Libia, gli alleati dell’Italia compiono una strage

Alessandro Lattanzio, 21/5/2017

Mentre questo Sito viene aggredito e insultato da fogne mediatiche come Huffington Post e Vice, che propagandano l’accoglienza a 90 gradi verso i profughi creati dalle guerre celebrate, invocate e salutate dai su medesimi siti di disinformazione imperialista (Left, Vice, Huffington Post e altra spazzatura), in Libia, il 18 maggio, bande armate composte dai miliziani armati dal governo Renzi-Gentiloni e dai terroristi di al-Qaida, che diverse ONG italiane definiscono ‘umanitari numero uno‘, uccidevano, decapitavano e bruciavano vive 150 persone nell’aeroporto libico di Baraq al-Shati. Ovvio il sonoro silenzio del sistema merdiatico italiano. SitoAurora è l’unico sito a riferire in Italia di questo massacro commesso dagli alleati dei servizi segreti italiani e della Farnesina in Libia, ovvero al-Qaida e la fratellanza mussulmana turcofila di Misurata, dove l’esercito italiano ha posto la propria base operativa libica.
Il 17 marzo, la sede di Saraj presso la base navale di Abu Sita, veniva attaccata da sconosciuti, mentre a Misurata i seguaci di Salah Badhi e Qalifa Gwal attaccavano la TV e la radio locale, venendo respinti. Contemporaneamente Saraj era Roma per discutere con il Gruppo di Contatto per il Mediterraneo Centrale che riunisce UE, Alto Commissariato ONU per i Rifugiati e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (organismo logistico dei mercenari islamisti). Saraj chiedeva all’Italia l’invio in Libia di 20 motovedette, 4 elicotteri, 24 imbarcazioni, 10 autoambulanze, 30 autoveicoli blindati e telefoni satellitari. Il 30 marzo, a Roma rappresentanti delle tribù Tabu e Ulad Sulayman di Sabha firmavano un accordo di riconciliazione, con cui il governo italiano avrebbe pagato gli indennizzi alle vittime della faida tribale. L’Italia, tramite la comunità di sant’Egidio, interveniva perché interessata a controllare l’aeroporto Taminhint di Sabha. Ma già il leader tribale dei Tabu, Adam Dazi, affermava che i capitribù non avevano idea di che accordo si trattasse. Già nel novembre 2015 il Qatar mediò un simile accordo di riconciliazione, poi violato nel novembre 2016.
La Libyan Cement Company (LCC), è uno dei più grandi cementifici della Libia, con tre stabilimenti a Bengasi, al-Huari e Derna, assumeva gli specialisti della società russa RSB-Group per sminare il cementificio di Bengasi, avviato il 22 agosto 2016. Il cemento è necessario per ripristinare le infrastrutture distrutte dai terroristi. Finora veniva importato dalla Tunisia. Nell’aprile 2016 l’Esercito nazionale della Libia eliminò i terroristi dalla zona degli impianti industriali del cementificio. I genieri dell’esercito libico non poterono completare la bonifica per mancanza di attrezzature, a causa delle sanzioni imposte dai Paesi occidentali contro Tobruq. Inoltre, diversi genieri libici morirono nelle operazioni di sminamento. Inizialmente i libici si rivolsero a una società inglese, che volle 50 dollari per metro quadro, quindi si rivolsero agli specialisti russi del RSB-Group, che bonificarono 750000 mq di superficie per 15 dollari a metro quadro. Il RSB-Group opera in Egitto, Colombia e Cina, oltre che Libia. La LCC è di proprietà della Libya Holdings Group (LHG) di Tripoli e di 15 investitori di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Il 5 aprile, l’Esercito nazionale libico (LNA) avviava le operazioni per liberare la base di Tamanhant, presso Sabha, mentre il GNA di Tripoli condannava l’azione e ordinava alle sue forze di respingere l’attacco del LNA. A marzo, 16 militari feriti venivano inviati in Italia per cure mediche. Il 12 aprile Fayaz al-Saraj dichiarava che “Purtroppo l’Europa non ci ha aiutato, ma ha fatto solo vuote promesse. Abbiamo bisogno urgente di aiuti seri per proteggere e controllare le coste. Inoltre, la comunità internazionale deve fare di più per contribuire a stabilizzare il Paese”. Intanto, numerosi terroristi dello Stato islamico provenienti dalla Libia venivano curati in cliniche in Europa almeno dal 2015; “Elementi dello SIIL coinvolti nell’espatrio di feriti libici usano questa strategia per uscire dalla Libia con falsi passaporti“, secondo un documento dell’intelligence italiana. Il piano era incentrato su un progetto occidentale per riabilitare i feriti, il Centro per il sostegno dei libici feriti, gestito “in modo dubbio e ambiguo” sotto la supervisione dal governo di al-Saraj a Tripoli. Secondo il documento, gli infiltrati dello SIIL utilizzavano falsi passaporti forniti da una rete criminale e inoltre, all’inizio del 2016, lo SIIL occupando Sirte poté accedere a 2000 passaporti in bianco. “Dal 15 dicembre 2015, un numero ignoto di combattenti feriti dello Stato islamico in Libia è espatriato verso un ospedale d’Istanbul per cure mediche“. Da lì, i terroristi venivano inviati in altri ospedali turchi, provenendo soprattutto da Misurata, Sirte e Bengasi. “Misurata è la sede di tale contrabbando dalla Libia verso l’Europa. Ed è anche il luogo dove si svolge il mercato dei passaporti falsi, quando a costoro è necessaria una falsa identità per nascondersi“. I principali Paesi che accolgono i terroristi feriti, secondo il documento dello spionaggio italiano, sono Turchia, Romania, Bosnia, Francia, Germania e Svizzera. Il medico Rodolfo Bucci confermava al Guardian di esser stato contattato da un individuo appartenente alla rete del contrabbando. “Sono stato contattato da alcuni uomini per coordinare queste cure mediche perché sono uno specialista nella terapia del trattamento del dolore. Ma poi non so cosa sia successo. Non so se il programma fu interrotto“. Il documento dell’intelligence italiano descrive la posizione del governo al-Saraj come “altamente ambivalente” perché, anche se non finanzia l’assistenza medica ai terroristi dello SIIL, “ufficialmente permette l’espatrio di elementi del MSTB (Majlis Shura Thuwar Benghazi), una milizia jihadista collegata allo SIIL”. Secondo il rapporto dell’intelligence italiana, i documenti preparati dagli ospedali che organizzano l’espatrio dei libici feriti recano pochi dettagli sulle ferite, o ne sono totalmente privi.
Il 2 maggio 2017, ad Abu Dhabi s’incontravano il premier-fantoccio al-Saraj ed il Generale Haftar, comandante dell’Esercito nazionale libico della Camera dei Rappresentanti di Tobruq, per discutere su quali organizzazioni andassero definite terroristiche, sullo scioglimento delle milizie, sul rifiuto dell’accordo sui migranti con l’Italia, sull’eliminazione dell’Art.8 del Libyan Political Agreement di Shqirat, che garantiva al Presidente del Consiglio Presidenziale ampi poteri su Forze Armate ed intelligence. Inoltre al-Saraj e Haftar convenivano nel formare un comando militare congiunto, con a capo Haftar, e ad unire le istituzioni statali. Gli Emirati Arabi Uniti inoltre dispiegavano velivoli da combattimento a sostegno del Generale Qalifa Haftar, nella Libia orientale, sulla base aerea al-Qadim. In Libia la produzione di petrolio superava il picco dell’ottobre 2014, arrivando a 780000 barili al giorno; grazie anche all’esenzione dai tagli della produzione nell’OPEC. Il maggiore giacimento petrolifero della Libia, Sharara, pompava circa 225000 barili al giorno, che arrivavano alla raffineria di Zawiyah. Anche al-Fil, o giacimento Elefante, nella Libia occidentale, veniva riavviato ad aprile dopo un’interruzione di due anni. Sharara, che ha una capacità di 330000 barili al giorno, è gestita da una joint venture tra Lybia National Oil Corp., Repsol SA, Total SA, OMV AG e Statoil ASA, mentre al-Fil è gestito da una joint venture tra NOC ed ENI, e può pompare fino a 90000 barili al giorno destinati all’impianto di Malitah. Il 18 maggio, il ministero degli Esteri del governo fantoccio di al-Saraj licenziava 12 ambasciatori, 10 dirigenti aziendali e 4 consoli generali. Ciò avveniva il giorno dopo che il ministro degli Esteri di al-Saraj, Muhamad Syala, licenziava l’alleato di Qalifa Haftar e ambasciatore in Arabia Saudita Abdulbasit al-Badri. Gli ambasciatori rimossi erano quelli in Canada, Etiopia, Grecia, Ungheria, Paesi Bassi, Panama, Qatar, Serbia, Slovacchia, Sudan, Vaticano e Regno Unito, i consoli generali quelli di Alessandria, Dubai, Istanbul e Milano. Venivano richiamati in patria gli addetti commerciali in Australia, Belgio, Croazia, Cipro, Costa d’Avorio, Nicaragua, Oman, Pakistan, Sierra Leone e Sri Lanka.Il 18 maggio, 141 persone venivano uccise nell’attacco perpetrato dalle milizie del GNA contro la base aerea di Baraq al-Shati, dove le forze islamiste uccisero sommariamente decine di soldati disarmati. “I soldati tornavano da una sfilata militare, non erano armati, la maggior parte di essi fu uccisa”. Il portavoce dell’Esercito nazionale libico, Colonnello Ahmad Mismari, annunciava che gli attacchi aerei di risposta erano iniziati dalla base aerea di Jufra contro i terroristi, e che “non ci sarebbe stato un cessate il fuoco”. L’attacco terroristico era stato guidato da Ahmad Abduljalil al-Hasnawi e da Jamal al-Trayqi del 13.mo battaglione di Misurata (fazione islamista armata ed informata direttamente dall’Esercito italiano) con l’appoggio della 201.ma brigata e delle brigate di difesa di Bengasi. La base era difesa dal 10.mo Battaglione del LNA, che perse 17 uomini, oltre a subire 11 dispersi, e dal 12.mo Battaglione, che perse 86 uomini. Gran parte del 12.mo Battaglione si trovava invece a Tuqra, per le celebrazioni dell’operazione Qaramah. Inoltre, anche 7 piloti civili furono uccisi. Uno dei testimoni aveva dichiarato che le vittime non furono uccise in combattimento ma erano state allineate e giustiziate. Il sindaco di Baraq al-Shati riferiva che almeno 5 soldati furono decapitati. Un altro testimone affermava, “Hanno ucciso tutti nella base: soldati, cuochi, addetti alle pulizie“, molti con un colpo alla testa. Alcuni erano cadetti appena laureatisi ufficiali durante la cerimonia del LNA per celebrare il terzo anniversario dell’operazione Qaramah. Le forze che difendevano la base, guidate dal generale Muhamad bin Nayal, erano riuscite parzialmente a ritirarsi, grazie ad informazioni sull’attacco imminente. Il Comando Generale del LNA dichiarava che la risposta sarà “dura e forte”, parlando apertamente di vendetta, “I responsabili saranno schiacciati”. Il governo di Tobruq accusava apertamente del massacro il Consiglio di Presidenza di al-Saraj e il suo ministro della Difesa, oltre che di aver violato la tregua concordata ad Abu Dhabi. I membri del Congresso di Tobruq chiedevano il licenziamento del ministro della Difesa di al-Saraj, Mahdi al-Barghathi, e di processarlo per il massacro, mentre Ali Gatrani, componente del Congresso di Tobruq, accusava del massacro anche il capo dei fratelli musulmani libici Sadiq al-Ghariani, potente alleato dell’Italia. I burattinai di Saraj, l’inviato speciale dell’ONU Martin Kobler e l’ambasciatore inglese Peter Millett, chiedevano all’esercito libico di non reagire all’aggressione, indicando la mano del mandante della strage. Il fantoccio della Farnesina, Fayaz al-Saraj, sospendeva ‘per 15 giorni’ il suo ministro della Difesa, l’islamista filo-turco Mahdi al-Barghathi. Inoltre, Saraj riconosceva che Jamal al-Trayqi, a capo del 13.ma battaglione (con cui l’esercito italiano collabora) era responsabile dell’attacco a Baraq al-Shati. Le brigate di difesa di Bengasi, coinvolte nel massacro, hanno stretti legami con Barghathi e la fratellanza mussulmana filo-turca di Misurata.
Quindi, l’Esercito nazionale libico (LNA) dichiarava che al-Qaida e le milizie del governo del fantoccio italiano al-Saraj avevano attaccato la base aerea di Baraq al-Shati, decapitando decine di soldati libici. La maggior parte degli aggressori erano stranieri. Muhamad Lifrays, portavoce del 12.mo Battaglione del LNA, che aveva subito l’assalto, dichiarava, “Siamo convinti che combattevamo al-Qaida“. Diversi soldati erano stati decapitati o bruciati vivi. La maggior parte dei soldati era stata uccisa con colpi alla testa o sgozzati. Almeno 15 civili furono uccisi dai terroristi. Il comandante delle Forze Speciali Sayqa, Mahmud Warfali, affermava “L’LNA libererà la base aerea“, mentre 112.mo, 117.mo e 173.mo Battaglione libici si avvicinavano a Baraq al-Shati. L’Egitto condannava tale “attacco terroristico brutale“, e il Ministero degli Esteri di Cairo esprimeva “solidarietà al popolo libico e all’Esercito libico nazionale, chiedendo di occuparsi seriamente dei responsabili dell’azione terroristica“, aggiungendo che la politica libica non dev’essere soggetta a gruppi criminali che si fanno strada con il terrorismo o collaborando con le organizzazioni terroristiche finanziate da Paesi esteri. Anche il portavoce del Ministero degli Esteri dell’Algeria condannava l’attacco, “Condanniamo fermamente questi attacchi e notiamo che per diversi anni abbiamo costantemente incoraggiato i partiti libici a sostenere il dialogo e la riconciliazione nazionale per risolvere la crisi“. Nel frattempo, gli ambasciatori della Libia in Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti (si noti l’assenza di quello in Italia) condannavano tale crimine, “condanniamo i tentativi di cambiare la situazione in Libia con la forza, che pregiudicano il dialogo politico e prolungano le sofferenze del popolo libico”.

Il capo di Stato Maggiore italiano generale Graziano a Misurata, base delle milizie islamiste filo-turche.

Fonti:
el-Temif
FNA
FNA
FNA
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Libya Herald
Moon of Alabama
RID
RID
Reuters
SCF
Tekmor Monitor
The Guardian

Blackwater Malta, tra mercenari e migranti

Alessandro LattanzioSecondo il giornalista Jeremy Scahill Zacharias Moussaoui, presunto mancato dirottatore dell’11 settembre 2001, aveva il numero della Blackwater nella sua agenda. Inoltre, la Blackwater fu assunta nel 2002 dalla CIA per creare un’unità di assassini segreta su ordine del presidente Bush, “La mossa fu storica“, affermò il giornalista Evan Wright, “Sembra che fu la prima volta che il governo degli Stati Uniti esternalizzò un’unità di assassini segreta a un’impresa privata”.
Erik Prince, nato in Michigan, costruì la Blackwater alla fine degli anni ’90 grazie all’eredità milionaria da padre, produttore di componenti per auto. La Blackwater Worldwide partecipò a diverse operazioni della CIA, come incursioni clandestine in Iraq e Afghanistan e l’estradizione di prigionieri. La Blackwater ebbe un ruolo centrale nelle operazioni “entra e prendi” in Iraq e in Afghanistan, e nel scortare i voli della CIA che trasportavano prigionieri, fin dal 2001. La partnership tra Blackwater e CIA fu straordinariamente redditizia per la compagnia militare privata della Carolina del Nord. “Èra un rapporto molto fraterno“, secondo un ex-agente della CIA. “C’era la sensazione che la Blackwater fosse divenuta un’estensione dell’agenzia“. George Little, portavoce della CIA, affermò che l’agenzia impiega i mercenari per “migliorare le competenze della nostre forze, proprio secondo la legge statunitense. I contractor permettono flessibilità nelle pianificazione e attuazione delle nostre capacità, soprattutto a breve termine, ma la responsabilità resta nostra“. La Blackwater fu assunta dalla CIA nell’ambito del programma per assassinare i capi di al-Qaida e delle operazioni con i droni Predator in Afghanistan e Pakistan. La Blackwater agiva anche da servizio di protezione delle stazioni della CIA a Baghdad e a Kabul. Inoltre, la Blackwater scortava gli agenti della CIA nei due Paesi, collaborando con le squadre speciali Delta Force e Navy Seal. Secondo un ex-contractor della Blackwater, il coinvolgimento della società nelle incursioni della CIA era “ampiamente noto” ai dirigenti, “Era praticamente continuo, e centinaia di ragazzi vi partecipavano a rotazione“. Una ex-guardia della Blackwater ricordò una riunione a Baghdad nel 2004 in cui il capo Erik Prince incoraggiò il personale “a fare qualunque cosa” per aiutare la CIA. Il Comitato d’Intelligence del Congresso e una giuria federale della North Carolina indagarono sulle attività illegali della Blackwater, tra cui la partecipazione alle operazioni della CIA con l’impiego di armi automatiche M-4 dotate di silenziatori, vietate ai mercenari. Inoltre, i mercenari della Blackwater parteciparono ai voli segreti di estradizione dei prigionieri della CIA, con squadre di 10 elementi che scortavano questi voli tra Polonia, Romania, Egitto, Abu Ghraib, Guantanamo, Afghanistan, Regno Unito, Italia, Francia, Germania e Malta. La CIA negava di aver mai usato la Blackwater per queste missioni di trasferimento dei prigionieri tra le varie prigioni segrete della CIA.

Erik Prince

La Blackwater nel 2000-2006 stipulò contratti da più di 1 miliardo di dollari, e nel 2007 stipulò contratti per 144 milioni di dollari con il dipartimento di Stato degli USA per “servizi di protezione” in Iraq e Afghanistan, oltre ad altri con Guardia Costiera, US Navy e Centro di addestramento federale delle forze dell’ordine. Nel settembre 2007 si scoprì che la Blackwater fu assunta dall’Ufficio del Programma della Tecnologia contro il Narcoterrorismo del Pentagono, nell’ambito di un programma da 15 miliardi di dollari “per combattere i terroristi collegati alla droga“. Secondo Richard Douglas, viceassistente del segretario alla Difesa USA, “usiamo la Blackwater per addestrare la polizia antinarcotici in Afghanistan. Devo dire che la Blackwater ha fatto un ottimo lavoro“. E in Colombia, i mercenari statunitensi ricevettero la metà dei 630 milioni di dollari di aiuti militari annui dagli USA per Bogotà. Oltre ad inviare elementi armati nelle zone di guerra e per l’addestramento militare e di polizia, la Blackwater aveva solide aziende aeree e marittime. La Blackwater in Giappone protegge il sistema di difesa missilistico balistico statunitense e addestra gli agenti del servizio speciale del National Security Bureau (NSB) di Taiwan. Nell’aprile 2006 Prince creò la Total Intelligence Solutions, collegata alla CIA e al gruppo finanziario Fortune 500, i cui compiti sono “sorveglianza e raccolta di informazioni, salvaguardia di dipendenti ed altre risorse chiave“. Washington spendeva 42 miliardi di dollari per assumere agenzie d’intelligence private. La Total Intelligence fu formata riunendo Centro di Ricerca sul Terrorismo, Difesa Tecnica e l’agenzia di consulenza Black Group di Cofer Black, vicepresidente della Blackwater. La leadership dell’azienda raccoglie i capi della “guerra al terrorismo” della CIA dall’11 settembre 2001, tra essi vi sono Robert Richer, ex-vicedirettore associato della Direzione Operativa dell’agenzia, incaricato delle operazioni clandestine. Dal 1999 al 2004, Richer fu a capo della Divisione Vicino Oriente e Asia del Sud della CIA, da dove guidò diverse operazioni clandestine. Era anche il collegamento della CIA con il re giordano Abdallah, alleato fondamentale degli USA e cliente della Blackwater. Infatti, Richer permise alla Blackwater di stipulare un accordo con il governo giordano per milioni di dollari, quasi sostituendo la CIA in Giordania. Il Chief Operating Officer di Total Intelligence è Enrique Prado, veterano della CIA ed ex-dirigente della Direzione Operativa. Per più di vent’anni lavorò al Centro antiterrorismo della CIA e nel gruppo operazioni speciali “paramilitari” della CIA. Prado e Black continuavano a collaborare con la CIA. Altri dirigenti di Total Intelligence sono Craig Johnson, agente della CIA attivo in America centrale e meridionale, e Caleb Temple, proveniente dall’agenzia dell’intelligence della difesa (DIA), dove nel 2004-2006 fu a capo dell’Ufficio delle operazioni d’intelligence della Joint Task Force intelligence-antiterrorismo, operando in tutto il mondo. La Total Intelligence ha un centro operativo modellato sul centro antiterrorismo della CIA. Secondo Black, “Con un servizio come questo, gli amministratori delegati e il loro personale di sicurezza potranno rispondere rapidamente e in tutta sicurezza alle minacce: decidendo quale città è più sicura per un nuovo impianto ed evitando ai dipendenti i danni da un attacco terroristico”. Cofer Black, parlando della Giordania e del suo re Abdullah, affermò in un’intervista che la “Giordania è, a nostro avviso, un investimento molto buono. Ci sono alcune risorse eccezionali. È una regione dove “numerose merci vengono prodotte e funzionano bene“. Secondo Black, la marea di rifugiati iracheni fuggiti dall’occupazione statunitense dell’Iraq era un’ottima occasione, “Abbiamo qualcosa come 600-700mila iracheni passati dall’Iraq alla Giordania che chiedono cemento, mobili, alloggi e simili. Quindi è un’isola di crescita e potenzialità, di certo in quella zona. Quindi mi sembra buono. Ci sono opportunità d’investimento. Non è tutto male. A volte gli statunitensi devono guardare meno TV… Ma ci sono possibilità. Ecco perché è necessario conoscere la situazione e questa è una delle cose che fa la nostra azienda. Fornisce intelligence ed intuizione per rendersi conto della situazione e poter fare i migliori investimenti“.La Balckwater fu responsabile del massacro di 17 iracheni a Baghdad, nel settembre 2007, che le costarono i contratti con il dipartimento di Stato in Iraq. A seguito di ciò, la Blackwater Worldwide si divise in 31 compagnie di facciata, sotto il titolo collettivo di Xe Services, e con sedi in paradisi fiscali offshore, permettendo alla Blackwater di stipulare ulteriori contratti governativi senza creare scandalo. Il senatore Carl Levin del Michigan, presidente del comitato per i servizi armati del Senato, dichiarò la necessità di “esaminare il perché Blackwater avesse dovuto crearsi decine di altri nomi” chiedendo al dipartimento della Giustizia d’indagare sulla Blackwater, che nel 2010 si era aggiudicata un contratto da 100 milioni di dollari con la CIA per sorvegliarne le basi in Afghanistan. Almeno due società affiliate alla Blackwater, XPG e Greystone, avevano stipulato altri contratti con l’agenzia. Nel febbraio 2008, una filiale della Blackwater, la Constellation Consulting Group (CCG), secondo il suo dirigente Enrigue Prado, aveva “avuto un grande successo nello svilupparsi in Mali, cosa estremamente interessante per il nostro sponsor principale e presto compirà un passo sostanziale grazie a un mio piccolo affare“, e chiedeva alla Total Intelligence di analizzare il “problema del terrorismo nel Nord del Mali e in Niger“.
I genitori di Eric Prince, Edgar Prince ed Elsa Broekhuizen, attraverso la loro Fondazione Freiheit, finanziano il Consiglio per la politica nazionale, una società segreta che a Salt Lake City, il 28 settembre 2010, ricevette l’ex-vicepresidente degli USA Dick Cheney per sostenere la necessità di attaccare l’Iran, la Coalizione cristiana di Gary Bauer, il Consiglio per la ricerca familiare di James Dobson, il Christendom College, l’Istituto per la Politica Mondiale, la Rivista Crisis e la Prison Fellowship di Chuck Colson, ed infine anche i Legionari di Cristo e il Christian Freedom International.

Robert Young Pelton

Nel 2009, a Kabul, un funzionario del dipartimento della Difesa degli USA, Michael D. Furlong, istituiva una rete di spionaggio ed omicidi in Afghanistan e Pakistan composta per lo più da mercenari ex-operativi della CIA e delle Forze Speciali degli USA, azione ritenuta illegale negli USA. Inoltre, il Pakistan vieta l’attività dei mercenari statunitensi sul proprio territorio, ritenendoli un surrogato dei militari statunitensi. Furlong era un addetto alle “operazioni psicologiche” dell’US Army, ed era stato attivo in Iraq e nei Balcani. Nella rete spionistica di Furlong in Afghanistan e in Pakistan faceva parte Robert Young Pelton, un giornalista statunitense che fu assunto assieme a Eason Jordan, un regista televisivo, dai militari statunitensi per gestire un sito web in sostegno all’occupazione dell’Afghanistan. In realtà, il sito era una copertura per ricevere i finanziamenti destinati alla rete di spie ed assassini diretta da Furlong, che aveva assunto sia l’International Media Ventures, un’agenzia di “comunicazioni strategiche” gestita da ex-comandanti delle forze speciali statunitensi, la Delta Force, e sia l’American International Security Corporation, una società di Boston diretta da Mike Taylor, un ex-berretto verde. Tale società aveva tra i dipendenti Duane Clarridge, alias Dewey, un ex-agente della CIA collegato all’operazione Iran-Contra. Taylor si occupò di raccogliere informazioni al confine tra Afghanistan e Pakistan. Nel 2008, Furlong fu incaricato di arruolare società private per raccogliere informazioni sull’Afghanistan, al modico prezzo di 22 milioni di dollari assegnati all’International Media Ventures. Uno dei membri del consiglio di amministrazione dell’International Media fu il generale Dell L. Dailey, ex-capo del Joint Special Operations Command, che sovrintende alle forze speciali degli USA.
Nel 2008 Jordan e Pelton avvicinarono il generale David D. McKiernan, che stava per essere nominato comandante delle forze statunitensi in Afghanistan, per proporgli d’istituire una rete di reporter in Afghanistan e Pakistan allo scopo di fornire informazioni a “clienti militari e privati” statunitensi sulla situazione di “una regione complessa diventata vitale per gli interessi occidentali”. Avevano già diretto un’operazione simile in Iraq, denominata “Iraq Slogger“, che impiegò 700 iracheni per raccogliere informazioni. Jordan propose l’istituzione di una rete simile in Afghanistan e Pakistan, denominata “Afpax”, e finanziata dall’US Army. Jordan disse che si rivolgeva alle forze armate degli Stati Uniti perché l’attività in Iraq fu poco redditizia avendo esclusivamente clienti privati. Descrisse la proposta come operazione di raccolta di notizie non classificate, “tutta open-source“. Quando Jordan fece la proposta al generale McKiernan, era presente anche Furlong, e l’approvarono; Furlong si propose di trovare i finanziamenti per la rete Afpax di Jordan e Pelton. “Quel giorno ci dissero di andare al lavoro“, secondo Pelton. L’ammiraglio Smith, direttore militare per le comunicazioni strategiche in Afghanistan, nel giugno 2009 si oppose al finanziamento di Afpax, scontrandosi con Furlong. “Quello che è successo successivamente non è chiaro”. L’ammiraglio Smith disse che quando rifiutò la proposta di Furlong, questi assunse l’International Media Ventures incaricandola delle comunicazione strategiche dello stesso ammiraglio, ma intanto 15 milioni di dollari assegnati a Furlong scomparvero. “Non ho idea di dove sia il resto del denaro“, disse l’ammiraglio Smith.
Nel 2014 Robert Young Pelton venne assunto dalla MOAS di Christopher Catrambone, quale “consulente strategico”, ovvero per preparare articoli elogiativi sul MOAS da distribuire presso Sunday Times, New York Times, Times, The Guardian, Bloomberg Businessweek e TV. Inoltre Pelton si occupa anche di ricerche sul campo (“intelligence”) sulle condizioni dei migranti in Libia, Myanmar, Bangladesh, Thailandia ed Europa. Pelton alla fine del 2004 fu in Iraq, “embedded” a una squadra della Blackwater. Pelton, come si è visto, fu consulente del comandante dell’ISAF e delle forze statunitensi in Afghanistan (USFOR-A) in Afghanistan, dove propose di armare le tribù afgane per combattere contro i taliban, o meglio renderle autonome dal governo centrale; la stessa ricetta applicata dai neocon in Iraq, con i brillanti risultati visti (nascita dello Stato islamico). E non a caso, lo Stato islamico ha preso piede anche in Afghanistan. Nel 2008 Pelton creò la DPx Gear, per vendere coltelli e materiale da “avventura e sopravvivenza”; la rivista Dangerous, sulla falsa riga di Raids, con articoli sulle sue incursioni in Myanmar, Afghanistan, Somalia ecc. Pelton e Prince si accordarono nel 2006 per stendere un libro, dal titolo “Licenza di uccidere: soldati e armi nella guerra al terrore“, ma nel 2010 i due litigarono su dei diritti editoriali. Nel novembre 2010 Pelton incontrò Prince ad Abu Dhabi, dove quest’ultimo aveva costituito un’altra compagnia militare privata, l’Academi. Secondo Pelton, Prince voleva finanziargli il sito web Somalia Report, e farne un’operazione mediatica su pirateria, rapimenti e terrorismo, poiché Prince aiutava gli Emirati Arabi Uniti a disporre di una presenza militare in Somalia. Secondo Pelton, il contratto per il sito obbligava Prince a versargli 150000 dollari al mese, e dal gennaio 2011 (notare le date), la DPx Gear di Pelton cominciò a ricevere 269968 dollari dalla Flying Carpet SAL e 269975 dollari dall’African Minerals Enterprises. Erano i versamenti promessi da Prince? Prince avrebbe voluto che Pelton rilanciasse il marchio Blackwater. Nel marzo 2011 (notare ancora le date) firmarono un contratto di 5 anni che concedeva a Pelton l’esclusiva sui prodotti marca Blackwater: coltelli italiani, romanzi e indagini di balistica. Pelton assunse un ghostwriter, Davin Coburn, che lavorava per The Washington Post. Nel gennaio 2012, Pelton chiese a Prince di versare 600000 dollari per Somalia Report, cosa rifiutata da Prince. Nel gennaio 2013 fu completato il libro-memoriale di Prince, che venne presentato alla CIA su richiesta dell’agenzia. Da allora Pelton e Prince litigarono per la gestione della DPx, in grave perdita. Poi Prince avrebbe ricevuto un’offerta di 2 milioni di dollari dalla Penguin Portfolio per il suo libro, scalzando dall’affare Pelton; questi minacciò di vendere la versione “non censurata dalla CIA” del libro di Prince. Nel luglio 2013 iniziò l’iter processuale tra Pelton e Prince su DPx, marchio Blackwater e diritti editoriali. Alla fine, Pelton avrebbe ricevuto da Prince almeno 720000 dollari, che secondo Prince dovevano essere spesi per acquistare i nuovi prodotti della Blackwater, non per finanziare i siti di Pelton. Anzi, gli avvocati di Prince mettono in dubbio l’autenticità delle firme nei documenti esibiti in tribunale da Pelton, dato che Prince nega di aver firmato alcun contratto per finanziare il sito Somalia Report. Nel frattempo, Pelton ha restituito i prodotti della Blackwater, ma si tiene il manoscritto originali e non censurato del libro di Prince “Guerrieri civili”. “Devo tenerlo“, ha detto, “come prova che ho lavorato al libro“. Nel giugno 2015, Pelton fondò Migrant Report, dedito allo studio dei movimenti dei migranti, basato a Malta dove viene redatto dal giornalista Mark Micallef e sponsorizzato dall’Organizzazione per una migliore sicurezza (OBS), ONG di Malta, ovvero una delle tante emanazioni della Tangiers International di Catrambone. Migrant Report è supportato dai ricercatori dell’università del Middlesex ed è collegato ovviamente alla MOAS.
Figlio di un ingegnere petrolifero, Christopher Catrambone fondò nel 2006 un’agenzia di assicurazioni per le zone di guerra dedicata a giornalisti e mercenari, la Tangiers International, una società che nel 2015 ebbe ricavi per 10 milioni di dollari. Catrambone nel 2005 conseguì la laurea in criminologia presso la McNeese State University di Lake Charles, in Louisiana, quindi lavorò per la G4S, una compagnia di sicurezza privata degli Stati Uniti, operando a Dubai, nel Kurdistan iracheno e in Afghanistan. Dopo di ché, a 26 anni, creò Tangiers International/Tangiers Group. All’improvviso, “costruendo ospedali”, era divenuto milionario. Nel 2013, Catrambone, con 8 milioni di dollari, creò la Migrant Offshore Aid Station (MOAS), l’ONG che gestisce una nave per le missioni di recupero dei migranti, la Phoenix, che acquistò per 5,1 milioni di dollari a Norfolk, Virginia, dove vi è la principale base navale dell’US Navy. Fanno parte dell’equipaggio 3 ex-membri delle Forze Armate di Malta, tra cui Ian Ruggier, capo delle pianificazioni ed operazioni del MOAS, personale di Medici senza frontiere, il capitano italiano e tre addetti dell’industria della difesa austriaca Schiebel che gestiscono i 2 droni a bordo della Phoenix. Nel marzo 2015, Catrambone stipulò un accordo con Hans Georg Schiebel, l’imprenditore militare austriaco, per utilizzare 2 droni Camcopter S-100, dall’autonomia di 380 miglia, al modico prezzo di 1,8 milioni di dollari. Catrambone ricevette finanziamenti da Medici senza frontiere, che gli diede 1,6 milioni di dollari; dalla compagnia tedesca Oil and Gas Invest, che gli compra il combustibile per la nave. Ma era a corto di 1,8 milioni di dollari per i droni, quindi venne in soccorso la famigerata organizzazione Avaaz (e qui) che gli diede 500000 dollari per i due droni S-100. “Catrambone avrebbe raccolto il resto in tempo per la stagione dei salvataggi”. I due S-100 si dimostrarono “risorse preziose”, ad esempio rilevando gommoni degli scafisti libici già pronti a salpare dalle spiagge di Zuara, in Libia. Una volta recuperati, i migranti, come ammettono gli stessi agiografi di Catrambone e soci, sono abbandonati a se stessi: “Quello che accadde ai migranti dopo dipende soprattutto dalla loro ingenuità, mi disse Gabriele Casini, addetto alle comunicazioni di Medici senza frontiere, mentre stavamo sul ponte a guardare. Il governo italiano è obbligato dalle regole dell’UE a trattenerli finché le domande di asilo non sono approvate o respinte. “Ma non sono rigorosi”, diceva Casini, “Non sempre prendono le impronte digitali, quindi i migranti sperano di squagliarsela e raggiungere la Germania o i Paesi scandinavi. In questi centri sono liberi. Possono decollare“. E mentre i migranti “decollano”, a Malta Catrambone tornava al tran-tran della Tangiers International, per acquistare il più grande broker assicurativo aereo di Malta, nonostante Catrambone lamentasse l’esaurimento dei fondi aziendali per via della sua attività “umanitaria”; aveva ancora soldi per operazioni commerciali che fanno della Tangiers International l’assicuratore di Air Malta ed altre compagnie aeree. “Il business resta nel suo sangue, è chiaro, ma non esclude un altro progetto umanitario”. Va ricordato che Tangiers Interntional fa parte dell’International Peace Operations Association, associazione senza scopo di lucro per promuovere il ruolo delle compagnie militari private, fondata da Doug Brooks nell’aprile 2001 e che raccoglie 60 aziende, tra cui appunto la Tangiers International di Catrambone. Ai vertici dell’IPOA siedono i dirigenti delle maggiori compagnie di mercenari degli USA: MPRI, DynCorp, Medical Support Solutions, Overseas Lease Group, Security Support Solutions, Triple Canopy (attiva nel reclutare latinoamericani da inviare a combattere nelle guerre mediorientali, come Yemen, Iraq e Libia), EOD Technology, Paxton International, ArmorGroup, Creative Center for Security and Stabilization e COO Hart Security.
La Blackwater confermò che suo personale stazionava e viaggiava da e per Malta, “Blackwater addestra forze militari e dell’ordine, e protegge i civili del governo statunitense all’estero. Il suo personale spesso vola all’estero su velivoli della compagnia sorella (Blackwater Aviation), atterrando anche a Malta“. L’azienda fu indagata da procuratori federali statunitensi per traffico di armi in Iraq, armi finite sul mercato nero e, quindi nelle organizzazioni terroristiche. Secondo una relazione del Parlamento Europeo, Malta fu utilizzata in almeno sette occasioni da sei aeromobili addetti ai trasferimenti dei prigionieri della CIA. “La dinamica a Malta di tali operazioni non fu oggetto di una vasta indagine per carenza di tempo e assenza di Paesi che volessero le indagini. Una relazione del Parlamento Europeo affermava che gli aerei della compagnia basati a Malta “trasportano paracadutisti e grandi carichi, e possono operare da piste corte ed improvvisate“, concludendo che Malta era la base in Europa di tali aeromobili. Secondo la relazione, a Malta la Blackwater aveva insediato i velivoli delle sue filiali, la Presidential Airways e l’Aviation Worldwide Services, che utilizzavano aerei-cargo CASA C-212. I velivoli dell’Aviation Worldwide Services compirono diversi voli verso Camp Peary, una base della CIA in Virginia, nel maggio 2006, il 13 marzo 2007, nel marzo e aprile 2009.
A Malta, intanto, veniva avviato, nel febbraio 2014, un programma che offre la cittadinanza in cambio di contanti, attirando l’interesse di centinaia di candidati, tra cui miliardari e dirigenti di Paesi come Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Libia. Il partito laburista dell’isola promuove il programma nella speranza di raccogliere 1,9 miliardi di dollari. Il processo di controllo delle domande dei candidati alla cittadinanza è affidato a una società privata, l’inglese Henley&Partners, assunta con un contratto da decine di milioni di dollari. Chiaramente Malta vende passaporti per accedere all’Unione europea. La Commissione europea riusciva a imporre a Malta la condizione di un anno di residenza nell’isola per acquisire il passaporto, che permetterà di viaggiare nei 26 Stati membri dell’Unione Europea e in altri 69 Paesi, inclusi gli Stati Uniti; il tutto al prezzo di 891000 dollari in contanti e 685000 dollari in immobili ed investimenti. Eric G. Major, amministratore delegato di Henley&Partners, dichiarò che le richieste da cittadini iraniani e siriani sarebbero state respinte, e che la sua commissione sarebbe stata del 4% sulla tassa di 891000 dollari, e che avrebbe addebitato ai clienti 96000 dollari per ogni richiedente accettato. Dopo aver verificato i dati dei candidati, un’agenzia governativa di Malta avrebbe deciso su raccomandazione della Henley.Infine, ricordiamo che la ONG di Gino Strada, Emergency, il 6 giugno 2016, diveniva partner operativo della MOAS, operando a bordo della nuova nave Topaz Responder, la nuova nave di ricerca e salvataggio della MOAS di stanza a Malta, da cui pattuglia il Mediterraneo centrale. A bordo della nave, Emergency installava 6 operatori. La presidentessa di Emergency, Cecilia Strada, dichiarava che “Da due anni lavoriamo nei porti siciliani offrendo assistenza medica a coloro che partono. E oggi siamo lieti di portare la nostra esperienza in mare, insieme alla MOAS“. Tale esperienza comunque terminava all’improvvso il 5 agosto 2016, per “impreviste carenze finanziarie“. Non si dimentichi che Emergency fu attiva nella guerra d’aggressione alla Libia, nel 2011, supportando i terroristi islamisti e l’invasione e la distruzione della Jamahiriya Libica sponsorizzate dalla NATO. Fonti:
Concen
Desaparecidos
Emergency
Europarlamento
Independent
IISS
IPOA
IPOA
NYTimes
NYTimes
Robert Young Pelton
Spitfire List
Tangiers Group
Tangiers International
The Nation
The Nation
Washingtons Blog
Washington Post
Xinhua

Italia e crisi dei migranti: le ONG complici di contrabbandieri e schiavisti in Libia

Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times

Carmelo Zuccaro, procuratore italiano, sostiene di avere prove importanti su numerose ONG colluse con i contrabbandieri che si arricchiscono sulla miseria degli inermi. Infatti, se dimostrato, tali ONH hanno le mani insanguinate ed incoraggiano di nascosto la schiavitù in Libia, anche se non voluta. Pertanto, è tempo di tenere conto di una catena infinita che lega mass media che incoraggiano la migrazione di massa, ONG che aiutano i contrabbandieri ad arricchirsi e l’agenda politicamente corretta di certi politici che tentano di alterare le dinamiche europee manipolando i fatti. La Stampa fu informata da Zuccaro che le navi di salvataggio venivano avvertite dal paradiso del contrabbando libico per raccogliere i migranti economici nel Mar Mediterraneo. Il modus operandi della catena diretta tra contrabbandieri e ONG si basa sulle telefonate. Naturalmente, ciò implica che i migranti economici debbano pagare un forte incentivo finanziario ai contrabbandieri. Quindi, a chi non può permetterselo, le questione della schiavitù araba dei neri africani, e la persecuzione degli immigrati cristiani, diventa una realtà nella Libia attuale. Va detto che la schiavitù resta in Mauritania, dove i musulmani neri africani subiscono abusi continui dagli altri musulmani della nazione. Allo stesso modo, l’Arabia Saudita tollera ancora la schiavitù dalla Seconda Guerra Mondiale, fondamentale vergogna da eradicare da tale realtà permanete e storica della Penisola Araba. Infatti, gli animisti e i cristiani neri africani subirono una simile realtà quando le milizie arabe, alleate del governo di Khartoum, tolleravano la schiavitù tra le forze antigovernative durante la guerra civile. Naturalmente, lo SIIL (Stato islamico) è noto schiavizzare e vendere cristiani e yazidi in Iraq. Nel caso degli yazidi, non essendo “persone del libro”, subiscono schiavitù e la schiavitù sessuale delle donne, costrette a convertirsi all’Islam, e la pulizia etnica. Tuttavia, proprio come in Libia, la schiavitù si basa su tradizioni e razzismo contro i neri africani. Recentemente, la BBC riferì: “Anche le donne sono comprate da clienti libici e portate in casa dove diventano schiave sessuali“, secondo un testimone. La BBC aggiunge: “A febbraio, l’Unicef rilasciò una relazione che documenta, talvolta con orribili dettagli, storie di schiavitù, violenza e abusi sessuali subiti da numerosi bambini che viaggiano dalla Libia all’Italia“. La schiavitù dei neri africani da parte dei musulmani arabi ha ben più di mille anni e le realtà in Libia, Mauritania e Sudan mostrano che la mentalità cambia lentamente. Naturalmente, per via del politicamente corretto e della moda, non vi è alcuna manifestazione di massa contro la schiavitù in Libia tuttavia, si può solo immaginare cosa accadrebbe aprendo tali mercati negli USA, Francia o Israele. Reuters ha anche riferito nel 2016 sulla Mauritania: “Gli Haratin, che costituiscono la principale “casta degli schiavi”, discendono da etnie nere africane del fiume Senegal. Spesso lavorano come pastori e domestici… Il Paese dell’Africa occidentale ha la più alta prevalenza di schiavi, secondo l’indice della schiavitù globale, con circa il 4 per cento della popolazione, o 150000 persone, che vivono come schiavi“.
Tornando ai contatti tra ONG e contrabbandieri in Libia, Zuccaro ha detto: “Abbiamo prove di contatti diretti tra alcune ONG e trafficanti di persone in Libia“. L’agenzia di frontiera dell’Unione europea, Frontex, è altrettanto disturbata dalle ONG che incoraggiano la migrazione di massa. Questo, a sua volta, provoca innumerevoli morti in mare e la schiavitù in Libia. Dopo tutto, la Libia attuale è una nazione fallita dovuta all’interferenza delle potenze del Golfo e della NATO. Pertanto, la storia del contrabbando e della schiavitù araba dei neri africani riempie il vuoto, e lo stesso vale per la crescente minaccia dei vari gruppi islamisti sunniti e militanti regionali in Libia. Fabrice Leggeri, figura di Frontex, ha informato Die Welt sul ruolo delle ONG, affermando con forza che le imbarcazioni di soccorso delle numerose ONG hanno incoraggiato i trafficanti a “forzare ancora più migranti su imbarcazioni insicure con acqua e carburante insufficienti, rispetto agli anni precedenti“. Le affermazioni stupefacenti della cancelliera Merkel sul ruolo dei mass media, delle ONG e del politicamente corretto allarmano sulla migrazione di massa in Europa in diversi sensi. Il risultato sono gli innumerevoli morti in mare, il tradimento dei veri rifugiati, la schiavitù in Libia, le convulsioni terroristiche in Europa, la criminalità e la creazione di contrabbandieri estremamente ricchi. Pertanto è necessaria un’azione diretta per fermare ciò che persone inermi subiscono dall’operato di ONG e contrabbandieri, anche se cercano risultati diversi.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hama 1982: i Fratelli Musulmani in Siria

La banda dei Fratelli Musulmani in Siria: Una storia di criminalità e collaborazione con i colonizzatori
Munir Ayham
1 – La nascita dell’organizzazione avvenne nel 1936
Il capo dell’organizzazione aveva rapporti con i servizi segreti inglesi, si chiamava Hassan al-Banna, l’istruttore di Mustafa al-Sibai in Egitto. Quando Mustafa tornò a Damasco, incontrò l’organizzatore dal nome di “giovane Maometto”, Mustafa al-Sibai, che aveva costituito l’organizzazione dal nome “Fratelli Musulmani”. L’organizzazione tenne numerose conferenze e nella terza conferenza tenutasi a Damasco, si decise di creare il comando centrale a Aleppo, perché era più vicina alla Turchia; la fratellanza musulmana considera il dominio ottomano una continuazione del califfato islamico. Mustafa Sibai, il primo osservatore dei fratelli musulmani, ne emerse come il fondatore. Un altro, Marwan Hadid che aveva studiato a Cairo negli anni cinquanta, tornò in Siria come Imam della moschea ed iniziò a diffondere “Il pensiero della mia colpa” dal pulpito della sua moschea. Nel 1973 Marwan Hadid contattò i criminali Hosny Abo e Mohammad Tamim al-Shaqfa e concordarono la costituzione di una sezione armata della fratellanza musulmana nominandola “i combattenti dell’avanguardia” autori dei crimini più indicibili in Siria, tra cui i massacri di Azbaqiah e della scuola di artiglieria. Il criminale Marwan Hadid aveva collaborato con molte bande ad Hama e contattò religiosi musulmani e associazioni islamiche in provincia, chiedendoli di emettere fatwa per la jihad contro il regime e la condanna a morte di chi si opponeva alle sue idee.
Nel 1976 il successore di Marwan Hadid fu Abd al-Satar, che nella sua prima operazione uccise il Maggiore Muhammad Gharra ad Hama. A Damasco altri criminali, Irfan Madani, Jamal Amari, Ayman Sharbatji, Basam Faraon, Abdulnasser Abasi e Riad Humul formarono un ramo dell’organizzazione dei fratelli musulmani, questa banda distribuiva volantini firmati come Partito comunista, in modo da ingannare le autorità; due settimane dopo fu assassinato il Dottor Mohammad Fadil dai criminali Amar Marqa e Faisal Ganama, poi fu assassinato il Dottor Ibrahim Naamah dai criminali Hisham Jumbaz e Ayman Sharbatji. Nell’organizzazione in Siria fu eletto Ali al-Byanuni, supervisore generale che, come ufficiale nelle istituzioni, era l’informatore dell’organizzazione. Ad Hassan Haluf fu assegnato il compito di arruolare i vari infiltrati nelle istituzioni, per operazioni criminali nelle province.
Ad Homs furono assegnati Abdel-Qadir Zahran e Ismail Jada
Ad Idlib furono assegnati Ahmad Salah Hasnawi e Said Qais
Ad Aleppo fu assegnato Hassan Agil
A Jisir al-Shughur fu assegnato Ali al-Jabi
A Lataqia furono assegnati Ahmad Nisana e Burhan Julaq
A Damasco, l’organizzazione prese di mira i circoli religiosi nelle moschee per reclutare i giovani. Uno dei luoghi più importanti per il reclutamento fu la moschea nella zona di Muhajirin e un’altra nella zona di Midan. I nomi dei funzionari dell’organizzazione a Damasco erano:
Jamil al-Jamil a Qafar Susah
Ali al-Sidawi a Duma
Muhammad al-Sfar a Quswah
Muhammad al-Qatib a Dara
Ahmad Az al-Din a Madaya
Shahdan al-Ammar e al-Din al-Bazilti nella zona di Ruqun al-Din.
Questi personaggi attirarono i giovani e li reclutarono nei combattenti dell’avanguardia. Questi giovani furono istruiti nelle tecniche per nascondere armi da fuoco e nello smontare e rimontare l’arma, nel pedinamento di personaggi politici e dei palazzi istituzionali, facendo ogni sorta di pressione psicologica in modo che fossero implicati nel loro gruppo, comunque. Un modo crudele di addestrarli consisteva nell’uccidere persone innocenti come gli spazzini che uscivano all’alba per pulire le strade.

2 – La banda di criminali dei fratelli musulmani
L’organizzazione segreta avviò le operazioni terroristiche in Siria, sotto forma di attentati, uccisioni, esplosioni, omicidi di figure governative, leader politici e religiosi, membri del partito, oltre ad una serie di brillanti professionisti, medici, ingegneri e funzionari. Le vittime più importanti furono i martiri:
1 – il colonnello Ali Haidar governatore di Hama assassinato nell’ottobre 1976
2 – il dottor Muhammad Fadil presidente dell’università di Damasco assassinato nel febbraio 1977
3 – Il comandante della brigata missilistica Abdul-Qarim Razuq che l’occidente considerava uno dei migliori al mondo nella tecnica missilistica, assassinato nel giugno 1977
4 – il professore Ali bin Abdul al-Ali dell’università di Aleppo, assassinato nel novembre 1977
5 – il direttore generale dei medici dentisti Dottor Ibrahim Naamah ucciso nel marzo 1978
6 – il colonnello Ahmad Qalil direttore della polizia nel ministero dell’interno, assassinato nell’agosto 1978
7 – Adel Mayina, procuratore della suprema corte per la sicurezza assassinato nell’aprile 1979
8 – il Dottor Shahadah Qalil specialista mondiale di neuro-chirurgia oltre ad essere medico privato del defunto presidente siriano Hafiz al-Assad, assassinato nell’agosto 1979.
Gli atti più eclatanti si verificarono ad Aleppo dal 16 giugno al luglio 1979, quando fu assassinato un grande numero di allievi ufficiali della scuola d’artiglieria di Aleppo, in seguito noto come massacro della scuola ufficiali, comandata dal criminale Ibrahim Yusif, complice dell’organizzazione dei Fratelli mussulmani, che fece riunire gli studenti nella sala da pranzo e che separò secondo la loro appartenenza religiosa, per poi dare l’ordine ad elementi dei fratelli musulmani di aprire il fuoco con fucili mitragliatori e granate, provocando 83 caduti, senza risparmiare dei tecnici russi, anche loro uccisi, inoltre ci fu il ferimento di dieci esperti in una serie di attentati nel gennaio 1980.
Agli inizi del 1980 il team dei Fratelli musulmani inviò dei cecchini per uccidere membri del governo e del partito, Abdul Aziz al-Adi della sezione di Hama fu ucciso brutalmente con sua moglie e i suoi figli, e il corpo gettato in strada; invece sopravvisse ad un attacco un membro del partito che si chiamava Ahmad al-Assad, dopo che fu gettata una bomba a casa sua, e nel giugno 1980 i terroristi della Fratellanza musulmana tesero un agguato al consigliere esecutivo della provincia di Aleppo, Ali Baghdadi, e ammazzarono uno dei suoi fratelli, invece l’altro fratello fu ferito allo stomaco. Ad Aleppo tra il 1979 e il 1981, i terroristi dei Fratelli musulmani uccisero 300 persone tra membri del governo e del partito, professionisti e una dozzina di religiosi musulmani che si opponeva ai loro crimini, il più importante martire fu l’imam Muhammad al-Shami, massacrato nella sua moschea di Sulaimania di Aleppo, il 2 febbraio 1980, inoltre il presidente siriano Hafiz al-Assad sopravvisse ad un attentato dei Fratelli musulmani che lanciarono due bombe e spararono mentre il presidente era in attesa di un diplomatico africano, presso la porta del Palazzo degli ospiti, il presidente Hafiz al-Assad si accorse di una delle bombe e la calciò allontanando il pericolo, mentre l’altra fu vista da una delle guardie la guardia del corpo, il martire Qalid al-Husain, che gettò il presidente a terra e fece uno scudo con il suo corpo per proteggerlo.

3 – Massacro della scuola di artiglieria di Aleppo
Alle prime ore dell’alba di domenica 17 giugno 1979, il generale Hiqmat al-Shihabi contattò il Capo di stato maggiore dell’esercito Hafiz al-Assad che era presente in quel momento a Baghdad e lo informò del massacro accaduto nella scuola di artiglieria di Aleppo per mano della banda dei Fratelli musulmani, alcune ore prima le truppe dei servizi segreti militari siriani erano entrati nella scuola di artiglieria dove trovarono i corpi dei martiri degli allievi ufficiali, nella sala del simposio piena di cadaveri, sangue e resti umani ovunque e dei molti allievi ufficiali feriti; le parole scritte sulla lavagna macchiata di sangue dagli attentatori: la Fratellanza musulmana, i combattenti dell’avanguardia firmarono il massacro. Nel cortile della scuola i servizi segreti militari trovarono un allievo ufficiale ferito, era fuggito dalla sala del seminario e aveva incontrato l’ufficiale in servizio chiedendo aiuto, dicendo: signore non vede cosa hanno fatto questi criminali, ma questi era traditore e complice della banda, il capitano Ibrahim Yusif che ordinò al commando degli attentatori di sparargli ferendolo gravemente. Riguardo la pianificazione dell’atroce massacro contro gli allievi ufficiali, alle 18.30 del sabato 1979 il capitano traditore Ibrahim Yusif aveva lasciato la scuola di artiglieria con un’auto guidata dal sergente, criminale anche lui, il traditore Abdul Rashid Husain, recandosi lì vicino dove li attendeva il commando dei criminali fratelli mussulmani, i più importanti dell’organizzazione di Aleppo, il capo egiziano Hosni Abo e il suo vice Adnan Aqla, Zuhair Qaluta, Ramiz Issa e Ayman al-Qatib. Diede loro uniformi con diversi gradi e si sparpagliarono attorno l’edificio del seminario, dicendogli di attendere il suo segnale dopo di che il traditore Ibrahim Yusif fece raccogliere tutti gli allievi ufficiali con il pretesto di una riunione con il direttore del collegio per dargli alcune istruzioni, erano 300 allievi ufficiali riuniti nella sala e una volta entrati il criminale Ibrahim Yusif, accompagnato da Hosni Abo e Adnan Aqla, lesse alcuni nomi e gli chiese di lasciare la sala, ma questi erano i criminali infiltrati Yahia Qamil al-Najar e Mani Mahmud al-Qalaf, che erano d’accordo con il criminale Ibrahim Yusif e tornarono a prendere posizione fuori dal seminario per l’esecuzione del delitto, che fu respinta dagli allievi ufficiali, i martiri Muhsan Amir e Muhammad al-Dawiya, anche loro usciti dal seminario. Dopo l’ordine dello sporco crimine, Ibrahim Yusif con alcuni ufficiali in ostaggio che dovevano essere in contatto con la dirigenza… andarono verso il quartiere generale della guardia accompagnati dai criminali Mustafa Qasar, Mahir Attar, Adel Dalal e uccisero la prima recluta Hosib Manuqian e quando vide il suo collega insanguinato la seconda recluta, che si chiamava Abdul Aziz Qalif, con il suo fucile tentò di sparare ma era scarico, perché il criminale Ibrahim Yousif aveva ordinato di non caricare i fucili prima delle otto, quando videro che prese in mano l’arma, lo uccisero subito.
Verso le otto, il criminale Ibrahim Yusif diede ordine ai criminali che avevano circondato l’edificio di aprire il fuoco intensamente e di lanciare granate da tutte le direzioni sugli allievi ufficiali, ne morirono 34 all’istante e altri morirono dissanguati, l’eroe martire capitano Ahmad Zuhairi prese in mano una bomba lanciata dai criminali, per proteggere i suoi colleghi e corse fuori dalla sala facendo da scudo con il suo corpo; un altro capitano, che si chiamava Sulaiman Rashid Ismail Amar, aveva affrontato la morte attaccando un aggressore che gli sparò in testa, nel frattempo molti feriti riuscirono a scappare dal seminario, i criminali cercarono di inseguirli, ma alcuni sopravvissero al massacro. Dopo l’operazione, i terroristi della fratellanza mussulmana uscirono dalla scuola accompagnati dal traditore Ibrahim Yusif con l’auto guidata dal traditore Abdul Rashid Husain, che tornò come se nulla fosse accaduto.
I militari dell’intilligence Abdul-Rashid al-Husain, Mani Qalaf e Yahya Najar furono consegnati immediatamente al tribunale su testimonianza degli ufficiali sopravvissuti. I criminali furono portati nel campo della scuola di artiglieria e condannati a morte. Nel novembre 1979 la sicurezza militare arrestò il criminale Hosny Abo, coapo del gruppo armato di Aleppo, e dopo essere stato processato fu anch’egli condannato a morte e giustiziato. Il 3 giugno 1980 le forze di sicurezza scovarono il criminale Ibrahim Yusif nel suo nascondiglio ad Aleppo, e dopo averlo circondato fu ucciso dopo un feroce scontro e si dice che il suo corpo fu trasferito nella scuola di artiglieria passando davanti le classi degli allievi ufficiali che sputarono sul cadavere e cercarono di farlo a pezzi. Nel 1982 le forza di sicurezza arrestò il criminale Hadnan Aqla e lo consegnarono alla corte di sicurezza dello Stato.
Dopo il massacro il popolo siriano manifestò in massa ad Aleppo, Homs, Idlib, Damasco Lataqia, Hasaqah, Dair al-Zur e altre località, chiedendo la cattura dell’intera banda.

4 – Il massacro dell’Azbaqiah
Il 29 novembre del 1981 la banda dei fratelli musulmani di Yasin bin Muhammad Sarij fece esplodere un’autobomba nel quartiere di Damasco di al-Azbaqiah, un’auto Honda caricata con 300kg di tritolo (TNT), uccidendo oltre 175 persone. Alcuni nomi dei martiri individuati dai resti dei corpi: Muhammad Iqsan al-Musaian, Umar Faruq al-Zubi, Burhan Shams al-Din, Qasim bin MUhammad Rustam, Id Maqario Qira, Zahi Lutfi al-Samin, Muhammad bin al-Abidin, Dia al-Laham. E alcuni nomi dei feriti: Muhammad Ziad Biram, Muhammad Nur, Muhammad Shahadah, Nasir Fashetqi, Muhammad Ahmad Sadiq, Antun Tahtuh, Abdul Nadir Qatib, Musa Mahmud, Marwan al-Salah, Mahmud Hamidi, Muhammad Dudi, Uzzo Shah al-Bustani, Najah Salim al-Hulu, Rana Ayub, Nada al-Sadiq, Ratibah al-Hajah, Ismail Abdo Abbud, Nazir Abdalla Hazim, Mustafa Najar, Ali Saqaf, Riad Bilal, Maliq Shahadah, Ahmad Qarim, Adnan Muhammad Tahan, Ahmad Awad, Muhammad Zaqaria Sharif, Mutanios Jabur Isbar, Yasin Sharara, Umaya Usman e altri. Questo attentato fu il più devastante della storia siriana. La maggior parte delle vittime erano civili, quest’esplosione avvenne nell’ora di punta delle 11,20 del mattino, e furono danneggiati gravemente anche i palazzi circostanti e parti di corpi volarono dappertutto, i soccorritori impiegarono parecchio tempo per estrarli dalle macerie. Alcuni testimoni oculari dissero di avere visto un autobus che passava in quel momento in via Baghdad, alzarsi da terra a seguito dell’esplosione e disintegrarsi, tutti i 31 passeggeri morirono; i feriti furono trasportati nei vari ospedali della capitale e alcuni furono trasportati con auto private, a seguito dell’esplosione 40 famiglie persero le loro abitazioni.
Racconta un testimone oculare del tragico attentato: ero giovane quando vi furono le esplosioni di Damasco, negli anni ottanta, ci eravamo spostati nella zona di Ruqun al-Din, in una casa in affitto per nostra sicurezza, ma non eravamo tranquilli, perché arrivarono a minacciarci nel nostro appartamento. Un ufficiale dice: non dimenticherò mai e rimarrà nella mia memoria come se l’orologio si fosse fermato il 29 novembre 1981, quando morirono 175 persone, dice l’amico, un ufficiale che era nella zona dell’esplosione e che per prima cosa vide, tra la polvere, un gatto stringere tra i denti una mano umano, e l’ufficiale prese in mano la sua pistola e sparò al gatto. Fino ad oggi non riuscirò a dimenticare quella scena e l’importanza della pace in Siria.
I fratelli musulmani si giustificarono dicendo che i combattenti dell’avanguardia che compirono l’attentato all’Azbaqiah, avevano agito indipendentemente. Una delle rivendicazioni dei Fratelli musulmani fu che non era stato sparato nemmeno un colpo contro Israele, e per questo si sentivano in diritto di terrorizzare la popolazione.

5 – L’inizio degli scontri con i Fratelli musulmani
Hama, la notte del 2-3 febbraio del 1982. Durante un pattugliamento, un’unità dell’esercito in città cadde in un’imboscata e dei cecchini dai tetti uccisero una ventina di soldati, i soldati trovarono il nascondiglio del leader dei terroristi (Muhammad Jawad) meglio conosciuto con il nome di guerra Abu Baqr, aveva nei quartieri densamente popolati una rete di cellule, e dopo una chiamata via radio, arrivarono immediatamente sul posto le forze governative che lo circondarono. Abu Baqr diede l’ordine di effettuare un attacco armato e lanciò un appello alla jihad contro il governo dagli altoparlanti delle moschee e a quel punto, centinaia di terroristi uscirono dai loro nascondigli uccidendo, saccheggiando e attaccando le case dei funzionari e dei leader del partito, forzarono i depositi delle armi nelle caserme della polizia e le rubarono per impadronirsi della città, aggredirono le ragazze paracadutiste che massacrarono mentre dormivano: due assassini erano scesi dai tetti. Un gruppo dei fratelli musulmani circondò l’abitazione del governatore Muhammad Harba chiedendogli di uscire con le mani alzate, ma lui difese se stesso e la famiglia, finché arrivarono le forze di sicurezza. Alla mattinata del 3 febbraio furono ammazzate 70 persone del governo e del partito, e i fratelli musulmani dichiararono l’occupazione della città. Il giorno seguente si riunirono il governatore Muhammad Harba, il segretario del partito Ahmad al-Asad e i membri delle autorità sopravvissuti al massacro della notte, ognuno di loro prese la propria arma presso la sede del partito per difendere la Patria, chiamando le forze del governo a ripulire Hama: dopo tre settimane di violenti combattimenti le forze governative riuscirono a ripulire la città dai fanatici.

6 – I rapporti all’estero
Nel 1980 il presidente Hafiz al-Assad accusò la CIA di incoraggiare e sostenere il terrorismo e il fondamentalismo in Siria; dopo due anni, il 10 febbraio 1982 furono rilasciate le dichiarazioni dal dipartimento di Stato USA e dai fratelli musulmani in Germania ovest (ufficio di Isam al-Atar) che annunciarono di essere i protettori dell’insurrezione terrorista, chiara prova della cooperazione tra la confraternita e gli statunitensi. La prova più significativa ad accusare gli statunitensi furono dei dispositivi elettronici che furono trovati in possesso dei fratelli musulmani, e che non potevano essere stati venduti da terzi senza il consenso e l’approvazione del governo degli stati uniti. I servizi dell’intelligence siriani erano convinti che questi strumenti fossero di produzione statunitensi e che venissero infiltrati in Siria da Israele, Beirut est, Amman e Baghdad. Il presidente siriano accusò gli statunitensi di complicità con i terroristi che negarono ogni interferenza dicendo che per sollevare quelle accuse bisognava avere delle prove concrete; a quel punto il presidente siriano mostrò le apparecchiature con i loro numeri di serie e chiese agli statunitensi d’informarlo a chi avessero fornito le apparecchiature corrispondenti a quei numeri, gli statunitensi rifiutarono di fornire quelle informazioni e infine il presidente siriano evidenziò il fatto che gli statunitensi erano complici dei terroristi.
Durante il funerale di Tito, nel maggio 1980, erano presenti il re giordano Hussein e il presidente siriano Hafiz al-Assad, quest’ultimo in quell’occasione lo accusò decisamente di essere complice dei massacri in Siria. Dopo cinque anni, quando i rapporti tra i due governanti migliorarono, il re giordano ammise la sua colpevolezza, e si seppe in seguito che il regime giordano aveva accolto esponenti dei fratelli musulmani in Siria, tra cui il criminale Ali al-Bayanuni che era riuscito a fuggire in Giordania con la complicità e l’assistenza dei servizi segreti giordani. Molte persone arrestate ammisero il loro tradimento e i loro rapporti con il regime di Saddam, ammisero il loro collegamento con gli ufficiali di Baghdad e il loro coinvolgimento nel contrabbando di armi attraverso il deserto del al-Sham. Erano iniziati i contatti tra il capo dei terroristi (del braccio armato dei fratelli musulmani) e il regime iracheno, dopo la fuga dei criminali Umar al-Wani e Mahdi al-Wani a Baghdad, nel 1979, che furono ricevuti dal regime iracheno con grande entusiasmo e considerarono Umar al-Wani il rappresentante ufficiale dei fratelli musulmani in Iraq. Inoltre Baghdad annunciò la volontà di equipaggiare completamente l’organizzazione, e il governo iracheno inviò 200.000 sterline con 10 mortai e 10 lanciarazzi RPG, con 100 colpi di ogni tipo e grandi quantità di munizioni per fucili russi. Questa consegna avvenne attraverso Dair al-Zur. Il governo iracheno addestrò elementi dell’organizzazione negli anni ’80, per un mese, e promise la piena apertura di un nuovo ciclo ogni primo del mese. I corsi del governo iracheno per i combattenti dei fratelli mussulmani consistevano nell’uso, nel montare e smontare pistole o fucili, oltre a usare granate, mortai, esplosivi, RPG e radio. Fu il comandante dei fratelli musulmani a chiedere al leader iracheno d’insegnare alla sua banda tutte queste cose, oltre a chiedere d’insegnare come usare i carri armati, e la richiesta fu accettata dal regime iracheno.
Il governo siriano sequestrò le armi ottenute dai terroristi della confraternita da parte dei guardiani della milizia dei cedri libanese, collegata direttamente ad Israele (era l’equivalente dell’attuale milizia del Futuro e di Samir Geagea in Libano), inoltre il capo prese ufficio in Egitto, per risolvere il sostegno della banda in Siria, e vale la pena ricordare che l’ufficio della guida è il massimo organo direttivo dell’organizzazione dei fratelli musulmani, e i più importanti capi furono: Rashid al-Gawash in Tunisia, Abdul Fatah abu Ghaddah e Adnan Saad al-Din in Siria, Yusif al-Qaradawi in Qatar, Yasin al-Abdel in Yemen, Faysal Mawlawi e Ibrahim Masri in Libano.Documento interno riservato
Il documento segreto trovato in un covo della fratellanza musulmana riguardo la sicurezza, il regolamento recita che il documento indica che coloro che Dio ha creato capi dei fratelli, avevano la responsabilità delle basi che, una volta aperte, non dovevano comprometterne la sicurezza, e per mantenere la propria sicurezza dovevano fare quanto segue:
– Un fratello è il comandante del gruppo, è il riferimento in tutte le questioni e non è mai permesso scavalcarlo.
– Conoscenza limitata del gruppo, basandosi sul fatto che non si devono conoscere posizione e regole di un’altra base.
– Divieto di portare qualsiasi amico nella base ed essere cauti e prudenti con gli altri.
– Parlare a voce bassa e ridurre gli incontri a uno o due giorni alla settimana.
– Avere estrema cautela quando si lascia la base rientrando nelle proprie abitazioni.
– Chi dona la base, ha la missione di dedicarsi ai servizi pubblici del gruppo.
– Conversare senza nominare il movimento.
– Distruggere tutto ciò che si riferisce all’organizzazione.
– Uscire di casa immediatamente se c’è un rischio, basandosi sul principio dell’arrangiarsi da solo (in arabo si dice Dabir rasaq)
– In caso di un ferito che ostacola il ritiro, deve essere ucciso dai suoi amici, l’auto-esecuzione è permessa con parere consultivo legittimo dell’imam (in arabo si chiama shaiq) Abdul-Aziz bin Baz direttore dell’università islamica di Madina al-Munawara e dell’imam Faysal al-Mawlawi. Un’altra fatwa su un elemento dei fratelli musulmani che si suicida per non cadere in mano ai nemici, per non danneggiare l’organizzazione, viene considerato un martire.
Gli obiettivi più importanti dell’organizzazione devono essere:
– caserme ed aeroporti
– abitazioni dei militari
– fabbriche della difesa
– stazioni delle poste e vie di comunicazione, silos dei cereali
– club e scuole degli ufficiali, il movimento dei convogli militari, specialmente quelli di ufficiali, e l’elenco potrebbe continuare.

Fonti
Al-Assad e il conflitto in medio oriente (Patrik Seale)
Il flagello della patria (Robert Fisk)
Lo specchio della mia vita (Mustafa Tlas)
I Fratelli musulmani e la nascita di un nero sospetto
Memorie di alcuni dei criminali della fratellanza musulmana, i combattenti dell’avanguardia.

A cura di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libia, Haftar bastona islamisti e Gentiloni, Mosca e Londra soccorrono il vincitore

L’Italia renzygliona corre, corre, verso l’ennesima strepitosa Canne geostrategica
Alessandro Lattanzio, 16/3/2017

Il 15 marzo, l’Esercito nazionale libico (LNA) del generale Qalifa Belqasim Haftar liberava i terminali petroliferi di al-Sidra e Ras Lanuf, infliggendo una pesante sconfitta agli islamisti di al-Qaida sostenuti da Qatar, Turchia, Arabia Saudita e Italia (Roma opera sotto la copertura delle “missioni umanitarie”, come l’ospedale da campo militare istituito a Misurata, per curare i terroristi islamisti, e nell’ambito della missione ONU in Libia, affidata al generale Paolo Serra, che accompagna nelle missioni sul campo il capo del governo-fantoccio di Tripoli, l’islamo-atlantista Fayaz al-Saraj).
Le forze islamiste, riunite nelle Brigate di difesa di Bengasi (BDB) venivano respinte di oltre 100 km, mentre le forze aerea e di terra del LNA recuperavano il controllo su al-Sidra e Ras Lanuf, dopo aver eliminato 30 miliziani islamisti, mentre altri 40 miliziani venivano portati nell’ospedale da campo italiano di Misurata, allestito in vista delle operazioni per rioccupare i terminal petroliferi della Cirenaica e supportare l’assalto su Bengasi, previsto dal governo fantoccio islamista di Tripoli, quale successivo passo all’occupazione dei terminal petroliferi dell’area di Briqa. L’esercito governativo libico avanzava quindi sulla città di Bin Juad, a 35 km a nord-ovest degli impianti liberati. La controffensiva del LNA fu lanciata lungo un fronte ampio 220 km, dalla costa mediterranea alle oasi di Hun e Jafra, a sud di Sirte. Nell’oasi di Jafra si erano riuniti i resti delle BDB, dove venivano bombardati dai velivoli del LNA, mentre le forze di Tobruq combattevano contro la 166.ma Brigata di Misurata che occupa Sirte. Solo il 3 marzo, circa 1000 terroristi islamisti delle Brigate di difesa di Bengasi occuparono i terminali petroliferi di al-Sidra e Ras Lanuf, controllati dal Governo di Tobruq e da cui passano parte dei 600000 barili di petrolio estratti ogni giorno in Libia.
48 ore dopo la liberazione dei terminali, l’ambasciatore inglese Peter Millett volava a Bengasi per “chiarire la posizione del suo Paese a Qalifa Haftar”, incontrando il comandante in capo delle Forze Armate libiche nel quartier generale di al-Rajma. Millett avrebbe “deplorato il fatto che molto è stato detto sul ruolo apparentemente negativo del Regno Unito in Libia”. Haftar aveva chiarito agli inglesi “l’importanza di non sostenere i Fratelli musulmani”. Millett infine dichiarava, “La nostra visita è stata… soddisfacente e utile“. Infatti, il 16 febbraio arrivava una delegazione imprenditoriale inglese, la prima in tre anni, guidata da Peter Meyer dell’Associazione Medio Oriente di Londra, e comprendente Andrew Davidson di Parva Capital, che si occupa di finanziamenti per gli investimenti, e Douglas Baldwin di Alpha Services, che opera con l’industria petrolifera e del gas. La delegazione incontrava una delle più grandi compagnie petrolifere della Libia, l’Arabian Gulf Oil Company (AGOCO) di Bengasi, per offrire materiale, attrezzature e formazione. Secondo l’ACOCO, la delegazione aveva anche promesso di facilitare i visti di lavoro per il Regno Unito. Il presidente dell’AGOCO Muhamad Bin Shatwan auspicava che la delegazione avrebbe segnato l’inizio della cooperazione con le aziende inglesi, che “avrebbero cominciato a tornare a Bengasi per investire nella regione”. Meyer e la sua delegazione avevano anche incontrato il responsabile della Direzione della Sicurezza di Bengasi Salah Huaydi, valutando le esigenze per la polizia locale, come materiali, attrezzature, laboratori e formazione. In seguito, la delegazione si recava in Egitto.
Intanto il consigliere di Qalifa Haftar, Abdalbasit al-Badri, incontrava il Viceministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov a Mosca, chiedendo sostegno nella battaglia contro le BDB. Secondo il Ministero degli Esteri russo “le parti si sono scambiate opinioni dettagliate sugli sviluppi in Libia, e hanno concordato sull’importanza di organizzare un dialogo collettivo cui partecipino i rappresentanti di tutti i gruppi politici e tribali“. Bogdanov ribadiva che la Russia sostiene pienamente il processo di unificazione della Libia e di protezione della sua sovranità. In precedenza, Mosca aveva ospitato i fantocci della NATO Fayaz al-Saraj e Ahmad Matiq, della Presidenza del Consiglio, che chiedevano alla Russia di mediare un incontro tra loro e il comandante Haftar. Inoltre, il presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruq, Aqila Salah, dichiarava che la Russia aveva promesso di aiutare Tobruq nella lotta al terrorismo e che i soldati del LNA gravemente feriti venivano curati in Russia. Salah chiedeva al governo russo di addestrare le forze del LNA e di farne riparare i mezzi militari da tecnici russi. La Libia vuole continuare i legami militari con Mosca, perché “la maggior parte dei nostri ufficiali fu addestrata in Russia, molti parlano russo e sanno come utilizzare i materiali russi“. Il comandante della base aerea di Benina a Bengasi, colonnello Muhamad Manfur Manifi, a sua volta smentiva le fantasie sulla presenza di militari o contractor russi a Bengasi, avanzate da islamisti, ONG e media della CIA. Nel frattempo, il LNA lanciava l’offensiva per liberare il quartiere Ganfuda di Bengasi occupato dai terroristi islamisti. La 130.ma Brigata d’artiglieria e le Forze speciali Saiqa del LNA avanzavano tra Busnaib e Ganfuda, eliminando diversi islamisti del Consiglio della Shura dei rivoluzionari (BRSC), intrappolando nel complesso dei “12 edifici” gli ultimi terroristi del BRSC.
Nel campo degli alleati locali della Farnesina e di Forte Boccea, regna la guerra civile. A Tripoli il capo del governo di salvezza nazionale Qalifa Ghwal veniva ferito nei combattimenti nell’hotel Rixos, “sede del governo” di Ghwal, e spedito a Misurata per cure, probabilmente nel solito ospedale da campo dell’esercito italiano. La forza islamista RADA, guidata da Abdulrauf Qara, la Brigata dei rivoluzionari di Tripoli di Haytham Tajuri e la Forza di sicurezza centrale Abu Salim, guidata da Abdulghani al-Qiqli, tutte legate al governo fantoccio di Saraj, assaltavano e occupavano l’hotel Rixos, mentre il centro operativo Bunyan Marsus di Misurata si preparava ad inviare 1500 miliziani islamisti, con veicoli blindati, per “imporre pace e sicurezza a Tripoli”. Ghwal aveva respinto un accordo politico avanzato dall’UNSMIL, la missione ONU in Libia. La milizia di Ghwal è in gran parte formata da misuratini e berberi. Anche la sede di al-Naba TV, del capo di al-Qaida Abdulhaqim Belhaj, veniva attaccata.
L’Italia renzygliona corre, corre, verso l’ennesima strepitosa Canne strategica.Fonti:
Libya Herald
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