Abdalhaqim Belhadj, capo del SIIL in Libia

Nebil Ben Yahmed, Tunisie Secret 24 febbraio 2015

In una nota inviata all’Interpol, il procuratore generale dell’Egitto Hisham Baraqat ha presentato un mandato contro Abdalhaqim Belhadj e trenta altri criminali egiziani, tunisini e quwaitiani presunti appartenenti al SIIL. Secondo la legge egiziana, il terrorista libico Belhadj è anche accusato di essere il vero capo del SIIL nel Maghreb.

belhadj_2196832bCome abbiamo recentemente scritto il 16 febbraio, in un articolo sul fratello musulmano Recep Tayyip Erdogan, Abdalhaqim Belhadj è stato istruito dai servizi turchi e qatarioti a trasferire parte dei mercenari del SIIL in Libia per preparare la destabilizzazione di due Stati nel mirino degli strateghi della “primavera araba”: Egitto e Algeria.

Algeria ed Egitto, obiettivi del SIIL
Tale estesa operazione ultrasegreta è iniziata nell’ottobre 2014, con il trasferimento con aerei cargo e navi da guerra di materiale, autoveicoli 4×4 e combattenti dal fronte siriano-iracheno. La loro nuova missione, sancita dagli statunitensi, è aprire due nuovi fronti sui confini tra Egitto e Libia e tra Algeria e Libia. Ciò perché nell’amministrazione degli Stati Uniti, non essendo più l’Egitto alleato affidabile, alcuni falchi non disperano dal reinsediare al potere i Fratelli musulmani egiziani, tanto più che il fortunato cambio con l’avvento di Abdalfatah al-Sisi ha completamente compromesso il nuovo ordine statunitense in tutta la regione. Riguardo l’Algeria, non c’è dubbio che rimane padrona del suo petrolio e gas naturale. L’esercito algerino è consapevole del pericolo, ma alcuni vicini a Butefliqa pensano che moltiplicando le concessioni agli statunitensi, l’Algeria non verrà destabilizzata.

A cosa gioca la Tunisia?
I due Paesi che eseguono e supervisionano per conto degli Stati Uniti tale importante operazione sono Turchia e Qatar. La Tunisia che finge neutralità ne è anche coinvolta. Vi sono diversi indizi del coinvolgimento. In primo luogo, la residenza del famigerato terrorista Abdalhaqim Belhadj, non è in Libia ma in Tunisia, più precisamente a Djerba, con una cellula nel cuore di Tunisi. In secondo luogo, il governo tunisino non ha gradito l’ultimo attacco dell’Aeronautica egiziana contro posizioni del SIIL, rimuginando che la Tunisia preferisce una soluzione politica alla crisi libica. Nella riunione della Lega araba in cui il rappresentante egiziano accusava l’omologo del Qatar di sostenere il terrorismo, la Tunisia ha preso una posizione chiara contro altri attacchi egiziani in Libia. In terzo luogo, 48 ore dopo il bombardamento delle posizioni del SIIL dall’aeronautica egiziana, si apprendeva che 40 tonnellate di farmaci furono inviate in Libia. Secondo Muhamad Sahbi Juyni, segretario generale del Sindacato Nazionale delle forze di sicurezza tunisine, parlando il 18 febbraio sul canale televisivo Hiwar al-Tunisi, “di sicuro sono state inviate 40 tonnellate di farmaci nella città libica di Zintan”, aggiungendo di temere che il dono fosse destinato a finanziare gruppi terroristici e chiedendo al governo di portare il caso in tribunale. Isam Darduri l’ha confermato dando maggiori dettagli. Nonostante le spiegazioni confuse di Munir Qsiqsi, comandante della Guardia nazionale, le 40 tonnellate di farmaci furono effettivamente consegnate alle milizie di Belhadj per inviarle ai barbari del SIIL. Peggio, non era un regalo, ma un ordine negoziato da un potente affarista tunisino in ottimi rapporti con al-Nahda e Nida Tunis, e pagato da Abdalhaqim Belhadj, in possesso di metà dei beni libici all’estero, oltre ad aver derubato le banche libiche dopo l’assassinio di Gheddafi.

SIIL creazione turco-qatariota
Nel prendere tale posizione, la Tunisia è coerente con la politica degli Stati Uniti, che sono anche contrari ad ogni azione militare contro il SIIL in Libia, e per una buona ragione: il SIIL non è un miracolo divino ma una creazione turco-qatariota coperta dagli Stati Uniti. Il SIIL è la sintesi tra al-Qaida e al-Nusra, creata appositamente per distruggere la Siria ed Hezbollah e indebolire l’Iran. Secondo il comandante Husim al-Awaq, ex-ufficiale dell’intelligence militare siriana unitosi all’opposizione e capo del gruppo degli “ufficiali liberi” dell’ELS, Turchia e Stati Uniti non hanno mai ha sostenuto l’Esercito libero siriano, ma solo SIIL e Jabhat al-Nusra. “Abbiamo tre basi in Siria, mentre il SIIL ne ha 20 e al-Nusra 5, tutti finanziate dall’organizzazione turca Marmara“, ha detto. Da parte sua, il generale Wesley Clark, ex-comandante delle forze militari della NATO in Europa dal 1997 al 2001, ha recentemente affermato in un’intervista alla CNN che “lo Stato islamico (l’organizzazione taqfirista SIIL) è stato istituito con finanziamento dei nostri amici e alleati, tra cui Turchia e Qatar… al fine di combattere fino all’ultimo contro Hezbollah“.

Il SIIL perseguito dall’Egitto
Secondo al-Arabiya, il procuratore generale egiziano Hisham Baraqat, via Interpol ha lanciato un mandato contro Abdalhaqim Belhadj e trenta altri criminali egiziani, tunisini e quwaitiani presunti appartenenti al SIIL. Secondo la legge egiziana, il terrorista libico Abdalhaqim Belhadj è anche accusato di essere il vero capo del SIIL in Maghreb. Dei cinquanta terroristi ricercati, la metà sono cittadini tunisini, tra cui Brahim al-Madani, Abdarahman Suyhli, Haytham Tajuri, Usama Salabi, Adal Tarouni, Salahudin bin Umran, Salah Uarfli, Ahmad Zaui, Sadoq Gariani, Abdalwahab Gayad, Qalid Sharif, Ali Salabi, Ajmi Atri, Abdalbasat Azuz, Harun Shahibi, Umar Qadraui, Fradj Suyhli… In una dichiarazione al giornale tunisino al-Sarih del 24 febbraio 2015, il portavoce dell’esercito libico Ahmad Masmari affermava l’esistenza di un campo di addestramento del SIIL a Sabrata, 50 km dal confine tunisino. Quindi non vi sono solo Derna e Sirte sotto il controllo dei barbari e mercenari del SIIL. La diffusione di tale tumore è così rapida che prefigura un caos totale in Libia e di certo la sua partizione futura in diversi micro-Stati. Se il governo tunisino crede di uscirsene ospitando Abdalhaqim Belhadj, ex-luogotenente di Usama bin Ladin divenuto dopo la distruzione della Libia uomo di punta e capo occulto del SIIL del Maghreb, commette un crimine contro il popolo tunisino e un chiaro tradimento di Algeria ed Egitto. Giocando con il fuoco, può bruciarsi per prima. Tatawin, Zarzis, Gabis e Madanin possono finire sotto il “califfato” del SIIL prima di Marsa Matruh in Egitto e dei Wilaya Illizi e Djanet in Algeria!

201210152165194734_20Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il presidente cipriota a Mosca: la crescente presenza della Russia nel Mediterraneo

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 26/02/2015BN-HC911_ruscyp_J_20150225112340Il 25 febbraio, Russia e Cipro hanno firmato un accordo di cooperazione tecnico-militare in occasione della visita ufficiale del presidente cipriota Nicos Anastasiades in Russia. In particolare, si prevede l’utilizzo di aeroporti e porti della Repubblica da parte di aerei da guerra e navi da guerra russi nelle operazioni umanitarie e di emergenza, nonché di operazioni antiterrorismo. L’Aeronautica russa utilizzerà la base aerea Andreas Papandreou, insieme all’aeroporto internazionale di Paphos a sud-ovest dell’isola. La Marina russa potrà utilizzare in modo permanente la base di Limassol, porto confinante con la base aerea inglese di Akrotiri, utilizzata per le operazioni della NATO, oltre che nodo importante nel sistema di sorveglianza elettronico militare dell’alleanza. Limasol ha già ospitato navi da guerra russe dal 2013, comprese quelle che partecipano all’operazione per eliminare le armi chimiche siriane e alle missioni nel Golfo di Aden e al largo delle coste della Somalia. Ora gli scali saranno effettuati regolarmente secondo norme. L’accordo militare è di particolare importanza da quando giacimenti di gas sono stati recentemente scoperti nel Mediterraneo orientale. La Russia partecipa ad esplorazione e produzione. Israele (che ha categoricamente rifiutato sanzioni anti-Russia), Libano, Cipro, Turchia e Siria sono tutti interessati al progetto e hanno corrispondenti problemi di sicurezza da affrontare. Per la Russia, è solo l’ultima notizia di un’alleanza militare in crescita. In un anno la Russia ha aumentato la cooperazione militare con Paesi non-NATO, tra cui Cina, India, Corea democratica e Iran. Ma la regione mediterranea ha acquisito particolare importanza di recente.
Il 3 febbraio, il ministro della Difesa della Grecia e schietto “euroscettico” Panos Kammenos annunciava l’invitato a Mosca per incontrare l’omologo russo Sergej Shojgu nel prossimo futuro, con data da fissare al più presto. La Grecia è membro della NATO, un’organizzazione che percepisce la Russia quale potenziale minaccia. Eppure, Atene e Mosca sembrano essere sulla via per formare un’alleanza. Il 3 febbraio, Kammenos ha incontrato l’ambasciatore russo in Grecia. “La discussione con l’ambasciatore russo Maslov era anche sugli accordi sospesi tra i Ministeri della Difesa di Grecia e Russia, cooperazione strategica, organizzazione dell’anno dell’amicizia greco-russa nel 2016, in Grecia e Russia. Ho ricevuto un invito dal Ministro della Difesa della Russia a visitare Mosca prossimamente“, ha scritto Kammenos sul sito web del Ministero della Difesa. Il nuovo governo greco occasionalmente ha apertamente criticato UE e NATO. La Grecia è oggetto di dure critiche da parte di alcuni partner europei sulla sua posizione verso la Russia in un momento di crescente tensione per l’Ucraina. Il 10 febbraio, Russia ed Egitto hanno firmato diversi accordi per rafforzare i legami militari ed economici. Gli accordi hanno coronato la visita del presidente russo Vladimir Putin. L’uso di strutture navali, probabilmente ad Alessandria, da parte di navi russe è un problema all’ordine del giorno. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha menzionato tale possibilità nell’intervista al quotidiano Rossijskaja Gazeta. Mentre il ramo libico dello Stato Islamico decapitava egiziani a metà febbraio, il presidente russo Vladimir Putin inviava un messaggio di condoglianze all’omologo egiziano e ribadiva che “la Russia è pronta a una stretta cooperazione con l’Egitto nella lotta ad ogni forma di terrorismo“. Vitalij Churkin, rappresentante permanente della Russia nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, non esclude la partecipazione della Russia a una coalizione internazionale in Libia. (3) Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, in una conversazione telefonica con l’omologo egiziano Samah Shuqry il 16 febbraio, confermava la disponibilità di Mosca ad agire di concerto con Cairo per contrastare la minaccia del terrorismo. Così la possibilità di un coinvolgimento della Russia negli sforzi internazionali per contrastare l’organizzazione radicale non è effimera, ma reale. Le forze collegate allo Stato islamico in Libia hanno intensificato le attività di recente. Il gruppo ha suoi agenti tra i rifugiati verso le coste italiane (solo 350 chilometri da attraversare). Non senza ragione questo Paese chiede uno sforzo internazionale per intervenire in Libia. Il premier italiano Matteo Renzi visiterà Mosca ai primi di marzo. L’adesione della Russia alla coalizione internazionale contro lo Stato islamico è all’ordine del giorno. L’Italia vuole che la Russia vi partecipi. Le sanzioni anti-russe dell’UE sono intempestive e inutili per dialogare su tale questione scottante. In teoria il contributo della Russia potrebbe essere di grande valore, senza esagerazione. Mosca potrebbe fornire intelligence, addestramento e armi, tanto più che il governo libico riconosciuto a livello internazionale ha chiesto alle Nazioni Unite aiuti militari. La Russia ha una squadra navale nel Mediterraneo, che potrebbe portare a termine la missione di pattugliamento delle coste libiche per impedire l’invio illegale di armi ai terroristi.
C’è qualcosa di molto importante che la Russia ha già fatto concretamente. Il 12 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 2199 sulla repressione delle entrate che i gruppi terroristici in Siria e in Iraq ricavano dal commercio di petrolio e prodotti petroliferi. Il documento contiene disposizioni volte a contenere altre fonti di reddito del terrorismo, tra cui traffico di metalli preziosi, antichità e valori culturali da Iraq e Siria. Il progetto di risoluzione è stato avviato dalla Federazione Russa ed è stato co-sponsorizzato da più di 50 Stati. La Russia spera che tutti i membri della comunità internazionale faranno rispettare rigorosamente le disposizioni della risoluzione, con una cooperazione internazionale basata su norme giuridiche internazionali. La visita del presidente cipriota ha dimostrato ancora una volta che le affermazioni sulla Russia isolata a livello internazionale fanno acqua, non sono altro che chiacchiere. Al contrario, la politica estera della Russia ha ottenuto importanti successi come la visita del Presidente Putin in Ungheria il 16-17 febbraio o in Egitto il 9-10 febbraio, per citarne alcune. La Russia ha un ruolo molto importante da svolgere nel garantire la sicurezza nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. Chiunque sia imparziale può vedere che la grave situazione attuale rende il suo ruolo sempre più cruciale per affrontare gli scottanti problemi regionali che raggiungono l’Europa e coinvolgono gli Stati Uniti. È il momento per un dialogo intenso e costruttivo, non per la guerra delle sanzioni.

Cyprusoil2La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia sbarca nella tenda dell’UE

MK Bhadrakumar Indian Punchline 26 febbraio 2015

WireAP_22239a7bc3094190bd426dca41294cb2Il significato dell’accordo firmato a Mosca che consente alle navi della Marina russa si sostare nei porti a Cipro si può prestare a nozioni esagerate su un patto militare tra i due Paesi, certamente non è così. D’altra parte, il profondo significato dell’accordo in termini politici, e la visita del presidente cipriota Nicos Anastasiades a Mosca, non può essere trascurato a Washington e capitali europee, in particolare Bruxelles dove ha sede l’Unione europea. In termini strategici, l’accordo non significa che la Russia stabilisce basi navali a Cipro. L’accordo prevede solo supporto giuridico alle navi della Marina russa che fanno scali regolari a Cipro. In termini militari, tuttavia, la Marina militare russa avrà sempre garantito tale accesso quando la sua unica base di manutenzione sembra essere Tartus, in Siria, coinvolta nel profondo continuo travaglio. In poche parole, le operazioni nel Mediterraneo della Flotta del Mar Nero avranno solide basi, con il sostegno di Cipro. Allo stesso modo, la Russia crea la cooperazione militare con un Paese in cui la Gran Bretagna ha una base militare. Ci sono notizie secondo cui anche la Cina parlerà con Cipro per avere strutture simili a quelle che la Russia si è assicurata. Tuttavia, molto più della cooperazione militare russo-cipriota è presente. La visita di Anastasiades a Mosca ha anche un enorme aspetto geopolitico in cui molte correnti trasversali operano. Per cominciare, Cipro è un Paese membro dell’UE che rafforza i legami con la Russia, attualmente bersaglio delle sanzioni dell’UE. Anastasiades, infatti, ha provocatoriamente messo in discussione la logica delle sanzioni occidentali contro la Russia.
Negli ultimi quindici giorni Cipro è diventato il secondo Stato membro dell’Unione europea, dopo la visita del Presidente Vladimir Putin in Ungheria, a mostrare pubblicamente dissenso e risentimento verso le sanzioni occidentali, sponsorizzate dagli USA, contro la Russia. Come l’Ungheria, anzi, molto più dell’Ungheria, Cipro ha forti ragioni per assicurarsi la cooperazione con la Russia. Circa l’80% degli investimenti esteri a Cipro è russo. Mosca ha dato un grosso aiuto a Cipro nel superare la crisi finanziaria, fornendo un prestito di 2,5 miliardi di euro nel 2011 (e questa settimana ha tagliato il tasso di interesse annuo dal 4,5% al 2,5%, oltre a prorogare il periodo di riscatto dal 2016 al 2018-2021), oltre ad aiutare Cipro ad organizzare con successo la sua prima emissione di Eurobond sovrani, dopo la crisi, per 750 milioni di euro. Si stima che il denaro che fluisce dalla Russia a Cipro superasse i 200 miliardi di dollari nel periodo 1994-2011. La qualità del rapporto russo-cipriota appare evidente nei commenti di Putin ai media a Mosca, mentre dava il benvenuto ad Anastasiades. In fondo sarà dura per Washington, nel prossimo periodo, radunare i Paesi dell’UE nella strategia di contenimento degli Stati Uniti contro la Russia. L’emergere del governo di sinistra in Grecia (mentore di Cipro), accreditato di forti legami con ideologi russi, già irrita Washington. Ungheria e Grecia sono anche membri della NATO. Così in effetti anche la Turchia, che si è anche avvicinata a Mosca negli ultimi anni quasi in proporzione diretta con le tensioni apparse nel rapporto tra Washington e Ankara. In effetti, ad uno sguardo più attento, un ambito di grande complessità compare, suggerendo che tagliare il cordone ombelicale che lega la Russia ‘post-sovietica’ all’Europa sarà un compito titanico per la diplomazia degli Stati Uniti. Ma non per questo mancano tentativi, come testimonia l’ultimo sforzo della burocrazia dell’UE, sostenuto dagli Stati Uniti, d’integrare il mercato energetico del blocco con il singolare intento di ‘centralizzare’ e controllare i legami energetici della Russia con i singoli Stati membri. Ma il punto è che la Russia diventa un attivo globalizzatore, battendo gli Stati Uniti nel loro gioco, ed intende continuarvi.
Tornando alla partnership russo-cipriota, alcuni altri modelli di politica regionale vanno notati. Innanzitutto i legami energetici. Cipro possiede vasti giacimenti di gas naturale offshore non sfruttati nel Mediterraneo orientale. Le compagnie petrolifere russe sperano di entrate nel settore energetico di Cipro, attualmente dominato da aziende statunitensi. Anastasias ha chiaramente invitato le aziende energetiche russe a parteciparvi. Ora, i giacimenti di gas di Cipro sono contigui alla zona economica della Siria, che ha anche giacimenti di idrocarburi non sfruttati. I giacimenti di gas ciprioti e israeliani s’intersecano, come per Qatar e Iran. L’esportazione del gas di Cipro in Europa sarebbe una priorità statunitense con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dell’Europa dalla Russia. D’altra parte, il tracciato del gasdotto ideale da Cipro passerebbe per la Turchia, con cui Cipro non ha rapporti dall’occupazione del nord di Cipro da parte turca nel 1974. Washington incoraggia profondamente la riconciliazione turco-cipriota, i colloqui sono ripresi all’inizio di febbraio dopo due anni di pausa, ma l’opinione pubblica cipriota è fortemente contraria ad accettare la presenza della Turchia nel nord di Cipro. La situazione di stallo è difficile da rompere. Ciò richiederà alla Russia d’intervenire come partner energetico di Cipro. La Russia inoltre sostiene i colloqui con la Turchia sul nuovo gasdotto dal Mar Nero (sostituendo il South Stream, che Mosca ha sommariamente abbandonato) ai Paesi dell’Europa sud-orientale. Chiaramente, la politica energetica della regione del Mediterraneo orientale avanza e la Russia vi è presente quasi ovunque. Tutto sommato, dopo essersi assicurato una posizione di forza in Ucraina, la Russia torna sulla scena mondiale raccogliendo i fili tralasciati. La visita di Putin in Egitto e quella di Anastasiades a Mosca indicano che la diplomazia russa non è sulla difensiva, né che la Russia sia impantanata in Ucraina.TURKEY-RUSSIA-SYRIA-CONFLICT-DIPLOMACYTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attacco terroristico a Charlie Hebdo conseguenza della politica globale occidentale?

Valentin Vasilescu ACS-RSSReseau International 10 gennaio 2015

1092245710 giornalisti e 2 poliziotti sono morti il 7 gennaio 2015 nell’attacco di tre terroristi contro la redazione della rivista francese Charlie Hebdo, nel centro di Parigi. I terroristi hanno potuto compiere perfettamente la loro missione in meno di 10 minuti, dopo di che sono scomparsi. Al di là delle descrizioni piene di sensazionalismo della stampa generalista, dobbiamo capire le conseguenze perseguite dagli attentatori, come il fatto che non hanno piazzato una bomba in posti affollati come stazioni ferroviarie, aeroporti o treni, non volendo una strage indiscriminata. I terroristi hanno preso di mira solo una redazione parigina, pur essendo consapevoli dell’impatto che averebbe creato la loro azione nell’ordine dei giornalisti. I giornalisti sono molto più nel mirino dei politici stessi, sentendosi al tempo stesso molto più vulnerabili, specialmente se osano non riflettere la realtà nel modo previsto dai terroristi. Pertanto, lo scopo dei terroristi che hanno colpito Charlie Hebdo può essere solo spingere le autorità francesi a prendere misure per controllare la libertà dei cittadini francesi trasformando la Francia in uno Stato di polizia. A causa dell’impatto mediatico dell’evento, che ha creato una vera e propria psicosi per estensione, tali misure determinerebbero un cambio nella vita dei cittadini d’Europa, perché la Francia è uno dei principali Paesi membri dell’Unione europea. Colpita dalla precisione con cui i terroristi usavano armi automatiche come l’AK-47, la stampa francese ha tagliato il nodo gordiano scoprendo che uno degli aggressori aveva seguito, nel 2011, un corso completo di addestramento militare in un campo di al-Qaida nello Yemen. Secondo le prove fornite dalla stampa, Arabia Saudita e Qatar hanno speso più di 4 miliardi di dollari per destabilizzare la Siria reclutando e addestrando alle armi gli islamisti ed infiltrando mercenari islamici che combattono con il pretesto d’islamizzare il laico Stato siriano. In realtà, la massiccia esportazione di terrorismo è perfetta per gli Stati Uniti, desiderosi di abbattere al più presto Bashar al-Assad. Arabia Saudita e Qatar hanno recentemente ridotto a meno della metà il prezzo del petrolio, efficace modalità degli Stati Uniti per punire la Russia per l’atteggiamento verso la guerra civile ucraina. Ragione per cui i rapporti di Washington con le monarchie del Golfo sono ancora più stretti.
Quasi 10000 cittadini dell’Unione europea, insieme ad altre decine di migliaia del Medio Oriente, sono stati reclutati, pagati e inviati in campi segreti per l’addestramento al terrorismo. A parte l’addestramento militare, tali reclute subiscono anche lavaggio del cervello e indottrinamento religioso. È così che si spiega la barbarie dei ribelli islamici, le migliaia di decapitazioni pubbliche, che colpiscono soprattutto poliziotti, sacerdoti ortodossi e cattolici, e anche giornalisti siriani. L’indottrinamento islamista è pianificato dai califfati del Golfo e si basa su un ordine islamico che esclude ogni principio di laicità o l’appartenenza a una religione diversa da quella islamica. È imposto con strumenti schiavistici, non permettendo altre politiche, religioni, media e istruzioni che non siano islamici. Arabia Saudita e Qatar hanno una polizia speciale impressionante, dai poteri illimitati, chiamata “Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio” subordinata direttamente al principe ministro degli Interni. Tale “polizia” non agisce secondo il codice penale o il diritto, per il semplice motivo che nei ricchi schiavistici petrosultanati del Golfo, non esistono. I gruppi armati della Commissione pattugliano le strade, effettuano perquisizioni notturne, rapiscono, torturano, arrestano ed effettuano esecuzioni sul posto quando vogliono e di propria iniziativa, nel nome del Corano. Le ONG per la difesa dei diritti umani, come “Human Rights“, volubili in altri contesti, non sono mai loquaci su ciò che accade in Arabia Saudita o in Qatar. Non prestano attenzione al fenomeno terroristico che tali Stati ricchissimi, ma schiavistici, suscitano in Europa.
Diverse migliaia di combattenti islamici e cittadini europei, hanno già completato l’addestramento in Siria e ritornano nel Paese d’origine. La chiave che può fermare per sempre, se si vogliono evitare altre tragedie come Charlie Hebdo, risiede nell’indottrinamento islamico, combinata con una buona preparazione nella lotta agli ex-ribelli islamici a Parigi, Berlino, Roma, Londra, Copenhagen, in breve in Europa. Se la fonte del male rimane attiva, continuando a produrre terroristi, non ci sarà mai alcuna vera soluzione prevedibile.

John-McCain_al_Qaida_SyrieTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

MI5, MI6 e la morte di al-Liby negli USA: UK, al-Qaida, al-Shabab e Lee Rigby

Murad Makhmudov e Lee Jay, Modern Tokyo Times, 5 gennaio 20152013-10-12T002304Z_1954488326_GM1E9AC0JB601_RTRMADP_3_USA-LIBYA_0MI5 e MI6 inglesi saranno profondamente sollevati dalla fortunosa morte di Anas al-Liby negli USA. La sua morte sarà stata accolta con un sospiro di sollievo sul processo che stava per avere luogo a New York. Dopo tutto, MI5 e MI6 avevano profondi legami con Anas al-Liby e altri terroristi internazionali. Naturalmente, il Regno Unito non è unico in ciò. Tuttavia, la brutale morte di Lee Rigby e la realtà degli innumerevoli terroristi di tale nazione spediti in Siria è un’ulteriore prova che c’è del marcio nel cuore della comunità d’intelligence. Pertanto, l’annuncio della morte di Anas al-Liby occulterà le molte ratlines terroristiche nel cuore della dirigenza inglese.
5930486-8837001Anas al-Liby era ritenuto un capo di al-Qaida nei corridoi del potere a Washington, pertanto fu sequestrato dalle forze statunitensi nello Stato fallito libico. Ciò accadde nel 2013 a causa delle pericolose forze interne allo Stato fallito e altri importanti fattori legati ai fallimenti politici degli USA. La BBC riporta: “Un presunto capo di al-Qaida è morto pochi giorni prima del processo a New York per gli attentati alle ambasciate degli Stati Uniti in Africa nel 1998… Doveva essere processato il 12 gennaio per quegli attentati che uccisero più di 220 persone in Kenya e Tanzania“. Purtroppo, il caso Anas al-Liby è un’ulteriore prova della grave ingenuità dei servizi segreti inglesi, come MI5 e MI6. E’ noto che una delle persone coinvolte nel barbaro assassinio di Lee Rigby doveva essere reclutato dal servizio segreto inglese. Allo stesso modo, al-Liby ebbe asilo politico nel Regno Unito, nonostante i suoi ben noti legami con al-Qaida e l’MI6 aveva anche cercato di reclutarlo. Modern Tokyo Times dichiarò sul caso Lee Rigby che: “Riguardo le agenzie di sicurezza del Regno Unito, troppi appaiono assai ingenui. Inoltre, alcuni ignorano le leggi a protezione dei cittadini inglesi. Michael Adebolajo, un religioso taqfiro islamista fu arrestato dalla polizia del Kenya, vicino al confine con la Somalia, per terrorismo. Eppure, invece d’imprigionare i cittadini inglesi che si recano all’estero per uccidere in nome dell’Islam, il Regno Unito li accoglie a braccia aperte. Perciò il Terrorism Act del 2006 è spesso manipolato. Non solo, ma MI5 ritiene che ciò dia la grande opportunità di avere come informatore, retribuito con i soldi dei contribuenti, una persona che sostiene l’odio di massa“. Modern Tokyo Times proseguiva: “Ora, se non si capisce la mentalità di al-Shabab in Somalia, allora va bene, chiaramente per i servizi di sicurezza ed élite politiche del Regno Unito. Pertanto, nonostante al-Shabab in Somalia uccida ogni convertito al cristianesimo che scovi e distrugga i santuari sufi, non sembra importare. Al-Shabab non solo decapita musulmani convertiti al cristianesimo, mentre loda Allah, ma sostiene anche la lapidazione delle donne e il taglio delle mani per reati minori. Tale realtà viene sorvolata fin troppo e lo stesso vale per le nazioni islamiche che hanno buoni rapporti con il governo inglese“. In altre parole, MI5 e MI6 faranno di tutto per reclutare persone che disprezzano l’occidente, pur di attuare le trame del governo inglese. Lee Rigby fu massacrato barbaramente a Londra, similmente a quanto fanno gli assassini taqfiri in Siria contro alawiti, cristiani, sciiti e sunniti fedeli al governo siriano.
Tale fiasco pericoloso non è una novità per Pakistan, Arabia Saudita, Stati Uniti, Regno Unito e altre nazioni del Golfo, che supportavano e addestravano jihadisti internazionali negli anni ’80 e ’90 in Afghanistan e Pakistan. Le convulsioni di tali eventi e le ratlines jihadiste che collegano la Bosnia all’11 settembre e a Madrid continuano ad affliggere il mondo. Nonostante ciò, gli stessi attori hanno deciso di “andare a letto con al-Qaida, taqfiri e salafiti in Libia“, come in Siria. Nel 2002 The Guardian riferiva: “La cellula libica di al-Qaida includeva Anas al-Liby nella lista dei ricercati del governo degli Stati Uniti, con una taglia di 25 milioni di dollari. È ricercato per il coinvolgimento negli attentati alle ambasciate in Africa. Al-Liby era con bin Ladin in Sudan prima che il capo di al-Qaida tornasse in Afghanistan nel 1996“. La stessa fonte dice: “Sorprendentemente, nonostante i sospetti che fosse un capo di al-Qaida, al-Liby ricevette asilo politico in Gran Bretagna e visse a Manchester fino al maggio 2000, quando eluse un raid della polizia fuggendo all’estero. Il raid scoprì ‘il manuale per la jihad’ di 180 pagine di al-Qaida contenenti istruzioni per attacchi terroristici“. Poi, nello stesso articolo si affermava che “The Observer può oggi rivelare che gli agenti dell’MI6 coinvolti nel presunto complotto erano Richard Bartlett, già noto con il nome in codice PT16, responsabile generale dell’operazione, e David Watson, nome in codice PT16B. Come l’omologo di Shayler nell’MI6, Watson era responsabile della gestione dell’agente libico ‘Tunworth’, che informava dall’interno della cellula. Secondo Shayler, MI6 passò 100000 sterline ai sicari di al-Qaida“.
Pertanto, la morte di Anas al-Liby sarà salutata dalla comunità dell’intelligence e dai corridoi del potere nel Regno Unito perché molte ratlines rimarranno nascoste. Analogamente, le domande sulla barbara morte di Lee Rigby saranno evitate. Tale realtà significa che altri petrodollari del Golfo diffonderanno l’odio nel Regno Unito. Allo stesso tempo, intrighi politici contro Stati nazionali come la Siria, continueranno, intrecciando obiettivi politici occidentali e di al-Qaida nonostante cerchino risultati diversi.

Police probe 'spy' death

Comando del MI6

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 469 follower