Petroyuan: nuovo sistema monetario multipolare e difesa anti-sanzioni

AVN, 17 settembre 2017Le sanzioni economiche imposte dal governo degli Stati Uniti hanno spinto il Venezuela a implementare un nuovo sistema di pagamento internazionale, con l’idea di aprirsi al mercato multipolare e limitare il blocco economico dal Nord America. Il 7 settembre il Presidente della Repubblica Nicolás Maduro annunciava il nuovo piano “per liberarci dal dollaro”, utilizzando “valute di conversione libera, come yuan, euro, yen, rupia e valute internazionali, abbandonando il laccio del dollaro valuta oppressiva”, come affermava al Parlamento Federale, presentando il suo Piano Economico per la Pace all’Assemblea Nazionale Costituente (ANC). La prima azione s’è riflessa sul prezzo del greggio venezuelano, che per la prima volta veniva prezzato in yuan dal Ministero del Petrolio, pari a 306,26 yuan per barile, cioè 46,75 dollari. Inoltre, alcuni giorni prima il Vicepresidente della Repubblica Tariq al-Aysami informava che il Venezuela firmerà “il primo accordo commerciale in yuan per la vendita di petrolio alla Cina“. Venivano inoltre effettuate rettifiche per l’avvio delle operazioni con un paniere di valute del sistema di cambio dalla variazione complementare svincolata del mercato (Dicom), schema del Governo Nazionale che consente le operazioni di cambio valutario a società e persone fisiche ad un prezzo deciso dal mercato, fulcro del controllo dei cambi.

Russia e Cina: i pionieri
Con queste azioni, il Venezuela entra nel progetto già avanzato da Russia e Cina. L’economista messicano Ariel Noyola Rodríguez osservava in un articolo pubblicato da Actualidad RT nel maggio 2016, che “Mosca e Pechino commerciano petrolio con un canale di transizione volto verso il sistema monetario multipolare, cioè non basato solo sul dollaro ma su diverse valute e soprattutto che riflette i rapporti di forza dell’attuale ordine mondiale“. Un’azione decisa appunto dalle sanzioni economiche imposte nel 2015 da Washington e Bruxelles che, secondo l’analista, “incoraggiano i russi ad eliminare dollaro ed euro dalle transazioni commerciali e finanziarie, o altrimenti sarebbero stati esposti al sabotaggio nelle operazioni di vendita coi principali partner“. Quindi, da metà 2015, “gli idrocarburi che la Cina acquista dalla Russia vengono pagati in yuan e non in dollari“, permettendo di neutralizzare il blocco imposto a Mosca dalla crisi in Ucraina. “Vengono poste le fondamenta di un nuovo ordine finanziario basato sul petroyuan: la moneta cinese si prepara a diventare il fulcro del commercio Asia-Pacifico con le maggiori potenze petrolifere“, sottolinea Noyola Rodríguez nel testo: Il ‘petroyuan’ è la grande scommessa di Russia e Cina. L’analista prevede che in futuro l’OPEC adotterà questo modello di marketing petrolifero, una volta che Pechino lo richiederà e sottolinea che altre nazioni seguono questa premessa perché, “hanno capito che per costruire un sistema monetario equilibrato, la de-dollarizzazione dell’economia mondiale è una priorità“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Un forte partenariato BRICS per un futuro luminoso

Tradotto dal cinese, questo è il discorso di apertura del Presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping al Vertice BRICS di Xiamen
Presidente Xi Jinping, Quotidiano del Popolo, 4 settembre 2017 – Global Research

Un partenariato forgiato con l’approccio giusto sfida la distanza geografica; è più forte della colla. del metallo e della pietra” (proverbio cinese).
Il decennio passato ha visto gli sforzi incessanti dei Paesi BRICS nel perseguire lo sviluppo e approfondire la partnership. È solo l’inizio della storia della cooperazione BRICS“.

Eccellenza Presidente Jacob Zuma,
Eccellenza Presidente Michel Temer,
Eccellenza Presidente Vladimir Putin,
Eccellenza Primo Ministro Narendra Modi,
Signore e signori,
Cari amici,
Sono lieto d’incontrarmi di nuovo con i miei colleghi. Vorrei iniziare a estendere, a nome del governo e del popolo cinesi, un caloroso benvenuto a tutti voi. Benvenuti al Summit BRICS di Xiamen. Con l’accento sul tema del vertice: “Partenariato più forte per un futuro più luminoso”, non vedo l’ora di collaborare con voi per valutare la cooperazione BRICS, tracciare un progetto per il futuro sviluppo e lanciare una nuova viaggio nella cooperazione. La cooperazione BRICS ha attraversato un glorioso decennio. Sebbene separati da montagne e oceani, i nostri cinque Paesi strettamente legati dall’impegno condiviso a una cooperazione vincente. Come dice un antico proverbio cinese, “la collaborazione forgiata con l’approccio giusto sfida la distanza geografica; è più forte della colla, del metallo e della pietra”. Dobbiamo il rapido sviluppo della cooperazione BRICS all’adozione dell’approccio giusto. Guidati da questo approccio, ci siamo rispettati e sostenuti a vicenda nel seguire il percorso di sviluppo adatto alle nostre rispettive condizioni nazionali; abbiamo portato avanti la cooperazione economica, politica e dei popoli con spirito aperto, inclusivo e vincente; e abbiamo lavorato in sintonia con altri Paesi emergenti e in via di sviluppo per sostenere giustizia ed equità internazionali e favorire un sano ambiente estero. I progressi passati mostrano che la cooperazione BRICS ha incontrato la nostra comune necessità di sviluppo ed è in linea con l’andamento della storia. Anche se abbiamo diverse condizioni nazionali, condividiamo l’impegno nel perseguire sviluppo e prosperità attraverso il partenariato. Questo ci ha permesso di superare le differenze e avere risultati vincenti.
Mentre il mondo subisce profondi complessi cambiamenti, la cooperazione BRICS è sempre più importante. I nostri cittadini si aspettano d’incoraggiare congiuntamente lo sviluppo e migliorarne il benessere. La comunità internazionale si aspetta che contribuiamo alla pace nel mondo e allo sviluppo comune. Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per approfondire la partnership BRICS e inaugurare il secondo “Decennio dorato” della cooperazione BRICS.
In primo luogo, dobbiamo cercare risultati pratici nella nostra cooperazione economica. La cooperazione orientata ai risultati è il fondamento della cooperazione BRICS e sono stati compiuti notevoli progressi in questo campo. Tuttavia, dobbiamo ancora sfruttare appieno il potenziale della cooperazione BRICS. Le statistiche mostrano che, nel 2016, dell’investimento in uscita per 197 miliardi di dollari USA, solo il 5,7% è avvenuto tra i nostri cinque Paesi. Ciò significa che la cooperazione BRICS ha ancora molto spazio. Dobbiamo rimanere concentrati sulla promozione della cooperazione economica orientata ai risultati ed ampliare gli interessi convergenti nei commercio ed investimenti, valuta e finanza, connettività, sviluppo sostenibile, innovazione e cooperazione industriale. Quest’anno abbiamo formulato la Roadmap dei BRICS per la cooperazione nei servizi, le linee guida per l’agevolazione degli investimenti dei BRICS, l’Iniziativa della cooperazione elettronica dei BRICS , il piano d’azione dei BRICS per la cooperazione per l’innovazione e il Piano d’azione per l’approfondimento della cooperazione industriale tra i Paesi BRICS. Abbiamo lanciato il Centro Regionale Africano della Nuova Banca di Sviluppo (NDB), abbiamo deciso d’istituire la BRICS Model E-Port Network e abbiamo raggiunto un ampio accordo su fiscalità, commercio elettronico, rapporti in valute locali, partenariato pubblico-privato e rete di istituzioni e servizi finanziari. La nostra cooperazione pratica è sempre più istituzionalizzata e sostanziale e ha fornito risultati tangibili. Vorrei annunciare che la Cina lancerà il piano di cooperazione economica e tecnica per i Paesi BRICS con 500 milioni di yuan per il primo mandato, per facilitare lo scambio politico e la cooperazione pratica nei settori economico e commerciale. La Cina contribuirà con quattro milioni di dollari USA al Piano di preparazione infrastrutturale della NDB per sostenere attività e sviluppo a lungo termine della banca. La Cina lavorerà con tutte le parti perseguendo coi risultati e il consenso raggiunti in passato sfruttando al meglio i meccanismi esistenti. Insieme dobbiamo cogliere le opportunità storiche della nuova rivoluzione industriale, esplorare nuove aree e modelli di cooperazione pratica e migliorare i nostri legami per garantire un progresso sostenuto e costante del meccanismo di cooperazione dei BRICS.
In secondo luogo, dobbiamo rafforzare la complementarità delle nostre strategie di sviluppo. Nonostante le nostre differenze nelle condizioni nazionali, i nostri cinque Paesi si trovano in una similare fase di sviluppo e condividono gli stessi obiettivi di sviluppo. Tutti noi affrontiamo un compito arduo nel far crescere l’economia. Rafforzare la complementarità delle nostre strategie di sviluppo contribuirà a far emergere i nostri punti di forza nelle risorse, nel mercato e nella forza lavoro, e libererà il potenziale di crescita dei cinque Paesi e la creatività dei nostri tre miliardi di abitanti, aprendo uno spazio enorme allo sviluppo. Dobbiamo pianificare bene a livello macro e intraprendere azioni concrete in settori chiave. Dovendo agire nello spirito di un’ampia consultazione, del contributo comune e dei vantaggi condivisi, dobbiamo identificare quelle aree in cui le nostre politiche di sviluppo e priorità convergono e continuare a lavorare per raggiungere l’obiettivo della connettività negli scambi ed investimenti, nelle valuta e finanza e nelle infrastrutture. Con particolare attenzione alla riforma strutturale e allo sviluppo sostenibile, dobbiamo espandere i nostri interessi convergenti e condividere esperienze su innovazione, imprenditoria, sviluppo industriale e capacità produttiva per stimolare i nostri rispettivi sviluppi economici. È importante trovare un equilibrio tra velocità di crescita e qualità ed efficienza della crescita. Attraverso l’attuazione dell’Agenda dello Sviluppo Sostenibile 2030 abbiamo l’opportunità di raggiungere un equilibrato progresso economico, sociale e ambientale e di creare uno sviluppo interconnesso e inclusivo.
In terzo luogo, dobbiamo rendere l’ordine internazionale più giusto ed equo. I nostri legami sempre più stretti con il resto del mondo ci chiedono di aver una parte più attiva nella governance globale. Senza la nostra partecipazione, molte sfide globali urgenti non possono essere risolte efficacemente. Dovremmo parlare con una sola voce e presentare congiuntamente le nostre soluzioni su questioni riguardanti pace e sviluppo internazionali. Questo incontra l’aspettativa della comunità internazionale e contribuirà a salvaguardare i nostri interessi comuni. Dobbiamo rimanere impegnati al multilateralismo e alle norme fondamentali che disciplinano le relazioni internazionali, lavorare per un nuovo tipo di relazioni internazionali e promuovere un ambiente pacifico e stabile per lo sviluppo di tutti i Paesi. Dobbiamo rendere la globalizzazione economica aperta, inclusiva, equilibrata e vantaggiosa per tutti, costruire un’economia mondiale aperta, sostenere il regime commerciale multilaterale e opporsi al protezionismo. Dobbiamo avanzare la riforma della governance economica globale, aumentare la rappresentatività e la voce dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo e dare nuovo impulso agli sforzi per affrontare il divario dello sviluppo tra Nord e Sud e promuovere la crescita globale.
In quarto luogo, dobbiamo promuovere gli scambi tra popoli. L’amicizia tra i popoli è la chiave per sincronizzare i rapporti tra Stato e Stato. Solo con una cura intensa l’albero dell’amicizia e della cooperazione cresce lussureggiante. Aumentare gli scambi tra i nostri popoli e vedere lo spirito di partenariato abbracciato da tutti è una causa degna meritevole del nostro impegno duraturo. Un lavoro ben fatto a questo proposito manterrà la cooperazione BRICS vibrante. Siamo lieti di notare che l’importante consenso raggiunto a livello di leadership su scambi più stretti tra popoli è stato tradotto in realtà. Quest’anno, gli scambi tra popoli dei nostri cinque Paesi sono stati a pieno ritmo, segnati dalle diverse attività dei Giochi BRICS, BRICS Film Festival, Festival Culturali dei BRICS e l’incontro ad alto livello sulla medicina tradizionale. Speriamo che, attraverso i nostri sforzi congiunti, queste attività avranno luogo regolarmente e siano istituzionalizzate. Dobbiamo ampliare il nostro percorso per coinvolgere il pubblico ed incoraggiare scambi più vivaci tra culture diverse.
Cari colleghi,
L’ultimo decennio ha visto gli sforzi incessanti dei Paesi BRICS per perseguire lo sviluppo e approfondire il partenariato. È solo l’inizio della storia della cooperazione dei BRICS. Come ho detto nelle mie lettere all’inizio di quest’anno, guardando avanti, la cooperazione BRICS è destinata a raggiungere un maggiore sviluppo e svolgere un ruolo ancora più grande negli affari internazionali. Partiamo da Xiamen e uniamo le forze per inaugurare il secondo “Decennio dorato” della cooperazione BRICS offrendo maggiori benefici ai popoli dei nostri cinque Paesi e di tutto il mondo.
Grazie.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Xi presiede il vertice che deciderà sul prossimo decennio d’oro dei BRICS

Xinhua 5/9/2017Il Presidente Xi Jinping ha presieduto il 9.no Vertice BRICS, invitando il gruppo delle cinque economie emergenti ad intensificare la cooperazione e contribuire maggiormente ad un mondo in turbamento per protezionismo e sviluppo sbilanciato. “Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per tracciare il secondo decennio d’oro della cooperazione BRICS”, ha detto Xi ai leader di Brasile, Russia, India e Sudafrica al vertice della città sudorientale di Xiamen, provincia del Fujian. Era la prima volta che Xi presiedeva il vertice BRICS e la terza a presiedere importanti eventi internazionali in un anno, dopo il vertice di Hangzhou dei G20 e al Belt and Road Forum per la cooperazione internazionale di Pechino. Il Presidente Michel Temer, il Presidente Vladimir Putin, il Primo Ministro Narendra Modi e il Presidente Jacob Zuma sono stati accolti da Xi prima dell’apertura del vertice, dal tema “BRICS: un più forte partenariato per un futuro più luminoso“. Il vertice doveva decidere il percorso futuro del gruppo, che rappresenta il 43 per cento della popolazione mondiale e contribuisce a più della metà della crescita economica mondiale degli ultimi dieci anni. Xi ha avanzato la sua visione per “approfondire” il partenariato BRICS, tra cui ricercare risultati pratici nella cooperazione economica, rafforzare la complementarità delle strategie di sviluppo e rendere l’ordine internazionale più giusto e equo. Lo scambio tra popoli, “causa degna di un impegno duraturo”, dovrebbe essere promosso, secondo Xi, che notava le diverse condizioni nazionali dei cinque Paesi, ma sottolineava che le differenze possono essere superate ottenendo risultati vincenti. Invitava i BRICS a riunire le forze su risorse, mercati e forza lavoro per liberare il potenziale di crescita e creatività di 3 miliardi di persone. Rifiutando le affermazioni che il gruppo perda peso, Xi dichiarava al BRICS Business Forum che i Paesi BRICS sono “completamente sicuri” su possibilità di crescita e prospettive future, nonostante le variabili che sconvolgono la crescita. Dal vertice G20 di Hangzhou, nel settembre scorso, al vertice BRICS a Xiamen, l’approccio della Cina allo sviluppo globale è sempre più evidente grazie a partnership, economia aperta e cooperazione vincente. Porto commerciale sin dai tempi antichi e porta per la Cina, Xiamen è dove Xi iniziò la carriera quando giunse nella provincia del Fujian quale nuovo funzionario, nel 1985. Spera che i Paesi BRICS lascino la città offrendo maggiori vantaggi ai cittadini dei cinque Paesi e del mondo, mentre incertezze e rischi persistono con politiche chiuse che pesano sulle prospettive globali di crescita, Xi sottolineava che la promozione della cooperazione economica orientata ai risultati, “è il fondamento della cooperazione BRICS”. Il potenziale per la cooperazione BRICS va sfruttata completamente, dichiarava citando gli investimenti esteri dei cinque Paesi pari a 197 miliardi di dollari nel 2016, solo il 5,7 per cento nei BRICS. Esortava a promuovere la cooperazione in settori quali commercio e investimenti, monetari e finanziari, comunicazioni, sviluppo sostenibile e innovazione. Nell’ultima dimostrazione di efficacia dei BRICS, il presidente comunicava che la Cina lancerà un piano economico e tecnologico per i BRICS da 500 milioni di yuan (circa 76 milioni di dollari) nel primo mandato, per facilitare gli scambi e la cooperazione nei campi economici e commerciali. La Cina fornirà anche 4 milioni di dollari USA per i progetti della New Development Bank dei BRICS, inaugurata nel 2015.
Stabilizzando le relazioni regionali e internazionali, i BRICS lavorano duramente per ampliare la presenza internazionale. Posizione riaffermata da Xi al vertice. “I cinque Paesi svolgono un ruolo più attivo nella governance globale. Senza la nostra partecipazione, molte sfide urgenti globali non possono essere risolte efficacemente“, dichiarava. “Dobbiamo parlare con una sola voce e presentare congiuntamente le nostre soluzioni su questioni riguardanti pace e sviluppo internazionali”. Dichiarava che i BRICS dovrebbero lavorare per un nuovo tipo di relazioni internazionali e sostenere la globalizzazione economica “aperta, inclusiva, equilibrata e vantaggiosa per tutti“. Il discorso di Xi veniva ripreso dalle controparti. Zuma affermava che i BRICS dovrebbero rafforzare i contatti con le altre economie emergenti e Paesi in via di sviluppo per perseguire uno sviluppo comune. I cinque Paesi dovrebbero rafforzare la cooperazione e migliorare la governance economica globale per creare un ambiente estero sano, dichiarava Temer. Da parte sua, Putin affermava che i BRICS dovrebbero costruire un’economia mondiale aperta, opporsi al protezionismo e promuovere una crescita inclusiva e sostenibile. Modi affermava che i Paesi BRICS dovrebbero esplorare il potenziale della cooperazione economica, salvaguardare il sistema commerciale multilaterale e promuovere lo scambio tra popoli. Per consolidare il terreno comune, i leader dei Paesi BRICS adottavano la dichiarazione di Xiamen, esprimendo consenso su varie questioni, tra cui sostegno al ruolo centrale delle Nazioni Unite negli affari internazionali, contro il protezionismo, la condanna del terrorismo e deplorando l’ultimo test nucleare della Repubblica popolare democratica Corea.
Al summit di Xiamen, la Cina aveva un Dialogo sui mercati emergenti e Paesi in via di sviluppo, in cui i leader di Egitto, Guinea, Messico, Tagikistan e Thailandia raggiungevano i leader BRICS per discutere della cooperazione nello sviluppo globale. Il modello proposto dalla Cina è considerato parte dell’accordo per promuovere i BRICS come piattaforma leader per la cooperazione Sud-Sud. Per le economie emergenti e i Paesi in via di sviluppo, “dobbiamo attenerci all’apertura piuttosto che al protezionismo, ai meccanismi commerciali multilaterali piuttosto che ad avvantaggiare se stessi a spese degli altri, ai vantaggi reciproci piuttosto che al gioco a somma zero“, dichiarava Xi in una riunione ristretta coi leader BRICS. “È facile rompere una freccia, ma difficile romperne 10 legate insieme“, affermava Xi citando un proverbio cinese nel discorso volto a coinvolgere altri Paesi emergenti e in via di sviluppo nella cooperazione e in attività reciprocamente vantaggiose. Iqbal Surve, capo del capitolo sudafricano del BRICS Business Council, dichiarava che “BRICS Plus” sarà calorosamente accolto dai Paesi in via di sviluppo poiché l’iniziativa è persegue lo scopo comune di eliminare la povertà e realizzare i sogni.

Putin sostiene la piattaforma energetica dei BRICS e l’unità contro il protezionismo
TBP  1 settembre 2017

Mosca sosterrà la piattaforma energetica dei BRICS, il loro consolidamento contro il protezionismo e un maggiore coordinamento in politica estera tra i cinque aderenti, secondo il Presidente Vladimir Putin. “Riteniamo che questa (piattaforma di ricerca sull’energia) ci permetterà di coordinare le nostre attività di informazione, analisi e ricerca nell’interesse dei cinque Paesi BRICS e in ultima analisi facilitare l’attuazione dei progetti comuni d’investimento nell’energia“, scriveva Putin in un articolo pubblicato da Xinhua. La Cina è già il più grande consumatore di energia e importatore netto mondiale. L’importazione totale di petrolio nei primi sei mesi di quest’anno ha raggiunto i 212 milioni di tonnellate, secondo la General Administration of Customs della Cina. La Russia è tra i maggiori produttori di gas e petrolio nel mondo. Il gigante Gazprom sostiene di possedere le maggiori riserve di gas naturale del mondo. A Xiamen, la Cina si prepara per il 9° Vertice BRICS, Brasile, Russia, India, Sudafrica e Cina. Putin affermava che i BRICS intendono “rafforzare il ruolo dell’OMC come regolatore chiave nel commercio internazionale“. “Sono fiducioso sui Paesi BRICS che continueranno ad agire in modo consolidato contro il protezionismo e le nuove barriere al commercio globale“, scriveva. Lo zelo del protezionismo sospinto dalla vittoria elettorale di Donald Trump è un argomento molto discusso nei vertici economici mondiali, anche al G20 di quest’anno. C’è sempre più timore che l’amministrazione di Trump abbatta gran parte del quadro della cooperazione sul commercio e l’energia sostenibile esistente tra le nazioni del G20. Le tensioni aumentano col piano di Trump di usare una legge della guerra fredda per limitare le importazioni di acciaio per motivi di sicurezza nazionale. Nel frattempo, il presidente russo ha anche parlato dei BRICS che uniscono le forze per la stabilità globale. “La Russia rafforzerà il coordinamento delle politiche estere dei Paesi BRICS, soprattutto all’ONU e nel G20, così come in altre organizzazioni internazionali” aveva scritto Putin. La Russia e “altri Paesi interessati, hanno inflitto un pesante colpo ai terroristi” in Siria. Putin ha anche chiesto il sostegno dei BRICS nel creare “un ampio fronte antiterrorismo basato sul diritto internazionale e guidato dall’ONU“. Putin avrà incontri bilaterali con capi di Stato degli altri Paesi BRICS, a margine del vertice, tra cui il Presidente Xi Jinping e il Primo ministro Narendra Modi.

Necessità di amplificare la voce delle economie emergenti: Xi alla riunione plenaria dei BRICS
TBP 4 settembre 2017

Il vertice BRICS a Xiamen, in Cina, dominerà l’agenda politica dei cinque Paesi coi presidenti Putin, Xi, Zuma, Temer e il Primo ministro Modi al tavolo. I leader BRICS s’incontrano per trovare un consenso su commercio, protezionismo, Corea democratica, lotta al terrorismo e cambiamento climatico. Nella sessione plenaria del vertice BRICS, il Presidente Xi Jinping ha dichiarato che i cinque Paesi devono espandere gli interessi commerciali convergenti. “Dobbiamo cercare risultati pratici nella nostra cooperazione economica (BRICS), non abbiamo ancora completamente sfruttato i potenziali dei BRICS“, aveva detto Xi. “Dobbiamo parlare con una voce su questioni riguardanti la pace internazionale… Dobbiamo amplificare la voce dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo“, aveva aggiunto. Xi annunciava che la Cina lancerà il BRICS Economic&Technical Cooperation Plan da 500 milioni di yuan (76,4 milioni di dollari) nel primo periodo, e affermava che la Cina stanzia 4 milioni di dollari per integrare la struttura operativa della Banca BRICS. Alla riunione plenaria, il Presidente Michel Temer proponeva la creazione di un forum d’intelligence dei BRICS per combattere il terrorismo. Il Primo ministro indiano Narendra Modi avanzava la creazione di un’agenzia di rating dei BRICS per “soddisfare le esigenze di finanziamento delle entità sovrane e societarie dei Paesi in via di sviluppo“. “Le nostre banche centrali devono rafforzare ulteriormente le proprie capacità e promuovere la cooperazione tra il contingente di riserva e il FMI“, aggiungeva. Il Contratto di riserva contingentale dei BRICS da 100 miliardi di dollari è pienamente operativo dopo le riunioni inaugurali del consiglio di amministrazione del BRICS-CRA e del Comitato permanente di Ankara del 2015. I Paesi BRICS hanno avviato nuove istituzioni finanziarie come Banca BRICS da 100 miliardi di dollari, Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali guidata dalla Cina, e un fondo di riserva dei BRICS da 100 miliardi di dollari. A Xiamen, i cinque leader seguono colloqui a porte chiuse dopo la riunione plenaria.

I mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo sono il “motore della crescita globale”: Xi
Xinhua 5/9/2017Global Times

Il Presidente Xi Jinping dichiarava che i mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo sono il motore principale della crescita economica mondiale. Xi ha fatto l’osservazione al discorso presso il Dialogo dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo nella città di Xiamen. Il Presidente cinese prevede che il dialogo crei un forte impulso per l’approfondimento della cooperazione Sud-Sud e l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. “Ho fiducia che il dialogo rafforzerà solidarietà e cooperazione tra i Paesi emergenti e in via di sviluppo e contribuirà anche alla costruzione del meccanismo BRICS“, dichiarava Xi. Definendo l’avanzata collettiva dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo “tendenza irreversibile dei nostri tempi“, Xi dichiarava che questi Paesi hanno contribuito in modo significativo alla crescita economica mondiale negli ultimi anni, pari all’80% della crescita mondiale nel 2016. “Sono degni della reputazione di motore principale della crescita globale“, aggiungeva. Attualmente, mentre l’economia mondiale ascende e commercio ed investimenti internazionali riprendono, il nuovo ciclo della rivoluzione tecnologica e industriale guadagna slancio con nuove industrie, nuove tecnologie e nuovi modelli di business, affermava. “Da questo punto di vista, i mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo hanno una rara opportunità di sviluppo“, aggiungeva Xi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Russia è pronta a contrastare ‘l’eccessivo dominio’ di certe valute – Putin

La Cina acquisterà petrolio con lo yuan d’oro
Gli esportatori di petrolio come Russia e Iran presto aggireranno e il dollaro USA, convertendosi allo yuan d’oro
Russia InsiderIl principale importatore mondiale di petrolio, la Cina, si prepara a lanciare contratti futures sul petrolio denominati in yuan cinese e convertibili in oro, creando il più importante mercato asiatico del petrolio e consentendo agli esportatori di superare i mercati denominati in dollari USA, secondo Nikkei Asian Review. I futures del petrolio greggio saranno il primo contratto commodity della Cina aperto ai fondi d’investimento stranieri, imprese commerciali e petrolifere. L’elusione del dollaro USA potrebbe consentire agli esportatori come Russia e Iran, ad esempio, di evitare le sanzioni statunitensi con i negoziati in yuan, secondo Nikkei Asian Review. Per rendere più attraenti i contratti denominati in yuan, la Cina prevede che siano completamente convertibili in oro sulle piazze di Shanghai e Hong Kong. Il mese scorso, Shanghai Futures Exchange e la controllata Shanghai International Energy Exchange, INE, hanno completato con successo quattro test per realizzare futures del greggio e lo scambio, continuando la preparazione delle quotazioni dei futures del petrolio greggio per fine anno. “Le regole del gioco petrolifero mondiale potrebbero cominciare a cambiare seriamente”, dichiarava Luke Gromen, fondatore della società di ricerca macroeconomica statunitense FFTT”. Sì, le regole cambiano. Benvenuti nel mondo multipolare, dove le nazioni non devono più essere vincolate al dollaro: “La quotazione delle attività cinesi in yuan, unitamente al piano della Borsa di Hong Kong per la vendita di contratti sull’oro fisico in valuta, creerà un sistema in cui i Paesi eviteranno il sistema bancario statunitense, dichiarava Tinker in una nota del 30 agosto. “Avendo accettato il pagamento di petrolio o gas in yuan, il venditore, che sia Russia, Arabia Saudita o chiunque altro, non dovrà preoccuparsi dell’eccesso di yuan, potendo semplicemente cambiarlo in oro”, afferma Tinker. “Avanziamo verso un mondo multipolare”.”

La Russia è pronta a contrastare ‘l’eccessivo dominio’ di certe valute – Putin
“Inoltre lavoreremo per una distribuzione più equilibrata delle quote e delle azioni di voto nel FMI e nella Banca mondiale”, dichiarava Putin
TASS 1 settembre 2017

La Russia è pronta a unire le forze coi partner per contrastare l’eccessivo dominio di poche valute di riserva, dichiarava il Presidente Vladimir Putin nel suo articolo sul prossimo vertice BRICS. “Siamo pronti a collaborare con i nostri partner per promuovere le riforme per la regolamentazione finanziaria internazionale e superare l’eccessivo dominio di poche valute di riserva e lavoreremo anche verso una distribuzione più equilibrata di quote e azioni di voto nel FMI e della Banca mondale“, dichiarava Putin nel suo articolo, “BRICS: verso nuovi orizzonti del partenariato strategico“, pubblicato negli Stati BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) in vista del summit del 3-5 settembre in Cina.

Infelice architettura finanziaria globale
Secondo il leader russo, la Russia condivide le preoccupazioni dei Paesi BRICS sull’infelice architettura finanziaria ed economica mondiale, che non tiene in debito conto del crescente peso delle economie emergenti. “Ho fiducia sui Paesi BRICS che continueranno ad agire in modo solido contro protezionismo e nuove barriere nel commercio mondiale. Valutiamo il consenso dei Paesi BRICS su questo tema, che ci permetta di sostenere più coerentemente le basi di un sistema commerciale multilaterale aperto, uguale e reciprocamente vantaggioso e di rafforzare il ruolo dell’OMC come regolatore chiave nel commercio internazionale“. Il presidente afferma che l’iniziativa della Russia sullo sviluppo della cooperazione tra le agenzie antimonopolistiche dei Paesi BRICS mira a creare meccanismi efficaci per incoraggiare una sana concorrenza. “L’obiettivo è creare un pacchetto di misure di cooperazione per contrastare le pratiche commerciali restrittive delle grandi multinazionali e le violazioni transfrontaliere delle regole della concorrenza“, dichiarava.

Ruolo della nuova Banca di Sviluppo
Il leader russo ha affermato che la strategia dei BRICS per il partenariato economico, attualmente in fase di attuazione, è stata adottata al vertice di Ufa del 2015. “Speriamo di poter discutere di nuovi compiti per l’ampia cooperazione nel commercio, investimenti ed industria al vertice di Xiamen“, dichiarava Putin, aggiungendo che la Russia è interessata a promuovere la cooperazione economica nel formato BRICS. “Sono stati recentemente segnalati notevoli risultati pratici in questo settore, soprattutto il lancio della Nuova Banca di Sviluppo (NDB) e approvati sette progetti di investimenti nei Paesi BRICS per un valore di circa 1,5 miliardi di dollari. Quest’anno, la NDB approverà un secondo pacchetto di progetti d’investimento di 2,5 e 3 miliardi di dollari”, continuava il leader russo. “Sono convinto che la loro attuazione non sarà solo d’impulso alle nostre economie, ma promuoverà anche l’integrazione tra i nostri Paesi“.BRICS: Svolta del nuovo sistema economico mondiale e ruolo cruciale della Cina
Živadin Jovanovic, Global Research, 23 agosto 2017
Intervista del Quotidiano del Popolo con l’autore ed ex-Ministro degli Esteri della Jugoslavia Zivadin JovanovicCome ospite di questo vertice, quali nuovi elementi può portare la Cina ai BRICS?
ZJ: Prima di tutto, è naturale che la Cina, fondatrice e Paese ospitante del vertice BRICS, riaffermi i notevoli risultati della cooperazione e dello sviluppo dei BRICS nella democratizzazione del mondo del commercio, dello sviluppo e delle istituzioni finanziarie, facendo uscire l’economia mondiale dalla recessione. Allo stesso tempo, la Cina dovrebbe offrire i migliori modi per affrontare nuove sfide nel commercio globale, investimenti e rapidi cambiamenti nelle strutture e tecnologie economiche. Parlando di “nuovi elementi”, a mio avviso potrebbero essere: ulteriore espansione dell’adesione ai BRICS in linea con i ruoli potenziali e reali delle economie emergenti; contemplare le sfide della nuova rivoluzione industriale dagli enormi potenziali di sviluppo, ma anche dai cambiamenti senza precedenti nelle strutture economiche e sociali; rafforzare la lotta per il commercio internazionale e la cooperazione negli investimenti secondo il principio contrario ad autarchia o protezionismo economico e finanziario, o a qualsiasi altra forma di confronto.

2. Che ruolo hanno avuto i BRICS nella governance globale? Il ruolo dei BRICS nel mondo è cambiato negli ultimi anni? Quale ruolo dovrebbe giocare in futuro?
ZJ: I BRICS, in particolare la Cina, hanno svolto un ruolo cruciale nella riforma della governance economica mondiale, puntando alla creazione di un nuovo ordine mondiale economico giusto senza dominio, esclusione e sfruttamento. I BRICS sono il simbolo del Nuovo Ordine Economico basato sulla uguaglianza sovrana, l’inclusività, i benefici e le responsabilità condivise, la vittoria della cooperazione. L’istituzione della Nuova Banca di sviluppo BRICS, della Banca d’Investimento per le Infrastrutture dell’Asia, della Cintura e Via e una serie di altre istituzioni economiche, finanziarie e monetarie istituite dai BRICS o dalla Cina quale leader, hanno già cambiato la governance dell’economia mondiale. Questo processo di grande importanza non è finito. Nuove sfide, ostacoli e persino aperta resistenza alla democratizzazione delle relazioni economiche mondiali richiederanno nuove iniziative dai BRICS e dalle economie emergenti in generale.

3. Come valuta le prestazioni dei BRICS negli ultimi anni? Quali caratteristiche hanno?
ZJ: La creazione e il ruolo dei BRICS sono d’importanza storica per il presente e per il futuro delle relazioni economiche e dello sviluppo mondiali. I BRICS rappresentano il punto di svolta dal sistema mondiale dal dominio all’uguaglianza sovrana e alla pari opportunità per tutti. Dal sistema di aggravamento delle lacune economiche e sociali alla distribuzione equa della ricchezza e alle strategie centrate sul benessere umano. Dall’interventismo e dalla destabilizzazione volte a controllare la ricchezza della Terra a consolidare pace, sviluppo e controllo sovrano della ricchezza naturale di ogni Paese. La creazione dei BRICS ha avviato un processo irreversibile ponendo fine all’era del dominio di pochi ricchi inaugurando pari opportunità e continuo sviluppo per tutti. I BRICS sono guidati dalla convinzione che solo uno sviluppo equo e sostenibile sia nell’interesse della pace, della stabilità e del benessere dell’umanità. Ciò che rende i BRICS forti, affidabili e dal futuro luminoso sono loro apertura, uguaglianza ed efficacia. La Nuova Banca di Sviluppo (BRICS), ad esempio, basa le proprie decisioni sulle richieste di credito solo sui meriti economici, senza alcuna condizione politica.

4. La Cina ha svolto un ruolo di primo piano nel processo di cooperazione dei BRICS. Cosa dovrebbe fare per guidarli verso un futuro migliore?
ZJ: Rafforzare la cooperazione quale simbolo dell’approccio globale della Cina alla cooperazione economica internazionale, all’adesione al principio di uguaglianza sovrana e all’armonizzazione degli approcci bilaterali e multilaterali nella strategia di sviluppo e ad altre sfide, saranno il modo migliore dei BRICS per aver un futuro migliore. Pur rimanendo aperti alla cooperazione equa con le parti sviluppate del mondo, le strategie di sviluppo dei Paesi BRICS dovrebbero essere volte a facilitare lo scambio economico fra essi e tra le economie emergenti in generale.

5. La Cina è la seconda economia del mondo. Che tipo di influenza positiva ha avuto nella riforma del sistema economico e finanziario mondiale?
ZJ: La Cina pone grandi potenzialità non solo nello sviluppo socioeconomico e culturale moderno, ma anche nell’economia mondiale. Il fatto che sia salita a seconda economia del mondo, con la reale possibilità di divenire prima nel prossimo futuro, è una prova della potenzialità senza precedenti e della chiara visione del futuro di pari opportunità per tutti. La strategia cinese delle riforme e dell’apertura ha portato non solo alla crescita più veloce del PIL nel mondo, ma anche al rafforzamento delle tecnologie, della scienza, dell’innovazione e dello sviluppo verde. Introducendo il concetto di cooperazione mutua e della Iniziativa Globale Cinghia e Via, la Cina difatti presenta un nuovo modello di cooperazione internazionale basato su obiettivi comuni a lungo termine, non sui calcoli brevi e vantaggi temporanei. Tutto ciò ha reso la Cina partner affidabile e altamente auspicabile nella cooperazione e nella costruzione del Nuovo Ordine Mondiale. La Cina ha ottenuto un forte sostegno internazionale nel perseguire una cooperazione vincente, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Ciò ha naturalmente portato all’influenza molto positiva della Cina nel promuovere le riforme delle istituzioni economiche e finanziarie mondiali, rendendo più attese e rispettate interessi e voce delle parti meno sviluppate del mondo. Il coordinamento delle azioni nell’ambito di BRICS, SCO ed altre integrazioni ha reso l’influenza della Cina nelle istituzioni come G20, OMC, FMI e Nazioni Unite molto più visibile ed efficiente. Senza dubbio l’influenza della Cina nel riformare ulteriormente i sistemi economici e finanziari mondiali si rafforzerà. L’adesione della Cina all’OMC e l’ingresso del renminbi nel paniere delle monete internazionali (SDR) rafforzano l’influenza della Cina. Infine, le istituzioni che Cina, BRICS o SCO hanno già istituito, come NDB, AIIB, BRI e altri, sono i pilastri dei nuovi sistemi finanziari ed economici emergenti.

6. I BRICS esprime gli interessi dei Paesi in via di sviluppo. Come dovrebbero i Paesi sviluppati e in via di sviluppo rafforzare la crescita economica mondiale?
ZJ: Innanzitutto perseguendo commercio, investimenti e trasferimento di nuove tecnologie in modo aperto e senza ostacoli. I Paesi in via di sviluppo dovrebbero essere sostenuti in particolare nel rafforzare l’interconnessione con l’espansione e la modernizzazione delle infrastrutture. Per essere in armonia con una pace duratura, la cooperazione economica dovrebbe essere priva di obiettivi geopolitici di breve durata, tipici della guerra fredda e dei periodi unipolari. Non c’è modo di ritornare al sistema di dominio.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sul conflitto geo-economico saudita-qatariota

Alessandro Lattanzio, 24/6/2017Le richieste dell’Arabia Saudita al Qatar sono le seguenti:
1. Rompere i rapporti con l’Iran.
2. Chiudere la base militare turca e porre fine alla cooperazione militare con la Turchia.
3. Chiudere al-Jazeera.
4. Non finanziare più media come Arabi21, Rassd, Araby al-Jadid e Middle East Eye.
5. Fermare i finanziamenti a individui, gruppi o organizzazioni designati terroristi da Arabia Saudita, EAU, Egitto, Bahrayn e Stati Uniti.
6. Rompere i legami con Hezbollah, al-Qaida e SIIL.
7. Estradare i terroristi provenienti da Arabia Saudita, EAU, Egitto e Bahrayn, bloccarne i finanziamenti e fornirne informazioni e dati.
8. Non interferire negli affari interni e non concedere la cittadinanza a cittadini ricercati in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Bahrayn. Annullare la cittadinanza già concessa a questi ex-cittadini ricercati.
9. Sospendere ed informare sul sostegno agli oppositori politici in Arabia Saudita, EAU, Egitto e Bahrayn.
10. Risarcire i Paesi interessati da tali attività.
11. Allinearsi agli altri Paesi del Golfo militarmente, politicamente, socialmente ed economicamente, secondo l’accordo raggiunto con l’Arabia Saudita nel 2014.
12. Sottoporsi a una supervisione mensile nel primo anno, e per i seguenti 10 anni essere monitorato annualmente per attestare la conformità alle suddette richieste.
13. Decidere sull’attuazione delle richieste entro 10 giorni (entro il 3 luglio 2017).Arabia Saudita ed alleati hanno stilato questo ultimatum per il Qatar, in cambio della fine dell’embargo commerciale e diplomatico imposto al Paese. Il Qatar si è rivolto a Turchia e Iran per l’importazione di derrate alimentari. La politica statunitense verso il Qatar invece è segnata dalla confusione, con il dipartimento di Stato degli USA, allarmato sul destino della base aerea statunitense al-Udayd nel Qatar, che chiede ai sauditi di specificare le azioni che il Qatar deve adottare per la revoca dell’embargo, avvertendo che tali richieste devono essere “ragionevoli e attuabili“. Invece il ministro della Difesa della Turchia respingeva la pretesa che Doha rescinda i rapporti militari con Ankara.
Il Qatar, grande produttore di gas, ha notevoli riserve finanziarie ed energetiche che sicuramente attraggono l’interesse di Ryadh, soprattutto del prossimo monarca Muhamad al-Salman, figlio di re Salman, che prevede ampi investimenti volti a creare un’economia ‘non-petrolifera’ per l’Arabia Saudita.
In effetti, l’Arabia Saudita è sempre più in gravi difficoltà economiche, riflesso dell’impegno, gravoso e perdente, assunto dal clan dei Saud verso Siria, Iraq e Yemen, finanziando le varie organizzazioni terroristiche che affliggono questi Paesi, ma che oggi vengono sconfitte sul campo ed eliminate dal quadro politico regionale. Un impegno quindi gravoso ed inutile. A ciò va aggiunta la battaglia sul prezzo del petrolio che si è dimostrata semplicemente suicida, volta soprattutto a danneggiare la produzione di petrolio bituminoso nordamericano, con il risultato di aiutare l’ascesa di Trump negli USA, dato che l’ex-presidente Obama aveva puntato sullo Shale Oil per rilanciare in parte l’economia statunitense. Vera ragione del freddo registratosi tra Washington e Ryadh nell’ultima fase della presidenza Obama.
Con l’ascesa di Trump, si è accesa una battaglia intestina nel clan dei Saud, tra chi ha mostrato una tendenza a conciliarsi con la Russia e soprattutto la Cina, nella stabilizzazione dei prezzi del petrolio e della relativa gestione dei flussi, forse pensando a uno sganciamento dal rapporto simbiotico tra petrolio saudita e dollaro statunitense; e chi invece vuole perpetuare e rafforzare tale simbiosi, con un’amministrazione Trump più favorevole al progetto che non quella Obama. Non è un caso che il neo-principe ereditario saudita sia molto vicino agli ambienti imprenditoriali statunitensi, e che forse ne sia perfino un agente, il cui compito immediato è sventare l’adesione della regione del Golfo Persico all’iniziativa della Nuova Via della Seta cinese, creando tensioni e minacce con chi appare propenso ad aderire all’iniziativa cinese, come l’Iran soprattutto. In effetti, Teheran sarebbe la testa di ponte che permetterebbe allo Yuan/Renbimbi cinese di approdare nel mercato petrolifero mondiale quale altra valuta di scambio mondiale di risorse energetiche. E difatti il 14 aprile 2015, il Qatar apriva il primo centro di cambio in yuan del Medio Oriente, per sostenere commercio e investimenti tra Cina e Golfo Persico. “Il lancio del primo centro di compensazione in renminbi a Doha crea la piattaforma necessaria per realizzare il pieno potenziale del Qatar e dei rapporti commerciali della regione con la Cina“, dichiarava il governatore della banca centrale del Qatar Abdullah bin Saud al-Thani. “Faciliterà maggiori investimenti e finanziamenti in renminbi e promuoverà maggiori legami commerciali ed economici tra la Cina e la regione, aprendo la strada a una migliore cooperazione finanziaria e rafforzando la preminenza del Qatar a centro finanziario di Medio Oriente e Nord Africa“. La Banca Industriale e Commerciale della Cina (ICBC) di Doha è la banca operativa presso l centro di cambio, al servizio di aziende del Medio Oriente. Il centro “migliorerà le transazioni tra le imprese della regione e della Cina, consentendogli di risolvere direttamente il commercio in renminbi, attirando maggiori scambi in Qatar e rafforzando la collaborazione bilaterale ed economica tra Qatar e Cina”, dichiarava il presidente dell’ICBC Jiang Jianqing. Le importazioni del Golfo dalla Cina sono in rapida crescita, e le banche commerciali avrebbero utilizzato il centro di cambio di Doha, piuttosto che quelli di Shanghai o Hong Kong. Il commercio tra Cina e Qatar triplicò nel 2008-2013, arrivando a circa 11,5 miliardi di dollari. Anche il Consiglio economico di Dubai, organo consultivo del governo degli EAU, suggeriva di sviluppare un centro di compensazione regionale per le operazioni in yuan. Nel novembre 2014 le banche centrali cinese e qatariota firmarono un contratto di scambio di 35 miliardi di yuan (5,6 miliardi di dollari), pari a un contratto simile stipulato tra Cina e EAU nel 2012. Inoltre, Banca Nazionale del Qatar, Qatar International Islamic Bank (QIIB) e il broker cinese Southwest Securities firmarono un memorandum d’intesa per far accedere le due banche del Qatar ai mercati cinesi e sostenere i titoli della Southwest nei mercati del Medio Oriente.
Le prime quattro banche commerciali della Cina incrementano la loro quota di mercato in Medio Oriente (Asia Occidentale) e Nord Africa (WANA). Nel 2008
presso il Centro Finanziario Internazionale di Dubai (DIFC), la Banca Industriale e Commerciale della Cina (ICBC), la China Construction Bank (CCB), l’Agricultural Bank of China (ABC) e la Bank of China aprirono i loro uffici regionali. E tra il 2013 e il 2015 queste banche cinesi raddoppiarono i loro bilanci. Tale espansione era permessa da tre fattori:
1. Robusto rapporto commerciale tra Cina e Paesi del Golfo, come già visto. Come osservò il Ministro del Commercio cinese Gao Hucheng nel 2016, il blocco regionale del GCC è la maggiore fonte d’importazione di petrolio della Cina e la Cina è l’ottavo partner commerciale del GCC.
2. I responsabili politici cinesi e la Commissione per la regolamentazione bancaria cinese dedicano sempre più attenzione alla presenza delle istituzioni finanziarie cinese nei mercati finanziari globali. Negli ultimi anni la Cina ha promosso l’internazionalizzazione del Renminbi (RMB) e le banche cinesi vengono incoraggiate ad operare all’estero, dato che la “One Belt, One Road Initiative” della Cina, l’iniziativa “Cintura economica della Via della Seta” e “Via della Seta marittima del XXI secolo”, creano notevoli opportunità per le banche cinesi nel GCC e nella WANA.
3. Condizioni finanziarie specifiche globali: i prezzi del petrolio depressi hanno spinto creditori e finanzieri del GCC a perseguire i rendimenti altrove, mentre governi e società del GCC cercano fonti alternative di finanziamento.
Le “Grandi Quattro” non solo puntano ai mercati del GCC, ma hanno iniziato ad emettere obbligazioni in RMB attraverso il Nasdaq Dubai. E ancora più importante, le banche cinesi nella regione agevoleranno anche l’istituzione di una rete di centri di transazione finanziaria e di cambi basati sul RMB. Nel gennaio 2016, il RMB Tracker del sistema SWIFT dimostrò che il RMB è la valuta più utilizzata da Emirati Arabi Uniti e Qatar per i pagamenti diretti con Cina e Hong Kong. Nel 2016, la ICBC diventava il nono maggiore fornitore di prestiti nel GCC, un salto enorme. Tra i clienti della ICBC vi sono società statali come International Petroleum Investment Company di Abu Dhabi e Mubadala, Emirates Airline, Qatar Airways e Saudi Electricity Company. L’ICBC è la seconda banca cinese ad entrare nella Dubai Commodities Clearing Corporation (DCCC), dopo la Bank of China, divenendo la banca di liquidazione della Dubai Gold and Commodities Exchange (DGCX) nel novembre 2016. Questa partnership permette di fornire sufficiente liquidità in RMB per il commercio e gli investimenti tra la Cina e la regione. La Bank of China a sua volta è uno dei nove sottoscrittori assunti dal governo saudita per organizzare la prima vendita di obbligazioni internazionali del regno. L’Agricultural Bank of China (ABC) emise bond da 1 miliardo di yuan sul Nasdaq Dubai, nel settembre 2014, e nell’ottobre 2016, la filiale di Hong Kong della China Construction Bank (CCB) fornì un prestito di 600 milioni di dollari, sempre sul Nasdaq Dubai. Nell’ottobre 2016, l’ABC fu nominata dalla DGCX primo creatore di mercato per i Shanghai Gold Futures. La presenza delle “Grandi Quattro” in Medio Oriente spiana la strada all’One Belt, One Road Initiative della Cina nella regione.
Va ricordato che il 13 aprile 2016, Banca industriale e commerciale della Cina, Agricultural Bank of China, Bank of China, China Construction Bank e Bank of Communications avrebbero partecipato assieme ad altri 13 soggetti, tra banche cinesi e aziende aurifere, al sistema di valutazione dell’oro denominato in yuan. Una manovra attuata in vista della preparazione della moneta cinese alla completa convertibilità. Inoltre, la Cina, quale primo produttore, importatore e consumatore d’oro al mondo, affrontava la necessità di non dipendere dai prezzi in dollari USA nelle transazioni internazionali. All’iniziativa aderivano anche Chow Tai Fook, il più grande rivenditore di gioielli al mondo, la casa commerciale svizzera MKS, e le aziende minerarie cinesi China National Gold Group e Shandong Gold Group. Il prezzo di riferimento si basava sul contratto di vendita di 1 kg d’oro presso la Shanghai Gold Exchange (SGE), entrando in diretta concorrenza con la piattaforma dei prezzi di Londra. Sarà tutto questo a suscitare lo scontro inaspettato tra il Qatar di al-Thani e l’Arabia Saudita del suo coetaneo e aspirante omologo Muhamad al-Salman?Dal gennaio 2015, il principe Muhamad al-Salman pianifica la grande ristrutturazione del governo e dell’economia dell’Arabia Saudita, assumendo il controllo del monopolio statale del petrolio, della politica economica e del ministero della Difesa del regno saudita. Nell’aprile 2016, Muhamad al-Salman previde la creazione di un fondo sovrano da 2 trilioni di dollari, destinato ad acquistare attività esterne al settore petrolifero; “Così, entro 20 anni, saremo un’economia o uno Stato che non dipende prevalentemente dal petrolio“. Nel frattempo il principe riduceva i sussidi su benzina, luce e acqua, e prevedeva un’imposta sul valore aggiunto e tasse su beni di lusso e bevande zuccherate. La reazione del pubblico a tali misure fu diffidente ed irata, dato che le bollette aumentarono del 1000 per cento, mentre altri, come Barjas al-Barjas, commentatore economico, criticavano la vendita delle azioni dell’Aramco, “Perché mettiamo a rischio la nostra principale fonte di sussistenza? È come se prendessimo un prestito dall’acquirente che dovremo ripagare per il resto della vita“. È il solito metodo liberista volto a distruggere un’economia con la scusa di ‘riformarla’ e ‘modernizzarla’. L’Aramco è il primo produttore di petrolio al mondo, pompando più di 12 milioni di barili al giorno, ed è il quarto maggiore raffinatore del mondo. Aramco controlla le seconde riserve di petrolio del mondo.
Secondo il principe Muhamad, il fondo sovrano saudita dovrebbe investire metà delle risorse all’estero, esclusa l’Aramco. Su ciò il futuro re dell’Arabia Saudita dice che non importa se i prezzi del petrolio aumentano o diminuiscono. Se aumentano, ci saranno più soldi per questi investimenti. Se scendono, l’Arabia Saudita, produttore mondiale dai costi più bassi, si espanderà nel mercato asiatico in ascesa. Perciò propose il congelamento della produzione petrolifera dell’OPEC il 17 aprile 2016, in occasione di una riunione in Qatar. “Non c’interessano i prezzi del petrolio, 30 o 70 dollari, sono tutti uguali per noi. Questa battaglia non è la nostra battaglia“. Il principe Muhamad ha come consulente finanziario Muhamad al-Shayq istruitosi a Harvard ed ex-avvocato di Latham&Watkins e Banca mondiale. Secondo al-Shayq, dal 2010 al 2014 la “spesa inefficiente” saudita passò da oltre 100 milioni di ryal a 500 milioni (circa 100 miliardi di dollari) all’anno; un quarto del bilancio saudita. “Nella primavera 2015, il Fondo Monetario Internazionale e altri previdero che le riserve dell’Arabia Saudita sarebbero durate cinque anni, coi bassi prezzi del petrolio, e il team del principe scoprì che il regno diveniva rapidamente insolvente. Al tale livello di spesa, l’Arabia Saudita sarebbe andata “in bancarotta” entro due anni, nel 2017. Per evitare la catastrofe, il principe Muhamad tagliò il bilancio del 25 per cento, ed iniziò ad imporre l’IVA e altri prelievi. Il tasso di consunzione delle riserve valutarie dell’Arabia Saudita, 30 miliardi di dollari al mese nella prima metà del 2015, iniziò a diminuire”.
Nel 2009, l’allora re Abdullah si rifiutò di approvare la nomina del principe Muhamad, che quindi ripiegò nell’ufficio del governatore di Riyadh, dove si scontrò con parte del clan dei Saud, che l’accusò di usurpazione di poteri denunciandolo presso re Abdullah. Nel 2011, re Abdullah nominò ministro della Difesa l’allora principe Salman, ma ordinò al figlio Muhamad di non mettere piede nel ministero. Muhamad si dimise dall’ufficio del governatorato e riorganizzò la fondazione creata dal padre, l’attuale re Salman. Nel 2012 il principe Muhamad rientrò nella corte, dove ricevette l’incarico di condurre un repulisti nel ministero della Difesa. Il re lo nominò sovrintendente dell’ufficio del ministro della Difesa e membro del governo. Fu Muhamad che assunse le compagnie di consulenza militare statunitensi Booz Allen Hamilton e Boston Consulting Group per modificare le procedure per l’acquisto di armamenti e gestire appalti, informatica e risorse umane. Dopo l’ascesa al trono del padre Salman, Muhamad fu nominato ministro della Difesa, capo della corte reale e presidente del consiglio che sovrintende all’economia saudita. Infine, Salman sostituiva il fratello come principe ereditario, nominando al suo posto il nipote Nayaf e il figlio Muhamad. Il decreto fu approvato a maggioranza dal Consiglio di reggenza della famiglia al-Saud. E così il principe Muhamad prese il controllo dell’Aramco 48 ore dopo. Nel marzo 2016, il principe Muhamad e il senatore neocon statunitense Lindsey Graham s’incontrarono a Riyadh per discutere del “nemico comune” di Israele e Arabia Saudita: l’Iran. “Rimasi a bocca aperta; non riuscivo a capire quanto sia confortevole incontrarlo”, disse Graham, “è un ragazzo che vede la natura limitata delle entrate e, anziché peggiorarle, vede un’opportunità strategica. La sua visione della società saudita è che in fondo sia giunto il momento di avere meno per i pochi e più per i molti. I membri principali della famiglia reale erano identificati dal privilegio. Vuole che siano identificati dai loro obblighi invece“.Fonti:
Bloomberg
Colonel Cassad
Emerge85
Reuters
Reuters
The Guardian