Il Canale del Nicaragua, carri armati russi e spie degli Stati Uniti

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 04/07/2016travaux-canal-panama-1728x800_cIl 14 giugno un gruppo di statunitensi fu deportato dopo che le autorità considerarono le sue azioni abbastanza sospette. Due di loro lavoravano per l’US Customs and Border Protection e cercavano di “controllare” il lavoro dell’Agenzia delle Dogane del Nicaragua senza il permesso del governo del Nicaragua. Avevano anche preso misure per avere informazioni sull’invio di materiale militare dalla Russia, compresi i piani per importare carri armati T-72. L’ambasciata degli Stati Uniti a Managua protestò e spiegò che i suoi “ispettori” erano interessati ai siti ad accesso limitato semplicemente nell’ambito della missione per combattere il terrorismo internazionale. Fu anche espulso dal Paese Evan Ellis, professore dell’US Army War College arrivato in Nicaragua, contemporaneamente agli “ispettori” e, come loro, ospite dell’hotel Hilton Princess. A giudicare dal numero degli articoli pubblicati, la produttività accademica di Ellis è insolitamente elevata. La sua ricerca, che di solito impiega la terminologia conflittuale della guerra fredda, si concentra principalmente sulle incursioni di Cina e Russia nei Paesi latinoamericani e caraibici. In Nicaragua, Ellis era interessato al canale transoceanico in costruzione. Il professore afferma di aver preparato la visita a Managua da privato cittadino e che ebbe colloqui preliminari sul programma del suo viaggio con l’ambasciatore del Nicaragua negli Stati Uniti, il Presidente dell’Autorità Canal Grande Manuel Coronel Kautz e numerosi alti funzionari del Nicaragua. Le riunioni furono programmate con funzionari governativi, uomini d’affari, diplomatici, giornalisti e attivisti sociali per raccogliere informazioni sul canale. Tuttavia, il professore non riuscì a rimanere in Nicaragua per 24 ore. Prima di essere deportato, Ellis ebbe solo il tempo di visitare una mostra fotografica promossa dal Consiglio nazionale per la difesa di terra, lago e sovranità, una ONG che protesta contro la costruzione del canale. La stessa sera, gli agenti dell’immigrazione giunsero nella camera d’albergo di Ellis e l’informavano che, non avendo il permesso ufficiale d’indagare sul canale transoceanico, doveva lasciare immediatamente il Paese. Lo statunitense prendeva il primo volo per gli Stati Uniti. Dopo l’espulsione, Ellis perdeva la calma e appariva fuori di sé su internet. Le sue accuse riecheggiano solo la posizione di Washington, ostile alla costruzione del canale di Nicaragua, probabile concorrente di quello di Panama, ufficiosamente sotto il controllo degli Stati Uniti. Ellis soprattutto mette in discussione la fattibilità del progetto, affermando che “il governo del Nicaragua ha gestito il progetto di canale dietro un manto di segretezza, forse per nascondere i benefici personali derivanti ai nicaraguensi interessati”. Per Ellis, la deportazione dei diplomatici degli Stati Uniti è un’indicazione che la “strategia costruttiva, l’impegno rispettoso con il regime del Nicaragua non funzionano”. Pertanto, alla vigilia delle elezioni di novembre in Nicaragua, l’amministrazione statunitense “ha diritto e l’obbligo morale di lavorare coi gruppi della società civile per far avanzare significativamente la democrazia”. Per Ellis, il rifiuto di consentire agli osservatori del governo degli Stati Uniti o del Carter center di monitorare le elezioni in Nicaragua è un atto che “mina la democrazia”. Così ora chiede agli Stati Uniti d’intervenire per evitare che il Nicaragua degeneri in un regime autoritario “venezuelano”. Indicando il possibile “criminale comportamento” dei leader del Nicaragua, Ellis cita la necessità che siano costantemente monitorati dalle forze dell’ordine degli Stati Uniti. Il suo rapporto include alcune sfumature minacciose: “i collegati alla criminalità transnazionale organizzata, o che si arricchiscono a spese del popolo nicaraguense, non sfuggiranno alla giustizia per vivere con guadagni illeciti, una volta lasciato l’incarico”.
hudsoninside5C’è la buona ragione per cui Ellis propone tale supervisione: i leader sandinisti sono una continua irritazione per l’amministrazione Obama. E’ noto che i servizi segreti degli Stati Uniti sorvegliano di continuo Daniel Ortega, che ha un atteggiamento disincantato su ciò, come Hugo Chávez, perché non ha né conti esteri segreti né inclinazioni cleptocratiche. Un altro motivo dell’attacco al “regime di Ortega” è la cooperazione militare e tecnica del Nicaragua con la Russia. Questo è un altro settore in cui Ellis sottolinea la necessità di rimanere vigili. Ad esempio, il Centro di addestramento Maresciallo Zhukov: qual è il suo vero scopo? E’ semplicemente utilizzato per addestrare i militari dell’esercito? Oppure, altro esempio, l’invio di 2 motomissilistiche e 4 pattugliatori in Nicaragua. Perché così tanti? La Russia ha chiaramente lanciato una corsa agli armamenti senza precedenti nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico! Ellis è anche preoccupato dall’invio di carri armati aggiornati T-72B1 in Nicaragua. 20 sono arrivati con la prima spedizione, e i carristi del Nicaragua ne attendono in tutto 50 entro la fine dell’anno. Ellis consiglia di lavorare più attivamente con i vicini del Nicaragua, come il Costa Rica. Non è del tutto chiaro a cosa specificamente si riferisse il professore statunitense in questo caso. Vuole aiutare la nazione tradizionalmente pacifica del Costa Rica a sviluppare un esercito effettivo? O costruirvi la prossima base militare del Pentagono? Lo scorso dicembre il lavoro sul canale transoceanico del Nicaragua è stato sospeso fino ad agosto. Il rinvio fu precipitato dalle difficoltà finanziarie del contraente principale, il consorzio di Hong Kong HK Nicaragua Canal Development Investment Co. Ellis osserva che questo mega-progetto non è andato molto avanti dall’inizio della costruzione dell’infrastruttura iniziale: i due porti in acque profonde non sono stati costruiti, né vi sono magazzini o fabbriche per la produzione dei materiali da costruzione, il cui completamento era previsto per l’aprile 2016. Inoltre, le ONG ambientali lavorano sempre più vigorosamente, incoraggiate dagli statunitensi che covano le proteste di agricoltori improvvisamente angosciati dal disboscamento delle foreste vicino al lago Nicaragua e i fiumi Brito e Las Lajas. Con l’aiuto di esperti come Ellis, i media filo-statunitensi cercano di convincere i nicaraguensi che il canale è “propaganda sandinista” e la sua complessa costruzione scoraggiante. Per lo stesso motivo, i mass media degli Stati Uniti, così come i media latino-americano da essi controllati, danno risalto agli sforzi per aggiornare il canale di Panama. Il filo conduttore è chiaro: nessun canale alternativo è necessario nell’emisfero occidentale, perché quello di Panama può “risolvere quasi tutti i problemi” del commercio asiatico con gli Stati Uniti, compresa la capacità di accogliere navi da 14000 TEU. Poi appare l’immagine corrispondente: la Cosco Shipping Panama, una nave portacontainer cinese, che attraversa le nuove chiuse del Canale di Panama.
Alla vigilia delle elezioni in Nicaragua, Washington fa tutto il possibile per minare la posizione di Daniel Ortega, ancora una volta nominato alla presidenza dal partito Fronte sandinista di liberazione nazionale. Questo spiega il motivo per cui ogni sorta di emissari ed esperti viene inviata nel Paese. La quinta colonna del Nicaragua è isolata e ha bisogno di sostegno. E cittadini dei Paesi latino-americani sono spesso utilizzati per fornire tale supporto. Ad esempio, Viridiana Ríos, dello staff messicano del Centro Wilson di Washington DC, è fuggita in preda al panico dal Nicaragua dopo che gli statunitensi furono deportati, perché credeva di essere giustiziata. Sostiene di aver raccolto informazioni sui problemi di sicurezza pubblica e violenza. Molti dei suoi studi vengono utilizzati da CIA, DEA e FBI, così ha avuto qualche motivo per spaventarsi e fuggire. Un gruppo di ambientalisti latino-americani, arrestati nel sud del Nicaragua, era anche al centro di certi incidenti sospetti. A quanto pare, tali “ambientalisti” insegnavano ai nativi come usare esplosivi. L’espulsione di tali provocatori stranieri è un segno che i sandinisti non permetteranno la destabilizzazione del Paese. Da qui la campagna isterica nei media internazionali sulla “dittatura di Ortega” Il progresso socio-economico del Nicaragua, il miglioramento della qualità della vita nicaraguensi, la stabilità e la sicurezza (rispetto all’aumento della criminalità nella maggior parte dei Paesi dell’America Centrale) vanno in gran parte accreditati al Presidente Ortega. E’ un fedele difensore degli interessi del Nicaragua sulla scena internazionale e gode del sostegno della stragrande maggioranza dei nicaraguensi. Questo è il motivo per cui le attività sovversive dei servizi segreti degli Stati Uniti e la loro “strategia del caos” non funzioneranno in Nicaragua.Daniel-Ortega2La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ecuador: l’agente della CIA Swat e altri

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 22/06/2016or-37496Sul murale nel parlamento ecuadoriano dal famoso pittore ecuadoriano Oswaldo Guayasamín, dal titolo “Imagen de la Patria”, appare un teschio ghignante con elmetto decorato con la sigla CIA. Quando il murale fu presentato nell’agosto 1988, Guayasamín spiegò che l’immagine sintetizzava le minacce straniere al suo Paese natale, e da quasi tre decenni questo “cranio della CIA” con ghigno sinistro osserva i deputati in parlamento. Le impronte digitali della CIA sono visibili in decine di incidenti in Ecuador, con cui i politici che minacciavano la politica estera statunitense furono eliminati. Ad esempio, nel maggio 1981 l’aereo con il presidente Jaime Roldós si schiantò nella provincia di Loja, regione montuosa dell’Ecuador. Il presidente Reagan era ostile agli ecuadoriani: Roldós rifiutò l’invito al suo insediamento e mantenne relazioni amichevoli con i sandinisti in Nicaragua e il governo cubano. Mostrò anche solidarietà al Fronte Democratico Rivoluzionario in El Salvador, che si opponeva alla dittatura militare. Roldós voleva riorganizzare l’industria petrolifera dell’Ecuador, mettendo a repentaglio gli interessi delle compagnie petrolifere transnazionali. Roldós fu eliminato a causa di “tutta una serie di lamentele”. Una volta che Rafael Correa è entrato in carica, la CIA intensificò le azioni in Ecuador. In una recente intervista Correa ha detto che nei primi giorni dell’amministrazione un certo diplomatico statunitense chiese un incontro durante il quale si presentò come “rappresentante ufficiale della CIA” in Ecuador. Costui sottolineò che agiva in modo indipendente dall’ambasciatore degli Stati Uniti. Come osservò Correa, a quel tempo “gli statunitensi ancora pensavano di poter prendere il controllo del nostro governo”. L’impulso delle ultime rivelazioni di Correa sulle attività sovversive dell’intelligence degli Stati Uniti nel Paese fu l’incidente con un’agente della CIA dal nome in codice “Swat”.
mario-pazmino Dal 1984 al 2007, una certa Leila Hadad Pérez, donna di origine libanese, agiva a Quito da agente illegale della CIA. In un primo momento usò un salone di bellezza come facciata, e poi un negozio che vendeva tappeti. Il suo vero nome era Sania Elias Zaytun al-Mayaq. Swat era soprattutto interessata agli alti ufficiali delle forze armate e della polizia. La loro collaborazione fu sottoscritta con “mance” mensili in dollari, pari a diversi stipendi degli ufficiali, e con la promessa di una carriera sempre in ascesa. Grazie agli sforzi di Swat, molti posti chiave dei servizi informativi e delle forze armate dell’Ecuador furono occupati da agenti della CIA. Uno degli obiettivi principali era ostacolare il coinvolgimento dell’Ecuador in iniziative volte ad integrare il continente ed anche a contrastare qualsiasi alleanza rafforzata con il Venezuela. Una campagna fu condotta per compromettere i leader vicini all’Ecuador come Hugo Chávez, Inácio Lula da Silva, Néstor Kirchner, Evo Morales, e altri. La rete degli agenti di Swat fece di tutto per evitare la chiusura della base militare statunitense di Manta. La campagna elettorale 2006 di Correa non nascose ciò che aveva in mente circa la presenza militare degli Stati Uniti. Praticamente ogni agente operativo della CIA nel Paese fu mobilitato, così come l’intelligence militare degli Stati Uniti, tra cui politici, poliziotti, militari, giornalisti, sindacalisti, studenti e ONG. Ma i loro sforzi fallirono. Come osserva Correa, i metodi impiegati da Swat erano “goffi” ed “era ovvio che era il cervello della CIA in Ecuador”. Di conseguenza, il presidente ecuadoriano decise di espellerla dal Paese. Nel luglio 2009, la base militare statunitense di Manta fu chiusa. L’ambasciatore degli Stati Uniti Todd Chapman cercò di negare l’esistenza dei legami tra CIA e politici ecuadoriani. Con una certa ironia, il Presidente Correa consigliò l’ambasciatore d’imparare “un po’ di più su come questi servizi lavorano, se non lo sa”. Rafael Correa pensa che il suo Paese sia ancora in pericolo di colpo di Stato. Alcuni analisti ritengono che, alla fine, la congiura della CIA in Ecuador sarà guidata da Mario Pazmino, ex-direttore dell’intelligence dell’Ecuador. Correa l’accusò di nascondere informazioni strategicamente vitali sull’attacco illegale lanciato dal confine con la Colombia a un accampamento delle FARC in Ecuador. Dall’inizio alla fine, l’attacco fu pianificato da CIA e intelligence militare. Conseguenza di queste rivelazioni, le agenzie di intelligence e controspionaggio dell’Ecuador compromesse furono riformate e un Segretariato Nazionale dell’Intelligence creato, nuovi agenti assunti e nuove attrezzature specializzate adottate. Tutto questo consentirà di monitorare in modo efficace le organizzazioni che rispondono alla CIA come USAID e National Endowment for Democracy (NED). Fu subito scoperto che Karen Hollihan, un’ecuadoriana di origine tedesca-statunitense, fu inviata a ripristinare la rete di agenti in Ecuador. Un uomo di nome Fernando Villavicencio collaborava con lei, affermando di essere un esperto di petrolio, ma la sua attività principale era denigrare il Presidente Correa. Villavicencio fu condannato a 18 mesi di carcere per diffamazione, ma riuscì a fuggire e ora usa internet per diffondere articoli scritti dalla CIA sulla corruzione nel governo Correa. Un altro contatto attivo di Hollihan si chiama César Ricaurte, che dirige l’organizzazione non-profit Fundamedios che monitora “le minacce alla libertà di stampa” in Ecuador sostenendo i critici del regime partecipi alla campagna di denunce della CIA. La ONG Participación Ciudadana, specializzata nel “giornalismo investigativo” della CIA, ha ricevuto 265000 dollari solo dal NED negli ultimi due anni, per coprire le “spese correnti”.
L’ecuadoregno Mario Ramos, direttore del Centro Andino per gli Studi Strategici, che analizza le operazioni contro i governi latino-americani che rifiutano le linee di Washington, ha osservato su Telesur che le attività sovversive della CIA aumentano in ogni Paese prima di scegliere “la strategia di destabilizzazione adeguata: guerra economica, mediatica o psicologica, e così via”. Ramos ritiene che, per contrastare tali operazioni sovversive, i latino-americani debbano stabilire “una strategia di difesa integrata” che si estenda alle sfere della diplomazia, militare e della finanza, e concentri gli sforzi dei servizi segreti dei loro Paesi su questo compito. La denuncia delle operazioni sovversive della CIA in Ecuador, la sfilata in TV dei primi piani dei criminali e l’analisi delle ripercussioni catastrofiche per il Paese dovute a tali attività illegali, provano che i leader politici e della sicurezza dell’Ecuador hanno raggiunto le dovute conclusioni.

Karen Hollihan

Karen Hollihan

Ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti si preparano a spodestare il Presidente Evo Morales

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 09/06/2016AP78723126473-940x580Le agenzie di intelligence degli Stati Uniti hanno intensificato le attività intese a rimuovere il Presidente boliviano Evo Morales. Tutte le opzioni sono sul tavolo, tra cui l’assassinio. Barack Obama, che vede l’indebolimento del “blocco ostile degli Stati populisti” dell’America Latina quale vittoria in politica estera della sua amministrazione, si propone di raggiungere tale successo prima di andarsene. Washington prende sotto mira la Bolivia anche per via del successo della Cina nel Paese. Morales rafforza i rapporti finanziari, economici, commerciali e militari con Pechino. Le imprese cinesi a La Paz fioriscono, fanno investimenti e prestiti e partecipano ai programmi per assicurare una posizione chiave alla Bolivia nella modernizzazione dei trasporti del continente. Nei prossimi 10 anni, grazie agli abbondanti giacimenti di gas della Bolivia, il Paese diventerà l’hub energetico del Sud America. Evo Morales vede lo sviluppo del suo Paese sua priorità assoluta, e i cinesi, a differenza degli statunitensi, hanno sempre visto la Bolivia come un alleato e un partner lungi da un rapporto dei due pesi e due misure. L’ambasciata degli Stati Uniti a La Paz è senza ambasciatore dal 2008, dichiarato persona non grata per le sue attività sovversive. L’incaricato d’affari attuale è Peter Brennan, ed acute domande sono poste su ciò su cui lavora veramente. In precedenza fu di stanza in Pakistan, dove “decisioni difficili” furono prese sugli omicidi mirati, ma la maggior parte della sua carriera riguarda la manipolazione dei Paesi dell’America Latina. In particolare, Brennan fu responsabile dell’introduzione del servizio ZunZuneo a Cuba (un programma illegale soprannominato “Twitter Cubano“). L’USAID coprì tale programma della CIA con il pretesto innocente di aiutare a informare i cubani su eventi culturali e sportivi e notizie internazionali. Una volta introdotto ZunZuneo, c’erano piani per utilizzarlo per mobilitare la popolazione in PETER_BRENNANvista di una “primavera cubana”. Leggendo di Brennan spesso s’incontra la frase “dark horse“. È abituato a ottenere quello che vuole, a tutti i costi, e i tempi ristretti in Bolivia (prima della fine della presidenza Obama) costringono Brennan a correre grandi rischi. In precedenza, Brennan “si distinse” nella preparazione del referendum per permettere al Presidente Evo Morales di partecipare alla rielezione nel 2019, così come nella votazione stessa. Per incoraggiare il “no”, l’ambasciata degli Stati Uniti mobilitò la sua macchina della propaganda destando le ONG sotto il suo controllo e stanziando ingenti fondi aggiuntivi per inscenare proteste. È significativo che molti di costoro alla fine bruciarono le fotografie di Morales con la fascia presidenziale. Una raffica di fango fu sparato sul presidente. Le accuse di corruzione erano le più comuni, anche se Morales è sempre stato chiaro sulle sue finanze personali. Sarebbe stato difficile attribuirgli “43 miliardi di dollari in conti off-shore“, come fu detto anche di Hugo Chavez e Fidel Castro. Brennan concorda con Washington su altre operazioni per compromettere il presidente boliviano. Un attacco fu lanciato dall’agente della CIA Carlos Valverde Bravo, noto giornalista televisivo ed ex-agente dei servizi di sicurezza della Bolivia. Nel suo programma del 3 febbraio accusò l’ex-compagna di Morales, Gabriela Zapata, direttrice commerciale della società cinese CAMC Engineering Co., di orchestrare affari loschi per 500 milioni di dollari. Contemporaneamente insinuazioni cominciavano a circolare su internet sul coinvolgimento del presidente della Bolivia, anche se Morales ha rotto completamente con Zapata nel 2007 e non ha risparmiato nessuno, a prescindere da nome e parentela, nella battaglia contro la corruzione. Le “rivelazioni” spacciate dall’ambasciata degli Stati Uniti continuarono fino al giorno del referendum, il 21 febbraio 2016. I “no” prevalsero, nonostante il trend positivo indicato nei sondaggi elettorali. Morales ha accettato la sconfitta con la sua serenità d’indiano, ma nelle dichiarazioni dopo il referendum chiarì che l’ambasciata degli Stati Uniti aveva intrapreso una campagna ostile. L’inchiesta su Gabriela Zapata ha rivelato che aveva capitalizzato sulla precedente relazione con Morales per fare carriera. Le fu offerta una posizione nella società cinese CAMC ed ebbe una casa di lusso in un quartiere elegante di La Paz, facendosi lustro della “vicinanza” col leader boliviano anche se non ebbe alcun ruolo in tutto questo. Fu per lo stesso motivo che cercò di avviare business e rapporti personali con il capo del personale del presidente, Juan Ramón Quintana, che ha categoricamente negato di aver mai incontrato Zapata. A poco a poco, tutte le prove fabbricate della CIA si sono disintegrate. Zapata ora testimonia e il suo avvocato s’è rintanato all’estero perché i suoi contatti con gli statunitensi furono svelati. L’agente statunitense Valverde Bravo è fuggito in Argentina. Le accuse contro Morales vengono scagliate da lì con rinnovato vigore. L’attacco continua. E’ tutto abbastanza logico: una bugia ripetuta continuamente è un’arma efficace nella guerra d’informazione di nuova generazione. L’esempio più recente è la caduta di Dilma Rousseff accusata di corruzione da funzionari che il suo governo aveva identificato come corrotti!
felando L’esercito degli Stati Uniti aumenta la presenza in Bolivia negli ultimi mesi. Ad esempio, il colonnello Felando Pierre Thigpen ha visitato il dipartimento di Santa Cruz, dove vi sono forti tendenze separatiste. Thigpen è noto per essere coinvolto in un programma congiunto tra Pentagono e CIA per reclutare e addestrare possibili agenti dell’intelligence statunitense. Nei blog boliviani e nelle pubblicazioni su Thigpen, s’indica che il colonnello è stato inviato nel Paese alla vigilia di eventi legati alla “sostituzione imminente di un governo che ha esaurito il suo potenziale, così come la necessità di assumere giovani personalità alternative nella nuova struttura di leadership”. Alcuni commenti indicano Thigpen supervisionare i diplomatici Peter Brennan e Erik Foronda, consulente mediatico dell’ambasciata degli Stati Uniti. L’ambasciata ha risposto affermando che Thigpen era arrivato in Bolivia “di propria iniziativa”, ma non è un segreto che sia stato invitato per “lavorare con i giovani” dalle ONG che si coordinano con gli statunitensi: Fondazione per la Leadership e lo Sviluppo Integrale (FULIDEI), Rete della trasformazione globale (RTG), Scuola degli eroi boliviani (EHB) ed altri. Quindi il lavoro di Thigpen non è improvvisato, ma piuttosto una sfida al governo di Morales. Sul fronte interno, il partito di estrema destra Partito cristiano democratico fornisce la copertura politica. I piani statunitensi per destabilizzare la Bolivia, forniti al governo di Evo Morales da un Paese amico, includono un cronogramma particolareggiato delle azioni tracciate dagli statunitensi. Ad esempio: “Innescare scioperi della fame e mobilitazioni di massa e fomentare conflitti nelle università, organizzazioni della società civile, comunità indigene e vari ambiti sociali, così come nelle istituzioni governative. Imbastire relazioni con ufficiali in servizio attivo e in pensione, con l’obiettivo di minate la credibilità del governo nelle forze armate. E’ assolutamente essenziale addestrare i militari a uno scenario di crisi, in modo che nel clima di crescente conflitto sociale attuino una rivolta contro il regime e sostengano le proteste per garantire una transizione pacifica verso la democrazia“. I primi frutti del programma furono l’emergere di proteste sociali (le recenti marce dei disabili inscenate su suggerimento dell’ambasciata degli USA), anche se l’amministrazione di Evo Morales ha manifestato più preoccupazione per gli interessi dei boliviani dal basso reddito che qualsiasi altro governo della storia della Bolivia.
Il campo delle operazioni per spodestare il Presidente Morales, finanziate e dirette da agenzie d’intelligence degli Stati Uniti, continua ad espandersi. Il maggiore avversario degli statunitensi in America Latina è stato condannato alla “neutralizzazione”. Parlando contro Evo Morales, l’opposizione radicale ha apertamente accennato al fatto che è davvero interessante che da molto tempo la regione non veda un incidente aereo che coinvolga un politico ostile a Washington…referendum-y-zapataLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Wall Street dietro il Colpo di Stato in Brasile

Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 1 giugno 2016

Henrique de Campos Meirelles

Henrique de Campos Meirelles

Il controllo sulla politica monetaria e la riforma macroeconomica è l’obiettivo del colpo di Stato. Gli obiettivi principali di Wall Street sono la Banca Centrale, che domina la politica monetaria nonché le operazioni di cambio, il Ministero delle Finanze e la Banca del Brasile (Banco do Brasil). A nome di Wall Street e del “consenso di Washington”, il “governo” ad interim post-golpe di Michel Temer ha nominato un ex-amministratore delegato di Wall Street (con cittadinanza statunitense) a capo del Ministero delle Finanze. Henrique de Campos Meirelles, ex-presidente della FleetBoston Financial Global Banking (1999-2002) ed ex-capo della Banca centrale sotto la presidenza di Lula è stato nominato ministro delle Finanze il 12 maggio. Il nuovo presidente della Banca Centrale del Brasile, Ilan Goldfajn (Goldfein) è stato capo economista della Itaú, la maggiore banca privata del Brasile. Goldfajn ha stretti legami con FMI e Banca Mondiale, ed è amico intimo finanziario di Meirelles.

Cenni storici
Il sistema monetario brasiliano del real è fortemente dollarizzato. Le operazioni di debito interno portano ad un aumento del debito estero. Wall Street è intenta mantenere sul Brasile una camicia di forza monetaria. Dal governo di Fernando Henrique Cardoso, Wall Street ha esercitato il controllo sugli elementi economici chiave, come Ministero delle Finanze, Banca del Brasile e Banca centrale. Sotto i governi di Fernando Henrique Cardoso e Luis Ignacio da Silva (Lula), la nomina del governatore della Banca Centrale venne approvata dal Wall Street.

Cardoso, Lula, Temer nominati per conto di Wall Street
Arminio Fraga: presidente della Banca Centrale (4 Marzo 1999 – 1 gennaio 2003) manager degli hedge fund e socio di George Soros nel Quantum Fund di New York, dalla doppia cittadinanza Brasile-Stati Uniti.
Henrique de Campos Meirelles, Presidente della Banca centrale, (1 gennaio 2003-1 gennaio 2011). Doppia cittadinanza Brasile-Stati Uniti. Presidente e CEO della Boston Bank (1996-1999) e Presidente della FleetBoston Financial Global Banking (1999-2002). Nel 2004, FleetBoston si fuse con Bank America. Prima della fusione FleetBoston era la settima banca negli Stati Uniti. Bank America è attualmente la seconda banca degli Stati Uniti. Dopo essere stato licenziato da Dilma nel 2010, Meirelles ritorna venendo nominato ministro delle Finanze dal “presidente ad interim” Michel Temer.
Ilan Goldfajn, capo economista della Itaú, la maggiore banca privata del Brasile. Goldfajn è stato nominato dal “governo” ad interim di Michel Temer a capo della Banca centrale (16 maggio 2016). Doppia cittadinanza Israele-Brasile. Goldfajn aveva precedentemente lavorato presso la Banca centrale di Arminio Fraga ed Henrique Mereilles. Ha stretti legami personali col Prof. Stanley Fischer, attualmente vicepresidente della Federal Reserve. Inutile dire che la nomina di Golfajn alla Banca centrale è stata approvata da FMI, Tesoro degli Stati Uniti, Wall Street e Federal Reserve. Va notato che Stanley Fischer aveva già ricoperto la carica di di vicedirettore generale del Fondo monetario internazionale e di Governatore della Banca centrale d’Israele. Sia Fischer che Goldfajn sono cittadini israeliani, con legami con la lobby pro-Israele.

Incaricato da Dilma Rousseff alla Banca centrale, non approvato da Wall Street
Alexandre Tombini Antônio, Governatore della Banca Centrale (2011-2016), funzionario di carriera presso il Ministero delle Finanze. Cittadinanza: Brasile.

Sfondo storico
All’inizio del 1999, sulla scia immediata dell’attacco speculativo contro la valuta nazionale brasiliana (Real), il presidente della Banca centrale, Professor Francisco Lopez (nominato il 13 gennaio 1999, Mercoledì Nero) fu licenziato e sostituito da Arminio Fraga, cittadino degli Stati Uniti e dipendente del Quantum Fund di George Soros a New York.

“La volpe nominata a guardia del pollaio”.
Più concretamente, gli speculatori di Wall Street venivano incaricati della politica monetaria del Brasile. Sotto Lula, Henrique de Campos Meirelles è stato nominato Presidente della Banca Centrale del Brasile. Fu in precedenza presidente e CEO di una delle più grandi istituzioni finanziarie di Wall Street. FleetBoston era il secondo maggiore creditore del Brasile, dopo Citigroup. A dire il vero, era in conflitto di interessi. La nomina fu concordata prima dell’adesione di Lula alla presidenza. Henrique Meirelles era un convinto sostenitore del controverso Piano Cavallo argentino degli anni ’90: un “piano di stabilizzazione” di Wall Street che rase al suolo l’Argentina economicamente e socialmente. La struttura essenziale del Piano Cavallo argentino fu replicata in Brasile nell’ambito del Piano Real, applicando una moneta nazionale convertibile dollarizzata (Real). Ciò che tale piano implicava è che il debito interno diveniva debito estero denominato in dollari. Al momento dell’adesione di Dilma alla presidenza nel 2011, a Meirielles non fu rinnovata la presidenza della Banca centrale.

La sovranità nella politica monetaria
Il ministro delle Finanze Mereilles del “governo” ad interim supporta la cosiddetta “indipendenza della Banca centrale”. L’applicazione di tale falso concetto implica che il governo non dovrebbe intervenire nelle decisioni della banca centrale. Ma non ci sono restrizioni alle “volpi di Wall Street”. La questione della sovranità nella politica monetaria è cruciale. L’obiettivo del colpo di Stato è negare la sovranità del Brasile nella formulazione della politica macroeconomica.

Le volpi di Wall Street
Sotto Dilma, la “tradizionale” scelta di una “volpe di Wall Street” fu abbandonata con la nomina di Alexandre Tombini Antônio, funzionario governativo di carriera che guidò la Banca Centrale del Brasile dal 2011 al maggio 2016. Al momento dell’adesione di Michel Temer a “presidente ad interim”, Henrique de Campos Meirelles veniva nominato a capo del Ministero delle Finanze. A sua volta, Meirelles ha nominato i suoi compari a capo della Banca centrale e del Banco do Brasil. Meirelles viene descritto dai media statunitensi come “amico del mercato”.

Nomine economiche di Michel Temer:
– Henrique de Campos Meirelles, Ministro delle Finanze,
– Ilan Golfajn, Presidente della Banca Centrale del Brasile, socio nominato da Meirelles
– Paolo Caffarelli, Banca del Brasile, socio nominato da Meirelles.

Conclusioni
Ciò che è in gioco con vari meccanismi, anche operazioni d’intelligence, manipolazione finanziaria e propaganda mediatica, è la destabilizzazione della struttura statale e dell’economia nazionale del Brasile, per non parlare dell’impoverimento di massa del popolo brasiliano. Gli Stati Uniti non vogliono affrontare o negoziare un governo nazionalista riformista sovrano. Quello che vogliono è un loro Stato-fantoccio. Lula era “accettabile” perché seguiva le istruzioni di Wall Street e FMI. Mentre l’agenda politica neoliberista non ha prevalso con Rousseff, che implementava un’agenda riformista-populista scacciando il pilastro macroeconomico sponsorizzato da Wall Street durante la presidenza Lula. Secondo il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale Heinrich Koeller (2003) Lula è stato “Il nostro miglior presidente”: “Sono entusiasta (dell’amministrazione Lula); ma è meglio dire che sono profondamente colpito dal Presidente Lula” (Conferenza stampa del FMI, 2003).
Sotto Lula non c’era bisogno del “cambio di regime”. Luis Ignacio da Silva aveva approvato il “Washington Consensus”. La scomparsa temporanea di Henrique de Campos Meirelles dopo l’elezione di Dilma Rousseff è stata fondamentale. Wall Street non approvò le nomine di Dilma a Banca centrale e Ministero delle Finanze. Se Dilma avesse scelto di mantenere Henrique de Campos Meirelles, il colpo di Stato molto probabilmente non ci sarebbe stato.

Il regime dei fantocci degli Stati Uniti a Brasilia
Un ex-CEO/presidente di una delle più grandi istituzioni finanziarie statunitensi (e cittadino degli Stati Uniti) controlla le importanti istituzioni finanziarie del Brasile e definisce l’agenda macroeconomica e monetaria di un Paese di oltre 200 milioni di persone. Si chiama colpo di Stato… di Wall Street.

Ilan Goldfajn

Ilan Goldfajn

La credibilità di Temer crolla subendo per 8 anni il divieto a cariche pubbliche
Glenn Greenwald, Global Research, 4 giugno 2016
Brazil-Coup-Appointment-Of-President-Michel-Temer-Called-Farce-680x382Era evidente fin dall’inizio che obiettivo fondamentale dell’impeachment della Presidentessa del Brasile Dilma Rousseff era sostenere i veri ladri a Brasilia e consentirgli di impedire, ostacolare e in ultima analisi uccidere l’indagine CarWash (così come d’imporre un programma neoliberale di privatizzazioni e austerità radicali). A 20 giorni dalla presa del potere del presidente “ad interim” Michel Temer, schiaccianti prove della sua corruzione sono emerse dimostratesi vere: già due dei ministri intermedi del gabinetto tutto bianco e maschile di Temer, tra cui il ministro anticorruzione, sono stati costretti a dimettersi dopo la pubblicazione di registrazioni segrete che dimostrano il loro complotto per ostacolare le indagini (in cui, insieme a un terzo elemento del gabinetto, sono coinvolti personalmente). Ma lo stillicidio della corruzione dei ministri di Temer serve ad oscurare la sua. Anche lui è implicato in numerose indagini di corruzione e ora è formalmente accusato di aver violato le leggi elettorali e, per punizione, gli sono vietate le cariche politiche per otto anni. Ieri, un tribunale elettorale regionale a San Paolo, da dove proviene, ha emesso la sentenza dichiarandolo “non ammissibile” a qualsiasi carica politica, avendo ad oggi una “fedina sporca” nelle elezioni. Temer è stato riconosciuto colpevole di spendere più fondi per la campagna di quanto la legge consenta. Dati intrighi, corruzione ed illegalità del governo ad interim di Temer, la violazione della legge non è il peggiore reato. Ma simboleggia potentemente la truffa antidemocratica che le élite brasiliane tentano di perpetrare. In nome della corruzione hanno rimosso la leader democraticamente eletta del Paese e la sua sostituzione, con qualcuno che, anche se non legalmente vietato, è ora escluso per otto anni dalla carica che vuole occupare. Poche settimane fa, l’impeachment di Dilma è apparsa inevitabile. I media oligarchici del Brasile avevano efficacemente focalizzato l’attenzione esclusivamente su di lei. Ma poi, tutti hanno cominciato a guardare chi congegnava il suo impeachment, chi avrebbe avuto il potere e per quali motivazioni, e tutto è cambiato. Ora il suo impeachment, anche se ancora probabile, non sembra inevitabile: la scorsa settimana, O Globo ha riferito che due senatori già a favore ora ci ripensavano alla luce dei “fatti nuovi” (i nastri rivelati sui ministri di Temer) e ieri anche Folha riferiva che numerosi senatori tendono a ripensarci. In particolare, i media brasiliani non pubblicano più i sondaggi sull’opinione pubblica su Temer e l’impeachment di Dilma. Nel frattempo, l’opposizione cresce contro tale attacco alla democrazia, sia a livello nazionale che internazionale. Le proteste contro Temer sono sempre più grandi e intense. Due dozzine di parlamentari inglesi hanno denunciato l’impeachment come colpo di Stato. Tre dozzine di europarlamentari hanno sollecitato la cessazione dei negoziati commerciali con il governo ad interim del Brasile per mancanza di legittimità. Il gruppo anti-corruzione Transparency International ha annunciato di por fine al dialogo con il nuovo governo finché non elimina la corruzione dai nuovi ministeri. Il New York Times parla delle dimissioni del ministro anti-corruzione a soli 20 giorni dalla nomina, descritta come “un altro colpo a un governo zoppicante per uno scandalo, a poche settimane da quando Temer ha sostituito Dilma Rousseff”. Ma forse niente indica più la farsa pericolosa che le élite brasiliane tentano di perpetrare quanto il fatto che il loro capo è ormai bandito dalla carica in cui è stato installato, poiché condannato per aver infranto la legge. Questa non è solo la distruzione della democrazia nel quinto Paese più popoloso del mondo, né l’imposizione di un ordine del giorno di privatizzazioni e attacchi ai poveri a vantaggio dei plutocrati internazionali. E’ letteralmente l’affermazione di sporchi corrotti criminosi che cinicamente sono al potere in nome della lotta alla corruzione.
Ieri sera, a un evento a Rio de Janeiro mi è stato chiesto, come sempre in questi casi, del possibile coinvolgimento degli Stati Uniti nel cambio di governo. Qui i quattro minuti della mia risposta:

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’USAID mandante dell’assassinio di Berta Caceres

Telesur, Global Research, 30 maggio 2016Berta-caceres-en-vida-5-770x470Due dei cinque sospettati arrestati per l’omicidio di Berta Caceres sono legati alla DESA, la società del progetto della diga che aveva contrastato. La complicità di Washington nelle violazioni dei diritti umani e nella repressione dei movimenti sociali in Honduras è venuta alla ribalta ancora una volta con un’indagine di Counterpunch che rivelava come la società energetica honduregna privata, che ha ucciso l’attivista indigena Berta Caceres che vi si opponeva da tempo, aveva firmato un contratto di finanziamento con l’USAID, pochi mesi prima dell’assassinio.
L’azienda dietro il controverso progetto idroelettrico Agua Zarca nelle terre Lenca, Desarrollos Energeticos SA, meglio nota come DESA, ha firmato un contratto con l’USAID tramite la socia Fintrac, nel dicembre 2015, tre mesi prima dell’omicidio di Caceres a casa il 3 marzo. Secondo la giornalista freelance Gloria Jimenez, i fondi erano destinati a un programma di assistenza agricola dell’USAID nell’Honduras occidentale. Ma il Consiglio Civico popolare e dei movimenti indigeni dell’Honduras di Caceres, o COPINH, che a lungo combatte la diga di Agua Zarca della DESA, che minaccia il fiume sacro Gualcarque e non ha il consenso delle comunità locali, sostiene che nonostante le promesse dell’azienda, DESA prende molto di più di quanto non restituisce. L’accordo Fintrac-DESA è stato firmato da Sergio Rodriguez, impiegato della DESA e sospettato arrestato per l’omicidio Caceres insieme ad altri quattro. In una dichiarazione rilasciata dopo l’arresto, DESA ha confermato che Rodriguez ha lavorato per l’azienda come direttore della divisione questioni sociali e ambientali. DESA non ha confermato alcuna relazione con il sospettato Douglas Bustillo, già identificato come capo della sicurezza della ditta.
In una e-mail a Telesur, DESA ha rifiutato un’intervista, dicendo che non può commentare su casi oggetto d’indagine nei tribunali honduregni. “Inoltre, la nostra azienda opera completamente in linea con la legge e i valori aziendali più severe“, ha aggiunto l’e-mail. I membri della famiglia Caceres ‘hanno sostenuto che DESA e governo honduregno sono in sostanza responsabili dell’omicidio della leader indigena. Nei mesi precedenti l’omicidio, Caceres denunciò decine di minacce di morte, molestie e minacce di violenza sessuale, presumibilmente per mano di agenti statali e privati. Oltre due anni fa, DESA cercò d’accusare Caceres e altri due leader del COPINH per usurpazione di terreni, coercizione e danni, dipingendoli come violenti “anarchici”. I membri del COPINH e i difensori dei diritti umani interpretano il caso come parte di una campagna della DESA per criminalizzare il COPINH ed eliminare l’opposizione al progetto Agua Zarca. COPINH e famigliari di Caceres continuano a chiedere un’indagine indipendente sull’omicidio per identificare coloro che l’hanno ordinato, non solo quelli che l’hanno eseguito. Chiedono anche la cancellazione definitiva di Agua Zarca.
Nella giornata dell’azione internazionale, il 15 giugno le ambasciate honduregne di tutto il mondo dovrebbero riprendere le richieste del COPINH a livello globale. I difensori internazionali dei diritti umani hanno ripetutamente invitato gli Stati Uniti a fermare la repressione in Honduras, il finanziamento a sostegno dei progetti aziendali controversi e i finanziamenti governativi per le corrotte forze di sicurezza honduregne.Berta_Caceres_otu_imgTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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