L’intreccio d’amore di Hitler col Regno Unito

La “neutralità” fasulla del Regno Unito e l’operazione “Barbarossa” contro l’Unione Sovietica
Nikolaj Starikov, Global Research, 21 giugno 2015

Mai in quel periodo la Gran Bretagna accettò negoziati di pace. Continuò costantemente a bombardare le città tedesche. Mostrò determinazione a combattere fino alla fine. Il Regno Unito poteva essere combattuto e persino sconfitto, ma dopo aver esaminato le sue opzioni, Adolf Hitler si pose due domande. Quale prezzo sarebbe costata questa vittoria? E la cosa più importante, qual era il punto? E poi il 10 maggio 1941, l’alleato più stretto di Hitler, Rudolf Hess, volò nel Regno Unito, apparentemente di sua iniziativa. [1] Fu il tentativo disperato di concludere la pace tra Germania e Regno Unito. Sebbene in senso stretto, l’obiettivo di Hess non era in realtà un segreto: “Hess conosceva ed comprendeva la mente di Hitler, il suo odio per la Russia sovietica, la sua brama nel distruggere il bolscevismo, la sua ammirazione per la Gran Bretagna e il desiderio sincero di essere amico dell’impero inglese…” [2] A poco più di un mese dall’attacco programmato all’URSS. Hitler doveva decidere se lanciare o meno l’operazione Barbarossa. I piani dell’invasione non erano ancora completati. La decisione di attaccare l’Unione Sovietica non era ancora stata presa mentre Hess preparava il suo volo. Hitler non avrebbe mai iniziato una guerra su due fronti. Allora perché fece proprio questo? Perché quando lanciò l’offensiva contro l’Unione Sovietica era convinto che non ci fosse un secondo fronte e mai ci sarebbe stato! Fu il risultato del volo di Hess. È importante capire che il grande segreto dietro la misteriosa fuga in Regno Unito del vice di Hitler non aveva nulla a che fare con l’offerta di Hitler, ma con la risposta inglese!
Gli inglesi garantirono una benevola neutralità sulla futura guerra di Hitler con l’Unione Sovietica. E promisero di accettare la vecchia proposta di pace dalla Germania una volta che l’URSS fosse stata vinta. “Il famigerato Hess fu effettivamente inviato nel Regno Unito dai nazisti per persuadere i politici inglesi ad unirsi alla crociata collettiva contro l’Unione Sovietica. Ma i tedeschi fecero un grave errore di calcolo. Nonostante gli sforzi di Hess, Regno Unito e Stati Uniti… erano, al contrario, nello stesso campo dell’URSS contro la Germania nazista“, dichiarò Stalin dall’assediata Mosca. Quando Hitler decise di attaccare l’Unione Sovietica, significò che il Regno Unito aveva approvato la campagna. È l’unica spiegazione. La Gran Bretagna metodicamente mise la Germania nazista contro l’URSS, e infine gli inglesi riuscirono a spingere il Fuehrer ad attaccarla. Hitler fu ingannato dalla sua ammirazione per l’Inghilterra. Il capo della Germania si comportò scioccamente perché gli inglesi gli promisero la loro neutralità. I bombardamenti aerei tedeschi che infuriavano sul Regno Unito improvvisamente finirono, immediatamente dopo la visita di Hess, per poi riprendere nel gennaio 1943.
Il 17 agosto 1987, Rudolf Hess, l’ultimo dei capi del Terzo Reich, fu trovato impiccato nel carcere di Spandau a 93 anni. Era detenuto da 46 anni. Tutti gli altri condannati alla prigione insieme a lui al processo di Norimberga se ne erano andati da tempo. Dal 1966 era l’unico detenuto della prigione di Spandau. Il diplomatico Konstantin von Neurath scontò otto dei 15 anni di pena prima di essere rilasciato, ufficialmente per problemi di salute. Anche l’ammiraglio Karl Doenitz e il capo della gioventù hitleriana, Baldur von Schirach, furono rilasciati dalla prigione, dopo aver scontato rispettivamente dieci e venti anni. Ma l’incarcerazione di Rudolf Hess continuò. Perché? Perché, dirà il lettore, fu condannato all’ergastolo. Ma… non è corretto. La stessa condanna non impedì all’ammiraglio Raeder di essere liberato dopo soli dieci anni, o a Walter Funk, ministro dell’Economia del Reich, di passarvi 12 anni. Furono rilasciati perché non avevano il terribile segreto di Hess. Solo lui sapeva quali promesse gli inglesi fecero a Hitler e perché il Fuehrer gli credette… Le circostanze della sua morte sono completamente oscure. Gli esami autoptici mostrarono che Hess fu strangolato e fatto passare per suicidio. Ma chi avrebbe commesso un atto così atroce? Il figlio di Hess, Wolf Ruediger, non dubitò mai che suo padre fosse stato assassinato dagli inglesi. Il terribile segreto della diplomazia inglese, che spine Hitler ad attaccare l’Unione Sovietica, non sarà mai rivelato. E la causa involontaria della sua morte fu… Mikhail Gorbaciov. Il fatto è che alcune voci in occidente chiedevano da tempo il rilascio di Hess. Ma l’URSS era sempre stata nettamente contraria, convinta da tempo che i nazisti non dovessero aver alcun posto nel mondo. Ma con la perestrojka al culmine, Gorbaciov disse ai suoi amici occidentali che era pronto a fare un gesto di buona volontà liberando Hess. Così ne firmò la condanna a morte. Gli inglesi dovettero agire rapidamente per zittire questo testimone indesiderabile. Tutte le prove materiali della morte di Rudolf Hess: la serra, il cavo elettrico, i mobili e persino la prigione di Spandau furono distrutti subito dopo la scomparsa. Le cartelle coi documenti sul caso Hess furono classificate dal governo inglese fino al 2017. Scopriremo mai la verità sui negoziati del Regno Unito con Hess nel maggio 1941? Solo il tempo lo dirà.…Quando Hitler attaccò l’Unione Sovietica, fu crudelmente ingannato dagli inglesi dal primo giorno. La sera del 22 giugno Churchill, parlando alla BBC, promise: “Abbiamo deciso di distruggere Hitler e ogni traccia del regime nazista…. quindi, daremo tutto l’aiuto possibile alla Russia e al popolo russo“. [3] Ma è interessante notare che l’Unione Sovietica non ricevette aiuti da Regno Unito o Stati Uniti nel momento in cui erano veramente necessari o nelle quantità necessarie (per maggiori dettagli, si legga la concessione dei prestiti nella seconda guerra mondiale: L’aiuto degli Stati Uniti fu utile?). Gli inglesi prestarono molta attenzione alle cruciali battaglie sul fronte orientale, in attesa della sconfitta dell’URSS e della possibilità d’infliggere il colpo mortale alle truppe esauste di Hitler. Solo quando divenne chiaro nel 1944 che l’Unione Sovietica stava sconfiggendo la Germania nazista senza aiuto, Washington e Londra decisero di aprire un secondo fronte in modo da poter rivendicare gli allori dei “vincitori”. Nel frattempo, la storia dell’ascesa al potere di Adolf Hitler, le fonti del successivo “miracolo” economico della Germania col capo nazista al timone, il suo amore per il Regno Unito e la sua simpatia per i metodi inglesi di dominio delle nazioni soggiogate, indicano chiaramente il vero colpevole della Seconda guerra mondiale. Quel colpevole merita di condividere i vergognosi allori assegnati all’assassino di milioni di persone, proprio a fianco del Terzo Reich, che fu così accuratamente e rapidamente eretto dalle ceneri tedesche della Prima guerra mondiale.Oriental Review ha tradotto la ricerca documentaria di Nikolaj Starikov “Chi spinse Hitler ad attaccare Stalin” (San Pietroburgo, 2008). Starikov è uno storico russo.

Note:
[1] Il momento del volo di Hess fu scelto con cura. Secondo il piano redatto dallo Stato Maggiore tedesco, i preparativi per l’operazione Barbarossa dovevano essere completati entro il 15 maggio 1941.
[2] Winston Churchill. La grande alleanza. Pg. 44.
[3] Christopher Catherwood. La sua ora migliore. Pg. 154.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Chi finanziò Hitler: la libertà in cambio del silenzio? Nomi e fatti

Novorossia – Reseau International, 9 giugno 2015Attualmente, alla vigilia del 70° anniversario della vittoria del 9 maggio, durante i dibattiti sono state spezzate delle lance per decidere chi avesse dichiarato la Seconda Guerra Mondiale e quale fu il ruolo, in questo caso, del Patto Molotov-Ribbentrop. Nessuno si prese la briga di cercare sulla creazione del nazismo a Londra e Washington. Il segreto dell’aiuto anglosassone ad Hitler, all’inizio della sua carriera politica, fu portato nella tomba da due persone. Chi in realtà finanziò l’arrivo di Hitler al potere? Finora gli storici non sono d’accordo sull’argomento: alcuni pensano che i nazisti fossero sostenuti segretamente dalla Reichswehr che sognava di vendicarsi della sconfitta della Prima guerra mondiale. Altri sostengono che i principali sponsor del Führer furono gli industriali tedeschi. Tuttavia, come hanno scoperto dei miei colleghi, durante il processo di Norimberga, l’ex-presidente della Reichsbank e ministro dell’economia Hjalmar Schacht propose, come giusta risposta, di mettere sul banco degli imputati chi finanziò il III Reich, citando le compagnie General Motors e Ford, nonché il direttore della Bank of England Montagu Norman. Gli statunitensi si affrettarono a concludere con lui un accordo promettendogli la libertà in cambio del silenzio. Così il Tribunale Militare Internazionale assolse Schacht nonostante le dispute dei giuristi sovietici. Il segreto dell’aiuto anglosassone a Hitler, all’inizio della sua carriera, fu nascosto da due uomini, il finanziere svizzero Wilhelm Gustloff (non è un caso che il führer abbia dato il suo nome, postumo, alla più grande nave da crociera della Germania) e il tesoriere dell’NSDAP Franz Schwarz. Hjalmar Schacht chiamò Gustloff, che fu ucciso nel 1936 a Davos, in Svizzera, da uno studente malaticcio, “mediatore permanente” tra aziende inglesi e statunitensi e nazisti (secondo alcuni dati, Gustloff fu l’intermediario dal 1925 al 1929). L’SS-Obergruppenführer Schwartz morì in modo non meno strano di Gustloff: il 2 dicembre 1947 fu rilasciato dal campo di filtrazione di Ratisbona, ma non poté andarsene. Dopo la colazione, si sentì male e morì un’ora e mezzo dopo a causa di “problemi di stomaco”, come notato dal rapporto medico. Nell’aprile 1945, Schwarz aveva bruciato nella “casa bruna” (il quartier generale del NSDAP a Monaco di Baviera) tutti i documenti bancari che avrebbero potuto compromettere i rappresentanti dei Paesi conquistatori, e per questo motivo contò ingenuamente sull’indulgenza.

Fu dalla direzione della Shell che Hitler ricevette la sua prima valigia di banconote
Ma nonostante due dei più importanti testimoni rimangano in silenzio per sempre, alcuni storici sono riusciti a ottenere prove del sostegno finanziario anglosassone ad Hitler e scagnozzi. In particolare, Guido Giacomo Preparata, che si dedicò a studiare i legami dei nazisti con gli ambienti economici di Londra e Washington per quasi due decenni, nomina chi mise al potere i “Bruni”: “Chi ha finanziato i nazisti sin dall’inizio? Secondo una leggenda ridicola, ostinatamente imposta alla società, i nazisti si finanziarono raccogliendo denaro nelle loro riunioni”. Inoltre, Preparata dimostra in modo convincente che la maggior parte delle risorse finanziarie del partito nazista era di origine straniera. I clan finanziari Morgan e Rockefeller promossero le azioni della IG Farbenindustrie e numerose fabbriche chimiche tedesche a Wall Street tramite la Chase National Bank (in seguito la creatura di Krupp passò sotto il controllo della Standard Oil dei Rockefeller), e con la banca Dillon&Reid la Vereinigte Stahlwerke di Alfred Thyssen. “Nel 1933, quando fu comprensibile con indiscutibile chiarezza che la società AEG finanziò Hitler, scrive Preparata, il 30% delle azioni apparteneva al socio statunitense, la General Electric”. Quindi, lo storico assume, “per 15 anni, dal 1919 al 1933, l’élite anglo-sassone s’immischiò attivamente nella politica tedesca, con l’intenzione di creare un movimento oscurantista che potesse essere usato come pedina nel grande complotto geopolitico… Non furono Regno Unito ed USA a creare l’hitlerismo, ma crearono le condizioni con cui tale fenomeno poté apparire”. Ed ecco cosa un altro specialista dei flussi finanziari che arrivavano ad Hitler, lo storico tedesco Joachim Fest, scrive: “Nell’autunno del 1923, Hitler andò a Zurigo e tornò, come si dice, “con una cassa piena di franchi svizzeri e dollari in buoni”. Cioè, alla vigilia del tentato di “colpo di Stato” qualcuno diede al führer una grossa somma di denaro”. Questo “qualcuno”, secondo alcuni dati, fu nientemeno che Sir Henry Deterding, direttore della compagnia anglo-olandese Shell. Finanziò Hitler anche in seguito, attraverso Wilhelm Gustloff. È interessante notare che la corte di Monaco, che processava i golpisti, non poté provare altro che il partito nazista avesse ricevuto 20000 dollari dagli industriali di Norimberga per organizzare la rivolta. Eppure le spese dei sostenitori di Hitler furono stimate almeno 20 volte tanto! Nell’aprile 1924, Hitler fu condannato a cinque anni di prigione per alto tradimento, ma fu liberato già a dicembre, acquistò la villa Berghof e lanciò un nuovo giornale, il Völkischer Beobachter. Con quali soldi ci chiediamo? “Dal 1924”, scrive Joachim Fest, “industriali e sostenitori finanziari di Hitler (Thyssen, Vogler, Schroeder e Kirdorf) avevano segretamente versato somme significative ai nazisti. Inoltre, la dirigenza ribelle e i funzionari del partito ricevevano salari in valuta estera”. È notevole il fatto che Vogler e Schroeder fossero uomini d’affari statunitensi, e non tedeschi, che creavano capitale essenzialmente oltre oceano. Tra gli sponsor di Hitler c’erano altre figure controverse, come ad esempio Max Warburg della IG Farben, fratello del direttore della Federal Reserve Bank di New York Paul Warburg. O Carl Bosch, capo della divisione tedesca della Ford Motor Company. E come poterono gli industriali tedeschi augurarsi che Hitler andasse al potere? In effetti, i nazionalsocialisti non volevano meno dei bolscevichi limitare gli industriali!

Perché Henry Ford ebbe l’ordine supremo del Terzo Reich
Dato che parliamo di Ford: nel 1931, un giornalista dell’American Detroit News, arrivando in Germania per intervistare Adolf Hitler, politico futuro, vide con sorpresa, sopra la scrivania, l’immagine di qualcuno che gli era familiare, Henri Ford. “Lo considero mia ispirazione“, spiegò Hitler. Ma Ford non era solo l’ispirazione del capo nazista, era anche un suo generoso mecenate. Ford e Hitler andavano d’accordo grazie al loro comune antisemitismo. Già negli anni Venti, “Papi Ford” stampò e spedì in Germania a proprie spese mezzo milione di copie del “Protocollo dei Saggi di Sion”, e di due suoi libri, “Il giudaismo mondiale” e “l’attività degli ebrei in America”. Tra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30, Ford, secondo alcune fonti, sostenne generosamente il NSDAP (su questo argomento sono rimaste le testimonianze scritte di Franz Schwarz, anche se è vero che non da somme concrete). Come segno di riconoscimento, Hitler decorò Ford con la Gran Croce dell’Aquila tedesca, la massime distinzione del Reich che uno straniero potesse ottenere, il 30 luglio 1938 a Detroit, durante un pranzo a cui parteciparono circa millecinquecento statunitensi noti. L’ordine fu consegnato dal console tedesco. Ford, si dice, era così commosso che iniziò persino a piangere. Dopo di che finanziò il progetto di “auto popolare” di Hitler e alla fine ebbe il 100% delle azioni del consorzio Volkswagen. I legami di Ford ed Hitler erano così forti che non si rilassarono nemmeno durante la guerra. A quel tempo, fu approvata una legge speciale che proibiva qualsiasi collaborazione con gli hitleriani (legge sul commercio col nemico), ma questa legge non sembrava avere alcun peso per Ford. Nel 1940, Ford rifiutò di assemblare motori aeronautici nel Regno Unito, in guerra con la Germania, e nello stesso momento, la sua nuova fabbrica, nella città francese di Poissy, iniziò a produrre motori per gli aerei della Luftwaffe. Le filiali europee di Ford fornirono a Hitler nel 1940 65000 camion, gratuitamente! Nella Francia occupata, la consociata di Ford continuò a produrre autocarri per la Wehrmacht, e la sua altra filiale ad Algeri rifornì il generale Rommel di camion e blindati. A questo proposito, una cosa straordinaria: alla fine della guerra, l’aviazione alleata rase al suolo la città tedesca di Colonia. Solo i pochi edifici delle fabbriche Ford rimasero intatti, un miracolo! Comunque Ford (e allo stesso tempo i suoi concorrenti della General Motors) ottennero un risarcimento dal governo degli Stati Uniti per il danno “causato alle proprietà su territorio nemico“. Inoltre, la General Motors era proprietaria di uno dei più grandi consorzi automobilistici tedeschi, la Opel, che produceva gli autocarri militari modello Blitz. Sullo chassis di questi autocarri, ingegnose menti crearono le famigerate “gasenwagen“, le camere a gas su ruote. All’inizio della Seconda guerra mondiale, gli investimenti delle società statunitensi nelle filiali tedesche ammontavano a circa 800 milioni di dollari, mentre quelli di Ford erano stimati in 17,5 milioni di dollari.

I flussi di cassa degli Stati Uniti verso la Germania erano controllati dal servizio segreto statunitense
Ricordate l’episodio dei “Diciassette momenti della primavera” in cui il generale nazista Karl Wolff incontrò il capo della CIA Allen Dulles? Gli storici spesso si pongono la domanda: perché il presidente Roosevelt inviò proprio Dulles per le trattative separate in Svizzera? La risposta è ovvia. Nel gennaio 1932 ebbe luogo l’incontro tra Hitler e il finanziere inglese Norman Montagu. Jurij Rubtsov, dottore in scienze storiche dell’Accademia delle scienze militari, ipotizza che “fu concluso un accordo di finanziamento segreto del NSDAP“. “In questo incontro“, scrive Rubtsov, “i fratelli Dulles frequentarono politici statunitensi, di cui i loro biografi non amano parlare. Uno dei fratelli fu il futuro direttore del controspionaggio statunitense, Allan Dulles. È una semplice coincidenza? Come sostengono alcuni storici, fu proprio Dulles a controllare personalmente tutti i flussi monetari che irrigarono il Reich, a partire dalla campagna elettorale di Hitler nel 1930. Inoltre fu parzialmente finanziato dalla IG Farbenindustrie, già sotto il controllo della Standard Oil dei Rockefeller. E ora Roosevelt inviava Dulles nei colloqui segreti, proprio perché sapeva meglio di chiunque altro quanto gli statunitensi avevano ingannato ed investito nella crescita economica del Reich. Perché Dulles interrogò il generale Wolf con così tanta insistenza sul patrimonio delle “nuove autorità tedesche” e sui loro depositi d’oro? Ma perché ebbe la missione di “recuperare” tutte le spese il prima possibile!” Il tema del finanziamento di Hitler da parte delle corporazioni anglo-statunitensi è così vasto che difficilmente può essere trattato con un solo articolo. La storia di Ernst Hanfstaengl, statunitense di origine tedesca che fu il “guardiano” di Adolf Hitler del servizio segreto statunitense negli anni ’20, e che diede al futuro führer i soldi degli affaristi d’oltre Atlantico, rimane fuori dalla nostra storia. Non possiamo spiegare pienamente il ruolo dell’inglese Norman Montagu nel finanziamento di Hitler e lo scisma nell’élite inglese, osservano dei colleghi che si propongono di continuare lo studio dei flussi finanziari che alimentarono il nazismo.
E ora una domanda: chi scatenò la Seconda Guerra Mondiale? Continuate a sostenere che fu il Patto Molotov-Ribbentrop? O piuttosto Londra e Washington?

Hjalmar Schacht e Norman Montagu Collet

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Antifas senza cappuccio

Fernand Le Pic, Medium 5 novembre 2017Colpiscono ovunque, ma sembrano venire dal nulla. Denunciano un “fascismo” onnipresente e fantasticato. Non hanno alcuna esistenza legale ma beneficiano di incredibili indulgenze giudiziarie. Chi sono? Gli Antifa amano vestire nero, sempre incappucciati e mascherati come i Black Blocks, di cui sono l’avatar. Come sappiamo, il nome Schwarzer Block fu ideato negli anni ’80 dalla polizia di Berlino Ovest per designare gli autonomi di Kreuzberg. Questo distretto adiacente al “Muro” faceva ancora parte dell’area d’occupazione degli Stati Uniti fino al 1990. In altre parole, i Black Blocks nacquero in un territorio sotto il controllo militare degli Stati Uniti. Questo è importante perché allo stesso tempo la Rete di Azione Anti-Razzista (ARA) apparve a Minneapolis (Minnesota). Questo gruppo fu reclutato dalle stesse provette punk e squat del laboratorio di Berlino Ovest. Tra gli scienziati dell’agitprop si collabora. Sciolto nel 2013 per resuscitare col nome Torch Antifa Network, l’obiettivo di tale movimento fu, sin dall’inizio, combattere sessismo, omofobia, idee anti-immigrazione, nativismo, antisemitismo o anti-abortismo. In breve, alcune leve per lo smantellamento della società tradizionale delineata da confini ignobili, che si ritrova nei programmi ufficiali della Commissione di Bruxelles e delle sue ONG di facciata, come nelle tabelle di marcia della galassia Soros.

Gli strani canali finanziari “umanitari”
Ma per quanto si voglia farsi chiamare col dolce nome Anti-Racist Action Network, non basta: ci vuole una base. Guardando in giro, la si trova in Alabama col SPLC (Southern Poverty Law Center), ONG che si vanta, sul proprio sito web, di essere la matrice dell’ARA. In altre parole, la genesi degli Antifa statunitensi ovviamente non ha nulla di spontaneo. È perciò che l’SPLC molto ricco ha avuto il compito di creare in laboratorio questo ARA. È vero che con una dotazione finanziaria di oltre 300 milioni di dollari, l’SPLC ha abbastanza per campare, anche sottraendo lo stipendio netto del suo presidente, di oltre 300000 dollari l’anno. È il bello della politica “non-profit” nel paese dello zio Sam! Ma se costoro hanno i mezzi, non permettono trasparenza sull’origine dei fondi. È vero che non si è mai veramente capito perché tali fondi debbano passare per le Isole Cayman o come conoscessero i forzieri di un certo Bernard Madoff. Ma perché lo SPLC? Molto semplice, a parte la difesa delle minoranze preferite, la sua specialità è presentare gli oppositori politici, sistematicamente chiamati “fascisti”, che lo siano o meno, e quindi pubblicarne le liste nere, molto elaborate e costantemente aggiornate. Un lavoro professionale diventato un riferimento nel suo genere.

E gli spioni interessati
Questo modello di attivismo e registrazione molto professionale non proviene da alcuna parte. Si basa sul modello immaginato dal movimento Friends of Democracy, in realtà una branca statunitense dei servizi segreti inglesi durante la seconda guerra mondiale. Il suo obiettivo ufficiale era spingere gli statunitensi in guerra, mentre ingannava i recalcitranti, e continuò fino alla fine del conflitto. Il suo canale di comunicazione si chiamava Propaganda Battlefront, copie delle quali possono ancora essere trovate online. Va notato, solo di passaggio, che questo nome è stato rianimato nel 2012 da Jonathan Soros, figlio di George Soros. Tale scelta non è ovviamente una coincidenza. Tornando ai nostri inglesi, erano anche molto attivi a casa loro, dato che, ancora negli anni ’80, fondarono a Londra l’Anti-Fascist Action (AFA), reclutando di nuovo negli stessi ambienti punk e squat. L’etichetta “antifascista” fu inventata dai comunisti europei degli anni ’30. Violazione di un marchio politico non registrato che aveva il vantaggio di dare l’illusione di una legittima filiazione. (Sembra sia questione d’appropriazione indebita d’immagine, sanno lavorare molto bene nei servizi). Alla vigilia della caduta del Muro, le stesse affiliazioni a un antifascismo “Canada Dry”, che ha il sapore e l’odore dell’antifascismo comunista storico, ma senza una goccia di comunismo nella composizione chimica. Un modo per monopolizzare l’uso della famigerata etichetta “fascista” contro qualsiasi avversario del post-comunismo 100% americanizzato, come apparve dal 1989 con la caduta del muro.

Una galassia fuorilegge
C’è quindi una ragione oggettiva per la simultaneità dell’apparizione degli antifas in quegli anni. Ma come oggi, furono attenti a non creare alcuna struttura legale che potesse indicare organizzatori e finanziatori. È sempre meglio così, specialmente quando si collabora col banditismo. Un nome fu svelato effettivamente collegato alla mafia di Manchester. Era Desmond “Dessie” Noonan, grande antifa al pubblico ma soprattutto ladro professionista e bandito, sospettato di cento omicidi (1). Oltre alle sue responsabilità dirette nell’AFA, è stato anche uno degli esecutori della manovalanza dell’IRA. Alla fine è morto pugnalato davanti casa a Chorlton (South Manchester) nel 2005. Suo fratello Dominic Noonan prese il potere. Oltre alle sue attività mafiose, fu filmato guidare i gravi scontri di Manchester nel 2011, causati dalla morte del nipote Mark Duggan, sospettato di coinvolgimento nel traffico di cocaina, ucciso a colpi di arma da fuoco il 4 agosto 2011 dopo aver resistito all’arresto nel distretto di Tottenham. Seguì una settimana di insurrezioni che si estese a Liverpool, Birmingham, Leicester o Greater London, uccidendo cinque persone e ferendone quasi 200 solo tra i poliziotti (2). La porosità tra servizi d’intelligence, mafia ed attivisti di estrema sinistra ricorda il ruolo delle Brigate rosse nella rete Gladio della NATO. Succede che gli autonomisti di Berlino Ovest, alla fine della Guerra Fredda, fossero affiliati al movimento italiano Autonomia Operaia, molto vicina alle Brigate Rosse. Il mondo è piccolo!

Ciò che la polizia non osa fare
Ma il punto comune più specifico di tutti questi antifas rimane il dossieraggio. Dietro le nubi di gas lacrimogeni, i cappucci neri e le vetrine dei negozi che fanno sempre titolo, sono essenzialmente responsabili del dossieraggio degli avversari politici rendendone pubblica identità ed occupazioni, esclusivamente secondo le opinioni politiche o religiose. Un compito proibito alle autorità, in una democrazia. Tali movimenti sono quindi, oggettivamente, integrati a polizia e servizi d’intelligence. Ciò ne spiega in particolare la vicinanza, ed anche facilità d’infiltrazione, impunità od estrema difficoltà quando si tratta d’identificarli.

Il caso Joachim Landwehr
Questo è ad esempio il caso di Joachim Landwehr (28 anni), cittadino svizzero, condannato a 7 anni di carcere l’11 ottobre dal Tribunale penale di Parigi per aver sparato il 18 maggio 2016 dentro un’auto della polizia con un dispositivo pirotecnico, coi due occupanti ancora bloccati a bordo. Una sentenza piuttosto leggera per l’attentato alla vita degli agenti di polizia. Si sa che Landwehr è legato al gruppo svizzero “Action Autonome”, i cui slogan passano in particolare dal sito rage.noblogs.org, e cui il 90% dei contenuti riguarda il dossieraggio, con un grado di precisione che supera in gran parte quelle di una squadra di dilettanti, anche se a tempo pieno. Ci si chiede cosa stia aspettando il responsabile cantonale della protezione dei dati per occuparsene. Sappiamo anche che era presente alla dimostrazione antifa di Losanna nel maggio 2011, ed è probabilmente lui che pubblicò un video di propaganda in gloria della sua passeggiata. Infine, si sa che fu assolto nell’agosto 2017 dal Tribunale di Ginevra, mentre partecipò a una manifestazione vietata.

Agitatori dall'”alto”
D’altra parte, conosciamo meglio i profili dei complici parigini. Ad esempio, Antonin Bernanos, condannato a 5 anni di prigione, 2 dei quali sospesi, è il pronipote del grande scrittore Georges Bernanos. Si resta in un ambiente piuttosto coltivato e protetto tra gli Antifas. S’immagina che il lavoro dell’illustre nonno avesse ancora il suo posto nelle discussioni familiari. Yves, il padre del colpevole e regista senza successo di cortometraggi, lo confermò in un’intervista per KTO, l’organo catodico dell’arcidiocesi di Parigi, che trasmise anche uno di questi cortometraggi, per carità cristiana, senza dubbio. Ma non è troppo difficile capire che è la moglie, Genevieve, a mantenere la famiglia. Ha la sicurezza del lavoro come dipendente pubblico. È infatti direttrice della progettazione e sviluppo del municipio di Nanterre. Dal lato ideologico, è orgogliosa di non aver perso una sola festa dell’Huma da quando aveva 15 anni. Dopo l’arresto dei due figli (Angel, il più giovane, si è messo fuori questione), i Bernanos hanno visitato radio, redazioni, collettivi e manifestazioni di ogni genere per denunciare l’ignominia poliziesca montata dallo Stato fascista contro la loro degna prole. Hanno ricevuto la migliore accoglienza, in particolare da Médiapart, riuscendo persino ad arruolare il vecchio Henri Leclerc, il quale osò paragonare l’arresto del giovane Bernanos ai noti morti della metropolitana della Charonne, durante la guerra in Algeria. A volte la fine delle carriere è patetica…
Ciò che colpisce è la facilità con cui i media si sono mobilitati a favore di un trasgressore, il cui razzismo è stato completamente ignorato, sapendo che uno dei poliziotti che aggredì era nero. Nelle reti dello Stato profondo, si forniscono sia servizio post-vendita che anestesia morale. Stesso ambito borghese per Ari Runtenholz, anch’egli condannato a 5 anni di prigione sospesa per aver spaccato il retro dell’auto della polizia con una palla di metallo. Si classificò 34.mo nella gara di spade ai campionati della Federazione di scherma della Francia. Veleggia anche a Granville (Normandia) e partecipa a regate ufficiali. Sport molto popolari, come tutti sanno. Nicolas Fensch, informatico disoccupato, si distingue per la sua età (40 anni). Sostiene di esserci capitato per caso, mentre i video lo mostrano colpire il poliziotto nero con ciò che appare una frusta. La perfetta padronanza dell’atto tradisce tuttavia un certo allenamento. Chi è veramente? I poliziotti sentiti all’udienza infiltrato nella banda non dissero altro. Ricevette 5 anni, di cui 2 sospesi. Infine c’è il servizio LGBT: David Brault, 28 anni, diventa Miss Kara, senza fissa dimora in Francia. Questo cittadino statunitense ha attraversato l’Atlantico per una festicciola improvvisata. Ci si chiede se non sia l’SLPC che gli ha pagato il biglietto e le spese? Verdetto: 4 anni di carcere di cui 2 sospesi per aver lanciato una biglia metallica sul parabrezza per colpire i passeggeri. Non molto dolce, il trans. Alle udienze, davanti al tribunale, diverse centinaia di antifas arrivarono, come dovuto, provocando violentemente la polizia sostenendo i loro camerati di scelta. Si deve sapere mantenere la forma e la nebbia.

Profonde confluenze
Ma spaccare una finestra o un poliziotto non è tutto. C’è l’ideologia. Guardando da vicino, certamente ha poco a che fare con marxismo, trotskismo o anarchismo, o anche con le guardie rosse di Mao. D’altra parte, riassume tutti gli slogan che si leggono su tutti i siti delle ONG di facciata dello Stato profondo euro-atlantico e sorosiano: difesa di LGBT, della teoria del genere, dei migranti, del multiculturalismo, dell’inesistenza dei confini, del velo islamico e persino del Kurdistan libero. E l’inevitabile complemento: attacchi a Trump, Vladimir Putin, “regime” alawita siriano, ecc. I negozi di ferramenta online antifas, ovviamente, hanno la panoplia completa del perfetto sovversivo protetto e consigli pratici derivanti. Una modalità di propagazione ampiamente dimostrata dalle rivoluzioni colorate. La routine del “nessun limite”, perché è sempre necessario motivare questi giovani! Precisamente, è l’abolizione dei limiti la prima condizione per godere del gran tumulto. Ma non è la cosa più importante. Ciò che importa è che, col pretesto di combattere il fascismo fantasticato dai bisogni della causa, si pesta chiunque e lo si rende pubblico. E questo non scandalizza nessuno, ovviamente. L’agit-prop manipolato e infiltrato dai “servizi” è quindi un’esca. Mentre ci si chiede quali siano le scuse sociali della loro violenza urbana, o la definizione legale dei loro crimini telecomandati, i fochisti dell’antifascismo sono, ai nostri occhi, un ramo amministrativo della polizia politica dello Stato profondo, che non ha nulla da invidiare alle reclute della Stasi.

Note:
Vediasi Sean Birchall, Beating The Fascists, Freedom Press, Londra, 2010.
Articolo pubblicato nella sezione “Angolo morto” dell’Antipita n° 101 del 05/11/2017.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Hitler fu finanziato da Federal Reserve e Banca d’Inghilterra

Jurij Rubtsov, Ru-polit Fort Russ 14 maggio 2016Più di 70 anni fa iniziò il peggior massacro della storia. La recente risoluzione dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE equipara il ruolo di Unione Sovietica e Germania nazista allo scoppio della Seconda guerra mondiale, salvo il fatto che abbia per scopo estorcere soldi dalla Russia per via di certe economie fallite, è volta a demonizzare la Russia successore dell’URSS e preparare il terreno giuridico per la privazione del diritto di pronunciarsi contro la revisione dei risultati della guerra. Ma se ci affidiamo al problema della responsabilità della guerra, va prima risposto alla domanda chiave: chi aiutò i nazisti ad andare al potere? Chi li spinse verso la catastrofe mondiale? La storia della Germania prima della guerra dimostra che politiche “necessarie” furono dettate dalle turbolenze finanziarie, in cui, all’epoca, il mondo era immerso. Le istituzioni finanziarie centrali di Gran Bretagna e Stati Uniti, Banca d’Inghilterra e Sistema della riserva federale (FRS), e le organizzazioni finanziarie e industriali associate definirono le strutture fondamentali che decisero la strategia post-bellica dell’occidente. Obiettivo era imporre il controllo assoluto sul sistema finanziario della Germania per controllare i processi politici dell’Europa centrale. Per attuare tale strategia è possibile tracciare le seguenti fasi:
1°: dal 1919 al 1924, preparare la base per un massiccio investimento finanziario statunitense nell’economia tedesca;
2°: dal 1924 al 1929, istituzione del controllo sul sistema finanziario della Germania e sostegno finanziario al nazionalsocialismo;
3°: dal 1929 al 1933 , provocare e scatenare una profonda crisi finanziaria ed economica e assicurarsi che i nazisti arrivassero al potere;
4°: dal 1933 al 1939, cooperazione finanziaria con il governo nazista e sostegno alla sua politica estera espansionista, volta a preparare e scatenare una nuova guerra mondiale.
Nella prima fase per la leva principale per assicurarsi la penetrazione della capitale statunitense in Europa iniziò coi debiti di guerra e il problema strettamente correlato delle riparazioni tedesche. Dopo l’ingresso formale degli Stati Uniti nella Prima guerra mondiale, diedero prestiti agli alleati (in primo luogo Regno Unito e Francia) per 8,8 miliardi di dollari. Il totale dei debiti di guerra, inclusi i prestiti concessi dagli Stati Uniti nel 1919-1921, fu oltre 11 miliardi di dollari. Per risolvere il problema, i Paesi debitori cercarono d’imporre una grande quantità di condizioni estremamente dure per il pagamento delle riparazioni alla Germania. Ciò causò la fuga di capitali tedeschi all’estero e il rifiuto di pagare le tasse comportando un deficit di bilancio dello Stato che poté essere colmato solo attraverso la stampa di marchi senza copertura. Il risultato fu il crollo della valuta tedesca, la “grande inflazione” del 1923, pari al 512% quando un dollaro valeva 4,2 miliardi di marchi. Gli industriali tedeschi iniziarono a sabotare apertamente gli obblighi di riparazione, causando la celebre crisi della Ruhr, l’occupazione franco-belga della Ruhr nel gennaio 1923. Gli ambienti governativi anglo-statunitensi, per intraprendere la propria iniziativa, aspettarono che la Francia venisse coinvolta nell’avventura dimostrandosi incapace di risolvere il problema. Il segretario di Stato degli USA Hughes osservò: “È necessario attendere che l’Europa maturi per accettare la proposta statunitense“. Il nuovo piano fu sviluppato dalla “JP Morgan & Co.” su istruzione del capo della Banca d’Inghilterra Montagu Norman. Al centro dell’idea vi era il rappresentante della “Dresdner Bank” Hjalmar Schacht, che la formulò nel marzo 1922 su suggerimento di John Foster Dulles (futuro segretario di Stato del presidente Eisenhower) e consulente legale del presidente W. Wilson alla conferenza di pace di Parigi. Dulles diede questa nota al fiduciario principale della “JP Morgan & Co.” e poi JP Morgan lo raccomandò a H. Schacht, M. Norman e all’ultimo ai governanti di Weimar. Nel dicembre 1923, H. Schacht divenne direttore della Reichsbank, permettendo di riunire i finanzieri anglostatunitensi e tedeschi. Nell’estate 1924, il progetto denominato “piano Dawes” (nominato dal presidente del comitato di esperti che lo creò, banchiere e direttore di una delle banche del gruppo Morgan), fu adottato alla conferenza di Londra. Chiedeva di dimezzare le riparazioni e di risolvere la questione delle fonti della loro copertura. Tuttavia, il compito principale era garantire condizioni favorevoli agli investimenti statunitensi, possibili solo stabilizzando il marco tedesco. A tal fine, il piano prestò alla Germania 200 milioni di dollari, di cui per metà della JP Morgan, nel mentre le banche anglostatunitensi acquisirono il controllo non solo del trasferimento dei pagamenti tedeschi, ma anche di bilancio, circolazione monetaria e in larga misura del credito del Paese. Nell’agosto 1924, il vecchio marco tedesco fu sostituito da una nuova nota finanziaria stabilizzata in Germania e, come scrisse il ricercatore GD Preparata, la Repubblica di Weimar fu pronta per “gli aiuti economici più pittoreschi della storia, seguiti dalla raccolta peggiore nella storia del mondo, un inondazione di sangue statunitense si riversò nelle vene finanziarie della Germania“. Le conseguenze di ciò non tardarono a comparire. Ciò fu dovuto principalmente al fatto che le riparazioni annuali dovevano coprire l’importo del debito pagato dagli alleati, formato dal cosiddetto “circolo assurdo di Weimar”. L’oro con cui la Germania pagava le riparazioni di guerra, fu venduto, pignorato e scomparve negli Stati Uniti, dove ritornò in Germania sotto forma di piano di “aiuto” che poi consegnava a Regno Unito e Francia che lo giravano per pagare i debiti di guerra con gli Stati Uniti. Quindi sovraccaricato di interessi veniva rispedito in Germania. Alla fine, tutti in Germania vivevano con il debito e fu chiaro che se Wall Street avesse ritirato i prestiti, il Paese sarebbe fallito completamente.
In secondo luogo, anche se il credito formale fu aperto per garantire i pagamenti, fu speso effettivamente per ripristinare la potenza militare-industriale del Paese. Il fatto è che i tedeschi furono pagati in azioni di società coi prestiti, quindi il capitale statunitense s’integrò attivamente nell’economia tedesca. L’importo degli investimenti esteri nell’industria tedesca nel 1924-1929 ammontò a 63 miliardi di marchi d’oro (30 miliardi contabilizzati come prestiti) e il pagamento delle riparazioni a 10 miliardi di marchi. Il 70% dei ricavi fu fornito dalle banche degli Stati Uniti in maggioranza dalla JP Morgan. Di conseguenza, nel 1929, l’industria tedesca era al secondo posto nel mondo, ma era in gran parte nelle mani dei principali gruppi finanziari-industriali degli USA. Le “Interessen-Gemeinschaft Farbenindustrie“, fornitore principale della macchina da guerra tedesca, finanziò il 45% della campagna elettorale di Hitler nel 1930, ed era sotto il controllo della “Standard Oil” di Rockefeller. Morgan, tramite la “General Electric“, controllava l’industria radioelettrica tedesca tramite AEG e Siemens (fino al 1933, il 30% delle azioni di AEG erano della “General Electric”) e attraverso la società ITT, il 40% della rete telefonica della Germania. Inoltre possedevano il 30% della società aeronautica “Focke-Wulf“. “General Motors“, della famiglia DuPont, controllava la “Opel“. Henry Ford controllava il 100% delle azioni della “Volkswagen“. Nel 1926, con la partecipazione della banca “Dillon, Reed & Co.” dei Rockefeller, il secondo maggiore monopolio industriale della Germania, dopo “IG Farben“, apparve; era il cartello metallurgico “Vereinigte Stahlwerke” (Unione delle acciaierie) tra Thyssen, Flick, Wolff, Feglera ecc. La cooperazione statunitense con il complesso militare-industriale tedesco fu così intensa e pervasiva che nel 1933 i settori chiave dell’industria tedesca e delle grandi banche come Deutsche Bank, Dresdner Bank, Donat Bank ecc. erano controllati dal capitale finanziario statunitense. La forza politica che doveva svolgere un ruolo cruciale nei piani anglo-statunitensi fu preparata simultaneamente. Si trattò del finanziamento del partito nazista e di A. Hitler stesso. Come scrisse il cancelliere tedesco Brüning nelle sue memorie, dal 1923 Hitler riceveva grandi somme dall’estero. Da dove è ignoto, ma passarono da banche svizzere e svedesi. È anche noto che nel 1922 a Monaco di Baviera si ebbe una riunione tra A. Hitler e l’addetto militare degli Stati Uniti in Germania, capitano Truman Smith, che redasse una relazione dettagliata per i suoi superiori di Washington (dell’ufficio d’intelligence militare), in cui elogiava Hitler. Fu attraverso il giro di conoscenze di Smith, in primo luogo, che Hitler fu presentato a Ernst Franz Sedgwick Hanfstaengl (Putzie), laureato all’Harvard University, e che svolse un ruolo importante nella formazione politica di A. Hitler, dandogli un notevole sostegno finanziario e assicurandogli contatti con importante figure inglesi. Hitler era preparato in politica, tuttavia, mentre la Germania regnava in prosperità, il suo partito rimase periferico nella vita pubblica. La situazione cambiò drammaticamente con la crisi.
Dall’autunno 1929, dopo il crollo della borsa statunitense attivata dalla Federal Reserve, iniziò la terza tappa della strategia dei circoli finanziari anglo-statunitensi. Federal Reserve e JP Morgan decisero di smettere di prestare alla Germania, ispirati dalla crisi bancaria e depressione economica dell’Europa centrale. Nel settembre 1931 il Regno Unito abbandonò il gold standard, distruggendo deliberatamente il sistema internazionale dei pagamenti e togliendo l’ossigeno finanziario alla Repubblica di Weimar. Ma nel partito nazista si ebbe un miracolo finanziario: nel settembre 1930, a seguito di grandi donazioni da Thyssen e IG Farben, il partito di Kirdorf ebbe 6,4 milioni di voti e fu al secondo posto nel Reichstag, dopo di che ricevette ampi finanziamenti esteri. Il legame principale tra i maggiori industriali tedeschi e i finanzieri esteri fu H. Schacht. Il 4 gennaio 1932 si ebbe una riunione tra il maggiore finanziatore inglese M. Norman, A. Hitler e von Papen, concludendo un accordo segreto sul finanziamento del NSDAP. In questa riunione furono inoltre presenti i politici statunitensi Dulles, cosa che i loro biografi non menzionano. Il 14 gennaio 1933 si ebbe un incontro tra Hitler, Schroder, Papen e Kepler, dove il programma di Hitler fu adottato. Fu qui che finalmente si decise il passaggio di potere ai nazisti, e il 30 gennaio Hitler divenne cancelliere. L’avvio della quarta fase della strategia così cominciò.
L’atteggiamento degli ambienti governativi anglo-statunitensi verso il nuovo governo fu di netta simpatia. Quando Hitler si rifiutò di pagare le riparazioni, naturalmente mettendo in discussione il pagamento dei debiti di guerra, né Gran Bretagna né Francia avanzarono pretese. Inoltre, dopo la visita negli Stati Uniti nel maggio 1933, Schacht fu posto nuovamente a capo della Reichsbank, e dopo l’incontro con il presidente e i più grandi banchieri di Wall Street, gli USA assegnarono alla Germania nuovi prestiti per un miliardo di dollari. A giugno, durante un viaggio a Londra e l’incontro con M. Norman, Schacht cercò un prestito inglese di 2 miliardi di dollari e la riduzione o cessazione dei pagamenti dei vecchi prestiti. Così, i nazisti ebbero ciò che non poterono avere con il precedente governo. Nell’estate 1934 la Gran Bretagna firmò l’accordo di trasferimento anglo-tedesco, uno dei fondamenti della politica inglese verso il Terzo Reich e alla fine degli anni ’30 la Germania era il principale partner commerciale del Regno Unito. La Schroeder Bank fu l’agente principale della Germania nel Regno Unito e nel 1936 il suo ufficio a New York collaborò con i Rockefeller per creare la “Schroeder, Rockefeller & Co. Investment Bank”, che la rivista “Times” chiamò “l’asse propagandistico economico Berlino-Roma“. Come ammise Hitler, concepì il suo piano quadriennale sulla base dei prestiti finanziari esteri, quindi non creò il minimo allarme. Nell’agosto 1934, la “Standard Oil” in Germania acquistò 730000 ettari di terreno e costruì grandi raffinerie di petrolio che fornirono la benzina ai nazisti. Allo stesso tempo, la Germania prese segretamente in consegna dagli Stati Uniti le attrezzature più moderne per le fabbriche di aeromobili, che iniziarono la produzione di aerei. La Germania ottenne numerosi brevetti militari dalle ditte statunitensi “Pratt e Whitney“, “Douglas“, “Curtis Wright” e con la tecnologia statunitense produsse lo “Junkers Ju-87”. Gli investimenti nell’economia della Germania ammontarono a 475 milioni di dollari. La “Standard Oil” investì 120 milioni di dollari, “General Motors” 35, ITT 30 e “Ford” 17,5. La stretta collaborazione finanziaria ed economica degli ambienti aziendali anglo-statunitensi e nazisti fece da sfondo, negli anni ’30, alla politica di appoggio che portò alla Seconda guerra mondiale.
Oggi, quando l’élite finanziaria mondiale iniziava ad attuare il piano “Grande depressione – 2“, con la successiva transizione al “nuovo ordine mondiale”, l’identificazione del ruolo chiave nell’organizzazione dei crimini contro l’umanità diventa una priorità.Jurij Rubtsov è dottore in scienze storiche, accademico dell’Accademia delle scienze militari e membro dell’Associazione internazionale degli storici della Seconda guerra mondiale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I terroristi inglesi erano collegati alle operazioni segrete in Siria e Libia

Mark Curtis, 7 giugno 2017

Telegraph riferisce che l’attentatore di Londra Rashid Riduan combatté nella guerra della NATO del 2011 contro Gheddafi, così come Salman Abadi, l’attentatore di Manchester, aderì a una milizia che continua ad inviare terroristi in Siria. In Libia, si crede abbia combattuto con la liwa al-Umah. [1] La liwa al-Umah fu formata da un vice di Abdulhaqim Bilhaj, ex-emiro del gruppo di combattimento islamico libico di al-Qaida. Nel 2012, la liwa al-Umah in Siria si fuse con l’esercito libero siriano (FSA) [2], costituito nell’agosto 2011 da disertori in Turchia [3] con l’obiettivo di abbattere Assad. In Siria, la liwa al-Umah fu spesso definita unità del FSA [4] e talvolta collaborava con al-Nusra, il ramo ufficiale di al-Qaida in Siria. [5] Il Regno Unito avrebbe sostenuto in segreto al-Nusra in Siria. [6] Inoltre, il Regno Unito sosteneva e riforniva il FSA. Nel febbraio 2012 la Gran Bretagna inviò attrezzature avanzate per le comunicazioni al FSA per coordinare le forze. [7] Nell’agosto 2012, le autorità inglesi avrebbero “saputo e approvato al 100%” che le informazioni raccolte dalle basi inglesi in Cipro passassero al FSA attraverso la Turchia [8]. Nell’agosto 2013, il Regno Unito annunciò aiuti per un milione di sterline al FSA sotto forma di sistemi di comunicazione ed altri. [9] Il FSA fu armato segretamente da Stati Uniti e Paesi del Golfo [10] e addestrato dalla Turchia [11] nell’ambito dell’operazione segreta sostenuta dal Regno Unito per far cadere Assad, iniziata nel 2011. Vi sono prove che suggeriscono che i combattenti anti-Gheddafi combatterono per la Gran Bretagna eliminando Gheddafi nel 2011, e a cui le autorità inglesi permisero la “porta aperta” per recarsi dal Regno Unito alla Libia, e poi semplicemente in Siria. Nel dicembre 2011 fu riferito che “con l’esplicito consenso del presidente del Consiglio nazionale di transizione (TNC)” (sostenuto da Regno Unito e NATO) “600 elementi assai motivati nel rovesciamento del regime di Gheddafi” furono spediti in Siria per combattere al fianco del FSA. “I libici liberi ebbero accesso alle armi degli immensi depositi militari di Gheddafi o delicatamente “donati” da NATO e Qatar” [12].Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora