Il nuovo ICBM russo ‘Sarmat’ sarà il “figlio di Satan”

Dettagli sulla nuova arma e perché la Russia la vuole
Viktor Litovkin, RIR, 21 settembre 2016
53t6Il test di lancio del primo stadio del ‘Sarmat‘, nuovo missile balistico intercontinentale (ICBM), che entrerà in servizio nei primi anni 2020, è appena finito. Le caratteristiche tecniche dell’arma sono classificate “top secret”. Abbiamo ottenuto informazioni dai produttori e da conversazioni con gli esperti militari. Va sottolineato che attualmente si lavora su progettazione e sviluppo del missile, e quando sarà adottato, sarà oggetto di varie modifiche.

Cos’è il “Sarmat
E’ un missile intercontinentale pesante a propellente liquido dal nome in codice MS-28. Il peso totale è di 100 tonnellate e quello della testata di 10 tonnellate. Dovrebbe entrare in servizio nelle Forze Strategiche Missilistiche russe dal 2020 sostituendo l’R-32M2 “Voevoda“, il più formidabile missile strategico del mondo (SS-18 ‘Satan’ secondo la classificazione NATO), che pesa 211 tonnellate e ha una testata da 8,8 tonnellate. Ciò che differenzia il ‘Sarmat‘ dal predecessore non è solo il peso molto più leggero, ma anche un’autonomia di volo maggiore. Se il “Satan” ha una gittata di 11000 km, il “Sarmat” ne avrà una di 17000 km. I progettisti prevedono che volerà sul bersaglio anche dal Polo Sud, dove nessuno se l’aspetta e non c’è uno scudo antimissile in costruzione. Inoltre, il “Sarmat” avrà almeno 15 testate nucleari MIRV invece che 10, seguendo il principio della “gragnuola di colpi”, ciascuno dalla potenza di 150-300 chilotoni, che si distacca da questa “gragnuola” quando raggiunge l’obiettivo programmato, volando sul bersaglio a velocità ipersonica (superiore a Mach 5), cambiando rotta e quota in modo da non essere intercettato da qualsiasi sistema di difesa missilistica, attuale o futuro, anche se basato su satelliti. “Al Sarmat“, dicono i progettisti, “non importa se vi è un sistema di difesa missilistico o meno. Non se ne accorgerà“.

Quanti “Sarmat” ci saranno
Rimarranno almeno 154 silo dei “Voevoda” (altri 154 verranno fatti esplodere su richiesta dello START-1). Non tutti avranno un nuovo missile, ma il numero dovrebbe rientrare nei parametri del Trattato START-3 che prevede che Russia e Stati Uniti abbiano 700 vettori e 1550 testate nucleari ognuno entro il 5 febbraio 2018. Ricordiamo che ogni “Sarmat” dovrebbe avere 15 testate e ad oggi, secondo i dati disponibili, la Russia ha 521 vettori con 1735 testate. Gli Stati Uniti 741 e 1481 rispettivamente. Il Trattato START-3 può essere esteso dopo il termine del 2021, con il consenso delle parti, per altri cinque anni. Se ciò accadesse, è ovvio che in un primo momento ci sarà probabilmente un minor numero di missili classe “Sarmat” rispetto ai “Voevoda“. A parte il “Sarmat” abbiamo altri vettori, come missili terrestri e navali e bombardieri strategici.

Perché abbiamo bisogno del “Sarmat”
Da un lato, la risposta è ovvia: per contenere un probabile o potenziale aggressore, nonché per sostituire i “Voevoda“, che alla fine dello START-3 avranno terminato l’operatività. Dall’altra parte, secondo il Generale-Maggiore Vladimir Dvorkin, dottore in scienze tecniche e ricercatore presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO) dell’Accademia delle Scienze Russa, “per risolvere questo problema i complessi missilistici strategici mobili a propellente solido come Topol-M, Jars, Rubezh e futuro sistema missilistico ferroviario Barguzin saranno sufficienti. Il “Sarmat” nei silos dei “Voevoda” è un buon obiettivo del primo colpo del nemico. Non saremo mai i primi a colpire con un missile nucleare“, dice Dvorkin, “anche se questa possibilità viene registrata dalla nostra dottrina militare“. Il Colonnello-Generale Viktor Esin è d’accordo con il collega, ma non del tutto: “No, non saremo i primi a colpire con un missile nucleare. Tuttavia il “Sarmat” non è destinato a ciò, ma all’attacco di rappresaglia. Possiamo farlo fintanto che i missili del nemico volano verso di noi. Un probabile o potenziale nemico lo sa, per questo il “Sarmat”, così come altri sistemi di difesa, garantiranno la nostra sicurezza”.4d42027279217abb71caf08b62c93385

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

La modernizzazione della triade nucleare della Russia

South Front 13/09/2016yeab7454nfesdy6rpzpyahjshlgzyimfNegli giorni e settimane vi sono state varie notizie sul futuro stato della triade nucleare russa. L’ambito dei piani di ammodernamento suggerisce il ruolo che le Forze nucleari strategiche della Russia giocheranno nella politica della sicurezza della Russia.
Le dimensioni della modernizzazione nucleare strategica russa sono impressionanti. Il Presidente Putin ha recentemente partecipato all’impostazione dell’Aleksandr III, settimo sottomarino lanciamissili della classe Borej dotato di 16 SLBM a testata multipla Bulava. Tre di questi battelli sono già in servizio, e saranno tutti operativi entro il 2020. Fu annunciato, inoltre, che il primo volo del bombardiere pesante PAK-DA avverrà nel 2020, e che sarà operativo entro il 2025. Nel frattempo, l’aviazione a lungo raggio della Russia riceverà diverse squadriglie di bombardieri Tu-160M2, la cui produzione riprenderà nei prossimi anni. Lo sviluppo dell’ICBM pesante Sarmat è stato recentemente dichiarato completato, e il missile inizierà i test di lancio nel 2016 o 2017. Le capacità uniche del missile comprendono la possibilità di colpire qualsiasi bersaglio sul pianeta utilizzando più traiettorie possibili, per esempio colpire il Nord America non solo volando sul Polo Nord, ma anche con una traiettoria alternativa sul Polo Sud, rendendo irrilevanti i sistemi ABM degli Stati Uniti. La costruzione del radar di primo allarme a lungo raggio Voronezh-DM contro gli attacchi dei missili balistici continua. Infine, lo Stato Maggiore russo annunciava lo sviluppo di un sistema che permette ai missili balistici strategici di essere reindirizzati dopo il lancio, cosa finora impossibile, perché una volta scelto il bersaglio prima del lancio non c’era modo di modificare la traiettoria una volta il missile in volo.
La breve descrizione degli sviluppi in corso dimostra che la Russia persegue una sofisticata strategia di deterrenza. I relativamente piccoli ed uniformi arsenali nucleari francese, inglese e cinese possono dissuadere una sola minaccia, vale a dire l’attacco nucleare sul territorio nazionale. La varietà delle capacità della triade della Russia permette alla leadership nazionale una serie di risposte e può usarne le capacità per scoraggiare non solo attacchi nucleari contro il proprio territorio, ma anche attacchi convenzionali contro propri obiettivi militari, anche al di fuori dei confini della Russia. La Siria è un esempio di ciò che queste funzionalità significano per la Russia. Non è un caso che la richiesta di Putin di elevare la prontezza della Forza nucleare strategica al 95% si aveva quando incaricava lo Stato Maggiore Generale di distruggere ogni potenziale minaccia ad aerei o strutture dei russi in Siria. La presenza militare russa in Siria non è grande abbastanza da garantire la sopravvivenza da un attacco concertato della NATO. Cinquanta aerei si trovano in una sola base aerea, anche se protetta da S-400, e sono ancora vulnerabili per via della posizione esposta e l’assenza di profondità strategica. La forze convenzionali russe non potevano facilmente soccorrere Humaymim in caso fosse attaccata dalla NATO. Ciò che mette al sicuro Humaymim dagli attacchi è la deterrenza credibile e flessibile. E ciò che rende la deterrenza credibile e flessibile sono varietà e modernità dei vettori della Russia, che non si limita a dover lanciare un ICBM o SLBM a testata multipla, ma che può penetrare ogni difesa, attuale o prevista. La credibilità del deterrente nucleare della Russia è rafforzata dall’esistenza del potente deterrente convenzionale dei missili da crociera Kalibr e Kh-101. L’impiego di questi missili contro obiettivi dello SIIL era probabilmente motivato dalla dissuasione verso eventuali Paesi ostili alla presenza della Russia in Siria, dimostrando che la Russia potrà usare queste armi per reagire contro qualsiasi attacco su Humaymim. Lo Stato bersaglio dovrebbe quindi scegliere tra riduzione o escalation, rischiando così lo scontro nucleare con la Russia. Se la Russia avesse semplicemente una forza di ICBM e SLBM, Humaymim sarebbe un obiettivo molto più allettante perché il lancio di ICBM sarebbe una risposta sproporzionata all’attacco. I piani di ammodernamento delle Forze strategiche della Russia indicano che la sua leadership prevede gli scenari in Siria e quelli futuri.1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia testa con successo il sistema anti-missile a corto raggio

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 29/06/2016

1Sf66La minaccia della difesa antimissile balistico (BMD) degli USA in espansione negli ultimi due anni ha spinto Mosca ad intensificare gli sforzi per sviluppare un proprio nuovo sistema di difesa missilistica. La Russia crea un’avanzata difesa missilistica per respingere le minacce contemporanee. Il nuovo sistema, che sostituirà l’A-135 Amur, è stato designato A-235. Le forze aerospaziali russe hanno recentemente testato un nuovo missile intercettore a corto raggio (100-1000 km) in un poligono di tiro in Kazakistan. Il test è stato un successo e il bersaglio è stato colpito come previsto, ha detto il Tenente-Generale Viktor Gumennij, Vicecomandante delle Forze Aerospaziali russe. Il lancio segna un altro importante traguardo del tentativo di Mosca di rafforzare la sicurezza nazionale. Nell’autunno 2012 le autorità della difesa della Russia dichiaravano che il sistema operativo BMD A-135 Amur riceveva un importante aggiornamento. Il Colonnello-Generale Viktor Esin, ex-Capo di Stato Maggiore delle Forze Strategiche Missilistiche russe, dichiarava che i missili erano stati sostituiti con nuovi dal progetto migliorato. Tutti gli altri elementi del sistema, compresi i componenti di rilevazione e monitoraggio, furono anche rinnovati. Nella fase iniziale il sistema difenderà Mosca e il distretto industriale centrale contro un attacco nucleare limitato. Più tardi sarà la base per un sistema di difesa aerospaziale integrato a più stadi di tutto il Paese. Il sistema utilizzerà diversi tipi di missili per avere la capacità di distruggere le testate in arrivo a lunghe distanze e ad altitudini elevatissime quasi orbitali.
L’A-235 disporrà di tre tipi di missili: a lungo raggio, basato sul 51T6 e capace di distruggere bersagli a 1500 km di distanza e a quote fino a 800 km; a medio raggio, aggiornamento del 58R6 progettato per colpire bersagli fino a 1000 km di distanza e a quote fino a 120 km; a corto raggio 53T6M o 45T6 (basato sul 53T6)), con gittata di 350 km e quota massima di 50 km. “Composizione e caratteristiche tattiche del sistema di difesa missilistico russo permettono di scoraggiare un attacco missilistico nucleare e di aumentare la soglia della rappresaglia nucleare e della sopravvivenza delle massime autorità governative e militari, sviluppando scala, concetto e obiettivo di un attacco utilizzando sistemi di raccolta delle informazioni ad alta precisione ed immuni da disturbi”, dichiarava il Ministero della Difesa. Ci sono due grandi differenze dall’A-135. La primo è che l’A-235 utilizzerà testate convenzionali ad alto esplosivo e ad energia cinetica, piuttosto che nucleari. Diminuendo notevolmente costo e complessità del sistema, ed anche le esigenze infrastrutturali, non essendo più necessario garantire un’adeguata sicurezza alle armi nucleari. Con velocità stimata a 10 km al secondo, un intercettore a combustibile solido probabilmente non avrà per nulla bisogno di esplosivo. Una testata cinetica si basa sull’alta velocità per infliggere il massimo danno. Questo è di fondamentale importanza, mostrando che la Russia possiede la tecnologia all’avanguardia che permette di evitare possibili perdite tecniche ed umane che deriverebbero dalle radiazioni di un’esplosione nucleare. La seconda differenza è che l’A-235 sarà mobile. Ciò significa che il sistema avrà più flessibilità dell’A-135 basato sui siti fissi dei silos. La mobilità dell’A-235 significa che può essere schierato in qualsiasi luogo della Russia. La geopolitica attuale suggerisce che tali postazioni potrebbero includere non solo isole e arcipelaghi dell’Artico (dove un sistema BMD potrebbe facilmente abbattere i missili dei sottomarini lanciamissili della NATO in fase di decollo), ma anche al di fuori dei confini, nei territori di Stati amici. Questo fatto è un punto di svolta, dimostrando che il sistema di difesa missilistico russo può facilmente annullare qualsiasi vantaggio dei sistemi statunitensi stazionati in Polonia, Romania o altrove.
Comprensibilmente, molti aspetti degli sforzi della difesa antimissile russa e statunitense sono ancora classificati, ma non è l’attenzione per i dettagli tecnici l’importante. Nel 2002 gli USA si ritirarono unilateralmente dal trattato sui missili anti-balistici (ABM), pietra angolare del processo di controllo degli armamenti. L’unica ragione per cui il trattato ABM fu firmato e ratificato era la capacità dell’URSS d’implementare sistemi di difesa missilistica efficaci. Il ritiro degli Stati Uniti dal trattato fu guidato dall’ipotesi arrogante dei loro capi che gli Stati Uniti potessero lanciare una nuova corsa agli armamenti nucleari senza alcun Paese in grado di contrastarli. Una volta che la Russia dimostra la capacità di disporre di una nuova generazione di sistemi strategici anti-balistici, tale ipotesi non regge più. Evidentemente, la sicurezza degli Stati Uniti s’è ridotta da quando abbandonarono il trattato ABM. Dopo la dissoluzione dell’URSS, l’ex-presidente degli Stati Uniti Richard Nixon osservò che gli Stati Uniti avevano vinto la guerra fredda, ma non la pace. Da allora, tre amministrazioni statunitensi di entrambi i partiti politici non furono all’altezza del compito. Al contrario, la pace sembra sempre più lontana con le minacce alla sicurezza degli Stati Uniti che si moltiplicano, come il regime di controllo degli armamenti sull’orlo del collasso. Anche il presidente Obama ha omesso di affrontare efficacemente il problema. Ora la nuova amministrazione degli Stati Uniti, eletta a novembre e che andrà in carica nel gennaio 2017, dovrà decidere. La scelta è procedere nella corsa agli armamenti non controllata o aderire al trattato antimissile balistico per dare al processo sul controllo degli armamenti una possibilità. La palla è agli Stati Uniti.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.53t6L’ICBM pesante Sarmat
South Front, 2/7/2016

sarmat_satan_soha.vn4-af6b2Anche se questo sistema d’arma è ancora attualmente “sotto il radar” dei media occidentali, si può stare certi che una volta che inizierà i test sarà esibito quale prima prova dell’accusa propagandistica occidentale sull'”aggressione russa”. Quindi potrebbe essere utile anticipare il consueto sbarramento mediatico illuminando ciò che promette d’essere un sistema d’arma rivoluzionario in grado di modificare l’equilibrio globale del potere.
Il missile Sarmat è classificato come cosiddetto ICBM “pesante”. In conformità con i trattati START, tale designazione è applicata alle armi con gittata intercontinentale e peso al lancio superiore alle 100 tonnellate. Non è la prima arma del genere ad ottenere tale designazione, il precedente ICBM R-36 Voevoda, denominato dalla NATO SS-18 Satan (!), apparteneva a questa categoria e allo stesso modo fu bersaglio della propaganda, perché altrimenti assegnargli un nome in codice del genere? L’URSS non fu l’unico Paese a schierare tali armi. Le forze strategiche degli Stati Uniti ebbero gli ICBM Titan per diversi decenni. La controversia associata agli ICBM pesanti pone naturalmente la domanda: perché preoccuparsene? Quali missioni dovevano compiere? Nel caso russo, comunque, gli ICBM pesanti giocano un ruolo specifico, essendo la punta di lancia della deterrenza nucleare strategica. La loro capacità di distruggere obiettivi pesantemente difesi o protetti, anche da sistemi di missili anti-balistici, garantisce al resto della forza deterrente di sopravvivere. Anche se l’R-36 ha trascorso la maggior parte della vita operativa sotto il regime del trattato ABM, si ricordi che fu progettato con il presupposto che gli Stati Uniti avessero ampiamente implementato sistemi ABM, e gli ICBM pesanti sovietici inoltre motivarono gli Stati Uniti, nei primi anni ’70, a comprendere che i missili sovietici bastavano a rendere qualsiasi sistema difensivo statunitense irrilevante. Un singolo R-36 rappresentava, dopo tutto, una rapida salva di 10 testate che alcun sistema ABM poteva sperare di contrastare. Fu la consapevolezza che i sistemi ABM erano costosi, destabilizzanti e infine inutili, a completare la dottrina della “distruzione reciproca assicurata”.
Il Sarmat è il figlio dell’era post-trattato ABM, da cui gli USA si ritirarono nel primo mandato dell’amministrazione di George W. Bush, la cui priorità principale, prima che fosse accantonata dagli attacchi terroristici dell’11 settembre, fu la militarizzazione dello spazio, fino al punto di fare “dell’ultima frontiera” una riserva militare degli Stati Uniti. La funzione del Sarmat è tanto politica quanto militare, dovendo inviare il messaggio che, alla fine, gli Stati Uniti starebbero meglio seduti al tavolo delle trattative creando un nuovo quadro multilaterale di sicurezza collettiva, che perseguendo l’impossibile sogno unilaterale del “dominio ad ampio spettro”. Dato che le tecnologie della difesa missilistica degli Stati Uniti si sono evolute negli ultimi decenni, il Sarmat sarà anche un importante progresso dal Voevoda. Invece di presentare al sistema ABM una rapida successione di bersagli con l’obiettivo di saturarne le difese, il Sarmat è più sottile. L’approccio al compito d’invalidare l’opposta difesa missilistica è costituito da una combinazione di fattori, comprendenti l’utilizzo di varie traiettorie, non solo quella polare, verso il continente nordamericano, grazie ai potenti motori del missile e al carico di carburante sufficiente a rappresentare la maggior parte delle 170 tonnellate del missile. Può anche impiegare traiettorie suborbitali riducendo notevolmente il volo, e quindi anche i tempi di reazione. Il carico di 10 tonnellate comprenderà velivoli ipersonici notevolmente più difficili da intercettare, oltre a testate standard e naturalmente esche. Infine, per garantirne la sopravvivenza, il tempo di preparazione al lancio sarà solo di 1 minuto, riducendo notevolmente la probabilità di essere colpito a terra da un primo attacco nemico. Il Sarmat è un sistema d’arma ad alta priorità il cui calendario non ha subito ritardi significativi. Il suo test iniziale è programmato al più tardi entro il 2016, con l’operatività entro e non oltre il 2018, sostituendo tutti i missili R-36M ancora in servizio entro il 2020.
La reazione iniziale del “mondo libero” sarà probabilmente la solita raffica propagandistica che segue inevitabilmente ogni iniziativa internazionale russe anche se, come negli anni ’70, sarà seguita da una risposta occidentale più costruttiva contribuendo a ripristinare un senso di sicurezza e stabilità globali.55b10716c4618864648b4590Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO

L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013
(Nuova edizione)

Alessandro Lattanzio, 2015, p. 241, € 20,00
Anteo Edizioni

ilpraggio3Descrizione: Il testo ricostruisce la genesi e lo sviluppo dell’arsenale strategico sovietico e russo, tracciando per sommi capi la storia dell’Unione Sovietica e della Federazione Russa quale superpotenza mondiale, descrivendo gli strumenti e la strategia che permisero a Mosca di svolgere il ruolo di primo concorrente ed avversario degli Stati Uniti d’America nella seconda metà del XX° secolo e all’inizio del XXI° secolo. È poco nota, infatti, la storia del programma atomico sovietico, solo recentemente resa pubblica in Italia anche dalla pubblicazione del lavoro dello storico russo Roy Medvedev.
L’URSS, benché devastata dall’aggressione nazista del 22 giugno 1941, nell’arco di quattro anni riuscì a colmare il gap tecnologico-nucleare con gli USA. Difatti, nell’agosto 1949 venne fatto esplodere il primo ordigno atomico sovietico, mentre nel 1954 esplodeva la prima bomba termonucleare, battendo gli USA nella corsa alla superbomba ad idrogeno. In seguito, Mosca puntò sui missili balistici intercontinentali quali vettori strategici principali del proprio arsenale strategico, al contrario di Washington, che invece puntò sui bombardieri strategici. Infine, neanche il gap tecnologico tra USA e URSS nel settore dei sottomarini lanciamissili balistici, potè perdurare oltre un lustro.
L’arsenale strategico-nucleare della Federazione Russa, oggi, è la principale eredità dell’era sovietica di Mosca, ed è grazie a questa eredità che la Russia di Putin riconquista il suo ruolo di potenza mondiale.

Le forze nucleari degli USA sono gestite con floppy disk degli anni ’70

Dave Mosher Tech Insider, 30 maggio 2016 – Russia Insider20160526_cybersec_0Un nuovo rapporto del governo dipinge un quadro inquietante dei sistemi informatici utilizzati dagli Stati Uniti. Il rapporto di 87 pagine del Government Accountability Office (GAO) seriamente intitolato “Le agenzie federali devono affrontare l’obsolescenza dei sistemi di gestione“, è stato strombazzato dal Congresso che vuole sapere come vengono spesi 80 miliardi di dollari dei contribuenti, ogni anno, per le tecnologie dell’informazione. Gli estensori del rapporto analizzano con durezza le tecnologie informatiche utilizzate dalle agenzie governative come dipartimento della Giustizia, del Tesoro, Social Security Administration e dipartimento dei Veterani, scoprendo che la maggior parte del denaro viene speso per mantenere sistemi vecchi di oltre 30 anni e che le agenzie non hanno piani per modernizzarli o sostituirli. Ma forse le informazioni più allarmanti riguardano il dipartimento della Difesa (DoD), che controlla le 7100 testate nucleari e termonucleari della nazione. Il GAO ha scoperto che il Sistema di Comando e Controllo Strategico Automatizzato (SACCS), il sistema informatico che “coordina le funzioni operative delle forze nucleari degli Stati Uniti, come ad esempio missili balistici intercontinentali, bombardieri nucleari e velivoli di supporto“, utilizza ancora floppy disk da 8 pollici. Come questo:ibm-8-inch-floppy-diskIn particolare, il DoD tirerebbe fuori uno o più di questi dischi per computer commerciali della IBM per avviare un attacco nucleare. E qui una foto tratta dal rapporto dei computer IBM impiegati dal SACCS:saccs-ibm-series-1-computers-dod-gao-strategic-automated-command-control-system.pngCosa può fare questo vecchio sistema? Secondo il rapporto del GAO: “La funzione primaria del sistema è inviare e ricevere messaggi per l’azione rapida delle forze nucleari. Secondo i funzionari della difesa, il sistema è composto da tecnologie e attrezzature che sono alla fine della vita operativa. Ad esempio, il sistema si basa sui Computer Serie-1 della IBM, con un sistema operativo degli ’70 scritto in linguaggio assembly che utilizza floppy disk da 8 pollici, sistema d’archiviazione degli anni ’70; il codice di programmazione assembly viene utilizzato per i mainframe. Le parti di ricambio del sistema sono difficili da trovare, perché ormai obsoleto. Se siete preoccupati che una tecnologia di 53 anni sia tra i comandanti e la fine del mondo o, a seconda di chi se lo chiede, la difesa del Paese, sarete felici di sapere che anche i militari lo sono. Si prevede di aggiornare tali computer entro il 2017 e sostituirli con sistemi moderni entro il 2020. Ma i sistemi di comando e controllo degli Stati Uniti non sono gli unici dell’infrastruttura d’attacco nucleare ad essere obsoleti: anche le armi nucleari non sono più così giovani. Per affrontare tale problema, 1 trilione di dollari è a disposizione (sì, 1.000.000.000.000 di dollari) per aggiornare molte armi o metterle fuori servizio nei prossimi 30 anni. Tuttavia, vi è un intenso dibattito sull’opportunità o meno di un tale tremendamente costoso programma di modernizzazione per rinnovare la temibile potenza di armi nucleari obsolete, innescando una nuova corsa agli armamenti con la Russia, tra l’altro.Aging Federal ComputersTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I dettagli segreti della nuova dottrina della difesa della Russia

Valentin Vasilescu, Reseau International 26 maggio 2016wp_20110In Europa e Asia l’esercito statunitense ha schierato un piccolo contingente di soldati che non può scatenare da solo o congiuntamente con eserciti alleati, l’invasione della Russia. Solo a causa dell’isolamento geografico, gli Stati Uniti prevalgono da settantanni grazie alla loro Marina, tre volte superiore a quella della Russia, in grado d’intervenire in qualsiasi parte del mondo. Il Pentagono dispone anche di una gigantesca forza di centinaia di navi specializzate nelle operazioni di schieramento di divisioni dei marines, blindati e forze speciali, per poter partecipare a una possibile invasione della Russia. Pertanto, i gruppi d’assalto navale statunitensi organizzati intorno a portaerei, navi d’assalto anfibio e convogli di truppe ed equipaggiamenti militari, sono considerati il più serio rischio per la sicurezza della Russia [1]. I gruppi navali e di navi da sbarco e i convogli delle truppe statunitensi sono protetti da diversi tipi di scudi antibalistici, come il sistema navale AEGIS dotato di missili SM-3 Block 1B che neutralizzano i missili balistici che volano a quote comprese tra 100 e 150 km. Questo sistema è montato su cacciatorpediniere e incrociatori AEGIS statunitensi, e si aggiunge agli scudi antimissile in Polonia e Romania. Esiste inoltre il sistema mobile THAAD delle forze di terra degli USA, a difesa delle navi da sbarco. Questi sistemi sono progettati per colpire missili balistici nella fase d’ingresso nell’atmosfera a quote comprese tra 80 e 120 km. A ciò si aggiungono le batterie di missili antiaerei a lungo raggio Patriot dalle capacità antimissile balistico contro missili nella fase terminale del volo a una quota di 35000 m [2].
La classificazione degli aeromobili in volo atmosferico si basa sulla velocità. Ci sono aerei che volano a velocità subsonica (fino a 1220km/h o Mach 1), gli aerei supersonici con velocità tra Mach 1 e Mach 5 (fino a 6000 km/h) e velivoli ipersonici che volano a velocità fra Mach 5 e Mach 10 (cioè fino a 12000 km/h). I russi hanno scoperto che i missili anti-balistici degli Stati Uniti non possono intercettare i missili ipersonici nella mesosfera (tra i 35000 e 80000 m). La nuova dottrina della Difesa della Russia ha stabilito che l’antidoto ai gruppi d’assalto e ai convogli navali statunitensi sono i velivoli ipersonici che volano a quote tra 35000 a 80000 m. Il Ministero della Difesa russo ha stanziato 2-5 miliardi di dollari per l’Advanced Research Foundation (ARF), l’equivalente russo del DARPA del Pentagono, per la progettazione di una serie di derivati ipersonici del velivolo spaziale Ju-71 (Proekt 4202). Dal 2011 al 2013 lo Ju-71 è stato testato in galleria del vento, e dal 2013 all’aprile 2016 ha condotto delle prove nell’atmosfera lanciato dai missili strategici leggeri UR-100 e R-29RMU2. Lo Ju-71 è simile all’HTV-2 abbandonato dagli statunitensi nel 2014.
Il velivolo spaziale Ju-71 ha dimostrato di poter volare alla velocità di 6000-11200 chilometri all’ora su una distanza di 5500 km e a una quota di crociera di 80000 m. Viene chiamato aliante spazio perché a differenza dei missili balistici ha una finezza aerodinamica di circa 5:1 (rapporto portanza/resistenza) che permette di volare su impulso continuo del motore a razzo, eseguendo delle cabrate lungo la rotta. Oltre al motore a razzo che permette ripetute accensioni e sospensioni, l’aliante spaziale Ju-71 è armato con testate indipendenti e sistemi di guida simili a quelli dei missili aria-terra Kh-29L/T e Kh-25T. La dottrina militare russa prevede che l’attacco alla flotta d’invasione statunitense sia eseguito in tre ondate e tre linee, impedendo ai gruppi d’assalto navali statunitensi di posizionarsi presso le coste russe del Mar Baltico. La prima ondata d’attacco di armi ipersoniche basate sull’aliante spaziale Ju-71 e lanciate da sottomarini a propulsione nucleare russi dall’Atlantico colpirebbe portaerei, portaelicotteri, sottomarini d’attacco, navi da carico o di scorta dei gruppi d’assalto navali statunitensi, non appena salpano dall’Atlantico verso l’Europa. La seconda ondata di armi ipersoniche sarebbe lanciata sui gruppi navali degli Stati Uniti a 1000 km dalle coste orientali dell’Oceano Atlantico. L’attacco verrebbe lanciato dai sottomarini russi dispiegati nel Mare di Barents o dalla base missilistica strategica di Plesetsk, in prossimità del Circolo Polare Artico e sul Mar Bianco. La terza ondata di armi ipersoniche verrebbe lanciata sui gruppi navali degli Stati Uniti quando raggiungono lo stretto dal Mare del Nord al Mar Baltico dello Skagerrak. L’attacco verrebbe eseguito con i missili ipersonici 3M22 Tzirkon, spinti da motori Scramjet e lanciati da aerei russi. Il Tzirkon ha una velocità di Mach 6,2 (6500 km/h) ad una quota di crociera di 30000 metri e un’energia cinetica all’impatto col bersaglio 50 volte superiore a quella dei missili antinave esistenti.
La Russia sviluppa anche una variante dell’arma ipersonica derivata dallo Ju-71 che può essere lanciata dal velivolo da trasporto pesante russo Il-76MD-90A (Il-476). L’aereo ha un’autonomia di di volo di 6300 km e può essere rifornito in volo. Mentre per i gruppi navali statunitensi ci vogliono cinque o sei giorni per raggiungere il Mar Baltico, l’Il-76MD-90A può raggiungere in poche ore i tre allineamenti calcolati per lanciare le armi ipersoniche. Anche se è un segreto ben mantenuto, sembra che l’arma ipersonica venga sganciata dal portellone dell’Il-76MD-90A a 10000 m di quota, dotato di un paracadute che la stabilizza in posizione verticale fino all’avvio del motore a razzo. Dato che il 50% del carburante del missile viene utilizzato per decollare e raggiungere gli strati estremamente densi dell’atmosfera a 10000 m, il peso del lanciatore e dell’aliante spaziale è la metà di quello di un missile balistico leggero R-29RMU2, che pesa 40 t. Sospesi nel 1992, i voli dei bombardieri strategici Tu-160 e Tu-95 e dei velivoli Il-76 (trasformati nelle aerocisterne per il rifornimento in volo Il-78), sono ripresi nel 2012 lungo le coste atlantiche e pacifiche. Uno degli obiettivi è addestrare le squadre per le future missioni d’attacco con armi ipersoniche.IH-ref-miss[1] La futura blitzkrieg della NATO contro la Russia: la Battaglia per la supremazia aerea.
[2] Il missile russo Iskander, incubo dello scudo antimissile degli USA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora