Israele non è più una potenza aerea

PressTV 10 dicembre 2017Ci sono voluti tre anni alle Forze Armate siriane per ristrutturare le unità da difesa aerea, primi bersagli dei terroristi taqfiri che, subito dopo l’inizio della guerra nel 2011, ne attaccarono i siti principali nel sud della Siria. Guidati dal servizio segreto israeliano, i terroristi distrussero queste unità prima di smembrarle e consegnarne i pezzi ai servizi segreti israeliani. Uno dei siti, probabilmente il più grande, vicino al confine israeliano, era a metà strada tra Dara e Qunaytra, nel sud della Siria. Gli attacchi dei terroristi al sito di Tal Hara, al centro di sorveglianza di Saydnaya e al centro di comando aereo tra Jarmanah e al-Maliha, minarono gravemente la difesa aerea siriana. Ma ora è finita e i recenti fallimenti dell’aviazione israeliana lo provano. L’analista libanese Umar Marabuni ritorna su un articolo ripreso dal sito del canale televisivo al-Mayadin.
L’autore evoca la liberazione di Saidnaya e Marj al-Sultan da parte dell’Esercito arabo siriano e degli alleati che permisero alla Difesa Aerea siriana di riattivarsi, “creando nuovi siti di sorveglianza e radar” e ripristinando le batterie della difesa danneggiate. Una delle conseguenze della riabilitazione fu la distruzione da parte della difesa aerea siriana, quasi un anno e mezzo fa, di un aereo da guerra israeliano sulle alture del Golan. Gli israeliani furono presi dal panico, ma non fu l’ultima sorpresa. Due mesi fa, un F-35 israeliano veniva colpito da un S-200 siriano ottimizzato, sistema missilistico di fabbricazione russa su cui la Russia basava la propria difesa missilistica. Questi due eventi scossero lo Stato Maggiore dell’esercito israeliano: l’incidente dell’F-16 israeliano sul Golan, al confine tra Siria, Giordania e Israele, spinse quest’ultimo a cambiare tattica senza rinnovarla: l’Aeronautica militare israeliana riprese le tattiche degli anni ’80 quando colpì le batterie missilistiche SAM-6 della Siria dai cieli del Libano. L’abbattimento dell’F-35 fu il secondo shock, costringendo Israele a cambiare tattica una seconda volta aumentando la quota di volo dei suoi caccia, che prima dell’incidente sorvolavano il Libano a una quota molto bassa per evitare i radar siriani. Israele è riuscito a riconquistare la piena capacità d’attacco aereo in Siria, che inizia a vedere la fine del tunnel? Nulla è meno sicuro. Sfortunatamente per Tel Aviv, gli ultimi due attacchi aerei israeliani contro i sobborghi di Damasco (al-Qiswa e Jamariya) rivelavano un’altra capacità recuperata dalla difesa aerea siriana: le batterie missilistiche siriane intercettavano sei sofisticati missili da crociera israeliani Ariha-1 e LORA. Al quartier generale dell’esercito israeliano regna la totale confusione: è tempo di revisione e soprattutto di chiedersi: cosa fare?
È chiaro che Israele cerca una soluzione. Negli anni ’70, fece la stessa cosa: moltiplicò gli attacchi limitati e sporadici per distruggere la forza aerea siriana. Ma il problema non è lo stesso. L’Aeronautica siriana degli anni ’70 non ha nulla a che fare con la difesa aerea attuale dell’Esercito arabo siriano. Gli aerei israeliani troveranno difficile impegnarsi in un grande combattimento aereo data la dispersione delle unità antiaeree siriane in tutta la Siria e, soprattutto, il netto miglioramento della qualità dei sistemi d’intercettazione. L’S-200 o SAM-5, con una gittata di 150 chilometri vicino a al-Zamir e Homs, copre quasi l’intero cielo siriano. Ma ci sono anche il Buk-M2, con un raggio di 50 chilometri, e il Pantsir-S1, che ha una portata identica. Queste batterie possono intercettare i missili da crociera israeliani. La Russia ha danneggiato gli interessi d’Israele?Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

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I risultati di Putin in Siria e conseguenze

Politnavigator 11 dicembre 2017 – Fort RussCome è noto, entrare in guerra è facile, molto più difficile è uscirne. È certo che la Russia, con l’aiuto del contingente militare in Siria, ha raggiunto tutti gli obiettivi e allo stesso tempo si ferma in tempo, preservando il buon atteggiamento dei siriani e dei vicini alla Russia. Quando la minaccia della distruzione della Siria da parte degli islamisti non c’è più e ai cittadini viene data l’opportunità di costruire una società postbellica e risolvere i vecchi problemi. Così, il 6 dicembre, il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa, Generale Gerasimov, nel briefing annuale per gli attaché militari stranieri, annunciava: “In Siria, tutte le formazioni dei banditi dello Stato islamico (vietato in Russia) sono distrutte, il territorio del Paese è completamente libero dai terroristi”. Un’ora prima che ciò venisse appreso dagli attaché, il Ministro della Difesa russo Generale Shojgu riferiva al comandante supremo Presidente Vladimir Putin, “Oggi le divisioni dell’avanguardia del Brigadier-Generale Suhayl e il Quinto Corpo dei Volontari d’Assalto hanno sconfitto le rimanenti forze illegali nella provincia di Dayr al-Zur e, dopo aver liberato gli insediamenti di Salihia, Qita, Qatyah e Musalah, incontravano le forze governative che avanzavano da sud“. Oltre 1000 insediamenti sono stati liberati e le rotte principali riaperte. “Naturalmente, ci sarebbero ancora diversi centri di resistenza, ma in generale i combattimenti in questa fase e in questo territorio sono finiti, con una completa, ripeto, vittoria e sconfitta dei terroristi“, sottolineava Gerasimov. L’11 dicembre, “Bort#1” presidenziale decollava da Mosca per la Siria atterrando sulla base aerea di Humaymim. Il Presidente Putin arrivava per informare soldati e ufficiali russi che la missione onorevole e difficile si è conclusa con la vittoria completa e ora avranno il tanto atteso ritorno a casa.
Nella base aerea, il Capo di Stato russo è stato accolto dal Presidente della Repubblica araba siriana Bashar al-Assad, dal Ministro della Difesa russo Generale Shojgu e dal comandante del gruppo russo in Siria, Sergej Surovikin. Il Presidente della Russia, dalla tribuna, si è rivolto ai militari con un discorso di saluto: “Il Ministro della Difesa, il Capo di Stato Maggiore, e io ordiniamo l’avvio del ritiro del gruppo delle forze russe nei punti di schieramento permanente. La Siria è salva come Stato sovrano e indipendente, sono state create le condizioni per la soluzione politica sotto l’egida delle Nazioni Unite, i rifugiati ritornano nelle loro case”. Con atmosfera informale, Putin ha parlato col personale della missione militare in Siria. All’incontro con la parte siriana, era presente il Presidente Bashar al-Assad, nonché il famoso comandante siriano del 5.to Corpo d’Assalto “Tigre”, Generale di Brigata Suhayl. Nella base aerea, Putin ha avuto colloqui con Assad. Il leader russo ha detto al collega siriano che Mosca spera nella cooperazione con Turchia ed Iran per “stabilire una vita pacifica e un processo politico” in Siria. È anche importante preparare il Congresso del Dialogo Nazionale e avviare il processo di risoluzione pacifica. Assad, a sua volta, ringraziava le Forze Armate russe per l’inestimabile aiuto nella lotta ai terroristi.
Nel valutare l’impresa delle Forze Armate russe in Siria, non ci sono abbastanza parole. Le forze russe ha mostrato un alto livello di addestramento e coerenza in combattimento, capacità di eseguire missioni esemplari a distanza notevole dalla madrepatria. Il punto di svolta nella guerra di quattro anni si è avuto effettivamente con le azioni del reggimento delle forze militari russe. Le perdite ammontano a quattro persone. Oggi non c’è quasi forza sul pianeta in grado di ripetere o superare i risultati dei piloti russi. Tuttavia, finché la situazione nel Paese non si sarà finalmente stabilizzata, un più piccolo contingente russo rimane ad osservare la situazione dalla base aerea di Humaymim e da Tartus. Inoltre. il Centro per la riconciliazione rimarrà in Siria. L’annunciava ufficialmente il presidente russo: “L’aerodromo di Humaymim sarà operativo come prima“. I dettagli sul futuro soggiorno delle forze militari ed altre in Siria, non sono stati accennati né del presidente né dal ministro della Difesa. Apparentemente, ad Humaymim dell’attuale gruppo di 60 velivoli, ne resterà circa un terzo. I cacciabombardieri Su-34 e i caccia multiruolo Su-35, molto probabilmente non avranno più compiti di supporto alle forze di terra, e ritorneranno in Russia. Ma i complessi di difesa aerea S-400 e Pantsir S-1 dovranno rimanere.
A giudicare dalla reazione dei media occidentali, la decisione di ritirare le truppe era inaspettata per tutti, fatta eccezione per i partner della coalizione russa. “Non ho ancora visto queste relazioni ed è ancora difficile valutare quale impatto avranno sui negoziati, quali cambiamenti comporterà nelle dinamiche dei colloqui, dobbiamo vedere che tipo di intenzioni ha la Russia“, aveva detto il portavoce della Casa Bianca Josh Ernest. Dopo aver visitato Humaymim, Putin ha intrapreso una vera maratona politica. Dalla Siria, “Bort#1” portava il presidente russo in Egitto, dove aveva incontri al vertice. A Cairo, Putin negoziava col Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi, informando la parte egiziana della situazione in Siria. Secondo Putin, l’Egitto può svolgere un ruolo importante nel processo di pace in Siria. La parte egiziana a sua volta chiedeva di ristabilire le comunicazioni aeree dirette tra Egitto e Russia, interrotte dall’attentato del 2015 sulla penisola del Sinai, che uccise centinaia di cittadini russi di ritorno dall’Egitto. Da Cairo, Putin si recava ad Ankara per colloqui con Erdogan. Putin l’informava del ritiro del contingente militare russo dalla Siria, ma non si è parlato di questioni problematiche, come la continua presenza di truppe turche entro le regioni di frontiera della Siria. È noto che l’argomento principale dei colloqui tra Putin e Erdogan era la nuova tensione in Medio Oriente, su Gerusalemme.
Riassumiamo:
1) Lasciando la Siria, Mosca ha dimostrato che non si lascerà coinvolgere in un conflitto a lungo termine come “lo scenario afghano” professato dai critici.
2) Le truppe russe se ne vanno in un momento favorevole: i siriani sono grati, le truppe governative addestrate e armate dai russi. Il processo negoziale ha successo con l'”opposizione moderata” in Siria e a Ginevra, dove inizieranno i prossimi negoziati con le forze influenti sul conflitto.
3) La Russia mantiene le basi militari in Medio Oriente, importante fattore geopolitico. Le Forze Armate hanno brillantemente dimostrato le proprie capacità tattiche e tecniche, distruggendo in breve tempo l’infrastruttura terroristica. Qualsiasi ulteriore offensiva dell’Esercito arabo siriano sarà supportata dall’Aeronautica siriana con forze e mezzi a disposizione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Stato di paura: come i più micidiali bombardamenti della storia crearono l’attuale crisi in Corea

Ted Nace, Mondialisation, 9 dicembre 2017Mentre il mondo osserva con crescente preoccupazione tensioni e retorica bellicosa tra Stati Uniti e Corea democratica, uno degli aspetti più notevoli della situazione è la mancanza di qualsiasi riconoscimento pubblico del motivo dei timori della Corea democratica, o come l’ha definito l’ambasciatrice dell’ONU Nikki Haley, “stato di paranoia”, cioè l’orribile campagna di bombardamento statunitense durante la Guerra di Corea, dal numero senza precedenti di vittime. Anche se non sapremo mai tutti i fatti, le prove disponibili portano a concludere che i bombardamenti di città e villaggi nella Corea democratica uccisero più civili di qualsiasi altra campagna di bombardamenti nella storia. Lo storico Bruce Cumings descrive la campagna dei bombardamenti come “probabilmente uno dei peggiori episodi di violenza statunitense scatenata contro un altro popolo, ma certamente quella meno nota agli statunitensi”. La campagna, condotta tra il 1950 e il 1953, uccise 2 milioni di nordcoreani secondo il generale Curtis LeMay, capo del comando aereo strategico e organizzatore del bombardamento di Tokyo e di altre città giapponesi. Nel 1984, LeMay disse all’ufficio dell’Aeronautica che il bombardamento della Corea democratica “uccise il 20% della popolazione“. Altre fonti citano un numero leggermente inferiore. Secondo i dati raccolti dai ricercatori del Centre for the Study of Civil War (CSCW) e dall’International Peace Research Institute di Oslo (PRIO), la “migliore stima” dei decessi civili in Corea democratica è 995000, con una stima minima di 645000 e una massima di 1,5 milioni. Sebbene metà delle stime di LeMay, CSCW/PRIO calcola che 995000 morti superassero le vittime civili di qualsiasi altra campagna di bombardamenti, tra cui quella sulle città tedesche durante la seconda guerra mondiale, che fece tra 400000 e 600000 morti, i bombardamenti incendiari e nucleari delle città giapponesi causarono tra 330000 e 900000 morti; i bombardamenti in Indocina tra il 1964 e il 1973 causarono tra 121000 e 361000 morti, durante le operazioni Rolling Thunder, Linebacker e Linebacker II (Vietnam); Menu e Freedom Deal (Cambogia) e Barrel Roll (Laos). Il pesante bilancio dei bombardamenti della Corea democratica è tanto più notevole in quanto la popolazione del Paese era relativamente modesta: solo 9,7 milioni nel 1950. In confronto, c’erano 65 milioni di persone in Germania e 72 milioni in Giappone alla fine della seconda guerra mondiale. I bombardamenti dell’Aeronautica degli USA sulla Corea democratica impiegarono tattiche sviluppate durante la Seconda guerra mondiale per bombardare Europa e Giappone: esplosivi per distruggere edifici, napalm e altre armi incendiarie per innescare massicci incendi e bombardamenti pesanti per impedire alle squadre antincendio di estinguerli. L’uso di tali tattiche non era evidente. Secondo la politica statunitense all’inizio della guerra di Corea, fu vietato il bombardamento incendiario dei civili. Un anno prima, nel 1949, diversi ammiragli della Marina degli Stati Uniti condannarono tali tattiche al Congresso. Durante la “rivolta degli ammiragli”, la Marina sfidò i colleghi dell’Aeronautica sostenendo che bombare i civili era controproducente dal punto di vista militare e violava gli standard morali internazionali.
Giunte nel momento in cui il tribunale di Norimberga sensibilizzò l’opinione pubblica sui crimini di guerra, le critiche degli ammiragli furono riprese dall’opinione pubblica. Pertanto fu vietato attaccare le popolazioni civili secondo la politica degli Stati Uniti all’inizio della guerra di Corea. Quando il generale George E. Stratemeyer dell’Aeronautica militare chiese il permesso di usare gli stessi metodi di bombardamento, su cinque città nordcoreane, di quelli che “piegarono il Giappone”, il generale Douglas MacArthur respinse la richiesta, invocando la “politica generale”. Cinque mesi dopo l’inizio della guerra, mentre le forze cinesi intervennero a fianco della Corea democratica e le forze delle Nazioni Unite si ritiravano, il generale MacArthur cambiò posizione e accettò la richiesta del generale Stratemeyer, il 3 novembre 1950, di bruciare la città nordcoreana di Kanggye e diverse altre: “Bruciale! Meglio ancora, Strat, brucia e distruggi qualsiasi città o villaggio pensi abbia interesse militare per il nemico”. La stessa sera, il capo di Stato Maggiore di MacArthur disse a Stratemeyer che anche il bombardamento di Sinuiju veniva approvato. Nel diario, Stratemeyer riassume le istruzioni: “Ogni edificio, ogni sito e ogni villaggio della Corea democratica diventa un bersaglio militare e tattico“. Stratemeyer ordinò alla Quinta Forza Aerea e al Comando Bombardieri di distruggere tutti i mezzi di comunicazione e tutti i servizi, le fabbriche, città e villaggi. Sebbene l’Aeronautica fosse diretta nelle comunicazioni interne sulla natura dei bombardamenti, incluse mappe che mostravano l’esatta percentuale incenerita di ogni città, le comunicazioni alla stampa descrissero i bombardamenti come incentrati esclusivamente su “concentramenti di truppe nemiche, depositi, edifici militari e linee di comunicazione“. Gli ordini della Quinta Forza Aerea erano chiari: “Gli aerei della Quinta Forza Aerea distruggeranno tutti gli obiettivi, inclusi gli edifici che possono servire da rifugio“. In meno di tre settimane dal bombardamento di Kanggye, furono incendiate dieci città, tra cui Chosan (85%), Hoeryong (90%), Huichon (75%), Kanggye (75%), Kointong ( 90%), Manpochin (95%), Namsi (90%), Sakchu (75%), Sinuichu (60%) e Uichu (20%). Il 17 novembre 1950, il generale MacArthur disse all’ambasciatore statunitense in Corea John J. Muccio, “Sfortunatamente, questa regione sarà trasformata in un deserto“. Con “questa regione“, MacArthur indicava l’intera area tra “le nostre attuali posizioni e il confine”.
Mentre l’Aeronautica continuava a bruciare le città, seguiva da vicino i livelli di distruzione inflitti:
* Anju – 15%
* Chinnampo (Nampo) – 80%
* Chongju (Chongju) – 60%
* Haeju – 75%
* Hamhung (Hamhung) – 80%
* Hungnam (Hongnam) – 85%
* Hwangju (Contea di Hwangju) – 97%
* Kanggye – 60% (precedentemente stimato al 75%)
* Kunu-ri (Kunu-dong) – 100%
* Kyomipo (Songnim) – 80%
* Musan – 5%
* Najin (Rashin) – 5%
* Pyongyang – 75%
* Sariwon (Sariwon) – 95%
* Sinanju – 100%
* Sinuiju – 50%
* Songjin (Kimchaek) – 50%
* Sunan (Sunan-guyok) – 90%
* Unggi (Contea di Sonbong) – 5%
* Wonsan (Wonsan) – 80%
Nel maggio 1951, una squadra investigativa internazionale dichiarò: “I membri, durante il viaggio, non videro una singola città che non fosse stata distrutta, e c’erano pochissimi villaggi intatti“. Il 25 giugno 1951, il generale O’Donnell, comandante del Comando bombardieri dell’Estremo Oriente, testimoniò in risposta a una domanda del senatore Stennis (“...La Corea democratica è stata praticamente distrutta, no?“) “Oh, sì .. direi che quasi tutto nel nord della penisola coreana è in condizioni terribili. Tutto è distrutto. Non c’è nulla che valga essere nominato… Poco prima dell’arrivo dei cinesi, i nostri aerei erano inchiodati a terra. Non è rimasto nulla da bombardare in Corea“. Nell’agosto 1951, il corrispondente di guerra Tibor Meray dichiarò di aver assistito alla “totale devastazione tra il fiume Yalu e la capitale” e “che non c’erano più città nella Corea democratica“, aggiungendo che “mi sentivo come se viaggiassi sulla luna perché c’era solo devastazione… Ogni città non era altro che un allineamento di camini“.
Diversi fattori si combinarono aumentando la mortalità dei bombardamenti incendiari. Come si apprese durante la seconda guerra mondiale, gli attacchi incendiari potevano devastare le città a velocità incredibile: il bombardamento della Royal Air Force di Wurzburg, in Germania, negli ultimi mesi di guerra impiegò solo 20 minuti per avvolgere la città in una tempesta di fuoco con temperature stimate a 1500-2000° C. La gravità dell’inverno nordcoreano contribuì ai raccapriccianti dati dei bombardamenti. A Pyongyang, la temperatura media di gennaio è -13°. I peggiori bombardamenti si verificarono nel novembre 1950, chi sfuggì alla morte per incendio morì di freddo nei giorni e mesi successivi. I sopravvissuti crearono dei ripari di fortuna in canyon, caverne o cantine abbandonate. Nel maggio 1951, una delegazione della Federazione internazionale delle donne democratiche (WIDF) visitò la città bombardata di Sinuiju: “La stragrande maggioranza delle persone vive in trincee scavate e rinforzate con legno di recupero. Alcuni di tali rifugi hanno tetti di tegole e di legno, recuperati da edifici distrutti. Altri vivono in cantine rimaste intatte dopo il bombardamento e altre ancora in tende di paglia con carpenteria recuperata da edifici distrutti e in capanne di mattoni e macerie senza malta“. A Pyongyang, la delegazione descrisse una famiglia di cinque persone, tra cui un bambino di tre anni e uno di otto mesi, che viveva in uno spazio sotterraneo di due metri quadrati, a cui si poteva accedere solo percorrendo un tunnel di tre metri. Un terzo fattore fu l’uso intensivo del napalm. Sviluppato all’Università di Harvard nel 1942, la sostanza appiccicosa e infiammabile fu usata per la prima volta durante la Seconda guerra mondiale. Diventò un’arma chiave durante la guerra di Corea, quando ne vennero usate 32557 tonnellate; secondo lo storico Bruce Cumings la logica fu la seguente: “Sono selvaggi, il che ci dà il diritto di spalmare napalm sugli inermi“. Molto tempo dopo la guerra, Cumings descrisse l’incontro con un anziano sopravvissuto: “All’angolo di una strada c’era un uomo (penso che fosse un uomo o una donna con le spalle larghe) che aveva una curiosa crosta viola su ogni parte visibile della pelle, spessa sulle sue mani, sottile sulle braccia, coprendosi completamente la testa e il viso. Era calvo, non aveva orecchie o labbra e gli occhi, senza palpebre, erano di un bianco grigiastro, senza pupille… Questa crosta violacea risultò dal contatto col napalm, poi il corpo della vittima, non curata, guarì in un modo o nell’altro“. Durante i colloqui per l’armistizio alla fine dei combattimenti, i comandanti statunitensi non avevano più città da colpire. Per fare pressione sui negoziati, diressero i bombardamenti sulle grandi dighe coreane. Come riportato dal New York Times, le inondazioni causate dalla distruzione di una diga “liberarono” 40 km di valle distruggendo migliaia di ettari di riso appena piantato. All’indomani dei bombardamenti incendiari contro Germania e Giappone durante la Seconda guerra mondiale, un gruppo di ricerca del Pentagono di 1000 membri redasse una valutazione completa nota come “US Strategic Bombing Survey“. L’USSBS pubblicò 208 volumi per l’Europa e 108 per il Giappone e il Pacifico, tra cui il numero di vittime, interviste con sopravvissuti e indagini economiche. Tali rapporti redatti industria per industria furono così dettagliati che la General Motors li usò per avere con successo dal governo degli Stati Uniti 32 milioni di dollari per i danni alle sue fabbriche tedesche.
Dopo la guerra di Corea, non fu fatta alcuna registrazione dei bombardamenti, ad eccezione delle mappe interne per l’Aeronautica che mostravano la distruzione città per città. Queste carte rimasero segrete per venti anni. Quando furono declassificate, di nascosto nel 1973, l’interesse degli Stati Uniti per la Guerra di Corea era svanito da tempo. È solo negli ultimi anni che il quadro completo comincia ad emergere negli studi di storici come Taewoo Kim del Korean Korea Analysis Institute, Conrad Crane dell’Accademia Militare degli Stati Uniti e Su-kyoung Hwang dell’Università della Pennsylvania. Nella Corea democratica, la memoria è perpetuata. Secondo lo storico Bruce Cumings, “Fu la prima cosa che la guida mi disse”. Cumings scrive: “La campagna senza ostacoli dei bombardamenti incendiari al Nord durò tre anni, dando origine a un deserto e a popolo di talpe sopravvissute che imparò ad amare il riparo di caverne, montagne, tunnel e ridotte, un mondo sotterraneo diventato la base per la ricostruzione di un Paese e ricordo per costruire un feroce odio tra la popolazione“. Ancora oggi, la campagna dei bombardamenti incendiari contro città e villaggi della Corea democratica rimane ignota al pubblico e non è riconosciuta nelle discussioni nei media sulla crisi, nonostante l’ovvia importanza per la Corea democratica nel persegue il programma di deterrenza nucleare. Senza conoscere e confrontarsi con questi fatti, non possiamo comprendere i timori al centro degli atteggiamenti e delle azioni della Corea democratica.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Pentagono minaccia di abbattere i jet russi in Siria

Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 10 dicembre 2017Il mese scorso mi chiedevo se l’accresciuta retorica del Pentagono sulle “insicure pratiche di volo russe” in Siria preparasse i media al possibile abbattimento di un aereo russo da parte degli Stati Uniti. Ora gli Stati Uniti continuano a minacciarlo apertamente. Ricordiamo, il 24 novembre la CNN pubblicò un articolo in cui, secondo funzionari anonimi, i poveri piloti statunitensi venivano “sottoposti a pratiche di volo russe“. Questo seguiva un rapporto della settimana prima in cui un ufficiale anonimo del Pentagono parlava di aerei russi “minacciosi” e “potenzialmente minacciosi” e dei loro “comportamenti sempre più allarmanti” (che in seguito si rivelano semplicemente aerei russi che volavano nel raggio delle armi statunitensi a terra). Ora il Pentagono minaccia apertamente la prospettiva di abbattere un aereo da guerra russo, coi suoi portavoce. Il colonnello Damien Pickart, portavoce del Comando centrale delle forze aeree degli Stati Uniti, aveva detto che l’esercito statunitense ha “la grave preoccupazione” di “abbattere un aereo da guerra russo perché le sue azioni sono viste minacciose“, in altre parole incrociare nello “spazio aereo della coalizione” nella Siria orientale. Sì, in modo bizzarro il Pentagono indica la Siria ad est dell’Eufrate come “nostro spazio aereo”: “Abbiamo visto ovunque da sei a otto incidenti al giorno a fine novembre, dove aerei russi o siriani attraversavano il nostro spazio aereo ad est dell’Eufrate“, aveva detto Pickart. Gli Stati Uniti sostengono di non poter onestamente sapere se gli aerei russi attraversano il fiume per “errore” o perché intendono attaccare “forze della coalizione”, e che quindi i caccia statunitensi potrebbero già ragionevolmente abbatterli per “autodifesa”: “I piloti dell’aeronautica hanno mostrato moderazione, ma dato che le azioni dei Su-24 avrebbero potuto ragionevolmente essere interpretate come minaccia agli aerei statunitensi, il pilota dell’F-22 avrebbe avuto diritto di sparare per autodifesa, secondo i funzionari della base aerea del Qatar”. Questa è pura assurdità. Non si tratta di paura di un attacco russo, ma di confronto.
In primo luogo il Su-24 è un aviogetto d’attacco che non verrebbe usato per attaccare altri aerei da combattimento. Ancora più importante, i russi rivelavano di aver già effettuato oltre 600 missioni di combattimento per colpire lo SIIL ad est del fiume a sostegno delle milizie curde YPG solitamente sostenute dagli USA. Le YPG salutavano la copertura aerea russa*. Gli statunitensi sanno bene che i russi non attraversano il fiume per attaccare loro o i loro agenti. Al contrario, sostengono la stessa fazione degli Stati Uniti, ma il Pentagono vuole il monopolio su ciò e sul territorio occupato. Inoltre, mentre il Pentagono si lamenta degli incidenti in cui aerei statunitensi e russi quasi entrano in collisione a causa dei russi che volano sul lato “sbagliato” del fiume, il Ministero della Difesa russo dichiarava che i caccia statunitensi avevano già simulato l’attacco ad aviogetti russi: “Il 23 novembre, sui cieli della riva occidentale dell’Eufrate, un caccia F-22 statunitense ostacolava attivamente 2 aerei d’attacco russi Sukhoi Su-24 nell’adempiere la missione per distruggere un comando dello Stato islamico vicino Mayadin“, affermava il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov. “L’F-22 lanciò dei bengala e aprì i freni manovrando costantemente per simulare un duello”. L’F-22 Raptor “finì le manovre pericolose e fuggì nello spazio aereo iracheno” dopo che un altamente manovrabile Su-35S apparve nelle vicinanze, affermava Konashenkov. Quindi chi effettivamente minaccia chi? I russi che attraversano il fiume per aiutare le YPG appoggiate dagli Stati Uniti, o gli Stati Uniti che simulano attacchi agli aerei russi? Ma non preoccupatevi, se gli Stati Uniti abbattessero un aereo russo sarà colpa dei russi avendo sorvolato le forze curde alleate degli Stati Uniti che aiutano: “Altri aerei russi volarono a breve distanza o direttamente sulle forze alleate per massimo 30 minuti, aumentando le tensioni e il rischio di uno scontro, secondo funzionari statunitensi”. Oppure per “adescare” gli statunitensi ad abbatterli: “È sempre più difficile per i nostri piloti capire se i piloti russi deliberatamente ci testano o istigano a reagire, o se si tratta solo di errori“, diceva il tenente-colonnello Damien Pickart, portavoce del comando. Vedete, questi russi vogliono essere abbattuti, non è mai colpa degli USA. (Ricordatevi che secondo il revisionismo neocon Sadam finse di avere armi di distruzione di massa per spingere gli Stati Uniti ad invaderlo).
L’US Air Force ha già abbattuto un Su-22 siriano sulla Siria centrale, bombardato l’Esercito arabo siriano in tre diverse occasioni nel sud della Siria uccidendo una dozzina di soldati, e presumibilmente bombardò l’Esercito arabo siriano nella città circondata dallo SIIL di Dayr al-Zur per errore, ma in realtà per sabotare l’accordo Lavrov-Kerry del settembre 2016 che prevedeva la collaborazione tra Stati Uniti e Russia. Gli Stati Uniti fingono di credere che la Russia voglia bombardare le YPG quando in realtà si coordinano.*Nonostante l’approvazione dell’ombrello per le SDF (Syrian Democratic Forces) che gli Stati Uniti istituirono a fine 2015 per aiutare a presentare le YPG comuniste curde, contraddicono bizzarramente le dichiarazioni delle YPG.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Attacchi aerei: Israele si rompe i denti sulla Siria

Mikhail Gamandij-Egorov, al-Manar, 6 dicembre 2017Israele vede la superiorità aerea in Medio Oriente seriamente limitata. Damasco, dopo aver eliminato la minaccia terroristica, non lascia più senza risposta le aggressioni israeliane, registrando un primo successo in questo settore. La fine dell’impunità aerea di Tel Aviv è gravida di conseguenze nella regione. L’intercettazione da parte dei siriani di diversi missili terra-terra israeliani indica i cambiamenti radicali nella bilancia di potere nel Vicino e Medio Oriente. Questa evoluzione militare è senz’altro sostenuta dai cambiamenti della linee di forza geostrategiche, che non saranno lamentati dai partigiani della multipolarità. Affrontando quest’ultimo punto, si nota innanzitutto l’isteria sempre più evidente dai capi israeliani. Netanyahu, notando il fallimento del suo scenario ideale, l’incancrenimento indefinito del conflitto siriano, minaccia quasi quotidianamente Damasco ed alleati, tra cui Teheran. A volte le minacce sono seguite da momenti di silenzio, poiché la nuova realtà sembra travolgere i capi dello Stato ebraico. In effetti, nei giorni scorsi, Israele alzava i toni dicendo che “non tollererà alcuna presenza iraniana in Siria”. Dimenticando che la Siria non è una colonia israeliana, come quelle nel territorio palestinese. Inoltre trascura il fatto che la Repubblica Siriana, in quanto Stato sovrano, non deve chiedere il permesso di terzi, siano israeliani, statunitensi o europei, per la presenza sul suo territorio delle forze alleate di Russia, Iran od Hezbollah. Tel-Aviv sembra anche sorpresa che la Siria abbia non solo sconfitto decine di migliaia di terroristi che operavano sul suo territorio da diversi anni, grazie all’aiuto decisivo della Russia, avviando ampi progetti di ricostruzione nazionale, ma che anche imponga le nuove condizioni nella difesa del proprio spazio aereo. Va ricordato che durante la guerra di Siria ed alleati contro il terrorismo internazionale, l’aviazione sionista compì numerosi raid contro le postazioni dell’Esercito arabo siriano, senza mai toccare alcun gruppo terroristico, come SIIL o al-Qaida? Damasco non mancò di sottolineare la complicità tra Tel Aviv e i gruppi terroristici. Ma al di là di tali convinzioni, è chiaro che la Siria non poteva in genere difendere adeguatamente il proprio territorio dagli attacchi israeliani; in realtà, l’Esercito arabo siriano era principalmente mobilitato nella lotta al terrorismo e, secondo il Presidente Assad, diversi sistemi di difesa aerea furono distrutti dai terroristi all’inizio del conflitto.
Alcuni pettegolezzi non esitavano a denigrare la Russia, alleata di Damasco, sulla volontà di affrontare gli attacchi aerei israeliani, che spesso solcano lo spazio aereo libanese. La sola azione visibile di Mosca era convocare l’ambasciatore israeliano per presentargli le proteste ufficiali. Personalmente, sono convinto che se il Cremlino avesse provato, invano, a convincere Israele a fermare le ostilità contro la Siria, la ragione principale di tale “pazienza” era concentrarsi sull’eliminazione dei terroristi in Siria. Missione compiuta, dato che i terroristi sono stati eliminati per più del 95%. Sulle incursioni aeree contro Damasco, la Russia aveva annunciato l’intenzione di rafforzare in modo significativo la difesa aerea siriana. Alcuni potrebbero aver pensato che sarebbero state solo parole. La Russia ha fatto di tutto per nasconderlo, ma i risultati ci sono: con diversi missili israeliani intercettati, la Siria ha dimostrato di poter contrastare gli attacchi israeliani. La Russia, da buon alleato, non sbandiera di certo le ragioni di tale cambiamento della difesa antiaerea della Repubblica Araba. Non è sua abitudine. Un po’ come al momento delle vittorie decisive ad Aleppo, Palmyra, Homs o Dayr-al-Zur, dove la Russia ha sempre lasciato la palma della vittoria a popolo, esercito e governo siriani. Tuttavia, una cosa è certa: lo Stato sionista non domina più lo spazio aereo della regione. La pillola sarà difficile da ingoiare, ma avverrà. E invece di rompersi i denti, Israele farebbe meglio a ripensare la propria politica verso Siria, Palestina e l’intera regione. In caso contrario, potrebbe affrontare conseguenze che gli saranno certamente dannose.Traduzione di Alessandro Lattanzio