Crisi in Congo-Brazzaville: la mano nascosta della Francia

Gearóid Ó Colmáin AHTribune 27 aprile 2016

Dalla rielezione del 20 marzo del presidente Denis Sassou-Nguesso per il terzo controverso mandato, il governo della Repubblica del Congo è stato criticato dalla comunità internazionale per il presunto bombardamento di “quartieri civili”, a seguito degli attentati terroristici post-elettorali nella capitale del Paese, Brazzaville. In realtà, però, la nazione dell’Africa occidentale attualmente combatte le prime fasi di una rivolta sostenuta da USA/Francia/NATO, nel loro tentativo di destabilizzare un Paese che si avvicina alla sfera di influenza dei BRICS. In questa relazione, esamino lo sfondo geopolitico e storico di una crisi politica d’importanza globale nell’Africa occidentale.00150128 b9c1ca20afb90e22bb48e3c33c256d54 arc614x376 w1200All’indomani delle elezioni presidenziali del 20 marzo, che ha visto la controversa rielezione del presidente Denis Sassou Nguesso con oltre il 60 per cento dei voti, c’è crescente instabilità nella Repubblica del Congo. I candidati dell’opposizione hanno rumorosamente contestato i risultati delle elezioni. Questa contestazione è stata incoraggiata da governo francese, Unione europea e Stati Uniti che hanno sostenuto i candidati dell’opposizione, in particolare, Guy-Brice Parfait Kolelas, secondo alle elezioni con il 15% dei voti. Nella notti del 4 e 5 aprile, i terroristi hanno attaccato la capitale del Paese Brazzaville uccidendo diciassette persone. Sei stazioni di polizia, due dogane e il municipio sono stati incendiati. I terroristi erano membri dell’organizzazione Ninja Nsiloulhou che fa capo a Pastor Ntoumi, vecchio nemico del presidente e sostenitore del candidato dell’opposizione Guy-Brice Parfait Kolelas.

Brutale repressione dei civili?
Il 5 aprile, subito dopo gli attacchi, l’esercito congolese ha condotto un’operazione antiterrorismo nella regione del Pool, nel sud del Paese, roccaforte dei terroristi Ninja Nsilouhou e dei loro rappresentanti politici. I terroristi avevano combattuto contro le forze di Sassou-Nguesso durante la guerra civile del 1998-2002. Le milizie Ninja Nsilouhou sono composte da avventurieri settari e mercenari collegati alle intelligence statunitensi e francesi. Pastor Ntoumi, del gruppo etnico di maggioranza del Congo, ha creato un nuovo e sorprendentemente ben attrezzato esercito delle Forces armées républicaines pour l’alternance au Congo (FARLC). Le forze di Ntumi non hanno alcun programma di cambiamento economico. Sono, invece, più interessate a cacciare dal potere i Mbochi del nord, gruppo etnico del presidente, minoranza nel Paese. Il dominio imperiale occidentale sull’Africa ha tradizionalmente fatto affidamento su etnie e tribù delle minoranze. Tuttavia, nel tempo, molti regimi hanno superato le divisioni tribali; privando così l’imperialismo dei vantaggi nel mantenere divise le nazioni soggette. Anche se i Mbochi costituiscono solo il 12 per cento della popolazione del Paese, occupano oltre il 40 per cento dei posti governativi, fonte di tensioni etniche strumentalizzate dall’imperialismo.

Le menzogne di Amnesty International e propaganda di guerra
Data l’ostilità dei governi occidentali verso la rielezione di Sassou Nguesso, non dovrebbe sorprendere scoprire che la prima reazione dei media ufficiali francesi sul giro di vite del governo congolese contro i terroristi Ninja apparve come rapporto di condanna di Amnesty International. L’organizzazione per i diritti umani ha condannato con forza quello che ha descritto come bombardamento di civili da parte dei militari congolesi. Tuttavia, il rapporto di Amnesty International ammette di non aver avuto accesso alla zona in questione e che non ha potuto confermare alcuna delle accuse avanzate da anonimi nella regione del Pool. Il governo della Repubblica del Congo ha condannato fermamente il rapporto di Amnesty International, precisando che il fascicolo non si basa su alcuna prova. Inoltre, le accuse di Amnesty sono contraddette dall’organizzazione umanitaria cattolica Caritas, che ha visitato il Pool e non ha documentato alcun bombardamento dei militari sui civili. Una delle bugie raccontate da Amnesty International sull’operazione militare congolese è già stata smascherata. L’organizzazione per i diritti umani ha affermato che una scuola elementare di Soumouna era stata bombardata. Tuttavia, le foto datate 18 aprile dimostrano che la scuola non è stata bombardata. Una delle “fonti” principali del rapporto di Amnesty è monsignor Louis Portella, stretto confidente di Pastor Ntumi, il terrorista braccato dai militari congolesi. Il rapporto di Amnesty ha dato munizioni alla retorica anti-Nguesso dell’opposizione, definendo l’operazione antiterrorismo nel Pool come “genocidio”. Anche se ampiamente considerata organizzazione affidabile, obiettiva e rispettabile, Amnesty International ha una lunga storia di legittimazione della propaganda di guerra di Stati Uniti ed alleati. Il gruppo per i diritti umani è stato determinante nell’assassinio del leader del Ghana Kwame Nkrumah, quando fu preso di mira dalla CIA. Amnesty International fu accusata di complicità nell’assassinio di Nkrumah e di Patrice Lumumba, primo Primo Ministro della Repubblica Democratica del Congo. Zbigniew Brzezinski (ex-consigliere della sicurezza nazionale del presidente statunitense Jimmy Carter) fu tra i membri del consiglio di Amnesty International; questo quanto l’organizzazione per i diritti umani pubblicava rapporti che condannavano il governo democratico dell’Afghanistan. Nel frattempo, i mujahidin dalla CIA, nell’ambito della strategia dell”Arco della Crisi’ di Brzezinski, massacravano la popolazione afgana con poca o alcuna critica da parte di Amnesty International. Le denunce di Amnesty International dei crimini del sionismo non vanno meglio; l’organizzazione coprì i massacri israeliani di Sabra e Shatila nel 1982, e di nuovo di Jenin nel 2002. Nel 1986, l’organizzazione per i diritti umani pubblicò un rapporto di condanna contro il governo sandinista del Nicaragua utilizzato dall’amministrazione Reagan per giustificare altri aiuti ai terroristi contras, alla fine distruggendo il Paese. Nel periodo precedente la guerra del Golfo del 1991, Amnesty International in collusione con i militari degli Stati Uniti orchestrò la falsa storia sui soldati iracheni che avrebbero tolto 312 neonati dalle incubatrici negli ospedali del Quwayt, gettandoli sul pavimento. La storia, che scioccò il mondo, era la propaganda di cui il governo degli Stati Uniti aveva bisogno per bombardare l’Iraq, un bombardamento seguito da sanzioni paralizzanti che uccisero oltre 500000 neonati; era l’inizio della distruzione dei Paesi più ricchi e più avanzati del Medio Oriente. La storia fu interamente fabbricata dai militari degli Stati Uniti. Amnesty International è l’agenzia dietro frodi e sporche menzogne create per giustificare guerre e genocidi. Amnesty International collaborò a demonizzazione Hugo Chavez nel golpe sostenuto dagli Stati Uniti nel 2002 in Venezuela. Negli anni dell’apartheid brutale in Sud Africa, Amnesty non condannò mai il sistema razzista. Nel 2011, Amnesty International convalidò i falsi rapporti sui mercenari africani in Libia che dicevano commettessero massacri. Le relazioni, interamente fabbricate, furono usate per giustificare la guerra contro la nazione più ricca e democratica dell’Africa, causando la morte di centinaia di migliaia di persone e una crisi dei rifugiati che continua con proporzioni catastrofiche. Dallo scoppio della guerra della NATO contro la Siria, Amnesty International non ha prodotto nient’altro che menzogne e calunnie contro le istituzioni democratiche della Repubblica araba siriana. Con una storia del genere, non sorprende la pubblicazione di Amnesty International di un altro rapporto di condanna nei confronti di un governo africano che l’imperialismo occidentale cerca di rovesciare con la forza. (Per saperne di più qui)

Perché Sassou Nguesso deve andarsene?
ngouabi Anche se nominalmente indipendente dalla Francia dal 1958, la Repubblica del Congo non intraprese il vero cammino all’indipendenza fino all’ascesa al potere di Marien Ngouabi nel 1968. Per 9 anni, fino all’assassinio nel 1977, Ngouabi pose le basi del primo Stato socialista dell’Africa. Il carismatico leader comunista allineò la Repubblica popolare del Congo a URSS e Cina, nonostante la spaccatura ideologica tra i revisionisti sovietici e Cina maoista. Ngouabi ebbe anche stretti legami con Cuba. Il rivoluzionario comunista, che aveva una laurea in fisica, si era appassionato all’istruzione e fu probabilmente il più grande leader della liberazione nazionale africana; ma il sogno ebbe una fine tragica e improvvisa nel 1977, quando fu ucciso da un gruppo di ufficiali dell’esercito probabilmente guidati da Joachim Yhombi-Obango; l’assassinio ebbe la benedizione delle intelligence francese e statunitense. Entrambi i Paesi ripresero le relazioni diplomatiche con il Congo-Brazzaville subito dopo l’omicidio di Ngouabi. Opango fu deposto nel 1978 da Denis Sassou-Nguesso; il nuovo capo collaborò soprattutto con gli interessi neocoloniali francesi, una politica eufemisticamente denominata ‘Françafrique’. Voci sul ruolo Nguesso nell’omicidio di Ngouabi si sono moltiplicate negli anni, ma non vi è alcuna prova conclusiva che lo colleghi alla morte del leader comunista. Con la dissoluzione dell’URSS nel 1991, il governo francese costrinse lo Stato congolese ad aprirsi al multipartismo, una politica disastrosa che ha portato al governo il corrottissimo fantoccio francese Pascal Lissouba finché Denis Sassou-Nguesso riprese il potere nel 2002 dopo una guerra civile di quattro anni. Negli ultimi dieci anni, il presidente Nguesso ha avvicinato il Paese a Cina, Russia, Brasile e Cuba, vecchi alleati della guerra fredda (Brasile escluso) nella lotta anticolonialista.

Costruire blocchi indipendenti
Anche se Denis Sassou-Nguesso non è certamente un angelo e il suo regime può essere colpevole di gravi crimini, ha certi risultati di rilievo al suo attivo; è riuscito a riportare la pace in un Paese devastato dalla guerra. Il suo governo ha anche supervisionato un periodo di crescita economica stabile. Il presidente Sassou Nguesso ha avviato importanti programmi economici volti a costruire la base industriale del Paese. Nei prossimi mesi, un oleodotto tra Pointe-Noire, Brazzaville e Oyo sarà costruito dal governo russo. Mosca aiuterà anche a costruire due grandi dighe idroelettriche a Sounda e Cholet. L’isolata regione di Sounda nel nord del Paese è ora collegata con una nuova autostrada. L’amministrazione Sassou-Nguesso ha supervisionato significativi progressi nei trasporti. L’avanzato aeroporto di Brazzaville Maya Maya ospita una compagnia aerea in gran parte di proprietà statale, la CEAIR, fornendo nuovi collegamenti diretti per le principali mete commerciali mondiali come Dubai. L’aeroporto Maya Maya diverrà il più trafficato aeroporto nell’Africa centrale. Il potenziamento dello scalo è dovuto alla società cinese Weihei International, Economic and Technical Cooperative Co.Ltd. A Pointe-Noire, seconda città del Paese, è attualmente in costruzione l’aeroporto Augustino Neto. Il 22 febbraio 2016 il governo congolese ha firmato un contratto con la China Road and Bridge Corporation (CRBC) per la costruzione di un nuovo porto a Pointe-Noire, che dovrebbe comportare un significativo sviluppo economico del Paese. Alla firma del contratto, l’ambasciatore cinese nella Repubblica del Congo ha ribadito l’impegno del suo Paese nell’industrializzazione dell’economia congolese. Nuove reti stradali sono in costruzione nel Paese. Un monumentale ponte stradale e ferroviario collegherà Brazzaville e Kinshasa, nell’ambito della rete autostradale trans-africana. I cinesi avrebbero in programma la costruzione di una nuova linea ferroviaria da Brazzaville a Sud a Ouesso nel Nord, a Djambala nel centro del Paese e a Pointe Noire sulla costa; il progetto promette di essere una spinta importante per il commercio e lo sviluppo industriale. Molti nuovi edifici della pubblica amministrazione sono in costruzione nella capitale nell’ambito dell’azione del governo per rafforzare l’efficienza delle istituzioni statali, migliorare i servizi pubblici e affermare la sovranità nazionale. L’amministrazione di Sassou-Nguesso intende anche costruire un ponte di 4 km sul fiume Congo collegando Brazzaville a Kinshasa, capitale della vicina Repubblica Democratica del Congo. Il governo congolese ha in programma la riduzione della dipendenza dai proventi delle esportazioni di petrolio sviluppando l’agro-industria. Incontri tra il ministro dell’Agricoltura congolese e il suo omologo brasiliano si sono avuti in Brasile e nella Repubblica del Congo nel 2008, 2009 e 2010. Il Giappone ha anche significativamente aumentato gli investimenti nel settore agroalimentare congolese. Nell’ambito dei preparativi per ospitare il Festival di musica pan-africano, nuovi centri culturali, teatri e cinema sono programmati. Il nuovo complesso sportivo attualmente in costruzione a Kintélé consentirà al Paese di ospitare eventi di portata internazionale, aumentando gli investimenti e promuovendo la creazione di posti di lavoro. Anche se modestamente, il governo congolese ha mostrato impegno a ridurre la povertà con la costruzione di oltre 10000 nuove unità abitative sociali. Il Paese, che attualmente ha una sola università intitolata a Marien Ngouabi, presto ne avrà un’altra quando l’università Denis Sassou Nguesso sarà completata a Kintélé. L’amministrazione di Sassou-Nguesso ha avviato un ambizioso programma per fornire acqua potabile gratuita alla popolazione del Paese. Il progetto denominato ‘Acqua per tutti’ è attuato in collaborazione con la società brasiliana Asperbras, leader mondiale nelle infrastrutture dei servizi pubblici e delle attrezzature per l’industria pesante. Asperbras costruisce anche quattordici ospedali di alto livello nel Paese nell’ambito del programma governativo ‘Salute per tutti’. Dalla visita del presidente brasiliano Lula Ignacio da Silva a Brazzaville nel 2007 (aprendo la prima ambasciata del Brasile nel Paese) Brazzaville e Brasilia hanno rafforzato i legami. Vi sono state diverse visite di ministri congolesi in Brasile e i presidenti dei due Paesi si sono incontrati due volte dal 2012. Il governo di Nguesso ha beneficiato di significativi investimenti cinesi nel settore petrolifero. I cinesi hanno anche investito nella costruzione di grandi progetti industriali, come il centro commerciale di Mpila, e gli imponenti viadotti di Brazzaville e Talangai. Anche se il Partito del Lavoro al governo ha abbandonato l’adesione al revisionismo sovietico nel 1992, abbracciando la socialdemocrazia e il multipartitismo, Nguesso ha continuato a mantenere forti legami con Paesi come Cuba, Brasile, Cina e Russia. I media occidentali ritraggono Nguesso un dittatore assetato di potere e corrotto che sottrae risorse al Paese per il proprio clan o tribù, e alcune di tale accuse forse sarebbero vere. Ma i progetti infrastrutturali dimostrano che il Paese costruisce la base dell’indipendenza nazionale con gli investimenti cinesi, russi e brasiliani nell’industria pesante. Tale investimento minaccia gli interessi neocoloniali occidentali; tali interessi richiedono il mantenimento dell’Africa nel sottosviluppo e nella dipendenza continua, in modo che le sue risorse naturali possano essere saccheggiate dalle società occidentali. I legami di Nguesso con Cuba risalgono al periodo della Guerra Fredda, quando la nazione caraibica ebbe un ruolo fondamentale nelle lotte di liberazione africane, fatto riconosciuto da Nelson Mandela. L’economia socialmente orientata di Cuba è oggetto d’incessante demonizzazione, da più di mezzo secolo, nella stampa aziendalista internazionale, ma nemmeno essa può negare gli straordinari risultati conseguiti dal governo cubano nell’istruzione gratuita e nell’assistenza sanitaria di altissimo livello. Il Partito del Lavoro della Repubblica del Congo ha mostrato una certa fedeltà ai principi marxisti di Ngouabi inviando 280 studenti a L’Avana per la formazione come medici. Istruttori cubani sono stati invitati in Congo per esportarvi le metodologie pedagogiche per migliorare il sistema educativo del Paese.

L’orizzonte strategico imperialista: la guerra
CONGO_800x800Nell’aprile 2012, il ministero della Difesa francese pubblicò il rapporto ‘orizzonti strategici’ che descriveva il futuro degli interessi francesi in Africa. Il rapporto afferma che potenze concorrenti come Cina, India, Russia e Brasile, insieme all’ascesa del nazionalismo pan-africanista, rappresentano la peggiore minaccia per gli interessi francesi nel continente. Il rapporto indica che problemi come conflitti etnici e terrorismo religioso richiederanno la presenza militare continua delle truppe francesi in Africa e che queste truppe manterranno i contatti non con Stati sovrani, ma con aziende private locali. In altre parole, il futuro degli interessi neocoloniali francesi in Africa dipende da guerre civili e privatizzazione totale degli Stati-nazione africani. Negli ultimi 5 anni, ho sostenuto che l’imperialismo occidentale oggi procede usando la simbologia di sinistra. I colpi di Stato di piazza della primavera araba appoggiati dalla CIA nel 2011 lo testimoniano. Ma la primavera araba era solo l’inizio. Mathieu Pigasse, direttore della Banca Lazard, confidente del presidente Hollande, e proprietario del quotidiano Le Monde, ha dichiarato nel 2012 che voleva vedere l’ideologia della primavera araba diffondersi in Africa. Le aziende francesi, sosteneva, avrebbero in futuro trattato solo con le organizzazioni della ‘società civile’ piuttosto che con ‘i corrotti governi africani’. In ultima analisi ciò significa che l’oligarca Pigasse vuole vedere tutti gli Stati-nazione africani esplodere nel caos in modo che le loro risorse possano essere privatizzate da banche e multinazionali occidentali in nome della libertà, democrazia e dell’ultimo slogan della ‘rivoluzione popolare’ oligarchica. I media dell’opposizione di pseudo-sinistra in Francia sono in prima linea nella disinformazione sulla Repubblica del Congo. Spesso esprimendo indignazione verso il governo francese che sosterrebbe tale regime ‘genocida’ in Africa, quando in realtà i governi francesi e statunitensi ne sostengono gli oppositori. Abbiamo già menzionato le bugie di Amnesty International sul reclutamento del Colonnello Gheddafi di “mercenari africani” accusati di aver massacrato “manifestanti pacifici” nella rivolta del 2011 in Libia. Storie simili sono state recentemente inventate da potenti interessi francesi. Ma alcune di tali bugie hanno fallito. L’ex-direttore della compagnia petrolifera francese ELF Loic Le Floch-Prigent e il suo avvocato Norbert Tricaud sono stati giudicati da un tribunale francese per diffamazione dopo aver sostenuto che il mercenario francese Patrick Klein era stato reclutato dal governo congolese per massacrare gli oppositori politici. Klein negò le accuse e trascinò Le Floch-Prigent in tribunale per diffamazione. E’ interessante notare che l’avvocato Norbert Tricaud è riuscito a reclutare il nipote di Marien Ngouabi nella campagna contro il presidente Denis Sassou-Nguesso per l’assassinio del nonno; eppure nelle interviste Tricaud ignora completamente il ruolo di CIA e servizi segreti francesi nell’omicidio di Ngouabi. Né vi è alcuna menzione della moglie francese di Ngouabi, la nonna del cliente di Tricaud, in realtà una spia francese! Mai alcun funzionario francese o statunitense è stato perseguito per l’assassinio di leader africani, nonostante il fatto che i servizi segreti di Stati Uniti e Francia siano dietro l’assassinio di decine di rivoluzionari e capi di Stato africani. Tricaud afferma, in una delle sue interviste, di essere un avvocato impegnato nella lotta contro la schiavitù e per i diritti degli indigeni. Definisce più volte il governo di Sassou-Nguesso una ‘dittatura’ nonostante la sua amministrazione sia la prima in Africa ad aver approvato le leggi che conferiscono diritti ai pigmei, per secoli ridotti in schiavitù dai coloni Bantou.
E’ importante studiare la metodologia ingannevole usata da individui come Tricaud, che sembra criticare la politica estera occidentale che puntella i dittatori in Africa, ma allo stesso tempo promuove l’intervento militare imperialista sotto le spoglie dell’umanitarismo. Sulla sua pagina facebook Norbert Tricaud (l’uomo deciso a scoprire chi ha ucciso il rivoluzionario comunista Marien Ngouabi) si vanta di fare lobbying per il generale di estrema destra Mokoko con un consulente del segretario di Stato degli USA John Kerry e varie ONG. Jean-Marie Michel Mokoko tentò un colpo di Stato contro il governo della Repubblica del Congo all’inizio di quest’anno affermando di avere il governo francese dalla sua parte. Un video pubblicato on-line mostra Mokoko negli uffici di Sylvain Maier mentre pianifica il colpo di Stato contro Sassou-Nguesso con un agente del DGSE (servizi segreti francesi). Nel video l’agente dei servizi segreti francesi avverte Mokoko ”se mi tradisci, ti ammazzo”. Gli agenti del DGSE comprarono i biglietti aerei e diedero una busta in contanti a Mokoko. L’agente del DGSE spiega come l’intelligence francese avrebbe orchestrato la copertura mediatica del colpo di Stato per convincere i cittadini congolesi che Mokoko è un democratico. Spiega anche come l’intelligence francese avrebbe organizzato lo stato d’emergenza e il coprifuoco militare post-golpe, scherzando sul fatto che ”la maggior parte degli africani è codarda” volgendosi ai golpisti per la protezione. Il video fu girato negli uffici dell’avvocato francese Sylvain Maier, indagato per riciclaggio di denaro. Radio France Internationale, media di stato francese, poté confermare l’autenticità del video e fece di tutto per distrarre dalla vergognosa prova della congiura neo-coloniale francese, sostenendo che era stato utilizzato dal dittatore per screditare un ‘serio’ avversario. Anche sulla sua pagina facebook, Tricaud chiede un ‘corridoio umanitario’ per il Pool, per ‘proteggere i civili’. La frase ‘corridoio umanitario’ fu coniata dal dr. Bernard Kouchner nel 1968, quando la Francia tentava di crearsi uno Stato cliente nel Biafra, in Nigeria. Kouchner, che ha creato ‘Medici senza frontiere’, invocò tale corridoio nel Paese per aiutare i civili che sarebbero stati bombardati dal governo nigeriano. In definitiva migliaia di armi furono contrabbandate con le ambulanze presso gli insorti filo-francesi. Norbert Tricaud recentemente ha aderito a una delegazione di 19 politici congolesi che fa lobby nel Congresso degli Stati Uniti e presso il National Endowment for Democracy, think tank strettamente legato alla CIA e sponsor principale delle ‘rivolte popolari’ guidate dalla ‘società civile’. Tali incontri dimostrano che il cambio di regime sostenuto da USA e Francia a Brazzaville è ormai in fase avanzata. Denis Sassou-Nguesso sarà indubbiamente il prossimo leader africano ad affrontare la demonizzazione mediatica e la guerra dell’informazione, mentre una guerra d’aggressione per procura attuata da mercenari al soldo di Francia e Stati Uniti appare sempre più probabile.
L’enfasi di Sassou-Nguesso su industria pesante, infrastrutture pubbliche, rafforzamento dell’autorità e del ruolo dello Stato, mentre attrae maggiori investimenti dalle potenze mondiali emergenti, sono i fattori che l’hanno reso un nemico dell’imperialismo. Nel discorso inaugurale, Denis Sassou Nguesso s’è impegnato a combattere corruzione e nepotismo. Ha detto che questo mandato sarà l’inizio di un’importante rottura con il passato. Il presidente congolese si sarebbe riferito ai rapporti di forza che nel mondo si spostano a favore di Cina, Russia e BRICS, e che un tale sconvolgimento sismico del potere imperiale è una buona notizia per l’Africa. Anche se il rappresentante del governo francese Jean-Luc Borloo ha untuosamente descritto il discorso del presidente come ”visione monumentale”, è chiaro che governo e media francesi sostengono la pseudo-opposizione e le sue milizie terroristiche, nel disperato tentativo di salvare il vecchio, incartapecorito e del tutto marcio ordine coloniale. L’attuale scelta concreta del popolo del Congo-Brazzaville è tra pace e progresso economico sotto Sassou Nguesso o caos, guerra e morte sotto i suoi oppositori filo-occidentali. I cittadini congolesi farebbero bene ad ignorare il complottismo occidentale sulla morte di Marien Ngouabi e seguire invece la via di Sassou Nguesso che, nonostante i molti difetti e presunti crimini, fa di più per ravvivare lo spirito di Marien Ngouabi di qualsiasi oppositore. La questione ora non è chi ha ucciso Ngouabi ma chi tra i giovani del Paese ne compirà l’eredità.Un-congo-brazzaville

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’occidente odia la Corea democratica?

Andre Vltchek, Global Research, 8 marzo 20161433565_900Le nuove sanzioni, e ancora una volta le nuovi esercitazioni militari USA-RoK davanti la porta del vicino; nuove intimidazioni e nuovi insulti. Senza alcun motivo se non che il Paese, che non ha mai attaccato nessuno, è ancora deciso a difendersi contro le spaventose provocazioni militari, economiche e di una propaganda.

Per quanto può sopportare un Paese?
396804 Più di 60 anni fa, milioni di persone sopra il 38° parallelo morirono letteralmente massacrate dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti. Dopo di che, dopo la vittoria, la Corea democratica non fu mai lasciata in pace. L’occidente la provoca minacciando d’imporre sanzioni brutali e naturalmente manipolando l’opinione pubblica mondiale. Perché? Vi sono diverse risposte. La più semplice è: perché è comunista e perché vuole seguire la sua strada! Come Cuba fa da decenni… Come diversi Paesi dell’America Latina fanno ultimamente. Ma c’è un’altra molto più complessa risposta: perché la Corea democratica ha combattuto per i suoi principi interni e contro l’imperialismo occidentale all’estero. Ha aiutato la liberazione di popoli colonizzati e oppressi. E come Cuba, l’ha fatto disinteressatamente, da vero Stato internazionalista. Il continente africano ne ha beneficiato di più, come Namibia e Angola, colpite da orribili regimi dell’apartheid imposti dal Sud Africa. Va da sé che tali regimi furono interamente sponsorizzati dall’occidente, come la follia razzista di Pretoria (non va neanche dimenticato che la fascista Sud Africa dell’apartheid fu uno dei Paesi che combatté al fianco dell’occidente nella guerra di Corea). L’occidente non ha mai dimenticato né ‘perdonato’ l’aiuto internazionalista della Corea democratica a molte nazioni africane. I piloti della Corea democratica pilotavano aerei da combattimento egiziani nella guerra arabo-israeliana del 1973. La Corea democratica partecipò alla lotta di liberazione dell’Angola (in operazioni di combattimento, al fianco delle Forze Armate Popolari per la Liberazione dell’Angola (FAPLA)), e combatté in Rhodesia, Lesotho, Namibia (a sostegno deciso della SWAPO) e Seychelles. Aiutò l’African National Congress e la sua lotta contro l’apartheid in Sud Africa. In passato aveva aiutato nazioni africane progressiste come Guinea, Etiopia, Zimbabwe, Mali e Tanzania.
Il fatto che il popolo della Corea democratica abbia versato il sangue per la libertà del più devastato (dall’imperialismo occidentale) continente della Terra, l’Africa, è uno dei motivi principali per cui l’occidente è disposto ad andare ‘fino in fondo’, cercando di “punire”, con sistematico discredito, ed anche di liquidare questa nazione orgogliosa. L’occidente è ossessionato dal voler danneggiare la Corea democratica, come lo fu per decenni dal distruggere Cuba. L’occidente saccheggiò l’Africa, un enorme continente ricco di risorse, per secoli. Divenne ricco grazie a questo bottino. Chi cerca di fermarlo, va liquidato. La Corea democratica è stata isolata, tormentata e provocata. Quando Pyongyang reagiva, decisa a proteggersi, l’occidente dichiarava che difendersi era “illegale” e che rappresentava un vero “pericolo per il mondo”. La Corea democratica ha rifiutato di cedere l’indipendenza e la sua via continuando a sviluppare il programma nucleare difensivo. L’apparato propagandistico occidentale accelera diffondendo invenzioni tossiche, inquinandone l’intero pianeta. Di conseguenza, tutto il mondo è convinto che la “Corea democratica sia il male”, ma non ha assolutamente idea del perché? Tale farsa si basa solo su luoghi comuni, ma alcuno dimostrato. Christopher Black, eminente avvocato internazionale di Toronto, in Canada, ritiene che le nuove sanzioni contro la Corea democratica siano il vero pericolo per la pace nel mondo: “Il Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite afferma che il Consiglio di Sicurezza può adottare misure nei confronti di un Paese se c’è una minaccia alla pace e questa è la giustificazione utilizzata per imporle. Tuttavia, non è la Corea democratica che minaccia la pace, ma gli Stati Uniti, che minacciano di annientamento militare la Corea democratica. La Corea democratica ha dichiarato chiaramente che le sue armi nucleari servono solo a scoraggiare l’attacco dagli USA, la minaccia alla pace. Il fatto che gli Stati Uniti, nel Consiglio di Sicurezza, impongano sanzioni a un Paese che minacciano è ipocrita ed ingiusto. È vergognoso che russi e cinesi si siano uniti agli Stati Uniti invece di chiedere sanzioni agli Stati Uniti per le minacce alla Corea democratica e le nuove esercitazioni militari, un pericolo chiaro e presente per la Corea democratica. Se russi e cinesi sono sinceri perché non insistono a che gli Stati Uniti ritirino le loro forze così che la Corea democratica sia meno minacciata, e adottino misure per garantirne la sicurezza? Non spiegano le loro azioni, collaborando con gli Stati Uniti contro la Corea democratica”.

USA/NATO minacciano Corea democratica, Cina ed Estremo Oriente della Russia
Le basi militari di USA/NATO in Asia (e resto del Mondo) sono in realtà il pericolo principale per Corea democratica, Cina ed Estremo Oriente della Russia. Le enormi basi aeree a Okinawa (Kadena e Futenma), così come le basi militari sul territorio della Repubblica di Corea, minacciano direttamente la Corea democratica e i suoi cittadini, che hanno tutti i diritti di difendersi. E’ anche completamente illogico imporre sanzioni alla vittima e non all’impero responsabile di centinaia di milioni di vite umane perse in tutti gli angoli del globo.North Korean students carrying guns parade to mark the 60th anniversary of the signing of a truce in the 1950-1953 Korean War in PyongyangAndre Vltchek è filosofo, scrittore, regista e giornalista investigativo. Ha seguito guerre e conflitti in decine di Paesi. I suoi ultimi libri sono: Denunciare le menzogne dell’Impero e La lotta all’imperialismo occidentale. Dibattito con Noam Chomsky: Sul terrorismo occidentale. Punto di non ritorno è il suo acclamato romanzo politico. Oceania, un libro sull’imperialismo occidentale nel Sud del Pacifico. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia: “Indonesia, l’arcipelago della paura“. Andre gira un film per Telesur e Press TV. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e Oceania, Vltchek attualmente risiede e lavora in Asia orientale e Medio Oriente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il satellite nordcoreano ha sorvolato il Super Bowl degli Stati Uniti

Il Pentagono conferma che Pyongyang ha posto un satellite in orbita
Sputnik 08/02/2016
Gli Stati Uniti possono confermare che la Corea democratica ha messo un “satellite o dispositivo spaziale” in orbita, ha detto il portavoce del Pentagono Peter Cook.heres-what-we-know-about-north-koreas-new-missile-and-the-satellite-it-put-into-orbit-1454876900Il 7 febbraio, la Corea democratica ha lanciato un missile lunga gittata, sfidando una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che vieta a Pyongyang il lancio di missili che possono essere utilizzati come missili balistici a testata nucleari. “Possiamo dire che hanno messo un satellite o dispositivo spaziale in orbita“, ha detto ai giornalisti Cook.

La Corea del Sud conferma la posa in orbita del satellite della RPDC
Xinhua 09/02/2016

Screen-Shot-2016-02-07-at-2.56.27-PMIl ministero della Difesa della Corea del Sud ha detto che un satellite, lanciato due giorni prima dalla Repubblica democratica popolare di Corea, era stato posto in orbita con successo. I media dello Stato della Corea democratica avevano detto che il Paese aveva messo in orbita il satellite di osservazione Kwangmyongsong-4 con un missile Kwangmyongsong, circa 9 minuti e 46 secondi dopo il decollo alle 9:30 ora locale. Confermando l’annuncio della Corea democratica, il ministero della Difesa ha detto che il missile ha svolto normalmente la separazione dei tre stadi e che il satellite era stato messo in orbita normalmente. Il missile è stato lanciato alle ore 9.30, e due minuti dopo s’era separato il primo stadio, caduto nelle acque al largo della costa nord-est della Corea del Sud. Subito dopo la separazione, il primo stadio esplose in circa 270 frammenti con l’auto-distruzione, per evitare che la Corea del Sud lo scoprisse e lo valutasse, ha detto il ministero. Il primo stadio cadde nella zona che la Corea democratica aveva indicato all’Organizzazione marittima internazionale. Il secondo stadio sarebbe caduto al largo delle coste orientali della Filippine, a 2380 chilometri dalla principale base missilistica della Corea democratica di Tongchang-ri, nella costa occidentale. Il ministero ha detto che il satellite Kwangmyongsong-4 è stato messo in orbita 9 minuti e 29 secondi dopo il lancio, 17 secondi più veloce del tempo di volo dalla Corea democratica.

Il satellite nordcoreano ha sorvolato il Super Bowl degli Stati Uniti
Contrainjerencia 08/02/2016

N160209192814BIl satellite della Corea democratica Kwangmyongsong-4 (Stella splendente) ha sorvolato lo stadio in cui si celebrava il Super Bowl, un’ora dopo la fine della manifestazione sportiva, tenutasi il 7 febbraio. “E’ successo quasi direttamente al di sopra della Silicon Valley, dove sono e dove lo stadio si trova“, ha detto Martyn Williams, osservatore tecnologico, riporta AP. Il “passaggio si è verificato alle 20:26, dopo la partita. Non vi attribuisco più di una coincidenza, ma è molto interessante“, ha aggiunto Williams. La finale del campionato di football tra i Denver Broncos e i Carolina Panthers a San Francisco (California), si era conclusa alle 19:25. Secondo il rapporto ufficiale l’Amministrazione dello Sviluppo Aerospaziale Nazionale della Corea democratica, il “lancio è riuscito; il satellite segue un’orbita polare con perigeo di 494,6 km e apogeo di 500 km, con un angolo di inclinazione di 97,4 gradi. L’orbita dura 94 minuti e 24 secondi“. Secondo Pyongyang, il satellite monitorerà le condizioni meteo, individuando risorse naturali ed estensione delle foreste, fornendo dati per aiutare gli agricoltori a migliorare i raccolti. Tuttavia, Stati Uniti d’America e Corea del Sud dicono che il lancio rientra nel progetto di Pyongyang per costruire un  missile balistico a lungo raggio dopo che un satellite spia aveva rilevato attività nel centro di prova.
Il 2 febbraio la Corea democratica comunicava all’Organizzazione marittima internazionale (IMO), un’agenzia delle Nazioni Unite, che prevedeva di mettere in orbita un satellite di osservazione della Terra tra l’8 e il 25 febbraio. Il Comando della Difesa Aerospaziale del Nord America (NORAD) dice che la Corea democratica ha attualmente due satelliti in orbita intorno alla Terra.1034366008-—-kopia

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Test termonucleare, la Corea democratica si protegge?

Aleksandr Vorontsov Strategic Culture Foundation 31/01/2016article-2380055-1B0420D6000005DC-611_964x906Il 2016 ha iniziato con una nota preoccupante nella penisola coreana. C’è stato un altro test nucleare di Pyongyang che avrà egualmente conseguenze a lungo termine, innescando l’ennesima censura dal Consiglio di Sicurezza con un ampio pacchetto di sanzioni, e verrà anche chiesto di aumentare l’attività militare nella regione di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud. Ciò porterà inevitabilmente a nuove crescenti tensioni nella penisola coreana.

I motivi di Pyongyang
I leader della Corea democratica non sono spaventati dalla prospettiva di azioni di ritorsione, sono pronti a soffrire ancor di più in cambio del diritto a rafforzare le “forze di deterrenza nucleare” della nazione. Una serie di dichiarazioni ufficiali di Pyongyang non lascia alcun dubbio su questo punto. Spiegando la decisione, i leader della Corea democratica ancora una volta indicano i criminali interventi militari statunitensi per cacciare i regimi indesiderabili degli Stati indipendenti. Confutando le terribili previsioni dei politici occidentali, Pyongyang insiste: “Non diffondiamo armi nucleari, né trasferiamo mezzi o tecnologia legati alle armi nucleari. Continueremo i nostri sforzi per denuclearizzare il mondo. Ancora sono valide le proposte per preservare pace e stabilità nella penisola e in Asia del nord-est, inclusi la fine dei nostri test nucleari e la stipula del trattato di pace, in cambio della fine delle esercitazioni militari congiunte degli Stati Uniti”. Eppure le domande rimangono. Perché questo test ora? Era del tutto inaspettato? Lungo quale traiettoria e a quale velocità corre il programma nucleare della Corea democratica? I Paesi vicini corrono un rischio maggiore? Quali sono le possibili conseguenze legali, militari e internazionali di questo test?
Iniziamo cercando di capire che tipo di test si è svolto il 6 gennaio quando Pyongyang ha annunciato ufficialmente di aver testato una piccola bomba a idrogeno, e che solo i limiti geografici della repubblica impediva ai fisici della Corea democratica di testare un serie di testate all’idrogeno da diverse centinaia di kilotoni o megaton. Naturalmente tale messaggio ha attratto l’attenzione del mondo. La produzione nordcoreana di una nuova e molto più potente arma nucleare suscita naturalmente profonde preoccupazioni. Tuttavia, guardando i dati sismici dell’esplosione da 5-6 kiloton, oltre ad altri dettagli, la maggior parte degli esperti nucleari tende a credere che sia stata soltanto la detonazione di una semplice bomba atomica, dato che l’ordigno termonucleare, secondo alcuni scienziati, avrebbe una potenza di almeno un centinaio di kilotoni. Tuttavia, molti esperti avvertono che i fisici nucleari della Corea democratica, questa volta, hanno utilizzato un nuovo tipo di bomba ibrida “potenziata” che permette che la reazione nucleare sia più attentamente controllata e che il combustibile nucleare sia utilizzato in modo più economico ed efficiente, anche se il vero problema è che il test era volto ad iniziare la produzione dell’arma termonucleare.
Pyongyang mostrò sincera moderazione nel 2014 e nei primi mesi del 2015, presentando numerose proposte di pace a quasi tutte le parti interessate. Gli avversari etichettarono le proposte come “propaganda” e le respinsero. Pyongyang avanzò una proposta l’8 gennaio 2015, respinta senza risposta, suggerendo l’annullamento delle manovre militari bilaterali di Stati Uniti-Corea del Sud in cambio del congelamento dei test missilistici e nucleari Pyongyang. In una intervista su YouTube del 22 gennaio 2015, il presidente statunitense Barack Obama ammise con franchezza scioccante che l’obiettivo di un cambiamento di regime a Pyongyang si faceva sempre più complicato: date le notevoli capacità militari della Corea democratica tra cui missili e armi nucleari, non era chiaramente possibile eliminarla con mezzi militari. Tuttavia, Washington, calcolando che la Corea del Sud possa inghiottire rapidamente il vicino settentrionale, spera che la Corea democratica crolli dall’interno. Con ciò, Washington ha distrutto completamente la base per eventuali contatti bilaterali sostanziali con Pyongyang in futuro, confermando la validità della scelta dei leader della repubblica “di una politica incentrata sulla costruzione delle capacità economiche e nucleari”. Non va sottovalutato il capitale politico interno guadagnato effettuando il test nucleare durante la preparazione del 7° Congresso del Partito dei Lavoratori di Corea (PLC), previsto nel maggio 2016 (il primo in 36 anni). Al congresso il giovane leader della Corea democratica potrà annunciare con sicurezza che la repubblica è entrata nella nuova era termonucleare del “Kimjongunismo” ed è oggi ancora più protetta dalla minaccia di aggressione estera. A noi sembra che la Corea democratica abbia aggiunto il concetto di “pazienza strategica” al suo arsenale di armi per difendersi dagli Stati Uniti e far sì che essi si abituino a convivere con una Corea democratica potenza nucleare. Il Ministero degli Esteri della Corea democratica ha inviato un messaggio chiaro sull’argomento nelle dichiarazioni di gennaio: “Dato che atti ostili degli Stati Uniti sono un ‘fatto comune’… Gli Stati Uniti devono ora abituarsi allo status nucleare della Corea democratica, che lo vogliano o meno”. Allo stesso tempo, il colpo di “tuono nucleare” del 6 gennaio 2016 era la risposta di Pyongyang all’idea, piuttosto avulsa dalla realtà, dell’inevitabile collasso imminente della Corea democratica e sua annessione dalla Corea del Sud.

Le conseguenze del “tuono nucleare” per Corea democratica, penisola coreana e nord-est dell’Asia
1379774 A causa della violazione di Pyongyang delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che le proibiscono di effettuare test missilistici e nucleari, sembra inevitabile che il Consiglio di Sicurezza adotti un nuovo più duro documento. Alcuni negoziati difficili avvengono a porte chiuse e, come sempre, Stati Uniti e Cina sono i principali architetti del piano. Possiamo tranquillamente presumere che in questo momento queste potenze facciano dure contrattazioni e che Washington spinga per sanzioni più dure possibili, mentre Pechino sia a favore di un documento più moderato ed equilibrato. In occidente, le azioni della Corea democratica sono definite “bullismo irresponsabile del giovane Kim” e “grave minaccia alla pace mondiale”, ed altre richieste sono avanzate per una “punizione draconiana” di quel regime ribelle. Si suggerisce che “le sanzioni non funzionano solo perché non ce ne sono abbastanza”. Le raccomandazioni possono essere ridotte all’embargo totale della Corea democratica, richiedendo che il Paese sia posto sulla lista ufficiale degli Stati Uniti degli Stati che sponsorizzano il terrorismo, commettono crimini finanziari o riciclaggio di denaro. Bruce Klingner, ricercatore presso l’Heritage Foundation, suggerisce che gli Stati Uniti abbiano il diritto d’imporre sanzioni a Paesi terzi e privare gli istituti finanziari in quei Paesi dell’accesso al sistema finanziario statunitense, se avesse alcun contatto con le aziende della Corea democratica. Non è difficile intuire che la lama di tale politica punitiva punta principalmente a società ed enti finanziari ed economici di Cina e Russia. E’ stato anche consigliato alla Camera dei Rappresentanti che aerei e navi nordcoreani siano fermati e internati, ovunque si trovino, nel tentativo di espandere la giurisdizione statunitense sul mondo intero, segno della tenace determinazione nell’imporre volontà e dettami di Washington. In tale contesto, la posizione contenuta della Russia appare sobria e lucida. Mosca continua a insistere sulla possibilità di utilizzare i negoziati per risolvere il problema coreano in generale, e la componente nucleare in particolare. Il Ministero degli Esteri russo ha preso atto che il test nucleare in Corea democratica rappresenta “… il successivo passo dello sviluppo di Pyongyang delle armi nucleari, in flagrante violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza”. Inoltre, il documento sottolinea la necessità di trovare una via d’uscita diplomatica da questa situazione: “...chiediamo a tutte le parti interessate alla moderazione e ad evitare azioni che potrebbero creare ulteriori tensioni incontrollate nell’Asia nordorientale. Ribadiamo il nostro sostegno a una soluzione diplomatica della situazione nella penisola coreana nel formato dei colloqui a sei, e nel dialogo volto a creare al più presto possibile un sistema affidabile per la pace e la sicurezza nella regione“.
Esperti razionali negli Stati Uniti sono giunti alla conclusione che in 25 anni i tentativi di Washington per fermare e distruggere il programma nucleare di Pyongyang attraverso sanzioni e pressione sono stati un fallimento completo. Gli unici successi degli statunitensi in questi anni furono episodi associati ai loro passi verso un dialogo sostanziale con la Corea democratica: il ritiro unilaterale delle armi nucleari tattiche dalla Corea del Sud di George HW Bush (1991), aprendo la via alla firma della dichiarazione comune delle due Coree sulla denuclearizzazione della penisola coreana, nel 1992, e la conclusione dell’accordo quadro tra Stati Uniti d’America e Repubblica democratica popolare di Corea, nel 1994, che congelò il programma nucleare di Pyongyang per dieci anni. Mentre tale accordo era in vigore (1994-2002), la penisola coreana visse il periodo più tranquillo dal dopoguerra. Attenti scienziati, oltre a un certo numero ex-diplomatici, negli Stati Uniti spingono il governo a riconoscere la necessità di una soluzione diplomatica globale al problema coreano, quale unico modo per risolvere la questione nucleare. Purtroppo, tali raccomandazioni non vengono ascoltate dalla Casa Bianca oggi. Ciò significa che, in assenza del dialogo USA-Corea democratica e dato il continuo confronto, Pyongyang mantiene incentivi e mano libera nel sviluppare ulteriormente il programma nazionale missilistico e nucleare. Una valutazione realistica suggerisce che avendo la Corea democratica effettuato quattro test nucleari, la moderazione sia ora necessaria, proseguendo gli sforzi per una soluzione diplomatica. E questa non è la politica per placare un “piantagrane” o incoraggiare “il cattivo comportamento” di un trasgressore delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Si tratta della comprensione razionale dell’ovvio fatto che non vanno ignorate le preoccupazioni del tutto valide di Pyongyang sulla sicurezza. L’unica via d’uscita dalla situazione attuale (in realtà un vicolo cieco) va basata su equi colloqui a sei, rivelatisi utili nel 2003-2009 e che sono un formato per i negoziati da riprendere. Tutto ciò che serve è la buona volontà di tutte le parti, senza eccezioni.ss-130213-kim-jong-un-tease.photoblog900

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea democratica ha bisogno di armi nucleari per dissuadere gli USA?

Il massimo leader della RPDC dice che il test della bomba H “è un passo per l’autodifesa, diritto legittimo
Xinhua 10/01/2016

1021906303Kim Jong Un, massimo leader della Repubblica democratica popolare di Corea (Corea del Nord), si è congratulato con i comandanti militari del Paese per quello che ha definito riuscito test della prima Bomba H di Pyongyang, riferiva l’agenzia di stampa ufficiale KCNA. La prova della Bomba H “è un passo dell’autodifesa e della difesa affidabile della pace nella penisola coreana e della sicurezza regionale dal pericolo di una guerra nucleare causata dagli imperialisti guidati dagli USA“, ha detto Kim agli ufficiali durante la visita al Ministero della Forze Armate popolari. “E’ un legittimo diritto di uno Stato sovrano e giusta azione che nessuno può criticare“, avrebbe detto Kim. Kim ha detto che l’esercito deve condurre “una lotta ad alta intensità” per affrontare i problemi scientifici e tecnologici del rafforzamento della difesa e del completamento della preparazione al combattimento, così come “compiere molte conquiste tecnologiche ultramoderne favorevoli alla costruzione della potenza economica e per migliorare i mezzi di sussistenza del popolo“. Ha nuovamente sottolineato la necessità per i militari di potenziare le capacità offensive e difensive e di prontezza al combattimento per “contrastare risolutamente eventuali sfide da forze ostili“. I commenti sono stati i primi del massimo leader della RPDC dopo l’annuncio che il Paese aveva effettuato con successo il primo test della sua bomba all’idrogeno, o suo quarto test nucleare. Mentre molti esprimono sospetti sulla capacità della Corea democratica nel sviluppare con successo la Bomba H, l’annuncio ha scatenato la condanna internazionale.

La Corea democratica ha bisogno di armi nucleari per dissuadere gli USA?
Mike Whitney, Global Research, 10 gennaio 2016

_87503379_north_korea_nuclear_tests_624map_v4Ecco il quiz sulla politica estera degli Stati Uniti del giorno:
Domanda 1- Quanti governi gli Stati Uniti hanno rovesciato o tentato di rovesciare dalla seconda guerra mondiale?
Risposta: 57 (Vedasi William Blum)
Domanda 2 – Quanti di quei governi avevano armi nucleari?
Risposta – 0
Vuol dire che la Corea democratica ha bisogno di armi nucleari per dissuadere dall’aggressione gli statunitensi? Sì e no. Sì, le armi nucleari sono un deterrente credibile ma no, non è per questo che la Corea democratica ha fatto esplodere una bomba all’idrogeno. La ragione per cui la Corea democratica ha fatto esplodere la bomba era costringere l’amministrazione Obama a sedersi e prendere nota. Questo è tutto. Il leader supremo della Corea democratica, Kim Jong Un, vuole che gli Stati Uniti sappiano che pagherebbero caro evitare negoziati diretti. In altre parole, Kim cerca di spingere Obama di nuovo al tavolo delle trattative. Purtroppo, Washington non ascolta. Vede la RPDC quale minaccia alla sicurezza regionale e ha deciso che sanzioni e isolamento ulteriori siano i rimedi migliori. L’amministrazione Obama pensa di avere l’intera questione sotto controllo e di non dover essere flessibile o di compromettersi optando per i bastoni invece che le carote. In realtà, Obama ha rifiutato qualsiasi colloquio bilaterale con la RPDC, a meno che non s’impegni subito ad abbandonare i programmi nucleari e lasciare gli ispettori esaminare tutti gli impianti nucleari. Questo non interessa alla Corea democratica, vedendo nel programma delle armi nucleari il suo “asso nella manica”, l’unica possibilità di porre fine alla persistente ostilità statunitense. Ora, se separiamo l’incidente della “bomba all’idrogeno” dalla storia della Guerra di Corea, è possibile distorcere i fatti in modo da far apparire la RPDC come il “cattivo”, ma non è proprio così. In effetti, la ragione per cui il mondo affronta tali problemi, oggi, fu l’avventurismo degli USA nel passato. Proprio come lo SIIL apparve dalle braci della guerra in Iraq, così la proliferazione nucleare nella penisola coreana è il risultato diretto della fallita politica estera degli USA degli anni ’50. Il coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra di Corea preclude una soluzione definitiva, il che significa che la guerra non è mai veramente finita. Un armistizio fu firmato il 27 luglio 1953, concludendo le ostilità, ma un “accordo pacifico finale” non fu mai raggiunto, così la nazione resta divisa. La ragione che pesa sono gli Stati Uniti che hanno ancora 15 basi militari in Corea del Sud, 28000 truppe e abbastanza artiglieria e missili da far saltare l’intero Paese in mille pezzi. La presenza statunitense in Corea democratica impedisce efficacemente la riunificazione del Paese e la conclusione definitiva della guerra, almeno nei termini di Washington. La linea di fondo è che anche se i cannoni hanno smesso di sparare, la guerra si trascina, grazie all’attuale occupazione statunitense. Come la RPDC può normalizzare le relazioni con gli Stati Uniti se Washington non gli parla e allo stesso tempo insiste sul fatto che debba abbandonare il programma delle armi nucleari, sua unica leva? Forse dovrebbe fare dietro-front, soddisfare le richieste di Washington e sperare che, estendendo il ramo d’ulivo, migliorino gradualmente. Ma come può funzionare se, dopo tutto, Washington vuole un cambio di regime per installare un fantoccio degli Stati Uniti che serva a creare un’altra distopia capitalista per le aziende amiche. Non è forse così che gli interventi degli Stati Uniti di solito si rivelano? Non è un compromesso, è un suicidio. E c’è un’altra cosa: la leadership di Pyongyang sa con chi ha a che fare, motivo per cui adotta la linea dura. Sa che gli Stati Uniti non rispondono alla debolezza, ma solo alla forza. È per questo che non può rottamare il programma nucleare. E’ l’unica speranza. O gli Stati Uniti si piegano facendo concessioni o lo stallo continua. Questi sono gli unici due possibili esiti.
Va notato che prima di Siria, Libia, Iraq, Nicaragua, El Salvador, Vietnam e decenni di stragi degli USA, ci fu la guerra di Corea. Gli statunitensi l’hanno nascosto, ma tutta la Corea, Nord e Sud, sa cosa successe e come finì. Ecco un breve ripasso che spiega il motivo per cui la RPDC ancora diffida degli Stati Uniti, a 63 anni dalla firma dell’armistizio. Il brano è tratto da un articolo intitolato “Gli statunitensi hanno dimenticato cosa fecero alla Corea del Nord”, dal Vox World: “Nei primi anni ’50, durante la guerra di Corea, gli Stati Uniti sganciarono più bombe sulla Corea del Nord di quelle sganciate in tutto il teatro del Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale. Tale bombardamento a tappeto, comprendente 32000 tonnellate di napalm, spesso deliberatamente colpiva obiettivi civili e militari, devastando il Paese assai oltre il necessario per combattere la guerra. Intere città furono distrutte, con molte migliaia di civili inermi uccisi e molti altri rimasti senzatetto e affamati… Secondo il giornalista statunitense Blaine Harden… “In tre anni circa uccidemmo il 20 per cento della popolazione”, disse il Generale dell’USAF Curtis LeMay, responsabile del Strategic Air Command durante la guerra di Corea, all’Ufficio storico dell’Aeronautica nel 1984. Dean Rusk, sostenitore della guerra e poi segretario di Stato, disse che gli Stati Uniti bombardarono “tutto ciò che si muoveva in Corea del Nord, ogni mattone rimasto in piedi”. Rimasti a corto di obiettivi urbani, i bombardieri statunitensi distrussero dighe idroelettriche e per l’irrigazione nelle fasi successive della guerra, inondando terreni agricoli e distruggendo colture… Si possono intravedere le conseguenze umanitarie e politiche in un dispaccio diplomatico allarmato che il ministro degli Esteri della Corea democratica inviò alle Nazioni Unite… nel gennaio 1951: “Il 3 gennaio alle 10:30 una flotta di 82 fortezze volanti sganciò centinaia di carichi mortali sulla città di Pyongyang… tonnellate di bombe e composti incendiari furono sganciate contemporaneamente sulla città, annientando con gli incendi; i barbari atlantisti bombardarono la città con bombe ad alto esplosivo ad azione ritardata, che esplosero ad intervalli per un giorno intero, rendendo impossibile alla popolazione uscire di casa. L’intera città bruciò, avvolta dalle fiamme, per due giorni. Il secondo giorno, 7812 case erano bruciate. Gli statunitensi erano ben consapevoli che non c’erano più obiettivi militari a Pyongyang… Il numero di abitanti di Pyongyang uccisi dalle schegge delle bombe, bruciati vivi e soffocati dal fumo è incalcolabile… Circa 50000 abitanti restarono nella città, prima della guerra aveva una popolazione di 500000 abitanti“. (“Gli statunitensi hanno dimenticato cosa fecero alla Corea del Nord“, Vox World)
Avete capito? Quando fu chiaro che gli Stati Uniti non avrebbero vinto la guerra decisero di dare a “questi marci comunisti” una lezione che non avrebbero mai dimenticato. Ridussero tutto il Nord in macerie fumanti, condannando il popolo a decenni di fame e povertà. Ecco come Washington combatte le sue guerre: “Uccidili tutti e lascia che al resto ci pensi Dio“. Questo è il motivo per cui la RPDC costruisce bombe atomiche invece di cedere; ecco perché Washington è incastrata tra vittoria o annientamento.

Quindi, cosa vuole la Corea democratica dagli Stati Uniti?
La RPDC vuole ciò che ha sempre voluto. Vuole che gli Stati Uniti la finiscano con le operazioni di cambio di regime, onorino i loro obblighi ai sensi dell’accordo quadro del 1994 e firmino un patto di non aggressione. Questo è tutto quello che vuole, la fine delle continue intimidazioni ed interferenze. È chiedere troppo? Ecco come Jimmy Carter riassunse ciò sul Washington Post (24 novembre 2010): “Pyongyang ha inviato un messaggio coerente nei colloqui diretti con gli Stati Uniti, secondo cui è pronta a concludere un accordo per porre fine ai propri programmi nucleari, metterli sotto il controllo dell’AIEA e concludere un trattato di pace permanente sostituendo il ‘provvisorio’ cessate il fuoco del 1953. Si dovrebbe prendere in considerazione una risposta a questa offerta. La sfortunata alternativa per i nordcoreani sarebbe adottare le azioni che ritengono necessarie per difendersi da ciò che dicono di temere di più: un attacco militare dagli Stati Uniti, insieme agli sforzi per cambiare il regime politico”. (“Messaggio coerente della Corea democratica agli Stati Uniti.“, Presidente Jimmy Carter, Washington Post) Vi è bianco e nero. Gli Stati Uniti possono porre fine al conflitto, oggi, semplicemente adempiendo agli obblighi dell’accordo quadro e accettando di non attaccare la Corea democratica in futuro. Il cammino verso il disarmo nucleare non è mai stato così facile, ma le probabilità di Obama di prendere questa strada sono esigue, al meglio.

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Gli Stati Uniti mostrano i muscoli contro la Corea democratica
Andrei Akulov Strategic Culture Foundation 10/01/2016

fo0405-kn08-musudanPochi giorni dopo il test della bomba nucleare (presumibilmente all’idrogeno) della Corea democratica, Stati Uniti e Corea del Sud conducevano una dimostrazione di forza con bombardieri B-52 che volavano sull’Osan Air Base, in Corea del Sud, 70 km a sud del confine tra le due Coree. Il test ha fatto arrabbiare tutte le potenze mondiali, tra cui Russia e Cina. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato unanime accettando d’implementare nuove misure per punire il Paese che ha sfidato le Nazioni Unite. Il 10 gennaio, un bombardiere statunitense B-52 è tornato nella base sull’isola di Guam, nel Pacifico, dopo aver sorvolato la Corea del Sud dopo il test nucleare della Corea democratica. L’aereo è stato raggiunto da caccia F-16 sud-coreani ed F-15 statunitensi per la dimostrazione di forza. I voli dei B-52 sono parte del programma del Comando nel Pacifico statunitense chiamato Continuous Bomber Presence. Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto la possibilità dell’attacco nucleare come opzione e hanno minacciato la Corea democratica più di nove volte. Lo schieramento è la seconda contromisura della Corea del Sud dal quando la RPDC aveva annunciato il test della bomba H del 6 gennaio. La prima sono le trasmissioni degli altoparlanti contro la RPDC, riprese lungo il confine tra le due Coree quattro mesi dopo esser state fermate. La Corea democratica ritiene che le trasmissioni della Corea del Sud equivalgano a un atto di guerra. Quando Seoul riprese brevemente le trasmissioni di propaganda, ad agosto, dopo una pausa di 11 anni, le due Coree si scambiarono tiri di artiglieria. L’Ammiraglio Harry B. Harris Jr., comandante dell’US Pacific Command, ha detto: “Questa è una dimostrazione del solido impegno degli Stati Uniti con i nostri alleati Corea del Sud e Giappone, e per la difesa della patria americana”. Il B-52 Stratofortress è un bombardiere strategico a lungo raggio propulso da otto motori. Può trasportare circa 30000 kg di munizioni. L’ultima volta che un tale volo fu reso pubblico, avvenne nel 2013, dopo che la Corea democratica effettuò il terzo test nucleare, nettamente condannato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con Stati Uniti e Russia uniti nel voto. Il Pentagono ha più di 75000 soldati in Giappone e Corea del Sud. La Corea del Sud ne ospita 28000 mentre le due Coree tecnicamente rimangono in guerra perché la guerra del 1950-53 si è conclusa con un armistizio invece di un trattato di pace. Gli Stati Uniti prendono in considerazione lo schieramento di una portaerei presso la penisola coreana, il mese prossimo, secondo Yonhap News Agency del 10 gennaio. Fonti hanno indicato che i piani possono includere ulteriori schieramenti della portaerei a propulsione nucleare USS Ronald Reagan, attualmente a Yokosuka, Giappone, di un sottomarino nucleare e dei caccia tattici stealth F-22 Raptor in Corea del Sud. Corea del Sud e Stati Uniti programmano di effettuare la componente navale dell’esercitazione Foal Eagle a marzo, ma pensano di anticiparla. Stati Uniti e Corea del Sud effettuano le annuali manovre provocatorie denominate “Resolve Key” e “Foal Eagle” coi B-52 partiti da Guam, di solito a marzo, e “Ulchi Freedom Guardian” ad agosto. Queste “esercitazioni” durano mesi e coinvolgono decine di migliaia di soldati statunitensi di stanza in Corea del Sud e dispiegati dagli Stati Uniti, così come centinaia di migliaia di controparti sudcoreane. Lo stanziamento di mezzi strategici degli Stati Uniti sulla penisola è un’importante amplificazione delle capacità di primo attacco. Gli Stati Uniti sono impegnati a schierare il 60% delle proprie forze aeree e navali in Asia e Pacifico per rafforzare la cosiddetta dottrina dell’Air-Sea Battle. In accordo con i Paesi della politica del “perno” di Obama, le basi degli USA in Corea del Sud, Giappone, Okinawa, Hawaii e Guam sono sempre più importanti. Inoltre, l’amministrazione lavora intensamente per aprire le basi che gli USA precedentemente chiusero in nazioni geo-strategicamente vitali come Vietnam e Filippine.
Vi è una prova indiretta a sostegno della tesi che l’azione militare è un’opzione prevista. Dopo l’ultimo test della Corea democratica, l’US Air Force Times riferiva che il dipartimento della Difesa ha un piano per mettere al sicuro famigliari dei militari e civili del DoD. Si chiama evacuazione di non combattenti, o NEO, che enuncia i passi necessari affinché famiglie dei militari, civili e persino animali domestici siano ritirati dalle zone del fallout radioattivo. Il piano è sottoposto annualmente, l’ultimo a novembre (quando il piano statunitense-sudcoreano fu concordato e sottoscritto). “La linea di fondo è che quando una crisi s’inasprisce, non si ha tempo per tornare indietro e prepararsi, così ciò che potete fare in anticipo accelererà l’evacuazione”, dice il Maggiore James Leidenberg, pianificatore della 501.ma Brigata d’intelligence militare dell’8.va Armata. Le attività descritte ricordano gli eventi che si svolsero alla fine del 2015. Lo scorso novembre Stati Uniti e Corea del Sud elaborarono nuove linee guida per affrontare le minacce missilistiche nordcoreane, anche individuarle attivamente e distruggerle in caso di emergenza. Le parti hanno deciso piani di attacco preventivo contro i siti nucleari della Corea democratica. Ora collaborano per attuare sistematicamente nuove indicazioni operative per una strategia globale antimissile. Il “Concetto Operativo 4D” (determinare, deviare, distruggere e difendere) richiede risposte più attive in caso di emergenza, lasciando Washington e Seoul attaccare siti di lancio dei missili balistici o dei missili lanciati da sottomarini, senza attendere il primo colpo di Pyongyang. Il ministro della Difesa sudcoreano Han Min-koo e il segretario della Difesa Ashton Carter aggiunsero che ci sarebbe stata particolare attenzione su ricognizione e droni ad alta quota nell’ambito dei nuovi piani. Il piano si basa su scenari concettuali su un attacco della Corea democratica, sottolineando l’urgenza crescente tra i funzionari di USA e Corea del Sud nel prepararsi al caso che la Corea democratica abbia la possibilità di armare i missili con testate nucleari. La Corea del Sud ha confermato i piani per adottare il proprio sistema di difesa missilistica verso la metà degli anni 2020, migliorando la difesa. “Ho abbastanza fiducia che potremo abbattere tutto ciò che lancerebbero”, aveva detto l’Ammiraglio Bill Gortney, che dirige il Comando Nord degli Stati Uniti e il Comando della Difesa Aerospaziale del Nord America, riferendosi a un possibile attacco prima della firma del piano. Bill Gortney aveva detto ai giornalisti che, secondo la valutazione del Pentagono, la Corea democratica ha ora la possibilità d’inserire testate nucleari miniaturizzate sul suo ultimo missile balistico intercontinentale (ICBM) KN-08. Pyongyang ha “la capacità di mettere un ordigno nucleare su un KN-08 e spararlo in patria”, notava l’ammiraglio. L’evento mi ricorda le memorie che ho finito di leggere un paio di giorni fa. L’ex-segretario della Difesa statunitense William J, Perry racconta il lavoro della sua vita ne Il Mio viaggio sull’orlo nucleare. Questo nuovo libro, pubblicato nel dicembre 2015, è un resoconto del suo servizio. Perry scrive che i piani per un attacco chirurgico contro la produzione nucleare della Corea democratica furono preparati nel 1994, dopo che Pyongyang rifiutò di far entrare gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. In quei giorni c’era l’opinione diffusa che l’attacco non avrebbe causato vittime tra gli statunitensi e non vi era alcun rischio di radiazioni per i piloti nei raid aerei. L’attacco fu poi escluso come opzione. L’allora presidente Bill Clinton non ne fu mai informato.
Per molti anni la Corea democratica ha chiesto un trattato di non aggressione con gli Stati Uniti e un accordo di libero scambio, ma gli Stati Uniti hanno sempre rifiutato di porre fine alla guerra con la Corea democratica. Nel 1950-1953 gli Stati Uniti sganciarono 635000 tonnellate di bombe sulla Corea democratica, tra cui 32557 tonnellate di napalm. Tale quantitativo è maggiore di quello sganciato nell’intera campagna del Pacifico della Seconda guerra mondiale e più del napalm usato nella guerra del Vietnam. Giornalisti e prigionieri di guerra statunitensi riferirono che quasi tutta la Corea del Nord fu ridotta in macerie. Nel novembre 1950, il bombardamento aveva decimato gli edifici così gravemente che il governo nordcoreano consigliò ai cittadini di scavare per ripararsi. In realtà, è la più lunga guerra della storia degli Stati Uniti. La politica nucleare della Corea democratica è ampiamente condannata dalla comunità internazionale. La sfida plateale non è accettata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma chiede una forma collettiva, non unilaterale, di azioni. I colloqui a sei vanno ancora rianimati, i membri del Consiglio di sicurezza devono continuare a coordinare le attività. Le posizioni di occidente, Stati Uniti, Russia e Cina in generale coincidono. Questo è il momento in cui Stati Uniti e Russia potrebbero avviare un’iniziativa comune sulla questione o, almeno, consultazioni immediate per fare esattamente ciò che possono fare insieme. Questo è il problema che unisce, non divide, le grandi potenze. Il coordinamento potrebbe portare a un altro importante successo della politica estera dopo l’accordo nucleare iraniano raggiunto insieme, non importa quante cose dividano.ap491174201185La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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