La Russia smaschera gli Stati Uniti sulla Siria, Washington infuriata

Alexander Mercouris, The Duran 26/9/2016vitalychurkinCon l’accordo Lavrov – Kerry crollato e l’esercito statunitense che esclude l’imposizione di una no-fly zone, gli Stati Uniti possono solo arrabbiarsi mente l’Esercito arabo siriano con l’appoggio russo accerchia i jihadisti ad Aleppo orientale.
La scorsa settimana, in seguito al crollo dell’accordo Lavrov-Kerry e del cessate il fuoco, con l’Esercito arabo siriano che accerchiava i jihadisti intrappolati ad Aleppo orientale, la realtà della sconfitta ad Aleppo ha finalmente colpito le potenze occidentali. Il risultato è una frenetica attività diplomatica e mediatica per cercare d’imbarazzare i russi costringendoli a fermare l’offensiva dell’Esercito arabo siriano ad Aleppo. La ragione di tale attività è l’avanzata dell’Esercito arabo siriano ad Aleppo dalla fine del cessate il fuoco. Dopo aver sconfitto e respinto l’offensiva jihadista di Jabhat al-Nusra a sud-ovest di Aleppo, nella prima settimana di settembre, l’Esercito arabo siriano, dopo la fine del cessate il fuoco, consolidava il controllo della strada al-Qastal liberando l’area ora deserta del campo profughi palestinese di Handarat. A seguito degli intensi bombardamenti di artiglieria e aerei, avanzava dalla zona della cittadella di Aleppo e dal quartiere Ramusyah alle aree jihadiste di Aleppo orientale, chiaramente per consolidare il controllo dei sobborghi sud-occidentali di Aleppo e, forse, tagliare in due Aleppo est controllata dai jihadisti. I rapporti da Aleppo parlano dell’Esercito arabo siriano e dei suoi alleati che concentrano forze presso o nella città per l’offensiva. I marines russi sono sulla strada di al-Qastal, e vi sono rapporti su 8000 miliziani iracheni arrivati in città. La forza d’attacco principale rimane comunque l’Esercito arabo siriano. Sembra che la forza d’attacco aerea russa della base di Humaymim sia stata rinforzata. Un video del 24 settembre 2016 di Ruptly TV mostra truppe siriane avanzare contro i jihadisti nella provincia di Lataqia dopo la fine del cessate il fuoco. Il video mostra aereo da supporto al suolo Su-25. La Russia schierò aerei Su-25 nella base aerea di Humaymim nel settembre dello scorso anno. Tuttavia furono ritirati a marzo. Ora sembra che siano ritornati. Il punto da capire, e che spiega la retorica furiosa degli ultimi giorni, è che le potenze occidentali non possono fermare l’offensiva siriana contro i jihadisti intrappolati ad Aleppo. Nel corso dell’audizione al Senato degli Stati Uniti del 22 settembre 2016, il Generale Dunford, presidente del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, ne spiegava il perché. Pressato dal senatore repubblicano del Mississippi Roger Wicker a dire se gli Stati Uniti potevano adottare “azioni decisive” imponendo una no-fly zone, cosa che Wicker aveva detto di aver discusso con i democratici e che poteva avere il sostegno bipartisan, Dunford rispose, “Per ora, per controllare lo spazio aereo della Siria dovremmo entrare in guerra con la Siria e la Russia. Questa è una decisione fondamentale che certamente non ho intenzione di prendere“. L’osservazione di Dunford ha provocato l’intervento del senatore repubblicano John McCain, un bellicista ed interventista cronico che chiede sempre l’azione militare degli Stati Uniti in qualsiasi occasione, soprattutto nei conflitti con la Russia. McCain voleva che Dunford dicesse che la no-fly zone non è la stessa cosa “del controllo totale dello spazio aereo siriano” che porterebbe alla guerra con Russia e Siria.
La realtà, come sanno McCain e Dunford, è che gli Stati Uniti non hanno mai imposto una no-fly zone su un Paese che non avesse “il controllo totale dello spazio aereo”. E’ inconcepibile che gli Stati Uniti impongano una no-fly zone sulla Siria se non avessero “il controllo totale dello spazio aereo”. L’ammissione di Dunford che “il controllo totale dello spazio aereo” non può essere ottenuto in Siria senza entrare in guerra con la Russia, a tutti gli effetti esclude l’idea di una no-fly zone sulla Siria. Incapaci d’imporla, non c’è nulla che gli Stati Uniti possono fare per cambiare il corso dei combattimenti ad Aleppo. Questa consapevolezza degli Stati Uniti della propria impotenza, mentre i protetti jihadisti ad Aleppo subiscono la sconfitta totale, spiega la retorica arrabbiata e l’ondata di storie atroci della scorsa settimana, culminate nelle solite furiose denunce alla Russia dell’ambasciatrice degli Stati Uniti Samantha Power, il 25 settembre 2016, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel corso del quale ha effettivamente accusato la Russia di “barbarie”. Il ministro degli Esteri inglesi Boris Johnson, in un commento avventato per cui probabilmente è già stato richiamato all’ordine, svelava la verità in una intervista televisiva del 25 settembre 2016, “Se mi dice che l’occidente è impotente, sarei d’accordo. Sarei d’accordo che, dato che abbiamo preso tali decisioni nel 2013, quando quelle linee rosse furono superate, senza alcuna risposta militare effettiva, o qualsiasi risposta a ciò che succedeva. Non credo che ci sia alcuna voglia di roba del genere“. Johnson poi continuava dicendo che l’unica cosa che l’occidente potrebbe fare in questa situazione è cercare d’imbarazzare i russi chiedendo di fermarsi, e spiegava che “l’unica cosa a cui i russi rispondono è un’opinione pubblica globale negativa“. Ciò spiega le attuali chiacchiere sui crimini di guerra, come l’accusa (infondata) che i russi abbiano attaccato il convoglio dei soccorsi, le lamentele per la deliberata interruzione dell’approvvigionamento di acqua di Aleppo, l’accusa di bombardamento indiscriminato di aree civili ad Aleppo, le pretese sull’uso di bombe incendiarie, ecc. Tutte cose che accadono in Siria da sempre, da quando è cominciata la guerra, ma di cui ora si parla come crimini di guerra. Nella stessa intervista Johnson si esprime così, “Loro (i russi) sono sul banco degli imputati del tribunale dell’opinione internazionale. Sono colpevoli di una guerra molto lunga e orrenda e sì, quando bombardano obiettivi civili, dovremmo cercare… di vedere se era intenzionale colpire obiettivi civili del tutto innocenti, (perché) è un crimine di guerra“. Per lo sgomento occidentale, i russi non mostrano alcun segno di cedimento.
Il punto chiave degli eventi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite della settimana scorsa era che il Ministro degli Esteri russo Lavrov, pur sotto la forte pressione concertata di Stati Uniti e alleati, ha categoricamente escluso qualsiasi cessate il fuoco unilaterale dell’Esercito arabo siriano. Invece ha chiarito che un cessate il fuoco potrebbe aversi solo se i combattenti dell’opposizione siriana vi aderivano sul serio separandosi da Jabhat al-Nusra, come gli Stati Uniti promisero a febbraio e nell’ultimo accordo Lavrov-Kerry. Nella riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 25 settembre 2016, l’Ambasciatore russo alle Nazioni Unite Vitalij Churkin ha detto la stessa cosa, “gli statunitensi, di fatto, hanno affermato di non poter influenzare i gruppi che sponsorizzano e di far rispettare l’accordo, come promesso. Prima di tutto, separare i gruppi di terroristi e contrassegnarne le posizioni sul terreno. Il cessate il fuoco può essere salvato solo ora collettivamente. Non siamo noi a dover dimostrare qualcosa a qualcuno in modo unilaterale. Dobbiamo vedere la prova che ci sia l’autentico desiderio di separare i gruppi ribelli alleati degli USA da Jabhat al-Nusra, per poi distruggerlo e far entrare l’opposizione nel processo politico. In caso contrario, i nostri sospetti che questo abbia il solo scopo di proteggere Jabhat al-Nusra verrebbe solo rafforzato“. Due settimane prima dissi che la probabile motivazione dei realisti di Washington, che sostenevano l’accordo di Lavrov-Kerry, fosse salvare i jihadisti di Aleppo e conservarli come forza evacuandoli dalla città dove erano intrappolati e dove la loro posizione era insostenibile. Ecco perché, come speculavo sulla forza di alcune osservazioni dei militari russi, è emerso che l’accordo Lavrov-Kerry ne prevedeva il ritiro da Aleppo attraverso la strada di al-Qastal. Si è scoperto che l’accordo Lavrov-Kerry effettivamente serviva a questo, in ciò confermato dal testo della parte dell’accordo che gli Stati Uniti hanno rivelato (attraverso la bizzarria di una fuga di notizie presso l’Associated Press). Questa è la disposizione specifica nel testo, “Qualsiasi siriano può lasciare Aleppo via strada di Qastal, comprese le forze dell’opposizione armata con le armi, con la consapevolezza che alcun danno gli sarà arrecato e potendo scegliere la destinazione. Le forze di opposizione che lasciano Aleppo con le armi devono coordinarsi con i rappresentanti delle Nazioni Unite, al momento di passare per la strada di al-Qastal, indicando numero di armai, armi e attrezzature militari in partenza“. Il documento che gli Stati Uniti hanno pubblicato è uno dei cinque che compongono l’accordo Lavrov-Kerry. Gli altri documenti senza dubbio daranno maggiori dettagli sulla separazione dei combattenti filo-USA da Jabhat al-Nusra. E’ probabile che tali documenti indichino quali combattenti lasciavano Aleppo attraverso la strada di al-Qastal, e cosa sarebbe successo a chi rimaneva. Qui, le intenzioni dei realisti venivano sconfitte, perché i sostenitori della linea dura a Washington e i jihadisti in Siria respingevano l’accordo Lavrov-Kerry. Il risultato è stato che invece di separarsi da Jabhat al-Nusra, come l’accordo chiedeva, i jihadisti sono rimasti con Jabhat al-Nusra, cercando di sfruttare il cessate il fuoco effettuando ulteriori attacchi all’Esercito arabo siriano.
Dopo il crollo del cessate il fuoco e con l’imposizione forzata di una no-fly zone del tutto esclusa, gli Stati Uniti si ritrovano con nient’altro la proposta assurda del segretario di Stato degli USA Kerry secondo cui Russia e Siria dovrebbero autoimporsi la no-fly zone. Nel momento in cui i russi respinsero tale proposta, come era dovuto, il bluff degli Stati Uniti è stato effettivamente esposto. Tale consapevolezza degli Stati Uniti, sul bluff smascherato e sull’esibizione d’impotenza militare nel mutare il corso della battaglia di Aleppo, è alla base delle denunce furiose di Stati Uniti ed alleati, mentre si affanno disperatamente a cercare che i russi fermino la battaglia di Aleppo, in modo da salvare i loro protetti jihadisti dalla sconfitta totale, e sé stessi dall’umiliazione dell’aperto fallimento della loro strategia.Russian President Vladimir Putin other members of the delegation attend the 70th session of the United Nations General Assembly in New YorkTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Stati Uniti e Turchia istigano la guerra mondiale in Siria

Finian Cunningham, Strategic Culture Foundation, 24/09/20161-gi3vtonpgzi9gs1v8xknoaDopo la dubbia performance stellare del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, questa settimana presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, raccontando una litania di bugie per quasi un’ora al mondo, toccava al capo della Turchia Recep Tayyip Erdogan insultare l’intelligenza dell’umanità. Come il suo alleato statunitense, che sovverte la realtà sostenendo che i crimini di guerra degli Stati Uniti contro numerose nazioni sono un’eredità virtuosa, Erdogan ha eseguito un altrettanto affascinante gioco di prestigio. Nel discorso alle Nazioni Unite, il presidente turco ha detto che il suo esercito ha portato la pace nel Medio Oriente invadendo la Siria il mese scorso. Potete immaginare Adolf Hitler dichiarare all’allora Società delle Nazioni che la Germania aveva solo invaso la Polonia per riportare la pace in Europa? E’ sorprendente, se si pensa al forum internazionale di agosto a New York indulgere verso Erdogan e Obama con tanta gentile attenzione, quando entrambi sono responsabili del crimine di guerra supremo, l’aggressione allo Stato sovrano della Siria? Le truppe turche e statunitensi occupano una fascia di 100 km di larghezza nel nord della Siria, dopo aver lanciato l’operazione Scudo dell’Eufrate il 24 agosto con carri armati e aerei da guerra a sostegno di forze di terra. Siria e Russia espressero preoccupazione per l’incursione, con Damasco che denunciava la violazione delle sovranità e integrità territoriale. Aerei militari statunitensi violano la sovranità siriana da quasi due anni. Solo perché Turchia e Stati Uniti sostengono che l’ultima operazione abbia lo scopo di combattere la rete terroristica dello SIIL, non gli conferisce legittimità.
Dopo un mese che Stati Uniti e Turchia hanno lanciato l’incursione in territorio siriano, Ankara dice che espanderà l’occupazione. All’inizio di questa settimana, Erdogan aveva detto che le sue truppe sarebbero avanzate a sud, in Siria, occupando 5000 chilometri quadrati di territorio, cinque volte l’area già sotto il suo controllo. In gergo orwelliano, le forze turche e statunitensi annettono territorio come “zone di sicurezza”. Esattamente per chi sono “sicure” non è ancora chiaro. Mentre a New York City, il capo turco esortava gli Stati Uniti a intensificare la cooperazione militare con Ankara, come diceva lui, per “finirla con lo SIIL” in Siria. Erdogan istigava Washington ed essere ancora più dura adottando il vecchio obiettivo turco d’istituire la “no-fly zone” sul territorio siriano occupato. Erdogan accennava anche al fatto che si aspettava una presidenza Clinton entusiasta del crescente coinvolgimento militare, e in particolare dell’attuazione della no-fly zone. Hillary Clinton ha già detto che avrebbe preso una linea più ostile verso Siria e Russia, arrivando addirittura a dichiarare che avrebbe schierato forze militari per spodestare il Presidente Bashar al-Assad. Va notato che Erdogan continua ad appellarsi esclusivamente a Washington per un maggiore intervento militare “per finirla con lo SIIL” in Siria. Sicuramente se la Turchia fosse seria allora esorterebbe ad unire le forze con la Russia, dato che ha dimostrato di essere la potenza militare più efficace contro i gruppi terroristici, dopo la richiesta d’intervenire dal governo siriano, lo scorso anno. Ciò che Erdogan vuole dagli Stati Uniti nella sua presunta missione “anti-terrorismo” in Siria, è puntare a un ordine del giorno ulteriore, null’altro che la guerra alla Siria, utilizzando il pretesto di “combattere il terrorismo” quale copertura risibile delle forze militari turche e statunitensi che operano illegalmente sul suolo siriano. E mentre espandono la presenza verso la città siriana di Aleppo, ciò che dovrebbe essere evidente è che questi due membri della NATO sono coinvolti nella piena invasione della Siria. Dimenticatevi lo SIIL o qualsiasi altro attrezzo del terrorismo che Washington e Ankara pretendono pubblicamente di combattere. I media turchi lo scorso anno denunciarono l’invio di armi del governo Erdogan ai terroristi in Siria. Il notoriamente “poroso” confine turco lo è perché rientra nella guerra segreta di Ankara alla Siria, in combutta con Washington ed altri membri della NATO come Gran Bretagna e Francia, così come il regime saudita wahabita che finanzia il terrorismo. I video della sorveglianza militare russa hanno dimostrato che le autorità turche concordavano coi gruppi terroristici le operazioni di contrabbando di petrolio, finché le forze dell’Aeronautica russa spazzarono via tale racket di Erdogan.
Le cosiddetti milizie dell’esercito libero siriano (ELS) con cui i militari turchi collaborano nell’ultima offensiva in territorio siriano, sono ugualmente complici di orribili crimini terroristici come i famigerati estremisti di SIIL e al-Nusra. Le bande terroristiche dell’ELS vengono ripulite dai media occidentali come sorta di “opposizione moderata” ma sono coinvolte, per esempio, nella strage di Qasab, nella provincia di Lataqia, del marzo 2014, insieme ai tagliagole di al-Qaida appoggiati dai militari turchi. La Turchia che rivendica la collaborazione con le milizie dell’ELS per “ripulire” le aree di confine dai “terroristi” è un’irrisoria illusione. Molto più concepibile è che il regime di Ankara di Erdogan ritenga che il complotto sul “cambio di regime” degli Stati Uniti contro la Siria sarà sconfitto dall’Esercito arabo siriano sostenuto da Russia, Iran e Hezbollah. La battaglia per Aleppo è l’ultima resistenza dell’esercito di bande terroristiche eterodirette, scatenate contro la Siria dal marzo 2011 nella guerra segreta volta al cambio di regime. La mafia guidata dagli Stati Uniti contro la Siria fallisce, in gran parte per l’intervento della Russia. In 12 mesi, le sorti della guerra sono passate a favore della vittoria dello Stato siriano contro la rivolta eterodiretta. Data la prognosi infausta per i cospiratori del cambio di regime, Turchia e Stati Uniti sembrano pronti a scatenare subito l’intervento militare diretto. In breve, passano alla guerra vera e propria alla Siria. Erdogan sembra aver utilizzato il fallito colpo di Stato di luglio come leva su Washington. Travolta dalle accuse turche agli Stati Uniti complici del tentato di colpo (probabilmente esagerate), Washington sembra più attenta a soddisfare le pretese di Erdogan sulla Siria. Durante i negoziati con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov presso le Nazioni Unite di questa settimana, il segretario di Stato degli USA John Kerry parlava come Erdogan, chiedendo la no-fly zone su Aleppo quale condizione per ripristinare il cessate il fuoco a pezzi. La Turchia di Erdogan è sempre stata la protagonista più belluina della banda di Stati sponsor del terrorismo guidata dagli USA. Dopo il fallito colpo di Stato, Erdogan sembrava abbandonare la guerra segreta al vicino meridionale. Il presidente turco continuò l’offensiva del fascino verso Russia e Iran, principali alleati della Siria, silenziando le precedenti pretese belluine sul cambio di regime contro Assad. Tale atteggiamento, conciliante in apparenza, fu di breve durata però. Forse era una trappola tesa a Russia e Iran prese alla sprovvista quando Erdogan ordinò ai suoi carri armati di violare il confine siriano. Sembra così.
Mentre i trucchi retorici scompaiono, ciò che dovrebbe essere evidente è che Turchia e Stati Uniti sono apertamente in guerra contro la Siria, mettendo nel giusto contesto la strage di soldati siriani a Dayr al-Zur lo scorso fine settimana ad opera degli aerei da guerra degli Stati Uniti. Le pretese statunitensi che fosse un “incidente” sono ridicole come la pretesa insulsa degli statunitensi di “combattere il terrorismo”. Se l’analisi qui presentata è corretta, allora la conclusione sorprendente è che una guerra mondiale è in corso, con Russia e Stati Uniti contrapposti. E se siamo onesti, dovremmo ammettere che la guerra durerà per molto tempo, per responsabilità di Washington.eufrateshield

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Attenzione al Centro Obama, forza di conflitto e frattura

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 23/09/2016allah-seed_largeVi è un’operazione inquietante che presto apparirà al Jackson Park, nel sud di Chicago, per far avanzare la causa della frattura politica e del conflitto internazionale nel mondo. Centro e Biblioteca presidenziale Barack Obama saranno un polo di attrazione per le forze malvagie che vogliono promuovere l’“attuale ordine internazionale” di Obama, incubo per nazioni e leader che sperano di arginare la marea della globalizzazione, del libero scambio, delle frontiere aperte e del manicomio sociale e religioso. Il 20 settembre, Obama dava una vaga idea sulle priorità del suo centro nel discorso finale da presidente degli Stati Uniti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il Centro presidenziale Obama sarà il peggiore nella storia delle ONG di Stati Uniti e resto del mondo volte a preservare il ricordo dei passati presidenti statunitensi. A differenza del Centro presidenziale Jimmy Carter di Atlanta, che ha avanzato la causa della democrazia e delle libere elezioni nel mondo, il Centro Obama, gestito dalla Fondazione Obama esentasse, avanzerà il concetto di bullismo statunitense su Paesi, leader e partiti che non si adattano alla visione del mondo di Obama del mondo globalizzato pieno di partecipanti conformi e compiacenti. Obama concionava all’Assemblea generale che l’“attuale ordine internazionale” rimarrà e in generale ha fatto capire che chiunque o qualsiasi nazione non sia d’accordo subirà le conseguenze di un mondo globalizzato. Anche se hanno inflitto la loro parte di danni alle relazioni internazionali, la priorità assoluta della William J. Clinton Foundation e del Clinton Presidential Center era scuotere le tasche dei Paesi per le donazioni in cambio dell’accesso ai vertici del governo degli Stati Uniti. Nella visione di Clinton si tratta di “pagarsi la musica”, a prescindere dai diritti umani nei Paesi che versano contanti alla Fondazione Clinton e “beneficiari” associati. Al contrario, il Centro Obama sarà una grande operazione internazionale di propaganda dello status quo contro governi e partiti politici nazionalisti, secessionisti e popolari di sinistra e di destra nel mondo. Nel suo discorso, Obama ha tracciato ciò che ritiene minacce alla sua idea di mondo unitario sotto autorità sovranazionali come Nazioni Unite ed Unione Europea. Obama disse che le grandi nazioni, anche la sua, devono essere disposti a rinunciare a parte della sovranità e rispettare leggi internazionali e convenzioni globali. Ciò, naturalmente, include l’impossibilità per gli Stati-nazione di governare il flusso di non cittadini attraverso le proprie frontiere. Ironia della sorte, mentre Obama e altri simili globalisti come il primo ministro canadese Justin Trudeau e il primo ministro svedese Stefan Loefven, co-sponsor della conferenza dei migranti, esortava le nazioni civili del mondo ad accettare eventualmente milioni di profughi dai focolai terroristici come Siria, Afghanistan, Somalia, Sud Sudan, Yemen, Chad e Ucraina, diceva ben poco su quanto l’amministrazione Obama ha fatto per creare rifugiati e sfollati, innanzitutto i continui attacchi dei droni degli Stati Uniti contro obiettivi civili per il “cambio di regime” e che hanno per conseguenze milioni di migranti e rifugiati.
Gli obiettivi primari di Obama e, presumibilmente, quelli dell’embrionale Centro Obama, sono il nazionalismo aggressivo e il populismo gretto, che Obama ha suddiviso in categorie di “destra” e “sinistra”; migrazione senza l’ostacolo dei confini internazionali e “diritti” dei rifugiati. Obama vede cambiamento climatico e barriere commerciali, non il jihadismo sunnita, favorire il terrorismo internazionale e la violenza settaria. A differenza dei discorsi passati all’Assemblea Generale, l’ultimo di Obama non fu interrotto dagli applausi dei delegati. E’ chiaro che, oltre ai populisti di “destra” come Donald Trump; la leader del Fronte Nazionale e candidata presidenziale francese del 2017 Marine Le Pen; i capi dell’UK Independence Party e di Alternativa per la Germania (AFD) e il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, Obama inseriva il Presidente venezuelano Nicolas Maduro, il Presidente boliviano Evo Morales e altri nella categoria dei “populisti di estrema sinistra”. È concepibile che seguendo i milioni di dollari di miliardari come George Soros e Evelyn de Rothschild, il Centro Obama sarà un importante nemico della pace nel mondo, mascherandone le vere intenzioni con il premio Nobel per la pace di Obama. Il Centro Obama favorirà l’assunzione nei posti di lavoro dei migranti a spese dei cittadini delle nazioni costrette ad accettarli. L’iniziativa delle Nazioni Unite di Obama sui migranti viene salutata da aziende come Accenture, Airbnb, Citigroup, Facebook, Goldman Sachs, Google e IKEA che finanziano il trasferimento dei migranti e loro assunzione nei posti di lavoro, molti avanzati, preferendoli ai lavoratori statunitensi, canadesi, inglesi, francesi, tedeschi ed altri.
A differenza della velata critica al Presidente della Russia e al candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump, Obama ha avuto parole taglienti per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha imprigionato migliaia di cittadini turchi con un virtuale pogrom nazionalista e islamista. Il giorno dopo il discorso di Obama, Erdogan si lamentò con l’Assemblea Generale sui cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite “Paesi cristiani” rappresentanti solo “Europa, America e Asia”. I commenti di Erdogan furono una sorpresa per la Cina, ufficialmente Paese ateo ma a schiacciante maggioranza buddista con piccole minoranze cristiane. Obama ha cercato il consiglio di Erdogan su una serie di questioni su terrorismo ed islamisti in Medio Oriente, e si vede. Il Centro Obama sosterrà anche i diritti degli omosessuali, in particolare nei Paesi in gran parte non musulmani come Russia, Uganda, Cina, Polonia, Guyana, Etiopia e Giamaica, dove tali pratiche violano usi e costumi religiosi e sociali. Il Centro Obama ha già ricevuto 1 milione di dollari dalla Fondazione Gill di Denver, che sostiene i diritti di gay e lesbiche. Indipendentemente dall’impegno per i diritti dei gay, il Centro Obama evita di criticare le nazioni musulmane per le politiche verso i gay. Dopo tutto è prevedibile che, come la Fondazione Clinton, il Centro Obama venga inondato di fondi da Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Quwayt e Bahrayn. Come indica il discorso alle Nazioni Unite, il Centro Obama difenderà la causa degli accordi di “libero scambio” internazionali come la Trans-Pacific Partnership (TPP), opponendosi ad altre “Brexit” nell’UE. Alle Nazioni Unite Obama chiedeva ulteriori accordi commerciali come il TPP ed è certo che, dati certi ricchi finanziatori aziendali del suo centro, il lobbismo per ulteriori accordi di libero scambio sarà un obiettivo importante del Centro Obama. Un accordo che verrà proposto sarà il partenariato per gli investimenti e il commercio transatlantico (TTIP) che ha incontrato forte opposizione in Europa, in particolare in Germania e Francia; un’altra mossa per creare una zona di libero scambio nell’emisfero occidentale che vada dalla Terra del Fuoco all’Artico canadese. Anche le attività anti-cinesi avranno priorità per il Centro Obama. Obama ha detto all’Assemblea Generale che Russia e Cina vanno biasimate per aver “militarizzato alcune rocce e scogli” riferendosi al Mar Cinese Meridionale, ma anche al crescente numero di basi militari difensive russe sulle disabitate isole russe nella regione artica .
Opponendosi al “nazionalismo aggressivo”, il Centro Obama troverà numerosi partner, quali Open Society Institute della Fondazione Soros, National Endowment for Democracy e Institute of Peace, che mirano ai governi di Russia, Cina, Iran, Venezuela, Bolivia, Ecuador, Cuba, Nicaragua e anche Filippine, con crescente ferocia e vigore.obamaperpLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Clarion Project, il legame tra neo-con e Stato islamico

Il progetto Clarion e Stato islamico, passando per Dabiq
Eva Gonzales 6 settembre 2016

logo1203Esiste un curioso fenomeno in cui taqfiri e jihadisti, in cerca di reclutamento e altre informazioni, s’incontrino sulla rivista on-line e presunto organo ufficiale dello SIIL Dabiq. Fino a poco prima, il link a tale rivista esisteva solo nel sito del Clarion Project. Qui di seguito uno dei messaggi twitter indirizzati ai frequentatori del sito Clarion Project.
Arisha Jasra @Arisha_Jasra 10 Maggio
Sorelle, dovreste leggere questa intervista ad Um Basir al-Muhajirah. Una vera donna forte. http://media.clarionproject.org/files/islamic-state/islamic-state-dabiq-magazine-issue-7-from-hypocrisy-to-apostasy.pdf #Dabiq.
Perché il Clarion Project collega a Dabiq fornendo apertamente forum e contatti ai jihadisti che vogliono aderite allo SIIL o averne ulteriori informazioni? Clarion Project si vantava di presentare esclusivamente ai propri lettori le nuove edizioni della rivista, attribuendo a tale esclusiva a uno del loro personale che avrebbe scoperto la rivista sul “Deep Web“. Il “Deep Web” è semplicemente il contenuto di banche dati e altri servizi web che non possono essere indicizzati e cercato sui motori di ricerca tradizionali. Tuttavia, numerosi blog sono sorti condividendo le edizioni della rivista, ma sembra che fino a tempi recenti, tutti i link dell’edizione inglese della rivista passassero per il Clarion Project e ricerche per le versioni tradotte portano a un archivio. [1] Secondo un rapporto del 6 giugno 2015, BBC News dichiarava che Dabiq usava Amazon per vendere la rivista [2] e, in seguito fu dichiarato che avevano un “avanzato apparato multimediale“. [3] La rivista che si trova nel Clarion Project è in inglese e viene rapidamente tradotta in altre lingue dopo la pubblicazione. E’ piuttosto strano per una pubblicazione islamica, in particolare l’organo dello SIIL, essere pubblicata ufficialmente in inglese, che è pure sofisticato. Qualcuno potrebbe dire che sia un buon modo per i servizi d’intelligence di monitorare le reclute identificandone gli indirizzi IP, una volta che accedono alla rivista sul sito del Clarion Project. Ma allora, se questa è una rivista dello SIIL ideata per reclutare, promuoverla nel “Deep Web” non avrebbe senso. Chiaramente, gli aspiranti jihadisti sono più propensi a condividere il link alla rivista su Clarion Project, come indicato nel messaggio twitter di sopra. [4]
Cosa e chi è il Clarion Project e, data la produzione assai “infiammante” e “volatile” di film anti-islamici, qual è l’obiettivo nel promuovere il presunto media dello SIIL prima di chiunque altro? L’interessante pista sul denaro dei donatori per i vari film anti-islamici indica un mix di attori sionisti di destra e sinistra dalle varie fedi e sette, che finanziano e sostengono il Clarion Project. [5] Tali attori, per vari motivi, condividono l’odio per l’Islam e la preoccupazione per l’estremismo. Vediamo gli obiettivi dichiarati del Clarion Project. In primo luogo, Clarion Project ha forti legami con il gruppo di destra israeliano Aish HaTorah, indicato da documenti governativi come entità senza scopo di lucro estera. Secondo il dipartimento delle Corporation del Delaware, Robert (Rabbi Raphael) Shore, Rabbi Henry Harris e Rebecca Kabat crearono il Clarion Fund e i tre sarebbero dipendenti di Aish HaTorah internazionale. Sul loro sito affermano che “Fondato nel 2006, Clarion Project (ex-Clarion Fund Inc.) è un’organizzazione finanziata in modo indipendente, senza scopo di lucro e volta ad esporre i pericoli dell’estremismo islamico, fornendo una piattaforma alle voci moderate e promuovendo l’attivismo di base. Spiegando che Clarion Project riunisce esperti di Medio Oriente, studiosi, attivisti dei diritti umani e musulmani per promuovere tolleranza, e moderazione e sfidare l’estremismo“. [6] Il Consiglio scientifico di Clarion Project vede numerosi neo-conservatori e destri, tra cui Frank Gaffney, ex-funzionario dell’amministrazione Reagan e fondatore del Centro per la politica di sicurezza; Daniel Pipes del Middle East Forum, e Douglas Feith consulente di Donald Rumsfeld al Pentagono durante l’invasione dell’Iraq. Il 16 marzo 2016, il candidato presidenziale repubblicano Ted Cruz annunciò che avrebbe nominato Frank Gaffney consigliere per la sicurezza nazionale. Si tratta di un curioso mix di persone, rappresentanti di raggruppamenti religioso-strategici e d’interessi ancor più curiosi.
primary_honordiariesdirectorandwriter Le opere più “efficaci” e note di Clarion Project sono i film sull’Islam, molti dei quali in un modo o nell’altro hanno suscitato rabbia e violenze nel pubblico. Il loro primo tentativo cinematografico, nel 2005, quando l’organizzazione si chiamava Clarion Fund, fu il film “Ossessione: La guerra dell’Islam radicale all’occidente“, oltre 28 milioni di copie del film furono distribuite strategicamente nei seggi elettori incerti per le elezioni presidenziali del 2008, contro Obama. Era la seconda volta che alle elezioni presidenziali un film anti-islamico appariva sette settimane prima del voto. [7] I fondi, si sostiene, provenivano da una finanziatore repubblicano, Barre Seid. La somma fu registrata proveniente dai Donors Capital Fund in Virginia, per quasi 18 milioni di dollari. [8] Un altro donatore avrebbe negato il coinvolgimento nel finanziamento ma ora siede nel consiglio di Clarion Project. [9] Il film suscitò proteste spesso violente nel mondo e in Pakistan una taglia fu messa sulla testa del regista. [10] Nel 2013, il Clarion Project pubblicò “Diari d’onore“, scritto e prodotto da Paula Kweskin, avvocatessa israeliana per i diritti umani, assieme a donne musulmane, tra cui Ayan Hirsi Ali. Ayan, per esempio, le cui opinioni non sono accettate dai musulmani moderati, invece di cercare una corretta comprensione e interpretazione, relega l’Islam al livello peggiore di comprensione e degradazione, rivelando una scarsa conoscenza del vero significato del Corano ed incomprensioni che permettono ai jihadisti di giustificarvi la Jihad. Ayan era la produttrice esecutiva del film. I responsabili del film sembrano uscire dall’enciclopedia della destra islamofobica. Anche in questo caso, come per le precedenti produzioni di Clarion Project, ci furono molte proteste nel mondo e, come fu riferito, “Tra le questioni che meritano l’attenzione del pubblico, il gruppo responsabile del film ha un forte retroterra anti-musulmano, accuratamente documentato“. [11]
Un altro film che suscitò ampi clamori ed attenzione fu quando si scoprì che fu proiettato per tre mesi in un dipartimento di polizia. Le indagini rivelarono il ruolo del Clarion Fund e di certi donatori. [12] Vi furono numerosi altri film prodotti da Clarion Project. “La vasta esperienza del Clarion Project nel produrre film anti-musulmani ne spiega l’agenda e dimostra ulteriormente la necessità di mettere in discussione l’oggettività di qualsiasi sforzo che porti al gruppo“. [13] Ciò porta alla domanda su chi sia dietro la produzione di un film del 2012 intitolato “Innocence of Muslims”. C’è forse un legame con il Clarion Project? E’ difficile da accertare ma suoi intento e natura si adattano veramente al Clarion Project. Inutile dire che finanziatori ed organizzatori del film, dopo che l’ambasciatore Stevens fu stuprato a morte a Bengasi, forse in risposta a tale film, sono scomparsi lasciando un disoccupato di mezza età arabo cristiano, egiziano o forse israeliano, dal cognome Nakoula, già condannato in passato per frode, quale capro espiatorio. Nakoula, che ammise un primo finanziamento di 5 milioni di dollari per il film e poi altri 5mila dollari per realizzare il film fu, secondo varie notizie, immediatamente rimosso dalla società e dai media e incarcerato. Si sostiene che uno scandalo che coinvolge un altro film del Clarion Project, “The Third Jihad“, in cui ancora Ayan Hirsi Ali era coinvolta assieme a un co-produttore di nome Erik Werth, coinvolto a sua volta nella produzione di “Innocence of Muslims“. Ben prima di “The Third Jihad“, Werth fu arrestato dopo aver affermato di essere un agente dei servizi segreti e minacciato di arresto un dipendente di una compagnia aerea. [14]
Passiamo ora alla reazione violenta e furiosa nel mondo al film del 2012 “Innocence of Muslims“, che tutti i politici del regime di Obama hanno ritenuto responsabile del brutale assassinio dell’ambasciatore Stephens a Bengasi nell’11° anniversario delll’11 settembre 2001. C’è altro nella storia che va notato? Non lo sapremo mai dato che lo scandalo delle e-mail di Hillary Clinton non permetterà mai chiarezza sugli eventi torbidi in Libia. Il film sembra essere stato usato come copertura dai jihadisti per recuperare i loro camerati terroristi incarcerati nell’edificio in cui c’era Stevens. Un articolo suggerisce il coinvolgimento di Hillary nel finanziamento del film con i Fratelli musulmani, ma non è un argomento logico. [15] E’ possibile che Clarion Project abbia avuto un ruolo in “Innocence of Muslims“, data la passata esperienza con questi film? Mostra tutte le caratteristiche del Clarion Project. I depositi in denaro accennati qui, indicano connessioni israeliane, tramite palestinesi cristiani, con servizi competenti degli USA che diedero l’immunità a un possibile attore in tutto ciò, facendo rimpatriare il complice di Nakhoula in Palestina invece di perseguirlo negli Stati Uniti. I suggerimenti su Nakoula, descritto come il regista del film, lo danno “detenuto” dal governo degli USA come “spia” condannata per frode. Un uomo descritto come “consulente” del film, Steve Klein, era coinvolto. Ex-marine, Klein era attivo nei gruppi anti-musulmani ed estremisti da decenni. [16]

Steve Klein

Steve Klein

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Claire Lopez

Data la storia del Clarion Fund, associata alla produzione di film anti-islamici e, dato che la specializzazione nelle “denunce”, anche se in modo distorto e fazioso, dell’Islam, non è troppo inverosimile chiedersi se il Clarion Fund sia dietro il film “Innocence of Muslims“. Basta fare un ulteriore passo avanti e la questione può essere posta su certi risultati attesi nel propagandare tale film, oltre al fatidico 11 settembre 2012 a Bengasi. Chi sono i responsabili del Clarion Project e, se erano dietro il film “Innocence of Muslims“, quali erano le loro motivazioni? Oppure, stavano solo contrattando un film del genere? In alternativa, il film era una copertura volta ad inasprire violenze e scandalo, spingendo il regime di Obama a chiudere un occhio sui grandi trasferimenti di armi da Bengasi ai terroristi jihadisti in Siria, per gentile concessione dell’ambasciatore Stevens? Ci sono anche indicazioni su innumerevoli richieste urgenti da ambasciata e consolato in Libia per la sicurezza. [17] Obama e Clinton, che non ricorsero alla protezione militare degli Stati Uniti e invece assunsero i taqfiri jihadisti come guardie di sicurezza, furono ridicolizzati come sinistri che assecondando l’Islam dalla rivista Frontpage di Daniel Greenfield. Greenfield lavora a stretto contatto con i dipendenti del Clarion Project come Ryan Mauro e i membri del consiglio del Clarion Project Claire Lopez, ex-ufficiale delle operazioni della Central Intelligence Agency, e Frank Gaffney. [18] Claire Lopez e altri del suo partito, hanno scritto innumerevoli articoli contro Hillary Clinton e il suo fallimento nel proteggere l’ambasciatore Stevens, “dove il consolato aveva ben poca sicurezza e alcun agente di polizia presente, facendone un bersaglio ridicolmente facile“. La possibilità che l’ambasciatore Stevens fosse coinvolto nel contrabbando di armi ai jihadisti in Siria fu citata da questo articolo, ma non suggeriva che Stevens fosse stato messo a tacere. [19] In ulteriori articoli simili si fece menzione del torbido accordo di cooperazione con i jihadisti per un piano di cambio di regime. [20] Claire Lopez del Clarion Project spiegò ciò a cui l’uomo del regime di Obama in Libia, Christopher Stevens, era impegnato; collaborare con al-Qaida inviando armi in Siria, come MANPADS. [21] Due membri del consiglio del Clarion Project, Claire Lopez e Frank Gaffney, parlarono di ciò che pensavano fosse accaduto in Libia, implicando negativamente il regime di Obama. [22], [23], [24]. Come risulta evidente dagli articoli di costoro, in particolare da Claire Lopez, Clarion Project voleva incolpare di tutto quello successo a Bengasi il regime di Obama, e nel modo più schiacciante possibile. Uno scenario possibile, ma terribile viene in mente; cosa succede se tali elementi contrari al regime di Obama avessero collaborato con gli spiriti affini del Clarion Project per utilizzare il film “Innocence of Muslims“, capitalizzando sul furioso discredito del regime di Obama, forse imponendogli certe agende? Forse non fu previsto che la reazione violenta al film sarebbe arrivata all’omicidio di Christopher Stevens a Bengasi. O, era ben più sinistro, volendo esporre la complicità del regime di Obama con i jihadisti nel perseguire i cambi di regime, anche inviando armi avanzate? Se si fossero impegnati in attività simili, se i repubblicani fossero stati al governo, è un altro discorso. O, forse era la loro gente, non assunta ma che ebbe il sopravvento.
Ora passiamo alla manipolazione mediatica dell’opinione pubblica, influenzando gli esiti delle elezioni, creando scenari o sfruttando le situazioni a vantaggio di tale curioso mix di attori di destra. Possiamo vedere il doppio ruolo di Clarion Project evidenziando i problemi collegati all’Islam militante, ma chiaramente, alcun “lavoro” riguarda comprensione e costruzione di ponti tra Islam e mondo cristiano e giudaico. Chiaramente vi sono considerazioni politiche ed altre su scopi nazionali ed internazionali. Visti i precedenti di Clarion Project e i suoi articoli per la stampa, non è troppo assurdo suggerire che forse la presunta rivista dello SIIL Dabiq sia in realtà solo un’altra creazione del Clarion Project, utilizzata come strumento dai potenti attori di destra nel consiglio di Clarion Project e dei suoi molti partner. Se è così, allora il contenuto della rivista può essere scritto e presentato in modo da avvantaggiare gli scopi di costoro. Questo non significa che sottoscrivo esclusivamente la nozione la “CIA ha creato ISIS”, dopo tutto Brzezinski, padre della cooptazione strategica dei jihadisti, sapeva fin troppo bene che tale strategia era possibile solo a breve, gli elementi ideologici radicali avrebbero visto un mutuo vantaggio sia per le loro aspirazioni politiche che per quelle dei “partner” occidentali. Il punto qui non è su chi ci sia dietro lo SIIL, ma il possibile complotto cinico dove messaggi vengono fabbricati per una rivista fabbricata e utilizzata opportunisticamente da figure politiche ed altre per ottenere notorietà, “distinzione d’onore” e credenziali, o per creare la “propaganda nera” che promuova la propria agenda. Dabiq, come dimostrato fin dall’inizio dell’articolo, date le circostanze interessanti descritte, ha tutte le caratteristiche del lavoro del Clarion Project. È una fortuna per le indagini che ogni collegamento a Dabiq, nei primi giorni, portasse sempre al Clarion Project e alle traduzioni di un archivio, innescando questa indagine.

Frank Gaffney

Frank Gaffney

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’F-16 sionista abbattuto dalla difesa siriana sul Golan

Ziad al-Fadil, Syrian Perspective 13/9/2016

Il Tenente-Generale Fahd Jasim al-Furayj, Ministro della Difesa siriano, nell'ospedale militare di Tishrin.

Il Tenente-Generale Fahd Jasim al-Furayj, Ministro della Difesa siriano, nell’ospedale militare di Tishrin.

Qunaytra: a sud-ovest della capitale provinciale di Qunaytra, tra i villaggi di al-Burayq e Bir al-Ajam, ad ovest di Sasa, la rete della Difesa Aerea Siriana poteva finalmente aprire il fuoco contro i bombardieri dei ratti sionisti. Questa volta, l’aggressore era un F-16 prodotto e fornito dagli USA ed orgoglio dello Stato colono sionista. L’uomo che ha dato l’ordine e preso le coordinate del lancio del missile S-300 contro l’avvoltoio invasore è il Capitano Rayan Dhahar, nipote di mia moglie. Ha confermato il suo ruolo chiamando Layth e fornendo informazioni generiche sull’attacco. Ho ricevuto informazioni a conferma anche dalla moglie di Munzar a Damasco, informando che Munzar era ad al-Baath e aveva visto con i propri occhi il bombardiere sionista abbattuto. Il pilota non fu visto lanciarsi, probabilmente è arrostito sul seggiolino dato che le bombe dell’aereo sono esplose con il missile antiaereo. L’aviogetto è caduto in una zona vicina alle posizioni di al-Qaida e si presume che i terroristi, aperti alleati del sionismo, restituiranno i resti carbonizzati ai loro padroni. I sionisti ora probabilmente studiano attentamente i relitti per trovare qualche parte del pilota nella tipicamente macabra, orribile e raccapricciante pratica sionista di salvare tutte le parti di un corpo. L’Alto Comando siriano ha anche annunciato l’abbattimento del bombardiere e di un drone senza pilota nel Golan occupato. Le Forze Armate siriane sono poste in piena allerta sul fronte occidentale. I sionisti l’hanno negato, indicando alcuna voglia di usare questo fatto come casus belli. L’attacco al bombardiere sionista è avvenuto intorno alla 1:00 del 13 settembre, Damasco. L’aggressore stava sparando su un avamposto dell’Esercito Arabo Siriano mentre i nostri soldati impiegavano l’artiglieria contro i movimenti dei ratti di al-Nusra/al-Qaida. Nel tentativo di sollevare il morale dei parassiti, i terroristi sionisti sono decollati per dimostrasi seri alleati di terroristi e Arabia Saudita.
Salutiamo il Capitano Rayan Dhahar per il suo eroismo nel difendere i cieli siriani e il nostro grande Esercito Arabo Siriano.
14358994 La decisione di far decollare gli F-16 per sostenere i terroristi di al-Qaida, alleati del sionismo, era dovuta agli eventi iniziati l’11 settembre 2016, quando i terroristi effettuarono un feroce attacco nella zona di Tal Hamriya, a sud di Hadhar. Il contrattacco dall’EAS distruggeva un autocarro carico di terroristi di al-Qaida, tutti carbonizzati. Tra i ratti arrostiti vi erano capi sul campo come:
Muhamad Yusuf al-Subayhi (alias Abu Qinwa, noto molestatore di bambini e feticista fecale. Era un capo di al-Qaida)
Ibrahim Umar al-Ahmad (capo della liwa al-Sibatayn, riferimento a due tribù: araba e ebraica)
In questo momento, l’esercito sionista ha inviato degli aiuti sul campo alle rabbiose iene di al-Qaida. Tuttavia, l’attacco è fallito e al-Qaida ha subito perdite molto consistenti in ratti e materiale; tuttavia poté ritirarsi sotto il pesante fuoco dell’artiglieria sionista. I terroristi si sarebbero lamentati di non ricevere aiuti adeguati nella lotta contro l’EAS. Le mie fonti dicono che il principe Muhamad Ibn Salman, Viceprincipe buffone ed architetto del disastro nello Yemen, aveva ricevuto un messaggio urgente da Abu Muthana al-Shami. Contattando i suoi “alleati” dello Stato dell’Apartheid sionista, ne mendicava l’intervento, subito effettuato il 13 settembre 2016. Da quella data, l’EAS ha effettuato un contrattacco eliminando i 3 principali capi sul campo di al-Qaida ed altri 9 capi alleati a Tal Hamriya:
Muhamad Amin Sulayman al-Hariri (tale pappone era il capo di un gruppo ex-ELS (firqat Amud Huran) ora coinvolto nella fantasia chiamata maraqat Qadisiyat al-Janub o battaglia di Qadisiya del Sud, che noia.
Abu Muthana al-Shami (un irsuto suino che comandava tutti i campi di Ahrar al-Sham nel sud, aveva contattato gli scarafaggi sauditi per tentare di aiutare i suoi ratti).
L’Esercito arabo siriano ha resistito sul Golan utilizzando le unità per operazioni speciali di Qutayfa colpendo lo snodo di Abu Hudayj, tra le colline di al-Jarajir nel Qalamun. La zona è controllata dallo SIIL. I commando dell’EAS erano entrati furtivamente in una casa di 2 piani in cui i ratti dormivano, uccidendo l’unica sentinella e collocandovi esplosivi. Quando la casa è andata in fumo, i camerati dei ratti in zona si precipitarono ad estrarre i cadaveri prima che fossero trasformati in pane tostato. Mentre i cameratti si riunivano presso la casa distrutta, i commando inviarono un messaggio riguardante la situazione e l’artiglieria dell’EAS bombardava l’area friggendo altri 11 ratti che, come si è scoperto, erano mercenari di lingua urdu.
A Dayr al-Zur, gli alleati di Obama dello SIIL commettevano un altro macabro atto sgozzando dei patrioti siriani dopo averli appesi a ganci da macellai, come pecore in un grottesco Ayd al-Adha. Erano accusati di spionaggio a favore dei nemici dello Stato islamico, di seguire i movimenti dei terroristi e fotografare i ratti islamisti urinare sul Corano:

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alalam_636093601467773725_25f_4x3Ecco i nomi dei patrioti il cui assassinio è stato trasmesso dalla TV dei terroristi:
1. Ibrahim Ali al-Musa
2. Jumah Jaasim al-Abid
3. Amir Faysal al-Yusuf
4. Ibrahim Taha al-Yusuf
5. Abdurahman Salih al-Ahmad
6. Salih Ahmad al-Abdullah
7. Bashar Ahmad al-Ajil
8. Qasim Qalil Alí al-Sulayman
9. Abdullah Muhamad al-Qalifa
10. Muhamad Ibrahim al-Uzaba
11. Abdulmaliq Hasan al-Uzaba
12. Haydar Muhamad al-Abdullah

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora