Alessandro Lattanzio ad IRIB: Silenzio sullo Yemen, Gladio fiancheggia il terrorismo occidentale

sanaaTEHERAN (RADIO ITALIA IRIB) – Alessandro Lattanzio, saggista, redattore della Rivista Eurasia e’ stato intervistato dalla nostra Redazione sulle operazioni saudite contro lo Yemen. Per ascoltare la versione integrale dell’intervista potete cliccare qui.

La battaglia di al-Anbar in Iraq

Alessandro Lattanzio, 3/8/2015iraq-armyLa notizia più importante della seconda settimana di luglio 2015 era l’annuncio che la battaglia di Anbar cominciava. Dopo oltre un mese di ritardi, il governo iracheno annunciava l’avanzata su Ramadi e Falluja. Le forze di Baghdad avevano fatto rapidi progressi sgombrando cittadine e periferie, ma la vera battaglia iniziava una volta raggiunti il centro delle città. Lo Stato islamico rispondeva con una grande ondata di autobombe contro il centro del Paese. Se il governo liberava Anbar avrebbe imposto una svolta alla guerra. Ci furono 140 scontri dall’8 al 14 luglio 2015, meno dei 162 della settimana prima. Fino a luglio vi erano stati in media 21,5 attacchi al giorno dal 20 giugno. Baghdad è stata la provincia più violenta con 53 attacchi, seguita da Anbar con 32 e Salahudin con 20, al centro dei combattimenti nel Paese, e poi Diyala e Niniwa con 12, 5 a Babil, 4 a Kirkuk e 1 a Bassora e Wasit. Tali scontri causarono 436 morti e 725 feriti. I caduti comprendevano 1 miliziano della Sahwa, 12 della Hashd, 110 militari delle forze di sicurezza irachene (ISF) e 261 civili. I feriti furono 10 miliziani della Hashd, 45 militari e 525 civili. Baghdad era anche la provincia più colpita con 140 decessi, quindi 100 ad Anbar, 65 a Salahudin, 54 a Niniwa, 19 a Diyala, 4 a Babil, e 1 ciascuno a Bassora e Wasit. Lo Stato Islamico aveva aumentato l’uso di autobombe (VBIED). 16 furono usate la prima settimana di luglio mentre altre 32 furono distrutte dalle ISF, quindi 26 la seconda settimana assieme a 36 distrutte. L’obiettivo principale era Anbar, dove cercava di respingere l’offensiva del governo utilizzando tali tipi di attacchi; qui ci furono 17 autobombe esplose e altre 26 distrutte. Quindi 7 a Baghdad, dove continuava la campagna terroristica contro i civili. Infine 1 a Baiji e a Salahudin dove Baghdad proseguiva altre operazioni, mentre altre 9 autobombe furono distrutte. Il 15-21 luglio si avevano 109 attentati in Iraq, a Baghdad se ne registravano 39, 23 ad Anbar, 18 a Salahudin, 12 a Niniwa, 10 a Diyala, 4 a Babil, 2 a Bassora e 1 a Kirkuk, causando 359 morti e 597 feriti, tra cui 1 Peshmerga, 10 miliziani Sahwa e 28 di Hashd al-Shabi, 44 militari iracheni (ISF) e 276 civili; i feriti erano 8 Peshmerga, 14 miliziani Sahwa e 42 della Hashd, 46 militari e 487 civili. A Baghdad ci furono 53 attentati, tra cui 2 autobombe, 2 attentatori suicidi e 7 IED, lasciando 39 morti e 108 feriti. 4024 militari, peshmerga e civili furono feriti dal giugno 2014 al giugno 2015. Le vittime erano dovute soprattutto agli attentati con autobombe (9 in tutto); un’autobomba il 17 luglio a Qan Bani Saad, Diyala, uccise 130 civili e ne ferì 155, ed altre, il 21 luglio, uccisero 39 civili e ne ferirono 83 a Baghdad, Diyala e Salahudin. Nei primi 21 giorni di luglio 51 autobombe esplosero e altre 78 furono distrutte dalle forze irachene.
CBbbRycUMAEcT8EAnbar era stata l’obiettivo principale dello Stato Islamico nel 2015 e il governo finalmente riconosceva la necessità di una piena attenzione. Baghdad liberava Garma ad est di Falluja, dopo due mesi di combattimenti, circondando Falluja ed occupandone la periferia nelle ultime settimane. All’inizio di luglio, ISF, Hashd e tribù avviavano i preparativi per liberare Ramadi e Falluja, liberando a metà giugno Saqlawiya e Qalidya sulla strada tra Ramadi e Falluja. Habaniya, che si trova su quell’asse, ospita una base militare degli Stati Uniti probabilmente usata come punto di partenza per alcuni degli attentati del SIIL. Il 13 luglio fu annunciato ufficialmente l’avvio dell’operazione per Ramadi e Falluja. Invece l leader dell’Organizzazione Badr Hadi Amari dichiarava che la campagna sarebbe partita il 21 luglio. Sebbene 10000 militari di ISF e miliziani della Hashd e delle tribù vi partecipavano, in realtà erano meno delle unità impiegate nella battaglia per Tiqrit, che coinvolse il triplo dei combattenti. Comunque il governo iracheno annunciava subito la liberazione di diverse cittadine e l’entrata nelle periferie di Ramadi e Falluja. Il SIIL non può fermare queste forze travolgenti, ma può prolungare le operazioni e causare gravi perdite come a Tiqrit. Falluja è stata sotto il controllo dei terroristi per più di un anno e mezzo, mentre Ramadi fu presa due mesi fa, quindi c’è stato tempo per costruire le difese. D’altra parte, le ISF nell’operazione dovrebbero disporre del sostegno aereo degli Stati Uniti, come a Tiqrit. Se il SIIL viene cacciato da Ramadi e Falluja, subirebbe una grave sconfitta, essendo l’Anbar sua base principale e unica provincia in cui continuava a guadagnare terreno. Mentre la guerra arrivava nell’Anbar, aumentavano gli attentati a Baghdad. Nella seconda settimana di luglio ci furono 1 attentato suicida, 6 con bombe, 28 con IED, 1 suicida con autobomba e 6 autobombe. I quartieri sud ed est erano i principali obiettivi, ma il SIIL dimostrava la capacità di colpire qualsiasi parte della capitale, nonostante il primo ministro Haydar al-Abadi avesse inviato sempre più forze a Baghdad. A Niniwa, quasi tutte le vittime erano dovute alle esecuzioni del SIIL, mentre l’organizzazione continuava a sondare le linee curde. Nel periodo 8-14 luglio, 38 persone furono uccise dal SIIL e una fossa comune fu scoperta con 9 vittime. Agli attacchi aerei della coalizione furono attribuiti altri 15 morti e 7 feriti in tre città. Infine tre attentati furono effettuati contro i peshmerga a Sinjar, Bashiqa e Gabara, sulla prima linea formata da trincee e fortificazioni, ma ciò non impediva al SIIL di colpire i peshmerga ogni settimana. Infine, la lotta per riprendere Baiji e la raffineria continuava. Originariamente l’area fu attaccata come diversivo per l’assalto su Ramadi, dopo di ché fu occupata per due mesi. Ora il SIIL continuava gli attentati in tutta la provincia per fare pressione sul governo. Tale quadro cambierà con l’operazione nell’Anbar, dove il 16 luglio la polizia federale irachena eliminava 22 terroristi e gli attacchi aerei iracheni ne eliminavano altri 160 tra Hasiba, Qalidiya e Ramadi. Sempre a Ramadi, il 17 luglio, i raid aerei dell’aeronautica irachena eliminavano altri 57 terroristi del SIIL, “Gli attacchi aerei iracheni contro i nascondigli dei militanti del SIIL nelle aree circostanti e alla periferia di Qalidiya e Ramadi hanno ucciso e ferito numerosi terroristi e distrutto un grande deposito di autobombe“, dichiarava il Ministero della Difesa iracheno. Ma sempre il 17 luglio, un’autobomba del SIIL con quasi tre tonnellate di esplosivo uccideva 120 persone e ne feriva 170 nel mercato di Qan Bani Sad, nella provincia di Diyala.
CGZ9p3kXIAA1oqn Nell’Anbar, comunque, i capi del SIIL di Falluja iniziavano a fuggire in Turchia mentre le forze irachene avanzavano sulla città. Secondo Abdulrahman al-Namrawi, a capo del consiglio locale di Falluja, i capi dei terroristi erano fuggiti in Turchia passando da Ramadi, capoluogo dell’Anbar, e dalla Siria. Anche Falah al-Isawi, vicecapo del consiglio provinciale dell’Anbar, confermava che i capi del SIIL erano fuggiti e che i capi locali taqfiriti trattavano con le forze irachene. Nel frattempo le Forze popolari dell’Iraq abbattevano sempre a Falluja un drone da ricognizione del SIIL di fabbricazione israeliana. Nell’agosto 2014 un drone israeliano ‘Hermes‘ fu abbattuto presso l’aeroporto di Baghdad, dove personale della sicurezza dell’ambasciata degli Stati Uniti si precipitava per raccoglierne i resti, e un altro drone israeliano dello stesso modello fu abbattuto dalle truppe irachene nel centro dell’Iraq. Questa era la terza perdita di drone dall’esercito israeliano in un mese. Un ex-militare statunitense aveva detto che gli iraniani hanno fornito tecnologia e sistemi a diversi Paesi della regione permettendogli di abbattere diversi droni dell’esercito israeliano. “Quindi le IDF decidevano di sospendere le missioni dei droni Hermes su Iran, Iraq, Siria, Palestina e Libano“. Pochi giorni prima il IRGC iraniano aveva abbattuto un drone stealth israeliano presso l’impianto nucleare di Natanz, in Iran, e nel dicembre 2014 la Siria abbatteva un drone spia israeliano Skylark I, prodotto dalla Elbit Systems Company, su Hadar presso Qunaytra, e a luglio ‘precipitava’ un altro drone israeliano in Libano. Nel frattempo, l’Estonia inviava al governo iracheno 12 mortai da 120mm, 140 mitragliatrici RPD, 110 fucili d’assalto Type 56 fabbricati in Romania e 230 pistole TT con 21000 cartucce. Il “governo estone ha risposto alla richiesta di aiuto irachena inviando armi e munizioni vecchie… che non soddisfano gli standard della NATO e non sono utilizzate dalle forze di difesa estoni“, riferiva il Ministero della Difesa estone. Le armi estoni furono consegnate all’Iraq dall’US CENTCOM, che consegnava a Baghdad anche i primi aviogetti da combattimento statunitensi F-16. Infine il Ministro della Difesa iracheno Qalid al-Ubaydi dichiarava “La guerra che conduciamo non è tradizionale. … Il nostro nemico cambia tattica ogni mese, ogni giorno, e abbiamo bisogno di armi adeguate per rispondere. Nelle battaglie che combattiamo ora le armi russe si sono dimostrate essere le migliori. So che gli statunitensi non possono fornircele“. Al-Ubaydi continuava affermando che gli statunitensi non vanno bene quando vi è “una guerra di logoramento” in cui l’Iraq ha bisogno di grandi quantità di aiuti militari, elogiando la collaborazione e la disponibilità di Mosca nel fornire piena assistenza all’Iraq.
CKcVYhrUYAAYLa6 Il Comandante delle Forze Basij dell’Iran Generale di Brigata Mohammad Reza Naqdi dichiarava che Stati Uniti ed Israele fornivano intelligence e supporto logistico al SIIL. “Il centro teorico ed ideologico dello Stato Islamico è ad Haifa (Israele) e il suo comando regionale è l’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad“, affermava Naqdi in un messaggio di cordoglio per il martirio del comandante delle operazioni dell’Organizzazione Badr dell’Iraq, Abu Muntazar al-Muhamadawi, caduto in combattimento presso Falluja. “Gli Stati Uniti hanno creato e armato il gruppo terrorista del SIIL con l’aiuto malvagio di Gran Bretagna, regime infanticida sionista e dei petrodollari dei Paesi petroliferi, ordinandogli di commettere stragi contro sciiti e sunniti e disturbarne la pace con il pretesto della guerra settaria“, aveva detto nel 2014. “Il risultato delle azioni di questi terroristi in Siria non ha precedenti, spingendo l’alta affluenza della popolazione nelle elezioni presidenziali del Paese, dimostrando per l’ennesima volta l’inefficienza delle armi e la vittoria del movimento di resistenza contro l’arroganza globale”. Ad ulteriore conferma delle parole del Generale Naqdi, l’esercito e le forze popolari iracheni continuavano le operazioni contro i terroristi nella provincia di Anbar, nonostante la richiesta dal presidente dello Stato Maggiore Riunito degli USA, Generale Martin Dempsey, di sospendere le operazioni contro il SIIL con il pretesto che la battaglia era diventata una sorta guerra di logoramento. Dempsey voleva sminuire il ruolo delle forze popolari nella lotta contro gli islamisti del SIIL. Intanto a Tiqrit, “Le forze di sicurezza irachene arrestavano il governatore dello Stato islamico Abas al-Azawi, che insieme alla moglie stava fuggendo dalla regione“, dichiarava il comandante della 17.ma Brigata dell’esercito iracheno, Brigadiere Muad Baday.
Il 25 luglio, la 5.ta Divisione dell’Esercito iracheno, in collaborazione con Hashd al-Shabi, Liwa al-Badr e milizie locali, liberava l’Università di al-Anbar a Ramadi dopo pesanti scontri contro lo Stato Islamico. A Falluja le forze armate irachene eliminavano decine di terroristi e distruggevano mezza dozzina di loro blindati. Il 26 luglio, sempre a Falluja, una donna si faceva esplodere tra i terroristi del SIIL, uccidendone 23 e ferendone 17. Una nuova offensiva veniva avviata il 21 luglio su Albu Hayat e Haditha, a 70 km a nordovest di Ramadi, per tagliare le linee di rifornimento della base islamista di Ayn Asad, tra Haditha e Ramadi. Il 29 luglio, le forze irachene liberavano Albu Dyab, a nord di Ramadi ed a Fallujah eliminavano Ibrahim Jasam Fazah, responsabile delle finanze del SIIL. Anche il governatore del SIIL di Falluja Nufal al-Tiqriti e due suoi assistenti venivano eliminati da un raid dell’aeronautica irachena nella provincia di Anbar. Altri 93 terroristi del SIIL furono eliminati ad al-Qarmah, Albu Jawari, Husaybah, Baiji ed al-Qaim. Il 1° agosto, presso Falluja, l’8.va Brigata delle ISF eliminava 25 terroristi del SIIL, ed altri 10 presso Ramadi.CK8qRZ8WIAEQ2LEIl Comandante del CGRI-FQ Qasim Sulaymaini incontrava a Baghdad il comandante della forza di mobilitazione popolare e leader del Qataib Jund al-Imam Abu Mahdi al-Muhandis. Notare in fondo le bandiere del Kurdistan e dell’Unione Patriottica del Kurdistan.

468392-56f2b632-c0d6-11e4-95d8-f89106057fd0Fonti:
Al-Masdar
Anàlisis Militares
Anàlisis Militares
FARS
FARS
FARS
Global Research
Musings on Iraq
Musings on Iraq
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Uskowi on Iran
Uskowi on Iran

Iraq.All.01

Siria, le operazioni dal 14 luglio al 1° agosto 2015

Alessandro Lattanzio, 3/8/201510665077Il 29 giugno, il Ministro degli Esteri siriano Walid Mualam, il suo Viceministro Faysal al-Maqdad, Buthayna Shaban, consigliera del Presidente Assad, e il direttore della sicurezza interna Generale Ali Mamluq, incontravano a Mosca il Presidente Putin che rinnovava l’impegno della Russia verso “il governo e il popolo” della Siria e suggeriva la creazione di una coalizione antiterrorismo tra Siria, Arabia Saudita, Turchia e Giordania. Gli inviati siriani furono sorpresi e Mualam avrebbe commentato che per far questo “sarà necessario un miracolo”. Tuttavia, alcune settimane dopo, il vicedirettore dell’intelligence russa e il Generale Mamluq incontravano a Riyadh il capo dell’intelligence saudita Salah al-Humaydan. Questo incontro portava alle seguenti conclusioni:
1. Si confermava che la coalizione anti-siriana originale aveva capitolato.
2. Si riconosceva la vittoria della Siria sul terreno.
3. Implicava l’ammissione della sconfitta da parte dell’Arabia Saudita.
4. Si riconfermavano ruolo e impegno della Russia verso la Siria.
5. Era ulteriore prova che gli Stati Uniti perdevano il Medio Oriente.
6. In tale quadro, l’ultimo nemico ostinato della Siria rimaneva la Turchia, oramai isolata.Homsagosto2015Il 14 luglio, presso Palmyra, la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano eliminava 21 terroristi e 2 tecniche del SIIL. La 106.ma Brigata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano e le Forze di Difesa Nazionale (NDF) di Mhardah e Saqaylabiyah liberavano al-Mansura, Qirbat al-Naqus e Tal Wasit nella pianura di al-Ghab, dopo aver eliminato decine di terroristi e 3 tecniche di Jabhat al-Nusra, Jund al-Aqsa e haraqat Ahrar al-Sham. Almeno 6 capi di Ahrar al-Sham, tra cui Abu Abdurrahman Salqin, venivano uccisi da due attentatori suicidi del SIIL nella provincia di Idlib. Presso la base aerea Abu Dhuhur, la SAAF distruggeva 4 autoveicoli con a bordo almeno 8 islamisti. Ad Ariha, un attacco aereo della SAAF eliminava 11 terroristi del Jaysh al-Fatah. La SAAF bombardava le posizioni dei terroristi a Janat al-Qura, Salat al-Zuhur e al-Baraghiti, dove eliminava 8 autoveicoli e 27 terroristi. A Tal Qatab, a sud est di Jisr al-Shughur, il Jaysh al-Fatah tentava di assaltare una colonna dell’EAS, ma i soldati siriani eliminarono 63 terroristi e 7 loro autoveicoli. A Qan Shaiqun, EAS e PDC eliminavano 11 terroristi e 1 pickup armato del qataib al-Iz. Sul jabal Shashabu l’EAS eliminava 6 terroristi e 2 loro pickup. L’Esercito arabo siriano ed Hezbollah completavano le operazioni di rastrellamento nel regione di al-Zabadani, eliminando decine di terroristi. Presso Qunaytra, l’EAS liberava Um Batayna e al-Hamidiyah e respingeva un attacco del SIIL su Tal Sad. Presso Dara, ad al-Masafra, l’EAS eliminava 13 terroristi di Jabhat al-Nusra. Nella provincia di Hama, l’EAS distruggeva un convoglio di autoveicoli del SIIL tra Qalib al-Thur e Tabarit al-Diba,e gli aerei da guerra siriani bombardavano le posizioni di Jabhat al-Nusra a Qafr Zita, eliminando diversi terroristi, tra cui Samir al-Rajab, capo di un gruppo terroristico locale.
CCpx3YcUwAEwhakIl 15 luglio, ad al-Hasaqah, la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, le NDF, le Forze di protezione assire e la Liwa al-Baath liberavano il Suq al-Ghanam, mentre la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia repubblicana assicurava l’autostrada Hasaqah – Qamishli da un attacco fallito del SIIL e la SAAF effettuava oltre 55 raid aerei sul governatorato, ad al-Shadadi e al-Hul, eliminando 2 autoveicoli e 13 terroristi, tra cui il capo del SIIL di Hasaqa Abu Qatadah al-Idlibi. La Città dello Sport, presso il quartiere al-Ghuwayran, veniva protetta dalla 5.ta Brigata confinaria dell’EAS da un tentativo d’infiltrazione del SIIL da sud. Un altro capo del SIIL, Amir al-Rafdan, veniva eliminato da un attacco aereo siriano nella provincia di Dair al-Zur. Le YPG liberavano Jisr al-Abyad dopo intensi scontri con il SIIL. La 106.ma Brigata della Guardia repubblicana dell’EAS, in coordinamento con le NDF, respingeva l’assalto del Jaysh al-Fatah su Tal Wasit e Qirbat al-Naqus, eliminando 25 terroristi e 2 tecniche. Sulla strada Qarim – Shariah l’EAS eliminava 13 terroristi di Jabhat al-Nusra. A sud di Jisr al-Shughur, l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano abbatteva un drone da ricognizione turco nei pressi di Tal Shaiq Qatab. Il Jaysh al-Fatah lanciava oltre 150 bombe, colpi di mortaio e razzi sulle città al-Fua e Qafraya, sulle pianure al-Ghab, uccidendo 11 civili. La 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata e le NDF liberavano al-Mashtal e Qasr al-Hayr, ad sud-ovest di Palmyra, dopo aver eliminato 20 terroristi del SIIL. Presso Hama, a Qirbat al-Naqus, EAS e NDF eliminavano 56 terroristi e ne arrestavano più di 100. 4 pickup armati, 1 autocarro, 1 bulldozer e 3 cannoni-inferno furono sequestrati o distrutti. Presso Tadmur, nel wadi al-Abyad, l’EAS eliminava oltre 20 terroristi e 5 tecniche del SIIL, creando una grande zona cuscinetto tra la base aerea di Tiyas, la stazione di pompaggio T-4 e il jabal al-Hayl, mentre la SAAF eliminava altri 28 terroristi del SIIL.
Il 16 luglio, ad al-Hasaqah, l’EAS eliminava nel quartiere al-Zuhur, 19 terroristi e 3 tecniche del SIIL, mentre le YPG catturavano il carcere al-Ahdath dopo feroci con il SIIL. Presso Idlib, a Jisr al-Shughur, la SAAF compiva oltre 40 sortite attaccando i concentramenti dei terroristi. A Tal Qatab l’EAS eliminava oltre 30 terroristi di Jabhat al-Nusra. La SAAF eliminava 150 terroristi a Janat al-Qura e altri 60 a Bizayt. A Marat Masrin dei cacciabombardieri Su-22 della SAAF e razzi Luna dell’EAS distruggevano 3 basi dei terroristi. La SAAF bombardava le basi dei terroristi di Abu Dhuhur, Qafr Uwayd, al-Tamanyah, Binish, Um Jarin, al-Turah e Qar al-Ghazala. Nella provincia di Lataqia, EAS, NDF e Muqawama Suri liberavano Bayt Zayfa, Bayt Qadhur, Tal Qadhur, Bayt Alan, jabal al-Sindiyan, Tal Dhudhur, jabal al-Rahmaliya e jabal al-Maqtaraniya, eliminando oltre 130 terroristi di Jabhat al-Nusra. I terroristi avevano tentato di assaltare Durin, perdendo però numerosi terroristi e autoveicoli durante l’avvicinamento alla città. Presso Qunaytra, molti terroristi venivano eliminati, assieme a un loro deposito di munizioni, nelle operazioni dell’EAS a Tal Mashara, Bir Ajam e al-Hamidiyah.
Il 17 luglio, presso Tadmur, la Quwat al-Nimr e la Liwa Suqur al-Sahra dell’EAS eliminavano 24 terroristi del SIIL presso al-Amariyah. Ad al-Hasaqah, le Forze armate siriane accerchiavano i terroristi del SIIL da est e nord, mentre le YPG curde li accerchiavano da ovest e sud. Quindi 1200 terroristi del SIIL rimanevano bloccati presso il capoluogo. Le forze siriane liberavano la Facoltà di Economia, l’Istituto Industriale e un numerosi isolati nei quartieri occidentali. La 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, le Forze di Difesa Nazionale, le Forze di protezione assira e la Liwa al-Baath entravano nel quartiere di al-Shariah, mentre le YPG entravano nel quartiere al-Zuhur e liberavano Rad Sharqiyah e al-Watawatiyah, e una serie di piccoli villaggi lungo l’autostrada Hasaqah – Shadadi. Ad al-Zabadani, l’EAS tendeva un’imboscata dove eliminava 59 terroristi e ne arrestava altri 133. A Qan al-Shaiq l’EAS eliminava 8 terroristi. Presso Qunaytra, a Rasm al-Shawali, 1 elicottero Mi-24 Hind della SAAF distruggeva 4 pickup armati di Ahrar al-Sham. A Um Batayna, l’EAS eliminava 9 terroristi e 1 tecnica ad al-Hamidiya. A Dair al-Zur l’EAS eliminava 13 terroristi.
Il 18 luglio la SAAF bombardava le posizioni dei terroristi a Tadmru, Quraytin, Jub al-Ahmad, al-Suqna, e Farqalas. La 15.ma Brigata della 5.ta Divisione corazzata e la 7.ma Divisione meccanizzata dell’esercito arabo siriano, in coordinamento con le NDF, entravano a Qafr Shamis e Dair al-Adas nel governatorato di Dara. Presso la base aerea Abu Dhuhur, l’EAS distruggeva 12 tecniche del Jaysh al-Fatah che cercavano di violare il perimetro difensivo della base aerea. 3 autocarri-bomba si erano avvicinati da nord-ovest verso la base, ma furono intercettati dalla difesa siriana che li distruggeva impiegando missili anticarro Kornet e Milan. Quindi l’artiglieria dell’EAS bombardava i concentramenti dei terroristi nella zona distruggendo 12 pickup armati ed eliminando 173 terroristi. Ad Um Jarin l’EAS liquidava 17 terroristi e 2 tecniche di Jabhat al-Nusra. Presso Damasco l’EAS eliminava 23 terroristi.
Il 19 luglio, ad al-Hasaqah, la 123.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata e le Forze di Protezione assira respingevano l’assalto del SIIL a sud al quartiere al-Ghuwayran eliminando oltre 20 terroristi. La 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, in coordinamento con Hezbollah, Forze di Difesa Nazionale (NDF) e il Partito Sociale Nazionalista Siriano (SSNP) liberavano Darab al-Sham, presso al-Zabadani, eliminando 20 terroristi. Presso al-Suwayda, le NDF e i PDC drusi liberavano Tal Muaz eliminando 25 terroristi, mentre la “Brigata meridionale” dell’ELS, Jabhat al-Nusra e Jaysh al-Yarmuq tentavano di assaltare il perimetro occidentale della base aerea di Thalah, venendo respinti con la perdita di 24 terroristi e 3 tecniche. Presso Idlib, la SAAF bombardava le posizioni del Jaysh al-Fatah Bizayt, Janat al-Qura e Taum, mentre l’EAS colpiva i concentramenti dei terroristi ad Abu Shabta, Ufania e Um Batayna, presso Qunaytra.
Il 20 luglio, ad al-Zabadani, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, Hezbollah, SSNP e NDF eliminavano 30 terroristi e 4 tecniche di Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e liwa Suqur al-Zabadani, liberando Darab al-Qalasa, Darab al-Hasaba e Darab al-Qasara, mentre altre decine di terroristi si arrendevano all’Esercito arabo siriano. Presso al-Hasaqah, la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia Repubblicana e la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, in coordinamento con le NDF e le Forze di protezione assire, respingevano i terroristi del SIIL dal quartiere al-Shariah e dal Cimitero dei Martiri, mentre le YPG liberavano al-Maylabiyah, Bab al-Qayr e Tal Tanaynir. Presso Qunaytra, l’EAS eliminava decine di terroristi di Jabhat al-Nusra a Sayda, Qafr Shams, al-Mismiyah, al-Yadudah, Atman, al-Nuayma, Um Batayna, dove distruggeva anche un lungo convoglio dei terroristi, e due loro basi ad Abu Shata e a Mashara. Presso Raqqa, Sarvat al-Hayvaniah, base principale del SIIL in Siria veniva bombardata dell’artiglieria dell’EAS, eliminando 400 terroristi. Ad Aleppo, l’EAS eliminava almeno 29 terroristi e la SAAF bombardava al-Layramun, eliminando un concentramento di Jabhat al-Nusra, e Qawabi al-Asal, dove eliminava 20 terroristi.
541a8d8063416Il 21 luglio, ad al-Hasaqah, la 123.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata dell’EAS, in coordinamento con Liwa al-Baath, NDF e milizia assira, spezzava le linee del SIIL nel quartiere al-Zuhur, mentre le YPG eliminavano 18 terroristi nei quartieri al-Shariah e al-Nishwa. Presso Qunaytra, 9.na Divisione corazzata, Fuj al-Julan, Liwa Suqur al-Qunaytra dell’EAS e le NDF avanzavano su Um Batayna, mentre EAS e milizia drusa eliminavano 16 terroristi di Jabhat al-Nusra ad Samdaniyah al-Sharqiyah e Ajraf. Ad al-Zabadani, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, in coordinamento con Hezbollah, NDF e SSNP, liberavano Sahal al-Zabadani eliminando 19 terroristi e 4 tecniche di haraqat Ahrar al-Sham, liwa Suqur al-Zabadani e Jabhat al-Nusra. Ad al-Zabadani, 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, NDF ed Hezbollah liberavano il quartiere al-Marawih sulla strada Barada – Zabadani, eliminando 21 terroristi, mentre un tunnel di 70 metri tra Zabadani e Madaya veniva scoperto e distrutto dall’EAS. Presso Dara, ad al-Hula, l’EAS eliminava oltre 100 terroristi, e ad al-Muftira l’EAS eliminava 18 terroristi di liwa Tawhid al-Janub, qataib Mujahidiy Huran e qataib Madfaiyat Sijil, e ne arrestava altri 21. Presso Idlib, ad al-Qastun, cacciabombardieri Sukhoj della SAAF bombardavano le posizioni dei terroristi, aprendo la strada alle operazioni dell’Esercito arabo siriano che liberava lo zuccherificio di Jisr al-Shughur. Ad Aleppo, l’assalto dei terroristi di Ansar al-Sharia, Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e Jaysh al-Mujahidin contro il quartiere al-Zahra veniva respinto da Liwa al-Quds, NDF e Qataib al-Baath che eliminavano 20 terroristi. A Zibdin EAS e PDC eliminavano 7 terroristi del Jaysh al-Islam, e altri 6 a Dair al-Asafir. Presso al-Suwayda, NDF, Jaysh al-Muwahedin e Forze di Difesa Civile druse eliminavano 28 terroristi e 3 loro tecniche sul Tal Shaiq al-Husayn.
Il 23 luglio il Jaysh al-Fatah attaccava al-Fua e Qafraya, ma le NDF respingevano l’assalto presso le fattorie di soia di al-Fua eliminando 30 terroristi di haraqat Ahrar al-Sham, Jabhat al-Nusra e Ansar al-Sham. La SAAF bombardava nel frattempo le posizioni dei terroristi a Marat al-Misrin, Idlib, Saraqib e Binish. Subito dopo il Jaysh al-Fatah effettuava un altro assalto sulle fattorie di soia, utilizzando un BMP autobomba suicida (VBIED o Vehicle Borne Improvised Explosive Device) presso Tal Sawaghiyah, ma il BMP veniva distrutto dalle NDF prima che potesse raggiungere l’obiettivo. Il Jaysh al-Fatah veniva respinto nuovamente dalle fattorie di soia e da Dair al-Zaghib dalla resistenza delle NDF. Ad al-Hasaqah la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia repubblicana dell’EAS, la milizia Shaytat e le NDF liberavano il villaggio Abu Baqr, dopo aver eliminato 160 terroristi del SIIL. Ad al-Shariah, la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, le Forze di protezione assire e le NDF eliminavano 19 terroristi del SIIL. A Dara, ELS e Jaysh al-Islam lanciavano un grosso assalto sulla città, verso i quartieri al-Maliha, al-Sina e al-Manshiyah, difesi dalla 5.ta Divisione corazzata dell’EAS e dalle Forze di Difesa Nazionale, che respingevano l’assalto eliminando 1 carro armato e diversi terroristi, mentre la SAAF bombardava le posizioni degli islamisti a Tal Shahab, Tal Zatar e Yaduda. Il Fronte meridionale dell’ELS e il Jaysh al-Islam avevano subito pesanti perdite negli scontri con le forze armate siriane, tra cui 6 capi: Zaqraya Abdalrahman al-Abud (“Abu Hadi”) capo del Faluja al-Huran, Ahmad Ismail al-Daghar (“Abu Raid”) capo del qataib Rajal al-Haq, Sadam al-Jabawi (“Abu Uday”) capo del qataib al-Fursan, Muhamad al-Ghanam (“Abu Qatayba”) capo del qataib Shahada al-Mazayrib, Jalil al-Masri (“Abu Mujahid”) capo del Jaysh al-Yarmuq e Usama Husayn al-Haraqi capo del Jaysh al-Islam. I terroristi assaltavano da quattro direzioni diverse le postazioni di EAS e PDC ad al-Yaduda, Tal Zatar e al-Nuayma, impiegando 25 tra carri armati e blindati, oltre 100 tecniche e sistemi anticarro TOW. Le truppe e le milizie siriane riuscivano respingere l’attacco eliminando oltre 300 terroristi. Scontri anche ad al-Muzayrib e Tal Antar. Presso Hama, a Jana al-Albawi, Qfar Zayta e Qasr bin Wardan, l’EAS eliminava 20 terroristi. Nel governatorato di Homs la SAAF bombardava le posizioni dei terroristi ad al-Basiri, Um Tuayna, al-Sultaniyah, Unq al-Hawa, al-Shumariyah, Jabab Hamad, al-Tuayna, Habra Garbiyah, Salam al-Sharqi, Tadmur, Talbisa e al-Ghantun, e bombardava le posizioni dei terroristi presso Idlib, ad al-Dibishiyah, Um Jarayn, Tal Salmu e Abu Duhur.
CCpyCExUgAAXuVq Il 24 luglio, ad al-Zabadani la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, Hezbollah, NDF e SSNP liberavano l’area tra piazza al-Silan, al-Qahalah street e piazza al-Maharjan, scoprendo un tunnel di 40 metri usato come deposito di armi, munizioni, apparecchiature per le telecomunicazioni ed alimentari. Presso Tadmur, la Quwat al-Nimr, la Liwa Suqur al-Sahra e la 550.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata dell’EAS eliminavano 12 terroristi del SIIL presso al-Amariyah. Il governo turco concedeva l’uso della base aerea di Incirlik alla coalizione anti-SIIL per effettuare attacchi aerei in Siria,”la Turchia ha concesso lo spazio per lo schieramento di velivoli con e senza equipaggio di Stati Uniti e altri membri della coalizione che partecipa alle operazioni aeree contro il SIIL“. Era la maggiore conseguenza dell’attentato suicida del SIIL a Suruç che uccise 32 militanti socialisti e ne ferì 104. Inoltre il Ministero degli Esteri turco dichiarava che la Turchia prendeva parte nelle operazioni della coalizione anti-SIIL, guidata dagli USA dal settembre 2014 e composta da 60 Paesi, di cui erano attivi solo USA, Francia, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. E infatti, lo stesso giorno 3 F-16 turchi bombardavano tre obiettivi del SIIL in Siria. La Turchia sosteneva anche di avere chiuso gli uffici e i centri di reclutamento del SIIL sul suo territorio, così riconoscendo ufficialmente che il SIIL era suo alleato. Inoltre, anche Jaysh al-Islam e Jabhat al-Nusra erano diretti da un centro comando turco-saudita-qatariota in Turchia. Nel frattempo gli aviogetti turchi compivano anche 159 sortite contro le basi del PKK in Iraq, tra cui il comando sul jabal al-Qandil. Nel frattempo, il 27 luglio, “Un’esplosione colpiva il gasdotto Iran-Turchia nella provincia turca di Agri e l’Iran sospendeva il flusso di gas immediatamente dopo essere stato informato dell’incidente“, dichiarava il CEO della società nazionale gasifera iraniana (NIGC) Hamidreza Araghi, “L’Iran è in attesa di spiegazioni dall’amministrazione turca sulla causa dell’esplosione e sospende l’esportazione di gas in Turchia tramite questa pipeline“.
Il 25 luglio la SAAF bombardava le posizioni dei terroristi presso Idlib, a Bizayt, Janat al-Qura, Bishlamun, Jisr al-Shughur, Qafr Musa, Qansafra, Tamana, Abu Duhur e Taum; presso Tadmur, ad al-Saqnah, Palmyra, al-Bayarat, Muthalath, Dabat al-Malayha, Shindaqiyah al-Janubiyah, Jabab Hamad e al-Qadim; presso Homs, a Rasam al-Saba, Um Sahrij, Tafha, Maluq, al-Wadayhi, Jabal Jarah, Ayn Husayn, al-Amariyah e Ayn al-Dananir; presso Hama, ad al-Rahjan, eliminando centinaia di terroristi e decine di loro autoveicoli. L’EAS respingeva un nuovo assalto del SIIL sull’aeroporto militare Quwayris di Aleppo, eliminando almeno 80 terroristi. Nel governatorato di Lataqia l’EAS liberava i villaggi al-Dura, Dwayrqa, al-Suqaryia, Marj Quqa e Shalaf. Presso Hama, l’EAS liberava Tal Aqrab, dopo aver eliminato 5 terroristi a bordo di 2 tecniche. Presso Qunaytra, a Tranja e Jabata al-Qashab, l’EAS eliminava decine di terroristi di Jabhat al-Nusra. Ad Hasaqah, l’EAS e le NDF avanzavano ad al-Gharbyah ed al-Sharqiyah, tagliando i collegamenti tra i gruppi terroristici nella periferia della città.
Il 26 luglio, a Tadmur, la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano, NDF ed Hezbollah eliminavano oltre 30 terroristi e sequestravano un grande deposito di armi, munizioni e dispositivi di telecomunicazione del SIIL, liberando Qalat Tadmur (Castello di Palmira). Nel frattempo 300 terroristi del SIIL fuggivano da Palmira verso Raqqa. La 104.ta Brigata aeroportata dell’Esercito arabo siriano, in coordinamento con la milizia Shaytat di Dair al-Zur, le Forze di protezione assire e le Forze di Difesa Nazionale, liberavano totalmente la Cittadella dello Sport di al-Hasaqah, Dawar Mahmud al-Qahraba, Dawar al-Thaqafah e Dawar al-Sharia eliminando 29 terroristi del SIIL e 4 loro tecniche. La 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, in collaborazione con la Quwat al-Shamir, liberava al-Nishwa, mentre la Syrian Arab Air Force paralizzava il comando del SIIL ad al-Shadadi. Presso Qunaytra, ad al-Hamriyah, l’EAS tendeva un’imboscata a gruppi terroristici che tentavano di assaltare la città. A seguito del fallito attacco dei terroristi, il Fuj al-Julan e la Liwa Suqur al-Qunaytra dell’Esercito arabo siriano liberavano Tal Qaba al-Hanariyah e bombardavano i gruppi terroristici di Jabhat al-Nusra e Brigate meridionale dell’ELS a Jabatha al-Qashab, Tarnijah, al-Hamidiyah, Samandiyah al-Sharqiyah e al-Ajraf, eliminando circa 40 terroristi e 5 tecniche.
64123Il 27 luglio, a Dair al-Zur, la 137.ma Brigata della 17.ma Divisione respingeva l’assalto del SIIL sulla base aerea e liberava al-Jafra, eliminando 11 terroristi e 2 tecniche. A Jubar la 105.ta Brigata della Guardia repubblicana dell’EAS e le NDF eliminavano 23 terroristi del Jaysh al-Islam, liberando la moschea Tayba, l’edificio delle Poste e il palazzo degli Insegnanti. A sud di Jubar, la Guardia repubblicana e le NDF eliminavano decine di terroristi presso Bala. Per la terza volta in due settimane, Jaysh al-Fatah assaltava al-Fua e Qafraya da tre fianchi, venendo respinto dalle NDF che eliminavano 22 terroristi e 1 tecnica. L’EAS eliminava decine di terroristi di Jabhat al-Nusra ad Ayn al-Turma, Qan al-Shih e Husayniah al-Gharbyia, e ad al-Zabadani eliminava 20 terroristi del SIIL. A Duma un’unità dell’EAS distruggeva una base del Jaysh al-Islam eliminando 15 terroristi. Presso Hama, unità dell’EAS supportate dalla SAAF conducevano operazioni contro le posizioni dei terroristi del SIIL ad Aydun, Unq Bajira, Tulul al-Humar, Aqash, al-Mansura, Anqawi, al-Sqaylbyia, Jisr Bayt al-Ras, al-Huaija, Qafr Nabuda e Qirbat al-Naqus. Presso Tadmur, ad al-Bayarat, l’EAS distruggeva un cannone da 130mm del SIIL, e liberava al-Siyaqah assicurandosi il controllo degli oleodotti della regione. Presso Idlib, la SAAF distruggeva un convoglio di Jabhat al-Nusra tra Abu Duhur e Qan Shaiqun, e diversi altri autoveicoli degli islamisti a Tal Salma, al-Qashir e al-Majas. Un’unità dell’EAS distruggeva 4 autoveicoli dei taqfiri tra Zayzun al-Muhdatha e Tal al-Sahan. Nel governatorato di Lataqia la SAAF attaccava Tardan, Ayn al-Ghazala, Bayt Hasan e Nahshbah, mentre unità dell’EAS eliminavano 30 terroristi di Jabhat al-Nusra a Bayt Awan, al-Dura e Ablaq. Ad Aleppo un’unità dell’EAS distruggeva un tunnel dei terroristi nella zona di Sulayman al-Halbi; diversi terroristi furono eliminati dall’EAS nei quartieri al-Qaldiyah, Bustan al-Basha, al-Ashrafiyah, Qarim Maysar, Qarim al-Tarab, Qastal Harami, Bani Zayd, Qan al-Asal, Andan, Bayanun, presso l’aeroporto al-Nayrab e al-Zahra. A Dara un’unità dell’EAS eliminava un gruppo terroristico presso le fattorie al-Bitar. Basi dei terroristi furono colpite ad al-Nuayma, Sidam, al-Yaduda, al-Qaraq e Dara al-Balad. Presso Qunaytra, l’EAS liberava Qrum al-Hamariya ed eliminava un grosso gruppo di terroristi tra Sahita e Samadaniyah al-Gharbiyah. Le YPG liberavano Sarin, presso Ayn al-Arab, eliminando 30 terroristi del SIIL.
Il 28 luglio, ad al-Zabadani la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano ed Hezbollah reparti speciali per colpire i tunnel utilizzati da Jabhat al-Nusra per ripararsi dagli attacchi aerei e creare depositi di armi e materiali. Anche la SAAF aumentava la potenza delle bombe utilizzate, per penetrare nel terreno e distruggere i depositi sotterranei. Presso Idlib, l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata dell’EAS, le NDF e la Liwa Jabal al-Assad riconquistavano Tal Haqama, Tal Sararif, Tal Wasit e Ziyarah, occupate il giorno prima dal Jaysh al-Fatah, eliminando oltre 40 terroristi. Ad al-Hasaqah, la 123.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata e la 5.ta Brigata guardie di confine dell’EAS, le Forze di Protezione Gozarto (assire) e le NDF liberavano la casa della Gioventù e la Rotatoria panoramica all’ingresso meridionale del capoluogo, mentre la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, in coordinamento con le Forze assire e le NDF, eliminava 31 terroristi del SIIL nel quartiere al-Nishwa, dove le forze terroristiche erano accerchiate.
Il 29 luglio, l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata e il 45.mo Reggimento della 1.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano, e le Forze di difesa nazionale (NDF), respingevano i terroristi di haraqat Ahrar al-Sham e Jabhat al-Nusra dalla linea Qirbat al-Naqus – Tal Wasit spezzandone le difese, eliminando 23 terroristi e liberando al-Mansura, Tal Dayr e Tal Barqi. La SAAF conduceva 44 sortite bombardando le posizioni del SIIL presso l’aeroporto militare di Quwayris nel governatorato di Aleppo, eliminando decine di terroristi, tra cui il capo ceceno del gruppo terroristico Abu Umar al-Shishani. Nel governatorato di Qunaytra Fuj al-Julan e Liwa Suqur al-Qunaytra dell’EAS liberavano al-Himriyat e Tal Qabas ed eliminavano 17 terroristi di Jabhat al-Nusra ed ELS presso Jabata al-Qashab. 1 drone israeliano colpiva un convoglio delle NDF nei pressi di Hadar sulle Alture del Golan, uccidendo 3 miliziani: Nadir Jamil al-Tawil, shaiq Wasim Adil Badriya e Muhanad Said Baraqat. Un altro drone israeliano colpiva una postazione del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale (PFLP-GC) nel Governatorato della Biqa nel Libano orientale, uccidendo un miliziano palestinese. I terroristi di Jabhat al-Nusra sparavano 70 razzi, in parte caricati con agenti chimici, contro le cittadine di al-Zahra e Nabul, presso Aleppo. Presso Hama, l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata, la 106.ma Brigata della Guardia repubblicana dell’EAS e le NDF tendevano un’imboscata al Jaysh al-Fatah eliminando 13 terroristi rastrellavano Tal Wasit, Qirbat al-Naqus, al-Mansura e al-Ziyara, e bombardavano al-Qastun, Tal Qatab, al-Himqa, al-Mintar, al-Mushayrifa, al-Awar, ad est di Jisr al-Shughur.
Il 30 luglio l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata dell’EAS e le Forze di Difesa Nazionale (NDF) liberavano Zayzun, occupata 72 ore prima dai terroristi di Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e Ansar al-Sham. Ad al-Zabadani, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano ed Hezbollah liberavano la Moschea al-Barada, eliminando oltre 30 terroristi e cacciando dai quartieri settentrionali della città Jabhat al-Nusra e haraqat Ahrar al-Sham, mentre presso la stazione degli autobus le forze siriane eliminavano un’altra dozzina di terroristi. Aerei ed elicotteri della Syrian Arab Air Force (SAAF) compivano 37 sortite bombardando le retrovie di Jabhat al-Nusra. Ad al-Hasaqah la 123.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata, le Forze di protezione assire, le NDF e la Liwa al-Baath eliminavano 22 terroristi presso la rotonda Panorama, e altri 20 islamisti nel quartiere di al-Zuhur. Il quartiere al-Shariah veniva completamente liberato dopo scontri feroci con il SIIL. Il 30 luglio, a Dara i PDC eliminavano 2 pickup armati islamisti. L’EAS eliminava altri 27 terroristi di Jabhat al-Nusra ad al-Nuayma, Busra al-Sham e Itman.
11204430Il 31 luglio, l’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata, la Liwa Asad al-Jabal e la 106.ma Brigata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano (EAS). e le Forze di difesa nazionale (NDF), eliminavano presso Zayzun oltre 20 terroristi di Jabhat al-Nusra e haraqat Ahrar al-Sham. L’EAS liberava al-Zayzun e al-Ziyadiyah nel Governatorato di Idlib, arrivando alla periferia della città di Furiqa e Qahira. Intanto Jabhat al-Nusra sequestrava un gruppo di terroristi dell’ELS appena addestrati dagli Stati Uniti in Turchia, e poi attaccava ad Azaz, a nord di Aleppo, la base del gruppo di terroristi addestrati dagli Stati Uniti, autodefinitosi Divisione 30. Gli scontri causavano la morte di 5 terroristi di Jabhat al-Nusra e 6 terroristi della Divisione 30.
Il 1° agosto, ad Aleppo 25 terroristi, tra cui 5 capi, venivano eliminati dall’Esercito arabo siriano. Ad al-Hasaqah, EAS, SAAF e NDF liberavano il quartiere al-Zuhur eliminando decine di terroristi del SIIL. La SAAF bombardava le posizioni dei terroristi presso Tadmur, a Jazal e Qalat Hir al-Gharbi, e presso Aleppo, a Bishantara e Qafr Dail, distruggendo un convoglio dei terroristi. Presso al-Fuah l’EAS eliminava 23 terroristi di Jabhat al-Nusra mentre le NDF liberavano la vicina città di Qafrya, nel Governatorato di Idlib. Altri 50 terroristi furono eliminati dai raid aerei siriani tra Duayrshan, al-Ruda, Wadi al-Dura, nella provincia di Lataqia. L’Esercito arabo siriano assaltava le posizioni di Jabhat al-Nusra e haraqat al-Muthana a Malayha al-Gharbiya, presso Dara, eliminando almeno 100 terroristi. Ad al-Zabadani, EAS ed Hezbollah eliminavano 42 terroristi e ne arrestavano altri 41, tra cui i capi dell’ELS Tariq al-Zin, Ali Murad, Aqram al-Hurani, Monir al-Aqa e Abdullah Rahmah. L’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata, la Liwa Asud al-Jabal, la Quwat al-Nimr dell’EAS e le NDF liberavano Ziyadiyah, la centrale idroelettrica di Zayzun, Marj al-Zuhur, Tal Awar, Furiqa e Tal Hamqi, dopo scontri intensi con il Jaysh al-Fatah che si ritirava a Furu e al-Sirmaniyah.

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La Nuova Via della Seta, “New Deal” cinese: conseguenze economiche e geopolitiche

Global Europe Anticipation Bulletin (GEAB) Global Research, 31 luglio 2015Eurasian mapGli storici ricorderanno che il presidente cinese Xi Jinping ha lanciato ufficialmente la nuova “Via della Seta” con un discorso di 30 minuti alla Conferenza Economica di Boao sull’isola di Hainan, il 28 marzo 2015, di fronte a 16 capi di Stato o di governo e a circa 100 ministri dei 65 Paesi sulla via, terrestre o marittima di questa nuova rotta commerciale[1]. Per noi, interessati alla previsione politica, che sfida ha lanciato! La Cina suggerisce ciò che immaginiamo il futuro facendo un passo indietro di diversi secoli, anche due millenni. Tale mossa non è assurda, ma un dato di fatto! La forza di nazioni come Russia, Iran, India o Cina deriva dalla loro capacità di pensare al futuro. L’Europa ha una profondità storica, le due guerre mondiali l’hanno incoraggiata a riscoprire l’età prima delle nazioni, di Carlo Magno o anche dell’impero romano. Questo modo di pensare è probabilmente più estraneo agli Stati Uniti che esamineranno il progetto cinese con il peggior sospetto. Tuttavia dovranno convivere con la realtà: l’appetito per questa “resurrezione del passato” degli alleati europei, ma anche di un Paese come Israele [2]; tutti Paesi che hanno appena deciso di aderire all’Asian Infrastructure Investment Bank creata dalla Cina per l’occasione, confermando che il progetto che si basa su un antico passato ha un futuro. Di seguito ci si propone di abbozzare le prevedibili conseguenze dell’iniziativa cinese. Tre elementi vanno identificati con maggiore chiarezza: Parliamo di “Via e Corridoio” del potere cinese? Quali saranno le ripercussioni sul resto dell’Eurasia? Quale sarà l’atteggiamento degli Stati Uniti di fronte a ciò che rappresenta la prima sfida della nuova era, dove apprenderà che il potere è condiviso.
65 Paesi, 4,4 miliardi di persone, 63% della popolazione mondiale, sono interessati dalla Nuova Via della Seta. Per il momento questi Paesi rappresentano solo il 29% della produzione mondiale, ma siamo solo all’inizio di un riequilibrio globale intorno l’Eurasia. La Cina prevede che entro 10 anni le sue relazioni commerciali con i Paesi lungo ciò che definisce “Via e Corridoio” dovrebbero più che raddoppiare a 2,5 trilioni di dollari. La Cina ha inviato un segnale molto forte: in un momento in cui la sua crescita economica rallenta, non ha scelto di stimolare la propria economia attraverso la spesa militare, giustificando una possibile “guerra fredda” con gli Stati Uniti[3]. Ha scelto diplomazia e commercio per riequilibrare: per dipendere meno dal rapporto economico transatlantico, sembra debba rafforzare varie relazioni “in occidente”. E’ questione letteralmente di ridiventare “Il Regno di Mezzo”[4]. Per raccogliere i capitali necessari per la nuova gigantesca infrastruttura viaria economica, la Cina ha lanciato l’Asian Infrastructure Investment Bank con 52 Paesi partecipanti, tra cui le nove principali economie europee. Il capitale iniziale doveva originariamente essere di 100 miliardi di dollari, ma dato l’afflusso di adesioni, sarà più alto. La Cina ha già fatto sapere che, per attirare gli investimenti, il diritto di veto sarà dato dal Consiglio di Amministrazione (a differenza degli Stati Uniti nelle istituzioni finanziarie di Bretton Woods). Tuttavia, cerchiamo di non avere illusioni, la Cina, attingendo dall’immemorabile esperienza diplomatica, troverà tutti i mezzi indiretti per controllare la banca di investimento pubblico di cui ha preso l’iniziativa[5]. Il Paese intende approfittare di una situazione favorevole per promuovere i propri interessi: la Russia ha bisogno del suo sostegno se vuole resistere alla resa dei conti con gli Stati Uniti sul futuro dell’Ucraina. E l’Unione europea è seriamente tentata dall’aumento degli investimenti cinesi in Europa, per uscire dalla crisi[6]. Tuttavia, non si sopravvaluti la posizione di forza della Cina. Avendo accumulato enormi riserve di dollari, sente, data la fragilità dell’economia statunitense, la necessità di diversificare il proprio patrimonio. Investire parte delle riserve di valuta in un progetto importante come la “Nuova Via della Seta” corrisponde a un bisogno. D’altra parte nella lotta diplomatica che la mette contro gli Stati Uniti, la Russia non è totalmente dipendente dalla Cina: non solo può contare sul suo deterrente nucleare, ma anche sul supporto, diretto o indiretto, di India, Iran e Turchia. Infine, ricordiamo con cura che la Cina è una potenza finanziaria lungi dall’essere sufficiente negli investimenti su due continenti e quattro mari. Il progetto “Via e corridoio” avrà successo solo se i gruppi regionali v’investiranno massicciamente[7]. Dal punto di vista dell’UE ciò solleva la questione di sapere cosa seguirà il Piano Juncker. La Banca europea per gli investimenti e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo svolgeranno un ruolo sempre più importante nei prossimi anni permettendo all’Europa di fare la sua parte nella “Nuova Via della Seta”.
L’Unione europea è a un bivio. La crisi ucraina diventa un handicap se continua: non solo le sanzioni economiche imposte alla Russia influenzano negativamente l’economia europea, ma sempre più opportunità di investimenti vanno persi in Asia centrale, e l’Unione rischia di dividersi tra un campo atlantista e uno desideroso di accordarsi con la Russia. A dire il vero non c’è altra via che il rafforzamento degli accordi di Minsk. E per evitare una crisi infinita, la Germania gradualmente sostanzierà il pilastro europeo dell’Alleanza atlantica, abbastanza da influenzare gli Stati Uniti ed uscire dalla crisi. Il modo in cui i Paesi europei si sono gettati sull’Asian Infrastructure Investment Bank conferma il riequilibrio verso l’Eurasia dal legame transatlantico, l’equivalente europeo del movimento cinese dal transpacifico alla “Nuova Via della Seta” che potrebbe avvenire rapidamente. La mappa che si dispiega davanti ai nostri occhi è affascinante per uno storico abituato a pensare come Fernand Braudel, storico del Mediterraneo e del capitalismo, su un approccio “a lungo termine”: dal punto di vista cinese, la Via di terra parte da Xian, passando per Bishkek, Tashkent, Teheran, Ankara, Mosca, Minsk prima di raggiungere Rotterdam, Anversa, Berna e Venezia. L’antica città dei Dogi è all’estremità occidentale della Via marittima che passa da Atene, Cairo, Gibuti, Nairobi, Colombo, Kuala Lumpur, Singapore (con un ramo verso Jakarta), Hanoi, Hong Kong e Fuzhou terminando a Hangzhou. La Cina dunque si offre di riaprire un collegamento commerciale vecchio di 2000 anni, e di proporre, a differenza della visione fatalista di Huntington, un vero dialogo tra le civiltà confuciana, indiana, persiana, turca, araba, africana orientale, cristiana ortodossa e le zone d’influenza occidentali. Gli attori della globalizzazione policentrica, gli eredi degli imperi cinese, mongolo, persiano, russo, ottomano, arabo, bizantina, romano-germanico, francese e inglese hanno l’affascinante possibilità di vivere finalmente una storia comune e pacifica. Va prestato attenzione, nell’equilibrio dell’Eurasia, a che all’India sia sempre ricercata e meglio integrata nelle nuove reti che la Cina attualmente pianifica. Francia e Germania, con il resto dell’Unione europea, ha una carta naturale da giocarvi, anche importante dal punto di vista dei loro interessi a lungo termine: questa “Nuova Via della Seta” sarà utile ai Paesi interessati basandosi sull’equilibrio di forze. Il riavvicinamento con l’India è un vantaggio prezioso da fare pesare su Russia e Cina. Inoltre, permette di rimanere in linea con la logica BRICS, una logica a cui la Via della Seta non appartiene al momento, mentre il dinamismo cinese e l’esigenza russa di neutralizzare l’influenza degli USA in Asia centrale favoriscono la Shanghai Cooperation Organization. Il progetto cinese di “Nuova Via della Seta” è reso possibile dalla nuova età organizzativa, dove Internet è una delle manifestazioni più eclatanti. I leader cinesi hanno sicuramente capito più velocemente degli omologhi europei che la rivoluzione informatica ha fatto esplodere la vecchia opposizione geopolitica tra potenze continentali e marittime.
Attraversata da treni ad alta velocità, chiamata a dipendere sempre meno dalla concentrazione geografica delle proprie risorse energetiche, l’Eurasia è in procinto di diventare uno “spazio liquido”[8]. La Nuova Via della Seta può, senza esagerare, essere considerata un doppio asse “liquido” rientrando negli stessi criteri di analisi. Ovviamente, un tale sviluppo avrà le sue zone d’ombra. Gli “spazi liquidi” potrebbero essere infestati da pirati, già numerosi su Internet. Pepe Escobar su Asia Times online chiama da tempo “guerra liquida” [9] il modo in cui gli Stati Uniti contribuiscono a distruggere Stati come Iraq, Libia o Ucraina. Tuttavia, cerchiamo di misurare il cambiamento in atto e gli immensi cambiamenti all’orizzonte per l’Unione europea, la cui missione non è più costruire questo “piccolo promontorio del continente asiatico”, di cui Paul Valéry parlava, ma di organizzare una tripla connessione: euro-atlantica, euro-africana ed eurasiatica…

020140520112112Note
[1] Die Welt, 30/03/2015
[2] Japan Times, 04/01/2015
[3] Mentre nel 2010, la Cina decise di ridurre la spesa militare (fonte: Wikipedia), le tensioni tra occidente e nazioni emergenti, espressasi nel 2014 con la crisi ucraina, tuttavia portarono ad aumentarle del 12,2% lo scorso anno e al 10% annunciato per il 2015. Detto questo, in percentuale sul PIL, metodo abitualmente scelto per misurare le spese militari di un Paese (ricordiamo che gli Stati Uniti chiedono ai membri della NATO di contribuire per il 2% del PIL al bilancio dell’Alleanza), la quota di questa spesa è più o meno stabile, intorno al 2,1% (gli Stati Uniti spendono oltre il 4%), tenendo conto del fatto che il PIL della Cina è aumentato di quasi il 7% quest’anno. Un altro sembra dire che la Cina aumenta la spesa militare in modo ragionevolmente possibile e ciò nel contesto della sua apertura al mondo, dov’è costretta ad essere più trasparente co una serie di spese occulte che indubbiamente, semplicemente con questo processo, emergono allo scoperto. Ma il bilancio totale delle spese militari non supera i 95 miliardi di euro rispetto ai 460 miliardi degli Stati Uniti, sapendo che tale somma è in gran parte dedicata al mantenimento di un enorme forza militare (2,1 milioni), e che la quota dedicata all’acquisto di attrezzature è tanto più ridotta (fonte: Deutsche Welle, 03/04/2015). Questi fattori portano il nostro team a considerare che, contrariamente a ciò che i media occidentali vorrebbero farci credere, la Cina non è militarmente aggressiva.
[4] Michel Aglietta/Guo Bai, La voie chinoise. Capitalisme et empire, Paris, Odile Jacob, 2012
[5] François Godement, Que veut la Chine?, Paris, Odile Jacob, 2012
[6] Claude Meyer, La Chine banquier du monde, Fayard, Paris 2014
[7] Eurasia Review, 30/03/2015
[8] Ho preso in prestito questo concetto da John Urry, Global complexity 2000
[9] Pepe Escobar, Globalistan: come il mondo globalizzato si dissolve nella guerra liquida 2007

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’accordo degli USA con l’Iran esclude la Russia?

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 21 luglio 2015

Le implicazioni del recente accordo nucleare iraniano si estendono ben oltre le centrifughe e l’arricchimento dell’uranio. La Russia, che ha a lungo usato le tensioni tra Teheran e Washington per i propri fini, può saperlo meglio di chiunque altro.16232453_xlTeheran e Washington sono stati ostacolati dalle rispettive retoriche post-1979. Anche dopo l’accordo nucleare finale è stato firmato a Ginevra, funzionari di Teheran e Washington dicono che non normalizzano i legami. In generale, tuttavia, le parti da tempo migliorano le relazioni senza fare alcuna concessione rinunciando ai loro obiettivi strategici o abbandonando pubblicamente le loro posizioni ideologiche. Non va dimenticato che Washington e Teheran hanno avviato un dialogo diplomatico segreto sostenuto nel sultanato di Oman nel 2013, scioccando alleati e nemici. Le minacce degli Stati Uniti di attaccare la Siria nell’agosto 2013 sarebbero state volte a fare leva sui colloqui bilaterali segreti tra Teheran e Washington. Secondo Banafsheh Keynoush, ex-traduttore di quattro presidenti iraniani e dell’avvocatessa riformista Shirin Ebadi, Teheran ha da tempo voluto ravvivare il commercio con Washington. Il giornalista Gareth Porter fa una simile affermazione, sostenendo che i funzionari iraniani hanno deliberatamente usato l’arricchimento dell’uranio per normalizzare i rapporti con Washington. Scrivendo per Middle East Eye, Porter sostiene che durante il secondo mandato di Bill Clinton, “gli strateghi iraniani cominciarono a discutere l’idea che il programma nucleare iraniano fosse la principale speranza per impegnare la potenza egemone“. C’era anche una lettera inviata via fax dall’Iran per un “grande patto” nel 2003 che Mohammad Javad Zarif, ministro degli Esteri iraniano, riconosce come risposta iraniana a un segnale fuorviante da una terza parte che sosteneva di parlare a nome di Washington.

Lavorando sull’accordo
Non è un caso che progredendo i colloqui sul nucleare, le chiacchiere su una ripresa dei legami commerciali tra Iran e Stati Uniti divamparono a Wall Street e nei bazar di Teheran. Quando l’accordo finale è stato annunciato a Vienna, fu anche annunciato in Iran un “piano speciale” per esportare prodotti petrolchimici negli Stati Uniti, tra l’altro, secondo la Mehr News Agency iraniana. L’annuncio non fu fatto che dalla prominente Associazione dell’Industria Petrolchimica iraniana. Il piano per esportare prodotti petrolchimici iraniani è solo la punta dell’iceberg, però. Teheran Times riporta il 23 maggio che Gholamreza Shafei, capo della Camera di commercio, industria, miniere e agricoltura iraniana, “ha detto che il governo iraniano ha dato il via libera ai proprietari di imprese private nel creare legami commerciali con gli omologhi statunitensi“. Ha anche riconosciuto che l’istituzione di una camera del commercio iraniano-statunitense fu discussa per circa dieci mesi. In realtà, colloqui per istituire la camera del commercio iraniano-statunitense furono comunicati dall’Agenzia del governo della Repubblica Islamica (IRNA) nel 2013, che riportava discussioni sulla camera iraniano-statunitense avviate nello stesso momento in cui Washington e Teheran iniziavano i colloqui diretti nel 2013. La normalizzazione dei legami commerciali tra Iran e Stati Uniti è un processo poco seguito che segnerebbe la normalizzazione. Le transazioni commerciali e affaristiche tra Iran e USA possono aversi senza la normalizzazione dei rapporti diplomatici e senza cambiamenti significativi nella percezione pubblica dei rapporti tra Iran e Stati Uniti. Le retorica di entrambe le parti potrebbe, più o meno, restare mentre il commercio prospera e i sostenitori della linea dura contrari al riavvicinamento potrebbero essere tenuti a bada.

Modifica dei parametri geostrategici tra Stati Uniti, Russia e Iran
Le ostilità tra Stati Uniti e Iran furono sfruttate da altri attori internazionali per i propri programmi. Teheran e Washington ne furono consapevoli. Il governo russo ha usato le tensioni tra Teheran e Washington come carta per le proprie strategie negoziali numerose volte. Mosca, però, ha sempre consapevolmente cercato di non attraversare una certa linea quando usava le divergenze iraniano-statunitense, cercando concessioni da Washington. Mosca non ha mai voluto indebolire l’Iran o lasciare che Washington sottomettesse Teheran. Russi e iraniani sanno molto bene che la loro sicurezza è organicamente connessa. Con la normalizzazione dei rapporti tra Stati Uniti e Iran e l’approccio conciliante preso da Washington e Teheran nel 2013, la leva dei rapporti bilaterali della Russia con l’Iran contro gli Stati Uniti è una strada che Mosca essenzialmente non può più seguire. Il Cremlino se ne rende conto e dal 2013 ha preso provvedimenti seri per cementare i legami russo-iraniani come partnership strategica rispecchiando la partnership sino-russa. Ciò include l’adozione di misure per stabilire maggiore fiducia tra Mosca e Teheran. Mosca ha anche espiato per la decisione dell’ex-presidente Dmitrij Medvedev di fermare l’invio dei sistemi missilistici di difesa aerea S-300 all’Iran nel 2010, revocando il divieto della consegna dei sistemi, aggiornandoli e offrendosi di vendere il superiore Antej-2500 all’esercito iraniano, se Teheran ritira la querela contro Rosoboronexport per non aver consegnato gli S-300, presso la sede di conciliazione di Ginevra e l’Alta Corte Arbitrale dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). I colloqui bilaterali non nucleari fra Teheran e Washington hanno indubbiamente incluso un certo sforzo degli Stati Uniti per mettere gli iraniani contro i russi, soprattutto ora che l’Unione europea ha bisogno di un fornitore di energia che sostituisca la Federazione russa. Sebbene gli Stati Uniti spinsero i russi nel 2010 ad annullare l’accordo sugli S-300 che Mosca fece con l’Iran nel 2007, celebrarono il fatto che il governo iraniano abbia portato la Russia presso la Corte di conciliazione e di arbitrato dell’OSCE nel 2011 per avere i 4 miliardi di dollari di risarcimento per la violazione del contratto da parte del Cremlino.

La guerra dell’informazione contro la Russia
I media mainstream statunitensi e gli intellettuali che lavorano per gli interessi degli Stati Uniti hanno lanciato una campagna d’informazione anti-russa sottolineando che Iran e Russia sono “alleati di comodo”, e che la partnership russo-iraniana non durerà, sostenendo che la Russia è la perdente nell’accordo sul nucleare fra Iran e P5+1 (Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti più la Germania). I loro punti di discussione puntano decisamente agli aspetti negativi dei rapporti tra Russia e Iran e sottolineano che Mosca e Teheran saranno concorrenti sul mercato dell’energia, soprattutto in Europa. Sottolineano anche che i russi hanno paurosamente fretta di concludere accordi commerciali con l’Iran prima che il mercato iraniano si apra al commercio con Stati Uniti ed Europa occidentale. Presumono che l’Iran preferisca le aziende di Stati Uniti ed Europa occidentale a quelle russe perché non sono così avanzate e la tecnologia russa non è aggiornata. Allo stesso tempo, un altro racconto sostiene che Russia e Iran commerciano presso la comunità internazionale. Questa trasformazione è stata gradualmente descritta negli ultimi dieci anni, presentando la Russia come la Francia gollista, parte occidentale indipendente e contraria a Washington. Poi dipinsero la Russia come la Repubblica popolare cinese quando si accesero le tensioni tra Mosca e NATO durante e dopo la guerra russo-georgiana e lo scudo antimissile in Europa. La Russia fu descritta separata dall’occidente, come la Cina, ma co-esistente. Dopo euromaidan in Ucraina, la Russia viene descritta come il nuovo Iran, un Paese in rapporti ostili con l’occidente. Perciò Radio Free Europe del governo degli Stati Uniti afferma: “Dopo decenni come Stato canaglia isolato, l’Iran sembra finalmente uscire dal freddo. E dopo decenni da finta partner dell’occidente, la Russia è divenuta canaglia”. Molte di tali valutazioni sono polemiche o sofismi. Un articolo ampiamente diffuso da Reuters di Agnia Grigas e Amir Handjani sostiene che la Russia sarà la “grande perdente” dell’accordo sul nucleare con l’Iran, ma è pieno di errori e presupposti. Gli autori, esperti del settore energetico, non sanno che la Statistical Review of World Energy della BP annuncia che l’Iran ha le maggiori riserve di gas naturale del mondo, pari a 1202400 miliardi di piedi cubi. Né Grigas, esperto di Russia e spazio post-sovietico, consultato dal Gruppo Eurasia, che Handjani sanno che l’impero cinese, non l’Iran, aveva ceduto più territorio alla Russia in passato. Mettendo da parte tali errori, l’articolo della Reuters prevede che l'”alleanza russo-iraniana sia più un matrimonio di convenienza che un autentico partenariato”. Questa è retorica del desiderio della Washington Beltway. Gli autori sostengono che “la Russia usa l’Iran come punto d’appoggio geopolitico nel Golfo Persico ricco di energia per colpire gli alleati degli Stati Uniti nella regione. In cambio, l’Iran sfrutta il potere di veto di Mosca nei forum multilaterali come le Nazioni Unite“. Inoltre presumono che “l’Iran impegnato con l’occidente su energia, commercio e produzione di energia nucleare pacifica, non vedrebbe più la Russia come protettrice dei suoi interessi”. La Russia non ha alcun punto d’appoggio nel Golfo Persico e non vi è alcuna prova che Mosca utilizzi Teheran per minacciare qualsiasi alleato di Washington in Medio Oriente. Invece il Cremlino non ha interesse a suscitare problemi con gli alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente, come Israele e Arabia Saudita, e invece vuole commerciarvi allontanandoli da Washington. D’altra parte, però, gli iraniani non si fanno manipolare eseguendo gli ordini di un attore internazionale e hanno sempre lavorato per proteggere i propri interessi senza dipendere da altri Paesi. Non c’è un gran record in cui la Russia abbia usato il diritto di veto per l’Iran. Né l’Iran è nella stessa posizione dell’alleata Siria, mentre Teheran non teme ne si preoccupa del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; perciò l’Iran non fu scosso da una qualche risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, approvata contro di esso.nguyen-nhan-iran-phat-trien-he-thong-bavar-373-datviet.vn-02_41132277.jpg_risultatoBavar-373, S-300 e le sanzioni sulle armi delle Nazioni Unite
Sul lato opposto dello spettro della guerra delle informazioni tra Mosca e Washington, settori dei media russi sottolineano che l’apertura del mercato iraniano sarà un grande affare per le società russe, tra cui produttori di armi, industria nucleare ed energetica russi. Alcuni esperti russi, tuttavia, hanno messo in guardia dall’infedeltà iraniana. A giugno, l’agenzia di stampa russa TASS riferiva che Vladimir Sazhin, ricercatore dell’Accademia Russa delle Scienze, affermava: “L’Iran non si preoccupa affatto degli interessi della Russia. Ha bisogno di soldi e nel prossimo futuro porrà notevole concorrenza alla Russia, non solo in Europa, sul mercato del petrolio tra 2-3 anni, e sul mercato del gas tra 5-7 anni“. Rapporti da Stati Uniti e Russia generalmente esagerano o fraintendono l’Iran. Inoltre non riconoscono che l’Iran produce la maggior parte del proprio equipaggiamento militare, tra cui missili balistici, sottomarini, aerei da combattimento, carri armati, elicotteri, droni e radar. È vero che la caduta delle sanzioni sulla armi darebbe una spinta all’industria delle armi russa. La spinta, però, non sarebbe un affare d’oro perché l’esercito iraniano non dipende dalla Russia per la sicurezza o le attrezzature. Come accennato prima, anche se gli iraniani acquistano parte dell’equipaggiamento militare dai russi, Teheran ha una “politica di autosufficienza militare e produce le proprie armi“. Quando Mosca ha rifiutato di riparare tre sottomarini di fabbricazione russa classe Kilo, perché l’Iran non era disposto ad inviarli in Russia, gli iraniani li revisionarono. L’esercito iraniano sostiene anche che il sistema di difesa aerea Bavar-373 è più o meno l’equivalente al russo S-300. L’industria bellica dell’Iran è “un settore dinamico e moderno che avanza; possiamo rifornirci da Stati amici, ma praticamente crediamo che il nostro potere deterrente debba basarsi sulla nostra tecnologia“, ha detto il Generale di Brigata Ali Shadmani, Vicecapo di Stato Maggiore dell’Aeronautica iraniana, all’agenzia FARS ad aprile, in risposta a relazioni secondo cui l’S-300 salvaguarda in modo significativo lo spazio aereo iraniano come se l’Iran non potesse proteggere i propri cieli. Shadmani continuava spiegando che Teheran aveva bisogno del sistema di difesa missilistica nel 2006 e 2007, e l’accordo per l’S-300, sollecitato dalla Russia, fu preso al momento. Inoltre osservava che l’Iran voleva il sistema, ma anche che produce il Bavar-373, anche se “la produzione non è abbastanza veloce” per le esigenze delle forze armate iraniane. E’ molto probabile che l’obiettivo principale degli iraniani nel far cadere le sanzioni sulle armi sia esportarle. La risoluzione 1747 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, adottata all’unanimità nel 2007 con il consenso di Cina e Russia, in realtà ha reso l’industria bellica iraniana competitiva sul mercato delle armi verso i produttori del P5+1. Il presidente iraniano Hassan Rouhani si è anche rivolto al pubblico iraniano dicendo che tutti gli obiettivi di Teheran sono stati raggiunti a Vienna, secondo i termini dell’accordo nucleare finale, anche se l’embargo sulle armi delle Nazioni Unite contro Teheran resta ancora in parte per alcuni anni.

Mentre l’Iran commercia con l’occidente, l’Eurasia rimarrà la sua profondità strategica
Anche se salutano l’entrata nel mercato iraniano, le diverse valutazioni di simpatia od ostilità verso Russia o Stati Uniti disprezzano due fatti importanti. In primo luogo, è Teheran che decide con chi commerciare o no. In secondo luogo, gli iraniani non hanno limitazioni post-Vienna sui partner commerciali. L’Iran ha fatto accordi commerciali con la Russia grazie al trattamento preferenziale di partner strategico sicuro ed alleato. Mosca e Teheran collaborano per costruire un’alleanza strategica in Eurasia mirando a stabilire un legame simile a quello tra Cina e Federazione russa. Mentre gli iraniani non cederanno sui legami strategici con la Russia, lavoreranno nel loro interesse sperando in un partenariato strategico equilibrato con Mosca. Teheran chiede un approccio equilibrato con la Russia su un rapporto reciprocamente vantaggioso con la Federazione russa, che non riduca Teheran a subordinata di Mosca. L’Iran accetterà imprese di Europa occidentale e Stati Uniti, e farà affari con esse al posto delle imprese russe dove necessario e ritenuto idoneo. Nonostante il possibile fiorire del commercio con Stati Uniti ed Europa occidentale, Teheran manterrà la profondità strategica in Eurasia, perciò gli iraniani hanno fatto pressioni e chiesto che l’Iran diventi membro a pieno titolo dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai insieme a Russia e Cina. Inoltre, Teheran non si fida di Washington. Come è stato detto durante i negoziati, l’accordo nucleare non si basa sulla fiducia, ma su verifica e reciprocità.

Quali nubi di guerra?
Fin dall’inizio il dossier nucleare iraniano era di natura politica. Gareth Porter scrive che come “media potenza regionale militarmente debole ma politicamente influente“, l’Iran essenzialmente ha indotto la crisi nucleare come leva per coinvolgere gli Stati Uniti con l’obiettivo di normalizzare i rapporti con Washington. La crisi nucleare, tuttavia, era una crisi prodotta da Washington per frenare gli iraniani e l'”Asse della Resistenza” composto da Siria, Hezbollah, Hamas e altri attori regionali. L’accusa era che il programma nucleare iraniano non fosse che una farsa tattica usata da Washington ed alleati per fare pressione sull’Iran, con l’obiettivo di frenare Teheran dal ristrutturare il Medio Oriente, nell’ampia roadmap unipolare di Washington contro russi e cinesi per controllare l’Eurasia. Pechino, Mosca, Teheran e Washington hanno tutti piani di emergenza per diversi scenari. Esistono probabilità di tradimento e gli iraniani ne sono pronti. Nel 2009, l’Istituto Brookings consigliò che Washington creasse l’illusione di dare agli iraniani la possibilità di negoziare prima di attaccarli “per garantirsi il sostegno logistico che l’operazione richiederebbe e ridurre al minimo il contraccolpo”. Il Pentagono dovrebbe “solo attaccare quando vi è la diffusa convinzione che gli iraniani hanno avuto, ma poi respinto, una superba offerta, tale che solo un regime determinato ad acquisire armi nucleari per ragioni sbagliate potrebbe respingere”, consigliava il rapporto della Brookings Institution “Quale via per la Persia?“. Per mesi, mentre il ministro degli Esteri Zarif e il suo team negoziale dei viceministri degli Esteri iraniani elaboravano l’accordo con il segretario di Stato USA John Kerry e i P5+1 o EU3+3, i comandanti iraniani facevano dichiarazioni parallele sulla prontezza alla guerra e la necessità degli aggiornamenti militari. In realtà, l’ayatollah Ali Khamenei diede indicazioni specifiche al governo e ai militari iraniani per aumentare la spesa, e il 30 giugno Khamenej ordinava di rinnovare la preparazione a un conflitto. A conclusione dei negoziati nucleari a Vienna, il leader supremo ha detto al presidente Rouhani che alcuni membri del sestetto con cui Zarif ha firmato l’accordo nucleare finale sono inaffidabili, e che doveva fare attenzione. Questa sfiducia in sé assicura che l’Iran abbia un approccio equilibrato verso Stati Uniti e Russia.

Iran_Russia_LocatorCopyright © 2015 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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