Utili idioti, la sinistra reazionaria invoca la distruzione di Stati sovrani

Stefan Heuer Syria News 12 maggio 2017Alcuni giorni fa arrivai a uno stand del “Partito marxista-leninista della Germania” (MLPD), che offriva la solita roba: bandiere, materiale propagandistico. Un poster attrasse il mio interesse, diceva: “Libertà per la Palestina! Libertà per il Kurdistan!” Pensando alla domanda su questo poster, lo trovai assolutamente cinico. Perché. Ecco la mia tesi: I palestinesi sono vittime dell’oppressione e del genocidio, mentre i curdi in Siria e in Iraq sono separatisti, terroristi e usurpatori che vogliono crearsi uno Stato annettendo terre. In questo modo, lavorano per le potenze genocide e che opprimono i palestinesi assicurando l’esistenza dell’entità sionista.

A. La causa palestinese
Il popolo palestinese è privato dei diritti sovrani e umanitari fondamentali dall’entità fascista d'”Israele” che rivendica tutta la terra.
I palestinesi avevano la loro terra, la Palestina, da cui furono e sono ancora etnicamente cacciati con un vero olocausto commesso da chi sostiene che Dio (che dicono non esistere) gliel’ha dato.
I palestinesi nella Palestina occupata subiscono la totale mancanza di diritti civili fondamentali, letteralmente in ostaggio sulla propria terra, una volta da loro posseduta in libertà ed ora occupata dall’entità sionista che impone un dominio fascista sui palestinesi.
Anche i palestinesi si trovano a fronteggiare lo sterminio culturale dagli invasori ziofascisti che intendono sterminare deliberatamente la storia non ebraica di quella terra per installare la sola storia ebraica da Disneyland, mentre lo storico d’Israele Shlomo Sand ha ammesso pubblicamente che “Gli ebrei non hanno alcun legame storico con la Terra Santa. È un mito”.

B. La causa curda
I curdi non sono né di origine araba né di origine anatolica o iranica. I loro antenati provenivano dalle grandi pianure dell’Asia centrale e si stabilirono nelle regioni in cui i vivono oggi circa mille anni fa. Si diffusero nel sud-est di Anatolia, in Siria e Iraq settentrionale e Iran nord-occidentale.
I curdi subirono molte discriminazioni e minacce. La situazione recente si differenzia, a seconda dove vivano.
In verità, nessuno negherebbe che in Turchia i curdi subiscono aggressioni, diffamazioni, repressione dei loro rappresentazioni politici e persino attacchi dall’esercito turco.
Questo conflitto trabocca nei Paesi limitrofi Siria e Iraq che l’esercito turco ha invaso illegalmente e svolge operazioni militari impunemente contro PKK e YPG e intere città.
In Siria (prima del 2011) e in Iraq (dopo il 2003) non subiscono affatto discriminazioni.
In Iraq, un’area autonomia curda è stata imposta dagli Stati Uniti occupanti, ponendo il loro agente Barzani (il padre fu un agente di Regno Unito, Stati Uniti e Israele) presidente e dalla caduta di Saddam Hussein e dal crollo dell’Iraq nel caos e nell’anarchia, i curdi sono liberi di espandere le loro terre annettendo le regioni petrolifere dell’Iraq nord-occidentale, indiscutibilmente terre irachene che appartengono allo Stato centrale iracheno. Avendo sostenuto di “lottare contro lo SIIL”, i curdi in Iraq sono fortemente armati e sostenuti dalla Germania che invia armi come il sofisticato missile anticarro “Milan” dalla testa radioattiva e che diffonde radiazioni quando esplode. In tale contesto, la propaganda curda e occidentale (combinata) “manca” d’informare che il gruppo terrorista curdo “Peshmerga” combatte anche l’esercito iracheno, ovviamente l’unico legale e legittimo esercito in Iraq (insieme agli alleati di Hezbollah e alle altre milizie irachene), mentre i “mercenari” Peshmerga e tutti i mercenari stranieri, secondo la Carta delle Nazioni Unite, vanno considerati terroristi. I missili tedeschi “Milan” furono venduti allo SIIL dai “Peshmerga” armati e sostenuti dell’esercito tedesco (Bundewehr) in violazione della Carta delle Nazioni Unite, un atto di deliberato terrorismo del governo tedesco contro lo Stato iracheno. Va anche ricordato che la regione autonoma curda si trova nella nazione e nello Stato iracheno, e che la regione autonoma curda non è extraterritoriale e né la leadership della regione autonoma curda è autorizzata ad agire come rappresentante di uno Stato sovrano, se accade abusa della debolezza dello Stato iracheno, paralizzato da guerra, terrorismo e presenza armata dei militari statunitensi soprattutto.
In Siria, i curdi erano completamente integrati come cittadini siriani, con tutti i diritti. Sono liberi di preservare il loro patrimonio culturale. A seguito della “falsa” rivolta occidentale in Siria, i curdi si opposero al legittimo governo, armandosi e combattendo l’esercito legittimo. L’Esercito arabo siriano si ritirò dalle regioni curde dove i curdi organizzarono forme di autogoverno, ma contro Damasco. Naturalmente, ciò può essere visto come passo dei curdi (siriani) per guadagnare terreno e dividere la nazione siriana. La milizia curda “YPG” si è fusa militarmente con le cellule terroristiche dell'”ELS” e sostenne la brigata “al-Faruq” dell’ELS che commise atrocità contro i civili cristiani e alawiti nelle province di Homs e Aleppo. Recentemente occupò le città cristiane assire della provincia di Hasaqah uccidendo ed espellendo la popolazione locale che da 20000 anni vi viveva e quindi affermando che questo territorio era “curdo”, nel tentativo estremo di arraffare terre (come in Iraq). Le YPG, come i “Peshmerga” in Iraq, sono fortemente sostenute, guidate, armate dalla Bundeswehr tedesca e dall’esercito degli Stati Uniti. Germania e Stati Uniti mirano a bloccare illegalmente il legittimo governo siriano e ad imporre un cambio di regime coi burattini a Damasco. Questo, come in Iraq, dimostra che le principali entità imperialistiche occidentali usano i curdi come mercenari nel loro complotto antisiriano. Ai curdi promettono l’indipendenza (anche se la propaganda curda nei cervelli lavati occidentali ridicolmente nega obiettivo, azioni e partner dicendo altro). Non erano i curdi che dichiararono l’autonomia unilaterale del loro “governo” artificialmente creato nel “Rojava”? Non esiste una regione siriana con tale nome. È una creazione dei curdi per preparare i prossimi passi per l’indipendenza, ovvero rubare terra, pulizia etnica, stragi e creare uno Stato artificiale sul territorio siriano illegalmente occupato e annesso. Non suona familiare? Se no, chiedete ai palestinesi.
Dovremmo ricordare che l’US Airforce, che decisamente s’impegnò nella battaglia per la città siriana di Ayn al-Arab che i curdi, come se fosse loro, chiamano “Kobane” e aiutò generosamente i curdi a lottare contro la creazione statunitense dello “SIIL”, così come contro il legittimo Esercito arabo siriano, è la stessa forza aerea che bombarda deliberatamente i civili siriani, le infrastrutture statali e le posizioni dell’Esercito arabo siriano.
Quindi le YPG non possono seriamente affermare di essere nate in reazione alla presunta “debolezza” dello Stato e dell’Esercito siriano per “difendere” il territorio siriano che pretendono sia “curdo”. Infatti, le YPG sono un gruppo terroristico curdo sostenuto dalle nazioni imperialiste occidentali. Le YPG si sono parzialmente fuse con altri gruppi terroristici come l’ELS collegato ad al-Qaida, per conseguire obiettivi militari contro lo Stato siriano e poter fondare uno Stato curdo sul suolo siriano (annesso).
L’obiettivo evidente dei capi curdi e dei loro sostenitori a Washington, Berlino e Tel Aviv è la divisione della Siria per distruggerla. Si potrebbe pensare per un attimo che sia proprio questo lo scopo…
La divisione illegitima di quattro Stati nazionali, Turchia, Siria, Iraq e Iran, e cederne con la forza le terre a una minoranza che funge da agente straniero non è solo un’aggressione contro queste quattro nazioni sovrane e membri dell’ONU. Tale “costruzione di nazioni” imperialista sarebbe anche l’enorme minaccia di gravi conflitti regionali che potrebbero facilmente portare alla guerra mondiale.Riassumendo:
I palestinesi affrontano il genocidio da invasori illegittimi che ne hanno espulso brutalmente centinaia di migliaia, usurpandone la terra e le ricchezze, distruggendone il patrimonio, la vita quotidiana, sfruttandone il lavoro, uccidendone i figli e mantenendoli come ostaggi senza diritti umani nel più grande campo di concentramento nella storia dell’umanità. Lottare per la liberazione della Palestina è un obbligo dell’umanità .
Invece, niente di ciò riguarda oggi i curdi. Quindi, fondere la causa curda con quella palestinese è una grave offesa e un insulto ai palestinesi, i soli legittimi proprietari della Palestina. I palestinesi subiscono lo sterminio degli invasori, mentre i curdi sono effettivamente invasori che affermano che la popolazione indigena dei Paesi in cui vivono in minoranza deve cederne la proprietà agli invasori. Affermare che palestinesi e curdi affrontano la stessa situazione è una completa inversione della realtà, assoluta e feroce menzogna. Ciò serve al vile obiettivo dei curdi che spacciano la propaganda secondo cui vanno sostenuti come i palestinesi.
Ma mentre i palestinesi hanno diritto indiscusso a tornare sulla propria terra, i curdi chiedono la terra degli altri. Vogliono rubare, proprio come fanno i loro fratelli, i razzisti sionisti in Palestina. Ci chiediamo ancora perché lo “Stato” d'”Israele” sostiene apertamente la creazione di uno Stato curdo sul suolo straniero? Lottare per un cosiddetto Kurdistan “libero” significherebbe combattere per la divisione delle nazioni sovrane, per la violazione del diritto internazionale, per la pulizia etnica, la deportazione e l’epurazione dei popoli. Tale distinguo va chiarito.
Ma torniamo ai coraggiosi ‘comunisti’ del MLPD e alla loro agenda separatista negli altri Paesi: il MLPD nomina la regione della Siria settentrionale “Kurdistan occidentale”, davvero un divertente tentativo di propagare la divisione di uno Stato sovrano e fondatore dell’ONU dal 1946, a vantaggio di una minoranza etnica e dei suoi sostenitori esteri. È la stessa “logica” che la NATO e i suoi banditi (come i terroristi albanesi dell'”UCK”) applicarono per divider l’ex-Jugoslavia in diversi Stati “indipendenti” sotto il controllo NATO-UE e USA. Se si studia la storia delle guerre balcaniche dei primi anni ’90 e la “Balcanizzazione” (termine formale delle scienze politiche) di una nazione unita e indipendente in vassalli dipendenti dall’occidente, a seconda dell’aiuto economico, finanziario e militare “dall’amorevole madre” NATO, allora sapete che tipo di scenario tali “comunisti” (cosa di cui dubito molto) in Germania e occidente vogliono per la Siria, l’Iraq e l’Iran: distruggere nazioni sovrane, pulizia etnica, omicidio, sottrazione di terre a vantaggio di una minoranza divenuta pedina degli obiettivi imperialistici occidentali. Cos’è oggi il falso “Stato” del Kosovo, un focolaio di cartelli della droga, mafia e anche centro di addestramento dello SIIL (con le basi NATO adiacenti..), totalmente dipendente dai finanziamenti europei e dai programmi di aiuto internazionali che invadono l’Heartland serbo. Ma gli albanesi, analfabeti e dal tasso di natalità elevato, si sono riversati in Kosovo, già hanno un Paese (l’Albania), e scacciano i serbi da gran parte del Paese distruggendo centinaia di chiese e monasteri ortodossi serbi secolari, uccidendo i civili serbi e terrorizzando i serbi che ancora rifiutarono di essere deportati. La forza di tale pulizia e terrore etnici sono le bande terroristiche albanesi dell’UCK guidate dal criminale Hasim Thaci. L’UCK fu sostenuto soprattutto da Germania e USA, come i terroristi separatisti curdi delle “YPG” in Siria e i “Peshmerga” in Iraq, in quanto volenterosi agenti dell’imperialismo occidentale. L’UCK commise crimini di guerra e, deja vu!, ne incolpò serbi e governo di Belgrado. Gli albanesi non esitarono a denunciare l’evidente storia serba del Kosovo e a chiedere uno “Stato” per gli albanesi (che già hanno!) privo di radici storiche nel Kosovo. Le provocazioni e il terrorismo albanesi portarono alla feroce resistenza dei serbi sostenuti dalla Repubblica serba, che non erano disposti a rinunciare al loro Heartland. Il conflitto, pianificato, acceso, alimentato e sostenuto da Germania e Stati Uniti, diede alla NATO la “ragione” per bombardare la Serbia, uccidere migliaia di civili serbi, distruggere le infrastrutture statali serbe e invadere il Kosovo. Se ciò suona familiare, basta considerare gli ultimi 6 anni di aggressione globale alla Siria e la continua aggressione statunitense all’Iraq, e collegare i puntini. Nel febbraio 2008 i terroristi finalmente vinsero: il parlamento albanese di Pristina (capitale del Kosovo) dichiarò l’indipendenza dalla Serbia, immediatamente riconosciuta dalla Germania, dimostrando nuovamente la sua disgraziata responsabilità nella distruzione della Jugoslavia. Come la Germania, gli Stati Uniti e i loro vassalli occidentali riconobbero l’indipendenza del Kosovo. La distruzione della Jugoslavia fu completata, e garantita la presa imperialista occidentale sui Balcani. Non è strano? Con la distruzione delle sovranità dei Paesi siriano, iracheno e iraniano, i sostenitori occidentali del “Kurdistan” alla fine non servono nient’altro che l’entità impiantata artificialmente nel Levante dagli imperialisti occidentali che usa terrorismo, genocidio e usurpazione di terre quale mezzo per conseguire i propri obiettivi dal 1948: lo Stato di “Israele”. I curdi e MLPD sembrano godere nell’essere pedine di demoniaci mostri genocidi…L’autore, nato nel 1964, è uno storico e scienziato politico tedesco.

Fonti:
A. Propaganda del MLPD: MLPDMLPD
B. Propaganda separatista curda sul “Rojava” diffusa dal MLPD: (video di propaganda curdia su “Kobane” in inglese diffusa dal MLPD)
C. Guerra del Kosovo – Le vittime
D. Video: il bombardamento NATO della Serbia: matrice per Siria, Iraq, Afghanistan, Sudan, Somalia, Yemen, Libia, Mali…
E. Separatisti curdi agenti degli USA in Siria e Iraq.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bin Salman e Netanyahu guidano Jabhat al-Nusra

Nasser Kandil, Top News/al-Bina  – Muna Alno-Nakhal, Reseau International, 22 marzo 2017

In generale, l’opinione pubblica occidentale sa che le mentono sulla Siria, ma non sa la verità.
Dr. Bashar al-Assad, Presidente della Repubblica araba siriana, 20 marzo 2017, ai media russi.

Il 14 marzo Donald Trump riceveva il viceprincipe ereditario saudita Muhamad bin Salman. Il giorno dopo Damasco veniva colpita da due attentati estremamente letali, a meno di due ore di distanza, uno nel palazzo di giustizia, nelle ore di punta, l’altro in un popolare ristorante affollato nella parte occidentale della città. Non c’è bisogno di chiedersi, ancora una volta, dell’indifferenza strabordante dai media umanitari occidentali. Allo stesso tempo, si ebbe la terza sessione dei colloqui di Astana, boicottata dai capi delle fazioni armate della cosiddetta opposizione moderata presente nelle precedenti due sessioni, il cui garante è la Turchia secondo l’accordo tripartito tra Russia, Iran e Turchia, che aveva portato all’accordo di cessate il fuoco entrato in vigore il 29 dicembre 2016 e adottato all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza con la risoluzione 2336 del 31 dicembre 2016. Il 16 marzo 2017, Nasser Kandil commentava questi eventi con una certa preveggenza.
La coincidenza della visita di Muhamad bin Salman a Washington con le esplosioni mortali a Damasco, i colloqui ad Astana 3 in assenza dei capi delle fazioni militari e le dichiarazioni russe su soggetti esteri che influenzano affinché non si risolva la crisi siriana, non è casuale. Risentimento saudita per la monopolizzazione dei gruppi armati del governo turco di Erdogan, relegando l’Arabia Saudita al ruolo di finanziatore, insieme alla Turchia non più un così attraente alleato, per il disaccordo statunitense-turco sulla guerra in Siria e l’uso di tutte le carte a suo favore, pur di sbarazzarsi dei curdi, al punto di osare aderire all’accordo tripartito con Mosca e Teheran. Al contrario, a Riyadh, l’alleanza con Israele ha il vantaggio di permettere a Washington di dividere la guerra tra Siria meridionale e settentrionale, dando la priorità l’attacco all’Asse della Resistenza e all’Esercito arabo siriano, rispondendo alla volontà di Donald Trump di “vietare qualsiasi influenza iraniana” nella regione. Bin Salman quindi si recava a Washington portando col bagaglio le credenziali insanguinate dagli attentati terroristici a Damasco e il nuovo boicottaggio di Astana 3 delle fazioni terroristiche, dicendo che la priorità in Siria è a sud e non appartiene più ai turchi. Di qui la proposta a Trump di accordarsi sulla sicurezza con la Russia e soprattutto di non interessarsi alla soluzione politica globale della crisi siriana. Il piano che bin Salman ha proposto a Washington si riduce a: “La guerra in Siria del Nord contro lo SIIL è vostro affare, la guerra nel sud della Siria contro l’Asse della Resistenza è un nostro e vostro affare“.
Il 17 marzo, la Prima Dichiarazione dell’Alto Comando delle Forze Armate siriane faceva sapere che, mentre l’Esercito arabo siriano continua l’offensiva contro lo SIIL ad est di Palmyra: “Quattro aerei da guerra israeliani penetravano nello spazio aereo siriano intorno alle 02:40 su al-Buraj, dal territorio libanese, e hanno preso di mira una postazione dell’Esercito arabo siriano presso Palmyra, ad ovest di Homs. La nostra contraerea reagiva e abbatteva uno degli aerei sui territori occupati, e colpiva un secondo aereo, costringendo gli altri a fuggire. Tale aggressione palese del nemico sionista è volta a sostenere le bande terroristiche dello SIIL, cercando disperatamente di sollevarne il morale crollato e offuscare le vittorie dell’Esercito arabo siriano contro le organizzazioni terroristiche. L’Alto Comando del nostro Esercito è deciso a contrastare qualsiasi attentato sionista in qualsiasi parte del territorio della Repubblica araba siriana e risponderà con ogni mezzo possibile”. Il governo israeliano lo negava, ma la reazione del ministro della Difesa Avigdor Lieberman, due giorni dopo, suggeriva il contrario a molti analisti, come Nasser Kandil, che tornava sul caso ampiamente riportato dai media, tuttavia, evidenziandone il legame col massiccio attacco di diverse fazioni asservite ad al-Nusra (alias Fatah al-Sham/Tahrir al-Sham] del 19 marzo, fermato dall’Esercito arabo siriano con centinaia di terroristi circondati nella periferia di Jubar, Qabun e Duma: “Negli ultimi sei anni, i turchi erano i più presenti sulla scena della coalizione contro la Siria, dietro facciate che crollate una dopo l’altra, rivelano infine, nell’ultimo scorcio di guerra, i veri volti dei mandanti. In effetti, l’alleato statunitense che aveva ritirato la flotta del Mediterraneo per evitare di una guerra senza sapere come finirla (in riferimento alla famosa notte del 30 agosto 2013), è riapparso sulla scena siriana una volta che la “guerra al terrorismo” diveniva una comoda copertura che gli riserva un ruolo “calcolato” sia nell’escalation che in qualsiasi soluzione o sistemazione politica. Così, lasciava condurre tale guerra agli alleati israeliani e sauditi, secondo l’equazione che ne mette in gioco la loro sopravvivenza, così come l’alleato turco che suona tutte le corde. Nascondendosi così dietro la maschera del trio israelo-saudita-turco per appropriarsi dei benefici delle tre comparse, e scaricandone i costi su ciascuna di esse”.
Il trio israelo-saudita-turco che ha infiltrato le due versioni di al-Qaida in Siria (SIIL e al-Nusra), le ha schierate su tutti i fronti, finanziandole, armandole e dirigendole nascondendosi dietro la maschera di al-Qaida, a sua volta mascherata da cosiddetta opposizione siriana. Questo, ben sapendo che la carta di al-Qaida è politicamente impraticabile e che l’organizzazione terroristica potrebbe rivoltarglisi, perché è la loro unica risorsa sul campo, essendo la scadente opposizione siriana incapace, anche per solo un’ora, di affrontare l’Esercito arabo siriano e i suoi alleati. Uno degli indicatori dell’ingresso in quest’ultimo scorcio di guerra è il coinvolgimento diretto dei “grandi attori”; poiché le maschere sono cadute, non v’è più spazio per gli errori e né possibilità di scommettere su piccoli attori davanti l’enormità dei problemi. In effetti, al-Qaida opera apertamente senza nascondersi dietro una presunta opposizione; al-Nusra e Faylaq al-Rahman rivendicano ufficialmente l’attacco a Dara, al-Qabun e Jubar a Damasco; ed ecco Israele altrettanto apertamente compiere un raid aereo sulle postazioni dell’Esercito arabo siriano e degli alleati presso Palmyra con il pretesto chiaramente falso di distruggere un convoglio di Hezbollah. In realtà, l’azione israeliana mirava ad evitare che l’Esercito arabo siriano prendesse la sponda meridionale dell’Eufrate, mentre quella settentrionale è per metà occupata dallo SIIL che cerca d’invadere l’altra metà, battendo i curdi e l’Esercito arabo siriano ad Hasaqah e Dayr al-Zur. Chiaramente, l’obiettivo degli israeliani era ritardare l’avanzata dell’Esercito arabo siriano sull’Eufrate, in modo che i gruppi dell’opposizione armata (raggruppati nel cosiddetto “nuovo esercito siriano”), che hanno addestrato per tale scopo, raggiungano la riva sud del fiume dopo aver attraversato il confine giordano e iracheno; tali gruppi, già utilizzati dagli statunitensi nelle battaglie di al-Tanaf, al confine siriano-iracheno, hanno fallito. In questo caso, ci si aspetta che attraversino il deserto siriano fino all’Eufrate, raggiungendo i curdi discesi da Hasaqah, quando gli statunitensi daranno l’ordine. Così sperano di tagliare la strada per Dayr al-Zur all’Esercito arabo siriano, inserendovi gruppi armati guidati da statunitensi ed israeliani, e allo stesso tempo spezzare il triangolo che ha consolidato tra Tadaf (città nel nord della Siria, a sud di al-Bab, liberata il 26 febbraio 2017), Palmyra e Dayr al-Zur.
Il fallimento del raid israeliano per via della risposta schiacciante dei siriani, che ha portato il confronto al livello “strategico”, ben al di là delle proiezioni del governo di Benjamin Netanyahu, e la risposta russa al raid, limitano lo spazio di manovra d’Israele, aumentando il livello del confronto e mettendo alla prova le relazioni USA-Russia in una situazione che toglie ogni possibile futuro ruolo d’Israele nello spazio aereo siriano. Poiché gli statunitensi hanno permesso agli israeliani di effettuare il raid, consegnandogli le chiavi dello spazio aereo siriano e consentendogli di volare sulla scia dei loro aerei, dopo aver effettuato un raid sulle posizioni di al-Qaida ad ovest di Aleppo (cioè, si sono presi il permesso di sorvolo sul territorio siriano concesso dai russi agli aerei degli Stati Uniti, grazie al coordinamento istituito per evitare le collisioni in volo). Il risultato è che la manovra USA-Israele, che avrebbe reso un servizio tattico agli israeliani, permettendogli di contare sull’equazione siriana, rischia d’isolarli. Da qui la necessità per i sauditi di salvare la situazione con Jabhat al-Nusra, intensificandone gli attacchi terroristici contro Damasco per evitare che gli israeliani siano tentati di ritirarsi e, soprattutto, convincere gli statunitensi di poter ancora cambiare la situazione completando le azioni del partner israeliano. Pertanto, gli statunitensi dovrebbero dare il tempo alla coppia israelo-saudita di condurre la guerra nel sud della Siria, contro lo Stato siriano e i suoi alleati, lungi da qualsiasi collaborazione con i russi o accordo o disaccordo con i turchi nel nord della Siria. Inoltre, i principali media sauditi e i capi delle delegazioni della presunta opposizione siriana del “Gruppo di Riyadh”, a Ginevra o Astana, non hanno condannato gli attentati terroristici o nascosto che le brigate di al-Nusra e Faylaq al-Rahman ne fossero gli autori. Come non nascondono che il momento scelto per attuarli è volto ad evitare che l’Esercito arabo siriano raccolga i frutti della “guerra dei missili” con gli israeliani.
Gli attori si muovono apertamente. Ora Israele e Siria sono faccia a faccia. Tutti gli altri sono solo tirapiedi!Nasser Kandil è un politico libanese, ex-vicedirettore di Top News-Nasser Kandil e redattore del quotidiano libanese al-Bina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il cane pazzo degli americani in Siria: Israele

Tony Cartalucci New Eastern Outlook 20 marzo 2017

Israele ha giocato un ruolo sempre più provocatorio nel conflitto in Siria dal 2011. Per molti osservatori, sembra che la politica d’Israele confini tra aggressività opportunistica ed unilaterale. In realtà, il ruolo d’Israele nel conflitto siriano s’inserisce nei grandi e a lungo termine piani anglo-statunitensi, non solo in Siria, ma nell’intera regione. L’ultimo scontro tra Israele e Siria è stata l’incursione degli aerei da guerra israeliani nello spazio aereo siriano, con attacchi vicino alla città siriana di Palmyra, dove si svolge una battaglia tra forze siriane e l’organizzazione terroristica dell’auto-proclamato “Stato islamico” (SIIL), dove gli attacchi aerei israeliani alle forze siriane, avrebbero facilitato le operazioni dello SIIL nella regione.

Israele è uno Stato sponsor del terrorismo, non un campione contro di esso
Israele è una base operativa di fatto degli interessi anglo-statunitensi, fin dalla creazione nel 20° secolo, perseguendo politiche regionali aggressive agendo intenzionalmente per decenni contro i vicini quale punto di appoggio e leva occidentale in Nord Africa e in Medio Oriente. I conflitti tra Israele e Palestina sono alimentati da una strategia della tensione orchestrata tra la popolazione israeliana manipolata e l’opposizione controllata da Hamas, politicamente sostenuta, armata e finanziata dagli stessi collaboratori regionali di Israele, come Arabia Saudita e Qatar. Quando le operazioni militari per procura iniziarono contro lo Stato siriano nel 2011 sotto la copertura della “primavera araba”, concepita dagli USA, Israele insieme a Giordania e Turchia, giocò un ruolo diretto nel sostenere i terroristi e sabotare Damasco. Mentre la Giordania ha svolto un ruolo più passivo, e la Turchia un ruolo più diretto nel sostenere i terroristi mercenari, Israele ha svolto il ruolo di “provocatore unilaterale”. Mentre le forze della “coalizione” turche, statunitensi ed altre non possono attaccare direttamente le forze siriane, Israele, posando da attore regionale unilaterale, lo fa regolarmente dal 2012. La CNN, nell’articolo, “Aviogetti israeliani colpiscono la Siria; un sito militare vicino a Palmyra sarebbe stato preso di mira”, nota: “Nel novembre 2012, Israele sparò colpi di avvertimento verso la Siria, dopo che un colpo di mortaio colpì una postazione militare israeliana, era la prima volta che Israele sparava alla Siria dalle alture del Golan dalla Guerra del Kippur del 1973. Aviogetti israeliani sorprendono obiettivi in Siria almeno dal 2013, quando ufficiali statunitensi dissero alla CNN che credevano che gli aerei israeliani avevano colpito obiettivi nel territorio siriano”. La CNN segnalava anche: “Gli attacchi israeliani potrebbero spingersi fino alla capitale. Nel 2014, il governo siriano e un gruppo di opposizione disse che un attacco israeliano aveva colpito periferia e aeroporto di Damasco”. E mentre politici e militari israeliani sostengono che la loro aggressività cerca di fermare l’invio di armi alle organizzazioni terroristiche, le organizzazioni che ritengono “terroristiche” sono infatti le uniche forze in Siria che combattono realmente le organizzazioni terroristiche riconosciute a livello internazionale, come al- Qaida, le sue varie filiali, così come lo Stato islamico. Paradossalmente, tali organizzazioni terroristiche esistono al confine d’Israele beneficiando della protezione di fatto da parte delle forze israeliane nelle operazioni militari siriane.

Il ruolo d’Israele come “cane pazzo” degli USA non è un segreto
Il ruolo geopolitico d’Israele come “cane pazzo unilaterale” è una questione della politica degli Stati Uniti dichiarata almeno dal 1980, con specifico riferimento a ripetuti tentativi degli USA di minare e rovesciare lo Stato siriano nell’ambito di obiettivi molto più grandi verso Iran e regione. Un documento del 1983, parte del diluvio di documenti recentemente declassificati e resi pubblici, firmato da un ex-ufficiale della CIA Graham Fuller, intitolato “Imporsi con la forza sulla Siria” (PDF), afferma: “La Siria attualmente blocca gli interessi degli Stati Uniti in Libano e nel Golfo, attraverso la chiusura del gasdotto dell’Iraq minacciando quindi d’internazionalizzare la guerra irachena. Gli Stati Uniti dovrebbero prendere in considerazione decisamente maggiori pressioni su Assad orchestrando minacce militari ed occulte simultaneamente contro la Siria dai tre Stati confinanti ostili: Iraq, Israele e Turchia”. Il rapporto afferma inoltre: “Se Israele dovesse aumentare le tensioni con la Siria in contemporanea con un’iniziativa irachena, le pressioni su Assad degenererebbero rapidamente. Una mossa turca premerebbe psicologicamente ulteriormente”. Nel 2009, il think tank politico aziendal-finanziario degli USA Brookings Institution, pubblicò un lungo articolo intitolato, “Quale percorso per la Persia: opzioni per una nuova strategia statunitense verso l’Iran” (PDF), in cui, ancora una volta, l’utilizzo d’Israele come “aggressore unilaterale” veniva discusso in dettaglio. Naturalmente, un documento politico statunitense che descrive una pianificata aggressione israeliana nell’ambito della cospirazione degli Stati Uniti per attaccare, minare e infine rovesciare lo Stato iraniano, non rivela nulla di “unilaterale” su politica regionale e operazioni militari d’Israele. Nel 2012, Brookings Institution pubblicò un altro articolo intitolato, “Salvare la Siria: valutazione delle opzioni per il cambio di regime” (PDF), che affermava: “Alcune voci a Washington e Gerusalemme si chiedono se Israele contribuirebbe a costringere le élite siriane a rimuovere Asad”.
Il rapporto continua spiegando: “Israele potrebbe schierare forze sulle alture del Golan e, così facendo, distogliere le forze del regime dal reprimere l’opposizione. Questa posizione può evocare paure nel regime di Assad su una guerra su più fronti, in particolare se la Turchia è disposta a fare lo stesso al suo confine e se l’opposizione siriana riceve continuamente armi e addestramento. Tale mobilitazione potrebbe forse convincere i vertici militari della Siria a cacciare Assad per preservarsi”. Ancora una volta, l’uso d’Israele come uno dei vari agenti provocatori regionali nell’ampia cospirazione orchestrata dagli Stati Uniti viene discussa apertamente. Ogni incursione israeliana in Siria, a prescindere da dettagli, reclami e rivendicazione su ogni incursione, va analizzata nel contesto degli interessi degli Stati Uniti e non “israeliani”. E a prescindere dai dettagli di ogni incursione, il fine ultimo è intensificare il conflitto finché la Siria e i suoi alleati reagiscono provocando un conflitto militare diretto molto più grande degli Stati Uniti ed altri che, nel loro asse dell’aggressione, partecipino apertamente.
Va notato che nel documento della Brookings del 2009, “Quale strada per la Persia?“, l’utilizzo degli attacchi israeliani per provocare la risposta iraniana e quindi giustificare l’intervento militare diretto, comprendente dalla campagna aerea contro Teheran all’invasione ed occupazione degli Stati Uniti, erano al centro del documento. E’ chiaro che una politica identica viene ora perseguita contro la Siria. Svelare la vera natura delle incursioni israeliane in Siria e resistere alla tentazione di aggravare ulteriormente il conflitto, è la chiave per confondere i piani degli USA e le provocazioni dei suoi agenti, come Israele e Turchia.Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok , in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria abbatte due aerei nemici: Israele nel panico

Alessandro Lattanzio, 18/3/2017

S-200

Il 17 marzo, aviogetti da combattimento israeliani avevano “violato lo spazio aereo siriano nelle prime ore del mattino ed attaccato un obiettivo militare vicino Palmyra, con un atto di aggressione a sostegno dello Stato islamico“. Gli aerei dell’IAF attaccavano obiettivi presso Palmyra, da pochi giorni liberata dal V Corpo dell’Esercito arabo siriano, un’unità addestrata dagli istruttori militari russi.
Il raid aereo, che secondo Tel Aviv era destinato contro un convoglio di Hezbollah, avveniva lontano dal confine con il Libano e dall’impianto SSRC presso Damasco, collegato ad Hezbollah. Il Ministero della Difesa siriano dichiarava che la difesa aerea aveva abbattuto un aereo israeliano sulla Palestina e danneggiato un altro. Invece i media israeliani riferirono che il radar Super Green Pine del sistema d’intercettazione antimissile Hetz (Arrow 2) avrebbe rilevato un missile antiaereo strategico S-200 siriano sui quartieri meridionali di Gerusalemme e la valle del Giordano. Se i resti del missile Hetz venivano rinvenuti ad Irbid, nel nord della Giordania, non veniva rinvenuto alcun resto del presunto missile siriano. Se il radar di allerta precoce del sistema Hetz aveva scambiato i frammenti dell’S-200 per un missile balistico, dove erano quindi finiti?
Le Forze di Difesa Israeliane affermarono che gli aerei israeliani avevano preso di mira “diversi obiettivi in Siria”, lontano dal confine tra Israele, Siria e Giordania, e che “diversi missili antiaerei furono lanciati dalla Siria“; una dichiarazione apparentemente anodina, ma in realtà insolita, in quanto è politica delle IDF non pubblicizzare gli attacchi aerei contro la Siria e il Libano. Le IDF riconoscono solo il bombardamento del territorio siriano al confine con Israele. Inoltre, se l’attacco israeliano avveniva a centinaia di chilomentri dal territorio israeliano, perché lanciarono gli intercettori del sistema Hetz su Gerusalemme? Infatti, gli S-200 non rappresentano una minaccia per il territorio d’Israele. Inoltre, il sistema Hetz non è destinato ad intercettare missili antiaerei, non essendo presenti nella banca dati del sistema “che dovrebbe monitorare automaticamente la traiettoria e prevedere il punto d’impatto del missile, prima di lanciare il missile antibalistico”. Il missile S-200 viene spinto da 5 booster, che una volta staccatisi dal corpo centrale del missile, creano 5 bersagli. Non è mai stato svolto, per il sistema Hetz, un test per affrontare una situazione del genere.
Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate siriane aveva dichiarato che, “aerei da guerra israeliani hanno violato lo spazio aereo siriano alle 2:40 su al-Baraj e si erano diretti ad est, presso Palmyra, per bombardare le installazioni militari siriane. Si annuncia con certezza che i missili del nemico non hanno causato alcun danno sul nostro territorio, non avendo raggiunto i loro obiettivi. Credo che l’aviazione israeliana sia scioccata da velocità, efficienza e accuratezza mostrata dall’Esercito arabo siriano nel proteggere il proprio spazio aereo. Le nostre forze della difesa aerea possono seguire il nemico anche sui cieli giordani e colpirlo in qualsiasi momento sulla Siria“. Il direttore del servizio informazioni dell’Esercito arabo siriano, Colonnello Samir Sulayman, spiegava che la decisione su eventuali nuove azioni dell’Esercito arabo siriano contro gli attacchi israeliani “non possono che essere adottate dal comando militare siriano“. La rapida risposta all’aggressione israeliana, per la prima volta nel conflitto, indica la decisione di Damasco, Teheran e Bayrut di mostrare le proprie capacità militari tutt’altro che degradate anche dopo sei anni di guerra di 4.ta generazione scatenatagli contro dalla NATO. Difatti, Damasco considera Israele stretto alleato dei terroristi in Siria, dato che l’aggressione alla Repubblica Araba Siria avviene sul campo tramite il ramo mediorientale della rete terroristica atlantista StayBehind/Gladio, ovvero Gladio-B. Quindi, Israele, alleato militare della NATO, ovviamente interviene spesso a supporto delle forze terroristiche dell’alleato atlantista. Assad aveva chiarito che a sostenere direttamente i terroristi sono NATO e Israele, “Se si vuole parlare del ruolo europeo in Siria, od occidentale, se guidato dagli statunitensi, l’unico ruolo svolto è sostenere i terroristi. Non supportano alcun processo politico. Ne parlano solo… Israele dall’altro lato sostiene direttamente i terroristi, logisticamente o con incursioni dirette sul nostro esercito”.
Il quotidiano israeliano Haaretz arrivava a scrivere, “Presumibilmente la salva antiaerea siriana è stato un segnale ad Israele che la politica di moderazione verso le incursioni aeree non rimarrà la stessa. I recenti successi del Presidente Bashar Assad, in primo luogo la conquista di Aleppo, hanno apparentemente aumentato la fiducia del dittatore. Israele dovrà decidere se l’esigenza operativa, per contrastare l’invio di armi avanzate ad Hezbollah, giustifichi anche il possibile rischio di abbattere un aviogetto da combattimento israeliano e un conflitto con la Siria. Vi è la domanda interessante se un sistema radar sia stato schierato dal nuovo grande amico d’Israele, la Russia, proprio una settimana dopo che il primo ministro Benjamin Netanyahu era tornato da Mosca, dopo l’ennesima visita al Presidente Vladimir Putin. Si può immaginare che la comunità d’intelligence sarà interessata a sapere se la decisione siriana di rispondere al fuoco sia stata coordinata con i collaboratori e partner di Assad: Russia, Iran e Hezbollah”. Ron Ben-Yishai, esperto militare del quotidiano israeliano Yediot Aharonot, osservava che “missili sono stati utilizzati nella risposta siriana, causando la caduta di uno dei quattro caccia israeliani. Assad sembra avere totale fiducia in sé stesso. Se questa volta ha risposto al raid israeliano è perché ha il sostegno di Putin. E per la prima volta, il regime siriano ha lanciato missili S-200 agli aerei israeliani. L’uso da parte del regime siriano degli S-200 per ritorsione contro Israele, segna un punto di svolta: la presenza russa e iraniana e la vittoria ad Aleppo permettono ad Assad di ricorrere alle armi strategiche contro i nemici e di non avere più paura. Il lancio degli S-200, mentre gli aerei israeliani erano lontani dal territorio siriano, è un avvertimento. Tutto può cambiare nel giro di pochi secondi e un vero e proprio confronto potrebbe avvenire“.
Il delirio di onnipotenza dei sionisti, non li sottrae dal terrore di trovarsi di fronte l’Asse della Resistenza tutt’altro che indebolito, ma in via di rafforzamento e consolidamento; e questo dopo non solo che le varie organizzazioni terroristiche islamo-atlantiste (al-Qaida, Stato islamico/Gladio-B, Esercito libero “siriano”, bande salafite, naqshbandi, di traditori sadamiti, neo-ottomani ed altro pattume) vengono demolite dalle forze armate siriane, irachene, iraniane e della Resistenza, ma anche le organizzazioni terroristico-spionistiche di NATO, Turchia, Israele e petromonarchie associate, con le relative appendici (governo al-Saraj in Libia, Sudan, Eritrea, Giordania), vengono devastate sia sul campo che nell’infosfera, tanto che le alleate multinazionali della disinformazione (CNN, FoxNews, LeMonde, Reuters, ANSA, AFP, AP, ecc.) invocano la repressione dell’informazione, vedendosi costrette a stringere i ranghi con i supporter della loro supposta “libera informazione”, ovvero le intelligence di USA, Regno Unito, Israele e Stati-vassallo della NATO e relative appendici “mondane”, come ONG (quali i Caschi Bianchi o Emergency), massmedia pseudo-indipendenti (un’infinità), organizzazioni filo-taqfirite (come la sinistra italiana, dal sindaco Sala ai centri sociali), financo ad autori, attori, registi, soubrette, boldrine, chiese di finti oppositori al sistema, ed altri spacciatori.
Il 2016 è stata una tale debacle per questa frazione elitaria dell’occidente, che oramai, preda del terrore e agendo come una scimmia armata di pistola, circola sparando a tutto ciò che non si conforma al bel mondo virtuale che si è fabbricato con solerzia fin dal 1989.

Schieramento dei 5 siti per i missili antiaerei S-200 in Siria.

Fonte:
Defense News
Defense and Strategy
FARS
ParsToday
Russia Insider
Russia Insider
SANA
Sputnik

Colloqui segreti tra Siria, Israele e Giordania?

Pars Today, 30 novembre 2016

130632-004-09a31303Fonti vicine ai servizi segreti israeliani affermano che colloqui segreti avrebbero avuto luogo tra Siria, Israele e Giordania per “garantire i confini meridionali della Siria“. Citando fonti russe e statunitensi, un rapporto cita l’accordo tra tre parti “sul ritorno alla situazione prima del marzo 2011 sulle frontiere tre Siria, Giordania e Israele, soprattutto sul Golan”. Infatti nel marzo 2011 scoppiò la crisi siriana. Il rapporto continua: “Inoltre i rappresentanti, siriani, giordani, israeliani, russi, statunitensi e degli Emirati Arabi Uniti hanno partecipato ai colloqui, L’accordo tripartito prevede, se concluso, il ritorno delle forze multinazionali delle Nazioni Unite sul Golan occupato, responsabili della prevenzione di un qualsiasi confronto nella zona. L’accordo prevede anche, come in passato, la gestione della sicurezza da parte della Siria delle Alture del Golan occupate. La forza multinazionale che dovrà ritornare nel Golan sarà formata da 1000 soldati e 70 osservatori. Ci sarebbe anche una zona smilitarizzata al confine, prevista nel 1974 con l’accordo di cessazione delle ostilità tra Israele e Siria“. “La zona demilitarizzata si estende per 80 chilometri dal Jabal al-Shayq al confine tra Giordania, Siria e Israele, secondo il rapporto che osserva che l’accordo sarebbe conseguenza della vittoria di Trump, avendo insistito per tutta la campagna elettorale a porre fine alla crisi in Siria, convincendo Assad, che aveva detto in un’intervista del 16 novembre di essere pronto ad allearsi con Trump per finirla con lo Stato islamico“.
Quali sono i segnali di questi colloqui? Se hanno avuto luogo, dimostrano una cosa: Israele ha ceduto obiettivi ed interessi che cercava di raggiungere nella Siria meridionale tramite i terroristi di al-Nusra e SIIL. Nessuno può dimenticare infatti la logistica fornita da Israele ai terroristi e l’aiuto a centinaia di loro evacuati e curati negli ospedali israeliani. Che Israele accetti di discutere con la Siria, pochi mesi dopo la riunione assai pubblicizzata di Netanyahu e del suo gabinetto sul Golan occupato, è un’amara confessione del regime israeliano, che vede i suoi cinque anni di tentavi abbandonati miseramente. I terroristi taqfiri di cui Israele ora sembra volersi sbarazzare (se si crede ai rapporti che Israele avrebbe bombardato le posizione del SIIL nel Golan), non hanno potuto regalargli l’ambito Golan. La vera paura d’Israele è vedere Hezbollah, alleato di Damasco, definitivamente alle porte di Israele, sulle strategiche alture del Golan. I colloqui segreti, se veri, indicano che Israele ha abbandonato il Golan e scelto il ritorno allo status quo ante…alture-golan-israelTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora