Le operazioni in Iraq nel settembre-dicembre 2015

Alessandro Lattanzio, 6/1/2016popup.iraq.anbar.province.2Il 18 settembre, la polizia federale irachena eliminava 22 terroristi del SIIL presso Ramadi, ad Albu Murad. A Baiji le forze di sicurezza irachene (ISF) liberavano il quartiere al-Tamim, eliminando 19 terroristi del SIIL, mentre ad al-Qalidiyah le ISF liquidavano due comandanti del SIIL, Abu Tamam al-Saudi e Abu Dhanun al-Muslawi. L’esercito iracheno respingeva l’assalto del SIIL a Baiji, nella provincia di Salahudin, eliminando 65 terroristi nel villaggio di al-Mazrah. Nelle operazioni antiterrorismo a Ramadi, provincia di Anbar, le ISF eliminavano 20 terroristi, “La forza aerea irachena ha bombardato una riunione di alti comandanti del SIIL in una casa nella zona di al-Bubali, nell’isola Qalidiya (23 km ad est di Ramadi). Il bombardamento ha provocato l’uccisione di 20 alti comandanti del SIIL, oltre a causare gravi perdite materiali e umane“, riferiva Ali Dawud delle forze di sicurezza irachene. Il comandante della polizia federale irachena, Tenente-Generale Raid Shaqir Judat, riferiva che “il bombardamento delle posizioni dei terroristi nel versante orientale di Ramadi ha provocato l’uccisione di almeno 22 militanti e ferimento di molti altri. Il battaglione missilistico della Polizia Federale irachena ha bombardato una riunione dei terroristi taqfiri del SIIL nella zona di Albu Murad, ad est di Ramadi, uccidendo 16 terroristi e ferendone altri 6. Un comandante del SIIL, Mahir Jamal Jazayi, e tre cittadini stranieri, erano tra i terroristi uccisi nel bombardamento della polizia, e Muhamad Jamal Jazayi era rimasto gravemente ferito“. Infine, le forze dell’Hashd al-Shabi irachene liquidavano nella città di Baiji il governatore del SIIL della provincia di Salahuddin, Mustafa al-Tiqriti. Il 23 settembre, aerei iracheni eliminavano 3 capi del SIIL, Yasir al-Jumaily, Abu Ubayda al-Jashami e Abu Islam. Abu Baqr al-Turqmani, eliminato il 10 settembre a Tal Afar, dirigeva la tratta delle donne della minoranza Yezidi, e il 5 luglio fu eliminato il terrorista francese David Drugeon, liquidato da un attacco aereo presso Aleppo, in Siria. Drugeon era l’esperto di esplosivi di al-Qaida. Il 26 settembre, negli attacchi aerei iracheni su Ramadi, almeno 40 terroristi del SIIL venivano eliminati, “Gli aerei militari iracheni hanno bombardato 7 autoveicoli del SIIL che trasportavano combattenti e armi nella zona di al-Malahma e Tal Mashahydah, ad est di Ramadi, con la conseguente eliminazione di 40 terroristi, oltre alla distruzione degli autoveicoli“. Inoltre, un drone del SIIL veniva abbattuto dalle truppe irachene presso Ramadi. L’esercito iracheno, l’Hashd al-Shaabi e la Liwa al-Badr avanzavano nel Governatorato di Anbar spezzando le linee del SIIL ad al-Hamidiyah, eliminando 20 terroristi, e liberando ampi territori nei Governatorati di Salahudin e Diyala. Il 30 settembre, le 1.ma, 7.ma e 10.ma Divisioni dell’esercito iracheno avanzavano su al-Hamidiyah, travolgendo i terroristi del SIIL, e su Albu Aytha, Albu Thyab e Albu Faraj, a nord di Ramadi. Secondo l’analista iracheno Muhamad Nana, “Washington fa pressione sul governo iracheno per escludere le forze popolari dalle operazioni nella provincia di Anbar”. Il portavoce del Ministero degli Esteri iracheno Ahamad Jamal annunciava che Baghdad aveva respinto la richiesta di Washington per dispiegare forza di terra statunitensi in Iraq, “Alcuni ufficiali statunitensi e generali delle forze anti-SIIL hanno indirettamente sottolineato la necessità d’inviare truppe statunitensi in Iraq per unirsi alla lotta contro il gruppo terroristico. Ma l’Iraq si oppone alla presenza di qualsiasi forza di terra di Stati Uniti o altri Paesi membri della coalizione contro i gruppi terroristici, perché il popolo iracheno non vuole soldati stranieri sul proprio territorio, e non vuole sperimentare ancora l’amara presenza militare degli Stati Uniti sulla propria terra“, ha aggiunto il portavoce. Qarim al-Nuri, un comandante delle forze popolari Hashd al-Shabi, aveva dichiarato, “Gli Stati Uniti non sacrificheranno un solo loro soldato per l’Iraq e la loro ingerenza negli affari del governo è un complotto per disintegrare l’Iraq. Pertanto le forze popolari non aspettano il permesso di nessuno e continueranno la lotta contro il SIIL“. Le forze irachene Hashd al-Shabi sequestravano materiale bellico saudita, tra cui munizioni e veicoli militari, a Samara, nella provincia di Salahudin. L’esercito iracheno aveva precedentemente sequestrato a Tiqrit e al-Anbar armi e mezzi forniti dall’Arabia Saudita.
Download.aspx L’8 ottobre, dopo aver liberato Qat al-Layna, la 5.ta e la 7.ma Divisione dell’esercito iracheno liberavano al-Adnaniyah, Albu Farad, Albu Risha e la periferia di Zanqura, presso Ramadi, tagliando le linee dei rifornimenti del SIIL per Ramadi. Oltre all’assalto a nord di Ramadi, paracadutisti iracheni atterravano nel quartiere centrale della capitale provinciale effettuando un’operazione speciale sulla 17.ma Strada, circondando i terroristi su tre lati. Inoltre, il comandante del SIIL Fadhil al-Ansari veniva liquidato dalle forze di sicurezza irachene in un’operazione presso Fallujah, che portava all’eliminazione di altri 20 terroristi. In un raid aereo iracheno, l’11 ottobre, veniva colpito un convoglio del SIIL nella provincia di Anbar, ad al-Qarablah, eliminando 25 terroristi, tra cui Fadil Ahmad Abdullah al-Hiyali, detto Abu Muslim al-Turqmani. Ex-colonnello dell’esercito iracheno di Sadam Husayn, al-Turqmani era il capo del consiglio militare dello SIIL. L’esercito e le forze volontarie iracheni sequestravano notevoli quantità di armamenti statunitensi, tra cui missili anticarro TOW-II nuovi di zecca, nelle posizioni del SIIL cadute nella regione di Fallujah, provincia di al-Anbar. Anche il capo dello SIIL Abu Baqr al-Baghdadi sarebbe stato ferito dal raid aereo iracheno e trasferito in Turchia per le cure, grazie a una serie di misure coordinate dalla CIA. “La CIA si è coordinata con l’organizzazione dell’intelligence turca per trasferire al-Baghdadi in Turchia“, affermava al-Manar TV. Anche due suoi collaboratori, feriti nell’attacco e catturati dalle forze irachene, confermavano che al-Baghdadi era stato ferito nell’attacco mentre si dirigeva ad al-Qarablah per partecipare ad un incontro con i capi del SIIL, nella parte occidentale della provincia di al-Anbar, vicino al confine con la Siria. Il 14 ottobre, l’esercito iracheno liberava completamente la più grande raffineria di petrolio del Paese, nella città di Baiji, provincia di Salahudin, mentre i militari iracheni liberavano Albu Faraj, a nord di Ramadi, eliminando decine di terroristi del SIIL. Il 15 ottobre, l’esercito iracheno liberava il Checkpoint Majid e la Torre delle Comunicazioni ad est della città di al-Baghdadi, nel Governatorato di al-Anbar. Inoltre, la 16.ma Brigata dell’esercito iracheno, in coordinamento con i comitati popolari, liberava il villaggio al-Tamim, presso Ramadi. Presso Baiji, nel Governatorato di Salahudin, Hashd al-Shabi liberava il villaggio Maqul. Il 18 ottobre, le forze paramilitari irachene dell’Hashd al-Shabi, sostenute dell’esercito e dalla polizia iracheni, iniziavano un’operazione verso Huijah. Le operazioni iniziavano in due aree, una a ovest di Qirquq, intorno ad al-Fatha, e l’altra a sud di Qirquq, vicino al campo petrolifero Alas. Il 21 ottobre, le forze irachene catturavano un colonnello israeliano della Brigata Golani assieme a numerosi terroristi del SIIL, “Le forze di sicurezza e popolari hanno preso prigioniero un colonnello israeliano. L’ufficiale sionista è un colonnello che aveva partecipato a operazioni terroristiche del gruppo taqfirita SIIL. Il nome del colonnello israeliano è Yusi Oulen Shahak, colonnello della brigata Golani dell’esercito del regime sionista, con il codice di sicurezza militare Re34356578765az231434“, dichiarava l’Esercito iracheno. Il portavoce di Haraqat al-Nujaba, Hashim al-Musavi, sottolineava che “La strategia delle forze irachene nell’assedio al SIIL nelle province di Salahudin e Anbar ha portato alle recenti vittorie”. “Le operazioni a Salahudin proseguiranno fino alla provincia di Niniwa“, dichiarava il portavoce delle forze volontarie irachene Ryan al-Qaldani. Al-Qaldani ribadiva che le forze irachene avevano recuperato la maggior parte delle aree nella regione di Baiji, “la raffineria di petrolio di Baiji, le regioni Shini e Bujard sono ora sotto il pieno controllo delle forze volontarie. Le operazioni iniziarono attaccando Ramadi e Falluja, tagliando le vie di approvvigionamento del SIIL in quelle città; poi siamo avanzati su Baiji iniziando le grandi operazioni per riconquistarla con un assedio da tre direzioni e tagliando i rifornimenti ai terroristi“. Baiji era cruciale per il controllo del territorio e l’avanzata nella provincia di Anbar. Le forze irachene avevano catturato il villaggio di al-Rabi per poi prendere il pieno controllo della raffineria di petrolio di Baiji, nella provincia di Salahudin, dopo aver liquidato, tra gli altri, l’emiro del SIIL della regione. Il 26 ottobre, raid aerei degli USA uccidevano 22 militari e volontari iracheni, “Gli aerei da guerra della coalizione hanno martellato le forze irachene che avanzavano nei pressi della città di Ramadi, dai ponti al-Jama e al-Davajan“, secondo una fonte delle forze di sicurezza irachena. Gli Stati Uniti avevano ripetutamente colpito le posizioni delle forze popolari irachene; già a giugno, i caccia statunitensi avevano colpito le posizioni delle forze irachene nella provincia di Anbar, come le basi dei battaglioni Hezbollah dell’esercito iracheno a Falluja, nella provincia di Anbar, uccidendo 6 soldati e ferendone altri 8; e a maggio aerei da guerra statunitensi avevano colpito una fabbrica di armi delle forze popolari nei pressi della capitale irachena, distruggendola completamente e uccidendo 2 volontari delle forze popolari irachene. Il 29 marzo, i caccia statunitensi colpirono per otto volte le postazioni delle forze popolari irachene vicino Tiqrit, ferendo numerosi combattenti. Il 28 ottobre, l’esercito iracheno eliminava Salam al-Saraya, capo del SIIL di Samara, assieme ad altri 20 terroristi, nelle operazioni a Maqul, nella provincia di Salahudin. Il 31 ottobre, le forze irachene eliminavano 62 terroristi del SIIL a Ramadi, nella provincia di Anbar. Inoltre le forze irachene distruggevano 19 posizioni del SIIL a Ramadi, Mosul, Sinjar e Tal Afar nella provincia di Niniwa. Le forze irachene liberavano Hasibah, al-Sajariyah, Thila e al-Sufiyah, ad est di Ramadi, eliminando decine di terroristi e di autoveicoli armati, mentre ad Albu Faraj, le forze militari e popolari irachene eliminavano altre decine di terroristi del SIIL. Ad ovest di Ramadi, le forze irachene avanzavano su al-Burishah e Zanqurah, e a sud l’esercito e le forze popolari iracheni avanzavano su al-Tamim.
CCSuD2zXIAAzRyv Il 3 novembre, il governo iracheno sequestrava due aerei, uno svedese e uno canadese, che trasportavano di nascosto armi nel Kurdistan, all’insaputa di Baghdad, “Il comitato di controllo del Baghdad International Airport ha scoperto un enorme numero di fucili dotati di silenziatore, armi leggere e medie. L’ambasciatore statunitense a Baghdad cercava d’inviare le armi nella regione del Kurdistan iracheno“. La settimana precedente le forze irachene avevano sequestrato materiale militare statunitense nelle posizioni dei terroristi, tra cui missili anticarro TOW-II, a Falluja. Il 4 novembre, le forze di sicurezza irachene eliminavano l’emiro del SIIL Abdultalha al-Lubnani e quattro sue guardie a Jarayishi, nel nord dell’al-Anbar. Inoltre, le forze irachene liberavano il ponte al-Jarayishi, tagliando i rifornimenti del SIIL da nord. Un aiutante del capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi, di origine algerina, veniva liquidato presso Samara. Nel frattempo, aerei da guerra iracheni distruggevano 2 autobombe del SIIL nella zona di Sharif Abas, ad ovest di Samara. L’esercito iracheno e l’Hashd al-Shabi, liberando Baiji, nel Governatorato di Salahudin, e il jabal Maqul, avevano eliminato 920 terroristi del SIIL, e il 6 novembre liberavano Albu Mara, presso Ramadi. Le forze curde irachene lanciavano una grande operazione contro il SIIL nella città di Sinjar. Il 12 novembre, le forze irachene liberavano al-Zawiyah, nella provincia di Salahudin, mentre l’Hashd al-Shabi sventava due assalti del SIIL ad al-Fatha, a nord di Tiqrit, e ad al-Sad, ad ovest di Tiqrit, capitale della provincia di Salahudin. Le forze curde irachene tagliavano le linee di rifornimento del SIIL a Sinjar. Il portavoce del Pentagono Peter Cook affermava che i militari statunitensi collaboravano con i comandanti curdi, “ci sono dei consiglieri nel jabal al-Sinjar che aiutano a selezionare gli obiettivi per gli attacchi aerei“. 7500 soldati curdi avevano avviato l’operazione da diverse direttrici su Sinjar, alle 7:00 del 12 novembre, lungo l’autostrada che collega Mosul alla Siria. Il 13 novembre, l’8.va Divisione dell’Esercito iracheno liberava Albu Manahi e Albu Daij, della regione di Amariya, presso Falluja. Nel frattempo, i curdi liberavano 28 villaggi ed eliminavano 300 terroristi del SIIL presso Sinjar, liberando oltre 200 chilometri quadrati di territorio. Il 26 novembre, le forze irachene spezzavano l’ultima linea di rifornimento del SIIL a Ramadi, catturando il Ponte Palestina sul fiume Eufrate, a nord-ovest di Ramadi, e circondando la capitale della provincia di Anbar; “Questo progresso è molto importante“, dichiarava un colonnello della 9.na Divisione dell’Esercito iracheno, “il SIIL non può più inviare armi, cibo e attrezzature lungo il fiume come faceva in passato“. Il 30 novembre, le forze irachene isolavano completamente Ramadi, capitale della provincia di Anbar occupata dal SIIL da maggio 2015. “Abbiamo tagliato l’ultima linea di rifornimento del SIIL da Ramadi alla Siria. Le forze irachene strangoleranno i terroristi in città e avremo la vittoria in un paio di giorni“. Il 26 novembre gli attacchi aerei iracheni distruggevano 5 unità tattiche del SIIL, consentendo la presa di un ponte ad ovest della città, ultimo passaggio per le aree occupate dal SIIL. Liberando Ramadi, le forze irachene isolavano Falluja, una strategia respinta e criticata dagli statunitensi. Il Primo ministro iracheno Hadi al-Abadi aveva apertamente criticato la riluttanza degli Stati Uniti ad effettuare attacchi aerei su Ramadi e Falluja, ritardando l’operazione. Un ufficiale iracheno del centro operativo di Anbar affermava che il SIIL “Ha trasformato Ramadi in una bomba gigantesca. Il numero di IED, kamikaze e mine rallenta l’avanzata dei nostri soldati. Alcuni giorni possono muoversi solo per 50 metri perché devono distruggere 10 bombe piazzatevi dal SIIL“. Un comandante delle Forze volontarie irachene (Hashd al-Shabi), il Comandante del Qataib Imam Khamenei Haydar Husayni al-Ardavi, lamentava l’intromissione degli Stati Uniti nella lotta al SIIL, impedendo la sconfitta del gruppo terroristico e la liberazione delle città strategiche di Ramadi e Falluja, “L’intromissione degli Stati Uniti impedisce all’esercito e alle forze popolari iracheni di concludere la battaglia contro il SIIL a Ramadi e Falluja“. Abu Yusif al-Qazali, comandante del Qataib Sayad al-Shuhada, dichiarava “Gli USA spingono il governo di Baghdad ad impedire le operazioni per liberare Ramadi. Gli Stati Uniti da tempo cercano di costringere il governo a non impiegare le forze popolari nelle operazioni militari contro il SIIL, specialmente nelle operazioni di liberazione condotte in varie regioni irachene“, e Qarim al-Nuri, portavoce delle forze popolari irachene, dichiarava “l’interferenza degli statunitensi ha distorto le operazioni per liberare Ramadi.
IRAQ-UNREST-JIHADIST-MOSUL Il 5 dicembre, 150 soldati turchi appoggiati da 25 carri armati entravano a Bashiqa, a nord-est di Mosul, in territorio iracheno senza chiederne il consenso a Baghdad, “Le autorità irachene chiedono alla Turchia… di ritirarsi subito dal territorio iracheno. Abbiamo la conferma che le forze turche, consistenti in circa un reggimento corazzato con numerosi carri armati e artiglieria, sono entrate in territorio iracheno… presumibilmente per addestrare gruppi iracheni senza richiesta o autorizzazione dalle autorità federali irachene. Lo schieramento è considerato una grave violazione della sovranità irachena” dichiarava il governo di Baghdad. Secondo fonti turche, l’operazione fu discussa con Brett McGurk, coordinatore della lotta al SIIL del presidente degli USA Barack Obama, ad Ankara il 5-6 novembre. “Questa non è un’operazione della coalizione guidata dagli USA, ma li informiamo su ogni singolo dettaglio. Questa non è una operazione segreta“, dichiarava Ankara, che si rifiutava di ritirare i soldati, perché sarebbero stati inviati nell’ambito “di una missione internazionale per addestrare ed equipaggiare le forze irachene per combattere lo Stato islamico”. Ma il governo iracheno non avevano mai richiesto tale presenza. Erdogan aveva visitato il Qatar il 1° dicembre per firmare degli “accordi strategici”, e il 4-5 dicembre le truppe turche entravano in Iraq, e l’8 dicembre aerei da combattimento turchi violavano lo spazio aereo iracheno bombardando le regioni di al-Imadiya, Dairluq e Shilazi, nella provincia di Duhuq, e la regione del Kurdistan iracheno di Qandil. Il Comitato per la Sicurezza e la Difesa del Parlamento iracheno chiedeva la revisione o l’annullamento dell’accordo sulla sicurezza con Washington, secondo Hamid Mutlaq, parlamentare del Comitato per la sicurezza e la difesa, “Il governo e il parlamento iracheni devono rivedere l’accordo di sicurezza con gli Stati Uniti, perché Washington non è seria nella sua attuazione. Ne chiediamo la cancellazione. L’Iraq sarà difeso solo dai suoi figli, e la Turchia ritirerà le sue truppe dato che la terra dell’Iraq è sacra e la sua sovranità è una linea rossa. Abbiamo il diritto di dare a questo problema un carattere internazionale e domandare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il ritiro delle truppe turche“. Safa al-Tamimi, dell’Haraqat al-Sadr, dichiarava “Se le forze turche non si ritireranno dall’Iraq, la resistenza islamica le bersaglierà con nuove e avanzate tecniche, e l’Iraq mostrerà una reazione assai più seria”. Secondo il deputato Sarvah Abdulwahid, “Barzani ha ricevuto aiuti finanziari pari a 8 milioni di dollari durante l’ultima visita a Riyadh, da spartire tra familiari e alti funzionari della regione del Kurdistan“. Barzani aveva incontrato a Ryadh il re saudita Salman bin Abdulaziz al-Saud e il ministro degli Esteri saudita Adil al-Jubayr. Infine, il segretario della Difesa degli USA Ashton Carter affermava che l’esercito statunitense avrebbe schierato una nuova forza per operazioni speciali in Iraq. “L’Iraq non ha bisogno di forze di terra straniere e il governo iracheno si è impegnato a non consentire la presenza di una qualsiasi forza in terra irachena” rispondeva il premier Abadi, mentre Hadi Amiri, comandante dell’Organizzazione Badr, avvertiva che qualsiasi base degli USA in Iraq sarebbe stata considerata un “bersaglio”. Circa 3500 soldati statunitensi sono presenti in Iraq con compiti di addestramento e supporto delle forze irachene. Nel frattempo, un altro membro del Comitato per la sicurezza e la difesa, Isqandar Watut, dichiarava “Presto si avrà un incontro del Comitato con il Primo ministro Haydar Abadi, al quale proporremo la cooperazione con la Russia negli attacchi aerei contro il SIIL e nella lotta al terrorismo in Iraq“.
Il 7 dicembre, l’esercito iracheno entrava a Tamim, quartiere sud-ovest di Ramadi, che liberava completamente l’8 dicembre, mentre le forze governative occupavano anche una grande base del SIIL a nord di Ramadi, ed eliminavano 6 basi e decine di terroristi del SIIL ad Husaybah, nell’Anbar orientale. “Oggi, le nostre forze hanno liberato completamente l’area di al-Tamim dopo una feroce battaglia contro i terroristi del SIIL“, dichiarava Sabah al-Numan, portavoce del servizio antiterrorismo dell’Iraq. Il Maggior-Generale Hadi Irzayij, capo della polizia dell’Anbar, confermava che al-Tamim era stata liberata e il Generale di Brigata Yahya Rasul, portavoce del Comando delle operazioni congiunte, dichiarava “La liberazione di al-Tamim sarà di grande aiuto accelerando la liberazione di Ramadi“. 500 poliziotti venivano inviati da Habaniyah a controllare al-Tamim dopo la liberazione. Uno dei compiti principali era liberare l’area dalle bombe piazzate dallo SIIL. Il 12 dicembre, l’Aeronautica irachena eliminava 15 terroristi al confine con la Siria, “L’aviazione ha distrutto un quartier generale (del SIIL), uccidendo 15 militanti, molti sono rimasti feriti“, tra cui il vicecapo del SIIL Abu Ali, “Secondo le informazioni, è rimasto ferito ed è stato trasferito a Buqamal“, dichiarava il Ministero degli Interni dell’Iraq. Il 18 dicembre 30 soldati della 55.ma Brigata dell’esercito iracheno venivano uccisi da un attacco aereo statunitense su al-Naymiyah, nella provincia di Falujah. L’Esercito iracheno e le milizie alleate liberavano i 2/3 di Ramadi, eliminando decine di terroristi del SIIL asserragliatisi nel centro della città. Il 20 dicembre l’esercito e le forze popolari iracheni liberavano metà della regione di Albu Ziyab, a nord di Ramadi. Le forze dell’8.va Divisione dell’esercito iracheno e 5 battaglioni delle tribù Anbar entravano nel centro di Ramadi liberando i quartieri Baqr e Aramil, mentre 300 terroristi del SIIL combattevano facendosi scudo dei civili.
CCX5kI9W8AA4PF_ Il 22 dicembre, le forze irachene raggiungevano il ponte al-Qur sul fiume Tigri. Le forze irachene liberavano i quartieri al-Dubat e al-Jirayshi a sud di Ramadi, mentre nel quartiere al-Armal le forze irachene eliminavano una dozzina di terroristi e sgombravano la strada tra al-Budhyab e al-Jirayshi. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito iracheno, Uthman al-Ghanamai, aveva dichiarato che “L’esercito iracheno ha preso d’assalto le prime linee dei terroristi del SIIL nel centro della città ed ora è impegnato in una seria battaglia per le strade con i terroristi taqfiri. Circa 250-300 militanti del SIIL sono intrappolati nel centro della città, senza via di fuga, e le forze pro-governative hanno deciso di utilizzare questa occasione per dargli la caccia a uno a uno. Le unità dei genieri dell’esercito iracheno erano impegnate sin dalle primi ore di questa mattina a smantellare oltre un migliaio di ordigni esplosivi improvvisati (IED) piazzati dal SIIL nel centro della città. Le forze irachene hanno limitato l’uso dell’artiglieria sulle posizioni del SIIL in città, nel tentativo di evitare vittime civili“. Il Generale di Brigata Ismail al-Mahlavi, comandante dell’operazione di Liberazione dell’al-Anbar, dichiarava che una grande quantità di armi ed equipaggiamenti del SIIL era stata distrutta e che i terroristi erano fuggiti. “Il 60 per cento di Ramadi è ora sotto il controllo delle forze irachene ed è stato epurato dai terroristi taqfiri“, dichiarava Raja Baraqat, del Comitato di sicurezza del governatore di al-Anbar, e il Ministro della Difesa iracheno, Qalid al-Ubaydi, annunciava che “Perdere la città Ramadi sarà una pesante sconfitta per il SIIL, mutando l’equilibrio delle forze a Ramadi, e sarà un cambio fondamentale“. Il 24 dicembre, le forze irachene catturavano l’emiro del SIIL di Ramadi Abu Baqr, e le forze di sicurezza irachene sventavano un attentato al quartier generale della Polizia Federale di Ramadi eliminando 7 attentatori suicidi del SIIL. Il 26 dicembre, l’Esercito iracheno liberava l’ultimo sito controllato dal SIIL nel centro di Ramadi, dopo aver eliminato più di 30 terroristi, e liberava la sede governativa e l’Ospedale Nazionale di Ramadi. Il SIIL subiva la peggiore sconfitta dalla liberazione di Tiqrit, nel 2014. Il 27 dicembre le forze irachene liberavano completamente Ramadi. Il portavoce dell’Esercito iracheno confermava che, “Questa operazione ha riunito 11 formazioni militari irachene e liberato 34 località dell’al-Anbar“, spezzando i collegamenti tra il SIIL nell’Iraq occidentale e il SIIL in Siria. L’operazione per la liberazione di Ramadi non vide la partecipazione della coalizione anti-SIIL degli USA. Secondo una fonte del governo iracheno, “le forze statunitensi che operano in Iraq dal centro operativo di Baghdad definiscono unità, giorno e ora degli attacchi contro il SIIL. Se vogliamo beneficiare dell’appoggio dell’US Air Force per sconfiggere il gruppo terroristico, dobbiamo inchinarci al comando statunitense. Non è improbabile che un eventuale coordinamento turco-statunitense comunichi al SIIL permettendo ai terroristi di ritirarsi verso il confine siriano-iracheno. Questa è l’informazione che i nostri droni hanno raccolto nei giorni precedenti l’attacco su Ramadi. La nostra intelligence ha informato gli statunitensi sui movimenti del SIIL. Non ci fu permesso di attaccarlo e nessuno nel governo può contraddire gli statunitensi, per il momento. Gli Stati Uniti hanno ordinato a Baghdad di tenere l’Hashd al-Shabi lontano dal campo di battaglia di Anbar, forse per garantire la via di fuga al SIIL, ridurre l’influenza iraniana e ridimensionare la vittoria dell’Iraq. Gli USA hanno chiesto a Baghdad di cambiare i vertici dei servizi antiterrorismo, d’intelligence e della sicurezza dell’Esercito e del Ministero degli Interni. Inoltre, il Segretario generale del Consiglio dei Ministri è stato suggerito dagli statunitensi e quindi nominato a tale posizione. Gli Stati Uniti vogliono una squadra omogenea favorevole alla loro politica e alla presenza delle forze statunitensi in Iraq. L’era di ostilità dell’ex-Primo ministro Nuri al-Maliqi, che ha portato al ritiro delle forze dalla Mesopotamia, è finita e la politica adottata in questo momento consiste nel ridurre l’influenza del Maggior-Generale della Guardie rivoluzionarie iraniane (IRGC) Qasim Sulaymani su certi gruppi armati iracheni. Ciò che contribuisce nel successo di tale politica è che il Primo ministro Haydar al-Abadi è in cattivi rapporti con Sulaymani. Fin dall’inizio, Abadi credeva che Sulaymani avesse intenzione di rimuoverlo dal potere, sostenendo al-Maliqi e altri per sostituire l’attuale premier. L’Iran controlla varie organizzazioni militari che combattono nelle Unità di Mobilitazione Popolare, assai presenti sul campo di battaglia in Iraq e Siria. Tale influenza ha convinto al-Abadi ad aprirsi allo “Zio Sam” invece che al Wilayat-al-faqih. Questo è il motivo per cui Abadi, su esplicita richiesta statunitense, rifiutava qualsiasi assistenza aerea militare della Russia in Iraq, a differenza del presidente siriano Bashar al-Assad. Il primo ministro iracheno sa che gli Stati Uniti vorrebbero vedere 3 cantoni iracheni, uno per i curdi, uno per i sunniti e l’altro per gli sciiti. Gli statunitensi sostengono anche la presenza turca in Iraq. Incontrando il vicedirettore dell’intelligence francese, Abadi ha detto: ‘Il Medio Oriente non sarà più lo stesso di prima. Ciò che appare sempre più chiaro ora e che il SIIL è un giocattolo usato dagli attori per modificare la mappa del Medio Oriente’“. Secondo il comandante dell’Hashd al-Shabi (Raggruppamento del Popolo), Haydar al-Husayni al-Ardavi, gli Stati Uniti avevano evacuato i capi del SIIL durante le operazioni speciali a Ramadi e Falluja, “Il rallentamento delle operazioni speciali nelle città di Ramadi e Falluja, nella provincia di al-Anbar, è dovuto all’interferenza degli Stati Uniti. Tutto indica che hanno deciso di evacuare i capi del SIIL con gli elicotteri, versi una destinazione sconosciuta“.
Il 30 dicembre, il ministro degli Esteri iracheno Ibrahim al-Jafari avvertiva che l’Iraq avrebbe fatto ricorso a mezzi militari se costretto a difendersi dall’intrusione delle forze turche nel Nord, “Se non c’è altra soluzione, se non quella militare, allora l’adotteremo. Se siamo costretti a combattere e difendere le nostre sovranità e ricchezza, saremo costretti a combattere“. Il 4 dicembre, la Turchia aveva inviato presso Mosul 150 soldati appoggiati da 25 carri armati e il 20 dicembre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ne annunciava il ritiro delle truppe, ma non l’attuava.
Il 5 gennaio, l’Esercito iracheno eliminava centinaia di terroristi presso Ramadi, “Le forze irachene, sostenute dalle unità dell’Aeronautica e dell’artiglieria, colpivano diverse posizioni del SIIL ad Haditha e nella regione di Barwana, ad ovest di Ramadi. Oltre 250 terroristi sono stati uccisi e 100 veicoli del gruppo distrutti nell’attacco“. Le truppe irachene rastrellavano il mercato di Ramadi, la clinica, i quartieri al-Saliah e al-Jamiah a nord della città, e riprendevano il ponte al-Jazira, a nord della città. Inoltre, aerei da combattimento iracheni bombardavano le posizioni del SIIL nella provincia di Anbar, a Barwanah, eliminando oltre 60 terroristi, tra cui il ministro della guerra dello Stato islamico Samir Muhamad Matlub al-Mahlawi, e tre suoi aiutanti. Al-Mahlawi era un ex-capo di al-Qaida in Iraq, sodale di Abu Musab al-Zarqawi. Il 26 dicembre, le forze armate irachene avevano eliminato Sad al-Abidi ad al-Qalidiya, a 23 chilometri ad est di Ramadi. Al-Abidi era il responsabile dell’addestramento dei terroristi del SIIL a Ramadi e Falluja.Members of the Iraqi Special Operations Forces take their positions during clashes with the al Qaeda-linked Islamic State of Iraq and the Levant (ISIL) in the city of Ramadi

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L’Iraq verso l’indipendenza dagli Stati Uniti

Con l’arrivo dei russi gli aiuti statunitensi non sono più così cruciali
Joshua Krause, The Daily SheepleRussia Insider 27 ottobre 2015426f2e40-30fe-11e4-89e6-afd4bdae53a7-jpg20140831153330Da quando i russi hanno iniziato i bombardamenti in Siria, un fatto è evidente. Gli Stati Uniti sono sulla strada giusta per divenire una potenza di secondo piano, proprio come i russi negli anni ’90. Viviamo non più in un mondo unipolare, dove i nostri militari possono gettarsi di peso senza affrontare alcuna concorrenza. D’ora in poi, ogni conflitto in cui il nostro esercito è impegnato, sarà condiviso con le altre potenze mondiali non troppo contente di farci dominare il pianeta. E ciò significa che il campo di battaglia del futuro sarà colmo di situazioni particolari, molto simile a questa: “All’inizio del mese, i miliziani sciiti in Iraq sbarcavano un carro armato Abrams statunitense nella struttura per riparazioni degli USA, dove i lavoratori furono sorpresi di trovarvi una mitragliatrice russa con munizioni iraniane, ha saputo Defense News. Il carro armato M1A1, uno dei 146 in prima linea che gli Stati Uniti hanno venduto a Baghdad, è stato trasportato attraverso la Zona Verde in un centro di assistenza iracheno appoggiato dagli USA, ad al-Muthana, istituito dal programma del Pentagono Foreign Military Sales (FMS). Il carro armato era dotato di una mitragliatrice russa da 12,7 mm dotata di munizioni iraniane, secondo una fonte della struttura. “Una volta che tutte le munizioni sono state rimosse, come da procedura, dal personale iracheno, abbiamo notato sigle iraniane sul retro dei bossoli. Sembra abbiano installato una mitragliatrice russa con munizioni iraniane sul carro armato Abrams“. A parte l’assurdità della situazione, ciò la dice lunga sulla situazione attuale degli Stati Uniti in Medio Oriente. Per cominciare, è importante notare che gli Stati Uniti non hanno dato alle milizie sciite il permesso di utilizzare questi carri armati, perché sostenute dall’Iran. Ogni pezzo dell’equipaggiamento in Iraq è sottoposto a disposizioni, e questa è una grave violazione di tali accordi. Tuttavia, l’incidente non è un caso. E’ altamente improbabile che le forze irachene avrebbero permesso a uno di questi veicoli di sfuggirgli, a meno che non lo volessero. Allora perché l’avrebbero fatto? Perché non possono combattere lo SIIL per conto proprio, anche se con l’appoggio del governo degli Stati Uniti (per ovvie ragioni). Hanno bisogno delle milizie sostenute dall’estero per combattere lo SIIL, perché il personale formato dal nostro governo è incompetente. E in realtà, è solo un piccolo segno di un cambiamento molto più grande nel governo iracheno. Dato che gli Stati Uniti sono completamente inutili nella lotta contro lo SIIL, si volge verso l’alleanza russo-iraniana per chiedere aiuto. Funzionari iracheni, frustrati da ritmo e profondità della campagna militare degli Stati Uniti contro lo Stato islamico, hanno detto che si appoggiano pesantemente sull’ex-rivale della guerra fredda di Washington, la Russia, nella battaglia contro i jihadisti sunniti. Due generali russi sono di stanza presso il centro d’intelligence a Baghdad, secondo un funzionario iracheno che ha chiesto di non essere nominato. Zamili, un leader politico sciita, ha detto che ciascuno dei quattro Paesi membri ha sei rappresentanti nel centro di scambio delle informazioni e della cooperazione per la sicurezza, che si riuniscono nella “Zona Verde” fortificata di Baghdad, che un tempo ospitava la base dell’occupazione statunitense. “Troviamo estremamente utile”, ha detto il funzionario iracheno. “L’idea di formalizzare il rapporto con Iran, Russia e Siria. Volevamo un’alleanza militare in piena regola“.
E’ difficile esprimere quanto grande sia la questione. Da tempo, il governo iracheno è stato poco più di una base operativa avanzata degli interessi degli Stati Uniti, e adesso sostanzialmente abbandona i suoi “benefattori” in cambio di un aiuto reale. E perché non dovrebbe? Siamo stati la peggiore minaccia degli iracheni per decenni. Abbiamo contribuito a finanziare e armare Sadam Husayn, il loro dittatore più spietato nella memoria recente. Abbiamo invaso e polverizzato il loro Paese in due diverse occasioni, e l’abbiamo così malridotto che abbiamo creato un vuoto di potere che ha permesso allo SIIL di prosperare. Poi abbiamo venduto il loro Paese allo SIIL per finanziarlo e addestrarlo nella speranza che rovesciasse Assad, senza che c’importasse quanto ciò avrebbe danneggiato l’Iraq. Quindi mollarci per i russi e gli iraniani è probabilmente la migliore decisione che l’Iraq abbia mai preso, perché gli Stati Uniti non cercano alleati. Troviamo solo Paesi che possiamo usare e abusare più e più volte. Siamo l’equivalente globale del sociopatico. Ci aspettiamo che gli incidenti, come abbiamo visto con il carro armato Abrams, siano sempre più frequenti in futuro. Non è un caso che le forniture russe e iraniane appaino sui veicoli che abbiamo venduto all’Iraq. Hanno bisogno di un aiuto reale, se non vogliono che il loro Paese si trasformi in un film di Mad Max per i prossimi dieci anni. Non sono ancora pronti a recidere completamente il cordone ombelicale con noi, quindi non possono permettere a russi e iraniani di addestrare ed equipaggiare apertamente i loro soldati (ne hanno un disperato bisogno). Così, invece devono accontentarsi di lasciare le milizie non regolari fare il lavoro pesante. Queste forze per procura gli danno un certo grado di negazione plausibile, avendo bisogno dell’aiuto dai loro nuovi alleati. Considerate la nuova situazione. Non solo i nostri alleati lentamente si allontanano da noi, ma anche i Paesi che abbiamo assolutamente occupato sfuggono alla presa del nostro governo.hashd_m1a1mTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I comunisti afghani non sono mai svaniti

MK Bhadrakumar Indian Punchline 23 maggio 2015

Muhamad Afzal Ludin

Muhamad Afzal Ludin

Il fascino presso il presidente afgano Ashraf Ghani per i generali dell’esercito del regime comunista è intrigante. Nessuno assocerebbe un brillante funzionario della Banca Mondiale a una cosa del genere. All’inizio di aprile, Ghani nominò il Generale Muhamad Afzal Ludin a ministro della Difesa nel suo gabinetto. Ludin era un uomo di fiducia di fiducia del Presidente Najibullah durante il regime del PDPA. Il Generale Ludin ebbe il ruolo chiave di comandante del presidio di Kabul sotto Najib quando il ritiro delle truppe sovietiche si concluse nel febbraio 1989. Cinque giorni dopo che l’ultimo soldato sovietico aveva lasciato il suolo afghano, il 5 febbraio, quando Najib dichiarò l’emergenza nazionale e ricostituì il Consiglio militar supremo (“Consiglio supremo militare per la difesa della Patria”) sotto lo stretto controllo del partito comunista al governo, il Generale Ludin fu uno dei tre alti ufficiali scelto per guidare il potente ente. Non sorprende che i vecchi “muj” di Kabul (compreso il primo ministro Abdullah Abdullah) trovando la nomina di Ludin troppo da accettare s’infuriarono. Probabilmente la questione fu l’alibi per bloccare Ghani. Quando Ludin lo capì, annunciò la decisione di mollare, sostenendo che “alcuni sfruttano la mia candidatura quale scusa per creare problemi al Paese”. Allora Ghani, rimuginando con attenzione nelle successive sei settimane, annunciava la nuova candidatura alla sfortunata carica di ministro della Difesa. Anche in questo caso si tratta di un generale ex-comunista, Masum Stanikzai, che prestò servizio per il regime del PDPA. Infatti, Stanikzai apparteneva alla linea dura della fazione Khalq del Partito comunista afghano. I Khalqi erano strana gente, simili al Partito Comunista dell’India (Marxista) quando i comunisti indiani si scissero nel 1964, rustici, provinciali e congenitamente militanti (confusi). I Khalqi erano soprattutto pashtun nazionalisti. I sovietici non si sentirono mai a loro con i Khalqi. A differenza della rivale fazione filo-sovietica Parqam, cosmopolita, i Khalqi erano dei “desi” provenienti dagli strati più bassi della società che usarono metodi duri e decisi per imporre il loro marxismo agli afgani riluttanti. Ad un certo punto, inevitabilmente, i servizi segreti pakistani (e la CIA) considerarono i Khalqi potenziale terreno per infastidire Mosca. Si ricordi il tentato golpe del Khalq contro Najib, nel 1990, guidato dal ministro della Difesa Shahnawaz Tanai (che poi sarebbe fuggito in Pakistan).
Il parlamento afgano e i “muj” appoggeranno la candidatura di Stanikzai? Le probabilità sono buone, e vi spiegherò il perché. In poche parole, Stanikzai ha avuto un profondo cambiamento da quando era un generale comunista. Attraversò le porte del famoso centro di conversione statunitense noto come US Institute of Peace, ed oggi è un politico. Era consigliere per la sicurezza dell’ex- presidente Hamid Karzai e aveva la fiducia di quest’ultimo come interlocutore chiave con i “taliban buoni”. Era nel gabinetto di Karzai. A dire il vero, Karzai ha iniziato la gloriosa tradizione di riassumere i luminari del PDPA. Come è successo? La risposta è semplice: i comunisti afgani erano l’avanguardia di una società profondamente conservatrice, per istruzione, professionalità e spirito moderno. Ecco cosa attira Ghani. Vuole gestire un governo efficiente che dia una buona governance. In poche parole, anche se fuori dal potere, i comunisti afghani non potranno mai svanire e certi vengono riassunti. Gli Stati Uniti, inoltre, non sembrano badare al loro reimpiego da parte dei governi di Kabul finanziati dal contribuente statunitense. Ironia della sorte, i militari pakistani trovarono un buon impiego degli ufficiali Khalqi fuggiti in Pakistan dopo la grande epurazione nel Partito comunista afghano. L’ISI li ha re-impiegati, mascherandoli da taliban, facendogli guidare carri armati, volare aeromobili o dirigere l’artiglieria nella campagna per conquistare l’Afghanistan negli anni novanta. Naturalmente, non sapremo mai se Stanikzai abbia guidato un carro armato per i taliban. E se davvero l’ha fatto, conta agli occhi di Ghani solo come “risorsa strategica”.

Masum Stanikzai

Masum Stanikzai

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iraq si libera senza gli statunitensi

L’Iran attacca e gli USA corrono ai ripari
MK Bhadrakumar Indian Puchline 3 marzo 2015150301181539-01-isis-0301---restricted-exlarge-169Aspri combattimenti sono scoppiati per la città irachena di Tiqrit, a nord di Baghdad, meglio nota quale città natale di Sadam Husayn e considerata cuore spirituale del regime baathista. Le forze governative irachene hanno lanciato una operazione per riconquistare la città ai d militanti ello Stato Islamico. Tale sviluppo estremamente importante ha tre dimensioni.
In primo luogo, naturalmente, se le operazioni hanno successo, saranno un duro colpo per lo SI. Tiqrit non è solo un grande premio, ma il governo iracheno porterà la guerra nel territorio dello SI. Molto probabilmente, il prossimo obiettivo sarà Mosul, nel Kurdistan iracheno, dove il drammatico balzo dello SI si manifestò lo scorso giugno. Si è tentati di supporre che lo SI affronti a breve la prospettiva dell’estinzione militare.
La seconda dimensione riguarda il ruolo cruciale che le Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) svolgerebbero nelle operazioni a Tiqrit sotto bandiera irachena. La BBC ha riferito, citando fonti delle milizie sciite, che il carismatico e leggendario comandante della IRGC, Generale Qasim Soleimani, è stato visto in prima linea “guidare personalmente l’operazione”. È una deliziosa ironia che Soleimani guidi la liberazione della città natale del suo vecchio nemico Sadam. A parte ciò, l’Iran sciita guida la lotta di oggi contro un nemico sunnita che costituisce la minaccia esistenziale ai regimi sunniti del Golfo, in particolare l’Arabia Saudita, che non sono innamorati dell’Iran.
Infine, la lotta che infuria su Tiqrit pone una grande domanda: dove diavolo si nasconde la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti? L’Iran ha svergognato Stati Uniti e partner della coalizione portando da solo la guerra nella tenda dello SI. L’Iran inesorabilmente dimostra che lo SI è un parassita che si può schiacciare facilmente se si fa sul serio, rispetto al mitico titanico prode nemico che gli analisti occidentali dipingono.
Nel frattempo, gli spin doctor sono già al lavoro, sostenendo che gli Stati Uniti hanno deliberatamente chiarito Tiqrit sia una questione di politica, dato che i combattimenti lì sono guidati dalla milizia sciita con una tacita ‘divisione del lavoro’ con l’Iran; una proposizione ridicola, per non dire altro. Teheran sostiene, al contrario, che gli Stati Uniti in realtà mentano quando affermano di combattere lo SI, e che in realtà Washington ha un approccio sfumato anticipando un futuro ruolo dello SI da strumento delle sue strategie regionali. Il Viceministro degli Esteri iraniano Hossein Amir Abdollahian ha letteralmente ridicolizzato le rivendicazioni degli Stati Uniti di combattere lo SI, quando ha affermato a Teheran, “Gli Stati Uniti hanno creato la coalizione anti-SIIL con 60 Paesi, ma la principale misura pratica della coalizione si limita a controllare e amministrare il SIIL“. Abdollahian ha rivelato che aerei militari statunitensi trasportano rifornimenti allo SI in Siria e Iraq, volando da grandi distanze. Ha chiesto: “Come si può fare un errore di 900 chilometri” Bella domanda.
Anche in Afghanistan gli Stati Uniti intervennero militarmente nel 2001 con il pretesto di sconfiggere i taliban, che oggi subiscono una curiosa inversione dei ruoli divenendo interlocutori chiave di Washington e, forse, curati per divenire catalizzatori domani del cambio nelle vaste steppe dell’Asia centrale ancora sotto l’influenza russa, o nell’irrequieta regione autonoma cinese dello Xinjiang, alle prese con l’islamismo.

Crisi di fiducia in Iraq
MK Bhadrakumar Indian Puchline 4 marzo 2015

qassem-soleimaniNon si saprà mai quali pensieri dolorosi attraversavano la mente militare del generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, quando relazionava ai senatori degli Stati Uniti, a Washington, ma di certo non gli sarà stato facile complimentarsi con l’Iran “per l’azione assai evidente… della sua artiglieria e altro” nell’operazione in corso per riprendere la città irachena di Tiqrit al controllo dello Stato islamico. Di sicuro, il generale Dempsey sapeva in realtà di complimentarsi con un generale iraniano da tempo immemore bersaglio degli israeliano-statunitensi, il Generale Qasim Suleimani, comandante della Forza al-Quds del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) dell’Iran. Per chiarire la cosa, mi si permetta una digressione tirando fuori dal mio archivio il profilo dello sfuggente, carismatico e brillantissimo Generale dell’IRGC, che la rivista New Yorker tracciò nel settembre 2013, con un articolo dall’avvincente titolo “Il comandante nell’ombra“. Leggetelo qui e capirete perché il generale Dempsey masticava amaro durante la testimonianza di ieri. Ma quale opzione avrebbe il generale Dempsey se non complimentarsi con Teheran e distogliere l’attenzione dalla questione centrale, cioè che Baghdad ha tenuto all’oscuro Washington sulle operazioni a Tiqrit, decidendo semplicemente di seguire i comandi di Suleimani? Il New York Times ha un resoconto perspicace di Anne Barnard da Baghdad, su quanto sia andato storto tra il governo iracheno e gli statunitensi. Secondo lei, gli iracheni sono frustrati da “pigrizia e pessimismo statunitensi su quanto ci sarebbe voluto per scacciare lo Stato Islamico da Mosul e dalla provincia occidentale di Anbar“. Barnard cita uno stretto collaboratore del primo ministro iracheno Haydar al-Abadi dire, “Gli statunitensi continuano a procrastinare il momento necessario per liberare il Paese“, ha detto in un’intervista. “L’Iraq libererà Mosul e Anbar senza di loro”. Ora, una possibilità per Washington sarà sedersi e sperare, contro ogni speranza, che l’operazione congiunta iracheno-iraniana a un certo punto richieda l’aiuto delle forze statunitensi. Cosa che appare sempre più improbabile con le relazioni sul campo che concludono sempre che lo SI subisce una pesante sconfitta a Tiqrit. Una seconda opzione per gli statunitensi sarebbe invocare il fatto che si tratta di un’operazione sciita e che gli Stati Uniti non possono identificarsi con i conflitti settari. Ma gli ultimi rapporti indicano che migliaia di combattenti sunniti iracheni affiancano le forze governative irachene e i quadri dell’IRGC. In breve, si tratta della classica guerra al terrore, pura e semplice.
Di sicuro, il presidente Barack Obama deve qualche risposta. Perché la “coalizione internazionale” degli USA si gira i pollici e segna il passo esagerando inutilmente la potenza dei combattenti dello Stato Islamico? Baghdad e Teheran svergognano USA e partner della coalizione, dagli australiani agli arabi del Golfo, illustrandoli come assai vili o infidi (o entrambe); infatti c’è un silenzio assordante da parte dell’Arabia Saudita, anche se la sua progenie di un tempo viene massacrata.

L’Iraq si libera senza gli statunitensi
al-ManarReseau International 5 marzo 2015

Iraqi security forces and Shi'ite Fighters sit on a tank, in the town of Hamrin, in the Salahuddin provinceDato il controllo del gruppo terroristico SIIL a Mosul e vasta parte del territorio iracheno, gli statunitensi insistono a dichiararsi “liberatori esclusivi” della Mesopotamia e a rifiutarsi di riconoscere alcun ruolo a forze armate e forze popolari irachene. Eppure, negli ultimi combattimenti contro i terroristi, senza alcuna copertura aerea e coordinamento con gli USA, riescono a limitare la presenza del SIIL nelle province di Niniwa e Anbar. Gli statunitensi non si sono accontentati della sconfitta del 2011 in Iraq. Ora cercano di legittimare la presenza militare e di sicurezza in più di una regione irachena. Gli Stati Uniti sostengono che sono nel Paese su richiesta del governo di Baghdad. Come al solito, gli Stati Uniti cacciano gli altri solo per gestire il Paese. Perciò, da giugno scorso continuano a parlare incessantemente dello Stato “deplorevole” dell’Iraq, sottolineando l'”incapacità” delle forze militari irachene, ufficiali o popolari, nel respingere il SIIL.

Minimizzare le azioni dell’esercito iracheno
Anche se i fatti sul terreno dimostrano il contrario, gli statunitensi insistono a seguire tale politica. Tutti ricordano ciò che realmente avvenne a fine gennaio, mentre le forze irachene avrebbero dovuto liberare la provincia di Miqdadiya, ultimo baluardo del SIIL a Diyala, il Pentagono pubblicava un rapporto con i dati sulle operazioni delle forze irachene dopo la crisi di Mosul del giugno 2014. Secondo il rapporto, il SIIL non ha perso che l’1% dei territori occupati a seguito delle operazioni dell’esercito e delle forze di mobilitazione irachene, 700 kmq su 55 mila che il gruppo terroristico occupa. Il portavoce del Pentagono affermava che le forze curde riconquistarono la maggior parte dei territori nel nord dell’Iraq. Purtroppo l’Iraq non rigettò come errati tali dati, né denunciò gli scopi di tale sospetta propaganda degli Stati Uniti. Al momento, un alto funzionario degli Stati Uniti assicurava che le forze irachene non potevano liberare un villaggio senza aiuto straniero. Tali commenti furono ripresi un paio di giorni fa dal direttore del servizio segreto militare statunitense, Vincent Stewart, sostenendo che “le forze irachene non possono sconfiggere il SIIL a causa di carenze logistiche, corruzione e altri problemi nell’istituzione militare irachena“. Per gli statunitensi, le forze ufficiali e popolari irachene non dovevano affrontare il SIIL per evidenti motivi legati ai loro interessi strategici in Iraq. Ma sorpresa degli statunitensi, alcuni partiti iracheni e i loro alleati iraniani, decisero di affrontare il SIIL con tutte le forze. Così l’Ayatollah Sayed Ali Sistani, eminente figura religiosa sciita dell’Iraq, ha decretato una fatwa per usare le armi e il jihad contro il SIIL, una fatwa qualificata “inutile” dal Capo di Stato Maggiore degli Stati Uniti, generale Martin Dempsey. Da parte sua, il leader supremo della rivoluzione islamica in Iran, Sayed Ali Khamenei assicurava che il popolo iracheno poteva liberare il territorio.

La missione del Generale Souleimani
Rapidamente, le cose si chiarirono quando Sayed Khamenei inviava in Iraq il comandante delle Forze al-Quds delle Guardie Rivoluzionarie, Generale Qasim Souleimani. Poche ore dopo la caduta di Mosul, Souleimani iniziò a coordinare gli sforzi della resistenza irachena. Souleimani supervisionava una missione centrale il cui obiettivo era ritrovare l’iniziativa contro il SIIL, arrivato ai margini settentrionali della capitale Baghdad. In due giorni, una forza militare e le fazioni della resistenza irachena guidate da Souleimani liberavano Balad dall’assedio aprendo la strada per Samara, liberando la città, obiettivo raggiunto dopo aspri combattimenti, e poi iniziò una serie di operazioni estese e veloci permettendo di liberare ampi territori occupati dal SIIL, sotto gli occhi degli statunitensi che si rifiutavano di riconoscere questi fatti inattesi.

Successione di vittorie
Negli ultimi sette mesi hanno avuto successo le operazioni delle forze irachene e delle unità di mobilitazione popolare, una serie di fazioni attivatesi durante l’occupazione degli Stati Uniti dal 2003 come “brigate Salam“, “brigate Hezbollah“, “fazioni Ahlul Haq“, “organizzazione Badr“, “brigate Qurasani”, “Soldati dell’Imam”, “Brigate del Maestro dei Martiri”, “Brigate Imam Ali”, ecc… I successi della Forza di mobilitazione popolare irritano gli statunitensi, perché hanno dimostrato grande capacità nel sconfiggere i gruppi iracheni del SIIL senza di loro, anche perché questi gruppi sono gli stessi che combatterono e respinsero l’occupazione statunitense dell’Iraq nel 2003. Ecco perché ogni volta che le forze irachene vincono, gli statunitensi si sentono sempre più esclusi dalla scena irachena.

Il ponte aereo iraniano
Gli statunitensi scommettevano sulle carenze dei materiali nell’esercito iracheno. Anche in questo caso l’aiuto iraniano ha cambiato la situazione. Le guardie della rivoluzione iraniana hanno stabilito un ponte aereo per trasportare munizioni negli aeroporti di Baghdad, Sulaymaniya, Kirkuk e Irbil. Cittadini iracheni avrebbero visto camion carichi di armi iraniane attraversare la frontiera.

Rifiuto di qualsiasi coinvolgimento degli Stati Uniti
Quando gli statunitensi hanno capito di aver perso in Iraq, si offrirono di partecipare alle operazioni, assicurando tiro di sbarramento e copertura aerea. Il Generale Souleimani respinse fermamente tale richiesta, e il governo iracheno ha fatto lo stesso. Gli statunitensi furono anche sorpresi dal rifiuto del generale iraniano di coordinarsi sul campo e d’incontrare i capi militari statunitensi. Poi rifiutò un incontro con il capo diplomatico degli USA John Kerry. La risposta delle forze di mobilitazione popolare è stata decisiva: le forze statunitensi saranno considerate nemiche se operassero nelle regioni delle operazioni della mobilitazione popolare. Mentre l’esercito iracheno ha condotto decine di operazioni militari riuscendo a scacciare il SIIL da molti villaggi iracheni, per 10000 kmq, le forze dell’alleanza internazionale degli Stati Uniti colpiscono sporadicamente qua e là, senza finora liberare un solo villaggio iracheno! Pertanto la liberazione di regioni come Amarli, Miqdadiya, Jarf al-Saqr, ponte di Zarqa, Jalula, Sadiya e Balad in nessun caso può passare inosservata. Queste operazioni hanno contribuito ad assicurare le province di Diyala e Babil e i margini meridionali, occidentali e settentrionali di Baghdad. La liberazione totale delle province di Kirkuk e Salahudin, con una superficie di 9000 kmq, sembra imminente, mentre il SIIL si limita in questo caso alle province di Niniwa e Anbar. Sapendo che in queste due province forze di Stati Uniti e occidentali sono presenti come “consiglieri”, una domanda sorge spontanea: perché tali forze non hanno fatto alcun progresso sul terreno? Compiranno mai un importante passo contro il SIIL senza l’intervento delle forze popolari e governative irachene?

4518c3b2406c6f81f31043cb9d02dc66Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Il capo del SIIL non esiste”: sbalorditiva ipotesi emerge dagli archivi militari degli USA

Tyler Durden Global Research, 20 gennaio 2015CartoonDopo aver constatato che l’angoscia dell’elettore è stata istigata, manipolata e spaventata al punto che la priorità massima del Congresso è ‘colpire’ il terrorismo, forse non è del tutto sorprendente scoprire, in fondo agli archivi, che chi viene gettato al pubblico ‘odio’ possa invece essere un parto della fantasia. Come il New York Times svelò nel 2007, Abdullah Rashid al-Baghdadi, il capo dello Stato islamico e, secondo il generale di brigata Kevin Bergner, capo portavoce dei militari USA dell’epoca, non è mai esistito (in realtà era un personaggio le cui dichiarazioni audio-registrate furono fornite da un vecchio attore di nome Abu Abdullah al-Nayma).
The New York Times (2007), Per più di un anno, il capo di uno dei gruppi di insorti più noti in Iraq sarebbe stato un misterioso iracheno di nome Abdullah Rashid al-Baghdadi. Da capo dello Stato Islamico in Iraq, organizzazione sostenuta pubblicamente da al-Qaida, Baghdadi ha fatto continue dichiarazioni incendiarie. Nonostante le affermazioni dei funzionari iracheni, secondo cui era stato ucciso a maggio, Baghdadi sembrava perseverare indenne… un portavoce militare statunitense ha fornito una nuova spiegazione sulla capacità di Baghdadi di sfuggire all’attacco: non è mai esistito. Il Brigadier-Generale Kevin Bergner, il capo portavoce militare statunitense, ha detto che lo sfuggente Baghdadi sia in realtà un personaggio le cui dichiarazioni audio-registrate erano recitate da un attore di nome Abu Abdullah al-Nayma. Il trucco, ha detto Bergner, fu ideato da Abu Ayub al-Masri, il capo egiziano di al-Qaida in Mesopotamia che cercava di mascherare il ruolo dominante degli stranieri in tale organizzazione di insorti. La manovra era volta ad inventare Baghdadi, personaggio il cui nome gli attribuisce un pedigree iracheno, e porlo a capo di un’organizzazione di facciata chiamata Stato Islamico dell’Iraq e poi presentare Masri giurargli fedeltà. Ayman al-Zawahiri, vice di Usama bin Ladin, cercò di rafforzare l’inganno indicando al-Baghdadi nelle sue dichiarazioni video e su Internet. Le prove delle affermazioni statunitensi, annunciava Bergner in una conferenza stampa, furono fornite da un ribelle iracheno: Qalid Abdul Fatah Daud Mahmud al-Mashadani, che diceva di essere stato catturato dalle forze statunitensi a Mosul il 4 luglio. Secondo Bergner, Mashadani è l’operativo iracheno più anziano di al-Qaida in Mesopotamia. Entrò nel gruppo di insorti Ansar al-Sunna, prima di entrare in al-Qaida in Mesopotamia oltre due anni fa, divenendo “emiro dei media” del gruppo per tutto l’Iraq. Bergner ha detto che Mashadani è anche un intermediario tra Masri in Iraq e bin Ladin e Zawahiri, che gli statunitensi sostengono guidare i loro affiliati in Iraq. “Mashadani conferma che al-Masri e i capi stranieri di cui si circonda, che non sono iracheni, prendono le decisioni operative” di al-Qaida in Mesopotamia, ha detto Bergner. …
Bruce Riedel, ex funzionario della CIA ed esperto di Medio Oriente, ha detto che gli esperti si chiesero a lungo se Baghdadi esistesse realmente. “C’era un punto interrogativo su ciò“, ha detto. Tuttavia, Riedel ha suggerito che la comunicazione ultima potrebbe non essere la parola definitiva su Baghdadi e i capi di al-Qaida in Mesopotamia. Anche le affermazioni di Mashadani, Riedel ha detto, potrebbero essere una storia di copertura per proteggere un capo che in effetti esiste. “In primo luogo, dicono che l’abbiamo ucciso“, ha detto Riedel, riferendosi alle dichiarazioni di alcuni funzionari del governo iracheno. “Ma l’abbiamo sentito dopo la morte e ora dicono che non è mai esistito. Ciò suggerisce che la nostra intelligence su al-Qaida in Iraq non è ciò che vorremmo sia“. I portavoce militari statunitensi insistono a dire di sapere la verità su Baghdadi. Mashadani, dicono, ha deciso di svelarlo perché risentito dal ruolo dei capi stranieri di al-Qaida in Mesopotamia. Dicono che non ha ripudiato l’organizzazione.
Per saperne di più qui.
Ironman 3?
Quindi era un fantasma allora… ed è un fantasma oggi, una propaganda progettata e fabbricata esclusivamente per dare un volto al SIIL, il maggiore spauracchio dell’attuale mania dell’anti-terrorismo globale, così necessaria per aumentare il QE globale invece di una guerra mondiale (per ora)? E’ certamente più facile per un utente medio ‘odiare’ un capo demoniaco che una ‘cosa’ amorfa chiamata ‘Islam radicale’, basta chiedere al presidente Obama.

dmbNy4k3TiO2aP-GW3LPEgCopyright © 2015 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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