False Flag per cancellare i legami tra Erdogan e terroristi

Finian Cunningham, Strategic Culture Foundation 14/01/2016

12311077E’ il modo con cui il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha reagito all’attentato mortale a Istanbul, questa settimana, che suscita sospetti. Sospetti che ci sia molto più del semplice attentato terroristico islamista contro civili inermi. Per dirla senza mezzi termini: ad Erdogan era “necessaria” tale atrocità per cancellare le prove crescenti della collusione del suo regime col terrorismo e la stessa rete terroristica islamista sospettata dell’attentato a Istanbul. Tra sangue e carneficina, il suo regime ha rapidamente cercato di presentarsi internazionalmente come ulteriore vittima del barbaro terrorismo e combattente senza paura contro la rete terroristica dello Stato islamico. La Turchia era un po’ troppo imbarazzata, avvolgendosi nella bandiera emotiva della Francia dopo gli attacchi terroristici di Parigi di novembre. L’americano della Casa Bianca e il capo delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon se ne sono usciti con condanne degli “spregevoli” omicidi ad Istanbul promettendo solidarietà allo Stato turco contro il terrorismo. Erdogan e il suo primo ministro Ahmet Davutoglu hanno risposto immediatamente, separatamente ma con lo stesso discorso, sostenendo che l’atrocità era la prova che la Turchia è in “prima linea nella lotta al terrorismo”. “Nessuno dovrebbe dubitare della nostra determinazione a sconfiggere i terroristi dello Stato islamico”, ha detto ai giornalisti Erdogan. Le sue gravi e dure dichiarazioni antiterrorismo furono riprese da Davutoglu. Tuttavia, come William Shakespeare disse: “Tu protesti troppo!”, cioè la retorica artificiosa suggerisce scopi reconditi. Il governo di Erdogan ha reagito con sospetta puntualità all’attentato nel quartiere storico d’Istanbul che aveva ucciso almeno 10 turisti tedeschi. Poche ore dopo l’attentato, le autorità turche definivano il kamikaze come un 28enne siriano nato in Arabia Saudita. Il governo turco ha detto che era un membro del gruppo terroristico dello Stato Islamico (IS). Ma anche diverse ore più tardi, alcun gruppo aveva rivendicato l’attentato. Ciò solleva domande su chi l’abbia effettuato. Sicuramente lo SIIL sarebbe molto felice di assumersene la paternità, con titoli internazionali, come fa di solito con tali atrocità? Perché il gruppo sembra non saperne nulla immediatamente dopo? Se fosse stato un vero attentato terroristico contro i servizi di sicurezza dello Stato turco, come mai le autorità turche furono così rapide nell’identificare il presunto attentatore suicida? In un “normale” attentato, le autorità sarebbero state colte alla sprovvista e avrebbero impiegato diversi giorni prima di capire chi fosse stato a compierlo. Non in questo caso. Il governo Erdogan ha scoperto immediatamente non solo il presunto gruppo responsabile (SIIL), ma anche il presunto autore. Una abbastanza sorprendente efficienza inquisitoria, se si accetta alla lettera la versione ufficiale. In ogni caso, l’accettazione della versione del governo Erdogan sarebbe anche estremamente ingenua. L’intelligence militare turca, MIT, s’è già dimostrata in molti casi precedenti, collegata intimamente ai gruppi terroristici islamici in guerra con la Siria.
Può Dundar, redattore di Cumhuriyet, subire l’ergastolo perché il suo giornale denunciò le armi inviate dal MIT ai gruppi terroristici in Siria. Il deputato turco Eren Erdem all’inizio di quest’anno fece delle affermazioni credibili sul governo Erdogan che avrebbe insabbiato l’indagine sulla fornitura di armi chimiche ai terroristi dello Stato islamico da parte del MIT; le armi chimiche probabilmente furono utilizzate per la strage di cittadini siriani nel sobborgo di Damasco del Ghuta orientale, nell’agosto 2013. La ricognizione aerea russa negli ultimi mesi ha dimostrato in maniera inconfutabile le dimensioni industriali del contrabbando di petrolio dei terroristi dello SIIL verso la Turchia, con collegamenti credibili del racket che arrivano allo Stato turco, e in particolare alle imprese della famiglia Erdogan. Anche i precedenti attentati contro cittadini turchi in Turchia coinvolsero le operazioni sporche del regime Erdogan. Quando più di 100 sostenitori dei diritti curdi furono uccisi in un attentato a una manifestazione pacifica ad Ankara, lo scorso ottobre, gruppi curdi accusarono gli agenti turchi di aver compiuto di nascosto la strage. Affermazioni simili sul terrorismo di Stato contro i gruppi politici curdi furono fatte dopo gli attentati mortali di Suruc e Diyarbakir, l’anno scorso. Un attentato mortale nella città di confine turca Reyhanli, nel maggio 2013, che uccise più di 40 presone, fu nuovamente attribuito ad agenti turchi che cercavano d’incolparne il governo siriano, nel tentativo di escogitare un casus belli per l’invasione militare turca della Siria. Il premier turco Ahmet Davutoglu fu scoperto, nei nastri audio trapelati, a parlare di tali false flag del regime in incontri privati con quadri del partito. Nelle ultime settimane le autorità turche hanno fatto affermazioni altisonanti di come avevano sventato complotti terroristici nel Paese, sostenendo di aver fermato attentatori suicidi dello SIIL. È impossibile verificare queste affermazioni ufficiali perché il regime di Erdogan ha imposto un grave giro di vite sui giornalisti indipendenti. Ma un modo ragionevole di valutare le dichiarazioni ufficiali è che le autorità turche abbiano preparato l’attentato, come sembra sia accaduto questa settimana con l’attentato di Istanbul. E la reazione rapida del governo di Erdogan abilmente intensifica le affermazioni di essere vittima del terrorismo dello SIIL e, quindi, avere rapidamente simpatia e appoggio da Casa Bianca e Nazioni Unite.
La tempistica è importante per una corretta comprensione. Erdogan, Davutoglu e il partito Giustizia e Sviluppo sono stati denunciati negli ultimi mesi dall’intervento militare della Russia in Siria come stretti sostenitori del terrorismo in Siria. I media occidentali hanno trattato le rivelazioni con indifferenza istupidita. Tuttavia, le rivelazioni sono un atto d’accusa sconvolgente sull’illegalità dello Stato turco, membro della NATO e aspirante membro dell’Unione europea. Il regime Erdogan è diventato sinonimo di terrorismo di Stato, contrabbando di armi in Siria, e in particolare di collusioni con gruppi terroristici islamici come lo SIIL. (L’Arabia Saudita viene anch’essa denunciata come Stato canaglia). Cosa c’è di meglio allora, dal punto di vista di Erdogan, che un’atrocità dello SIIL a Istanbul, uccidendo turisti stranieri in modo che il suo regime avanzi successivamente la pretesa di essere “nemico dello SIIL” e di “difendersi dal terrorismo”. Tuttavia, secondo uno scenario alternativo, e più realistico: il regime Erdogan conosceva l’identità del terrorista perché coopera con essi; e le autorità turche permisero l’attentato per proprie ragioni politiche egoistiche, dopo la scottatura della reputazione internazionale macchiata, ed essere quindi vista come “vittima del terrorismo”.1030968193La ripubblicazione è accolta in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia vendica la Siria con la resa dei terroristi

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 31.12.201510426850Mentre i siriani festeggiano nella capitale Damasco, c’è la sensazione che il nuovo anno porterà la pace, la prima volta che tale speranza appare in cinque anni di guerra nel Paese. L’intervento militare della Russia in aiuto dell’alleato arabo dalla fine di settembre è stato l’evento cruciale dell’anno. Dopo tre mesi di operazioni aeree russe a sostegno dell’Esercito arabo siriano contro vari mercenari eterodiretti, c’è la sensazione inequivocabile che la “spina dorsale del terrorismo sia stata spezzata”, come il presidente russo Vladimir Putin ha detto di recente. La scorsa settimana ha visto diverse tregue locali in Siria, con l’evacuazione dei terroristi dalle città che assediavano. Le popolazioni civili in questi luoghi erano effettivamente tenute in ostaggio come scudi umani dai terroristi, impedendo all’Esercito arabo siriano di avanzare. I media occidentali, come Voice of America del governo degli Stati Uniti, capovolgono la realtà sostenendo che furono i mercenari ad essere assediati dall’Esercito arabo siriano, invece dei mercenari che tenevano i civili in ostaggio, come è già avvenuto nell’assedio di Homs, finalmente spezzato. Ciò che è cambiato radicalmente è l’avvento del potere aereo russo, oltre 5000 sortite in tre mesi, consentendo all’Esercito arabo siriano di spazzare via le basi dei terroristi, il contrabbando di petrolio e le linee dei rifornimenti di armi nel nord della Siria, lungo il confine turco. Permettendo che i terroristi deperissero con la distruzione delle reti di rifornimento. Da qui la disponibilità ad accettare tregue e offerte di evacuazione sotto l’egida delle Nazioni Unite e del Comitato internazionale per la Croce Rossa. Migliaia di terroristi antigovernativi vengono portati in autobus fuori da città come Damasco, Zabadani, al-Qadam, Hajar al-Asuad e Yarmuq.
Un attacco aereo delle forze russe avrebbe eliminato il capo del gruppo terroristico Jaysh al-Islam, Zahran al-Lush, nel sobborgo di Damasco del Ghuta orientale, un colpo devastante per il morale dei sedicenti jihadisti. Al-Lush sarebbe stato ucciso insieme a diversi altri capi. L’attacco dice “il gioco è finito”. Ciò che è interessante è come i media occidentali parlino di tutto ciò. I loro reportage su tregue e evacuazioni sono volti a ridurre al minimo il contesto di questi sviluppi. L’articolo della BBC è tipico, evidenziando: “L’evacuazione da Zabadani dei combattenti è in corso in Siria”. L’emittente statale inglese racconta di centinaia di “combattenti” trasferiti da Zabadani, come se ciò si sia magicamente materializzato come un regalo di Babbo Natale. Ciò che la BBC non dice è che la tregua, come molte altre presso Damasco, è dovuta all’intervento militare strategico della Russia in Siria che infligge colpi schiaccianti alle reti terroristiche. I media occidentali si preoccupano invece dei reclami del dipartimento di Stato degli Stati Uniti secondo cui le operazioni della Russia puntellano il “regime di Assad” o colpiscono i presunti “ribelli moderati” e i civili. La narrazione occidentale in malafede, o più prosaicamente la “propaganda”, a sua volta crea l’enigma sul perché ci siano varie tregue ed evacuazioni. Tale evoluzione ovviamente positiva, che segnala la fine del conflitto grazie all’intervento militare della Russia, non va spiegata o riconosciuta dai media occidentali, perché ne nega la narrazione sprezzante verso Russia e governo di Assad. Inoltre, i media occidentali devono essere evasivi sull’esatta identità dei “combattenti” evacuati. Come notato già, i terroristi sono descritti dai media occidentali in termini lodevoli come “combattenti” o “ribelli”. Ma le fonti regionali e locali meglio informate, come il libanese al-Manar, identificano le brigate come appartenenti a Stato Islamico e al-Nusra di al-Qaida. Sono gruppi terroristici, definiti tali anche da Washington e Unione Europea. Così i media occidentali devono, per necessità, censurare la verità spacciando mezze verità e omissioni sornione. Il Jaysh al-Islam (Esercito dell’Islam), il cui capo è stato eliminato, aderisce alla rete terroristica di al-Qaida. Jaysh al-Islam è finanziato e armato da Arabia Saudita e Qatar, e funge da canale per le armi dalla CIA ai terroristi più noti. In particolare, Voice of America chiama il capo terrorista Zahran al-Lush con il termine eufemistico ripulito di “leader dei ribelli”.
La Russia che impone tregue e fine di assedi dimostra che la Siria occidentale, da Dara nel sud, a Damasco e le coste settentrionale del Mar Mediterraneo e il Nord, intorno Aleppo e Lataqia, era infestata da brigate terroristiche di SI, al-Nusra e innumerevoli diramazioni. I media occidentali hanno ripetutamente accusato la Russia di attaccate i ribelli “moderati” e non le brigate dello SIIL, sostenendo siano concentrate nella Siria orientale. E’ vero che lo SIIL graviti nelle città orientali di Raqqa e Dair al-Zur, da dove avvia le operazioni di contrabbando di petrolio. La Russia ha intensificato gli attacchi aerei sulle rotte del contrabbando dello SIIL in Siria orientale con risultati devastanti. Ma parte integrante delle operazioni aeree è anche la frattura dei rifornimenti di armi da nord-ovest agli insorti lungo l’intero fianco occidentale, tra cui Damasco. La resa di varie brigate mercenarie e la rottura dell’assedio intorno Damasco sono merito della tattica militare della Russia; e spiegano la natura del conflitto in Siria. Il concetto occidentale di “ribelli moderati” e di “estremisti” s’è dimostrato per la sciocchezza che è. E così i media occidentali sono costretti ad epurare da qualsiasi contesto significativo la loro copertura dei recenti avvenimenti in Siria.
Riad Hadad, l’ambasciatore siriano in Russia, ha detto la pura verità nei giorni scorsi quando ha affermato: “Siamo a un punto di svolta nelle operazioni dell’Esercito siriano contro i terroristi, cioè si passa dalla difesa all’attacco… (per via del)l’effettiva opera delle forze aeree russe in Siria”. Ma i commenti dell’ambasciatore furono poco, se non del tutto, riferiti dai media occidentali. Semplicemente perché quelle parole rivendicano l’intervento militare della Russia e la sua politica generale nei confronti della Siria.
Anche se assente o minimizzata dei media occidentali sulle tregue in Siria, c’è la questione su dove i mercenari arresisi siano evacuati. Non vengono trasportati in autobus in altri luoghi della Siria. Ciò dimostra che non vi è alcun sostegno popolare a tali terroristi. Nonostante la copertura mediatica occidentale per fra credere che il conflitto siriano sia una sorta di “guerra civile” fra un regime dispotico e la rivolta popolare per la democrazia, il fatto che i terroristi arresisi non abbiano dove andare in Siria dimostra palesemente che tali ribelli non hanno una base popolare. In altre parole, è una guerra eterodiretta contro la Siria; una guerra segreta d’aggressione a un Paese sovrano per mezzo di eserciti di ascari terroristici. Allora, dove finiscono i resti del terrorismo? Secondo diversi rapporti, gli estremisti ricevono un passaggio sicuro in Turchia, dove riceveranno riparo e protezione dal presidente Recep Tayyip Erdogan, senza dubbio sovvenzionato dall’Unione europea con 3,5 miliardi di aiuti ad Ankara per “prendersi cura dei rifugiati”.
Ancora una volta, ciò è un’altra accusa sui collegamenti tra terroristi e lo Stato membro della NATO, Turchia, cui l’UE recentemente da particolare attenzione per l’adesione al blocco. La Russia non solo salva la Siria. I governi occidentali, i loro media e i loro regimi clientelari regionali spariscono assieme ai banditi dalla Siria. Se il processo di pace sponsorizzato dall’ONU, che dovrebbe iniziare nel nuovo anno, riuscirà a porre fine al conflitto in Siria, lo sarà in gran parte per la campagna militare russa che ha spazzato via gli ascari terroristici, che operano per conto del criminale tentativo occidentale di cambio di regime nel Paese.Russian foreign minister arrives in SyriaLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vista su Damasco, come affrontare la disfatta del nemico

Ziad al-Fadil, Syrian Perspective1032020860Quest’anno è stato caratterizzato da un evento che ha cambiato totalmente carattere al conflitto siriano. Per mesi, il Presidente della Siria e i suoi consiglieri erano impegnati in accese discussioni su come cambiare le sorti della guerra, che entrava nel 5° anno senza alcuna luce alla fine del tunnel. Come ho già scritto, i baathisti siriani, come tutti i nazionalisti arabi, sono ostili agli interventi stranieri, o peggio occupazioni, non importa quanto sia amabile l’interventista. Ma date tutte le altre cose, la guerra poteva trascinarsi per sempre, come statunitensi ed inglesi volevano chiaramente, senza alcun vincitore e il Paese de facto diviso in cantoni, ricordando l’Italia del 18° secolo. L’obiettivo dell’occidente era bloccare l’ascesa dell’Iran a potenza regionale che estende al Mar Mediterraneo il gasdotto progettato per attraversare l’Iraq verso le coste della Siria, il cui risultato collaterale era fare del Qatar, Stato fantoccio degli USA, niente di più che una lieve infezione sulle natiche di un vecchio cammello. Per lo Stato sionista si trattava di più del semplice emergere della potenza iraniana; c’era la questione del monopolio tecnologico dello Stato dell’apartheid contraffatto, che prevedeva d’imporre sulla regione, ma che veniva messo in discussione da un Iran resiliente con un’operatività di gran lunga superiore ai sogni lillipuziani di tali spregevoli coloni provenienti dall’Europa dell’Est. L’evento cruciale era l’ingresso della Russia nella guerra in Siria. E c’era altro che il mero invio di bombardieri e consiglieri per aiutare l’Esercito siriano. Per anni la Russia aveva fornito cruciale intelligence umana e satellitare all’alto comando siriano per la semplice ragione che la Russia voleva disperatamente affrontare apertamente le macchinazioni occidentali in Siria, inviando il messaggio che Vladimir Putin ha voluto trasmettere soprattutto a Obama, che disprezza forse più di Boris Eltsin, e cioè che la Russia protegge il proprio cortile ovunque sia sulla Terra; e che la Russia non sarebbe stata più un partner disponibile al caos che colpì la Libia dopo che Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti ingannarono il mondo utilizzando una risoluzione dell’ONU, volta a proteggere solo i civili, quale strumento per effettuare un totale “cambio di regime”. La furia russa sulla Libia non è stata adeguatamente studiata e, non sarà mai argomento di studio, data l’origine del Presidente Putin di ufficiale del KGB in Germania Est, un ente noto per il culto della segretezza in un Paese oscurato al resto del mondo da Markus Wolf, capo della STASI, ancora più segreto di Putin. Il motivo per cui la Russia non condivise l’intelligence con l’Esercito siriano era legato ai piani della Russia di espansione sul Mar Mediterraneo e Oceano Indiano. Se i siriani non erano disposti ad aprirsi a un rapporto strategico più profondo, la Russia avrebbe trattenuto questi vantaggi fin quando non avessero cambiato idea. Secondo Putin, perché i siriani dovevano negare alla Russia, alleata da decenni, i vantaggi di cui godono gli Stati Uniti in Qatar, Quwayt, Emirati e Arabia Saudita? Se i siriani erano seri sulla relazione strategica completa, dovevano offrire più che lettere d’incoraggiamento, richieste di credito o foto di cerimonia. Putin è molto serio. I siriani avrebbero dovuto accettare la presenza russa a lungo termine nel Paese con l’espansione delle strutture portuali e basi aeree e terrestri significativamente ampliate. I siriani avrebbero dovuto abbandonare certi loro irrazionali timori nazionalistici a favore della piena fiducia dalla Federazione Russa. Il Dr. Assad e i suoi consiglieri baathisti alla fine cedettero incontrando il pensiero di Putin. La robusta comparsa russa ha spinto gli Stati Uniti a ripensare a ciò che facevano nella regione. L’autore, in alcun modo suggerisce che la recente disponibilità del segretario Kerry sulla scena diplomatica con la controparte, Sergej Lavrov, manifesti l’allontanamento dagli schemi malvagi della quinta colonna neo-conservatrice trinceratasi sulla costa orientale; al contrario, nulla è cambiato, ma la metodologia per raggiungere gli obiettivi si allinea al desiderio di smorzare la potenza iraniana: soddisfare la sete di sangue tecnologico del sionismo; placare i sentimenti feriti degli avvoltoi sauditi wahabiti, che (come ho già scritto) temono il dinamismo dell’Iran più di quanto temano le loro vergognose pretese su un dio; e preservare il dominio statunitense sull’Europa che potrebbe essere sempre più dipendente dal carburante dell’Est a scapito dell’egemonismo statunitense. Una volta che il Ministro degli Esteri Walid al-Mulam fu incaricato d’inaugurare la nuova era di cooperazione, e non prima di firmare i trattati che legano il futuro della Siria a quello della Russia, i russi scaricarono il premio che doveva modificare il corso degli eventi, colpendo al muso l’ingannevole, ipocrita e criminale stragista della Casa Bianca e la sua cabala di legulei sionisti nichilisti. Oggi, la Siria ha accesso ai grassi segreti russi comprendenti immagini satellitari del campo di battaglia e la ben curata e secolare rete di risorse umane russe. Ciò significa che il fallimento statunitense è assai evidente, così evidente, infatti, che i media occidentali sinistroidi nemmeno ne accennano.

Come il conflitto siriano prende forma (gli attori)
640x392_46533_210418 L’Esercito siriano oggi è molto più potente di quanto non lo sia mai stato. L’arrivo di attrezzature e tecnologia russa e iraniana di prima classe ha avuto un effetto salubre sul morale dell’esercito col miglioramento atteso delle opportunità di reclutamento. Con oltre 20000 combattenti iraniani addestrati e posizionati nelle montagne delle coste, il cui scopo sarebbe volto a finalmente liberare la Provincia di Idlib, e con oltre 150000 membri dei Comitati popolari di Difesa (NDF), costituiti da migliaia di ufficiali della riserva, decine di migliaia di commandos di Hezbollah superbamente addestrati, e con più di 10000 combattenti palestinesi in queste forze, per non parlare dei gruppi tribali che ora combattono con l’EAS nell’est, l’esercito siriano può mettere in campo una forza di oltre 500000 uomini e donne in uniforme. Questo non è ciò che i pianificatori statunitensi, sionisti, sauditi, inglesi, francesi e turchi avevano previsto. Robert Ford, uno degli architetti della politica disastrosa degli Stati Uniti, pensava che l’Esercito siriano sarebbe crollato nella fase iniziale rivoltandosi contro il governo del Baath del Dr. Assad. Contava su questo, sfilando stupidamente per la Siria visitando apertamente traditori e varie forme di microbi a Hama e Homs, accompagnato dalla sua anima gemella gallica, lo sfortunato e corrotto Eric Chevalier, la cui unica cosa che lo redime è la predilezione per i vini pregiati. Gli errori di Ford sono tra i più umilianti della storia del 21° secolo. E tuttavia, nonostante tutto il noto e il sospetto, il governo statunitense guidato da Barack Obama si ostina a perseguire un’abietta politica estera da incubo fallita e incompetente. Bloccato da sauditi, sionisti e neo-con statunitensi, è destinato a svolgere il ruolo triste in una commedia nera sul palco desertico creato da Samuel Beckett. Il potere dell’Esercito siriano è legato strettamente al supporto inflessibile dell’Iran. Con un governo di Baghdad che tacitamente, ma con decisione, favorisce il sostegno al governo del Baath siriano a Damasco, l’Iran garantisce costantemente le vie d’accesso di cui ha bisogno per il gasdotto sul Mediterraneo e l’assistenza militare all’Esercito della Siria ed Hezbollah. Le formidabili capacità industriali dell’Iran ne fanno un alleato affidabile a tutti i livelli. Il denaro, le industrie militari, la tecnologia iraniani ne fanno il pilastro su cui l’Esercito siriano può poggiare nella guerra per liberare la nazione del puzzo del terrorismo anglo-statunitense-sionista-saudita. L’Iran non ha bisogno di un’analisi dettagliata. L’Iran è uno Stato sciita impegnato nella tutela degli sciiti nella Mezzaluna Fertile. È più interessato allo sviluppo della sua produzione di gas naturale (ha uno dei più grandi giacimenti del mondo), ed estende la sua influenza anche sull’Europa. Con la Russia alleata militare ed economica, gli iraniani puntano su un’arena enorme per rilanciare economia ed influenza internazionale. L’Iraq ha un governo in gran parte sciita che condivide le preoccupazioni di Iran, Siria e Libano sull’evoluzione del radicalismo wahabita. L’Iraq è più cooperativo quando si lotta contro SIIL, al-Qaida o qualsiasi gruppo assistito dal regime saudita. E così è vero anche per Hezbollah, gruppo intimamente legato al governo teocratico iraniano, gruppo così ben addestrato e finanziato che viene chiamato le “forze speciali” del terrorismo dagli Stati Uniti, anche se l’organizzazione è tutt’altro terroristica, anche se gli Stati Uniti hanno ucciso oltre un milione di arabi in continue guerre genocide contro le nazioni del Medio Oriente, mentre Hezbollah ha ucciso per lo più soldati sionisti e selvaggi sauditi supportando la difesa del Libano e della Siria. Non ci sarà alcun cambio nella politica di Iraq, Iran e Hezbollah nel prossimo futuro.
L’opposizione siriana in esilio è esattamente questa: un’opposizione che abbaia alla luna. Oh, hanno tutta la gestualità dell’opposizione, ringhiano alle telecamere, bava alla bocca, roteare di occhi, contrazione e brividi, facendo dichiarazioni roboanti sul futuro del presidente siriano; decollano in retorica ogni volte per dare l’impressione che dietro gli effetti chiaramente flaccidi delle loro varie conferenze a Istanbul, Doha, Riyadh e Cairo c’è qualcosa di sostanziale in corso; etereo, mistico e incomprensibile che merita considerazione, perfino, soggezione. A dire la verità, l’opposizione siriana in esilio, chiamatela come volete, Coalizione Nazionale per la Rivoluzione siriana e delle forze opposizione, è una bolla. Anche il malfidato presidente statunitense una volta li ha descritti come gruppo di medici. In realtà, sono per lo più un branco di criminali che pensa di arricchirsi impressionando gli stupidi sauditi wahhabiti per fargli sborsare denaro con la promessa che tali vili buoni a nulla possano salvare MacGuffin, per dirla con Hitchcock, ma che invece hanno avuto qualcosa di diverso, un vello d’oro, esattamente ciò che hanno avuto dai sauditi, tosandoli. I nomi dei vari luminari in queste astrali fantasie cosmogoniche represse sono leggendari, Ahmad al-Qatib al-Muadh, George “Super-Ciuc” Sabra, Ghassan “Fritto” Hitto, Burhan “Crack” Ghaliun, Qalid “Turco Pazzo” Quja, e si potrebbe continuare. Sono tutti riuniti da un elemento, non sono nessuno. Ognuno di questi ratti da hotel verrebbe decapitato se fosse mai catturato dalla sola e unica opposizione che ha una certa credibilità sul campo di battaglia: i selvaggi cannibali jihadisti creati da nessun altri che dagli stessi antagonisti di cui avevamo parlato. E’ un circo. I gruppi terroristici che infestano la Siria sono molti, tanti, infatti si potrebbero riempire le Pagine Gialle del terrorismo. I loro nomi variano tra il terribile e l’assurdo: Jabhat al-Nusra/al-Qaida, SIIL (o SIIS, SI, Califfato), Ahrar al-Sham al-Islamiya, Jund al-Sham, Jund al-Aqsa, Free Syrian Army, I discendenti del califfo al-Mustansir, La prole di Maometto, il Fronte per la Lotta contro i barbieri occidentali, Fronte meridionale per il sionismo, e l’immortale “Le Brigate di Elvis il Re”. E’ quasi certo che gli zoticoni che concepirono tale piano non si aspettavano che centinaia di gruppi, alcuni dei quali sono solo micro-mafie, proliferassero come i batteri in una capsula di Petri. Ma l’hanno fatto, e così lo stato attuale dell'”opposizione” sul campo in Siria è la pura anarchia. Anche se i gruppi più grandi, a volte, univano le forze in modo coordinato, tuttavia passavano la maggior parte del tempo a complottare l’uno contro l’altro; denunciando le altrui pontificazioni; togliendosi i territori; giustiziando i capi degli altri e, in generale, rendendo la vita impossibile al comune cittadino siriano che pretende di credere che l’Islam fondamentalista abbia un qualche fondamento nel mondo razionale. Una delle conseguenze dell’espansione dei gruppi terroristici sauditi in Siria è stato convincere la popolazione siriana che l’attuale governo sia il migliore di tutti i possibili governi. Sauditi, turchi, statunitensi, francesi e inglesi, gli ultimi tre auto-congratulandosi per gli ideali democratici e l’olio di serpente occidentali, hanno chiarito che le elezioni non sono la risposta ai problemi della Siria perché, vedete, se tali elezioni ci fossero, il Dr. Assad vincerebbe a mani basse, non importa chi sia l’avversario. Questo non è ciò che statunitensi, sauditi e qatarioti vogliono. Vogliono Assad fuori, non importa se l’intero costrutto democratico crolla come una piramide di stuzzicadenti, ciò non preoccuperebbe mai i sauditi o il Qatar dato che il loro dominio è una delle forme più tiranniche di governo conosciuta, da scimmie o uomini. Gli inglesi, come ho già scritto vogliono solo uno Stato fallito in modo che possano rianimare l’imperialismo tradizionale, un’idea fissa di David Cameron, sociopatico residente in Inghilterra. I francesi, beh, vorrebbero avere i loro soggetti francofoni di nuovo in fila a cantare la Marsigliese, spaziando dall’affondamento della Jean D’Arc ad altre lesioni che i loro ex-schiavi inflissero ai ben intenzionati alti commissari francesi.
Ora, russi e cinesi, soprattutto i primi, giocano fino in fondo su tale faccenda della democrazia. Come Pat Buchanan ha scritto, la Russia è la Bisanzio di oggi, protettrice del cristianesimo nel mondo. Ma ha anche dimenticato di menzionare che, insistendo su una soluzione democratica del conflitto siriano, i russi si promuovono loro stessi a veri campioni mondiali di democrazia, diplomazia, sovranità e pacifismo. Quando si sa che il vostro uomo vincerà ogni elezione, come non passarci? Vladimir Putin non è estraneo alla manipolazione, ha giocato un brutto tiro con questo stratagemma; lasciando la stramba cricca di civilizzati occidentali imbarazzata dai sofismi per spiegare la colla strana che li lega a sauditi e qatarioti. I tedeschi sono il terzo incomodo. Nonostante la comprovata competenza di Angela Merkel nel gestire una nazione complessa come la Germania, appare troppo romantica quando si tratta della sua Unione Europea e della NATO, e in realtà appare un’ignorante quando affronta il conflitto siriano. In primo luogo ha inviato una “Shpionschiffe“, ormeggiata nelle acque al largo del sud della Turchia per monitorare i movimenti dell’esercito siriano e, ergo, contribuendo a ciò che veniva chiamato nel 2012 “ELS dell’opposizione siriana”. Non so cosa sia successo su quella barca, ma è finita sui radar di tutti. Oggi ha ordinato il ritiro delle batterie di missili Patriot tedesche della NATO dalla Turchia, in ciò che sembra una ripicca. Poi, maniacalmente, ha inviato un aereo-radar presso i turchi, come se fosse un premio di consolazione. Nel frattempo, il capo della sicurezza tedesca, Gerhard Schindler, ha subito accettato l’offerta siriana di collaborare nella lotta al terrorismo e vi è oggi un contingente di operatori del BND tedesco a Damasco che lavora con i servizi di sicurezza del Dr. Assad, migliorando le possibilità di Berlino d’interdire i movimenti terroristici nell’Heimat tedesco. La natura schizoide della politica tedesca verso la Siria dimostra solo quanto poco Berlino sia interessata alla regione. I tedeschi sembrano essere in balia delle onde e tutti i loro fogli volano al vento. Dobbiamo affermarlo, comunque: l’interesse principale della Germania è essere la prima ad impegnarsi nelle iniziative commerciali e tecnologiche, molto lucrose, dell’Iran. Ciò permette di capire come Berlino segue la crisi siriana. Guardate sempre più all’opposizione tedesca ad eventuali ulteriori sanzioni contro l’Iran, o la Russia.
Se Cameron del Regno Unito è un “sociopatico”, Erdoghan della Turchia è un pazzo patentato. Alcune persone credono, erroneamente, che i capi politici non permettano ai loro sentimenti d’influenzarne le decisioni. Ma alcuni capi sono afflitti dalla malattia della vanagloria, dove la dimensione personale domina. Solo la presenza di esseri razionali che lo circonda ne limita la capacità di creare mera confusione in ogni fessura della società turca. La follia di Erdoghan meglio si riflette nell’appartenenza alla Fratellanza musulmana, fondamenta del suo Partito Giustizia e Sviluppo, un partito politico islamico che sempre più adotta misure simili ai governi teocratici. Si scaglia contro gli avversari nei media, chiude i loro uffici, li vieta nelle edicole, li arresta per tradimento se rivelano il suo rapporto vitale con terrorismo, armi chimiche e nepotismo. Incoraggia il ritorno a tradizioni islamiche arretrate e poi sostiene di favorire la libertà sociale anche se, a dire la verità, cerca di riportare la Repubblica turca nel più oscuro periodo ottomano; cerca di sabotare l’eredità di Kemal Mustafa Ataturk, il fondatore della Repubblica turca laica. Tale maniaco, che sogna di restaurare la Sublime Porta d’Istanbul, si fa beffe apertamente dei libri di storia, ignorando il fatto che l’impero ottomano combatté 12 guerre contro la Russia, perdendole tutte. E ora, con premeditazione, ha pianificato di abbattere un bombardiere russo Sukhoj Su-24 che, se ha invaso lo spazio aereo turco, l’ha fatto per non più di un paio di secondi; tutto ciò per provocare l’Orso. Erdoghan vuole trascinare la NATO nel conflitto in Siria. È un’alleato dei sauditi, nel senso che è ossessionato dalla longevità del Dr. Assad. È disposto ad innescare un confronto globale tra potenze nucleari solo perché si possa liberare di un mite oculista il cui stile di vita secolare e il gusto per le donne istruite non soddisfa i suoi severi requisiti per le forme più rigide di arretratezza. Il Dr. Assad appartiene alla corrente Alawi dell’Islam, e di certo è estremamente rispettoso delle altrui religioni spingendo Erdoghan a definirlo non sufficientemente musulmano. Deve essere come Erdoghan, una reliquia del principio corrotto chiamato ottomanismo. Le chiacchiere in Turchia su una “no-fly zone”, che non ha mai avuto alcun senso in ogni modo, sono ormai soffocate dal dominio della Russia sui cieli della Siria. Parlare di una “zona di sicurezza” è roba del passato. Con più spazio per la spavalderia, ha spostato l’attenzione in Iraq dove le sue truppe hanno illegalmente invaso il Paese con la scusa di combattere lo SIIL, lo stesso SIIL che ora usa le strade irachene per contrabbandare il petrolio e la benzina siriani rubati con gli intermediari turchi in Turchia! I terroristi devono trovare nuove vie, perché le forze aeree russe e siriane hanno spazzato via centinaia, se non migliaia, di autocisterne che i turchi hanno ceduto allo SIIL. Che la Turchia abbia trascurabili risorse di idrocarburi è ben noto. La sua dipendenza da gas e petrolio iraniani e russi non è certo un segreto. Il pazzo d’Ankara, in realtà immaginava, come Hitler, una sorta di Lebensraum in cui la Turchia si espanderebbe in Iraq e Siria, requisendone le risorse naturali e riducendone in schiavitù il popolo. Se non credete che Erdoghan sia pazzo, allora si è affetti da anosognosia. Ma in psicosi, affrontare il vuoto non è certo la condizione terribile che si pretende sia. I capi di Arabia Saudita e Qatar sono affetti da una malattia molto più infida e perniciosa della semplice follia. Sono plutocrati senza testa. S’immagini l’accortezza (?) delle scimmie con migliaia di miliardi di dollari in tasca, che pompano su una causa che soddisfa i loro gusti scimmieschi. Quanto vuoto ci vuole per consumare una fortuna basata su niente di più che la fortuna? E quanto vuoto si può aggiungere finché ci sia qualcosa oltre lo zero assoluto? E tuttavia è esattamente quello in cui si trovano.
L’Arabia Saudita va a pezzi perché la casa dei Saud risucchia il denaro della nazione per rifornire i conti, una volta gonfi, delle banche occidentali. Ma la Casa dei Saud è ormai quasi senza un soldo. Vedete, la loro infatuazione per la potenza del rial ha spinto il loro ex-capo supremo dell'”intelligence” Bandar bin Sultan, a recarsi per due volte a Mosca per incontrare Vladimir Putin. Bandar è venuto con tutta la potenza di uno Stato pieno sfondato di soldi che voleva usare per rovesciare il legittimo governo di uno Stato membro delle Nazioni Unite, offrendone molti a Vlad. Quando Vlad li respinse, tornò in Arabia Saudita solo per ripresentarsi usando apertamente il controllo su al-Qaida per minacciare i giochi olimpici russi di Sochi. Vlad non ne fu impressionato, ma avrebbe, tuttavia, nascosto il suo disprezzo per la volontà di tale scimmia di ricattare il capo di una delle più grandi potenze nucleari del mondo. Le scimmie non lo capiscono proprio, vero? Dopo la caduta in disgrazia di Bandar, il viceerede al trono e ministro della Difesa del regno delle scimmie, principe Muhamad bin Salman, incontrò Vlad a Mosca nel 2015 con un’altra offerta per comprare il tradimento russo del Dr. Assad, offrendo enormi quantità di bottino che Vlad sapeva che i sauditi non avevano più. Rimandò il principe a mani vuote. Tuttavia, per dimostrare il mio punto sulla vacuità del cervello saudita, cominciarono una campagna per punire i russi abbassando il prezzo del petrolio ad un livello che, in modo irragionevole, pensavano avrebbe spinto Mosca a mollare il Dr. Assad. Non ha funzionato perché l’economia russa non è esclusivamente basata sul petrolio. La Russia è una nazione industrializzata. Ma ciò che è accaduto è stato invece il fallimento del regno. Hanno morso i loro nasi adunchi sputandosi in faccia. Poi i sauditi hanno fatto l’impensabile: hanno invaso lo Yemen, una nazione che, come l’Afghanistan, è vista da tutti come il cimitero dei conquistatori. Se romani, con la loro imponenza, mamelucchi, bizantini, ottomani e inglesi non poterono conquistarlo, come potevano i sauditi con il loro esercito fasullo dai mezzi fantomatici? Perché i sauditi hanno bisogno di una coalizione per respingere alcuni alpinisti trasandati? Perché implorano Egitto, Pakistan, Marocco, Emirati Arabi Uniti e Sudan di venire in loro aiuto? Perché, dopo 9 mesi, i sauditi non hanno combinato nulla se non l’omicidio dei partecipanti a una festa nuziale? Perché dopo 4 anni di disordine siriano, i sauditi continuano a finanziare il terrorismo inabissandosi nei conti personali della “famiglia reale”? Perché i membri della famiglia reale lasciano l’Arabia Saudita?
Nessuna libera discussione sarebbe completa senza una valutazione della politica estera frenetica del Qatar. Raramente m’imbarazzo per il comportamento altrui, a meno che non sia così privo di grazia, equilibrio e finezza che non posso fare a meno di immaginare la mia umiliazione, come se venissi segretamente registrato dissacrando la mia esistenza personale. Una riunione dei membri scelti della Lega Araba si svolse a Cairo nel 2013. L’allora ministro degli Esteri del Qatar, shaiq Hamad bin Jasim Ali al-Thani irruppe in ritardo alla riunione, vestito delle stesse lenzuola tra cui dormì la sera prima, e senza nemmeno dire ‘ciao’ urlò che il Dr. Assad “Deve dimettersi“. (Lazim yastagel!) Che roba. Voglio dire, dove ha imparato tale tizio ad avere decoro? Dall’inizio del conflitto in Siria, tali donnole rabbiose finanziano il terrorismo e ne dimostrano i propri legami, apparendo convenientemente nelle crisi sugli ostaggi, per salvare la situazione con qualche forma di conoscenza soprannaturale. Un piccolo Paese con una trascurabile popolazione di scimmie indigene, essendo i suoi veri abitanti per lo più stranieri venuti a lavorare per salari di sussistenza e vivere in gabbie per animali selvatici. La famiglia al-Thani, come i cugini della Casa di Saud, rubano tutto ciò che possono, lasciando bocconcini appena sufficienti per mantenere la popolazione alcolizzata e sazia di datteri, banane, gin e film porno. Temendo il cataclisma della povertà una volte che il gasdotto iraniano avrà raggiunto la Siria, i reali del Qatar già iniziano a fare le valigie in previsione della rabbia che inonderà i loro grattacieli progettati da stranieri e costruiti sui corpi di infelici filippini e bangleshi che, per l’indigenza, sono stati costretti a lavori che gareggiano per dignità allo spalare escrementi umani. Parlando di piccoli Paesi. L’entità sionista, (ZOC), creazione degli inglesi popolata da ebrei dell’Europa orientale ubriacati dai racconti su una divinità che si occupa di proprietà immobiliari, dopo il loro sconsiderato abbandono dagli dei greci; pazzi per storie su origini sacre, costruzioni di piramidi in Egitto, esili in Mesopotamia e tutti gli altri miti fatui che li collegano a sciatti maschi spettinati in linea diretta con Geova, esso stesso creazione dei Cananei che vivevano sulla terra del sud della Siria, accarezzata dal sole, un tempo, prima di essere scacciati dall’imperatore Tito, solo per tornarvi 2000 anni dopo nell’incarnazione slava, col loro DNA khazaro/ucraino, a giocare alla partita “Attacca la coda ai palestinesi”, un’improvvisazione non diversa dalla caccia agli ebrei nazista. E oggi, avvertiti dal loro genio particolare, i sionisti antiterroristi s’improvvisano albergatori dei terroristi, fornendo ad al-Qaida cure ospedaliere solo per rispedire i pazienti a combattere la buona battaglia contro il secolare Dr. Assad. Dato che gli alleati sauditi controllano questi terroristi, non c’è nulla da temere. E’ quelli non controllati dai sauditi sono diffamati, banditi dai comfort delle cliniche ebraiche e ciarlatane. Se l’Arabia Saudita da l’okay nell’aiutare al-Qaida, va più che bene. E così i sionisti continuano a dare rifugio, cure mediche, logistica, armi e consulenza agli stessi mostri che hanno devastato le Torri Gemelle di New York, il secondo principale luogo sacro dell’ebraismo dopo Gerusalemme. C’è da meravigliarsi che tale Stato dell’apartheid vada annientato?
ocalan-asadLa nostra discussione sulla situazione in Siria deve affrontare il ruolo dei curdi e dei media. Questi attori sono come il proverbiale elefante nel salotto. I curdi non hanno un vero programma, diverso dall’idea che assomiglia a quella dei palestinesi moderati: vogliono un proprio Stato, però, nel nord dell’Iraq e della Siria e, forse, una parte del sud-est della Turchia. Quest’ultimo sembra essere impossibile, e si potrebbe essere felici con una sorta di “autogoverno” o “semi-autonomia” in quell’angolo dell’altromondo ottomano di Erdoghan. Nel nord della Siria, cosa che riguarda chi scrive, il PKK o Partito dei lavoratori curdo, un movimento di ispirazione comunista, coopera un poco con Damasco. E’ certo che l’EAS fornisca armi al PKK anche se sembra che molti partiti siano in lizza nel cercarne la fedeltà. Gli Stati Uniti si sforzano di presentare i curdi come “unica” forza che combatte lo Stato Islamico anche se tutti sappiamo che gli statunitensi mentono, come al solito. Se la politica statunitense in Siria è volta a creare staterelli facilmente controllabili con incentivi finanziari su gentile concessione di Washington DC, il PKK spicca come l’oggetto più seducente della generosità statunitense. Il fatto stesso che i curdi vogliano un loro Stato e siano disposti a lottare per esso, ne fanno i candidati ideali della manipolazione e delle vuote promesse degli Stati Uniti. Ho già discusso la questione, ma lo ripeto ancora e ancora, se necessario: gli Stati Uniti sono intenti a bloccare il gasdotto dall’Iran alla Siria per i motivi che ho esposto fino alla nausea. Se sarà lo SIIL, e quindi gli Stati Uniti, gli Stati Uniti continueranno a sostenere tale organizzazione terroristica contro il governo laico del Dr. Assad. Se saranno i curdi, che controlleranno il territorio laddove questo o quel gasdotto deve passare, così sia. Non fa alcuna differenza per gli Stati Uniti chi ponga un intrattabile, inamovibile ostacolo al gasdotto. E più candidati ci sono per tale ruolo, meglio è. Il PKK è pienamente consapevole del fatto che gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali lo ritengano un’organizzazione terroristica e i pochi suggerimenti che riceviamo sui vertici di tale organizzazione dicono che la leadership è consapevole dell’approccio cinico degli Stati Uniti. Si aggiunga il fatto che gli Stati Uniti sono restii ad alienasi il regime turco e avrete i curdi del PKK avvicinarsi alla generosità statunitense con molta cautela. A nessuno piace essere manipolato per fini che non rientrano nei suoi ideali. I curdi non sono diversi. Ciò che brucia anche i curdi è il fatto che Erdoghan li attacchi apertamente nel territorio siriano e gli statunitensi non sembrino capaci di fermare il tiranno turco. Inoltre, i curdi conoscono i siriani meglio degli statunitensi. C’è la comodità della familiarità e di una storia condivisa. I curdi sembrano l’Amleto in questo ruolo. Tuttavia, devono prendere una decisione definitiva e sembra che si appoggino su Damasco.
Ora, siamo alla fine della nostra lista di attori di tale violenta acida ed irriverente tragedia dall’umorismo noir. Iniziando con i Media Mainstream occidentali che sincronizzavano curiosamente i loro reportage esattamente con ciò che dipartimento di Stato degli USA e Foreign Office inglesi dicevano al mondo. Non devo ripetere ai miei lettori colti i termini usati dai MSM e come abbiano cercato di manipolare l’opinione occidentale, mentre terrorizzavano il nostro popolo in Oriente. Non devo aggiungere nulla su come i MSM proteggono i terroristi assassini ignorandone la vera natura e definendoli “ribelli”, o su come si siano rifiutati di dire al pubblico che oltre la metà degli assassini erano stranieri provenienti da oltre 90 diversi Paesi, tutti finanziati dai regimi trogloditi di Arabia Saudita e Qatar. I MSM hanno inavvertitamente creato media alternativi, persone impegnate a dire la verità e avvisare il pubblico delle bugie programmate dal mondo screditato del giornalismo. Sono siti come Global Research, Activistpost, MoonofAlabama, Pennyforyourthoughts, Almasdarnews, The Saker, e la lista è lunga. Scrittori come Pepe Escobar, Tony Cartalucci, Michel Chossoudovsky, Abdul-Bari Atwan, Dottor Rick Staggenborg, Ron Paul e anche Pat Buchanan, che hanno contribuito ad illuminare sulla verità il pubblico occidentale. C’erano politici coraggiosi e informati come i senatori statunitensi Richard Black e Tulsi Gabbard. Va a loro la gratitudine di milioni di coloro, poiché se i media alternativi non esistessero, sarebbero preda di un mondo crepuscolare in cui malvagi mondiali come Obama e Cameron li getterebbero nell’abisso. Per come appare ora, sembra che i MSM siano stati sconfitti negli Stati Uniti, Inghilterra e Francia. I media italiani sono sempre più marcati nel sostenere il popolo e il governo siriani. I media tedeschi sono visti in modo uniforme in Germania come stracci gialli, disonorati dai best-seller che ne rivelano le bugie riversate a un pubblico molto sospettoso. Per i MSM è finita.

L’ottimismo del governo siriano è contagioso
Il Dr. Assad osserva introno vedendo la pura anarchia infettare i suoi nemici. Ha sempre seguito il gioco fino alla logica conclusione: la vittoria del popolo siriano. Sente che arriva. Il Dr. Assad ha annunciato attraverso la portavoce, Dottoressa Buthayna Shaban, che il suo Paese parteciperà ai colloqui di Ginevra di gennaio. Stefan DeMysterious (De Staffana. NdT), un altro patrizio occidentale assegnato al compito “di girare i mulini a vento”, si prodiga a mettere su un’opposizione credibile per negoziare sul futuro della Siria. Con un tale cast di personaggi, come dubitare del successo dei colloqui? Con un tale cast di personaggi, perché non iniziare? Andandosene.1185552

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I russi vincono in Siria, secondo il Pentagono

Philippe Grasset, Dedefensa, 29 dicembre 20151018546336Sorpresa, sorpresa … dopo le dichiarazioni di Obama del 2 ottobre e 1 dicembre, secondo cui i russi incontravano grandi difficoltà in Siria, ottenendo scarsi successi a costi elevati e sprofondando nel nuovo Afghanistan (degli anni ’80, non del 2001 degli Stati Uniti, di cui sappiamo il successo operativo che è stato e continua ad essere). Reuters pubblicava il 28 dicembre un’analisi generale basata su interviste a vari analisti del Pentagono, da cui si capiva: 1) che la campagna di Russia in Siria, dopo tre mesi di attività, ha avuto ottimi risultati, come stabilizzare il regime di Assad seriamente minacciato questa estate; 2) che la campagna costa poco (1 – 2 miliardi di dollari all’anno) e può facilmente continuare senza problemi per il bilancio della Federazione russa. Gli analisti ammettono che l’impegno russo ha il vantaggio di essere estremamente flessibile e leggero in termini di materiali e forze, anche con infrastrutture ridotte (basi di Tartus e Lataqia), riflettendo ottime performance e materiali e forze di altissima qualità, estremamente adattabili e infine un coordinamento particolarmente fruttuoso con le forze sul campo (siriane in questo caso, e forse curde), che rafforza e sostiene. Un ulteriore vantaggio è visto nel fatto che i russi possono sperimentare nuovi materiali in condizioni di combattimento, e dimostrarne le capacità operative immediatamente disponibili (qualità raramente vista sui materiali degli Stati Uniti). La valutazione generale è che i russi sanno cosa fanno, ne erano preparati in modo tale da trarre sicuramente profitto, dimostrando un’ottima capacità di previsione. (“I russi non operano a casaccio”, ha detto il funzionario dell’intelligence statunitense, aggiungendo che “traggono sempre dei benefici dai costi”). Ancora, spiegando la differenza completa delle valutazioni dalle dichiarazioni di Obama, gli analisti del Pentagono arrivano a conclusioni poco congruenti con la posizione in politica generale, per come è valutata e guidata oggi: “secondo il presidente… l’azione non avrebbe avuto successo nel lungo periodo […] I russi si legavano a una guerra civile in modo estremamente difficile da districare...” Obama non l’ha mai affermato, ma si ammetta che l’abbia fatto, si capirebbe quanto sia del tutto irrilevante dato che l’intervento russo è volto prima a stabilizzare il regime di Assad a spese dei nemici, per poter avere una posizione centrale nei negoziati sulla soluzione politica della situazione, e s’intende riuscendo, secondo gli analisti del Pentagono, a fermare il conflitto che minaccia il regime di Assad senza impegnarsi nella “guerra civile” inesistente, dato che si tratta di una guerra ibrida/asimmetrica alimentata da aggressioni da tutte le direzioni e in competizione di potenze estere che, infine, a loro volta sono soggetti a destabilizzazione interna (Turchia). Ma possiamo perdonare gli analisti del Pentagono la spiegazione compulsiva dato che, ovviamente, seguono a una narrazione molto particolare, estranea alla realtà, emanata dalla “bolla” narrativa della Casa Bianca, il cui obiettivo principale è evidenziare le qualità retoriche del presidente.
Antiwar.com riassume tale analisi con un commento di Jason Ditz del 29 dicembre: “Mentre i funzionari dell’amministrazione Obama inizialmente erano netti sulla previsione di un rapido e disastroso fallimento della guerra russa contro lo SIIL in Siria, ora dicono che la loro valutazione è che la Russia raggiunge i suoi obiettivi nel conflitto. È un’ammissione incredibile dei funzionari degli Stati Uniti, anche se fatta in forma anonima, sebbene la Russia sia impegnata nella guerra da soli tre mesi. I funzionari dell’amministrazione ora ritengono che il governo di Assad sia in un'”indiscutibile” posizione sicura grazie al coinvolgimento della Russia. Oltre a ciò, i funzionari dicono, la Russia mantiene i costi del coinvolgimento militare relativamente bassi, ed è probabile che possa sostenerli all’infinito al prezzo di 1-2 miliardi all’anno. Con perdite minime, la Russia potrebbe continuare per un lungo periodo. I funzionari dicono che credono anche che il coinvolgimento della Russia sia volto in parte a testare nuove armi in condizioni operative, e ciò significa che l’esercito trae “benefici” dal costo del conflitto”.
Le osservazioni degli analisti del Pentagono sollevano notevoli questioni nella comunità della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, nella misura in cui portano a considerazioni estremamente preoccupanti per la potenza degli Stati Uniti. In effetti, gli Stati Uniti hanno moltiplicato in quindici anni gli impegni, con molti più uomini e materiali e a costi molto più elevati dei russi, senza mai ottenere i risultati che i Russi hanno ottenuto in tre mesi d’intervento. Se tali considerazioni dovessero essere trascritte con approfondite analisi, significherebbe per gli Stati Uniti che le forze armate russe sono a un livello eccezionale, “miracoloso”, impiegando metodi appropriati, e constatando che il loro enorme potenziale militare è totalmente inadatto ai tipi di conflitti che l’oggi riserva. S’intende con ciò che il vero insegnamento per gli Stati Uniti dovrebbe essere che il proprio potere militare è in crisi profonda, prossimo a un vero e proprio collasso, mentre i russi hanno certamente compiuto un recupero magistrale dalla situazione degli anni ’90, e non si tratta di casi unici e irraggiungibili. I russi considerano le condizioni operative effettive, le condizioni culturali e umane, e vi si adattano, impiegando le tecnologie adattate alle condizioni operative. Il sistema americanista è totalmente incapace di tale sforzo perché parte dal presupposto che il proprio eccezionalismo renda inutili le condizioni operative e grottesco qualsiasi sforzo per adattarvisi da un parte, e dall’altra decide in base a ciò che crede della situazione mondiale, ad immagine della propria eccezionalità. Il compito principale è ora convincersi che le condizioni operative generali del mondo si adattino a un sistema d’arma catastrofico (il JSF F-35) senza pensare per un momento che la catastrofe riguardi progettazione e realizzazione, ad un costo che permetterebbe ai russi di mantenere per due o tre secoli la Siria, di tale sistema d’arma. Mentre i russi fanno ciò che fanno in Siria, gli Stati Uniti iniziano una grande esercitazione per l’integrazione tra F-22, Typhoon e Rafale di cui non si vede l’utilità, se non comunicare una dichiarazione di falsa integrazione “atlantista” delle tre forze aeree in un conflitto ipotetico di cui non si sa come, quando e contro chi si verificherà. Inoltre, anche se sappiamo che si tratta di una specie d'”integrazione” in un ambiente che si crede atlantista e americanista, abbiamo visto durante il conflitto libico del 2011 che i piloti francesi preferirono utilizzare i sistemi nazionali di supporto e identificazione dei bersagli offerti dall’intelligence francese sul posto, ampiamente sufficiente, piuttosto che avere il supporto made in USA dalle enormi risorse ma anche pesante e così lento da avere un valore operativo pari a zero, dato che le informazioni arrivavano a missioni completate.682831Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La propaganda occidentale è un segnale incoraggiante per la Russia in Siria

Tony Cartalucci, LD, 23 dicembre 2015SAVX2588Mentre le operazioni militari congiunte russo-siriane contro i terroristi della NATO in Siria si avvicinano alla loro logica conclusione, tagliando le linee di rifornimento della NATO lungo i confini della Siria e accerchiando e distruggendo le forze terroristiche nella nazione, l’occidente attraversa diverse fasi, nel tentativo di salvare ciò che resta dei suoi quattro-cinque anni d’immensa guerra per procura distruttiva contro il popolo siriano. Ironia della sorte, dopo aver tentato di devastare un’intera nazione armando, finanziando, addestrando e sostenendo i terroristi che operano in Siria, provocando la morte di decine di migliaia di soldati e civili, nell’ultima fase l’occidente ha avviato una vigorosa campagna propagandistica, ancora una volta incentrata su pretese di numerose vittime civili, questa volta presumibilmente dovute agli attacchi aerei russi. L’articolo della BBC clamorosamente intitolato, “Conflitto in Siria: gli attacchi aerei della Russia ‘hanno ucciso 200 civili'”, afferma: “Almeno 200 civili sono stati uccisi dagli attacchi aerei russi in Siria, secondo un rapporto di Amnesty International che cita testimoni e attivisti”, dicendo di “aver indagato indirettamente” su più di 25 attacchi russi su cinque aree tra 30 settembre e 29 novembre”. Le prime due frasi dell’articolo rivelano il pezzo come pura propaganda. “La ricerca a distanza” di Amnesty International su affermazioni delle organizzazioni terroristiche che operano in Siria e di “attivisti” sostenuti dall’occidente che guidano la guerra per procura, in alcun modo costituisce una prova, o anche un resoconto plausibile. Né è logico che in piena guerra, anche se l’occidente non nega che combatta i gruppi terroristici, la Russia sprechi munizioni per uccidere intenzionalmente i civili, del cui sostegno i suoi alleati di Damasco hanno bisogno per le prossime elezioni.

AlNusraNotSoBadMolti dei cosiddetti “attivisti” citati da fonti occidentali sono apertamente vicini ad al-Qaida, se non simpatizzanti o membri di Jabhat al-Nusra, che non è solo palesemente un’organizzazione terroristica, ma è indicata tale dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, di fatto la fazione terrorista da cui deriva lo “Stato islamico”.7501Tuttavia, l’articolo della BBC s’inserisce nella grande campagna in corso per bombardare quotidianamente l’opinione pubblica con racconti sui raid aerei russi che devastano la popolazione civile in Siria. Prima della campagna di propaganda, l’occidente cercò di difendere militarmente i suoi ascari armati, e quindi di sottrarre parti della Siria con l’occupazione militare occidentale. Tali sforzi sembrano aver ancora una volta fallito. I tentativi di mediare un “cessate il fuoco” e quindi di risparmiare i resti delle forze per procura della NATO, sono anch’essi falliti. Ciò che resta è l’influenza erosa dei media occidentali e la convinzione che gli articoli sulla “ferocia russa” diano a Mosca una pausa di riflessione, consentendo all’occidente di prolungare il conflitto. Tuttavia, è chiaro che le azioni dell’occidente avvengono da una posizione di debolezza e tale ultima propaganda sembra un atto di disperazione di fronte all’avanzata russo-siriana. Tale propaganda va contrastata da Russia e alleati con la crescente influenza sui media, ma la campagna di propaganda occidentale dovrebbe inoltre incoraggiare Mosca a continuare, ed anche espandere, le operazioni per porre fine alla guerra a favore degli alleati di Damasco, una volta per tutte. Indipendentemente dalle affermazioni dei media occidentali, è la guerra stessa che consuma o comunque influenza la vita dei civili. È in definitiva l’occidente che ha cospirato l’avvio di tale guerra, ed è l’occidente che cerca di fare della Siria la ‘Libia del Levante’, creando lo stesso vuoto del Nord Africa che ha portato ad anni di continue violenze. Coloro che fingono preoccupazione per la vita dei civili, le azioni dell’occidente appaiono adatte solo a continuare caos ed eccidi anche in futuro. Al contrario, Mosca e Damasco operano per avere infine un governo forte con un esercito agguerrito agli ordini, in grado di riportare pace e ordine in tutta la Siria e por fine allo spargimento di sangue. E’ chiaro chi, tra occidente e Russia, cerchi veramente di preservare la vita, e chi di continuare a distruggerla.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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