Chi ci perde dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina

Mision Verdad, 27 marzo 2018Il 22 marzo, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, firmava un memorandum “sulla lotta contro l’aggressione economica della Cina” con cui impone nuove tasse sui prodotti importati dal Paese asiatico e compie un altro passo verso la guerra commerciale contro concorrenti e fornitori. Alcuni analisti dicono che la decisione è un altro esempio di debolezza degli Stati Uniti, una nazione che ha promosso la globalizzazione, ma ora “si oppone, a causa dell’invecchiamento della propria industria“. Si tratta di dazi annuali di 60 miliardi di dollari sui prodotti cinesi che riafferma la tendenza del presidente e magnate a mescolare interessi economici e di sicurezza per fare pressione sulla Cina. La misura cerca di raccogliere fondi per compensare i precedenti tagli alle tasse interne, Trump ha anche promesso di recuperare posti di lavoro e ridurre il peggiore deficit commerciale in sette anni, circa 566 miliardi di dollari. Proprio il gap commerciale più grande è con la Cina: 375 mila 100 milioni di dollari, con un incremento annuo dell’8,1%.

Da dove viene il gap?
La posizione vantaggiosa della Cina nei confronti degli Stati Uniti, in particolare in settori come acciaio ed alluminio, è dovuta ai livelli di sovrapproduzione cinese. Nel 2000, il contributo della produzione di acciaio cinese al totale mondiale non arrivava a un terzo, nel 2016 era il 51%. Quando tutti i grandi Paesi hanno ridotto la produzione di acciaio, la Cina l’ha raddoppiata dall’inizio del secolo. Quasi lo stesso accade con l’alluminio: gli Stati Uniti erano un produttore importante fino al 2005, ma oggi la Cina produce metà dell’alluminio mondiale. Analizzando meglio, si può vedere che, nell’esportazione, gli Stati Uniti sono cresciuti di poco più di sei volte, mentre la Cina di oltre 70 volte.

The Spectator Index @spectatorindex
Exports to the world
1986
US: $211 billion
China: $27 billion

2016
US: $1330 billion
China: $1980 billion

Inoltre, la crescita del debito pubblico degli Stati Uniti ha superato il 100% del prodotto interno lordo (PIL), divenendo il quarto Paese con la più alta percentuale di debito sul PIL.

The Spectator Index@spectatorindex
US government debt.
1998: $5.5 trillion
2008: $10 trillion
2018: $21 trillion

US government debt as share of GDP.
1998: 60%
2008: 67%
2018: 107%

La Cina è il primo detentore del debito USA perché vende a credito più di quanto acquisti, e anche perché compra titoli di Stato a basso rischio nella turbolenta danza tra agenzie di rating e banche salvate. Nell’economia globale, il dollaro ha molto più potere d’acquisto dello yuan. Ciò rende i prodotti statunitensi più costosi all’estero dei prodotti cinesi. Pertanto, i prezzi dei prodotti fabbricati in Cina sono molto più competitivi di quelli degli Stati Uniti.

Reazioni degli Stati Uniti
La misure protezionistiche prese da Trump, nell’architettura economica che la corporatocrazia statunitense ha subordinato al libero mercato, possono ulteriormente minare le dinamiche interne degli Stati Uniti. Personaggi come il suo ex-consigliere economico Gary Cohn, Orrin Hatch, il capo repubblicano della Commissione finanze del Senato e il presidente della Camera Paul Ryan, hanno espresso insoddisfazione e distacco da tali misure. Mentre Richard Trumka, presidente del centro sindacale AFL-CIO che raggruppa oltre 12 milioni di lavoratori nel settore pubblico e privato degli Stati Uniti, ha detto che l’annuncio dei dazi su acciaio e alluminio è un “passo positivo” per proteggere i posti di lavoro negli Stati Uniti, John Heisdorffer, presidente della American Soybean Association (ASA), ha ribadito “grande preoccupazione” per la possibile rappresaglia della Cina contro la soia statunitense, poiché è il più grande acquirente e consuma quasi un terzo della produzione dal valore di 14 miliardi di dollari all’anno. I mercati azionari di tutto il mondo sono caduti giovedì e venerdì, riflettendo le preoccupazioni degli investitori sul peggioramento del commercio sino-statunitense. Tuttavia, Trumka ha detto che “le leggi della globalizzazione sono state scritte contro i lavoratori, è il mito che hanno tentato di perpetuare, la scusa è l’economia, non si può fare nulla, ma l’economia non è altro che un serie di regole, scritte dagli uomini e donne che scegliamo, che indicano i vincitori e i perdenti”, aggiungendo che “ora Wall Street è inquieta perché era abituata a farla franca, non gli interessano i posti di lavoro in Messico o negli Stati Uniti, si preoccupa solo dei prezzi delle azioni, e questo (i dazi) influisce sulle sue azioni, francamente, ha già tratto abbastanza profitti, un record continui per tre anni”, aggiungeva. La senatrice democratica Heidi Heitkamp indicava l’economia del suo stato, North Dakota, dicendo che “ha bisogno di una guerra commerciale tanto quanto una mucca ha bisogno di un hamburger. Il 50% delle esportazioni del Nord Dakota verso l’Unione europea (UE) sono prodotti agricoli e macchinari per l’edilizia e il 60% delle nostre esportazioni in Cina sono prodotti agricoli“.Prime reazioni dalla Cina
La Cina prima studia le sovvenzioni commerciali che gli Stati Uniti applicano ai proprio prodotti agricoli come risposta, come affermato da vari attori nel paese nordamericano. In risposta al memorandum, l’ambasciata cinese negli Stati Uniti affermava che “è una tipica azione protezionistica commerciale unilaterale, la Cina è molto delusa e fortemente contraria da tale azione“, aggiungendo. “le azioni intraprese dagli Stati Uniti sono controproducenti: danneggeranno direttamente gli interessi di consumatori, imprese e mercati finanziari negli Stati Uniti. Inoltre mettono in pericolo l’ordine commerciale internazionale e la stabilità economica globale“. Si ritiene che la Cina ricorra alla cooperazione per disinnescare il conflitto, aumentando il commercio tra i due Paesi, ad esempio espandendo la propria apertura nei servizi, produzione e prodotti base mentre gli Stati Uniti potrebbero allentare i controlli su esportazioni di prodotti high-tech e alto valore aggiunto in Cina. Ciò che sembra una guerra commerciale finisce per essere un tentativo di intimidire la Cina e il resto del mondo per far sì che tutti rafforzino gli Stati Uniti, concedendogli risorse economiche e opportunità di sviluppo, mentre la Cina abbandona la via per essere un altro centro del capitale e della tecnologia. I media cinesi sostengono che lo statunitense medio, nella sua brama di consumo, non vuole la guerra commerciale con la Cina; Se dovesse intensificare e danneggiarne l’economia, Trump la pagherebbe alle urne. Il Vicedirettore del Dipartimento Informazioni del Ministero degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese, Hua Chunying, affermava che il suo Paese “combatterà fino alla fine” in ogni guerra commerciale ed esortava gli Stati Uniti a prendere decisioni caute, aggiungendo che il Paese nordamericano ha importato grandi quantità di prodotti a basso costo e ad alta intensità di manodopera dalla Cina, che hanno ridotto significativamente i costi ai consumatori statunitensi, aumentatone le eccedenze, migliorandone il benessere e aiutando gli Stati Uniti a rallentare l’inflazione.

Chi vince e chi perde?
Il surplus commerciale della Cina nel campo dell’elettronica e delle apparecchiature elettriche contrasta col notevole deficit commerciale in prodotti agricoli, attrezzature e servizi. Le importazioni cinesi di prodotti agricoli, cuoio e aerei rappresentano una parte importante delle esportazioni statunitensi. Pertanto, questi settori potrebbero risentirne se il colosso asiatico volesse imporre sanzioni commerciali agli Stati Uniti. Una guerra commerciale minerebbe direttamente gli interessi di consumatori (il motore dell’economia globale), imprese e mercato finanziario statunitensi. Hua ha descritto il brusco calo delle azioni statunitensi di giovedì come “voto di sfiducia da parte del mercato finanziario verso politiche e movimenti scorretti degli Stati Uniti“. Si sostiene che la Cina non sarà la principale vittima di tali misure, ma gli stretti alleati degli Stati Uniti, maggiore importatore di acciaio al mondo con 20 milioni di tonnellate all’anno per 24 miliardi di dollari. Il principale fornitore è il Canada, col 17% del totale, seguito da Corea del Sud e Brasile. Trump ha promesso che farà eccezioni con alleati come Argentina, Canada e Messico, tentando così di mantenere il controllo diretto e il supporto incondizionato dei suoi alleati. La Cina è solo l’undicesimo esportatore di acciaio negli Stati Uniti. Importanti fornitori come Giappone, Germania e Taiwan saranno inoltre danneggiati dalle misure annunciate. La Cina spera di ridurre significativamente gli ostacoli all’accesso al mercato, facilitare gli investimenti e incoraggiare l’ingresso di capitali esteri in più regioni, la strategia della cooperazione attuata dalla sua diplomazia le consentiranno di diversificare i mercati. Mentre gli Stati Uniti combattono mezzo mondo, compresi i più stretti alleati, la Cina scommette su maggiori scambi liberi e più globalizzazione senza programmi bellici. In questo senso, il progresso delle relazioni con l’Europa permetterà d’isolare gli Stati Uniti mentre persiste tale visione unica ed esclusiva. È così che la Cina gestisce già circa 20 linee ferroviarie dirette con città europee come Londra, Madrid, Rotterdam o Varsavia attraverso la tratta Cina-Madrid, che esiste da più di un anno ed è il servizio ferroviario più lungo del mondo, che sarà ottimizzato dalle compagnie russe a un costo di 242 miliardi di dollari. Anni fa, gli Stati Uniti cessarono di essere la superpotenza che contribuiva al 50% dei beni prodotti nel mondo, dopo la Seconda guerra mondiale. Oggi assistiamo al crollo di una nazione indebitata e divisa, attraversata da complessi conflitti sociali e che non è un punto di riferimento economico e politico per i Paesi occidentali.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Le espulsioni dei diplomatici russi segnalano la grettezza delle intenzioni occidentali

Global Times, 27/3/2018

Il 26 marzo, Stati Uniti, Canada e i Paesi dell’Unione Europea espellevano diplomatici russi da rispettivi ambasciate e consolati per rappresaglia al presunto avvelenamento dell’ex-agente doppio Sergej Skripal e sua figlia. Al momento, 19 Paesi, tra cui 15 Stati membri dell’UE, hanno dimostrato sostegno al Regno Unito applicando tali misure. Il 4 marzo, Skripal e la figlia Julija furono portati in ospedale dopo essere stati trovati svenuti in un parco di Salisbury. In seguito fu riferito che erano entrati in contatto con un oscuro agente nervino. Funzionari del governo inglese dissero che gli Skripal furono attaccati col “Novichok”, potente agente nervino usato dai militari sovietici. Il governo inglese non fornì prove che collegassero la Russia al crimine ma sapeva fin dall’inizio che non ci sarebbe stata altra “spiegazione ragionevole” al tentato omicidio. Il Regno Unito era talmente convinto della propria teoria sulla Russia, che non perse tempo a prendere l’iniziativa imponendo sanzioni al Paese, espellendo diplomatici russi da Londra. Poco dopo, i funzionari della capitale inglese contattarono NATO ed alleati europei che diedero sostegno immediato. Le accuse dei Paesi occidentali alla Russia si basano su ulteriori motivi, simili a ciò che i cinesi dicono con l’espressione “forse è vero” per cogliere l’opportunità desiderata. Da una prospettiva terza, principi e logica diplomatica di tali drastici sforzi sono imperfetti, per non dire che espellere diplomatici russi contemporaneamente è una forma di grossolanità. Tali azioni hanno poco impatto se non aumentare ostilità ed odio tra Russia e controparti occidentali. Il governo inglese dovrebbe condurre un’indagine indipendente sull’avvelenamento degli Skripal da parte di rappresentanti della comunità internazionale. Uno sforzo tale fornirebbe risultati abbastanza forti da consentire a chi segue il caso di decidere su chi va o non va accusato del crimine. Ora, la maggioranza di chi sostiene la conclusione unilaterale del Regno Unito è membro di NATO ed UE, mentre altri si sono schierati col Regno Unito per via di relazioni di vecchia data. Il fatto che le grandi potenze occidentali possano entrare in conflitto e “condannare” un Paese senza seguire le stesse procedure che altri Paesi rispettano e secondo i principi fondamentali del diritto internazionale, è agghiacciante. Durante la Guerra Fredda, alcuna nazione occidentale avrebbe osato tale provocazione, eppure oggi viene portata avanti con disinvoltura. Tali azioni non sono altro che una forma di bullismo occidentale che minaccia pace e giustizia globali.
Negli ultimi anni lo standard internazionale è stato falsificato e manipolato in modi mai visti prima. La ragione fondamentale di tale riduzione degli standard globali è radicata nelle disparità del potere post-guerra fredda. Gli Stati Uniti, e i loro alleati, conficcarono le loro ambizioni negli standard internazionali così che le loro azioni, che dovevano seguire una serie di procedure e protocolli standardizzati, non sono altro che opportunità di approfittare dei piani che avvantaggiavano solo essi stessi. Le nazioni occidentali si sono attivate con piattaforme per la formazione totale dell’opinione pubblica e con agenzie mediatiche per difendere e giustificare tali privilegi. Negli ultimi tempi, altri Paesi sono stati vittime della retorica occidentale e di misure diplomatiche insulse. Alla fine, i leader di queste nazioni furono costretti ad indossare il cappello con slogan come “opprimere la propria gente”, “autoritario” o “pulizia etnica”, indipendentemente dall’innocenza. È oltraggioso come Stati Uniti ed Europa abbiano trattato la Russia. Le loro azioni rappresentano frivolezza e incoscienza arrivate a caratterizzare l’egemonia occidentale che sa solo contaminare le relazioni internazionali. Questo momento è perfetto per le nazioni non occidentali per rafforzare l’unità e la collaborazione tra esse. Queste nazioni devono essere indipendenti dall’influenza occidentale, spezzando le catene delle dichiarazioni monopolizzate e dei pregiudizi, valutando con le proprie capacità di giudizio. È già chiaro che compiere tali sforzi collettivi internazionali è più facile a dirsi che a farsi, poiché richiedono un sostegno fondamentale prima che possa accadere. Fin quando non emergerà una nuova alleanza, le associazioni multinazionali come BRICS o persino Shanghai Cooperation Organization, devono dare valore alle nazioni non occidentali e crearvi attivamente alleanze.
Ciò che la Russia vive ora potrebbe riflettere ciò che le altre nazioni non occidentali potranno aspettarsi in un futuro non troppo lontano. Espellere i diplomatici russi contemporaneamente non scoraggia la Russia. Nel complesso, è una tattica intimidatoria emblematica delle nazioni occidentali e inoltre tali misure non sono supportate dal diritto internazionale e quindi sono ingiustificate. Ancora più importante, la comunità internazionale dovrebbe avere strumenti e mezzi per controbilanciare tali azioni. L’occidente è solo una piccola parte del mondo e non è neanche lontanamente vicina a rappresentarla come una volta pensava essere. Le minoranze silenziate nella comunità internazionale devono rendersene conto e dimostrare quanto profonda sia la loro comprensione dimostrandola al mondo con l’azione. Con il caso Skripal, il grande pubblico non sa la verità, e il governo inglese deve ancora fornire uno straccio di prova che giustifichi le accuse alla Russia. Siamo fermamente convinti che accuse mosse da un Paese all’altro che non siano i risultati finali di un’indagine approfondita e professionale non vadano incoraggiate. Espellere simultaneamente i diplomatici è una forma d’inciviltà che va abolita immediatamente.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La svolta globale della Cina: Yuan-oro e avvertimenti

King World News, 26 marzo 2018

Nell’ultima settimana di marzo, uno dei maggiori gestori di fondi al mondo dichiarava a King World News che la Cina ha appena compiuto una svolta globale che porterà a 20000 dollari l’oro e a un sistema monetario e uno yuan basati sull’oro. C’è anche un terribile avvertimento.La Cina compie una svolta globale
Dr. Stephen Leeb: “Oh, ironia. Il presidente Trump potrebbe essere quello che risolve i problemi commerciali degli USA. Ma non coi dazi o il forte riarmo dei nostri partner commerciali… Piuttosto arriverà dalla Cina che accelera la transizione a una nuova valuta di riserva, probabilmente un paniere di valute basate sull’oro, creando un sistema monetario centrato sull’oro. La Cina ha gettato accuratamente le basi per avere i mezzi per definire la nuova valuta di riserva che influenzerà l’Oriente, se non il mondo”. E con la Cina non solo maggiore trader del mondo ma anche possessore di un esercito in grado di proteggere i partner commerciali orientali, le sue capacità sono indubbie.

La Cina ora commercia il petrolio con lo Yuan-oro
Segnatevi la data: oggi è iniziato il commercio del nuovo benchmark del petrolio orientale di Shanghai. I fornitori di petrolio possono ora coprire i loro yuan in futures basati sull’oro, la cui compensazione sarà in oro. In effetti, il petrolio ora viene commercializzato in yuan-oro. Il segnale che la Cina vuole accelerare il commercio in yuan e oro ben oltre il petrolio, è apparso in un articolo sul South China Post di fine febbraio. L’articolo citava Cheung Tak-hay, presidente della Borsa dell’oro di Hong Kong, dire: “La Borsa dell’oro di Hong Kong è in trattative con Singapore, Myanmar e Dubai per stabilire un corridoio merci in oro per promuovere prodotti denominati in yuan nell’ambito dell’Iniziativa Cintura e Via della Cina. Il corridoio delle merci d’oro… potrebbe collegare il deposito doganale proposto a Qianhai con utenti e commercianti di metalli preziosi nei Paesi della Fascia e Via“.

Deposito d’oro da 1500 tonnellate nella zona di libero scambio
Qianhai fa parte della zona di libero scambio di Shenzhen e Hong Kong. Il deposito doganale, secondo l’articolo, potrà immagazzinare 1500 tonnellate di oro. I servizi di regolamento di custodia e fisico inizierà probabilmente nei prossimi mesi. La posizione di Trump sulla politica commerciale spinge la Cina ad estenderne il commercio ben oltre il petrolio. Finora queste cifre equivalgono alla soppressione dei dazi in nome della “sicurezza nazionale” (che ironia). L’affermazione è che economia ed esercito statunitensi non possono essere sicuri se il Paese non produce abbastanza acciaio. E così il presidente Trump annunciava dazi che colpiranno alleati affidabili mentre avrà impatto assai minore sulla Cina, le cui pratiche commerciali Trump ha ripetutamente lamentato. I dazi furono quindi modificati esentando Canada e Messico, almeno per ora, ma si applicano ancora a molti altri alleati degli Stati Uniti.

Il vero pericolo
Ma il vero pericolo deriverà da una guerra commerciale totale. Il Presidente della PBoC Zhou ha spesso notato il rovescio della medaglia quando una nazione sovrana ha la valuta di riserva mondiale. O la valuta è sopravvalutata, portando il Paese a grandi deficit commerciali. Oppure (se il Paese emittente cerca di evitarlo limitando l’offerta della propria valuta), la crescita mondiale ne risentirà. Non fraintendetemi: non sostengo che la Cina e altri partner commerciali giochino in modo equo. Dico che l’unico modo in cui gli Stati Uniti possono sfidare il deficit commerciale è con un forte rallentamento della crescita mondiale o rinunciando al ruolo del dollaro come valuta di riserva. Il dollaro è nettamente sopravvalutato e rimarrà tale fin quando sarà la valuta di riserva mondiale. Vedo la Cina alla ricerca urgente del modo per evitare il collasso economico che potrebbe comportare una guerra commerciale. Noi siamo le nostre peggiori minacce alla nostra sicurezza nazionale, non solo rischiando una guerra commerciale che infliggerebbe danni ingenti all’economia mondiale, ma anche a causa delle nostre specifiche vulnerabilità, soprattutto e sorprendentemente nell’arena militare. Ignoranza ed autocompiacimento degli USA su questo sono mozzafiato.

La Cina potrebbe piegare gli Stati Uniti
L’adagio rilevante è che se vivi in una casa di vetro, non lanciare pietre. Qualsiasi pena commerciale imponiamo alla Cina, senza dubbio causando qualche sofferenza, non paralizzerà l’economia cinese. Ma se la Cina rispondesse nello stesso modo, piegherebbe gli Stati Uniti. Il motivo: mentre Trump si concentra su acciaio e alluminio, la Cina insieme ad altri Paesi controlla le risorse, in particolare i metalli delle terre rare, di gran lunga più vitali per le nostre forze armate e sicurezza. Ogni anno l’US Geological Survey (USGS), l’agenzia incaricata di fornire dati e analisi sulle risorse naturali e i pericoli, pubblica un annuario che dettaglia riserve mondiali, risorse e produzione di materie prime e minerali. Negli ultimi due decenni i rapporti sono sempre più lugubri. Una volta largamente autonomi per risorse, gli Stati Uniti sono sempre più dipendenti da altri Paesi, alcuni dei quali, come la Cina, potrebbero facilmente divenire dei nemici. Nessuno può obiettare che non sia intelligente, o vantaggioso per la sicurezza nazionale, dipendere dai nemici sulle risorse cruciali.Il generale dell’aeronautica Robert Latiff avverte
Ho parlato di terre rare prima. In effetti il mio libro del 2011 “Red Alert” era in parte un avviso agli USA sul pericolo derivante dalla nostra crescente inaccessibilità a questi metalli. Nei sette anni passati da allora, non abbiamo fatto nulla per far fronte ai nostri dubbi. Nel suo libro del 2017 “Future War“, il generale dell’aeronautica militare Robert Latiff ha scritto: “L’elettronica di consumo sempre più piccola e capace… dipende in modo cruciale dai metalli delle terre rare… Più preoccupante dal punto di vista degli armamenti, i metalli delle terre rare si trovano su tutti gli aerei ad alte prestazioni, missili ed elettronica avanzata“. Forse più spaventoso in vista delle recenti valutazioni militari è il suo commento: “I magneti delle terre rare consentono il controllo del tiro dei missili altamente manovrabili e ad altissima velocità“.

Missili ipersonici cinesi
La Cina sviluppa missili ipersonici che volano cinque o più volte la velocità del suono e sono estremamente difficili da rilevare o neutralizzare. Possono, senza testata nucleare, affondare una portaerei. Un rapporto della National Academy of Sciences, commissionato dall’US Air Force nel 2016, osservava che quando si tratta di tali tecnologie: “L’assenza in questo Paese di un chiaro percorso all’acquisizione… è in netto contrasto col ritmo febbrile della ricerca nei potenziali avversari… I loro investimenti sono significativi… e le loro realizzazioni in alcuni casi sorprendenti“. A cui si può aggiungere che senza terre rare, “un chiaro percorso di acquisizione” non esiste. Il fatto che il rapporto sia stato scritto nel 2016 e che nei due anni successivi non sia cambiato nulla, è più che sufficiente a tenermi sveglio la notte. Più recentemente due importanti gruppi di riflessione, RAND Corporation e International Institute for Strategic Studies (IISS), hanno pubblicato relazioni di ampio respiro sulla difesa degli Stati Uniti. Il rapporto RAND affermava che le forze statunitensi “non riescono a tenere il passo con le forze modernizzatrici delle grandi potenze avversarie” e “sono mal posizionate per affrontare le sfide chiave in Europa ed Asia orientale“.

La Cina ha già raggiunto il suo obiettivo
Il rapporto IISS fa commenti simili. Ad esempio, afferma: “Gli sviluppi dei nuovi armamenti in Cina e l’ampio progresso tecnologico nella difesa sono volti a favorire la transizione dal “recupero” con l’occidente a divenire innovatore nella difesa globale: in alcune aree della tecnologia della difesa, la Cina ha già raggiunto i suoi obiettivi“. A cui posso aggiungere le valutazioni su ciò che si può vedere, non da ciò che la Cina potrebbe nascondere, che sarebbe enorme. Non asserisco che una qualsiasi mancanza nella nostra supremazia militare sia dovuta unicamente all’assenza di rifornimenti di terre rare, cobalto e altri prodotti essenziali che la Cina controlla virtualmente attraverso possesso naturale e/o capacità di ricostituzione. Ma dovrebbe essere ovvio che è stupido, e contro i nostri interessi nella sicurezza nazionale, fare qualsiasi cosa che rischi di limitarci l’accesso a questi materiali chiave. In altre parole, una guerra commerciale minaccia non solo l’economia mondiale ma anche la nostra capacità di difenderci e di produrre beni consumo di alta qualità. La posizione meno invidiabile in cui ci troviamo non iniziò con Trump, Obama o Bush. Piuttosto, risale a quando Nixon ci tolse il gold standard nel 1971 e alla politica miope che scaturì da tale infame decisione. Siamo mezzo secolo dopo a sperare che una nuova versione del sistema monetario centrato sull’oro possa salvarci.

Oro a 20000 dollari
Ciò spingerà l’oro molto in alto. E se la Cina in qualche modo non ci riesce, probabilmente significherà gravi disordini geopolitici, nel qual caso, l’oro, ancora una volta, è ciò che vorreste possedere. L’oro si prepara a un balzo per forza e durata impressionanti. Eric, il prezzo dell’oro sarà di almeno 20000 dollari e probabilmente di più, e i lettori di KWN non dovrebbero più rimanerne fuori: è troppo tardi perché il tempo sta per scadere.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Morte del dollaro USA? La Cina lancia il Petro-Yuan

RT 26 marzo 2018I tanto attesi futures sul petrolio greggio sostenuti dallo Yuan sono stati lanciati a Shanghai. La Cina è il più grande consumatore di petrolio al mondo, con gli occhi sui benchmark rivali Brent e WTI e sulla valuta statunitense. Il trading dei nuovi contratti futures sul petrolio per settembre iniziava alla Shanghai International Energy Exchange con 440,20 yuan (69,70 dollari USA) al barile, riporta il quotidiano South China Morning Post. Secondo quanto riferito, circa 18540 lotti sono stati venduti e acquistati finora.
RT@RT_com
La Cina si prepara a lanciare il petro-yuan prima della fine dell’anno, si profila la fine del predominio del dollaro?
9:55 – 28 ottobre 2017

Il tanto atteso passo ha provocato un’impennata dei prezzi globali del petrolio col Brent Crude salito a 71 dollari al barile per la prima volta dal 2015. Il benchmark statunitense West Texas Intermediate (WTI) ha raggiunto il livello più alto in tre anni con 66,55 dollari al barile, prima di ritirarsi a 65,53. Gli esperti vedono i contratti cinesi dominati in Yuan come storici, mentre i nuovi futures simbolizzano la prima volta in cui investitori stranieri possono accedere a un mercato delle materie prime cinese. Il lancio termina anni di battute d’arresto e ritardi dal primo tentativo del Paese di quotare titoli nel 1993. Allo stesso tempo, il lancio del Petro-Yuan è visto come colpo al dollaro USA indebolitosi negli ultimi mesi. Il dollaro USA è la valuta di regolamento predominante per i contratti futures sul petrolio. Il 26 marzo, il biglietto verde è scivolato al minimo dopo 16 mesi contro lo yen giapponese, ma è rimasto stabile contro un paniere di sei valute.
RT@RT_com
Il petrolio sale a massimi pluriennali mentre la Cina lancia petro-yuan
11:04 – 26 marzo 2018

Secondo quanto riferito, le autorità cinesi hanno accelerato il lancio nella crescente importazione di greggio. L’anno scorso, il Paese superò gli Stati Uniti come primo importatore mondiale di petrolio. Pertanto, i contratti potrebbero non solo aiutare a conquistare il controllo sui prezzi dai principali benchmark internazionali, ma anche a promuovere l’uso della valuta cinese nel commercio globale. Il biglietto verde s’indebolirà, non appena le altre nazioni avranno un’alternativa credibile, dice Ann Lee, Professoressa di Economia e Finanza presso la New York University e autrice del libro “Cosa gli Stati Uniti possono imparare dalla Cina“. “È più che un punto di svolta per gli Stati Uniti. Non appena le altre nazioni avranno una reale alternativa credibile al dollaro USA, potranno scaricare i dollari e passare allo Yuan, il che può innescare la crisi del dollaro. Se ciò accade, non solo ci sarà inflazione delle tariffe, ma anche dall’inondazione di dollari“, ha detto Lee.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Cina a un passo dal colpo mortale al dollaro

Brandon Smith, Birch Gold Group 22/03/2018 – ZerohedgeSe lasci aperta la porta scorrevole, potresti lasciar entrare un gatto randagio, un procione o un insetto senza saperlo. Alcuni intrusi sono peggiori di altri. Tutto può essere fastidioso. Ma lascia entrare un ladro, e deruba casa… e basta solo quell’unica volta per cambiarti la vita per sempre. Gli Stati Uniti hanno sostanzialmente lasciato aperta la loro “vetrata scorrevole”, e il 26 marzo la Cina è destinata a diventare l’intruso che potrebbe benissimo infliggere un colpo mortale al dollaro.

La Cina prepara il colpo mortale al dollaro
Il 26 marzo la Cina avvierà finalmente un contratto futures sul petrolio denominato in yuan. Nell’ultimo decennio ci sono state varie “false partenze”, ma questa volta il contratto ha l’approvazione del Consiglio di Stato cinese. Con questa approvazione, il “petroyuan” diventerà reale e la Cina sfiderà il “petrodollaro” sul dominio. Adam Levinson, managing partner e chief investment officer presso il gestore di hedge fund Graticule Asset Management Asia (GAMA), aveva già avvertito lo scorso anno che la Cina lanciando un contratto a termine sul petrolio denominato yuan scioccherà gli investitori che non vi hanno prestato attenzione. Ciò potrebbe essere un colpo mortale a un dollaro USA già indebolito, e l’avanzata dello yuan a valuta mondiale dominante. Ma non è solo una “notizia” del giorno che si sparirà in pochi giorni.

Un avvertimento agli investitori del 2015
Nel 2015, il primo di una serie di attacchi al petrodollaro fu attuato dalla Cina. Gazprom Neft, il terzo produttore di petrolio della Russia, decise di abbandonare il dollaro puntando a yuan ed altre valute asiatiche. L’Iran seguì lo stesso anno, usando lo yuan con una serie di altre valute nel commercio anche del petrolio iraniano. Nello stesso anno la Cina ampliava la sua Via della Seta, mentre lo yuan iniziava a rafforzare il dominio sui mercati europei. Ma il petrodollaro degli Stati Uniti aveva ancora possibilità di combattere nel 2015 perché le importazioni di petrolio della Cina erano dilaganti. Allora, Nick Cunningham di OilPrice scrisse… “Nonostante la maggior parte della crescita della domanda mondiale nel XXI secolo sia stata registrata, negli ultimi mesi le importazioni di petrolio in Cina hanno fatto il giro del mondo. Ad aprile, la Cina ha importato 7,4 milioni di barili al giorno, un livello record abbastanza da farne il maggiore importatore di petrolio al mondo. Ma un mese dopo, le importazioni crollarono a soli 5,5 milioni di barili al giorno”. Da allora questo problema è decollato, segnando l’ascesa della Cina al dominio del petrolio…

Il pendio scivoloso verso il Petroyuan inizia
Il petrodollaro è sostenuto dai buoni del tesoro, quindi può aiutare ad alimentare la spesa in deficit degli Stati Uniti. Lo si elimini e gli Stati Uniti sono nei guai. Sembra che sia giunto il momento…
Un colpo mortale avviato nel 2015 colpiva nel 2017 quando la Cina è diventata il maggiore consumatore al mondo di greggio importato… Ora che la Cina è il principale consumatore mondiale di petrolio, Pechino può esercitare una certa influenza sull’Arabia Saudita per pagare il greggio in yuan. Si sospetta che questo sia ciò che motiva i funzionari cinesi a volere a tutti gli effetti rinegoziare l’accordo commerciale. Così veloce ora, il colpo finale al petrodollaro potrebbe aversi dal 26 marzo. Vi abbiamo accennato nel settembre 2017… Coi principali esportatori di petrolio che finalmente hanno un modo efficace per aggirare il sistema del petrodollaro, l’economia statunitense potrebbe presto entrare in acque assai agitate. Prima di tutto, il valore del dollaro dipende dall’uso come veicolo per il commercio di petrolio. Quando ciò si aggraverà, probabilmente vedremo un declino forte e costante del valore del dollaro. Una volta che i mercati petroliferi saranno scinvolti, lo yuan potrà diventare la valuta mondiale dominante, indebolendo ulteriormente il dollaro.

La caduta del Petrodollaro potrebbe essere vantaggioso per l’oro
Tra tutti i problemi futuri del dollaro, ci sono anche alcune buone notizie. Gli Stati Uniti abbandonarono il gold standard negli anni ’70, ma con l’oro che tornava sui titoli mondiali… potremmo vedere una rinascita. Per la prima volta da quando la nostra nazione ha abbandonato il gold standard, decenni fa, l’oro fisico viene reintrodotto nel sistema monetario globale in modo sostanziale. Questa è una notizia incredibilmente buona per i proprietari di oro. La reintroduzione dell’oro nell’economia globale potrebbe comportarne il notevole aumento dei prezzi. È lecito presumere che gli esportatori siano propensi a scegliere uno strumento finanziario supportato dall’oro su uno creato dal nulla all’improvviso. Poi, potremmo vedere sempre più nazioni saltare sul carro, con conseguente aumento sostanziale dei prezzi dell’oro.Traduzione di Alessandro Lattanzio