La nuovissima superportaerei dell’US Navy è un casino

Jared Keller, Task and Purpose 13 febbraio 2018Il bilancio dell’anno 2019 del dipartimento della Difesa prevede un bel po’ di denaro per la quarta portaerei della classe Ford, ma la Marina dovrebbe aspettare abbastanza prima di vedere il sogno di una flotta di 11 portaerei realizzarsi. Tra le numerose navi incluse della Marina del previsto aumento del bilancio delle forze armate del presidente Donald Trump, vi sono tre cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke, due sottomarini della classe Virginia e il “primo anno del finanziamento completo” per la portaerei CVN 81, gemella della nuovissima Gerald R. Ford (CVN 78) da 13 miliardi di dollari che la Marina (e Trump) hanno fatto entrare in servizio lo scorso luglio. Ma a quanto pare, l’ultima valutazione tecnica del Pentagono della superportaerei di nuova generazione (e senza bagni) si rivela una nave da guerra incapace di eseguire le operazioni base di routine; la Marina il 7 febbraio chiedeva al segretario alla Difesa James Mattis di ritardare i test di shock critico della nuova portaerei, fin quando il secondo scafo della classe Ford, l’USS John F. Kennedy, sarà disponibile nel 2024; gli stessi test che i legislatori evitarono alla Marina nel giugno 2017. L’intensa valutazione della Ford del dipartimento della Difesa, condotta dall’ufficio del direttore dei test operativi e della valutazione, pubblicata lo scorso mese insieme ad altre analisi tecniche nel 2017, rivela “scarsa o ignota affidabilità di molti sistemi essenziali della Ford, tra cui catapulte, equipaggiamento di arresto, ascensori per armi e radar“. Questi sistemi non sono solo di alto profilo, ma sono fondamentali per i compiti della nave nell’antiterrorismo e nella dissuasione da grande potenza. “Le limitazioni potrebbero influenzare la capacità di CVN 78 di compiere sortite, rendendola vulnerabile agli attacchi o creando limitazioni durante le operazioni di routine“, afferma il rapporto. “L’affidabilità scarsa o ignota di questi sottosistemi critici è il rischio più significativo per la CVN 78“. Tra i problemi più clamorosi della nave: le “dannatissime” catapulte elettromagnetiche. Mentre i Boeing F/A-18F Super Hornet e il suo derivato EA-18G hanno sperimentato “eccessivo stress alla cellula” nei lanci, secondo il rapporto del DoD, la Marina aveva anche “identificato l’impossibilità d’isolare elettricamente il sistema di aviolancio elettromagnetico (EMALS) e le componenti del sistema di arresto avanzato (AAG) durante la manutenzione“, complicazione che significa che i marinai non potranno eseguire manutenzione o riparazioni dei sistemi più critici della nave.
Questo non è solo una vera rottura se qualcosa va storto durante i bombardamenti contro, per esempio, forze ostili al personale governativo statunitense in Siria: rende l’intero sistema inutile. Nell’attuale affidabilità, i gatti della Ford hanno “solo il 9% di possibilità di completare un’ondata di 4 giorni e il 70% di possibilità di completare una giornata di operazioni secondo la missione prevista senza errori critici“. Una bel giorno, col ponte pieno di marinai addestrati, la classe Ford fu progettata per ridurre l’equipaggio, ma è “sensibile alle fluttuazioni della manodopera” semplicemente perché le tecnologie di prossima generazione che abbraccia “non sono ben comprese”, afferma il rapporto. Più preoccupanti sono le prove d’urto che la Marina ritarda sulla Ford, dove piccole cariche di esplosivo vengono innescate nell’acqua intorno la nave per testare la resistenza dei sistemi sotto stress. Negli ultimi anni, le normative del DoD hanno stabilito che le prove di shock sulle navi complete, progettate per testare la resilienza dello scafo, vanno condotte a “due terzi della potenza di shock a cui le navi devono sopravvivere“; la spinta della Marina a ritardare persino tali test nominali solleva dubbi sulla fiducia degli ufficiali sulla nuova superportaerei.
L’aumento del bilancio per la difesa del 2019 di Trump prevede 1,8 miliardi di dollari per il “continuo sviluppo” delle tecnologie delle portaerei classe Ford, come riporta il 13 febbraio Defense News. Alcuni miliardi qui, altri là, molto presto parleremo di una portaerei operativa.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Gli USA annunciano di aver eliminato 300 curdi, poi dicono che erano Russi

News Front 13.02.2018Partendo dalla storia di come nella notte tra il 7 e l’8 febbraio, gli Stati Uniti “sconfissero” in Siria “la colonna militare russa della PMC Wagner, i cui combattenti, insieme alle forze del regime di Bashar Assad, cercarono di entrare nei depositi petroliferi occupati dagli alleati degli Stati Uniti, le forze democratiche siriane (SDF) guidate dai curdi“, si accumulano nuovi fatti del tutto incredibili e dettagli “veritieri”, donando un tocco più interessante. Peggio ancora non andrà. Così, 2 giorni prima, un’edizione del quotidiano turco Sabah pubblicava l’articolo dal titolo “Gli Stati Uniti hanno colpito per errore i curdi della coalizione democratica siriana nella regione sud-orientale della provincia di Dayr al-Zur“, che dice che secondo i media filo-governativi siriani, le forze aeree statunitensi avevano colpito Dayr al-Zur bombardando involontariamente le SDF, presumibilmente per via di coordinate errate. Fu riferito che 300 curdi erano stati uccisi dagli attacchi aerei statunitensi.Al momento l’articolo è stato cancellato. Ma c’è una schermata del titolo e dei primi paragrafi.Inoltre, la ristampa con un link è stata conservata in un sito pakistano.Non pretendo di giudicare se sia vero. Soprattutto, provenendo da relazioni più che complicate tra Turchia, Stati Uniti e curdi. Tuttavia, data l’isteria alimentata sul tema delle “perdite russe” nella stessa regione e nelle stesse circostanze, oso supporre che tutto possa accadere. E l’incredibile leggenda urbana sui “mercenari russi” non può che essere una cortina fumogena volta a nascondere qualcos’altro. Ad esempio, un’operazione statunitense. Certo, questa è solo una versione. Il che, tenendo conto di tutti i problemi, le dispute, le omissioni, il vuoto e le “notizie”, ha diritto di esserci.

Il Cremlino esorta i media a non fidarsi della disinformazione sulla Siria
TASS 14 febbraio 2018

Il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov ha chiesto ai media di non farsi guidare da “dati distorti” in relazione a rapporti su russi presumibilmente uccisi in Siria. “Esortiamo tutti a non farsi distrarre da informazioni errate, intenzionali o no, e a fare attenzione alla descrizione di tali incidenti potenzialmente importanti, per non farsi affascinare da distorsioni“, dichiarava il portavoce del Cremlino riguardo le notizie su numerosi russi presumibilmente uccisi nella provincia siriana di Dayr al-Zur, il 7 febbraio. Data la mancanza di dati specifici, Peskov dichiarava di non aver capito la domanda di un giornalista che chiedeva se fosse possibile dichiarare il lutto per numerosi russi presumibilmente uccisi in Siria il 7 febbraio. Notava che il Cremlino non aveva informazioni specifiche, il che non consentiva di trarre conclusioni sul numero di russi in Siria. “Non si può escludere che cittadini russi siano in Siria, ma non sono militari russi, è tutto ciò che possiamo dire, ma comunque i nostri cittadini rimangono cittadini russi, qualunque cosa accada“, concludeva. Una fonte del Ministero degli Esteri russo aveva già riferito che notizie su decine e centinaia di cittadini russi presumibilmente uccisi in Siria sono disinformazione. La settimana prima, la CBS aveva riferito che forze filo-governative siriane, che avrebbero attaccato il quartier generale delle forze democratiche siriane sostenute dagli USA (SDF) nella provincia siriana di Dayr al-Zur il 7 febbraio, comprendevano cittadini russi. La coalizione guidata dagli Stati Uniti aveva lanciato un attacco aereo contro le forze filogovernative. Il Ministero della Difesa russo affermò che i miliziani siriani furono attacchi dalla coalizione il 7 febbraio per azioni non coordinate con l’esercito russo. L’incidente causò 25 feriti. Non c’erano militari russi nella zona, notava il ministero.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Fondazione Rockefeller e la guerra psicologica

Triangle, 15 agosto 2015

Nelson Rockefeller

La Fondazione Rockefeller fu la principale fonte di finanziamento della ricerca sull’opinione pubblica e la guerra psicologica tra gli anni ’30 e la fine della Seconda Guerra Mondiale. Col governo e le grandi corporazioni che non mostravano ancora alcun particolare interesse o supporto agli studi sulla propaganda, la maggior parte dei finanziamenti per la ricerca proveniva da tale potente organizzazione, che comprese l’importanza di valutare e guidare l’opinione pubblica immediatamente prima della guerra. L’interesse filantropico di Rockefeller nell’opinione pubblica era duplice:
Valutare e modificare l’ambiente psicologico degli Stati Uniti in previsione dell’impegno nell’imminente guerra mondiale.
Condurre la guerra psicologica e sopprimere l’opposizione popolare all’estero, specialmente in America Latina.
Dopo aver scoperto che l’amministrazione Roosevelt era politicamente impantanata e la sua capacità di prepararsi alla guerra in termini di propaganda interna ed estera era ridotta, la Fondazione Rockefeller creò programmi ed istituti di ricerca presso l’Università di Princeton e di Stanford e la New School for Social Research, per supervisionare e analizzare le trasmissioni radio a onde corte dall’estero. I “padri fondatori” della ricerca sulle comunicazioni di massa non avrebbero mai potuto creare questo campo di studio senza la generosità dei Rockefeller. Come Harold Laswell, propagandista durante la Prima guerra mondiale ed esperto di scienze politiche all’Università di Chicago; e lo psicologo Hadley Cantril, uno dei maggiori esperti dell’informazione, che consentì all’impero USA e alle società controllate dai Rockefeller di dominare il periodo successivo alla Seconda guerra mondiale. Durante questo periodo, Cantril fornì al conglomerato Rockefeller importanti informazioni e nuove tecniche per misurare e controllare l’opinione pubblica in Europa, America Latina e Stati Uniti. Cantril, compagno di stanza di Nelson Rockefeller alla facoltà di Dartmouth alla fine degli anni ’20, conseguì il dottorato in psicologia ad Harvard e fu co-autore di The Psychology of Radio nel 1935 con Gordon Allport, il suo supervisore della tesi. Cantril e Allport notarono che “la radio è un mezzo di comunicazione completamente nuovo, uno strumento di controllo sociale e mezzo storico per influenza sul paesaggio mentale dell’umanità“. Lo studio suscitò l’interesse di John Marshall, capo della sezione scienze umane della Fondazione Rockefeller, incaricato di convincere le emittenti private a includere più contenuti educativi nella loro programmazione, sviluppata fino ad allora solo per attirare inserzionisti. Per raggiungere questo obiettivo, Rockefeller finanziò associazioni nelle reti CBS e NBC. Sapendo dei legami tra Rockefeller e Cantril da Dartmouth, Marshall l’esortò a presentare domanda di finanziamento alla fondazione. Cantril ricevette una sovvenzione di 67000 dollari per finanziare il Princeton Radio Project (PRP) per due anni alla Princeton University. Lì, Cantril condusse studi sugli effetti della radio sul pubblico. Nel 1938, Cantril divenne anche uno dei redattori che fondò la rivista finanziata da Rockefeller Public Opinion Quarterly, poi strettamente associata alle operazioni di guerra psicologica del governo degli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale. Quando l’ente di Princeton fu avviato, il ricercatore della CBS Frank Stanton, altro psicologo vicino a Rockefeller, fu nominato direttore della ricerca del PRP, ma ricoprì un ruolo secondario come direttore associato per la sua posizione nella CBS. Fu in quel momento che Paul Lazarsfeld, emigrato austriaco esperto in scienze sociali, fu reclutato da Cantril. Così Cantril, Stanton e Lazarsfeld furono associati e posti nelle condizioni ideali per intraprendere uno studio su larga scala dell’opinione pubblica e della sua persuasione. L’opportunità di condurre un’analisi del genere venne in occasione della trasmissione della CBS di Orson Welles sull’adattamento della Guerra dei mondi di HG Wells, del 30 ottobre 1938. Lazarsfeld ritenne che fosse un evento particolarmente notevole, e immediatamente chiese a Stanton il finanziamento della CBS per studiare le reazioni a quella che allora fu la più importante persuasione di massa nella storia dell’umanità. Nei mesi successivi, le testimonianze degli ascoltatori della Guerra dei Mondi furono raccolte e inoltrate a Stanton presso la CBS, prima di essere analizzate nello studio di Cantril pubblicato nel 1940: The Invasion From Mars: A Study in the Psicology of Panic. Notando la mancanza di “informazioni di base su formazione ed evoluzione” dell’opinione pubblica, la fondazione cercò di comprendere meglio quest’ultimo nel corso della guerra. Il rapporto della fondazione per il 1939 afferma: “La guerra in Europa ha offerto a questo Paese un’opportunità unica per studiare lo sviluppo dell’opinione pubblica, i cambiamenti che l’influenzano in base al contesto e le motivazioni alla base di questi cambiamenti“.
Dopo aver affidato a Cantril il compito di rivedere i dati di diversi anni di sondaggi e interviste, la direzione della fondazione concluse che il progetto: “fornirebbe fatti essenziali sulla formazione e le tendenze dell’opinione pubblica quando passa dallo stato di pace a quello di guerra, poi da uno stato all’altro sotto l’influenza di guerre successive. Ci aspettiamo che un’ulteriore analisi dei dati dimostri l’influenza di fattori come relazioni familiari, livello di istruzione e di occupazione, origine dei gruppi che mostrano forte interesse o mancanza di interesse su molti argomenti”. Così, con l’entrata degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale ormai imminente, Rockefeller fornì 15000 dollari a Princeton per istituire l’Ufficio della ricerca sull’opinione pubblica (OPOR). Uno degli obiettivi principali di OPOR era esaminare sistematicamente il processo di formazione dell’opinione, i fattori che motivano i sentimenti del pubblico su certi argomenti e, come disse Cantril, “seguire le fluttuazioni dell’opinione pubblica durante la guerra già iniziata in Europa e che sentivo presto avrebbe coinvolto gli Stati Uniti“. Nel 1940, la fondazione portò la dotazione per la ricerca dell’opinione pubblica e le comunicazioni di massa a 65000 dollari, di cui 20000 assegnati all’Opor di Cantril. Inoltre, 25000 furono assegnati alla Princeton School of Public and International Affairs per monitorare e valutare le trasmissioni radio europee a onde corte e 20000 ad Harold Lasswell, esperto di scienze politiche presso l’Università di New Brunswick. Chicago, per creare un istituto presso la Biblioteca del Congresso “per condurre ulteriori studi sulle trasmissioni radio, stampa e altri media”. Una stazione di monitoraggio radio a onde corte fu istituita presso la Stanford University per valutare le comunicazioni dall’Asia. Cantril poté, attraverso metodi di campionamento segreti, prevedere il comportamento degli elettori in importanti referendum in Canada e Stati Uniti. Questi successi ricordarono il giovane psicologo al suo ex-compagno di classe Nelson Rockefeller, stretto collaboratore di Franklin Roosevelt. Rockefeller supervisionò l’ufficio del Coordinatore degli affari inter-americani presso il dipartimento di Stato, un ramo dell’intelligence statunitense la cui attività principale era condurre operazioni di guerra psicologica in America Latina. Data la repulsione degli statunitensi per la propaganda, nomi come quello dato all’agenzia di Rockefeller intendevano oscurare la natura di tali operazioni.
Una delle principali preoccupazioni di Rockefeller era verificare lo stato dell’opinione pubblica in Sud America, al fine di stabilire gli interessi bancari e petroliferi dei Rockefeller nella regione. Secondo lui, il potere non si sarebbe più manifestato col controllo militare sulle colonie, ma piuttosto coll’esercizio del soft power, in cui comprensione e anticipazione delle tendenze dell’opinione pubblica erano al centro dell’attenzione. A tal fine, alla fine degli anni ’40, Rockefeller aiutò Cantril e il consigliere pubblico George Gallup a creare l’American Social Surveys, una cosiddetta organizzazione non-profit che analizzò meticolosamente i cambiamenti nell’opinione pubblica in Sud America. Nel 1942, Cantril pose anche la prima pietra de The Research Council, Inc. col finanziamento del magnate pubblicitario Gerard Lambert. Con sede a Princeton, il Consiglio di ricerca intraprese un sondaggio nazionale per valutare l’opinione pubblica sulla guerra e anticipare lo stato dell’ambiente dopo la fine delle ostilità. Usando Rockefeller come intermediario, Roosevelt studiò attentamente i risultati della ricerca di Cantril per scrivere i suoi discorsi durante la guerra. Il Consiglio di ricerca iniziò ad implementare programmi in Nord Africa per conto del dipartimento di guerra psicologica dell’intelligence militare, del dipartimento di Stato riguardo l’atteggiamento degli statunitensi verso gli affari esteri degli Stati Uniti, e dell’Office of Strategic Services (OSS, precursore della CIA) sullo stato dell’opinione pubblica in Germania. Il Consiglio di ricerca di Cantril continuò le attività a favore degli interessi statunitensi nel dopoguerra, valutando l’opinione pubblica in Francia, Paesi Bassi e Italia per anticipare e reprimere sul nascere i movimenti popolari politici e sociali. In seguito si seppe che, per la maggior parte dell’esistenza, il Consiglio di ricerca fu finanziato dalla CIA attraverso la Rockefeller Foundation, una tecnica utilizzata frequentemente da Rockefeller per supportare vari programmi segreti. Nelson era così contento dell’analisi di Cantril sull’opinione pubblica europea che, mentre era consulente per la guerra psicologica del presidente Eisenhower nel 1955, offrì al ricercatore e al suo socio Lloyd Free un patrocinio a vita da 1 milione di dollari per continuare a fornire tali informazioni. Cantril ricorda che “Nelson fu sempre profondamente convinto che strumenti e concetti forniti dalla psicologia andassero usati per avere una migliore comprensione dei popoli“. Sostenuto da tali enormi risorse, che il New York Times rivelò in seguito provenire dalla CIA usando la Fondazione Rockefeller come schermo, i ricercatori crearono un’organizzazione senza scopo di lucro, l’Istituto per la ricerca sociale internazionale, in cui Rockefeller era uno dei principali amministratori.
L’interesse della Fondazione Rockefeller per l’arte della persuasione negli Stati Uniti crebbe durante la guerra. Ad esempio, tra il 1938 e il 1944, l’organizzazione spese 250000 dollari per la produzione di film documentari ed educativi attraverso l’American Film Center. Alla fine degli anni ’40, i funzionari della fondazione avevano sviluppato un interesse ancora maggiore nel manipolare l’opinione. Come affermato nel rapporto della Fondazione del 1948: “Una buona comprensione dei cambiamenti nella comunicazione e stato generale mentale è importante per il nostro sistema educativo, per i leader di grandi organizzazioni e per gli interessati al comportamento e alle opinioni politiche“. Ad esempio, la Fondazione Rockefeller condusse un finanziamento senza precedenti per la ricerca sulla guerra psicologica. Nel 1954, per esempio, un fondo di 200000 dollari fu assegnato allo psicologo di Yale Carl Hovland per finanziare i suoi studi sulla persuasione e la modificazione dell’umore. Con la Guerra Fredda sullo sfondo, i finanziamenti per tali lavori furono sempre più forniti dalle forze armate statunitensi, che spesso reclutavano scienziati sociali addestrati sotto gli auspici dei Rockefeller. Come notato dallo storico Christopher Simpsons, il finanziamento del governo dal dopoguerra era almeno il 75 per cento del bilancio del Bureau of Applied Social Research di Lazarsfeld, presso la Columbia University, nonché dell’Institute for International Social Research di Cantril a Princeton.
Tradizionalmente, la classe dirigente della famiglia Rockefeller non distingueva tra statunitensi e stranieri, poiché erano obiettivi della propaganda e modificazione comportamentale, il che spiega gli sforzi della Fondazione Rockefeller nelle aree globali dell’istruzione e scienze sociali. Se visti dalla prospettiva che considera i confini nazionali degli ostacoli a programmi di potere e controllo politico-economico, sono anche sottoposti a manovre manipolative e persuasive, così come all’ingegneria del consenso. L’interesse di Rockefeller per la guerra psicologica, tuttavia, è solo un capitolo di una grande saga. Per convincersene, è sufficiente contemplare le conseguenze del sostegno dato ad alcuni approcci filosofici e pedagogici nel sistema educativo statunitense, a partire dall’inizio del XIX secolo, che ha portato al significativo declino della qualità delle strutture educative. Altre attività filantropiche dei Rockefeller possono essere esaminate, tra i tentativi di placare una popolazione scioccata dal massacro di Ludlow o i famosi doni in monete da 10 centesimi di John D. Rockefeller, che furono l’esercizio approfondito della gestione di una stampa meticolosamente orchestrata.James F. Tracy è professore di sociologia dei media presso la Florida Atlantic University.

Riferimenti
– Cantril, Hadley e Gordon Allport. 1935. La psicologia della radio. New York: Harper & Brothers Publishers.
– Cantril, Hadley. 1940. The Invasion from Mars: uno studio nella psicologia del panico. Princeton NJ: Princeton University Press.
– Cantril, Hadley. 1967. La dimensione umana: esperienze nella ricerca politica. New Brunswick, NJ: Rutgers University Press.
– Cramer, Gisela. 2009. “The Rockefeller Foundation and Pan-American Radio“, in Patronizing the Public: la trasformazione della cultura, della comunicazione e degli studi umanistici della filantropia statunitense, pp. 77-99, di William J. Buxton (a cura di). Lanham MD: Lexington Books.
– Engdahl, F. William. 2009. Gods of Money: Wall Street e la morte del secolo americano, Joshua Tree, CA: Progressive Press.
– Gary, Brett. 1999. Ansie di propaganda dalla prima guerra mondiale alla guerra fredda, New York: Columbia University Press.
– Glander, Timothy R. 1999.Origini della ricerca sulla comunicazione di massa durante la guerra fredda: effetti educativi e implicazioni contemporanee. New York: Routledge.
– Lazarsfeld, Paul F. 1969. “Un episodio nella storia della ricerca sociale: una memoria“, in The Intellectual Migration: Europe and America, 1930-1960, pp. 270-337, di Donald Fleming e Bernard Bailyn (a cura di). Cambridge, MA: Harvard University Press.
– Maessen, Jurriaan. 2012. “Rivelati i documenti della Fondazione Rockefeller attivamente impegnati nel Controllo mentale di Massa“, Infowars.com, 4 marzo.
– Pooley, Jefferson. 2008. “La nuova storia della ricerca sulla comunicazione di massa“, nella ricerca sulla storia dei media e della comunicazione: Contested Memories , pp. 43-69, di Jefferson Pooley e David W. Park (a cura di). New York: Peter Lang.
Rapporto annuale della Fondazione Rockefeller – 1939. New York: Fondazione Rockefeller.
Rapporto annuale della Fondazione Rockefeller – 1940. New York: Fondazione Rockefeller.
– Simpson, Christopher. 1993. Science of Coercion: Communication Research and Psychological Warfare, 1945-1960. New York: Oxford University Press.
– Shaplen, Robert e Arthur Bernon Tourtellot (eds.). 1964. Verso il benessere dell’umanità: cinquant’anni della Fondazione Rockefeller. Garden City NY: Doubleday & Company.

Henry Kissinger, Nelson Rockefeller e Gerald Ford

Questo articolo è la traduzione di The Rockefeller Foundation e Early Psychological Warfare Research, pubblicato da John F. Tracy su Memory Hole.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il decano degli agenti segreti della Russia compie 101 anni

FRN, 12 febbraio 2018Il 10 febbraio, l’ufficiale e sabotatore dell’intelligence sovietica Aleksej Nikolaevich Botjan compiva 101 anni. Il Colonnello dell’Intelligence Estera della Russia veniva congratulato dai colleghi: “Oggi, 10 febbraio, ci congratuliamo non solo per un altro compleanno, ma per il primo anniversario del secondo secolo!“, dichiarava il direttore dell’intelligence russa. “Siamo orgogliosi di te, sei un esempio! Sono molto felice che tu sia così vigoroso, energico e circondato dalla cura e dall’amore di parenti e colleghi!” Vigore e vitalità di Aleksej Nikolaevic non sono affatto retorica. Non molto tempo prima, i giornalisti invitarono Botjan a sparare con le pistole “Walter PPK“, “Stechkin” e “Vul” delle forze speciali, insieme a giovani ufficiali dei servizi segreti militari. Tutti furono sorpresi dall’occhio acuto e dalla mano ferma di Botjan.
Aleksej Nikolaevich Botjan è nato il 10 febbraio 1917 in Polonia, nel villaggio bielorusso di Chertovichi. Oggi è il distretto di Volozhin della Bielorussia. Botjan, a proposito, significa “cicogna” nel dialetto bielorusso locale. Dopo aver lasciato la scuola nel 1939, Botjan fu arruolato nell’esercito polacco, nell’artiglieria antiaerea del territorio di Vilna, dove divenne sottufficiale. Nel settembre 1939, dopo l’attacco di Hitler alla Polonia, iniziò il contributo di Botjan alla guerra contro i fascisti. Difendendo i cieli di Varsavia, abbatté tre bombardieri tedeschi. Dopo la conquista della Polonia da parte dei nazisti, Botjan, insieme alla sua unità militare, si recò nel territorio liberato dall’Armata Rossa nella Bielorussia occidentale, dove si arrese. Se qualcuno si attende storie dell’orrore su interrogatori e repressioni sovietiche che colpirono il bielorusso dall’esercito polacco, non ce ne sono. Aleksej Botjan ricevette la cittadinanza sovietica, divenne insegnante e tornò ad insegnare nel villaggio natale. Nel maggio 1940, la vita della giovane insegnante prese una svolta inaspettata. Gli fu chiesto di addestrarsi per l’NKVD (predecessore del KGB) nella scuola d’intelligence. Non disse mai chi chiamò (o scrisse) e come, quindi chiameremo tali contatti “la Forza”. Nelle battaglie del luglio 1941, Botjan si arruolò nelle leggendarie forze speciali del NKVD, la Brigata speciale dei fucilieri motorizzati (OMSBON).Aleksej Nikolaevich partecipò alla battaglia per Mosca come comandante di un gruppo da ricognizione. All’inizio del 1943, il gruppo da ricognizione di Botjan fu inviato a condurre operazioni speciali partigiane nei territori occupati dell’Ucraina centrale, con compiti di sabotaggio. Nella regione di Zhitomir, Botjan condusse un’operazione audace facendo saltare in aria il comando tedesco nella città di Ovruch. Gli esploratori di Botjan localizzarono e persuasero un lavoratore, Kapljuk, a cooperare. Kapljuk era responsabile presso i tedeschi della manutenzione del riscaldamento. Botjan insegnò a Kapljuk ad usare esplosivi e detonatori. Poi, al momento convenuto, gli esplosivi furono portati e nascosti nell’edificio del comando. In totale, furono posati almeno 100 kg di esplosivo sotto l’edificio. L’esplosione eliminò più di 80 degli occupanti. L’operazione dei servizi speciali salvò la vita a decine di migliaia di sovietici nell’area ed ebbe un enorme effetto propagandistico. Fu persino preso ad esempio del sabotaggio nei libri di testo specializzati. Allo stesso tempo, per la prima volta Aleksej Nikolaevich Botjan fu nominato per il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica, ma fu rifiutato dalle autorità. La ragione è ancora sconosciuta. Nel 1944, al gruppo di Botjan fu ordinato di recarsi a Cracovia. Grazie all’eccellente conoscenza della lingua e dei costumi polacchi, il gruppo di Botjan organizzò la cooperazione tra i distaccamenti delle Guardie Operaie e le forze ambigue dei battaglioni dei contadini di Khlopsk e dell’Esercito di Craiova. Nella città di Ilzha, insieme ai soldati delle Guardie Operaie, l’ufficiale dell’intelligence sovietica riuscì ad irrompere in una prigione liberandone i patrioti polacchi. C’erano molti gruppi di intelligence e sabotaggio sovietici del GRU e del NKVD che eseguivano vari compiti. Questa collaborazione coi patrioti polacchi impedì ai nazisti di distruggere uno degli antichi centri della cultura slava. Il contributo di Botjan alla liberazione di Cracovia incluse anche la cattura del cartografo polacco Ogarek, mobilitato dai tedeschi. Fu Ogarek a rivelare preziose informazioni sull’invio di esplosivo nel castello jagellonico, che i tedeschi volevano utilizzare per ostruire e distruggere le infrastrutture della città mentre avanzava l’Armata Rossa.Alla fine della guerra, Botjan era tenente in Cecoslovacchia. Andò a studiare nella scuola tecnica di Praga come ingegnere progettista, ma al secondo anno fu nuovamente contattato dalla “Forza”. A quel punto, Botjan si era sposato con una cecoslovacca e, come immigrati cechi, operò come agente illegale nella Slesia ceca, al confine con la Germania occidentale. Poco si sa di questo episodio, ma è noto cosa accadde dopo la morte di Stalin, quando Botjan tornò a Mosca. I suoi comandanti di prima linea, Sudoplatov ed Ejtingon, furono arrestati, e gli scagnozzi di Chrusciov dispersero le forze speciali e chiesero a Botjan di andarsene, lasciandolo senza niente; niente appartamento e salario per far quadrare i conti. Botjan fu salvato dai suoi compagni al fronte, che gli organizzarono un lavoro come “ospite esperto in lingue straniere” in un ristorante a Praga. L’ex-sabotatore dei servizi segreti iniziò a lavorare nel servizio clienti, e lavorò così diligentemente che fu elogiato dalla direzione, e la sua foto era sul tavolo degli onori di casa. Nel 1957 fu ricordato e invitato a Mosca, con la proposta di continuare il servizio come agente. Botjan accettò d’essere reintegrato nei servizi speciali col grado di maggiore. È noto che Botjan lavorò contro l’intelligence della Germania occidentale, nella quale il generale fascista Reinhardt Gehlen riunì gli agenti sopravvissuti di Abwehr, SD e Gestapo. Nel 1965, i compagni d’arme di Botyan, che avevano raggiunto i vertici del KGB, rivolsero alle autorità una petizione per conferirgli il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica, ma di nuovo qualcosa l’impedì. Nel 1983, il colonnello Botjan andò in pensione, ma continuò a consigliare le forze speciali del KGB per altri sei anni. Solo nel maggio 2007, col decreto del Presidente della Federazione Russa, il leggendario agente speciale riceveva il meritato titolo di Eroe della Russia.

Buon compleanno, Aleksej Botjan!

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Putin avverte Netanyahu sulla Siria

Il presidente russo mette in guardia il leader israeliano contro “passi che potrebbero portare a nuovi scontri
Alexander Mercouris, The Duran 12 febbraio 2018Dopo l’abbattimento da parte della Siria di un cacciabombardiere israeliano F-16, il Presidente Putin e il primo ministro Netanyahu avevano una conversazione telefonica. Il riassunto della conversazione del Cremlino è estremamente breve. La discussione si concentrava sulle azioni dell’Aviazione israeliana, che effettuava attacchi missilistici in Siria. Il Presidente della Russia si esprimeva contro qualsiasi iniziativa che portasse a nuovi scontri pericolosi per la regione. Questo rapporto conciso della conversazione tra i leader russo e israeliano corrisponde alle scarse informazioni che i russi fornivano sui colloqui tra Putin e Netanyahu a gennaio. Tuttavia, non è difficile capire l’attuale politica russa sul conflitto tra Siria e Israele, e si pensa che ci sia molta confusione in merito. Il primo punto da sottolineare è che la Russia è ora garante della sopravvivenza del Presidente Assad e del suo governo. La continua speculazione secondo cui i russi siano disposti ad abbandonare il Presidente Assad per raggiungere la pace in Siria, o siano pronti ad imporre la decentralizzazione della Siria che il governo siriano non vuole, è malriposta. Prima dell’intervento della Russia nel conflitto siriano nel settembre 2015, i russi avevano costantemente resistito alla pressione di Stati Uniti ed alleati ad accettare la destituzione del Presidente Assad. La Russia aveva ripetutamente posto il veto alle risoluzioni presentate al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dalle potenze occidentali, allo scopo di spodestare il Presidente Assad. Dopo che la Russia interveniva nel conflitto siriano nel 2015, i russi si opposero ad ulteriori pressioni degli Stati Uniti ad accettare la cacciata del Presidente Assad, in cambio di un posticino nella coalizione anti-SIIL degli Stati Uniti, o della promessa di operazioni militari congiunte tra Russia e Stati Uniti contro al-Qaida. Già fu indicato il fallimentare tentativo dell’ex-segretario di Stato USA John Kerry, a Mosca nel luglio 2016, di convincere i russi ad accettare la cacciata del Presidente Assad. In un articolo successivo, scrissi, “…la storia della diplomazia del conflitto siriano è una continua ripetizione: gli Stati Uniti spingono i russi ad accettare di rimuovere il Presidente Assad, facendo varie offerte o minacce per comprare o forzare l’accordo russo. I russi rispondono che il futuro del Presidente Assad è una questione interna siriana, nella quale non saranno coinvolti. Gli Stati Uniti si allontanano, sconcertati e arrabbiati… In verità, l’incapacità di Stati Uniti ed alleati occidentali e arabi di accettare che l’opposizione russa alla loro politica sulla Siria e altrove sia reale, e che i russi non possano essere vittime di bullismo o corruzione per accettarla, è una delle cose più strane del conflitto siriano. Nonostante i russi abbiano agito ripetutamente in modo diretto nel spiegare la loro politica, Stati Uniti ed alleati sembrano incapaci di credere che siano davvero seri. Sembrano sempre pensare che i russi giochino in modo cinico, e che con la giusta offerta o sottoposti alla giusta pressione, potranno essere piegati accettando d’abbandonare Assad”. Se i russi non erano disposti ad accettare la cacciata del Presidente Assad quando il territorio controllato dal suo governo era ridotto a una piccola striscia lungo le coste siriane, ed Aleppo, la più grande città della Siria, sembrava sul punto di cadere, oggi non accetteranno la cacciata del Presidente Assad, quando l’hanno aiutato a riprendere il controllo delle principali città della Siria, come Damasco e Aleppo, e i suoi eserciti hanno raggiunto il confine iracheno nell’estremo est della Siria. Dopo aver investito così tanto nella sopravvivenza del Presidente Assad e del suo governo, è inconcepibile che i russi l’abbandonino, ed è certo che nessuno a Mosca ci pensa. Allo stesso tempo, nessuno a Mosca vuole vedere la Russia coinvolta nel conflitto siriano-israeliano, che precede di molto l’intervento della Russia in Siria e che risale alla fondazione dello Stato d’Israele nel 1948. Quando, dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967, i sovietici s’impegnarono totalmente nel conflitto arabo-israeliano appoggiando diplomaticamente ed armando intensamente gli arabi, inviando una forte forza militare per difendere l’Egitto nel 1970 dagli attacchi aerei israeliani e rompendo le relazioni diplomatiche con Israele, il risultato per Mosca fu una catastrofe. La grande comunità ebraica dell’URSS si alienò, l’URSS scoprì che facendosi nemico Israele aveva ulteriormente avvelenato i rapporti con le potenze occidentali proprio nel momento in cui cercava un’intesa con esse, e scoprì rapidamente anche che gli alleati arabi, nei quali aveva investito così tanto, erano ingrati e traditori, tanto che nel 1980 la posizione dell’Unione Sovietica in Medio Oriente era crollata. L’ultima goccia fu dopo l’intervento sovietico in Afghanistan nel 1979, quando volontari provenienti da tutto il mondo arabo si precipitarono a combattere i russi in Afghanistan, in un modo che non avevano mai mostrato di voler fare contro Israele in nome dei palestinesi. Non sorprende che i russi abbiano quindi deciso di non farsi mai più coinvolgere direttamente in alcun conflitto arabo-israeliano dalla metà degli anni ’80. Così, mentre la Russia ha buoni rapporti con gli Stati arabi e sostiene i palestinesi, la Russia si è sempre sforzata di mantenere buoni rapporti con Israele, con cui ha stretto importanti legami economici.
Oltre a ciò, dato che la Russia è già impegnata in Siria, combattendo terroristi e ascari per conto del Presidente Assad e del suo governo, non ha alcun desiderio di complicare ulteriormente un compito già estremamente complesso affrontando Israele, il gigante militare del Medio Oriente con armi nucleari e la più forte aeronautica del Medio Oriente, sempre a nome della Siria. A condizione quindi che gli attacchi israeliani contro la Siria non vadano oltre la routine degli israeliani contro la Siria da decenni, di molto precedenti l’intervento della Russia in Siria, senza dare agli israeliani alcuna possibilità di minacciare il governo siriano o le sue operazioni militari contro i jihadisti che i russi combattono, i russi non faranno nulla. Al contrario, se gli attacchi israeliani contro la Siria minacciano il governo siriano o interferiscono nelle operazioni militari siriane contro i gruppi jihadisti che i russi combattono, i russi risponderanno in modo netto, come fecero nel marzo dell’anno scorso quando convocarono l’ambasciatore israeliano al Ministero degli Esteri dopo l’attacco aereo israeliano contro la base aerea di Tiyas, con l’intenzione d’interferire nell’offensiva dell’Esercito arabo siriano contro lo SIIL. All’inizio dell’intervento russo in Siria, il 21 settembre 2015, il Presidente Putin ebbe una serie di incontri e conversazioni col primo ministro israeliano Netanyahu nel corso del quale la politica russa fu attentamente spiegata al leader israeliano, e furono stabilite delle regole base. Che i russi abbiano chiarito in quell’incontro che non erano interessati ad interferire negli “ordinari” attacchi aerei israeliani contro la Siria fu confermato dall’accordo di “deconfilitto” che i leader russo e israeliano concordarono durante tale vertice. Ecco cosa riportò Reuters, “Israele e Russia hanno deciso di coordinare le azioni militari sulla Siria per evitare incidenti, ha detto il primo ministro Benjamin Netanyahu durante la visita a Mosca. Il recente sostengo russo al Presidente Bashar al-Assad, che secondo fonti regionali include aerei da guerra e sistemi antiaerei, preoccupa Israele, i cui jet hanno bombardato il vicino Paese arabo per sventare sospetti trasferimenti di armi ad Hezbollah, alleato libanese di Assad. Secondo rapporti israeliani, dopo aver incontrato il Presidente Vladimir Putin, Netanyahu disse che era venuto con l’obiettivo di “impedire incomprensioni tra unità delle IDF (Forze di Difesa Israeliane) e forze russe” in Siria, dove Assad combatte gli insorti islamisti in una guerra civile. Netanyahu aggiunse che lui e Putin “hanno concordato un meccanismo per impedire tali malintesi”, senza dare spiegazioni. Non ci furono commenti immediati dal Cremlino. In precedenti osservazioni, mentre accoglieva Netanyahu nella residenza presidenziale di Novo-Ogaryovo, fuori Mosca, Putin affermava che le azioni russe in Medio Oriente saranno sempre “responsabili”. Sottolineando l’importanza della visita di Netanyahu a Mosca, il premier israeliano aveva portato con sé il capo delle forze armate e il responsabile dell’intelligence militare israeliana. Putin, che condivide la preoccupazione occidentale per la diffusione dell’influenza dello Stato islamico, s’impegnava a continuare il sostegno militare ad Assad, l’assistenza che la Russia dichiara in linea col diritto internazionale. La Russia concentrava le forze sulle coste della Siria, dove Mosca ha una grande base navale. Gli Stati Uniti, che insieme agli alleati hanno compiuto missioni contro i ribelli dello Stato islamico in Siria, avevano anche dei colloqui di “deconflitto” con la Russia”. Questo rapporto sull’accordo che Putin e Netanyahu raggiunsero il 21 settembre 2015, conferma che i russi chiarirono agli israeliani che non avevano alcun interesse ad impedire attacchi israeliani “ordinari” contro la Siria e che il loro intervento in Siria non era inteso ad impedirli. Si notino in particolare le parole evidenziate da Reuters, che confermano e mostrano la natura dell’accordo che russi ed israeliani avevano preso.
I russi all’epoca avrebbero anche detto la stessa cosa al Presidente Assad e al governo iraniano: la Russia interveniva in Siria per salvare il governo siriano attaccato dai terroristi e minacciato dal cambio di regime dagli Stati Uniti; non per perseguire il conflitto con Israele. Tuttavia, l’altra faccia della medaglia è che proprio se i russi non agiranno per fermare gli attacchi aerei israeliani “di routine” contro la Siria, non agiranno per fermare qualsiasi azione intrapresa dai siriani per difendersi da tali attacchi. Sia le ‘azioni di routine’ israeliane, sia le reazioni siriane, fanno parte del conflitto arabo-israeliano ed Israele-Siria a cui la Russia non è interessata. Certamente i russi non furono coinvolti nel recente abbattimento dell’F-16 israeliano ma nessuno è interessato a dirlo. Allo stesso tempo, e coerentemente con la loro politica, mentre i russi non fermarono gli israeliani che effettuavano attacchi aerei “ordinari” contro la Siria, o i siriani che abbattevano gli aerei israeliani che li attaccavano, i russi reagiranno a qualsiasi azione israeliana che minacci il governo siriano o interferisca nelle operazioni siriane contro i jihadisti, proprio come fecero lo scorso marzo. Che Putin l’abbia ricordato a Netanyahu nell’ultima telefonata è confermato dal sommario del Cremlino, “Il Presidente della Russia si è espresso a contro qualsiasi iniziativa che porti a nuovi scontri, che sarebbero pericolosi per tutti nella regione”. In altre parole, Putin ha detto a Netanyahu di moderare la reazione all’abbattimento dell’F-16, e la reazione relativamente blanda d’Israele, attacchi aerei di rappresaglia dopo l’abbattimento, non andava oltre l’attacco “di routine” e non minacciava le operazioni siriane contro i jihadisti (che continuano senza sosta) o l’esistenza del governo siriano, dimostrando che, nonostante la nomea, Netanyahu aveva ascoltato Putin. I russi hanno quasi sicuramente bilanciato l’avvertimento a Netanyahu con avvertimenti equivalenti a Damasco e Teheran sull’escalation da evitare. Dato che non è nell’interesse di Siria o Iran, con la Siria ancora in stato di guerra e vaste aree ancora controllate da curdi e jihadisti, minacciata dalla presenza di truppe statunitensi e turche sul suo territorio, trovarsi in conflitto aperto con Israele, c’è la certezza che gli avvertimenti russi siano stati ascoltati. Se la Russia non prende posizione nel conflitto arabo-israeliano o tra Israele e Siria, gli ultimi eventi mostravano come la semplice presenza russa in Siria comunque cambiasse le dinamiche del conflitto. Come appena scritto, il successo della Siria, abbattendo un F-16 israeliano, conferma che l’equilibrio militare in Medio Oriente cambia. Qualcosa che andava oltre le capacità della Siria fino a poco tempo prima, l’abbattimento di un aviogetto da combattimento israeliano nello spazio aereo israeliano è accaduto. E grazie all’intervento della Russia nel conflitto siriano, senza di cui i militari siriani non avrebbero abbattuto aerei israeliani, e non ci sarebbero stati addestramento, consiglieri e supporto tecnico russi per le Forze Armate siriane, dandogli la possibilità di abbattere aerei israeliani. Spostare la bilancia militare in Medio Oriente non era intenzione dell’intervento della Russia in Siria; tuttavia ne è il prodotto. Allo stesso modo, l’avvertimento della Russia ad Israele a non reagire all’abbattimento dell’F-16, aggravando la situazione, non fa schierare la Russia nel conflitto tra Israele e Siria; tuttavia l’effetto è proteggere la Siria dalle azioni israeliane che sarebbero avvenute in risposta all’abbattimento dell’F-16, se la Russia non fosse presente in Siria e non avesse avvertito Israele. Il risultato è che la Siria ha abbattuto un F-16 israeliano e non ha subito conseguenze. Sebbene il conflitto arabo-israeliano continui, ed Israele e Siria continuino a prendere provvedimenti contro l’altro, la dinamica del conflitto è cambiata.Traduzione di Alessandro Lattanzio