Le strutture occulte del terrorismo della NATO in Medio Oriente

Christof Lehmann Nsnbc 25/11/2014

Gli Emirati Arabi Uniti denunciano numerose organizzazioni, soprattutto i Fratelli musulmani ed altre, della rete sovversiva mondiale di USA/NATO, assieme a CAIR e CANVAS.isis-650x330Il 15 novembre il governo degli Emirati Arabi Uniti (EAU) ha stilato un elenco di 83 organizzazioni definite terroristiche. Il governo degli Emirati Arabi Uniti rileva che la lista non è completa, implicando che altre potrebbero esservi aggiunte e sottolineando che le organizzazioni sulla lista possono chiedere di esserne rimosse. Gli Emirati Arabi Uniti sottolineano la necessità di designare tali organizzazioni come terroristiche, per proteggere la sicurezza degli emirati. L’elenco comprende organizzazioni che operano legalmente in 7 Paesi europei e almeno 2 negli Stati Uniti. Tra chi opera negli Stati Uniti vi sono il Council on American-Islamic, CAIR e la Muslim American Society. CAIR è comunemente percepita come organizzazione nata dalle associazioni tra Fratelli musulmani e Hamas come WAMY o l’Istituto sul pensiero islamico, la cui leadership ha collegamenti diretti con la Casa Bianca, ma che furono messe fuorilegge quando il loro coinvolgimento nel terrorismo divenne pubblico. E’ interessante notare che molti dei membri più importanti del Consiglio nazionale di transizione siriano, che si riunì per la prima volta in Turchia ed è sostenuto da Stati Uniti ed altri membri della NATO, aveva collegamenti diretti con il CAIR. La leadership dell’organizzazione è nota avere stretti legami con, tra gli altri, il consigliere per la sicurezza degli Stati Uniti e “Grande Architetto” delle attuali strategie militar-politiche della NATO Zbigniev Brzezinski. O, in altre parole, con il soldi dei Rockefeller. Il portavoce del dipartimento di Stato Jeff Rathke ha commentato la lista antiterrorismo degli Emirati Arabi Uniti, dicendo: “Abbiamo esaminato l’elenco delle organizzazioni classificate come gruppi terroristici pubblicato dagli Emirati Arabi Uniti pochi giorni fa, e sappiamo che due delle organizzazioni sulla lista sono negli Stati Uniti. Cerchiamo informazioni sui motivi per tale decisione“. Sono esclusi dalla lista degli Emirati Arabi Uniti Hezbollah e Hamas. Mentre alcuni analisti statunitensi interpretano questa esclusione a “disaccordi tra Stati del CCG” o che “pregiudicherebbe le relazioni con l’Iran“, vi sono altri che affermano che Hezbollah è rappresentato nel Parlamento libanese e opera legalmente in Libano, e che Hamas fa parte del governo di unità palestinese. A parte Hamas, tale esclusione mirerebbe alle “fazioni di Hamas“, coinvolte in attività terroristiche nel Sinai, in Egitto.
CIA-CAIR-408x420 L’inclusione di CANVAS nell’elenco è ampiamente percepita come uno schiaffo agli ideatori delle operazioni segrete di NATO, dipartimento di Stato degli Stati Uniti e CIA. CANVAS, o DEMOZ, è implicata nelle sovversioni sostenute dagli Stati Uniti in Jugoslavia, Egitto e Ucraina. Nel dicembre 2013 la National Security Agency del Quwayt pubblicò un video sui social media che spiegava come CANVAS promuovesse il dissenso in Quwayt. È interessante notare che i volantini di CANVAS/DEMOZ, che istruiscono su come prepararsi a violenti scontri con le autorità statali, siano stati distribuiti sia nei sit-in delle piazze Raba al-Adwaya e Nadah in Egitto, che durante il colpo di Stato ucraino di febbraio 2014. Le organizzazioni nei seguenti Paesi sono interessate dalla lista dell’UEA: Afghanistan, Algeria, Belgio, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, India, Iraq, Italia, Libano, Libia, Mali, Norvegia, Palestina, Pakistan, Filippine, Federazione Russa, Arabia Saudita, Svezia, Somalia, Siria, Tunisia, Regno Unito, Stati Uniti, Uzbekistan e Yemen. Regioni interessate: GCC, UE, AL, AU.
L’elenco delle organizzazioni che il governo degli Emirati Arabi Uniti indica come terroristiche:
1. Fratellanza Musulmana UAE
2. Al-Islah (o Dawat al-Islah)
3. Fatah al-Islam (Libano)
4. Fatah al-Islam (Associazione dei musulmani italiani)
5. Qalaya al-Jihad al-Emirati (Cellula jihadista negli Emirati)
6. Usbat al-Ansar (Lega dei seguaci) in Libano.
7. Associazione islamica finlandese (Suomen Islam-seurakunta)
8. organizzazione al-Qarama
9. al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM o Tanzim al-Qaidah fi Bilad al-Maghrib al-Islami)
10. Associazione musulmana della Svezia (Sveriges muslimska Förbund, SMF)
11. Hizb al-Ummah (Partito Ummah o Partito della Nazione), nel Golfo e penisola arabica
12. Ansar al-Sharia in Libia (ASL, Partigiani della legge islamica)
13. Det Islamske Forbundet i Norge (Associazione islamica in Norvegia)
14. al-Qaida
15. Ansar al-Sharia in Tunisia (AST, Partigiani della Sharia)
16. Islamic Relief UK
17. Daash (SIIL)
18. Haraqat al-Shabab al-Mujahidin (HSM) in Somalia (Movimento Giovanile dei Mujahidin)
19. Fondazione Cordoba (TCF) in Gran Bretagna
20. al-Qaida nella Penisola Arabica (AQAP)
21. Boko Haram (Jamatu Ahlis Sunna Lidda’Awati Wal-Jihad) in Nigeria
22. Islamic Relief Worldwide (IRW) dei Fratelli musulmani globali
23. Jamat Ansar al-Sharia (Partigiani della Sharia) in Yemen
24. gruppo al-Murabitun (la Sentinella) in Mali
25. Tehrik-i-Taliban Pakistan (Movimento taliban del Pakistan)
26. Fratellanza Musulmana (MB), organizzazione e gruppi
27. movimento Ansar al-Din (difensori della fede) in Mali
28. battaglione Abu Dhar al-Ghifari in Siria
29. Jamah Islamya in Egitto (o Giamat al-Islamiya, Gruppo islamico, IG)
30. Rete Haqqani in Pakistan
31. brigate al-Tawhid (Brigata dell’unità, o del monoteismo) in Siria
32. Ansar Bayt al-Maqdis (ABM, sostenitori della Santa Casa e Gerusalemme), ora ribattezzati Wilayat Sinai (Provincia o Stato del Sinai)
33. Lashkar-e-Taiba (Soldati, o Esercito dei puri, o dei Giusti)
34. qatibat al-Tawhid wal-Eman (battaglione dell’Unità, o Monoteismo, e della Fede) in Siria
35. gruppo Ajnad Misr (Soldati d’Egitto)
36. Movimento islamico del Turkestan orientale in Pakistan (ETIM), o Partito Islamico del Turkestan (TIP), Movimento islamico del Turkestan (TIM)
37. qatibat al-Qadra in Siria (battaglione verde)
38. Majlis Shura al-Mujahidiin fi Aqnaf Bayt al-Maqdis (Consiglio della Shura dei Mujahidin di Gerusalemme, o MSC)
39. Jaish-e-Mohammed (Esercito di Maometto)
40. brigata Abu Baqr al-Siddiq in Siria
41. movimento Huthi in Yemen
42. Jaish-e-Mohammed (Esercito di Maometto), in Pakistan e India
43. compagnia Talha Ibn Ubaid-Allah in Siria.
44. Hezbollah al-Hijaz in Arabia Saudita
45. Mujahidin al-Honud in Kashmor/India (Mujahidin indiani, IM)
46. brigata Sarim al-Battar in Siria
47. Hezbollah nel Consiglio di cooperazione del Golfo
48. Emirato islamico del Caucaso (Emirato del Caucaso, jihadisti ceceni)
49. brigata Abdullah bin Mubaraq in Siria
50. al-Qaida in Iran
51. Movimento islamico dell’Uzbekistan (IMU)
52. Qawafil al-Shuhada (Carovana dei Martiri)
53. organizzazione Badr in Iraq
54. organizzazione Abu Sayaf nelle Filippine
55. brigata Abu Omar in Siria
56. Asaib Ahl al-Haq in Iraq (Lega dei Giusti)
57. Consiglio per le Relazioni Americano-Islamiche (CAIR)
58. brigata Ahrar Shamar in Siria (Brigata degli uomini liberi della tribù Shamar)
59. brigate Hezbollah in Iraq
60. organizzazione CANVAS di Belgrado, Serbia (o DEMOZ)
61. brigata Sarya al-Jabal in Siria
62. brigata Abu al-Fadl al-Abas in Siria
63. Muslim American Society (MAS)
64. brigata al-Shahba in Siria
65. brigata Yum al-Mawud in Iraq (Brigata del Giorno del Giudizio).
66. Unione internazionale degli Ulama (IUSM).
67. brigata al-Qaqa in Siria
68. brigata Amar bin Yasir
69. Ansar al-Islam in Iraq
70. Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa
71. brigata Sufyan al-Thawri
72. gruppo Ansar al-Islam in Iraq (Partigiani dell’Islam)
73. Unione delle organizzazioni islamiche di Francia (L’Union des Organisztions Islamiques de France, UOIF)
74. brigata Ibad al-Rahman (Brigata dei Soldati di Dio) in Siria
75. Jabhat al-Nusra (Fronte della vittoria) in Siria
76. Muslim Association of Britain (MAB)
77. battaglione Umar Ibn al-Qatab in Siria
78. Haraqat Ahrar al-Sham al-Islami (Movimento islamico degli uomini liberi del Levante)
79. Società islamica della Germania (Islamische Gemeinschaft Deutschland).
80. battaglione al-Shayma in Siria
81. Jaysh al-Islam in Palestina (Esercito dell’Islam in Palestina)
82. Società islamica della Danimarca (Det Islamiske Trossamfund, DIT)
83. qatiba al-Haq (Brigata dei Giusti)
84. brigate Abdullah Azam
85. Lega dei musulmani del Belgio (Ligue des Musulmans de Belgique, LMB)
Alcune eccezioni degne di nota dalla lista degli Emirati Arabi Uniti sono Liwa al-Islam, coinvolta nell’attacco chimico nel Ghuta orientale, presso Damasco in Siria, e il cui capo supremo Zahran al-Lush ha collaborato strettamente con l’intelligence saudita dagli anni ’80, e Harkat-ul-Jihad-al-Islam (HuJI) in Bangladesh, noto per operare anche in Myanmar. Un’altra esclusione degna di nota è la società di soccorso turca IHH, coinvolta nel contrabbando di armi ai “ribelli” in Siria con il pretesto dei “convogli di aiuti”. L’IHH è designata organizzazione terroristica nei Paesi Bassi. Infine, da notare che il Gruppo combattente islamico libico, LIFG, non rientra nella lista. Il LIFG fu determinante nel rovesciamento del governo libico nel 2011, e il cui capo supremo Abdalhaqim Belhadj è a capo del consiglio militare di Tripoli. Il suo secondo, Mahdi al-Harati, nel 2012 guidò una brigata di 20000 libici in due grandi attacchi contro la Siria dalla Giordania.baghdadi-ciaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I terroristi islamici del SIIL sono supportati da Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita

Washington’s Blog Global Research, 16 agosto 201410371511Chi tira veramente le fila?
Il Times of Israel ha riferito: “Un comandante dell’esercito libero siriano, arrestato il mese scorso dalla milizia islamista del fronte al-Nusra, ha detto ai suoi rapitori di aver collaborato con Israele in cambio di sostegno medico e militare, in un video pubblicato questa settimana. Il comandante ribelle siriano dice di aver collaborato con Israele. In un video caricato su YouTube … Sharif al-Safuri, comandante del battaglione al-Haramayn dell’esercito libero siriano, ha ammesso di essersi recato cinque volte in Israele per incontrare ufficiali israeliani che poi gli hanno fornito armi anticarro e armi leggere sovietiche. Safuri è stato rapito dal fronte al-Nusra, affiliato ad al-Qaida, nella zona di Qunaytra, presso il confine israeliano, il 22 luglio. “Le fazioni (opposizione) avrebbero ricevuto sostegno e inviato i feriti (in Israele), a condizione che l’area protetta israeliana fosse assicurata. A nessuno era permesso avvicinarsi alla recinzione senza previo coordinamento con le autorità israeliane”, ha detto Safuri nel video”.
Nel video confessione in cui Safuri appare fisicamente illeso, dice che in un primo momento si era incontrato al confine con un ufficiale israeliano di nome Ashraf ed ebbe un telefono cellulare israeliano. Poi incontrò un altro ufficiale di nome Yunis e con il comandante dei due uomini, Abu Daud. Insomma, Safuri ha detto che entrò in Israele cinque volte per riunioni svoltesi a Tiberiade. Dopo le riunioni, Israele iniziò a fornire Safuri e i suoi uomini “supporto medico di base e vestiti”, così come armi, tra cui 30 fucili russi, 10 lanciarazzi RPG con 47 razzi, e 48000 proiettili da 5,56 mm. Inoltre l’Agenzia Telegrafica Ebraica, agenzia stampa ebraica vecchia di 97 anni, ha riferito: “Una dirigente del Ministero della Giustizia olandese ha detto che il gruppo jihadista SIIL è stato creato dai sionisti che cercano di dare all’Islam una cattiva reputazione. Yasmina Haifi, capo progetto presso il National Cyber-Security Center del ministero, ha fatto tale affermazione su Twitter, secondo il quotidiano De Telegraaf. “Il SIIL non ha nulla a che fare con l’Islam. E’ parte di un piano dei sionisti che deliberatamente cercano d’infangare il nome dell’Islam”, ha scritto Haifi”. A marzo, Haaretz ha riferito: “L’opposizione siriana è disposta a rinunciare a reclamare le alture del Golan in cambio di denaro e aiuto militare israeliano contro il Presidente Bashar Assad, un alto funzionario dell’opposizione ha detto al giornale al-Arab, secondo un articolo di al-Alam”.
I gruppi islamisti filo-occidentali vogliono che Israele imponga una no-fly zone sulle regioni meridionali della Siria per proteggere le basi dei ribelli dagli attacchi aerei delle forze di Assad, secondo l’articolo. WorldNet Daily afferma che gli USA hanno addestrato i jihadisti islamici che si sarebbero poi uniti al SIIL, in Giordania. Il Jerusalem Post riporta che un combattente del SIIL dice che la Turchia finanzia il gruppo terroristico. La Turchia è un membro della NATO e, almeno fino a poco prima, stretto alleato degli Stati Uniti. I ricchi donatori negli alleati degli Stati Uniti, Quwayt e Qatar, sono dietro il SIIL, e funzionari dei servizi segreti occidentali dicono che i governi ne approvano il supporto. Un ex-alto comandante di al-Qaida ha ripetutamente sostenuto che il SIIL lavora per la CIA. A giugno, il consulente per gli investimenti Jim Willie affermava: “Le truppe (del SIIL) lì attive [Siria e Iraq] sono truppe di Langley (cioè della CIA). Addestrate, finanziate e armate da Langley. Ciò l’ho sentito… dall’esercito statunitense (regolari del Pentagono), e bisogna stare attenti quando si fa riferimento ai militari degli USA. Che tipo di militari degli Stati Uniti? L’US Army del Pentagono o quelli di Langley, che hanno uniformi senza contrassegni e decine di migliaia di mercenari? S’incontrano in Iraq. I regolari militari USA del Pentagono evacuati dall’Iraq, il cui vuoto viene riempito dai mercenari di Langley, addestrati contro la Siria e che migrando a Sud annunciano il loro nuovo ordine del giorno. Se e quando i regolari del Pentagono incontreranno i mercenari di Langley in Iraq, Obama avrà una visita a domicilio, dato che militari degli Stati Uniti combatteranno militari degli Stati Uniti. Pentagono contro Langley”.
Anche se non sappiamo quale delle affermazioni di cui sopra sia vera, due cose sono certe:
• Gli Stati Uniti hanno armato i jihadisti islamici in Siria e le loro armi sono nelle mani del SIIL; e
• Gli stretti alleati degli Stati Uniti sostengono e addestrano i terroristi del SIIL
Perché mai gli Stati Uniti e i loro alleati sostengono il SIIL, se sono dei barbari terroristi islamici? Beh, ammesso che sia vero, petrolio e gas potrebbero spiegarlo. Dopo tutto, ci sono prove che gli Stati Uniti e i loro alleati vogliono frantumare Iraq e Siria da decenni. E il SIIL lo fa. In ogni caso, se sia vero o meno per il SIIL, è ben documentato che statunitensi, sauditi e israeliani sostengono da decenni i terroristi islamici più pericolosi e radicali del mondo. Si veda qui. E chi vede la battaglia contro il SIIL come una guerra di religione, viene ingannato.

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

20140803FM-ObamaAlessandro Lattanzio all’IRIB: “Dominio su pozzi petroliferi dietro fornitura armi da Usa e Ue a curdi in Iraq”

Radio Italia (IRIB) –  “Presumo che la partita che si gioca in Iraq si faccia in tre: gli Usa piu’ Israele che agiscono tramite il cosiddetto Stato Islamico, che penso sia una creazione diretta del Pentagono e del Mossad…“. Sono le parole di Alessandro Lattanzio, redattore della rivista ‘Eurasia‘ e analista delle questioni politiche internazionali, in un’intervista telefonica a Radio Italia IRIB. E’ disponibile l’audio integrale dell’intervista.

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La fine dell’egemonia anglo-statunitense

Dean Henderson 18 giugno 2014

capital-ppt-map-of-gulf-cooperation-council-countriesGli oligarchi e i loro gendarmi fascisti hanno sequestrato l’Ucraina mentre i ribelli islamisti del SIIS si riprendono le città in Iraq. Le nazioni BRIC, guidate dall’ancora una volta il male Putin, si preparano alla fine dell’impero finanziario anglo-statunitense. L’oligopolio di banche/energia/armi/droga dei Rothschild/Rockefeller, che ha schiavizzato l’umanità e decimato la Terra negli ultimi secoli, va a pezzi. L’arroganza e la stupidità dei sedicenti “illuminati” che operano dalla loro matrice della City di Londra, è chiara a tutti. Tornando alle truppe di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (EAU) entrate in Bahrayn per aiutare la petro-monarchia al-Qalifa nel reprimere le proteste pro-democrazia; tale intervento, approvato dalle potenze occidentali, rappresenta l’un ultimo tentativo di salvare il Gulf Cooperation Council (GCC), a capo del modus operandi neocoloniale che guida il regime di riciclaggio degli eurodollari di Londra, puntellando sterlina e dollaro. Ma le teste dei monarchi possono ancora cadere. I popoli delle nazioni del GCC sono in fermento, in particolare in Arabia Saudita e Bahrayn. Non a caso i i ribelli siriani finanziati dai Saud vengono inviati a destabilizzare l’Iraq. Gli sceicchi traggono beneficio quando nazionalisti come Assad vengono abbattuti dagli islamisti al soldo degli oligarchi. Gli eventi in Ucraina e la rivolta del SIIS in Iraq sono legati. L’oligarchia globale si basa su tali violenze.

L’islamismo è fascismo. Il fascismo è la religione delle élite, ovunque risiedano
db72a96c-5eeb-4fff-abf6-35c546d0be38 Le sei nazioni del GCC: Arabia Saudita, Quwayt, Bahrayn, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Oman, siedono sul 42% del petrolio mondiale. Le monarchie unifamiliari che le controllano furono radunate dall’impero inglese e collaborano con Israele sottraendo il greggio dal popolo arabo. Non la Cina o il Giappone, ma esse sono i maggiori acquirenti di titoli del Tesoro USA. I loro interessi non sono nel popolo, ma nella City di Londra e Wall Street. L’élite reale dei sei Paesi del GCC ha fortemente investito nelle economie occidentali. L’alto volume della produzione di greggio fa fluire tali investimenti a Wall Street e City di Londra, consentendo alle élite del CCG di vivere in modo opulento. Come il ministro del petrolio saudita Hisham Nazir ha detto, “Siamo legati dai nostri reciproci interessi e sicurezza“. Mentre la dipendenza occidentale dalle risorse del Terzo Mondo aumentava, divenne sempre più necessario ai banchieri internazionali e alle loro aziende includere le cricche elitarie locali nei programmi di accumulazione del capitale, rendendo un piccolo gruppo di indigeni estremamente ricco, in modo che collabori nello svendere risorse locali all’occidente. Un esempio dell’uso delle élite locali come surrogati si può vedere nel caso dell’uomo più ricco del mondo. Hassanal Bolkiah, sultano del Brunei, una piccola enclave petrolifera sull’isola del Borneo, dove Royal Dutch/Shell detiene il quasi monopolio petrolifero e paga bene il sultano per continuare così. Il sultano del Brunei possiede oltre 60 miliardi di dollari e vive in un palazzo di 1778 stanze. Tale élite locale, a sua volta, consegna le proprie ricchezze ai banchieri occidentali per proteggerle da svalutazione e fallimenti bancari. Ma essi derubano il proprio Paese dei capitali necessari, spesso precipitandoli nella svalutazione e crisi debitoria. Gli Stati Uniti stessi sono un Paese debitore, i cui debiti, in parte, appartengono alle élites del Terzo Mondo che possiedono migliaia di miliardi depositati presso le grandi banche statunitensi, mentre i loro connazionali vivono in condizioni di estrema povertà. Le élite egiziane, per esempio, detengono 60 miliardi di ollari di depositi in banche estere, mentre l’egiziano medio guadagna 650 dollari all’anno. Nel caso del GCC, la quantità di petrodollari riciclati che scorre negli investimenti occidentali è davvero sconcertante.
I sauditi hanno più di 600 miliardi di dollari investiti all’estero. Citigroup possiede il 33% della Saudi American Bank controllata dalla Casa di Saud. Nel 1993 il principe saudita al-Walid bin Talal, proprietario della Saudi Commercial Bank, versò 590000000 di dollari alla Citibank. Bin Talal ora possiede il 17,34% di Citigroup, mentre il principe ereditario Abdullah possiede una quota del 5,4%, divenendo i due maggiori azionisti della banca. Bin Talal è anche il secondo maggiore azionista della Rupert Murdoch Newscorp, proprietaria di Fox News e Wall Street Journal. Le operazioni di acquisto saudite di Citigroup furono facilitate dal Gruppo Carlyle di Washington, che per il 20% è di proprietà della famiglia Mellon, che possedeva Gulf Oil e ora possiede una grande quota di Chevron Texaco. Carlyle è guidata dall’ex-segretario alla Difesa di Reagan e Bush, e presidente della NSC di Reagan, Frank Carlucci. George Bush Sr., James Baker III e l’ex-primo ministro inglese John Major erano consulenti e membri del consiglio della Carlyle. Bush Sr. fu Investment Advisor alla Carlyle per la famiglia bin Ladin fino al novembre 2001. Nel 1995 il principe bin Talal collaborò con il finanziere canadese Paul Reichmann, il presidente di Loews Larry Tisch e il finanziere libanese Edmund J. Safra, amico intimo del criminale di guerra Henry Kissinger, per comprare il complesso Canary Wharf di Londra per 1,04 miliardi di dollari. Il monarca dell’UAE shayq Zayad gestisce l’Abu Dhabi Investment Authority. Gran parte del denaro è gestito da una finanziaria privata come Carlyle Group e Donaldson, la Lufkin & Jenrette di proprietà per il 18% del gruppo saudita Olayan. Olayan possiede anche grandi azioni di JP Morgan Chase e CS First Boston. Il direttore dell’Abu Dhabi Investment Authority è consigliere per l’Asia del Carlyle Group. Il Bahrayn svolge un ruolo nel riciclaggio di petrodollari, essendo un importante centro offshore bancario per gli sceicchi del CCG e i loro partner mega-bancari internazionali. Il Bahrayn è anche la base della Quinta Flotta e di un gran numero di raffinerie che lavorano il greggio saudita. Il Libano fu il primo centro bancario del Medio Oriente in passato, ma con Beirut ridotta in macerie dai bombardamenti israeliani, le banche se ne andarono nel porto franco di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, ora primo mercato dell’oro del pianeta. Le banche d’investimento sono in Quwayt. Ma è il Bahrayn ad ospitare i multi-miliardari mercati fondiari dei derivati dai ricavi in petrodollari di GCC/Quattro Cavalieri. La maggior parte delle banche in Bahrayn è di proprietà straniera e tutte le mega-banche statunitensi vi svolgono operazioni. Molte banche del Bahrayn sono di proprietà delle élite del GCC e sono un importante canale per il riciclaggio dei petrodollari. La Burgan Bank del Quwayt, per esempio, possiede una partecipazione del 28% di una delle più grandi banche del Medio Oriente, la Banca del Bahrayn.
osama-bin-bush L’azienda più potente in Bahrayn è Investcorp, che ha grandi quote del New York Department Store of Puerto Rico, Saks Fifth Avenue, BAT, Tiffany, Gucci, Color Tile, Carvel Ice Cream, Dellwood Foods, Circle K e Chaumet. Investcorp è stata co-fondata nel 1983 dal rampollo della famiglia regnante del Bahrayn shayq Qalifa bin Sulman al-Qalifa, che possedeva anche una grossa fetta dell’infame BCCI. Un recente prospetto dell’Investcorp elenca il ministro delle Finanze del Bahrayn quale proprietario. Il presidente d’Investcorp è Abdul-Rahman al-Atiqi, ex-ministro del Petrolio e delle Finanze del Quwayt. Il suo vicepresidente è Ahmad Ali Qanu della ricca famiglia saudita Qanu, che avrebbe 1,5 miliardi di dollari. L’ex-ministro del petrolio saudita shayq Yamani fu uno dei soci fondatori d’Investcorp insieme a sette membri della famiglia reale saudita. Investcorp ha  la sua sede di otto piani in Bahrayn, oltre a un ufficio a Park Avenue a New York e un ufficio a Mayfair a Londra. Partner dello sceicco al-Qalifa nel lancio d’Investcorp era Namir Qirdar, presidente della banca responsabile delle operazioni del Golfo Persico della Chase Manhattan. Numerosi dirigenti d’Investcorp sono ex-impiegati della Chase. Molti acquisti d’Investcorp si rivelarono dei flop e c’è un lato oscuro della banca. L’esecutivo della gioielleria francese Chaumet, Charles Lefevre, ha detto che Investcorp evitò d’informare gli azionisti di Chaumet mentre tentava di venderne le azioni a un prezzo superiore presso altri investitori del Golfo Persico. Un’altra denuncia sosteneva che Investcorp tentasse di saccheggiare la Saudi European Bank di Parigi. Il membro del consiglio d’Investcorp Abdullah Taha Baqsh, un miliardario saudita, ha investito pesantemente nell’Harken Energy di George W. Bush. Così fece anche lo sceicco del Bahrayn al-Qalifa. Bush e il co-proprietario Dick Cheney trasformarono la loro Arbusto Energy nell’Harken quando l’amico di Bush James Bath gli offrì 50000 dollari per l’avvio. La Skyway Aircrafts di Bath era sotto inchiesta della DEA per aver aiutato gli sceicchi del GCC ad inviare banconote da 100 dollari nelle Isole Cayman. Bath spesso prendeva in prestito denaro dagli sceicchi sauditi Qalid bin Mahfuz, primo azionista della BCCI, e Muhammad bin Ladin, che probabilmente gli diedero i 50000 dollari per lanciare ciò che divenne Harken Energy. Bin Mahfuz e bin Ladin aiutarono l’Harken a firmare un accordo esclusivo per la trivellazione petrolifera in mare, poco prima della Guerra del Golfo. Nel gennaio 1990 il presidente Bush Sr. aveva approvato lo status commerciale preferenziale del regime iracheno. Quello stesso mese Harken Energy s’aggiudicò la più grande concessione petrolifera in mare aperto nel Golfo Persico, al largo del Bahrayn. Altri investitori importanti della Harken furono i fratelli Bass di Ft. Worth, la famiglia sudafricana Rupert, l’Endowment Fund Harvard e il luogotenente dei Rothschild George Soros. Nel 1989 il governo del Bahrayn interruppe bruscamente i colloqui con l’Amoco sulla stessa concessione petrolifera, dopo che l’emiro al-Qalifa decise di concederla alla Harken Energy su richiesta del capo per le operazioni in Medio Oriente di Mobil Michael Ameen. Il finanziamento del progetto fu organizzato dall’amico di Bush Jr. Jackson Stephens, proprietario della Worthen Bank in Arkansas, determinante nel portare la BCCI negli Stati Uniti e che donò 100000 dollari a Bush Sr. per la campagna presidenziale del 1988. L’avvocato Allen Quasha di New York e suo padre William Quasha di Manila, favorirono l’accordo della Harken con il Bahrayn. Nel 1961 Bill Quasha aiutò George Bush Sr. a garantirsi i diritti di perforazione del primo pozzo petrolifero in Kuwait con la Zapata Offshore Oil Company. Più tardi Quasha fu consulente legale nelle Filippine della lavanderia della CIA Nugan Hand Bank. Suo figlio Allen era il maggiore azionista della Harken. Quasha aveva il 21%  di una società svizzera controllata dalla famiglia sudafricana Rupert, principale sostenitrice dell’ex-regime dell’apartheid del Paese.
Appena un mese prima che l’Iraq invadesse il Quwayt, George W. Bush vendette il 66% della sua partecipazione alla Harken Energy con un profitto del 200%. Mentre analisti come Charlie Andrews della 13D Research emettevano raccomandazioni contro gli “acquisti” dalla Harken, il 22 giugno 1990 Bush incassava 840mila dollari dalle azioni Harken, dicendo che “ho venduto per la buona novella“. Bush sapeva che Harken aveva violato i termini dei prestiti ed era ormai alle corde finanziariamente. Cinque settimane dopo Harken subì una perdita di 23 milioni di dollari e il suo prezzo azionario crollò. Bush segnalò la sua tempestiva vendita delle azioni Harken Energy solo nel marzo 1991. Ciò era illegale, ma Bush sostenne che la SEC smarrì i moduli e non fu mai perseguito. Nel 1993 Bush si dimise dal consiglio di amministrazione della Harken. Con il pesante sostegno finanziario della Enron, divenne governatore del Texas. Bush fu difeso nella causa per la truffa Harken dall’avvocato di Baker Botts Robert Jordan, pagato nel 2000 con la nomina ad ambasciatore degli Stati Uniti in Arabia Saudita. Il capo della SEC, clemente durante la debacle Harken, era Richard Breeden, uno dei maggiori sostenitori politici di Bush Sr. Al consiglio della SEC vi era James Doty, altro sostenitore di Bush che aiutò George W. ad acquistare la squadra di baseball dei Texas Rangers. Quando la Harken di George W. Bush si fuse con Spectrum 7 Energy, fu aiutato dall’insider d’Investcorp Abdullah Taha Baqsh, che acquistò il 17,6% della Harken tramite una holding nelle Antille olandesi. Alcuni dicono che Baqsh fosse un uomo dello sceicco Qalid bin Mahfuz. Baqsh fu  un importante investitore d’Investcorp in Bahrayn, avviata da ex-dirigenti della Chase Manhattan. Nel 1988 saccheggiò una banca araba di Londra. Baqsh fu anche accusato di saccheggio della Banca Saudita di Parigi, quando crollò nel 1988, poco prima del sorprendentemente simile crollo della BCCI. Baqsh è azionista della First Group Commercial Financial, una società di trading futures in materie prime di Chicago, sanzionata dalle autorità di regolamentazione degli Stati Uniti per check-kiting e frode. Poco prima della guerra del Golfo, Investcorp vendette il 25,8% delle azioni ad una società irachena, nonostante una legge del Bahrayn  vietasse tali operazioni.
1_23_201111248PM_3528182272 Sauditi e kuwaitiani sono leader negli investimenti del GCC all’estero. La Kuwaiti Investment Authority ha oltre 250 miliardi di dollari investiti all’estero ed è il primo investitore straniero in Giappone e Spagna. Citigroup e JP Morgan Chase gestiscono gli investimenti del Quwayt negli Stati Uniti, dove il clan al-Sabah possiede azioni in ciascuna delle 70 maggiori aziende quotate alla New York Stock Exchange. Le loro aziende statunitensi sono, per il 100% l’Occidental Geothermal, per il 29,8% le Great Western Resources, per il 100% l’Atlanta Hilton Hotel, per il 45% il Phoenician Hotel e per l’11% l’Hogg Robinson. In Germania possiede il 14% di Daimler-Chrysler, il 25% della Hoechst (erede della nazista IG Farben e seconda maggiore azienda farmaceutica del mondo), il 20% di Metallgesellschaft e parte del rivenditore tedesco Asko. In Italia possiede il 6,7% di Afil, l’holding della famiglia Agnelli che possiede FIAT e diverse altre iniziative. Nel Regno Unito possiede St. Martin’s Properties e il 5,4% di Sime Darby. In Malesia la sua società K-10 possiede la più grande testata, New Straits Times Press. Nella vicina Singapore, i kuwaitiani possiedono il 10,6% di Singapore Petroleum, il 37% di Dao Heng Holdings e il 49% della società d’intermediazione mobiliare JM Sassoon. La Kuwait Oil Company (KOC) fu tecnicamente nazionalizzata nei primi anni ’80, ma resta vicina ai suoi creatori Chevron Texaco e BP Amoco, vendendo a questi due cavalieri petrolio scontato. KOC ha reso ricchi gli emiri al-Sabah e la famiglia al-Ghanim, agente della società per decenni. Nel 1966 KOC comprò una controllata danese e divenne la prima compagnia petrolifera mediorientale a vendere benzina al dettaglio in Europa. La KOC fu la società della GCC più aggressiva negli investimenti all’estero. Nel 1982 acquistò centinaia di stazioni di servizio Q8 in tutta Europa. Nel 1987 possedeva più di 5000 rivenditori di benzina in Europa e Asia meridionale. Proprio la scorsa settimana KOC s’è aggiudicata un contratto per costruire le raffinerie di petrolio in Corea del Sud. I kuwaitiani hanno anche comprato in uno dei Quattro Cavalieri, la BP Amoco, di cui nel 1988 possedevano una quota del 22%. Poi ridussero la quota al 9,85%, ma sempre una quota di controllo. Acquistarono le operazioni di raffinazione a Napoli, Italia, della Mobil, possiedono quasi il 4% di ARCO (ora di BP Amoco) e il 2,39% di Phillips Petroleum (ora fusasi con Conoco). In Spagna i kuwaitiani dirigono l’azienda chimica Torras Hostench e in Giappone l’Arabian Oil.
Gli investimenti del GCC in banche e multinazionali occidentali totalizzano migliaia di miliardi. La maggior parte viene investita in titoli di Stato a lungo termine statunitensi e giapponesi. Gli sceicchi del GCC sono cruciali per mantenere l’intero castello di carte dell’economia globale. I loro acquisti sono garantiti dal debito degli Stati Uniti, in gran parte maturato con la spesa per la difesa del Golfo Persico, mantenendo un dollaro forte e impedendo che l’architettura finanziaria internazionale deperisca. Gli emiri e i loro amici elitari finanziano le operazioni segrete della CIA, mentre riequilibrano i loro surplus commerciali con l’occidente attraverso l’acquisto di armi degli Stati Uniti, per proteggere i propri feudi petroliferi. Gli eventi in Ucraina e Medio Oriente dimostrano la posizione disperata dell’oligopolio energetico Rockefeller/Rothschild. Putin ha appena iniziato a giocare potenti carte. Le marionette del GCC sono assediate. La fine dello standard petrolifero può essere scongiurata solo con un guerra permanente. Giorni curiosi.

31590-3x2-940x627Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Il suo sito è  Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’origine del SIIS, specie invasiva

Ziad al-Fadil SyrianPerspective

“A volte, una specie invasiva viene introdotta per sradicare un’altra specie che causa caos in un particolare ecosistema”
Iraq-Mosul-jpgL’assalto impressionante del gruppo terroristico SIIS su Mosul, seconda città dell’Iraq dopo Baghdad e centro commerciale del nord del Paese, è stato improvviso e secondo gli Stati Uniti senza preavviso. Gli Stati Uniti fingono di non avere avuto alcun avviso di tale attacco, mentre gli Stati Uniti rigettano ogni responsabilità sull’Iraq e il suo popolo, una volta che il governo di Baghdad ha smesso di fare il lustrascarpe degli spettri della pomposa ambasciata USA costruita secondo i fantasiosi sogni neo-conservatori sul dopoguerra. Come vedrete, l’attacco del SIIS in Iraq asseconda quel senso il dispiacere statunitense. La cosiddetta “opposizione” siriana all’estero, non estranea a raggiro, dissimulazione e menzogna totale, ha immediatamente puntato il suo lercio dito sul governo siriano. Volendo far credere che il governo siriano abbia organizzato tali terroristi, che combattono in Siria, per invadere la prima città del nord governata dal governo iracheno alleato di Damasco.
Il SIIS è l’acronimo di Stato Islamico in Iraq e in Siria (a volte tradotto come “Levante”). In arabo l’acronimo è “Diish” per al-Dawla al-Islamiya fi-al-Iraq wa al-Sham, il cui capo è noto con il nome di battaglia Abu Baqr al-Baghdadi. Si tratta di un gruppo salafita-taqfirita volto a resuscitare l’ormai defunto califfato. Le sue origini sono pura al-Qaida con sfumature. SIIS è la creazione del solo uomo che fa di al-Qaida uno yo-yo: Bandar bin Sultan, ora suicidatosi grazie alla sua sfrenata dipendenza violenta nel compiacere i padroni del circo ebraico che usa la vasta rete di moschee saudite per reclutare giovani per combattere la guerra sunnita contro il governo in gran parte sciita di Baghdad. Una volta, nel 2007, il piano per arrestare l’avanzata dell’influenza iraniana ebbe senso agli ottusi marmittoni sauditi di Riyadh ma, come s’è scoperto, grazie all’assai onorevole Mr. Bean d’America, Robert Ford, l’intero piano andò storto divenendo un virulento cancro in metastasi che minaccia gli stessi sauditi, per non parlare degli interessi di Stati Uniti e alleati. Bandar sapeva che nel 2007, quando lui, Robert Ford, Mossad e CIA covavano il piano per cacciare il Dottor Assad e il suo governo baathista (un piano che attese il dispiegarsi della “primavera araba”), Assad aveva forti relazioni sociali ed economiche con la Turchia di Erdoghan, che si vantava, grazie al suo factotum, il nano Davutoghlu, del fatto che la sua nazione promuovesse la filosofia delle “grandi relazioni con tutto il vicinato”. Ma Bandar sapeva anche che Erdoghan era irritato all’idea che l’Iraq storicamente controllato dai sunniti, ora fosse guidato da un governo sciita legato al primo rivale regionale, l’Iran. Eppure, non sembra probabile che Erdoghan possa essere stato spinto ad abbandonare il suo approccio pacifico per il grande confronto nel bloccare l’avanzata dei disprezzati eretici sciiti. Ma, au contraire, ciò è molto probabile, data che la grossa bestia nera di Erdoghan è il PKK nel sud-est curdo, un gruppo dai tradizionalmente forti rapporti con i servizi segreti siriani. Ed altrettanto inquietante che, secondo il cerebroleso Erdoghan, i peshmergha avessero una posizione deferente verso l’Iran.
All’inizio il gruppo si chiamava Stato Islamico in Iraq, impegnato a combattere gli invasori statunitensi. Ma più tardi, Bandar e il capo del MIT Hakan Fidan s’incontrarono nel 2010 per discutere i compiti del gruppo in Iraq. La sua chiara fedeltà ad al-Qaida era importante per attrarre i  fondamentalisti, dotandolo di una posizione “prestigiosa” nel mondo caotico e nichilistico del terrorismo islamista di al-Qaida. Bandar è noto aver mantenuto contatti diretti con il dottor Ayman Zawahiri, al confine tra Afghanistan e Pakistan. Tale contatto era ritenuto utile dalla CIA, da cui il curioso disinteresse statunitense nel liquidare Zawahiri anche se, come tutti sanno, i tentativi di uccidere bin Ladin erano già in pieno svolgimento. Si noti anche l’ancor più curioso distacco di Zawahiri quando si tratta di Arabia Saudita ed entità sionista. Zawahiri ha dedicato più tempo ad ostracizzate la nazionalista Siria, diffamandone il governo antisionista, piuttosto che i regimi collaborazionisti di Riyadh e Ankara. E quasi non menziona mai i palestinesi.
Reclutamento ed addestramento avvennero in Turchia. Oggi SyrPer può confermare che oltre 3000 assassini del SIIS sono cittadini turchi scelti dal MIT di Fidan. Secondo le nostre fonti, i volontari del SII furono selezionati per “obbedienza all’autorità” e “auto-percepito status di eroe jihadista”. Nessun requisito per l’istruzione veniva considerato. Sembra che i turchi volessero un esercito di kamikaze, e certamente ebbero ciò che volevano. E fintanto che il SII non s’è occupato di qualcosa di diverso dall’Iraq, i turchi trovarono il gruppo tollerabile e degno di ospitalità. Bandar era in totale accordo e raccolse il sostegno di Zawahiri nell’organizzare e controllare il gruppo. Ma il SII è una specie invasiva.
Il disastro apparve quando Abu Baqr prese il posto del suo predecessore Abu Umar al-Baghdadi nel maggio 2010. All’epoca si sapeva che s’occupava di cementare i rapporti con il governo saudita durante l’addestramento in territorio turco dei suoi terroristi. Quando divenne chiaro che le altre organizzazioni terroristiche non riuscivano a sloggiare l’Esercito arabo siriano dalle principali città siriane, Abu Baqr inviò il suo esercito di terroristi in Siria, annunciando formalmente la creazione del SIIS l’8 aprile 2013. Fu perciò condannato da Ayman Zawahiri, spinto da Bandar, e ordinò ad Abu Baqr di tornare in Iraq. Rispose di no e dichiarò Zawahiri un traditore e un “deviazionista” dal vero cammino. Per dimostrarlo aggredì Raqah e spodestò i terroristi dell’ELS e di al-Nusra, imponendo un ridicolo regime di soffocante “morale” wahabita, basato sulla Shariah, a una città già spopolata dai suoi predecessori. Il governo siriano vide tutto ciò con una certa soddisfazione. Con Abu Baqr che dichiarava al-Nusra organizzazione “deviazionista” ed impegnandosi a combatterla con zelo sembrava che un peso fosse stato tolto dalle spalle dell’esercito siriano. A differenza di al-Nusra, il SIIS sembra concentrarsi nelle zone marginali della nazione siriana. Le sue continue battaglie, soprattutto a Dayr al-Zur, fecero sì che il quartier generale siriano potesse utilizzare un minor numero di effettivi, dato che i terroristi stessi svolgevano il compito di contenere la propria avanzata con una reciproca auto-immolazione. Da qui l’accusa ridicola dell'”opposizione” secondo cui l’Esercito arabo siriano controlla il SIIS.
Abu Baqr ora sa che il suo unico scopo, concepito da turchi e sauditi, era influenzare l’Iraq, facendo si che il settarismo possa infine far naufragare il regime sciita filo-iraniano del Paese. Abu Baqr, noto per i suoi sermoni sciitofobi nella città natale di Samara, sarebbe stato lo strumento perfetto per realizzare gli obiettivi turco-sauditi, ma un tratto della sua bizzarra personalità fa saltare il piano: ad Abu Baqr non piace essere manipolato ed essere escluso dal gioco. Secondo fonti, si risentì moltissimo del fatto di non conoscere il piano completo. Si vede anche in termini grandiosi quale angelo mandato da Allah ad instaurare un lunatico califfato sulla Terra. I suoi sforzi alla Sadam per rimanere in vita utilizzando tecniche di sopravvivenza, sono appropriati ai paranoici deliranti, ma va anche notato che così si capisce di non essere poi così sicuro della propria origine divina. Nel frattempo, da quando Sadam fu abbattuto a quando venne catturato dagli statunitensi nascosto in un buco vicino alla natia Tiqrit, il teorico principale del partito Baath iracheno e braccio destro di Sadam, Izat Ibrahim al-Duri, originario di Mosul nonché noto sufi naqashbandi (divenendo assai attraente al neo-ottomano Erdoghan), ricercava alleati nell’assai ostile Iraq post-Sadam. Essendo personalmente responsabile dello sterminio dei curdi, divenne ancora più interessante per Erdoghan, arrivando ad incontrare Abu Baqr nel 2011. Ricercato condannato a morte dal governo al-Maliqi, al-Duri controlla ancora una vasta rete di baathisti iracheni sunniti che opera come la vecchia organizzazione Odessa che aiutò a far fuggire i nazisti dopo la Seconda Guerra Mondiale. In questo caso però al-Duri non è semplicemente interessato a spedire i suoi vecchi compagni in Argentina, ma è investito del compito di rimuovere i “pupazzi” dei persiani a Baghdad. Ma non avendo la struttura necessaria per cacciare al-Maliqi, ha concluso la strana alleanza con il SIIS attraverso gli uffici di Erdoghan e Bandar. I nostri lettori dovrebbero notare che l’occupazione di Mosul è stata compiuta da ex-ufficiali baathisti iracheni sospettati di aver abbandonato i loro posti lasciando una forza di 52000 militari senza leadership, causando il completo collasso delle difese della città. Pianificazione e collaborazione non possono essere una coincidenza.
Con il SIIS alleatosi ora con i resti del Baath di Sadam, è facile capire perché i sauditi possano esserne terrorizzati. Fu il Baath di Sadam che invase il Quwayt. Furono al-Duri e Taha Yasin Ramadan che sbeffeggiarono il delegato del Quwayt durante i colloqui iracheno-quwaitiani prima dell’invasione causata dall’insistenza del Quwayt di vedersi rimborsare le somme anticipate all’esercito iracheno nella guerra contro l’Iran di Khomeini. Se volete sapere perché Bandar è in disgrazia, questo è uno dei motivi. E ora Erdoghan ha a che fare con un vero e proprio rovescio delle fortune. La sua amata al-Nusra si sta rapidamente dissolvendo di fronte a SIIS ed Esercito arabo siriano. Giusto?… Entrando in colloqui con l’Iran sui nuovi rapporti con la Turchia, si limiterebbe l’avanzata del SIIS, mantenendo intatta al-Nusra in via di estinzione in Siria, cosa che dispera Erdoghan: la sua politica è nel caos grazie ai passi falsi di Hakan Fidan e ai pessimi consigli di Bandar. Il primo ministro turco affronta gravi problemi interni deliberatamente ignorati dai media occidentali, ma che esistono lo stesso. La minaccia del SIIS potrebbe facilmente rientrare in Turchia, sostenuta da un quasi-alleato PKK al solo scopo di distruggere le infrastrutture turche. Ed Erdoghan vede solo il suicidio nell’accordo con i curdi. Gli Stati Uniti, come la Siria, godono del pasticcio. Non credo per nulla che il Pentagono non sia soddisfatto del SIIS. Se gli Stati Uniti volevano rimanere in Iraq all’infinito e con un’enorme presenza militare, questo sembra essere il momento di riaffermare tale desiderio. Ed ecco ancora l’Iran. Non si sia sorpresi nel vedere il governo iraniano essere vicino ad al-Maliqi come lo è con il Dr. Assad. Ancora una volta parliamo della distruzione della Mezzaluna Fatimida che per l’Iran è una questione esistenziale. E si veda come la Russia si occupa dell’esigenza dell’Iraq di rinnovare il proprio esercito. Forse è il momento per gli Stati Uniti di migliorare i rapporti con il Dottor Assad e dichiarare le elezioni un “grande successo”, ma ciò richiederebbe un governo intelligente, purtroppo.
È possibile un accordo per ritirare al-Nusra, tra l’altro, da Aleppo nelle prossime settimane. E si osservi l’EAS avanzare verso est, in direzione di al-Hasaqa, al-Raqah e Dayr al-Zur, nel frattempo. Può darsi che il SIIS abbia fatto più nell’aiutare il popolo della Siria di quanto mai volesse. Mentre auguriamo ad Abu Baqr al-Baghdadi una rapida dipartita, lo ringraziamo per tutto quello che ha fatto.

Mideast Iraq Collateral DamageTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Storia rivoluzionaria dell’Iraq

Dean Henderson 20 maggio 2014

Ieri è stato annunciato che la coalizione guidata dal partito della Legge di Stato del Primo ministro Nuri al-Maliqi è emerso vittorioso nelle tormentate elezioni parlamentari del mese scorso in Iraq. Mentre militanti sauditi dello Stato islamico in Iraq e Levante (SIIL) controllano Falluja e parte di Ramadi, oltre 3500 persone sono già state uccise nelle violenze settarie quest’anno. L’occupazione statunitense dell’Iraq ha portato con sé l’insediamento di una classe dirigente esiliata da decenni. Questa cricca monarchica tenta di trasformare il Paese da Stato arabo egualitario a bastione del capitalismo selvaggio occidentale. Anni di lotta rivoluzionaria avevano liberato l’Iraq dall’egemonia bancaria internazionale guidata dai Rothschild. Tale lotta non sarà abbandonata senza combattere.

iraqNel 1776 la British East India Company stabilì il quartier generale in quello che oggi è il Quwayt. Quando i membri del clan quwaitiano al-Sabah aiutò i turchi ottomani a sedare le rivolte nel sud dell’Iraq, lo shayq della tribù dei Muntafiq diede agli al-Sabah boschetti di datteri presso Fao e Sufiyah nel sud dell’Iraq. Il Quwayt fu considerato altamente strategico dagli inglesi nella protezione delle rotte marittime dell’Oceano Indiano. Nel 1900 gli inglesi siglarono un accordo con Mubaraq al-Sabah, separando il Quwayt dall’Iraq e facendone un protettorato inglese. La stragrande maggioranza delle persone che vi abitava s’oppose al piano britannico, volendo continuare a far parte dell’Iraq da sempre considerando il Quwayt parte della provincia di Bassora dell’Iraq. [1] Per decenni i leader iracheni contestarono la legittimità dell’accordo Sykes-Picot del 1920, attraverso cui francesi e inglesi fecero del Quwayt un protettorato inglese. Gli iracheni non furono mai  consultati quando fu firmato il “gentlemans agreement”. Il Quwayt divenne un importante fornitore di petrolio per l’occidente e di petrodollari per i banchieri dell’economia mondiale. L’ex-ministro degli Esteri inglese Selwyn Lloyd dichiarò che i soldi del petrolio kuwaitiano puntellano la sterlina inglese. Una battuta di Wall Street dice: “Perché gli Stati Uniti e il Quwayt hanno bisogno l’uno dell’altro?” La risposta “Il Quwayt è un sistema bancario senza patria. Gli Stati Uniti un Paese senza sistema bancario“.
Nel 1937 e di nuovo nel 1946 il Partito Comunista Iracheno indisse scioperi presso l’Iraq Petroleum Company (IPC), a Kirkuk. Da quando la BP divenne l’importante proprietario dell’IPC, gli inglesi  inviarono truppe per sedare gli scioperi. Mezzo milione di acri di terra nella provincia di Qut fu rilevato dai fratelli al-Yasin, lacchè degli inglesi. Nel 1958, l’1% dei proprietari terrieri in Iraq controllava il 55% dei terreni. [2] Nel 1950 l’IPC fu al centro del boom del petrolio in Iraq. I suoi numerosi tentacoli includevano Bassora Petroleum e Mosul Petroleum. Chevron, Texaco, Exxon, Mobil, Gulf e RD/Shell furono esclusi dall’IPC dopo che tali predecessori dei Quattro Cavalieri firmarono l’accordo della Linea Rossa. La rivoluzione in Egitto del 1952, che depose la monarchia di Faruq e portò al potere il leader nazionalista Gamal Abdal Nasser, ispirò una serie di rivolte in Iraq contro l’IPC e la monarchia irachena. Nel 1958 re Faysal fu assassinato insieme a numerosi membri della famiglia reale. La monarchia irachena, da tempo marionetta dell’impero inglese, fu deposta. Gli Stati Uniti e gli inglesi agirono rapidamente per garantirsi l’installazione di un altro burattino nel generale Nuri al-Sayd. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna convinsero al-Sayd a firmare il Patto di Baghdad, di cui una parte chiedeva il riconoscimento ufficiale del Quwayt. Un’altra parte dell’accordo autorizzava l’invio di forze irachene in Libano per sostenere il governo filo-occidentale e impopolare di Camille Chamoun. [3] Nel 1958 al-Sayd fu deposto da un colpo di Stato guidato da ufficiali nazionalisti dell’esercito fedeli a Abdul Qarim Qasim. Il settimanale parigino L’Express riferì, “Il colpo di Stato iracheno è stato ispirato dalla CIA per placare i nazionalisti. La CIA ha visto Qasim come contenibile e preferibile agli elementi più radicali che rapidamente guadagnano consensi tra il popolo iracheno“. Inizialmente i membri del Partito comunista furono banditi dal governo Qasim. Ma sotto la pressione della potente sinistra irachena, Qasim subito sciolse la monarchia irachena e coltivò legami con l’Unione Sovietica e la Cina. Si ritirò dal Patto di Baghdad e chiese l’annessione del Quwayt alla provincia di Bassora. Tolse il divieto del Partito Comunista Iracheno che divenne una forza importante nel suo governo. Creò l‘Iraqi National Oil Company statale (INOC), facendo dell’Iraq il primo Paese del Medio Oriente a nazionalizzare le attività dei Quattro Cavalieri. Nel 1961 Qasim approvò la legge 80 che recuperava il 99,5% dei terreni inesplorati dell’IPC e chiese l’annessione del Quwayt. Big Oil e le sue otto famiglie proprietarie ne ebbero abbastanza. Nel 1960 Sydney Gottlieb della Divisione Servizi Tecnici della CIA ordì un piano per assassinare il Presidente Qasim. [4] Una campagna terroristica a bassa intensità fu organizzata dalla CIA con i partiti nazionalista e baathista che attaccavano il Partito Comunista Iracheno, il partito di sinistra più formidabile della regione. La CIA diede ai suoi sgherri gli elenchi dei leader di sinistra da colpire. Nel 1961 il Quwayt dichiarò l’indipendenza, prendendosi lo sbocco del solo porto dell’Iraq, Bassora. Le truppe statunitensi sbarcarono in Libano e quelle inglesi in Giordania. [5]
abdul_karim_kassemNel 1963 l’agente della CIA Bruce Odell organizzò un ponte aereo per armare la cellula di destra del partito Baath di Baghdad. Gli operatori del Baath scatenarono un’ondata di terrorismo segnata da innumerevoli massacri di civili. L’uomo di punta della CIA, la cui fazione di destra nel Baath emerse vittoriosa dopo l’assassinio Qasim nel 1963, fu Sadam Husayn. [6] Secondo un articolo del 17 aprile 2003 dell’Indo-Asian News Service, la CIA fece uscire Sadam dall’Iraq dopo l’assassinio e lo piazzò in un hotel di Cairo per qualche notte. Adb al-Salam al-Arif fu nominato presidente. Il suo primo decreto abrogò la legge 80. I Quattro Cavalieri erano di nuovo in sella all’IPC. Nel 1967 l’IPC perforò diversi pozzi con un potenziale di 50000 barili al giorno. Si nascosero questi risultati al governo iracheno. Quando la notizia trapelò il popolo iracheno ne fu indignato. Arif ne seguì l’esempio. Nazionalizzò banche e compagnie di assicurazione, insieme a trentadue altre grandi imprese. L’Iraq approvò le leggi 97 e 123 che diedero all’INOC statale un ruolo maggiore nell’industria petrolifera irachena, tra cui il diritto esclusivo di sviluppare il giacimento petrolifero di Rumayla Nord, presso il Quwayt. La Brown & Root di Houston aveva costruito il terminal petrolifero dell’IPC di Fao che serviva Rumayla Nord, mentre la società tedesca Mannesman costruì la pipeline Kirkuk-Dortyol dell’IPC. [7] Ora le multinazionali corsero ai ripari mentre un Iraq irritato ruppe le relazioni con gli Stati Uniti. L’anno dopo il presidente di sinistra Hasan al-Baqr combatteva l’Unione Patriottica del Kurdistan sostenuta dalla CIA e guidata da Jalal Talabani, mentre le truppe lealiste curde di Mustafa Barzani attaccarono le strutture del’IPC nei pressi di Kirkuk. Il decreto del governo iracheno dell’11 marzo 1970 premiò i curdi di Barzani con l’autonomia delle province settentrionali di Kirkuk e Dohuk. Nel 1971 l’Iraq ruppe i rapporti con l’Iran dopo che lo Shah fu scoperto aiutare la fazione di Talabani per conto della CIA. Nel 1972 al-Baqr nazionalizzò l’IPC. Nel 1973 la Bassora Petroleum fu nazionalizzata. Entro dicembre 1975 tutte le aziende straniere in Iraq erano state nazionalizzate. [8] Non dovrebbe sorprendere che il flessibile Jalal Talabani sia il presidente dell’Iraq occupato dagli USA.
La Siria guidava i Paesi della regione seguendo l’esempio iracheno. La nazionalizzazione dell’IPC fu molto popolare e fu sostenuta dal governo di al-Baqr, che costituì l’Iraqi Company for Oil Operations (ICOO) per commercializzare all’estero il petrolio dell’INOC. ICOO siglò accordi di fornitura con Giappone, India, Brasile, Grecia e molte nazioni del Patto di Varsavia. Nel 1973-1978 i proventi del petrolio iracheno passarono da 1,8 miliardi di dollari a 23,6 miliardi dollari all’anno. [9] L’Iraq implementò controlli valutari rigorosi per evitare che i banchieri internazionali sabotassero il dinaro. Introdussero restrizioni alle importazioni di valuta estera, affinché non venisse sprecata in beni di lusso frivoli. L’Iraq divenne un leader rispettato della fazione dei falchi dei prezzi dell’OPEC. Fu un esempio mondiale del tentativo di liberarsi dalla schiavitù della otto famiglie della mafia bancaria che voleva la testa di al-Baqr. Dopo un fallito tentativo di colpo di stato nel 1975 contro al-Baqr, la polizia irachena scoprì i dollari in possesso dei golpisti. [10]
Nel corso di quattro decenni, i Quattro Cavalieri e i loro scagnozzi della CIA cercarono di sedare il  nazionalismo del popolo iracheno. Il successo fu minimo e i loro regimi fantoccio di breve durata. Il regime di Sadam Husayn sembrava promettente ai banchieri internazionali. Un giro di vite sui partiti nazionalisti uccise e deportò gli elementi più radicali. Invase l’Iran rivoluzionario con una gomitata del tirapiedi dei Rockefeller Zbigniew Brzezinski. Aprì l’economia irachena alle multinazionali occidentali. Ma quando sauditi e kuwaitiani iniziarono a pretendere da Sadam il rimborso di 120 miliardi di dollari in prestiti per la guerra all’Iran, che avevano originariamente chiamato “sovvenzioni”, Sadam esplose. Gli Stati Uniti dissero ai monarchi al-Sabah d’insistere, spingendo Sadam sulla nota via socialista del popolo iracheno. Presto si trovò nel mirino dei suoi ex-sponsor. Una volta ritiratisi completamente gli Stati Uniti dall’attuale multimiliardario incubo neo-coloniale, gli iracheni sembrano destinati a continuare sul familiare percorso rivoluzionario socialista. Non è facile abrogare la storia di un popolo, a dispetto dell’arroganza e della ricchezza del propagandista.

531655_Note
[1] Beyond the Storm: A Gulf Crisis Reader. Phyllis Bennis and Michel Monshabeck. Olive Branch Press. Brooklyn, NY. 1991. p.39
[2] Iraq Since 1958: From Revolution to Dictatorship. Marion Farouk-Sluglett and Peter Sluglett. I.B. Tauros & Company, Ltd. New York. 1990.
[3] Diplomacy in the Near and Middle East: A Documentary Record: 1914-1956. J.C. Hurewitz. D. Van Nostrand Company, Inc. Princeton, NJ. 1956. p.236
[4] Iraq and Kuwait: A History Suppressed. Ralph Schoenman. Veritas Press. Santa Barbara, CA. 1990. p.14
[5] Ibid
[6] Ibid. p.14
[7] Ibid
[8] Sluglett and Sluglett. p.120
[9] Bennis and Monshabeck. p.31
[10] Schoenman. p.20

Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel.  Potete seguirlo su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora