Gli USA bombardano le truppe che hanno scoperto la ratlines Stato islamico – USA

What Does It Mean 7 dicembre 2015

US-helecopterIl Ministero della Difesa (MoD) riporta che aerei militari degli Stati Uniti che operano nella zona di guerra del Levante hanno bombardato una caserma dell’Esercito arabo siriano (EAS) nella provincia di Dair al-Zur, in Siria, nel tentativo di uccidere gli Spetsnaz (forze speciali) russi che vi operano e che avevano scoperto una “ratline” segreta della Central Intelligence Agency (CIA) che collega lo Stato islamico attivo in questa zona a luoghi come Dover, Tennessee. Secondo il rapporto, 4 aerei da guerra statunitensi hanno lanciato 9 missili sulla caserma dell’EAS, uccidendo almeno tre persone e ferendone altre 13; cosa che il governo siriano ha definito “atto di aggressione” e su cui il Ministero degli Esteri siriano ha inviato una protesta ufficiale al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il bilancio delle vittime di questo deliberato atto di guerra del regime di Obama contro le forze militari siriane e della Federazione che combattono contro lo Stato islamico, secondo il rapporto, sarebbe stato significativamente più elevato se non fosse stato per l’allerta data dalle Forze Aerospaziali che monitorano lo spazio aereo di questa zona di guerra, al momento dell’attacco. Il motivo per cui il regime di Obama mirava a questi Spetsnaz, la relazione spiega, era la paura, dopo aver appreso che le forze della Federazione avevano scoperto un complotto mostruoso riguardante l’infiltrazione da parte della CIA dei capi dello Stato islamico dalla zona di guerra del Levante “a un centro segreto di addestramento” a Dover, Tennessee, denominato Islamville, a 51 chilometri dalla base dell’US Army di Fort Campbell, dove i terroristi vengono addestrati ad utilizzare i missili terra-aria spallegiabili, e dove il 2 dicembre, in un “incidente di addestramento” con questi terroristi, rimanevano uccisi il sottotenente Alex Caraballoleon e il sottotenente Kevin M. Weiss, quando il loro elicottero AH-64 Apache è stato “erroneamente” abbattuto.
9381093_GOltre al regime di Obama che mira direttamente agli Spetsnaz russi in Siria, la relazione rileva la sorprendente scoperta che tale base militare islamista segreta nel cuore degli USA non è l’unica attiva, in quanto ve ne sono documentate almeno altre 22 negli Stati Uniti. Peggio, la relazione avverte non solo che tali “note” basi d’addestramento militare islamiste negli USA minacciano quella nazione, ma anche oltre 2200 moschee, soprattutto se si considera che il catasto dimostra che oltre il 75 % di esse è di proprietà della “rete dei Fratelli musulmani“, essendo di proprietà della North American Islamic Trust (NAIT), la banca dei Fratelli Musulmani negli Stati Uniti e che, con una direttiva segreta della scorsa estate chiamata Direttiva-11 dello Studio presidenziale, il presidente Obama le appoggia pienamente. Con l’Arabia Saudita importante finanziatore della NAIT, il rapporto continua, gli islamisti sostenuti dal regime di Obama possono sviluppare una sofisticata rete di organizzazioni collegate negli USA. E non essendo la crisi globale sul terrorismo islamico abbastanza bizzarra, secondo il rapporto, viene riportato dalle forze della Federazione che gli Stati Uniti appoggiano i terroristi che combattono i terroristi sostenuti dai turchi nel nord della Siria, spingendo il portavoce MoD, Generale Igor Konashenkov, ad osservare che le azioni del regime di Obama gli ricordano il “teatro dell’assurdo“. Non solo nel “teatro dell’assurdo” Obama e alleati sprofondano il mondo, la relazione avverte grevemente, ma anche nella guerra totale, specialmente dopo che le forze filo-turche hanno sequestrato dei villaggi di confine in Siria e invaso l’Iraq con oltre 900 soldati e blindati, con la condanna della Lega Araba e, più inquietante, col vicepresidente dell’Iraq Maliqi che avverte che ciò potrebbe avviare la terza guerra mondiale. Con il Vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel che avvertiva l’Arabia Saudita che il suo sostegno al terrorismo islamico globale volge al termine (“Dobbiamo far capire ai sauditi che il tempo di far finta di niente è finito“), la relazione rileva cupa, il presidente Obama continua la mascherata per proteggere i sauditi e i loro seguaci dello Stato islamico. Il Presidente Putin, però, conclude il rapporto, a differenza del presidente Obama, non si piega a nessuno e conosce la vera minaccia globale da tali terroristi islamisti, e in risposta agli aerei da guerra statunitensi che tentavano di uccidere gli Spetsnaz russi in Siria ieri, ordinava al Ministero della Difesa di adempiere alla richiesta irachena d’intervento delle forze militari russe per espellere gli invasori turchi, e ordinava inoltre a più di 50 navi da guerra della Flottiglia del Caspio di prepararsi a far piovere “morte e distruzione” sulla Turchia se gli venisse ordinato.

terrorist-training-camps-in-the-usa-1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lattanzio: la politica estera occidentale è stata un fallimento epocale

E la vittoria dell’Asse della Resistenza è solo questione di tempo
La situazione in Medioriente è molto ingarbugliata. Chiediamo pertanto un parere all’opinionista e saggista Alessandro Lattanzio proprietario del sito di geopolitica AuroraSito

Opinione Pubblica, 5 dicembre 2015ISIS_Egypt_LibyaChe cosa ne pensa dell’abbattimento del Su-24 russo?
L’agguato al Su-24 russo in Siria è frutto della ‘pianificazione disperata’ tra dirigenza neo-ottomanista turca e fazioni necon e clintoniane dell’apparato militar-spionistico statunitense. Un tentativo di trascinare la NATO in Siria, chiodo fisso di Washington e della Turchia. Ma ciò svanisce davanti alla mobilitazione in ordine sparso e di diverso grado delle potenze europee, che inviano alla spicciolata qualche aereo, un paio di navi e qualche migliaio di soldati, segno dell’esaurimento delle forze armate atlantiste dovuto al colossale sforzo suicida dell’intervento diretto militare in Libia e quello altrettanto colossale, ma indiretto, delle forze speciali e dell’intelligence occidentali in Siria (Gladio-B); ed infine, dopo l’intenso uso delle reti Stay Behind in Ucraina, che ha dato fondo alle risorse “nere” della NATO (Gladio). A questo punto alle potenze occidentali non sono rimaste che le risorse per sganciare qualche bomba in Siria, o più prudentemente in Iraq, al mero scopo di potersi sedere a un ipotetico tavolo delle trattative per elemosinare qualche compensazione pur di non perdere totalmente faccia e risorse gettate nella ‘Primavera araba’. E, a tal proposito, Arabia Saudita, Qatar e Turchia comprendono che saranno lasciati in balia delle conseguenze della guerra civile inter-araba che hanno scatenato nella regione, perciò ricorrono al terrorismo contro la Russia o la Francia a scopo di ricatto. Difatti Francia e Regno Unito non hanno la volontà di proseguire un azzardo geopolitico che ha fruttato solo il ridicolo cambio della situazione geopolitica tunisina, che passa dal solido filo-occidentale Ben Ali al filo-occidentale sfumato al-Sabsi. Un ‘successo’ celebrato solo dalla paccottiglia pubblicistica pseudo-geopolitica e/o diplomatica nostrana. La leadership della Germania è afflitta da una russofobia anacronistica che la porta ad avvicinarsi al governo Erdogan, nel tentativo di triangolazione con la junta golpista di Kiev. Ma tali piani hanno il fiato corto e la confindustria tedesca, che di TTP e servilismo filo-statunitense di Merkel e compari ne ha le tasche piene, pretende un riavvicinamento alla Russia poiché è da lì che passa il legame commerciale con la Cina, il principale mercato di sbocco dell’industria tedesca. È in Cina il futuro del motore economico europeo, non negli USA.

I recenti fatti di Parigi sembrano aver prodotto un significativo avvicinamento di Hollande alla Russia, anche se è ancora forte la sensazione che i governanti europei, anche francesi, considerino la Russia un male solo leggermente inferiore a quello rappresentato dal terrorismo islamista. È così?
La Francia cerca sempre di rientrare in gioco nel Medio Oriente, ma dopo lo schiaffo turco-saudita della strage di Parigi del 13 novembre, cerca di rientrare in gioco alleandosi con la Russia, contro i suoi vecchi alleati wahhabiti. In tutto ciò farà leva solo sulla vicinanza con il regime vigente negli Emirati Arabi Uniti, mentre è probabile che ci sarà una seria resa di conti con Qatar, Arabia Saudita, Turchia. La carta libico-siriana è fallita miseramente. Il Regno Unito è pragmatico: 8 Tornado e 8 Typhoon a Cipro per sedersi a Vienna sulla questione siriana, e poi aprire le porte alla Cina, cosa che anche la Germania vuole fare, ma sarà ostacolata in ciò dal fatto che la strada cinese passa per la porta di Mosca, e quindi, finché la Merkel sarà in carica, la borghesia industriale tedesca avrà sempre difficoltà ad agire, soprattutto nello sbarazzarsi delle zavorre turca e ucraina che gli USA e i loro agenti locali tentano di porle sul groppone.

E l’Italia?
Roma, ovvero il PD, svolge un ruolo di sussidiarietà verso le potenze wahhabite. E’ innegabile. Dopo la distruzione dei rapporti con la Libia e la rottura dei rapporti economico-commerciali con la Russia, il PD, sul piano economico, ha deciso di svolgere il ruolo di Arlecchino dai due padroni: da un lato promoter delle banche che ‘parlano inglese’, ma dall’altro ruffiano dei finanziatori ‘sovranisti’ di tali banche, ovvero della borghesia compradora wahhabita, le cui centrali dettano la linea geopolitica italiana: sostegno al terrorismo islamista in Siria e Iraq, supporto propagandistico alla Fratellanza musulmana in Palestina e Nord Africa, ‘dialogo’ e commercio con lo Stato islamico ovunque appaia (Sirte); silenzio complice sull’aggressione allo Yemen, ecc. Strumentali a tutto ciò sono le varie cinghie di trasmissione del PD: il partito la Repubblica e il feudo televisivo di Rai3, sfegatati sostenitori della propaganda jihadista contro l’Asse della Resistenza capeggiata dal Qatar, con cui la RAI ha stipulato un accordo sulla gestione dell”informazione’ regionale.

Ci sono possibilità concrete che l’ingresso della Turchia nella UE venga stoppato o quanto meno sensibilmente rallentato?
Credo che l’UE non farà entrare la Turchia per il semplice fatto che non lo vorranno gli Stati dell’est Europa, già abbastanza irritati e sconfortati dalla pagliacciata sull’accoglienza dei migranti; sanno che l’ipotesi di Ankara in Europa li vedrebbe definitivamente emarginati nell’ambito europeo. Gli euro di Merkel e compari serviranno solo a far star zitto Erdogan per un po’. Poi ricomincerà tutto da capo, anche se Ankara, con la sconfitta in Siria e l’esclusione dai mercati russo, cinese ed iraniano, cercherà di premere sempre più sulle porte di Vienna, dietro cui può sempre contare di trovare dei simpatizzanti.

Com’è la situazione in Siria? La Russia, l’Iran e Assad stanno vincendo, oppure è solo una illusione?
La vittoria dell’Asse della Resistenza è questione di tempo, l’intervento statunitense serve solo a recuperare le risorse piazzate nella regione, e a cercare di strumentalizzare la carta curda; una carta però che passa di mano in mano, essendo le realtà politico-militari curde tutt’altro che affidabili, stabili e solidi, aldilà delle letture infantili sparse dalla sinistra liberal-anarchica che ha fatto di Oçalan, colluso con il narco-traffico turco, una specie di Guevara. La forze militari atlantiste e filo-atlantiste sono esaurite. Obama deve pensare all’ultimo anno di presidenza, mentre la leadership politico-militare statunitense non ha ancora un suo candidato presidenziale, che difficilmente sarà Hillary Clinton, personalità compromessa proprio dalla doppia sconfitta in Libia e Siria, e quindi politicamente e strategicamente instabile. Gli USA entreranno in un’era di neo-isolazionismo passando proprio dalla porta siriana, spalancatagli dall’Asse della Resistenza che va consolidandosi in Siria e Iraq. Per ora le operazioni russo-iraniano-siriano-irachene sono volte ad usurare le risorse cumulate per anni dai vari gruppi di terroristi e dai loro Stati sostenitori. Ma si arriverà al punto di rottura della resistenza del taqfirismo-atlantismo, e a quel punto il terrorismo crollerà in modo repentino, accelerando la restaurazione dell’integralità dello Stato siriano e di quello iracheno. A quel punto, la Russia e l’Iran avranno costruito una fascia di sicurezza geopolitica, gettando nello sbando Turchia e Arabia Saudita che non avranno scelta: o scendere a patti con le potenze eurasiatiche o la disintegrazione.

Qual è il ruolo di turchi, sauditi, qatarioti, europei e statunitensi nella nascita dell’ISIS? E in quella delle altre formazioni terroristiche presenti in Siria e Iraq?
Le varie fazioni e bande terroristiche presenti in Siria e Iraq, rappresentano ognuna la potenza che le ha sponsorizzate: USA, Francia, Turchia, Qatar, Arabia Saudita. Il che spiega la presenza in Siria di almeno 70 fronti che il governo e le forze armate siriani affrontano da 5 anni. Ma spiega anche l’alta fratturazione e confusione della cosiddetta ‘opposizione siriana’. Per fortuna, tale caos politico-militare è andato a favore, strategicamente, del governo baathista di Damasco, mentre i terroristi e i loro sponsor, i cosiddetti ‘amici della Siria’, hanno saputo solo disperdere mezzi, uomini e risorse in un rivolo infinito di fronti di guerra spesso insignificanti e privi di peso politico. Ha gettato nel caos la Siria, ma tale ‘strategia’ non può persistere nel tempo, e non porta, come non l’ha fatto (in Libia), a un risultato. Tanto più che gli USA già preparavano il prosieguo della guerra civile in Siria, se per disgrazia, l’ancora agognata caduta del Baath siriano si fosse avverata. La Siria si sarebbe trasformata in una super-Libia o super-Somalia, trasformandone il territorio in una base di lancio contro l’Iran, la Russia, la Cina e l’Eurasia nel complesso. Si sarebbe scatenata una nuova “super-jihad” atlantista.

I sauditi sembrano particolarmente attivi: non c’è il rischio che facciano il passo più lungo della gamba? Quanto è forte la coesione interna e la tenuta del regime saudita?
L’Arabia Saudita, come detto, è incastrata dalle conseguenze del proprio interventismo indiretto, tramite il terrorismo islamista che alimenta in Libano, Siria e Iraq, e dall’interventismo militare diretto nello Yemen, dove, nonostante il supporto degli ascari sudanesi, emiroti ed eritrei, del medesimo terrorismo islamista e del collaborazionismo di parte della comunità sudyemenita, registra da mesi solo arretramenti. Ryadh è interessata da scontri interni alla famiglia dominate dei Saud, e da un’incipiente crisi economica che esploderà nei prossimi mesi, quando gli effetti della crisi dei prezzi del petrolio si faranno sentire sul serio, avendo ridotto il budget per le spese sociali, dato anche che i petrodollari congelati nei buoni del tesoro degli USA non saranno del tutto scongelabili nei termini e nelle condizioni desiderati dai sauditi. E ancor più velocemente si farà sentire la crisi politica che sarà scatenata dalla sconfitta nella guerra per procura in Siria. A quel punto il margine di manovra dei Saud sarà ulteriormente ridotto, dovendo affrontare il nodo yemenita, oltre al conseguente riverberarsi nella società saudita di tali sconfitte.

Ci sono serie possibilità che un “incidente” simile a quello del Su-24 capiti di nuovo? Se sì, quali sono i luoghi più probabili? Come si comporterebbe la Russia in caso di nuovi incidenti?
Credo che non ci saranno altri “incidenti”, in un modo o nell’altro. Mosca non farà più affidamento sui cosiddetti ‘partner’ della NATO neanche sul piano pratico elementare. Tanto più che il grosso delle operazioni di carattere strategico della Forza Aerospaziale russa è stato adempiuto in questi due mesi di attività aeree. Le risposte di Mosca saranno sempre di carattere politico, economico e geopolitico, paralizzando l’avversario, non potendo decifrare le azioni russe sul medio periodo.

Anche gli statunitensi sembrano a rischio sovraesposizione: spostano truppe nell’Europa dell’est, finanziano e supportano i golpisti in Ucraina, tentano colpi di stato in tutta l’America latina, muovono le navi nel Mar Cinese Meridionale, e altro ancora: quanto manca prima che debbano, per così dire, tirare il fiato e fermarsi?
In realtà si sono già fermati, non hanno osato attaccare la Siria nell’agosto 2013, e in Ucraina la fazione bellicista del Pentagono (Petraeus, Clinton, Ash), dopo il primo anno di catastrofi su tutti i livelli, ha gettato la spugna, utilizzando Kiev come conveniente sfasciacarrozze dei rottami di cui l’US Army vuole sbarazzarsi. Per il resto, sul piano economico, Kiev conta sui finanziamenti europei, permettendo a Washington di far gravare di un nuovo fardello il traballante quadro economico dell’UE: gli USA in Europa possono sempre contare su una coorte di volenterosi aspiranti suicidi.

La politica statunitense ha moltiplicato i suoi nemici e indotto la Cina a interessarsi della questione siriana: che possibilità ci sono che i cinesi entrino attivamente nel conflitto?
Lo scontro in Siria vede Pechino fornire supporto logistico e d’intelligence, sapendo che la situazione sul campo è in buone mani. Non ha bisogno d’impegnarsi direttamente, le basta rifornire le Forze Armate siriane. Ad esempio con 8500 missili anticarro (che la Cina ha di recente fornito alla Siria, N.d.r.).

Qual è lo stato delle forze armate russe e cinesi? Potrebbero competere con quelle statunitensi?
La realtà cui si è assistito nelle guerre statunitensi dal 1991 ad oggi, e l’evolversi della situazione dell’equilibrio militare in Europa e Medio Oriente, fa ritenere che gli USA abbiano sempre meno ambiti in cui prevalere. Certo sul piano navale hanno più navi della Federazione russa, e navi più grandi di quelle della Repubblica Popolare di Cina. Ma fatto sta che l’US Navy dovrebbe suddividere le forze sui fronti del Pacifico e dell’Europa. E in quest’ultimo fronte, le risorse navali contano assai relativamente. Quindi la superiorità in portaerei, navi d’assalto anfibio e velivoli da trasporto statunitense verrebbe ridimensionata dai fattori geografici. Sul piano aeronautico e delle forze terrestri, la superiorità è nettamente dalla parte di Russia e Cina, dato che i velivoli più avanzati degli USA continuano, dopo 20 anni e più, ad essere afflitti da problemi di progettazione, mentre il resto della loro flotta è costituita da velivoli per lo più costruiti tra gli anni ’70 e ’80, con tutte le conseguenze del caso. Sul piano della componente terrestre, non c’è partita: gli USA potranno schierare al massimo due/tre divisioni in Europa, mentre Germania, Francia e Regno Unito potranno accumulare che un migliaio di carri armati in tutto, una frazione di quello che può schierare la Federazione russa.

Gli statunitensi rinunceranno mai a finanziare il terrorismo? E gli europei?
Perciò, difatti, USA e NATO continueranno a puntare sul terrorismo, inquadrato tramite l’unica arma segreta di cui dispongono, Gladio/Stay Behind. Con tale strutture, il Patto atlantico può compiere sconvolgimenti a livello di teatro, ma mai strategici o geopolitici, potendo alimentare oramai solo forze distruttive o auto-distruttive, ma mai, come gli eventi dimostrano dal golpe a Balgrado nel 2000, porre le basi di una realtà geopolitica che sia corrente e stabile e contemporaneamente saldamente atlantista.

Quanto la questione siriana influirà sulla questione ucraina, e viceversa? Come sta cambiando la percezione da parte europea della politica russa? Assisteremo mai alla fine della russofobia, quanto meno in Italia?
La russofobia è un elemento costitutivo dello strato socio-ideologico prevalente oggi in Italia, la suddetta semiborghesia parassitaria liberale di sinistra. Parassitaria perché incapace di produrre, ma solo di consumare le mercanzie mediatiche e propagandistiche statunitensi. Un ceto che sia produttivo sul piano materiale, dei servizi e dei beni o anche, si badi bene, sul piano ‘immateriale’, ovvero mediatico, ideologico e culturale, diverrebbe automaticamente un nemico da abbattere per gli USA. Quindi una semiborghesia totalmente incompetente, o senza profondità ideologica o spessore sociale, è l’unica che ha diritto di prosperare nell’Europa atlantista. L’Italia è alla metastasi; qui prospera la suddetta miserabile semiborghesia i cui esponenti più in vista appestano gli schermi televisivi quanto gli scaffali delle librerie.

Cosa si proponeva e si propongono adesso i vari attori che operano in Siria?
Obama vuole uscirsene dal pantano mediorientale. Russia, Cina e Iran stabilizzano la situazione a favore degli alleati dell’Asse della Resistenza. Turchia e petromonarchie invece minacciano gli alleati. Gli USA tenteranno di evitare che Israele si avvicini ancor più alla Russia. L’Arabia Saudita resta un capitolo aperto, non essendo in realtà un’entità statale o nazionale, ma un mero feudo di un’oligarchia mostruosa quanto bizzarra.

Quanto sono reali le divergenze tra francesi e statunitensi? A cosa porteranno?
La Francia ha voluto giocarsi la carta del neocolonialismo e dei rapporti di sudditanza privilegiata dei suoi vertici rispetto alle petromonarchie wahhabite. Parigi non ha più una leadership dall’epoca Chirac, i cui governi, non a caso, furono ferocemente osteggiati dalla semiborghesia parassitaria liberale di sinistra francese; chi se lo ricorda Lionel Jospin, emblema del cretinismo suicida e criminoso della sinistra occidentale? Da quando i resti del gollismo sono stati spazzati via, a Parigi domina l’alleanza tra semiborghesia liberale di sinistra e grandeur neocolonialista, cronica in Francia, da Napoleone il piccolo a Guy Mollet e la sua avventura di Suez, fino ad esplodere con Sarkozy e Hollande, esempi plastici, assieme alla Merkel, del nullismo della classe politica generata da tale stato delle cose europee. Gli USA hanno riplasmato i loro alleati europei, e quindi delle crisi tra essi potranno riaversi solo in casi di disastri nazionali, come nel caso di Parigi del 13 novembre 2015.

Come mai l’Italia non interviene in Siria?
Roma non vuole intervenire in Siria o Libia, ma dialogare con il terrorismo, poiché lo esigono le petromonarchie e la Turchia cui l’Italia s’è venduta e concessa con l’aggressione alla Libia. Soprattutto il PD svolge opera d’intermediazione (possiamo anche parlare di lenonismo), tra ‘fondi sovrani’ islamisti e beni italiani. Infatti, i mecenati del Golfo Persico hanno potuto rastrellare non solo beni materiali, industrie, marchi, spiagge e quant’altro, ma anche comprarsi consenso e supporto mediatico. Solo il contraccolpo del terrorismo in Europa e la risposta russa in Medio Oriente, hanno spinto tali forze ad agire o a simulare una parvenza di azione. Sul piano militare, la situazione dell’Italia non è diversa da quelle delle altre potenze europee; lo spreco delle scorte per bombardare l’alleato libico, idiozia che rende superbi non pochi generali italiani, orgogliosi di aver commesso l’ennesimo tradimento di un alleato, affligge le capacità operative dell’Aeronautica Militare, che potrebbe forse avere i mezzi da spedire in Turchia, ma non per bombardare la Siria. Probabilmente all’AMI sono rimaste solo le bombe da esercitazione, “…i caccia dell’Aeronautica militare hanno sganciato oltre 550 (quasi l’80% dell’armamento di precisione a guida laser e GPS utilizzato dai velivoli italiani) tra bombe e missili da crociera a lunga gittata Storm Shadow”. L’Italia nel 2011 ha vaporizzato il suo arsenale aerolanciabile, e quindi è da vedere se tale arsenale è stato ripianato; probabilmente no, visti i tagli alla spesa pubblica, anche se l’Italia resta al decimo posto, mondiale, nella spesa per la Difesa. Un dato sempre trascurato dal circo dei venditori porta a porta di armamenti che si spacciano per ‘giornalisti specializzati’ in materia. La questione reale è invece se l’Italia abbia intenzione di supportare un’eventuale alleanza Egitto-Algeria che intervenga, direttamente o indirettamente, in Libia, stabilizzando la situazione, oppure di adeguarsi ai voleri delle petromonarchie.isil-usal-wp-info-it

Il ruolo dell’Italia nel nuovo disordine europeo

Phil Butler New Eastern Outlook 17/09/2015

L’onere della leadership è un ruolo incredibilmente complesso e ingombrante in questi giorni. Ogni giorno vediamo la prova della dirigenza inefficace nel mondo, e in un momento in cui il mondo ha bisogno di una vera guida. Conflitti perpetui, cambiamenti di paradigma politici e ruolo delle multinazionali nel mix politico-militare esacerbando ed escludendo uomini e donne altrimenti onorevoli. Nel frattempo, la guerra e voci di essa infestano la coscienza pubblica. Siamo in pericolo, e lo sappiamo tutti. Buoni soldati e politici decenti non possono nemmeno agire tra le tribolazioni estenuanti suscitate da dietro le quinte della distensione. Ecco un altro sguardo sulla Primavera araba, la debacle in Libia, e la condizione di milioni persi nel mare dell’incertezza.

La promessa fatta era una necessità del passato: la parola violata è una necessità del presente”.
Niccolò Machiavelli

1138690Affrontare la morte, è di Voga
Ogni settimana ricevo notifiche via e-mail da infinite organizzazioni della difesa. Fa parte del mio lavoro di giornalista essere informato per informare gli altri. Uno di queste, e un’organizzazione chiamata Defense iQ che fornisce un flusso misterioso di e-mail informative e relazioni web su armi, sviluppo di armamenti, strategie militari e altre armi. In assenza di una caratterizzazione migliore, il medium è la rivista Vogue della morte e distruzione mondiali. È inquietante come si possa vendere la guerra, il colloquio con il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana, Tenente-Generale Giuseppe Bernardi, su Defense News, ci offre uno sguardo ravvicinato su come soldati onorevoli siano spesso infilzati da puntuti mediatori del potere civile. Il Tenente-Generale Giuseppe Bernardis è uno degli ufficiali militari più esperti e onorati d’Italia. Laureatosi all’Accademia aeronautica dell’Italia, Bernardis ha partecipato anche alla Scuola di Guerra area dell’USAF all’inizio della carriera. Una volta membro dell’elitarie Frecce Tricolori, lo squadrone di volo acrobatico italiano, Bernadis è uno dei piloti più esperti del mondo, esperto di tattiche di aeree alla pari con chiunque nel mondo. Ma prendetemi in parola sull’evidente competenza del generale nel combattimento aereo, il punto più grave sarà evidente presto. L’articolo dell’ Huffington Post Italia mostra il ruolo cruciale dell’Italia in Libia, pietra angolare nell’ambito più ampio della “primavera araba”. Il ruolo di Bernardis di responsabile della logistica delle armi per le forze armate, e il suo disprezzo evidente per il fine “business” della guerra, inquadrano la mia tesi sui capi militari onorevoli. La risposta di Bernardis alla domanda: “C’è il pericolo che la Libia sia sempre più opportunità di marketing per gli aeromobili che un’operazione militare?” l’illustra bene: “Abbiamo operato per condurre operazioni, non dimostrazioni. Le Bourget (riferendosi al Paris Air Show) dovrebbe rimanere a Parigi e Farnborough (la versione inglese) dovrebbe rimanere nel Regno Unito, si può parlare di collaudo al combattimento alla fine dell’operazione, non durante. Un’operazione è una cosa seria“. Il tono caustico del generale sulle abilità nel vendere e fare marketing in ambiente di combattimento ostile porta a letture e riletture. Ricordando l’articolo del Huffington Post (Italia), la parte di Bernardis nel libro dall’Aeronautica Militare Italiana, “Missione Libia 2011. Il contributo dell’Aeronautica militare” rivela il ruolo dell’Italia nelle operazioni Odyssey Dawn e Unified Protector. Il mio punto qui è semplice, i corretti comandanti e soldati sono sempre stati a posto, ciò che manca è la leadership politica. L’intera vicenda della Libia, da Bengasi e la segretaria di Stato Hillary Clinton, ai profughi che inondano l’Unione Europea oggi, sono una delle più grandi tragedie moderne. E non è tragico a causa dei soldati da qualsiasi lato. Mentre il comandante supremo della coalizione contro Gheddafi, l’Ammiraglio Jim Stavridis, chiamò le operazioni in Libia “modello d’intervento”, una squadra di capi militari senza l’uniforme della NATO dissentì. Tra i politici, l’eurodeputata francese e presidentessa del Front National Marine Le Pen disse che le Forze Armate francesi erano soggiogate. Nel frattempo esperti civili, da Noam Chomsky ai social media e caffè di tutto il mondo rimproveravano gli increduli sul così evidente rovesciamento di Gheddafi.AMH_2309Perché, perché, perché l’Italia?
Presumendo che le mie affermazioni su Bernardis siano corrette, uno sguardo alle reazioni dei civili alle affermazioni del libro rafforzano i miei argomenti. La ricerca di articoli e forum durante l’incursione in Libia della NATO trovo poca indignazione pubblica, e molto appoggio alla linea di Washington nell’abbattere Gheddafi. L’articolo del Guardian consolida gli argomenti che puntano alla gestione di Obama della Primavera araba, e anche ai recenti exploit anti-Russia. La posizione in Italia è cambiata radicalmente una volta che l’amico di Vladimir Putin, il primo ministro Silvio Berlusconi, è stato “neutralizzato”: “Franco Frattini, ministro degli Esteri d’Italia, ha annunciato nella notte che il trattato di amicizia e cooperazione con Tripoli era stato di fatto sospeso”. Berlusconi, sotto forte pressione per le dimissioni nel 2011, è la persona chiave per comprendere come profondi e diffusi appaiano gli interessi statunitensi e inglesi nelle questioni strategiche mondiali di oggi. I cablo del dipartimento di Stato USA intercettati rivelano accenni a una missione per screditare il leader italiano, o almeno sfruttarne la posizione debole. Spiegel International ha denunciato tali intercettazioni, rivelando le macchinazioni del dipartimento di Stato utilizzando contatti, come l’ambasciatore georgiano a Roma, di particolare rilievo in questi cavi, sul conflitto in Ossezia del Sud per l’ennesima “democratizzazione”, nella definizione di Washington. Ma il vero centro qui dovrebbe essere “perché” l’Italia ha un ruolo centrale? Perciò, continuate a leggere fino alla fine.

Giocare a palla
Ho scelto il Generale Bernardi per una parte di questo articolo per motivi che ho già menzionato, e anche per la chiarezza della sua retorica. In breve, come fanno gli uomini d’onore, è facile interpretarlo e capirlo. Critico, quando è necessario criticare, è come molti chirurghi del combattimento aereo, tagliare fino all’osso se necessario. Si possono vedere chiaramente le sue priorità nelle missioni in Libia dal suo intervento: “Abbiamo operato senza incorrere in alcun incidente, e senza causare danni collaterali. L’unico rammarico che ho avuto, è di non aver potuto fornire al pubblico un dettagliato resoconto del nostro operato, per evitarne ogni possibile abuso. Questo volume riempie parte di quel vuoto“. Zero danni collaterali! La trasparenza e la chiarezza della missione! La valutazione di un soldato onesto di ciò che ogni missione militare dovrebbe essere, condurre una campagna esigente e riuscita, con il minimo assoluto di vittime civili. Questo è ciò che i capi militari onorevoli discernono, la semplice vittoria militare, ma c’è una battaglia più grande da discutere. Quando ci rivolgiamo al lato politico o civile però, la saggezza nel spodestare il governo di Muammar Gheddafi è stata miope all’estremo. Ora milioni di rifugiati inondano i confini dell’UE economicamente già assediata. Le fiamme della guerra e ampie lotte ora lambiscono la cittadinanza, una volta isolata, di diverse nazioni. Oggi possiamo vedere il veemente sostegno di politici come il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg ed altri all’intervento della NATO nel 2011, simile a una forma di follia idiota. Viviamo in un mondo dove ci sono due fazioni, quelli che “giocano a palla” con Obama, e quelli che non lo fanno. Tenendo conto dei ruoli di attori chiave come il presidente degli Stati Uniti, Hillary Clinton e in particolare il senatore John McCain, un sentiero accidentato conduce da Washington dritto a Libia, Egitto, Siria e infine Kiev in Ucraina. Se la missione di aiutare le rivolte della “primavera araba” era distruggere l’ordine e trafiggere chiunque non fosse d’accordo con una pugnalata alle spalle, è stato un successo brillante. Parlando di pugnalate alla schiena, vediamo la Germania assumersi il peso delle migrazioni dei rifugiati in questi giorni. Dopo essere stata l’unica nazione europea ad essersi astenuta al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla Libia, il governo di Frau Merkel è anche afflitto dalla vicenda della Grecia e dal pasticcio in Ucraina. La Germania si unì a Cina, Russia, Brasile e India all'”astensione”, “garantendo il successo” su Gheddafi e la Libia nel 2010 e 2011, ma fu il think tank di Washington che al mondo dichiarò vincenti le strategie di Obama! Il pezzo del Brookings Institute particolarmente filo-Obama condanna coloro che volevano interferire. I direttori del Brookings baciano da dietro il presidente degli Stati Uniti come nessun altro: “…Dobbiamo stare attenti a non esagerare i vantaggi strategici della scelta d’azione del presidente Obama degli ultimi sei mesi. Blake Hounshell di Foreign Policy sostiene che la strategia dell’amministrazione dell'”eterodirezione” ora “sembra assolutamente confermata””. “Eterodirezione”, ne abbiamo vista molta. Ora che il Mediterraneo straborda di africani in esodo, e con la grande nuova paura rossa di Russia e Cina, possiamo non vedere la saggezza dei vecchi soldati e capi efficaci risplendere in questo momento?
Che ruolo ha l’Italia, vi chiederete? La risposta è abbastanza semplice. L’Italia è essenziale affinché l’idea da Lisbona a Vladivostok prenda forma. L’articolo di Ivan Timofeev su Russia Direct fa un bel lavoro inquadrando ciò che chiamerei “Primavera europea” della discordia UE-Russia, o evaporazione di qualsiasi possibilità di una grande cooperazione in Europa. Il ruolo dell’Italia in tutto ciò può essere cementato da molte variabili, ma la geografia vi gioca un grande un ruolo. Con le banche tedesche e svizzere che chiudono con i partner di New York e Londra, l’Italia è tutto ciò che si trova in mezzo alla grande geo-connessione tra Russia e Portogallo. Per quanto nebuloso questo concetto possa sembrare, è una realtà che Washington e Mosca riconoscono. Per sintetizzarla, basta leggere l’articolo su Spiegel che dettaglia i piani di Putin dal 2010. Citando il leader russo su una vasta e ampia partnership: “I rinnovati principi della nostra cooperazione possono essere assicurati dall’accordo di partenariato tra l’UE e la Russia, un accordo attualmente in fase di negoziazione. Dobbiamo affrontare questo trattato da un punto di vista strategico. Dobbiamo cercare di pensare a 20, 30 e anche 50 anni nel futuro“. Immaginate di tirare i fili dell’attuale presidente statunitense. Si può capire cosa tale “grande Europa” significhi per USA e Regno Unito? O almeno per i dinosauri dei think tank di Washington? Io sì. La Germania va ricattata per collaborare, la Georgia deve entrare nella NATO come l’Ucraina, e in alcun modo Silvio Berlusconi doveva continuare a guidare l’Italia. Nessun amico di Vladimir Putin deve controllare l’arena del Mediterraneo. L’articolo del Consiglio degli Affari Internazionali (RIAC) della Russia di Olga Potjomkina, del 2014, menziona il ruolo dell’ Italia nei piani di Gazprom. Come ulteriore prova, l’articolo dell’Economist rappresenta ciò che io chiamo “prova logica inversa” Berlusconi e tutti coloro a lui fedeli ne sono i bersagli. Il pezzo mistifica o svillaneggia la Lega Nord, solo per citare una possibile entità politica in linea con la Russia sull’Europa comune. Questo è un tema che va molto oltre una ricerca approfondita, ma i miei punti sono accentuati menzionando il ruolo italiano nelle strategie da Cairo a Kiev e oltre. Faccio notare che The Economist è di proprietà della famiglia Rothschild, così come la famiglia Agnelli? Forse acerrimi nemici svolgono un ruolo tradizionale in tutto ciò? So che ho dato spunti di riflessione approfonditi, o almeno spero.

AMH_2284Phil Butler è investigatore politico e analista, politologo ed esperto di Europa orientale, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché s’è dimesso Alexis Tsipras?

Cuba Debate 21 agosto 2015Alexis TSIPRAS, Martin SCHULZ - EP PresidentIl Primo ministro greco Alexis Tsipras si è dimesso dopo aver raggiunto un accordo per il terzo “salvataggio” finanziario della troika, includendo tagli meno onerosi e privatizzazioni. Cos’ha motivato Tsipras a dimettersi?
Il Primo ministro greco ha promesso che non avrebbe mai adottato riforme economiche, tuttavia, ha accettato tagli e privatizzazioni imposti dai creditori internazionali. Questa decisione ha provocato disordini nel partito Syriza, e decine di parlamentari votavano contro il terzo “salvataggio”. Davanti al default e all’uscita dall’euro, Tsipras ha sostenuto che non sarebbe mai stato d’accordo con tutte le condizioni imposte per il “salvataggio” e che quindi non aveva “altra scelta” (che dimettersi). Inoltre, ha detto che aveva l’obbligo morale di sottoporre i risultati del suo governo alla consultazione popolare sovrana. Secondo gli analisti, Tsipras s’è dimesso per creare nuove condizioni per il riavvicinamento ai membri dell’eurozona.

Dieci frasi dal discorso delle dimissioni
Il primo ministro della Grecia, Alexis Tsipras, il 20 agosto presentava formalmente le dimissioni e chiedeva elezioni anticipate; dal suo discorso:
• “Non cediamo ai nostri ideali. Combatteremo per ricostruire il nostro Paese ”
• “Vogliamo un cambiamento reale. Sono ottimista, i giorni migliori devono ancora arrivare.”
• “Non abbiamo avuto tutto ciò che avevamo promesso al popolo greco, ma abbiamo salvato il Paese”
• “Abbiamo dato un messaggio all’Europa, dobbiamo finirla con l’austerità”
• “Ho la coscienza a posto. Sono orgoglioso della battaglia che ho dato”
• “Abbiamo dimostrato che possiamo continuare la lotta per realizzare molte cose positive per il popolo greco”
• “Crediamo che tutto avrà un corso normale”
• “Convocherò il popolo greco e potrà decidere chi guidarlo in futuro”
• “Abbiamo fatto quello che potevamo (…) Dobbiamo ridurre al minimo le conseguenze negative”
• “Siamo in un momento migliore, abbiamo avuto il denaro, ora la situazione in Grecia migliorerà” ( TelesurTV)

Perché Tsipras ha un vantaggio sui ribelli di Syriza?
Inigo Saenz de Ugarte, Guerra Eterna

4928C’è un a cosa che non può essere negata a Alexis Tsipras: è coraggioso. Dopo aver accettato ciò che molti fuori dalla Grecia ha portato alla resa alla troika, non ha cercato di restare in carica perché ha un termine di ancora oltre tre anni. Nel suo discorso del 20 agosto ha detto che sente di avere “l’obbligo morale di presentare l’accordo al popolo che dovrà decidere“, e avere il verdetto su “ciò che ho raggiunto e sui miei errori“, quindi invitava a nuove elezioni quest’anno. Non è ciò che fecero i governi precedenti della Grecia quando accettarono i due salvataggi precedenti imposti dalle istituzioni europee. Né quando Zapatero decise di lanciare un piano di austerità nel maggio 2010 violando le promesse elettorali. In teoria, dopo una sconfitta politica di tali dimensioni nessun governante ha il coraggio di affrontare un destino incerto alle urne. Detto ciò, si ricordi che Tsipras aveva poca scelta per via delle divisioni nel partito. I leader della sinistra di Syriza promisero dopo la prima votazione sull’accordo con la troika di continuare a sostenere il governo. Non è successo. Da allora, e in qualche misura era inevitabile, continuano la rivolta contro ogni nuova misura. Panayiotis Lafazanis, ex-ministro dell’Energia e attuale leader della piattaforma di sinistra, annunciava la formazione di un movimento contro il salvataggio, cioè direttamente contro Tsipras. Poco dopo chiariva che non aveva intenzione di votare la mozione di fiducia al Governo, una delle alternative considerate dal primo ministro. Syriza non è più un solo partito, ma almeno due, una realtà che non va più ignorata. Tsipras sa di avere contro la metà dei membri del Comitato Centrale di Syriza e almeno 30 deputati che non lo supportano. Con meno di 120 deputati sotto la sua guida, in una camera di 300, non poteva garantire la stabilità del governo dipendendo dai voti sulla politica economica da Nuova Democrazia, Pasok e Potami. La legislatura era giunta al termine. Attendere ottobre, quando l’UE farà la prima revisione del terzo piano di salvataggio, è un rischio eccessivo. Nessuno sa come reagiranno Germania, BCE e Commissione. Ogni tranche di aiuti, non si dimentichi che la Grecia deve pagare i debiti non per uscire dalla crisi, è subordinata all’attuazione delle misure concordate. In quel momento, la troika avrebbe di fronte un governo molto più debole di oggi. Con la sua decisione Tsipras lancia l’ultima sfida contro Piattaforma di sinistra. Se vogliono la guerra, dovranno formare un nuovo partito o cercare di espellere il premier da Syriza. I sondaggi, che vanno presi con cautela perché lo scenario della politica greca è in rapida evoluzione, indicano che Syriza di Tsipras ha ancora un sostegno superiore al 40%, che potrebbe anche dargli la maggioranza assoluta. Syriza di Tsipras, non Syriza di Lafazanis. Se Syriza fosse di Varufakis, se l’ex-ministro delle finanze decidesse di diventare il leader dei ribelli, potremmo dover cambiare prognosi. Ma non è irragionevole pensare che Varufakis sia più popolare nella sinistra europea che in quella greca. Il fattore che deciderà i risultati delle elezioni è sapere chi farà il resoconto definitivo degli eventi degli ultimi sei mesi convincendo l’opinione pubblica greca. Tsipras ha alcune buone carte in suo potere, come già visto, e altre molto più scarse come l’idea che il terzo piano di salvataggio sia il “miglior accordo che abbiamo potuto ottenere“, o che sia più favorevole rispetto a quanto offerto dalla troika prima del referendum. Ora ha l’improbabile alleata nella direttrice del Fondo monetario internazionale. Lagarde non si nasconde più. Senza una significativa riduzione del peso del debito, quest’ultimo accordo fallirà, ha detto. È un colpo di scena della crisi greca che non ci si aspettava si verificasse così presto, mettendo Tsipras e Lagarde nella stessa barca. Sicuramente il leader di Syriza lo presenterà all’elettorato in futuro.
Un fatto ignorato ripetutamente fuori dalla Grecia, Tsipras non può crearsi una realtà e deve rispettare i sentimenti dell’opinione pubblica greca. Non ha mai avuto il mandato, nemmeno dopo il referendum, per portare il Paese fuori dall’eurozona perché i greci sono contrari a tale salto nel vuoto. Economisti molto intelligenti possono dire che è molto probabile che per la Grecia fosse stato meglio, o almeno uguale, lasciare l’eurozona nel 2010, con il necessario supporto dell’UE. Ma questi economisti non hanno vinto le elezioni in Grecia. Né loro né i leader ed elettori dei partiti spagnoli, nessuno dei quali ha subito il brutale crollo dell’economia del Paese negli ultimi cinque anni.

La Grecia rifiuta di chiudere lo spazio aereo agli aerei degli aiuti russi
SputnikReseau International 7 settembre 2015

1026663918Secondo una fonte diplomatica, Washington ha chiesto ad Atene di vietare i sorvoli del territorio greco degli aerei russi che trasportano aiuti umanitari alla Siria. La Grecia ha respinto la richiesta degli Stati Uniti ha detto un diplomatico ad Atene. “L’Ambasciata degli Stati Uniti il 5 settembre aveva invitato il governo greco a vietare i voli di aerei russi nello spazio aereo di Atene. Il governo greco ha rifiutato per non danneggiare i rapporti con la Russia“, ha detto il diplomatico. Mosca ha avuto le autorizzazioni di Atene per trasportare aiuti umanitari per la Siria fino al 24 settembre. Da marzo 2011, la Siria è teatro di un sanguinoso conflitto tra le truppe governative e diversi gruppi armati dell’opposizione. La coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti conduce attacchi aerei contro il Gruppo jihadista dello Stato islamico (SI), che ha proclamato il califfato sui territori siriani e iracheni. Decine di migliaia di siriani hanno abbandonato le case per cercare rifugio in Europa. Lo scorso 31 agosto i media israeliani hanno riferito da fonti diplomatiche che la Russia avrebbe schierato aerei e elicotteri da combattimento, e unità di difesa aerea su una base vicino a Damasco. Mosca ha negato tali notizie. Il Presidente russo Vladimir Putin ha recentemente definito premature le discussioni sulla partecipazione di Mosca all’operazione militare contro lo SI in Siria. Secondo lui, la Russia aiuta già Damasco fornendo materiale ed attrezzature belliche, e partecipa all’addestramento dei militari siriani.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Europa e crisi dei profughi: Caos controllato e Majdan taqfirita

Alessandro Lattanzio, 4/9/2015

I media si concentrano su un camion in Austria, dove sono morti 70 esseri umani, e su una manciata di bambini da qualche parte più morti che vivi al momento del rinvenimento. Bruxelles e Berlino devono usare la loro energia nello sforzo di migliorare la situazione nei Paesi da cui i rifugiati fuggono. Devono riconoscere il ruolo che hanno svolto nella distruzione di questi Paesi. Ma la possibilità che ciò accada è praticamente nulla. Pertanto Paesi come Grecia e Italia devono trarre le conclusioni e uscirne, o verranno risucchiati nel vortice antiumano qual è l’UE. L’Europa deve guardare al futuro di questa crisi in modo assai diverso da quello attuale, o si troverà di fronte a problemi ben più grandi di quelli che affronta ora”. (Zerohedge)11216845L’attuale campagna mediatica moralista sui migranti provenienti dal Medio Oreinte e Africa è in linea con la propaganda sul golpe in Ucraina e l’attacco alla Libia, con informazioni false, foto di origine ignota, “strazianti” storie personali senza mai menzionare le vere ragioni della migrazione. Stati Uniti, Turchia e Paesi islamisti guidano attivamente la guerra contro la Siria, e prima contro la Libia, creando la situazione all’origine dell’emigrazione, e di cui non si discute affatto. Che i “rifugiati” provengano dalla sicura e pacifica Turchia, viene bellamente ignorato, mentre in Europa divampa una propaganda mediatica caninamente eseguita in massa dai media del blocco atlantico. Mentre Angela Merkel invita 800mila migranti, a beneficiarne saranno i partiti di estrema destra. Perché è disposta a fare ciò? Per raggiungere i seguenti obiettivi:
Erdogan invia i profughi (e anche cittadini curdi) dalla Turchia verso l’Europa, in combutta con Berlino e per vendicarsi delle critiche alla sua politica.
Intensificare il sostegno alla guerra contro la Siria.
Turchia e Stati del Golfo pianificano la creazione del SIIL 2.0
La campagna multimediale sui migranti è un’operazione da guerra delle informazioni. Chi c’è dietro e qual è lo scopo?
Washington vorrebbe creare un’altra coalizione per intervenire direttamente in Siria che includerebbe i Paesi dell’Unione europea. Washington potrebbe cercare una risoluzione delle Nazioni Unite per le operazioni contro la Siria, ottenendo un assenso incondizionato da Francia e Germania, e le operazioni di guerra psicologica di questi giorni, dalla farsa dell’attentato sul TGV francese sventato da militari statunitensi e militanti sionisti, al flusso di migranti taqfiriti attraverso i Balcani, la cui via è stata spianata con la guerra dell’informazione attuata da Gladio (ovvero i mass media occidentali controllati dalle intelligence statunitensi) contro il governo Tsipras in Grecia e il governo filo-russo della Macedonia, servono proprio a ‘convincere’ l’Unione europea a spalleggiare qualsiasi iniziativa di Washington in Medio Oriente, presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’appoggio europeo, infatti, non è così scontato dato il disastro libico e il fallimento del neocolonialismo anglo-francese in Siria e Libano e dell’aggressione coperta statunitense all’Iraq, e l’imminente ritirata di Washington dall’Afghanistan. Al tutto si aggiunge il fantasma dello Stato islamico, da impiegare per giustificare l’interventismo di USA e NATO nella regione e sollecitare l’azione dell’ONU e relative cinghie di trasmissione, come l’UNCHR, il cui ruolo esiziale si era ben illustrato nel 2011, sul caso della Libia. Va notato che, finora, gli Stati Uniti hanno accolto ben 1500 rifugiati ‘siriani’ dal 2011. In compenso la Turchia non riconosce i profughi di guerra nel proprio territorio come rifugiati, ed Erdogan vuole sbarazzarsene essendo divenuti anche un peso sociale per la Turchia. Legalmente, infatti, lì sono solo “ospiti” senza diritti. Alcun Paese arabo sunnita s’è offerto di dare asilo ai profughi siriani, perché difatti tali ‘profughi’ non sono altro che i terroristi taqfiriti e familiari al seguito di cui le petromonarchie si sono sbarazzate im questi anni, arruolandoli, anche in cambio dell’amnistia, nella guerra contro Siria e Iraq. Turchia e Giordania ospitano campi di addestramento dei terroristi, mentre i Paesi del GCC non li vogliono semplicemente. Nel caso delle proteste alla stazione di Budapest da parte dei “rifugiati siriani”, appare evidente che si tratta di militanti e non d’immigrati. Si osservino i due video del Canale 5 russo e di Euronews:

Qui appare chiaramente una folla organizzata e diretta da dei capi. Non si tratta d’immigrati che fuggono dalla fame, ma di combattenti taqfiriti, sconfitti dagli eserciti siriano ed iracheno e future truppe della destabilizzazione in Europa.

Erdogan e Obama

Erdogan e Obama

l-orban_schultz_1Inoltre, per il primo ministro ungherese Viktor Orban, la crisi dei rifugiati non è un problema dell’UE, ma è “un problema tedesco”, visto che i profughi si recano in Germania. “Nessuno dei migranti vuole rimanere in Ungheria. Tutti vogliono andare in Germania. Noi ungheresi abbiamo paura, le persone in Europa hanno paura perché vedono che i capi europei, tra cui primi ministri, non sanno controllare la situazione. Sono venuto qui (a Bruxelles) per informare il presidente (dell’UE Schultz) che l’Ungheria fa tutto il possibile per mantenere l’ordine. Il Parlamento ungherese stila un nuovo pacchetto di regolamenti, ed abbiamo istituito una barriera fisica, e tutto questo creerà una nuova situazione in Ungheria e in Europa dal 15 settembre. Abbiamo una settimana per prepararci“, ha detto al kapò atlantista tedesco Schultz, sostenitore del golpe neonazista a Kiev e di un pronunciamento militare contro Tsipras in Grecia, nonchè membro onorario dell’ANPI. Orban ha difeso la decisione di erigere una recinzione lungo il suo confine con la Serbia, “non lo facciamo per divertimento, ma perché è necessario“. In risposta, Angela Merkel, la cancelliera tedesca, dichiara che la Germania accoglierà 800000 richiedenti asilo, mentre David Cameron invoca la limitazione del numero di rifugiati in Gran Bretagna. Finora sono entrati in Ungheria 140000 immigrati non autorizzati.

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Viktor Orbàn

La questione del debito della Grecia è stato anche un pretesto per indebolire uno Stato che si frapponeva tra la Turchia e l’Europa. Infatti, le forze di polizia greca avrebbero costituito un ostacolo imponente, se Atene non fosse stata travolta dalla crisi istigata da USA e Germania, e minacciata da Berlino e Bruxelles perfino di un colpo di Stato e dall’avventurismo di fazioni poco prima al governo, intenzionate ad organizzare una sorta di golpe finanziario sostenuto da speculatori di Londra e New York e da agenti dall’NSA statunitense. Una prova è questa: “La Guardia Costiera della Grecia sequestrava una nave cargo carica di armi al largo dell’isola di Creta, a est del Mar Mediterraneo. Secondo i media locali, la nave da carico Haddad 1, con bandiera boliviana, navigava dalla Turchia alla Libia. Nelle prime ore del mattino dell’1 settembre, unità della guardia costiera greca sequestravano la nave al largo della città di Ierapetra, dopo una soffiata. L’ispezione ha rivelato un carico illegale, un numero imprecisato di armi nascoste nei container. Ufficialmente, la nave trasportava oggetti di plastica. Dopo l’ispezione, la guardia costiera greca ha arrestato l’equipaggio e costretto la nave a cambiare rotta e navigare verso il porto di Heraklion. Secondo le informazioni dai media locali, la destinazione della nave era un porto in Libia e c’è il sospetto che le armi dovevano essere consegnate alle unità dello Stato islamico. L’equipaggio sarebbe composto da cittadini di Siria, Egitto e India. Haddad 1 aveva lasciato il porto di Iskenderun, in Turchia, il 29 agosto, per il porto di Misurata in Libia. Secondo i media greci, 17 container sono stati aperti e contenevano 500000 proiettili, 5000 fucili e altri tipi di armi da fuoco”. (Keep Talking Greece)ploio-opla-03

Писатель А. Проханов встретился с читателями в Санкт-ПетербургеMentre i mass media atlantisti non si pongono domande, la portavoce del Ministero degli Esteri russo Marija Zakharova dichiara che la “Crisi dei rifugiati in Europa è catastrofica a causa dell’approccio “irresponsabile” provocando cambi di regime”, mentre l’autore Aleksandr Prokhanov ha scritto sul sito del quotidiano Izvestija: “Negli ultimi anni convegni, politici e forum hanno spesso ripetuto la frase “caos controllato”. Questa teoria, sviluppata dall’University of California di Berkeley, ed associata alle nuove idee su come indurre il caos nel mondo e la possibilità, una volta scoppiato, d’impedirne il controllo. Oggi in Europa capiamo cosa sia il caos controllato. In un primo momento gli statunitensi hanno fatto saltare diverse bombe demografiche in Africa del Nord. Hanno distrutto le strutture di Libia, Iraq, Siria. E questi Paesi, privati della loro protezione e degli ammortizzatori interni, si sono liquefatti in pozzanghere di fuoco, odio, battaglie e dolore. Un turbolento caos domina nel Nord Africa, sottili influenze operano nel Mar Mediterraneo e società finanziate dalla CIA sono impegnate nel traffico di persone, costruendo moli ed affittando scafi e scafisti che guidano il flusso via mare in Europa. L’Europa, oggetto di quest’onda d’urto e del controllato caos, non comprende né riesce a far nulla. L’Unione europea va a pezzi mentre i Paesi vogliono chiudere le frontiere, rendendole impenetrabili e scartando Schengen. L’Europa è alla vigilia di cambiamenti minacciosi, e questo grazie alle nuove armi degli statunitensi, risultate dalla teoria del caos controllato e quindi utilizzate. … Cina e Russia si avvicinano economicamente, politicamente, culturalmente e militarmente, perché l’opposizione al SIIL è possibile solo con la partecipazione congiunta di Russia e Cina. La Cina, che ha sul proprio territorio enclavi musulmane, è riuscita a sottomettere la resistenza islamista nello Xinjiang, teme il SIIL… Gli USA hanno inventato la bomba nucleare e l’ha fatto esplodere contro l’umanità. Le bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki furono lanciate su tutta l’umanità. Ora gli USA hanno inventato la bomba demografica e l’hanno fatta esplodere prima in Nord Africa e poi inevitabilmente lo faranno nell’Asia centrale. Queste atrocità sono proporzionali alle esplosioni atomiche di 70 anni fa. Come fermarle? Come combatterle? Una volta l’accademico Sakharov propose di disporre bombe nucleari presso le Coste degli Stati Uniti, e lasciarle nelle profondità marine. E se fosse scoppiata una guerra mondiale scoppiasse, farle esplodere con un comando via aria o via marittima. L’esplosione… avrebbe suscitato un gigantesco tsunami dall’oceano spazzando via la civiltà occidentale dalle coste americane. Allo stesso modo, l’onda distruttiva di oggi è la bomba demografica dei pezzenti”.

_82353692_key_migration_routes_624Fonti:
Keep Talking Greece
Moon of Alabama
Reseau International
Zerohedge

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