Bin Salman è stato assassinato?

Shafaqna

Vi sono molte prove che suggeriscono che l’assenza da 30 giorni di Muhamad bin Sulman, il principe ereditario dell’Arabia Saudita, sia dovuta a un incidente nascosto al pubblico“, affermava un giornale iraniano. Secondo il quotidiano Kayhan, il 21 aprile 2018 le agenzie di stampa riferirono che le forze saudite abbatterono un “drone giocattolo” vicino al palazzo reale saudita e furono pubblicate immagini dal sito dello scontro sui social media che illustravano chiaramente movimenti di carri armati e blindati attorno al palazzo reale e suoni di scambio a fuoco con armi pesanti tra la Guardia Reale e un gruppo la cui identità non mai stata rivelata. Kayhan afferma di aver ottenuto informazioni da alcuni servizi segreti secondo cui, negli scontri, almeno due proiettili colpirono il principe ereditario Muhamad bin Sulman, probabilmente uccidendolo.
Un altro sito iraniano “IFP News”, segnalato da Fars News, indicava che “in particolare, bin Salman non apparve mai durante la visita del 28 aprile del nuovo segretario di Stato USA Mike Pompeo a Riyadh, nel suo primo viaggio all’estero come capo diplomatico statunitense“. “Durante il soggiorno a Riyadh, i media sauditi pubblicarono le immagini degli incontri di Pompeo con re Salman e il ministro degli Esteri Adil al-Jubayr. Questo mentre le agenzie pubblicarono le immagini degli incontri a Riyad tra bin Salman e l’ex-segretario di Stato USA Rex Tillerson“.
Pochi giorni dopo l’incidente del 21 aprile, i media sauditi pubblicarono video e immagini di bin Salman che incontrava diversi funzionari sauditi e stranieri. Ma la data degli incontri non poteva essere verificata, quindi la diffusione dei video poteva essere volta a dissipare le voci sulle condizioni di bin Salman“. “Non è chiaro se la scomparsa di bin Salman sia dovuta a ragioni, come sentirsi minacciato, o perché ferito nell’incidente“. “Sembra che solo un’apparizione televisiva dal vivo possa dissipare le voci sulla condizione di bin Salman“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Sayad Nasrallah: Siria ed alleati spezzano il prestigio dell’entità sionista

Dr. Muhamad Abdu al-Ibrahim, Syria Times, 15 maggio 2018

Il Segretario Generale di Hezbollah, Sayad Hasan Nasrallah, parlava della nuova fase dello scontro tra la Resistenza e l’entità sionista in Siria, sottolineando che il momento in cui il nemico israeliano poteva colpire la Siria senza ritorsioni è finito. Sayad Nasrallah commentava l’ultimo scontro tra la Siria e l’entità sionista, quando le posizioni israeliane nel Golan occupato furono colpite da decine di razzi lanciati dai territori siriani. Le dichiarazioni del leader della Resistenza libanese si avevano durante una cerimonia organizzata da Hezbollah per il secondo anniversario del martirio del leader della Resistenza Sayad Mustafa Badradin (Zulfiqar), nel sobborgo meridionale di Bayrut (Dahiyah). Sayad Nasrallah aveva detto che l’equazione stabilita dall’entità sionista di spezzare la mano della Resistenza che colpirà il Golan occupato è finita, secondo al-Manar. In questo contesto, Sayad Nasrallah osservava che la Siria e i suoi alleati dell’Asse della Resistenza riuscivano a distruggere il prestigio dell’occupante israeliano. D’altra parte, il SG di Hezbollah avvertiva sull’intenzione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di annunciare il cosiddetto “accordo del secolo” contro la causa palestinese. Sua eminenza si scagliava contro la posizione araba ufficiale, ma invitava gli arabi a schierarsi contro il regime statunitense in Palestina. Anche Sayad Nasrallah chiedeva all’Autorità palestinese di astenersi dal firmare un accordo del genere.

“Martire Vittorioso”
Sayad Nasrallah elogiava Sayad Mustafa Badradin come uno dei comandanti che crearono la Resistenza nei primi anni. Sua eminenza sottolineava l’importanza di conoscere biografia e vittorie dei comandanti della Resistenza caduti. “I comandanti della Resistenza caduti vanno conosciuti bene e sempre ricordati”, aveva detto Sayad Nasrallah, aggiungendo: “I loro nomi vanno scritti in oro“. Il leader della Resistenza rivelava che Sayad Mustafa Badradin fu incaricato di missioni sensibili, incluso lo scontro militare con l’entità sionista. Sua eminenza aggiungeva che il comandante della Resistenza caduto era responsabile di alcuni dossier relativi alla causa palestinese e all’Iraq. “Sin dal primo giorno della crisi in Siria, Sayad Mustafa Badradin lavorò duramente per affrontare i taqfiri”, osservava Sayad Nasrallah. Nel frattempo, sua eminenza ricordava una frase di Sayad Mustafa Badradin, detta poco prima del martirio: “Non tornerei dalla Siria se non da martire o portando la bandiera della vittoria”. “Dico a Sayad Mustafa, mio caro fratello, sei tornato dalla Siria vittorioso e martire“, aveva detto Sayad Nasrallah nel secondo anniversario del martirio di Sayad Badradin.

“Stati Uniti inaffidabili”
Sayad Nasrallah commentava l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che Washington si ritirava dall’accordo nucleare tra Iran e potenze mondiali. Sua eminenza si scagliava contro gli Stati Uniti dicendo che non sono affidabili non rispettando gli accordi internazionali. “Gli Stati Uniti operano in base ai propri interessi e dell’entità sionista“. “Gli accordi internazionali che ci chiedono di rispettare e attuare… lo Stato più potente al mondo non li rispetta“, aveva detto Sayad Nasrallah. “Gli Stati Uniti non sono affidabili perché non rispettano né gli accordi internazionali né i loro alleati“. Nel frattempo, Sayad Nasrallah notava che gli Stati Uniti mentono e ricattano la Corea democratica sul suo programma nucleare.

“L’era in cui Israele colpiva la Siria senza ritorsioni è finita”
D’altra parte, Sayad Nasrallah parlava del confronto tra la Siria e l’entità sionista della settimana prima, quando le posizioni israeliane furono colpire da decine di razzi lanciati dai siriani. Il SG di Hezbollah rivelava che 55 razzi furono lanciati sulle posizioni israeliane nel Golan occupato, negando che 23 soldati siriani e combattenti fossero stati uccisi negli attacchi israeliani che seguirono l’attacco missilistico. “Tre soldati dell’Esercito arabo siriano caddero negli attacchi israeliani e le notizie su 23 combattenti martiri erano prive di fondamento“, aveva detto Sayad Nasrallah. Notò che il confronto era di grande importanza in quanto conteneva molte indicazioni. “Il nemico israeliano ha taciuto sulle perdite subite, mentre cercava di rilevare i razzi che raggiunsero Safad e Tiberiade. Grandi esplosioni furono sentite nel Golan occupato e gli israeliani in quegli insediamenti furono costretti ad andare nei rifugi“, aveva detto Sayad Nasrallah acclamando l’Esercito arabo siriano per aver respinto gli attacchi israeliani in seguito al lancio dei razzi. “Questa è solo una forma di rappresaglia alla continua aggressione israeliana contro la Siria“, aveva detto Sayad Nasrallah riferendosi al lancio dei razzi sulle posizioni israeliane. “Il messaggio è stato dato al nemico israeliano. Dice che l’era in cui colpiva la Siria impunemente è finita“. Sua eminenza notava che il nemico israeliano non mirava all’escalation, sostenendo che gli obiettivi colpiti dai sionisti erano limitati e alcuni furono evacuati prima di essere colpiti. In tale contesto, Sayad Nasrallah rivelava che i siriani e gli alleati dell’Asse della Resistenza avevano informato l’entità sionista tramite “lati internazionali” che se “attraversava le linee rosse in Siria, verranno lanciati altri missili che colpiranno in profondità Israele”. “Siamo di fronte a una nuova fase dello scontro con Israele. Il suo prestigio è frantumato“.

“Idiota… traditore”
Sayad Nasrallah commentava le osservazioni del ministro degli Esteri del Bahrayn, che affermò che l’entità sionista aveva “diritto all’autodifesa”. “Israele ha diritto all’autodifesa!! Quindi riconosci che il Golan è suo, oh idiota e traditore?!” Sayad Nasrallah disse del ministro del Bahrayn. Nel frattempo, sua eminenza si scagliava contro i tentativi sauditi di presentare giustificazioni religiose sulla cospirazione contro la Palestina. “Figure saudite hanno presentato giustificazioni religiose su ciò che hanno definito “diritto d’Israele” sulla Palestina”.

“Accordo del secolo”
Sayad Nasrallah avvertiva che nelle prossime settimane Trump pubblicherà ufficialmente il suo cosiddetto “accordo del secolo”. “Sotto tale accordo non ci saranno né al-Quds orientale, né al-Quds occidentale, e non ci sarà più diritto al ritorno per i palestinesi. Inoltre, lo Stato palestinese sarà limitato a Gaza soltanto“, avvertiva Sayad Nasrallah. Il leader della Resistenza libanese invitava la popolazione della regione ad opporsi a tale accordo, e invitava Autorità Palestinese, Organizzazione per la Liberazione della Palestina e altri partiti palestinesi ad astenersi dal firmare un accordo del genere.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’assassinio di al-Samad apre un nuovo capitolo del confronto coi Saud

Marwa Osman, AHTribune 26 aprile 2018

L’assassinio di Salah al-Samad, presidente del Consiglio Politico Supremo dello Yemen, apriva un nuovo capitolo dell’aggressione saudita al Paese. L’omicidio mirato indica un ruolo statunitense e Sayad Abdulmaliq al-Huthi riteneva Washington e Riyadh responsabili di tale crimine, minacciando che “non resterà impunito”. La dichiarazione di al-Huthi era sostenuta dal Consiglio nazionale di difesa che agitava una “risposta deterrente” all’assassinio. Gli assassini del Presidente Martire Salah al-Samad saranno delusi se credevano che con tale corso avrebbero spezzato la fermezza del popolo yemenita e la sua volontà di resistere, od indebolito la fede nelle pazienza e resistenza e la resistenza ad ulteriori aggressioni. L’ultima delusione di Muhamad bin Salman (MBS) era spezzare il movimento Ansarullah, come rivelò in un’intervista al New York Times nell’ultima visita a Washington, dicendo che il suo Paese “cerca di por fine alla guerra allo Yemen con un processo politico per cercare di disperdere gli huthi assieme alla pressione militare“. A fine intervista, MBS chiese di avere l’opportunità di portare avanti il suo piano, portando certuni a credere che abbia un piano per esaurire “Ansarullah” dall’interno disperdendone i ranghi, preparandosi a finirlo. Con l’annuncio del martirio di al-Samad, sembrava che bin Salman avesse l’opportunità giusta, fu occasione per diffondere pettegolezzi ed intensificare la guerra. Tuttavia, proprio quando gli ex-governanti dell’Arabia Saudita affermarono che con la guerra allo Yemen potevano sottomettere “Ansarullah” in poche settimane e costringerlo alla resa, la stessa fantasia viene ripetuta oggi senza alcun effetto militare sul terreno. Nel frattempo, i capi della coalizione a guida saudita contro lo Yemen non potevano adempiere alla volontà di sbandare le autorità di Sana.
Il 5 aprile, l’incrollabile determinazione a sfidare ed affrontare l’aggressione criminale al Paese e al popolo, migliaia affollarono le strade della città di Tuhama, nella provincia di Hudaydah, promettendo che la “coalizione” la pagherà cara. Il raduno pubblico fu indetto su invito del presidente martire, prima dell’assassinio, con lo slogan “la marcia delle armi”. Migliaia di residenti della provincia marciarono portando fucili e immagini del leader martire, scandendo slogan che respingevano le minacce degli Emirati Arabi Uniti d’occupare Hudaydah. La marcia si concluse sulla piazza “Campo di Marte” dove il capo del Supremo Comitato Rivoluzionario di Ansarullah, Muhamad Ali al-Huthi, fece un discorso promettendo di “rispondere nel modo imprevedibile per la coalizione”, sottolineando che il martirio sarà forte motivazione per continuare ad affrontare l’aggressione. Una scena ripetuta su larga scala il 28 aprile, decisa come data per la cerimonia funebre del Martire Salah al-Samad da parte del comitato organizzatore, dichiarando che i funerali saranno formali e popolari. Nel frattempo, al parlamento yemenita di Sana, il nuovo presidente del Consiglio politico supremo, Mahdi al-Mashat, giurava dopo che l’oratore e i parlamentari gli annunciavano “sostegno nella guida della nuova fase”. Dopo aver giurato al-Mashat dichiarava che “Siamo occupati a dimostrare che ciò che il nemico ha fatto è stato un errore grave e costoso“, sottolineando che “con tale crimine, il nemico ha scelto la guerra aperta“. La coesione politica equivale alla mobilitazione sul campo, in preparazione della risposta all’assassinio del Presidente al-Samad e per salvaguardare i fronti dalla disintegrazione che la coalizione crede di poter ottenere attaccando questo leader. Al contrario, questo passo apre nuove possibilità in molteplici nuovi scenari sulla qualità dell’azione militare che sarà in vendetta del leader martire yemenita. In definitiva, la posizione unita e rigida di Sana dopo l’annuncio del martirio del Presidente al-Samad suggerisce solo che la scommessa di Riyad e Abu Dhabi nel disperdere Ansarullah con lo shock dell’assassinio, assieme alla pressione militare continua, sono solo desideri senza basi nella realtà.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il gioco dei Rothschild in Siria

Dean Henderson 25/04/2018

Nel febbraio 2013, sorvegliata dai suoi ben pagati mercenari dello SIIL, Genie Energy, con sede nel New Jersey, ottenne un permesso di esplorazione petrolifera nelle alture del Golan occupate da Israele nel sud della Siria. Il 31 ottobre 2011, proprio mentre il cartello bancario della City of London lanciava la sua guerra al Presidente siriano debitamente eletto Bashar al-Assad, Genie fu stata scorporata dal suo creatore IDT Telecom. Alla Genie fu concessa la licenza per trivellare il Golan dal governo israeliano in palese violazione dell’Allegato alla Quarta Convenzione di Ginevra. Ed opera nel Golan tramite la controllata Afek Israel Oil & Gas. Il presidente della Genie Oil Efraim Eitam è stato determinante nel facilitare la rapina del petrolio del Golan. È un generale di brigata delle forze di difesa israeliane e si è laureato al Royal College of Defence Studies di Londra. Una volta Eitam affermò: “Non possiamo stare con tutti questi arabi e non possiamo abbandonare la terra perché abbiamo già visto che ci fanno. Alcuni di loro potrebbero rimanere a determinate condizioni ma la maggior parte dovrà andarsene”. I capi di Eitam sono un gruppo ancor più interessante di barbari.
Il comitato consultivo strategico di Genie Energy include il proprietario di Royal Dutch/Shell Lord Jacob Rothschild, l’ex-vicepresidente USA Dick Cheney, il presidente Newscorp (Fox News&Wall Street Journal) Rupert Murdoch, l’ex-segretario al Tesoro statunitense Lawrence Summers, l’ex-segretario all’Energia statunitense Bill Richardson, l’ex-membro della CIA e membro della Dyncorp James Woolsey e l’ex-senatrice della Louisiana Mary Landrieu. Sono tutti investitori della Genie. Un documento della CIA del 1983 rivela il piano Rothschild per la Siria. Il documento, scritto dall’ufficiale della CIA Graham Fuller, sostiene che l’occidente dovrebbe “costringere la Siria” rovesciando l’allora Presidente siriano Hafiz al-Assad, sostituendolo con un burattino pro-banchiero ed escludendo l’invia di armi alla Siria dalla Russia. Questo avrebbe quindi spianato la strada a un oleodotto e gasdotto controllato dalla City of London che sarebbe partito dal Qatar. Exxon Mobil possiede una grossa fetta di Qatar Gas, il cui giacimento offshore North Pars contiene più gas naturale di qualsiasi altro campo al mondo. Questo spiega ora perché l’ex-segretario di Stato e ex-CEO di Exxon Mobil, Rex Tillerson, sia col Qatar nella controversia coi sauditi. Il gasdotto sarà diretto a nord passando da Bahrayn, Arabia Saudita e Giordania prima di attraversare la Siria ed entrare in Turchia verso l’Europa. Un volume così ingente di gas aiuterebbe i banchieri a por fine alla presenza della russa Gazprom sulle importazioni di gas naturale dell’Europa. Russia, Iran, Iraq e Siria promuovono una rotta diverso partendo dall’adiacente giacimento di gas del Golfo Persico del Sud Pars, di proprietà dell’Iran. L’oleodotto si dirigerebbe a nord attraverso l’Iran, e poi a ovest attraverso Iraq e Siria fino al porto di Lataqia, dove verrebbe convogliato sotto il Mar Mediterraneo o spedito vai petroliere verso l’Europa. Anche prima del 1983, le agenzie di intelligence occidentali appoggiavano i Fratelli musulmani in Siria nella guerra clandestina per rimuovere l’anziano Assad. Nel 1982 i Fratelli musulmani occuparono la città di Hama, prima di essere bombardati delle forze aeree di Assad. L’appartenenza alla Fratellanza musulmana è punibile con la morte in Siria perché il Partito Baath al governo sottolinea che la fratellanza ha sempre collaborato coi “fratelli” massoni a Londra per dividere i nazionalisti arabi.
Con le perforazioni della Genie Oil nel Golan occupato e la corsa per costruire a ritmo sostenuto l’oleodotto controllato dalla City of London, si può essere sicuri che nonostante il vantaggio che Assad e i suoi sostenitori russi, iraniani ed Hezbollah hanno nella guerra siriana, Rothschild e i suoi scagnozzi useranno altri pretesti per far continuare a uno stanco presidente Trump la lotta per il loro impero in Siria. Spetta al popolo statunitense appoggiare l’impulso del presidente ad andarsene, sottolineando il momento per gli Stati Uniti di uscire dalla Siria e di liberarsi dalla morsa dei banchieri della City di Londra.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’Asia ferma il traffico terroristico turco-statunitense

Tony Cartalucci, LD, 27 aprile 2018Il governo e le organizzazioni statunitensi che finanzia come “difensori dei diritti umani” denunciavano la decisione della Malaysia di deportare 11 uiguri sospettati di legami col terrorismo in Cina. L’articolo di Radio Free Europe/Radio Liberty del dipartimento di Stato USA “La preoccupazione degli Stati Uniti su 11 uiguri che Pechino vuole deportare dalla Malaysia“, riferiva: “Il 9 febbraio gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per la possibile deportazione dalla Malesia di 11 musulmani uiguri in Cina”. Reuters riferiva l’8 febbraio che gli 11 uiguri provenienti dalla Cina, tra i 20 fuggiti da un carcere in Thailandia l’anno scorso, erano detenuti in Malaysia e Pechino ne trattava con la Malaysia la deportazione. Human Rights Watch, facciata che si atteggia a difensore dei diritti umani finanziato dal criminale finanziario George Soros e dalla sua Open Society Foundation, condannava la decisione della Malaysia. In una dichiarazione intitolata “Malaysia: non inviare 11 detenuti in Cina, i membri del gruppo subirebbero torture e maltrattamenti “, dichiarava: “Il governo della Malaysia dovrebbe garantire che 11 migranti detenuti non vengano deportati in Cina, secondo Human Rights Watch. I migranti dovrebbero avere accesso urgente a decidere lo status di rifugiato dall’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite”. I detenuti sarebbero di un gruppo di 20 persone fuggite dalla detenzione per immigrazione in Thailandia nel novembre 2017. La Cina afferma siamo uiguri, minoranza turca musulmana originaria della Cina occidentale. Dopo che i membri del gruppo furono detenuti in Thailandia, si identificarono come cittadini turchi e chiesero di essere inviati in Turchia. È importante notare la Turchia come presunta destinazione dei terroristi. Fa parte di una rete gestita dalle agenzie di intelligence statunitensi e turche per inviare mercenari in Siria. Insieme ai mercenari da tutto il mondo, si presentavano in Turchia dove venivano armati, addestrati ed inviati in territorio siriano. La dichiarazione di HRW ammetteva anche che: “La Malaysia è uno dei tanti Paesi che negli ultimi anni ha rimpatriato forzatamente uiguri in Cina in violazione del diritto internazionale. Nel settembre 2017, il Viceprimo Ministro della Malaysia Zahid Hamidi disse che avevano arrestato 29 “militanti” uiguri dello Stato islamico da quando condividono dati biometrici con la Cina, dal 2011”. Il governo degli Stati Uniti, che di per sé detiene, tortura regolarmente ed in modo esecrabile uccide chi considera “terroristi sospetti” nel mondo, tentava d’impedire l’operazione di sicurezza congiunta cino-malese contro la minaccia dei terroristi cinesi che transitano nella regione verso la Siria. Così facendo, gli Stati Uniti tentano di segare i legami tra Cina e Malaysia, oltre a mettere a repentaglio la sicurezza della regione. Nel 2015, quando il governo thailandese deportò in Cina 100 sospetti terroristi, il governo degli Stati Uniti e i suoi “diritti umanitari” definirono nello stesso modo l’azione. Mesi dopo, i terroristi uiguri fecero esplodere una bomba nel centro di Bangkok, uccidendo 20 persone, per lo più turisti cinesi. Il New York Times, nell’articolo “La Thailandia incolpa i militanti uiguri per l’attentato al Santuario di Bangkok” ammetteva: “Quasi un mese dopo l’attentato più micidiale della recente storia thailandese, il capo della polizia nazionale thailandese fece commenti espliciti sui responsabili e del perché. Gli attentatori, disse, erano legati ai terroristi uiguri, membri radicali di una minoranza etnica colpita nella Cina occidentale, che avevano tentato di vendicare il rimpatrio forzato di uiguri dalla Thailandia alla Cina e lo smantellamento della rete del traffico umano”. L’attentato fu pianificato professionalmente ed eseguito con l’obiettivo preciso di acuire le tensioni tra Bangkok e Pechino, suggerendo la pianificazione con alti obiettivi strategici statunitensi.

I media degli Stati Uniti ammettono che gli uiguri combattono in Siria
In un articolo di Associated Press del dicembre 2017 intitolato “La rabbia per la Cina porta gli uiguri a combattere in Siria”, ammetteva: “Dal 2013, migliaia di uiguri, minoranza musulmana turcofona della Cina occidentale, si sono recati in Siria per addestrarsi col gruppo terroristico uiguro del Turkistan Islamic Party e combattono al fianco di al-Qaida, svolgendo ruoli chiave in diverse battaglie. Le truppe del Presidente siriano Bashar al-Assad ora si scontrano coi terroristi uiguri mentre il conflitto si avvicina alla fine”. L’AP ammetteva anche che i terroristi uiguri si recarono specificamente dal sud-est asiatico verso Turchia e poi Siria, affermando: “Come i profughi uiguri viaggiavano di nascosto nel sud-est asiatico, dissero che furono accolti da una rete di terroristi uiguri che offrivano cibo e riparo, e la loro ideologia estremista. E quando i rifugiati sbarcarono in Turchia, furono nuovamente corteggiati da reclutatori che vagavano apertamente per le strade di Istanbul nei difficili quartieri di immigrati come Zeytinburnu e Sefakoy, alla ricerca di nuovi terroristi da inviare in Siria”. Coi media occidentali che ammettono che migliaia di terroristi uiguri viaggiavano dal sud-est asiatico verso la Siria per combattere al fianco di al-Qaida e, presumibilmente, suoi affiliati come il cosiddetto “Stato islamico” (SIIL), è ovvio che i tentativi di denigrare i malesi e la cooperazione tailandese con la Cina per chiudere questa “tratta sotterranea” intesa a perpetuare non solo la minaccia alla Siria, ma anche alla Cina e al resto dell’Asia, quando tali terroristi temprati dalla battaglia ritornano a casa. AP spiegava: “…la fine della guerra in Siria potrebbe essere l’inizio delle peggiori paure della Cina. “Non ci importava come andavano i combattimenti o chi sia Assad”, disse Ali, che dava il solo nome per paura di rappresaglie contro la famiglia. “Volevamo solo imparare ad usare le armi e tornare in Cina”.” Altri gruppi, finanziati direttamente dal governo degli Stati Uniti a Washington DC, come il World Uyghur Congress (WUC), tentavano d’impedire gli sforzi collettivi dell’Asia per arginare il terrorismo che ne attraversa il territorio verso la Siria. Organizzazioni come il WUC sono fondamentali nel difendere il separatismo terroristico nella provincia cinese dello Xinjiang.

La rete di protezione del terrore degli Stati Uniti data dai gruppi dirittumanitari
E in Malaysia e Thailandia, nazioni in prima linea nella distruzione della rete terroristica nel sud-est asiatico, il governo degli Stati Uniti finanzia le facciate che condannano gli sforzi del governo locale per collaborare con la Cina. Tali organizzazioni tentano di ostacolare le operazioni di sicurezza col pretesto di difendere i “diritti umani”. In Thailandia, organizzazioni finanziate dal dipartimento di Stato USA attraverso il National Endowment for Democracy (NED), come iLaw, Prachatai, avvocati thailandesi per i diritti umani, Fortified Rights e altri che conducono campagne volte a far pressione sul governo thailandese per consentire ai terroristi di viaggiare verso la Turchia, per collegarsi con al-Qaida in Siria. In Malaysia, “Lawyers for Liberty”, diretto da Eric Paulsen, è finanziata dal NED statunitense ed anch’essi attaccavano gli sforzi del governo locale per arginare il flusso di terroristi uiguri nel proprio territorio verso la Siria. In un post, Paulsen esclamava: “Centinaia di altri uiguri già deportati da Thailandia e Malesia vengono imprigionati o scompaiono, ritrovandosi in posti sconosciuti o dispersi. (La Malaysia) deve opporsi alle richieste della Cina, poiché costoro non hanno commesso crimini autentici in Malaysia”. La frase di Paulsen, “visto che costoro non hanno commesso crimini autentici in Malaysia“, fa capire che la loro presenza in Malaysia è semplicemente il passaggio verso la Siria per partecipare a una massa di crimini, come il terrorismo con al-Qaida e SIIL. Inoltre, come sottolineava la Associated Press, costoro avevano intenzione di addestrarsi in Siria e tornare in Cina per continuare i crimini, incluso il terrorismo. E come visto a Bangkok nel 2015, se tale rete terroristica venisse rotta, tali terroristi attaccherebbero altre nazioni quando e dove desiderano. Mentre gli Stati Uniti tentano di dividere la Cina dal Sud-est asiatico sulla questione del terrorismo uiguro, sembra ottenere l’effetto opposto. Mentre l’influenza degli Stati Uniti cala nella regione e le loro attività diventano più pericolose, la cooperazione tra Thailandia, Malaysia e Cina aumenta dato che le tre nazioni, insieme al resto del Sud-Est asiatico, sono obiettivo della sovversione degli Stati Uniti nel tentativo di Washington di mantenere il primato sulla regione.
Gli Stati Uniti corrono anche il rischio di esagerare con le manovre “umanitarie” in difesa delle loro reti di terrore e sovversione nel mondo. Coi media occidentali che ammettono apertamente che gli uiguri arrestati in Thailandia e Malesia sono reclute di al-Qaida e SIIL che combattono in Siria, mentre chiedono che possano recarsi in Siria col pretesto dei “diritti umani”, gli Stati Uniti ancora una volta usarono la difesa dei “diritti umani” come cortina fumogena per calpestare i diritti umani veri e il diritto internazionale. L’Asia sud-orientale, consentendo oggi a un esercito di terroristi di attraversare il proprio territorio, compromette ancora la sicurezza siriana oggi e domani la sicurezza collettiva dell’Asia, quando tale esercito di terroristi ritornerà a casa. L’unica scelta dell’Asia è resistere collettivamente, esporre e smantellare non solo tale rete del terrorismo sponsorizzato dall’occidente, ma anche i falsi gruppi dirittumanitari che gli Stati Uniti usano per proteggerla.

Traduzione di Alessandro Lattanzio