L’attacco terroristico a Charlie Hebdo conseguenza della politica globale occidentale?

Valentin Vasilescu ACS-RSSReseau International 10 gennaio 2015

1092245710 giornalisti e 2 poliziotti sono morti il 7 gennaio 2015 nell’attacco di tre terroristi contro la redazione della rivista francese Charlie Hebdo, nel centro di Parigi. I terroristi hanno potuto compiere perfettamente la loro missione in meno di 10 minuti, dopo di che sono scomparsi. Al di là delle descrizioni piene di sensazionalismo della stampa generalista, dobbiamo capire le conseguenze perseguite dagli attentatori, come il fatto che non hanno piazzato una bomba in posti affollati come stazioni ferroviarie, aeroporti o treni, non volendo una strage indiscriminata. I terroristi hanno preso di mira solo una redazione parigina, pur essendo consapevoli dell’impatto che averebbe creato la loro azione nell’ordine dei giornalisti. I giornalisti sono molto più nel mirino dei politici stessi, sentendosi al tempo stesso molto più vulnerabili, specialmente se osano non riflettere la realtà nel modo previsto dai terroristi. Pertanto, lo scopo dei terroristi che hanno colpito Charlie Hebdo può essere solo spingere le autorità francesi a prendere misure per controllare la libertà dei cittadini francesi trasformando la Francia in uno Stato di polizia. A causa dell’impatto mediatico dell’evento, che ha creato una vera e propria psicosi per estensione, tali misure determinerebbero un cambio nella vita dei cittadini d’Europa, perché la Francia è uno dei principali Paesi membri dell’Unione europea. Colpita dalla precisione con cui i terroristi usavano armi automatiche come l’AK-47, la stampa francese ha tagliato il nodo gordiano scoprendo che uno degli aggressori aveva seguito, nel 2011, un corso completo di addestramento militare in un campo di al-Qaida nello Yemen. Secondo le prove fornite dalla stampa, Arabia Saudita e Qatar hanno speso più di 4 miliardi di dollari per destabilizzare la Siria reclutando e addestrando alle armi gli islamisti ed infiltrando mercenari islamici che combattono con il pretesto d’islamizzare il laico Stato siriano. In realtà, la massiccia esportazione di terrorismo è perfetta per gli Stati Uniti, desiderosi di abbattere al più presto Bashar al-Assad. Arabia Saudita e Qatar hanno recentemente ridotto a meno della metà il prezzo del petrolio, efficace modalità degli Stati Uniti per punire la Russia per l’atteggiamento verso la guerra civile ucraina. Ragione per cui i rapporti di Washington con le monarchie del Golfo sono ancora più stretti.
Quasi 10000 cittadini dell’Unione europea, insieme ad altre decine di migliaia del Medio Oriente, sono stati reclutati, pagati e inviati in campi segreti per l’addestramento al terrorismo. A parte l’addestramento militare, tali reclute subiscono anche lavaggio del cervello e indottrinamento religioso. È così che si spiega la barbarie dei ribelli islamici, le migliaia di decapitazioni pubbliche, che colpiscono soprattutto poliziotti, sacerdoti ortodossi e cattolici, e anche giornalisti siriani. L’indottrinamento islamista è pianificato dai califfati del Golfo e si basa su un ordine islamico che esclude ogni principio di laicità o l’appartenenza a una religione diversa da quella islamica. È imposto con strumenti schiavistici, non permettendo altre politiche, religioni, media e istruzioni che non siano islamici. Arabia Saudita e Qatar hanno una polizia speciale impressionante, dai poteri illimitati, chiamata “Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio” subordinata direttamente al principe ministro degli Interni. Tale “polizia” non agisce secondo il codice penale o il diritto, per il semplice motivo che nei ricchi schiavistici petrosultanati del Golfo, non esistono. I gruppi armati della Commissione pattugliano le strade, effettuano perquisizioni notturne, rapiscono, torturano, arrestano ed effettuano esecuzioni sul posto quando vogliono e di propria iniziativa, nel nome del Corano. Le ONG per la difesa dei diritti umani, come “Human Rights“, volubili in altri contesti, non sono mai loquaci su ciò che accade in Arabia Saudita o in Qatar. Non prestano attenzione al fenomeno terroristico che tali Stati ricchissimi, ma schiavistici, suscitano in Europa.
Diverse migliaia di combattenti islamici e cittadini europei, hanno già completato l’addestramento in Siria e ritornano nel Paese d’origine. La chiave che può fermare per sempre, se si vogliono evitare altre tragedie come Charlie Hebdo, risiede nell’indottrinamento islamico, combinata con una buona preparazione nella lotta agli ex-ribelli islamici a Parigi, Berlino, Roma, Londra, Copenhagen, in breve in Europa. Se la fonte del male rimane attiva, continuando a produrre terroristi, non ci sarà mai alcuna vera soluzione prevedibile.

John-McCain_al_Qaida_SyrieTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

MI5, MI6 e la morte di al-Liby negli USA: UK, al-Qaida, al-Shabab e Lee Rigby

Murad Makhmudov e Lee Jay, Modern Tokyo Times, 5 gennaio 20152013-10-12T002304Z_1954488326_GM1E9AC0JB601_RTRMADP_3_USA-LIBYA_0MI5 e MI6 inglesi saranno profondamente sollevati dalla fortunosa morte di Anas al-Liby negli USA. La sua morte sarà stata accolta con un sospiro di sollievo sul processo che stava per avere luogo a New York. Dopo tutto, MI5 e MI6 avevano profondi legami con Anas al-Liby e altri terroristi internazionali. Naturalmente, il Regno Unito non è unico in ciò. Tuttavia, la brutale morte di Lee Rigby e la realtà degli innumerevoli terroristi di tale nazione spediti in Siria è un’ulteriore prova che c’è del marcio nel cuore della comunità d’intelligence. Pertanto, l’annuncio della morte di Anas al-Liby occulterà le molte ratlines terroristiche nel cuore della dirigenza inglese.
5930486-8837001Anas al-Liby era ritenuto un capo di al-Qaida nei corridoi del potere a Washington, pertanto fu sequestrato dalle forze statunitensi nello Stato fallito libico. Ciò accadde nel 2013 a causa delle pericolose forze interne allo Stato fallito e altri importanti fattori legati ai fallimenti politici degli USA. La BBC riporta: “Un presunto capo di al-Qaida è morto pochi giorni prima del processo a New York per gli attentati alle ambasciate degli Stati Uniti in Africa nel 1998… Doveva essere processato il 12 gennaio per quegli attentati che uccisero più di 220 persone in Kenya e Tanzania“. Purtroppo, il caso Anas al-Liby è un’ulteriore prova della grave ingenuità dei servizi segreti inglesi, come MI5 e MI6. E’ noto che una delle persone coinvolte nel barbaro assassinio di Lee Rigby doveva essere reclutato dal servizio segreto inglese. Allo stesso modo, al-Liby ebbe asilo politico nel Regno Unito, nonostante i suoi ben noti legami con al-Qaida e l’MI6 aveva anche cercato di reclutarlo. Modern Tokyo Times dichiarò sul caso Lee Rigby che: “Riguardo le agenzie di sicurezza del Regno Unito, troppi appaiono assai ingenui. Inoltre, alcuni ignorano le leggi a protezione dei cittadini inglesi. Michael Adebolajo, un religioso taqfiro islamista fu arrestato dalla polizia del Kenya, vicino al confine con la Somalia, per terrorismo. Eppure, invece d’imprigionare i cittadini inglesi che si recano all’estero per uccidere in nome dell’Islam, il Regno Unito li accoglie a braccia aperte. Perciò il Terrorism Act del 2006 è spesso manipolato. Non solo, ma MI5 ritiene che ciò dia la grande opportunità di avere come informatore, retribuito con i soldi dei contribuenti, una persona che sostiene l’odio di massa“. Modern Tokyo Times proseguiva: “Ora, se non si capisce la mentalità di al-Shabab in Somalia, allora va bene, chiaramente per i servizi di sicurezza ed élite politiche del Regno Unito. Pertanto, nonostante al-Shabab in Somalia uccida ogni convertito al cristianesimo che scovi e distrugga i santuari sufi, non sembra importare. Al-Shabab non solo decapita musulmani convertiti al cristianesimo, mentre loda Allah, ma sostiene anche la lapidazione delle donne e il taglio delle mani per reati minori. Tale realtà viene sorvolata fin troppo e lo stesso vale per le nazioni islamiche che hanno buoni rapporti con il governo inglese“. In altre parole, MI5 e MI6 faranno di tutto per reclutare persone che disprezzano l’occidente, pur di attuare le trame del governo inglese. Lee Rigby fu massacrato barbaramente a Londra, similmente a quanto fanno gli assassini taqfiri in Siria contro alawiti, cristiani, sciiti e sunniti fedeli al governo siriano.
Tale fiasco pericoloso non è una novità per Pakistan, Arabia Saudita, Stati Uniti, Regno Unito e altre nazioni del Golfo, che supportavano e addestravano jihadisti internazionali negli anni ’80 e ’90 in Afghanistan e Pakistan. Le convulsioni di tali eventi e le ratlines jihadiste che collegano la Bosnia all’11 settembre e a Madrid continuano ad affliggere il mondo. Nonostante ciò, gli stessi attori hanno deciso di “andare a letto con al-Qaida, taqfiri e salafiti in Libia“, come in Siria. Nel 2002 The Guardian riferiva: “La cellula libica di al-Qaida includeva Anas al-Liby nella lista dei ricercati del governo degli Stati Uniti, con una taglia di 25 milioni di dollari. È ricercato per il coinvolgimento negli attentati alle ambasciate in Africa. Al-Liby era con bin Ladin in Sudan prima che il capo di al-Qaida tornasse in Afghanistan nel 1996“. La stessa fonte dice: “Sorprendentemente, nonostante i sospetti che fosse un capo di al-Qaida, al-Liby ricevette asilo politico in Gran Bretagna e visse a Manchester fino al maggio 2000, quando eluse un raid della polizia fuggendo all’estero. Il raid scoprì ‘il manuale per la jihad’ di 180 pagine di al-Qaida contenenti istruzioni per attacchi terroristici“. Poi, nello stesso articolo si affermava che “The Observer può oggi rivelare che gli agenti dell’MI6 coinvolti nel presunto complotto erano Richard Bartlett, già noto con il nome in codice PT16, responsabile generale dell’operazione, e David Watson, nome in codice PT16B. Come l’omologo di Shayler nell’MI6, Watson era responsabile della gestione dell’agente libico ‘Tunworth’, che informava dall’interno della cellula. Secondo Shayler, MI6 passò 100000 sterline ai sicari di al-Qaida“.
Pertanto, la morte di Anas al-Liby sarà salutata dalla comunità dell’intelligence e dai corridoi del potere nel Regno Unito perché molte ratlines rimarranno nascoste. Analogamente, le domande sulla barbara morte di Lee Rigby saranno evitate. Tale realtà significa che altri petrodollari del Golfo diffonderanno l’odio nel Regno Unito. Allo stesso tempo, intrighi politici contro Stati nazionali come la Siria, continueranno, intrecciando obiettivi politici occidentali e di al-Qaida nonostante cerchino risultati diversi.

Police probe 'spy' death

Comando del MI6

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I fratelli Kouachi si addestravano in Tunisia

Nebil Ben Yahmed, Tunisie Secret 8 gennaio 2015

Ieri, con la pubblicazione dell’articolo “Il SIIL compie una carneficina a Parigi”, abbiamo rivelato l’identità dei due terroristi dell’azione di guerra contro la Francia e i caricaturisti di Charlie Hebdo. I fratelli Said e Sharif Kouachi, noti ai servizi antiterrorismo francesi, avevano visitato la Tunisia nel 2012.

charlie-hebdo-le-suspect-cherif-kouachi-jihadiste-bien-connu_2208335La frase pronunciata questa mattina dal direttore del servizio politico di BFM-TV non ci è sfuggita, “Sharif Kouachi si sarebbe addestrato in un campo in Tunisia“. Se il condizionale è comprensibile per una rete televisiva francese, è incongruo per Tunisie Secret. E per una buona ragione! Sempre su BFM-TV il migliore studioso dell’Islam in Francia, Gilles Kepel, ha suggerito che Sharif Kouachi e altri conoscevano Bubaqir al-Haqim. È un eufemismo. Sharif e Said Kouachi furono convertiti dall’imam dell’autoproclamata moschea Stalingrado, Farid Banyatu, e al terrorismo da Bubaqir al-Haqim, il franco-tunisino che preparò e ordinò l’assassinio di Shuqri Belaid e Muhammad Brahmi nel 2013.

Sharif Kouachi, un ex-membro di al-Qaida in Iraq
I fratelli Kouachi sono pericolosi terroristi islamici che si sono avvalsi del lassismo della giustizia francese. Come il loro capo, il franco-tunisino Bubaqir al-Haqim, il 32enne Sharif Kouachi, ex-rapper e delinquente, era ben noto alle agenzie anti-terrorismo francesi e all’FBI degli Stati Uniti, probabilmente all’origine del mandato di arresto rilasciato ieri contro di lui e suo fratello! Come scrivono i colleghi de Le Point, Sharif Kouachi “fu condannato nel 2008 per aver partecipato all’invio di combattenti in Iraq. Nato nel novembre 1982 nel 10° arrondissement di Parigi, di nazionalità francese, soprannominato Abu Issen, Sharif Kouachi faceva parte di quella che fu chiamata “Rete di Buttes-Chaumont” un’organizzazione che tra il 2003 e il 2005 avrebbe indotto una dozzina di giovani francesi, parigini di meno di 25 anni e residenti nella zona, a combattere in Iraq“. Tuttavia, nel processo del 2008, il cervello della rete di reclutamento jihadista in Iraq si chiamava Bubaqir al-Haqim, di cui abbiamo parlato varie volte e che è l’organizzatore del duplice omicidio di Shuqkri Belaid e Muhammad Brahmi. Sempre secondo Le Point, Sharif Kouachi fu arrestato nel gennaio 2005 “appena prima di partire per la Siria e l’Iraq. Successivamente fu incriminato per “cospirazione nel preparare atti di terrorismo”. Processato nel 2008, Kouachi, che affrontava dieci anni di carcere, ne fu condannato a soli tre, di cui 18 mesi sospesi. Da allora, lui e il fratello Said, di 34 anni, fecero di tutto per essere dimenticati dai servizi segreti, iniziando ad “ambientarsi” in provincia, in particolare nella regione di Reims“. Non ci fu solo Sharif Kouachi a beneficiare della “misericordia” della giustizia francese. Il suo reclutatore, Bubaqir al-Haqim, ebbe lo stesso trattamento. Sempre nel caso del gruppo Buttes-Chaumont, Bubaqir al-Haqim fu condannato a otto anni di carcere, ma ne scontò solo quattro!

Bubaqir al-Haqim

Bubaqir al-Haqim

Bubaqir al-Haqim, rilasciato dalle carceri francesi ed estradato nel Paese della “rivoluzione dei gelsomini”
Come il franco-algerino Sharif Kouachi, Bubaqir al-Haqim è nato a Parigi il 1° agosto 1983 da genitori tunisini. È un noto terrorista di cui l’ex-regime di Ben Ali aveva chiesto l’estradizione tramite l’Interpol (6 maggio 2001). I servizi tunisini l’hanno identificato in relazione al suo guru, Farid Banyatu, capo del “Gruppo di Buttes-Chaumont” e membro di al-Nahda. Questo fondamentalista del FIS e militante del GIA fu incriminato e imprigionato a Parigi nel gennaio 2005, in quanto ritenuto capo spirituale e reclutatore dei giovani parigini che cercavano di unirsi alla jihad in Iraq. Il 4 giugno 2005 Bubaqir al-Haqim, il cui fratello Radwan di 19 anni fu ucciso il 17 luglio 2004 in Iraq, fu incriminato per “associazione a delinquere di stampo terroristico” dal giudice della sezione antiterrorismo dell’ufficio del procuratore di Parigi, Jean-François Ricard. Fu poi messo in custodia dal tribunale della libertà e detenzione (JLD), secondo quanto comunicato al procuratore. Fu grazie al governo siriano che tale terrorista venne consegnato alla Francia nel 2005, quando combatteva il terrorismo islamico! Nel 2008 fu condannato a 8 anni di prigione, ne aveva fatto quattro quando fu rilasciato nel dicembre 2012, sull’euforia della “primavera araba”. Come altri Paesi europei, la Francia voleva liberarsi della feccia islamo-terrorista. Questo è il caso del Belgio con Tariq Marufi e Walid Banani. Due settimane dopo il rilascio di Bubaqir al-Haqim, quest’ultimo tornò in Tunisia! Meno di due mesi dopo il ritorno, preparò e progettò l’assassinio di Shuqri Belaid, il 6 febbraio 2013 e di Muhammad Brahmi, il 25 luglio 2013! Godendo delle complicità di elementi islamici fagocitati nel ministero degli Interni tunisino, Bubaqir al-Haqim poté lasciare la Tunisia per la Libia accompagnato da Seyfallah bin Hasin, alias Abu Iyadh. Attualmente è al confine iracheno-siriano, a combattere con i barbari del SIIL.

I fratelli Kouachi ospiti di Bubaqir al-Haqim in Tunisia
Dopo il suo rilascio nel 2010, Sharif Kouachi fu dimenticato in ritiro ad Aubervilliers dove visse per qualche tempo. Il fratello Said si recò a Reims. I fratelli terroristi non scomparvero dalla visuale dei servizi segreti francesi e statunitensi, che li ritrovarono in Yemen, dove furono tracciati dal FBI nel 2011. Nel 2012, Said Kouachi trascorse le “vacanze estive” in Tunisia, probabilmente ad Hammamet. Nel gennaio 2013, Sharif Kouachi visitò la Tunisia dopo aver ripreso i contatti con Bubaqir al-Haqim, che a sua volta venne rilasciato dai giudici francesi, nonostante la condanna a otto anni di carcere per il caso del gruppo Buttes-Chaumont. Dopo il rilascio nel dicembre 2012, si trasferì dalla zia nella periferia di Tunisi. La Tunisia era diventata per lui e i suoi simili la nuova terra della jihad. In questo Paese consegnato agli islamisti, divenuto terra promessa del terrorismo internazionale, Sharif Kouachi, seguito dal fratello Said, si stabilì per quasi due mesi. Dopo aver seguito un corso di “perfezionamento” nell’uso delle armi, i due sinistri criminali probabilmente seguirono Bubaqir al-Haqim in Libia. Quest’ultimo partì per la Siria attraverso la Turchia, e i fratelli Kouachi dovettero tornare in Francia, tre o quattro mesi fa, perché avevano una missione da compiere. Nell’attacco a Charlie Hebdo i nostri due psicopatici non hanno agito da “lupi solitari”, termine coniato da alcuni sciocchi per evitare “confusioni”, ma da soldati di Allah obbedienti agli ordini di Bubaqir al-Haqim, uno dei capi sanguinari del SIIL in Iraq e Siria.

Shuqri Belaid

Shuqri Belaid

Muhammad Brahmi

Muhammad Brahmi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libia, guerra ‘civile’ petrolifera

Alessandro Lattanzio 7/1/20156391178467_e323e94fc7_bL’inviato speciale del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, Emrullah Isler, incontrava il 25 ottobre il presidente del Parlamento Ayla Salah Isa, a Tobruq, ma poi si recava a Misurata, sede della fazione islamista Fajr al-Libya (Alba Libica) e a Tripoli ad incontrare il primo ministro islamista Umar al-Hasi. Emrullah Isler era il primo rappresentante di un Stato estero ad incontrare ufficialmente il capo del governo islamista libico, opposto al governo ufficiale di Abdallah al-Thani. Nel corso della visita Isler annunciava il ristabilimento dei collegamenti aerei regolari tra Istanbul e Misurata. Nel frattempo, 2 aerei da trasporto turchi erano atterrati a Misurata, il 24 e 25 ottobre, carichi di armi e munizioni per le milizie islamiste in lotta contro le forze del governo di Tobruq. Il 13 novembre 2014 venivano fatte esplodere due autobombe davanti le ambasciate di Egitto e EAU a Tripoli. In Libia, da metà giugno 2014, si sono avuti oltre 500 omicidi, tra cui quello del colonnello Aqila Ibrahim, capo dei servizi segreti, nominato nel marzo 2012 dal Consiglio nazionale di transizione. Aqila Ibrahim aveva deciso di rivelare una cospirazione islamista che coinvolgeva milizie, militari, poliziotti e servizi segreti turchi e qatarioti per trasformare la Libia in una base per i terroristi islamisti dell'”Esercito libero di Egitto”. In effetti, Sayfallah bin Hasin (Abu Iyadh), capo di Ansar al-Sharia, assieme ad altri cinque terroristi, tra cui l’iracheno Abu Nabil al-Ambari rappresentante del SIIL a Derna, sarebbe fuggito su una nave maltese diretta a Creta, dove un aereo qatariota li avrebbe poi trasportati a Mosul. Da oltre due settimane lo “Stato islamico” di Derna subiva gli attacchi da parte delle truppe di Qalifa Haftar. Nonostante l’arrivo a Derna di una nave carica di armi noleggiata dal Qatar, i jihadisti di Fajr al-Libya e circa 1000 terroristi del SIIL, hanno subitno gravi perdite nelle operazioni condotte dall’esercito di Haftar. A Sabrata gli islamisti subivano ancora diverse perdite da parte delle truppe di Haftar, come anche gli islamisti tunisini radunatisi in Libia, a Ben Gardan e a Madinin, al comando di Muqhtar Belmuqtar. Sayfallah bin Hasin, alias Abu Iyadh, ex-membro del partito islamico tunisino al-Nahda, stava scontando una condanna di 43 anni per omicidio. Nel marzo 2011 fu liberato da Farhat Rajhi, ministro degli Interni tunisino, su pressione delle ONG teleguidate da Washington. Quindi Sayfallah bin Hasin creò l’organizzazione jihadista Ansar al-Sharia con il supporto di al-Nahda. Nell’ottobre 2014, il fratello di Sayfallah, Hafadh bin Hasin, fu arrestato assieme a una dozzina di altri terroristi, per aver pianificato un attentato con un’autobomba.
Dal 4 al 6 dicembre le forze di Qalifa Haftar bombardarono i terroristi del Fajr al-Libya e, appoggiate dalle forze speciali algerine, scacciarono i terroristi dalle loro basi a Ras Jadir, Buqamash, Tuyrat al-Ghazala, Zuara, Bir al-Ghanam, Bengasi, Derna e Sabrata. Il 4 dicembre 2014 la rivista Maghreb Confidential riferiva di un incontro segreto ad Algeri tra due capi libici, Ali Salabi, capo spirituale della coalizione islamista Fajr al-Libiya, e Mahmud Jibril, leader della cosiddetta Alleanza delle forze nazionali (NFA) che supporta il governo di Tobruq. Mahmud Jibril è anche uno dei capi dei warfala, uno dei più grandi e influenti gruppi tribali della Tripolitania, ancora neutrali nel confronto armato in Libia. L’Algeria cercava di prendere l’iniziativa nel risolvere la crisi in Libia, mentre Cairo vedeva nella riunione ad Algeri il tentativo di neutralizzare l’operazione al-Qarama, guidata da Haftar, volta ad eliminare i terroristi in Libia. Gli egiziani, quindi, si dichiaravano pronti a permettere ad Ahmad Gheddafi al-Dam, il leader dei gheddafiani, a condurre negoziati con gli islamisti. Il 7 dicembre 2014, il giornale Asharq al-Awsat affermava che il governo di Tobruq intendeva nominare Qalifa Belqasim Haftar comandante delle forze armate libiche. A quanto pare era la risposta di Cairo alla riunione segreta di Algeri.
Il 27 dicembre, a Sidra venivano incendiati 5 serbatoi di petrolio, colpiti dalle milizie islamiste di Fajr al-Libiya, secondo un tecnico della al-Waha Oil Company. Sidra si trova sulla costa libica, a 180 chilometri ad est di Sirte. Il tecnico affermava che ognuno dei 19 serbatoi presenti a Sidra aveva una capacità di oltre 326000 barili. Difatti, i pozzi di petrolio tra Bengasi e Sirte erano il nuovo teatro degli scontri tra l’esercito di Haftar e gli islamisti di Fajir al-Libiya. Entrambe le fazioni vogliono prendere il controllo dei giacimenti, anche a costo di distruggerne gli impianti. Secondo il quotidiano al-Akhbar diplomatici statunitensi e inglesi avrebbero detto esplicitamente alle parti in conflitto che chi controlla i pozzi di petrolio e i terminali avrà il riconoscimento internazionale come governo libico. Mentre l’occidente sosterrà chi gli dimostrerà maggiore fedeltà, sarebbe iniziata la spartizione delle risorse petrolifere libiche, con la ricomparsa della Francia. Negli ultimi mesi sono esplosi i combattimenti tra le tribù tabu al confine con il Ciad, e i tuareg o amazigh che abitano nel sud della Libia, Algeria, Niger e Mali. La Francia aveva inviato rinforzi in Niger e Ciad, dove ha ristrutturato la vecchia base militare di Madama, a 100 km dalla Libia, e spinge il presidente ciadiano ad inviare forze in Libia per combattere assieme ai tabu contro i tuareg. Il ministro della Difesa francese Le Drian aveva visitato Niger e Ciad, invocando l’intervento internazionale contro il terrorismo in Libia. Difatti, la regione Ubari, patria dei tuareg, galleggia su un mare di petrolio. La regione ha molti pozzi di petrolio che il regime di Gheddafi chiuse preservandoli per le generazioni future, oltre anche ad enormi giacimenti di petrolio inesplorati; mentre i monti del Tibesti, terra dei tabu, al confine tra Libia e Ciad, ospitano migliaia di tonnellate di oro e uranio. Se la Francia intervenisse nel sud della Libia, aizzerebbe ancora la disputa Libia-Ciad sulla striscia di Aozou, ricca di uranio, permettendole d’insediarvisi ancora una volta. Riguardo l’Italia, con il precedente regime e grazie alle cordiali relazioni tra il primo ministro Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi, il gigante petrolifero ENI gestiva oltre il 35 per cento della produzione di petrolio libico, ricavandovi circa il 32 per cento del fabbisogno nazionale italiano. “L’Italia accetta di lasciare una zona in cui ha avuto una notevole influenza storica?
A fine dicembre 2014, la banca centrale libica avvertiva che stava esaurendo le riserve in valuta estera. A giugno 2014, aveva riserve per 109 miliardi di dollari. Nel frattempo, il portavoce del parlamento islamista di Tripoli, Umar Humaydan, dichiarava, “Ci sarà il rigoroso perseguimento di politiche di austerità. Chiediamo ai libici di essere pazienti e di sopportare le circostanze attuali“. Va ricordato che la metà delle attività estere della banca centrale libica è costituita da partecipazioni in banche italiane o del Bahrayn, obbligazioni e depositi in franchi CFA, la moneta coloniale francese dell’Africa occidentale. In Libia i servizi di base e i ministeri non funzionano più, come ad esempio l’operatore pubblico della telefonia cellulare al-Madar, mentre i black-out sono regolari per mancanza di manutenzione o carenza di pezzi di ricambio per riparare le strutture danneggiate nei combattimenti. Negli ospedali di Bengasi i pazienti devono portarsi i farmaci o farsi visitare in laboratori privati. “C’è grave carenza di farmaci. Non abbiamo un budget dal ministero della salute“, aveva detto il portavoce del più grande ospedale di Bengasi. Anche la benzina scarseggia e le persone fanno la coda per il pane. Le importazioni sono ferme da due mesi. Non vi è neanche il denaro per ricostruire infrastrutture come aeroporti e impianti petroliferi, che costerebbe 38 miliardi di dollari. Inoltre, secondo l’analista di IHS Richard Cochrane, “L’occidente è distratto da Siria e Iraq, ma probabilmente la Libia è la maggiore minaccia. I jihadisti, dello stesso stampo dello Stato islamico, si consolidano e avanzano. Non c’è nulla che fermi i combattenti che usano la Libia come via per arrivare in Europa. Si tratta di un campo di addestramento proprio sulla porta d’ingresso dell’Europa“. I diplomatici occidentali fanno freneticamente la spola tra il governo di Tobruq e gli islamisti a Tripoli, finora invano. Paesi confinanti come Niger e Ciad, anche su istigazione di Parigi, avevano chiesto l’intervento militare per arginare l’avanzata dei jihadisti, ma la NATO ha esaurito le risorse, “Un’operazione NATO? Non è che un sogno”, dichiarava una fonte del governo francese, smentendo così il ministro Le Drian, “Non abbiamo intenzione di ricominciare con l’idea che si possa far cadere alcune bombe per portare democrazia e unità nazionale“. Infatti, una forza d’intervento dovrebbe essere massiccia per avere un qualche effetto sul caos in Libia. “Qualsiasi forza di pace senza una piena potenza sarebbe molto vulnerabile“, afferma Cochrane. “Sarebbe bloccata nei compound e ripetutamente colpita da IED (dispositivi esplosivi improvvisati) fiaccandone il morale“. Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti si oppongono le milizie islamiste, braccio militare dei Fratelli musulmani che cercano di sradicare nei loro Paesi, mentre Qatar e Turchia li sostengono. “Le potenze regionali istigano, piuttosto che mediare, rifornendoli di armi“. Secondo Geoff Porter, responsabile della North Africa Risk Consultancy,Ci sono due possibili scenari per una soluzione politica. Uno è che i libici accettino una sorta di federalismo, condivisione di potere e risorse. Ma l’altro è un nuovo uomo forte che s’imponga sulle varie tribù e fazioni in guerra, che governi più o meno come Gheddafi“.
Nel frattempo, il governo di Tobruq, vieta l’ingresso di palestinesi, sudanesi e siriani in Libia perché ne sospetta l’appartenenza a gruppi terroristici attivi in quei Paesi. Umar al-Sanqi, ministro degli interni della Libia, basa tale decisione sull’esame accurato di tali cittadini. Inoltre, il ministero avrebbe richiesto ai cittadini maltesi di ricevere il nulla osta di sicurezza prima di entrare in Libia, perché si sospetta che alcuni di loro aiutino le milizie islamiste in Libia. Va ricordato, infatti, che in Siria, sarebbero presenti, secondo fonti del controterrorismo, 1200 terroristi provenienti dalla Francia, 550 dalla Germania, 500 dal Regno Unito, 440 dalla Georgia, 210 dal Belgio, 164 dall’Austria, 123 dall’Olanda, 90 dall’Albania, 90 dalla Svezia, 70 dalla Spagna, 53 dall’Italia; 28 dalla Norvegia, 27 dalla Svizzera e 6 dal Portogallo. In Spagna, ad esempio, nell’operazione Javer, del maggio 2014, polizia e Guardia Civil dissolsero una cellula dedita al reclutamento e addestramento di jihadisti da inviare in Mali, tra cui 6 militari e un poliziotto spagnoli. Secondo le forze di polizia europee, sarebbero rientrati in Europa circa 500 jihadisti. “L’influenza che questi rimpatriati esercitano nelle rispettive comunità può accelerare radicalizzazione e reclutamento di alcuni membri, aumentando in modo esponenziale il rischio di attentati”.

democraciaenlibiaFonti:
al-Akhbar
el Pais
Haaretz
New Eastern Outlook
Marianne
Modern Tokyo Times
Relief
Reuters
Sputnik
Tunisie Secret
Tunisie Secret
VIP

Le strutture occulte del terrorismo della NATO in Medio Oriente

Christof Lehmann Nsnbc 25/11/2014

Gli Emirati Arabi Uniti denunciano numerose organizzazioni, soprattutto i Fratelli musulmani ed altre, della rete sovversiva mondiale di USA/NATO, assieme a CAIR e CANVAS.isis-650x330Il 15 novembre il governo degli Emirati Arabi Uniti (EAU) ha stilato un elenco di 83 organizzazioni definite terroristiche. Il governo degli Emirati Arabi Uniti rileva che la lista non è completa, implicando che altre potrebbero esservi aggiunte e sottolineando che le organizzazioni sulla lista possono chiedere di esserne rimosse. Gli Emirati Arabi Uniti sottolineano la necessità di designare tali organizzazioni come terroristiche, per proteggere la sicurezza degli emirati. L’elenco comprende organizzazioni che operano legalmente in 7 Paesi europei e almeno 2 negli Stati Uniti. Tra chi opera negli Stati Uniti vi sono il Council on American-Islamic, CAIR e la Muslim American Society. CAIR è comunemente percepita come organizzazione nata dalle associazioni tra Fratelli musulmani e Hamas come WAMY o l’Istituto sul pensiero islamico, la cui leadership ha collegamenti diretti con la Casa Bianca, ma che furono messe fuorilegge quando il loro coinvolgimento nel terrorismo divenne pubblico. E’ interessante notare che molti dei membri più importanti del Consiglio nazionale di transizione siriano, che si riunì per la prima volta in Turchia ed è sostenuto da Stati Uniti ed altri membri della NATO, aveva collegamenti diretti con il CAIR. La leadership dell’organizzazione è nota avere stretti legami con, tra gli altri, il consigliere per la sicurezza degli Stati Uniti e “Grande Architetto” delle attuali strategie militar-politiche della NATO Zbigniev Brzezinski. O, in altre parole, con il soldi dei Rockefeller. Il portavoce del dipartimento di Stato Jeff Rathke ha commentato la lista antiterrorismo degli Emirati Arabi Uniti, dicendo: “Abbiamo esaminato l’elenco delle organizzazioni classificate come gruppi terroristici pubblicato dagli Emirati Arabi Uniti pochi giorni fa, e sappiamo che due delle organizzazioni sulla lista sono negli Stati Uniti. Cerchiamo informazioni sui motivi per tale decisione“. Sono esclusi dalla lista degli Emirati Arabi Uniti Hezbollah e Hamas. Mentre alcuni analisti statunitensi interpretano questa esclusione a “disaccordi tra Stati del CCG” o che “pregiudicherebbe le relazioni con l’Iran“, vi sono altri che affermano che Hezbollah è rappresentato nel Parlamento libanese e opera legalmente in Libano, e che Hamas fa parte del governo di unità palestinese. A parte Hamas, tale esclusione mirerebbe alle “fazioni di Hamas“, coinvolte in attività terroristiche nel Sinai, in Egitto.
CIA-CAIR-408x420 L’inclusione di CANVAS nell’elenco è ampiamente percepita come uno schiaffo agli ideatori delle operazioni segrete di NATO, dipartimento di Stato degli Stati Uniti e CIA. CANVAS, o DEMOZ, è implicata nelle sovversioni sostenute dagli Stati Uniti in Jugoslavia, Egitto e Ucraina. Nel dicembre 2013 la National Security Agency del Quwayt pubblicò un video sui social media che spiegava come CANVAS promuovesse il dissenso in Quwayt. È interessante notare che i volantini di CANVAS/DEMOZ, che istruiscono su come prepararsi a violenti scontri con le autorità statali, siano stati distribuiti sia nei sit-in delle piazze Raba al-Adwaya e Nadah in Egitto, che durante il colpo di Stato ucraino di febbraio 2014. Le organizzazioni nei seguenti Paesi sono interessate dalla lista dell’UEA: Afghanistan, Algeria, Belgio, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, India, Iraq, Italia, Libano, Libia, Mali, Norvegia, Palestina, Pakistan, Filippine, Federazione Russa, Arabia Saudita, Svezia, Somalia, Siria, Tunisia, Regno Unito, Stati Uniti, Uzbekistan e Yemen. Regioni interessate: GCC, UE, AL, AU.
L’elenco delle organizzazioni che il governo degli Emirati Arabi Uniti indica come terroristiche:
1. Fratellanza Musulmana UAE
2. Al-Islah (o Dawat al-Islah)
3. Fatah al-Islam (Libano)
4. Fatah al-Islam (Associazione dei musulmani italiani)
5. Qalaya al-Jihad al-Emirati (Cellula jihadista negli Emirati)
6. Usbat al-Ansar (Lega dei seguaci) in Libano.
7. Associazione islamica finlandese (Suomen Islam-seurakunta)
8. organizzazione al-Qarama
9. al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM o Tanzim al-Qaidah fi Bilad al-Maghrib al-Islami)
10. Associazione musulmana della Svezia (Sveriges muslimska Förbund, SMF)
11. Hizb al-Ummah (Partito Ummah o Partito della Nazione), nel Golfo e penisola arabica
12. Ansar al-Sharia in Libia (ASL, Partigiani della legge islamica)
13. Det Islamske Forbundet i Norge (Associazione islamica in Norvegia)
14. al-Qaida
15. Ansar al-Sharia in Tunisia (AST, Partigiani della Sharia)
16. Islamic Relief UK
17. Daash (SIIL)
18. Haraqat al-Shabab al-Mujahidin (HSM) in Somalia (Movimento Giovanile dei Mujahidin)
19. Fondazione Cordoba (TCF) in Gran Bretagna
20. al-Qaida nella Penisola Arabica (AQAP)
21. Boko Haram (Jamatu Ahlis Sunna Lidda’Awati Wal-Jihad) in Nigeria
22. Islamic Relief Worldwide (IRW) dei Fratelli musulmani globali
23. Jamat Ansar al-Sharia (Partigiani della Sharia) in Yemen
24. gruppo al-Murabitun (la Sentinella) in Mali
25. Tehrik-i-Taliban Pakistan (Movimento taliban del Pakistan)
26. Fratellanza Musulmana (MB), organizzazione e gruppi
27. movimento Ansar al-Din (difensori della fede) in Mali
28. battaglione Abu Dhar al-Ghifari in Siria
29. Jamah Islamya in Egitto (o Giamat al-Islamiya, Gruppo islamico, IG)
30. Rete Haqqani in Pakistan
31. brigate al-Tawhid (Brigata dell’unità, o del monoteismo) in Siria
32. Ansar Bayt al-Maqdis (ABM, sostenitori della Santa Casa e Gerusalemme), ora ribattezzati Wilayat Sinai (Provincia o Stato del Sinai)
33. Lashkar-e-Taiba (Soldati, o Esercito dei puri, o dei Giusti)
34. qatibat al-Tawhid wal-Eman (battaglione dell’Unità, o Monoteismo, e della Fede) in Siria
35. gruppo Ajnad Misr (Soldati d’Egitto)
36. Movimento islamico del Turkestan orientale in Pakistan (ETIM), o Partito Islamico del Turkestan (TIP), Movimento islamico del Turkestan (TIM)
37. qatibat al-Qadra in Siria (battaglione verde)
38. Majlis Shura al-Mujahidiin fi Aqnaf Bayt al-Maqdis (Consiglio della Shura dei Mujahidin di Gerusalemme, o MSC)
39. Jaish-e-Mohammed (Esercito di Maometto)
40. brigata Abu Baqr al-Siddiq in Siria
41. movimento Huthi in Yemen
42. Jaish-e-Mohammed (Esercito di Maometto), in Pakistan e India
43. compagnia Talha Ibn Ubaid-Allah in Siria.
44. Hezbollah al-Hijaz in Arabia Saudita
45. Mujahidin al-Honud in Kashmor/India (Mujahidin indiani, IM)
46. brigata Sarim al-Battar in Siria
47. Hezbollah nel Consiglio di cooperazione del Golfo
48. Emirato islamico del Caucaso (Emirato del Caucaso, jihadisti ceceni)
49. brigata Abdullah bin Mubaraq in Siria
50. al-Qaida in Iran
51. Movimento islamico dell’Uzbekistan (IMU)
52. Qawafil al-Shuhada (Carovana dei Martiri)
53. organizzazione Badr in Iraq
54. organizzazione Abu Sayaf nelle Filippine
55. brigata Abu Omar in Siria
56. Asaib Ahl al-Haq in Iraq (Lega dei Giusti)
57. Consiglio per le Relazioni Americano-Islamiche (CAIR)
58. brigata Ahrar Shamar in Siria (Brigata degli uomini liberi della tribù Shamar)
59. brigate Hezbollah in Iraq
60. organizzazione CANVAS di Belgrado, Serbia (o DEMOZ)
61. brigata Sarya al-Jabal in Siria
62. brigata Abu al-Fadl al-Abas in Siria
63. Muslim American Society (MAS)
64. brigata al-Shahba in Siria
65. brigata Yum al-Mawud in Iraq (Brigata del Giorno del Giudizio).
66. Unione internazionale degli Ulama (IUSM).
67. brigata al-Qaqa in Siria
68. brigata Amar bin Yasir
69. Ansar al-Islam in Iraq
70. Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa
71. brigata Sufyan al-Thawri
72. gruppo Ansar al-Islam in Iraq (Partigiani dell’Islam)
73. Unione delle organizzazioni islamiche di Francia (L’Union des Organisztions Islamiques de France, UOIF)
74. brigata Ibad al-Rahman (Brigata dei Soldati di Dio) in Siria
75. Jabhat al-Nusra (Fronte della vittoria) in Siria
76. Muslim Association of Britain (MAB)
77. battaglione Umar Ibn al-Qatab in Siria
78. Haraqat Ahrar al-Sham al-Islami (Movimento islamico degli uomini liberi del Levante)
79. Società islamica della Germania (Islamische Gemeinschaft Deutschland).
80. battaglione al-Shayma in Siria
81. Jaysh al-Islam in Palestina (Esercito dell’Islam in Palestina)
82. Società islamica della Danimarca (Det Islamiske Trossamfund, DIT)
83. qatiba al-Haq (Brigata dei Giusti)
84. brigate Abdullah Azam
85. Lega dei musulmani del Belgio (Ligue des Musulmans de Belgique, LMB)
Alcune eccezioni degne di nota dalla lista degli Emirati Arabi Uniti sono Liwa al-Islam, coinvolta nell’attacco chimico nel Ghuta orientale, presso Damasco in Siria, e il cui capo supremo Zahran al-Lush ha collaborato strettamente con l’intelligence saudita dagli anni ’80, e Harkat-ul-Jihad-al-Islam (HuJI) in Bangladesh, noto per operare anche in Myanmar. Un’altra esclusione degna di nota è la società di soccorso turca IHH, coinvolta nel contrabbando di armi ai “ribelli” in Siria con il pretesto dei “convogli di aiuti”. L’IHH è designata organizzazione terroristica nei Paesi Bassi. Infine, da notare che il Gruppo combattente islamico libico, LIFG, non rientra nella lista. Il LIFG fu determinante nel rovesciamento del governo libico nel 2011, e il cui capo supremo Abdalhaqim Belhadj è a capo del consiglio militare di Tripoli. Il suo secondo, Mahdi al-Harati, nel 2012 guidò una brigata di 20000 libici in due grandi attacchi contro la Siria dalla Giordania.baghdadi-ciaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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