Bugie e delirio ad Aleppo

Alessandro Lattanzio, 6/5/2016

us_army_psychological_operations_regimental_corps_crest_1492_1_1_grandeIl governo inglese aveva coordinato e pianificato la guerra delle informazioni contro la Siria, volta a migliorare la reputazione della cosiddetta “opposizione armata moderata”, ovvero le varie fazioni terroristiche sostenute dalla NATO. Contraenti privati assunti da ministero degli Esteri e ministero della Difesa del Regno Unito animavano gli uffici stampa e dirigevano la produzione mediatica collegati ai gruppi terroristici della cosiddetta ‘opposizione’ siriana. Il materiale prodotto veniva trasmesso sui media arabi o veniva pubblicato su internet, occultandone l’origine governativa inglese. L’Ufficio sicurezza e antiterrorismo del ministero degli Interni inglese agiva in parallelo nel Regno Unito per “cambiare comportamento e atteggiamento” dei musulmani inglesi dedicandosi alla produzione “su scala e ritmo industriali” di messaggi rivolti alla comunità musulmana nazionale. In entrambe le operazioni di propaganda, all’estero e in patria, il ruolo del governo inglese veniva nascosto dato che tale propaganda veniva diffusa con la copertura di organizzazioni “indipendenti” nel Regno Unito e dei gruppi armati attivi in Siria. In effetti il ministero della Difesa del Regno Unito riteneva l’informazione elemento essenziale nei conflitti, e quindi aveva sviluppato la dottrina che prevedeva che l’informazione “fosse abbondante, potente e ineludibile quanto il contesto strategico sul terreno o le condizioni meteo“, spiegando come vadano gestite “le comunicazioni strategiche”. Tale operazione di propaganda iniziò quando il governo inglese non riuscì a convincere il Parlamento a sostenere l’operazione militare contro Damasco, nel settembre 2013, intraprendendo un’operazione segreta per influenzare la percezione dei terroristi nella guerra alla Siria. Attraverso il Fondo Conflitti e Stabilità, il governo spese 2,4 milioni di sterline assumendo aziende private che da Istanbul provvedevano “alle operazioni di comunicazione e ai media strategici in sostegno dell’opposizione armata moderata siriana“, nell’ambito di un’ampia operazione propagandistica contro la Siria volta a promuovere “i valori moderati della rivoluzione” e a contribuire a creare una vulgata contro il governo baathista e contro lo SIIL. Il tentativo di fondo era fare identificare presso l’opinione pubblica il legittimo governo siriano con i terroristi dello Stato islamico, ovvero Gladio-B, l’operazione di guerra non-ortodossa attuata dalla NATO contro l’asse Siria-Iraq-Iran, salvaguardando le altre organizzazioni terroristiche islamiste finanziate sempre dalla NATO e dagli Stati wahhabiti del Golfo Persico. Il governo inglese domandò alle aziende private di “selezionare e formare un portavoce in grado di rappresentare tutte le organizzazioni dell’opposizione armata moderata come una sola voce” e di animare un “ufficio centrale dei media dell’opposizione armata moderata attivo 24h, con capacità mediatica“. Una fonte vicina al governo spiegava che il governo inglese controllava il “servizio stampa dell’esercito libero siriano“. L’azienda assunta per provvedere alla propaganda della cosiddetta “opposizione armata moderata” era di Regester Larkin, ex-tenente-colonnello dell’esercito inglese, specialista della comunicazione strategica del ministero della Difesa Regno Unito, che aveva creato la società Innovative Communications & Strategies, o InCoStrat, assunta dal governo inglese, nel novembre 2014. Il portavoce di InCoStrat confermava “InCoStrat fornisce supporto su media e comunicazione all’opposizione moderata siriana per aiutare i siriani a conoscere la realtà della guerra e coloro che ne sono coinvolti“. La società sottolineava la stretta supervisione della sua azione da parte del governo inglese. Un membro aveva parlato anche di “stretto controllo” degli agenti del ministero della Difesa, che incontravano i responsabili dell’azienda tre volte la settimana. “Sapevano fino all’ultima parola“. Gran parte della propaganda creata e diffusa con tali contratti sono bollettini sulle “vittoriose operazioni militari” o video dei terroristi che distribuiscono cibo. Alcuni media, tuttavia, hanno un’ulteriore funzione militare. Per esempio i video su missili superficie-aria portatili che distruggono un elicottero siriano, servono a dire ai terroristi attivi in Siria che i loro gruppi sono ben armati ed efficienti, oltre a trasmette il messaggio, a coloro che armano i gruppi, “che si fa una buona operazione di relazioni pubbliche verso il Pentagono“. I documenti contrattuali indicavano come gruppi appartenenti “all’opposizione armata moderata” organizzazioni come haraqat al-Hazam, che riceveva armi dagli Stati Uniti che poi consegnava ad al-Qaida, e il Jaysh al-Islam, organizzazione terroristica creata dai sauditi.
Esempi di tali operazioni di propaganda volte a supportare l’aggressione all Siria dei terroristi islamo-atlantisti, sono le varie “notizie” allarmistiche quanto fasulle sui “bombardamenti aerei del regime siriano e dei russi” su campi profughi od ospedali civili:
Il 5 maggio, i soliti ‘osservatori dei diritti umani’ affermavano che 28 persone erano state uccise da attacchi aerei su un campo profughi al confine con la Turchia, a Sarmada, nel territorio occupato dai terroristi, nel nord-ovest della provincia di Idlib. Dei video mostravano tende carbonizzate nel campo. “Abu Ibrahim al-Sarmai, un attivista, ha detto che “due attacchi aerei” hanno colpito il campo degli sfollati.… Nidal Abdul Qadir, un funzionario dell’opposizione che vive a circa un chilometro dal campo, ha detto che circa 50 tende e una scuola erano bruciate”. Ora, si dia un’occhiata al video di propaganda diffuso dai terroristi.airstrike2

airstrike3Il campo si trova in una piuttosto ampia e piatta zona. Tende e strutture con teli di plastica sono a 15-30 metri di distanza tra esse, ma i video mostrano i resti di una sola tenda bruciata. I vigili del fuoco, con attrezzature costose, spengono dei fuochi. Si tratta dei “caschi bianchi” finanziati dai governi di Stati Uniti e Regno Unito nell’ambito della loro propaganda anti-siriana. La tenda bruciata dimostrerebbe l’attacco aereo, ma le altre tende, a 10-20 metri di distanza, non presentano alcun danno. Perfino le coperture in plastica sono intatte, e non compaiono persone tranne i “soccorritori”. Niente vittime, né ambulanze, né un solo civile che cerca parenti o beni da recuperare. Non ci sono crateri né frammenti di bombe. “Se questo è stato un attacco aereo, il pilota avrebbe lanciato dei petardi dalla cabina di pilotaggio. Una bomba o un missile aria-terra avrebbe creato un’esplosione che avrebbe spazzato via le tende e scavato dei crateri tutto intorno”. Cos’è successo? Niente, solo un “giornalista” e un paio di “caschi bianchi” che inscenano una farsa, che i media occidentali prendono per oro colato senza alcuna prova del presunto attacco aereo o di ancor più presunte vittime.
Ancora, il Ministero della Difesa russo dimostrava che alcun ospedale fu bombardato da aerei russi o siriani ad Aleppo il 27 aprile, “La notizia del bombardamento dell’ospedale al-Quds spacciata da numerosi media internazionali quale esempio di violazione degli accordi USA-Russia sul cessate il fuoco, è stata analizzata ed oggi vi presentiamo la realtà dei fatti“, dichiarava il Generale di Brigata Igor Konachenkov.
Questa foto, scattata nell’aprile 2016, mostra l’ospedale al-Quds distrutto.
1024741108Quest’altra foto dell’ospedale fu scattata nell’ottobre 2015 e mostra l’edificio sempre nello stesso stato, dimostrando che non ha subito bombardamenti dall’ottobre 2015.1024741575Infatti, l’ONG che supporta i terroristi, MSF (‘Menteurs’ Sans Frontières), parlò di attacco aereo sull’ospedale al-Quds di Aleppo, affermando che 50 persone vi erano morte, tra cui medici e pazienti. Gli Stati Uniti accusarono subito le autorità siriane pretendendo da Mosca che facesse pressione su Damasco. Ma nei giorni precedenti e successivi al presunto bombardamento, ad Aleppo i terroristi bombardarono i quartieri governativi della città, uccidendo più di 100 civili, di cui i media e le pseudo-ONG della NATO (MSF, Amnesty international, HRW ed altra spazzatura ‘umanitaria’) non hanno mai fatto cenno. Tali storie, come tutte le altre relative ad Aleppo (come la storia sui 400000 siriani pronti a fuggire da Aleppo se l’Esercito Arabo Siriano liberasse la città), sono un diversivo dai continui attentati compiuti dai terroristi “moderati” di al-Qaida e Jaysh al-Fatah contro i quartieri governativi di Aleppo.352px-First_Information_Operations_Command_Logo.svgFonti:
Moon of Alabama
Reseau International
Reseau International

Giornalista denuncia il controllo dell’intelligence sui media occidentali

Steven MacMillan New Eastern Outlook 28/04/201623-24_Udo-Ulfkotte_megvasarolt-ujsagirok_sajtotajekoztato-JM-1Nell’epoca in cui la guerra dell’informazione è una delle aree più critiche e ben finanziate, la rivelazione nel 2014 dell’ex-capo giornalista tedesco è di fondamentale importanza per capire come i media occidentali operano. Anche se furono seguite da numerosi giornalisti e commentatori sui media alternativi, è ancora di vitale sottolineare l’importanza di queste rivelazioni. Udo Ulfkotte, caporedattore ed ex-direttore del Frankfurter Allgemeine Zeitung, rivelò in un’intervista a RT nel 2014 che i giornalisti sono spesso corrotti per mentire, ingannare e scrivere in favore delle intelligence (citiamo Ulfkotte): “Sono stato giornalista per circa 25 anni, e sono stato istruito a mentire, tradire e a non dire la verità al pubblico. Ma vedendo il mese scorso come i media tedeschi e statunitensi cerca di presentare la guerra alla gente in Europa, d’istigare la guerra alla Russia, si è nel punto di non ritorno. Ho intenzione di oppormi e dire: non è giusto quello che ho fatto in passato, manipolare le persone; fare propaganda contro la Russia; e non è giusto quello che i miei colleghi fanno e hanno fatto in passato, perché sono corrotti per tradire le persone non solo in Germania, ma in tutta Europa. Se vedete i media tedeschi, in particolare i miei colleghi che giorno per giorno scrivono contro i russi; (questi giornalisti) aderiscono ad organizzazioni transatlantiche, e sono sostenuti dagli Stati Uniti. Gente come me: sono diventato cittadino onorario dello Stato dell’Oklahoma negli Stati Uniti. Perché? Perché scrivevo pezzi filo-americani. Sono stato aiutato dalla Central Intelligence Agency, la CIA. Perché? Perché sono filo-americano. Ne sono stufo; non voglio farlo più, e così ho appena scritto un libro, non per guadagnare soldi… ma per dare alle persone di questo Paese, la Germania, di Europa e del mondo solo un assaggio di ciò che accade dietro le quinte“.
OperationMockingbirdCIA-owns-the-mediaI servizi segreti hanno usato i media mainstream per diffondere propaganda per decenni, e sarebbe ingenuo credere che oggi sia diverso. Fu anche chiaro che durante la guerra fredda, l’MI6 aveva agenti clandestini nelle principali organizzazioni mediatiche in Gran Bretagna, impegnate nella propaganda e nell’inganno. Agenti dell’MI6 hanno una lunga storia d’infiltrazione all’estero camuffati da giornalisti. “La maggior parte dei giornalisti che si vedono nei Paesi esteri dicono di essere giornalisti e potrebbero esserlo, giornalisti europei o statunitensi. Ma molti, come me in passato, hanno la cosiddetta copertura non ufficiale, come dicono gli statunitensi… copertura non ufficiale cosa significa? Non lavorate per un’agenzia d’intelligence, ma li aiutate se volete che vi aiutino, ma quando (il pubblico) scopre che non sei solo un giornalista ma anche una spia (la CIA) non dirà mai che siete uno dei suoi. Quindi, l’aiutai in diverse situazioni e me ne vergogno. Questo riguarda solo i giornalisti tedeschi? No, penso che sia particolarmente il caso dei giornalisti inglesi, perché hanno un rapporto assai più stretto. Come lo è soprattutto per i giornalisti israeliani, e naturalmente per i giornalisti francesi… australiani e di quelli provenienti da Nuova Zelanda, Taiwan, beh, molti Paesi… come la Giordania, per esempio. A volte le agenzie d’intelligence arrivano nel vostro ufficio e vogliono che scriviate un articolo… Ricordo solo (ad esempio) l’agenzia d’intelligence estera tedesca, un mera organizzazione sorella della Central Intelligence Agency che l’ha fondata. Così un giorno il BND si presenta nel mio ufficio al Frankfurter Allgemeine, a Francoforte, e voleva che scrivessi un articolo sulla Libia e il Colonnello Muammar Gheddafi. Non avevo assolutamente informazioni segrete riguardo al Colonnello Muammar Gheddafi e alla Libia. Ma mi diedero quei (documenti) segreti e volevano solo che firmassi l’articolo con il mio nome. Lo feci e fu pubblicato sulla Frankfurter Allgemeine (un articolo) proveniente dall’agenzia d’intelligence estera tedesca. Pensate davvero che questo sia giornalismo, con le agenzie d’intelligence che scrivono gli articoli. L’articolo fu stampata nel mondo due giorni dopo, ma non avevo alcuna informazione, furono le agenzie d’intelligence che vollero che scrivessi quell’articolo. Non è così che il giornalismo dovrebbe funzionare, con le agenzie d’intelligence che decidono ciò che va stampato o no“.
La CIA ha utilizzato i media come arma di propaganda fin dall’inizio con l’Operazione Mockingbird, che illustra tale fenomeno. Anderson Cooper, corrispondente della CNN, ampiamente noto come operativo dell’intelligence, ammise nel 2006 di aver lavorato per la CIA “un paio di mesi o per due estati” all’università. È essenziale ricordare la denuncia di Ulfkotte quando si sfoglia la stampa occidentale, soprattutto alla luce dei Panama Papers, in quanto vi è molto più di quanto appaia.09-operation-mockingbirdSteven MacMillan è scrittore, ricercatore, analista geopolitico indipendente e redattore di The Analyst Report, in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Colpo anti-italiano nella Libia in dissoluzione

Richard Galustian, Moon of Alabama

Il General National Accord (GNA) sostenuto dalle Nazioni Unite è arrivato a Tripoli più di una settimana fa, e gli eventi attuali puntano sempre più al colpo di Stato. Nel frattempo, il premier designato presso il GNA improvvisamente vola a Londra per una “visita privata”; momento strano per lasciare la Libia, no?

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Fayaz Saraj e Federica Mogherini

Ci sono conseguenze a Malta. La prima è che per la maggior parte delle sanzioni dell’UE previste nei confronti dei ‘nemici’ del GNA non sono un problema dato che né Abu Sahmayn (Congresso Nazionale Generale, o GNC, di Tripoli), né Aqila Salah (Camera dei Rappresentanti di Tobruq, o CdR) sono cittadini dell’Unione europea e neanche hanno granché all’estero, ma l’eccezione sembra essere Malta. Così le autorità maltesi si trovano a doversi trascinare dietro i voleri delle Nazioni Unite e dell’Unione europea nel trovargli i beni e quindi congelarli. Sapendo che ONU/UE li sbloccherebbero improvvisamente se questi due venissero intimiditi abbastanza per decidere di cooperare. Comunque Malta è in una posizione scomoda. Facciamo un passo indietro. Il GNA consisteva in una Presidenza del Consiglio di nove elementi guidata da un primo ministro scelto dalle Nazioni Unite, Fayaz Saraj, e con lo spazio aereo di Tripoli chiuso, furono trasportati nella capitale da una fregata italiana, trasferendosi poi in mare su un piccolo e arrugginito pattugliatore costiero libico per dare l’illusione che non fossero aiutati da potenze occidentali. Ma il GNA si era spezzato ancor prima che salisse a bordo della nave italiana, con due dei nove che bruscamente si dimettevano, accusando la dirigenza di essere troppo accondiscendente con le milizie di Tripoli e la loro opposizione al Generale Haftar, sempre a capo dell’esercito. Tuttavia, il cosiddetto GNA, o più correttamente Consiglio di Presidenza, ormai ridotto a sette, arrivava nella capitale scegliendo d’istituire l’ufficio nella base navale, l’unica parte della capitale giudicata al sicuro dalle milizie scorrazzanti.
Un colpo di Stato, in cui un piccolo numero di persone prende il controllo di uno Stato, può essere definito in molti modi. Da un lato un golpe può essere la presa di potere con la forza. Dall’altro, può essere l’usurpazione del potere senza violenze. La scorsa settimana s’è visto che in Libia è accaduto il secondo caso. A rafforzare tale realtà del colpo di Stato, 73 membri del parlamento di Tripoli, il GNC, accettavano questa settimana di ridenominarsi Consiglio di Stato, indicato dalle Nazioni Unite come parte del governo Saraj. Tuttavia, la maggior parte del 73 non fu eletta al GNC, come le regole delle Nazioni Unite prevedono, ma sono accoliti di Alba della Libia aggiunti al GNC dopo aver occupato Tripoli due anni fa. Ad aggravare la confusione, il Consiglio di Stato ha quindi modificato le regole delle Nazioni Unite, dichiarando di avere il diritto di auto-dichiarare valido il nuovo governo. Questo è un colpo di Stato, islamista, istigato dall’occidente.
Il CdR eletto a Tobruq, cui l’ONU insisteva accettasse il piano, è stato scartato. I funzionari delle Nazioni Unite erano arrabbiati vero il CdR che non votava a favore del piano e in effetti non l’ha neanche discusso nelle ultime settimane. Il fatto è che l’Accordo politico libico (LPA), il documento appoggiato dalle Nazioni Unite del 17 dicembre 2015, è stato strappato. Lo stesso per l’azione del LPA, secondo cui dei nuovi capi devono essere nominati per Libyan Investment Authority (LIA) e Central Bank of Libya (CBL), che detengono decine di miliardi di dollari di liquidità e beni all’estero. Invece, gli ex-capi, approvati da Alba della Libia, ne hanno il controllo. I grandi vincitori sono quindi i Fratelli musulmani, le varie fazioni di Misurata e Alba della Libia che, nonostante la sconfitta nelle elezioni del 2014, ora hanno un riconoscimento internazionale dalle potenze occidentali, e attraverso ciò il controllo di vaste risorse all’estero della Libia. Altri vincitori sono Abdalhaqim Belhadj e il capo della Fratellanza musulmana Ali Salabi, che hanno festeggiato con Martin Kobler a Istanbul, nei giorni scorsi. È anche una vittoria personale dell’inviato inglese in Libia Jonathan Powell, il principale mediatore dell’accordo che si vanta dei suoi stretti legami con la Fratellanza mussulmana. In una e-mail decisa, appena pubblicata, tra Sidney Blumenthal e Hillary Clinton, Powell scriveva della sua capacità di usare il suo successo nel negoziato tra IRA e governo inglese, venti anni fa, per porre fine alle campagne terroristiche. Powell inoltre si vantava che questo modello, utilizzato da numerosi Paesi attraverso ONG “insospettabili”, è praticabile dati i suoi stretti contatti, sostiene, con l’intelligence inglese. Un’asserzione molto dubbia. Ma la mancanza di trasparenza del processo in Libia, attira sempre più attenzione. Panamagate è in eruzione, evidenziando l’assenza di trasparenza sulle ricchezze nel mondo, ed è proprio tale assenza che Powell incoraggia in Libia.
La dissoluzione della Libia è imminente, lungo la frattura est-ovest, e l’ironia è che le potenze occidentali l’orchestrano. Sembra che il piano occidentale sulla Libia sia ora nella crisi finale.

Il laburista social-colonialista e filo-islamista Jonathan Powell

Il laburista social-colonialista e filo-islamista Jonathan Powell

Libia… prossimo disastro afgano del Regno Unito? Colonnello inglese avverte sulla ‘missione deviata’
Rinf 12 aprile 2016

ce32cc50-e105-11e5-98b2-952ea680dc16_1280x720I piani inglesi per inviare truppe in Libia potrebbero portare a un altro disastro afghano, secondo un ex-colonnello dell’esercito che ha guidato una missione “disastrosa” nello Stato nord-africano devastato dalla guerra, nel 2012. Il Tenente-Colonnello Rupert Wieloch ha detto al Telegraph che il coinvolgimento inglese comporta “il grave pericolo di una missione deviata“. La missione deviata, termine militare per una guerra che, per fattori politici o per una leadership inetta, devia dall’obiettivo strategico originale, è un’accusa regolarmente rivolta ai politici e capi militari inglesi che diressero la guerra nella provincia di Helmand in Afghanistan dal 2006. Come il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ammise di vedere la guerra libica quale suo “peggior errore” in carica. A marzo Obama avrebbe parlato privatamente del fallimento del conflitto, dicendo al premier del Regno Unito David Cameron che si trattava di uno “spettacolo di merda”.
Il governo inglese è bloccato dai rischi associati al dispiegamento di 1000 soldati nell’ambito di una brigata italiana, se e quando ci sarà un governo di unità. Wieloch ha detto che se qualcosa potesse portare alla pericolosa unificazione delle milizie in guerra, sarebbe “un grande intervento delle forze occidentali sul terreno“. Il piano con l’Italia alla guida avrebbe un effetto simile, ha detto, per il suo brutale passato coloniale in Libia. Le forze italiane commisero varie atrocità nel Paese, una delle più note fu la strage di Tripoli nel 1911, in cui circa 4000 civili furono uccisi da un vendicativo esercito italiano dopo una battaglia feroce contro le forze ottomane. Wieloch non si oppone all’intervento di forze musulmane, ma ha detto che l’uso di truppe italiane è fuori questione perché “i libici ricordano il regime fascista”. “Sarebbe molto forte la tentazione d’impegnarsi in cose diverse dall’addestramento, dalla risposta alle crisi o dalla sconfitta dello SIIL (Stato islamico)“, avvertiva il colonnello. “L’abbiamo già visto in varie operazioni”, ha detto, riferendosi alla guerra in Afghanistan. “E’ quindi molto facile per la popolazione locale non capire ciò che la comunità internazionale cerca di fare“, ha detto Wieloch. E’ “assolutamente così” che le truppe vengono trascinate nelle violenti dispute locali tra milizie.
Wieloch era comandante di una piccola missione militare inglese, brevemente responsabile della ricostruzione dopo la guerra aerea del 2011 che precipitò la Libia nell’anarchia. Parlando all’Express a marzo, ha detto che il gruppo non aveva budget, non ebbe alcuna lettera o medaglia, dovette acquistare l’attrezzatura e non fu nemmeno visitata da un alto ufficiale. Tuttavia, ne ha definito il ritiro nel 2012 “un errore disastroso”. Wieloch ha prestato servizio per oltre 20 anni nel Queen Royal Lancers, reggimento di cavalleria il cui trombettiere suonò la carica della Light Brigade in Crimea nel 1854.4d6ead10-0a6b-441d-ad59-c3d5585d83f6Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una ‘svolta’ in Libia

Alessandro Lattanzio, 11/4/2016

Fayaz al-Saraj e Federica Mogherini

Fayaz al-Saraj e Federica Mogherini

Il 7 marzo a Tripoli i colonnelli Umar Muhamad Duayhera, Abu Ghasim Amin Ali e Abdulhaqim Muftah Warafali, del Comitato temporaneo di sicurezza istituito per permettere al cosiddetto Governo di unità nazionale libico d’insediarsi nell’ex-capitale, venivano arrestati dalla RADA, la milizia islamista di Abdulrauf Qara, collaboratore di Abdalhaqim Balhadj. A Tobruq, i deputati del locale parlamento vicini al generale Haftar, come il componente del Consiglio della Presidenza Ali al-Qatrani, ed Umar al-Asuad, deputato di Zintan, si opponevano al riconoscimento del Governo di unità nazionale, accusando d’incompetenza il Consiglio della Presidenza (il governo) di Tobruq, nonostante l’inviato dell’ONU Martin Kobler invitasse il parlamento di Tobruq a votare a favore del nuovo governo nazionale. Il governo di unità nazionale, un volta insediato, avrebbe poteri di controllo su Banca Centrale, Libyan Investment Authority e National Oil Corporation, e si baserebbe sulla costituzione monarchica del 1963 e un Consiglio di Accordo Nazionale dedito al dialogo intra-libico. Compiti immediati del governo sarebbero “l’immediata cessazione delle ostilità in tutto il Paese, la lotta al terrorismo in tutte le sue forme e la soluzione al problema dell’immigrazione illegale in collaborazione con l’Unione Africana e l’UE”. Il capo della Fratellanza musulmana in Libia, Ali al-Salabi vicino a Qatar e Turchia, sostiene la formazione del Governo di unità nazionale, al contrario del generale Haftar, sostenuto dall’Egitto. Nella notte del 13 e 14 marzo, la Commissione presidenziale libica ordinava l’insediamento del “governo di unità nazionale” chiedendo alle istituzioni locali di giurarvi fedeltà, ed ordinando il trasferimento dalla Tunisia a Tripoli del nuovo governo, voluto da UE, USA e Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Nel frattempo, proprio in Tunisia, si svolgeva un attacco terroristico a Ben Gardan, il 7 e 8 marzo, attuato da 3 commando di 80 persone, di cui 68 provenienti da Sabratha, in Libia, che uccidevano 7 poliziotti e tredici civili. Il loro piano, secondo le tattiche applicate in Siria e Iraq, era occupare la città e proclamare l'”emirato islamico” nel sud della Tunisia. Nelle operazioni antiterrorismo furono eliminati 46 di tali terroristi e altri 7 furono arrestati. Tra di loro vi erano alcuni amnistiati dal governo della Fratellanza mussulmana in Tunisia, come Hasan Busbia, il capo dei commando, un terrorista recatosi in Libia nel 2013 per aderire allo SIIL, divenuto “giudice” dell'”emirato di Sabratha” e capo di un rete di contrabbando tra Libia e Tunisia. Dopo il bombardamento statunitense di Sabratha del 19 febbraio, Hasan Busbia rientrò in Tunisia stabilendosi a Ben Gardan. Nel frattempo, in Algeria un distaccamento della gendarmeria e dei militari neutralizzava, il 10 marzo, a Gamar, 16 km a nord-ovest di al-Uad, 3 terroristi su un fuoristrada che trasportava 6 sistemi missilistici antiaerei Stinger, 20 Kalashnikov, 3 lanciarazzi RPG-7, 2 mitragliatrici RPK, 2 fucili da cecchini, 2 pistole automatiche, 16 razzi RPG-7, 4 bombe a mano, 2 cinture esplosive, 383 proiettili di vario calibro, 97 caricatori, 2 dispositivi GPS, binocoli e telefoni cellulari. I terroristi erano attivi da diverse settimane nella regione di Uad Suf, al confine con la Tunisia, e probabilmente provenivano dalla Libia.
Khalifa-Ghwell-300x225Il 30 marzo, il capo del governo di unità nazionale della Libia, nominato dalle Nazioni Unite, Fayaz al-Saraj, arrivava a Tripoli assieme da alcuni membri del Consiglio di Presidenza. “Oggi, da Tripoli, capitale di tutti i libici, iniziamo a lavorare“, affermava il vicepresidente Ahmad Maytig. L’arrivo di Saraj fu accolto dall’Unione Europea come “opportunità unica per conciliarsi” e dalle Nazioni Unite come “passo importante per la transizione democratica in Libia“. A sua volta, il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault affermava, “Questo è un traguardo importante, sappiamo che ci sono molti ostacoli sulla via di questo governo. L’Unione europea ha deciso d’imporre sanzioni a coloro che lavorano per ritardare l’inaugurazione del governo e minacciano unità, sicurezza e stabilità della Libia e dei suoi vicini“. Ma il capo del governo islamista Qalifa al-Ghwayl definiva “illegale” il governo di Saraj invitandolo a “lasciare” Tripoli. Il governo di unità fu istituito dall’accordo firmato nel dicembre 2015 in Marocco, promosso dalle Nazioni Unite. Comunque, il 31 marzo Saraj arrivava a Tripoli su una nave, dopo che al-Ghwayl gli aveva interdetto l’aeroporto di Mitiga, controllato dal RADA di Qara, uomo di Belhadj. Saraj perciò s’insediava nella base navale Abu Sitha, a Tripoli, mentre le milizie islamiste di Misurata, capeggiate da Salah Badi, manifestavano all’inizio contro Saraj, con il supporto del terrorista islamo-atlantista Abdalhaqim Belhadj. A sua volta, Saraj incassava l’appoggio della banca centrale e della National Oil Company. Anche “un’unità militare libica di Misurata ha dichiarato il suo sostegno al nuovo governo. I suoi combattenti sono al soldo del governo italiano e proteggono gli impianti di estrazione del petrolio della compagnia petrolifera ENI in Libia occidentale”. Dei 32 ministri del nuovo governo di Saraj, quattro erano fondamentalisti islamici aderenti ai Fratelli musulmani o al Gruppo combattente islamico libico (LIFG) proprio di Belhadj, che a sua volta aveva incontrato il negoziatore delle Nazioni Unite Martin Kobler in Turchia, per trattare sulla formazione del nuovo governo. USA, UE, Italia, Germania, Francia e Regno Unito salutavano l’insediamento del governo di Saraj quale “unico rappresentante legittimo della Libia“, ed imponevano sanzioni ai politici libici contrari, come al-Ghwayl, come divieto di recarsi nell’UE e congelamento dei conti bancari europei. Il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayraul affermava: “Dobbiamo essere pronti a reagire se il governo di unità di Fayiz Saraj chiedesse aiuto, se necessario, sul fronte militare“, mentre
il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni chiedeva a tutte le forze libiche di riconoscere rapidamente il nuovo governo, minacciando che la “comunità internazionale” interverrebbe con attacchi militari; in ciò sostenuto dalla presidentessa del Parlamento italiano Laura Boldrini. Nel frattempo, al vertice sulla sicurezza nucleare a Washington, il presidente Barack Obama dichiarava al premier Renzi di essere a favore dell’intervento militare per “rafforzare la struttura” dello Stato libico, mentre il Giornale scriveva che l’Italia dovrà svolgere un ruolo di primo piano in Libia, e sul Corriere della Sera l’ambasciatore statunitense John Phillips invocava il dispiegamento di 5000 soldati italiani perché, “La Libia è una priorità assoluta per l’Italia, ed è anche molto importante per noi. È importante che l’Italia assuma la guida di un’azione internazionale“._83308707_libya_strikes_624v2Note
Global Research
Portale Difesa
Reseau International
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RussiaToday
Tunisie Secret

Il capo di al-Jazeera è un jihadista salafita

Nabil Ben Yahmad, Tunisie Secret 10 marzo 2016

La rivelazione esplosiva sul CEO islamo-terrorista della TV del Qatar. Si tratta di una indagine sulla vita parallela di Yasir Abu Hilala, prima di prendere l’autostrada Doha-Stato islamico! Volevamo sapere cosa una ex-produttrice di al-Jazeera intendesse per “il nostro nuovo direttore del SIIL” e abbiamo capito!

BtgofeXIUAAiTPPChi è dunque Yasir Abu Hilala, CEO di al-Jazeera, di cui i tunisini ignoravano anche il nome prima di scoprirne lo status su Facebook dai commenti offensivi dai suoi due dipendenti, Fatima Tariqi e Qadija Bengana? Ciò che ci ha spinto a scavare nel passato sepolto di Yasir Abu Hilala è la lettera dell’egiziana Huwayda Taha, per 19 anni ad al-Jazeera dove produceva documentari (vedasi l’articolo di Samira Handaui). Abbiamo cercato e trovato elementi e prove sufficienti per concludere che Yasir Abu Hilala è davvero l’uomo giusto al posto giusto!

Un fratello musulmano dal passato di jihadista salafita
Di origine giordana, Yasir Abu Hilala iniziò la carriera islamico-giornalistica all’inizio degli anni ’90 per alcuni giornali giordani, tra cui al-Ribat, organo ufficiale dei Fratelli musulmani nel Paese. Fu reclutato da al-Jazeera nel 1999 e grazie ai suoi stretti rapporti con i fratelli musulmani Wadah Qanfar e Thamur Ben Hamad, presidente del consiglio di amministrazione di al-Jazeera, fu nominato direttore dell’ufficio di Amman, incarico che mantenne fino al luglio 2014, quando fu nominato amministratore delegato in sostituzione di Wadah Qanfar, smascherato da un cablo di Wikileaks del 20 ottobre 2005 che ne dimostrava i legami con la CIA (1). La carriera da fondamentalista Yasir Abu Hilala l’iniziò molto presto nella gioventù dei Fratelli musulmani di Giordania. Come lui stesso disse nel luglio 2012, ammise di appartenere “a un partito politico. Ero un oppositore e invocai il cambio di regime dicendo che c’era un regime pre-islamico e apostata, ed era assolutamente necessario ribellarvisi ed imporre lo Stato islamico. Credevo in tutto questo ed ero pronto a morire… ma ora sono cambiato…” (2). E’ da vedere! Era così cambiato alla nomina a capo di al-Jazeera, nel luglio 2014, che fu salutato dagli ex-fratelli della setta, che credevano che la “nomina di Yasir Abu Hilala a direttore generale di al-Jazeera avesse un senso. L’uomo non brilla per eccellenza nel giornalismo… La sua presenza nella sede di al-Jazeera di Amman la si deve solo all’amico Wadah Qanfar...” L’anonimo autore di questo articolo aggiunge che “Yasir Abu Hilala è un ex-Fratello musulmano che si dice vicino al jihadismo salafita...” (3). Nel gennaio 2013 Yasir Abu Hilala riconobbe le relazioni con i jihadisti salafiti siriani e con il capo del gruppo terroristico “Jabhat al-Nusra” (4). Da parte sua, il giornalista dell’opposizione siriana Nizar Nayuf disse, il 25 luglio 2014, che “il terrorista e criminale Abu Hilala, figlio di Fratelli musulmani, fu tra i primi nella primavera del 2011 a trasportare nella regione di Dara, nel sud della Siria, armi e dispositivi di comunicazione satellitare… lo fece con l’aiuto dell’intelligence giordana e dei Fratelli musulmani giordani“. Secondo Nizar Nayuf, “Yasir Abu Hilala in persona organizzò l’incontro tra Abu Muhamad Julani (capo di Jabhat al-Nusra) e Taysir Aluni (giornalista di al-Jazeera) e membro di al-Qaida, che al-Jazeera trasmise nel dicembre 2013” (5).

Il “valore aggiunto” di Yasir Abu Hilala ad al-Jazeera
Molto prima che della promozione a capo di al-Jazeera, Yasir Abu Hilala si distinse per i numerosi articoli ed interviste ai terroristi islamici più pericolosi al mondo. Il 25 aprile 2006, al-Jazeera pubblicò un video di propaganda su Abu Musab al-Zarqawi (video disponibile su Internet in particolare su alsaha.net), diretto e narrato dallo stesso “giornalista”. Proprio nella “primavera araba”, nel luglio 2011, volle incendiare la Giordania riprendendo il vecchio sogno di distruggere il “regime pre-islamico”. Ma a differenza dei tunisini nel 2011, i giordani non ci cascarono e gliele suonarono (6). Yasir Abu Hilala è così vicino al salafismo jihadista che appena un anno dopo la nomina alla presidenza generale di tale rete integralista, un “sondaggio” fu trasmesso il 26 maggio 2015 chiedendo agli spettatori, “Sostenete le vittorie dello Stato islamico in Medio Oriente?” Gli intervistati in modo schiacciante sostennero lo Stato islamico, con l’81% di “sì” alla domanda! Il “sondaggio” avrebbe generato circa 38000 risposte, con solo il 19% di “no”! Come giustamente dice Huwayda Taha (vedasi l’indagine di Samira Handaui), “la mente dello SIIL era discreta“! E l’ex-produttrice del Qatar aggiunse: “Mi rattrista che questo luogo (al-Jazeera) sia divenuto filo-SIIL. I finanziatori di al-Jazeera erano più intelligenti quando facevano del loro meglio per nascondere il loro vero volto. Credo che l’intelligenza li abbia traditi oggi, divenendo indifferenti agli altri che ne constatano il palese filo-statoislamismo...”

Sondaggio sul FIS nel 2007, Sondaggio sullo SIIL nel 2015
Il “sondaggio” sulle vittorie dello Stato islamico ricordano un altro “sondaggio” dello stesso tipo che al-Jazeera fece il 12 dicembre 2007, il giorno dopo un attacco particolarmente letale in Algeria. La domanda posta era: “Siete a favore degli attacchi di al-Qaida in Algeria?” La risposta semplicemente includeva “sì” e “no”. I risultati furono una sorpresa: il 54% degli intervistati affermò di sostenere il terrorismo in Algeria! Va solo ricordato che presso al-Jazeera c’è sempre il cambio amministrativo nella continuità islamo-terroristica. Che siano Wadah Qanfar, Yasir Abu Hilala o un altro, tale rete sovversiva e di propaganda fondamentalista degli emiri del Qatar ha sempre avuto una sola linea editoriale: il trionfo mondiale dell’ideologia totalitaria di ciò che alcuni chiamano “Islam politico” e che noi chiamiamo fascismo verde. Per aver trasmesso un film vagamente antisemita, al-Manar TV è stata censurata in occidente; perché politicamente scorretta, la rete al-Mayadin fu inserita nella lista nera. Pertanto vedremo le autorità francesi vietare la rete dell’intolleranza, fondamentalismo e terrorismo al-Jazeera? Ai nostri compatrioti tunisini, il popolo, e non il governo, conosce ideologia, passato e obiettivi del predicatore di al-Jazeera. Sa cos’altro fare: petizioni, proteste e chiedere la chiusura di tale rete in Tunisia e l’espulsione dei suoi giornalisti-spie. Per accedere al mondo, France 24 avanza.

timthumb.php1) – Link al cablo di Wikileaks su Wadah Qanfar
2) – La confessione video di Yasir Abu Hilala del luglio 2012
3) – Articolo di un Fratello musulmano del 27 luglio 2014
4) – Link
5) – Pagina Facebook di Nizar Nayuf
6) – Yasir Abu Hilala ad Amman nel luglio 2011

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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