Inchiesta Chilcot: le prove del crollo dell’impero USA

Katehon, 07/07/2016

Nel Regno Unito il rapporto ufficiale della commissione governativa guidata da Sir John Chilcot sulla guerra in Iraq è stato pubblicato. L’indagine Chilcot ha dimostrato ufficialmente che l’invasione dell’Iraq da parte del Regno Unito fu condotta su pressione degli Stati Uniti ed era contraria agli interessi nazionali del Paese.John-Chilcot-the-Chairman-of-the-Iraq-InquiryNon c’era motivo d’invadere l’Iraq
L’inchiesta Chilcot osserva che non vi era alcuna vera ragione per l’invasione dell’Iraq. Dice chiaramente: “La decisione di usare la forza, una decisione molto grave per qualsiasi governo, ha provocato una profonda controversia in relazione all’Iraq e divenne ancora più acuta quando successivamente si scoprì che i programmi iracheni per sviluppare e produrre armi chimiche, biologiche e nucleari erano stati smantellati”. Secondo l’inchiesta, le opzioni diplomatiche in quella fase non si erano esaurite. L’Iraq non fu collegato alle reti terroristiche internazionali. Il Paese non possedeva armi di distruzione di massa che potevano essere utilizzate in atti terroristici e non rappresentava alcuna minaccia per il Regno Unito. Tale era la visione della comunità d’intelligence del Regno Unito: “Sir David Omand, coordinatore della sicurezza e dell’intelligence del governo nel 2002-2005, ha detto all’inchiesta che, nel marzo 2002, il Servizio di Sicurezza riteneva che la “minaccia del terrorismo dall’apparato d’intelligence di Sadam in caso d’intervento in Iraq… era giudicata limitata e contenibile”. “La capacità di condurre attacchi terroristici efficaci” di Sadam era “molto limitata”. “La capacità terroristica” dell’Iraq era “insufficiente per effettuare attacchi biologici oltre singoli tentativi di assassinio con veleni chimici”. La Gran Bretagna non considerava l’Iraq una minaccia alla sua sicurezza nazionale.

La leadership del Regno Unito sapeva delle conseguenze
La relazione conferma che la comunità d’intelligence del Regno Unito presentava al primo ministro tutte le analisi necessarie sulle conseguenze della decisione d’invadere l’Iraq. In particolare, fu osservato che il rovesciamento di Sadam Husayn avrebbe comportato una forte affermazione degli estremisti islamici, trasformando il regno in una priorità per i loro scopi, massacri e frammentazione dell’Iraq. Blair fu informato che l’invasione dell’Iraq avrebbe aumentato la minaccia al Regno Unito e agli interessi del Regno Unito da parte di al-Qaida ed affiliati. Affrontando le prospettive future, la valutazione del JIC ha concluso: “...al-Qaida e gruppi associati continueranno a rappresentare di gran lunga la peggiore minaccia terroristica agli interessi occidentali, e che le minacce cresceranno con l’azione militare contro l’Iraq. Minacce più gravi dai terroristi islamici si avranno anche in caso di guerra, riflettendo un’intensificato sentimento anti-USA/anti-occidentale nel mondo musulmano, e anche tra le comunità musulmane in occidente. C’è il rischio che il trasferimento di materiale o esperienza CB (chimico e biologico), durante o dopo il conflitto, potenzierà al-Qaida“.

L’invasione è stata un atto di aggressione basata deliberatamente su menzogne
L’invasione si basò su deliberate menzogne e manipolazione dell’opinione pubblica. Sir John Chilcot dichiarava, presentando i risultati di un’indagine, che la politica del Regno Unito si basava su “intelligence e valutazioni imperfette, che non furono contestate ma avrebbero dovuto esserlo“. Il Regno Unito ha deliberatamente distorto i fatti sulla presunta minaccia rappresentata dall’Iraq. In particolare, Jack Straw, ministro degli Esteri inglese, all’epoca insistette sulla distorsione delle informazioni nei documenti ufficiali, per convincere gli altri responsabili politici e l’opinione pubblica della necessità di un intervento in Iraq: “Quando vide il progetto di documento sui Paesi preoccupati dalle ADM, l’8 marzo, Straw commentò: “Bene, ma non dovrebbe essere l’Iraq il primo, ed anche esservi altri testi? Il documento deve dimostrare il motivo per cui vi è una minaccia eccezionale dall’Iraq. Non riesco però a trovarlo ancora.” Il 18 marzo, Straw decise che un documento sull’Iraq doveva essere rilasciato prima di un indirizzo agli altri Paesi interessati. Il 22 marzo, Straw fu consigliato che la prova non avrebbe convinto l’opinione pubblica che vi fosse una minaccia imminente dall’Iraq. La pubblicazione fu rinviata”.

Fantocci degli Stati Uniti
L’unica ragione per invadere l’Iraq fu il forte impegno degli Stati Uniti. Il rapporto mostra chiaramente come la retorica e la visione della leadership inglese sull’Iraq cambiò, la strategia richiedeva sanzioni intelligenti prima dell’invasione influenzata dagli statunitensi. Allo stesso tempo, l’intelligence inglese riferì che l’Iraq non poneva alcun pericolo reale o che supportasse i terroristi. La decisione di Blair d’invadere l’Iraq fu influenzata dal suo interesse a proteggere il rapporto del Regno Unito con gli Stati Uniti, secondo Chilcot. Il sostegno incondizionato era giustificato dalla: “Preoccupazione che le aree vitali della cooperazione tra Regno Unito e Stati Uniti fossero danneggiate se il Regno Unito non dava agli Stati Uniti pieno appoggio sull’Iraq. Vi era la convinzione che il modo migliore d’influenzare la politica degli Stati Uniti verso la direzione preferita dal Regno Unito era dare un sostegno pieno e incondizionato, e cercare di convincere dall’interno”. Così, ufficialmente il motivo principale dell’invasione inglese dell’Iraq fu la dipendenza dagli Stati Uniti del Regno Unito. La commissione non si oppone all’orientamento filo-statunitense, ma al contrario lo sostiene dichiaratamente. Tuttavia, osservava che le relazioni con gli Stati Uniti “non hanno bisogno di un sostegno incondizionato laddove i nostri interessi e giudizi differiscono“, secondo Chilcot.

I venti del cambiamento
Formalmente, l’inchiesta Chilcot avrebbe dovuto essere resa pubblica sette anni fa. La pubblicazione fu rinviata più volte per via della posizione degli Stati Uniti. E ora è pubblica, riflettendo il declino dell’egemonia degli Stati Uniti: l’alleato più fedele, il Regno Unito, negli ultimi due anni mostra che il crollo del sistema statunitense è questione di tempo e si prepara a un nuovo mondo. La pubblicazione del rapporto ufficiale della commissione istituita su iniziativa del governo di Gordon Brown, in cui l’argomento degli avversari all’invasione dell’Iraq 13 anni fa, (principalmente Russia) viene ripetuto apertamente, è possibile solo in un caso, quando una parte dell’élite inglese desidera prendere le distanze dagli Stati Uniti, dalla loro politica e da chi nell’élite ha fin troppo stretti legami con gli Stati Uniti. Il fatto che nel Regno Unito ci sia chi guarda verso un futuro post-USA dimostra la stretta integrazione delle finanza inglese dei Rothschild con la Cina, e la decisione della Gran Bretagna di partecipare al progetto cinese dell’Asian Infrastructure Investment Bank, contro la volontà degli Stati Uniti. Ciò è anche dimostrato dai risultati del referendum sull’adesione all’UE. La Brexit e un conteggio dei voti onesto non avrebbero avuto luogo senza il sostegno delle élite. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti sono apertamente contrari alla Brexit. Ora il referendum nel Regno Unito e l’incertezza seguente blocca la struttura del libero scambio transatlantico. Allo stesso tempo, il Regno Unito è escluso dai negoziati sull’accordo finché sarà in transizione. Paradossalmente, il Regno Unito ha costantemente implementato misure per allontanarsi dal mondo USA-centrico. Tuttavia, ciò non riflette l’intero quadro, ufficialmente è il primo alleato degli USA, ma sembra una tendenza importante. La spiegazione più plausibile è il desiderio di non farsi seppellire dalle macerie dell’impero USA. Va ricordato che il Regno Unito è diventato volontariamente un satellite degli Stati Uniti, consegnandogli il ruolo di Sea Power. Quindi nulla gli impedirà di lasciare gli Stati Uniti quando ritenuto necessario. L’indebolimento degli Stati Uniti introduce nuove regole del gioco. E queste regole si creano meglio quando il processo diventa irreversibile. E i cambiamenti in Gran Bretagna dimostrano tale irreversibilità. La Brexit e la stessa discussione su di essa, la posizione ambigua di Londra nelle relazioni tra Washington e Pechino, e ora il rapporto sulla guerra in Iraq, che potrebbe essere seguito dal processo a Tony Blair, indicano a Londra una serie di nuove possibilità d’influenza politica in Europa e nel mondo.Tony-Blair_0Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le operazioni in Iraq da Gennaio a Giugno 2016: la liberazione di Falluja

Alessandro Lattanzio, 29/6/2016IRAQ-CONFLICT-ISIl 6 gennaio, le forze di sicurezza irachene sventavano l’attacco dei terroristi del SIIL a una fabbrica chimica di al-Muthana, 40 chilometri a ovest di Samara. Il Tenente-Generale Abdulghani Asadi, comandante del contingente antiterrorismo iracheno, dichiarava “Poche zone di Ramadi sono ancora controllate dal SIIL, e saranno presto liberate. Avremo il pieno controllo di Ramadi in quattro o cinque giorni“. Il 12 gennaio le forze di sicurezza irachene liberavano Qaryat Saqran, nella provincia di Anbar, eliminando decine di terroristi. Nella regione di al-Qaim, provincia di Anbar, l’intelligence irachena eliminava diversi capi terroristi del SIIL, tra cui Abu Davud al-Rawi, Abu Qatadah al-Jazrawi, Abu Fatima e Abu Dua al-Rawi, governatore di Baghdad del SIIL, mentre un altro capo del SIIL, Abu Walid al-Araq, veniva gravemente ferito presso Falluja, dove era il responsabile della logistica del SIIL. Le forze irachene liberavano al-Shayi e al-Haditha, eliminando 70 terroristi. Il portavoce del Governatore di Anbar, Ayd Amash, dichiarava, “Le forze irachene sono riuscite a prendere il pieno controllo del distretto di Sofia, nella parte orientale della città di Ramadi, liberando 500 famiglie assediate dal SIIL“. Il 14 gennaio, l’esercito iracheno liberava Tal Qasiba, ad est di Tiqrit, nella provincia di Salahudin. Il 25 gennaio, la polizia irachena eliminava 42 terroristi del SIIL in quattro quartieri di Baghdad, “I nascondigli del SIIL nei quartieri di Albu Shajal, al-Naymiyah, al-Qaramah e Jasim al-Taqsim sono stati assaltati dalla polizia irachena. Oltre a numerose perdite inflitte al gruppo terroristico, equipaggiamento militare, armi e congegni esplosivi sono stati danneggiati negli attacchi. La 7.ma Divisione della polizia ha arrestato uno degli attentatori chiave del SIIL e la 22.ma Brigata della polizia irachena ha disinnescato numerosi ordigni esplosivi piazzati dai terroristi del SIIL nella regione Dawud al-Hasan, a nord di Baghdad. Nel frattempo, i residenti di al-Sharaqat nella provincia di Salahudin irrompevano in uno dei centri di raccolta dei terroristi del SIIL uccidendone e ferendone molti” dichiarava il portavoce della polizia irachena. Il 31 gennaio, durante un’operazione, le forze di sicurezza irachene eliminavano almeno 48 terroristi del SIIL, in un quartiere occidentale di Baghdad.

Febbraio
CEaerhsUUAE1KSvIl 1° febbraio 2016, Mula Shuwan Abu Harun e altri 4 capi del SIIL furono eliminati da un raid aereo iracheno nella regione di Huija, nella provincia di Qirquq, mentre le forze peshmerga irachene e le forze volontarie irachene dell’Hashd al-Shabi avanzavano nella regione di Huija. Nel frattempo, il professore universitario di Baghdad Sadiq al-Musavi avvertiva che “Ankara cerca di annettersi territori iracheni e siriani in Turchia mentre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ancora pensa di far rivivere l’impero ottomano“. “La presenza di truppe turche nel nord dell’Iraq avviene con il sostegno degli Stati Uniti ed è un preludio alla separazione di queste regioni dall’Iraq, aprendo la strada alla creazione di un emirato sunnita che si estende dall’Arabia Saudita alla Turchia“, dichiarava il leader religioso sunnita della provincia di Anbar shayq Ibrahim al-Isawi. Il 9 febbraio, le forze armate irachene liberavano al-Sijariyah, ad est di Ramadi. Il 16 febbraio, le forze irachene lanciavano due offensive contro il SIIL nel governatorato di al-Anbar, ad est di Ramadi e a Qarma-Falluja, liberando i villaggi di al-Subhiyah e al-Qabishat, e il ponte di al-Hamidiyah, ad est di Ramadi, lungo l’autostrada Baghdad-Amman. 1 elicottero turco veniva abbattuto a nord-ovest della capitale del Kurdistan iracheno, Irbil, eliminando 6 militari turchi. Il 26 febbraio, esercito e Hashd al-Shabi iracheni eliminavano 38 terroristi del SIIL ad al-Bashir, nella provincia di Kirkuk. Il 29 febbraio, due bombe del SIIL uccidevano più di 70 persone in un mercato di Sadr City, a Baghdad, e feriva almeno altre 100 persone. Inoltre il SIIL lanciava un grande attacco alla periferia di Baghdad, uccidendo almeno una decina di poliziotti iracheni, mentre il 27 febbraio altre 10 persone erano state uccise da una serie di attentati ad ovest di Baghdad. 849 iracheni erano stati uccisi nel gennaio-febbraio 2016. Secondo la Missione di assistenza delle Nazioni Unite per l’Iraq (UNAMI), 670 iracheni (410 civili) erano stati uccisi a febbraio, e altri 1290 (1050 civili) erano stati feriti. A gennaio 849 persone erano state uccise e 1450 ferite negli attacchi terroristici in Iraq.

Marzo
13940312000201_PhotoI Il 2 marzo 2016, le forze irachene (unità dell’esercito, delle forze antiterrorismo, della polizia federale e dei volontari) liberavano al-Uaqalah, Um Jahir, Ala al-Nayaf, Ala al-Manfa, Tarqi al-Zafir, Ala al-Hamid, al-Fayaziyah, Sarsar Hayaf e Taha al-Buwasama, villaggi nel centro-nord della provincia di Salahudin, ad ovest di Samara. “Queste operazioni avranno un ruolo significativo nel spezzare tutte le vie di rifornimento nelle aree ancora controllate dai terroristi“, dichiarava il Generale di Brigata Yahya Rasul, portavoce dell’Esercito iracheno. Il 7 marzo, F-16 dell’Aeronautica irachena eliminavano almeno 50 terroristi del SIIL nella provincia di Qirquq, ad Huija. L’8 marzo, l’esercito iracheno liberava Zanqura a nord di Ramadi, e il 9 marzo eliminava almeno 30 terroristi del SIIL nelle province di Anbar e Diyala, e catturavano un centro di comunicazione dei terroristi tra Ramadi e Samara. Il 10 e l’11 marzo il SIIL bombardava Taza, nella provincia di Qirquq, utilizzando razzi con testate chimiche, intossicando almeno 409 persone. Il 15 marzo 11 aerei da guerra turchi bombardavano i campi del PKK nel nord dell’Iraq, a Gara e Qandil. Inoltre le forze di sicurezza turche intensificavano le attività nella Turchia orientale, a Yuksekova, Nusaybin e Sirnak. Intanto a Mosul, i peshmerga avanzavano da est, mentre esercito e milizie irachene avanzavano da sud. L’esercito e le milizie irachene avanzavano anche verso nord da Ramadi, scontrandosi con il SIIL ad al-Muhamadi, respingendolo verso i confini con Giordania e Siria; difatti i capi dello Stato islamico erano in fuga verso al-Rutabah. Una volta liberate queste regioni, tra Haditha e Samara, le forze irachene avrebbero avanzato verso al-Buqamal, al confine con la provincia siriana di Dair al-Zur. Il 17 marzo, le forze irachene liberavano al-Muhamadi, 160 km a nord-ovest di Baghdad, eliminando almeno 21 terroristi del SIIL. 2 capi del SIIL, insieme ad altri 62 terroristi, venivano eliminati dalle forze irachene nella città di Huijah, nella provincia di Qirquq. Il 19 marzo, l’esercito e le forze di mobilitazione popolare iracheni liberavano al-Bubayd e Qubaysa, nel Governatorato di Anbar, nell’ambito dell’operazione al-Jazira per liberare Hit, nodo stradale chiave sull’Eufrate occupato dal SIIL nell’ottobre 2014. Le forze di sicurezza irachene sventavano l’assalto del SIIL presso Haditha, nella provincia di Anbar, eliminando 5 attentatori suicidi che cercavano di entrare ad al-Haqlaniya, a sud di Haditha. Le forze volontarie irachene liberavano al-Mashatil e Mat-Hanah, presso Haditha, nel distretto di Hit, ad ovest di Ramadi, mentre 30 terroristi del SIIL venivano eliminati ad al-Qalidiya con la distruzione di un deposito di ordigni esplosivi, un’autobomba e 20 barili di C4 a Qaraya al-Asriya, sempre nella provincia di al-Anbar. Il 24 marzo, esercito e forze popolari iracheni liberavano i villaggi Munantar, Tal Shair, al-Salahia, al-Hitab e al-Maqmur presso Mosul, nella provincia di Niniwa, nell’ambito dell’operazione per librare la provincia, “Le aree centrali e meridionali di Mosul che ospitano le roccaforti dei comandanti del SIIL sono sotto il tiro dell’artiglieria e degli attacchi aerei“, dichiarava il Generale di Brigata Najm al-Jaburi, comandante dell’operazione dell’esercito iracheno. Il comandante dell’Organizzazione Badr, Sadiq al-Husayni, rivelava che il SIIL aveva utilizzato armi ed equipaggiamenti prodotti nel 2016 negli attacchi contro i giacimenti petroliferi Alas e Ajil, nella provincia di Salahudin, “Le attrezzature moderne utilizzate nei recenti attacchi dimostrano che lo SIIL riceve armi dai Paesi vicini“. Il 28 marzo, le forze irachene eliminavano Muhamad Ahmad Shayab, emiro del SIIL di Niniwa, e liberavano i villaggi Qudila, Qarmadi, Mahanah, Qatab, al-Nasr, Hamidat e Qarbardan, presso Mosul. Nel frattempo, l’Aeronautica irachena bombardava le posizioni del SIIL nella regione di al-Bashir, a sud di Qirquq, e nella regione di al-Ban, nella provincia di Niniwa. Altri 17 terroristi del SIIL venivano eliminati dall’Hashd al-Shabi nella provincia di Anbar, nelle zone di al-Mamurah e al-Huda, presso Hit. “Le forze di sicurezza hanno effettuato un’ampia operazione militare rastrellando le aree al-Mamurah e al-Huda sull’asse meridionale del distretto di Hit, dopo aspre battaglie con il SIIL; l’operazione ha comportato l’eliminazione di 17 terroristi del SIIL” dichiarava l’ufficiale dell’Hashd al-Shabi di Haditha Aysar Ubaydi. Il 31 marzo, le forze di sicurezza irachene liberavano la zona industriale di Hit dopo che gli aerei da guerra iracheni avevano bombardato le posizioni del SIIL nella città.

Aprile
iraq-ramadi Il 1° aprile 2016, l’esercito iracheno, sostenuto dalle Forze di mobilitazione popolare (PMF), liberava i quartieri al-Jamiyah, al-Mamurah e al-Asqari di al-Hit, nel Governatorato di al-Anbar, eliminando numerosi terroristi del SIIL. Il 2 aprile le forze irachene liberavano circa 1500 prigionieri in mano al SIIL, nel corso della battaglia per Hit, nella provincia di Anbar, mentre 60 terroristi del SIIL venivano eliminati nelle operazioni militari nelle province di Niniwa e Qirquq; almeno 30 erano morti negli attacchi aerei sul campo petrolifero di Qayarah, nel Governatorato di Niniwa. Le forze irachene Hashd al-Shabi eliminavano ad al-Qarama decine di terroristi, tra cui Abu Muhamad Shishani, capo del SIIL di Falluja. Il 5 aprile, presso Qirquq, oltre 30 terroristi del SIIL furono eliminati dall’esplosione di una cintura esplosiva difettosa, nel villaggio Rubayda, mentre si preparavano ad attaccare le forze di sicurezza irachene sul jabal al-Hamurin e presso i giacimenti Alas e Ajil nella provincia di Salahudin. Il 6 aprile le forze di sicurezza irachene liberavano il centro amministrativo di Hit, nella provincia di Anbar. Il 7 aprile, aerei dell’Aeronautica Militare irachena bombardavano la base del SIIL nella città di Qaim, nell’Anbar occidentale, eliminando 15 terroristi. L’8 aprile 9 terroristi del SIIL furono eliminati da un attacco aereo iracheno su Hit, distruggendo una base dello Stato islamico. “Le forze di sicurezza continuano le operazioni per liberare la città di Hit”, dichiarava il capo consiglio comunale Muhamad Muhanad al-Hiti, “il SIIL ora controlla meno del 30% della città, aree non superiori ai cinque chilometri quadrati”. Il 9 aprile, le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) dell’Iraq, circondavano al-Bashir, nel Governatorato di Qirquq, mentre l’Aeronautica irachena eliminava, nel Governatorato di Niniwa, Fadil Badr Ahmad, dirigente del SIIL, assieme a numerosi altri terroristi. Il 10 aprile, l’Hashd al-Shabi liberava Jasim Warda, nel Governatorato di Qirquq. Il 12 aprile, le forze irachene liberavano al-Hit, ad ovest di Ramadi, nel governatorato di al-Anbar.
Sette consiglieri militari statunitensi, il cui compito era coordinare le operazioni congiunte tra esercito iracheno, forze curde e volontarie, s’incontravano con alti dirigenti del SIIL con l’aiuto delle tribù locali, almeno due volte“, secondo il quotidiano turco Yeni Shafaq, sempre secondo cui le riunioni si erano svolte nei pressi di Mosul il 7 novembre 2015, con la mediazione della tribù Shamar, e nei pressi di Huija, nella provincia di Qirquq, il 3 febbraio 2016. “La CIA è la mente dell’invio clandestino delle forze speciali degli Stati Uniti presenti in Iraq come Delta Force“, dichiarava il Generale di Brigata dell’esercito iracheno Talal Abdarahman al-Hamdani, “La Delta Force è addestrata per assassinare figure politiche irachene e condurre operazioni militari pericolose“. Il deputato iracheno Rasul al-Tayi aveva chiesto al governo iracheno d’indagare sulla presenza di tali forze statunitensi. “Washington ancora aiuta militarmente i terroristi in Iraq”, dichiarava il portavoce di Ansarullah al-Nujaba Hashim al-Musavi, ribadendo che il movimento raccoglieva documenti, foto e video sugli aiuti paracadutati dalle forze della coalizione degli USA ai terroristi del SIIL in Iraq. “Le nostre forze hanno filmato un aereo degli Stati Uniti mentre sgancia aiuti militari ai terroristi del SIIL assediati“. E un membro del politburo del Qataib Sayad al-Shuhada, Hasan Abdal Hadi, dichiarava che le forze volontarie irachene erano preoccupate da ulteriori attacchi degli aerei da guerra statunitensi per impedire l’avanzata sulle aree controllate dal SIIL. “Purtroppo, ci sono ancora alcune persone in Iraq ingannate dalla coalizione degli Stati Uniti, mentre Washington sostiene il SIIL e cerca di compensare i danni inflitti ai terroristi taqfiri dalle forze volontarie“.
Il 16 aprile, le forze irachene eliminavano a Falluja Ahmad Muhamad Ubayd, il capo della ‘difesa aerea’ locale del SIIL, assieme ad altri 5 terroristi, mentre le forze volontarie irachene abbattevano un drone del SIIL che spiava le forze di sicurezza irachene ad al-Jarayashi, nella provincia di al-Anbar. Il 22 aprile, aerei da combattimento iracheni distruggevano un convoglio di autocisterne del SIIL presso al-Qayarah, a sud di Mosul, nella provincia di Niniwa, eliminando 10 terroristi. Il 23 aprile, l’esercito iracheno liberava al-Zuqayqah, ad ovest di al-Hit, avvicinandosi a Qan al-Baghdadi e Haditha, a 150 km ad est del confine siriano-iracheno. Il 26 aprile, la 7.ma Divisione dell’esercito iracheno e le Forze di mobilitazione popolare (PMF) liberavano la regione tra al-Hit e al-Baghdadi, nel governatorato di Anbar, nell’Iraq occidentale. Il 30 aprile, il braccio destro del capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi, Abu Ali al-Anbari, veniva eliminato insieme ad altri 14 terroristi da un attacco aereo iracheno presso al-Ash, vicino al confine con la Siria nord-orientale. Al-Anbari, noto anche Haji Iman, Abu Ala al-Afri e Abu Ala Qardash, era il numero due del SIIL dopo al-Baghdadi. “Le forze di sicurezza irachene hanno seguito i movimenti dei capi terroristi del SIIL. L’aviazione ha bombardato la base del gruppo presso al-Jazira, nella provincia nel nord-est della Siria di Hasaqah, uccidendo oltre 15 terroristi, tra cui il principale consigliere di Abu Baqr al-Baghdadi, Abu Ali al-Anbari“. L’Hashd al-Shabi eliminava 32 terroristi del SIIL presso al-Bashir, nella provincia di Qirquq, mentre 4 capi del SIIL venivano liquidati da un attacco aereo iracheno a sud di Huijah, mentre erano in riunione.ClZvbdZWMAAM1MDMaggio
CaJPy0RUcAAdDa2 Il 2 maggio 3 autobombe colpivano Baghdad uccidendo 14 civili, mentre il 1° maggio, 2 autobombe uccidevano 32 civili nella città di Samawa, e il 30 aprile, un’autobomba uccise 21 civili presso Baghdad, a Nahrawan. Tutti gli attentati furono rivendicati dal SIIL. la 7.ma Divisione dell’esercito iracheno e le Forze di mobilitazione popolare (PMF), liberavano i villaggi al-Bustamiyah, al-Dubiyah, al-Qatarum e al-Washaniyah, tra al-Hit e al-Baghdadi, ponendo fine a 18 mesi di assedio da parte del SIIL ad Haditha. Inoltre la 7.ma Divisione irachena e le PMF liberavano Camp Fadayin, nel governatorato di al-Anbar. Tutti i villaggi tra al-Hit e al-Baghdadi erano ora sotto il controllo del governo e l’esercito iracheno avanzava fino a 115 km dal confine con la Siria. Le forze irachene eliminavano 10 gallerie del SIIL alla periferia sud di Falluja, nella provincia di Anbar, eliminando circa 100 terroristi, mentre elicotteri iracheni distruggevano 8 autobombe presso la città. “Le forze congiunte comprendenti polizia, esercito e gruppi tribali hanno liberato l’autostrada che collega Falluja ad Amuriyah e Ramadi, e i distretti di al-Busaiyf e Fahilat”. “Le forze peshmerga hanno lanciato una grande campagna per ripulire la regione dai terroristi del SIIL, soprattutto dopo aver preso le aree strategiche“, dichiarava il comandante curdo Izadin Wanqi, riferendosi all’operazione militare contro il SIIL presso Qirquq, “I peshmerga si sono scontrati con i terroristi del SIIL in diversi combattimenti, mentre il SIIL ha risposto bombardando le basi curde con i mortai“. Il SIIL aveva effettuato attentati con autobombe contro i peshmerga presso Tal Suquf, Bashiqah, Qazar e Quayr. Il 6 maggio le forze militari irachene ed Hashd al-Shabi avanzavano nella provincia di Anbar liberando l’autostrada Amuriyah-Salam, eliminando diversi autoveicoli del SIIL. I terroristi avevano cercato di attaccare le postazioni dell’esercito iracheno, con 3 autoveicoli suicidi, che venivano distrutti dall’Hashd al-Shabi, mentre gli aerei da combattimento iracheni distruggevano veicoli e depositi del SIIL lungo l’autostrada Amuriyah-Salam. Inoltre, le forze irachene liberavano al-Salam, ad ovest di al-Bugharib. Presso Fallujah, l’esercito iracheno e l’Hashd al-Shabi liberavano i villaggi al-Buqamis, al-Buqalid, al-Buasi e al-Bumanahi, eliminando almeno 100 terroristi del SIIL ed 8 autobombe. L’8 maggio, l’esercito iracheno liberava Qarabuq, ad ovest di Maqumur sul Tigri, 60 chilometri a sud di Mosul. Le forze irachene liberavano 7 villaggi dal SIIL nella regione di Maqumur: Mahanah, Qudilah, Qarbardan, Qamardi, Qharaba, Qaryat Umah Awah e Qarabuq. L’11 maggio, 3 autobombe esplodevano a Baghdad uccidendo 94 civili a Sadr City e ad al-Qadhimiya, sede di un importante santuario sciita. Il 12 maggio, la 7.ma Divisione dell’esercito iracheno, appoggiata dalle Forze di mobilitazione popolare (PMF o Hashd al-Shabi), liberavano 3 villaggi nel Governatorato di al-Anbar, Baraziyah, Adusiyah e Samaniyah, eliminando 40 terroristi del SIIL. Il 17 maggio, 44 persone venivano assassinate da 2 autobombe ad al-Sha e al-Rashi, quartieri di Baghdad. Il 17 maggio, la 7.ma Divisione dell’Esercito iracheno e le Forze di mobilitazione popolare (PMF) liberavano Rutabah e Trabil, al confine con la Giordania. Il 22 maggio, l’Esercito iracheno liberava tre quartieri di Falluja, al-Shahabi, al-Harariyat e al-Duwayah, eliminando più di 40 terroristi del SIIL. L’esercito iracheno aveva avviato l’offensiva su Falluja con un tiro di sbarramento dell’artiglieria sulle posizioni dello Stato Islamico di Iraq e Levante (SIIL), assaltando e liberando il vicino cementificio ed avanzando su al-Niamiyah, a sud di Falluja, al-Sajar a nord di Falluja, e su al-Saqlawiyah, ad ovest di Falluja. Il 23 maggio, le forze militari e l’Hashd al-Shabi eliminavano decine di terroristi, tra cui due alti capi, Haji Hani e Abu Aishah, e il boia del SIIL di al-Sharqat, nella provincia di Salahudin, Abdullah Abu Maryam. Abu Abdarahman al-Anbari e la sua guardia del corpo venivano liquidati da uomini armati; al-Anbari era il responsabile della sicurezza del SIIL di al-Sharqat. Il comandante delle operazioni ad al-Anbar, Ismail Mahlavi, confermava che un altro capo del SIIL, Shaqir Wahib al-Fahdavi, era stato eliminato dell’Esercito iracheno a Rutabah, nella provincia di Anbar, oltre ad altri 7 capi del SIIL.Cly0Lp0WQAAYDGKL’offensiva su Falluja
Iraqi-Army-1 Il 24 maggio, Esercito e Forze di mobilitazione popolari iracheni liberavano la stazione di polizia di al-Sajar, a nord-est di Falluja, eliminando 20 terroristi del SIIL e liberavano al-Abadi, al-Asil, al-Luhayb, Buhadid al-Nasir, Yusifiyah, al-Juqayfah e al-Qarmah, a 4 chilometri ad est di al-Sajar, eliminando altri 30 terroristi dello Stato Islamico. Le forze di sicurezza irachene, guidate dal generale Abdulwahab al-Saidi, avevano lanciato l’operazione su Falluja, l’ultima grande base del SIIL nella provincia di Anbar, il 23 maggio 2016. Falluja fu occupata dal SIIL nel gennaio 2014. Il Primo ministro Haydar al-Abadi aveva ordinato l’avvio delle operazioni dichiarando: “Non esiste alcuna opzione per il SIIL se non fuggire“. L’operazione fu lanciata da sud-est, sud-ovest, nord-ovest e nord di Falluja. Secondo Qarim al-Nuri, portavoce delle unità di mobilitazione, “La loro resistenza non è stata pesante come ci attendevamo. Hanno fatto ricorso ad attacchi suicidi con autobombe, bombe e cecchini finora“. 10000 unità delle Forze di mobilitazione popolare partecipavano all’operazione cooperando con le forze di sicurezza irachene e i combattenti tribali sunniti. La coalizione degli Stati Uniti aveva effettuato 7 raid aerei presso Falluja tra il 14 maggio e il 20 maggio, ma il Colonnello Steve Warren, portavoce militare degli USA a Baghdad, dichiarava che la coalizione degli Stati Uniti non sosteneva le PMF alla periferia di Falluja, essendo gli Stati Uniti preoccupati dal coinvolgimento dei paramilitari iracheni, perché sostenuti dall’Iran. Le 20000 unità delle unità di Polizia Federale ed Esercito iracheno avevano eliminato Abu Hamza, governatore del SIIL di Falluja, e Abu Amr al-Ansari, altro capo del SIIL, già il 23 maggio, mentre i terroristi abbandonavano Qarmah e Saqlawiyah, ad est e a nord di Falluja, ultimo centro urbano importante della provincia di Anbar ancora occupata dal SIIL. Il 26 maggio, elicotteri Mi-28 iracheni eliminavano il vicegovernatore del SIIL di Falluja insieme a decine di altri terroristi, mentre cenavano nel centro della città. Un altro capo del SIIL, Qasim Aqab, veniva liquidato da un tiratore scelto nella vicina al-Qarmah, mentre Esercito e PMF iracheni liberavano al-Qarmah e al-Buayfan, a sud di Falluja, dopo aver eliminato una dozzina di terroristi dello Stato Islamico. Inoltre, l’Hashd al-Shabi scopriva una grande galleria del SIIL nei pressi di Falluja, nella fabbrica di mattoni vicino la città, e sequestrava anche una fabbrica di bombe e mine stradali del SIIL. La Polizia Federale irachena a sua volta smantellava almeno 37 ordigni esplosivi presso Falluja, sulla strada tra Mamal al-Azraq e al-Lifiyah. Il 27 maggio, la 7.ma Divisione dell’Esercito iracheno e le Forze di mobilitazione popolare (PMF) libravano il ponte Sajar ed al-Muqtar, a nord di Falluja, e al-Bubayd, ad est di Falluja, eliminando 20 terroristi. Il 29 maggio, la 7.ma Divisione dell’Esercito iracheno e le Forze di mobilitazione popolare (PMF) eliminavano ad al-Hit più di 50 terroristi del SIIL, e liberavano al-Hur e al-Buah, a sud di Fallujah, eliminando altri 36 terroristi dello Stato islamico. L’Esercito, le forze di polizia federale e l’Hashd al-Shabi iracheni eliminavano altri 75 terroristi del SIIL ad al-Naimiyah, a sud di Falluja, e liberavano il ponte di al-Tafaha, le regioni di al-Shihah e al-Saqlawiyah, e il quartiere di Shuhada di al-Saqlawiyah.

Giugno
FallujahIl 1° giugno, Esercito, Forze di mobilitazione popolare (PMF) e Polizia Federale iracheni liberavano al-Bushajal, ad al-Saqlawiyah, eliminando 30 terroristi del SIIL. Il 2 giugno, il SIIL tentava di assaltare il jabal al-Hamurin, presso Baiji, nel Governatorato di Salahudin, ma l’Esercito iracheno respingeva l’assalto eliminando 21 terroristi. Il 3 giugno, Esercito, Forze di mobilitazione popolare (Hashd al-Shabi) e Polizia Federale iracheni liberavano al-Saqlawiyah, eliminando oltre 70 terroristi dello Stato islamico provenienti da Arabia Saudita, Siria, Libano e Quwayt. Il 6 giugno, il SIIL assaltava al-Haditha, nel governatorato di al-Anbar, ma le forze irachene respingevano l’assalto eliminando oltre 30 terroristi e 10 autoveicoli dello Stato islamico. Inoltre, Esercito, Forze di mobilitazione popolare (PMF) e Polizia Federale iracheni liberavano al-Shuhada, Jabayl, al-Yatamah e la centrale elettrica a sud di Falluja, eliminando 3 autobombe e 14 terroristi del SIIL. Il 9 giugno, l’esercito iracheno avanzava nella provincia di Anbar liberando Albu Savit, ad al-Amuriya, a sud di Falluja. Ismail al-Isawy, dell’ospedale centrale di Falluja, dichiarava che 1500 famiglie erano fuggite della città e altre 500 dal villaggio Zuba, per rifugiarsi presso le aree liberate dall’esercito iracheno e dalle truppe volontarie nella provincia di Anbar. L’11 giugno, le truppe dell’8.vo Battaglione dell’Esercito iracheno avanzavano su Falluja liberando le regioni di al-Falahat e al-Sabihat, nella parte meridionale della città, dopo aver eliminato una dozzina di terroristi del SIIL, mentre il capo del tribunale religioso del SIIL Jasim Muhamad Sarhan al-Shablavi veniva eliminato da un raid aereo iracheno su al-Jumhuriya, nel sud della provincia di Salahudin. L’esercito iracheno catturava 543 terroristi del SIIL mascheratisi da profughi e sfollati, mentre tentavano di fuggire da Falluja. Il 13 giugno, 37.ma e 72.ma Brigate dell’Esercito iracheno e le Forze di mobilitazione popolare irachene (PMF) entravano nel quartiere Hay Nazal, al centro di Falluja, e rastrellavano i quartieri meridionali di Falluja di Naymiah e Shuhada, eliminando 72 terroristi del SIIL. Nelle operazioni per liberare Falluja, furono eliminati oltre 500 terroristi del SIIL, secondo il comandante dell’operazione Tenente-Generale Abdulwahab al-Saidi, mentre altri 42 terroristi del SIIL furono eliminati dalle forze irachene a Mahalah al-Shuhada Awal, a Falluja. Il 14 giugno, le forze governative irachene liberavano al-Shafaq, zona residenziale di Fallujah, mentre il 17.mo Reggimento dell’Esercito iracheno liberava al-Zanasah, al-Zayban e al-Atar, e il ponte Abas Jamil, a sud di Falluja. Inoltre, il 15.mo Reggimento dell’Esercito iracheno liberava al-Nasr, a sud di Mosul. Il 15 giugno, la 17.ma Divisione dell’Esercito iracheno liberava al-Tala, Bustan al-Taqrit e Rayqan a sud-est di Falluja. Un dirigente della sicurezza irachena rivelava “Thamir al-Sabhan, l’ambasciatore saudita a Baghdad, preparava un piano per far fuggire i terroristi dalla prigione di al-Hut“, con l’impiego di kamikaze e autobombe. “Volevano contrabbandare armi nella prigione incitando scontri e con l’aiuto di alcune persone far scoppiare una rivolta per aiutare i detenuti a prendere il controllo della prigione e fuggire“. Il 17 giugno, il comandante della Polizia Federale dell’Iraq, Maggiore-Generale Raid Shaqir Judat, dichiarava che Falluja era completamente liberata dai terroristi del SIIL, e il comandante dell’operazione a Falluja, Abdulwahab Saidi, dichiarava che le forze irachene avevano il controllo di tutti gli edifici governativi della città, mentre le truppe governative liberavano al-Arsan e al-Naza e sgombravano dalla presenza dei terroristi tutta la riva occidentale dell’Eufrate. La 34.ma Brigata dell’Esercito iracheno, le Forze di mobilitazione popolare (PMF) e la Polizia Federale liberavano i quartieri al-Jamhuriyah, al-Dhubat e al-Bazarah di Falluja, oltre al Complesso governativo di Fallujah. La 29.ma Brigata dell’Esercito iracheno, sostenuta dalle Forze di mobilitazione popolare (PMF) presso al-Hit tendevano un’imboscata a un gruppo di terroristi del SIIL, eliminandone 8 tra cui il capo locale del SIIL, Ahmad Majid. Il 19 giugno, la 34.ma Brigata dell’esercito iracheno, sostenuta dalle Forze di mobilitazione popolare (PMF) e dalla Polizia Federale, liberava nella regione di al-Zuba i villaggi Basatin, Shit, Qurush e Anaz, mentre a Falluja le forze irachene liberavano i quartieri Andalus e Risalah e il Distretto Industriale. Il 22 giugno, presso Falluja, le forze irachene avanzavano su Zanqura e al-Burisha, eliminando 50 terroristi dello “Stato islamico”. Il 23 giugno, la 9.na Divisione dell’Esercito iracheno liberava il jabal Maqul, Maqul e Ibrahim al-Alí, nel Governatorato di Niniwa, a sud di Mosul. A Falluja, Esercito iracheno, Forze di mobilitazione popolare (Hashd al-Shabi) e Polizia Federale liberavano il Ponte Vecchio e il quartiere al-Jamhuriyah. Il 25 giugno, le forze irachene liberavano il nodo stradale di Zawiya-Maqul e i villaggi al-Baydha e al-Jabariya, presso al-Sharqat, eliminando decine di terroristi del SIIL, mentre Sarmad Mazahim Ahmad Hasan al-Hanini, noto capo del SIIL e collaboratore di al-Baghdadi, veniva eliminato in un bombardamento aereo sulla periferia di Sharqat, dove fu liquidato anche Abdullah Abu Maryam, boia del SIIL della città di Sharqat. Altri due capi del SIIL, Haji Hani e Abu Aishah, incaricati della difesa di Sharqat, erano stati eliminati in precedenza nelle operazioni delle forze irachene. Il 25 giugno, l’esercito iracheno liberava il quartiere al-Julan di Falluja, ottenendo il pieno controllo della città. Il comandante delle operazioni per la liberazione di Fallujah, Tenente-Generale Abdulwahab al-Saidi, aveva dichiarato che almeno 1800 terroristi del SIIL erano stati eliminati nell’operazione. Il 28 giugno, le forze irachene eliminavano decine di terroristi del SIIL a sud di Hit, nella provincia di Anbar. La 9.na Divisione corazzata dell’Esercito iracheno liberava Tal Baj, presso al-Sharqat, nel Governatorato di Salahudin, e respingeva il contrattacco del SIIL sulla zona.CluHp1zXIAA00Ym

L’agenda occulta degli USA in Iraq

Finian Cunningham Sputnik 01/06/20161040477571Mentre l’Esercito iracheno lancia l’offensiva su Falluja per riprenderla ai terroristi dello SIIL, vi sono titoli bizzarri sui media occidentali per la “preoccupazione” degli USA di vittime civili. Dato che i militari statunitensi uccisero centinaia di civili nella stessa città nel 2004, lasciando in eredità un patrimonio radioattivo mortale per la popolazione con le munizioni all’uranio impoverito, tale tardiva preoccupazione per le vite civili a Falluja non pare credibile. Ci potrebbe essere un altro scopo, come ad esempio impedire alle forze irachene di stendere i terroristi del SIIL rintanati nella città? Anche se gli Stati Uniti conducono ufficialmente una guerra per sconfiggere tali jihadisti, allo stesso tempo è documentato che i terroristi risultano funzionali, occultamente, per le attività del Pentagono per un cambio di regime nella vicina Siria. Questa settimana, la radio del governo degli USA Voice of America titolava: “Preoccupazioni per le sofferenze dei civili mentre le forze irachene circondano Fallujah“. Il titolo fu successivamente modificato dopo che le forze irachene iniziarono l’offensiva contro la roccaforte dello SIIL. Altre agenzie occidentali hanno espresso allarme per circa 50000 civili intrappolati nella città assediata, che verrebbero colpiti dagli intensi combattimenti o utilizzati come scudi umani dai terroristi. I terroristi dello SIIL occuparono Falluja nei primi mesi del 2014, e assieme a Mosul nel nord dell’Iraq, e a Raqqa nell’est della Siria, rientrava nel triangolo transfrontaliero dell’autoproclamato Stato Islamico dell’Iraq e Levante. Liberare Fallujah sarebbe quindi una vittoria strategica cruciale per le forze del governo iracheno contro il gruppo estremista. Si ritiene che Falluja, a soli 50 km da Baghdad, sia stata una delle principali basi degli attentatori suicidi che uccisero centinaia di civili nella capitale irachena negli ultimi due anni. Tre attacchi suicidi all’inizio di questa settimana hanno ucciso almeno 20 persone, soprattutto a Baghdad. L’esercito iracheno aveva circondato Falluja la scorsa settimana prima di lanciare l’offensiva. Il ritardo era volto a dare ai civili la possibilità di evacuare. Ciò che sembra curioso è la preoccupazione per la sicurezza dei civili a Falluja espressa dai media di Stati Uniti ed occidentali. Questa è la stessa città che fu quasi rasa al suolo dalle forze anglo-statunitensi in due grandi battaglie nel 2004, l’anno dopo l’invasione degli USA dell’Iraq e la caduta del dittatore iracheno Sadam Husayn. La resistenza di Fallujah fu costituita principalmente da milizie sunnite. Durante gli assalti statunitensi e inglesi su Fallujah, si stima che più di 1000 civili siano stati uccisi, un numero preoccupantemente alto di vittime, pari a quello dei militanti armati. Gli statunitensi non risparmiarono alcuno sforzo per schiacciare la resistenza, schierando più di 10000 truppe, aerei con bombe da 2000 chili, elicotteri, obici e cecchini per ciò che fu riconosciuto essere stato il più feroce combattimento delle forze statunitensi dalla guerra del Vietnam. L’esercito degli Stati Uniti usò anche con musica rock a tutto volume per assordare e far uscire allo scoperto gli oppositori che avrebbe poi abbattuto coi cecchini. Ma l’assassinio di civili non si fermò quando le battaglie si conclusero. Anni dopo che il fumo dell’artiglieria si era disperso, la gente di Fallujah combatteva contro un allarmante tasso di cancro e orribili difetti di nascita causati dalle munizioni all’uranio impoverito con cui le forze statunitensi bombardarono la città nel 2004. Milioni di proiettili con tale metallo altamente tossico sarebbero stati sparati dalle forze degli USA negli attacchi su Fallujah. Diversi studi scientifici condotti da medici iracheni e stranieri, riferiscono che il tasso di cancro, leucemia infantile e malformazioni congenite mortali è aumentato di diverse volte a Falluja dopo le offensive militari statunitensi e inglesi contro la città nel 2004. In uno studio si è riscontrato che l’incidenza di difetti alla nascita a Fallujah era superiore a quello registrato a Hiroshima e Nagasaki, le città giapponesi colpite dalle bombe atomiche degli USA nel 1945. Oltre all’uranio tossico, le forze statunitensi utilizzarono indiscriminatamente enormi quantità di fosforo bianco come arma incendiaria contro la città. Un documentario televisivo italiano, La strage nascosta, ha confermato i numerosi rapporti locali su persone uccise dalle grottesche ustioni inflitte dal fosforo bianco. Al tempo delle offensive, l’esercito statunitense sostenne che il fosforo fu utilizzato con i razzi illuminanti per rilevare i combattenti. Un anno dopo, nel novembre 2005, il Pentagono finalmente ammise che la sostanza chimica venne effettivamente utilizzata come “arma incendiaria”. Le truppe statunitensi sul campo definirono cinicamente i bombardamenti col fosforo bianco di Fallujah operazioni “scuoti e cuoci”, per il doppio effetto d’infondere terrore nella popolazione colpita e di carbonizzare le vittime. La testa di una vittima poteva essere completamente incenerita, mentre il resto del corpo rimanere illeso.
Quando statunitensi e inglesi bruciarono Falluja, falciando indiscriminatamente donne e bambini, non ci fu alcuna preoccupazione sui media occidentali per le vittime civili, giustificate come “danno collaterale” di una “guerra necessaria”. La domanda è: tale doppiezza occidentale su Falluja, allora e adesso, riflette pura ipocrisia o un doppio standard? O c’è uno scopo più sfumato? L’esercito iracheno, assaltando Fallujah è supportato dagli iraniani e da milizie sciita così come, almeno ufficialmente, dalla forza aerea degli Stati Uniti. Tuttavia, i comandanti iracheni hanno detto che le forze degli USA erano riluttanti a lanciare l’ultima offensiva su Falluja. In un reportage della CNN, Ben Wedeman citava fonti militari irachene dire che i comandanti statunitensi volevano che l’assalto si concentrasse invece su Mosul, sollevando la domanda: perché l’esercito statunitense è riluttante a liberare Fallujah dal triangolo del terrore tra Iraq e Siria? Se Fallujah cadesse, cosa di cui i comandanti militari iracheni sembrano sicuri, allora sicuramente sarà una sconfitta decisiva per i terroristi dello SIIL in Iraq e Siria. La relazione segreta di Washington coi gruppi terroristici jihadisti è mercuriale. E’ noto che elementi a Washington, di CIA e Pentagono, hanno segretamente sostenuto la rete terroristica come agente per un cambio di regime e per altri fini politici. D’altra parte, Washington dichiara che conduce la guerra per sconfiggere i terroristi con attacchi aerei in Siria e Iraq e supportando l’esercito iracheno. Tale collusione manifesta è inevitabilmente in aperta contraddizione con la politica degli Stati Uniti. Tale contraddizione causa la chiara riluttanza delle forze armate statunitensi a sostenere l’assalto iracheno su Falluja per eliminare lo SIIL. Forse gli Stati Uniti, o elementi della struttura di potere, non vogliono davvero vedere i loro agenti terroristici spazzati via, a causa dell’agenda segreta di Washington per un cambio di regime in Siria? Di qui le presunte preoccupazioni nei media occidentali e degli Stati Uniti su “possibili vittime civili” nell’assalto dell’esercito iracheno su Fallujah. Sembra un tentativo di frenare la campagna contro lo SIIL, piuttosto che per distruggerlo. Quando mai le vittime civili causarono dubbi durante la blitzkrieg anglo-statunitense a Falluja nel 2004? Precisamente.FallujaLe opinioni espresse sono esclusivamente dell’autore e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale di Sputnik.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il legame tra Fratelli musulmani e Stato islamico

Eman Nabih, Rete Voltaire, Cairo (Egitto) 15 aprile 2016

Fin dalla loro istituzione in Egitto nel 1928, i Fratelli musulmani commisero stragi politiche e tentarono numerosi colpi di Stato. Perciò sono considerati un’organizzazione terroristica nella maggior parte degli Stati arabi. Tuttavia, la fratellanza fu creata dai servizi segreti inglesi, per poi propendere per i nazisti prima di finire nelle mani della CIA. Nel 1978 fornì la maggior parte dei jihadisti arabi che combatterono contro il regime comunista afghano e poi contro l’Armata Rossa. Dal 2004, CIA e dipartimento di Stato hanno cercato di rovesciare i regimi laici arabi e sostituirli con i Fratelli musulmani. Questo piano si realizzò nel 2011 con la primavera araba. Oggi, tutti i gruppi jihadisti sostengono l’ideologia della Fratellanza e tutti i loro capi ne fanno parte.1148850La differenza tra Fratelli musulmani e Stato islamico è l’inganno, principale fattore utilizzato dalla tattica della fratellanza fin quando dominano le articolazioni di un Paese, allora alzano la spada contro gli oppositori. Altri gruppi terroristici come lo SIIL possono essere in disaccordo con le tattiche della Fratellanza mussulmana, perché usano i massacri e l’intimidazione da subito, in modo da avere il pieno controllo di un Paese. L’obiettivo comune di Fratelli musulmani e altri gruppi terroristici come lo SIIL è avere il potere per costruire un impero islamico basato sulle loro disposizioni fasciste che nulla hanno a che vedere con l’Islam o i musulmani moderati. Quando i Fratelli musulmani raggiunsero il potere in Egitto, nominarono jihadisti e terroristi in vari ministeri ed altri divennero consiglieri di Muhamad Mursi l’ex-presidente dell’Egitto. Mursi e i Fratelli musulmani si coalizzarono con i gruppi terroristici e jihadisti, da un lato per sostenere il dominio della fratellanza contro gli oppositori, e dall’altro promisero di applicare la sharia e di lasciare che tali terroristi agissero liberamente nel Paese, senza alcuna sorveglianza dalle autorità dell’Egitto [1].
Egypt+protest+Jul+1+2013La Fratellanza musulmana è la madre di tutti i gruppi terroristici, anche dello SIIL. Hasan al-Bana, fondatore dei Fratelli musulmani, cercò di ripristinare nel mondo islamico il Califfato. Dall’infanzia, al-Bana fu attratto dagli estremisti ostili alla cultura occidentale e al suo sistema di diritti, in particolare i diritti delle donne. Il sogno più grande di al-Bana era restaurare il Califfato islamico. E fu tale sogno, che credeva potesse divenire realtà solo con la spada, che conquistò cuori e menti di una legione crescente di seguaci estremisti. Al-Bana avrebbe descritto, con discorsi infiammati, gli orrori dell’inferno che attendevano gli eretici e di conseguenza la necessità per i musulmani di tornare alle più pure radici religiose, ristabilire il califfato e riprendere la grande e ultima guerra santa, o jihad, contro il mondo non musulmano e gli oppositori musulmani moderati. Al-Bana spiegò le sue idee in un documento importante dal titolo “La via del Jihad”. Sotto la guida di al-Bana, la Fratellanza creò una rete di cellule clandestine, rubò armi, addestrò combattenti, formò squadre di assassini segrete, fondò cellule dormienti di sostenitori sovversivi nei ranghi dell’esercito e della polizia, e aspettò l’ordine a manifestarsi pubblicamente con terrorismo, omicidi e attentati suicidi. Fu durante questo periodo che la Fratellanza trovò l’anima gemella nella Germania nazista. Il Reich offrì ottimi collegamenti per rifornire il movimento, ma il rapporto mediato dalla Fratellanza era più di un matrimonio di convenienza. Entrambi i movimenti volevano conquistare il mondo e dominarlo, ed entrambi i movimenti commisero crimini contro l’umanità. Ciò che ho detto non è una mia opinione personale, ma la storia, per coloro che non la leggono o che l’inventano per un motivo o un altro.
Il legame tra Fratelli musulmani e SIIL non è speculazione, diverse fonti arabe ed egiziane hanno rivelato che il legame tra Fratellanza mussulmana e SIIL è una realtà. Nonostante ciò i Fratelli musulmani negano sempre qualsiasi legame tra la loro organizzazione e le altre organizzazioni terroristiche come lo SIIL. Piaccia o meno, lo si accetti o meno, ciò che è successo e succede ancora in Egitto, Siria, Libia e Iraq, smentisce tale negazione.
Il 6 marzo 2016, il ministro degli Interni egiziano Generale Magdy Abd al-Ghafar annunciava in una conferenza stampa internazionale i dettagli sull’arresto di 48 terroristi della rete di cellule della Fratellanza musulmana, impegnati in diverse operazioni terroristiche in Egitto, e 14 di tali elementi assassinarono il consigliere del procuratore generale egiziano Hisham Baraqat. (Il 29 giugno 2015, una bomba piazzata sulla strada vicina la casa del consigliere Baraqat fu fatta esplodere mentre andava a lavorare. L’esplosione danneggiò 35 auto nella zona, così come gli androni di nove negozi e case. Inoltre furono gravemente ferite 9 guardie di sicurezza del consigliere e civili). Prima dell’assassinio del procuratore generale dell’Egitto, Ansar Bayt al-Maqdis (ramo dello SIIL nel Nord del Sinai), invocò l’assassinio dei membri del sistema giudiziario egiziano, in risposta alla condanna a morte di sei loro terroristi ed anche per la condanna a morte di Muhamad Mursi e altri capi e membri della Fratellanza che commisero massacri e crimini contro il popolo egiziano [2].
Il 27 gennaio 2016, il notiziario al-Bawaba pubblicò i nomi di 30 elementi dei Fratelli musulmani che avevano aderito ai campi dei terroristi in Libia dove furono addestrati a compiere attacchi suicidi in Egitto. I Fratelli musulmani raggiunsero i campi dei terroristi di SIIL e al-Qaida in Libia orientale negli ultimi 6 mesi, venendo addestrati all’uso di armi, esplosivi e autobombe. Al-Bawaba rivelava 30 nomi dei 100 dell’organizzazione dei Fratelli musulmani che avevano raggiunto i campi dei terroristi in Libia e Siria, di SIIL, al-Qaida e sopratutto del gruppo terroristico Murabitun al-Gudud ramo terroristico dell’organizzazione al-Qaida in Libia, per preparare gli elementi della Fratellanza a compiere attentati suicidi in Egitto [3].
In Bahrayn, nel 2012, Nasir al-Fadalah, uno dei principali capi dei Fratelli musulmani, fece un discorso di fronte l’ambasciata degli Stati Uniti a Manama, protestando contro il film che abusava del profeta Muhamad, quando uomini mascherati apparvero dietro Fadalah sollevando la bandiera nera dello SIIL. In quel momento nessuno capì scopo o simbolo di tale bandiera, finché lo SIIL sollevò la stessa bandiera dopo la comparsa in Siria e in Iraq. Dopo che il video fu diffuso in rete, Fadalah commentò che non aveva idea di chi fossero quegli uomini mascherati dietro di lui che sventolavano questa bandiera nera!! Fadallah disse nel suo discorso che coloro che avevano offeso il profeta sarebbero stati colpiti da problemi più grandi di quelli che avevano, e incitò i manifestanti e tutti i musulmani a mostrare ai trasgressori come praticamente i musulmani difendono e amano il loro profeta.
Il 30 agosto 2014, la Sicurezza Nazionale egiziana, in coordinamento con il Ministero degli Interni, arrestò la prima cellula di terroristi dei Fratelli musulmani formata da 3 gruppi che avevano giurato fedeltà al capo dello SIIL [4]. Le autorità arrestarono 8 persone appartenenti al gruppo che commise assassini e molti attentati contro le forze di polizia egiziane nelle città di Bani Suaf, Giza e Sharqiya. Le indagini della Sicurezza Nazionale scoprirono che tale gruppo terroristico si definiva sostenitore della sharia islamica, aveva assassinato 12 agenti di polizia e soldati, pianificato l’uccisione di altri 9 ed aveva elenchi di poliziotti e militari da assassinare. La cellula fu costituita nella piazza Raba [5]. La cellula era formata da 3 gruppi, un gruppo per raccogliere informazioni sui poliziotti presi di mira, il secondo gruppo seguiva gli obiettivi, il terzo gruppo veniva incaricato dell’assassinio, della fabbricazione di esplosivi, preparazione e invio di armi in Libia e Striscia di Gaza. Causa 318 del 2013. Alcuni terroristi arrestati della cellula dello SIIL furono addestrati in Siria dopo esser usciti dalle prigioni con la grazia presidenziale emessa da Muhamad Mursi [6], l’ex-presidente egiziano della Fratellanza musulmana [7].
Il 18 giugno 2014, il Ministero degli Interni egiziano arrestò Mamduh Muhamad Hasan, membro della Fratellanza musulmana che lavorava al Ministero dell’Istruzione egiziano, istigatore di violenze e protagonista dell’attacco alla polizia durante le proteste armate e violente dei Fratelli musulmani. Gli investigatori scoprirono che aveva mappe e documenti che indicavano i legami tra SIIL e Fratelli musulmani per compiere attacchi terroristici in varie parti dell’Egitto.
553455 Il 9 agosto 2014, Zaqy bin Arshid, vice-osservatore generale dei Fratelli musulmani, dichiarò che i Fratelli musulmani respingevano l’affermazione di Obama che gli Stati Uniti non permetteranno ad estremisti e allo SIIL di creare il califfato islamico, e che i musulmani non hanno giurato fedeltà a Obama che decideva chi ha il permesso di governarli. Più tardi, dopo essere stato attaccato per la dichiarazione, Bin Arashid disse che non voleva dire ciò che la gente aveva frainteso della sua dichiarazione, ovvero che sosteneva lo SIIL! La gioventù della Fratellanza musulmana, Asad al-Islam, formò il movimento chiamato Dahis per diffondere l’ideologia jihadista dello SIIL in Egitto [8]. Il movimento Dahis dei Fratelli musulmani rivendicò i recenti attacchi terroristici di via Faysal e via Haram a Giza. Il movimento è formato da 300 membri della gioventù della Fratellanza. Lo SIIL ha reclutato molti giovani dei Fratelli musulmani attraverso le reti sociali, come i movimenti jihadisti dei Fratelli Musulmani in Egitto: Molotov, Ahrar e Jihad islamica egiziana. Tali movimenti dei Fratelli musulmani in Egitto hanno giurato fedeltà allo SIIL. Sabra al-Qasimy, ex-jihadista egiziano rinunciò alle violenze qualche tempo fa e fornì informazioni e dettagli che portarono all’arresto della prima cellula dello SIIL nella città di Sharqiya. Confermò che l’ideologia dello SIIL esiste in Egitto da quando i Fratelli musulmani raggiunsero il potere, e seguaci e sostenitori dello SIIL hanno ricevuto la benedizione di Muhamad Mursi [9].
Le Forze Armate sono in guerra contro il terrorismo nel Sinai, costringendo i terroristi a fuggire nell’alto Egitto e a nascondersi nelle montagne. Al-Qasimy rivelò i nomi dei militanti che guidano i sostenitori dello SIIL in Egitto, come Abu Sad al-Muhagar e Abu Munzayr al-Shanqity che dirigono reclutamento e addestramento. Uno dei capi dello SIIL in Libano, Abu Sayaf al-Ansary indicò che l’organizzazione dello SIIL sarebbe entrata presto in Egitto attraverso suoi sostenitori e i movimenti dei Fratelli musulmani Jihad ed Ansar Bayt al-Maqdis nel Sinai, che avevano giurato fedeltà allo SIIL. Aggiunse anche che quando il califfato islamico sarà imposto con la spada, democrazia, nazionalismo e laicità finiranno. Il principe islamico sarà rispettato e sarà applicata la sharia islamica. (Qui citava il testo di uno dei libri del membro di spicco della Fratellanza musulmana egiziana Sayid Qutb. Nel 1966, Qutb fu condannato per aver pianificato l’assassinio del Presidente egiziano Gamal Abdel Nasser e fu giustiziato per impiccagione). Nabil Naim, ex-capo di un gruppo jihadista in Egitto, rinunciò alle violenze e ora combatte il terrorismo, e il dottor Samir Ghatas, direttore del Centro degli studi strategici del Medio Oriente, ha confermato che vi è un egiziano chiamato Abu Hamza al-Masry che fa da collegamento tra i movimenti jihadisti della gioventù dei Fratelli musulmani in Egitto e il capo dello SIIL Abu Baqr al-Baghdadi. Aggiunse che dopo la rivoluzione del 30 giugno che rovesciò il regime fascista dei Fratelli Musulmani in Egitto, la Fratellanza mussulmana trovò nello SIIL l’ultima speranza per tornare al potere, soprattutto dopo ciò che lo SIIL aveva fatto in Siria, Iraq e Libia.
D’altra parte, Husam al-Awaq, membro dell’esercito di liberazione siriano indicò che il brigadiere Tariq al-Hashimy, uno dei capi dell’organizzazione in Iraq, incontrò Usama Rushdy, uno dei capi dell’organizzazione internazionale della Fratellanza musulmana, circa due mesi prima ad Istanbul, e raggiunse un accordo sul sostegno “ai jihadisti in Egitto”. Al-Awaq confermò il modo in cui i giovani della Fratellanza vengono reclutati in Egitto, lo stesso modo con cui vengono reclutati in Siria. Inoltre al-Awaq spiegò che Hiqmat Yuzu dell’intelligence del Qatar, gestisce l’acquisto di armi per lo SIIL. Yuzu era sorvegliato al confine turco dalla metà del mese precedente.
Il 13 agosto 2014, il giornale Vetogate pubblicò un articolo sulla visita riservata di uno dei principali capi dei Fratelli musulmani in Iraq ad Abu Baqr al-Baghdadi, il capo dello SIIL [10]. I Fratelli musulmani offrirono allo SIIL ogni supporto, tra cui finanziamenti oltre a una mediazione e a garanzie che gli Stati Uniti non avevano intenzione d’interferire negli affari interni dell’Iraq e di non voler lanciare alcun attacco militare contro lo SIIL in Iraq. I Fratelli musulmani si offrirono anche di facilitare l’ingresso di elementi dello SIIL nel territorio egiziano, attraverso i confini occidentali e meridionali dell’Egitto. In cambio lo SIIL aiutava i Fratelli musulmani a raggiungere di nuovo il potere in Egitto fino a controllare tutte le articolazioni del Paese. Abu Baqr al-Baghdadi il capo dello SIIL, rifiutò l’offerta dei Fratelli musulmani, compreso il sostegno finanziario, ma si mostrò d’accordo ad aiutare i Fratelli musulmani a raggiungere il potere di nuovo in Egitto, a condizione della fedeltà dei Fratelli musulmani verso di lui quale grande califfo dei musulmani (il capo degli Stati musulmani), e che lo SIIL divenisse partner dei Fratelli musulmani al governo in Egitto. L’articolo rivelò che i Fratelli musulmani rifiutarono totalmente tale accordo con al-Baghdadi.
Il seguente video pubblicato su YouTube nell’agosto 2014, mostra un gruppo di uomini armati mascherati che si definisce “brigata Halwan” in Egitto, sostenendo di non appartenere alla Fratellanza mussulmana, di essere stufi della sua politica di pace, ma nonostante questo innalzavano il simbolo dei Fratelli musulmani della Raba (le 4 dita), aggiungendo che si sarebbero vendicati delle Forze Armate e della polizia egiziane. Nel video minacciavano il popolo egiziano di massacrarlo assieme alle Forze Armate e di polizia. Dicendo anche che se gli egiziani pensano che le Forze Armate li proteggeranno, si sbagliano. Minacciavano imminenti attentati molto feroci, esplosioni, massacri e bombardamenti in tutto il Paese. La Sicurezza Nazionale egiziana in coordinamento con il Ministero degli Interni riuscì ad arrestare tali terroristi a fine agosto 2014. Gli investigatori scoprirono che i terroristi nel video erano ricercati per omicidio di poliziotti e aver partecipato a proteste violente della Fratellanza e di attentati con esplosivi e bombe in diverse zone dell’Egitto, oltre a bruciare proprietà pubbliche. I terroristi ammisero che il capo dei Fratelli musulmani Ayman Abd al-Ghany, fratello di Qayrat al-Shatir, vicecapo generale della Fratellanza mussulmana in Egitto, li finanziò per compiere attacchi terroristici in Egitto contro civili, forze armate e di polizia, e anche per filmare il video. Il capo di questi terroristi, di nome Magdy A. e soprannominato Magdy, confessò di aver aderito all’organizzazione dei Fratelli musulmani dopo che Mursi era diventato presidente dell’Egitto. Disse anche che fu finanziato e armato da altri capi della Fratellanza musulmana per compiere attacchi terroristici e filmare altri video, in modo da distrarre le forze di sicurezza e distorcere l’immagine dell’Egitto nel mondo per dimostrare che le Forze Armate e la polizia dell’Egitto non potevano proteggere il Paese, indicando che il terrorismo si diffondeva in Egitto. Altri terroristi confessarono che i capi della Fratellanza musulmana volevano tenere lontano le forze di sicurezza e distrarle con il nuovo gruppo armato apparso nel video, per commettere altri attacchi terroristici in altri settori vitali.
Al-Qaeda-Flags-EgyptLo SIIL si diffonde in tutto il mondo: Damas e al-Batar sono i rami dello SIIL in Libia, Marocco e altri Paesi arabi come Tunisia, Siria, Yemen e Algeria, e come Ansar Bayt al-Maqdis e i movimenti jihadisti dei Fratelli musulmani in Egitto. Il piano dello SIIL è diffondersi e ampliarsi per creare un emirato islamico su Iraq, Siria, Quwayt, Giordania ed Egitto. In relazione alla diffusione internazionale, lo SIIL fu raggiunto da molti stranieri dei Paesi europei che aderivano alla Jihad dello SIIL in Siria, Iraq, Somalia, Nigeria e Mali. Molto probabilmente formeranno un organismo equivalente al ritorno in Europa per avviare la Jihad contro la propria gente in Europa. Nonostante ciò lo SIIL è formato da quindicimila militanti ed ha sequestrato molte armi e munizioni, controlla alcuni campi petroliferi in Iraq, e la banca centrale di Mosul, dopo aver sequestrato circa 429 milioni di dollari. Un gruppo di mercenari come lo SIIL non può vincere alcuna battaglia contro Paesi, popoli ed eserciti ben attrezzati e qualificati nel mondo, ma non va sottovalutata la grande minaccia e il pericolo che tali terroristi rappresentano, se riuscissero ad avere il pieno controllo di un solo Paese arabo, come Iraq, Libia o Siria. Iraq e Libia in particolare, sono bersagli facili per lo SIIL, dopo che gli Stati Uniti invasero l’Iraq con la menzogna sfacciata delle ADM e la deliberata dispersione delle forze dell’esercito e della polizia iracheni; la stessa cosa è successa in Libia dopo l’ennesima invasione. Ciò che peggiora le cose è che anche Libia e Iraq sono costituiti da diverse tribù dalle molteplici dottrine, questo è un altro problema pericoloso che rende l’unità dei popoli contro il terrorismo quasi impossibile, perché non sono uniti, ma al contrario si combattono fin dall’invasione, avendo conflitti religiosi e dottrinari.
Comunità mondiale, Nazioni Unite, Stati Uniti, Europa non si curano per nulla di cristiani e musulmani moderati massacrati, torturati o crocifissi quotidianamente da SIIL e altri gruppi terroristici. Gli USA iniziarono degli attacchi militari contro lo SIIL in Iraq solo per proteggere i propri interessi in Iraq. Gli Stati Uniti volevano rimuovere il regime di Assad in Siria, finanziando e sostenendo i terroristi come lo SIIL, invece di combatterlo. Inoltre, gli Stati Uniti ancora sostengono le organizzazioni terroristiche dei Fratelli Musulmani, purché i Fratelli musulmani non dichiarino di essere un “gruppo terrorista”. Gli Stati Uniti pensano che il sostegno del regime fascista dei Fratelli musulmani in Egitto gli consentisse di avere il controllo su tutti gli altri gruppi terroristici, e gli andava bene che i terroristi dividano il Medio Oriente in emirati islamici imponendo la propria Sharia su maggioranza e minoranze, a patto che fossero alleati degli Stati Uniti, invece che nemici.
Il terrorismo non ammette Paesi o confini, il terrorismo non ha una casa e una religione, il terrorismo è il nemico dell’umanità e quando inizia ad attaccare, morde la mano che l’alimenta.

1176235Note
[1] “Recordings Revealed Between Egyptian Ousted President & Alzawahiri al-Qaeda Leader”, Eman Nabih, 25 ottobre 2013.
[2] “Muslim Brotherhood assassinated the Egyptian Attorney General”, Eman Nabih, 17 aprile 2016.
[3] “Muslim Brotherhood joined ISIS and Al-Qaeda terrorist camps in Eastern Libya”, Eman Nabih, 10 febbraio 2016.
[4] “انفراد.. بالأسماء ضبط أول خلية لداعش ببني سويف.. تكونت باعتصام رابعة وانضمت لبيت المقدس وأجناد مصر وبايعت البغدادي.. اغتالت 12 ضابطًا ومجندًا بينهم العميد المرجاوي ومحمد عبدالسلام”, Al Babwab News, 30 agosto 2014.
[5] “Videos Egypt Under Brotherhood Militias Terror Attacks 14 Aug 2013”, Eman Nabih, 12 marzo 2016.
[6] “Evidence on Mohamed Mursi’s direct link to terror acts in Egypt”, Eman Nabih, 29 gennaio 2014.
[7] “Egypt Presidential Elections Fraud In Favor Of Mohamed Morsi”, Voltaire Network, 21 giugno 2012.
[8] شباب الإخوان يشكلون حركة «داهس» لنشر فكر «داعش» فى مصر, ElSaba7.com, 19 luglio 2014.
[9] جهادي سابق يكشف لـ”فيتو” بالأسماء: هؤلاء قيادات “داعش” في مصر, Vetogate.com, 27 giugno 2014.
[10] اجتماع سري بين قيادي بالتنظيم الدولي للإخوان وأمير «داعش» بالعراق..الجماعة تعرض دعم المقاتلين بالأموال مقابل المساعدة في عودة «المعزول» إلى الحكم.. و«أبو بكر البغدادي» يرفض الأموال ويشترط إعلان البيعة, Vetogate.com, 13 agosto 2014.fb7aa7aca3a61edef9034c7c9b45d271f28ec7bdTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I piani deliranti di Clinton smascherano la sinistra social-colonialista

Alessandro Lattanzio, 30/3/2016

560827La sinistra italiana per cinque/sei anni ha indefessamente difeso l’operazione della CIA nota come ‘Primavera araba’ spacciandola da rivolta di popolo, e ancora oggi, come insegna la vicenda della spia anglo-statunitense Giulio Regeni, persegue l’obiettivo tracciato dalle centrali atlantiste di Washington, Londra, Parigi, Berlino e Ankara: distruggere gli Stati-nazioni arabi per sostituirli con califfati wahhabiti controllati dalle borghesie compradore allevate dalle ONG occidentali, o dominati dall’integralismo taqfirita, o Gladio-B, variante mediorientale della rete stragista nazista-atlantista nota come Gladio/Stay Behind. A tale operazione partecipano da destra organismi come Lega e Fratelli d’Italia, e a sinistra tutto lo spettro, da PD/ANPI e Italia dei Valori fino a sprofondare nell’estrema sinistra settaria anarcoide, post-piccista (contropiano e affini scalfariani), ‘post-henverista’ (Marco Rizzo), ‘trotskista’ o pseudotali, passando per le varie sfumature del grigiore rifondarolo o le varie tinte marroncine dei centri sociali (Wu Ming, Militant, e altro lerciume), senza ignorare il codazzo di finti intellettuali dalla fraseologia pseudo-marxista ma dagli intenti filo-imperialisti (Salucci, Ricci, Nachira, Moscato, Monti, Maestri, Ferrario e altro ciarpame), né i finti amici della Siria, che in realtà cercano il riconoscimento dalle sette taqfirite in altri ambiti (Libia o soprattutto Egitto post-Mursi). Tale fronte si è impegnato, con tutte le forze e tutte le risorse messigli a disposizione dai mass media di regime, di propagandare come rivolta popolare e addirittura come rivoluzione sociale, il gigantesco e ultimo tentativo dell’imperialismo di trasformare il Medio Oriente in una colonia della NATO controllata dal sicario sionista in combutta con gli ascari neo-ottomani e wahhabiti di Washington; e quindi, una volta completato tale passaggio, usare le forze taqfirite e islamiste radunate da Gladio-B per aggredire Iran, Federazione Russa e Cina popolare, assaltando l’Eurasia. In Italia, il tutto veniva e doveva essere ammantato da un’inesistente bandiera rossa da parte dei volonterosi kollabò di sinistra del Pentagono e di Langley.
La duplice sconfitta dei taqfiriti nell’Egitto di al-Sisi e nella Siria di al-Assad (e presto in Iraq) impedisce l’attuazione di tale piano delirante che vede tutta la sinistra italiana, partecipe collaborazionista.

Estado-islamico-creado-por-EEUU-680x365In effetti, nella primavera del 2012, l’allora segretaria di Stato degli USA, Hillary Clinton, nel documento datato 2000-12-31 22:00, declassificato nel 2015 e intestato “UNCLASSIFIED U.S. Department of State Case No. F-2014-20439 Doc No. C05794498 Date: 11/30/2015”, scrisse quanto segue:
“Il modo migliore per aiutare Israele verso la crescente capacità nucleare dell’Iran è aiutare il popolo della Siria a rovesciare il regime di Bashar Assad. I negoziati per limitare il programma nucleare iraniano non risolveranno il dilemma della sicurezza d’Israele. Né impediranno all’Iran di migliorare la parte fondamentale di qualsiasi programma per armi nucleari, la capacità di arricchire l’uranio. Nella migliore delle ipotesi, i colloqui tra grandi potenze e Iran iniziate ad Istanbul lo scorso aprile e che continueranno a Baghdad a maggio, permetteranno ad Israele di rinviare di qualche mese la decisione se lanciare un attacco contro l’Iran, che potrebbe provocare una guerra in Medio Oriente. Il programma nucleare iraniano e la guerra civile in Siria possono sembrare non collegati, ma lo sono. Per i capi israeliani, la vera minaccia di un Iran dotato di armi nucleari non è la prospettiva di un leader iraniano folle che lancia un attacco nucleare iraniano non provocato su Israele, che porterebbe alla distruzione di entrambi i paesi. Ciò che realmente preoccupa i capi militari israeliani, ma non possono dirlo, è che perdono il monopolio nucleare. Un Iran dotato di armi nucleari non solo porrà fine al monopolio nucleare, ma potrebbe anche incoraggiare altri avversari, come Arabia Saudita ed Egitto, ad adottare il nucleare. Il risultato sarebbe un equilibrio nucleare precaria in cui Israele non potrebbe rispondere alle provocazioni con attacchi militari convenzionali in Siria e Libano, come può oggi. Se l’Iran dovesse divenire uno Stato dotato di armi nucleari, Teheran troverebbe molto più facile incitare gli alleati Siria ed Hezbollah a colpire Israele, sapendo che le sue armi nucleari servirebbero da deterrente contro la risposto d’Israele contro l’Iran.
Tornando alla Siria. La relazione strategica tra Iran e il regime di Bashar Assad in Siria rende possibile all’Iran di minare la sicurezza d’Israele, non attraverso un attacco diretto, che in trent’anni di ostilità tra Iran e Israele non s’è mai verificato, ma attraverso il suo delegato in Libano, Hezbollah, sostenuto, armato e addestrati dall’Iran attraverso la Siria. La fine del regime di Assad porrebbe fine a questa alleanza pericolosa. La leadership d’Israele se bene che sconfiggere Assad è ora nel suo interesse. Parlando con Amanpour della CNN la scorsa settimana, il ministro della Difesa Ehud Barak ha sostenuto che “il rovesciamento di Assad sarà un duro colpo per l’asse radicale, un duro colpo per l’Iran….
E’ l’unico avamposto dell’influenza iraniana nella mondo arabo… e indebolirà drasticamente sia Hezbollah in Libano e Hamas e Jihad islamica a Gaza. Rovesciare Assad non solo sarebbe un vantaggio enorme per la sicurezza di Israele, ma anche allevierebbe la comprensibile paura di Israele di perdere il monopolio nucleare. Poi, Israele e Stati Uniti potrebbero sviluppare una visione comune quando il programma iraniano è così pericoloso che l’azione militare potrebbe essere giustificata. In quel momento, la combinazione tra alleanza strategica dell’Iran con la Siria e il costante progresso del programma di arricchimento nucleare iraniano hanno portato i capi israeliani a contemplare un attacco a sorpresa, se necessario, nonostante le obiezioni di Washington. Con Assad caduto e non più in grado di minacciare Israele attraverso i suoi agenti l’Iran, è possibile che Stati Uniti e Israele concordino le linee rosse quando il programma iraniano varcherà la soglia accettabile. In breve, la Casa Bianca può allentare la tensione che si sviluppata con Israele sull’Iran facendo la cosa giusta in Siria. La rivolta in Siria dura ormai da più di un anno. L’opposizione non cede, e il regime accetta una soluzione diplomatica dall’esterno. Con la vita e la famiglia a rischio, solo la minaccia o l’uso della forza convincerà il dittatore siriano Bashar Assad…
L’amministrazione Obama era comprensibilmente prudente ad impegnarsi in un’operazione aerea in Siria come quella condotta in Libia, per tre ragioni principali. A differenza delle forze di opposizione libiche, i ribelli siriani non sono uniti e non controllano alcun territorio. La Lega araba non ha chiesto l’intervento militare estero come fece in Libia. E i russi si oppongono.
La Libia è stato un caso semplice. Ma a parte lo scopo lodevole di salvare i civili libici dai probabili attacchi dal regime di Gheddafi, l’operazione libica non ha avuto conseguenze durature per la regione. La Siria è più difficile. Ma il successo in Siria sarebbe un evento che muterebbe il Medio Oriente. Non solo un altro dittatore spietato soccomberebbe all’opposizione di massa per le piazze, ma la regione cambierebbe in meglio, mentre l’Iran non avrebbe più un punto d’appoggio in Medio Oriente da cui minacciare Israele e minare la stabilità della regione. A differenza della Libia, un intervento di successo in Siria richiederebbe una sostanziale della leadership diplomatica e militare degli Stati Uniti. Washington dovrebbe iniziare ad esprimere la volontà di collaborare con gli alleati regionali Turchia, Arabia Saudita e Qatar ed organizzare, addestrare e armare le forze ribelli siriane. L’annuncio di tale decisione, di per sé, probabile causerebbe defezioni sostanziali nell’esercito siriano. Quindi, utilizzando il territorio in Turchia e, eventualmente, in Giordania, diplomatici statunitensi e ufficiali del Pentagono inizierebbero a rafforzare l’opposizione. Ci vorrà del tempo, ma la ribellione andrà avanti per molto tempo, con o senza il coinvolgimento degli Stati Uniti. Il secondo passo è sviluppare il sostegno internazionale per un’operazione aerea della coalizione. La Russia non potrà mai sostenere tale missione, quindi non c’è alcun punto che passi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Alcuni sostengono che il coinvolgimento degli Stati Uniti rischi la guerra con la Russia. Ma l’esempio del Kosovo dimostra il contrario. In tal caso, la Russia aveva legami etnici e politici con i serbi, che non esistono tra Russia e Siria, e anche allora la Russia fece poco più che lamentarsi. I funzionari russi hanno già riconosciuto che non si opporrebbero all’intervento.
Armare i ribelli siriani e usando la potenza aerea occidentale per tenere a terra gli elicotteri e gli aerei siriani è un approccio ad alto profitto e a basso costo. Fin quando i capi politici di Washington saranno decisi a che le truppe di terra statunitensi non siano impiegate, come in Kosovo e la Libia, i costi per gli Stati Uniti saranno limitati. La vittoria non si avrà rapidamente o facilmente, ma arriverà. E la vittoria sarà sostanziale. L’Iran sarebbe isolato strategico, incapace di influenzare il Medio Oriente. Il regime risultante in Siria vedrà gli Stati Uniti come amico, non un nemico. Washington otterrebbe il riconoscimento sostanziale dalla gente in lotta nel mondo arabo, non dai regimi corrotti. Per Israele, la razionale paura che spinge ad attaccare gli impianti nucleari iraniani verrebbe alleviata. E il nuovo regime siriano potrebbe anche essere aperto a un’azione tempestiva sui colloqui di pace congelati con Israele. Hezbollah in Libano verrebbe isolato dallo sponsor iraniano in quanto la Siria non sarebbe più via di transito per addestramento aiuto e missili iraniani.
Tutti questi vantaggi strategici e la prospettiva di salvare migliaia di civili dall’omicidio per mano del regime di Assad (10000 sono già stati uccisi nel primo anno di guerra civile). Togliendo il velo della paura al popolo siriano, che apparirebbe determinato a combattere per la libertà. Gli USA possono e devono aiutarlo, e così facendo aiuterà Israele e contribuire a ridurre il rischio di una grande guerra”.Hillary-Clinton-emails-arming-terrorists-Syria-Libya-middle-eastRiferimenti:
Grasset Philippe, Note su una nota di Hillary Clinton, Dedefensa, 24 marzo 2016

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