Come la Marina russa salvò gli Stati Uniti

Larry Jimenez, Knowledgenuts 1 febbraio 2015event_27092013flot_1Dio benedica i russi!“, Segretario della Marina degli USA Gideon Welles, sull’aiuto navale russo

Contrammiraglio S. S. Lesovskij

Contrammiraglio S. S. Lesovskij

L’alleanza poco nota tra Stati Uniti e Russia zarista portò la flotta russa a una dimostrazione di forza a New York e San Francisco. Avvenne in un momento cruciale, nel 1863, quando Gran Bretagna e Francia erano sul punto d’intervenire nella guerra civile dalla parte della Confederazione. Una guerra mondiale era all’orizzonte “avvolgendo il mondo nelle fiamme”, come disse il segretario di Stato William Seward. La possente presenza russa scoraggiò dall’invasione gli anglo-francesi e l’Unione fu salva. Nell’estate1863, l’anno delle battaglie di Gettysburg e Vicksburg, ci fu l’ultima crisi che afflisse il rapporto tra Stati Uniti e Gran Bretagna durante la guerra civile americana. Due potenti corazzate, chiamate gli Arieti di Laird, destinate alla Confederazione e in grado di spezzare il blocco dell’Unione dei porti meridionali, erano in costruzione in Gran Bretagna. L’ambasciatore statunitense Charles Francis Adams avvertì il ministro degli Esteri inglese Lord Russell che se le navi da guerra venivano consegnate ai ribelli, “Sarebbe superfluo sottolineare a Vostra Signoria che sarebbe la guerra“. La diplomazia contorta tra Stati Uniti e Gran Bretagna ebbe già un sussulto verso la guerra. Nel 1861-1862, due violatori confederati, Mason e Slidell, furono sequestrati sulla nave inglese Trent dall’US Navy mentre si recavano a Londra e Parigi per chiedere l’intervento europeo. L’isteria bellica travolse la Gran Bretagna, e il primo ministro Lord Palmerston ordinò il spiegamento di truppe in Canada in previsione del conflitto. In ogni caso, la strategia inglese s’incernierava sulla sua schiacciante forza navale. Fu anche discussa la secessione del Maine e di bombardare e incendiare Boston e New York. Quest’ultima era considerata dall’Ammiragliato “il cuore commerciale degli Stati Uniti… colpirlo paralizzerebbe le fabbriche“. Le tensioni si attenuarono, ma non scomparvero, quando Mason e Slidell furono rilasciati.
Il segretario dell’ambasciatore Adams, il figlio Henry, ebbe l’impressione che Lord Russell fosse deciso a distruggere l’Unione. La classe dirigente inglese simpatizzava con l’intenzione del Nord di liberare gli schiavi. Ma il presidente Abraham Lincoln inizialmente accantonò l’idea per trattenere gli Stati nell’Unione, così perdendo il sostegno della nobiltà. Nel frattempo, la Gran Bretagna riteneva che dividere gli Stati Uniti fosse nell’interesse inglese, rendendo i possedimenti in Nord America più sicuri. Era ufficialmente neutrale, ma di una neutralità che mascherava un’ostilità inconfondibile. Nell’ottobre 1862 un ultimatum fu emesso contro Nord e Sud affinché ponessero fine alla guerra o affrontassero “un’azione più decisa” inglese. Che significasse l’azione militare non è chiaro, ma l’implicazione finale era la sopravvivenza della Confederazione come nazione sovrana. La Francia, nel frattempo, rispecchiava la neutralità ostile della Gran Bretagna. Napoleone III aveva dei piani sul Messico, e la debolezza degli Stati Uniti gli avrebbe dato mano libera in America. Il morale nell’Unione era quindi al minimo nel 1863, nonostante le vittorie di Gettysburg e Vicksburg.
Nel pieno della crisi degli Arieti di Laird, la salvezza venne da una fonte insospettabile, la Russia zarista. In quel momento, la Russia affrontava l’insurrezione polacca, supportata da Gran Bretagna e Francia. Di fronte alla stessa coalizione ostile, i governi di Lincoln e dello zar Alessandro II si avvicinarono. Alessandro aveva liberato i servi russi e quindi solidarizzò con la causa dell’Unione. Nel settembre 1863 la Flotta del Baltico russa arrivò a New York e la Flotta dell’Estremo Oriente a San Francisco. La vera ragione per cui la Russia inviò la flotta negli Stati Uniti era per proteggersi: Non voleva che venisse imbottigliata nel caso la guerra con la Gran Bretagna, minacciata per la Polonia, scoppiasse. Ma la sua presenza comunque salvò l’Unione nell’ora della disperazione. “Dio benedica i russi!” esultò il segretario della Marina Gideon Welles. Dopo la guerra, Oliver Wendell Holmes salutò Alessandro “nostro amico quando il mondo era nostro nemico“. I russi si mostrarono disposti a combattere per gli Stati Uniti. Quando l’incrociatore confederato Shenandoah si preparò ad attaccare San Francisco, l’ammiraglio russo diede l’ordine di difendere la città, in assenza delle navi da guerra dell’Unione. Gli inglesi capirono che con la Russia al fianco degli Stati Uniti, il costo dell’intervento militare sarebbe stato troppo alto. Inoltre, le vittorie dell’Unione del 1863 indicarono che la Confederazione era una causa persa. Se gli inglesi avessero attaccato, ci sarebbe stata la guerra mondiale tra Stati Uniti e Russia, alleate forse con Prussia e Italia, contro Gran Bretagna e Francia sostenute da Spagna e Austria. La prima guerra mondiale nel 1860 fu una possibilità concreta. Fortunatamente, Gran Bretagna e Francia fecero marcia indietro davanti la presenza russa. Gli Arieti di Laird non andarono mai alla Confederazione, e l’Unione fu salva.russian-fleet-1500

1863-1864: la Flotta di spedizione russa in Nord America
Civil War Talk

russian-perry-officersQuesta spedizione fu una manifestazione militare dalla Russia durante la guerra civile degli Stati Uniti. Regno Unito e Francia sostenevano i ribelli del Sud. La Russia era amichevole verso il governo federale nel Nord, aumentando l’ostilità verso la Russia di Regno Unito e Francia, che si sforzavano di allentarne l’influenza internazionale. Il governo russo decise d’inviare due squadroni navali negli Stati Uniti per dimostrare sostegno ai nordisti, nonché creare una potenziale minaccia alle comunicazioni marittime di Regno Unito e Francia, per spingerle a rifiutare l’aiuto agli Stati del Sud. Gli squadroni russi pattugliarono le coste del Nord America nella seconda metà del 1863. Lo squadrone atlantico era comandato dal Contrammiraglio S. S. Lesovskij (fregate Aleksandr Nevskij, Peresvet, Osljabja, corvette Varjag, Vitjaz e clipper Almaz) e partì dal porto russo di Kronshtadt per New York. L’altro squadrone, del Pacifico, era comandato dal Contrammiraglio A. A. Popov (corvette Bogatyr, Kalevala, Rynda, Novik, clipper Abrek e Gajdamak), e partì dai porti dell’Estremo Oriente per San Francisco.
Nel settembre 1863 la squadra di Lesovskii arrivò nel porto di New York, e quella di Popov nel porto di San Francisco. Gli squadroni russi rimasero in quei porti del Nord America e navigarono lungo le coste occidentali e orientali fino all’agosto 1864. Singole navi della squadra dell’Atlantico, di stanza a New York visitarono Baltimora, Annapolis, Hampton, Caraibi, Golfo del Messico, Cuba, Honduras, L’Avana, Giamaica, Curaçao, Cartagena, Bermuda e Aspinwall. Le navi della squadra del Pacifico erano di stanza a San Francisco e navigarono per Honolulu, l’emisfero australe, Sitka e Vancouver. I marinai della Marina russa dimostrarono elevata abilità, disciplina e buona organizzazione in questi viaggi. Lo squadrone Atlantico ritornò in Russia alla fine di luglio. Lo squadrone del Pacifico ad agosto 1864.
La presenza degli squadroni russi al largo delle coste d’America suscitò una grande reazione politica e costrinse Regno Unito e Francia a cambiare posizione nei confronti di Russia e Stati del Nord d’America. Nel 1866, il governo degli Stati Uniti inviò un distaccamento navale con una deputazione speciale, per esprimere ufficialmente gratitudine al governo russo per l’aiuto ai nordisti nella lotta contro la schiavitù.

Le navi della squadra del Contrammiraglio A. A. Popov nella baia di San Francisco. Da sinistra le corvette Rynda, Bogatyr e Kalevala.

Le navi della squadra del Contrammiraglio A. A. Popov nella baia di San Francisco. Da sinistra le corvette Rynda, Bogatyr e Kalevala.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Hitler divenne Hitler e perché ciò è importante oggi

Igor Shumejko, Strategic Culture Foundation 03/11/ 2016

137Nell’ottobre 2016, la rivista statunitense The National Interest diede un’occhiata alla esperienza storica del 20° secolo, pubblicando l’articolo di David Axe intitolato “Il modo scioccante con cui Hitler divenne Hitler”. Molti autori si riferiscono allo stato attuale delle relazioni internazionali come “guerra fredda 2.0”, notando che il conflitto ideologico tra occidente e URSS durante l’ultima guerra fredda si basava sulle diverse interpretazioni del 20° secolo, tra cui l’importante soggetto della Seconda guerra mondiale. E in ciò, la questione di “chi ha la colpa” era più importante. Chi fu responsabile del fallimento del trattato di Versailles, dell’avvento al potere di Hitler e dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale? Questo sembra essere ciò di cui l’autore di National Interest scrive. Eppure l’attenzione sulla personalità del Fuehrer e l’emarginazione dell’influenza di potenti forze politiche che permisero l’ascesa di Hitler, sono la cortina fumogena che nasconde il problema. Da qui le bugie sul Patto di non aggressione tedesco-sovietico del 1939 (Patto Molotov-Ribbentrop) e la risoluzione 2009 del PACE, che eguaglia Unione Sovietica e Germania di Hitler come “due regimi totalitari”. Così, quando esattamente Hitler divenne Hitler?
Un dettaglio rivelatore notato dallo storico Jacques Bergier è che nell’estate 1938 gli abitanti di Berlino smisero di gridare “Heil!” tornando ai vecchi saluti. Nell’estate 1938, il potere di Hitler era considerato totale, ma il comandante del 3° Distretto Militare a Berlino, Feldmaresciallo Erwin von Witzleben, giustiziato da Hitler nel 1944, aveva apertamente provato la presa della Cancelleria del Reich. Molti generali tedeschi credevano che la Germania avrebbe affrontato l’inevitabile sconfitta tentando di occupare la Cecoslovacchia nel 1938. Dandone la prova al processo di Norimberga, il felmaresciallo tedesco Keitel, capo del Oberkommando der Wehrmacht (Comando Supremo delle Forze Armate), disse: “Eravamo straordinariamente felici che non ci fosse stata l’operazione militare, perché… eravamo sempre stati del parere che i nostri mezzi d’attacco alle fortificazioni sul confine della Cecoslovacchia fossero insufficienti. Da un punto di vista puramente militare ci mancavano i mezzi offensivi per sfondare le fortificazioni della frontiera”. Inoltre, i pacificatori occidentali cedettero a Hitler l’industria degli armamenti di prim’ordine della Cecoslovacchia, a Monaco di Baviera. La Germania mise le mani sulle officine Škoda, il secondo arsenale più importante dell’Europa. E così gestendo le famose Škoda, la Germania mise le mani sul parimenti gigante metalmeccanico CKD e il gigante aeronautico Aero Vodochody, che produsse il Focke-Wulf Fw-189 per tutta la guerra, e molto altro. All’epoca, i carri armati e i cannoni cecoslovacchi venivano venduti in tutto il mondo, rendendo Praga uno dei principali esportatori di armi al mondo.
Prima dell’accordo di Monaco, le forze armate dei due Paesi apparivano così: l’esercito cecoslovacco aveva 1582 velivoli, 469 carri armati e 2 milioni di soldati, mentre l’esercito tedesco aveva 2500 aeromobili, 720 carri armati e 2,2 milioni di soldati. Le dimensioni dei due eserciti erano paragonabili. Inoltre, il confine tra Cecoslovacchia e Germania erano i montuosi Sudeti. Fin da quando la Cecoslovacchia nacque nel 1919, costruì fortificazioni nel territorio dei Sudeti. La combinazione di fortificazioni moderne e terreno montagnoso resero la Cecoslovacchia inespugnabile all’aggressione tedesca. E tutto questo fu ceduto senza combattere. Così come i Sudeti fortificati, vi era anche l’accordo sovietico-cecoslovacco, ma l’assistenza militare che conteneva fu bloccata dalla Polonia. E Mosca sapeva che c’era già la guerra tra Unione Sovietica e Germania di Hitler nel 1938, solo che avveniva in Spagna, dove la vittoria era ancora in bilico. A Monaco di Baviera, gli inglesi diedero garanzie ai rappresentanti cecoslovacchi. Chamberlain gli disse: “I diritti delle minoranze nazionali sono sacri! Consegnate i Sudeti e avrete garanzie sui nuovi confini”. Tutte queste chiacchiere sulle garanzie occidentali furono inutili, dato che la montagnosa regione fortificata dei Sudeti garantiva la piena sicurezza alla Cecoslovacchia. Il 30 settembre 1938, tuttavia, l’esercito cecoslovacco si ritirò da Sudeti lasciandosi alle spalle le fortezze montane e i principali impianti industriali. Ma Hitler subito presentò alla Cecoslovacchia altre richieste e il 15 marzo 1939 la Germania occupò l’intero Paese.
Hitler fu salvato dall’accordo di Monaco con le democrazie occidentali, dandogli il potere fino all’aprile 1945. La domanda posta da The National Interest, “Quando Hitler divenne Hitler?”, ha una risposta semplice: “A Monaco di Baviera nel 1938”. L’accordo di Monaco di Baviera fu un accordo amichevole tra democrazie e Germania nazista, e ciò non può essere cancellato dalla storia. Fu l’accordo tra l’aggressore e i suoi amici. La ragione per cui dovremmo tutti ricordarlo oggi è chiara: l’occidente ancora una volta cerca di porsi da ‘pacificatore’ per evitare la sconfitta dei terroristi che hanno invaso la Siria e che ora minacciano l’Europa.republikaLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mistero Buffone: camerata Dario Fo, giullare del Pentagono

Alessandro Lattanzio, 13/10/2016

Fo Dario, attore: Militò nella R.S.I. fu volontario nella RSI nel battaglione “A. Mazzarini” della GNR e partecipò, assieme ad Enrico Maria Salerno, alla riconquista del caposaldo di Cannobbio, nell’Ossola, nell’ottobre 1944. Lo storico Gremmo ha ripescato un documento fotografico: Dario Fo con l’uniforme fascista da repubblicano sociale, nonché un disegno dello stesso Fo in cui il Nobel ritraeva le “anime” dei partigiani uccisi.rsi_dario_foE’ certo che Dario Fo ha vestito la divisa del paracadutista repubblichino nelle file del Battaglione Azzurro di Tradate. Lo ha riconosciuto lui stesso, e non poteva non farlo, trattandosi di circostanza confortata da numerosi riscontri probatori documentali e testimoniali, anche se ha cercato di edulcorare il suo arruolamento volontario sostenendo di avere svolto la parte dell’infiltrato pronto al doppio gioco. Ma le sue riserve mentali lasciano il tempo che trovano… Non è certo, o meglio è discutibile, ma la milizia repubblichina di Fo in un battaglione che di sicuro ha effettuato qualche rastrellamento, lo rende in certo qual modo moralmente corresponsabile”.
Sentenza del tribunale di Varese, il 15 febbraio 1979

imm1 Nel 1975, Giancarlo Vigorelli, de Il Giorno, scrisse: “Anche Fo sa di avere in pancia l’incubo dei suoi trascorsi fascisti”. Nello stesso anno, il deputato democristiano Michele Zolla presentò un’interrogazione al ministro della Difesa per sapere se ciò fosse vero. Nel 1977 Fo querelò per diffamazione Gianni Cerutti per aver pubblicato su Il Nord un articolo di Angelo Fornara, in cui si leggeva che: “A Fo non conviene ritornare a Romagnano Sesia dove qualcuno lo potrebbe riconoscere: rastrellatore, repubblichino, intruppato nel battaglione Mazzarini della Guardia Nazionale della Repubblica di Salò”. Nel processo del febbraio 1978, messo dinanzi a una foto che lo ritraeva con la divisa della RSI, Dario Fo si giustificò raccontando che nel 1944 collaborava con il padre, esponente della Resistenza nel Varesotto. Preso tre volte dai tedeschi, e sempre scappato, si arruolò volontario nei paracadutisti della RSI, a Tradate, d’accordo con i partigiani. Fo affermò di voler aderire alla formazione partigiana di Giacinto Domenico Lazzarini, attiva presso il lago Maggiore. Nel marzo 1979, il giornalista Luciano Garibaldi su Gente pubblicò la foto di Dario Fo in divisa da parà repubblichino e le testimonianze di una decina di suoi camerati, tra cui i parà Caporal-Maggiore Landuccio Landucci, Achille Boidi, Mario Gobetti, Caporal-Maggiore Giovanni Villa, e il Sergente Maggiore Carlo Maria Milani, secondo cui Dario Fo partecipò al rastrellamento della Val Cannobina, nella liquidazione della repubblica partigiana dell’Ossola. Infatti, Milani dichiarò: “L’allievo paracadutista Dario Fo era con me durante un rastrellamento nella Val Cannobbia per la conquista dell’Ossola, il suo compito era di armiere portabombe”. Nell’articolo, l’ex-comandante partigiano Giacinto Domenico Lazzarini affermava: “Le dichiarazioni di Dario Fo destano in me non poca meraviglia. Dice che la casa di suo padre era a Porto Valtravaglia, era un “centro” di resistenza. Strano. Avrei dovuto per lo meno saperlo. Poi dice che “era d’accordo con Albertoli” per raggiungere la mia formazione. Io avevo in formazione due Albertoli, due cugini, Giampiero e Giacomo. Caddero entrambi eroicamente alla Gera di Voldomino e alla loro memoria è stata concessa la medaglia di bronzo al valor militare. Forse Fo potrà spiegare come faceva ad essere d’accordo con uno dei due Albertoli di lasciare Tradate nel gennaio 1945, quando erano entrambi caduti quattro mesi prima. Senza dire, poi, che i cugini Albertoli erano tra i più vicini a me e mai nessuno dei due mi parlò di un Dario Fo che nutriva l’intento di unirsi alla nostra formazione… Se Dario Fo si arruolò nei paracadutisti repubblichini per consiglio di un capo partigiano, perché non lo ha detto subito, all’indomani della Liberazione? Sarebbe stato un titolo d’onore, per lui. Perché mai tenere celato per tanti anni un episodio che va a suo merito?”. Subito dopo, a Repubblica Fo disse: “Io repubblichino? Non l’ho mai negato. Sono nato nel ’26. Nel ’43 avevo 17 anni. Fino a quando ho potuto ho fatto il renitente. Poi è arrivato il bando di morte. O mi presentavo o fuggivo in Svizzera. Mi sono arruolato volontario per non destare sospetti sull’attività antifascista di mio padre, quindi d’accordo con i partigiani amici di mio padre”. Milani e Lazzarini testimoniarono al processo di Varese contro Fo, che li denunciò per falsa testimonianza.
dario_fo Il 15 febbraio 1979, il tribunale assolse il direttore de Il Nord, scrivendo: “E’ certo che Fo ha vestito la divisa del paracadutista repubblichino nelle file del Battaglione Azzurro di Tradate. Lo ha riconosciuto lui stesso, e non poteva non farlo, trattandosi di circostanza confortata da numerosi riscontri probatori documentali e testimoniali, anche se ha cercato di edulcorare il suo arruolamento volontario sostenendo di avere svolto la parte dell’infiltrato pronto al doppio gioco. Ma le sue riserve mentali lasciano il tempo che trovano. (…) Deve ritenersi accertato che delle formazioni fasciste impegnate nell’operazione in Val Cannobina facessero sicuramente parte anche i paracadutisti del Battaglione Azzurro di Tradate. (…) Non è altrettanto certo, o meglio è discutibile, che vi sia stato impiegato Dario Fo. Ma (…) la milizia repubblichina di Fo in un battaglione che di sicuro ha effettuato qualche rastrellamento, lo rende in certo qual modo moralmente corresponsabile di tutte le attività e di ogni scelta operata da quella scuola nella quale egli, per libera elezione, aveva deciso di entrare. E’ legittima dunque per Dario Fo non solo la definizione di repubblichino, ma anche quella di rastrellatore”. Milani fu assolto dall’accusa di falsa testimonianza nel 1980 perché “il fatto non sussiste”. Fo dichiarò poi nel 2000 al Corriere della Sera: “Aderii alla RSI per ragioni più pratiche: cercare di imboscarmi, portare a casa la pelle. Ho scelto l’artiglieria contraerea di Varese perché tanto non aveva cannoni ed era facile prevedere che gli arruolati sarebbero presto stati rimandati a casa. Quando capii che invece rischiavo di essere spedito in Germania a sostituire gli artiglieri tedeschi massacrati dalle bombe, trovai un’altra scappatoia. Mi arruolai nella scuola paracadutisti di Tradate. Poi tornai nelle mie valli, cercai di unirmi a qualche gruppo di partigiani, ma non ne era rimasto nessuno”.imm2“Se non c’era la Francia che partiva in quarta, ci sarebbe stata una strage e staremmo qui a piangere anche sulle nostre responsabilità”
Dario Fo sulla Libia, marzo 2011

Il 24 marzo 2011, all’Unità Dario Fo concesse un’intervista dove disse: “Che si fa con la Libia? ‘Discorso terribile, difficile maneggiare senza ferirsi. Ma se non c’era la Francia che partiva in quarta, c’era una strage e staremmo qui a piangere anche sulle nostre responsabilità. Dovevamo accettare il massacro? Magari con la scusa che i luoghi in cui intervenire per difendere la libertà sarebbero troppi e quindi meglio niente? Meglio fermi e sottoterra? Non credo, io sto con l’ONU. Certo, bisognava intervenire prima, dare forza e valore alle parole, alla trattativa e ancora questa è la strada da battere ma…Ora ci vorrebbe un controllo meticoloso delle operazioni, una lucidità che tuttavia la guerra, o il potere, nega sempre. Poi penso a Berlusconi, ai suoi amici. È un collezionista di figli di puttana, appena ne vede uno gli corre incontro e gli bacerebbe anche i piedi, non solo l’anello, è fatto così”.

12993527Il repubblichino Dario Fo aveva sviluppato un naturale, per lui, acuto odio verso le realtà antimperialiste, probabilmente alimentate dal premio Nobel, una gratifica che l’imperialismo concede ai suoi sicari più talentuosi. Già nel dicembre 2007, il buffone nobelizzato attaccò il Presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, il leader libico Muammar Gheddafi e il presidente sudanese Umar al-Bashir, in perfetto coordinamento con le aggressioni militar-diplomatiche di cui erano, e saranno oggetto, da parte della NATO e degli Stati Uniti d’America, con una lettera aperta sottoscritta tra gli altri da Dario Fo, Franca Rame e dal camerata Guenter Grass (altro intellettuale di sinistra, dai trascorsi militari nell’Asse), con cui si accusavano i leader europei di “codardia politica” per “non avere il coraggio” di affrontare la questione della guerra civile in Sudan e la situazione nello Zimbabwe. Ovvero, per non dedicarsi appieno al rovesciamento, armato o colorato, di presidenti e realtà politiche che si opponevano all’imperialismo e al colonialismo in Africa.
E non si creda che sulla Siria si sia rinsavito, anzi, ancora nel 2014, quando tutti sapevano chi fossero i ‘rivoluzionari’ siriani, invitava a rovesciare il governo di Damasco e a sostenere i terroristi islamisti finanziati dagli stessi che gli procurarono il premio Nobel. “Il premio nobel italiano per la letteratura Dario Fo, il vescovo di Mazara del Vallo Monsignor Domenico Mogavero, lo scrittore Paolo Rumiz, il cantautore Francesco Guccini, l’islamologo Paolo Branca della Cattolica di Milano, Antoine Courban dell’università gesuita di Beirut e Fra Claudio Monge, teologo delle religioni ad Istanbul, sono alcuni dei firmatari di un appello di solidarietà con “numerosissimi siriani… scesi in piazza nel 2011 domandando libertà, dignità e pari opportunità e per questo massacrati dal regime“, un appello promosso da Shady Hamadi e dall’associazione Articolo21 che denunciava il “silenzio assordante dell’Occidente nei primi dodici mesi della rivoluzione siriana, quando le milizie fondamentaliste non avevano ancora fatto irruzione, salvifiche per il regime, dall’estero”… con una parentesi sul complottismo che piace alla propaganda della NATO, “sappiamo anche che le passate complicità e connivenze del regime siriano con il qaedismo iracheno hanno creato quel torbido intreccio di opposti estremismi indispensabili a salvare il regime, alimentando e foraggiando una rivoluzione controrivoluzionaria“. L’appello chiedeva che il Presidente Bashar al-Assad “venga processato per crimini di guerra e contro l’umanità“.
Dario Fo, giullare dello Zio Sam in buona compagnia, aveva vinto il premio Nobel, e ora doveva dimostrare di esserselo meritato.

L'imperialismo sa fabbricarsi gli 'oppositori'

L’imperialismo sa fabbricarsi gli ‘oppositori’

Riferimenti:
Alleanza Nazionale
Camaleonti
Corriere della Sera
Il Graffio

George Soros contro la Siria

Vanessa Beeley, The Wall Will Fall, 21 gennaio 2016sorosI media sono professionisti dell’intrattenimento, la confezione aziendale è volta alla massima diffusione e a fare i soldoni. Lo scopo non è informare, ma un quantificabile e chiaro business plan. Il successo si basa su una formula semplice: restare entro parametri “comprensibili” al pubblico che divora frasi ad effetto e storie note ad ogni ora di ogni giorno. Come foche ammaestrate in cui ogni desiderio, istinto e modello di acquisto è misurato dal marketing dei media aziendali ad uso e consumo degli inserzionisti; il pubblico vuole essere accontentato e i media occidentali provvedono“, Sharmine Narwani

LA BBC traffica
aleppo-siege-265x160Le carabattole del circo mediatico su Madaya ignorano la valanga di chiare anomalie e l’inganno totale della narrazione prevalente. Sorde a opinione pubblica e indagini, istituzioni come la BBC si considerano al di sopra della responsabilità verso chi paga per mantenerle, il pubblico inglese. Ritengono perfettamente accettabile diffondere video di Yarmuq del 2014 dicendo che si tratta di Madaya nel 2016, e quando richiesto di rimuovere il video incriminato, non spiegano, né si assumono la responsabilità delle loro tattiche di confusione e disinformazione. Fortunatamente, Robert Stuart, ardente attivista contro la continua propaganda offensiva ed ostile alla Siria della BBC, ha posto un reclamo ufficiale e chiesto perché alla BBC, da troppo tempo, è stato permesso di non rispondere. Le TV al-Mayadin, al-Manar, al-Masirah e molte altre, che rappresentano le voci degli oppressi in Medio Oriente, vengono sistematicamente escluse dai canali satellitari finanziati dall’Arabia Saudita e dai social media filo-israeliani. Press TV di Teheran ha avuto la licenza revocata dall’Ofcom nel 2012. RT è stati oggetto di attacchi implacabili della BBC da quando il “Cremlino ha lanciato la sua operazione mediatica internazionale“. Il lessico della BBC non manca mai di mantenere e celebrare la terminologia da “guerra fredda” o la paura dell'”indottrinamento” russo della mente della gente. “Ma (RT) finirà sotto un maggiore controllo per mancanza di equilibrio editoriale e per l’accusa che disinforma deliberatamente per contrastare e dividere l’occidente“, tratto da Le operazioni mediatiche globali della Russia sotto i riflettori.
Tale sorprendente dimostrazione di proiezione di se va abbinata alla capacità dei sionisti di trasformare i propri crimini contro l’umanità in accuse ben confezionate a chi opprimono, i palestinesi, sulle cui rovine Israele ha costruito i propri insediamenti, facendone i colpevoli e per cui Israele è esente dal giudizio sui crimini commessi per “autodifesa”. La BBC abbellisce tale “auto-difesa”, o è creativa sulla verità difendendo la spaventosa politica estera neocolonialista del nostro governo, volto a fomentare la divisione settaria in Medio Oriente per facilitare i desiderati “cambio di regime” in Siria e massacro dei civili nello Yemen, bombardato da missili e armi di distruzione di massa made in UK. Questi sono solo due esempi della collusione della BBC con la destabilizzazione globale e la riduzione di nazioni sovrane in “stati falliti” in perenne conflitto, maturi per l’invasione e l’occupazione strisciante del complesso economico e pseudo “umanitario” delle ONG, naturalmente, aumentando i redditi del complesso militare industriale.

La BBC è sorosizzata
syria-campaign-break-the-sieges La seguente dichiarazione straordinaria è tratta da un documento del Wilson Center. Nella sezione intitolata “Il ruolo delle ONG nella costruzione della società civile”, “In alcuni Paesi, ONG locali vengono finanziate per istigare “campagne per il potere al popolo”. Come nelle recenti “rivoluzioni colorate”, tali campagne hanno lo scopo di aprire i regimi politici ai partiti di opposizione e spodestare i leader che hanno preso il potere con metodi irregolari. In generale, i programmi che supportano e rafforzano le attività delle ONG sono visti come modi per favorire l’emergere della società civile, integrando lo Stato nel provvedere ai bisogni pubblici e rendere i governi sensibili alla popolazione“. Sembrano essersi tolti i guanti. Qui, il Centro Wilson espone allegramente la politica del cavallo di Troia delle ONG quali agenti di propaganda dell’imperialismo in qualsiasi nazione dalle risorse da depredare o strategicamente importante. Si spiega perfettamente il finanziamento del “potere popolare”, la tempistica delle campagne per il cambio eseguiti in sincronia con le fratture regionali o nazionali, attuate da movimenti di opposizione importati o favoriti sul posto per spingere i movimenti filo-imperialisti al cambio di regime. Naturalmente non c’è mai alcuna intenzione da parte dei burattinai di permettere alla gente di avere il potere preteso. L’obiettivo è il vuoto di potere, notoriamente da riempire con un governo filo-imperialista che garantisca totalmente il potere alle ostili aziende imperialiste. Ci si può chiedere perché ciò sia rilevante nella distorsione della verità della BBC. Per spiegarlo, si noti l’inclusione del BEEB sul sito dell’Open Democracy. Si dia un’occhiata all’impressionante lista dei finanziatori di Open Democracy. Non sorprenderà che George Soros sia su tale lista. In realtà, l’unico magnate “filantropico” assente è la Fondazione Bill e Melinda Gates. Si consideri chi tenga i cordoni della borsa della maggioranza degli agenti della propaganda e delle ONG che attuano il cambio di regime in Siria. La strada lastricata di mattoni gialli delle ambizioni neocon e dell’impossibile missione imperialista in Siria porta dritto alla stratega del caos globale, che George Soros spaccia furiosamente da dietro lo scudo delle ONG umanitarie. In primo luogo un richiamo a un articolo sulla mitica ONG che spaccia articoli fasulli sulla Siria, Avaaz, l’arte di vendere odio per conto dell’Impero. “Non è una coincidenza che, allo stesso tempo, una lucida, sofisticato e ben finanziata “campagna Salva la Siria” venisse creata negli uffici dei tizi di Harvard preferiti dall’impero. Qualora, stando dietto l’organizzazione Avaaz, il pubblico non accettasse comunque l’attacco aereo alla Siria, la società di pubbliche relazioni di New York Purpose Inc. interverrebbe“, (la cui collaborazione con l’Open Society Foundation di Soros è evidenziata nell’articolo).dr-al-jaafariL’ultima campagna sulla Siria: spezzare l’assedio
Tale campagna fu lanciata in concomitanza con la tempesta propagandistica #OperationMadaya, in perfetta coincidenza con la criminale e brutale esecuzione del principale attivista per la democrazia, l’unità e la libertà dal governo dispotico dei Saud in Arabia Saudita, Shayq Nimr al-Nimr. Con vero stile aziendale di Manhattan, tale costosa campagna pubblicitaria si diffuse per le strade, proprio al culmine dell’indignazione del pubblico e dei media occidentali ispirati da al-Jazeera dei governanti del Qatar, che spacciava a ripetizione foto false. Il noto ritornello “Assad è la radice di ogni male” fungeva da sfondo drammatico della dilagante campagna pubblicitaria. La si poteva anche perdonarlo pensando fosse stata preparata in precedenza. Il Dr. al-Jafari, rappresentante permanente della Siria alle Nazioni Unite, ha ricondotto tale sfruttamento del dramma alla verità succinta dei piccoli istrionismi, con grande dignità nonostante l’ostilità dei media contro il governo siriano. Questa chiara calma è ora una nota componente del rifiuto siriano, iraniano e russo dell’isteria occidentale. “Rientrano nella Campagna sulla Siria, Free Syrian Voices, March Campaign#WithSyria e Medics Under Fire, tutte creazioni di Purpose.inc”. La società di pubbliche relazioni di New York Purpose ha creato almeno quattro ONG e campagne anti-Assad: Caschi bianchi, Voci libere siriane, Campagna per la Siria e Campagna marcia per la Siria.

Rami ed Erdogan

Rami Jarrah ed Erdogan

Avaaz
Ancora un’altra petizione spudoratamente di parte di Avaaz dallo scarso rispetto per la realtà a Madaya. Clicca qui per Ciò che i Media non dicono su Madaya, di SyriaGirl. “Avaaz , assieme a Rockefeller, George Soros, Bill Gates e altri potenti, plasma meticolosamente la società globale utilizzando e sviluppando strategie di marketing psicologico, soft power e social media, per conformare il consenso pubblico…Cory Morningstar.

Ancora Rami Jarrah con Erdogan

Ancora Rami Jarrah con Erdogan

Rami Jarrah – ANA Press
140216281-64b26e1f-509e-422d-83f8-a87eefe29d53 Ah, ora qui c’è un affascinante vaso di Pandora, che sarà studiato approfonditamente nel prossimo articolo, suscitando un paio di scossoni ai suoi supporter. Tuttavia, per ora, una breve panoramica su Rami Jarrah. Già noto come Alexander Page negli inebrianti giorni in cui BBC, CNN e al-Jazeera lo sponsorizzavano da “cittadino giornalista” di Avaaz che si spacciava da corrispondente estero onnipresente sul fronte del cambio di regime in Siria, assieme a Danny Abdul Dayem, noto attore da bombe e razzi in Studio della CNN, suo compare sul carro di Avaaz Democracy. Naturalmente ANA Press spaccia le solite lodevoli affermazioni; “Siamo un’organizzazione indipendente e priva di qualsiasi appartenenza politica, in quanto ciò potrebbe influenzare le nostre neutralità ed onestà. Non abbiamo e non accettiamo fondi da gruppi politici”. Rami Jarrah
È interessante notare che dando una sbirciatina dietro tale velo d’integrità troviamo che tali affermazioni sono compromesse dalle agenzie governative e aziende che investono in questi gruppi di raccolta fondi ed influenza, ascari dei neocon. Con poco sforzo rintracciamo presso ANA Press HIVOS, SIDA e naturalmente Soros. SIDA: agenzia di aiuti allo sviluppo affiliata a governo svedese, Unione europea, Nazioni Unite e Banca Mondiale. George Soros è la figura prominente del portafoglio dell’ennesimo programma per il cambio di regime, “Dare conto a tutte le voci“. “Dare conto a tutte le voci è l’unico ente di ricerche e studi che lavora per capire meglio ciò che funziona, e non, dei programmi che utilizzano la tecnologia per promuovere trasparenza e governance responsabile”. Il fondo è finanziato congiuntamente da SIDA, USAID, DFID, Fondazione Open Society e Omidyar Network.Hivos collabora con Open Society Foundations (OSF), un’iniziativa del filantropo George Soros, dal 2005. L’OSF costruisce democrazie vivaci e tolleranti i cui governi sono responsabili nei confronti dei cittadini. Questa missione è perfetta con la politica di HIVOS“, Hivos Jarrah. “La missione di Jarrah è garantire che le voci dei siriani siano ascoltate in tutto il mondo, incarnando non solo lo spirito della libertà di stampa del Premio Internazionale della CJFE, ma anche quella dell’Alternative&Independent Media del programma dell’Hivos ‘Expression&Engagement’.” Democrazie vivaci e tolleranti… Muoviamoci, o dovremmo dire MoveOn? “Avaaz fu creato anche da MoveOn, comitato d’azione politico (PAC) del Partito Democratico, formatosi in risposta all’impeachment del presidente Clinton. Avaaz e MoveOn sono finanziati dal già condannato finanziere miliardario George Soros”, Siria: Avaaz, l’arte di vendere odio per conto dell’Impero.

Wissam Tarif, manager di Avaaz
436x328_57196_230775Wissam Tarif è un altro dei tizi di facciata all’origine del marketing a favore del cambio di regime in Siria, lanciato quasi esclusivamente dal sovvertitore dell’opinione pubblica Avaaz nel 2011, con un piccolo aiuto degli amici CNN, BBC e al-Jazeera. Anche questo sarà esaminato con maggior dettagli in un articolo successivo. Tarif fu uno dei primi a parlare di democratizzazione della Siria presso l’Oxford Research Group nel 2011. Wissam Tarif da allora fu promosso responsabile delle campagne di alto profilo di Avaaz, un pervicace sostenitore della democrazia globale e della democratizzazione della Siria per mano di NATO, Stati Uniti, GCC ed Israele. “WT: “Finché la gente di Madaya e altre città assediate in Siria avrà la libertà, così come il cibo, i bambini continueranno a morire di fame. Le Nazioni Unite hanno già mediato accordi per togliere l’assedio e ora Ban Ki Moon deve urgentemente garantire la salvezza di migliaia di vite e costruire la fiducia in Siria in vista dei negoziati di pace a fine mese“. Operazione Madaya, appello di Avaaz.
Wissam Tarif, nei primi giorni della guerra alla Siria, era un membro della quinta colonna di Avaaz, con Rami Jarrah/Alexander Page e Danny Abdul Dayem, tra migliaia di altri, finanziati dai 1,2 milioni di dollari raccolti dalle petizioni di Avaaz. Nel 2011 Tarif fu descritto eufemisticamente come manager delle campagne di Avaaz, ma era anche associato a una ONG spagnola chiamata INSAN, umano in arabo. Curiosamente, quando approfondii i suoi contatti ebbi difficoltà a trovare INSAN, che sarebbe in Spagna, ma dove non esiste alcuna ONG del genere. Alla fine, nella pagina dei contatti di Wassim notavo l’indirizzo e-mail di Insan international: Wissamtarif@insanintl.com. Il sito era indicato come Insanassociation.org. Al momento della prima indagine, INSAN elencava i partner sul sito. Per fortuna feci uno screenshot, perché quando vi ritornai per avere i link, il collegamento portava al messaggio errore 404. Inoltre, casualmente, INSAN ha ora la nuova pagina web InsanIntl.com, che sempre casualmente non mostra più le informazioni sui suoi finanziatori. Tuttavia, George Soros e la  Open Society Foundation ovviamente fanno parte del quadro, ancora una volta.insanI caschi bianchi
I caschi bianchi hanno forse la più diversificata gamma di sostenitori e donatori. La maggior parte dei quali sono già stati trattati in precedenti indagini approfondite, e sono CIA, Foreign Office, fazioni dell’opposizione siriana e agenzie di reclutamento di mercenari e killer, ma naturalmente sempre seguendo la strada lastricata di mattoni gialli, si arriva a Soros. Per un’analisi completa del finanziamento dei caschi bianchi, Caschi bianchi siriani: La guerra attraverso l’inganno.

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Gennaio 2016, i caschi bianchi chiedono di bombardare Qafraya e Fuah, presso Idlib

Soccorritori imparziali e neutrali di tutti i siriani, indipendentemente dalle alleanze“, così si presentano i caschi bianchi. Nella foto, i caschi bianchi mostrano striscioni che chiedono di bombardare e distruggere Qafraya e Fuah, due villaggi sciiti presso Idlib assediati da Ahrar al-Sham e Jabhat al-Nusra dal 2011. Una dimostrazione “imparziale” del nudo settarismo wahhabita degli eroi umanitari, idolatrati da governi, media e pubblico occidentali. Per ulteriori indicazioni sul terrificante assedio di Qafraya e Fuah si legga la serie di Eva Bartlett su Counterpunch: Indicibili sofferenze a Qafraya e Fuah.

Perriello, fondatore di Human Right Warch, con il generale ed ex-capo della CIA Petraeus

Perriello, fondatore di Human Right Watch, con il generale ed ex-capo della CIA Petraeus

SN4HR
Il sito SN4HR non da informazioni su chi lo finanzia e le informazioni sulla proprietà del sito sono occultate, ma è dimostrato che è ospitato negli Stati Uniti. L’organizzazione si identifica come nata dalla “rivoluzione in Siria” (chiaramente un’organizzazione partigiana, vedasi in fondo all’home page) che afferma di essere ‘fonte attendibile’ sul conflitto in Siria per le principali organizzazioni dirittumanitarie, enti di beneficenza e governi, tra cui Nazioni Unite, Human Rights Watch, Amnesty International e anche dipartimento di Stato degli Stati Uniti. “Database e archivi di rete sono considerati fonti affidabili e cruciali da media internazionali e locali, organizzazioni e agenzie internazionali che operano nel campo dei diritti umani”. Tratto da “Madaya, altra truffa umanitaria occidentale sulla Siria”. Century Wire 21… e nello stesso articolo seguiamo il percorso che ancora una volta porta a Soros, “non c’è nessun posto come casa“.

Human Rights Watch
Human Rights Watch finanziata da Soros ha svolto un ruolo importante nel ritrarre falsamente attentati e altre atrocità di SIIL e al-Qaida come opera del regime di Assad, per supportare l’azione militare di Stati Uniti e Unione europea“, William Engdahl, “La Siria è su entrambi i lati della crisi dei rifugiati”. hrw-timInfografica del Professor Tim Anderson

Physicians for Human Rights
Salve Soros2015physicianshumanrightsgalasolli1oxn6klIl Dr. Denis Mukwege e George Soros dedicano la vita agli altri affrontando abilmente le questioni più difficili, supportare le donne del Congo e migliorare la vita e far progredire i diritti umani dei popoli oppressi nel mondo“, aveva detto Donna McKay, direttrice esecutiva di PHR. “I loro instancabili sforzi e leadership ispirano i difensori dei diritti umani nel mondo consolidando la vitale resistenza a chi viola i diritti umani“. Soros, la cui leadership e dedizione filantropica alla causa dei diritti umani fu onorata nel 2015 dal Premio alla carriera dei Physicians for Human Rights, è un loro sostenitore dal 1985. “George Soros capì, dall’inizio, che i medici svolgono un ruolo fondamentale nel preservare la dignità umana, principio fondamentale dei diritti umani“, aveva detto McKay. “La sua fede nella nostra causa ha spianato la strada ad altri sostenitori e ha contribuito a garantire che gli operatori sanitari avessero l’opportunità di utilizzare le proprie competenze come mezzo per la giustizia“. Conferenza dei PHR.

Medici senza frontiere e Medici del Mondo
kouchner-es-soros-foto-tury-gyorgy-hvghuMSF hanno fatto sforzi concertati per prendere le distanze dal suo avvocato interventista, il co-fondatore Bernard Kouchner, ma con scarsi risultati, dato che Kouchner viene ancora invitato a commentare il bombardamento statunitense dell’ospedale di MSF a Kunduz, in Afghanistan, nel 2015. Ancora una volta l’unico scopo di tale articolo è dimostrare come le organizzazioni non governative dal grande impatto in Siria, e nei nostri media, siano legate a George Soros (tra una miriade di innegabilmente faziose agenzie governative occidentali).
La Coalizione per la Corte penale internazionale (CICC) è un’organizzazione internazionale non governativa (ONG) a cui aderiscono oltre 2500 organizzazioni nel mondo per sostenere una fiera, efficace e indipendente Corte penale internazionale Il CICC è un progetto del Movimento Federalista Mondiale – Istituto per la Politica Globale (WFM-IGP) e ha segreterie a New York, nei pressi delle Nazioni Unite (ONU), e all’Aia, Paesi Bassi. (Tratto da Wikipedia). Il comitato direttivo del CICC comprende Human Rights Watch e Amnesty International. Il Movimento federalista mondiale è finanziato da George Soros. Medici senza Frontiere e Medici del Mondo sono membri della CCIC, di certo in Francia.

ONG partner
Un’altra forma di collaborazione di enorme importanza per le fondazioni di Soros, sono i rapporti coi beneficiari che negli anni sono divenute alleanze nel perseguire parti cruciali dell’agenda della società aperta. Tali partner sono, ma non solo: Medici Senza Frontiere, Fondazione AIDS Est-Ovest, Medici del Mondo e Partner nella Salute, per vai dei loro sforzi nell’affrontare cruciali emergenze sanitarie spesso collegate a violazioni dei diritti umani“. Tratto da Open Society Foundationsoros-amnestyAmnesty International
Un’altra ONG finanziata da Soros ed attiva nel demonizzare il governo di Assad come causa delle atrocità in Siria, costruendo il sostegno pubblico a una guerra contro la Siria di Stati Uniti e Unione europea, è Amnesty International. Suzanne Nossel, fino al 2013 direttrice esecutiva di Amnesty International USA, lavorava al dipartimento di Stato degli Stati Uniti dov’era viceassistente della segretaria di Stato, non proprio un organismo imparziale verso la Siria“. William Engdahl per New Eastern Outlook

Siria: La rivoluzione dei miliardaribillionaires-revolutionInfografica del Professor Tim Anderson, nel libro “La guerra sporca alla Siria”.

La BBC cammina sulla strada lastricata di giallo?
La BBC collabora con Open Democracy di Soros? Certo, quando osserviamo la pagina web è difficile non vedere che vi sia almeno una certa collaborazione. “Finanziata al 95% degli inglesi con il canone, la BBC appartiene al popolo, non al governo. OurBeeb è indipendente, non di parte e mira a garantire che la discussione sul futuro della British Broadcasting Corporation sia nelle mani del popolo inglese“. OurBeebopen-democracyForse i cittadini inglesi hanno voce in capitolo nella scelta di Soros come mentore e manager della campagna sulla maggiore rete multimediale pubblica il cui potere di alterare la percezione del pubblico è leggendario. “Come garantirsi che la BBC sia sentita ‘nostra’ dal pubblico che la finanzia e le cui molte voci dice di rappresentare? In un momento di tagli delle entrate pubbliche e rapidi cambiamenti tecnologici, il ruolo della BBC supera il tradizionale primo notiziario sui partiti politici. E’ tempo di rimodellare il dibattito sul futuro della più importante istituzione culturale del Regno Unito”. Poi vediamo le conseguenze dell’operazione Madaya. Su Open Democracy si legge… “Come i giornalisti cittadini mutano la redazione della BBC? I contenuti generati dagli utenti offrono nuovi modi di coprire le storie ‘occultate’, come il conflitto siriano. Ma come i giornalisti rappresentano ciò che vi accade?” Come in effetti? Segue poi una serie di scuse sui giornalisti della BBC, come Lyse Doucet, incapaci di essere in Siria. Si tirano fuori varie pretese. La morte di Marie Colvin del Sunday Times a Homs, nel 2012. Nessuna menzione che Colvin si fosse infiltrata senza l’autorizzazione del governo siriano, assieme a Rami Jarrah. La decapitazione della sospetta quinta colonna James Foley. Per non parlare del pericolo di attacchi aerei “stranieri” e dello Stato islamico. E perché, potreste chiedere, la BBC non trova le voci che in Siria che denunciano l’intervento estero o sostengono il governo legittimo? Stranamente, non sono “disposte a parlare”. Niente a che vedere col fatto che la BBC fa notoriamente propaganda antisiriana, per cui quelle persone temono non dica la verità sul punto di vista del popolo siriano. Sharmine Narwani ha ferocemente sfidato lo status di osservatore neutrale dei media occidentali nell’articolo: Giornalista occidentale, visto negato, “Perché in questo momento sinceramente non riesco a pensare a un gruppo di persone meno capaci di verificare le cose in Siria dei giornalisti occidentali. E non perché non sono fisicamente lì o non sanno mettere insieme più di due parole in arabo. Ma perché danno credito alle storie dei propri governi su tutto. I giornalisti occidentali s’inebriano al lascivo senso di giustizia degli ossimorici “valori occidentali” che ci rinfacciano. Gli stessi valori occidentali che chiedono “responsabilità” e “trasparenza” a tutte le nazioni, coprendo i governi occidentali mentre si fanno strada tra i corpi di musulmani e arabi nelle infinite guerre per la “sicurezza nazionale”.” Col senno del poi, potremmo essere considerati cospirazionisti, pensando che forse navigando tra tali eventi siamo a questo punto dell’assoluto silenzio stampa, utile agli obiettivi globalisti del governo? Vediamo la ciliegia sulla torta del cambio di regime? Soros ha apparentemente ufficializzato la cooptazione della BBC nella sua rete propagandistica sulla Siria, incanalandone le operazioni d’informazione nella sua perfetta molteplice rete di bugie anti-Assad.
La strada lastrica di mattoni gialli porta a Soros e la BBC non vede il Mago. Come se fosse alla ricerca di cuore, coraggio e cervello.14502933Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La seconda bufala sul “Bambino ferito sul sedile arancione”

Moon of Alabama 21 agosto 2016

00000 nour-al-din-al-zenki-thug-decapitates-boyCollegato alla storia del “Bambino ferito sul sedile arancione“, appare un altro elemento che aumenta la diffidenza sulla veridicità di tutto il racconto. Il 19 agosto, i corrispondenti dal Medio Oriente del Telegraph, Raf Sanchez e Said Ghazali, riferivano di un colloquio con il padre del bambino presunto ferito sul sedile arancione: “Abu Ali, il padre del bambino il cui volto tormentato appare sui giornali di tutto il mondo, ha descritto l’ultima notte della famiglia come normale in un colloquio con un attivista siriano (ora i giornalisti-spia inglesi evitano di fare il nome del terrorista Mahmud Raslan, totalmente sputtanato. NdT) per conto del Telegraph… Contrariamente alle relazioni dei medici che hanno curato Umran, il bambino ha solo tre anni e non cinque. Umran è stato dimesso dall’ospedale con i suoi quattro fratelli, tutti ripresisi tranquillamente, secondo il padre”. Confermando quanto sopra, la campagna siriana dell’apparato di propaganda anti-siriana finanziata dagli Stati Uniti aveva pubblicato questo il 18 agosto: “Grazie a Dio tutta la famiglia di Umran è al sicuro. La madre ha avuto alcune ferite alle gambe. Il padre ha subito un trauma cranico minore. La sorella di sette anni ha sunito un intervento chirurgico di questo pomeriggio e sta bene”. Si noti che non vi è alcuna menzione di un ragazzo ferito. Il corrispondente dal Medio Oriente del Telegraph, Raf Sanchez, il giorno dopo riportava una storia ben diversa da quella che aveva raccontato il giorno prima: “È emerso che il fratello maggiore di Umran Daqanish, Ali, è morto per le ferite subite nello stesso attacco aereo che ha portato il fratello sugli schermi televisivi del pianeta. Ali, 10 anni, era in strada quando una bomba russa o del regime siriano era caduta sulla casa della famiglia nel quartiere di Aleppo Qatarji. Mentre il resto della famiglia ha subito ferite non gravi, quando tutto gli crollava intorno, Ali sembra sia stato gravemente ferito dalla bomba e morto in ospedale… Il padre di Umran, che ha chiesto di essere identificato solo con il soprannome Abu Ali, che significa “padre di Ali”, riceveva visite nella casa temporanea della famiglia. Umran, tre anni, e i suoi tre fratelli superstiti erano rimasti a casa mentre Abu Ali accettava le condoglianze per strada”. La BBC osservava: “Il fratello maggiore di Umran Daqanish, il ragazzo siriano stordito e sanguinante la cui foto ha sconvolto il mondo, è morto per le ferite riportate quando la casa ad Aleppo era stata bombardata, dicono gli attivisti. La Campagna di Solidarietà per la Siria ha detto che Alì “è morto oggi a causa delle ferite riportate dal bombardamento della casa da parte di Russia e Assad”.”
Il secondo pezzo del Telegraph è accompagnato dall’immagine di un ragazzo che appare con un’escoriazione (ma sporca e non disinfettata!) sullo zigomo sinistro. Gli occhi sono chiusi e due tubi pendono dalla bocca. Un sensore da cardiogramma è fissato sul petto sotto la spalla. La didascalia dice “Ali è stato ucciso nell’esplosione…” È davvero morto? Un giorno si apprende dal padre e altri, che:
– tutti i bambini, tra cui Ali, stavano bene
– tutti si sono ripresi
– tutti avevano lasciato l’ospedale
Il giorno successivo si apprende che:
– Ali è stato gravemente ferito
– Ali è morto per le ferite
– in un ospedale (che ignora la cura dei traumi più comuni), che a quanto pare non aveva mai lasciato.
Lo stenografo del Telegraph, che ha scritto entrambe le storie, ignora tali contraddizioni. E’ da credere che siano entrambe false e che il bombardamento e il soccorso non siano mai accaduti, ma solo inscenati. Il “salvataggio” è stata una bravata e tutte le storie relative, come “Ali morto”, sono solo favole dei vari “attivisti” pagati da questa o quella campagna di propaganda “occidentale”. C’era un tempo in cui i giornali come The Telegraph e altri media che seguivano le notizie le verificavano. Per molti media, ovviamente, non è più così. Oggi qualsiasi “attivista” può usare skype per stenografare da qualsiasi posto, raccontando fantasie su un bombardamento nella zona est di Aleppo e farle stampare. Il giorno dopo si può richiamare con una versione completamente diversa della medesima fantasia e farla ristampare. Nessuno si pone delle domande. C’è da meravigliarsi che lettori e spettatori evitino tali media?

Mahmoud-Rslan-2-1024x576Con i combattenti suicidi, dalla terra di battaglie e macelleria, Aleppo dei martiri, annunciano una gioia imminente, con il permesso di Dio”. Pagina social di Mahmud Raslan, l’“attivista umanitario” che ha diffuso video e foto sul “piccolo” Umram ferito dalle bombe russe/siriane…

Raslan-image-4-1024x576“Migliaia di combattenti suicidi e decine di trappole vengono preparati per la grande battaglia di Aleppo, la prima battaglia dove vedo uomini in lacrime perché non possono partecipare per il numero di attaccanti”. Pagina social di Mahmud Raslan, l’“attivista umanitario” che ha diffuso video e foto sul “piccolo” Umram ferito dalle bombe russe/siriane… (The Canary)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora