La verità sulla Corea democratica: si sviluppa

Alexander Mercouris, The Duran, 4/7/2017La Corea democratica eseguendo un altro test missilistico a lungo raggio conferma che è lungi dall’essere in crisi, e che la sua economia è in pieno boom.
USA e Russia dicono che il missile Hwasong-14 lanciato oggi è di media gittata, mentre la Corea democratica rivendica che si tratta di un missile balistico intercontinentale (“ICBM”). Sembra che se il missile raggiunge l’Alaska non possa raggiungere il resto degli Stati Uniti. Anche se questo è quasi certamente vero, in accordo con ciò che specialisti cinesi e russi dicono del programma missilistico balistico nordcoreano, la prima prova di un missile così potente e sofisticato appare pienamente riuscita evidenziando come la Corea democratica domini sempre più la tecnologia del missile balistico. Ciò è tanto più impressionante perché la tecnologia dei missili balistici è una delle più difficili e complesse, e richiede un’industria chimica e dei materiali altamente qualificata e un elevato standard di produzione e controllo di qualità, che operi efficacemente. Ciò evidenza un punto già indicato: comunque sia, la Corea democratica non è e non può essere un Paese in crisi economica e arretrato tecnologicamente descritto dai media occidentali. Il successo della Corea democratica nel perseguire il programma missilistico balistico e delle armi nucleari dimostra che ha una base industriale e tecnologica significativa, comprendente chimica avanzata e fisica nucleare. “Il successo della Corea democratica nel produrre cellulari e tablet intelligenti e nel sviluppare una propria intranet chiaramente estesa (“Kwangmyong”) suggerisce il possesso di un’industria informatica sofisticata da cui attingere. Le immagini di Pyongyang, che appaiono di tanto in tanto sui media occidentali, mostrano una città moderna e futuristica, un fatto significativo in sé anche se Pyongyang sia una vetrina non rappresentativa di tutto il Paese. Tuttavia, nonostante questi evidenti segnali di una forza industriale e tecnologica moderna, c’è l’opinione diffusa che la Corea democratica sia un Paese primitivo, con un popolo che vive in condizioni di sussistenza”. Francamente ciò non è coerente coi fatti noti”.
Un articolo del Financial Times affronta direttamente questo punto, scoprendo che non solo la Corea democratica è lungi dall’essere arretrata, ma che ha un’economia in crescita a un ritmo elevato; “Nel momento in cui gli Stati Uniti cercano di colpire il regime di Kim con nuove sanzioni, pressioni aumentate probabilmente dalla morte dello studente statunitense Otto Warmbier, prigioniero in Corea democratica, l’economia mostra vitalità potendo rendere ancora più difficile far leva su Pyongyang. Qualsiasi analisi dell’economia nordcoreana deve procedere con cautela. I dati economici affidabili della nazione isolata sono scarsi e le stime variano selvaggiamente. Le previsioni sulla crescita del prodotto interno lordo per capita del 2015 passavano da -1 per cento della Banca di Corea di Seul a 9 per cento dell’Istituto di Ricerca Hyundai. “Le sfide su un calcolo accurato del PIL della Corea democratica sono molte e derivano principalmente dalla scarsa quantità di dati macroeconomici credibili”, afferma Kent Boydston, analista dell’Istituto Peterson per l’Economia Internazionale. Ma per gli osservatori vicini alla nazione reclusa, i segni del cambiamento sono chiari. In particolare, i salari sono aumentati, così come la crescita di una classe media chiamata donju. “I cambiamenti sono evidenti quando andate a Pyongyang. C’è traffico veicolare e la città ha un profilo inedito”, spiega un ex-ufficiale dell’intelligence statunitense, sottolineando il crescente utilizzo di elementi una volta rari come pannelli solari e condizionatori d’aria… Il risultato, secondo gli osservatori della Corea democratica come il prof. Lankov, è “un miglioramento significativo degli standard di vita” e un ritmo economico più evidente col fiorente numero di ristoranti e mercati. Conosciuti come jangmadang, questi mercati, ufficiali e non, proliferarono rapidamente dagli ultimi anni e sono ora sempre più la norma nell’acquisto di beni di consumo. Secondo un sondaggio su più di 1000 fuggitivi dell’Istituto di sviluppo della Corea, think-tank di Stato di Seoul, più dell’85% dei coreani ricorre a questi mercati per il cibo, contro il 6% che ricorre alle razioni statali. Anche i salari sono aumentati esponenzialmente negli ultimi anni. Secondo l’istituto, gli stipendi statali ufficiali sono aumentati di oltre il 250 per cento negli ultimi 10 anni, a circa 85 dollari (più di 75000 won nord-coreani) al mese, mentre i salari nei lavori non ufficiali, come nelle imprese private, sono cresciuti di oltre il 1200 per cento. Lee Byung-ho, ex-capo del servizio d’intelligence della Corea del Sud, ha stimato all’inizio di quest’anno che il 40 per cento della popolazione della Corea democratica lavora in una impresa di tipo privata”.
L’articolo del Financial Times evidenzia un punto importante sulla Corea democratica. La crescita negativa di -1% del PIL pro capite sostenuta dalla Banca di Corea è ovviamente in contrasto con i fatti reali, riflettendo l’idea uniformemente negativa della Corea democratica di media e istituzioni della Corea del Sud. Le peggiori storie sulla Corea democratica, tra cui regolamenti di conti al potere e purghe nel governo nordcoreano, corruzione di Kim Jong-Un e suo entourage, fallimento e privazione economica del Paese, provengono dalla Corea del Sud che ha un ovvio interesse a tali affermazioni, comunque accettate acriticamente dall’occidente, dove vengono riprodotti regolarmente come se fossero fatti. Se la Corea democratica davvero ha tassi di crescita del PIL annuo pro capite del 9%, come affermato dall’Istituto di Ricerca Hyundai, e se gli stipendi sono veramente cresciuti del 250-1200% negli ultimi 10 anni, la Corea democratica ha l’economia in più rapida crescita del mondo e il suo popolo vede la crescita più veloce dei redditi reali del mondo. Ciò spiega senza dubbio la crescente fiducia della leadership nordcoreana e la genuina popolarità (al contrario del culto della personalità) di Kim Jong-Un, che anche certi osservatori occidentali sono riluttanti ad ammettere. Uno dei grandi problemi dell’occidente è che sembra sempre lottare per riconoscere o adattarsi a un cambiamento della realtà in qualsiasi situazione particolare. Proprio come l’occidente ha imposto sanzioni economiche alla Russia nel 2014, nella convinzione che l’economia della Russia fosse di carta come negli anni ’90, così ritiene che la Corea democratica sia a un passo dal crollo totale, come sempre negli anni ’90. Il risultato in entrambi i casi è il tentativo fallimentare di usare le sanzioni, e rabbia e confusione quando non funzionano. Nel caso della Corea democratica, ciò che l’occidente ritiene sia il “proiettile magico”, le sanzioni cinesi, non si avranno mai nel senso che l’occidente vuole o con un peso significativo. Dato che è così, è necessario fare ciò che l’occidente ha sempre rifiutato e che cinesi e russi sollecitano: aprire conversazioni dirette con Kim Jong-Un. Nel frattempo, mentre l’occidente si oppone, Kim Jong-Un e Corea democratica continuano a rafforzarsi e l’equilibrio militare nel Pacifico nordorientale passa lentamente, ma costantemente, a loro favore.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il programma missilistico della Corea democratica minaccia l’egemonia degli USA

Gregory Elich, 29 giugno 2017Da quando il presidente Trump è in carica, la Corea democratica ha condotto una serie di test missilistici, innescando un’ondata di condanne da media e politici statunitensi. La reazione contiene più di un elemento di paura, talvolta implicando che una volta che la Corea democratica avrà missili balistici intercontinentali (ICBM), lancerebbe un attacco non provocato sul continente nordamericano. Ciò che si tende ad evitare in tali rapporti è qualsiasi riflessione sobria, soffrendo di molta confusione sullo stato attuale del programma della Corea democratica. L’articolo esamina i recenti lanci dei missili della Corea democratica e sostiene che costituiscono una minaccia, non per la sicurezza della popolazione statunitense come sostengono i media ufficiali, ma ai calcoli strategici degli Stati Uniti nella regione.Pukguksong-2
Testato per la prima volta l’11 febbraio, il Pukguksong-2 è un missile balistico a medio raggio basato sul Pukguksong-1 lanciato da sottomarini. Il principale vantaggio del Pukguksong-2 sugli altri missili balistici della Corea democratica è che usa propellente solido. Perciò, il Pukguksong-2 è molto più mobile e flessibile degli altri missili a medio raggio della Corea democratica, con propellente liquido, quindi ostacolati dalla necessità di essere accompagnati da autocisterne nei movimenti. La necessità del lungo processo di rifornimento prima del lancio li rende vulnerabili ad un attacco. Volando con una traiettoria quasi verticale, il Pukguksong-2 percorse 500 chilometri raggiungendo l’apogeo di 550 chilometri. Ciò si traduce in un raggio di 1200 chilometri, che il missile avrebbe se lanciato con una normale traiettoria con lo stesso carico utile. Una delle ragioni della traiettoria insolita del test fu che i tecnici avessero l’ambito di monitoraggio tecnico per raccogliere dati sulle prestazioni. Anche la rotta insolita può essere stata scelta, come indica la Corea democratica, per evitare problemi politici sul sorvolo del Giappone. Il missile fu nuovamente testato il 21 maggio seguendo una traiettoria simile alla prima. Nonostante l’affermazione della Corea democratica che il missile dovrebbe entrare in produzione di serie, è necessario testarlo varie volte per consolidarne affidabilità e precisione. Non sembra che il veicolo di rientro si stato testato in quell’occasione, in quanto mancava degli stabilizzatori necessari per la guida terminale. Secondo l’esperto missilistico John Schilling, “probabilmente occorreranno almeno cinque anni” affinché il Pukguksong-2 diventi “il pilastro della forza strategica della Corea democratica e, anche allora, solo nella versione di prima generazione con testata non-manovrabile“. Le diverse prestazioni dei due test indicano che ci sono aspetti non risolti nella produzione di un motore che porti a risultati coerenti. Hwasong-12
Dopo tre lanci lanciati ad aprile, l’Hwasong-12 a raggio intermedio ha finalmente avuto successo il 14 maggio. A differenza del Pukguksong-2, questo missile è a propellente liquido. In ogni caso, la performance del Hwasong-12 ha dimostrato un notevole progresso tecnologico rispetto ad altri missili della Corea democratica. Nell’ultimo test, il missile ha volato con un angolo di 85 gradi raggiungendo una quota di 2111 chilometri. Si calcola che una normale traiettoria darebbe al missile una gittata di 4500 chilometri, potendo colpire la forza strategica degli Stati Uniti a Guam. Ancora più importante, questo è il primo test riuscito della Corea democratica di un veicolo di rientro. Una testata nucleare deve poter sopportare l’enorme calore generato dal rientro nell’atmosfera terrestre per raggiungere l’obiettivo. Senza questa capacità, la Corea democratica non avrebbe un deterrente nucleare efficace. I sistemi di monitoraggio sudcoreani hanno raccolto le trasmissioni dati tra la testata in discesa e il centro di controllo nordcoreano, confermando il successo della prova.Missili antinave
Il 29 maggio, la Corea democratica testava la versione aggiornata dell’Hwasong-7. Tra i miglioramenti vi sono stabilizzatori per migliorarne la stabilità nella fase di decollo, un motore nella sezione centrale per il controllo della velocità e tecnologia di guida terminale per dare maggiore precisione. Si dice che il missile abbia una gittata di 1000 chilometri e sia destinato a colpire obiettivi navali. Poco più di una settimana dopo, la Corea democratica lanciava diversi missili da crociera antinave, dimostrando eccellenti manovrabilità e precisione. Secondo i media nordcoreani, i missili “hanno accuratamente individuato e colpito gli obiettivi sul mare orientale della Corea dopo aver effettuato voli circolari“. La gittata fu stimata in 200 chilometri e, come gli altri missili della Corea democratica testati quest’anno, i missili da crociera sono di nuova concezione. I missili da crociera furono lanciati da veicoli da trasporto cingolati capaci di muoversi su terreno accidentato, consentendogli di recarsi dove sarebbero più difficili da individuare e distruggere.L’ICBM futuro della Corea democratica
I media occidentali, con molta speculazione e poca informazione, ci fanno credere che la Corea democratica sia in procinto di testare un ICBM. Ci sono sfide tecnologiche nello sviluppo di un ICBM molto più difficili per la Corea democratica che non nel caso del Hwasong-12. Più è lunga la gittata del missile balistico, maggiore è l’attrito che il veicolo di rientro deve poter sopportare. L’intensità dell’attrito associata alla gittata, quindi alla velocità, aumenta così rapidamente che un test riuscito del veicolo di rientro di un missile balistico intermedio non dice nulla su cosa avverrebbe con un ICBM. Un veicolo di rientro lanciato da un ICBM deve assorbire molto più attrito di quello di un missile a corto raggio. Agli Stati Uniti occorsero diversi anni per superare la sfida nel progettare un veicolo di rientro per ICBM operativo. La testa nucleare va miniaturizzata per ridurre il peso affinché possa essere installata sul missile. Come sottolineano gli specialisti di tecnologia militare Markus Schiller e Theodore Postol, “È improbabile che la Corea democratica abbia ora un’arma nucleare che pesi solo 1000 kg. È anche improbabile che tale arma nucleare di prima generazione possa sopravvivere all’inevitabile decelerazione di 50 G durante il rientro da una gittata di quasi 10000 chilometri“. Si pensa che il Hwasong-12 sia la base per lo sviluppo di un ICBM. Tuttavia, il missile dovrebbe essere ridisegnato per aggiungere un altro stadio. Recentemente,la Corea democratica ha testato un motore a razzo, che i funzionari statunitensi pensano sia destinato all’ultimo stadio di un ICBM. Sulla base unica di immagini satellitari, tale conclusione non è altro che supposizione. Indipendentemente dalla natura del test del motore, resta ancora una grande quantità di lavoro per trasformare un missile esistente in ICBM e perfezionarne la tecnologia associata, come sistema di guida e veicolo di rientro. Inoltre, prima che un missile possa essere considerato operativo, deve essere sottoposto a diversi test per garantirsi che soddisfi gli standard di prestazione e affidabilità. L’Hwasong-12 ha avuto successo solo in uno dei quattro test. Minacce e provocazioni
È un atto di fede occidentale che ogni prova missilistica della Corea democratica sia una “minaccia” o “provocazione”. Ma è vero? Negli ultimi mesi l’India ha testato i missili balistici a medio raggio Agni-2 e Agni-3, nonché l’ICBM Agni-5, producendo solo sbadigli d’indifferenza. Il Pakistan ha lanciato un missile balistico a medio raggio Ababil, in grado di trasportare più testate belliche, mentre Cina e Russia hanno testato ICBM. Gli Stati Uniti, mentre condannano la Corea democratica per i suoi test, lanciano missili Minuteman 3 e Trident. Alcuno di questi test fu ritenuto provocatorio. Né viene considerata l’ipocrisia dell’amministrazione di Trump che esprime indignazione verso la Corea democratica per ciò che fa. Osservando obiettivamente, non esiste alcuna differenza tra test missilistici della Corea democratica e degli altri, anche se va sottolineato che l’arsenale degli Stati Uniti è di quasi 7000 testate nucleari, quello della Corea democratica in rispetto è nullo. Come ha osservato il Ministero degli Esteri nordcoreano, “Non un solo articolo o disposizione della Carta delle Nazioni Unite e di altre leggi internazionali decide che un test nucleare o di un missile balistico sia una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali“. Il potere politico ed economico degli Stati Uniti gli permette di spingere altri membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad accettarne la richiesta per imporre sanzioni alla Corea democratica. Di conseguenza, la Corea democratica è l’unica nazione individuata dalle sanzioni delle Nazioni Unite che vietano di testare gli stessi tipi di missili che gli altri paesi sono liberi di testare. Non esiste alcuna base giuridica per tale doppio standard, principalmente prodotto dell’influenza statunitense. Dal punto di vista nordcoreano, le grandi esercitazioni militari che gli Stati Uniti conducono regolarmente in tandem con la Corea del Sud la minacciano. Tali esercitazioni provano l’invasione della Corea democratica, incluse operazioni per uccidere i leader nordcoreani. Recentemente, B-1B statunitensi eseguirono vari voli sulla Corea del Sud, praticando un finto bombardamento della Corea democratica. Originariamente progettato per lanciare armi nucleari, il B-1B fu trasformato al ruolo convenzionale solo dieci anni fa. L’aereo è comunque un’arma formidabile e può trasportare tre volte il carico utile di un B-52. Nella mentalità occidentale, alcuna di tali azioni va interpretata come “provocatoria” o “minaccia” per la Corea democratica. Ma è abbastanza facile immaginare la reazione isterica se la Russia dovesse condurre esercitazioni militari congiunte a Cuba, praticando bombardamento ed invasione degli Stati Uniti, oltre all’assassinio dei capi politici statunitensi.Rifiuto di riconoscere la Corea democratica Stato nucleare
La politica di “massima pressione e impegno” di Trump si basa sul principio secondo cui gli Stati Uniti non riconosceranno la Corea democratica Stato nucleare. Ma cosa significa ciò? La Corea democratica, come tutti sanno, è uno Stato nucleare. Per gli Stati Uniti significa che non riconosceranno il diritto della Corea democratica di essere uno Stato nucleare. Perché questo è importante? Secondo il Trattato di non proliferazione nucleare (NPT), solo i cinque Paesi che avevano già armi nucleari quando il trattato entrò in vigore nel 1970, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia, Cina, sono riconosciuti a livello internazionale come Stati con armi nucleari. Il trattato gli chiede di ridurre gli arsenali nucleari verso l’eventuale eliminazione e vieta a tutti gli altri firmatari di possedere armi nucleari. Non importa che i cinque Stati siano ben lontani dal conseguimento del disarmo e che gli Stati Uniti spendano un trilione di dollari per modernizzare il proprio arsenale nucleare. La preoccupazione prima degli Stati Uniti è la seconda parte dell’obiettivo dichiarato dal NPT, che alcuno oltre ai cinque Stati ufficialmente riconosciuti abbia armi nucleari. Quindi, il programma nucleare e missilistico della Corea democratica, a giudizio degli Stati Uniti, è un affronto a tale dottrina e il Paese va punito di conseguenza. Ma che dire di India, Pakistan e Israele, Paesi con armi nucleari che non fanno parte del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT). Gli Stati Uniti rifiutano di riconoscerli Stati nucleari? Qui c’è la peggiore ipocrisia della condanna statunitense dei test nucleari e missilistici della Corea democratica. Poiché gli Stati Uniti non hanno alcun problema con India, Pakistan e Israele in possesso di armi nucleari, e non si sono voluti pronunciare.Lo sviluppo accelerato dei missili della Corea democratica: minaccia all’egemonia statunitense
Non è passato inosservato che il ritmo dei test missilistici della Corea democratica sia accelerato negli ultimi mesi. All’inizio dell’anno, la Corea democratica era in una posizione piuttosto vulnerabile, vista la retorica aggressiva dell’amministrazione di Trump. La Corea democratica ha un programma per le armi nucleari, ma alcun affidabile veicolo di rientro, il che significa che non aveva vettori. Le armi convenzionali nordcoreane bastano ad infliggere danni seri alla Corea del Sud. Ma in un conflitto, i danni alle forze statunitensi sarebbero relativamente lievi, soprattutto se gli Stati Uniti lanciassero un primo colpo per eliminare gran parte della potenza militare della Corea democratica. La finestra di opportunità per attaccare la Corea democratica si chiuderà definitivamente una volta che dimostrerà di aver un vettore efficace per le armi nucleari, la capacità di colpire gli aerei militari degli USA situati a Guam e le portaerei al largo della penisola coreana. Così per la Corea democratica, la gara è accesa. I nordcoreani hanno preso atto dell’esperienza di Jugoslavia, Iraq e Libia giungendo alla conclusione che una piccola nazione con solo armi convenzionali non ha alcuna possibilità d’impedire l’attacco dagli Stati Uniti. La Corea democratica dice che il suo programma nucleare “è una misura legittima e giusta di autodifesa per proteggere sovranità e diritto all’esistenza” della nazione. Una conclusione che gli Stati Uniti vogliono scoraggiare. Per gli Stati Uniti, è un principio fondamentale della propria politica estera poter attaccare qualsiasi nazione a scelta e che alcun Paese abbia i mezzi per difendersi. E’ questa a causare la preoccupazione degli Stati Uniti. La ragione per cui fermare il programma missilistico nucleare a lungo termine della Corea democratica è una priorità per l’amministrazione Trump, non perché crede veramente che la Corea democratica lancerà un ICBM sugli Stati Uniti. Piuttosto, se la Corea democratica riuscirà a stabilire un deterrente nucleare efficace, ciò avrebbe gravi implicazioni geopolitiche per la politica statunitense, poiché le altre nazioni prese di mira potranno seguire l’esempio della Corea democratica per garantirsi la sopravvivenza. Perciò gli Stati Uniti etichettano la Corea democratica Stato paria e ne sponsorizzano severe sanzioni all’ONU. La Corea democratica affronta la dicotomia tra obiettivi politici. Se non denuclearizza, rischia di subire lo strangolamento economico imposto dagli Stati Uniti. Ma se abbandona il programma nucleare, sarà molto più vulnerabile agli attacchi militari degli USA ostili. La lezione della Libia dopo aver abbandonato il programma sulle armi nucleari non è stata dimenticata. Gli Stati Uniti dichiarano che non s’impegneranno nei colloqui con la Corea democratica a meno che non si denuclearizzi come condizione preliminare, senza ricevere nulla in cambio. Tal posizione esclude qualsiasi possibilità diplomatica ed è difficile vedere qualsiasi via d’uscita dall’attuale situazione, finché Washington si aggrappa a tale atteggiamento. Si spera che il presidente sudcoreano Moon Jae-in possa convincere l’amministrazione Trump ad adottare un approccio più flessibile. È giunto il momento per la Corea del Sud di assumere il comando trovando una soluzione pacifica alla controversia nucleare.Gregory Elich è nel consiglio di amministrazione dell’Istituto di ricerca di Jasenovac e del consiglio consultivo dell’Istituto di politica della Corea. È membro del comitato di solidarietà per la democrazia e la pace in Corea, giornalista de La voce del popolo e coautore di Uccidere la democrazia: CIA e operazioni del Pentagono nel periodo post-sovietico, pubblicato in russo . È anche membro della Task Force per fermare la THAAD in Corea e il militarismo in Asia e nel Pacifico.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Storia sanguinaria della Corea

Bruce Cumings, Global Research, 17 maggio 2017Più di quarant’anni fa pranzai con uno storico diplomatico che, come me, studiava documenti sulla Corea presso l’Archivio nazionale di Washington. Osservò se la zona demilitarizzata coreana potesse essere l’epicentro della fine del mondo. Ad aprile, Kim In-ryong, diplomatico nordcoreano presso l’ONU, avvertiva “della situazione pericolosa in cui la guerra termonucleare esploderebbe in qualsiasi momento”. Pochi giorni dopo, il presidente Trump disse alla Reuters che “Potremmo finire coll’avere un grande conflitto con la Corea democratica”. Gli scienziati atmosferici statunitensi dimostrarono che anche una guerra nucleare relativamente contenuta avrebbe emesso abbastanza fumo e detriti da minacciare la popolazione globale: “Una guerra regionale tra India e Pakistan, per esempio, può danneggiare drasticamente Europa, Stati Uniti e altre regioni attraverso la perdita di ozono e il cambiamento climatico“. Com’è possibile che siamo arrivati a questo? Come fa un narcisista gonfio e vizioso, cui ogni altra parola sarebbe menzogna (adatto sia a Trump che a Kim Jong-un), non solo mantengano la pace del mondo nelle loro mani, ma forse il futuro del pianeta? Siamo arrivati a questo punto a causa della costante riluttanza da parte degli statunitensi a guardare la storia in faccia e a concentrarsi solo sulla stessa storia dei leader della Corea democratica. La Corea democratica ha celebrato l’85° anniversario della fondazione dell’Esercito del popolo coreano il 25 aprile, occasione della copertura televisiva completa delle sfilate a Pyongyang e delle enormi tensioni globali. Nessun giornalista sembrava chiedersi perché fosse l’85° anniversario quando la fondazione della Repubblica Popolare Democratica di Corea fu nel 1948. Quello che si celebrava veramente era l’inizio della guerriglia coreana contro i giapponesi nella Cina nordorientale, datato ufficialmente 25 aprile 1932.
Dopo che il Giappone annetté la Corea nel 1910, molti coreani fuggirono, fra cui i genitori di Kim Il-sung, ma solo nel marzo 1932, quando il Giappone creò lo Stato-fantoccio del Manchukuo, il movimento d’indipendenza passò alla resistenza armata. Kim e i suoi compagni lanciarono una campagna che durò 13 duri anni, finché il Giappone non abbandonò il controllo della Corea nel quadro della resa del 1945. Questa è la base della legittimità della leadership nordcoreana agli occhi del popolo: nazionalisti rivoluzionari che resistettero alla colonizzazione del proprio Paese; resistettero ancora quando un massiccio attacco delle forze aeree statunitensi, durante la guerra di Corea, si rovesciò sulle loro città, costringendo la popolazione a vivere, lavorare e studiare nei rifugi sotterranei; continuano a resistere agli Stati Uniti da allora; anche al crollo del comunismo occidentale, e questo settembre la DPRK sarà durata più dell’Unione Sovietica. Ma è meno un Paese comunista che uno Stato-guarnigione, a differenza di qualsiasi altro. Tratto da una popolazione di soli 25 milioni di abitanti, l’esercito nordcoreano è il quarto del mondo, con 1,3 milioni di soldati, subito dopo il terzo, con 1,4 milioni di soldati, quello statunitense. La maggior parte della popolazione coreana adulta, uomini e donne, ha trascorso molti anni nell’esercito: le riserve sono limitate solo dalla dimensione della popolazione.
La storia della resistenza di Kim Il-sung contro i giapponesi è circondata da leggenda ed esagerazione nel Nord ed è negata nel sud. Ma è decisamente eroica: combatté per un decennio nell’ambiente dal più duro inverno immaginabile, con temperature a volte di 50° sotto zero. Uno studio recente ha dimostrato che i coreani costituirono la grande maggioranza dei guerriglieri in Manciuria, anche se molti erano comandati da ufficiali cinesi (Kim era membro del Partito Comunista Cinese). Altri guerriglieri coreani dirigevano dei distaccamenti, come Choe Yong-gon, Kim Chaek e Choe Hyon, e quando tornarono a Pyongyang nel 1945 costituirono il nucleo del nuovo regime. I loro discendenti costituiscono un’élite numerosa, il numero due del governo, Choe Ryong-hae, è figlio di Choe Hyon. La reputazione di Kim fu inavvertitamente rafforzata dai giapponesi, i cui giornali descrissero la battaglia tra lui e quei coreani che i giapponesi impiegarono per rintracciarlo e ucciderlo, tutti sotto il comando del generale Nozoe Shotoku che dirigeva la Divisione Speciale Kim dell’esercito imperiale. Nell’aprile 1940 le forze di Nozoe catturarono Kim Hye-sun, che si pensa fosse la prima moglie di Kim; i giapponesi tentarono invano di usarla per attrarre Kim, poi l’assassinarono. Takashi Maeda diresse un’altra unità speciale della polizia giapponese, con molti coreani; nel marzo 1940 le sue forze vennero attaccate dalla guerriglia di Kim, e le parti subirono pesanti perdite. Maeda inseguì Kim per quasi due settimane, prima di cadere in trappola. Kim gettò 250 guerriglieri contro i 150 soldati nell’unità di Maeda, uccidendolo assieme a 58 giapponesi e 17 aggregati, e prendendo 13 prigionieri e grandi quantità di armi e munizioni. Nel settembre 1939, quando Hitler invase la Polonia, i giapponesi mobilitarono ciò che lo studioso Suh Dae-sook descrive come “grande spedizione punitiva” con sei battaglioni dell’Armata del Kwantung giapponese e 20000 uomini dell’esercito e della polizia del Manchukuo in una campagna repressiva di sei mesi contro i guerriglieri guidati da Kim e Choe Hyon. Nel settembre 1940 una forza ancora più grande intraprese una campagna contro-insurrezionale contro i guerriglieri cinesi e coreani: “L’operazione punitiva fu condotta per un anno e otto mesi fino alla fine del marzo 1941“, scrive Suh “e i banditi, esclusi quelli guidati da Kim Il-sung, furono completamente annientati. I capi dei banditi furono uccisi o costretti a sottomettersi”. Una figura vitale nel lungo sforzo giapponese della controinsurrezione fu Kishi Nobusuke, che si fece un nome dirigendo le industrie delle munizioni. Definito criminale di guerra di classe A durante l’occupazione statunitense, Kishi evitò l’incarcerazione e divenne uno dei padri fondatori del Giappone del dopoguerra e del suo organo di governo, il Partito liberaldemocratico; fu primo ministro due volte tra il 1957 e il 1960. L’attuale primo ministro giapponese, Abe Shinzo, è nipote di Kishi che riverisce più di tutti i leader giapponesi. Trump cenava a Mar-a-Lago con Abe, l’11 febbraio, quando un messaggio arrivò, cortesia di Pyongyang: aveva appena testato con successo un nuovo missile a combustibile solido, sparato da un lanciatore mobile. Kim Il-sung e Kishi s’incontrano nuovamente tramite i nipoti. Sono passati otto decenni, e l’ostilità inconciliabile tra Corea democratica e Giappone è ancora nell’aria.
In occidente, il trattamento della Corea democratica è unilaterale e antistorico. Nessuno viene nominato correttamente. Durante la visita di Abe in Florida, Trump l’indicò come “primo ministro Shinzo“. Il 29 aprile, Ana Navarro, commentatrice della CNN, dichiarò: ‘Il ragazzino Un è un maniaco‘. La demonizzazione della Corea democratica trascende le linee di partito, basandosi su una serie di immagini subliminali razziste e orientaliste; nessuno è disposto ad accettare che i nordcoreani possano avere ragioni valide per non accettare la definizione statunitense della realtà. Il rifiuto della visione del mondo statunitense, generalmente percepita come indifferenza, persino insolenza di fronte all’enorme potere statunitense, rende la Corea democratica irrazionale e impossibile da controllare, quindi fondamentalmente pericolosa. Ma se commentatori e politici statunitensi ignorano la storia della Corea, dovrebbero almeno essere consapevoli della propria. Il coinvolgimento statunitense in Corea iniziò verso la fine della seconda guerra mondiale, quando i pianificatori del dipartimento di Stato temevano che i soldati sovietici, che entravano da settentrione nella penisola, avrebbero portato con sé 30000 guerriglieri coreani che avevano combattuto i giapponesi nella Cina nordorientale. Cominciarono a considerare l’occupazione militare piena che assicurasse agli USA la voce più forte negli affari coreani del dopoguerra. Poteva essere una breve occupazione o, come affermato da un documento, dalla “durata considerevole”; il punto principale era che alcun’altra potenza doveva avere un ruolo in Corea tale che “la forza proporzionale degli USA” fosse ridotta a “un punto in cui l’efficacia s’indebolisse”. Il Congresso e il popolo statunitensi non ne sapevano nulla. Molti dei pianificatori erano i nippofili che non avevano mai contestato le pretese coloniali del Giappone in Corea e ora speravano di ricostruire un pacifico e gestibile Giappone nel dopoguerra. Si preoccuparono che l’occupazione sovietica della Corea ostacolasse tale obiettivo e danneggiasse la sicurezza postbellica nel Pacifico. Con tale logica, il giorno dopo l’annientamento di Nagasaki, John J. McCloy del dipartimento della Guerra chiese a Dean Rusk e a un collega di andare in un ufficio dismesso a pensare come dividere la Corea. Scelse il 38esimo parallelo, e tre settimane dopo 25000 truppe statunitensi entrarono nella Corea del sud per istituirvi il governo militare. Durò tre anni. Per rafforzare l’occupazione, gli statunitensi impiegarono ogni mercenario dei giapponesi che poterono trovare, inclusi ex-ufficiali dell’esercito giapponese come Park Chung Hee e Kim Chae-gyu, diplomatisi all’accademia militare statunitense di Seoul nel 1946. (Dopo il colpo di Stato nel 1961, Park divenne presidente della Corea del Sud per un decennio e mezzo finché Kim, ex-capo dell’agenzia d’intelligence centrale, non l’uccise durante una cena). Dopo che gli statunitensi se ne andarono, nel 1948, l’area presso il 38° parallelo era sotto il comando di Kim Sok-won, altro ex-ufficiale dell’esercito imperiale, e non sorprende che dopo una serie di incursioni sudcoreane nel nord, scoppiò la guerra il 25 giugno 1950. Nello stesso sud, dove i capi si sentivano insicuri e consapevoli della minaccia di ciò che chiamavano Vento del nord, ci fu un’orgia di violenza di Stato contro chiunque potesse in qualche modo essere associato alla sinistra o al comunismo. Lo storico Hun Joon Kim scoprì che almeno 300000 persone furono detenute, uccise o semplicemente scomparse per mano del governo sudcoreano nei primi mesi di guerra. Il mio lavoro e quello di John Merrill indicano che tra 100000 e 200000 persone morirono per le violenze politiche prima del 1950, per mano del governo sudcoreano o delle forze d’occupazione statunitensi. Nel suo recente libro, Le Ferite della Guerra di Corea, combinando ricerca d’archivio, registrazioni delle fosse comune e interviste ai parenti di morti e fuggiaschi ad Osaka, Hwang Su-kyoung documenta i massacri nei villaggi sulle coste meridionali. In breve, la Repubblica di Corea fu una delle dittature più sanguinose della guerra fredda; molti responsabili dei massacri servirono i giapponesi nel lavoro sporco e furono poi rimessi al potere dagli statunitensi.
Agli statunitensi piace vedersi come semplici passanti nella storia del dopoguerra coreano. Si descrivono sempre al passivo: “La Corea fu divisa nel 1945”, senza menzionare McCloy e Rusk, due degli uomini più influenti della politica estera del dopoguerra, che tracciarono la linea senza consultare nessuno. Ci furono due colpi di Stato militari nel Sud, mentre gli Stati Uniti controllavano l’esercito coreano, nel 1961 e nel 1980; gli statunitensi rimasero fermi per non essere accusati d’interferire nella politica coreana. La democrazia e l’economia vibrante della Corea del Sud dal 1988 sembravano aver superato ogni esigenza di riconoscere i precedenti quarant’anni di storia, durante cui il Nord aveva ragionevolmente affermato che la propria autocrazia era necessaria per contrastare il dominio militare a Seoul. È solo nel contesto attuale che il Nord appare al meglio un anacronismo, al peggio una tirannia viziosa. Da 25 anni il mondo è stato trascinato ad impedire le armi nucleari nordcoreane, ma quasi nessuno indica che gli Stati Uniti le introdussero nel 1958 nella penisola coreana; ce n’erano centinaia quando il ritiro mondiale delle armi tattiche nucleari avvenne con George HW Bush. Ma ogni amministrazione statunitense dal 1991 ha sfidato la Corea democratica con frequenti voli di bombardieri nucleari nello spazio aereo sudcoreano e ogni giorno un sottomarino classe Ohio potrebbe colpire il Nord in poche ore. Oggi ci sono 28000 soldati statunitensi in Corea, perpetuando l’indebito stallo con la potenza nucleare del Nord. L’occupazione si è rivelata di “durata considerevole”, ma è anche il risultato di un fallimento strategico colossale, entrato nell’ottavo decennio. È comune per gli esperti affermare che Washington non può che prendere seriamente la Corea democratica, ma essa adotta le proprie misure e non si sa come risponderebbe.
Sentendo Trump e la sua squadra della sicurezza nazionale, la crisi attuale è causata dalla Corea democratica sul punto di sviluppare un ICBM che colpirebbe il cuore degli USA. La maggior parte degli esperti pensa che ci vorranno quattro o cinque anni per diventare operativi, ma davvero, che differenza fa? La Corea democratica ha testato il suo primo missile a lungo raggio nel 1998 per commemorare il 50° anniversario della fondazione della RPDC. Il primo missile a medio raggio fu testato nel 1992: volò per diverse centinaia di miglia centrando il bersaglio. La Corea democratica ha ora altri sofisticati missili a media gittata e mobili che utilizzano combustibili solidi, rendendo difficili individuarli e facili da lanciare. Circa duecento milioni di persone in Corea e Giappone si trovano nel raggio di questi missili, per non parlare di centinaia di milioni di cinesi, dell’unica divisione dei marines statunitensi in permanenza all’estero, a Okinawa. Non è chiaro se la Corea democratica possa effettivamente attaccare con un missile a testata nucleare, ma se accadesse per rabbia, il Paese verrebbe immediatamente trasformato in ciò che Colin Powell chiamò memorabilmente “una graticola di carbone”. Ma, come ben sapeva il generale Powell, avevamo già trasformato la Corea democratica in una graticola di carbone. Il regista Chris Marker visitò il Paese nel 1957, quattro anni dopo la fine dei bombardamenti a tappeto degli Stati Uniti e scrisse: “Lo sterminio ha travolto questa terra. Chi poteva contare cosa bruciò con le case?… Quando un Paese è diviso da un confine artificiale e c’è da ogni lato una propaganda implacabile, è ingenuo chiedersi da dove provenga la guerra: il confine è la guerra”. Avendo riconosciuto la prima verità di quella guerra, ancora un alieno che si diceva statunitense (anche se gli statunitensi tracciarono il confine), osservò: “L’idea che i nordcoreani hanno generalmente degli statunitensi può essere strana, ma devo dire che, dopo aver vissuto negli Stati Uniti intorno alla fine della guerra coreana, nulla può uguagliare la stupidità e il sadismo delle immagini dei combattimenti che circolavano al tempo, “i rossi bruciano, arrostiscono e carbonizzano“.” Sin dall’inizio, la politica statunitense adottò varie opzioni per cercare di controllare la RPDC: sanzioni, in vigore dal 1950, senza alcuna prova di risultati positivi; non riconoscimento, in vigore dal 1948, ancora senza risultati; cambio di regime, tentato nel 1950 quando le forze statunitensi invasero il Nord, solo per finire in guerra con la Cina; e incontri diretti, l’unico metodo che abbia mai funzionato, producendo un congelamento di otto anni, nel 1994 – 2002, dei centri di ricerca del plutonio del Nord e che quasi riuscì a far ritirargli i missili. Il 1° maggio, Donald Trump aveva detto a Bloomberg News: “Se fosse opportuno incontrarmi con Kim Jong-un, lo farei assolutamente; ne sarei onorato“. C’è da dire se fosse serio o fosse solo un altro tentativo di Trump di finire in prima pagina. Ma qualunque cosa potesse essere, era senza dubbio un cavaliere, il primo presidente dal 1945 che non vede la Beltway. Forse può sedersi con il signor Kim e salvare il pianeta.Bruce Cumings insegna a Chicago ed è autore di La guerra di Corea: una storia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea democratica è giustamente risoluta, non sconsiderata

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 16.05.2017L’ultimo test di un missile balistico della Corea democratica avviene pochi giorni dopo che il nuovo presidente della Corea del Sud, Moon Jae In, veniva eletto dicendosi disposto ad impegnarsi in colloqui diplomatici con il vicino del nord. Il test missilistico, come riferito, dimostra che il Nord ha raggiunto la capacità di colpire il territorio degli Stati Uniti, dopo l’annuncio d’inizio mese del presidente Donald Trump che indicava la volontà di colloqui faccia a faccia con il leader nordcoreano Kim Jong Un. Trump la scorsa settimana invitò subito il neo-presidente a Washington a discutere sulla crisi coreana dopo l’elezione del 9 maggio. Moon Jae In, avvocato di sinistra per i diritti umani, adotta un atteggiamento più conciliante verso la Corea democratica rispetto ai predecessori di destra a Seoul. Recentemente ha anche criticato la posizione militarista di Washington contro la Corea democratica ed ha invece chiesto colloqui regionali con Cina e Giappone per tentare di denuclearizzare la penisola. Può sembrare piuttosto strano che Kim Jong Un ordinasse il test missilistico nel fine settimana. Prevedibilmente, risponde alla reprimenda di Washington e Corea del Sud che denunciavano il test come altra provocazione e violazione delle sanzioni delle Nazioni Unite. Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone richiedevano una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Pertanto, l’ultimo test missilistico dimostrerebbe che la Corea democratica rifiuta ogni minima apertura ai negoziati diplomatici. Secondo i media che rilanciano l’agenzia ufficiale della Corea democratica KCNA, l’ultimo test mostra che un nuovo motore balistico avvicina lo Stato al missile balistico intercontinentale (ICBM). Raggiungendo una quota di oltre 2100 chilometri, il missile Hwasong-12 avrebbe la capacità di raggiungere un bersaglio a 4500 km se volasse su una traiettoria normale. Questo permette alla Corea democratica di colpire il territorio statunitense dell’isola di Guam nel Pacifico. Il missile è stato deliberatamente lanciato su un angolo acuto in modo che non violasse i territori vicini, cadendo nel Mare del Giappone, nelle acque territoriali della Corea democratica. Per attaccare le coste occidentali degli Stati Uniti, la Corea democratica avrebbe bisogno di un missile capace di volare per 8000 k, che non ha ancora. Come risultato del test di fine settimana, l’amministrazione Trump ha reagito chiedendo a tutti i Paesi d’imporre sanzioni più severe alla Corea democratica. L’ambasciatrice statunitense dell’ONU Nikki Haley dichiarava che Washington ed alleati “stringono le viti” su Kim Jong Un. La Russia, tuttavia, ha adottato un approccio più misurato e ha saggiamente indicato che una formula completa sia necessaria per risolvere la crisi coreana. Parlando al vertice economico di Pechino, il Presidente russo Vladimir Putin affermava che l’ultimo test missilistico nordcoreano era “controproducente” e “pericoloso”. Tuttavia, precisava anche il quadro generale dove sia assolutamente fondamentale trovare un modo per evitare un confronto disastroso. Senza citare direttamente gli Stati Uniti Putin dichiarava che Washington deve rinunciare ad “intimidire” la Corea democratica invitando tutte le parti a “trovare soluzioni pacifiche”. Crucialmente, il leader russo ha allargato il contesto della crisi coreana, affermando che le minacce e il “cambio di regime” di Washington hanno spinto verso la “corsa agli armamenti” e un eventuale conflitto.
Nelle ultime settimane, numerosi funzionari statunitensi, tra cui Trump e il suo capo alla Difesa James Mattis, hanno esplicitamente minacciato la Corea democratica di un attacco preventivo. Il comportamento statunitense nelle cosiddette “esercitazioni” con navi da guerra, sottomarini e bombardieri nucleari s’è inasprito nella penisola coreana, mentre Washington inviava l’ultimatum a Pyongyang ad abbandonare il programma nucleare e dei missili balistici. Dato tale contesto aggressivo degli USA, l’ultimo test missilistico della Corea democratica non sembra un atto sconsiderato, ma più che altro una dichiarazione risoluta di ciò che vede come diritto all’autodifesa. Christopher Black, avvocato internazionale sui crimini di guerra che ha studiato a lungo la geopolitica della regione, afferma che la Corea democratica vuole un’azione sostanziale da Stati Uniti ed alleati per una soluzione pacifica e non mera retorica che alluda alla diplomazia. Dice Black: “I recenti segnali diplomatici di Trump e Corea del Sud saranno visti dalla Corea democratica come mezzo tattico per ritardarne il programma per la difesa. Si fida solo di azioni concrete per la pace, non di mera retorica, e finché le forze statunitensi non abbandonano la penisola e smettono di minacciare il Nord, Pyongyang presumerà la continuità dell’aggressività degli Stati Uniti. Da qui la continua determinazione a sviluppare la propria difesa. L’ultimo test missilistico è una chiara dichiarazione d’intenti del Nord a continuare a sviluppare i mezzi per difendersi finché gli USA brandiscono la forza unilaterale”. Il problema qui, come sempre, è l’arrogante “eccezionalismo americano”. La costernazione nei media occidentali sul nuovo missile balistico della Corea democratica capace di colpire il territorio statunitense di Guam non riconosce che la base aerea statunitense dispone permanentemente di bombardieri pesanti B-1, B-2 e B-52 presenti nelle minacciose manovre contro la Corea democratica dalla fine della guerra coreana (1950-53). Gli Stati Uniti non hanno mai firmato l’armistizio alla fine della guerra in cui sostennero il Sud. Quindi, dal punto di vista della Corea democratica, gli Stati Uniti sono tecnicamente ancora in guerra con essa, e le “esercitazioni” annuali delle forze statunitensi presso la penisola coreana sono viste come minaccia velata. Secondo il diritto internazionale, la posizione statunitense è di un’aggressività inaccettabile verso la Corea democratica. Va anche ricordato che quando la Corea democratica s’impegnò nei colloqui multilaterali per fermare il programma nucleare, più di 20 anni fa, gli Stati Uniti del presidente GW Bush agirono in malafede rinunciando all’impegno a fornire tecnologia nucleare civile e altri aiuti per lo sviluppo. Nel frattempo, il Nord ha ripreso il programma nucleare con il primo test sotterraneo avvenuto nel 2009. Da allora ha condotto altri quattro test. E un sesto sarebbe imminente. Come notò il Presidente russo Vladimir Putin, gli Stati Uniti non hanno il diritto di pretendere il disarmo unilaterale e di minacciare anche il cambio di regime. E poi quando la Corea democratica risponde a tale imperiosa persecuzione di Washington sviluppando armi, Washington reagisce con ancora più foga, come se la sola Corea democratica violasse le norme internazionali.
La diplomazia e il dialogo sono l’unica via per risolvere il conflitto coreano. Ma per far sì che ciò accada, non va imposta la precondizioni alla Corea democratica di “mostrare per prima un buon comportamento”. Chi sono gli Stati Uniti per pretendere un “buon comportamento” da qualcuno? Vi dovrebbe essere mutuo rispetto e riconoscimento dagli Stati Uniti e le loro forze militari nella regione rientrano nel problema, non nella soluzione. Solo con pieno impegno pacifico verso la Corea attraverso un trattato di pace e il ritiro delle forze dalla regione, si può trovare la via alla pace. L’arroganza statunitense è pericolosa quanto le sue armi di distruzione di massa puntate sulla Corea. E se prevale tale arrogante mostruosa, la Corea democratica ha il diritto di mantenere con risolutezza i propri mezzi di difesa.La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Che ne è della Guerra di Corea 2.0 di Trump?

Alexander Mercouris, The Duran 14/5/2017Il fatto che aprile sia passato senza alcuna azione militare nella penisola coreana e la crisi sia irrisolta dimostra che l’intervento militare unilaterale statunitense è stato un bluff. Le notizie sulla Corea democratica che testava un missile balistico caduto nel Mare del Giappone a 500 chilometri dalle coste russe, solleva la questione di cosa sia accaduto alla grande crisi nella penisola coreana di cui i media mondiali parlavano in modo eccitato per tutto aprile? Come i lettori di Duran potrebbero ricordare, ad aprile i media erano pieni di storie sulla Corea democratica che prevedeva un sesto test nucleare, del presidente Trump che avvertiva che gli Stati Uniti erano pronti ad intraprendere un’azione unilaterale se il programma nucleare della Corea democratica non veniva interrotto, della portaerei Carl Vinson con la relativa “armada” che si avvicinava alla Corea democratica e del sottomarino statunitense USS Michigan con la sua batteria di missili da crociera che faceva lo stesso, del Senato degli Stati Uniti convocato alla Casa Bianca per essere informato sulla minaccia della Corea democratica, sulla “Madre di tutte le bombe” sganciata sullo SIIL in Afghanistan come avvertimento alla Corea democratica, e da Wang Yi, Ministro degli Esteri della Cina, che avvertiva che in qualsiasi momento la guerra poteva esplodere nella penisola coreana. Aprile è passato senza segnali su un test nucleare nordcoreano o azione militare degli Stati Uniti. La Corea democratica da allora ha abbandonato i titoli mentre la Corea del Sud decideva un nuovo presidente liberale, Moon Jae-in, che appare intenzionato a ridurre le tensioni nella penisola coreana, parlando dell’intenzione di recarsi nella Corea democratica per incontrare Kim Jong-un e che, a un giorno dalla nomina, parlava al telefono con il Presidente Putin, con il riassunto del Cremlino sulla conversazione contenente interessanti parole che indicavano la forte opposizione di Moon Jae-in a qualsiasi attacco alla Corea democratica, “Mentre scambiavano opinioni sulla situazione della penisola coreana, entrambi i leader hanno sottolineato l’importanza di trovare una soluzione politica e diplomatica alla crisi”. Mentre l’azione militare unilaterale contro la Corea democratica degli Stati Uniti, con l’opposizione sudcoreana, poteva in teoria essere possibile, in pratica era estremamente difficile. Il fatto che il presidente Moon Jae-in sembra opporvisi rende estremamente improbabile che ciò accada. Allora perché mai la guerra che sembrava così vicina ad aprile non c’è stata?
Ho già detto perché dubito fortemente dell’opinione diffusa secondo cui il bellicismo di aprile fosse una copertura politica degli Stati Uniti per schierare il THAAD in Corea del Sud. In breve, il THAAD andava dispiegato comunque e non c’era bisogno che gli Stati Uniti aumentassero la tensione a livelli straordinari per schierarlo, con il rischio di tensioni acuite e troppo gravi per giustificare tale scopo. C’era la possibilità che la guerra venisse evitata perché la Corea democratica veniva bloccata dalle minacce degli Stati Uniti e che ciò spiegasse perché non avesse effettuato il test nucleare. In alternativa, può darsi che le minacce statunitensi avessero spaventato la Cina, minacciando la Corea democratica di ogni sanzione, tra cui presumibilmente un embargo di 6 mesi sulle forniture di petrolio, che avrebbe spinto la Corea democratica a sospendere il test nucleare togliendo agli Stati Uniti il motivo per un attacco militare. Tuttavia il problema di tali teorie è che in realtà non sappiamo se la Corea democratica pianificasse un test nucleare ad aprile, trattenuta da Stati Uniti e Cina. La Corea democratica non ha mai preannunciato i test nucleari e quando avvengono sorprendono. Contrariamente a quanto si afferma spesso, non esiste alcuna corrispondenza tra test nucleari e festività nazionali nordcoreane, con un solo test nucleare, l’ultimo, del 9 settembre 2016, svoltosi lo stesso giorno di una festività nordcoreana (l’anniversario della fondazione della Repubblica Democratica Popolare). Il fatto che la Corea democratica festeggiasse due importanti festività ad aprile, l’anniversario della nascita di Kim Il-sung il 15 aprile e l’anniversario della fondazione dell’Esercito Popolare coreano il 21 aprile, non era motivo di pensare che un altro test nucleare fosse previsto ad aprile in coincidenza con una di queste giornate, nonostante i diffusi suggerimenti dai media. La Corea democratica aveva effettuato cinque test nucleari negli undici anni, dal primo test del 9 ottobre 2006, con due test (una presunta bomba a idrogeno e un presunto dispositivo nucleare miniaturizzato idoneo come testata missilistica) nel 2016. Un sesto test nell’aprile 2017 avrebbe significato tre prove in quindici mesi, segnando un’accelerazione netta del programma nucleare della Corea democratica. Se ciò appariva possibile, era improbabile in realtà, dato che le simulazioni ai computer nell’ambito della tecnologia informatica della Corea democratica rendono i test meno importanti di quanto non lo fossero durante i programmi nucleari degli anni ’50.
La Corea democratica aveva subito affermato che non rinunciava ai test nucleari per le minacce militari degli Stati Uniti. La Corea democratica compì il passo insolito, all’inizio di maggio, di criticare pubblicamente la Cina per aver minacciato sanzioni nel caso di un test nucleare. Reuters riprendeva parti del commento della Korean Central News Agency riferendo, “Il commento di KCNA denunciava gli articoli cinesi che tentavano d’incolpare Pyongyang per i “rapporti peggiorati” tra Cina e Corea democratica e per lo schieramento statunitense di mezzi strategici nella regione. Ed inoltre accusava la Cina di “esagerare” i danni causati dai test nucleari nordcoreani in tre province nordorientali della Cina. I media cinesi invitavano la Corea democratica a smantellare il proprio programma nucleare “con una violenta violazione dei diritti, dignità e supremi interessi indipendenti e legittimi” della Corea democratica, costituendo “una minaccia indiscussa a un Paese confinante dalla storica tradizionale amicizia”. Il commento della KCNA affermava che gli appelli di “certi politici e media ignoranti” in Cina a sanzioni più severe alla Corea democratica e a non escludere l’intervento militare se rifiutasse di abbandonare il programma nucleare, erano “basati su un grave sciovinismo”. Affermava che il programma nucleare della Corea democratica è necessario “all’esistenza e allo sviluppo” del Paese, e che “non può mai essere cambiato o scosso”. “La RPDC non piatirà mai l’amicizia con la Cina”, commentava l’osservazione”. Queste le parole di netto rifiuto della Corea democratica verso le richieste cinesi di rallentare o fermare il programma nucleare. Forse le parole sono un bluff, ma suggeriscono con forza che la pressione cinese sul programma dei test nucleari della Corea democratica viene contrastata, e più probabilmente rifiutata. Quindi la pressione cinese non è certamente la ragione per cui la Corea democratica non ha eseguito un test nucleare ad aprile. Ovviamente senza accedere all’intelligence classificata sullo stato del programma nucleare della Corea democratica, è impossibile affermare con certezza che la Corea democratica avesse previsto un test nucleare ad aprile. Tuttavia, più pacatamente, sembra probabile che non ci fosse. È difficile evitare l’impressione che il motivo per cui non ci sia stata la guerra nella penisola coreana ad aprile, sia perché nessuno la volesse e che le minacce di guerra degli Stati Uniti erano semplicemente un bluff per intimidire la Cina piuttosto che la Corea democratica. Se è così, il motivo per cui non c’è stata la guerra e la crisi coreana sia scomparsa improvvisamente dai titoli, era perché quando la Cina scoprì il bluff degli Stati Uniti, durante la conversazione telefonica tra il Presidente cinese Xi Jinping e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump del 23 aprile 2017, gli Stati Uniti non avevano altra scelta se non spegnere la “crisi”. In un certo senso fu rassicurante. Che Donald Trump bluffasse apparve evidente con l’evolversi della falsa “crisi”. Il fatto che si sia tirato indietro dimostra che lo fa quando si scopre il suo bluff, e senza rancore. Tuttavia, non è mai saggio bluffare suscitando una crisi internazionale che coinvolga uno Stato con armi nucleari come la Corea democratica, soprattutto se ciò inevitabilmente porta a scoprire il bluff. Speriamo che il presidente abbia imparato la lezione e vedremo se in futuro vi sarà un approccio diplomatico più convenzionale dell’amministrazione di Trump.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora