Dopo Ramadi, le operazioni in Iraq

Alessandro Lattanzio, 25/5/20151018971324Il Maggior-Generale Qasim Sulaymani, comandante delle Forze al-Quds della Guardia rivoluzionaria islamica iraniana, ha affermato che l’esercito statunitense non guida la lotta allo Stato islamico, e quindi l’Iran è l’unica potenza regionale a combatterlo: “Oggi non c’è altri a lottare contro lo Stato Islamico se non la Repubblica islamica dell’Iran” e gli Stati Uniti “non hanno fatto un bel niente” per fermare l’avanzata dello Stato islamico a Ramadi. Gli Stati Uniti non hanno la volontà di affrontare l’avanzata islamista, concludeva Sulaymani, rispondendo al segretario alla Difesa statunitense, il sionista neocon Ashton Carter, che ha accusato le truppe irachene di non avere “alcuna volontà di combattere” contro i terroristi. Ramadi era stata occupata dallo Stato islamico all’inizio di maggio, dopo sei mesi di scontri, mentre l’esercito e le forze speciali iracheni si erano ritirati dalla capitale della provincia di Anbar, in Iraq. I commenti di Carter sono stati criticati dal governo iracheno, che ha accusato le autorità statunitensi di scaricare su altri la colpa della sconfitta. Haqim al-Zamili, capo del Comitato della Difesa e Sicurezza del Parlamento iracheno, ha definito le accuse di Carter “irrealistiche e infondate”, e ha detto che gli Stati Uniti non hanno fornito aiuto e mezzi alle truppe irachene. Intanto, il 24 maggio le forze di sicurezza irachene riprendevano il controllo della città di Qalidiyah, ad est di Ramadi. Le Forze di mobilitazione popolare dell’Iraq continuano a denunciare i rifornimenti aerei statunitensi ai terroristi dello Stato islamico, decidendo di abbattere tutti gli aerei della coalizione sospettati di fornire supporto logistico ai terroristi nelle zone di guerra. “Qualunque siano le conseguenze, qualsiasi aeromobile della coalizione che cerca di aiutare i terroristi sarà abbattuto dalle Forze della mobilitazione popolare“, rivelava una fonte vicina alle forze paramilitari irachene. La decisione arrivava due giorni dopo che armi lanciate su Falluja sono finite in mano allo Stato islamico. Nel frattempo un comandante delle Forze di mobilitazione popolari avvertiva dell'”imminente impiego di armi sofisticate, che saranno utilizzate per la prima volta a Ramadi. Queste armi sorprenderanno amici che nemici. I bombardamenti sulla città saranno intensi, perché la stragrande maggioranza della popolazione della regione è fuggita altrove“.
50000 combattenti di 10 reggimenti delle Forze di mobilitazione popolari e dell’esercito iracheni si erano radunati nella base militare di Habaniyah, Centro del comando generale delle operazioni militari, per essere successivamente schierati nelle zone operative. Le unità antiterrorismo, il Battaglione Ashura e le Forze Badr saranno schierati a Ramadi, le Brigate Hezbollah a Falluja, le Brigate Ahlulhaq e il comando delle operazioni a Qarma, le Brigate al-Salam e al-Abas a Nuqayb. Secondo un ufficiale iracheno, Ramadi è caduta per via della complicità di certi funzionari della polizia locale con lo Stato islamico. Il piano delle Forze popolari irachene per liberare Ramadi dovrebbe svolgersi in due fasi: proteggere la zona dai raid dello Stato islamico e preparare un massiccio attacco per liberare la regione attualmente occupata, “Le operazioni per recuperare il controllo di al-Anbar sono simili alle operazioni di rastrellamento di Salahuddin e Diyala, ma con minore complessità”, dichiarava Qarim al-Nuri, portavoce delle Forze popolari irachene. A Baiji, governatorato di Tiqrit, l’esercito iracheno eliminava un capo dello Stato islamico, Sadiq al-Husayni (alias Abu Anas), ex-generale del regime di Sadam Husayn.ebadi_medevedevIl primo ministro iracheno Haydar al-Abadi, mentre si diceva dispiaciuto e sorpreso dalle azioni degli Stati Uniti e dalla situazione dell’esercito iracheno, assumeva nell’ambito del suo governo otto decisioni relative alla lotta contro lo Stato islamico, come arruolare volontari, punire i disertori, dare via libera alle forze mobilitate nelle operazioni ad al-Anbar, addestrare la polizia locale nel prendere il controllo della città, dopo la liberazione, incarcerare coloro che diffondono voci allarmistiche. Infine, il Primo ministro iracheno incontrava a Mosca l’omologo russo Dmitrij Medvedev. Il terrorismo “è in continua evoluzione e prende nuove forme. Tutto questo richiede maggiore attenzione da parte della Russia e non vediamo l’ora di intensificare la nostra cooperazione“, dichiarava al-Abadi, “Attribuiamo grande importanza alle nostre relazioni con la Russia, crediamo che queste relazioni abbaino un futuro e penso che la nostra visita ne sia la prova“. Il primo ministro russo Dmitrij Medvedev dichiarava “Apprezziamo le nostre relazioni con l’Iraq (…) I rapporti bilaterali da ora si rafforzano. La visita di Abadi conferma la determinazione dei leader iracheni a proseguire la cooperazione con la Russia”. E difatti, il 23 maggio giungevano in Iraq nuovi lotti di mezzi corazzati russi, come carri armati T-72, lanciarazzi multipli TOS-1A e veicoli recupero BREM.

CE34ZcwW0AA-dSDCE34ZUQWYAAhD82CE4hPp-XIAA0XG5Riferimenti:
Analisis Militares
Fars
Fars
Reseau International
Sputnik

Hezbollah: l’avanguardia invisibile della Resistenza

Layth al-Fadil al-Masdar 14 maggio 2015CFKuqoEWMAAgAUEPoco dopo che Hezbollah ha liberato la vetta strategica di Tal al-Musa, un soldato delle Forze di Difesa Nazionale (NDF) si precipitava a congratularsi con i combattenti della Resistenza per la vittoria; tuttavia, con suo grande disappunto, il gruppo della Resistenza libanese aveva già lasciato il sito. “Dove sono andati? Come fanno a sparire come fantasmi?” Una volta disceso il tramonto sulle montagne del Qalamun, nella Siria occidentale, Hezbollah scompare, all’insaputa di molti osservatori del conflitto siriano; è una di quelle verità inspiegabili che sconcerta la maggior parte dei giornalisti, che si sforzano di capire questi “fantasmi” nel bel paesaggio del Libano. Hezbollah non è un gruppo paramilitare ordinario; la sua struttura è più segreta e complessa della mafia statunitense, non si sa chi sono i comandanti in campo sono e nessuno ne conosce i movimenti.

Chi è Hezbollah?
Il termine “Hezbollah” viene tradotto in “Partito di Dio”, le cui bandiere e slogan si fondano sulla devozione nell’Islam; questo è uno dei motivi per cui è conosciuta come “Muqawama al-Islamiya” (Resistenza islamica) in arabo. Per i soldati di Hezbollah, il pensiero del martirio non è un timore; è qualcosa che accolgono come parte del dovere verso Allah e l’Islam, morire in battaglia è un preludio della ricompensa finale nel Jannah (Paradiso). Come i drusi del Levante, Hezbollah non è aperta al pubblico. I pochi prescelti che combattono per Hezbollah aderiscono a una confraternità nata tra la popolazione sciita del Libano (prevalentemente nei Governatorati di Nabatiyah, Biqa e Bayrut). Mentre Hezbollah non è l’unica organizzazione sciita in Libano (c’è l’Haraqat Amal), riceve gran parte del sostegno della fazione religiosa nel Paese. Alcune persone addirittura sostengono che Hezbollah sia la forza più potente del Libano, e non è un presupposto esagerato. Il più importante membro di Hezbollah e volto dell’organizzazione, Sayad Hasan Nasrallah (“Abu Hadi”), divenne Segretario Generale dopo la morte di Sayad Abas al-Musawi per mano del Mossad (servizi segreti israeliani). Sayad Nasrallah è un leader aggregante che spesso parla in pubblico e i cui interventi dal forte impatto forniscono le uniche informazioni sui movimenti di Hezbollah.

Hezbollah oggi
La guerra in Siria ha costretto Hezbollah a rendersi più visibile per la durata del conflitto. Tuttavia, nonostante ciò, Hezbollah resta invisibile e relativamente sconosciuta. Ha liberato la maggior parte delle montagne del Qalamun senza mostrare immagini o video del successo. In realtà, la maggior parte delle immagini mediatiche presentate al pubblico sui monti Qalamun appartengono alle NDF e alla 1.ma Divisione Corazzata dell’Esercito Arabo Siriano; tuttavia Hezbollah fornisce la maggior parte dei combattimenti sul confine libanese. Non sorprende che quando Hezbollah ha liberato il borgo storico di Malula, fornì la maggior parte dei combattimenti. Una volta che la battaglia fu vinta, un soldato di Hezbollah suonò la campana della chiesa e salutò la statua della Vergine Maria. Mentre i media e la popolazione civile delle città vicine si precipitavano a Malula, dopo la battaglia, Hezbollah si rese irreperibile. Forse questo è ciò che ne fa un’organizzazione speciale; la sua dedizione e perseveranza nella vittoria usurpa il desiderio di notorietà e gloria individuale. Questi uomini hanno grande zelo in ogni causa a cui partecipano; ciò è evidente dal loro impegno a disciplina e vittoria.hezbollah-flagTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il capo del SIIL, al-Baghdadi, morto in un ospedale israeliano

Veterans Today 27 aprile 2015BvWoGHnCEAAhK9mIl capo del gruppo terroristico SIIL Abu Baqr al-Baghdadi è morto e membri del gruppo taqfirita in Iraq hanno già giurato fedeltà ad Abu Ala Afri quale suo successore, secondo media arabi. Secondo le agenzie irachene Alghad Press e Yum al-Thaman (l’8.vo giorno), così come fonti da Mosul, al-Baghdadi è morto in un ospedale israeliano nelle alture occupate del Golan, dov’era ricoverato per cure dopo aver subito gravi ferite nel corso di un attacco dell’esercito iracheno e delle forze popolari. Le fonti hanno aggiunto che al-Baghdadi è stato dichiarato da medici e chirurghi israeliani ormai “clinicamente morto”. Il capo dei terroristi era stato colpito in un attacco aereo nell’Iraq occidentale il 18 marzo.
Yum al-Thaman, citando fonti dell’intelligence ha detto che il SIIL aveva già registrato diversi video del suo capo, mesi prima del raid aereo di marzo, dopo che una era scampato, con gravi ferite, circa un anno fa, per dimostrare che era vivo finché il gruppo non avesse presentato un nuovo capo universalmente accettato. Le fonti hanno aggiunto che i membri del gruppo taqfirita operante in Iraq hanno già giurato fedeltà al nuovo capo Abdurahman al-Shaijlar, alias Abu Ala Afri, successore di Baghdadi. Ci sono anche notizie non confermate su dispute interne e divergenze tra le numerose fazioni del SIIL in Siria e Iraq, che si ampliano con la nomina del nuovo capo, mentre il ramo del SIIL che combatte in Siria ha respinto la leadership di Afri e cerca un altro successore di Baghdadi.
La televisione HispanTV ha anche pubblicato una notizia il 25 aprile, in cui conferma la morte del capo del SIIL. Una notizia sul Guardian del 21 marzo indicava che Baghdadi aveva subito gravi ferite ed “era in pericolo di vita” per un attacco a marzo. L’articolo, naturalmente, aggiunse che Baghdadi era sopravvissuto. Il ferimento di Baghdadi ha portato a riunioni urgenti dei capi del SIIL, che inizialmente credevano che sarebbe morto e quindi pianificavano di nominare un nuovo capo. Un ufficiale iracheno ha confermato che l’attacco ha avuto luogo il 18 marzo ad al-Baj, provincia di Niniwa, presso il confine siriano. C’erano state due notizie a novembre e dicembre secondo cui Baghdadi era stato ferito, anche se non facevano precisazioni.
Hisham al-Hashimi, ufficiale iracheno che consiglia Baghdad sul SIIL, ha detto: “Sì, è stato ferito ad al-Baj, presso il villaggio Um al-Rus, il 18 marzo assieme al suo gruppo“.

mb3Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come l’Iran gioca gli USA

Aaron David Miller CNN 22 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora1380104323707.cachedSe dovessi descrivere la relazione USA-Iran in una parola sarebbe “ingannati”. Giochiamo a dama sulla scacchiera del Medio Oriente e Teheran gioca a scacchi tridimensionali. L’Iran non ha alcun problema nel conciliare il proprio comportamento malvagio e contraddittorio, mentre ci contorciamo sui nodi delle nostre difficili scelte, sempre a convincerci che la politica statunitense sulla questione nucleare è giusta. L’Iran non è estraneo alla regione, ma facendo della questione nucleare il tutto e per tutto che ne ridurrebbe la potenza, gli Stati Uniti ingigantiscono soltanto Tehran. Si consideri ciò:

Violazioni dei diritti umani
Il rapporto USA-Iran non è simmetrico. Non è come se entrambi facciano cose terribili e cerchino un compromesso equo e giusto per fermare i rispettivi pessimi comportamenti. L’Iran sta per processare un cittadino degli Stati Uniti, un reporter del Washington Post (una spia. NdT) e abbiamo detto che, anche se protestiamo, manterremo la questione sul nucleare distinta non solo da questo caso, ma dagli abusi iraniani sui diritti umani, tra cui il comportamento delle loro milizie sciite in Iraq (sconfiggendo al-Qaida e SIIL, emanazioni della CIA/Mossad. NdT). Posso solo sperare in un retroscena attentamente orchestrato che prevede l’Iran rilasciare Jason Rezaian. In caso contrario, legittimiamo un regime malvagio e compromettiamo valori e interessi degli USA nel processo cje non assicura che tutti gli statunitensi detenuti dall’Iran siano liberati nell’ambito dell’accordo nucleare.

Alleati
Gli USA si alienano gli alleati più stretti per l’accordo con l’Iran, e l’Iran riprende e rafforza rapporti nuovi e vecchi, con coloro che gli sono sempre più dipendenti perché vedono la potenza dell’Iran crescere. I nostri amici non sono perfetti, in particolare i sauditi e persino gli israeliani. Ma ne abbiamo bisogno proprio perché l’Iran avanza. Purtroppo, l’amministrazione indica che l’accordo sulla questione nucleare ha la precedenza sulle loro priorità. Nel frattempo, gli alleati dell’Iran, la Siria di Bashar al-Assad, Hezbollah e ora gli huthi, non delegati ma strumenti convenienti, vedono cosa accade e sono disposti a prestarsi ancora più al gioco iraniano. I russi, anche, si rendono conto che la questione nucleare gli dà la copertura per vendere sofisticati sistemi di difesa antimissile e ben presto esportare ancora di più, aumentando influenza e valuta. Perdiamo amici; l’Iran li guadagna. In una delle più crudeli delle ironie, il ritorno dell’Iran nell’economia globale è il risultato della stessa questione che l’ha reso un paria: la questione nucleare.

Siria e Iraq
Mentre il mondo arabo si scioglie e non ha un più una potenza nell’epicentro, (Egitto, Iraq, Siria), l’Iran avanza. L’argomento qui non è che l’Iran si prende il Medio Oriente. Ma nella sua zona d’influenza, zona critica per gli Stati Uniti, Siria, Iraq, Golfo, Yemen, Libano, espande l’influenza, non la contrae. Washington non gioca in questo tipo di gioco, inciampa su tutto cercando di capire come combattere il SIIL in Siria senza ancora rafforzare al-Assad (nessuna risposta), come combattere il SIIL in Iraq senza favorire il governo degli sciiti e alienarsi i sunniti (senza risposta) e come sostenere i sauditi nello Yemen senza consentirgli di peggiorare le cose con i loro attacchi aerei (nessuna risposta). L’Iran da tempo sa oramai gestire le contraddizioni. In effetti, si può usare la minaccia del SIIL per trattenere gli statunitensi dall’indebolire il loro alleato al-Assad, ed espandere l’influenza in Iraq con il pretesto di combattere una battaglia di reciproco interesse. Nonostante il gruppo navale nel Golfo di Aden, gli Stati Uniti sono intrappolati, non disarmati. Non aspettatevi che le navi statunitensi fermino quelle iraniane. Come ha detto la portavoce del dipartimento di Stato Marie Harf, “Ci sono rapporti sull’invio delle navi statunitensi e voglio essere molto chiara in modo che non si abbia l’impressione sbagliata. Non sono lì per intercettare le navi iraniane. Lo scopo dei movimenti è solo garantire che le rotte rimangano aperte e sicure. Penso che ci sia qualche inesattezza e confusione. Voglio solo essere molto chiara che lo scopo non riguarda per nulla le navi iraniane“.

L’accordo nucleare
Ha chiaramente senso usare la diplomazia per limitare il programma nucleare iraniano. Ma non dobbiamo avere illusioni. In primo luogo, non porremo fine alle pretese sulle armi nucleari di Teheran, e due, permetteremo l’ascesa regionale con tale diplomazia nucleare, non limitarla. Una delle ragioni per cui gli Stati Uniti non colpiranno al-Assad è la paura di rafforzare il SIIL, ma l’altra è che non vogliamo una guerra per procura con l’Iran in Siria. Mentre i russi hanno chiarito con il loro recente accordo sugli S-300 che i negoziati nucleari fanno dell’Iran un partner più accettabile. E i veri frutti della diplomazia non sono nemmeno apparsi. Togliendo le sanzioni i mullah saranno più sicuri e riavranno le risorse per sostenere, e non ridurre, le loro aspirazioni regionali. Abbiamo il nostro letto, e a quanto pare ora ci corichiamo per dormire. L’accordo nucleare scongiura la crisi sulla questione nucleare, per ora. Ma a meno che non cambi sul serio il comportamento dell’Iran, ci ritroveremo con un Iran più potente alla fine.

AP178627920440Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Smontare l’intervento yemenita di Obama

MK Bhadrakumar Asia Times 21 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
Barack Obama walks with Saudi King SalmanVoice of America finanziata dal governo statunitense ha avviato un ballon d’essai vacuo pronosticando che le tensioni accumulatesi con il conflitto nello Yemen “sembrano contrapporre gli Stati Uniti all’Iran in una prova di forza cruciale nel Golfo di Aden.” Il contesto sono la portaerei USS Theodore Roosevelt e l’incrociatore lanciamissili USS Normandy che si uniscono ad altre sette navi da guerra degli Stati Uniti nella zona, tra cui il Gruppo di assalto anfibio della Iwo Jima, che comprende un reparto di oltre 2000 Marines. Un modo stravagante di sbirciare oltre lo specchio. Alice ne ridacchierebbe. Gli Stati Uniti non si scontreranno militarmente con l’Iran. Le due flotte hanno una lunga storia di spintoni e di giochi del gatto col topo nelle acque del Golfo Persico, senza tentare un graffio. Questo è uno. Il secondo, in questo caso particolare, è l’Iran che semplicemente non intende farsi coinvolgere militarmente nello Yemen. L’Iran fa splendidamente bene invece a proiettare un robusto piano di pace in 4 punti per lo Yemen, che la Russia ha già accolto e che sarà sostenuto, perché Teheran prevede, giustamente, che non vi sia alcuna altra opzione, in ultima analisi, che aprire la via diplomatica e politica. Non si cerca la vittoria in una guerra fratricida, vero? Si vince passo-passo e il segreto sta nella pazienza e nel potere di logoramento. In breve, la Theodore Roosevelt dovrà inventarsi un nemico iraniano prima di avere una “serie prova di forza”. Terzo, gli huthi hanno veramente bisogno di armi dall’Iran in questa fase? E’ ben noto che siano alleati a fazioni militari yemenite dall’ampio accesso alle armi. Inoltre, la natura delle guerre fratricide in Paesi come Yemen o Afghanistan è tale che i veri asset strategici risultano altrove. Queste guerre hanno i loro corsi e ricorsi, e al momento gli huthi avanzano innegabilmente. Stando così le cose, qual è il vero scopo (o scopi) che gli Stati Uniti sperano di raggiungere inviando tale flotta? A dire il vero, il dispiegamento di un numero così elevato di marines su un gruppo di navi d’assalto anfibio suggerirebbe che un’operazione di sbarco non sia esclusa. Può darsi che il presidente Barack Obama sia agitato dal fatto che il primo ministro del Pakistan Nawaz Sharif (qui), l’egiziano Abdalfatah al-Sisi (qui) o il turco Recep Tayyip Erdogan (qui) temano d’immischiravisi, cioè di inviare “stivali sul terreno” nello Yemen? Sembra improbabile. Tuttavia, una limitata operazione di terra degli Stati Uniti può essere comunque in cantiere. Il punto è che Washington non ha badato ad evacuare centinaia, migliaia di cittadini statunitensi bloccati nello Yemen. Sarebbero in gran parte di origine araba e musulmana, e non avrebbero una lobby negli Stati Uniti che possa fare scandalo al Congresso o nei media degli USA, ma se tale scandalo perdura, sarà un insulto alla reputazione di Obama umanista e alla sua eredità presidenziale. C’è anche del denaro in gioco, e potrebbe essere molto, perché alcuni di questi cittadini arabo-statunitensi hanno presentato denuncia nei tribunali degli USA chiedendo un risarcimento dai segretari di Stato e della Difesa. Dio non voglia, se alcuni di loro venissero uccisi nei prossimi giorni, non escludendo gli sfrenati omicidi (qui) e vendicativi (qui) attacchi aerei sauditi, la questione dei danni potrebbe emergere a un certo punto.27CBCB7A00000578-0-image-a-31_1429563450836Dopo tutto, il governo degli Stati Uniti non s’è interessato di evacuare i propri cittadini in difficoltà, a differenza di quanto quasi tutti i Paesi hanno fatto, e i giudici statunitensi non avrebbero altra scelta, se questi musulmani arabo-statunitensi facessero valere i loro diritti costituzionali in quanto cittadini statunitensi. Inoltre, al livello popolare si sostiene che gli statunitensi non hanno alcun controllo sui crimini di guerra sauditi nello Yemen, e ciò potrebbe ridimensionare la politica di Obama in Medio Oriente e la sua statura di leader mondiale. Così Washington infine potrebbe programmare l’evacuazione dallo Yemen dei propri cittadini bloccati. Infatti, 5000 marines possono farlo, a condizione naturalmente che gli huthi cooperino; collaboreranno? A mio parere, la CIA avrebbe già fatto il lavoro necessario. Ora, l’Iran non lo sosterrà? Impossibile. Semmai se i marines avessero difficoltà, l’Iran potrebbe dare una mano avendo avanzato una generosa offerta di aiuto a tutti i Paesi, senza eccezione, nell’evacuare propri cittadini dallo Yemen. Oltre l’evacuazione, ciò che Obama spera di ottenere ordinando all’USS Theodore Roosevelt di salpare dallo Stretto di Hormuz (dove è occhi negli occhi con la Marina dell’Iran) per il Golfo di Aden? Significativamente, Obama ha preso questa decisione dopo una telefonata con il re saudita Salman bin Abdulaziz al-Saud e l’incontro nello Studio Ovale con il principe ereditario Muhamad bin Zayad al-Nahan degli Emirati Arabi Uniti (membro chiave della coalizione saudita contro lo Yemen). Da attente letture delle dichiarazioni della Casa Bianca, qui e qui, avviare un processo di pace nello Yemen appare in cima ai pensieri di Obama. Ma fino a che punto Obama sia riuscito a calmare Salman solo il tempo lo dirà. È improbabile che Obama abbia adottato lo stesso linguaggio del presidente cinese Xi Jinping verso Salman. (È interessante notare che l’appello di Obama a Salman appare il giorno dopo l’iniziativa di Xi.)
Nel frattempo, Obama si riunirà con i re guerrieri arabi in un conclave del prossimo mese. I preparativi sono già iniziati. In ultima analisi, la leva degli Stati Uniti al conclave con Salman e Zayad verrebbe costruita secondo la formula “salvare la faccia”, per farli apparire vittoriosi nella guerra allo Yemen. Il re e il principe ereditario non possono permettersi di apparire perdenti, soprattutto con l’Iran seduto sulla riva del fiume che osserva beffardo. Quindi, un po’ di spettacolarità da parte dello Zio Sam, per salvare la faccia dei monarchi del Golfo, sarà necessaria nei prossimi giorni. In termini politici, è sensato per gli Stati Uniti apparire attivamente coinvolti nel conflitto nello Yemen, anche se iniziasse il processo di pace. Il dispiegamento della flotta fa letteralmente degli Stati Uniti il “protagonista” della guerra yemenita. Obama sarebbe rassicurato dal modo con cui la Russia ha collaborato al recente dibattito al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sullo Yemen, senza che il Presidente Vladimir Putin gli faccia delle sorprese. Anche l’Iran parla di pace con gli Stati Uniti. Così, in qualunque modo si guardi svilupparsi lo scenario, l’USS Theodore Roosevelt partecipa a una sicura missione politica ed economica che avvantaggerà Obama.
Il rischio che Obama inizi un’altra guerra degli USA in Medio Oriente, anche senza volerlo, è praticamente inesistente; Obama non cerca la resa dei conti con l’Iran nel momento cruciale dei colloqui sul nucleare; Obama non può non essere consapevole che il conflitto nello Yemen sia conseguenza della Primavera araba e la leva degli Stati Uniti, attivando un processo politico nello Yemen, può migliorare con il coinvolgimento diretto; naturalmente John Bolton o il senatore John McCain non potranno dileggiare di passività Obama, almeno sulla questione yemenita.

uss-theodore-rooseveltTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 550 follower