La lista degli ospiti alla parata della Vittoria in Cina ha un significato

MK Bhadrakumar Indian Punchline, 26 agosto 20151026067462I Paesi occidentali hanno l’idea sbagliata che se non si concedono a un evento internazionale, perde importanza. E’ sbornia colonialista. Ma poi, la vanità ha dei limiti e c’è anche il fatto che molto denaro è in gioco. Mentre i Paesi occidentali si sminuiscono a vicenda per l’adesione alla Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) della Cina, i “membri fondatori” sono una legione. L’AIIB è istintivamente vista come una cassa libera cinese e alcuna persuasione statunitense potrebbe tenerli lontano dal vaso di miele. Gran Bretagna e Germania detengono poco peso nell’AIIB in confronto all’India, ma sono prone alla spina commerciale derivanti dai programmi d’investimento. Ahimè, non ci sono soldi nelle celebrazioni della Cina per il 70° anniversario della seconda guerra mondiale. Non ci sarà David Cameron alla cerimonia, a Pechino, il 3 settembre. I media occidentali insistono che sia un ‘affronto’, considerando che la Cina dica di non insistere sull’invito, ma lascia gli invitati rispondere da soli. In ogni caso, perché un qualsiasi Paese riterrebbe un ‘affronto’ la Cina che celebra la splendida vittoria sul fascismo? Non ci fu alcun Olocausto nel teatro asiatico, ma l’esercito giapponese predone commise non meno orribil crimini di guerra della Germania nazista. La Cina non era l’aggressore nella seconda guerra mondiale. Non fu versato sangue anglosassone. La partecipazione della Cina prese la forma della lotta di liberazione contro l’imperialismo giapponese. Senza dubbio, l’impatto della seconda guerra mondiale sulla regione asiatica fu storica. Fondamentalmente, la guerra galvanizzò i movimenti nazionali in tutta la regione e l’Asia poté scuotersi dal giogo coloniale, finalmente. Ma in termini geopolitici, il singolo maggiore beneficiario furono gli Stati Uniti. La guerra al Giappone, e l’uso deliberato di armi atomiche, permise agli Stati Uniti di finalmente integrarsi nella regione asiatica ed oggi sostengono di essere un ‘potenza asiatica’. D’altra parte, il maggior perdente fu l’impero inglese poiché il suo declino a potenza di secondo rango iniziò quando pensò che trattenere la colonia indiana non fosse più sostenibile. Naturalmente, l’indipendenza dell’India nel 1947 è attribuibile alla seconda guerra mondiale.
Comunque, le presenze a Pechino la prossima settimana sono interessanti per tre motivi. Primo, la presenza del Presidente russo Vladimir Putin a Pechino il 2-4 settembre afferma, senza ombra di dubbio, che la quasi-alleanza tra le due grandi potenze è sempre più forte e la politica e il sistema internazionale mondiali saranno profondamente influenzati dalla partnership strategica sino-russa. Secondo, l’assenza dei Paesi occidentali alle celebrazioni sottolinea che sono lungi dall’accettare la Cina come partner strategico e, inoltre, al momento critico, il sangue si rivelerà più denso dell’acqua e gli europei doverosamente si schiereranno con gli Stati Uniti in ogni confronto con la Cina. Germania e Gran Bretagna non possono fare a meno del mercato cinese per mantenere a galla le loro economie, ma vedere la Cina come potenza è intrinsecamente contraddittorio nell’ordine mondiale. La loro preoccupazione per l’ascesa della Cina è aggravata dalla consapevolezza acuta del declino dell’occidente dopo un lungo dominio globale dalla Rivoluzione Industriale. Terzo, la presenza della presidentessa sud-coreana Park Geun-hye, nonché l’assenza del Primo ministro giapponese Shinzo Abe e del leader nordcoreano Kim Jong Un, saranno un esempio dei riallineamenti emergenti politici nell’Estremo Oriente. Cina e Corea del Sud si sono avvicinate molto come partner economici, mentre la presenza di Park a Pechino sottolinea le preoccupazioni condivise dai due Paesi sull’avanzata del militarismo nel Giappone di Abe. Significativamente, mettendo da parte le speculazioni, Park ha deciso di partecipare alla parata militare. (Soldati e diplomatici marciano a Tiananmen in Cina). Quanto ad Abe, capisce che l’evento a Pechino della prossima settimana avverte che la Cina ha iniziato inesorabilmente a superare il Giappone quale potenza globale ed è praticamente impossibile invertire tendenza. La conseguente rettifica che il Giappone dovrà fare sarà estremamente dolorosa, perché mai prima nella storia moderna ha dovuto vivere all’ombra della superiore potenza della Cina. Infatti, l’assenza di Kim proclama semplicemente una cosa: Cina e Corea democratica non sono più ‘vicine quanto le labbra ai denti’, richiamando l’attenzione sul carattere mutevole del rapporto tra i due vicini, prevedendo il passaggio difficile da alleanza a partnership contorta. L’affinità ideologica e strette relazioni personali a livello di leadership cedono il passo. In essenza, ciò che rimane è il calcolo per la sicurezza della Cina e la ricerca di una cooperazione pragmatica per far leva politica su Pyongyang.1385285Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Perno in Asia ha un futuro?

MK Bhadrakumar Indian Punchline 2 giugno 2015

11013138_442129482628622_6977282861879055311_nL’annuale forum sulla sicurezza Shangri-La Dialogue riunitosi lo scorso fine settimana a Singapore ha inaspettatamente illuminato l’ingresso di un nuovo attore geopolitico nel Mar Cinese Meridionale, la Russia. Per la Cina l’incontro ha evidenziato che il tentativo degli Stati Uniti d’istigare gli Stati dell’ASEAN sulla questione del Mar Cinese Meridionale, non ha avuto molto successo. L’agenzia Xinhua, che aveva avvertito che gli Stati Uniti “giocano con il fuoco” la scorsa settimana, ha visibilmente cambiato registro consigliando Washington, “Nel complesso, il rapporto Cina-USA segue una traccia costante, la stabilità non viene disturbata o scossa. Ancora più importante, le parti dovrebbero gestire correttamente le controversie in modo da non distrarsi dalla direzione generale delle relazioni bilaterali. Le più importanti relazioni bilaterali del mondo meritano di essere curate. La questione del Mar Cinese Meridionale non sarà e non deve diventare ostacolo nei rapporti Cina-USA. Washington dovrebbe esserne consapevole ed essere discreto nelle parole e negli atti”. Un editorialista del quotidiano governativo China Daily oggi ha consigliato gli Stati Uniti con pungente sarcasmo a “filare (dal Mar Cinese Meridionale) con la massima cura, non importa quanto siano presumibilmente sacre le loro intenzioni“. Una ragione di questo strano epilogo potrebbe essere il Vietnam che si ritrova sulla stessa barca (o quasi) della Cina sulla questione delle bonifiche nel Mar Cinese Meridionale. Deutsche Welle ha riferito, qui, due settimane fa che “foto satellitari inedite scattate tra il 2010 e il 30 aprile di quest’anno, rivelano che Hanoi sviluppa attività di bonifica” nell’arcipelago delle Spratly aggiungendo circa 86000 mq di superficie “su cui sviluppa anche strutture militari” presidiate da militari vietnamiti. Detto chiaramente, la tesi della Cina che Vietnam, Filippine e altri Paesi sviluppano bonifiche simili sulle isole contese viene confermata. Probabilmente, la bonifica e i progetti di bonifica della Cina non possono essere proprio condannati dai concorrenti, e la Cina è di gran lunga la maggiore potenza regionale, ma il principio in questione è molto simile. Ciò mette Washington in una situazione sgradevole sul Mar Cinese Meridionale, dove in realtà non è parte interessata. Così, quando a margine del Shangri-La Dialogue, il segretario della Difesa Ashton Carter ha sollevato la questione con i funzionari vietnamiti presenti alla conferenza, chiedendo “la sospensione immediata e duratura delle bonifiche da parte di tutte le parti interessate“, il ministro della Difesa vietnamita Phung Quang Thanh gli ha dato una risposta carina: “Abbiamo alcune attività per migliorare e consolidare le isole sotto la nostra sovranità. Non espandiamo le isole, dobbiamo solo consolidarle per impedirne l’erosione causata delle onde”. Un educato rifiuto in “stile asiatico” e non negoziabile all’iniziativa assurda di Carter. (Sputnik)
A dire il vero, l’iperattivismo gli Stati Uniti nel Mar Cinese Meridionale ha attratto l’attenzione di un’altra “potenza extra-regionale”, la Russia. Affrontando il Shangri-La Forum di Singapore, il viceministro della Difesa della Russia Anatolij Antonov ha risposto a Carter sulle strategie di contenimento gli Stati Uniti contro Russia e Cina. Antonov è stato schietto: “Siamo preoccupati dalla politica nella regione degli Stati Uniti, soprattutto perché ogni giorno sono sempre più concentrati nel contenimento sistematico di Russia e Cina… Nonostante le nostre preoccupazioni per l’architettura della difesa missilistica globale degli Stati Uniti, continuano la politica di instabilità strategica aggiungendo il segmento regionale dello ‘scudo’ antimissile nella regione Asia-Pacifico“. Antonov è andato oltre accusando gli Stati Uniti d’interferire negli affari interni di altri Stati. Per citarlo, “Un’epidemia di ‘rivoluzioni colorate’ ha spazzato il Medio Oriente e come un uragano ha spazzato via diversi Stati della regione. Questa malattia di diffonde in diversi Paesi europei, dove le manifestazioni sono liberamente controllate dall’estero“. Poi è arrivata la bomba russa. Antonov annunciava che la Russia propone di partecipare alle esercitazioni militari navali con la Cina nel contestato Mar Cinese Meridionale, nel maggio del prossimo anno. Chiaramente, Mosca fa quadrato con Pechino e condivide la percezione cinese che gli Stati Uniti siano il fattore destabilizzante principale nel Mar Cinese Meridionale. Antonov accusava lo schieramento del sistema ABM degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico, implicando un’intesa strategica regionale in via di sviluppo tra Russia e Cina. In effetti, le due marine hanno aumentato l’interoperabilità, come evidenziato dalle straordinarie esercitazioni navali nel Mediterraneo di due settimane fa, e ora testano l’interoperabilità anche nel Mar Cinese Meridionale. Non è chiaro ancora se la Cina testerà le strutture di nuova costruzione (ad es. piste di decollo, radar, ecc.) sulle isole contese nel Mar Cinese Meridionale nelle prossime esercitazioni navali con la Russia. Quando si tratta di sfatare il “pivot in Asia” degli Stati Uniti, nulla può essere escluso da parte di Russia e Cina.
In effetti, la strategia del “pivot in Asia” degli Stati Uniti ha un futuro? Il punto è, come Doug Bandow, noto commentatore statunitense ed assistente speciale del presidente Ronald Reagan, ha scritto questa settimana esaminando le crescenti tensioni USA-Cina sul Mar Cinese Meridionale, “Il predominio economico statunitense continua a svanire e la difficoltà di bilancio federali continueranno a peggiorare mentre la generazione del baby boom riempie i moduli di Medicare e Social Security. Gli statunitensi, giovani e vecchi, difficilmente ascolteranno lo squillo di tromba del sacrificio per far sì che le isole Senkaku restino giapponesi e la bandiera filippina sventoli in cima alla scogliera Scarborough”. Doug Bandow fa un confronto con la Gran Bretagna di metà XIX secolo, quando gli USA cominciavano ad espandersi. Continuate a leggere il suo saggio sulla rivista National Interest qui.20140802_china1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea del Sud cambia campo?

Andrew Korybko Sputnik 20/03/2015

Le recenti decisioni della Corea del Sud sollevano la questione se la sua leadership sia sempre più pragmatica nei rapporti con Pechino a spese di Washington.

korea-04La Corea del Sud è da tempo alleata degli Stati Uniti, ma il suo sostegno agli Stati Uniti non è più cieco come una volta. I crescenti legami economici con la Cina, attraverso il futuro accordo di libero scambio, rendono la politica estera del Paese più equilibrata, così come l’ambivalenza strategica verso il sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti. Mentre la Corea del Sud non può cambiare completamente posizione, sembra seguire una traiettoria verso neutralità e pragmatismo, di per sé una sconfitta relativa del perno politico in Asia degli Stati Uniti.

Chi vuole cosa?
Diamo un rapido sguardo a ciò che ciascuno dei tre attori principali vuole realizzare, contribuendo a dare un quadro più chiaro del motivo per cui la Corea del Sud ha preso le ultime decisioni economiche e militari.

Stati Uniti:
Idealmente gli Stati Uniti vogliono integrare le 28000 truppe in Corea del Sud nella ‘Coalizione di Contenimento della Cina’ (CCC) che costruiscono nell’Estremo Oriente e nel Sud-Est asiatico. Vorrebbero prolungare la presenza militare nel Paese a tempo indeterminato e, auspicabilmente, far aderire la Corea del Sud ai piani del contenimento con la formalizzazione del rapporto militare tra Seoul, Washington e Tokyo. Gli Stati Uniti non hanno un vero interesse nel vedere le due Coree ricongiungersi, dato che ciò potrebbe probabilmente portare alla fine della presenza cinquantennale delle loro forze di occupazione.

Cina:
Il sogno di Pechino è vedere gli Stati Uniti abbandonare completamente la penisola coreana, ed il CCC abbandonato o neutralizzato. Non vuole alcuna destabilizzazione della penisola coreana, in quanto ciò inevitabilmente affliggerebbe la Cina stessa. Se le due Coree si riunificano, la Cina ne monitorerebbe cautamente gli sviluppi per garantirsi che la Corea unita non sia una minaccia economica o militare che può esserle rivolta contro un giorno. Eppure, Pechino preferirebbe che gli Stati Uniti lascino la penisola oggi e affrontare gli eventuali problemi sulla Corea, un domani unita, che avere il Pentagono provocare continuamente la Corea democratica, nel cortile della Cina.

Corea del Sud:
La cosa più importante per Seoul è la risoluzione dei due problemi della Corea democratica, vale a dire denuclearizzazione di Pyongyang e riunificazione. Idealmente, vorrebbe anche perseguire la sua storica ‘terza via’ tra i colossali vicini cinesi e giapponesi, comportando una politica di neutralità e stabilità. Mentre la Corea del Sud è stata ovviamente sotto l’intensa influenza statunitense dalla fine della seconda guerra mondiale, sembra desiderare una politica multipolare quale via più efficace per perseguire i propri obiettivi.

Decifrare le decisioni di Seoul
Ora è il momento di osservare le ultime quattro decisioni della Corea del Sud, che portano a parlare di potenziale perno (e contro di esso).

Ritardo indefinito dell’OpCon:
Stati Uniti e Corea del Sud hanno accettato lo scorso ottobre di ritardare il trasferimento del controllo delle operazioni in tempo di guerra (‘OpCon’) dagli USA a Seoul a tempo indeterminato, con l’idea che la Corea del Sud non sia attualmente in grado di comandare le proprie forze in caso di guerra. Ciò prolunga il controllo diretto degli USA sugli affari militari della Corea del Sud, il che significa che letteralmente ne controllerà le forze armate in caso di guerra con la Corea democratica o la Cina. Anche se la pace vigesse, le forze statunitensi non lasceranno il Paese ancora per un bel po’ difatti, una chiara vittoria di Washington.

L’accordo di libero scambio Cina-Corea del Sud:
Era naturale che le due parti raggiungessero l’accordo che entrerà in vigore a fine anno, dato che la Cina è il maggior partner commerciale della Corea del Sud e la Corea del Sud è il terzo della Cina. Secondo il South China Morning Post, “gli investimenti cinesi in Corea sono balzati del 374%, a 631 milioni di dollari dell’anno scorso dai 133 nel 2013”, in previsione dell’accordo, chiara dimostrazione del desiderio della Cina di espandere le relazioni commerciali con il Paese. Se le relazioni economiche s’intensificano la Corea del Sud potrebbe potenzialmente entrare nell’Area di libero scambio della Cina nella regione Asia-Pacifico (contraltare del TPP degli Stati Uniti), e anche nell’Investment Bank Infrastructure asiatica (la risposta cinese alla Banca Mondiale a guida occidentale, che ha invitato la Corea del Sud ad unirvisi se molla il THAAD), sarebbe un’enorme ritirata dell’influenza di Washington sulla penisola.

Abbandonare il THAAD:
La Corea del Sud è strategicamente ambivalente sul sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti da schierare sul suo territorio. Seoul capisce acutamente che gli Stati Uniti vogliono semplicemente costruire la versione orientale del loro scudo antimissile, ospitandone le infrastrutture diverrebbe un complice del CCC. La Corea del Sud sembra dubitarne, sapendo che le relazioni con la Cina si deteriorerebbero più rapidamente di quelle della Polonia con la Russia dopo averne accettato la controparte in Europa orientale. Nel caso in cui la Corea del Sud decida di non diventare la ‘Polonia asiatica’, sarebbe un duro colpo al perno in Asia degli Stati Uniti.

…o esservi incastrati dopo?:
Ma gli Stati Uniti hanno un asso nella manica, avendo detto alla Corea del Sud di permetterne lo schieramento nel Paese in caso di vaghe “situazioni di emergenza”, che potrebbero realisticamente essere delle manipolate risposte nordcoreane alle provocazioni inscenate con le manovre USA-Corea del Sud (come di norma). Una volta che il THAAD sarà schierato nel Paese, non è probabile che riduca le tensioni, fornendo così agli Stati Uniti la possibilità di piazzare in segreto il loro scudo antimissile nel Paese.

Rimescolamento regionale
Oltre all’avvicinamento della Corea del Sud al multipolarismo, altre due tendenze non dichiarate trasformano la regione. Il peggioramento delle relazioni della Corea del Sud con il Giappone e l’avvicinamento della Corea democratica alla Russia. Il primo è il frutto del rinnovato nazionalismo e militarismo giapponese, mentre il secondo è dovuto alle manovre occulte tra Pyongyang e Pechino. Se perseguono tali rotte fino alle conclusioni logiche, queste tre tendenze regionali ridefiniranno il futuro quadro geopolitico del Nordest asiatico, comportando tre possibili sviluppi.

Ridimensionamento degli USA:
Anche se la presenza militare statunitense probabilmente rimarrà nel prossimo futuro, Washington non sarà più in grado d’influenzare la Corea del Sud come in precedenza, nel senso che il suo potere diminuirà relativamente.

Reindirizzo giapponese:
Il fallimento del Giappone nel ripristinare rapporti favorevoli con la Corea del Sud potrebbe rendere la CCC inefficace nel Nordest asiatico, e Tokyo quindi reindirizzerebbe la CCC a sud verso Vietnam e Filippine. Tokyo ha già pianificato tali mosse, ma con la Corea del Sud non più alleata vitale, vi concentrerà maggiori sforzi.

Colloqui di pace – parte II:
Con la Corea del Sud che si avvicinar alla Cina e la Corea democratica che fa lo stesso con la Russia, l’intera dinamica politica della penisola potrebbe mutare a un certo momento. Mentre in passato la dualità Corea democratica-Cina e Corea del Sud-Stati Uniti non ha portato la pace in oltre 50 anni, il nuovo accordo potrebbe essere più adatto a compiere progressi.

south-korea-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese

Cosa costruisce la Cina nel Mar Cinese Meridionale?
Tyler Durden Zerohedge 23/02/2015ColeFMapNov11Nel Mar Cinese Meridionale vi sono i territori tra i più contesi del pianeta. Sei Paesi, Cina, Taiwan, Vietnam, Malesia, Filippine e Brunei competono sui diritti nel mare. La disputa si concentra sul contestato arcipelago delle Spratly, un miscuglio di isolotti e scogliere quasi al centro del Mar Cinese Meridionale. Tutti, tranne il Brunei, vi hanno costruito avamposti militari, e tutti questi Paesi, meno la Cina, vi hanno costruito piste di atterraggio. La Cina, arrivata in ritardo nell’occupare le Spratly, ha potuto occupare pienamente otto scogliere. Con così poca terra da utilizzare, la Cina ha iniziato a recuperare da allora. Nell’ultimo anno, gli avamposti della Cina nelle Spratly sono stati sistematicamente sottoposti a un processo di “bonifica”, dove le draghe prelevano sedimenti dal mare scaricandoli sulle scogliere sommerse per farne delle isole. La Cina ha già costruito cinque isole con la bonifica, e almeno due isole sono avviate. La Cina non è la prima a ricorrere alla bonifica, il rilievo Rondine della Malesia e diverse isole vietnamite sono state artificialmente costruite o ampliate, ma la bonifica della Cina avviene su scala più ampia rispetto a qualsiasi progetto precedente. L’isola artificiale costruita sulla scogliera Fiery Cross eclissa l’isola Taiping di Taiwan come maggiore delle Spratly, ed edifici sono in costruzione in diverse altre scogliera cinesi. Mentre i nuovi avamposti militari diventano operativi, è imperativo comprendere cosa la Cina costruisce nel Mar Cinese Meridionale.

Scogliera Fiery Cross
Scogliera Fiery Cross (nota anche come isola Yongshu) era completamente immersa fino ad agosto 2014 quando le draghe cinesi hanno cominciato a scavare il sedimento circostante. Prima della costruzione, la presenza cinese era costituita da un unico bunker di cemento sulla punta sud-ovest del rilievo, ma l’isola da allora è divenuta la più grande delle Spratly, misurando circa 2,3 kmq. La nuova isola è quasi lunga due miglia e sembra essere il futuro sito di un aeroporto.

11Fiery Cross 6 febbraio 2015

21Fiery Cross 14 novembre 2014

Tra novembre 2014 e gennaio 2015, il sud-ovest del rilievo venne bonificato collegando l’aeroporto alla struttura in cemento armato originale e allargando la superficie della barriera corallina. Le attività di dragaggio non sono cessate, e la terra è ancora in espansione. Le fotografie recenti dei media filippini mostrano che le fondamenta di una grande costruzione a nord-est dell’isola.

Scogliera Johnson South
La Scogliera Johnson South ha subito una delle più straordinarie trasformazioni delle Spratly. Le foto pubblicate dal ministero degli Esteri filippino mostrano che la bonifica era iniziata nei primi mesi del 2014, e le nuove foto indicano che la costruzione è ancora in corso.

31Johnson South

All’inizio di settembre 2014 diverse notizie furono diffuse da IHS Janes e BBC sull’avvio di una grande costruzione. Non è chiaro esattamente quando sia iniziata, ma le foto scattate ai primi di dicembre 2014 mostrano chiaramente un edificio considerevole, forse alto più di dieci piani, in costruzione sulla nuova isola.

41Johnson South

Le fotografie scattate e diffuse dall’agenzia vietnamita Thanh Nien News mostrano una serie di cantieri, tra cui ciò che potrebbe essere un centro di controllo del traffico aereo. I media filippini affermano che la Scogliera Johnson South un giorno ospiterà una pista di atterraggio, ma le foto non provano tale affermazione. La barriera corallina è lunga circa 6 kmq, e l’isola circa 0,16 kmq, lasciando ampio spazio per ulteriori bonifiche.

Scogliera Cuarteron
La Scogliera Cuarteron è l’avamposto più occidentale e più meridionale della Cina nelle Spratly. Le bonifiche sulla barriera corallina sembrano essere iniziate nel marzo 2014. Da gennaio 2015 la Cina ha costruito 0,3-0,4 kmq di nuovo territorio. L’isola ospita una diga foranea, un piccolo avamposto militare, un elicottero, un porto artificiale e un molo. Foto satellitari mostrano delle costruzioni in corso, ma non sono abbastanza chiare per capire cosa si stia costruendo.

51Cuarteron

Scogliere Gaven
Le Scogliere Gaven ospitano un progetto di bonifica medio, che realizzato un’isola artificiale di circa 0,08 kmq. Tra giugno e agosto 2014 quest’isola s’è ampliata da piccolo avamposto al bastione di oggi. Le foto mostrano che la nuova isola ospita una caserma per operai e militari, container usati come rifugi temporanei, un porto artificiale e armi antiaeree. Secondo IHS Janes l’isola ospita radar e missili antinave.

6Gaven

Scogliera Hughes
Le bonifiche sulla Scoglier Hughes sembrano iniziate nel marzo 2014. Le foto satellitari suggeriscono che sia in corso sull’isola una nuova costruzione. I rapporti indicano che la nuova isola ospita un faro e di un avamposto militare.

7Hughes

Scogliera Subi
La Scogliera Subi, l’avamposto più settentrionale della Cina nel Mar Cinese Meridionale, è la più recente bonifica. Le foto satellitari dei primi di febbraio 2015 mostrano una significativa presenza di draghe che lavorano in due punti a sud-est e sud-ovest della barriera corallina. Il dragaggio a Subi apparve nelle foto satellitari scattate il 26 gennaio 2015, mostrando due draghe che avevano cominciato a lavorare sulla punta sud-ovest di Subi. Prima dell’inizio della bonifica, Subi ospitava un elicottero e un piccolo avamposto in calcestruzzo utilizzato da truppe di passaggio.

8Subi 8 febbraio 2015

9Subi 26 gennaio 2015

Scogliera Mischief
La Scogliera Mischief è l’avamposto più orientale della Cina nelle Spratly. Foto satellitari di fine gennaio indicano che la bonifica è appena iniziata. Queste foto mostrano la presenza di draghe a sud dell’isola, così come nuove terre separate da una struttura in calcestruzzo. Il rilievo Mischief è a meno di 200 miglia dall’isola filippina di Palawan (meno di 150 miglia in alcuni punti), mettendo così la barriera corallina all’interno della zona economica esclusiva della Filippine. Com’era prevedibile, l’avvio della bonifica nella Scogliera Mischief è stato accolto da ampie proteste delle Filippine.

10Mischief 26 gennaio 2015

111Mischief 26 gennaio 2015

Scogliera Eldad
La Scogliera Eldad ospita un banco di sabbia a forma di lacrima a nord. Dimensioni e forma del banco di sabbia sono coerenti nelle foto scattate tra gennaio 2012 e novembre 2013. Le foto più recenti mostrano un leggero aumento delle dimensioni del banco di sabbia, indicando una possibile bonifica elementare in corso sulla barriera Eldad. Queste foto non riprendono draghe e possono semplicemente mostrare cambiamenti naturali, ma intelligence e media filippini sostengono che Eldad sia in realtà obiettivo della bonifica cinese. La situazione sul Eldad è ambigua, e dovremmo continuare ad osservarla per notare un recupero.

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Sulla base di fotografie satellitari e rapporti d’intelligence è chiaro che la Cina attualmente bonifica almeno sette delle sue otto scogliere; Fiery Cross, Johnson South, Gaven, Hughes, Cuarteron, Subi, e Mishcief, e che una bonifica sarebbe iniziata anche su Eldad. I lavori su Johnson South, Gaven, Hughes e Cuarteron iniziarono nei primi mesi del 2014, la bonifica di Fiery Cross iniziava nell’agosto 2014, su Subi e Mischief a fine gennaio 2015. Bonifiche su Eldad potrebbe esser iniziate nel dicembre 2014. Le foto mostrano grandi costruzioni in corso sulle neo-isole Fiery Cross e Johnson South, mentre meno estese, ma sempre grandi costruzioni sono in corso a Hughes, Gaven e Cuarteron. Data la misura in cui il futuro controllo delle rotte nel Mar Cinese Meridionale influenzerà l’equilibrio di potere globale, la costruzione delle isole cinesi è degna di attenzione.

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La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese
Forse non è una grande idea per gli Stati Uniti mettersi contro la Russia?
Harry J. Kazianis The National Interest 25 febbraio 2015 – Russia Insider

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Ciò che Robert Kaplan ha così elegantemente soprannominato “Calderone dell’Asia”, il Mar Cinese Meridionale, potrebbe ribollire di nuovo. Ma il vero spunto è chi potrebbe accendere con la ‘massima’ fiamma tale caldaia virtuale: nientemeno che il presidente russo Vladimir Putin. Eventi a migliaia di chilometri di distanza, in Ucraina, potrebbero innescare una reazione a catena che potrebbero vedere la Cina dominare incontrastata questo grande specchio d’acqua grazie ad una grande infusione di armi e tecnologia russe, se l’occidente iniziasse ad armare l’Ucraina. Ma prima di arrivare ai succosi dettagli di come la Cina potrebbe diventare il “Master and Commander” del Mar Cinese Meridionale grazie all’assistenza russa, facciamo un doveroso passaggio dell’ultimo dramma in questo tormentato specchio d’acqua. Le tensioni sono aumentate nella regione Asia-Pacifico, la Cina continua a cambiare i fatti sul campo (“sull’acqua” potrebbe essere un termine migliore), continuando a lavorare su diversi enormi progetti di bonifica delle isole che molti analisti ritengono creeranno nelle maggiori isole abitate aeroporti, porti, stazioni radar e forse anche batterie di missili antinave. La motivazione è abbastanza ovvia, Pechino probabilmente dominerà il Mar Cinese Meridionale, se utilizza queste isole rivendicandone la sovranità. Nulla parla di “sovranità indiscutibile” che agendo da sovrano, come pattugliare il territorio rivendicato e farvi rispettare le leggi. Le basi nel Mar Cinese Meridionale, disponendosi su 9 o 10 famigerate linee tratteggiate, più che dei grandi segni su una mappa a Pechino, potrebbero realizzarlo.

Le nuove basi nella Cina meridionale + A2/AD = un incubo per USA ed alleati
Per le capacità militari cinesi molto è stato fatto negli ultimi anni, con la crescente capacità della RPC di negare a un avversario tecnologicamente avanzato (si pensi a Stati Uniti e/o Giappone) la capacità d’intervenire in diversi possibili scenari presso i suoi confini (Taiwan e/o Mar Cinese orientale e meridionale). Nei prossimi anni, tali capacità evolveranno e miglioreranno grazie alle innovazioni tecnologiche. Combinando probabili progressi tecnologici cinesi come missili da crociera più precisi e dalla maggiore autonomia e nuove basi nelle isole bonificate nel Mar Cinese Meridionale, a dir poco saranno l’incubo dei pianificatori di Stati Uniti e alleati, che fanno di tutto per garantirsi l’accesso alle regioni vitali dell’Asia-Pacifico. Denominato A2/AD dalla maggior parte degli specialisti militari occidentali, la Repubblica popolare cinese lentamente crea le condizioni in cui Stati Uniti, Giappone e altre forze alleate soffrirebbero pesanti perdite se un conflitto esplodesse sulla prima catena di isole, e in futuro, anche sulla seconda catena di isole. Attraverso diversi campi d’ingaggio (terra, mare, aria, informatica e spazio), le forze cinesi hanno perseguito un robusto programma di sviluppo di una serie di sistemi d’arma unici che sfruttano le debolezze specifiche delle forze di USA ed alleati. Mentre queste capacità sono già abbastanza robuste, e Washington ed alleati stendono piani per neutralizzare l’impatto di tale strategia (vedasi il il dibattito sul concetto Air-Sea Battle/JAM-GCC), qualcosa di ampiamente ignorato in molte recensioni sul problema è che Pechino già opera per acquisire la prossima generazione di piattaforme per armi A2/AD, oltre a sviluppare tattiche e strategie corrispondenti. La Cina negli ultimi anni ha sviluppato prototipi di caccia di 5° generazione, piattaforme per missili balistici antinave e missili da crociera a lungo raggio sempre più sofisticati. Tali sistemi non sono facili da produrre da una qualsiasi nazione. Se Pechino dovesse trovare un partner disponibile, potrà già avere tale tecnologia, compiendo il salto di qualità necessario per disporre di tali piattaforme avanzate per armi A2/AD anni prima di quando i produttori nazionali possano fare da soli. La Russia, in cerca di vendetta per la crisi in Ucraina, potrebbe fornire tale assistenza.

Come la Russia potrebbe aiutare la Cina: armi e tecnologia
Immaginate questo scenario: l’occidente decide che è il momento di armare l’Ucraina. La Russia decide che deve reagire e non solo in Europa. Il Presidente Putin tira fuori il mappamondo e cerca un luogo dove la potenza russa potrebbe meglio colpire gli Stati Uniti. I suoi occhi si illuminano su una zona che potrebbe non solo rafforzare i legami con un partner potenziale, ma danneggiare seriamente gli sforzi statunitensi per il “perno” su quella parte del mondo: il Mar Cinese Meridionale.

A2/AD vola alto: arriva il Su-35 russo
La Cina cerca di migliorare la sua capacità anti-accesso nel dominio dell’aria, con il tanto vociferato acquisto di Su-35 dalla Russia, acquisizione che potrebbe formalizzarsi se l’occidente arma l’Ucraina. Con un raggio d’azione maggiore rispetto agli attuali Su-27/J-11 della PLAAF, il Su-35 darebbe alla Cina la possibilità di schierare caccia avanzati per maggiori periodi sui Mari Cinesi orientale e meridionale, migliorando l’efficacia dei pattugliamenti nella recente Air Defense Identification Zone (ADIZ) sul Mar Cinese Orientale ed eventualmente aiutare Pechino a creare una ADIZ sul Mar Cinese Meridionale. L’aereo sarebbe probabilmente superiore alla maggior parte dei caccia in Asia (ad eccezione di F-22 e F-35) colmando il vuoto fin quando presumibilmente i velivoli furtivi nazionali di 5.ta generazione saranno operativi. Se la Cina dota gli aerei di armi antinave avanzate e li basa nei nuovi aerodromi sulle barriere Johnson e Fiery, una nuova e potente arma antiaccesso comparirebbe, con solide capacità di respingere le forze alleate in acque più sicure.

1458451A2/AD 2.0 sul mare: sottomarini e sonar
Nell’oceano, grazie ancora alla possibile collaborazione con la Russia, la Cina potrebbe cercare di migliorare le proprie capacità sottomarine con possibili nuovi sottomarini. Ciò si collega ad ulteriori notizie sulla possibile vendita di Su-35 negli ultimi anni. Mentre i rapporti variano sulla serietà dei negoziati, confermati e negati più volte, nuovamente si comprendono le tendenze cinesi nel rafforzare le proprie capacità A2/AD con l’aiuto russo. La nuova  tecnologia sottomarina sarebbe di vitale importanza per la Cina, non solo per la possibilità di schierare sottomarini più potenti, ma anche perché Pechino potrebbe potenzialmente trarre nuove tecnologie da questi mazzi. Ciò potrebbe includere motori AIP, tecnologie furtive e avanzate armi antinave dei russi talvolta venduti con i sottomarini. La PRC sembra interessata a migliorare la tecnologia anti-sottomarini (ASW), un punto debole tradizionale di Pechino. In un articolo per Proceedings dello scorso anno, i collaboratori della TNI Lyle Goldstein e Shannon Knight analizzavano le recenti opere cinesi suggerendo che Pechino “ha schierato nell’oceano reti acustiche fisse al largo delle sue coste, presumibilmente con l’intento di monitorare le attività sottomarine straniere nei mari vicini“. Citando altri saggi di provenienza cinese, la ricerca sembra confermare l’incursione di Pechino in questo importante settore della tecnologia militare. Mentre non vi è stata alcuna menzione specifica di un accordo sui sottomarini tra Russia e Cina, Mosca ha sicuramente l’esperienza per aiutare Pechino in questo senso. Considerando che gli sforzi degli Stati Uniti per mantenere l’accesso agli spazi eventualmente contestati dalla A2/AD cinese dipendono soprattutto dai sottomarini furtivi, una tale collaborazione in questo settore potrebbe rafforzare considerevolmente i piani A2/AD cinesi.

Perché la Russia potrebbe pensarci due volte: l’accordo del Su-27
Mentre la crisi ucraina certamente sarebbe un potente catalizzatore per la collaborazione tecnologica nella difesa sino-russa, per tali trasferimenti in passato Mosca ha pagato un prezzo pesante. La Russia farebbe certamente meglio a rivedere il passato, avendo indizi sul perché una vendita alla Cina potrebbe essere una sfida nel lungo termine. L’ultimo importante accordo aeronautico tra Mosca e Pechino, negli anni ’90, riguardava l’ancora molto ricercato aereo di 4.ta generazione Su-27 Flanker. A quel tempo la Russia non vendeva armamenti tecnologicamente avanzati a Pechino dalla frattura cino-sovietica, quando l’aumento delle tensioni scatenò scontri di confine. Quando l’URSS crollò, alla fine del 1991, l’industria bellica russa lottava per rimanere a galla. La Russia traboccava di armi che avrebbero aiutato i cinesi a un salto di diverse generazioni nella tecnologia militare, quindi una partnership sembrava avere senso. Per la Cina, l’accesso a tecnologia militare avanzata era cruciale e nel 1991 Pechino riteneva tale ricerca rilevante. Gli strateghi cinesi erano attoniti dalla velocità con cui gli Stati Uniti poterono sopraffare le forze armate irachene nella prima guerra del Golfo. I pianificatori militari cinesi si resero conto che gran parte delle loro armi era obsoleta di fronte a munizioni di precisione, bombardieri invisibili e aerei da combattimento guidati da sistemi di comando e controllo avanzati. La tecnologia russa, anche se non così avanzata come quella degli USA, diede la spinta tanto necessaria alla modernizzazione. Nel 1991 Mosca vendette a Pechino un lotto di 24 Su-27 per 1 miliardo di dollari. Nel 1995, la Cina acquistò altri 24 Su-27 dalla Russia, consegnati nel 1996. Nello stesso anno, Cina e Russia approfondirono la partnership quando Pechino comprò per circa 2,5 miliardi di dollari la licenza per la fabbricazione di altri 200 Su-27 presso la Shenyang Aircraft Company. Il contratto imponeva che l’importante versione cinese del Su-27 dotata di avionica, radar e motori russi, non potesse essere esportata. La Russia era preoccupata a che la Cina potesse conoscere abbastanza il Su-27 da poter un giorno venderlo a terzi, facendo perdere alla Russia potenzialmente miliardi di dollari nella vendita del caccia. Purtroppo per la Russia, l’accordo fu quasi un disastro. Dopo aver costruito circa 100 jet, la Cina annullò il contratto nel 2004. Pechino disse che gli aerei non soddisfacevano più le sue specifiche. Tre anni dopo, la Cina rigettò completamente l’accordo quando sviluppò il nuovo caccia J-11. L’aereo sembrava la copia esatta del Su-27. La Cina nega di aver copiato il Su-27, spiegando che l’aereo utilizza parti per lo più locali ed avionica e radar sviluppati nazionalmente.

Riflessioni
Mentre il dibattito si scalda a Washington sui modi per sanzionare la Russia per le sue azioni in Ucraina, Mosca ha più modi di reagire se l’occidente armasse l’Ucraina. Infatti, quanto sopra è solo una delle molte possibilità. Mosca potrebbe seguire l’azione descritta con la Cina, fornendo armi e tecnologia che potrebbero esacerbare la tendenza della Cina verso sud e in altre contese future. Tuttavia, la Russia ha molti altri modi di creare difficoltà all’occidente; per esempio nei colloqui sul nucleare Iran o ingraziarsi altre nazioni in rotta con l’occidente come Corea democratica, Venezuela e varie altre. E la Russia, naturalmente, ha la capacità di alzare drammaticamente la posta in Ucraina fornendo ai separatisti armi più avanzate per contrastare le possibili armi occidentali.

LKqBT
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Dopo Libia, Siria, Iraq, circondano la Russia…”

Aleksandr Kots e Dmitrij Steshin, Komsomolskaja Pravda 27 novembre 2014 – Slavjangrad7656916Un combattente della Brigata Vostok di Donetsk ci ha detto come fu inviato in URSS con un programma semi-segreto chiamato ‘Watan’, e perché è giunto nel Donbas.

Nipote di Hekmatyar
Abbiamo conosciuto Abdullah a Saur-Mogila. Incontrare persone straordinarie in guerra è sempre casuale. Non possono essere inventati; non vi è alcun programma per incontrarli. Compaiono sulla nostra strada, colorando il duro grigiore dei combattimenti con toni inaspettati. Nel Donbas, avere la barba è di moda tra la Milizia. Quindi, non riconosciamo immediatamente il ragazzo bruno con un mitra, nativo dell’Afghanistan. Tanto più che parla un russo molto scorrevole.

“Di dove sei?” chiede lo scrittore Aleksandr Prokhanov, in cima a Saur-Mogila. Abdullah lo scortava come guardia.
“Sono un pashtun della tribù Alokozai”, sorride il ragazzo con la barba. “Vicino il Waziristan”.

“Kipling intitolò una poesia ‘guado sul fiume Kabul'”, ricorda Prokhanov.
“Era una spia inglese”, continua Abdullah inaspettatamente. “C’era questa istituzione degli agenti politici in Afghanistan un secolo e mezzo prima che arrivassero i russi”.

“Chi contava nella tua tribù Alokozai?” chiediamo.
“Mio pro-zio Gulbuddin Hekmatyar” (capo del partito politico Hizb-e Islami), spiega senza imbarazzo il pashtun.
Hekmatyar è infausto. Nel 2003 gli Stati Uniti lo dichiararono terrorista internazionale per collaborazione con al-Qaida.

“Lo vidi a Peshawar dopo la guerra, per negoziare il rilascio dei nostri prigionieri. Mi ospitò e mi diede una tazza di tè”, continua Prokhanov con cautela, cercando di capire da che parte stia l’afghano. “Eri a Tora Bora?”
“Hekmatyar dominava il posto; aiutò bin Ladin”, scuote la testa Abdullah. “Ora, in vecchiaia ha capito che presto sarà al cospetto di Dio con le mani insanguinate. Cerca di fare buone azioni. Avete sentito la storia della rivolta nel carcere pakistano, dove i nostri agenti del KHAD (l’agenzia d’intelligence afghana nel 1980-1992) e dei russi erano detenuti? Si ribellarono”.

“Nessuno sopravvisse…”
“No, li martellato con gli obici. Proprio così”, il pashtun indica le rovine del complesso Saur-Mogila.
Cerchiamo di parlare, ma Abdullah, educatamente e anche valorosamente, si scusa essendo al lavoro, guardia di un ospite importante. L’incontriamo il giorno successivo, per capire cosa l’ha portato in Nuova Russia.

875316Il programma Watan
Abdullah giunse in Unione Sovietica nel 1985 col programma semi-segreto Watan. Orfani i cui padri erano stati uccisi dai Dushman (termine usato da afghani e russi per definire i mujahidin, dalla parola pashto “nemico”, ndr), Furono raccolti da diverse città, province e tribù. Il novanta per cento di loro erano figli di funzionari e soldati del governo filo-sovietico. In URSS ebbero una formazione fortemente laica per infondere nuova vitalità alla Repubblica Democratica dell’Afghanistan.
“Mio padre fu governatore della provincia di Badakhshan”, ricorda Abdullah. “Fu attirato in una trappola e poi ucciso con munizioni esplosive. Prima gli spararono alle mani, poi alle gambe. Gridavano ‘Allahu Akbar!’ Non è bene fare queste cose in nome di Dio”.

“La maggior parte della tua famiglia è laggiù?”
“La mia famiglia è divisa in due campi, filo-sovietica e pro-americana con l’idea della jihad. La mia famiglia è stata distrutta, come l’Afghanistan, dove ci siamo distrutti a vicenda. La linea paterna del mio clan è estinta. Per inciso, chi combatté le forze sovietiche ora se ne pente amaramente”.

“Cosa hai fatto nel programma ‘Watan’? Cosa ricordi della tua infanzia?”
“Naturalmente studiammo molto. Avevamo insegnanti russi e afghani. Studiammo le scienze profane e religiose… Ci insegnarono anche l’Islam. I cristiani non ci dissero: ‘Ecco il nostro unico vero Dio’. Sapevano che saremmo tornato nel nostro Paese e rispettarono le nostre tradizioni e caratteristiche genetiche. Per quanto ne so, 1800 bambini furono coinvolti nel programma. Ma ora metà di loro se n’è andata. Nei turbolenti anni ’90 molti ragazzi che ricevettero una formazione eccellente finirono per strada. Non ricevemmo cittadinanza e alcun documento: “Voi siete qui illegalmente. Tornate a casa…” A quel tempo eravamo già degli estranei (in Afghanistan). Al potere c’erano quelli contro cui fummo addestrati. E qui (in Russia) non eravamo i benvenuti. Alcuni furono deportati e uccisi lì come “agenti russi”. Finì in strada a quattordici anni. Tutto si capovolse. Coloro che ci parlarono del futuro luminoso divennero immediatamente democratici. Da compagni si trasformarono in maestri.

577547Paralleli tra le due guerre
“Cosa pensi di ciò che accade oggi, qui nel Donbas?”
“La guerra è la stessa che in Afghanistan. Gli USA l’hanno provocata lì e così il mio popolo ancora mendica. Il Paese più povero, il nostro. Il più devastato, il nostro. Vogliono fare le stesse cose qui. È uno schema collaudato. Vogliono che i russi bombardino la madre delle città russe, Kiev. L’hanno già calcolato. In ogni caso, saremo a Kiev”.

“C’è qualche somiglianza tra le due guerre, in Afghanistan e in Ucraina?”
“A parte terreno, mentalità e componente religiosa, sono identiche. Nel nostro team ci sono ragazzi che hanno prestato servizio in Afghanistan, persone già invecchiate. Una volta hanno aiutato il mio popolo, ed ora ho l’opportunità di aiutarli. Non voglio che la tua famiglia sia distrutta come la mia”.

“Che cosa succederà secondo te?”
“Se non si trova un terreno comune, sinceramente col cuore e non solo sulla carta, sarà una tragedia per secoli. Non ci sarà tranquillità, per Poroshenko o chiunque altro. Si aspetteranno sempre di essere assassinati, anche in esilio. L’altro ieri passavo per strada e una nonna chiedeva soldi alla gente. Mi fermò gridandomi: ‘Figlio mio, quando avremo le pensioni? Ho fame’. Per quattro mesi i pensionati non hanno avuto la pensione. Non so come riescano a sopravvivere. Tutto quello che abbiamo lo condividiamo con loro. Infatti, l’esito della guerra dipende non solo da chi è qui. Lì, a Kiev, la gente salta e grida ‘Chi non salta è un Moskal”.

1452510‘A Kiev saltano in attesa di noi’
“Chiaramente non sono per la pace…”
“In realtà pensano, ‘dovreste arrivare subito’. Costoro dovrebbero dirlo. Soprattutto la classe media, dalle lenzuola inamidate e nei suoi appartamenti… In caso contrario, i Grad pioveranno su quelle lenzuola inamidate, come qui. Sono la classe media, gli intellettuali, che Lenin definiva così nettamente, che permettono ai Grad di piovere sulle città del Donbas. L’elite può fermare tutto, ma vigliaccamente tace. È il momento di sostituirla”.

“Pensi che la pace sia possibile?”
“Ascolta, Ucraina e Russia sono una cosa sola. State solo per essere circondati. Guarda: Asia centrale, Libia, Siria, Iraq, Afghanistan, sono tutti alleati dei russi. Noi siamo quasi finiti; ora vengono da voi, e non si fermeranno. L’obiettivo principale non siamo noi o l’Ucraina, ma voi russi. Voi che passate le vacanze al mare, lavorate in ufficio, verranno anche da voi. Andrete in altre città pensando quanto la Russia sia vasta. Non si può tranquillamente guardare ciò che accade qui. O sarete schiavi o vi alzerete per imporvi. Uno dei vostri grandi disse: ‘La lingua russa salverà se stessa e il mondo‘. Penso che stia accadendo oggi, è una prova di Dio. Vedete chi servono. La televisione e i valori occidentali hanno praticamente espulso Dio dall’anima. Ma non del tutto. Ci sono ancora molti che si ricordano chi sono e da dove vengono. L’enorme numero di volontari ne è la prova. Molte volte si è tentato di prendere questa Terra; ora ci provano di nuovo. Ma non l’avranno e noi non bombarderemo Kiev come vorrebbero. Questa è la nostra città, il nostro Paese. Le persone sedute là fuori, in attesa… Saltano, saltano e aspettano quando arriveremo. E arriveremo. Siate pazienti solo un po'”.

1424535Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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