La danza macabra di Ginevra suscita disprezzo e derisione. Regno Unito al freddo

Ziad Fadil, Syrian Perspective, 1° aprile 201612729168L’atmosfera è quella solenne. Si potrebbe pensare che, se si fosse stati invitati, l’opposizione sarebbe apparsa qualcosa di diverso dal rappresentante del’aspirapolvere della Kirby. Ma, in realtà non è così. Mentre i colloqui a Ginevra volgono verso la rottura inevitabile, ecco cosa realmente accade sul campo. L’esercito siriano ha creato la nuova realtà che rende l’opposizione in precedenza inesistente, un’opposizione attualmente inesistente. L’intera ragion d’essere degli esuli, molti dei quali noti criminali, è assicurarsi che le opinioni dell’Arabia Saudita siano rappresentate a Ginevra. Dato, come questo sito ha costantemente postulato, che l’opposizione è nuda. I suoi membri sono ex-galeotti dal passaporto scaduto e che devono viaggiare con documenti forniti da quei ratti che la maggior parte dei siriani non farebbe entrare in casa. Mentre il tempo volge all’epilogo, l’opposizione è freneticamente alla ricerca di un’altra casa, da qualche parte nell’Antartide, dove poter vivere a sbafo, mentre gli ex-sponsor sauditi affrontano la decapitazione, uno dopo l’altro. L’Arabia Saudita è al minimo quale regno che galleggia sul petrolio. Perde la terribile guerra nello Yemen, dove l’unica strategia sembra sia uccidere il maggior numero possibile di civili non potendo trovare obiettivi importanti. Anche se gli Stati Uniti avvertirono i sauditi da tale disavventura, arroganza e presunzione nutriti per decenni e una ricchezza volgarmente ostentata che illustra un’umanità venale, hanno portato alla bancarotta economica, all’esaurimento delle riserve d’oro, alla chiusura dei programmi sociali e a una neocondizione di paria nella diplomazia. Stati Uniti e Gran Bretagna (due nazioni decise a cadere insieme su tutto) aiutano i sauditi a perdere la guerra nello Yemen il più rapidamente possibile. Hanno fatto di meglio solo in Afghanistan. Nel Levante, dove i sauditi hanno interessi significativi, in particolare in Libano, sono incapaci di perseguire il loro programma verso una qualche conclusione positiva. In Siria hanno visto i loro arci-pupazzi dello SIIL sprofondare sotto il peso dei massicci investimenti militari della Russia. Ossessionati dalla caduta del Dr. Assad che rappresenta, per il cervello annebbiato dei sauditi, la continuazione dell’espansione dell’Iran nel mondo sunnita, perdono il contatto con la logica e il buon senso. Sostenere una cricca, chiamata opposizione di Riyadh, non ha giovato ai loro interessi. Al contrario, in realtà, quanto più quell’imbecille di Riyadh Hijab continua a ronzare su “nessuna presenza di Assad” in qualsiasi governo di transizione, tanto più appare chiaro che il gruppo di Riyadh è esattamente questo: il passaparola dei sauditi. Eppure, come evidenziano le notizie, i siriani esprimono verso i rappresentanti sauditi un sano rigetto, così infliggendo un colpo fatale alle macchinazioni di tali senescenti palloni di gas.
12933024 Staffan DeMistura cerca di saldare i colloqui con la cera d’api. Sa bene che il Dr. Assad vincerà ogni elezione presidenziale, anche se supervisionata totalmente dalle Nazioni Unite. La prova è che Assad è il simbolo della resistenza della Siria alle forze maniacali che, tentando di spodestarlo, devastano il Paese. Solo pochi siriani l’hanno accettato. Tutti gli altri, sunniti, cristiani, drusi, alawiti, ismailiti e armeni hanno un parere: Arabia Saudita, Turchia e NATO sono i veri nemici del popolo siriano. Ergo, a DeMistura è rimasto il compito sgradevole d’informare l’opposizione saudita che “non può pretendere che Assad non rimanga alla presidenza, se il popolo siriano lo vuole”. Ma la Gran Bretagna, sonoramente bastonata dall’intervento della Russia nella guerra al terrorismo della Siria, continua a pontificare sul futuro del Dr. Assad, anche se non può farci molto. La Gran Bretagna non è riuscita a convincere il presidente Barack Obama a dover trovarsi un altra palude estera in cui affogare il contribuente statunitense. In un’osservazione, il presidente degli Stati Uniti è stato aspramente critico verso il primo ministro inglese, citando il catastrofico assalto scimmiesco sulla Libia di Gheddafi di Regno Unito e Francia (sullo sfondo del sostegno degli Stati Uniti), che non ha creato qualcosa di simile a democrazia, libertà e sicurezza. Questo episodio dell’interventismo dell’Europa occidentale affianca altri monumentali SNAFU come Vietnam, Gallipoli, Afghanistan, e l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Gli inglesi sono così dipendenti dal denaro saudita e qatariota che non possono più avere una politica estera che abbia senso nel mondo della normale saggezza. Non osano pronunciare la parola che implichi la longevità del Dr. Assad, perché vedrebbero gli abbondanti conti dell’Isola di Man esaurirsi e il denaro saudita rapidamente ritirato dai mille progetti inglesi in quella miserabile isola “sovrana”. Senza gli Stati Uniti a sospingere il cambiamento richiesto dai babbioni sauditi, la Gran Bretagna non avrà l’influenza a cui è abituata. In Siria, nessuno menziona la Gran Bretagna. Ed anche la Francia è diventata una barzelletta, grazie soprattutto alle fortune rapidamente affondate del suo capo deplorevolmente impopolare Francois Hollande. La logica va in questo modo a Damasco: se Hollande insiste sulla cacciata del Dr. Assad, come può dirlo seriamente quando i suoi indici di gradimento sono crollati al 19%? No, Gran Bretagna e Francia, che massacrarono la società in Libia e commisero crimini di guerra orribili in Iraq, Algeria, Palestina e Siria, devono ritrovarsi perduti come i rifugiati siriani sul Mar Egeo. Se qualcuno deve andarsene, sono Cameron e Hollande.
Ciò che resta ai sauditi è un dilemma rabelaisiano. “Come facciamo a liberarci di Assad senza liberarci dell’Arabia Saudita?” L’agenda saudita è tipica del modo arretrato con cui pensa il beduino. Tutto è bianco e nero. I sauditi sono incapaci di vedere qualsiasi obiettivo senza il problema del valore dell'”onore personale” quale filtro. Da difensori dell’Islam sunnita, si chiedono come mai i sunniti in Siria sostengano uniformemente il Dr. Assad? Non si chiedono il motivo per cui l’esercito, per lo più sunnita, della Siria sia fedele e protegga il presidente? Non si arrischiano a chiedersi se qualcuno in Siria vorrebbe avere il tipo di assurda tirannia plutocratica vigente nella Twilight Zone wahabita, l’Arabia Saudita? Eppure persistono a voler bloccare la via dell’Iran in ascesa, a strangolare Hezbollah, la resistenza libanese, a sventare i piani iraniani per estendere il gasdotto dall’Iraq ai porti siriani sul Mediterraneo, a piegare i politici libanesi e a schiacciare le aspirazioni palestinesi. L’Arabia Saudita non è solo il nemico del popolo arabo; è il veleno iper-tossico che agisce da tramite di un demonismo prospero e in metastasi. Così, di che parlano a Ginevra? L’opposizione di Riyadh continua a spappagalleggiare le stesse assurdità. Il governo siriano, rappresentato dal nostro dilagante inviato Dr. Bashar al-Jafari, insiste sulla lettera del diritto. Invece di lavorare per promuovere una nuova costituzione, l’opposizione si concentra esclusivamente sulla “transizione” senza il Dr. Assad. E il Dr. Assad risponde sottolineando l’esistenza di una costituzione che va seguita in modo esplicito nella transizione. L’opposizione, recitando il mantra saudita, ripete in sostanza vecchi logori punti: “Non ci può essere un governo di transizione se il Dottor Assad vi è presente”. Sembra che l’opposizione, sotto la tutela saudita, abbia trovato un modo per assicurarsi che i colloqui falliscano completamente, ciò che i sauditi hanno sempre voluto. I fatti: al Dr. Assad non sarà permesso di lasciare la carica, anche se lo volesse. Il partito Baath, l’istituzione della sicurezza, i militari, il popolo e le istituzioni della nazione non gli permetteranno di lasciare il Paese in qualsiasi circostanza. Inoltre, il Dr. Assad è un patriota siriano nato e cresciuto nella terra d’origine. Sarebbe insolito che tale persona lasci l’incarico in piena guerra, come oggi è la Siria. Possono dei criminali assassini a Ginevra portare al-Qaida ai negoziati? Non pensiamo. Possono portarvi lo SIIL? Assolutamente no. Non vi portano altro che sogni e pretese dei sauditi. E fino ad oggi i sauditi non offrono nulla. Ciò che riguarda tali colloqui a Ginevra non è democrazia, o liberazione, o rivoluzione, o ciò che riguarda i progressi di una società civile unita. Tutto ciò che chiedono è la cacciata Dr. Assad. La linea di fondo è che statunitensi, inglesi e francesi, assieme al resto della marmaglia europea, sono alle prese con la dinamica dell’ipocrisia, al tempo stesso promuovendo la democrazia pubblicamente, mentre, in un secondo tempo, sovvertono il diritto internazionale cercando di spodestare il governo riconosciuto di uno Stato membro delle Nazioni Unite, in una trama occulta. È un crimine a cui DeMistura si presta per favoreggiamento. Questo è il motivo per cui DeMistura va sollevato da qualsiasi ulteriore coinvolgimento nei colloqui o da qualsiasi cosa abbia a che fare con la Siria.
Sappiamo che i colloqui “di prossimità” o “indiretti” procedono miseramente. Il fatto è che l’opposizione ha imposto ostacoli con cui nessuno può manovrare. Se abbiamo ragione, al Dr. Assad non sarà mai permesso di abbandonare la carica di presidente, e l’opposizione non può proporre nulla se non l’insistenza sulla sua rimozione prima della creazione di un “governo di transizione misto”, quindi, in questo caso, gli unici vincitori sono il governo siriano e la Federazione russa. Dopo tutto, non si può dire che il Dr. Assad non avesse fin dal 2012 evocato l’idea di tali colloqui e che i russi almeno dal 2013 non abbiano fatto ogni sforzo diplomatico per vedere l’opposizione dialogare con il governo per trovare un modus vivendi. Per tutto il tempo Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e la miserabile junta saudita hanno finanziato e addestrato i terroristi che, evidentemente, sono sempre più stanchi di perdere in Iraq e Siria, e si dirigono verso casa, in Europa, ad infettarla con la malattia che non è riuscita a smontare la società siriana. Ora, con centinaia di giovani di ritorno dal “jihad del sesso” in Siria, scalpitano per farlo in occidente, possiamo prevedere che i colloqui di Ginevra continueranno tra gli incendi appiccati dagli stessi europei. Quello che è successo a Parigi e Bruxelles è solo l’inizio. Non si fermerà fin quando l’Europa capirà che noi arabi siamo stufi dei loro interventi e siamo pronti a piantargli le corna sul loro continente. Non ci vorrà molto per farlo, dato che gli europei sono stati così abili a creare gli stessi mostri che tornano a perseguitarli per nostro conto. Un godimento.

1390383276-1-768x768Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iran e Stati Uniti, il confronto continua

Nikolaj Bobkin Strategic Culture Foundation  17/03/2016

131947580_21nIl 10 marzo, leader della Rivoluzione Islamica Ayatollah Khamenei incontrava la neo-eletta Assemblea degli Esperti, dicendo che gli Stati Uniti hanno piani per cambiare la struttura dello Stato iraniano, ma il tentativo di organizzare un colpo di Stato è destinato a fallire. Il leader spirituale iraniano osservava che gli iraniani non devono dimenticare ciò che l’occidente ha fatto al loro Paese. Devono sempre ricordare con cosa ha che fare l’Iran. L’occidente non rappresenta l’intera comunità mondiale; ne è solo una parte. L’ayatollah avvertiva che coloro che desiderano colpire l’Iran, ora faranno la fila per normalizzare i rapporti. L’Assemblea degli Esperti dell’Iran è un organo deliberativo di ottantotto Mujtahidun (teologi islamici) che ha il compito di eleggere e rimuovere il leader supremo dell’Iran e supervisionarne le attività. I membri sono eletti da liste di candidati con voto pubblico diretto per mandati di otto anni. Il Presidente Hassan Rouhani è un membro dell’Assemblea, così come altri alti funzionari. Se l’Ayatollah Khamenei (76) non può continuare il mandato, l’Assemblea elegge un’altra persona al suo posto. Il leader spirituale ha invitato i membri dell’Assemblea a servire gli interessi dello Stato e a preservare la fedeltà ai valori della rivoluzione islamica. Secondo lui, oggi la normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti non serve agli interessi iraniani. Gli Stati Uniti sono ancora visti come una minaccia. Il dossier nucleare iraniano fu chiuso nel luglio 2015, ma non ha portato alla normalizzazione dei rapporti. Gli Stati Uniti continuano ad esercitare pressioni economiche sulla Repubblica islamica. Gli Stati Uniti hanno revocato le sanzioni all’Iran solo in parte e con numerose riserve, a differenza degli alleati europei che li revocavano il 17 gennaio, con Obama che temporaneamente ammorbidiva la posizione sull’Iran quale mera mossa tattica. Il presidente Obama ha esteso lo stato di emergenza nazionale verso Teheran, nonostante la recente revoca delle sanzioni legate all’accordo nucleare stipulato dall’Iran con il gruppo dei P5+1, aveva detto il presidente Barack Obama al presidente della Camera dei Rappresentanti, in un lettera del 9 marzo. “Certe azioni e politiche del governo iraniano sono contrarie agli interessi degli Stati Uniti nella regione e continuano a rappresentare una minaccia inusuale e straordinaria a sicurezza nazionale, politica estera ed economica degli Stati Uniti. Per queste ragioni ho deciso che è necessario continuare l’emergenza nazionale dichiarata verso l’Iran e mantenere in vigore sanzioni globali”, così il Presidente informava il Congresso. Le imprese statunitensi continueranno a restare fuori dal mercato. Washington cerca di estendere le sanzioni a livello internazionale.
Questa volta gli Stati Uniti vogliono imporre sanzioni aggiuntive relative ai recenti lanci di missili balistici iraniani. Il Congresso degli Stati Uniti vuole che l’amministrazione porti immediatamente la questione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Non è chiaro ciò che il Consiglio di Sicurezza debba considerare. I missili iraniani potrebbero trasportare testate nucleari? Probabilmente sì, ma l’Iran non ha testate nucleari da montare sui missili. L’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) ha creato l’Iran task force nel Dipartimento dei controlli di sicurezza, che riferisce direttamente al vicedirettore generale della sicurezza. La task force è responsabile di tutte le attività tecniche che ora si svolgono nell’ambito del piano d’azione comune e che vanno effettuate nell’ambito del nuovo accordo tra Iran e P5+1 al momento dell’entrata in vigore. Il piano d’azione comune viene attuato secondo la risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le decisioni prese nel dicembre 2015. Il Consiglio non ha semplicemente nulla da discutere. Eppure, gli Stati Uniti continuano a seguire il corso attuale. Gli Stati Uniti vogliono dibattere sull’Iran andando oltre il programma missilistico includendo il ruolo destabilizzante dell’Iran nella regione, in particolare per la sicurezza d’Israele. Durante la recente visita del vicepresidente degli Stati Uniti in Israele, è stato affermato che la politica in Medio Oriente di Teheran non è meno pericolosa delle attività delle organizzazioni terroristiche internazionali. La motivazione d’Israele per tensioni crescenti è chiara. Tel Aviv è coinvolta in un accordo con gli Stati Uniti per maggiori aiuti militari per la conclusione dell’accordo nucleare con l’Iran. E’ difficile capire perché l’amministrazione Obama metta gli interessi di sicurezza israeliani al di sopra degli interessi degli Stati Uniti e il motivo per cui la missione per contrastare l’Iran abbia la priorità sulla lotta al terrorismo. Sorprendentemente, questo è ciò che i vertici militari indicano. Il Generale Lloyd Austin III, capo del Comando Centrale degli Stati Uniti e il Generale Joseph Votel, capo dell’US Special Operations Command, nominato in sostituzione di Austin, hanno detto ai congressisti che i combattenti dello Stato islamico rappresentano la peggiore minaccia a breve termine per la sicurezza degli Stati Uniti in Medio Oriente. Ma nel lungo termine, entrambi sono più interessati al sostegno iraniano ai gruppi terroristici e alle interferenze nei governi vicini. In realtà, la politica regionale di Teheran è focalizzata sull’aiuto al governo siriano in lotta contro le organizzazioni terroristiche che hanno occupato parti del territorio nazionale siriano. Nel 2015, 37mila mercenari stranieri combattevano l’esercito siriano. La maggioranza assoluta s’infiltrava in Siria dalla Turchia. Il principale nemico di Ankara non sono gruppi terroristici, ma i curdi siriani, l’unica forza in grado di combattere lo Stato islamico sul terreno. Non è un segreto che nel 2013 il presidente Obama permise alla CIA di armare i ribelli. L’invio di armi fu pagato da un altro vassallo degli Stati Uniti Stato, l’Arabia Saudita, che forniva le raccomandazioni su chi dovesse riceverle. Come risultato, le armi finirono nelle mani sbagliate.
Accusando l’Iran di sostenere il terrorismo internazionale, gli Stati Uniti non evitano le mere provocazioni. Per esempio, all’Iran è stato ordinato da un giudice degli Stati Uniti di pagare oltre 10,5 miliardi di dollari di danni ai famigliari delle vittime degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 e ad un gruppo di assicurazioni. Il giudice distrettuale George Daniels di New York emetteva una sentenza in contumacia contro l’Iran per 7,5 miliardi di dollari da versare alle famiglie delle vittime del World Trade Center e del Pentagono, compresi 2 milioni di dollari per ogni immobile, il dolore e le sofferenze delle vittime, più altri 6,88 milioni per punizione. Daniels ha anche assegnato 3 miliardi di dollari agli assicuratori della Chubb Ltd. che pagarono i danni alle proprietà, per interruzione di esercizio e altri crediti. In precedenza Daniels scoprì che l’Iran non era riuscito a difendersi dalle accuse di aver aiutato i dirottatori dell’11 settembre, e che era quindi responsabile dei danni collegati agli attacchi. La sentenza che Daniels emise il 9 marzo segue le accuse per danni emesse da un magistrato degli Stati Uniti a dicembre. Anche se è difficile avere risarcimenti da una nazione estera, i querelanti possono tentare di raccoglierne una parte con una legge che permette alle parti di attingere dai beni dei terroristi congelati dal governo. E’ chiaro che gli Stati Uniti vogliono derubare l’Iran. Per esempio, una nuova restrizione all’esportazione degli Stati Uniti contro la ZTE Corp. cinese per presunte violazioni delle sanzioni all’Iran, rischia di perturbare la tentacolare catena di approvvigionamento globale del produttore di telecomunicazioni, che potrebbe creare penuria di parti sostanziali, secondo gli esperti di sanzioni. Nell’ambito della misura annunciata dal dipartimento del Commercio, il 7 marzo, ai produttori degli Stati Uniti sarà vietata la vendita di componenti alla ZTE, importante fornitore globale di apparati per telecomunicazioni e networking. Inoltre, ai produttori stranieri sarà vietata la vendita di prodotti contenenti una notevole quantità di componenti made in USA della società cinese. Il dipartimento del Commercio ha detto che ZTE prevede di utilizzare una serie di società di comodo “per riesportare illecitamente propri prodotti in Iran in violazione delle leggi sul controllo delle esportazioni degli Stati Uniti”. Si dice che la ZTE abbia agito “in contrasto agli interessi della sicurezza nazionale o della politica estera degli Stati Uniti”.
Date le circostanze, non c’è alternativa alla decisione della leadership iraniana nel migliorare le relazioni con il mondo intero, tranne che con gli Stati Uniti. Attaccare tale politica sembra naturale, ed è anche facilmente comprensibile il motivo per cui Teheran sia riluttante a normalizzare le relazioni con gli Stati Uniti. Non vi è alcun disgelo nelle relazioni bilaterali. Al contrario, i Paesi sono a un nuovo confronto.CZeustxUMAAeJY1La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Quali sarebbero le ragioni per la riduzione delle forze russe in Siria?

Nasser Kandil, 15/03/2016, Top News Nasser Kandil
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation

1036290433Una volta dimostrato che SIIL e Fronte al-Nusra avevano divorato ampie aree geografiche apparentemente controllate dalla cosiddetta opposizione siriana, e che alti dirigenti occidentali sapevano del pericolo che ciò rappresentava per la sicurezza, incolpando i capi di Arabia Saudita e Turchia per aver acutizzato la crisi siriana fino a tal punto, ma senza mostrare di voler fermare tale devastazione per convenienza o interesse politico, Putin decideva l’intervento militare in Siria (30 settembre 2015). In tal modo, dimostrava determinazione e capacità nel mutare l’equilibrio: l’Esercito arabo siriano riprendeva l’iniziativa; il confine turco-siriano è stato quasi chiuso; forze curde ed oppositori armati hanno colto l’occasione per occupare parte di questi confini; l’occidente è costretto a mettere Fronte al-Nusra tra le organizzazioni terroristiche, nonostante l’opposizione di Arabia Saudita, Turchia, Israele e certi simpatizzanti negli Stati Uniti; SIIL e Fronte al-Nusra sono stati costretti a passare alla difensiva, mentre gli altri gruppi armati potevano scegliere solo tra soluzione politica col cessate il fuoco e collaborazione con le istituzioni dello Stato siriano nella guerra al terrorismo, sotto la copertura della comunità internazionale, o finire sotto la protezione di SIIL o Fronte al-Nusra con le conseguenze che ciò comporta.
L’occidente, guidato dagli Stati Uniti, ha impiegato tre mesi per capire variabili e serietà dell’operazione russa, senza assolutamente smettere di manovrare immaginando ogni sorta di ricatto verso la Russia che giustificava l’intervento in Siria. Quindi l’ha lasciata impegnarsi da sola nella guerra al terrorismo, condividendone i benefici senza costi, finché la pressione russa minacciava il cambio della situazione, costringendolo ad operazioni militari di facciata in Siria. Di qui la reazione tardiva materializzatasi col processo di Vienna (30 ottobre 2015 e 14 novembre 2015) e poi dal Consiglio di Sicurezza (Risoluzione 2254/2015) dando priorità a una soluzione politica e mettendo da parte il destino della presidenza siriana, lasciata ai siriani alle urne; silurando da sé il piano occidentale all’origine della guerra contro la Siria. Ma non importa, le manovre occidentali non si sono arrestate finora; in primo luogo, ritardano la classifica dei gruppi armati riconosciuti come terroristi nella lista corrispondente, nella segreta speranza di riciclare il Fronte al-Nusra quale partner nella soluzione politica; in secondo luogo (supponendo di negoziare o meglio “dialogare” con la delegazione del governo legittimo siriano), riservando a Riyadh la formazione della delegazione dell’opposizione nella speranza di escludere le forze d’opposizione nazionale, la cui presenza a Ginevra potrebbe accelerare la soluzione politica. Perciò l’occidente ha conferito al “Gruppo di Riyadh” diritto di veto sulle altre opposizioni, dietro cui nascondersi formulando i requisiti mascherati dallo slogan “governo di transizione” per insabbiare la soluzione politica. Ma, ancora su pressione russa, seguivano l’incontro di Monaco (11 e 12 febbraio 2016), la cacciata di al-Nusra, il riconoscimento di altri gruppi armati come terroristici, la tregua (Risoluzione 2268/2016) e poi ancora l’incontro a Ginevra (14 marzo 2016), dove negoziati e soluzione politica sembravano condannati a un punto morto, come in precedenza.
La Russia ha probabilmente concluso che ciò derivava dall’equivoco che sembrasse in difficoltà e che, pertanto, avesse bisogno di alcuni successi politici per giustificare il continuo intervento militare in Siria; doveva scontare la concessione sul “gruppo di Riyadh”, e quindi all’Arabia Saudita, mentre l’occidente non è obbligato data la collaborazione concordata; rinunciare alla partecipazione dei curdi ai negoziati; e infine fare pressione sull’alleato Bashar Assad affinchè cedesse le prerogative sul governo di transizione nei prossimi negoziati a Ginevra. Ma qui Vladimir Putin colpisce per la seconda volta (14 marzo 2016) indicando ai capi occidentali ciò che può essere riassunti così: la Russia non è in difficoltà; non deve seguire il ruolo assegnatole in Siria; le sue basi nel Paese sono legali e rimarranno; l’alleato siriano è forte e competente; il ritardo della soluzione politica della guerra al terrorismo e le perdite conseguenti ricadranno su tutti, ma saranno peggiori per l’occidente; chi pensa alla propria sicurezza dovrà farsene carico; se si tratta di accontentare l’Arabia Saudita, causa e origine del terrorismo come dichiara il presidente Obama, l’occidente la pagherà, avendo in piena consapevolezza e con cognizione di causa, impedito gli sforzi volti a sradicarlo; e lo farà a proprie spese, non della Russia. Il Presidente Putin ha disposto il ritiro di gran parte del contingente militare russo in Siria, in consultazione con il governo siriano, perché gli obiettivi delle Forze Armate russe sono stati generalmente raggiunti, accelerando la lotta al terrorismo internazionale e avviando il processo di pace a cui la Russia prenderà parte attiva [*].

Cosa si comprende da questo annuncio inaspettato?
Capiamo che il signor Putin dice: “Dato che una tregua seria, anche se parziale, è stata ottenuta per la prima volta dall’inizio della guerra e che la nostra base navale a Tartus, come la nostra base aerea di Humaymim, rimangono operative, baderemo alla loro sicurezza mentre badiamo alla nostra. Tuttavia, poiché la nostra missione è quasi completata e il suo esito non dipende da noi, ma attende una decisione seria da altri, non c’è ragione di rimanere prigionieri di tale aspettativa. Pertanto, rientriamo la maggior parte delle nostre forze, fermando i raid intensi, condotti contro lo SIIL in particolare; il che significa che accelerare la guerra allo SIIL richiede un’accelerazione politica e il radunarsi delle volontà internazionali per collaborare a una soluzione con il governo unito siriano. Ora sembra che non si sia ancora pronti, poiché s’inventano varie scuse per rallentare il processo. Bene! Ci allontaniamo un po’, aspettandovi, ma sarete voi a sopportare tale attesa“. Infine, mentre Putin sorprese tutti prendendo rapidamente la decisione d’intervenire direttamente in Siria, ancora una volta sorprende decidendo così rapidamente il ritiro delle forze russe. Ora spetta agli occidentali calcolare con precisione dove siano i propri interessi, dovendo scegliere tra i capricci di Riyadh, il gruppo di Riyadh, le conseguenze dei propri calcoli politici sbagliati, i propri conti bancari segreti, e la sicurezza dei propri Paesi e il futuro dei propri governi.001BAL_3107[*] Putin ha ordinato l’inizio del rientro delle forze russe dalla Siria, perché “gli obiettivi sono stati raggiunti”

Nasser Kandil ex-vicedirettore di Top News Nasser-Kandil, e redattore del quotidiano libanese al-Bina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: Missione compiuta!

Il Dr. Assad dichiara vittoria, avviato il ritiro della forza aerea russa dopo che i terroristi sono stati distrutti
Ziad Fadil, Syrian Perspective 15 marzo 20161981846Il 13 marzo 2016, il Dottor Bashar al-Assad aveva un colloquio telefonico con l’omologo russo sugli accordi presi prima del 30 settembre 2015, quando la Russia inviò personale di volo e di supporto in Siria per avviare la repressione dei cannibali terroristi supportati da sauditi, statunitensi e NATO. Da quel momento si aveva un incredibile cambio della situazione militare, e ora la Federazione russa decide che è il momento di ritirarsi dalla Siria lasciandola finire la guerra al terrorismo e all’interventismo wahabita. Mosca ritiene che la missione sia stata in gran parte realizzata. Per il Dr. Assad, è la dichiarazione virtuale di vittoria in Siria. Correggendo certe idee sbagliate, è importante stabilire alcuni fatti. Prima di tutto, l’Aeronautica russa non viene, ripeto non viene, ritirata completamente dalla Siria. Il rischieramento di forze avviene in modo graduale, come era avvenuto lo schieramento. Ricordate, la Russia ha un accordo sulle strutture portuali di Tartus e la nuova base aerea di Humaymim, a sud di Lataqia. Queste basi richiedono manutenzione e intervento continuo di tecnici e soldati/marinai russi. Quindi, quali sono i cambiamenti sul campo che hanno motivato i russi a discutere del ritiro con il Dr. Assad?
1. Il ritiro non è “improvviso”, come suggerisce certa propaganda con imbarazzante ingenuità. Proprio come lo schieramento fu ben studiato dal Ministero della Difesa russo, anche il rientro era pianificato fino al minimo dettaglio. La Russia non ha mai avuto alcun interesse ad occupare la Siria o a farsi coinvolgere in una guerra di lunga durata simile a quella in Afghanistan, che provocò l’unica sconfitta militare della Russia dall’ascesa dell’impero ottomano. Gli Stati Uniti, d’altra parte, subirono numerose sconfitte e batoste nella penisola coreana, Vietnam, Afghanistan, Iraq, per citarne solo alcune. La guerra del Vietnam durò quasi 8 anni e la guerra in Afghanistan è al 15.mo anno. E’ ovvio che i russi abbiano imparato la storia, al contrario degli statunitensi.
2. L’intervento russo è avvenuto su richiesta del governo siriano. La Russia non s’è imposta alla Siria e lo schieramento non era un’occupazione. Come ho già scritto, il governo siriano, in particolare questo governato del partito Baath, era restio a chiedere l’assistenza di qualsiasi potenza estera o a tollerare militari stranieri sul territorio siriano. È un assioma del nazionalismo arabo che la vera libertà dei popoli del mondo arabo genera totale libertà dalla presenza di forze estere. Perciò, come scrissi in un saggio l’anno scorso su SyrPer, il Dr. Assad ha aspettato finché non era certo di aver bisogno dell’aiuto russo per invertire la situazione a favore dell’esercito siriano. I russi, dal canto loro, dovettero attendere con i piani in mano che il leader siriano aprisse la porta a tale intervento. Quando lo fece, le anatre erano tutte allineate.
3. I russi avevano anche una strategia di uscita. I militari, soggetti ai temperamenti mercuriali dei leader civili che inevitabilmente richiedono una strategia di uscita, bene prezioso quando i leader politici non vedono dei combattimenti. George Bush, padre di GW Bush, ebbe tale strategia, cioè: uscire una volta che Sadam fu rimosso dal Quwayt. I generali Schwarzkopf e Powell si affrettarono a consigliare al presidente dal persistere in Iraq solo per spodestare Sadam. Naturalmente, il presidente Bush combatté nella seconda guerra mondiale e sapeva di cosa i generali parlavano. D’altra parte, George W. Bush figlio non ebbe tale esperienza portando alla ripugnante e disumana demolizione di società, infrastrutture e cultura irachene da parte dei mostri anglo-statunitensi, per non parlare dell’occupazione del Paese, chiamandola “Shock and Awe”. I russi, d’altra parte, erano lì per un solo scopo, e una volta adempiuto a vantaggio del Dr. Assad, volevano uscirne. Lo scopo dell’intervento russo era mettere l’esercito siriano sulla strada della vittoria. Ciò è stato sostanzialmente compiuto. E’ anche opportuno ricordare che i dubbi sul morale dell’esercito siriano andavano dissipati energizzandolo e dimostrandone la capacità di assorbire nuove tattiche e sistemi d’arma.
4. I nemici della Siria sono sempre più disperati. I nemici sono ben noti a tutti i lettori. Ma vediamo dove sono dopo la decisione del Presidente Putin di ritirare le forze russe.
a. I sauditi, i primi ad incoraggiare il terrorismo finanziandone i gruppi peggiori e più nichilisti come SIIL, Jaysh al-Islam e al-Qaida, sono profondamente coinvolti anche nello Yemen. Anche se ci sono stati negoziati tra Arabia Saudita ed insorti huthi, è dolorosamente chiaro che l’Arabia Saudita ha dovuto ingoiare tutte le amare pillole, un’umiliante sconfitta militare per mano del più pietosamente povero Paese del mondo arabo. Spezzati, abbisognando dell’assistenza finanziaria delle banche, i sauditi hanno dovuto ridurre notevolmente i propri programmi sociali e gli stipendi ai terroristi in Iraq e la Siria. I russi ritengono che i sauditi non possano più presentare una vera minaccia per la Siria. Ma è ancora più straziante la posizione statunitense, enunciata da Barack Obama nell’intervista ad Atlantic Monthly. Non ha precedenti che un presidente in carica degli USA denigrasse i sauditi descrivendoli come “banditi”. Questo è un chiaro cambio della politica statunitense verso il regime reazionario e tirannico di Riyadh. E’ un messaggio ai sauditi: “Se insistete nel fomentare la destabilizzazione nella regione, non aspettatevi che veniamo a soccorrervi“. In altre parole, gli Stati Uniti dicono agli ex-alleati: “Se non cambiate modo d’interagire con i vostri vicini, forse sarà tempo per un cambio a Riyadh”. I sauditi non hanno acquirenti nella coalizione con cui volevano rovesciare il Dr. Assad a Damasco. Le loro manovre militari congiunte al confine iracheno sono state un fallimento completo, come si evince dal memorandum tradotto per i nostri lettori, che rivela le profonde perplessità dei vertici militari del regno sul caso siriano. Non solo le manovre erano inutili, ma denunciavano una lampante lacuna nella “strategia” architettata con i cinici neo-con di Washington: cosa fare quando Assad viene rovesciato? Chi deve prenderne il posto? E peggio ancora, cosa fare se il risultato del piano è una guerra regionale con l’Iran ed alleati, una guerra tra sette impegnate nell’annientamento reciproco? No. L’Arabia Saudita è ormai fuori dal quadro. Ciò è dimostrato dal fatto che il “Jaysh al-Islam” negozia a Ginevra, ben sapendo che il Dr. Assad non ha alcuna intenzione di lasciare la carica senza una sconfitta elettorale. Tale gruppo è così vicino ai sauditi che è impossibile vederlo fuori dall’influenza saudita. I sauditi sono giunti ad accettare il Dr. Assad, che piaccia o no.
b. Non serve spendere molte parole sul Qatar. Gli sforzi per scalzare il Dr. Assad sono stati un fallimento completo. E’ possibile che il ruolo ora distaccato nella crisi siriana sia dovuto alla comprensione del principe Tamim che il suo Paese sia un pollicino piazzato davanti ai cannoni iraniani e che, forse, tutto il trambusto sul gasdotto iraniano non sia che il biglietto per l’immaginaria e costosa Coppa del mondo.
c. La Turchia di Erdoghan oscilla per il tipico passo falso di rinnegare le promesse di ampliare le attività curde in Siria, Iraq e, assai meno, sud-est dell’Anatolia. Erdoghan, secondo i russi, non può invadere la Siria per la semplice ragione che il suo Parlamento non l’approverebbe e che i suoi generali, che nella quasi totalità non hanno mai visto un combattimento, siano prevedibilmente contrari a qualsiasi scenario che potrebbe tradursi in accuse di crimini di guerra. I generali che hanno esperienza in combattimento, languirono per anni in carcere su ordine di Erdoghan, ma furono scarcerati dai ricorsi alla Corte Suprema, sempre contraria ad Erdoghan. Questi generali, come Ilkert Basbug, vorrebbero impiccare Erdoghan col filo spinato. Le finte prove su Ergenekon ancora perseguono molti turchi. Siamo certi che i generali hanno detto al sultano di Ankara che i russi hanno armi antiaeree capaci di abbattere tutti i velivoli turchi. A ciò si aggiunge il fatto che la Siria schiera gli avanzati sistemi S-300 e Pantsir. Non sembra che i turchi siano intenzionati ad eventuali nuove avventure, essendo occupati da un PKK baldanzoso alleato alle PYG, alleate dell’Esercito siriano. L’esplosione ad Ankara di alcuni giorni prima avverta che ben altro ci sarà in futuro. E non solo del PKK Erdoghan deve preoccuparsi, ma anche dello SIIL che, se le mie fonti dicono il vero, ora vede l’ex-alleato e sostenitore turco come un traditore. Non stupitevi se si scoprisse che l’unico obiettivo dei militari turchi siano PKK e SIIL. Il Dr. Assad ha un ruolo cameo distanziato nella produzione saudita già altrimenti atroce. Erdoghan non può contare su nessuno nella sua guerra contro la Siria.
d. I Paesi della NATO hanno perso interesse sulla Siria. Mentre il francese Hollande continua a blandire i sauditi, se non altro per i soldi che gli hanno dato, vede le sue fortune diminuire radicalmente. Un recente sondaggio condotto in Francia ne ha mostrato l’indice di gradimento vicino a un triste 19%, e i suoi colleghi socialisti l’implorano di non candidarsi mai più. Le spie francesi già di stanza nel nord del Libano se ne sono andate e il governo francese rimane a ripetere gli stessi stanchi mantra sul Dr. Assad che non ha futuro in Siria. L’unica portaerei francese galleggia pigramente nel Golfo Persico. La Gran Bretagna, le cui politiche sono definite dagli Stati Uniti, ha evidentemente cambiato con Cameron e la sua cricca supplicante, che raramente mormorano qualcosa sul ruolo del Dr. Assad nella vita politica della Siria. La sua forza aerea ha effettuato delle misere incursioni contro lo SIIL in Iraq e Siria, e i militari inglesi non sembrano avere il coraggio di giocare al gioco neo-imperialista di Cameron; molti di loro, ora in pensione, dicono in pubblico di sostenere il governo di Assad. Dimenticate tedeschi e belgi. La Shpionschiffe tedesca è tornata in bacino di carenaggio. Tutti i Paesi europei oggi hanno una cosa in mente: come fermare il flusso di profughi, terroristi e imbroglioni economici che cala sulle spiagge d’Europa. Questo fattore, da solo, ha ricordato agli occidentali le conseguenze disastrose del fascino per il “cambio di regime”. Il fiasco libico è già abbastanza grave, francesi e inglesi sono al centro delle responsabilità di tale disastro di un Paese, che vantava il più alto tenore di vita in Africa, è stato raso al suolo da auto-dichiarati ben intenzionati genocidi della vecchia Europa, il cui successo non è niente di meno che l’immersione del Paese in una guerra esistenziale contro al-Qaida e SIIL. Ma la Siria, oh cavolo, è un disastro ancora più metastatico con milioni di rifugiati che prima vivevano comodamente e al sicuro nella loro patria ordinata, ed ora si ammassano come pinguini nei campi turchi, solo per essere bruscamente sfrattati da un Erdoghan vendicativo su rotte pre-programmate dal partito giustizia e sviluppo, e a bordo di barche traballanti per assicurarsi massima empatia e copertura dalla compromessa stampa occidentale. I russi sanno della difficile situazione in Europa e il Cremlino sa che le capitali occidentali non hanno lo stomaco per ulteriori catastrofi. Infatti, il recente fulmineo rimbrotto diplomatico di Sergei Lavrov ha garantito che gli europei non abbiano più interesse nel rovesciare nessuno.
e. Stati Uniti. Il presidente in carica proclamava l’opposizione alla guerra in Iraq. Aveva ragione, per una volta. Obama non ama essere un presidente di guerra e rifugge gli inviti degli alleati ad unirsi nelle loro rovinose guerre. Ha detto tanto su Libia e Cameron. Ha ridicolizzato apertamente i sauditi per il loro “banditismo”. Non ha lo stomaco per eventuali imbrogli esteri, in particolare se basati su rivalità settarie come quelle istigate dai sauditi, attaccando la Siria per fermare l’Iran, supportando i terroristi, partecipando a bombardamenti sull’esercito siriano, iniziando la Terza guerra mondiale e chi se ne frega se Assad in realtà non ha mai usato il gas Sarin, gli sciiti sono apostati. I sauditi sono lo stucchevole archetipo del venditore porta a porta che non smetterà fin quando non viene pubblicamente insultato o arrestato dalla polizia per molestie. Se diffido dei politici statunitensi, credo che Obama sia motivato da interessi personali. Per Obama, la domanda è: posso scatenare la Terza guerra mondiale per la Siria? No certo che no. Voglio aiutare i sauditi a spacciandone la retorica anti-sciita al punto di mettere in pericolo l’accordo nucleare? Voglio rafforzare SIIL e al-Qaida solo per compiacere una tribù di trogloditi preistorici che non lascia le donne guidare le automobili o viaggiare liberamente; che non consente ai cristiani di costruire chiese sulle sue sante sabbie, che ha un milione di riti demoniaci come decapitazione di rispettati chierici sciiti solo per far incazzare gli iraniani; esecuzioni di minori; combattere una guerra nello Yemen, nonostante i consigli degli statunitensi del contrario. E non solo. Non si tratta solo delle puzzolenti qualità dei sauditi, è che non c’è bisogno del loro petrolio e, per la verità, gli Stati Uniti non hanno intenzione di continuare a proteggere tali dissoluti pedofili “reali” per obbligo verso quei Paesi che hanno bisogno del petrolio saudita o del Golfo; Giappone, Francia, tutta l’Europa e certe parti dell’Asia. La festa deve finire. Vladimir Putin ha parlato ad Obama annunciandogli il rientro parziale delle forze russe in Siria. Non le avrebbe mai ritirate senza assicurazioni che gli Stati Uniti facciano un passo indietro rispetto alle politiche dei neo-con e, a quanto pare, di Kerry. Ha ricevuto tali assicurazioni e gli ha detto che gli Stati Uniti sono interessati solo a sconfiggere lo SIIL e a creare un governo di transizione in Siria con un processo democratico. Questo basta a Putin, che sa che il Dr. Assad vincerà ogni elezione a mani basse.
f. L'”opposizione” siriana non ha quasi alcun controllo su SIIL o Jabhat al-Nusra. Ma i russi hanno detto ciò che James Baker disse ai palestinesi, e cioè: il treno si ferma qui solo una volta, e se non ci salite, non tornerà. Sorprendentemente, la creatura saudita Jaysh al-Islam vi negozia la rimozione del Dr. Assad. Il governo siriano gli ha detto di sparire. Ma, sorprendentemente, i colloqui proseguono grazie al miracoloso cessate il fuoco che i russi hanno imposto con l’aiuto dell’inetto John Kerry. Ad oggi, l’opposizione avrebbe fatto meglio a salire sul treno, e lo sa.

Putin ritira le forze per fare pressione su Dr. Assad affinché dialoghi con l’opposizione?
Tale è la posizione dei tanti propagandisti anti-Assad occidentali. Vorrebbero pensare che Putin abbandona Assad. Sognano tale assurdità. A SyrPer, vediamo esattamente l’opposto. Putin dice ai nemici della Siria che, se vogliono vedere la Russia andare e rimanerne fuori, farebbero meglio a negoziare in buona fede. L’azione di ritirare molti asset russi è un messaggio non troppo sottile a gangster e papponi dell’opposizione: la loro unica speranza di pace nel Paese è discuterne del futuro con il governo legittimo. Qualsiasi altra cosa sarebbe un suicidio politico. I sauditi non avevano altra scelta che accettare questi termini, da qui la presenza del criminale di guerra Muhamad al-Lush, uomo di punta dei sauditi a Ginevra. I sauditi, più di chiunque altro, dovrebbero ricordarsi che, mentre questa guerra continua, la rabbia contro il regime delle scimmie di Riyadh può solo intensificarsi.

Cosa dicono i russi al mondo con il loro ritiro graduale?
La Russia non è una nazione imperialista, non cerca d’imporsi sulla Siria occupando e tirando le fila di burattini che governano solo di nome. La Russia è consapevole dei suoi obblighi derivanti dalla Carta delle Nazioni Unite, e la Russia è intervenuta in Siria solo dopo che il Dr. Assad ne ha chiesto l’aiuto. La Russia ha una strategia di uscita attuata dopo aver raggiunto gli obiettivi fondamentali. Tali obiettivi sono il rafforzamento dell’esercito siriano; chiusura della maggior parte delle linee di rifornimento dei terroristi, con l’esercito siriano responsabile della chiusura delle restanti; degradare la forza di SIIL e al-Qaida in Siria; creare potenti basi militari avanzate russe nel caso siano ancora necessarie in Siria. Va notato che l’Aeronautica russa ha distrutto più di 4000 cruciali obiettivi terroristici in 6 mesi! La Russia ha anche annunciato al mondo che una grande forza militare è ora presente nella Repubblica araba siriana, dotata dei migliori equipaggiamenti russi. Che si tratti dell’Aeronautica con i MiG-29 aggiornati o dell’Esercito con i recentissimi carri armati T-90, l’EAS ora schiera una forza di oltre 340000 soldati, sostenuta dalle Forza di Difesa Popolare di oltre 150000 miliziani e migliaia di altri gruppi, tra cui Hezbollah, tutti capaci, eminentemente in grado, di schiacciare qualsiasi esercito che affrontino. E chi rimpiange il ritiro russo, si ricordi le parole del poeta Ibn Unayn, che nel suo panegirico al re al-Qamil, che combatté i crociati, riassumendo il monito di Vladimir Putin a tutti coloro che vorrebbero tornare sul campo di battaglia: وقد عرفت اسيافنا ورقابهم مواقعها فيها فأِن عاودوا عدنا

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il cavallo di Troia in Siria

De Mistura non così misterioso, il Dr. Assad sa esattamente cos’è: un cavallo di Troia
Ziad Fadil, Syrian Perspective 14 marzo 2016

I bianchi pensano di essere così intelligenti. Intelligenti per difetto. Quando non possono entrare dall’ingresso, passano dalla porta sul retro. E quando non possono aprire le porte, fanno esplodere la casa“. Ziad A. Fadil dal suo “Compendio di citazioni di Ziad” (Random House, 2017)

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Bolle e ribolle, fatica e difficoltà, ed abracadabra, saluti e grazie. Staffan de Mistura pratica le arti nere alle Nazioni Unite.

Staffan de Mistura non è un mistero per SyrPer. È il terzo degli errori iniziati con Kofi Annan e Laqdar Brahimi. Tutti dei flop completi. In realtà, SyrPer ha assegnato a Laqdar Brahimi l’annuale premio Don Chisciotte dei mulini a vento di Miguel de Cervantes, apprezzandone l’inutilità da mediatore delle Nazioni Unite nella crisi siriana. Eppure, nonostante precedenti carenze e proclami sospetti, la grande accoppiata Annan-Brahimi riuscì a capire un fatto molto serio: bisogna coinvolgere la Russia per combinare qualcosa. E così, con Vladimir Putin in sella, gran parte dei precedenti ostacoli alla convocazione di una conferenza per risolvere la crisi fu eliminata.

Incarnando Marlboro Man di Russia. Posso sentire la colonna sonora di Elmer Bernstein dei "magnifici sette" diretta da Sergej Prokofiev.

Incarnando Marlboro Man di Russia. Posso sentire la colonna sonora di Elmer Bernstein dei “magnifici sette” diretta da Sergej Prokofiev.

Quindi, quali erano tali ostacoli, ci si chiede? Facciamo un elenco:
1. L’opposizione siriana, formulata al singolare, smentiva la brutta verità che era UNA “opposizione”. Invece, si trattava di gruppi e individui petromotivati dal desiderio di spodestare il popolare presidente della Siria che casualmente è:
a. Alawita (Anche se la sua religiosità non gli farà attraversare i cancelli del paradiso)
b. Un baathista (secolare e panarabo)
c. Progressista (un vero handicap per gli islamisti integrali)
d. Legato all’Iran (facendo rabbrividire sionisti, wahabiti e qatarioti)
e. Legato alla Russia (contorcendo statunitensi e NATOnalisti)
f. Ricco come Creso. (Ehi, è un leader arabo di un Paese arabo. Cosa vi aspettavate?)
g. Sposato con una splendida e superbamente istruita siriana nata in Inghilterra. (Questo offende davvero Erdoghan la cui moglie assomiglia a un samovar)
h. Ha gli occhi azzurri. Greve ossessione per Obama, “Laggiù non hanno gli occhi azzurri?” Mi dispiace Barack, le crociate te le sei perse.

E poi c’è il trucco dell’opposizione:
2. L’opposizione siriana si odia. Sarebbe quasi impossibile trovare un gruppo o un individuo che non disprezzi tutti gli altri. Per esempio:
a. il dr. Haytham al-Mana considera tutti gli altri gruppi dei terroristi. Tutti gli altri gruppi pensano che al-Mana lavori per il Dr. Assad. Nizar Nayif, attivista di sinistra d’opposizione alawita e premiato dalla non-entità, è sospettato essere un agente di Assad anche se ha passato 10 anni in una prigione siriana, apparentemente, secondo i suoi nemici, per scrivere una tesi sul sistema penale, un vero e proprio sequel del “Corridoio della paura”. Poi c’è capitan Canguro, alias George Sabra, che una volta guidava la scioccamente denominata “Coalizione nazionale delle forze rivoluzionarie e di opposizione siriane” (NACOSROF). Be, non è così prezioso? Da comunista cristiano mescola rituali ortodossi di Antiochia con il culto del diavolo in vista del suo momento, la prevista ascesa al potere come nuovo presidente della Siria. (Sarà fortunato se l’Ufficio di Sicurezza Politica siriano gli permetterà di scegliere il cappio per l’imminente esecuzione).

George Sabra, nel suo "attico" nel bordello gentilmente concessogli ad Istanbul dal MIT di Hakan Fidan.

George Sabra, nel suo “attico” nel bordello gentilmente concessogli ad Istanbul dal MIT di Hakan Fidan.

b. Poi, c’è l’opposizione alberghiera che pensa a rimanere in alberghi a 5 stelle in città come Ginevra, Istanbul, Cairo, Riyadh, Doha, Madrid, Parigi e Newark. Le loro vite vengono spese cercando di capire che cosa faranno dopo che il Dr. Assad deciderà di concorrere per il terzo mandato presidenziale. Haytham al-Malih, che invocava l’esecuzione del Dr. Assad, arrivando a promuovere la decapitazione dei figli di Assad, va pianificando un rinnovamento in “stile di vita da ricchi e famosi” che potrebbe riprodurre con successo nel Borneo. Poi c’è Mamun al-Homsi, notorio accusatore presso un pubblico immaginario di alawiti, avvertendoli dal resistere difendendo il proprio Paese. Ha certamente un grande futuro da nuovo ministro dell’Igiene Sotterranea della Siria. Altri luminari da Holiday Inn sono: Ghasan “Fritto” Hitto, Ahmad al-Qatib e la matrona turca assai ignorata Suhayr al-Atasi, il cui futuro di venditrice di cosmetici Avon nel campo profughi di Reyanli è praticamente assicurato.

Mamun al-Homsi con la sua giovane, bella e intelligente Fiamma.

Mamun al-Homsi con la sua giovane, bella e intelligente Fiamma.

c. Ma, c’è anche la coalizione saudita-qatariota-con-turbante di blasfeme larve wahabite anti-iraniane pseudo-sunnite mai scontente di fare qualsiasi cosa, per quanto miserevole, pur di compiacere i padroni arabi. Tra costoro, vi sono larve sedentarie come Ahmad Jarba, illustre rampollo della tribù Shamar che risiede tra Siria, Iraq, Giordania e Arabia Saudita. Per qualche ragione, i sicari bianchi della CIA di Langley pensavano fosse solo “elegante”, da compradore del posto, data la storia d’intrattenitore regnante di Siria. E infine Qamal Labuani, che ha fatto della Palestina occupata la nuova casa, in brodo di giuggiole per l’invadente affetto sionista mentre snobba i palestinesi che non potrebbero starvi così bene. Perché in realtà ha detto alla junta di Mileikowski (Netanyahu) che avrebbe “personalmente” cedutogli il Golan una volta rovesciato il Dr. Assad. I sogni degli imbecilli.
E, c’è il terzo ostacolo, l’asse delle nazioni impegnate a spodestare il presidente della Siria perché commercia con gli iraniani e ha dato all’Iran il via libera al cruciale gasdotto dall’Iraq alle coste siriane. L’asse è composto da Arabia Saudita, dall’oscenità sionista e dalla Turchia, un’alleanza che si crede piuttosto formidabile data la presenza del primo membro, riuscito ad impantanarsi in una guerra alla più povera e tuttavia più ostinata nazione nel mondo arabo, lo Yemen. E notiamo, con molta costernazione condita dal solito veleno, che ognuno ha il suo pantano; i turchi nel nord della Siria con il PKK, e i sionisti che progettano un’altra stupida invasione del Libano per affrontare Hezbollah, non trascurando l’Arabia Saudita per i motivi già esposti. Sembra che qualcuno ne pianifichi la grande uscita, no? In ogni caso, tali nazioni non hanno alcun interesse al successo dei colloqui di Ginevra. Al contrario, hanno tutte le ragioni per mandarli in fumo. Gli Stati Uniti lottano per mantenere i sauditi contenti anche se non s’immergono in un’altra catastrofe estera. L’ultima intervista di Obama ad Atlantic Monthly dice molto della sua visione degli Stati Uniti, anche dopo che lascerà la carica. Sembra che la dottrina di Obama, usando eserciti altrui per adempiere gli interessi strategici statunitensi, abbia lasciato il posto ad una forma più sottile di isolazionismo. Obama ha biasimato Cameron per il caos in Libia e praticamente immerso i sauditi nei loro escrementi, chiamandoli scrocconi. Eppure, mentre le relazioni statunitensi-saudite avrebbero raggiunto il minimo storico, gli Stati Uniti non rinunciano ad utilizzare cavilli per evitare il ridicolo dei loro ex-amati alleati wahabiti. Gli Stati Uniti in realtà convinsero molti dell'”opposizione” che la questione del futuro del Dr. Assad, e della stessa presidenza, era fondamentale nel programma e ancora puntano su Muhamad al-Lush, il cui fratello abbandonato fu vaporizzato dall’Aeronautica Siriana nel Ghuta, che dichiarava pomposamente che alcun dialogo avrà senso senza la caduta del Dr. Assad. Ciò è stato effettivamente ripetuto, utilizzando moduli diversi, dallo stesso mediatore delle Nazioni Unite che ha iniziato a parlate di elezioni presidenziali e nuova costituzione entro i prossimi 6 mesi. Il governo siriano, parlando tramite il Ministro degli Esteri Walid al-Mualam e il Capo negoziatore ai colloqui di Ginevra, Dottor Bashar al-Jafari, hanno subito fatto capire che l’opposizione si sbaglia su tale possibilità. Anche la squadra russa ha rinfrescato l’atmosfera ribadendo con argomentazione legale che solo il popolo siriano deciderà il destino del suo leader.

Walid al-Mualam

Walid al-Mualam

Così, cosa faranno gli Stati Uniti? Comincia ad emergere un’altra idea che rivela l’intento reale di Washington (correzione: neo-conservatori di Washington). Ne abbiamo già scritto: creare nuovi Stati per bloccare l’espansione economica dell’Iran. Dato che il primo tentativo di distruggere il governo della Siria è stato un misero fallimento, gli Stati Uniti ne hanno intrapreso un altro oooh-così-intelligente: il federalismo! Tritiamo la Siria in Stati autonomi, con un governo centrale sterile e traballante sull’orlo dell’oblio. Se gli Stati Uniti avranno l’assenso delle parti per, ad esempio, gli Stati Uniti di Siria comprendente Stato del Kurdistan, Stato del Drusistan, Stato dell’Alawistan, Stato del Turcomannistan, Stato islamico del wahhabistan, Sunnistan, Ortodossistan e Armenistan, ne manipoleranno la configurazione affinché alcun oleogasdotto iraniano possa attraversare un qualsiasi territorio amico. Non è incredibilmente intelligente? Wow. De Mistura, come i suoi predecessori, lavora per Stati Uniti ed Europa. Non ci s’inganni, pubblicizza i suoi gusti occidentali semplicemente vestendosi ogni mattina. Sa chi lo paga e non nasconde le sua collusione con John Kerry nei test del palloncino della conferenza, vedendo se magari una ne passa. Finora, il Dr. Jafari, ha ribattuto a tutto. Walid al-Mualam è andato anche oltre dicendo al mondo che la presidenza del Dr. Assad è una “linea rossa”. Allora, cosa farà l’opposizione? Beh, gente, non m’interessa. Che faranno le scimmie saudite? Idem. Sembra che senza alcun possibilità di raggiungere qualcosa nella conferenza, l’opzione militare rimane l’unica. Tutto questo avverrà mentre l’Esercito siriano e l’Aeronautica russa continuano la loro massiccia offensiva contro i soli alleati di Arabia Saudita, Turchia e Khazaristan che uccidono siriani: i terroristi di SIIL e al-Qaida. È l’universo ipocrita di Stati Uniti e NATO, dove Obama, Cameron e Hollande sguazzano. Sappiamo quello che sei, De Mistura.

Sappiamo quello che sei, De Mistura

Sappiamo quello che sei, De Mistura

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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