Le Forze Nucleari Strategiche della Russia sono più avanzate di quelle degli Stati Uniti

Pravda 14 novembre 2014Red SquareIl 1° settembre 2014 il dipartimento di Stato degli Stati Uniti pubblicava un rapporto in cui si afferma che, per la prima volta dal crollo dell’Unione Sovietica, la Russia ha raggiunto la parità con gli Stati Uniti nel campo delle armi nucleari strategiche. Così, Washington ha ammesso che Mosca ha riacquistato lo status che l’Unione Sovietica aveva dalla metà degli anni ’70 e che poi perse. Secondo il rapporto del dipartimento di Stato, la Russia ha 528 vettori strategici con 1643 testate nucleari. Gli Stati Uniti ne hanno 794 con 1652 testate nucleari. Si dà il caso che oggi, le forze nucleari strategiche della Russia (SNF) siano ancora più avanzate di quelle degli Stati Uniti, in quanto garantiscono la parità delle testate con un numero significativamente inferiore di vettori strategici. Tale divario tra Russia e Stati Uniti potrebbe solo crescere in futuro, dato che i funzionari della Difesa russi promettono di riarmare le SNF della Russia con missili di nuova generazione. Il progresso è reso possibile dal trattato sulla limitazione delle armi nucleari, nota anche come START-3. Il trattato venne firmato da Dmitrij Medvedev e Barack Obama l’8 aprile 2010 a Praga (entrato in vigore il 5 febbraio 2011). In conformità con il documento, le testate nucleari delle due parti devono essere ridotte a 1550 entro il 2021. Il numero di vettori (missili balistici intercontinentali, missili balistici lanciati da sottomarini e bombardieri pesanti) dovrebbero essere ridotti a 700 unità. E’ stato il primo accordo strategico, dal tradimento dei democratici, in cui la Russia strappa vantaggi significativi. Nel trattato gli statunitensi, per la prima volta nella storia, s’impegnano a ridurre il loro arsenale nucleare strategico, mentre la Russia ha la possibilità di aumentarlo. Inoltre, il nuovo trattato rimuove importanti limitazioni presenti nei precedenti trattati START 1 e 2 che vanno dall’aumento delle dimensioni delle aree per schierare gli ICBM mobili, al numero di missili balistici intercontinentali a testata multipla alla possibilità di costruire missili balistici intercontinentali ferroviari. La Russia non ha fatto alcuna concessione. Dopo aver escluso Mosca quale serio rivale geopolitico, volando sulle ali dell’inaccessibile superiorità militare e tecnologica, Washington è caduta in una trappola da cui non vede via d’uscita neanche a medio termine.
Ultimamente, molto è stato detto a proposito delle cosiddette “guerre di sesta generazione” e delle armi a lungo raggio ed alta precisione che dovrebbero garantire la vittoria sul nemico senza entrare in contatto diretto con le sue forze armate. Tale concetto è molto discutibile (gli Stati Uniti non sono riusciti a vincere né in Iraq né in Afghanistan). Tuttavia, questo è il punto in cui anche la Russia acquisisce parità. La prova sono i missili da crociera a lunga gittata di nuova generazione che presto saranno schierati sui sottomarini della Flotta del Mar Nero e le navi della flottiglia del Caspio. Nella Russia di oggi molti trovano difficile crederlo. Si tratta di una credenza comune in molti di coloro che ancora, con entusiasmo, sono prigionieri dei miti sulla “debolezza” assoluta della Russia e sulla “superiorità” assoluta dell’occidente. Il mito fu costruito negli anni ’90 sotto l’influenza di Boris Eltsin e del relativo tradimento degli interessi nazionali russi. Bisogna ammettere che in quel periodo il mito era reale, se così si può dire. Ma i tempi sono cambiati e si può facilmente capire la nuova situazione. Ad esempio, prendiamo in considerazione il potenziale delle armi convenzionali di Russia e occidente nel teatro delle operazioni europeo (ETO). In questa zona in genere si ritiene che la NATO sia molto più forte della Russia. Tuttavia, un primo incontro con la realtà distrugge tale miscredenza. Come è noto, la forza d’attacco principale, il nucleo della forza combattente delle forze di terra, sono i carri armati. Al crollo dell’Unione Sovietica, le forze armate russe avevano circa 20000 carri armati nell’ETO. Gli statunitensi a loro volta schieravano 6000 carri armati Abrams sul territorio degli alleati. Nonostante ciò, la potenza combinata delle forze NATO in Europa era ancora significativamente inferiore al potenziale sovietico. Per compensare lo squilibrio gli strateghi della NATO furono costretti a ricorrere alle armi nucleari tattiche (TNW). Nella prima metà degli anni ’50, la NATO condusse una ricerca sul tipo di forze del blocco che avrebbero dovuto mostrare resistenza affidabile a una grande offensiva di terra delle superiori forze dell’ex Unione Sovietica e del Patto di Varsavia. I calcoli mostrarono la necessità di almeno 96 divisioni complete per tale scopo. Tuttavia, il costo dell’armamento di ognuna di tali divisioni superava il miliardo di dollari. Inoltre, erano necessari due o tre miliardi di dollari per mantenere un così grande gruppo di truppe e costruirne infrastrutture adeguate. Tale onere chiaramente andava oltre la forza economica occidentale. La soluzione fu trovata schierando un gruppo di armi nucleari tattiche statunitensi sul continente, subito attuato. Nei primi anni ’70, l’arsenale di armi nucleari tattiche degli Stati Uniti contava circa 7000 munizioni. Il culmine fu la creazione di armi ad azione selettiva, come testate ai neutroni (per cannoni da 203 mm e 155 mm, e missili Lance) con una potenza da 1 a 10 kilotoni. Le testate erano ritenute cruciali per combattere i soldati delle forze di terra, in particolare i carristi sovietici. Dato il fattore nucleare contro l'”aggressione sovietica”, la NATO ritenne di schierare 30 invece che 96 divisioni.
Come opera tutto ciò oggi? Nei primi mesi del 2013 gli statunitensi ritirarono l’ultimo gruppo di carri armati Abrams dall’Europa. Nella NATO, negli ultimi 20 anni, ogni nuovo carro armato ne sostituiva 10-15 vecchi, ma ancora efficienti. Allo stesso tempo, la Russia non mise fuori servizio i suoi carri armati. Di conseguenza, oggi la Russia è leader assoluto in questo campo. A metà del 2014 l’arsenale del Ministero della Difesa contava ben 18177 carri armati (400 T-90, 7144 T-72B, 4744 T-80, 4000 T-64, 689 T- 62 e 1200 T-55). Naturalmente, solo poche migliaia di carri armati sono schierati in allerta permanente e la maggior parte resta nelle basi della riserva. Ma anche nella NATO. Pertanto, la superiorità decisiva dei carri armati russi non è scomparsa dai tempi dell’URSS. Ecco un’altra sorpresa, nelle armi nucleari tattiche la superiorità della moderna Russia sulla NATO è ancora più forte. Gli statunitensi ne sono ben consapevoli. Erano convinti che la Russia non sarebbe mai risorta, ma oggi è troppo tardi. Finora la NATO ha solo 260 armi nucleari tattiche nell’ETO. Gli Stati Uniti hanno 200 bombe per una potenza totale di 18 megatoni, che si trovano in sei basi aeree in Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Turchia. La Francia ha 60 bombe atomiche, circa. La Russia, secondo stime prudenti, ha 5000 armi nucleari tattiche di diverse classi, dalle testate degli Iskander a siluri, bombe aeree e proiettili d’artiglieria! Gli Stati Uniti hanno 300 bombe tattiche B-61 sul proprio territorio, ma ciò non cambia la situazione dello squilibrio. Gli Stati Uniti non possono miglioralo, avendo distrutto l'”eredità della guerra fredda” come missili nucleari tattici, missili da crociera Tomahawk a testata nucleare a terra e sul mare.
10150755Come può la Russia, il Paese che ha perso la guerra fredda, essere superiore alla NATO militarmente? Si dovrebbe riesaminare la storia del problema per capirlo. Si ritiene che all’inizio del 1991 l’URSS avesse circa 20-22000 armi nucleari tattiche. Si trattava di testate nucleari per bombe aeree, missili tattici Luna, Tochka e Oka, armi antisommergibile della flotta, missili del sistema di difesa aerea, mine nucleari e proiettili di artiglieria nucleari delle Forze di Terra. Quest’imponente arsenale era il risultato di quarant’anni d’intensa corsa agli armamenti. Da notare che non fu la “totalitaria” URSS ad iniziare la corsa agli armamenti, ma gli Stati Uniti liberaldemocratici che iniziarono a sviluppare e testare vari tipi di armi nucleari tattiche nei primi anni ’50. Il primo esemplare di testata di tale classe fu testata da un cannone da 280mm e aveva una potenza di 15 kilotoni. La testata fu testata nel maggio del 1953. In seguito, le testate nucleari sarebbero state prodotte con dimensioni più ridotte, determinando in tal modo la creazione di testate per obici semoventi da 203 mm e 155 mm che avevano una potenza da uno a dieci kilotoni. Fino a poco prima erano nell’arsenale delle truppe statunitensi in Europa. In seguito, le Forze Armate degli Stati Uniti ricevettero i seguenti missili tattici a testata nucleare: Redstone (gittata 370 km), Corporal (125 km), Seargent (140 km), Lance (130 km) e molti altri. A metà degli anni ’60, gli Stati Uniti completarono lo sviluppo dei missili tattici Pershing-1 (740 chilometri). A sua volta, la leadership militare e politica sovietica decise che l’equipaggiamento delle forze statunitensi in Europa con armi nucleari tattiche mutasse radicalmente l’equilibrio di forze. L’URSS prese misure decisive creando e schierando altri tipi di armi nucleari tattiche sovietiche. Già nei primi anni ’60, missili tattici T-5, T-7, Luna entrarono in servizio. In seguito, l’arsenale nucleare non strategico fu ampliato con missili a medio raggio RSD-10, P-12, P-14, bombardieri a medio raggio Tu-22 e Tu-16 così come con missili tattici OTR-22, OTR-23, P-17, Tochka e artiglieria nucleare da 152mm, 203mm e 240mm, aeromobili dell’aviazione tattica Su-17, Su-24, MiG-21 e MiG-23. Da notare che la dirigenza sovietica aveva ripetutamente offerto ai capi occidentali d’avviare negoziati sulla riduzione delle armi nucleari tattiche. Eppure la NATO respinse sempre le proposte sovietiche. La situazione cambiò notevolmente solo quando l’Unione Sovitica si dissolse in conseguenza della “perestrojka” di Gorbaciov. Fu il momento in cui Washington decise di approfittarne per indebolire e disarmare il suo principale rivale geopolitico.
Nel settembre 1991, il presidente statunitense George H. Bush lanciò l’iniziativa su riduzione e persino eliminazione di alcuni tipi di armi nucleari tattiche. Gorbaciov, a sua volta, annunciò l’intenzione di ridurre radicalmente tali armi dell’URSS. Successivamente, i piani furono accelerati con la dichiarazione del presidente russo Boris Eltsin “Sulla politica della Russia per limitare e ridurre gli armamenti” del 29 gennaio 1992. La dichiarazione sottolineava che la Russia smetteva di produrre proiettili di artiglieria e testate nucleari per missili terrestri e s’impegnava a distruggere la scorta di tali armi. La Russia promise di rimuovere le armi nucleari tattiche da navi di superficie, sottomarini d’attacco ed eliminarne un terzo. Anche metà delle testate per missili antiaerei e per gli aerei doveva essere distrutta. Dopo tale riduzione, gli arsenali nucleari tattici di Russia e Stati Uniti dovevano mantenere 2500-3000 testate nucleari tattiche. Tuttavia, si scoprì il contrario. L’illusione della supremazia mondiale giocò uno scherzo crudele a Washington. Gli strateghi statunitensi ignorarono la Russia “democratica” post-URSS. Allo stesso tempo, durante la guerra del Golfo, le armi ad alta precisione degli Stati Uniti conclusero con successo diverse grandi operazioni in precedenza previste per le armi nucleari tattiche. Ciò spinse Washington a puntare tutto sul vantaggio tecnologico, portando alla creazione di armi “intelligenti” sempre più costose. Gli USA gradualmente ridussero la produzione di armi nucleari e le armi ad alta tecnologia della NATO si rivelarono assolutamente insufficienti per le grandi operazioni contro un nemico approssimativamente pari all’occidente sul piano tecnologico. Nel frattempo in Russia, gli esperti si sono affrettati a concordare sul fatto che, sullo sfondo della situazione geostrategica post-sovietica, la riduzione e l’eliminazione delle armi nucleari tattiche era inaccettabile. Dopo tutto, si tratta di armi nucleari tattiche che equilibravano universalmente le forze, privando la NATO del suo vantaggio militare. In queste circostanze, la Russia ha semplicemente preso in prestito la tesi della NATO sulla necessità di compensare la superiorità del nemico nelle armi convenzionali schierando l’arsenale nucleare tattico sul teatro delle operazioni europeo.
La situazione s’è sviluppata secondo tale scenario per oltre due decenni. L’occidente, dopo aver ignorato la Russia, riduceva i suoi carri armati e distruggeva le sue armi nucleari tattiche. La Russia, risentendo della propria debolezza, manteneva tutti i carri armati e le armi nucleari tattiche. Di conseguenza, la Russia superata l’inerzia del collasso iniziava a far rivivere la propria potenza, mentre l’occidente, cullato da dolci sogni ad occhi aperti sulla liberale “fine della storia”, castrava le sue forze armate al punto da esser buone per guerre coloniali contro nemici deboli e arretrati. L’equilibrio delle forze in Europa così cambiava in favore della Russia. Quando gli statunitensi se ne resero conto, era troppo tardi. Nel dicembre 2010, la sottosegretaria per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale, Rose Gottemoeller, diede l’allarme. I russi avevano più sistemi nucleari tattici degli Stati Uniti, disse. Secondo lei, la riduzione delle armi nucleari tattiche doveva essere il passo successivo. Nel 2010, gli europei, con i ministri degli Esteri di Polonia e Svezia in prima linea, con insolenza chiesero alla Russia di costituire essa sola due zone non-nucleari, a Kaliningrad e Penisola di Kola, i territori di primo schieramento delle armi nucleari tattiche russe. Le regioni sono le principali basi delle flotte del Mar Baltico e del Nord. Nel caso della Flotta del Nord, la regione ospita le basi della maggior parte delle SNF russe. Da allora, gli statunitensi hanno ripetutamente offerto alla Russia di seguire la via sbagliata nel risolvere il “problema delle armi nucleari tattiche”. Ostinatamente insistono sul raggiungimento di un accordo per eliminare le disparità nell’arsenale delle armi nucleari tattiche. Hanno anche cercato d’imporre condizioni per l’attuazione del trattato START-3. Così, in accordo all’emendamento del senatore Lemieux (emendamento 4/S.AMDN.4908), lo START-3 entrerà in vigore dopo che i russi accetteranno di avviare i negoziati per la cosiddetta liquidazione dello squilibrio delle armi nucleari tattiche tra Russia e Stati Uniti. Il 3 febbraio 2011, Barack Obama scrisse in una lettera a diversi senatori dicendo che gli Stati Uniti avviavano i negoziati con la Russia per affrontare disparità tra armi nucleari tattiche della Federazione russa e degli Stati Uniti, riducendo il numero delle armi nucleari tattiche in modo verificabile. Purtroppo, nel 2012, Putin tornò al Cremlino e le speranze occidentali d’ingannare la Russia con un disarmo unilaterale decadevano.

1656368Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

Cina e Russia costruiranno uno scudo antimissile congiunto

Dedefensa 15 ottobre 20141338471173_swalker.ru_don-2n-28Conosciamo l’importanza strategico-comunicativa che lo sviluppo della rete antimissili balistici statunitense (BMD e BMDE per l’Europa) ha acquisita nel 2002-2003, divenuto importante punto di disaccordo strategico tra Stati Uniti e Russia dal 2006-2007, e da allora ha continuato ad aggravarsi. Resta inteso che, nelle condizioni attuali, tale dinamica antagonistica tra le due potenze crescerà in modo esponenziale. Ma… ecco apparire un nuovo elemento. Ci sono voci e informazioni sempre più corroborate che la Russia stia sviluppando un sistema diversificato e sofisticato completamente orientato sui missili, a livello strategico, naturalmente, ma anche tattico. Inoltre, secondo Vasilij Kashin di Voce della Russia, vi è convergenza tra Cina e Russia sulla necessità strategica di sistemi di difesa missilistici, e dello sviluppo embrionale di un tale sistema da parte cinese, con la possibilità molto seria, secondo Kashin, dello sviluppo di un sistema antimissile congiunto russo-cinese. Sarebbe una vera e propria inversione delle tendenze strategiche, politiche e comunicative con il passaggio dalla dialettica offensiva e perentoria degli Stati Uniti, con il proprio sistema antimissile, al panico istigato dal progetto russo, in particolare se tale progetto diventa un progetto russo-cinese con una cooperazione che, apparendo assai seria, indubbiamente va considerata nelle dinamiche in accelerazione…. Il testo di Voce della Russia (13 ottobre 2014), presenta informazioni più precise su questa situazione russa e russo-cinese. “Il ministro della Difesa della Russia Sergej Shojgu ha recentemente dichiarato la creazione di un Sistema Unificato Spaziale (SUS), il nuovo sistema di allarme missilistico e priorità per lo sviluppo delle forze missilistiche strategiche. Secondo il parere degli esperti, nelle condizioni attuali del sistema di allarme missilistico, si tratta di uno dei più promettenti assi di cooperazione tecnico-militare tra Russia e Cina. Il sistema russo comprenderà satelliti di nuova generazione e una rete di posti di comando protetti per l’elaborazione delle informazioni ricevute dallo spazio orbitale. Questo gruppo di satelliti sostituirà il recente sistema di Oko-1 dalle caratteristiche insoddisfacenti. (…) Il SUS può rilevare non solo i lanci dei missili balistici intercontinentali, ma anche dei missili tattici. Il SUS sarà quindi un fattore della sicurezza strategica e fornirà dati preziosi per la ricognizione dei conflitti locali. Il satelliti di allarme saranno più duraturi della precedente generazione. (…) La Cina ha bisogno anch’essa di un sistema di allarme affidabile. La sua importanza cresce a poco a poco costruendo le nuove forze nucleari strategiche, mobili ed efficienti capaci, se necessario, del colpo preventivo. La Cina deve prendere in considerazione non solo la minaccia dagli Stati Uniti, ma anche i moderni missili a medio raggio dei Paesi vicini. Pechino cerca di creare un potente sistema di difesa missilistica strategica e ha testato sistemi di difesa antimissile in grado di intercettare obiettivi balistici nella fase centrale e finale della loro traiettoria. Inoltre ha prodotto diversi programmi per lo sviluppo di armi antisatellite. E’ chiaro che la capacità del sistema di allarme cinese non riflette lo sviluppo delle forze nucleari strategiche nazionali e quello dei sistemi antimissili e antisatellite. Nel frattempo, la Russia non solo costruisce attivamente il suo sistema di allarme missilistico, ma anche le stazioni radar avanzate terrestri come il radar Voronezh. Così nelle attuali circostanze il sistema di allarme missilistico avanzato è una delle mutue aree più promettenti della cooperazione tecnico-militare. Non si tratta solo di fornire equipaggiamenti e tecnologia russa alla Cina. La creazione di un sistema comune può anche testimoniare la nuova fase del partenariato strategico bilaterale“. Questo orientamento è ovviamente d’importanza ben superiore all’aspetto strategico, di massima politica e si può anche dire che sia la “prima politica”. Questa osservazione deriva dal fatto che il sistema antimissile con maggiore operatività riguarda naturalmente il campo strategico-nucleare, ma anche e forse soprattutto riguarda il fatto che il sistema statunitense, con le sue varie intenzioni per uno schieramento aggressivo intorno la Russia, ha suscitato un fenomeno molto importante che riguarda la comunicazione delle interpretazioni politiche. Vi sono tre punti di riflessione sulla dimensione dell'”alta politica” nello sviluppo del sistema missilistico russo, la possibilità di svilupparne uno russo-cinese e le trattative già avviate in questa direzione…
• Il primo è il fatto che la crisi ucraina e il deterioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Russia hanno effettivamente spinto la Russia ad avviare un programma degli armamenti volto a contrastare il potere militare degli Stati Uniti in tutti i campi, senza eccezioni. Quello della difesa missilistica è particolarmente significativo, paradossalmente allo stato attuale delle forze strategiche, è un elemento della difesa che accentua in modo significativo la capacità offensiva delle forze nucleari strategiche. I russi hanno scelto un percorso che sembrerebbe più efficiente e più completo rispetto al sistema statunitense: il sistema SUS è un sistema autonomo di rilevamento, comunicazione e leadership che abbraccia diversi tipi di minacce (da quelle strategiche a quelle tattiche), cui è asservita la rete di difesa antimissile (S-300, S-400 e S-500) in cui i russi eccellono e sono i primi al mondo. Ciò conferma che i russi ricercano la superiorità strategica sugli USA (vedi 6 ottobre 2014), e non semplicemente di bilanciare la minaccia. Il significato politico di questo approccio è evidente ed estremamente importante perché riconosce che la Russia è spinta, certamente contro la sua volontà volendo che le relazioni di potere responsabili con gli Stati Uniti permangano, considerare lo sviluppo del suo potere da un punto di vista unilaterale, essendo necessario per la propria sicurezza, e non uno sforzo concertato al bilanciamento, come avvenuto durante la Guerra Fredda tra URSS e USA.
• La cooperazione tra Russia e Cina in tale campo, con intesa la leadership russa, è un evento politico della massima importanza. Si tratta di un inasprimento assolutamente decisivo dei legami strategici, quindi un evento di grande potere politico per i due, che ne suggella l’alleanza strategica al massimo livello. Entrambi i Paesi trarranno beneficio nel rafforzare la loro alleanza: la Cina ottenendo una garanzia strategica operativa di grande importanza, rafforzandone la posizione di potenza nucleare significativa verso le due più grandi; la Russia rafforzando la propria posizione con un’alleanza strategica che si sviluppa molto rapidamente per via degli eventi (Ucraina e politica del blocco BAO), ma con una dinamica che mette la Cina in posizione di forza verso la Russia, per via della sua superiorità finanziaria e patrimoniale. Infatti, un tale progetto mostrerebbe la potenza tecnologica e militare della Russia bilanciando nell’alleanza la forza finanziaria e capitale della Cina.
• Dal punto di vista del sistema di comunicazione, possiamo essere sicuri, se il progetto di cooperazione prende forma e quando commentatori ed esperti statunitensi cominceranno a capire cosa succede, allarme e panico prevarranno immediatamente nelle sue reazioni. Esperienza e isterismo in tal senso sono inconfondibili. Ciò porterà ad ulteriori tensioni, un ulteriore radicalizzazione degli Stati Uniti nel rafforzare bilancio e programmi di sviluppo del Pentagono (tra cui il programma missilistico, certamente). Ciò sarebbe eccellente perché riguardo al blocco tecnologico e all’esaurimento burocratico e di gestione in cui sguazza l’apparato della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, con una tale spinta supplementare rafforzerebbe confusione e disordine dell’iper-comunicazione nel cuore di tale sistema. Quindi ci si aggrapperebbe all’isterismo e alla resurrezione di progetti di comunicazione come la superiorità nucleare strategica dell’attacco preventivo del primo colpo, come discusso in particolare nel 2006 e recentemente ricordato (31 marzo 2006 e 9 giugno 2014). (Il primo colpo diventa assai problematico se c’è una seria rete antimissile). Ancora una volta, la confusione e l’iperdisordine, questa volta intellettuale dalla psicologia isterica dominante, renderanno ancora più incomprensibile, incontrollabile, terrorizzata e imprevedibile la politica strategica degli USA… Tale reazione sarà “terrorizza” soprattutto per la misera Europa, impantanata nel suo osceno vassallaggio, trovandosi ad affrontare una escalation esplosiva che dovrà seguire mentre confina con la Russia ed è priva di capacità strategiche per la propria sicurezza.
In generale, un tale progetto dovrebbe ulteriormente migliorare significativamente la rinascita della potenza militare della Russia, insieme alla seria costruzione strutturale dell’alleanza strategica tra Cina e Russia. In un certo senso, potremmo dire, che il progetto giunga a termine o meno, non c’è che d’aspettare la conclusione per ottenerne l’essenza. Infatti, l’effetto principale d’aspettarsi è la pura comunicazione nel diluvio e scontro delle varie narrative che ingombrano le menti delle élite del Sistema del blocco BAO; e tale effetto accrescerà dubbi e isteria nelle menti dell’élite del Sistema del blocco BAO… Non nascondiamo a nostro avviso che tale estensione è il modo migliore per innescare reazioni che promuovano uno stretto processo causa-effetto tra superpotenza del Sistema ed accelerazione della trasmutazione della superpotenza in distruzione. Ne scriviamo secondo l’osservazione, ormai data a nostro avviso, che la superpotenza del Sistema in accelerazione costante è divenuta una dinamica che gira a vuoto perché avviene nel declino causato da impoverimento e confusione degli strumenti utilizzati. Quindi, sì, superpotenza immediatamente entrata operativamente nel processo di auto-distruzione.

oknofacilityatnurekTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Prompt Global Strike: un altro passo ambizioso

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 13/02/2014

ahw_1260Lo scorso febbraio Zachary Keck, noto esperto, associate editor di The Diplomat e giornalista di The National Interest, ha pubblicato un brillante pezzo che dice che la Marina degli Stati Uniti esplora la fattibilità di missili ipersonici sub-lanciati nell’ambito del programma del Sistema d’Attacco Globale (CPGS). Si riferisce ad un rapporto della Difesa che afferma che l’ufficio Programmi Sistemi Strategici della Marina sollecita proposte per “studi biennali industriali per rimpolpare le opzioni tecnologiche e l’architettura di un sistema d’arma d’attacco globale a medio raggio convenzionale”. Il rapporto afferma che la gara rientra nel “piano del dipartimento della Difesa per l’anno fiscale 2014, per studiare lanciatore, missile e testata di un’arma dal potenziale rivoluzionario”. L’ufficio ha annunciato la gara ed è pronto ad aggiudicare contratti “per valutare le opzioni tecnologiche e confrontare le considerazioni su costi, prestazioni e tecnologia di tali opzioni”. Oltre un decennio fa, nel tentativo di mantenere la superiorità militare e un potente deterrente, gli Stati Uniti individuarono la necessità di una nuova funzionalità. Ciò portò l’esercito statunitense a creare il concetto controverso di capacità di attacco globale ad alta precisione. Il programma è attualmente in fase di ricerca e sviluppo e punta principalmente allo sviluppo di armi convenzionali a lungo raggio ed alta precisione che possano raggiungere il bersaglio in qualsiasi parte del mondo entro un’ora. L’amministrazione Obama ha indicato che intende prendere una decisione di acquisizione entro la scadenza dei termini.
Il programma Prompt Global Strike (PGS) comprende numerose tecnologie. I componenti potenziali sono missili balistici intercontinentali dotati di testate non-nucleari ad alta precisione, missili da crociera strategici ipersonici o missili da crociera ipersonici aerolanciati, come il Boeing X-51 o l’Advanced Hypersonic Weapon, e armi cinetiche ancora allo studio. L’Air Force e la DARPA sviluppano un aliante ipersonico che potrebbe essere schierato su una versione modificata del missile balistico Peacekeeper, noto come Sistema missilistico d’attacco convenzionale (CSM). Il Congresso può rivedere le altre opzioni per le armi della missione PGS. Queste includono non solo  missili balistici e sistemi plananti, ma anche bombardieri e missili da crociera, possibilmente con scramjets o altre tecnologie avanzate. Inoltre, una volta che l’amministrazione Obama avvia la gara  di acquisizione, l’industria può anche presentare ulteriori idee. Gli Stati Uniti mirano a combinare il PGS con le tecnologie spaziali e antimissile per formare un sistema di difesa integrato che potrebbe rendere le armi strategiche degli altri Paesi, anche nucleari, quasi inutili. Vi sono alcuni risultati tangibili. Il 1 maggio 2013 un velivolo senza pilota sperimentale sviluppato per l’US Air Force ha volato a più di cinque volte la velocità del suono, in un test al largo della California. Il test ha segnato il quarto e ultimo volo dell’X-51A dell’Air Force, un passo avanti nella tecnologia scramjet. L’aereo ha raggiunto la velocità di Mach 5,1 (4828 km/h) a 18288 metri, rendendosi ipersonico. Ha percorso 230 miglia in poco più di sei minuti. Il velivolo s’è tuffato nell’oceano, come previsto. Il velivolo X-51A è noto come Wave Rider (Surfista), perché vola, in parte, per la portanza generata dalle onde d’urto generate dal volo. Una volta sganciato da un bombardiere B-52, un booster a propellente solido viene utilizzato nella fase iniziale del volo dell’aereo accelerando alla velocità che consente al motore di attivarsi, risucchiando l’aria mentre il velivolo accelera. Raggiungere un volo scramjet è tecnicamente molto impegnativo per via delle alte velocità e temperature generate.
Il Wave Rider è stato progettato per raggiungere una velocità di Mach 6 o superiore, sei volte la velocità del suono e abbastanza veloce per attraversare l’Oceano Atlantico e colpire un bersaglio in Europa in meno di un’ora. L’US Air Force continuerà la ricerca ipersonica e i successi del X-51A daranno un contributo al programma dell’Arma d’Attacco ad Alta Velocità attualmente in sviluppo.  X-51 non è un concorrente del Trident convenzionale, che avrà una gittata di soli 600 miglia nautiche. Viene aerolanciato da un velivolo, quindi spinto con un razzo a propellente solido prima che il motore ipersonico venga attivato. È la prima arma a non essere un missile balistico a volare a velocità ipersonica.
Nel suo recente libro, Silver Bullet? Asking The Right Questions about Prompt Global Strike, James Acton, senior associate nel Programma di Politica Nucleare della Carnegie Endowment for International Peace, sostiene la necessità di un più ampio dibattito sui meriti e demeriti del sistema. Vi sono diversi fattori destabilizzanti inerenti al programma, come la sua dipendenza dallo sviluppo di missili a lungo raggio con esplosivi convenzionali al posto delle testate nucleari, che potrebbe facilmente spingere uno Stato a scambiare un’arma CPGS per una testata nucleare, la cui potenziale ambiguità costituisce una notevole minaccia alla stabilità strategica. C’è un altro aspetto del problema. I velivoli aerolanciati a lunga gittata con testate convenzionali di precisione e armi non nucleari plananti non sono coperti da accordi. La questione non è inclusa nel programma di sicurezza e controllo degli armamenti, innescando una nuova corsa agli armamenti. Altri Paesi non hanno alcuna via d’uscita se non affrontare tale sfida, e lo fanno. Le preoccupazioni sono molto reali, tali fatti dimostrano che tentativi sono già in corso. Ci potranno essere profonde implicazioni per la sicurezza internazionale, se la questione non viene affrontata in tempo. Il dibattito negli Stati Uniti su come usare le armi CPGS per colpire duramente obiettivi in profondità, inevitabilmente sollevano le preoccupazioni della Russia sulla possibilità di sopravvivenza dei missili balistici intercontinentali nei silos. Funzionari russi hanno espresso aspre critiche verso i piani degli Stati Uniti per l’iniziativa del PGS.
Il 19 giugno 2013, poche ore prima che il presidente Barack Obama chiedesse ulteriori riduzioni nucleari a Berlino, il Presidente Vladimir Putin avvertiva confutandolo e precisando che, “vediamo che si lavora in tutto il mondo allo sviluppo di sistemi d’arma convenzionali ad alta precisione con  capacità d’attacco che si avvicinano a quelle delle armi nucleari strategiche. I Paesi con tali armi aumentano notevolmente la loro capacità offensiva”. A seguito del vertice del collegio del ministero della Difesa russo a Mosca, il 10 dicembre 2013, il ministro della Difesa, Generale Sergej Shojgu, e il Capo di Stato Maggiore Generale, Generale Valerij Gerasimov, istruirono i vertici sulle priorità militari. I comandanti hanno detto che lo sviluppo del Prompt Global Strike è una delle principali minacce che affronta il Piano della Difesa. Un piano è stato redatto per schierare missili nucleari su rotaie in possibile risposta al Prompt Global Strike. Il 18 dicembre 2013, il Tenente-Generale Sergej Karakaev ha detto, “Un rapporto del ministero della Difesa è stata presentato al presidente ed è stato dato l’ordine di sviluppare una progetto preliminare di sistema missilistico su rotaie”. Karakaev ha aggiunto che un’analisi approfondita del sistema d’arma statunitense ha portato alla conclusione che “vi sia la necessità di riconsiderare la questione del sistema missilistico su rotaie, data la sua maggiore capacità di sopravvivenza e la portata della nostra rete ferroviaria”. “Se parliamo dei vettori balistici convenzionali esistenti, chiaramente si percorre la via dell’escalation del conflitto dalle estreme conseguenze apocalittiche”, ha detto il Viceministro degli Esteri Sergej Rjabkov. Il Viceprimo ministro russo Dmitrij Rogozin ha detto, lo scorso dicembre, che Mosca si riserva il diritto di usare le armi nucleari in risposta ad un attacco convenzionale, vedendolo come “grande stabilizzatore” che riduce la probabilità di un’aggressione… Rogozin ha detto che coloro che “sperimentano armi strategiche non-nucleari” dovrebbero ricordarsi che “se saremo attaccati senza dubbio useremo le armi nucleari, in certe situazioni, per difendere il nostro territorio e gli interessi dello Stato”.
I leader di Stati Uniti e Russia sanno essere saggi e perspicaci. Hanno firmato dal 1972 i trattati ABM, INCSEA, SORT e START e gli esperimenti anti-satellite sono stati abbandonati. Non è tempo di far rivivere quel passato? Altri Stati come la Cina potrebbero essere inclusi nel processo di controllo degli armamenti, un’alternativa migliore alla corsa agli armamenti incontrollata.

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perchè gli Stati Uniti denunciano i test degli ICBM russi?

Viktor Litovkin, RIR, 10 febbraio 2014

Washington ha informato gli alleati della NATO delle sue preoccupazioni su una possibile violazione del trattato Intermediate-Range Nuclear Forces (INF) da parte di Mosca. Queste preoccupazioni sarebbero state innescate dai test dei missili da crociera russi. RIR ha chiesto al prominente esperto militare Viktor Litovkin di spiegare la situazione.
mailedD16Il Trattato INF vieta produzione, test e implementazione di missili balistici e da crociera a medio raggio (1000-5000 km) e a corto raggio (500-1000 km) a Stati Uniti e Russia. A giudicare dalle notizie apparse sulla stampa statunitense, Washington ritiene che la Russia abbia testato un missile “sospetto” nel 2008. Le pubblicazioni statunitensi non dicono di quale missile si tratti, ma alludono gravemente all’RS-26, noto anche come Rubezh o Avangard. L’RS-26 Rubezh è un missile balistico intercontinentale (ICBM), il che significa che segue una traiettoria balistica per colpire l’obiettivo. I missili da crociera, invece, volano orizzontalmente appena sopra la superficie terrestre, seguendo dappresso la topografia della superficie. Gli ICBM hanno una gittata di 11500 km, considerando che i missili da crociera, di norma, hanno una gittata molto più limitata di 3500 km. La causa del recente putiferio è, in un certo senso, la testata utilizzata dall’ICBM Rubezh che si comporta come un missile da crociera. Dopo essere lanciato da una piattaforma mobile terrestre, l’RS-26 sale dritto verso l’alto. Una volta raggiunta una certa quota, inizia a seguire una traiettoria balistica curva verso il bersaglio. Poi nella sezione discendente della traiettoria, a poche centinaia di miglia dal bersaglio, la testata improvvisamente si tuffa perdendo quota, continuando ad avvicinarsi come un missile cruise, cioè volando orizzontalmente lungo la superficie della Terra. Il rilevamento dai radar o altri mezzi tradizionali di tale testata è impossibile, né può essere intercettata.

Una risposta simmetrica
Queste nuove testate degli ICBM russi sono sviluppate in risposta ai piani statunitensi per implementare il sistema globale di difesa antimissile lungo i confini della Russia. In realtà, Washington è stata informata da qualche tempo circa l’RS-26 Rubezh. Il Colonelllo-Generale Vladimir Zarudnitskij, capo del Dipartimento Operazioni Fondamentali dello Stato Maggiore della Russia, ha parlato del nuovo sistema missilistico poco più di sei mesi fa. “Nell’ambito del piano approvato per potenziare le forze armate russe, il Ministero della Difesa ha condotto un lancio di prova del nuovo ICBM Rubezh, dalle notevolmente migliorate caratteristiche di precisione nell’attacco“, ha detto il generale in un incontro con il presidente Vladimir Putin. Il missile fu lanciato il 6 giugno 2013 dal poligono di Kapustin Jar nella Regione di Astrakhan, ed atterrò nel poligono Balkhash nel Kazakhstan orientale. Prima di ciò, un altro missile fu lanciato dal balipedio di Plesetsk nella regione di Arkhangelsk, atterrando nel poligono di Kura in Kamchatka, 6300 km ad est. Secondo il Generale Zarudnitskij, una volta che il Rubezh supera il programma delle prove  entrerà in servizio con le Forze Strategiche Missilistiche (le forze nucleari russe terrestri). Il primo reggimento missilistico inizierà a riceverli nell’autunno 2014. Il Ministero della Difesa lavora all’implementazione delle infrastrutture necessarie e alla formazione del personale.

L’attacco, migliore forma di difesa?
Alcuni esperti dicono che la Russia potrebbe in realtà aver testato un missile da crociera destinato allo schieramento su bombardieri a lungo raggio, navi e sottomarini. Tali missili non sono vietati dal trattato INF. Il problema è che il test del missile fu effettuato da una piattaforma terrestre, poiché molto più conveniente che condurlo in mare o da un aeromobile. Anche se ciò potrebbe essere il dettaglio che ha spinto gli statunitensi ad accusare Mosca, le loro motivazioni non sono probabilmente quelle che sembrano. Ad esempio, gli statunitensi testano regolarmente elementi del loro sistema di difesa missilistico dall’atollo di Kwajalein nel Pacifico. I missili-bersaglio utilizzati durante questi test sono equipaggiati con motori per missili a medio raggio. Ciò fu sottolineato a più riprese dal Maggiore Generale Midykhat Vildanov, professore presso l’Accademia delle Scienze Militari e uno degli specialisti più rispettati della Russia sui sistemi d’arma strategici. In un articolo pubblicato sulla rivista Nezavisimoe Voennoe Obozrenie (Rivista Militare Indipendente) nel luglio scorso, accusava il Pentagono di violare il Trattato INF. In particolare, il Prof. Vildanov insisteva sul fatto che durante le prove dei loro intercettori, gli statunitensi usino missili-bersaglio dalla gittata di oltre 1000 km (1200 km per l’HERA, 2000 km per LRALT, e 1100 km per i missili MRT); una chiara violazione del trattato INF. Il ministero degli Esteri russo se ne lamentò nel gennaio 2001, e di nuovo nell’agosto 2010, ma non ebbe alcuna risposta da Washington. Nel frattempo, il Ministero della Difesa russo dice che l’accusa di aver violato il Trattato INF rivolta a Mosca dalla stampa statunitense, coincide con una dichiarazione interessante del Segretario alla Difesa Chuck Hagel. Parlando alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, Hagel ha detto che il Pentagono aveva inviato l’USS Donald Cook, un cacciatorpediniere equipaggiato con il sistema di difesa missilistico navale Aegis, nel porto spagnolo di Rota. Tali coincidenze stranamente ricordano gli attacchi propagandistici preventivi durante la Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica.

russiatestsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

La marina russa avanza

Roger McDermott, Modern Tokyo Times 8 gennaio 2014

949-000La Marina della Russia arriva al 2014 con alcuni piccoli progressi, mentre il Ministero della Difesa affronta sfide significative incentrate sullo sviluppo del missile balistico sublanciato (SLBM) Bulava per la nuova generazione di sottomarini. La Marina agisce anche sviluppando il profilo internazionale del Paese, inviando le sue navi nelle “aree strategiche” degli oceani del mondo (Interfax, 30 dicembre). Tuttavia, la marina russa attualmente riceve dei sottomarini di nuova generazione ancora privi del sistema missilistico primario. Il 30 dicembre, dopo le riparazioni del sottomarino lanciamissili a propulsione nucleare Smolensk della Flotta del Nord, tornato alla base di Zaozersk, a Murmansk. Il portavoce della Flotta del Nord, il Capitano di 1° rango Vadim Serga, ha detto a Interfax che “il sottomarino lanciamissili a propulsione nucleare Smolensk della Flotta del Nord è ritornato alla base di Zaozersk da Severodvinsk, dove è stato riparato e modernizzato presso il cantiere navale militare Zvezdochka” (Interfax, 30 dicembre). Secondo il comandante di sottomarino, il Capitano di 1° rango Boris Morozov, la nave ha completato con successo la sua prima fase di prove in mare e il sottomarino è considerato operativo con un equipaggio “in perfette condizioni.
La Flotta del Nord ha accettato tre nuovi sottomarini negli ultimi 18 mesi: i sottomarini Novomoskovsk e Verkhoture preceduti dal Smolensk. Tuttavia, le riparazioni del Smolensk sono durate circa due anni, durante cui l’apparato motore e lo scafo sono stati rinnovati, mentre i sistemi radio-elettronici e di navigazione sono stati modernizzati. Il Smolensk è un sottomarino classe Progetto 949A (Antej) Oscar II, entrato in servizio 24 anni fa. Secondo il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin, Mosca continuerà ad investire per mantenere il numero attuale di sottomarini nucleari (SSGN) classe Oscar II, attraverso le revisioni come nel recente esempio del Smolensk. Il comandante del Smolensk ha dichiarato che nel 2014 il sottomarino emergerà al Polo Nord, piantando la bandiera russa e la croce di Sant’Andrea, simbolo della Marina russa (Interfax, 23 dicembre 30). Il 23 dicembre, il sottomarino lanciamissili balistici a propulsione nucleare (SSBN) della classe Progetto 955 Borej, Aleksandr Nevskij, ha raggiunto la flotta. Tuttavia, il Nevskij e il suo gemello, lo Jurij Dolgorukij, affrontano ancora il problema dell’accettazione dell’armamento principale, l’SLBM Bulava. Il Nevskij dovrebbe testare il Bulava entro la fine dell’anno. Nel frattempo, il terzo sottomarino classe Borej, Vladimir Monomakh, entrerà in servizio nel 2014. Così il Nevskij e il Monomakh saranno in servizio senza l’SLBM Bulava. Allo stesso tempo, l’avanzato sottomarino d’attacco polivalente (SSN) Progetto 885 Severodvinsk, entrerà in servizio a breve (RIA Novosti, 30 dicembre). Il 27 dicembre, l’incrociatore pesante lanciamissili a propulsione nucleare della Flotta del Nord Pjotr Velikij compiva una missione nel Mediterraneo, nell’ambito di un gruppo navale russa, nel porto cipriota di Limassol. Il portavoce della Flotta del Nord, capitano di 1° rango Serga, ha detto a Interfax, “la visita dell l’incrociatore pesante lanciamissili a propulsione nucleare Pjotr Velikij a Limassol è la prima di una nave da guerra a propulsione nucleare russa nella storia della cooperazione internazionale tra la Russia e la Repubblica di Cipro. L’ambasciatore russo presso la Repubblica di Cipro, Stanislav Osadkhij, visiterà la nave russa ancorata nel porto straniero” (Interfax, 27 dicembre). Il Pjotr Velikij era salpato da Severomorsk, principale base della Flotta del Nord, il 22 ottobre 2013, coprendo circa 8000 miglia nautiche fin dall’inizio del suo viaggio. Il Ministero della Difesa ha sottolineato che tali visite ai porti stranieri sono coerenti con la direttiva del Cremlino per riattivare la regolare presenza di navi da guerra russe nelle aree strategiche degli oceani mondiali. E’ evidente che tali visite ai porti stranieri sono volte ad ampliare le capacità della moderna marina russa.
Tali sviluppi sollevano anche la questione su dove si collochi la Marina nell’ambizioso programma di riarmo convenzionale per il 2020. L’analista del CNA Dmitrij Gorenburg ha evidenziato una pubblicazione russa del novembre 2013 dettagliare i contratti per progetti cantieristici navali. Un totale per la marina russa di “41 navi da combattimento, comprendenti 2 navi d’assalto anfibio universali, 2 grandi navi d’assalto anfibio, 14 fregate, 15 corvette, 8 natanti lanciamissili. Di queste, 24 sono in costruzione, comprese le 2 navi d’assalto anfibio universali, 2 grandi navi d’assalto anfibio, 9 fregate, 5 corvette e 6 piccole imbarcazioni lanciamissili. Sei di queste navi sono state varate, tra cui 1 nave d’assalto anfibio universale, 1 grande nave d’assalto anfibio, 1 fregata, 1 corvetta e due natanti lanciamissili“. Mentre il programma del riarmo per il 2020 è chiaramente ambizioso, la parte effettivamente spettante alla Marina è una domanda aperta. Nel frattempo, Rogozin porta avanti i piani per mantenere i sottomarini classe Oscar II, e un progresso è stato compiuto con l’aggiornamento. Mostrando bandiera nelle visite d’alto profilo all’estero della Marina e piantando simbolicamente la bandiera russa, almeno durante l’emersione del Smolensk al Polo Nord, si suggerisce che la leadership politica voglia utilizzare la Marina principalmente per scopi di relazioni pubbliche. L’enigma chiave rimane la quadratura del cerchio dei sottomarini della classe Borej e del travagliato sistema missilistico Bulava. Con uno sforzo d’immaginazione, la Marina russa  affronterà un anno impegnativo.

1231667Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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