il “New York Times” del 20 giugno 1950, il segretario di Stato alla Difesa USA Louis Johnson e il Capo di Stato Maggiore generale Omar Bradley erano a Tokyo, impegnati in “riunioni ultrasegrete presso il comando del Generale McArthur, Comandante in capo delle truppe statunitensi nel Pacifico”. Il grilletto venne premuto dunque il 25 giugno, e non dai nordcoreani. La disinformazione martellante dei media asserviti all’imperialismo ha sempre, costantemente ripetuto, e ripete ancora, che l’esercito nordcoreano attaccò per primo. Oggi, tale menzogna è quasi dogma di fede. In realtà, come stiamo via via scoprendo, le cose andarono in maniera ben diversa. A parte le aggressioni ripetute contro il Nord tutti i giorni dal 1946 almeno al maggio del 1950, che da sole avrebbero potuto costituire un buon motivo per legittimare Pyongyang a dare una risposta militare decisa e definitiva, c’è da dire che nei giorni immediatamente a ridosso dell’inizio del conflitto, gli attacchi dell’esercito di Syngman Ro divennero ossessivi, sfibranti e intollerabili. Il 25 giugno, il giornalista John Gunther seppe in Giappone, da un alto funzionario statunitense, che i sudcoreani avevano attaccato il Nord. Gunther cercò di “diluire” questa vicenda tirando in ballo malintesi e messaggi della radio nordcoreana ritenuti disinformanti, come se dei membri del governo di occupazione statunitensi in Giappone potessero credere così, su due piedi, alla presunta propaganda di Pyongyang. Una tesi che non sta in piedi e che conferma un fatto: la Corea del Sud aveva colpito per prima e la notizia era nota ai livelli più elevati del potere statunitense. Il fatto stesso, però, andava coperto, per accreditare spudoratamente la tesi opposta: quella del first strike nordcoreano. Dal 23 giugno le artiglierie di Seul bombardavano il territorio nordcoreano e vi era stato, soprattutto, un attacco di sorpresa della fanteria sulla città nordcoreana di Haeju. Questi fatti avevano reso necessaria, spiegava Radio Pyongyang, un’offensiva che doveva condurre al respingimento di ogni incursione, ma anche alla bonifica, lungo il confine, di ogni base terroristica e di ogni punto d’appoggio militare rivolto contro la Corea democratica.
All’alba del 25 giugno, recitava letteralmente il comunicato del Ministero degli Interni della Repubblica Democratica Popolare di Corea letto a Radio Pyongyang, le cosiddette truppe di difesa nazionale del governo fantoccio della Corea meridionale hanno sferrato una improvvisa offensiva contro il territorio della Corea settentrionale lungo l’intera linea del 38° parallelo. Attaccando d’improvviso la Corea settentrionale, il nemico ne ha invaso il territorio per una profondità variante da uno a due chilometri a Nord del 38° parallelo (…) Il Ministero degli Interni della Repubblica coreana ha ordinato ai reparti di frontiera della Repubblica di respingere gli attacchi del nemico (…) Attualmente le truppe di frontiera della Repubblica stanno sostenendo aspri combattimenti difensivi opponendo al nemico accanita resistenza. Nel distretto di Yontan i distaccamenti di frontiera della Repubblica hanno respinto gli attacchi del nemico che aveva invaso il territorio della Corea settentrionale. Il governo della Repubblica democratica popolare coreana ha incaricato il Ministero degli Interni di notificare alle autorità del governo fantoccio della Corea meridionale che, se esse non cessano immediatamente i loro temerari attacchi nell’area del 38° parallelo, saranno prese risolute misure per annientare il nemico”. Su queste dichiarazioni, vere ed anzi incontrovertibili, si esercitò il dispositivo della calunnia, della montatura anticomunista, della falsificazione della storia e finanche della cronaca. Gli USA e i loro alleati, con alcune eccezioni, utilizzarono subito gli scranni dell’ONU per scatenare una gigantesca campagna anticomunista ed antisovietica, additando falsamente al mondo la Corea democratica come Paese aggressore. L’Ufficio per l’informazione sudcoreano annunciò, nelle prime ore del 26 giugno, che la città di Haeju era stata davvero occupata, ma nel quadro di un’azione difensiva rispetto agli attacchi del 25 sferrati dalla Corea democratica (alcuna parola sui bombardamenti provocatori del 23 e 24). Seul, insomma imbrogliò le carte per figurare come vittima, quando invece un rapporto militare statunitense, già dal 25, riportava che Haeju era in mano all’esercito sudcoreano. Senza sapere nulla del comunicato radiofonico sudcoreano, “Daily Herald”, “Guardian” e “New York Herald Tribune”, nei numeri usciti il 26, quindi riferiti al giorno del 25, confermarono la cattura di Haenju da parte delle truppe di Syngman Ri. Gli USA, pur conoscendo la verità, presentarono all’ONU, mentendo, un rapporto in cui i fatti erano completamente rovesciati, seguiti da tutta una serie di prese di posizione dei Paesi “satelliti” desiderosi di partecipare alla nuova avventura bellica per raccattare le briciole del dividendo imperialista. Diversamente da quanto si ritenne all’epoca, e si continua a credere oggi, nessun contingente delle Nazioni Unite (né gli osservatori militari presenti sul campo, né la Commissione delle Nazioni Unite per la Corea, di stanza a Seul) assistette al divampare delle prime ostilità. La propaganda regnava sovrana, uccidendo la verità, con le veline sudcoreane e dei marines a sostituire la cronaca oggettiva e ponderata dei fatti. Il delegato jugoslavo provò a ricondurre tutti alla ragionevolezza: nel rimarcare l’imprecisione e la fumosità delle notizie che stavano pervenendo, propose che la Corea democratica avesse la possibilità di venire a spiegare la propria posizione, davanti alla massima assise internazionale. Non ci fu nulla da fare, naturalmente! La macchina bellica era partita.
La Corea democratica non aveva mai nutrito alcuna intenzione di occupare il Sud militarmente. La prova incontrovertibile di tale atteggiamento, riconosciuta inevitabilmente anche dagli statunitensi, stava nel fatto che Pyongyang non aveva ordinato la mobilitazione generale e non aveva schierato l’esercito in assetto offensivo; semmai, prevedendo il primo colpo della Corea del Sud, aveva schierato alcune truppe aggiuntive a ridosso del 38° parallelo, nei giorni precedenti il conflitto, per rafforzare le difese in caso di attacco. Il Nord poteva contare su 6 divisioni pronte e pienamente operanti, contro le 13-15 necessarie per un’operazione offensiva plausibile e sostenibile. In barba a questi elementi, che mettevano in crisi l’assurda tesi della Corea democratica potenza attaccante, il 26 giugno, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU passò la proposta statunitense per sanzioni economiche contro la Corea democratica e, il giorno successivo, si raccomandò ai Paesi membri di “fornire immediata assistenza” alla Corea del Sud “nella misura necessaria a respingere l’attacco armato”. L’URSS non stava prendendo parte ai lavori dell’ONU per protesta contro la presenza, nel suo seno del delegato della Cina nazionalista, altro Stato fantoccio legato all’imperialismo statunitense, mentre alla Cina popolare alcun seggio veniva ancora riconosciuto, nonostante la sua sovranità su un territorio abitato da oltre 540 milioni di persone, contro gli 8 milioni scarsi della Cina nazionalista (meglio nota come Taiwan). Stalin, il VK(b)P e tutti gli organi del potere sovietico stavano comunque con gli occhi bene aperti, attenti a non dare la stura a provocazioni, ma anche pronti a difendere il campo socialista e i Paesi di democrazia popolare. A manovrare tutto erano Truman, Presidente succeduto a Roosevelt, 33° grado della Massoneria di Rito Scozzese, vero ideatore della guerra fredda assieme a Churchill, e il più volte citato John Foster Dulles, destinato a diventare, dal 1953, Segretario di Stato, per i suoi meriti acquisiti nel costruire a tavolino la Guerra di Corea. Truman, già nell’aprile 1950, aveva fatto preparare dal National Security Council il documento ultrasegreto denominato “NSC–68”, imperniato sul più massiccio riarmo degli USA e sull’estensione della guerra fredda. L’ONU non fu affatto imparziale, nemmeno nella persona del suo Segretario generale, il norvegese Trygve Lie: nelle sue memorie, egli afferma apertamente di non esser stato un osservatore impassibile dei fatti e dà la stura ad ogni genere di strali contro il comunismo e l’URSS. Come si scoprirà in seguito, aveva stretto, alla faccia degli Statuti e dei Regolamenti, un patto di ferro con gli USA per licenziare tutti i funzionari sospetti di simpatie comuniste o progressiste.
Tuttavia, nonostante questa mobilitazione, la ferrea determinazione del popolo della Corea democratica nel difendere il proprio territorio e le proprie conquiste sociali, unitamente al malcontento della stragrande maggioranza dei soldati sudcoreani, riottosi all’idea di dover servire un potere corrotto e guerrafondaio, fece sì che l’esercito della Repubblica Democratica Popolare si dimostrasse oltremodo efficiente, mietendo vittorie su vittorie e respingendo quasi ovunque il nemico. Qualche tempo dopo, in un anomalo afflato di sincerità, a suo modo, lo stesso delegato statunitense all’ONU Warren Austin raffigurerà la situazione con queste parole al “New York Times” il 1° ottobre 1950: “la barriera artificiale che ha diviso la Corea democratica da quella del Sud non trova alcun motivo di esistere né nel diritto né nella ragione. Le Nazioni Unite, la loro commissione inviata in Corea e la Repubblica di Corea (la Corea del Sud) non riconoscono in alcun modo tale linea. Ora i nordcoreani, con un attacco armato portato contro la Repubblica di Corea, hanno negato anch’essi l’esistenza di una tale linea di confine”. Tornando ai primi giorni del conflitto, dobbiamo sottolineare che per Syngman Ri e la sua banda stava profilandosi quasi da subito una vera e propria disfatta, quando ecco intervenire a supporto del dittatore e della sua schiera di corrotti e criminali l’esercito statunitense: il 27 giugno, l’aviazione yankee prese a bombardare città e villaggi del Nord, mentre le unità della 7.ma flotta attaccarono i porti nordcoreani e procedettero allo sbarco di truppe a Nord del 38° parallelo: per prima la 24.ma divisione di fanteria, a seguire 2.da, 25.ma, 1.ma divisione di cavalleria blindata e 1.ma divisione di fanteria di marina. La guerra si allargò a macchia d’olio e il 7 luglio fu designato, in qualità di Comandante delle truppe ONU, il generale statunitense Douglas McArthur, guerrafondaio inveterato, il quale attuerà un’escalation oltre il 38° parallelo, arrivando all’occupazione del territorio nordcoreano. Questo folle bellicista verrà fermato solo dalla incrollabile volontà di resistenza del popolo nordcoreano, dall’intervento cinese e dalla fermezza sovietica, e verrà infine deposto da Truman, non senza aver prima richiesto, con la bava alla bocca data dalla frustrazione e dallo scorno davanti agli insuccessi, l’utilizzo della bomba atomica contro la Cina popolare (e implicitamente, contro l’URSS). Grazie alla solidarietà internazionalista, al ruolo della Cina e dell’URSS, i militaristi statunitensi ricevettero un colpo durissimo e la Corea democratica poté veder ripristinata la piena sovranità e autorità, a prezzo di un numero enorme di vite umane, un olocausto yankee sottaciuto o volutamente ignorato dai sacri testi del mondo capitalistico–borghese, trasudanti apologia e mistificazione da ogni rigo. Questa, però, come si diceva un tempo, è un’altra storia… della quale ci occuperemo presto.

5. Un monito che vale per l’oggi!
In questa sede, ci premeva evidenziare le cause scatenanti di un conflitto attorno al quale, ancora oggi, buona parte di quello che si legge, anche a sinistra, è composto da menzogne, esagerazioni, distorsioni. Gli USA, baluardo mondiale dello sfruttamento, dell’impostura e del brigantaggio economico imperialista, videro la loro economia salvata dal tracollo e ravvivata proprio grazie al conflitto coreano. Il celebre economista Paul A. Samuelson, direttore del prestigioso “Massachusetts Institute of Technology”, scriverà: “La nostra prosperità fu dovuta alla guerra di Corea”. Il bilancio militare era stato portato da 19 miliardi di dollari nel 1949 a 54 miliardi nel 1953; gli acquisti di equipaggiamenti e armamenti erano volati a quota 1962 milioni di dollari, contro i 312 previsti. Quando si discetta di “ricchezza” e di “opulenza” degli USA, concetti oggi fortemente in declino data la situazione sempre più evidente a tutti, occorre sempre pensare a come quell’opulenza fu costruita: fu edificata sullo sfruttamento più bestiale, sulla distruzione di milioni di vite umane, sulle continue avventure belliche intraprese con provocazioni sistematiche, inganni e stratagemmi più vari. Una lezione, questa, da tener ben presente, specie oggi che le condizioni che portarono alla Guerra di Corea paiono ripetersi pericolosamente, con un mondo capitalista in piena recessione e una potenza, gli USA, in pieno declino, sommersa dai debiti e dalla miseria crescente di vaste fette della popolazione. “Il capitalismo porta la guerra come le nuvole portano la pioggia”, affermava nel secolo scorso il socialista e pacifista francese Jean Jaures. Se così è, e non vi sono dubbi, è bene che tutti i militanti comunisti riflettano e aprano l’ombrello della rivolta cosciente per un nuovo ordine economico, umano e sociale.Referenze biografiche e sitografiche
Filippo Gaja: “Il secolo corto” (Maquis Editore, 1994, in particolare il capitolo “In guerra a tutti gli effetti”, pgg. 353–368)
“Storia Universale dell’Accademia delle Scienze dell’URSS”, voll. 10, 11 e 12 (Teti editore, Milano, 1975)
L’Unità” (numeri del 13/4/1950 per un’analisi dello stato dell’economia statunitense e del 27/6/1950 sulle dinamiche belliche nella Penisola coreana)
John Gunther: “L’enigma di Mc Arthur” (Milano, Garzanti, 1951)
J. F. Stone: “Storia segreta della guerra di Corea” (Roma, Edizioni di Cultura Sociale, 1954)
Karunakar Gupta: “How did the Korean War Begin?”, in “The China Quarterly”, Londra, Ottobre-Dicembre 1972; “Comment: The Korean War”, in “The China Quarterly”, Aprile-Giugno 1973.
Peter Lowe: “The Origins of the Korean War” (Routledge, London and New York, 2014)
J.C. Goulden: “The Untold Story of the War” (McGraw Hill, New York, 1983)
Albert Norden: “Le secret des guerres: genese et techniques de l’aggression” (Paris, Le Pavillon, 1972)
Trygve Lie: “In the Cause of Peace” (Macmillan, New York, 1954)
Robert T. Oliver: “Syngman Rhee: The Man Behind The Myth” (Dodd Mead, New York, 1954);
Dati sulla disoccupazione negli USA dell’US Bureau of Labor Statistics, con rimandi a rielaborazioni, serie storiche e aggiornamenti.
Juche Italia, (utile per inquadrare il ruolo di Syngman Ri nella dialettica tra Nord e Sud, con riferimento alla difesa delle tradizioni da parte dei comunisti)
Kim Il Sung: “Opere Scelte” (2 voll., Edizioni in Lingue Estere, Pyongyang, 1967);
La costruzione della società socialista” (Jaca Book, Milano, 1971), utili per una panoramica generale sulla Corea democratica e le sue vicende fondamentali.

La Russia può annullare le forze militari degli USA

Dopo l’attacco missilistico statunitense sulla Siria, la Russia fornisce informazioni dettagliate sui sistemi di guerra elettronica in grado di bloccare i sistemi statunitensi
Alexander Mercouris, The Duran 19/4/2017A seguito di voci, mai confermate e forse false, sui sistemi di guerra elettronici russi che inceppavano i sistemi di guida dei 59 missili da crociera Tomahawk lanciati dagli USA sulla Siria il 6 aprile 2017, presumibilmente abbattendone 36, i russi hanno fornito in modo insolito informazioni sui loro sistemi di guerra elettronica (EW) di solito molto segreti. La ragione esatta di ciò è che la Russia ha celebrato la giornata degli operatori della Guerra Elettronica il 15 aprile 2017. Tuttavia, non spiega perché i russi diffondessero queste informazioni quattro giorni dopo. Come per la recente pubblicazione dei dettagli del test del nuovo missile antinave ipersonico Tzirkon, è difficile evitare l’impressione che queste informazioni sui sistemi EW della Russia siano un avvertimento agli Stati Uniti. In particolare, i russi gli avvertono a non provare lo stesso attacco missilistico siriano contro la Russia. Presumibilmente il ritardo nella pubblicazione dei dettagli dei sistemi era dovuto alla necessità di avere il permesso di declassificare alcuni dettagli dei sistemi, pur continuando a nasconderne altri. Data la natura altamente classificata del materiale è probabile che ci fosse bisogno dell’approvazione ad alto livello dal governo russo, presumibilmente dal Presidente Putin. I russi hanno anche confermato che i loro sistemi EW sono presenti in Siria e sono operativi. Ciò non dovrebbe essere considerato una mera conferma dell’impiego per bloccare i missili Tomahawk che gli Stati Uniti lanciarono contro la base aerea al-Shayrat. La conferma che i sistemi russi EW sono operativi in Siria si ebbe il 17 marzo 2017, molto prima dell’attacco missilistico su al-Sharyat, da parte di Igor Nasenkov, Viceamministratore delegato del Gruppo tecnologico radio-elettronico russo (KRET), affiliato della società statale Rostec. “L’apparecchiatura fu testata. Non dirò cosa e come. Si è dimostrata pronta a combattere secondo i parametri tattici e tecnici previsti. Abbiamo visto che tutti i termini di riferimento ricevuti dal Ministero della Difesa sono stati rispettati, innanzitutto sui mezzi di guerra radio-elettronici”. Si sa che la Russia ha schierato l’assai avanzato sistema EW Krasukha-S4 in Siria e presumibilmente i commenti di Nasenkov si riferivano a questo sistema. Come per i dettagli del test del Tzirkon, i dettagli degli attuali sistemi EW russi sono forniti da un lungo articolo della TASS, agenzia di stampa ufficiale del governo russo. TASS forniva un vero e proprio panorama sui vari sistemi EW russi, anche se la vera estensione delle loro capacità rimane naturalmente classificata.

Sistemi aerei
1) Sistema Vitebsk, imbarcato su aerei d’attacco al suolo Su-25, elicotteri Mi-28 e Ka-52 ed elicotteri pesanti Mi-26, è destinato a proteggere gli aerei dai missili superficie-aria. Questo sistema è notoriamente usato abitualmente dai velivoli operanti in Siria.
2) Rychag-AV, nuovo sistema impiegato su una versione EW specializzata dell’elicottero d’assalto Mi-8. TASS dice a questo proposito, “Rychag-AV è capace di “accecare” completamente il nemico entro un raggio di parecchie centinaia di chilometri e di sopprimere diversi obiettivi contemporaneamente. Il sistema priva i sistemi missilistici di difesa aerea e gli intercettatori della possibilità di individuare eventuali bersagli e di puntargli i missili, mentre sopravvivenza ed efficienza dei velivoli amici viene aumentata notevolmente”.
3) Khibinij, imbarcato sui bombardieri Su-24 e Su-30, operativo dal 2013. Questo è il sistema utilizzato per bloccare i sistemi radar del cacciatorpediniere statunitense Donald Cooke nel noto caso avvenuto al culmine della crisi crimeana del 2014. TASS fornì il primo resoconto semi-ufficiale di ciò che successe, “I dati che appaiono sui radar della nave da guerra misero in allarme l’equipaggio: l’aereo sarebbe scomparso dagli schermi radar o cambiò improvvisamente posizione e velocità o creò cloni elettronici mentre i sistemi di combattimento del cacciatorpediniere furono disattivati”.
4) Himalaj, versione avanzata del Khibinij sviluppata per il nuovo caccia di quinta generazione Su-T50.Sistemi terrestri
1) Krasukha-S4 è un sistema di cui è noto lo schieramento in Siria. TASS ne descrive le capacità, “Il Krasukha-4 è stato progettato per proteggere posti di comando, gruppi di forze, mezzi di difesa aerea, strutture industriali dalla ricognizione radar e dalle armi di precisione. La stazione di blocco attivo a banda larga del sistema può contrastare efficacemente tutti i radar utilizzati dai vari aeromobili, nonché missili da crociera e velivoli senza pilota”. Alla luce dell’attacco missilistico su al-Shayrat del 6 aprile 2017, il riferimento ai missili da crociera in questo paragrafo non è probabilmente casuale. Tuttavia il paragrafo non va considerato una conferma che i russi hanno utilizzato il sistema Krasukha-S4 per bloccare i sistemi di guida dei missili Tomahawk lanciati dagli Stati Uniti su al-Shayrat. Per prima cosa il missile da crociera di Tomahawk ha una serie di sistemi di guida e non è chiaro quale fu usato nell’attacco.
2) Krasukha-20, è un sistema appositamente progettato per disturbare gli AWACS degli USA.
3) La descrizione del sistema Moskva-1 della TASS, suggerisce che è volto a sostenere i sistemi radar dei sistemi antiaerei come l’S-400. Entrò in servizio l’anno scorso e dalla descrizione della TASS sembra molto avanzato, “Il sistema è progettato per ricognizione radar (radiolocalizzazione passiva), interazione e scambio d’informazioni con i comandi delle truppe missilistiche della difesa aerea e delle forze radio-tecniche, i centri di direzione aerea, di acquisizione dati del bersaglio e controllo delle unità di disturbo e i singoli mezzi di soppressione elettronica. Il Moskva-1 comprende un modulo d’intelligence e un posto di controllo delle unità di disturbo (stazioni). Il sistema può:
– Condurre intelligence elettromagnetica fino a una distanza massima di 400 km;
– Classificare tutte le emittenti secondo il grado di minaccia;
– Fornire supporto in corso;
– Assegnare obiettivi e distribuire tutte le informazioni;
– Assicurare un’efficace controllo sull’efficienza operativa delle unità EW e dei singoli mezzi che gestiscono.
I sistemi Moskva apparvero nelle esercitazioni tattiche congiunte delle forze di difesa aerea ed aeree nella regione di Astrakhan, nel sud della Russia, nel marzo 2016”.
