Sull’amicizia Iran-Turchia, USA emarginati dal Medio Oriente

Cassad, 18 agosto 2017In Turchia c’è stata una riunione importante, che potrebbe avere conseguenze a lungo termine per l’intera regione. Una delegazione militare dell’Iran arrivava nel Paese della NATO per discutere le azioni congiunte in Iraq e Siria. La delegazione comprendeva il Capo di Stato Maggiore Congiunto dell’Esercito iraniano Bagheri, il Vicecomandante dell’IRGC, il Viceministro degli Esteri, il Comandante delle Forze di Sicurezza delle frontiere. Durante l’incontro sono stati raggiunti numerosi accordi che hanno permesso al Capo di Stato Maggiore Generale iraniano di affermare che i colloqui sono stati molto efficaci.
1. Turchia e Iran non riconoscono il referendum curdo in Iraq. L’Iran è categoricamente contrario a un Kurdistan indipendente e, secondo il Capo di Stato Maggiore Generale iraniano, in questo argomento è stato trovato un linguaggio comune con la Turchia.
2. Le parti hanno convenuto visite navali reciproche, scambio di studenti delle accademie militari, presenza di osservatori militari nelle esercitazioni militari ed esercitazioni congiunte.
3. È stato raggiunto un accordo col Capo di Stato Maggiore turco Hulusi Akar che presto visiterà Teheran. Beh, da lì la prima visita di Erdogan non è lontana. Entrambe le parti sono strategicamente impegnate nei negoziati di Astana, naturalmente vantaggiosi per la Federazione Russa.
4. La Turchia è lieta che Iran e Russia siano più consapevoli della sua preoccupazione per la questione curda, a differenza degli Stati Uniti, che non abbandonano il sostegno alle YPG, il primo problema della Turchia.
5. Iran e Turchia continueranno le consultazioni sulle operazioni dell’esercito e dei servizi speciali per un’azione comune contro al-Nusra, collegandosi alla questione della “procura” turca ad Idlib, dove al-Nusra ha puntato a un proprio allargamento.
6. Sono state discusse questioni controverse sulle zone di de-escalation, soggette a garanzie russe. In questo argomento sono rimasti punti controversi, in quanto la Turchia teme che, nel risolverle, l’Iran assegnerà ai suoi “agenti” ciò che non è dovuto dagli accordi di Astana ed altri.
In generale, in base ai cambiamenti strategici nel corso della guerra siriana, si può osservare come gli interessi iraniani e turchi coincidano. Questa opzione è apparsa in Turchia dopo aver abbandonato l’idea di rovesciare Assad e puntato sul campo russo-iraniano. La questione curda spingerà oggettivamente Ankara e Teheran verso una cooperazione più stretta su questione curda e divisione delle sfere d’influenza in Siria, soprattutto perché sarà preferibile per la Russia vedere turchi e iraniani (entro limiti ragionevoli) che non truppe statunitensi in Siria. Questa cooperazione si è già perfettamente manifestata dopo la conclusione degli accordi in Astana e le parti hanno ottenuto notevoli benefici, intendendo continuare tale cooperazione vantaggiosa dove, oltre ad obiettivi comuni con la Russia, hanno anche propri interessi. La Turchia lotta contro l’influenza curda e il ripristino della posizione nella regione, e l’Iran costruisce il ponte sciita Teheran-Beirut diretto anche contro Israele, e prosegue la guerra ibrida contro l’Arabia Saudita. Dato che numerosi obiettivi di Iran e Turchia coincidono con quelli della Russia, le parti da un lato svolgono un compito utile ponendo fine alla guerra in Siria a favore di Assad e, dall’altro, aumentano notevolmente l’influenza, sfruttando i fallimenti di sauditi e statunitensi che ne hanno indebolito il controllo sulla regione, aprendo opportunità ai principali attori regionali. L’indebolimento dell’influenza statunitense, anche in considerazione delle azioni della Russia, ha già portato diversi Paesi, già abbastanza aperti a perseguire proprie politiche senza riguardo per Washington, a concludere accordi che escludono Washington e dividono le sfere di influenza senza badare agli statunitensi. È difficile immaginare un’illustrazione più chiara per dimostrare la crisi dell’egemonia degli USA.
L’attuale offensiva mediatica sugli Stati Uniti in merito alle accuse di aver fornito armi chimiche ai terroristi e le richieste della Siria di sospendere le azioni della coalizione statunitense sul proprio territorio, riflettono il graduale rafforzamento strutturale della Siria nella guerra, dove tutti gli attori chiave cercano posizioni favorevoli in anticipo e di conseguenza respingendo gli avversari. La posizione degli USA è più vulnerabile. Più restano illegalmente in Siria e vicini al califfato dello SIIL, più sarà chiaro che sono in Siria per smembrarla, facilitando l’ulteriore campagna mediatica contro gli Stati Uniti, che hanno già abbandonato lo slogan “Assad deve andarsene”. Ciò rende la loro presenza in Siria più aggressiva. Russia, Iran e Turchia sono in una posizione favorevole, poiché operano in Siria in accordo con Damasco, e Russia e Iran in generale operano su invito del governo siriano. Naturalmente, Russia e Iran, così come la Turchia che li ha raggiunti, si sforzeranno di cacciare gli Stati Uniti dalla Siria e di risolvere il problema curdo secondo propri termini. Gli Stati Uniti, a loro volta, chiariscono che non rigetteranno la propria strategia (altrimenti ammetterebbero di aver perso la guerra in Siria), portando alla dichiarazione della leadership delle SDF sugli Stati Uniti che resteranno in Siria per anni, con una “Cooperazione fruttuosa”. Mentre il califfato e al-Nusra sono schiacciati, queste contraddizioni saranno sempre più evidenti e la posizione della Turchia sarà di grande importanza nella definizione della configurazione della Siria settentrionale dopo la sconfitta del califfato. Pertanto, ci saranno ancora molti negoziati tra Russia, Iran e Turchia, dove le parti si coordineranno alla luce di un possibile conflitto con gli Stati Uniti per il controllo della Siria settentrionale. Erdogan non ha ancora rigettato l’invasione di Ifrin e continuerà a presentare tale opzione a Russia e Iran, nel caso in cui i rapporti con i curdi e gli Stati Uniti si guastino completamente, dando ad Erdogan l’opportunità di occupare Ifrin col pretesto di “combattere il terrorismo”. L’intrigo principale è che se gli Stati Uniti vogliono accelerare l’isolamento del Kurdistan siriano dalla Siria, e Russia e Iran avranno due buone ragioni per attirare immediatamente Erdogan su una politica più rigorosa nei confronti dei curdi in Siria. Da una parte, la lotta per l’integrità territoriale della Siria, su cui Federazione russa, Iran e Turchia convergono. D’altra parte, vi è il desiderio di scacciare gli Stati Uniti dalla Siria. Qui la Turchia ha una posizione piuttosto ambigua, poiché fiancheggia la coalizione russo-iraniana continuando a sondare gli statunitensi per revisionare la strategia di Washington in Siria. C’è la possibilità che la cacciata degli statunitensi dalla Siria e la soppressione delle aspirazioni separatiste dei curdi saranno solo due dei problemi delle parti interessate, servendo da terreno fertile per una nuova guerra nell’Iraq settentrionale e nella Siria settentrionale, dove gli Stati Uniti prevedono di smantellare Siria e Iraq (con l’aiuto di certi Paesi NATO, Giordania, Arabia Saudita ed eventualmente Israele); vi sarà una coalizione contingente tra Siria, Iraq, Russia, Iran, Turchia ed eventualmente Qatar, alla luce delle nuove realtà che saranno decise. La Russia preferisce ancora non forzare gli eventi e suggerisce di collegare i curdi siriani ai negoziati di Astana, prevedendo di sottrarre almeno alcuni curdi dall’influenza statunitense e permettere dei compromessi tra i curdi e Assad. Ma la Turchia si oppone apertamente a tale piano, non volendo negoziare coi curdi. E la posizione dura sul referendum in Iraq, dimostrata congiuntamente con l’Iran, può anche essere considerata dimostrazione che la Turchia, come l’Iran, preferisce una posizione più ferma sulla questione curda, e che la Russia dovrà considerarla. Tuttavia, questo è ancora un problema lontano e quando si svilupperà pienamente, prossimamente, potrà ancora cambiare, anche se i contorni generali del conflitto possibile sono già abbastanza visibili.
Le biforcazioni più vicine sono la liberazione di Dair al-Zur, la presa di Raqqa e il referendum curdo in Iraq, dopo di che vedremo ulteriori chiarimenti del quadro e della configurazione generale del conflitto sull’autodeterminazione curda, in contraddizione inconciliabile con la questione dell’integrità territoriale di Siria e Iraq.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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Turchia e Stato islamico: una cooperazione anti-cinese

Ruben Kruglov, EoT, 18/2/2016

Se lo “Stato islamico” riuscisse ad occupare rapidamente i territori controllati in Afghanistan e Pakistan dai taliban ed annetterli all’autoproclamato “califfato”, la minaccia della destabilizzazione sarebbe alle porte della Cina.7062304455_c395eeaa32_bGli ultimi mesi hanno dimostrato quanto profondamente la Turchia sia coinvolta con lo SIIL. La Turchia ha inscenato gli eventi dello “Stato islamico” per molto tempo, favorendone la attività non solo indirettamente o ufficiosamente. Tuttavia, una dichiarazione ufficiale avvenne nell’autunno 2015 ad Istanbul, che potrebbe essere vista come dichiarazione turca sullo “Stato islamico”. La dichiarazione fu fatta dal capo dell’Organizzazione nazionale dell’intelligence della Turchia Hakan Fidan, che di solito non fa apparizioni pubbliche. Fidan dichiarò: “Lo ‘Stato islamico’ è una realtà. Dobbiamo riconoscere che non possiamo debellare un’organizzazione così radicata e popolare, come lo “Stato islamico”. E perciò esorto i nostri partner occidentali a riconsiderare le precedenti nozioni sui rami politici dell’Islam e mettere da parte la loro mentalità cinica, e insieme annullare i piani di Vladimir Putin per sopprimere la rivoluzione islamica in Siria“. In base a ciò Hakan Fidan trasse la seguente conclusione: è necessario aprire un ufficio o un’ambasciata permanente dello SIIL ad Istanbul, “La Turchia ci crede fortemente”. La storia della dichiarazione del capo dell’Organizzazione nazionale dell’intelligence è curiosa. In primo luogo comparve sui media on-line il 18 ottobre 2015, ma non ebbe molta attenzione. La dichiarazione di Hakan Fidan divenne famosa quando fu ripubblicata sui siti web delle agenzie di stampa il 13 novembre, alla vigilia degli attacchi terroristici di Parigi, nella notte tra il 13 e il 14 novembre. Il caso volle che la Turchia esortasse l’occidente a riconoscere un quasi-Stato che, da parte sua, si rifiuta di riconoscere il diritto degli altri Stati ad esistere. In sostanza, era un appello ad accettare le richieste del terrorismo globale dello SIIL. La pretesa è ben chiara, il giuramento di fedeltà al nuovo califfato.
983033-cpec-1446339827 Cosa significa la partecipazione diretta della Turchia nella vita del promesso “Stato islamico” per il mondo islamico e i suoi vicini (Russia compresa)? Questa domanda diventa più importante oggi, dopo che migliaia di rifugiati sono stati trasportati, non senza la partecipazione della Turchia, dal Medio Oriente all’Europa; dopo l’incidente con l’aereo russo che bombardava lo SIIL, abbattuto dalla Turchia; dopo le ampie affermazioni dei funzionari turchi. A questo proposito va ricordato un altro aspetto importante della politica mediorientale. La caduta del regime di Mubaraq in Egitto e la distruzione dello Stato gheddafino in Libia, all’inizio della “primavera araba”, quasi fecero crollare i legami economici di questi Paesi con la Cina, la cui presenza economica era in rapida crescita. In questo modo, è comprensibile come gli eventi della “primavera araba” abbiano creato una barriera all’espansione economica cinese in Medio Oriente e Africa, che minacciava gli Stati Uniti. In altre parole, la “primavera araba” era anche uno strumento efficace nelle mani degli Stati Uniti nella competizione globale con la Repubblica Popolare Cinese. Ora, studiando i collegamenti tra Turchia e SIIL, è necessario discutere cosa significhi l’espansione dello “Stato islamico” per la Cina.
Nell’autunno 2015, i media riferirono che le agenzie d’intelligence turche preparavano i terroristi uiguri cinesi. Si potrebbe pensare che il motivo qui siano i tradizionalmente forti legami tra i popoli turchi, oltre alla Turchia interessata a rafforzare l’influenza sulla parte orientale del mondo turcofono, il Turkestan. Tutto questo, naturalmente, è vero. Ma non è tutto. Si tratta anche dei gruppi uiguri addestrati e armati nelle fila dello SIIL. Vi sono sempre più prove della presenza di tali gruppi in Siria. Pertanto, lo SIIL è un nuovo strumento, migliorato dalla “primavera araba”, per destabilizzare il principale concorrente degli Stati Uniti, la Cina. Se lo “Stato islamico” riuscisse a catturare rapidamente i territori controllati dai taliban in Afghanistan e Pakistan e annetterli al loro autoproclamato “califfato”, la minaccia della destabilizzazione sarebbe alle porte della Cina. Le capacità dell’organizzazione califista che vi comparirebbe, con la prospettiva di raggiungere gli uiguri, renderebbero tale destabilizzazione inevitabile. Tuttavia, lo SIIL non è riuscito ad avanzare rapidamente nella zona afghano-pakistana. Ricordiamo cosa scrisse il quotidiano Daily Beast nell’ottobre 2015 con un articolo intitolato “Un’alleanza talebano-russa contro lo SIIL?” Il giornale scrisse che i rappresentanti dei taliban andarono in Cina più volte per discutere il problema degli uiguri del Xinjiang che vivono nel sud dell’Afghanistan. The Daily Beast citò uno dei rappresentanti dei taliban: “Gli abbiamo detto che (degli uiguri) sono in Afghanistan, e che gli abbiamo impedito di compiere attività anti-cinesi“. Gli esperti insistono sul fatto che il Pakistan (le cui agenzie d’intelligence hanno giocato un ruolo decisivo nella creazione dei taliban) passano dagli Stati Uniti alla Cina. Dato che le prospettive di cedere le aree pashtun, proprie e afghani, allo “Stato islamico”, che non si fermerebbe, sono inaccettabili per il Pakistan. Questo è ciò che, ovviamente, ha causato la svolta del Pakistan verso la Cina. E questa volta è stata così drastica che le conseguenze creano una nuova minaccia agli Stati Uniti con l’espansione dell’influenza della Cina.
Durante il Forum sulla Sicurezza di Xiangshan, dell’ottobre 2015, il ministro della Difesa, Acqua ed Energia pakistano, Khawaja Muhammad Asif, annunciò la messa al bando dei terroristi uiguri del “Movimento islamico del Turkestan Orientale” dicendo: “Credo fossero pochi nelle zone tribali, e che siano stati tutti cacciati o eliminati. Non ce ne sono più“. Asif aggiunse che il Pakistan è pronto a combattere contro il “Movimento islamico del Turkestan Orientale”, perché non è solo nell’interesse della Cina, ma anche del Pakistan. Successivamente, nella prima metà di novembre 2015, il giornale cinese China Daily annunciava che la compagnia statale cinese China Overseas Port riceveva dal governo pakistano 152 ettari di terreno nel porto di Gwadar, in affitto per 43 anni (!). Forse è giunto il momento di ammettere che la Cina ha quasi raggiunto il Mare Arabico attraverso la regione d’importanza strategica pakistana del Baluchistan (dove si trova Gwadar) e che il progetto di ampliamento dello SIIL ad oriente non è riuscito ad evitarlo? E’ ovvio che la lotta degli Stati Uniti contro la Cina continuerà in questo senso, motivo per cui la Cina si affretta a consolidare i risultati raggiunti e a creare una propria zona economica nei pressi dello Stretto di Hormuz. China Daily ha scritto: “Nell’ambito dell’accordo, la società cinese di Hong Kong sarà incaricata del Porto di Gwadar, il terzo più grande porto del Pakistan“. C’è un dettaglio degno di nota in questa storia: Gwadar è considerata la punta meridionale del grande corridoio economico cino-pakistano. Questo corridoio inizia nella regione autonoma uigura dello Xinjiang nella Repubblica Popolare Cinese. Ciò significa che la necessità di destabilizzare la Cina diventa ancor più acuta per i suoi concorrenti.
13940407000518_photoi Dato che il Pakistan e i taliban rifiutano di radicalizzare i cinesi uiguri (più di 9 milioni dei quali vivono in Cina), questo ruolo va a, da un lato, alla Turchia come patrona degli uiguri, e dell’altro allo SIIL, in quanto islamista ultra-radicale. Poi, se il corridoio afgano-pakistano per rifornire i gruppi radicali in Cina viene bloccato, per il momento, significa che ne serve un altro. Quale? Ovviamente, il mondo turco, dalla Turchia ai Paesi turcofoni dell’Asia centrale e gli uiguri cinesi. E’ più che probabile che la regione del Volga e il Caucaso del Nord dovranno fare parte del corridoio che serve a Turchia e SIIL per collegarsi agli uiguri. I media cinesi lo sottolinearono alla fine del 2014. A quell’epoca il sito web Want China Times pubblicò un articolo intitolato “I separatisti del ‘Turkestan orientale’ vengono addestrati dallo SIIL e sognano di tornare in Cina“. Il sito riprendeva i dati pubblicati dal media cinese Global Times. Secondo questi dati, i radicali uiguri fuggivano dal Paese per unirsi allo SIIL, addestrarsi e combattere in Iraq e Siria. I loro obiettivi soono avere un ampio riconoscimento dai gruppi terroristici internazionali, stabilire dei canali di contatto ed acquisire esperienza nei combattimenti reali prima di esportare le loro conoscenze in Cina. Global Times riferiva, citando esperti cinesi, che uiguri dello Xinjiang entravano nello SIIL in Siria e Iraq, o nelle sue divisioni nei Paesi del Sud-Est asiatici. Inoltre, la pubblicazione informava che, dato che la comunità internazionale aveva lanciato la campagna anti-terroristica, lo SIIL ora evitava il reclutamento di nuovi membri secondo la propria “base”, preferendo separarli inviandoli in piccole cellule in Siria, Turchia, Indonesia e Kirghizistan.
Il problema uiguro complicò i rapporti turco-cinesi nell’estate 2015. Tutto iniziò in Thailandia. Le autorità decisero di espellere oltre 100 uiguri in Cina. Nella notte tra l’8 e il 9 luglio, gli uiguri turchi attaccarono l’ambasciata cinese a Istanbul, per protestare contro questa decisione. In risposta, le autorità della Thailandia cambiarono posizione e dichiararono che gli emigranti uiguri non sarebbero stati deportati in Cina senza le prove dei loro crimini. Invece… furono deportati direttamente in Turchia! Non fu una decisione nuova, deportazioni di uiguri in Turchia già si erano avute. 60mila uiguri vivono in Turchia. Ciò significa che non si parla di singoli casi di espulsione, ma di concentrazione consistente di gruppi uiguri dai vari Paesi asiatici in Turchia. A luglio il sito arabo al-Qanun citò Tong Bichan, alto funzionario del Ministero di Pubblica Sicurezza cinese, dire: “I diplomatici turchi nel sud-est asiatico hanno dato carte d’identità turche ai cittadini uiguri della provincia dello Xinjiang, inviandoli in Turchia a prepararsi alla guerra contro il governo siriano a fianco dello SIIL“. Infine, solo di recente la risorsa propagandistica dello “Stato islamico” ha registrato una canzone in lingua cinese. La canzone contiene l’appello a svegliarsi diretta ai fratelli musulmani cinesi. Tali appelli fanno parte della campagna anti-cinese lanciata dallo SIIL. Un altro video dei califisti mostra un 80enne predicatore musulmano dello Xinjiang esortare i compatrioti musulmani ad unirsi allo SIIL. Il video mostra poi una classe di ragazzi uiguri, di cui uno promette di alzare la bandiera dello SIIL nel Turkestan. Tutto questo porta alla conclusione che tra gli obiettivi che lo SIIL cerca di raggiungere in cooperazione con la Turchia, vi è l’avvio della “Primavera cinese” in termini piuttosto chiari. Tale obiettivo richiede “collaboratori” presenti nei territori vicini alla Cina, in primo luogo negli Stati turcofoni dell’Asia centrale. Ad esempio, il Kirghizistan, a questo proposito, chiaramente dovrebbe diventare il luogo di concentramento e addestramento dei gruppi radicali.
La grande riformulazione del Medio Oriente cerca di volgersi ad est, in direzione della Cina. Il che significa che nuove gravi fasi di tale guerra non sono lontane.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

False Flag ed Inside Job ad Istanbul

IR-IS

10491728905 gennaio 2017
Aggiornamento 19: Hasan Qashogi, presunto testimone: Nell’intervista ad al-Arabiya, Khashogi rivelava che c’erano tre assalitori, tra cui una donna. Disse di aver sentito una persona urlare: “Perché vuole ucciderci“, affermando che il loro modo di sparare indicava che fossero ben addestrati. “Non hanno sparato a caso, ma piuttosto camminavano tra i tavoli e puntavano ai clienti”, Hasan Qashogi disse che capiva dal loro accento che non erano arabi, ma stranieri…. “La polizia ci fece sedere con altri sopravvissuti nella stazione vicino al ristorante, e poi ci trasferirono in due bar vicino alla stazione, e ci diedero dell’acqua. Un agente venne e ci disse che uno dei sospetti era seduto tra noi, e chiese a ciascuno di sedersi accanto al proprio compagno, per l’identificazione e l’elaborazione“.

4 Gennaio 2017
Aggiornamento 18: si ricordino le prime relazioni di Reuters e CNN: “Un assalitore era ancora nel night club d’Istanbul dopo l’attentato, la mattina di domenica, e le forze speciali della polizia preparavano l’operazione per entrare nell’edificio, secondo l’emittente televisiva CNN Turk”.

Aggiornamento 17: l’affermazione di Christopher Bollyn secondo cui lo SIIL aveva attaccato il Reina, spiega in dettaglio ciò che anche noi (il 2 gennaio) indicammo quale falsa notizia, perché proveniente da fonti vicine all’intelligence.

Aggiornamento 16: affermazione del testimone: “ci sono voluti 90 minuti alla polizia prima di arrivare sulla scena. Sconcertante, la sua presenza si rivelò di scarso aiuto. Il problema è che la polizia era all’esterno. Non poteva controllare la situazione perché aveva paura che i tiratori avessero delle bombe. Il tiratore poi riuscì a fuggire, dopo di che la polizia finalmente entrò nella discoteca portando i sopravvissuti sul tetto. Aggiungeva che anche a quel punto ancora si sentivano spari per altri dieci minuti”.

Aggiornamento 15: falsa bandiera e lavoro interno: “E’ chiaro che i 3 poliziotti che lavoravano all’ingresso quella sera non c’erano casualmente durante l’attentato“. Non è un caso, però. La società di sicurezza assunta 10 giorni prima dell’attacco, sa esattamente perché quei poliziotti non c’erano quella notte. La possibilità che in effetti fosse una ditta israeliana appare sempre più grande di giorno in giorno, mentre indizi e prove continuano ad accumularsi. Inoltre, “Il terrorista, un cittadino dell’Asia centrale, lasciò un capo di vestiario che indossava dopo l’attentato. L’assalitore non prese la borsa che aveva messo nel bagagliaio del taxi quando giunse ad Ortaköy. Si sostenne che un telefono cellulare dal terrorista era comparso nella borsa“. Ciò significa che si tratta al 100% di una false flag, garantito. Questa volta non fu un passaporto o documento per l’immigrazione a ritrovarsi magicamente sulla scena, ma un telefono cellulare che misteriosamente aveva perfino un video “selfie” salvato, per facilitarne l’identificazione da parte della polizia turca. Dopo di che la “pista di Iakhe Mashrapov” venne falsamente piazzata per far apparire il governo turco incompetente. L’attentato praticamente sembra scritto dal governo israeliano, dall’inizio alla fine. Con la caduta del governo turco che avanza, una nuova “guida” viene pubblicata oggi, sostenendo che il nome in codice del presunto combattente dello “SIIL” sia Abu Muslim Hurasani. Probabilmente riferendosi alla storia persiana e alla brigata terroristica “super-segreta” Qurasan che farebbe presumibilmente apparire lo SIIL come dei boy scout. Qurasan segue anche indirizzi che hanno solo a che fare con Israele, che in tale situazione potrebbe vedere l’avanzata del califfato entro i suoi confini. Molto probabilmente una cosa che porterebbe alla fine dello Stato ebraico. “Eserciti sotto bandiere nere verranno da Qurasan (Afghanistan). Nessuno potrà fermarli e finalmente arriveranno a Gerusalemme dove potranno piantare le loro bandiere“. Ci sono alcune altre verità notevoli nei vecchi insegnamenti del Qurasan, mentre le fazioni arabo-musulmane lotterebbero tra esse per dominare la regione, alcune sostenute da potenze straniere.js117018450_istanbul-nightclub-gunman-suspect-large_trans_nvbqzqnjv4bqk0yzontbxczs9bjrrsalblogzf_swcnztnncph2m-xkAggiornamento 14: La Turchia estende lo stato di emergenza di tre mesi

Aggiornamento 13: Iakhe Mashrapov dalla Repubblica del Kirghizistan sarebbe stato scagionato da accuse o qualsiasi coinvolgimento nella sparatoria al Reina. Sembra che la disinformazione sia stata deliberatamente diffusa da chi ha molto da guadagnare dal collasso della Turchia. Chi ha l’influenza per spacciare notizie false presso le agenzie internazionali? Di sicuro non lo SIIL!

Aggiornamento 12: Informammo i nostri utenti e lettori, il 31 dicembre-gennaio 1, che l’attentato era un attacco false flag e un lavoro interno. Hurriyet: “Le autorità valutano come mai l’attentatore conoscesse tutte le uscite del Reina, comprese le tre porte segrete note solo dal personale che vi lavora. Sapeva anche che le guardie della discoteca non avevano armi, che non erano permesse all’interno del club… L’attentatore avrebbe avuto problemi nel fuggire dalla scena e le autorità valutano se ci sia stato aiuto dall’interno”.

3 gennaio 2017
Aggiornamenti: Non confermato, il sospetto avrebbe usato granate assordanti
Rapporti locali affermano che tre involucri sono stati recuperati per granate assordanti di fabbricazione USA, il sospetto (-i) li ha usati mentre caricava l’AK47. Il sospetto nel video si dice sia entrato in Turchia 15 giorni prima della sparatoria al Reina.

Aggiornamento 10: Passaporto, per ora utilizzano questo
Non è confermato se il passaporto appartenga al tiratore e dove la stampa l’ha preso, ma sembra che seguano questa storia ora. Iakhe Mashrapov dalla Repubblica del Kirghizistan è per ora il primo sospettato.reina-passportAggiornamento 9: “Istanbul, la polizia arresta i familiari dell’attentatore del nightclub Reina
“L’autore dell’attentato al Reina è stato identificato. L’APA cita Milliyyet.com.tr secondo cui è stato identificato come uiguro turco giunto a Konya con la famiglia nel novembre scorso. La polizia ha diffuso i video dell’attentatore. Per non attirare l’attenzione, il terrorista ha portato con sé moglie e figli. La polizia li ha arrestati“.

Aggiornamento 8: S’imbattono nei video originali caricati tra il 31 dicembre e l’1 gennaio
Quindi daremo scacco matto nel seguente modo, mentre si sparge tale continua menzogna: “L’assalto di sette minuti ha lasciato 39 morti e decine di feriti“.reina-witnessAggiornamento 7: Irregolarità sul presunto viaggio del “sospetto”
Affermazione: “Prima dell’attentato, l’uomo armato avrebbe preso un taxi nel quartiere popolare di Zeytinburnu, evitando le telecamere a circuito chiuso sui mezzi pubblici. Scese per via dell’ingorgo vicino al club e camminò per quattro minuti per raggiungere il Reina“. Problema: Zeytinburnu è nella direzione opposta a quella da cui proveniva, mentre sparava coll’AK47 all’ingresso del Reina (nota, hanno manipolato il video originale).reina-mapPoi si sarebbe recato verso nord, a Kuruçesme:
reina-map-2Per poi presumibilmente, sempre viaggiando in direzione opposta, prendere il traghetto per il terminal Yalova e scomparire a Bursa.reina-map-3Aggiornamento 6: Foto: La gente è veramente morta nel nightclub Reina, non è una bufala. Ci siamo specificamente astenuti dal pubblicare queste foto esplicite, ma a quanto pare molte persone sarebbero contente solo quando fanno sensazionalismo, cosa che abbiamo cercato di evitare.

2 gennaio 2017
Aggiornamento 5: aggiornamento molto importante perché documenta come hanno distrutto la propria storia, mentre la fabbricavano sul momento. Li abbiamo inchiodati. Non va. Fine della storia “ufficiale”!
Dal quotidiano Sabah: “L’attentatore avrebbe sparato per sette minuti. Poi andò in cucina e vi rimase per circa 13 minuti prima di cambiarsi i vestiti, togliendosi il cappotto e fuggire tra il panico. Inoltre ripulì l’arma prima di lasciare la scena“.
In primo luogo, la tempistica che diamo più avanti chiaramente neutralizza tale menzogna su uno dei tiratori che in 13 minuti si cambia d’abito. La tempistica qui in realtà indica le 01:23 (ora locale), circa 5 minuti dopo che un tiratore sparò entrando nel locale, durante l’attentato. Questo è un dato di fatto, non lo si può rifiutare o negare. Vedasi la tempistica di seguito.
In secondo luogo, se la polizia fu così veloce ad arrivare, come sostiene la stampa, come mai gli sfuggì il tizio in attesa nella cucina della discoteca, per 13 minuti? Non ha proprio senso. Siamo a questo punto a 20 minuti dall’attacco, secondo la storia ufficiale e dei media principali.

Aggiornamento 4: si dimentichi la rivendicazione dello SIIL, è una “scoperta” del sito di Rita Katz, alias governo israeliano.

Aggiornamento 3: Conosci il tuo bugiardo: tra i media mainstream anglosassoni, il Daily Mail è forse il primo a diffondere la falsa storia dello SIIIL. Alcuna fonte ufficiale in Turchia l’ha riferito.

Aggiornamento 2: The Guardian: “I sopravvissuti hanno tutti detto che c’erano più aggressori, anche se le autorità turche hanno detto che era solo, e alcuni dicono che erano in contatto via walkie talkie“.

Aggiornamento 1: Yunis Turk, un presunto testimone intervistato dalla CNN: “Per 10 minuti non ci furono spari e poi per altri cinque minuti lanciarono le bombe, spararono ancora, poi andarono via“.

Batuhan Aytemur su Facebook: “Sì, due terroristi indossavano il costume di babbo natale e usavano kalashnikov e bombe a mano, uccidendo, infine, 40 persone
Testimoni oculari contrastanti e tempistica documentata puntano ancora a un attentato con diversi terroristi nella discoteca Reina. L’attentato non è una bufala, ma la storia del lupo solitario dello SIIL invece sì. A partire da ora tutto fa credere che si trattasse di un attacco false flag della serie pianificata da agenti di USA e Israele e perpetrata da capri espiatori locali e stranieri. Inoltre, ci sono indizi che suggeriscono fortemente un lavoro interno, come spiegato più avanti.
In primo luogo, le discussioni sugli orari tratti dalle presunte telecamere di sicurezza al Reina, dentro e fuori, e la tempistica della sparatoria non devono andare per lunghe. L’evidenza è chiara. Tutto sommato gli spari durarono circa 5 minuti, ad essere generosi con la versione ufficiale (quando si indaga secondo notizie e “fatti” della stampa dominante). Tra le 1:18 e 1:21 (1 gennaio ora locale) uno dei tiratori apparve entrare nella discoteca Reina, secondo le riprese della videocamera. Alle 01:23, massimo 5 minuti dopo che il terrorista era entrato nel locale durante l’attentato, qualcuno appare cambiarsi di vestito, mentre sembra prepararsi ad uscire dal Reina.

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reina-3Qui potete vedere uno dei tiratori togliersi il cappotto, mentre si preparerebbe ad uscire. I video seguono la cronologia.
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reina-8Ma va capito che le sequenze complete delle CCTV sono state degradate, per quello che se ne sa finora. Il materiale buono in cui si vedono i dettagli e i probabili diversi attentatori e un’esplosione è vietato al pubblico, dimostrando di per sé molto. Nascondono deliberatamente le prove dei video migliori. Inoltre, le testimonianze oculari chiaramente contraddicono la tempistica e la premessa ufficiale su “un solo terrorista”. Ciò è importante perché dimostra che il governo turco, intensamente ricattato da governi esteri come Israele e Stati Uniti, è stato costretto a vendere al mondo la falsa storia di un solo tiratore al Reina, altrimenti….
Ieri abbiamo già mostrato come una donna, presente all’interno, affermasse che più tiratori erano attivi nella discoteca d’Istanbul a capodanno. Inoltre, un altro presunto testimone riferiva: “Ci sono stati colpi di arma da fuoco e dopo due minuti il suono di un’esplosione“. Oggi vi riportiamo il rapporto del “testimone oculare”, il belgo-turco Fatih Kir, che sosteneva che fosse al Reina. Intervistato il 1° gennaio 2017 da una delle maggiori reti TV del Belgio, VTM (Fiandre, Belgio).
Romina Van Camp, per VTM: “Incontro Fatih sulla famosa piazza Taksim a Istanbul, lontano dalla discoteca. Dopo la scorsa notte, un luogo in cui non vuole tornare. Fatih ha visto il tiratore, ma poté fuggire”.
Fatih: “Ho visto e pensato che fosse una di quelle solite esplosioni, ma non era così. Delle persone correvano. Ognuno saltava via e correva. Ho pensato… corro anch’io”.
Romina Van Camp: “Era corso al seminterrato per nascondersi, insieme ad altri.”
Fatih: “Chiudemmo la porta e sentimmo ancora sparare per almeno 15 minuti. Dopo di che, solo dopo 40 minuti sentimmo entrare la polizia. Non avemmo alcun collegamento (con i cellulari), non potemmo chiamare e dovemmo aspettare lì”. (Ciò contraddice completamente Reuters e altri che, per esempio, sostengono, citando Sefa Boydas, che “la polizia arrivò subito”).
Romina Van Camp: “Nel caos Fatih perse due amici, ma li trovò in un secondo momento alla stazione di polizia. Il club Reina è ben protetto. Fatih non pensò mai che vi sarebbe successo qualcosa”.
Fatih: “Abbiamo pensato che fosse sicuro, ma a quanto pare non lo è. Il mio cappotto e il mio passaporto turco sono rimasti lì, non li rivoglio più. Non voglio andarci per molto tempo”.
Romina Van Camp: “E’ a malapena sfuggito la morte, è difficile criticarlo”.
Fatih: “Potevo restarci anch’io. Vi sono attentati come questo in tutto il mondo. A Parigi, Bruxelles. Può succedere ovunque. Deve solo smettere. Non so come, ma deve accadere. Deve solo finire“.
Insieme con il video, con la trascrizione, il seguente articolo fu pubblicato sul sito web della VTM: “Ho visto gente morire“, ecco cosa dice Fatih Kir, 19enne belga di origine turca, che ha visto tutto ciò che era accaduto nella discoteca d’Istanbul. Un tiratore ha aperto il fuoco ieri sera, 39 persone sono morte, di cui una belga. Fatih Kir appena arrivato con alcuni amici nella discoteca Reina, era pronto a festeggiare il nuovo anno. Ma poi si scatenò l’inferno: “Ero lì da dieci minuti e poi sentì i colpi di un Kalashnikov. Ci sparò per tutto il tempo. Ho visto gente morire“, dice al telefono a VTM News.

Kalashnikov
Per diversi minuti l’uomo armato si aggirò intorno, alla fine 39 persone morirono. Inizialmente, Kir non sapeva cosa succedesse o quanti tiratori ci fossero: “Ho visto un uomo con un Kalashnikov. Ero proprio all’ingresso quando l’uomo iniziò a sparare. Spararono per 15 minuti“. Kir poté fuggire con il personale della sicurezza. Nel caos i suoi amici ebbero lievi ferite, ma stanno tutti bene. Ma il dramma gli ha lasciato una profonda impressione. “La gente era… fu davvero un disastro di ieri“, conclude. Chiaramente la sparatoria di 15 minuti non è congrua con la tempistica documentata dalle telecamere di sicurezza e dalle notizie della stampa su un presunto attentato di 7 minuti. Evidentemente qualcuno mente e da quello che appare non sono i testimoni oculari. Su pesante pressione degli Stati Uniti, il governo turco ha ordinato il black-out dei media sulla sparatoria. Solo dichiarazioni ufficiali del governo possono essere pubblicate dalla stampa, per paura che notizie false dominino i notiziari. Le notizie false sarebbero i rapporti critici come quello pubblicato qui.european_council_on_foreign_relations_logo-svgSenza sorprendere nessuno, il Consiglio per le Relazioni Estere europeo, istituito con il sostegno dell”Open Society Foundations di George Soros, condanna fermamente il governo turco per l’attentato: “Nulla di ciò che il governo fa aiuta a rendere la Turchia più sicura. Il giro di vite sui dissidenti destabilizza ulteriormente il Paese, e quando non lo fa accresce una polarizzazione pericolosa“. Quando le testimonianze oculari contraddicono la versione ufficiale, quando più di un tiratore è presente assieme al denaro di George Soros, allora bastano poche spiegazioni per vedere che la Turchia è nel pieno di un cambio di regime pianificato ed eseguito da interessi esteri, di Stati Uniti e Israele. Tanto più che la Turchia è in parte responsabile del cessate il fuoco in Siria, che ha davvero fatto arrabbiare i governi israeliano e statunitense, perché tale sviluppo sabota il loro piano del cambio di regime in Siria per rovesciare Assad.

Lavoro interno
All’inizio fu detto da Hurriyet e Jerusalem Post che il proprietario del club, Mehmet Kocarslan, aveva detto ai giornalisti che la sicurezza del club fu passata a un’entità anonima, pochi giorni prima della sparatoria nel suo club ad Istanbul. “Hurriyet cita il proprietario del Reina, Mehmet Kocarslan, dire che erano state prese misure di sicurezza negli ultimi 10 giorni, dopo che notizie dell’intelligence statunitensi avevano suggerito un possibile attentato“. Ciò fu inizialmente segnalato anche dal Jerusalem Post, ma poi l’articolo fu rimosso.reina-israelCiò indica, sempre più probabilmente, che la sicurezza del club Reina fu ultimamente affidata a una società di sicurezza israeliana. Ciò spiegherebbe perché il Jerusalem Post, di tutti i post, eliminasse quello sull’articolo dopo che domande ardue furono poste. La linea di fondo è che una società di sicurezza israeliana ha facilitato l’attacco e si chiede di poter vedere le prove concrete che distruggerebbero completamente la nostra posizione su questo.

Babbo Natale
Le notizie su almeno uno dei tiratori vestito come Babbo Natale hanno un certo senso, di certo. Molti agenti di polizia in servizio a Istanbul e al Reina erano “mimetizzati” da Babbo Natale, mentre altri erano sotto copertura come venditori ambulanti. Ciò spiegherebbe certamente perché almeno un tiratore fu avvistato, presumibilmente, vestito come Babbo Natale e lasciato passare. Sapendo che la sicurezza del Reina fu compromessa, un Babbo Natale uscì lasciando il Reina minuti (o 15 minuti) dopo la sparatoria, senza problemi, ciò ha senso e sarà difficile confutarlo. Eventuali segnalazioni che spacciano le uscite su un solo attentatore dello SIIL sono invenzioni che non reggerebbero ai fatti schiaccianti qui presentati.

1 gennaio 2017
Indipendentemente da ciò che diranno i media, c’erano tre tiratori nella discoteca Reina a Istanbul, in Turchia, alla vigilia del capodanno. I primi rapporti affermavano che: “dal club fu riferito di aver visto tre attentatori con Kalashnikov” e “due persone sparavano“. Una grave affermazione, ancora oggi, continua a sostenere che, Gli aggressori erano vestiti da Babbo Natale: secondo la CNN, gli attentatori aprirono il fuoco nella discoteca Reina intorno alle 01:15 ed erano vestiti da Babbo Natale. Il New York Times riporta che il proprietario del club Mehmet Kocarslan riferì che gli aggressori usavano fucili Kalashnikov. Gli assalitori non furono identificati: in un rapporto di al-Jazeera, uno degli aggressori si ritiene fosse stato ucciso sul posto. L’esperienza c’insegna che i primi rapporti sono sempre molto più vicini alla verità del successivo mulinello narrativo, quando i vari media riducono le notizie.reina-4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin costringe Erdogan a fare marcia indietro sulla Siria

Alexander Mercouris, The Duran 1/12/2016

A seguito della telefonata con il Presidente russo Putin, il presidente turco Erdogan è stato costretto a un umiliante marcia indietro sulle dichiarazioni secondo cui l’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate era rovesciare il Presidente siriano Assad.
putin-erdogan-719002L’ammissione del presidente Erdogan, che l’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate sia il rovesciamento del Presidente siriano Assad, ha provocato furore e decisa reazione in Russia. Dmitrij Peskov, portavoce del Presidente Putin, ha espresso con chiarezza la rabbia della Russia, “La dichiarazione era davvero una notizia, essendo molto grave. In disaccordo con le precedenti dichiarazioni e con la nostra comprensione della situazione. Speriamo che nel prossimo futuro ci siano spiegazioni dai nostri partner turchi. Prima di qualsiasi giudizio, ci aspettiamo che la posizione sia chiarita“. Peskov ha anche chiarito che Erdogan non ha mai detto nulla a Putin sul rovesciamento di Assad, durante la telefonata del 26 novembre 2016. Il resoconto del Cremlino sulla conversazione è tra l’altro sintetico anche per gli standard del Cremlino, dicendo semplicemente, “I due leader hanno continuato lo scambio di opinioni sulla situazione in Siria“. Infatti è noto che Erdogan ha telefonato a Putin per lamentarsi del presunto attacco aereo siriano alle truppe turche a nord di al-Bab, affermando che i turchi hanno avuto morti e diversi soldati feriti. Il reciso resoconto del Cremlino sulla conversazione suggerisce che sia stato uno scambio furioso, con Putin che ricordava ad Erdogan che a differenza delle truppe russe, in Siria legalmente su invito del governo legittimo, le truppe turche sono in Siria illegalmente e contro la volontà del governo legittimo, e perciò i russi non potevano aiutarle.
Le osservazioni di Erdogan sulle truppe turche in Siria per rovesciare il Presidente Assad sono state certamente provocate da questo scambio con Putin. Sembra che Erdogan sia uscito malconcio dal colloquio con Putin e, come suo stile, ha cercato di salvare la faccia dicendo più di quanto non fosse saggio dire da parte sua. Il risultato è stata un’altra telefonata furiosa tra Putin e Erdogan. Il resoconto del Cremlino è ancora breve e conciso, “Il Presidente della Russia ha espresso condoglianze per i bambini uccisi nell’incendio in un dormitorio per ragazze nella città di Adana. I presidenti hanno discusso di questioni sulla relazione russo-turca, compresi contatti bilaterali ai diversi livelli, nel prossimo futuro. Hanno continuato lo scambio di vedute sulla Siria, anche sugli sviluppi ad Aleppo“. Tuttavia, in questa occasione abbiamo più informazioni sulla chiamata dall’aiutante di Putin, Jurij Ushakov, “Posso solo dire che la telefonata tra il nostro presidente ed Erdogan si è svolta ieri, e l’argomento (la presenza turca in Siria) è stata affrontata. Sì, Erdogan ha dato una spiegazione“. Oggi Erdogan ha reso pubblico tale “spiegazione”. Il quotidiano turco Hurriyet riferiva di un incontro con dei capi di villaggio nel palazzo presidenziale di Ankara, “L’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate non sono un Paese o una persona, ma solo le organizzazioni terroristiche. Nessuno dovrebbe dubitarne avendolo detto più e più volte, e nessuno dovrebbe commentarlo in altro modo o cercando di travisarne il senso“. In altre parole, Erdogan ha fatto marcia indietro. Dopo il colloquio con Putin, veniva ora costretto a negare la verità su ciò che aveva detto solo il giorno prima: che cerca di rovesciare il Presidente Assad. Invece ancora una volta viene costretto a far finta che l’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate non sia rovesciare il Presidente Assad, ma sconfiggere lo SIIL e la milizia curda YPG, che definisce entrambi “organizzazioni terroristiche”. In realtà il senso delle precedenti osservazioni di Erdogan era perfettamente chiaro, dicendo indubbiamente la verità, come ammette Hurriyet. Come più volte detto, non vi è alcun dubbio che Erdogan sia impegnato in prima persona nel rovesciare il Presidente Assad. Non solo i suoi commenti, ma tutte le sue azioni, lo confermano. Il fatto che Erdogan sia stato costretto a ritrattare pubblicamente ciò che ha detto, il vero, e che sia stato costretto da Putin a farlo pubblicamente, gli è doppiamente umiliante, mostrando la paura di Erdogan per Putin, e chi comanda tra i due.
Non vi è dubbio che i russi conoscano le vere intenzioni di Erdogan in Siria. Costringendolo a negarle in pubblico, hanno però dimostrato il peso che hanno su di lui. Ciò gli renderà più facile controllarlo in futuro.3006671Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Erdogan ha paura ed è capace di tutto”

Per lo storico e giornalista Fehim Tastekin, la politica del presidente turco è una fuga in avanti.
Bernard Bridel, TdG 26/11/2016

Dal fallito colpo di Stato del 15 luglio, il presidente turco ha paura di tutto, anche del suo partito e dei familiari. E’ quindi capace di tutto. Improvvisamente, la sua politica interna ed estera è solo una corsa a capofitto“. A Losanna su invito delle comunità turche e curde locali, lo storico e giornalista Fehim Tastekin ha dipinto un quadro molto cupo della politica del capo dello Stato turco.750x-1

Dal 24 agosto, la Turchia si è impegnata direttamente nel conflitto siriano con il lancio dell’operazione “Scudo dell’Eufrate” nel nord-est. Cosa vuole Erdogan dalla Siria?
Direi che l’invio di truppe turche in Siria è il risultato del fallimento politico di Erdogan su due piani: primo, ha voluto abbattere Assad, ma è ancora lì. E soprattutto i curdi della Siria (come in Iraq, d’altronde), sostenuti dagli statunitensi, hanno acquisito tale importanza politica da avere paura che gli contagino il Paese. Quindi, la priorità non è la caduta di Assad e la lotta al gruppo Stato islamico (Daash in arabo), ma la questione curda, l’ossessione dello Stato turco, indipendentemente dal colore del governo.

Che rapporto ha Erdogan con gli statunitensi?
Non hanno gli stessi interessi. Gli statunitensi hanno detto ai turchi “se volete ripulire lo SIIL dalla Siria, i curdi siriani e le forze democratiche se ne occuperanno”. Per motivi d’immagine Erdogan ha dovuto lasciar fare ai curdi. Ma ora è bloccato perché gli statunitensi non gli lasciano fare ciò che vuole contro i curdi, di cui Washington ha bisogno, in Siria e Iraq. E con Donald Trump alla Casa Bianca è ancora troppo presto per trarre conclusioni.

E il riavvicinamento tra Erdogan e Putin?
E’ puramente circostanziale. Sono convinto che, più o meno a lungo termine, i russi si vendicheranno della Turchia. C’è stato un primo segnale ieri con tre soldati turchi uccisi dalla Syrian Arab Air Force (russi?). Era l’anniversario dell’incidente che vide l’aereo russo abbattuto dai turchi. I turchi non capiscono Putin, e questi, che non si fida di Erdogan, usa la crisi per indebolire il legame tra Turchia e NATO, e tra Turchia e Unione europea. Si ricordi che storicamente Russia e Turchia (già dall’impero ottomano) sono sempre stati avversari.

Come analizza le tensioni tra Turchia e Unione europea?
Erdogan gioca in modo pericoloso con l’Europa, perché la metà del commercio estero della Turchia è con l’UE. Vediamo anche in questi giorni il suo primo ministro cercare di ridurre le tensioni con Bruxelles. Sulla minaccia di aprire i confini per far fluire i rifugiati in Europa, non sono sicuro che gli stessi rifugiati se ne vogliano andare…

Sul fronte interno, come giudica la situazione?
Ho detto che dal fallito colpo di Stato Erdogan ha paura e da la caccia a tutti gli avversari, non solo gulenisti. Non si comporta razionalmente e quindi è capace di tutto. Detto ciò, penso che prima o poi le forze gli si ribelleranno contro. Alla fine del tunnel, c’è sempre luce.-Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora