Soros, pussa via

Valerij Kulikov, NEO 18.10.2017Indiscutibilmente, le ONG statunitensi sono cadute in disgrazia in Europa negli ultimi anni. Stati come Italia, Ungheria e Repubblica ceca sono abbastanza decisi nel criticare le organizzazioni non governative statunitensi che operano nei rispettivi territori. Anche la Polonia, considerata satellite dichiarato di Washington nell’Europa orientale, non fa eccezione. Quindi giorni duri per i promotori della globalizzazione e della democrazia americana in Europa. Tra chi è finito sotto tiro troviamo George Soros, il cui nome è stato espressamente menzionato negli ultimi decenni in relazione a ogni protesta di massa, colpo di Stato e presenza delle sue ONG nei vari “movimenti rivoluzionari” nel mondo. Miliardario che preferisce farsi chiamare filantropo non solo desideroso di ridisegnare la mappa del mondo, ma anche di riorganizzare ogni sorta di fondazione per raggiungere i suoi obiettivi, Soros è stato accusato ripetutamente di abbattere i governi di numerosi Stati sovrani. Quanto al cosiddetto “sviluppo democratico” dell’Europa dell’Est e dell’ex-Unione Sovietica, Soros ha speso oltre 2 miliardi di dollari per intromettersi nella loro politica interna negli ultimi tre decenni. Destabilizzando economie e società di tali Stati, cerca di creare il cosiddetto caos controllato, permettendogli di distruggere i resti dello Stato. Come osservato dall’ex-viceministro per gli Affari della diaspora della Georgia e capo del movimento Marcia dei georgiani, Sandro Bregadze, nell’intervista a Dalma News, George Soros è il nemico principale dello Stato georgiano. Il fatto che Soros sia una minaccia per Israele e molti altri Paesi è stato recentemente annunciato dal Ministero degli Esteri israeliano. Come notato da diverse fonti, Soros ha svolto un ruolo cruciale nell’organizzazione la crisi migratoria in Europa, che appare un’operazione ben pianificata e generosamente sponsorizzata. Per esempio, i media italiani ricordano che Soros promise apertamente di assegnare mezzo miliardo di dollari alle ONG che aiutano i rifugiati a trasferirsi nel continente europeo. Tali casi di “carità” non sono altro che un tentativo d’incoraggiare la tratta degli esseri umani e di stimolare le attività dei contrabbandieri. Le fondazioni di Soros hanno sponsorizzato le forze politiche che sostengono la secessione della Catalogna. Il mano familiare di Soros si vede nelle strade di Barcellona con proteste di massa, incendi, scontri con la polizia. Queste proteste furono provocate dai numerosi tentativi di convincere la popolazione che non ha nulla in comune coi cosiddetti spagnoli. Sui fondi assegnati da Soros alla sua ONG, avrebbe usato ogni trucco, compreso il sostegno inaspettatamente fornito a movimenti come quello per la legalizzazione delle droghe leggere, anche se sconvolge le fondamenta cattoliche di Barcellona.
Nel suo inestinguibile desiderio d’inglobare alle sue aziende private la potenza finanziaria illimitata del Vaticano, idea duramente contestata dall’ex-Papa Benedetto, Soros gli scatenò una guerra legale ampliandola in tutto il mondo. Nelle rivendicazioni contro i ministri delle chiese per molestie e abusi sessuali, Jeff Anderson e Associates, studio legale collegato alle strutture di Soros, è stato scelto quale strumento. A seguito dell’azione accuratamente pianificata, questo studio preparò e sottopose a vari tribunali di molti Paesi cause legali che richiedono il perseguimento penale dei servi della Chiesa Cattolica Romana (RCC). Poi, con l’appoggio dei media internazionali controllati da Soros, un colpo fu inflitto ai capi del Vaticano. Jeff Anderson e Associates fece appello innanzitutto alla Corte Penale Internazionale dell’Aia, e poi alla Corte Suprema degli Stati Uniti con accuse contro Papa Benedetto e subordinati. Nel 2012, con la presenza dei media di Soros, furono pubblicati documenti segreti della Chiesa cattolica romana che rivelavano le frodi finanziarie della Banca Vaticana. A seguito di tale pressione il Papa dovette prendere un passo inaudito dal 1415: nel 2013 Benedetto rinunciò al trono papale e al suo posto salì Francesco, la cui figura era più che adeguata per Soros. Ultimamente, sotto la pressione di Soros è finito l’Ordine di Malta, la cui leadership è stata rimossa per volontà di Papa Francesco.
Oggi Soros è stato dichiarato persona non grata in molti Paesi. Inoltre, gli è vietato svolgere attività nelle sue terre patrie, Ungheria e Israele. Quindi non si esagera affermando che George Soros è un tumore che va rimosso. È anche accusato di aver cercato di distruggere lo Stato degli Stati Uniti. L’estate scorsa, hacker di DCLeaks.com rilasciarono centinaia di documenti interni del fondo Soros, tra cui certificati e rapporti sulla partecipazione del fondo nella sponsorizzazione del colpo di Stato in Ucraina. Dopo la caduta di Hillary Clinton, sponsorizzata da Soros, i fondi da lui controllati coordinano il movimento di protesta anti-Trump negli Stati Uniti. Si è scoperto che la manifestazione è organizzata dalla società MoveOn, finanziata da George Soros. Soros si oppose a Donald Trump subito dopo la vittoria, chiamandolo bugiardo, imbroglione e aspirante dittatore. Ma ora non solo critica il presidente, ma assegna mezzo miliardo di dollari al tentativo di abbatterlo, lavorando contro le società che si avvantaggiano delle politiche di Trump, soprattutto le compagnie petrolifere statunitensi. Anche nei recenti scontri razziali negli Stati Uniti, Soros apparentemente ha svolto un ruolo. Pertanto, non sorprende la petizione che chiede al presidente Trump di riconoscere il miliardario George Soros terrorista, pubblicato sul sito web delle petizioni della Casa Bianca. È già stato firmato da più di 150000 statunitensi, ed afferma che: “Noi, il popolo diciamo che Soros ha tentato volontariamente di destabilizzare e commettere atti di sedizione contro gli Stati Uniti e i suoi cittadini. Per raggiungere tali obiettivi, l’autore afferma che Soros ha creato molteplici organizzazioni al solo scopo di praticare la tattica terroristica sul modello Alinsky per distruggere il governo degli Stati Uniti”. Così ora, una volta che il numero di firme richiesto sarà raccolto, la decisione ricadrà sull’amministrazione Trump, ma non è chiaro se Soros e i suoi fondi saranno dichiarati sgraditi sul suolo statunitense.Valerij Kulikov, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Come dei modelli ingannarono la NATO

Dragan Vujicic, Novosti, 2 ottobre 2017
Il Pilota Djordje Ivanov rivela a “Novosti” l’emozione particolare, in attesa di 6 “Migovi” dalla Russia. “Su mia proposta furono realizzati dei finti aerei che i piloti alleati pensavano che fossero realiIl Tenente-Colonnello Djordje Ivanov, ex-capo delle operazioni del 204.mo Reggimento Caccia della VJ nel 1999, ebbe l’idea di fare dei modelli, di questo potente aereo, l’incubo strategico della NATO salvando dal bombardamento alcuni di quelli ricoverati nell’aeroporto di Batajnica. All’inizio della guerra illegale, Ivanov era l’aiutante del leggendario comandante del 204.mo Colonnello Milenko Pavlovic.
I nostri piloti avevano 13 “MiG-29” e anche un cuore più grande delle montagne. La NATO tuttavia abbatté i quattro velivoli decollati per le operazioni della prima notte. I piloti Ilja Arizanov, Nebojsa Nikolic, Dragan Ilic e Predrag Milutinovic si eiettarono ma quattro “29” andarono perduti per sempre. Pochi giorni dopo la fine del bombardamento della NATO, i MiG-29 dell’Aeronautica jugoslava volarono nuovamente a titolo dimostrativo; le forze nemiche credevano che fossero stati tutti distrutti. Fu questa la ragione del licenziamento del generale dell’US Air Force presso il comando della NATO, ma anche delle congratulazioni dei colleghi del Tenente-Colonnello Djordje Ivanov. “Ricordo quando entrammo nei rifugi improvvisati di Batajnica poco prima che i missili da crociera colpissero l’aeroporto, il 24 marzo 1999. Le detonazioni letteralmente ci scaraventarono nel rifugio. Fu la notte più lunga della mia vita. Durante le pause, le immagini nella mia mente di tutta la vita scorrevano ai miei occhi”, ricorda Ivanov. La mattina del 25 marzo 1999, Batajnica era ancora più cupa. Il Generale Spaso Smiljanic, comandante della RV-PVO, disse ai piloti che potevano solo immolarsi per la difesa della Patria. La differenza di mezzi aerei era troppo grande. Mentre guardavo colleghi e comandanti nell’aeroporto distrutto, mi ricordai “una mascherata” nella scuola elementare di Strumica, quando la mia classe, su mia idea, smantellò parte del legno della scuola per farne un cavallo di Troia. Un film in quei giorni veniva girato nella mia città natale. La mia idea ricomparve, e dissi a Smiljanic: “Generale, facciamo dei modelli!” Annuì probabilmente pensando che il Tenente-Colonnello fosse “sconvolto” dalle bombe. Ma a me bastò… E il primo superiore, il Colonnello Pavlovic fu inizialmente sconvolto dall’idea, dicendo “Se fai il modello, avrai un agnello“. Contattai i produttori Branko Vujevic e Radoja Blagojevic, e a Nova Pazova trovammo un laboratorio in cui si lavorava il legno e così iniziammo. Si decise di “costruire” “MiG-29” in rapporto di 1:1, anche se in un primo momento sembrava una missione impossibile. Il primo “aereo” uscì dal laboratorio dopo venti giorni. C’era il problema di come trasferirlo a Batajnica. Dall’officina alla pista vi sono solo pochi chilometri, ma i satelliti su Belgrado passavano ogni sette minuti. Durante questo periodo, le ali di legno dovevano essere montate sulla carlinga collegata al trattore per farlo uscire da Pazova. La sede della “fabbrica del MIG-29A serba” doveva essere nascosta a tutti i costi. Montammo il finto aereo la mattina, e i bombardieri della NATO arrivarono diverse ore dopo, sganciando il loro carico mortale”, dice Ivanov. Il Tenente-Colonnello spiegò la tecnica con cui ingannarono i bombardieri della NATO. “Nel velivolo falso, una stazione radio venne installata e il cherosene veniva bruciato nei fusti ritagliati che fungevano da motori, in modo che gli osservatori vedessero una termo-riflessione. Questo portò i piloti della NATO a concludere che era un vero aereo”. Tutti i “modelli” falsi erano ricoperti da sottili serigrafie su cui era stata stampato “Vecernje novosti”. I regali del nostro ufficio stampa diedero il riflesso radar ideale agli “avaksima”.
Il Pilota Ivanov lasciò la RV nel 2001, con circa 1800 ore di volo su aerei supersonici, ma ebbe la sensazione che sarebbe tornato sulle altezze celesti con la pittura. Questo personaggio dipinse icone e affreschi in quindici chiese in Macedonia e Serbia. Una donna inglese apparve in compagnia della moglie proprio quando restaurava l’Angelo Bianco. Si affrettò a vederlo, e dopo alcune lacrime chiese ai maestri di scoprire gli affreschi. Iniziò a parlare dicendo che era una pilota inglese durante l’aggressione della NATO e aveva “accidentalmente” colpito il monastero di Moraca assieme a Milešev. Quando sorvolò la valle del fiume, disse che il suo bersaglio scomparve improvvisamente dal radar, e in volo una nuvola apparve davanti al suo aereo sotto forma di enorme angelo bianco. Le bombe furono disattivate e vennero sganciate in modo casuale.Restauro
Uno dei modelli dell’aereo della “fabbrica del MIG-29A serbo” oggi si trova al Museo di Surcin. Il direttore Cedo Milojevic aveva detto che sarà completamente restaurato ad ottobre. Il Colonnello Ivanov ne è il responsabile.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Congresso degli USA indaga su Soros

Kurir  – The American Spectator 10 maggio 2017

Hoyt Brian Yee

Il presidente del comitato sulla giustizia del Congresso, il repubblicano Bob Goodlatte (R-VA), guida una delegazione di 15 membri in una missione urgente in Grecia, Bosnia, Albania, Macedonia, Kosovo e Italia, per testimonianze sul favoritismo dell’era Obama che continua a danno di cittadini, istituzioni e stabilità regionali. La delegazione del Congresso (noto come codel) è partita il 6 maggio per un’indagine congressuale di dieci giorni. Un addetto dell’ufficio giustizia del Congresso rifiutava di commentare citando preoccupazioni sulla sicurezza. Anche se sei dei nove membri sono repubblicani, come i conservatori Steve King (IA) e Tom Marino (PA), la natura della missione estera del Congresso, Codel, dipende dal dipartimento di Stato; dove gli ambasciatori in ogni Paese sono nominati dall’amministrazione Obama che continuano ad attuarne le politiche. È difficile immaginare che la delegazione riceva informazioni imparziali dalle ambasciate assai invadenti nella politica locale, secondo le comunità dirigenti di ogni Paese.

Procuratore Generale contro ambasciata USA a Tirana
Quest’anno apparve una brutta emergenza tra il Procuratore Capo dell’Albania, un’entità nazionale politicamente neutrale, e l’ambasciatore cino-statunitense Donald Lu. “Il primo ministro Edi Rama, sostenuto dall’ambasciatore statunitense, ha distrutto l’indipendenza della nostra giustizia“, dichiarava un procuratore di Tirana all’American Spectator. “Sotto la bandiera della riforma giudiziaria, c’è la politicizzazione“. Edi Rama, vecchio capo del Partito Socialista, è un amico fidato di George Soros, la cui rete è profondamente presente in Albania e collabora con l’ambasciata degli Stati Uniti su numerosi progetti, tra cui uno dell’USAID da 8,8 milioni di dollari su… s’indovini, la riforma giudiziaria. “Quando abbiamo espresso opinioni professionali diverse dall’ambasciata statunitense, opinioni professionali su diversi approcci, Lu si arrabbiò“, affermava il procuratore, non disposto ad essere nominato. Spiegò che la Commissione di Venezia dell’Unione Europea, concepita per adeguare le proposte di riforma rispettando la legislazione europea, ha spesso affiancato i procuratori albanesi in queste controversie tecniche. Il procuratore aggiunse che il suo ufficio ha cercato di dare priorità al traffico di droga e criminalità, questioni importanti in Albania, mentre l’ambasciata statunitense ha rigettato la massiccia coltivazione ed esportazione di cannabis come “non un problema statunitense”. Le priorità divergenti tra autorità giuridiche albanesi e ambasciata degli Stati Uniti sono confermate dal sito indipendente Exit.al. Donald Lu ha punito i procuratori e i giudici che non sono d’accordo con lui revocando i visti per gli USA, già concessi, a circa 70 giudici e procuratori, secondo il procuratore capo Adriatik Llalla. In risposta, Llalla avvertì l’ambasciatore Lu accusandolo di manipolazione e ricatto in una lettera pubblicata sul sito dell’ufficio e in una conferenza stampa, a febbraio. Llalla ha anche accusato Lu di cercare d’impedire al suo ufficio d’indagare sulla corruzione di una grande società cinese, Bankers Petroleum. Come titolava Washington Times su questo conflitto, riassunto tre mesi fa, “il dipartimento di Stato infetto da Soros gioca in Albania“.

Crisi politica in Macedonia
Non soddisfatto dal danneggiare il proprio Paese, Edi Rama ha colpito la vicina Macedonia provocando profonde instabilità nel tentativo aggressivo di aiutare socialisti ed albanesi musulmani. L’ambasciata statunitense è ampiamente considerata una base del partito socialista in Macedonia come in Albania. Rama convocava una riunione dei tre partiti politici macedone-albanesi (il 15-20% della Macedonia è albanese) e ha elaborato la cosiddetta “Piattaforma di Tirana”, un documento pericolosamente separatista che mina l’identità della Macedonia. Questi partiti albanesi quindi si sono coalizzati con i socialisti macedoni e chiedono il diritto di formare un nuovo governo, contro il partito conservatore VMRO-DPMNE, che fino all’attuale crisi ha gestito l’economia di libero mercato più riuscita nei Balcani. In tutto il Paese, i macedoni protestano contro la piattaforma di Tirana e contro l’ambasciatore Jess Baily, ritenuto pregiudizievole verso il VMRO. Ultimamente, il conflitto è esploso nel parlamento. Ancora una volta, la maggior parte dei funzionari locali ha priorità diverse rispetto all’ambasciata: i macedoni hanno subito secoli di incursioni dai vicini. Sono preoccupati soprattutto per la sicurezza, mentre gli statunitensi finanziano le ONG su “mobilitazione” e “attivismo”. Come il leader macedone-statunitense Bill Nicholov scrisse a fine aprile: “Il dipartimento di Stato e l’ambasciata statunitensi in Macedonia sono… s’ingannano sugli affari interni della Macedonia, provocando sconvolgimenti e attacchi all’origine etnica e alla sovranità dei macedoni“. Nicholov invita il presidente Trump a cambiare strada sul piccolo Paese a nord della Grecia.

Crisi nella crisi in Grecia
Proprio come in Albania e Macedonia, il governo degli Stati Uniti appoggia apertamente il giovane leader di sinistra in Grecia che implementa politiche polarizzanti come il primo ministro e capo del partito Syriza (coalizione dei partiti radicali di sinistra). Durante il suo ultimo tour europeo, il presidente Barack Obama visitava Atene per vedere il primo ministro greco Alex Tsipras, coerente marxista cui gli Stati Uniti si concedono: istituti multilaterali di prestito sarebbero gentili con il suo governo. Obama è stato solidale e protettivo con Tsipras quanto Bill Clinton quando il primo ministro visitò New York per partecipare a un’iniziativa della Clinton Global Initiative nel settembre 2015. Eppure, l’immediata liberalizzazione della politica d’immigrazione quando prese il potere nel 2015 è il fattore più importante della crisi dei rifugiati che travolge e mette in pericolo l’Europa. A pochi mesi dalla presa del potere, un ministro di Syriza annunciò che il governo avrebbe trasformato le strutture di detenzione dei rifugiati in centri di accoglienza ed interrotto la politica aggressiva di identificazione e deportazione dei migranti clandestini. Nei quattro mesi successivi alla dichiarazione del governo, nell’aprile 2015, secondo cui i profughi siriani avrebbero ricevuto documenti di viaggio per l’Europa, gli arrivi aumentarono del 721%. Ancora oggi i migranti continuano ad arrivare dalla Turchia, Paese che non ha ancora la situazione finanziaria in ordine. Può l’ambasciatore statunitense ricevere fiducia dal rapporto del congressista Goodlatte del Codel sulla disastrosa crisi che colpisce la Grecia? Probabilmente no. L’ambasciatore Geoffrey Pyatt fu inviato ad Atene lo scorso anno, dopo tre anni a Kiev, dove fu ampiamente considerato agente di coloro che promossero il colpo di Stato, tra cui George Soros. Pyatt è meglio noto, forse, per essere l’interlocutore sulla telefonata “si fotta l’Europa!” dell’assistente segretaria Victoria Nuland. Anche se Nuland si è dimessa dopo l’elezione del presidente Donald Trump, il suo vicesegretario aggiunto per gli affari europei e eurasiatici Hoyt Brian Yee rimane responsabile della politica del dipartimento di Stato nei Balcani. Continua a viaggiare spesso nei Balcani, anche se solo poche settimane prima il presidente macedone si rifiutasse d’incontrarlo, sconvolto dalla manipolazione statunitense del proprio Paese.

Geoffrey Pyatt

Kosovo
Yee è stato accolto con entusiasmo dai funzionari in Kosovo, dove la pressione statunitense e i bombardamenti crearono la piccola nazione di 1,8 milioni di persone. (La giornalista balcanica Masha Gessen indica come il bombardamento NATO della Serbia nel 1999, senza consultare la Russia, creò il precedente per l’intervento della Russia in Crimea secondo il governo russo). Tuttavia, anche in Kosovo, i funzionari locali reagiscono alle direttive statunitensi, regolarmente svolte in pubblico piuttosto che discrete o per via diplomatica. Per esempio, Yee s’è recato a Pristina a fine marzo per ordinare ai capi nazionali, che contemplavano la decisione di trasformare la forza di sicurezza della nazione in un esercito formale, di “escludere la legge”. Se gli Stati Uniti non vogliono che Pristina crei un esercito, perché diavolo li abbiamo addestrati e incoraggiati per anni? È facile per l’ambasciatore statunitense Greg Delawie pubblicare video sconvolgenti su YouTube in cui appare come un clown mentre discute dei piani anticorruzione, ma la sicurezza non è uno scherzo per chi vive nei Balcani.

Scommettere in Bosnia
Un altro ambasciatore statunitense che sembra preferire la diplomazia amatoriale degli #hashtag sui media sociali e gli scontri pubblici con funzionari nazionali, è l’ambasciatrice degli Stati Uniti in Bosnia Erzegovina Maureen Cormack, altro Paese che gli Stati Uniti hanno contribuito a creare e a cui i contribuenti statunitensi versano 1,6 miliardi di dollari di aiuti. A una settimana dall’arrivo nel Paese nel 2015 postò un blog sull’istruzione della Bosnia, accusandola di essere discriminatoria ed etnicamente divisiva. Mi scusi, ambasciatrice Cormack, ma il governo degli Stati Uniti ha creato una nazione sulla divisione etnica secondo gli accordi di Dayton, così … benvenuta al suo posto. Quest’anno, la sconvolgente incuria verso il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik, presidente della regione autonoma serba, la Repubblica Srpska, problema nel problema nell’accordo sul Paese, ha raggiunto nuove altezze: fece imporre al Tesoro degli Stati Uniti le sanzioni al presidente per aver celebrato una festa serba ortodossa il 9 gennaio, giorno di Santo Stefano. In risposta, la dichiarò “nemica dei serbi, sgradita nella Repubblica serba“. Bel lavoro.
Nel complesso, gli ambasciatori dell’era Obama sono riusciti a favorire la tensione etnica (in particolare in Macedonia e Bosnia), promuovendo favoriti politici recuperati, soprattutto socialisti e membri della rete di George Soros (Albania, Grecia, Macedonia), che reputano di sapere cosa sia meglio per il proprio Paese (Albania, Bosnia, Kosovo, Macedonia). Il segretario di Stato Rex Tillerson annunciava la scorsa settimana che gli Stati Uniti non imporrano più agli altri Paesi l’adozione dei valori statunitensi. Le nostre ambasciate nei Balcani chiaramente non hanno ricevuto il memo.

Maureen Cormack

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dopo le false “rivoluzioni” di Soros, una vera in Macedonia!

La voce del popolo sarà ascoltata nelle prossime elezioni
Umberto Pascali

Georgi Ivanov e Nikola Gurevski

Nonostante provocazioni, pressioni, minacce e sporchi trucchi, la Macedonia continua con coraggio, determinazione e vigilanza a ripristinare indipendenza e sovranità nazionale. La mobilitazione del popolo della Macedonia continua e cresce, e l’ultimo emissario della “Comunità Internazionale”, Hoyt Brian Yee, non si aspetta di recuperare dai fallimenti imbarazzanti di Federica Mogherini e Carl Bildt. La prossima tappa della rivoluzione sono le inevitabili elezioni, dove questa troverà il suo culmine istituzionale: un governo nazionale che garantisce gli interessi dei cittadini e della sovranità nazionale. Nessuno potrà impedire un governo democraticamente eletto. I burattini di Soros, da Zaev in giù, hanno perso credibilità e rispetto dal popolo macedone. La cosiddetta comunità internazionale non potrà impedire un governo del popolo, dal popolo e per il popolo!
Si tratta di una guerra d’indipendenza a cui il mondo assiste ogni giorno nelle città e nei paesi della Macedonia. Le bugie dei media internazionali non possono più nascondere la realtà di un popolo che ha rigettato la malvagia politica di George Soros e della cosiddetta comunità internazionale che pensavano di spaventare, minare e fare a pezzi questo piccolo Paese. No, a quanto pare la sofisticata guerra cibernetica (la “bomba”!) commissionata da una “potente agenzia d’intelligence occidentale” a Zoran Verusevki per creare un sanguinoso “scenario ucraino”, è fallita! Non importa quanti mezzi e mercenari politici nei Balcani, Europa e altrove siano mobilitati dal vecchio perdente regime di Obama/Clinton/Bush! Lentamente ma sicuramente, i dettagli del tradimento iniziano a emergere in Italia e altri Paesi, sfidando e terrorizzando burattinai e burattini.
No, la piattaforma di Tirana presentata nella capitale albanese dagli emissari della dirigenza perdente di Obama/Cinton/Bush e affidata a Edi Rama… non funziona! L’operazione eterodiretta attuata dal regime super-corrotto di Washington, sconfitto nelle ultime elezioni statunitensi, s’è schiantata contro il muro della volontà popolare. Il piano per innescare le violenze per creare la Grande Albania è fallito. In realtà, i Paesi destinati ad essere vittime di tale sistema criminale, invece, formano un’alleanza inedita contro i nemici comuni. Paesi condannati dalla vecchia geopolitica imperiale inglese a combattersi in infinite guerre autodistruttive… ora reagiscono contro il divide et impera della balcanizzazione. Paesi come Turchia, Grecia, la Macedonia, Serbia, Bulgaria, Romania, Ungheria, Moldavia e molti altri… ora vedono bene chi sia il nemico comune. Anche l’Albania, usata col massimo disprezzo dalla comunità internazionale e dalle “potenti agenzie occidentali” come pedina da usare e scartare a piacere dal padrone, comincia a vedere che Soros, Brennan & co. sono amichevoli quanto una vipera sotto la camicia. No, la provocazione inaudita, nominando illegalmente il vecchio terrorista dell’UCK Ali Ahmeti a presidente del Parlamento, non è gradita ai macedoni, e da alcun Paese rispettoso e onorato nel mondo! Non c’è dubbio che l’azione di Zaev e complici fosse destinata ad insultare e provocare chi difende giorno e notte il Paese il cui governo eletto è stato aggredito da Soros. Come l’idea di smembrare il Paese per creare l’illusoria Grande Macedonia è una provocazione verso qualsiasi Paese dei Balcani e oltre, così la nomina di Ahmeti a presidente del Parlamento, i cui soldati sono stati assassinati nel modo più brutale, era un’altra provocazione calcolata.
La comunità internazionale era pronta a considerare tali crimini terroristici come legittima “protesta” per costringere il popolo ad accettare il terrorismo sponsorizzato e controllato dall’estero. Quanto era diversa la musica di tali forze spudorate quando i macedoni hanno reagito al tentato colpo di Stato nel proprio parlamento! Il sangue e il terrore delle rivoluzioni colorate di Soros sono stati celebrati come trionfo della democrazia. Chi può dimenticare come la Gauleiterin Victoria Nuland istruì i suoi burattini ad occupare con la violenza governo e parlamento dell’Ucraina? Ma non oggi! Ora a nessuno va consentito di reagire a un colpo di Stato. Un colpo di Stato accettato immediatamente dalla ambasciatore nominale degli Stati Uniti, Jess Baily. Un colpo di Stato accettato dai vari Mogherini, Bildt e galoppini di Soros e Wall Street. La verità è che la banda di Soros cerca disperatamente di far esplodere la Macedonia e una guerra nei Balcani. Ha i suoi ordini, ma non può eseguirli. Il popolo di Macedonia è deciso e i suoi leader, statisti del calibro di Georgi Ivanov e Nikola Gruevski, non possono essere comprati o intimiditi. La filosofia della banda Soros è: distruggi ciò che non puoi controllare. Ma questa volta non funziona. La potenza dei sorosoidi diminuisce col denaro finora garantito da Washington. Questi cani pazzi non hanno più fiducia nel loro padrone e cercano di fare branco, giocandosi tutto ciò che gli è rimato sulla roulette della storia. Perdono e di brutto!
Vedasi il relitto dell’era Victoria Nuland, Hoyt Brian Yee, viceassistente del segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici. Nella maniera usuale, tale galantuomo del regime passato si è presentato a Skopje. Perché? Ovviamente per spingere il Presidente Ivanov e i macedoni a cedere non al governo statunitense, ma alla cricca corrotta Obama/Clinton che viene rapidamente risucchiata nella discarica della storia. Non c’è serio osservatore che non veda la coincidenza dell’arrivo frenetico di Yee con la provocazione di Zaev/Ahmeti. No, non funzionerà signor Yee. No, non funzionerà, signor Baily! La Macedonia è mobilitata, vigile, decisa. Le provocazioni non funzioneranno. E la Macedonia non è assolutamente isolata. Sempre più Paesi e movimenti nei Balcani e altrove osservano con entusiasmo la magnifica resistenza dei macedoni. Una rete di partiti e Paesi amici esprimerà sempre più concretamente simpatia al Paese. La piovra Soros, invece, affronta studio e avversione disgustata da sempre più Paesi. Molti media e organizzazioni negli Stati Uniti denunciano con forza Soros, spaventato dall’amministrazione Trump, specialmente per ciò che teme nel prossimo futuro. E questo è ciò che il Ministero degli Esteri della Russia aveva da dire sull’ultimo tentato golpe nel Parlamento della Macedonia: “Siamo molto preoccupati dagli ultimi sviluppi nella Repubblica di Macedonia. Il 27 aprile, l’opposizione che ha perso le elezioni parlamentari ha tentato d’impadronirsi del potere con l’elezione del Presidente dell’Assemblea (Parlamento) sostanzialmente con la forza, di propria iniziativa e in violazione delle regole. Gente è stata ferita nella lotta tra manifestanti ed “impostori”, e alcuni sono stati ricoverati in ospedale. I rappresentanti ufficiali dell’Unione Europea, gli ambasciatori di certi Pesi europei e degli Stati Uniti, senza esitazione hanno elogiato il nuovo “presidente del parlamento” che tra l’altro è un ex-capo del cosiddetto National Liberation Army pro-albanese. La risposta ben coordinata e veloce, senza dubbio, attesta come tali eventi fossero stati pianificati con la connivenza segreta dei “curatori esteri” dell’opposizione macedone. Ciò conferma ancora una volta che l’attuale crisi politica nella Repubblica di Macedonia è dovuta alla grave interferenza negli affari interni del Paese. Assistiamo all’impudente manomissione dei risultati elettorali con la rimozione del governo legittimo dal potere. I successivi sviluppi di tale scenario, i tentativi di cambiare il Paese secondo la cosiddetta “piattaforma Tirana”, sono ancor più rischiosi, e la situazione potrebbe degenerare in un conflitto, anche interetnico… l’occidente ovviamente asseconda i sostenitori della Grande Albania”.
No, Hoyt Brian Yee ha già fallito nel piano per spaventare i leader della Macedonia. Dovrebbe essere preoccupato, molto preoccupato, invece, per la sua futura carriera. Anche Soros presto non potrà sostenere i suoi agenti. Le provocazioni di Zoran/Ahmeti sono definitivamente fallite. Il popolo esprimerà la propria volontà nelle prossime elezioni. Anche gli elettori del SDSM possono vedere chi sia il loro falso capo. Tutte le persone libere del mondo guardano con orgoglio Ivanov e Gruevski. La Macedonia riconquisterà libertà e futuro!

Georgi Ivanov con una perdente

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Per i Balcani, Trump non è diverso da Obama

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 03.05.2017

Nikola Gruevski

Badando alla promessa elettorale del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si sarebbe creduto che gli Stati Uniti avrebbero cessato i continui tentativi di sostituire i governi sgraditi con regimi conformi tramite il processo antidemocratico delle rivoluzioni “a tema” o “colorate”. Mentre interventisti e neocon globali continuano a infiltrarsi nell’amministrazione Trump, la politica statunitense nei Balcani di Trump non è molto diversa da quella di Barack Obama. Donald Trump denunciò la campagna presidenziale di Hillary Clinton per i suoi stretti legami con George Soros il miliardario speculatore che istiga i “cambi di regime” in altri Paesi. Tuttavia, il presidente Trump ora attua le “rivoluzioni colorate” dirette da Soros in Macedonia e Serbia, due nazioni vicine alla Russia. Inoltre, invece di “prosciugare la palude” degli agenti di Soros, Trump ha nominato un ex-dipendente di Soros, Steve Mnuchin, segretario del tesoro. Il genero di Trump Jared Kushner, che influenza Trump, è notoriamente vicino alle organizzazioni finanziate da Soros. Pubblicamente, Soros ha definito Trump inaffidabile ed aspirante dittatore. In privato, ciò che accade in Macedonia e in Serbia è un tentativo di Soros, che collabora con la CIA di Mike Pompeo, di rovesciare i governi eletti democraticamente e sostituirli con regimi fantoccio globalisti filo-NATO di Stati Uniti e Unione europea. Trump con impazienza ratificava l’adesione del Montenegro alla NATO, anche se l’opposizione parlamentare nel Paese e molti suoi sostenitori ricordano che la NATO bombardò la nazione nel 1999. Le operazioni mediatiche finanziate da Soros nei Balcani e all’estero diffondono la “falsa notizie” del complotto russo per un colpo di Stato in Montenegro contro l’ex-primo ministro filo-NATO Milo Djukanovic. Storie simili sono destinate da Soros a dipingere i partiti politici anti-NATO in Macedonia e in Serbia da agenti di Mosca. L’amministrazione Trump, che non dimostra alcuna capacità di discernere fatti dalle fantasie, si è bevuta tale complottismo. L’attuale azione di destabilizzazione di CIA/Soros non riguarda solo i governi di Macedonia e Serbia, ma anche la Repubblica Srpska della Federazione di Bosnia-Erzegovina. Gli sforzi della CIA sono, secondo il giornale macedone “Dnevnik”, parte di un piano denominato Operazione Mago di Oz. L’operazione, secondo quanto riferito, è organizzata da una speciale stazione CIA-MI6 a Milano. L’obiettivo di Mago di Oz è sostituire i governi vicini alla Russia in Macedonia, Serbia e Repubblica Srpska.
Il Ministero degli Esteri russo e il Ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto hanno condannato il coinvolgimento di Soros nella destabilizzazione della Macedonia. Szijjarto ha affermato che “Paesi lontani”, ossia Stati Uniti e Gran Bretagna, sono responsabili delle ultime manifestazioni violente in Macedonia. CIA e Soros vogliono assicurasi che il partito nazionalista macedone VMRO-DPMNE e il suo capo, ex-primo ministro Nikola Gruevski, dimessosi per via delle dimostrazioni di piazza finanziate da Soros e CIA nel 2016, e il presidente Gjorge Ivanov, siano rovesciati. Soros e CIA proteggono il capo socialdemocratico anti-russo e filo-NATO e filo-UE Zoran Zaev, per sostituire il VMRO-DPMNE. Allo stesso modo, Soros ha coltivato diversi accoliti a Skopje affinché rovescino la presidenza Ivanov. Vi sono piani per eliminare definitivamente il VMRO-DPMNE dalla politica macedone, uguali a quelli dei neocon per distruggere il Partito Socialista Ba’ath in Iraq e il Partito delle Regioni filo-russo in Ucraina. Il VMRO-DPMNE è il successore del partito politico anti-ottomano macedone, chiamato anche VMRO, durante l’occupazione ottomana della Macedonia. L’amministrazione Trump ha creato un’alleanza tacita con il governo islamista del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, con cui Trump s’è congratulato personalmente per la vittoria del referendum truccato in Turchia, con cui Erdogan assume poteri dittatoriali. Il consigliere della sicurezza nazionale di Trump, l’ex-generale Michael Flynn, fu assunto dal governo Erdogan, con cui si era accordato per far rapire il capo dell’opposizione turca Fethulleh Gulen dalla Pennsylvania in Turchia, dove avrebbe subito la sicura esecuzione. Un risultato dell’alleanza Trump-Erdogan è il potenziamento dei nazionalisti albanesi filo-turchi in Paesi come la Macedonia per arraffare altro potere. Erdogan spera di aumentare l’influenza dei musulmani albanesi nei Balcani cercando di ricreare l’impero ottomano nell’Europa sudorientale.
Il 27 aprile 2017, i sostenitori del VMRO-DPMNE assaltavano il parlamento macedone per protestare contro la nomina di un albanese del partito Unione Democratica per l’Integrazione (DUI). Circa 100 manifestanti del VMRO-DPMNE furono feriti dai poliziotti negli scontri. Il partito albanese chiede che l’albanese sia lingua ufficiale della Macedonia, cosa rifiutata perché gli albanesi rappresentano solo il 15 per cento della popolazione macedone.
Il presidente serbo Aleksandar Vucic, che affrontava simili proteste di strada contro la sua rielezione, vede un piano complesso e ampio di Soros e occidente per sconvolgere la stabilità dei Balcani. Anche se Vucic fu rieletto con il 55 per cento dei voti, i gruppi di Soros l’accusano di brogli e il suo Partito progressista serbo di usurpare le elezioni. Come in Macedonia, i gruppi di Soros, sostenuti dalla CIA, chiedono che il governo del Partito progressista serbo si dimetta insieme a Vucic. I gruppi di Soros ora cercano di dipingere Vucic come un altro Slobodan Milosevic, lo stesso stratagemma della demonizzazione personale che Soros tentò contro il Presidente russo Vladimir Putin, il Primo ministro ungherese Viktor Orban, la candidata presidenziale francese Marine Le Pen, il Presidente venezuelano Nicolas Maduro e, prima di passare con i neocon globalisti, Trump. Le campagne per denigrare leader politici come “Hitler” e “genocidi” furono raffinate dalla CIA, in collaborazione con Soros, non miravano solo a Milosevic, ma anche a Sadam Husayn, Muammar Gheddaf e Bashar al-Assad. Le autorità macedoni hanno scoperto che le ultime operazioni di cambio di regime della CIA hanno il nome in codice Umbrella. Trump ormai attacca regolarmente Assad usando la tipica retorica dei neocon e di Soros, cosa che probabilmente non va troppo a genio alla Prima Signora Melania Trump, nativa della Slovenia, che ha spesso parlato con nostalgia dell’ex-Jugoslavia, il primo obiettivo del dopoguerra fredda di neocon e Soros. Un altro obiettivo di neocon, Soros e Casa Bianca di Trump è il leader della Repubblica Srpska Milorad Dodik, che pure affronta proteste. C’è la pretesa del governo federale di Bosnia-Erzegovina, dominato dai musulmani a Sarajevo, affinché Dodik e i serbi rinuncino all’autonomia garantita dalla costituzione della Repubblica Srpska e prendano ordini da Sarajevo tagliando i legami con il governo di Belgrado. Serbia e Russia difendono Dodik e hanno avvisato Sarajevo e i suoi padroni di UE e NATO contro ogni tentativo di ridurre l’autonomia della Repubblica Srpska. Vucic sa bene che prima di lasciare la carica di direttore della CIA, John Brennan visitò Tirana il 7 dicembre 2016 per dare via libero alla creazione della “Grande Albania” incorporando Repubblica d’Albania, Kosovo, regioni albanesi in Macedonia e Montenegro. L’azione avrebbe probabilmente deciso la fine della Macedonia, con la restante parte della nazione assorbita da Serbia e Bulgaria. Il primo passo dell’operazione Mago di OZ è federalizzare la Macedonia e cambiarne il nome per placare la Grecia, che vi si oppone, prima di assorbire la Macedonia nell’UE e nella NATO. Dopo la federalizzazione, verrà avviata l’aggregazione delle regioni albanesi al Kosovo. La Grande Albania diverrebbe un importante alleato religioso, militare e politico dell’impero neo-ottomano di Erdogan. Il piano di Soros, CIA, NATO e UE per la Grande Albania ha ora il sostegno attivo di Pompeo e dei neocon dell’amministrazione Trump, come il consigliere della sicurezza nazionale ed ex-generale David Petraeus, capo del generale HR McMaster, e del direttore della National Intelligence Dan Coats.
Il rappresentante repubblicano Dana Rohrabacher, presidente della commissione per l’Europa e l’Eurasia, ha già spiegato la politica dell’amministrazione Trump verso la Macedonia e la creazione della Grande Albania. Disse al comitato a febbraio che “kosovari… e albanesi in Macedonia dovrebbero far parte del Kosovo, mentre il resto della Macedonia dovrebbe far parte della Bulgaria o di altri Paesi“. Rohrabacher disse anche di voler modificare i confini dei Balcani. Il senatore John McCain, dal disprezzo psicopatico per la Russia, aveva recentemente visitato Albania, Serbia, Montenegro, Kosovo, Croazia, Slovenia e Bosnia-Erzegovina. Le discussioni di McCain nella regione hanno anche toccato la possibilità di ridisegnare i confini. McCain, Rohrabacher e altri neocon di Trump giocano col fuoco nei Balcani. Rendendo la situazione più pericolosa, Trump ha dato via libero alla continuazione delle interferenze dell’era Obama.

Milorad Dodik

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora