Accordo in Libia grazie a Egitto e Russia

Nabil ben Yahmad, Tunisie Secret 19 febbraio 2017

Sotto l’egida del Cairo, è stato raggiunto un accordo tra il capo del governo d’unione (GNA) Fayaz al-Saraj e il maresciallo Qalifa Balqasim Haftar, per risolvere la crisi libica. Nonostante le tattiche dilatorie di Butefliqa e gli intrighi del fratello musulmano Rashid Ghanuchi, favorevoli all’integrazione nei colloqui di Abdalhaqim Belhadj, l’accordo è stato finalmente ratificato senza di lui e grazie alla determinazione del Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi e al sostegno della Russia.11210133-18633067Nonostante le nostre relazioni fraterne con l’Algeria che abbiamo sempre difeso, ecco che arriva il momento in cui si deve saper dire a certi leader algerini, basta doppiezza! Basta ipocrisie! Basta divisione del Maghreb soffiando sulla brace del Sahara marocchino! e Basta doppio gioco. L’abbiamo chiarito nell’edizione del 22 gennaio, dal titolo “Butefliqa protegge i Fratelli musulmani tunisini?“, a differenza del re del Marocco Muhamad VI che non ha mai voluto ricevere il capo dei Fratelli musulmani tunisini, nonostante le ripetute richieste di quest’ultimo, Butefliqa è quasi diventato il padrino del mafioso islamo-terrorista tunisino (1).

Abdalhaqim Belhadj escluso dall’Egitto dell’accordo intra-libico
Oltre agli incessanti incontri pubblici tra Abdalaziz Butefliqa e Rashid Ghanuchi, il rapporto tra i due sono passati dalla sponsorizzazione dei mercenari all’alleanza con gli islamisti in generale, a scapito degli interessi strategici di Tunisia ed Algeria. Rashid Ghanuchi non è l’unico fratello musulmano ufficialmente ricevuto più volte ad Algeri. I suoi seguaci e fratelli della setta terroristica Ali al-Salabi e Abdalhaqim Belhadj hanno ricevuto tale privilegio presidenziale. In precedenza, la nebulosa islamista ha forgiato legami con i vertici algerini. Ma con l’ultimo accordo tra Fayaz al-Saraj e Qalifa Balqasim Haftar, concluso a Cairo il 14 febbraio, la strategia della nomenklatura al potere ad Algeri è in frantumi. Nonostante una certa riluttanza da entrambe le parti (Haftar e Saraj), l’accordo è stato stipulato senza il protetto di Ghanuchi e Butefliqa, l’ex-terrorista di al-Qaida Abdalhaqim Belhadj, un vero e proprio schiaffo al presidente algerino che ha legato reputazione e destino all’ex-attivista di al-Qaida e capo dei Fratelli musulmani locali Rashid Ghanuchi. Consentendo a Ghanuchi di sostituire i ministeri degli esteri algerino e tunisino con una diplomazia parallela, in cosa sperava Butefliqa? Affondare gli accordi intra-libici firmati alla fine del 2015 in Marocco, o rafforzarli?

La retromarcia della diplomazia algerina
Tale affronto non è sfuggito alla stampa. Il 17 febbraio 2017, tre giorni dopo la conclusione dell’accordo tra Haftar e Saraj, il sito Aqir Qabar titolava: “Le autorità algerine si accorgono dell’errore di lavorare con Rashid Ghanuchi“. Il giorno prima, sotto il titolo “lezione tunisina”, il quotidiano algerino vicino agli islamisti al-Qabar scriveva: “Diverse personalità dell’ambiente politico, culturale e mediatico tunisine hanno chiesto spiegazioni al governo sui rapporti tra governo algerino e il presidente di al-Nahda Rashid Ghanuchi, in particolare sulla questione libica. Questi tunisini credono che governo e presidente Baji Caid a-Sabsi debbano indicare agli algerini che in Tunisia vi sono un governo, un presidente e un ministro degli Esteri con cui parlare, e non con il capo di un partito politico (al-Nahda)“. Per sdrammatizzare l’impatto politico e mediatico di questo affronto, il Ministero degli Esteri algerino denunciava il ruolo che cercava di svolgere Rashid Ghanuchi verso il governo algerino, in particolare nel caso della Libia. Almeno questa è l’affermazione dei nostri colleghi e amici di Algerie-Patriotique, “Posando da intermediario tra Algeria e Fratelli musulmani libici, il capo del partito islamista tunisino al-Nahda, Rashid Ghanuchi, cercava pubblicità gratuita ai danni dell’Algeria? I funzionari del Ministero degli Esteri algerino sono convinti, prima di tutto, di non aver bisogno dei servizi di nessuno per discutere con i nostri fratelli libici“.

L’incontro segreto tra Ghanuchi, Ahmad Uyahia e Salabi
Rimane vero che il rapporto tra la Presidenza algerina e la Fratellanza musulmana sono eccellenti dall’inizio della cosiddetta “primavera araba”. Oltre l’ultima visita di Ghanuchi a Butefliqa, il 22 gennaio, il capo di gabinetto di quest’ultimo, Ahmad Uyahia, arrivava di nascosto a Tunisi, a gennaio, per rivedere il capo dei Fratelli musulmani tunisini. Quando la notizia trapelò, Ahmad Uyahia, che è anche segretario generale del Congresso Nazionale Democratico (RND), affermò che l’incontro avveniva nell’ambito delle sue attività di avvocato! Il sito d’informazione algerino TSA s’è poi chiesto: “Perché un incontro tra parti, che secondo un fonte diplomatica (algerina), sarebbe stato segreto?” E TSA rispose: “Ovviamente Ahmad Uyahia era a Tunisi per la questione libica, dovendo incontrare, tra gli altri, Ali al-Salabi, uno dei principali capi islamisti libici…“. Non potendo negare l’evidenza, Jamil Auy, dell’ufficio stampa di al-Nahda, confermava l’incontro tra Uyahia, Ghanuchi e Salabi parlando di “visita ufficiale”. Su Radio Shams FM aveva detto che questo “incontro era incentrato sugli interessi comuni dei due Paesi, ma soprattutto sulla questione libica. Questo giro si accordava con quello dello sceicco Ali al-Salabi. Furono accolti entrambi a casa di Rashid Ghanuchi (…)!

Rashid Ghanuchi utilizza l’Algeria per scopi islamisti
Secondo Algerie-Patriotique, citando un diplomatico algerino, “certo, Rashid Ghanuchi vede aprirsi le porte in Algeria per dimostrare all’opinione pubblica tunisina di aver ancora un peso e soprattutto di essere una personalità fondamentale nei circoli islamisti del Maghreb“; e il nostro collega di Algerie-Patriotique aggiungeva che Ganuchi “si agita come un diavolo per dimostrare che i Fratelli musulmani rappresentano nel Maghreb una corrente dell’opinione pubblica e un forza che non è possibile ignorare (…) Da fine calcolatore, Rashid Ghanuchi vede la Libia come un modo per risorgere politicamente e dimostrare all’opinione internazionale che i Fratelli musulmani ancora giocano un ruolo come forza stabilizzante del Nord Africa e più in generale del mondo arabo“. A fine gennaio, il capo della setta islamista tunisina al-Nahda assicurava anche di essere stato nominato dal Presidente Butefliqa per convincere gli islamisti in Libia “a svolgere un ruolo positivo” nella soluzione della crisi nel Paese. La stessa fonte diplomatica algerina, confidava a TSA che, “il signor Ghanuchi ha fatto politica interna (Tunisia). In Algeria non c’è diplomazia parallela. Pensa che abbiamo bisogno di Ghanuchi per discutere con le parti libiche?“.

Il rigetto di Abdalfatah al-Sisi
Secondo le informazioni del quotidiano arabo Quds al-Arabi, pubblicato a Londra, Rashid Ghanuchi avrebbe coordinato Algeri e Tunisi per fare incontrare a Tunisi Fayaz al-Saraj, presidente dell’Accordo Nazionale (GNA) e Qalifa Balqasim Haftar, capo della Forze armate del Parlamento di Tobruq, prima di un vertice a tre (Butefliqa, Sisi, Sabsi). Le nostre fonti indicano che con l’appoggio di Butefliqa, Rashid Ghanuchi sperava di accogliere Saraj, Haftar e Salabi, il complice di Abdalhaqim Belhadj in Libia. Ma l’Egitto si oppose nettamente, sventando così il piano di Rashid Ghanuchi con la complicità passiva di Baji Caid al-Sabsi ed approvato da Butefliqa in spregio degli interessi strategici dell’Algeria e del Maghreb in generale. Principale sostegno logistico, militare e diplomatico di Qalifa Balqasim Haftar, sostenuto dalla Russia e dalla nuova amministrazione statunitense, Abdalfatah al-Sisi non conta di fare alcuna concessione ai Fratelli musulmani, indicati da Egitto ed Emirati Arabi Uniti come organizzazione terroristica. Questo è uno dei motivi per cui l’ultimo accordo concluso tra Haftar e Saraj, il 14 febbraio, esclude d’ufficio Belhadj e Salabi. Secondo fonti egiziane, questo accordo continuerà la “pulizia” della Libia dai jihadisti di SIIL e al-Qaida, così come dai mercenari del Qatar in Libia, i Fratelli musulmani. L’accordo affida a Qalifa Balqasim Haftar questa missione militare, con il sostegno del “Consiglio supremo delle tribù libiche” (presieduto da Agali Abdusalam Brani), fino all’organizzazione nel 2018 delle elezioni legislative e presidenziali.
Riguardo il “vertice” Algeria-Tunisia-Egitto sulla crisi libica, che dovrebbe svolgersi a marzo, una fonte diplomatica egiziana assicurava che è ormai obsoleto e che si limiterà a una riunione informale dei ministri degli Esteri dei tre Paesi. A meno di cambiamenti dell’ultimo minuto o del voltafaccia algerino, l’incontro dovrebbe tenersi il 1° marzo a Tunisi.113242391-5238c71b-fb7b-4a79-b147-789a89ba3c78Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libia: golpismo occidentale e asse Mosca-Tobruq

Alessandro Lattanzio, 13/1/2017

Qalifa Ghwal, personaggio colluso con la presidente del Senato Boldrini.

Qalifa Ghwal, figuro colluso con la presidente del Senato Boldrini.

L’11 gennaio, mentre il Presidente del Consiglio Fayaz Saraj era a Cairo ad incontrare il Presidente Abdalfatah al-Sisi, la brigata dei rivoluzionari di Tripoli di Haytham Tajuri, che sostiene Qalifa Ghwal e il suo governo di salvezza nazionale, occupava i ministeri della difesa, del lavoro e delle famiglie dei martiri, feriti e scomparsi. Ghwal dichiarava che l’accordo di Sqirat, che aveva portato alla nascita del governo Saraj, era morto, essendo stato imposto dagli stranieri; “Il governo di salvezza nazionale è aperto alla cooperazione con tutte le formazioni militari nel determinare l’autorità dello Stato“. L’amministrazione di Fataz Saraj è afflitta da vari problemi: stipendi non pagati, mancanza di liquidità presso le banche, gelo, inondazioni, scarsità idriche, interruzioni di corrente e comunicazione, assenza di sicurezza.

Qalifa Haftar a bordo della Kuznetsov

Qalifa Haftar a bordo della Kuznetsov

Nel frattempo sulla portaerei Admiral Kuznetsov, scortata dall’incrociatore pesante lanciamissili a propulsione nucleare Pjotr Velikij, in navigazione nel Mar Mediterraneo, giungeva il comandante della Libyan National Army, Generale Qalifa Balqasim Haftar. “A bordo della portaerei, il comandante dell’esercito nazionale libico veniva accolto dal Viceammiraglio Sokolov. Dopo un breve giro a bordo, il Generale Haftar partecipava a una videoconferenza con il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu, discutendo di questioni urgenti sulla lotta ai gruppi terroristici internazionali in Medio Oriente“. Al termine della visita, prima di rientrare a Tobruq, il comandante dell’esercito nazionale libico riceveva un carico di medicinali per i militari e i civili libici.c167-6awqakynav

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Fonti:
Colonel Cassad
Geopolitics Alert
Interfax
Libya Herald

Addio Italia, il generale libico Haftar visita la portaerei russa Admiral Kuznetsov

RussiaToday 11 gennaio 2017
L’uomo forte della Libia orientale visitava la famosa nave militare russa nel Mediterraneo, incontrando il Ministro della Difesa russo in videoconferenza.
5876457bc36188034b8b46dbSulla portaerei russa Admiral Kuznetsov, il capo della “Forze armate libiche” (NLA) Qalifa Balqasim Haftar ha discusso con il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu della lotta al terrorismo in Medio Oriente, riferiva il Ministero della Difesa russo citato dall’agenzia RIA. Lo scambio è avvenuto via videoconferenza, non essendo il ministro del governo russo a bordo della nave da guerra. Sempre presente nel Mar Mediterraneo, la portaerei Admiral Kuznetsov è salpata dalle acque siriane ai primi di gennaio, dopo averle visitate con una squadra russa dal novembre 2016, per sostenere le forze siriane nella lotta ai terroristi. L’uomo forte della Libia orientale, Qalifa Balqasim Haftar, aveva già avuto l’opportunità d’incontrare Sergej Shojgu sulla “questione degli armamenti per la Libia”, alla vigilia di un incontro con il capo della diplomazia russa Sergej Lavrov, a fine novembre 2016.

Il capo dell'”Esercito nazionale libico” concorrente al governo di Tripoli
A capo dell’ALN presente nell’est del Paese, il generale Qalifa Balqasim Haftar si oppone allo Stato islamico e anche al governo riconosciuto dalla comunità internazionale di Fayaz al-Saraj, con sede a Tripoli. Dalla caduta di Muammar Gheddafi, la Libia è completamente frammentata: ad est, il governo di Tripoli è contestato dalle truppe del generale Haftar. Ad ovest, le milizie islamiste di “Alba della Libia” controllano anche Tripoli.Libyan General Haftar leaves after meeting Russian Foreign Minister Lavrov in MoscowTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La vendetta di Gheddafi si avvicina

Tunisie Secret 12 novembre 2016

Dalla distruzione della Libia da parte del barboncino di Obama, Nicolas Sarkozy, e del cammello di Hillary, Hamad del Qatar, non ci sono più sicurezza, leggi o soldi. Un terzo dei libici, quasi 3 milioni, è rifugiato in Tunisia, Egitto, Africa ed Europa. Inoltre lo SIIL è ben consolidato in Libia, le milizie islamiste governano gran parte del Paese con terrore, saccheggio e traffico di ogni tipo. Una situazione caotica che ha favorito il ritorno in scena dei gheddafisti. Per la rivista Middle East Eye, Mathieu Galtier analizza questi sviluppi.

15170994Alla deriva da cinque anni, la Libia non ha ancora alcun modello politico permanente. Risultato, gli sconfitti di ieri rientrano nel gioco politico.
La situazione in Libia è così caotica che il neologismo “libianizzazione” prende piede. La combinazione fatale è tra balcanizzazione, divisione dello Stato in zone autonome, e somalizzazione, fallimento del governo a vantaggio delle milizie. Attualmente, il Paese ha tre governi. Negli ultimi cinque anni, la Libia ha vissuto due elezioni generali, un colpo di Stato abortito, l’arrivo dello Stato Islamico (SI) e conflitti etnici a bassa intensità. La crisi è tale che sempre più libici chiedono il ritorno della Jamahiriya (Stato delle masse) creato da Muammar Gheddafi. “Vogliamo liberare la Jamahiriya vittima del colpo di Stato della NATO”, afferma subito Franck Pucciarelli a Middle East Eye, un francese che vive in Tunisia ed è portavoce di un gruppo che riunisce i sostenitori dei comitati rivoluzionari libici e internazionali, che agisce da cinghia di trasmissione dell’ideologia di Gheddafi. Ha spiegato che i membri sono attivi dal 2012 dentro e fuori il Paese. L’organizzazione conterebbe 20000 aderenti in Libia e da 15-20000 ex-militare esiliati sarebbero pronti ad attivarsi. “Possiamo organizzare una rivolta popolare e se il caos prevarrà in Libia, sarà grazie alle nostre azioni”, dice il portavoce. Ahmad, ex-dirigente presso il Ministero degli Esteri, oggi residente in Tunisia, è più misurato. “Abbiamo approfittato dell’instabilità per tornare, ma non abbiamo fatto nulla, dice a MEE. I libici e la comunità internazionale dovranno semplicemente rendersi conto che la Libia non può che essere governata che solo con la Jamahiriya”.

Tre tipi di gheddafisti
I due uomini si concentrano sull’organizzazione politica del Paese dopo la riconquista del potere: un referendum, o plebiscito, per il ritorno della Jamahiriya con la presenza della comunità internazionale per sorvegliarlo. Uno Stato delle masse modernizzato con un Senato che rappresenti le tribù, una camera e soprattutto una costituzione, assenti con Muammar Gheddafi. Uno scenario a cui sorride Qashana Rashid, direttore del Centro del Nord Africa per lo Studio sulla Libia, che ammette una ripresa solida dell’ideologia verde (il colore della Jamahiriya): “Il ritorno del vecchio regime si comprende soprattutto grazie al fallimento della transizione post-rivoluzionaria. Ed è proprio su questo fallimento che puntano gli ideologi gheddafisti per tornare in gioco, non il genuino sostegno popolare. I gheddafisti non potranno mai tornare al potere, ma avranno un peso significativo nelle alleanze strategiche nel futuro della Libia“. Mattia Toaldo, specialista dalla Libia del Consiglio europeo sulle relazioni internazionali, distingue tre tipi di gheddafisti: i sostenitori di Sayf al-Islam, figlio prediletto di Gheddafi, trattenuto dal 2011 nella città di Zintan, nell’ovest; i sostenitori del maresciallo Qalifa Balqasim Haftar, nell’est del Paese; e gli ortodossi della Jamahiriya. Franck Pucciarelli e Ahmad sono nell’ultima categoria, la più dura. Coloro che seguono Haftar hanno approfittato dell’amnistia approvata dal parlamento di Tobruq per i responsabili dei crimini durante la rivolta del 2011. Un testo che ha lo scopo di riportare gli esuli, tra 1,5 e 3 milioni, in maggioranza gheddafisti rifugiati in Tunisia e in Egitto. Il clan di Sayf al-Islam è probabilmente meglio strutturato e riunisce alcuni ortodossi. Anche se condannato a morte il 28 luglio 2015 in contumacia, a Tripoli, Sayf al-Islam vive ancora a Zintan. Ufficialmente prigioniero delle milizie locali, ha condizioni di detenzione molto tenue: circolerebbe liberamente in città e comunicherebbe molto con l’applicativo per la telefonia via Internet Viber.

Sayf al-Islam sta meglio del fratello Sadi
Fino a poco prima oscuro, il suo futuro è stato rilanciato indirettamente dai messaggi di posta elettronica di Hillary Clinton, rivelati da Wikileaks, e dal rapporto del parlamentare Crispin Blunt. deputato conservatore, pubblicato a settembre, che ritraggono Sayf el-Islam da moderato possibilmente pronto a partecipare alla transizione democratica dopo suo padre. “Il coinvolgimento di Sayf Gheddafi avrebbe, forse, permesso a Lord Hague (ministro degli Esteri nel 2010-2014) di sostenere Mahmud Jibril e Jalil Abdul nell’attuazione della riforma in Libia senza dover sostenere i costi politici, militari ed umani del cambio di regime, ma non lo sapremo mai. Tali possibilità, tuttavia, avrebbero dovuto essere prese seriamente in considerazione, allora“, afferma il rapporto di Londra. I gheddafisti hanno buon gioco nell’evidenziare il profilo moderato ed istruito di Sayf al-Islam, laureatosi alla London School of Economics. Prevale sul fratello Sadi, imprigionato a Tripoli, divenuto religioso. I fratelli Hanibal, Muhamad e Aysha e la madre Safia esprimono silenzio dall’Oman, fin dall’ottobre 2012, dopo aver invocato dall’Algeria la contro-rivoluzione violenta, nei primi mesi dalla morte di Muammar Gheddafi. Non è questione se Sayf al-Islam prenda il potere apertamente, almeno per il momento, ma di manovrare nell’ombra per la riconfigurazione politica del Paese. Molte tribù nell’ovest temono l’avanzata di Haftar sostenuta dalle tribù orientali, a cominciare dalla gente di Zintan, anche se ufficialmente alleata del maresciallo. Ma oggi, la Tripolitania è divisa tra un gruppo islamisto e un governo di unità nazionale (GNA) debolissimo, nonostante il riconoscimento della comunità internazionale.

I gheddafisti invitati per la prima volta alle Nazioni Unite
Sayf al-Islam potrebbe essere la figura unitaria contro la Cirenaica, regione orientale della Libia, in piena avanzata grazie alle vittorie di Haftar. Sul terreno, i segnali positivi sono sempre più a vantaggio del figlio dell’ex-guida. Nel settembre 2015, il sedicente Consiglio supremo delle tribù libiche sceglieva Sayf al-Islam come legittimo rappresentante del Paese. Questo consiglio raccoglie essenzialmente le tribù fedeli a Gheddafi e non hanno peso istituzionale, ma il simbolismo è forte. Dalla primavera, Ali Qana, l’ex-capo dell’esercito nel sud con Gheddafi, lavora per la creazione di un esercito del Fizan (regione nel sud della Libia), i cui dati sono difficili da quantificare al momento. Ali Qana ha già annunciato che il suo gruppo non si affilierà a Tripoli o Tobruq, ma solo a un potere che riconoscerà la legittimità della Jamahiriya. Ad agosto, per la prima volta, l’ONU invitava dei noti gheddafisti, tra cui un ex-presidente del Congresso del Popolo (equivalente al parlamento nella Jamahiriya) per discutete sulla soluzione politica ed economica della crisi.

“Questo Paese è diventato una barzelletta”
La popolazione comincia anche a confrontare presente e passato, favorendo il passato. Nella banca Jamhoriya di Tripoli, Mahmud Abdalaziz aspetta da due ore di prendersi i 500 dinari (327 euro), permessi un paio di giorni a settimana. Le riserve valutarie sono calate da 107,6 miliardi nel 2013 a 43 miliardi a fine 2016. Sul mercato nero, il dollaro è scambiato a 5,25 dinari. “Questo Paese è diventato una barzelletta: c’è la guerra civile totale, non ci sono soldi e la migliore carriera possibile è aderire a una milizia“, denuncia Mahmud Abdalaziz a MEE, comunque grato alla rivoluzione per la libertà di critica, che sarebbe stata impossibile con Gheddafi, ammettendo tuttavia che si stava meglio prima, perché “la sicurezza è meglio della libertà”. Le milizie più rivoluzionarie di Tripoli hanno capito il pericolo di permettere che questa nostalgia dilaghi. A giugno uccisero a Tripoli dodici lealisti libici che avevano appena terminato la detenzione per crimini commessi nel 2011.14572990Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli imperialisti minacciati dall’avanzata dell’esercito nazionale in Libia

Alexandra Valiente, Jamahiriya News Agency, 12 settembre 2016

3_506Il 22 agosto, venivano attuati i piani per catturare i giacimenti petroliferi e i porti controllati dalle guardie delle installazioni petrolifere di Ibrahim Jadhran, alleato del governo di accordo di Tripoli, operando sotto il comando della guardia nazionale del Consiglio di Presidenza (LIFG). Per preparare la via alla liberazione della mezzaluna del petrolio, lo sceicco Salah Alatyush diede un severo monito agli uomini di Jadhran. “Chiedo alla gente della mia tribù di assicurarsi che nessuno abbia un figlio nelle guardie delle installazioni petrolifere… e gli consigli di ritornare in seno alla tribù… Siamo con l’esercito nazionale guidato da Qalifa Balqasim Haftar, con il Parlamento guidato da Salah e il governo da esso emanato e siamo in Cirenaica che non riconosce legittimità al Consiglio di presidenza”. Nel 2013 Ibrahim Jadhran dichiarò guerra al GNC di Tripoli, annunciando l’autonomia e il ritorno della Cirenica ai confini regionali del 1963. Con l’annuncio di Salah Alatyush, non solo le ambizioni politiche di Jadhran venivano annientate, ma la trama imperialista per dividere la Libia veniva sventata. Le Forze armate libiche lanciavano l’attacco strategico alle installazioni petrolifere. I bombardamenti aerei furono immediatamente seguiti dall’assalto di terra. In poche ore i giacimenti petroliferi e i porti erano saldamente sotto controllo. Nell’appello dopo la vittoria, lo sceicco Salah Alatyush diede assicurazioni a Jadhran che se si arrendeva, sarebbe stato trattato bene. Esortava i dipendenti delle installazioni petrolifere a cooperare nel consegnare gli impianti di Aghedabia alle forze armate, ammonendo ad astenersi da ulteriori sedizioni e spargimenti di sangue e di tornare a casa. La vittoria fu umiliante per il Consiglio di Presidenza sostenuto dall’ONU e dalle nazioni straniere che sostengono il regime fantoccio. Fayaz al-Saraj era a un vertice in Italia, quando la notizia della vittoria dello LNA lo raggiunse. Chiaramente scosso, tornò a Tripoli per valutare i danni e salvare ciò che poteva della reputazione sua e del regime appoggiato da Nazioni Unite e NATO.
Dopo mesi in cui il governo di accordo dava spettacolo nella battaglia a Sirte, sotto il comando di al-Qaida e LIFG, in cui centinaia di combattenti di Misurata morirono e lo SIL lasciava la città in modo concertato, alla ricerca di una nuova base, la Forze Armate libiche, ostacolate dalle sanzioni internazionali, si dimostravano la forza più efficace nel Paese, in grado di sconfiggere gli eserciti terroristici, assicurare le risorse della Libia al popolo, ripristinare lo stato di diritto e proteggere la popolazione civile. Il potere delle tribù va considerato. Questa vittoria fu ottenuta con l’alleanza tra esercito nazionale libico e leader tribali. Mentre Nazioni Unite ed interlocutori stranieri continuano a escludere le tribù, questa vittoria dimostra che nulla di utile al popolo libico avviene senza la loro cooperazione. Tuttavia molti vertici delle Nazioni Unite ospitati in nome della riconciliazione nazionale, non hanno alcun potere o autorità. Sforzi, dichiarazioni ed accordi politici sono respinti come irrilevanti, illegittimi, interferenze indebite negli affari sovrani della Libia; l’ultimo rimprovero del Consiglio supremo delle tribù libiche rispondeva alla riunione di Tunisi a settembre. Il vero dialogo libico è l’unico per il popolo e le tribù libici. Oggi i governi di Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti rilasciavano una dichiarazione congiunta che condanna la vittoria dell’esercito libico, chiedendo che le forze armate legittime si ritirino immediatamente e senza precondizioni, affermando falsamente che l’infrastruttura energetica è in pericolo e che solo il loro regime cliente di Tripoli dovrà controllare le ricche riserve della Libia. In una dichiarazione rilasciata l’11 settembre, il Comando Generale delle Forze armate libiche chiariva assolutamente che la produzione ed esportazione del petrolio continuerà sotto il controllo della National Oil Corporation (NOC) e che il loro ruolo si limiterà a proteggere le strutture da ulteriori tentativi delle milizie terroristiche di trarre profitto illecitamente dalla vendita delle risorse della Libia. “Zuaytina, Ras Lanuf, Briqa e Sidra sono sotto la protezione della Forze armate libiche responsabili della protezione della vita del popolo da sabotaggi e corruzione. Mentre l’esercito continuerà a proteggere impianti e porti, la responsabilità delle operazioni è della National Oil Corporation, dato che questo compito ricade sotto la giurisdizione civile. Si assicura il popolo libico che le azioni sono volte a ripristinarne il controllo su risorse e destino, alleviando le sofferenze del popolo consentendogli di beneficiare pienamente dalla ricchezza generata dalle proprie risorse sovrane. Il Comando Generale ha esortato le autorità legittime ad assumersi immediatamente le responsabilità, in conformità alla normativa vigente. Le nazioni imperialiste non rinunciano alle ambizioni neocoloniali senza combattere. Infatti oggi, vi sono richieste per un urgente intervento militare straniero per strappare il controllo della mezzaluna del petrolio alle legittime Forze armate, rimettendole di nuovo ad al-Qaida-LIFG”.
Ciò che è chiaro da questa vittoria è che le potenze neocoloniali hanno meno amici e molto meno potere in Libia di quanto pensassero, quindi la scarsa influenza che hanno è stata notevolmente ridotta da tali sfida ed affermazione di sovranità. Che la liberazione dell’esercito libico della mezzaluna petrolifera abbia colto la NATO di sorpresa rivela anche l’inadeguatezza dell’intelligence straniera, presumibilmente onnipotente, di fronte ai vertici strategici di un popolo che non sarà mai soggiogato. La vittoria è l’inizio di una serie di sorprese per l’impero mentre, fase per fase, i complotti contro il popolo libico vengono svelati e sconfitti, e le forze di occupazione straniere e i loro tirapiedi battuti.libya-map-aiTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora