Le relazioni Russia-Iran raggiungono nuove vette

Dmitrij Bokarev, NEO 02/01/2017

Novak e Zanganeh

Novak e Zanganeh

E’ risaputo che Federazione Russa e Repubblica islamica dell’Iran sono tra i membri più influenti del mercato degli idrocarburi globale. Da una cooperazione tra giganti ci si può aspettare un notevole impatto sull’economia mondiale, mentre si aprono grandi opportunità per i due Paesi. L’Iran ha circa il 18% delle riserve mondiali di petrolio e il 9% di gas. Durante il periodo delle sanzioni internazionali imposte all’Iran per il programma nucleare, il livello di produzione ed esportazione di petrolio quasi dimezzò. Ora però, dopo l’abolizione della maggior parte delle sanzioni, il Paese sta rapidamente recuperando terreno. Va ricordato che il 30 novembre 2016, a Vienna vi fu la riunione dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori del Petrolio (OPEC), la cui risoluzione concordata permette all’Iran di essere l’unico Paese a ricevere il via libera per aumentare la produzione di petrolio. L’Iran l’ha ottenuto ponendo i danni economici sofferti sotto il regime di sanzioni come principale punto di discussione. Affinché l’Iran ripristini rapidamente l’industria petrolifera del periodo d’oro, affinché questo gigante petrolifero ritrovi il suo posto nel mercato internazionale, ha bisogno dell’aiuto dei partner stranieri. L’industria petrolifera iraniana ha bisogno di investimenti esteri. Perciò, la leadership del Paese attua una serie di misure per rendere l’industria petrolifera e gasifera più attraente per le imprese estere. Nell’estate 2016, una nuova forma di contratto petrolifero con società straniere venne approvata in Iran. Secondo il nuovo contratto, le imprese straniere potranno esplorare, estrarre e processare energia. Le autorità iraniane sperano che le nuove opportunità permettano agli investitori esteri di fornire al Paese un grande flusso di necessari investimenti esteri, innescando il ritorno sul mercato iraniano di tutte le aziende costrette a cessare le attività nel Paese dopo l’imposizione delle sanzioni. Secondo gli esperti, per ripristinare le industrie petrolifere colpite dalle sanzioni, l’Iran ha bisogno di investimenti per 200 miliardi di dollari. Un’altra innovazione è la possibilità di stabilire joint-venture tra l’Iranian National Oil Company e società estere. Molte aziende provenienti da Asia e occidente hanno già espresso interesse sulla cooperazione. In questa luce, è stato siglato un accordo per 4,8 miliardi di dollari, nel novembre 2016, tra l’Iran e la società francese Total, che faciliterà lo sviluppo di South Parnaso, il più grande giacimento dell’Iran. Alla fine del 2016, il diffuso interesse per l’accesso al petrolio e al gas iraniani già portava a 50 le società estere che avevano presentato domande per partecipare alla gara secondo le disposizioni del nuovo contratto, da concludere nel febbraio 2017. D’altra parte, l’Iran ha un rapporto speciale con i Paesi che l’hanno sostenuto durante le sanzioni, in primo luogo Cina e Russia. Anche nel periodo più difficile, nonostante le pressioni occidentali, la Cina ha continuato ad acquistare grandi volumi di petrolio iraniano, mentre la Russia aiuta l’Iran a sviluppare il nucleare civile.
Russia e Iran hanno interesse a cooperare nel settore del petrolio e del gas, e ciò è noto da tempo. Fino alla fine del 2016, le società russe Gazprom, Gazprom Neft, Zarubezhneft, Lukoil e Tatneft espressero il desiderio d’iniziare a cooperare con l’Iran. Va ricordato che aziende come Gazprom Neft, Lukoil e Tatneft hanno già lavorato in Iran prima che la pressione delle sanzioni s’intensificasse, pochi anni prima. Oggi, la zona economica speciale dell’Iran, Lavan, con la sua moltitudine di raffinerie, esprime il notevole interesse delle imprese della Russia. Il 12 dicembre 2016, Russia e Iran firmavano un memorandum di cooperazione nel settore petrolifero ed energetico, a Teheran. Entrambi i Paesi s’impegnavamo a ricerca e sviluppo congiunti dei giacimenti (anche in mare aperto), nella fornitura di prodotti e nella produzione di attrezzature per l’industria petrolifera. Il documento stabilisce inoltre le condizioni delle operazioni di cambio. Alla firma del documento parteciparono il Viceministro dell’Energia russo Kirill Molodtsov e l’omologo iraniano Amir Hossein Zamani-Nia. Dopo la firma, quest’ultimo espresse la speranza di un ulteriore sviluppo nel prossimo futuro delle relazioni russo-iraniane che, a suo parere, hanno un grande potenziale. Il Ministro del Petrolio iraniano Bijan Zanganeh, in seguito fece una dichiarazione in cui espresse aspettativa per un grande contributo degli specialisti russi nello studio dei giacimenti iraniani, ed espresse anche ammirazione per la ragionevolezza della Russia sul mercato petrolifero. Il giorno dopo, il 13 dicembre, la Commissione intergovernativa si riunì sulla cooperazione economica tra Russia e Iran, con la partecipazione del Ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak e del Ministro delle Comunicazioni iraniano Mahmud Vaezi. Fu discussa l’espansione della cooperazione tra Russia e Iran nell’industria, agricoltura, energia, istruzione ed esplorazione dello spazio. Lo stesso giorno, i media riferirono sulla conclusione di un accordo tra la società russa Gazprom Neft e la National Iranian Oil Company per lo sviluppo congiunto dei giacimenti iraniani di Changule e Cheshmehush. Dopo di che B. Zanganeh espresse sostegno alle attività delle società russe sul mercato del suo Paese. A sua volta, Aleksandr Novak osservò che l’Iran è un buon vicino e un partner importante per la Russia. Lo stesso giorno, 13 dicembre, Teheran organizzato il Business Forum Russia-Iran.
Questi sviluppi dimostrano chiaramente che Russia e Iran sviluppano una collaborazione stretta e vantaggiosa. Allo stesso tempo, entrambi i Paesi hanno grandi prospettive di futuri sviluppi. A dispetto di ciò che le due potenze hanno già raggiunto, gran parte della cooperazione russo-iraniana potrà raggiungere vette senza precedenti nella storia. In questa luce, dal dicembre 2015 i due Paesi sono pronti ad avviare negoziati sulla zona di libero scambio (FTA) tra Iran ed Unione economica eurasiatica, che la Russia guida. Tuttavia, anche senza zona di libero scambio, nel solo 2016 il fatturato commerciale russo-iraniano era già aumentato di quasi l’80%. Il 30 novembre 2016, il Consiglio della Commissione economica eurasiatica convocò una sessione in cui i rappresentanti di tutti gli Stati aderenti approvavano l’avvio dei negoziati del Consiglio Supremo Economico Eurasiatico previsto dal 26 dicembre 2016. Tale forte crescita della cooperazione economica sarà inevitabilmente seguita dalla cooperazione politica e strategica. Russia e Iran hanno a lungo collaborato nella lotta al terrorismo in Medio Oriente. A questo proposito, discussioni sono già in corso sulle prospettive dell’adesione dell’Iran alla CSTO. Indubbiamente, unendo le forze, Russia e Iran avranno un grande impatto sulla politica globale.

Novak e

Novak e Vaezi

Dmitrij Bokarev, analista politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dettagli sul cessate il fuoco in Siria e perché fallirà

Ziad Fadil, Syrian Perspective 31/12/201615781313La Turchia non si è separata dall’Arabia Saudita. La Turchia, guidata da un pazzo membro tesserato dei Fratelli musulmani, gruppo di islamisti fondamentalisti borghesi che fa orrore assoluto alla famiglia regnante delle scimmie saudite, vuole partecipare a una conferenza per che si terrà nella capitale del Kazakistan Astana. L’imbecille ministro degli Esteri turco Mavlut Kavusoghlu ha dichiarato che la sua delegazione non siederà in una stanza con qualcuno dell’amministrazione del Dr. Assad, suggerendo che si siederebbe in una stanza piena di terroristi. Solo pochi giorni prima, le tre parti del cessate il fuoco siriano, Russia, Iran e Turchia, dichiaravano di averlo firmato, e che è composto in 2 parti; una interessa il cessate il fuoco e l’altra provvede al modo per la risoluzione politica del conflitto. Durante i negoziati, i turchi, a quanto pare giocandosi la carta saudita, chiesero la rimozione delle forze filo-iraniane e della resistenza libanese, cioè Hezbollah. Ciò non aiuta. Sergej Lavrov contattò le controparti iraniane nei negoziati per testarne l’atteggiamento su tali questioni, e sondare la posizione siriana. Iran e Damasco dissero a Lavrov che non ci sarà il ritiro di queste forze. Infatti, una volta che il leader di Hezbollah, Hasan Nasrallah, ha avuto sentore della richiesta turca, immediatamente dichiarò, tramite il portavoce al-Manar, che Hezbollah non si ritirerà mai dalla Siria finché l’ultimo terrorista non sarà eliminato. Il governo del Dr. Assad ha la stessa posizione. Sergej Lavrov disse ai turchi che la loro proposta era stata respinta da tutti, Mosca compresa. Questo per quanto riguarda la pretesa turca. La Russia poi rispose con la propria richiesta sul ritiro di tutti i non-siriani (cioè gli stranieri) dalla Siria. Lavrov chiese anche un chiarimento sull’haraqat Ahrar al-Sham, collegato ad al-Nusra/al-Qaida, ergo, gruppo terrorista bandito. I turchi informarono il Ministro degli Esteri Lavrov che avrebbero dovuto riflettere sulla richiesta. È ben noto che Ahrar al-Sham è parte integrante della rete al-Nusra/al-Qaida, interamente finanziata dai ratti sauditi e dai cugini altrettanto ripugnanti del Qatar. Quando sembrava che Ahrar al-Sham diveniva oggetto delle obiezioni di tutte le parti, l’Arabia Saudita, attraverso i suoi contatti diretti con il gruppo, organizzò la risposta positiva al cessate il fuoco, ponendo tale mucchio selvaggio di psicopatici nel campo “moderato”; zimbello attivo degli inetti ed incapaci sauditi. Incluso nell’accordo di cessate il fuoco, il ramo di Ahrar al-Sham nel Wadi al-Barada, il 30 dicembre, accettava di ritirarsi dalle zona per consentire ai tecnici siriani di ripristinare le forniture idriche per la capitale, Damasco, costrettivi anche dalle intense pressioni dei notabili locali.
I gruppi interessati all’operazione sono ormai ben noti:
Faylaq al-Sham
Haraqat Ahrar al-Sham
Jaysh al-Islam
Thuwar al-Sham
Jaysh al-Mujahidin
Jaysh Idlib al-Hur
Jabhat al-Shamiya
15781104 L’accordo non prevede ulteriori sortite dell’Aeronautica siriana sui territori infestati da tali gruppi. Solo la Russia potrà compierli. I gruppi sono tenuti a lasciare tutte le aree occupate da al-Nusra/al-Qaida permettendo all’Aeronautica russa e all’Esercito arabo siriano di sterminare i criminali di al-Qaida che, di conseguenza, sarà più facile identificare. È una clausola dell’accordo che al-Nusra/al-Qaida, SIIL e qualsiasi altro gruppo designato terroristico dalle Nazioni Unite sia escluso dal cessate il fuoco. Inoltre si decise che nulla pregiudichi l’unità territoriale della Repubblica araba siriana. In effetti, si rifiuta apertamente la politica di ripiego degli USA, che mira a smembrare la Siria. Turchi, iraniani e russi non vogliono avere nulla a che fare con il revanscismo dei curdi o il loro tentativo di creare un proprio Stato. Anche la federazione viene esplicitamente rifiutata. Non è stato difficile farlo accettare ai turchi.
Come abbiamo scritto, la Syrian Arab Air Force non condurrà attacchi aerei. Nessuna parte del cessate il fuoco potrà cercare di occupare altro territorio. Questo non significa che l’Esercito arabo siriano non possa attaccare SIIL o al-Nusra/al-Qaida, dopo tutto, ne sono esclusi. I turchi rifiutano apertamente di sedersi con qualsiasi rappresentante di Assad e di PYG, PKK o SDF sostenuti dagli statunitensi. In realtà, gli USA conservano i resti dei loro miserabili fallimenti in Siria, cioè: sostenere l’emancipazione curda come tappabuchi nel caso non potessero cacciare il Dr. Assad in modo dannoso. Il fatto che la Turchia non prenda in considerazione l’incontro con qualsiasi gruppo curdo, testimonia il fatto che Erdoghan si districa con il suo Paese dall’occidente, anche se i piani per estendere il gasdotto del Qatar attraverso il proprio Paese avrebbe potuto essere utile per l’adesione all’UE. Può darsi che tali sogni di potere economico siano solo espressione della sua vendetta su un’Europa timida. L’accordo del cessate il fuoco, in modo pertinente, non parla di alcuna rimozione del presidente siriano. Siriani, iraniani e russi hanno insistito su questo. I turchi, secondo la mia fonte, accennano alla loro opposizione al Dr. Assad come mero gesto per salvare la faccia. Inoltre, le parti che partecipano al cessate il fuoco devono consentire l’arrivo degli aiuti umanitari in tutta la Siria non controllata dai gruppi esclusi. Questo potrebbe essere il motivo per cui i terroristi a Wadi al-Barada decisero di andarsene. Nel dettaglio specificamente menzionato nell’accordo, tutte le forze devono ritirarsi dalla strada del Castello, creando una zona smilitarizzata, una no-fly zone se si vuole, che permetta l’arrivo di aiuti senza restrizioni ad Aleppo. Con la conferenza prevista in Kazakhstan, le Nazioni Unite, sentendosi escluse, dichiaravano l’intenzione di tenere una conferenza a Ginevra nel febbraio 2017, essenzialmente un superfluo processo di pace parallelo per dare ancora peso a DeMistura. John Kerry annunciava il sostegno al cessate il fuoco, ma a quanto pare è imbarazzato dal fatto che non sia stato invitato da nessuno. John Kirby, il buffone del dipartimento di Stato, ha detto a un giornalista che gli Stati Uniti non sono stati “messi da parte”, anche se lo sono.15338863Analisi
I sauditi non possono pensare a misure sfumate. Dopo tutto sono dei beduini che vivono in case con condizionatori statunitensi, se hanno degli allacciamenti. In caso contrario, la maggioranza dei cittadini sauditi non ha casa e deve restituire la paga, sempre che in realtà abbia mai lavorato. E se non l’ha mai fatto, com’è nel caso della maggioranza, non ha nulla per vivere se non una mancia occasionale. La tribù dominante delle scimmie saudite ha spogliato il Paese di tutte le ricchezze. Il denaro si trova negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Se volete sapere il motivo per cui gli albionici sono così corifei, ossequiosi e “salameleccosi” quando vedono le palandrane delle larve saudite, è perché costoro possiedono la loro isola, le loro squadre di calcio e anche le mutande della regina. Ad essere brutalmente franchi, i turchi sono altrettanto irresponsabili. Erdoghan s’impegna a schiacciare l’aspirazione a uno Stato curdo, ed è anche contrario a che lo Stato sia creato in Paesi come Siria, Iraq e Iran. Non gli importa se lo creano in Namibia o nel deserto di Atacama. Così, per il momento, ha rinunciato a rovesciare il Dr. Assad. Questo non significa che non riprenderà il piano quando le circostanze glielo permetteranno. Significa solo che va avanti con il programma, perché si concentra sulla distruzione del nazionalismo curdo, umiliando gli Stati Uniti che cercarono di rovesciarlo e che proteggono Fethullah Gulen in Pennsylvania, e perché pensa che i sauditi siano troppo insistenti su Assad, facendo di tutto contro di lui. L'”opposizione”, come ho già scritto, non è altro che un mucchio di lucertole da hotel che continuerebbe altrettanto bene a vivere tale vita fin quando i sauditi pagano. Nessuno bada alla loro esistenza. Certamente non gli Stati Uniti, che hanno capito da tempo che sono solo un gruppo di dottori e criminali scontenti. Certo, i terroristi, tutti i 300000 in Siria, non danno un accidente alla Coalizione nazionale delle forze rivoluzionarie di opposizione siriane (NACOSROF). Si noti che il gruppo non fa parte di un qualsiasi accordo di cessate il fuoco. Non fu consultato, né menzionato. Potrebbe anche non esistere. Ed è così, non esiste affatto.
La Russia si crogiola oggi sotto i riflettori. La sua capacità di mettere insieme un triumvirato di attori influenti come Iran e Turchia, pur avendo il Dr. Assad a bordo, ha dato al Cremlino la leva e il prestigio che ha cercato per decenni dal crollo dell’URSS. Si noti l’assenza degli Stati Uniti che ora appaiono vicini alla condizione di paria del Vicino Oriente. Senza relazioni con l’Iran e l’ostilità della Turchia di Erdoghan, gli Stati Uniti possono solo volare nelle braccia del vuoto, cacciando dei diplomatici russi con la più insulsa delle scuse, dopo aver diffamato Mosca per l’annessione democratica della Crimea e il sostegno agli ucraini russofoni, accusando il Cremlino di dilettarsi nelle elezioni degli Stati Uniti. Ad ogni livello, lo Stato russo sovrasta le politiche anemiche di Obama. Vladimir Putin ha all’ultimo revocato il desiderio, annunciato da Sergej Lavrov, di ricambiare la deportazione di massa dagli Stati Uniti del personale diplomatico russo, perché sa che tra tre settimane Obama sarà nulla più che una celebrità da talk-show. Trump arriva con un nuovo segretario di Stato, con un approccio diverso nei confronti della Russia. Oggi la Russia fa ciò che Staffan DeMistura non poté: guidare un’azione credibile per porre fine alla guerra in Siria. La Russia ha avanzato una nuova risoluzione alle Nazioni Unite per approvare l’accordo di cessate il fuoco. Immaginate gli USA porre il veto o astenersi. Non c’è modo. Anche Kerry pochi giorni prima lodò l’accordo. Kerry, che soffoca quando gli viene chiesto che i gruppi terroristici collaborino al cessate il fuoco. Anche l’Iran incombe abbastanza. Partecipa al processo di pace. Ha il peso militare per persistere nella guerra contro il wahhabismo in Siria, ma preferisce osservare come Iraq e Siria agiscono, garantendosi la continuità territoriale necessaria per estendere i gasdotti al Mediterraneo. Tutto ciò che l’Iran fa è continuare a sostenere il governo di Damasco, mentre costruisce l’economia post-sanzioni. Le imprese tedesche si affrettano in Iran e Boeing vende miliardi di dollari di aerei a Teheran. Potrebbe andare meglio?
L’esercito siriano è in un momento cruciale. Se il cessate il fuoco ha effetto, decine di migliaia di truppe siriane saranno liberate per affrontare e sterminare al-Nusra/al-Qaida e SIIL. Nel giro di 6 mesi, con l’aiuto russo e iraniano, l’esercito dovrebbe frantumate il jihadismo in Siria lasciando gli ultimi terroristi del cessate il fuoco come tigre di carta da incenerire lentamente. I ratti terroristici sentono tale pressione e si affrettano a sfruttare l’amnistia offerta dal governo. Con il tempo, con il cessate il fuoco che porta benefici a tutti gli interessati, molti di tali gruppi (eccetto Ahrar al-Sham e Jaysh al-Islam) cesseranno di esistere. I due gruppi menzionati sono individuati solo perché esistono per volontà del re scimmia saudita. Lo SIIL sta morendo. Il reclutamento raschia il fondo, menetre sempre più ratti nel mondo vedono il fallimento di un gruppo la cui fama è misurata dalla brutalità esotica che filma e trasmette. Già si parla di califfato fallito e della necessità di trovare nuovi motivi per saltellare in Libia, Mauritania e Ciad. L’esercito iracheno è alle porte di Mosul e una varietà di attori potenti compete per vedere chi arriva prima a Raqqa. Abbiamo già scritto che Abu Baqr al-Baghdadi è stato ucciso, quest’anno, da un cacciabombardiere siriano che volava sulla Siria orientale. Restiamo a tale relazione. Proprio come in Afghanistan, dove i taliban nascosero la morte del mullah Omar per 2 anni prima annunciarla, gli imbecilli dello SIIL fanno la stessa cosa. Abu Baqr al-Baghdadi non ha lasciato nulla per nominare un successore e, a giudicare da ciò che sappiamo della sua psicosi, non l’avrebbe fatto. Lo SIIL è praticamente senza capo ed esiste esclusivamente al fine di lucrare sul momento. E così anche al-Qaida/al-Nusra. Chiamatelo come volete, è ancora il movimento terrorista più detestato ovunque. Il suo capo, Abu Muhamad al-Julani, è a Idlib o in Turchia. La sua vita è letteralmente in palio. È accusato della perdita di Aleppo. I sauditi ne sono stufi e la sua orda di ratti insaziabili grida costantemente per aver più salari dai sauditi senza che possano permetterselo. Se la Turchia segue il dettato russo, né armi o né denaro arriveranno ai suoi terroristi. E non ci vorrà molto prima che ciò accada. Jaysh al-Islam, il gruppo terroristico apertamente guidato dai sauditi e famoso più per i saccheggi nel Ghuta orientale, ha perso capo dopo capo. I criminali al-Lush sono stati eliminati o umiliati. È sempre più una banda di gruppetti disperati nell’arraffare qualsiasi emolumento. I sauditi sono stufi di tali bimbiminchia. Tutti ciò che i sauditi possono offrire ora è la promessa di un rifugio in Arabia Saudita, quando sarà il momento e non ci sarà più l’amnistia. Tale gruppo è sottoposto a forte pressione dal MOK in Giordania, affinché continui a combattere nonostante l’appartenenza alla coalizione terrorista già accennata all’inizio dell’articolo. Nonostante la presunta cessazione delle ostilità, lo Jaysh al-Islam ha attaccato le postazioni dell’EAS ad Utaya e Hazarma, provocando la controffensiva dell’EAS che ha liberato entrambi i villaggi. L’EAS ha anche risposto bombardando le forze dello Jaysh al-Islam che si preparavano ad assaltare altri avamposti dell’EAS. A Wadi Turma, 5 ratti dello Jaysh al-Islam furono eliminati. Ad al-Hamuriya, altri ratti furono liquidati dall’EAS quando l’intelligence militare ne rilevò un gruppetto pronto a colpire una postazione di EAS e PDC. E così ad al-Muhamadiya. Bene, quindi il cessate il fuoco.
E’ impossibile credere che il cessate il fuoco duri per molto. Ahrar al-Sham fa parte di al-Nusra/al-Qaida e non resterà a guardare l’EAS ridurne l’organizzazione madre in un compost tanto inutile. Prevediamo che le reclute di Ahrar al-Sham saranno incoraggiate a passare ad al-Nusra per evitarne la resa inevitabile all’EAS. Ma mentre Donald Trump prende l’incarico e brinda con Vlad, sarà troppo tardi per un qualsiasi soccorso. SIIL e Nusra saranno annichiliti e l’Arabia Saudita sarà finanziariamente esaurita. Il cessate il fuoco sarà violato ed EAS ed alleati arriveranno finalmente a Raqqa e Idlib scacciando gli ultimi jihadisti. Sarà un momento di gloria e materia delle epopee cantate nel prossimo secolo.15826810Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il corridoio Nord-Sud: la Russia espande la propria presenza in Asia

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 30/12/2016

68956055Lo sviluppo dei corridoi dei trasporti internazionali favorisce il commercio e promuove la convergenza politica dei Paesi. La Russia da tempo cerca di rafforzare le relazioni con Stati di Medio Oriente, Asia centrale e sud-est asiatico. Le rotte che collegano i più ricchi Stati eurasiatici attraversano la Federazione Russa. La Russia vanta una rete ben sviluppata di strade e ferrovie. Benedetta da una posizione geografica così favorevole, la Russia può facilmente rivendicare il ruolo d’importante centro del commercio internazionale. Questo è, infatti, un obiettivo fondamentale del North-South International Transport Corridor (ITC). L’idea di costruire un percorso che colleghi le coste sull’Oceano Indiano al Nord Europa, passando per Russia e Iran, non è nuova. Un Accordo per l’Avanzamento dei Trasporti fu firmato da aziende russe, indiane e iraniane nel 1999. Il progetto del Corridoio Nord-Sud fu inaugurato nel 2000 e lanciato ufficialmente nel 2002. Il corridoio comprende diversi rami. Due collegano Russia e Iran, via terra (il ramo orientale attraversa Azerbaigian, l’occidentale Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan). Un altro ramo, trans-caspico, costeggia il Mar Caspio. La spina dorsale della sezione russa dell’ITC è la linea ferroviaria che collega il porto di Astrakhan (sul Mar Caspio), Mosca, San Pietroburgo e la stazione ferroviaria Buslovskaj (al confine russo-finlandese), collegandosi alle tentacolari reti autostradali e ferroviarie dell’Europa. Si prevede che l’ITC, con i suoi numerosi vantaggi, divenga uno dei corridoi più popolari in Eurasia. A confronto con altre rotte che collegano l’India all’Europa, il Corridoio Nord-Sud via terra non è solo molto più breve, ma inoltre riduce materialmente i costi dei trasporti. Nonostante i vantaggi del corridoio, però, i Paesi europei per qualche motivo l’hanno ignorato e continuano a inviare beni verso l’India attraverso il Mar Mediterraneo (richiedendo il doppio del tempo). Incoraggiata dall’esempio dell’Europa, l’India ha anche optato per altre vie, rendendo Russia e Iran gli utenti esclusivi dell’ITC North-South. Tuttavia, la via è ancora attiva fornendo alla Russia accesso non solo all’Iran ma anche ad altri Paesi della regione, come Azerbaigian, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Oman, Siria, ecc.
Nell’agosto 2014, Iran, Oman, Qatar, Turkmenistan e Uzbekistan firmarono un memorandum d’intesa sulla creazione di un corridoio internazionale che collega Asia centrale, Golfo Persico e Golfo di Oman. La nuova via è immediatamente diventata parte integrante del Corridoio Nord-Sud, formando un unico sistema. Il traffico merci dell’ITC aumenta. Nel 2015, ha superato i 25 milioni di tonnellate. Anche se il Corridoio Nord-Sud non è divenuto la via principale a collegare Oceano Indiano ed Europa, dagli inizi degli anni 2000 ha il ruolo di un connettore tra Russia e partner asiatici. Attualmente, Russia, Azerbaijan e Iran aggiornano le infrastrutture ferroviarie per adeguarle agli standard in modo che siano integrate con le infrastrutture ferroviarie di altri Paesi. Inoltre si riesamina il quadro legislativo per snellire le procedure doganali. Negli ultimi anni, grazie agli sviluppi nella regione Asia-Pacifico e nel Medio Oriente, l’ITC North-South ha acquisito un nuovo significato. Conflitti militari ed escalation della minaccia terroristica nei Paesi del mondo arabo hanno messo in discussione l’invio di merce attraverso il Canale di Suez,costringendo molti Stati a ripensare ai sistemi di trasporto delle merci. Allo stesso tempo, la revoca delle sanzioni internazionali all’Iran, all’inizio del 2016, ha contribuito alla crescita dell’economia iraniana e all’ulteriore sviluppo del commercio internazionale. Di conseguenza, il traffico merci dell’ITC North-South è anche aumentato. L’India non è del tutto contraria all’idea. Oggi cerca di diversificare i piani commerciali per via della crescita economica, dell’aumento della domanda dei propri prodotti in altri Paesi e dello sviluppo delle relazioni commerciali con l’Europa. Inoltre, una situazione di tensione nella regione Asia-Pacifico, assieme a maggiore cooperazione marittima dei principali concorrenti dell’India, Cina e Pakistan, potrebbe stimolare un “cambio d’idee dell’India”.
L’8 agosto 2016, il Presidente russo Vladimir Putin si riunì con il Presidente azero Ilham Aliev e il Presidente iraniano Hassan Ruhani. Un progetto ITC North-South aggiornato fu tra i principali temi affrontati. I tre Paesi sono ancora interessati alla sistemazione di una rotta che colleghi le coste dell’Oceano Indiano alla Scandinavia. Perciò, avrebbero bisogno di spianare gli ostacoli doganali e tecnici che paralizzato il piano dall’inizio degli anni 2000. Una rete ITC ad alta tecnologia aggiornata e integrata, combinando vie ferroviarie, stradali e marittime, collegherà Mumbai, Bander-Abbas, Baku, Astrakhan, Mosca e San Pietroburgo all’Europa. Si prevede che le ferrovie russe, azere e iraniane saranno integrate in una rete comune. Quando si discusse del progetto, Putin osservò che favorirà lo snellimento del transito delle merci tra India, Iran, Golfo Persico, Azerbaigian, Russia e quindi Europa settentrionale ed occidentale. Nel dicembre 2016, Mehdi Sanai, ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica islamica dell’Iran in Russia, fece una dichiarazione in relazione all’ITC North-South, sottolineando che il corridoio tra India e Russia non era mai stato così vicino all’attuazione, sottolineando anche che l’attuale situazione internazionale e regionale rendeva la realizzazione dell’ITC una questione urgente. Tutte le parti coinvolte nel progetto sono d’accordo sulla rapida realizzazione e sono pronte alla sua finalizzazione. Sanai affermava che se Iran e Azerbaigian fanno ogni sforzo per l’attuazione dell’ITC, sono a corto di investimenti e hanno bisogno di assistenza. L’ambasciatore iraniano espresse gratitudine ai colleghi indiani e azeri, nonché al Ministero dei Trasporti russo, per il loro ingresso.
L’ITC North-South promette ampie opportunità in futuro. Per lo meno, favorirà il moltiplicarsi del fatturato commerciale tra Russia e Paesi ricchi come Iran e India. Guardando il quadro, l’ITC ha tutte le possibilità di svolgere il ruolo di fattore unificante tra Russia, Medio Oriente e Asia centrale in un unico blocco economico simile all’Unione economica eurasiatica o al partenariato transpacifico. In realtà, un’infrastruttura comune è di gran lunga più decisiva per il rafforzamento dei legami tra i Paesi della regione che la vicinanza geografica. La Cina attua un progetto infrastrutturale simile, la “Nuova Via della Seta”. Il Corridoio Nord-Sud ha un grande potenziale per la Russia, dandole l’opportunità di espandere la propria presenza economica e politica nella regione asiatica.27442_html_16a34473Dmitrij Bokarev, politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come lo Stato islamico occupò Palmyra

Valentin Vasilescu, Reseau International, 30 dicembre 2016cklpye6wgaa-ipnL’offensiva dello Stato islamico su Palmyra avviata il 9 dicembre sorprese totalmente la guarnigione dell’Esercito arabo siriano. Era il momento dell’assalto finale su Aleppo da parte dell’Esercito arabo siriano, e tutti i mezzi da ricognizione russi schierati in Siria operavano nella zona di Aleppo. Mentre i pianificatori militari degli Stati Uniti progettavano l’accerchiamento di Mosul, sembrava strano che lasciassero un corridoio libero allo Stato islamico, a nord-ovest di Mosul, per Rabiya, valico al confine tra Iraq e Siria. Il 2 dicembre, gli Stati Uniti ordinarono alle truppe irachene di ridurre le operazioni a Mosul e fermare l’offensiva l’11 dicembre. Questo permise a una colonna di blindati dello Stato islamico di lasciare la città. Nel cuore della notte, la colonna si diresse verso nord-ovest, attraversando il confine con la Siria nel territorio occupato da combattenti curdi delle SDF coordinati da istruttori delle forze speciali delle forze armate statunitensi. I terroristi dello Stato islamico raggiunsero Raqqa senza problemi, coprendo in 10 ore una distanza di oltre 460 chilometri. E il giorno dopo erano a Palmyra. La coalizione anti-SIIL degli Stati Uniti, che compiva voli da ricognizione 24 ore su 24 ore sul territorio occupato dallo Stato islamico in Iraq e Siria, aveva firmato un protocollo di cooperazione con la Russia sullo scambio di informazioni relative a riconoscimento e attuazione di attacchi su bersagli a terra. La coalizione non rilevò il movimento della colonna dei veicoli dello Stato islamico tra Raqqa, Mosul e Palmyra o “mancò” di avvertire i colleghi russi.
La pianificazione dell’offensiva su Palmyra fu altamente professionale dato che lo Stato islamico ha ufficiali di stato maggiore del livello di uno dei più potenti eserciti della NATO. Il movimento fu organizzato su diverse colonne in viaggio da Raqqa alla periferia di Palmyra. Così, circa 4000 terroristi dello Stato islamico, a bordo di Toyota armate di mitragliatrici, blindati, artiglieria e carri armati, si dispiegarono in segreto, di notte, a 200 km entrando direttamente in battaglia. Lo Stato islamico creò un equilibrio di forze chiaramente a suo favore, manovrando e attaccando di notte con un’efficienza esemplare. Ciò dimostra che i membri dello Stato Islamico non sono ribelli contro il governo di Bashar al-Assad, ma mercenari ben addestrati, armati e costantemente informati dai loro sponsor sui movimenti dell’Esercito arabo siriano. Informati sul dispiegamento delle truppe siriane un paio di giorni prima dell’offensiva, i commando dello Stato islamico travestiti da profughi civili s’infiltrarono nella periferia di Palmyra. I membri di tali gruppi si posizionarono nei pressi dei posti di blocco dell’Esercito arabo siriano attendendo l’arrivo delle colonne dello Stato islamico. Con tali commando, lo Stato islamico poté facilmente aprire le brecce attraverso cui le colonne poterono entrare a Palmyra. Anche così i soldati dell’Esercito arabo siriano avrebbero resistito a lungo se dotati di apparecchiature per la visione notturna, come i terroristi dello Stato Islamico. Avendo equipaggiamento superiore e informazioni accurate, le subunità dello Stato Islamico manovrarono con estrema precisione, riuscendo ad avvolgere e isolare le difese dell’Esercito arabo siriano. Ci si può chiedere dove lo Stato Islamico abbia acquistato migliaia di visori notturni nell’ultimo mese.
Dopo la rioccupazione di Palmyra da parte dello Stato islamico, gli istruttori russi dispiegati in Siria ne trassero le conseguenze e consegnarono ai soldati dell’Esercito arabo siriano in lotta per la liberazione della città, apparecchiature per la visione notturna Fara-1, 1PN90-3 e Aistjonok, in dotazione alle brigate di fanteria motorizzata russe. Il radar mobile Fara-1 è accoppiato a mitragliatrici da 7,62 mm, 12,7mm e 14,5mm, e rileva, di notte o in caso di nebbia, singoli elementi armati a una distanza di 2000 m e veicoli a 4000 m, guidando con precisione il tiro delle mitragliatrici. La videocamera termica 1PN90-3 è sempre fissata su mitragliatrici da 7,62mm, 12,7mm e 14,5mm e può rilevare un soldato a una distanza di 200-500 m. Il radar portatile Aistjonok viene utilizzato dalle batterie di artiglieria, e traccia la traiettoria dei proiettili, calcolandone le coordinate fino a una distanza di 20 km, anche se si tratta di artiglieria mobile. Il radar segue i propri proiettili, potendo apportare correzioni dopo lo sparo. Può essere installato su veicoli, ed è simile al radar statunitense AN/TPQ -50.

Fara.1

Fara.1

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Syria-Gate: Armi e militari della NATO ad Aleppo est

Intervista condotta da Manuel Ochsenreiter, Free West Media, 28 dicembre 2016

In Italia, tutta la sinistra, dai giornaletti in stile Left al PD, dall’associazionismo cattolico alla ‘grande stampa’, dalle ONG, tutte emanazioni dei servizi segreti, che siano Emergency o casalinghe annoiate del modenese, ai TG, ai “cacciatori di bufale” a mezzo servizio della Boldrini e ai “fotoreporter” invariabilmente tutti agenti dei servizi segreti, italiani ed esteri, fino ai centri sociali di regime e alle infinite fazioni psicosettarie che componevano Rifondazione comunista, e giù, infine, fino ai reflui dell’anticomunismo militante e contiguo alla NATO e all’islamofascismo dei fratelli mussulmani; ovvero gli arnesi degli arnesi dell’imperialismo, in pratica tutte le animacce del settarismo filo-fascista e comunistofobo denominatosi ‘trotskismo’, hanno scientemente, volontariamente o su ordine dei superiori (si pensi a un Gino Strada strettamente collegato alle intelligence della NATO e alla Blackwater fin dai tempi dell’Afghanistan), sostenuto sul campo, militarmente, e in Italia, mediaticamente in combutta con Ministero degli Esteri e della Difesa, oltre con i soliti servizi segreti (AISI, AISE, carabinieri, Digos, Ucigos, Copasir, ecc.), se non le operazioni direttamente contro la Siria, la logistica del terrorismo taqfirita, dall’Italia fino a Turchia, Libano, Iraq, Libia, Egitto e Giordania. Costoro, i fiancheggiatori del terrorismo taqfirita o islamofascista, sono pronti a riattivarsi nel caso i loro camerati terroristici decidano di colpire in Italia. In quel caso, si sa già contro chi intervenire e su chi indagare, dato che tale ambiente ha espresso in continuazione, per 6 anni, attivo ed entusiastico supporto ai crimini commessi in Siria, Iraq, Libia, Egitto, Algeria, Libano, Tunisia, ecc. dalle fazioni terroristiche del sunnismo: Stato islamico, al-Qaida, Fratellanza mussulmana, neo-ottomanesimo, wahhabismo e tutte le altre carabattole che eccitano le menti bacate di tale circo di criminali fiancheggiatori del terrorismo, in Italia, protetto da forze dell’ordine, forze armate, governo, partiti governativi, mass media, magistratura e servizi segreti. Queste forze, italiane e in Italia, formano una vera e propria rete di supporto logistico e propagandistico al terrorismo islamista sunnita, ed agiranno di conseguenza, a sostegno e copertura di esso nel caso si manifesti sul territorio nazionale. Già i segnali sono evidenti.

Armi statunitensi trovate dopo che al-Nusra si è ritirato.

Armi statunitensi trovate dopo che al-Nusra si è ritirato.

Enormi scorte di armi e munizioni, molte con segni della NATO, sono state scoperte ad Aleppo est, quando i terroristi di al-Nusra, affiliata ad al-Qaida, furono scacciati dalla città dalle forze siriane. Le relazioni precedenti su personale della NATO catturato sono rientrate, essendo stati autorizzati ad andarsene con i terroristi sui bus forniti secondo l’accordo, risparmiando dall’imbarazzo la NATO. L’intervista di FWM al deputato siriano Faras Shahabi, residente ad Aleppo, che definisce la scoperta “SyriaGate”.

Signor Shahabi, i media mainstream e i politici europei sono irritati dalla liberazione di Aleppo da parte dell’Esercito arabo siriano. Scrivono articoli su massacri commessi dall’esercito e su civili inorriditi ad Aleppo…
È l’esatto opposto. Le notizie in Europa sono un problema serio perché riportano esattamente il contrario dei fatti in Siria. Abbiamo liberato 100000 civili in ostaggio dei terroristi ad Aleppo. Molti lo erano da più di quattro anni. I civili liberati sono felici ora. 1,5 milioni di civili che hanno lasciato Aleppo dal 2012 possono ora ritornare a casa. È un momento molto positivo e felice per Aleppo e la Siria. Abbiamo potuto celebrare il Natale ad Aleppo per la prima volta dopo 4 anni, celebriamo il Natale tutti i giorni ora, nella nostra città!

Così i terroristi hanno lasciato completamente la città?
Sì, ma prima di andarsene hanno ucciso più di cento soldati e centinaia di civili. Abbiamo trovato i loro corpi. Questo è documentato. Qualsiasi indagine internazionale indipendente potrà vedere e verificare le prove di tali crimini dei terroristi. Ma siamo felici che la nostra città sia ora libera. Alcune zone rurali intorno Aleppo sono ancora occupate dai terroristi. Il passo successivo sarà liberare la provincia in modo che la città sia consolidata e ben protetta.

Damasco ha riferito di quantità enormi di materiale militare occidentale, come armi e munizioni, ad Aleppo…
Quello che abbiamo trovato sono interi depositi di armi dislocati negli edifici ex-scolastici dalle forze terroristiche. Le nostre scuole sono state trasformate in basi militari di al-Qaida. Abbiamo trovato quelle basi di al-Nusra, un ramo di al-Qaida, piene di armi della NATO. Ne abbiamo trovato molte. Chiamo ciò “SyriaGate”, armi e aiuti di Stati Uniti e NATO alle bande terroristiche che appaiono anche sulla lista ufficiale del terrorismo delle Nazioni Unite, per rovesciare il governo legittimo di un Paese sovrano. Ciò rende totalmente ridicolo l’occidente…

Perché ridicolo?
Perché nessuno può garantire che tali armi non siano utilizzate un giorno contro l’occidente stesso dai terroristi. Il denaro dei contribuenti statunitensi ed europei viene malversato armando bande di terroristi pronti a puntare le armi in qualsiasi momento contro i civili statunitensi ed europei. È un enorme scandalo.

Cosa sa della presenza di istruttori militari e d’intelligence occidentali nelle zone occupate dai terroristi ad Aleppo? Relazioni precedenti parlavano di personale della NATO catturato.
Non abbiamo catturato consiglieri militari europei o statunitensi ad Aleppo. Tuttavia abbiamo informazioni attendibili che molti di loro c’erano e che hanno lasciato la città con gli autobus che abbiamo fornito per l’evacuazione dei terroristi dopo la loro resa. Anche certi cosiddetti attivisti, come Bilal Abdulqarim, un afro-americano di New York e sostenitore deciso delle bande di al-Qaida in Siria. La presenza di Qarim ad Aleppo era voluta dall’amministrazione Obama ed era spesso presentato dai media occidentali come “giornalista indipendente”. E vi erano molti altri agenti occidentali e sostenitori del terrorismo ad Aleppo che hanno lasciato la città con gli autobus. Questo è tra l’altro il motivo per cui l’occidente ne ha invocato così duramente l’evacuazione. In caso contrario, tali agenti, consiglieri e sostenitori sarebbero stati catturati e smascherati, imbarazzando notevolmente l’occidente.

Il destino di Aleppo non ha giocato un grande ruolo nei media occidentali negli ultimi 4 anni. Dall’inizio delle operazioni di liberazione dell’Esercito arabo siriano, la situazione cambiava completamente: all’improvviso media, politici ed organizzazioni non governative occidentali agivano contro l’Esercito arabo siriano, accusandolo di commettere un “genocidio” ad Aleppo, di bombardare ospedali, massacrare bambini e neonati…
Noi siriani abbiamo versato sangue e subito distruzione. Il nostro sangue è la valuta di tali menzogne ed “equivoci” occidentali. Qualcuno in occidente può sempre dire “Oh, scusate, mi sono sbagliato!“, ma abbiamo versato il nostro sangue e perso nostre vite a causa di tale orribile ignoranza. Aleppo è stata occupata da bande di al-Qaida nell’estate 2012. Non c’erano residenti di Aleppo interessati, la nostra città era molto tranquilla, nessuno prese le armi contro il governo. Fummo occupati da terroristi con armi pesanti che presero il 70 per cento della città. Nel 2012 circa due milioni di civili vivevano ad Aleppo est, 1,5 milioni lasciarono il territorio occupato per le zone sicure. Nessuno in occidente ha parlato di questi 1,5 milioni di profughi che fuggivano verso le zone governative. USA ed Europa rimasero in silenzio. Nessuno in occidente si interessò agli 11000 civili uccisi dalle bande terroristiche in quattro anni di bombardamenti. Il 30 per cento dei civili uccisi erano bambini. In oltre 4 anni perdemmo civili inermi a causa di granate, esplosivi e cecchini dei terroristi.

Politici, media e ONG europei sembrano preoccuparsi di più della sorte dei terroristi che dei civili di Aleppo?
Non c’è altra spiegazione per tale comportamento. Anche in questo caso: per oltre 4 anni i terroristi hanno inflitto l’inferno ai civili di Aleppo, ma all’occidente non importava. Quando liberiamo le aree occupate dai terroristi, l’occidente reagisce con una grande propaganda contro di noi. Allo stesso tempo, c’è grande propaganda mediatica occidentale sulla liberazione della città irachena di Mosul dalle bande terroristiche del cosiddetto “Stato islamico”. Perché è permesso liberare Mosul ma è vietato liberare Aleppo? È una grande ipocrisia. Raccomando al pubblico occidentale di mettersi nei nostri panni. Immaginate che decine di migliaia di terroristi di al-Qaida occupino metà di Berlino, Parigi o Londra? Che cosa farebbe la gente? Spererebbe nella liberazione da parte del proprio esercito. Noi ad Aleppo abbiamo aspettato per 4 anni e mezzo la liberazione! Ma abbiamo dovuto subire tale sacrificio, per ridurre al minimo le vittime civili. Abbiamo dovuto aspettare che una superpotenza, la Federazione Russa, ci aiutasse. Se il nostro esercito avesse subito iniziato l’avanzata nel 2012, avremmo avuto migliaia di vittime civili e ancor più distruzioni. Ma abbiamo aspettato e abbiamo liberato la nostra città. Grazie a Dio.

In totale diverse tonnellate di armi della NATO sono state trovate ad Aleppo est.

In totale diverse tonnellate di armi della NATO sono state trovate ad Aleppo est.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora