Alessandro Lattanzio a ParsToday: Ecco come George Soros manipola politiche ed elezioni europee

Boao Forum for Asia 2013Teheran (ParsToday  Italian) – Alessandro Lattanzio, saggista e analista delle questioni politiche internazionali e’ stato intervistato dalla nostra Redazione. Con Lattanzio abbiamo esaminato la forte influenza di Soros nelle politiche europee soprattutto per quanto riguarda l’immigrazione e le elezioni.
Per ascoltare la versione integrale dell’intervista potete cliccare qui.

Grande Eurasia, il senso di San Pietroburgo e Baku

Rostislav Ishenko, 10 agosto 2016, Fort Russpresident_diner1_080816E’ difficile sopravvalutare l’importanza dell’incontro di Vladimir Putin con Recep Tayyip Erdogan, a San Pietroburgo. Tuttavia, dal mio punto di vista, la visita del Presidente russo a Baku e i colloqui con i Presidenti azero Ilham Aliev e iraniano Hassan Rouhani, e gli aspetti simbolici e pratici di essi, non sono da meno, anzi, sono molto più importanti. Cominciamo dal fatto che la Russia attualmente mantiene con l’Iran più di un buon rapporto; i Paesi sono alleati militari in Siria. L’Iran ha fornito alle VKS russe una rotta sul proprio territorio per l’Iraq. Ed è estremamente importante non solo in termini di supporto aereo, ma anche per la necessità di organizzare i rifornimenti per le truppe russe in Siria. La più importante rotta attraverso gli stretti era minacciata dal recente forte deterioramento delle relazioni con la Turchia. Data l’instabilità complessiva del Medio Oriente, la presenza di una rotta alternativa aumenta notevolmente la stabilità sulla Siria. Il presidente russo poteva facilmente incontrare l’omologo iraniano a Teheran senza volare a Baku. Ma se i due leader sono attivamente coinvolti nella politica globale, era necessario incontrarsi a Baku, ce n’erano i motivi.

Rivali tradizionali
Vi ricordo che l’Azerbaijan è tradizionalmente rivolto alla Turchia, non meno importante vecchio rivale dell’Iran nella lotta per influenza sul Medio Oriente, Caucaso compreso. Anche prima della nascita dei moderni Turchia e Iran, parti e Roma, Bisanzio e sassanidi concorrevano con vari successi. Pertanto, all’inizio del conflitto per il Nagorno-Karabakh, l’Iran, bilanciando l’influenza di Ankara nella regione, fece molto per sostenere Erevan. Anche ora il confine con l’Iran è un importante corridoio per spezzare il blocco dell’Armenia, e nel regno di Saakashvili in Georgia era l’unica via affidabile per il mondo. Va ricordato che più della metà del territorio storico dell’Azerbaigian è sotto la sovranità dell’Iran, cosa non favorevole alla creazione di relazioni tra Teheran e Baku. In generale, il complesso groviglio di interessi nel conflitto nella regione, dal Caucaso a Suez, fino a poco prima sembrava inestricabile. E’ anche facile capire che, alla vigilia di un incontro cruciale con Erdogan, il presidente russo lanciasse colloqui esattamente nella direzione opposta, non perché Aliev e Rouhani non era possibile incontrarli un paio di giorni prima o una settimana dopo, ma per via del fatto che questa riunione e la sua tempistica erano estremamente importanti: decide le posizioni nell’incontro a San Pietroburgo e il suo contesto globale.

Le posizioni di Mosca e Teheran allineate
Inizialmente era chiaro che per Erdogan, per cui la Russia è rimasta praticamente l’unico alleato possibile, l’incontro di San Pietroburgo riguardasse l’aiuto per stabilizzare il regime turco, e tale stabilizzazione sarà difficile. I turchi sanno che la fine dell’influenza statunitense e riorientamento su Mosca sono in realtà un vantaggio. Ankara sa anche che per la Russia, la minaccia della destabilizzazione o addirittura della disintegrazione della Turchia è significativa. Pertanto, anche con una posizione negoziale debole, gli argomenti per uno scambio importante ci sono.

Cosa significa l’incontro di Baku per Erdogan?
Prima della riunione, Rouhani aveva detto che Russia e Iran aiuteranno la Turchia nella stabilizzazione interna e nella lotta al terrorismo, anche in Siria. Questa frase dimostra al presidente turco che le posizioni di Mosca e Teheran, su tutte le questioni d’interesse per Ankara, sono allineate. Se la Turchia pensava di giocare l’uno contro l’altro, cercando di negoziare con ciascuno individualmente e strappare per sé il miglior accordo, sbagliava. Inoltre, la riunione a Baku dimostra che la leadership azera tiene conto anche della variazione del rapporto di forze in Medio Oriente in generale, e nel Caucaso in particolare, a favore di Russia e Iran. Ilham Aliev, ovviamente, non cederà la promessa di mantenere stretti rapporti con la Turchia (partner tradizionale ed alleato strategico dell’Azerbaigian). Molto probabilmente, ha anche cercato di aiutare Erdogan, sondandolo in vista dei colloqui con Putin, facendogli comprendere appieno le posizioni russe e iraniane, controllandone forza e consistenza. Tuttavia, Ilham Hejdar oglu Aliev è uno dei politici più realisti dello spazio post-sovietico. Capisce che l’alleanza con la Turchia non può più rispondere pienamente agli interessi dell’Azerbaigian. E’ necessario avere il sostegno dei nuovi attori dominanti nella regione. Pertanto, obiettivo di Aliev a Baku era in realtà l’ingresso dell’Azerbaigian nel progetto russo-iraniano, e non tanto da mediatore nei negoziati con la Turchia (Erdogan decide tutto direttamente), ma come partner.

La posizione degli Stati Uniti sarà indebolita
Qual è la posizione dell’Azerbaigian verso l’alleanza regionale russo-iraniana, che non è estranea agli interessi turchi, se non geopolitici? Né più né meno che l’indebolimento della posizione degli Stati Uniti in Medio Oriente. L’esistenza anche di un’unione informale tra Russia, Turchia, Iran ed Azerbaigian chiude (per l’attuale generazione di politici, per sempre) la questione del corridoio energetico dal Caspio all’Europa come alternativa ai rifornimenti di “Gazprom” e “Rosneft“. Ora, se ci sono e se ci saranno, lo saranno solo nel quadro del progetto congiunto (russo-iraniano-azero-turco) in cui vengono presi in considerazione gli interessi di tutte le parti interessate. Finisce la possibilità per gli Stati Uniti di bloccare i rifornimenti russi alla Siria. Ma a Mosca non basta aprire un collo di bottiglia, ma tutto lo spazio dai Balcani al Mar Caspio. Ciò fa dei progetti dei corridoi dal Mar Glaciale Artico all’Oceano Indiano una realtà. A sud il nuovo ramo (iraniano) della Via della Seta comincia a divenire realtà, cioè il potenziale collegamento interno diversificato della Grande Eurasia (da Lisbona a Kuala Lumpur), che sarà sempre più difficile da tagliare. Anche in Medio Oriente, il recente predominio assoluto degli Stati Uniti si riduce a tentativi di mantenere il controllo sulle monarchie arabe del Golfo, o almeno evitare che siano irrimediabilmente spazzate via, imponendo semplicemente a tali Stati del Golfo la politica degli Stati Uniti di scontro con l’Iran. Naturalmente, i negoziati di Baku e San Pietroburgo sono solo l’inizio di relazioni a lungo termine, designando vettore e dinamica del processo. Ma nel mondo di oggi, i cambiamenti si verificano quasi istantaneamente. Nel 2008, in Ossezia del Sud, la Russia difese il Caucaso del Nord dai tentativi di ‘somalizzazione’ della NATO, mantenendo la credibilità nella regione. Nel 2014, la Russia bloccò il tentativo degli Stati Uniti d’invadere la Crimea, e Kiev avviava il processo di autodistruzione (anche per gli standard occidentali). Nel 2015, la Russia difese la Siria dai teppisti islamisti filo-USA che quasi sempre sprofondano la regione nel caos. Il 2016 non è ancora finito, ma si parla di come Russia ed alleati si preparano a ristabilire l’ordine in Medio Oriente.azerbaijani_russian_iranian_presidents_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran è ancora il bersaglio delle intelligence occidentali

Gilles Munier France-Irak Actualité 2 agosto 2016IRAN-VS-KSA-768x506Il 14 luglio 2015, a Vienna, l’Iran e il gruppo P5+1 (Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Russia, Cina e Germania) firmavano l’accordo nucleare che concludeva, almeno sulla carta, l’embargo sul Paese. Ma non solo gli statunitensi sono riluttanti ad applicarlo, ma cercano ancora di rovesciare il regime islamico con il sostegno degli alleati occidentali e locali, Israele e Arabia Saudita, mirando alla partizione del Paese. Alcuni mesi prima l’ayatollah Ali Khamenei, Guida suprema della rivoluzione islamica dell’Iran, riceveva le famiglie delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche cadute in Siria e Iraq, dicendogli che i loro figli avevano dato la vita per proteggere i luoghi santi sciiti le popolazioni di questi Paesi dalla distruzione e permettere all’Iran di non dover combattere lo stesso nemico domani “a Kermanshah, Hamadan e altre province”. La prima minaccia alla sicurezza dell’Iran è lo Stato islamico, naturalmente, ma anche le organizzazioni locali jihadiste e/o separatiste attive principalmente nelle regioni di confine.

Masud Rajavi

Masud Rajavi

Minacce jihadiste e separatiste
Nelle ultime settimane, gli scontri violenti tra il Corpo del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC) e gruppi armati in Kurdistan, Sistan-Baluchistan, Azerbaijan orientale e Khuzistan (Ahwaz)
– Da quando Masud Barzani ha deciso a marzo di rilanciare il separatismo curdo, accantonato in Iran dal 1996, i peshmerga del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (PDK-I) guidato da Mustafa Hijri cercano di occupare zone montuose e città al confine con l’Iraq. La tensione è tale che il Generale Pakpour, comandante delle forze di terra dell’IRGC, ha minacciato di intervenire militarmente nel Kurdistan iracheno, se non viene dato l’ordine di ritirare i combattenti. Dato che Barzani non s’imbarcava in tale avventura senza le assicurazioni di CIA e Mossad, la situazione può degenerare solo. Tanto più che secondo l’agenzia Stratfor, chiamata CIA-bis, Mustafa Hijri ora vuole riunire tutte le organizzazioni separatiste iraniane nel “Congresso delle nazionalità per un Iran federale”…
– Il 20 giugno, l’Ammiraglio Ali Shamkhani, Segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, rivelava che i servizi avevano sventato “una delle più significative trame terroristiche” ordite da organizzazioni jihadiste che “pianificavano attentati suicidi a Teheran”. Inaudito!
– Il 22 giugno, sei separatisti del GAMO (South Azerbaijan National Army) arrestati nell’Azerbaijan iraniano erano in possesso di “documenti sensibili e informazioni per una potenza straniera“.
– Il 23 giugno, diverse squadre di sabotatori furono arrestate nella provincia petrolifera del Khuzestan, del Movimento di liberazione araba dell’Ahwaz (ASMLA) che vuole l’indipendenza.
– Il 10 luglio, un commando del Partito del Libero Kurdistan (PJAK), legato al PKK turco, feriva un deputato e un prefetto iraniani in un agguato nella provincia di Kermanshah, uccidendo il loro autista.
– 21 luglio 40 persone che si preparano ad attaccare due “importanti centri militari e della sicurezza di Khash” nella provincia del Sistan-Baluchistan, venivano arrestati. Tali ribelli appartenevano al Jaysh al-Adl (Esercito della Giustizia), gruppo armato sunnita baluchi nato dal Jundallah (Esercito di Dio) in gran parte sciolta dopo l’arresto e l’impiccagione del suo capo Adel Malek Rigi, il 20 giugno 2010. Secondo diversi media occidentali, il Jundallah era finanziato anche dal Mossad, che per non turbare gli interlocutori islamici, faceva passare i suoi agenti per… membri della CIA!

Turqi al-Faysal al-Saud

Turqi al-Faysal al-Saud

Il “fu” Masud Rajavi…
Il 9 luglio, al raduno annuale dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo (OMPI), gruppo di opposizione iraniano, oggi vicino a neocon statunitensi e ad Israele, il principe saudita Turqi al-Faysal, ex-capo dei servizi segreti ed ex-ambasciatore a Washington, gettava il sasso nello stagno dichiarando che Masud Rajavi, fondatore dell’OMPI, era morto. Immaginate l’imbarazzo di Myriam, l’intraprendente moglie divenuta capo dell’organizzazione dalla scomparsa inspiegabile del marito. Myriam Rajavi doveva negare la morte di Masud Rajavi e dimostrare che è vivo… o confermarne la morte e, in questo caso, dire in quali circostanze era morto e perché non l’aveva annunciato. C’è qualche “malefatte” da nascondere? Ne dipende la “legittimità” della dirigente. Detto ciòp, tutti hanno capito che l’OMPI è ufficialmente supportato dai saudita, già un segreto di Pulcinella.

Verso un remake della guerra Iran-Iraq?
L’attuale recrudescenza delle attività sovversive in Iran ricorda il 2007, quando George W. Bush e Dick Cheney puntavano a rovesciare il regime iraniano con bombardamenti preceduti da attentati etnico-religiosi. Al momento, il piano fu fermato senza riguardo per la vita dei terroristi che ci credevano… e Mahmud Ahmadinejad fu rieletto due anni dopo trionfante. Gli attentati di cui l’Iran è vittima prefigurano l’inizio di un nuovo conflitto arabo-persiana? L'”Alleanza islamica contro il terrorismo” è stata creata per tale scopo? Chi ha sentito il principe Turqi all’Accademia internazionale diplomatica a gennaio, si sarebbe stupito dell’omaggio che fece al cristiano ortodosso Michel Aflaq “grande pensatore dell’arabismo”, fondatore del partito Baath, omettendo, forse deliberatamente, di riferire che si era convertito “clandestinamente” al sunnismo verso la fine della sua vita.death-of-Massoud-Rajavi-artwork-by-SharghTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Shanghai Cooperation Organization, dove gli interessi convergono

Andrej Volodin  Strategic Culture Foundation 10/07/ 2016SCOIl vertice di giugno della Shanghai Cooperation Organization a Tashkent è stato caratterizzato da un evento importante: India e Pakistan hanno firmato un protocollo d’impegno a ratificare tutti i trattati della SCO, un atto che apre la via alla piena appartenenza all’organizzazione. La decisione fondamentale d’espandere la Shanghai Cooperation Organization con l’adesione di due grandi Paesi dell’Asia meridionale fu adottata nel 2015 in occasione del vertice SCO a Ufa, e il successivo passo fu preso nella capitale dell’Uzbekistan. Gli analisti ritengono che la nuova configurazione geopolitica della SCO può non solo dare ulteriore impulso alla crescita economica dei Paesi aderenti all’organizzazione, ma anche facilitare la transizione di questo sistema globale dall’attuale stato di turbolenza ad una situazione che evolve verso la stabilità. Una volta che India e Pakistan entreranno nella SCO, l’organizzazione includerà quattro potenze nucleari: Russia, Cina, India e Pakistan. I suoi Stati aderenti hanno una popolazione di circa tre miliardi e mezzo e un PIL combinato stimato a 30 trilioni di dollari. Inoltre, Cina e India sono ancora le economie del mondo moderno in più rapido sviluppo. Questo è il quadro generale. Ma i diplomatici dicono che il diavolo è a piè di pagina. E anche qui, i dettagli sono significativi. L’adesione dell’India alla SCO non è stata rapida. Nuova Delhi ebbe lo status di osservatore nella Shanghai Cooperation Organization nel 2005, al quinto vertice della SCO di Astana. Da allora, l’India con tatto indicò l’interesse a un ruolo più attivo nella SCO, mentre Russia e Kazakistan proseguivano sforzi instancabili per convincere gli altri aderenti all’organizzazione della necessità di una piena partecipazione dell’India alla SCO. Nel 2009, dopo che il necessario “consolidamento verticale” fu completato, fu deciso di lanciare l’“espansione orizzontale” della SCO, e nel 2014 l’organizzazione ebbe il “via libera” all’adesione dei nuovi membri.
Perché è così importante per l’India partecipare alla SCO? Una risposta a questa domanda fu data dall’esperto diplomatico indiano e analista Ashok Sajjanhar: “sicurezza, interessi geopolitici, strategici ed economici dell’India sono strettamente intrecciati con gli sviluppi nella regione. Le sfide sempre presenti e crescenti da terrorismo, radicalismo ed instabilità rappresentano una grave minaccia per la sovranità e l’integrità non solo dell’India, ma anche dei Paesi vicini (nell’Asia centrale)”. L’espansione della SCO includendo gli Stati dell’Asia centrale benedetti dalle ricchezza minerarie permetterà di lavorare nel quadro dell’organizzazione elaborando norme generali che disciplinano il commercio delle risorse che saranno meno sensibili alle fluttuazioni del mercato. Per esempio, una delle maggiori priorità dell’India è ottenere il libero accesso all’Asia centrale, un’idea che è anche d’interesse strategico per le dirigenze degli Stati regionali. L’influenza culturale dell’India vi ha avuto una storia lunga e positiva. Per questa ragione, ai solidi legami degli interessi indiani e russi appare naturale lo sviluppo reso possibile dal Corridoio dei trasporti internazionale nord-sud (ITC), un progetto in cui Russia, India e Iran sono gli attori principali. E Nuova Delhi, sapendo della decisione d’istituire un “corridoio dei trasporti in Pakistan” con il concorso attivo della Cina, accelera gli sforzi per creare l’ITC. Il porto di Chabahar nell’Iran, che il Giappone vorrebbe modernizzare, è giustamente considerato uno dei pilastri dell’ITC. La Terra del Sol Levante è anche interessata alla futura rivoluzione dei trasporti, al centro del quale vi è la diversificazione delle vie dei trasporti in Eurasia. A mio parere, l’espansione della rete terrestre e marittima permetterà d’inquadrare i principi alla base del nuovo equilibrio geo-economico sul continente eurasiatico. E’ del tutto evidente che India, Russia e Cina condividono un interesse strategico comune nel puntellare la stabilità dei sistemi politici esistenti in Asia centrale. Speriamo che il dialogo continuo nel quadro della SCO sui problemi della sicurezza porti a progressi nella lotta al terrorismo in questo angolo del mondo, così come ad evitare ogni sorta di “rivoluzioni colorate”.
Il Pakistan ha le sue aspirazioni, proprio come l’India, e il Paese è anche sulla via della piena adesione alla SCO. Da un lato, come il giornale pakistano The Nation riferisce, la repubblica dimostra la volontà di diversificare la propria politica estera con tattiche con più senso geopolitico ed economico. D’altra parte, un costante dialogo nel quadro della SCO potrebbe creare nuove condizioni favorevoli a normalizzare lo storicamente difficile rapporto pakistano-indiano. Va sottolineato che il Pakistan vede l’adesione contemporanea nella SCO di entrambi gli Stati dell’Asia meridionale come un’opportunità per migliorare i rapporti economici tra Islamabad e Nuova Delhi. E, data la pazienza e la moderazione dell’India, è ragionevole aspettarsi che i legami economici bilaterali tra India e Pakistan finalmente maturino. Sul rapporto tra Nuova Delhi e Islamabad, ciò contribuirà a rendere l’atmosfera meno ideologicizzata e più favorevole all’idea di collaborare per raggiungere specifici risultati reciprocamente vantaggiosi. Il punto di vista di Mosca sui rapporti indo-pakistani rimane immutato da decenni. L’India sa che la Russia è interessata a: 1) mantenere unità e integrità territoriale del Pakistan (uno dei presupposti della stabilità politica interna dell’Afghanistan “post-americano”) e 2) un più forte governo civile nella repubblica islamica, per un futuro privo di ostacoli a sviluppo sociale e politico, vedendo il Paese muovere i primi passi sul lungo sentiero della durevole crescita economica. Il coinvolgimento attivo del Pakistan nella Shanghai Cooperation Organization non è solo un interesse a lungo termine della Russia, ma anche dell’India.sevmorputLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

India e Pakistan entrano nel Gruppo di Shanghai nel giorno della Brexit

Alfredo Jalife-Rahme, Rete Voltaire, Città del Messico (Messico) 1 luglio 2016

Per il Professor Alfredo Jalife-Rahme, il principale geopolitico dell’America Latina, la coincidenza dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea e dell’ingresso di India e Pakistan nella Shanghai Cooperation Organisation sconvolge il mondo. Ora la de-globalizzazione ha inizio.UOesrJYvuhK6zrFCl2wECPVHufd16drpLa caduta del muro di Berlino nel 1989 impose l’unipolarità strategica degli Stati Uniti, e la globalizzazione finanziaria tossica, diffondendo una mostruosa disuguaglianza a livello locale, regionale e globale, assieme a massiccia disoccupazione e austerità asfissiante. La Brexit, mezzo secolo dopo la fase perniciosa della deregolamentazione thatcheriana, e ventisette anni dopo la caduta del muro di Berlino, apre la via a una dolorosa de-globalizzazione [1]; cioè a cambiamenti geostrategici e accentuazione del dinamismo della multipolarità. La Brexit è un mutamento tettonico che avrà profonde conseguenze nel nuovo ordine mondiale che definisco tripolare: Stati Uniti, Russia e Cina. Nel breve e medio termine, la Brexit equivarrà alla caduta del muro di Berlino. A lungo termine, il lungo periodo di Fernand Braudel, sarà l’anti-Waterloo; il rovesciamento dell’ascesa della Gran Bretagna dalla vittoria militare di 201 anni fa nel vecchio Belgio, diventato sede proprio dell’Unione europea in via di dissoluzione. Per l’editorialista del cinese Global Times, “il futuro paesaggio della politica globale probabilmente porterà grandi cambiamenti, simili a quelli rintracciabili nella storia geologica della frantumazione dell’ex-supercontinente Gondwana di 180 milioni di anni fa” [2]. I pezzi sparsi dell’UE si divideranno tra Russia e Stati Uniti, con la Cina sullo sfondo. Nel modo con cui le tre superpotenze raccontano l’evento, emerge forse il nucleo del nuovo ordine globale che nascerà dalla Brexit: gli Stati Uniti dicono che la Russia ha vinto, la Cina assicura che il dollaro ha vinto e l’euro ha perso, mentre la Russia assicura che la Cina ha vinto. Preveggenza, tre giorni prima della Brexit il demoniaco mega-speculatore George Soros, che ha gravemente contribuito allo smantellamento dell’Unione Europea e dell’euro manipolando migranti e capitali mobili, già prevedeva la Russia come potenza globale emergente, vaporizzando l’Unione europea [3]. Il Primo ministro ungherese Viktor Orbán aveva già sottolineato la responsabilità di Soros quando promosse la crisi migratoria dal Medio Oriente verso l’Europa [4]. Non è un caso che Soros sia già uno dei principali beneficiari dello tsunami finanziario causato dalla Brexit, scommettendo sul crollo del mercato azionario e l’ascesa dell’oro [5]. Ora Soros scommette sulla distruzione della principale banca tedesca/europea, Deutsche Bank, a beneficio dei bankster a Wall Street e City [6].
Il mio articolo dell’anno scorso fu preveggente: “La Gran Bretagna lascia l’Europa per la Cina: un’alleanza per l’olandesizzazione geofinanziaria“, sulla complementarità delle più grandi riserve cinesi in valuta estera con l’esperienza finanziarista della City che costruisce l’impalcatura del nuovo ordine multipolare geofinanziario del XXI secolo [7]. Vicino al mio approccio c’è Thierry Meyssan, direttore di Réseau Voltaire, che aggiunge che la Brexit, sostenuta dalla regina d’Inghilterra, e il riorientamento della Gran Bretagna verso lo yuan cinese, sono pari alla caduta del muro di Berlino ed accelerano il mutamento della geopolitica globale [8]. Nel mio precedente articolo [9], sottolineai la seguente simultaneità geostrategica: lo stesso giorno in cui l’Unione europea comincia ad implodere, il Gruppo di Shanghai (OCS) si riuniva per il sedicesimo vertice a Tashkent (Uzbekistan) dove si ritrovavano lo zar Vladimir Putin e il mandarino Xi per approvare il protocollo di adesione di due Pesi massimi nucleari: India e Pakistan [10]. Questa è la fine di un’era [11]. In realtà vi sono state due spinte geostrategiche dato che, il giorno dopo la Brexit e il vertice del Gruppo di Shanghai a Tashkent, Putin visitava la Cina per approfondire i legami strategici con Xi. E questi due incontri, a Tashkent e a Pechino, sono stati ritratti con angoscia dai media della disinformazione occidentale. Con il suo sarcasmo leggendario, lo zar Putin, sette giorni prima della Brexit, ammise all’incontro finanziario di San Pietroburgo che gli Stati Uniti “sono ancora probabilmente l’unica superpotenza mondiale”, preparandosi “a lavorare con chi erediterà la presidenza di Washington, qualunque sia“, ma senza “accettare che gli detti cosa fare” [12]. Lo stesso giorno della Brexit, le due potenze nucleari del subcontinente indiano venivano ammesse al Gruppo di Shanghai, cioè 110 – 120 testate nucleari dell’India [13] e 110 – 130 testate nucleari del Pakistan [14]. Il Daily Times conclude che l’adesione del Pakistan è molto significativa nella scena geopolitica in subbuglio [15]. Con meno entusiasmo del Pakistan, The Hindu però gioiva al pensiero che India e Pakistan saranno membri a pieno titolo della SCO; si può supporre che la Cina sponsorizza il Pakistan, e la Russia l’India [16].
Ma non tutto è roseo nel Gruppo di Shanghai perché, secondo Yang Jin dell’Accademia delle Scienze Sociali della Cina, “crisi finanziaria globale, calo dei prezzi delle materie prime essenziali (generi di prima necessità) e deterioramento del commercio dovuto alle sanzioni economiche alla Russia hanno avuto effetti negativi sulla stabilità (sic) e l’economia dei membri della SCO“, mentre “le grandi potenze (cioè gli Stati Uniti, e in particolare “il piano Brzezinski”) sono intervenuti in profondità negli affari regionali, spezzando gli interessi comuni dei membri della SCO, rendendo difficile la piena cooperazione“; perché accanto al binomio delle superpotenze Cina e Russia, i quattro Paesi dell’Asia centrale (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan) aderenti, sono in competizione su territori, risorse idriche ed etnie [17]. L’adesione di India e Pakistan al Gruppo di Shanghai gli darà una spinta, dopo sedici vertici deludenti? Il problema dell’allargamento della SCO è che deve definire l’obiettivo principale, creando un dilemma: costruire un blocco militare eurasiatico per contrastare la NATO, o integrare null’altro che un mero blocco mercantilista. La riconciliazione tra l’orso russo e il drago cinese, questo è l’evento. Il Quotidiano del Popolo afferma che l’associazione tra Cina e Russia è a una svolta implacabile (sic) [18], mentre Cao Siqi ha detto che Cina e Russia rafforzano la stabilità globale e hanno raggiunto il consenso contro l’egemonia degli Stati Uniti [19]. Su Global Times, un editorialista ritiene che la pressione degli Stati Uniti rafforzi i legami tra Cina e Russia, mentre Washington non può abbattere il drago cinese e l’orso russo nello stesso tempo [ 20 ].
Il vecchio regime è morto, viva la nuova era!

Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada (Messico)62514_0Note
[1] “Hacia la desglobalización“, Alfredo Jalife-Rahme, Jorale/Orfila (2007), ISBN 978-9685863223.
[2] “Shock waves of UK exit’s impact will rearrange the face of global politics and markets”, Anbound, The Global Times, 27 giugno 2016.
[3] “Soros sees Russia emerging as global power as EU fades”, Andy Bruce & Kit Rees, Reuters, 20 giugno 2016.
[4] “Hungarian Prime Minister accuses billionaire investor George Soros of trying to undermine Europe by supporting refugees travelling from the Middle East”, Jennifer Newton, Daily Mail, 30 ottobre 2015.
[5] “Billionaire Soros Was ‘Long’ on Pound Before Vote on Brexit”, Francine Lacqua & Sree Vidya Bhaktavatsalam, Bloomberg, 27 giugno 2016.
[6] “Soros had Deutsche Bank ’short’ bet at time of Brexit fallout”, Arno Schuetze, Reuters, 28 giugno 2016.
[7] “Gran Bretaña abandona a EU por China: alianza geofinanciera con “holandización”“, Alfredo jalife-Rahme, La Jornada, 25 Ottobre 2015.
[8] “Le Brexit redistribue la géopolitique mondiale“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 27 giugno 2016.
[9] “Brexit: ganó el nacionalismo británico/Perdió la globalización/Derrota de Obama/Triunfo de Putin”, Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 26 giugno 2016.
[10] “Ташкентская декларация“, Сеть Вольтер, 24 giugno 2016.
[11] ““Un nuevo significado, un nuevo peso”: La organización que unirá casi a la mitad del planeta“, Russia Today, 24 giugno 2016.
[12] “Presidente ruso Putin dice acepta rol de superpotencia de EEUU, diluye elogios a Trump“, Grigory Dukor, Reuters, 17 giugno 2016.
[13] “Indian nuclear forces, 2015”, Hans M. Kristensen & Robert S. Norris, Bulletin of Atomic Scientists, 1 settembre 2015.
[14] “Pakistani nuclear forces, 2015”, Hans M. Kristensen & Robert S. Norris, Bulletin of Atomic Scientists, 1 settembre 2015.
[15] “Pakistan’s entry at SCO significant in changing geopolitical scenario”, Daily Times, 26 giugno 2016.
[16] “India, Pakistan become full SCO members”, The Hindu, 11 luglio 2015.
[17] “SCO needs to overcome diverse demands”, Yang Jin, Global Times, 26 giugno 2016.
[18] “China, Russia pledge “unswerving” partnership”, People’s Daily, 27 giugno 2016.
[19] “China, Russia to strengthen global stability”, Cao Siqi, Global Times, 27 giugno 2016.
[20] “US pressure spurs closer Sino-Russian ties”, Global Times, 27 giugno 2016.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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