La minaccia delle armi biologiche etniche

Tony Cartalucci – LD 30 novembre 2017La filiale di biologia molecolare del 59.mo Stormo medico dell’US Air Force ha rivelato di aver raccolto specificamente campioni di RNA e tessuti sinoviali (connettivi) russi, suscitando timori in Russia su un possibile programma specifico di armi biologiche etniche degli Stati Uniti. L’articolo di TeleSUR, “Timori sulla ‘bomba etnica’ mentre l’aeronautica statunitense conferma la collezione di DNA russo“, riferisce: “La Russia si preoccupa dei tentativi delle forze armate statunitensi di raccogliere campioni di DNA dai cittadini russi, rilevando il potenziale uso di tali campioni biologici per creare nuove armi per la guerra genetica. L’aeronautica statunitense ha cercato di placare le preoccupazioni del Cremlino, osservando che i campioni sarebbero stati usati solo per cosiddetti scopi di “ricerca” piuttosto che bioterrorismo. Riferendosi ai rapporti russi, il portavoce del Comando dell’US Air Education and Training Captain Beau Downey ha detto che il suo centro ha scelto casualmente il popolo russo come fonte di materiale genetico nella ricerca del sistema muscolo-scheletrico”. Il rapporto affermerebbe inoltre che: “Tuttavia, l’uso di campioni di tessuti russi nello studio dell’USAF ha alimentato il vecchio sospetto che il Pentagono continui a sviluppare una presunta “arma biologica” rivolta specificamente ai russi”. Il Presidente Vladimir Putin avrebbe dichiarato: “Sapete che materiale biologico viene raccolto in tutto il Paese, da diversi gruppi etnici e persone che vivono nelle diverse regioni geografiche della Federazione Russa? La domanda è: perché? È intenzionale e professionale”. Mentre le forze armate statunitensi tentano d’ignorare l’idea che qualsiasi tipo di arma biologica etnica sia oggetto di ricerca, la nozione di tale arma non è affatto inverosimile. I documenti politici statunitensi le includono nella pianificazione geopolitica e militare degli USA da due decenni, e l’Aeronautica statunitense stessa ha prodotto documenti riguardanti le varie combinazioni in cui tali armi si potrebbero usare. C’è anche la storia inquietante delle nazioni occidentali che hanno perseguito specifiche armi biologiche etniche in passato, come il regime dell’apartheid in Sud Africa che cercò di utilizzare il programma nazionale di vaccinazione come copertura per sterilizzare segretamente la popolazione nera. Le carte politiche degli Stati Uniti hanno discusso di bioarche etniche specifiche, “Nel rapporto del neo-conservatore Per un nuovo secolo americano (PNAC) del 2000 intitolato. “Ricostruire le difese dell’America” si afferma: “La proliferazione di missili balistici e da crociera e di velivoli senza pilota a lungo raggio (UAV) renderà molto più facile proiettare potenza militare in tutto il mondo. Le munizioni stesse saranno sempre più precise, mentre nuovi metodi di attacco, elettronico, “non letale”, biologico, saranno ancor più disponibili”. (p.71) Inoltre dichiarava: “Anche se ci vorrà qualche decennio perché il processo di trasformazione si compia, l’arte della guerra in aria, terra e mare sarà molto diversa dall’attuale, e il “combattimento” probabilmente avrà luogo in nuove dimensioni: spazio, “cyber-spazio” e forse mondo dei microbi”. (p.72) E infine: “E forme avanzate di guerra biologica che possono “colpire” specifici genotipi possono trasformare la guerra biologica da regno del terrore in strumento politicamente utile”. (p.72) Più di recente, nel 2010, l’aeronautica statunitense in un documento di controproliferazione intitolato “Biotecnologie: patogeni geneticamente modificati“, elenca diversi modi in cui tali armi potrebbero essere utilizzate: “Il gruppo JASON, composto da scienziati accademici, era consulente tecnico del governo degli Stati Uniti. Il suo studio ha generato sei classi di patogeni geneticamente modificati che potrebbero rappresentare gravi minacce per la società. Questi includono, ma non si limitano, armi biologiche binarie, geni progettati, terapia genica come arma, virus stealth, malattie trasmissibili e malattie progettate”. Il documento discute la possibilità che una “malattia possa spazzare via l’intera popolazione o un determinato gruppo etnico“. Mentre il documento sostiene che lo scopo è studiare tali armi per svilupparne le difese, la storia delle aggressioni militari globali degli USA, quale unica nazione ad aver mai usato armi nucleari contro un altro Stato nazione, suggerisce l’alta probabilità che se tali armi possono essere prodotte, gli Stati Uniti le avranno già stoccate, se non già schierate.

Il programma Coast del Sud Africa e il Biotech
La nozione dell’occidente che utilizza tali armi ha già un precedente allarmante. Il regime dell’apartheid in Sud Africa, nel rapporto delle Nazioni Unite intitolato “Project Coast: il programma di guerra chimica e biologica dell’apartheid”, spiega: “Ci fu una certa interazione tra i laboratori di ricerca Roodeplaat (RRL) e Delta G (laboratori di armi biologiche e chimiche), con Delta G che prese alcuni progetti biochimici di RRL ed RRL che eseguiva test su animali di alcuni prodotti Delta G. Un esempio di questa interazione riguardava il lavoro anti-fertilità. Secondo i documenti dei RRL (Roodeplaat Research Laboratories), la struttura aveva numerosi brevetti volti a sviluppare un vaccino anti-fertilità. Questo era un progetto personale del primo amministratore delegato di RRL, dott. Daniel Goosen. che svolse ricerche sui trapianti di embrioni, e disse alla TRC che lui e Basson avevano discusso la possibilità di sviluppare un vaccino anti-fertilità che potesse essere somministrato in modo selettivo, all’insaputa del ricevente. L’intenzione, disse, era somministrarla a donne sudafricane nere”. All’epoca, la tecnologia sembrava non essere sufficientemente matura per realizzare le ambizioni del regime dell’apartheid. Tuttavia, la tecnologia non solo oggi esiste, ma ci sono esempi di come sia usata con effetti spettacolari finora, ma potrebbe altrettanto facilmente essere usata per danneggiare. Il suddetto documento dell’US Air Force entra nei dettagli riguardanti ciascuna arma elencata, inclusa una: “terapia genica che potrebbe essere la pallottola d’argento del trattamento di malattie genetiche umane. Questo processo comporta la sostituzione di un gene cattivo con uno buono normalizzando la condizione del ricevente. Il trasferimento del gene “sano” richiede che il vettore raggiunga l’obiettivo. I vettori comunemente usati sono “virus geneticamente modificati per trasportare DNA umano normale” come “retrovirus, adenovirus, virus adeno-associati e virus herpes simplex”. La terapia genica è già utilizzata negli studi clinici per curare in modo permanente tutto, dai tumori del sangue alle malattie genetiche rare”. Il New York Times, in un articolo intitolato, “La terapia genica crea una pelle sostitutiva per salvare un moribondo”, riferisce una delle ultime scoperte utilizzando la tecnologia, affermando: “I medici in Europa hanno usato la terapia genica per far crescere fogli di pelle sana che hanno salvato la vita di un ragazzo con una malattia genetica che gli aveva distrutto la maggior parte della pelle, secondo quanto riferito dal team alla rivista Nature. Questo non è stato il primo utilizzo del trattamento, che aggiunge la terapia genica a una tecnica sviluppata per coltivare innesti cutanei per le vittime di ustioni. Ma era di gran lunga la maggior parte della superficie corporea mai coperta da un paziente con una malattia genetica: nove piedi quadrati”. Si potrebbe immaginare un’arma malvagia usata al contrario per eliminare i geni che mantengono la pelle sana, causando la formazione di vesciche sulla pelle della vittima. Nell’utilizzare la terapia genica come arma, il rapporto dell’US Air Force nota: “Si prevede che la terapia genica aumenti di popolarità. Continuerà ad essere migliorata e potrebbe essere indubbiamente scelta come arma biologica. La rapida crescita della biotecnologia potrebbe innescare maggiori opportunità di trovare nuovi modi per combattere le malattie o crearne di nuove. Le nazioni attrezzate a gestire le biotecnologie probabilmente considereranno la terapia genica una valida arma biologica. Gruppi o individui senza risorse o finanziamenti troveranno difficile produrne”. Riguardo ai “virus invisibili”, una variante della tecnica di terapia genica armata, il rapporto afferma: “Il concetto base di questa potenziale arma biologica è “produrre un’infezione virale criptica, strettamente regolata, che può entrare e diffondersi nelle cellule umane usando vettori” (simile alla terapia genica) e poi rimanere latente per un periodo di tempo fin quando non viene innescata da un segnale esterno. Il segnale quindi potrebbe stimolare il virus a causare gravi danni al sistema. I virus stealth potrebbero anche essere adattati per infettare segretamente una popolazione presa di mira a lungo periodo usando la minaccia di attivarla per ricattarla”. Con le terapie geniche già approvate per la vendita nell’Unione europea e negli Stati Uniti, e con altre in arrivo, non è impossibile che anche le terapie genetiche nascoste e armate siano già state sviluppate, e siano in attesa o già dispiegate come “virus stealth”.Sviluppo e diffusione
Gli Stati Uniti hanno una rete globale di laboratori e centri di ricerca medici militari. Oltre al 59.mo Stormo medico coinvolto nella raccolta del materiale genetico russo, gli Stati Uniti coprono l’intera regione del sud-est asiatico da Bangkok, in Thailandia, coll’Istituto di ricerca delle scienze mediche (AFIRMS). Mentre afferma pubblicamente che “conduce ricerche mediche all’avanguardia e sorveglia le malattie per sviluppare e valutare prodotti medici, vaccini e diagnostica per proteggere il personale del DoD dalle malattie infettive“, il personale, le attrezzature e la ricerca potrebbero facilmente essere usati per scopi duali creando qualsiasi bioarca etnica specifica “teorica” summenzionata. Il sito dell’ambasciata USA in Thailandia afferma che AFIRMS è la più grande rete mondiale di laboratori medici militari, sostenendo: “AFRIMS è la più grande rete mondiale di laboratori di ricerca medica all’estero del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, con laboratori gemelli in Perù, Kenya, Egitto, Repubblica di Georgia e Singapore. USAMD-AFRIMS ha circa 460 membri (prevalentemente tailandesi e statunitensi) e un budget di ricerca annuale di circa 30-35 milioni di dollari”. Con laboratori in Sud America, Europa, Africa e Asia, e attraverso l’uso di subappaltatori, l’esercito statunitense ha accesso a una varietà di materiali e strutture genetiche per condurre ricerche e sviluppare tutte le armi descritte dai documenti politici. Attraverso i programmi finanziati dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, gli Stati Uniti potrebbero facilmente creare campagne di “vaccini” e “cliniche” per impiegare le armi biologiche sopra descritte in vari modi.Combattere al buio e illuminare
Il documento dell’US Air Force sottolineava anche: “Gli attacchi da guerra biologica possono assomigliare ad epidemie naturali e sarebbe molto difficile risalire alla fonte, sottovalutando così le azioni del perpetratore”. E in effetti, le nazioni senza la capacità di sequenziare, rilevare e reagire in modo indipendente armi biologiche genetiche etniche specifiche potrebbero essere già state prese di mira, o potrebbero essere prese di mira in qualsiasi momento senza alcun modo di saperlo, per non parlare di reagire. D’altra parte, le nazioni con non solo un’industria biotech ben sviluppata, ma anche con laboratori militari focalizzati sia sul rilevamento che sul lancio di una guerra biologica con tali armi, combatterebbe una guerra contro un nemico bendato. Per rimuovere la benda, i governi e le istituzioni militari di tutto il mondo, così come le comunità e le istituzioni locali, dovrebbero sviluppare ed avere accesso a un mezzo rapido ed efficiente per sequenziare il DNA, individuare anomalie e sviluppare possibili terapie geniche correttive o “patch” di DNA armati dannosi introdotti nella popolazione. La sorveglianza della guerra biologica dovrebbe essere effettuata non solo sulla popolazione di una nazione, ma anche su cibo e acqua, patrimonio zootecnico, fauna selvatica ed insetti. Le colture geneticamente modificate sono state progettate per colpire e spegnere i geni degli insetti e potrebbero essere altrettanto facilmente utilizzate per colpire i geni umani. L’articolo di Science Daily, “Le colture che uccidono i parassiti spegnendone i geni“, afferma: “Le piante sono tra i molti eucarioti che possono “spegnere” uno o più dei loro geni usando un processo chiamato interferenza RNA per bloccare la traduzione delle proteine. I ricercatori ora armano questo processo con colture ingegneristiche per produrre specifici frammenti di RNA che, dopo l’ingestione da parte degli insetti, provocano interferenze RNA arrestando un gene bersaglio essenziale per la vita o la riproduzione, uccidendo o sterilizzando gli insetti”. Gli studi sono ancora in corso per determinare quali danni gli organismi geneticamente modificati (OGM), allo stato attuale, fanno alla salute umana. Individuare e reagire a OGM sottili e armati sarà ancora più difficile. L’uso di zanzare geneticamente modificate per inoculare “vaccini” è un altro possibile vettore per le armi biotecnologie. La natura sempre più “globale” di molti programmi di vaccinazione è anche un pericolo incombente, soprattutto perché sono diretti principalmente da potenze occidentali, che protessero, cooperarono, aiutarono e persino favorirono il regime dell’apartheid sudafricano, anche su vari programmi di armamenti. Il biotech non è solo questione di economia, ma anche questione di sicurezza nazionale. Consentire a società straniere che rappresentano interessi stranieri compromessi o nebulosi di produrre vaccini per uso umano o veterinario o di alterare i genomi delle colture agricole di una nazione, per qualsiasi beneficio percepito, non può evitare possibili ed attuali minacce. In un mondo in cui la guerra si estende allo spazio cibernetico e genetico, le nazioni che non dispongono di sistemi sanitari indipendenti in grado di produrre propri vaccini o di gestire la propria biodiversità, si ritrovano indifese come nazioni senza eserciti, flotte o aeronautiche. Per quanto impressionanti siano le capacità militari convenzionali di una nazione, la mancanza di una pianificazione e di difese adeguate a questa nuova e crescente minaccia biotech attenua i possibili vantaggi e massimizza tale fatale debolezza. Se la genetica è una forma d’informazione vivente, i concetti IT familiari agli esperti di sicurezza possono rivelarsi utili per spiegare come salvaguardarsi dal “codice” malevolo introdotto nei nostri sistemi viventi. La capacità di “scansionare” il nostro DNA ed individuare il codice dannoso, rimuoverlo o curarlo e di sviluppare salvaguardie contro di esso, includendo il “backup” dei singoli genomi biologicamente e digitalmente, non impedirà alle armi biologiche di creare danni, ma li mitigherà, riducendo un possibile sterminio di un’intera etnia o razza a un focolaio contenibile e relativamente minore.
A differenza delle armi nucleari, ricerca e sviluppo di questi strumenti biotecnologici sono accessibili praticamente a qualsiasi governo nazionale e persino a molte istituzioni private. Integrare la biotecnologia nella pianificazione e realizzazione della sicurezza nazionale di una nazione non è più facoltativa o speculativa. Se gli strumenti per manipolare e indirizzare i geni per sempre esistono già, esistono anche gli strumenti per abusarne.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Gli USA a Kiev, un ultimatum contro il Donbas?

Eduard Popov Fort Russ 1 novembre 2017

Il duello politico per risolvere il conflitto nel Donbas è in corso. Da un lato Stati Uniti e Ucraina, dall’altro Russia e repubbliche del Donbas. Motivo dell’ultima escalation è il rappresentante speciale del dipartimento di Stato degli USA per l’Ucraina Kurt Volker, che visitava Kiev il 29 ottobre. Il colloquio di Volker coi funzionari ucraini, tra cui il presidente Poroshenko, il ministro degli Esteri Pavel Klimkin e il capo dell’amministrazione presidenziale Igor Rajnin, è durato più di due ore. Volker s’incontrava anche col portavoce della Verkhovna Rada e singoli deputati. È interessante notare che solo alcune domande discusse in queste riunioni riguardavano il Donbas. Volker prometteva anche all’Ucraina aiuti degli Stati Uniti per rioccupare territorio ucraino, cioè la Crimea, e di costringere la Russia a cedere il progetto Nord Stream 2, che priverebbe Kiev del reddito del transito per due miliardi di dollari all’anno. Va anche notata l’assenza, almeno ufficiale, del ministro della Difesa e del capo di Stato Maggiore ucraini. Ciò insieme al dichiarata turnazione delle truppe ATO viene valutato dagli esperti ucraini come segnale del ritiro delle truppe dalla linea di demarcazione. Volker gratificava anche i suoi colleghi ucraini con la promessa che Washington avrebbe “seriamente” considerato l’invio a Kiev di armi letali. Ciò veniva seguito da numerose importanti dichiarazioni dopo i negoziati o piuttosto “consultazioni” col responsabile statunitense dell’Ucraina. Tra le principali questioni discusse vi era la missione di mantenimento della pace dell’ONU da schierare al confine tra Russia e RPD-RPL. Secondo i media ucraini, Volker si aspetta che tale risoluzione sia adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite entro la fine dell’anno. Volker viene citato dai media ucraini sostenere che i militari delle Nazioni Unite saranno armati, cioè “imporranno” ai separatisti dissenzienti del Donbas “la pace” e non si limiteranno ad agire come forza di autodifesa degli osservatori. Per di più, secondo Volker, non vi saranno militari russi. Gli analisti politici ucraini discutono attivamente e concordano sui termini della “grande concessione” per consentire alle truppe bielorusse e kirghise di far parte della missione. Naturalmente, si aspettano che la Russia ceda e si arrenda.
In un articolo passato, in cui previdi il contenuto della prima riunione tra Volker e l’assistente di Putin, Vladimir Surkov, suggerivo che l’inviato speciale degli Stati Uniti avesse una marcata strategia per fare pressione e imporre ultimatum. Credo che il tempo l’abbia confermato. Le proposte che Volker ha consegnato a Kiev il 29 ottobre sono anche un ultimatum e ordini da urlare alla Russia. Simulare l’adempimento degli accordi di Minsk (la turnazione) è l’unica concessione che l’Ucraina è pronta a fare. Per non parlare, naturalmente, del lavoro della Verkhovna Rada su una serie di leggi presumibilmente riguardanti Minsk 2. In qualsiasi momento, la turnazione verrebbe annullata, le truppe ritornare in posizione e tutte le leggi pertinenti, anche le più ambigue, annullate. Nel frattempo, Russia e Donbas sono costantemente invitati a fare concessioni che non possono modificare. Il consenso al dispiegamento di un contingente armato al confine russo ne è un esempio palese. Per le repubbliche del Donbas, ciò significa “pulizia” della popolazione, un sistema che alcuni ufficiali e battaglioni nazisti hanno già promesso. Tutto questo è aggiunge irritazione alle orde della NATO che si radunano alle frontiere della Russia e negli Stati del Baltico. Quindi, la visita di Volker lascia un’impressione strana e surreale. Gli ucraini hanno sentito dal loro padrone statunitense ciò che sognavano sentire, ed altro ancora. O gli Stati Uniti hanno piena fiducia sulla loro posizione, tanto da esser disposti a dettare condizioni alla Russia che gli ha inflitto dolorose sconfitte in Siria, oppure, come affermato da miei colleghi benevolenti verso il cospirazionismo, è l’inizio della divisione delle sfere d’influenza in Ucraina. Infatti, quest’ultima è popolare tra gli osservatori ucraini. Pertanto, l’adozione di tale piano di “pressione massima” sulla Russia comporterà, almeno, l’acuirsi del conflitto nel Donbas a medio termine trascinando la Russia in un conflitto che finirebbe con la sconfitta dell’Ucraina, anche se quest’ultima venisse militarmente aiutata da Stati Uniti e NATO.
Mosca e le repubbliche del Donbas vedono nelle parole di Volker l’indicazione di un ultimatum sui principi, obiettivi e composizione della futura missione di pace. Il capo della Commissione per gli Affari Internazionali del Consiglio Federale russo, Konstantin Kosachev, le definiva un tentativo di sabotare gli accordi di Minsk. “Se il significato delle dichiarazioni di Volker è stato tradotto correttamente, è chiaro che tenta di annullare gli accordi di Minsk o ad obbligare la Russia ad apporre il veto a tale risoluzione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite“. Il 31 ottobre, la reazione di Donetsk e Lugansk si ebbe quando i loro rappresentanti si rifiutavano d’incontrarsi con Volker. Gli inviati speciali delle repubbliche a Minsk inviavano una lettera aperta a Volker consigliadogli di leggersi il testo degli accordi di Minsk: “Altrimenti è impossibile spiegare la sua pretesa secondo cui gli accordi sono stati conclusi solo tra Russia, OSCE e Ucraina senza la partecipazione di RPD e RPL. Su tale base, conclude che il popolo del Donbas non va consultato sulla proposta di risoluzione e il mandato delle forze dell’ONU“. In chiusura, ricordiamo che i colloqui di Volker e Poroshenko si sono svolti sullo sfondo di Majdan istigata da Saakashvili, in realtà una vera Maidan nazista al 100% ideata dagli Stati Uniti. Le iniziative di “peacekeeping” di Poroshenko, se viste obiettivamente, gli remano contro, aumentando solo il malcontento nei ranghi dei “patrioti”, cioè i majdanazisti che lasciano la linea del fronte. Per evitare che una rivoluzione nazista inghiotta l’Ucraina, è necessaria una nuova grave escalation nel Donbas. Per preservare l’esercito ucraino, Kiev deve prolungare la situazione attuale di “né guerra né pace”. Kiev e Stati Uniti hanno apparentemente optato per tale scenario.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Lo Stato Profondo, da JFK a Trump

Ray McGovern, Consortium News 30 ottobre 2017

Kennedy e Allen Dulles

Era l’estate 1963, quando un alto funzionario della direzione operativa della CIA trascinò la nostra classe di Junior Officer Trainee (JOT) in una sfrenata battaglia contro il presidente John F. Kennedy, accusato tra l’altro di codardia per aver rifiutato di mandare le forze armate statunitensi a salvare i ribelli cubani inchiodati nell’invasione della CIA sulla Baia dei porci, soffocando la possibilità di cacciare dal potere il leader comunista di Cuba Fidel Castro. Sembrava strano che un funzionario della CIA pronunciasse tali critiche su un presidente in carica nel corso di formazione di chi era stato scelto come futuro dirigente della CIA. Mi ricordo di aver pensato: “Questo è sconvolto; avrebbe ucciso Kennedy, data la possibilità”. Il nostro docente speciale era simile a E. Howard Hunt, ma più di mezzo secolo dopo non posso essere sicuro che fosse lui. Le nostre note di tale formazione/indottrinamento furono classificate e mantenute sotto chiave. Alla fine del nostro orientamento JOT, i dirigenti dell’agenzia dovettero fare la scelta fondamentale tra l’adesione alla direzione per l’analisi o la direzione delle operazioni in cui i funzionari dirigono le spie e organizzano i cambi di regime (come chiamavano il processo per rovesciare governi). Scelsi la Direzione per l’analisi e, una volta entrato nella nuova sede di Langley, Virginia, mi sembrò strano che i tornelli da stadio impedissero agli analisti di andare sul “lato operativo della casa” e viceversa. La verità ci fu detta, non fummo mai una famiglia felice. Non posso parlare per i miei colleghi analisti agli inizi degli anni Sessanta, ma non mi accorsi mai che gli operatori dall’altro lato dei tornelli potessero assassinare un presidente, il presidente che osò fare qualcosa per il Paese, ciò che portò molti di noi a Washington, in primo luogo. Ma, salvo l’emergere di un coraggioso patriota come Daniel Ellsberg, Chelsea Manning o Edward Snowden, non mi aspetto di vivere abbastanza a lungo per sapere chi orchestrò l’assassinio di JFK. Eppure, in un certo senso, queste particolarità sembrano meno importanti di due gravi lezioni apprese: 1) Se un Presidente può affrontare la forte pressione dell’élite al potere e cerca la pace cogli stranieri percepiti nemici, allora tutto è possibile. Il buio sull’omicidio di Kennedy non dovrebbe oscurare la luce di questa verità fondamentale; e 2) esistono molte prove indicare l’esecuzione dello Stato di un presidente disposto ad assumere enormi rischi per la pace. Mentre nessun presidente post-Kennedy può ignorare tale dura realtà, resta possibile che un futuro presidente con la visione e il coraggio di JFK possa cercare tale probabilità, in particolare con l’impero USA che si disintegra e dal crescente malcontento interno. Spero di esserci il prossimo aprile, alla fine dei 180 giorni per il rilascio dei rimanenti documenti su JFK. Ma, in assenza di un cortese segretario, non sarei sorpreso di vedere ad aprile sul Washington Post un titolo simile a quello di sabato: “File JFK: la promessa di rivelazioni sventata da CIA e FBI“.

La nuova dilazione è il fatto
Avreste pensato che 54 anni dopo l’assassinio di Kennedy per le strade di Dallas, e dopo aver saputo del quarto di secolo di scadenza presunta per il rilascio dei file JFK, che CIA ed FBI abbiano bisogno di altri sei mesi per decidere quali segreti ancora nascondere? Il giornalista Caitlin Johnstone fa centro sottolineando che la più grande rivelazione del rilascio limitato della scorsa settimana dei file JFK è “il fatto che FBI e CIA hanno ancora disperatamente bisogno di tenere segreto qualcosa accaduto 54 anni fa“. Ciò che è stato rilasciato il 26 ottobre è una piccola frazione di ciò rimasto segreto negli archivi nazionali. Per scoprirlo, è necessario apprezzare la tradizione politica statunitense da 70 anni, che andrebbe chiamata “paura degli spettri”. Che CIA ed FBI stiano ancora scegliendo ciò che dovremmo vedere riguardo chi uccise John Kennedy sembra insolito, ma c’è un precedente. Dopo l’assassinio di JFK, il 22 novembre 1963, l’ammanicato Allen Dulles, che Kennedy aveva licenziato da direttore della CIA dopo la scottatura della Baia dei Porci, si nominò alla Commissione Warren e guidò l’indagine dell’omicidio di JFK. Diventando capo de facto della Commissione, Dulles era perfettamente disposto a proteggere se stesso e accoliti se alcuni commissari o investigatori fossero stati tentati d’interrogarsi se Dulles e CIA avessero avuto un ruolo nell’assassinio di Kennedy. Quando alcuni giornalisti indipendenti soccombettero a tale tentazione, furono immediatamente designati, indovinate, “cospirazionisti”. E così rimane la grande domanda: Allen Dulles ed altri della CIA “sequestrarono” l’assassinio di John Kennedy e la successiva insabbiatura? A mio avviso e vedendo molti esperti investigatori, la migliore dissezione delle prove sull’omicidio appare nel libro di James Douglass del 2008, JFK e l’Innominabile: Perché è morto e per cosa. Dopo l’aggiornamento e l’allestimento di prove abbondanti, ed ulteriori interviste, Douglass conclude che la risposta alla grande domanda è Sì. La lettura del libro di Douglass oggi può aiutare a spiegare perché tanti dati sono ancora trattenuti, anche in forma ridotta, e perché anzi non potremo mai vederli nella loro interezza.

Truman: il Frankenstein della CIA?
Quando Kennedy fu assassinato, all’ex-presidente Harry Truman, come a molti altri, avranno ricordato che i decaduti Allen Dulles ed accoliti avrebbero potuto cacciare un presidente che ritenevano morbido verso il comunismo e contrario allo Stato profondo dell’epoca. Per non parlare del vendicativo desiderio di ritorsione per la risposta di Kennedy al fiasco della Baia dei Porci. (Paragoni col licenziamento di Allen Dulles e altri epigoni della CIA e dello Stato profondo, per quel fiasco, non ce ne sono). Esattamente un mese dopo la morte di John Kennedy, il Washington Post pubblicò un opuscolo di Harry Truman intitolato “Limitare il ruolo della CIA nell’intelligence“. La prima frase dice: “Penso che sia necessario esaminare nuovamente scopo ed operazioni della nostra Agenzia d’Intelligence Centrale“. Stranamente, l’articolo apparve solo nell’edizione iniziale del Post del 22 dicembre 1963. Fu poi escluso dalle edizioni successive e, nonostante l’autore fosse il presidente responsabile della costituzione della CIA nel 1947, l’articolo fu ignorato da tutti i media. Truman credeva chiaramente che l’agenzia di spionaggio seguisse ciò che pensava fosse una via inquietante. Iniziò sottolineando “il motivo originale per cui ritenni necessario organizzare questa Agenzia… e ciò che mi aspettavo facesse“. Sarebbe stata “incaricata di raccogliere tutte le segnalazioni d’intelligence da ogni fonte disponibile e questi rapporti mi giunsero come Presidente senza trattamento od interpretazioni del Dipartimento“. Truman passò rapidamente a una delle cose principali che chiaramente lo disturbavano, scrivendo “la cosa più importante era badare alla possibilità che l’intelligence venisse usata per influenzare o portare il presidente a decisioni sbagliate“. Non fu difficile vedervi un riferimento a come uno dei primi direttori dell’agenzia, Allen Dulles, cercò d’ingannare il presidente Kennedy per inviare forze statunitensi a salvare il gruppo di invasori finito sulla spiaggia della Baia dei porci nell’aprile 1961, senza alcuna possibilità di successo, senza il rapido impegno del supporto aereo e terrestre statunitense. La decisione del presidente Kennedy, presidente allora novizio, fu sostenuta da una “analisi” rosea che mostrava come questa puntata sulla spiaggia avrebbe suscitato una rivolta popolare contro Fidel Castro.Appoggiarsi sulla Baia dei porci
Allen Dulles si sentì offeso quando il giovane presidente Kennedy, entrando in carica, ebbe la temerità di mettere in discussione i piani della CIA per la Baia dei Porci, avviati dal presidente Dwight Eisenhower. Quando Kennedy chiarì che non avrebbe approvato l’uso delle forze da combattimento statunitensi, Dulles si spinse, con fiducia suprema, a costringere il presidente ad inviare truppe statunitensi in soccorso. Le note macchiate di caffè scritte da Allen Dulles furono scoperte dopo la morte e riportate dallo storico Lucien S. Vandenbroucke. Nelle sue note, Dulles spiegava che “quando le carte saranno sul tavolo“, Kennedy sarebbe stato costretto dalla “realtà della situazione” a concedere qualsiasi supporto militare “piuttosto che far fallire l’impresa“. L'”impresa” che per Dulles non poteva fallire era, ovviamente, il rovesciamento di Fidel Castro. Dopo aver montato parecchie operazioni fallite per assassinare Castro, questa volta Dulles intendeva prenderlo, con poca o nessuna attenzione su come i protettori di Castro a Mosca potessero reagire infine. (L’anno successivo i sovietici installarono missili nucleari a Cuba come deterrente contro una futura aggressione statunitense, portando alla crisi dei missili di Cuba). Nel 1961, gli sconcertanti capi di Stato Maggiore Riuniti, che l’allora vicesegretario di Stato George Ball descrisse come “fogna degli inganni”, volevano affrontare l’Unione Sovietica e almeno colpirla. (Si può ancora sentire la puzza di quella fogna in molti dei documenti pubblicati la scorsa settimana). Ma Kennedy mise la sicura alle armi, per così dire. Pochi mesi dopo l’invasione abortita di Cuba e il rifiuto di mandare l’esercito statunitense a salvarla, Kennedy licenziò Dulles e i suoi cospiratori e disse a un amico che voleva “fare la CIA in mille pezzi e spargerla ai venti“. Chiaramente, il disprezzo era reciproco. Quando JFK e l’Innominabile: Perché è morto e per cosa uscì, i media ne ebbero una reazione allergica e non lo commentarono. È certo però, che Barack Obama ne ricevesse una copia e che ciò potrebbe spiegarne in qualche misura la continua deferenza, anche timorosa, verso la CIA. Il timore per lo Stato Profondo sarebbe il motivo per cui il presidente Obama ritenne di lasciare liberi di agire torturatori e rapitori e lasciare i detenuti nelle prigioni segrete della CIA di Cheney/Bush, dicendo al suo primo capo della CIA Leon Panetta di essere l’avvocato dell’agenzia anziché la guida? È questo il motivo per cui Obama ritenne di non poter licenziare il dirigente dell’intelligence nazionale James Clapper, che dovette chiedere scusa al Congresso per aver dato testimonianze “chiaramente erronee” sotto giuramento nel marzo 2013? Il timore di Obama era dovuto al fatto che il direttore della National Security Agency, Keith Alexander. e la controparte dell’FBI, continuavano ad ingannare il popolo, anche se i documenti rilasciati da Edward Snowden li smascherarono, come Clapper, mentire sulle attività di sorveglianza del governo? È questo il motivo per cui Obama fece di tutto per proteggere il direttore della CIA John Brennan tentando di contrastare la pubblicazione dell’indagine completa del Comitato sull’Intelligence del Senato sulle torture della CIA, basata su cablo originali, e-mail e memorie del quartier generale dell’agenzia? (Vedasi qui e qui).Lo Stato profondo oggi
Molti statunitensi si aggrappano alla convinzione confortante che lo Stato profondo sia una finzione, almeno in una “democrazia” come gli Stati Uniti. I riferimenti ai poteri duraturi delle agenzie di sicurezza ed altre burocrazie chiave sono sostanzialmente negati dai media, che molti altri statunitensi sospettano essere una mera appendice dello Stato profondo. Ma a volte la realtà del potere filtra da qualche osservazione sfuggita da un insider di Washington, qualcuno come il senatore Chuck Schumer, democratico di New York, capo della minoranza al senato con 36 anni di esperienza al Congresso. Come tale è anche membro del Comitato sull’intelligence del senato, che dovrebbe avere l’autorità sull’intelligence. Durante un’intervista di Rachel Maddow della MSNBC, il 3 gennaio 2017, Schumer disse in modo tranquillo dei pericoli che attendevano il presidente Donald Trump se continuava ad “attaccare la comunità d’intelligence“. Lei e Schumer discutevano sui decisi tweet di Trump riguardo l’intelligence degli Stati Uniti e le prove dell'”hackeraggio russo” (che Schumer e Maddow consideravano un fatto). Schumer disse: “Lasci che le dica, se attacca la comunità d’intelligence, avrà sei modi da domenica per risponderle. Quindi anche per un uomo d’affari pratico, presumibilmente duro, è davvero stupido farlo“. Tre giorni dopo l’intervista, i capi dell’intelligence del presidente Obama rilasciarono una “valutazione” praticamente senza prove, affermando che il Cremlino aveva ingaggiato un’operazione segreta per mettere al potere Trump, alimentando lo “scandalo” contro la presidenza Trump. Il procuratore speciale Robert Mueller accusò il responsabile della campagna di Trump, Paul Manafort, di riciclaggio di denaro non dichiarato, evasione e lobbismo per conto di stranieri, apparentemente nella speranza che Manafort fornisse prove contro Trump. Quindi, il presidente Trump è in carica da abbastanza tempo per aver capito il gioco e i “sei modi da domenica” che ha la comunità d’intelligence per “risponderti”. Appare intimidito come il presidente Obama. L’imbarazzante acquiescenza di Trump all’opposizione dell’ultimo minuto dello Stato profondo al rilascio dei file JFK è semplicemente l’ultimo segnale che anche lui è controllato da ciò che i sovietici chiamavano “gli organi della sicurezza dello Stato“.Ray McGovern lavora con la Chiesa ecumenica del Salvatore a Washington. Durante i 27 anni di carriera nella CIA, preparò le relazioni quotidiane per i presidenti Nixon, Ford e Reagan e diresse i briefing diretti nelle mattine dal 1981 al 1985. È co-fondatore di Veterani dell’intelligence per l’equilibrio (VIPS).

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Perché gli Stati Uniti sono il Quarto Reich

Finian Cunningham, SCF 27.09.2017La dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Trump all’ONU di voler “distruggere totalmente” la Corea democratica e la sua declamazione della forza militare statunitense sono pari all’invocazione alla “Guerra Totale” del Terzo Reich. La facilità con cui Trump e i suoi funzionari parlano di “opzioni militari” verso la Corea democratica e qualsiasi altra nazione che gli si oppone, non è solo una violazione della Carta delle Nazioni Unite, ma anche dei principi del diritto internazionale stabiliti al processo di Norimberga dei capi nazisti. Ogni ricorso o minaccia di guerra che non sia per autodifesa è un'”aggressione”. Gli Stati Uniti del presidente Donald J Trump sono più che mai pronti ad accettare apertamente il “diritto” di dichiarare guerre. La sua affermazione isterica sull'”autodifesa” verso la Corea democratica è una cinica scusa per l’aggressione. Quando Trump dice che il leader della Corea democratica Kim Jong-un “non sarà in circolazione per molto”, è motivo ragionevole per i nordcoreani di credere che gli Stati Uniti “dichiarano guerra”, soprattutto nel contesto delle ripetute minacce da parte degli statunitensi di utilizzare “tutte le opzioni sul tavolo”. L’indiscutibile indirizzo di Trump all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è uno sconvolgente ripudio della missione ufficiale di creare la pace dell’ente mondiale. La bellicosità di Trump portava alcuni commentatori a confrontarla coi discorsi nazisti nei raduni di Norimberga nel 1938-39. L’autore Paul Craig Roberts l’ha riassunto in maniera sconcertante dicendo che gli Stati Uniti sono ora il Quarto Reich, i successori del Terzo Reich nazista. Quando qualcuno della statura di Paul Craig Roberts fa un’osservazione così grave, bisogna ascoltare. Non si tratta della mera iperbole sparata da un avventizio. Le credenziali di Roberts sono impeccabili. Ha lavorato nell’amministrazione Reagan negli anni ’80, come assistente del segretario del Dipartimento del Tesoro. Roberts ha anche lavorato come redattore del Wall Street Journal ed è un autore premiato. Per tale famoso autore dichiarare che gli Stati Uniti sono il “Quarto Reich” indica come il Rubicone sia stato attraversato dal Paese. La verità è però detta, gli Stati Uniti hanno da tempo passato il Rubicone per un territorio oscuro. Paragonare il potere statale statunitense con la Germania nazista non è mera metafora. C’è una connessione storica assai reale.
Quest’anno è il 70° anniversario della nascita dell’agenzia d’intelligence centrale (CIA) nel 1947 dopo la seconda guerra mondiale e la sconfitta della Germania nazista. Come ha recentemente osservato l’autore Douglas Valentine, la pietra miliare della CIA sono “70 anni di criminalità organizzata”. I dirigenti della CIA e del Pentagono degli Stati Uniti sono in vario modo i successori della Germania nazista. Migliaia di militari, agenti dell’intelligence, scienziati e ingegneri nazisti furono immediatamente assunti dal Pentagono e dalla nascente CIA dopo la Seconda guerra mondiale. L’operazione Paperclip, approvata dai Capi di Stato Maggiore Riuniti statunitensi alla fine del 1945 fu cruciale nell’adozione della tecnologia missilistica nazista. Il Maggiore delle SS Werner Von Braun e centinaia di altri esperti furono utili nello sviluppo delle armi statunitensi, così come nel programma spaziale della NASA. L’operazione Sunrise diretta da Allen Dulles e da altre figure della prima CIA (l’organizzazione era nota fino al 1947 come Ufficio di studi strategici) istituirono le “linee dei ratti” per i capi nazisti che fuggivano dalla giustizia e dall’Europa. Tra gli alti ufficiali nazisti aiutati e sostenuti dalla CIA c’erano il generale Karl Wolff e il maggiore-generale Reinhard Gehlen. Il legame tra intelligence e militari statunitensi e i resti del Terzo Reich, portarono a creare l’organizzazione e l’ideologia da guerra fredda della CIA e del Pentagono verso l’Unione Sovietica. Gli statunitensi beneficiarono non solo dell’oro nazista rubato ai Paesi europei, ma adottarono l’intelligence e la tecnologia militare segreta del Terzo Reich. (Vedi, ad esempio, il libro di David Talbot, La scacchiera del diavolo, sulla formazione della CIA). Il maggior-generale Reinhard Gehlen dopo l’arruolamento postbellico a Washington creò l’Organizzazione Gehlen coi suoi numerosi contatti tra i fascisti ucraini per condurre operazioni di sabotaggio dietro le linee sovietiche nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale. Dopo la seconda guerra mondiale, la struttura del potere degli Stati Uniti divenne una dicotomia. Da un lato c’era il governo formale dei presidenti e del Congresso. D’altra parte, vi erano i veri detentori del potere del “governo segreto”, composto da CIA e complesso militare-industriale statunitense. Il “governo segreto” o “Stato profondo” degli Stati Uniti ha governato negli ultimi sette decenni. L’elezione di politici democratici o repubblicani non ha avuto alcun peso sulla politica governativa. Agivano CIA e “Stato profondo” rispondendo all’élite dominante del potere aziendale. Qualsiasi presidente che non lo rispettasse veniva trattato come John F. Kennedy, assassinato nel novembre 1963. Di qui la capitolazione di Trump dopo l’elezione.
Alimentati da bottino di guerra nazista, russofobia e disprezzo per il diritto internazionale, CIA e militari statunitensi sono divenuti inevitabilmente una macchina da guerra. A cinque anni dalla Seconda guerra mondiale, gli statunitensi entrarono in guerra con la Corea, presumibilmente “per sconfiggere il comunismo mondiale”. Gran parte della nuova tecnologia militare utilizzata dagli statunitensi durante la guerra del 1950-53 fu sviluppata dagli ingegneri nazisti reclutati tramite l’operazione Paperclip. La distruzione genocida inflitta alla Corea dagli statunitensi non fu diversa dalla barbarie del Terzo Reich. Negli ultimi sette decenni, i governanti statunitensi hanno intrapreso guerre, colpi di Stato, assassini e guerre per procura contro decine di Paesi nel mondo. Il numero di morti globale di tale distruzione statunitense è stimato a 20 milioni di persone. Quando i capi degli Stati Uniti esaltano “l’eccezionalità americana”, si fa eufemismo per “supremazia” e “diritto” di usare la forza per interessi strategici. Ciò non è diverso dal suprematismo che il Terzo Reich invocava per giustificare la conquista degli altri. Quando Trump e la sua amministrazione minacciano di annientare la Corea democratica, esprimono un pensiero già noto. Quasi ogni capo statunitense dalla Seconda guerra mondiale ha esibito la stessa violenza unilaterale verso altre nazioni considerate “Stati nemici”. Ciò che Trump rappresenta è semplicemente una versione più cruda di tale aggressività. Oltre al terribile numero totale di vittime delle violenze statunitensi, va notato che gli Stati Uniti attualmente spendono circa 700 miliardi di dollari ogni anno per i militari, 10 volte ciò che spende la Russia, o 10 volte quanto allocato dalle successive 9 maggiori nazioni per spesa militare. Gli Stati Uniti hanno basi militari in oltre 100 Paesi e nell’ultimo quarto di secolo è in stato permanente di guerra illegale. Non è affatto un’esagerazione dire che gli Stati Uniti sono il Quarto Reich, il cui precedente fu la Germania nazista. L’espansione della CIA e del Pentagono con personale nazista e fondi illeciti dopo la Seconda guerra mondiale, assicurò che i governanti statunitensi adottassero l’ideologia del Terzo Reich. L’eredità del Quarto Reich statunitense è evidente a chi vuole comprendere: guerre di aggressione, genocidi, guerre per procura, colpi di Stato, squadroni della morte, sorveglianza di massa dei cittadini, propaganda dai mass media e tortura di massa, tutti inflitti con impunità e autocraticamente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Esercitazioni militari russo-bielorusse “Zapad 2017”

Valentin Vasilescu, Rete Voltaire, Bucarest (Romania), 18 settembre 2017
Valentin Vasilescu, esperto militare ed ex-vicecomandante dell’aeroporto militare di Otopeni.Dall’organizzazione del colpo di Stato in Ucraina, l’insediamento dei nazisti a Kiev e l’indipendenza della Crimea, la NATO alimenta la paranoia dei suoi membri europeo-orientali. Mosca non avrebbe protetto i crimeani da un governo nazista, ma conquistato e annesso questo territorio storicamente russo. Grazie a tale narrazione, Washington occupa l’Europa orientale militarmente, senza che i popoli sottomessi protestino. Al contrario, sono allarmati dalle manovre militari russe-bielorusse.
La stampa occidentale riferisce ogni sorta di preoccupanti ipotesi sulle esercitazioni militari “Zapad-2017” quale opportunità per la Russia d’invadere gli Stati sul fianco orientale della NATO. Nessuno si preoccupa di studiare lo scenario di queste esercitazioni ed ha la formazione necessaria per analizzarle. Vediamo cosa sono. Le esercitazioni militari russo-bielorusse Zapad-2017 si svolgono dal 14 al 20 settembre 2017 e mirano a: “Migliorare l’addestramento e l’uso di gruppi di forze armate per garantire la sicurezza dell’avamposto strategico della difesa collettiva di Russia e Bielorussia“. Lo scenario delle esercitazioni indica che il territorio della Bielorussia e l’enclave russa di Kaliningrad vengono infiltrati massicciamente da unità delle Forze Speciali che simulano i terroristi. Provengono da tre Paesi fittizi: Vajsnoryja, Vesbaria e Lubenia. Vesbaria si trova, sulla mappa, nel territorio di Lituania e Lettonia, e Lubenia comprende Lituania e Polonia, tutti membri della NATO. I terroristi infiltrati controllano importanti obiettivi nel Vajsnoryja, zona nordoccidentale della Bielorussia. Il primo passo è separare il Vajsnoryja dal resto della Bielorussia con azioni di sabotaggio volte ad aggravare la situazione socioeconomica del Paese e facilitare un colpo di Stato a Minsk. L’obiettivo è utilizzare il territorio bielorusso per lanciare una massiccia invasione della Russia. Il concetto delle esercitazioni Zapad-2017 si basa su misure militari capaci d’impedire la destabilizzazione della Bielorussia e la liberazione della regione occupata dal Vajsnoryja. Pertanto, il primo passo delle manovre è verificare la capacità delle Forze Armate russe e bielorusse di mantenere la supremazia aerea e bloccare il corridoio d’infiltrazione e rifornimento ai terroristi di armi e munizioni. Il secondo passo consiste nel verificare la capacità delle unità aeree d’intervenire a grande distanza dalle basi isolando e circondando i gruppi terroristici infiltrati. Questa operazione prevede la manovra di forze di supporto, terrestri e aeree, per bloccare la via di ritirata dei terroristi verso il Mar Baltico. L’ultima tappa delle manovre è circondare i terroristi ed eliminarli fisicamente.Quali conclusioni trarre?
Queste esercitazioni sono strettamente difensive, limitate all’ovest di Bielorussia e Russia. Si svolgono rigorosamente in sette poligoni terrestri in Bielorussia e tre in Russia, dove sono stati invitati osservatori militari di tutti gli Stati della NATO. Comprendono 12700 soldati (7200 in Bielorussia e 5500 in Russia), 680 mezzi, tra cui 370 blindati (di cui 250 carri armati), 200 sistemi d’artiglieria, 70 elicotteri e aerei e 10 navi da guerra. La necessità di pianificare queste esercitazioni deriva dal timore di un’invasione della NATO da Paesi baltici e Polonia. Per migliorare la sicurezza in questi Stati, la NATO ha recentemente schierato la 10.ma Brigata aerea statunitense, con più di 60 aeromobili, e la 3.za Brigata corazzata statunitense. Inoltre, nei tre Stati baltici, i membri della NATO svolgono un servizio in rotazione con uno squadrone di aerei da combattimento. La NATO ha anche creato una forza di risposta ultrarapida, formata da 10000 soldati di sette Stati membri appositamente addestrati per agire sulle coste di Mar Baltico e Mar Nero. I timori della Russia sono ragionevoli perché, secondo la dottrina della NATO, Mosca è nel “teatro operativo militare europeo”, sull’asse strategico bielorusso che inizia a Berlino, attraversa la Polonia, l’enclave di Kaliningrad e la Bielorussia, arrivando a Mosca e proseguendo per Samara (ex-Kujbishev). I carri armati possono avanzare rapidamente su questa vasta pianura. Questo percorso è chiaramente progettato per invadere Mosca. Gli obiettivi strategici sono i concentramenti vitali economico-politici (con complessi economici, fonti energetiche, materie prime, reti dei trasporti energetici, ecc.). La loro conquista o controllo temporaneo provoca automaticamente il cambio dell’equilibrio di forze in qualsiasi teatro di operazioni militari. Ad esempio, durante l’Operazione Barbarossa nella Seconda Guerra Mondiale, lanciata il 22 giugno 1941, il Gruppo armate centro guidò l’offensiva sull’asse strategico bielorusso, con 50 divisioni tedesche concentrate in Polonia, con obiettivo strategico per eccellenza Mosca. La Russia ha ripetutamente affermato che i 5 miliardi di dollari del finanziamento di euromajdan a Kiev (secondo Victoria Nuland, ex-vicesegretaria di Stato per l’Europa) portarono al colpo di Stato con cui l’Ucraina passò da amica a nemica della Russia. Tale situazione consente agli Stati Uniti di considerare in futuro l’invasione della Russia dalla NATO. Questa ipotesi non è priva di fondamenta, perché l’invasione potrebbe seguire l’asse ucraino; certamente la via migliore del teatro d’operazione in Europa. Tale asse strategico comincia a Monaco di Baviera, in Germania, attraversa Polonia, Ucraina, fino alla Russia sud-occidentale, passando per Volgograd (già Stalingrado) e seguendo il Volga fino al mare Caspio. Il piano Barbarossa, l’invasione dell’URSS durante la Seconda guerra mondiale, affidò la conquista dell’Ucraina al Gruppo armate sud composto da 57 divisioni tedesche, italiane, ungheresi e rumene. Alcune di queste (in totale 330000 soldati) furono circondate e distrutte a Stalingrado o forzate a consegnarsi ai sovietici il 26 gennaio 1943. Se l’Ucraina venisse scelta come punto di partenza per l’offensiva sulla Russia della NATO, darebbe il vantaggio alla NATO di poter evitare i combattimenti nei Carpazi, che raggiungono i 2061 metri di altezza.

[1] Queste esercitazioni non sono di notevoli dimensioni. Occupano meno di 13000 effettivi, mentre gli Stati aderenti all’OSCE, tra cui Bielorussia e Russia, s’impegnano ad invitare come osservatori tutti i partner dell’organizzazione.
[2] “Le osservazioni di Victoria Nuland alla Conferenza della Fondazione USA-Ucraina“, di Victoria Nuland, Voltaire Network, 13 dicembre 2013.

La Russia effettuava lanci del missile balistico tattico Iskander-M
Vladimir Rodzianko, The Duran 18 settembre 2017

I militari russi hanno condotto il lancio di un missile balistico Iskander-M alla gittata massima operativa, secondo il Ministero della Difesa russo.
Un sistema missilistico Iskander-M ha eseguito il lancio di un missile dal poligono di Kapustin Jar nella regione di Astrakhan, nell’ambito dell’esercitazione strategica Russia-Bielorussia Zapad-2017″, dichiarava il Ministero della Difesa russo a Sputnik. “Il missile ha volato per 480 chilometri colpendo l’obiettivo nel poligono Makat (Kazakistan)“, affermava la dichiarazione. Il 9K720 Iskander è un sistema missilistico mobile a corto raggio creato e schierato dalla Federazione Russa. Questi sistemi missilistici sostituiranno i sistemi obsoleti OTR-21 Tochka, ancora impiegati dalle Forze Armate russe, entro il 2020. L’Iskander ha diverse testate convenzionali, tra cui una da combattimento con submunizioni, una esplosiva aria-combustibile, una esplosiva ad alta potenza, una a penetrazione anti-bunker e una ad impulsi elettromagnetici per le missioni anti-radar. Il missile può anche trasportare testate nucleari. Nel settembre del 2017, il Direttore Generale della KBM, Valerij M. Kashin, dichiarò che c’erano almeno sette versioni (e “forse più”) del missile Iskander, tra cui una da crociera.

Le manovre russo-cinesi enfatizzano la guerra anti-som
Sputnik 18.09.2017

Un distaccamento della Marina Militare cinese arrivava a Vladivostok per partecipare alla seconda fase delle esercitazioni navali russo-cinesi Joint Sea-2017. In un’analisi speciale per Sputnik, l’osservatore militare russo Vasilij Kashin ha spiegato ciò che rende uniche le esercitazioni nella cooperazione militare russo-cinese.
La seconda fase delle Joint Sea-2017 iniziavano ufficialmente il 18 settembre per proseguire fino al 26 settembre. La fase costiera delle esercitazioni si svolgerà fino al 28 settembre e prevede le manovre congiunte della fanteria navale russa e cinese. La seconda tappa, dal 22 settembre, sarà costituita dalla fase marittima nel Mar di Giappone e nell’area meridionale del Mare di Okhotsk. Le navi della Marina Militare russa coinvolte nelle esercitazioni sono l’Admiral Tributs, cacciatorpediniere classe Udaloj progettato per la guerra anti-som, nonché la Sovershennyj, corvetta classe Steregushyj che la NATO designa fregata per le dimensioni, la nave di supporto Igor Belusov, dotata di apparecchiature di soccorso subacqueo AS-40, oltre a 2 sottomarini diesel, una corvetta classe Tarantul e diverse navi appoggio. La Cina è rappresentata dal cacciatorpediniere Shijiazhuang, dotato del sistema missilistico antiaereo russo S-300FM, dalla fregata Daqing e dalla nave di supporto Changdao, che dispone di un veicolo di soccorso subacqueo Elar-7.
Commentando le esercitazioni, Kashin spiega che sono significative per la particolare attenzione alla guerra anti-som. Secondo l’osservatore, ciò è importante perché, mentre le precedenti esercitazioni congiunte marittime prestavano particolare attenzione alle operazioni di assalto anfibio, queste ne sono totalmente prive. “Le unità della fanteria navale condurranno una manovra congiunta sulla riva, ma gli sbarchi non sono inclusi nel programma di quest’anno“, secondo Kashin. “Invece“, sottolinea l’analista, “per la prima volta sono incluse le manovre congiunte di navi di salvataggio sottomarini russe e cinesi dotate di veicoli di salvataggio in mare profondo. Gli aerei anti-som russi e gli elicotteri anti-som russi e cinesi partecipano alle esercitazioni: due sottomarini della Flotta del Pacifico russa ne sono coinvolti, probabilmente il loro ruolo sarà essere trovati e “salvati” dalla task force congiunta russo-cinese“. Secondo Kashin la novità di queste esercitazioni è che aiuteranno lo scambio di preziose esperienze nell’organizzare operazioni di salvataggio. “Inoltre, grazie alla cooperazione, nuove opportunità saranno aperte per realizzare effettive missioni congiunte russo-cinesi se un disastro accadesse mai a un sottomarino appartenente ad uno dei due Paesi“. Naturalmente, anche l’ampliato scambio di esperienze sulla guerra anti-som avrà “particolare interesse per i cinesi“, nota l’analista. Infine, Kashin ritiene che la crescente importanza delle operazioni di guerra anti-som nei programmi delle esercitazioni congiunte russo-cinesi indica crescente fiducia tra i due Paesi nella sfera militare, “e la volontà di scambiare informazioni su questioni complesse“. “La cooperazione russo-cinese in questo settore non è ancora pari alla cooperazione tra Russia e India, con quest’ultima che affitta sottomarini nucleari russi, tuttavia si può ipotizzare che l’obiettivo della cooperazione tra Russia e Cina sia ottenere un simile livello di fiducia e cooperazione“, concludeva l’esperto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio