Cosa accade tra Russia e Israele?

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 18.05.2018Anche con quanto ultimamente accaduto in Siria tra Israele e Iran, e tali episodi potrebbero ripresentarsi in futuro, il ruolo della Russia, come abbiamo già scritto, rimane cruciale da unico mediatore reale tra i due feroci rivali e potrebbe essere la chiave della riduzione delle tensioni. Nonostante la mediazione della Russia, la crisi è una grande sfida diplomatica che va gestita con abilità in modo che la Siria non diventi un altro campo di battaglia e che le vittorie della Russia sull’estremismo non siano compromesse. Il compito quindi è tanto complicato quanto rischioso ed enigmatico. Questo è evidente dal modo in cui il primo ministro israeliano, dopo l’ultima visita a Mosca e dopo che Israele aveva sparato su obiettivi iraniani in Siria, intese dire che la Russia era dalla sua parte nella guerra contro l’Iran. L’Iran, d’altra parte, continua a vedere la Russia come alleata e i suoi funzionari si recarono in Russia per salvare l’accordo nucleare dopo l’annuncio dell’uscita di Trump. Quindi, la domanda: cosa realmente accade tra Israele e Russia su Iran e Siria?
Mentre le dichiarazioni post-visita di Netanyahu suggerivano un cambio del pensiero russo sul ruolo che l’Iran può e dovrebbe giocare, non è così. La Russia non cambia lato, dato che il conflitto in Siria è ancora lungi dall’essere finito. La stabilizzazione siriana rimane un enigma da risolvere e l’Iran rimane un elemento chiave della pace e anche garante del cessate il fuoco. Israele quindi sembra sottovalutare l’importanza dell’Iran per la Russia, e viceversa. Il fatto che la Russia non abbia obiettato o criticato l’attacco israeliano alla Siria, prendendo di mira elementi iraniani, non la rende semplicemente ‘amica’ d’Israele e ‘nemica’ dell’Iran. C’è molto più di quanto sembri. Per la Russia, l’obiettivo principale rimangono stabilità ed unità della Siria come unità territoriale riguardo divisione in “zone” e ricostruzione. Il significativo silenzio della Russia sull’attacco israeliano mostra quindi come la Russia, amica di Iran ed Israele, non voglia essere invischiata nella zuffa Iran-Israele ed intenda svolgere il proprio ruolo in modo che non renda nemico Iran o Israele. Così sembra che i russi facciano questo: mentre si sono astenuti dal criticare Israele per l’attacco, il Ministero della Difesa non mancava di menzionare che la difesa aerea siriana fornita dalla Russia abbatteva la metà dei 60 missili sparati dalle forze israeliane, a significare che la Russia rimane attenta alla difesa della Siria. Già, la Russia dichiarava che se dovesse sorgere un’emergenza, rafforzerà la difesa siriana con missili S-300. Allo stesso modo, mentre Israele si aspetta dalla Russia di limitare il ruolo dell’Iran in Siria, particolarmente vicino al territorio israeliano, la Russia comprende l’intesa tra Iran e Siria. Di fatto, la Russia condivide con l’Iran le stesse ragioni e logica della presenza militare in Siria, poiché entrambi i Paesi sono stati invitati da Damasco e sono cruciali nella lotta a Stato islamico e altri “ribelli” finanziati dall’estero. Mentre la Russia potrebbe non avere interesse per il “fronte della Resistenza” dell’Iran contro Israele, non si oppone nemmeno alla presenza iraniana in Siria, né considera, a differenza d’Israele, Hezbollah un’organizzazione “terroristica”. Al contrario, il risultato delle elezioni in Libano ha dimostrato che Hezbollah è molto più di un semplice gruppo militante e che ha una forte base popolare e un solido sostegno elettorale, ottenendo legittimità sociale e politica e rafforzando la visione russa secondo cui Hezbollah non è terroristico e non va trattato come tale. Da questo segue logicamente un’altra differenza tra Israele e Russia e una convergenza di interessi tra Russia e Iran: l’accordo nucleare, noto come JCPOA. Come tale, se Israele esultava per l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo, la Russia non si è astenuta dal definirla “nuova conferma dell’inaffidabilità di Washington”, aggiungendo che “la Russia è aperta all’ulteriore cooperazione cogli altri partecipanti al JCPOA e continuerà attivamente a sviluppare collaborazione e dialogo politico con la Repubblica islamica dell’Iran“.
Pertanto, nonostante il calore che Netanyahu ha ricevuto a Mosca nell’ultima visita, non si può negare che la Russia potrebbe pensare a un possibile coinvolgimento degli interessi iraniani in Siria nell’accomodamento con Israele. D’altra parte, il fatto che la Russia abbia ospitato Netanyahu e poi una delegazione iraniana, dimostra che la diplomazia russa cammina perché il suo ruolo di unica sostenitrice attiva della diplomazia discreta diventa evidente a Iran ed Israele. È quindi fuorviante concludere, come ampiamente fatto dai media internazionali, che esiste un accordo non ufficiale tra Russia e Israele, secondo cui la Russia permette ad Israele di attaccare obiettivi iraniani finché sono una rappresaglia e non colpiscono interessi siriani e russi. Ciò che è più probabile e adeguato agli interessi russi è che la Russia semplicemente si bilancia tra Iran e Israele, e sa che permettere a queste parti mano libera, comporterebbe una guerra che non si potrebbe controllare. Pertanto, nonostante l’impressione che Netanyahu abbia avuto successo, non è realistico aspettarsi che la Russia decida di scegliere tra Israele e Iran o d’aderire incondizionatamente all’agenda israeliana per sconfiggere l’Iran in Siria o all’agenda iraniana di espandere il fronte verso Israele. Ciò che tuttavia Israele può aspettarsi sono gli sforzi russi per impedire l’uso del territorio siriano contro Israele, e viceversa. Non ci sono, in quanto tali, accordi ma solo l’ampio riconoscimento del fatto che tutto ciò che accade in Siria, da una parte e dall’altra, deve prendere in considerazione i russi e i loro interessi.Salman Rafi Sheikh, analista delle relazioni internazionali e degli affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Imperatore caotico e impero del caos

Gulam Asgar Mitha, Oriental Review, 12/05/2018

La suspense finì l’8 maggio, quando l’Imperatore Trump annunciò che il suo impero aveva finalmente deciso di strappare l’accordo firmato da Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania, e cioè il P5+1. Alcun ragionamento avanzato dalle tre potenze europee potrà convincere Trump a non fare altrimenti. Tutte snobbate. Un interessante articolo sulla CNN, “Tutto ciò che rottama l’accordo iraniano spiega Donald Trump”, afferma che la demolizione dell’accordo ha aperto una nuova finestra sull’anima politica di Trump, dimostrandone la volontà di scatenare all’estero quel tipo di caos che ha fomentato a casa. La decisione rientra nel contesto della dottrina in politica estera dell'”America first”, mostrandosi irremovibile nel seguire le promesse elettorali che hanno inorridito gli alleati degli USA. Non fu un ragionamento, ma le bugie di un uomo di un Paese piccolo ma potente, Israele, a convincere Trump a concludere l’accordo con l’Iran nonostante le verifiche dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA) secondo cui l’Iran aderiva pienamente al JCPOA. Quindi, perché gli Stati Uniti dovrebbero chiudere l’accordo? I capi Benjamin Netanyahu, John Bolton e Mike Pompeo, primo ministro israeliano, consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di Stato degli Stati Uniti, sono dei falchi convinti che con l’uno o l’altro pretesto l’Iran vada bombardato. Il quartetto ha un piano generale. Probabilmente seguendo le stesse menzogne contro Iraq ed Afghanistan. John Bolton fu l’architetto della guerra in Iraq. Tra scuse da esporre alle Nazioni Unite, l’Iran è una nazione paria che sviluppa clandestinamente una bomba per distruggere Stati Uniti e Israele, destabilizza la regione, minaccia d’invadere l’Arabia Saudita, sviluppa missili balistici a lunga, media e corta gittata, supporta Hezbollah (lo stesso gruppo che bastonò Israele nel luglio 2006), Siria e Yemen. La mia ipotesi è che l’Arabia Saudita e il suo alleato EAU abbiano speso enormi fondi nella visita di Pompeo in Arabia Saudita per provocare la guerra contro l’Iran, comprese basi militari e aeree in quei Paesi. Non dimentichiamo l’Egitto, che ha anche qualche risentimento. I governanti sauditi non capiscono che anche Stati Uniti ed Israele hanno un piano sinistro per il loro Paese, spezzarne la parte occidentale includendo le città sante Mecca e Medina sotto controllo congiunto islamico, e la parte orientale con la ricchezza petrolifera, sotto il controllo delle grandi compagnie petrolifere, la parte centrale sotto il controllo saudita e la parte settentrionale col Levante. L’impero turco subì un destino simile dopo la Prima guerra mondiale.
C’è ancora un’altra domanda: la minaccia percepita dall’impero USA dall’Eurasia, Cina e Russia, sfidanti militari ed economici al primato e agli imperativi statunitensi. Non cercherò di rispondervi, ma rimanderò il lettore interessato a “The Grand Chessboard: American Primacy and its Geopolitical Imperatives” di Zbigniew Brzezinski, che avanzò il piano diversi anni fa. Cina e Russia stringono legami con Iran, Pakistan e Corea democratica. Queste cinque potenze eurasiatiche condividono capacità economiche, tecnologiche, energetiche e militari (anche nucleari) minacciando l’impero che continua a perseguire l’espansione. Ne discussi nell’articolo pubblicato su Oriental Review nell’aprile 2018. In diversi articoli che ho letto negli ultimi giorni, mentre la suspense si sviluppava sull’accordo, una domanda spiccava: se gli Stati Uniti si rifiutano di negoziare l’accordo P5+1 con l’Iran, quale altro Paese se ne fiderà in ogni rapporto, anche economico e commerciale? Questa domanda verrà ora messa alla prova del nove quando i capi di Corea democratica e Stati Uniti s’incontreranno. Cina e Stati Uniti sono ingarbugliati in una disputa commerciale come lo sono gli Stati Uniti con UE, Canada e Messico. Senza dimenticare l’uscita dalla Trans Pacific Partnership all’inizio del regno dell’imperatore.
Permettetemi di concludere con alcune domande economiche piuttosto importanti che riguardano gli USA. Sono vicini a una disastrosa recessione o probabile depressione. Vanno salvati. I principali beneficiari delle guerre nella storia furono banche e usurai, sia che operassero dal Tempio di Salomone durante l’Impero Romano e che tradissero Gesù di Nazareth o i Medici, e i Rothschild d’Europa o i Rockefeller o Stanley Morgans d’America. Alcuna guerra può essere combattuta senza il loro sostegno. Un articolo piuttosto interessante su come le banche operano intitolato “700 miliardi di volte 10“, di Tim Buchholz, pubblicato su Countercurrents il 4 dicembre 2008, in cui l’autore citava John LeBoutillier (ex-congressista repubblicano di New York, con un solo mandato che chiese “Da dove vengono tutti questi soldi?“) dire che Bloomberg riferiva che la Federal Reserve ha “impegnato/sostenuto/prestato 7,6 trilioni di dollari” per tentare di risolvere la crisi. Gli USA attualmente sono nella seconda più lunga espansione economica post-bellica, da 9 anni. Tale espansione iniziò con incentivi di spesa e tagli fiscali approvati nel 2009 per combattere la Grande Recessione. Probabilmente l’unica altra espansione fu nel 1991-2001, la cui crescita portò il mercato azionario a livelli record, causando lo sviluppo della bolla dei titoli tecnologici. La pressione sull’economia statunitense è ora dovuta alla valuta cinese e alla borsa petrolifera di Shanghai che minacciano il dollaro USA e il suo monopolio sul petrolio.
Nei paragrafi precedenti ho solo brevemente affermato il caso di una recessione d’entità significativa che potrebbe sconvolgere il proverbiale carretto di mele dell’imperatore dell’America first. La guerra è un’opzione degli USA per salvarsi dal disastro economico e salvare il monopolio della propria moneta. Sarà un’opzione con cui gli USA manterrebbero la preminenza, ma non è certamente un’opzione per questa civiltà sprofondare nel buio.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Trump pone fine all’accordo nucleare con l’Iran; quali prospettive?

Moon of Alabama, 8 maggio 2018

Con un discorso belluino, Trump esce dell’accordo nucleare con l’Iran, anche mentendovi. Non è una sorpresa. Gli Stati Uniti rispettano gli accordi solo finché gli è di breve vantaggio, basta chiedere ai nativi americani. Non si può mai contare sugli Stati Uniti. Trump reimpone le sanzioni all’Iran perché:
L’accordo nucleare è stato negoziato dall’amministrazione Obama e quindi dev’essere pessimo;
Israele vuole mantenere l’Iran come babau;
Sionisti e destra degli Stati Uniti vogliono attaccare l’Iran;
MAGA – Trump ha bisogno dell’Iran come nemico degli Stati del Golfo per vendergli armi statunitensi.
Tre Paesi europei, Gran Bretagna, Francia e Germania, erano abbastanza ingenui da pensare di poterlo evitare. L’EU3 offriva agli Stati Uniti ulteriori sanzioni all’Iran per altre scuse, missili balistici e presenza iraniana in Siria. Ero disgustato quando lessi del piano. Era ovvio sin dall’inizio che avrebbe solo screditato tali Paesi, fallendo. Fortunatamente Italia e alcuni Paesi dell’Europa orientale ridussero tali sforzi europei. Non erano disposti a sacrificarvi credibilità. L’accordo nucleare è stato firmato e va seguito da tutti, sottolineando che non c’era alcuna garanzia che qualsiasi altro sforzo europeo cambiasse il punto di vista di Trump. Nelle ultime settimane vi furono dei tentativi dell’EU3 d’influenzare Trump, invano: “Pompeo organizzava una teleconferenza con le controparti europee. Fonti informate mi hanno detto che Pompeo ringraziava l’EU3 per gli sforzi compiuti da gennaio per trovare una formula che convincesse Trump a non ritirarsi dall’accordo nucleare, ma chiariva che il Presidente vuole prendere un direzione diversa… Dopo la dichiarazione di Trump, le potenze europee vogliono rilasciare una dichiarazione congiunta che chiarirà che rispetteranno l’accordo tentando d’impedirne il collasso”.
Le sanzioni che Trump reintrodurrà non solo limiteranno i rapporti degli Stati Uniti con l’Iran, ma penalizzeranno anche altri Paesi. Ciò comporterà una serie di misure protettive, dato che almeno alcuni Paesi limiteranno l’esposizione alle sanzioni statunitensi persino introducendo contromisure: “Lavoriamo su piani per proteggere gli interessi delle aziende europee“, dichiarava a Bruxelles Maja Kocijancic, portavoce dell’UE per gli affari esteri. L’Iran aderirà all’accordo sul nucleare se l’UE lo difenderà efficacemente e non ostacolerà i rapporti con le compagnie europee. Se l’UE non lo farà, l’accordo nucleare sarà nullo. L’Iran ne uscirà e il governo neoliberista di Rouhani che l’ha accettato cadrà e i conservatori torneranno a difendere la sovranità dell’Iran a tutti i costi. Gli Stati Uniti sembrano credere di poter tornare alla stessa posizione che aveva Obama prima dell’accordo nucleare. L’Iran era sotto sanzioni delle Nazioni Unite e tutti i Paesi, anche Cina e Russia, le sostenevano. L’economia iraniana era in crisi e doveva negoziare una via d’uscita. Tale situazione non si ripeterà. La credibilità degli Stati Uniti è seriamente danneggiata. Il suo soft power è finito, e il suo hard power si è dimostrato inefficace in Afghanistan, Iraq e Siria. Cina e Russia stringono accordi enormi con l’Iran e ne sono i protettori. Se non hanno un’ideologia comune, i tre s’oppongono al mondo globalizzato dettato da sole regole “occidentali”. Hanno potenza economica, popolazione e risorse per farlo. Stati Uniti ed Europa non lo capiscono. L’Iran ha non solo nuovi alleati ma avanza in Medio Oriente per la stupidità di Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita. Le guerre a Iraq, Siria, Libano e Yemen ne hanno rafforzato la posizione, pur tenendosi sostanzialmente fuori. Le elezioni in Libano sono andate bene per la “resistenza”. In Libano, Hezbollah non può più essere sfidato. Le prossime elezioni in Iraq si tradurranno in un altro governo amico dell’Iran. L’Esercito arabo siriano vince la guerra condotta contro il Paese. La posizione degli Stati Uniti in Afghanistan è senza speranza. L’Arabia Saudita lotta contro gli Emirati Arabi Uniti nella guerra allo Yemen. La cacciata dal GCC del Qatar permane. Se Israele vuole mantenere l’Iran da uomo nero per distogliere l’attenzione dal genocidio dei palestinesi, non vuole la guerra. Hezbollah in Libano ha abbastanza missili per rendere insostenibile la vita in Israele. Una guerra all’Iran potrebbe facilmente finire con Tel Aviv in fiamme. Ci sono alcuni nell’amministrazione Trump che vorrebbero dichiarare guerra all’Iran. Anche l’amministrazione Bush aveva piani simili. Ma qualsiasi manovra contro l’Iran era finita male per Stati Uniti ed alleati. I Paesi del Golfo erano estremamente vulnerabili. La loro produzione petrolifera sarebbe stata chiusa in pochi giorni. La situazione non è cambiata. Gli Stati Uniti sono ora in una posizione strategica peggiore di quella dopo l’invasione dell’Iraq. Fintantoché ci saranno persone serie al Pentagono, la Casa Bianca sarà esortata a non compiere un simile tentativo. Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare è un grave errore. Il segretario alla Difesa Mattis era contrario. Trump farà un errore ancora peggiore nonostante l’opinione dei consiglieri militari? Andrà in guerra con l’Iran?L’Europa non può salvare l’accordo nucleare iraniano
The Iran Project

Muhamad Ali Jafari, comandante in capo dell’IRGC, dichiarava che l’accordo nucleare iraniano finirà, ritenendo che le parti europee non prenderenno le distanze dagli Stati Uniti sostenendo l’Iran. Il Generale Jafari dichiarava di essere contento che gli Stati Uniti abbiano abbandonato l’accordo, poiché era già stato violato da Washington e l’Iran non ne traeva benefici. “Era chiaro che gli statunitensi sono inaffidabili e l’uscita degli Stati Uniti dimostra ancora una volta che di Washington non ci si può fidare”, dichiarava. Il comandante dell’IRGC affermava che l’uscita degli Stati Uniti dal patto nucleare non produrrà effetti marcati sugli interessi nazionali dell’Iran. Jafari affermava che l’Iran ha compiuto enormi progressi quando fu sottoposto a pesanti sanzioni e può ulteriormente svilupparsi utilizzando la vaste capacità interne. Il comandante aveva detto che l’uscita degli Stati Uniti dimostra che il programma nucleare iraniano era solo un pretesto per fare pressioni sull’Iran, e che la vera preoccupazione degli USA è la potenza militare e l’influenza regionale dell’Iran.

Boeing e Airbus non venderanno aerei all’Iran
The Iran Project

Il Tesoro degli Stati Uniti afferma che le licenze dei giganti aerospaziali Boeing e Airbus per vendere aerei passeggeri all’Iran saranno revocate dopo che Washington annunciava il ritiro dall’accordo nucleare del 2015. “Le licenze di Boeing e Airbus saranno revocate“, affermava il segretario al Tesoro Steven Mnuchin. “In base all’accordo originale ci furono deroghe per aeromobili commerciali, parti e servizi e le licenze saranno revocate“, aggiungeva. Le osservazioni si sono avute dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciava l’abbandono dell’accordo nucleare, ufficialmente chiamato Piano d’azione globale congiunto (JCPOA). Trump aveva anche detto che ripristinava le sanzioni all’Iran e “i massimi” divieti economici alla Repubblica islamica.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Israele prepara la guerra?

Alastair Crooke, SCF 07.05.2018Il generale Mattis dichiarava al Comitato delle forze armate del Senato degli Stati Uniti che crede che uno scontro militare tra Israele e Iran in Siria sia sempre più probabile: “Posso vedere come potrebbe iniziare, ma non sono sicuro quando o dove“. Questo non dovrebbe sorprendere. Chiunque sbirci attraverso la membrana della bolla occidentale, può vedere le principali dinamiche “colmarsi e rafforzarsi” in modo tale da chiudersi inesorabilmente su Israele. Diventa “inesorabile”: non tanto perché gli Stati del Medio Oriente desiderano la guerra (non la vogliono); ma perché Israele si sente culturalmente costretto a legarsi al presidente Trump e alla sua squadra di estremisti collocandosi a primo collaboratore nella “guerra” degli Stati Uniti per respingere Cina, Russia, Iran e farne del loro progetto commerciale un’entità inefficace ed indebolita. La retorica belluina di Pompeo e Bolton può sembrare un elisir inebriante per certi israeliani; ma semplicemente il Medio Oriente non è il posto in cui collaborare a tale nuova “guerra” ibrida statunitense contro le nuove dinamiche emergenti. Cina, Russia e Iran sono risoluti, “inesorabili”. Israele combatterà contro gli eventi e, infine, essendo completamente in disaccordo col Medio Oriente, cercherà di colpirlo ed indebolirlo (proprio come negli attacchi in Siria), e ne sarà colpito in risposta. E si potrebbe vedere una grande guerra. Sia che si guardi l’audace, rossa, fascia est-ovest della massiccia “Strada e Corridoio” cinese che si estende su tutta l’Eurasia (qui); che la verticale russa, mackinderesco cuore dei produttori di energia (qui), che si estende dall’Artico al Medio Oriente, rifornendo i consumatori ad est e ad ovest, una cosa si distingue chiaramente: Iran e fascia settentrionale del Medio Oriente sono al centro di entrambe le mappe. Ma, ad essere chiari, questi possono essere articolati come progetti commerciali ed energetici, ma sono anche primariamente politico-culturali. Queste due visioni, la mappa cinese e quella russa, sono complementari. Una evidenza l’influenza delle risorse e l’altra i flussi e la concomitante fecondità economica che potrebbe derivare dal flusso di energia e dei manufatti lungo questo corridoio. In questa fascia settentrionale del Medio Oriente, la Russia ha “peso” diplomatico e di sicurezza, e non gli USA; e la Cina vi ha influenza economica, e non gli USA. E ‘no’, questo non è fumo generato da qualche immaginario ‘vuoto’ creato dai fallimenti seriali degli USA in Medio Oriente. Queste sono autentiche dinamiche di mutamento all’opera.
Per certi occidentali (e israeliani) boriosi, nulla di significativo vi appare. Ci viene detto, da Politico ad esempio, che: “… la nuova Guerra Fredda non è come l’originale Guerra Fredda, perché manca della dimensione ideologica… l’attuale tensione tra Stati Uniti e Russia è una lotta seinfeldiana sul nulla: Putin non ha alcun obiettivo ideologico oltre l’elevazione dello Stato russo, governato da lui e dal suo clan; non cerca aderenti in occidente, e quindi non guida alcuna grande competizione tra due sistemi… Dopotutto, Putin non predica la rivoluzione mondiale, elemento dottrinale chiave del comunismo sovietico”. Come mai l’occidente è “culturalmente cieco” sui grandi cambiamenti in corso? È vero che ciò che accade in Medio Oriente e Russia non è “ideologia” nel senso utopico coercitivo, globale, volto a correggere i difetti umani, contrapponendo e riformando l’umanità in modo coercitivo. Ma ciò che esiste, non è il “nulla”: sembra, perché proprio negano e sono contrari alla nozione di unico ordine globale culturale basato su regole umane, che questi progetti siano invisibili all’occidente. Nel caso d’Israele, non sorprende. Theodor Herzl, padre del sionismo moderno, nel suo libro Der Judenstaat, documento fondatore del sionismo, scrisse: “Per l’Europa noi Stato ebraico costituiremo parte del muro contro l’Asia: serviremo da avamposto della Cultura contro la Barbarie“. In breve, Israele fu specificamente fondato come “utopia” dell’Illuminismo europeo, e di conseguenza e comprensibilmente gli israeliani non riescono ad immaginare che altri possano sfidare culturalmente o tecnologicamente cultura e scienza dell’Illuminismo europeo. Ecco Ehud Barak caratterizzare Israele come “città nella giungla” deprecando gli abitanti della giungla. La Cina, tuttavia, con Xi e il Partito Comunista Cinese, si ritrae erede dell’impero cinese di 5000 anni, scacciando l’occidente predatore e definendo un’identità cinese fondamentalmente contraria alla modernità statunitense. Il mondo che Xi immagina è incompatibile con le priorità di Washington e quindi d’Israele (sull’attuale corso). Anche la Russia cerca di definire un “modo d’essere” culturalmente russo, a suo modo, senza imitare i modelli dell’Europa occidentale, ma piuttosto puntando all’opposto polo culturale e morale. Iran e Siria (e forse anche Iraq) non guardano più al modello occidentale politico o morale, emulandolo o stimandolo. Il punto è che nella zona settentrionale almeno del Medio Oriente (incluso l’Iraq), gli “sgozzatori wahhabiti” che i servizi segreti occidentali, israeliani e sauditi hanno armato contro Assad non sono solo screditati, ma sono detestati (dai sunniti quanto gli altri). Si delinea la lenta detonazione del “colpo di grazia” a tali politiche (ancora perseguite dagli Stati Uniti che proteggono lo SIIL al confine tra Siria e Iraq). Questa regione è sfuggita all’influenza occidentale. L’asse Russia-Cina-Iran è già la potenza decisiva nell’area, anche nel Golfo. E l’Iran sarà un attore importante. L’occidente ha avvicinato Russia ed Iran strategicamente e militarmente, e per Pechino l’Iran è assolutamente cruciale per la Vai e il Corridoio. Come osserva Pepe Escobar: “Fedeli alla mappa dell’integrazione dell’Eurasia in evoluzione, Russia e Cina sono in prima fila nel sostegno all’Iran. La Cina è il principale partner commerciale dell’Iran, soprattutto per via delle importazioni energetiche. Da parte sua, l’Iran è un importante importatore di cibo. La Russia vuole coprire questo fronte… Le aziende cinesi sviluppano gli enormi giacimenti petroliferi di Yadavaran e Azadegan settentrionale. La China National Petroleum Corporation (CNPC) ha acquisito la partecipazione del 30% del progetto per lo sviluppo di South Pars, il più grande giacimento di gas naturale del mondo. Un accordo da 3 miliardi di dollari migliora le raffinerie petrolifere iraniane, incluso un contratto tra Sinopec e National Iranian Oil Company (NIOC) per espandere la vecchia raffineria di Abadan“.
In breve, ci sono forze potenti che sorgono in Medio Oriente e non più in sintonia con le “priorità” occidentali (né particolarmente favorevoli all’egemonia israeliana, che considerano destabilizzante). Queste forze sono già potenti e sembrano destinate ad esserlo ancora più. Ma gli USA, sotto la visione del MAGA di Trump, hanno dichiarato queste forze emergenti “potenze revisioniste” o “Stati canaglia”, e la dirigenza statunitense li considera “minacce” nella sua “guerra eterna”. È questione aperta se gli USA troveranno i mezzi per avvicinare queste forze emergenti, o vi entreranno in conflitto. Questa è la “domanda” della nostra era. Nel caso degli Stati Uniti, se un conflitto ne risulterà, potrebbe rimanere ibrido; ma per Israele, tale opzione è improbabile: può solo passare ai conflitti “diretti”. Ma ciò che rende il conflitto israelo-iraniano forse imminente è un altro cambiamento importante, che potenzialmente muterebbe la posizione d’Israele in Medio Oriente. La regione non cambia solo in modo progressivamente incompatibile con le “priorità” di Washington, ma l’unica qualità che sembrava separare l’occidente, rendendolo “eccezionale”, era la tecnologia, che ora appare scivolargli via. La disputa degli USA con la Cina riguarda essenzialmente questo problema: Trump afferma che la Cina ha “rubato” tecnologia statunitense (insieme ai posti di lavoro). Alcune tecnologie potrebbero essere state “soffiate”, ma la realtà è che posti di lavoro e tecnologia furono volontariamente esportati in Cina per gonfiare i profitti delle aziende statunitensi. In ogni caso, Cina, Russia ed Iran hanno fatto propria la tecnologia, e ora superano la tecnologia della difesa occidentale, o già la sostituiscono. Gli Stati Uniti non riusciranno a contenere o reprimere l’innovazione tecnologica della Cina, o la rivoluzione tecnologica della difesa russa. Quindi, se Israele guarda al vicinato, percepisce gli Stati Uniti gradualmente disimpegnarsi dal Medio Oriente e le potenze “revisioniste” e “canaglia” sempre più presenti; “un grave fallimento strategico con implicazioni di ampia portata“, affermava il principale esperto della sicurezza israeliano Ehud Yaari, e sa che la “guida” tecnologica della difesa occidentale va via come sabbia tra le dita occidentali.
Non c’è da stupirsi che la destra israeliana affermi che la situazione d’Israele, la sua capacità di rispondere alla nuova situazione, peggiorerà col tempo: che non ci sarà mai una Casa Bianca più irriflessiva; né una superiorità aerea d’Israele come una volta, con sempre più diffuse e migliori difese aeree che negano ad Israele lo spazio aereo che dava per scontato; Carpe Diem, cogli l’attimo, sollecitano tali politici, per trovare un pretesto all’escalation e seguiti dagli Stati Uniti. Ma non è una questione diretta: ai vertici dell’intelligence e della sicurezza israeliana sono cauti: Israele non può sostenere un conflitto per più di sei giorni (stima del generale Golan), in particolare se coinvolge più fronti. Israele potrebbe ripetere oggi l’esperienza della guerra dei sei giorni (in cui distrusse l’aeronautica egiziana nelle prime quattro ore)? Non è affatto sicuro. Iran ed Hezbollah hanno sviluppato la risposta asimmetrica alla potenza aerea israeliana negli ultimi venti anni, che hanno sperimentato con successo in Libano nella guerra del 2006. Ed oggi ci sono nuovi missili a nord d’Israele; ed è certo che dominerà ancora i cieli? È dubbio.
Allora, dove siamo oggi? Il segretario Pompeo visitava Tel Aviv la settimana scorsa. Sembra che autorizzasse Israele ad usare le bombe di minore dimensione (GBU-39) contro gli iraniani il 30 aprile, quelle che Obama diede ad Israele. Sembra che abbia anche sostenuto Israele ad allargare unilateralmente la “guerra” a qualsiasi iraniano in Siria. Israele sfida Iran, Siria o Russia a rispondere a tali provocazioni, credendo che non lo faranno, almeno fino al 12 maggio (quando Trump decideva le sanzioni contro l’Iran, ancora una volta). Il Presidente Putin cerca di controllare la guerra, ma il via libero di Pompeo a Tel Aviv lo spazientiva. I consiglieri militari premono per attivare le batterie di S-300 contro aerei e missili israeliani. E dal 12 maggio, con la decisione di Trump… Beh, l’Iran ha già promesso ritorsioni all’attacco missilistico su T4 del 9 aprile, tempismo e metodo sono ancora da decidere. La prospettiva della guerra è in bilico: la destra israeliana vuole cogliere l’attimo (e probabilmente intende annettersi la Cisgiordania nella nebbia bellica). I militari israeliani (come le controparti statunitensi) sono cauti, sono quelli che rischiano. E Trump? Ah… le pressioni interne crescono. Deve dividere il Congresso (o, come dice, “i democratici lo metteranno sotto accusa“). Ci saranno poche concessioni elettorali nazionali ora, in attesa del convogliatore elettorale di novembre (quando la maggior parte di esse sarà dietro di lui). La politica estera è laddove il periodo medio può essere vinto (o perso). Molto viene bloccata dalla bilancia della politica interna USA.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Israele ospite d’onore alla celebrazione della Vittoria in Russia

È in programma il grande incontro al vertice tra i leader russo e israeliano sullo sfondo della celebrazione della Festa della Vittoria del 9 maggio
Alexander Mercouris The Duran 6 maggio 2018Il governo russo ha confermato che il Primo Ministro Netanyahu di Israele è stato invitato a partecipare alla festa del 9 maggio come ospite d’onore, che avrà inoltre colloqui di alto livello col governo russo e il presidente Putin. Il sito del Cremlino ha pubblicato una dichiarazione in tal senso, “Il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu farà una visita di lavoro a Mosca il 9 maggio. È stato invitato a partecipare alla parata militare per il 73° anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica. Netanyahu terrà anche colloqui conl Presidente Vladimir Putin”. Israele confermava che Netanyahu accettava l’invito della Russia. Il 9 maggio la festa della vittoria non è solo una festività in Russia. È anche un punto importante nel calendario diplomatico della Russia. I leader stranieri invitati a partecipare alla Celebrazione sono invariabilmente persone su cui la Russia ha interesse speciale, con un invito considerato un onore speciale. Basti dire che gli ospiti invitati a partecipare alla Celebrazione furono il Presidente Xi Jinping (che partecipò alla celebrazione del 70° anniversario nel 2015), la cancelliera Angela Merkel della Germania, il Presidente Nazarbaev e il primo ministro greco Tsipras (che suscitò gravi offese non presentandosi). L’invito della Russia al leader israeliano sarà una sorpresa per molti viste le tensioni tra Russia e Israele su Siria e Iran. In realtà l’invito al leader israeliano è un gesto ovvio celebrando la vittoria della Russia sul nazismo, con Russia e Stato ebraico che hanno non solo una storia comune di sofferenza e lotta al nazismo, ma comunanza d’interesse ad opporsi alle ricorrenti manifestazioni del nazismo oggi. Le relazioni tra Russia e Israele continuano a essere oggetto di molti malintesi. Per esempio, continua ad esserci un costante rumore contro la Russia perché non “difende la Siria” da ogni singolo attacco aereo israeliano, anche se la Russia non l’ha mai detto. Ne ho discusso a lungo spiegando che fin quando Israele non attraverserà le linee rosse della Russia, attaccando la Siria che minacciando l’esistenza del governo od interferendo sulle operazioni dell’Esercito arabo siriano contro i terroristi che il governo siriano combatte, la Russia, che non partecipa al conflitto arabo-israeliano o allo stato di guerra tra Israele e Siria dal 1948,- non vi s’impegna. Tutto ciò è stato risolto e concordato tra Russia e Israele nel vertice tra il Presidente Putin e il Primo ministro Netanyahu e i rispettivi capi militari a Mosca il 21 settembre 2015, poco dopo l’inizio delle operazioni militari russe in Siria. Da allora, sebbene ci siano stati degli attriti, Putin e Netanyahu raggiunsero l’accordo il 21 settembre 2015, e tutto indica che vi rimangono impegnati. Anche se Russia e Israele non sono d’accordo sull’Iran, con Netanyahu che lo considera la peggiore minaccia per Israele, determinato a distruggere il piano d’azione congiunto globale concordato tra Iran e comunità mondiale, la Russia è intenta a migliorare le relazioni con l’Iran e desidera preservare il piano d’azione globale congiunto. Su ciò, russi e israeliani accettano di non concordare. In tutti gli altri aspetti, le relazioni tra Russia e Israele sono eccellenti e i governi sono decisi a farli rimanere tali.
Israele non è un alleato russo, ma degli Stati Uniti, seguendo una politica estera decisamente indipendente e non interessata a fare nemica la Russia. La Russia, da parte sua, apprese la lezione della Guerra dei Sei giorni del 1967 a non aver alcun vantaggio nel farsi nemico Israele. Ne avevo già parlato, “Quando seguirono la Guerra dei Sei Giorni del 1967, i sovietici s’impegnarono totalmente nel conflitto arabo-israeliano, appoggiando diplomaticamente ed armando intensamente gli arabi, inviando una forte forza militare per difendere l’Egitto nel 1970 dagli attacchi aerei israeliani e rompendo le relazioni diplomatiche con Israele, il risultato per Mosca fu una catastrofe. La grande comunità ebraica dell’URSS si alienò, e l’URSS scoprì che facendosi nemico Israele aveva ulteriormente avvelenato i rapporti con le potenze occidentali proprio mentre cercava di distaccarsene; e l’URSS scoprì rapidamente che gli alleati arabi nel quale aveva investito così tanto furono ingrati e traditori, tanto che nel 1980 la posizione dell’Unione Sovietica in Medio Oriente era crollata. L’ultima goccia fu con l’intervento sovietico in Afghanistan nel 1979, quando volontari provenienti dal mondo arabo si precipitarono a combattere i sovietici in Afghanistan, in un modo che non avevano mai mostrato minimamente di voler fare contro Israele a nome dei palestinesi. Non sorprende che i russi decidessero di non farsi mai più coinvolgere nel conflitto arabo-israeliano dalla metà degli anni ’80. Così, mentre la Russia mantiene buoni rapporti cogli Stati arabi e continua a sostenere i palestinesi, si è sempre sforzata di mantenere buoni rapporti con Israele, stringendo importanti legami economici”. Recentemente fu discussa la possibilità che la Russia fornisca sistemi antiaerei S-300 alla Siria in risposta all’ultimo attacco missilistico statunitense. Proprio perché la fornitura dei sistemi antiaerei S-300 in Siria può spezza le relazioni altrimenti eccellenti della Russia con Israele, e dato che l’attacco USA alla Siria fu completamente inefficace, personalmente dubito che l’invio dei sistemi antiaerei S-300 alla Siria avrà luogo. Tuttavia, se si verificasse, mi aspetto che i russi si preoccupino di assicurare gli israeliani sul controllo operativo degli S-300, per assicurarsi che non minaccino l’aeronautica israeliana o ne influenzino le operazioni. Da quando è chiaro che il sistema di difesa aerea della Siria dipende dai radar russi, non dovrebbe essere difficile. Forse questo sarà uno dei temi che Putin e Netanyahu potrebbero discutere quando Netanyahu sarà a Mosca il 9 maggio 2018, anche se Netanyahu ha chiarito che il problema più serio è la presenza dell’Iran in Siria, “Gli incontri col presidente russo sono sempre importanti per la sicurezza d’Israele e il coordinamento tra l’esercito israeliano e quello russo. Ma i colloqui della prossima settimana sono particolarmente importanti alla luce dei crescenti sforzi dell’Iran di creare basi militari in Siria dirette contro Israele. Israele è risoluto a fermare l’aggressione iraniana anche se ciò richiede un’azione da combattimento. È meglio prima che dopo, dato che i Paesi che hanno dimostrato riluttanza ad agire contro l’aggressione che li colpiva, dovettero pagare un prezzo molto più alto in seguito. Israele non cerca l’escalation, ma è pronto a qualsiasi sviluppo… Negli ultimi mesi, il Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica ha schierato armi avanzate in Siria, come missili terra-terra e armi di difesa aerea che minacciano gli aerei da guerra israeliani”. Forse ci sarà l’accordo tra Israele sulla fornitura dei sistemi antiaerei S-300 alla Siria in cambio di assicurazioni dalla Russia che garantiscano (1) che non vengano utilizzati contro aerei israeliani; e (2) che tratterà il dispiegamento dei sistemi di difesa aerea iraniana in Siria, che secondo Netanyahu minacciamo gli aerei israeliani.
Sullo stato generale dei rapporti tra Russia e Israele, sono stati recentemente descritti in termini assoluti, ma comunque essenzialmente accurati, dal ministro della Difesa israeliano, l’estremista Avigdor Lieberman in un’intervista al quotidiano russo Kommersant, “Israele saluta le relazioni con la Russia, fiorite con una cooperazione efficiente e trasparente negli ultimi due decenni, anche in presenza di forti pressioni da parte di stretti partner, affermava il ministro Lieberman nell’intervista. Ad esempio, sulle sanzioni anti-Russia, le abbiamo categoricamente rifiutate. Molti Stati hanno espulso diplomatici russi non da molto, a causa dello stallo sull’uso o meno di gas nervino e così via. Israele non vi ha aderito. Abbiamo normalo rapporto con la Russia e ne comprendiamo gli interessi“, aveva detto aggiungendo che Tel Aviv si aspetta che Mosca “prenda in considerazione i nostri interessi in Medio Oriente“. Chiestogli perché le posizioni di Russia e Israele variano ampiamente su temi come la crisi siriana, rispose che Tel Aviv non cerca tensioni con la Russia. “Al contrario, avevamo un dialogo molto chiaro, trasparente e franco con la Russia negli anni passati, ogni volta che condividiamo le opinioni e anche quando non le condividiamo“, affermava. “Non interferiamo negli affari interni della Siria. Dal mio punto di vista, Assad è un criminale di guerra responsabile di aver ucciso oltre mezzo milione di suoi cittadini. Assad, Stato islamico, al-Qaida, i radicali, Hezbollah non sono diversi. Tuttavia, non intendiamo interferire negli affari interni della Siria. Ciò che non accetteremo sono gli sforzi dell’Iran per fare della Siria in un punto da cui bersaglirci“, aggiungeva. Lieberman riconosceva che le azioni russe e israeliane sono coordinate in Siria. “Esiste una linea telefonica tra le Forze di difesa israeliane e il contingente russo in Siria. Teniamo sempre conto degli interessi della Russia in Siria e speriamo molto che la Russia tenga conto degli interessi d’Israele sulla sua sicurezza“, sottolineava. Secondo il ministro, anche Israele non è una minaccia all’integrità della Siria. “C’è stata una guerra omicida per molti anni, con almeno mezzo milione di morti, centinaia di migliaia di feriti, e penso che prima finisce, prima potremo respirare meglio“, osservava. Lieberman ovviamente mente del tutto affermando che Israele non interferisce negli affari interni della Siria. Tuttavia la descrizione delle relazioni di Israele con la Russia è abbastanza accurata.Traduzione di Alessandro Lattanzio