4) Infauna, sembra un sistema destinato a proteggere le truppe terrestri da determinati tipi di armi anticarro ravvicinate, come i missili Javelin e TOW. “Il sistema, sviluppato dalla United Instrument-Making Corporation, fornisce intelligence elettronica e soppressione radio, protezione di soldati, corazzati e autoveicoli contro tiro mirato di armi d’accompagnamento e lanciagranate, ed anche contro mine radio-controllate. L’apparecchiatura radiofonica a banda larga aumenta notevolmente il raggio di protezione dei sistemi mobili dalle mine radio-controllate. La possibilità di creare schermi aerosol aiuta a proteggere i mezzi militari dalle armi di precisione con sistemi di guida video e laser. Attualmente questi sistemi EW sono montati sui telai ruotati unificati K1Sh1 (basati sul blindato BTR-80) prodotti in serie e forniti alle varie unità dell’esercito russo”.
5) Borisoglebsk-2, sembra anche questo un sistema destinato a fornire supporto alle truppe terrestri, in questo caso bloccando i sistemi di comunicazione dei nemici. È in qualche modo il più tradizionale dei sistemi indicati dalla TASS e può essere il sistema EW più comunemente utilizzato dalle truppe russe.

Sistemi navali
Prima di discutere questi sistemi, va detto che uno dei maggiori problemi che i progettisti di sistemi d’arma moderni per le navi da guerra affrontano è garantirsi che i sistemi elettronici delle varie armi di una nave da guerra si completino a vicenda e non interferiscano. Dato che i sistemi sono sempre più complessi e più potenti, ciò diventa una sfida crescente data la vicinanza dei vari sistemi elettronici e d’arma su una nave da guerra. Quasi certamente il problema d’assicurare la compatibilità dei vari sistemi elettronici e d’arma ha ritardato l’entrata in servizio della nuova fregata Admiral Gorshkov. Ciò che si sa delle navi da guerra di superficie russe suggerisce che abbiano vari sistemi EW estesi e completi. L’articolo della TASS tuttavia fornisce poche informazioni, limitandosi a soli due sistemi, suggerendo che il livello di classificazione dei sistemi navali EW russi è molto elevato.
1) TK-25E, destinato alle grandi navi da guerra, secondo la TASS, “Il TK-25E genera interferenze a impulsi utilizzando copie digitali di segnali delle navi da guerra di tutte le classi. Il sistema può analizzare simultaneamente 256 obiettivi e fornire protezione efficace alla nave da guerra”.
2) MP-40E, sembra il sistema equivalente per le navi da guerra più piccole. La descrizione della TASS suggerisce che operi in modo diverso e più limitato, “È in grado d’individuare, analizzare e classificare le emissioni di mezzi radio-elettronici e del loro vettore per grado di minaccia e sopprimere elettronicamente tutti i sistemi di ricognizione e d’arma moderni e avanzati del nemico”.
Negli anni ’80, un ufficiale dell’esercito inglese mi disse che i sistemi EW sovietici potevano ridurre le comunicazioni nei campi di battaglia moderni al livello della guerra del 1914-1918 e che la NATO era completamente impreparata su questa minaccia. Presunsi che esagerasse, ma i russi senza dubbio prendono seriamente la guerra elettronica e sembra esserci consenso generale sul fatto che abbiano un largo vantaggio sull’occidente in questo settore. Infatti l’articolo della TASS dice, “Secondo il comandante della forza da guerra elettronica della Russia, Maggiore-Generale Jurij Lastochkin, la tecnologia militare moderna russa supera quella dei rivali occidentali su varie caratteristiche, tra cui il raggio operativo. Ciò grazie all’uso di trasmettitori più potenti e antenne più efficaci”. Ovviamente, in un momento di tensione internazionale acuta, con gli USA che attaccano con missili la Siria e minacciano la Corea democratica, qualcuno a Mosca ha deciso che è giunto il momento di far ricordare agli Stati Uniti questo fatto.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il sostegno della RPDC ad Hezbollah

Korean Friendship Association Ireland, 16 gennaio 2017Il rapporto tra Hezbollah e Repubblica popolare democratica di Corea (DPRK) risale all’occupazione israeliana del Libano negli anni ’80. Come organizzazione antimperialista, Hezbollah è temuta dagli amici di Israele e degli Stati Uniti. Recentemente combatte a fianco dell’Esercito arabo siriano contro i terroristi che ricevono un sostegno immenso dal blocco imperialista, in particolare da USA, Regno Unito, Israele, Qatar e Arabia Saudita. Come la RPDC, Hezbollah è demonizzato dall’occidente per la sua fermezza contro l’imperialismo e per la giustizia. Hezbollah è accusata di antisemitismo per il suo antisionismo nato in relazione all’occupazione israeliana del Libano. Da notare che il Segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah dichiarò a nome dell’organizzazione che Hezbollah non cerca di costruire uno Stato islamico in Libano per via dell’ambiente multiculturale e che non è voluto dalla grande maggioranza al momento e probabilmente non lo sarà mai. Nasrallah ha anche indicato che non solo la maggioranza democratica del 51% non basta a costruire uno Stato islamico, ma è necessario il sostegno della stragrande maggioranza. I rappresentanti di Hezbollah nel parlamento libanese hanno anche affermato che “Hezbollah non è mai stato contro le religioni. Hezbollah supporta tutte le religioni, supporta il dialogo interreligioso e non ha alcun problema con alcuna religione. Hezbollah ritiene che il sionismo sia il nemico, non gli ebrei come popolo o religione“. Hezbollah ha difeso le libertà delle minoranze, sia in patria che all’estero, come in Siria. Chiamare l’Hezbollah antisemita non è altro che una vile menzogna. Secondo un’indagine condotta dal “Beirut Center for Research and Information” il 26 luglio 2006, durante la guerra del Libano, l’87% dei libanesi supportava gli “attacchi di ritorsione di Hezbollah su Israele settentrionale“; un incremento del 29% rispetto al sondaggio condotto nel febbraio dello stesso anno. Hezbollah è stato ritratto come organizzazione nazionalista sciita, tuttavia il sostegno alla resistenza di Hezbollah dalle comunità non sciite è enorme. L’80% dei cristiani intervistati sosteneva Hezbollah, insieme all’80% dei drusi e all’89% dei sunniti. Anche dai territori palestinesi occupati da Israele e dalla Giordania la grande maggioranza considera Hezbollah legittima organizzazione di resistenza. Questo potrebbe dare l’idea del perché un gruppo popolare come Hezbollah sia sempre attaccato dall’occidente.
La relazione tra Hezbollah e RPDC iniziò quando Israele invase il Libano e con l’occupazione israeliana del Libano meridionale, quando Israele istituì una “zona tampone” nell’area occupata, creando le milizie filo-israeliane costituite da segmenti della popolazione cristiana. Le milizie cristiane, tra cui il famigerato esercito del Libano del Sud, commisero pulizie etniche, soprattutto contro le minoranze drusa e palestinese. L’Esercito popolare coreano (KPA) supporta i fratelli da allora. Il Segretario generale Nasrallah visitò la RPDC per scopi formativi in quel periodo. Tra gli altri membri di Hezbollah che si addestrarono nella RPDC vi era Mustafa Badradin, a capo dello spionaggio del movimento nel 2006, quando Israele attaccò ancora una volta il Libano, ed Ibrahim Aqil, capo del servizio di sicurezza e d’intelligence di Hezbollah. Fu anche detto che circa 100 commando di Hezbollah si addestrarono presso le KPA nello stesso periodo. Fu persino affermato che gli istruttori coreani si recarono in Libano nel 2004 e aiutarono Hezbollah nella costruzione di una vasta e sofisticata rete di tunnel fortificati nella zona a sud del fiume Litani confinante con Israele. Dopo l’aggressione israeliana del 2006 al Libano, i sionisti iniziarono a temere l’addestramento dei combattenti di Hezbollah nella RPDC assieme alle Forze Speciali del KPA, nonché l’addestramento su sicurezza ed intelligence. L’addestramento post-2006 dei combattenti di Hezbollah si dimostrò molto importante per la difesa del popolo libanese. Le KPA hanno continuamente aiutato Hezbollah che oggi è uno degli attori non statali più efficienti, non solo in Medio Oriente, ma nel mondo. Gli imperialisti l’odiano.
Dal 2007, Israele si diede molto da fare per fermare lo sviluppo delle centrali nucleari in Iran e Siria e a diffondere la paura tra le rispettive popolazioni. L’ingegnere nucleare iraniano Majid Shahriari fu probabilmente assassinato da agenti del Mossad… Il 29 novembre 2010, assassini non identificati su motociclette lanciarono delle bombe uccidendo Shahriari e ferendo lo scienziato nucleare Fereydun Abbasi, professore presso l’Università Shahid Beheshti, dove anche Shahriari insegnava. Anche la moglie del Dottor Abbasi fu ferita. Gli assassini avevano attaccato le bombe sulle auto dei professori e le fecero detonare da remoto. Secondo The Guardian, Shahriari “non aveva collegamenti noti col lavoro nucleare” e secondo al-Jazeeraera un fisico quantico e per nulla una figura politica“, e “non era coinvolto nel programma nucleare iraniano“. Il solo scopo del regime sionista è diffondere il terrore e la paura. Decine di cittadini della RPDC sono stati uccisi dal regime sionista mentre lavoravano su dei siti in Siria. Ad esempio, nel marzo 2007, gli agenti del Mossad irruppero nella casa a Vienna del direttore dell’Agenzia Atomica siriana, dove trovarono le immagini di un reattore nucleare in Siria. Il 6 settembre dello stesso anno, otto aerei israeliani sganciarono 17 tonnellate di esplosivi sul sito siriano, distruggendolo. Solo alcuni Paesi sono autorizzati a possedere armi nucleari, mentre altri non sono nemmeno autorizzati ad avere l’energia nucleare. Altri cittadini della RPDC furono uccisi da Israele mentre lavoravano in Siria, come nel 1982, durante la guerra civile libanese. Il governo della RPDC inviò forze speciali in Siria per addestrare la guerriglia, e alcuni furono uccisi dall’esercito israeliano. Fu anche affermato dall’islamista “moderato” Asad al-Zubi che nel giugno 2013 la città occupata dai terroristi di Qusayr fu bombardata all’alba da un massiccio tiro di lanciarazzi, artiglieria e mortai, e circondata dalle forze armate siriane sostenute da Hezbollah. I consiglieri del KPA parteciparono alla pianificazione operativa dell’attacco a sorpresa e dell’operazione dell’artiglieria durante la battaglia per Qusayr dei combattenti alleati di Hezbollah, cambiando la dinamica della guerra in Siria. La vittoria di Qusayr rappresentò una vittoria militare e simbolica significativa per il governo siriano e una sconfitta umiliante per i terroristi. Va ricordato che durante il dominio islamista a Qusayr, sostenuto dall’occidente contro il governo legittimo della Siria, il capo militare dell'”opposizione armata”, il generale Abdasalam Harba, ordinò agli ultimi dei precedenti diecimila cristiani di lasciare Qusayr, effettuando la pulizia etnica della città. Madre Agnes Miriam de la Croix, Madre Superiore del Monastero di San Giacomo di Qara, nella Diocesi di Homs, fu intervistata dalla Radio irlandese nel giugno 2012, confermando che i terroristi filo-occidentali in Siria terrorizzavano la comunità cristiana della Siria. Alla domanda se fu l’Esercito libero siriano a dire ai cristiani di andarsene, Madre Agnes Miriam rispose “sì … era il comandante in campo Abdasalam Harba che decise che non ci sarebbero più stati negoziati con i cristiani“. Disse che i cristiani venivano perseguitati perché si rifiutavano di sostenere i ribelli e preferivano restare fuori dagli schieramenti del conflitto. Disse che i terroristi attaccavano specificamente le truppe governative nelle aree cristiane e prendevano i cristiani come scudi umani. Leggasi la storia completa.
I reazionari affermano che la RPDC è un Paese isolato e che ha perso la maggior parte degli amici dalla fine della guerra fredda, ma nulla è più lontano dalla verità. La connessione antimperialista tra RPDC ed altri Stati, e in alcuni casi attori non statali come Hezbollah, è infrangibile e cresce ogni giorno. Non è l’ultima volta che il patto USA-Israele cerca di rovinare un Paese pacifico e incoraggiare la violenza settaria nella regione. Proprio come gli imperialisti inglesi crearono la tattica dividi e conquista per governare il popolo delle sei contee occupate, così Israele l’ha fatto in Libano e gli imperialisti lo fanno ora in Siria. Oggi la religione è uno strumento degli imperialisti. Sappiamo come gli Stati Uniti utilizzano i missionari cristiani nella RPDC contrabbandando apparecchiature come radio, armi e altre cose illegali insieme alle loro bibbie Le minoranze religiose possono vivere in pace e godere delle libertà religiosa e praticare la loro religione nella RPDC, Siria, Libano e Iran. Le libertà civili sono qualcosa d’impensabile sotto l’occupazione statunitense. Hezbollah è un’organizzazione coerente e che avanza, allontanando le mani imperialiste dagli Stati indipendenti del Medio Oriente e proteggendo i diritti delle minoranze. Nel 2012 il canale televisivo libanese al-Manar trasmise uno speciale che elogiava un ragazzo di 8 anni che raccolse soldi per Hezbollah e che disse: “Quando crescerò, diverrò un guerriero della resistenza comunista con Hezbollah, combattendo Stati Uniti e Israele, li farò a pezzi e li caccerò da Libano, Golan e Palestina, che ho molto a cuore“.
L’amicizia e la solidarietà tra RPDC ed Hezbollah continueranno a crescere.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora