Il Centro informazioni e coordinamento di Baghdad nella guerra in Medio Oriente

Sul coordinamento diplomatico e d’intelligence nelle guerre del Medio Oriente
Colonel Cassad 12 gennaio 2017979798_900Alla vigilia dell’operazione militare russa in Siria, 21 settembre 2015, con un accordo delle leadership militari e politiche di Russia, Iraq, Siria e Iran, veniva creata una struttura di coordinamento chiamata Centro Informazione e Coordinamento Quadripartito (Marqaz Tabadul Malumat al-Rubai) nella capitale della Repubblica dell’Iraq, Baghdad, il cui scopo è raccolta, analisi e scambio di informazioni sui movimenti dello SIIL e di altre organizzazioni terroristiche in Siria e Iraq. Gli sforzi principali del centro mirano a trovare ed identificare gli obiettivi terroristici per distruggerli, operando per disturbare le comunicazioni; identificare le rotte di terroristi, armi e munizioni e le vie del contrabbando del petrolio; trovare centri di comando e controllo, depositi, officine per la produzione di armi e munizioni, laboratori per la produzione di armi chimiche dello “stato islamico” sul territorio della Repubblica dell’Iraq. Le informazioni vengono trasferite allo Stato Maggiore ed usate per colpire i terroristi in Siria a supporto dell’EAS. Inoltre, il CIC controlla e sorveglia i movimenti di terroristi al confine siriano-iracheno ed organizza attacchi aerei sugli obiettivi individuati. Ad esempio, durante le operazioni delle forze governative della Repubblica d’Iraq per la liberazione di Falluja, a fine luglio 2016, venne rivelato l’area del traffico verso il confine siriano di un folto raggruppamento di terroristi. Grazie alle informazioni fornite dal Centro, furono eseguiti attacchi dalle forze aerospaziali della Federazione Russa e dall’Aeronautica Militare della Repubblica araba siriana, distruggendo il raggruppamento presso il valico di frontiera di Abu Qamal. al confine tra Siria e Iraq.

Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko

Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko

Il 2 ottobre 2015 il capo della delegazione russa, Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko, fu intervistato da RT, sul lavoro del Centro e i suoi compiti. Aspetti interessanti:
– Lavoro congiunto sull’intelligence nel rispetto del principio di uguaglianza di tutti i partecipanti
– Lavoro comune che mira a distruggere lo Stato Islamico, e il CIC può risolvere altri problemi in Medio Oriente
– La raccolta di informazioni avviene in Siria e in Iraq
– Le parti coordinano il lavoro nella lotta ai rifornimenti a terroristi e mercenari in Siria e in Iraq
– Il centro è aperto alla possibile adesione di altri Paesi pronti a combattere il terrorismo internazionale
In realtà, il CIC (Baghdad Information Center) è un elemento importante della diplomazia nel quadro della coalizione militare russo-iraniana in Medio Oriente, collegata non solo al sostegno del governo siriano, ma anche all’interazione con il governo iracheno, sperimentando problemi molto simili nella lotta al terrorismo internazionale e allo Stato islamico, basandosi sull’interazione dei servizi speciali di questi Paesi per combattere il califfato. Non sorprende che le attività del CIC siano ignote: la cooperazione, prima di tutto, avviene nell’intelligence e nella condivisione delle informazioni; e in modo che le attività della coalizione non siano pubblicizzate; solo occasionalmente vi sono notizie al riguardo, allo scopo di sviluppare il coordinamento dei Paesi in guerra con il califfato. Naturalmente, questa attività irrita seriamente gli statunitensi, per i quali l’Iraq dal 2003 è di proprietà, oltre a pressioni politiche sul governo iracheno, che secondo Washington non condurrebbe la guerra correttamente, impedendo agli statunitensi di silurare il lavoro del CIC per indebolire l’influenza dell’Iran e di Mosca negli affari iracheni.
Il 14 settembre 2016 The Baghdad Post pubblicò un articolo intitolato “La morte improvvisa dell’alleanza del male Mosca-Teheran-Damasco-Bagdad”. “Fonti dei media hanno riferito che la cosiddetta “quadrialleanza” tra Russia, Iraq, Iran e Siria, la cui istituzione fu annunciata nel settembre 2015, è morta. Era evidente dalla partenza degli ultimi tre consiglieri russi a Baghdad, a metà agosto, che gli iracheni non furono nemmeno avvisati. Non vi è alcun accenno di ulteriore cooperazione e coordinamento tra i quattro Stati su suolo iracheno, come indicato dalle dichiarazioni della coalizione. In primo luogo, alcune parole sulla nascita della coalizione. Il 28 settembre 2015 ne fu annunciata l’istituzione e il 26 ottobre 2015 si attivò dopo l’arrivo dei rappresentanti del Ministero della Difesa della Federazione Russa e dell’Iran a Baghdad, dove fu annunciato la creazione del “consiglio comune di Baghdad”. Fu deciso d’istituire un centro informazioni per coordinare la lotta allo SIIL comprendenti i rappresentanti degli Stati Maggiori dei quattro Paesi. Nonostante le affermazioni iniziali che il centro si sarebbe alternato ad intervalli di 3 mesi in ogni Paese, la sede dell’alleanza rimase nel primo Paese, l’Iraq. Allo stesso tempo, altri Stati aderenti, Damasco, Teheran e Mosca, non compirono una singola istruzione, cosa più o meno negata. Secondo le informazioni di un ministro iracheno, a metà agosto, gli ultimi tre consiglieri russi se ne erano andati e, improvvisamente, l’ufficio associato rimase vuoto. Sottolineò che “il dialogo tra Mosca e Baghdad è tornato al livello solito: dell’addetto militare russo presso l’ambasciata a Baghdad”. Inoltre sottolineò che “la causa della fine di questa alleanza era sulla comprensione delle precedenti relazioni USA-Russia. Inizialmente, Washington non voleva interferire negli affari di Mosca sul suolo iracheno. Ma poi i sunniti e curdi si rifiutarono di cooperare con l’alleanza, mentre i curdi si rifiutano di cooperare con la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti”. A questo proposito, alti ufficiali dell’esercito iracheno confermarono che la “quadrialleanza” è morta e dimenticata. Non vi è alcuna cooperazione nello scambio di informazioni nell’intelligence o in campo militare, oltre all’attuazione degli accordi conclusi tra il 2011 e il 2014; la fornitura di munizioni e armi dalla Federazione Russa, cosa pubblica, all’arsenale iracheno. Attualmente consegnate solo per il 51% del totale. Nell’ottobre 2015, il primo ministro al-Abadi espresse il desiderio della partecipazione della Russia agli attacchi aerei contro lo SIIL in Iraq. Lo scorso febbraio, vi furono segnalazioni dagli Stati Uniti sull’esistenza della coalizione. In particolare, preoccupazioni sull’avanzata della presenza iraniana e russa in Iraq dagli Stati Uniti. In precedenza il capo del comitato di sicurezza e difesa del Parlamento, Hamid al-Mutlaq chiamò l’alleanza quadripartita “alleanza del male, che non ha portato nulla a iracheni e siriani, tranne che rovina”. D’altra parte, il vicepresidente del blocco parlamentare “Unione del Kurdistan”, Muhsan Sadun, disse che la “quadrialleanza non ha fatto alcun progresso significativo in Iraq fin dalla sua formazione”, sottolineando che la coalizione filo-statunitense aveva fatto molto per l’Iraq. Allo stesso tempo, la partecipazione a una o l’altra coalizione non interessava“.
Il 9 settembre 2016 il Dipartimento Informazioni e Stampa del Ministero degli Esteri russo smentiva tali notizie: “Nel contesto degli sforzi dell’antiterrorismo russo per combattere lo SIIL in collaborazione con i nostri partner regionali, tramite il Baghdad Information Center (CIC), la partecipazione dei militari di Russia, Siria, Iran e Iraq ha attirato l’attenzione di una nota fonte internet, “The Baghdad Post”, con un articolo dal titolo molto rivelatore, “Sulla morte improvvisa dell’alleanza del male Mosca-Teheran-Damasco-Baghdad”. Citando fonti anonime si afferma che le attività del CIC siano cessate, tra cui la fine dello scambio delle informazioni dell’antiterrorismo. È interessante notare che tale affermazione sia stata immediatamente ripresa da numerosi media locali e internazionali. Notiamo che tale nota non è altro che disinformazione palese che non ha nulla a che fare con la realtà. Lo scopo è creare confusione tra i nostri amici e colleghi, seminando dubbi sul consolidamento del Centro con la partecipazione russa. Sottolineiamo che il CIC è uno strumento importante per la cooperazione con gli altri attori della lotta allo SIIL, tenendo presente che l’interesse per il mantenimento e lo sviluppo di tale cooperazione è confermata da tutti i nostri partner del Centro. La corrispondente smentita di tale “informazione” è stata diffusa dall’agenzia di stampa irachena Nina“.
4bk140e1accafb2w86_620c350E’ simbolico che i fantocci degli statunitensi chiamino l’alleanza anti-califfato “alleanza del male”, mentre il regime di Raqqa e Mosul sembra nel frattempo essere percepito come “buono”; l’intensificarsi dei rapporti con Russia e Iran ha spezzato molti gravi piani relativi allo SIIL in Medio Oriente. Non è difficile vedere come l'”alleanza del male” tra Russia, Siria e Iran, come tracciato nel caso dell’Iraq, sia una questione di seria preoccupazione per i fantocci degli statunitensi nelle strutture governative dell’Iraq e del Kurdistan iracheno, mentre Russia e Iran in realtà colmano il vuoto formatosi per l’indebolimento dell’influenza degli Stati Uniti in Medio Oriente, avanzando piani di guerra contro il califfato e il terrorismo internazionale, bypassando i soliti piani statunitensi. In questa fase, l’attività è legata al coordinamento diplomatico e d’intelligence dei quattro Stati.
Il 24 settembre 2016, in un’intervista alla televisione RT il capo del raggruppamento russo del Centro, Maggiore-Generale Aleksandr Smolov, confutava le affermazioni del “Baghdad Post”. Tuttavia Smolov dava una serie di dettagli interessanti. “…E’ chiaro che vi sono forze che impediscono il lavoro del Centro, di conseguenza, tali dichiarazioni sono lontane dalla verità. Il lavoro del centro informazioni è continuo e va migliorando. Siamo costantemente alla ricerca di nuove fonti di informazioni e supportiamo attivamente le forze dell’ordine della Repubblica dell’Iraq. In particolare, lo scambio di dati è regolare sui terroristi dalla Federazione Russa e dai Paesi della CSI che combattono in Iraq e Siria. Abbiamo scoperto le rotte per le zona di guerra, i campi di addestramento e le fonti di finanziamento dei terroristi. In questo processo, sosteniamo attivamente le forze dell’ordine della Repubblica dell’Iraq, indicando grande fiducia e stretta collaborazione… Siamo disponibili a lavorare con tutti per la rapida vittoria sul terrorismo e la stabilizzazione del Medio Oriente. La partecipazione al lavoro del Centro attrae interesse da altre potenze regionali e globali… Vorrei sottolineare che il Centro di informazioni si basa sull’uguaglianza di tutte le parti e conferma l’apertura del Centro all’adesione di altri Stati interessati a sradicare il terrorismo… Oggi il Centro non si adatta più al quadro del mero scambio di informazioni. Vediamo il futuro di questo ente di amministrazione militare quale Comitato di coordinamento regionale, come originariamente previsto. Ed è attraverso questo comitato si coordineranno tutte le parti volte a distruggere i gruppi terroristici, anche al confine iracheno-siriano…
Non è difficile vedere i piani dell’interazione dei servizi speciali di Russia, Iran, Siria e Iraq estendersi oltre il semplice scambio di informazioni e l’attivazione sulle questioni militari connesse con le operazioni, nel 2017-2018, per liberare dal califfato il confine siriano-iracheno, e il generale incremento del ruolo del CIC negli affari del Medio Oriente. A fine dicembre 2016, il Consigliere per gli affari perla sicurezza nazionale del primo ministro dell’Iraq, Falah Fayad (collega iracheno di Patrushev) visitò la Russia per 10 giorni.
faleh-al-fayadSecondo il portale dell’Hashd al-Shab, vi fu una riunione in cui partecipò anche il Viceministro degli Esteri della Russia ed inviato speciale del presidente russo in Medio Oriente e Africa, Mikhail Bogdanov. Inoltre, al-Fayad portò un messaggio a Vladimir Putin del primo ministro iracheno Haydar al-Abadi. Dal 2014, Baghdad gestisce il Centro che comprende Russia, Iran, Iraq e Siria, e si ritiene che ospiti rappresentanti di “Hezbollah”, secondo esperti turchi in una conferenza a Ankara del Centro di studi strategici del ministero degli Esteri turco, senza che ciò causasse alcuna irritazione, mentre, naturalmente, sarebbe stato percepito diversamente dalle monarchie del Golfo. Nel 2014 il leader spirituale dell’Iraq, ayatollah Ali al-Sistani, accolse con favore l’aiuto della Russia, che rimane relativo a causa della posizione degli Stati Uniti. Tuttavia, va notato l’importante ruolo svolto dalla Russia nella lotta contro lo SIIL nel momento in cui l’esercito iracheno subiva sconfitte. La Russia inviò materiale militare in Iraq, soprattutto velivoli Su-25, Mi-28NE e Mi-35M, permettendo agli iracheni di resistere allo SIIL alle porte di Bagdad. Questo assunse una particolare importanza, dato che gli Stati Uniti non diedero rapidamente un supporto simile agli alleati di Baghdad. Il materiale russo fu trasferito nel quadro dell’accordo firmato tra Mosca e Baghdad, per 4,2 miliardi di dollari, nel 2013. In Russia vi è la positiva esperienza con l’Iraq nella cooperazione tecnico-militare. Come nella riunione tra al-Fayad e Nikolaj Patrushev e l’invio di armi pesanti. Tuttavia, non furono gli unici casi. Di recente, il presidente della Russia nominava un nuovo ambasciatore, indicando un cambiamento di rotta. Probabilmente si tratta di rivitalizzare le azioni della Russia in Iraq. Tuttavia, va considerata la situazione politica in Iraq e la sua interazione con forze estere. Dall’invasione degli USA nel 2003 e il rovesciamento del regime di Sadam Husayn, l’Iraq è sotto il controllo quasi diretto degli Stati Uniti. Tuttavia, ciò permise l’incremento del ruolo dell’Iran nell’agenda politica interna, e con il ritiro delle truppe statunitensi nel 2011, passò sotto l’influenza dell’Iran. Nonostante il fatto che gli Stati Uniti abbiano modo d’influenzare Baghdad, l’Iran oggi è uno degli attori più attivi in Iraq. Nel 2017 si avranno le elezioni in Iraq. Da varie forze politiche irachene filo-iraniane dipende il cambio del processo politico. La cooperazione russo-iraniana in Siria ha portato a compimento un anno di lavoro attivo da parte degli esperti russi nel Paese. Fu il sostegno della Russia che permise all’Esercito arabo siriano di stabilizzare e migliorare la situazione in diversi sensi. Tuttavia, per tutto questo tempo, l’aiuto in risorse umane proveniva da iraniani, Hezbollah e milizie irachene come l’Hashd al-Shaab. In ogni caso, tutto questo può svolgersi grazie a cooperazione russo-iraniana, Hashd al-Shaab e sue attività in Iraq e Siria, così come l’invio di armi russe. Per maggior chiarezza, la personalità di Falah al-Fayad può aiutare.

Hashd al-Shab
image11 L’organizzazione Hashd al-Shab (“Masse del popolo”), in conformità con la legge del 26 novembre 2016, approvata dal Consiglio dei rappresentanti iracheni, fa parte delle forze armate dell’Iraq e risponde direttamente al comandante in capo, il Primo Ministro dell’Iraq. La struttura dell’organizzazione comprende 67 unità. Nell’ambito dell’organizzazione Hashd al-Shab, combattono di regola volontari sciiti che rispettano la fatwa (decreto religioso) della “lotta adeguata”. In seguito, durante la liberazione delle province irachene di Salahudin, Anbar, Niniwa, l’Hashd al-Shab comprende rappresentanti di altre religioni e movimenti religiosi: alcune milizie tribali sunnite, cristiane, turcomanne e curde. Ufficialmente, la data di nascita dell’Hashd al-Shab è il 13-15 giugno 2014, quando furono pubblicate le importanti fatwa. Tuttavia, lo status ufficiale dell’organizzazione si ebbe il 26 novembre 2016. Il numero approssimativo di aderenti delll'”Hashd al-Shab” è di 60-90mila uomini, mentre i seguaci dell’organizzazione sono 3 milioni. L’organizzazione opera nelle province di Anbar, Babil, Baghdad, Diyala, Qirquq, Niniwa, Salahudin e di regola in queste province istituisce corpi speciali; l’Hashd al-Shaab controlla i “consigli” locali, subordinati alla sede centrale dell’Hashd al-Shab. L’armamento è di origine iraniana, statunitense, russa. Partecipò alle operazioni: per la liberazione del Jarf al-Nasr (24/10/2014, Baghdad – Babil), battaglia di Amarli (11/06 – 08/3/20.16, provincia di Salahudin), liberazione di al-Dalya (28-30/12/2014, provincia di Salahudin), liberazione di Tiqrit (02/03 -01/04/2015, provincia di Salahiudin), battaglia di Baiji (23/12/2014 – 22/10/2015, provincia di Salahudin), battaglia di Ramadi (07/12/2015 – 09/02/2016), liberazione dell’isola di Samara (2015, provincia di Salahudin), operazione “spaccaterrorismo” per la liberazione di Faluja e aree circostanti (23/05-26/06/2016, Anbar), liberazione dell’isola Qalijia (30/07-29/08/2016, Anbar), liberazione di Sharqata (dal 20/09/2016), operazione “liberazione di Niniwa” (dal 16/10/2016, provincia di Niniwa), e varie altre operazioni minori.img23073684L’organizzazione dell’Hashd al-Shab
Falah Fayad, capo dell’organizzazione, consigliere per la sicurezza del Consiglio dei Ministri dell’Iraq. Nato nel 1956, nel 1977 si laureò ingegnere elettrico presso l’Università di Mosul. S’iscrisse al partito della “chiamata islamica” (Hizb al-Dawa al-Islyami). Il 24/12/1980 fu arrestato dalla polizia di Sadam Husayin e rimase nella prigione di Abu Gharib per cinque anni con l’accusa di appartenenza al partito “chiamata islamica”. Ha ricoperto i seguenti incarichi: Responsabile per l’Amministrazione del Vicepresidente della Repubblica, deputato dell’Assemblea nazionale irachena, membro del Consiglio dei Rappresentanti del blocco “Accordo Nazionale Iracheno” (Qutlu al-Iatilyaf al-Watan al-Iraqi), nel 2005 fu membro del Supremo Comitato di Riconciliazione Nazionale, viceconsigliere nella provincia di Diyala, fu membro di diverse delegazioni e della Commissione sulla formazione del governo iracheno, deputato dell'”Alleanza Nazionale” (Tahalyuf al-Watan)
Falah Fayad ebbe assegnati numerosi compiti:
– riconciliazione nazionale;
– relazioni con i Paesi vicini e altri Paesi arabi;
– normalizzazione dei rapporti tra le varie forze politiche in Iraq;
– capo del comitato superiore della comunicazione e informazione della sicurezza;
– vicecapo dell’organizzazione nazionale per il coordinamento dell’intelligence e responsabile delle trasmissioni sull’identità irachena nazionale;
– ministro dell’agenzia di sicurezza dello Stato;
– capo del comitato misto delle nuove trasmissioni irachene;
Partecipò a numerosi congressi e delegazioni di riconciliazione in Finlandia, Giordania, Turchia, Egitto, Libano, Emirati Arabi Uniti. Partecipò a numerosi convegni organizzati dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.

1455222378Abu Mahdi al-Muhandis (vero nome: Jamal Jafar Muhamad Ali al-Ibrahim), Vicecapo dell’organizzazione e direttore delle operazioni, è nato nel 1954 ad al-Sumayr, nel vecchia Basra. Nel 1977 si diplomò presso l’Istituto Tecnologico d’Ingegneria di Baghdad. Dopo aver completato il servizio militare organizzò la principale acciaieria di Basra, dove lavorò come ingegnere. Più tardi si laureò in scienze politiche ed ebbe un dottorato nello stesso campo. Aderì al partito “chiamata islamica”. In connessione con la persecuzione politica dei membri del partito “chiamata islamica” da parte del Baath al potere e la morte dell’ayatollah Muhamad Baqr al-Sadr, nel 1980 Abu Mahdi al-Muhandis fu costretto all’esilio in Quwayt, da cui passò in Iran come soldato semplice, divenendo poi comandante del Corpo Badr nel 1985. Inoltre fu membro del Consiglio Supremo Islamico e poi del Consiglio degli otto comandanti, agli ordini di Muhamad Baqr al-Haqim. In questo consiglio fu incaricato delle questioni politiche, mentre era impegnato negli affari militari come comandante del Corpo Badr. Poco prima del cambio di regime in Iraq, si dimise e lavorò come esperto indipendente, senza perdere i suoi contatti. Poi passò definitivamente alla vita politica del Paese, in particolare unendosi alla costituzione del “Consenso nazionale comune” e poi dell'”Accordo nazionale iracheno”, e infine all’attuale “Alleanza Nazionale”. Washington ne chiese l’estradizione con l’accusa di effettuare operazioni militari contro le truppe degli Stati Uniti, costringendolo ad abbandonare il seggio in Parlamento e attendere il ritiro delle truppe degli USA dall’Iraq. Oggi svolge un ruolo cruciale nella condotta delle operazioni militari contro lo SIIL, lavorando a stretto contatto con Qasim Sulaymani (capo della divisione speciale Quds dei Basij iraniani) e Hadi al-Amiri (capo dell’organizzazione Badr dell'”Hashd al-Shab“). È il responsabile della pianificazione e condotta delle operazioni militari e delle forze speciali dell’Hashd al-Shab.

673542_900Abu Mahdi al-Muhandis e il Generale Qasim Sulaymani discutono delle operazioni nella zona di Faluja.

Nel corso della visita a Mosca, Fayad fu intervistato da RT, su rapporti tra Iraq e Russia, aspettative del viaggio, prospettive di cooperazione. Dal video di circa un’ora, un estratto sul CIC (07:00-10:40):
Giornalista: Parlando di cooperazione tecnico-militare tra Mosca e Baghdad. Del Centro di Baghdad, nei primi mesi dalla fondazione, abbiamo sentito parlare molto della sua attività, ma per ragioni di sicurezza, il Centro riferisce poco. Ci può parlare di eventuali cambiamenti?
Falah Fayad: In realtà, il Centro dell’intelligence di Baghdad opera costantemente e va sviluppandosi. Ma resta sempre volto alla ricognizione.
Giornalista: Sì.
FF: Ora tutti i servizi segreti iracheni collaborano con il Centro, che scambia le informazioni utili. Credo che le linee militari e d’intelligence dopo l’istituzione del Centro abbiano ricevuto impulso, sviluppando la cooperazione bilaterale tra Russia e Iraq, soprattutto alla luce di come la Russia, Stato grande e potente, sia interessata alla lotta al terrorismo. La sua presenza nella regione, il suo ruolo efficace, la cooperazione e collaborazione con la Russia sono di particolare importanza, e riguardano anche altri campi della cooperazione.
Giornalista: Ora il Centro comprende Russia, Iran, Iraq e…
FF: Siria.
Giornalista: Si, la Siria. Tuttavia, la lotta al terrorismo coinvolge tutti gli Stati. Avete pensato al coinvolgimento di altri Paesi o potenze regionali? Soprattutto alla luce del miglioramento tangibile dei rapporti tra Ankara e Mosca, e di come i turchi comprendano la necessità di combattere il terrorismo, come vediamo in Siria.
FF: In realtà, l’Iraq è aperto alla cooperazione. Abbiamo canali con tutte le parti che lottano apertamente ed efficacemente contro il terrorismo. Scambiamo informazioni con molti Paesi su diverse questioni: scambio di liste di ricercati, ricerca delle reti terroristiche. Non è un segreto che il terrorismo sia diventato una rete globale che utilizza i benefici della civiltà moderna per danneggiarla, in particolare Internet e le reti sociali, per non parlare di altri mezzi tecnici moderni. Abbiamo stabilito la cooperazione con Paesi vicini, ma collaboriamo con la Russia perché ha più risorse, e la sua presenza nella regione è positiva. Penso, come il primo ministro (Haydar al-Abadi) che condivide questo punto di vista, che la Russia ha influenza e opportunità di super-persuasione su altri Paesi, coinvolgendoli nella lotta al terrorismo…
maxresdefaultIn generale, si può dire che Russia ed Iran sviluppano le strutture di coordinamento connesse al sostegno della Siria, conducendo una politica più ambiziosa associata all’espansione dell’influenza nei Paesi del Medio Oriente attraverso lo scambio strategico e delle informazioni con i servizi speciali di altri Stati interessati alla lotta unitaria al califfato e agli altri gruppi terroristici. Questo vale per la collaborazione con i servizi segreti in Iraq e i contatti con l’intelligence turca. Un aspetto notevole di questa attività è la dichiarata uguaglianza di diritti tra i partecipanti, il contenuto del lavoro e l’assenza di inerzia specifica nel trattare i casi. E’ anche interessante notare che una struttura simile esiste nella sfera d’influenza degli Stati Uniti, ma bypassa le strutture organizzative esistenti, dirigendo in modo egemonico la coalizione internazionale. L’Iraq, a questo proposito, infatti, comunica contemporaneamente con Russia e Iran, oltre che con la coalizione degli USA. Ciò riflette la dualità della situazione militar-politica in Medio Oriente, in cui vi sono due guerre contro il califfato, da parte di due coalizioni in concorrenza per l’influenza in Medio Oriente, e i governi locali, in un modo o nell’altro, devono tener conto della situazione mutata, come indicano i movimenti osservati in Turchia e Iraq.44Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mosul, le forze sciite irachene sventano le trame di wahhabiti, Stati Uniti e Turchia

Murad Makhmudov, Kanako Itamae e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 28 ottobre 201614717261Le milizie sciite si radunano in forze presso Mosul ovest, perché giustamente temono gli intrighi di USA, Turchia e Paesi del Golfo, in particolare Qatar e Arabia Saudita. Gli sciiti temono che NATO e Paesi del Golfo, sostenitori del settarismo sunnita in Siria che ha portato alla proliferazione dello Stato islamico dall’Iraq alla Libia, permettano ai settari dello SIIL di fuggire in Siria. A loro volta, tali taqfiriti aiuteranno lo SIIL o si fonderanno con altre forze settarie per minacciare ancora il governo della Siria. Non ha senso per gli USA e le forze che combattono al loro fianco lasciare ad ovest di Mosul un corridoio aperto, dopo tutto perché non in altre zone di Mosul se si hanno serie preoccupazioni umanitarie? Invece, sembra che i piani di NATO e Golfo, con la Turchia in prima linea, permettano deliberatamente di lasciare aperto tale spazio perché sanno che lo SIIL cercherà di raggiungere la Siria tramite esso. Reuters dice: “Le milizie sciite irachene appoggiate dall’Iran hanno detto che presto si uniranno alla lotta contro lo Stato islamico sul nuovo fronte ad ovest di Mosul, una mossa che potrebbe bloccare qualsiasi ritirata dei jihadisti in Siria, allarmando Turchia e Stati Uniti“. Lo SIIL ha massacrato numerosi sciiti prima dell’ultimo assalto su Mosul. Nonostante ciò, il presidente Obama è più preoccupato dal placare la Turchia ed a ostenere il suo “approccio alla Arthur Zimmermann” alla crisi. Gli sciiti non a caso non si fidano di Washington e Ankara. Altrettanto importante, sanno che aprendo un corridoio i taqfiriti accorreranno in Siria dall’Iraq, ampliando la carneficina in quel Paese.
Le Forze di mobilitazione popolari (PMF) sono attente alla situazione sul campo. Ciò significa che le PMF si concentreranno su Tal Afar e poi utilizzeranno l’area per altri obiettivi. Ad esempio, è giusto che le milizie sciite prendano parte all’assalto contro Mosul perché impediranno allo SIIL di avanzare ulteriormente, prendendo Tal Afar e le zone circostanti, tagliando le ratlines dei taqfiri che entrano in Siria, ponendo le basi del rafforzamento dei legami con le forze governative siriane ed alleate tramite una catena di alleanze. Reuters dice: “Prendendo Tal Afar effettivamente si chiuderebbe la via di fuga dei terroristi che vogliono andare in Siria, supportando l’esercito del Presidente siriano Bashar al-Assad sostenuto dall’Iran. Ed accusano la coalizione anti-Stato islamico degli Stati Uniti di preparare tale passaggio sicuro per i jihadisti“. I combattenti delle PMF rafforzeranno ugualmente le Forze Armate dell’Iraq perché sono agguerriti. Infatti, dato che le informazioni da Mosul sono vaghe, ciò indicherebbe che non tutto va liscio. Naturalmente, si tratta di speculazione, ma la paura di un corridoio per i taqfiriti che permetta ai resti dello SIIL di fuggire in Siria, è una genuina preoccupazione dati i precedenti di USA e Turchia.cnfhyotweaambxuTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Medio Oriente in movimento, l’Asse della Resistenza si amplia all’Egitto

Mentre l’Asse della Resistenza si amplia all’Egitto, consolidando la lotta al terrorismo islamista, Renzi sbarca in Libia, a soccorrere gli islamisti di Misurata
Alessandro Lattanzio, 28/10/2016mosul-23-oct-2016-2abanIl 26 ottobre, oltre 100 velivoli e più di 130 centri di comando e controllo venivano allertati in Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan nell’ambito di una grande esercitazione nella difesa da “violazioni dello spazio aereo, tra cui da aerei dirottati” e nell'”assistenza agli equipaggi di aerei in difficoltà“. Tra i velivoli interessati vi erano aerei da combattimento Su-27, MiG-29 e MiG-31, cacciabombardieri Su-24 e Su-34, aerei d’attacco al suolo Su-25, elicotteri da combattimento, unità missilistiche superficie-aria e da guerra elettronica. Bombardieri Tu-160, Tu-95MS e Tu-22M3 svolgevano il ruolo di aggressori negli spazi aerei europei e dell’Asia centrale ed orientale. Tutte le unità si coordinavano con il centro di comando dell’Aeronautica russa di Mosca. Il sistema di difesa aerea congiunto della CIS, istituito nel 1995, è dedicato alla protezione dello spazio aereo delle repubbliche ex-sovietiche, oltre al compito di primo allarme su un attacco missilistico ed aereo, e al coordinamento della risposta.
Il 28 ottobre, il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ospitava gli omologhi iraniano e siriano Mohammad Javad Zarif e Walid al-Mualam, a Mosca, per discutere dell’intensificarsi delle operazioni antiterrorismo in Siria. L’ambasciatore iraniano a Mosca Mahdi Sanayi sottolineava la stretta cooperazione tra Iran e Russia con la Siria nella guerra ai gruppi terroristici, “In generale, Iran e Russia collaborano sulla questione siriana. Ora non ci sono problemi, e consultazioni regolari sulla soluzione della questione siriana sono in corso tra Iran e Russia a diversi livelli”. L’ambasciatore russo a Teheran Levan Jagarjan aveva sottolineato. “I nostri amici iraniani sono informati dei dettagli di ciò che negoziamo con gli Stati Uniti sulla Siria. Tutto è trasparente e i funzionari iraniani ne sono informati”. Queste osservazioni avvenivano dopo che un alto ufficiale delle forze alleate del governo di Damasco aveva ammonito la Turchia a sospendere le incursioni a nord di Aleppo, avvertendo che, “Affronteremo con decisione l’esercito turco che avanza a nord-est di Aleppo. Non permetteremo mai che la Turchia si avvicini alle linee di difesa delle nostre forze alleate con il pretesto di combattere il gruppo terroristico dello SIIL”. Anche l’ex-Generale siriano Haysam Hasun aveva affermato, “Vedremo l’inizio di operazioni militari verso il nord e il nord-est della provincia di Aleppo, presso al-Bab, per bloccare l’avvicinarsi dell’esercito turco e dei terroristi filo-turchi. L’Esercito arabo siriano ha inviato forze verso al-Bab, ad est di Aleppo, tre mesi fa, ma rinviava ulteriori progressi per aiutare le altre unità dell’esercito a consolidare le posizioni a sud e a sud-est di al-Bab e Dabar. Forze siriane e curde hanno avviato il 24 ottobre un’operazione per respingere l’esercito turco nel nord“. Inoltre, l’analista siriano Qamal Fayadh dichiarava che dopo la “Fine della battaglia di Aleppo ci si concentrerà su al-Bab, la più importante ed ultima base dello SIIL nel nord della provincia di Aleppo, una città in cui, nonostante i duri scontri, né i curdi, né le forze turche e i loro alleati dell’ELS avranno il coraggio di entrare, dati gli avvertimenti di Russia e Iran ai turchi“.
qassemsoleimani Il comandante della Forza al-Quds del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica (IRGC) Maggiore-Generale Qasim Sulaymani, giungeva nel centro operativo dell’Hashd al-Shabi di Mosul, per svolgere il ruolo di consigliere dell’operazione anti-SIIL, “Hashd al-Shabi inizierà presto le operazioni ad ovest di Mosul per tagliare le vie di rifornimento dello SIIL con la Siria e sventare i piani degli Stati Uniti di rinviare la partecipazione delle forze popolari nell’operazione, e il Generale Soleimani vi ha aderito in qualità di consigliere militare“, affermava al-Aqbar. Il portavoce delle forze popolari irachene Ahmad al-Asadi aveva confermato che “La presenza del Generale di Brigata Sulaymani nelle operazioni per liberare Mosul e la provincia di Niniwa è necessaria, essendo il più importante consigliere che abbia aiutato il governo iracheno nella guerra contro lo SIIL. Hajj Qasim Sulaymani è uno dei più importanti consiglieri militari della Repubblica islamica dell’Iran, ed è in Iraq su invito, domanda e accordo del governo iracheno“. A giugno, il Ministro degli Esteri iracheno Ibrahim al-Jafari aveva sottolineato che il “Generale Sulaymani è in Iraq su invito del governo iracheno per consigliare le forze irachene” e il comandante dell’Hashd al-Shabi, Abu Mahdi al-Muhandas, a sua volta sottolineava che i “consulenti iraniani, guidati dal caro fratello Qasim Sulaymani, sono al nostro fianco dall’inizio della guerra, e la loro presenza è richiesta dal governo ed è in accordo con il comandante in capo delle Forze Armate irachene“. Inoltre, l’esercito iracheno chiedeva a Mosca di fornire intelligence sui terroristi dello Stato Islamico (IS) attivi a Mosul e dintorni, secondo il quotidiano Izvestija. “Usando l’intelligence elettronica, gli iracheni hanno già intercettato i segnali di chiamata dei comandanti sul campo e sono riusciti a determinare quali unità dello SIIL operano nella zona di Mosul, e attraverso il Centro di coordinamento congiunto di Baghdad richiedevano informazioni su formazioni, consistenza, armi e tattiche dello SIIL. I russi hanno risposto positivamente e preparano i dati che saranno presto consegnati ai militari iracheni”. Il presidente del Consiglio del Comitato della Federazione per gli Affari Esteri, Konstantin Kosachev, confermava che “Russia e Iraq perseguono gli stessi obiettivi nel contesto della lotta al terrorismo, in questo caso sul territorio dell’Iraq. E non vedo alcun ostacolo allo scambio d’intelligence senza alcuna restrizione“, e secondo un rappresentante dell’Hashd al-Shabi (le Forze di mobilitazione del popolo iracheno), “La condivisione dell’intelligence sulle posizioni dei terroristi in Iraq, si svolge ad alto livello fra Baghdad e Mosca. La Russia è un alleato affidabile e supporta l’Iraq inviando armi e munizioni per la lotta ai terroristi dello SIIL. Usiamo elicotteri militari russi. C’è il pericolo di movimenti dei terroristi dall’Iraq alla Siria, e faremo tutto il possibile per eliminare i terroristi qui, sul suolo iracheno“. Gli esperti militari osservavano che l’aiuto russo a Mosul è di fondamentale importanza, e la Russia, in risposta, avrà le informazioni necessarie sui movimenti di terroristi verso il territorio della Siria. Mosca controlla la situazione a Mosul, e come aveva dichiarato il Capo di Stato Maggiore russo Generale Valerij Gerasimov, i militari russi controllano ciò che accade in tempo reale tramite satelliti da ricognizione e velivoli senza equipaggio (UAV). Secondo l’analista militare iracheno Safa al-Asam, “Turchia e Arabia Saudita cercavano di portare al-Baghdadi in Turchia, via Mosul e Qirquq, oppure via al-Qaim, al-Rataba a Dayr al-Zur in Siria, e quindi in Turchia, per poi trasferirlo in Libia. Lo SIIL ora cerca una nuova via attraverso i confini tra Iraq e Siria per portare al-Baghdadi in Turchia e poi in Libia o altrove”. Una fonte irachena aveva detto che “al-Baghdadi era stato gravemente ferito nella battaglia di al-Anbar, nell’ovest dell’Iraq, a settembre, e che le ferite erano tali che non poteva affatto muoversi liberamente“. Secondo altre fonti, invece al-Baghdadi e tre collaboratori erano stati avvelenati, e quindi trasferiti in un luogo sconosciuto. Nel maggio 2016, secondo fonti irachene, al-Baghdadi era rientrato in Iraq dalla Siria, “al-Baghdadi e un gruppo di capi dello SIIL sono tornati di nascosto nella provincia di Niniwa, in Iraq“. Nel novembre 2015 al-Baghdadi si era trasferito a Mosul dalla città siriana di al-Buqamal, dove si era rifugiato ad ottobre, dopo che aerei iracheni ne avevano bombardato il convoglio presso al-Qarablah, eliminando 25 terroristi nell’operazione organizzata dal Centro di condivisione dell’intelligence di Baghdad, gestito delle agenzie d’intelligence iraniane, russe, irachene e siriane. Al-Baghdadi, ferito nel raid aereo iracheno, fu trasferito a Raqqa, dove i chirurghi riuscirono a salvargli la vita, ma senza potersi ristabilire completamente.
isis_egypt_libya Il politologo del Centro studi politico-strategici egiziano Atif al-Sadawi dichiarava “Gli sviluppi internazionali, specialmente sull’Arabia Saudita, hanno costretto l’Egitto a cambiare diplomazia e a ricercare nuovi alleati nei Paesi come Iran, Venezuela e Russia per aiutarlo in tutti i campi. Il ripristino dei legami Cairo-Riyadh è un lavoro molto complicato e difficile in questo momento“, ostacolato dalla posizione dell’Egitto sulla crisi siriana e dalla sconfitta saudita nello Yemen. Ai primi di ottobre, il consigliere del Parlamento iraniano Hossein Amir Abdollahian definiva “costruttiva e utile” la posizione dell’Egitto su crisi siriana e lotta al terrorismo, ed incontrando il rappresentante egiziano Yasir Uthman a Teheran, affermava “Iran ed Egitto sono due grandi e influenti Paesi che possono svolgere un ruolo costruttivo cooperando nella regione per attenuare le tensioni“. Uthman sottolineava che “L’incremento delle consultazioni tra funzionari dei due Paesi sarà efficace nel migliorare la situazione regionale“. In precedenza il Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi aveva dichiarato che la “Posizione dell’Egitto sulla situazione in Siria si basa su cinque semplici principi: rispetto dell’integrità territoriale e della volontà del popolo siriani, soluzione politica pacifica della crisi, disarmo degli estremisti, recupero della Siria e ripristino delle istituzioni statali“. L’Egitto, è consapevole di essere obiettivo del jihadismo sponsorizzato dagli Stati Uniti, e la guerra civile in Libia, dove lo SIIL ha il sostegno degli Stati del Golfo, è una minaccia immediata. La Libia con un governo fantoccio controllato dalle potenze del Golfo, potrebbe destabilizzare l’Egitto, e ciò significa che Cairo è interessata ad influenzare l’esito della guerra civile libica. In tale quadro, la Russia è essenziale per l’Egitto, potendo riempire il vuoto causato dall’azione occidentale e potendo difendere l’integrità politica e territoriale dell’Egitto contro ogni minaccia, come ha dimostrato in Siria. Perciò l’Egitto cerca una stretta cooperazione con la Russia. Sul piano militare, ad esempio le navi Mistral acquisite dall’Egitto riceveranno equipaggiamento elettronico ed elicotteri russi, mentre la Marina Militare egiziana aveva già ricevuto una corvetta lanciamissili classe Molnija. Per Mosca, l’Egitto è un baluardo contro l’invasione occidentale ed islamista, una risposta simmetrica all’espansione della NATO e alle rivoluzioni colorate della CIA.
E concludendo proprio sulla Libia, il governo Renzi ha stanziato per la missione Ippocrate, a Misurata, e per la partecipazione italiana ad UNSMIL (United Nations Support Mission in Libya), 17,39 milioni di euro per le spese entro il 31 dicembre 2016. Il contingente Ippocrate, già operativo, comprende 300 militari: 65 per l’ospedale da campo, 135 per il comando e la logistica, e 100 della forza di protezione del 186.mo Reggimento della Brigata paracadutisti Folgore.libya_egypt_mapFonti:
FARS
FARS
FARS
FARS
FARS
Global Research
RID
RussiaToday
South Front

La guerra per procura in Siria volge al termine

L’iniziativa militare è nelle mani dell’Esercito arabo siriano. C’è un tentativo di spostare i jihadisti dall’Iraq alla Siria
Nikolaj Nikolaev, A-specto, 2016/10/24 – South Front

Nei giorni scorsi vi è stato un maggiore dinamismo nella crisi siriana. Le accuse alla Russia per gli attacchi su Aleppo dagli occidentali, la nuova fase dell’operazione turca “scudo dell’Eufrate”, l’assalto alla città irachena di Mosul, insieme all’inaspettato riconoscimento dello status della Crimea dalla Siria e la successiva telefonata tra Putin e Assad, tutto questo ha una spiegazione militare e geopolitica strategica.

"Il fumo nero dell'"Admiral" che terrorizza l'Europa e la NATO, fa sapere che a Mosca non hanno ancora deciso chi sarà il prossimo presidente degli USA", afferma la BBC.

Il fumo nero dell'”Admiral” che terrorizza l’Europa e la NATO, fa sapere che a Mosca non hanno ancora deciso chi sarà il prossimo presidente degli USA“, afferma la BBC.

Le nuove basi russe
La settimana iniziava con due accordi militari e politici tra Siria e Russia sulla costruzione di basi aeree e navali militari permanenti, presso l’aeroporto di Humeyamim e il porto di Tartus. Finora, la Russia ha dichiarato che il coinvolgimento nel conflitto siriano si limitava alla lotta all’organizzazione estremista “Stato islamico”. Con l’attacco aereo della coalizione degli Stati Uniti all’esercito regolare siriano, in cui si vocifera siano stati uccisi soldati russi, la guerra “per procura” diveniva un confronto diretto tra Stati Uniti e Russia. I suggerimenti dei “falchi” statunitensi di preparare un’azione militare contro il governo siriano, e la successiva risposta del rappresentante ufficiale dell’esercito russo Igor Konashenkov, che sono pronti ad abbattere gli aerei statunitensi, illuminano la crisi dei rapporti. Mentre i media “mainstream” occidentali addormentano il pubblico, il pericolo di un’escalation tra Stati Uniti e Russia è reale. Lo schieramento di unità aeree e navali rafforza le posizioni russe in Siria contro qualsiasi attacco. Lo schieramento di sistemi antiaerei e difese missilistiche, posizionamento di velivoli d’attacco e l’invio di unità navali nel Mediterraneo orientale, guidate dalla portaerei “Admiral Kuznetsov“, cementano l’influenza russa nella regione. L’attacco degli Stati Uniti a Mosca via sud viene sventato, e il Pentagono ha definitivamente perso influenza nel Caucaso. Con l’eccezione, nel raggio di 500-600 miglia a sud-ovest della Turchia, di Izmir, le altre aree del Paese sono fuori dal controllo militare e strategico di Washington e rientrano nel teatro operativo delle Forze Armate russe. La base aerea della NATO d’Incirlik è isolata, giustificando la veridicità delle voci sul trasferimento di armi nucleari statunitensi in Romania. Incirlik rientra nel raggio dei sistemi di difesa aerea S-400. Non è escluso che il ministro della Difesa bulgaro Nenchev veda realizzarsi il sogno infantile di ospitare bombe nucleari degli USA nel nostro Paese. Gli eventi accelerano ricordando i preparativi pre-bellici. L’11 ottobre, Russia e Armenia firmavano un accordo militare creando il sistema di difesa aerea regionale congiunto nella regione del Caucaso. Gli interessi azeri non sono violati, dato che il sistema non include il Nagorno-Karabakh. Qualcosa di particolarmente interessante è accaduto pochi giorni dopo; il presidente Ilham Aliev dichiarava che la ventennale crisi del Nagorno-Karabakh può essere risolta e la regione avere lo status autonomo. Anche se non accadesse, è ovvio che l’Azerbaijan amplia la cooperazione politico-militare con la Russia e il polo eurasiatico. La Turchia inizia ad essere neutrale e persino ad allearsi con Mosca. La scorsa settimana, il portavoce del capo di Stato turco, Ibrahim Cullen, annunciava che Recep Tayyip Erdogan e l’omologo russo Vladimir Putin avevano discusso la possibile formazione di un sistema comune di difesa missilistica. Sembra che tra Mosca e Ankara ci siano stati colloqui politico-militari segreti, anche prima del tentato colpo di Stato. L’ultimo appiglio da cui la potenza degli Stati Uniti può proiettarsi dalla Turchia contro la Russia resta la base aerea di Smirne, e in parte la base per i rifornimenti della 6° Flotta di Aksaz. Nel 2013 gli Stati Uniti chiusero la base di Smirne, e chiaramente perdevano anche Incirlik, scoraggiandoli. Una settimana dopo il tentato colpo di Stato contro Erdogan, vicino alla base di Smirne esplose un incendio senza precedenti che minacciò la base. Gli Stati Uniti vengono lentamente ma metodicamente scacciati dalla regione.mosul-23-oct-2016-2abanIl quadro attuale, le Forze Armate siriane prendono l’iniziativa
La domanda è perché gli alleati occidentali creano centinaia di migliaia o milioni di porfughi che muoiono nelle guerre in Iraq, Libia e Siria, ma la pressione militare di Russia e Damasco sui quartieri orientali di Aleppo li spinge a parlare di sanzioni? La rete dei diritti umani in Siria (SNHR) pubblicava un rapporto secondo cui, a seguito dei bombardamenti della coalizione guidata dagli Stati Uniti contro 28 obiettivi, vi furono 649 civili uccisi, tra cui 244 bambini e 132 donne. Ovviamente indignazione occidentale non riguarda i diritti umani. L’agenzia stampa iraniana Fars News, citando i dati delle forze governative siriane e i combattenti di “Hezbollah”, affermava che “Fatah al-Islam” riceve ad Aleppo supporto logistico dalle forze speciali e navali statunitensi. Il Pentagono non ha mai negato la presenza di sue truppe a Kobane e provincia di Hasaqah. Dopo l’accerchiamento di Aleppo e il lancio delle operazioni di pulizia, fonti vicine allo Stato Maggiore russo riferivano che circa 200 istruttori e forze speciali occidentali erano intrappolati nella “sacca”. Ovviamente, i bombardamenti russi liquidano non solo i jihadisti. Il pericolo che i soldati statunitensi diventino prigionieri di guerra è reale. Per l’evacuazione dei civili dalle zone orientali di Aleppo sono stati aperti sei corridoi umanitari. Russia e governo siriano garantiscono il ritiro sicuro alle formazioni armate su altri due corridoi, ma secondo il comando dell’Esercito arabo siriano, i terroristi ostacolano l’evacuazione dei civili, prendendoli in ostaggio e sparando su chi se ne va. Alcuni gruppi hanno già annunciato che non lasceranno Aleppo. Ovviamente i padroni occidentali dei terroristi non hanno alcuna voglia di rinunciare alla seconda città siriana. I capi dell’ex-filiale di “al-Qaida” in Siria, “al-Nusra“, rispondevano negativamente alla proposta delle Nazioni Unite di lasciare l’est di Aleppo. Con l’imminente liberazione della città, le unità sunnite sostenute dagli Stati Uniti saranno scacciate e intrappolate nella provincia di Idlib. A sud, in prossimità di Hama e Homs, e presso Damasco, i terroristi subiscono perdite e perdono l’iniziativa. Dopo la sconfitta inflitta dalle forze governative, migliaia di terroristi, con le loro famiglie, si spostavano dalle vicinanze di Damasco (Qabul e Muadamiya) alla provincia di Idlib. Con la presa di Aleppo, la guerra per procura volge al termine, aprendo il rischio di un confronto diretto tra Stati Uniti e governo della Siria sostenuto dalla Russia. Riuscirà il Pentagono a realizzazione il piano classificato “B”?
Washington non ha mai nascosto lo scopo della sua politica in Siria, rovesciare Bashar al-Assad. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha ripetutamente sollecitato il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ad attuare gli accordi e distinguere tra “opposizione moderata” e terroristi. Non è accaduto per una semplice ragione, Washington punta sugli estremisti. “Abbiamo motivo di pensare che, fin dall’inizio, il loro piano fosse risparmiare “al-Nusra” e preservarla nel caso si procedesse con il piano “B” per rimuovere il Governo di Assad”, aveva detto Lavrov. Sull’esistenza del piano “B”, gli Stati Uniti ne parlarono apertamente nella prima metà dell’anno. Le parole del segretario di Stato John Kerry furono: “Se i russi e gli iraniani non adottano seriamente la diplomazia, passeremo al piano “B”, che sarebbe più conflittuale e finirebbe smembrando la Siria. Le conseguenze per la regione, Giordania, Libano, Europa, saranno sorprendenti, così come per i nostri interessi nella sicurezza nazionale“. L’opzione del “confronto” e le conseguenze “sconcertanti” per la regione e l’Europa significano solo intervento militare degli Stati Uniti. Con la liberazione di Aleppo, il mondo sarà di un passo più vicino al momento in cui Washington sarà sul Rubicone. Non è escluso che, come ultima opzione prima di una mossa così rischiosa, gli strateghi del Pentagono utilizzino l’organizzazione terroristica “Stato islamico” per i loro scopi. Alcuni indizi lo confermerebbero. Possiamo indicare un passaggio del discorso elettorale di Donald Trump che accusa l’ex-segretaria di Stato Hillary Clinton di aver “creato lo Stato islamico”. Ma il fatto è che il bombardamento aereo statunitense delle forze siriane a Dayr al-Zur, violando l’accordo raggiunto tra Obama e Putin, aiutava i jihadisti nella loro offensiva. Secondo l’Esercito arabo siriano, dopo gli attacchi aerei, i terroristi iniziavano un’offensiva sul jabal al-Tarda. I militari dichiaravano che tale offensiva era stata pianificata e sincronizzata con gli attacchi aerei e non poteva avvenire senza il coordinamento tra aviazione e “Stato islamico” a terra. Dayr al-Zur si trova al crocevia delle regioni settentrionali e orientali siriane occupate dai jihadisti, lungo il corso inferiore del fiume Eufrate e nei pressi di Mosul. L’importanza strategica della città sulla riva occidentale dell’Eufrate è cruciale. L’aeroporto, controllato dalle forze governative, permette l’invio di materiale militare e gli attacchi aerei, e rende impossibile il trasferimento di significative truppe islamiste a Raqqa e Aleppo. Sembra che questo fosse l’obiettivo del Pentagono.
Con la battaglia per liberare Mosul, si tenta di reindirizzare le forze jihadiste nella lotta contro il governo di Bashar Assad. Secondo l’Esercito arabo siriano, come citato da AP, gli aerei della coalizione degli Stati Uniti assicurano strade e corridoi verso la Siria per permettere ai terroristi di riorganizzarsi e creare “nuove realtà militari” in Siria orientale. Ad agosto gli Stati Uniti diedero 2 miliardi di dollari in “aiuti umanitari” ai residenti di Mosul, controllata dallo “Stato islamico”. I beneficiari, tuttavia, erano principalmente ex-baathisti (militari dell’esercito di Sadam Husayn) che combattono assieme ai jihadisti. Con il loro aiuto la città fu infiltrata da milizie irachene, curde e forze speciali occidentali. Dopo, a Mosul e nella vicina città di al-Qayara, iniziava la rivolta contro lo “Stato islamico”, in coincidenza con l’inizio dell’offensiva. Finora, il tentativo di spingere i jihadisti in Siria è fallito. Nel frattempo, un altro “attore” della crisi, la Turchia, usa mezzi militari per il piano di creare una zona cuscinetto nel nord della Siria. Negli insediamenti catturati durante l’operazione “scudo dell’Eufrate”, vi vengono portati i rifugiati sunniti dei campi in Turchia, a scapito della popolazione curda. La settimana scorsa un grande scontro iniziava tra truppe turche e formazioni armate curde su un fronte di 600 km, tra la città di Qashima e Idlib. La Turchia, che vede suo interesse principale impedire la nascita di un quasi-Stato curdo nel nord della Siria, cerca di respingere le forze curde ad est dell’Eufrate. La pace non è ancora all’orizzonte nel sanguinoso conflitto siriano.syria_battle_for_azaz_albab_october_23

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La battaglia di Mosul, l’inganno di Washington e Ankara

Mouna Alno-Nakhal, Mondialisation, 23 ottobre 2016frappes-usa-2Il 3 ottobre, spiegando l’isteria occidentale sull’avanzata dell’Esercito arabo siriano ed alleati ad Aleppo, il Generale Amin Hutayt aveva detto: “Se gli Stati Uniti avevano la minima speranza che Aleppo non venisse liberata dai terroristi entro almeno i prossimi due mesi, avrebbero agito in modo diverso. Ma è chiaro che la Siria e i suoi alleati, come la Russia, hanno deciso diversamente. Da qui il “Piano C” avviato a Dayr al-Zur, prendere in ostaggio la città e raggiungere tre obiettivi:
– Delimitare un’area aperta in Iraq per isolare la Siria, perciò impedivano l’avanzata dell’Esercito arabo siriano distruggendo i ponti, proprio come Israele fece in Libano quando invase il sud, demolendo quattro ponti per isolarlo dal resto del Paese e farne una zona spopolata e controllata dalle Nazioni Unite.
– “Liberare Mosul”, secondo il piano degli Stati Uniti e non degli iracheni. In altre parole, nel modo con cui i turchi avrebbero liberato Jarablus, in Siria, sfruttando l’inganno della mano destra che guida lo SIIL passando alla mano sinistra che guida al-Nusra. La questione è questa: dove gli USA porteranno i terroristi di Mosul? Risposta: a Dayr al-Zur.
– Attenuare la vittoria della Siria ed alleati ad Aleppo, una vittoria certa tra poche settimane e che a nostro avviso silurerà definitivamente il piano di spartizione staunitense della Siria, da cui gli attacchi su Dayr al-Zur ridotti a mera vendetta…“[1].
Ora, Dayr al-Zur è situata sulle rive dell’Eufrate, per lo più invase dallo SIIL. I raid aerei della coalizione internazionale contro lo SIIL, guidata dagli Stati Uniti, hanno distrutto il ponte al-Mayadin il 28 settembre e il ponte al-Ashara il giorno successivo, dopo aver bombardato “per errore” le postazioni dell’Esercito arabo siriano vicino all’aeroporto della città, il 17 settembre, uccidendo 82 soldati e ufficiali e ferendone gravemente più di un centinaio; un “errore” che richiese 2 giorni di preparazione con osservazione sul campo e 50 minuti di attacchi aerei continui, come dimostrarono la Russia e il Dottor Bashar al-Jafari al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Da allora, sette ponti sono stati distrutti sui fiumi Eufrate e Qabur, più altri due secondo SANA (Agenzia Nazionale d’Informazione Siriana) il 20 ottobre. [2] Ma nel discorso dell’11 ottobre, Sayad Nasrallah era ancora più esplicito del Generale Hutayt: “Sull’Iraq, si va di vittoria in vittoria grazie ai sacrifici dei suoi figli, del suo esercito, delle sue forze di mobilitazione popolare e delle sue tribù sunnite, sciite e curde, che affrontano i takfiriti dello SIIL. Oggi, le forze irachene avanzano su Mosul… Mi appello ai leader iracheni, ai combattenti dell’esercito iracheno e dell’Hashd al-Shabi, affinché stiano attenti ai piani degli USA. Gli Stati Uniti vogliono aprire la via ai takfiriti dello SIIL che fuggono in Siria. Vogliono “stipare” lo SIIL nella Siria orientale, da cui poter condurre nuovi attacchi sul territorio iracheno…” [3].
E’ da metà settembre che gli Stati Uniti annunciano, con piagnistei, la battaglia per Mosul, la seconda città dell’Iraq caduta nelle mani dello SIIL nel giugno 2014, grazie a un’operazione fasulla su cui non torneremo. Ma Erdogan ne annunciava la data il giorno dopo. Così, il 25 settembre, RT arabic e altre fonti riferivano: “Il presidente turco ha detto: abbiamo informazioni che indicano che l’operazione del governo centrale iracheno per liberare Mosul da elementi armati dello SIIL potrebbe iniziare il 19 ottobre, e dobbiamo essere pronti… i peshmerga collaboreranno con gli arabi nell’operazione… Riferivano anche che avesse detto ai giornalisti, a bordo dell’aereo che lo riportava da New York dopo aver frequentato l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e incontrato Joe Biden, vicepresidente degli Stati Uniti, che il suo ministro degli Esteri studiava la questione di Raqqa con gli Stati Uniti, e la Turchia gli aveva informati delle condizioni. Le condizioni riportate dal canale privato NTV si riducono alla Turchia che aderiva a un’operazione degli Stati Uniti per espellere lo SIIL dalla roccaforte di Raqqa, Siria, quando saranno esclusi i combattenti curdi…” [4].
Si comprenda: il curdo buono non è né turco né siriano, ma è quello del “clan Barzani” apertamente alleato ad Israele, motore e complice delle violazioni dei confini Sykes-Picot, che non soddisfano più Erdogan, i loro creatori, le grandi potenze estromesse e neanche i piccoli satrapi regionali che gli devono l’esistenza. E poi, il curdo buono è sunnita. Infatti, in un’intervista al canale saudita Rotana Qalijia, Erdogan diceva che non avrebbe tollerato l’insediamento di un “potere settario” a Mosul, implicando che: “Mosul appartiene al popolo di Mosul come Tal Afar al popolo di Tal Afar. Nessuno ha il diritto di entrare in queste zone… Solo gli abitanti arabi, turcomanni e curdi sunniti dovrebbe rimanere a Mosul .. Hashd al-Shabi non deve entrare a Mosul… Turchia, Stati Uniti, Arabia Saudita e la coalizione internazionale dovrebbero collaborare in questa direzione. Faremo del nostro meglio per liberare Mosul. Dovremo installare un tavolo dei negoziati e non solo osservare ciò che accade“. [5] Tal Afar è una piccola città a maggioranza turcomanna e Hashd al-Shabi è una delle forze paramilitari irachene a guida sciita che raggruppa combattenti di tutte le fedi ed etnie, la cui partecipazione alle battaglie dell’esercito iracheno ha sempre portato alla sconfitta dello SIIL, come a Ramadi, Tiqrit, nella provincia di Anbar e nella provincia di Salahudin. Quanto a Mosul, non bada mai agli abitanti cristiani, che non avrebbero cittadinanza in questa città. Erdogan e i suoi alleati wahhabiti pensano probabilmente d’impedirne il ritorno, erdoganmentre si preparano, gioiosamente, a recarsi a Qaraqush [6], interamente liberata il 22 ottobre. Ma Erdogan usa solo il proprio dizionario: rifiutare il settarismo è rifiutare tutto ciò che non gli è uguale, come dice questa immagine terribile della nuova Turchia presentata su Facebook da un anonimo. Detto ciò, in cosa Erdogan sarebbe più o meno riprovevole dei capi degli Stati Uniti che invasero l’Iraq con una menzogna, seminando caos e fingendo di ritirarsi dopo un accordo di latente partenariato strategico e una costituzione settaria ed etnica, con il pretesto di fare giustizia presso sciiti e curdi, per poi ritornare in forze oggi creando il cosiddetto preteso “piano inclusivo”, questa volta per rendere giustizia ai sunniti presuntamente minacciati da sciiti e Iran? In cosa sarebbe più o meno condannabile dei capi occidentali a rimorchio degli Stati Uniti, ma che corrono in avanti per strappare la loro parte, nascondendo l’avidità dietro presunte preoccupazioni umanitarie? Il mondo intero sa che Erdogan maltratta i suoi cittadini e violenta particolarmente i curdi, che il suo estremismo non hanno nulla da invidiare allo SIIL. Ma silenzio! La posizione strategica ne fa un ricattatore ancor più pericoloso; ciò probabilmente spiega come anche Vladimir Putin sistemi la “pugnalata alla schiena”, ma non spiega l’inganno condiviso tra Washington e Ankara.

Ankara vuole cambiare il trattato di Losanna del 1923
Cosa vuole Erdogan, a parte il fatto che assieme all’amministrazione degli Stati Uniti e all’alleato Adil al-Jubayr, ministro degli Esteri saudita, urli per scacciare l’Hash al-Shabi dalla Battaglia di Mosul, in assenza di ciò, ricorrendo a figure sunnite che ne condividano la mentalità, come i fratelli al-Najifi: uno, ex-capo del parlamento iracheno; l’altro, prefetto della provincia di Niniwa, di cui Mosul è la capitale? Alla conferenza stampa del 4 ottobre, il primo ministro iracheno Haydar al-Ubadi ne fustigava il settarismo e l’occupazione illegale da parte del suo esercito di Bashiqa, città yezidita, affermando: “Oggi il Consiglio dei Ministri ha discusso purtroppo delle dichiarazioni provocatorie della presidenza turca, dicendo come siano inaccettabili e destinate a seminare discordia tra gli iracheni… Invitiamo il presidente turco a concentrarsi sulla situazione nel suo Paese, dove esistono problemi reali per i cittadini turchi. Mentre esorto tutti noi a collaborare nell’interesse del nostro popolo, non il contrario… Il concetto di sovranità non tollera che certi iracheni supportino forze straniere che minacciano la situazione interna del Paese. È vietato. Non vi è alcuna forza straniera in campo che combatta lo SIIL in Iraq, non lo permetteremo. Abbiamo la coalizione internazionale ed esperti internazionali che guidano le forze irachene, ma non combattono. Addestrano, armano e forniscono copertura aerea, sì! Ma forze straniere non combattono al posto o a fianco dell’esercito iracheno! Non vogliamo alcuna forza straniera e la presenza di forze turche in territorio iracheno, contro la volontà irachena, non è accetta. Gli abbiamo chiesto più volte di ritirarsi… Tutti i leader dei trenta Paesi che si sono incontrati, sono d’accordo con l’Iraq: rispetto della sovranità e rifiuto delle interferenze da qualsiasi Paese negli affari iracheni… “[7]. Tuttavia, secondo la dichiarazione del 19 ottobre dell’ex-Generale libanese Muhamad Abas alla TV al-Mayadin [8], le forze pronte all’offensiva accerchiavano Mosul:
– sud e sud-est: forze dell’esercito iracheno e dell’Hash al-Shabi;
– est e nord-ovest: forze dell’esercito iracheno e peshmerga;
– est: forze di al-Najifi filo-turche a sostegno dei piani di Erdogan e degli alleati sauditi.
Ad ovest Mosul rimane aperta ai terroristi dalla Siria, come previsto degli osservatori, mentre nell’ultima edizione di “60 Minuti” del 21 ottobre, Nasir Qandil presentava il piano di Hashd al-Shabi che doveva entrare dalla riva ovest del Tigri per bloccare i terroristi a Mosul e impedirgli di fuggire nella provincia quasi disabitata, dove sarebbe stato facile disperdersi in attesa di giorni migliori, continuando la guerra di logoramento in Siria. Ma il governo iracheno era costretto a trattare con quello statunitense… e il 19 ottobre intervistato dalla televisione di Stato siriana, l’ex-Generale siriano Turqi al-Hasan testimoniò come circa 800 terroristi fossero arrivati a Raqqa da Mosul, dove i cittadini siriani venivano espulsi dalle case per installarli, aggiungendo che le forze irachene avevano colpito un convoglio di una trentina di veicoli, proveniente da Mosul, al confine con la Siria. Sul piano di Erdogan, il Generale al-Hasan spiegava che le ultime dichiarazioni, sue e delle élite politiche turche, finalmente smascheravano il perché cercassero d’invadere Siria e Iraq. In sintesi: “Il Trattato di Losanna del 1923 [9] che ha definito i confini del nuovo Stato turco e organizzato lo scambio di popolazioni, afferma che potrebbe essere rivisito 100 anni dopo, cioè nel 2023. Ed Erdogan vuole questa revisione per espandere, non ridurre o dividere la Turchia. Pertanto, nella sua mente, se il governo iracheno non libera Mosul, potrebbe tornare alla Turchia. Potrebbe quindi creare l’enclave sunnita, invocandone l’adesione alla Turchia, in una forma o nell’altra, unione o federazione. Purtroppo, l’attuale costituzione irachena imposta dagli Stati Uniti gli permette di provarci. Di qui gli sforzi per minare il governo centrale iracheno“. [10]
Lo scrittore palestinese Rasim Ubaydat conferma il Generale al-Hasan. In un articolo del 21 ottobre sul quotidiano libanese al-Bina, aggiunge: “La Turchia, che insiste a partecipare alla liberazione di Mosul nonostante il rifiuto del governo centrale iracheno, dopo aver occupato Jarablus e Dabiq in Siria e Bashiqa in Iraq con una messa in scena con lo SIIL, sostiene di difendere la propria sicurezza nazionale. In realtà, il sogno espansionista turco di oggi è rioccupare Mosul, Irbil, Qirquq in Iraq e Aleppo in Siria, città liberate dal giogo dell’impero ottomano sconfitto nel 1918. Ciò dimostra che la Turchia di Erdogan è complice del terrorismo e della guerra di aggressione contro Siria e Iraq per annettersi altri territori, come i curdi che cercano di annettersi parte della provincia di Niniwa, in riconoscimento della partecipazione alla liberazione di Mosul“[10]. Ubaydat probabilmente parla dei peshmerga curdi o comunque curdi iracheni. Ma ora Salah Muslim, il leader del Partito dell’Unione Democratica (PYD, partito siriano curdo) annuncia il censimento della popolazione nel governatorato di Hasaqah, [11] ricordando un altro censimento in tempi caotici, manipolato dai turchi per appropriarsi del Sangiaccato di Alessandretta, che non faceva parte dello Stato turco, nel 1923, ma della Siria…rrss3Washington vuole il Sunnistan tra Eufrate e Tigri
La maggior parte degli osservatori della regione sottolinea che gli Stati Uniti hanno deliberatamente ritardato la liberazione di Mosul, l’ultima grande città irachena occupata dallo SIIL, a sua volta controllato dagli Stati Uniti, ed hanno assicurato il loro sostegno all’esercito iracheno e dato il via all’operazione solo in prossimità delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Questo per accreditare la candidata democratica e aumentarne le possibilità di vittoria di Hillary Clinton. Ma Nasir Qandil dettagliando i piani C, D o Z del governo degli Stati Uniti, sottolineava che la liberazione di grandi città non significa assolutamente eliminare lo SIIL dalle enormi aree circostanti scarsamente popolate ma ricche di petrolio e superfici coltivabili, e studiando la posizione delle città su cui gli Stati Uniti cercano di mantenere la loro influenza, si nota che sono tutte situate tra il Tigri e l’Eufrate, territorio già noto come “terra dei due fiumi” e culla di molte grandi civiltà, ed ora riservato al loro mostruoso Frankenstein. In sintesi: “Non si deve pensare che la vittoria dell’esercito iracheno, sostenuta dalla coalizione internazionale guidata da Washington, significhi eliminare lo SIIL dall’Iraq. Certo, Ramadi e Tiqrit sono state liberate, ma la prima è sulle rive dell’Eufrate e la seconda e Mosul sulle rive del Tigri. Tuttavia, metà della provincia di al-Anbar (al-Ramadi), due terzi della provincia di Salahudin (Tiqrit) e tre quarti della provincia di Niniwa (Mosul) sono ancora occupate dallo SIIL dalla liberazione di Mosul. Così il triangolo di circa 70000 Kmq, definito da confine con la Siria, riva orientale dell’Eufrate e riva occidentale del Tigri, resteranno allo SIIL. Perché le aree popolate nel triangolo, pari a sette volte il Libano, si limitano a Sinjar e Tal Afar, il resto è deserto o è occupato da aziende agricole o installazioni petrolifere, dove potranno facilmente nascondersi, riprendersi e riarmarsi per gli obiettivi in sospeso di Washington. Allo stesso modo in Siria, la liberazione di Raqqa, Tabaqa, Dayr al-Zur e Buqamal non significa l’eliminazione dello SIIL. Si avrà anche una striscia di territorio di 70000 kmq ad est dell’Eufrate, dove le aree abitate solo sono Hasaqah e Qamishli. Ciò spiega perché gli statunitensi non siano preoccupati dalla liberazione di Mosul, essendo evidente che le loro tattiche usano lo SIIL per fare pressione su Siria e Russia per avere accordi adatti. Ciò spiega anche la linea rossa imposta dalla Turchia ad est dell’Eufrate, che vuole la sua parte in Siria ad ovest del fiume. Gli statunitensi si riservano il diritto di suonare la ritirata dello SIIL a piacimento, proprio come nella regione del Waziristan, dove la situazione è simile a ciò che accade nella “terra tra i due fiumi”, e dove i droni sciamano sugli obiettivi che hanno deciso di colpire, per via degli accordi con il governo afgano con il pretesto della guerra al terrorismo, dove il governo è in una situazione analoga a quella in cui è incastrato quello iracheno. Infine, con il pretesto della lotta al terrorismo, i calcoli statunitensi sono gli stessi ovunque: tale lotta richiede accordi militari, su energia, materie prime e così via, per mantenere l’egemonia, nonostante i fiumi di sangue e distruzione…“[12].
Alla luce di quanto accade ad Aleppo, va ritenuto che i piani di divisione degli uni e di espansione degli altri siano probabilmente pronti, ma l’isteria occidentale, spinta dalla determinazione di Siria ed alleati a ripulire Aleppo dai terroristi, significa che hanno capito che né Siria né Russia cederanno al ricatto e, soprattutto, che lo Stato siriano ha categoricamente rifiutato qualsiasi accordo in stile afgano o iracheno.capture-decran-2016-10-23-a-20-56-48Note:
[1] Generale Amin Hutayt, al-Alam TV
[2] L’aviazione della coalizione internazionale ha distrutto due ponti sull’Eufrate e sul Qabur
[3] Iraq: USA prevede di stipare lo SIIL nell’est della Siria
[4] Erdogan: i Peshmerga dovrebbe partecipare alla battaglia di Mosul
[5] Dichiarazioni di Erdogan sul futuro di Mosul fanno infuriare Baghdad
[6] I cristiani della piana di Niniwa celebrano la liberazione delloro aree dallo SIIL per opera dell’esercito iracheno
[7] Conferenza stampa del primo ministro iracheno Haydar al-Ubadi
[8] Generale Muhamad Abas, al-Mayadin TV
[9] Trattato di Losanna del 1923-SDN
[10] Generale Turqi al-Hasan, al-Iqbariya TV
[11] Gli approfittatori della battaglia di Mosul
[12] Il censimento a Qamishli
[13] 60 minuti con Nasir Qandil, 21 ottobre 2016

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora