Colloqui segreti tra Siria, Israele e Giordania?

Pars Today, 30 novembre 2016

130632-004-09a31303Fonti vicine ai servizi segreti israeliani affermano che colloqui segreti avrebbero avuto luogo tra Siria, Israele e Giordania per “garantire i confini meridionali della Siria“. Citando fonti russe e statunitensi, un rapporto cita l’accordo tra tre parti “sul ritorno alla situazione prima del marzo 2011 sulle frontiere tre Siria, Giordania e Israele, soprattutto sul Golan”. Infatti nel marzo 2011 scoppiò la crisi siriana. Il rapporto continua: “Inoltre i rappresentanti, siriani, giordani, israeliani, russi, statunitensi e degli Emirati Arabi Uniti hanno partecipato ai colloqui, L’accordo tripartito prevede, se concluso, il ritorno delle forze multinazionali delle Nazioni Unite sul Golan occupato, responsabili della prevenzione di un qualsiasi confronto nella zona. L’accordo prevede anche, come in passato, la gestione della sicurezza da parte della Siria delle Alture del Golan occupate. La forza multinazionale che dovrà ritornare nel Golan sarà formata da 1000 soldati e 70 osservatori. Ci sarebbe anche una zona smilitarizzata al confine, prevista nel 1974 con l’accordo di cessazione delle ostilità tra Israele e Siria“. “La zona demilitarizzata si estende per 80 chilometri dal Jabal al-Shayq al confine tra Giordania, Siria e Israele, secondo il rapporto che osserva che l’accordo sarebbe conseguenza della vittoria di Trump, avendo insistito per tutta la campagna elettorale a porre fine alla crisi in Siria, convincendo Assad, che aveva detto in un’intervista del 16 novembre di essere pronto ad allearsi con Trump per finirla con lo Stato islamico“.
Quali sono i segnali di questi colloqui? Se hanno avuto luogo, dimostrano una cosa: Israele ha ceduto obiettivi ed interessi che cercava di raggiungere nella Siria meridionale tramite i terroristi di al-Nusra e SIIL. Nessuno può dimenticare infatti la logistica fornita da Israele ai terroristi e l’aiuto a centinaia di loro evacuati e curati negli ospedali israeliani. Che Israele accetti di discutere con la Siria, pochi mesi dopo la riunione assai pubblicizzata di Netanyahu e del suo gabinetto sul Golan occupato, è un’amara confessione del regime israeliano, che vede i suoi cinque anni di tentavi abbandonati miseramente. I terroristi taqfiri di cui Israele ora sembra volersi sbarazzare (se si crede ai rapporti che Israele avrebbe bombardato le posizione del SIIL nel Golan), non hanno potuto regalargli l’ambito Golan. La vera paura d’Israele è vedere Hezbollah, alleato di Damasco, definitivamente alle porte di Israele, sulle strategiche alture del Golan. I colloqui segreti, se veri, indicano che Israele ha abbandonato il Golan e scelto il ritorno allo status quo ante…alture-golan-israelTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

George Soros contro la Siria

Vanessa Beeley, The Wall Will Fall, 21 gennaio 2016sorosI media sono professionisti dell’intrattenimento, la confezione aziendale è volta alla massima diffusione e a fare i soldoni. Lo scopo non è informare, ma un quantificabile e chiaro business plan. Il successo si basa su una formula semplice: restare entro parametri “comprensibili” al pubblico che divora frasi ad effetto e storie note ad ogni ora di ogni giorno. Come foche ammaestrate in cui ogni desiderio, istinto e modello di acquisto è misurato dal marketing dei media aziendali ad uso e consumo degli inserzionisti; il pubblico vuole essere accontentato e i media occidentali provvedono“, Sharmine Narwani

LA BBC traffica
aleppo-siege-265x160Le carabattole del circo mediatico su Madaya ignorano la valanga di chiare anomalie e l’inganno totale della narrazione prevalente. Sorde a opinione pubblica e indagini, istituzioni come la BBC si considerano al di sopra della responsabilità verso chi paga per mantenerle, il pubblico inglese. Ritengono perfettamente accettabile diffondere video di Yarmuq del 2014 dicendo che si tratta di Madaya nel 2016, e quando richiesto di rimuovere il video incriminato, non spiegano, né si assumono la responsabilità delle loro tattiche di confusione e disinformazione. Fortunatamente, Robert Stuart, ardente attivista contro la continua propaganda offensiva ed ostile alla Siria della BBC, ha posto un reclamo ufficiale e chiesto perché alla BBC, da troppo tempo, è stato permesso di non rispondere. Le TV al-Mayadin, al-Manar, al-Masirah e molte altre, che rappresentano le voci degli oppressi in Medio Oriente, vengono sistematicamente escluse dai canali satellitari finanziati dall’Arabia Saudita e dai social media filo-israeliani. Press TV di Teheran ha avuto la licenza revocata dall’Ofcom nel 2012. RT è stati oggetto di attacchi implacabili della BBC da quando il “Cremlino ha lanciato la sua operazione mediatica internazionale“. Il lessico della BBC non manca mai di mantenere e celebrare la terminologia da “guerra fredda” o la paura dell'”indottrinamento” russo della mente della gente. “Ma (RT) finirà sotto un maggiore controllo per mancanza di equilibrio editoriale e per l’accusa che disinforma deliberatamente per contrastare e dividere l’occidente“, tratto da Le operazioni mediatiche globali della Russia sotto i riflettori.
Tale sorprendente dimostrazione di proiezione di se va abbinata alla capacità dei sionisti di trasformare i propri crimini contro l’umanità in accuse ben confezionate a chi opprimono, i palestinesi, sulle cui rovine Israele ha costruito i propri insediamenti, facendone i colpevoli e per cui Israele è esente dal giudizio sui crimini commessi per “autodifesa”. La BBC abbellisce tale “auto-difesa”, o è creativa sulla verità difendendo la spaventosa politica estera neocolonialista del nostro governo, volto a fomentare la divisione settaria in Medio Oriente per facilitare i desiderati “cambio di regime” in Siria e massacro dei civili nello Yemen, bombardato da missili e armi di distruzione di massa made in UK. Questi sono solo due esempi della collusione della BBC con la destabilizzazione globale e la riduzione di nazioni sovrane in “stati falliti” in perenne conflitto, maturi per l’invasione e l’occupazione strisciante del complesso economico e pseudo “umanitario” delle ONG, naturalmente, aumentando i redditi del complesso militare industriale.

La BBC è sorosizzata
syria-campaign-break-the-sieges La seguente dichiarazione straordinaria è tratta da un documento del Wilson Center. Nella sezione intitolata “Il ruolo delle ONG nella costruzione della società civile”, “In alcuni Paesi, ONG locali vengono finanziate per istigare “campagne per il potere al popolo”. Come nelle recenti “rivoluzioni colorate”, tali campagne hanno lo scopo di aprire i regimi politici ai partiti di opposizione e spodestare i leader che hanno preso il potere con metodi irregolari. In generale, i programmi che supportano e rafforzano le attività delle ONG sono visti come modi per favorire l’emergere della società civile, integrando lo Stato nel provvedere ai bisogni pubblici e rendere i governi sensibili alla popolazione“. Sembrano essersi tolti i guanti. Qui, il Centro Wilson espone allegramente la politica del cavallo di Troia delle ONG quali agenti di propaganda dell’imperialismo in qualsiasi nazione dalle risorse da depredare o strategicamente importante. Si spiega perfettamente il finanziamento del “potere popolare”, la tempistica delle campagne per il cambio eseguiti in sincronia con le fratture regionali o nazionali, attuate da movimenti di opposizione importati o favoriti sul posto per spingere i movimenti filo-imperialisti al cambio di regime. Naturalmente non c’è mai alcuna intenzione da parte dei burattinai di permettere alla gente di avere il potere preteso. L’obiettivo è il vuoto di potere, notoriamente da riempire con un governo filo-imperialista che garantisca totalmente il potere alle ostili aziende imperialiste. Ci si può chiedere perché ciò sia rilevante nella distorsione della verità della BBC. Per spiegarlo, si noti l’inclusione del BEEB sul sito dell’Open Democracy. Si dia un’occhiata all’impressionante lista dei finanziatori di Open Democracy. Non sorprenderà che George Soros sia su tale lista. In realtà, l’unico magnate “filantropico” assente è la Fondazione Bill e Melinda Gates. Si consideri chi tenga i cordoni della borsa della maggioranza degli agenti della propaganda e delle ONG che attuano il cambio di regime in Siria. La strada lastricata di mattoni gialli delle ambizioni neocon e dell’impossibile missione imperialista in Siria porta dritto alla stratega del caos globale, che George Soros spaccia furiosamente da dietro lo scudo delle ONG umanitarie. In primo luogo un richiamo a un articolo sulla mitica ONG che spaccia articoli fasulli sulla Siria, Avaaz, l’arte di vendere odio per conto dell’Impero. “Non è una coincidenza che, allo stesso tempo, una lucida, sofisticato e ben finanziata “campagna Salva la Siria” venisse creata negli uffici dei tizi di Harvard preferiti dall’impero. Qualora, stando dietto l’organizzazione Avaaz, il pubblico non accettasse comunque l’attacco aereo alla Siria, la società di pubbliche relazioni di New York Purpose Inc. interverrebbe“, (la cui collaborazione con l’Open Society Foundation di Soros è evidenziata nell’articolo).dr-al-jaafariL’ultima campagna sulla Siria: spezzare l’assedio
Tale campagna fu lanciata in concomitanza con la tempesta propagandistica #OperationMadaya, in perfetta coincidenza con la criminale e brutale esecuzione del principale attivista per la democrazia, l’unità e la libertà dal governo dispotico dei Saud in Arabia Saudita, Shayq Nimr al-Nimr. Con vero stile aziendale di Manhattan, tale costosa campagna pubblicitaria si diffuse per le strade, proprio al culmine dell’indignazione del pubblico e dei media occidentali ispirati da al-Jazeera dei governanti del Qatar, che spacciava a ripetizione foto false. Il noto ritornello “Assad è la radice di ogni male” fungeva da sfondo drammatico della dilagante campagna pubblicitaria. La si poteva anche perdonarlo pensando fosse stata preparata in precedenza. Il Dr. al-Jafari, rappresentante permanente della Siria alle Nazioni Unite, ha ricondotto tale sfruttamento del dramma alla verità succinta dei piccoli istrionismi, con grande dignità nonostante l’ostilità dei media contro il governo siriano. Questa chiara calma è ora una nota componente del rifiuto siriano, iraniano e russo dell’isteria occidentale. “Rientrano nella Campagna sulla Siria, Free Syrian Voices, March Campaign#WithSyria e Medics Under Fire, tutte creazioni di Purpose.inc”. La società di pubbliche relazioni di New York Purpose ha creato almeno quattro ONG e campagne anti-Assad: Caschi bianchi, Voci libere siriane, Campagna per la Siria e Campagna marcia per la Siria.

Rami ed Erdogan

Rami Jarrah ed Erdogan

Avaaz
Ancora un’altra petizione spudoratamente di parte di Avaaz dallo scarso rispetto per la realtà a Madaya. Clicca qui per Ciò che i Media non dicono su Madaya, di SyriaGirl. “Avaaz , assieme a Rockefeller, George Soros, Bill Gates e altri potenti, plasma meticolosamente la società globale utilizzando e sviluppando strategie di marketing psicologico, soft power e social media, per conformare il consenso pubblico…Cory Morningstar.

Ancora Rami Jarrah con Erdogan

Ancora Rami Jarrah con Erdogan

Rami Jarrah – ANA Press
140216281-64b26e1f-509e-422d-83f8-a87eefe29d53 Ah, ora qui c’è un affascinante vaso di Pandora, che sarà studiato approfonditamente nel prossimo articolo, suscitando un paio di scossoni ai suoi supporter. Tuttavia, per ora, una breve panoramica su Rami Jarrah. Già noto come Alexander Page negli inebrianti giorni in cui BBC, CNN e al-Jazeera lo sponsorizzavano da “cittadino giornalista” di Avaaz che si spacciava da corrispondente estero onnipresente sul fronte del cambio di regime in Siria, assieme a Danny Abdul Dayem, noto attore da bombe e razzi in Studio della CNN, suo compare sul carro di Avaaz Democracy. Naturalmente ANA Press spaccia le solite lodevoli affermazioni; “Siamo un’organizzazione indipendente e priva di qualsiasi appartenenza politica, in quanto ciò potrebbe influenzare le nostre neutralità ed onestà. Non abbiamo e non accettiamo fondi da gruppi politici”. Rami Jarrah
È interessante notare che dando una sbirciatina dietro tale velo d’integrità troviamo che tali affermazioni sono compromesse dalle agenzie governative e aziende che investono in questi gruppi di raccolta fondi ed influenza, ascari dei neocon. Con poco sforzo rintracciamo presso ANA Press HIVOS, SIDA e naturalmente Soros. SIDA: agenzia di aiuti allo sviluppo affiliata a governo svedese, Unione europea, Nazioni Unite e Banca Mondiale. George Soros è la figura prominente del portafoglio dell’ennesimo programma per il cambio di regime, “Dare conto a tutte le voci“. “Dare conto a tutte le voci è l’unico ente di ricerche e studi che lavora per capire meglio ciò che funziona, e non, dei programmi che utilizzano la tecnologia per promuovere trasparenza e governance responsabile”. Il fondo è finanziato congiuntamente da SIDA, USAID, DFID, Fondazione Open Society e Omidyar Network.Hivos collabora con Open Society Foundations (OSF), un’iniziativa del filantropo George Soros, dal 2005. L’OSF costruisce democrazie vivaci e tolleranti i cui governi sono responsabili nei confronti dei cittadini. Questa missione è perfetta con la politica di HIVOS“, Hivos Jarrah. “La missione di Jarrah è garantire che le voci dei siriani siano ascoltate in tutto il mondo, incarnando non solo lo spirito della libertà di stampa del Premio Internazionale della CJFE, ma anche quella dell’Alternative&Independent Media del programma dell’Hivos ‘Expression&Engagement’.” Democrazie vivaci e tolleranti… Muoviamoci, o dovremmo dire MoveOn? “Avaaz fu creato anche da MoveOn, comitato d’azione politico (PAC) del Partito Democratico, formatosi in risposta all’impeachment del presidente Clinton. Avaaz e MoveOn sono finanziati dal già condannato finanziere miliardario George Soros”, Siria: Avaaz, l’arte di vendere odio per conto dell’Impero.

Wissam Tarif, manager di Avaaz
436x328_57196_230775Wissam Tarif è un altro dei tizi di facciata all’origine del marketing a favore del cambio di regime in Siria, lanciato quasi esclusivamente dal sovvertitore dell’opinione pubblica Avaaz nel 2011, con un piccolo aiuto degli amici CNN, BBC e al-Jazeera. Anche questo sarà esaminato con maggior dettagli in un articolo successivo. Tarif fu uno dei primi a parlare di democratizzazione della Siria presso l’Oxford Research Group nel 2011. Wissam Tarif da allora fu promosso responsabile delle campagne di alto profilo di Avaaz, un pervicace sostenitore della democrazia globale e della democratizzazione della Siria per mano di NATO, Stati Uniti, GCC ed Israele. “WT: “Finché la gente di Madaya e altre città assediate in Siria avrà la libertà, così come il cibo, i bambini continueranno a morire di fame. Le Nazioni Unite hanno già mediato accordi per togliere l’assedio e ora Ban Ki Moon deve urgentemente garantire la salvezza di migliaia di vite e costruire la fiducia in Siria in vista dei negoziati di pace a fine mese“. Operazione Madaya, appello di Avaaz.
Wissam Tarif, nei primi giorni della guerra alla Siria, era un membro della quinta colonna di Avaaz, con Rami Jarrah/Alexander Page e Danny Abdul Dayem, tra migliaia di altri, finanziati dai 1,2 milioni di dollari raccolti dalle petizioni di Avaaz. Nel 2011 Tarif fu descritto eufemisticamente come manager delle campagne di Avaaz, ma era anche associato a una ONG spagnola chiamata INSAN, umano in arabo. Curiosamente, quando approfondii i suoi contatti ebbi difficoltà a trovare INSAN, che sarebbe in Spagna, ma dove non esiste alcuna ONG del genere. Alla fine, nella pagina dei contatti di Wassim notavo l’indirizzo e-mail di Insan international: Wissamtarif@insanintl.com. Il sito era indicato come Insanassociation.org. Al momento della prima indagine, INSAN elencava i partner sul sito. Per fortuna feci uno screenshot, perché quando vi ritornai per avere i link, il collegamento portava al messaggio errore 404. Inoltre, casualmente, INSAN ha ora la nuova pagina web InsanIntl.com, che sempre casualmente non mostra più le informazioni sui suoi finanziatori. Tuttavia, George Soros e la  Open Society Foundation ovviamente fanno parte del quadro, ancora una volta.insanI caschi bianchi
I caschi bianchi hanno forse la più diversificata gamma di sostenitori e donatori. La maggior parte dei quali sono già stati trattati in precedenti indagini approfondite, e sono CIA, Foreign Office, fazioni dell’opposizione siriana e agenzie di reclutamento di mercenari e killer, ma naturalmente sempre seguendo la strada lastricata di mattoni gialli, si arriva a Soros. Per un’analisi completa del finanziamento dei caschi bianchi, Caschi bianchi siriani: La guerra attraverso l’inganno.

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Gennaio 2016, i caschi bianchi chiedono di bombardare Qafraya e Fuah, presso Idlib

Soccorritori imparziali e neutrali di tutti i siriani, indipendentemente dalle alleanze“, così si presentano i caschi bianchi. Nella foto, i caschi bianchi mostrano striscioni che chiedono di bombardare e distruggere Qafraya e Fuah, due villaggi sciiti presso Idlib assediati da Ahrar al-Sham e Jabhat al-Nusra dal 2011. Una dimostrazione “imparziale” del nudo settarismo wahhabita degli eroi umanitari, idolatrati da governi, media e pubblico occidentali. Per ulteriori indicazioni sul terrificante assedio di Qafraya e Fuah si legga la serie di Eva Bartlett su Counterpunch: Indicibili sofferenze a Qafraya e Fuah.

Perriello, fondatore di Human Right Warch, con il generale ed ex-capo della CIA Petraeus

Perriello, fondatore di Human Right Watch, con il generale ed ex-capo della CIA Petraeus

SN4HR
Il sito SN4HR non da informazioni su chi lo finanzia e le informazioni sulla proprietà del sito sono occultate, ma è dimostrato che è ospitato negli Stati Uniti. L’organizzazione si identifica come nata dalla “rivoluzione in Siria” (chiaramente un’organizzazione partigiana, vedasi in fondo all’home page) che afferma di essere ‘fonte attendibile’ sul conflitto in Siria per le principali organizzazioni dirittumanitarie, enti di beneficenza e governi, tra cui Nazioni Unite, Human Rights Watch, Amnesty International e anche dipartimento di Stato degli Stati Uniti. “Database e archivi di rete sono considerati fonti affidabili e cruciali da media internazionali e locali, organizzazioni e agenzie internazionali che operano nel campo dei diritti umani”. Tratto da “Madaya, altra truffa umanitaria occidentale sulla Siria”. Century Wire 21… e nello stesso articolo seguiamo il percorso che ancora una volta porta a Soros, “non c’è nessun posto come casa“.

Human Rights Watch
Human Rights Watch finanziata da Soros ha svolto un ruolo importante nel ritrarre falsamente attentati e altre atrocità di SIIL e al-Qaida come opera del regime di Assad, per supportare l’azione militare di Stati Uniti e Unione europea“, William Engdahl, “La Siria è su entrambi i lati della crisi dei rifugiati”. hrw-timInfografica del Professor Tim Anderson

Physicians for Human Rights
Salve Soros2015physicianshumanrightsgalasolli1oxn6klIl Dr. Denis Mukwege e George Soros dedicano la vita agli altri affrontando abilmente le questioni più difficili, supportare le donne del Congo e migliorare la vita e far progredire i diritti umani dei popoli oppressi nel mondo“, aveva detto Donna McKay, direttrice esecutiva di PHR. “I loro instancabili sforzi e leadership ispirano i difensori dei diritti umani nel mondo consolidando la vitale resistenza a chi viola i diritti umani“. Soros, la cui leadership e dedizione filantropica alla causa dei diritti umani fu onorata nel 2015 dal Premio alla carriera dei Physicians for Human Rights, è un loro sostenitore dal 1985. “George Soros capì, dall’inizio, che i medici svolgono un ruolo fondamentale nel preservare la dignità umana, principio fondamentale dei diritti umani“, aveva detto McKay. “La sua fede nella nostra causa ha spianato la strada ad altri sostenitori e ha contribuito a garantire che gli operatori sanitari avessero l’opportunità di utilizzare le proprie competenze come mezzo per la giustizia“. Conferenza dei PHR.

Medici senza frontiere e Medici del Mondo
kouchner-es-soros-foto-tury-gyorgy-hvghuMSF hanno fatto sforzi concertati per prendere le distanze dal suo avvocato interventista, il co-fondatore Bernard Kouchner, ma con scarsi risultati, dato che Kouchner viene ancora invitato a commentare il bombardamento statunitense dell’ospedale di MSF a Kunduz, in Afghanistan, nel 2015. Ancora una volta l’unico scopo di tale articolo è dimostrare come le organizzazioni non governative dal grande impatto in Siria, e nei nostri media, siano legate a George Soros (tra una miriade di innegabilmente faziose agenzie governative occidentali).
La Coalizione per la Corte penale internazionale (CICC) è un’organizzazione internazionale non governativa (ONG) a cui aderiscono oltre 2500 organizzazioni nel mondo per sostenere una fiera, efficace e indipendente Corte penale internazionale Il CICC è un progetto del Movimento Federalista Mondiale – Istituto per la Politica Globale (WFM-IGP) e ha segreterie a New York, nei pressi delle Nazioni Unite (ONU), e all’Aia, Paesi Bassi. (Tratto da Wikipedia). Il comitato direttivo del CICC comprende Human Rights Watch e Amnesty International. Il Movimento federalista mondiale è finanziato da George Soros. Medici senza Frontiere e Medici del Mondo sono membri della CCIC, di certo in Francia.

ONG partner
Un’altra forma di collaborazione di enorme importanza per le fondazioni di Soros, sono i rapporti coi beneficiari che negli anni sono divenute alleanze nel perseguire parti cruciali dell’agenda della società aperta. Tali partner sono, ma non solo: Medici Senza Frontiere, Fondazione AIDS Est-Ovest, Medici del Mondo e Partner nella Salute, per vai dei loro sforzi nell’affrontare cruciali emergenze sanitarie spesso collegate a violazioni dei diritti umani“. Tratto da Open Society Foundationsoros-amnestyAmnesty International
Un’altra ONG finanziata da Soros ed attiva nel demonizzare il governo di Assad come causa delle atrocità in Siria, costruendo il sostegno pubblico a una guerra contro la Siria di Stati Uniti e Unione europea, è Amnesty International. Suzanne Nossel, fino al 2013 direttrice esecutiva di Amnesty International USA, lavorava al dipartimento di Stato degli Stati Uniti dov’era viceassistente della segretaria di Stato, non proprio un organismo imparziale verso la Siria“. William Engdahl per New Eastern Outlook

Siria: La rivoluzione dei miliardaribillionaires-revolutionInfografica del Professor Tim Anderson, nel libro “La guerra sporca alla Siria”.

La BBC cammina sulla strada lastricata di giallo?
La BBC collabora con Open Democracy di Soros? Certo, quando osserviamo la pagina web è difficile non vedere che vi sia almeno una certa collaborazione. “Finanziata al 95% degli inglesi con il canone, la BBC appartiene al popolo, non al governo. OurBeeb è indipendente, non di parte e mira a garantire che la discussione sul futuro della British Broadcasting Corporation sia nelle mani del popolo inglese“. OurBeebopen-democracyForse i cittadini inglesi hanno voce in capitolo nella scelta di Soros come mentore e manager della campagna sulla maggiore rete multimediale pubblica il cui potere di alterare la percezione del pubblico è leggendario. “Come garantirsi che la BBC sia sentita ‘nostra’ dal pubblico che la finanzia e le cui molte voci dice di rappresentare? In un momento di tagli delle entrate pubbliche e rapidi cambiamenti tecnologici, il ruolo della BBC supera il tradizionale primo notiziario sui partiti politici. E’ tempo di rimodellare il dibattito sul futuro della più importante istituzione culturale del Regno Unito”. Poi vediamo le conseguenze dell’operazione Madaya. Su Open Democracy si legge… “Come i giornalisti cittadini mutano la redazione della BBC? I contenuti generati dagli utenti offrono nuovi modi di coprire le storie ‘occultate’, come il conflitto siriano. Ma come i giornalisti rappresentano ciò che vi accade?” Come in effetti? Segue poi una serie di scuse sui giornalisti della BBC, come Lyse Doucet, incapaci di essere in Siria. Si tirano fuori varie pretese. La morte di Marie Colvin del Sunday Times a Homs, nel 2012. Nessuna menzione che Colvin si fosse infiltrata senza l’autorizzazione del governo siriano, assieme a Rami Jarrah. La decapitazione della sospetta quinta colonna James Foley. Per non parlare del pericolo di attacchi aerei “stranieri” e dello Stato islamico. E perché, potreste chiedere, la BBC non trova le voci che in Siria che denunciano l’intervento estero o sostengono il governo legittimo? Stranamente, non sono “disposte a parlare”. Niente a che vedere col fatto che la BBC fa notoriamente propaganda antisiriana, per cui quelle persone temono non dica la verità sul punto di vista del popolo siriano. Sharmine Narwani ha ferocemente sfidato lo status di osservatore neutrale dei media occidentali nell’articolo: Giornalista occidentale, visto negato, “Perché in questo momento sinceramente non riesco a pensare a un gruppo di persone meno capaci di verificare le cose in Siria dei giornalisti occidentali. E non perché non sono fisicamente lì o non sanno mettere insieme più di due parole in arabo. Ma perché danno credito alle storie dei propri governi su tutto. I giornalisti occidentali s’inebriano al lascivo senso di giustizia degli ossimorici “valori occidentali” che ci rinfacciano. Gli stessi valori occidentali che chiedono “responsabilità” e “trasparenza” a tutte le nazioni, coprendo i governi occidentali mentre si fanno strada tra i corpi di musulmani e arabi nelle infinite guerre per la “sicurezza nazionale”.” Col senno del poi, potremmo essere considerati cospirazionisti, pensando che forse navigando tra tali eventi siamo a questo punto dell’assoluto silenzio stampa, utile agli obiettivi globalisti del governo? Vediamo la ciliegia sulla torta del cambio di regime? Soros ha apparentemente ufficializzato la cooptazione della BBC nella sua rete propagandistica sulla Siria, incanalandone le operazioni d’informazione nella sua perfetta molteplice rete di bugie anti-Assad.
La strada lastrica di mattoni gialli porta a Soros e la BBC non vede il Mago. Come se fosse alla ricerca di cuore, coraggio e cervello.14502933Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Shimon Peres rubò la bomba atomica

Richard Silverstein, Mondialisation.ca, 23 settembre 2016f130212mmgpo02Shimon Peres, l’ex-presidente d’Israele, subì un “infarto” qualche giorno fa, rimanendo ricoverato in ospedale in gravi condizioni (fino al decesso, il 28 settembre. NdT). È tempo di fare il punto su questa figura importante fin dalla proclamazione dell’indipendenza di Israele. Nessun altro politico israeliano, senza dubbio, ha avuto tale longevità. Peres muore mentre Israele [1] piange uno dei “padri fondatori” dello Stato, per settantanni ininterrotti al suo servizio. Il coro di lodi sarà assordante. Le TV di certo trasmetteranno documentari con al fianco il mentore David Ben Gurion, dettagliando a volontà le gesta di questi grandi. Ma come spesso accade, la verità è altrove. Peres iniziò la carriera come galoppino di Ben-Gurion, tenace ed inventivo. Ciò che voleva il capo, trovava sempre modo di realizzarlo. Infine divenne il suo capo “faccendiere”, di cui si fidava nel risolvere problemi di ogni genere. Così il compito enorme di dare l’arma nucleare ad Israele ricadde su di lui. Non fu un compito facile, e richiese enormi perseveranza, determinazione, inventiva e anche la decisa propensione al furto. Peres fu più che all’altezza del compito. Fin dal primo minuto dalla fondazione dello Stato d’Israele, Ben-Gurion aspirava alle armi nucleari, che vedeva come strumento del giudizio, l’asso che avrebbe preso quando tutte le carte gli erano contro. Mentre la posizione strategica d’Israele era piuttosto solida, Ben Gurion non si stancava mai di dire il contrario. Un episodio spesso citato era mentre contemplava muto la mappa del Medio Oriente appesa in ufficio, esclamava a chi gli stava vicino che, “non aveva chiuso occhio durante la notte a causa di questa carta“. Perché, diceva, “cos’è Israele? Una macchiolina solitaria. Come poteva sopravvivere nella vastità del mondo arabo?

Shimon Peres nel 1968: Crediamo che Israele non dovrebbe introdurre armi nucleari in Medio Oriente
peres-and-sharon-005Nel suo piccolo libro critico Israele, anno 20, pubblicato subito dopo la “guerra dei sei giorni” del giugno 1967 (Marabout Université n° 144, p. 288), Claude Renglet pubblicò un’intervista con Shimon Peres (scritto Peress) che, svolgendo un ruolo fondamentale nel dotare Israele di armi nucleari, diceva il contrario:
Se la pace non si avrà in Medio Oriente, Israele dovrà essere vigile. Pensa che l’esercito israeliano, che dovrà rafforzarsi ulteriormente e sempre, debba dotarsi di armi nucleari?
Israele deve essere capace di produrre le proprie armi. Siamo stati sottoposti ad embargo nel 1948, 1956 e 1967, questo ci porta a pensare, ma non pensiamo, che Israele dovrebbe introdurre le armi nucleari in Medio Oriente”.
E sui rapporti con la Francia:
Israele deve diventare un Paese come la Svezia, cioè capace di produrre tutte le armi. Per quanto riguarda l’embargo francese, non penso che sia mantenuto senza compromessi. Siamo in polemica con la Francia, ma il divorzio non è stato pronunciato”.
Fu almeno un eufemismo. Mentre il Generale de Gaulle, con parole precise, stigmatizzò le “ambizioni ardenti e di conquista” nutrite dagli “ebrei, fino ad oggi dispersi ma rimasti ciò che furono sempre, ciò che si chiama popolo d’élite, sicuro di sé e prepotente”, alcuni nell’apparato statale e militare francese erano impegnati inconsapevolmente ad incoraggiarle con tutti i mezzi.
Maggiori dettagli sull’intervista sul nucleare militare d’Israele in questo libro.
Ciò faceva parte della strategia israeliana di presentarsi da vittima eterna, la parte vulnerabile in qualsiasi conflitto, bisognosa di sostegno morale e militare per evitare di essere distrutta. E che importanza aveva se niente di tutto questo era vero, se dopo la distruzione degli ebrei europei da parte dei nazisti, il mondo non correva il minimo rischio che qualcosa di simile si ripetesse. Così Israele divenne dal 1948, agli occhi di gran parte del mondo, il “piccolo Davide” contro il “Golia arabo”. Tuttavia, la convinzione più comune è che le sue ADM siano volte a proteggere Israele dalla distruzione imminente se subisse una sconfitta catastrofica, teoria falsa, nell’insieme e in dettaglio. Infatti, in alcun momento Israele subì tale minaccia. Israele ha sempre avuto la superiorità militare sui nemici in ogni scontro che ne caratterizzò la storia nel 1948-1967 (e successivamente). Il vero scopo di Ben Gurion nel volere le armi nucleari era politico. Voleva assicurarsi che Israele non fosse mai costretto ad impegnarsi in un negoziato che gli avrebbe fatto perdere le conquiste territoriali con la forza delle armi. Voleva un’arma da far pendere sulla teste dei nemici, garantendosi di non dover mai rinunciare a tutto ciò che apparteneva, ai suoi occhi, ad Israele. Così la bomba nucleare israeliana fu lo strumento per virtualmente respingere qualsiasi iniziativa di pace proposta dal 1967.
I capi israeliani sapevano che gli Stati Uniti avrebbero scommesso sul fatto che non avrebbero usato le armi di distruzione di massa (ADM), se necessario. Pertanto, il successivo presidente degli Stati Uniti ebbe già una mano legata dietro la schiena nel negoziare. Il poker dove i giocatori che hanno l’asso di picche in tasca e tutti gli altri lo sanno, non è più un gioco, no?

Gli oppositori israeliani alla bomba
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Sarebbe sbagliato credere che tale visione strategica di Ben-Gurion e Peres venisse idolatrata dai contemporanei. Non lo fu. L’opposizione in Israele alla “bomba israeliana” era forte, e superava i confini di partito. Tra i contrari, il futuro primo ministro Levi Eshkol, Pinchas Sapir, Yigal Alon, Golda Meir, e il capo dello sviluppo delle armi israeliane Yisrael Galili. Anche il capo dell’esercito israeliano, Chaim Leskov, si oppose alla bomba. Il professor Yeshayahu Leibowitz, fedele al suo stile profetico, creò una ONG che chiedeva di fare del Medio Oriente una zona denuclearizzata (si chiamava “Comitato pubblico di smilitarizzare del Medio Oriente dalle armi nucleari”), e fu probabilmente il primo appello del genere al mondo. E in un certo senso, sbagliò: disse che la costruzione di un reattore nucleare da parte di Israele averebbe incitato i nemici a bombardarlo. In futuro, grazie a Lebowitz, il reattore di Dimona sarebbe stato chiamato “la follia di Shimon”. I mezzi sconsiderati con cui Peres cercò di raggiungere l’obiettivo era stupefacente. Sfruttò il senso di colpa tedesco per finanziare il programma e reclutò Arnon Milchan quale agente illegale per organizzare il furto di uranio altamente arricchito in un deposito degli Stati Uniti. Peres negoziò con la Francia un accordo per costruire il complesso di Dimona che ad oggi produce il plutonio necessario per l’arsenale israeliano di armi di distruzione di massa. Il direttore generale del ministero della Difesa spesso si recava in Francia, costruendo e mantenendo una rete politica negli ambienti di governo, per stipulare tutti gli accordi necessari per la costruzione dell’impianto di Dimona. Un giorno si recò a Parigi per firmare l’accordo definitivo, e il governo francese, in un momento in cui l’instabilità politica continuava in Francia, fu messo in minoranza in Parlamento. Ben Gurion pensò in quel momento che tutti gli sforzi fatti da Peres fossero stati vani. Ma si rifiutò di cedere ed andò dal primo ministro dimissionario francese (Maurice Bourges, primo ministro dal 12 giugno al 30 settembre 1957) e suggerì di firmare l’accordo retrodatandolo per fa finta che fosse stato concluso prima delle dimissioni del governo. Il capo francese accettò. Così la bomba israeliana fu salvata da un bluff e da documenti falsi. Quando qualcuno chiese a Peres come ebbe il coraggio di uscirsene con tale trucco, rispose “che sono 24 ore tra amici?“. Peres ricorse anche al furto. Infatti, se Israele aspettava di poter produrre l’uranio altamente arricchito necessario per sviluppare l’arma nucleare, sarebbero passati anni. Se riusciva invece a procurarsi l’uranio attraverso altri canali, avrebbe notevolmente accelerare il processo. Così Peres reclutò Arnon Milchan, in seguito divenuto produttore di Hollywood, perché rubasse diverse centinaia di chilogrammi di materiale nucleare in un deposito in Pennsylvania con la complicità di funzionari statunitensi, degli ebrei filo-israeliani reclutati per l’occasione.
Roger Mattson ha recentemente pubblicato un libro intitolato “Il furto della bomba atomica: come occultamento e inganno armarono Israele” [2]. Questo articolo riassume le sue scoperte, tra cui un gruppo di scienziati ed ingegneri ebrei statunitensi che fondarono la società che probabilmente sottrasse e trasferì clandestinamente in Israele materiale nucleare sufficiente per produrre sei bombe atomiche. Diversi capi di tale azienda divennero dignitari della “Zionist Organization of America”. Uno dei fondatori della società combatté nell’Haganah nella guerra del 1948, ed era un protetto del futuro capo dei servizi segreti israeliani Meir Amit. Importanti personalità dell’intelligence degli Stati Uniti suggerirono che l’azienda fosse stata creata dai servizi segreti israeliani per rubare materiali e competenze tecnologiche negli Stati Uniti, a favore del programma israeliano per sviluppare armi atomiche. Tutto ciò significa che i capi delle principali organizzazioni della lobby pro-Israele aiutarono e incoraggiarono un’enorme falla nella sicurezza nazionale degli Stati Uniti per concedere ad Israele la bomba nucleare. Se siete tra coloro che di solito difendono i Israele, ciò forse vi rende degli eroi? Se è così. ricordatevi che Julius ed Ethel Rosenberg furono condannati a morte e giustiziati nel 1956 per aver causato assai meno danni al programma nucleare degli Stati Uniti.

Leonardo DiCaprio, Arnon Milchan e Steven Spielberg

Leonardo DiCaprio, Arnon Milchan e Steven Spielberg

Il programma segreto di finanziamento della lobby israeliana
israels-nuclear-reactor-a-006Il programma per le armi di distruzione di massa era straordinariamente costoso. Il giovane Stato affrontava notevoli spese ospitando e sfamando milioni di immigrati, e di conseguenza non aveva i soldi per la bomba. Peres quindi si rivolse ai ricchi ebrei della diaspora, come Abe Feinberg, per i finanziamenti illegali. Feinberg fu la punta di diamante della campagna che permise di raccogliere 40 milioni (oggi pari a 260 milioni) di dollari e sfruttò i legami nel Partito democratico per garantirsi che il presidente Johnson rispettasse “il diritto d’Israele a non firmare il trattato di non proliferazione nucleare“. Il notiziario web israeliano Walla descrisse il geniale stratagemma inventato da Ben Gurion e Peres per aver il supporto della Francia negli sforzi per le armi nucleari. Iniziarono nel 1956 con un incontro segreto in una villa presso Parigi cui partecipavano un alto funzionario inglese e rappresentanti francesi. L’obiettivo di francesi e inglesi era in linea con quello degli israeliani, ma non del tutto. Francia e Gran Bretagna volevano vendicarsi del leader egiziano Gamal Abdel Nasser per aver osato la nazionalizzazione del canale di Suez e proposto di aiutare la resistenza algerina. Idearono un piano per attaccare Nasser e sottrarre le risorse strategiche dell’Egitto. Israele aderì con entusiasmo al complotto, ma con un proprio obiettivo, avere sostegno e assistenza dalle potenze europee sul programma nucleare. Dopo aver avuto il via libera da Ben Gurion, Peres contattò gli omologhi francesi annunciando che Israele aveva accettato di unirsi a ciò che divenne nota come “operazione Kadesh”, ma sostenne che Israele correva un pericolo maggiore in questa avventura che non Francia o Gran Bretagna: in caso di sconfitta, l’esistenza ne sarebbe stata minacciata. Perciò aveva assolutamente bisogno di armi strategiche, per impedire qualsiasi rischio di annientamento. Continuando i negoziati, i francesi dissero agli israeliani che gli era vietato dal trattato internazionale vendere uranio. Peres superò le difficoltà trovando una di quelle soluzioni brillanti e astute, tipiche della sua personalità: “Non vogliamo che ci vendiate l’uranio, prestatecelo“, disse. “E ve lo restituiremo una volta che la missione sarà compiuta“. Iniziò così lo sforzo per avere la bomba nucleare israeliana. Il reattore fu completato nel 1960 e nel 1967 Israele ebbe la prima bomba nucleare, rudimentale ma che poteva essere utilizzata in caso di sconfitta nella “guerra dei sei giorni”. Per qualche strana ragione, la censura militare obiettò al sito Walla il bluff di Peres sulla data falsa siglata per l’accordo franco-israeliano (come se si trattasse di un atto del governo ancora maggioritario nell’Assemblea nazionale, a cui nessuno in ogni caso chiese il parere). Nella versione censurata non c’è alcun riferimento. Non si trova più la storia della “proposta” di Peres a che la Francia “prestasse” l’uranio ad Israele, permettendo di aggirare gli obblighi internazionali ai francesi, poiché la vendita di uranio era illegale. La mia sensazione è che, data la scomparsa del vecchio, si preferiva che la questione non ne offuscasse la reputazione più del necessario, ponendo la domanda: perché il censore dà priorità a preservare la reputazione di un politico israeliano piuttosto che a proteggere la sicurezza dello Stato, che dovrebbe essere suo compito?dimna_g[1] O almeno della popolazione ebraica. Per i palestinesi in Israele è molto meno certo.
[2] Stealing the Atom Bomb: How Denial and Deception Armed Israel, Create Space Independent Publishing Platform, Febbraio 2015 – ISBN 978151508391 – euro 14

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’F-16 sionista abbattuto dalla difesa siriana sul Golan

Ziad al-Fadil, Syrian Perspective 13/9/2016

Il Tenente-Generale Fahd Jasim al-Furayj, Ministro della Difesa siriano, nell'ospedale militare di Tishrin.

Il Tenente-Generale Fahd Jasim al-Furayj, Ministro della Difesa siriano, nell’ospedale militare di Tishrin.

Qunaytra: a sud-ovest della capitale provinciale di Qunaytra, tra i villaggi di al-Burayq e Bir al-Ajam, ad ovest di Sasa, la rete della Difesa Aerea Siriana poteva finalmente aprire il fuoco contro i bombardieri dei ratti sionisti. Questa volta, l’aggressore era un F-16 prodotto e fornito dagli USA ed orgoglio dello Stato colono sionista. L’uomo che ha dato l’ordine e preso le coordinate del lancio del missile S-300 contro l’avvoltoio invasore è il Capitano Rayan Dhahar, nipote di mia moglie. Ha confermato il suo ruolo chiamando Layth e fornendo informazioni generiche sull’attacco. Ho ricevuto informazioni a conferma anche dalla moglie di Munzar a Damasco, informando che Munzar era ad al-Baath e aveva visto con i propri occhi il bombardiere sionista abbattuto. Il pilota non fu visto lanciarsi, probabilmente è arrostito sul seggiolino dato che le bombe dell’aereo sono esplose con il missile antiaereo. L’aviogetto è caduto in una zona vicina alle posizioni di al-Qaida e si presume che i terroristi, aperti alleati del sionismo, restituiranno i resti carbonizzati ai loro padroni. I sionisti ora probabilmente studiano attentamente i relitti per trovare qualche parte del pilota nella tipicamente macabra, orribile e raccapricciante pratica sionista di salvare tutte le parti di un corpo. L’Alto Comando siriano ha anche annunciato l’abbattimento del bombardiere e di un drone senza pilota nel Golan occupato. Le Forze Armate siriane sono poste in piena allerta sul fronte occidentale. I sionisti l’hanno negato, indicando alcuna voglia di usare questo fatto come casus belli. L’attacco al bombardiere sionista è avvenuto intorno alla 1:00 del 13 settembre, Damasco. L’aggressore stava sparando su un avamposto dell’Esercito Arabo Siriano mentre i nostri soldati impiegavano l’artiglieria contro i movimenti dei ratti di al-Nusra/al-Qaida. Nel tentativo di sollevare il morale dei parassiti, i terroristi sionisti sono decollati per dimostrasi seri alleati di terroristi e Arabia Saudita.
Salutiamo il Capitano Rayan Dhahar per il suo eroismo nel difendere i cieli siriani e il nostro grande Esercito Arabo Siriano.
14358994 La decisione di far decollare gli F-16 per sostenere i terroristi di al-Qaida, alleati del sionismo, era dovuta agli eventi iniziati l’11 settembre 2016, quando i terroristi effettuarono un feroce attacco nella zona di Tal Hamriya, a sud di Hadhar. Il contrattacco dall’EAS distruggeva un autocarro carico di terroristi di al-Qaida, tutti carbonizzati. Tra i ratti arrostiti vi erano capi sul campo come:
Muhamad Yusuf al-Subayhi (alias Abu Qinwa, noto molestatore di bambini e feticista fecale. Era un capo di al-Qaida)
Ibrahim Umar al-Ahmad (capo della liwa al-Sibatayn, riferimento a due tribù: araba e ebraica)
In questo momento, l’esercito sionista ha inviato degli aiuti sul campo alle rabbiose iene di al-Qaida. Tuttavia, l’attacco è fallito e al-Qaida ha subito perdite molto consistenti in ratti e materiale; tuttavia poté ritirarsi sotto il pesante fuoco dell’artiglieria sionista. I terroristi si sarebbero lamentati di non ricevere aiuti adeguati nella lotta contro l’EAS. Le mie fonti dicono che il principe Muhamad Ibn Salman, Viceprincipe buffone ed architetto del disastro nello Yemen, aveva ricevuto un messaggio urgente da Abu Muthana al-Shami. Contattando i suoi “alleati” dello Stato dell’Apartheid sionista, ne mendicava l’intervento, subito effettuato il 13 settembre 2016. Da quella data, l’EAS ha effettuato un contrattacco eliminando i 3 principali capi sul campo di al-Qaida ed altri 9 capi alleati a Tal Hamriya:
Muhamad Amin Sulayman al-Hariri (tale pappone era il capo di un gruppo ex-ELS (firqat Amud Huran) ora coinvolto nella fantasia chiamata maraqat Qadisiyat al-Janub o battaglia di Qadisiya del Sud, che noia.
Abu Muthana al-Shami (un irsuto suino che comandava tutti i campi di Ahrar al-Sham nel sud, aveva contattato gli scarafaggi sauditi per tentare di aiutare i suoi ratti).
L’Esercito arabo siriano ha resistito sul Golan utilizzando le unità per operazioni speciali di Qutayfa colpendo lo snodo di Abu Hudayj, tra le colline di al-Jarajir nel Qalamun. La zona è controllata dallo SIIL. I commando dell’EAS erano entrati furtivamente in una casa di 2 piani in cui i ratti dormivano, uccidendo l’unica sentinella e collocandovi esplosivi. Quando la casa è andata in fumo, i camerati dei ratti in zona si precipitarono ad estrarre i cadaveri prima che fossero trasformati in pane tostato. Mentre i cameratti si riunivano presso la casa distrutta, i commando inviarono un messaggio riguardante la situazione e l’artiglieria dell’EAS bombardava l’area friggendo altri 11 ratti che, come si è scoperto, erano mercenari di lingua urdu.
A Dayr al-Zur, gli alleati di Obama dello SIIL commettevano un altro macabro atto sgozzando dei patrioti siriani dopo averli appesi a ganci da macellai, come pecore in un grottesco Ayd al-Adha. Erano accusati di spionaggio a favore dei nemici dello Stato islamico, di seguire i movimenti dei terroristi e fotografare i ratti islamisti urinare sul Corano:

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alalam_636093601467773725_25f_4x3Ecco i nomi dei patrioti il cui assassinio è stato trasmesso dalla TV dei terroristi:
1. Ibrahim Ali al-Musa
2. Jumah Jaasim al-Abid
3. Amir Faysal al-Yusuf
4. Ibrahim Taha al-Yusuf
5. Abdurahman Salih al-Ahmad
6. Salih Ahmad al-Abdullah
7. Bashar Ahmad al-Ajil
8. Qasim Qalil Alí al-Sulayman
9. Abdullah Muhamad al-Qalifa
10. Muhamad Ibrahim al-Uzaba
11. Abdulmaliq Hasan al-Uzaba
12. Haydar Muhamad al-Abdullah

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La verità sull’arsenale nucleare segreto d’Israele

Julian Borger, The Guardian, 15 gennaio 2014

Israele ha rubato segreti nucleari e produce di nascosto bombe atomiche dagli anni ’50. E i governi occidentali, tra cui di Gran Bretagna e Stati Uniti, chiudono un occhio. Ma come possiamo aspettarci che l’Iran freni le ambizioni nucleari se gli israeliani non si chiariranno?4146483624cia-israel-dimonaNelle profondità delle sabbie del deserto, uno Stato mediorientale assediato ha costruito bombe nucleari in segreto, utilizzando tecnologie e materiali forniti da potenze amiche o rubati da una rete di agenti clandestini. E’ roba da thriller e il tipo di narrazione spesso usata per caratterizzare i peggiori timori sul programma nucleare iraniano. In realtà, però, le intelligence di Stati Uniti e Regno Unito credono che Teheran non abbia deciso di costruire una bomba, e i programmi atomici dell’Iran sono continuamente monitorati internazionalmente. Il racconto esotico della bomba nascosta nel deserto è una storia vera però. Solo che riguarda un altro Paese. Con una straordinaria serie di sotterfugi, Israele è riuscito ad assemblare un arsenale nucleare clandestino stimato in 80 testate, pari a India e Pakistan, ed ha anche testato una bomba quasi mezzo secolo fa, con scarse proteste internazionali o alcuna consapevolezza pubblica di ciò che facesse. Nonostante il fatto che il programma nucleare d’Israele sia un segreto di Pulcinella grazie a un tecnico scontento, Mordechai Vanunu, che lo denunciò nel 1986, la posizione ufficiale d’Israele è come sempre mai confermarne o negarne l’esistenza. Quando l’ex-presidente della Knesset Avraham Burg ruppe il tabù nel dicembre 2013, dichiarando il possesso israeliano di armi nucleari e chimiche e descrivendo la politica ufficiale di non divulgazione come “obsoleta e infantile“, un gruppo di destra chiese formalmente che venisse indagato per tradimento. Nel frattempo, i governi occidentali hanno supportato la politica dell'”opacità”, evitando ogni menzione della questione. Nel 2009, quando una giornalista veterana di Washington, Helen Thomas, chiese a Barack Obama nel primo mese di presidenza se sapesse di un Paese del Medio Oriente con armi nucleari, schivò la trappola dicendo solo che non voleva “speculare”. I governi del Regno Unito hanno generalmente seguito l’esempio. Alla domanda alla Camera dei Lord nel novembre 2013 sulle armi nucleari israeliane, la baronessa Warsi rispose tangenzialmente, “Israele non ha dichiarato un programma di armi nucleari. Abbiamo regolari contatti con il governo d’Israele su una serie di questioni legate al nucleare“, disse la ministra. “Il governo d’Israele non ci suscita dubbi. L’incoraggiamo a far parte del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT)“. Ma attraverso le crepe di questo muro di pietra, sempre più dettagli continuano ad emergere di come Israele abbia costruito armi nucleari con tecnologia contrabbandata e rubacchiata. Il racconto fa da contrappunto alla storica lotta di oggi sulle ambizioni nucleari dell’Iran. Il parallelo non è esatto, Israele, a differenza dell’Iran non firmò fino il TNP del 1968 e non ha potuto violarlo. Ma quasi sicuramente viola un trattato che bandisce i test nucleari, così come innumerevoli leggi nazionali e internazionali che limitano il traffico di materiali e tecnologie nucleari.
pic12 L’elenco delle nazioni che segretamente hanno venduto ad Israele materiale e competenze per produrre testate nucleari, o che hanno chiuso un occhio sul loro furto, includono gli attivisti più fedeli alla lotta alla proliferazione: Stati Uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna e anche Norvegia. Nel frattempo, gli agenti israeliani accusati di acquistare materiale fissile e tecnologia entrarono in alcuni degli stabilimenti industriali più sensibili del mondo. Questa rete di spie audaci dal notevole successo, nota come Lakam, acronimo ebraico per Ufficio dei collegamenti scientifici, dal suono innocuo, includeva figuri coloriti come Arnon Milchan, miliardario produttore di Hollywood di successi come Pretty Woman, LA Confidential e 12 Anni Schiavo, che infine ammise il suo ruolo. “Sai cosa vuol dire essere un ventenne e il tuo Paese permetterti di essere James Bond? Wow! Azione! E’ stato emozionante“, ha detto in un documentario israeliano. La storia della vita di Milchan è colorita e abbastanza probabilmente oggetto di uno dei blockbuster che vendono. Nel documentario, Robert de Niro ricorda le discussioni sul ruolo di Milchan nell’acquisto illecito di inneschi per testate nucleari. “A un certo punto chiesi qualcosa a tale proposito, essendo amici, ma non in modo accusatorio. Volevo solo sapere“, dice De Niro, “Disse: sì l’ho fatto per il mio Paese, Israele“. Milchan non rifuggiva dall’usare le connessioni con Hollywood per facilitare la sua seconda carriera oscura. A un certo punto, ammette nel documentario, usò il richiamo di una visita dell’attore Richard Dreyfuss per avvicinare un alto scienziato nucleare degli Stati Uniti, Arthur Biehl, e farlo entrare nel consiglio di una delle sue aziende. Secondo la biografia di Milchan dei giornalisti israeliani Meir Doron e Joseph Gelman, fu assunto nel 1965 dall’attuale presidente israeliano Shimon Peres, che incontrò in una discoteca di Tel Aviv (chiamata Mandy, dal nome dalla padrona di casa e moglie del proprietario Mandy Rice-Davies, nota per il suo ruolo nello scandalo sessuale Profumo). Milchan, che guidava l’azienda di fertilizzanti di famiglia, non si volse mai indietro nel giocare un ruolo centrale nel programma di acquisizione clandestina d’Israele. Fu responsabile per la protezione vitale della tecnologia di arricchimento dell’uranio, fotografando progetti di centrifughe che un dirigente tedesco corrotto aveva temporaneamente “smarrito” in cucina. Gli stessi progetti, appartenenti al Consorzio di arricchimento dell’uranio europeo, URENCO, furono rubati una seconda volta da un impiegato pachistano, Abdul Qadir Khan, che li usò per fondare il programma di arricchimento del suo Paese e creare il contrabbando globale di materiale nucleare, vendendo progetti a Libia, Corea democratica e Iran. Perciò, le centrifughe d’Israele sono quasi identiche a quelle dell’Iran, una convergenza che permise ad Israele di provare un worm, nome in codice Stuxnet, sulle proprie centrifughe prima di scatenarle contro l’Iran nel 2010. Probabilmente l’exploit del Lakam fu ancora più audace di quelle di Khan. Nel 1968, fece scomparire un intero cargo di uranio dal centro del Mediterraneo, in ciò che divenne noto come l’affare Plumbat; gli israeliani usarono una società di copertura per comprare una partita di ossido di uranio, noto come yellowcake, ad Anversa. Lo yellowcake era nascosto in fusti etichettati “plumbat”, derivato del piombo, e caricato su una nave da carico noleggiata da una società liberiana fasulla. La vendita fu camuffata da transazione tra aziende tedesche ed italiane con l’aiuto di funzionari tedeschi, in cambio di un’offerta d’Israele per aiutare i tedeschi nella tecnologia delle centrifughe. Quando la nave, la Scheersberg A, era ancorata a Rotterdam, e l’intero equipaggio fu licenziato con il pretesto che la nave era stata venduta e un equipaggio israeliano lo sostituì. La nave navigò nel Mediterraneo dove, sotto scorta della marina israeliana, il carico fu trasferito su un’altra nave. Documenti declassificati di Stati Uniti e Regno Unito nel 2013 rivelarono un acquisto israeliano finora sconosciuto di circa 100 tonnellate di yellowcake dall’Argentina, nel 1963 o 1964, senza le garanzie tipicamente usate nelle operazioni nucleari per evitare che il materiale sia utilizzato per le armi. Israele ebbe poche remore nella far proliferare la tecnologia di armi e materiali nucleari, aiutando il regime dell’apartheid del Sud Africa a sviluppare la propria bomba negli anni ’70 in cambio di 600 tonnellate di yellowcake. Il reattore nucleare d’Israele richiedeva ossido di deuterio, noto anche come acqua pesante, per moderare la reazione fissile. Perciò Israele si rivolse a Norvegia e Gran Bretagna. Nel 1959, Israele comprò 20 tonnellate di acqua pesante che la Norvegia aveva venduto al Regno Unito, ma era un surplus per il programma nucleare inglese. Entrambi i governi sospettarono che il materiale sarebbe stato utilizzato per la fabbricazione di armi, ma decisero di guardare da un’altra parte. Nei documenti visionati dalla BBC nel 2005, i funzionari inglesi sostennero che sarebbe stato “eccesso di zelo” imporre misure di salvaguardia. Da parte sua, la Norvegia compì solo una visita d’ispezione, nel 1961.
pic3 Il programma di armi nucleari d’Israele non avrebbe mai potuto decollare senza l’enorme contributo dalla Francia. Paese che adottava la linea dura sulla proliferazione verso l’Iran ma contribuì a gettare le basi del programma di armamento nucleare israeliano, spinto dal senso di colpa per aver abbandonato Israele durante il conflitto di Suez del 1956, dalla simpatia degli scienziati franco-ebrei, dalla condivisione dell’intelligence sull’Algeria e dalla volontà di vendere competenze francesi all’estero. “C’era la tendenza a cercare di esportare e c’era un diffuso sostegno ad Israele“, dice André Finkelstein, ex-vice commissario del Commissariato per l’energia atomica francese e vicedirettore generale presso l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ad Avner Cohen, storico israelo-statunitense. Il primo reattore in Francia divenne critico nel 1948, ma la decisione di costruire armi nucleari sembra sia stata presa nel 1954, dopo che Pierre Mendès France compì il suo primo viaggio a Washington da presidente del consiglio dei ministri della caotica Quarta Repubblica. Sulla via del ritorno disse a un aiutante: “E’ esattamente come un incontro tra gangster Ognuno mette la pistola sul tavolo, se non hai la pistola sei nessuno, quindi dobbiamo avere un programma nucleare…” Mendès France diede l’ordine di avviare la costruzione di bombe nel dicembre 1954. E costruendosi l’arsenale, Parigi vendette assistenza e materiale ad altri aspiranti alle armi nucleari, non solo Israele. “Andammo avanti per molti, molti anni finché facemmo certe esportazioni stupide, come l’Iraq e l’impianto di ritrattamento in Pakistan, che era pazzesco“, ricordava Finkelstein in un’intervista che può ora essere letta in una serie di articoli di Cohen presso il think tank Wilson Center di Washington. “Siamo stati il Paese più irresponsabile sulla non proliferazione“. A Dimona giunsero ingegneri francesi per costruirvi un reattore nucleare e un impianto molto più segreto per il ritrattamento per separare il plutonio dal combustibile spento del reattore. Questa fu la vera porta del programma nucleare d’Israele che mirava a produrre armi. Alla fine degli anni ’50 vi erano 2500 cittadini francesi che vivevano a Dimona, trasformandolo da villaggio a città cosmopolita completa di licei francesi e strade piene di Renault, eppure l’intero sforzo proseguì sotto uno spesso velo di segretezza. Il giornalista investigativo statunitense Seymour Hersh scrisse nel suo libro “L’opzione Sansone”: “ai lavoratori francesi a Dimona era proibito scrivere direttamente a parenti e amici in Francia e altrove, se non inviando la posta a una casella postale falsa in America Latina“. Agli inglesi, tenuti fuori dal giro, fu detto varie volte che l’enorme cantiere era un istituto di ricerca sulla coltivazione del deserto e un impianto di trasformazione del manganese. Gli statunitensi, tenuti anche all’oscuro da Israele e Francia, inviarono gli aerei spia U2 su Dimona nel tentativo di scoprire cosa facessero. Gli israeliani ammisero di avere un reattore, ma insistettero che avesse scopi del tutto pacifici. Il combustibile esaurito veniva inviato in Francia per il ritrattamento, sostenevano, fornendo anche filmati di esso presumibilmente caricato a bordo mercantili francesi. Nel corso degli anni ’60 fu categoricamente negata l’esistenza dell’impianto di ritrattamento sotterraneo di Dimona che sfornava il plutonio per le bombe.
pic11Israele si rifiutò di tollerare le visite da parte dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA), così negli anni ’60 il presidente Kennedy chiese di accettare gli ispettori statunitensi. I fisici statunitensi furono inviati a Dimona, ma furono raggirati fin dall’inizio. Le visite non furono mai due volte l’anno come concordato con Kennedy e furono oggetto di rinvii ripetuti. I fisici inviati a Dimona non ebbero il permesso di portare la propria attrezzatura o di raccogliere campioni. L’ispettore capo statunitense, Floyd Culler, esperto di estrazione di plutonio, osservò nei suoi rapporti che vi erano pareti di recente intonacate e tinteggiate in uno degli edifici. Si scoprì che prima di ogni visita, gli israeliani costruirono falsi muri intorno agli ascensori che scendevano di sei livelli nell’impianto di ritrattamento sotterraneo. Mentre sempre più prove del programma di armi d’Israele emergevano, il ruolo degli Stati Uniti passò da vittima inconsapevole a complice riluttante. Nel 1968 il direttore della CIA Richard Helms disse al presidente Johnson che Israele aveva effettivamente costruito armi nucleari e che la sua aviazione aveva condotto sortite per esercitarsi a sganciarle. Il momento non avrebbe potuto essere peggiore. Il TNP, volto ad evitare che troppi geni nucleari sfuggissero dalle loro bottiglie, era appena stato redatto e se la notizia che uno dei Paesi apparentemente privi di armi nucleari l’aveva segretamente prodotte, sarebbe diventato lettera morta dato che molti Paesi, in particolare arabi, avrebbero rifiutato di firmare. La Casa Bianca di Johnson decise di non dire nulla, e la decisione venne formalizzata in una riunione del 1969 tra Richard Nixon e Golda Meir, in cui il presidente degli Stati Uniti accettò di non fare pressione su Israele nel firmare il TNP, mentre la prima ministra israeliana accettò che il suo Paese non avrebbe “introdotto” per primo le armi nucleari in Medio Oriente e di non fare nulla per renderne l’esistenza pubblica. Infatti, il coinvolgimento degli Stati Uniti andò ben oltre il mero silenzio. In una riunione nel 1976, solo recentemente di dominio pubblico, il vicedirettore della CIA Carl Duckett informò una dozzina di funzionari della Nuclear Regulatory Commission degli Stati Uniti che l’agenzia sospettava che il combustibile fissile delle bombe d’Israele fosse uranio rubato sotto il naso degli Stati Uniti da un impianto di trasformazione in Pennsylvania. Non solo una quantità allarmante di materiale fissile mancava dall’azienda, la Nuclear Materials and Equipment Corporation (NUMEC), ma fu visitata da agenti segreti israeliani, tra cui Rafael Eitan, descritto alla società come “chimico” del Ministero della Difesa israeliano, ma in realtà dirigente del Mossad a capo del Lakam. “Fu uno shock. Tutti rimasero a bocca aperta“, ricorda Victor Gilinsky, uno dei funzionari nucleari statunitensi informato da Duckett. “Fu uno dei casi più eclatanti di materiale nucleare deviato, le cui conseguenze sembravano così terribili agli interessati e agli Stati Uniti che nessuno voleva davvero scoprire cosa succedesse”. L’indagine fu accantonata e alcuna accusa avanzata.
prince-edward-islands-3 Pochi anni dopo, il 22 settembre 1979, un satellite degli Stati Uniti, il Vela 6911, rilevò il doppio flash tipico di un test di armi nucleari al largo delle coste del Sud Africa. Leonard Weiss, matematico ed esperto di proliferazione nucleare, lavorava come consulente del Senato all’epoca e dopo essere stato informato dai servizi segreti statunitensi sui laboratori di armi nucleari del Paese, si convinse che un test nucleare, in violazione del Trattato sulla limitazione dei test, ebbe luogo. Fu solo dopo che le amministrazioni Carter e Reagan tentarono di imbavagliarlo sull’incidente cercando di cancellarlo con una poco convincente indagine, che Weiss comprese che gli israeliani, piuttosto che i sudafricani, effettuarono la detonazione. “Mi fu detto che avrebbe creato un gravissimo problema di politica estera per gli Stati Uniti, se dicevo che si trattava di un test. Qualcuno aveva fatto qualcosa che gli Stati Uniti non volevano che nessuno sapesse”, dice Weiss. Fonti israeliane dissero ad Hersh che il flash notato dal satellite Vela era in realtà il terzo di una serie di test nucleari nell’Oceano Indiano che Israele aveva condotto in cooperazione con il Sudafrica. “Fu una cazzata“, gli disse una fonte. “C’era una tempesta e pensammo che avrebbe bloccato Vela, ma c’era un buco, una finestra, e Vela fu accecato dal flash“. La politica del silenzio degli Stati Uniti continua fino ad oggi, anche se Israele sembra continuare ad operare sul mercato nero del nucleare, anche se a volumi molto ridotti. In un documento sul commercio illegale di materiale e tecnologia nucleari pubblicato nell’ottobre 2014, l’Istituto per la Scienza e la Sicurezza Internazionale (ISIS) di Washington osserva: “Su pressione degli Stati Uniti negli anni ’80 e inizio anni ’90, Israele… decise di fermare in gran parte l’illegale approvvigionamento del proprio programma di armamento nucleare. Oggi, vi è la prova che Israele può ancora compiere occasionali acquisti illeciti, operazioni sotto copertura degli Stati Uniti e cause legali lo dimostrano“. Avner Cohen, autore di due libri sulla bomba d’Israele, ha detto che la politica di opacità di Israele e Washington continua in gran parte per inerzia. “A livello politico, nessuno vuole averci a che fare per paura di aprire un vaso di Pandora. Per molti versi è un peso per gli Stati Uniti, ma a Washington tutti fino da Obama non lo toccano per paura che possa compromettere la base dell’intesa israelo-statunitense“.
Nel mondo arabo e non solo vi è una crescente insofferenza sul distorto status quo nucleare. L’Egitto, in particolare, ha minacciato di uscire dal TNP a meno che non vi sia un passo verso la creazione di una zona denuclearizzata in Medio Oriente. Le potenze occidentali hanno promesso d’indire una conferenza sulla proposta nel 2012, ma se ne uscirono, soprattutto su ordine degli Stati Uniti, riducendo la pressione su Israele a partecipare e dichiarare il proprio arsenale nucleare. “In qualche modo il kabuki va avanti“, dice Weiss. “Se si ammette che Israele possiede armi nucleari almeno si può avere una discussione onesta. Mi sembra che sia molto difficile una risoluzione della questione iraniana, senza essere onesti su questo“.

Arnon Milchan, al centro

Arnon Milchan, al centro

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora