L’anno che avrà il volto di Kim

Fjodor Lukjanov, Amitié France-CoreeIn un articolo pubblicato il 26 dicembre 2017 su Russkaja Gazeta (edizione federale 7460/294), col titolo “L’anno che avrà il volto di Kim” (Jong-un), Fjodor Lukjanov, professore e ricercatore presso la School of Economics, riteneva che la Repubblica democratica popolare di Corea, avendo raggiunto l’obiettivo del deterrente nucleare operativo, ritornerà ai negoziati, allentando la morsa delle sanzioni economiche. Un’analisi che si è dimostrata premonitrice, data l’offerta al dialogo del Maresciallo Kim Jong-un nel discorso di Capodanno: dopo il dialogo inter-coreano è stato rinnovato con le Olimpiadi di Pyeongchang. Il presidente della Repubblica di Corea Moon Jae-un annunciava di essere pronto ad incontrare la controparte nordcoreana, mentre il presidente Donald Trump dichiarava di essere pronto a colloqui col Presidente Kim Jong-Un, Qui la traduzione dal russo dell’articolo di Fjodor Lukjanov.

L’anno che avrà il volto di Kim
Alla vigilia del nuovo anno, ero interessato a sapere da un collega giapponese come a Tokyo guardino alla Corea democratica e alla possibile escalation della crisi sulle armi nucleari e i missili. Con mia sorpresa, reagiva tranquillamente: probabilmente non ci saranno più provocazioni, Pyongyang ha raggiunto i suoi obiettivi (la creazione del deterrente nucleare) e ora si concentrerà sugli strumenti diplomatici. Il nuovo compito sarà ridurre la pressione sull’economia, causata dalle sanzioni, pressione aumentata considerevolmente lo scorso anno. Washington non è interessata a una guerra, i generali che circondano Trump non vogliono rischi superflui. Il mio interlocutore riassume come segue: i negoziati diretti sono possibili nel 2018. È ciò che la RPDC ha cercato sin dall’inizio. Nell’abbondanza di importantissimi eventi internazionali del 2017, va evidenziato il problema della Corea democratica. Il regime del Juché, dalle radici nel sistema del socialismo mondiale della seconda metà del XX secolo, ha sperimentato il sistema per 30 anni. Dopo la scomparsa dell’URSS, alcuni ritennero che i giorni di Pyongyang fossero contati. Prima col modello principale e il supporto spariti, e poi con le ondate della democratizzazione generale, la Corea democratica era sempre più considerata un anacronismo (per alcuni un Paese di selvaggi). Ma lo scenario fu più capriccioso. La famiglia Kim trasse la conclusione della crisi degli ex-alleati, che cercarono di allentare le tensioni interne con la liberalizzazione diretta. Stringere i bulloni, non lasciare spazio a dubbi, non mostrare debolezza politica, questa ricetta ha funzionato. Da allora il potere nella RPDC è cambiato di mano due volte, il Paese ha subito la prova di una crisi economica e di una carestia terribili, ma ha tenuto duro, e a un certo punto sono apparse riforme prudenti che hanno permesso di passare da un regime di sopravvivenza a un modello di sviluppo originale.
Oltre alla stabilità interna c’è il problema della stabilità estera, qui la leadership nordcoreana ha anche manifestato senso politico. Il lavoro intensivo sul programma nucleare iniziò molto prima che diventasse chiaro che “dittature fuori dall’ordinario” avrebbero lasciato la scena politica non solo con la forza delle idee e della pressione economica, ma anche con l’intervento armato. Quindi l’unica garanzia era la loro capacità di causare danni inaccettabili in risposta. Sadam Husayn, Muammar Gheddafi… ci pensarono, ma osservando da vicino si nota quanto fu deplorevole il loro destino, esitando su questa via. Il leader della RPDC è un attore molto attento che sa cosa fare. Il 2017 è stato l’anno decisivo. Da un lato, una serie di azioni aperte col test nucleare e i lanci di missili di Pyongyang, e la completa inosservanza della reazione della comunità internazionale. Dall’altra parte le minacce dagli Stati Uniti fino alla dichiarazione del presidente Trump all’Assemblea generale delle Nazioni Unite sul desiderio di spazzare via la Corea democratica. A metà dell’anno si cominciò a parlare seriamente della possibilità di guerra. Verso l’autunno si delineava. La pressione delle sanzioni al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite raggiunse il culmine. Ma non successe niente. E ora si inizia a parlare di possibile rilassamento. In questa storia ci sono due componenti. Una legata alla specificità del regime nordcoreano, estremamente originale e personalizzato. La volontà di Kim Jong-un di andare dritto e di alzare la posta impressiona, e la maggior parte degli osservatori riconosce che il leader della Corea democratica è molto cauto e agisce con la piena comprensione della situazione. Ma c’è un’altra componente. La crisi nordcoreana è un tipico esempio di ciò che accade quando il sistema internazionale è squilibrato, con tutti gli attori chiave impegnati a risolvere i propri problemi e non interessati a risolvere problemi complessi. Kim Jong-un, molto prima di Trump, formulò il suo slogan: “La Corea democratica prima di tutto”. Ecco perché Kim non è affatto disturbato dalla reazione estera, di certo non ne viola la linea. Sa anche che, nonostante i voti unanimi del Consiglio di sicurezza, le grandi potenze non si ritroveranno su un approccio comune al problema nucleare nella penisola coreana. La necessità di mantenere il regime di non proliferazione non è contestata da nessuno, ma quasi tutti hanno altri obiettivi e priorità.
Il 2017 ha definitivamente dimostrato la fine dei vecchi schemi, il cambio dei modelli di direzione, considerati degli assiomi negli ultimi trent’anni. All’avanguardia gli Stati Uniti, la cui svolta “verso i propri affari” non è iniziata con Trump, ma è diventata chiara e netta. Gli USA non rifiutano il primo posto, ma non rivendicano più la “posizione di leader globale”. Questo influenza tutti gli altri e apre possibilità ad altri attori, immergendoli però nel disordine. Per alcuni, il dominio degli Stati Uniti è diventato naturale e punto di partenza per adattare la propria condotta, e non sono sicuri di cosa fare quando la forza predominante volta le spalle. In questo contesto, la strategia della Corea democratica, da sempre autarchica, preferendo affidarsi alle proprie forze, è più adatta alle nuove condizioni. Un risultato inaspettato.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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‘Little Rocket Man’ vince il round

Patrick J. Buchanan, The American Conservative 12 gennaio 2018Dopo un anno in cui ha testato bomba all’idrogeno ed ICBM, minacciato di distruggere gli Stati Uniti e definito il presidente Trump “presuntuoso”, Kim Jong Un, su grazioso invito del presidente della Corea del Sud, invierà una squadra di pattinaggio alle “Olimpiadi della pace”. Un anno impressionante per Little Rocket Man. La crisi nucleare più grave da quando Nikita Khrusciov pose i missili a Cuba sembra essersi calmata. Notizie gradite, anche se lo scontro con Pyongyang è stato probabilmente solo rinviato. Tuttavia, ci è data l’opportunità di rivalutare il trattato dei 65 anni di guerra fredda che ci obbliga ad andare in guerra se il Nord attacca Seoul, che oggi ci ha portato sull’orlo della guerra. Il 2017 ha dimostrato che dobbiamo rivalutarlo; il potenziale costo nel portare avanti il nostro impegno cresce esponenzialmente. Due decenni prima, una guerra nella penisola coreana, data la massiccia artiglieria a settentrione della DMZ, avrebbe significato migliaia di morti per gli Stati Uniti. Oggi, col crescente arsenale nucleare di Pyongyang, le città statunitensi potrebbero subire attacchi tipo Hiroshima, se scoppiasse la guerra. Quale vitale interesse degli Stati Uniti c’è nella penisola coreana da giustificare l’accettazione perpetua di tale rischio per la nostra patria? Ci viene detto che la diplomazia di Kim è volta a dividere la Corea del Sud dagli statunitensi. E questo è innegabilmente vero. Il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, è in primo luogo responsabile verso il suo popolo, che per metà si trova nella gittata dell’artiglieria sulla DMZ. In una nuova guerra coreana, il suo Paese ne soffrirebbe di più. E benché apprezzi sicuramente l’impegno degli Stati Uniti nel combattere il Nord per conto del suo Paese, quale polizza assicurativa, Moon non vuole una seconda guerra coreana, e non vuole che il presidente Trump decida che ci sia. Comprensibilmente, vuole mette prima la Corea del Sud. Eppure, giustamente attribuisce a Trump il merito di portare i nordcoreani ai negoziati: “Do al presidente Trump l’enorme merito ad aver avanzato i colloqui inter-coreani, e vorrei ringraziarlo di questo”. Ma di nuovo, quali sono gli interessi statunitensi per cui dovremmo far correre il rischio di attacchi nucleari a decine di migliaia di truppe statunitensi in Corea e nelle basi in Asia, e persino alle nostre grandi città, in una guerra che altrimenti sarebbe limitata alla penisola coreana? La Cina confina con il Nord, ma non è vincolata a un trattato per combattere per conto del Nord. Anche la Russia confina con la Corea democratica e, come la Cina, fu indispensabile a salvare il Nord nella guerra del 1950-53. Ma la Russia non è impegnata da alcun trattato a combattere per il Nord. Perché, allora, gli statunitensi sono obbligati ad essere tra i primi a morire in una seconda guerra di Corea? Perché la difesa del Sud, con 40 volte l’economia e il doppio della popolazione del Nord, è un nostro dovere eterno?
L’impulso di Kim al deterrente nucleare è dettato da paura e calcolo. Il timore è che gli statunitensi che lo detestano facciano a lui, suoi regime e Paese, ciò che fecero a Sadam Husayn. Il calcolo è che ciò che gli statunitensi temono di più, l’unica cosa che li scoraggia, sono le armi nucleari. Una volta che la Russia sovietica e la Cina comunista acquisirono le armi nucleari, gli statunitensi non le attaccarono mai. Se riesce a puntare armi nucleari sulle truppe USA in Corea, le basi USA in Giappone, e le città degli Stati Uniti, ragiona Kim, gli statunitensi non gli lanceranno la guerra. Gli eventi recenti non gli hanno dato ragione? L’Iran non ha armi nucleari e certi statunitensi chiedono quotidianamente il “cambio di regime” a Teheran. Ma poiché Kim ha armi nucleari, gli statunitensi sembrano più ansiosi di colloquiare. La sua politica vince. Ciò che dice il suo arsenale nucleare è: come voi statunitensi avete messo a rischio di annientamento il mio regime e il mio Paese, metterò a rischio le vostre città. Se subiamo il vostro “fuoco e furia” nucleare, anche milioni di statunitensi lo subiranno. Il mondo intero guarda come finirà ciò. Per l’American Imperium, il nostro sistema di alleanze si regge su una promessa credibile: se attacchi qualcuno dei nostri alleati, sei in guerra con gli Stati Uniti. Dal Baltico al Mar Nero al Golfo Persico, dal Mar Cinese Meridionale alla Corea e al Giappone, costi e rischi legati al mantenimento dell’Imperium crescono. Con tutte queste promesse, garantendo la guerra per conto di altre nazioni, ci finiremo inevitabilmente. E questa generazione di statunitensi, ignari di ciò che i suoi nonni dovettero fare, si chiederà, come ha fatto in Iraq e Afghanistan: che ci facciamo dall’altra parte del mondo? “America First” è più di uno slogan.L’ultimo libro di Patrick J. Buchanan è Nixon’s White House Wars: The Battles That Made and Broke President and Divided America Forever.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Avvio dei colloqui in Corea – Potenza della diplomazia

SCF 12.01.2018Evitando l’orlo della guerra, per fortuna, i due Stati coreani procedevano questa settimana a tenere colloqui di pace, la prima volta che i due avversari avevano negoziati formali in quasi due anni. L’assenza di colloqui, al contrario, ha visto aumentare le tensioni soprattutto nell’ultimo anno, al punto che una guerra rischiava di scoppiare. Russia e Cina da parecchi mesi deploravano seriamente tale vuoto nella diplomazia. Mosca e Pechino hanno costantemente invitato tutte le parti a dialogare per risolvere il conflitto, basandosi sui principi dell’impegno nei mezzi pacifici, rispetto reciproco e senza precondizioni a qualsiasi dialogo. Un altro fattore chiave dell’avvio ai colloqui è stato il congelamento delle attività militari. Ancora una volta, tale sospensione delle azioni militari fu sollecitata da Russia e Cina. Quando la Corea del Sud ha prevalso sull’alleato statunitense nel posticipare le esercitazioni militari all’inizio di quest’anno, Pyongyang ricambiava rapidamente avviando il dialogo con una delegazione di Seoul nel villaggio di pace di Panmunjom, vicino la DMZ. Il Nord ha sempre protestato contro le manovre militari guidate dagli Stati Uniti nella penisola coreana, equiparandole ad un atto di guerra, impedendo così qualsiasi apertura. Finora, la Corea democratica si è astenuta dal condurre test nucleari o missilistici. L’anno scorso, una serie di test creò tensioni nella regione e nel mondo. L’amministrazione Trump aveva ripetutamente minacciato l’attacco preventivo sulla Corea democratica, accusandola d’intimidirne gli alleati nella regione. La Corea democratica, a sua volta, affermava che le forze statunitensi erano una minaccia alla sicurezza. Anche la retorica infuocata tra Trump e Kim Jong-un accumulava il circolo vizioso delle tensioni. I progressi fatti nei colloqui di questa settimana sono stati impressionanti. Inizialmente, l’incontro si svolse per discutere della partecipazione della Corea democratica alle Olimpiadi invernali che si terranno in Corea del Sud il prossimo mese. Il Nord ha debitamente accettato l’invito a parteciparvi, attenuando così i timori sulla sicurezza dei Giochi. Inoltre, inaspettatamente, le due parti decidevano quindi di tenere discussioni militari bilaterali per esplorare i modi per comporre l’antagonismo sulla penisola. Uno sviluppo molto incoraggiante che va consolidato con futuri colloqui. Significativamente, gli Stati Uniti si univano a Cina e Russia nel raccomandare l’iniziativa coreana. Il presidente Trump sosteneva l’omologo della Corea del Sud Moon Jae-in nell’impegno col Nord. Trump ha anche detto di esser pronto a un dialogo faccia a faccia con Kim Jong-un, “se le condizioni saranno quelle giuste”.
Kim Jong-un ha il merito di aver esteso un ramo d’ulivo alla Corea del Sud nel discorso di Capodanno. Anche Moon Jae-in, merita credito per aver ricambiato e concesso la sospensione delle esercitazioni militari. Il presidente Trump ha sorprendentemente tenuto il consiglio prudente di astenersi da osservazioni sconsiderate permettendo alle due Coree d’impegnarsi senza polemiche. Questo è esattamente il tipo di diplomazia che Russia e Cina sostengono. I progressi compiuti questa settimana, e si spera nel prossimo futuro, mostrano che la diplomazia può funzionare. L’alternativa sono tensioni, incomprensioni e conflitti catastrofici. Prudentemente, tuttavia, molti commenti dei media statunitensi hanno espresso un cinico punto di vista secondo cui la Corea democratica cerca di spingere un cuneo tra Washington e Corea del Sud, o che Pyongyang semplicemente gioca col tempo per sviluppare ulteriormente le armi nucleari. Tale cinismo è deplorevole e controproducente. Si corre il rischio di mettere a repentaglio l’impegno pacifico spingendo Washington ad intromettersi nei colloqui facendo richieste inaccettabili alla Corea democratica. Una di tali richieste è l’insistenza che la Corea democratica debba porre fine al programma nucleare quale condizione per il dialogo. Pyongyang ha categoricamente affermato che non rinuncerà unilateralmente al programma nucleare. Quindi, se Washington persegue tale corso emettendo ultimatum e trattando la Corea democratica come “Stato canaglia”, la via diplomatica diverrà un vicolo cieco. Washington deve mostrare modestia e saggezza nell’adempiere alle proprie responsabilità nel lungo conflitto coreano. Come l’ex-presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter consigliava, Washington deve firmare un trattato di pace formale con la Corea democratica segnando la fine della guerra di Corea (1950-53). La Corea democratica deve avere garanzie sulla sicurezza.
Se i colloqui ripresi questa settimana saranno sviluppati con buona volontà, rispetto reciproco e impegno per la pace, allora c’è motivo di ottimismo. In effetti, la diplomazia può funzionare. Questa è la lezione chiave di questa settimana. Ora diamo una possibilità alla pace.

Si sono tenuti colloqui inter-coreani di alto livello
KCNA 

I colloqui inter-coreani di alto livello si sono tenuti il 9 gennaio nella “casa della pace” nella parte sud di Panmunjom, tra grandi aspettative e interessi di tutti i connazionali e i cittadini nazionali ed esteri. Presenti erano una delegazione del nord guidata da Ri Son Gwon, presidente del Comitato per la Riunificazione pacifica del Paese della Corea del Nord, e una delegazione del sud col ministro dell’Unificazione Jo Myong Gyun come capo delegazione. Nei colloqui, le autorità del nord e del sud hanno discusso le questioni principali relative al successo delle XXIII Olimpiadi invernali nella Corea del Sud e al miglioramento delle relazioni inter-coreane, e adottato il seguente comunicato stampa congiunto.

Comunicato stampa congiunto di colloqui inter-coreani di alto livello
I colloqui inter-coreani di alto livello si sono tenuti a Panmunjom il 9 gennaio. Durante i colloqui, entrambe le parti hanno discusso sinceramente della partecipazione di una delegazione del nord alle XXIII Olimpiadi e Paralimpiadi invernali e al miglioramento delle relazioni inter-coreane in conformità col desiderio e le aspettative di tutti i coreani e hanno convenuto quanto segue:
Il nord e il sud hanno concordato di cooperare attivamente per garantire che le XXI Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali nella zona sud siano tenute con successo, fornendo l’occasione per migliorare il prestigio della nazione. A questo proposito il nord ha accettato di inviare una delegazione del Comitato olimpico nazionale, squadre sportive, un gruppo di allievi, una compagnia d’arte, un gruppo di dimostrazione del Taekwon-do e un corpo stampa insieme a una delegazione di alto livello alle Olimpiadi, e il sud ha accettato di fornire i supporto necessario. Le parti hanno concordato di aprire colloqui a livello operativo sull’invio dal Nord di una rappresentanza di preparazione e partecipazione ai Giochi olimpici invernali, e concordavano la definizione del programma di scambio dei documenti in futuro. Nord e sud hanno concordato sforzi concertati per allentare le tensioni militari, creare un ambiente pacifico nella penisola coreana e promuovere la riconciliazione e l’unità nazionale. Hanno condiviso il punto di vista che l’attuale tensione militare va risolta e perciò deciso di avere colloqui tra le autorità militari. Hanno deciso di promuovere la riconciliazione e l’unità nazionale rinvigorendo contatti e viaggi, e scambio e cooperazione in vari campi.
Nord e sud hanno accettato di rispettare le dichiarazioni e di risolvere tutti i problemi nelle relazioni intercoreane attraverso dialogo e negoziati sul principio della nostra stessa nazione. Perciò, entrambe le parti hanno convenuto di avere colloqui su ogni campo, insieme a colloqui ad alto livello tra nord e sud volti a migliorare le relazioni inter-coreane.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Crisi nordcoreana degli Stati Uniti e responsabilità del Giappone

Prof. Wada Haruki, Global Research 3 dicembre 20171. La crisi nord-coreana degli Stati Uniti si approfondisce
Nel novembre 2017, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump visitava l’Asia orientale. In Giappone, il Paese dove si fermava per primo, giocò a golf col Primo ministro giapponese Abe Shinzo, come se lui e Abe volessero mostrare che la visita non era altro che espressione di pacifica amicizia. parlarono della questione nordcoreana per “moltissimo tempo”. Il contenuto non ne fu divulgato. Nella conferenza stampa finale del summit, dopo che il primo ministro Abe dichiarò che lui e il presidente Trump “erano pienamente d’accordo sulle misure da adottare nell’analisi della situazione della Corea democratica“, disse: “Il Giappone sostiene costantemente la posizione del presidente Trump quando afferma che tutte le opzioni sono sul tavolo. Nei colloqui ho ancora una volta ribadito con forza che Giappone e Stati Uniti sono al 100% insieme“. Qual è l’obiettivo? Abe dichiarava di aver completamente accettato di “aumentare la pressione al massimo sulla Corea democratica con tutti i possibili mezzi” per far sì che abbandoni il programma nucleare. Nella RoK, il presidente Trump ha parlato all’Assemblea nazionale del popolo coreano, senza alcuna riserva o moderazione. In riferimento alla situazione nordcoreana, ha parlato di “Stato carcerario”, “gulag”, “Paese governato da un culto”, “regime brutale”, “Stato canaglia”. Ha avuto il coraggio di dire, “L’orrore della vita in Corea del Nord è così completo che i cittadini pagano tangenti ai funzionari governativi per farsi portare all’estero come schiavi. Preferirebbero essere schiavi che vivere in Corea del Nord“. Concluse che la Corea democratica è “un inferno che nessuno merita“. Chiamò il leader nordcoreano “tiranno” e “dittatore”. Dico al presidente Trump: “Come cittadino puoi accusare e denunciare il leader, il governo o il sistema nordcoreano come vuoi. Ma da presidente degli Stati Uniti, superpotenza militare, non dovrebbe parlare in questo modo. Noi giapponesi ricordiamo quando il presidente Bush, con veemenza, denunciò il regime di Sadam Husayn in TV alla vigilia dell’inizio della sua guerra all’Iraq”. Questo indirizzo di Trump non è solo una richiesta di resa. È peggio. Il presidente dice che desidera dal profondo del cuore che uno Stato così cattivo e immorale vada distrutto e che il suo popolo liberato. Nessun compromesso, nessuna negoziato. Ha detto: “Nonostante i crimini commesso contro Dio e l’uomo, daremo un futuro migliore. Iniziate con sospendere lo sviluppo di missili balistici e la completa, verificabile e totale denuclearizzazione“. Ciò significa che il leader nordcoreano dovrebbe arrendesi e capitolare incondizionatamente al presidente degli Stati Uniti. La crisi nordcoreana degli Stati Uniti si approfondisce. Massimizzare la pressione non porterà la Corea democratica ad arrendersi. Rafforzerà solo la crisi e l’inclinerà verso la fase militare. Osservatori della Corea democratica ed esperti di questa crisi hanno iniziato a parlare delle possibilità del governo USA di adottare misure militari contro la Corea democratica. Nel settembre 2017 un istituto inglese, il Royal United Services Institute, pubblicava un rapporto del vicedirettore generale Malcolm Chalmers, “Preparing for War in Korea“. Chalmers indicava due possibili modi con cui la guerra potrebbe iniziare.
Caso Uno. “La Corea democratica potrebbe colpire per prima se crede che gli Stati Uniti preparino l’attacco a sorpresa“.
Caso Due. “Un attacco degli Stati Uniti potrebbe essere innescato dalla Corea democratica per dimostrare nuove capacità, ad esempio attraverso test di missili arrivano vicino a Guam o California, il che potrebbe scatenare la decisione ‘ora o mai’ di Trump. Gli Stati Uniti potrebbero quindi lanciare un attacco preventivo contro la Corea democratica“.
Chalmers sottolineava che “dati i rischi di un attacco limitato, è probabile che l’attacco statunitense inizi su larga scala e si sviluppi rapidamente nell’attacco completo alle infrastrutture militari della Corea democratica“. Ora non c’è dubbio che affrontiamo il pericolo di una guerra degli Stati Uniti. Come possiamo impedirla? Dobbiamo tornare alle origini della crisi.

2. Le origini della crisi: il sistema di San Francisco
La crisi nord-coreana degli Stati Uniti è il risultato del conflitto Corea democratica-Stati Uniti. Le origini del conflitto si trovano nella guerra di Corea. (1) Nessuno dubita che le forze della Corea democratica abbiano superato il 38° il mattino del 25 giugno 1950. Questa guerra fu il tentativo di Kim Il Sung di unificare il Paese con le armi. La sua operazione fu approvata da Stalin e Mao Zedong, che fornirono armi e materiali militari. Ma il tentativo di Kim fu infine bloccato dalle forze armate statunitensi, chiamate forze delle Nazioni Unite. Successivamente, un altro tentativo di unificazione del Paese fu tentato da Syngman Ri con le forze delle Nazioni Unite. Ma il tentativo di Ri fu bloccato dalle forze comuniste cinesi. Poi la guerra civile coreana tra due stati coreani si trasformò in guerra sino-statunitense in Corea. Quando gli Stati Uniti entrarono in guerra per assistere la Corea del Sud, il Giappone era occupato da quattro divisioni dell’esercito statunitense sotto il comando del comandante supremo delle forze alleate (SCAP) Douglas McArthur. L’intero Giappone divenne automaticamente una base per le operazioni militari statunitensi in Corea. Durante la guerra, centinaia di bombardieri statunitensi B-29 da Yokota (vicino Tokyo) e Kadena (Okinawa) volarono incessantemente per bombardare eserciti, città, dighe e altre strutture della Corea democratica. Le Ferrovie, la Guardia Costiera e la Croce Rossa del Giappone collaborarono alla guerra degli Stati Uniti. I marinai giapponesi guidarono la 1a Divisione dei Marines nello sbarco ad Inchon, e dragamine della guardia costiera giapponese spianarono la strada alle forze statunitensi per lo sbarco a Wonsan. Il governo giapponese non decise di fornire questo sostegno in conformità a una propria politica. Piuttosto, era obbligato ad obbedire agli ordini dello SCAP incondizionatamente come Paese sconfitto e occupato. Il Giappone fornì basi militari vitali per le forze statunitensi nella guerra in Corea. Nella primavera 1951 fu chiaro che la guerra coreana sarebbe finita in parità. Il 10 luglio 1951 fu aperta a Kaesong la Conferenza dell’Armistizio. I negoziati furono difficili. La guerra continuò, mentre i negoziati per l’armistizio si aprirono. Due mesi dopo, una conferenza di pace col Giappone iniziò il 4 settembre 1951 a San Francisco. Quarantanove nazioni (incluso il Giappone) firmarono il Trattato di pace col Giappone l’8 settembre. Due ore dopo Yoshida e Dulles firmarono il Patto di sicurezza Stati Uniti-Giappone. Qui si formò un nuovo sistema nell’Asia orientale degli Stati Uniti. Possiamo chiamarlo Sistema San Francisco. (2) A rigor di termini, è il sistema della Guerra di Corea. Gli Stati Uniti erano decisi a continuarla per bloccare l’aggressione comunista. Sul lato nemico c’erano Unione Sovietica, Cina rossa, Corea democratica e Vietnam comunista. Dal lato alleato c’erano Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone, Taiwan, Filippine, Vietnam del Sud, Nuova Zelanda e Australia. Dato che gli Stati Uniti desideravano avere un Giappone indipendente come partner centrale dall’economia in ripresa, il Giappone fu risparmiato dal pagare le riparazioni. Ciò che era necessario dopo l’indipendenza era
1) il diritto di continuare a schierare le forze statunitensi in Giappone,
2) autorizzazione agli Stati Uniti di utilizzare il Giappone come base per operazioni militari in Estremo Oriente,
3) Permesso del Giappone alle Nazioni Unite di continuare a sostenere le forze ONU in Corea attraverso di esso.
Per confutare le possibili critiche che gli Stati Uniti avessero derogato alla sovranità giapponese, il Giappone fu sempre più incoraggiato ad assumersi la responsabilità della propria difesa. Gli Stati Uniti avrebbero dominato completamente Okinawa come base militare più importante della regione. L’anno successivo alla conclusione del Trattato di pace di San Francisco, il governo Yoshida cambiò la riserva della polizia di sicurezza in Forza di sicurezza nazionale (Hoantai ) e creò la forza di sicurezza marittima. Il 27 luglio 1953 la guerra di Corea terminò in un armistizio vicino al 38° parallelo quasi nello stesso punto in cui la Corea fu divisa nel 1945. La penisola coreana si stabilizzò in stallo tra nemici. L’armistizio interruppe la guerra, ma le ostilità persistettero senza la valvola di sicurezza della distensione della Guerra Fredda. Cina e Corea democratica rimasero fuori dal sistema di San Francisco. In Giappone, dopo la tregua della guerra di Corea, le Forze di autodifesa (terrestri, marittime e aeree) furono create nel 1954. Ma l’articolo 9 della Costituzione non fu rivisto. Il Senato adottato all’unanimità la risoluzione che proibiva alle forze di autodifesa di recarsi all’estero in caso di guerra. Così il Giappone rimase un peculiare “Stato pacifista” sotto l’ombrello della sicurezza statunitense del sistema di San Francisco. Nella penisola coreana, l’armata volontaria cinese e le forze armate statunitensi rimasero, una per difendere la RPDC e l’altra la RoK. Nel 1958 l’esercito cinese si ritirò totalmente dalla Corea democratica e nel 1961 la Corea democratica concluse trattati di amicizia, cooperazione e assistenza reciproca con Unione Sovietica e Cina. Il trattato con l’Unione Sovietica diede alla Corea democratica l’ombrello nucleare, così che potesse sentirsi sicura di fronte al sistema di San Francisco.
Il sistema di San Francisco permise agli Stati Uniti di condurre la guerra contro i comunisti vietnamiti dal 1965. La RoK raggiunse gli Stati Uniti in questa guerra. Il Giappone appoggiava la RoK col Trattato del 1965 e forni basi, materiali militari e strutture “ReR” (riposo e ricreazione) per le forze armate statunitensi. Nel gennaio 1968, la Corea democratica, cercando di creare un secondo fronte nella penisola coreana, inviò un’unità partigiana ad uccidere il presidente della RoK Park Chung Hi, invano. Mentre questo tentativo avventuroso fallì miseramente, Kim Il Sung abbandonò questa politica l’anno seguente. Il sistema di San Francisco non poteva assicurare agli Stati Uniti nemmeno il pareggio nella guerra del Vietnam. Per evitare di dare l’impressione di una miserabile sconfitta, il governo statunitense trovò una via d’uscita con la Cina. Nixon visitò Pechino nel febbraio 1972 per riconciliare Cina e Stati Uniti. Ciò portò al grande cambiamento al sistema di San Francisco. Negli anni ’70 la posizione internazionale della Cina cambiò drasticamente. La guerra di Corea fu combattuta tra le forze della Cina e della Corea democratica e le forze delle Nazioni Unite. Quest’ultimo campo comprendeva 16 Paesi: Stati Uniti, RoK, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Filippine, Thailandia, Francia, Grecia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Turchia, Etiopia e Colombia. Negli anni ’70 la Cina aprì le relazioni diplomatiche con quindici summenzionati Paesi, ad eccezione della sola RoK. Per la Cina, la guerra sino-statunitense terminò completamente e la guerra coreana finì. La RPDC voleva seguire la via cinese, ma era chiusa. Tredici dei 16 Paesi del campo delle Nazioni Unite aprirono le relazioni diplomatiche con la Corea democratica negli anni ’70 e ’80. Ma Stati Uniti, RoK e la Francia rimasero fuori da questo processo. Tra Sud e Nord ci furono alcuni cambiamenti, ma tra Stati Uniti e Corea democratica noi. Fondamentalmente, il confronto militare continua.3. L’inizio del nuovo conflitto: le due opzioni della Corea del Nord e gli Stati Uniti
Alla fine degli anni ’80 un grande cambiamento nella storia del mondo iniziò con la riconciliazione tra Stati Uniti e Unione Sovietica e le rivoluzioni dell’Europa orientale. Nell’autunno 1989 i governi comunisti di questa regione furono rovesciati. Quindi il governo sovietico cambiò radicalmente sistema politico e politica, e aprì relazioni diplomatiche con la RoK. I presidenti Gorbaciov e Roh Tae-wu s’incontrarono a San Francisco il 4 giugno 1990 per concordare l’apertura delle relazioni diplomatiche. I nordcoreani si sentivano in difficoltà. Il 2 settembre 1990 il ministro degli Esteri sovietico Shevarnadze visitò la Corea democratica per informarla della decisione del suo governo. Il Ministro degli Esteri della RPDC Kim Yong-nam gli lesse un memorandum. “Se l’Unione Sovietica stabilirà “relazioni diplomatiche” con la Corea del Sud, il trattato di alleanza RPDC-URSS sarà nominale. Se è così, siamo obbligati a prendere provvedimenti per procurarci da soli le armi che erano state finora fornite dall’alleanza“. (3) Ciò significava che una volta ritirato l’ombrello nucleare sovietico, la Corea democratica avrebbe dovuto disporre di proprie armi nucleari. Il 24 settembre 1990, una delegazione di partiti di governo ed opposizione giapponesi guidati da Kanemaru Shin e Tanabe Makoto visitò la Corea democratica. Kanemaru, ex-viceprimo ministro, parlò a Pyongyang, offrendo scuse profonde per “il dolore insopportabile e il danno causato dalle azioni del Giappone al popolo coreano“. Kim Il Sung espresse disponibilità ad avviare negoziati per la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi. Il 28 settembre è stata firmata una dichiarazione congiunta di tre parti, promettendo negoziati per la normalizzazione. In questa cruciale svolta storica, nella situazione disperata, i leader nordcoreani decisero di adottare due opzioni politiche per ottenere le armi nucleari e normalizzare le relazioni col Giappone. Gli Stati Uniti respinsero con veemenza il programma nucleare e non approvarono la normalizzazione del Giappone nelle relazioni con una Corea democratica con un programma nucleare. Pertanto, nel mondo che cambiava dopo la fine della Guerra Fredda, un nuovo conflitto iniziò tra Corea democratica e Stati Uniti sulla base delle opzioni della Corea democratica. I negoziati per la normalizzazione tra Corea democratica e Giappone, aperti nel gennaio del 1991, continuarono regolarmente fino al maggio 1992, quando si tenne il settimo round dei negoziati, ma nel successivo, l’ottavo del novembre 1992, il rappresentante della Corea democratica dichiarò i negoziati sospesi. La ragione principale della rottura fu che il rappresentante giapponese, su consiglio di Washington, chiese di chiarire i dubbi nucleari quale prerequisito per la normalizzazione. La seconda ragione fu che il rappresentante giapponese insisteva sul fatto che Taguchi Yaeko (Li Eun Hye) fosse vittima di un rapimento dei nordcoreani. Taguchi, o Li, era una donna rapita in Giappone che si dice fosse stata l’insegnante di Kim Hyon Hui, autore dell’attentato alla Korean Airlines del 1987. (4) Il governo degli Stati Uniti era molto sensibile al programma nucleare della Corea democratica a cui impose l’accettazione dell’ispezione dell’AIEA. Nella primavera 1993, i disaccordi tra Stati Uniti e Corea democratica si acutizzarono e nell’estate 1994 i due Paesi giunsero sull’orlo della guerra per il programma nucleare della Corea democratica. Fu la prima crisi bellica tra Stati Uniti e Corea del Nord. Questa crisi fu superata dalla visita dell’ex-presidente Carter e dai suoi colloqui con Kim Il Sung. Nell’ottobre 1994 fu concluso un accordo di congelamento nucleare. La seconda metà degli anni ’90 fu un periodo di difficoltà economica per la Corea democratica e della costruzione dei reattori ad acqua leggera sotto la guida del KEDO. Ma la costruzione non fu conclusa e non è chiaro di chi sia la colpa.
Nel giugno 2000, il presidente della RoK Kim Dae Jung visitò Pyongyang e incontrò Kim Jong Il. E nell’ottobre 2000 il numero due della DPRK, Cho Myong Rok, visitò Washington e incontrò il presidente Clinton. Era un momento di grande speranza, ma non durò a lungo. Alla fine dell’anno George Bush vinse le elezioni presidenziali. Nel settembre 2001 gli attacchi terroristici a New York e Washington cambiarono radicalmente l’atmosfera negli Stati Uniti e all’inizio del 2002 il presidente Bush definì Iraq, Iran e Corea democratica “asse del Male” ed espresso la determinazione a combatterlo. Sebbene il vento cambiasse, il Primo ministro giapponese Koizumi visitò Pyongyang il 17 settembre 2002 ed incontrò il Presidente Kim Jong Il . Questo fu il risultato di negoziati segreti di un anno con un emissario nord-coreano. Kim ammesso e si scuso del rapimento di un gruppo di civili giapponesi. Kim e Koizumi firmarono la Dichiarazione di Pyongyang coll’intenzione di procedere verso la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi. In questo documento, il Giappone si scusò per i danni e le sofferenze causate dal dominio coloniale giapponese al popolo coreano e promise cooperazione economica dopo l’instaurazione di relazioni diplomatiche. Inizialmente la diplomazia di Koizumi e le mosse per normalizzare le relazioni con la Corea democratica suscitarono una risposta pubblica positiva in Giappone. Ma i leader del movimento nazionale dei rapiti giapponesi accusarono i diplomatici di non aver verificato le informazioni sui cosiddetti “rapiti morti” e organizzarono una campagna contro l’instaurazione delle relazioni diplomatiche con la Corea democratica senza una soluzione completa del problema dei rapimenti. Sato Katsumi, presidente di tale movimento, parlò al comitato della dieta il 10 dicembre 2002, dicendo che il regime di Kim Jong Il era un regime militare fascista che va rovesciato il più rapidamente possibile. (5) Il governo degli Stati Uniti, che non fu consultato dal governo Koizumi, intervenne nei negoziati. James A. Kelly, sottosegretario di Stato per gli affari dell’Asia orientale e del Pacifico, visitò la Corea democratica ad ottobre e tornò per dire al governo giapponese che la Corea democratica avviava il programma di arricchimento dell’uranio. Ciò comportò forti pressioni sul governo Koizumi per rallentare i negoziati della normalizzazione. I rappresentanti di entrambi i Paesi s’incontrarono solo ad ottobre, ma in quell’occasione non poterono nemmeno decidere quando si sarebbero rincontrati. Nel marzo 2003, il presidente Bush iniziò la guerra all’Iraq. La Corea democratica era terrorizzata. Nell’agosto 2003 a Pechino si aprirono i colloqui a sei sul programma nucleare nordcoreano. Iniziò una discussione difficile. Il 22 maggio 2004 il Primo ministro Koizumi visitò Pyongyang e incontrò ancora una volta Kim Jong Il. Koizumi, lasciando Tokyo, dichiarò di essere deciso a “normalizzare le nostre relazioni anormali, a trasformare le relazioni antagoniste in amichevoli e relazioni ostili in cooperazione“. Le parole di Kim furono registrate dal Ministero degli Esteri giapponese e in parte diffuse da un programma televisivo. (6) Kim Jong Il disse a Koizumi, “Oggi vorrei dirvi, signor Primo Ministro, che è inutile avere armi nucleari. Ma gli statunitensi sono abbastanza arroganti da dire di aver messo sul tavolo le loro armi per un attacco preventivo contro di noi. Questo ci ha piuttosto sconvolti. Nessuno può tacere se minacciato da qualcuno con un bastone. Abbiamo concluso che avere armi nucleari è un bene che assicura il diritto all’esistenza. Se la nostra esistenza è assicurata, le armi nucleari non saranno più necessarie. Gli statunitensi, dimenticando ciò che hanno fatto, chiedono che abbandoniamo le armi nucleari. Non ha senso. Il completo abbandono delle armi nucleari può essere richiesto solo a uno Stato nemico che ha capitolato. Non siamo un popolo che ha capitolato. Gli statunitensi vogliono che ci disarmiamo incondizionatamente, come l’Iraq. Non obbediremo a una simile richiesta. Se gli USA ci attaccheranno con armi nucleari, non dovremmo rimanere fermi, senza fare nulla, perché se lo facessimo, il destino dell’Iraq ci attenderebbe“. D’altra parte, Kim Jong Il espresse disponibilità al dialogo cogli Stati Uniti. Disse a Koizumi, “Vogliamo cantare un duetto cogli statunitensi coi colloqui a sei. Vogliamo cantare canzoni cogli statunitensi finché le nostre voci non diventano rauche. Vi chiediamo, governi dei Paesi circostanti, di fornire l’orchestra. Un buon accompagnamento rende al meglio un duetto“. Queste parole presumibilmente furono trasmesse al governo degli Stati Uniti, ma adottò un atteggiamento severo. Anche questa volta, il governo Koizumi non riuscì ad andare avanti. Nel settembre 2005 si svolse a Pechino la quarta serie dei colloqui a sei. Questo round stilò il documento più impressionante sulla cooperazione. Secondo i suoi termini, la Corea democratica avrebbe abbandonato l’intero programma nucleare. E gli Stati Uniti s’impegnavano a non attaccare la Corea democratica e ad avanzare verso la normalizzazione delle relazioni. Ma l’atmosfera promettente svanì immediatamente, quando il Tesoro degli Stati Uniti impose sanzioni alla RDPC per presunto riciclaggio di denaro e altri reati. L’ultima possibilità fu scacciata. Nell’ottobre 2005 Koizumi nominò Abe Shinzo suo capo segretario di gabinetto, nominandolo difatti successore nel governo e nel partito al governo. Il 5 luglio 2006 la Corea democratica lanciò un missile Taepodong sopra il Giappone. Abe prese l’iniziativa d’imporre severe sanzioni alla Corea democratica. A settembre Abe, ora Presidente del Partito Liberaldemocratico e Primo ministro del Giappone, dichiarò nel suo primo discorso politico alla Dieta del 29 settembre 2006: “Non ci può essere normalizzazione nelle relazioni tra Giappone e Corea democratica a meno che la questione dei rapimenti non sia risolta. Per avanzare misure globali riguardanti la questione dei rapimenti, ho deciso d’istituire il “Quartier generale sul tema del rapimento” presieduto da me stesso… Con la politica del dialogo e della pressione, continuerò a chiedere con forza il ritorno di tutti i rapiti supponendo siano tutti ancora vivi. Riguardo alle questioni nucleari e missilistiche, cercherò una soluzione coi colloqui a sei, garantendo allo stesso tempo stretto coordinamento tra Giappone e Stati Uniti“. Con la formulazione di questo nuovo principio nell’affrontare la questione dei rapimenti, Abe chiuse completamente i negoziati per la normalizzazione con la Corea democratica. Questo passaggio si credeva adattarsi bene alla politica del governo degli Stati Uniti.
Il 9 ottobre 2006 la Corea democratica effettuò il suo primo test nucleare. Il governo Abe impose una seconda serie di sanzioni alla Corea democratica, vietando a qualsiasi nave nordcoreana di entrare nei porti del Giappone e vietando l’importazione di qualsiasi merce nordcoreana. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU condannò il test della Corea democratica nella risoluzione 1718. D’altra parte, l’amministrazione Bush fu scioccata dal test nucleare nordcoreano e cercò d’invitare la Corea democratica a cambiare politica. L’11 ottobre 2008 l’amministrazione Bush tolse la RPDC dalla lista degli Stati terroristi. La RPDC chiuse le strutture di Yongbyong. Ma questo non produsse una vera svolta nelle relazioni. Nel gennaio 2009 il presidente Obama entrò alla Casa Bianca. Il 13 febbraio Hillary Clinton, segretaria di Stato, disse alla Società Asia che gli Stati Uniti si sarebbero mossi per normalizzare le relazioni con la Corea democratica e concludere un trattato di pace, se la Corea democratica abbandonava il programma nucleare in forma completa e verificabile. Questa preparava un lungo capitolo della crisi nordcoreana degli Stati Uniti. Il 25 maggio 2009 la Corea democratica condusse il secondo test nucleare. Il 12 giugno, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adottò all’unanimità la risoluzione 1874. Il governo giapponese adottò nuove sanzioni, vietando l’esportazione di merci giapponesi verso la Corea democratica. Il commercio tra i due Paesi fu completamente interrotto. Il 17 dicembre 2011, Kim Jong Il morì. Il successore fu suo figlio Kim Jong Un, 28enne. Senza abilità speciali o risultati speciali, avrebbe dominato questo Paese difficile, sostenuto dal sistema dello Stato di Partito. Nei primi due anni del suo governo, Kim Jong Un rafforzò il potere eliminando due consiglieri nominati dal padre e sostituendo i vecchi leader del partito e dell’esercito con uomini di una generazione più giovane. Cercò di crearsi la reputazione di amato dal popolo costruendo molte strutture come ospedali, parchi ricreativi e una pista da sci. Dopo tale preparazione, lavorò su diplomazia e affari militari, lasciando il compito delle riforme economiche al Primo Ministro e al suo governo. Ma nel 2012-2013 incontrò solo un giapponese e uno statunitense, il cuoco di Kim Jong Il Fujimoto Kenji e l’ex-star dell’NBA Dennis Rodman. Doveva concentrare l’attenzione sul programma nucleare e sui missili balistici. Questo è stato il suo fedele adempimento al testamento del compianto leader Kim Jong Il.4. Inizia la crisi nord-coreana degli Stati Uniti
Quando è iniziata davvero la crisi nordcoreana degli Stati Uniti? Direi con il quarto test nucleari della Corea democratica del 6 gennaio 2016. Il governo nordcoreano annunciò che si trattava di una bomba all’idrogeno. Il 7 febbraio la Corea democratica lanciò il satellite Kangmyongsung-4. Questi eventi scioccarono Stati Uniti, RoK, Giappone e Cina. La RoK decise di chiudere il complesso industriale di Kaesong. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU adottò all’unanimità la risoluzione delle sanzioni del 2 marzo. L’esercitazione militare USA-RoK Key Resolve iniziò il 7 marzo. A marzo, in Corea democratica furono testati continuamente missili a corto raggio e il 23 aprile fu effettuato il testa di un Submarin Launched Ballistic Missile (SLBM). Il 22 giugno la Corea democratica lanciò due missili a medio raggio Musudang e il giorno successivo un missile a lungo raggio Hwasong-10. I test di vari missili sono continuarono a luglio. Il 24 agosto la Corea democratica lanciò un SLBM e il 5 settembre tre missili nella ZEE giapponese. Poi si ebbe il quinto test nucleare il 9 settembre. Il ritmo elevato dei test era sorprendente. Questa tendenza non cambiò nel 2017. Il 12 febbraio la Corea democratica lanciò un missile Pukguksung-2 sul Mar del Giappone. Il 6 marzo, lanciò quattro missili balistici di cui tre caduti nella Zona economica esclusiva giapponese (ZEE). L’agenzia di stampa nordcoreana annunciò che furono lanciati “dal distaccamento di artiglieria che avrebbe attaccato le basi statunitensi in Giappone se si fosse verificata una situazione imprevista“. Il 14 maggio la Corea democratica lanciò un missile Hwasong-12, che dovrebbe volare per 4000 km. Il 4 luglio la Corea democratica testò l’Hwasong-14, il primo ICBM nordcoreano, che dovrebbe volare per 6000-9000 km raggiungendo Alaska, Hawaii e forse Seattle. E il 28 luglio la Corea democratica testò un altro ICBM, che dovrebbe volare per 14000 km, raggiungendo New York. Il governo degli Stati Uniti era seriamente spaventato. Nonostante la presenza della portaerei nucleare statunitense Carl Vinson nei mari dell’Asia orientale da aprile, i progressi della Corea democratica non potevano essere fermati. Ora so arriva alla vera crisi nordcoreana degli Stati Uniti. La crisi di oggi può essere chiaramente vista nel discorso del presidente Trump all’Assemblea nazionale della RoK.

5. Possibilità e responsabilità del Giappone
Come possiamo uscire da questa crisi? Senza dubbio, Stati Uniti e Corea democratica dovrebbero dialogare. Si dice che il governo degli Stati Uniti abbia contatti segreti o negoziati preliminari con la Corea democratica, ma il presidente Trump e il primo ministro Abe rafforzano la pressione nei suoi confronti, chiedendo di abbandonare tutti i programmi nucleari e missilistici in modo completo, verificabile e irreversibile. I funzionari nordcoreani dicono che non sarà possibile negoziare fin quando gli Stati Uniti non riconosceranno il possesso di armi nucleari della Corea democratica. La Cina propone il doppio congelamento dei programmi nucleari e missilistici della Corea democratica e delle esercitazioni militari congiunte annuali USA-RoK. La Corea democratica aveva proposto una simile idea agli Stati Uniti il 9 gennaio 2015. Ma ora non sembra trovare l’idea così attraente. Vuole di più. Vuole un cambiamento positivo dell’atteggiamento degli Stati Uniti. Qui propongo una via giapponese, perché il Giappone normalizzi incondizionatamente le relazioni con la Corea democratica. Ciò implica il riconoscimento incondizionato da parte del governo statunitense della normalizzazione delle relazioni tra Giappone e Corea democratica. Se questo passaggio è complementare alla proposta cinese di doppio congelamento, potrebbe verificarsi un cambiamento reale nella situazione sulla Corea democratica. Pensando concretamente alla normalizzazione delle relazioni Giappone-RPDC, vi è un buon modello. È “l’incondizionata instaurazione di relazioni diplomatiche con Cuba” da parte del presidente Obama. “Obama superò vari ostacoli e è riuscito a normalizzare le relazioni col vicino. Seguendone l’esempio, noi giapponesi possiamo passare all'”instaurazione incondizionata delle relazioni diplomatiche con la Corea democratica“. Ma naturalmente l’astensione della Corea democratica da ogni ulteriore esplosione nucleare per un certo periodo dall’instaurazione di relazioni diplomatiche è una premessa naturale, per non dire precondizione. Il modello di normalizzazione di Obama degli Stati Uniti con Cuba procedette per fasi, in primo luogo, l’apertura delle relazioni diplomatiche e la creazione di ambasciate, in seguito, negoziati reali e progressivo annullamento delle sanzioni economiche. C’è la dichiarazione di Pyongyang tra Giappone e Corea democratica, firmata nel 2002 dal Primo ministro Koizumi e dal Presidente Kim Jong Il. Seguendo il modello di Obama, Giappone e Corea democratica potrebbero rilasciare una dichiarazione congiunta che riafferma la dichiarazione di Pyongyang e stabilisce relazioni diplomatiche, almeno inizialmente lasciando sostanzialmente la situazione attuale. Ciò significa che la Corea democratica continuerà a possedere armi nucleari e mantenere la posizione base sulla questione dei rapimenti, e che il Giappone manterrà le proprie sanzioni nei confronti della Corea democratica e le basi statunitensi nel Giappone continentale e a Okinawa. In tal modo i due Paesi aprirebbero le ambasciate a Pyongyang e Tokyo e avvierebbero immediatamente negoziati. I negoziati procederebbero su tre tavoli.
Il primo dovrebbe essere sulla cooperazione economica. Un passo promesso nella Dichiarazione di Pyongyang come un segno di scuse per i “tremendi danno e sofferenze” causato dal Giappone “al popolo della Corea col dominio coloniale”. Dovrebbe essere elaborato un programma decennale di cooperazione economica, compreso un accordo sull’attuazione del progetto ciascun anno.
Il secondo riguarderebbe i negoziati relativi al programma nucleare e missilistico balistico della Corea democratica. Il Giappone dovrebbe trasmettere alla Corea democratica la grave preoccupazione per le esplosioni nucleari sotterranee della Corea democratica e chiedere di fermarsi. Il Giappone dovrebbe anche chiedere alla Corea democratica d’informare su quando e dove pianifica i test missilistico. Inoltre il Giappone dovrebbe chiedere alla Corea democratica di non attaccare le basi militari statunitensi in Giappone. Quindi la Corea democratica potrebbe dire che le forze statunitensi potrebbero attaccare la Corea democratica dalle basi in Giappone. La Corea democratica potrebbe chiedere al Giappone di ottenere la dichiarazione ufficiale dal governo degli Stati Uniti secondo cui le forze statunitensi non attaccheranno mai la Corea democratica dalle loro basi in Giappone. Tali negoziati sarebbero molto significativi e importanti.
Il terzo sarebbe sui negoziati riguardanti la questione dei rapimenti. Questi negoziati potrebbero iniziare dal punto in cui la Corea democratica disse che otto rapiti, tra cui Yokota Megumi, erano morti. Il Giappone potrebbe sottolineare che le spiegazioni della Corea democratica sulle circostanze della loro morte non siano convincenti e potrebbero richiedere ulteriori spiegazioni e indagini congiunte. La Corea democratica potrebbe nascondere alcuni giapponesi rapiti ancora vivi, ad esempio Taguchi Yaeko, insegnante di Kim Hyon-hui che fece esplodere un aereo KAL nel 1987. Per salvare una vittima, è necessario continuare la trattativa finché possibile, aspettando che la situazione della Corea democratica cambi.
Con l’instaurazione di relazioni diplomatiche con la Corea democratica, il governo giapponese potrebbe adottare misure per le donne comfort della Corea democratica, in seguito all’accordo Giappone-RoK del 2015. Anche il governo giapponese potrebbe rilasciare certificati all’hibakusha in Corea democratica all’esame dell’ambasciata e iniziare a pagarne l’assistenza regolare. Alcune restrizioni riguardanti importazione ed esportazione di merci tra Giappone e RPDC potrebbero essere revocate e le restrizioni relative alle visite di navi e voli charter potrebbero essere lentamente allentate. Scambi culturali e gli aiuti umanitari potrebbero essere immediatamente aperti. I concerti dell”orchestra filarmonica della NHK a Pyongyang e le esposizioni delle sofferenze delle persone colpite dalle bombe atomiche statunitensi a Hiroshima e Nagasaki sono particolarmente raccomandate. Se la proposta cinese e giapponese lungo queste linee sono presentate alla Corea democratica, la crisi nord-coreana degli Stati Uniti potrebbe essere allentata. È responsabilità del Giappone impegnarsi al massimo per impedire la guerra USA-Corea democratica.Questo documento è stato presentato alla conferenza su “Impegno civico e politica statale per la pace nel nord-est asiatico: oltre il sistema di San Francisco”, tenutasi il 1° dicembre 2017 al Perry World House, University of Pennsylvania. Testo inglese dell’autore, leggermente modificato per la rivista Asia-Pacifico.
Wada Haruki è professore emerito dell’Istituto di scienze sociali, Università di Tokyo e specialista su Russia, Corea e Guerra di Corea.

Note
1. Wada Haruki, The Korean War: An International History, Rowman & Littlefield, 2014
2. Ci sono diversi concetti del sistema di San Francisco. La mia idea è stata descritta nell’articolo Haruki Wada, “Eredità storiche e integrazione regionale”, Il sistema di San Francisco e sue eredità, a cura di Kimie Hara, Routledge, 2015, pp. 252-263.
3. Asahi Shimbun, 1 gennaio 1991.
4. Takasaki Soji, Kensho Nittyokosho (rivisitazione dei negoziati Giappone-Corea). Heibonsha, 2004, pp. 42-65.
5. Wada Haruki, Sato Katsumi Kenkyu (studio di Sato Katsumi), Shukan Kinyobi, n. 476, 19 settembre 2003, p. 17.
6. NHK Special, Hiroku Nittyokosho (Una storia segreta: negoziati Giappone-Corea), 8 novembre 2009. Wada Haruki, Kitatyosen Gendaishi (Storia contemporanea della Corea del Nord), Iwanami, 2012, pp. 215-216.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Cina rigetta il “fallimento abissale” degli USA sulla Corea democratica

Durante una tesa telefonata tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Presidente Xi Jinping, la Cina respinge le richieste statunitensi per l’embargo petrolifero sulla Corea democratica
Alexander Mercouris The Duran 30 novembre 2017

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping si sono parlati telefonicamente il 29 novembre 2017 dopo il test dell’ICBM della Corea democratica. L’agenzia di stampa cinese Xinhua forniva un resoconto della chiamata: “Il Presidente Xi Jinping ha detto all’omologo Donald Trump, in una conversazione telefonica per denuclearizzare la penisola coreana, che mantenere il regime internazionale di non proliferazione nucleare e preservare la pace e la stabilità nell’Asia nord-orientale è l’obiettivo irremovibile della Cina. Ha detto che la Cina vorrebbe mantenere le comunicazioni cogli Stati Uniti e tutte le parti collegate e portare insieme la questione nucleare verso la soluzione pacifica attraverso dialoghi e negoziati. In risposta, Trump dichiarava che gli Stati Uniti nutrono serie preoccupazioni col lancio del missile balistico della Repubblica popolare democratica di Corea (RDPC). La televisione centrale della Corea democratica riferiva che il Paese ha testato con successo un missile balistico intercontinentale di nuova concezione, suscitando la condanna della comunità internazionale. Pyongyang ha dichiarato: “Lo sviluppo e il progresso dell’arma strategica della RPDC sono volti a difendere sovranità ed integrità territoriale del Paese dalla politica di ricatto nucleare e dalla minaccia nucleare degli imperialisti USA, e per assicurare la vita pacifica del popolo”. È il primo lancio dal 15 settembre, quando la RPDC lanciò un missile balistico sorvolando il Giappone settentrionale per l’Oceano Pacifico. Trump aveva detto che Washington apprezzava molto l’importante ruolo della Cina nel risolvere il problema nucleare ed era disposto a migliorare comunicazioni e coordinamento con la Cina nella ricerca di soluzioni al problema. Anche durante i colloqui telefonici, il leader cinese affermava che durante la visita di Trump in Cina all’inizio del mese si erano scambiati opinioni approfondite su questioni chiave di preoccupazione comune e raggiunto importanti consensi su più fronti, avendo importanza nel mantenimento di legami bilaterali solidi e stabili. Xi invitava le parti ad adempiere a questa accordo, tracciare buoni piani per gli scambi bilaterali ad alto livello, così come ad altri livelli, assicurare il successo dei negoziati del secondo turno nell’ambito dei quattro meccanismi del dialogo di alto livello Cina-USA e attuare accordi di cooperazione e progetti tra i due Paesi. Ha anche esortato le parti a mantenere strette comunicazioni e a coordinarsi sulle importanti questioni internazionali e regionali. Per contribuire a lenire la situazione della penisola coreana, la Cina ha proposto un approccio parallelo, cercando di far avanzare la denuclearizzazione e stabilire un meccanismo di pace. Pechino, nell’iniziativa della “sospensione per sospensione”, chiede a Pyongyang di sospendere le attività missilistiche e nucleari, e invita Washington a sospendere le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud. In risposta al lancio del missile della RPDC, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite terrà una riunione urgente. Da novembre scorso, il Consiglio di sicurezza ha imposto divieti all’esportazione di carbone, ferro, piombo, tessuti e prodotti ittici, limitato le joint venture e inserito nella lista nera numerose entità della RPDC in risposta ai test missilistici e nucleari del Paese. Ha anche vietato l’assunzione di lavoratori ospiti della RPDC e limitato le esportazioni di petrolio. Con le risoluzioni delle Nazioni Unite, la Corea democratica è esclusa dallo sviluppo di missili e armi nucleari, ma Pyongyang sostiene che l’arsenale è necessario per l’autodifesa dagli Stati Uniti “ostili”.”
Questo riassunto ufficiale della conversazione telefonica è un classico esempio di come la Cina indichi ufficialmente le conversazioni del suo Presidente. Quindi richiede una lettura attenta per avere un’idea precisa di ciò che è realmente accaduto. In primo luogo, Xinhua non fa riferimento alla lunga richiesta degli Stati Uniti, ripetuta da Nikki Haley al Consiglio di sicurezza dell’ONU, a che la Cina imponga l’embargo petrolifero alla Corea democratica. Poiché è inconcepibile che il presidente Trump non abbia sollevato l’argomento nella telefonata, ciò può significare solo che il Presidente Xi Jinping l’ha respinto. Xinhua suggerisce che in risposta alla richiesta di Trump dell’embargo petrolifero Xi Jinping abbia ricordato a Trump le sanzioni che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha già imposto con l’accordo cinese alla Corea democratica. Si noti il modo attento con cui Xinhua li elenca, “Da novembre scorso, il Consiglio di sicurezza ha imposto divieti all’esportazione di carbone, ferro, piombo, tessuti e prodotti ittici, ha limitato le joint venture e inserito nella lista nera numerose entità della RPDC in risposta ai test missilistici e nucleari del Paese. Ha anche vietato l’assunzione di lavoratori ospiti della RPDC e limitato le esportazioni di petrolio”. Xinhua suggerisce anche che Xi Jinping ha ricordato a Donald Trump le preoccupazioni per la sicurezza della Corea democratica, preoccupazioni che la Cina riconosce pienamente legittime, pur ribadendo a Trump che il programma dei missili balistici e armi nucleari nordcoreani è chiaramente, come dice la Corea democratica, difensivo. Si noti con quanta attenzione Xinhua riporti la dichiarazione della Corea democratica dopo il test dell’ICBM secondo cui i test della Corea democratica sono destinati esclusivamente all’autodifesa. Pyongyang ha dichiarato: “Lo sviluppo e il progresso dell’arma strategica della RPDC sono volti a difendere sovranità ed integrità territoriale del Paese dalla politica di ricatto nucleare e dalla minaccia nucleare degli imperialisti USA, e per assicurare la vita pacifica del popolo“. Il punto chiave, tuttavia, è che Xinhua implica fortemente la minaccia di Trump a Xi Jinping d’imporre sanzioni unilaterali alle compagnie cinesi se la Cina non rispettasse le pretese statunitensi dell’embargo petrolifero sulla Corea democratica. Xinhua dice anche che Xi Jinping ha ricordato a Trump gli accordi di cooperazione tra Stati Uniti e Cina raggiunti durante la visita di Trump a Pechino solo poche settimane prima. Sembra che Xi Jinping abbia ricordato a Trump che le minacce di sanzioni unilaterali contro le compagnie cinesi siano in totale contraddizione con questi accordi, “Anche nei colloqui telefonici, il leader cinese ha affermato che durante la visita di Trump in Cina all’inizio del mese i due capi di Stato si sono scambiate opinioni approfondite su questioni chiave di preoccupazione comune e raggiunto importanti accordi su più fronti, importanti nel mantenimento di legami bilaterali solidi e stabili. Xi invitava le parti ad adempiere a questo accordo, fare buoni piani sugli scambi bilaterali ad alto livello, così come ad altri livelli, assicurare il successo dei negoziati al secondo turno nell’ambito dei quattro meccanismi di dialogo di alto livello Cina-USA ed attuare accordi di cooperazione e progetti tra i due Paesi”. Infine, Xinhua indicava che Xi Jinping avvertiva Trump da azioni unilaterali degli Stati Uniti, sia contro le compagnie cinesi che contro la Corea democratica, ricordandogli la proposta del doppio congelamento (arresto dei test missilistici e nucleari della Corea democratica in cambio della sospensione delle esercitazioni militari e dello schieramento militare statunitensi nella penisola coreana) e avvertiva Trump che le misure adottate dagli Stati Uniti per risolvere la questione nordcoreana dovranno essere concordate in anticipo con la Cina. “Il Presidente Xi Jinping aveva detto all’omologo Trump, nella conversazione telefonica per denuclearizzare la penisola coreana, di mantenere il regime internazionale di non proliferazione nucleare e che preservare pace e stabilità nell’Asia nord-orientale è l’obiettivo irremovibile della Cina. Ha detto che la Cina vorrebbe mantenere le comunicazioni cogli Stati Uniti e tutte le parti collegate, e portare insieme la questione nucleare verso la soluzione pacifica attraverso dialoghi e negoziati… Ha anche esortato le parti a mantenere strette comunicazioni e a coordinarsi su importanti questioni internazionali e regionali. Per contribuire a lenire la situazione della penisola coreana, la Cina ha proposto un approccio parallelo, cercando di far avanzare la denuclearizzazione e stabilire un meccanismo di pace. Pechino, nell’iniziativa di “sospensione per sospensione”, chiede a Pyongyang di sospendere le attività missilistiche e nucleari, ed invita Washington a sospendere le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud”.
Che questa fosse una conversazione tesa e difficile con Xi Jinping che respingeva la richiesta di Donald Trump dell’embargo petrolifero alla Corea democratica, e che Trump in risposta minacciava Xi Jinping di sanzioni statunitensi contro le compagnie cinesi, è confermato da un editoriale insolitamente furioso pubblicato poco dopo dal quotidiano cinese in lingua inglese Global Times. L’editoriale accusa del programma per missili balistici ed armamenti nucleari nordcoreano e dell’intera crisi nella penisola coreana proprio intransigenza e miopia degli Stati Uniti, “Negli anni, Washington ha ripetutamente dichiarato che non esiterà ad adottare le misure necessarie per porre fine alle ambizioni nucleari della Corea democratica. Le risposte contrarie di Pyongyang ne hanno solo accelerato il progresso coi risultati ottenuti nel frattempo. Nel complesso, i progressi della Corea democratica hanno superato le aspettative di Washington. Va riconosciuto che la politica estera degli Stati Uniti verso la Corea democratica non è che un fallimento abissale. Quando Washington prese per la prima volta l’iniziativa di negoziare, ignorò le richieste per la sicurezza di Pyongyang, essenzialmente perdendo un’occasione per interromperne il programma nucleare. E proprio ora, l’amministrazione Trump crede davvero di poter influenzare il programma di armamenti di Pyongyang con una maggiore pressione sul Paese. E come se ciò non bastasse, Washington conta sulla Cina per sostenere la nuove tattiche pressanti dell’amministrazione Trump”. Queste parole confermano sostanzialmente che Trump aveva chiesto a Xi Jinping che la Cina imponesse l’embargo petrolifero alla Corea democratica minacciando Xi Jinping di sanzioni unilaterali statunitensi contro le compagnie cinesi. Sulla pretesa, e conseguente minaccia, Global Times conferma che Xi Jinping l’ha respinta, “Washington ha posto la Cina in una situazione precaria chiedendo più di quanto previsto dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle precedenti sanzioni alla Corea democratica. La Cina ha sempre attuato le misure di sicurezza delle Nazioni Unite, tuttavia rifiuterà ulteriori responsabilità da entrambe le parti. È ora che gli Stati Uniti si rendano conto che l’inasprimento delle sanzioni già in vigore non avranno l’effetto desiderato. Da ieri, Pyongyang non è mai stata così sicura di sé. Le condanne del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le nuove sanzioni che seguiranno non risolveranno nulla”. È interessante notare che, come segno dello stretto coordinamento tra Pechino e Mosca sulla questione nordcoreana, il Global Times ripetesse anche la recente affermazione russa secondo cui gli Stati Uniti hanno gettato via l’opportunità di negoziare con la Corea democratica nei due mesi precedenti il lancio dell’ICBM, quando non ci furono test missili o nucleari nordcoreani, “Nei due mesi precedenti, le ambizioni nucleari della Corea democratica erano praticamente assopite. La ragione di tale tranquillità poteva essere correlata alla preparazione necessaria del recente lancio. O avrebbe potuto essere un messaggio agli Stati Uniti, volto ad alleviare la tensione tra i due Paesi. Sfortunatamente, Washington ha scelto di non adeguarsi al corso. Il 20 novembre Trump ridesignava la Corea democratica sostenitrice del terrorismo imponendo nuove sanzioni. E l’unica cosa che gli Stati Uniti hanno ottenuto è stata irritare Kim Jong-un. Entrambe le parti devono chiarirsi. Washington dovrebbe aver capito ormai che basarsi unicamente sulla pressione non sottometterà la Corea democratica. Inoltre, gli Stati Uniti dovranno prendere sul serio le richieste della sicurezza nazionale della Corea democratica”. Questi commenti identici di Pechino e Mosca suggeriscono che cinesi e russi sono molto più vicini di quanto si dica. Sospetto che nel corso dei recenti colloqui a Mosca i nordcoreani abbiano detto ai russi che i preparativi per il prossimo test dell’ICBM della Corea democratica avrebbero richiesto due mesi e che se gli Stati Uniti fossero stati sinceramente interessati a un compromesso, ne avrebbero approfittato per indicare chiaramente di volere il compromesso. Se i nordcoreani l’avessero detto ai russi, i russi l’avrebbero trasmesso a cinesi e statunitensi. Tuttavia, Washington l’ha ignorato, invece aumentando la pressione sulla Corea democratica dichiarandola “Stato terrorista” e imponendo ulteriori sanzioni, coi risultati che ora si vedono.
Tali risultati il Global Times l’inquadra, “Esperti stranieri hanno analizzato i dati della Hwasong-15 e hanno scoperto che un lancio standard poteva vedere il missile percorrere 13000 km. Ciò significa che la Corea democratica dispone di un missile che può colpire gli interi Stati Uniti (tra Pyongyang e New York vi sono 11000km). L’impressione del test dell’Hwasong-15 conferma la fiducia di Pyongyang. Ha finalmente dimostrato che può colpire ovunque gli Stati Uniti. I primi rapporti del lancio dell’ICBM hanno sconvolto DC e la società statunitense…. I progressi nelle armi nucleari non diminuiranno mai. Inizialmente, la componente più importante del missile balistico intercontinentale era la gittata. Ora, la prossima fase richiederà lo sviluppo di mobilità e protezione”. In altre parole, gettando via l’opportunità di negoziare un compromesso durante i due mesi in cui il missile balistico nordcoreano e il programma sulle armi nucleari erano sospesi, gli Stati Uniti si ritrovano in una posizione più debole e la Corea democratica in una posizione più forte di prima. Che la conversazione tra Donald Trump e Xi Jinping fosse tesa, causa di grande rabbia a Pechino, è ulteriormente indicata da alcuni commenti da Mosca, chiaramente in costante contatto con Pechino. Ecco come l’agenzia TASS riporta le osservazioni del Ministro degli Esteri russo Lavrov, “I recenti passi di Washington sembrano volutamente mirati a provocare a Pyongyang azioni dure”, osservava Lavrov. “Gli Stati Uniti dovrebbero apertamente dire se le loro provocazioni mirano a distruggere la Corea democratica”, ha detto, osservando che Washington “ha annunciato che a dicembre si svolgeranno grandi esercitazioni non programmate”. “Sembra che abbiano fatto di tutto per far scatenare il leader nordcoreano Kim Jong-un compiendo un’altra mossa disperata”, e ha detto, “Gli statunitensi devono spiegarci ciò che vogliono davvero. Se cercano un pretesto per distruggere la Corea democratica, dovrebbero dirlo apertamente e la leadership statunitense dovrebbe confermarlo. Poi decideremo come rispondere”, aggiungeva il diplomatico russo. La Russia è contraria alle proposte degli Stati Uniti sul blocco economico della Corea democratica e ritiene che la pressione delle sanzioni si sia esaurita. “Il nostro atteggiamento sulle proposte statunitensi è negativo. Abbiamo detto più volte che la pressione delle sanzioni si è in effetti esaurita”, ha detto. Allo stesso tempo, Lavrov confermava che Mosca non appoggia le iniziative di Washington sul blocco economico della Corea democratica e ritiene che il potenziale delle sanzioni sia esaurito. “Il nostro atteggiamento (nei confronti delle iniziative USA) è negativo. Abbiamo sottolineato molte volte che le sanzioni si sono effettivamente esaurite”. Lavrov osservava che “le risoluzioni che impongono sanzioni richiedono anche la ripresa del processo politico e dei colloqui”. “Ma gli Stati Uniti l’hanno ignorato. Penso che sia un errore enorme”, osservava il diplomatico russo”. Queste osservazioni di Lavrov sono molto interessanti, non solo perché incolpano gli Stati Uniti della crisi e perché escludono chiaramente l’embargo petrolifero, ma perché suggeriscono che le reali intenzioni degli Stati Uniti verso la Corea democratica non è chiuderne il programma missilistico e nucleare, ma piuttosto il cambio di regime a Pyongyang. Già ad agosto un editoriale del Global Times avvertiva che se gli Stati Uniti attaccassero la Corea democratica, la Cina avrebbe agito con mezzi militari, se necessario, per difenderla. Le parole di Lavrov associano efficacemente la Russia all’avvertimento cinese. La strada del compromesso sul programma missilistico e nucleare della Corea democratica non è chiusa. I negoziati continuano. Al momento del lancio dell’ICBM c’era una grande delegazione russa a Pyongyang, indubbiamente a seguito dei precedenti incontri tra diplomatici russi e nordcoreani a Mosca. La Cina continua anche a perseguire la diplomazia con la Corea del Sud, e ora non c’è dubbio che cinesi e russi collaborino. Tuttavia, le ultime parole di Pechino e Mosca mostrano che non vedono più l’ostacolo principale a un compromesso in Pyongyang, ma piuttosto in Washington, e adeguano di conseguenza la propria diplomazia. Ciò significa che gli Stati Uniti saranno ancora più emarginati mentre cinesi e russi cercano una soluzione diplomatica direttamente con le due Coree, senza coinvolgere più gli Stati Uniti.Traduzione di Alessandro Lattanzio