Alessandro Lattanzio ad IRIB: “Per il capo dell’intelligence turca, l’ISIS è una creazione di Turchia e NATO e va assistito militarmente” (Audio)

Teheran (Radio Italia IRIB)109437-004-645E01EEAlessandro Lattanzio, saggista, redattore della Rivista Eurasia intervistato dalla nostra Redazione per esaminare diverse questioni mediorientali tra cui la nuova fase della lotta al terrorismo dell’alleanza Iran, Russia e Siria. Altro argomento trattato da Lattanzio è la guerra saudita nello Yemen e le politiche della Turchia nella Regione. Per ascoltare la versione integrale dell’intervista cliccare qui.

Il ruolo dell’Italia nel nuovo disordine europeo

Phil Butler New Eastern Outlook 17/09/2015

L’onere della leadership è un ruolo incredibilmente complesso e ingombrante in questi giorni. Ogni giorno vediamo la prova della dirigenza inefficace nel mondo, e in un momento in cui il mondo ha bisogno di una vera guida. Conflitti perpetui, cambiamenti di paradigma politici e ruolo delle multinazionali nel mix politico-militare esacerbando ed escludendo uomini e donne altrimenti onorevoli. Nel frattempo, la guerra e voci di essa infestano la coscienza pubblica. Siamo in pericolo, e lo sappiamo tutti. Buoni soldati e politici decenti non possono nemmeno agire tra le tribolazioni estenuanti suscitate da dietro le quinte della distensione. Ecco un altro sguardo sulla Primavera araba, la debacle in Libia, e la condizione di milioni persi nel mare dell’incertezza.

La promessa fatta era una necessità del passato: la parola violata è una necessità del presente”.
Niccolò Machiavelli

1138690Affrontare la morte, è di Voga
Ogni settimana ricevo notifiche via e-mail da infinite organizzazioni della difesa. Fa parte del mio lavoro di giornalista essere informato per informare gli altri. Uno di queste, e un’organizzazione chiamata Defense iQ che fornisce un flusso misterioso di e-mail informative e relazioni web su armi, sviluppo di armamenti, strategie militari e altre armi. In assenza di una caratterizzazione migliore, il medium è la rivista Vogue della morte e distruzione mondiali. È inquietante come si possa vendere la guerra, il colloquio con il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana, Tenente-Generale Giuseppe Bernardi, su Defense News, ci offre uno sguardo ravvicinato su come soldati onorevoli siano spesso infilzati da puntuti mediatori del potere civile. Il Tenente-Generale Giuseppe Bernardis è uno degli ufficiali militari più esperti e onorati d’Italia. Laureatosi all’Accademia aeronautica dell’Italia, Bernardis ha partecipato anche alla Scuola di Guerra area dell’USAF all’inizio della carriera. Una volta membro dell’elitarie Frecce Tricolori, lo squadrone di volo acrobatico italiano, Bernadis è uno dei piloti più esperti del mondo, esperto di tattiche di aeree alla pari con chiunque nel mondo. Ma prendetemi in parola sull’evidente competenza del generale nel combattimento aereo, il punto più grave sarà evidente presto. L’articolo dell’ Huffington Post Italia mostra il ruolo cruciale dell’Italia in Libia, pietra angolare nell’ambito più ampio della “primavera araba”. Il ruolo di Bernardis di responsabile della logistica delle armi per le forze armate, e il suo disprezzo evidente per il fine “business” della guerra, inquadrano la mia tesi sui capi militari onorevoli. La risposta di Bernardis alla domanda: “C’è il pericolo che la Libia sia sempre più opportunità di marketing per gli aeromobili che un’operazione militare?” l’illustra bene: “Abbiamo operato per condurre operazioni, non dimostrazioni. Le Bourget (riferendosi al Paris Air Show) dovrebbe rimanere a Parigi e Farnborough (la versione inglese) dovrebbe rimanere nel Regno Unito, si può parlare di collaudo al combattimento alla fine dell’operazione, non durante. Un’operazione è una cosa seria“. Il tono caustico del generale sulle abilità nel vendere e fare marketing in ambiente di combattimento ostile porta a letture e riletture. Ricordando l’articolo del Huffington Post (Italia), la parte di Bernardis nel libro dall’Aeronautica Militare Italiana, “Missione Libia 2011. Il contributo dell’Aeronautica militare” rivela il ruolo dell’Italia nelle operazioni Odyssey Dawn e Unified Protector. Il mio punto qui è semplice, i corretti comandanti e soldati sono sempre stati a posto, ciò che manca è la leadership politica. L’intera vicenda della Libia, da Bengasi e la segretaria di Stato Hillary Clinton, ai profughi che inondano l’Unione Europea oggi, sono una delle più grandi tragedie moderne. E non è tragico a causa dei soldati da qualsiasi lato. Mentre il comandante supremo della coalizione contro Gheddafi, l’Ammiraglio Jim Stavridis, chiamò le operazioni in Libia “modello d’intervento”, una squadra di capi militari senza l’uniforme della NATO dissentì. Tra i politici, l’eurodeputata francese e presidentessa del Front National Marine Le Pen disse che le Forze Armate francesi erano soggiogate. Nel frattempo esperti civili, da Noam Chomsky ai social media e caffè di tutto il mondo rimproveravano gli increduli sul così evidente rovesciamento di Gheddafi.AMH_2309Perché, perché, perché l’Italia?
Presumendo che le mie affermazioni su Bernardis siano corrette, uno sguardo alle reazioni dei civili alle affermazioni del libro rafforzano i miei argomenti. La ricerca di articoli e forum durante l’incursione in Libia della NATO trovo poca indignazione pubblica, e molto appoggio alla linea di Washington nell’abbattere Gheddafi. L’articolo del Guardian consolida gli argomenti che puntano alla gestione di Obama della Primavera araba, e anche ai recenti exploit anti-Russia. La posizione in Italia è cambiata radicalmente una volta che l’amico di Vladimir Putin, il primo ministro Silvio Berlusconi, è stato “neutralizzato”: “Franco Frattini, ministro degli Esteri d’Italia, ha annunciato nella notte che il trattato di amicizia e cooperazione con Tripoli era stato di fatto sospeso”. Berlusconi, sotto forte pressione per le dimissioni nel 2011, è la persona chiave per comprendere come profondi e diffusi appaiano gli interessi statunitensi e inglesi nelle questioni strategiche mondiali di oggi. I cablo del dipartimento di Stato USA intercettati rivelano accenni a una missione per screditare il leader italiano, o almeno sfruttarne la posizione debole. Spiegel International ha denunciato tali intercettazioni, rivelando le macchinazioni del dipartimento di Stato utilizzando contatti, come l’ambasciatore georgiano a Roma, di particolare rilievo in questi cavi, sul conflitto in Ossezia del Sud per l’ennesima “democratizzazione”, nella definizione di Washington. Ma il vero centro qui dovrebbe essere “perché” l’Italia ha un ruolo centrale? Perciò, continuate a leggere fino alla fine.

Giocare a palla
Ho scelto il Generale Bernardi per una parte di questo articolo per motivi che ho già menzionato, e anche per la chiarezza della sua retorica. In breve, come fanno gli uomini d’onore, è facile interpretarlo e capirlo. Critico, quando è necessario criticare, è come molti chirurghi del combattimento aereo, tagliare fino all’osso se necessario. Si possono vedere chiaramente le sue priorità nelle missioni in Libia dal suo intervento: “Abbiamo operato senza incorrere in alcun incidente, e senza causare danni collaterali. L’unico rammarico che ho avuto, è di non aver potuto fornire al pubblico un dettagliato resoconto del nostro operato, per evitarne ogni possibile abuso. Questo volume riempie parte di quel vuoto“. Zero danni collaterali! La trasparenza e la chiarezza della missione! La valutazione di un soldato onesto di ciò che ogni missione militare dovrebbe essere, condurre una campagna esigente e riuscita, con il minimo assoluto di vittime civili. Questo è ciò che i capi militari onorevoli discernono, la semplice vittoria militare, ma c’è una battaglia più grande da discutere. Quando ci rivolgiamo al lato politico o civile però, la saggezza nel spodestare il governo di Muammar Gheddafi è stata miope all’estremo. Ora milioni di rifugiati inondano i confini dell’UE economicamente già assediata. Le fiamme della guerra e ampie lotte ora lambiscono la cittadinanza, una volta isolata, di diverse nazioni. Oggi possiamo vedere il veemente sostegno di politici come il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg ed altri all’intervento della NATO nel 2011, simile a una forma di follia idiota. Viviamo in un mondo dove ci sono due fazioni, quelli che “giocano a palla” con Obama, e quelli che non lo fanno. Tenendo conto dei ruoli di attori chiave come il presidente degli Stati Uniti, Hillary Clinton e in particolare il senatore John McCain, un sentiero accidentato conduce da Washington dritto a Libia, Egitto, Siria e infine Kiev in Ucraina. Se la missione di aiutare le rivolte della “primavera araba” era distruggere l’ordine e trafiggere chiunque non fosse d’accordo con una pugnalata alle spalle, è stato un successo brillante. Parlando di pugnalate alla schiena, vediamo la Germania assumersi il peso delle migrazioni dei rifugiati in questi giorni. Dopo essere stata l’unica nazione europea ad essersi astenuta al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla Libia, il governo di Frau Merkel è anche afflitto dalla vicenda della Grecia e dal pasticcio in Ucraina. La Germania si unì a Cina, Russia, Brasile e India all'”astensione”, “garantendo il successo” su Gheddafi e la Libia nel 2010 e 2011, ma fu il think tank di Washington che al mondo dichiarò vincenti le strategie di Obama! Il pezzo del Brookings Institute particolarmente filo-Obama condanna coloro che volevano interferire. I direttori del Brookings baciano da dietro il presidente degli Stati Uniti come nessun altro: “…Dobbiamo stare attenti a non esagerare i vantaggi strategici della scelta d’azione del presidente Obama degli ultimi sei mesi. Blake Hounshell di Foreign Policy sostiene che la strategia dell’amministrazione dell'”eterodirezione” ora “sembra assolutamente confermata””. “Eterodirezione”, ne abbiamo vista molta. Ora che il Mediterraneo straborda di africani in esodo, e con la grande nuova paura rossa di Russia e Cina, possiamo non vedere la saggezza dei vecchi soldati e capi efficaci risplendere in questo momento?
Che ruolo ha l’Italia, vi chiederete? La risposta è abbastanza semplice. L’Italia è essenziale affinché l’idea da Lisbona a Vladivostok prenda forma. L’articolo di Ivan Timofeev su Russia Direct fa un bel lavoro inquadrando ciò che chiamerei “Primavera europea” della discordia UE-Russia, o evaporazione di qualsiasi possibilità di una grande cooperazione in Europa. Il ruolo dell’Italia in tutto ciò può essere cementato da molte variabili, ma la geografia vi gioca un grande un ruolo. Con le banche tedesche e svizzere che chiudono con i partner di New York e Londra, l’Italia è tutto ciò che si trova in mezzo alla grande geo-connessione tra Russia e Portogallo. Per quanto nebuloso questo concetto possa sembrare, è una realtà che Washington e Mosca riconoscono. Per sintetizzarla, basta leggere l’articolo su Spiegel che dettaglia i piani di Putin dal 2010. Citando il leader russo su una vasta e ampia partnership: “I rinnovati principi della nostra cooperazione possono essere assicurati dall’accordo di partenariato tra l’UE e la Russia, un accordo attualmente in fase di negoziazione. Dobbiamo affrontare questo trattato da un punto di vista strategico. Dobbiamo cercare di pensare a 20, 30 e anche 50 anni nel futuro“. Immaginate di tirare i fili dell’attuale presidente statunitense. Si può capire cosa tale “grande Europa” significhi per USA e Regno Unito? O almeno per i dinosauri dei think tank di Washington? Io sì. La Germania va ricattata per collaborare, la Georgia deve entrare nella NATO come l’Ucraina, e in alcun modo Silvio Berlusconi doveva continuare a guidare l’Italia. Nessun amico di Vladimir Putin deve controllare l’arena del Mediterraneo. L’articolo del Consiglio degli Affari Internazionali (RIAC) della Russia di Olga Potjomkina, del 2014, menziona il ruolo dell’ Italia nei piani di Gazprom. Come ulteriore prova, l’articolo dell’Economist rappresenta ciò che io chiamo “prova logica inversa” Berlusconi e tutti coloro a lui fedeli ne sono i bersagli. Il pezzo mistifica o svillaneggia la Lega Nord, solo per citare una possibile entità politica in linea con la Russia sull’Europa comune. Questo è un tema che va molto oltre una ricerca approfondita, ma i miei punti sono accentuati menzionando il ruolo italiano nelle strategie da Cairo a Kiev e oltre. Faccio notare che The Economist è di proprietà della famiglia Rothschild, così come la famiglia Agnelli? Forse acerrimi nemici svolgono un ruolo tradizionale in tutto ciò? So che ho dato spunti di riflessione approfonditi, o almeno spero.

AMH_2284Phil Butler è investigatore politico e analista, politologo ed esperto di Europa orientale, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Corbyn, Lafazanis e l’ascarismo della sinistra

Alessandro Lattanzio

L'ultima trovata della macchina di propaganda bellica occidentale, hollywoodiana, Jeramy Corbyn, assieme a Lafazanis, rientra nell'ultima psy-op della NATO per istigare la semiborghesia occidentale, liberal-sinistra, a sostenere altre avventure belliche di Washington.

L’ultima trovata della macchina da propaganda bellica occidentale e hollywoodiana, Jeremy Corbyn, assieme a Lafazanis, rientra nell’ultima psy-op della NATO per istigare la semiborghesia occidentale liberal-sinistra, a sostenere nuove avventure belliche di Washington e Londra.

Corbyn, Lafazanis e corbellerie viaggianti (Corbyn è un grande amico di Kalid Mishal, capo di Hamas, di Varoufakis e vari sceicchi wahhabiti, su cui aleggia una nauseadonda puzza di morte), rientrano nel piano che gli USA, o la fazione dei neocon-clintoniani, preparavano: l’intervento USA in Siria tramite la farlocca morte del bambino siriano, la cui vicenda è integralmente costruita a tavolino, il padre contrabbandiere curdo-turco, con tanto di fotografa del regime Erdoghan in spiaggia al momento giusto, il tutto per sgrillettare la massa amorfa ed esiziale della semiborghesia ‘catto-comunista’ eurofuffica, con tanto di piano Merkel per accogliere a culo aperto le masse di terroristi sconfitti con familiari al seguito. Checché ne dicano i vari troll nazipiddini, se escono foto su facebook dei migranti armati e con le bandiere colonial-taqfirite, è perché non sono un complotto di Putin (ha stato Putin!) ma perché sono proprio terroristi, mescolati a masse di afghani, ghanesi e curdi di Turchia spacciati per Siriani per commuovere la semiborghesia della tribù dei piedi zozzi e mobilitarla per l’ennesima crociata della bontà di Hollywar. Ma aimé, l’ultima pagliacciata dell’islamo-sinistra semiborghese finisce nella fogna, assieme ai ratti con cui scopa. Abbott, il premier australiano, viene scalzato dalla sedia il giorno dopo aver promesso di bombardare la Siria per conto di Obama. Sostituito da un miliardario amico della Cina.

I sostenitori di Corbyn , sostengono il terrorismo taqfirita, le operazioni coperte degli USA contro la Siria e l'Iraq, e invocano la guerra aperta contro Siria e Iran.

I sostenitori di Corbyn sostengono il terrorismo taqfirita, le operazioni coperte degli USA contro la Siria e l’Iraq, e invocano la guerra aperta contro Siria e Iran.

Merkel, su consiglio della confindustria di Germania, che è non il covo dei giovani rampolli cocainomani di Cernobbio, ha detto alla Kulona Inkiavabile di piantarla, perché la Germania si sta facendo nemica l’Europa orientale, oltre alla Russia, e possibilmente, in caso di guerra alla Siria, anche la Cina. Un disastro insopportabile per Berlino, perdere i mercati dei cattivoni eurasiatici ed accogliere masse di taqfiriti pronti a feudalizzare le socialdemocrazie colonialiste di Germania e Svezia. Che siano piuttosto il frocio hollande e la trans-sinistra dei Pittella-Cazzulani-Ferrero-Ferrando-Bernocchi-Corbyllerie e semiborghesi a piedi zozzi, a farsi sodomizzare dalle truppe cammellate islamo-ottomane della NATO. La fine del coglionismo ‘marxistico’. L’insulsa massa di sinistra passa da Gramsci al libero amore obamiano-taqfirita, e questo mentre con supponenza osa fare le pulci ‘marxistiche’ ai cinesi, perchè ‘troppo dipedenti dal capitalismo statunitense’ (loro!), ed è pronta ad allearsi con i pravisektori italiani contro il non così tanto rosso-e-bruno Tsipras. E’ il tramonto definitivo della sinistra occidentale-europea, finita nel cesso della storia tra spinelli hollywudiani, uranio altantista e scimitarre saudite.
E’ invece la borghesia imprenditoriale-industriale che salva i resti dell’Europa, non la moltitudine di semiborghesi (mezze classi diceva Marx, o magari trans-classi) e altre escrescenze parassitarie sociali, che si vanno piatendo ‘proletarie’ perchè non si lavano e copulano con ogni forma di ‘migrants‘, specialmente se maschio uber-dotato; sempre saldamente allineate all’imperialismo di sinistra di Obama e dei mefitici salotti di Londra e Parigi, ‘mecche’ cul-turali di tali ceti parassitari, con la loro idolatria per divinità di plastica come Angelina Jolie e George Clooney, le cartacce patinate The Economist e The New York Times, e localmente per la tossicodipendenza coprofila dalla disinformazione propalata dalla rivistina patinata di propaganda imperialista Internazionale e dall’osceno ilfattoquotidiano. Una massa di volenterosi kollabos delle guerre ‘umanitarie’ della NATO e di Washington, sempre pronta e disponibile a supportare qualsiasi avventura delle trans-sinistre colonialiste occidentali (Obama, Hollande, Blair-Gordon), sotto qualsiasi insulso pretesto il circo mediatico hollywoodiano riesca a concepire per fornire un qualsiasi giustificazione per la falsa coscienza a tale popolino di locuste sociali.
Non è un mistero che nel PD e in SEL vi siano dei nodi concerogeni che riuniscono sostenitori di Hamas, del terroristimo taqfirita in Libia e Siria, e del governo neonazista di Kiev, e che tali soggetti, militanti di PD, SEL, PRC e altre sette di sinistra, definiscano ‘democratici’ i wahhabiti di Gaza, i taqfiriti che devastano Libia e Siria, e perfino ‘antifascisti’ i neonazisti installati da Gladio a Kiev, gioendo pubblicamente quando le forze ucraine bombardano città e villaggi novorussi, o le bande di terroristi massacrano soldati e cittadini siriani e iracheni (e per constatarlo, basta farsi un giro tra le pagine facebook di tali figuri). Tra l’altro tali individui e soggetti ambigui sono strettamente legati ad organi della polizia e ai servizi segreti, che da almeno vent’anni sono dominati dal PD. Inoltre, la sinistra estrema cosiddetta organizzata, tutta, definisce fascisti l’Iran, la Siria, la Russia, e definisce imperialisti la Cina, l’India, Brasile e Sud Africa. Nientedimeno, anche i novorussi del Donbas, il Partito Comunista della Federazione Russa e i soldati dell’Armata Rossa sono stati bollati come fascisti da tutta la ‘sinistra diffusa’ italiana, dagli opportunisti di SEL fino alle infinite sette fringe post-trotskiste e ai fenomeni fokloristici come il PMLI. Tutto ciò è dovuto alla riconoscenza canina che hanno tali frange di burocratelli incompetenti verso il PD, poiché tale partito gli ha concesso micragnose prebende in organi ‘cinghia di trasmissione’ del PD: circoli ANPI, sedi ARCI, scrivanie in ufficietti sindacali di pensionati o impiegati pubblici. Infatti, tali posizioni pseudo-puriste all’apparenza, ma filo-imperialiste nella sostanza, sono prevalenti nelle regioni dove il PD domina: Emilia-Romagna, Lombardia o Piemonte. In cambio, laddove serve, tale ‘sinistra diffusa’ svolge propaganda allineata alla NATO e all’UE camuffandola da posizione purista ‘marxista’, ‘comunista’, ‘partigianista’, di vera ‘sinistra’, e via cianciando. Perciò poi si arriva al paradosso di dire, seguendo la vulgata centrinosociale e pseudo-ortodossa di tali stalinisti-minion, che perfino contrapporsi all’imperialismo degli USA è indice di ‘imperialismo’ russo od europeo, se non di vero e proprio ‘fascismo’; e così il giochetto delle tre carte tra PD, burocratelli delle ‘cinghie di trasmissione’ e vari compagnucci di merende, così tanto rivoluzionari da essere sempre dalla parte degli USA coi fatti e le azioni, chiude il cerchio, ingabbiando nella trappola filo-atlantista chi vuole essere ingabbiato.

La sinistra social-imperialista inglese sostiene Corbyn e l'islamismo atalantista.

La sinistra social-imperialista inglese sostiene Corbyn e l’islamismo atlantista. Invoca la guerra contro la Siria, in linea con il Pentagono e le petromonarchie assolutiste wahhabite.

La sinistra social-colonialista francese sostiene il taqfirismo e l'immigrazionismo, ed invoca la guerra contro la Siria, come l'ha invocata contro la Libia.

La sinistra social-colonialista francese sostiene il taqfirismo e l’immigrazionismo, ed invoca la guerra contro la Siria, come l’ha invocata contro la Libia.

La sinistreria italiana s'è sempre distinta per il suo servilismo e allineamento totale al socialcolonialismo occidentale e alle guerre atlantiste.

La sinistreria italiana (Arci, Emergency, ANPI e arnesi vari) s’è sempre distinta per il suo servilismo e allineamento totale al socialcolonialismo occidentale e alle guerre atlantiste.

Le bandiere dei terroristi contro la Siria.

Le bandiere dei terroristi contro la Siria.

Gli ultimi esponenti internazionali di tale setta di vampiri e zombi sono Corbyn, Lafazanis, Varufakis, Fassina, Boldrini, Landini, Ferrero e altri aborti ideologici.

La “primavera araba” e la seduzione della sinistra occidentale

Donnchadh Mac an Ghoill, Zero Anthropology, 26 agosto 2013

I 'giovani democratici libici', vezzeggiati dalla sinisteria anche italiana (si pensi all'infermierina islamista Gino Strada e a un Paolo Ferrero che a tutt'oggi rivendica l'annientamento della Jamahiriya Libica), applicano la sofisticata metodologia democratica appresa nei salotti di Langley e Ryiadh.

I ‘giovani democratici libici’, vezzeggiati dalla sinistreria anche italiana (si pensi all’infermierina islamista Gino Strada e a un Paolo Ferrero che a tutt’oggi rivendica l’annientamento della Jamahiriya Libica), applicano la sofisticata metodologia democratica appresa nei salotti di Langley e Ryiadh.

Hosni Mubaraq è stato rilasciato dal carcere, l’esercito egiziano è tornato al potere, e questa volta con il supporto della maggior parte degli egiziani che non potevano più sopportare il caos inflittogli dal governo dei Fratelli musulmani. In Siria, i Fratelli musulmani ed alleati sono in piena ritirata, il governo di Bashar al-Assad ha vinto la battaglia per i cuori e le menti del popolo siriano. William Hague e gli altri ladri hanno cestinato i pretesti per “entrare” e salvare i loro terroristi settari. Mentre scrivo, un incidente sospettosamente comodo, possibilmente con armi chimiche, svela il trucco. In Tunisia il regime della Fratellanza affronta la rivolta popolare e la Libia è nel caos più totale. Le proteste in Bahrayn continuano ad essere violentemente schiacciate dalla dittatura fantoccio degli Stati Uniti. In breve, la vita della gente comune è incommensurabilmente peggiore oggi rispetto a prima della cosiddetta “primavera araba” nel dicembre 2010. Tutti i discorsi sulla “rivoluzione” si dimostrano le sciocchezza che sono sempre stati. In alcun luogo ciò è più vero che in Libia dove la classe operaia è stata spogliata di ogni potere e protezione, e il potere è ritornato nelle mani della classe compradora di Bengasi, che comandava durante il regno di re Idris. Non fu una rivoluzione, ma una restaurazione con la bandiera monarchica contro-rivoluzionaria e la potenza di fuoco degli eserciti imperialisti occidentali, chiarendo il punto anche ai più volutamente ottusi. Il fallimento dei movimenti contro la guerra nel fermare la guerra non è una novità. Non c’è mai stato un movimento di protesta che fermasse una guerra. Anche la guerra del Vietnam, che generò proteste di massa negli Stati Uniti, non fu fermata da queste proteste ma dalla sconfitta effettiva sul campo della macchina da guerra degli Stati Uniti. Nel 1912 i partiti socialisti s’incontrarono a Basilea, in Svizzera, promettendo che non avrebbero sostenuto i loro governi se la guerra fosse iniziata. Ma una volta che i tamburi patriottici della guerra cominciarono a battere, tali promesse furono dimenticate e la maggior parte dei leader socialisti vergognosamente incoraggiò i giovani della classe operaia d’Europa al macello. Con tale serie di fallimenti, ci fu comunque un movimento contro la guerra costante ed attivo, finanziato dalla sinistra in Europa e negli Stati Uniti per decenni. Nel 2003, mezzo milione di persone marciò a Washington contro la guerra in Iraq. Quasi un milione marciò a Londra. In molti modi, un drammatico successo. Naturalmente, la guerra non fu fermata ma si poté affermare che la macchina della propaganda imperialista fu gravemente indebolita da tale enorme dimostrazione di rigetto pubblico. La prossima volta, gli imperialisti sarebbero stati molto più intelligenti e molto più seducenti, come fu. Naturalmente, una volta che l’attacco alla Libia cominciò, i media occidentali fecero quello che se sempre ci aspetta da essi, generare e propagare la peggior propaganda contro il governo libico e il suo leader che avessero potuto architettare. Ci furono storie risibili su Gheddafi che dava il Viagra all’esercito libico, in modo che i soldati potessero stuprare i manifestanti pacifici, una storia ripetuta da Amnesty International. Tale storia era pari a quella dei soldati tedeschi che mangiavano i bambini belgi, o dei soldati iracheni che gettarono 500 neonati dalle incubatrici del Quwayt, anche se ce n’erano solo 50 in tutto il Quwayt (ancora una volta, una storia ripetuta da Amnesty International). Tali ridicole storie, a ben vedere, nella frenesia mediatica sul sangue del nemico, sono prese sul serio da enormi settori della popolazione, indebolendo qualsiasi tentativo di criticare o opporsi alla guerra. Fin dai primi giorni della cosiddetta rivolta a Bengasi, storie iniziarono a trapelare nei giornali occidentali, come il Guardian, su rastrellamenti, torture, linciaggio e pestaggio a morte di persone di colore. Tuttavia, Susan Rice, ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, definì le persone di colore massacrate “mercenari sub-sahariani”. Allora era utile e i media ebbero la foglia di fico per sostenere il genocidio razzista. In tutto questo vi furono segnalazioni costanti, nei giornali migliori, sul fatto che la maggior parte dei massacri non lo fu sul campo militare. Infatti erano civili neri, molti dei quali lavoratori migranti.
Quindi, qual è stata la reazione della sinistra occidentale a tutto questo? Una reazione ancora più vergognosa di quella del 1914. Almeno le varie leadership socialiste nel 1914 potevano dire che le loro nazioni erano aggredite. La sinistra occidentale non aveva tale scusa nel 2011, quando la Libia fu attaccata. Qui c’era una piccola nazione di soli sei milioni di persone attaccata dalla potenza militare più devastante mai creata. 120 missili da crociera furono lanciati nei primi giorni, e poi oltre 26000 sortite di aerei militari della NATO in otto mesi. In prospettiva, si pensi a 150 bombardamenti al giorno su una popolazione delle dimensioni di quella dell’Irlanda, ogni singolo giorno per otto mesi. E tra tutto ciò, la sinistra occidentale applaudì la distruzione delle infrastrutture dello Stato socialista rallegrandosi del linciaggio della mafia razzista. Anche il noto pensatore Noam Chomsky minimizzò il ruolo delle bande salafite. Il movimento contro la guerra irlandese chiese il congelamento dei beni dello Stato libico, usati per pagare scuole, ospedali, ecc. e di usarli per armare il cosiddetto Consiglio nazionale di transizione (CNT), un minuscolo gruppo di ignoti, molti dei quali avevano trascorso gli ultimi vent’anni negli Stati Uniti, allevati dalla CIA per prendere il potere in Libia e farne uno Stato fantoccio degli Stati Uniti tramite un programma di privatizzazione. Come poté accadere una cosa simile? Come poté la bussola morale della sinistra occidentale crollare così vergognosamente dal 2003, quando manifestazioni di massa furono organizzate per opporsi alla guerra contro l’Iraq, uno Stato dalla situazione dei diritti umani infinitamente peggiore della Libia (che ricevette un premio per Diritti Umani dell’ONU, solo pochi mesi prima dell’invasione.) Nel caso della guerra all’Iraq, furono utilizzati dai media i soliti stratagemmi della propaganda. Sadam era un dittatore brutale. Certamente vero. Sadam era un pericolo per il suo stesso popolo. Molto spesso vero. E poi, per dirla tutta, Sadam avrebbe attaccato l’occidente con armi di distruzione di massa. Stronzata completa, ma abbastanza efficace sulle menti di coloro che seguono Fox News o CNN, tragicamente la maggioranza delle persone. Ma con tutto ciò, la sinistra resistette ed organizzò proteste di massa contro la guerra. Quindi, come si poteva immaginare che nel 2011 tale stessa sinistra sarebbe diventata la cheerleader di una genocida e razzista campagna contro uno Stato socialista dai più alti standard di vita nel mondo in via di sviluppo, e con un record di diritti umani che riceveva ampie lodi dalle Nazioni Unite, per non parlare di un avanzato sistema di Democrazia Diretta?
afrique-libye-otan A questo punto dobbiamo discutere dell’arte della seduzione. La seduzione è un gioco di fantasia. Si tratta di una promessa, una falsa promessa, per approfondire il desiderio del sedotto, per mutarne le fantasie in realtà. Di solito, come Freud chiarisce, abbiamo a che fare con fantasmi originari, cioè la fantasia di vedere e di far parte della scena da cui, da bambini, si è crudelmente esclusi, cioè l’amore tra i nostri genitori. E qual è la scena originaria della sinistra occidentale? Qual è la scena di gioia e liberazione da cui siamo sempre esclusi? Niente meno che la presa del Palazzo d’Inverno nel 1917. Siamo sempre sotto l’incantesimo del grande film sovietico di Sergej Ejsenstein, Ottobre 1917. I lavoratori in marcia a decine di migliaia, polizia e soldati che disobbediscono agli ordini unendosi ai lavoratori, mentre valorosamente marciano sul palazzo dello Zar. Non importa se ben poco di tutto questo è realmente accaduto, e che Ejsenstein creò una visione dell’assalto al Palazzo d’Inverno che è un omaggio al suo genio piuttosto che ai fatti di quella notte. Niente di tutto ciò conta. Negli ultimi 90 anni abbiamo cercato di ricreare quella scena primaria, con i nostri picchetti patetici e marce in cui gli organizzatori non hanno nemmeno il coraggio di parlare di rovesciare lo Stato borghese, non volendolo effettivamente. Ma poi, tutto ad un tratto la sinistra occidentale ebbe tutto ciò su cui aveva sempre fantasticato. Centinaia di migliaia di persone in Tunisia e in Egitto che scendevano in piazza, proprio come nel film, che sembravano abbattere i dittatori. Che gioia! Per anni ci fu detto che questo genere di cose era morto con Lenin. Ma qui era sotto i nostri occhi. E se i Paesi arabi potevano farlo, potremmo noi. Occupy Wall Street, certo, non ha funzionato a piazza Tahrir? E poi ci fu Bengasi sui nostri schermi televisivi. Il popolo che si ribella al dittatore! Era troppo bello per essere vero, ma perché guardare in bocca a un meraviglioso cavallo donato? Ne avevamo bisogno per poter mostrare alla nostra gente, qui in Europa e negli Stati Uniti, che in realtà si può fare. La seduzione non è stupro. Ha bisogno della complicità della sua vittima. Ha bisogno che la vittima voglia essere sedotta. Infatti, è la vittima che detta le condizioni con cui la seduzione ha luogo. La primavera araba è apparsa sui nostri schermi televisivi aziendali perché era così che la sinistra occidentale voleva essere sedotta. Jean Baudrillard osservò che i notiziari della TV divennero popolari solo dopo all’arrivo del televisore a colori. La guerra del Vietnam fu per molti una guerra in bianco e nero. La gente non poteva sopportare nel vederla. Il bianco e nero seduce. Il bianco e nero è sempre qualcosa d’inferiore alla realtà. La seduzione è sempre inferiore alla realtà. Si lascia un po’ desiderare. Non è possibile vedere l’immagine, a meno che non si riempiano i vuoti, e non si sia complici nella creazione dell’immagine. Il bianco e nero si traccia nell’orrore. Il bianco e nero è sempre orribile, sempre seducente. Il colore no. E’ troppo reale, oltre la realtà. E non lascia nulla all’immaginazione. Non lascia nulla al desiderio. Ci si può sedere tranquillamente di fronte a un televisore a colori, guardando corpi mutilati di bambini mentre si cena. Poiché non si è implicati, non si è sedotti, si è esclusi dall’orrore, respinto dall’eccesso di informazioni.
I saggi di Baudrillard del 1991, raccolti ne “La Guerra del Golfo non ha avuto luogo”, analizzano il modo in cui il sovradosaggio estremo di informazioni lascia lo spettatore con un totale senso d’irrealtà. È la guerra ridotta a videogioco. Per lo spettatore occidentale, nessuna persona reale viene uccisa o ferita. Tutto ciò che accade sono immagini ricreate. Anche i soldati statunitensi in Iraq raramente vedevano il risultato criminale delle loro azioni. Anche loro hanno visto la guerra attraverso le attrezzature video. Mentre la guerra del Golfo fu una guerra della TV a colori, si potrebbe dire che la “primavera araba” torni al seducente bianco e nero. Quando la violenza scoppiò a Bengasi, nel febbraio 2011, il governo libico invitò osservatori e media internazionali a recarsi a Bengasi per vedere cosa succedeva. Pochissimi accettarono. Non era quello il piano. Tunisia ed Egitto impostarono bene la scena, e le potenze imperialiste non avevano alcuna intenzione di disturbarla con la verità su violente bande di salafiti razzisti in collaborazione con CIA e dittature del Golfo, uccidendo poliziotti, soldati e qualsiasi nero su cui poterono mettere le mani. La seduzione porta sempre via qualcosa dalla scena, il piacere. La “primavera araba” fu un capolavoro degno del Don Giovanni. Senza avere idea di chi o cosa tali “ribelli” fossero, la sinistra occidentale ne divenne complice. Ne fu risucchiata, e con gioia. Riempivano i vuoti nelle fantasie su manifestanti democratici opporsi coraggiosamente ai soldati drogati di Viagra del dittatore odiato. Che un milione di libici scendesse riempiendo la Piazza Verde, sotto la minaccia dei bombardamenti della NATO, a sostegno di Muammar Gheddafi, venne facilmente trascurato. Una persona sedotta, che ama il brivido della seduzione, non ha più alcun riguardo per verità o fatti. E così anche dopo il brutale assassinio di Muammar Gheddafi, con l’attacco di droni e jet da caccia, e poi da una folla impazzita, la follia della sinistra occidentale continuò, sognando piazza Tahrir esplodere spontaneamente in Europa e negli Stati Uniti, anche se i fascisti Fratelli musulmani misero gli artigli sul potere in Egitto, servendo gli interessi statunitensi ed israeliani in modo ancora più servile di Mubaraq. Ancora oggi, dopo il fallimento totale dei movimenti di occupazione nel combinare qualsiasi cosa, ci sono ancora illusi, sempre sedotti, idioti della sinistra occidentale che sostengono le bande settarie di CIA/Mossad in Siria e si scandalizzano per la rimozione del governo Mursi in Egitto.
Così, dove siamo ora? Nel 1873 il sistema capitalista occidentale fu schiacciato da un massiccio crollo finanziario. Nulla in tale sistema poteva fornire la grande quantità di ricchezza reale per ripristinarlo. La risposta fu molto semplice. Nel 1873, Africa, Asia o America del Nord erano solo scarsamente sotto il dominio imperialista. Nei successivi dieci anni vi fu l’espansione imperialista più genocida mai conosciuta. Tutto il Nord America fu conquistato e la popolazione ingenua sterminata. L’assalto all’Africa incluse l’orrore indicibile dello stupro belga del Congo, dove 13 milioni di persone furono uccise, assieme alla conquista genocida dell’Africa del Sud da parte di Cecil Rhodes, finanziato dalla famiglia Rothschild e condotta nel nome sanguinoso dell’impero inglese. Nel 1890, il crollo del capitalismo occidentale divenne un boom senza precedenti, e la scena era pronta per la I Guerra Mondiale, mentre imperi fiorenti concupivano le altrui conquiste. Negli anni ’30 Germania e Giappone cercarono di uscire dalla paralizzante depressione economica intraprendendo conquiste coloniali. Ne risultò la II Guerra Mondiale. E ricordiamo che la Grande Depressione non finì negli Stati Uniti che all’avvio della II Guerra Mondiale e il trasferimento di tutta la riserva aurea dell’impero inglese negli Stati Uniti per pagare le armi, ecc. Oggi, il capitalismo occidentale affronta un crollo ancor più catastrofico che nel 1873. Ancora una volta ha intrapreso la conquista dell’Africa in risposta alla crisi. Il primo passo fu l’omicidio di un uomo che, sopra tutti, rappresentava l’unità africana contro il dominio imperialista, il Colonnello Muammar al-Ghaddafi. Anche se la Siria è riuscita a respingere l’attacco alla sua integrità e sovranità, resta sotto attacco dall’imperialismo occidentale e alleati locali. Come accennato in precedenza, la retorica bellica delle potenze imperialiste anglosassoni e francese è sempre più rabbiosa in proporzione alla sconfitta di al-Qaida/al-Nusra in Siria. L’Iran rimane sotto criminali sanzioni, così come Corea democratica e Cuba. Russia e Cina sono sotto il costante attacco dei media occidentali, e affrontano l’accerchiamento militare dalle forze imperialiste. In effetti, ci troviamo di fronte all’inizio della III Guerra Mondiale, da combattere esattamente per la stessa ragione per cui le prime due furono combattute, cioè sottrarre dal collasso finanziario il sistema capitalista.
Possiamo guardare ai capi della sinistra occidentale con fiducia? O vogliamo ripetere il tradimento del 1914? Sembra ovvio che abbiamo bisogno di una leadership che sappia superare la seduzione catastrofica del 2011. Dobbiamo ammettere apertamente che la sinistra ha completamente sbagliato analisi, che è stata aggirata da un nemico enormemente più competente della sinistra in generale. Dobbiamo cominciare a estirpare il marcio e che le persone non siano in balia dall’isteria della maggioranza. Abbiamo bisogno di persone che ammettano apertamente che spesso, se non sempre, abbiamo sbagliato completamente. Non sarà facile. Gli occidentali, di tutte le classi sociali, hanno la forte convinzione che se il dominio occidentale sul Terzo mondo dovesse finire, il loro stile di vita già minacciato ne soffrirebbe, se non crollare. In effetti vi è il consenso tacito sulle guerre imperiali come soluzione migliore dell’occidente per la ripresa economica. Non solo la sinistra non è riuscita a sfidare tale consenso ma, con le sue parole ed azioni ne fa ormai parte. Può anche darsi che la cultura occidentale non ha più la vitalità per produrre una sinistra attiva e utile. È una possibilità che va considerata. Gli stessi arabi non chiamano ciò che è successo nel 2011 “primavera araba”. Proprio come non chiamano ciò che successe nel 1919 “primavera araba”. E’ sempre un’immagine dell’imperialismo occidentale, impiegata per sedurre le popolazioni occidentali con il romanticismo alla Laurence d’Arabia che il termine evoca. La primavera araba non c’è mai stata nel mondo arabo, c’è stata solo nel mondo immaginario occidentale.bengasiTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché s’è dimesso Alexis Tsipras?

Cuba Debate 21 agosto 2015Alexis TSIPRAS, Martin SCHULZ - EP PresidentIl Primo ministro greco Alexis Tsipras si è dimesso dopo aver raggiunto un accordo per il terzo “salvataggio” finanziario della troika, includendo tagli meno onerosi e privatizzazioni. Cos’ha motivato Tsipras a dimettersi?
Il Primo ministro greco ha promesso che non avrebbe mai adottato riforme economiche, tuttavia, ha accettato tagli e privatizzazioni imposti dai creditori internazionali. Questa decisione ha provocato disordini nel partito Syriza, e decine di parlamentari votavano contro il terzo “salvataggio”. Davanti al default e all’uscita dall’euro, Tsipras ha sostenuto che non sarebbe mai stato d’accordo con tutte le condizioni imposte per il “salvataggio” e che quindi non aveva “altra scelta” (che dimettersi). Inoltre, ha detto che aveva l’obbligo morale di sottoporre i risultati del suo governo alla consultazione popolare sovrana. Secondo gli analisti, Tsipras s’è dimesso per creare nuove condizioni per il riavvicinamento ai membri dell’eurozona.

Dieci frasi dal discorso delle dimissioni
Il primo ministro della Grecia, Alexis Tsipras, il 20 agosto presentava formalmente le dimissioni e chiedeva elezioni anticipate; dal suo discorso:
• “Non cediamo ai nostri ideali. Combatteremo per ricostruire il nostro Paese ”
• “Vogliamo un cambiamento reale. Sono ottimista, i giorni migliori devono ancora arrivare.”
• “Non abbiamo avuto tutto ciò che avevamo promesso al popolo greco, ma abbiamo salvato il Paese”
• “Abbiamo dato un messaggio all’Europa, dobbiamo finirla con l’austerità”
• “Ho la coscienza a posto. Sono orgoglioso della battaglia che ho dato”
• “Abbiamo dimostrato che possiamo continuare la lotta per realizzare molte cose positive per il popolo greco”
• “Crediamo che tutto avrà un corso normale”
• “Convocherò il popolo greco e potrà decidere chi guidarlo in futuro”
• “Abbiamo fatto quello che potevamo (…) Dobbiamo ridurre al minimo le conseguenze negative”
• “Siamo in un momento migliore, abbiamo avuto il denaro, ora la situazione in Grecia migliorerà” ( TelesurTV)

Perché Tsipras ha un vantaggio sui ribelli di Syriza?
Inigo Saenz de Ugarte, Guerra Eterna

4928C’è un a cosa che non può essere negata a Alexis Tsipras: è coraggioso. Dopo aver accettato ciò che molti fuori dalla Grecia ha portato alla resa alla troika, non ha cercato di restare in carica perché ha un termine di ancora oltre tre anni. Nel suo discorso del 20 agosto ha detto che sente di avere “l’obbligo morale di presentare l’accordo al popolo che dovrà decidere“, e avere il verdetto su “ciò che ho raggiunto e sui miei errori“, quindi invitava a nuove elezioni quest’anno. Non è ciò che fecero i governi precedenti della Grecia quando accettarono i due salvataggi precedenti imposti dalle istituzioni europee. Né quando Zapatero decise di lanciare un piano di austerità nel maggio 2010 violando le promesse elettorali. In teoria, dopo una sconfitta politica di tali dimensioni nessun governante ha il coraggio di affrontare un destino incerto alle urne. Detto ciò, si ricordi che Tsipras aveva poca scelta per via delle divisioni nel partito. I leader della sinistra di Syriza promisero dopo la prima votazione sull’accordo con la troika di continuare a sostenere il governo. Non è successo. Da allora, e in qualche misura era inevitabile, continuano la rivolta contro ogni nuova misura. Panayiotis Lafazanis, ex-ministro dell’Energia e attuale leader della piattaforma di sinistra, annunciava la formazione di un movimento contro il salvataggio, cioè direttamente contro Tsipras. Poco dopo chiariva che non aveva intenzione di votare la mozione di fiducia al Governo, una delle alternative considerate dal primo ministro. Syriza non è più un solo partito, ma almeno due, una realtà che non va più ignorata. Tsipras sa di avere contro la metà dei membri del Comitato Centrale di Syriza e almeno 30 deputati che non lo supportano. Con meno di 120 deputati sotto la sua guida, in una camera di 300, non poteva garantire la stabilità del governo dipendendo dai voti sulla politica economica da Nuova Democrazia, Pasok e Potami. La legislatura era giunta al termine. Attendere ottobre, quando l’UE farà la prima revisione del terzo piano di salvataggio, è un rischio eccessivo. Nessuno sa come reagiranno Germania, BCE e Commissione. Ogni tranche di aiuti, non si dimentichi che la Grecia deve pagare i debiti non per uscire dalla crisi, è subordinata all’attuazione delle misure concordate. In quel momento, la troika avrebbe di fronte un governo molto più debole di oggi. Con la sua decisione Tsipras lancia l’ultima sfida contro Piattaforma di sinistra. Se vogliono la guerra, dovranno formare un nuovo partito o cercare di espellere il premier da Syriza. I sondaggi, che vanno presi con cautela perché lo scenario della politica greca è in rapida evoluzione, indicano che Syriza di Tsipras ha ancora un sostegno superiore al 40%, che potrebbe anche dargli la maggioranza assoluta. Syriza di Tsipras, non Syriza di Lafazanis. Se Syriza fosse di Varufakis, se l’ex-ministro delle finanze decidesse di diventare il leader dei ribelli, potremmo dover cambiare prognosi. Ma non è irragionevole pensare che Varufakis sia più popolare nella sinistra europea che in quella greca. Il fattore che deciderà i risultati delle elezioni è sapere chi farà il resoconto definitivo degli eventi degli ultimi sei mesi convincendo l’opinione pubblica greca. Tsipras ha alcune buone carte in suo potere, come già visto, e altre molto più scarse come l’idea che il terzo piano di salvataggio sia il “miglior accordo che abbiamo potuto ottenere“, o che sia più favorevole rispetto a quanto offerto dalla troika prima del referendum. Ora ha l’improbabile alleata nella direttrice del Fondo monetario internazionale. Lagarde non si nasconde più. Senza una significativa riduzione del peso del debito, quest’ultimo accordo fallirà, ha detto. È un colpo di scena della crisi greca che non ci si aspettava si verificasse così presto, mettendo Tsipras e Lagarde nella stessa barca. Sicuramente il leader di Syriza lo presenterà all’elettorato in futuro.
Un fatto ignorato ripetutamente fuori dalla Grecia, Tsipras non può crearsi una realtà e deve rispettare i sentimenti dell’opinione pubblica greca. Non ha mai avuto il mandato, nemmeno dopo il referendum, per portare il Paese fuori dall’eurozona perché i greci sono contrari a tale salto nel vuoto. Economisti molto intelligenti possono dire che è molto probabile che per la Grecia fosse stato meglio, o almeno uguale, lasciare l’eurozona nel 2010, con il necessario supporto dell’UE. Ma questi economisti non hanno vinto le elezioni in Grecia. Né loro né i leader ed elettori dei partiti spagnoli, nessuno dei quali ha subito il brutale crollo dell’economia del Paese negli ultimi cinque anni.

La Grecia rifiuta di chiudere lo spazio aereo agli aerei degli aiuti russi
SputnikReseau International 7 settembre 2015

1026663918Secondo una fonte diplomatica, Washington ha chiesto ad Atene di vietare i sorvoli del territorio greco degli aerei russi che trasportano aiuti umanitari alla Siria. La Grecia ha respinto la richiesta degli Stati Uniti ha detto un diplomatico ad Atene. “L’Ambasciata degli Stati Uniti il 5 settembre aveva invitato il governo greco a vietare i voli di aerei russi nello spazio aereo di Atene. Il governo greco ha rifiutato per non danneggiare i rapporti con la Russia“, ha detto il diplomatico. Mosca ha avuto le autorizzazioni di Atene per trasportare aiuti umanitari per la Siria fino al 24 settembre. Da marzo 2011, la Siria è teatro di un sanguinoso conflitto tra le truppe governative e diversi gruppi armati dell’opposizione. La coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti conduce attacchi aerei contro il Gruppo jihadista dello Stato islamico (SI), che ha proclamato il califfato sui territori siriani e iracheni. Decine di migliaia di siriani hanno abbandonato le case per cercare rifugio in Europa. Lo scorso 31 agosto i media israeliani hanno riferito da fonti diplomatiche che la Russia avrebbe schierato aerei e elicotteri da combattimento, e unità di difesa aerea su una base vicino a Damasco. Mosca ha negato tali notizie. Il Presidente russo Vladimir Putin ha recentemente definito premature le discussioni sulla partecipazione di Mosca all’operazione militare contro lo SI in Siria. Secondo lui, la Russia aiuta già Damasco fornendo materiale ed attrezzature belliche, e partecipa all’addestramento dei militari siriani.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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