Alessandro Lattanzio: le esecuzioni in Bahrayn indicano la paura di al-Qalifa e sauditi (Audio)

Teheran (Radio Italia IRIB)
bahrein Alessandro Lattanzio, saggista e analista di questioni politiche internazionali, viene intervistato dalla nostra Redazione. Nell’intervento a Radio Italia, Lattanzio parla della repressione del governo di al-Qalifa in Bahrayn contro l’opposizione.
Per ascoltare la versione integrale dell’intervento di Alessandro Lattanzio potete cliccare qui.

Perchè Tulsi Gabbard si è recata in Siria dopo aver incontrato Trump?

Ziad Fadel Syrian Perspective 21/1/2017

tulsi-gabbard-4Il 21 novembre 2016, la rappresentante delle Hawaii Tulsi Gabbard incontrava il candidato repubblicano Donald Trump per discutere di questioni che secondo alcuni riguardava la sua possibile nomina a segretaria di Stato. Sebbene sarebbe una diplomatica brillante e di principio per gli Stati Uniti, eclissando facilmente miseria e squallore dei predecessori, il goffo John Kerry e la sociopatica inetta Hillary Clinton, scopo della riunione non era discutere della nomina. Non è facile essere una stella nascente del Partito Democratico, che vieta l’intenzione di sentire le opinioni altrui o d’incontrare presunti avversari, se non forse per influenzarne o bloccarne la politica. La rappresentante Gabbard ha dovuto rispondere alla frenesia mediatica quando incontrò il neopresidente Trump. Rilasciò una dichiarazione in cui non si scusava ma soltanto esprimeva profondo impegno nel proteggere i popoli degli Stati Uniti e della Siria. Non le fu perdonato dai rettili dei media o del fallito Partito Democratico. Fu Donald Trump a contattarla. Seppe che Tulsi Gabbard si era opposta alla politica sconsiderata di Obama in supporto ai terroristi per raggiungere il suo sconcio cambio di regime ovunque i suoi finanzieri sionisti ritengono opportuno. Invitò il governo ad aderire al diritto internazionale e a finirla nel violare le leggi del Paese. Presentò un disegno di legge al Congresso che vieti rigorosamente vendita o fornitura di sistemi d’arma a SIIL e al-Nusra/al-Qaida. Doveva farlo per testimoniare la criminalità di Barack Obama e il suo mucchio selvaggio di stragisti chiamati eufemisticamente neo-conservatori. Poiché Obama continuasse a violare le leggi con il suo malvagio programma per addestrare ed armare noti gruppi terroristici, ora è passibile d’indagine se Donald Trump trova la via al tipo di rispetto di cui questa nazione ha notevole bisogno.
Tulsi Gabbard è per certi versi inattaccabile. Nonostante la sua netta posizione anti-terrorismo in Siria e la volontà di difendere apertamente il governo siriano, la carriera nell’esercito la protegge dalle tirate dei codardi, per lo più sionisti sociopatici neo-conservatori di Washington DC, che spingono sfacciatamente i soldati cristiani a combattere le loro efferate guerre di mera distruzione al solo scopo di promuovere le mire coloniali dello Stato-Ghetto dell’Apartheid sionista. E la protegge dal killeraggio in cui eccellono i media. Infatti. apparve nel programma della CNN di Wolf Blitzer, durante il quale lo si vide irrigidirsi, allentare, graffire e contorcersi in presenza di una donna che aveva più sostanza di tutta la viltà, il flaccidume e il servilismo che mostra spacciando epocali storie dalle sconfinate bugie. Non sarebbe stato sorprendente vedere il canuto e barbuto ashkenazi strisciare sotto la sedia con sguardo imbarazzato mentre gli rimbalzava ognuna delle sue domande idiote come se fosse una giocatrice professionista cinese di ping pong?
Arrivata all’aeroporto di Beirut fu pesantemente scortata in Siria. Aveva già avvisato le autorità libanesi e siriane del viaggio e le fu garantito il comfort degno di un’importante dignitario in visita. Non volle pubblicità, e voleva farsi il quadro della situazione personalmente, nell’indagine su ciò che accade in Siria. Attraversò le aree contese tra governo e terroristi in cui si trovano le sorgenti d’acqua, nel Wadi Barada, documentando i crimini dei terroristi. Fu poi portata a Damasco, dove incontrò i principali funzionari siriani. Non voglio discutere se abbia incontrato il Dr. Assad. Sembra che questo sia argomento volutamente reso ambiguo. Il viaggio è avvenuto poco prima del giuramento di Donald Trump a presidente. Ciò che deve avergli detto il 21 novembre 2016, era di assicurare i siriani che non condivide la visione del criminale suo predecessore. Presta attenzione solo all’eliminazione di SIIL e al-Qaida, e niente cavilli. La forza aerea statunitense non sarà utilizzata per rafforzare e proteggere i terroristi schierati contro un governo legittimo che combatte il terrorismo. Alcun operativo statunitense sarà integrato tra i nichilisti assassini. Quei giorni sono finiti.
Donald Trump è nato e cresciuto a New York City. L’orrore nel vedere jumbo jet schiantarsi contro le torri gemelle l’11 settembre deve esserglisi inciso nella mente, come un martello pneumatico. Questo non è un uomo che tollererà l’esistenza di gruppi capaci d’imporre così tanto terrore a persone inermi. Trump ha chiarito che non è interessato ad iniettare i valori americani in altre società. Tuttavia, è molto interessato ad affrontare i più mostruosi gruppi terroristici, SIIL e al-Qaida. Sa dai colloqui con Walid Phares, Generale Mattis e altri consulenti che non ci sono moderati nell’opposizione con cui parlare. Se decide di partecipare ai negoziati in Astana, sosterrà gli sforzi della Russia per isolare e distruggere i nichilisti terroristici. Nom invierà nessuno a soccorrere i ghoul deviati che fanno finta di cercare libertà, democrazia e dignità quando, in realtà, cercano solo la distruzione del mondo occidentale con il terrorismo. Di fatti, un gruppo di esponenti dell’opposizione incontrava l’ambasciatore degli USA in Turchia il 20 gennaio, che gli ha detto che la loro causa ora è di quart’ordine nelle priorità del Presidente Trump. E’ chiaro che l’ambasciatore aveva ricevuto ordini dal nuovo consigliere per la sicurezza nazionale del presidente su come trattare i terroristi e i loro sostenitori.
Tulsi Gabbard visitava la Siria con uno dei politici più onesti e realistici degli USA, Dennis Kucynich. Chiaramente questo viaggio fu programmato prima della riunione di novembre ma, non avrebbe potuto avere risonanza e peso fin quando Donald Trump chiese alla Rappresentante Gabbard di assumere un compito che avrebbe trovato molto importante. Ora è una dei diplomatici più efficienti degli USA, capace di tradurre queste esperienze in atti legislativi che facciano tacere le macchinazioni di traditori e tirapiedi dei sauditi come John McCain, Mitch McConnell e Lindsay Graham. Forse avrebbe dovuto prendere in considerazione un viaggio a Riyadh per dire al clan saudita che i suoi giorni su questa terra sono contati.0768255001415088729pkdl_nov_2014_bulletin_coverTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mosca avanza nel Mediterraneo tra le disfatte della NATO

Alessandro Lattanzio, 21/1/2017

La Kuznetsov rientra in Patria.

La Kuznetsov rientra in Patria.

Russia e Siria firmavano i documenti su sviluppo e modernizzazione della base navale russa di Tartus, comprendente un protocollo sulle condizioni per schierare forze aerospaziali russe in Siria. I documenti furono ratificati il 20 gennaio 2017 dal Parlamento russo. L’accordo rimarrà in vigore per 49 anni con estensione automatica per altri 25 anni, e prevede che 11 unità navali russe siano presenti nel porto di Tartus, tra cui anche navi a propulsione nucleare. La Russia si occuperà della protezione aeronavale della base, mentre la Siria di quella territoriale. La Russia potrà anche schierare velivoli in avamposti temporanei, coordinandosi con i siriani. La Russia potrà rinnovare, ricostruire e demolire gli impianti ed avviare lavori di costruzione, anche subacquei. La Siria non farà obiezioni sulle attività militari russe nella base, oltre la giurisdizione di Damasco. La Russia s’impegna ad inviare in Siria, su richiesta, specialisti per organizzare la difesa del porto di Tartus e organizzare le operazioni di ricerca e soccorso in acque siriane, ed infine per riparare a aggiornare le navi da guerra siriani; “Su richiesta dell’ente siriano autorizzato, l’organismo autorizzato russo potrà… gratuitamente… inviare rappresentanti… per assistere gli… specialisti siriani nell’aggiornamento tecnico delle navi da guerra siriane“.
L’accordo trasforma il centro logistico di Tartus in una base navale in piena regola, “Questo significa che in futuro navi di ogni tipo potranno essere stanziate a Tartus, ad eccezione delle portaerei“, dichiarava l’Ammiraglio Viktor Kravchenko, secondo cui acqua, carburante ed elettricità saranno garantiti e gli ancoraggi saranno ampliati; “Sarà necessario costruire un deposito batterie per sostituire le batterie dei sottomarini o ricaricarle“. La sicurezza della base sarà affidata ai sistemi missilistici di difesa aerea e di difesa costiera, come i sistemi missilistici Bal e Bastion. Andrej Krasov del Comitato della Difesa della Duma di Stato, affermava, “Questo è solo un elemento della rete di infrastrutture che consentirà alla Russia di combattere con successo il terrorismo internazionale nella regione“. Secondo Viktor Ozerov, a capo del Comitato della Difesa del Consiglio della Federazione Russa, “Non ritarderemo l’ammodernamento di Tartus… A giudicare dall’esperienza, penso che l’infrastruttura di Tartus potrà essere aggiornata secondo le nostre esigenze in 18-24 mesi“.siria-su-25-2017-1-10Nel frattempo, il Ministero della Difesa russo ritirava, dalla base aerea siriana di Humaymim, 10 cacciabombardieri Sukhoj Su-24M2, oltre al gruppo aeronavale dell’Admiral Kuznetsov con circa 30 aeromobili. Inoltre, arrivavano in Siria 4 aerei d’attacco Sukhoj Su-25. Il gruppo aereo russo in Siria poteva così contare su 37 aeromobili:
4 bombardieri Sukhoj Su-34
2 cacciabombardieri Sukhoj Su-24M2
4 caccia Sukhoj Su-30SM
4 caccia Sukhoj Su-35S
4 aerei d’assalto Sukhoj Su-25SM
3 elicotteri d’assalto Mil Mi-8AMTSh
20 elicotteri da combattimento Mil Mi-35M, Mil Mi-28N e Kamov Ka-52
1 elicottero navale Ka-31SV
oltre a vari droni, riducendo quindi del 51% il contingente aerospaziale russo dispiegato in Siria.
su-24m2-1000-salidas-de-combateNel nord della Siria, l’esercito turco, il secondo per importanza della NATO dopo l’US Army, subiva una serie di sconfitte dolorose per mano dei terroristi dello SIIL. A dimostrazione di come, al di là delle chiacchiere e della propaganda bianca o grigia, le forze siriane, iraniane, irachene e russe siano ben più efficaci ed efficienti contro il terrorismo islamista alimentato dalla NATO (Gladio-B), rispetto alle vantate efficienza e potenza dell’organizzazione e degli armamenti delle potenze occidentali. Secondo l’ultimo rapporto della Defense Security Cooperation Agency degli Stati Uniti, le forze armate saudite avevano perso almeno 20 carri armati M1A2 Abrams nello Yemen, e l’esercito turco, nell’ambito dell’operazione “Eufrate Shield” nel nord della Siria, aveva perso almeno 15 carri armati di fabbricazione tedesca Leopard 2A4, di cui 10 presso la città di al-Bab. Tali perdite preoccupano il complesso militar-industriale tedesco, che li ha venduto 354 carri armati alla Bundeswehr e agli eserciti di altri 18 Paesi. Infatti, il Leopard 2 ha dimostrato di avere notevoli punti deboli ai fianchi e al tergo, che i terroristi addestrati dalle forze speciali della NATO hanno saputo sfruttare utilizzando i missili anticarro. Anche per questo, le forze armate turche e i gruppi terroristici filo-turchi, il 20 gennaio, non riuscivano ad accerchiare l’importante base del SIIL di Qabasin, nella provincia di Aleppo, ad est di al-Bab, di cui è il centro chiave del sistema di difesa.

Leopard 2A4 turchi distrutti

Leopard 2A4 turchi distrutti

Leopard 2A4 turchi distrutti

Leopard 2A4 turchi distrutti

Se Obama emanava l’ultimo ordine operativo, inviando bombardieri B-2 per attaccare due campi dello SIIL in Libia, a sud-est di Sirte, allo scopo di supportare il governo filo-occidentale di Accordo Nazionale della Libia (GNA) di Fayaz al-Saraj, la portaerei russa Admiral Kuznetsov, l’11 gennaio, accoglieva il comandante dell’Esercito nazionale libico (LNA) Qalifa Haftar, legato al Parlamento di Tobruq, il cui presidente Agilah Salah aveva visitato Mosca il 13 dicembre incontrando il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov per discutere di dialogo politico, economia, sicurezza e antiterrorismo in Libia. In precedenza Ahmad Maytiq, vicepresidente del Consiglio di Presidenza del GNA, aveva visitato Mosca assieme al ministro dalla Difesa Mahdi al-Bargathi e al ministro degli Esteri Tahir Syiala. A dicembre, l’ambasciatore russo in Libia Ivan Molotkov incontrava sempre al-Bargathi per discutere di cooperazione militare, manutenzione e aggiornamento del materiale militare russo in Libia. Prima del 2011, in Libia le compagnie petrolifere e gasifere russe avevano firmato contratti per almeno 4 miliardi di dollari. Nel maggio 2016, Mosca stampò 4 miliardi di dinari libici per conto del governo di Tobruq guidato dal primo ministro Abdullah al-Thani. Haftar stesso aveva visitato Mosca per due volte in sette mesi, incontrando i Ministri degli Esteri e della Difesa russi e il Segretario del Consiglio di Sicurezza Nikolaj Patrushev. Secondo il portavoce del LNA Ahmad al-Mismari, “La Libia firmò contratti con la Russia del valore di 4,2 miliardi di dollari nel 2009. Questi contratti saranno attivati una volta che l’embargo sulle armi delle Nazioni Unite non sarà più attivo“.

Haftar a bordo della Kuznetsov

Haftar a bordo della Kuznetsov

Infine, il deputato egiziano Hatam Abdulhamid accusava Qatar, Turchia e Israele di sostenere i gruppi terroristici nel Sinai, “I gruppi terroristici sono mercenari sostenuti da potenze mondiali e regimi reazionari, e questi ultimi usano i terroristi per i loro piani distruttivi. Doha, Ankara e Tel Aviv sono dietro tutte le operazioni terroristiche nel Sinai e cercano di diffondere il terrorismo in Egitto“. Le osservazioni avvenivano dopo che i terroristi avevano ucciso 8 poliziotti in un posto di blocco nella provincia di Wadi al-Jadid, nel sud-ovest dell’Egitto. 2 dei terroristi furono eliminati dalle forze di sicurezza.

A Dayr al-Zur, l'Esercito arabo siriano respinge l'utlimo assalto di Galdio-B (Stato islamico), organizzato dall'amministrazione Obama

A Dayr al-Zur, l’Esercito arabo siriano respinge l’utlimo assalto di Gladio-B (Stato islamico), organizzato dall’amministrazione Obama

Fonti:
al-Monitor
Analisis Militares
FARS
Global Research
South Front
South Front
Sputnik
Sputnik
Sputnik

Un ex-oppositore svela il lato occulto dell’opposizione siriana

al-Manar 18 gennaio 2017

manar-05112090014847524774Tornato in patria, l’oppositore Nawaf Bashir moltiplica le sensazionali rivelazioni sul lato nascosto della opposizione siriana appoggiata da Stati del Golfo e le potenze occidentali. Sapendo che Bashir non è un oppositore qualsiasi: è uno dei fondatori della Dichiarazione di Damasco, una delle prime istanze dell’opposizione siriana apparse nel 2005. È anche il capo di una grande tribù, i Baqarat, il cui numero di membri è pari a circa un milione, secondo alcune stime. Nel 2011 raggiunse l’opposizione durante lo scoppio della crisi siriana, lasciando la Siria per la Turchia nel 2012. Ma è tornato in Siria all’inizio del gennaio 2017. In un’intervista al canale televisivo arabo al-Mayadin, spiega che ha deciso di tornare in patria dopo aver scoperto l’entità del complotto contro la Siria. Secondo lui, molti oppositori hanno visitato Israele “credendosi di essere diventati degli eroi”. “Alcuni di loro furono liquidati in Turchia. Perciò gli altri temono di parlare e molti vogliono tornare in Siria“, ha detto.

I legami pericolosi con al-Qaida
Bashir ha anche rivelato i legami tra il ramo di al-Qaida in Siria e l'”opposizione moderata”, ed ha accusato l’ex-premier Riad Hijab di aver avuto dal Qatar 47 milioni di dollari che ha poi dato al ramo di al-Qaida in Siria, Jabhat al-Nusra, ora rinominatosi Fatah al-Sham, ed istruendolo su come attaccare la città di Aleppo. Riferendosi alla corruzione dilagante nell’opposizione siriana, soprattutto tra le personalità più importanti che risiedono in Turchia, accusava chi presiedeva la coalizione dell’opposizione siriana, senza nominarlo, di aver rubato 116 milioni di dollari prima di fuggire in un Paese arabo e fondare un suo partito. Ha ricordato anche il caso di un altro funzionario che ha rubato 18 milioni di dollari ed è fuggito in Gran Bretagna dove ha preso la cittadinanza inglese, e il destino ancora ignoto di 51 milioni di dollari scomparsi dalle casse della coalizione, per non parlare delle armi fornite ai ribelli e poi rivendute. L’opposizione siriana ha anche riportato il caso di Nazir al-Haqim, un membro della coalizione accusato di aver consegnato passaporti falsi a chi voleva andare in Siria, come terroristi di SIIL e al-Nusra. Secondo Bashir, l’Arabia Saudita ha ridotto il sostegno all’opposizione siriana, mentre il Qatar continua a rafforzarlo.

Il sequestro dei Fratelli Musulmani
Gli aiuti “che vengono spediti in nome del popolo siriano vanno direttamente nelle casse dei Fratelli Musulmani (MB), utilizzati da al-Qaida e al-Nusra, mentre posano da moderati, gli consegnano armi e ne preparano le forze per le battaglie, pensando solo a prendere il potere“, rivelava inoltre. In una precedente intervista, indicava che la FM controlla tutte le strutture dell’opposizione siriana, assicurandosi che chi gli si oppone o non ne fa parte, non occupi posizioni importanti nella coalizione e nell’alto commissariato per i negoziati.

Operazione estera fin dall’inizio
In un’altra intervista con il canale iraniano al-Alam, rivelava che l’opposizione siriana persegue scopi dettati dall’estero, perciò non ci fu il dialogo nazionale che il Presidente siriano Bashar al-Assad propose all’inizio delle proteste nel 2011. “Dall’inizio gli obiettivi erano esteri, perseguiti da individui che si compravano i manifestanti per spingerli alle armi… questo è il motivo per cui le cose mutarono corso: manifestazioni pacifiche che rivendicavano la riforma del regime e delle leggi e la creazione dello Stato dei cittadini e della democrazia, divennero dimostrazioni armate e quindi la catastrofe che il popolo siriano sta ancora pagando“. Ricordava che ogni volta che il governo siriano proponeva una soluzione politica in linea con le richieste popolari, le proteste esplodevano per rifiutare il dialogo. Bashir ha anche rivelato l’esistenza di 800 fazioni in Siria. “Questo significa che ci sono 800 principati, ognuno controlla 20-30 villaggi e regioni, e sono finanziati da Arabia Saudita e Qatar e altri“, lamentava.

Il saccheggio dell’ELS
Ha anche svelato il saccheggio delle istituzioni dello Stato nelle regioni controllate dall’esercito libero siriano, la prima milizia che prese le armi ed attualmente sulla scia dell’offensiva turca nel nord della Siria, “Scudo dell’Eufrate”. “L’ELS era presente in molte regioni siriane, ma non fu in grado di dare alcunché ai cittadini. Fabbriche, ferrovie e istituzioni statali furono saccheggiate e derubate come bottino di guerra, in quanto proprietà del popolo siriano vanno restituite e non cedute a individui o gruppi armati“, si dispiaceva.manar-06008260014847531985Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Agenti dell’anarchia

Evgenij Satanovskij; VPK, 14/01/2017 – South Frontregnum_picture_14729986161034411_bigQuando gli islamisti diventano corpo costituente europeo
La sconfitta delle forze della jihad ad Aleppo e la rioccupazione di Palmyra da parte dello Stato Islamico (SIIL) mettono in discussione le minacce che i fondamentalisti islamici pongono non solo in Medio Oriente, ma anche per Russia e UE. Prima di tutto, c’è la questione della continuazione della lotta contro Mosca degli islamisti che ricevono sostegno e ordini da Arabia Saudita, Qatar e Turchia. (Lasciamo le speranze di una cooperazione a lungo termine con la Turchia agli “esperti” che cercano di dimostrare tale tesi al governo russo). Poi, si può studiare il flusso di jihadisti che lasciano zone altamente pericolose, in cui è minacciata la loro vita, per il “campo di volo alternativo” europeo. Discuteremo la situazione attuale nei Paesi al di fuori del Medio Oriente toccati dal radicalismo, utilizzando l’articolo appositamente scritto da FO Pleshunov e JB Sheglovin per l’Istituto del Medio Oriente.

Cambio di lavoro per i mercenari
L’eliminazione ai primi di dicembre, a Mosca, San Pietroburgo e Samara, di un gruppo terroristico proveniente dall’Asia centrale è stato un grande successo dei servizi di sicurezza russi. I servizi speciali uzbeko e tagiko hanno giocato il loro ruolo nel lavoro operativo e, naturalmente, hanno contribuito all’intelligence inserendo i loro agenti nella diaspora uzbeka e tagika in Russia. Diamo uno sguardo ravvicinato all’arsenale dei terroristi: armi da fuoco e componenti per dispositivi esplosivi improvvisati ci permettono di avere idea dei loro rifornimenti in Asia centrale. La maggior parte degli uomini arrestati non aveva mai preso parte ad attività terroristiche prima, e non aveva alcuna esperienza in combattimento. A causa di ciò, possiamo concludere che ci troviamo di fronte a un caso di lavori ordinati dai terroristi. I membri del gruppo sono stati identificati come sostenitori dello SIIL. Hanno ricevuto ordini e un anticipo da un emissario dello SIIL in Turchia. Questo la dice lunga sulla veridicità di Ankara quando si dice pronta a collaborare con la Russia nella lotta al terrorismo. Dobbiamo aspettarci che la Turchia cooperi a tutti i livelli nella ricerca, arresto ed estradizione degli organizzatori dei terroristi. Se ciò non dà risultati, almeno costringerà terroristi e loro alleati a sospendere temporaneamente le attività. A causa di ciò, la pressione esercitata da Mosca su Ankara è importante in quanto la Turchia è il “mercato” non ufficiale per l’organizzazione di attentati su richiesta, perché numerosi “mediatori” provengono dal Caucaso del nord e dall’Asia centrale. Concentriamoci sull’etnia dei membri di tali gruppi terroristici. La maggior parte è tagika, probabilmente pedine. Anche se la caduta di una delle loro squadre (l’arresto di un gruppo di sostenitori dello SIIL nelle vicinanze di Mosca) non ha influenzato tutti i gruppi, è stato comunque un duro colpo per l’intera cellula. La spina dorsale del collettivo erano i membri arrestati a Mosca e Samara, così come i terroristi liquidati ad ottobre a Nizhnij Novgorod. Erano gli unici che opposero resistenza all’arresto. Ciò significa che erano mercenari. Resistere all’arresto significa essere eliminati. Solo i membri più fanatici, soprattutto i terroristi dal Caucaso del nord, segue tale strada. Gli attentati di Volgograd e Rostov-na-Donu furono commessi da elementi provenienti dal Daghestan. A causa dell’evidente mancanza di contatto con il mondo clandestino nella regione, e poiché l’ex-comandante degli OMON tagiki G. Khalimov ha aderito allo SIIL, la gente del Caucaso del nord non fa più da “mediatrice”. E’ probabilmente Khalimov stesso che ha convinto i capi dello SIIL che i molti migranti tagiki che vivono in Russia potrebbero essere utilizzati per organizzare attentati nel Paese. Questo porta alla domanda: chi c’è dietro a tali operazioni? Appare chiaro che non sono state ordinate dai capi dello SIIL, che attualmente hanno altre gatte da pelare e non possono finanziare od organizzare tali operazioni in Russia. Solo il Qatar potrebbe. E’ il Qatar che ha finanziato l’invio di unità dello SIIL da Dayr al-Zur e Raqqa a Palmyra. E’ il Qatar che ha diretta influenza sui capi dello SIIL. Tenendo conto del tempo per trasmettere informazioni, ricercare gli autori, trasportare i componenti necessari per le bombe, le armi, ecc., possiamo dire che l’ordine fu emesso due o tre mesi prima. Il recente acquisto delle azioni della Rosneft da un fondo sovrano del Qatar, dettosi motivato da ragioni strettamente economiche, sarebbe una cortina di fumo per mostrare pubblicamente al mondo la buona qualità delle relazioni tra Qatar e Russia.

G. Khalimov, a sinistra, negli USA

G. Khalimov, a sinistra, negli USA

La debolezza di Berlino
Il Servizio federale d’intelligence e l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione tedeschi sospettano che Arabia Saudita, Quwayt e Qatar finanzino moschee e movimenti religiosi che propagano l’Islam radicale sul territorio tedesco. Lo riporta la Süddeutsche Zeitung in un articolo citando estratti di un rapporto dei servizi segreti tedeschi. Berlino apprende che l'”esportazione dell’Islam” nella versione fondamentalista contribuisce alla crescita del salafismo nel Paese. Vi sono circa 10mila salafiti in Germania oggi. Citando i servizi speciali, la Süddeutsche Zeitung parla di organizzazioni note per il finanziamento della costruzione di moschee in Germania, con una “lunga strategia per influenzare” il Paese. Per esempio, l’articolo cita la Revival of Islamic Heritage Society del Quwait, e la Lega musulmana mondiale del Qatar. I servizi speciali tedeschi sono certi che tali organizzazioni siano “strettamente legate ad organizzazioni statali del Paese in cui hanno sede”. Il Revival of Islamic Heritage Society operò in Russia negli anni ’90 e fu chiuso dal Ministero della Giustizia e aggiunto alla lista delle organizzazioni proibite, anche se le sue azioni verso la propagazione del salafismo e dell’Islam radicale non erano così importanti come quelle effettuate dai fondi sauditi. Il lavoro svolto dagli organi di sicurezza russi ha dimostrato che un fondo del Quwayt influiva negativamente sull’Ummah in Russia, e su alcuni imam russi. Fu anche dimostrato che era coinvolto in attività proibite. Inoltre, a seguito degli ordini del Ministero degli Esteri e dei Servizi speciali russi per chiudere il fondo, il Quwayt lanciò una campagna per convincere l’omologo russo a fare marcia indietro. Ma le azioni del Quwayt non erano così serie come quelle di Arabia Saudita e Qatar, Paesi ufficialmente wahhabiti. Tuttavia, Doha non attivò alcuna struttura in Russia. A causa di ciò, non c’è molto da dire sulla Lega musulmana mondiale, attiva in Germania. E’ molto probabilmente un ramo della Fratellanza Musulmana e non un’organizzazione salafita. Questo movimento viene utilizzato dal Qatar per contrastare l’Arabia Saudita ed è considerato suo principale strumento per estendere la propria influenza nel mondo islamico. Le azioni del fondo del Qatar in Germania intendono influenzare la società musulmana in tutta l’UE. A causa della migrazione, si apprende che i musulmani in Germania saranno un’importante forza demografica ed elettorale, e potranno quindi influenzare la politica di Berlino. Questo è il vero obiettivo di tali fondi. Non intendono organizzare cellule terroristiche, create da emissari specifici dalla missione specifica in un luogo specifico. I fondi hanno una missione ideologica: sono destinati a formare ed arruolare personale e, facendo filantropia e finanziando progetti sociali, intendono conquistarsi i musulmani. Il lungo lavoro dei servizi speciali tedeschi permetterà al governo di sapere quali libri e scritti sono presentati da tali fondi tra i credenti. Ci saranno informazioni su scuole musulmane gestite da tali fondi che propagano l’estremismo. Sarà dimostrato che tali fondi finanziano i progetti sociali o scuole delle comunità. Con questi argomenti, i servizi speciali potranno andare in tribunale, ma potranno dimostrare che i fondi sono filantropici e che la formazione di estremisti sarebbe solo una fantasia di alcuni genitori. Come possiamo raccogliere le prove che i fondi islamici sono responsabili di azioni illegali? Dobbiamo prima infiltrarli. Questo dovrebbe essere agevolato dal numero elevato di persone coinvolte in tali strutture, ma sarà anche più complicato per via dei loro efficaci sistemi di sicurezza. Nuovi partecipanti ai fondi agiranno sotto sorveglianza a lungo. L’infiltrazione di tali strutture richiederebbe più di un anno, ma fornirebbe le prove utili per un processo. L’intelligence dovrebbe monitorare le azioni finanziarie di tali fondi. Rubano, monetizzano illegalmente, frodano e fabbricano ricevute contraffatte. Anche se comparissero rapidamente sotto un altro nome, l’infiltrazione permetterebbe di chiudere alcuni di tali fondi. Il più importante rimane lo studio dettagliato dei loro documenti, per dimostrare come contribuiscono ai conflitti interetnici ed interconfessionali. Ci vorrà del tempo, ma permetterà di mettere questi fondi sulla lista nera del ministero della Giustizia.dad-2Il gallo francese non si preoccupa
Dopo l’attentato eclatante di Parigi del 13 novembre 2015 commesso da combattenti dello SIIL, l’UE ha iniziato a liquidare i gruppi estremisti di vario tipo. Il 15 novembre 2016, un’operazione speciale contro l’organizzazione salafita “La vera religione” (Die wahre Religion) fu avviata in 10 Länder federali tedeschi, tra cui Berlino e la parte occidentale del Paese. Più di 200 edifici furono perquisiti e il ministro degli Interni tedesco Thomas de Maizière decise di vietare “La vera religione” per attività anticostituzionali. Ma tali azioni non sono il risultato di una strategia ben coordinata ed efficace. Nel maggio 2016, nel comune di Molenbeek di Bruxelles, una scuola coranica clandestina fu chiusa per violazione… “della legge urbanistica”. In Francia, l’attentato commesso il 14 luglio, giorno della presa della Bastiglia, dal tunisino Muhamad Lahuayaj-Buhlal, dove 86 persone furono uccise (e 308 ferite) ha dimostrato che il regime di emergenza istituito dal governo non basta. Più di 6 mesi dopo gli attentati di Parigi nulla fu fatto dal governo per dimostrare che in realtà lotta contro l’estremismo. Nel Paese, le posizioni di media e società civile verso il terrorismo rendono la lotta all’estremismo più complicata che in altri Paesi europei. Per esempio, le pubblicazioni dall’agenzia stampa “France Press” chiamano “terroristi” o “islamisti” persone di ogni origine etnica tranne i palestinesi che commettono atti terroristici in Israele. L’AFP chiama tali attentatori suicidi “attivisti”, “combattenti” o “aggressori”. In Francia, le comunità ebraiche (scuole, negozi, ecc) vengono attaccate dagli estremisti religiosi (Muhamad Marah, Amedy Coulibaly), in connivenza con la dirigenza francese. Per i servizi speciali, il modo migliore per smascherare un potenziale terrorista è verificare se riceve assicurazioni sociali. Questo non fu fatto in Belgio, dove Salah Abdasalam e altri terroristi ricevettero più di 50mila euro dal governo. Il governo “sponsorizzava” i terroristi fino agli attentati di Parigi; Abdasalam stesso ricevette più di 21mila euro, quando gli attentati a Parigi e Bruxelles non costarono agli islamisti più di 33mila euro. Finché le società europee (francese, in primo luogo) legittimano il terrorismo, gli sforzi degli organi di sicurezza nella guerra al terrorismo non saranno efficaci, e i terroristi potranno ancora nascondersi nelle nostre società.

Le “talpe” entrano in azione
16002839 Con l’inizio dell’azione delle talpe arabe (come l’attivazione di gruppi estremisti in Medio Oriente e in Africa del Nord), la guerra in Siria e la lotta degli Stati regionali contro lo SIIL, s’è permesso che migliaia di islamisti europei giungessero nella regione per soddisfare le proprie inclinazioni sadiche. Tra costoro c’erano combattenti professionisti che molto hanno contribuito al successo dello SIIL prima del coinvolgimento occidentale e russo nel conflitto. Oggi, una parte importante di tali combattenti islamisti torna in Europa, dove ricevono assicurazioni sociali, protezione dei loro diritti fondamentali e riposo prima della nuova operazione. Molti terroristi attivi nel 2015 e 2016 a Parigi, Bruxelles o Germania hanno combattuto in Medio Oriente con lo SIIL e altri gruppi di stessa obbedienza. Oppure, almeno hanno ricevuto un addestramento militare. Sebbene l’UE attenda il ritorno degli islamisti, si può dire che il pericolo provenga anche dagli stessi servizi speciali europei. Per esempio, dopo gli attentati a Bruxelles e Parigi si vide l’incompetenza degli organi di sicurezza di questi Paesi. Apparve la teoria delle talpe islamiste infiltrate nei servizi di sicurezza occidentali. Ciò fu confermato in Germania, che subì un attentato questa estate. Dei tre Paesi citati, solo i servizi speciali tedeschi sono riusciti a smascherare gli agenti doppi. Il 29 novembre, The Telegraph, citando Der Spiegel e il governo tedesco, riferiva l’arresto di un impiegato dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, sospettato di preparare un attentato nella sede dell’organizzazione a Colonia e di reclutare islamisti a tal fine su internet. Il nome del sospettato non fu rivelato, ma si sa che lavorava per i servizi speciali almeno dall’inizio del 2016, e fu incaricato di raccogliere informazioni sugli estremisti. Su diverse chat, il sospettato, con nomi diversi, appellò gli attentati contro i non credenti “in nome di Allah” e rivelò informazioni riservate. I rappresentanti delle sicurezza tedeschi dichiararono che l’agente era già sospettato: abbracciò l’Islam due anni prima, senza che la famiglia sapesse delle sue posizioni radicali. Durante le indagini, fu chiarito che l’agente giurò fedeltà a Muhamad Mahmud, il capo della cellula austriaca dello SIIL. Nell’intervista a Reuters del 2016, Hans-Georg Maassen, direttore dei servizi speciali tedeschi, dichiarò che vi sono circa 40mila islamisti in Germania. Tra questi, più di 8000 sarebbero salafiti radicali. I servizi speciali cercano di affrontare questa minaccia (non solo all’estero ma anche sul territorio nazionale). Una dichiarazione dell’8 novembre si ebbe sulla custodia di 5 sospetti terroristi dello ISIS. Il loro capo era un iracheno, Abu Wala (vero nome Ahmad Abdalaziz), a capo della cellula dello SIIL locale. La scoperta di una talpa negli organi di sicurezza tedeschi ha portato al rafforzamento delle azioni delle agenzie di Stato contro l’estremismo in Germania. Poiché i servizi ufficiali speciali tedeschi combattono in segreto le ideologie del terrorismo, la caccia agli islamisti nel Paese è resa più difficile dal fatto che ora si nascondono tra la crescente comunità di rifugiati, migranti e minoranze etnico-religiose. Diventa impossibile avere una chiara visione della situazione. La rivista Der Spiegel riferisce di zone dove gruppi di migranti, per esempio il clan libanese a Duisburg o i curdi a Gelsenkirchen, controllano strade o quartieri, intimidiscono e mettono a tacere i residenti locali. Gli agenti di polizia femminili sono anche soggetti ad aggressioni, come riportato cinque anni fa da Rainer Wendt, il presidente del sindacato della polizia tedesca. Le elezioni locali del 2016, che hanno visto “Alternative per la Germania” divenire un attore politico serio, hanno dimostrato che i tedeschi non sono d’accordo con l’attuale politica del governo. Le elezioni legislative del 2017 mostreranno il vero rapporto di potere nella Germania di oggi. Vi sono meno probabilità, tuttavia, che sarà lo stesso in Belgio e in Germania, nonostante le elezioni in questi Paesi in 2 anni. In Belgio, le divisioni regionali, che più di una volta hanno portato il Paese all’anarchia, saranno chiaramente al centro della scena, davanti ad ogni altra domanda e prima che sia troppo tardi. Come accennato prima, società e dirigenza francesi, pensando che i terroristi siano iracheni, siriani, nordafricano, ma non palestinesi, continuano a permettere all’estremismo islamico di legittimarsi. A seconda dei Paesi, il problema nel trattare con tale forma di estremismo viene affrontato in modo diverso. Alcuni, come Iran, Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Pakistan, collaborano con i radicali per cercare di usarli nel loro interesse, contro l’opposizione. Altri, come Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, indirettamente li usano come attori regionali. Alcuni altri li riforniscono e addestrano, come la Germania in Siria, o li sostengono militarmente per rovesciare un regime autoritario, come fece l’Italia in Libia. Ci sono anche Paesi, come Danimarca, Australia, Nuova Zelanda ed altri membri della coalizione “antiterrorismo” a guida USA in Iraq o in Afghanistan, che “non si accorgono” di cosa succeda sotto il proprio naso. E alcuni, come la Giordania, devono tollerare la presenza dei radicali sul territorio, purché combattano e distruggano i governi legittimi vicini, se sono nemici. Infine, vi sono Paesi utilizzati come basi operative nella speranza che, poiché utilizzati come rifugio confortevole dai radicali, non li facciano esplodere.
Il passato ha dimostrato che giocare con i jihadisti porta inevitabilmente al conflitto con loro. Questo è già successo in Turchia, Pakistan o Arabia Saudita. A causa delle modeste dimensioni e delle risorse colossali utilizzate per comprarsi la sicurezza, il Qatar finora è stato risparmiato dal terrorismo. Per i Paesi più grandi, questo non è possibile. Ciò non può essere negato. Anche se la situazione in Medio Oriente e nell’Unione europea dimostra che vi sono ancora tentativi di utilizzare od ignorare gli estremisti. Per ora, l’unico esempio di opposizione efficace ad essi in campo internazionale è quello delle Forze Aeree russe in Siria. Il fatto che Mosca guidi questa campagna riuscita, per ora è la maggiore speranza per il resto del mondo.c2060938a35c499b8aaadf064c5402f9Evgenij Satanovskij, Presidente dell’Istituto del Medio Oriente, Rapporto N° 49 (664), 21 dicembre 2016

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora