Hillary Clinton e le radici russofobe della ‘sinistra culturale’

Caleb Maupin New Eastern Outlook 21/08/2016Democratic Presidential Candidates Debate In FlintNegli ultimi discorsi, tra cui quello di accettazione della nomina del Partito Democratico alla presidenza, l’ex-segretaria di Stato Hillary Rodham Clinton dichiarava che avrebbe lavorato per sradicare “il razzismo sistemico”, senza presentare alcuna strategia specifica o politica per farlo, ma ogni volta che pronunciava la frase “razzismo sistemico” c’erano grandi applausi dal pubblico. Un articolo di vox.com afferma che l’uso di tale termine è “importante” perché è una frase che viene “abbracciata in particolare da giovani attivisti”. Nel discorso, Clinton avrebbe detto che lavorerà per sradicare “discriminazione” o “sottorappresentazione” delle minoranze, usando la parola d’ordine preferita di uno specifico ambiente politico che la campagna di Clinton sembra assecondare. La frase rientra nel vocabolario di ciò che alcuni chiamano “teoria dell’oppressione”. I giovani l’hanno imparato dai professori universitari, da coloro che insegnano Black Studies o studi sul genere. Tale nuovo gergo viene utilizzato su vari forum internet, in particolare tumblr. Quando la nomination democratica era ancora in palio, internet era piena di sostenitori di Clinton che chiamavano i sostenitori di Sanders i “Bernie Bros”, affermando che supportare la campagna presidenziale del senatore del Vermont era espressione del “privilegio del maschio bianco”. Blog, tweet e status ora sollecitano i delusi sostenitori di Sanders a “controllare i loro privilegi”, in vista di una presidenza Trump, e votare per la candidata che disprezzano. Se un maschio sostenitore di Sanders risponde a tali argomenti e difende la decisione di sostenere Jill Stein o Gloria La Riva, o qualsiasi candidato diverso dalla Clinton, viene accusato di “maschilismo”. E se continua, l’avversario di Clinton viene personalmente insultato, per avere “toni da polizia”.
Da dove provengono tali frasi? Cos’è questo ambiente politico a cui la candidata democratica è collegata? Agli occhi del pubblico viene spesso identificato come “estrema sinistra”. Non è del tutto corretto. L’entità nota come sinistra affonda le radici nella rivoluzione francese del 1790. Da quel momento, chi si identifica come “di sinistra”, rivoluzionario o radicale, usa parole come “libertà” e “solidarietà”, parla di lavorare per “l’emancipazione”, di “liberazione” contro “l’oppressione”. Spesso usando formulazioni specificate da Marx come “sfruttamento” ed “esproprio”, mentre sostiene il “potere alla classe operaia”. Con la retorica su liberazione e lotta all’ingiustizia, la sinistra tradizionalmente ospitava gli avversari di razzismo e sessismo, e i sostenitori dell’uguaglianza sociale. Tuttavia, questo nuovo ambiente che parla di “interconnessione” e “intersezionalità” piuttosto che di solidarietà, e celebra gli interventi militari globali per ragioni “umanitarie” mentre s’impegna in accesi dibattiti su concetti come “privilegio cisgender”, accusandone i detrattori di “biancocentrismo”, e i “Bernie bros” di dover “controllare il loro privilegio”, un suo sviluppo, non proviene dalla sinistra.

L’Associazione per la libertà della cultura
0 PVLU6QZ1o4nESil8 Per capire lo stile retorico unico che Clinton ha abbracciato, va capito cosa successe al Waldorf-Astoria nel 1949. Nonostante gli Stati Uniti fossero in piena frenesia anticomunista, con la Commissione per le attività antiamericane in piena attività, e molti membri del Partito comunista nelle prigioni federali o statali, il Partito Comunista filo-Mosca segnò una vittoria cruciale nelle pubbliche relazioni. Il 25 marzo 1949, la “Conferenza scientifica e culturale per la pace nel mondo” si apriva a New York City, dando una voce forte e solida alle critiche sulla politica estera degli USA. Albert Einstein, Will Geer, Arthur Miller, Aaron Copland, Lillian Hellman, Frank Oppenheimer, Paul Robeson, WEB Dubois, e molte delle figure culturali e intellettuali più rispettate del tempo salirono sul palco durante la conferenza. Gli interventi non solo denunciarono la corsa militare contro l’Unione Sovietica, ma difesero gli interventi militari sovietici e presentarono l’URSS come una società accogliente, socialista, non la “cortina di ferro” o l'”Impero del Male” ritratta sui media degli Stati Uniti. La Central Intelligence Agency degli Stati Uniti osservò con rabbia come le immagini della conferenza di pace di Waldorf venissero diffuse dai media in tutto il pianeta, screditando gli Stati Uniti e aumentando il prestigio dell’Unione Sovietica. In risposta, l’anno successivo la CIA lanciò un piano chiamato “Congress for Cultural Freedom“. Ancora oggi, il piano è considerato uno dei più grandi successi dell’agenzia nella Guerra Fredda. La CIA si vanta del piano sul suo sito, dicendo che coinvolse: “una squadra energica e ben collegata disposta a sperimentare idee non ortodosse ed individui controversi, se volevano sfidare i comunisti nel loro stesso gioco”. Il piano coinvolse il “sinistrismo culturale” reclutato dalla CIA. Negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale, socialisti, comunisti, anarchici, artisti, musicisti, studiosi e cineasti iniziavano a ricevere denaro dalla CIA. Molti ne erano all’oscuro. Il sito della CIA conferma che sovvenzionò la rivista trotskista di New York “Partisan Review“. La rivista si presentava da rappresentante del vero socialismo di Karl Marx, Max Shachtman e Leon Trotskij, mentre si opponeva allo “stalinismo” dell’URSS. La CIA promosse anche le opere di Sidney Hook e altri professori universitari “socialisti”. Il piano andò oltre l’attivismo politico, comprendendo il finanziamento a gallerie d’arte, cineasti sperimentali e soprattutto accademici di sinistra. La CIA finanziò la stampa degli scritti di George Orwell, così come concerti di musicisti di sinistra. Un articolo del Chronicle of Higher Education del 2014 lamenta l’impatto dei finanziamenti della CIA all’Iowa Writers Workshop, che promosse ciò che furono descritte come innovazioni stilistiche e scoperte letterarie.

Perché fomentare “il sinistrismo culturale?”
Hook Sembra strano che, durante la guerra fredda, il governo degli Stati Uniti intenzionalmente finanziasse persone che si definivano di estrema sinistra. Tuttavia, ha senso per un motivo fondamentale: tutti gli artisti, attivisti, accademici e filosofi che ricevettero soldi dal programma della CIA erano fermamente antisovietici. La CIA volle promuovere la “sinistra culturale”, sperando di allontanare le persone di sinistra e dissidenti dal comunismo sovietico. Un divario politico significativo tra sinistra occidentale e URSS già si sviluppava. Negli anni ’20, l’Unione Sovietica divenne molto più socialmente conservatrice che nei primi anni. L’omosessualità e l’aborto furono messi fuori legge, e lo Stato premiava con medaglie le donne con più di 10 figli. Mentre la sinistra occidentale si aggrappava ad astratti concetti marxisti come “libero amore” e “distruzione del genere”, l’Unione Sovietica, in lotta per la sopravvivenza tra blocchi, invasioni e sovversione estera, doveva serrare i ranghi. Di fronte ai continui attacchi, l’Unione Sovietica fu costretta a diventare molto autoritaria. Con le industrie in rapido sviluppo in una società in precedenza povera e agraria, l’economia sovietica aveva necessità di una rigorosa regolamentazione. Affrontando gli attacchi dall’estero, i leader sovietici invocarono non solo i principi marxisti-leninisti, ma anche il nazionalismo russo. Pellicole ritraevano zar medievali non come tiranni ma come idoli patriottici che combattevano gli invasori. Durante la seconda guerra mondiale la chiesa ortodossa russa risorse e poté operare nella società sovietica. Pur avendo una pianificazione centrale e un’economia non capitalista, ottenendo ciò che fu spesso descritto come “miracolo economico” dagli economisti, quando si trattava di questioni culturali l’URSS semplicemente non era all’altezza delle fantasie di molti esponenti della sinistra occidentale. Molti attivisti che lottavano per il paradiso egualitario dalla “libertà totale” rimasero piuttosto delusi da ciò che l’Unione Sovietica era diventata. Eppure, anche nonostante il crescente divario, l’Unione Sovietica aveva un’enorme rete di alleati internazionali. L’Internazionale Comunista e il più ampio fronte popolare antifascista erano una corrente globale di massa. Dopo la seconda guerra mondiale, la corrente divenne ancora più grande nel mondo per il ruolo molto ammirevole svolto dai comunisti e dell’URSS durante la guerra. A partire dal 1950 la CIA iniziò a lavorare per sfruttare e ampliare il divario tra radicali occidentali e Unione Sovietica, con la speranza di isolare e sconfiggere l’Unione Sovietica. Fin dai primi giorni, alcuni partecipanti al piano già fantasticavano su eventi simili alle “rivoluzioni colorate” in cui la CIA venne coinvolta un paio di decenni più tardi. Quando il piano era in fase di studio, l’ex-comunista e accademico Sidney Hook disse: “Datemi un centinaio di milioni di dollari e un migliaio di persone dedite, e vi garantirò una tale ondata di disordini democratici tra le masse, sì, anche tra i soldati dell’impero di Stalin, che tutti i loro problemi per molto tempo saranno interni. Posso trovarvi la gente“. Indipendentemente dalle intenzioni, finanziando e promuovendo il “sinistrismo culturale”, la CIA in ultima analisi rimodellò la sinistra negli Stati Uniti e in Europa occidentale.

Misticismo orientale, fascismo e occultismo
agcirca-1990In Europa occidentale e negli Stati Uniti il cristianesimo rappresentava il punto di vista religioso più importante promosso dai centristi e più tradizionali della dirigenza politica. La sinistra radicale in genere promuoveva materialismo filosofico e ateismo scientifico. Occultismo, paganesimo e misticismo orientale erano un’ossessione dell’estrema destra. I nazisti, che si consideravano un “partito di destra”, glorificavano le religioni precristiane della Germania, spesso invocando Odino e il Valhalla nella loro propaganda. Il famoso occultista Aleister Crowley che divertiva i ricchi e potenti della Gran Bretagna spesso nettamente allineato al partito conservatore, considerava la sinistra una sporca folla di demagoghi ignoranti. Come un fedele di destra del noto paranormalista dichiarò: “Odio il cristianesimo come i socialisti odiano il sapone”. I fascisti europei spesso erano abbacinati dal sistema delle caste in India, visto come un antidoto alla lotta di classe. Julius Evola, uno dei principali intellettuali di estrema destra italiani, fu considerato un esperto di induismo e mitologia precristiana. I nazisti adottarono la svastica come emblema e si chiamavano “ariani” perché s’identificavano con le strutture autoritarie dell’antica India, e credevano che i tedeschi ne fossero i discendenti genetici. In India, il sistema delle caste e le pratiche mistiche volte ad attrarre gli spiriti, insieme a una rigida struttura patriarcale, furono i principali obiettivi dei riformatori sociali. Molte persone di sinistra in India accusavano l’impero inglese di rafforzare queste cose per indebolire efficacemente la lotta per l’indipendenza. Indipendentemente dalle norme di sinistra e destra, dal 1950, la “cultura di sinistra” rinforzata e riplasmata dai finanziamenti della CIA degli Stati Uniti, fu piena di ammiratori della cultura tradizionale indiana. Scrittori come Jack Kerouac e Allen Ginsberg utilizzavano i canti indù nei loro scritti, diffusi e promossi presso le Università. La Società Internazionale per la Coscienza di Krishna, una setta molto conservatrice e anticomunista che venera le divinità indù partecipava sempre alle marce per la pace. Allo stesso modo, il regno teocratico e feudale del Tibet fu inserito tra le cause liberal alla moda. Il regime del Dalai Lama era considerato uno dei più autoritari e patriarcali del mondo. I nazisti furono così impressionati dalle strutture tradizionali imposte con severità nel Regno, che inviarono numerose delegazioni a studiarle. I nazisti collaborarono attivamente con il regime per combattere le forze nazionaliste e comuniste in altre parti della Cina. Nel 1950, la CIA sponsorizzò la guerriglia volta a cacciare il Partito comunista cinese dalla Regione autonoma del Tibet e restaurare il governo teocratico feudale. Il libro “La guerra segreta della CIA in Tibet”, pubblicato dalla Heritage Foundation, racconta come il fratello del Dalai Lama guidò un gruppo di ribelli violenti paracadutato in Tibet con armi made in USA. Tuttavia, la rimodellata cultura di sinistra che Hillary Clinton ora abbraccia, quasi adora il Dalai Lama. Il movimento “Free Tibet”, che vuole distruggere la Repubblica popolare cinese, è oggi una delle cause “di sinistra” più alla moda. Uno dei libri preferiti di tale “movimento” è “Sette anni in Tibet”, scritto da Heinrich Harrer, una SS di Hitler spedita in Tibet durante la seconda guerra mondiale.

“Sintonizzarsi, accendere, spegnere”
Timothy-Leary La sinistra politica era da tempo avversaria espliciti dell’uso di droghe. Molti dei primi socialisti, si opposero anche all’alcol e facevano parte del movimento della temperanza nel 20° secolo. Tuttavia, mentre la CIA versava denaro, forgiando la “sinistra culturale” antisovietica, anche questa posizione fu modificata. Secondo quanto rivelato dal Comitato Church, una commissione istituita dal Congresso degli Stati Uniti per studiare la CIA nel 1975, la CIA aveva distribuito attivamente droga agli studenti universitari ed altri nell’ambito del “Progetto MKULTRA”. La CIA coinvolse molti professori e accademici nelle ricerca e diffusione dell’acido lisergico di dietilamide (LSD) chiamato anche “l’acido”. Tale allucinogeno fu sintetizzato da Albert Hoffman, un chimico svizzero, nel 1938. Nel corso degli anni ’50, la Central Intelligence Agency degli Stati Uniti aveva ampiamente sperimentato l’LSD, sperando che potesse essere usato contro l’Unione Sovietica. Timothy Leary, professore di psicologia di Harvard, fu una delle figure più note tra gli studenti di sinistra negli anni ’60 e ’70. Predicò il “sintonizzarsi, accendere e spegnere” ed incoraggiò apertamente i giovani che si opponevano alla guerra del Vietnam e al razzismo ad usare l’LSD. Nel 1999, i file dell’FBI resi pubblici mostravano che il dottor Timothy Leary era stato un informatore dell’FBI durante la sua carriera. Con l’emersione della sinistra culturale, vi fu uno strano riorientamento dei grandi media statunitense. La stampa si allontanò dalla celebrazione pura del capitalismo e dalla condanna del dissenso. Invece molte famose band rock, professori universitari e programmi televisivi quasi celebravano la “nuova sinistra”, in particolare le sue manifestazioni culturali. Durante la recrudescenza dell’attivismo politico di sinistra negli ’60 e ’70, molti comunisti politicamente orientati verso l’Unione Sovietica, la Cina o Cuba identificarono la “nuova sinistra” antisovietica, universitaria, tossica, promiscua e ben finanziata come ostica. Le forze organizzate con quadri disciplinati erano una minoranza, spesso definiti “Tankies” e “falchi” e denunciate da note figure della nuova sinistra come Jerry Rubin. Verso la metà degli anni ’70, la forza politica della Nuova Sinistra era finita. Rimase una piccola “opposizione leale” alla politica statunitense. Si ebbero marce per la pace e fu creato il partito dei Verdi, e la nuova sinistra era il luogo che assorbiva liberi pensatori ed altri che si lamentano della società degli Stati Uniti. Mentre la nuova sinistra rimase isolata, il governo degli Stati Uniti era dominato da gente che sposava le formula neo-con sul “più grande Paese del mondo” e definiva il capitalismo “il più grande sistema mai creato”. La Fondazione Ford e i vari think tank dei Rockefeller, insieme ai piani orchestrati da George Soros, finanziarono molti che potrebbero essere considerati di “centro-sinistra”, ma rimasero un piccolo blocco ignorato dalle principali forze politiche.

La Nuova Sinistra prende il potere
Trump-supportersLa svolta arrivò dopo i fallimenti dell’amministrazione Bush e la crisi finanziaria del 2008, cambiando radicalmente l’atmosfera politica. Gli Stati Uniti hanno chiaramente grossi problemi, e il messaggio politico del Partito Repubblicano del “è il mio Paese giusto o sbagliato” e “non risolvere il problema se non esplode” non basta più. Nella confusione repubblicana, il Pd ora emerge come la più potente entità politica degli Stati Uniti. Per mantenere la presa sul potere, la presidenza Obama e la campagna di Clinton riattivano la “sinistra culturale”. Nel 2016, la fanteria del Pd è stata addestrata dalle ONG finanziate e basate sul sinistriamo culturale universitario. Con il movimento comunista mondiale molto più debole, i resti e i discendenti della “nuova sinistra” della CIA hanno il dominio ideologico. Ciò che una volta era considerato “contro-cultura” è diventato dominante. Ora che gli avversari degli Stati Uniti sulla scena mondiale sono molto più socialmente conservatori, il messaggio imperialista e bellicista della sinistra culturale è molto più pronunciato. A volte, la campagna di Hillary Clinton contro Donald Trump appare conservatrice. La campagna di Clinton insinua che Trump sia antipatriottico per aver evitato il servizio militare durante la guerra del Vietnam, e non qualificato alla presidenza perché usa un linguaggio “offensivo”. Secondo i sostenitori di Clinton, Trump è fedele al Cremlino e ammira i “dittatori”, cioè i regimi che sfidano il dominio di Wall Street. Hillary Clinton ha tuonato “l’America è grande, perché l’America è buona” nel suo discorso alla convention, respingendo il motto di Trump “rendere l’America ancora una volta grande” come antipatriottico. Molti degli attacchi a Trump non lo condannano per bigottismo o autoritarismo, ma per essere ipercritico verso la società statunitense ed abbracciare “teorie del complotto”. Secondo la politica esaltata dei clintoniani e loro soldati, essere di sinistra che lotta per i diritti delle donne e si oppone all’ingiustizia significa attuare il cambio di regime. Secondo la sinistra culturale di Clinton, la battaglia per i “diritti umani” deve continuare e il Pentagono deve liberare le donne, gli omosessuali, i transgender e altri dai “dittatori” che non condividono il loro punto di vista sociale illuminato. Tale liberazione va effettuata armando gli estremisti islamici, attuando sanzioni economiche e sparando missili da crociera, per creare caos e rovesciare regimi che promuovono valori in contrasto con quelli insegnati dagli Studi di razza e genere. Lo scontro con la Russia è considerato una buona cosa perché il suo governo è accusato di essere “omofobico”. Coloro che sottolineano che Clinton coccola i dittatori dell’Arabia Saudita, o che gli Stati Uniti s’ingeriscono in Siria e la Libia rafforzando la minaccia dello ISIL, sono etichettati “teorici della cospirazione” che devono “controllare i loro privilegi” e “fermare il maschiocentrismo”. Allo stesso tempo, sottolineare che i combattenti antigovernativi appoggiati dagli Stati Uniti in Siria sono in realtà fanatici wahabiti che massacrano cristiani e alawiti, si chiama “islamofobia”. In linea con lo stile argomentativo del milieu universitario della “politica del privilegio”, questi fatti non sono mai confutati. Piuttosto, semplicemente si viene accusati di qualche crimine ideologico o impurità. Mentre milioni di persone fuggono da Libia e Siria per gli interventi della NATO che hanno rovesciato governi nazionalisti indipendenti e reso la loro vita impossibile, la sinistra applaude. Invece di protestare tali crimini imperialisti che hanno creato la massiccia crisi dei profughi, la maggior parte della sinistra fa parate per “accogliere i rifugiati”. Coloro che osservano che la destabilizzazione della NATO ha provocato la crisi migratoria e dicono che ciò è un’atrocità che va denunciata, sono accusati di essere bigotti e islamofobi.

Il crescente pericolo di guerra
Hillary-Clinton-and-Saudia-Reps La sinistra che esisteva prima della Seconda guerra mondiale è qualcosa che i clintoniani non riconosceranno mai. Libri come “Verso l’America sovietica” di William Z. Foster nel 1932 tracciava un’economia pianificata per gli Stati Uniti e chiedeva a chi soffriva la fame e alla classe operaia disoccupata di Kentucky, Ohio, Alabama e altrove di combattere per migliori condizioni di lavoro. I movimenti di massa degli anni ’30 ottennero la creazione della previdenza sociale, l’assicurazione contro la disoccupazione, i benefici dei veterani, e molto altro ancora. Lo slogan del Partito Comunista era “Non morire di fame, lotta!” Coloro che furono mobilitati non erano una élite culturale ben istruita, ma lavoratori industriali, giovani disoccupati, studenti e ogni statunitense comune che soffriva durante la crisi economica nota come Grande Depressione. La “sinistra culturale” fabbricata e appena al potere a cui Clinton si è allineata, avrebbe guardato queste persone dicendogli che meritavano di essere indigenti, perché li avrebbe aiutati a capire meglio ciò che le persone di colore subivano. Gli avrebbe detto che chiedere lavoro sapeva di “arroganza” e “privilegio bianco”. Gli avrebbe detto che dovevano celebrare la prospettiva di una guerra contro Russia o Cina perché dovevano rovesciarne i leader ritratti come “omofobici” o “oppressori delle donne”. Ora che la “sinistra” è diventata qualcosa di assai lontana da ciò che era una volta, non dovrebbe sorprendere che la classe lavoratrice bianca abbracci Donald Trump e l'”alternativa di destra”. Molti bianchi che soffrono per la recessione economica arrivano a vedere la sinistra come una corrente che cerca di punirli e umiliarli, non di migliorarne le condizioni di vita. Inoltre, la sinistra moderna è percepita come sprezzante verso di loro per non conoscere il gergo appropriato della “teoria dell’oppressione” insegnata nelle università. Se le organizzazioni emerse in realtà facessero richieste economiche e si organizzassero contro i grandi interessi del denaro, come avvenne negli anni ’30, la situazione potrebbe essere drasticamente diversa. Tuttavia, non è così. La “nuova sinistra”, particolarmente favorita per contrastare l’influenza degli avversari globali del capitalismo occidentale, ora ha preso il timone della civiltà occidentale con una squadra di fedeli crociati che combattono in nome della “diversità” e dell'”intersezione”. Nel frattempo, l’economia peggiora e il pericolo di un grande scontro militare tra Stati Uniti e Russia o Cina, i due Paesi più grandi della terra, avanza rapidamente.trump-white-working-class-bCaleb Maupin è un analista politico e attivista di New York. Ha studiato scienze politiche presso il Baldwin-Wallace College e fu ispirato e coinvolto nel movimento Occupy Wall Street, per la rivista on-line “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Inchiesta Chilcot: le prove del crollo dell’impero USA

Katehon, 07/07/2016

Nel Regno Unito il rapporto ufficiale della commissione governativa guidata da Sir John Chilcot sulla guerra in Iraq è stato pubblicato. L’indagine Chilcot ha dimostrato ufficialmente che l’invasione dell’Iraq da parte del Regno Unito fu condotta su pressione degli Stati Uniti ed era contraria agli interessi nazionali del Paese.John-Chilcot-the-Chairman-of-the-Iraq-InquiryNon c’era motivo d’invadere l’Iraq
L’inchiesta Chilcot osserva che non vi era alcuna vera ragione per l’invasione dell’Iraq. Dice chiaramente: “La decisione di usare la forza, una decisione molto grave per qualsiasi governo, ha provocato una profonda controversia in relazione all’Iraq e divenne ancora più acuta quando successivamente si scoprì che i programmi iracheni per sviluppare e produrre armi chimiche, biologiche e nucleari erano stati smantellati”. Secondo l’inchiesta, le opzioni diplomatiche in quella fase non si erano esaurite. L’Iraq non fu collegato alle reti terroristiche internazionali. Il Paese non possedeva armi di distruzione di massa che potevano essere utilizzate in atti terroristici e non rappresentava alcuna minaccia per il Regno Unito. Tale era la visione della comunità d’intelligence del Regno Unito: “Sir David Omand, coordinatore della sicurezza e dell’intelligence del governo nel 2002-2005, ha detto all’inchiesta che, nel marzo 2002, il Servizio di Sicurezza riteneva che la “minaccia del terrorismo dall’apparato d’intelligence di Sadam in caso d’intervento in Iraq… era giudicata limitata e contenibile”. “La capacità di condurre attacchi terroristici efficaci” di Sadam era “molto limitata”. “La capacità terroristica” dell’Iraq era “insufficiente per effettuare attacchi biologici oltre singoli tentativi di assassinio con veleni chimici”. La Gran Bretagna non considerava l’Iraq una minaccia alla sua sicurezza nazionale.

La leadership del Regno Unito sapeva delle conseguenze
La relazione conferma che la comunità d’intelligence del Regno Unito presentava al primo ministro tutte le analisi necessarie sulle conseguenze della decisione d’invadere l’Iraq. In particolare, fu osservato che il rovesciamento di Sadam Husayn avrebbe comportato una forte affermazione degli estremisti islamici, trasformando il regno in una priorità per i loro scopi, massacri e frammentazione dell’Iraq. Blair fu informato che l’invasione dell’Iraq avrebbe aumentato la minaccia al Regno Unito e agli interessi del Regno Unito da parte di al-Qaida ed affiliati. Affrontando le prospettive future, la valutazione del JIC ha concluso: “...al-Qaida e gruppi associati continueranno a rappresentare di gran lunga la peggiore minaccia terroristica agli interessi occidentali, e che le minacce cresceranno con l’azione militare contro l’Iraq. Minacce più gravi dai terroristi islamici si avranno anche in caso di guerra, riflettendo un’intensificato sentimento anti-USA/anti-occidentale nel mondo musulmano, e anche tra le comunità musulmane in occidente. C’è il rischio che il trasferimento di materiale o esperienza CB (chimico e biologico), durante o dopo il conflitto, potenzierà al-Qaida“.

L’invasione è stata un atto di aggressione basata deliberatamente su menzogne
L’invasione si basò su deliberate menzogne e manipolazione dell’opinione pubblica. Sir John Chilcot dichiarava, presentando i risultati di un’indagine, che la politica del Regno Unito si basava su “intelligence e valutazioni imperfette, che non furono contestate ma avrebbero dovuto esserlo“. Il Regno Unito ha deliberatamente distorto i fatti sulla presunta minaccia rappresentata dall’Iraq. In particolare, Jack Straw, ministro degli Esteri inglese, all’epoca insistette sulla distorsione delle informazioni nei documenti ufficiali, per convincere gli altri responsabili politici e l’opinione pubblica della necessità di un intervento in Iraq: “Quando vide il progetto di documento sui Paesi preoccupati dalle ADM, l’8 marzo, Straw commentò: “Bene, ma non dovrebbe essere l’Iraq il primo, ed anche esservi altri testi? Il documento deve dimostrare il motivo per cui vi è una minaccia eccezionale dall’Iraq. Non riesco però a trovarlo ancora.” Il 18 marzo, Straw decise che un documento sull’Iraq doveva essere rilasciato prima di un indirizzo agli altri Paesi interessati. Il 22 marzo, Straw fu consigliato che la prova non avrebbe convinto l’opinione pubblica che vi fosse una minaccia imminente dall’Iraq. La pubblicazione fu rinviata”.

Fantocci degli Stati Uniti
L’unica ragione per invadere l’Iraq fu il forte impegno degli Stati Uniti. Il rapporto mostra chiaramente come la retorica e la visione della leadership inglese sull’Iraq cambiò, la strategia richiedeva sanzioni intelligenti prima dell’invasione influenzata dagli statunitensi. Allo stesso tempo, l’intelligence inglese riferì che l’Iraq non poneva alcun pericolo reale o che supportasse i terroristi. La decisione di Blair d’invadere l’Iraq fu influenzata dal suo interesse a proteggere il rapporto del Regno Unito con gli Stati Uniti, secondo Chilcot. Il sostegno incondizionato era giustificato dalla: “Preoccupazione che le aree vitali della cooperazione tra Regno Unito e Stati Uniti fossero danneggiate se il Regno Unito non dava agli Stati Uniti pieno appoggio sull’Iraq. Vi era la convinzione che il modo migliore d’influenzare la politica degli Stati Uniti verso la direzione preferita dal Regno Unito era dare un sostegno pieno e incondizionato, e cercare di convincere dall’interno”. Così, ufficialmente il motivo principale dell’invasione inglese dell’Iraq fu la dipendenza dagli Stati Uniti del Regno Unito. La commissione non si oppone all’orientamento filo-statunitense, ma al contrario lo sostiene dichiaratamente. Tuttavia, osservava che le relazioni con gli Stati Uniti “non hanno bisogno di un sostegno incondizionato laddove i nostri interessi e giudizi differiscono“, secondo Chilcot.

I venti del cambiamento
Formalmente, l’inchiesta Chilcot avrebbe dovuto essere resa pubblica sette anni fa. La pubblicazione fu rinviata più volte per via della posizione degli Stati Uniti. E ora è pubblica, riflettendo il declino dell’egemonia degli Stati Uniti: l’alleato più fedele, il Regno Unito, negli ultimi due anni mostra che il crollo del sistema statunitense è questione di tempo e si prepara a un nuovo mondo. La pubblicazione del rapporto ufficiale della commissione istituita su iniziativa del governo di Gordon Brown, in cui l’argomento degli avversari all’invasione dell’Iraq 13 anni fa, (principalmente Russia) viene ripetuto apertamente, è possibile solo in un caso, quando una parte dell’élite inglese desidera prendere le distanze dagli Stati Uniti, dalla loro politica e da chi nell’élite ha fin troppo stretti legami con gli Stati Uniti. Il fatto che nel Regno Unito ci sia chi guarda verso un futuro post-USA dimostra la stretta integrazione delle finanza inglese dei Rothschild con la Cina, e la decisione della Gran Bretagna di partecipare al progetto cinese dell’Asian Infrastructure Investment Bank, contro la volontà degli Stati Uniti. Ciò è anche dimostrato dai risultati del referendum sull’adesione all’UE. La Brexit e un conteggio dei voti onesto non avrebbero avuto luogo senza il sostegno delle élite. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti sono apertamente contrari alla Brexit. Ora il referendum nel Regno Unito e l’incertezza seguente blocca la struttura del libero scambio transatlantico. Allo stesso tempo, il Regno Unito è escluso dai negoziati sull’accordo finché sarà in transizione. Paradossalmente, il Regno Unito ha costantemente implementato misure per allontanarsi dal mondo USA-centrico. Tuttavia, ciò non riflette l’intero quadro, ufficialmente è il primo alleato degli USA, ma sembra una tendenza importante. La spiegazione più plausibile è il desiderio di non farsi seppellire dalle macerie dell’impero USA. Va ricordato che il Regno Unito è diventato volontariamente un satellite degli Stati Uniti, consegnandogli il ruolo di Sea Power. Quindi nulla gli impedirà di lasciare gli Stati Uniti quando ritenuto necessario. L’indebolimento degli Stati Uniti introduce nuove regole del gioco. E queste regole si creano meglio quando il processo diventa irreversibile. E i cambiamenti in Gran Bretagna dimostrano tale irreversibilità. La Brexit e la stessa discussione su di essa, la posizione ambigua di Londra nelle relazioni tra Washington e Pechino, e ora il rapporto sulla guerra in Iraq, che potrebbe essere seguito dal processo a Tony Blair, indicano a Londra una serie di nuove possibilità d’influenza politica in Europa e nel mondo.Tony-Blair_0Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il “combattente per la libertà” della NATO dietro l’attentato ad Istanbul

Akhmed Chataev: freedom fighter, informatore del governo e terroristi ricercato
Christoph Germann BFP 3 luglio 2016
Christoph Germann è un analista indipendente e ricercatore tedesco, dove attualmente studia scienze politiche. Il suo lavoro si concentra sul Nuovo Grande Gioco in Asia centrale e Caucaso.

axmed-chataevis-2012-12-06I primi dettagli cominciano ad emergere sull’attentato dello Stato islamico all’aeroporto Atatürk d’Istanbul che provocato almeno 44 morti e più di 230 feriti. Un alto funzionario del governo turco annunciava che tre attentatori suicidi erano cittadini di Russia, Uzbekistan e Kirghizistan. [1] Il giornale filo-governativo turco Yeni Safak citava la polizia secondo cui 8 terroristi erano coinvolti. 3 furono uccisi, uno arrestato ed altri 4 ricercati. Secondo Yeni Safak, il noto capo ceceno dello Stato islamico Akhmed Chataev ha organizzato l’attentato mortale. [2] I funzionari turchi non hanno confermato immediatamente il coinvolgimento di Chataev, ma una fonte della polizia turca vicina alle indagini ha detto ad NBC News che Chataev sarebbe il pianificatore dell’attacco. [3] La polizia turca riferiva di aver lanciato la caccia all’uomo per catturare il capo terrorista ceceno. [4] I governi e i media occidentali si arrabattono nel spiegare perché respinsero gli avvertimenti russi su Chataev proteggendolo per molti anni, nonostante una lunga serie di reati connessi al terrorismo. Akhmed Chataev attrasse l’attenzione delle autorità russe quando fu catturato durante la seconda guerra cecena alla fine degli anni ’90. A seconda a chi si vuole credere, Chataev perse il braccio destro a causa di una ferita nei combattimenti o per le torture dopo il suo arresto. Le circostanze della sua liberazione rimangono poco chiare, inducendo The Interpreter di Radio Free Europe/Radio Liberty (cioè CIA e Gladio – NdT) a suggerire che Chataev sarebbe stato reclutato come informatore o agente russo. [5] A giudicare dalle azioni al momento del rilascio, ciò appare improbabile. Chataev lasciò la Russia nel 2001 e trovò rifugio in Azerbaigian [6] come molti altri ceceni “combattenti per la libertà”. [7] Ciò va spiegato col fatto che l’Azerbaigian fu un canale principale delle operazioni di ‘Gladio-B’ di USA-NATO nella regione. L’altro canale principale è la Turchia [8]. La reale portata del coinvolgimento di Stati Uniti e NATO nella lotta per l’indipendenza cecena è ancora un segreto ben custodito, ma la storia di Chataev illumina le dubbie macchinazioni occidentali che hanno alimentato il terrorismo in Russia e altrove.
Nel 2003, “Akhmed senzaunbraccio” si trasferisce in Austria, dove ebbe asilo e ricevette la cittadinanza. Pur godendo dell’ospitalità austriaca, Chataev usò ampiamente il suo nuovo passaporto “viaggiando liberamente in Europa e altrove“. I media russi indicano che Chataev era ricercato dalle autorità russe fin dal 2003 con l’accusa di reclutamento di combattenti e raccolta di fondi per l’insurrezione nel Caucaso settentrionale. Secondo fonti sui gruppi islamici ceceni, tale compito gli fu assegnato da nientemeno che l’emiro del Caucaso Doku Umarov. [9] Né la stretta connessione di Chataev con Umarov, né i suoi crimini sembravano infastidire nessuno in occidente. La Russia cercò ripetutamente di estradarlo, senza alcun risultato. Nel 2008, “Akhmed senzaunbraccio” fece notizia in Svezia. Fu arrestato e condannato a 16 mesi di carcere per contrabbando di un’arma automatica e due pistole con munizioni e silenziatori. Chataev era arrivato in traghetto dalla Germania, insieme ad altri due ceceni. Disse alle autorità svedesi che erano andati in Norvegia per andare a pescare e negò di saperne nulla delle armi nascoste nella ruota di scorta nel bagagliaio della sua auto. Chataev fu condannato nel marzo 2008 e rilasciato nel gennaio 2009. [10] Pochi mesi dopo continuò il suo tour nelle carceri europee in Ucraina. Le autorità ucraine l’arrestarono su richiesta della Russia. La Russia ne chiese l’estradizione ma la Corte dei diritti dell’uomo ed Amnesty International intervennero, ricordando al governo ucraino che il sospetto terrorista ricercato aveva lo status di rifugiato in Austria. [11] Invece di godersi la vita a Vienna, Chataev si mise nei guai in Bulgaria. Nell’estate del 2011 fu arrestato al confine bulgaro tentando di passare in Turchia. Un tribunale bulgaro decise di estradarlo in Russia, ma Chataev fece ricorso e giocò la carta dei rifugiati, con successo [12]. In seguito, il fido famiglio di Umarov si stabilì in Georgia, dove fu assunto dall’allora viceministro dell’Interno Giorgi Lortkipanidze per i suoi ottimi collegamenti con l’insurrezione nel Caucaso settentrionale. In un’intervista esclusiva con The Daily Beast, CLtY9n4WIAERFr5Lortkipanidze fece del suo meglio per nascondere ciò che realmente accadde in Georgia e quale ruolo Chataev giocò. Affermò di averlo reclutato come informatore e negoziatore tra il governo georgiano e la rete clandestina islamica del Caucaso del Nord per impedire attacchi terroristici in Georgia. Lortkipanidze disse al Daily Beast che era contento del lavoro di Chataev fin quando si rifiutò di fermare un gruppo di terroristi che cercava di passare dalla Georgia alla Russia. [13] L’ex-viceministro degli Interni della Georgia si riferiva al cosiddetto incidente di Lopota dell’agosto 2012, ma per qualche ragione non disse che l’incidente svelò il programma di addestramento segreto governativo dei terroristi ceceni. Un’indagine sugli scontri nella gola di Lopota del difensore pubblico Ucha Nanuashvili portò alla luce informazioni esplosive: “Secondo il rapporto, nel febbraio 2012 alti funzionari del ministero degli Interni georgiano contattarono alcuni dei “veterani della guerra in Cecenia”, nonché rappresentanti dei ceceni che vivono in Europa, per convincerli che le autorità georgiane erano pronte ad armarli attraverso il “cosiddetto corridoio”, una via per infiltrarsi nel Caucaso settentrionale della Russia dalla Georgia. Tali sforzi, secondo il rapporto, portarono dall’Europa circa 120 ceceni e altri nativi del Caucaso del Nord in Georgia. “Appartamenti gli furono affittati in vari quartieri di Tbilisi, soprattutto nel distretto di Saburtalo”, si legge nella relazione, aggiungendo che i funzionari del ministero dell’Interno li accoglievano all’aeroporto di Tbilisi dandogli armi da fuoco e patenti di guida“. Ufficiali georgiani e “militanti ceceni dalla grande esperienza nei combattimenti” addestravano le reclute cecene nelle basi militari di Shavnabada e Vaziani vicino Tbilisi. Ci sono prove che suggeriscono che Akhmed Chataev ne fosse coinvolto. Il rapporto di Nanuashvili dice che Lortkipanidze coordinò il reclutamento e l’addestramento, spiegando il motivo per cui non disse a The Daily Beast tutta la verità sul lavoro di Chataev per il governo georgiano. Secondo le fonti di Nanuashvili, i ceceni divennero impazienti perché l’addestramento prendeva più tempo del previsto e chiesero di passare il confine con la Russia. Ma dopo l’arrivo nella gola di Lopota, ai combattenti fu impedito di entrare in Russia e gli fu detto di cedere le armi prima di tornare nella base militare o nella valle del Pankisi. [14] Chataev sarebbe stato uno dei “ceceni autorevoli” inviati a mediare dopo che i combattenti ceceni si rifiutarono di deporre le armi. I colloqui non produssero alcun risultato e Chataev venne ferito negli scontri che seguirono. Le forze di sicurezza georgiane l’arrestarono pochi giorni dopo. La gamba ferita dovette essere amputata e fu accusato di possesso illegale di due bombe a mano. La Russia chiese ancora una volta l’estradizione di Chataev, con lo stesso risultato. Nel dicembre 2012, Chataev fu rilasciato su cauzione e il procuratore georgiano infine lasciò cadere le accuse un mese dopo. [15] L’ex-presidente Mikheil Saakashvili e il suo Movimento Nazionale Unito (UNM) sfruttano tale fatto dopo l’attacco all’aeroporto di Istanbul per regolare i conti. Saakashvili ha sottolineato che Chataev fu arrestato dal suo governo in un’operazione antiterrorismo condotta da Lortkipanidze, e si lamenta che, dopo il cambio di governo, “il nuovo governo georgiano, guidato dall’oligarca russo Ivanishvili, l’abbia prontamente liberato”. [16] L’ex-capo georgiano omette di menzionare che il suo stretto collaboratore Lortkipanidze era a capo di un programma di addestramento segreto governativo dei terroristi ceceni e che Chataev vi lavorava. Lortkipanidze poi fuggì dalla Georgia accusato della debacle di Lopota, seguendo il suo vecchio capo Saakashvili in Ucraina. [17]
565875 Oltre a Chataev, nove terroristi ceceni sopravvissero agli scontri del 2012. Furono autorizzati a lasciare il Paese qualche giorno dopo e il ministero dell’Interno georgiano gli aiutò a recarsi in Turchia. [18] La Turchia è la meta preferita di molti “combattenti per la libertà” ceceni e Chataev non fa eccezione. Secondo l’agenzia stampa russa indipendente Caucasian Knot, visse in Turchia tra il 2012 e il 2015. Durante questo periodo fu in contatto diretto con un capo dello Stato islamico, Tarkhan Batirashvili, uomo dalla storia simile alla sua [19]. Dopo aver essere stato rappresentante dell’emirato del Caucaso in Turchia, Chataev si sarebbe unito allo SIIL nel 2014. [20] Già nel gennaio 2015 “una fonte affidabile d’Istanbul” disse ai media georgiani che Chataev organizzava il viaggio delle reclute dalla valle del Pankisi in Georgia alla Siria. [21] Un mese dopo, Chataev tolse gli ultimi dubbi sulle sue attività apparendo in un video come capo del battaglione Yarmuq, battaglione ceceno dello SIIL formato da jihadisti russofoni. [22] Ad agosto, i servizi di sicurezza russi identificarono “Akhmet senzaunbraccio” come principale reclutatore di cittadini russi per lo Stato islamico. [23] Nell’ottobre 2015, il governo degli Stati Uniti, infine basandosi sul video di febbraio, aggiunse Chataev alla sua lista globale dei terroristi appositamente designati. [24] Nel giro di pochi anni, Chataev passò da lavorare per il governo georgiano sostenuto dagli Stati Uniti, godendo della protezione occidentale, a uno dei terroristi più ricercati, nonostante non avesse quasi cambiato comportamento. La maggiore differenza è che le sue attività non si limitavano più alla Russia. Il fatto che Akhmed Chataev ora appaia al centro delle indagini sull’attacco all’aeroporto d’Istanbul solleva molte domande scomode, a cui i governi occidentali hanno molto su cui rispondere.Forensic experts work outside Turkey's largest airport following a blastNote
[1] Humeyra Pamuk e Daren Butler, “Istanbul airport bombers were Russian, Uzbek, Kyrgyz: Turkish official”, Reuters, 30 giugno 2016
[2] “Russian national identified as a suicide bomber in Istanbul airport attack”, Yeni Safak, 30 giugno 2016
[3] William M. Arkin, Mansur Mirovalev and Corky Siemaszko, “Chechen Akhmed Chatayev Is Called Suspected Planner of Istanbul Attack”, NBC News, 1 luglio 2016
[4] Dominique Soguel and Suzan Fraser, “Attention in Istanbul bombing focused on Chechen extremist”, The Associated Press, 1 luglio 2016
[5] Catherine A. Fitzpatrick, “Russian Press Claims Alleged Mastermind of Istanbul Attacks Was Detained For Terrorism In Four Countries But Was Let Go”, The Interpreter, 30 giugno 2016
[6] Nino Burchuladze, “‘Ahmed One-Arm’ – The man who sends Jihadists from Pankisi to Syria”, Georgian Journal, 31 gennaio 2015
[7] Sibel Edmonds, “BFP Exclusive: US-NATO-Chechen Militia Joint Operations Base”, Boiling Frogs Post, 22 novembre 2011
[8] Nafeez Ahmed, “Why was a Sunday Times report on US government ties to al-Qaeda chief spiked?”, Ceasefire Magazine, 17 maggio 2013
[9] Fatima Tlisova, “Chechen Suspected in Istanbul Attack, but Questions Remain”, Voice of America, 30 giugno 2016
[10] “The Latest: Tunisian town buries doctor killed in Istanbul”, The Associated Press, 1 luglio 2016
[11] “Ukraine: Ukraine obliged to halt extradition: Ahmed Chataev : Further information”, Amnesty International, 22 gennaio 2010
[12] “Bulgarian court refuses to hand over terror suspect to Russia”, Russia Today, 22 luglio 2011
[13] Anna Nemtsova, “Mastermind of Istanbul Airport Attack Had Been Georgian Informant, Official Says”, The Daily Beast, 1 luglio 2016
[14] “Public Defender Calls on MPs to Probe into Lopota Armed Clash”, Civil Georgia, 1 aprile 2013
[15] Liz Fuller, “President Again Denies Georgia Co-Opted Chechen Fighters”, Radio Free Europe/Radio Liberty, 28 aprile 2013.
[16] Mikheil Saakashvili, Facebook, 30 giugno 2016
[17] “New head of Odessa Police escapes prosecution in Georgia”, Caucasian Knot, 17 giugno 2015
[18] Ibid., Civil Georgia.
[19] Ibid., Tlisova.
[20] “Details of Atatürk Airport attack planner emerge”, Yeni Safak, 2 luglio 2016
[21] Ibid., Burchuladze.
[22] Joanna Paraszczuk, “Russian Citizen Linked To Lopota Gorge Incident Now Heads IS Battalion In Syria”, Radio Free Europe/Radio Liberty, 25 febbraio 2015
[23] Joanna Paraszczuk, “Main Russian IS Recruiter ‘Identified In Turkey,’ But Who Is One-Legged Akhmet?”, Radio Free Europe/Radio Liberty, 10 agosto 2015
[24] “Treasury Sanctions Individuals Affiliated With Islamic State of Iraq and the Levant, and Caucasus Emirate”, U.S. Department of the Treasury, 5 ottobre 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le operazioni in Iraq da Gennaio a Giugno 2016: la liberazione di Falluja

Alessandro Lattanzio, 29/6/2016IRAQ-CONFLICT-ISIl 6 gennaio, le forze di sicurezza irachene sventavano l’attacco dei terroristi del SIIL a una fabbrica chimica di al-Muthana, 40 chilometri a ovest di Samara. Il Tenente-Generale Abdulghani Asadi, comandante del contingente antiterrorismo iracheno, dichiarava “Poche zone di Ramadi sono ancora controllate dal SIIL, e saranno presto liberate. Avremo il pieno controllo di Ramadi in quattro o cinque giorni“. Il 12 gennaio le forze di sicurezza irachene liberavano Qaryat Saqran, nella provincia di Anbar, eliminando decine di terroristi. Nella regione di al-Qaim, provincia di Anbar, l’intelligence irachena eliminava diversi capi terroristi del SIIL, tra cui Abu Davud al-Rawi, Abu Qatadah al-Jazrawi, Abu Fatima e Abu Dua al-Rawi, governatore di Baghdad del SIIL, mentre un altro capo del SIIL, Abu Walid al-Araq, veniva gravemente ferito presso Falluja, dove era il responsabile della logistica del SIIL. Le forze irachene liberavano al-Shayi e al-Haditha, eliminando 70 terroristi. Il portavoce del Governatore di Anbar, Ayd Amash, dichiarava, “Le forze irachene sono riuscite a prendere il pieno controllo del distretto di Sofia, nella parte orientale della città di Ramadi, liberando 500 famiglie assediate dal SIIL“. Il 14 gennaio, l’esercito iracheno liberava Tal Qasiba, ad est di Tiqrit, nella provincia di Salahudin. Il 25 gennaio, la polizia irachena eliminava 42 terroristi del SIIL in quattro quartieri di Baghdad, “I nascondigli del SIIL nei quartieri di Albu Shajal, al-Naymiyah, al-Qaramah e Jasim al-Taqsim sono stati assaltati dalla polizia irachena. Oltre a numerose perdite inflitte al gruppo terroristico, equipaggiamento militare, armi e congegni esplosivi sono stati danneggiati negli attacchi. La 7.ma Divisione della polizia ha arrestato uno degli attentatori chiave del SIIL e la 22.ma Brigata della polizia irachena ha disinnescato numerosi ordigni esplosivi piazzati dai terroristi del SIIL nella regione Dawud al-Hasan, a nord di Baghdad. Nel frattempo, i residenti di al-Sharaqat nella provincia di Salahudin irrompevano in uno dei centri di raccolta dei terroristi del SIIL uccidendone e ferendone molti” dichiarava il portavoce della polizia irachena. Il 31 gennaio, durante un’operazione, le forze di sicurezza irachene eliminavano almeno 48 terroristi del SIIL, in un quartiere occidentale di Baghdad.

Febbraio
CEaerhsUUAE1KSvIl 1° febbraio 2016, Mula Shuwan Abu Harun e altri 4 capi del SIIL furono eliminati da un raid aereo iracheno nella regione di Huija, nella provincia di Qirquq, mentre le forze peshmerga irachene e le forze volontarie irachene dell’Hashd al-Shabi avanzavano nella regione di Huija. Nel frattempo, il professore universitario di Baghdad Sadiq al-Musavi avvertiva che “Ankara cerca di annettersi territori iracheni e siriani in Turchia mentre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ancora pensa di far rivivere l’impero ottomano“. “La presenza di truppe turche nel nord dell’Iraq avviene con il sostegno degli Stati Uniti ed è un preludio alla separazione di queste regioni dall’Iraq, aprendo la strada alla creazione di un emirato sunnita che si estende dall’Arabia Saudita alla Turchia“, dichiarava il leader religioso sunnita della provincia di Anbar shayq Ibrahim al-Isawi. Il 9 febbraio, le forze armate irachene liberavano al-Sijariyah, ad est di Ramadi. Il 16 febbraio, le forze irachene lanciavano due offensive contro il SIIL nel governatorato di al-Anbar, ad est di Ramadi e a Qarma-Falluja, liberando i villaggi di al-Subhiyah e al-Qabishat, e il ponte di al-Hamidiyah, ad est di Ramadi, lungo l’autostrada Baghdad-Amman. 1 elicottero turco veniva abbattuto a nord-ovest della capitale del Kurdistan iracheno, Irbil, eliminando 6 militari turchi. Il 26 febbraio, esercito e Hashd al-Shabi iracheni eliminavano 38 terroristi del SIIL ad al-Bashir, nella provincia di Kirkuk. Il 29 febbraio, due bombe del SIIL uccidevano più di 70 persone in un mercato di Sadr City, a Baghdad, e feriva almeno altre 100 persone. Inoltre il SIIL lanciava un grande attacco alla periferia di Baghdad, uccidendo almeno una decina di poliziotti iracheni, mentre il 27 febbraio altre 10 persone erano state uccise da una serie di attentati ad ovest di Baghdad. 849 iracheni erano stati uccisi nel gennaio-febbraio 2016. Secondo la Missione di assistenza delle Nazioni Unite per l’Iraq (UNAMI), 670 iracheni (410 civili) erano stati uccisi a febbraio, e altri 1290 (1050 civili) erano stati feriti. A gennaio 849 persone erano state uccise e 1450 ferite negli attacchi terroristici in Iraq.

Marzo
13940312000201_PhotoI Il 2 marzo 2016, le forze irachene (unità dell’esercito, delle forze antiterrorismo, della polizia federale e dei volontari) liberavano al-Uaqalah, Um Jahir, Ala al-Nayaf, Ala al-Manfa, Tarqi al-Zafir, Ala al-Hamid, al-Fayaziyah, Sarsar Hayaf e Taha al-Buwasama, villaggi nel centro-nord della provincia di Salahudin, ad ovest di Samara. “Queste operazioni avranno un ruolo significativo nel spezzare tutte le vie di rifornimento nelle aree ancora controllate dai terroristi“, dichiarava il Generale di Brigata Yahya Rasul, portavoce dell’Esercito iracheno. Il 7 marzo, F-16 dell’Aeronautica irachena eliminavano almeno 50 terroristi del SIIL nella provincia di Qirquq, ad Huija. L’8 marzo, l’esercito iracheno liberava Zanqura a nord di Ramadi, e il 9 marzo eliminava almeno 30 terroristi del SIIL nelle province di Anbar e Diyala, e catturavano un centro di comunicazione dei terroristi tra Ramadi e Samara. Il 10 e l’11 marzo il SIIL bombardava Taza, nella provincia di Qirquq, utilizzando razzi con testate chimiche, intossicando almeno 409 persone. Il 15 marzo 11 aerei da guerra turchi bombardavano i campi del PKK nel nord dell’Iraq, a Gara e Qandil. Inoltre le forze di sicurezza turche intensificavano le attività nella Turchia orientale, a Yuksekova, Nusaybin e Sirnak. Intanto a Mosul, i peshmerga avanzavano da est, mentre esercito e milizie irachene avanzavano da sud. L’esercito e le milizie irachene avanzavano anche verso nord da Ramadi, scontrandosi con il SIIL ad al-Muhamadi, respingendolo verso i confini con Giordania e Siria; difatti i capi dello Stato islamico erano in fuga verso al-Rutabah. Una volta liberate queste regioni, tra Haditha e Samara, le forze irachene avrebbero avanzato verso al-Buqamal, al confine con la provincia siriana di Dair al-Zur. Il 17 marzo, le forze irachene liberavano al-Muhamadi, 160 km a nord-ovest di Baghdad, eliminando almeno 21 terroristi del SIIL. 2 capi del SIIL, insieme ad altri 62 terroristi, venivano eliminati dalle forze irachene nella città di Huijah, nella provincia di Qirquq. Il 19 marzo, l’esercito e le forze di mobilitazione popolare iracheni liberavano al-Bubayd e Qubaysa, nel Governatorato di Anbar, nell’ambito dell’operazione al-Jazira per liberare Hit, nodo stradale chiave sull’Eufrate occupato dal SIIL nell’ottobre 2014. Le forze di sicurezza irachene sventavano l’assalto del SIIL presso Haditha, nella provincia di Anbar, eliminando 5 attentatori suicidi che cercavano di entrare ad al-Haqlaniya, a sud di Haditha. Le forze volontarie irachene liberavano al-Mashatil e Mat-Hanah, presso Haditha, nel distretto di Hit, ad ovest di Ramadi, mentre 30 terroristi del SIIL venivano eliminati ad al-Qalidiya con la distruzione di un deposito di ordigni esplosivi, un’autobomba e 20 barili di C4 a Qaraya al-Asriya, sempre nella provincia di al-Anbar. Il 24 marzo, esercito e forze popolari iracheni liberavano i villaggi Munantar, Tal Shair, al-Salahia, al-Hitab e al-Maqmur presso Mosul, nella provincia di Niniwa, nell’ambito dell’operazione per librare la provincia, “Le aree centrali e meridionali di Mosul che ospitano le roccaforti dei comandanti del SIIL sono sotto il tiro dell’artiglieria e degli attacchi aerei“, dichiarava il Generale di Brigata Najm al-Jaburi, comandante dell’operazione dell’esercito iracheno. Il comandante dell’Organizzazione Badr, Sadiq al-Husayni, rivelava che il SIIL aveva utilizzato armi ed equipaggiamenti prodotti nel 2016 negli attacchi contro i giacimenti petroliferi Alas e Ajil, nella provincia di Salahudin, “Le attrezzature moderne utilizzate nei recenti attacchi dimostrano che lo SIIL riceve armi dai Paesi vicini“. Il 28 marzo, le forze irachene eliminavano Muhamad Ahmad Shayab, emiro del SIIL di Niniwa, e liberavano i villaggi Qudila, Qarmadi, Mahanah, Qatab, al-Nasr, Hamidat e Qarbardan, presso Mosul. Nel frattempo, l’Aeronautica irachena bombardava le posizioni del SIIL nella regione di al-Bashir, a sud di Qirquq, e nella regione di al-Ban, nella provincia di Niniwa. Altri 17 terroristi del SIIL venivano eliminati dall’Hashd al-Shabi nella provincia di Anbar, nelle zone di al-Mamurah e al-Huda, presso Hit. “Le forze di sicurezza hanno effettuato un’ampia operazione militare rastrellando le aree al-Mamurah e al-Huda sull’asse meridionale del distretto di Hit, dopo aspre battaglie con il SIIL; l’operazione ha comportato l’eliminazione di 17 terroristi del SIIL” dichiarava l’ufficiale dell’Hashd al-Shabi di Haditha Aysar Ubaydi. Il 31 marzo, le forze di sicurezza irachene liberavano la zona industriale di Hit dopo che gli aerei da guerra iracheni avevano bombardato le posizioni del SIIL nella città.

Aprile
iraq-ramadi Il 1° aprile 2016, l’esercito iracheno, sostenuto dalle Forze di mobilitazione popolare (PMF), liberava i quartieri al-Jamiyah, al-Mamurah e al-Asqari di al-Hit, nel Governatorato di al-Anbar, eliminando numerosi terroristi del SIIL. Il 2 aprile le forze irachene liberavano circa 1500 prigionieri in mano al SIIL, nel corso della battaglia per Hit, nella provincia di Anbar, mentre 60 terroristi del SIIL venivano eliminati nelle operazioni militari nelle province di Niniwa e Qirquq; almeno 30 erano morti negli attacchi aerei sul campo petrolifero di Qayarah, nel Governatorato di Niniwa. Le forze irachene Hashd al-Shabi eliminavano ad al-Qarama decine di terroristi, tra cui Abu Muhamad Shishani, capo del SIIL di Falluja. Il 5 aprile, presso Qirquq, oltre 30 terroristi del SIIL furono eliminati dall’esplosione di una cintura esplosiva difettosa, nel villaggio Rubayda, mentre si preparavano ad attaccare le forze di sicurezza irachene sul jabal al-Hamurin e presso i giacimenti Alas e Ajil nella provincia di Salahudin. Il 6 aprile le forze di sicurezza irachene liberavano il centro amministrativo di Hit, nella provincia di Anbar. Il 7 aprile, aerei dell’Aeronautica Militare irachena bombardavano la base del SIIL nella città di Qaim, nell’Anbar occidentale, eliminando 15 terroristi. L’8 aprile 9 terroristi del SIIL furono eliminati da un attacco aereo iracheno su Hit, distruggendo una base dello Stato islamico. “Le forze di sicurezza continuano le operazioni per liberare la città di Hit”, dichiarava il capo consiglio comunale Muhamad Muhanad al-Hiti, “il SIIL ora controlla meno del 30% della città, aree non superiori ai cinque chilometri quadrati”. Il 9 aprile, le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) dell’Iraq, circondavano al-Bashir, nel Governatorato di Qirquq, mentre l’Aeronautica irachena eliminava, nel Governatorato di Niniwa, Fadil Badr Ahmad, dirigente del SIIL, assieme a numerosi altri terroristi. Il 10 aprile, l’Hashd al-Shabi liberava Jasim Warda, nel Governatorato di Qirquq. Il 12 aprile, le forze irachene liberavano al-Hit, ad ovest di Ramadi, nel governatorato di al-Anbar.
Sette consiglieri militari statunitensi, il cui compito era coordinare le operazioni congiunte tra esercito iracheno, forze curde e volontarie, s’incontravano con alti dirigenti del SIIL con l’aiuto delle tribù locali, almeno due volte“, secondo il quotidiano turco Yeni Shafaq, sempre secondo cui le riunioni si erano svolte nei pressi di Mosul il 7 novembre 2015, con la mediazione della tribù Shamar, e nei pressi di Huija, nella provincia di Qirquq, il 3 febbraio 2016. “La CIA è la mente dell’invio clandestino delle forze speciali degli Stati Uniti presenti in Iraq come Delta Force“, dichiarava il Generale di Brigata dell’esercito iracheno Talal Abdarahman al-Hamdani, “La Delta Force è addestrata per assassinare figure politiche irachene e condurre operazioni militari pericolose“. Il deputato iracheno Rasul al-Tayi aveva chiesto al governo iracheno d’indagare sulla presenza di tali forze statunitensi. “Washington ancora aiuta militarmente i terroristi in Iraq”, dichiarava il portavoce di Ansarullah al-Nujaba Hashim al-Musavi, ribadendo che il movimento raccoglieva documenti, foto e video sugli aiuti paracadutati dalle forze della coalizione degli USA ai terroristi del SIIL in Iraq. “Le nostre forze hanno filmato un aereo degli Stati Uniti mentre sgancia aiuti militari ai terroristi del SIIL assediati“. E un membro del politburo del Qataib Sayad al-Shuhada, Hasan Abdal Hadi, dichiarava che le forze volontarie irachene erano preoccupate da ulteriori attacchi degli aerei da guerra statunitensi per impedire l’avanzata sulle aree controllate dal SIIL. “Purtroppo, ci sono ancora alcune persone in Iraq ingannate dalla coalizione degli Stati Uniti, mentre Washington sostiene il SIIL e cerca di compensare i danni inflitti ai terroristi taqfiri dalle forze volontarie“.
Il 16 aprile, le forze irachene eliminavano a Falluja Ahmad Muhamad Ubayd, il capo della ‘difesa aerea’ locale del SIIL, assieme ad altri 5 terroristi, mentre le forze volontarie irachene abbattevano un drone del SIIL che spiava le forze di sicurezza irachene ad al-Jarayashi, nella provincia di al-Anbar. Il 22 aprile, aerei da combattimento iracheni distruggevano un convoglio di autocisterne del SIIL presso al-Qayarah, a sud di Mosul, nella provincia di Niniwa, eliminando 10 terroristi. Il 23 aprile, l’esercito iracheno liberava al-Zuqayqah, ad ovest di al-Hit, avvicinandosi a Qan al-Baghdadi e Haditha, a 150 km ad est del confine siriano-iracheno. Il 26 aprile, la 7.ma Divisione dell’esercito iracheno e le Forze di mobilitazione popolare (PMF) liberavano la regione tra al-Hit e al-Baghdadi, nel governatorato di Anbar, nell’Iraq occidentale. Il 30 aprile, il braccio destro del capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi, Abu Ali al-Anbari, veniva eliminato insieme ad altri 14 terroristi da un attacco aereo iracheno presso al-Ash, vicino al confine con la Siria nord-orientale. Al-Anbari, noto anche Haji Iman, Abu Ala al-Afri e Abu Ala Qardash, era il numero due del SIIL dopo al-Baghdadi. “Le forze di sicurezza irachene hanno seguito i movimenti dei capi terroristi del SIIL. L’aviazione ha bombardato la base del gruppo presso al-Jazira, nella provincia nel nord-est della Siria di Hasaqah, uccidendo oltre 15 terroristi, tra cui il principale consigliere di Abu Baqr al-Baghdadi, Abu Ali al-Anbari“. L’Hashd al-Shabi eliminava 32 terroristi del SIIL presso al-Bashir, nella provincia di Qirquq, mentre 4 capi del SIIL venivano liquidati da un attacco aereo iracheno a sud di Huijah, mentre erano in riunione.ClZvbdZWMAAM1MDMaggio
CaJPy0RUcAAdDa2 Il 2 maggio 3 autobombe colpivano Baghdad uccidendo 14 civili, mentre il 1° maggio, 2 autobombe uccidevano 32 civili nella città di Samawa, e il 30 aprile, un’autobomba uccise 21 civili presso Baghdad, a Nahrawan. Tutti gli attentati furono rivendicati dal SIIL. la 7.ma Divisione dell’esercito iracheno e le Forze di mobilitazione popolare (PMF), liberavano i villaggi al-Bustamiyah, al-Dubiyah, al-Qatarum e al-Washaniyah, tra al-Hit e al-Baghdadi, ponendo fine a 18 mesi di assedio da parte del SIIL ad Haditha. Inoltre la 7.ma Divisione irachena e le PMF liberavano Camp Fadayin, nel governatorato di al-Anbar. Tutti i villaggi tra al-Hit e al-Baghdadi erano ora sotto il controllo del governo e l’esercito iracheno avanzava fino a 115 km dal confine con la Siria. Le forze irachene eliminavano 10 gallerie del SIIL alla periferia sud di Falluja, nella provincia di Anbar, eliminando circa 100 terroristi, mentre elicotteri iracheni distruggevano 8 autobombe presso la città. “Le forze congiunte comprendenti polizia, esercito e gruppi tribali hanno liberato l’autostrada che collega Falluja ad Amuriyah e Ramadi, e i distretti di al-Busaiyf e Fahilat”. “Le forze peshmerga hanno lanciato una grande campagna per ripulire la regione dai terroristi del SIIL, soprattutto dopo aver preso le aree strategiche“, dichiarava il comandante curdo Izadin Wanqi, riferendosi all’operazione militare contro il SIIL presso Qirquq, “I peshmerga si sono scontrati con i terroristi del SIIL in diversi combattimenti, mentre il SIIL ha risposto bombardando le basi curde con i mortai“. Il SIIL aveva effettuato attentati con autobombe contro i peshmerga presso Tal Suquf, Bashiqah, Qazar e Quayr. Il 6 maggio le forze militari irachene ed Hashd al-Shabi avanzavano nella provincia di Anbar liberando l’autostrada Amuriyah-Salam, eliminando diversi autoveicoli del SIIL. I terroristi avevano cercato di attaccare le postazioni dell’esercito iracheno, con 3 autoveicoli suicidi, che venivano distrutti dall’Hashd al-Shabi, mentre gli aerei da combattimento iracheni distruggevano veicoli e depositi del SIIL lungo l’autostrada Amuriyah-Salam. Inoltre, le forze irachene liberavano al-Salam, ad ovest di al-Bugharib. Presso Fallujah, l’esercito iracheno e l’Hashd al-Shabi liberavano i villaggi al-Buqamis, al-Buqalid, al-Buasi e al-Bumanahi, eliminando almeno 100 terroristi del SIIL ed 8 autobombe. L’8 maggio, l’esercito iracheno liberava Qarabuq, ad ovest di Maqumur sul Tigri, 60 chilometri a sud di Mosul. Le forze irachene liberavano 7 villaggi dal SIIL nella regione di Maqumur: Mahanah, Qudilah, Qarbardan, Qamardi, Qharaba, Qaryat Umah Awah e Qarabuq. L’11 maggio, 3 autobombe esplodevano a Baghdad uccidendo 94 civili a Sadr City e ad al-Qadhimiya, sede di un importante santuario sciita. Il 12 maggio, la 7.ma Divisione dell’esercito iracheno, appoggiata dalle Forze di mobilitazione popolare (PMF o Hashd al-Shabi), liberavano 3 villaggi nel Governatorato di al-Anbar, Baraziyah, Adusiyah e Samaniyah, eliminando 40 terroristi del SIIL. Il 17 maggio, 44 persone venivano assassinate da 2 autobombe ad al-Sha e al-Rashi, quartieri di Baghdad. Il 17 maggio, la 7.ma Divisione dell’Esercito iracheno e le Forze di mobilitazione popolare (PMF) liberavano Rutabah e Trabil, al confine con la Giordania. Il 22 maggio, l’Esercito iracheno liberava tre quartieri di Falluja, al-Shahabi, al-Harariyat e al-Duwayah, eliminando più di 40 terroristi del SIIL. L’esercito iracheno aveva avviato l’offensiva su Falluja con un tiro di sbarramento dell’artiglieria sulle posizioni dello Stato Islamico di Iraq e Levante (SIIL), assaltando e liberando il vicino cementificio ed avanzando su al-Niamiyah, a sud di Falluja, al-Sajar a nord di Falluja, e su al-Saqlawiyah, ad ovest di Falluja. Il 23 maggio, le forze militari e l’Hashd al-Shabi eliminavano decine di terroristi, tra cui due alti capi, Haji Hani e Abu Aishah, e il boia del SIIL di al-Sharqat, nella provincia di Salahudin, Abdullah Abu Maryam. Abu Abdarahman al-Anbari e la sua guardia del corpo venivano liquidati da uomini armati; al-Anbari era il responsabile della sicurezza del SIIL di al-Sharqat. Il comandante delle operazioni ad al-Anbar, Ismail Mahlavi, confermava che un altro capo del SIIL, Shaqir Wahib al-Fahdavi, era stato eliminato dell’Esercito iracheno a Rutabah, nella provincia di Anbar, oltre ad altri 7 capi del SIIL.Cly0Lp0WQAAYDGKL’offensiva su Falluja
Iraqi-Army-1 Il 24 maggio, Esercito e Forze di mobilitazione popolari iracheni liberavano la stazione di polizia di al-Sajar, a nord-est di Falluja, eliminando 20 terroristi del SIIL e liberavano al-Abadi, al-Asil, al-Luhayb, Buhadid al-Nasir, Yusifiyah, al-Juqayfah e al-Qarmah, a 4 chilometri ad est di al-Sajar, eliminando altri 30 terroristi dello Stato Islamico. Le forze di sicurezza irachene, guidate dal generale Abdulwahab al-Saidi, avevano lanciato l’operazione su Falluja, l’ultima grande base del SIIL nella provincia di Anbar, il 23 maggio 2016. Falluja fu occupata dal SIIL nel gennaio 2014. Il Primo ministro Haydar al-Abadi aveva ordinato l’avvio delle operazioni dichiarando: “Non esiste alcuna opzione per il SIIL se non fuggire“. L’operazione fu lanciata da sud-est, sud-ovest, nord-ovest e nord di Falluja. Secondo Qarim al-Nuri, portavoce delle unità di mobilitazione, “La loro resistenza non è stata pesante come ci attendevamo. Hanno fatto ricorso ad attacchi suicidi con autobombe, bombe e cecchini finora“. 10000 unità delle Forze di mobilitazione popolare partecipavano all’operazione cooperando con le forze di sicurezza irachene e i combattenti tribali sunniti. La coalizione degli Stati Uniti aveva effettuato 7 raid aerei presso Falluja tra il 14 maggio e il 20 maggio, ma il Colonnello Steve Warren, portavoce militare degli USA a Baghdad, dichiarava che la coalizione degli Stati Uniti non sosteneva le PMF alla periferia di Falluja, essendo gli Stati Uniti preoccupati dal coinvolgimento dei paramilitari iracheni, perché sostenuti dall’Iran. Le 20000 unità delle unità di Polizia Federale ed Esercito iracheno avevano eliminato Abu Hamza, governatore del SIIL di Falluja, e Abu Amr al-Ansari, altro capo del SIIL, già il 23 maggio, mentre i terroristi abbandonavano Qarmah e Saqlawiyah, ad est e a nord di Falluja, ultimo centro urbano importante della provincia di Anbar ancora occupata dal SIIL. Il 26 maggio, elicotteri Mi-28 iracheni eliminavano il vicegovernatore del SIIL di Falluja insieme a decine di altri terroristi, mentre cenavano nel centro della città. Un altro capo del SIIL, Qasim Aqab, veniva liquidato da un tiratore scelto nella vicina al-Qarmah, mentre Esercito e PMF iracheni liberavano al-Qarmah e al-Buayfan, a sud di Falluja, dopo aver eliminato una dozzina di terroristi dello Stato Islamico. Inoltre, l’Hashd al-Shabi scopriva una grande galleria del SIIL nei pressi di Falluja, nella fabbrica di mattoni vicino la città, e sequestrava anche una fabbrica di bombe e mine stradali del SIIL. La Polizia Federale irachena a sua volta smantellava almeno 37 ordigni esplosivi presso Falluja, sulla strada tra Mamal al-Azraq e al-Lifiyah. Il 27 maggio, la 7.ma Divisione dell’Esercito iracheno e le Forze di mobilitazione popolare (PMF) libravano il ponte Sajar ed al-Muqtar, a nord di Falluja, e al-Bubayd, ad est di Falluja, eliminando 20 terroristi. Il 29 maggio, la 7.ma Divisione dell’Esercito iracheno e le Forze di mobilitazione popolare (PMF) eliminavano ad al-Hit più di 50 terroristi del SIIL, e liberavano al-Hur e al-Buah, a sud di Fallujah, eliminando altri 36 terroristi dello Stato islamico. L’Esercito, le forze di polizia federale e l’Hashd al-Shabi iracheni eliminavano altri 75 terroristi del SIIL ad al-Naimiyah, a sud di Falluja, e liberavano il ponte di al-Tafaha, le regioni di al-Shihah e al-Saqlawiyah, e il quartiere di Shuhada di al-Saqlawiyah.

Giugno
FallujahIl 1° giugno, Esercito, Forze di mobilitazione popolare (PMF) e Polizia Federale iracheni liberavano al-Bushajal, ad al-Saqlawiyah, eliminando 30 terroristi del SIIL. Il 2 giugno, il SIIL tentava di assaltare il jabal al-Hamurin, presso Baiji, nel Governatorato di Salahudin, ma l’Esercito iracheno respingeva l’assalto eliminando 21 terroristi. Il 3 giugno, Esercito, Forze di mobilitazione popolare (Hashd al-Shabi) e Polizia Federale iracheni liberavano al-Saqlawiyah, eliminando oltre 70 terroristi dello Stato islamico provenienti da Arabia Saudita, Siria, Libano e Quwayt. Il 6 giugno, il SIIL assaltava al-Haditha, nel governatorato di al-Anbar, ma le forze irachene respingevano l’assalto eliminando oltre 30 terroristi e 10 autoveicoli dello Stato islamico. Inoltre, Esercito, Forze di mobilitazione popolare (PMF) e Polizia Federale iracheni liberavano al-Shuhada, Jabayl, al-Yatamah e la centrale elettrica a sud di Falluja, eliminando 3 autobombe e 14 terroristi del SIIL. Il 9 giugno, l’esercito iracheno avanzava nella provincia di Anbar liberando Albu Savit, ad al-Amuriya, a sud di Falluja. Ismail al-Isawy, dell’ospedale centrale di Falluja, dichiarava che 1500 famiglie erano fuggite della città e altre 500 dal villaggio Zuba, per rifugiarsi presso le aree liberate dall’esercito iracheno e dalle truppe volontarie nella provincia di Anbar. L’11 giugno, le truppe dell’8.vo Battaglione dell’Esercito iracheno avanzavano su Falluja liberando le regioni di al-Falahat e al-Sabihat, nella parte meridionale della città, dopo aver eliminato una dozzina di terroristi del SIIL, mentre il capo del tribunale religioso del SIIL Jasim Muhamad Sarhan al-Shablavi veniva eliminato da un raid aereo iracheno su al-Jumhuriya, nel sud della provincia di Salahudin. L’esercito iracheno catturava 543 terroristi del SIIL mascheratisi da profughi e sfollati, mentre tentavano di fuggire da Falluja. Il 13 giugno, 37.ma e 72.ma Brigate dell’Esercito iracheno e le Forze di mobilitazione popolare irachene (PMF) entravano nel quartiere Hay Nazal, al centro di Falluja, e rastrellavano i quartieri meridionali di Falluja di Naymiah e Shuhada, eliminando 72 terroristi del SIIL. Nelle operazioni per liberare Falluja, furono eliminati oltre 500 terroristi del SIIL, secondo il comandante dell’operazione Tenente-Generale Abdulwahab al-Saidi, mentre altri 42 terroristi del SIIL furono eliminati dalle forze irachene a Mahalah al-Shuhada Awal, a Falluja. Il 14 giugno, le forze governative irachene liberavano al-Shafaq, zona residenziale di Fallujah, mentre il 17.mo Reggimento dell’Esercito iracheno liberava al-Zanasah, al-Zayban e al-Atar, e il ponte Abas Jamil, a sud di Falluja. Inoltre, il 15.mo Reggimento dell’Esercito iracheno liberava al-Nasr, a sud di Mosul. Il 15 giugno, la 17.ma Divisione dell’Esercito iracheno liberava al-Tala, Bustan al-Taqrit e Rayqan a sud-est di Falluja. Un dirigente della sicurezza irachena rivelava “Thamir al-Sabhan, l’ambasciatore saudita a Baghdad, preparava un piano per far fuggire i terroristi dalla prigione di al-Hut“, con l’impiego di kamikaze e autobombe. “Volevano contrabbandare armi nella prigione incitando scontri e con l’aiuto di alcune persone far scoppiare una rivolta per aiutare i detenuti a prendere il controllo della prigione e fuggire“. Il 17 giugno, il comandante della Polizia Federale dell’Iraq, Maggiore-Generale Raid Shaqir Judat, dichiarava che Falluja era completamente liberata dai terroristi del SIIL, e il comandante dell’operazione a Falluja, Abdulwahab Saidi, dichiarava che le forze irachene avevano il controllo di tutti gli edifici governativi della città, mentre le truppe governative liberavano al-Arsan e al-Naza e sgombravano dalla presenza dei terroristi tutta la riva occidentale dell’Eufrate. La 34.ma Brigata dell’Esercito iracheno, le Forze di mobilitazione popolare (PMF) e la Polizia Federale liberavano i quartieri al-Jamhuriyah, al-Dhubat e al-Bazarah di Falluja, oltre al Complesso governativo di Fallujah. La 29.ma Brigata dell’Esercito iracheno, sostenuta dalle Forze di mobilitazione popolare (PMF) presso al-Hit tendevano un’imboscata a un gruppo di terroristi del SIIL, eliminandone 8 tra cui il capo locale del SIIL, Ahmad Majid. Il 19 giugno, la 34.ma Brigata dell’esercito iracheno, sostenuta dalle Forze di mobilitazione popolare (PMF) e dalla Polizia Federale, liberava nella regione di al-Zuba i villaggi Basatin, Shit, Qurush e Anaz, mentre a Falluja le forze irachene liberavano i quartieri Andalus e Risalah e il Distretto Industriale. Il 22 giugno, presso Falluja, le forze irachene avanzavano su Zanqura e al-Burisha, eliminando 50 terroristi dello “Stato islamico”. Il 23 giugno, la 9.na Divisione dell’Esercito iracheno liberava il jabal Maqul, Maqul e Ibrahim al-Alí, nel Governatorato di Niniwa, a sud di Mosul. A Falluja, Esercito iracheno, Forze di mobilitazione popolare (Hashd al-Shabi) e Polizia Federale liberavano il Ponte Vecchio e il quartiere al-Jamhuriyah. Il 25 giugno, le forze irachene liberavano il nodo stradale di Zawiya-Maqul e i villaggi al-Baydha e al-Jabariya, presso al-Sharqat, eliminando decine di terroristi del SIIL, mentre Sarmad Mazahim Ahmad Hasan al-Hanini, noto capo del SIIL e collaboratore di al-Baghdadi, veniva eliminato in un bombardamento aereo sulla periferia di Sharqat, dove fu liquidato anche Abdullah Abu Maryam, boia del SIIL della città di Sharqat. Altri due capi del SIIL, Haji Hani e Abu Aishah, incaricati della difesa di Sharqat, erano stati eliminati in precedenza nelle operazioni delle forze irachene. Il 25 giugno, l’esercito iracheno liberava il quartiere al-Julan di Falluja, ottenendo il pieno controllo della città. Il comandante delle operazioni per la liberazione di Fallujah, Tenente-Generale Abdulwahab al-Saidi, aveva dichiarato che almeno 1800 terroristi del SIIL erano stati eliminati nell’operazione. Il 28 giugno, le forze irachene eliminavano decine di terroristi del SIIL a sud di Hit, nella provincia di Anbar. La 9.na Divisione corazzata dell’Esercito iracheno liberava Tal Baj, presso al-Sharqat, nel Governatorato di Salahudin, e respingeva il contrattacco del SIIL sulla zona.CluHp1zXIAA00Ym

Petrodollari, imperialismo e destabilizzazione

Murad Makhmudov e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times 11 giugno 2016

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Il segretario alla Difesa USA Ashton Carter e il principe ereditario saudita Muhamad bin Salam

Negli anni ’80 Stati Uniti, Arabia Saudita, Pakistan, Regno Unito e certi altri Paesi iniziarono a finanziare il terrorismo islamico sunnita in Afghanistan. Tale ingerenza seguì l’assedio della Mecca in Arabia Saudita nel 1979. Di conseguenza, il finanziamento dei radicali sunniti in Afghanistan avvenne in un momento molto opportuno per i governanti feudali dell’Arabia Saudita. Il Pakistan divenne la base per l’addestramento dei jihadisti sunniti internazionali e la diffusione dell’islamismo in Afghanistan. Indipendentemente dalle motivazioni in Afghanistan è chiaro che le convulsioni dell’intervento in questa nazione si fanno ancora sentire oggi in molte nazioni. Stati Uniti e Pakistan scatenarono CIA e ISI per creare un forza combattente sunnita da lanciare contro l’Unione Sovietica. L’intelligence inglese fece la sua parte in questa guerra segreta, e arrivando al 2016 appare chiaro che la serie di Stati falliti è dovuta all’ingerenza estera. Nel caso del Pakistan, ISI e governo centrale crearono il proprio incubo islamista taqfirita perché questa nazione non può più contenere le forze che ha scatenato. Ciò significa che l’agenda islamista vede il governo del Pakistan come anti-islamico con l’effetto a catena d’aumentare l’odio verso tutte le minoranze della nazione. Pertanto, tutte le minoranze, musulmane o non musulmane, affrontano l’ira dell’islamismo taqfirita e questo si vede negli attentati contro ahmadiya musulmani, sciiti, indù, cristiani e sufi. Quando coraggiose voci sunnite in Pakistan parlano come Salman Tasir, ex-governatore del Punjab, allora arriva la morte. Allo stesso tempo, cristiani bruciati vivi e attacchi agli sciiti sono parte integrante del Pakistan. L’aspetto più preoccupante è che tali crimini contro l’umanità non accadono solo in aree preda del caos a causa del potere di diverse organizzazioni islamiste, ma accadono anche nelle società tradizionali. Ciò significa che i finanziamenti agli islamisti da parte delle nazioni che sostennero la guerra in Afghanistan hanno creato un incubo basato sui sogni di Arabia Saudita e altre potenze del Golfo. E’ chiaro che, mentre Stati Uniti e Regno Unito si concentrarono sulla sola questione dell’Afghanistan, gli alleati del Golfo e il Pakistan ebbero idee diverse. In alcun momento tali nazioni capirono le dinamiche della militanza sunnita che alterava il quadro religioso e politico. Eppure pericolosi capi politici del passato in Pakistan, come il generale Zia ul-Haq, insieme ad Arabia Saudita e altri Stati del Golfo, alterarono le dinamiche del mondo musulmano di questa parte dell’Asia. Le ripercussioni continuano oggi coi vari movimenti islamisti che suscitano caos in Afghanistan e Pakistan. Allo stesso tempo, il ruolo delle donne ha sofferto molto nelle zone in cui gli islamisti sono forti. Allo stesso modo, settarismo, terrorismo e Stati indeboliti di Afghanistan e Pakistan precipitarono nel vuoto creatosi, come oggi la Libia in crisi per causa degli stessi vili poteri.
tumblr_nivassbbqE1tr18gdo1_1280 Pertanto, gli attentati settari dei taqfiri in Afghanistan e Pakistan sono realtà naturali in questa parte del mondo. Inoltre, l’invasione USA dell’Iraq che creò l’esodo di numerosi cristiani e altre minoranze, fu seguito dall’islamismo e dal settarismo taqfirita dilagante. L’Iraq, nonostante la brutale dittatura di Sadam Husayn, era fermamente laico e il terrorismo non era una minaccia per il governo di Baghdad. Tuttavia, una volta che gli Stati Uniti intervennero crearono il vuoto che, ancora una volta, veniva riempito da varie organizzazioni islamiste, tra cui al-Qaida. Inoltre, proprio come l’11 settembre fu opera di cittadini prevalentemente sauditi, questa nazione ha dato il maggior numero di islamisti recatisi in Iraq per uccidere i soldati degli Stati Uniti e delle altre forze alleate, oltre ad uccidere i musulmani sciiti. Per l’Arabia Saudita si trattava di controllare il nuovo Iraq con un governo sciita contrario alla volontà di Riyadh. Dopo tutto, per gli islamisti wahhabiti dell’Arabia Saudita, ciò equivale al tradimento. Ancora una volta, proprio come i cittadini statunitensi furono uccisi l’11 settembre per mando di cittadini sauditi, ora erano i soldati statunitensi che morivano a migliaia per mano degli islamisti sauditi finanziati dai Paesi del Golfo, a prescindere se fossero organizzazioni o singoli individui. L’ironia, una triste ironia per i soldati statunitensi, è che la maggior parte dei morti statunitensi in Afghanistan e Iraq era causata dalle politiche dei cosiddetti amici in Pakistan e Arabia Saudita. Ancora una volta, tuttavia, Stati Uniti ed élite di Washington sembravano permettere tale politica confusa ignorando le reti che uccidevano i propri soldati. Oggi l’Iraq entra nel “sistema di domino stato fallito” che spesso fa seguito all’ingerenza di altre nazioni. Pertanto, il terrorismo è una realtà quotidiana in Iraq, con numerose minoranze fuggite, le donne che soffrono in alcune parti del Paese, il nord de facto sotto il governo curdo e il settarismo che affligge lo Stato-nazione. Tuttavia, i capi politici di Washington ancora una volta hanno scatenato un altro vuoto brutale in Siria, nonostante i problemi in Afghanistan, Iraq e Pakistan. In alcun momento durante la guida di Bashar al-Assad le minoranze religiose dovettero preoccuparsi per il loro futuro, prima dell’ingerenza estera. Allo stesso modo, le donne in Siria hanno la libertà che si sognerebbero in Afghanistan, Qatar, Arabia Saudita e altri Paesi nell’orbita degli Stati Uniti in Medio Oriente. Infatti, a differenza della Francia, che viola il modo di vestirsi delle donne musulmane, o della Svizzera, che impone restrizioni sui luoghi di culto musulmani, in Siria le donne decidono come vestirsi e tutte le fedi religiose hanno luoghi di culto. Tuttavia, la cosiddetta “primavera araba” è stata usurpata da forze potenti e da Arabia Saudita e Qatar, nel momento di riempire il vuoto con gli islamisti.
La crisi in Libia ancora una volta scatena forze ancora presenti e questo vale per il caos e l’assenza di un potere centrale. Inoltre c’è la destabilizzazione del nord del Mali dovuta alle forze scatenate dal crollo della Libia. E’ ancora troppo presto per dire quale sarà il futuro della Libia, ma i gruppi terroristici islamici e le organizzazioni religiose islamiste chiaramente sono intenti a riempire il vuoto. Nel nord del Mali hanno già alterato il quadro e chiaramente questa zona sarà la base per l’ulteriore caos regionale. La Siria, di conseguenza, è rimasta la più potente ed indipendente nazione araba fermamente laica e libera dal controllo estero. Né USA né Arabia Saudita potranno controllare questa nazione, ma una volta che le manifestazioni cominciarono in Siria le forze estere subito intervennero. L’emergere del “fantomatico esercito libero siriano (ELS)” apparve rapidamente, proprio come nel caso dell’Esercito di Liberazione del Kosovo e dei ribelli in Libia. Chiaramente, tali forze apparvero troppo in fretta per essere spontanee, quindi obiettivi politici a lungo termine seguivano da dietro le quinte, riempiendo qualsiasi vuoto emergesse o creando il vuoto per scatenare forze potenti. Subito nella crisi siriana molti soldati furono uccisi e chiaramente non lo furono per mano di manifestanti pacifici. Bashar al-Assad ammise gli errori compiuti nel primo periodo, ma se non fosse stato per le forze estere, la situazione sarebbe stata contenuta. La crisi in Bahrayn rimane perché gli sciiti sono trascurati e le forze popolari sunnite hanno anche molti dubbi. Nonostante la brutale repressione in Bahrayn, è chiaro che il tasso di mortalità è molto inferiore di quello in Siria, perché alcuna nazione invia armi a nuovi agenti. Al contrario, l’Arabia Saudita ha avuto il permesso di entrarvi per schiacciarvi la rivolta spontanea. Nel caso della Siria, Arabia Saudita e Qatar finanziano i terroristi e mercenari internazionali. Inoltre, la Turchia è un altro aggressore della Siria, perché permette ad ELS e varie organizzazioni islamiste di avere basi presso il confine con la Siria. Gli scopi della CIA e degli islamisti, a differenza di Iraq e Afghanistan dopo l’11 settembre (prima erano alleati), ancora una volta confluivano per destabilizzare la Siria. Proprio come in Afghanistan, è chiaro che l’interesse degli Stati Uniti è idurre il potere della Federazione Russa e dell’Iran sul piano geopolitico. Tuttavia, proprio come in Afghanistan, Iraq e Pakistan, l’obiettivo dell’Arabia Saudita è la diffusione dell’islamismo wahhabita/salafita.
Saudi-King-Abdullah-bin-A-001 Il risultato di tutto questo è che la Siria è stata destabilizzata da molte forze che sostengono sedizione, settarismo e terrorismo. Ancora una volta, tale politica si ripercuote sulla regione, il Libano rimane in bilico e gli attentati aumentano anche in Iraq. Ora, nella Siria di oggi, ELS e islamisti decapitano persone, uccidono minoranze, rifugiati iracheni in Siria, sostenitori Bashar al-Assad e giornalisti. I video recenti ripresi dall’ELS mostrano persone gettate dai tetti ed individui catturati prima di essere assassinati. Collettivamente, le morti di cui si legge nei notiziari o si vede in televisione in Afghanistan, Iraq, Pakistan e ora Siria sono dovute alle politiche di Washington e degli altri alleati, come l’Arabia Saudita, che finanziano la carneficina. Il Pakistan è ancora rovinato dall’islamismo a causa delle politiche pericolose adottate dai capi in passato. Altre nazioni come Mali e Libano subiscono tali onde d’urto, mentre più vicino gli islamisti dilagano anche radicalizzando le principali città d’Europa. Pertanto, le potenti scosse dell’assedio della Mecca nel 1979, quando Juhayman al-Utaybi e i suoi seguaci assaltarono la Meccam,continua a riverberarsi nell’arena religiosa del mondo islamico. Tale singolo evento galvanizzò USA e Arabia Saudita nel finanziare ulteriormente i terroristi islamisti in Afghanistan e nelle confinanti regioni del Pakistan dal 1979 in poi, fino alla scomparsa dell’Unione Sovietica. Dopo tutto, le élite saudite avevano bisogno di una distrazione e USA e Regno Unito erano preoccupati per le ripercussioni di tale importantissimo evento. Forse le convulsioni in Arabia Saudita sono anche dietro gli eventi in Siria, proprio come successe dopo l’assedio della Mecca con l’Afghanistan. Dopo tutto, è chiaro che la comunità sciita e gli elementi sunniti sono scontenti degli attuali capi feudali dell’Arabia Saudita. Allo stesso modo, l’Arabia Saudita sostiene il settarismo in Bahrayn e Yemen, e ciò aiuta a colmare l'”irrequieto vuoto islamista dell’Arabia Saudita”. Indipendentemente dai fattori che hanno portato USA, Qatar, Arabia Saudita, Francia, Turchia e Regno Unito a destabilizzare la Siria, è chiaro che le forze scatenate non saranno contenute se le forze centrali in Siria collassano. Gli USA ora ne sono preoccupati per via di ciò che è successo in Iraq, grazie alla tenacia del governo siriano. Nonostante ciò, le élite di Washington hanno permesso ad Arabia Saudita, Qatar, Quwayt e Turchia di destabilizzare la Siria tramite le azioni di CIA, MI6, MIT, DGSE e altre intelligence della NATO in Turchia. Il risultato è che SIIL ed altre forze terroristiche minacciano seriamente Iraq e Siria. Allo stesso modo, la stessa realtà appare nello Yemen del 2016 a causa dell’intromissione diretta della coalizione anti-sciita guidata dall’Arabia Saudita.
Una cosa è certa, la carneficina in corso e gli attacchi terroristici quotidiani in Afghanistan, Iraq, Libia, Pakistan e Siria sono collegati alle politiche di Washington e al denaro proveniente da Arabia Saudita, Quwayt e Qatar. Tali nazioni erano libere dal terrorismo internazionale (in alcune accadeva di rado), ma una volta che i petrodollari degli Stati Uniti e del Golfo sono spuntati, allora tutto è cambiato. La destabilizzazione della Siria segue uno schema fin troppo familiare e lo stesso vale per la diffusione del terrorismo e del settarismo una volta che le élite politiche di Washington e Riyadh ne sono coinvolte. Tuttavia, proprio com’è successo in Afghanistan negli anni ’80 e ’90, è chiaro che le forze scatenate contro la Siria non possono essere contenute e tale realtà minaccia l’Iraq ancora una volta.13407158Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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