False Flag ed Inside Job ad Istanbul

IR-IS

10491728905 gennaio 2017
Aggiornamento 19: Hasan Qashogi, presunto testimone: Nell’intervista ad al-Arabiya, Khashogi rivelava che c’erano tre assalitori, tra cui una donna. Disse di aver sentito una persona urlare: “Perché vuole ucciderci“, affermando che il loro modo di sparare indicava che fossero ben addestrati. “Non hanno sparato a caso, ma piuttosto camminavano tra i tavoli e puntavano ai clienti”, Hasan Qashogi disse che capiva dal loro accento che non erano arabi, ma stranieri…. “La polizia ci fece sedere con altri sopravvissuti nella stazione vicino al ristorante, e poi ci trasferirono in due bar vicino alla stazione, e ci diedero dell’acqua. Un agente venne e ci disse che uno dei sospetti era seduto tra noi, e chiese a ciascuno di sedersi accanto al proprio compagno, per l’identificazione e l’elaborazione“.

4 Gennaio 2017
Aggiornamento 18: si ricordino le prime relazioni di Reuters e CNN: “Un assalitore era ancora nel night club d’Istanbul dopo l’attentato, la mattina di domenica, e le forze speciali della polizia preparavano l’operazione per entrare nell’edificio, secondo l’emittente televisiva CNN Turk”.

Aggiornamento 17: l’affermazione di Christopher Bollyn secondo cui lo SIIL aveva attaccato il Reina, spiega in dettaglio ciò che anche noi (il 2 gennaio) indicammo quale falsa notizia, perché proveniente da fonti vicine all’intelligence.

Aggiornamento 16: affermazione del testimone: “ci sono voluti 90 minuti alla polizia prima di arrivare sulla scena. Sconcertante, la sua presenza si rivelò di scarso aiuto. Il problema è che la polizia era all’esterno. Non poteva controllare la situazione perché aveva paura che i tiratori avessero delle bombe. Il tiratore poi riuscì a fuggire, dopo di che la polizia finalmente entrò nella discoteca portando i sopravvissuti sul tetto. Aggiungeva che anche a quel punto ancora si sentivano spari per altri dieci minuti”.

Aggiornamento 15: falsa bandiera e lavoro interno: “E’ chiaro che i 3 poliziotti che lavoravano all’ingresso quella sera non c’erano casualmente durante l’attentato“. Non è un caso, però. La società di sicurezza assunta 10 giorni prima dell’attacco, sa esattamente perché quei poliziotti non c’erano quella notte. La possibilità che in effetti fosse una ditta israeliana appare sempre più grande di giorno in giorno, mentre indizi e prove continuano ad accumularsi. Inoltre, “Il terrorista, un cittadino dell’Asia centrale, lasciò un capo di vestiario che indossava dopo l’attentato. L’assalitore non prese la borsa che aveva messo nel bagagliaio del taxi quando giunse ad Ortaköy. Si sostenne che un telefono cellulare dal terrorista era comparso nella borsa“. Ciò significa che si tratta al 100% di una false flag, garantito. Questa volta non fu un passaporto o documento per l’immigrazione a ritrovarsi magicamente sulla scena, ma un telefono cellulare che misteriosamente aveva perfino un video “selfie” salvato, per facilitarne l’identificazione da parte della polizia turca. Dopo di che la “pista di Iakhe Mashrapov” venne falsamente piazzata per far apparire il governo turco incompetente. L’attentato praticamente sembra scritto dal governo israeliano, dall’inizio alla fine. Con la caduta del governo turco che avanza, una nuova “guida” viene pubblicata oggi, sostenendo che il nome in codice del presunto combattente dello “SIIL” sia Abu Muslim Hurasani. Probabilmente riferendosi alla storia persiana e alla brigata terroristica “super-segreta” Qurasan che farebbe presumibilmente apparire lo SIIL come dei boy scout. Qurasan segue anche indirizzi che hanno solo a che fare con Israele, che in tale situazione potrebbe vedere l’avanzata del califfato entro i suoi confini. Molto probabilmente una cosa che porterebbe alla fine dello Stato ebraico. “Eserciti sotto bandiere nere verranno da Qurasan (Afghanistan). Nessuno potrà fermarli e finalmente arriveranno a Gerusalemme dove potranno piantare le loro bandiere“. Ci sono alcune altre verità notevoli nei vecchi insegnamenti del Qurasan, mentre le fazioni arabo-musulmane lotterebbero tra esse per dominare la regione, alcune sostenute da potenze straniere.js117018450_istanbul-nightclub-gunman-suspect-large_trans_nvbqzqnjv4bqk0yzontbxczs9bjrrsalblogzf_swcnztnncph2m-xkAggiornamento 14: La Turchia estende lo stato di emergenza di tre mesi

Aggiornamento 13: Iakhe Mashrapov dalla Repubblica del Kirghizistan sarebbe stato scagionato da accuse o qualsiasi coinvolgimento nella sparatoria al Reina. Sembra che la disinformazione sia stata deliberatamente diffusa da chi ha molto da guadagnare dal collasso della Turchia. Chi ha l’influenza per spacciare notizie false presso le agenzie internazionali? Di sicuro non lo SIIL!

Aggiornamento 12: Informammo i nostri utenti e lettori, il 31 dicembre-gennaio 1, che l’attentato era un attacco false flag e un lavoro interno. Hurriyet: “Le autorità valutano come mai l’attentatore conoscesse tutte le uscite del Reina, comprese le tre porte segrete note solo dal personale che vi lavora. Sapeva anche che le guardie della discoteca non avevano armi, che non erano permesse all’interno del club… L’attentatore avrebbe avuto problemi nel fuggire dalla scena e le autorità valutano se ci sia stato aiuto dall’interno”.

3 gennaio 2017
Aggiornamenti: Non confermato, il sospetto avrebbe usato granate assordanti
Rapporti locali affermano che tre involucri sono stati recuperati per granate assordanti di fabbricazione USA, il sospetto (-i) li ha usati mentre caricava l’AK47. Il sospetto nel video si dice sia entrato in Turchia 15 giorni prima della sparatoria al Reina.

Aggiornamento 10: Passaporto, per ora utilizzano questo
Non è confermato se il passaporto appartenga al tiratore e dove la stampa l’ha preso, ma sembra che seguano questa storia ora. Iakhe Mashrapov dalla Repubblica del Kirghizistan è per ora il primo sospettato.reina-passportAggiornamento 9: “Istanbul, la polizia arresta i familiari dell’attentatore del nightclub Reina
“L’autore dell’attentato al Reina è stato identificato. L’APA cita Milliyyet.com.tr secondo cui è stato identificato come uiguro turco giunto a Konya con la famiglia nel novembre scorso. La polizia ha diffuso i video dell’attentatore. Per non attirare l’attenzione, il terrorista ha portato con sé moglie e figli. La polizia li ha arrestati“.

Aggiornamento 8: S’imbattono nei video originali caricati tra il 31 dicembre e l’1 gennaio
Quindi daremo scacco matto nel seguente modo, mentre si sparge tale continua menzogna: “L’assalto di sette minuti ha lasciato 39 morti e decine di feriti“.reina-witnessAggiornamento 7: Irregolarità sul presunto viaggio del “sospetto”
Affermazione: “Prima dell’attentato, l’uomo armato avrebbe preso un taxi nel quartiere popolare di Zeytinburnu, evitando le telecamere a circuito chiuso sui mezzi pubblici. Scese per via dell’ingorgo vicino al club e camminò per quattro minuti per raggiungere il Reina“. Problema: Zeytinburnu è nella direzione opposta a quella da cui proveniva, mentre sparava coll’AK47 all’ingresso del Reina (nota, hanno manipolato il video originale).reina-mapPoi si sarebbe recato verso nord, a Kuruçesme:
reina-map-2Per poi presumibilmente, sempre viaggiando in direzione opposta, prendere il traghetto per il terminal Yalova e scomparire a Bursa.reina-map-3Aggiornamento 6: Foto: La gente è veramente morta nel nightclub Reina, non è una bufala. Ci siamo specificamente astenuti dal pubblicare queste foto esplicite, ma a quanto pare molte persone sarebbero contente solo quando fanno sensazionalismo, cosa che abbiamo cercato di evitare.

2 gennaio 2017
Aggiornamento 5: aggiornamento molto importante perché documenta come hanno distrutto la propria storia, mentre la fabbricavano sul momento. Li abbiamo inchiodati. Non va. Fine della storia “ufficiale”!
Dal quotidiano Sabah: “L’attentatore avrebbe sparato per sette minuti. Poi andò in cucina e vi rimase per circa 13 minuti prima di cambiarsi i vestiti, togliendosi il cappotto e fuggire tra il panico. Inoltre ripulì l’arma prima di lasciare la scena“.
In primo luogo, la tempistica che diamo più avanti chiaramente neutralizza tale menzogna su uno dei tiratori che in 13 minuti si cambia d’abito. La tempistica qui in realtà indica le 01:23 (ora locale), circa 5 minuti dopo che un tiratore sparò entrando nel locale, durante l’attentato. Questo è un dato di fatto, non lo si può rifiutare o negare. Vedasi la tempistica di seguito.
In secondo luogo, se la polizia fu così veloce ad arrivare, come sostiene la stampa, come mai gli sfuggì il tizio in attesa nella cucina della discoteca, per 13 minuti? Non ha proprio senso. Siamo a questo punto a 20 minuti dall’attacco, secondo la storia ufficiale e dei media principali.

Aggiornamento 4: si dimentichi la rivendicazione dello SIIL, è una “scoperta” del sito di Rita Katz, alias governo israeliano.

Aggiornamento 3: Conosci il tuo bugiardo: tra i media mainstream anglosassoni, il Daily Mail è forse il primo a diffondere la falsa storia dello SIIIL. Alcuna fonte ufficiale in Turchia l’ha riferito.

Aggiornamento 2: The Guardian: “I sopravvissuti hanno tutti detto che c’erano più aggressori, anche se le autorità turche hanno detto che era solo, e alcuni dicono che erano in contatto via walkie talkie“.

Aggiornamento 1: Yunis Turk, un presunto testimone intervistato dalla CNN: “Per 10 minuti non ci furono spari e poi per altri cinque minuti lanciarono le bombe, spararono ancora, poi andarono via“.

Batuhan Aytemur su Facebook: “Sì, due terroristi indossavano il costume di babbo natale e usavano kalashnikov e bombe a mano, uccidendo, infine, 40 persone
Testimoni oculari contrastanti e tempistica documentata puntano ancora a un attentato con diversi terroristi nella discoteca Reina. L’attentato non è una bufala, ma la storia del lupo solitario dello SIIL invece sì. A partire da ora tutto fa credere che si trattasse di un attacco false flag della serie pianificata da agenti di USA e Israele e perpetrata da capri espiatori locali e stranieri. Inoltre, ci sono indizi che suggeriscono fortemente un lavoro interno, come spiegato più avanti.
In primo luogo, le discussioni sugli orari tratti dalle presunte telecamere di sicurezza al Reina, dentro e fuori, e la tempistica della sparatoria non devono andare per lunghe. L’evidenza è chiara. Tutto sommato gli spari durarono circa 5 minuti, ad essere generosi con la versione ufficiale (quando si indaga secondo notizie e “fatti” della stampa dominante). Tra le 1:18 e 1:21 (1 gennaio ora locale) uno dei tiratori apparve entrare nella discoteca Reina, secondo le riprese della videocamera. Alle 01:23, massimo 5 minuti dopo che il terrorista era entrato nel locale durante l’attentato, qualcuno appare cambiarsi di vestito, mentre sembra prepararsi ad uscire dal Reina.

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reina-3Qui potete vedere uno dei tiratori togliersi il cappotto, mentre si preparerebbe ad uscire. I video seguono la cronologia.
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reina-8Ma va capito che le sequenze complete delle CCTV sono state degradate, per quello che se ne sa finora. Il materiale buono in cui si vedono i dettagli e i probabili diversi attentatori e un’esplosione è vietato al pubblico, dimostrando di per sé molto. Nascondono deliberatamente le prove dei video migliori. Inoltre, le testimonianze oculari chiaramente contraddicono la tempistica e la premessa ufficiale su “un solo terrorista”. Ciò è importante perché dimostra che il governo turco, intensamente ricattato da governi esteri come Israele e Stati Uniti, è stato costretto a vendere al mondo la falsa storia di un solo tiratore al Reina, altrimenti….
Ieri abbiamo già mostrato come una donna, presente all’interno, affermasse che più tiratori erano attivi nella discoteca d’Istanbul a capodanno. Inoltre, un altro presunto testimone riferiva: “Ci sono stati colpi di arma da fuoco e dopo due minuti il suono di un’esplosione“. Oggi vi riportiamo il rapporto del “testimone oculare”, il belgo-turco Fatih Kir, che sosteneva che fosse al Reina. Intervistato il 1° gennaio 2017 da una delle maggiori reti TV del Belgio, VTM (Fiandre, Belgio).
Romina Van Camp, per VTM: “Incontro Fatih sulla famosa piazza Taksim a Istanbul, lontano dalla discoteca. Dopo la scorsa notte, un luogo in cui non vuole tornare. Fatih ha visto il tiratore, ma poté fuggire”.
Fatih: “Ho visto e pensato che fosse una di quelle solite esplosioni, ma non era così. Delle persone correvano. Ognuno saltava via e correva. Ho pensato… corro anch’io”.
Romina Van Camp: “Era corso al seminterrato per nascondersi, insieme ad altri.”
Fatih: “Chiudemmo la porta e sentimmo ancora sparare per almeno 15 minuti. Dopo di che, solo dopo 40 minuti sentimmo entrare la polizia. Non avemmo alcun collegamento (con i cellulari), non potemmo chiamare e dovemmo aspettare lì”. (Ciò contraddice completamente Reuters e altri che, per esempio, sostengono, citando Sefa Boydas, che “la polizia arrivò subito”).
Romina Van Camp: “Nel caos Fatih perse due amici, ma li trovò in un secondo momento alla stazione di polizia. Il club Reina è ben protetto. Fatih non pensò mai che vi sarebbe successo qualcosa”.
Fatih: “Abbiamo pensato che fosse sicuro, ma a quanto pare non lo è. Il mio cappotto e il mio passaporto turco sono rimasti lì, non li rivoglio più. Non voglio andarci per molto tempo”.
Romina Van Camp: “E’ a malapena sfuggito la morte, è difficile criticarlo”.
Fatih: “Potevo restarci anch’io. Vi sono attentati come questo in tutto il mondo. A Parigi, Bruxelles. Può succedere ovunque. Deve solo smettere. Non so come, ma deve accadere. Deve solo finire“.
Insieme con il video, con la trascrizione, il seguente articolo fu pubblicato sul sito web della VTM: “Ho visto gente morire“, ecco cosa dice Fatih Kir, 19enne belga di origine turca, che ha visto tutto ciò che era accaduto nella discoteca d’Istanbul. Un tiratore ha aperto il fuoco ieri sera, 39 persone sono morte, di cui una belga. Fatih Kir appena arrivato con alcuni amici nella discoteca Reina, era pronto a festeggiare il nuovo anno. Ma poi si scatenò l’inferno: “Ero lì da dieci minuti e poi sentì i colpi di un Kalashnikov. Ci sparò per tutto il tempo. Ho visto gente morire“, dice al telefono a VTM News.

Kalashnikov
Per diversi minuti l’uomo armato si aggirò intorno, alla fine 39 persone morirono. Inizialmente, Kir non sapeva cosa succedesse o quanti tiratori ci fossero: “Ho visto un uomo con un Kalashnikov. Ero proprio all’ingresso quando l’uomo iniziò a sparare. Spararono per 15 minuti“. Kir poté fuggire con il personale della sicurezza. Nel caos i suoi amici ebbero lievi ferite, ma stanno tutti bene. Ma il dramma gli ha lasciato una profonda impressione. “La gente era… fu davvero un disastro di ieri“, conclude. Chiaramente la sparatoria di 15 minuti non è congrua con la tempistica documentata dalle telecamere di sicurezza e dalle notizie della stampa su un presunto attentato di 7 minuti. Evidentemente qualcuno mente e da quello che appare non sono i testimoni oculari. Su pesante pressione degli Stati Uniti, il governo turco ha ordinato il black-out dei media sulla sparatoria. Solo dichiarazioni ufficiali del governo possono essere pubblicate dalla stampa, per paura che notizie false dominino i notiziari. Le notizie false sarebbero i rapporti critici come quello pubblicato qui.european_council_on_foreign_relations_logo-svgSenza sorprendere nessuno, il Consiglio per le Relazioni Estere europeo, istituito con il sostegno dell”Open Society Foundations di George Soros, condanna fermamente il governo turco per l’attentato: “Nulla di ciò che il governo fa aiuta a rendere la Turchia più sicura. Il giro di vite sui dissidenti destabilizza ulteriormente il Paese, e quando non lo fa accresce una polarizzazione pericolosa“. Quando le testimonianze oculari contraddicono la versione ufficiale, quando più di un tiratore è presente assieme al denaro di George Soros, allora bastano poche spiegazioni per vedere che la Turchia è nel pieno di un cambio di regime pianificato ed eseguito da interessi esteri, di Stati Uniti e Israele. Tanto più che la Turchia è in parte responsabile del cessate il fuoco in Siria, che ha davvero fatto arrabbiare i governi israeliano e statunitense, perché tale sviluppo sabota il loro piano del cambio di regime in Siria per rovesciare Assad.

Lavoro interno
All’inizio fu detto da Hurriyet e Jerusalem Post che il proprietario del club, Mehmet Kocarslan, aveva detto ai giornalisti che la sicurezza del club fu passata a un’entità anonima, pochi giorni prima della sparatoria nel suo club ad Istanbul. “Hurriyet cita il proprietario del Reina, Mehmet Kocarslan, dire che erano state prese misure di sicurezza negli ultimi 10 giorni, dopo che notizie dell’intelligence statunitensi avevano suggerito un possibile attentato“. Ciò fu inizialmente segnalato anche dal Jerusalem Post, ma poi l’articolo fu rimosso.reina-israelCiò indica, sempre più probabilmente, che la sicurezza del club Reina fu ultimamente affidata a una società di sicurezza israeliana. Ciò spiegherebbe perché il Jerusalem Post, di tutti i post, eliminasse quello sull’articolo dopo che domande ardue furono poste. La linea di fondo è che una società di sicurezza israeliana ha facilitato l’attacco e si chiede di poter vedere le prove concrete che distruggerebbero completamente la nostra posizione su questo.

Babbo Natale
Le notizie su almeno uno dei tiratori vestito come Babbo Natale hanno un certo senso, di certo. Molti agenti di polizia in servizio a Istanbul e al Reina erano “mimetizzati” da Babbo Natale, mentre altri erano sotto copertura come venditori ambulanti. Ciò spiegherebbe certamente perché almeno un tiratore fu avvistato, presumibilmente, vestito come Babbo Natale e lasciato passare. Sapendo che la sicurezza del Reina fu compromessa, un Babbo Natale uscì lasciando il Reina minuti (o 15 minuti) dopo la sparatoria, senza problemi, ciò ha senso e sarà difficile confutarlo. Eventuali segnalazioni che spacciano le uscite su un solo attentatore dello SIIL sono invenzioni che non reggerebbero ai fatti schiaccianti qui presentati.

1 gennaio 2017
Indipendentemente da ciò che diranno i media, c’erano tre tiratori nella discoteca Reina a Istanbul, in Turchia, alla vigilia del capodanno. I primi rapporti affermavano che: “dal club fu riferito di aver visto tre attentatori con Kalashnikov” e “due persone sparavano“. Una grave affermazione, ancora oggi, continua a sostenere che, Gli aggressori erano vestiti da Babbo Natale: secondo la CNN, gli attentatori aprirono il fuoco nella discoteca Reina intorno alle 01:15 ed erano vestiti da Babbo Natale. Il New York Times riporta che il proprietario del club Mehmet Kocarslan riferì che gli aggressori usavano fucili Kalashnikov. Gli assalitori non furono identificati: in un rapporto di al-Jazeera, uno degli aggressori si ritiene fosse stato ucciso sul posto. L’esperienza c’insegna che i primi rapporti sono sempre molto più vicini alla verità del successivo mulinello narrativo, quando i vari media riducono le notizie.reina-4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin costringe Erdogan a fare marcia indietro sulla Siria

Alexander Mercouris, The Duran 1/12/2016

A seguito della telefonata con il Presidente russo Putin, il presidente turco Erdogan è stato costretto a un umiliante marcia indietro sulle dichiarazioni secondo cui l’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate era rovesciare il Presidente siriano Assad.
putin-erdogan-719002L’ammissione del presidente Erdogan, che l’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate sia il rovesciamento del Presidente siriano Assad, ha provocato furore e decisa reazione in Russia. Dmitrij Peskov, portavoce del Presidente Putin, ha espresso con chiarezza la rabbia della Russia, “La dichiarazione era davvero una notizia, essendo molto grave. In disaccordo con le precedenti dichiarazioni e con la nostra comprensione della situazione. Speriamo che nel prossimo futuro ci siano spiegazioni dai nostri partner turchi. Prima di qualsiasi giudizio, ci aspettiamo che la posizione sia chiarita“. Peskov ha anche chiarito che Erdogan non ha mai detto nulla a Putin sul rovesciamento di Assad, durante la telefonata del 26 novembre 2016. Il resoconto del Cremlino sulla conversazione è tra l’altro sintetico anche per gli standard del Cremlino, dicendo semplicemente, “I due leader hanno continuato lo scambio di opinioni sulla situazione in Siria“. Infatti è noto che Erdogan ha telefonato a Putin per lamentarsi del presunto attacco aereo siriano alle truppe turche a nord di al-Bab, affermando che i turchi hanno avuto morti e diversi soldati feriti. Il reciso resoconto del Cremlino sulla conversazione suggerisce che sia stato uno scambio furioso, con Putin che ricordava ad Erdogan che a differenza delle truppe russe, in Siria legalmente su invito del governo legittimo, le truppe turche sono in Siria illegalmente e contro la volontà del governo legittimo, e perciò i russi non potevano aiutarle.
Le osservazioni di Erdogan sulle truppe turche in Siria per rovesciare il Presidente Assad sono state certamente provocate da questo scambio con Putin. Sembra che Erdogan sia uscito malconcio dal colloquio con Putin e, come suo stile, ha cercato di salvare la faccia dicendo più di quanto non fosse saggio dire da parte sua. Il risultato è stata un’altra telefonata furiosa tra Putin e Erdogan. Il resoconto del Cremlino è ancora breve e conciso, “Il Presidente della Russia ha espresso condoglianze per i bambini uccisi nell’incendio in un dormitorio per ragazze nella città di Adana. I presidenti hanno discusso di questioni sulla relazione russo-turca, compresi contatti bilaterali ai diversi livelli, nel prossimo futuro. Hanno continuato lo scambio di vedute sulla Siria, anche sugli sviluppi ad Aleppo“. Tuttavia, in questa occasione abbiamo più informazioni sulla chiamata dall’aiutante di Putin, Jurij Ushakov, “Posso solo dire che la telefonata tra il nostro presidente ed Erdogan si è svolta ieri, e l’argomento (la presenza turca in Siria) è stata affrontata. Sì, Erdogan ha dato una spiegazione“. Oggi Erdogan ha reso pubblico tale “spiegazione”. Il quotidiano turco Hurriyet riferiva di un incontro con dei capi di villaggio nel palazzo presidenziale di Ankara, “L’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate non sono un Paese o una persona, ma solo le organizzazioni terroristiche. Nessuno dovrebbe dubitarne avendolo detto più e più volte, e nessuno dovrebbe commentarlo in altro modo o cercando di travisarne il senso“. In altre parole, Erdogan ha fatto marcia indietro. Dopo il colloquio con Putin, veniva ora costretto a negare la verità su ciò che aveva detto solo il giorno prima: che cerca di rovesciare il Presidente Assad. Invece ancora una volta viene costretto a far finta che l’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate non sia rovesciare il Presidente Assad, ma sconfiggere lo SIIL e la milizia curda YPG, che definisce entrambi “organizzazioni terroristiche”. In realtà il senso delle precedenti osservazioni di Erdogan era perfettamente chiaro, dicendo indubbiamente la verità, come ammette Hurriyet. Come più volte detto, non vi è alcun dubbio che Erdogan sia impegnato in prima persona nel rovesciare il Presidente Assad. Non solo i suoi commenti, ma tutte le sue azioni, lo confermano. Il fatto che Erdogan sia stato costretto a ritrattare pubblicamente ciò che ha detto, il vero, e che sia stato costretto da Putin a farlo pubblicamente, gli è doppiamente umiliante, mostrando la paura di Erdogan per Putin, e chi comanda tra i due.
Non vi è dubbio che i russi conoscano le vere intenzioni di Erdogan in Siria. Costringendolo a negarle in pubblico, hanno però dimostrato il peso che hanno su di lui. Ciò gli renderà più facile controllarlo in futuro.3006671Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Erdogan ha paura ed è capace di tutto”

Per lo storico e giornalista Fehim Tastekin, la politica del presidente turco è una fuga in avanti.
Bernard Bridel, TdG 26/11/2016

Dal fallito colpo di Stato del 15 luglio, il presidente turco ha paura di tutto, anche del suo partito e dei familiari. E’ quindi capace di tutto. Improvvisamente, la sua politica interna ed estera è solo una corsa a capofitto“. A Losanna su invito delle comunità turche e curde locali, lo storico e giornalista Fehim Tastekin ha dipinto un quadro molto cupo della politica del capo dello Stato turco.750x-1

Dal 24 agosto, la Turchia si è impegnata direttamente nel conflitto siriano con il lancio dell’operazione “Scudo dell’Eufrate” nel nord-est. Cosa vuole Erdogan dalla Siria?
Direi che l’invio di truppe turche in Siria è il risultato del fallimento politico di Erdogan su due piani: primo, ha voluto abbattere Assad, ma è ancora lì. E soprattutto i curdi della Siria (come in Iraq, d’altronde), sostenuti dagli statunitensi, hanno acquisito tale importanza politica da avere paura che gli contagino il Paese. Quindi, la priorità non è la caduta di Assad e la lotta al gruppo Stato islamico (Daash in arabo), ma la questione curda, l’ossessione dello Stato turco, indipendentemente dal colore del governo.

Che rapporto ha Erdogan con gli statunitensi?
Non hanno gli stessi interessi. Gli statunitensi hanno detto ai turchi “se volete ripulire lo SIIL dalla Siria, i curdi siriani e le forze democratiche se ne occuperanno”. Per motivi d’immagine Erdogan ha dovuto lasciar fare ai curdi. Ma ora è bloccato perché gli statunitensi non gli lasciano fare ciò che vuole contro i curdi, di cui Washington ha bisogno, in Siria e Iraq. E con Donald Trump alla Casa Bianca è ancora troppo presto per trarre conclusioni.

E il riavvicinamento tra Erdogan e Putin?
E’ puramente circostanziale. Sono convinto che, più o meno a lungo termine, i russi si vendicheranno della Turchia. C’è stato un primo segnale ieri con tre soldati turchi uccisi dalla Syrian Arab Air Force (russi?). Era l’anniversario dell’incidente che vide l’aereo russo abbattuto dai turchi. I turchi non capiscono Putin, e questi, che non si fida di Erdogan, usa la crisi per indebolire il legame tra Turchia e NATO, e tra Turchia e Unione europea. Si ricordi che storicamente Russia e Turchia (già dall’impero ottomano) sono sempre stati avversari.

Come analizza le tensioni tra Turchia e Unione europea?
Erdogan gioca in modo pericoloso con l’Europa, perché la metà del commercio estero della Turchia è con l’UE. Vediamo anche in questi giorni il suo primo ministro cercare di ridurre le tensioni con Bruxelles. Sulla minaccia di aprire i confini per far fluire i rifugiati in Europa, non sono sicuro che gli stessi rifugiati se ne vogliano andare…

Sul fronte interno, come giudica la situazione?
Ho detto che dal fallito colpo di Stato Erdogan ha paura e da la caccia a tutti gli avversari, non solo gulenisti. Non si comporta razionalmente e quindi è capace di tutto. Detto ciò, penso che prima o poi le forze gli si ribelleranno contro. Alla fine del tunnel, c’è sempre luce.-Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il casco bianco che voleva far saltare in aria l’aeroporto di Berlino

Il terrorista di Chemnitz accende i riflettori sul terrorismo creato dai ‘ribelli’ della NATO in Siria
Christoph Germann, BFP 17 ottobre 2016

jaber_465bf623dd16708959e4bf1c527c4e03-nbcnews-ux-600-700Caccia all’uomo per due giorni, arresto spettacolare e morte scioccante di un sospetto terrorista siriano in Germania hanno attirato molta attenzione e sollevato molte domande. L’8 ottobre, la polizia tedesca faceva irruzione in un appartamento di Chemnitz su una soffiata dall’intelligence interna tedesca. Trovava 1,5 chilogrammi di TATP, l’esplosivo scelto dai terroristi dello SIIL, ma l’obiettivo del raid, il 22enne profugo siriano Jabar al-Baqr, era fuggito. Tre presunti collaboratori di al-Baqr furono arrestati nel raid, due dei quali poi rilasciati. Il 33enne rifugiato siriano identificato solo come Qalil A. rimane in custodia. Qalil A. aveva affittato l’appartamento dove al-Baqr si trovava. E’ accusato di avergli permesso di usare l’appartamento e di aver ordinato materiali per fabbricare bombe. Le fonti della sicurezza indicano l’appartamento come “laboratorio virtuale per fabbricare bombe“. [1] Dopo il raid fallito, la polizia tedesca ricercava al-Baqr a livello nazionale. Il 9 ottobre sera, tre siriani contattavano la polizia di Lipsia, a un’ora di auto da Chemnitz, informandola di aver catturato il sospetto ricercato. Il 36enne profugo siriano Muhamad A. poi disse ai media tedeschi che lui e due suoi amici presero al-Baqr alla stazione centrale di Lipsia, dopo aver inviato una richiesta attraverso la rete on-line dei rifugiati siriani per un posto in cui stare. Quando videro che al-Baqr era ricercato, decisero di legarlo e informarono la polizia. Alle 12:42 del 10 ottobre, le forze speciali della polizia entravano nell’appartamento a Lipsia trovando il sospettato legato. Muhamad A. e amici furono salutati come eroi da politici e media tedeschi. Alcuni politici ne chiesero la premiazione con la Croce al merito, la massima onorificenza civile della Germania. [2] Jabar al-Baqr, d’altra parte, disse agli investigatori durante l’interrogatorio che i tre siriani di Lipsia erano coinvolti nella pianificazione dell’attentato. [3] Poche ore dopo, il testimone più importante del caso moriva. Al-Baqr fu trovato impiccato in cella alle 19:45 del 12 ottobre. Era in isolamento nel carcere di Lipsia fin dall’arresto. Inizialmente veniva controllato ogni 15 minuti. L’intervallo fu esteso il 12 ottobre pomeriggio a 30 minuti. Durante l’ultimo controllo, alle 19:30, al-Baqr era ancora vivo. Quando una guardia tirocinante decise 15 minuti dopo di controllare di nuovo, lo trovò appeso alle sbarre della cella con la maglietta. I tentativi di rianimare al-Baqr non ebbero successo e alle 20:15 fu dichiarato morto. Il suo avvocato difensore, Alexander Huebner, accusava le autorità di “giustizia scandalosa” osservando che le tendenze suicide di al-Baqr erano ben documentate. Huebner sottolineò che il cliente entrò in sciopero della fame subito dopo l’arresto. [4] Il giorno prima dell’apparente suicidio, al-Baqr tolse una lampadina della cella dall’alloggiamento e manomise la presa della corrente. Le autorità carcerarie dissero che era vandalismo. [5] Il sospetto attentatore e aspirante suicida non fu classificato come a “grave rischio di suicidio“. [6] Thomas Oppermann, capogruppo dei socialdemocratici (SPD), descrisse la storia di al-Baqr come “sequenza inaudita di errori della polizia e del sistema giudiziario“. [7] Il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maiziere chiese un'”inchiesta rapida e piena” e sottolineò che la morte di al-Baqr rendeva le indagini sul possibile complotto per bombardare l’aeroporto di Berlino molto più difficili. [8] L’intelligence interna della Germania disse che al-Baqr inizialmente voleva colpire i treni, prima di decidere per uno degli aeroporti di Berlino. [9] L’agenzia ritiene che l’attentato fosse previsto per questa settimana. [10] L’informazione veniva dall’intelligence degli Stati Uniti, che aveva seguito le telefonate tra al-Baqr e membri dello SIIL in Siria. In una chiamata del 7 ottobre, al-Baqr avrebbe detto al suo contatto in Siria che 2 chilogrammi di esplosivo erano pronti e che un “grande aeroporto di Berlino” era “meglio dei treni“. Secondo fonti della sicurezza tedesca, al-Baqr aveva già passato una notte nella capitale tedesca nella seconda metà di settembre. per esplorare l’aeroporto Tegel. [11]
Jabar al-Baqr era nato il 10 gennaio 1994 a Sasa, a sud di Damasco, e aveva lasciato la Siria nel 2014 arrivando in Germania nel febbraio 2015 e ricevendo l’asilo nel giugno 2015. Famiglia ed ex-compagni di stanza di al-Baqr confermano che si recò almeno due volte in Turchia dopo l’arrivo in Germania. Durante tali viaggi, al-Baqr passava molto tempo in Siria. Uno dei suoi ex-compagni di stanza ricorda di avergli parlato al telefono mentre si trovava nella città di Idlib. Secondo i suoi compagni di stanza, al-Baqr non fu mai particolarmente religioso, ma dal ritorno dalla Turchia cambiò radicalmente. Il fratello, che vive in Siria, disse in una live chat con la tedesca Mitteldeutscher Rundfunk (MDR) che qualcuno aveva manipolato Jabar. [12] L’altro fratello del sospetto, Ala al-Baqr, disse a Der Spiegel, per telefono da Sasa, che Jabar tornò in Siria dalla Turchia nel settembre 2015 e poi aderì allo SIIL a Raqqa. [13] In un’intervista con Reuters, Ala disse di ritenere che l’imam di Berlino l’abbia manipolato facendolo tornare in Siria per la jihad. Secondo il fratello, Jabar spiegò il viaggio in Siria all’inizio di quest’anno dicendo che voleva fare il volontario dei caschi bianchi: “Si recò in Turchia sette mesi fa e trascorse due mesi in Siria. Ci chiamò dicendo che faceva il volontario coi caschi bianchi (squadre di emergenza) ad Idlib“. [14] Jabar ricordò che aveva aderito all’Ahrar al-Sham ad Idlib per “lavori umanitari”. [15] Quando Ala parlò con il fratello due mesi prima, Jabar disse che era ad Idlib e gli chiese come tornare in Germania. “Mi chiese se ci fosse un modo per tornare in Germania, avendo bruciato i documenti“, disse Ala a The Wall Street Journal, aggiungendo che non seppe quando tornò. [16]
pay-syrian-fugitive-jaber-al-bakr-arrested-in-germany La pagina facebook di Jaber al-Baqr indica che simpatizzasse con lo SIIL almeno dal gennaio 2016. Secondo gli investigatori, al-Baqr tornò dalla Turchia a fine agosto dopo aver trascorso diversi mesi all’estero. Poco dopo, attrasse l’attenzione dell’agenzia d’intelligence interna della Germania. [17] Se Ala al-Baqr è preciso e suo fratello Jabar poté viaggiare tra Germania e Siria a piacere, possibilmente senza documenti, le autorità di Turchia e Germania dovrebbero rispondere a molte cose. Ancora più esplosiva è la rivelazione che Jabar al-Baqr passasse molto tempo ad Idlib, presumibilmente come volontario dei caschi bianchi finanziati dalla NATO e collaborazionisti di Ahrar al-Sham, appoggiato dalla NATO, dove svolgeva “lavoro umanitario” divenendo un terrorista bombarolo dello SIIL. Al contrario di Raqqa, Idlib non è la roccaforte dello SIIL. La provincia nord-occidentale di Idlib e il suo capoluogo sono territori dei “ribelli”, almeno secondo i governi e i media occidentali. La provincia di Idlib è divisa in zone controllate da Jabhat al-Nusra, Ahrar al-Sham e aree dove condividono il controllo. [18] Al-Nusra fino a poco prima era il ramo ufficiale siriano di al-Qaida ed è ancora considerato un’organizzazione terroristica da Stati Uniti e Nazioni Unite. Ahrar al-Sham, d’altra parte, gode del sostegno degli Stati Uniti ed alleati ed è protetto dall’etichettatura di terrorista, nonostante gli stretti legami con al-Qaida e altre organizzazioni terroristiche note. [19] Nel marzo 2015, l’alleanza militare “Jaysh al-Fatah“, guidata da al-Nusra e Ahrar al-Sham, occupò Idlib, il secondo capoluogo di provincia occupato dall’inizio del conflitto, essendo l’altro Raqqa. L’attacco ad Idlib fu programmato per mesi. Nel novembre 2014, la Turchia membro della NATO e lo stretto alleato degli Stati Uniti, il Qatar, aumentarono il supporto logistico e militare ad Ahrar al-Sham e altre fazioni attive nel nord-ovest della Siria, consentendo le vittorie del Jaysh al-Fatah nella primavera del 2015. [20] Quando al Presidente siriano Bashar al-Assad fu chiesto della caduta di Idlib, osservò che “il fattore principale fu l’enorme sostegno logistico e militare dalla Turchia e, naturalmente, quello finanziario da Arabia Saudita e Qatar“. [21] Inutile dire che tutto ciò è una chiara violazione del diritto internazionale. Il processo che seguì l’occupazione di Jaysh al-Fatah della provincia di Idlib fu descritto come “talebanizzazione di Idlib”. Come osservarono Joshua Landis e Steven Simon, i “ribelli” di Idlib non sono un attraente alternativa al governo della Siria, al contrario: “Le scuole sono segregate, le donne costrette ad indossare il velo e i poster di Usama bin Ladin appesi alle pareti. Gli uffici governativi sono stati saccheggiati, e un governo effettivo deve ancora esistere. Con la talebanizzazione di Idlib, centinaia di famiglie cristiane fuggirono. I pochi villaggi drusi rimasti sono costretti a denunciare la propria religione ed abbracciare l’islamismo; alcuni loro santuari sono stati distrutti. Non ci sono minoranze religiose nei territori occupati dai ribelli in Siria, a Idlib o altrove“. [22]
Quando Jabar al-Baqr andò a Idlib all’inizio di quest’anno, si recò in una città dove i giovani vengono pubblicamente fustigati per aver accompagnato una ragazza in pubblico o scambiato “immagini indecenti”. [23] La Idlib dei “ribelli” è un luogo dove i gruppi terroristici come al-Nusra e Partito Islamico del Turkestan (TIP), accusati di terrorismo all’estero, [24] fanno ciò che vogliono godendo della protezione della NATO per via della loro “mescolanza” con Ahrar al-Sham e altre cosiddette “forze di opposizione moderate”. Non è difficile immaginare come passare il tempo a Idlib possa aver radicalizzato al-Baqr. Più difficile rispondere cosa un membro dello SIIL facesse in Idlib e se davvero lavorasse con Ahrar al-Sham e i caschi bianchi. Se Jabar al-Baqr era un “soccorritore” dei caschi bianchi, questo comproverebbe le crescenti prove che non esiste distinzione tra autodescrittisi “soccorritori neutrali” e combattenti o terroristi. I caschi bianchi non sono un gruppo della Protezione Civile siriana legittima, come i governi e media occidentali vorrebbero far credere. [25] I caschi bianchi sono uno strumento della propaganda finanziata dagli stessi governi che finanziano l’opposizione armata in Siria. Gli alleati NATO e Stati Uniti hanno dato milioni di dollari ai caschi bianchi nel tentativo di proteggerli dalle minacce poste dai membri del gruppo. Quando al capo dei Caschi Bianchi Raid Salah fu negato l’ingresso negli Stati Uniti all’inizio dell’anno, il portavoce del dipartimento di Stato Mark Toner spiegò: “con ogni individuo, ancora una volta amplio il discorso qui per motivi specifici, ma ogni individuo di qualsiasi gruppo sospettato di legami o rapporti con gruppi estremisti o che credevamo essere una minaccia per la sicurezza per gli Stati Uniti, ci comporteremmo di conseguenza. Ma questo, per estensione, non significa che condanniamo o tagliamo i rapporti con il gruppo per le azioni di un individuo“. [26] Dopo che il ministero degli Esteri della Germania “aumentava i finanziamenti di due milioni di euro, per un totale di sette milioni di euro quest’anno”, le autorità tedesche farebbero bene a ripensare al sostegno ai caschi bianchi alla luce delle rivelazioni su al-Baqr. [27] La storia di Jabar al-Baqr fornisce ulteriori prove di come i caschi bianchi finanziati dalla NATO siano una copertura degli estremisti e come i “ribelli” trasformano Idlib in un terreno fertile per i terroristi, come l’Afghanistan del regime dei taliban. Tale terreno di coltura del terrorismo è favorito da NATO ed alleati del GCC, e gli inermi in Siria, Germania e altrove ne pagano.jaber-al-bakr-552739_13004335Christoph Germann, è un analista e ricercatore indipendente tedesco, attualmente studia scienze politiche. Si occupa del Nuovo Grande Gioco in Asia centrale e Caucaso.

Note
[1] “Germany manhunt: ‘IS link’ to bomb suspect Al-Bakr – police”, BBC, 10 ottobre 2016
[2] Madeline Chambers, “Germans say ‘hero refugees’ deserve medals for tying up suspected bomber”, Reuters, 12 ottobre 2016
[3] “Al-Bakr beschuldigt Leipziger Syrer des Mitwissertums”, Mitteldeutscher Rundfunk, 12 ottobre 2016.
[4] Michael Nienaber and Paul Carrel, “Germany aghast after Syrian bomb suspect kills himself in jail”, Reuters, 13 ottobre 2016
[5] Johannes Graf, “Suizid trotz Vorschriften: Die letzten Tage des Jaber Al-Bakr”, n-tv, 13 ottobre 2016
[6] Ben Knight, “Terror suspect Albakr not classified as ‘acute suicide risk’ before Leipzig jail death”, Deutsche Welle, 13 ottobre 2016
[7] Ibid., Nienaber and Carrel.
[8] “German terror suspect Jaber al-Bakr’s jail death a scandal, says lawyer”, BBC, 13 ottobre 2016
[9] “IS bomb suspect planned to target Berlin airport: official”, Deutsche Welle, 11 ottobre 2016.
[10] “Justizminister: Keine akute Selbstmordgefahr bei Albakr”, Frankfurter Allgemeine Zeitung, 13 ottobre 2016.
[11] Michelle Martin, “Syrian bombing suspect in Germany spoke to IS contact about attack plans: newspaper”, Reuters, 15 ottobre 2016
[12] “Terrorverdächtiger Syrer sympathisierte mit IS”, Mitteldeutscher Rundfunk, 12 ottobre 2016.
[13] “Albakr soll sich in Deutschland radikalisiert haben”, Spiegel Online, 14 ottobre 2016.
[14] Joseph Nasr, “Berlin bombing suspect radicalized by imams in Germany, brother says”, Reuters, 14 ottobre 2016
[15] Eva Marie Kogel, “Die Polizei hat meinen Bruder umgebracht”, Welt, 15 ottobre 2016
[16] Ruth Bender e Mohammad Nour Alakraa, “Terror Suspect Found Dead in German Jail Cell Had Traveled to Syria”, The Wall Street Journal, 13 ottobre 2016
[17] Florian Flade, Annelie Naumann, “Die mysteriöse Türkei-Reise des Dschaber al-Bakr”, Welt, 12 ottobre 2016
[18] Sam Heller, “The Home of Syria’s Only Real Rebels”, The Daily Beast, 17 giugno 2016
[19] Christoph Germann, “Syria ‘Cease-Fire’ Brings U.S. & Russia Closer to War”, NewsBud, 10 ottobre 2016
[20] Charles Lister, The Syrian Jihad: Al-Qaeda, the Islamic State and the Evolution of an Insurgency (London: C. Hurst & Co., 2015).
[21] Tom Perry, Humeyra Pamuk e Ahmed Tolba, “Assad says Turkish support ‘main factor’ in Idlib takeover”, Reuters, 17 aprile 2015
[22] Joshua Landis e Steven Simon, “Assad Has It His Way”, Foreign Affairs, 19 gennaio 2016
[23] Ullin Hope, “Idlib youths flogged for unsanctioned contact with girls”, NOW, 22 gennaio 2016
[24] Olga Dzyubenko, “Kyrgyzstan says Uighur militant groups behind attack on China’s embassy”, Reuters, 7 settembre 2016.
[25] Vanessa Beeley, “EXCLUSIVE: The REAL Syria Civil Defence Exposes Fake ‘White Helmets’ as Terrorist-Linked Imposters”, 21st Century Wire, 23 settembre 2016
[26] Mark Toner, U.S. State Department Daily Press Briefing, 27 aprile 2016
[27] Federal Foreign Office, “Federal Foreign Office to support Syrian White Helmets with seven million euros“, Press release, 23 settembre 201614721549Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Stati Uniti e Turchia istigano la guerra mondiale in Siria

Finian Cunningham, Strategic Culture Foundation, 24/09/20161-gi3vtonpgzi9gs1v8xknoaDopo la dubbia performance stellare del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, questa settimana presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, raccontando una litania di bugie per quasi un’ora al mondo, toccava al capo della Turchia Recep Tayyip Erdogan insultare l’intelligenza dell’umanità. Come il suo alleato statunitense, che sovverte la realtà sostenendo che i crimini di guerra degli Stati Uniti contro numerose nazioni sono un’eredità virtuosa, Erdogan ha eseguito un altrettanto affascinante gioco di prestigio. Nel discorso alle Nazioni Unite, il presidente turco ha detto che il suo esercito ha portato la pace nel Medio Oriente invadendo la Siria il mese scorso. Potete immaginare Adolf Hitler dichiarare all’allora Società delle Nazioni che la Germania aveva solo invaso la Polonia per riportare la pace in Europa? E’ sorprendente, se si pensa al forum internazionale di agosto a New York indulgere verso Erdogan e Obama con tanta gentile attenzione, quando entrambi sono responsabili del crimine di guerra supremo, l’aggressione allo Stato sovrano della Siria? Le truppe turche e statunitensi occupano una fascia di 100 km di larghezza nel nord della Siria, dopo aver lanciato l’operazione Scudo dell’Eufrate il 24 agosto con carri armati e aerei da guerra a sostegno di forze di terra. Siria e Russia espressero preoccupazione per l’incursione, con Damasco che denunciava la violazione delle sovranità e integrità territoriale. Aerei militari statunitensi violano la sovranità siriana da quasi due anni. Solo perché Turchia e Stati Uniti sostengono che l’ultima operazione abbia lo scopo di combattere la rete terroristica dello SIIL, non gli conferisce legittimità.
Dopo un mese che Stati Uniti e Turchia hanno lanciato l’incursione in territorio siriano, Ankara dice che espanderà l’occupazione. All’inizio di questa settimana, Erdogan aveva detto che le sue truppe sarebbero avanzate a sud, in Siria, occupando 5000 chilometri quadrati di territorio, cinque volte l’area già sotto il suo controllo. In gergo orwelliano, le forze turche e statunitensi annettono territorio come “zone di sicurezza”. Esattamente per chi sono “sicure” non è ancora chiaro. Mentre a New York City, il capo turco esortava gli Stati Uniti a intensificare la cooperazione militare con Ankara, come diceva lui, per “finirla con lo SIIL” in Siria. Erdogan istigava Washington ed essere ancora più dura adottando il vecchio obiettivo turco d’istituire la “no-fly zone” sul territorio siriano occupato. Erdogan accennava anche al fatto che si aspettava una presidenza Clinton entusiasta del crescente coinvolgimento militare, e in particolare dell’attuazione della no-fly zone. Hillary Clinton ha già detto che avrebbe preso una linea più ostile verso Siria e Russia, arrivando addirittura a dichiarare che avrebbe schierato forze militari per spodestare il Presidente Bashar al-Assad. Va notato che Erdogan continua ad appellarsi esclusivamente a Washington per un maggiore intervento militare “per finirla con lo SIIL” in Siria. Sicuramente se la Turchia fosse seria allora esorterebbe ad unire le forze con la Russia, dato che ha dimostrato di essere la potenza militare più efficace contro i gruppi terroristici, dopo la richiesta d’intervenire dal governo siriano, lo scorso anno. Ciò che Erdogan vuole dagli Stati Uniti nella sua presunta missione “anti-terrorismo” in Siria, è puntare a un ordine del giorno ulteriore, null’altro che la guerra alla Siria, utilizzando il pretesto di “combattere il terrorismo” quale copertura risibile delle forze militari turche e statunitensi che operano illegalmente sul suolo siriano. E mentre espandono la presenza verso la città siriana di Aleppo, ciò che dovrebbe essere evidente è che questi due membri della NATO sono coinvolti nella piena invasione della Siria. Dimenticatevi lo SIIL o qualsiasi altro attrezzo del terrorismo che Washington e Ankara pretendono pubblicamente di combattere. I media turchi lo scorso anno denunciarono l’invio di armi del governo Erdogan ai terroristi in Siria. Il notoriamente “poroso” confine turco lo è perché rientra nella guerra segreta di Ankara alla Siria, in combutta con Washington ed altri membri della NATO come Gran Bretagna e Francia, così come il regime saudita wahabita che finanzia il terrorismo. I video della sorveglianza militare russa hanno dimostrato che le autorità turche concordavano coi gruppi terroristici le operazioni di contrabbando di petrolio, finché le forze dell’Aeronautica russa spazzarono via tale racket di Erdogan.
Le cosiddetti milizie dell’esercito libero siriano (ELS) con cui i militari turchi collaborano nell’ultima offensiva in territorio siriano, sono ugualmente complici di orribili crimini terroristici come i famigerati estremisti di SIIL e al-Nusra. Le bande terroristiche dell’ELS vengono ripulite dai media occidentali come sorta di “opposizione moderata” ma sono coinvolte, per esempio, nella strage di Qasab, nella provincia di Lataqia, del marzo 2014, insieme ai tagliagole di al-Qaida appoggiati dai militari turchi. La Turchia che rivendica la collaborazione con le milizie dell’ELS per “ripulire” le aree di confine dai “terroristi” è un’irrisoria illusione. Molto più concepibile è che il regime di Ankara di Erdogan ritenga che il complotto sul “cambio di regime” degli Stati Uniti contro la Siria sarà sconfitto dall’Esercito arabo siriano sostenuto da Russia, Iran e Hezbollah. La battaglia per Aleppo è l’ultima resistenza dell’esercito di bande terroristiche eterodirette, scatenate contro la Siria dal marzo 2011 nella guerra segreta volta al cambio di regime. La mafia guidata dagli Stati Uniti contro la Siria fallisce, in gran parte per l’intervento della Russia. In 12 mesi, le sorti della guerra sono passate a favore della vittoria dello Stato siriano contro la rivolta eterodiretta. Data la prognosi infausta per i cospiratori del cambio di regime, Turchia e Stati Uniti sembrano pronti a scatenare subito l’intervento militare diretto. In breve, passano alla guerra vera e propria alla Siria. Erdogan sembra aver utilizzato il fallito colpo di Stato di luglio come leva su Washington. Travolta dalle accuse turche agli Stati Uniti complici del tentato di colpo (probabilmente esagerate), Washington sembra più attenta a soddisfare le pretese di Erdogan sulla Siria. Durante i negoziati con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov presso le Nazioni Unite di questa settimana, il segretario di Stato degli USA John Kerry parlava come Erdogan, chiedendo la no-fly zone su Aleppo quale condizione per ripristinare il cessate il fuoco a pezzi. La Turchia di Erdogan è sempre stata la protagonista più belluina della banda di Stati sponsor del terrorismo guidata dagli USA. Dopo il fallito colpo di Stato, Erdogan sembrava abbandonare la guerra segreta al vicino meridionale. Il presidente turco continuò l’offensiva del fascino verso Russia e Iran, principali alleati della Siria, silenziando le precedenti pretese belluine sul cambio di regime contro Assad. Tale atteggiamento, conciliante in apparenza, fu di breve durata però. Forse era una trappola tesa a Russia e Iran prese alla sprovvista quando Erdogan ordinò ai suoi carri armati di violare il confine siriano. Sembra così.
Mentre i trucchi retorici scompaiono, ciò che dovrebbe essere evidente è che Turchia e Stati Uniti sono apertamente in guerra contro la Siria, mettendo nel giusto contesto la strage di soldati siriani a Dayr al-Zur lo scorso fine settimana ad opera degli aerei da guerra degli Stati Uniti. Le pretese statunitensi che fosse un “incidente” sono ridicole come la pretesa insulsa degli statunitensi di “combattere il terrorismo”. Se l’analisi qui presentata è corretta, allora la conclusione sorprendente è che una guerra mondiale è in corso, con Russia e Stati Uniti contrapposti. E se siamo onesti, dovremmo ammettere che la guerra durerà per molto tempo, per responsabilità di Washington.eufrateshield

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora