L’Arabia Saudita compie un passo verso la disintegrazione

Alessandro Lattanzio, 22/6/2017

Muhamad bin Salman tra businessmen della ‘new economy’ degli USA

Il 21 giugno, il presidente turco Erdogan condannava ufficialmente l’idea della “Grande Albania” mentre inviava mezzi e rinforzi dell’esercito turco nel nord della Siria, mentre il parlamento tedesco votava il ritiro delle forze tedesche dalla base aerea turca di Incirlik, la principale base della NATO in Turchia. Ciò a seguito del deteriorarsi delle relazioni tra Germania e Turchia, dell’allontanamento di Erdogan dall’Unione europea e dei contrasti tra Ankara e Washington sulla questione curda e il ruolo dei curdi in Siria. Inoltre, il neopresidente francese Emmanuel Macron dichiarava che non esiste un ‘legittimo successore’ al Presidente Assad e che la priorità sia combattere il terrorismo islamista con l’aiuto della Russia; “La nuova prospettiva che ho su questo argomento è che non affermo che la dipartita di Bashar al-Assad sia una precondizione, perché nessuno mi ha mostrato un legittimo successore… Le mie linee sono chiare: in primo luogo, lotta completa contro tutti i gruppi terroristici. Sono i nostri nemici… abbiamo bisogno della cooperazione di tutti, specialmente della Russia, per eliminarli”. Un cambiamento significativo della posizione della Francia rispetto ai presidenti Sarkozy e Hollande. “Il riconoscimento di Macron che il cambio di regime in Siria è fuori dall’ordine del giorno non è altro che il riconoscimento dell’evidenza. Con la ‘Siria utile’, le ricche coste della Siria dove la maggior parte della popolazione siriana vive, sotto il controllo del Presidente Assad, con l’Esercito arabo siriano che avanza rapidamente nella Siria orientale e la Russia che ha istituito un potente sistema di difesa aerea, non c’è possibilità che il Presidente Assad sia rovesciato”. E infine il Viceministro degli Esteri russo Oleg Syromolotov dichiarava che “Secondo il Ministero della Difesa russo, è altamente probabile che il capo dello SIIL al-Baghdadi sia stato eliminato dalle forze aerospaziali russe quando colpirono un centro di comando dei terroristi alla periferia sud di Raqqa, verso la fine di maggio. L’informazione è ora verificata da vari canali“. La Russia inviava in Siria 21 pezzi d’artiglieria M30, sistemi lanciarazzi multipli TOS-1 e BM-30 Smerch, e 50 missili tattici Tochka-U. Inoltre, la Russia riposizionava i sistemi di difesa aerea in Siria, per permetterne la massima copertura possibile nello spazio aereo della Siria. Inoltre, gli aerei da combattimento russo aumentavano le operazioni d’intercettazione dei caccia statunitensi, in particolare nelle zone operative degli aerei siriani. Le unità dell’Esercito arabo siriano bombardavano le posizioni del SIIL a Tabarat al-Dibah, ad est di Hama, eliminando numerosi terroristi. Intanto, in Arabia Saudita, re Salman nominava il figlio, Muhamad bin Salman, principe ereditario al posto del principe Muhamad bin Nayaf, che supervisionava le forze di sicurezza dell’Arabia Saudita. Muhamad bin Salman ha trascinato l’Arabia Saudita nella guerra allo Yemen, causando 14000 morti, e nel conflitto con il Qatar, dove perde il sostegno degli Stati Uniti. Ma Muhamad bin Salman, che aveva guidato i negoziati sulla riduzione della produzione dell’OPEC, appare circondato da una cricca di principi aggressivi che oggi puntano a guidare l’Arabia Saudita ed è responsabile della riduzione delle sovvenzioni energetiche e della proposta di privatizzazione della compagnia petrolifera statale Aramco, e soprattutto dell’attacco terroristico dello SIIL a Teheran, il 7 giugno 2017, che ha acuito le tensioni tra Arabia Saudita ed Iran. Il Generale Mohammad Ali Jafari, del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, aveva dichiarato, “Abbiamo intelligence precise che dimostrano che, purtroppo, l’Arabia Saudita, oltre a sostenere i terroristi, gli ha chiesto di condurre operazioni in Iran”. Mentre il leader di Hezbollah, Hasan Nasrallah, indicava l’Arabia Saudita affermando che l’attentato di Teheran aveva i segni di un “piano distruttivo internazionale”. Muhamad bin Salman controlla difesa, petrolio e politica economica del regno saudita, e aveva organizzato il viaggio di Trump a Riyadh. La promozione del principe è stata approvata da 31 dei 34 membri del Consiglio di reggenza del regno. Il principe Muhamad bin Nayaf veniva anche sostituito, da ministro degli Interni, da Saud bin Nayaf e dal vice Ahmad bin Muhamad al-Salim. Ad aprile, il re saudita aveva nominato due altri figli, il principe Salman bin Abdulaziz e il principe Qalid bin Salman, ministro per gli Affari Energetici e ambasciatore negli Stati Uniti. Già nel dicembre 2015, fu affermato che Salman bin Abdulaziz, l’ultimo dei figli del primo re saudita, Abdulziz al-Saud, sarà sostituito dalla nuova generazione di reali sauditi. Salman aveva nominato il nipote, Muhamad bin Nayaf, principe della corona dopo averne fatto dimettere il fratello, Muqrin bin Abdulaziz, nel 2015. Nel frattempo Muhamad bin Salman concentra nelle proprie mani sempre più potere: nel Ministero della Difesa, nel Consiglio di Economia e Sviluppo e nell’Aramco, ed è il responsabile dell’aggressione allo Yemen, del sostegno saudita ai terroristi in Siria e Iraq, del sostegno alla dittatura wahhabita in Bahrayn e del confronto con Qatar e Iran.
In tale situazione, il 22 giugno sarebbero atterrati in Arabia Saudita 18 aerei da combattimento F-16I, F-15CD e F-16CD, 2 Gulfstream per la guerra elettronica e 2 aerocisterne C-130 israeliani, quale deterrenza contro un possibile golpe contro Muhamad bin Salman. Infatti, una petizione firmata da principi sauditi veniva pubblicata dopo la nomina a principe ereditario di Muhamad bin Salman. La petizione, che protesta contro re Salman per la decisione di sostituire bin Nayaf, è firmata dal principe Muqrin bin Abdulaziz e da altri 21 capi sauditi. I principi che si oppongono a bin Salman dichiarano che egli vuole diventare re de facto con tale nomina, e che ciò distruggerebbe la famiglia reale saudita. Inoltre, “Washington ha chiesto altri soldi per difendere il regime saudita e Riyadh ha recentemente versato 200 miliardi agli Stati Uniti per comprarne il sostegno nella guerra allo Yemen“, secondo l’analista yemenita Salah al-Qarshi. “Si tratta di parte dell’enorme quantità di denaro che l’Arabia Saudita versa al Tesoro degli Stati Uniti per proteggere la corona“. Secondo al-Qarshi, l’ex-capo dei servizi segreti sauditi Turqi al-Faysal aveva rivelato che il suo Paese aveva acquistato i poco redditizi buoni del Tesoro USA per aiutare l’economia degli Stati Uniti. Abdalbari Atwan, caporedattore del giornale Rai al-Yum, affermava che “che il principe Muhamad bin Salman è solo a un passo dal divenire re“, attendendo solo il via libera dal governo degli Stati Uniti. Sempre secondo Atwan, anche il principe ereditario di Abu Dhabi, Muhamad bin Zayad al-Nahyan, potrebbe inscenare un colpo di Stato negli Emirati Arabi Uniti per diventarne il re. Secondo l’insider saudita Mujtahid, il re saudita Salman bin Abdulaziz dovrebbe presto ritirarsi e fare accedere al trono Muhamad bin Salman, ma non prima di averne informato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.Fonti:
Análisis Militares
FNA
FNA
FNA
FNA
The Duran
The Duran
The Duran
Zerohedge

Come la Casa Bianca volge in farsa

Ziad Fadil, Syrian Perspective, 16/6/2017Trump fa un ottimo lavoro sparandosi ai piedi, in testa e, probabilmente, nella bocca aperta. Se credo ancora di aver fatto la giusta cosa votandolo e sollecitando altri a fare lo stesso, lo feci per paura che l’alternativa, insoddisfazione, malumore e collera di Hillary Clinton, fosse assai peggio. Avevo ragione? Certamente quando penso al mio interesse principale, la Siria. Ma, vedendo le cose in modo corretto, dobbiamo turarci il naso e guardare Trump, giorno dopo giorno, agire secondo un copione scritto da Oscar Wilde, diretto da John Waters e prodotto da Mel Brooks. Questa è la Casa Bianca come “objet de dedain”, un racconto in evoluzione di un buffone patentato, non meno famoso di Emmett Kelly, la cui ricchezza ereditaria l’ha portato ad ingaggiarsi nella televisione “reality” dove mostrava “machismo” licenziando persone per qualità come sciatteria, sconsideratezza, logorrea o semplicemente allegra stupidità, tutte caratteristiche che ha chiaramente adottato in un mondo chiuso e popolato da sicofanti e ratti di fogna.
Che fare con il generale Mike Flynn? Perché licenziarlo! Intrigava con i russi e mentiva all’immacolato vicepresidente Mike Pence, la cui moglie dalla testa immersa nella bibbia può confidare nel fatto che il marito, che è solo uno che respira alla Casa Bianca, non siederà con nessuna donna a meno che non sia presente. Questo, apparentemente, impedisce che la sessualità illimitata e l’irresistibile virilità lo scatenino svergognando e accusando d’ipocrisia la buona scuderia di famiglia. Ad oggi nessuno sa veramente che cosa abbia fatto Flynn e non lo dirà se il Congresso non gli darà l’immunità. Altra classe.
Che fare con Jim Comey, uomo molto più rispettabile di Mike Pence? Perché licenziarlo! Non avrebbe accolto il suggerimento di Trump e dare a Flynn un “pass” sulla questione di questi fastidiosi legami con i russi. Trump, agendo da “padrino”, ha ordinato a tutti gli invitati di uscire dalla stanza della Casa Bianca, incluso il procuratore generale, il consigliori Jeff Sessions, che effettivamente faceva del suo meglio aspettando che Trump, alias “Mister Dodo”, facesse qualcosa per spararsi sui piedi. Pensando alla Trilogia del Padrino, Donald Trump è come “Fredo” o Luca Brazzi.
E quando Steve Bannon, che personalmente ha portato alla vittoria Trump su Madame Serpente, ostacolava il genero assolutamente incapace di Trump, l’ebreo osservante Jared Kushner, lo licenziò usando ancora la scusa di avere scettici coccodrillati come i vostri: roteando i bulbi oculari con totale convinzione. Proprio così, il signor Bannon, che non è un appassionato sionista, si oppose al negatore di Cristo, principe germano-polacco-russo e marito della “gentile”, venendo gettato in una condizione tale da chiedere pietà al Patriarca Trump. Bannon è un pagano indesiderato e questa è la televisione prodotta da Cecil B. DeMille.
E quando Sally Yates, la Procuratrice Generale di allora, rifiutò di far valere l’ordine di Trump di bandire tutti i viaggiatori di sette Paesi musulmani, anche lei fu licenziata. Ciò che molti non sanno è che investigava pure lei Mike Flynn. La stessa maledizione che siede in cima ad ogni dissacratore di Assad, che evidentemente accompagna chiunque turbi il buon nome di Donald Drump.
Dopo aver licenziato tutti gli agenti di Obama, con un’azione alla Stalin, s’incontrò con l’avvocato generale del Distretto meridionale di New York, “il più degno dei gentiluomini orientali”, l’avatar di Shiva, il bigotto di Goa, l’illustre Preet Bharara e l’implorò di rimanere; questo solo per rompergli il cesto dei cobra quando fu licenziato casualmente pochi giorni dopo, lasciandolo suonare il flauto sotto il lungomare di Coney Island.
E poi, naturalmente, la promettente promessa di non più intromettersi negli affari interni altrui. Perché parole come “isolazionismo” e “naturalismo” furono bandite dalla stampa confermando che i giorni dell’eccezionalismo statunitense erano finiti. Sarebbe stato amico di Assad dato che il presidente siriano combatte lo SIIL, e di Putin che rispettava; si sarebbe sbarazzato NATO e membri; uscito dal trattato del Pacifico; promesso di andare contro la Cina per manipolazione della moneta. Promise di vendicarsi delle politiche commerciali ed industriali egoistiche del Giappone. Avrebbe castigato la “Schlampe” preferita della Germania; costruito un muro tra Stati Uniti e Messico; reintrodotto i combustibili fossili che aumentano l’inquinamento per garantirsi un più rapido arrivo dell’Armageddon; negato senza sosta l’effetto serra e il riscaldamento globale; promesso di annullare l’Obamacare e di sostituirlo con qualcosa di migliore, e non riesce nemmeno ad avere Reince Priebus a sostenerlo con una faccia compita (qualunque fosse il piano di Trump). Le molteplici dichiarazioni e promesse esprimono gli aspetti più lamentevoli di New York: esibizione, volgarità, ostentazione, esagerazione, casinismo…Priebus, qui rigirarsi per rispondere sul perché il suo principale agisce come un Drago di Komodo ai barbiturici, figlio di padre tedesco e madre greca, nato nel Sudan. Sarà presto licenziato. Divertente, non sembra sudanese.

Bene, gente, l’affetto per il Dottor Assad sembra svanito e, in ogni caso, non rispettato. Trump è così impegnato a mantenere la carica che ha ceduto ogni responsabilità sulla Siria agli stessi neo-con traditori e agenti sionisti che infestavano il regime di Obama. E, per quanto evitare di ficcanasare negli affari interni all’estero, ha aumentato le forze statunitensi nella Giordania compradora; ha ordinato di aumentare le truppe in Afghanistan dopo 15 anni di pestaggi con le popolazioni del Paese; aumentato il coinvolgimento nella guerra genocida dell’Arabia Saudita nello Yemen; inviato altre truppe statunitensi alle frontiere russe solo per assicurarsi che Vlad non abbia l’idea d’invadere lo stesso continente di cui Trump aborriva prima. E tutto questo mentre la storia chiarisce che la Russia fu invasa, dalla Francia di Napoleone e dalla Germania di Hitler; e che non ha invaso l’Europa a prescindere da ciò che si possa pensare degli alleati vittoriosi che nel secondo dopoguerra si divisero il mondo. Non ci ha impiegato molto il segretario di Stato ed ex-amministratore delegato di Exxon-Mobil a sputare finalmente lo stesso mantra noioso sulla longevità del Dottor Assad a Damasco. “No, deve andarsene”. Sbadiglio. In tutte le conversazioni che ho avuto negli ultimi 6 mesi in bar, caffè, parchi, ovunque, la gente è indifferente all’esistenza della Siria e del suo Presidente, o è stupite dagli Stati Uniti che sostengono i terroristi che lo combattono. Sembra che la stessa demonizzazione continui negli Stati Uniti di Trump, è come se il regime di Trump affronti questioni che interessano a nessuno e il programma si auto-rigeneri ogni giorno con prevedibilità robotica e con la stessa coerenza dei batteri. Dato che non ha ancora nominato un giudice federale diverso da un Gorsuch alla Corte Suprema, come ci si può aspettare da qualcuno che si occupa di trivialità insulse come le perseverante falsità nei media. Attacca i media su come lo considerano, ma non ha mai affrontato il continuo ciarpame emanato dalle macchine della menzogna aziendali su una costellazione di soggetti.
Con la Russia, Trump è impacciato nel sottolineare il suo rispetto per Putin. Partito Democratico e sostenitori lo spingerebbero ad assaltarlo in tutto il mondo per danneggiare ulteriormente il presidente. Se pensate, come me, che Jared Kushner, un attivo “katsa” del Mossad, è il più grande colpo sionista da Jonathan Pollard, immaginate come i media agognano annunciare il colpo del neo-KGB piazzato alla Casa Bianca. Una spia degna del titolo di Candidato Manciuriano. E, ulteriore orrore, sembra che il segretario alla Difesa, Cane Pazzo Mattis, sia infettato dalla rabbia! Partecipava a un piano per creare forze terroristiche a nord del confine giordano per combattere suppostamente lo SIIL. Ma, l’evidenza contraria è straordinaria. Lo SIIL riceve aiuti logistico, materiale e finanziario dagli Stati Uniti. In ogni caso, quando l’Esercito arabo siriano era sul punto di atterrare i cannibali supportati dai turchi, Stati Uniti ed alleati l’impedirono bombardando le nostre forze ad al-Tharda e ad est di al-Tanaf, tra l’altro. Abbiamo riportato numerose volte la curiosa avventura dei gestori inglesi che davano ordini ad individui rivelatisi ratti di SIIL e al-Qaida mentre attaccavano le forze governative. La pretesa anglo-franco-statunitense di combattere il terrorismo è stata promossa da farsa a Grand Guignol. I media statunitensi hanno presentato la liberazione di Aleppo non come vittoria di un popolo sovrano sulla tirannia, ma come avvento di qualcosa di peggio dello SIIL. Ogni volta che i media sono colti mentire, si rifiutano di ammetterlo. Non c’è mai una correzione presso NYT, WP o WSJ, non quando si tratta della loro propaganda sulla Siria. Mentre i media traggono acqua da sordide sentine, continuano ad esaurirsi praticando ciò che nemmeno i cani proverbialmente fanno, rotolarsi a terra come se verità e fattualità siano principi applicabili solo alla fisica, come se l’umanità non possa trarre profitto da integrità, onestà o gentilezza. I media collusi con l’agonia del popolo siriano si comportano come se la pena sia meritevole esclusivamente per deboli, poveri e profughi, mentre i ricchi nello Stato profondo si rilassano in un bagno solare di impunità, invincibilità e soggezione.
I sondaggi su Trump si allineano a quelli su Hollande in Francia. Nonostante i sospetti che gli statunitensi possano avere riguardo la goffaggine del loro capo (per molti è un idiota saggio, per altri è solo un idiota), non sono apparentemente molto preoccupati dalle sciocche politiche che segue nel Vicino Oriente. I media avanzano un programma contro di lui che ne riflette l’agenda sionista. Trump viene battuto dai media liberali, e anche in una certa misura dai cosiddetti media “conservatori” come Fox News, solo per estorcergli concessioni, e non finiranno finché non si piegherà e consegnerà il governo degli Stati Uniti al complesso sionista-militare-industriale per fare ciò che ritiene appropriato per se e l’Abominevole Stato dell’Apartheid. Trump è facile da manipolare; a soli 6 mesi del suo primo (e ultimo) mandato, lotta per evitare un’indagine inquietante sul fatto che sia o meno la talpa del Cremlino nella Casa Bianca. La sua campagna era vittoriosa perché i russi lo vollero? Tale narrazione è così sconfortante che quasi domina la questione se il popolo statunitense, da sé, sia solo il pubblico di una stupida sit-com destinata ad essere annullata. Mentre tale sfizioso casino favorisce la compromessa stampa statunitense, il Pentagono, evidentemente ricevendo carta bianca, alza la posta in una guerra che tutti i generali statunitensi sanno di non poter vincere. I lanciarazzi HIMARS avvistati tra i numerosi gruppi terroristici che oggi gli USA sponsorizzano a nord del confine giordano. L’Iran, deciso a finirla con la sceneggiata di Washington sulla Siria, invia centinaia di truppe nella zona, armate di armi nuove e migliori. La Russia ha avvertito gli Stati Uniti sui razzi che descrive, in “termini diplomatici”, “inutili”. Mentre il popolo statunitense è ipnotizzato da un panorama televisivo blando, mediocre e inconsistente in cui il nostro presidente è a capo di ogni trucco miserabile, Stati Uniti e Russia si avvicinano al momento cruciale che potrebbe porre fine alla civiltà e al Super Bowl come li conosciamo.
Mentre il mondo di Trump gli si sbriciola attorno; mentre gli assai atipici abitati musulmani di Londra vanno in fiamme; mentre l’Europa cozza con la brutta realtà dei terroristi che ritornano dopo essere stati addestrati da tizi in rosa in Siria, Iraq e Turchia; mentre le aziende dei trasporti in Francia guardano attentamente chi vuole affittare un veicolo solo per spiaccicare i comodi e obesi borghesi liberali che passeggiano piacevolmente su e giù per i lungomare, baciandosi, in Francia, cantando la Marsigliese come un coro di castrati; mentre Trump persiste nel voler nominare i più incapaci nei posti di comando; oggi il figlio, il pianificatore di nozze Eric, è stato nominato capo dell’Housing and Urban Development anche se non ha mai vissuto in una casa (he-he) e ancor meno in un ambiente urbano; mentre gli alienati sostenitori di Bernie bramano il sangue repubblicano nelle partite di baseball di beneficenza; e mentre i kardashiani continuano ad arricchire il mondo con la loro inutile inutilità, le truppe statunitensi ad al-Tanaf, in Siria, perdono il controllo dello sfintere aspettando solo che la Resistenza libanese avvii la guerra contro il Regno del Terrore d’America. Le truppe giordane hanno appena ucciso 5 civili che cercavano di avvicinarsi alle loro posizioni dalla città di confine siriana. I giordani hanno semplicemente aperto il fuoco pensando che fossero attentatori suicidi addestrati dagli stessi statunitensi. Gli ordini sono semplici: prima spara, poi fai le domande. È una strategia vincente. Gli Stati Uniti l’usano da 2 secoli.
Quindi cosa fanno gli statunitensi ora che l’autostrada Baghdad-Damasco è sicura? Possono andare a nord? No. Non è possibile. E, fa così caldo lì. Non quanto alla Casa Bianca, probabilmente avete pensato. Beh, se non riuscite a sopportare il caldo, uscite dalla cucina. Giusto?… Che farsa! Mueller sta sniffando intorno al cordone sanitario alzato e solitario di Trump, come un segugio. Il presidente viene inghiottito da uno staff di idioti, incapaci e sprovveduti. Non ha possibilità. Ma la banda suona. La registrazione delle risate non si ferma. Questa sit-com non finirà bene. Non vorrei rivederla.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria libera i propri confini

Chroniques du Grand Jeu 9 giugno 2017Se l’informazione è confermata, è un terremoto. Le forze governative hanno aggirato i terroristi filo-statunitensi e raggiunto il confine iracheno, tagliando l’erba sotto i piedi del piano statunitense-israelo-saudita per spezzare l’arco sciita. Diverse fonti lo confermano (qui e qui) e il Ministero della Difesa russo l’accredita. Un sito web pro-terroristi va nella stessa direzione, anche se a malincuore. Se confermato, questa fulminea offensiva è una pugnalata a Riyadh e Tel Aviv ed avrà grande peso nel dopoguerra.
Nell’ultimo post, ci siamo chiesti: “In generale, ci si può chiedere cosa attende l’Esercito arabo siriano a lanciare l’offensiva su Dayr al-Zur prevista da settimane. È il grande traguardo della corsa ad est, il controllo del confine iracheno. Ma ora l’avanzata è lenta, i lealisti sembrano concentrarsi altrove (…) A sud, ad al-Tanaf, l’Esercito arabo siriano toglie ai terroristi filo-statunitensi territori che appaiono secondari. Certamente la logica prevalente è comprensibile: al-Tanaf è l’ultimo punto prima del confine giordano, da cui passano i fantocci degli Stati Uniti. Poi, c’è il confine con l’Iraq controllato dall’altro lato dalle Unità di mobilitazione popolare (UMP) sciite irachene. Se Damasco sigilla il confine siriano-giordano ad al-Tanaf i terroristi, non avendo più retrovie o rifornimenti di carburante, spariranno come neve al sole. Ma infine l’urgenza sembra prevalere su Dayr al-Zur dove l’Esercito arabo siriano ancora resistere al potente attacco dello SIIL da una settimana”. Alla luce degli eventi di oggi, si comprende meglio questa tattica: bloccare i fantocci filo-statunitensi in combattimenti secondari, vicino al confine con la Giordania, per aggirarli più ad est verso il confine iracheno. Gli statunitensi a quanto pare non se ne sono accorti. Annibale e Napoleone applaudono…
E adesso? L’Esercito arabo siriano è in prima linea contro lo SIIL. Washington e i suoi fantocci perderanno legittimità se l’attaccano alle spalle, con una de facto alleanza aperta con lo SIIL. Per chiudere, i russi fanno pressione da diversi giorni accusando gli statunitensi di non combattere i jihadisti. Il Cremlino preparava il terreno? Conoscendo gli strateghi russi, lo si può pensare. L’impero si ritrova in una situazione di stallo completo…Cambio. E’ confermato e il punto interrogativo va sostituito da uno esclamativo. Per la prima volta dal 2014, l’Esercito arabo siriano ha raggiunto il confine iracheno. Il blitz ha aggirato le due basi degli USA e sovvertito completamente i fantocci degli Stati Uniti, a quanto pare con la presenza di forze speciali russe per scoraggiare bombardamenti accidentali:Ora la carta è questa, cambiando in modo significativo il volto della guerra e il futuro della pace:Il collegamento avviene con le Unità di mobilitazione popolari sciite, di cui ricordiamo la visita a Damasco tre settimane fa dell’inviato di Baghdad e le dichiarazioni di un paio di giorni fa del primo ministro iracheno, citando la collaborazione con il governo siriano per sigillare il confine. Gli acri di deserto occupati dai terroristi giordano-statunitensi diventano inutili. Torneranno ad Amman o rimarranno per pesare (poco) sul dopoguerra? Gli statunitensi manterranno le loro due piccole basi sul territorio siriano solo per aggiungere confusione al conflitto? Non è nell’interesse dell’impero, non si sa mai…L’obiettivo è ora il posto di frontiera di al-Buqamal-al-Qaym sull’Eufrate. Ricordiamo che questo posto fu il punto di lancio da parte di Washington di un gruppo di terroristi, lo scorso anno, in un’operazione conclusasi in un fiasco. Voci non confermate affermano la ritirata dello SIIL da Humaymah e dall’aeroporto T2. Hezbollah si feliciterà, potendo far passare ciò che vuole dall’Iran al Libano… Tel Aviv piange, Teheran ride. E i paffuti Saud vedono crollare il mondo… il corridoio sunnita nord-sud è finito, assieme a Qatar e GCC e all’isolamento dell’Iran.
Aggiornamento, i governativi non perdono tempo e rafforzano le postazioni appena liberate sul confine iracheno:

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: Trump sa giocare a scacchi?

Ziad al-Fadil Syrian Perspective 3/6/2017Idlib: volevano incatramarlo, e se l’avessero avuto tra le mani, sarebbe stato disossato come un pollo. Invece, come un pollo, è fuggito dalla città di Jarjanaz con alcuni accoliti verso nord dove cercherà protezione nella Siria occupata dalla Turchia. Abdullah al-Muhaysini non ha avuto una buona annata. Oltre ad vedersi respingere il rientro nella natia Arabia Saudita, ha subito un oltraggio dopo l’altro. Secondo le nostre fonti, questo panzone è stato accusato da diversi gruppi, tra cui Ahrar al-Sham, d’incompetenza, negligenza, sconsiderazione e stupida follia nel comandare i ratti sotto il suo controllo ad Aleppo e Hama. Se vi ricordate, aveva notevolmente offerto altre 2 “urie” extra alle 72 che già attendono i vermi morti per lui in battaglia. Secondo molte fonti, gli è stato proibito di guidare le preghiere nelle moschee di Jarjanaz, in particolare nell’importante moschea Imam Ali Ibn Abu Talib dove le preghiere del venerdì sono solitamente convocate. E’ ormai un fuggitivo. Un cittadino ha detto a un gazzettiere dei terroristi che: “Non c’è posto per chi esagera (la religione) od oltraggia“. Particolarmente interessante per i miei lettori, Jarjanaz è una città in cui migliaia di terroristi si sono diretti dopo gli accordi di Zabadani, Madhaya e Barzah, per citarne solo alcuni. Si dice che costoro siano ossessionati da al-Muhaysini dopo averne ascoltato le tante storie sui suoi fallimenti dalle astute osservazioni dei capi del “Jaysh al-Islam“, un gruppo di cannibali al soldo dei sauditi.
Aleppo: se pensate che sia un brutto momento per il tronfio ippopotamo,di cui abbiamo appena scritto, pensate a cosa ha in mente un altro fanatico fallito della varietà di falsi musulmani, l’ultimo grande califfo del pollaio Abu Baqr al-Baghdadi. Cosa! Voglio dire, era una volta nell’elenco delle menzogne globali e ora, come quella carcassa talib del Mullah Omar, deve ascoltare i mormoratori palpitanti del suo fedele gregge, fresco di sconfitta in sconfitta, dalle viscere del sottosuolo, dal mausoleo che infesta da quando la Siria l’ha freddato 2 anni fa. Come per l’ultimo ciclopico capo talib, la morte di al-Baghdadi è nascosta perché la sua banda di sociopatici stranieri inizia a correre a rifugiarsi in Europa. Anche gli statunitensi, che non danno mai credito ai militari siriani, cercano di nasconderlo in modo da pretendere di averlo ucciso anche se il corpo è decomposto e in polvere. E così arriviamo ad est di Aleppo. L’Esercito arabo siriano ha appena raccolto un’altra vittoria sui lerci scarafaggi dello SIIL nell’ultima città che occupavano nella provincia di Aleppo, Masqanah. Tutto il nord-est e il centro della catena montuosa di al-Tuayhina, ad est dell’autostrada Qanasir-Itharya é completamente liberato. Secondo l’EAS, che ha terminato la valutazione completa del campo di battaglia, sono state contate 1274 carcasse dello SIIL con altri più di 500 feriti. Ecco i nomi dei capi identificati tra i morti: Usama Izadien Burghul, Ziyad Hasun, Abu Hudhayfa al-Libi, Abu Jihad al-Suri, Mustafa Abdulbadi Qinbar, Sayfudin Muhanad Jahjaj, Muhamad Uad al-Qaldani, Abu Sayaf Zaynadin al-Tunisi, Qutayba Abdulnafi al-Thuqlan e Basam al-Shabu, e distruggeva 101 autoveicoli, 4 carri armati, 2 BMP, 7 cannoni, 1 mortaio e 12 postazioni di comando, liberando al-Ayslan, al-Faqa, Qirbat al-Faqa, al-Maza, al-Qar, Jub al-Hamam, al-Ajuziya, al-Ramadhaniya, al-Saudiya, al-Mahmudiya, Judayah, al-Hamara, al-Nuaymiya, al-Faysaliya, al-Muaniya, al-Qalita, Um Rajul, Um Hajara, al-Tayiba e Rasm al-Qazal. L’EAS inoltre confermava la distruzione di 101 autoveicoli, 63 dei quali tecniche, 4 carri armati, 2 blindati, 7 cannoni, 1 mortaio e 12 centri di comando. Ed ecco le città e i villaggi liberati: al-Ayslan, al-Faqa, Qirbat al-Faqa, al-Maza, al-Qar, Jub al-Hamam, al-Ajuziya, al-Ramadhaniya, al-Saudiya, al-Mahmudiya, Judayah, al-Hamara, al-Nuaymiya, al-Faysaliya, al-Muaniya, al-Qalita, Um Rajul, Um Hajara, al-Tayiba e Rasm al-Qazal.
Masqanah è l’ingresso per Raqqa. Con le forze alleate che avanzano sulla tanto desiderata capitale dell’impero SIIL, gli Stati Uniti raddoppiano gli sforzi per assediarla giustificandone la liberazione, se ciò mai accadesse con le forze curde pateticamente deboli che gli Stati Uniti ci presentano quale unico gruppo capace di combattere lo SIIL. Che noia. Con le forze che puntano su al-Tanaf, al confine giordano-iracheno-siriano al sud, gli Stati Uniti troveranno arduo rafforzare i curdi a nord. Prevediamo l’arrivo di migliaia di truppe iraniane a breve per agire su Raqqa affinché Trump non possa avanzare pretese che ne alimentino il delirio.
Washington DC: il dipartimento di Stato è bloccato nel processo decisionale nella capitale. Sembra che i nani neocon del Pentagono e i residenti del puzzatoio sionista abbiano piratato la politica estera degli USA. Trump, che deve soffiare ed esibirsi, non è più dedito al perseguimento accademico degli obiettivi razionali che si trova davanti; per lui è la bruttezza della diplomazia. Ha mollato la piattaforma degli affari esteri al genero sionista Jared Kushner, un katsa, a proposito. La sua entrata nella politica statunitense sarà il maggiore successo del Mossad da Jonathan Pollard. Da qualche parte nell’estremo nord-est della Giordania c’è una base militare che inghiotte migliaia di ratti siriani che i reclutatori statunitensi e giordani hanno potuto raccattare. Ad al-Tanaf, valico di frontiera e campo di addestramento sul confine siriano-iracheno. Addestrati in varie basi al confine siriano, questi traditori e terroristi ora minacciano d’occupare una zona collegandosi allo Stato curdo previsto nel nord, completando ciò che gli Stati Uniti possono con la scarse risorse che Trump è disposto a usare per promuovere un piano sionista e saudita: A. bloccare l’autostrada Baghdad-Damasco e B. bloccare il gasdotto iraniano per le coste siriane. Si noti che l’amministrazione Trump ha spostato le priorità dall’abbattimento del Dr. Assad a bloccare l’Iran. Bloccando il gasdotto, i seguaci di Trump sperano di squalificare l’avanzata iraniana sul continente europeo incanalando idrocarburi, integrandosi con Gazprom e costringendo gli occidentali a guardare ad est, e non agli Stati Uniti. L’abominio sionista e partner sauditi desiderano contrastare questo piano per ovvie ragioni, poiché entrambi gli Stati terroristici hanno una paura innata del genio iraniano e del relativo impegno a finirla con lo Stato dei coloni sionisti, l’unico vero protettore rimasto all’Arabia Saudita. C’è calma e disagio nei pressi di al-Tanaf, mentre centinaia di rinforzi siriani occupano le postazioni ad ovest. Gli Stati Uniti sono disposti a fornire copertura aerea agli scadenti alleati se e solo se non ci sarà alcun incidente coi velivoli russi. Ciò diventa sempre più improbabile visto che i russi si sono immediatamente attivati quando aerei statunitensi colpirono le forze siriane ammassatesi presso l’incrocio Zhazha, perlopiù raggruppamenti di combattenti iraniani, libanesi e afghani; sembra che il piano di cacciare gli statunitensi dal suolo siriano sia coordinato da Teheran e Mosca, con quest’ultima che provvederà l’ombrello aereo. In verità, gli Stati Uniti sono sconvolti dai segnali contraddittori emanati da DC, indicando il governo dell’anarchia. Non c’è un vero piano. Se c’è qualcosa, sembra che il segretario della Difesa, il generale “Canepazzo” Mattis, guidi da solo la guerra di “annientamento” dello SIIL a Raqqa, ma non è difficile se tutto ciò che fa è bombardare la città dall’aria. E se le SDF curde si prenderanno tutto il tempo per espellere lo SIIL da Tabaqa, ce ne vorrà dieci volte tanto per svuotare Raqqa. Gli Stati Uniti non hanno opzioni reali se non armare i loro lacchè di tutto tranne che di armi antiaeree. Mi è stato anche detto che gli Stati Uniti non controllano sul serio i loro combattenti a sud, il che significa che i ranghi dei cosiddetti alleati potrebbero essere pieni di jihadisti. È un disastro. La situazione si complica per gli Stati Uniti dato che le SDF non sono alleate di Washington. I curdi sanno che quando la polvere si poserà, i mostri esistenti da prima di tale buffonata saranno ancora presenti. I curdi non possono andare avanti con Trump e i suoi padroni sionisti, sarebbe un suicidio. Il meglio che possono sperare è il riconoscimento da Baghdad e Damasco che i loro sforzi per scacciare lo SIIL dovrebbero, almeno, portare a un’entità federale. Gli Stati Uniti non possono farlo. In effetti, i curdi di PYG, PKK e SDF sanno benissimo che gli Stati Uniti non hanno alcun appiglio in questa parte del Vicino Oriente, e si avvicinano alla Russia pur accettando armi dagli statunitensi, per il momento. Prevediamo un’avanzata verso l’autostrada Baghdad-Damasco. È inevitabile e l’Iran v’insiste. È la partita finale. Qualcuno crede che Trump possa giocare a scacchi?

Al-Muhaysini, capo di al-Qaida in Siria (Jabhat al-Nusra) e il ‘giornalista’ taqfirita Hadi al-Abdallah.

Il ‘giornalista’ taqfirita Hadi al-Abdallah, premiato da Reporter sans frontieres e dal dipartimento di Stato USA.

Raid Salah, capo degli elmetti bianchi e Hadi al-Abdallah.

Il capo degli ‘elmetti bianchi’, facciata umanitaria di Jabhat al-Nusra, Raid Salah e Hillary Clinton.

Raid Salah disquisisce di democrazia in Siria presso l’università Georgetown, l’università della CIA (una sezione è presente a Bologna).

Muhaysini, sotto le bandiere di Jabhat al-Nusra (al-Qaida in Siria) e dello Stato islamico (al-Qaida in Iraq).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio a Parstoday: accordo militare USA-Arabia Saudita, 3000 bombe per colpire lo Yemen (AUDIO)

Teheran (Pars Today Italian)Alessandro Lattanzio, saggista e analista delle questioni politiche internazionali, intervistato dalla nostra Redazione. Con Lattanzio abbiamo parlato del recente accord militare degli USA con l’Arabia Saudita. Per ascoltare la versione integrale dell’intervento di Alessandro Lattanzio potete cliccare qui.