L’invasione bloccata di Erdogan arruola al-Qaida, ex-cliente della CIA

Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 7 febbraio 2018L’invasione dei terroristi filo-turchi del territorio d’Ifrin controllato dai curdi in Siria non va bene. Solo pochi giorni prima l’esercito turco subiva la peggiore giornata, con otto morti. Sei uccisi quando un carro armato Leopard 2 di fabbricazione tedesca veniva colpito da un missile anticarro (Konkurs russo) facendone detonare le munizioni. L’esplosione fu così grande che un altro soldato vicino fu ucciso assieme all’intero equipaggio di cinque uomini. Il numero ufficiale delle vittime di Ankara è ora di 16 morti e forse un centinaio di islamisti. Ciò significa che altre centinaia sono i feriti. Per queste perdite l’offensiva turca può vantare meno di 20 villaggi di confine tolti ai curdi (spesso quasi spazzati via dall’artiglieria). I turchi avanzavano da non meno di sette diversi punti, ma mai più di 6 chilometri, al massimo, dopo più di due settimane. Piuttosto che concentrare l’offensiva in pochi punti chiave e colpire duramente con un colpo decisivo, l’offensiva dei terroristi filo-turchi avveniva lungo tutto il fronte e tentava di avanzare dovunque in una sola volta, con risultati prevedibili. Forse l’effetto delle purghe militari di Erdogan dopo il colpo di Stato è stato maggiore di quanto pensato. Ciò che dovrebbe preoccupare i turchi è che i curdi non sembrano particolarmente impressionati dai loro sforzi, finora. Sono stati respinti, ma nonostante la schiacciante supremazia turca nell’artiglieria e nei corazzati, i curdi hanno potuto contrattaccare in numerosi luoghi e riprendersi un villaggio o una collina che avevano appena perso. Combattere per le proprie case gli da un morale superiore alla carne da cannone degli ex-ribelli filo-turchi.
Una cosa che l’offensiva turco-islamista ha ottenuto è stata annientare un antico tempio assiro di 3000 anni. Così, mentre Erdogan non ottiene alcuna grande vittoria sul campo, agisce proprio come gli islamisti più duri dello SIIL, che una volta sosteneva, cancellando l’inestimabile patrimonio culturale della Siria.
Turkey Untold@TurkeyUntold
Raid aereo turco distrugge ad Ayn Dara un tempio hittita, nel sito archeologico a sud di Ifrin.
16:54 – 27 gen 2018
Altre affermazioni sulla fama dell’offensiva “ramo d’ulivo” vedono gli islamisti mutilare il corpo di una combattente curda e filmare un curdo legato e bendato. Ma non preoccupatevi, forse l’impresa turca di Ifrin può ancora essere salvata, a tal fine la Turchia arruola gli infanticidi dell’Haraqat Nuradin al-Zinqi. Il gruppo fu salutato da Stati Uniti e dal Guardian come modello di “ribelli moderati” e ricevette sostegno adeguatamente ampio e PR. Ora è apertamente parte della coalizione HTS (Hayat Tahrir al-Sham) dominata da al-Qaida, ma è più famoso per un evento di due anni prima, quando i suoi uomini e capi si filmarono orgogliosamente decapitare un ragazzino palestinese del Campo profughi Handarat di Aleppo. (Il ragazzino fu accusato di “spionaggio” per conto della milizia palestinese filogovernativa Liwa al-Quds, a quanto pare meritando la decapitazione con un coltello da cucina dai lerci wahabbiti pesta mogli).
Il piano è che Zinqi colpisca da sud aggiungendosi alla pressione turca da nord, ovest ed est, ma non da Idlib occupata da al-Qaida. Bene, forse ciò cambierà le fortune dell’offensiva della Turchia, ma in realtà probabilmente ciò non succederà. Sarà necessario probabilmente che i soldati regolari turchi assumano anche l’incarico di fanteria. Ma almeno Zinqi tornerà ad esibirsi con questi tizi di nuovo:
Jenan Moussa@jenanmoussa
Che video questo…i ribelli filo-turchi presso Ifrin cantano la canzone jihadista “come abbiamo resistito a Groznij e in Dagestan. Come a Tora Bora. E ora Ifrin ci chiama”.
16:45 – 1 feb 2018Invincibili? Non proprio: perché i carri armati Leopard tedeschi sono così vulnerabili
Sputnik, 06.02.2018

Alla fine della scorsa settimana, i miliziani curdi distruggevano un carro armato Leopard 2A4 dell’esercito turco, con un lanciamissili anticarro sovietico nel corso dell’operazione di Ankara contro i combattenti curdi in Siria. Perché una cosa del genere è accaduta al presunto “indistruttibile” carro armato tedesco? Gli esperti militari indicano il compartimento vulnerabile delle munizioni come punto debole del Leopard-2. “È stato dimostrato ancora una volta che i tanto propagandati Leopard-2 hanno un difetto fatale, poiché la maggior parte delle munizioni vine immagazzinata nella sezione anteriore sinistra con una debole blindatura su entrambi i lati“, scrivono gli specialisti del Centro di Strategia ed Analisi della Tecnologia della Russia dopo aver visto un video del Leopard distrutto pubblicato dai miliziani curdi, aggiungendo che i primi carri armati Leopard-2A4 distrutti dall’esplosione delle munizioni a bordo riguardavano i carri armati che l’esercito turco perse combattendo lo SIIL nei pressi di al-Bab, in Siria, nel dicembre 2016. Gli esperti ritengono che il Leopard presso Ifrin sia stato apparentemente distrutto da un lanciamissili anticarro Fagot, sviluppato in Unione Sovietica nei primi anni ’70, circa un decennio prima che comparissero i primi carri armati Leopard-2. Ankara ha lanciato l’offensiva col sostegno dell’esercito libero siriano sulla città d’Ifrin, controllata dai curdi, mirando a proteggere i propri confini da ciò che chiama “esercito terrorista”, riferendosi ai gruppi militanti curdi dell’area. L’operazione, soprannominata Ramo d’Ulivo, è contro le YPG sostenute dagli Stati Uniti, considerate da Ankara affiliate al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), designato organizzazione terroristica in Turchia e molti altri Paesi. Damasco condannava l’operazione come cruda violazione dei suoi confini e delle leggi internazionali. La Russia esprimeva preoccupazione per la situazione umanitaria nella regione e chiedeva di preservare l’integrità territoriale della Siria.

Impiego dei missili anticarro ad Ifrin
Cassad, 6 febbraio 2018

Mappa che indica le aree in cui i curdi hanno colpito obiettivi turchi con missili anticarro.21 gennaio, un PTRK “Konkurs” colpiva un “Leopard 2A4
28 gennaio, una stazione di polizia di frontiera veniva colpita da un PTRK “Konkurs
30 gennaio, un ATGM “Tufan” (missile anticarro iraniano) colpiva un “Leopard 2A4
31 gennaio, un bulldozer, una stazione di polizia di frontiera e un bersaglio non identificato venivano colpiti da PTRK “Konkurs
3 febbraio, un “Leopard 2A4“, un bulldozer e un carro armato non identificato (molto probabilmente M-60 Sabra) venivano colpiti da PTRK “Konkurs
4 febbraio, una stazione di polizia di confine e un bulldozer venivano colpiti da PTRK “Konkurs“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

L’attacco turco su Ifrin dividerà l’alleanza curdi-USA?

Moon of Alabama, 6 febbraio 2018L’operazione riuscita dell’Esercito arabo siriano per liberare la base aerea di Abu Duhur, lasciava una grande enclave controllata da al-Qaida e SIIL ad est di Hama. Ulteriori progressi verso Idlib sono stati sospesi, per ora. per ripulire la sacca che altrimenti potrebbe creare problemi dietro le linee. La maggior parte dei taqfiri di al-Qaida/HTS è però fuggita dall’area ora chiusa, prima dell’accerchiamento delle forze del governo siriano. Qualche centinaio di combattenti dello SIIL, che prima si erano insinuati nella zona, affermava di aver occupato decine di villaggi vuoti. Ma tali forze sono troppo piccole per trattenere qualsiasi cosa. Verranno ora stanate e distrutte. In un solo giorno sono stati liberati 20 villaggi. Ci vorrà una settimana o due per liberare l’area. Un convoglio militare turco proveniva dalla Turchia e diretto ad al-Ays, importante saliente a sud-ovest di Aleppo. Il convoglio era protetto da al-Qaida. Un convoglio simile fu precedentemente attaccato e dovette ritirarsi. Questa volta le truppe turche furono attaccate non appena raggiunsero le posizioni. Secondo i media turchi, almeno cinque soldati rimasero feriti e uno ucciso. I turchi sostengono che il “punto di osservazione” rientra nelle responsabilità nell’ambito dell’accordo di Astana, relative alla zona di descalation d’Idlib. I russi sembrano concordare, almeno per ora, ma le forze iraniane e siriane vedono i turchi (giustamente) come nemici ed intendono ostacolarne le azioni verso Idlib. I turchi ad al-Ays sono piuttosto isolati e senza supporto aereo. Le loro posizioni sono più a rischio di quanto la Turchia sembri apprezzare. Al-Qaida o un gruppo affiliato, aveva abbattuto un aereo russo con un missile portatile (MANPADS). Ci sono varie ipotesi sulla provenienza del missile, ma è noto da tempo che Turchia e Giordania hanno depositi pieni di missili pronti per essere distribuiti alle forze antisiriane. Il Wall Street Journal ne parlava nel febbraio 2014: “Gli alleati arabi di Washington, delusi dai colloqui di pace in Siria, hanno acconsentito a dare ai ribelli armi più sofisticate, compresi i missili portatili che possono abbattere jet, secondo diplomatici occidentali e arabi e personalità dell’opposizione… Comandanti ribelli e capi dell’opposizione politica siriana hanno detto di non sapere ancora quanti Manpad e missili antiaerei otterranno. Ma è stato detto che sono una quantità significativa. Le armi aspettano nei magazzini in Giordania e Turchia. Le armi sono trattenute per la preoccupazione che probabilmente saranno usate contro aerei di linea civili in Paesi diversi da quelli previsti”.
Ora il Washington Examiner specula sul recente attacco missilistico: “La mia teoria è che il presidente Trump abbia dato un avvertimento letale alla Russia in Medio Oriente. Qualcuno ha fornito questi ManPAD ai ribelli siriani. E sembra che sia stato fatto solo di recente. Penso che si tratti degli statunitensi. Forse è stato deciso dal presidente Trump, o dallo Stato profondo che vuole la guerra contro la Russia. La Russia ha dichiarato pubblicamente e per mesi che gli Stati Uniti proteggono e addestrano le forze islamiste nel teatro siriano. Forse Trump voleva mandare un messaggio. Forse questi ManPADS erano “armi letali difensive” come quelle fornite ai soldati ucraini nel Donbas”. Se è così, è una mossa stupida. Due, o tre o quattro possono giocare a tale gioco. Cosa succede se i curdi d’Ifrin trovano improvvisamente una scorta di MANPADS. L’Iran ha allineato forze in Iraq? Che ne dite degli huthi nello Yemen? O dei taliban in Afghanistan? L’Esercito arabo siriano ha schierato nuove difese aeree nella parte nord-occidentale della Siria, coprendo il cantone d’Ifrin attaccato dai turchi. I raid aerei su Ifrin sono cessati e persino i droni turchi ora evitano lo spazio aereo siriano. La Turchia ha quindi perso una parte significativa delle capacità di ricognizione ed attacco nell’area. I progressi turchi contro i curdi delle YPG ad Ifrin sono estremamente lenti. Villaggi e colline che vengono presi di giorno e spesso persi di notte. Le forze curde hanno finora distrutto almeno 20 carri armati turchi e altri veicoli con missili anticarro che sembrano avere in abbondanza. I turchi usano i “ribelli siriani” taqfiri che hanno sponsorizzato in questi anni come loro fanteria. Perché sono disposti a morire per una causa che non sarebbe la loro? La risposta potrebbe essere in questo articolo sull’avanzata della principale organizzazione religiosa turca, la Diyanet, sponsorizzata dal governo e che ha il controllo di quasi tutte le istituzioni religiose. Sembra più pesantemente coinvolta nella guerra in Siria di quanto si possa supporre: “Dopo aver appreso del golpe programmato durante una cena col capo dell’intelligence Hakan Fidan e con Muaz al-Qatib (esponente dell’opposizione e degli ulema siriani), il capo del Diyanet Mehmet Goermez (2010-luglio 2017) radunava il corpo religioso di 112725 persone, compresi gli imam di circa 82381 moschee controllate dal corpo… la Diyanet fu attiva in Siria, rivelava l’ex-capo della riunione della sera del tentato colpo di Stato del 15 luglio 2016 con shaiq Muaz al-Qatib, lo stesso individuo che nel 2012 causò polemiche invitando gli Stati Uniti a riconsiderare la propria decisione di definire Jabhat al-Nusra organizzazione terroristica. Al-Qatib è anche ex-presidente della Coalizione nazionale delle forze rivoluzionarie e di opposizione siriane, ex-imam della moschea degli Omayadi a Damasco, e membro della Lega degli ulema del Sham (Rabitat Ulama al-Sham, fondata nel 2012 da ulema dell’opposizione a Damasco e Homs, e membro del gruppo ombrello Consiglio islamico siriano, Majlis al-Islami al-Suri), ideologicamente vicino ai Fratelli musulmani”.
I curdi che combattono contro gli estremisti supportati dalla Turchia hanno un certo sostegno dal governo siriano. I loro feriti vengono trasportati negli ospedali governativi. Il corridoio controllato dal governo tra le aree curde della Siria orientale e d’Ifrin è aperto ai rifornimenti curdi. La notte scorsa un grande convoglio di nuovi combattenti e munizioni della Siria orientale arrivava ad Ifrin. Queste sono le forze con cui l’occupazione statunitense nel nord-est della Siria si è alleata come SDF. Almeno una parte delle armi che portavano era fornita dall’esercito statunitense. La Turchia ha il secondo esercito nella NATO. Se davvero volesse prendere Ifrin, sicuramente potrebbe. Ma finora ha inviato solo forze a livello di compagnia dove sono necessarie le brigate. Il mio sospetto è che l’attuale operazione turca contro il cantone d’Ifrin non sia destinata a catturare e controllare realmente l’area. Ciò richiederebbe molte più forze militari turche e costerebbe migliaia di vittime turche. Ciò che l’operazione fa, ed è probabile che sia destinata a fare, è dimostrare alla NATO e a Washington, effettivamente allineati alle forze curde YPG/PKK, che esse, dalla prospettiva turca, sono terroristi. L’attacco ad Ifrin è volto a dividere l’alleanza degli Stati Uniti con le YPG/PKK. (Questo potrebbe essere il motivo del tacito appoggio russo). Se ci riuscirà renderà l’occupazione statunitense della Siria nord-orientale, in alleanza coi curdi, estremamente difficile. Gli Stati Uniti devono decidere tra il partner della NATO, la Turchia, e gli alleati curdi delle YPG. Offrire armi a questi che poi combattono la prima è insostenibile. Il Consigliere per la sicurezza nazionale statunitense, McMaster, dovrebbe visitare la Turchia nel prossimo fine settimana. Il segretario di Stato Tillerson arriverà dopo pochi giorni. Che offerta faranno? Nel frattempo si sa poco delle restanti forze dello SIIL al confine iracheno, a nord dell’Eufrate. Migliaia di combattenti dello SIIL, che gli Stati Uniti lasciarono intenzionalmente fuggire da Raqqa verso est, sono ancora in libertà. L’area del confine dovrebbe essere controllata da USA/SDF, ma sembra che non ci siano altre operazioni per distruggere i resti dello SIIL. Se gli Stati Uniti non possono sconfiggerli, perché impediscono alle forze siriane di attraversare l’Eufrate per distruggere tale minaccia? Una speculazione ben fondata è che gli Stati Uniti dirigono questi combattenti dello SIIL contro le forze siriane nella città di confine di Abu Qamal, appena a sud dell’Eufrate. L’intenzione è interrompere la strada che collega Siria e Iraq, quindi Bayrut e Teheran. Di recente vi sono stati alcuni gravi attacchi a sorpresa contro le posizioni siriane. La guerra in Siria continuerà e tutti i piani di Stati Uniti e Turchia la stanno solo prolungando. Non hanno deciso se rinunciare o rischiare tutti i mezzi necessari per raggiungere gli obiettivi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Pedine: breve storia degli USA e dei curdi

Ted Snider Consortium News 5 febbraio 2018L’unica cosa che è mai stata fedele ai curdi è la storia: fedelmente, senza fallo, li ha traditi. I curdi furono ingaggiati nel ruolo di pedina nelle partite di scacchi delle potenze. Fanno molto duro lavoro solo per essere sacrificati quando lo scacco matto è in vista. Ultimamente, gli Stati Uniti hanno riscoperto i curdi come pedine utili nella guerra allo Stato islamico. Ma, nonostante sia una delle forze più efficaci nel combatterlo, ora che la fine è in vista, i curdi, ancora una volta, rischiano di essere abbandonati. Gli Stati Uniti, a differenza di Russia ed Iran, non sono mai stati invitati in Siria. Gli Stati Uniti insistono, tuttavia, di esserci solo per salvare la Siria dallo Stato islamico. Di recente, tuttavia, il segretario di Stato Rex Tillerson ha rilanciato la mano statunitense. Gli USA non hanno intenzione di lasciare la Siria una volta che lo Stato islamico è sotto scacco matto. Gli Stati Uniti rimarranno dopo la fine della guerra, e il soggiorno non invitato ha a che fare più che a limitarsi a controllare lo Stato islamico, con l’esclusione dell’Iran. Coerentemente con l’attuale perno strategico dalla Siria verso Iran ed Hezbollah, mantenere le forze statunitensi in Siria sembra volto ad allontanare Iran e l’alleato Bashar al-Assad dalla Siria piuttosto che tenere lo Stato islamico fuori dalla Siria. Ma per dare scacco matto all’Ayatollah, gli USA devono impiegare le loro pedine, che ancora una volta sono i curdi. Le 30000 guardie di confine che gli Stati Uniti schiererebbero per bloccare l’Iran sarebbero costituite principalmente da curdi. Ma una presenza curda armata al confine con la Turchia è una linea rossa che la Turchia ha da tempo avvertito che non permetterebbe di attraversare. Quindi, la decisione statunitense suscitava l’ira della Turchia verso i curdi. Mentre la Turchia invade e bombarda Ifrin e villaggi circostanti, esperti come Patrick Cockburn avvertono che i villaggi curdi saranno “ridotti a cumuli di macerie“. E mentre i morti e i feriti aumenteranno e i medici nella regione avvertono sul “rapido peggioramento della situazione umanitaria”, il politico curdo Aldar Qalil chiedeva che gli Stati Uniti “rispettino i loro obblighi verso questa forza che li ha aiutati“. “Come possono stare a guardare?” si chiedeva. Ma non è la prima volta che i curdi si pongono questa domanda. Nel marzo 1975, i disperati curdi implorarono la Central Intelligence Agency: “Il destino del nostro popolo corre un pericolo senza precedenti. La completa distruzione incombe sulle nostre teste. Non vi è una spiegazione. Chiediamo al governo degli Stati Uniti d’intervenire come promesso“. La promessa a cui si riferivano era sostenere i curdi se fossero stati le truppe di un’operazione segreta contro Sadam Husayn, agendo da pedine nel gioco delle grandi potenze.
Negli anni ’70, Iran ed Iraq litigavano su diverse dispute di confine. Nella speranza di mantenere gli iracheni preoccupati e impegnati, lo Shah offrì denaro e armi ai curdi per combattere Sadam Husayn. Ma i curdi non si fidavano ed accettarono su garanzia statunitense che l’Iran non avrebbe tagliato i rifornimenti per la rivolta curda. L’esperta iraniana Trita Parsi dice che CIA e dipartimento di Stato sconsigliarono l’azione clandestina per vie dell’inevitabile tradimento da parte dello Shah dei curdi. Ma Henry Kissinger si oppose e, dopo una visita a Teheran nel 1972 assieme al presidente Richard Nixon, gli Stati Uniti promisero allo Shah sostegno ai curdi: gli statunitensi promisero di sostenerli. Nixon firmò l’operazione segreta il 1° agosto 1972; Kissinger fece gli accordi per la guerra segreta e la CIA ne prese il controllo. Il sostegno fu sotto forma di 5 milioni di dollari ed armi, ma l’anno seguente Kissinger sostenne, e Nixon approvò, maggiori aiuti, arrivando ad oltre 20 milioni di dollari e 1250 tonnellate di armi e munizioni. Ma nel 1975, la rivolta dei curdi che gli Stati Uniti appoggiavano ebbe dei problemi e gli Stati Uniti conclusero che i curdi potevano essere salvati solo dall’intervento militare iraniano. Lo Shah forniva molto più denaro degli statunitensi, ma non era disposto ad impegnare le proprie forze armate. Rifiutò e, invece, iniziò a negoziare un accordo con Sadam Husayn. Lo Shah ricevette territorio in cambio della fine del sostegno ai curdi. Secondo il giornalista investigativo Robert Fisk, fu Kissinger, uno dei garanti del sostegno ai curdi, ha decidere l’accordo tra Shah e Sadam e, quindi, ad abbandonare i curdi. Gli aiuti finanziari e le armi smisero di affluire ai curdi e Sadam ne massacrò forse ben 182000. Molti altri fuggirono in Iran. Fu allora che il primo appello curdo del 1975 fu fatto agli USA. Il leader curdo, Mullah Mustafa Barzani, si rivolse personalmente a Kissinger, uno degli autori delle assicurazioni statunitensi, dicendo “Sentiamo… che gli Stati Uniti hanno una responsabilità morale e politica nei confronti del nostro popolo impegnatosi nella politica del suo Paese“. Kissinger non rispose mai, tuttavia, secondo l’esperto della CIA John Prados, il capostazione a Teheran sostenne che avrebbero dovuto dargli delle opzioni. Kissinger abbandonò i curdi col famoso promemoria che “l’azione segreta non va confusa col lavoro da missionario“. Diversi anni dopo, durante la prima guerra del Golfo, gli Stati Uniti chiesero ai curdi d’insorgere contro Sadam Husayn una seconda volta. Questa volta, la richiesta arrivò dalla CIA e, ancora, i curdi furono abbandonati e migliaia di loro morirono per le rappresaglie di Sadam, e decine di migliaia furono costretti a fuggire.
Questo tradimento dei curdi ha una lunga storia. I curdi furono inizialmente assegnati alle loro terre quando un piccolo pezzo gli fu offerto in Turchia, nel 1920. Lo persero rapidamente presso Ataturk e i turchi, e la comunità internazionale li abbandonò. I curdi si ritrovarono vulnerabili come oggi, sparsi tra Turchia, Siria, Iran ed Iraq. Da questi eventi all’attuale situazione in Siria c’è una catena in cui gli USA usano e abbandonano le proprie pedine curde. I documenti rivelano la volontà statunitense di acquisire la cooperazione turca a scapito degli interessi e delle vite dei curdi. Un cablo dell’ambasciata del 2006 dichiarava che la segretaria di Stato Condoleezza Rice promise al governo di Recep Tayyip Erdogan “che gli Stati Uniti avrebbero rinvigorito le discussioni trilaterali (USA-Turchia-Iraq) sulla questione curda”. Il cablo elenca diversi “sforzi significativi dell’USG (governo degli Stati Uniti) per affrontare la minaccia del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan)“. Il cablo afferma che “la condivisione di informazioni sensibili sulle attività del PKK in Turchia ha portato ad operazioni COIN (controinsurrezione)“, a sforzi significativi come “voli di sorveglianza dei campi del PKK nel nord dell’Iraq” e a “una cellula d’intelligence comune, che s’incontra settimanalmente ad Ankara per trasmettere informazioni ai militari turchi sull’attività del PKK“. In altre parole, gli Stati Uniti diedero alla Turchia intelligence da usare contro i curdi. L’anno seguente, nel 2007, il presidente Bush “promise di fornire alla Turchia” intelligence “da utilizzare contro il PKK” (Wikileaks CRS-RL34642). Lo stesso cablo dice che i turchi usarono quest’intelligence: “Da quel momento, le forze turche lanciarono attacchi aereoterrestri sui campi del PKK e altre strutture nelle montagne del nord dell’Iraq“, concludendo con la frase “hanno espresso soddisfazione per i risultati“. Secondo John Prados, già nel 1948 la CIA affermò che “Le tribù montane conosciute come curdi sono ora e continueranno ad essere fattore di una certa importanza in qualsiasi stima strategica degli affari del Vicino Oriente“. Settanta anni dopo, i curdi sono ancora delusi dalle assicurazioni statunitensi sulle azioni intraprese secondo tali stime. Non è noto come gli USA negozieranno tra l’alleato curdo nella guerra in Siria e l’alleata NATO della Turchia, ma la storia non proprio sussurra assicurazioni alle orecchie curde.Ted Snider scrive sull’analisi dei modelli nella politica estera e nella storia degli Stati Uniti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Turchia crea il “santuario” sperato dagli USA nel nord della Siria

Tony Cartalucci, LD, 4 febbraio 2018La recente incursione turca nel nord della Siria è pronta a stabilire finalmente la tanto ricercata “zona cuscinetto” o “santuario” richiesta dai politici statunitensi sin dal 2012. Mentre Stati Uniti e Turchia attualmente fingono un contrastato diplomatico sull’incursione, coi turchi che bombardano e scacciano i curdi presuntamente sostenuti dagli Stati Uniti, è chiaro che le affermazioni statunitensi sul sostegno alle milizie curde che armano e sostengono in Siria, siano il pretesto intenzionale per la Turchia per giustificare un’invasione altrimenti indifendibile del territorio siriano.

Alcun pretesto
La Turchia citava le dichiarazioni sensazionali degli Stati Uniti sulla creazione di una presunta “forza di difesa delle frontiere” curda nel nord della Siria, come pretesto per le attuali operazioni. Eppure all’epoca della dichiarazione del colonnello dell’esercito statunitense Ryan Dillion, portavoce dell’operazione Inherent Resolve, meno di 300 presunte forze erano state addestrate, il che indica che se tale forza esiste, passeranno anni prima di essere completa, se mai accadesse. Nel momento in cui la Turchia iniziava l’incursione, il segretario di Stato USA Rex Tillerson negava i piani per tale forza, secondo la Reuters, nell’articolo “Tillerson dice che gli Stati Uniti non intendono costruire forze di frontiera in Siria“, affermava, “Indipendentemente da ciò, l’incursione della Turchia, denominata “Operazione Ramo d’Ulivo”, crea proprio la zona di controllo descritta dai politici statunitensi nel 2012 e con gli stessi gruppi militanti armati dagli USA, descritti nei documenti politici statunitensi come destinati ad occupare il “santuario”“. Dopo aver tentato e fallito le manovre geopolitiche per istituire il “santuario” negli ultimi 6 anni, anche citando “crisi umanitarie” e attacchi sotto falsa bandiera sul territorio turco, Stati Uniti e Turchia hanno finalmente creato un intreccio sufficientemente caotico nella missione tra gruppi di agenti ed interessi opposti per giustificare l’invasione. La Turchia aveva invaso e progressivamente occupato territorio siriano mentre rafforzava un esercito di terroristi provenienti da varie organizzazioni terroristiche, tra cui al-Qaida, da anni preparato a quest’ultima invasione. Mentre i media occidentali e la stessa Turchia sostengono che l’operazione Ramo d’Ulivo sia contro i curdi, la creazione del “santuario” di Washington, riempito intenzionalmente di terroristi che hanno combattuto le truppe siriane per anni, va in definitiva contro Damasco. Indipendentemente da ciò, i curdi saranno indubbiamente liquidati o scacciati dalla Turchia, con Stati Uniti ed alleati europei che oppongono solo una resistenza simbolica, mentre sfruttano e tradiscono i curdi definitivamente.

Il “santuario” settentrionale è la politica degli Stati Uniti dal 2012
In un documento del marzo 2012 pubblicato dalla Brookings Institution, finanziata da multinazionali-finanziarie, intitolato “Salvare la Siria: valutare le opzioni per il cambio del regime” (PDF), si afferma specificatamente che: “Un’alternativa è che gli sforzi diplomatici si concentrino in primo luogo su come porre fine alle violenze ed ottenere accesso umanitario, come avvenne sotto la guida di Annan. Ciò potrebbe portare alla creazione di paradisi sicuri e corridoi umanitari, che dovrebbero essere sostenuti da una limitata potenza militare, che ovviamente non avrebbe gli obiettivi statunitensi per la Siria e potrebbe mantenere Assad al potere, ma da quel punto tuttavia è possibile che una vasta coalizione, con l’appropriato mandato internazionale, possa aggiungere ulteriori azioni coercitive ai propri sforzi“. Nel 2012, Brookings e altri ambienti politici statunitensi ripetutamente tentarono di spacciare la creazione di santuari in Siria col pretesto umanitario. Ciò è continuato per diversi anni finché non fu chiaro che la maggioranza dei siriani sfollati viveva nel territorio controllato dal governo siriano. La Brookings continuava descrivendo come l’allineamento turco di vaste quantità di armi e truppe al confine con la Siria, in coordinamento con gli sforzi israeliani nel sud della Siria, contribuisse ad attuare un violento cambio di regime in Siria: “Inoltre, i servizi d’intelligence israeliani hanno un’ampia conoscenza della Siria, nonché delle risorse del regime siriano che potrebbero essere utilizzate per sovvertire la base di potere del regime e spingere la rimozione di Assad. Israele potrebbe porre forze presso le alture del Golan e, così facendo, potrebbe distogliere le forze del regime dalla soppressione dell’opposizione. Questa posizione può suscitare timori nel regime di Assad su una guerra su vari fronti, in particolare se la Turchia fosse disposta a fare lo stesso al confine e se l’opposizione siriana viene nutrita con una dieta costante di armi e addestramento. Tale mobilitazione potrebbe forse persuadere la leadership militare siriana a cacciare Assad per preservarsi. I sostenitori ritengono che tale ulteriore pressione potrebbe rovesciare Assad in Siria, se altre forze fossero si allineassero correttamente”. Ancora, il documento programmatico pubblicato nel 2012 vien attuato ininterrottamente da allora, con Israele e Turchia che hanno continuamente fatto pressioni sulla Siria finora con l’invasione progressiva della Turchia a nord e gli attacchi seriali israeliani presso Damasco e le alture del Golan a sud. Mentre il pretesto fabbricato per creare il “santuario” previsto dagli Stati Uniti è cambiato, l’obiettivo è sempre lo stesso: il rovesciamento del governo siriano e, in mancanza, la divisione permanente e quindi distruzione della Siria come Stato nazionale unito.

Gli USA usano i turchi per liquidare i curdi recalcitranti
La Brookings oggi fornisce una panoramica di come quest’ultima versione del piano “santuario” di Washington viene spacciata al pubblico. In un articolo del 26 gennaio 2018 intitolato “Quali sono le prospettive per Turchia, Stati Uniti e YPG dopo l’operazione ad Ifrin?”, dichiarava l’associato alla Brooking Ranj Alaaldin: “La Turchia teme che l’accresciuto Kurdistan siriano e la predominanza delle YPG, ala armata del Partito dell’Unione Democratica (PYD), rafforzatesi negli ultimi anni, ne sosterrebbero la popolazione curda e, quindi, rafforzerebbero l’insurrezione del PKK. Ankara accusa la relazione di Washington con le YPG e le sue politiche in Siria dell’attuale crisi, ma è in realtà una storia priva di opportunità e di calcoli sbagliati da parte di Turchia, YPG e Stati Uniti”. E mentre il pezzo ed altri simili circolano nei media occidentali tentando d’inquadrare il pretesto dell’ultima operazione come tensione diplomatica tra Turchia, Stati Uniti ed alleati curdi di Washington, l’articolo fa una rivelazione: “…l’opposizione araba ha spinto l’opposizione curda a una tacita cooperazione col regime di Assad per garantirsi la propria sopravvivenza, nonostante il primato del regime nella repressione sistematica dei curdi della Siria. Infatti, i curdi ad ovest del fiume Eufrate hanno evitato scontri con le forze governative siriane per anni, e mentre il conflitto siriano volge al termine, avrebbero probabilmente siglato accordi con Damasco mentre il territorio che occupavano veniva restituito allo Stato siriano unito, sventando in modo efficace i piani degli Stati Uniti sulla Siria”. L’ultima incursione della Turchia mira ad impedire ciò.

Sostituire i curdi con terroristi disponibili
Non solo i curdi ad ovest dell’Eufrate potranno essere espulsi o eliminati, saranno sostituiti da estremisti armati e sostenuti da Stati Uniti, NATO e Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) che senza dubbio e con entusiasmo continueranno a combattere le forze governative siriane. Al-Monitor in un articolo intitolato “I piani di Erdogan per Ifrin potrebbero non andare bene alla Siria“, riferiva: “Mentre da entrambe le parti si hanno vittime nell’offensiva turca in Siria, Ankara persegue un piano che va oltre la fine del dominio delle Unità di protezione del popolo curdo (YPG). Il presidente Recep Tayyip Erdogan fa riferimento incessante a un piano per insediare “i veri proprietari della zona” nella provincia d’Ifrin. Ha in mente due gruppi: la banda di milizie che le forze armate turche (TSK) impiegano nel campo chiamata Free Syrian Army (FSA), e il flusso di rifugiati siriani in Turchia”. Il cosiddetto “Free Syrian Army” è poco più di un agglomerato di organizzazioni terroristiche che combattono direttamente sotto la bandiera di al-Qaida o di uno dei suoi numerosi affiliati. È anche il principale agente di Stati Uniti ed alleati regionali, inclusa la Turchia, che usano da anni nella guerra contro la Siria e i suoi alleati iraniani, libanesi e russi. È l’unico gruppo in Siria che vuole continuare a combattere le forze siriane e i loro alleati, e la vicinanza al confine turco gli consente di essere facilmente rifornito ed ospitato nel territorio turco, quando necessario. Con un “santuario” molto più grande e profondo nel territorio siriano, occupato dalle forze turche e dalla relativa difesa aerea, il fronte da cui tali terroristi combattono si avvicinerebbe a Damasco.

Proteggere il nuovo santuario con scudi umani
L’idea di reinsediare i rifugiati nel “santuario” ideato dagli Stati Uniti non è originale. Fu il primo pretesto per spacciare l’idea del “santuario” sostenuto da NATO e USA nel nord della Siria, già nel 2012. Fu anche presentato a un’audizione al Senato degli Stati Uniti del 2015 dal generale John M. Keane, che ne spiegò le ragioni: “Se creiamo zone libere, per le forze di opposizione moderate, ma anche santuari per i rifugiati, il sostegno dell’opinione pubblica mondiale sarà piuttosto drammatico. Se Putin li attacca, l’opinione mondiale sarà decisamente contro di lui. Togliete questo problema dal tavolo quale motivo per cui si è in Siria e se ne faccia una zona libera d’attacco, contribuendo alla migrazione che avviene con le aggressive azioni militari, allora l’opinione mondiale avrà, penso, un impatto significativo su di lui”. In altre parole, Keane propose di proteggere i gruppi terroristici filo-occidentali dagli attacchi delle forze aeree siriana e russa usando i rifugiati come scudi umani.

L‘occupazione straniera ostacola la pace in Siria
Il tanto voluto “santuario” degli Stati Uniti nel nord della Siria sarà usato per continuare la guerra per procura contro Damasco. Già solo la presenza statunitense e turca in Siria ostacola la fine del conflitto, occupandone il territorio, impedendo la riunificazione della nazione e riconciliazione e ricostruzione delle comunità siriane. Mentre la Turchia tenta di ritrarre il proprio ruolo in Siria come costruttivo e propizio alla pace, perfino col nome dell’ultima incursione “Operazione Ramo d’Ulivo”, i terroristi che resistono nel nord della Siria non sarebbero in grado di farlo se la Turchia avesse sigillato i confini e interrotto i rifornimenti ai gruppi terroristici che combattono in Siria. Mentre alcuni analisti ipotizzano che la Turchia abbia stretto accordi con Russia, Iran e Siria per l’ultima incursione, la Siria e i suoi alleati dovrebbero ancora coltivare opzioni per affrontare uno scenario peggiore, non solo la creazione di un “santuario” nel nord della Siria, ma il tentativo di usarlo per perpetuare il conflitto mortale. Qualsiasi accordo politico dietro le quinte è valido tanto quanto la leva finanziaria che le parti devono mantenere verso l’altra parte. Esiste il pericolo che la Turchia s’insedi nel territorio siriano con scarse azioni per evitare una guerra su vasta scala. Anche se il risultato dell’operazione Ramo d’Ulivo della Turchia è incerto, così come le reazioni delle nazioni coinvolte nel conflitto siriano, ciò che è certo è che gli Stati Uniti hanno dimostrato ancora una volta la volontà di usare e tradire gli alleati, cioè i curdi. Le operazioni turche contro i curdi, che avevano siglato una tregua di fatto con Damasco, potrebbero costringerli ad assumere una posizione decisamente anti-Damasco in cambio di una tregua nell’attuale assalto. Proprio come Washington regalava ad Ankara il pretesto per invadere ulteriormente il territorio siriano, Ankara regalerebbe a Washington i curdi ed altri motivi per servire gli interessi statunitensi in Siria piuttosto che i propri.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Perché l’Iran non si oppone all’offensiva turca in Siria?

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 4.02.2018Mentre l’operazione “Ramo d’Ulivo” della Turchia invitava inizialmente a “preoccuparsi” i funzionari iraniani, questa espressione è divenuta tacito consenso, seguita dalla continua cooperazione turco-iraniana in Siria, evidente dalla partecipazione al Congresso di Sochi sulla Siria e dall’accordo per mantenerne intatta l’unità territoriale. Anche il Congresso di Sochi ha evitato la questione del futuro di Assad, e non sarebbe accaduto senza il supporto turco. Il tacito consenso dell’Iran, pertanto, è il risultato della capacità della Turchia di placare le preoccupazioni dell’Iran: divisione della Siria ed eventuale rimozione di Assad. Mentre l’offensiva turca in Siria e il fatto che le fazioni sostenute dalla Turchia nell’opposizione siriana continuano ad essere presenti sul terreno, rimanendo legittima preoccupazione per la Siria che vede nell’acquiescenza russo-iraniana come possibile presenza permanente di tali gruppi, la comprensione raggiunta a Sochi ha, ancora una volta, dimostrato che la preservazione dell’integrità territoriale della Siria rimane l’obiettivo di questi colloqui. Abbastanza importante, nell’idea di preservare l’integrità territoriale è anche implicita l’idea di ristabilire la sovranità siriana nelle aree che rimangono fuori della sua competenza, e che includono luoghi in cui la Turchia ha una propria presenza, impegnata a cacciare i curdi. Mentre questi aspetti, oltre al prolungato riavvicinamento della Russia, hanno direttamente contribuito a pacificare gli avvertimenti siriani, altrimenti forti e chiari, alla Turchia, si è anche lavorato direttamente a rendere l’opposizione dell’Iran alle incursioni turche molto più sfumata di quanto si sarebbe potuto altrimenti. C’è anche il vantaggio che l’Iran condivide le preoccupazioni della Turchia verso i curdi e di come gli Stati Uniti pensano di creare una forza di 30000 elementi, costituita in gran parte da curdi, da poter utilizzare per contrastare gli interessi iraniani e turchi nella regione. E mentre la Siria ha una storia di cooperazione coi curdi, evidente dal fatto che prima della cattura a Nairobi nel febbraio 1999, il leader del PKK Abdullah Ocalan risiedette in Siria per 15 anni, anche questo sembra essere cambiato. Il conflitto ha notevolmente modificato le configurazioni regionali prebelliche. La Siria, insieme all’Iran, sembra aver compreso che una cosa era sostenere il PKK in Turchia prima della guerra e che tutt’altra è consentire al PKK di stabilire ora il proprio territorio semi-indipendente in Siria. Il gioco è cambiato.

Il fattore statunitense
Mentre questi aspetti spiegano la recente convergenza di interessi tra gli ex-concorrenti regionali, il tacito consenso dell’Iran è anche il risultato del bisogno di conquistare l’alleato della NATO dalla sua parte indebolendo così la capacità degli Stati Uniti di danneggiare i suoi interessi. La domanda a cui i politici iraniani sembrano aver prestato attenzione è: può la strategia anti-Iran degli Stati Uniti funzionare con la stessa efficacia che avrebbe altrimenti se le relazioni USA-Turchia diventassero ostili? Cioè, il deterioramento delle relazioni tra Turchia e Stati Uniti sembra andare direttamente a vantaggio dell’Iran e, accettando in silenzio l’offensiva turca in Siria, l’Iran semplicemente permette che il deterioramento delle relazioni tra Turchia e USA aumenti divenendo una vera crisi. Così l’offensiva turca contro i curdi opera direttamente a vantaggio dell’Iran: scacciando i curdi oltre l’Eufrate, la Turchia danneggia le prospettive di una presenza statunitense a lungo termine in Siria. Ora, mentre tale presenza avrebbe significato sicurezza per i curdi, che Ankara non desidera, avrebbe anche significato l’inizio di una campagna statunitense per limitare e far arretrare presenza ed influenza dell’Iran in Siria; quindi, il tacito consenso dell’Iran. Ormai non c’è alcun dubbio che il fulcro della nuova strategia siriana degli Stati Uniti nell’era post-SIIL sia il contenimento dell’Iran. In realtà, solo di recente è stato riferito che il segretario di Stato USA Rex Tillerson aveva inquadrato la presenza militare statunitense in Siria come intesa a contrastare l’influenza iraniana nel Paese. Quindi, con l’Iran pienamente consapevole del nuovo piano, non si può ignorare che miri a garantirsi risultati operativi e strategici che contrastino i piani ostili degli Stati Uniti. Perciò, in questo contesto, facilitare l’integrazione della Turchia nell’alleanza iraniana e russa è vantaggioso per Teheran. Il tacito consenso iraniano sembra poter concedere, almeno nei calcoli politici iraniani, due importanti risultati: 1) indebolirà la capacità degli Stati Uniti d’influenzare la situazione in Siria, 2) aprirà anche la strada per spezzare l’impegno della Turchia con l’opposizione in Siria. Mentre tale opposizione è già stata neutralizzata, resta un fastidio per Siria e Iran da affrontare e sopportare nel futuro quadro politico-costituzionale del Paese. Pertanto, non è sbagliato affermare che, modificando la politica prebellica nei confronti dei curdi, Iran e Siria abbiano abbracciato la Turchia approfittando della grave frattura nelle sue relazioni cogli USA. In tale contesto, non è neanche sbagliato affermare che la ragione del tacito consenso iraniano sia strategica, e potrebbe diventare l’elemento portante di una nuova configurazione regionale strategica tra Iran, Russia e Turchia.Salman Rafi Sheikh, analista delle relazioni internazionali e degli affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio