Il Centro informazioni e coordinamento di Baghdad nella guerra in Medio Oriente

Sul coordinamento diplomatico e d’intelligence nelle guerre del Medio Oriente
Colonel Cassad 12 gennaio 2017979798_900Alla vigilia dell’operazione militare russa in Siria, 21 settembre 2015, con un accordo delle leadership militari e politiche di Russia, Iraq, Siria e Iran, veniva creata una struttura di coordinamento chiamata Centro Informazione e Coordinamento Quadripartito (Marqaz Tabadul Malumat al-Rubai) nella capitale della Repubblica dell’Iraq, Baghdad, il cui scopo è raccolta, analisi e scambio di informazioni sui movimenti dello SIIL e di altre organizzazioni terroristiche in Siria e Iraq. Gli sforzi principali del centro mirano a trovare ed identificare gli obiettivi terroristici per distruggerli, operando per disturbare le comunicazioni; identificare le rotte di terroristi, armi e munizioni e le vie del contrabbando del petrolio; trovare centri di comando e controllo, depositi, officine per la produzione di armi e munizioni, laboratori per la produzione di armi chimiche dello “stato islamico” sul territorio della Repubblica dell’Iraq. Le informazioni vengono trasferite allo Stato Maggiore ed usate per colpire i terroristi in Siria a supporto dell’EAS. Inoltre, il CIC controlla e sorveglia i movimenti di terroristi al confine siriano-iracheno ed organizza attacchi aerei sugli obiettivi individuati. Ad esempio, durante le operazioni delle forze governative della Repubblica d’Iraq per la liberazione di Falluja, a fine luglio 2016, venne rivelato l’area del traffico verso il confine siriano di un folto raggruppamento di terroristi. Grazie alle informazioni fornite dal Centro, furono eseguiti attacchi dalle forze aerospaziali della Federazione Russa e dall’Aeronautica Militare della Repubblica araba siriana, distruggendo il raggruppamento presso il valico di frontiera di Abu Qamal. al confine tra Siria e Iraq.

Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko

Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko

Il 2 ottobre 2015 il capo della delegazione russa, Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko, fu intervistato da RT, sul lavoro del Centro e i suoi compiti. Aspetti interessanti:
– Lavoro congiunto sull’intelligence nel rispetto del principio di uguaglianza di tutti i partecipanti
– Lavoro comune che mira a distruggere lo Stato Islamico, e il CIC può risolvere altri problemi in Medio Oriente
– La raccolta di informazioni avviene in Siria e in Iraq
– Le parti coordinano il lavoro nella lotta ai rifornimenti a terroristi e mercenari in Siria e in Iraq
– Il centro è aperto alla possibile adesione di altri Paesi pronti a combattere il terrorismo internazionale
In realtà, il CIC (Baghdad Information Center) è un elemento importante della diplomazia nel quadro della coalizione militare russo-iraniana in Medio Oriente, collegata non solo al sostegno del governo siriano, ma anche all’interazione con il governo iracheno, sperimentando problemi molto simili nella lotta al terrorismo internazionale e allo Stato islamico, basandosi sull’interazione dei servizi speciali di questi Paesi per combattere il califfato. Non sorprende che le attività del CIC siano ignote: la cooperazione, prima di tutto, avviene nell’intelligence e nella condivisione delle informazioni; e in modo che le attività della coalizione non siano pubblicizzate; solo occasionalmente vi sono notizie al riguardo, allo scopo di sviluppare il coordinamento dei Paesi in guerra con il califfato. Naturalmente, questa attività irrita seriamente gli statunitensi, per i quali l’Iraq dal 2003 è di proprietà, oltre a pressioni politiche sul governo iracheno, che secondo Washington non condurrebbe la guerra correttamente, impedendo agli statunitensi di silurare il lavoro del CIC per indebolire l’influenza dell’Iran e di Mosca negli affari iracheni.
Il 14 settembre 2016 The Baghdad Post pubblicò un articolo intitolato “La morte improvvisa dell’alleanza del male Mosca-Teheran-Damasco-Bagdad”. “Fonti dei media hanno riferito che la cosiddetta “quadrialleanza” tra Russia, Iraq, Iran e Siria, la cui istituzione fu annunciata nel settembre 2015, è morta. Era evidente dalla partenza degli ultimi tre consiglieri russi a Baghdad, a metà agosto, che gli iracheni non furono nemmeno avvisati. Non vi è alcun accenno di ulteriore cooperazione e coordinamento tra i quattro Stati su suolo iracheno, come indicato dalle dichiarazioni della coalizione. In primo luogo, alcune parole sulla nascita della coalizione. Il 28 settembre 2015 ne fu annunciata l’istituzione e il 26 ottobre 2015 si attivò dopo l’arrivo dei rappresentanti del Ministero della Difesa della Federazione Russa e dell’Iran a Baghdad, dove fu annunciato la creazione del “consiglio comune di Baghdad”. Fu deciso d’istituire un centro informazioni per coordinare la lotta allo SIIL comprendenti i rappresentanti degli Stati Maggiori dei quattro Paesi. Nonostante le affermazioni iniziali che il centro si sarebbe alternato ad intervalli di 3 mesi in ogni Paese, la sede dell’alleanza rimase nel primo Paese, l’Iraq. Allo stesso tempo, altri Stati aderenti, Damasco, Teheran e Mosca, non compirono una singola istruzione, cosa più o meno negata. Secondo le informazioni di un ministro iracheno, a metà agosto, gli ultimi tre consiglieri russi se ne erano andati e, improvvisamente, l’ufficio associato rimase vuoto. Sottolineò che “il dialogo tra Mosca e Baghdad è tornato al livello solito: dell’addetto militare russo presso l’ambasciata a Baghdad”. Inoltre sottolineò che “la causa della fine di questa alleanza era sulla comprensione delle precedenti relazioni USA-Russia. Inizialmente, Washington non voleva interferire negli affari di Mosca sul suolo iracheno. Ma poi i sunniti e curdi si rifiutarono di cooperare con l’alleanza, mentre i curdi si rifiutano di cooperare con la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti”. A questo proposito, alti ufficiali dell’esercito iracheno confermarono che la “quadrialleanza” è morta e dimenticata. Non vi è alcuna cooperazione nello scambio di informazioni nell’intelligence o in campo militare, oltre all’attuazione degli accordi conclusi tra il 2011 e il 2014; la fornitura di munizioni e armi dalla Federazione Russa, cosa pubblica, all’arsenale iracheno. Attualmente consegnate solo per il 51% del totale. Nell’ottobre 2015, il primo ministro al-Abadi espresse il desiderio della partecipazione della Russia agli attacchi aerei contro lo SIIL in Iraq. Lo scorso febbraio, vi furono segnalazioni dagli Stati Uniti sull’esistenza della coalizione. In particolare, preoccupazioni sull’avanzata della presenza iraniana e russa in Iraq dagli Stati Uniti. In precedenza il capo del comitato di sicurezza e difesa del Parlamento, Hamid al-Mutlaq chiamò l’alleanza quadripartita “alleanza del male, che non ha portato nulla a iracheni e siriani, tranne che rovina”. D’altra parte, il vicepresidente del blocco parlamentare “Unione del Kurdistan”, Muhsan Sadun, disse che la “quadrialleanza non ha fatto alcun progresso significativo in Iraq fin dalla sua formazione”, sottolineando che la coalizione filo-statunitense aveva fatto molto per l’Iraq. Allo stesso tempo, la partecipazione a una o l’altra coalizione non interessava“.
Il 9 settembre 2016 il Dipartimento Informazioni e Stampa del Ministero degli Esteri russo smentiva tali notizie: “Nel contesto degli sforzi dell’antiterrorismo russo per combattere lo SIIL in collaborazione con i nostri partner regionali, tramite il Baghdad Information Center (CIC), la partecipazione dei militari di Russia, Siria, Iran e Iraq ha attirato l’attenzione di una nota fonte internet, “The Baghdad Post”, con un articolo dal titolo molto rivelatore, “Sulla morte improvvisa dell’alleanza del male Mosca-Teheran-Damasco-Baghdad”. Citando fonti anonime si afferma che le attività del CIC siano cessate, tra cui la fine dello scambio delle informazioni dell’antiterrorismo. È interessante notare che tale affermazione sia stata immediatamente ripresa da numerosi media locali e internazionali. Notiamo che tale nota non è altro che disinformazione palese che non ha nulla a che fare con la realtà. Lo scopo è creare confusione tra i nostri amici e colleghi, seminando dubbi sul consolidamento del Centro con la partecipazione russa. Sottolineiamo che il CIC è uno strumento importante per la cooperazione con gli altri attori della lotta allo SIIL, tenendo presente che l’interesse per il mantenimento e lo sviluppo di tale cooperazione è confermata da tutti i nostri partner del Centro. La corrispondente smentita di tale “informazione” è stata diffusa dall’agenzia di stampa irachena Nina“.
4bk140e1accafb2w86_620c350E’ simbolico che i fantocci degli statunitensi chiamino l’alleanza anti-califfato “alleanza del male”, mentre il regime di Raqqa e Mosul sembra nel frattempo essere percepito come “buono”; l’intensificarsi dei rapporti con Russia e Iran ha spezzato molti gravi piani relativi allo SIIL in Medio Oriente. Non è difficile vedere come l'”alleanza del male” tra Russia, Siria e Iran, come tracciato nel caso dell’Iraq, sia una questione di seria preoccupazione per i fantocci degli statunitensi nelle strutture governative dell’Iraq e del Kurdistan iracheno, mentre Russia e Iran in realtà colmano il vuoto formatosi per l’indebolimento dell’influenza degli Stati Uniti in Medio Oriente, avanzando piani di guerra contro il califfato e il terrorismo internazionale, bypassando i soliti piani statunitensi. In questa fase, l’attività è legata al coordinamento diplomatico e d’intelligence dei quattro Stati.
Il 24 settembre 2016, in un’intervista alla televisione RT il capo del raggruppamento russo del Centro, Maggiore-Generale Aleksandr Smolov, confutava le affermazioni del “Baghdad Post”. Tuttavia Smolov dava una serie di dettagli interessanti. “…E’ chiaro che vi sono forze che impediscono il lavoro del Centro, di conseguenza, tali dichiarazioni sono lontane dalla verità. Il lavoro del centro informazioni è continuo e va migliorando. Siamo costantemente alla ricerca di nuove fonti di informazioni e supportiamo attivamente le forze dell’ordine della Repubblica dell’Iraq. In particolare, lo scambio di dati è regolare sui terroristi dalla Federazione Russa e dai Paesi della CSI che combattono in Iraq e Siria. Abbiamo scoperto le rotte per le zona di guerra, i campi di addestramento e le fonti di finanziamento dei terroristi. In questo processo, sosteniamo attivamente le forze dell’ordine della Repubblica dell’Iraq, indicando grande fiducia e stretta collaborazione… Siamo disponibili a lavorare con tutti per la rapida vittoria sul terrorismo e la stabilizzazione del Medio Oriente. La partecipazione al lavoro del Centro attrae interesse da altre potenze regionali e globali… Vorrei sottolineare che il Centro di informazioni si basa sull’uguaglianza di tutte le parti e conferma l’apertura del Centro all’adesione di altri Stati interessati a sradicare il terrorismo… Oggi il Centro non si adatta più al quadro del mero scambio di informazioni. Vediamo il futuro di questo ente di amministrazione militare quale Comitato di coordinamento regionale, come originariamente previsto. Ed è attraverso questo comitato si coordineranno tutte le parti volte a distruggere i gruppi terroristici, anche al confine iracheno-siriano…
Non è difficile vedere i piani dell’interazione dei servizi speciali di Russia, Iran, Siria e Iraq estendersi oltre il semplice scambio di informazioni e l’attivazione sulle questioni militari connesse con le operazioni, nel 2017-2018, per liberare dal califfato il confine siriano-iracheno, e il generale incremento del ruolo del CIC negli affari del Medio Oriente. A fine dicembre 2016, il Consigliere per gli affari perla sicurezza nazionale del primo ministro dell’Iraq, Falah Fayad (collega iracheno di Patrushev) visitò la Russia per 10 giorni.
faleh-al-fayadSecondo il portale dell’Hashd al-Shab, vi fu una riunione in cui partecipò anche il Viceministro degli Esteri della Russia ed inviato speciale del presidente russo in Medio Oriente e Africa, Mikhail Bogdanov. Inoltre, al-Fayad portò un messaggio a Vladimir Putin del primo ministro iracheno Haydar al-Abadi. Dal 2014, Baghdad gestisce il Centro che comprende Russia, Iran, Iraq e Siria, e si ritiene che ospiti rappresentanti di “Hezbollah”, secondo esperti turchi in una conferenza a Ankara del Centro di studi strategici del ministero degli Esteri turco, senza che ciò causasse alcuna irritazione, mentre, naturalmente, sarebbe stato percepito diversamente dalle monarchie del Golfo. Nel 2014 il leader spirituale dell’Iraq, ayatollah Ali al-Sistani, accolse con favore l’aiuto della Russia, che rimane relativo a causa della posizione degli Stati Uniti. Tuttavia, va notato l’importante ruolo svolto dalla Russia nella lotta contro lo SIIL nel momento in cui l’esercito iracheno subiva sconfitte. La Russia inviò materiale militare in Iraq, soprattutto velivoli Su-25, Mi-28NE e Mi-35M, permettendo agli iracheni di resistere allo SIIL alle porte di Bagdad. Questo assunse una particolare importanza, dato che gli Stati Uniti non diedero rapidamente un supporto simile agli alleati di Baghdad. Il materiale russo fu trasferito nel quadro dell’accordo firmato tra Mosca e Baghdad, per 4,2 miliardi di dollari, nel 2013. In Russia vi è la positiva esperienza con l’Iraq nella cooperazione tecnico-militare. Come nella riunione tra al-Fayad e Nikolaj Patrushev e l’invio di armi pesanti. Tuttavia, non furono gli unici casi. Di recente, il presidente della Russia nominava un nuovo ambasciatore, indicando un cambiamento di rotta. Probabilmente si tratta di rivitalizzare le azioni della Russia in Iraq. Tuttavia, va considerata la situazione politica in Iraq e la sua interazione con forze estere. Dall’invasione degli USA nel 2003 e il rovesciamento del regime di Sadam Husayn, l’Iraq è sotto il controllo quasi diretto degli Stati Uniti. Tuttavia, ciò permise l’incremento del ruolo dell’Iran nell’agenda politica interna, e con il ritiro delle truppe statunitensi nel 2011, passò sotto l’influenza dell’Iran. Nonostante il fatto che gli Stati Uniti abbiano modo d’influenzare Baghdad, l’Iran oggi è uno degli attori più attivi in Iraq. Nel 2017 si avranno le elezioni in Iraq. Da varie forze politiche irachene filo-iraniane dipende il cambio del processo politico. La cooperazione russo-iraniana in Siria ha portato a compimento un anno di lavoro attivo da parte degli esperti russi nel Paese. Fu il sostegno della Russia che permise all’Esercito arabo siriano di stabilizzare e migliorare la situazione in diversi sensi. Tuttavia, per tutto questo tempo, l’aiuto in risorse umane proveniva da iraniani, Hezbollah e milizie irachene come l’Hashd al-Shaab. In ogni caso, tutto questo può svolgersi grazie a cooperazione russo-iraniana, Hashd al-Shaab e sue attività in Iraq e Siria, così come l’invio di armi russe. Per maggior chiarezza, la personalità di Falah al-Fayad può aiutare.

Hashd al-Shab
image11 L’organizzazione Hashd al-Shab (“Masse del popolo”), in conformità con la legge del 26 novembre 2016, approvata dal Consiglio dei rappresentanti iracheni, fa parte delle forze armate dell’Iraq e risponde direttamente al comandante in capo, il Primo Ministro dell’Iraq. La struttura dell’organizzazione comprende 67 unità. Nell’ambito dell’organizzazione Hashd al-Shab, combattono di regola volontari sciiti che rispettano la fatwa (decreto religioso) della “lotta adeguata”. In seguito, durante la liberazione delle province irachene di Salahudin, Anbar, Niniwa, l’Hashd al-Shab comprende rappresentanti di altre religioni e movimenti religiosi: alcune milizie tribali sunnite, cristiane, turcomanne e curde. Ufficialmente, la data di nascita dell’Hashd al-Shab è il 13-15 giugno 2014, quando furono pubblicate le importanti fatwa. Tuttavia, lo status ufficiale dell’organizzazione si ebbe il 26 novembre 2016. Il numero approssimativo di aderenti delll'”Hashd al-Shab” è di 60-90mila uomini, mentre i seguaci dell’organizzazione sono 3 milioni. L’organizzazione opera nelle province di Anbar, Babil, Baghdad, Diyala, Qirquq, Niniwa, Salahudin e di regola in queste province istituisce corpi speciali; l’Hashd al-Shaab controlla i “consigli” locali, subordinati alla sede centrale dell’Hashd al-Shab. L’armamento è di origine iraniana, statunitense, russa. Partecipò alle operazioni: per la liberazione del Jarf al-Nasr (24/10/2014, Baghdad – Babil), battaglia di Amarli (11/06 – 08/3/20.16, provincia di Salahudin), liberazione di al-Dalya (28-30/12/2014, provincia di Salahudin), liberazione di Tiqrit (02/03 -01/04/2015, provincia di Salahiudin), battaglia di Baiji (23/12/2014 – 22/10/2015, provincia di Salahudin), battaglia di Ramadi (07/12/2015 – 09/02/2016), liberazione dell’isola di Samara (2015, provincia di Salahudin), operazione “spaccaterrorismo” per la liberazione di Faluja e aree circostanti (23/05-26/06/2016, Anbar), liberazione dell’isola Qalijia (30/07-29/08/2016, Anbar), liberazione di Sharqata (dal 20/09/2016), operazione “liberazione di Niniwa” (dal 16/10/2016, provincia di Niniwa), e varie altre operazioni minori.img23073684L’organizzazione dell’Hashd al-Shab
Falah Fayad, capo dell’organizzazione, consigliere per la sicurezza del Consiglio dei Ministri dell’Iraq. Nato nel 1956, nel 1977 si laureò ingegnere elettrico presso l’Università di Mosul. S’iscrisse al partito della “chiamata islamica” (Hizb al-Dawa al-Islyami). Il 24/12/1980 fu arrestato dalla polizia di Sadam Husayin e rimase nella prigione di Abu Gharib per cinque anni con l’accusa di appartenenza al partito “chiamata islamica”. Ha ricoperto i seguenti incarichi: Responsabile per l’Amministrazione del Vicepresidente della Repubblica, deputato dell’Assemblea nazionale irachena, membro del Consiglio dei Rappresentanti del blocco “Accordo Nazionale Iracheno” (Qutlu al-Iatilyaf al-Watan al-Iraqi), nel 2005 fu membro del Supremo Comitato di Riconciliazione Nazionale, viceconsigliere nella provincia di Diyala, fu membro di diverse delegazioni e della Commissione sulla formazione del governo iracheno, deputato dell'”Alleanza Nazionale” (Tahalyuf al-Watan)
Falah Fayad ebbe assegnati numerosi compiti:
– riconciliazione nazionale;
– relazioni con i Paesi vicini e altri Paesi arabi;
– normalizzazione dei rapporti tra le varie forze politiche in Iraq;
– capo del comitato superiore della comunicazione e informazione della sicurezza;
– vicecapo dell’organizzazione nazionale per il coordinamento dell’intelligence e responsabile delle trasmissioni sull’identità irachena nazionale;
– ministro dell’agenzia di sicurezza dello Stato;
– capo del comitato misto delle nuove trasmissioni irachene;
Partecipò a numerosi congressi e delegazioni di riconciliazione in Finlandia, Giordania, Turchia, Egitto, Libano, Emirati Arabi Uniti. Partecipò a numerosi convegni organizzati dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.

1455222378Abu Mahdi al-Muhandis (vero nome: Jamal Jafar Muhamad Ali al-Ibrahim), Vicecapo dell’organizzazione e direttore delle operazioni, è nato nel 1954 ad al-Sumayr, nel vecchia Basra. Nel 1977 si diplomò presso l’Istituto Tecnologico d’Ingegneria di Baghdad. Dopo aver completato il servizio militare organizzò la principale acciaieria di Basra, dove lavorò come ingegnere. Più tardi si laureò in scienze politiche ed ebbe un dottorato nello stesso campo. Aderì al partito “chiamata islamica”. In connessione con la persecuzione politica dei membri del partito “chiamata islamica” da parte del Baath al potere e la morte dell’ayatollah Muhamad Baqr al-Sadr, nel 1980 Abu Mahdi al-Muhandis fu costretto all’esilio in Quwayt, da cui passò in Iran come soldato semplice, divenendo poi comandante del Corpo Badr nel 1985. Inoltre fu membro del Consiglio Supremo Islamico e poi del Consiglio degli otto comandanti, agli ordini di Muhamad Baqr al-Haqim. In questo consiglio fu incaricato delle questioni politiche, mentre era impegnato negli affari militari come comandante del Corpo Badr. Poco prima del cambio di regime in Iraq, si dimise e lavorò come esperto indipendente, senza perdere i suoi contatti. Poi passò definitivamente alla vita politica del Paese, in particolare unendosi alla costituzione del “Consenso nazionale comune” e poi dell'”Accordo nazionale iracheno”, e infine all’attuale “Alleanza Nazionale”. Washington ne chiese l’estradizione con l’accusa di effettuare operazioni militari contro le truppe degli Stati Uniti, costringendolo ad abbandonare il seggio in Parlamento e attendere il ritiro delle truppe degli USA dall’Iraq. Oggi svolge un ruolo cruciale nella condotta delle operazioni militari contro lo SIIL, lavorando a stretto contatto con Qasim Sulaymani (capo della divisione speciale Quds dei Basij iraniani) e Hadi al-Amiri (capo dell’organizzazione Badr dell'”Hashd al-Shab“). È il responsabile della pianificazione e condotta delle operazioni militari e delle forze speciali dell’Hashd al-Shab.

673542_900Abu Mahdi al-Muhandis e il Generale Qasim Sulaymani discutono delle operazioni nella zona di Faluja.

Nel corso della visita a Mosca, Fayad fu intervistato da RT, su rapporti tra Iraq e Russia, aspettative del viaggio, prospettive di cooperazione. Dal video di circa un’ora, un estratto sul CIC (07:00-10:40):
Giornalista: Parlando di cooperazione tecnico-militare tra Mosca e Baghdad. Del Centro di Baghdad, nei primi mesi dalla fondazione, abbiamo sentito parlare molto della sua attività, ma per ragioni di sicurezza, il Centro riferisce poco. Ci può parlare di eventuali cambiamenti?
Falah Fayad: In realtà, il Centro dell’intelligence di Baghdad opera costantemente e va sviluppandosi. Ma resta sempre volto alla ricognizione.
Giornalista: Sì.
FF: Ora tutti i servizi segreti iracheni collaborano con il Centro, che scambia le informazioni utili. Credo che le linee militari e d’intelligence dopo l’istituzione del Centro abbiano ricevuto impulso, sviluppando la cooperazione bilaterale tra Russia e Iraq, soprattutto alla luce di come la Russia, Stato grande e potente, sia interessata alla lotta al terrorismo. La sua presenza nella regione, il suo ruolo efficace, la cooperazione e collaborazione con la Russia sono di particolare importanza, e riguardano anche altri campi della cooperazione.
Giornalista: Ora il Centro comprende Russia, Iran, Iraq e…
FF: Siria.
Giornalista: Si, la Siria. Tuttavia, la lotta al terrorismo coinvolge tutti gli Stati. Avete pensato al coinvolgimento di altri Paesi o potenze regionali? Soprattutto alla luce del miglioramento tangibile dei rapporti tra Ankara e Mosca, e di come i turchi comprendano la necessità di combattere il terrorismo, come vediamo in Siria.
FF: In realtà, l’Iraq è aperto alla cooperazione. Abbiamo canali con tutte le parti che lottano apertamente ed efficacemente contro il terrorismo. Scambiamo informazioni con molti Paesi su diverse questioni: scambio di liste di ricercati, ricerca delle reti terroristiche. Non è un segreto che il terrorismo sia diventato una rete globale che utilizza i benefici della civiltà moderna per danneggiarla, in particolare Internet e le reti sociali, per non parlare di altri mezzi tecnici moderni. Abbiamo stabilito la cooperazione con Paesi vicini, ma collaboriamo con la Russia perché ha più risorse, e la sua presenza nella regione è positiva. Penso, come il primo ministro (Haydar al-Abadi) che condivide questo punto di vista, che la Russia ha influenza e opportunità di super-persuasione su altri Paesi, coinvolgendoli nella lotta al terrorismo…
maxresdefaultIn generale, si può dire che Russia ed Iran sviluppano le strutture di coordinamento connesse al sostegno della Siria, conducendo una politica più ambiziosa associata all’espansione dell’influenza nei Paesi del Medio Oriente attraverso lo scambio strategico e delle informazioni con i servizi speciali di altri Stati interessati alla lotta unitaria al califfato e agli altri gruppi terroristici. Questo vale per la collaborazione con i servizi segreti in Iraq e i contatti con l’intelligence turca. Un aspetto notevole di questa attività è la dichiarata uguaglianza di diritti tra i partecipanti, il contenuto del lavoro e l’assenza di inerzia specifica nel trattare i casi. E’ anche interessante notare che una struttura simile esiste nella sfera d’influenza degli Stati Uniti, ma bypassa le strutture organizzative esistenti, dirigendo in modo egemonico la coalizione internazionale. L’Iraq, a questo proposito, infatti, comunica contemporaneamente con Russia e Iran, oltre che con la coalizione degli USA. Ciò riflette la dualità della situazione militar-politica in Medio Oriente, in cui vi sono due guerre contro il califfato, da parte di due coalizioni in concorrenza per l’influenza in Medio Oriente, e i governi locali, in un modo o nell’altro, devono tener conto della situazione mutata, come indicano i movimenti osservati in Turchia e Iraq.44Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia testa 162 nuovi sistemi d’arma in Siria

La Russia testa 162 nuovi sistemi d’arma in Siria
Analisis Militares 2 gennaio 2017

t_90v_sirii_88888Più o meno abbiamo visto che i russi hanno testato sul campo alcuni sistemi d’arma non testati, ma quando oggi viene annunciato che 162 lo sono stati, molti rimarranno stupiti dalla cifra. Raccogliendo dati sui nuovi sistemi d’arma che si è potuto vedere, si completerà la lista aggiornata il più possibile sui 162 annunciati.
Ecco la lista di nuove armi russe testate in Siria preparata al volo e che va completata.

Aviazione:
Cacciabombardiere Sukhoj Su-30SM
Cacciabombardiere Sukhoj Su-33
Bombardiere Sukhoj Su-34
Caccia Sukhoj Su-35S
Cacciabombardiere MiG-29KR
Cacciabombardiere MiG-29KUBR
Bombardiere Tupolev Tu-160
Bombardiere Tu-95MS
Bombardiere Su-24M2 con SVP-24
Bombardiere Tu-22M3 con SVP-24-22
Aeromobile per la guerra elettronica Tupolev Tu-214R
Elicottero Mil Mi-8AMTSh
Elicottero da combattimento Mi-28N Mil
Elicottero da Combattimento Mil Mi-35M
Elicottero da combattimento Kamov Ka-52
Elicottero da combattimento Kamov Ka-52K
Elicottero da combattimento Ka-29
Elicottero Kamov Ka-31
Elicottero Kamov Ka-31SV
Elicottero da ricerca e soccorso Kamov Ka-27PS
Elicottero ASW Kamov Ka-27PL
Drone Orlan 10
Drone Forpost
Drone Eleron 3SV
Drone Ptero
Drone Inspektor 402
Drone ZALA 421-16E
Sistema difensivo Vitebsk/Prezident-S
Sistema di guerra elettronica Khibinij
Missile aria-aria R-77
Missile aria-aria RVV-MD
Missile da crociera stealth Kh-101
Missile da crociera Kh-555
Missile Kh-35
Bomba guidata KAB-500S
Bomba guidata KAB-250
Bomba guidata KAB-1500LG
Bomba container RBK-500
Submunizioni di proiettili perforanti SPBE-D
Palloni frenati1042420732Marina:
Portaerei Proekt 11345 Admiral Kuznetsov
Incrociatore lanciamissili nucleare Proekt 1144
Incrociatore lanciamissili Proekt 1164
Cacciatorpediniere Proekt 1155
Fregata Proekt 11356M
Fregata Proekt 11661
Corvette Proekt 21631
Sottomarino Proekt 636.3
Mezzo d’assalto Proekt 03160 Raptor
Nave oceanografica Proekt 22010 Jantar
Sistema Bastion-P
Sistema Kalibr-NK
Sistema Kalibr-PL
Missile da crociera 3M-14
Missile da crociera 3M55в ангаре макеты вертолетовTerrestre:
Carro armato T-90
Autocarro Tajfun-K
Blindato BTR-82A
Blindato BMP-97 Vystrel
Autoveicolo GAZ Tiger-M
IVECO LMV
Robot per sminamento Uran-6
Sistema di sminamento UR-77
Rivelatore IMP-2S
Rivelatore PIPL
Rivelatore INVU-3M
Dispositivi di protezione OVR-2
Attrezzature individuale Ratnik
Fucile d’assalto AK-74M3
Visualizzatore IWT 336 Tsiklop
Sistema di difesa aerea Pantsir-S1
Ssistema di difesa aerea S-300V
Sistema di difesa aerea S-400
Radar 96L6
Radar Kasta 2
Complessi di riconoscimento tattico (KRUS) Strelets
Sistema di comunicazione Acquedotto
Sistema da guerra elettronica Krasukha-4
Sistema da guerra elettronica RP-337VM1cdi7c7-vaaekzjnPertanto, chi pensa che ci sia qualcosa non presente nella lista me lo dica, lo controlleremo, e se è risulta, l’aggiungeremo per completare le informazioni mancanti.13

Intanto in Siria…
Analisis Militares 4 gennaio 2017

Non so se si ha la stessa impressione, ma caduta Aleppo la campagna mediatica dei terroristi ha perso così tanta forza che appena compare nei notiziari. Con la fine dell’anno ci sono i saldi e i russi presentano alcuni dati. Così, durante l’intervento militare in Siria hanno distrutto:
circa 35000 terroristi
204 capi di terroristi
725 campi di addestramento
405 fabbriche per armi
448 carri armati e blindati
57 Lanciarazzi multipli
418 lanciarazzi singoli
410 mortai
28000 altre armi
Liberando:
12360 kmq di territorio siriano
499 persone ostaggio dei terroristi
Nelle operazioni di sminamento hanno:
Smantellato 26853 ordigni esplosivi
Bonificato 1420 ettari di terreno
Inoltre hanno anche consegnato decine di migliaia di tonnellate di aiuti umanitari ai civili siriani.
Nelle ultime ore Igor Konashenkov affermava una cosa che molti pensano, che gli Stati Uniti hanno avuto una posizione molto sospetta verso Stato islamico e Siria. Nessuno pensi che Konashenkov sia venuto alla ribalta con no… no, no, Konashenkov è venuto alla ribalta per rispondere a una dichiarazione del direttore della CIA, John Brennan, con cui criticava l’azione russa in Siria accusandola della morte di migliaia di siriani, cosa, Brennan aggiungeva, che gli Stati Uniti non fanno. E aggiungo, che faccia è necessaria avere affinché un rappresentante degli Stati Uniti dica le cose del genere dette da Brennan nelle ultime ore.

L’aeronautica navale russa ha distrutto 1252 obiettivi dei terroristi in Siria in 2 mesi
South Front 06/01/2017

Gli aerei da guerra russi dell’incrociatore pesante lanciamissili portaerei Admiral Kuznetsov avevano distrutto 1252 obiettivi dei terroristici in Siria in 2 mesi, affermava il comandante del gruppo militare russo in Siria Colonnello-Generale Andrej Kartapolov. “Nel corso di due mesi, i piloti dell’aviazione navale hanno effettuato 420 sortite (di cui 117 di notte). Quasi tutte le sortite sono state accompagnate da condizioni meteo gravi. 1252 obiettivi terroristici in Siria sono stati distrutti“, aveva detto Kartapolov. La Marina Militare russa fa rientrare l’Admiral Kuznetsov e il suo gruppo tattico dal Mediterraneo nella base di Severomorsk in Russia, annunciava il Capo di Stato Maggiore Generale russo, Generale Valerij Gerasimov. La mossa avviene quando la Russia inizia a ridurre la presenza militare in Siria. Il Presidente Vladimir Putin ordinava il ritiro parziale delle forze militari dalla Siria dopo l’annuncio del cessate il fuoco in Siria nel dicembre 2016.russian-aircraft-carrier-admiral-kuznetsov-kuznetsov-class-type-1143-5-aircraft-carrier-su-33-k-mig-29k-pak-fa-landing-takoff-deck-10

La coalizione degli USA non bombarda gli impianti petroliferi dello SIIL
South Front

Secondo il portavoce del Ministero della Difesa russo Generale Igor Konashenkov, la potenza aerea della coalizione guidata dagli USA non ha mai effettuato attacchi aerei sugli impianti petroliferi occupati dai terroristi dello Stato islamico (SIIL) in Siria.
La coalizione guidata dagli USA non ha mai attaccato gli impianti di produzione petrolifera sequestrati dal gruppo terroristico Stato islamico sul territorio della Repubblica araba siriana, affermava il portavoce del Ministero della Difesa russo, Generale Igor Konashenkov. “Miracolosamente, solo i campi petroliferi catturati dallo SIIL, che consentivano ai terroristi di guadagnare decine di milioni di dollari ogni mese con il contrabbando di petrolio e reclutare mercenari da tutto il mondo, non sono finiti sotto i bombardamenti degli Stati Uniti“, aveva affermato Konashenkov. Inoltre, commentava la dichiarazione del direttore della Central Intelligence Agency (CIA) John Brennan, secondo cui la Russia fa “terra bruciata in Siria, portando a devastazione e migliaia e migliaia di morti inermi“, mentre “non è qualcosa che gli Stati Uniti avrebbero mai fatto in questi conflitti militari“.
Vorrei anche ricordare che le guerre internazionali degli ultimi decenni scatenate dagli Stati Uniti grazie alle falsità della CIA in Jugoslavia, Iraq, Afghanistan e Libia, sono tutte iniziate, continuate, e finite con le infrastrutture economiche distrutte in questi Stati dall’US Air force“, dichiarava il Maggior-Generale, aggiungendo che era “una dubbia coincidenza” che le aziende statunitensi, vicine a CIA e Pentagono ottenessero “sempre” i contratti per ricostruire le infrastrutture danneggiate. “John Brennan sa perfettamente dei veri risultati delle azioni della Russia in Siria. Specialmente CIA e servizi speciali, avendoglieli annunciati nell’ultima riunione del consiglio del Ministero della Difesa russo“, sottolineava Konashenkov.
A dicembre, il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu disse che le Forze Armate siriane e i loro alleati avevano liberato più di 12300 chilometri quadrati di territori siriani, tra cui quasi 500 aree popolate. Inoltre, aggiunse che 71000 attacchi aerei alle infrastrutture dei terroristi, che avevano eliminato 1500 mezzi bellici, 725 campi di addestramento e 405 fabbriche di armi, furono effettuati dalle Forze Aerospaziali russe dall’inizio delle operazioni in Siria. Secondo il Ministro della Difesa russo, 35000 terroristi furono eliminati e altri 9000 avevano deposto le armi. “Ma il risultato più importante, raggiunto senza l’attuale amministrazione degli Stati Uniti (o meglio, senza il coinvolgimento della CIA), insieme a Iran e Turchia, è l’accordo con le forze dell’opposizione siriana entrato in vigore il 30 dicembre, per cessare le ostilità e prepararsi ai negoziati di Astana per la soluzione del conflitto siriano“, concludeva Shojgu.1689901Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le relazioni Russia-Iran raggiungono nuove vette

Dmitrij Bokarev, NEO 02/01/2017

Novak e Zanganeh

Novak e Zanganeh

E’ risaputo che Federazione Russa e Repubblica islamica dell’Iran sono tra i membri più influenti del mercato degli idrocarburi globale. Da una cooperazione tra giganti ci si può aspettare un notevole impatto sull’economia mondiale, mentre si aprono grandi opportunità per i due Paesi. L’Iran ha circa il 18% delle riserve mondiali di petrolio e il 9% di gas. Durante il periodo delle sanzioni internazionali imposte all’Iran per il programma nucleare, il livello di produzione ed esportazione di petrolio quasi dimezzò. Ora però, dopo l’abolizione della maggior parte delle sanzioni, il Paese sta rapidamente recuperando terreno. Va ricordato che il 30 novembre 2016, a Vienna vi fu la riunione dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori del Petrolio (OPEC), la cui risoluzione concordata permette all’Iran di essere l’unico Paese a ricevere il via libera per aumentare la produzione di petrolio. L’Iran l’ha ottenuto ponendo i danni economici sofferti sotto il regime di sanzioni come principale punto di discussione. Affinché l’Iran ripristini rapidamente l’industria petrolifera del periodo d’oro, affinché questo gigante petrolifero ritrovi il suo posto nel mercato internazionale, ha bisogno dell’aiuto dei partner stranieri. L’industria petrolifera iraniana ha bisogno di investimenti esteri. Perciò, la leadership del Paese attua una serie di misure per rendere l’industria petrolifera e gasifera più attraente per le imprese estere. Nell’estate 2016, una nuova forma di contratto petrolifero con società straniere venne approvata in Iran. Secondo il nuovo contratto, le imprese straniere potranno esplorare, estrarre e processare energia. Le autorità iraniane sperano che le nuove opportunità permettano agli investitori esteri di fornire al Paese un grande flusso di necessari investimenti esteri, innescando il ritorno sul mercato iraniano di tutte le aziende costrette a cessare le attività nel Paese dopo l’imposizione delle sanzioni. Secondo gli esperti, per ripristinare le industrie petrolifere colpite dalle sanzioni, l’Iran ha bisogno di investimenti per 200 miliardi di dollari. Un’altra innovazione è la possibilità di stabilire joint-venture tra l’Iranian National Oil Company e società estere. Molte aziende provenienti da Asia e occidente hanno già espresso interesse sulla cooperazione. In questa luce, è stato siglato un accordo per 4,8 miliardi di dollari, nel novembre 2016, tra l’Iran e la società francese Total, che faciliterà lo sviluppo di South Parnaso, il più grande giacimento dell’Iran. Alla fine del 2016, il diffuso interesse per l’accesso al petrolio e al gas iraniani già portava a 50 le società estere che avevano presentato domande per partecipare alla gara secondo le disposizioni del nuovo contratto, da concludere nel febbraio 2017. D’altra parte, l’Iran ha un rapporto speciale con i Paesi che l’hanno sostenuto durante le sanzioni, in primo luogo Cina e Russia. Anche nel periodo più difficile, nonostante le pressioni occidentali, la Cina ha continuato ad acquistare grandi volumi di petrolio iraniano, mentre la Russia aiuta l’Iran a sviluppare il nucleare civile.
Russia e Iran hanno interesse a cooperare nel settore del petrolio e del gas, e ciò è noto da tempo. Fino alla fine del 2016, le società russe Gazprom, Gazprom Neft, Zarubezhneft, Lukoil e Tatneft espressero il desiderio d’iniziare a cooperare con l’Iran. Va ricordato che aziende come Gazprom Neft, Lukoil e Tatneft hanno già lavorato in Iran prima che la pressione delle sanzioni s’intensificasse, pochi anni prima. Oggi, la zona economica speciale dell’Iran, Lavan, con la sua moltitudine di raffinerie, esprime il notevole interesse delle imprese della Russia. Il 12 dicembre 2016, Russia e Iran firmavano un memorandum di cooperazione nel settore petrolifero ed energetico, a Teheran. Entrambi i Paesi s’impegnavamo a ricerca e sviluppo congiunti dei giacimenti (anche in mare aperto), nella fornitura di prodotti e nella produzione di attrezzature per l’industria petrolifera. Il documento stabilisce inoltre le condizioni delle operazioni di cambio. Alla firma del documento parteciparono il Viceministro dell’Energia russo Kirill Molodtsov e l’omologo iraniano Amir Hossein Zamani-Nia. Dopo la firma, quest’ultimo espresse la speranza di un ulteriore sviluppo nel prossimo futuro delle relazioni russo-iraniane che, a suo parere, hanno un grande potenziale. Il Ministro del Petrolio iraniano Bijan Zanganeh, in seguito fece una dichiarazione in cui espresse aspettativa per un grande contributo degli specialisti russi nello studio dei giacimenti iraniani, ed espresse anche ammirazione per la ragionevolezza della Russia sul mercato petrolifero. Il giorno dopo, il 13 dicembre, la Commissione intergovernativa si riunì sulla cooperazione economica tra Russia e Iran, con la partecipazione del Ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak e del Ministro delle Comunicazioni iraniano Mahmud Vaezi. Fu discussa l’espansione della cooperazione tra Russia e Iran nell’industria, agricoltura, energia, istruzione ed esplorazione dello spazio. Lo stesso giorno, i media riferirono sulla conclusione di un accordo tra la società russa Gazprom Neft e la National Iranian Oil Company per lo sviluppo congiunto dei giacimenti iraniani di Changule e Cheshmehush. Dopo di che B. Zanganeh espresse sostegno alle attività delle società russe sul mercato del suo Paese. A sua volta, Aleksandr Novak osservò che l’Iran è un buon vicino e un partner importante per la Russia. Lo stesso giorno, 13 dicembre, Teheran organizzato il Business Forum Russia-Iran.
Questi sviluppi dimostrano chiaramente che Russia e Iran sviluppano una collaborazione stretta e vantaggiosa. Allo stesso tempo, entrambi i Paesi hanno grandi prospettive di futuri sviluppi. A dispetto di ciò che le due potenze hanno già raggiunto, gran parte della cooperazione russo-iraniana potrà raggiungere vette senza precedenti nella storia. In questa luce, dal dicembre 2015 i due Paesi sono pronti ad avviare negoziati sulla zona di libero scambio (FTA) tra Iran ed Unione economica eurasiatica, che la Russia guida. Tuttavia, anche senza zona di libero scambio, nel solo 2016 il fatturato commerciale russo-iraniano era già aumentato di quasi l’80%. Il 30 novembre 2016, il Consiglio della Commissione economica eurasiatica convocò una sessione in cui i rappresentanti di tutti gli Stati aderenti approvavano l’avvio dei negoziati del Consiglio Supremo Economico Eurasiatico previsto dal 26 dicembre 2016. Tale forte crescita della cooperazione economica sarà inevitabilmente seguita dalla cooperazione politica e strategica. Russia e Iran hanno a lungo collaborato nella lotta al terrorismo in Medio Oriente. A questo proposito, discussioni sono già in corso sulle prospettive dell’adesione dell’Iran alla CSTO. Indubbiamente, unendo le forze, Russia e Iran avranno un grande impatto sulla politica globale.

Novak e

Novak e Vaezi

Dmitrij Bokarev, analista politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dettagli sul cessate il fuoco in Siria e perché fallirà

Ziad Fadil, Syrian Perspective 31/12/201615781313La Turchia non si è separata dall’Arabia Saudita. La Turchia, guidata da un pazzo membro tesserato dei Fratelli musulmani, gruppo di islamisti fondamentalisti borghesi che fa orrore assoluto alla famiglia regnante delle scimmie saudite, vuole partecipare a una conferenza per che si terrà nella capitale del Kazakistan Astana. L’imbecille ministro degli Esteri turco Mavlut Kavusoghlu ha dichiarato che la sua delegazione non siederà in una stanza con qualcuno dell’amministrazione del Dr. Assad, suggerendo che si siederebbe in una stanza piena di terroristi. Solo pochi giorni prima, le tre parti del cessate il fuoco siriano, Russia, Iran e Turchia, dichiaravano di averlo firmato, e che è composto in 2 parti; una interessa il cessate il fuoco e l’altra provvede al modo per la risoluzione politica del conflitto. Durante i negoziati, i turchi, a quanto pare giocandosi la carta saudita, chiesero la rimozione delle forze filo-iraniane e della resistenza libanese, cioè Hezbollah. Ciò non aiuta. Sergej Lavrov contattò le controparti iraniane nei negoziati per testarne l’atteggiamento su tali questioni, e sondare la posizione siriana. Iran e Damasco dissero a Lavrov che non ci sarà il ritiro di queste forze. Infatti, una volta che il leader di Hezbollah, Hasan Nasrallah, ha avuto sentore della richiesta turca, immediatamente dichiarò, tramite il portavoce al-Manar, che Hezbollah non si ritirerà mai dalla Siria finché l’ultimo terrorista non sarà eliminato. Il governo del Dr. Assad ha la stessa posizione. Sergej Lavrov disse ai turchi che la loro proposta era stata respinta da tutti, Mosca compresa. Questo per quanto riguarda la pretesa turca. La Russia poi rispose con la propria richiesta sul ritiro di tutti i non-siriani (cioè gli stranieri) dalla Siria. Lavrov chiese anche un chiarimento sull’haraqat Ahrar al-Sham, collegato ad al-Nusra/al-Qaida, ergo, gruppo terrorista bandito. I turchi informarono il Ministro degli Esteri Lavrov che avrebbero dovuto riflettere sulla richiesta. È ben noto che Ahrar al-Sham è parte integrante della rete al-Nusra/al-Qaida, interamente finanziata dai ratti sauditi e dai cugini altrettanto ripugnanti del Qatar. Quando sembrava che Ahrar al-Sham diveniva oggetto delle obiezioni di tutte le parti, l’Arabia Saudita, attraverso i suoi contatti diretti con il gruppo, organizzò la risposta positiva al cessate il fuoco, ponendo tale mucchio selvaggio di psicopatici nel campo “moderato”; zimbello attivo degli inetti ed incapaci sauditi. Incluso nell’accordo di cessate il fuoco, il ramo di Ahrar al-Sham nel Wadi al-Barada, il 30 dicembre, accettava di ritirarsi dalle zona per consentire ai tecnici siriani di ripristinare le forniture idriche per la capitale, Damasco, costrettivi anche dalle intense pressioni dei notabili locali.
I gruppi interessati all’operazione sono ormai ben noti:
Faylaq al-Sham
Haraqat Ahrar al-Sham
Jaysh al-Islam
Thuwar al-Sham
Jaysh al-Mujahidin
Jaysh Idlib al-Hur
Jabhat al-Shamiya
15781104 L’accordo non prevede ulteriori sortite dell’Aeronautica siriana sui territori infestati da tali gruppi. Solo la Russia potrà compierli. I gruppi sono tenuti a lasciare tutte le aree occupate da al-Nusra/al-Qaida permettendo all’Aeronautica russa e all’Esercito arabo siriano di sterminare i criminali di al-Qaida che, di conseguenza, sarà più facile identificare. È una clausola dell’accordo che al-Nusra/al-Qaida, SIIL e qualsiasi altro gruppo designato terroristico dalle Nazioni Unite sia escluso dal cessate il fuoco. Inoltre si decise che nulla pregiudichi l’unità territoriale della Repubblica araba siriana. In effetti, si rifiuta apertamente la politica di ripiego degli USA, che mira a smembrare la Siria. Turchi, iraniani e russi non vogliono avere nulla a che fare con il revanscismo dei curdi o il loro tentativo di creare un proprio Stato. Anche la federazione viene esplicitamente rifiutata. Non è stato difficile farlo accettare ai turchi.
Come abbiamo scritto, la Syrian Arab Air Force non condurrà attacchi aerei. Nessuna parte del cessate il fuoco potrà cercare di occupare altro territorio. Questo non significa che l’Esercito arabo siriano non possa attaccare SIIL o al-Nusra/al-Qaida, dopo tutto, ne sono esclusi. I turchi rifiutano apertamente di sedersi con qualsiasi rappresentante di Assad e di PYG, PKK o SDF sostenuti dagli statunitensi. In realtà, gli USA conservano i resti dei loro miserabili fallimenti in Siria, cioè: sostenere l’emancipazione curda come tappabuchi nel caso non potessero cacciare il Dr. Assad in modo dannoso. Il fatto che la Turchia non prenda in considerazione l’incontro con qualsiasi gruppo curdo, testimonia il fatto che Erdoghan si districa con il suo Paese dall’occidente, anche se i piani per estendere il gasdotto del Qatar attraverso il proprio Paese avrebbe potuto essere utile per l’adesione all’UE. Può darsi che tali sogni di potere economico siano solo espressione della sua vendetta su un’Europa timida. L’accordo del cessate il fuoco, in modo pertinente, non parla di alcuna rimozione del presidente siriano. Siriani, iraniani e russi hanno insistito su questo. I turchi, secondo la mia fonte, accennano alla loro opposizione al Dr. Assad come mero gesto per salvare la faccia. Inoltre, le parti che partecipano al cessate il fuoco devono consentire l’arrivo degli aiuti umanitari in tutta la Siria non controllata dai gruppi esclusi. Questo potrebbe essere il motivo per cui i terroristi a Wadi al-Barada decisero di andarsene. Nel dettaglio specificamente menzionato nell’accordo, tutte le forze devono ritirarsi dalla strada del Castello, creando una zona smilitarizzata, una no-fly zone se si vuole, che permetta l’arrivo di aiuti senza restrizioni ad Aleppo. Con la conferenza prevista in Kazakhstan, le Nazioni Unite, sentendosi escluse, dichiaravano l’intenzione di tenere una conferenza a Ginevra nel febbraio 2017, essenzialmente un superfluo processo di pace parallelo per dare ancora peso a DeMistura. John Kerry annunciava il sostegno al cessate il fuoco, ma a quanto pare è imbarazzato dal fatto che non sia stato invitato da nessuno. John Kirby, il buffone del dipartimento di Stato, ha detto a un giornalista che gli Stati Uniti non sono stati “messi da parte”, anche se lo sono.15338863Analisi
I sauditi non possono pensare a misure sfumate. Dopo tutto sono dei beduini che vivono in case con condizionatori statunitensi, se hanno degli allacciamenti. In caso contrario, la maggioranza dei cittadini sauditi non ha casa e deve restituire la paga, sempre che in realtà abbia mai lavorato. E se non l’ha mai fatto, com’è nel caso della maggioranza, non ha nulla per vivere se non una mancia occasionale. La tribù dominante delle scimmie saudite ha spogliato il Paese di tutte le ricchezze. Il denaro si trova negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Se volete sapere il motivo per cui gli albionici sono così corifei, ossequiosi e “salameleccosi” quando vedono le palandrane delle larve saudite, è perché costoro possiedono la loro isola, le loro squadre di calcio e anche le mutande della regina. Ad essere brutalmente franchi, i turchi sono altrettanto irresponsabili. Erdoghan s’impegna a schiacciare l’aspirazione a uno Stato curdo, ed è anche contrario a che lo Stato sia creato in Paesi come Siria, Iraq e Iran. Non gli importa se lo creano in Namibia o nel deserto di Atacama. Così, per il momento, ha rinunciato a rovesciare il Dr. Assad. Questo non significa che non riprenderà il piano quando le circostanze glielo permetteranno. Significa solo che va avanti con il programma, perché si concentra sulla distruzione del nazionalismo curdo, umiliando gli Stati Uniti che cercarono di rovesciarlo e che proteggono Fethullah Gulen in Pennsylvania, e perché pensa che i sauditi siano troppo insistenti su Assad, facendo di tutto contro di lui. L'”opposizione”, come ho già scritto, non è altro che un mucchio di lucertole da hotel che continuerebbe altrettanto bene a vivere tale vita fin quando i sauditi pagano. Nessuno bada alla loro esistenza. Certamente non gli Stati Uniti, che hanno capito da tempo che sono solo un gruppo di dottori e criminali scontenti. Certo, i terroristi, tutti i 300000 in Siria, non danno un accidente alla Coalizione nazionale delle forze rivoluzionarie di opposizione siriane (NACOSROF). Si noti che il gruppo non fa parte di un qualsiasi accordo di cessate il fuoco. Non fu consultato, né menzionato. Potrebbe anche non esistere. Ed è così, non esiste affatto.
La Russia si crogiola oggi sotto i riflettori. La sua capacità di mettere insieme un triumvirato di attori influenti come Iran e Turchia, pur avendo il Dr. Assad a bordo, ha dato al Cremlino la leva e il prestigio che ha cercato per decenni dal crollo dell’URSS. Si noti l’assenza degli Stati Uniti che ora appaiono vicini alla condizione di paria del Vicino Oriente. Senza relazioni con l’Iran e l’ostilità della Turchia di Erdoghan, gli Stati Uniti possono solo volare nelle braccia del vuoto, cacciando dei diplomatici russi con la più insulsa delle scuse, dopo aver diffamato Mosca per l’annessione democratica della Crimea e il sostegno agli ucraini russofoni, accusando il Cremlino di dilettarsi nelle elezioni degli Stati Uniti. Ad ogni livello, lo Stato russo sovrasta le politiche anemiche di Obama. Vladimir Putin ha all’ultimo revocato il desiderio, annunciato da Sergej Lavrov, di ricambiare la deportazione di massa dagli Stati Uniti del personale diplomatico russo, perché sa che tra tre settimane Obama sarà nulla più che una celebrità da talk-show. Trump arriva con un nuovo segretario di Stato, con un approccio diverso nei confronti della Russia. Oggi la Russia fa ciò che Staffan DeMistura non poté: guidare un’azione credibile per porre fine alla guerra in Siria. La Russia ha avanzato una nuova risoluzione alle Nazioni Unite per approvare l’accordo di cessate il fuoco. Immaginate gli USA porre il veto o astenersi. Non c’è modo. Anche Kerry pochi giorni prima lodò l’accordo. Kerry, che soffoca quando gli viene chiesto che i gruppi terroristici collaborino al cessate il fuoco. Anche l’Iran incombe abbastanza. Partecipa al processo di pace. Ha il peso militare per persistere nella guerra contro il wahhabismo in Siria, ma preferisce osservare come Iraq e Siria agiscono, garantendosi la continuità territoriale necessaria per estendere i gasdotti al Mediterraneo. Tutto ciò che l’Iran fa è continuare a sostenere il governo di Damasco, mentre costruisce l’economia post-sanzioni. Le imprese tedesche si affrettano in Iran e Boeing vende miliardi di dollari di aerei a Teheran. Potrebbe andare meglio?
L’esercito siriano è in un momento cruciale. Se il cessate il fuoco ha effetto, decine di migliaia di truppe siriane saranno liberate per affrontare e sterminare al-Nusra/al-Qaida e SIIL. Nel giro di 6 mesi, con l’aiuto russo e iraniano, l’esercito dovrebbe frantumate il jihadismo in Siria lasciando gli ultimi terroristi del cessate il fuoco come tigre di carta da incenerire lentamente. I ratti terroristici sentono tale pressione e si affrettano a sfruttare l’amnistia offerta dal governo. Con il tempo, con il cessate il fuoco che porta benefici a tutti gli interessati, molti di tali gruppi (eccetto Ahrar al-Sham e Jaysh al-Islam) cesseranno di esistere. I due gruppi menzionati sono individuati solo perché esistono per volontà del re scimmia saudita. Lo SIIL sta morendo. Il reclutamento raschia il fondo, menetre sempre più ratti nel mondo vedono il fallimento di un gruppo la cui fama è misurata dalla brutalità esotica che filma e trasmette. Già si parla di califfato fallito e della necessità di trovare nuovi motivi per saltellare in Libia, Mauritania e Ciad. L’esercito iracheno è alle porte di Mosul e una varietà di attori potenti compete per vedere chi arriva prima a Raqqa. Abbiamo già scritto che Abu Baqr al-Baghdadi è stato ucciso, quest’anno, da un cacciabombardiere siriano che volava sulla Siria orientale. Restiamo a tale relazione. Proprio come in Afghanistan, dove i taliban nascosero la morte del mullah Omar per 2 anni prima annunciarla, gli imbecilli dello SIIL fanno la stessa cosa. Abu Baqr al-Baghdadi non ha lasciato nulla per nominare un successore e, a giudicare da ciò che sappiamo della sua psicosi, non l’avrebbe fatto. Lo SIIL è praticamente senza capo ed esiste esclusivamente al fine di lucrare sul momento. E così anche al-Qaida/al-Nusra. Chiamatelo come volete, è ancora il movimento terrorista più detestato ovunque. Il suo capo, Abu Muhamad al-Julani, è a Idlib o in Turchia. La sua vita è letteralmente in palio. È accusato della perdita di Aleppo. I sauditi ne sono stufi e la sua orda di ratti insaziabili grida costantemente per aver più salari dai sauditi senza che possano permetterselo. Se la Turchia segue il dettato russo, né armi o né denaro arriveranno ai suoi terroristi. E non ci vorrà molto prima che ciò accada. Jaysh al-Islam, il gruppo terroristico apertamente guidato dai sauditi e famoso più per i saccheggi nel Ghuta orientale, ha perso capo dopo capo. I criminali al-Lush sono stati eliminati o umiliati. È sempre più una banda di gruppetti disperati nell’arraffare qualsiasi emolumento. I sauditi sono stufi di tali bimbiminchia. Tutti ciò che i sauditi possono offrire ora è la promessa di un rifugio in Arabia Saudita, quando sarà il momento e non ci sarà più l’amnistia. Tale gruppo è sottoposto a forte pressione dal MOK in Giordania, affinché continui a combattere nonostante l’appartenenza alla coalizione terrorista già accennata all’inizio dell’articolo. Nonostante la presunta cessazione delle ostilità, lo Jaysh al-Islam ha attaccato le postazioni dell’EAS ad Utaya e Hazarma, provocando la controffensiva dell’EAS che ha liberato entrambi i villaggi. L’EAS ha anche risposto bombardando le forze dello Jaysh al-Islam che si preparavano ad assaltare altri avamposti dell’EAS. A Wadi Turma, 5 ratti dello Jaysh al-Islam furono eliminati. Ad al-Hamuriya, altri ratti furono liquidati dall’EAS quando l’intelligence militare ne rilevò un gruppetto pronto a colpire una postazione di EAS e PDC. E così ad al-Muhamadiya. Bene, quindi il cessate il fuoco.
E’ impossibile credere che il cessate il fuoco duri per molto. Ahrar al-Sham fa parte di al-Nusra/al-Qaida e non resterà a guardare l’EAS ridurne l’organizzazione madre in un compost tanto inutile. Prevediamo che le reclute di Ahrar al-Sham saranno incoraggiate a passare ad al-Nusra per evitarne la resa inevitabile all’EAS. Ma mentre Donald Trump prende l’incarico e brinda con Vlad, sarà troppo tardi per un qualsiasi soccorso. SIIL e Nusra saranno annichiliti e l’Arabia Saudita sarà finanziariamente esaurita. Il cessate il fuoco sarà violato ed EAS ed alleati arriveranno finalmente a Raqqa e Idlib scacciando gli ultimi jihadisti. Sarà un momento di gloria e materia delle epopee cantate nel prossimo secolo.15826810Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il corridoio Nord-Sud: la Russia espande la propria presenza in Asia

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 30/12/2016

68956055Lo sviluppo dei corridoi dei trasporti internazionali favorisce il commercio e promuove la convergenza politica dei Paesi. La Russia da tempo cerca di rafforzare le relazioni con Stati di Medio Oriente, Asia centrale e sud-est asiatico. Le rotte che collegano i più ricchi Stati eurasiatici attraversano la Federazione Russa. La Russia vanta una rete ben sviluppata di strade e ferrovie. Benedetta da una posizione geografica così favorevole, la Russia può facilmente rivendicare il ruolo d’importante centro del commercio internazionale. Questo è, infatti, un obiettivo fondamentale del North-South International Transport Corridor (ITC). L’idea di costruire un percorso che colleghi le coste sull’Oceano Indiano al Nord Europa, passando per Russia e Iran, non è nuova. Un Accordo per l’Avanzamento dei Trasporti fu firmato da aziende russe, indiane e iraniane nel 1999. Il progetto del Corridoio Nord-Sud fu inaugurato nel 2000 e lanciato ufficialmente nel 2002. Il corridoio comprende diversi rami. Due collegano Russia e Iran, via terra (il ramo orientale attraversa Azerbaigian, l’occidentale Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan). Un altro ramo, trans-caspico, costeggia il Mar Caspio. La spina dorsale della sezione russa dell’ITC è la linea ferroviaria che collega il porto di Astrakhan (sul Mar Caspio), Mosca, San Pietroburgo e la stazione ferroviaria Buslovskaj (al confine russo-finlandese), collegandosi alle tentacolari reti autostradali e ferroviarie dell’Europa. Si prevede che l’ITC, con i suoi numerosi vantaggi, divenga uno dei corridoi più popolari in Eurasia. A confronto con altre rotte che collegano l’India all’Europa, il Corridoio Nord-Sud via terra non è solo molto più breve, ma inoltre riduce materialmente i costi dei trasporti. Nonostante i vantaggi del corridoio, però, i Paesi europei per qualche motivo l’hanno ignorato e continuano a inviare beni verso l’India attraverso il Mar Mediterraneo (richiedendo il doppio del tempo). Incoraggiata dall’esempio dell’Europa, l’India ha anche optato per altre vie, rendendo Russia e Iran gli utenti esclusivi dell’ITC North-South. Tuttavia, la via è ancora attiva fornendo alla Russia accesso non solo all’Iran ma anche ad altri Paesi della regione, come Azerbaigian, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Oman, Siria, ecc.
Nell’agosto 2014, Iran, Oman, Qatar, Turkmenistan e Uzbekistan firmarono un memorandum d’intesa sulla creazione di un corridoio internazionale che collega Asia centrale, Golfo Persico e Golfo di Oman. La nuova via è immediatamente diventata parte integrante del Corridoio Nord-Sud, formando un unico sistema. Il traffico merci dell’ITC aumenta. Nel 2015, ha superato i 25 milioni di tonnellate. Anche se il Corridoio Nord-Sud non è divenuto la via principale a collegare Oceano Indiano ed Europa, dagli inizi degli anni 2000 ha il ruolo di un connettore tra Russia e partner asiatici. Attualmente, Russia, Azerbaijan e Iran aggiornano le infrastrutture ferroviarie per adeguarle agli standard in modo che siano integrate con le infrastrutture ferroviarie di altri Paesi. Inoltre si riesamina il quadro legislativo per snellire le procedure doganali. Negli ultimi anni, grazie agli sviluppi nella regione Asia-Pacifico e nel Medio Oriente, l’ITC North-South ha acquisito un nuovo significato. Conflitti militari ed escalation della minaccia terroristica nei Paesi del mondo arabo hanno messo in discussione l’invio di merce attraverso il Canale di Suez,costringendo molti Stati a ripensare ai sistemi di trasporto delle merci. Allo stesso tempo, la revoca delle sanzioni internazionali all’Iran, all’inizio del 2016, ha contribuito alla crescita dell’economia iraniana e all’ulteriore sviluppo del commercio internazionale. Di conseguenza, il traffico merci dell’ITC North-South è anche aumentato. L’India non è del tutto contraria all’idea. Oggi cerca di diversificare i piani commerciali per via della crescita economica, dell’aumento della domanda dei propri prodotti in altri Paesi e dello sviluppo delle relazioni commerciali con l’Europa. Inoltre, una situazione di tensione nella regione Asia-Pacifico, assieme a maggiore cooperazione marittima dei principali concorrenti dell’India, Cina e Pakistan, potrebbe stimolare un “cambio d’idee dell’India”.
L’8 agosto 2016, il Presidente russo Vladimir Putin si riunì con il Presidente azero Ilham Aliev e il Presidente iraniano Hassan Ruhani. Un progetto ITC North-South aggiornato fu tra i principali temi affrontati. I tre Paesi sono ancora interessati alla sistemazione di una rotta che colleghi le coste dell’Oceano Indiano alla Scandinavia. Perciò, avrebbero bisogno di spianare gli ostacoli doganali e tecnici che paralizzato il piano dall’inizio degli anni 2000. Una rete ITC ad alta tecnologia aggiornata e integrata, combinando vie ferroviarie, stradali e marittime, collegherà Mumbai, Bander-Abbas, Baku, Astrakhan, Mosca e San Pietroburgo all’Europa. Si prevede che le ferrovie russe, azere e iraniane saranno integrate in una rete comune. Quando si discusse del progetto, Putin osservò che favorirà lo snellimento del transito delle merci tra India, Iran, Golfo Persico, Azerbaigian, Russia e quindi Europa settentrionale ed occidentale. Nel dicembre 2016, Mehdi Sanai, ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica islamica dell’Iran in Russia, fece una dichiarazione in relazione all’ITC North-South, sottolineando che il corridoio tra India e Russia non era mai stato così vicino all’attuazione, sottolineando anche che l’attuale situazione internazionale e regionale rendeva la realizzazione dell’ITC una questione urgente. Tutte le parti coinvolte nel progetto sono d’accordo sulla rapida realizzazione e sono pronte alla sua finalizzazione. Sanai affermava che se Iran e Azerbaigian fanno ogni sforzo per l’attuazione dell’ITC, sono a corto di investimenti e hanno bisogno di assistenza. L’ambasciatore iraniano espresse gratitudine ai colleghi indiani e azeri, nonché al Ministero dei Trasporti russo, per il loro ingresso.
L’ITC North-South promette ampie opportunità in futuro. Per lo meno, favorirà il moltiplicarsi del fatturato commerciale tra Russia e Paesi ricchi come Iran e India. Guardando il quadro, l’ITC ha tutte le possibilità di svolgere il ruolo di fattore unificante tra Russia, Medio Oriente e Asia centrale in un unico blocco economico simile all’Unione economica eurasiatica o al partenariato transpacifico. In realtà, un’infrastruttura comune è di gran lunga più decisiva per il rafforzamento dei legami tra i Paesi della regione che la vicinanza geografica. La Cina attua un progetto infrastrutturale simile, la “Nuova Via della Seta”. Il Corridoio Nord-Sud ha un grande potenziale per la Russia, dandole l’opportunità di espandere la propria presenza economica e politica nella regione asiatica.27442_html_16a34473Dmitrij Bokarev, politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora