Il test del laser USA che distrusse Germanwings, getta nel buio l’Olanda

What Does it Mean, 29 marzo 2015Minuteman III launches from VandenbergUn nuovo rapporto del Ministero della Difesa (MoD) circolante al Cremlino, oggi, sostiene che dopo il fallito test del 24 marzo dell’US Air Force con il suo High Energy Liquid Laser Area Defense System (HELLADS) nel tentativo di abbattere una finta testata nucleare della Federazione russa, portando all’abbattimento del Volo 9525 della Germanwings, uccidendone i 150 passeggeri, un altro è stato ripetuto il 27 marzo, questa volta causando il catastrofico black-out nell’Olanda del Nord, compresa Amsterdam. Secondo il rapporto, il nuovo test di HELLADS, che ha oscurato l’Olanda del Nord, è stato il terzo effettuato dalla NATO in 24 mesi, gli altri due ebbero per conseguenza (1) il quasi incidente del Volo LH1172 della Lufthansa sulla Francia, nel maggio 2013, e (2) la distruzione del Volo 9525 della Germanwings, il 24 marzo, ancora sulla Francia. Nel maggio 2013, poco prima dell’incidente del Volo LH1172 della Lufthansa, continua il rapporto, il test di HELLADS dalla NATO, in vista del lancio di un ICBM dalla Vandenberg Air Force Base in California il 22 maggio 2013, sarebbe stato secondo il Ministero della Difesa la causa di un quasi incidente, quando un aereo perse improvvisamente quota. Come nel caso, il rapporto afferma, del lancio dell’ICBM del 23 marzo per il successivo test di HELLADS che distrusse il Volo 9525 della Germanwings, il lancio dell’ICBM del 27 marzo fu seguito dalla paralisi dell’Olanda settentrionale. Proprio come fu condotto il test ICBM-HELLADS, il rapporto spiega, un ICBM LGM-30G-Minuteman III è stato lanciato ad un’altitudine di 1120 km e a una velocità di Mach 24, per poi lanciare un Advanced Maneuverable Reentry Vehicle (AMaRV) su un’orbita polare prima di precipitare nell’Oceano Pacifico. L’AMaRV, che simula le testate nucleari multiple, affermano gli esperti del MoD nel rapporto, viene poi preso di mira dal laser ad alta energia di HELLADS nel tentativo di distruggerlo durante il rientro verso l’obiettivo. “Causa del fallimento” di HELLADS, tuttavia secondo il rapporto, è l’utilizzo come piattaforma del bombardiere B-1, usato in tutti i test precedenti che hanno portato a questi ultimi, e di cui é noto per i continui fallimenti.030424-F-ZZ001-274Il motivo per cui la NATO ha condotto il test di HELLADS il 27 marzo, appena 3 giorni dopo aver abbattuto il Volo 9525 della Germanwings, secondo il rapporto, era rispondere al riuscito test di lancio di un missile balistico RS-26 Rubezh della Federazione russa. Il motivo per cui agli occidentali non viene detta la verità su HELLADS della NATO quale causa dell’abbattimento del Volo 9525 della Germanwings, di cui l’agenzia d’intelligence (SVR) aveva già riferito in dettaglio la massiccia operazione di copertura attuata dalle agenzie d’intelligence occidentali, accusando il co-pilota dell’aereo quale responsabile del disastro. Tuttavia, il rapporto del MoD sottolinea, l’audio recuperato dal Volo 9525 della Germanwings dimostra chiaramente il contrario di ciò che la propaganda occidentale ha indicato parlando di “urla dei passeggeri” sentite all’inizio per poi zittirsi e seguiti da “scricchiolio metallico”, allarme della cabina di pilotaggio ed indecifrabili chiacchiere via radio prima del silenzio… tutte indicazioni, notano gli esperti del rapporto, che l’aereo aveva subito un guasto catastrofico uccidendo passeggeri ed equipaggio con l’esplosione in volo dell’aereo di linea… come i rottami sparsi dimostrano. Come è stato dimostrato in altri disastri simili al Volo 9525 della Germanwings, emerge dalla relazione, non vi è alcun rischio che i governi occidentali raccontino alla loro gente la verità su ciò che è successo, come dimostra il continuo insabbiamento sul velivolo delle Malaysia Airlines abbattuto da un caccia ucraino l’anno scorso… e come il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov avvertiva nuovamente il 19 marzo, quando i media occidentali hanno ignorato le informazioni ufficialmente documentate di testimoni oculari, già avute da media e inquirenti russi, compresa l’indicazione della presenza di un jet militare ucraino nelle vicinanze del volo condannato, e ancora oggi la CIA continua a rifiutarsi di rilasciare i dati che lo dimostrano.LAWS

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Yemen, un’altra guerra wahhabita-atlantista

Alessandro Lattanzio, 27 marzo 2015 CBDYxqRUkAEV4yCI media, sia ufficiali che ‘alternativi’, affermano che Ryadh avrebbe schierato 150000 soldati ai confini dello Yemen; ma le forze armate saudite contano 75000 militari nell’esercito; 34000 nell’aeronautica; 15500 nella marina e 100000 membri della Guardia nazionale saudita (contando 25000 riservisti mobilitabili in caso di emergenza), e ciò senza badare al fatto che le forze saudite devono presidiare i confini con Iraq, Giordania, Quwayt, Qatar e sorvegliare le regioni a maggioranza sciita dell’Arabia Saudita che si affacciano sul Golfo Persico, e ancora senza contare i militari e gli agenti dell’intelligence sauditi attivi in Siria e Iraq al fianco dei terroristi islamisti che sponsorizzano. Ma le cause dell’intervento aereo saudita nello Yemen, che va ricordato ha una popolazione superiore a quella dell’Arabia Saudita, vanno ricercate più che altro nel tentativo di Ryadh di sabotare un eventuale accordo Iran-USA sul programma elettronucleare di Tehran, che dovrebbe essere firmato entro il 31 marzo 2015. Tale indizio potrebbe svelare anche la vera natura del crollo dei prezzi mondiali del petrolio, istigato da Ryadh per contrastare l’ascesa del petrolio di scisto sul mercato statunitense, piuttosto che per condurre una guerra petrolifera contro Iran, Russia e Venezuela per conto di Obama. Difatti l’Arabia Saudita ha scoperto di aver perso 18 miliardi di dollari negli ultimi mesi. Quindi, è probabile che Ryadh imbastisca una sorta di ‘Guerra fasulla’ contro Sana, non avendo risorse finanziarie e umane per attuarne una vera. L’esercito saudita, inoltre, soprattutto per quanto riguarda specialisti come carristi, artiglieri, tecnici, meccanici, ecc., è composto da mercenari pakistani, giordani o egiziani che prestano servizio per conto di Raydh, dato che la monarchia wahhabita teme e diffida della propria popolazione, concedendo accesso alle armi solo gli elementi tribali più fidati o corruttibili. La natura di tale guerra fasulla è stata compresa per primo dal presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi, che in cambio dell’espressione di solidarietà ai principini wahhabiti terrorizzati e di una parata navale egiziana sul Mar Rosso, raccoglierà dai sauditi e dalle petro-monarchie del Golfo quei dividendi finanziari per il programma di rilancio economico dell’Egitto.
Nel 2009 l’esercito saudita combatté contro le tribù yemenite al confine saudita-yemenita, in tre mesi i sauditi persero almeno 133 uomini e la guerra. Ai primi di marzo i sauditi chiesero truppe al Pakistan per combattere contro il movimento yemenita Anasarullah, ma il Pakistan respinse la richiesta. Il 19 marzo un commando della Polizia guidato da un generale fedele all’ex Presidente Salah attaccava l’aeroporto di Aden, provocando 13 morti, e lo stesso giorno, il palazzo ‘presidenziale’ di Aden veniva bombardato da 2 velivoli non identificati. Il 20 marzo, 5 attentatori del ‘Wilayat Sana‘ del SIIL, si fecero esplodere presso due moschee zaydite di Sana, uccidendo 126 persone e ferendone altre 250. Il 21 marzo l’esercito yemenita liberava la terza città dello Yemen, Taiz, mentre gli USA evacuavano le restanti proprie forze speciali dal Paese. Il 24 marzo l’esercito yemenita liberava la città di Huta, capitale della provincia di Lahj, espelleva i taqfiri dalla città di Shariha e liberava al-Qarsh, a 50 chilometri dalla provincia di Aden. Inoltre, l’esercito yemenita e i comitati popolari si scontravano con miliziani dell’ex-presidente uscente Abdarabu Mansur Hadi nella provincia di Bayda, provocando 30 morti. Nel frattempo, scontri infuriavano a Marib, ad est di Sana, dove avanzavano le truppe dell’esercito. Hadi cercava di consolidare la sua base di potere ad Aden tentando d’innescare la guerra civile, dopo aver rovesciato l’accordo nazionale firmato da vari partiti ed invocato l’intervento militare delle Nazioni Unite, ma gli ufficiali del Comitato Supremo per la preservazione delle forze armate e di sicurezza yemenite respingevano l’idea di un’ingerenza straniera, “Esprimiamo il nostro rifiuto totale e assoluto a qualsiasi interferenza esterna negli affari dello Yemen, sotto qualsiasi pretesto, con qualsiasi forma e da qualsiasi parte. Tutti i membri delle forze armate e di sicurezza, tutti i figli del fiero popolo dello Yemen e tutti i suoi componenti affronteranno con tutte le forze ed eroismo qualsiasi tentativo di danneggiare la pura terra della Patria, la sua indipendenza e sovranità, o di minacciarne unità ed integrità territoriale”. Il leader dello Yemen e del movimento Ansarullah, Abdalmaliq al-Huthi, dichiarava che l’Arabia Saudita, “nostra sorella maggiore, non rispetta gli yemeniti e vuole imporre qui, nello Yemen, gli eventi e le divisioni avutisi in Libia”.
Il 25 marzo l’Arabia Saudita schierava una task force al confine con lo Yemen, dopo che l’esercito yemenita aveva liberato la base aera di al-Anad e la città di Aden, roccaforte dell’ex-presidente Abdarabu Mansur Hadi, fuggito in Oman, mentre l’ex-ministro della Difesa, generale Mahmud Subayhi, veniva arrestato. L’esercito yemenita, sostenuto dai comitati popolari, controllava Aden compresi aeroporto e palazzo presidenziale, e si dirigeva verso il governatorato di Abyan per liberarlo dai taqfiriti. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Quwayt evacuavano i consolati ad Aden. Nel frattempo gli Stati Uniti inviavano 3000 militari al largo del Quwayt per le esercitazioni Eagle Resolve 2015 che si svolgevano con la partecipazione di forze di terra, mare e aeree di diverse nazioni, che includevano operazioni di sbarco anfibio e navali e che si chiudevano “con un seminario tra i comandanti per discutere questioni d’interesse regionale”. “L’esercitazione non è intesa come un segnale all’Iran“, affermava il CENTCOM, “Se c’è un messaggio, è che tutti i partecipanti hanno interesse nella sicurezza regionale. E’ importante sottolineare che si tratta di un’esercitazione periodica, pianificata da più di un anno. L’obiettivo è il rafforzamento di funzionalità utili per una vasta gamma di scenari per preservare e rafforzare la sicurezza regionale, con operazioni simulate contro un avversario immaginario“. Eppure, il 21 marzo l’ex-direttore della CIA, l’ex-generale David Petraeus, aveva definito l’Iran la peggiore grande minaccia alla stabilità regionale. Il 25 marzo, alle 19:00, i sauditi effettuavano bombardamenti aerei su Sana, capitale dello Yemen, uccidendo 18 civili; mentre il presidente degli USA Obama autorizzava il supporto logistico e d’intelligence alle operazioni del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) contro lo Yemen, confermando che Washington agiva in stretta cooperazione con Hadi, i sauditi e il GCC nell’operazione militare. L’operazione saudita “Resolute Storm” contro lo Yemen fu decisa dal re saudita Salman bin Abdalaziz e dal principe Muhamad Salman bin Abdalaziz, che comanda l’operazione. Prima di lanciare l’operazione, l’Arabia Saudita aveva chiesto il sostegno del Consiglio di cooperazione del Golfo. Cacciabombardieri F-15S della Royal Saudi Air Force, decollati dalla base di Qamis Mushayt, bombardarono l’aeroporto della capitale, la base aerea al-Dulaymi, distruggendo 1 elicottero Agusta-Bell AB.412, 1 elicottero UH-1H e 1 aereo da trasporto militare CN-235, gli ultimi due forniti allo Yemen dagli USA; le difese aeree di Sana, tra cui 1 batteria di missili antiaerei (SAM) S-125, 3 batterie di SAM S-75 e 2 di SAM 2K12; e un deposito nella base della 4.ta e della 5.ta Brigata della Guardia Repubblicana, sulla collina Faj Atan presso Sana, che ospitava missili tattici R-17 Elbrus (Scud-B) e 10 relativi veicoli di lancio (TEL). Ma i sauditi perdevano almeno un aereo, un cacciabombardiere F-15S, i cui piloti venivano salvati da un elicottero HH-60 statunitense decollato da Gibuti. I sauditi avrebbero schierato 100 velivoli per le operazioni contro lo Yemen, mentre UAE ne avrebbe schierato 30, Bahrayn e Quwayt 15, Qatar 10, Giordania e Marocco 6, Sudan 3. Secondo fonti yemenite, erano stati abbattuti 2 aerei della Royal Saudi Air Force (RSAF) e 2 degli United Arab Emirates Air Force (UAEAF).

Aeroporto al-Dulaymi, carcasse di un AB-204 e di un Huey II

Aeroporto al-Dulaymi, carcasse di un AB-204 e di un Huey II

Nel frattempo, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrayn, Qatar, Quwayt dichiaravano di aver “deciso di cacciare le milizie Huthi, al-Qaida e lo Stato islamico dal Paese” e di voler “proteggere e difendere il governo legittimo” dell’ex-presidente Abdarabu Mansur Hadi. I leader di Ansarullah denunciavano l’aggressione saudita e avvertivano che trascinava l’intera regione del Golfo in un conflitto. “E’ un’aggressione allo Yemen e l’affronteremo coraggiosamente“, dichiarava Muhamad al-Buqayti dell’ufficio politico di Ansarullah, “le operazioni militari trascineranno la regione in guerra“. Decine di migliaia di yemeniti manifestavano a Sana contro l’intervento saudita. Il 27 marzo, i sauditi attaccavano la base e i radar della 2.nda Brigata aerea di Sana e la città di Saada. Almeno 39 civili erano stati uccisi dagli attacchi aerei sauditi, mentre l’esercito yemenita conquistava la città di Shaqra, a 100 km ad est di Aden, sul Mar Arabico. Abdurabu Mansur Hadi affermava che gli attacchi aerei sauditi dovevano continuare fino a quando Ansarullah non si arrenderà, definendolo “fantoccio dell’Iran” accusando la Repubblica islamica di averlo cacciato dal potere. Mentre il re saudita Salman dichiarava che l’operazione militare continuerà “fino quando non raggiungerà gli obiettivi e il popolo dello Yemen la sicurezza“. Il presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi dichiarava che il mondo arabo affronta delle “gravi sfide, ha una responsabilità enorme, pesante e gravosa“. L’ex-presidente dello Yemen Ali Abdullah Salah dichiarava, sollecitando la fine delle incursioni aeree e degli scontri a terra, che gli attacchi aerei “non risolveranno nulla. Invito il popolo yemenita a fermare qualsiasi scontro armato ovunque nello Yemen“. La Turchia saluatva l’intervento saudita mentre l’Iran chiedeva “l’immediata cessazione di tutti gli attacchi militari ed aerei contro lo Yemen e il suo popolo“. Il suo ministro degli Esteri iraniano Mohammed Javad Zarif, a Losanna, nel contesto dei negoziati nucleari, avvertiva i Paesi occidentali dal sostenere l’Arabia Saudita nello Yemen, garantendo al contempo che ciò non avrebbe avuto alcun effetto sulla questione nucleare.
I senatori statunitensi John McCain e Lindsey Graham dichiaravano “L’Arabia Saudita ed i nostri partner arabi meritano il nostro sostegno cercando di ristabilire l’ordine in Yemen, caduto nella guerra civile. Comprendiamo perché i nostri partner saudita ed arabi sentano il dovere d’intervenire. La prospettiva di gruppi radicali come al-Qaida, così come dei militanti filo-iraniani, che trovano rifugio al confine con l’Arabia Saudita andava oltre ciò che i nostri partner arabi potessero sopportare. La loro azione deriva anche dalla percezione del disimpegno statunitense dalla regione e dall’assenza di leadership degli Stati Uniti. Un Paese che il presidente Obama ha recentemente elogiato come modello dell’antiterrorismo è ormai finito in un conflitto settario e una guerra per procura regionale minaccia d’inghiottire il Medio Oriente. Quel che è peggio, mentre i nostri partner arabi conducono raid aerei per fermare l’offensiva degli agenti iraniani in Yemen, gli Stati Uniti conducono attacchi aerei in sostegno dell’offensiva degli agenti iraniani a Tiqrit. Questo è bizzarro quanto fuorviante… altro tragico caso di direzione estera”. Dal 2007 il Pentagono aveva consegnato armamenti ed equipaggiamenti allo Yemen del valore di 65 milioni di dollari: 1,25 milioni di proiettili, 400 fucili d’assalto M4, 200 pistole Glock, 300 visori notturni, 250 giubbotti antiproiettile, 2 motovedette, veicoli, 4 elicotteri UH-1H Huey II, 3 aerei da collegamento, 4 droni, rilevatori di esplosivi Joint Improvised Explosive Device Defeat Organization (JIEDDO), sistemi di rilevamento termico OASYS e sistemi per la visione notturna CNVD-T Clip-On. Il Pentagono ammetteva che tali armi ed equipaggiamenti “dobbiamo presumerli completamente compromessi e perduti“. Il movimento Ansarullah aveva occupato molte basi militari yemenite di Sana e Taiz, e la base aerea di al-Anad, sede delle unità antiterrorismo addestrate dai militari statunitensi. Pentagono e CIA avevano fornito assistenza attraverso programmi classificati, rendendo difficile sapere esattamente la cifra spesa per gli aiuti militari allo Yemen. Nel 2011, l’amministrazione Obama sospese gli aiuti e ritirò i consiglieri militari statunitensi quando l’allora presidente Ali Abdullah Salah si oppose alla ‘Primavera araba’. Il programma riprese nel 2012, quando Salah fu sostituito dal suo vicepresidente Abdarabu Mansur Hadi, imposto da Washington. Sana aveva ricevuto dagli USA equipaggiamenti vecchi e scadenti come i 160 fuoristrada Humvees privi dei pezzi di ricambio, l’aereo-cargo CN-235, che prima di essere consegnato rimase per un anno in un deposito in Spagna, sottolineando la mancanza di entusiasmo dello Yemen nel ricevere l’aereo, o i 4 vecchissimi elicotteri Bell Huey II, rimasti quasi sempre a terra mentre la YAF (Aeronautica yemenita) preferiva utilizzare gli elicotteri russi Mi-171Sh, più adatti al compito. Secondo gli ufficiali degli Stati Uniti attivi nello Yemen, le forze armate locali erano riluttanti a combattere al-Qaida, e tutte le unità yemenite addestrate dagli Stati Uniti erano comandate da parenti stretti di Salah. Anche dopo la sua rimozione, molte di tali unità restavano fedeli a Salah e alla sua famiglia. Il figlio dell’ex-presidente, Ahmad Ali Salah, a febbraio aveva saccheggiato un arsenale della Guardia repubblicana, trasferendo le armi in una base presso Sana controllata dalla famiglia Salah, tra cui migliaia di fucili d’assalto M-16 fabbricati negli Stati Uniti, decine di autoveicoli Humvee e Ford, pistole Glock. Ansarullah inoltre, dopo aver rilevato l’Ufficio della Sicurezza nazionale dello Yemen a Sana, che aveva strettamente collaborato con la CIA in varie operazioni antiterrorismo, aveva accesso ai documenti segreti sulle operazioni antiterrorismo degli USA, compresi nomi e posizioni dei loro agenti ed informatori. Molti funzionari statunitensi e yemeniti accusavano Salah di cospirare con il movimento Ansarullah, quindi su ordine di Washington, nel novembre 2014, le Nazioni Unite imposero sanzioni all’ex-presidente Salah e ai due leader di Ansarullah.CBAaLuSXEAA-NbOIl 22 gennaio, dopo che l’ex-presidente Abdurabu Mansur Hadi e il suo gabinetto si dimisero, il Comitato supremo per la sicurezza di Aden invitava le forze armate ad ignorare gli ordini di Sana e a restare fedeli alle autorità locali. Lo stesso giorno, il movimento Hiraqi al-Janubi chiedeva la separazione delle province di Aden e Hadramaut. In effetti, nello Yemen del Sud erano nati, nel 2007, i Comitati popolari meridionali (SPC) che avevano ricevuto dall’USAID 695000 dollari, contemporaneamente il Centro per i diritti umani dello Yemen aveva ricevuto 193000 dollari da ‘fondazioni’ europee e degli Stati Uniti. Un altro progetto finanziato dall’USAID per 43 milioni di dollari era il Progetto per un Governo Responsabile (RGP), che dal maggio 2010 aveva “addestrato giovani leader ai nuovi Social Media per permettere a gruppi giovanili yemeniti l’uso dei media per migliorarne la partecipazione nella formulazione delle questioni pubbliche, concentrandosi su creazione di leadership e formazione nell’educazione civica delle ONG giovanili”. Inoltre, sempre l’USAID finanziava nel 2012 il progetto da 3,58 milioni di dollari Promuovere la Gioventù all’Impegno Civico (PYCE), per addestrare i giovani di Aden “nel PACA (formazione delle attività politica), pronto soccorso, autodifesa, fotografia, calligrafia e competenze mediatiche“. Il programma fu sospeso dopo che l’ex-presidente Hadi era salito al potere. Dopo la fallita ‘primavera araba’ del 2011, gli SPC assunsero compiti militari; il 4 giugno 2012 un comandante dei Comitati Popolari disse a Yemen Times che il gruppo combatteva contro Ansar al-Sharia al fianco del governo di Hadi. Ma il 23 settembre 2014, due giorni dopo che Ansarullah era entrata a Sana, SPC invitava i militari a “svolgere il loro ruolo storico nel garantire sicurezza e proprietà delle persone, preservando la rivoluzione, massimo risultato raggiunto dal popolo yemenita“, e contemporaneamente chiedeva la separazione dello “Stato del Sud Arabia”; quindi dal marzo 2105, gli SPC combattono contro Ansarullah.
Il 26 marzo, il ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqry dichiarava che l’Egitto si coordinava con i sauditi riguardo lo Yemen e sospendeva i voli civili per Sana. Nel 2014 l’Egitto svolse un ruolo importante nel conflitto tra GCC e l’asse Qatar-Turchia. Il 24 marzo, l’ex-ministro degli Esteri yemenita Riyad Yassin aveva chiesto all’Egitto di agire velocemente per controllare lo stretto di Bab al-Mandab, per evitare che Ansarullah ne prendesse il controllo. Shuqry nelle ultime settimane aveva più volte avvertito delle gravi preoccupazioni dell’Egitto sulla situazione nello Yemen. Infine il Presidente Abdalfatah al-Sisi dichiarava “In risposta all’appello dello Yemen e in linea con la decisione dal Consiglio di cooperazione del Golfo a sostegno della legittimità del popolo yemenita sotto la presidenza di Abdarabu Mansur Hadi, e sulla base dell’accordo arabo di difesa comune, è inevitabile per l’Egitto prendersi le responsabilità e rispondere all’appello del popolo yemenita per riportare stabilità ed identità araba“. Mentre i ministri degli Esteri arabi avevano una riunione a Sharm al-Shayq, 4 navi della marina militare egiziana si dirigevano verso il Golfo di Aden, avendo l’Egitto dichiarato in precedenza che avrebbe usato tutti i mezzi possibili per proteggere Bab al-Mandab. Ma il portavoce di Anasrullah Muhamad Abdalsalam aveva dichiarato che lo Stretto di Bab al-Mandab non “sarà mai chiuso” e la navigazione nel Mar Rosso non sarà “mai fermata“. “Rispettiamo l’Egitto, il suo popolo, il suo presidente e tutti gli accordi sottoscritti tra Yemen e Paesi vicini“, aveva concluso Abdalsalam.

Andamento dei prezzi petroliferi al momento dell'aggresione saudita allo Yemen

Andamento dei prezzi petroliferi al momento dell’aggresione saudita allo Yemen

Negli ultimi giorni il mercato azionario saudita assisteva viveva i momenti peggiori da 4 anni; tra prezzi bassi del petrolio, spese sociali e la guerra contro lo Yemen, marzo 2015 ha visto il maggior calo delle riserve valutarie saudite in oltre 15 anni, pari a 18 miliardi di dollari, suggerendo una fuga di capitali di ampiezza mai vista prima. Inoltre, sebbene lo Yemen produca meno dello 0,2 per cento della produzione mondiale di petrolio, la sua posizione geografica lo mette al centro del traffico mondiale di petrolio. La nazione confina con l’Arabia Saudita, il maggiore esportatore di greggio al mondo, e si affaccia sullo stretto di Bab al-Mandab attraversato dalle petroliere sulla rotta Mediterraneo – Golfo Persico. Nel 2013, ogni giorno 3,8 milioni di barili di petrolio attraversarono Bab al-Mandab. Più della metà del traffico passa per il canale di Suez e la Pipeline Sumed che collega i porti egiziani di Ayn Suqna sul Mar Rosso e Sidi Qarir sul Mediterraneo. I prezzi del petrolio erano saliti del 5 per cento dopo l’attacco aereo su Sana.

RFI_Yemen-AS_620_0Riferimenti:
Al-Masdar
Al-Masdar
Antiwar
BBC
LATimes
Les Crises
Moon of Alabama
Moon of Alabama
Nsnbc
Nsnbc
RID
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Russia Insider
RussiaToday
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Spioenkop
Sputnik
Sputnik
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Washington Post
Zerohedge
Zerohedge
Zerohedge
Zerohedge

Obama infuriato per l’incidente della Germanwings, si rifiuta d’incontrare i capi della NATO

What Does it Mean 27 marzo 20151020001056Un nuovo rapporto pubblicato dall’Intelligence Service russo (SVR) oggi afferma che il presidente Barack Obama s’era così infuriato per l’abbattimento sulla Francia meridionale, durante le “manovre” della NATO, del Volo 9525 Germanwings, uccidendone i 150 passeggeri a bordo, che si era scandalosamente rifiutato d’incontrare il comandante in capo dell’alleanza occidentale, il segretario generale Jens Stoltenberg, nonostante le ripetute richieste in tal senso. L’incidente nelle manovre NATO del Volo 9525 della Germanwings, che il Ministero della Difesa (MoD) aveva precedentemente riferito esser causato da un fallito test dell’US Air Force del suo High Energy Liquid Laser Area Defense System (HELLADS), nel tentativo di abbattere un veicolo di rientro simulante l’attacco nucleare con ICBM della Federazione russa sulla base aerea di Aviano in Italia. L’SVR nel suo rapporto osserva che il presidente Obama aveva saputo dei pericoli del test laser per i voli civili durante le manovre all’inizio del mese, dopo che un test simile aveva quasi causato la distruzione del Volo LH1172 della Lufthansa sulla Francia solo due settimane fa, e che esattamente come il Volo 9525 della Germanwings era disceso rapidamente prima che i piloti e i controllori del volo potessero riprenderne il controllo. Più interessante notare, nel rapporto del SVR, tuttavia, sono le contraddizioni tecniche di ciò che definisce “massiccia operazione di copertura” delle agenzie d’intelligence occidentali volta a mantenere i cittadini all’oscuro della verità di ciò che è accaduto al Volo 9525 Germanwings, incolpando di tutto il co-pilota Andreas Lubitz. L’operazione d’insabbiamento del disastro del Volo 9525 della Germanwings, secondo questa relazione del SVR, è condotta da un’unità specializzata del Federal Bureau of Investigation (FBI) degli Stati Uniti, su richiesta dell’Unione europea che, come in tutti gli incidenti precedenti di questo tipo e senza conoscere tutti i fatti, con forza afferma che l’incidente non è dovuto al terrorismo. Al contrario, però, gli esperti del SVR nel rapporto, mentre da un lato attestano la certezza che l’aereo non è stato abbattuto per terrorismo, le agenzie d’intelligence occidentali, guidate dall’FBI, ora inondano i loro media nazionali con rapporti secondo cui il co-pilota Lubitz, in effetti, era un terrorista… che aveva bloccato il pilota fuori dall’abitacolo per poi deliberatamente mettersi in rotta di collisione con le montagne francesi.8d759a7f7bDalle immagini del sito dello schianto del Volo 9525 della Germanwings, che mostrano migliaia di frammenti sparsi su un’area enorme di centinaia di ettari, con le numerose insenature della montagna e senza un punto d’impatto singolo identificabile, si può solo giungere alla conclusione logica che sia esploso in aria, secondo questo rapporto, ed obiettivo principale dell’operazione di copertura delle agenzie d’intelligence occidentali è distrarre il pubblico da ciò che vede, costringendolo invece a concentrarsi sul terrorista “capro espiatorio”. Tale assai nota tattica dell’insabbiamento, spiega la relazione, fu forse utilizzata con massimo successo nel 2001, per l’attacco dell’11 settembre al Pentagono, quando il popolo statunitense fu “convinto” che un aereo dirottato l’aveva colpito, nonostante i primi rapporti della CNN affermassero che ciò non era successo, e le foto del buco nell’edificio dimostrassero le dimensioni di un missile cruise, e non di un aereo di linea. Ancora più preoccupante in tale operazione d’insabbiamento, dicono nel rapporto gli esperti del SVR, è che anche se il co-pilota Lubitz avesse avviato il Controlled Flight Into Terrain (CFIT) del Volo 9525 della Germanwings, il Lufthansa Aviation Center (LAC) presso l’aeroporto di Francoforte, l’avrebbe rilevato immediatamente tramite l’Aircraft Communications Addressing and Reporting System (ACARS) e così corretto la rotta da remoto. Dell’elevata competenza tecnica della Lufthansa nel controllo del loro aereo, afferma il rapporto, si può leggere dal relativo sito su come il suo Aviation Center operi: “Il monitoraggio costante di tutti gli aeromobili presso il Maintenance Control Center del Maintenance Control Center Lufthansa Technik, segue lo stato tecnico dei velivoli in tutto il mondo, sia a terra che in volo, e controlla le necessarie procedure. La situazione strutturale dei velivoli, come le dovute scadenze e modifiche previste e richieste, sono costantemente monitorate e controllate. Tutto ciò che rientra nella gestione della flotta è controllata qui tutti i giorni e in tutto il mondo. Al Traffic Control Center della Lufthansa di Francoforte, il personale compila tutti i dati richiesti dalla flotta Lufthansa operante in tutto il mondo, utilizzando ciò che è noto come sistema ACARS, una rete dati e analisi che utilizza radio HF e satelliti. I potenziali guasti vengono immediatamente rilevati”. Con il Lufthansa Aviation Center, quindi, in grado di “rilevare immediatamente” e “controllare le procedure necessarie“, anche dei voli in corso, come il Volo 9525 della Germanwings, nota la presente relazione, è inconcepibile che non avessero notato che uno dei loro aerei di linea stava precipitando nel sud della Francia e che non ne assumessero il controllo da remoto prima che si schiantasse. In realtà, quindi la fondamentale importanza per la Lufthansa di poter controllare i propri aerei a distanza in caso di crisi/emergenza, secondo il rapporto, fu il fattore decisivo che l’indusse ad acquisire, per i propri aerei di linea Airbus i più sofisticati sistemi fly-by-wire (FBW) del mondo, sostituendo i convenzionali comandi manuali degli aeromobili con un’interfaccia elettronico. Con il sistema fly-by-wire, il rapporto spiega, i movimenti dei comandi di volo sono convertiti in segnali elettronici trasmessi via cavo (da qui il termine fly-by-wire) e i computer di controllo del volo decidono come spostare gli attuatori di ogni superficie di controllo per avere la risposta ordinata. Il sistema fly-by-wire permette anche che segnali automatici siano inviati dal computer del velivolo eseguendo funzioni senza l’intervento del pilota, come nei sistemi che stabilizzano automaticamente l’aeromobile o impediscono azioni nocive per l’inviluppo in volo dell’aeromobile.

Andreas Lubitz

Andreas Lubitz

Con il Volo 9525 Germanwings, chiaramente agendo in modo non sicuro “al di fuori del suo inviluppo in volo“, e con il monitoraggio del Lufthansa Aviation Center in tempo reale e in grado di controllare l’aereo senza l’input dei piloti attraverso il sistema FBW, secondo il rapporto del SVR, si dimostra chiaramente che l’aereo esplose in aria e che non poteva essere controllato a distanza… come le prove sul luogo dell’incidente rivelano. Purtroppo, però, il rapporto conclude, gli occidentali non sapranno mai la verità di ciò che è accaduto al Volo 9525 della Germanwings, dato che i loro bellicosi governi sanno delle conseguenze che potrebbero aspettarsi se la verità fosse conosciuta. Purtroppo tale massiccia propaganda per insabbiare la distruzione del Volo 9525 della Germanwings, non toccherà il giornalista iraniano Hussein Javadi, che prese l’ultima fotografia inquietante dell’aereo condannato, all’inizio del suo ultimo viaggio. Tutti gli altri, ovviamente, dovrebbero prepararsi al prossimo sensazionalismo, pronto a sostenere l’insabbiamento… dopo tutto questi mostri hanno dimostrato e provato che funziona e che la gente ne accetta le bugie.

26F1EE1300000578-3009151-image-a-2_1427232186663Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un test degli USA avrebbe distrutto l’aereo della Germanwings

EU Times 25 marzo 2015unstow510FS_EmblemIl Ministero della Difesa russo (MoD) segnalava che dispacci della Flotta del Nord (NF) sembravano indicare che l’abbattimento del Volo 4U9525 della Germanwings, nel sud della Francia sia il “risultato diretto” di un fallito test dell’US Air Force con il suo High Energy Liquid Laser Area Defense System (HELLADS) nel tentativo di abbattere un veicolo di rientro di un ICBM, ma che invece ha distrutto l’aereo civile uccidendo i 150 passeggeri a bordo. Secondo il rapporto del MoD, la Flotta del Nord, già in allerta, fu avvertita dell’incidente dalla nave antisom Severomorsk, attualmente operativa nel Mediterraneo, che aveva riferito di diffuse anomalie elettriche atmosferiche rilevate sul sud della Francia, l’Italia occidentale e il sud-ovest della Svizzera. La zona di tali rilevazioni del Severomorsk, riporta la nota, è anche l’aera operativa del 510 Fighter Squadron dell’US Air Forces operante dalla base aerea di Aviano, in Italia. Curiosamente, la nota del MoD nota inoltre che tali anomalie, verificatesi nella zona operativa del 510th Fighter Squadron del sud della Francia, avvenne nello stesso lasso di tempo in cui i sistemi radar civili inglesi andavano in black out, come affermato da un post su Flight Emergencies: “Facendo delle osservazioni su MAN, vedo un A380 passare avanti subito dopo il BA, ma nulla sul radar? Hmm.” La nota del MoD chiarisce che i sistemi radar di USA-UK-UE spesso si spengono al decollo/atterraggio dei bombardieri B-1, e nel caso dell’incidente segnalato a Manchester (MAN), probabilmente coincise con lo schieramento in Inghilterra di un bombardiere B-1 Lancer, alcuni dei quali potrebbero utilizzare l’HELLADS dell’US Air Forces. Il MoD rileva inoltre che la struttura militare USA-UK-EU compromette spesso i voli civili con le esercitazioni nel continente, come l’anno scorso quando circa 50 aerei scomparvero temporaneamente dai radar di Austria, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, tra il 5 e il 10 giugno. I servizi del traffico aereo slovacchi ammisero tale blackout radar, al momento: “La scomparsa di oggetti dagli schermi radar era collegata a un’esercitazione militare pianificata in varie parti d’Europa… il cui obiettivo era l’interruzione delle frequenze delle comunicazioni radio. Questa attività ha anche causato la scomparsa temporanea di alcuni obiettivi sul display del radar, mentre nel frattempo gli aerei erano in contatto radio con i controllori del traffico aereo e continuavano il volo normalmente“. Quanto siano pericolose tali esercitazioni militari occidentali per gli aerei civili, la nota continua, fu evidenziato il 3 marzo, quando, in una misteriosa simulazione della scomparsa del Volo 9525 della Germanwings, quando l’US Air Force si preparava al fallito test sulla Francia meridionale, il Volo LH1172 della Lufthansa, un Airbus A321 che volava a una normale quota, discese di quota in pochi minuti come testimoniano i grafici radar. La spiegazione della rapida discesa del Volo LH1172 della Lufthansa nel sud della Francia, solo due settimane fa, possiamo leggerla nell’articolo di Reporter AirlinerCatching a Lufthansa Airbus A321’s Rapid Descent Live” che dice: “Ci sono stati alcuni momenti in cui ho pensato che forse assistevo in tempo reale a un incidente di qualche tipo, da migliaia di chilometri di distanza. Per fortuna, i piloti furono rapidi e si diressero verso un aeroporto vicino. Lufthansa confermò ad AirlineReporter.com che LH1172 aveva 151 passeggeri a bordo e il capitano decise di fermarsi a Nantes (NTE), Francia, “a causa di un caso medico (passeggero malato)”. Fu confermato che non vi fu alcuna emergenza e che l’aereo era atterrato in modo sicuro“.Print5790_27060693858 A differenza del Volo LH1172 della Lufthansa, tuttavia la nota del MoD continua, il Volo 9525 della Germanwings, non poté riprendersi dalla rapida discesa… frantumandosi in decine di migliaia di pezzi di metallo e carne umana sul una montagna nel sud della Francia. Ciò che ha causato tale distruzione completa del Volo 9525 della Germanwings, afferma la relazione, fu per la prima volta evidenziato il 3 febbraio, quando un test dell’HELLADS dell’US Air Force mirò a un vecchio satellite meteo, spazzato via dall’orbita con un’esplosione causata da surriscaldamento interno. Tuttavia, gli esperti del MoD in questo rapporto dicono che i sistemi laser chimici, come ad esempio il sistema HELLADS dell’US Air Forces che ha abbattuto il Volo 9525 della Germanwings e quasi schiantato il Volo LH1172 della Lufthansa, è notoriamente estremamente difficile da puntare contro obiettivi distanti, dato che gli “effetti” tendono a diffondersi su tutta l’atmosfera che il raggio attraversa. Lo scenario esatto della distruzione del Volo 9525 della Germanwing, secondo gli esperti del MoD, era un tentativo occidentale di abbattere un “veicolo di rientro di prova” simulante una testata nucleare della Federazione russa. Lo specifico “veicolo di rientro di prova” utilizzato nel fallito test missilistico degli USA, secondo il rapporto, fu lanciato il giorno prima da un missile balistico intercontinentale (ICBM) lanciato da una base dell’US Air Force in California, che il regime di Obama ha definito “messaggio al mondo sulla capacità nucleare di Washington“. Tale “messaggio al mondo”, tuttavia secondo la nota del Ministero della Difesa, era invece rivolto direttamente alla Federazione russa per aver paralizzato l’USS Theodore Roosevelt con l’avanzata tecnologia del “Magrav” e che, oltre all’eliminazione della portaerei nell’esercitazione di poche settimane prima, aveva disattivato l’USS Donald Cook nel Mar Nero, lo scorso anno. Purtroppo, la nota afferma cupa, che quasi 37 aerei della NATO presero parte al test missilistico degli Stati Uniti, e un solo jet militare italiano commutò il transponder sul codice di emergenza #7700 dopo aver visto il Volo 9525 della Germanwings precipitare. Mentre molti piloti tedeschi si rifiutano di volare per via di tali esercitazioni degli Stati Uniti contro la Federazione russa, la nota conclude che la probabilità che agli occidentali sia raccontata la verità sul Volo 9525 della Germanwings è la stessa di quella sul Volo MH17 della Malaysia Airlines, cui foto satellitari ne dimostrano l’abbattimento da parte di un caccia ucraino, cioè… Zero. E se gli occidentali volessero sapere la verità sulle innumerevoli vite distrutte dai loro capi militari in guerre simulate? Nessuno saprebbe la risposta.

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L’occidente crea nuovi armamenti
Sputnik
Boeing_laserVladimir Putin oggi ha dichiarato che l’occidente crea dei nuovi armamenti nell’ambito della dottrina dell’attacco fulmineo globale, ma la Russia darà una “risposta adeguata” a tutte le minacce alla propria sicurezza nazionale. Il Presidente ha sottolineato che “nessuno è mai riuscito, e non riuscirà, ad intimorire né a piegare il nostro Paese“. Il presidente ha auspicato che la situazione nel mondo, e in particolare attorno alla Russia, possa cambiare in meglio. “Cambierà in meglio non perché faremo concessioni l’una dopo l’altra, ci piegheremo o saremo carini con qualcuno, cambierà in meglio soltanto se diventeremo più forti“, ha detto Vladimir Putin. Sempre secondo Vladimir Putin, la NATO sviluppa le forze di pronto intervento e amplia le infrastrutture ai confini della Russia, sono visibili anche i tentativi di violare la parità nucleare. Putin ha rilevato che in questo modo si cerca di forzare la creazione dei segmenti europeo e asiatico del sistema di difesa missilistica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I trilioni scomparsi di Rumsfeld, Stavridis e la guerra non convenzionale

Christof Lehmann, NEONsnbc 24 marzo 2015

Il 10 settembre 2001, il segretario alla Difesa degli USA Donald Rumsfeldt dichiarò che 2300 miliardi di dollari del bilancio del Pentagono non potevano essere contabilizzati. L’11 settembre 2001, l’ufficio contabile del Pentagono e il Comando Navale furono colpiti, presumibilmente da un aereo. I sopravvissuti avrebbero segnalato esplosioni nel Pentagono prima all’impatto del presunto aereo. Durante la Forrestal Lecture 2012, l’ammiraglio James G. Stavridis affermò di aver lavorato come contabile scelto al Pentagono, e di aver avuto la fortuna di sopravvivere. Nel 2009 Stavridis fu promosso Comandante supremo della NATO in Europa. Responsabile nel 2011 delle operazioni NATO in Libia, Stavridis descrisse l’intervento della NATO in Libia come “culmine e modello per futuri interventi”.

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Ammiraglio James G. Stavridis

Il 10 settembre 2001, il segretario della Difesa Donald Rumsfeld dichiarò la guerra agli sprechi, sottolineando che 2300 miliardi di dollari dal bilancio del Pentagono non risultavano. CBS citò Rumsfeld dire che il denaro sprecato dai militari costituiva una grave minaccia “Infatti, si potrebbe dire che sia questione di vita o di morte“. Rumsfeld prometteva il cambiamento dall’11 settembre. In effetti, il cambiamento avvenne quell’11 settembre; per molti di coloro che lavoravano al Pentagono, il cambiamento costò la vita, mentendo in pericolo di vita i sopravvissuti che lavoravano negli uffici colpiti. Una dei sopravvissuti è April Gallop che testimoniò sotto giuramento in un’intervista video-registrata da Barbara Honegger, che condusse un’indagine approfondita sugli eventi al Pentagono dell’11 settembre. April Gallop affermò che si ebbe una violenta esplosione vicino al suo ufficio nell’Ala Due o Corridoio Cinque, 100 metri più a nord rispetto alla narrazione ufficiale sul presunto punto d’impatto dell’aereo, che fermò il suo orologio alle 9:30. April Gallop non vide rottami di aereo, poltrone, bagagli, corpi di passeggeri, né carburante. Il suo orologio è conservato in un luogo sicuro. Gallop vide l’incendio scaturire dai computer. Barbara Honegger riporta che altri testimoni oculari, tra cui Tracy Webb, videro tali incendi dai computer nell’Anello E del Corridoio Quattro. Aprile Gallop contattò diversi altri sopravvissuti che possono corroborare la sua testimonianza, ma a cui dovrebbero garantire protezione prima di farsi avanti. L’impatto del presunto aereo avvenne otto minuti dopo massicce esplosioni nel Pentagono. Un altro orologio del Pentagono, conservato allo Smithsonian, nonché prove fotografiche, dimostrano che altri orologi si fermarono per le esplosioni prima del presunto impatto dell’aereo. La ricerca di Barbara Honegger mostrerebbe che “qualcosa” colpì il Pentagono anche dall’esterno. Quell’oggetto, però, non era un aereo di linea e colpì a 150 metri dal luogo del presunto impatto del jet di linea.
La guerra di Donald Rumsfeldt agli sprechi si trasformò nella guerra globale al terrorismo e nelle invasioni di Afghanistan e Iraq. Le informazioni sui 2300 miliardi di dollari scomparsi furono distrutte l’11 settembre. Nel 2012 il Comandante supremo in Europa della NATO (SACEUR), Ammiraglio James G. Stavridis, alla Forrestal Lecture presso l’Accademia Navale parlò dell’evoluzione e sviluppo della guerra nel 20° secolo. Stavridis ricorda che Prima e Seconda guerra mondiale, nonché la Guerra Fredda, erano guerre contro i muri, dalla linea Maginot alla cortina di ferro, dalla Cortina di bambù al Muro di Berlino. Stavridis sottolinea che ci volle “una lezione scioccante”, l’11 settembre 2001, per dimostrare che le mura non proteggono il mondo moderno. Stavridis puntò su un’immagine a grande schermo della sezione del Pentagono distrutta l’11 settembre 2001, affermando che vi lavorava da neo-ammiraglio “nel mondo del budget della Marina“. Indicando la sezione del Pentagono distrutta l’11 settembre 2001 disse “ovviamente, ho la fortuna di essere oggi qui a parlarvene“. Un tentativo di raggiungere l’ormai ex-ammiraglio James G. Stavridis, preside della Facoltà Fletcher dell’Università Tuffs, rimase senza risposta. Stavridis sarebbe un testimone importante e sarebbe anche interessante sapere se lavorasse presso gli uffici nell’Anello E del Pentagono o presso il Centro Comando Navale (NCC) negli Anelli D e C. La NCC fu l’unico ufficio della Marina colpito delle esplosioni l’11 settembre 2001. Dov’era e a cosa lavorava nei giorni prima dell’11 settembre e l’11 settembre il neo-nominato ammiraglio, divenuto SACEUR della NATO nel 2009? Da SACEUR della NATO, Stavridis fu responsabile delle operazioni NATO in Libia nel 2011.
Nel novembre 2010 il John F. Kennedy Special Warfare Center e la Scuola di Ft. Bragg, Carolina del Nord, pubblicarono la Circolare Formativa TC 18-01 intitolata “La guerra non convenzionale delle Forze Speciali“. La TC 18-01 fu pubblicata per le forze speciali statunitensi, nonché per i “contractors”. La circolare contiene un avviso che indicava “Distruggere con qualsiasi metodo per impedire la divulgazione dei contenuti o la ricostruzione del documento”. Il documento era “disponibile per gli studenti esteri solo caso per caso“. Il documento afferma che gli Stati Uniti, nel prossimo futuro, si sarebbero impegnati soprattutto in guerre non convenzionali. Il documento contiene un approccio strutturato alla sovversione del Paese preso di mira, a cominciare da valutazione di un’opposizione fattibile e cooperativa, creazione di eventi per polarizzare la società, costituzione di gruppi armati e loro sviluppo in forza capace di combattere una guerra civile o una guerra non convenzionale sotto supervisione, per raggiungere gli obiettivi della politica estera degli Stati Uniti. La TC 18-01 contiene de-facto il piano del coinvolgimento di Stati Uniti e NATO in Libia e Siria, al comando del SACEUR della NATO Stavridis. Il TC 18-01 aveva anche piani precisi per la guerra in Iraq e la “crisi” in Ucraina. Purtroppo, non è stato possibile raggiungere James G. Stavridis alla Fletcher School della Tuffs University. Ivo H. Daalder e James G. Stavridis furono i co-autori dell’articolo “La vittoria della NATO in Libia. Il modo giusto per intervenire“. L’articolo sulla NATO che oltrepassava le disposizioni della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1973 (2011) fu pubblicato su Foreign Affairs, marzo/aprile 2012, pp 2-7. Al 25° vertice della NATO a Chicago, nel 2012, la NATO adottò le premesse di tale articolo per la sua dottrina strategica. Oltre a domande sulla sua esperienza nei giorni precedenti l’11 settembre 2001, sarebbe interessante chiedere a James G. Stavridis se si ritrova ancora con ciò che scrisse in quell’articolo, e cioè che “la Libia fu un momento istruttivo e modello per futuri interventi”. Probabilmente 2,3 trilioni di dollari sono un budget utile per avviare guerre da combattere “in nero”.

L'ammiraglio James G. Stavridis saluta il Generale Dario Ranieri

L’ammiraglio James G. Stavridis saluta il Generale Dario Ranieri a Camp “Arena”, Herat, Afghanistan

Dr. Christof Lehmann, consulente politico indipendente su conflitti e risoluzione dei conflitti, fondatore e direttore di Nsnbc, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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