Abdalhaqim Belhadj, capo del SIIL in Libia

Nebil Ben Yahmed, Tunisie Secret 24 febbraio 2015

In una nota inviata all’Interpol, il procuratore generale dell’Egitto Hisham Baraqat ha presentato un mandato contro Abdalhaqim Belhadj e trenta altri criminali egiziani, tunisini e quwaitiani presunti appartenenti al SIIL. Secondo la legge egiziana, il terrorista libico Belhadj è anche accusato di essere il vero capo del SIIL nel Maghreb.

belhadj_2196832bCome abbiamo recentemente scritto il 16 febbraio, in un articolo sul fratello musulmano Recep Tayyip Erdogan, Abdalhaqim Belhadj è stato istruito dai servizi turchi e qatarioti a trasferire parte dei mercenari del SIIL in Libia per preparare la destabilizzazione di due Stati nel mirino degli strateghi della “primavera araba”: Egitto e Algeria.

Algeria ed Egitto, obiettivi del SIIL
Tale estesa operazione ultrasegreta è iniziata nell’ottobre 2014, con il trasferimento con aerei cargo e navi da guerra di materiale, autoveicoli 4×4 e combattenti dal fronte siriano-iracheno. La loro nuova missione, sancita dagli statunitensi, è aprire due nuovi fronti sui confini tra Egitto e Libia e tra Algeria e Libia. Ciò perché nell’amministrazione degli Stati Uniti, non essendo più l’Egitto alleato affidabile, alcuni falchi non disperano dal reinsediare al potere i Fratelli musulmani egiziani, tanto più che il fortunato cambio con l’avvento di Abdalfatah al-Sisi ha completamente compromesso il nuovo ordine statunitense in tutta la regione. Riguardo l’Algeria, non c’è dubbio che rimane padrona del suo petrolio e gas naturale. L’esercito algerino è consapevole del pericolo, ma alcuni vicini a Butefliqa pensano che moltiplicando le concessioni agli statunitensi, l’Algeria non verrà destabilizzata.

A cosa gioca la Tunisia?
I due Paesi che eseguono e supervisionano per conto degli Stati Uniti tale importante operazione sono Turchia e Qatar. La Tunisia che finge neutralità ne è anche coinvolta. Vi sono diversi indizi del coinvolgimento. In primo luogo, la residenza del famigerato terrorista Abdalhaqim Belhadj, non è in Libia ma in Tunisia, più precisamente a Djerba, con una cellula nel cuore di Tunisi. In secondo luogo, il governo tunisino non ha gradito l’ultimo attacco dell’Aeronautica egiziana contro posizioni del SIIL, rimuginando che la Tunisia preferisce una soluzione politica alla crisi libica. Nella riunione della Lega araba in cui il rappresentante egiziano accusava l’omologo del Qatar di sostenere il terrorismo, la Tunisia ha preso una posizione chiara contro altri attacchi egiziani in Libia. In terzo luogo, 48 ore dopo il bombardamento delle posizioni del SIIL dall’aeronautica egiziana, si apprendeva che 40 tonnellate di farmaci furono inviate in Libia. Secondo Muhamad Sahbi Juyni, segretario generale del Sindacato Nazionale delle forze di sicurezza tunisine, parlando il 18 febbraio sul canale televisivo Hiwar al-Tunisi, “di sicuro sono state inviate 40 tonnellate di farmaci nella città libica di Zintan”, aggiungendo di temere che il dono fosse destinato a finanziare gruppi terroristici e chiedendo al governo di portare il caso in tribunale. Isam Darduri l’ha confermato dando maggiori dettagli. Nonostante le spiegazioni confuse di Munir Qsiqsi, comandante della Guardia nazionale, le 40 tonnellate di farmaci furono effettivamente consegnate alle milizie di Belhadj per inviarle ai barbari del SIIL. Peggio, non era un regalo, ma un ordine negoziato da un potente affarista tunisino in ottimi rapporti con al-Nahda e Nida Tunis, e pagato da Abdalhaqim Belhadj, in possesso di metà dei beni libici all’estero, oltre ad aver derubato le banche libiche dopo l’assassinio di Gheddafi.

SIIL creazione turco-qatariota
Nel prendere tale posizione, la Tunisia è coerente con la politica degli Stati Uniti, che sono anche contrari ad ogni azione militare contro il SIIL in Libia, e per una buona ragione: il SIIL non è un miracolo divino ma una creazione turco-qatariota coperta dagli Stati Uniti. Il SIIL è la sintesi tra al-Qaida e al-Nusra, creata appositamente per distruggere la Siria ed Hezbollah e indebolire l’Iran. Secondo il comandante Husim al-Awaq, ex-ufficiale dell’intelligence militare siriana unitosi all’opposizione e capo del gruppo degli “ufficiali liberi” dell’ELS, Turchia e Stati Uniti non hanno mai ha sostenuto l’Esercito libero siriano, ma solo SIIL e Jabhat al-Nusra. “Abbiamo tre basi in Siria, mentre il SIIL ne ha 20 e al-Nusra 5, tutti finanziate dall’organizzazione turca Marmara“, ha detto. Da parte sua, il generale Wesley Clark, ex-comandante delle forze militari della NATO in Europa dal 1997 al 2001, ha recentemente affermato in un’intervista alla CNN che “lo Stato islamico (l’organizzazione taqfirista SIIL) è stato istituito con finanziamento dei nostri amici e alleati, tra cui Turchia e Qatar… al fine di combattere fino all’ultimo contro Hezbollah“.

Il SIIL perseguito dall’Egitto
Secondo al-Arabiya, il procuratore generale egiziano Hisham Baraqat, via Interpol ha lanciato un mandato contro Abdalhaqim Belhadj e trenta altri criminali egiziani, tunisini e quwaitiani presunti appartenenti al SIIL. Secondo la legge egiziana, il terrorista libico Abdalhaqim Belhadj è anche accusato di essere il vero capo del SIIL in Maghreb. Dei cinquanta terroristi ricercati, la metà sono cittadini tunisini, tra cui Brahim al-Madani, Abdarahman Suyhli, Haytham Tajuri, Usama Salabi, Adal Tarouni, Salahudin bin Umran, Salah Uarfli, Ahmad Zaui, Sadoq Gariani, Abdalwahab Gayad, Qalid Sharif, Ali Salabi, Ajmi Atri, Abdalbasat Azuz, Harun Shahibi, Umar Qadraui, Fradj Suyhli… In una dichiarazione al giornale tunisino al-Sarih del 24 febbraio 2015, il portavoce dell’esercito libico Ahmad Masmari affermava l’esistenza di un campo di addestramento del SIIL a Sabrata, 50 km dal confine tunisino. Quindi non vi sono solo Derna e Sirte sotto il controllo dei barbari e mercenari del SIIL. La diffusione di tale tumore è così rapida che prefigura un caos totale in Libia e di certo la sua partizione futura in diversi micro-Stati. Se il governo tunisino crede di uscirsene ospitando Abdalhaqim Belhadj, ex-luogotenente di Usama bin Ladin divenuto dopo la distruzione della Libia uomo di punta e capo occulto del SIIL del Maghreb, commette un crimine contro il popolo tunisino e un chiaro tradimento di Algeria ed Egitto. Giocando con il fuoco, può bruciarsi per prima. Tatawin, Zarzis, Gabis e Madanin possono finire sotto il “califfato” del SIIL prima di Marsa Matruh in Egitto e dei Wilaya Illizi e Djanet in Algeria!

201210152165194734_20Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’esercito iracheno abbatte 2 aerei inglesi che rifornivano il SIIL

Fars News Agency Global Research, 24 febbraio 2015

usa-isis-1L’esercito iracheno avrebbe abbattuto 2 aerei inglesi che trasportavano armi ai terroristi del SIIL nella provincia di al-Anbar, rivela un parlamentare. “Il Comitato di Sicurezza Nazionale e Difesa del Parlamento iracheno ha avuto accesso alle foto degli aerei inglesi schiantatisi mentre trasportavano armi al SIIL“, ha detto il capo del comitato Haqim al-Zamali, secondo il Centro informazioni del Consiglio Supremo islamico iracheno. Ha detto che il parlamento iracheno ha chiesto a Londra spiegazioni al riguardo. Il deputato iracheno inoltre ha svelato che il governo di Baghdad riceve rapporti quotidiani da persone e forze di sicurezza nella provincia di al-Anbar su numerosi aerei della coalizione, a guida USA, che lanciano armi e rifornimenti al SIIL nelle aree che controlla. Il deputato iracheno ha inoltre rilevato la causa di tali aiuti occidentali al gruppo terroristico, spiegando che gli Stati Uniti preferiscono una situazione caotica nella provincia di Anbar, vicino le città di Qarbala e Baghdad, perché non vuole che la crisi del SIIL finisca. Proprio oggi, un alto funzionario della provincia irachena s’è scagliato contro i Paesi occidentali e i loro alleati regionali per il sostegno ai terroristi taqfiri in Iraq, rivelando che armi di Stati Uniti e Israele sono state scoperte nelle zone sgombrate dai terroristi del SIIL. “Abbiamo scoperto armi prodotte negli Stati Uniti, Paesi europei ed Israele nelle aree liberate dal controllo del SIIL, nella regione di al-Baqdad”, il sito al-Ahad citava il responsabile del Consiglio Provinciale di al-Anbar Qalaf Tarmuz, che osservava come armi di fabbricazione europea e israeliana fossero state scoperte nella parte orientale di Ramadi. Al-Zamali aveva rivelato a gennaio che gli aerei della coalizione anti-SIIL avevano lanciato armi e alimentari al SIIL presso le province di Salahudin, al-Anbar e Diyala. Al-Zamali ha sottolineato che la coalizione è la principale causa dell’esistenza del SIIL in Iraq. “Ci sono le prove degli aiuti militari della coalizione guidata dagli USA ai terroristi del SIIL aviolanciati (carichi sganciati)“, aveva detto a FNA a gennaio. Ha osservato che i membri del suo comitato hanno già dimostrato che gli aerei statunitensi avevano sganciato armi avanzate, comprese armi antiaeree, al SIIL, e che aveva istituito una commissione d’inchiesta per indagare sulla questione. “Gli Stati Uniti sganciano armi al SIIL con la scusa di non conoscerne le posizioni e cercano di distorcere la realtà con le loro accuse”. Ha osservato che la commissione aveva raccolto dati e prove fornite da testimoni oculari, tra cui ufficiali dell’esercito iracheno e forze popolari, e disse: “Questi documenti sono stati consegnati alla commissione d’inchiesta… e verranno intraprese le misure necessarie per proteggere lo spazio aereo iracheno“.
Inoltre a gennaio, un altro deputato ribadiva che la coalizione degli Stati Uniti è la principale causa della sopravvivenza del SIIL in Iraq. “La coalizione internazionale è solo un pretesto per proteggere il SIIL aiutando il gruppo terrorista con attrezzature e armi“, aveva detto Juma Diwan, membro del blocco al-Sadr nel parlamento iracheno. Aveva detto che il sostegno della coalizione al SIIL è ormai evidente a tutti, continuando: “La coalizione non ha preso di mira le principali posizioni del SIIL in Iraq“. A fine dicembre, il parlamentare del Comitato di Sicurezza Nazionale e Difesa del Parlamento iracheno aveva rivelato che un aereo statunitense aveva rifornito l’organizzazione terroristica SIIL di armi e munizioni nella provincia di Salahudin. Il deputato Majid al-Gharawi dichiarò che le informazioni disponibili sottolineavano che gli aerei statunitensi rifornivano l’organizzazione SIIL non solo nella provincia di Salahuddin, ma anche in altre province, segnalava Iraq tradelink. Aggiunse che gli Stati Uniti e la coalizione internazionale “non combattono seriamente l’organizzazione SIIL, perché hanno il potere tecnologico per determinare la presenza di uomini armati del SIIL e distruggerli in un mese“. Gharawi aggiunse che “gli Stati Uniti cercano di prolungare la guerra contro il SIIL per avere garanzie dal governo iracheno sul possesso di basi nelle province di Mosul e Anbar“. La commissione sulla sicurezza di Salahudin aveva anche rivelato che “aerei sconosciuti lanciavano armi e munizioni agli uomini armati del SIIL a sudest di Tiqrit“. Anche alla fine di dicembre, un parlamentare iracheno sollevò dubbi sulla serietà della coalizione anti-SIIL guidata dagli Stati Uniti, e disse che il gruppo terrorista riceveva aiuti sganciati da velivoli non identificati. “La coalizione internazionale non è seria sugli attacchi aerei ai terroristi del SIIL e cerca anche di non far combattere le forze popolari (volontari) contro i taqfiri, in modo che il problema con il SIIL rimanga irrisolto nel prossimo futuro“, aveva detto Nahlah al-Hababi a FNA. “I terroristi del SIIL continuano a ricevere aiuti da aerei da aerei non identificati in Iraq e Siria”, aggiunse. Hababi disse che gli accurati attacchi aerei della coalizione vengono lanciati solo in quelle aree in cui sono presenti le forze curde Peshmarga, mentre gli attacchi militari in altre regioni non sono così precisi. A fine dicembre, la coalizione degli Stati Uniti lanciò aiuti ai taqfiri in una zona a nord di Baghdad. Fonti sul campo in Iraq dissero ad al-Manar che gli aerei della coalizione internazionale lanciavano aiuti ai terroristi a Balad, nella provincia di Salahudin, a nord di Baghdad. A ottobre, un comandante iraniano rimproverò gli Stati Uniti per aver lanciato aiuti al SIIL, aggiungendo che quando gli Stati Uniti sostennero che le armi furono erroneamente paracadutate al ISIL, mentivano. “Gli Stati Uniti e la pretesa coalizione anti-SIIL, che hanno lanciato la campagna contro tale gruppo terrorista e criminale, lo riforniscono di armi, cibo e medicine nella regione di Jalula (una città nel governatorato di Diyala, Iraq). Ciò dimostra esplicitamente la falsità delle pretese della coalizione e statunitensi“, disse il Vicecapo di Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane Generale di Brigata Masud Jazayeri. Gli Stati Uniti affermarono di aver paracadutato armi e aiuti medici ai combattenti curdi in lotta con il SIIL a Kobani, al confine tra Turchia e nord della Siria. Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti disse di aver paracadutato 28 carichi di armi e rifornimenti, ma uno di loro non arrivò ai combattenti curdi. I video poi comparsi indicavano che armi paracadutate dagli Stati Uniti erano state prese dai militanti del SIIL. Il comandante iraniano insisteva sul fatto che gli Stati Uniti avevano l’intelligence necessaria sulla presenza del ISIL nella regione e che le loro pretese di avergli erroneamente riforniti erano improbabili quanto false.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’esercito ucraino riceve carri armati dalla NATO?

Steven Laack, Indymedia, 02/02/2015

Francia e Germania premono per il cessate-il-fuoco tra Ucraina e Novorossija, su istigazione di Washington, perché le forze armate ucraine seno esaurite e la NATO non può intervenire, fisicamente. A Parigi e a Berlino, Washington ha affidato il compito di salvare sia il governo golpista di Gladio a Kiev, che l’immagine da ‘superpotenza’ della NATO, già devastata dai fallimenti in Georgia, Libia e Siria. NdT519401Alcuni giorni prima apparvero informazioni sull’imbarco di carri armati T-72A aggiornati a bordo di un aereo da trasporto ucraino An-225 Mriya nell’aeroporto ceco. Oggi, con i media che occultano la cosa, suggerisco di dover approfondire la vicenda. Ora, una foto del 26 gennaio dell’aeroporto della Repubblica ceca Janacek ad Ostrava è apparsa su internet, mostrando il carico di 4 carri armati T-72A riparati su un velivolo ucraino An-225 Mriya. Secondo la versione ufficiale, i carri armati dovevano essere consegnati alla Nigeria. Il governo della Nigeria aveva siglato un contratto con la società Excalibur Army. Nonostante i rappresentanti della società si siano precipitati a smentire le voci sull’invio di armamenti in Ucraina, sembra che i T-72A non siano giunti a destinazione in Africa e “siano andati persi” da qualche parte in Ucraina. Qui le mie ragioni per dimostrarlo.
In primo luogo, secondo i dati il velivolo da trasporto consuma carburante per 15,9 tph volando alla velocità massima di 850 km/h con un carico massimo di 250000 kg. Il che significa che non può volare per più di 2 ore. Ora, calcoliamo i 4 carri armati pesanti 43 tonnellate ciascuno, senza sistemi di difesa dinamica e munizioni. Gli equipaggiamenti per la difesa dinamica, da montare dopo il previsto aggiornamento del carro armato, pesano 1600 kg (5,3 kg – è il peso di un contenitore separato, senza supporti). Probabilmente le attrezzature per la difesa dinamica e altre attrezzature furono caricate separatamente in qualche pallet speciale. Insomma, abbiamo circa 178 tonnellate (e in realtà, credo, dovremmo aggiungervi un paio di tonnellate, tenuto conto delle altre attrezzature). Quindi, il velivolo ucraino poteva rimanere in volo per 3 ore circa, il 27 gennaio, non sufficienti per trasportare i carri armati in Africa (la distanza da Ostrava ad Abuja, capitale della Nigeria, è di 4630 km e ci vorrebbero non meno di 6 ore di volo per coprirli) bene, si consideri che l’An-225 non ha effettuato alcuna sosta per il rifornimento di carburante (almeno secondo le informazioni disponibile su FlightRadar).

map1In secondo luogo, vi sono persone che hanno visto l’An-225 a Dnepropetrovsk il 27 gennaio.
Potete vedere vividamente sulla mappa che la distanza tra Ostrava e Dnepropetrovsk è di 1230 km.

mapL’An-225 alla velocità di crociera di 850 km/h può coprila in un’ora e mezza o così. Ciò fa pensare. Voglio dire erano solo quei carri armati che il Mriya ha consegnato in realtà? Mi è balenato in mente che l’esercito ucraino ha molto bisogno di munizioni, essendone gravemente carente. Sarebbe del tutto logico supporre che tutto lo spazio a bordo dell’An-225 sia stato occupato proprio da tale tipo di carico. Vi sono molti depositi ex-sovietici in Ungheria e Repubblica Ceca, con scorte di razzi, proiettili, cartucce e altre cose utili per le forze armate e la Guardia nazionale dell’Ucraina. In terzo luogo, soldati ucraini esprimerono gioia quando arrivarono le nuove attrezzature militari aggiornate dagli specialisti cechi (sic!). Infine, su internet è apparso il documento comprovante la versione della mistificazione nigeriana. In realtà, nella lettera del ministro della Difesa ucraino Stepan Poltorak all’omologo ceco, esprimeva gratitudine per la consegna di attrezzature militari e assistenza militare e tecnica.

letter1È interessante notare che la stessa Excalibur Army, che avrebbe inviato i T-72A aggiornato in Africa, è menzionata nel testo. E a coronare il tutto, l’assenza di dati adeguati su rotta e destinazione finale dell’UR-82060 sembra molto sospetta. È possibile utilizzare FlightRadar per vedere se sia davvero così. Così si scopre che, a parte le dichiarazioni della società ceca, non vi sono dati su rotta e coordinate del volo del Mriya.
Tenendo presente tutto questo, alcune conclusioni preliminari possono essere già tratte.
1. L’Europa ha iniziato o continua ad inviare armi, pesanti in particolare, in Ucraina.
2. La junta di Kiev è in preda alla disperazione, perché non ha più armamenti propri. Neanche blindati, e gli ultimi non sono giunti in Iraq. Le autorità ucraine possono solo dotare poche unità mobilitate con armi appropriate.
3. La leadership di UE e NATO fa vigorosamente pressione sulle strutture commerciali di certi Stati europei per spingerle a cooperare con Kiev.
Ecco qual’è la situazione attualmente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’età d’oro delle operazioni nere: le forze speciali degli USA sono presenti in 150 nazioni

Tyler Durden, Zerohedge 2/2/2015

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USSpecOpsCmdDUI[1]Il seguente articolo è ciò che volevo evidenziare da oltre una settimana, ma le notizie erano così travolgenti che semplicemente non ne ho avuto la possibilità, finora. Avendo spese molto tempo a cercare di capire il mondo, mi stupisco sempre di ciò che leggo. Mentre i lettori abituali di questo sito sono ben consapevoli di come aggressivo e irresponsabile sia l’impero USA, distribuendo risorse militari all’estero, credo che parte delle seguenti informazioni, li renderanno ancora più inquieti.
Dall’articolo di Nick Turse sull’Huffington Post: The Golden Age of Black Ops:
Durante l’anno fiscale che si è concluso il 30 settembre 2014, le forze delle operazioni speciali (SOF) statunitensi erano presenti in 133 Paesi, circa il 70% delle nazioni del pianeta. Secondo il tenente-colonnello Robert Bockholt, ufficiale delle relazioni pubbliche del Comando Operazioni Speciali (SOCOM). Nell’arco di tre anni le forze d’élite del Paese erano attive in più di 150 Paesi nel mondo conducendo missioni che vanno dai raid notturni alle esercitazioni. E quest’anno potrebbe essere record. Solo un giorno prima del raid fallito che pose fine alla vita di Luke Somers, solo 66 giorni dall’inizio dell’anno fiscale 2015, le truppe d’élite statunitensi avevano già messo piede in 105 nazioni, circa l’80% del totale nel 2014. Nonostante dimensioni e scopi, tale guerra segreta globale in gran parte del pianeta è ignota alla maggior parte degli statunitensi. A differenza della debacle di dicembre nello Yemen, la stragrande maggioranza delle Special Ops rimane completamente nell’ombra, nascosta al controllo esterno. In realtà, a parte modeste informazioni divulgate attraverso fonti altamente selezionate dai militari, fughe ufficiali della Casa Bianca, SEALs con qualcosa da vendere e qualche primizia raccolta da giornalisti fortunati, le operazioni speciali statunitensi sono mai sottoposte a un esame significativo, aumentando le probabilità di ripercussioni impreviste e conseguenze catastrofiche. “Il comando è allo zenit assoluto. Ed è davvero un periodo d’oro per le operazioni speciali“. Queste sono le parole del generale Joseph Votel III, laureato a West Point e Army Ranger, quando assunse il comando della SOCOM lo scorso agosto. E non credo che sia la fine, anzi. Come risultato della spinta di McRaven a creare “una rete globale interagenzie di alleati e partner delle SOF“, ufficiali di collegamento delle Operazioni Speciali, o SOLO, sono ora incorporati nelle 14 principali ambasciate degli USA per aiutare a consigliare le forze speciali di varie nazioni alleate. Già operano in Australia, Brasile, Canada, Colombia, El Salvador, Francia, Israele, Italia, Giordania, Kenya, Polonia, Perù, Turchia e Regno Unito, e il programma SOLO è pronto, secondo Votel, ad espandersi in 40 Paesi entro il 2019. Il comando, e soprattutto il JSOC, ha anche forgiato stretti legami con Central Intelligence Agency, Federal Bureau of Investigation e National Security Agency, tra gli altri. La portata globale del Comando Operazioni Speciali si estende anche oltre, con più piccoli ed più agili elementi che operano nell’ombra, dalle basi negli Stati Uniti alle regioni remote del sud est asiatico, dal Medio Oriente agli austeri avamposti nei campi africani. Dal 2002, SOCOM è stato anche autorizzato a creare proprie task force congiunte, una prerogativa normalmente limitata ai comandi combattenti più grandi come CENTCOM. Si prenda ad esempio la Joint Special Operations Task Force-Filippine (JSOTF-P) che, al suo apice, aveva circa 600 effettivi statunitensi a sostegno delle operazioni di controterrorismo dagli alleati filippini contro gruppi di insorti come Abu Sayyaf. Dopo più di un decennio trascorso combattendo quel gruppo, i numeri sono diminuiti, ma continua ad essere attivo mentre la violenza nella regione rimane praticamente inalterata.
L’Africa è, infatti, diventato un luogo importante per le oscure missioni segrete degli operatori speciali statunitensi. “Questa particolare unità ha fatto cose impressionanti. Che si trattasse di Europa o Africa, assumendovi una serie di contingenze, avete tutti contribuito in modo assai significativo“, aveva detto il comandante del SOCOM, generale Votel, ai membri del 352.mo Gruppo Operazioni Speciali presso la loro base in Inghilterra, lo scorso autunno. Un’operazione di addestramento clandestina delle Special Ops in Libia implose quando milizie o “terroristi” fecero irruzione due volte nella base sorvegliata dai militari libici, e saccheggiarono grandi quantità di apparecchiature avanzate e centinaia di armi, tra cui pistole Glock e fucili M4 statunitensi, così come dispositivi di visione notturna e laser speciali che possono essere visti solo da tali apparecchiature. Di conseguenza, la missione fu abbandonata assieme alla base, che fu poi rilevata da una milizia. Nel febbraio dello scorso anno, le truppe d’élite si recarono in Niger per tre settimane di esercitazioni militari nell’ambito di Flintlock 2014, una manovra antiterrorismo annuale che riuniva le forze di Niger, Canada, Ciad, Francia, Mauritania, Paesi Bassi, Nigeria, Senegal, Regno Unito e Burkina Faso. Diversi mesi dopo, un ufficiale del Burkina Faso, addestratosi all’antiterrorismo negli Stati Uniti nell’ambito del Joint Special Operations presso l’Università del SOCOM nel 2012, prese il potere con un colpo di Stato. Le operazioni delle forze speciali, invece, continuano. Alla fine dello scorso anno, per esempio, nell’ambito del SOC FWD dell’Africa occidentale, i membri del 5° battaglione del 19.mo Gruppo Forze Speciali collaboravano con le truppe d’élite marocchine per l’addestramento in una base presso Marrakesh. Lo schieramento in nazioni africane, però, avviene entro la rapida crescita delle operazione all’estero del Comando delle Operazioni Speciali. Negli ultimi giorni della presidenza Bush, sotto l’allora capo del SOCOM, ammiraglio Eric Olson, le forze speciali sarebbero state dispiegate in circa 60 Paesi. Nel 2010 in 75, secondo Karen DeYoung e Greg Jaffe del Washington Post. Nel 2011, il portavoce del SOCOM, colonnello Tim Nye, disse a TomDispatch che il totale sarebbe stato 120 Paesi entro la fine dell’anno. Con l’ammiraglio William McRaven, in carica nel 2013, l’allora maggiore Robert Bockholt disse a TomDispatch che il numero era salito a 134 Paesi. Sotto il comando di McRaven e Votel nel 2014, secondo Bockholt, il totale si ridusse leggermente a 133 Paesi. Il segretario alla Difesa Chuck Hagel aveva osservato, tuttavia, che sotto il comando di McRaven, dall’agosto 2011 all’agosto 2014, le forze speciali erano presenti in più di 150 Paesi. “In effetti, SOCOM e tutti i militari degli Stati Uniti sono più che mai impegnati a livello internazionale, in sempre più luoghi e in una sempre più ampia varietà di missioni“, ha detto in un discorso nell’agosto 2014.
us_spec_ops-m Il SOCOM ha rifiutato di commentare la natura delle missioni o i vantaggi dell’operare in tante nazioni. Il comando non farà neanche il nome di un solo Paese in cui le forze delle operazioni speciali USA sono state dispiegate negli ultimi tre anni. Uno sguardo ad alcune operazioni, esercitazioni ed attività rese pubbliche, però, dipinge un quadro di un comando in costante ricerca di alleanze in ogni angolo del pianeta. A settembre, circa 1200 specialisti e personale di supporto statunitensi si unirono alle truppe d’élite di Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Finlandia, Gran Bretagna, Lituania, Norvegia, Polonia, Svezia, Slovenia nell’esercitazione Jackal Stone, dedicata a tutto, dai combattimenti ravvicinati alle tattiche da cecchino, dalle piccole operazioni su imbarcazione a missioni di salvataggio degli ostaggi. Per i capi delle Black Ops degli USA, il mondo è tanto instabile quanto interconnesso. “Vi garantisco che ciò che succede in America Latina influisce su ciò che accade in Africa occidentale, ciò che interessa l’Europa meridionale riguarda ciò che accade nel sud-ovest asiatico“, ha detto l’anno scorso McRaven a Geolnt, un incontro annuale dei dirigenti dell’industria spionistica con i militari. La loro soluzione all’instabilità interconnessa? Più missioni in più nazioni, in più di tre quarti dei Paesi del mondo, sotto il mandato di McRaven. E la scena sembra destinata ad ulteriori operazioni simili in futuro. “Vogliamo essere ovunque“, ha detto Votel a Geolnt. Le sue forze sono già sulla buona strada nel 2015. “La nostra nazione ha aspettative molto alte dalle SOF“, ha detto agli operatori speciali in Inghilterra lo scorso autunno. “Si rivolgono a noi per missioni molto dure in condizioni molto difficili“. Natura e sorte della maggior parte di quelle “missioni dure” tuttavia, rimangono ignote agli statunitensi. E Votel a quanto pare non è interessato a far luce. “Mi dispiace, ma no“, fu la risposta di SOCOM alla richiesta di TomDispatch per un colloquio con il capo delle operazioni speciali sulle operazioni, in corso e future. In realtà, il comando rifiutò di mettere qualsiasi personale a disposizione per una discussione di ciò che fa in nome degli USA e con i dollari dei contribuenti. Non è difficile indovinarne il motivo. Attraverso una combinazione abile di spavalderia e segretezza, fughe ben piazzate, abili marketing e pubbliche relazioni, coltivazione della mistica del superman (con un ciuffo dalla torturata fragilità di lato) e di estremamente popolari e pubbliciazzatti assassinii mirati, le forze speciali sono diventate le beniamine della cultura popolare statunitense, mentre il comando continua a vincere a Washington il pugilato sul bilancio. Ciò è particolarmente evidenziato da ciò che realmente accade sul campo: in Africa, armamento ed equipaggiamento di militanti e addestramento di un golpista; in Iraq, le forze d’elite statunitensi implicate in torture, distruzione di case, uccisione e ferimento di innocenti; in Afghanistan stessa storia, con ripetute segnalazioni di civili uccisi; mentre in Yemen Pakistan, e Somalia è lo stesso. E questo è solo una minima parte degli errori delle Special Ops. Quindi non solo il pubblico statunitense non ha idea di cosa succeda, ma ciò spesso finisce in un disastro. Vedasi più sotto.
Dopo più di un decennio di guerre segrete, sorveglianza di massa, un numero imprecisato di incursioni notturne, detenzioni ed omicidi, per non parlare di miliardi su miliardi di dollari spesi, i risultati parlano da soli. Il SOCOM ha più che raddoppiato le dimensioni e il segreto JSOC sarebbe grande quasi quanto il SOCOM nel 2001. Dal settembre di quell’anno, 36 nuovi gruppi terroristici sono nati, tra cui divesre succursali, propaggini e alleati di al-Qaida. Oggi, tali gruppi ancora operano in Afghanistan e Pakistan, dove ora ci sono 11 riconosciuti affiliati di al-Qaida, e cinque nella prima, così come in Mali, Tunisia, Libia, Marocco, Nigeria, Somalia, Libano e Yemen, tra gli altri Paesi. Un ramo è nato con l’invasione dell’Iraq, alimentato da un campo di prigionia statunitense, ed ora noto come Stato islamico che controlla una larga parte del Paese e della vicina Siria, un proto-califfato nel cuore del Medio Oriente che i jihadisti, nel 2001, potevano solo sognarsi. Quel gruppo, da solo, ha una forza stimata di circa 30000 armati che sono riusciti a conquistare grandi territori ed anche la seconda dell’Iraq, pur essendo incessantemente colpiti fin dall’inzio dal JSOC. “Dobbiamo continuare a sincronizzare il dispiegamento delle SOF in tutto il mondo“, dice Votel. “Dobbiamo tutti sincronizzarci, coordinarci e preparare il comando“. Ad essere fuori sincrono è il popolo statunietnse, costantemente tenuto all’oscuro di ciò che gli operatori speciali statunitensi fanno e dove lo fanno, senza citare i fallimenti e le conseguenze che hanno prodotto. Ma se la storia insegna, i blackout sulle Black Ops contribuiranno a garantire che continui ad esserci l'”età d’oro” dell’US Special Operations Command.
Ripetete dopo di me: USA! USA!

Gen. Joseph L. Votel

Gen. Joseph L. Votel

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Il capo del SIIL non esiste”: sbalorditiva ipotesi emerge dagli archivi militari degli USA

Tyler Durden Global Research, 20 gennaio 2015CartoonDopo aver constatato che l’angoscia dell’elettore è stata istigata, manipolata e spaventata al punto che la priorità massima del Congresso è ‘colpire’ il terrorismo, forse non è del tutto sorprendente scoprire, in fondo agli archivi, che chi viene gettato al pubblico ‘odio’ possa invece essere un parto della fantasia. Come il New York Times svelò nel 2007, Abdullah Rashid al-Baghdadi, il capo dello Stato islamico e, secondo il generale di brigata Kevin Bergner, capo portavoce dei militari USA dell’epoca, non è mai esistito (in realtà era un personaggio le cui dichiarazioni audio-registrate furono fornite da un vecchio attore di nome Abu Abdullah al-Nayma).
The New York Times (2007), Per più di un anno, il capo di uno dei gruppi di insorti più noti in Iraq sarebbe stato un misterioso iracheno di nome Abdullah Rashid al-Baghdadi. Da capo dello Stato Islamico in Iraq, organizzazione sostenuta pubblicamente da al-Qaida, Baghdadi ha fatto continue dichiarazioni incendiarie. Nonostante le affermazioni dei funzionari iracheni, secondo cui era stato ucciso a maggio, Baghdadi sembrava perseverare indenne… un portavoce militare statunitense ha fornito una nuova spiegazione sulla capacità di Baghdadi di sfuggire all’attacco: non è mai esistito. Il Brigadier-Generale Kevin Bergner, il capo portavoce militare statunitense, ha detto che lo sfuggente Baghdadi sia in realtà un personaggio le cui dichiarazioni audio-registrate erano recitate da un attore di nome Abu Abdullah al-Nayma. Il trucco, ha detto Bergner, fu ideato da Abu Ayub al-Masri, il capo egiziano di al-Qaida in Mesopotamia che cercava di mascherare il ruolo dominante degli stranieri in tale organizzazione di insorti. La manovra era volta ad inventare Baghdadi, personaggio il cui nome gli attribuisce un pedigree iracheno, e porlo a capo di un’organizzazione di facciata chiamata Stato Islamico dell’Iraq e poi presentare Masri giurargli fedeltà. Ayman al-Zawahiri, vice di Usama bin Ladin, cercò di rafforzare l’inganno indicando al-Baghdadi nelle sue dichiarazioni video e su Internet. Le prove delle affermazioni statunitensi, annunciava Bergner in una conferenza stampa, furono fornite da un ribelle iracheno: Qalid Abdul Fatah Daud Mahmud al-Mashadani, che diceva di essere stato catturato dalle forze statunitensi a Mosul il 4 luglio. Secondo Bergner, Mashadani è l’operativo iracheno più anziano di al-Qaida in Mesopotamia. Entrò nel gruppo di insorti Ansar al-Sunna, prima di entrare in al-Qaida in Mesopotamia oltre due anni fa, divenendo “emiro dei media” del gruppo per tutto l’Iraq. Bergner ha detto che Mashadani è anche un intermediario tra Masri in Iraq e bin Ladin e Zawahiri, che gli statunitensi sostengono guidare i loro affiliati in Iraq. “Mashadani conferma che al-Masri e i capi stranieri di cui si circonda, che non sono iracheni, prendono le decisioni operative” di al-Qaida in Mesopotamia, ha detto Bergner. …
Bruce Riedel, ex funzionario della CIA ed esperto di Medio Oriente, ha detto che gli esperti si chiesero a lungo se Baghdadi esistesse realmente. “C’era un punto interrogativo su ciò“, ha detto. Tuttavia, Riedel ha suggerito che la comunicazione ultima potrebbe non essere la parola definitiva su Baghdadi e i capi di al-Qaida in Mesopotamia. Anche le affermazioni di Mashadani, Riedel ha detto, potrebbero essere una storia di copertura per proteggere un capo che in effetti esiste. “In primo luogo, dicono che l’abbiamo ucciso“, ha detto Riedel, riferendosi alle dichiarazioni di alcuni funzionari del governo iracheno. “Ma l’abbiamo sentito dopo la morte e ora dicono che non è mai esistito. Ciò suggerisce che la nostra intelligence su al-Qaida in Iraq non è ciò che vorremmo sia“. I portavoce militari statunitensi insistono a dire di sapere la verità su Baghdadi. Mashadani, dicono, ha deciso di svelarlo perché risentito dal ruolo dei capi stranieri di al-Qaida in Mesopotamia. Dicono che non ha ripudiato l’organizzazione.
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Ironman 3?
Quindi era un fantasma allora… ed è un fantasma oggi, una propaganda progettata e fabbricata esclusivamente per dare un volto al SIIL, il maggiore spauracchio dell’attuale mania dell’anti-terrorismo globale, così necessaria per aumentare il QE globale invece di una guerra mondiale (per ora)? E’ certamente più facile per un utente medio ‘odiare’ un capo demoniaco che una ‘cosa’ amorfa chiamata ‘Islam radicale’, basta chiedere al presidente Obama.

dmbNy4k3TiO2aP-GW3LPEgCopyright © 2015 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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