Niente guerra al Libano ma mosse preliminari verso l’intesa saudita-israeliana

Elijah J. Magnier, 21 novembre 2017Non si tratta di guerra contro Hezbollah, Iran o Libano, ma di preparare la relazione aperta tra Arabia Saudita e Israele“. Questo è ciò che ha detto un politico collegato alla lotta israelo-arabo-iraniana. Nello Yemen, Hezbollah non è mai stato molto presente: poche decine di consiglieri erano nel Paese per addestrare e trasmettere la lunga esperienza raccolta in anni di guerra contro Israele e in Siria. Gli istruttori delle forze speciali di Hezbollah erano presenti nello Yemen per insegnare ai zayditi Huthi come difendersi dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti e dalla continua aggressione saudita. È dovere dei musulmani difendere gli oppressi (Mustadafin) come l’Imam Khomeini sostenne i libanesi durante l’invasione israeliana del 1982. Il dovere religioso dell’Iran ha dettato l’obbligo di sostenere l’Iraq contro le forze di occupazione nel 2003 e anche la resistenza afgana. “Oggi gli yemeniti vengono sterminati e il mondo guarda impotente e insensibile, permettendo all’Arabia Saudita di distruggere il Paese e uccidere“. Tuttavia, oggi c’è minor bisogno dell’esperienza di Hezbollah nello Yemen. La resistenza ha acquisito abbastanza esperienza e addestramento, combattendo in un ambiente diverso da Libano, Siria e Iraq. Non c’è bisogno che Hezbollah rimanga nello Yemen o in Iraq dove il gruppo “Stato islamico” (ISIS) è stato sconfitto ed espulso da ogni città irachena. Oggi gli iracheni hanno abbastanza uomini, mezzi avanzati e grande esperienza per resistere a qualsiasi pericolo. Quindi non c’è più bisogno di Iran, Hezbollah o che le forze statunitensi rimangano in Mesopotamia. In Siria, la fonte ritiene che “Hezbollah è nel Levante su richiesta del Presidente Bashar al-Assad per combattere taqfiri e terrorismo. Con la città di al-Buqamal sotto il controllo dell’Esercito arabo siriano, lo SIIL ha perso l’ultima città in Siria anche se esiste ancora ad est dell’Eufrate, nella Badiyah (steppa) e in alcune sacche ai confini meridionali siriani. Ci sono ancora migliaia di terroristi di al-Qaida ad Idlib, presso Hajar al-Asuad e nel sud della Siria. Pertanto, è solo su richiesta diretta del presidente siriano che Hezbollah può rimanere o lasciare il Paese. Indipendentemente da quanto rumorosi siano statunitensi, israeliani e sauditi, la presenza di Hezbollah in Siria è legata al governo siriano e a nessun altro“.
Per il Libano, il primo ministro Sad Hariri è stato liberato dal carcere d’oro in Arabia Saudita e dovrebbe tornare in Libano nelle prossime ore. Secondo la fonte “non c’è alcuna guerra araba contro l’Iran nella regione o israeliana contro il Libano. Ciò non significa che Hezbollah possa ritornare a casa e cessare qualsiasi preparativo per una possibile guerra futura. Il ritorno di Hariri è ovviamente legato all’agenda saudita che chiederà ad Hezbollah di ritirarsi da Siria, Yemen ed Iraq e a cedere le armi. Va notato che Hezbollah ha sostenuto la liberazione di Hariri in quanto detenuto illegalmente dall’Arabia Saudita e perché primo ministro del Libano. L’Arabia Saudita non può essere autorizzata a trattare il Libano come se fosse una sua provincia. E per Hariri è illusorio credere che stia tornando in Libano da eroe per dettare la politica saudita, che possa attuarne i desideri e ottenere ciò che Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita non hanno ottenuto. Se davvero insiste sull’agenda saudita, può tornarsene in Arabia Saudita questa volta da ex-primo ministro. La visione saudita del Medio Oriente semplicemente non accetta la multietnicità e la convivialità in Libano tra tutte le religioni e i vari gruppi politici e loro rappresentanti“. Non è quindi questione dell’Iran o delle riserve di armi di Hezbollah o del loro intervento militare regionale. La guerra in Siria è stata vinta dall’Asse della Resistenza e l’altra parte (Stati Uniti, UE, Qatar, Giordania, Turchia e Arabia Saudita) non è riuscita a cambiare il regime, a distruggere la cultura multietnica in Siria, e a legare le mani agli estremisti. È semplicemente la questione dell’Arabia Saudita che prepara la relazione ampia e aperta con Israele. L’Arabia Saudita agisce come se avesse bisogno di tale scenario per coprire le sue future relazioni con Israele. Vediamo ogni giorno accademici, scrittori e persino funzionari sauditi usare la scusa di “combattere l’Iran, nemico comune” per giustificare la prossima relazione con Israele. In effetti, l’opinione pubblica israeliana è pronta ad accogliere l’Arabia Saudita e viceversa.
Questo nuovo progetto saudita è chiaro e non ingannerà gli arabi. I Paesi arabi hanno promesso di stabilire un rapporto ufficiale con Israele in cambio delle teste di Hezbollah e dell’Iran. In cambio, Stati Uniti ed Israele hanno promesso d’impegnarsi sul conflitto arabo-israeliano. Questa non è una soluzione del conflitto arabo-israeliano e Trump non può certo adempiere alle promesse. Israele non lascerà agli arabi ciò che ottiene gratuitamente (la relazione coi Paesi del Golfo). Chi corre a stabilire legami con Tel Aviv lo fa di sua spontanea volontà, per usare Israele come ponte per gli Stati Uniti. D’altra parte, anche la nuova alleanza USA-Arabia Saudita non potrà consegnare le teste di Iran e Hezbollah senza sprofondare la regione in una guerra globale. Questi Paesi sono pronti a una guerra del genere in cui i costi supereranno i benefici?Traduzione di Alessandro Lattanzio

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L’incontro Putin – Assad cementa la fine del dominio degli Stati Uniti in Medio Oriente

Tom Luongo, 21 novembre 2017Non sono un uomo molto religioso. Ma, mi piacerebbe credere che ci sia un angolo speciale nell’inferno riservato a chi ha fomentato la guerra civile siriana. Dagli inizi in Libia passando dal cannoneggiamento dell’ambasciata degli Stati Uniti a Bengasi fino all’incontro di ieri tra il Presidente Vladimir Putin e il Presidente Bashar al-Assad, questa vicenda sarà ricordata come uno dei periodi più cinici e brutali della storia. La “Guerra civile” siriana doveva essere il coronamento della politica statunitense/israeliana/saudita in Medio Oriente, l’apoteosi del neoconservatorismo. Se fosse riuscita, avrebbe trasformato il mondo nell’inferno governato da elementi come Hillary Clinton, George Soros, Angela Merkel e il cartello bancario USA/Regno Unito. La Siria sarebbe stata il cuneo che spaccava non solo il Medio Oriente, ma anche l’Asia centrale, bloccando la rinascita della Russia a potenza mondiale, soggiogando l’Europa nell’incubo infinito dell’assimilazione culturale forzata e completato la bancarotta degli Stati Uniti allineandoli al fallimentare piano dell’integrazione europea. Trattati sovranazionali come TPP, TTIP e Accordo di Parigi furono progettati per creare una sovrastruttura che sostituisse la sovranità nazionale senza alcun contributo da parte dei popoli maggiormente colpiti.

La svolta di Putin
Con il discorso cruciale di Vladimir Putin alle Nazioni Unite del 28 settembre 2015, l’opposizione a tale visione venne espressa nei termini più netti e francamente umanistici che si possano immaginare. Vi ricorderò il passaggio più importante relativo alla Siria. “In queste circostanze, è ipocrita ed irresponsabile fare dichiarazioni rumorose sulla minaccia del terrorismo internazionale mentre si chiude un occhio sul finanziamento e sostegno ai terroristi, incluso traffico e contrabbando di petrolio e armi. Sarebbe ugualmente irresponsabile cercare di manipolare gruppi estremisti e metterli al proprio servizio per raggiungere obiettivi politici nella speranza di affrontarli successivamente o, in altre parole, liquidarli. A chi lo fa vorrei dire, cari signori, senza dubbio avete a che fare con persone brutali e crudeli, ma non sono affatto primitivi o sciocchi. Sono intelligenti come voi, e non saprete mai chi sta manipolando chi. E i recenti dati sulle armi trasferite a tale opposizione moderata ne sono la prova migliore. Crediamo che qualsiasi tentativo di giocare coi terroristi, per non parlare di armarli, non sia solo miope, ma pericoloso. Ciò potrebbe comportare l’aumento drammatico della minaccia terroristica globale inghiottendo nuove regioni, soprattutto considerando che i campi dello Stato islamico addestrano terroristi di molti Paesi, anche europei”. In verità, va rivisitato tutto il discorso. È un duro promemoria con cui Putin, normalmente molto riservato, ha posto tutte le carte sul tavolo accusando direttamente gli Stati Uniti di dichiarare guerra al mondo. E in 48 ore i Sukhoj giunsero in Siria per bombardare gli obiettivi dei nemici del governo siriano, permettendo una vittoria militare dopo l’altra all’assediato Esercito arabo siriano. Poco dopo fu formata una coalizione attorno al governo di Assad, tra cui Guardia Rivoluzionaria dell’Iran, l’ala militare di Hezbollah e il tacito appoggio finanziario e morale della Cina. Putin disse “Ora basta” all’ONU, quindi sostenne le parole con le azioni. La guerra è sempre deplorevole. Non è quasi mai giustificabile. Ma di fronte a un nemico implacabile, c’era poco altro da fare. E sostengo che le forze neoconservatrici che dettano le decisioni politiche anti-Assad sono quel nemico implacabile.

La fine di ‘Assad deve andarsene’
Quell’azione iniziò il processo di disfacimento della narrativa attentamente costruita sulla guerra civile siriana. Ma basta storia. Ieri Putin ha presentato ad Assad i comandanti militari responsabili della stabilizzazione del suo Paese. La Siria come unità politica è sopravvissuta. La vecchia guardia saudita è imprigionata, impoverita e perde influenza nel mondo di minuto in minuto. Il governo neoconservatore d’Israele, guidato dal pazzo Benjamin Netanyahu, è impotente di fronte gli eventi e, ovviamente, lo SIIL è stato completamente spazzato via in Siria e Iraq. Gli Stati Uniti continuano a parlare con lingua biforcuta, permettendo ad alcuni membri dello SIIL di scappare per essere riutilizzati un altro giorno, presumibilmente contro Iran e/o Libano, pur riconoscendo il crollo dello SIIL e la cattura di Raqqa. Ciò riflette le profonde questioni all’interno delle comunità diplomatica, militare e d’intelligence degli Stati Uniti e le difficoltà che il presidente Trump ha nell’affrontare tali gruppi tentando di non apparire debole ed inefficace. Va solo guardato l’evento strano di fine settimana, quando degli elicotteri militari giungevano nel quartier generale della CIA a Langley per sapere che, come minimo, c’è una guerra intestina nel governo degli Stati Uniti. La migliore spiegazione sentita (e non è affatto confermato) è che le forze armate statunitensi abbiano compiuto una dimostrazione di forza contro le reti dell’amministrazione Obama nella CIA che ancora gestiscono i terroristi in Siria. E tali operazioni sarebbero in conflitto diretto con gli obiettivi dei militari statunitensi. Se è così, Putin ha ragione d’ignorare semplicemente gli statunitensi e accelerare i colloqui politici, ignorando i colloqui a Ginevra e dando ad Assad tutto il sostegno di cui ha bisogno per continuare da leader siriano, se è questo che il popolo siriano vuole. Dato il sostegno aperto ad Assad delle sue forze armate e il modo in cui la guerra contro SIIL e altri gruppi separatisti è stata guidata dalle Forze siriane, non c’è dubbio che Assad avrà tale sostegno in tutte le prossime elezioni.

Putin non gongola
La grande domanda è tuttavia quale prezzo pagheranno gli Stati Uniti per la loro parte in tutto ciò. Putin non metterà Trump in una brutta posizione. Il discredito degli Stati Uniti si è già verificato a livello internazionale. La complicità dell’amministrazione Obama in questo triste capitolo della storia del Medio Oriente è chiara per chiunque avesse gli occhi aperti. Putin offrirà a Trump un modo per salvare la faccia degli Stati Uniti, mentre incolperà Obama, Clinton, McCain e il resto. Se credete che il legame tra questo e l’inchiesta “Russia-gate” di Robert Mueller sia folle, non fate attenzione. Mueller cerca disperatamente di salvare tutti gli implicati da accuse di tradimento. Ma mi aspetto che la scena politica statunitense stia per cambiare radicalmente. Una volta che il giudice Roy Moore andrà al Senato (le probabilità che ciò non accada sono quasi zero), Trump avrà una maggioranza a prova d’impeachment alla Camera e al Senato e potrà bloccare Mueller o farlo girare. Trump può giocare a fare la pace qui. Può consolidare la posizione di controllore dei peggiori attori di Arabia Saudita ed Israele e tenerli al guinzaglio. In effetti, si potrebbe argomentare in modo credibile che è su ciò che si basa la purga in Arabia Saudita. Il contro-colpo di Stato di Muhamad bin Salman aveva la benedizione di Trump. Putin può agire in modo simile per placare i sospetti sulle intenzioni di Iran ed Hezbollah. Può anche trattenere Assad dalla rappresaglia contro i nemici, anche se giustamente meritata, per costruire una pace duratura. E una volta che i colloqui saranno finiti come la minaccia dell’indipendenza curda, la Turchia ritirerà le truppe dalla Siria. Putin è pronto a chiamare Trump per aggiornarlo su ciò che verrà dopo. È ovvio che i due sono in contatto su come vanno le cose in Siria. E Trump, da parte sua, ha elegantemente lasciato il lavoro sporco a Putin mentre si occupa dei problemi coi neoconservatori a casa.
Qualunque cosa accada dopo, un quadro per la pace a lungo termine o un inquieto cessate il fuoco con la Russia come intermediario, gli Stati Uniti hanno perso ogni credibilità nella regione oltre Riyadh e Tel Aviv. E non abbiamo nessuno da incolpare se non noi stessi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Presidente Bashar al-Assad compie una visita di Stato in Russia

Kremlin, Sochi, 21 novembre 2017Il 20 novembre, il Presidente Vladimir Putin ha avuto colloqui con il presidente della Repubblica Araba Siriana Bashar al-Assad, in visita di lavoro in Russia. Vladimir Putin ha anche presentato Bashar al-Assad agli alti funzionari del Ministero della Difesa russo e dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate russe presenti a Sochi per partecipare a vari incontri sul Programma di Armamento dello Stato.

Inizio dell’incontro con il Presidente della Siria Bashar al-Assad
Presidente della Russia Vladimir Putin: Signor Presidente, amici,
Benvenuti a Sochi. Innanzitutto vorrei congratularmi con Lei per i risultati della Siria nella lotta ai gruppi terroristici e per il popolo siriano che, nonostante ardue difficoltà, avanza gradualmente verso la definitiva e inevitabile sconfitta dei terroristi.
Signor Presidente, come sapete incontrerò i miei colleghi, i presidenti di Turchia e Iran, qui a Sochi dopodomani. Abbiamo concordato ulteriori consultazioni con voi durante il nostro incontro. Naturalmente, il tema principale all’ordine del giorno è la soluzione politica pacifica e duratura in Siria dopo la cacciata dei terroristi. Come sapete, oltre ai partner che ho citato stiamo anche lavorando a stretto contatto con altri Paesi, come Iraq, Stati Uniti, Egitto, Arabia Saudita e Giordania. Manteniamo costanti contatti con questi partner. Vorrei parlarvi dei principi alla base del processo politico e del Congresso nazionale del dialogo siriano, idea che avete sostenuto. Mi piacerebbe sentire le vostre opinioni sulla situazione attuale e sulle prospettive di sviluppo del processo politico, che infine dovrebbe essere attuato sotto gli auspici delle Nazioni Unite. Speriamo anche che l’ONU si unisca al processo politico nella fase finale.
Mi fa piacere vederVi. Benvenuto in Russia.

Presidente della Siria Bashar al-Assad (ritradotto): Molte grazie, Signor Presidente.
Sono molto lieto di avere questa opportunità d’incontrarvi dopo due anni e diverse settimane dopo che la Russia ha avviato l’operazione di grande successo. Durante questo periodo, abbiamo raggiunto un grande successo sia sul campo di battaglia che sul piano politico. Molte regioni della Siria sono state liberate dai terroristi e i siriani che dovettero fuggire da queste regioni possono ora tornarvi. Va riconosciuto che l’operazione ha portato progressi nel conclusione politica in Siria. E il processo avviato e che la Russia ha promosso con vari sforzi continua, soprattutto rispettando la Carta delle Nazioni Unite, sovranità e indipendenza dello Stato. Questa posizione è stata difesa in varie piattaforme internazionali, anche ai colloqui ad Astana. Lo stesso vale per i piani per organizzare la Conferenza sul dialogo nazionale siriano tra pochi giorni. Oggi abbiamo l’eccellente opportunità per discutere sia della prossima conferenza e del prossimo summit, sia di coordinare le nostre opinioni sui prossimi passi. Innanzi tutto, vorrei cogliere un’opportunità e esprimere congratulazioni e gratitudine da parte del popolo siriano a Lei, Signor Presidente, per il nostro successo comune nel difendere l’integrità territoriale e l’indipendenza della Siria. Vorremmo estendere la nostra gratitudine alle istituzioni dello Stato russo che hanno fornito assistenza, in primo luogo, il Ministero della Difesa russo che ci ha sostenuto durante l’operazione. Inoltre vorrei esprimere la nostra gratitudine al popolo russo che rimane una nazione nostra amica. Ci ha supportato da sempre.
Grazie mille.

Vladimir Putin: ha citato i colloqui di Astana. Penso anche che siano un bel successo. Grazie al processo di Astana siamo riusciti a creare le zone di de-escalation permettendoci di avviare il primo dialogo reale e approfondito con l’opposizione. Sulla base dei risultati di questo incontro, mi consulterò ulteriormente con i leader dei Paesi che ho appena menzionato. Una conversazione con l’emiro del Qatar è prevista oggi. Domani parlerò con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Dopo, parlerà con i leader dei Paesi della regione. Come sapete, il cosiddetto gruppo di opposizione di Riyad terrà un incontro il 22-23 novembre. Il nostro rappresentante, l’onorevole Lavrentev, parteciperà all’apertura e chiusura di tale incontro, nonché alla conferenza stampa in qualità di inviato speciale presidenziale. Pertanto, credo che il nostro incontro di oggi rappresenti un’ottima occasione per coordinare i nostri approcci a tutte le questioni relative alla conclusione. Sono felice di poterlo fare assieme.

Bashar al-Assad: In questa fase, e in particolare dopo le nostre vittorie sui terroristi, siamo interessati a promuovere il processo politico. Riteniamo che la situazione politica sviluppatasi nelle regioni offra l’opportunità del progresso nel processo politico. Speriamo che la Russia ci sosterrà garantendo la non interferenza degli attori esteri nel processo politico, in modo tale che sostengano solo il processo intrapreso dagli stessi siriani. Non vogliamo guardare indietro. Accetteremo e parleremo con chiunque sia veramente interessato a un accordo politico.

Vladimir Putin: Molto bene. Avete menzionato il completamento dell’operazione militare. Credo che il terrorismo sia un problema globale e la lotta contro di esso, naturalmente, è lungi dall’essere conclusa. Per quanto riguarda i nostri sforzi congiunti contro i terroristi in Siria, questa operazione militare è in fase di completamento. Credo che il compito principale ora sia avviare il processo politico. Sono lieto che siate pronto a lavorare con chiunque desideri pace e risoluzione dei conflitti.
(…)Incontro con gli alti funzionari del Ministero della Difesa e lo Stato Maggiore delle Forze Armate russe
Vladimir Putin: Ho chiesto al Presidente della Siria di partecipare al nostro incontro. Voglio che veda chi ha svolto il ruolo chiave nel salvare la Siria. Certamente, il Signor Assad conosce qualcuno di voi personalmente. Oggi, durante i nostri colloqui, mi ha detto che l’Esercito russo ha salvato lo Stato siriano. Molto è stato fatto per stabilizzare la situazione in Siria. Spero che chiuderemo il capitolo della lotta al terrorismo in Siria, anche se alcuni focolai di tensione rimarranno o si riaccenderanno. Ci sono più che sufficienti problemi con il terrorismo nel mondo, anche in Medio Oriente e Siria. Ma la nostra missione principale è quasi compiuta, e spero che potremo dire che l’abbiamo raggiunto rapidamente. Abbiamo avuto colloqui molto sostanziali con il Presidente della Siria oggi su tutti gli aspetti relativi alla normalizzazione, compresi i successivi passi sulla via politica. Come sapete, terremo un incontro trilaterale qui a Sochi. Tuttavia, vorrei dire che le condizioni per un processo politico non potrebbero essere state create senza le Forze Armate, senza i Vostri sforzi e gli sforzi e l’eroismo dei Vostri subordinati. Questo obiettivo è stato raggiunto grazie alle Forze Armate russe e ai nostri amici siriani sul campo di battaglia. Grazie di ciò.

Bashar al-Assad: il Presidente della Russia Vladimir Putin e io abbiamo appena avuto un colloquio. Gli go trasmesso, e per suo conto al popolo russo, la nostra gratitudine per gli sforzi della Russia nel salvare il nostro Paese. Vorrei sottolineare il contributo delle Forze Armate russe e i sacrifici che hanno compiuto raggiungendo questo obiettivo. Sono molto felice di sapere che Voi, chi di Voi è direttamente coinvolto nell’operazione in Siria e che ha comandato le attività delle Forze Armate russe in Siria, sarete presenti qui oggi. L’operazione era appena iniziata quando incontrai il Presidente Putin a Mosca due anni fa. In questi due anni vediamo il successo ottenuto grazie alla cooperazione tra le Forze Aerospaziali russe e l’Esercito arabo siriano. Nessuno può negare questo successo nella lotta al terrorismo, ora. Grazie alle Vostre azioni, così come alle azioni dell’Esercito arabo siriano e dei nostri alleati, molti siriani sono tornati a casa. Parlando a nome del popolo siriano, vorrei esprimere la nostra gratitudine per ciò che avete realizzato. Non lo dimenticheremo mai. Inoltre, vorrei ringraziare personalmente il Presidente Vladimir Putin, il Ministro della Difesa Sergej Shojgu e il Capo di Stato Maggiore Valerij Gerasimov per la partecipazione diretta in questa operazione.
Grazie mille.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Generale Sulaymani proclama la fine dello Stato islamico

FNA 21 novembre 2017Il Comandante della Forza al-Quds del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), General-Maggiore Qasim Sulaymani, in un messaggio al Leader Supremo della Rivoluzione islamica Ayatollah Seyed Ali Khamenei, dichiarava la fine del controllo dello SIIL su Siria e Iraq. Il Generale Sulaymani nel suo messaggio accusava gli Stati Uniti dei crimini commessi dal gruppo terroristico negli Stati regionali, e dichiarava che governi ed eserciti iracheni e siriani così come le Hashd al-Shabi (Forze Popolari irachene) e il gruppo della Resistenza libanese guidato da Sayad Hasan Nasrallah avevano sicuramente giocato un ruolo decisivo nella sconfitta dello SIIL. “Sicuramente, il ruolo prezioso del governo nazionale e dei servitori della Repubblica islamica, in particolare l’onorevole Presidente, il Parlamento, il Ministero della Difesa e l’Esercito, le Forze dell’ordine e le organizzazioni della sicurezza del nostro Paese nel sostenere governi e nazioni summenzionati, è apprezzabile“, aggiungeva sottolineando l’importante ruolo della saggia guida dell’Ayatollah Khamenei e del religioso sciita iracheno Ayatollah Ali Sistani nella vittoria sul gruppo terroristico SIIL. “…Avendo completato l’operazione per la liberazione di al-Buqamal, ultima roccaforte dello SIIL in Siria, abbattendo la bandiera del gruppo sionista-statunitense (SIIL) e issando la bandiera siriana, dichiaro la fine del “dominio dello SIIL“, concludeva il generale. Il Generale Qasim Sulaymani a settembre osservò che il gruppo terroristico SIIL era alla fine e che sarebbe sparito entro 3 mesi. “Tra meno di tre mesi dichiareremo la fine dello SIIL e della sua presenza su questo pianeta, e celebreremo la vittoria in Iran e nella regione“, dichiarò durante una cerimonia nella provincia di Gilan. “Assesteremo i nostri colpi in modo deciso e incessante al corpo canceroso creato da Stati Uniti e Israele“, aggiunse.
Uno dei motivi per cui l’Iran si è impegnato ad aiutare le nazioni siriana e irachena era che il problema dello SIIL non poteva essere risolto con la diplomazia nei due Paesi, affermava. “Mentre lo SIIL sosteneva che uccidere gli sciiti è imperativo, non c’era altra scelta che la Jihad (guerra santa)“, osservava il Generale Sulaymani, aggiungendo: “Il nemico era pronto a prosciugare l’Islam, a distruggere l’indipendenza dei musulmani e ad occupare gli Stati islamici“. “Oggi, la fiducia nell’Iran e nella sua forza non ha precedenti e altre nazioni e governi hanno molta fiducia nell’Iran perché è riuscito a salvare varie nazioni e alcun altro Paese può competere con l’Iran su ciò“. Il comandante aggiungeva che molti credevano che la guerra contro lo SIIL sarebbe divenuta una guerra tra sciiti e sunniti mentre oggi si assiste al sangue dei giovani sciiti versato per difendere l’onore del popolo sunnita. “Questa è una verità innegabile, se i giovani sciiti di Iran e Afghanistan non si fossero affrettati a difendere gli indifesi di Aleppo in Siria, avrebbero potuto essere massacrati dallo ISIL. Oggi l’unità, la solidarietà e l’amicizia esistenti tra sciiti e sunniti sono più forti che mai“, osservava il Generale Sulaymani.

La leadership degli Stati Uniti spezzata dalla presenza del Generale Sulaymani nel centro operativo di al-Buqamal
FNA, 21 novembre 2017

Un canale televisivo arabo affermava che il Comandante della Forza al-Quds dell’Iran, Generale Qasim Sulaymani, prendeva il comando della liberazione dell’ultima roccaforte dello SIIL, al-Buqamal, dopo che gli Stati Uniti avevano organizzato un complotto sofisticato per costringere l’Esercito arabo siriano a cedere la regione. “La dichiarazione della liberazione di al-Buqamal e il rapido ritiro (delle forze dell’Esercito arabo siriano) dalla città crearono una nuova e grande minaccia dagli statunitensi, che tentarono d’indebolire l’Esercito arabo siriano e gli alleati nella battaglia per la città“, riferiva al-Mayadin dopo che l’Esercito arabo siriano riprendeva al-Buqamal. Citava un comandante ad al-Buqamal affermare al momento della caduta che “quando dichiarammo la liberazione di al-Buqamal, eravamo ancora nella stazione T2 ma fummo costretti a dichiararne la liberazione per impedire che le loro Forze democratiche siriane (SDF – appoggiate dagli Stati Uniti) entrassero nella città”. “Oggi ci eravamo avvicinati ad al-Buqamal da tre lati: gli statunitensi cercavano d’impedire i voli aerei sulla regione e ci stavano indebolendo ad al-Buqamal, ma eravamo determinati a liberarla completamente“, aggiungeva.
Al-Mayadin affermava che le osservazioni del comandante mostrano perché il controllo del centro operativo venisse affidato al Generale Sulaymani, spiegando che il fronte della Resistenza cercava di sventare le trame degli USA per avere la leadership nella regione. Oggi, il Generale Sulaymani in un messaggio al Leader Supremo della Rivoluzione islamica Ayatollah Seyed Ali Khamenei, dichiarava la fine del controllo dello SIIL in Siria e Iraq. Il Generale Sulaymani nel suo messaggio accusava gli Stati Uniti dei crimini commessi dal gruppo terroristico SIIL negli Stati regionali, e affermava che i governi e gli eserciti iracheni e siriani così come le Hashd al-Shabi (Forze Popolari irachene) e il gruppo della Resistenza libanese guidato da Seyed Hassan Nasrallah, hanno sicuramente giocato un ruolo decisivo nella sconfitta dello SIIL. “Sicuramente, il ruolo prezioso del governo nazionale e dei servitori della Repubblica islamica, in particolare l’onorevole Presidente, il Parlamento, il Ministero della Difesa e l’Esercito, le Forze dell’ordine e le organizzazioni della sicurezza del nostro Paese nel sostenere i governi e le nazioni summenzionati è apprezzabile“, aggiungeva, osservando l’importante ruolo della saggia guida dell’Ayatollah Khamenei e del religioso sciita iracheno Ayatollah Ali Sistani nella vittoria sul gruppo terroristico SIIL. “…Avendo completato l’operazione per la liberazione di al-Buqamal, ultima roccaforte dello SIIL in Siria, abbattendo la bandiera del gruppo sionista-statunitense e issando la bandiera siriana, dichiaro la fine del “controllo dello SIIL“, concludeva il Generale Sulaymani.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Gli USA in ritirata mentre le forze filo-russe avanzano in Medio Oriente

Finian Cunningham SCF 06.11.2017È stata una settimana intensa per il Medio Oriente. Le forze filo-russe sono avanzate ulteriormente sconfiggendo i fantocci sponsorizzati dagli Stati Uniti in Siria, con una terribile dimostrazione di potenza a lungo raggio aeronavale contro i terroristi nei pressi di Dayr al-Zur. Questo mentre il Presidente Vladimir Putin veniva accolto nella capitale iraniana dall’Ayatollah Khamenei, per una riunione che chiariva nettamente la nuova realtà dell’autorità geopolitica regionale. Pochi giorni dopo, il premier libanese Sad Hariri, sostenuto dai sauditi, si “dimetteva” a sorpresa, senza esserlo per chi segue gli eventi. Hariri fece un discorso scioccante dalla capitale saudita Riyadh, accusando l’Iran e l’alleato libanese Hezbollah di “destabilizzare” il suo Paese e persino di volerlo assassinare. L’Iran denunciava l’arcano di Hariri come “messinscena” ed attuazione del programma deciso da Washington ed alleati regionali, Arabia Saudita ed Israele, volto a colpire Iran ed Hezbollah. Il presidente del Libano Michel Aoun, che ha rapporti abbastanza buoni con Iran ed Hezbollah, non era contento dell’addio del primo ministro alla tv dalla capitale saudita. Aoun riferiva, piuttosto, che si aspettava che Hariri ritornasse in Libano per spiegare le dimissioni mentre soggiornava in un Paese straniero. Il presidente libanese aveva anche respinto le dichiarazioni sull’interferenza iraniana negli affari interni del suo Paese. Nel frattempo, contemporaneamente, i governanti sauditi lanciavano la retata contro i rivali nel regno con la scusa di un'”azione contro la corruzione”. Decine di principi sauditi, così come ministri attuali ed ex, arrestati o licenziati per consolidare ulteriormente il potere di re Salman e suo figlio, il principe ereditario Muhamad bin Salman. Le notizie sui media occidentali tendevano a rappresentare colpevoli gli accusati, suggerendo una pulizia anticorruzione. Mentre la realtà è che il regime saudita concentra il potere autocratico sbarazzandosi dei rivali interni presunti. La mossa renderà i Saud ancora più insicuri nel detenere il potere assoluto. Tali incantesimi per spaventare criminali e nemici vari, ci dicono che la fine è vicina. Un po’ come smuovere le sedie a sdraio mentre il Titanic cola a picco. È un’opera disperata, ma inutile ad evitare l’inevitabile. Una realtà inevitabile è che la Siria è stata salvata dall’asse degli USA e dal suo piano criminale per rovesciare il governo del Presidente Bashar al-Assad. La guerra di sei anni per il cambio di regime è stata sconfitta, soprattutto dall’intervento di Russia, Iran e Hezbollah a sostegno dello Stato siriano.
Quando Putin visitava Teheran, la scorsa settimana, era ovvio dall’interazione con l’Ayatollah Ali Khamenei che Russia-Iran sono la nuova forza dominante in Medio Oriente. L’asse guidato dagli Stati Uniti e con l’ordine di affermarvi il dominio col conflitto settario e il caos è decisamente in declino. La Siria rappresenta una grave sconfitta dell’asse guidato dagli Stati Uniti e, al contrario, una monumentale vendetta di Russia, Iran e Hezbollah che stabilizzaa una regione strategicamente importante. L’ex-premier libanese Sad Hariri ovviamente può gettare disperatamente i dadi al casinò dell’ultima chance. Ma non è sua l’iniziativa. Il patetico Hariri, dalla nazionalità saudita e libanese, esegue gli ordini dei suoi padroni dell’asse statunitense, accusando Iran ed Hezbollah di presunta discordia e di un complotto per assassinarlo, Hariri cerca con non chalance di gettare il suo Paese in una possibile guerra civile. Sad Hariri, miliardario il cui padre Rafiq fu ucciso con una bomba nel 2005, accende le tensioni settarie in Libano. Il suo Movimento futuro finanziato dall’Arabia Saudita accusa regolarmente Hezbollah di avergli ucciso il padre 12 anni fa. Non è chiaro chi uccise Rafiq Hariri. Hezbollah ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento. L’assassinio di Rafiq Hariri potrebbe essere stata una falsa bandiera di CIA e Mossad per accusare Hezbollah, incitare il settarismo regionale e demonizzare l’Iran. La drammatica, per non dire altro, dimissione di Sad Hariri da primo ministro libanese nel fine settimana, sembra un tentativo di riaccendere le passioni settarie in Libano e rientra nella trama per attuare l’agenda della destabilizzazione guidata dagli Stati Uniti nella regione. Avendo visto distrutto il loro piano nefasto in Siria, Washington e clienti regionali cercano di passare a un altro teatro. Il rifiuto dell’amministrazione Trump, il mese scorso, dell’accordo nucleare internazionale con l’Iran e l’adozione di nuove sanzioni di Washington per la presunta sponsorizzazione del terrorismo iraniano, sono coerenti col tentativo di aprire un nuovo conflitto. Trump vuole anche imporre nuove sanzioni a Hezbollah per presunto terrorismo nei confronti degli Stati Uniti. Dato che Hezbollah fa parte del governo di coalizione del Libano, le sanzioni di Washington vi alimenteranno le tensioni sociali e politiche. Ancora una volta il piccolo Paese mediterraneo è esposto ai pericoli della guerra civile per le ambizioni geopolitiche statunitensi, saudite e israeliane. Le cicatrici della guerra civile del Libano (1975-90) tra le fazioni religiose sono ancora vive. Hariri e i suoi manipolatori statunitensi e sauditi, deliberatamente riaprono quelle ferite. Tutto ciò perché l’asse statunitense non può sopportare la sconfitta storica subita in Siria per mano dell’Esercito arabo siriano, col sostegno di Russia, Iran ed Hezbollah. Tuttavia, il tentativo di spostare il conflitto altrove non è una mossa intelligente come i suoi orchestratori potrebbero pensare. Per cominciare, la regione e il mondo sono assai meglio informati sulla nevrotica agenda settaria e terroristica di Washington ed alleati. I clienti come Sad Hariri sono visti per ciò che sono. Volenterosi burattini che non hanno alcuna preoccupazione per il benessere delle proprie nazioni. Non solo Washington è denunciata come fonte dei conflitti in Medio Oriente, ma i suoi regimi clienti lo sono anche. Ciò spiega perché la Casa dei Saud si affretti a barricarsi contro un possibile dissenso interno. Ha i giorni contati e lo sa.
Naturalmente il pericolo è sempre presente. Ma la Russia ha ancora il diritto di essere orgogliosa di essere stata acclamata a ripristinare stabilità e pace in Medio Oriente. La Russia e i suoi alleati Iran, Libano, Siria e Iraq avanzano forgiando una regione innanzitutto al servizio degli interessi dei popoli, piuttosto che degli interessi di Washington e suoi regimi clienti.Traduzione di Alessandro Lattanzio