Siria, i turchi sconfitti ad al-Bab e i “ribelli” si ammazzano tra di loro

Moon of Alabama, 18 febbraio 2017

16425852Questa settimana il presidente turco Erdogan visitava gli Stati del Golfo, chiedendo altri investimenti in Turchia e contanti per il suo programma di occupazione della Siria. Una settimana prima Erodgan affermò: ““Al-Bab sta per essere catturata. Manbij e Raqqah sono le prossime”, aggiungendo che la priorità numero uno era formare una zona sicura nel Paese”. E questa settimana il suo Capo di Stato Maggiore Araq dichiarava vittoria. Diversi media vicini ad Erdogan in Turchia (e chi altro è rimasto?) riferivano: “L’operazione Eufrate Shield è entrata in una nuova fase ad al-Bab, essendo l’offensiva finita ora che la città è in gran parte stata presa allo SIIL. “L’operazione di al-Bab è finita”, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale Hulusi Akar in una conferenza stampa in Qatar, durante il viaggio del presidente Recep Tayyip Erdogan nei Paesi del Golfo… Il silenzio ora domina la zona che un tempo era luogo di scontri pesanti. I carri armati turchi pattugliano le strade di al-Bab e l’opposizione siriana ha compiuto un grande passo avanti”. Tale affermazione era una bugia colossale. Mentre le forze turche avevano preso alcuni punti alla periferia di al-Bab e affermato di controllare il 40% della città, furono bloccate e successivamente erano in piena ritirata. Il 16 febbraio le forze turche perdevano l’ospedale al-Hiqma e la panetteria che avevano in precedenza catturato, e si ritiravano da tutti i quartieri interni di al-Bab. Almeno il 90% di al-Bab è ancora nelle mani dello Stato islamico. Video di Stato islamico e forze filo-turche mostrano che i turchi sono tornati al punto di partenza, alla periferia della città. Ben 430 civili siriani sono stati uccisi dalle forze turche e dai loro ausiliari. Proprio la scorsa settimana l’Osservatorio siriano sponsorizzato dall’MI-6 ha detto che i bombardamenti turchi hanno ucciso più di 60 civili ad al-Bab, confermati dai video dello Stato islamico che mostrano bambini morti e case distrutte. A differenza dei morti per gli scontri tra taqfiri ed Esercito arabo siriano, alcun media mainstream “occidentale” ne ha parlato.
La Turchia ha invaso la Siria tra Aleppo e l’Eufrate esattamente sei mesi fa. L’obiettivo era evitare che i curdi siriani occupassero il corridoio est-ovest al confine con la Turchia. Se veniva chiuso la Turchia perdeva influenza sulla Siria. I turchi avevano assunto alcuni “ribelli”, che avevano sostenuto contro il governo siriano, per combattere lo Stato islamico e i curdi. I taqfiri di Ahrar al-Sham sono le loro truppe d’assalto. I primi tre mesi hanno visto dei rapidi progressi. Lo Stato islamico veniva corrotto affinché lasciasse le aree nel nord della Siria e i turchi vi entrassero. Ma a dicembre arrivarono ad al-Bab, città ad est di Aleppo che aveva 60000 abitanti. Ci fu resistenza da parte dello Stato Islamico e l’avanzata turca si fermò. I blindati turchi, spesso piazzati senza copertura sulla prima linea, venivano distrutti dai missili anticarro dello Stato islamico. Le vittime aumentarono e i mercenari dell’ELS si rifiutarono di continuare a combattere. Al 16 febbraio, le perdite erano almeno 64 soldati turchi uccisi e 386 feriti. Gli ausiliari dell’ELS ebbero almeno 469 uccisi e 1712 feriti. Una dozzina di carri armati era andata perduta. Fonti non ufficiali affermano che oltre 30 carri armati turchi sono stati distrutti, così come più di 20 blindati per la fanteria, quasi 2 battaglioni sprecati senza alcuna avanzata significativa. I mercenari dell’ELS che Erdogan ha assunto per combattere curdi e Stato islamico sono inutili. Non combattono in modo efficace, ma sprecano abbondantemente le munizioni per dare spettacolo.
Per compensare ciò, la Turchia ha inviato le proprie forze speciali e ora ha circa 3000 soldati partecipi nell’operazione. Ma non è servito, le perdite continuano e non si hanno progressi. Altri 5000 soldati turchi vengono inviati per partecipare all’operazione. Veniva anche annunciato che la Turchia prevede di costruire tre presidi in Siria. Oltre a prendere al-Bab, Erdogan ora vuole anche prendere Raqqa allo Stato islamico e Manbij ai curdi. Ma chi prende sul serio tali annunci? Dopo il presunto colpo di Stato subito, Erdogan ha cacciato ogni ufficiale che non gli fosse, a suo avviso, sufficientemente fedele. La sua aviazione è la più danneggiata. Presumibilmente solo 0,4 piloti qualificati per aereo sono disponibili invece dei normali 2-3. Ci vogliono dieci anni per addestrare nuovi piloti. L’esercito è in una forma leggermente migliore, ma anche se è il secondo più grande della NATO non è più la forza di una volta. L’intera operazione turca è allo sbando. Inoltre non c’è un piano a medio termine o una qualsiasi strategia di uscita. Decisioni e annunci cambiano di giorno in giorno. Gli attuali piani turchi contraddicono gli accordi di Astana conclusi con Russia, Siria e Iran. Solo un breve e temporaneo ruolo per le forze turche è stato concordato. Al-Bab doveva essere liberata dalle forze siriane. La Siria ha ufficialmente protestato presso le Nazioni Unite contro l’invasione turca. Ma né Siria, Russia o Iran combattono le forze turche. “Basta lasciare i turchi sanguinare”, sembra essere il loro pensiero attuale. Erdogan ha deciso la data del referendum in Turchia per la nuova costituzione. Il voto di aprile legalizzerebbe i suoi quasi poteri dittatoriali. Ma il pantano in Siria e la situazione di stallo ad al-Bab gli costeranno, perché scegliere un dittatore incline a perdere le sue guerre? Voci non confermate sosterrebbero che Erdogan stia cercando di corrompere lo Stato Islamico affinché lasci al-Bab. Tale mossa si adatterebbe alle motivazioni di Erdogan, che avendo bisogno di una vittoria non si sottrarrebbe da metodi altrimenti illegittimi.
A sud di al-Bab l’Esercito arabo siriano avanza verso l’Eufrate, tagliando la strada alle forze turche per Raqqa e Manbij. Nel nord-est della Siria, i taqfiri sponsorizzati dai turchi si combattono tra di loro. Jund al-Aqsa, alleato dello Stato islamico, massacra i “ribelli moderati” alleati di al-Qaida. Centinaia di combattenti e prigionieri “ribelli” hanno perso la vita in tali lotte intestine. Nel sud, i “ribelli moderati” e al-Qaida cercano di attaccare Dara, tenuta dalle forze siriane regolari. Gli attacchi sono falliti e la Giordania ha chiuso i confini e non ricovera più i “ribelli” feriti. Il centro delle operazioni militari in Giordania ha chiuso rifornimenti e pagamenti alle forze antisiriane. Solo Israele ancora le aiuta in segreto. Le forze governative siriane eliminano le isolate roccaforti ribelli presso Damasco. Alcune forze dell’Esercito arabo siriano vanno riprendendosi Palmyra. La guarnigione siriana di Dayr al-Zur, isolata e attaccata dallo Stato Islamico, è ancora fuori portata. Le maggiori operazioni contro i taqfiri nel sud e nel nord-ovest sono già pianificate, ma la mossa intelligente ora è sedersi e lasciare che i nemici, taqfiri e turchi, continuino ad autodistruggersi.ealeppo20160215Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ergastolo al terrorista islamista ospite della RAI e di Gad Lerner

Alessandro Lattanzio, 17/2/2017

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Il narcoterrorista islamista Haysam Umar Saqan

La Corte Distrettuale di Stoccolma, il 16 febbraio, ha condannato all’ergastolo il terrorista siriano Haysam Umar Saqan, per aver partecipato all’assassinio di sette prigionieri in Siria, nel maggio 2012. I sette uomini assassinati erano stati sequestrati da un gruppo islamista fondato nel 2011, la compagnia di Sulayman, attivo sul jabal al-Zawiya, presso Idlib. Il gruppo terroristico era guidato dal trafficante di droga e terrorista salafita Abu Sulayman al-Hamawi.
Saqan era attivo in Italia nel 2011 e nel 2012, dove protetto dai servizi segreti e dalla polizia politica italiana, irruppe nell’ambasciata della Repubblica Araba di Siria. E sempre protetto da servizi segreti e polizia politica italiani, emanazioni del partito neofascista al potere, il PD, Saqan ha potuto godere di un’ampia visibilità mediatica presso la RAI (TG-3) e La7 (trasmissione di Gad Lerner), come foto con l’inviata di Rai3 Lucia Goracci, sfegata propagandista del terrorismo islamista in Libia e Siria, e del golpe neonazista e dell’aggressione armata al Donbas in Ucraina.

Lucia Goracci con il suo sodale, il narco-terrorista salafita Saqan

L’inviata della Rai, e guerrafondaia furiosa, Lucia Goracci con il suo sodale, il narco-terrorista salafita Saqan (il tizio con berretto e occhiali da sole sarebbe un agente della CIA).

L’arresto di Saqan è stato possibile dopo la comparsa di un video dove partecipa alla strage del 2012 commessa dal suo gruppetto terroristico in Siria. La polizia italiana avrebbe aiutato gli investigatori in Svezia ad identificarlo, grazie ai video di quando irruppe nell’Ambasciata siriana a Roma. Saqan, partito dall’Italia per la Siria nel 2012, cercò asilo in Svezia nel 2013, Paese dove si nascose occultando i crimini che aveva compiuto e pretendendo lo status di rifugiato ed ottenendo il permesso di soggiorno nel 2016, ma già a marzo fu arrestato. “In una dichiarazione, la corte ha detto che il crimine di Saqan è così grave che la punizione decisa è l’ergastolo”. Ma c’è un pericolo, in Svezia la condanna all’ergastolo di uno straniero equivale a dieci anni di carcere seguiti dall’espulsione. E’ prevedibile che il circo islamonazista di sinistra si attiverà, complici i media di regime, il PD, le ONG dei servizi segreti, i servizi segreti, la fratellanza mussulmana piddina e i nazipiddini filo-Kiev per chiederne l’estradizione in Italia e conferire al terrorista stragista la nazionalità italiana e relativa residenza per “meriti democratici e umanitari”. Boldrini, Grasso e Mattarella (alias Mozzarella-mafia) prontamente esprimeranno solidarietà al “povero” Saqan, vittima della brutalità del “regime siriano”, conferendogli oltre all’immunità per i suoi crimini, vitto, alloggio e vitalizio, come già fatto con diversi altri ben noti terroristi, come il capo taqfirita Qraqar, oggi ospite di una galera a 5 stelle della Norvegia.
I media e i giornalisti (Berlinguer, Goracci, Lerner e infiniti altri) che hanno sempre coccolato tale feccia sanguinaria, sono i medesimi che hanno sempre attribuito i crimini commessi dai loro sodali, appunto i terroristi islamisti, alle loro vittime, cioè ai siriani, come dimostra la favola degli infiniti “ospedali pediatrici” distrutti “ogni santo giorno” ad Aleppo o altrove in Siria.

Saqan al momento della strage

Saqan al momento della strage

Quando Saqan era protetto dai servizi segreti e dalla polizia politca del PD

Il terrorista Saqan ospite di Gad Lerner, sorridente mentre sionisti e terroristi spiegano come esportare la democrazia in Siria

L’operato “democratico” del “combattente per la libertà” Haysam Umar Saqan, il terrorista coccolato da RAI e La7

Fonte: Daily Mail

Il Triangolo d’Oro tra Albania e Kosovo

Dean Henderson, Left Hook, 12/01/2014

Secondo il Wall Street Journal, gli investigatori sui diritti umani in Europa indagano sui membri dell’Esercito di liberazione del Kosovo, sostenuto da Stati Uniti e NATO, per aver ucciso prigionieri di guerra serbi nei centri di detenzione segreti in Albania per venderne gli organi. L’accusa emerse in un libro del 2008 scritto dall’ex-procuratrice Carla Del Ponte. In un’indagine seguita dal Consiglio d’Europa, il procuratore svizzero Dick Marty sostiene che il primo ministro del Kosovo Hashim Thaci abbia collegamenti con la criminalità organizzata.
(Tratto dal capitolo 15: Big Oil e i suoi banchieri)President Slobodan Milosevictalking to reporters at the Sava centre, Belgrade, Dec 1993Il Kosovo fu separato dall’ex-Jugoslavia alla fine degli anni ’90. La Jugoslavia, come l’Iraq, aveva a lungo sfidato i bankster Illuminati. La sua economia, come quella dell’Iraq, tendeva al socialismo da quando il Maresciallo Tito sconfisse gli ustascia nella seconda guerra mondiale. La Jugoslavia successe all’India alla presidenza del Movimento dei Paesi Non Allineati (NAM), un grande gruppo di nazioni tradizionalmente guidate dall’India che scelsero di non allinearsi con Stati Uniti o Unione Sovietica durante la guerra fredda. La Jugoslavia fu l’unica nazione europea orientale che non fu mai nel Patto di Varsavia. Divenne un leader rispettato del gruppo G-77, i Paesi in via di sviluppo che cercavano di deviare i proventi del petrolio dell’OPEC dal cartello dei banchieri internazionali dei Quattro Cavalieri allo sviluppo del Terzo Mondo. La Jugoslavia era un importante fornitore di macchine poco costose per le fabbriche e le aziende contadine del Terzo Mondo. Dove una volta questi Paesi erano costretti ad acquistare costose attrezzature dall’occidente, utilizzando valuta forte e affondando nel debito, ora si rivolgevano alla Jugoslavia, dalla recente industrializzazione, spesso disposta a scambiare macchine con materie prime.
I bankster internazionali disprezzavano il NAM perché i suoi membri sono nazionalisti di sinistra che proteggono le risorse da Big Oil e gli altri tentacoli del Potere Monetario. Il NAM fu una spina nel fianco della banda CFR/Bilderberg, che interpretava le lotte rivoluzionarie nel Terzo Mondo contro la sua egemonia finanziaria come una minaccia comunista filosovietica, giocando la carta “del pericolo rosso” per giustificare sanguinarie guerre di sterminio. Altri Paesi del Terzo Mondo presero atto dall’esempio della Jugoslava, nonostante la propaganda degli Illuminati secondo cui “il socialismo è morto”. Come il Presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, demonizzato presso la folla globalizzazione, osservò, “...l’ultimo governo socialista che minaccia il dominio capitalistico dell’Europa è la prova vivente che la storia non è finita, che più di un sistema economico è possibile“. Le risorse naturali della Jugoslavia erano vaste. I Quattro Cavalieri scoprirono enormi giacimenti di petrolio nell’Adriatico. Gli addetti dell’industria petrolifera ritengono che possano competere con quelli dell’Arabia Saudita. La Jugoslavia ha diciassette miliardi di tonnellate di carbone e ampie risorse in minerali, come l’enorme miniera di Stari Trg, la prima struttura che il Reich nazista di Hitler sequestrò quando invase la Jugoslavia nel 1941. Hitler estrasse il piombo a Stari Trg per le batterie dei suoi U-Boot. Ma Stari Trg contiene anche oro, argento, cadmio, zinco e platino per almeno 5 miliardi di dollari. Il territorio jugoslavo appare nella rotta dell’oleodotto che collega i campi petroliferi dei Quattro Cavalieri dal Mar Caspio all’Europa continentale, ed è a cavallo di una grande autostrada che collega l’Europa all’Asia centrale e del fiume strategico Danubio, che attraversa la nazione. Agli occhi dell’oligarchia internazionale, la Jugoslavia era matura per il raccolto.
bnd Le agenzie d’intelligence occidentali, con i combattenti fondamentalisti islamici, prima divisero Bosnia e Croazia. Ma la Jugoslavia ancora controllava Stari Trg, i giacimenti di carbone e gli ambiti giacimenti dell’Adriatico. Per arraffarli era necessario spezzare ancor più il territorio dell’indisciplinato governo centrale di Belgrado. Nel 1996 il servizio informazioni tedesco (BND) iniziò ad addestrare l’esercito di liberazione del Kosovo (UCK). Il Bundesnachrichtendienst fu creato nel 1956 per sostituire l’organizzazione del nazista Gehlen. L’idea di una Grande Albania fu opera dei nazisti che durante la seconda guerra mondiale occupavano la Jugoslavia. Tale idea venne condivisa dalla NATO. Il BND era guidato da Hans Jorg Geiger, che creò un’enorme stazione regionale del BND a Tirana, in Albania, nel 1995. La CIA avviò una grande operazione a Tirana l’anno prima. Il presidente Sali Berisha guidava l’Albania dai primi anni ’90. Cocco del Fondo monetario internazionale, aprì l’economia dell’Albania a multinazionali e banche occidentali e fu ricompensato con un enorme prestito dal FMI. Nel 1994, lo stesso anno in cui la CIA giunse a Tirana, la banca a schema piramidale presieduta da Berisha, ultimo barboncino del FMI, crollò improvvisamente cancellando i risparmi di una vita di migliaia di albanesi. Lo schema rientrava nel modello coordinato da FMI/BCCI per spezzare i Paesi debitori del Terzo Mondo. Berisha venne estromesso da Tirana, e fuggì nel nord dell’Albania dove prese il controllo di una regione sempre più senza legge, divenuta importante via del narcotraffico e del contrabbando di armi della Mezzaluna d’Oro. Con l’aiuto della polizia segreta albanese (SHIK), CIA e BND reclutarono i combattenti dell’UCK tra questi contrabbandieri, a molti dei quali la CIA concesse di trafficare a Peshawar, in Pakistan, un decennio prima. I Kommandos Spezialkräfte (KSK) tedeschi, indossando uniformi nere, addestrarono l’UCK dotandolo di armi tedesco-orientali. Nel vicino Kosovo vi furono molti casi di uomini con uniformi nere che terrorizzavano i contadini kosovari. Mentre gli Stati Uniti affermavano che si trattava delle forze speciali jugoslave, erano probabilmente membri delle KSK tedesche che guidavano i raid dell’UCK in Kosovo. L’UCK indossava divise della Bundeshehr con insegne tedesche. La Germania fu il primo Paese a riconoscere la Croazia nel 1990, prima ancora che i separatisti croati iniziassero la rivolta contro Belgrado. I tedeschi guidarono la campagna che incoraggiò la Croazia a secedere dalla Jugoslavia. Quando il nuovo governo fu creato a Zagabria, adottò bandiera e inno nazionale dei fantocci di Hitler, gli ustascia. Nel 1998 l’UCK era una piccola cellula terroristica di solo 300 membri. Dopo un anno di invii di armi e addestramento ad opera di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, l’UCK divenne un esercito di 30000 guerriglieri. Il luogotenente di Usama bin Ladin, Ayman al-Zawahiri, fu un comandante dell’UCK.
Le provocazioni dell’UCK furono il pretesto per l’aggressione della NATO alla Jugoslavia, per spartirsi le ricchezze minerarie e petrolifere del Kosovo. Le forze di sicurezza jugoslave combatterono il terrorismo dell’UCK, ma repressero anche episodi di eccessiva ritorsione serba, arrestando più di 500 serbi per crimini contro civili albanesi. Il Presidente Milosevic aveva sempre sostenuto l’uguaglianza etnica e l’armonia. La sua delegazione ai colloqui di pace di Rambouillet, in Francia, era costituita da persone di ogni gruppo etnica, tra cui albanesi. I serbi erano in realtà una minoranza nella delegazione. Un discorso del 1992 è tipico del pensiero di Milosevic sulle tensioni etniche in Kosovo, che le agenzie d’intelligence occidentali sfruttavano. Dichiarò: “Sappiamo che molti albanesi del Kosovo non approvano la politica separatista dei loro capi nazionalisti. Sono sotto pressione, intimiditi e ricattati. Ma non risponderemo allo stesso modo. Dobbiamo rispondere porgendo la nostra mano, convivere in uguaglianza e non permettere che un solo bambino albanese, donna o uomo sia discriminato in Kosovo in alcun modo. Dobbiamo… insistere su una politica di fratellanza, unità e uguaglianza etnica in Kosovo. Persisteremo su questa politica“. Quando Milosevic, abile avvocato, iniziò a vincere nel processo per crimini di guerra a L’Aia, la copertura mediatica cessò e subito dopo morì. I suoi sostenitori dicono che fu avvelenato.
uck02 Alla fine dei bombardamenti contro la Jugoslavia, la NATO inviò in Kosovo una forza d’occupazione nell’ambito della KFOR. La NATO continuò ad ignorare e negare che bande dell’UCK attaccassero i civili serbi sotto la supervisione della KFOR, favorendo l’UCK che tentava di strappare un pezzo di Macedonia a favore della causa dei banchieri internazionali. Gli Stati Uniti costruirono in Kosovo la più grande base militare dai tempi del Vietnam. Nel frattempo l’Albania divenne un campo di addestramento della CIA per terroristi, centro di produzione dell’eroina e supermercato delle armi. Un articolo del 6 marzo 1995 dell’Athens News Agency citava il ministro dell’Ordine Pubblico greco Sifis Valyrakis dire che credeva che il governo albanese fosse coinvolto nella produzione e nel traffico di stupefacenti a Skopje, in Macedonia, dove truppe USA e NATO si ammassarono durante la guerra in Kosovo. Valyrakis disse che l’oppio veniva coltivato nella Chimarra, nel sud dell’Albania, dove laboratori di eroina erano sorti nel triangolo delle città di Gevgeli, Prilep e Pristina, in Albania, Macedonia e Kosovo secessionista. Citò il coinvolgimento nel narcotraffico delle forze armate macedoni, alleate degli Stati Uniti, e della mafia dei lupi grigi turchi, vecchi alleati della CIA. Osservò che un fiorente commercio di armi si sviluppava in Macedonia e Kosovo e disse che i separatisti albanesi in Jugoslavia erano al centro del traffico di eroina ed armi, di stanza a Pristina, dove è ospitata la forza per il “mantenimento della pace” in Kosovo della NATO, KFOR. Secondo lo storico Alfred McCoy, “esuli albanesi usarono i profitti della droga per spedire armi svizzere e ceche in Kosovo, per i separatisti dell’UCK. Nel 1997-1998, questi sindacati della droga kosovari armarono l’UCK per la rivolta contro l’esercito di Belgrado… Anche dopo l’accordo di Kumanovo nel 1999, per concludere il conflitto in Kosovo, l’amministrazione delle Nazioni Unite della provincia… permise il fiorente traffico di eroina… e i capi dell’UCK… continuarono a dominare il traffico dai Balcani“. Un rapporto per la Reuters del 16 giugno 1995 di Benet Koleka, da Tirana, accusava il governo albanese di aver segretamente inviato tonnellate di armi in Ruanda, prima che il genocidio esplodesse nel Paese dell’Africa centrale. Il maggiore quotidiano dell’Albania, Koha Jone, riferì che diversi aerei-cargo Antonov decollarono dalla base aerea di Gjadri, in Albania, carichi di armi e diretti in Ruanda. Amnesty International intervistò quattro piloti che sostennero di lavorare per una società inglese. Dissero che trasportavano le armi nella Repubblica democratica del Congo, scaricandone nell’aeroporto di Goma, vicino al confine ruandese. Dissero anche che portarono carichi di armi a Goma da Israele e che vi erano agenti del Mossad israeliano che lavoravano nella base aerea di Gjadri, supervisionando l’operazione albanese. Nello stesso anno un contractor della difesa degli Stati Uniti, noto come RONCO, era in Ruanda con il pretesto dello sminamento. RONCO invece importava materiale militare del Pentagono passandolo alle forze ruandesi poco prima che iniziasse il genocidio.
Il Washington Times riferì nel 1999 che “l’UCK, che l’amministrazione Clinton ha abbracciato e che alcuni membri del Congresso vogliono armare nell’ambito dei bombardamenti della NATO, è un’organizzazione terroristica che si finanzia con i proventi della vendita dell’eroina“. Nel 1999 una denuncia del Times di Londra rilevò che l’UCK era il principale spacciatore mondiale di eroina, ereditando tale posizione dagli ultimi surrogati della CIA, i mujahidin afgani. Europol raggiunse i governi di Svezia, Svizzera e Germania nelle indagini sui legami dell’UCK col traffico di eroina. Walter Kege, capo dell’unità antidroga dell’intelligence della polizia svedese dichiarò: “Abbiamo l’intelligence che ci porta a credere che ci sia una connessione tra narcodollari ed Esercito di liberazione del Kosovo“. Il Berliner Zeitung citò un rapporto dell’intelligence occidentale secondo cui 900 milioni di marchi tedeschi erano finiti in Kosovo da quando l’UCK aggredì il governo jugoslavo, nel 1997. La metà erano proventi della droga. La polizia tedesca osservò il parallelo tra ascesa dell’UCK e aumento del traffico di eroina tra l’etnia albanese in Germania, Svizzera e Scandinavia. La polizia ceca rintracciò un albanese fuggito da una prigione norvegese, dove scontava 12 anni per traffico di eroina. Nel suo appartamento trovarono documenti che lo collegavano a diversi acquisti di armi effettuati per conto dell’UCK. L’agenzia criminale federale della Germania concluse, “gli albanesi sono ora il gruppo più importante nella distribuzione dell’eroina nei Paesi consumatori occidentali“. Europol presentò una relazione dettagliata sul traffico di eroina albanese/UCK alla Corte Penale dell’Aia.
Molti combattenti dell’UCK erano stati addestrati negli stessi campi costruiti da Usama bin Ladin, nel Pakistan infestato dall’eroina da cui emersero i taliban. Nel 1997 i signori della guerra ceceni, addestrati in quegli stessi campi, cominciarono ad acquistare grandi immobili in Kosovo. Il capo dei ribelli ceceni, l’emiro saudita al-Qatab, creò campi in Cecenia per addestrare le truppe dell’UCK. I tentativi furono sempre finanziati da vendita di eroina, prostituzione, contrabbando di armi e contraffazione. Dopo che l’UCK tolse il Kosovo da ciò che rimaneva della Jugoslavia, la macchina propagandistica degli Illuminati ancora una volta aumentò la pressione e accusò la maggioranza serba di condurre un’altra “pulizia etnica”, questa volta contro la narcomafia albanese del Kosovo. Anche in questo caso i media ripresero a pappagallo la campagna della CIA per demonizzare i serbi. Hitler fece la stessa cosa quando invase la Jugoslavia, definendo i serbi untermenschen (subumani). Il 24 marzo 1999 gli statunitensi bombardarono Belgrado. Milosevic fu inseguito da killer armeni assunti dalla CIA. Scuole, fabbriche, ospedali, centrali elettriche, autobus, treni e carri di fieno carichi di civili furono bombardati. L’infrastruttura economica della Jugoslavia venne decimata. In un momento d’ironia storica, la NATO bombardò lo stessa ponte sul Danubio, a Novi Sad, dove migliaia di serbi morirono combattendo l’invasione nazista del 1941. I manifestanti a Belgrado chiamarono la NATO organizzazione terroristica nazista degli statunitensi. 2000 civili jugoslavi furono uccisi dai bombardamenti della NATO e 10000 feriti. Altre migliaia persero la casa, deliberatamente bombardate dalla NATO, nel tentativo di convincere il popolo jugoslavo a supplicare “zio Sam”. A Stari Trg il direttore Novak Bjelic, che lavorava per l’azienda statale jugoslava Trepca, disse, quando iniziarono i bombardamenti degli Stati Uniti, che “La guerra in Kosovo è solo questione di miniere, nient’altro. Inoltre, il Kosovo ha diciassette miliardi di tonnellate di riserve di carbone“.
bw_barettabzeichen_ksk Uno dei “massacri” più pubblicizzati e presunta opera dell’esercito jugoslavo contro gli albanesi del Kosovo, si verificò a Racak. Un gruppo chiamato osservatori internazionali del Kosovo guidò la propaganda. Il suo capo era William Walker, che aiutò Oliver North ad armare i contras. Mentre Walker vomitò la sua versione dei fatti su Racak a un ansioso media degli Stati Uniti, molti media europei, tra cui BBC, Die Welt, Radio France International e Le Figaro, misero in discussione la storia di Walker, che naturalmente accusava i serbi. Una troupe televisiva francese era Racak quando si verificò il presunto massacro, ed affermò che il “massacro” in realtà fu uno scontro a fuoco nell’imboscata dell’esercito jugoslavo all’UCK. Poi uomini in divisa nera giunsero sulla scena e travisarono i morti dell’UCK con abiti civili. Gli esperti forensi jugoslavi convennero che il massacro di Racak fosse una bufala. Aveva somiglianze notevoli con il massacro per il pane in Bosnia, dove si scoprì che i combattenti islamici commisero il massacro a beneficio dei media occidentali. L’incidente portò alle sanzioni delle Nazioni Unite contro la Jugoslavia. Il quotidiano Le Monde riferì da Pristina, il 21 gennaio 1999, che due giornalisti dell’AP smentirono il racconto di Walker sugli eventi a Racak, dicendo che c’erano alcune cartucce di fucile vuote sul sito e quasi alcuna traccia di sangue sui corpi. L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa inviò una squadra di patologi finlandesi, su richiesta del governo jugoslavo, che invitò una seconda squadra dalla Bielorussia. Entrambe le squadre confermarono i sospetti jugoslavi che le vittime fossero state uccise a distanza, e poi ferite con tiri a corta distanza e di coltello, inflitte ai cadaveri. Inoltre scoprirono che i fori sui corpi non corrispondevano a quelli sugli abiti, indicando che i vestiti erano stati cambiati dagli uomini in uniforme nera, probabilmente delle forze speciali tedesche KSK che addestravano l’UCK. Nulla fu mai pubblicato dai media statunitensi. L’incidente fu una reminiscenza della manovra che Adolf Hitler attuò nel 1939 per giustificare l’invasione della Polonia. Hitler vestì i cadaveri di alcuni prigionieri con l’uniforme dell’esercito polacco e li lasciò vicino a una stazione radio di confine, che Hitler poi disse essere stata attaccata dall’esercito polacco. Entro una settimana 1,5 milioni di truppe naziste entrarono in Polonia.
La BBC News riferì nel dicembre 2004 che un oleodotto da 1,2 miliardi di dollari, a sud della massiccia base dell’US Army in Kosovo, fu approvato dai governi di Albania, Bulgaria e Macedonia. A quanto pare, turbato dalle raccapriccianti accuse di traffico di organi della mafia dell’UCK, creata dagli Illuminati, un diplomatico occidentale a Pristina disse al Wall Street Journal, “Ciò danneggerebbe l’immagine del Kosovo tra le parti internazionali interessate“.

Hans Jorg Geiger, il creatore dell'UCK

Hans Jorg Geiger, il creatore dell’UCK

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Amnesty International ammette che la relazione sulla Siria è stata fabbricata nel Regno Unito

Tony Cartalucci, LD, 9 febbraio 201716487178Il rapporto di 48 pagine di Amnesty International intitolato “Siria: massacri umani: impiccagioni di massa e sterminio nella prigione di Saydnaya”, vanta affermazioni estreme concludendo: “… le violazioni delle autorità siriane a Saydnaya sono crimini contro l’umanità. Amnesty International chiede con urgenza un’inchiesta indipendente e imparziale sui crimini commessi a Saydnaya”. Tuttavia, anche a uno sguardo superficiale, prima ancora di leggere il testo della relazione, nella sezione intitolata “Metodologia” Amnesty International ammette di non aver alcuna prova fisica che dimostri ciò che sono solo le testimonianze di presunti detenuti ed ex-impiegati della prigione, così come i dati dell’opposizione in Siria. Nella sezione “Metodologia”, il rapporto ammette: “Nonostante le ripetute richieste di Amnesty International di accedere in Siria, e in particolare nelle strutture di detenzione gestite dalle autorità siriane, le è stato impedito dalle autorità siriane di svolgere una ricerca nel Paese e di conseguenza non ha avuto accesso alle zone controllate dal governo siriano dall’inizio della crisi nel 2011. Altri gruppi di monitoraggio dei diritti umani indipendenti hanno incontrato ostacoli simili”. In altre parole, Amnesty International non ha avuto accesso alla prigione, né nessuno dei testimoni che presumibilmente intervista ha prove rilevanti o foto della prigione. Le uniche foto della prigione sono immagini satellitari, e quelle contenute nella relazione sono di tre uomini che sostengono di ave perso peso in prigione e di uno degli otto presunti certificati di morte dati ai familiari dei detenuti morti a Saydnaya. I presunti certificati non rivelano nulla sulle accuse di tortura o esecuzione.
Se articoli come “Hearsay Extrapolated – Amnesty Claims Mass Executions In Syria, Provides Zero Proof“, esaminano in dettagliato le “statistiche” di Amnesty, e articoli come, “Amnesty International “Human Slaughterhouse” Report Lacks Evidence, Credibility, Reeks Of State Department Propaganda” svelano la natura politica di Amnesty International e la tempistica della promozione del rapporto sui media occidentali, vi è un altro aspetto della relazione che rimane inesplorato, Amnesty International ha ammesso apertamente che il rapporto è stato fabbricato nel Regno Unito presso la locale filiale, con un processo che chiamano “architettura forense”, cioè in mancanza di prove reali, fisiche, fotografiche e video, si ricorre ad animazioni 3D ed effetti sonori ideati da creativi assunti da Amnesty International.

Esperti in effetti speciali assunti di Amnesty per fabbricare “prove”
In un video di Amnesty International che accompagna la relazione, dal titolo “Dentro Saydnaya: la tortura nella prigione della Siria”, il narratore ammette in apertura che Amnesty International non ha alcuna prova reale sulla prigione. Il video ammette: “Non ci sono immagini esterne (tranne quelle satellitari) ed alcuna interna. E ciò che vi accade era avvolto nel segreto, finora”. Gli spettatori sono inizialmente portati a credere a delle prove che svelano ciò che avverrebbe nel carcere, ma il narratore continua spiegando: “Abbiamo ideato un modo unico di rivelare la vita nella prigione della tortura. E l’abbiamo fatto parlando con persone che vi erano e sono sopravvissuti ai suoi orrori … utilizzando i loro ricordi e testimonianze, abbiamo costruito un modello 3D interattivo che vi porterà per la prima volta all’interno di Saydnaya”. Il narratore spiega poi: “In modo unico, Amnesty International ha collaborato con “Architettura forense” della Goldsmiths University of London, ricostruendo suono e architettura della prigione di Saydnaya, utilizzando un’avanzata tecnologia di modellismo”. In altre parole, la presentazione di Amnesty International non presenta fatti e prove raccolte in Siria, ma è realizzata esclusivamente a Londra utilizzando modelli 3D, animazioni e software audio, secondo resoconti infondati di presunti testimoni che affermano di esser stati in un modo o nell’altro nella prigione. Eyal Weizman, direttore di “Architettura forense”, ammette che la “memoria” si basa sulla sua collaborazione con Amnesty Internationa e sia quindi alla base delle 48 pagine di Amnesty: “La memoria è l’unica risorsa da cui possiamo cominciare per ricostruire ciò che è avvenuto. Cosa si prova ad essere un prigioniero a Saydnaya?” L’organizzazione di Weizman, “Architettura forense”, sul sito web descrive le proprie attività: “Architettura forense è un’agenzia di ricerca della Goldsmiths University of London. Comprende un team di architetti, studiosi, registi, designer, avvocati e scienziati che fanno ricerche e presentano analisi spaziali nei forum giuridici e politici. Forniamo prove alle squadre di persecuzione internazionale, organizzazioni politiche, organizzazioni non governative e Nazioni Unite in vari processi nel mondo. Inoltre, l’agenzia s’impegna in esami storici e teorici delle pratica nella medicina legale, in particolare sulle nozioni di verità pubblica”. In altre parole, gli esperti di effetti speciali e i loro strumenti, impiegati nella realizzazione di film per l’industria dello spettacolo o per studi di architettura per proporre progetti futuri, ora vengono impiegati per fabbricare prove su un contesto politico di cui nessuno conosce la realtà. Mentre il lavoro di “Architettura forense” può essere utile a sviluppare teorie, non lo è affatto per fornire prove, intese come fatti o informazioni concreti che indicano se una credenza o proposizione sia vera o valida, non fatti fabbricati o informazioni supposte.
Il lavoro di “Architettura forense” e le testimonianze raccolte da Amnesty International, certamente raccolte non in Siria, sarebbe la base di una richiesta iniziale, non una relazione finale né una conclusione secondo cui le violazioni dei diritti umani ci sono state, costituendo un crimine contro l’umanità e richiedendo l’immediato ricorso internazionale. Il rapporto di Amnesty International non ha alcuna prova concreta e la sua presentazione consiste nella dichiarata fabbricazione di immagini, suoni, mappe e diagrammi. Amnesty, senza prove, abusa della propria reputazione e delle classiche tecniche per manipolare il pubblico sul piano emotivo. Ciò che Amnesty International fa non è “difendere i diritti umani”, ma piuttosto propaganda di guerra politicamente motivata, e lo fa semplicemente nascondendosi dietro la propria missione. Esponendo apertamente e spudoratamente tale tecnica nel fabbricare un rapporto internazionale, promosso in modo asinino da giornali occidentali e piattaforme multimediali come BBC, CNN, Independent ed altri, si permette ad Amnesty e altre organizzazioni simili di continuare a proporre al pubblico, sotto gli orpelli della scienza, bugie mostruose.

Wayzman, un mome, una garanzia

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché il governo italiano non affronta l’immigrazione nel Mediterraneo? Perché non vuole

Gefira

Lo stato di diritto è invocato spesso come il valore occidentale che i movimenti “populisti” vogliono distruggere, ma le dirigenze al governo da tempo l’hanno sospeso nel caso delle leggi sull’immigrazione. L’esempio più evidente è la politica sull’immigrazione iniziata dal governo Letta nel 2013 e continuata dal governo Renzi.

Mario Morcone, Andrea Riccardi, Ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, Mario Monti, Presidente del Consiglio dei Ministri, Enzo Moavero Milanesi, Ministro per gli Affari Europei

Mario Morcone, Andrea Riccardi, Ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, Mario Monti, Presidente del Consiglio dei Ministri, Enzo Moavero Milanesi, Ministro per gli Affari Europei

Nell’ottobre del 2013, il governo Letta, di fronte a ondate di profughi in fuga dal caos istigato dall’occidente con la primavera araba in Libia, che non fu altro che l’insurrezione di gruppi islamisti, lanciò l’operazione “Mare Nostrum“, inviando la Marina italiana nelle acque libiche per salvare i richiedenti asilo. Per quanto nobile fosse la motivazione, l’effetto collaterale dell’operazione fu incoraggiare altri ad intraprendere questo viaggio, perché ora c’era la Marina italiana a salvarli. Il risultato è stato l’aumento del 224% delle imbarcazioni salpate dalla Libia, traducendosi in 10000000 di euro al mese per il governo italiano.(1) Nel novembre 2014, Mare Nostrum fu sostituita da Triton coordinata e finanziata dall’UE, ma coprendo una quota minore del Mediterraneo al costo di 3 milioni di euro al mese. La ragione ufficiale dell’operazione Triton era controllare i confini, tuttavia, analizzando i fatti, l’obiettivo dell’operazione era semplicemente trasportare quante più persone possibile, indipendentemente che fossero rifugiati, migranti economici, legali o clandestini. Da allora, i canali del contrabbando invece di chiudere si moltiplicarono. Pratica comune fin dall’operazione “Mare Nostrum” e continuata con Triton, era che i contrabbandieri lanciassero il segnale di soccorso alle navi di pattuglia della Marina chiedendo aiuto. Nel frattempo, le ONG che perseguono le “frontiere aperte” unirono le forze assistendo chiunque, legale, illegale o rifugiato che volesse raggiungere l’Europa (2, 3, 4).arrivalsitalyLa Commissione europea è responsabile di Frontex che, eseguendo i controlli alle frontiere, ha una chiara idea della questione. Il commissario per gli affari interni, migrazione e cittadinanza Dimitris Avramopoulos ha detto: “Un’altra parte importante emersa dalle discussioni sulla lotta al contrabbando è che, secondo ONG e autorità locali e regionali, aiutare il contrabbando di migranti non va criminalizzato. Sono pienamente d’accordo, naturalmente, come anche sulla necessità di tutelare i diritti fondamentali dei contrabbandati. Dobbiamo punire i contrabbandieri”.(5) Punire i contrabbandieri, e non le organizzazioni non governative di cui fanno parte, significa che il problema non può e non va risolto, perché le ONG saranno sempre libere di contrabbandare migranti. Questa è una ben nota vecchia tradizione; il governo Monti nel 2011-12 creò il Ministero per l’Integrazione assegnato ad Andrea Riccardi della “Comunità di Sant’Egidio”, ONG spiccatamente per le frontiere aperte. La “Comunità di Sant’Egidio” persegue un piano come “corridoi umanitari”, per finanziare una rotta alternativa per fare entrare migranti in Italia. Andrea Riccardi disse ai media francesi di essere convinto che l’Europa deve aprire le frontiere.(6) Il ministero fu poi consegnato a Cécile Kyenge, donna di colore nata nella Repubblica democratica del Congo, che ebbe il compito di ridurre drasticamente i requisiti per acquisire la cittadinanza italiana, proponendo una legge per dare la cittadinanza ai figli degli immigrati nati sul suolo italiano. Con Renzi, il ministero fu ridotto a dipartimento del Ministero degli Interni e consegnato a Mario Morcone, altro affiliato a “Sant’Egidio”. Che succede una volta che migranti di ogni genere arrivano sul suolo italiano? Vengono inviati nei centri di accoglienza, dove possono fare domanda per lo status di rifugiati. Va notato che l’Italia da tempo è a corto di posti per i richiedenti asilo, e così il governo paga alberghi, ostelli o singoli cittadini, in generale, per accoglierli.
img_71304_119585 Una pratica comune per coloro che sanno che la domanda sarà respinta è distruggere i documenti (7) in modo che il tempo per identificarli aumenti esponenzialmente. L’esperienza ha dimostrato che i centri alla fine diventano sovraffollati, rivelandosi l’occasione per le rivolte dei migranti che distruggono le proprietà e, infine, fuggono divenendo clandestini.(8, 9, 10, 11, 12) Se non fuggono e la domanda viene respinta, vengono espulsi. L’espulsione però è volontaria e i dati dimostrano che il 50% dei migranti espulsi effettivamente se ne va, probabilmente in un altro Paese dell’UE-Schengen, e gli altri diventano clandestini. Come lo scandalo di “Mafia Capitale” (13) ha dimostrato, la collusione tra membri del Partito Democratico che controllano le istituzioni dell’immigrazione dello Stato italiano, compresi centri dei rifugiati, ONG e criminalità organizzata, assicurano che i migranti siano impiegati a spese dei contribuenti italiani con tariffe orarie insignificanti, permettendo enormi profitti illeciti ai racket. La citazione infame di un membro della criminalità organizzata rivela come l’immigrazione sia ormai un business più redditizio del traffico di droga. “Hai idea di quanto faccio con questi immigrati?” disse Salvatore Buzzi, affiliato della mafia, in un’intercettazione telefonica di 1200 pagine all’inizio del 2013. “Il traffico di droga non è così redditizio“. “Abbiamo chiuso quest’anno con un fatturato di 40 milioni, ma… i nostri profitti provengono tutti da zingari, emergenza abitativa e immigrati“, aveva detto Buzzi. Era il 2013, quando 20000 immigrati arrivarono in Italia. Nel 2016, ne giunsero 180000.
Politici corrotti come Giuseppe Castiglione (NCD, partner del Partito Democratico), che lavorano per il Ministero degli Interni con la missione ufficiale di “favorire l’integrazione di coloro che necessitano di protezione internazionale”, lavorano in realtà per garantirsi profitti dalla crisi. Le attività illegali vanno dall’assegnazione della costruzione dei centri per rifugiati alle cooperative legate al PD, in cambio di tangenti, al trasferimento di richiedenti asilo e clandestini nelle campagne italiane per impiegarli nell’agricoltura per una tariffa oraria di 1-3 euro. Quando si tratta di donne immigrate, si organizzano giri di prostituzione nei centri di accoglienza o le vendono per lavorare sulle strade italiane. (14)
Immigrazione, storia di assenza di volontà della Stato di diritto, contrabbando, disonestà, schiavitù e, infine, distruzione dell’Europa.yffqcm8h6424-732-k9bb-u10402647339452lnb-700x394lastampa-itNote
1.Immigrazione: il flop di Mare Nostrum, Il Sole 24 Ore
2.Caught in the act: NGOs deal in migrant smuggling, Gefira
3.NGOs Armada operating off the coast of Libya, Gefira
4.The Americans from MOAS ferry migrants to Europe, Gefira
5.How can EU action against migrant smuggling be more effective? European Commission
6.Andrea Riccardi, a soul for Europe, La Vie
7.Establishing Identity for International Protection, European Migration Network
8. 40 Migranti fuggono dall’albergo nel sulcis bloccando la statale, Corriere
9. Rivolta nel Cie di Milano: scappano tre irregolari, gd-notizie
10. Rivolta al Cie, agenti contusi scappano in 22, dieci arresti, Migranti Torino
11. Lampedusa, via ai trasferimenti. Fuga di immigrati dal Cie di Torino, RAI
12. I clandestini restano in Italia anche dopo essere espulsi, Il Giornale
13. Mafia Capitale, Buzzi: “Con immigrati si fanno molti più soldi che con la droga”, Il Fatto Quotidiano
14. Sicilian Mafia Cashes In On Desperate Immigrants, La Stampa

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora