Il governo inglese protegge i terroristi di Manchester

L’organizzazione terroristica Gruppo combattente islamico libico (LIFG), ha una grande presenza a Manchester e è collegata all’attentato
Tony Cartalucci, LD, 24 maggio 2017Come sospettato in quasi tutti i recenti attentati in Europa, come in Francia e Belgio, il sospettato dell’attentato a Manchester che ha ucciso 22 persone e ferito altre era noto alle agenzie di sicurezza e d’intelligence inglesi. The Telegraph nell’articolo, “Salman Abadi sarebbe l’attentatore di Manchester, cosa ne sappiamo“, riporta: “Salman Abadi, 22 anni, era noto ai servizi di sicurezza, si pensa sia tornato dalla Libia questa settimana”. Mentre i primi articoli tentavano di elaborare una narrazione sull’attentatore quale “lupo solitario” che aveva organizzato ed eseguito l’attentato, la natura dell’ordigno utilizzato e i dettagli dell’attentato rivelano che certamente era un’operazione eseguita da chi aveva esperienza diretta con un’organizzazione terroristica o era da essa diretta.

Una comunità di terroristi attivi a Manchester
Lo stesso articolo del Telegraph ammette: “Un gruppo di dissidenti anti-Gheddafi, membri del gruppo combattente islamico libico (LIFG), erano vicini di Abadi a Whalley Range, tra cui Abdalbasit al-Zuz, di Manchester, che aveva lasciato la Gran Bretagna per dirigere una rete terroristica in Libia supervisionata da Ayman al-Zawahiri, successore di Usama bin Ladin a capo di al-Qaida. Al-Zuz, 48 anni, esperto bombarolo, fu accusato di dirigere una rete di al-Qaida nella Libia orientale”. Telegraph riportò nel 2014 che “al-Zuz aveva da 200 a 300 militanti sotto il suo comando ed era esperto nella fabbricazione di bombe. Un altro membro della comunità libica di Manchester, Salah Abuaba, secondo canale 4, nel 2011 finanziò il LIFG mentre era in città. Abuaba sostenne di aver raccolto fondi presso la moschea di Didsbury, frequentata da Abadi”. Così, l’esperienza richiesta per l’attentato di Manchester abbondava tra i membri del LIFG nella comunità. Il LIFG è infatti un gruppo terroristico dichiarato tale dal governo del Regno Unito nel 2005 e che continua ad apparire sulla sua lista dei “gruppi o organizzazioni terroristici” che appare sul sito del governo. L’elenco del governo (PDF) afferma esplicitamente che: “L’LIFG cerca di sostituire l’attuale regime libico con lo Stato islamico. Il gruppo fa anche parte del movimento estremista islamista globale ispirato da al-Qaida. Il gruppo compì diverse azioni in Libia, tra cui un tentativo nel 1996 di assassinare Muammar Gheddafi”. Quindi, sorprendentemente, secondo il Telegraph, una fiorente comunità di terroristi noti viveva consapevolmente tra la popolazione inglese senza alcun intervento del governo e delle agenzie di sicurezza e intelligence del Regno Unito, e i cui membri viaggiavano regolarmente all’estero partecipando a conflitti e terrorismo prima di tornare apertamente a casa, non solo senza essere incarcerati ma anche senza essere monitorati. Il LIFG appare anche nell’elenco delle Organizzazioni Terroriste Straniere del dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Sorprendentemente, appare nella sezione intitolata “Organizzazioni terroristiche straniere cancellate” indicandone la rimozione dal 2015. Altrove sul sito del dipartimento di Stato degli USA, vi è una relazione del 2012 in cui si descrive il LIFG: “Il 3 novembre 2007, il capo di al-Qaida (AQ) Ayman al-Zawahiri annunciò la fusione tra AQ e LIFG. Tuttavia, il 3 luglio 2009, i membri del LIFG nel Regno Unito dichiararono di respingere qualsiasi associazione con AQ”. La relazione inoltre menziona il ruolo del LIFG nelle operazioni di cambio di regime di NATO e Stati Uniti in Libia nel 2011: “All’inizio del 2011, dopo la rivoluzione libica e la caduta di Gheddafi, i membri del LIFG ne crearono il succedaneo, il Movimento islamico libico per il cambiamento (LIMC) divenuto uno dei numerosi gruppi ribelli riuniti sotto l’ombrello dell’opposizione nota come Consiglio Nazionale di Transizione. L’ex-capo del LIFG e capo del LIMC Abdalhaqim Bilhajj fu nominato comandante militare di Tripoli dal Consiglio di transizione libico durante la rivolta e negò ogni legame tra il suo gruppo e AQ”. Infatti, il capo collegato ad al-Qaida guidò il regime instaurato dalle operazioni militari di Stati Uniti e Regno Unito. Non solo, prominenti politici statunitensi si recarono in Libia a sostenere personalmente Bilhajj (anche scritto Belhaj). In una nota immagine, il senatore John McCain stringe la mano e offre un dono al capo terrorista dopo il crollo del governo libico. La relazione del dipartimento di Stato degli USA sul LIFG termina con informazioni sulla sua “area di attività”, sostenendo: “Fin dalla fine degli anni ’90, molti membri fuggirono nell’Asia sud-occidentale e nei Paesi europei, in particolare Regno Unito”. Per i residenti di Manchester, il governo inglese sembra aver categoricamente evitato d’informarli della minaccia che vive apertamente tra loro. Mentre la popolazione inglese è divisa e distratta dalla strategia della tensione incentrata su Islam, musulmani e islamofobia, la minaccia molto specifica dei terroristi sanzionati da Stati Uniti e Regno Unito che vivono e operano nelle comunità inglesi viene trascurata dal pubblico. Tuttavia, è improbabile che le agenzie di sicurezza ed intelligence inglesi semplicemente “trascurassero” tale minaccia. Tali estremisti prosperano nelle comunità inglesi senza intervento governativo, indicando complicità e non incompetenza.I terroristi del LIFG mano destra degli anglo-statunitensi
The Guardian in un articolo del 2011 intitolato “Il gruppo combattente islamico libico, da al-Qaida alla primavera araba“, afferma: “Il servizio d’intelligence e sicurezza inglese in Libia si è concentrato per 20 anni sul gruppo dei combattenti islamici libici (LIFG) che si oppone a Muammar Gheddafi e collabora con al-Qaida, rinunciando alla vecchia visione del jihadismo e partecipando alla rivolta armata che ha rovesciato il regime”. L’articolo in realtà non è altro che un tentativo di ritrarre un’organizzazione terroristica come “riformatasi” data la maggiore consapevolezza del pubblico sulla natura dei “ribelli” libici filo-USA e filo-Regno Unito. I membri del LIFG non solo aiutarono i governi statunitense e inglese a rovesciare il governo libico nel 2011, ma partirono, con armi e soldi occidentali, per la Turchia della NATO dove organizzarono l’invasione della Siria settentrionale. The Telegraph, in un articolo del novembre 2011 intitolato “Il capo islamista libico con l’opposizione dell’esercito libero siriano“, riportava: “Abdulhaqim Bilhaj, capo del Consiglio militare di Tripoli ed ex-capo del gruppo dei combattenti islamici libici, “incontrò i capi dell’esercito libero siriano a Istanbul e al confine con la Turchia“, secondo un ufficiale che lavora con Bilhaj. “Mustafa Abduljalil (il presidente provvisorio libico) ce l’aveva mandato“. L’articolo continuava: “Gli incontri furono segno del crescente legame tra governo libico ed opposizione siriana. The Daily Telegraph rivelò che le nuove autorità libiche avevano offerto soldi e armi all’insurrezione contro Bashar al-Assad. Bilhaj discusse anche l’invio di combattenti libici per addestrare le truppe, secondo la fonte. Dopo aver abbattuto un dittatore, i giovani trionfanti, ancora pieni di fervore rivoluzionario, desiderano rovesciare il prossimo. I capi delle bande armate ancora rombano per le strade di Tripoli dicendo che “centinaia” di combattenti vogliono combattere contro il regime di Assad”. Rivelando ancora una volta il conveniente intreccio tra interessi di terroristi e statunitensi-inglesi, questa volta cercando il cambio di regime in Siria dopo quello anglo-statunitense in Libia. A confermare che i piani per inviare estremisti libici a combattere in Siria furono attuati è l’articolo della CNN del 2012, “I ribelli della Libia si recano sul campo di battaglia siriano“, che riferiva: “Sotto il comando di uno dei capi ribelli più noti della Libia, Mahdi al-Harati, più di 30 combattenti libici si sono recati in Siria a sostenere i ribelli dell’esercito libero siriano nella guerra al regime del Presidente Bashar al-Assad”. L’esercito di terroristi libici di al-Harati contava centinaia, forse migliaia di combattenti e successivamente si fuse con altri gruppi terroristici siriani, tra cui il ramo siriano di al-Qaida, Jabhat al-Nusra. In Libia, i combattenti del LIFG si divisero in fazioni, tra cui al-Qaida e Stato islamico.
Mentre tali terroristi uscivano dalla Siria e tornavano a casa, quelli del LIFG tornarono principalmente nel Regno Unito dove sono noti da anni alle agenzie di sicurezza e intelligence statunitensi e inglesi. Costoro portavano conoscenze tecniche ed esperienza necessarie per compiere gli attentati devastanti come quello di Manchester. Il terrorismo che ne segue è il risultato diretto della politica estera e nazionale inglese, sostenere i terroristi all’estero e rifiutarsi di smantellarne le reti in patria, mentre inviano combattenti e risorse per la guerra dei fantocci USA-UK che ancora devastano la Siria. Il governo inglese è direttamente responsabile dell’attentato di Manchester. Sapeva dell’esistenza del LIFG e probabilmente delle sue attività nel territorio inglese, e non solo non ha agito, ma ha attivamente attirato tale comunità di estremisti per la propria agenda geopolitica e nazionale. L’attentato rafforzerà la storiella della “tolleranza contro il fanatismo” che aggredisce la società inglese, evitando i fatti sul terrorismo appoggiato dal governo all’estero e contro il proprio popolo, non per scopi ideologici o religiosi ma solo per cercare un’egemonia geopolitica. Che Stati Uniti e Regno Unito usino i terroristi per raggiungere i rispettivi obiettivi geopolitici non dovrebbe sorprendere, in particolare riguardo l’LIFG, poiché la ramificata organizzazione dei mercenari di Washington fu utilizzata contro i sovietici in Afghanistan negli anni ’80. Ciò che sorprende è che il pubblico occidentale continua a reagire emotivamente ad ogni attentato, non razionalmente vedendo il quadro generale. E finché il pubblico occidentale non lo vedrà, paura, ingiustizia, omicidi e conflitti continueranno a dominarne vita e futuro.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Annunci

L’attentatore di Manchester era vicino ai servizi segreti inglesi

Strategika51 23 maggio 2017

Contrariamente alla stampa o ai genitori, Salman Abadi Labidi, presunto attentatore suicida di Manchester, non era un profugo, ma aveva beneficiato di uno dei tanti programmi speciali di protezione dei servizi segreti inglesi. Salman era nato da genitori libici a Manchester nel 1994. Suo padre, Ramadan Abadi, era un ufficiale dei servizi segreti libici, prima di essere reclutato dagli inglesi. La sua copertura fu bruciata accidentalmente da un parente della moglie, Samia Tabal, poco dopo il fallimento di una vasta cospirazione dell’esercito libico per uccidere Muammar Gaddafi. Quest’ennesima congiura contro Gheddafi innescò non solo una delle più grandi purghe nei servizi di sicurezza, ma la dissoluzione delle Forze Armate libiche, sostituite da ciò che Gheddafi chiamò “popolo in armi”, concetto vagamente ispirato ai sistemi svizzeri e svedesi di difesa logistica e che si rivelerà fatale nel 2011, quando la Libia fu attaccata dalla NATO. Fu il servizio segreto inglese che si occupò dell’esfiltrazione o fuga della famiglia Abadi dalla Libia. Ufficialmente, Abadi fuggì dalla dittatura di Gheddafi rifugiandosi nel Regno Unito.
Gli Abadi risiedettero prima a Londra, prima di trasferirsi nel sobborgo di Manchester dove risiedette per oltre un decennio. Come molti giovani delle periferie delle città europee, Salman crebbe senza riferimenti e mostrò particolare entusiasmo verso la cosiddetta “primavera araba” al punto di voler unirsi ai ribelli libici. Ciò naturalmente attirò subito l’attenzione dei servizi segreti inglesi responsabili della perlustrazione della periferia cercando candidati disposti a sacrificarsi in battaglia contro i nemici di Sua Maestà, in nome di Allah. L’attentatore suicida che ha colpito il concerto pop di Manchester causò 22 morti e 50 feriti, secondo un rapporto delle ultime ore. La polizia inglese rivelava rapidamente l’identità del presunto terrorista, suggerendo che non fosse solo conosciuto, ma supervisionato dagli agenti che seguivano l’ambiente da cui proveniva. Questi dettagli non sono stati trasmessi dai media europei e probabilmente non lo saranno mai. La ragione di Stato lo chiede.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Hitler divenne Hitler e perché ciò è importante oggi

Igor Shumejko, Strategic Culture Foundation 03/11/ 2016

137Nell’ottobre 2016, la rivista statunitense The National Interest diede un’occhiata alla esperienza storica del 20° secolo, pubblicando l’articolo di David Axe intitolato “Il modo scioccante con cui Hitler divenne Hitler”. Molti autori si riferiscono allo stato attuale delle relazioni internazionali come “guerra fredda 2.0”, notando che il conflitto ideologico tra occidente e URSS durante l’ultima guerra fredda si basava sulle diverse interpretazioni del 20° secolo, tra cui l’importante soggetto della Seconda guerra mondiale. E in ciò, la questione di “chi ha la colpa” era più importante. Chi fu responsabile del fallimento del trattato di Versailles, dell’avvento al potere di Hitler e dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale? Questo sembra essere ciò di cui l’autore di National Interest scrive. Eppure l’attenzione sulla personalità del Fuehrer e l’emarginazione dell’influenza di potenti forze politiche che permisero l’ascesa di Hitler, sono la cortina fumogena che nasconde il problema. Da qui le bugie sul Patto di non aggressione tedesco-sovietico del 1939 (Patto Molotov-Ribbentrop) e la risoluzione 2009 del PACE, che eguaglia Unione Sovietica e Germania di Hitler come “due regimi totalitari”. Così, quando esattamente Hitler divenne Hitler?
Un dettaglio rivelatore notato dallo storico Jacques Bergier è che nell’estate 1938 gli abitanti di Berlino smisero di gridare “Heil!” tornando ai vecchi saluti. Nell’estate 1938, il potere di Hitler era considerato totale, ma il comandante del 3° Distretto Militare a Berlino, Feldmaresciallo Erwin von Witzleben, giustiziato da Hitler nel 1944, aveva apertamente provato la presa della Cancelleria del Reich. Molti generali tedeschi credevano che la Germania avrebbe affrontato l’inevitabile sconfitta tentando di occupare la Cecoslovacchia nel 1938. Dandone la prova al processo di Norimberga, il felmaresciallo tedesco Keitel, capo del Oberkommando der Wehrmacht (Comando Supremo delle Forze Armate), disse: “Eravamo straordinariamente felici che non ci fosse stata l’operazione militare, perché… eravamo sempre stati del parere che i nostri mezzi d’attacco alle fortificazioni sul confine della Cecoslovacchia fossero insufficienti. Da un punto di vista puramente militare ci mancavano i mezzi offensivi per sfondare le fortificazioni della frontiera”. Inoltre, i pacificatori occidentali cedettero a Hitler l’industria degli armamenti di prim’ordine della Cecoslovacchia, a Monaco di Baviera. La Germania mise le mani sulle officine Škoda, il secondo arsenale più importante dell’Europa. E così gestendo le famose Škoda, la Germania mise le mani sul parimenti gigante metalmeccanico CKD e il gigante aeronautico Aero Vodochody, che produsse il Focke-Wulf Fw-189 per tutta la guerra, e molto altro. All’epoca, i carri armati e i cannoni cecoslovacchi venivano venduti in tutto il mondo, rendendo Praga uno dei principali esportatori di armi al mondo.
Prima dell’accordo di Monaco, le forze armate dei due Paesi apparivano così: l’esercito cecoslovacco aveva 1582 velivoli, 469 carri armati e 2 milioni di soldati, mentre l’esercito tedesco aveva 2500 aeromobili, 720 carri armati e 2,2 milioni di soldati. Le dimensioni dei due eserciti erano paragonabili. Inoltre, il confine tra Cecoslovacchia e Germania erano i montuosi Sudeti. Fin da quando la Cecoslovacchia nacque nel 1919, costruì fortificazioni nel territorio dei Sudeti. La combinazione di fortificazioni moderne e terreno montagnoso resero la Cecoslovacchia inespugnabile all’aggressione tedesca. E tutto questo fu ceduto senza combattere. Così come i Sudeti fortificati, vi era anche l’accordo sovietico-cecoslovacco, ma l’assistenza militare che conteneva fu bloccata dalla Polonia. E Mosca sapeva che c’era già la guerra tra Unione Sovietica e Germania di Hitler nel 1938, solo che avveniva in Spagna, dove la vittoria era ancora in bilico. A Monaco di Baviera, gli inglesi diedero garanzie ai rappresentanti cecoslovacchi. Chamberlain gli disse: “I diritti delle minoranze nazionali sono sacri! Consegnate i Sudeti e avrete garanzie sui nuovi confini”. Tutte queste chiacchiere sulle garanzie occidentali furono inutili, dato che la montagnosa regione fortificata dei Sudeti garantiva la piena sicurezza alla Cecoslovacchia. Il 30 settembre 1938, tuttavia, l’esercito cecoslovacco si ritirò da Sudeti lasciandosi alle spalle le fortezze montane e i principali impianti industriali. Ma Hitler subito presentò alla Cecoslovacchia altre richieste e il 15 marzo 1939 la Germania occupò l’intero Paese.
Hitler fu salvato dall’accordo di Monaco con le democrazie occidentali, dandogli il potere fino all’aprile 1945. La domanda posta da The National Interest, “Quando Hitler divenne Hitler?”, ha una risposta semplice: “A Monaco di Baviera nel 1938”. L’accordo di Monaco di Baviera fu un accordo amichevole tra democrazie e Germania nazista, e ciò non può essere cancellato dalla storia. Fu l’accordo tra l’aggressore e i suoi amici. La ragione per cui dovremmo tutti ricordarlo oggi è chiara: l’occidente ancora una volta cerca di porsi da ‘pacificatore’ per evitare la sconfitta dei terroristi che hanno invaso la Siria e che ora minacciano l’Europa.republikaLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Austria infelix: conservatorismo e puzza di frodi?

Jacques Sapir, Russeurope 24 maggio 2016hofer-van-der-bellenUna prima analisi dei risultati delle elezioni presidenziali in Austria conferma le riflessioni fatte a caldo sul peso del “conservatorismo” degli elettori. Ma apre anche le porte al sospetto di frodi. Ecco di cosa si tratta. I risultati ufficiali sono questi:
Risultati ufficiali riportati dal Ministero degli Interni austriaco

                                                 1° turno       2° turno        variazione     variazione in percentuale
Voti al seggio                      3.744.396       3.731.832        -12,564                                 -0,34%
Voti per posta                         534.774          746.110         211.336                                 28,33%
Totale                                   4.279.170        4.477.942       198.772                                  4,44%
Percentuale
del voto per posta                 12,5%         16,7%

Le conclusioni che si possono trarre da questa tabella sono: “C’è il forte aumento dei voti per posta. Ora questi elettori sono generalmente di due categorie, austriaci residenti all’estero (espatriati, pensionati) e austriaci nelle case di cura. Eppure è questo voto che ha permesso la vittoria del candidato “verde”, perché l’FPO (populista) ha avuto la maggioranza nei risultati “nel seggio elettorale” (52%). Non riuscendo a sapere la percentuale di voti utili “non residenti”, si può ragionevolmente ipotizzare che i voti supplementari provengano dalle case di cura. Il voto per posta ha favorito nelle elezioni precedenti l’OVP conservatore. Questi elettori, se hanno espresso “liberamente” il voto, sono quelli dalla maggiore probabilità di esprimere un riflesso “conservatore”, confermando l’analisi della nota precedente [1]. Ciò distrugge la tesi mediatica della mobilitazione dei giovani laureati, come gentilmente riportato dai media (il telegiornale delle 20 su Fr2) che, ovviamente, votano al seggio elettorale. Tuttavia, la partecipazione nei seggi, in realtà, non s’è contratta leggermente tra i due turni? Ma potrebbe evocare un’ipotesi sgradevole. Sapendo che tale voto è espresso anziani, persone in qualche modo vulnerabili psicologicamente, è ragionevole che un sospetto di pressioni su questa categoria di elettori sia evocato. Dato l’esiguo margine del candidato dei “verdi”, non è impossibile che la pressione su un gruppo vulnerabile di elettori abbia distorto l’esito delle elezioni presidenziali. Un accenno cui Spiegel fa eco il 24 maggio.van-der-bellen[1] J. Sapir, “Le lezioni d’Austria”, RussEurope 23 maggio 2016

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mandela era un agente dell’MI6?

Neil Mackay Sunday Herald 19 marzo 2000 – GreenHouse

Nelson Mandela e Bandar bin Sultan, attuale capo dell'intelligence saudita ed ex-ambasciatore saudita a Washington

Nelson Mandela e Bandar bin Sultan, attuale capo dell’intelligence saudita ed ex-ambasciatore saudita a Washington

Nelson Mandela sarebbe stato un agente dell’MI6 che supportò gli ufficiali dei servizi segreti inglesi nelle operazioni contro il programma per gli armamenti libici del colonnello Gheddafi, fornendo ai suoi controllori i dettagli sull’invio di armi ai terroristi dell’Ulster e permesso operazioni di spionaggio del Regno Unito in Sud Africa. Tali affermazioni su Mandela furono svelati in un libro controverso, MI6: Fifty Years of Special Operations, del noto esperto d’intelligence Stephen Dorril. Il libro venne pubblicato nel marzo 2000. L’MI6 ha tentato legalmente, ma senza successo, di non far pubblicare il libro all’editore Fourth Estate. Gli agenti della Sezione Speciale perquisirono la casa editrice a Londra e ne sequestrarono i computer, ma non scovarono i dettagli sul reclutamento di Mandela dell’MI6. I capi dell’intelligence inglese erono irritati per non essere riusciti ad accedere al contenuto del libro di Dorril, dopo che un giudice dell’Old Bailey aveva ordinato ai giornali Guardian e Observer di cedere i documenti relativi all’ex ufficiale MI5 David Shayler. La sentenza si basava sul fatto che i giornali avrebbero potuto aiutare la polizia a perseguire la spia rinnegata in base all’Official Secrets Act. Shayler aveva fatto affermazioni secondo cui l’MI6 era coinvolto in un complotto per assassinare il colonnello Gheddafi. Il libro di Stephen Dorril interdirà il mondo con le sue affermazioni su Mandela, Premio Nobel per la Pace. Si pensa che l’arruolamento di Mandela sia stata motivata in parte dal suo virulento anticomunismo. In cambio, l’MI6 offriva informazioni sui potenziali attentati alla sua vita.
Dorril sostiene che alti ufficiali dell’MI6 gli parlarono dell’arruolamento di Mandela da parte del Secret Service, ramo dell’intelligence inglese che svolge attività di spionaggio all’estero, recluta spie straniere e ingaggia il contro-spionaggio contro agenti stranieri che operano nel Regno Unito. Fonti interne del ministero degli Esteri e del servizio d’intelligence hanno detto che l’affermazione di Dorril “è del tutto credibile”. Il Foreign Office non fece nulla per smentire l’affermazione secondo cui Mandela avrebbe lavorato per l’MI6. Non ci furono smentite o minacce di azioni legali contro il libro, né dall’ufficio di Nelson Mandela a Johannesburg, Sud Africa, né dal suo avvocato di Londra. Nella parte del libro di Dorril sulle attività del MI6 in Africa, si legge: “Un’altra conquista dell’MI6 fu il leader dell’ANC Nelson Mandela. Se Mandela fu reclutato a Londra, prima di essere imprigionato in Sud Africa non è chiaro, ma si è capito che in un recente viaggio a Londra compì una visita segreta nella sezione addestramento dell’MI6 per ringraziare il servizio per l’aiuto prestatogli nel sventare due attentati nei suoi confronti, subito dopo esser diventato presidente.” Dorril dice che probabilmente uno dei tentativi di assassinio provenisse da una fazione del Congresso nazionale africano (ANC) aspramente contraria alla riuscita manovra di Mandela nel cacciare i leader del partito comunista dall’ombrello del Congresso nazionale africano. L’altro sarebbe stato progettato da un’ala per le operazioni segrete dei militari del governo dell’apartheid.
MI6Dorril, autore di testi sull’intelligence e docente presso l’Huddersfield University, sostiene che Mandela fu utile all’MI6 per la sua amicizia con il governo libico del colonnello Gheddafi, aprendo la strada alla consegna dei due agenti libici accusati dell’attentato di Lockerbie. I governi inglese e statunitense volevano ricostruire i rapporti con la Libia per sfruttarne i ricchi giacimenti petroliferi. “Mandela fu il tasto per trasformare la Libia da Stato terrorista a uno aperto all’occidente“, ha detto Dorril al Sunday Herald. “Il risultato delle sue azioni sarà un enorme impulso economico per le economie occidentali. Si può dire che abbia incantato Gheddafi verso gli interessi economici occidentali.” Ha affermato che il dipartimento per la guerra psicologica, o Iops, dell’MI6, responsabile della propaganda, diffuse un massaggio all’opinione internazionale permettendo che Mandela incontrasse Gheddafi senza suscitare una virulenta riprovazione occidentale. Dorril aggiunse: “Mandela ha dato all’MI6 informazioni sul finanziamento e l’armamento libici dell’IRA, e sull’invio di armi ai terroristi lealisti in Ulster dal Sud Africa dell’apartheid.” Dorril ha affermato che Mandela informò i suoi controllori dell’MI6 dei tentativi della Libia di sviluppare armi chimiche e biologiche e sull’arsenale nucleare segreto del Sudafrica. Dorril sostiene nel suo libro che la Gran Bretagna non voleva la piena desecretazione del programma per le armi biologiche del Sud Africa, nell’ambito del piano per supportare Mandela quando era presidente, e Mandela contribuì ad impedire che gli scienziati sudafricani venissero reclutati dalla Libia per realizzare il programma di  armi biologiche di Gheddafi.
Una delle più grandi stazioni oltremare dell’MI6 era in Sud Africa. Fu un importante centro spionistico durante la guerra fredda mentre URSS e USA lottavano per porre nella loro sfera d’influenza i Paesi vicini come Mozambico e Angola. Il Sud Africa è la chiave anche degli interessi economici della Gran Bretagna per via dei giacimenti di uranio, oro e platino. Non è chiaro esattamente quando Mandela sia stato reclutato. Né è chiaro se l’MI6 abbia corteggiato Mandela  avvertendolo sui tentativi di assassinio, al fine di attirarlo nelle grinfie del servizio, o se fu reclutato dall’MI6, fornendo informazioni e quindi ricevendo in cambio gli avvertimenti.
L’editore del libro, Fourth Estate, è stato sottoposto a forti pressioni affinché non rivelasse i contenuti nell’opera di 900 pagine di Dorril sull’MI6, prima della pubblicazione il 30 marzo (2000).  L’MI6 chiese tramite i suoi avvocati d’impedire la piena divulgazione dei contenuti, ma Fourth Estate ebbe successo nel difendersi dalla causa. Tuttavia, la casa editrice fu perquisita su mandato da agenti della sezione speciale che sequestrarono il computer del caporedattore di Fourth Estate,  Clive Priddle, che conteneva appunti sul libro. Secondo Nicky Eaton, pubblicista di Fourth Estate, il servizio d’intelligence è a conoscenza delle accuse su Mandela. Il libro è stato meticolosamente revisionato dagli stessi avvocati di Fourth Estate. Sia Neil Harold, dell’ufficio personale di Mandela, e che l’avvocato di Mandela Londra, Iqbal Meer, della Meer Care Desai, rimassero sorpresi dall’apparizione delle accuse. Potevano contattare Mandela subito per informarlo delle accuse. Si pensava fosse in vacanza nelle campagne sudafricane, ma non era rintracciabile. Dorril sostiene che le suoi rivelazioni non fossero dannose per la reputazione di Mandela. “Non c’è niente di diffamante nell’essere una recluta dell’MI6“, aveva detto.
Ufficialmente il Foreign Office disse di non poter commentare tale affermazione per questioni di sicurezza, tuttavia, ufficiosamente fonti del Foreign Office fecero capire che la richiesta di arruolamento fosse credibile: “Se ci concentriamo sulle accuse riguardanti un presunto assassinio, non sorprende che l’ANC abbia voluto consultarsi per la sicurezza con il Regno Unito, o i suoi servizi d’intelligence, per proteggere i propri elementi chiave.” Analisti esteri ed esperti africani sostengono anche che il reclutamento di Mandela nell’MI6 non è solo credibile, ma anche che avrebbe un effetto sismico a livello internazionale. Un esperto del Sud Africa ha detto: “La sua storia mostra come egli sarebbe stato interessante per l’MI6, e come l’MI6 sarebbe stata interessante per Mandela, essendo profondamente anticomunista. Da giovane avrebbe interrotto le riunioni del Partito Comunista a pugni. I seguito, si sarebbe reso conto che per porre fine all’apartheid aveva bisogno di qualsiasi alleato avrebbe potuto raccogliere e pragmaticamente decise di andare a letto con i comunisti. Mandela ammira la Gran Bretagna, la sua democrazia parlamentare e il suo sistema giudiziario. Una volta in prigione, Mandela si allontanò dai comunisti, dichiarando privatamente il suo disprezzo verso la loro politica. Quando fu liberato, iniziò la lotta all’interno dell’ANC tra i comunisti e i ‘democratici’ come Mandela.”
Vi furono molte speculazioni, comprese l’accusa di Winnie Mandela secondo cui il leader comunista sudafricano Chris Hani, assassinato nel 1992 a quanto pare da estremisti bianchi, forse fosse stato effettivamente vittima di questa faida interna. “Molti democratici dell’ANC certamente odiavano i comunisti, abbastanza da farli uccidere. Anche i diplomatici inglesi furono centrali nell’ammorbidire la fine dell’apartheid durante i negoziati tra Mandela e il presidente De Klerk. Non può essere sottovalutato quanto gli agenti di MI6 e CIA abbiano lavorato in questa campo. Fecero un lavoro colossale.”

Christopher Hani

Christopher Hani

Christopher Hani e Nelson Mandela

Christopher Hani e Nelson Mandela

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora