Macron: cavallo di Troia degli USA

Wayne Madsen, SCF, 17.05.2017Il nuovo presidente francese Emmanuel Macron, impegnato nelle presidenziali francesi in contrappeso pro-europeo per impedire l’elezione della leader del Partito Nazionale Marine Le Pen, sembra avere più di un rapporto casuale con gli Stati Uniti. Mentre lavorava al Ministero dell’Economia da ispettore speciale e ministro, Macron supervisionò il furto virtuale delle industrie strategiche francesi da parte delle imprese statunitensi dai forti legami con l’intelligence. L’hackeraggio dei computer del movimento di Macron “En Marche!” da parte di soggetti sconosciuti ha prodotto materiale interessante. I difensori di Macron sostengono che i file rilasciati erano o “falsi” o estranei. Tuttavia, una serie di file sul furto virtuale del gigante tecnologico dell’informazione francese da individui collegati alla CIA è esattamente ciò che ci si aspetterebbe dalla campagna di Macron. Il primo incarico di Macron nel governo francese era proteggere gli interessi delle società francesi dalla concorrenza estera e, soprattutto, dall’acquisizione. La mossa dei servizi d’intelligence statunitensi acquisendo la leader francese della tecnologia delle smart card, Gemplus International, iniziò nel 2001 e l’operazione fu completata entro il 2004, anno in cui Macron divenne ispettore delle finanze nel Ministero dell’Economia francese. L’industria francese è da tempo obiettivo della sorveglianza e/o acquisizione dalle società statunitensi e la CIA ha svolto un ruolo importante in tali operazioni di “guerra economica”. Ad esempio, la società di elettronica francese Thomson-CSF è stata a lungo l’obiettivo principale dell’agenzia statunitense per la sicurezza nazionale e della sorveglianza della CIA. I documenti riguardanti la riuscita acquisizione della Gemplus, insieme alla principale fabbrica di Gemenos, Bouches-du-Rhône, in Francia, dall’impresa statunitense Texas Pacific Group (TPG) rientra nella tranche degli archivi prelevati dai computer di “En Marche!”. TPG acquisì le azioni della Gemplus nel febbraio 2000. Nel 2006 Gemplus si fuse con Axalto per formare Gemalto completando l’efficace controllo statunitense sull’impresa. Nel settembre 2002, Alex Mandl, statunitense residente a Vienna, Austria ed ex-presidente di AT&T, presidente e amministratore delegato di Teligent, membro del consiglio di amministrazione della società della CIA IN-Q-TEL e membro del consiglio di amministrazione del neoconservatore American Enterprise Institute, fu nominato CEO della Gemplus International. Continua ad essere presidente esecutivo della Gemalto.
A seguito delle comunicazioni dell’ex-contraente dell’NSA Edward Snowden, è ormai noto che il Centro di comunicazioni del governo (GCHQ) inglese, collaborando con l’NSA, penetrava con successo le carte SIM utilizzate dalla Gemalto. GCHQ/NSA intercettarono le comunicazioni dei cellulari utilizzando le carte SIM Gemalto abilitate per la crittografia in Afghanistan, Yemen, India, Serbia, Iran, Islanda, Somalia, Pakistan e Tagikistan. L’attacco di GCHQ-NSA fu anche indirizzato contro i centri di personalizzazione della carta SIM Gemalto in Giappone, Colombia e Italia. La pirateria di NSA e GCHQ dei chip SIM Gemalto tramite il loro Mobile Handset Exploitation Team (MHET), fu forse la più grande operazione d’intercettazione dell’NSA nella storia, che vide migliaia di chiamate e messaggi di testo intercettati e decodificati da NSA e dal partner inglese. Molto sinistra fu l’inclusione dei dati d’identificazione della carta SIM Gemalto nel database della CIA dei cellulari presi di mira negli attacchi dei droni statunitensi. I documenti interni di “En Marche” puntano a quattro agenzie governative francesi che condussero le indagini sull’acquisizione della Gemplus: “Renseignements généraux” (RG) (Intelligence Generale), “Direction de la sûreté du territoire” (DST), Ministero dell’Industria e Ministero dell’Economia di Macron. La stampa francese, che celebra Macron ex-banchiere dei Rothschild, afferma che i documenti della Gemplus non hanno nulla a che fare con Macron. I media francesi sostengono che Macron era un semplice studente all’accademia elitaria dei servizi pubblici francesi, l’École nationale d’administration (ENA) fino al diploma nel 2004. Tuttavia, come indicano chiaramente i documenti fuoriusciti, l’acquisizione della Gemplus era ancora indagata dal governo francese quando Macron divenne ispettore del Ministero dell’Economia nel 2004. Dato che Macron ebbe il compito di assicurare che le società francesi non subissero tentativi stranieri di contrastare la crescita economica francese, la sua performance, come si vede dalla perdita di posti di lavoro francesi per gli interessi stranieri, fu abissale. È molto probabile che i file di “En Marche” sull’acquisizione della Gemplus dovessero avere informazioni riservate pronte, nel caso in cui il ruolo di Macron nel coprire i dettagli dell’acquisizione statunitense divenissero pubblici. Ogni partito dev’essere disposto a fronteggiare le rivelazioni dalle “ricerche dell’opposizione” sui loro candidati. Va anche notato che una delle liste pubblicate da “En Marche” afferma che la politica di Macron era “monitorare” ma non impedire la proprietà straniera su industrie e imprese strategiche francesi.
Nel 2008, Macron lasciò il governo per entrare nella Rothschild&Cie Banque. Divenne anche capo della Fondazione francese-statunitense pesantemente neocon che conta Hillary Clinton, generale Wesley Clark e l’ex-presidente della Banca mondiale Robert Zoellick. La questione operativa su Macron è: cosa sapeva dell’acquisizione della Gemplus e quando? I file della Gemplus di “En Marche”, contenuti in una cartella denominata “Macron” e che si occupano dell’acquisizione statunitense, si leggono come un romanzo di spionaggio di John LeCarré. Un file, contrassegnato “Confidential” e inviato a Stefan Quandt della famiglia miliardaria Quandt delle note BMW e Daimler in Germania, si occupa del valore dei titoli della Gemplus nel 2001, tra “rapporti estremamente tesi e scontri tra i principali ai vertici, nella rottura delle comunicazioni con il personale. Di conseguenza, la maggior parte di essi è completamente inedita oggi”. Da ispettore del Ministero dell’Economia, è stupefacente che Macron non sapesse della violazione delle leggi verificatasi con l’acquisizione statunitense della Gemplus. Ciò è descritto anche in un altro file della Gemplus dalla sua campagna, che indica la situazione post-acquisizione statunitense della Gemplus: “Dichiarazioni irresponsabili, spesso seguite da chiusura di siti e licenziamento del personale, anche prima di consultarne i rappresentanti (come la legge e il senso comune richiedono)”. I Quandt sono molto discreti e per una buona ragione. Guenther Quandt fabbricò fucili Mauser e missili antiaerei per il Terzo Reich. Divorziò dalla prima moglie, Magde Quandt, dopo aver avuto un figlio, Harald Quandt. Magde poi sposò il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels. Stefan Quandt, coinvolto nella presa di Gemplus, è figlio del fratellastro di Harald, Herbert Quandt. Le informazioni negative sulla Gemplus portarono a una relazione della Goldman Sachs del 24 gennaio 2002 che spinse l’azienda a continuare con la ristrutturazione diretta dagli statunitensi per mantenersi sul mercato. Anche se era allievo all’ENA all’epoca, non esiste alcuna informazione su quali progetti Macron fu assegnato dal 2001 al 2003 dai professori del servizio civile. Altri file correlati con la Gemplus nella cartella “En Marche!” comprendono quelli collegati a uno dei capi di Gemplus, Ziad Takieddine, broker franco-libanese druso e diplomato dell’università americana di Beirut collegata alla CIA. Takieddine aiutò a progettare l’acquisizione statunitense con l’aiuto di Herr Quandt. Takieddine contribuì a concludere importanti trattative sulle armi francesi con Libia, Siria, Arabia Saudita e Pakistan. Accusato di riciclaggio di denaro nelle Isole Vergini inglesi dall’ex-moglie, Takieddine è anche lo zio di Amal al-Amudin, moglie dell’attore George Clooney. Takieddine è anche un feroce nemico dell’ex-presidente Nicolas Sarkozy, che perse le presidenziali nel 2017 rispetto al rivale conservatore François Fillon. Macron superò Fillon al primo turno delle elezioni presidenziali, arrivando al secondo turno con Fillon al terzo posto.
Takieddine, Quandt e una società sospetta della CIA, Texas Pacific Group (TPG), erano tutti chiaramente parte di una cospirazione per sbarazzarsi del co-fondatore francese della Gemini Marc Lassus e dei dirigenti francesi dell’azienda. La decisione di licenziare Lassus e colleghi francesi fu presa in una riunione del consiglio di amministrazione della Gemplus tenutasi a Washington DC, non in Francia, il 15 dicembre 2001. Un altro responsabile dell’acquisizione statunitense della Gemplus fu Lee Kheng Nam, dirigente di Singapore e titolare di un master su operazioni di ricerca e analisi di sistema della scuola post-laurea della Marina statunitense di Monterey, California. Il co-fondatore di TPG, David Bonderman di Fort Worth, in Texas, fu coinvolto nell’acquisizione ostile della Gemplus. L’acquisizione delle azioni della Gemplus da parte di TPG avvenne attraverso una società finta praticamente sconosciuta e registrata a Gibilterra, chiamata “Zensus”. Bonderman, ebreo, fece una mossa politica nel 2012 in Egitto quando incontrò Qayrat al-Shatar, vicedirettore della Fratellanza musulmana e membro del governo di Muhamad Mursi. Bonderman dichiarò di cercare un'”opportunità di investimento” in Egitto. In un documento word senza data trovato nei computer di “En Marche”, Lassus viene citato dire: “Sono convinto che l’investimento della TPG abbia qualche accordo con il governo per spostare la sede centrale in California. Ci riprovarono di nuovo nel gennaio 2002”. I sindacati dei lavoratori della Gemplus previdero che la produzione dell’impresa passasse dalla Francia alla Polonia. Il maggiore sindacato francese, “Confédération générale du travail” (CGT), dichiarò che l’acquisizione della Gemplus doveva eliminare la Francia dalla leadership tecnologica delle smart card. Gemplus impiegava 7000 lavoratori francesi prima dell’acquisizione da parte degli statunitensi. Il documento word si riferisce anche alle agenzie governative francesi che “avviarono indagini” e cercarono “informatori interni”. Macron svolse un ruolo sia nelle indagini del Ministero dell’Economia sia nella ricerca presso la Gemplus di “informatori interni” per i suoi amici statunitensi? Quando la società statunitense General Electric acquisì la società francese per turbine e tecnologia nucleare Alstom, il Ministro dell’Economia Macron affermò di aver approvato tali acquisizioni perché “l’intervento statale nell’industria avviene solo in Venezuela”. Questa è musica per le orecchie dei miliardari nell’amministrazione Trump.La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cos’era veramente in gioco nelle elezioni francesi?

Gearóid Ó Colmáin 6 maggio 2017Forse sono le elezioni presidenziali più importanti della storia del dopoguerra francese, ma quali sono le questioni sostanziali ignorate dalla stampa aziendale? Uno degli episodi più divertenti delle presidenziali francese era Jean-Luc Mélenchon, capo di Francia Indomita, leggere una lettera degli operai in sciopero della Guyana francese che affermavano di non poter più far fronte all’immigrazione in massa da Suriname e Brasile, con gli immigrati accovacciati in città e villaggi e una delinquenza fuori controllo. Jean-Luc Mélenchon favorisce i confini aperti. Cherchez l’erreur!
Il Fronte Nazionale (FN) ha ottenuto il voto massimo nella storia del partito nei territori d’oltremare. La Guyana francese, dove la mancanza di servizi sociali, istruzione e l’immigrazione di massa hanno provocato danni alla popolazione locale, ha votato in modo notevole per Marine Le Pen al primo turno delle presidenziali. Le Pen è andata bene anche a Mayotte dove la popolazione nativa ha subito gravi conseguenze sociali dall’immigrazione di massa. Nelle elezioni, si sceglieva tra un candidato che rappresenta il capitalismo finanziario nella forma più perversa, Emmanuel Macron, e il nazionalismo basato sull’alleanza tra piccola borghesia e classe operaia di Marine Le Pen. Molti dei miei critici sui social media senza dubbio mi chiamano “fascista” e “razzista” per aver eliminato le bugie dell’oligarchia su Le Pen. Come il geografo francese Christophe Guilluy ha accuratamente sottolineato, “antifascismo” e “anti-razzismo” sono ora le armi ideologiche della borghesia, utilizzate per mantenere il dominio di classe . Gli “anti-razzisti” di ultra-sinistra sono gli utili idioti della borghesia. Il razzismo ha una base puramente economica e materiale. È solo rimuovendola che le razze possono “tollerarsi” e cooperare sulla base dell’uguaglianza. Una parte significativa della classe operaia francese non ha interesse nell'”antifascismo” piccolo borghese. Ha letto il programma del Fronte Nazionale e vi ha visto i propri interessi di classe. Marine Le Pen aveva battuto il concorrente al primo turno Macron arrivando alla Whirlpool di Amiens prima del rivale. Le Pen è stata accolta calorosamente dagli operai, promettendo di non permettere che l’impianto venga trasferito in Polonia. Macron, d’altra parte, è stato scacciato dalla fabbrica. Non era venuto a vedere i lavoratori ma piuttosto a consultarsi con i collaborazionisti della Confederazione del Lavoro (CGT), il cui compito era dire ai lavoratori di votarlo, votare per il proprio suicidio. CGT e Partito comunista francese (PCF) invitavano i lavoratori a votare per il banchiere dei Rothschild Macron. Dall’adozione del revisionismo sovietico negli anni Cinquanta con Maurice Thorez, il PCF è divenuto un partito socialdemocratico e adesso anche di destra. Previdi qualche tempo fa che il traditore trotskista Jean-Luc Mélenchon avrebbe sostenuto Macron, dicendo ai suoi seguaci di non votare Le Pen, quindi di sostenere Macron. Nonostante le politiche sociali di Mélenchon e Le Pen siano praticamente le stesse.

Nazionalisti di sinistra e alter-globalisti
Poiché al secondo turno, il 15 per cento o più dei voti al candidato Jean-Luc Mélenchon votava per Le Pen, è importante capire somiglianze e differenze tra i nazionalisti ed alter-mondialisti o alter-globalisti. Non c’è motivo di parlare delle politiche di Emmanuel Macron., non avendone. La grande differenza tra Marine Le Pen e Mélenchon è che la prima vuole porre fine al dominio monetario coloniale francese sull’Africa abbandonando il franco CFA, consentendo così lo sviluppo economico africano, mentre l'”anti-razzista” Mélenchon preferisce infliggergli un’enorme dose di bombardamenti umanitari sotto il mandato delle Nazioni Unite e forse alcune scatole di magliette di Che Guevara usate. Stéphan N’Goran, leader ivoriano della Nouvelle Entente Francophone (NEF), sosteneva il Fronte Nazionale, ritenendone le politiche più favorevoli alla liberazione nazionale africana. Mélenchon supporta anche il matrimonio gay e l’insegnamento della pseudoscienza LGBT ai bambini, a cui si oppone il Fronte Nazionale. Anche qui la posizione del Fronte Nazionale sulla sessualità è molto più vicina al marxismo classico rispetto alla decadenza bohemistica borghese promossa dai melechonisti. Un’altra grande differenza tra Mélenchon e Le Pen è che Le Pen sembra almeno pensare seriamente di lasciare euro ed Unione europea. Mélenchon non sembra neanche serio. Mélenchon dice che vuole lasciare la NATO, ma l’articolo 42 del Trattato dell’Unione europea dice che tutte le nazioni dell’UE devono essere nella NATO. La politica gollista di Le Pen, ritirarsi dalle strutture comandate dalla NATO, è possibile e costituirebbe un passo importante verso la liberazione della Francia, anche se in forma limitata, dall’egemonia statunitense. Le Pen e Mélenchon differiscono anche sulla politica energetica. Le Pen supporta l’industria nucleare della Francia, mentre Mélenchon vuole abbandonarla. Studi recenti a Chernobyl e Fukushima hanno dimostrato che la natura può tollerare livelli di radiazioni molto più alti senza quegli effetti dannosi precedentemente pensati. Wade Allison, professore emerito di fisica nucleare dell’Università di Oxford, sostiene che gli esseri umani possono probabilmente assorbire 1000 volte l’attuale livello di sicurezza raccomandato di radiazioni. Il suo libro Reason and Radiation: La scienza nella cultura della paura, è d’obbligo per chi è interessato all’energia pulita, sicura, efficace e economica. La difesa audace di Le Pen delle centrali nucleari francesi e la sua opposizione alla loro privatizzazione è un’altra ragione per cui è più moderna e progressista del trotskoide. L’ottanta per cento dell’elettricità francese proviene dal nucleare. A mio avviso, Le Pen rappresentava l’avversario più netto degli OGM e della Monsanto nell’Unione europea. Mantenere l’Europa libera da OGM e dominio della Monsanto è di fondamentale importanza. Il Fronte Nazionale propone di utilizzare i miliardi di Euro dei contributi dell’UE per investire nelle piccole coltivazioni familiari. Il problema della sicurezza e della qualità alimentare è qualcosa che i francesi, forse più di qualsiasi altra nazione, prendono molto seriamente; cibo e vino francesi sono i migliori del mondo. Il Fronte Nazionale è l’unico partito che ha forti politiche per rilanciare e proteggere l’agricoltura francese. È per questo che Marine Le Pen è stata accolta calorosamente al Salone dell’Agricoltura Francese, mentre Emmanuel Macron è stato accolto dalle uova!

La “rivoluzione” di Macron
La differenza tra Le Pen e Macron è, per molti aspetti, quella tra scienza e superstizione. Macron è un mago che lavora per un gruppo di trafficanti. Si esibisce sul palco gridando e sbattendo, ipnotizzando i seguaci con trucchi e incantesimi. Eppure non molti frequentano i suoi raduni. Un reportage televisivo critico di Macron pubblicato su YouTube mostra come i media nascondessero le sale vuote dei suoi raduni. Molti comunisti in Francia mi hanno detto in privato di sostenere Marine Le Pen, ma non gliel’ho mai sentito dire in pubblico. C’è una stigma terrificante associata al Front National. Dopo tutto, Jean-Marie Le Pen ha sostenuto Pinochet, Franco e ogni tipo di squadrone della morte durante la guerra fredda. Era un colonialista fanatico che si oppose alla liberazione algerina. Era certamente un capo di destra che si paragonò a Ronald Reagan. Il fondatore comunista della rete Voltaire, Alain Benajam, mi ha detto di recente che i Comunardi di Parigi del 1871 erano nazionalisti piccolo-borghesi, non rivoluzionari proletari. L’ideologia nazionalista piccolo-borghese della Comune di Parigi fu spiegata dallo storico di sinistra Henri Guillemin, che citò come autorità sulla questione nient’altri che il compagno Stalin. Nei primi anni ’90 Jean-Marie Le Pen si rese conto che la cospirazione massonica che aveva sempre percepito nel “comunismo” o per essere più precisi, nel socialimperialismo sovietico e nel trotskismo, era divenuta l’ideologia della globalizzazione selvaggia e del “nuovo ordine mondiale”. Da allora il Fronte Nazionale si spostò a sinistra, avvicinandosi laddove il Partito Comunista francese revisionista se ne andava; non assunse la lotta di classe come slogan elettorale, ma piuttosto il “popolo” contro il Nuovo Ordine Mondiale. Anche se è chiamato partito di destra dai nemici, il Fronte Nazionale afferma di essere “né di sinistra né di destra”. La corretta descrizione del Fronte Nazionale oggi è partito nazionalista di sinistra. Il Fronte Nazionale è l’unica organizzazione dalla caduta dell’URSS ad occupare la linea del PCF sull’immigrazione: una politica della classe dirigente per sabotare e ridurre i salari. L’immigrazione, affermò Jean-Marie Le Pen, era uno strumento del capitale contro il lavoro. Infatti, Le Pen ammise che fu usato per indebolire le prospettive della rivoluzione comunista in Francia. Molti lavoratori, abbandonati dal PCF borghese, cominciarono ad ascoltare la linea populista del FN, mentre tutti gli altri partiti si spostarono ulteriormente verso destra. L'”estrema destra” in Francia era l’unico partito di massa dalle posizioni tradizionali di sinistra sugli interessi chiave della classe operaia. È sempre più chiaro che Jean-Marie Le Pen non sbagliò sull’analisi della sinistra trotskista e maoista del 1968. Erano, come sottolineò il filosofo Clouscard, l’avanguardia del capitalismo finanziario. L’intellettuale francese Alain Soral ha avuto una grande influenza nel spingere il Fronte Nazionale a sinistra. Soral è un marxista clouscardiano e un ex-membro del PCF che comprende le contraddizioni primarie e secondarie della lotta di classe. Molti comunisti hanno malignato su Soral per aver sostenuto l’FN, ma ha fatto molto di più per educare la classe operaia francese con i suoi libri e video, che tutti i suoi critici.
Quindi, cosa possiamo aspettarci da Marine Le Pen? Come dissi di Trump, “molto poco, quasi niente”. È dubbio se eletta, e sarebbe una sorpresa, lasci l’UE. Poteva ottenere alcune importanti concessioni sul controllo delle frontiere e la politica monetaria. Poteva sostenere l’industria francese perché la sua base in gran parte sono lavoratori. Poteva tentare di lasciare l’asse Atlantico e gravitare verso l’Eurasia ed doveva anche offrire all’Africa un accordo migliore se l’imperialismo francese dovesse competere con la Cina. Certamente si sarebbe scontrata con l’impero di Soros, i mass media e l’oclocrazia di sinistra. Se sinceramente patriottica, la Francia poteva sopravvivere alla tempesta imminente. Ma è in guerra civile, in un modo o nell’altro. Le Pen non è così vicina alla lobby ebraica in Francia quanto Trump negli USA. Non fu invitata alla cena annuale del Consiglio dei Rappresentanti delle Istituzioni Ebraiche in Francia (CRIF) l’equivalente francese del Comitato Americano degli Affari Pubblici israeliani (AIPAC). Piuttosto, come Putin in Russia, Le Pen è riuscita a dividere gli ebrei francesi, con alcuni che la sostengono. Ma gran parte del sostegno degli ebrei sionisti è per l’opposizione di Le Pen all”islamizzazione della Francia. Molti ebrei sionisti temono che gli immigrati musulmani non conoscano o non si preoccupino dell’olocausto e critichino lo Stato ebraico, mentre la maggioranza del sionismo mondiale supporta l’immigrazione di massa dei musulmani in Europa come forma d’ingegneria della migrazione coercitiva che farebbe crollare le nazioni europee, secondo gli obiettivi geopolitici degli USA in Europa. Ma è chiaro che Marine Le Pen si oppone all’ideologia wahhabita esportata in Europa dall’Arabia Saudita, piuttosto che all’Islam in sé, con la possibilità che la politica estera verso i Paesi islamici sia simile a quella dell’Ungheria di Viktor Orban. Ad esempio, l’Ungheria ha eccellenti relazioni con l’Iran. Tuttavia, è difficile che le relazioni francesi con il regime saudita siano rotte per via dei grandi contratti su armamenti e commerciali firmati negli ultimi anni. Non c’è dubbio che concentrarsi sull’Islam ignorando l’ebraismo e il sionismo sia una pessima politica, ma Nicolas Dupont-Aignan, leader del partito France Debout e sostenitore di Marine Le Pen, è un noto critico d’Israele. C’era la possibilità di tornare ad una politica francese indipendente in Medio Oriente. Dupont-Aignan disse ai media francesi dopo l’attacco fasullo delle armi chimiche in Siria che non credeva che Assad ne fosse responsabile. Dupont-Aignan fu uno dei pochi deputati che si oppose alla guerra in Libia nel 2011. Doveva essere il Primo ministro di Le Pen.
La posta elettronica di Wikileaks sulla squadra di Emmanuel Macron potrebbe rivelare molta corruzione, ma può anche servire ad avvertire il Cremlino. Un tweet di Wikileaks afferma che molti file hanno metadati cirillici. Questi documenti confusi con documenti autentici, verificati da fonti affidabili, basterebbero ad incolpare il Cremlino di aver tentato di influenzare le elezioni e servire da pretesto per chiudere i media russi, sempre più influenti in Francia. I giornalisti di France Inter e Le Monde mi hanno accusato di essere un agente del Cremlino. Se l’intelligence russa ne venisse accusata, notiziari e giornalisti che collaborano con Mosca potrebbero essere criminalizzati. Sotto la dittatura di Macron tutto è possibile. I media francesi sono stati avvertiti dal governo di non parlare della fuga. La stampa israeliana accusa Putin. Secondo l’ex funzionario della CIA Robert Steele, WikiLeaks ha collegamenti con il servizio d’intelligence israeliano Mossad. Non possiamo verificare tale affermazione né spiegare completamente cosa potrebbe significare. La matrice delle informazioni è infinitamente complessa e sempre sfuggente.

Tempo per prendere posto
Molti sinistri e comunisti in Francia hanno optato per l’astensione al secondo turno, giudicandolo magico. Per certi aspetti hanno ragione. Ma c’è anche il pericolo di mancare un’occasione storica per raggiungere il disperato proletariato francese, sia nella ‘Metropole’ che nei territori d’oltremare. Abbiamo due candidati che pretendono di non essere né di sinistra né di destra. Macron è un protetto dell’economista ed oligarchia Jacques Attali. Nel suo libro “Urgence Francaise” Attali dice che la Francia ha sempre bisogno di una rivoluzione per salvaguardarsi dalla distruzione. Il libro di Emmanuel Macron è intitolato “Rivoluzione”. Attali scrive: “L’episodio finirà indubbiamente con la nomina dello Stato di un uomo o una donna a cui sarà assegnato il compito di attuare le riforme che i partiti democratici non hanno avuto il coraggio di fare, anche a prezzo di limitare le libertà personali“; p. 144. Nell’ultimo dibattito con Macron, Le Pen non riescì ad impressionare. Le sue gesticolazioni selvagge ed emotive l’hanno resa una patetica avversaria plausibile. Ora sembra che il banchiere di Rothschild sia il prossimo presidente francese. Macron è la “rivoluzione” bonapartista della globalizzazione che deve uccidere ciò che è rimasto della Francia, schiavizzarne il popolo mentre ne distrugge cultura, lingua, storia ed economia. Inchioderà una grande civiltà e uno dei più antichi Stati nazionali del mondo sulla croce dell’imperialismo atlantista e sionista. L’analisi dialettica dell’imperialismo nella sua forma attuale dimostra che la contraddizione primaria è oggi tra globalizzazione e Stato-nazione, tra borghesia compradora e borghesia nazionale. La contraddizione secondaria è tra borghesia nazionale e proletariato. La vittoria di Trump negli Stati Uniti ha indebolito e diviso l’imperialismo statunitense. Comunque, come previdi, non è granché, quasi niente. Una vittoria di Le Pen avrebbe dato sempre poco. Ma due “pochissimi” costituirebbero molto, e due “quasi” sono qualcosa. Ecco perché speravo nella vittoria di Le Pen.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli intellettuali di sinistra vogliono dirottare le proteste operaie in Francia

Gearóid Ó Colmáin, AHTribune 25 maggio 2016

L’ondata di scioperi in tutta la Francia mostra che la militanza della classe lavoratrice rimane forte. Ma il movimento operaio deve rompere con la collaborazione di classe e la socialdemocrazia, se vuole avere successo nel promuovere la causa dei poveri.Tete-manif28avril-LyonIn tutta la Francia scioperi e manifestazioni sono in corso. La gente protesta contro il tentativo del governo francese di riformare le leggi sul lavoro che renderebbe più facile assumere e licenziare. Le leggi sul lavoro francesi sono sempre state viste come ostacolo al progresso dalla classe dominante per via della modesta protezione assicurata ai lavoratori. Dal fronte popolare del 1936 e in particolare dal Consiglio Nazionale della Resistenza formato dopo la liberazione nel 1945, l’operaio francese ha tratto significativi progressi. Questi ‘acquis sociaux’ o conquiste sociali vengono ora brutalmente ritirati da una potente oligarchia che spinge al ribasso il costo del lavoro e aumenta i profitti dei capitalisti. Uno dei motivi per cui la società francese ha compiuto tale netto progresso economico e sociale dopo la seconda guerra mondiale era la forte presenza del Partito comunista francese (PCF). Il PCF ha giocato un ruolo chiave nel resistere e rovesciare l’occupazione nazista. Alla fine della guerra era il più grande e potente partito in Francia. I comunisti ebbero una notevole influenza sulle politiche del Consiglio Nazionale della Resistenza e nell’alleanza con i gollisti crearono una forte economia guidata dall’industria statale, istruzione gratuita, assistenza sanitaria universale e modesti miglioramenti nel tenore di vita. Tuttavia, i comunisti francesi non attuarono mai una strategia rivoluzionaria per prendere il potere e imporre la dittatura del proletariato. L’Internazionale comunista non aveva mai approvato la nomina di Maurice Thorez a Segretario generale del partito comunista negli anni ’30, giudicando correttamente che non aveva afferrato la concezione marxista dello Stato. La morte dei grandi comunisti francesi Henri Barbusse e Fernand Grenier prima e durante la guerra ne mise in crisi le prospettive di effettiva direzione rivoluzionaria. Discorsi e scritti di Thorez rivelano che era più vicino a Rousseau che a Marx; il comunista francese era più di un umanista piccolo-borghese che un leninista rivoluzionario. Il Presidente De Gaulle avrebbe osservato che non ci sarebbe stata alcuna rivoluzione comunista in Francia finché Thorez era a capo del PCF, ed aveva ragione. Già nel 1947, Thorez disse alla rivista Time che i comunisti francesi erano alla ricerca della ”terza via” al socialismo, una forma di collaborazione di classe che avrebbe miracolosamente portato all’eliminazione della classe; tale assurdità opportunistica pervase tutti i Paesi europei (ad eccezione dell’Albania) che affermavano di costruire il socialismo, preferendo usare il termine ‘democrazia popolare’ al posto di dittatura del proletariato. Nella Repubblica democratica tedesca, per esempio, il saggio consiglio di Mosca di non tentare la costruzione socialista finché il Paese non si fosse riunificato venne ignorato da Walter Ulbricht, capo del Partito di Unità Socialista. I sovietici avevano capito che un tentativo di costruire il socialismo nell’altamente agraria e sottosviluppata Germania orientale, avrebbe avvantaggiato la zona occidentale occupata dagli Stati Uniti; gli Stati Uniti avrebbero indotto i contadini della Germania orientale a fuggire nella zona più industrializzata, le cui industrie furono volutamente risparmiate dai bombardamenti alleati. Di conseguenza, Eric Honecker ammise nel 1972 che il Paese non era ancora socialista. I tedeschi orientali intrapresero al ‘terza via’, creando una socialdemocrazia piccolo-borghese in cui i partiti democratici e liberal-cristiani sedevano a fianco del Partito di Unità Socialista al Volkskamer (parlamento).
Negli scioperi a Marsiglia e in Francia nel 1947, il Paese fu a un punto morto. I lavoratori francesi furono sorpresi dalle condizioni dell’austerità imposta dal governo De Gaulle durante la ricostruzione della Francia. A causa dell’atteggiamento sulla ‘terza via’ piccolo-borghese della leadership del PCF, non vi era alcuna strategia rivoluzionaria per prendere il potere ed espropriare gli espropriatori. Gaston Defferre, sindaco socialista di Marsiglia, collaborò con la CIA per spezzare lo sciopero importando lavoratori stranieri e riabilitando la narcomafia locale contro i sindacati organizzati dai comunisti. Una grande opportunità fu persa. Nel 1968 in Francia scoppiarono di nuovo importanti scioperi e manifestazioni contro le cattive condizioni di lavoro e dei salari. Vi erano due aspetti chiave da considerare per comprendere le rivolte di Parigi nel 1968. Uno riguarda la geopolitica e l’altra la lotta di classe degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti volevano chiaramente cacciare De Gaulle e avvicinare la Francia alla NATO e all’economia neo-liberale. Dall’altra parte, la militanza della classe lavoratrice minacciava di rovesciare l’ordine borghese. Scioperi di massa diedero vantaggi significativi alla classe operaia francese, riuscendo a ottenere un aumento del salario minimo. Questi progressi furono presto vanificati, tuttavia, con l’inflazione dopo il 1968. Inoltre, i capi delle proteste degli studenti, in particolare Daniel Cohn-Bendit, erano sul libro paga della CIA. Cohn-Bendit continuò la carriera illustre nell’UE una volta sabotata la rivolta popolare in nome dell’imperialismo, non l’unico crimine di cui il politico francese fu accusato. Vi furono numerose accuse di molestie a bambini. La rivolta del 1968 fu l’inizio della fine per la prospettiva di un cambiamento rivoluzionario in Francia. La maggior parte dei capi della sinistra, in età avanzata, divennero chiassosi sostenitori dell’imperialismo degli Stati Uniti e del sionismo; Bernard-Henri Lévy, André Glucksman, Alain Krivine, Bernard Kouchner, Daniel Bensaïd, Henri Weber, Pierre Lambert. Tiennoch Grumbach, Marc Kravetz e molti altri divennero i sostenitori più fanatici del capitalismo e dell’imperialismo degli Stati Uniti. Con De Gaulle scomparso, l’embargo sulle armi ad Israele, imposto nel 1967, venne prontamente sollevato dal presidente Pompidou e nel 1973 fu approvata la legge Rothschild che privava lo Stato francese del diritto di stampare moneta. Il risultato fu il crollo dello standard di vita e l’esplosione del debito nazionale, con 1400 miliardi di euro solo sugli interessi da pagare, soprattutto, a banchieri privati stranieri.
L’ibridismo della rivolta del 1968 è una lezione attuale. Mentre i lavoratori francesi intraprendono azioni concrete, occupando raffinerie di petrolio, centrali nucleari e fermando i mezzi pubblici, il regime di Hollande affronta la prospettiva di una rivolta popolare incontrollabile. Non sorprende quindi che gli oligarchi responsabili della primavera araba assolutamente reazionaria e controrivoluzionaria promuovano ‘nuit debout’. L’élite dominante ha capito da tempo come manipolare la piccola borghesia, che Lenin descrisse come classe oscillante, utilizzata nel mondo dal capitalismo finanziario come un ariete contro ciò che resta dello stato sociale. Gli intellettuali di sinistra di ‘Nuit debout’ cercano di controllare il movimento dei lavoratori. A ciò si deve resistere con pugno di ferro! Alcun slogan è più specioso di ‘repubbliche sociali’ e ‘un altro mondo è possibile!’ E’ tempo per i lavoratori francesi di controllare le aziende pubbliche e private. Il movimento operaio deve capire la connessione tra fasulla guerra al terrore, guerre infinite e oppressione di classe. Gli attentati terroristici che richiedono più militarizzazione e sospensione delle libertà civili saranno utilizzati dallo Stato per schiacciare la solidarietà di classe dei lavoratori, incitando al razzismo e alla xenofobia. L’emigrazione coercitiva ingegnerizzata, con cui gli oligarchi come George Soros finanziano la sostituzione dei lavoratori europei con i migranti, sarà usata anche per schiacciare l’unità della classe operaia. Pertanto, la prima tappa dell’emancipazione sociale richiede l’affermazione della sovranità nazionale, la fine degli slogan dell’ultra-sinistra infantile su ‘senza confini’, che ha sempre significato ‘capitalismo senza frontiere’. Se questo movimento è guidato dai lavoratori, allora la rivoluzione nazionale può diventare socialista, diffondendosi in Europa e nel mondo.manifestation-CGT1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli 'sbufalatori' nazipiddini, una torma di troll assoldati dal PD, quando non veri e propri gerarchetti del PD, vi diranno che la foto è fasulla. I realtà spiega bene cos'è la politica socio-economica del PD, il partito che da da mangiare agli 'sbufalatori' di professione, ligi e lesti quando si tratta di ripulire faccia e culo di gente come Clinton, Obama, Renzi e accoliti. Ma quando si tratta si smentire la propaganda e le menzogne spacciate dai governi occidentali, dalle ONG di regime o dai fogli come repubblica e fattoquotidiano, gli 'sbufalatori' nazipiddini stanno zitti e scompaiono regolarmente nel pozzo nero da cui provengono.

Gli ‘sbufalatori’ nazipiddini, una torma di troll assoldati dal PD, quando non veri e propri gerarchetti piddini, vi diranno che la foto è fasulla. In realtà spiega bene cos’è la politica socio-economica del PD, il partito che da da mangiare agli ‘sbufalatori’ di professione, ligi e lesti quando si tratta di ripulire faccia e culo di gente come Clinton, Obama, Renzi e accoliti. Ma quando si tratta di smentire la propaganda e le menzogne spacciate dai governi occidentali, dalle ONG di regime o dai fogli come repubblica e fattoquotidiano, gli ‘sbufalatori’ nazipiddini stanno zitti e scompaiono regolarmente nel pozzo nero da cui provengono.

Burkina Faso: rivolta contro il dominio neo-coloniale

Abayomi Azikiwe Global Research, 4 novembre 2014burkinaCentinaia di migliaia di persone in Burkina Faso hanno costretto il vecchio capo filo-imperialista, presidente Blaise Compaore, a rassegnare le dimissioni con manifestazioni di massa e rivolte in diverse città del Paese dell’Africa occidentale. Compaore prese il potere con un colpo di Stato, supportato dai francesi, il 15 ottobre 1987, contro il leader rivoluzionario pan-africanista e socialista Capitano Thomas Sankara. Diversi partiti e movimenti politici che cercano di recuperare l’eredità di Sankara erano assai presenti nei disordini culminati il 30 ottobre, quando migliaia di persone assaltarono il palazzo del parlamento incendiandolo. Il corpo legislativo aveva deciso di votare una mozione per estendere i 27 anni di dominio di Compaoré, che pur essendo un militare ha più volte assunto la carica da candidato civile. Compaore ha cercato di riaffermare la sua autorità rifiutando di dimettersi formalmente dalla presidenza fino alla sera del 31 ottobre, quando il Generale Honore Traore annunciava, dopo la rivolta del 30 ottobre, di assumere il potere e sciogliere il parlamento. Immediatamente i militanti dei vari partiti di opposizione hanno iniziato ad opporsi a Traore. Il giorno seguente, 1 novembre, un altro leader militare pretendeva la carica. Questa volta è il tenente colonnello Isaac Zida, vicecomandante della guardia presidenziale. Le notizie dal Burkina Faso affermano che i militari hanno approvato la guida di Zida. Dopo l’incontro con i diplomatici stranieri, il 3 novembre, Zida ha detto che l’esercito cederà il potere a un’autorità di transizione civile vicina al popolo. Se il capo militare non passa rapidamente a questo proposito, ci potrebbero essere altre violente agitazioni.

Le masse chiedono il ritorno al governo civile
Il 1 novembre le forze di opposizione avevano indetto una grande mobilitazione per il 2 novembre, per esigere che Zida ceda il potere. Migliaia sono scesi in piazza e si sono riuniti davanti la stazione televisiva nazionale (RTB) nella capitale Ouagadougou. I manifestanti tentavano di entrare negli studi televisivi, ma furono fermati dall’esercito. I soldati avevano sparato uccidendo una persona. Le notizie indicano che il leader dell’opposizione, signora Saran Sereme, era nella stazione televisiva dicendo che lei e un generale erano pronti a guidare un team di transizione. Sereme poi ha negato tale affermazione e ha detto che vi era stata portata con la forza. L’esercito continuava a sottolineare, il 3 novembre, che non vuole il potere, ma creare le condizioni per una transizione graduale al controllo civile. Tuttavia, le forze di opposizione chiedono un rapido cambio verso figure non militari alla guida del Paese. Il portavoce dell’esercito Barry Auguste ha detto che, a seguito degli scontri del 2 novembre, che “l’esercito non vuole il potere. Ma l’anarchia deve essere fermata. Ogni violazione sarà punita con la massima energia“, in riferimento alla sparatoria alla stazione televisiva. Poi il 2 novembre, dopo aver lasciato gli studi di RTB, la folla si recava a Place de la Nation, dove i tumulti del 30 ottobre provocarono l’assalto al parlamento. Le forze militari hanno eretto barricate per impedire ai manifestanti di avvicinarsi al luogo incendiato.

Il Burkina Faso maggiore produttore d’oro in Africa
Storicamente il Burkina Faso, già noto come Alto Volta, era conosciuto come uno Stato agricolo. Negli ultimi anni la produzione di oro e altri minerali come granito, marmo, fosfato, cemento, dolomite e pomice s’è accelerata. Allo stato attuale il Burkina Faso è il quarto maggiore produttore di oro in Africa, con almeno sei grandi miniere in funzione. Tuttavia, le entrate generate dall’esportazione di oro e altri minerali non vengono suddivise presso la maggioranza dei lavoratori, contadini e giovani. Il tasso ufficiale di disoccupazione è del 77 per cento e il Paese è 183.mo su 186 dell’indice del tenore di vita mondiale. Il Burkina Faso ha ancora stretti legami con l’ex potenza coloniale francese. Parigi ha usato il Paese come retrovia delle operazioni contro i ribelli nel nord del Mali. Gli stretti legami con l’industria mineraria non hanno dato alcun beneficiato alla popolazione del Paese. Una delle principali aziende coinvolte nell’estrazione è l’Orezone Gold Corporation di Ottawa, Canada. In uno studio del 2011 dell’Orezone si osserva che il Burkina Faso è al sesto posto come potenziale per la produzione di minerali, compreso l’oro. Orezone è presente nel Paese dalla fine degli anni ’90. Nell’analisi dell’Orezone del 2011 si afferma che: “Abbiamo riconosciuto l’enorme potenziale del Burkina Faso 15 anni fa, quando abbiamo iniziato a esplorare la zona. Anche se abbiamo scoperto più di 10 milioni di once di oro fino ad oggi, e ci aspettiamo di aprire nuove miniere d’oro nei prossimi anni, riteniamo di aver appena scalfito la superficie in termini di potenziale reale. I risultati dell’indagine dimostrano l’impegno nel Burkina Faso nel creare un clima favorevole agli investimenti di aziende come Orezone Gold, e siamo lieti di lavorare in questo Paese“. (Orezone.com, 2011)
I recenti disordini nel Paese avrebbero sospeso la produzione d’oro. Orezone ha rilasciato una dichiarazione il 3 novembre indicando di seguire da vicino la situazione politica alla luce degli interessi economici nel Paese. Il comunicato pubblicato sul suo sito dice che “Orezone Gold Corporation ha bloccato temporaneamente le attività in Burkina Faso fino a quando la situazione politica nel Paese si sarà stabilizzata. Tutto il personale è al sicuro e seguito“. (Orezone.com, 3 novembre) La stessa dichiarazione continua: “Anche se la zona intorno a Bomboré era relativamente calma durante i recenti eventi, atti di vandalismo secondario si sono verificati nel campo Bomboré nel fine settimana. Il nostro staff e la comunità locale di Bomboré, compresi polizia e rappresentanti locali, sono stati di grande aiuto riguardo la sicurezza dei nostri dipendenti, del campo e dei nostri sforzi per continuare a sviluppare il progetto; per questo ne siamo grati”.

L’eredità di Sankara é ancora attuale
Durante la sua presidenza, il Capitano Thomas Sankara (1983-1987), leader del Burkina Faso, sostenne la cancellazione del debito internazionale che gli Stati africani sono obbligati a pagare a causa del retaggio del colonialismo e del neocolonialismo. Sankara avviò politiche volte alla produzione locale di cotone e altre materie prime per il consumo interno. Il Burkina Faso non ha sbocchi sul mare, ed è essenziale sviluppare legami commerciali in collaborazione con i Paesi confinanti. Tuttavia, gli imperativi delle multinazionali degli Stati imperialisti è sfruttare le risorse naturali e il lavoro degli Stati africani, senza migliore le condizioni della maggioranza delle popolazioni di questi Paesi. Sankara tentò di costruire organizzazioni di massa e gruppi di studio marxisti nel Paese. I suoi sforzi furono compromessi dalla Francia e del suo principale alleato regionale dell’epoca, la Costa d’Avorio allora guidata dal presidente Felix Houphouet-Boigny. Negli ultimi mesi, agitazioni e scioperi della classe operaia sono aumentati in Africa occidentale. In Ghana, a sud del Burkina Faso, uno sciopero generale ha riguardato lavoratori del petrolio, maestri ed altri dipendenti del settore pubblico, avviando azioni legali da parte del governo per costringere i lavoratori a ritornare al lavoro. Ghana e Burkina Faso sono stati lodati per l’aumento dei tassi di crescita economica. Tuttavia, se i profitti derivanti dalla produzione di oro e altri minerali strategici non sono condivisi con il popolo, classe operaia e gioventù continueranno a manifestare e a scioperare contro il dominio neo-coloniale.

FRANCE-THOMAS SANKARACopyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I gruppi di pseudo-sinistra e liberali egiziani manifestano contro Mursi

Johannes Stern, WSWS 23 ottobre 2012

Venerdì scorso i gruppi liberali e di pseudo-sinistra hanno protestato contro i Fratelli musulmani (MB) e il presidente islamista egiziano Mohamed Mursi, in piazza Tahrir a Cairo. La protesta è stata indetta da una coalizione di circa 30 partiti liberali e di pseudo-sinistra e da movimenti politici, con lo slogan “L’Egitto non è un feudo, l’Egitto è di tutti gli egiziani“. Hanno pubblicato una dichiarazione congiunta sul sito web dei socialisti rivoluzionari (SR) piccolo-borghesi. Chiede pari rappresentanza costituzionale a tutti i gruppi politici in Egitto e condanna l’attacco da parte dei membri della MB alle proteste inscenate dai gruppi liberali e di pseudo-sinistra, il venerdì precedente. Il 12 ottobre, teppisti islamisti hanno attaccato un palco allestito dai gruppi laici in piazza Tahrir e picchiato i manifestanti anti-Mursi nel tentativo di intimidire i loro avversari politici laici.
Oltre ai SR e altri gruppi di pseudo-sinistra, i firmatari includono l’Associazione Nazionale per il cambiamento, Mohamed al-Baradei e il suo Partito Costituzionale, la Corrente popolare egiziana del leader nasseriano Hamdeen Sabahi, il Movimento Kefaya, il Movimento Giovanile 6 aprile, il Partito liberale degli egiziani liberi del magnate multi-miliardario Naguib Sawiris e il recente Partito del Congresso guidato da Amr Moussa, ex capo della Lega Araba e ministro dell’ex dittatore Hosni Mubaraq. Oltre a ex funzionari del vecchio regime di Mubaraq e a miliardari egiziani, le manifestazioni sono state supportate anche dai sindacati indipendenti e dalle ONG finanziate dagli occidentali. Una marcia di protesta a piazza Tahrir è stata guidata da Kamal Abu Eita, il capo della Federazione Egiziana dei Sindacati Indipendenti (EFITU), insieme a Kamal Khalil, il leader del Partito degli operai e dei contadini (ex Partito democratico dei lavoratori), istituito dai SR dopo la cacciata di Mubaraq.
I gruppi che partecipavano alle proteste avevano falsamente cercato di presentare le loro proteste come una continuazione della rivoluzione egiziana, quando le lotte di massa della classe lavoratrice egiziana avevano deposto il vecchio dittatore e fantoccio degli USA Hosni Mubaraq, con le lotte di massa rivoluzionarie del febbraio dell’anno scorso. I manifestanti gridavano slogan come “Aspetta popolo. La libertà sta arrivando”, “Mursi è come Mubaraq“, “Abbasso Mursi-Mubaraq” e “Coloro che colpiscono gli egiziani non possono governare l’Egitto.” La pretesa dei gruppi di pseudo-sinistra e liberali di rappresentare la rivoluzione egiziana è una frode. Come i Fratelli musulmani, i gruppi di pseudo-sinistra e liberali non rappresentano le aspirazioni democratiche e sociali dei lavoratori egiziani, che hanno estromesso il vecchio dittatore Hosni Mubaraq con le lotte rivoluzionarie di massa del febbraio dello scorso anno. Parlano per conto degli strati ricchi della classe media e della borghesia alle prese con gli islamisti nella distribuzione delle ricchezze e del potere. In effetti, molti dei gruppi che oggi protestano contro la MB, fino a poco tempo prima sostenevano gli islamisti.
La pseudo-sinistra dei SR e del Movimento Giovanile 6 aprile, fece una campagna a favore di Mursi durante le elezioni presidenziali, presentando la MB come una forza rivoluzionaria. Eita è un membro del partito Karama di Sabahi, che fece campagna nell’Alleanza democratica dei Fratelli musulmani, per le elezioni parlamentari dello scorso novembre. E’ stato eletto al parlamento, oggi disciolto, in una lista della MB. Tuttavia, le tensioni tra gli ambiti islamici e laici nella borghesia egiziana sono aumentate da quando Mursi ha assunto la presidenza, il 30 giugno, e avviato un controgolpe, sostenuto dagli USA, contro la giunta del Consiglio Supremo delle Forze Armate (CSAF). Da allora, Mursi e la MB hanno sistematicamente cercato di rafforzare la loro influenza sull’apparato statale, creando il contesto di una dittatura islamista mentre emarginano le altre forze politiche. Mursi attualmente detiene tutti i poteri legislativi ed esecutivi, governa l’Egitto come un dittatore di fatto.
L’Assemblea Costituente è dominata dagli islamisti, i Fratelli musulmani e i salafiti dei partiti al-Nur e Asala che hanno presentato una bozza di costituzione che preserva il carattere autoritario della Costituzione del 1971, mentre vi aggiungono riferimenti alla legge islamica. I partiti laici borghesi vogliono un ruolo più importante nel processo di elaborazione della Costituzione e per rimescolare l’Assemblea Costituente. Oggi la Corte suprema amministrativa dovrebbe pronunciarsi sulla validità sui gruppi e il progetto di Costituzione, essendo state depositate diverse cause legali. Un’altra area di conflitto tra la pseudo-sinistra e la MB è la disputa sui sindacati indipendenti e la Federazione Sindacale Egiziana (FSE). Come il CSAF, la Fratellanza aveva inizialmente segnalato di essere pronta ad accettare i sindacati indipendenti in Egitto, come nuovo meccanismo per controllare le lotte della classe operaia. Negli ultimi mesi però è diventato sempre più chiaro che gli islamisti rifiutano di scendere a compromessi significativi con i gruppi di pseudo-sinistra e i sindacati indipendenti. Il ministro del lavoro Khaled al-Azhary siede nella direzione del FSE e difende il vecchio apparato sindacale, e contrasta la nuova burocrazia sindacale ‘indipendente’, che la pseudo-sinistra cerca di costruire. Mercoledì scorso ha rifiutato di promulgare una nuova legge sindacale proposta dai sindacati indipendenti e le modifiche alla restrittiva legge sindacale 35/1976 dell’era nasseriana.
Negli ultimi mesi gli islamisti hanno ripetutamente usato la mano pesante contro scioperi e proteste dei lavoratori. I membri dei sindacati indipendenti sono stati attaccati e interrogati dalle forze di sicurezza di Mursi. I sindacati indipendenti e la pseudo-sinistra non hanno alcuna intenzione di combattere l’instaurazione di un altro regime autoritario in Egitto, tuttavia. Il loro punto di vista non è di mobilitare la classe operaia per una seconda rivoluzione contro il regime di Mursi e per l’instaurazione di un governo dei lavoratori in lotta per il socialismo. Temono più il riemergere delle lotte di massa della classe operaia che la dittatura islamista; il loro punto di vista è convincere gli islamisti a cooperare con loro nella creazione di un regime capitalista ristrutturato in Egitto.
Dopo la decisione di Azhary, il Centro per i sindacati e i servizi dei lavoratori (CTUWS) ha rilasciato una dichiarazione, chiedendo a Mursi di accettare il suo ruolo e avvertendolo delle possibili conseguenze. In una sezione della dichiarazione si legge: “La dura lezione della rivoluzione deve essere importante per tutti quei funzionari arroganti che hanno sempre creduto che non sarebbero mai decaduti. La rivoluzione è stata una conseguenza logica delle condizioni squilibrate nella società egiziana, una condizione che ha spinto milioni di egiziani a protestare, credendo che le cose non sarebbero rimaste le stesse. Purtroppo, quei milioni sono ancora in collera, non potendo credere che, dopo tutto lo spargimento di sangue, stanno ancora richiedendo i loro diritti.”
La CTUWS è sponsorizzata dalla AFL-CIO, e come i SR, il Movimento 6 aprile ed altri gruppi di pseudo-sinistra, ha stretti legami con Washington. Al momento, tuttavia, l’imperialismo degli Stati Uniti, che conduce una guerra per procura per far cadere il presidente siriano Bashar al-Assad e preparare un attacco contro l’Iran, sembra aver deciso di affidarsi principalmente agli islamisti sunniti per difendere i propri interessi regionali. Ieri, il New York Times ha pubblicato un commento di Roger Cohen che loda “il più radicale cambiamento nella politica estera degli Stati Uniti, sotto il presidente Obama“. Cohen ha scritto che la “politica degli Stati Uniti d’impegno verso le correnti, anche estreme, dell’Islam politico in Medio Oriente è salutare“, aggiungendo che “il modello dovrebbe essere esteso. “

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora