La linea rossa di Trump

Seymour M. Hersh, Die Welt, 25 giugno 2017 – Global ResearchIl 6 aprile il presidente degli Stati Uniti Donald Trump autorizzò l’attacco missilistico con i Tomahawk sulla base aerea di Shayrat nella Siria centrale, in rappresaglia a ciò che affermò esser stato un attacco con gas mortale del governo siriano due giorni prima, sulla città ribelle di Qan Shayqun. Trump emise l’ordine nonostante fosse stato avvertito dalla comunità d’intelligence statunitense che non aveva trovato alcuna prova che i siriani avessero usato un’arma chimica. L’intelligence disponibile chiarì che i siriani avevano colpito il sito di una riunione jihadista il 4 aprile utilizzando una bomba guidata fornita dai russi ed equipaggiata con esplosivi convenzionali. I dettagli dell’attacco, comprese le informazioni sui cosiddetti obiettivi di grande valore, furono forniti giorni prima dai russi ad ufficiali statunitensi ed alleati a Doha, la cui missione è coordinare le operazioni delle forze aeree siriane, russe, statunitensi ed alleate nella regione. Alcuni ufficiali statunitensi erano particolarmente afflitti dalla decisione del presidente d’ignorare le prove. “Niente di ciò aveva senso”, disse un funzionario ai colleghi a conoscenza della decisione di bombardare. “Sappiamo che non ci sono stati attacchi chimici… i russi sono furiosi. Sostengono che abbiamo intelligence autentica e sappiamo la verità… immagino che non gli importi se abbiamo scelto Clinton o Trump“. Poche ore dopo il bombardamento del 4 aprile, i media furono saturati da fotografie e video di Qan Shayqun. Le immagini di vittime morte e morenti, colpite da sintomi di avvelenamento da gas nervini, furono diffuse sui social media da attivisti locali, come i White Helmets, un gruppo di emergenza noto per la sua stretta collaborazione con l’opposizione siriana. La provenienza delle foto non era chiara e nessun osservatore internazionale aveva controllato il sito, ma l’immediato presupposto, popolare nel mondo, era che si trattasse dell’uso deliberato dell’agente nervino sarin autorizzato dal Presidente Bashar Assad della Siria. Trump sostenne tale assunzione emettendo una dichiarazione a poche ore dall’attacco, descrivendo le “azioni disgustose” di Assad come conseguenza della “debolezza e irresoluzione” dell’amministrazione Obama nell’affrontare ciò che affermò essere l’uso in passato di armi chimiche della Siria.
A dispetto di molti membri della sua squadra della sicurezza nazionale, Trump non cambiò idea dopo 48 ore di intense relazioni e decisioni. In una serie di interviste, appresi della totale disconnessione tra presidente e molti suoi consiglieri militari e d’intelligence, nonché ufficiali sul campo della regione, che avevano una diversa comprensione della natura dell’attacco della Siria a Qan Shayqun. Ebbi le prove di tale sconnessione, sotto forma di trascrizioni delle comunicazioni in tempo reale, subito dopo l’attacco siriano del 4 aprile. In un importante processo di pre-attacco conosciuto come de-conflitto, ufficiali statunitensi e russi forniscono regolarmente in anticipo i dettagli sulle rotte previste e le coordinate dei bersagli, per garantirsi che non vi sia alcun rischio di collisione o scontro accidentale (i russi parlano per conto dell’Esercito arabo siriano). Queste informazioni vengono fornite quotidianamente agli aerei di sorveglianza AWACS statunitensi che controllano i voli. Il successo e l’importanza del deconflitto può essere misurato dal fatto che non ci sia stata ancora una collisione, o addirittura avvicinamento tra i potenti cacciabombardieri supersonici statunitensi, alleati, russi e siriani. Gli ufficiali delle aeronautiche russa e siriana fornirono dettagliatamente il piano di volo attentamente pianificato da e per Qan Shayqun il 4 aprile, direttamente in inglese, ai monitor di deconflitto dell’aereo AWACS che pattugliava sul confine turco, 60 miglia o più a nord. Il bersaglio dei siriani a Qan Shayqun, condiviso con gli statunitensi a Doha, fu descritto come edificio di due piani a nord della città. L’intelligence russa condivisa, quando necessario, con Siria e Stati Uniti, nell’ambito della lotta comune ai gruppi jihadisti, aveva stabilito che nell’edificio doveva aver luogo una riunione di alto livello dei capi jihadisti, tra cui rappresentanti di Ahrar al-Sham e del gruppo affiliato ad al-Qaida già noto come Jabhat al-Nusra. I due gruppi avevano recentemente unito le forze e controllavano la città e l’area circostante. L’intelligence russa indicò l’edificio come centro di comando e controllo che ospitava un negozio di alimentari e altri locali commerciali al piano terra, con altri negozi di beni essenziali nelle vicinanze, tra cui uno di tessuti e uno di elettronica. “I ribelli controllano la popolazione controllando la distribuzione delle merci di cui la gente ha bisogno per vivere: cibo, acqua, olio, gas propano, fertilizzanti per coltivare i raccolti e insetticidi per proteggerli“, mi disse un consigliere della comunità d’intelligence statunitense che prestava servizio in posizioni di alto livello presso dipartimento della Difesa e Agenzia d’Intelligence Centrale. L’edificio era utilizzato come deposito per razzi, armi e munizioni, nonché prodotti da poter distribuire gratuitamente alla comunità, tra cui farmaci e decontaminanti a base di cloro per la pulizia dei corpi dei morti prima della sepoltura. Il luogo delle riunione, una base regionale, era al secondo piano. “Era il luogo d’incontro stabilito” disse il consigliere. “Un vecchio impianto che avrebbe avuto sicurezza, armi e un centro comunicazioni, dossier e mappe”.
I russi intendevano confermare l’intelligence e dispiegarono un drone per giorni sul sito per monitorarne le comunicazioni e sviluppare ciò che è noto nella comunità d’intelligence come POL, modello di vita. L’obiettivo era identificare chi entrava e usciva dall’edificio, e tracciare il traffico di armi, compresi razzi e munizioni. Una ragione del messaggio russo a Washington sull’obiettivo previsto era assicurare che qualsiasi risorsa o informatore della CIA che lavorasse nella direzione jihadista venisse avvertito di non partecipare alla riunione. Mi fu detto che i russi passarono l’avviso direttamente alla CIA. “Agivano correttamente“, disse il consigliere. I russi rilevarono che la riunione jihadista avveniva in un momento di pressione acuta sugli insorti: presumibilmente Jabhat al-Nusra e Ahrar al-Sham cercavano disperatamente una via nel nuovo clima politico. Negli ultimi giorni di marzo, Trump e due dei suoi aiutanti della sicurezza nazionale, il segretario di Stato Rex Tillerson e l’ambasciatrice all’ONU Nikki Haley, dichiararono che, come affermò il New York Times, la Casa Bianca aveva abbandonato l’obiettivo “di spingere Assad” a lasciare il potere, segnando una forte frattura dalla politica mediorientale guidata dall’amministrazione Obama per più di cinque anni”. Il segretario stampa della Casa Bianca Sean Spicer disse nel briefing del 31 marzo che, “c’è una realtà che dobbiamo accettare”, implicando che Assad sarebbe rimasto. I funzionari dell’intelligence russi e siriani, che coordinano le operazioni con i comandi statunitensi, chiarirono che l’attacco previsto su Qan Shayqun era speciale per via dell’obiettivo di alto valore. “Fu un cambiamento acuto. La missione era fuori dall’ordinario, ripulire i piani di volo, mi disse il consigliere. “Ogni ufficiale operativo nella regione”, dell’esercito, dei marines, dell’aeronautica, della CIA e dell’NSA, “doveva sapere che c’era qualcosa in corso. I russi diedero alla Siria una bomba guidata, una rarità. Sono tirchi con le bombe guidate e raramente le condividono con l’Aeronautica siriana. E i siriani assegnarono il loro miglior pilota alla missione, con il miglior gregario“. L’intelligence anticipata sul bersaglio, fornita dai russi, ebbe il valore più alto possibile nella comunità statunitense. L’ordine esecutivo che governa le operazioni militari statunitensi nel teatro, rilasciato dal presidente dei Capi di Stato Maggiore, dava le istruzioni che delimitano il rapporto tra le forze statunitensi e russe operanti in Siria. “È come un ordine di opzione, ecco a cosa sei autorizzato“, disse il consigliere. “Non condividiamo il controllo operativo con i russi. Non facciamo operazioni con loro o attività direttamente a sostegno di una delle loro operazioni. Ma il coordinamento è consentito. Ci teniamo in contatto su ciò che succede e nell’ambito di ciò avviene lo scambio reciproco d’intelligence. Se otteniamo un dato che possa aiutare i russi nella loro missione, questo è coordinamento; e i russi fanno lo stesso con noi. Quando abbiamo un suggerimento a proposito di un comando“, aggiunse il consigliere, riferendosi all’obiettivo di Qan Shayqun, “facciamo ciò che possiamo per aiutarli. Questo non era un attacco con armi chimiche“, disse il consigliere. “E’ una favola. Se è così, tutti i soggetti coinvolti nel trasferimento, caricamento puntamento dell’arma, che dovresti far apparire come bomba convenzionale da 250 kg, indosserebbero indumenti protettivi Hazmat in caso di fughe. Ci sarebbero poche possibilità di sopravvivenza senza tali equipaggiamenti. Il Sarin militare include additivi progettati per aumentarne tossicità e letalità. Ogni elemento è massimizzato per infliggere morte. Ecco perché viene prodotto. È inodore e invisibile e la morte può avvenire entro un minuto. Nessuna nuvola. Perché produrre un’arma da cui la gente può scappare?
L’obiettivo fu colpito alle 6:55 del 4 aprile, poco prima di mezzanotte a Washington. Una valutazione dei danni da bombe (BDA) da parte delle forze armate statunitensi, stabilì che calore e potenza della bomba siriana da 250 kg causò una serie di esplosioni secondarie che avrebbero generato un’enorme nuvola tossica che si diffuse sulla città, formata dal rilascio di fertilizzanti, disinfettanti ed altri beni immagazzinati nel seminterrato, il cui effetto fu ingrandito dalla densità del mattino, che bloccò i fumi al suolo. Secondo le stime dell’intelligence, disse il consigliere, l’attacco eliminò quattro capi jihadisti e un numero sconosciuto di autisti e addetti alla sicurezza. Non esiste un numero confermato di civili uccisi dai gas velenosi rilasciati dalle esplosioni secondarie, sebbene gli attivisti dell’opposizione parlassero di più di 80 morti e media come CNN di 92. Il team di Médecins Sans Frontières, che curò le vittime di Qan Shayqun in una clinica a 60 miglia a nord, riferì che “otto pazienti hanno mostrato sintomi, tra cui congestione, spasmi e defecazione involontaria, coerenti con l’esposizione ad un agente neurotossico come Sarin o simili“. MSF visitò anche altri ospedali che ricevettero le vittime e scoprì che i pazienti “odoravano di candeggina, suggerendo che fossero stati esposti al cloro“. In altre parole, le prove suggerivano che ci fosse più di una sostanza chimica responsabile dei sintomi osservati, cosa che non sarebbe avvenuta se la forza aerea siriana, come sottolineato degli attivisti dell’opposizione, avesse sganciato il Sarin, che non ha alcun potere cinetico o di scatenare esplosioni secondarie. La gamma dei sintomi tuttavia era coerente al rilascio di una miscela di sostanze chimiche, tra cui cloro e organofosfati utilizzati in molti fertilizzanti, che possono causare effetti neurotossici simili a quelli del Sarin. Internet entrò in azione in poche ore, e fotografie spaventose delle vittime inondarono reti televisive e youtube. L’intelligence statunitense fu incaricata di stabilire ciò che era accaduto. Tra le informazioni ricevute vi fu un’intercettazione delle comunicazioni siriane prima dell’attacco da parte di una nazione alleata. L’intercettazione, che ebbe un effetto particolarmente forte su alcuni aiutanti di Trump, non menzionò gas nervino o Sarin, ma un generale siriano che discuteva di un’arma “speciale” e la necessità di un pilota altamente qualificato per l’aereo d’attacco. Il riferimento, come capito dalla comunità d’intelligence statunitense, e non da molti aiutanti inesperti e famigliari di Trump, era a una bomba fornita dai russi con sistema di guida. “Se hai già deciso che è stato un attacco coi gas, allora inevitabilmente leggerete il discorso su un’arma speciale come bomba con il sarin“, disse il consigliere. “I siriani programmarono l’attacco su Qan Shayqun? Assolutamente. Abbiamo le intercettazioni per dimostrarlo? Assolutamente. Avevano intenzione di usare Sarin? No. Ma il presidente non ha detto: ‘Abbiamo un problema, guardiamo’. Voleva bombardare merda sulla Siria”.
All’ONU il giorno successivo, l’ambasciatrice Haley fece sensazione sui media mostrando le fotografie dei morti e accusò la Russia di essere implicata. “Quanti altri bambini devono morire prima che la Russia si preoccupi?” Chiese. NBC News, in un report tipico di quel giorno, citò funzionari statunitensi confermare che il gas nervino era stato utilizzato e Haley collegò l’attacco direttamente al Presidente siriano Assad. “Sappiamo che l’attacco di ieri è stata una nuova bassezza anche per il barbaro regime di Assad“, disse. C’era dell’ironia nella corsa statunitense ad incolpare la Siria e criticare la Russia per il sostegno alla Siria, che negava qualsiasi uso di gas a Qan Shayqun, come fecero l’ambasciatrice Haley e altri a Washington. “Quello che non sa la maggior parte degli statunitensi“, disse il consulente, “è che se ci fosse stato un attacco con gas nervoso siriano autorizzato da Bashar, i russi sarebbero stati 10 volte più sconvolti di chiunque in occidente. La strategia della Russia contro lo SIIL, che implica la cooperazione statunitense, sarebbe stata distrutta, e Bashar avrebbe fatto incazzare la Russia con conseguenze sconosciute per lui. Bashar lo farebbe? Quando è in procinto di vincere la guerra? Ma scherzate?” Trump, un costante telespettatore di notiziari televisivi, affermò, mentre re Abdullah di Giordania gli era seduto accanto nell’ufficio ovale, che ciò che era successo era “orribile, orribile” e “un terribile danno all’umanità“. Cambiando politica verso il governo Assad, disse: “Vedrete“. Suggerendo la risposta alla successiva conferenza stampa con re Abdullah: “Quando uccidi bambini inermi, bambini inermi, neonati, con un gas chimico così letale… attraversi molte, molte linee, oltre la linea rossa… L’attacco contro i bambini di ieri ha avuto un grosso impatto su di me. Grande impatto… è molto, molto possibile… che il mio atteggiamento verso Siria e Assad sia cambiato molto“. Poco dopo aver visto le foto, disse il consigliere, Trump istruì l’apparato della difesa nazionale di pianificare la ritorsione contro la Siria. “L’ha fatto prima di parlare con chiunque. I pianificatori poi chiesero a CIA e DIA se c’era qualche prova che la Siria avesse depositato Sarin in un aeroporto vicino o da qualche parte nella zona. I loro militari dovevano averlo da qualche parte nella zona da bombardare con esso“. “La risposta fu: “Non abbiamo alcuna prova che la Siria abbia o usi Sarin“, mi disse il consigliere. “La CIA gli disse anche che non esiste alcun carico residuo di Sarin a Shayrat (la base da cui il cacciabombardiere Su-24 siriano decollò il 4 aprile) e Assad non aveva alcun motivo per commettere un suicidio politico“.
Tutti gli interessati, tranne forse il presidente, capirono che un team altamente qualificato delle Nazioni Unite aveva passato più di un anno, dopo il presunto attacco col Sarin nel 2013 in Siria, a rimuovere ciò che si diceva fossero tutte le armi chimiche da una dozzina di depositi di armi siriani.
A questo punto, disse il consigliere, i pianificatori della sicurezza nazionale del presidente ne furono più che tristi: “Nessuno conosceva la provenienza delle fotografie. Non sapevamo chi erano i bambini o come fossero feriti. Il Sarin in realtà è molto facile da rilevare perché penetra la vernice e tutto quello che dovresti fare è ottenere un campione di vernice. Sapevamo che c’era una nuvola e sapevamo di persone ferite. Ma non puoi saltare lì certo che Assad abbia nascosto il Sarin all’ONU perché voleva usarlo a Qan Shayqun”. L’intelligence chiarì che un cacciabombardiere Su-24 aveva usato un’arma convenzionale per colpire l’obiettivo: non c’era nessuna testata chimica. Eppure era impossibile che gli esperti persuadessero il presidente di questa cosa, una volta che l’aveva assunta. “Il presidente vide le fotografie di bambini avvelenati e dichiarò che era opera di Assad“, disse il consigliere. “È tipico della natura umana. Salti alla conclusione che vuoi. Gli analisti dell’intelligence non discutono con un presidente. Non hanno intenzione di dire al presidente, “se interpretate i dati in questo modo, mi dimetto“. I consiglieri della sicurezza nazionale capirono il loro dilemma: Trump voleva rispondere all’offesa all’umanità commessa dalla Siria e non voleva esserne dissuaso. Avevano a che fare con un uomo che consideravano non offensivo o stupido, ma di cui le limitazioni quando si parla di decisioni sulla sicurezza nazionale sono gravi. “Tutti quelli vicino ne riconoscono la propensione ad agire precipitosamente quando non conosce i fatti“, disse il consigliere. “Non legge niente e non ha una vera cultura storica. Vuole presentazioni verbali e fotografie. È uno che rischia. Può accettare le conseguenze di una cattiva decisione nel mondo degli affari; perderà solo dei soldi. Ma nel nostro mondo, vite vengono perse e ci sarà un danno a lungo termine per la nostra sicurezza nazionale se sbagliasse puntata. Gli fu detto che non avevamo prove del coinvolgimento siriano, eppure Trump disse: “Fatelo”.
Il 6 aprile, Trump convocò una riunione dei funzionari della sicurezza nazionali presso il suo resort Mar-a-Lago in Florida. L’incontro non fu su decidere cosa fare, ma come farlo meglio o, come alcuni volevano, fare il minimo e accontentare Trump. “Il capo sapeva prima della riunione che non avevano l’intelligence, ma non era questione“, disse il consigliere. “La riunione era su: “Ecco cosa farò”, e poi furono avanzate le opzioni“. L’intelligence disponibile non era rilevante. Il più esperto al tavolo era il segretario alla Difesa James Mattis, un ex-generale dei marines che aveva il rispetto del presidente e capiva, forse, quanto rapidamente potesse ripensarci. Mike Pompeo, direttore della CIA, la cui agenzia aveva sempre dichiarato di non avere prove su una bomba chimica siriana, non era presente. Il segretario di Stato Tillerson era ammirato per la volontà di lavorare molto e l’avida lettura di cablo e rapporti diplomatici, ma non sapeva molto di guerra e bombardamenti. I presenti erano confusi, disse il consigliere. “Il presidente fu emotivamente energizzato dal disastro e voleva le opzioni“. Ne ottenne quattro, in ordine di estremità. L’opzione uno era non fare nulla. Tutti i presenti, disse il consigliere, capirono che non andava. L’opzione due era un buffetto: bombardare una base aerea in Siria, ma solo dopo aver avvisato i russi e, attraverso loro, i siriani, per evitare troppe vittime. Alcuni dei pianificatori la chiamarono “opzione gorilla”: gli USA avrebbe fatto occhiatacce e battuto il petto per spaventare e dimostrare determinazione, ma causando pochi danni significativi. La terza opzione era l’attacco presentato a Obama nel 2013 e che alla fine non accettò. Il piano richiedeva il massiccio bombardamento dei principali aeroporti e centri di comando siriani usando velivoli B1 e B52 decollati dalle basi negli USA. Opzione quattro: “decapitazione“: rimuovere Assad bombardandone il palazzo a Damasco, la rete di comando e tutti i bunker sotterranei in cui poteva ritirarsi in caso di crisi. “Trump escluse subito l’opzione uno“, disse il consigliere, e l’assassinio di Assad non fu mai considerato. “Ma disse in sostanza: “Voi siete l’esercito e voglio un’azione militare”. Il presidente fu anche inizialmente contrario all’idea di avvertire i russi prima dell’attacco, ma accettò con riluttanza. “Gli demmo l’opzione Goldilocks. Non troppo calda, non troppo fredda, ma giusta“. La discussione ebbe i suoi momenti bizzarri. Tillerson chiese nel meeting di Mar-a-Lago perché il presidente non poteva semplicemente chiamare i bombardieri B52 e polverizzare la base aerea. Gli fu detto che i B52 erano molto vulnerabili ai missili antiaerei (SAM) nell’area e che impiegandoli avrebbero avuto bisogno di fuoco di soppressione che poteva uccidere alcuni soldati russi. “Cos’è?” chiese Tillerson. Beh, signore, Le è stato detto, significa che dovremmo distruggere i siti dei SAM lungo la rotta dei B52, che sono occupati dai russi, e affronteremmo una situazione molto più difficile. “La lezione qui fu: grazie a Dio per i militari alla riunione“, disse il consigliere. “Hanno fatto il meglio che poterono quando ebbero davanti una decisione già presa“.Cinquantanove missili Tomahawk furono lanciati da due cacciatorpediniere della Marina Militare statunitense in servizio nel Mediterraneo, Ross e Porter, contro la base aerea di Shayrat vicino la città governativa di Homs. L’attacco non fu il successo sperato, dati i minimi danni. I missili hanno una testata leggera, circa 100 kg di HBX, versione moderna del TNT militare. I serbatoi di benzina dell’aeroporto, obiettivo primario, furono polverizzati, secondo il consigliere, innescando un enorme incendio e nuvole di fumo che interferirono con il sistema di guida dei missili seguenti (il consigliere qui mente spudoratamente. NdT). 24 missili mancarono il bersaglio e solo alcuni colpirono effettivamente un hangar, distruggendo nove aeromobili siriani (solo tre, NdT), molti meno di quanto sostenuto dall’amministrazione Trump. Mi fu detto che alcuno di essi fosse operativo: tali aerei danneggiati sono ciò che l’aeronautica chiama regine degli hangar. “Erano agnelli sacrificali” disse il consigliere. La maggior parte del personale e i velivoli operativi furono trasferiti nelle basi vicine ore prima del raid. Le due piste e i parcheggi, che erano stati presi di mira, furono riparati e riattivati dopo otto ore. Tutto sommato, fu poco più di un costoso spettacolo di fuochi d’artificio. “Fu uno spettacolo solo per Trump, dall’inizio alla fine”, disse il consigliere. “Alcuni dei consiglieri della sicurezza nazionale del presidente ritennero la missione una decisione negativa minima e prescritta dall’obbligo di esecuzione. Ma non credo che la gente della sicurezza nazionale permetterà di non fermare un’altra decisione negativa e se Trump avesse adottato l’opzione tre, ci sarebbero state dimissioni immediate“. Dopo la riunione, con i Tomahawk in volo, Trump parlò alla nazione da Mar-a-Lago e accusò Assad di usare il gas nervino per soffocare “la vita di uomini, donne e bambini impotenti. Fu una morte lenta e brutale per tanti… Nessun figlio di Dio dovrebbe mai subire tale orrore“. I giorni seguenti furono i più riusciti del presidente. Gli USA si unirono intorno al comandante in capo, come sempre nei tempi di guerra. Trump, che aveva lanciato la campagna elettorale come sostenitore della pace con Assad, bombardava la Siria 11 settimane dopo il giuramento e fu acclamato da repubblicani, democratici e media. Un prominente anchorman televisivo, Brian Williams di MSNBC, usò la parola “belle” per descrivere le immagini dei Tomahawk lanciati dal mare. Parlando alla CNN, Fareed Zakaria dichiarò: “Penso che Donald Trump sia diventato presidente degli Stati Uniti“. La rassegna dei primi 100 giornali statunitensi mostrava che 39 di essi pubblicarono editoriali a sostegno del bombardamento, tra cui New York Times, Washington Post e Wall Street Journal. Cinque giorni dopo, l’amministrazione Trump radunò i media nazionali per un briefing sull’operazione siriana, condotto da un alto funzionario della Casa Bianca che non va identificato. Il concetto del briefing era che il rifiuto netto e persistente della Russia sull’uso qualsiasi del Sarin nel bombardamento di Qan Shayqun era una menzogna perché il presidente Trump aveva detto che il Sarin era stato utilizzato. Tale affermazione, che non fu contestata da nessuno dei giornalisti presenti, divenne causa di ulteriori critiche:
La continua menzogna dell’amministrazione Trump sull’utilizzo di Sarin da parte della Siria provoca la diffusa convinzione nei media e nel pubblico statunitensi che la Russia fosse coinvolta nella disinformazione e campagna di copertura della Siria.
Le forze militari russe erano schierate sulla base aerea siriana di Shayrat (come in tutta la Siria), sollevando la possibilità che la Russia avesse notato in anticipo la volontà della Siria di usare il Sarin a Qan Shayqun e non fece nulla per fermarla.
L’uso del Sarin e la difesa della Russia dell’impiego suggeriva che la Siria avesse scorte dell’agente nervino, sottratte al gruppo di disarmo delle Nazioni Unite che passò gran parte del 2014 verificando e rimuovendo tutti gli agenti da guerra chimica dichiarati dai 12 depositi di armi chimiche siriane, sulla base dell’accordo tra amministrazione Obama e Russia dopo il presunto, ma non ancora dimostrato, impiego del Sarin l’anno prima contro un ridotto dei ribelli in un sobborgo di Damasco.
Il relatore, a suo merito, fu attento ad usare le parole “pensare”, “suggerire” e “credere” almeno 10 volte durante l’intervento di 30 minuti. Ma disse anche che il briefing si basava su dati declassificati dai “nostri colleghi della comunità di intelligence“. Ciò che non disse e forse non sapeva, era che gran parte delle informazioni classificate nella comunità indicava che la Siria non aveva usato il Sarin nel bombardamento del 4 aprile. La stampa mainstream rispose nel modo in cui la Casa Bianca sperava: le storie che attaccavano la presunta copertura della Russia dell’uso del Sarin della Siria dominarono le notizie e molti media ignorarono i molteplici avvertimenti del relatore. C’era la sensazione di una nuova guerra fredda. Il New York Times, ad esempio, primo quotidiano degli USA, pose il seguente titolo: “La Casa Bianca accusa la Russia di coprire la Siria nell’attacco chimico”. Il Times notava la smentita russa, ma ciò che fu descritto dal relatore come “informazioni declassificate” divenne improvvisamente “rapporto d’intelligence declassificato”. Tuttavia, non c’era alcuna relazione formale dell’intelligence che affermasse che la Siria aveva usato il Sarin, ma semplicemente un “sommario basato su informazioni declassificate sugli attacchi“. La crisi scomparve a fine di aprile, quando Russia, Siria e Stati Uniti decisero di annichilire le milizie di SIIL e al-Qaida. Alcuni di coloro che lavorarono sulla crisi, tuttavia, continuano a preoccuparsi. “Salafiti e jihadisti hanno ottenuto tutto ciò che volevano dalla loro ipotesi fasulla sul gas nervino siriano“, mi disse il consigliere della comunità d’intelligence statunitense, riferendosi all’acuirsi delle tensioni tra Siria, Russia e USA. “La questione è cosa succede se ci sarà un altro attacco sotto falsa bandiera accreditato contro la Siria? Trump ha aperto le porte e si è messo in un angolo con la decisione di bombardare. E non pensiate che costoro non pianifichino il prossimo attacco sotto falsa bandiera. Trump non avrà altra scelta se non bombardare di nuovo, e di più. Non sa ammettere di aver commesso un errore“.
La Casa Bianca non ha risposto a domande specifiche sul bombardamento di Qan Shayqun e l’aeroporto di Shayrat. Queste domande furono inviate via e-mail alla Casa Bianca il 15 giugno e non hanno mai avuto risposta.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Abbiamo un fottuto problema”

Seymour M. Hersh, Welt 25.06.2017

I funzionari dell’intelligence dubitavano dell’asserito attacco con il Sarin a Qan Shayqun. Welt am Sonntag presenta le mote della chiacchierata tra un consulente della sicurezza e un soldato statunitense in servizio in una base della regione. La conversazione fu fornita a Seymour Hersh. Si tratta di un consulente della sicurezza e di un soldato in servizio in una base operativa sugli eventi di Qan Shayqun. Le abbreviazioni sono: soldato statunitense (SS) e consigliere per la sicurezza (CS). Welt am Sonntag conosce la posizione del dispiegamento. Per motivi di sicurezza, alcuni dettagli delle operazioni militari sono stati omessi.6 aprile 2017
Soldato statunitense: abbiamo un fottuto problema.
Consigliere per la sicurezza: Cos’è successo? Trump ignora l’Intelligence e cerca di colpire i siriani? Stiamo infastidendo i russi?

SS: Va male… Le cose si aggravano.
CS: Non è possibile che tu non abbia visto la conferenza stampa di ieri di Trump. S’è bevuto la storia dei media senza chiedere di vedere l’intelligence. Probabilmente i nostri asini saranno battuti dai russi. È fottutamente pericoloso. Dove sono gli adulti, dannazione? La mancanza del comando nel dire al Presidente la verità, se vuole ascoltarla o meno, passerà alla storia come uno dei nostri momenti peggiori.

SS: Non lo so. Nulla di ciò ha senso. Sappiamo che non ci sono stati attacchi chimici. I siriani hanno colpito un deposito di armi (legittimo bersaglio militare) e ci sono stati danni collaterali. Questo è tutto. Non hanno effettuato alcun tipo di attacco chimico. E ora istighiamo un grosso lancio di TLAM (Tomahawk) sul loro culo.
SA: Per tutto il tempo c’è stato un piano occulto. Si tratta di provare ad attaccare, in ultima analisi, l’Iran. La gente intorno a Trump non capisce che i russi non sono una tigre di carta e che hanno una capacità militare maggiore della nostra.

SS: Non so cosa vogliano i russi. Potrebbero ritornarsene e lasciare che i siriani difendano i propri confini, o potrebbero offrire una sorta di tiepido sostegno, o spararsi dallo spazio aereo e piombare in Iraq. Sinceramente non so cosa aspettarmi. Ma sento che tutto è possibile. Il sistema di difesa aerea russo è in grado di eliminare i nostri TLAM. È un grosso problema… abbiamo ancora tutti i sistemi attivi…
CS: Hai ragione. La Russia non intende starsene in panciolle.

SS: Chi istiga? Votel (Generale Joseph L. Votel, Comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, nota del redattore)?
CS: Non lo so. Qualcuno di grosso però… è un grosso problema.

SS: deve essere il POTUS. Quelli (i russi) valutano le opzioni. Vi sono indicazioni che saranno sostenitori passivi della Siria e non impegneranno i loro sistemi a meno che i loro mezzi non siano minacciati… in altre parole, il cielo è limpido.

7 aprile 2017
CS: Cosa fanno o dicono i russi. Ho ragione a pensare che abbiamo inflitto pochi danni a Russia o Siria?
SS: Non abbiamo colpito una dannata cosa, per fortuna. Hanno ritirato tutti i loro aerei e personale. In sostanza gli abbiamo concesso un spettacolo con fuochi d’artificio molto costosi. Sapevano dove erano le navi e seguirono tutto l’attacco, dal lancio all’obiettivo. I russi sono furiosi. Affermano che abbiamo la vera intelligence e sappiamo la verità sull’attacco al deposito di armi. Hanno ragione. Immagino che davvero non gli importi se abbiamo eletto Clinton o Trump. Fanculo. Nessuno parla della vera ragione per cui siamo in Iraq e Siria, in primo luogo. La missione è fottuta adesso.

CS: Qualcuno dei tuoi colleghi è incazzato o tutti continuano dicendo che va tutto bene.
SS: È un manicomio… l’abbiamo anche detto ai russi un’ora prima dell’impatto. Ma sapevano chiaramente che stava per accadere. Oh, naturalmente. Ora la Fox dice che abbiamo scelto di colpire la base aerea siriana perché da lì erano stati lanciati gli attacchi chimici. Grande. Non riesco a sentire questa merda.

CS: Devono. Voglio dire, devono farlo.
AS: È un fottuto male.

CS: Amen!!!

8 aprile 2017
SS: I russi sono estremamente ragionevoli. Nonostante i notiziari, ancora cercano di ridurre il conflitto e di coordinare la campagna aerea.
CS: Non credo che la Russia sappia ancora quanto Trump sia pazzo. E non credo che capiscano quanti danni i russi ci possano fare.

SS: Dimostrano una freddezza straordinaria e sono stati incredibilmente calmi. Sembrano per lo più interessati a ridimensionare il tutto. Non vogliono perdere il nostro sostegno nel distruggere lo SIIL.
CS: Ma ho la sensazione che stiano semplicemente tentando questo approccio da sempre, da quando credono possa funzionare. Se continuiamo con l’attuale atteggiamento aggressivo, reagiranno.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bloccati ad al-Tanaf, i militari USA riconoscono la sconfitta

Moon of Alabama 25 giugno 2017Le forze armate statunitensi, per ora, hanno rinunciato ad occupare la Siria sudorientale. Recenti note alla conferenza stampa del dipartimento della Difesa riconoscono la sconfitta dei piani originali. Riprendiamo: i militari statunitensi avevano occupato il valico di frontiera di al-Tanaf tra Siria e Iraq, 12 chilometri ad est del triangolo di confine tra Siria e Iraq. La strada economicamente importante tra Damasco e Baghdad attraversa al-Tanaf. Quando le forze governative siriane si avvicinarono ad al-Tanaf, le forze statunitensi le bombardarono dichiarando unilateralmente la “zona di deconflitto”, ossia il territorio occupato attorno alla stazione. Il piano statunitense doveva interrompere ogni collegamento tra le regioni siriane ad ovest e l’Iraq ad est, avanzando a nord da al-Tanaf fino alla valle dell’Eufrate, verso Dayr al-Zur. Neoconservatori e propagandisti sionisti affermarono che era necessario spezzare la “mezzaluna sciita” che avrebbe collegato l’Iran al Libano attraverso Iraq e Siria. Le forze statunitensi avrebbero interrotto il sostegno iraniano ad Hezbollah che difende il Libano dalle incursioni israeliane. Ma la “mezzaluna sciita” non era che un’idea. I rifornimenti dell’Iran ad Hezbollah non sono mai dipesi da un solo collegamento territoriale. La connessione a “mezzaluna” non fu interrotta quando l’Iraq era occupato dagli USA o lo SIIL dominava la zona. Il piano reale degli USA era molto più grande, controllare un corridoio sunnita dal confine saudita-iracheno, nella provincia di Anbar nell’Iraq occidentale, attraverso la Siria sudorientale e la Siria nordorientale occupata dai curdi fino alla Turchia. Questo era il piano del “principato salafita” indicato da un documento dell’intelligence della difesa del 2012.Le forze siriane (rosse), con il sostegno iracheno, hanno sabotato i piani statunitensi collegando la Siria occidentale al confine iracheno-siriano a nord di al-Tanaf (blu), incontrando le forze irachene alleate al confine a nord-est di al-Tanaf e avanzando a nord-est lungo il confine verso Abu Qamal e la valle dell’Eufrate.
Il comando russo ha detto agli Stati Uniti che qualsiasi attacco a queste forze sarebbe un atto ostile che verrebbe punito severamente. Per chiarire la cosa, l’Iran lanciava missili a media gittata dal territorio iraniano sullo Stato islamico in Siria. I russi lanciavano missili da crociera dal Mediterraneo su obiettivi simili. Il messaggio era che il piccolo contingente statunitense da al-Tanaf sarebbe stato spazzato via se i militari statunitensi avessero continuato a ostacolare le forze siriane. Nel frattempo le Unità di mobilitazione popolari (PMU) provenienti dall’Iraq, alleate della Siria, si avvicinavano ad al-Tanaf da sud. Le forze statunitensi non hanno dove andare se non a casa. Come scrivemmo il 13 giugno, ‘Siria, la fine della guerra è ora in vista’: “I piani statunitensi in Siria meridionale, occidentale ed orientale sono falliti. A meno che l’amministrazione Trump non sia disposta ad investire altre importanti forze ed avviare apertamente e contro il diritto la guerra a governo siriano ed alleati, la situazione viene contenuta. Le forze siriane libereranno tutti territori a sud, attualmente occupati dai vari fantocci statunitensi ed altri gruppi terroristici. Tutte le recenti provocazioni dagli Stati Uniti non hanno impedito i piani del governo siriano e l’avanzata su Dayr al-Zur”.
In una piccola conferenza stampa, i militari statunitensi praticamente riconoscevano la sconfitta dei loro piani: “Washington (AP) – La coalizione militare statunitense che combatte lo Stato islamico accoglierà uno sforzo concertato di governo siriano e forze partner, sostenute dall’Iran, per sconfiggere lo SIIL nelle rimanenti fortificazioni in Siria orientale, dichiarava un portavoce statunitense. Il colonnello dell’esercito Ryan Dillon, portavoce della coalizione, ha detto ai giornalisti al Pentagono che l’obiettivo degli Stati Uniti è sconfiggere lo SIIL ovunque sia. Se altri, come il governo siriano e i suoi alleati iraniani e russi, vogliono combattere gli estremisti, allora “non abbiamo assolutamente alcun problema”, aveva detto parlando da Baghdad”.
Dalla trascrizione della conferenza stampa:
D: (…) Che minaccia potenziale dalle milizie sostenute dall’Iran e dalle forze del regime continuano a rappresentare per le sue forze e forze partner nell’area al-Tanaf – Abu Qamal?
Col. Dillon: Beh, il regime siriano sembra che faccia uno sforzo concertato per entrare nelle aree occupate dallo SIIL. E se mostra di poterlo fare, non sarà negativo. Siamo qui per combattere lo SIIL come coalizione, ma se altri vogliono combattere lo SIIL e sconfiggerlo, allora non abbiamo assolutamente alcun problema. E se avanzano verso est su Abu Qamal e Dayr al-Zur, noi, fin quando possiamo ridurre le tensioni e assicurarci di poter concentrarci su ciò che facciamo senza incidenti strategici con il regime o le forze pro-regime o i russi, allora ne saremo perfettamente soddisfatti”. Successivamente il portavoce riconosceva anche che le forze ad al-Tanaf sono molto limitate nei movimenti: “…se il regime avanza in una zona presso Abu Qamal, allora limiteremo per quanto possibile i pattugliamenti (da al-Tanaf) con le forze dei nostri partner”. Dopo chiariva ancora il punto, e in modo ancor più netto, al-Tanaf è inutile e l’Esercito arabo siriano è libero di fare ciò che fa: “Col. Dillon: Quello che dicevo è che, fuori dall’area di al-Tanaf, addestravamo le forze dei nostri partner per combattere lo SIIL, se vicino alla zona. Sapete, ora che il regime avanza, e in qualche modo significativo, avanza, come sembra, verso Abu Qamal e forse Dayr al-Zur, se vuole combattere lo SIIL ad Abu Qamal e può farlo, allora questo sarà benvenuto. Noi, come coalizione, non occupiamo territori. Ci occupiamo di eliminare lo SIIL, e questo è ciò che vogliamo fare. E se il regime siriano vuole farlo e riprende lo sforzo concertato e dimostra che fa proprio questo ad Abu Qamal o Dayr al-Zur o altrove, significa che non dovremmo farlo noi in quei luoghi. Quindi suppongo che, come sto dicendo, ad al-Tanaf continueremo ad addestrare le forze dei nostri partner. Continueremo a pattugliare l’aerea di al-Tanaf nel deserto di Hamad. Ma se il nostro accesso ad Abu Qamal viene chiuso perché c’è il regime, va bene”.
Novità: il Pentagono e, ancor più i comandanti degli Stati Uniti in Medio Oriente hanno finalmente riconosciuto i fatti fondamentali della vita. Non c’è modo che il governo siriano ed alleati lascino che gli Stati Uniti occupino la Siria sudorientale o il Paese, compresa la guarnigione siriana di Dayr al-Zur attualmente circondata dalle forze islamiste. L’Esercito arabo siriano ed alleati libereranno Dayr al-Zur e tutta la valle dell’Eufrate. L’esercito statunitense l’ha riconosciuto. Ci sarà qualche sconvolgimento e grida tra i neoconservatori, ma dubito che questa decisione sia rovesciata o che si tratti di un imbroglio. Non c’è semplicemente alcun valore strategico per gli Stati Uniti nell’occupare la Siria sudorientale e nel volerla difenderla contro la decisa resistenza di potenti forze contrarie.
Congratulazioni alla Siria e ai suoi alleati. Questa battaglia è per ora vinta.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una linea nella steppa: la NATO incontra una SCO ampliata

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 19.06.2017Mentre i capi della NATO si congratulano per l’adesione del piccolo Montenegro, la forza di controbilanciamento della NATO ad est ha accolto a pieno titolo India e Pakistan. Mentre la bandiera del Montenegro è stata sollevata presso la sede della NATO a Bruxelles, le bandiere della democrazia più popolosa del mondo e della terza popolazione musulmana, India e Pakistan, sono state sollevate presso la sede a Pechino dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO). L’allargamento della SCO ha effettivamente neutralizzato la marcia a lungo attesa della NATO verso est, con l’intenzione d’inglobare gli Stati ex-sovietici dell’Asia centrale. L’ampliamento della SCO segnala anche la fine del sogno dei neoconservatori del “nuovo secolo americano” che domina l’intero pianeta e anche lo spazio. Il 21esimo secolo sarà un “nuovo secolo euroasiatico” con Stati Uniti, Gran Bretagna, Unione europea e NATO emarginati, osservatori anemici che si contendevano il centro di un potere globale che si sposta verso la massa terrestre eurasiatica.
Nel 1904, Halford Mackinder scrisse un articolo profetico, intitolato “Il Perno Geografico della Storia”, presentando ciò che chiamò “la teoria dell’Heartland” geopolitico. L’“Heartland” di Mackinder comprende Asia, Europa e Africa, che chiamò “Isola-Mondo”. Nel 1919, Mackinder osservò che qualunque potenza controllasse l’Isola-Mondo avrebbe anche controllato il Mondo. “Chi controlla l’Europa orientale controlla l’Heartland; chi controlla l’Heartland controlla l’Isola-Mondo; chi controlla l’Isola-Mondo, controlla il Mondo”. Mackinder descrisse Gran Bretagna e Giappone come “isole off-shore” dell’Isola-Mondo. Le “Isole Periferiche” erano le Americhe e l’Australia. L’espansione della SCO con l’adesione di India e Pakistan e altre nazioni eurasiatiche che bussano alla porta dell’organizzazione, realizza l’Isola-Mondo di Mackinder quale evento fondamentale che eliminerà il dominio unipolare mondiale di Stati Uniti ed alleati. India e Pakistan, pur non andando d’accordo hanno deciso di mettere da parte le differenze, riconoscendo che l’allineamento a Cina e Russia nella SCO è preferibile a un’alleanza dubbia con gli Stati Uniti. Per la Cina, indiani e pakistani nella SCO sono un importante impulso all’Iniziativa della Via della Seta, conosciuta anche come progetto “One Belt, One Road” per la realizzazione di nuovi collegamenti autostradali, ferroviari e marittimi con i Paesi di tutto il mondo. La prospettiva è che grandi autostrade trans-himalayane e collegamenti ferroviari tra la Cina e il subcontinente indiano siano la spinta alle economie di India e Pakistan che riduca le differenze religiose sul controllo del Kashmir a favore di un’intesa e una più stretta cooperazione economica. Secoli di guerre religiose tra cattolici e protestanti nell’Irlanda del Nord finirono dopo che Irlanda e Irlanda del Nord aderirono all’Unione Europea. Lo sviluppo economico dell’Irlanda, a nord e a sud, è preferibile alla guerriglia. Lo stesso potrebbe avvenire nel Kashmir se i progetti della Cina sulla Via della Seta spingessero musulmani ed indù a concludere che una migliore situazione economica possa relegare la guerra religiosa ad anacronistico ostacolo.
La paura che India e Pakistan disturbino la SCO con le reciproche differenze politiche fu messa a tacere quando la SCO sottolineò che la sua carta proibisce rigidamente agli aderenti di usare l’organizzazione per promuovere qualsiasi frattura. La stessa regola si applica alle tensioni tra India e Cina. La Cina mostra i muscoli in ciò che Mackinder chiamava “Isola Periferica”, le Americhe. La Cina ha reso ancor più importante il progetto Via della Seta instaurando i rapporti diplomatici con Panama dopo che la nazione che controlla l’omonimo canale, aveva tagliato le strette relazioni diplomatiche con Taiwan. China Communications Construction, China Railway Group e COSCO Shipping Company sono interessati ai principali progetti di miglioramento delle infrastrutture di Canale di Panama e regione circostante. La società del miliardario cinese Wang Jing, la società di investimenti per lo sviluppo del canale Hong Kong-Nicaragua, avviva nel 2015 il canale da 40 miliardi di dollari attraverso il Nicaragua. Nicaragua, El Salvador, Paraguay e Repubblica Dominicana dovrebbero presto interrompere i rapporti con Taiwan e riconoscere Pechino. Ciò faciliterà la continua estensione dell’influenza cinese sulle “isole periferiche” dell’Eurasia. Il controllo cinese su due canali in America Centrale darà enormi potenzialità economiche, internazionali e nel cortile degli Stati Uniti.
Sulla strada dell’unione della SCO vi è l’Afghanistan, dove l’amministrazione Trump annuncia l’invio di 4000 militari per la più lunga guerra degli USA. Sarà presto il momento in cui la SCO, dopo la transizione dell’Afghanistan allo status di osservatore, ordinerà a Stati Uniti e NATO di ritirare le truppe d’occupazione da uno Stato aderente alla SCO. Washington rischierebbe la guerra con le quattro nazioni più popolose dell’Eurasia per mantenere i militari in una nazione della SCO? E’ dubbio, specialmente perché gli Stati Uniti vanno riducendosi a potenza politica di seconda classe in possesso di una forza militare tecnicamente avanzata e globalmente dispiegabile. Gli Stati Uniti hanno cercato di cooptare la Mongolia, situata tra Russia e Cina, quale posto d’ascolto per Agenzia d’Intelligence Centrale, Agenzia d’Intelligence della Difesa e Agenzia Nazionale per la Sicurezza. Questi sforzi saranno emarginati dopo che la Mongolia aderirà finalmente alla SCO. E complicando le cose per Washington e la sua alleanza di potentati arabi nel Golfo Persico ed Israele, la prossima nazione asiatica che aderirà alla SCO è l’Iran. Mentre l’Iran era sottoposto alle sanzioni delle Nazioni Unite, gli fu proibito di aderire alla SCO. Tuttavia, dopo la revoca delle sanzioni nel 2016, la Cina annunciava che l’Iran sarà il prossimo ad aderire a pieno titolo dopo India e Pakistan.
L’adesione dell’Iran, e anche della Bielorussia ed altre nazioni che aspirano a aderire alla SCO, renderà l’organizzazione una potenza che può opporsi non solo a Stati Uniti e NATO, ma anche a Unione europea e Giappone. In attesa di entrare tra gli osservatori della SCO vi sono i partner del dialogo Azerbaigian, Cambogia, Armenia, Nepal, Turchia e Sri Lanka. Interesse per la SCO è anche espresso da Bangladesh, Vietnam, Egitto, Siria, Iraq e Maldive. Sembra che non ci sia lo stomaco per Russia o Cina verso l’Arabia Saudita. Dopo il blocco economico saudita al Qatar, è probabile che il Qatar possa divenire osservatore o partner del dialogo della SCO. La SCO non desidera particolarmente accettare le richieste a partner del dialogo presentate da Ucraina e Israele, che sarebbero i “cavalli di Troia” statunitensi nella comunità SCO. A differenza della NATO, la SCO è molto attenta a non crescere troppo velocemente. India e Pakistan hanno atteso 12 anni per aderirvi. Ironia della sorte, la SCO si preparava ad accettare la prima nazione della NATO, la Turchia, quale membro. Un simile sviluppo potrebbe vedere la Turchia quale primo Stato membro della NATO uscire dal patto militare a favore della SCO.
I social media occidentali hanno scelto d’ignorare quasi completamente l’adesione di India e Pakistan nella SCO. I media occidentali che hanno scelto di seguire l’evento l’hanno fatto presentando i punti di vista del Council on Foreign Relations (CFR) collegato alla CIA. CFR e altri “think tank” spiegano che SCO e alleanza BRICS di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica sono organizzazioni internazionali indegne di molta stampa. Infatti, Unione europea e NATO affrontano dissensi interni e cadute sulla scena mondiale.La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’aggressione statunitense non impedisce l’avanzata su Dayr al-Zur

Moon of Alabama 19 giugno 2017Nell’ultimo riassunto affermavo che la fine della guerra in Siria è ora in vista: “a meno che gli Stati Uniti non cambino e avviino un grande attacco alla Siria con le proprie forze armate, la guerra alla Siria è finita”. Ci sono pochi militari e civili nella Casa Bianca che spingono per ampliare la guerra alla Siria in guerra totale USA-Iran. La dirigenza militare retrocede, temendo per le sue forze in Iraq e altrove nella regione. Ma vi sono anche elementi nelle forze armate statunitensi e nella CIA che assumono una posizione più aggressiva per la guerra. Un aviogetto F-18 statunitense abbatteva un bombardiere siriano presso Raqqa. Il Comando Centrale statunitense scherzava scioccamente affermando che si trattasse di “autodifesa” delle proprie forze d’invasione e dei fantocci curdi (Forze Democratiche Siriane – SDF) nella “zona di deconflitto” dopo che le SDF furono attaccate a Jadin. Bugie. Non c’è alcun accordo sulla “zona di deconflitto” presso Jadin, occupata dalle SDF al momento dell’attacco, in modo chiaramente illegale: “Gli Stati Uniti… non hanno alcun diritto legale di proteggere le forze partner non statali che perseguono cambi di regime ed altri obiettivi politici. Non c’è diritto all’autodifesa collettiva di agenti non statali…” Il governo siriano e testimoni sul terreno smentiscono le affermazioni statunitensi. L’Osservatorio siriano in Gran Bretagna, spesso citato come autorevole, afferma che non ci fu alcun attacco siriano alle SDF. Gli aviogetti degli Stati Uniti attaccarono i siriani per sostenere le forze islamiste: “Un aereo da guerra del regime è stato colpito cadendo nell’area di al-Rasafah… l’aereo è stato abbattuto sull’area di al-Rasafah, di cui le forze del regime hanno raggiunto i confini oggi, e fonti hanno suggerito all’Osservatorio siriano per i diritti umani che la coalizione internazionale lo prese di mira durante il volo in prossimità dello spazio aereo dei velivoli della coalizione, causando la caduta dei relitti su Rasafa, assieme al destino ignoto del pilota. Fonti confermavano che l’aereo non mirava alle aree controllate dalle forze democratiche siriane sulla linea di contatto con le aree controllate dalle forze del regime ad ovest di al-Tabaqa, sull’autostrada Raqqah-Rasafah”. Ecco una panoramica della situazione in Siria sudorientale:In basso a sinistra c’è l’area di Tadmur, a destra Dayr al-Zur, sopra Raqqa. Le aree scure sono occupate dallo Stato islamico. Centomila civili e una piccola guarnigione siriana a Dayr al-Zur sono assediati dallo Stato islamico. L’Esercito arabo siriano avanza a est su due direttrici per liberare la città. Una dalla zona di Tadmur lungo la strada a nord-est per Dayr al-Zur. La distanza ancora da percorrere è di circa 130 chilometri e va liberata una grande città, al-Suqanah, prima di procedere. L’altra da sud di Raqqa. Il guerriero della domenica, stilava questa ottima mappa di ciò che gli ricorda il “salto della rana” della Seconda guerra mondiale. Il deserto orientale siriano ha pochi centri abitati collegati da strade di altissimo valore per controllare enormi aree. Mostra il potenziale degli assi dell’avanzata e l’importanza di Rasafah, al centro dell’incidente dell’aereo.Raqqa è attualmente assediata dalle forze curde delle SDF (giallo) che occupano la sponda meridionale dell’Eufrate presso Tabaqa. L’Esercito arabo siriano avanza a sud di tali forze, verso est. L’obiettivo attuale è Rasafah, snodo tra strada 6 e strada 42. Se libera l’incrocio avanzerà a sud-est lungo la strada principale per Dayr al-Zur. Inoltre taglierà la via di ritirata delle forze islamiste che sfuggono a sud dall’attacco curdo su Raqqa. La distanza per Dayr al-Zur è circa 100 chilometri e non vi sono grandi ostacoli. Liberare l’incrocio è estremamente importante per alleviare l’assedio alla città orientale.Raqqa è oltre il limite superiore destro della mappa della zona di Tabqa. Le forze curde sono segnate in giallo, l’Esercito arabo siriano in rosso. L’Esercito arabo siriano avanza molto velocemente verso est per liberare il crocevia di Rasafah. Poche ore prima che l’aereo siriano fosse abbattuto, aveva liberato Jadin: “Yusha Yuseef@MIG29_
Breaking, EA e Queat al-Nimr liberano Jadin, villaggio a nord di al-Asui, a sud di Raqqa
15:36 – 18 giugno 2017
L’abbattimento dell’aereo siriano si ebbe alcune ore dopo: “Dr Abdulqarim Umar – abdulkarimomar1
La coalizione internazionale abbatte un aereo militare del regime siriano a Raqqa dopo aver bombardato i siti delle SDF nella zona di Tabaqa
18:18 – 18 giu 2017

Yusha Yuseef @ MIG29_
Posso confermare che abbiamo perso un aereo su Rasafah, lontano dalle posizioni delle SDF
Non ci sono ulteriori informazioni sul ruolo degli Stati Uniti
18:14 – 18 giugno 2017
Ora gli Stati Uniti affermano che l’aereo siriano aveva attaccato le forze curde a Jadin. Ma non ce n’erano quando l’incidente avvenne. La città era già nelle mani dell’Esercito arabo siriano. L’aereo siriano aveva attaccato forze islamiste presso Rasafah. L’Esercito arabo siriano liberava Rasafah dallo Stato islamico, raggiungendo l’incrocio che gli permetterà di togliere l’assedio dello SIIL su Dayr al-Zur. Il bombardiere siriano aveva bombardato le forze islamiste a Rasafah. Gli Stati Uniti l’avevano abbattuto affermando falsamente che attaccava le proprie forze di ascari curdi. Ciò può essere interpretato solo come tentativo degli Stati Uniti di impedire o ostacolare le forze siriane nel liberare Dayr al-Zur al più presto possibile. Gli Stati Uniti, volentieri o meno, aiutano le forze islamiste impegnate in attacchi pesanti alla guarnigione assediata di Dayr al-Zur. Il governo russo ha definito l’attacco degli Stati Uniti “atto di aggressione in violazione del diritto internazionale, aiutando i terroristi” dello Stato islamico. Sospendeva il coordinamento sullo spazio aereo in Siria con il comando delle operazioni statunitensi. Inoltre: “Nelle aree operative della flotta aerea russa nei cieli siriani, tutti gli oggetti aerei, compresi aeromobili e velivoli senza equipaggio della coalizione internazionale (statunitense) situati a ovest del fiume Eufrate, saranno inseguiti dalle forze di difesa di terra e aeree russe come bersagli aerei”, dichiarava il Ministero della Difesa russo”. Se fossi un pilota statunitense, eviterei la zona… Qualunque fosse l’intento statunitense, non fermavano l’Esercito arabo siriano. Rasafa veniva liberata dalle Forze Armate siriane. Il pilota abbattuto, Ali Fahd, veniva recuperato da dietro le linee nemiche da un gruppo della Quwat al-Nimr.
Indipendente agli avvenimenti di Raqqa, la Guardia Rivoluzionaria iraniana lanciava missili balistici a media portata dall’Iran alle forze dello Stato islamico nei pressi di Dayr al-Zur in Siria. La distanza è di circa 600 chilometri. Il lancio sarebbe la rappresaglia per gli attentati del 7 giugno al parlamento di Teheran, in Iran. I missili colpivano i bersagli. Il messaggio inviato con essi va oltre la semplice rappresaglia. L’Iran dimostra di poter colpire obiettivi lontani. Stati wahhabiti del Golfo Persico e forze statunitensi nella regione dovranno prenderne atto. Non sono al sicuro dalla rappresaglia iraniana, anche in assenza di forze iraniane nelle vicinanze. L’Iran osserva di poter ripetere tali attacchi quando necessario: “Sauditi e statunitensi sono in particolare i destinatari di questo messaggio“. Secondo il Generale dell’IRGC Ramazan Sharif. “Ovviamente e chiaramente, alcuni Paesi reazionari della regione, in particolare l’Arabia Saudita, avevano annunciato di aver cercato di creare insicurezza in Iran“.
Come descritto l’ultima volta, le forze statunitensi occupano il valico di confine di al-Tanaf tra Siria e Iraq, nel sud-est della Siria. I “ribelli” addestrati dagli Stati Uniti furono fermati a nord dall’avanzata dell’Esercito arabo siriano fino al confine con l’Iraq. La milizia irachena sotto il comando del Primo ministro vi si univa e al-Tanaf è ora isolata. Diversi rapporti affermavano che gli Stati Uniti inviavano forze di agenti curdi dal nordest della Siria per difendere al-Tanaf. Ovviamente non si fidano delle forze “ribelli” arabe che avevano addestrato per occupare la Siria sudorientale. Poche centinaia di forze curde non cambiano la situazione tattica. Non c’è alcuna utilità ragionevole per esse e il contingente statunitense, che alla fine dovranno ritirarsi in Giordania. Israele da tempo sostiene i “ribelli” di al-Qaida nel sud-ovest della Siria nei pressi e sulle alture del Golan. Ciò è noto almeno dal 2014 e il sostegno israeliano è stato documentato anche dagli osservatori delle Nazioni Unite nella zona. Ma in qualche modo i media statunitensi si “dimenticavano” di riferirlo e gli israeliani erano riluttanti nel commentarla. Ciò è cambiato. Adesso c’è un diluvio di relazioni sul sostegno e finanziamento israeliano dei “ribelli” sul Golan, vicino alle parti occupate da Israele in Siria. Poche menzioni tuttavia sul fatto che le forze che Israele sostiene sono terroristi di al-Qaida. Ci sono anche gruppi dello Stato islamico che si sono “scusati” con Israele dopo uno scontro con forze israeliane. È chiaro che Israele sostiene apertamente i terroristi. Qualcuno diffonde intenzionalmente questi articoli. Presumo che Israele lo faccia preparando il quadro politico per l’ulteriore occupazione di terre siriane. Articoli confrontano le manovre israeliane con l’occupazione del Libano meridionale negli anni ’80 e ’90, trascurando di raccontare tutta la storia. L’occupazione israeliana del sud del Libano portò all’avanzata di Hezbollah e alla sconfitta delle forze israeliane, che nel 2000 si ritirarono dalle terre occupate, ed Hezbollah ora è il nemico più temuto da Israele. Sembra che Israele voglia ripetere questa esperienza.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora