Anche l’Europa fa perno, sulla Cina

MK Bhadrakumar Indian Punchline 16 marzo 20156a00d83452a77469e2017c35221aea970b-800wiLa decisione della Gran Bretagna di chiedere l’ammissione all’Infrastructure Asian Investment Bank (AIIB) da membro fondatore apparentemente ha sorpreso Washington. Il portavoce del dipartimento di Stato ha ammesso che non vi fu “virtualmente alcuna consultazione con gli Stati Uniti” e che si tratta di “una decisione sovrana del Regno Unito“. Nelle prossime settimane sarà ancora più difficile per gli Stati Uniti riconciliarsi con l’Australia che segue le orme della Gran Bretagna, da quando il presidente Barack Obama era personalmente intervenuto presso il primo ministro Tony Abbott lo scorso ottobre, affinché non facesse una cosa del genere. Corea del Sud e Francia aderiranno all’AIIB. (The Guardian) La Gran Bretagna sostiene che la decisione è stata presa nell'”interesse nazionale” e per motivi puramente economici. Ma di certo la Gran Bretagna non può che essere consapevole che l’AIIB sia un pugnale volto al cuore del sistema di Bretton Woods. Peggio la Cina mira praticamente per entrare nel sistema di Bretton Woods da divinità dominante. Come chiarisce un commento di Xinhua, “Divenendo la seconda economia del mondo, la Cina sostiene e opera per la revisione dell’attuale sistema internazionale… La Cina non ha intenzione di sconvolgere il quadro, ma piuttosto di contribuire a definire un quadro mondiale più diversificato… la Cina si augura di vedere la propria valuta nel paniere FMI secondo il peso che lo yuan ora esercita sul commercio internazionale di beni e servizi. La Cina accoglie la cooperazione da ogni angolo del mondo pur di raggiungere una prosperità condivisa e di comune interesse, ma andrà avanti comunque quando riterrà di essere nel giusto“.
I Paesi europei capiscono che l’AIIB è òa base essenziale per la strategia della Via della Seta della Cina (noto come iniziativa “Cintura e Via”). L’ex-primo ministro francese Dominique de Villepin ha scritto sul quotidiano economico francese Les Echos che la Via della Seta della Cina offre a Francia e altri Paesi europei l’opportunità di sfruttare accordi redditizi nei trasporti e dei servizi urbani. “E’ un compito che dovrebbe mobilitare l’Unione europea e i suoi Stati membri, ma anche autorità locali, camere di commercio ed imprese, per non parlare di università e centri di studio“, suggeriva de Villepin. Le menti europee non riescono a capire la geopolitica? Naturalmente, la capiscono perfettamente. Citando de Villepin, in termini diplomatici la Via della Seta è “una visione politica che apre la via ai Paesi europei al rinnovato dialogo con i partner del continente asiatico, che potrebbe contribuire a trovare, per esempio, programmi flessibili tra Europa e Russia, in particolare trovando i fondi necessari per la stabilizzazione dell’Ucraina. Il rapporto tra Oriente e occidente deve ancora avviarsi“. Anche la Russia ha colto l’importanza strategica della Via della Seta della Cina. Mosca ha elaborato la strategia decennale per la Shanghai Cooperation Organization che sarà ripresa al prossimo vertice di luglio ad Ufa che, secondo l’attuale segretario generale SCO (diplomatico russo, tra l’altro), “proclamerà una partecipazione più profonda e ampia della SCO negli affari mondiali“, riunendo le strategie economiche nazionali dei Paesi della SCO con il programma della Via della Seta della Cina. A dire il vero, gli alleati europei degli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania ritrovano la propria strada per la Cina (e la Russia). Il volume commerciale della Gran Bretagna con la Cina ha toccato i 70 miliardi dollari e gli investimenti cinesi nei passati 3 anni hanno superato l’intero importo investito fino a quel momento. Come de Villepin ha reso eloquente nel suo articolo, ossessionati dalla volatilità dei mercati finanziari e dai problemi economici, e sfidati nella sicurezza, la Francia e i partner europei devono unirsi agli sforzi della Cina per ricostruire la Via della Seta. De Villepin ha riconosciuto che la strategia della Via della Seta in Cina avviene per interesse della Cina, offrendo “un quadro flessibile per far fronte alle grandi sfide del Paese” tra cui globalizzazione dell’economia nazionale della potenza asiatica e rafforzamento del ruolo globale della sua moneta nel commercio mondiale e, a livello nazionale, per riequilibrare lo sviluppo delle province e i consumi delle famiglie. Ciò nonostante, l’Europa non vede ciò in termini a somma zero, in quanto il nuovo approccio allo sviluppo economico e la spinta diplomatica proposta “riempie il vuoto” tra Asia ed Europa creando un collegamento tra infrastrutture, industriali, finanziarie e di comunicazione delle nazioni. “E’ una visione economica che si adatta alla pianificazione cinese della cooperazione economica internazionale. In un mondo finanziario volatile e instabile è necessario adottare il giusto approccio ai progetti a lungo termine utilizzando i nuovi strumenti multilaterali“, ha scritto de Villepin. La Germania vede le cose allo stesso modo di Gran Bretagna e Francia. La cancelliera Angela Merkel ha detto ieri all’inaugurazione della Fiera di Hannover che l’economia tedesca vede la Cina non solo come il maggiore partner commerciale al di fuori dell’Europa, ma anche come partner per lo sviluppo di tecnologie complesse. La Cina è il Paese partner ufficiale del CeBIT 2015. Merkel ha accolto con favore le imprese cinesi giunte al CeBIT 2015, dicendo che incarnano l’innovazione e il ruolo della Cina come partner della fiera è essenziale nella cooperazione per l’innovazione tra Cina e Germania. L’amministrazione Obama ha mancato il punto. Com’è potuto accadere che un presidente intellettuale si sia sperduto in Mesopotamia in una guerra infinita e in Eurasia a caccia di obiettivi che non influenzano direttamente gli interessi vitali degli Stati Uniti, mentre una tale riconfigurazione epocale del dramma asiatico si svolge proprio sotto il suo naso? Pechino ha capovolto la strategia del ‘perno’ degli Stati Uniti per contenerla non solo in termini intellettuali, ma anche in termini politici e diplomatici. Pechino prevede di svelare il piano di attuazione della ‘Cintura e Via’ al Forum Boao 2015 di fine mese. Fonti di Pechino hanno detto a Xinhua che sono stati individuati “centinaia” di progetti infrastrutturali.map-china-rail-mos_112414052931Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come l’S-400 russo rottama l’F-35

Rakesh Krishnan Simha RIR 11 marzo 2015

La vendita dei potenti sistemi missilistici terra-aria S-400 alla Cina non solo segna un’altra pietra miliare nelle relazioni Russia-Cina, ma è un notevole esempio di come un’arma relativamente poco costosa può rottamare un programma da miliardi di dollari prima che decolli.full-17362-18351-5p85te2_baz_6402_tel_1sNon capita spesso che un sistema d’arma da difesa aerea relativamente economica possa rottamare un programma per un caccia da miliardi di dollari. Ma il sistema missilistico S-400 da 500 milioni di dollari fa proprio questo al nuovo caccia stealth F-35 degli USA. Nel novembre 2014 Mosca e Pechino firmavano un accordo da 3 miliardi per la fornitura di sei battaglioni del sistema antiaereo/antimissile S-400 che permetteranno di rafforzare in modo significativo la difesa aerea della Cina contro gli Stati Uniti e i loro alleati nel Pacifico occidentale. Con una gittata d’inseguimento di 600 km e la capacità di colpire bersagli a 400 chilometri di distanza ad una velocità di 17000 km/h, più veloce di qualsiasi esistente aereo, l’S-400 è un’arma davvero spaventosa, quando la si affronta. Schierata la prima volata dalla Russia nel 2010, ogni battaglione S-400 ha otto lanciatori, un centro di controllo, radar e 16 missili in riserva. A differenza dell’assai pubblicizzato missile Patriot, che si è rivelato un vero disastro in combattimento, l’S-400 è stato progettato per superare l’Iron Dome. “Data la sua lunghissima gittata e l’efficienza nella guerra elettronica, l’S-400 è un sistema rivoluzionario che sfida le attuali capacità militari operative in guerra“, ha detto a Defense News Paul Giarra, presidente di Global Strategies and Transformation. L’S-400 “muterà un sistema difensivo in un sistema offensivo, ed estenderà l’ombrello A2/AD (area anti-accesso e diniego) della Cina sul territorio degli alleati degli USA e sull’oceano“. Ma prima un po’ di storia. L’S-400 è stato sviluppato per la difesa aerospaziale russa per centinaia di km, anche contro i missili e velivoli di ogni tipo, tra cui stealth. Poiché è un’arma molto potente e precisa che può mutare l’equilibrio di potenza in qualsiasi teatro di guerra, Mosca ha a lungo resistito alla tentazione di esportarne perfino il predecessore, l’S-300, ai tribolati alleati Siria e l’Iran. Un missile di S-300 sparato da, diciamo, Damasco spazzerà via un aereo su Tel Aviv in circa 107 secondi, dando agli israeliani solo il tempo di pregare. Proprio perché i sistemi missilistici della serie S possono sconvolgere così drammaticamente l’equilibrio militare, che Israele fa pressione sulla Russia per non introdurlo nella polveriera del Medio Oriente. Israele ha anche avvertito che avrebbe lanciato sulle batterie di S-300 siriani tutto quello che ha. Tuttavia, il caso della Cina è diverso, perché le probabilità che un altro Paese abbia il coraggio di attaccare i cinesi sono prossimi allo zero. Tale sviluppo è davvero una pessima notizia per l’F-35.
Russia e Stati Uniti hanno tradizionalmente adottato differenti strategie militari. Durante la Guerra Fredda gli Stati Uniti consideravano gli aerei imbarcati per proiettare potenza sul Pacifico occidentale, e la strategia continua ancora oggi. I russi hanno deciso che tali aeroporti galleggianti siano facili bersagli per la loro aviazione a lungo raggio dotata di missili da crociera antinave. In caso di guerra, ondate di bombardieri a lungo raggio, come il Tu-95M Bear, sarebbero decollate da basi sicure nella Russia continentale, avrebbero sparato i loro potenti missili da crociera da distanza di sicurezza e fatto esplodere le portaerei sui mari. I piloti russi sarebbero poi rientrati a guardare i danni sulla CNN! La logica russa era elegantemente semplice. Allora una portaerei a propulsione nucleare costava 1 miliardo di dollari, mentre un missile da crociera antinave 1 milione o meno. Con i soldi che avrebbero speso per un’unica portaerei, i russi capivano di poter costruire un migliaio di missili da crociera. Anche solo una frazione di questi missili sarebbe passata affondando le portaerei statunitensi. I russi erano così sicuri della precisione dei loro missili da crociera che il Backfire trasportava un solo missile a testata nucleare Raduga Kh-22 (nome in codice NATO AS-4 Kitchen). Secondo gli esperti Bill Sweetman e Bill Gunston questi missili potrebbero essere “programmati per entrare per le finestre del Pentagono“. Anche la Cina segue la stessa strada. Ha adottato la strategia russa della guerra fredda per attaccare le portaerei con ondate di bombardieri armati con missili da crociera (imitazioni dei missili russi). Infatti, la completa distruzione di una portaerei non è necessaria; anche un lieve danno può mettere tali grandi navi fuori uso per mesi. E dato che le guerre non durano così a lungo oggi, paralizzandone il braccio armato si costringerà alla capitolazione rapida gli USA, in un conflitto convenzionale. Per contrastare la minaccia missilistica alle loro portaerei, gli statunitensi si affidano al F-35 come killer dei missili da crociera. Più di un miliardo di dollari è già stato speso per tale travagliato progetto. Anche se l’F-35 superasse miracolosamente i suoi difetti, l’S-400 capovolge tale strategia. Lockheed-Martin sostiene che l’F-35 ha una tale elettronica avanzata che può disturbare qualsiasi cosa direttagli contro. Ma l’S-400 non sarà facile da ingannare. “Ha molte caratteristiche specificamente progettate per sconfiggere contromisure e stealth, come un più grande e potente radar assai più resistente alle contromisure. Inoltre in realtà vi sono tre missili dalle varie gittate che garantiscono una difesa a strati sovrapposti“, ha detto a The Diplomat Ivan Oelrich, un analista della difesa indipendente. C’è un altro modo con cui l’S-400 degrada l’efficienza del F-35. Gli aerei di quarta generazione, come Su-30 e MiG-29, hanno cellule in alluminio, ma gli aerei stealth hanno la carlinga di materiale composito con rivestimento speciale radar-assorbente, che richiede diverse ore per essere applicato. Per ogni ora di volo, l’F-35 richiede 9-12 ore-uomo di manutenzione. Ma questo nei voli normali. L’usura aumenta di molto durante le manovre evasive, inevitabili se si cerca di sganciarsi dall’inseguimento del radar dell’S-400 (se l’F-35 ha abbastanza tempo per reagire al missile, intanto). Non solo la pelle furtiva richiede nuove tecniche di riparazione, ma ingenti danni richiederanno riparazioni presso le strutture della Lockheed. Perciò l’Eglin Air Force Base in Florida ha 17 meccanici per ogni F-35 .

187502736L’US Navy s’innervosisce
I sostenitori dell’F-35 dicono che il velivolo può emettere frequenze (jamming) confondendo e disattivando l’S-400. Ma l’acquisizione dall’US Navy di 22 velivoli da guerra elettronica Growler suggerisce che lo jamming del F-35 non sia poi così realmente potente. Secondo Air Force Technology, i dati della Marina e dell’industria degli Stati Uniti dicono che la furtività e le capacità da guerra elettronica dell’F-35 non sono sufficienti. “Gli ufficiali del Pentagono sono in una posizione scomoda. Se il Pentagono investe in altri aerei da guerra elettronica come il Growler, indicherebbe sfiducia nella capacità dell’F-35 di penetrare lo spazio aereo nemico. Allo stesso modo, se non investe in ulteriore capacità di guerra elettronica, la vita dei piloti degli F-35 potrebbe essere a rischio con la proliferazione di altre armi avanzate AD/A2 in Paesi come la Cina“. Le armi che inquietano il Pentagono sono chiaramente gli S-300 e S-400. Secondo Air Power Australia, “La famiglia dei sistemi missilistici superficie-aria S-300P/S-400 è senza dubbio il sistema SAM più efficiente in uso nella regione Asia Pacifico. Mentre la serie S-300P/S-400 viene spesso etichettata ‘Patriot della Russia’, il sistema per molti aspetti chiave è più potente della serie Patriot, e le varianti successive offrono prestazioni di mobilità e, quindi capacità di sopravvivenza, assai miglioro di quelle del Patriot“.

Fiducia crescente
L’accordo sul missile indica crescente fiducia tra le leadership politiche di Mosca e Pechino. L’accordo sull’S-400 segue quello sul caccia-bombardiere Su-35 venduto alla Cina l’anno scorso. I negoziati impantanatasi per anni, perché la parte russa voleva proteggere la proprietà intellettuale, furono conclusi dopo che l’occidente ha imposto le sanzioni. La preoccupazione russa era che i cinesi avrebbero comprato un paio di “esemplari” per smontarli e quindi annullare l’operazione dopo aver deciso che potevano produrne loro versioni. Queste copie poi sarebbe state spacciate a prezzi bassi all’estero. In realtà, i cinesi hanno tradizionalmente compiuto retro-ingegneria sulle armi russe. Il loro jet da combattimento J-15, per esempio, è una copia del russo Sukhoi Su-33. Tuttavia, la complessità dell’S-300 e dei motori aeronautici russi s’è dimostrata il maggiore ostacolo alle imitazioni dell’industria di Pechino. Ciò ha rassicurato Mosca sulla vendita di armi avanzate. Inoltre, nel 2008 e 2012 la Russia ha firmato con la Cina accordi per una forte protezione della proprietà intellettuale. Per ora Pechino riceverà soltanto quattro sistemi, ma anche questo piccolo numero sarà sufficiente per avere un super-Iron Dome nei futuri teatri operativi. Se sei un pilota di F-35, ecco un consiglio: starne alla larga.

S-400-Anti-Aircraft-Missile-Launchers-Photo-by-Vitaly-V_-Kuzmin-425x274Il parere dell’autore non necessariamente riflette la posizione di RIR.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La strategia economica e geopolitica eurasiatica della Cina

Gulam Asgar Mitha (Canada) Oriental  Review 7 marzo 2015

….Nel frattempo è imperativo che non emerga un concorrente eurasiatico (degli Stati Uniti), in grado di dominare l’Eurasia e quindi anche di sfidare gli USA“.
Zbigniew Brzezinski, La Grande Scacchiera, aprile 1997

0,,17908469_401,00Per diversi decenni, secoli, le potenze coloniali europee e asiatiche si sono combattute per il controllo di terre e culture straniere (prevalentemente linguistiche e religiose) e per profitto conseguente ai massacri e alle devastanti due guerre mondiali sui loro territori, conclusesi con il declino delle maggiori potenze mondiali e l’ascesa imperiale degli Stati Uniti nell’ultimo decennio del XX secolo. Dal 2001 il mondo appartiene politicamente ed economicamente a tale impero che continua a devastare il Medio Oriente e sottomettere tutti gli altri Paesi tramite le Nazioni Unite e i suoi strumenti politici, economici e sociali. Gli Stati Uniti, dalla seconda guerra mondiale, si spartiscono il bottino di guerra con le potenze ex-coloniali europee attraverso il Nuovo Ordine Mondiale (NWO) e la potenza militare della NATO. Il NWO è sfidato da Russia e Cina con i gruppi dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e della Shanghai Cooperation Organization (SCO). Questi due Paesi rappresentano il peggior rischio per il NWO. Attualmente la Russia è obiettivo diretto del NWO attraverso lo strangolamento della sua economica basata sul petrolio e la situazione geopolitica in Ucraina. In un recente articolo “La pace o la guerra sono vicine?” Paul Craig Roberts aveva detto che la Russia cercando di essere parte dell’occidente ha compiuto l’errore strategico che mette in pericolo la sua indipendenza. La Russia dipende dai sistemi finanziari occidentali che hanno dato potere a Washington verso Mosca, permettendole di attuare le sanzioni economiche verso la Russia. Ciò impartisce importanti lezioni alla Cina, che è ed è sempre stata parte dell’Oriente, geograficamente e culturalmente. La Cina ha una profonda sfiducia verso le intenzioni europee, risalente alle guerre anglo-cinesi del 1839-1842 o a ciò che i nazionalisti del 20° secolo chiamano “Secolo dell’umiliazione”. L’ardente studioso di storia politica cinese conosce bene le radici della guerra, del tradimento europeo e le devastanti conseguenze per la Cina.
La Cina è un gigante economico e sa bene che a tempo debito l’impero degli Stati Uniti e i suoi vassalli europei cercheranno di eliminare la minaccia al loro NWO con azioni economiche e politiche contro la Cina simili a quelle attuate contro la Russia. Recentemente ho pubblicato un articolo su Oriental Review intitolato The New Global Economy: Rise of China e fall of USA. Come la Russia, la Cina non fa parte del patrimonio culturale occidentale, e ancor più del NWO, la cui architettura neocon è fondamentalmente un prodotto supportato e radicato nell’occidente, non in Russia o in Cina. I due Paesi non possono affidabilmente supportare l’idea di un governo mondiale del NWO. In un articolo del Financial Post intitolato La Cina attraversa la soglia degli investimenti che può cambiare il mondo intero, Stefano Pozzebon ha scritto “Non solo la Cina diventa esportatore netto di capitali, ha già superato le controparti occidentali come fonte primaria del credito per il mondo in via di sviluppo. Da questo rilievo finanziario probabilmente vorrà esercitare anche influenza politica“. Pozzebon ha evidenziato e sintetizzato gli investimenti esteri della Cina per 870 miliardi di dollari. Nel prossimo decennio diversi Paesi asiatici muteranno l’equilibrio globale e la geopolitica eurasiatica in favore della Cina, grazie alla sua influenza economica pari a quella degli Stati Uniti in Europa. La Cina sarà la potenza orientale che contrasterà la potenza occidentale degli Stati Uniti. La Russia ha fallito nel cercare d’essere accettata dall’occidente, spingendosi tra le braccia cinesi. La Russia ha una notevole influenza politica presso le sue ex-colonie che, insieme alle fondatrici Russia e Cina, fanno parte della SCO (gli altri membri fondatori sono Kirghizistan, Kazakistan, Tagikistan e Uzbekistan).
I due Paesi che faranno la differenza nelle relazioni con la Cina saranno Pakistan e Iran, due Paesi al confine del mondo musulmano che orbitano verso la civiltà cinese allontanandosi da quella occidentale. L’Iran è una potenza regionale militare emergente che ha affrontato Israele attraverso la sua emanazione Hezbollah nel 2006 e ora testa le grandi potenze occidentali e la NATO in Siria. L’Iran, senza alcun sostegno militare estero e facendo completamente affidamento su propri materiale e tecnologia militare, vinse il round del 2006 e ora sembra avanzare in Siria da quando riesce a tenere a bada le potenze occidentali, da quasi 4 anni, nella regione, mentre gli altri Paesi della primavera araba hanno capitolato piuttosto rapidamente. Il Pakistan è una potenza nucleare nel sud asiatico che combatte il terrorismo (sostenuto finanziariamente dai sauditi) interno e ai confini; una volta che riuscirà a controllarlo, il Pakistan farà grandi passi avanti economici e politici con l’aiuto della Cina. La Cina ha messo piede a Gwadar con l’autostrada Karakoram e il progetto Indus Highway. Il Pakistan confina con Cina, Iran, Afghanistan e Tajikistan mentre l’Iran confina con Pakistan, Turkmenistan e Afghanistan. Così Pakistan e Iran sono strategicamente importanti come barriere contro eventuali minacce occidentali al dominio eurasiatico e saranno anche le vie di collegamento della Cina alle acque calde occidentali dell’Oceano Indiano. Come risultato dell’influenza economica e politica della Cina, è naturale che un’alleanza militare traspaia, quale la SCO formata nell’aprile 1996 con la firma del trattato di mutua fiducia militare nelle regioni di frontiera. Si prevede che gli attuali Paesi osservatori Pakistan, Iran, India, Mongolia e infine Afghanistan avranno lo status di aderenti a pieno titolo nel 2015. L’India ha da tempo relazioni bilaterali con la Russia. E’ nell’interesse di Cina e Russia che India e Pakistan abbiano rapporti cordiali e tale opportunità esiste nella SCO.
In un articolo del maggio 2007 sul Journal of International Affairs, intitolato Shanghai Cooperation Organization e Iran: una potente unione Matthew Brummer ha scritto “la SCO è pronta a emergere quale coalizione intergovernativa che rivaleggi con tutte le altre. L’esperto della regione professor David Wall sintetizza molto succintamente che sarebbe un’OPEC con le bombe nucleari”. Brummer scrive inoltre che è importante riconoscere la vastità della SCO in termini di importanza energetica, includendovi l’Iran. Gli Stati membri della SCO occuperebbero il 60% della massa terrestre eurasiatica, avrebbero una popolazione di 3,5 miliardi di abitanti, riserve e produzione energetica (petrolio e gas) che rivaleggerebbero con quelle del Medio Oriente. In termini d’importanza geografica, nessun altro Paese nella SCO potrebbe aver più valore strategico per Russia e Cina di Iran e Pakistan, con il controllo dello Stretto di Hormuz e dell’Oceano Indiano (collegandosi a Russia e Cina attraverso Commonwealth degli Stati Indipendenti e Afghanistan). Molto dipende dal risultato dei colloqui P5+1 sul nucleare con l’Iran. Un fallimento (pubblicizzato come cattivo accordo nel discorso al Congresso USA di Netanyahu, pur senza alcun accordo definito con l’Iran) potrebbe portare l’Iran a rompere con l’OPEC assieme a un Venezuela scontento (il Presidente Maduro ha incontrato Putin) a causa della riluttanza saudita a ridurre la produzione di petrolio e a mantenere la sua quota di mercato. Ciò farebbe dei sauditi e loro partner arabi potenze senza forza. Nell’OPEC, le riserve di petrolio di Iran e Venezuela rappresentano il 38% delle riserve dell’OPEC da 1200 miliardi di barili. L’Arabia Saudita e i suoi partner aristocratici, autocratici e fondamentalisti (escluso l’Iraq con l’11%) ne rappresentano il 40%, dimezzando così l’OPEC. La Cina quindi sarebbe il principale beneficiario energetico. Il quadro eurasiatico è cambiato da quando Brezenski pubblicò la sua visione sull’Eurasia ne La Grande Scacchiera, e probabilmente cambierà ulteriormente nella prossima metà del decennio attuale, che potrebbe portare allo scontro tra titani di Oriente e occidente.

United_States_of_Eurasia_by_DRLMGulam Asgar Mitha è un ex-ingegnere della sicurezza. Ha collaborato con diverse compagnie petrolifere e gasifere nordamericane ed internazionali. Ha lavorato in Libia, Qatar, Pakistan, Francia, Yemen ed Emirati Arabi Uniti. Attualmente vive a Calgary, in Canada, e ama leggere e seguire le attuali questioni politiche globali. In esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iraq si libera senza gli statunitensi

L’Iran attacca e gli USA corrono ai ripari
MK Bhadrakumar Indian Puchline 3 marzo 2015150301181539-01-isis-0301---restricted-exlarge-169Aspri combattimenti sono scoppiati per la città irachena di Tiqrit, a nord di Baghdad, meglio nota quale città natale di Sadam Husayn e considerata cuore spirituale del regime baathista. Le forze governative irachene hanno lanciato una operazione per riconquistare la città ai d militanti ello Stato Islamico. Tale sviluppo estremamente importante ha tre dimensioni.
In primo luogo, naturalmente, se le operazioni hanno successo, saranno un duro colpo per lo SI. Tiqrit non è solo un grande premio, ma il governo iracheno porterà la guerra nel territorio dello SI. Molto probabilmente, il prossimo obiettivo sarà Mosul, nel Kurdistan iracheno, dove il drammatico balzo dello SI si manifestò lo scorso giugno. Si è tentati di supporre che lo SI affronti a breve la prospettiva dell’estinzione militare.
La seconda dimensione riguarda il ruolo cruciale che le Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) svolgerebbero nelle operazioni a Tiqrit sotto bandiera irachena. La BBC ha riferito, citando fonti delle milizie sciite, che il carismatico e leggendario comandante della IRGC, Generale Qasim Soleimani, è stato visto in prima linea “guidare personalmente l’operazione”. È una deliziosa ironia che Soleimani guidi la liberazione della città natale del suo vecchio nemico Sadam. A parte ciò, l’Iran sciita guida la lotta di oggi contro un nemico sunnita che costituisce la minaccia esistenziale ai regimi sunniti del Golfo, in particolare l’Arabia Saudita, che non sono innamorati dell’Iran.
Infine, la lotta che infuria su Tiqrit pone una grande domanda: dove diavolo si nasconde la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti? L’Iran ha svergognato Stati Uniti e partner della coalizione portando da solo la guerra nella tenda dello SI. L’Iran inesorabilmente dimostra che lo SI è un parassita che si può schiacciare facilmente se si fa sul serio, rispetto al mitico titanico prode nemico che gli analisti occidentali dipingono.
Nel frattempo, gli spin doctor sono già al lavoro, sostenendo che gli Stati Uniti hanno deliberatamente chiarito Tiqrit sia una questione di politica, dato che i combattimenti lì sono guidati dalla milizia sciita con una tacita ‘divisione del lavoro’ con l’Iran; una proposizione ridicola, per non dire altro. Teheran sostiene, al contrario, che gli Stati Uniti in realtà mentano quando affermano di combattere lo SI, e che in realtà Washington ha un approccio sfumato anticipando un futuro ruolo dello SI da strumento delle sue strategie regionali. Il Viceministro degli Esteri iraniano Hossein Amir Abdollahian ha letteralmente ridicolizzato le rivendicazioni degli Stati Uniti di combattere lo SI, quando ha affermato a Teheran, “Gli Stati Uniti hanno creato la coalizione anti-SIIL con 60 Paesi, ma la principale misura pratica della coalizione si limita a controllare e amministrare il SIIL“. Abdollahian ha rivelato che aerei militari statunitensi trasportano rifornimenti allo SI in Siria e Iraq, volando da grandi distanze. Ha chiesto: “Come si può fare un errore di 900 chilometri” Bella domanda.
Anche in Afghanistan gli Stati Uniti intervennero militarmente nel 2001 con il pretesto di sconfiggere i taliban, che oggi subiscono una curiosa inversione dei ruoli divenendo interlocutori chiave di Washington e, forse, curati per divenire catalizzatori domani del cambio nelle vaste steppe dell’Asia centrale ancora sotto l’influenza russa, o nell’irrequieta regione autonoma cinese dello Xinjiang, alle prese con l’islamismo.

Crisi di fiducia in Iraq
MK Bhadrakumar Indian Puchline 4 marzo 2015

qassem-soleimaniNon si saprà mai quali pensieri dolorosi attraversavano la mente militare del generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, quando relazionava ai senatori degli Stati Uniti, a Washington, ma di certo non gli sarà stato facile complimentarsi con l’Iran “per l’azione assai evidente… della sua artiglieria e altro” nell’operazione in corso per riprendere la città irachena di Tiqrit al controllo dello Stato islamico. Di sicuro, il generale Dempsey sapeva in realtà di complimentarsi con un generale iraniano da tempo immemore bersaglio degli israeliano-statunitensi, il Generale Qasim Suleimani, comandante della Forza al-Quds del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) dell’Iran. Per chiarire la cosa, mi si permetta una digressione tirando fuori dal mio archivio il profilo dello sfuggente, carismatico e brillantissimo Generale dell’IRGC, che la rivista New Yorker tracciò nel settembre 2013, con un articolo dall’avvincente titolo “Il comandante nell’ombra“. Leggetelo qui e capirete perché il generale Dempsey masticava amaro durante la testimonianza di ieri. Ma quale opzione avrebbe il generale Dempsey se non complimentarsi con Teheran e distogliere l’attenzione dalla questione centrale, cioè che Baghdad ha tenuto all’oscuro Washington sulle operazioni a Tiqrit, decidendo semplicemente di seguire i comandi di Suleimani? Il New York Times ha un resoconto perspicace di Anne Barnard da Baghdad, su quanto sia andato storto tra il governo iracheno e gli statunitensi. Secondo lei, gli iracheni sono frustrati da “pigrizia e pessimismo statunitensi su quanto ci sarebbe voluto per scacciare lo Stato Islamico da Mosul e dalla provincia occidentale di Anbar“. Barnard cita uno stretto collaboratore del primo ministro iracheno Haydar al-Abadi dire, “Gli statunitensi continuano a procrastinare il momento necessario per liberare il Paese“, ha detto in un’intervista. “L’Iraq libererà Mosul e Anbar senza di loro”. Ora, una possibilità per Washington sarà sedersi e sperare, contro ogni speranza, che l’operazione congiunta iracheno-iraniana a un certo punto richieda l’aiuto delle forze statunitensi. Cosa che appare sempre più improbabile con le relazioni sul campo che concludono sempre che lo SI subisce una pesante sconfitta a Tiqrit. Una seconda opzione per gli statunitensi sarebbe invocare il fatto che si tratta di un’operazione sciita e che gli Stati Uniti non possono identificarsi con i conflitti settari. Ma gli ultimi rapporti indicano che migliaia di combattenti sunniti iracheni affiancano le forze governative irachene e i quadri dell’IRGC. In breve, si tratta della classica guerra al terrore, pura e semplice.
Di sicuro, il presidente Barack Obama deve qualche risposta. Perché la “coalizione internazionale” degli USA si gira i pollici e segna il passo esagerando inutilmente la potenza dei combattenti dello Stato Islamico? Baghdad e Teheran svergognano USA e partner della coalizione, dagli australiani agli arabi del Golfo, illustrandoli come assai vili o infidi (o entrambe); infatti c’è un silenzio assordante da parte dell’Arabia Saudita, anche se la sua progenie di un tempo viene massacrata.

L’Iraq si libera senza gli statunitensi
al-ManarReseau International 5 marzo 2015

Iraqi security forces and Shi'ite Fighters sit on a tank, in the town of Hamrin, in the Salahuddin provinceDato il controllo del gruppo terroristico SIIL a Mosul e vasta parte del territorio iracheno, gli statunitensi insistono a dichiararsi “liberatori esclusivi” della Mesopotamia e a rifiutarsi di riconoscere alcun ruolo a forze armate e forze popolari irachene. Eppure, negli ultimi combattimenti contro i terroristi, senza alcuna copertura aerea e coordinamento con gli USA, riescono a limitare la presenza del SIIL nelle province di Niniwa e Anbar. Gli statunitensi non si sono accontentati della sconfitta del 2011 in Iraq. Ora cercano di legittimare la presenza militare e di sicurezza in più di una regione irachena. Gli Stati Uniti sostengono che sono nel Paese su richiesta del governo di Baghdad. Come al solito, gli Stati Uniti cacciano gli altri solo per gestire il Paese. Perciò, da giugno scorso continuano a parlare incessantemente dello Stato “deplorevole” dell’Iraq, sottolineando l'”incapacità” delle forze militari irachene, ufficiali o popolari, nel respingere il SIIL.

Minimizzare le azioni dell’esercito iracheno
Anche se i fatti sul terreno dimostrano il contrario, gli statunitensi insistono a seguire tale politica. Tutti ricordano ciò che realmente avvenne a fine gennaio, mentre le forze irachene avrebbero dovuto liberare la provincia di Miqdadiya, ultimo baluardo del SIIL a Diyala, il Pentagono pubblicava un rapporto con i dati sulle operazioni delle forze irachene dopo la crisi di Mosul del giugno 2014. Secondo il rapporto, il SIIL non ha perso che l’1% dei territori occupati a seguito delle operazioni dell’esercito e delle forze di mobilitazione irachene, 700 kmq su 55 mila che il gruppo terroristico occupa. Il portavoce del Pentagono affermava che le forze curde riconquistarono la maggior parte dei territori nel nord dell’Iraq. Purtroppo l’Iraq non rigettò come errati tali dati, né denunciò gli scopi di tale sospetta propaganda degli Stati Uniti. Al momento, un alto funzionario degli Stati Uniti assicurava che le forze irachene non potevano liberare un villaggio senza aiuto straniero. Tali commenti furono ripresi un paio di giorni fa dal direttore del servizio segreto militare statunitense, Vincent Stewart, sostenendo che “le forze irachene non possono sconfiggere il SIIL a causa di carenze logistiche, corruzione e altri problemi nell’istituzione militare irachena“. Per gli statunitensi, le forze ufficiali e popolari irachene non dovevano affrontare il SIIL per evidenti motivi legati ai loro interessi strategici in Iraq. Ma sorpresa degli statunitensi, alcuni partiti iracheni e i loro alleati iraniani, decisero di affrontare il SIIL con tutte le forze. Così l’Ayatollah Sayed Ali Sistani, eminente figura religiosa sciita dell’Iraq, ha decretato una fatwa per usare le armi e il jihad contro il SIIL, una fatwa qualificata “inutile” dal Capo di Stato Maggiore degli Stati Uniti, generale Martin Dempsey. Da parte sua, il leader supremo della rivoluzione islamica in Iran, Sayed Ali Khamenei assicurava che il popolo iracheno poteva liberare il territorio.

La missione del Generale Souleimani
Rapidamente, le cose si chiarirono quando Sayed Khamenei inviava in Iraq il comandante delle Forze al-Quds delle Guardie Rivoluzionarie, Generale Qasim Souleimani. Poche ore dopo la caduta di Mosul, Souleimani iniziò a coordinare gli sforzi della resistenza irachena. Souleimani supervisionava una missione centrale il cui obiettivo era ritrovare l’iniziativa contro il SIIL, arrivato ai margini settentrionali della capitale Baghdad. In due giorni, una forza militare e le fazioni della resistenza irachena guidate da Souleimani liberavano Balad dall’assedio aprendo la strada per Samara, liberando la città, obiettivo raggiunto dopo aspri combattimenti, e poi iniziò una serie di operazioni estese e veloci permettendo di liberare ampi territori occupati dal SIIL, sotto gli occhi degli statunitensi che si rifiutavano di riconoscere questi fatti inattesi.

Successione di vittorie
Negli ultimi sette mesi hanno avuto successo le operazioni delle forze irachene e delle unità di mobilitazione popolare, una serie di fazioni attivatesi durante l’occupazione degli Stati Uniti dal 2003 come “brigate Salam“, “brigate Hezbollah“, “fazioni Ahlul Haq“, “organizzazione Badr“, “brigate Qurasani”, “Soldati dell’Imam”, “Brigate del Maestro dei Martiri”, “Brigate Imam Ali”, ecc… I successi della Forza di mobilitazione popolare irritano gli statunitensi, perché hanno dimostrato grande capacità nel sconfiggere i gruppi iracheni del SIIL senza di loro, anche perché questi gruppi sono gli stessi che combatterono e respinsero l’occupazione statunitense dell’Iraq nel 2003. Ecco perché ogni volta che le forze irachene vincono, gli statunitensi si sentono sempre più esclusi dalla scena irachena.

Il ponte aereo iraniano
Gli statunitensi scommettevano sulle carenze dei materiali nell’esercito iracheno. Anche in questo caso l’aiuto iraniano ha cambiato la situazione. Le guardie della rivoluzione iraniana hanno stabilito un ponte aereo per trasportare munizioni negli aeroporti di Baghdad, Sulaymaniya, Kirkuk e Irbil. Cittadini iracheni avrebbero visto camion carichi di armi iraniane attraversare la frontiera.

Rifiuto di qualsiasi coinvolgimento degli Stati Uniti
Quando gli statunitensi hanno capito di aver perso in Iraq, si offrirono di partecipare alle operazioni, assicurando tiro di sbarramento e copertura aerea. Il Generale Souleimani respinse fermamente tale richiesta, e il governo iracheno ha fatto lo stesso. Gli statunitensi furono anche sorpresi dal rifiuto del generale iraniano di coordinarsi sul campo e d’incontrare i capi militari statunitensi. Poi rifiutò un incontro con il capo diplomatico degli USA John Kerry. La risposta delle forze di mobilitazione popolare è stata decisiva: le forze statunitensi saranno considerate nemiche se operassero nelle regioni delle operazioni della mobilitazione popolare. Mentre l’esercito iracheno ha condotto decine di operazioni militari riuscendo a scacciare il SIIL da molti villaggi iracheni, per 10000 kmq, le forze dell’alleanza internazionale degli Stati Uniti colpiscono sporadicamente qua e là, senza finora liberare un solo villaggio iracheno! Pertanto la liberazione di regioni come Amarli, Miqdadiya, Jarf al-Saqr, ponte di Zarqa, Jalula, Sadiya e Balad in nessun caso può passare inosservata. Queste operazioni hanno contribuito ad assicurare le province di Diyala e Babil e i margini meridionali, occidentali e settentrionali di Baghdad. La liberazione totale delle province di Kirkuk e Salahudin, con una superficie di 9000 kmq, sembra imminente, mentre il SIIL si limita in questo caso alle province di Niniwa e Anbar. Sapendo che in queste due province forze di Stati Uniti e occidentali sono presenti come “consiglieri”, una domanda sorge spontanea: perché tali forze non hanno fatto alcun progresso sul terreno? Compiranno mai un importante passo contro il SIIL senza l’intervento delle forze popolari e governative irachene?

4518c3b2406c6f81f31043cb9d02dc66Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il SIIL implode sotto il peso dell’Esercito Arabo Siriano

Ziad Fadil, Syrian Perspective, 3 marzo 201510987472Abbiamo definito il SIIL “fuoco di paglia” e riscontriamo ciò che scriviamo. Battaglia dopo battaglia, il SIIL si dimostra un fenomeno militare dalle gravi carenze. Guardiamo con attenzione come gioca le sue ultime carte. Possiamo cominciare affermando, senza esitazione, che il numero dei terroristi del SIIL sta calando drasticamente, anche se la propaganda dei media occidentali li gonfia a dismisura, riportandone a pappagallo continuamente le assurdità in armonia con i piani folli di Obama per avere la base giuridica per mantenere truppe statunitensi in Iraq. SyrPer sa esattamente il perché ed i beneficiari.

1. I terroristi del SIIL diminuiscono
I media in occidente sono fulminei sulle notizie del SIIL che arruola ragazzini per colmare i ranghi. Inoltre, vi sono rapporti credibili che il SIIL addestri anche adolescenti nell’arte degli attentati suicidi. Il SIIL cerca anche, con scarso successo, di reclutare convertiti a tale eresia entro gli ampi confini della religione islamica. I rapimenti di assiri, caldei, yazidi e curdi indicano il desiderio d’ingrossare i numeri con neoconvertiti dalle minoranze. Naturalmente coloro che non accettano la farsesca interpretazione wahabita degli insegnamenti islamici, vengono giustiziati, da qui le terribili notizie che filtrano costantemente. Maggiori informazioni rivelano la natura anarcoide del SIIL. Mentre sacerdoti fanatici ed eretici continuano ad istigare i giovani nelle moschee ad unirsi al SIIL, notizie altrettanto deludenti arrivano da giornalisti che sostengono di non essere tollerati dal SIIL, e i cui fortunati, salvatisi dalle loro grinfie, illustrano il movimento per quello che realmente è: un movimento istigato dal peggiore nichilismo. Un giovane pakistano ispirato dai sogni sul Califfato arrivava in Iraq dalla Turchia e dopo l’adesione al SIIL, scopriva di dover pulire i bagni. Anche la “Sex Jihad” è ormai una moda morente. Nonostante alcuni smidollati inglesi si auto-flagellani per 3 ragazze fuggite in Turchia sotto gli occhi e il naso della sicurezza inglese, unendosi al SIIL per soddisfare le fantasie ormonali adolescenziali divenendo la raggiante sposa velata di qualche bruto puzzolente, molte famiglie musulmane controllano le figlie e con le istituzioni governative le convincono a rientrare. Alcuni effettivamente si sono recati in Siria per riprendersi i figli dagli artigli del SIIL. Molte ragazze sono state uccise dai sociopatici del SIIL. Notizie di tali atrocità non incoraggeranno le adolescenti musulmane assatanate. La morte sembra essere troppo viziosa per loro.
Gli eserciti convenzionali differiscono da gruppi insorti altamente mobili come il SIIL. L’Esercito arabo siriano è un enorme istituto di oltre 500000 soldati (comprese le milizie). Ma questo non significa che c’è mezzo milione di truppe da combattimento disponibili. Chiunque abbia prestato servizio militare vi dirà che la maggior parte del personale è coinvolto nel supporto e nella logistica. Inoltre, la Siria ha un sistema di difesa aerea che richiede decine di migliaia di tecnici. Lo stesso vale per i reggimenti missilistici e le forze di difesa costiera. E’ giusto dire che sul campo l’EAS ha circa 70000 truppe da combattimento. Il SIIL, dato lo scarso addestramento al combattimento, può schierare una maggiore percentuale di unità da combattimento. Tuttavia, la loro efficienza è tutt’altro che cristallina. Ai reclutatori del terrorismo inglesi in Turchia piacciono da sempre i jihadisti, perché sono così disposti a morire per concludere un’operazione militare. Gli inglesi vanno in orgasmo ogni volta che possono inviare a morte sicura qualcuno per il bene dell’Union Jack, è quasi come l’oppio per loro. Ma a dire il vero, i fanatici della rivolta hanno dimostrato inettitudine e disorganizzazione, qualità presenti nell’ex-capo del cosiddetto esercito libero siriano, traditore e disertore supremo, ex-generale Salim Idris. Il tasso di abbandono dal SIIL è sottostimato dai media. Perde centinaia di ratti ogni giorno sia per mano dell’Esercito Arabo Siriano, che dell’esercito iracheno, che delle milizie curde come Peshmergha e PKK e, in una certa misura, della campagna aerea degli Stati Uniti. (Interessante notare come Stati Uniti e Gran Bretagna riforniscano il SIIL di armi, munizioni e cibo.) Il SIIL non può compensare le perdite se non reclutando e ritirandosi nelle aree che crede di dover difendere per la propria esistenza.

2. Anche i finanziamenti al SIIL diminuiscono
Indipendentemente dal fatto che il nuovo re dell’Arabia Saudita ora blocchi o meno il flusso continuo di denaro per il SIIL, vi sono le scimmie nella sua famiglia saudita che ancora pompano denaro alle organizzazioni terroristiche in Iraq e Siria. Tali figuri sono spinti da un animus irrazionale contro sciiti e Iran. Sia come sia, il denaro apparentemente scorre a una velocità di gran lunga inferiore. Lo sappiamo da rapporti credibili da al-Raqqa, dove i tagli agli stipendi sono sempre più comuni. Un ratto terrorista del SIIL oggi riceve solo 1/4 dello stipendio mensile di quando vi aderì nel 2013. Ciò che spinge a stringere la cinghia, è l’esaurimento delle casse. (Si prega di leggere l’articolo di Thierry Meyssan).
Quando il SIIL cerca voracemente d’ingrossare le riserve rubando ogni manufatto storico che può vendere ai turchi e inglesi senza scrupoli, raggiunge il fondo. Alla sua comparsa sulla scena, il SIIL concentrava l’attenzione finanziaria su petrolio e gas che vendeva in grandi quantità agli intermediari turchi, trasformandoli in profitto netto vendendoli ai clienti europei che, ovviamente, incoraggiavano l’acquisto di tali prodotti per danneggiare il governo di Assad. Ma oggi l’Europa ha cambiato radicalmente direzione. Con il SIIL che segue la moda dei documentari ben girati su apparente decapitazione di giornalisti, prigionieri giordani e curdi immolati in gabbie di fuoco; omosessuali gettati dai tetti e poi, se sopravvissuti, lapidati a morte davanti le telecamere; infanticidio degli infedeli; violenze su donne appartenenti a minoranze; e tutto questo in conformità al libro scritto da uno degli sciamani più importanti del SIIL, dal titolo: “La via della ferocia”. Anche se gli europei hanno una storia di brutalità indicibili che condividono con il SIIL, avendo ucciso milioni di ebrei, ugonotti, popoli del Nuovo Mondo, neri e tanti altri disgraziati, oggi sono contriti e vogliono sconfessare tale storia. Ma non molto tempo fa gli inglesi sventravano e castravano persone, per poi legarne le membra a quattro cavalli facendole a pezzi, si chiamava “impicca, lacera e squarta”. In ogni modo, gli europei hanno deciso di smettere di comprare petrolio dal SIIL. Inoltre, i campi petroliferi siriani non sono particolarmente produttivi, poiché il petrolio è in profondità e serve una tecnologia adatta per pomparlo, che non è disponibile al SIIL. In realtà, la maggior parte del petrolio rubato dalla Siria da SIIL fu preso dalle riserve strategiche, cioè petrolio già pompato e conservato in serbatoi che il SIIL semplicemente spillava nelle autocisterne fornite da Erdoghan & Co. Non altro.

3. Anche il peso di Allah nel programma del SIIL diminuisce

Standbeeld_Saladin_DamascusPersonalmente detesto Saladino. Ecco il monumento costruitogli dal Presidente Hafizh al-Assad in Siria. Era un curdo che voleva studiare teologia finché il destino intervenne.

Deve essere deprimente marciare in Europa (Deus le Veult!), calare su Costantinopoli (Constantinopolitana Civitas Diu Profana!); creare un regno sanguinario in Siria (Advocatus Sancti Sepulchri) per poi scoprire che Dio non è per nulla contento del vostro comportamento. Immaginate cosa i crociati devono aver provato quando il Feroce Saladino iniziò a tagliargli la testa dopo la battaglia di Punta Hatin, nei pressi del lago di Tiberiade, in risposta allo stupro di Reynard De Chatillon della sorella. Come volessero squagliarsela mentre gli eserciti mamelucchi di Ruqnidun Baybar al-Bunduqdari iniziarono a marciare lungo le coste della Palestina alla ricerca di qualsiasi crociato ostinato da uccidere. È per questo che fu chiamato il “Re Vincente”. Ma ci si conceda una pausa per chiedersi perché si pensava che Dio fosse dalla propria parte, in primo luogo. Giusto, amico? (in cockney o accento australiano). Penso che molti ratti del SIIL si chiedano perché il loro califfato cominci a perdere. Perché sempre più eliminando altri jihadisti che pensano che il Califfo di Qaqà sia un degenerato? Dove è scritto nel Corano che si può bruciare la gente? Perché un jihadista deve pulire gabinetti? Come è possibile che un libro sacro che dice di rispettare i cristiani, consente di violentarne le donne o di bruciarli? Tali pensieri attraversano le menti di alcuni jihadisti che mettono in dubbio la causa che li ha richiamati nei deserti vulcanici della Siria. Il morale è basso tra le fila del SIIL. Dovrebbe, i disertori giustiziati dal gruppo ne sono la prova. Vengono accerchiati ad al-Raqqa dai governativi siriani. Non ci sono più grandi parate ed anche i sunniti in Iraq si uniscono agli sciiti per sterminarli tutti. Impongono il pedaggio ai loro camion, nei valichi. Notizia non incoraggiante per i selvaggi jihadisti.

10922547Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 511 follower