La NATO dilaga a oriente

Wayne Madsen SCF 21.04.2017Una serie di movimenti dei partner dell’Iniziativa della Cooperazione d’Istanbul (ICI), gli Emirati Arabi Uniti, sono osservati dalle nazioni litoranee dell’Oceano Indiano che si chiedono se il patto “nordatlantico” arrivi nell’Oceano Indiano e nella Penisola Araba grazie a un accordo di “outsourcing” con le nazioni del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC). Il 27 gennaio, mentre gli occhi del mondo puntavano sull’amministrazione Trump, da una settimana a Washington, credendo che la NATO divenisse un guscio vuoto, secondo la convinzione di Trump che fosse “obsoleta”, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg apriva il centro regionale dell’Iniziativa della Cooperazione d’Istanbul (ICI) della NATO in Quwayt. Oltre a Stoltenberg alla cerimonia di apertura vi erano il segretario generale del GCC, i rappresentanti dei 28 membri del Consiglio Nord Atlantico e funzionari del governo del Quwayt, nonché di Bahrayn, UAE, Arabia Saudita, Qatar e Oman. L’apertura di una struttura NATO nel Golfo Persico è un salto inedito del blocco, destinato alla difesa del “Nord Atlantico”, verso le lontane acque dell’Asia. L’operazione del Quwayt seguiva la firma del programma di partenariato e cooperazione individuale (IPCP) tra NATO e UAE dello scorso ottobre. L’accordo è volto a rafforzare i legami tra NATO e UAE su operazioni e missioni della NATO e per una maggiore interoperabilità. L’ammissione de facto degli UAE nella NATO segue i numerosi rafforzamenti militari della federazione del Golfo nell’Oceano Indiano e nel Corno d’Africa. C’è la convinzione che la NATO usi gli Emirati Arabi Uniti per estendere l’influenza militare e politica sull’Oceano Indiano, compresi Golfo Persico, Golfo di Aden e Mar Rosso. La NATO ha già una notevole presenza militare nella regione del Golfo e nell’Oceano Indiano. La Quinta Flotta degli Stati Uniti fa base nella capitale del Bahrayn di Manama. La base aerea di al-Udayd in Qatar rimane uno dei più grandi avamposti degli USA in Medio Oriente. La base è la sede del Comando Centrale degli Stati Uniti, del Comando Centrale delle Forze Armate Statunitensi, dell’Expeditionary Air Group della Royal Air Force e del 379.th Air Expeditionary Wing dell’USAF. L’UAE fa la sua parte con le basi militari della NATO e partner, come la Royal Australian Air Force, con la base aerea di al-Minhad, a sud di Dubai, il centro militare statunitense presso la base aerea di al-Dhafra, vicino ad Abu Dhabi, il porto di Jabal Ali a Dubai e la base navale Fujayrah nel Mar Arabico. Vi sono anche basi militari statunitensi presso la base aera Ali al-Salam, Camp Arifjan, Camp Buehring e la base navale a Quwayt City; le basi Masirah e Thumrait nell’Oman; la base aerea Isa in Bahrain; Camp Lemonnier a Gibuti; Camp Eskan presso Riyadh, in Arabia Saudita; Manda Bay in Kenya; l’Aeroporto Internazionale Victoria sull’Isola di Mahé nelle Seychelles; la base aerea Baledogle in Somalia e il grande centro di supporto navale di Diego Garcia nel Territorio dell’Oceano Indiano Britannico. Gli Stati Uniti hanno mostrato interesse a sviluppare un impianto di sorveglianza marittima sulle isole Cocos, governate dall’Australia, nell’Oceano Indiano orientale. Personale specializzato negli Stati Uniti è stato avvistato a Zanzibar, da cui furono cacciati i militari statunitensi nel 1964. Un sito balneare di sei acri, della cosiddetta nuova ambasciata statunitense nella capitale dello Sri Lanka di Colombo, è ritenuto dagli abitanti una base militare.
Con la scusa di sostenere la coalizione del GCC che combatte i ribelli huthi nella sanguinosa guerra civile dello Yemen, gli UAE acquisiscono strutture nella regione, la cui più pregiata è l’isola strategica di Socotra nel Golfo di Aden. Vista dagli Stati Uniti come base navale e d’intelligence fin dalla fine della guerra fredda, vi sono rapporti secondo cui il presidente in esilio dello Yemen, Abdrabuh Mansur Hadi avrebbe affittato le isole Socotra e Abd al-Quri agli UAE nel 2014, prima di fuggire in Arabia Saudita. Abd al-Quri è una piccola isola a 65 miglia a sud-ovest di Socotra. Dall’inizio della guerra civile nello Yemen, gli UAE hanno approfittato dell’assenza di un governo stabile per espandere l’influenza a Socotra. L’accordo degli UAE su Socotra sarebbe in cambio del sostegno ad Hadi e ai suoi alleati sauditi nel tentativo militare di sottrarre lo Yemen settentrionale ai ribelli huthi sostenuti dall’Iran, che hanno preso la capitale yemenita Sana. In precedenza, parte della provincia dell’Hadhramaut dello Yemen, Socotra è diventata una provincia nel 2013. Prima che l’ex-Yemen del Sud ottenesse l’indipendenza dalla Gran Bretagna, Socotra era un possedimento del sultanato Mahra di Qishn nell’Hadhramaut del protettorato dell’Arabia del Sud. La separazione di Socotra dall’Hadhramaut e l’assegnazione dichiarata agli UAE non sono riconosciute dal pretendente al trono dell’ex-sultanato Mahra Abdullah bin Isa. Le operazioni militari statunitensi nello Yemen a sostegno della coalizione saudita sarebbero contro al-Qaida nella penisola araba (AQAP), ma sembra sempre più che gli effettivi bersagli di droni, missili e forze speciali statunitensi siano le tribù fedeli agli ex-governanti bin Isa, i ribelli huthi e i combattenti indipendentisti sudyemeniti. La compagnia aerea degli UAE, Rotana Jet, offre servizi diretti tra Abu Dhabi e Socotra. L’Air Yemenia provvede alla tratta diretta tra Socotra e Dubai. C’è ragione di credere che gli UAE si siano rivolti agli Stati Uniti per affittare Socotra e che sia solo questione di tempo prima che personale USA e NATO arrivi sull’isola, probabilmente con il partenariato ICI-NATO. Alcuni rapporti affermano che l’affitto valga 99 anni, quanto gli Stati Uniti affittarono la base navale di Guantanamo Bay da Cuba appena indipendente. Gli Stati Uniti hanno abrogato il contratto d’affitto di Guantanamo rifiutando di lasciare la base dopo la risoluzione nel 1999.
Ad Abu Dhabi ha sede la compagnia militare privata Reflex Responses (R2), gestita dal fondatore di Blackwater Erik Prince. La sorella, Betsy DeVos, è segretaria all’istruzione di Trump. Prince avrebbe consigliato la squadra di transizione di Trump partecipando alle riunioni entrando dal retro della Trump Tower a Manhattan. Gli osservatori del Medio Oriente ritengono R2 emanazione della CIA dedita ad arruolare mercenari provenienti da Paesi come Colombia, Sudafrica e Cile per combattere come agenti statunitensi in guerre come quella civile nello Yemen. Il personale operativo di R2 ha sede centrale presso la base militare degli UAE, la Military City al-Zayad presso Abu Dhabi. Prince e il principe di Abu Dhabi comandano congiuntamente 1400 colombiani, i cui ufficiali sono principalmente ex-militari statunitensi e inglesi. Gli UAE hanno acquisto altre basi militari nell’Oceano Indiano. Recentemente hanno firmato un accordo con la Repubblica del Somaliland, non riconosciuta, per stabilire una grande base navale nel porto di Berbera sul Golfo di Aden. Nell’ottobre 2015, le forze degli UAE occuparono l’isola yemenita Perim, nello stretto di Bab al-Mandab, tra Mar Rosso e Golfo di Aden. L’isola era sotto il controllo delle forze huthi che combattono il governo fantoccio dei sauditi dello Yemen. Il presidente degli UAE ha costruito un grande palazzo per le vacanze sull’isola Mahé nelle Seychelles, in quella che una volta era una stazione di ascolto statunitense. L’Arabia Saudita, secondo quanto riferito, ha acquistato l’atollo Faafu nelle Maldive. Il “mega progetto” previsto per l’atollo dai sauditi sarebbe una base commerciale/navale. Il governo maldiviano lo nega, ma ha ammesso il megaprogetto saudita da 10 miliardi di dollari. Gli abitanti dell’atollo ne sono preoccupati, e una protesta contro l’accordo saudita si è svolta sull’isola principale di Bilehdhoo.
Stati Uniti e NATO hanno accesso alle basi militari francesi di Mayotte, vicino il Madagascar; dell’isola della Riunione, e dell’arcipelago Kerguelen nell’Oceano Indiano meridionale, vicino all’Antartide. La Francia ha anche impianti ad Abu Dhabi, presso la base aerea al-Dhafra; la base navale Mina Zayad e la base della Legione Straniera Francese a 50 miglia dalla città di Abu Dhabi. Stati Uniti e NATO militarizzano la regione dell’Oceano Indiano tanto quanto l’Atlantico settentrionale e il Mediterraneo. La NATO e i suoi padroni di Washington, ora alleati con i partner ICI del Golfo Persico, intendono spingere l’Alleanza Atlantica ben oltre l’Oceano Atlantico, nell”Oceano Indiano e nel Pacifico. Rimane la domanda. A quale fine?Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hama 1982: i Fratelli Musulmani in Siria

La banda dei Fratelli Musulmani in Siria: Una storia di criminalità e collaborazione con i colonizzatori
Munir Ayham
1 – La nascita dell’organizzazione avvenne nel 1936
Il capo dell’organizzazione aveva rapporti con i servizi segreti inglesi, si chiamava Hassan al-Banna, l’istruttore di Mustafa al-Sibai in Egitto. Quando Mustafa tornò a Damasco, incontrò l’organizzatore dal nome di “giovane Maometto”, Mustafa al-Sibai, che aveva costituito l’organizzazione dal nome “Fratelli Musulmani”. L’organizzazione tenne numerose conferenze e nella terza conferenza tenutasi a Damasco, si decise di creare il comando centrale a Aleppo, perché era più vicina alla Turchia; la fratellanza musulmana considera il dominio ottomano una continuazione del califfato islamico. Mustafa Sibai, il primo osservatore dei fratelli musulmani, ne emerse come il fondatore. Un altro, Marwan Hadid che aveva studiato a Cairo negli anni cinquanta, tornò in Siria come Imam della moschea ed iniziò a diffondere “Il pensiero della mia colpa” dal pulpito della sua moschea. Nel 1973 Marwan Hadid contattò i criminali Hosny Abo e Mohammad Tamim al-Shaqfa e concordarono la costituzione di una sezione armata della fratellanza musulmana nominandola “i combattenti dell’avanguardia” autori dei crimini più indicibili in Siria, tra cui i massacri di Azbaqiah e della scuola di artiglieria. Il criminale Marwan Hadid aveva collaborato con molte bande ad Hama e contattò religiosi musulmani e associazioni islamiche in provincia, chiedendoli di emettere fatwa per la jihad contro il regime e la condanna a morte di chi si opponeva alle sue idee.
Nel 1976 il successore di Marwan Hadid fu Abd al-Satar, che nella sua prima operazione uccise il Maggiore Muhammad Gharra ad Hama. A Damasco altri criminali, Irfan Madani, Jamal Amari, Ayman Sharbatji, Basam Faraon, Abdulnasser Abasi e Riad Humul formarono un ramo dell’organizzazione dei fratelli musulmani, questa banda distribuiva volantini firmati come Partito comunista, in modo da ingannare le autorità; due settimane dopo fu assassinato il Dottor Mohammad Fadil dai criminali Amar Marqa e Faisal Ganama, poi fu assassinato il Dottor Ibrahim Naamah dai criminali Hisham Jumbaz e Ayman Sharbatji. Nell’organizzazione in Siria fu eletto Ali al-Byanuni, supervisore generale che, come ufficiale nelle istituzioni, era l’informatore dell’organizzazione. Ad Hassan Haluf fu assegnato il compito di arruolare i vari infiltrati nelle istituzioni, per operazioni criminali nelle province.
Ad Homs furono assegnati Abdel-Qadir Zahran e Ismail Jada
Ad Idlib furono assegnati Ahmad Salah Hasnawi e Said Qais
Ad Aleppo fu assegnato Hassan Agil
A Jisir al-Shughur fu assegnato Ali al-Jabi
A Lataqia furono assegnati Ahmad Nisana e Burhan Julaq
A Damasco, l’organizzazione prese di mira i circoli religiosi nelle moschee per reclutare i giovani. Uno dei luoghi più importanti per il reclutamento fu la moschea nella zona di Muhajirin e un’altra nella zona di Midan. I nomi dei funzionari dell’organizzazione a Damasco erano:
Jamil al-Jamil a Qafar Susah
Ali al-Sidawi a Duma
Muhammad al-Sfar a Quswah
Muhammad al-Qatib a Dara
Ahmad Az al-Din a Madaya
Shahdan al-Ammar e al-Din al-Bazilti nella zona di Ruqun al-Din.
Questi personaggi attirarono i giovani e li reclutarono nei combattenti dell’avanguardia. Questi giovani furono istruiti nelle tecniche per nascondere armi da fuoco e nello smontare e rimontare l’arma, nel pedinamento di personaggi politici e dei palazzi istituzionali, facendo ogni sorta di pressione psicologica in modo che fossero implicati nel loro gruppo, comunque. Un modo crudele di addestrarli consisteva nell’uccidere persone innocenti come gli spazzini che uscivano all’alba per pulire le strade.

2 – La banda di criminali dei fratelli musulmani
L’organizzazione segreta avviò le operazioni terroristiche in Siria, sotto forma di attentati, uccisioni, esplosioni, omicidi di figure governative, leader politici e religiosi, membri del partito, oltre ad una serie di brillanti professionisti, medici, ingegneri e funzionari. Le vittime più importanti furono i martiri:
1 – il colonnello Ali Haidar governatore di Hama assassinato nell’ottobre 1976
2 – il dottor Muhammad Fadil presidente dell’università di Damasco assassinato nel febbraio 1977
3 – Il comandante della brigata missilistica Abdul-Qarim Razuq che l’occidente considerava uno dei migliori al mondo nella tecnica missilistica, assassinato nel giugno 1977
4 – il professore Ali bin Abdul al-Ali dell’università di Aleppo, assassinato nel novembre 1977
5 – il direttore generale dei medici dentisti Dottor Ibrahim Naamah ucciso nel marzo 1978
6 – il colonnello Ahmad Qalil direttore della polizia nel ministero dell’interno, assassinato nell’agosto 1978
7 – Adel Mayina, procuratore della suprema corte per la sicurezza assassinato nell’aprile 1979
8 – il Dottor Shahadah Qalil specialista mondiale di neuro-chirurgia oltre ad essere medico privato del defunto presidente siriano Hafiz al-Assad, assassinato nell’agosto 1979.
Gli atti più eclatanti si verificarono ad Aleppo dal 16 giugno al luglio 1979, quando fu assassinato un grande numero di allievi ufficiali della scuola d’artiglieria di Aleppo, in seguito noto come massacro della scuola ufficiali, comandata dal criminale Ibrahim Yusif, complice dell’organizzazione dei Fratelli mussulmani, che fece riunire gli studenti nella sala da pranzo e che separò secondo la loro appartenenza religiosa, per poi dare l’ordine ad elementi dei fratelli musulmani di aprire il fuoco con fucili mitragliatori e granate, provocando 83 caduti, senza risparmiare dei tecnici russi, anche loro uccisi, inoltre ci fu il ferimento di dieci esperti in una serie di attentati nel gennaio 1980.
Agli inizi del 1980 il team dei Fratelli musulmani inviò dei cecchini per uccidere membri del governo e del partito, Abdul Aziz al-Adi della sezione di Hama fu ucciso brutalmente con sua moglie e i suoi figli, e il corpo gettato in strada; invece sopravvisse ad un attacco un membro del partito che si chiamava Ahmad al-Assad, dopo che fu gettata una bomba a casa sua, e nel giugno 1980 i terroristi della Fratellanza musulmana tesero un agguato al consigliere esecutivo della provincia di Aleppo, Ali Baghdadi, e ammazzarono uno dei suoi fratelli, invece l’altro fratello fu ferito allo stomaco. Ad Aleppo tra il 1979 e il 1981, i terroristi dei Fratelli musulmani uccisero 300 persone tra membri del governo e del partito, professionisti e una dozzina di religiosi musulmani che si opponeva ai loro crimini, il più importante martire fu l’imam Muhammad al-Shami, massacrato nella sua moschea di Sulaimania di Aleppo, il 2 febbraio 1980, inoltre il presidente siriano Hafiz al-Assad sopravvisse ad un attentato dei Fratelli musulmani che lanciarono due bombe e spararono mentre il presidente era in attesa di un diplomatico africano, presso la porta del Palazzo degli ospiti, il presidente Hafiz al-Assad si accorse di una delle bombe e la calciò allontanando il pericolo, mentre l’altra fu vista da una delle guardie la guardia del corpo, il martire Qalid al-Husain, che gettò il presidente a terra e fece uno scudo con il suo corpo per proteggerlo.

3 – Massacro della scuola di artiglieria di Aleppo
Alle prime ore dell’alba di domenica 17 giugno 1979, il generale Hiqmat al-Shihabi contattò il Capo di stato maggiore dell’esercito Hafiz al-Assad che era presente in quel momento a Baghdad e lo informò del massacro accaduto nella scuola di artiglieria di Aleppo per mano della banda dei Fratelli musulmani, alcune ore prima le truppe dei servizi segreti militari siriani erano entrati nella scuola di artiglieria dove trovarono i corpi dei martiri degli allievi ufficiali, nella sala del simposio piena di cadaveri, sangue e resti umani ovunque e dei molti allievi ufficiali feriti; le parole scritte sulla lavagna macchiata di sangue dagli attentatori: la Fratellanza musulmana, i combattenti dell’avanguardia firmarono il massacro. Nel cortile della scuola i servizi segreti militari trovarono un allievo ufficiale ferito, era fuggito dalla sala del seminario e aveva incontrato l’ufficiale in servizio chiedendo aiuto, dicendo: signore non vede cosa hanno fatto questi criminali, ma questi era traditore e complice della banda, il capitano Ibrahim Yusif che ordinò al commando degli attentatori di sparargli ferendolo gravemente. Riguardo la pianificazione dell’atroce massacro contro gli allievi ufficiali, alle 18.30 del sabato 1979 il capitano traditore Ibrahim Yusif aveva lasciato la scuola di artiglieria con un’auto guidata dal sergente, criminale anche lui, il traditore Abdul Rashid Husain, recandosi lì vicino dove li attendeva il commando dei criminali fratelli mussulmani, i più importanti dell’organizzazione di Aleppo, il capo egiziano Hosni Abo e il suo vice Adnan Aqla, Zuhair Qaluta, Ramiz Issa e Ayman al-Qatib. Diede loro uniformi con diversi gradi e si sparpagliarono attorno l’edificio del seminario, dicendogli di attendere il suo segnale dopo di che il traditore Ibrahim Yusif fece raccogliere tutti gli allievi ufficiali con il pretesto di una riunione con il direttore del collegio per dargli alcune istruzioni, erano 300 allievi ufficiali riuniti nella sala e una volta entrati il criminale Ibrahim Yusif, accompagnato da Hosni Abo e Adnan Aqla, lesse alcuni nomi e gli chiese di lasciare la sala, ma questi erano i criminali infiltrati Yahia Qamil al-Najar e Mani Mahmud al-Qalaf, che erano d’accordo con il criminale Ibrahim Yusif e tornarono a prendere posizione fuori dal seminario per l’esecuzione del delitto, che fu respinta dagli allievi ufficiali, i martiri Muhsan Amir e Muhammad al-Dawiya, anche loro usciti dal seminario. Dopo l’ordine dello sporco crimine, Ibrahim Yusif con alcuni ufficiali in ostaggio che dovevano essere in contatto con la dirigenza… andarono verso il quartiere generale della guardia accompagnati dai criminali Mustafa Qasar, Mahir Attar, Adel Dalal e uccisero la prima recluta Hosib Manuqian e quando vide il suo collega insanguinato la seconda recluta, che si chiamava Abdul Aziz Qalif, con il suo fucile tentò di sparare ma era scarico, perché il criminale Ibrahim Yousif aveva ordinato di non caricare i fucili prima delle otto, quando videro che prese in mano l’arma, lo uccisero subito.
Verso le otto, il criminale Ibrahim Yusif diede ordine ai criminali che avevano circondato l’edificio di aprire il fuoco intensamente e di lanciare granate da tutte le direzioni sugli allievi ufficiali, ne morirono 34 all’istante e altri morirono dissanguati, l’eroe martire capitano Ahmad Zuhairi prese in mano una bomba lanciata dai criminali, per proteggere i suoi colleghi e corse fuori dalla sala facendo da scudo con il suo corpo; un altro capitano, che si chiamava Sulaiman Rashid Ismail Amar, aveva affrontato la morte attaccando un aggressore che gli sparò in testa, nel frattempo molti feriti riuscirono a scappare dal seminario, i criminali cercarono di inseguirli, ma alcuni sopravvissero al massacro. Dopo l’operazione, i terroristi della fratellanza mussulmana uscirono dalla scuola accompagnati dal traditore Ibrahim Yusif con l’auto guidata dal traditore Abdul Rashid Husain, che tornò come se nulla fosse accaduto.
I militari dell’intilligence Abdul-Rashid al-Husain, Mani Qalaf e Yahya Najar furono consegnati immediatamente al tribunale su testimonianza degli ufficiali sopravvissuti. I criminali furono portati nel campo della scuola di artiglieria e condannati a morte. Nel novembre 1979 la sicurezza militare arrestò il criminale Hosny Abo, coapo del gruppo armato di Aleppo, e dopo essere stato processato fu anch’egli condannato a morte e giustiziato. Il 3 giugno 1980 le forze di sicurezza scovarono il criminale Ibrahim Yusif nel suo nascondiglio ad Aleppo, e dopo averlo circondato fu ucciso dopo un feroce scontro e si dice che il suo corpo fu trasferito nella scuola di artiglieria passando davanti le classi degli allievi ufficiali che sputarono sul cadavere e cercarono di farlo a pezzi. Nel 1982 le forza di sicurezza arrestò il criminale Hadnan Aqla e lo consegnarono alla corte di sicurezza dello Stato.
Dopo il massacro il popolo siriano manifestò in massa ad Aleppo, Homs, Idlib, Damasco Lataqia, Hasaqah, Dair al-Zur e altre località, chiedendo la cattura dell’intera banda.

4 – Il massacro dell’Azbaqiah
Il 29 novembre del 1981 la banda dei fratelli musulmani di Yasin bin Muhammad Sarij fece esplodere un’autobomba nel quartiere di Damasco di al-Azbaqiah, un’auto Honda caricata con 300kg di tritolo (TNT), uccidendo oltre 175 persone. Alcuni nomi dei martiri individuati dai resti dei corpi: Muhammad Iqsan al-Musaian, Umar Faruq al-Zubi, Burhan Shams al-Din, Qasim bin MUhammad Rustam, Id Maqario Qira, Zahi Lutfi al-Samin, Muhammad bin al-Abidin, Dia al-Laham. E alcuni nomi dei feriti: Muhammad Ziad Biram, Muhammad Nur, Muhammad Shahadah, Nasir Fashetqi, Muhammad Ahmad Sadiq, Antun Tahtuh, Abdul Nadir Qatib, Musa Mahmud, Marwan al-Salah, Mahmud Hamidi, Muhammad Dudi, Uzzo Shah al-Bustani, Najah Salim al-Hulu, Rana Ayub, Nada al-Sadiq, Ratibah al-Hajah, Ismail Abdo Abbud, Nazir Abdalla Hazim, Mustafa Najar, Ali Saqaf, Riad Bilal, Maliq Shahadah, Ahmad Qarim, Adnan Muhammad Tahan, Ahmad Awad, Muhammad Zaqaria Sharif, Mutanios Jabur Isbar, Yasin Sharara, Umaya Usman e altri. Questo attentato fu il più devastante della storia siriana. La maggior parte delle vittime erano civili, quest’esplosione avvenne nell’ora di punta delle 11,20 del mattino, e furono danneggiati gravemente anche i palazzi circostanti e parti di corpi volarono dappertutto, i soccorritori impiegarono parecchio tempo per estrarli dalle macerie. Alcuni testimoni oculari dissero di avere visto un autobus che passava in quel momento in via Baghdad, alzarsi da terra a seguito dell’esplosione e disintegrarsi, tutti i 31 passeggeri morirono; i feriti furono trasportati nei vari ospedali della capitale e alcuni furono trasportati con auto private, a seguito dell’esplosione 40 famiglie persero le loro abitazioni.
Racconta un testimone oculare del tragico attentato: ero giovane quando vi furono le esplosioni di Damasco, negli anni ottanta, ci eravamo spostati nella zona di Ruqun al-Din, in una casa in affitto per nostra sicurezza, ma non eravamo tranquilli, perché arrivarono a minacciarci nel nostro appartamento. Un ufficiale dice: non dimenticherò mai e rimarrà nella mia memoria come se l’orologio si fosse fermato il 29 novembre 1981, quando morirono 175 persone, dice l’amico, un ufficiale che era nella zona dell’esplosione e che per prima cosa vide, tra la polvere, un gatto stringere tra i denti una mano umano, e l’ufficiale prese in mano la sua pistola e sparò al gatto. Fino ad oggi non riuscirò a dimenticare quella scena e l’importanza della pace in Siria.
I fratelli musulmani si giustificarono dicendo che i combattenti dell’avanguardia che compirono l’attentato all’Azbaqiah, avevano agito indipendentemente. Una delle rivendicazioni dei Fratelli musulmani fu che non era stato sparato nemmeno un colpo contro Israele, e per questo si sentivano in diritto di terrorizzare la popolazione.

5 – L’inizio degli scontri con i Fratelli musulmani
Hama, la notte del 2-3 febbraio del 1982. Durante un pattugliamento, un’unità dell’esercito in città cadde in un’imboscata e dei cecchini dai tetti uccisero una ventina di soldati, i soldati trovarono il nascondiglio del leader dei terroristi (Muhammad Jawad) meglio conosciuto con il nome di guerra Abu Baqr, aveva nei quartieri densamente popolati una rete di cellule, e dopo una chiamata via radio, arrivarono immediatamente sul posto le forze governative che lo circondarono. Abu Baqr diede l’ordine di effettuare un attacco armato e lanciò un appello alla jihad contro il governo dagli altoparlanti delle moschee e a quel punto, centinaia di terroristi uscirono dai loro nascondigli uccidendo, saccheggiando e attaccando le case dei funzionari e dei leader del partito, forzarono i depositi delle armi nelle caserme della polizia e le rubarono per impadronirsi della città, aggredirono le ragazze paracadutiste che massacrarono mentre dormivano: due assassini erano scesi dai tetti. Un gruppo dei fratelli musulmani circondò l’abitazione del governatore Muhammad Harba chiedendogli di uscire con le mani alzate, ma lui difese se stesso e la famiglia, finché arrivarono le forze di sicurezza. Alla mattinata del 3 febbraio furono ammazzate 70 persone del governo e del partito, e i fratelli musulmani dichiararono l’occupazione della città. Il giorno seguente si riunirono il governatore Muhammad Harba, il segretario del partito Ahmad al-Asad e i membri delle autorità sopravvissuti al massacro della notte, ognuno di loro prese la propria arma presso la sede del partito per difendere la Patria, chiamando le forze del governo a ripulire Hama: dopo tre settimane di violenti combattimenti le forze governative riuscirono a ripulire la città dai fanatici.

6 – I rapporti all’estero
Nel 1980 il presidente Hafiz al-Assad accusò la CIA di incoraggiare e sostenere il terrorismo e il fondamentalismo in Siria; dopo due anni, il 10 febbraio 1982 furono rilasciate le dichiarazioni dal dipartimento di Stato USA e dai fratelli musulmani in Germania ovest (ufficio di Isam al-Atar) che annunciarono di essere i protettori dell’insurrezione terrorista, chiara prova della cooperazione tra la confraternita e gli statunitensi. La prova più significativa ad accusare gli statunitensi furono dei dispositivi elettronici che furono trovati in possesso dei fratelli musulmani, e che non potevano essere stati venduti da terzi senza il consenso e l’approvazione del governo degli stati uniti. I servizi dell’intelligence siriani erano convinti che questi strumenti fossero di produzione statunitensi e che venissero infiltrati in Siria da Israele, Beirut est, Amman e Baghdad. Il presidente siriano accusò gli statunitensi di complicità con i terroristi che negarono ogni interferenza dicendo che per sollevare quelle accuse bisognava avere delle prove concrete; a quel punto il presidente siriano mostrò le apparecchiature con i loro numeri di serie e chiese agli statunitensi d’informarlo a chi avessero fornito le apparecchiature corrispondenti a quei numeri, gli statunitensi rifiutarono di fornire quelle informazioni e infine il presidente siriano evidenziò il fatto che gli statunitensi erano complici dei terroristi.
Durante il funerale di Tito, nel maggio 1980, erano presenti il re giordano Hussein e il presidente siriano Hafiz al-Assad, quest’ultimo in quell’occasione lo accusò decisamente di essere complice dei massacri in Siria. Dopo cinque anni, quando i rapporti tra i due governanti migliorarono, il re giordano ammise la sua colpevolezza, e si seppe in seguito che il regime giordano aveva accolto esponenti dei fratelli musulmani in Siria, tra cui il criminale Ali al-Bayanuni che era riuscito a fuggire in Giordania con la complicità e l’assistenza dei servizi segreti giordani. Molte persone arrestate ammisero il loro tradimento e i loro rapporti con il regime di Saddam, ammisero il loro collegamento con gli ufficiali di Baghdad e il loro coinvolgimento nel contrabbando di armi attraverso il deserto del al-Sham. Erano iniziati i contatti tra il capo dei terroristi (del braccio armato dei fratelli musulmani) e il regime iracheno, dopo la fuga dei criminali Umar al-Wani e Mahdi al-Wani a Baghdad, nel 1979, che furono ricevuti dal regime iracheno con grande entusiasmo e considerarono Umar al-Wani il rappresentante ufficiale dei fratelli musulmani in Iraq. Inoltre Baghdad annunciò la volontà di equipaggiare completamente l’organizzazione, e il governo iracheno inviò 200.000 sterline con 10 mortai e 10 lanciarazzi RPG, con 100 colpi di ogni tipo e grandi quantità di munizioni per fucili russi. Questa consegna avvenne attraverso Dair al-Zur. Il governo iracheno addestrò elementi dell’organizzazione negli anni ’80, per un mese, e promise la piena apertura di un nuovo ciclo ogni primo del mese. I corsi del governo iracheno per i combattenti dei fratelli mussulmani consistevano nell’uso, nel montare e smontare pistole o fucili, oltre a usare granate, mortai, esplosivi, RPG e radio. Fu il comandante dei fratelli musulmani a chiedere al leader iracheno d’insegnare alla sua banda tutte queste cose, oltre a chiedere d’insegnare come usare i carri armati, e la richiesta fu accettata dal regime iracheno.
Il governo siriano sequestrò le armi ottenute dai terroristi della confraternita da parte dei guardiani della milizia dei cedri libanese, collegata direttamente ad Israele (era l’equivalente dell’attuale milizia del Futuro e di Samir Geagea in Libano), inoltre il capo prese ufficio in Egitto, per risolvere il sostegno della banda in Siria, e vale la pena ricordare che l’ufficio della guida è il massimo organo direttivo dell’organizzazione dei fratelli musulmani, e i più importanti capi furono: Rashid al-Gawash in Tunisia, Abdul Fatah abu Ghaddah e Adnan Saad al-Din in Siria, Yusif al-Qaradawi in Qatar, Yasin al-Abdel in Yemen, Faysal Mawlawi e Ibrahim Masri in Libano.Documento interno riservato
Il documento segreto trovato in un covo della fratellanza musulmana riguardo la sicurezza, il regolamento recita che il documento indica che coloro che Dio ha creato capi dei fratelli, avevano la responsabilità delle basi che, una volta aperte, non dovevano comprometterne la sicurezza, e per mantenere la propria sicurezza dovevano fare quanto segue:
– Un fratello è il comandante del gruppo, è il riferimento in tutte le questioni e non è mai permesso scavalcarlo.
– Conoscenza limitata del gruppo, basandosi sul fatto che non si devono conoscere posizione e regole di un’altra base.
– Divieto di portare qualsiasi amico nella base ed essere cauti e prudenti con gli altri.
– Parlare a voce bassa e ridurre gli incontri a uno o due giorni alla settimana.
– Avere estrema cautela quando si lascia la base rientrando nelle proprie abitazioni.
– Chi dona la base, ha la missione di dedicarsi ai servizi pubblici del gruppo.
– Conversare senza nominare il movimento.
– Distruggere tutto ciò che si riferisce all’organizzazione.
– Uscire di casa immediatamente se c’è un rischio, basandosi sul principio dell’arrangiarsi da solo (in arabo si dice Dabir rasaq)
– In caso di un ferito che ostacola il ritiro, deve essere ucciso dai suoi amici, l’auto-esecuzione è permessa con parere consultivo legittimo dell’imam (in arabo si chiama shaiq) Abdul-Aziz bin Baz direttore dell’università islamica di Madina al-Munawara e dell’imam Faysal al-Mawlawi. Un’altra fatwa su un elemento dei fratelli musulmani che si suicida per non cadere in mano ai nemici, per non danneggiare l’organizzazione, viene considerato un martire.
Gli obiettivi più importanti dell’organizzazione devono essere:
– caserme ed aeroporti
– abitazioni dei militari
– fabbriche della difesa
– stazioni delle poste e vie di comunicazione, silos dei cereali
– club e scuole degli ufficiali, il movimento dei convogli militari, specialmente quelli di ufficiali, e l’elenco potrebbe continuare.

Fonti
Al-Assad e il conflitto in medio oriente (Patrik Seale)
Il flagello della patria (Robert Fisk)
Lo specchio della mia vita (Mustafa Tlas)
I Fratelli musulmani e la nascita di un nero sospetto
Memorie di alcuni dei criminali della fratellanza musulmana, i combattenti dell’avanguardia.

A cura di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump incorona Erdogan e distrugge la diplomazia degli USA

Moon of Alabama 18 aprile 2017

Trump ha contraddetto il suo portavoce, il dipartimento di Stato e gli alleati congratulandosi con il presidente turco Erdogan per aver vinto il referendum, minando la propria diplomazia. Il referendum in Turchia tramuta la presidenza in una quasi dittatura riunendo esecutivo, tramite decreti, ad elementi legislativi e giudiziari dello Stato. Il presidente Erdogan si trova ora in una posizione dittatoriale. Forse la maggioranza degli elettori turchi ha votato tale cambiamento, ma è tutt’altro che certo. Il numero dei voti è dubbio, perché quelli non calcolati in conformità alle procedure legali (2-3 milioni) è superiore al leggero vantaggio (1,5 milioni) dei “sì”. Gli osservatori internazionali hanno notato che il voto non è stato né libero né equo. Lo Stato turco è sotto l’emergenza che da al presidente (temporaneamente) poteri straordinari. La votazione avviene dopo una caccia estrema a chiunque possa aver messo in pericolo la posizione di Erdogan. Ha imprigionato politici dell’opposizione e funzionari pubblici, ha proibito alcuni gruppi politici e chiuso media dell’opposizione. Tutte le istituzioni statali sono state utilizzate per sostenere Erdogan. Se lui vince per soli 1,5 milioni di voti su una società di 80 milioni, dopo tale estrema campagna antiopposizione, quanti turchi sarebbero d’accordo con lui sul serio? Venti anni fa, quando era sindaco d’Istanbul, Erdogan disse in un’intervista al Milliyet: “La democrazia è come un tram: quando si arriva alla fermata, si scende“. Domenica scorsa Erdogan è sceso dal tram.
La Turchia è oggi una tirannia della maggioranza. Non esistono più vincoli istituzionali a rimuovere qualsiasi gruppo in minoranza dalla scena politica o forse anche dal mondo fisico. La Turchia che conoscevamo non c’è più. I membri dell’UE si sono astenuti dall’accettare la votazione prima che la battaglia legale in corso su di essa sia decisa. Solo Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi del Golfo e le dittature dell’Asia centrale, si sono congratulate. Il gruppo terroristico Ahrar al-Sham, che combatte popolo e governo della Siria, s’è congratulato con Erdogan. Al-Qaida in Siria, con il nuovo nome HTS, si è unito così come altri gruppi taqfiri in Siria. Come i Paesi dell’UE, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha evitato le congratulazioni, rilasciando solo una dichiarazione che notava i rapporti sulle “irregolarità” del voto e il “campo di gioco irregolare”, sostenendo il dialogo intra-turco e processi legali. Il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer ha detto che l’amministrazione USA avrebbe aspettato la relazione finale della missione degli osservatori internazionali. Il dipartimento di Stato e il portavoce sono stati rapidamente smentiti dal presidente Trump. Solo un’ora dopo la parte turca riferiva di una conversazione telefonica Trump-Erdogan: “Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiamato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan congratularsi con lui per la vittoria referendaria. I due capi hanno avuto una telefonata “piacevole” durata 45 minuti, secondo fonti diplomatiche”. Ciò fu successivamente confermato da una sintesi della Casa Bianca. (Non ancora presente sul sito web della Casa Bianca, ma inviata alla stampa via e-mail). Il contenuto reso pubblico della telefonata non fa ben sperare per Turchia, Siria e Iraq: “Il presidente Trump e il presidente Erdogan hanno discusso anche della campagna contro lo SIIL e della necessità di cooperare contro tutti i gruppi che usano il terrorismo per raggiungere i loro scopi”, afferma la dichiarazione della Casa Bianca. La versione turca è peggiore: “I due capi hanno anche discusso del presunto attacco chimico del governo siriano del 4 aprile che ha ucciso circa 100 civili e ferito altri 500 nel comune occupato dall’opposizione di Qan Shayqun, nella provincia di Idlib… Trump ed Erdogan concordavano che il Presidente siriano Bashar al-Assad fosse responsabile dell’attacco. Il presidente degli Stati Uniti ha anche ringraziato la Turchia per il sostegno agli attacchi missilistici degli Stati Uniti alla base aerea Shayrat del 7 aprile, in rappresaglia per l’attacco chimico. Entrambi i capi hanno anche sottolineato la necessità di una cooperazione nella lotta contro i gruppi terroristici, tra cui lo Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL)”.
L’incidente di Qan Shayqun è un probabile attacco “false flag” dei terroristi col possibile supporto turco. Il numero di vittime s’è dimostrato di gran lunga inferiore alle rivendicazioni. L’unico scopo dei successivi attacchi missilistici degli Stati Uniti era dissipare le accuse che Trump sia in combutta con la Russia. La questione ora è chi i due Paesi considerano gruppi terroristici. I combattimenti sciiti di Hezbollah con il governo siriano sono visti tali, anche se sono presenti nel parlamento del Libano. Mentre gli Stati Uniti sono d’accordo sulle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che designano al-Qaida in Siria un gruppo terroristico che va “sradicato”, Erdogan lo sponsorizza e sostiene. Gli Stati Uniti si alleano con i gruppi curdi YPK/PKK in Siria mentre la Turchia li designa entità terroristiche. La formulazione “contro tutti i gruppi che usano il terrorismo” comprende la milizia irachena in Siria? L’Iran? Ciò che è più preoccupante è il fatto che una telefonata di 45 minuti sia estremamente lunga per simili occasioni. Possiamo essere sicuri che dei piani sono stati tracciati e non sono ancora stati resi noti. E’ probabile che un nuova è più aspra guerra contro la Siria (e l’Iran) sia stata decisa. Oltre ai campi di battaglia della Siria c’è l’interferenza militare turca in Iraq. Sono stati tracciati piani comuni anche quel Paese?
Ci si chiede perché Trump smentisca portavoce, dipartimento di Stato ed alleati europei contraddicendone dichiarazioni e posizioni con la telefonata ad Erdogan. È un precedente. I Paesi esteri non possono più affidarsi alle dichiarazioni ufficiali dell’amministrazione statunitense, a meno che Trump non le esprima personalmente (che potrebbe rigettare in ogni momento). La base della diplomazia è la fiducia nell’affidabilità, le parole e il loro rispetto contano. La posizione diplomatica degli Stati Uniti è stata gravemente danneggiata da tale mossa inaudita. L’inversione della posizione originaria dell’amministrazione Trump è estrema. Dal punto di vista realistico, una posizione molto più neutrale nei confronti dei brogli di Erdogan, come mostrato dal dipartimento di Stato, sarebbe consigliabile. Perché Trump l’ha cambiata? Questo tweet di cinque anni fa ha qualcosa a che farci? “Ivanka Trump @IvankaTrump
Grazie primo ministro Erdogan per averci seguito ieri nel festeggiare l’inaugurazione della #TrumpTowers d’Istanbul!
13:56 – 20 aprile 2012Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mosca si gasa

Chroniques du Grand Jeu 5 aprile 2017

Meno mediatico delle guerre siriana e ucraina, il Grande gioco dell’energia ancora vede inesorabile vincente lo Zar del gas e sconfitto il sistema imperiale, incapace d’impedire la giunzione sempre più forte tra Heartland e Rimland. Nel primo trimestre del 2017, Gazprom ha ulteriormente aumentato le esportazioni di oro blu in Europa con 51 miliardi di mc, in crescita del 15%. Di questo passo, 200 miliardi di mc arriveranno nel Vecchio Continente quest’anno, contro i 180 miliardi del 2015 e i 160 miliardi del 2014, anno d’inizio della guerra fredda dovuta alla crisi ucraina. Nonostante eruzioni e altri colpi di testa occidentali, il principio di realtà s’impone. Niente sorprese, lo spiegammo già due anni fa: “L’interesse strategico degli statunitensi è isolare la Russia dall’Europa per mantenere l’Eurasia divisa. Questo è un classico delle relazioni internazionali della potenza marittima che mira ad impedire l’integrazione del continente per paura di essere emarginata. In questo caso, si accompagna al desiderio degli Stati Uniti di controllare le rotte energetiche di rivali e alleati per mantenere una certa capacità d’infastidire nel contesto di un relativo declino. Il libero flusso di energia tra Russia e Europa sarebbe doppiamente tragico per Washington. (…) I capi europei si danno la zappa sui piedi. In modo divertito, Gazprom ironizza sulla necessità di leggere 50 sfumature di grigio prima di avviare le discussioni con gli europei! Dietro l’umorismo della dichiarazione, una vera e propria domanda sorge spontanea: come si misura il masochismo europeo? Il gas russo è il più economico, vicino e abbondante. È veramente da deviati (o più probabilmente da totalmente succubi alle pressioni di oltreoceano) non approfittarne… Promosse da Washington, le fonti alternative sono tutte più costose e difficili d’attuare, se non irrealistiche. Bisogna ricordare che a differenza del petrolio, abbastanza diffuso sul pianeta, il gas è dominato da quattro Paesi, gli assi dell’oro blu: Russia, Iran, Qatar e Turkmenistan, rappresentando circa i 2/3 delle riserve mondiali. Se l’Europa vuole una fornitura regolare e significativa deve puntare su uno dei quattro Paesi. O semplicemente guardare la mappa e conoscere le basi dell’industria del gas (LNG è il 30% più costoso del gas naturale via gasdotto) per capire che tre di queste quattro soluzioni non sono realistiche. (…) Le altre fonti sono presentate qua e là da una stampa che non ne sa nulla e sono grottesche o effimere. L’Azerbaigian non ha gas; sviluppa nuovi giacimenti per mettere un po’ di gas sul mercato, ma non più di 10 miliardi di mc all’anno (rispetto ai 63 del South Stream o del nuovo Turk Stream). Lo scisto degli USA è una fantasia: costoso più del doppio (costo di estrazione e trasporto del LNG), la produzione supera di poco il consumo locale e la tecnica della fratturazione provoca terremoti, ponendo serie domande sulla sostenibilità del scisto. Le altre fonti sono valide nel breve periodo, ma non di più: un po’ di gas norvegese qui, algerino là, ma le riserve di questi Paesi sono tutt’altro che coerenti e quasi esauste. In poche parole, non ci sono alternative al gas russo. Secondo un analista, il gas russo è qui e ci resterà, non perché l’Unione energetica dell’UE è ancora lontana dalla solidarietà che cerca, ma perché le alternative non ci sono (e ancora una volta, l’articolo implica che il gas turkmeno verrebbe trasportato attraverso il Mar Caspio, cosa che non avverrà mai, come abbiamo visto). La questione è se i capi europei finalmente smetteranno di farsi del male e sfuggiranno alla morsa della formidabile molestia statunitense. Washington era riuscita a mantenere la gamba europea per anni con l’illusorio progetto Nabucco, ormai ridottosi a scherzo”. I vassalli europei sembrano averlo capito, e leniscono il sistema imperiale con dichiarazioni belle e vuote, ma in realtà si avvicina inesorabilmente il gas russo. Attualmente rappresenta 1/3 del consumo totale europeo e questa percentuale aumenterà in futuro.L’Eldorado del gas chiamato Jamal nella Siberia artica
La Total guida il faraonico progetto LNG finanziato da banche russe e cinesi a causa delle sanzioni occidentali. Titolo dell’episodio: Euronullità o come spararsi ai piedi. L’episodio è interessante: oltre alla Total francese vi sono Novatek (secondo produttore russo dopo Gazprom), il gigante cinese CNPC e il Fondo Via della Seta. Vediamo che il piano è ben messo e coprirà l’Eurasia grazie alle metaniere rompighiaccio, tra cui la prima (abilmente chiamata Christophe de Margerie, in omaggio al CEO di Total ucciso nel 2014) appena consegnata. Tutto ciò fa dire a Vladimirovich che la Russia diventerà presto il primo produttore mondiale di gas naturale liquefatto. Ma LNG è solo una parte del tesoro d’oro blu di Jamal: più di 26000 miliardi di mc di riserve di gas e una produzione che può raggiungere i 360 miliardi di mc. Brzezinski avrà i sudori freddi… Perché si tratta di uno tsunami gas russo sull’Europa. Ai primi di gennaio ne parlammo: “La persona comune non avrà probabilmente mai sentito parlare di Bovanenkovo, Ukhta o Torzhok. Ma dietro questi nomi poetici si nascondono punti di partenza, intermedi e finali della rete di gasdotti per portare ad ovest l’ immensa ricchezza gasifera della penisola di Jamal nel nord della Russia”. Nord Stream II giustamente. Come previsto, si avvicina a grandi passi. Non avendo la pressione del sistema imperiale sulle spalle, la Commissione europea inizia a riprendere i sensi e nega tutte le argomentazioni giuridiche contro il raddoppio del gasdotto. Con grande dispiacere dei soliti eccitati baltici e polacchi, ma anche di Paesi più vicini a Mosca come la Slovacchia, che perderà molto in diritti di passaggio. Grazie Majdan… E parlando della junta ucraina, non ha niente di meglio da fare che citare in giudizio la Commissione Europea per l’autorizzazione concessa a Gazprom del pieno uso dell’OPAL. I vassalli orfani dell’impero si mangiano a vicenda divertendo il Cremlino.
Le dighe energetiche già piuttosto rovinate tra Europa e Russia vanno sfaldandosi con la grande varietà di investimenti su petrolio e gas previsti entro il 2025 (113 miliardi di dollari per 29 progetti), la riconciliazione petrolifera con la Bielorussia è negli oleodotti, dopo il battibecco di cui abbiamo parlato… in breve, Mosca si gasa. E non c’è “trovata” dell’ultimo minuto che impedirà il sonno dello Zar degli idrocarburi. Una delegazione europea ha infatti visitato Israele per discutere la costruzione di un possibile gasdotto Israele-Cipro-Grecia rifornito da Leviathan. Anche di questo ne abbiamo parlato: “Nel 2010 fu scoperto il Leviathan, grande giacimento offshore al largo delle coste d’Israele, Libano e Cipro che competono con Israele. Anche una società, la Delek Energy, in combinazione con una società del Texas, dal nome ingannevole Noble Energy, iniziò ad esplorare lo sviluppo del giacimento di gas più o meno bloccato. Dati gli enormi investimenti, difficili nel contesto del calo dei prezzi, e soprattutto di una battaglia politica e giuridica intra-israeliana. Nel 2012, il gigante Gazprom si propose di entrare nel giro, ma i propositi furono, al momento, respinti su pressione statunitense. Forse non è così ora… Molto è cambiato da allora in effetti:
– le relazioni USA-Israele sono al minimo (accordo sul nucleare iraniano, sostegno di Washington ai Fratelli musulmani egiziani e persino colpo di Stato neonazista di Majdan che turbò Tel Aviv).
– avanzata inesorabile della potenza russa in Medio Oriente con l’intervento in Siria e conseguenze (di fatto alleanza con Hezbollah, rottura con la Turchia)
Con tutto il loro Grande Gioco, gli strateghi vedono con preoccupazione i russi insediarsi in questa zona essenziale quale diventa il Mediterraneo orientale. Basi siriane, accordo navale con Cipro e ora Gazprom… più di quanto Washington possa sopportare! Gli statunitensi fanno di tutto per impedire ad Israele qualsiasi discussione con il gigante russo e far vendere il loro gas alla Turchia, fortemente dipendente dal gas russo. Joe Biden, che appare sempre dove gli interessi di CIA e neocon sono in gioco, visitò Israele ai primi di marzo per rattoppare tra Tel Aviv e Ankara (e tentare di emarginare Mosca). A quanto pare senza alcun risultato… Dopo la visita di Joe l’indiano, l’Alta Corte israeliana si pronunciò bloccando lo sviluppo di Leviathan, ma potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. La dirigenza militare israeliana preferisce la cooperazione militare con Mosca e non dispiacere Putin che riprende i contatti con il sultano pazzo. Soprattutto con l’intervento siriano che ha dato a Vladimirovich altre carte, soprattutto Hezbollah. A fine febbraio scrivemmo: “Era lì quando l’intervento russo sconvolse le carte, Tel Aviv e Bayrut Sud puntano su Putin. L’alleanza tra Mosca e Hezbollah è logica, quasi naturale. Stessi alleati (Assad, Teheran) e feroce opposizione all’Islam sunnita. La tolleranza assoluta di Hezbollah verso i cristiani orientali (si vedano queste incredibili immagini di combattenti sciiti sull’attenti davanti a Gesù nei villaggi cristiani siriani liberati) gioca a suo favore, considerando la Russia come il protettore del Cristianesimo orientale. Allarmato, Netanyahu corse a Mosca per fare le fusa a Putin. Conoscevamo un Bibi Terrore meno placido… Questo viaggio non impedì a Hezbollah di ricevere armi russe. Sia che fossero state consegnate dai siriani che le avevano ricevute (probabile) o da Mosca, secondo le dichiarazioni del movimento sciita, poco importa, tutto sommato. Lo Stato Maggiore delle IDF è più che turbato, dato che il movimento libanese probabilmente possiede missili da crociera supersonici Jakhont. Le recenti dichiarazioni di Nasrallah, “i depositi di ammoniaca di Haifa sono la nostra bomba nucleare”, ha anche causato panico in Israele, che considera seriamente il trasferimento degli impianti chimici nel sud del Paese, a costi esorbitanti”.
Da allora, diversi colpi di scena si sono avuti. La battaglia politica e giuridica è terminata, la situazione è sbloccata ed i primi investimenti sono stati avviati. Solo che le riserve sono state riviste al ribasso (500 miliardi di mc invece di 620), spiegando l’improvviso disinteresse di Gazprom, queste quantità sono scarse per alimentare il consumo interno israeliano e l’esportazione in Europa. Per dare un senso, le riserve di Leviathan sono cinquantadue volte inferiori a quelle di Jamal ed equivalgono al traffico di Nord Stream per dieci anni. In queste condizioni, costruire un oleodotto sottomarino lungo 1300 km sopra una faglia geologica, per trasportare una misera decina di miliardi di mc, sembra contorto, per non dire altro. Un nuovo pipedream?Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti aprono un nuovo fronte in Siria

Valentin Vasilescu, Reseau International, 4 aprile 2017Raqqa, capitale dello Stato islamico, è isolata da nord, ovest e in parte est entro un raggio di 20-35 km, dalle forze democratiche siriane create e dirette dall’esercito degli Stati Uniti. L’unico collegamento dei difensori di Raqqa con gli altri territori in loro possesso è da sud. A 45 km a sud-ovest di Raqqa c’è Tabaqa, importante avamposto per la difesa della capitale dello stato islamico, sulle rive dell’Eufrate. Dopo la liberazione della città di Dayr Hafar, l’Esercito arabo siriano avanza verso Tabqa lungo la riva meridionale del lago Assad, a 40 km dalla città. La diga di Tabaqa, ad ovest della città, è un obiettivo strategico. Costruita negli anni ’60-’70 con l’appoggio dell’URSS, è lunga 4,5 km e produce il 35% dell’energia elettrica della Siria. Tra Tabaqa e Raqqa, a 20 km dalla diga, c’è una piccola diga sull’Eufrate chiamata Baath.
Nella notte del 21-22 marzo 2017, l’esercito statunitense scatenava in Siria un’operazione aerea combinata, inizialmente con circa 80 soldati delle forze speciali del 75° Reggimento Ranger, e 400 combattenti curdi delle YPG delle SDF (Forze democratiche siriane). Lo scopo dell’operazione è occupare un’area d’importanza strategica sulla sponda meridionale del lago Assad e dell’Eufrate. La zona è delimitata ad ovest da una porzione della strada tra Aleppo e Tabaqa, al centro da diga e base aerea di Tabaqa, ed ad est da una porzione della strada tra Raqqa e Tabaqa. Tale operazione fu avanzata almeno di una settimana dalle manovre dell’Esercito arabo siriano, occupato nell’assalto alla base militare di Jarah difesa dai terroristi dello Stato islamico, creando così le condizioni che impediscono di partecipare alla liberazione di Raqqa dallo Stato islamico. L’operazione iniziava 48 ore prima dell’arrivo delle truppe con quasi 50 attacchi aerei su obiettivi dello Stato islamico da parte degli aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti. Gli obiettivi erano punti di resistenza, depositi di munizioni e 50 veicoli da combattimento dello Stato islamico, situati nella città di Tabaqa, presso la base aerea e nei pressi della diga. Dopo il tramonto, circa 75 marines del 11.ma Unità di Spedizione degli USA attraversavano il lago Assad a bordo di gommoni. La missione era creare una zona sicura di sorvolo per gli aerei degli Stati Uniti sulla riva meridionale del lago, purificata dai combattenti dello Stato islamico. Intorno alle 4:00 del 22 marzo, dalla zona d’imbarco aereo a nord della città di Jabar, sulla sponda settentrionale del Lago di Assad, decollavano circa 30 elicotteri MH-47E e convertiplani OV-22 Osprey del 160.mo Reggimento d’assalto aereo per le operazioni speciali statunitense. Il velivolo a decollo/atterraggio verticale OV-22 Osprey combina le caratteristiche di volo dell’aereo e dell’elicottero, perché le sue ali supportano due motori che possono variare la posizione di 90 gradi attorno all’asse trasversale del velivolo. L’OV-22 può trasportare 24 soldati o un veicolo 4×4 Phantom Badger e presenta, oltre a un’arma su un portello, una mitragliatrice rotante a sei canne (da 7,62mm e rateo di 6000 proiettili al minuto) telecomandata e posta sotto il ventre del velivolo. L’OV-22 può difendere la zona di atterraggio nell’emisfero posteriore e ai lati.
Nella rotta presso la penisola Abu Hurayrah, dove era decisa la zona di atterraggio, la protezione degli aeromobili era demandata agli elicotteri d’attacco AH-64 Apache. 124 altri marines degli Stati Uniti dell’11.ma Unità di Spedizione furono schierati nei pressi del villaggio di Jabar, con una batteria di M777 Howitzer da 155mm ed elicotteri AH-64 Apache che neutralizzavano ogni tentativo dei combattenti dello Stato islamico di accerchiare le zone di atterraggio. L’M777 Excalibur lancia missili ad ad alta precisione con gittata di 40 km e una precisione di 4-10 m con il GPS. Il Colonnello-Generale Sergej Rudskoj, Capo di Stato Maggiore delle operazioni dell’esercito russo, dichiarava che proiettili da 155mm e bombe sganciate dagli aerei della coalizione anti-Stato islamico sotto il comando degli Stati Uniti potevano danneggiare la diga di Tabaqa, con il rischio di inondazioni. La distanza tra le zone d’imbarco di Jabar e di sbarco di Abu Hurayrah è di 25 km. Ciò significa che fino alle 08.00 del 22 marzo gli aerei statunitensi compirono almeno 60 viaggi trasportando 480 soldati, armi, munizioni, cibo, attrezzature, ecc. Si noti che l’elicottero MH-47E può trasportare i blindati leggeri Humvee del 75° Reggimento Ranger. Il primo aereo trasportò esclusivamente soldati e blindati statunitensi. L’elicottero MH-47E può trasportare 22-35 soldati o armi e munizioni per 10886 kg, e può difendersi con una mitragliatrice da 7,62 mm disposta nel portello aperto di coda. La missione degli 80 soldati del 75° Reggimento Ranger era tracciare le due aree di atterraggio sulla penisola di Abu Hurayrah. La sera del 22 marzo una testa di ponte fu stabilita sulla riva meridionale del lago di Assad, e circa 3000 combattenti delle SDF e 300 marines delle forze speciali USA vi furono trasportati per via aerea. Inoltre, i marines fornirono le imbarcazioni per schierare i mezzi pesanti delle SDF (Humvee, veicoli corazzati, mortai, artiglieria, bulldozer) sulla riva sud dell’Eufrate. Poi, la base aerea di Tabaqa fu presa e la maggior parte delle truppe dispiegate a 10 km a est verso la diga Baath, per evitare che lo Stato islamico inviasse truppe da Raqqa. A causa del rischio di distruzione della diga di Tabaqa, il piano operativo iniziale fu modificato, quando le truppe delle SDF alla sua estremità settentrionale rinunciarono a prenderla, perdendo così l’opportunità di aprire una via per inviare truppe delle SDF sulla riva meridionale del lago Assad. I soldati sbarcati dai velivoli statunitensi perseguivano due obiettivi: accerchiare i combattenti dello Stato Islamico a Tabaqa e occupare la diga Baath. Attraversando la diga Baath, le SDF giungevano dietro le difese dello Stato islamico, sulla riva nord dell’Eufrate. Così, le SDF univano le truppe su entrambe le sponde.
La città di Raqqa si trova sulla riva nord del fiume Eufrate. Occupando la diga Baath, le SDF avvolgerebbero le difese avanzate dello Stato Islamico ad ovest e sulla riva sud dell’Eufrate, di fronte a Raqqa, circondando completamente la capitale dello Stato islamico. Questa nuova operazione terminerà quando i combattenti dello Stato Islamico di Tabqa si arrenderanno o saranno distrutti, e non ci sarà alcuna lacuna nell’accerchiamento della città. Lo scopo dell’operazione è impedire che lo Stato islamico riceva rinforzi da Dayr al-Zur e Iraq.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora