La caduta di Sarkozy: vendetta di Gheddafi e della Libia

John Wight, Sputnik 30.03.2018

Nientemeno che Giulio Cesare ci ricorda che “la fortuna, il cui potere è molto grande in tutti i campi, ma in particolare in guerra, spesso provoca grandi sovversioni con una leggera piega dell’equilibrio“.
La saggezza delle parole dell’imperatore più famoso e illustre di Roma, un uomo il cui stesso nome è sinonimo di potere, è confermata dalla piega di Nicolas Sarkozy, ex-presidente della Repubblica francese che invoca ignominia con la notizia dell’accusa di corruzione e traffico d’influenza. In particolare, è accusato di aver tentato di subornare il giudice che conduce l’inchiesta sulla sua campagna presidenziale del 2007, riguardante le illegalità elettorali. L’annuncio che le autorità francesi hanno deciso di accusare l’ex-presidente di reati in materia arrivava rivelando un’altra inchiesta avviata per l’accusa a Sarkozy di aver accettato milioni donati illegalmente da Muammar Gheddafi per finanziarne la cosa del 2007 per la presidenza. Esaminando questa svolta degli eventi, insisto perché mi si conceda un momento per rallegrarmi alla prospettiva della caduta di tale piccolo avventuriero opportunista. Un uomo che, una volta entrato nella società francese come un meccanico furbo che si gode per una settimana la guida della Bentley di un cliente, spacciandosene per il proprietario. Atteggiamento di un Sarkozy archetipo del mezzo-uomo, ben noto nella destra politica. Chiamatelo kismet, karma, il fatto che Muammar Gheddafi sarà il nome che accompagnerà Sarkozy in prigione se dovesse scontare la prigione, appare giustizia poetica. Perché raggiunto dalla tomba in cui il corpo violentato e massacrato riposa da qualche parte nel vasto deserto della Libia, l’ex-leader libico ora è sulla giusta via nel rovinare il francese. Il destino della Libia nel 2011 sarà per sempre un atto d’accusa contro la politica estera occidentale. Conferma il ruolo della NATO come strumento dell’imperialismo occidentale, sganciando “bombe democratiche” su un Paese nordafricano assediato e coinvolto dai fumi di una primavera araba che era già riuscita a rimuovere le dittature filo-occidentali in Tunisia e in Egitto. La rivolta in Libia, emanata a Bengasi, nell’est del Paese, fu presentata in occidente come rivoluzione contro un dittatore brutale e per la democrazia e la libertà. L’intervento della NATO, dal marzo 2011 sotto gli auspici della Risoluzione ONU 1973, si basava sull’affermazione secondo cui le forze di Gheddafi, avvicinandosi a Bengasi per annullare la rivolta, ebbero direttive dal leader libico a non mostrare “alcuna pietà” pere i residenti della città. Tuttavia, tale versione fu confutata. In un articolo del Boston Globe nell’aprile 2011, Alan J. Kuperman scrisse: “L’avvertimento ad ‘alcuna misericordia’ del 17 marzo aveva come bersaglio solo i ribelli, come riportato dal New York Times, che osservò che il leader libico promise l’amnistia a ‘chi gettava via le armi“. Gheddafi persino offrì ai ribelli una via di fuga col confine aperto con l’Egitto, per evitare una lotta “fino alla fine”. Arrivando al carattere specifico di tale rivoluzione libica, nell’agosto 2011 la BBC confermò che “gli islamisti vi giocarono un ruolo importante“. In particolare, il capo islamista Abdalhaqim Bilhaj, ex-capo della consociata libica di al-Qaida, il gruppo combattente islamico libico (LIFG), fu una figura chiave dell’insurrezione del 2011. Per inciso, sotto la direzione di Bilhaj, il LIFG tentò di assassinare Gheddafi tre volte negli anni ’90, prima che il gruppo fosse schiacciato dalle forze di sicurezza del Paese nel 1998.
In realtà, piuttosto che intervenire per proteggere i civili, come previsto dalla risoluzione ONU 1973, la NATO intervenne a fianco dell’insurrezione degli islamisti, aderenti alla stessa ideologia abbracciata da chi commise le atrocità terroristiche dell’11 settembre negli Stati Uniti, del 7/7 a Londra, di Madrid nel 2006, insieme a una litania di altri simili attentai in Europa e Stati Uniti, di cui allora erano l’avanguardia. Questa verità colloca l’apparizione ormai famigerata di Sarkozy in Libia nel settembre 2011 in un contesto schiacciante. L’allora presidente francese scese sul Paese in compagnia dell’omologo inglese David Cameron crogiolandosi tra l’adulazione delle folle lanciando banalità su illuminismo e libertà. Certamente, l’entusiasmo di Cameron e Sarkozy per l’intervento militare nel 2011 non aveva a che fare con la democrazia, per niente, ma con la prospettiva di assicurarsi contratti petroliferi che sarebbero stati messi in palio dalla “nuova Libia”. Perché, non pensarci. Sette anni dopo, la Libia è un Paese impantanato in conflitti, e le promesse fatte al suo popolo di un domani migliore, nate dalle labbra di Sarkozy e Cameron insieme a Obama e Clinton, si sono rivelare come il più crudele degli scherzi. L’ex-presidente della Francia ora ha un appuntamento col destino sotto forma di processo per corruzione e seconda indagine sulle frodi finanziarie elettorali che coinvolgono lo stesso Muammar Gheddafi, che lo portarono ad attuarne la più macabra fine. In tali occasioni, Shakespeare è indispensabile: “Il corvo gracidante urla vendetta”.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Interferenze criminali in Libia da parte di Italia, Turchia e Qatar

Libyan War The Truth 25/2/2018Italia, Qatar e Turchia sostengono apertamente i terroristi in Libia. Queste attività sono atti criminali contro l’umanità e sono crimini di guerra internazionali. Il popolo libico ha sofferto sotto le milizie (terroristi) e altri mercenari infiltrati nel Paese con la guerra illegale iniziata sotto falsa bandiera nel 2011. Se tali terroristi venivano lasciati a se stessi, le grandi tribù della Libia (tutti i popoli libici) li avrebbero rimossi purificando il Paese e riportando stabilità e sovranità da anni. Ma non era il piano dei criminali sionisti del Nuovo Ordine Mondiale (Clinton, Obama, Cameron, Sarkozy, Qatar, Turchia, ecc.). Il loro piano è la distruzione della Libia, il furto di tutte le risorse libiche. La Libia era completamente solvibile, senza debiti, con 500 miliardi nelle riserva europea e federale, molte tonnellate di oro, argento, metalli preziosi e enormi quantità di petrolio. Questo era il suo crimine, non averli sotto il controllo dei banchieri sionisti (Rothschilds, ecc.) Con la loro moneta legale e senza debiti verso FMI, Banca Mondiale o altre banche controllate da Rothchild. Gheddafi stava creando una valuta basata sull’oro per tutta l’Africa perché capiva le attività criminali dei banchieri e il loro piano del debito per controllare il mondo col dollaro fasullo. La creazione del Dinaro d’oro per l’Africa fu ciò che lo fece uccidere.
Negli ultimi anni l’Italia ha lentamente inviato soldati in terra libica. Non è legale, né voluto dal popolo libico. È già abbastanza grave che invadano la Libia illegalmente ma, peggio ancora, si sono schierati coi terroristi contro il popolo libico. Ancora una volta, l’Italia dimostra la propria corruzione preoccupando la Libia. L’Italia collabora col governo fantoccio illegittimo delle Nazioni Unite di Saraj a Tripoli, un governo di terroristi. L’Italia invia anche truppe a Misurata, sede delle peggiori milizie criminali in Libia. La scorsa settimana, Derna, nell’est della Libia, veniva assediata dall’Esercito nazionale libico, la ragione è la patria dell’islam radicale in Libia ed è piena di terroristi, molti dei quali ricercati dalle autorità mondiali. L’esercito egiziano ha iniziato a bombardare i noti nascondigli di questi terroristi a Derna. Questo aiuta il popolo libico nella lotta per ripulire il Paese e anche aiuta a proteggere l’Egitto dai terroristi che l’attraversano. Con un atto di estrema arroganza, il governo italiano ha contattato quello egiziano chiedendogli di smettere di attaccare Derna. Ha detto all’Egitto che non era autorizzato a bombardare in Libia. Chi diavolo pensa di essere l’Italia? Non ha il controllo della Libia, e non è certamente responsabili dell’Egitto e del suo diritto di proteggere il proprio popolo. Questa è l’arroganza degli italiani che lavorano per i sionisti passandogli la Libia per una caramella, essendo al verde e disperatamente bisognosi di derubare ancora le ricchezze della Libia. Ovviamente gli italiani devono schierarsi coi mercenari terroristi perché i libici li butterebbero fuori se potessero scegliere
Per chi non sa cosa fece l’Italia in Libia in passato…
La storia dei crimini di guerra italiani contro il popolo libico è orrenda. C’è un eccellente film realizzato anni fa, intitolato il “Leone del Deserto”, con Anthony Quinn. (scaricabile qui). Questo film fu realizzato nel 1981 ed è la storia di Omar Muqtar, un grande eroe libico che combatté l’esercito fascista di Mussolini nel deserto. Il film è vicino a fatti storici. L’Italia non poteva combattere i beduini nel deserto; perdeva, e così Mussolini inviò uno spietato capo militare (Graziani. NdT) che pose il filo spinato nel deserto, uccidendo persone e animali. Imprigionò tutti i libici nei campi di concentramento e ne uccise molti per fame e sete. Quando l’Italia finì in Libia, rimasero vivi solo 250000 cittadini libici. Dopo di che l’Italia occupò la Libia, prendendosi terra, beni, città, ecc. Si costruirono ville e case estive. Il popolo libico non era autorizzato a possedere terra ed era schiavo dei ricchi italiani. Nel 1969, la Libia era il Paese più povero dell’Africa, cogli italiani che rubavano la ricchezza della Libia e Stati Uniti, Regno Unito e Francia che ne prendevano il petrolio. Il Regno Unito piazzò un vecchio re dispotico (i libici non ne ha mai avuti) e ne fu il burattino. Il salario medio di un libico era 60 dinari all’anno. Questo portò il colpo di Stato incruento (Rivoluzione di al- Fatah del 1969) delle grandi tribù della Libia allontanando il Paese da ladri ed occupanti illegali. Dal 1969 alla rivoluzione fasulla sotto falsa bandiera della NATO e alla guerra illegale, la Libia divenne il Paese più sviluppato e ricco d’Africa. Questo sotto la guida di Muamar al-Qadafi.
Ora Qatar e Turchia sostennero la destabilizzazione della Libia dall’inizio della falsa bandiera del 2011. Il Qatar è un Paese piccolo con risorse limitate ma grande appetito. È sede della più grande base militare degli Stati Uniti nel mondo e ospita i più grandi campi di addestramento per terroristi mercenari. Il Qatar cercò avidamente di rubare le risorse della Libia per anni ed approfittò dell’aiuto offerto da Hillary Clinton nel 2011 unendosi nell’attacco alla Libia. Finora il Qatar sostiene apertamente i terroristi e le milizie islamiste che occupano la Libia e opprimono il popolo libico. Il Qatar arma e finanzia apertamente le milizie criminali in Libia e impedisce intenzionalmente al legittimo popolo libico di controllare i propri governo e terra. Questi sono atti di guerra e crimini contro l’umanità in quanto tali milizie sono spietate, prendendo libertà e denaro del popolo libico. La Turchia arma, finanzia e invia mercenari in Libia ogni giorno. La Turchia è ora casa e rifugio di tutti i principali terroristi del mondo. Bilhaj, fondatore del Libya Islamic Fighting Group, nota organizzazione terroristica, vive felicemente in Turchia godendo dei miliardi che ha rubato alla Libia e usa l’LIFG per controllare Tripoli; e sempre pianifica il terrorismo nel mondo. Tripoli è ora sede di alcuni dei peggiori estremisti islamici, che lavorano con LIFG, governo fantoccio delle Nazioni Unite di Saraj e milizie di Misurata di Hillary Clinton. Tripoli è controllata da tali milizie terroristiche. Gli abitanti di Tripoli vivono in una prigione, sono controllati e maltrattati da tali milizie armate. Non c’è governo ma solo i dittatori terroristici che derubano dalla Libia e abusano del popolo libico ogni giorno. Ancora una volta, il sostegno della Turchia a terrorismo e corruzione in Libia è un crimine contro l’umanità e contro tutte le leggi internazionali.
A proposito di crimini contro l’umanità, va fatta una dichiarazione sulla tribù dei Tawargha. Una tribù libica di colore, rimasta senza case per mano dalle milizie di Misurata (terroristi) che distrussero le loro città negli ultimi 7 anni. Il 1° febbraio 2018 è il giorno in cui tutta la Libia (incluso il governo fantoccio) decise che i Tawargha tornino a case. Naturalmente, non vi è alcun rispetto per lo Stato di diritto quando bande e milizie controllano il Paese. Di conseguenza, la tribù dei Tawargha viaggiò per rientrare casa per centinaia di miglia nel deserto, ma prima che raggiungesse le proprie case, le milizie di Misurata bloccarono le strade e non li lasciò passare. Ora, dal 1° febbraio, circa 60000 uomini, donne e bambini vivono nel deserto senza acqua, cibo o rifugio. Il mondo chiude gli occhi su tali atrocità mentre i media favoriscono le milizie di Misurata che compiono tale terrorismo. Dimostrando ancora una volta che chi ha preso la Libia con la forza, ha distrutto il Paese e continua a mantenere uno Stato fallito è la stessa Cabala del Nuovo Ordine Mondiale Sionista che controlla i media in tutto il mondo. Non si basano all’umanità, si preoccupano solo della loro agenda, Paesi, famiglie e vite distrutti sono solo danni collaterali accettabili. Le Grandi Tribù della Libia lavorano ogni giorno per ripulire il Paese da tali intrusi e terroristi. Il popolo libico non è estremista, odia l’Islam radicale, quindi è un bersaglio dei radicali. Le tribù lavoreranno per una nuova elezione quest’anno, una in cui un nuovo governo e un nuovo leader saranno eletti dal popolo libico (non piazzato con la forza delle Nazioni Unite o dai sionisti). Dei circa 5 milioni di libici legittimi, oltre 3,5 milioni sono ora registrati per votare. Questa è la stragrande maggioranza della popolazione adulta. Tribù e popolo libici non hanno perso la volontà di ottenere sovranità e libertà. Sanno che è un compito difficile quando i terroristi che occupano il Paese sono sostenuti ogni giorno da altri Paesi. Sanno che hanno bisogno di aiuto anche dall’estero perché sono stati appositamente esclusi dai loro fondi e dalla capacità di acquistare armi (embargo dell’ONU dal 2011). Le grandi tribù della Libia hanno bisogno di più voci che gridino al mondo l’ingiustizia commessa ogni giorno nel loro Paese con le interferenze illegali di altri Paesi. Hanno bisogno di aiuto per liberare il proprio Paese (e il mondo) dai terroristi in Libia. Guardano ai vicini per l’aiuto perché anch’essi sono minacciati dagli stessi mercenari terroristi e rivolgono gli occhi alla madre Russia, che vedono come forse l’unico Paese giusto per chi ha perso Paese nei continui crimini della Cabala sionista del Nuovo ordine mondiale.Traduzione di Alessandro Lattanzio

AFRICOM: un gigantesco spreco di denaro

Wayne Madsen SCF 26.02.2018Il Comando Africa degli USA (AFRICOM), creato nel 2007 per rivaleggiare con le controparti della struttura militare geopolitica, Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) e Comando Meridionale (SOUTHCOM), come versione moderna della Compagnia delle Indie Orientali inglese assegnata a un continente, si è rivelato un gigantesco fallimento e spreco totale di denaro dei contribuenti. L’AFRICOM, a differenza degli equivalenti a Tampa, Miami, Honolulu e Stoccarda, non è mai riuscito ad avere un proprio quartier generale ma è stato costretto a condividerlo a Stoccarda con l’US European Command (EUCOM). AFRICOM si trova nelle Kelley Barracks, l’ex-quartier generale del 5° comando trasmissioni della Luftwaffe nazista. L’AFRICOM non ha responsabilità sull’Egitto, che ricade sotto l’egida del CENTCOM. Sebbene alcuni Paesi africani offrissero il quartier generale all’AFRICOM, la maggioranza dei membri dell’Unione Africana si oppose alla presenza militare statunitense permanente nel continente africano. Un luogo pianificato era vicino la città portuale di Tan Tan, nel sud del Marocco, al confine con l’ex-colonia spagnola del Sahara Occidentale, occupata dai marocchini. In realtà, Tan Tan è posta strategicamente tra due ex-colonie spagnole, Sahara occidentale e l’ex-enclave spagnola di Ifni. I piani abortiti per la base di Tan Tan furono spinti tra il servizio d’intelligence militare e la Direzione Generale per la Sicurezza Estera (DGED) del Marocco e l’Ufficio della Difesa dell’ambasciata USA a Rabat. L’opzione della base in Marocco, che sarebbe costata 50 miliardi di dollari per costruirla e avviarla, fu sostituita da un sistema d’invio truppe e personale di supporto statunitense in vari Paesi africani coi compiti temporanei di istruttori, costruzione di impianti ed intelligence. Tra le responsabilità dell’AFRICOM vi sono le “operazioni di stabilità” in Africa, che il Pentagono cita come “missione militare centrale statunitense”. Tale missione è sostenuta dalla presenza di ciò che il Pentagono chiama Cooperative Security Locations o “ninfee”, magazzini nascosti di armi, veicoli e altro materiale spesso integrati da nuovi aeroporti che possono ospitare velivoli militari e droni. Le ninfee (Lily pads) sono state costruite in Algeria, Botswana, Burkina Faso, Camerun, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Gabon, Ghana, Kenya, Liberia, Mali, Mauritania, Namibia, Niger, Nigeria, Sao Tome e Principe, Senegal, Seychelles , Sierra Leone, Somalia, Tunisia, Uganda e Zambia. Ci fu la proposta che AFRICOM istituisse un comando nel Golfo di Guinea degli Stati Uniti a Sao Tome. Il comando sarebbe stato responsabile della protezione delle compagnie petrolifere statunitensi che operano nella regione. Sebbene il comando del Golfo di Guinea non sia mai stato istituito, AFRICOM conduce l’Obangame Express annuale, che comprende l’addestramento alla sicurezza marittima delle forze di Angola, Benin, Camerun, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Congo, Gabo, Gabon, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Guinea equatoriale, Liberia, Marocco, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Sao Tome e Principe e Togo.
Sebbene l’AFRICOM abbia l’incarico di condurre “operazioni di stabilità”, ci sono prove che si sia impegnato a fomentare colpi di Stato militari in Africa. Nel 2009, un gruppo di ufficiali della Guinea che tentò di assassinare il presidente della Guinea, capitano Moussa Dadis Camara, stava operando su ordine delle Forze Speciali assegnate al Comando Africa degli USA (AFRICOM) e al personale dell’intelligence militare francese. Lo stesso Camara prese il potere con un colpo di Stato nel dicembre 2008 dopo la morte del presidente Lansana Conte. Apparentemente Camara aveva firmato un accordo con la Cina affinché quella nazione ricevesse i contratti minerari sulla bauxite delle aziende statunitensi e francesi con la promessa che la Cina avrebbe raffinato la bauxite costruendo una fabbrica di alluminio in Guinea. Statunitensi e francesi esportavano la bauxite grezza per fonderla all’estero. L’offerta dei cinesi di fondere la bauxite in Guinea, con la promessa di lavori ben pagati per la nazione povera, era troppo per Francia e Stati Uniti e un “golpe” fu ordinato contro Camara, usando gli elementi delle forze armate guineane addestrati dall’AFRICOM in Guinea, Germania e Stati Uniti. L’Agenzia per la sicurezza nazionale, l’agenzia di spionaggio delle informazioni (SIGINT) di punta degli USA aveva investito centinaia di milioni di dollari per addestrare all’intercettazione in numerose lingue, anche africane. AFRICOM gestiva un programma di formazione ridondante e bilingue che rispecchiava il programma del NSA. AFRICOM spese milioni inutilmente duplicando la NSA nell’addestramento nelle lingue Bemba, Bete, Ebira, Fon, Gogo, Kalenjin, Kamba, Luba-Katanga, Mbundu/Umbundu, Nyanja, Sango, Sukuma, Tsonga/Tonga, Amarico, Dinka, Somalo, Tigrinya e Swahili. Questo è solo uno dei tanti esempi di come l’AFRICOM sia un completo spreco di denaro con sforzi duplicanti quelli di altre agenzie ed enti governativi. La morte per strangolamento il 4 giugno 2017 a Bamako, in Mali, del sergente dei berretti verdi dell’esercito statunitense Logan Melgar per mano di due Navy SEALs, tutti schierati sotto il comando di AFRICOM, era legato alla scoperta di Melgar che i due della Marina intascavano i fondi ufficiali utilizzati da AFRICOM per pagare gli informatori nel Paese dell’Africa occidentale. La frode è un altro esempio della cultura del malaffare presente tra le fila dell’AFRICOM. Tale disaffezione è nota dal 2012 quando il primo capo di AFRICOM, generale William “Kip” Ward, fu degradato da generale a tenente-generale. Si scoprì che Ward usò la sua posizione al vertice di AFRICOM per “spese non autorizzate” e “viaggi lussuosi”, tra cui un soggiorno al Ritz-Carlton Hotel di McLean, in Virginia, al Fairmont Hamilton Princess Hotel nelle Bermuda e al Waldorf-Astoria Hotel di New York. Ward viaggiò con la moglie e tredici assistenti diverse volte, in Burkina Faso, Senegal, Ruanda, Madagascar, Namibia (dove Ward soggiornò al Windhoek Country Club), Gibuti, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Francia con solo alcuni giorni dell’itinerario riservati agli affari ufficiali. In alcuni viaggi, Ward accettò cene da uomini d’affari che cercavano contratti con AFRICOM.
Le manovre annuali dell’AFRICOM portano titoli come African Lion, Flintlock, Cutlass Express, Unified Accord, Phoenix Express, Unified Focus, Justified Accord e Shard Accord. Tali esercitazioni implicano milioni di dollari in spese di viaggio e alloggio, offrendo ogni opportunità di frode, spreco e abuso commessi dal primo comandante dell’AFRICOM. Nell’ottobre 2017, quattro membri dell’esercito statunitense furono uccisi dalle forze ribelli presso il villaggio Tongo-Tongo in Niger. Il Pentagono non ha mai spiegato che tipo di “addestramento” stessero svolgendo coi militari nigerini. Nel febbraio 2016, il personale delle forze speciali dell’AFRICOM si ritrovò sotto attacco terroristico islamista all’Hotel Radisson Blu di Bamako. Il mese precedente, altro personale delle forze speciali dell’AFRICOM fu visto mentre una cellula terrorista islamista attaccò l’Hotel Splendid e il vicino ristorante Cappuccino di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, di proprietà ucraina. Gli attacchi a Bamako e Ouagadougou erano simili alla destabilizzazione effettuati dalle forze di destra e fasciste nell’Europa occidentale durante la Guerra Fredda. Gli attacchi “false flag” furono attribuiti a gruppi di sinistra, ma erano orchestrati da Central Intelligence Agency e NATO nell’ambito dell’operazione Gladio e relativi programmi segreti. L’AFRICOM è una copertura del Pentagono per proteggere gli interessi economici degli Stati Uniti in Africa e garantire che i governi africani aderiscano alla linea filo-USA. Tuttavia, AFRICOM viene eclissata dalla crescente influenza della Cina in Africa, accolta con favore da molte nazioni africane. L’ingresso del “soft power” cinese in Africa fa dell’AFRICOM un ulteriore spreco di denaro.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il ruolo degli “intellettuali di sinistra” imperialisti

Prof. Michel Chossudovsky, Mondialisation, 13 gennaio 2018Ciò a cui assistiamo in Nord America ed Europa occidentale è la falsa militanza sociale, controllata e finanziata dalla dirigenza aziendale. Tale manipolazione impedisce la formazione di un vero movimento di massa contro guerra, razzismo ed ingiustizia sociale. Il movimento contro la guerra è morto. La guerra imposta alla Siria è descritta “guerra civile”. Anche la guerra allo Yemen è descritta guerra civile. Mentre l’Arabia Saudita continua a bombardare, il ruolo insidioso degli Stati Uniti viene banalizzato o semplicemente ignorato. “Dato che gli Stati Uniti non sono direttamente coinvolti, non vediamo la necessità di lanciare una campagna contro la guerra“. La guerra e il neoliberismo non sono più al centro della militanza della società civile. Finanziato da enti di beneficenza aziendali, attraverso una rete di organizzazioni non governative, l’attivismo sociale è frammentato. Non esiste un movimento integrato anti-globalizzazione e anti-guerra. La crisi economica non è percepita come legata alle guerre degli Stati Uniti. Il dissenso è compartimentato. I movimenti di protesta “incentrati su particolari questioni” (ad es. ambiente, anti-globalizzazione, pace, diritti delle donne, LGBT) sono incoraggiati e generosamente finanziati, a scapito di un movimento di massa omogeneo contro il capitalismo globale. Tale mosaico era già una realtà nei summit G-7 e dei Popoli negli anni ’90, così come nel primo World Social Forum del 2000, che raramente adottò un atteggiamento anti-guerra inequivocabile. Gli eventi organizzati dalle ONG e generosamente finanziati da fondazioni imprenditoriali hanno lo scopo tacito di creare profonde divisioni nella società occidentale per mantenere l’ordine sociale esistente e l’agenda militare.

Siria
Il ruolo dei cosiddetti intellettuali “progressisti” che parlano a favore del programma militare statunitense e della NATO va sottolineato. Non c’è niente di nuovo. Segmenti del movimento contro la guerra che si oppose all’invasione dell’Iraq nel 2003 tacitamente appoggiano gli attacchi aerei di Trump contro il “regime di Assad” in Siria, che presumibilmente “massacra il proprio popolo”, uccidendolo con attacchi chimici premeditati. Secondo Trump, “Assad ha tolto la vita a uomini, donne e bambini indifesi“. In un’intervista rilasciata a “Democracy Now” il 5 aprile 2017 (due giorni prima degli attacchi di Trump alla Siria), Noam Chomsky dichiarava di essere a favore del “cambio di regime” suggerendo che l'”eliminazione” negoziata di Bashar al-Assad portasse alla soluzione pacifica. Secondo Chomsky, “Il regime di Assad è immorale, compie atti orribili e pure i russi”. Accuse prive di alcuna prova e documento. Una scusa per coprire i crimini di guerra di Trump? Le vittime dell’imperialismo sono accusate con nonchalance dei crimini dell’imperialismo: “(…) Sa, non possiamo dirgli “vi uccidiamo. Vedete di negoziare”. Non funziona. Ma un processo in cui Bashar al-Assad sia eliminato coi negoziati (con i russi) potrebbe portare a una sorta di sistemazione. L’occidente non l’avrebbe voluto (…) All’epoca pensavano di poter rovesciare Assad, quindi non voleva farlo e la guerra continuò. Avrebbe funzionato? Non lo sapremo mai. Ma si sarebbe potuto provare. Nel frattempo, Qatar ed Arabia Saudita sostengono i jihadisti, che non sono diversi dallo SIIL. Quindi c’è orrore da tutte le parti. Il popolo siriano viene decimato”. (Noam Chomsky su Democracy Now, 5 aprile 2017).
In Gran Bretagna, Tariq Ali, descritto dai media inglesi come il capo del movimento pacifista di sinistra nel Regno Unito dalla guerra del Vietnam, invocava la dipartita del Presidente Bashar al-Assad. Il suo discorso ricorda quello dei guerrafondai di Washington: “Assad deve essere abbattuto, (…) e il popolo siriano fa del suo meglio per farlo (…) Il fatto è che la stragrande maggioranza dei siriani vuole che la famiglia di Assad se ne vada ed è il nocciolo che dobbiamo capire e che Assad dovrebbe capire (…) Ciò che è necessario in Siria è un governo nazionale laico per preparare una nuova costituzione (…) Se il clan di Assad si rifiuta di rinunciare al controllo sul Paese, prima o poi succederà qualcosa di disastroso (…) Il loro futuro si decide e non c’è per loro”. Intervista a RT nel 2012. Tariq Ali, portavoce della coalizione Stop the War, evitò di menzionare che Stati Uniti, NATO ed alleati sono attivamente coinvolti nel reclutamento, addestramento e armamento di un esercito di mercenari terroristi (sopratutto stranieri). Sotto le mentite spoglie del cosiddetto movimento progressista contro la guerra, Ali tacitamente legittima l’intervento militare occidentale sotto la bandiera della “guerra al terrore” e della cosiddetta “responsabilità di proteggere” (R2P). Il fatto che al-Qaida e Stato islamico siano segretamente supportati da Stati Uniti e NATO viene ignorato. Secondo l’autore inglese William Bowles, Tariq Ali è uno dei molti intellettuali di sinistra imperialisti che hanno distorto la militanza contro la guerra nel Nord America e in Europa: “Ciò evidenzia la contraddizione di essere un cosiddetto socialista pur avendo il privilegio di far parte dell’élite intellettuale dell’impero, venendo molto ben pagato per aver detto alla Siria ciò che dovrebbe e non dovrebbe fare. Non vedo alcuna distinzione tra l’arroganza di Ali e quella occidentale, che pretende esattamente la stessa cosa, che Assad deve andarsene!

John Deutch, capo della CIA nel 1995-1996. Amico intimo di Noam Chomsky.

Il movimento contro la guerra di oggi
Il capitalismo globale finanzia l’anticapitalismo. Tale relazione è tanto assurda quanto contraddittoria. Non può esserci alcun significativo movimento contro la guerra quando il dissenso è generosamente finanziato dagli stessi interessi aziendali obiettivo del movimento di protesta. Come McGeorge Bundy, ex-presidente della Fondazione Ford (1966-1979), una volta disse: “Tutto ciò che la fondazione Ford ha fatto va visto come sforzo per rendere il mondo sicuro per il capitalismo“. Molti “intellettuali di sinistra” oggi cercano di “rendere il mondo sicuro” per i guerrafondai. Il movimento contro la guerra di oggi non mette in discussione la legittimità di chi prende di mira. Oggi, i “progressisti” finanziati da grandi fondazioni, con l’approvazione dei media istituzionali, impediscono la formazione di un movimento popolare contro la guerra significativo e nazionale. Un movimento pacifista coerente deve anche opporsi a qualsiasi forma di cooptazione, essendo consapevole che una parte significativa della cosiddetta opinione “progressista” sostiene tacitamente la politica estera degli Stati Uniti, anche gli “interventi umanitari” auspicati da ONU e NATO. Un movimento contro la guerra finanziato da fondazioni aziendali è una causa e non la soluzione. Un movimento pacifista coerente non può essere finanziato dai guerrafondai.

La via da seguire
Ciò che è necessario è creare una rete ampia e popolare che cerchi di sradicare i modelli di autorità e processo decisionale relativi alla guerra. Questa rete va stabilita in tutta la società, le città e i villaggi, nei luoghi di lavoro e nelle parrocchie. Sindacati, associazioni di agricoltori, associazioni professionali e imprenditoriali, associazioni studentesche, associazioni di veterani e gruppi basati sulla fede sarebbero invitati ad unirsi alla struttura organizzativa pacifista. Questo movimento dovrebbe estendersi anche alle forze armate, di fondamentale importanza per infrangere la legittimità della guerra tra i militari. Il primo compito sarebbe neutralizzare la propaganda bellica con un’efficace campagna contro la disinformazione dei media. I media istituzionali sarebbero direttamente presi di mira, il che porterebbe al boicottaggio dei principali media, responsabili della disinformazione via media. Allo stesso tempo, questo sforzo richiederebbe la creazione di un processo per sensibilizzare i concittadini sulla natura della guerra e della crisi economica globale, permettendo anche di “diffondere il messaggio” efficacemente con una rete avanzata, attraverso media alternativi su Internet, ecc. Negli ultimi tempi, i media online indipendenti sono oggetto di manipolazione e censura, con lo scopo preciso di danneggiare l’attivismo pacifista su Internet. La creazione di tale movimento, che minerebbe seriamente la legittimità delle strutture del potere politico, non è un compito facile. Ciò richiederà solidarietà, unità e impegno senza precedenti nella storia del mondo. Rimuoverà anche gli ostacoli politici ed ideologici nella società e parlerà con una sola voce. Infine, sarà necessario deporre i criminali di guerra e processarli.

Jeremy Corbyn e Tariq Alì

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Francia, Nazioni Unite e colloqui di pace in Libia

Richard Galustian, Global Research, 26 dicembre 2017L’attuale situazione in Libia mostra che i processi che l’ONU e l’occidente hanno cercato d’attuare continuano a fallire. Ciononostante, c’è una nuova tendenza in Libia sulla risoluzione delle dispute sul campo, riordinando una varietà di attori, i troppi e complessi dettagli, anche se la Francia inviava il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian in Libia, nel continuo tentativo futile d’imporre il matrimonio forzato tra Fayaz Saraj, scelto e sostenuto dalle Nazioni Unite, e il capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), a Camp Marshall, nella Libia Orientale, Qalifa Haftar. Un’assoluta impossibilità.
Non sembra esserci realismo nel modo di pensare delirante della Francia e delle Nazioni Unite. Il fatto è che LNA e Haftar controllano quasi tutto il petrolio in Libia e nella maggior parte del Paese. Considerando che Saraj non può andare oltre la piccola base navale vicino Tripoli, fortemente protetta da milizie mercenarie. Dopo l’incontro di Le Drian a Tripoli con Saraj, Le Drian volava a Bengasi per incontrare Haftar, “per discutere del processo politico in Libia e della guerra al terrorismo guidata dall’esercito libico”. Haftar aveva detto a Le Drian che l’esercito non smetterà di combattere il terrorismo in Libia. Per risposta, Le Drian avrebbe informato Haftar del rispetto della comunità internazionale per i sacrifici dell’esercito contro i gruppi terroristici. Allo stesso tempo, tuttavia, Le Drian chiese ad Haftar e al comando dell’esercito di rispettare il processo politico dell’Accordo politico libico (LPA) e di lavorare a un accordo completo con tutte le parti libiche. Le Drian, Nazioni Unite e potenze occidentali non riescono ancora a capire che l’LPA è respinto dal popolo libico come totalmente illegittimo e completamente irrilevante per il processo di pace. Haftar non s’impegna nel processo politico come dettato dall’ONU, e continua a sottolineare l’importanza del riconoscimento da parte delle Nazioni Unite e della comunità internazionale degli sforzi dell’LNA contro il terrorismo. Haftar presumibilmente aggiunse con fermezza, “Togliere l’embargo sulle armi all’esercito, se deciso dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sarà molto apprezzato”. Il Comando del LNA crede ancora che alcune potenze cerchino di mantenere l’embargo sulle armi per dare una leva a un certo partito politico nel Paese, forse per ricreare un altro partito islamista in Libia; per deduzione, si presume che Haftar parlasse principalmente del chiaro appoggio internazionale di Regno Unito, Stati Uniti, Nazioni Unite e UE al partito dei fratelli musulmani e ai suoi membri, a cui Haftar si oppone con veemenza. A questo punto va notato che la maggior parte dei libici sa che Serraj ‘è schiavo’ della Confraternita. Inoltre, siamo molto chiari. Haftar annunciava che l’accordo politico libico “è scaduto” due anni dopo che le parti politiche libiche l’avevano firmato, dicendo “A partire dal 17 dicembre 2017, scade il cosiddetto accordo politico. Pertanto, tutti gli organismi risultanti da tale accordo hanno automaticamente perso legittimità, messa in discussione sin dal primo giorno“, in un discorso televisivo. Haftar e la maggior parte della popolazione libica dicono “no” al LPA. Se l’ONU persiste con questa fantasia significa che è drogata o incompetente, o forse entrambe, perdonando l’irriverenza. L’LPA non ci sarà. È impossibile. Tornate sulla terra.
Innanzitutto, ai libici non interessano i migranti che secondo la stampa occidentale liberale e l’Unione europea sono una priorità. Per i libici non lo sono, vogliono che i migranti se ne vadano a casa e l’ONU smetta d’interferire e lasci che l’attore più forte in Libia porti ordine e pace nel Paese. Quell’attore sono Haftar e la LNA, e l’unica cosa che impedisce questa naturale evoluzione è la continua interferenza inutile del mondo occidentale. Francia e ONU continuano i colloqui con istituzioni ed entità superflue di Libia orientale e occidentale, ostacolando la soluzione al pantano libico. In parole semplici, l’occidente ha scelto la parte sbagliata sostenendo la Libia occidentale quando l’orientale possiede e occupa, per gentile concessione del LNA di Haftar, la maggior parte del petrolio e della nazione della Libia. I sauditi sono importanti; con l’accordo di varie fazioni, tra cui Haftar, inviarono alcuni religiosi a gestire la mappa religiosa di Misurata (e di tutta la Libia). L’assassinio di pochi giorni prima del sindaco di Misurata è parte di tale lotta globale contro l’ideologia dello SIIL e il suo opposto, il secolarismo. Alcuni vedono il salafismo come “casa a metà strada”, per così dire. Anche se non può essere confermato, Haftar sembra aver fatto un accordo coi sauditi affinché una manciata di loro chierici “risolvesse” Misurata permettendo la promozione del salafismo nella convinzione che distrugga i resti dell’estremismo dello SIIL presso Misurata e ovviamente altrove nel Paese. Questo “compromesso” tra il minore dei due mali, i salafiti e l’ideologia dello SIIL, deve trovare spazio affinché un certo secolarismo si evolva, cosa che la maggior parte dei libici vuole. Niente è facile.
Anche gli Emirati Arabi Uniti sono cruciali per il futuro della Libia. Sia causa della vicinanza alla nuova generazione della leadership saudita che dal punto di vista pratico, per via della base aerea stabilita due anni fa nella Libia orientale. La costruzione della base aerea al-Qadim degli Emirati Arabi Uniti nella Libia orientale, significa che in meno di qualche settimana potranno dispiegare vari aerei per supportare Haftar. Spiegando la presenza dei loro jet nel teatro della guerra civile in Libia. Chiaramente, gli EAU si preparano ad intervenire in Libia militarmente. Molti l’accettano. La base aerea al-Qadim si trova nella provincia di al-Marj, vicino al quartier generale principale di Haftar, e ha recentemente aggiunto un nuovo ampio parcheggio e rifugi per aeromobili che ne ospiteranno vari.
Haftar non aderirà mai al LPA dettato dall’ONU e l’ha detto molto chiaramente. In sintesi, questa è la realtà: Politicamente, solo il ruolo della Russia, non di Nazioni Unite, UE o Stati Uniti, principalmente attraverso gli amici della Cecenia, rimane uno dei più cruciali e sarà veramente efficace nel riportare la pace in Libia. E militarmente, Haftar alla fine vincerà, con l’assistenza militare principalmente di Egitto ed Emirati Arabi Uniti.Traduzione di Alessandro Lattanzio