I dieci successi della visita di Xi in Pakistan

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 22 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraA policeman stands guard next to giant portraits of Pakistan's President Hussain, China's President Xi, and Pakistan's PM Sharif, displayed along a road ahead of Xi's visit to IslamabadGuardando da ogni angolo, la visita del presidente cinese Xi Jinping in Pakistan è stato un evento straordinario. A dire il vero, il Pakistan ha sperimentato il “tocco di Mida”. All’improvviso c’è il brusio secondo cui il Pakistan ha una storia di riforme mancate e prive di valutazioni. E questo secondo il prestigioso Renaissance Capital di Londra. Ma la visita di Xi non era esclusivamente affaristica dato che tutto ciò che tocca la Cina di oggi, anche la nuova banca, diventa anche “politico”, e Pechino non può farne a meno. Naturalmente, tutto ciò che la Cina fa con il Pakistan riguarda anche l’India e un ampio arco di Paesi delle regioni dell’Asia centrale e del Sud (dove gli Stati Uniti sono anche la superpotenza ultimamente presente). In sintesi, la visita di Xi in Pakistan diventa una fiera per gli analisti strategici. Vi ho trovato 10 successi:
1. I legami sino-pakistani evolvono. Ciò è naturalmente ovvio. I massicci investimenti cinesi in Pakistan (per 46 miliardi di dollari) promettono un rapporto realmente “vantaggioso per tutti”. Per il Pakistan, la Cina è di gran lunga il partner strategico più importante nella comunità mondiale, mentre per la Cina la partnership con il Pakistan assume carattere globale in quanto il corridoio economico proposto non è solo una rotta aggiuntiva al mercato mondiale senza coinvolgere un Paese terzo nel progetto, espandendo notevolmente le possibilità di uno sviluppo economico durevole e stabile della Cina, ma è anche la grande mossa di apertura sulla scacchiera dell'”Iniziativa Fascia e Via” attraverso cui la Cina spera di collegare quasi la metà della popolazione mondiale. Gli investimenti previsti dalla Cina per 274 miliardi di dollari aumenteranno il PIL del Pakistan di oltre il 15 per cento. La Cina, che ha affrontato in modo significativo il “Dilemma di Malacca”, in poche parole, diventata il vero “pilastro” delle stabilità e sicurezza del Pakistan.
2. La Cina ha fiducia nel futuro del Pakistan. Nonostante tutto, la Cina agisce contro il parere prevalente nel mondo secondo cui il Pakistan è uno dei luoghi più pericolosi del pianeta. Il Pakistan è stato annunciato quale “Stato fallito” e condannato come partner oscuro dei gruppi terroristici. La Cina però è imperterrita e spera di “trasformarlo in un hub economico regionale” (China Daily). Inoltre, la Cina è convinta della genuinità della richiesta pakistana di un cambio di paradigma nell’approccio ai gruppi terroristici. Xi ha lodato il successo delle operazioni antiterrorismo del Pakistan e la Cina sembra decisa a fare del Pakistan un successo.
3. La Cina supera gli USA quale primo alleato. L’influenza della Cina sul Pakistan tocca il culmine. Tale passo avviene ai danni della tradizionale influenza degli Stati Uniti sul Pakistan degli ultimi decenni. Gli Stati Uniti dovranno negoziare con un Pakistan più forte che mai, d’ora in poi. Date la solida amicizia popolare tra Cina e Pakistan, l’influenza cinese sopporterà la prova del tempo. Al contrario, gli Stati Uniti non piacciono granché e sono temuti dal popolo pakistano. Una quasi-alleanza, tutto sommato, prende forma tra Cina e Pakistan.
4. Il divario Pakistan-India si restringe. Con l’ampia assistenza economica della Cina, sostenuta anche dalla cooperazione militare (con la Cina che fornisce otto sottomarini, ecc), il Pakistan colma in modo significativo il divario con il crescente potere economico e militare dell’India degli ultimi anni. Date le piccole dimensioni del Pakistan e delle necessità nella Difesa e tenendo conto delle sue armi nucleari, mantenere la parità strategica con l’India è ora un obiettivo raggiungibile per il Pakistan. In teoria, il Make in Pakistan può anche sorpassare il Make in India. La rivoluzione dell’economia pakistana nel prossimo periodo è destinata a fare del Paese una meta attraente per gli investitori stranieri, condividendo potenzialmente con l’India molti tratti, come un tasso di crescita dinamico, riduzione dell’inflazione, grandi mercato interno e risorse umane, e così via. Il Pakistan ha un bilancio fiscale più favorevole rispetto all’India, riducendo il deficit di bilancio al 4,7% del PIL nel 2014 (a fronte del 7% dell’India) e il Pakistan è molto più economico quale mercato emergente. Ad un certo punto, la Cina potrebbe discuterne l’adesione ai BRICS.
5. Il ri-orientamento strategico del Pakistan si rafforza. Le élite pakistane erano tradizionalmente filo-occidentali e in contrasto con l’opinione pubblica del Paese, veementemente “antiamericana”. Questa contraddizione si è risolta in gran parte grazie ai cambiamenti sottili nell’orientamento strategico generale del Paese. La discrezione che le élite pakistane, civili e militari, hanno dimostrato tenendosi lontano dalla guerra saudita allo Yemen è stata straordinaria. Più di ogni altra cosa, è stata una decisione popolare dalla connotazione strategica subito evidente. Unendovi il mutamento nell’approccio del Pakistan al terrorismo, negli ultimi tempi, i segni indicano un fondamentale cambio della bussola strategica. Il consolidamento delle relazioni Cina-Pakistan lo rafforza.
6. L’Afghanistan è senza dubbio cruciale. L’aumento dell’influenza della Cina sul Pakistan favorisce la stabilizzazione dell’Afghanistan. Il Pakistan è molto più utile alla Cina nel facilitare i colloqui di pace afghani di quanto lo siano gli Stati Uniti (le cui intenzioni sono assai sospette ai pakistani). Cioè il Pakistan sarà disposto a porre i suoi “asset strategici” nei negoziati nel processo in cui la Cina gioca un ruolo chiave. Inoltre, la Cina è nella posizione unica di far pesare sulla situazione il “grande patto” tra i principali Stati regionali; Russia, Iran, Stati dell’Asia centrale e anche India, provvedendo il necessario supporto al processo di pace. Inoltre, Cina e Pakistan ora hanno interesse comune nella stabilizzazione dell’Afghanistan, in quanto la principale minaccia alla realizzazione dei progetti “Fascia e Via” in Pakistan (coinvolgendo decine di migliaia di operatori cinesi in Pakistano, presso i siti del progetto) proviene dai gruppi terroristici operanti nella regione AfPak. In altre parole, il successo della collaborazione sino-pakistana dipende dal successo della stabilizzazione della situazione afghana.
7. La Marina cinese si ancora a Gwadar. Lo sviluppo del porto di Gwadar e delle infrastrutture nell’entroterra, inevitabilmente aiutano la Cina a sostenere la propria presenza navale permanente nel Golfo di Oman e Mare Arabico. Non importa più alla Cina se ai suoi sottomarini operanti nell’Oceano Indiano viene negato attracco e rifornimento dal nuovo regime nello Sri Lanka.
8. I capitali dell’Asia meridionale trattengono il respiro. La visita di Xi in Pakistan ha suscitato l’interesse regionale dell’Asia meridionale. La Cina ha trasmesso un grande messaggio agli altri Paesi dell’Asia meridionale, in particolare a quelli che circondano l’India (come Sri Lanka, Bangladesh e Nepal) secondo cui vale la pena partecipare all'”Iniziativa Fascia e Via” cinese. In realtà, a questi Paesi dovrebbe essere chiaro che la proposta cinese è l’unica presente. L’impegno della Cina alla cooperazione reciprocamente vantaggiosa e la proiezione dello sviluppo cinese quale motore della crescita dell’intera regione, ora risuoneranno nelle capitali dell’Asia meridionale.
9. La dinamica del potere nella regione cambia. Vista la situazione internazionale caratterizzata dal gelo tra Stati Uniti e Russia e dalla strategia del “pivot in Asia” degli Stati Uniti, volta a contenere la Cina, la gravitazione del Pakistan verso Cina (e Russia ) in questo frangente, sottolinea un imminente riallineamento strategico. Qui, molti altri fattori vanno notati: a) La Russia si avvicina al Pakistan stabilendovi legami militari; b) Cina e Russia ampliano energicamente i rispettivi legami strategici con l’Iran; c) L’Iran è di sottrae alle sanzioni; d) Il Pakistan si riavvicina all’Iran; e, e) Iran e Pakistan possono divenire membri della Shanghai Cooperation Organization.
Xi_2380319f 10. Modi ha un dilemma esistenziale. Si tratta del punto controverso se la Cina intende dare con la visita di Xi in Pakistan una lezioni anche all’India. La cosa sorprendente è che Xi consigliava al Pakistan di seguire una politica estera di pace. Basta per dire che l’India affronta un dilemma esistenziale. Xi ha elevato lai sofisticazione diplomatica della Cina obbligando l’India a tornare al tavolo delle trattative, dato che la saggezza dei suoi sinologi è irrilevante. E’ evidente che la Cina non minaccia l’India con l'”Iniziativa Fascia e Via”, ma invece lascia la scelta all’India se decidere in che misura e come aderirvi. Ma la visita di Xi in Pakistan ha dimostrato fino a che punto la Cina può contribuire all’agenda dello sviluppo dell’India. In altre parole, la Cina è consapevole che vi sono solidi gruppi e lobby in India dalla mentalità ostinatamente refrattaria a qualsiasi cambiamento nelle relazioni con la Cina. Così, la Cina ha lasciato il suo biglietto da visita sulla porta dell’India. Chiaramente, la visita di Xi in Pakistan rende arduo l’ambiente del primo ministro indiano Narendra Modi, mentre prevede una visita in Cina tra appena tre settimane. Un confronto è destinate ad essere tracciato tra la capacità da statista e la sua leadership visionaria. Il passo del governo Modi verso gli USA non ha portato alcun dividendo finora e, oggettivamente parlando, il mondo occidentale non può semplicemente fare grandi investimenti in India. Inoltre, la critica monta in India verso Modi che non ha concluso nulla finora riguardo gli obiettivi dell’Agenda dello sviluppo, in undici mesi di governo. E se e quando le luci inizieranno a brillare ancora una volta a Lahore, capoluogo di regione, come sicuramente previsto, Modi avrà molto da rimuginare sulla saggezza nel negoziare le relazioni con la Cina, senza alcun “grande quadro” e restando prigioniero degli estremisti che non hanno nemmeno la capacità intellettuale di pensare al di là delle questioni come visti non concessi, Brahmaputra, deficit commerciale, Mar Cinese Meridionale ecc., riguardo i rapporti dell’India con una Cina in ascesa. A dire il vero, l’India deve fare un salto di qualità verso la Cina, come la Cina ha appena fatto verso il Pakistan. Data la questione del Xinjiang seriamente destabilizzato e dell’integrità territoriale della Cina violata impunemente da elementi operanti dal Pakistan; tuttavia, Xi ha deciso non solo di impegnarsi con la leadership pachistana, ma di approfondirne i rapporti e di compiere lo sforzo personale compiendo il passo straordinario d’incontrare personalmente la leadership militare del Pakistan. Xi non accetta rischi, ad ogni buon conto, quando si tratta di sicurezza nazionale, integrità territoriale e sovranità della Cina. Ma è un realista temprato e il suo Sogno Cinese è insolito. La visita di Xi in Pakistan dovrebbe fornire spunti di riflessione allo stesso Modi. A dire il vero, la visita di Xi in India, dello scorso settembre. si è rivelata un’occasione persa, non solo per l’India, ma anche per Modi.

PAKISTAN-CHINA-POLITICS-DIPLOMACY

Xi Jinping e il presidente del Pakistan Mamnoon Hussain

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin sabota il piano di Obama contro l’Iran

F. William Engdahl New Eastern Outlook 23/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora14172_888Ancora una volta Vladimir Putin e il suo team sono riusciti a minare la strategia geopolitica di Washington, questa volta sulle trattative bilaterali segrete statunitensi con l’Iran, al di fuori dei colloqui G5+1 comprendenti la Russia. Ciò che ha fatto la Russia, con velocità abbagliante, è disinnescare ciò che avrebbe potuto essere la devastante trasformazione dell’Iran da alleato della Russia ad aspro avversario. Se ciò accadesse assesterebbe un colpo devastante alla resistenza della Russia ai dettami di Washington. Il 13 aprile, pochi giorni dopo che il dipartimento di Stato degli USA iniziava a ritrarsi dall’eliminazione delle sanzioni economiche all’Iran il prossimo giugno, una volta concluso l’accordo definitivo sul programma nucleare iraniano, il presidente russo Putin ha firmato un decreto per revocare il divieto di vendere i sistemi di difesa aerea S-300 all’Iran, secondo l’ufficio stampa del Cremlino. “Il decreto toglie il divieto di trasferire sistemi di difesa aerea S-300 alla Repubblica islamica dell’Iran dalla Federazione Russa usando navi e aerei battenti bandiera russa“, affermava la dichiarazione. Il sistema di difesa antimissile mobile russo S-300 è di gran lunga superiore agli antiquati sistemi Patriot statunitensi. È un enorme impulso all’Iran che aveva inizialmente acquistato l’avanzato sistema di difesa missilistico antiaereo russo con un contratto da 800 milioni stipulato alle fine del 2007. Mosca doveva fornire cinque batterie di S-300PMU-1 a Teheran, ma Washington fece pressione su Mosca appena Dmitrij Medvedev divenne presidente e nel settembre 2010 Medvedev firmò il decreto che annullava il contratto, presumibilmente in linea con la risoluzione 1929 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che vieta la fornitura all’Iran di armi convenzionali come missili e sistemi missilistici, carri armati, elicotteri d’attacco, aerei e navi da guerra. In realtà, cedette alle pressioni di Stati Uniti e Israele, che si opponevano alla fornitura all’Iran degli avanzati sistemi di difesa aerea che potrebbero contrastare gli attacchi aerei e missilistici israeliani e statunitensi. In breve l’Iran non doveva difendersi dagli attacchi; e la NATO con la sua rete della Ballistic Missile Defense attorno la Russia? Non cercate una coerenza nella ragione, non c’è. Conta solo la forza. Il sistema di difesa aerea russa S-300 è considerato uno dei sistemi missilistici antiaerei più potenti attualmente schierati. Il solo superiore è sempre russo. I suoi radar hanno la possibilità di seguire contemporaneamente 100 bersagli, superiore al sistema missilistico degli USA Patriot. Il sistema S-300 è stato sviluppato per la difesa contro aerei e missili da crociera dalla forze di difesa aerea sovietiche. E’ indicativo che nelle attuali circostanze di fattuale stato di guerra tra Russia e USA, le esigenze della sicurezza nazionale trionfino sulle belle interpretazioni delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha affermato che il bando delle Nazioni Unite sugli S-300 non era più valido da quando i colloqui tra Teheran e i mediatori internazionali sul programma nucleare iraniano avanzavano in senso positivo. Il ministro della Difesa iraniano Hossein Dehgan discuterà le condizioni per la consegna dei sistemi di difesa antimissile russo S-300 a Teheran, durante la visita a Mosca.

Washington ancora una volta colta alla sprovvista
Le reazioni a Washington diventano ridicole. L’infame ed incompetente portavoce del dipartimento di Stato USA, Marie Harf, in conferenza stampa ha dichiarato da una parte che il dipartimento di Stato non ritiene la decisione di Putin violare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma poi ha sostenuto, esempio di notevole confusione diplomatica se non demenza che, “Pensiamo che date le azioni destabilizzanti dell’Iran nella regione in Yemen, Siria e Libano, che non sia il momento di vendergli questi sistemi“. Non è questo il momento di vendere sistemi di difesa all’Iran per proteggere lo spazio aereo dall’attacco da parte, diciamo, di un Netanyahu impazzito che si oppone aspramente alla distensione USA-Iran? Il segretario di Stato USA John Kerry aveva anche telefonato a Lavrov trasmettendo il dispiacere degli Stati Uniti per l’accordo sull’S-300, secondo il dipartimento di Stato. Washington rivela stupidamente le sue vere intenzioni verso l’Iran che non sono affatto pacifiche ma piuttosto tattiche? Se è così, sarebbe stato un inganno di gran lunga migliore salutare la decisione di Putin e di nascosto cercare di sabotarla in un secondo momento. Washington non può essere accusata oggi di sofisticazione diplomatica o strategica. Uno dei motivi per cui Washington vuole concludere l’accordo sul nucleare con l’Iran sarebbe porre ulteriore pressione economica sulle esportazioni energetiche russe. La ripresa delle vendite di petrolio dell’Iran, dopo le sanzioni SWIFT e altre misure statunitensi nel 2012, creerebbe pressione finanziaria sulla Russia. Inoltre, Washington vorrebbe dirigere gli enormi giacimenti di gas naturale dell’Iran, ma non tramite il gasdotto Iran-Iraq-Siria, verso l’UE che la Russia influenzerebbe fortemente, ma piuttosto vorrebbe un gasdotto statunitense attraverso la Turchia, membro della NATO, utilizzando il gas dell’Iran per indebolire ulteriormente le strategie energetiche russe verso l’Unione europea.

L’accordo da 20 miliardi di dollari tra Russia e Iran
Tuttavia le agili aperture russe dell’Iran non si fermano alla decisione sugli S-300. Lo stesso giorno, il 13 aprile, il viceministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov aveva detto che la Russia iniziava a fornire grano, attrezzature e materiali da costruzione all’Iran in cambio di petrolio, un baratto che potrebbe valere 20 miliardi di dollari. Rjabkov ha aggiunto: “In cambio delle forniture di petrolio greggio iraniano, offriamo alcuni prodotti, ciò non è vietato o limitato dalle sanzioni attuali“. L’Iran è il terzo maggiore acquirente di grano russo, e Mosca e Teheran hanno discusso il problema dall’inizio del 2014.7155F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Pakistan e Russia si avvicinano (molto)

MK Bhadrakumar, Indian Punchline 19 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
137La seconda metà della scorsa settimana ha visto scattare il dinamismo nelle relazioni sulla Difesa tra Russia e Pakistan. I media ufficiali russi hanno evidenziato la visita del ministro della Difesa pakistano Asif Khawaja a Mosca, partecipando alla conferenza sulla sicurezza e a discussioni con l’omologo russo Sergej Shojgu. Alcune osservazioni di Asif vanno citate:
– Russia e Pakistan hanno deciso di rafforzare la cooperazione nella Difesa nei prossimi mesi.
– La cooperazione rafforzata è prevista nell’industria della Difesa (“Make in Pakistan“) e nell’addestramento.
– La sicurezza marittima è stata discussa, essendo un “problema comune”.
– Ha trasmesso a Shojgu l'”impegno deciso nella lotta al terrorismo” del Pakistan.
Asif ha inserito le relazioni Russia-Pakistan nel quadro globale del nascente ordine mondiale multipolare. Affermando in un’intervista all’agenzia Sputnik: “Noi (Pakistan) attendiamo il ruolo russo nella politica regionale e internazionale. Cerchiamo una scena mondiale multipolare, che equilibri le situazioni internazionali”. All’inizio della settimana, il ministro del Petrolio del Pakistan Shahid Khaqan Abbasi ha visitato Mosca. Il Pakistan ha promesso alle compagnie petrolifere russe di poter creare nuove concessioni o di operare su quelle esistenti. In particolare, i due Paesi hanno concluso un grande progetto di gasdotto, già oggetto di discussione. Le società russe costruiranno un gasdotto di 1100 chilometri collegando Karachi a Lahore che sarà finanziato con un prestito di 2 miliardi di dollari da Mosca. La Russia s’è anche offerta di vendere gas al Pakistan e le prime esportazioni avrà inizio già nel 2016. È interessante notare che Mosca e Islamabad hanno dato grande impulso ai rapporti, mentre l'”amicizia blindata” Cina-Pakistan migliora qualitativamente.
In teoria, il Primo ministro indiano Narendra Modi con l’infame accordo sul Rafale, ne fornisce il contesto. La decisione di Modi sul Rafale dev’essere una brutta sorpresa per Mosca. I russi hanno pensato che l’accordo MMRCA sia stato abbandonato, prassi internazionale comune quando un offerente si ritrae dai termini dell’offerta. A dire il vero, Modi l’ha fatto e ha abbandonato l’accordo MMRCA, ma poi ha deciso di mantenere l’acquisto del Rafale comunque, presso il venditore, secondo una rinegoziazione diretta del prezzo e abbandonando la parte sul “Make in India”. Naturalmente, l’ABC dell’accordo sugli armamenti con l’India è stato ridisegnato. La Russia sarebbe svantaggiata nel competere con fornitori occidentali che hanno facile accesso (culturale) alle élite indiane e (con “contrattazioni” private) ai capi delle aziende e delle istituzioni della Difesa dell’India. Con tale predilezione spiccatamente favorevole verso i venditori occidentali delle élite indiane (che ultimamente accelerano sotto il governo Modi), la Russia non avrebbe alcuna ragione di continuare a legarsi le mani volontariamente e a trattenersi sulla cooperazione nella Difesa con il Pakistan. Ma i russi non hanno motivo di preoccuparsi di calpestare la sensibilità indiana. Francamente, a loro non potrebbe importare di meno di ciò che i russi fanno dei loro prodotti e se, probabilmente, i legami russo-pakistani nel campo militare avanzano, così fornendogli l’alibi per avere maggiore mano libera nell’accelerare ulteriormente la ricerca di rifornimenti in occidente, in particolare Stati Uniti; ciò che la potente grande industria indiana si aspetta dal governo Modi. (Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti spera di concludere ulteriori vendite di armi durante la visita a Delhi a maggio). In questo contesto, le osservazioni di Asif, che sottolineano che Russia e Pakistan sono sullo stesso lato del quadro mondiale contemporaneo e che Islamabad conta sull’equilibrio strategico globale fornito dalla Russia, assumono un immenso significato, dicendo cose che nessun leader indiano oserebbe articolare per paura di offendere gli Stati Uniti. Data la cultura dei media russi,va rilevato che i media ufficiali hanno evidenziato le osservazioni di Asif (qui, qui e qui).
In realtà, anche il ministro della Difesa iraniano Hossein Dehghan ha visitato Mosca la scorsa settimana, e secondo Tehran Times ha salutato la “corretta comprensione strategica della Russia secondo cui gli Stati Uniti non possono essere amici e partner affidabili“. È interessante notare che Dehghan ha continuato sottolineando la necessità di creare un fronte unito contro le “politiche espansionistiche” degli Stati Uniti. Nel frattempo, Mosca aveva anche rivelato la decisione di fornire il sistema di Difesa aerea S-400 alla Cina, che ne sarà il primo acquirente estero. L’S-400 è ampiamente valutato come sistema SAM ineguagliabile nella regione Asia-Pacifico. Anche in un altro caso, il Presidente Vladimir Putin firmava il decreto per la fornitura all’Iran del sistema di Difesa missilistico S-300. Se queste sono indicazioni di un nuovo modo di pensare a Mosca sulla cooperazione tecnico-militare con l’estero, la ragione va trovata negli imperativi della scena internazionale in rapida evoluzione (dove un riallineamento delle potenze regionali è in corso), così come nel bisogno della Russia di generare maggiore reddito dalle esportazioni di armi.

ipi-and-tapi-gas-pipeline-projectTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran vuole un “fronte di resistenza all’espansionismo degli USA”

Philippe Grasset, Dedefensa, 17 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
ob_238316_carte-iran-chine-russieLe notizie si collegano quando si tratta delle relazioni internazionali e strategiche che l’Iran vuole sviluppare dopo il pre-accordo sul nucleare di Losanna. Gli iraniani, come i russi con l’S-300 (14 aprile 2015), non aspettano l’accordo definitivo il prossimo giugno, se l’accordo sarà effettivamente firmato. (La valutazione generale è che la leadership iraniana sia sempre più profondamente scettica che a fine giugno l’accordo nucleare possa superare l’opposizione al Congresso degli Stati Uniti. Questo spiega, ovviamente, il corso illustrato da questi aggiornamenti). Il 16 aprile 2015, RT riferisce che il Ministro della Difesa iraniano Dehqan ha parlato a un simposio a Mosca su un accordo di difesa possibile tra Iran, Cina, India e Russia, concepito per contrastare la rete missilistica della NATO, costruita ufficialmente e grottescamente contro i missili balistici iraniani, soprattutto quelli nucleari mai esistiti e che l’accordo di Losanna è destinato ad impedire. Nel frattempo, la NATO ha detto che più che mai continuerà a costruire la rete BMDE, quindi i russi concludono ciò che gli sembrava evidente dal 2005 e cioè che la rete BMDE è diretta contro di loro. Dopo la dichiarazione al simposio, Dehqan ha incontrato il Ministro della Difesa russo Shojgu, facendo una dichiarazione che propone un incontro trilaterale Iran-Cina-Russia sulla questione della cooperazione generale per la sicurezza.
L’Iran ha annunciato la disponibilità a cooperare con Russia, Cina e India sulla questione dello scudo missilistico della NATO e minacce correlate, ha detto il capo del ministero della Difesa a Mosca. “Mi piacerebbe sostenere l’idea di sviluppare la cooperazione multiforme nella Difesa tra Cina, Iran, India e Russia per contrastare l’espansione verso est della NATO e l’installazione dello scudo antimissile in Europa”, ha detto Hossein Dehghan in una conferenza sulla sicurezza internazionale a Mosca. Poco dopo Dehghan è stato citato da RIA Novosti dire che Russia, Cina e Iran potrebbero avere colloqui tri-partito sulla difesa. “Abbiamo discusso alcuni aspetti della sicurezza regionale. E’ stata proposta una riunione trilaterale di Russia, Iran e Cina”, ha detto Dehghan dopo l’incontro con il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. Nonostante l’accordo sul programma nucleare di Teheran, gli Stati Uniti continuano con le loro installazioni della difesa antimissile in Europa. Sono dispiegati per la presunta minaccia percepita dell'”Iran nucleare”. Un pretesto che Mosca definisce “favola”. “La minaccia ai Paesi della NATO posta dalla proliferazione dei missili balistici, continua ad aumentare… il quadro sull’accordo del programma nucleare iraniano) non cambia questo fatto”, ha detto la portavoce della NATO Oana Lungescu a Sputnik”.
Abbiamo già visto il problema, o il problema che l’inversione del pre-accordo di Losanna pone sulla consistenza della retorica che giustifica lo sviluppo del BMDE (4 aprile 2015). Abbiamo visto la decisione russa di ripristinare il contratto con l’Iran sui missili S-300, con possibili conseguenze diplomatiche (14 aprile 2015). La proposta di Dehqan rientra nel quadro di queste due questioni. Si osservi che Dehqan passa da una proposta quadripartita (con l’India) a una tripartita (senza India); ciò non significa che l’India non sia interessata alla questione o abbia già rifiutato di prenderla in considerazione, ma che continua l’atteggiamento prudente sul problema, aderendo o meno a tali negoziati secondo le proprie analisi e la piega di questi negoziati se portano a conclusioni. Ciò che è notevole, naturalmente, è che il pre-accordo di Losanna libera l’Iran, ma anche altri partner potenziali (Russia compresa), alcuni dei quali del blocco BAO, essendo tutti neutrali o contrari (più probabile) al blocco BAO. “Il ritorno dell’Iran alla comunità internazionale“, cioè sotto la guida del blocco BAO, voluto dagli Stati Uniti, appare uno strano successo, trattandosi esattamente dell’opposto: l’Iran si volge, sulla questione essenziale e strategica della sicurezza militare, a una “comunità internazionale” opposta, se non antagonista, al blocco BAO. Da parte sua, inoltre, il blocco BAO, con la sovrana arroganza di far scattare sugli attenti l’Iran, di cui d’altronde i capi degli Stati membri (del blocco), in particolare gli Stati Uniti, sono terrorizzati dalla prospettiva del ritorno troppo veloce di questo Paese assolutamente sospetto e composto da barbari incivili in quanto non occidentali e non affrettandosi con l’Iran accontentandosi di alcuni contratti commerciali più o meno legittimi, viene completamente superato da russi e iraniani e pertanto dai Paesi a loro collegati. Peggio ancora, le varie iniziative sono già continuazioni (russi e iraniani già si attivando sul contratto degli S-300, che potrebbe portare a cose molto diverse rispetto a quelle inizialmente previste), che sviluppano il quadro fondamentale della sicurezza incentrandosi sul rifiuto del grande progetto strategico che è la rete del BMDE statunitense, divenuto della NATO per pura prossimità. In questo caso, non solo il blocco BAO accelera, ma si trova in posizione d’antagonismo con l’Iran, cioè in una situazione potenzialmente peggiore di quella che l’opponeva all’Iran sul nucleare. Qui il blocco BAO è completamente bloccato dal proprio racconto grottesco ispirato al Sistema, la cui cinghia di trasmissione del CMI (complesso militare-industriale) ha imposto lo sviluppo del BMDE. Tale sistema sarebbe volto a contrastare quei missili nucleari iraniani inesistenti (anche tramite il futuro accordo, se firmato); ma la NATO, come s’intende dalle varie dichiarazioni, conferma la dimostrazione che non vede alcun motivo per cambiare la politica di sviluppo del BMDE, perché in perfetta armonia con la stupidità dei casi e dell’argomento. Così afferma che non nulla è cambiato e tutto continua come prima. I russi possono affermare che la rete BMDE è volta contro di loro, e gli iraniani che la rete BMDE dimostra che il blocco BAO non disarma contro di loro. Per cui il risultato dell’avventura, a questo punto dell’accordo preliminare sul nucleare militare iraniano, eliminato in teoria, è avvicinare russi e iraniani (con i cinesi non lontano e in agguato) a una posizione comune sulla sicurezza anti-blocco BAO. Allora, possiamo e dobbiamo aggiungere una dichiarazione del ministro della Difesa iraniano. La proposta dell’incontro su questa alleanza provenga dall’Iran viene rafforzata per unicità e significato dalla presentazione fatta sul sito del gruppo iraniano PressTV. Non si tratta del BMDE che va contrastato, ma dell’atteggiamento generale, di un “fronte” da creare, un “fronte di resistenza contro l’espansionismo degli USA”. La retorica s’inasprisce… (PressTV 17 aprile 2015). “Il ministro della Difesa iraniano ha chiesto l’istituzione di un fronte unito contro l’espansionismo di Stati Uniti e alleati, descrivendolo come obbligatorio. Il Generale di Brigata Hossein Dehqani ha salutato la Russia che non si fida degli Stati Uniti, dicendo che Teheran e Mosca dovrebbero adottare politiche volte a sventare le minacce alla sicurezza che affrontano. “Sosteniamo la corretta comprensione strategica della Russia secondo cui il governo degli Stati Uniti non è amico o partner affidabile”, ha detto Dehqan in un incontro con il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. Dehqan, che si trovava nella capitale russa per partecipare alla quarta Conferenza sulla Sicurezza Internazionale di Mosca, ha anche salutato la posizione di Mosca che apprezza la necessità di creare un nuovo ordine mondiale. Il ministro della difesa russo, da parte sua, ha sollecitato l’espansione dei legami tra Teheran e Mosca, dicendo che le relazioni costruttive tra le due parti possono svolgere un ruolo importante nel garantire la stabilità regionale e globale”.
… Infatti, è strano ritorno dell’Iran nella “comunità internazionale” e sono bizzarre le previsioni di coloro che annunciavano che l’Iran non aspettasse che il consenso all’accordo del blocco BAO per correre tra le sue braccia. Mentre il Ministro Dehqan è per definizione un duro del governo iraniano, è pur sempre un ministro, quindi con il mandato di parlare a nome del governo. Ciò che dice non è altro che una dichiarazione di aperta resistenza alle azioni statunitensi in Europa e forse nel mondo. Il ritorno dell’Iran nella “comunità internazionale” avviene con irresistibile ritmo antiamericanista e antisistema.00-s-k-shoigu-russian-minister-of-defence-21-01-15Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi ha paura del cattivone S-300?

Eric Draitser New Eastern Outlook 16/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora Iran-Russia-China_MapL’ordine esecutivo emesso dal presidente russo Vladimir Putin, che toglie il divieto di esportazione dei sistemi d’arma in Iran, è stato accolto dalla tagliente condanna d’Israele e dall’ammonimento dagli Stati Uniti. Mentre Mosca deve ancora prendere una decisione definitiva su se e quando fornire i missili della difesa aerea S-300 all’Iran, che Teheran acquistò con un contratto del 2007 inadempiuto dalla Russia per l’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite, è chiaro che solo la possibilità segna un cambio significativo nella geopolitica regionale. Da un lato, le difese aeree iraniane sarebbero notevolmente aggiornate con un sistema d’arma avanzato come l’S-300 che, anche se non proprio nuovo, è ancora molto efficace nel difendere lo spazio aereo del Paese da un eventuale attacco israeliano o statunitense. D’altra parte, la possibile consegna degli S-300 è un passo simbolico verso l’integrazione dell’Iran nell’ampia architettura della sicurezza non-NATO che prende forma sotto la guida di Russia e Cina. Mentre i BRICS pongono la parola d’ordine del multipolarismo, la Shanghai Cooperation Organization (SCO) emerge quale alleanza militare, di sicurezza e d’intelligence, oltre ad essere un forum economico-politico per le relazioni sino-russe. La possibilità di fare aderire l’Iran all’alleanza sia partecipando ai vertici della SCO che con contratti militari e non, nonché altre forme di cooperazione, è uno spartiacque per l’Iran e il mondo non-occidentale. Se pochi anni fa, gli Stati Uniti e i loro alleati potevano dettare i termini delle relazioni tra l’Iran e gli altri Stati, oggi semplicemente non possono, accordo sul nucleare o no. Gli S-300 sono solo la punta dell’iceberg.

Cosa significa ciò per l’Iran e la regione
16611 In primo luogo, l’Iran ha la possibilità di avere, almeno in una certa misura, condizioni di parità a livello internazionale. Anche se non sono ancora chiare le specifiche dell’accordo concluso, compreso l’odioso regime di sanzioni e la misura in cui verranno effettivamente tolte, ciò che è certo è che l’Iran avrà un più ampio margine di manovra per perseguire la cooperazione economica con potenziali partner internazionali. Naturalmente, i vari propagandisti di Washington e Tel Aviv hanno colto l’opportunità di usare la mossa russa per revocare il divieto, come segnale della “disastrosa” politica di “appeasement” dell’amministrazione Obama. Commentando la decisione della Russia, il ministro degli affari strategici e dell’intelligence israeliano Yuval Steinitz ha detto che è, “Il risultato diretto della legittimità che l’Iran riceve dall’accordo nucleare che si prepara, e la prova che la crescita economica iraniana dopo la revoca delle sanzioni sarà sfruttata per armarsi e non per il benessere del popolo iraniano… Invece di chiedere all’Iran di desistere dalle attività terroristiche in Medio Oriente e nel mondo, gli è consentito dotarsi di armi avanzate che non faranno che aumentarne l’aggressività”. Tali osservazioni sono forse molto più rivelatrici di quanto Steinitz possa capire. L’ammissione palese nella dichiarazione è che Israele vede la crescita economica iraniana come sua vera minaccia (leggi egemonia d’Israele). In netta contraddizione con la propaganda sull’Iran che vuole “cancellare Israele dalla carta geografica”, Steinitz qui giustamente anche se forse inavvertitamente, ammette che il potenziale economico iraniano è ciò che ne fa una minaccia regionale. Mentre include gli obbligatori riferimenti alle “attività terroristiche” e all'”aggressione” iraniane, Steinitz illustra il pensiero dei pianificatori strategici israeliani che vedono nell’Iran un potenziale motore economico che attrae investimenti occidentali e non allo stesso modo, non ultimo quelli delle compagnie energetiche occidentali. Come Bloomberg ha osservato a fine marzo, alla vigilia dell’accordo quadro, “(l’Iran) emerge di nuovo come possibile premio per le compagnie petrolifere occidentali come BP, Royal Dutch Shell Plc, Eni SpA e Total SA. I cinesi potrebbero gareggiarvi, mentre le compagnie statunitensi più gravate da sanzioni ed eredità, saranno svantaggiate...” L’Iran è il primo premio… La dimensione delle risorse è molto interessante. “Da tale prospettiva, Stati Uniti e Israele sono i principali perdenti dell’accordo nucleare e all’Iran è permesso avere investimenti cruciali dai partner internazionali. Ma il problema non sono solo gli investimenti, perché se così fosse Israele e Stati Uniti potrebbero probabilmente controllare il discorso. Invece, la possibile consegna dalla Russia degli S-300 cambia i calcoli strategici di Washington e Tel Aviv, con la loro leva principale, la minaccia dell’uso della forza dagli attacchi aerei limitati alla guerra totale, notevolmente indebolita se non annullata. Infatti, mentre Steinitz e altri parlano di “armi avanzate che non faranno che aumentare l’aggressività (iraniana)“, sanno perfettamente che gli S-300 sono armi difensive la cui funzione è proteggere l’integrità dello spazio aereo di un dato Paese da missili e aerei. Così Israele e Stati Uniti sono molto più preoccupati di perdere il vantaggio strategico che non da qualche atteggiamento aggressivo dell’Iran. C’ ancora più da preoccuparsi per Stati Uniti e Israele, cioè l’Iran potrebbe avere maggiore cooperazione militare e tecnologica con la Russia, fornendo all’Iran la possibilità di fornire maggior sostegno materiale e tecnico a Siria e Hezbollah nella lotta contro SIIL e al-Qaida nella regione. Questo, naturalmente, sarebbe disastroso per l’agenda del cambio di regime di USA-NATO-GCC-Israele in Siria che, nonostante più di quattro anni di guerra terroristica orchestrata e sostenuta a livello internazionale, non mostra segni di capitolazione. Insomma, gli S-300 simbolicamente e concretamente altererebbero l’equilibrio di potere nella regione.

Il significato geopolitico
Bisogna stare attenti a non sottovalutare l’importanza della mossa della Russia. A parte l’importanza strategica evidente di tale sistema d’arma per un Paese assediato come l’Iran, vi è l’importanza simbolica internazionale. Secondo ogni indicazione Russia e Iran si avvicinano parecchio, come dimostra il recente accordo di cooperazione militare firmato dai ministri della Difesa dei due Paesi. Russia e Iran hanno numerosi interessi reciproci, dalle questioni relative al conflitto in Siria, a risorse e sicurezza nella regione del Caspio alle esportazioni energetiche sui mercati mondiali. Tali complesse questioni internazionali richiedono non solo una stretta collaborazione, ma una comprensione reciprocamente vantaggiosa in vari ambiti; precisamente ciò che preoccupa Stati Uniti e Israele soprattutto. Ma purtroppo per Washington e Tel Aviv, l’integrazione dell’Iran in un ordine multipolare non-occidentale è molto più profonda. Il potenziale emergente dall’ingresso dell’Iran nella SCO guidata da Russia-Cina muterebbe radicalmente l’equilibrio di potere in Asia, in particolare alla luce anche della crescente propensione di Pakistan e India a partecipare alla SCO. Un tale sviluppo potrebbe vedere un nuovo blocco di potenze asiatiche, comprendente le potenze economiche e militari di Cina e Russia, con l’emergente potenza economia dell’India e, in misura minore, del Pakistan: due potenze militari proprie. E’ evidente il grado di minaccia che tale alleanza rappresenta, per non parlare del contrappeso, per l’egemonia della NATO e i suoi vecchi ascari. Assieme all’emergere delle istituzioni economiche connesse con i BRICS, Banca di sviluppo dei BRICS e Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), che fornirebbero l’alternativa tanto necessaria a FMI e Banca mondiale dominati da USA-UE, i contorni di un nuovo ordine economico e militare diventano più evidenti. Mentre naturalmente tutti questi importanti sviluppi sono ben oltre la semplice revoca del divieto di esportare l’S-300 all’Iran, ne sono collegati. Infatti, con l’Iran che diventa partner militare e commerciale effettivo della Russia, s’integra nel sistema politico ed economico globale. Oggi può semplicemente essere un sistema missilistico di difesa, ma domani le possibilità sono illimitate. I pianificatori di Mosca e Teheran lo capiscono, così come quelli di Tel Aviv e Washington. Perciò gli S-300 sono molto più dei missili: sono il simbolo di un futuro multipolare.

image3Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City, fondatore di StopImperialism.org e editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

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