Siria, i turchi sconfitti ad al-Bab e i “ribelli” si ammazzano tra di loro

Moon of Alabama, 18 febbraio 2017

16425852Questa settimana il presidente turco Erdogan visitava gli Stati del Golfo, chiedendo altri investimenti in Turchia e contanti per il suo programma di occupazione della Siria. Una settimana prima Erodgan affermò: ““Al-Bab sta per essere catturata. Manbij e Raqqah sono le prossime”, aggiungendo che la priorità numero uno era formare una zona sicura nel Paese”. E questa settimana il suo Capo di Stato Maggiore Araq dichiarava vittoria. Diversi media vicini ad Erdogan in Turchia (e chi altro è rimasto?) riferivano: “L’operazione Eufrate Shield è entrata in una nuova fase ad al-Bab, essendo l’offensiva finita ora che la città è in gran parte stata presa allo SIIL. “L’operazione di al-Bab è finita”, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale Hulusi Akar in una conferenza stampa in Qatar, durante il viaggio del presidente Recep Tayyip Erdogan nei Paesi del Golfo… Il silenzio ora domina la zona che un tempo era luogo di scontri pesanti. I carri armati turchi pattugliano le strade di al-Bab e l’opposizione siriana ha compiuto un grande passo avanti”. Tale affermazione era una bugia colossale. Mentre le forze turche avevano preso alcuni punti alla periferia di al-Bab e affermato di controllare il 40% della città, furono bloccate e successivamente erano in piena ritirata. Il 16 febbraio le forze turche perdevano l’ospedale al-Hiqma e la panetteria che avevano in precedenza catturato, e si ritiravano da tutti i quartieri interni di al-Bab. Almeno il 90% di al-Bab è ancora nelle mani dello Stato islamico. Video di Stato islamico e forze filo-turche mostrano che i turchi sono tornati al punto di partenza, alla periferia della città. Ben 430 civili siriani sono stati uccisi dalle forze turche e dai loro ausiliari. Proprio la scorsa settimana l’Osservatorio siriano sponsorizzato dall’MI-6 ha detto che i bombardamenti turchi hanno ucciso più di 60 civili ad al-Bab, confermati dai video dello Stato islamico che mostrano bambini morti e case distrutte. A differenza dei morti per gli scontri tra taqfiri ed Esercito arabo siriano, alcun media mainstream “occidentale” ne ha parlato.
La Turchia ha invaso la Siria tra Aleppo e l’Eufrate esattamente sei mesi fa. L’obiettivo era evitare che i curdi siriani occupassero il corridoio est-ovest al confine con la Turchia. Se veniva chiuso la Turchia perdeva influenza sulla Siria. I turchi avevano assunto alcuni “ribelli”, che avevano sostenuto contro il governo siriano, per combattere lo Stato islamico e i curdi. I taqfiri di Ahrar al-Sham sono le loro truppe d’assalto. I primi tre mesi hanno visto dei rapidi progressi. Lo Stato islamico veniva corrotto affinché lasciasse le aree nel nord della Siria e i turchi vi entrassero. Ma a dicembre arrivarono ad al-Bab, città ad est di Aleppo che aveva 60000 abitanti. Ci fu resistenza da parte dello Stato Islamico e l’avanzata turca si fermò. I blindati turchi, spesso piazzati senza copertura sulla prima linea, venivano distrutti dai missili anticarro dello Stato islamico. Le vittime aumentarono e i mercenari dell’ELS si rifiutarono di continuare a combattere. Al 16 febbraio, le perdite erano almeno 64 soldati turchi uccisi e 386 feriti. Gli ausiliari dell’ELS ebbero almeno 469 uccisi e 1712 feriti. Una dozzina di carri armati era andata perduta. Fonti non ufficiali affermano che oltre 30 carri armati turchi sono stati distrutti, così come più di 20 blindati per la fanteria, quasi 2 battaglioni sprecati senza alcuna avanzata significativa. I mercenari dell’ELS che Erdogan ha assunto per combattere curdi e Stato islamico sono inutili. Non combattono in modo efficace, ma sprecano abbondantemente le munizioni per dare spettacolo.
Per compensare ciò, la Turchia ha inviato le proprie forze speciali e ora ha circa 3000 soldati partecipi nell’operazione. Ma non è servito, le perdite continuano e non si hanno progressi. Altri 5000 soldati turchi vengono inviati per partecipare all’operazione. Veniva anche annunciato che la Turchia prevede di costruire tre presidi in Siria. Oltre a prendere al-Bab, Erdogan ora vuole anche prendere Raqqa allo Stato islamico e Manbij ai curdi. Ma chi prende sul serio tali annunci? Dopo il presunto colpo di Stato subito, Erdogan ha cacciato ogni ufficiale che non gli fosse, a suo avviso, sufficientemente fedele. La sua aviazione è la più danneggiata. Presumibilmente solo 0,4 piloti qualificati per aereo sono disponibili invece dei normali 2-3. Ci vogliono dieci anni per addestrare nuovi piloti. L’esercito è in una forma leggermente migliore, ma anche se è il secondo più grande della NATO non è più la forza di una volta. L’intera operazione turca è allo sbando. Inoltre non c’è un piano a medio termine o una qualsiasi strategia di uscita. Decisioni e annunci cambiano di giorno in giorno. Gli attuali piani turchi contraddicono gli accordi di Astana conclusi con Russia, Siria e Iran. Solo un breve e temporaneo ruolo per le forze turche è stato concordato. Al-Bab doveva essere liberata dalle forze siriane. La Siria ha ufficialmente protestato presso le Nazioni Unite contro l’invasione turca. Ma né Siria, Russia o Iran combattono le forze turche. “Basta lasciare i turchi sanguinare”, sembra essere il loro pensiero attuale. Erdogan ha deciso la data del referendum in Turchia per la nuova costituzione. Il voto di aprile legalizzerebbe i suoi quasi poteri dittatoriali. Ma il pantano in Siria e la situazione di stallo ad al-Bab gli costeranno, perché scegliere un dittatore incline a perdere le sue guerre? Voci non confermate sosterrebbero che Erdogan stia cercando di corrompere lo Stato Islamico affinché lasci al-Bab. Tale mossa si adatterebbe alle motivazioni di Erdogan, che avendo bisogno di una vittoria non si sottrarrebbe da metodi altrimenti illegittimi.
A sud di al-Bab l’Esercito arabo siriano avanza verso l’Eufrate, tagliando la strada alle forze turche per Raqqa e Manbij. Nel nord-est della Siria, i taqfiri sponsorizzati dai turchi si combattono tra di loro. Jund al-Aqsa, alleato dello Stato islamico, massacra i “ribelli moderati” alleati di al-Qaida. Centinaia di combattenti e prigionieri “ribelli” hanno perso la vita in tali lotte intestine. Nel sud, i “ribelli moderati” e al-Qaida cercano di attaccare Dara, tenuta dalle forze siriane regolari. Gli attacchi sono falliti e la Giordania ha chiuso i confini e non ricovera più i “ribelli” feriti. Il centro delle operazioni militari in Giordania ha chiuso rifornimenti e pagamenti alle forze antisiriane. Solo Israele ancora le aiuta in segreto. Le forze governative siriane eliminano le isolate roccaforti ribelli presso Damasco. Alcune forze dell’Esercito arabo siriano vanno riprendendosi Palmyra. La guarnigione siriana di Dayr al-Zur, isolata e attaccata dallo Stato Islamico, è ancora fuori portata. Le maggiori operazioni contro i taqfiri nel sud e nel nord-ovest sono già pianificate, ma la mossa intelligente ora è sedersi e lasciare che i nemici, taqfiri e turchi, continuino ad autodistruggersi.ealeppo20160215Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ergastolo al terrorista islamista ospite della RAI e di Gad Lerner

Alessandro Lattanzio, 17/2/2017

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Il narcoterrorista islamista Haysam Umar Saqan

La Corte Distrettuale di Stoccolma, il 16 febbraio, ha condannato all’ergastolo il terrorista siriano Haysam Umar Saqan, per aver partecipato all’assassinio di sette prigionieri in Siria, nel maggio 2012. I sette uomini assassinati erano stati sequestrati da un gruppo islamista fondato nel 2011, la compagnia di Sulayman, attivo sul jabal al-Zawiya, presso Idlib. Il gruppo terroristico era guidato dal trafficante di droga e terrorista salafita Abu Sulayman al-Hamawi.
Saqan era attivo in Italia nel 2011 e nel 2012, dove protetto dai servizi segreti e dalla polizia politica italiana, irruppe nell’ambasciata della Repubblica Araba di Siria. E sempre protetto da servizi segreti e polizia politica italiani, emanazioni del partito neofascista al potere, il PD, Saqan ha potuto godere di un’ampia visibilità mediatica presso la RAI (TG-3) e La7 (trasmissione di Gad Lerner), come foto con l’inviata di Rai3 Lucia Goracci, sfegata propagandista del terrorismo islamista in Libia e Siria, e del golpe neonazista e dell’aggressione armata al Donbas in Ucraina.

Lucia Goracci con il suo sodale, il narco-terrorista salafita Saqan

L’inviata della Rai, e guerrafondaia furiosa, Lucia Goracci con il suo sodale, il narco-terrorista salafita Saqan (il tizio con berretto e occhiali da sole sarebbe un agente della CIA).

L’arresto di Saqan è stato possibile dopo la comparsa di un video dove partecipa alla strage del 2012 commessa dal suo gruppetto terroristico in Siria. La polizia italiana avrebbe aiutato gli investigatori in Svezia ad identificarlo, grazie ai video di quando irruppe nell’Ambasciata siriana a Roma. Saqan, partito dall’Italia per la Siria nel 2012, cercò asilo in Svezia nel 2013, Paese dove si nascose occultando i crimini che aveva compiuto e pretendendo lo status di rifugiato ed ottenendo il permesso di soggiorno nel 2016, ma già a marzo fu arrestato. “In una dichiarazione, la corte ha detto che il crimine di Saqan è così grave che la punizione decisa è l’ergastolo”. Ma c’è un pericolo, in Svezia la condanna all’ergastolo di uno straniero equivale a dieci anni di carcere seguiti dall’espulsione. E’ prevedibile che il circo islamonazista di sinistra si attiverà, complici i media di regime, il PD, le ONG dei servizi segreti, i servizi segreti, la fratellanza mussulmana piddina e i nazipiddini filo-Kiev per chiederne l’estradizione in Italia e conferire al terrorista stragista la nazionalità italiana e relativa residenza per “meriti democratici e umanitari”. Boldrini, Grasso e Mattarella (alias Mozzarella-mafia) prontamente esprimeranno solidarietà al “povero” Saqan, vittima della brutalità del “regime siriano”, conferendogli oltre all’immunità per i suoi crimini, vitto, alloggio e vitalizio, come già fatto con diversi altri ben noti terroristi, come il capo taqfirita Qraqar, oggi ospite di una galera a 5 stelle della Norvegia.
I media e i giornalisti (Berlinguer, Goracci, Lerner e infiniti altri) che hanno sempre coccolato tale feccia sanguinaria, sono i medesimi che hanno sempre attribuito i crimini commessi dai loro sodali, appunto i terroristi islamisti, alle loro vittime, cioè ai siriani, come dimostra la favola degli infiniti “ospedali pediatrici” distrutti “ogni santo giorno” ad Aleppo o altrove in Siria.

Saqan al momento della strage

Saqan al momento della strage

Quando Saqan era protetto dai servizi segreti e dalla polizia politca del PD

Il terrorista Saqan ospite di Gad Lerner, sorridente mentre sionisti e terroristi spiegano come esportare la democrazia in Siria

L’operato “democratico” del “combattente per la libertà” Haysam Umar Saqan, il terrorista coccolato da RAI e La7

Fonte: Daily Mail

La guerra islamo-islamista in Siria

Alessandro Lattanzio, 1/2/2017

1-91shkhtemkwn2kjgc9u4cwIntensi scontri si svolgono tra i gruppi terroristici Jabhat al-Nusra e Ahrar al-Sham in Siria, dove la nuova formazione Hayat al-Tahrir al-Sham (Consiglio di Liberazione del Levante), sostenuta dai wahhabiti (Arabia Saudita, Qatar e Quwayt), combatte il raggruppamento terroristico filo-turco Ahrar al-Sham.
Qatar e Arabia Saudita hanno rilanciato il supporto ai loro gruppi ascro-terroristici, soprattutto Jabhat al-Nusra (ora rinominatosi Jabhat Fatah al-Sham), formando la nuova coalizione allo scopo di distruggere il gruppo terroristico rivale Ahrar al-Sham, armato dalla Turchia, in risposta alla partecipazione di Ankara ai colloqui di pace di Astana. Centinaia di membri di Ahrar al-Sham hanno rotto con il gruppo aderendo all’Hayat Tahrir al-Sham. Le defezioni da Ahrar al-Sham erano causate dall’adesione del gruppo terroristico all’operazione “Eufrate Shield” della Turchia, contrapponendosi a Jabhat Fatah al-Sham, alleata dello SIIL, contro cui ‘ufficialmente’ si svolge l’operazione turca. Ahrar al-Sham subiva anche la defezione del suo capo supremo che si alleava con i gruppi terroristici Suqur al-Sham, Jaysh al-Islam, Jaysh al-Mujahidin, Tajamu Istaqam Qama Amarat, Jabhat al-Shamiyah e altri gruppetti.
Jabhat al-Nusra creava l’Hayat al-Tahrir al-Sham rappattumando Nuradin al-Zinqi, Jaysh al-Sunah, Jabhat Ansar al-Din, liwa al-Haq, Ajnad al-Sham, Suqur al-Sham, Jabhat al-Shami, Tajamu al-Istaqim, Faylaq al-Rahman, Jaysh al-Islam e Jabhat Ahl al-Sham. Qui convergono le forze mercenarie-terroristiche assoldate da Arabia Saudita, Qatar e Quwayt.
A sua volta Ahrar al-Sham creava assieme ai gruppi terroristici Faylaq al-Sham (dei Fratelli musulmani, armato direttamente dagli USA), Jaysh al-Izah (armato direttamente dagli USA), Hizb Islami al-Turqistani (fazione uigura di al-Qaida) e liwa al-Tamaqin un’altra colazione chiamata, Jabhat al-Tahrir (Fronte della Liberazione), formando un nuovo fronte islamista al servizio della Turchia.
Riyadh ha sempre finanziato i gruppi jihadisti-salafiti che rivendicano la creazione di uno stato teocratico nella sola Siria e che non mettono in discussione la legittimità del regno saudita. Fu l’Arabia Saudita che nel 2013 finanziò e coordinò la coalizione del Jaysh al-Islam (Fronte Islamico), costituito da 7 gruppi salafiti, il cui obiettivo è imporre la legge islamica in Siria.
Nel marzo 2015, Ryadh finanziò anche la creazione del Jaysh al-Fatah, assieme a Turchia e Qatar; l’operazione aveva lo scopo di organizzare l’occupazione della provincia siriana di Idlib. Il Jaysh al-Fatah era incentrato sul ramo siriano di al-Qaida, Jabhat al-Nusra, ma l’altro membro più importante della coalizione era proprio il gruppo jihadista-salafita Ahrar al-Sham. Anche se Jabhat al-Nusra e Ahrar al-Sham combattevano assieme ad Idlib, la provincia è suddivisa tra le zone da essi occupate, con gli organi di governo del Jaysh al-Fatah che di fatto non funzionano. Quando Obama parlò al telefono con il re suadita Salman cinque giorni dopo l’occupazione di Idlib da parte di Jabhat al-Nusra, non vi fu alcuna traccia d’insoddisfazione per il ruolo saudita nel finanziare l’organizzazione di al-Qaida. Invece Obama discusse con Salman delle “attività di destabilizzazione nella regione” dell’Iran… Va ricordato che nel maggio 2015 l’amministrazione Obama approvò il finanziamento di Arabia Saudita e Qatar di Jabhat al-Nusra e la decisione degli Stati membri del Consiglio del Golfo, ovvero i petroemirati, d’intensificare gli aiuti ai gruppi estremisti in Siria. Ma oggi, con l’avvento della presidenza Trump, il sostegno di Washington al terrorismo inizierà a svanire, limitandosi a sostenere il secessionismo curdo; tale passaggio ha quindi spinto i mandanti dei terroristi a riorganizzarli in vista della riduzione delle risorse a loro destinate, scatenando i conflitti intestini nella nebulosa islamista, allo scopo di occupare il posto in cima alla lista dei futuri aiuti, ridotti, promessi dall’Arabia Saudita, che va esaurendosi nello Yemen, e dagli insignificanti staterelli petrowahhabiti Qatar e Quwayt, che oltre al denaro non possono permettersi aiuti di altro genere.

Schema sintetico del terrorismo contro la Siria
Jabhat al-Nusra è quindi al-Qaida nel Levante, organizzazione terroristica salafita che vuole fare della Siria uno Stato islamico. L’uomo d’affari e accademico qatariota Abdurahman al-Nuaymi trasferì nel 2013 366000 sterline al “rappresentante di al-Qaida in Siria” (Jabhat al-Nusra) Abu Qalid al-Suri, che era anche un capo di Ahrar al-Sham. Ministero degli Esteri, Ministero della Difesa, agenzia d’intelligence e ufficio dell’emiro del Qatar coordinavano i finanziamenti e l’invio di armi a Jabhat al-Nusra assieme alla Turchia.
Haraqat Ahrar al-Sham al-Islamiya è una coalizione di gruppi terroristici wahhabiti supportata da Arabia Saudita, Turchia, Quwayt e Qatar.
Gli altri gruppi terroristici sono:
Asala wal-Tamiya, un’alleanza di gruppi islamisti supportata dagli Stati Uniti e Arabia Saudita, e il cui gruppo più importante era l’haraqat Nuradin al-Zinqi che faceva anche parte del Jaysh al-Mujahidin. Ha ricevuto dagli USA i missili anticarro BGM-71 TOW, che poi consegnò allo SIIL.
Jabhat al-Shamyah è un’alleanza di 19 gruppi collegati alla Fratellanza musulmana.
Jaysh al-Mujahidin è un’alleanza di gruppi islamisti che nel settembre 2014 ricevette dagli USA i missili anticarro BGM-71 TOW e addestramento in Qatar. Nel 2015 annunciò il sostegno alla Turchia contro il Partito dei Lavoratori del Kurdistan e nel dicembre 2016 si fuse con Thuwar al-Sham e Bayariq al-Islam per formare il Jabhat Ahl al-Sham. Il 23 gennaio 2017 Jabhat al-Nusra occupava le basi di Jabhat Ahl al-Sham ad Atarib e Idlib, e il gruppo sconfitto aderiva ad Ahrar al-Sham.
Ajnad al-Sham è un’altra coalizione di gruppi salafiti, come liwa Habib al-Mustafa, Amjad al-Islam, liwa al-Sahaba, qatiba Shabab al-Huda, liwa Dar al-Asima e Faylaq al-Rahman. Stretto alleato di Jabhat al-Nusra.
Jaysh al-Islam è un’altra coalizione di gruppi islamisti salafiti e principale gruppo terroristico sostenuto dall’Arabia Saudita dopo Ahrar al-Sham. Il raggruppamento vuole creare uno Stato dominato dalla sharia. Il Jaysh al-Islam è designato organizzazione terroristica da Siria, Russia, Iran ed Egitto.13886969Fonti:
The Daily Beast
Telegraph
Globalo
Foreign Policy
Foreign Policy
FNA
Aymenn Jawad
Ahram

Le operazioni di elisbarco siriane a Dayr al-Zur

Valentin Vasilescu, Algora, 29 gennaio 2017syaaf-mi-17-2Il 9 dicembre 2016, le colonne di autoblindo dello Stato islamico lasciavano Mosul entrando in Siria. I terroristi lanciavano un feroce assalto al presidio dell’Esercito arabo siriano di Palmyra occupandola. Lo SIIL impiegò 4000 terroristi in questa operazione, giunti su pick-up Toyota armati di mitragliatrici, blindati, artiglieria e carri armati. Il 14 gennaio 2017, parte del gruppo dalla zona di Palmyra viaggiò per 100 km ad est per unirsi al gruppo dello Stato islamico che attaccava la città di Dayr al-Zur. In un paio di giorni, i 7000 terroristi riuscirono a spezzare in due le difese dell’Esercito arabo siriano di Dayr al-Zur. La situazione era critica per i difensori e gli aerei russi della base di Humaymim compirono 80-100 missioni al giorno per fermare lo Stato Islamico. Anche così, il quartier generale dell’Esercito arabo siriano decise che fosse necessario integrare il contingente che combatteva l’accerchiamento di Dayr al-Zur. Non fu possibile far atterrare aerei da trasporto siriani nell’aeroporto di Dayr al-Zur, potendo essere vulnerabili a MANPADS (sistema di difesa aerea spalleggiabili) e mitragliatrici dei terroristi, in particolare nel decollo e nell’atterraggio, e mentre rullavano a terra. Quindi si decise d’inviare solo soldati, senza armi e munizioni, con gli elicotteri da trasporto. Il primo gruppo di soldati siriani arrivò il 23 gennaio a Qamishli, nel governatorato di Hasaqah (nel nord-est della Siria) utilizzando 4 aerei da trasporto militari Il-76. L’aeroporto di Qamishli, con la sua pista di 3615×46 metri e i suoi sistemi di navigazione aerea, è protetto dal 154.mo Reggimento dell’Esercito arabo siriano. Un rischio era che il governatorato di Hasaqah è controllato quasi interamente dal braccio armato dell’Unione Democratica curda (YPG), supervisionati da istruttori militari statunitensi. L’aeroporto di Qamishli si trova a 50 km a nord-ovest di Rumaylan, dove sono schierati dal 19 gennaio 2016 3 plotoni (100 uomini) della 101.ma Divisione aeroportata degli Stati Uniti. L’esercito statunitense vi ha costruito una pista lunga 700 metri e una piattaforma utilizzata da elicotteri MH-60 e convertiplani MV-22 utilizzati nella lotta allo SIIL nel governatorato di Raqqa in Siria e nell’assedio di Mosul in Iraq.
942304 La notte del 23/24 gennaio, dall’aeroporto di Qamishli le unità siriane furono trasferite a bordo di 20 elicotteri Mi-8/17 siriani. Altri 2 elicotteri Mi-8/17 furono prelevati dalla riserva per svolgere missioni di ricerca e soccorso, se necessarie. Molti degli elicotteri avevano esperti equipaggi russi e volarono in formazioni di quattro o cinque alla volta, mantenendosi a una distanza di 4 km tra esse. Volando sul territorio occupato dallo Stato islamico, la loro rotta di 250 km evitava le aree controllate dai terroristi, compiendo diversi cambi di rotta per evitare di far comprendere la destinazione finale. Lungo il volo Qamishli-Dayr al-Zur gli elicotteri non utilizzarono le luci di posizione e venivano seguiti dai controllori del traffico aereo militare russo affinché le formazioni non scendessero al di sotto dei 2500 metri di quota. Gli elicotteri Mi-8/17 comparivano anche sugli schermi dei radar dell’Esercito arabo siriano. Si presume che un Il-20M1 ELINT volasse nello spazio aereo della Siria orientale, monitorando le formazioni e altri aerei nella zona. L’Iljushin Il-20M1 è dotato del radar Kvalat-2, che segue mezzi aerei e terrestri fino a 300 km di distanza. Dato che la rotta degli elicotteri Mi-8/17 era attraversata dalle rotte utilizzate dai cacciabombardieri della coalizione anti-SIIL degli Stati Uniti, 2 caccia Su-35 russi fornivano la copertura aerea.
Tra i mezzi utilizzati per proteggere la zona di atterraggio vi furono, ancora una volta, gli aviogetti da supporto ravvicinato russi Su-25. Dispiegati nella zona di servizio su Dayr al-Zur, la loro missione era colpire i terroristi dello Stato islamico che si avvicinavano alla zona di sbarco. Nel caso in cui uno degli elicotteri da trasporto Mi-8 venisse abbattuto o danneggiato, la missione dei bombardieri russi era provvedere alla copertura aerea dei due elicotteri di riserva che avrebbero svolto la missione di ricerca e soccorso. Altre missioni di supporto sulla base aerea di Dayr al-Zur furono svolte dai droni da ricognizione russi che monitoravano l’atterraggio degli elicotteri da alta quota, trasmettendo immagini in diretta, con cui i coordinatori della missione presso la base aerea di Humaymim avevano il quadro completo ed essere così pronti ad intervenire in qualsiasi caso. Gli elicotteri Mi-8/17 scesero rapidamente dai 2500 metri, volando in stretti cerchi sulla base aerea di Dayr al-Zur, coperti dai soldati siriani. Gli equipaggi degli elicotteri avevano visori notturni e la base aerea aveva equipaggiamenti laser russi che tracciavano dei rettangoli per indicare i siti per l’atterraggio agli elicotteri. Il laser era invisibile ai terroristi ma visibile dal cielo agli equipaggi degli elicotteri dotati di visori notturni. Una volta a terra avevano 30-50 secondi per sbarcare le truppe. Il distaccamento trasportato dagli elicotteri Mi-8/17 era composto da circa 500 soldati siriani, in altre parole, un battaglione della 153.ma Brigata della 1.ma Divisione corazzata (senza i carri armati) e due compagnie di Forze speciali (senza armi e munizioni). Le difesa di Dayr al-Zur conta 4000-5000 soldati della 137.ma Brigata meccanizzata (blindati BMP-1, carri armati T-55 cannoni antiaerei semoventi ZSU-23-4 Shilka), della 104.ma Brigata Aeroportata, del 121.mo Reggimento d’artiglieria (cannoni M-46, obici D-30, lanciarazzi multipli BM-21) e i riservisti delle Forze di difesa nazionale. I difensori di Dayr al-Zur hanno il vantaggio di possedere grandi scorte di armi e munizioni. Dayr al-Zur è la sede della 17.ma Divisione meccanizzata formata durante questa guerra per difendere il nord-est della Siria. La 93.ma Brigata corazzata (100 carri armati T-55 e 40 blindati BMP-1) e la 154.ma Brigata delle Forze speciali sono dotate dei mezzi immagazzinati nei depositi di Dayr al-Zur, ma non degli uomini per usarli.
Conseguenza dell’operazione di rinforzo, i soldati siriani eseguivano con successo la controffensiva ripristinando il collegamento tra le due aree nel nord e sud di Dayr al-Zur.3331Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il loro agente al Cairo: Giulio Regeni

Alessandro Lattanzio, 28/1/2017isis-and-the-cia-1-resizedLa TV egiziana trasmise ai primi di gennaio, un frammento di 4 minuti di un video che mostra Giulio Regeni parlare al capo del sindacato degli ambulanti Muhamad Abdallah, il 6 gennaio 2016. Nel video Regeni dice:
Sono un accademico, non posso usare il denaro a titolo personale per nessuna ragione, questo non è possibile, sarebbe un grosso problema, nella mia application, cioè nelle informazioni che devo fornire alla fondazione inglese (Antipode), non è possibile che faccia riferimento a un uso personale dei soldi“.
Abdallah: “Il denaro quindi non può essere chiesto a titolo personale?
Regeni: “Questo non lo so. Il denaro passa attraverso (una richiesta) di Giulio, poi dall’istituzione inglese arriva al Centro egiziano (per i diritti economici e sociali) fino al sindacato degli ambulanti
Abdallah: “Non è che poi il Centro egiziano mi prende in giro e non ci dà i soldi?
Regeni: “Non ho alcun potere in questa cosa, non ho modo di decidere le modalità
Abdallah: “Ci vorrà molto tempo?
Regeni: “Se c’è un’idea e si vogliono i soldi, inshallah, ma ci sono molti progetti da tutto il mondo per avere questi soldi, quindi la cosa non è certa, dobbiamo provare. Ma se ci sono idee, allora si possono raccogliere informazioni
Abdallah: “Informazioni di che tipo?
Regeni: “Ad esempio, cos’è importante per il sindacato? Di cosa ha bisogno, cosa vuole farne il sindacato di questi soldi? Questa è la cosa importante
Abdallah: “Quindi tu hai bisogno di idee?
Regeni: “Ho bisogno di idee (per presentare questa domanda). Qualsiasi cosa“.

Qui entrambi i soggetti fanno cenno all’Egyptian Center for Economic & Social Rights, una ONG fondata nel 2009 e che oggi difende personaggi incarcerati in Egitto per terrorismo e fiancheggiamento del terrorismo, come tale Ismail Alexandrani, “ricercatore” presso la Reform Arab Initiative di Parigi, che studia i rapporti tra islamisti e sinistra laica in Egitto ed che segue anche le vicende del Sinai da “giornalista freelance”, dove è attivo il terrorismo taqfirita ispirato alla Fratellanza mussulmana a cui sarebbe affiliato lo stesso Alexandrani. Già nel 2013, dopo che il popolo egiziano si sbarazzò del regime islamista dell’agente statunitense Muhamad Mursi, la polizia arrestò sei membri del Centro, tra cui Muhamad Adil, che era anche uno dei capi del movimento politico 6 aprile, ONG sovversiva creata dagli statunitensi e ed utilizzata per rovesciare il presidente Mubaraq nel 2011, nell’ambito del piano elaborato da CIA e Fratellanza mussulmana, chiamato Primavera araba, per installare nei Paesi mediorientali regimi islamisti agli ordini di Doha, Tel Aviv e Washington.
most-dangerous-man-990x260-homeIl Center for Economic & Social Rights egiziano è in sostanza un’emanazione del Center for Economic and Social Rights (CESR), a sua volta creatura nata dal consorzio tra diverse università statunitensi, Open Society Foundations, Council on Foreign Relations, Rockefeller foundation, Rockefeller Family & Associates, Fondazione Ford, e nel cui consiglio di amministrazione fanno parte figure come:
ktz_2807 Karin Lissakers, presidente della Watch Revenue Institute, un’organizzazione “no-profit” che promuove la gestione trasparente, responsabile ed efficace delle entrate dal commercio di petrolio, gas e risorse minerarie nei Paesi del terzo mondo. Già direttrice esecutivo per gli Stati Uniti nel consiglio del Fondo monetario internazionale, nel 1993-2001, e vicedirettrice del Policy Planning Staff (Ufficio politico) del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, oltre che ex-direttrice del personale della sottocommissione politica economica della Commissione del Senato degli Stati Uniti per le Relazioni Estere. È anche consulente di George Soros sulla globalizzazione, e fu ex-direttrice del programma internazionale sulle banche presso la School of International and Public Affairs della Columbia University, l’università da cui provengono tutti i dirigenti del CESR. Infine, e come è ovvio, Karin Lissakers è membro del Council on Foreign Relations.
Irene Khan, che prima di diventare direttrice dell’ONG fu segretaria generale di Amnesty International dal 2001 al 2009, e prima ancora capo del team dell’UNHCR nella Repubblica di Macedonia, durante la crisi del Kosovo nel 1999, quando gli islamisti della NATO tentarono di destabilizzare il Paese giocando la carta dei ‘profughi’ albanesi.
John T. Green, già direttore delle operazioni di Human Rights Watch, l’ONG del Pentagono fondato dal geopolitico imperialista statunitense Zbignew Brzezinski.
Elizabeth McCormack, consulente della Rockefeller Family & Associates.
Sharmila Mhatre, vicedirettice del Public Health Program dell’Open Society Foundations, esperta sulla diffusione delle malattie in vari Paesi di Africa e Asia meridionale.
Carin Norberg, nel 2002-2005 direttrice esecutiva e responsabile dei programmi globali della Segreteria di Transparency International.
Magdalena Sepúlveda Carmona, professoressa associata di diritti umani all’Oxford University. Lei probabilmente era il contatto tra l”oxfordiano’ Regeni e il ‘Centro’ egiziano.
Richard Goldstone, già membro del comitato presieduto da Paul A. Volcker, nominato dal Segretario generale delle Nazioni Unite per indagare sulle accuse riguardanti l’Oil for Food Program in Iraq. È membro dei CdA di CESR, Human Rights Watch e Physicians for Human Rights, altra ONG finanziata da Soros.
Chris Jochnick, docente di diritti umani presso l’Harvard Law School, direttore dell’ONG Oxfam America, co-fondatore del Centro per i diritti economici e sociali ed ex-avvocato dello studio legale di Wall Street Paul, Weiss Rifkind, Wharton & Garrison.
Alicia Ely Yamin, già direttrice della ricerca presso Physicians for Human Rights di Soros.
cia-jpeg Letta questa sfilza di aristocratici della beneficenza pelosa, non apparirà strano come esponenti di CESR e dell’Egyptian Center for Economic & Social Rights scrivessero un articolo dove attaccavano e denigravano il programma di sviluppo tracciato e attuato dal governo egiziano, incentrato sulla modernizzazione del canale di Suez e la costruzione di un’area industriale ad esso connesso, con l’intento d’integrare l’economia egiziana al programma della Via della Seta cinese. Un programma osteggiato con tutte le forze dalle potenze occidentali, oramai esauste e prive di risorse, quindi capaci di presentare al resto del mondo non più mezzi e risorse economiche, ma solo una supponenza moralistica, e sostanzialmente ipocrita, che ha per scopo sabotare lo sviluppo dei Paesi del terzo mondo, ricorrendo all’imposizione di regole esiziali e castranti a questi Paesi, soprattutto dell’Africa, dall’Egitto all’Etiopia, che puntano a sottrarsi dal cappio atlantista e liberista rivolgendosi ai sostanziali programmi economici di Mosca e Beijing. Ed infatti, tali gruppi, queste ONG di Washington e Londra, puntano continuamente a rimettere in carreggiata il piano di Mursi, cioè consegnare il canale di Suez alle potenze occidentali tramite la sua cessione allo Stato-fantoccio wahhabita del Qatar, lo stesso staterello che finanzia il terrorismo taqfrita della Fratellanza mussulmana nel Sinai. E qui vari tasselli, dalla vicenda dell’agente provocatore Regeni al terrorismo islamo-atlantista, s’incastrano.
Non sorprende quindi che il “Centro” di cui parla Regeni nel video di sopra, sia un’emanazione del suddetto più grande “centro”, a sua volta finanziato dai seguenti soggetti:
• Asia Pacific Forum of National Human Rights Institutions
• Christian Aid
Finnish Ministry of Foreign Affairs
• Ford Foundation
• Open Society Foundations
• Oxfam Intermón
• Oxfam Novib
Swedish Ministry of Foreign Affairs
Due parole su Christian Aid e ministero degli Esteri svedese:
Christian Aid è un ente cristiano-sionista fondato da Robert Finley, ennesimo esempio di missionario evangelico avanguardia dell’imperialismo; fu infatti cacciato dalla Cina nel 1948, dove si era infiltrato per sostenere gli interessi statunitensi. Ma i comunisti gli diedero il foglio di Via. Quindi si spostò in Corea, ma anche qui, nel 1950, i comunisti scacciarono questo sicario di Washington. In seguito Finley si alleò con il padre del cristianismo sionista statunitense, Billy Graham, vicinissimo al complesso militar-industriale, al Pentagono e alla CIA. Christian Aid in sostanza finanzia la diffusione dell’estremismo evangelico nei Paesi del Terzo e Quarto Mondo.
Il ministero degli Esteri della Svezia; perché Stoccolma è così interessata alle faccende mediorientali?
ISIS Al-Qaeda Militants Fighting Syrian Civil War In Svezia opera l’associazione islamica IFIS, che aderisce alla Federazione delle Organizzazioni Islamiche in Europa (FIOE), un’emanazione della Fratellanza musulmana. Quando gli Emirati Arabi Uniti misero fuori legge i Fratelli musulmani, definirono l’IFIS un’organizzazione della rete internazionale dei Fratelli Musulmani. Quando nel 2014 si discusse di non permettere il rientro di cittadini svedesi recatisi all’estero per partecipare alla jihad in Siria, Iraq e Libia, il Comitato dei diritti umani musulmano affermò che ciò sarebbe stato razzista e che i jihadisti non erano ancora una minaccia per la Svezia. L’IFIS opera come una lobby della fratellanza mussulmana, e ha avuto successo, ad esempio piazzando Abdirizak Waberi, un dirigente del partito moderato, nel comitato per la Difesa, che decide le politiche verso le Forze Armate svedesi. Waberi si proclama aperto sostenitore della sharia, rivelando chiaramente di essere un islamista. Omar Mustafa, che assunse la presidenza dell’IFIS nel 2011, sostituendo Waberi, fu eletto alla guida del partito socialdemocratico svedese (SAP) nell’aprile 2013. Mehmet Kaplan fu a capo dei giovani musulmani di Svezia nel 1996-2002, e nel 2008 fondò l’Organizzazione dei musulmani svedesi per la Pace e la Giustizia (SMFR), divenne membro della direzione del partito dei Verdi e nel 2014- 2016 fu ministro per gli alloggi. Nel 2014, Kaplan paragonò i jihadisti che si recavano in Siria per combattere nello SIIL ai fascisti svedesi che andarono in Finlandia a combattere i sovietici durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 2015 Kaplan cenò con i capi dell’organizzazione fascista dei Lupi grigi e si scoprì che aderiva anche all’organizzazione islamista turca del Milli Gorus, gruppo creato da Erdogan. Mehmet Kaplan fa parte del consiglio dell’organizzazione Charta 2008, che difende i jihadisti e critica la guerra al terrorismo. Il portavoce e segretario generale del SMFR, Yasri Khan, fu nominato alla direzione del partito dei Verdi fino all’aprile 2016, mentre la segretaria del ministro per l’Istruzione svedese Gustav Fridolin era Anwahr Athahb, eletta alla vicepresidenza di SMFR. Nel 2014, Athahb fu candidata dal partito dei Verdi al Parlamento europeo ed oggi lavora a un talk show in arabo sulla radio nazionale della Svezia. Nell’agosto 2013, l’IFIS manifestò a Stoccolma in sostegno dell’ex-presidente islamista Muhamad Mursi, appena deposto dall’esercito egiziano.

Mehmet Kaplan

Mehmet Kaplan

Fonti:
ADN Kronos
Christian Aid
ECESR
CESR
CESR
CESR
Gatestone Institute
The Cairo Post