La Cina abbandona con cura il dollaro

F. William Engdahl New Eastern Outlook 14/12/2015yuan_4_0Mentre Washington sembra ossessionata dal tentativo di umiliare il presidente cinese Xi Jinping e fargli perdere la faccia, inviando navi da guerra nelle acque territoriali cinesi nel Mar Cinese Meridionale, pochi giorni dopo la riunione alla Casa Bianca di Obama con il Presidente Xi, e altri atti provocatori, il governo della Gran Bretagna approfitta della crescente spaccatura tra Washington e Pechino. Muovendosi sapientemente per sviluppare un ruolo di primo piano in ciò che vede passaggio della moneta cinese, Renminbi (RMB), a importante valuta di riserva globale. La Cina da parte sua compie passi prudenti ma fermi per creare tale status del renminbi, che potrebbe spianare la via d’uscita della Cina ed altri dal dollaro e dall’esercizio del debito del Tesoro degli USA.
Xi compiva una visita importante a Londra a fine ottobre, incontrando non solo il primo ministro Cameron, ma anche la regina della Gran Bretagna. Dopo i colloqui con Cameron, il presidente cinese proclamava che Cina e Gran Bretagna costruiranno un “partenariato strategico globale” nel 21° secolo. Per la Gran Bretagna è una mossa astuta delle istituzioni finanziarie della City di Londra saldare il proprio futuro finanziario con quello della Cina mentre il drago cinese agisce per fare del renminbi una delle principali valute commerciali e di riserva del mondo. E’ anche una cattiva notizia per i possessori del dollaro, dato che chiaramente Pechino avrà scarso interesse a sostenerne il sistema, carico di debiti, nei prossimi anni. La dichiarazione congiunta rilasciata dopo i colloqui di Londra dai governi cinese e inglese dichiarava, “Il Regno Unito sostiene l’inclusione del RMB nel paniere dei DSP soggetto ai criteri vigenti, nella prossima revisione dei DSP del FMI. Entrambe le parti esortano i membri che devono ancora ratificare le quote e la riforma della governance del 2010 a farlo senza indugio migliorando ulteriormente la voce dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo”. L’ultima è una frecciata diretta a Washington e al senato degli Stati Uniti, che bloccano l’approvazione delle riforme sul voto del FMI. La dichiarazione congiunta continua, “la Cina si congratula con la Gran Bretagna per essere stata il primo grande Paese occidentale a diventare uno dei membri fondatori dell’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB). Siamo ansiosi d’iniziare l’attività e l’integrazione dell’AIIB nel sistema finanziario globale da istituzione ‘snella, pulita e nuova’ che affronta le esigenze infrastrutturali dell’Asia”. Dopo le devastazioni della seconda guerra mondiale, la City di Londra fu costretta a cedere il ruolo di principale centro finanziario mondiale a New York e al sistema del dollaro. Il potere passò dall’impero formale inglese all’impero informale statunitense. Wall Street sostituì la City di Londra dopo i colloqui del 1944 di Bretton Woods. I tempi sono cambiati. Oggi la City di Londra è il principale centro mondiale finanziario, e il luogo dove si cambia più valuta che a New York. È già stato concluso un accordo bilaterale con la Banca Popolare della Cina sullo scambio del Renminbi, il terzo più grande centro del RMB al mondo. La questione è se la Gran Bretagna, o come Charles de Gaulle la definì, la “perfida Albione”, sia il cavallo di Troia di Washington, insinuandosi tra le pieghe del Grande Piano cinese. O il cavallo di Troia si appresta a galoppare via dal partner transatlantico degli Stati Uniti, verso est?

Il Grande Piano del CIPS della Cina
Ciò che appare chiaro al dipartimento del Tesoro di Washington è che la Cina ha una strategia a lungo termine, il Grande Piano, per acquisire la piena autonomia dal dollaro come valuta di riserva, che può essere usata per ingaggiare guerre valutarie contro una Cina recalcitrante. Oggi la Cina è il maggiore detentore straniero di debito del governo statunitense, un tallone d’Achille che una situazione di sanzioni finanziarie o congelamento dei beni degli Stati Uniti potrebbe essere devastante per Pechino. Un passo da gigante per rendere non solo la Cina ma anche la Russia e altre nazioni meno vulnerabili alle azioni finanziarie terroristiche del dipartimento del Tesoro degli USA, s’è avuto questo ottobre, quando Pechino ha avviato il proprio sistema di compensazione interbancaria SWIFT. Nelle sanzioni statunitensi contro l’Iran, Washington è riuscita ad obbligare il sistema interbancario privato SWIFT, in Belgio, a congelare i trasferimenti bancari internazionali dell’Iran, di fatto strangolandone l’economia, rendendo l’esportazione di petrolio quasi impossibile. Nel 2014, quando Washington impose numerose sanzioni alla Russia, fece pressione su SWIFT, sistema privato di circa 200 grandi banche internazionali, per impedire alla Russia di usarlo, cosa che la Russia avrebbe considerato atto di guerra. In quel caso, almeno quella volta, i membri del SWIFT rifiutarono d’imporre il divieto dei pagamenti. Stupidamente, l’inglese Cameron e il russofobo governo polacco, si unirono a Washington nell’agosto 2014 per far sì che SWIFT congelasse le banche russe. In risposta, il Presidente Vladimir Putin ordinò la creazione di un sistema di compensazione interbancaria russo, oggi operativo. La Cina ha seguito i piani per internazionalizzare il proprio sistema di compensazione interbancario, anche con le banche russe; un duro colpo per il SWIFT delle banche occidentali politicizzate. Ora la Cina ha avviato limitate operazioni del proprio SWIFT, che si chiama CIPS o Sistema di pagamenti internazionali della Cina. Utilizza lo stesso sistema di codifica di altri sistemi di pagamento internazionali, rendendo le operazioni più fluide e rapide. Si tratta di un super-rete che sostituirà i cambi esistenti che elaborano i pagamenti in yuan, rivaleggiando con Visa e MasterCard. CIPS sarà un sostegno importante all’internazionalizzazione del RMB e in realtà sarà più significativo, sotto molti aspetti, per la sicurezza finanziaria internazionale della Cina contro gli attacchi finanziari degli USA, con l’azione della Cina per far accettare la valuta dal Fondo monetario internazionale tra i Diritti speciali di prelievo (DSP) del paniere di valute del FMI, assieme a dollaro, yen, sterlina e euro. La Banca nazionale cinese ne ha posto le basi da qualche tempo. Già il RMB è la quarta valuta più scambiata al mondo superando lo yen giapponese. Prima del lancio del CIPS, l’uso del RMB nei rapporti finanziari internazionali era lungo e costoso con banche di cambio off-shore solo a Hong Kong, Singapore e Londra capaci di fare transazioni. Con CIPS sarà molto più veloce e più economico. SWIFT ne uscirà perdente per volontà di Washington e delle su sciocche sanzioni da guerra finanziaria. CIPS faciliterà anche il coordinamento finanziario tra Cina e Paesi partner del BRICS, in particolare la Russia. Il Ministero delle Finanze russo annunciava il 6 novembre che il governo russo emetterà titoli di Stato nel 2016, per un importo ancora indeterminato in RMB, nel tentativo di aggirare le sanzioni degli Stati Uniti avvicinandosi al partner strategico, la Cina. Le sanzioni dell’unità del terrorismo finanziario del Tesoro di Washington, imposte alla Russia nel 2014, miravano alle grandi banche statali Sberbank, VTB, Vnesheconombank, Gazprombank e Rosselkhozbank (Banca dell’Agricoltura russa) escluse a lungo termine (oltre 30 giorni) dal finanziamento occidentale. La Cina potrebbe compensarle, ora.

Pechino blocca la liberalizzazione finanziaria
Un’altra mossa strategica che si distingue proteggendo la Cina dagli attacchi speculativi finanziari che devastarono le economie delle tigri asiatiche nel 1997-98, è la decisione della leadership cinese di congelare le principali “riforme” per liberalizzare il mercato finanziario, almeno fino al 2020. Washington ha apertamente sostenuto le riforme per togliere i controlli sui capitali, consentendone la libera circolazione dentro e fuori la Cina. Lo scorso giugno i mercati azionari di Shanghai e Shenzhen cominciarono a crollare mentre scoppiava la bolla febbrile incoraggiata dal governo cinese, nella vana speranza di risucchiare il capitale necessario per le imprese di proprietà statale indebitate. Circa 2 trilioni di dollari in azioni svanirono nel nulla in quattro settimane, insieme ai risparmi di circa 90 milioni di cittadini cinesi che acquistarono il sogno di “arricchirsi”. Ciò che è emerso da questa esperienza è che governo e autorità di regolamentazione finanziaria avevano imitato i modelli della borsa di Wall Street, senza capirne il rischio, con tecniche che consentivano agli investitori di comprare titoli a margine o fondi di prestito dai broker. Il 6 novembre, il governo cinese annunciava che i piani iniziali per consentire il libero flusso di capitali in Cina, la cui adozione era in programma per la fine dell’anno, venivano rinviati alla fine del 2020. Questo è un passo importante nella stabilizzazione dei tumulti borsistici e su altri mercati della Cina. Inoltre isola la Cina dalla speculazione degli hedge fund che ha distrutto la crescita economica in Thailandia, Malesia, Corea del Sud nel 1997, quando George Soros guidò una banda di hedge fund contro quei mercati finanziari. Come inutilmente ci prova oggi con la Cina, il Tesoro degli Stati Uniti a metà degli anni ’90 convinse le economie delle tigri asiatiche a “riformare e liberalizzare” i mercati finanziari, rendendoli vulnerabili. Vi sarebbe stato un teso dibattito a porte chiuse, il 22 settembre, nella riunione presieduta dal Presidente Xi tra il Ministero delle Finanze cinese, quello dello Sviluppo nazionale, la Commissione per le riforme e l’Agenzia per la pianificazione responsabile delle infrastrutture e altre opere. I funzionari del Ministero delle Finanze sostenevano una maggiore liberalizzazione finanziaria, come fece il segretario al Tesoro Jacob Lew, nella pessima convinzione che i risparmiatori cinesi guadagnassero di più investendo in azioni o obbligazioni straniere che in Cina, utilizzandone l'”effetto ricchezza” degli investimenti esteri comprando più smart phone o computer portatili Huawei, e stimolando la crescita interna. Qualsiasi serio gestore di fondi occidentale che detenga azioni o obbligazioni sui mercati UE o USA, oggi passa notti insonni trattenendo il respiro e temendo il collasso delle bolle indotte dalle banche centrali sui mercati azionari e obbligazionari, risultato di anni di politiche di Quantitative Easing a zero tassi d’interesse perseguiti da Federal Reserve e Banca centrale europea dalla crisi finanziaria degli Stati Uniti nel 2007-2008.
In retrospettiva i leader cinesi si renderebbero conto dall’esperienza con bolle e crash del mercato azionario di stampo USA, di concentrare più forze e attenzione sulle ben più economicamente importanti passi per costruire la rete di infrastrutture ferroviarie e marittime della Via e Cintura in Eurasia. Il Giappone subì la più devastante distruzione dal dopoguerra del modello economico del MITI, dopo gli accordi del Plaza del settembre 1985, quando il segretario del Tesoro di Washington James Baker III fece pressione sul Giappone per apprezzare lo yen e adottare altre misure che gonfiarono i mercati azionari e immobiliari mondiali. La bolla scoppiò nel 1990 e il Giappone è alle prese con la deflazione cronica e deve ancora riprendersi. Il mondo non ha bisogno di una nuova versione “con caratteristiche cinesi” del modello di Wall Street. Il mondo ha bisogno di solidi investimenti nelle necessarie infrastrutture sulle ampie distese di Eurasia, Medio Oriente e Africa. Sembra che la leadership cinese abbia appreso una lezione dolorosa. Fortunatamente, il programma Via e Cintura di Xi Jinping è già stato designato priorità strategica nazionale.W020151019518637614136F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo yuan sarà la terza valuta più potente nel FMI

Ariel Noyola Rodriguez* Russia Today
*Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico.

Nonostante la forte opposizione del Tesoro degli Stati Uniti, l’FMI ha infine approvato, il 30 novembre, l’inclusione dello yuan nei diritti speciali di prelievo, un paniere di valute creato nel 1969 per completare le riserve ufficiali esistenti dei membri dell’organizzazione multilaterale. Così la valuta cinese diventerà dal 1° ottobre 2016 il quinto membro del paniere FMI. E l’influenza finanziaria globale della Cina continuerà a crescere rapidamente: il peso dello yuan nei diritti speciali di prelievo sarà più alto rispetto a quello di yen giapponese e sterlina inglese.renminbi4Pochi mesi fa c’era molto scetticismo sul fatto che il Fondo Monetario Internazionale (FMI) incorporasse la ‘moneta del popolo’ cinese (‘RMB’) nel paniere di valute (1). Infine, i dubbi si sono chiariti: nonostante la forte opposizione del Tesoro degli Stati Uniti, molto presto lo yuan diventerà il quinto membro del paniere di valute del FMI (2). Come ci si è arrivati? Nella crisi del sistema dei cambi fissi, deciso nel 1944, nel 1969 il Fondo monetario internazionale creò un patrimonio di riserva che dava Diritti Speciali di Prelievo (“Special Drawing Rights“, SDR in inglese). Poiché il sistema della Federal Reserve (FED) degli Stati Uniti rendeva impossibile scambiare l’oro con la quantità eccessiva di dollari che le banche centrali del mondo avevano accumulato, lo scopo dei DSP è integrare le riserve ufficiali esistenti dei Paesi aderenti al FMI. Dapprima, il valore dei DSP fu reso equivalente a 0,888671 grammi di oro fino. E in una seconda fase, dopo il crollo di Bretton Woods, il valore dei DSP si basava su un paniere di valute delle maggiori economie del tempo: Stati Uniti, Germania, Giappone, Regno Unito e Francia. Alla fine degli anni ’90, il paniere del FMI era composto da dollaro, euro, yen giapponese e sterlina inglese. Da allora non ci furono ulteriori modifiche. Nonostante gli enormi cambiamenti nel quadro politico ed economico mondiale degli ultimi decenni, la composizione del paniere del FMI è rimasta invariata. Il deterioramento dell’economia degli Stati Uniti non impediva al dollaro di mantenere la posizione dominante: nel 2011 acquisì quasi il 42% del portafoglio dei DSP; seguito dall’euro con il 37,4%; sterlina con il 11,3%, e yen giapponese con il 9,4%. Tuttavia, dopo che il Consiglio di amministrazione dell’FMI, il 30 novembre, decideva di aggiungere la valuta cinese, la composizione del paniere finalmente cambierà (3). Così, lo yuan sarà la terza moneta più importante dei DSP col 10,92%, più di yen (8,33%) e sterlina (8,09%), anche se meno di dollaro (41,73%) ed euro (30,93%). Tale decisione entra in vigore tra 11 mesi, il 1° ottobre 2016. “L’inclusione dello yuan aumenterà peso e fascino dei DSP e contribuirà a migliorare il sistema monetario internazionale esistente, una circostanza che andrà a beneficio della Cina e del resto del mondo“, dichiarava la Banca del popolo cinese in un comunicato (4).
Nel 2009, Pechino già chiarì di aspirare a fare dello yuan una moneta di riserva globale. Come osservavo precedentemente, l’internazionalizzazione dello yuan si basa sul “gradualismo” ed è sostenuta soprattutto dalla forza commerciale della Cina. Negli ultimi anni la Banca popolare di Cina ha firmato il cambio (‘swap’) di valuta con più di 40 banche centrali di Asia-Pacifico, Africa, Europa, Cile e Canada, ferventi alleati degli Stati Uniti d’America. Né va dimenticato l’insediamento di banche di regolamento all’estero per facilitare l’uso del renminbi (‘banche di compensazione in RMB’) e la concessione di quote d’investimento per partecipare al programma cinese degli Investitori Istituzionali Esteri Qualificati in Renminbi (RQFII, ‘Renminbi Qualified Foreign Institutional Investor program‘). Tuttavia, queste misure non bastavano per far entrare in ‘Serie A’ lo yuan. Fu necessario guadagnarsi il riconoscimento di un istituto determinante nella gestione della finanza come il FMI. La Cina ha cominciato a vincere la battaglia ad agosto, quando svalutò lo yuan. Immediatamente, Pechino affermò che si trattava di un’azione temporanea; cioè non ci sarebbero state altre svalutazioni (5). Fu allora che la direttrice generale del FMI, Christine Lagarde, calmò gli investitori, neutralizzando la propaganda degli Stati Uniti che accusava la Cina della crisi economica mondiale (6). Nel frattempo Pechino non fece marcia indietro sulle “riforme strutturali”; al contrario accelerava l’apertura del proprio settore finanziario. Tutto punta alla liberalizzazione di tasso di cambio, tassi di interesse e mercato dei capitali. Dopo la connessione delle borse di Shanghai e Hong Kong a metà novembre 2014 (7), la Cina ora pensa di aprire una filiale della borsa a Londra per agosto.
In conclusione, se è vero che lo yuan ha ancora una lunga strada prima di poter competere direttamente col dollaro, non v’è dubbio che l’imminente inclusione nel paniere delle valute del Fondo monetario internazionale costituisca una pietra miliare (9). Il mondo finanziario cambia…0023ae6cf369120e66c70fNote
1. “Incorporar el yuan a los Derechos Especiales de Giro“, Ariel Noyola Rodríguez, Russia Today, Rete Voltaire, 3 aprile 2015.
2. “El Fondo Monetario Internacional incluye el yuan en la cesta de sus divisas de reserva“, Russia Today, 30 novembre de 2015.
3. “IMF Agrees to Include China’s RMB in SDR Basket“, Zou Luxiao, People’s Daily, 1 dicembre 2015.
4. “PBC Welcomes IMF Executive Board`s Decision to Include the RMB into the SDR Currency Basket“, People’s Bank of China, 1 dicembre 2015.
5. “La devaluación del yuan pone a prueba el ascenso de China como potencia mundial“, Ariel Noyola Rodríguez, Russia Today, Rete Voltaire, 29 agosto 2015.
6. “IMF’s Christine Lagarde Tries to Tamp Down China Panic, but Urges Vigilance“, Ian Talley, The Wall Street Journal, 1 settembre 2015.
7. “Shanghái y Hong Kong: la nueva dupla bursátil“, Ariel Noyola Rodríguez, Rete Voltaire, 22 novembre 2014.
8. “Yuanización mundial gracias a la City de Londres“, Ariel Noyola Rodríguez, Russia Today, Rete Voltaire, 5 novembre 2015.
9. “Hito histórico: El FMI decide sobre la inclusión del yuan como moneda de reserva“, Russia Today, 30 novembre 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La yuanizzazione del Mondo inizia alla City di Londra

Ariel Noyola Rodriguez* Russia Today
*Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico.WireAP_ad8811f832614c23a5686ef873777f97_16x9_1600Il governo cinese promuove l’internazionalizzazione della”moneta del popolo” (‘RMB’) attraverso una politica di alleanze che ignora le barriere ideologiche. Inizialmente gli sforzi della diplomazia dello yuan erano focalizzati sulla regione Asia-Pacifico, tuttavia in un secondo momento s’è reso necessario avere il sostegno dell’occidente. Dopo che il Presidente Xi Jinping ha visitato Londra, il 19 – 23 ottobre, si gettavano le basi dell’età d’oro tra Cina e Regno Unito, con entrambi i Paesi che cercano di rilanciare l’economia globale con la yuanizzazione.
Pechino vuole che lo yuan diventi valuta di riserva globale. Mentre il percorso per raggiungere la piena convertibilità è ancora molto lungo, la Cina aumenta la presenza della propria moneta più di ogni altro Paese negli ultimi anni. Lo yuan è oggi la seconda valuta più utilizzata per il finanziamento del commercio, ed è la quarta nei pagamenti transfrontalieri, secondo i dati della Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (SWIFT, nell’acronimo in inglese). La strategia del gigante asiatico per yuanizzare l’economia globale è supportata dalla ‘gradualità’. Nessuna fretta tra i leader cinesi. Il Partito comunista della Cina è consapevole che ogni passo falso potrebbe causargli una “guerra finanziaria”. Federal Reserve e dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti lottano affinché dollaro e Wall Street non riducano l’influenza nel mondo della finanza. Il governo cinese prende precauzioni per conseguire obiettivi a lungo termine, procedendo passo dopo passo e furtivamente per non correre grossi rischi. Perciò in un primo momento, la Cina ha ottenuto il supporto del continente asiatico, firmando accordi di scambi (Swap) valutari o installando banche dei regolamenti diretti (RMB offshore clearing banks), ed offrendo quote d’investimento per la partecipazione al programma degli Investitori Istituzionali Qualificati in Renminbi (RMB Qualified Foreign Institutional Investor Program). In una seconda fase, il governo cinese volse lo sguardo sul nord Europa. Per posizionare la propria moneta nella serie A, l’assistenza tecnica dei Paesi occidentali è cruciale. La Cina ha iniziato ad innalzare la ‘partnership strategica’ con il Regno Unito che, tra l’altro, nonostante il declino dell’economia, resta protagonista nella gestione della finanza internazionale. Non va trascurato che la City di Londra sia il più grande mercato di cambi mondiale e rappresenti il maggior numero di operazioni ‘over the counter’. A metà 2013 il Regno Unito era il primo Paese a promuovere l’uso dello yuan in Europa. Germania, Francia, Svizzera e Lussemburgo vi parteciparono installando banche dei regolamenti diretti facilitando l’uso della “moneta del popolo” (‘RMB’). Tuttavia, alcuno di essi è una seria minaccia per il Regno Unito. La City di Londra registrò più di metà delle operazioni denominate in yuan nel continente europeo.
Mentre l’economia del Regno Unito è stagnante e minacciata dalla deflazione (calo dei prezzi), il governo di David Cameron insiste disperatamente nel rafforzare i legami con i Paesi dell’Asia-Pacifico, e in particolare con la Cina, che pur con il rallentamento degli ultimi anni, continua ad fornire il 25% della crescita del prodotto interno lordo mondiale (PIL). Per il candidato cancelliere del Tesoro del Regno Unito, e favorito del partito conservatore a primo ministro nel 2020, George Osborne, il mondo di oggi è testimone di una nuova configurazione geopolitica ed economica, e la Cina svolge un ruolo di primo piano. Le aziende non sono più concentrate solo su Stati Uniti e Unione europea. Perciò nella City di Londra le opportunità commerciali e d’investimento con Pechino prevalgono sull’allineamento con Washington. Prova di ciò fu quando, a marzo, il Regno Unito aderì all’appello per la Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali AIIB (Asian Infrastructure Investment Bank), l’istituzione che pone fine al dominio della Banca Mondiale (World Bank) e della Banca asiatica di sviluppo (Asian Development Bank) in Asia. Jim O’Neill, ex-dipendente di Goldman Sachs ed inventore dell’acronimo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) nel 2001, è ora consigliere del Tesoro inglese, e sicuramente gli è chiaro che la prosperità economica risiede nella regione asiatica. Se gli USA hanno schierato una nave da guerra nell’arcipelago delle Spratly accusando la Cina di “spionaggio” e “manipolazione del tasso di cambio”, al contrario il Regno Unito è il principale partner occidentale della Cina. L”età dell’oro’ tra i due Paesi non è nuova, ma va consolidandosi rapidamente negli ultimi dieci anni. Tra il 2004 e il 2014 il commercio tra Cina e Regno Unito è aumentato da 20 a 80 miliardi di dollari, mentre gli investimenti cinesi nel territorio britannico sono cresciuti a un tasso annuo dell’85% dal 2010.
Durante la visita del Presidente Xi Jinping a Londra, il 19 – 23 ottobre, il governo di David Cameron ha dato una boccata d’ossigeno all’economia. La Cina ha promesso centinaia di milioni di dollari di investimenti per la costruzione di una centrale nucleare a Hinkley Point e per l’attivazione di un treno ad alta velocità che colleghi Londra e Manchester. La possibilità di collegare le operazioni dei mercati azionari di Shanghai e Londra, quindi con i titoli finanziari denominati in yuan che acquisirebbero un maggior numero di agenti di investimento, viene studiata. Il sostegno del governo Cameron sarà decisivo nelle prossime settimane.
Il Regno Unito ha già annunciato che voterà a favore dell’inclusione dello yuan nei Diritti speciali di prelievo (DSP, Special Drawing Rights), il paniere delle valute creato dal Fondo monetario internazionale (FMI) nel 1969, comprende attualmente dollaro USA, euro, yen giapponese e sterlina inglese. Secondo le stime di diversi analisti citati da Reuters, se il FMI approva l’adesione dello yuan al DSP, la domanda globale di ‘renminbi’ aumenterà per 500 miliardi di euro e, di conseguenza, verrà depositato nelle riserve delle banche centrali a un tasso del 5%, ben al di sopra dei dollari australiano e canadese (ciascuno per circa il 2%), ma ancora ben al di sotto di euro (20,5%) e dollaro statunitense (60%). In breve, gli Stati Uniti non pregiudicano la crescita dello yuan. Le turbolenze del mercato azionario di Shanghai in questi ultimi mesi non hanno diluito la fiducia che il Regno Unito ha posto sullo sviluppo dell’economia cinese ma, al contrario, la scommessa ora è ancor più ambiziosa: grazie alla City di Londra, Pechino è in procinto di effettuare la yuanizzazione su una scala senza precedenti…currency-swap-russia-china.si_-680x365Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ratline del SIIL e del MI6 e la minaccia all’India

Shelley Kasli Rete Voltaire Bangalore (India) 10 settembre 2015

Mentre la giustizia inglese prova il sostegno del MI6 al SIIL, il governo inglese avverte l’omologo indiano di un possibile attacco da parte del SIIL. Shelley Kasli, redattore del nuovo trimestrale Great Game India, torna sull’uso del terrorismo da parte delle potenze coloniali.

India.alQaeda.tearout

Bherlin Gildo

Bherlin Gildo

L’accusa a un cittadino svedese di attività terroristiche in Siria crolla presso l’Old Bailey dopo che è apparso chiaro che agenzie di sicurezza e d’intelligence della Gran Bretagna erano profondamente imbarazzate dal prosieguo del processo, secondo The Guardian [1]. Bherlin Gildo era processato all’Old Bailey di Londra, accusato di frequentare un campo di addestramento per terroristi tra il 2012 e il 2013, e di avere informazioni utili per un terrorista. Ma il caso fu abbandonato e lui scagionato dalle accuse dopo una disputa tra gli avvocati e i servizi di sicurezza inglesi e svedesi. Il 1° giugno 2015, scrive Seumas Milne, il processo a Londra allo svedese Bherlin Gildo, accusato di terrorismo in Siria, è crollato dopo che è apparso chiaro che agenti segreti inglesi armavano gli stessi gruppi ribelli che l’imputato era accusato di sostenere. L’accusa ha abbandonato il caso, a quanto pare per evitare d’imbarazzare i servizi d’intelligence. La difesa ha sostenuto che proseguire il processo sarebbe stato un “affronto alla giustizia”, essendoci molte prove sullo Stato inglese che forniva “ampio supporto” all’opposizione armata siriana. Non solo “assistenza non letale”, come vanta il governo (tra cui giubbotti antiproiettile e veicoli militari), ma addestramento, supporto logistico e invio segreto di “armi su ampia scala” [2]. Articoli citano l’MI6 cooperare con la CIA sulla “linea dei ratti” per trasferire armi dai depositi libici ai ribelli siriani nel 2012 dopo la caduta del regime di Gheddafi [3]. È interessante notare che un rapporto segreto recentemente declassificato dell’intelligence degli Stati Uniti [4], scritto nell’agosto 2012, previde in modo inquietante, ed accolse efficacemente, la prospettiva di un “principato salafita” in Siria orientale e di uno Stato islamico controllato da al-Qaida in Siria e Iraq. In netto contrasto con le pretese occidentali attuali, il documento della Defense Intelligence Agency identifica al-Qaida in Iraq (divenuta SIIL) e compari salafiti come le “principali forze motrici dell’insurrezione in Siria”, e afferma che “Paesi occidentali, Stati del Golfo e Turchia” sostengono gli sforzi dell’opposizione per prendere il controllo della Siria orientale. Alzare la “possibilità d’istituire un principato salafita dichiarato o meno”, il rapporto del Pentagono prosegue, “questo è esattamente ciò che le potenze che sostengono l’opposizione vogliono, al fine d’isolare il regime siriano, considerato profondità strategica degli sciiti in espansione (Iraq e Iran)“[5]. Tuttavia questo è solo l’ultimo di una serie di casi del genere.

Guerra psicologica – come l’MI6 controlla il SIIL
imageDa mesi c’è la notizia che 400 inglesi si sono uniti ai jihadisti in Siria. Il ministro degli Esteri William Hague l’ha detto. Tuttavia, il numero dei jihadisti inglesi è molto più grande ed è stato rivelato che alcuni di loro sono stati addestrati come jihadisti sunniti da un mullah saudita, che li reclutava in una moschea inglese sotto gli occhi attenti del MI6. The Independent nel giugno 2014 riportava che secondo il deputato di Birmingham Khalid Mahmood almeno 1500 cittadini inglesi, se non di più, si sono uniti alla jihad terroristica in Siria e Iraq [6], rigettando la cifra di 400 diffusa dall’Aja, e di 500 jihadisti secondo il capo dell’antiterrorismo inglese Sir Peter Fahy [7]. “Immagino che 1500 certamente siano pochi. Se si guarda al territorio del Paese, ci sono numerose persone che partono“, ha affermato Mahmood. Cosa ancora più rivelatrice è il rapporto secondo cui alcuni di tali jihadisti sono stati addestrati da un predicatore saudita che opera in una moschea di Cardiff. Il Daily Mail del giugno 2104 indicava Muhamad al-Arifi, che invocava la guerra santa per rovesciare il regime di Bashar al-Assad parlando al centro al-Manar a Cardiff, Galles [8]. Sebbene bandito dalla Svizzera per le sue opinioni estremiste, al-Arifi ha visitato più volte il Regno Unito. Un sunnita accusato di fomentare tensioni con gli sciiti, che definisce essere il male ed accusandone gli aderenti di sequestro di persona, cuocere e scuoiare bambini. Una fonte vicina alla comunità yemenita di Cardiff ha detto al Mail Online: “Questi tizi sono istruiti (presso al-Manar) per combattere gli sciiti, combatterli laddove sono nati. L’insegnamento (dell’al-Manar) aiuta il reclutamento. Se qualcuno cerca di reclutarmi, non vorrei partire a meno che non ne sia convinto. Ma una volta che sono istruito, tutto quello che serve è qualcuno che dice ‘vieni e ti guiderò’.” Questo ci ricorda il jihadista adolescente di Coventry che ‘combatte al fianco dei terroristi del SIIL in Iraq e in Siria’ soprannominato ‘Osama bin Bieber’ [9]. L’anno scorso funzionari tedeschi fecero irruzione in due container in transito nel porto di Amburgo e sequestrarono 14000 documenti comprovanti che Usama bin Ladin veniva finanziato dalla banca della regina inglese Coutts, che fa parte della Royal Bank of Scotland. Dopo le accuse del Daily Mail del 23 giugno 2014, nell’articolo intitolato La banca della regina costretta a negare che Usama bin Ladin aveva un conto, dopo il sequestro di 14000 documenti della filiale nelle Isole Cayman, la banca della regina ha negato l’accusa del quotidiano, dicendo che Usama bin Ladin non ha mai avuto un conto [10]. Nel 2012, Coutts fu multata per 8,75 milioni di sterline per mancanze ‘gravi e sistematiche’ nel maneggiare denaro di sospetti criminali o despoti stranieri.

Il capo del SIIL è un’operazione psicologica
Hamid Dawud Muhamad Qalil al-Zawi, più comunemente noto come Abu Umar al-Baghdadi, era a capo dell’organizzazione di coordinamento composta da otto gruppi e dell’organizzazione successiva, lo Stato Islamico dell’Iraq, SIIL. Tuttavia, nel luglio 2007, l’esercito USA riferì che al-Baghdadi non era mai esistito. Il detenuto identificato come Qalid al-Mashadani, un intermediario indipendente di Usama bin Ladin, sosteneva che al-Baghdadi è un personaggio di fantasia creato per dare un volto iracheno a un gruppo terroristico straniero, e che le dichiarazioni attribuite ad al-Baghdadi erano effettivamente lette da un attore iracheno [11]. Secondo il generale di brigata Kevin Bergner, Abdullah Rashid al-Baghdadi non è mai esistito ed è in realtà un personaggio immaginario le cui dichiarazioni audio-registrate furono prodotte da un attore di nome Abu Adullah al-Naima per la guerra psicologica, come riportato dal New York Times. Il generale di brigata Kevin Bergner attualmente fa parte del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli USA come assistente speciale del presidente e Senior Director per l’Iraq [12]. Prima di tale incarico era Vicecomandante Generale delle Forze Multinazionali a Mosul, in Iraq. Ha lavorato anche come direttore per gli affari politici-militari (Medio Oriente) nello staff congiunto del dipartimento della Difesa.

Che dire della minaccia del SIIL all’India?
02-1425277895-mumbai-terror-attacks-2008-600Nella riunione del gruppo congiunto antiterrorismo anglo-indiano di Londra del 15-16 gennaio di quest’anno, i funzionari inglesi avvertirono le controparti indiane di un possibile attacco terroristico del SIIL sul suolo indiano [13]. Il 28 luglio, USA Today rivelava l’Apocalisse dello Stato Islamico (ISIS) [14]. Il giornale legava il documento apocalittico di 32 pagine a qualche “cittadino pachistano con collegamenti tra i taliban pakistani”. Un’indagine pubblicata da USA Today e riportata dall’American Media Institute riferisce del documento in urdu ottenuto da un cittadino pakistano collegato ai taliban pakistani. “Il documento avverte che sono in corso “preparativi” per un attentato in India e prevede che l’attacco provocherà il confronto apocalittico con gli USA“, dice l’articolo. Il documento, secondo l’articolo, è stato tradotto in modo indipendente in inglese da uno studioso di Harvard e verificato da numerosi ufficiali dell’intelligence. Il documento è stato valutato da tre funzionari dei servizi segreti degli Stati Uniti, che ritengono il documento autentico sulla base di sigle uniche, del linguaggio usato per descrivere i capi, dello stile e dell’abbinamento a testi religiosi e altri documenti dal SIIL, aggiungeva USA Today. Tuttavia, il Ministero degli Interni dell’India ha definito “spazzatura” il presunto documento del SIIL che farebbe capire che il gruppo terroristico si prepara ad attaccare l’India per provocare lo scontro con gli Stati Uniti. “E’ spazzatura“, ha detto il segretario unitario della sicurezza interna MA Ganapathy ai giornalisti [15]. Se, infatti, il documento è una frode, solleva seri interrogativi sui legami tra MI6 e CIA e SIIL; considerando che la minaccia apocalittica e il piano di attacco sono emanati dalla stessa fonte sospettata di aver creato la minaccia. Tuttavia, alcuna spiegazione è stata fornita dal Ministero sul perché lo definisca ‘spazzatura’, né una spiegazione è cercata da governi occidentali, agenzie d’intelligence e media che hanno pubblicato un rapporto così delicato e falso travolgendo tutti i media globali in un vortice. D’altra parte il mese scorso, il Ministero degli Interni dell’India annunciava di lavorare a una strategia nazionale anti-SIIL [16]. Molti dati dall’intelligence seguirono dopo la pubblicazione di tali articoli in tutta l’India. Secondo quanto riferito, l’appello radicale del SIIL dilagava in dieci Stati indiani. Il mese scorso un medico inglese è stato arrestato nel Jammu & Kashmir per aver piazzato IED [17]. La polizia ha detto che Baba è un fisioterapista che vive a Londra dal 2006. Era tornato tre mesi prima. Perché i terroristi di al-Qaida e SIIL nel J&K hanno tutti collegamenti con la Gran Bretagna? Ancora più importante, perché tali legami non sono perseguiti dalle agenzie d’intelligence indiane? Sorprendentemente anche i dati dell’intelligence si cui agiamo attivamente sono forniti dagli stessi Paesi. Come potremmo formulare una strategia per orientare le nostre agenzie di sicurezza nel contrastare una minaccia se ignoriamo e non tentiamo nemmeno di capire ciò? Come nel caso di un qualsiasi gruppo terroristico, molti di tali gruppi sono controllati non solo dagli Stati che sponsorizzano il terrorismo, ma da nazioni sponsorizzate dagli Stati che sponsorizzano il terrorismo. Quindi, anche se tutte le prove portano alla frontiera nord-occidentale dell’India, non cerchiamo di sapere chi istiga tali gruppi, le loro azioni, il loro modo di agire e i loro precedenti, che dovrebbero guidarci nel fare ciò che un Paese sovrano neutrale… dovrebbe fare. Ignoriamo totalmente questo aspetto e anche la più rudimentale indagine forense nel nostro approccio agli attentati sui treni a Mumbai (un seguito degli attentati ai treni spagnoli prima degli attentati di Mumbai del 26 novembre) [18]. Speriamo di avviarci in questa nuova direzione.
511G2ANegli ultimi anni del regime di Reagan, la nomenclatura che si adattava agli interessi degli Stati Uniti divenne prassi nel Terzo Mondo. Nel caso delle nazioni oggetto del rollback (ad esempio il Nicaragua), i governi furono definiti terroristi e gli insorti etichettati democratici. Nel caso dei Paesi sostenuti contro le insurrezioni “comuniste” (ad esempio, El Salvador e Filippine), i governi erano chiamati democratici e gli insorti etichettati terroristi.
da Rollback di Thomas Bodenheimer e Robert Gould
Un fenomeno recente emerge dalla dissoluzione dell’era sovietica, se vi è più di un attore geopolitico coinvolto in una qualsiasi nazione presa di mira, come Nigeria, Indonesia o India, la guerra tra gli attori geopolitici si riversa sui Paesi presi di mira. Proprio come nel caso della compagnia delle Indie orientali, ogni volta che i Paesi di origine (Inghilterra, Francia, Olanda, ecc) entravano in guerra in Europa, i loro rappresentanti nelle colonie indiane e africane entravano in guerra. Così ogni volta che un attore geopolitico sente che il proprio territorio è violato in tutti i Paesi presi di mira, allora non esita ad eliminare gli altri o i loro sostenitori nei Paesi bersaglio. A seconda del teatro, tali operazioni di sabotaggio sono chiamate con vari nomi e molti governi le impediscono con varie azioni preventive. Purtroppo in India non c’è uno studio completo sul terrorismo che abbia tale prospettiva. La nostra determinazione eccessiva a concentrarsi sul terrorismo islamico o jihad, anche se adatta al nostro bisogno emotivo, comprende solo meno di un quarto degli atti terroristici perpetrati sul suolo indiano da oltre tre decenni. Sovversione, sabotaggio, attentati, rapimenti, bombardamenti, anche simbolici, anche se fatti da tutti i gruppi terroristici, ci si limita e preoccupa solo del terrorismo jihadista, rendendo inefficace la nostra risposta a tutto il terrorismo e la sua prevenzione in India.47000010.cachedNote
[1] “Terror trial collapses after fears of deep embarrassment to security services”, Richard Norton-Taylor, The Guardian, June 1, 2015.
[2] “Now the truth emerges: how the US fuelled the rise of Isis in Syria and Iraq”, Seumas Milne, The Guardian, June 3, 2015.
[3] “The Red Line and the Rat Line”, Seymour Hersh, London Review of Books, Vol. 36 No. 8, April 17, 2014. Voltaire Network.
[4] Download the DIA August 2012 Report.
[5] “Pentagon report predicted West’s support for Islamist rebels would create ISIS”, Nafeez Ahmed, Insurge Intelligence, May 22, 2015.
[6] “Iraq crisis: Isis ‘has recruited at least 1,500 Britons’ to fight abroad, warns Birmingham MP”, Adam Withnall, The Independent, June 23, 2014,
[7] “Cardiff mosque: We were not involved in radicalisation”, ITV News, June 26, 2015.
[8] “Did this preacher groom the jihadi Britons? Notorious cleric visited mosque where terror brothers worshipped”, Sam Marsden, Jim Norton & Luke Salkeld, Daily Mail, June 22, 2014.
[9] “The jihadist schoolboy dubbed ’Osama Bin Bieber’: Teenager from Coventry ’fighting alongside ISIS terrorists in Iraq and Syria”, Sam Webb, Daily Mail, June 22, 2014.
[10] “Queen’s bank forced to deny that Osama Bin Laden had an account there after 14,000 documents seized from Cayman Islands branch”, Daily Mail, June 23, 2014.
[11] “Leader of Al Qaeda group in Iraq was fictional, U.S. military says”, Michael R. Gordon, The New York Times, July 18, 2007. “Al Qaïda en Irak: faut-il croire George Bush ou ses généraux?“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 25 juillet 2007.
[12] “Kevin J. Bergner, Special Assistant to the President and Senior Director for Iraq”, Biography, The White House, 2007.
[13] “Britain warns India of possible terror attack by ISIS”, The Indian Express, January 20, 2015.
[14] “Islamic State recruitment document seeks to provoke ’end of the world’”, Sara A. Carter, USA Today, and American Media Institute, July 28, 2015.
[15] “ISIS document on attacking India rubbish: Home Ministry”, India Today, July 29, 2015.
[16] “Government plans several strategies to counter ISIS threat to India”, PTI Agency, August 1, 2015.
[17] “British doctor arrested in J&K for ’planting IEDS’”, Naseer Ganai, Daily Mail India, August 3, 2015.
[18] “Globalized Terror In A Liberalized World”, Great Game India, July 1, 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia sbarca nella tenda dell’UE

MK Bhadrakumar Indian Punchline 26 febbraio 2015

WireAP_22239a7bc3094190bd426dca41294cb2Il significato dell’accordo firmato a Mosca che consente alle navi della Marina russa si sostare nei porti a Cipro si può prestare a nozioni esagerate su un patto militare tra i due Paesi, certamente non è così. D’altra parte, il profondo significato dell’accordo in termini politici, e la visita del presidente cipriota Nicos Anastasiades a Mosca, non può essere trascurato a Washington e capitali europee, in particolare Bruxelles dove ha sede l’Unione europea. In termini strategici, l’accordo non significa che la Russia stabilisce basi navali a Cipro. L’accordo prevede solo supporto giuridico alle navi della Marina russa che fanno scali regolari a Cipro. In termini militari, tuttavia, la Marina militare russa avrà sempre garantito tale accesso quando la sua unica base di manutenzione sembra essere Tartus, in Siria, coinvolta nel profondo continuo travaglio. In poche parole, le operazioni nel Mediterraneo della Flotta del Mar Nero avranno solide basi, con il sostegno di Cipro. Allo stesso modo, la Russia crea la cooperazione militare con un Paese in cui la Gran Bretagna ha una base militare. Ci sono notizie secondo cui anche la Cina parlerà con Cipro per avere strutture simili a quelle che la Russia si è assicurata. Tuttavia, molto più della cooperazione militare russo-cipriota è presente. La visita di Anastasiades a Mosca ha anche un enorme aspetto geopolitico in cui molte correnti trasversali operano. Per cominciare, Cipro è un Paese membro dell’UE che rafforza i legami con la Russia, attualmente bersaglio delle sanzioni dell’UE. Anastasiades, infatti, ha provocatoriamente messo in discussione la logica delle sanzioni occidentali contro la Russia.
Negli ultimi quindici giorni Cipro è diventato il secondo Stato membro dell’Unione europea, dopo la visita del Presidente Vladimir Putin in Ungheria, a mostrare pubblicamente dissenso e risentimento verso le sanzioni occidentali, sponsorizzate dagli USA, contro la Russia. Come l’Ungheria, anzi, molto più dell’Ungheria, Cipro ha forti ragioni per assicurarsi la cooperazione con la Russia. Circa l’80% degli investimenti esteri a Cipro è russo. Mosca ha dato un grosso aiuto a Cipro nel superare la crisi finanziaria, fornendo un prestito di 2,5 miliardi di euro nel 2011 (e questa settimana ha tagliato il tasso di interesse annuo dal 4,5% al 2,5%, oltre a prorogare il periodo di riscatto dal 2016 al 2018-2021), oltre ad aiutare Cipro ad organizzare con successo la sua prima emissione di Eurobond sovrani, dopo la crisi, per 750 milioni di euro. Si stima che il denaro che fluisce dalla Russia a Cipro superasse i 200 miliardi di dollari nel periodo 1994-2011. La qualità del rapporto russo-cipriota appare evidente nei commenti di Putin ai media a Mosca, mentre dava il benvenuto ad Anastasiades. In fondo sarà dura per Washington, nel prossimo periodo, radunare i Paesi dell’UE nella strategia di contenimento degli Stati Uniti contro la Russia. L’emergere del governo di sinistra in Grecia (mentore di Cipro), accreditato di forti legami con ideologi russi, già irrita Washington. Ungheria e Grecia sono anche membri della NATO. Così in effetti anche la Turchia, che si è anche avvicinata a Mosca negli ultimi anni quasi in proporzione diretta con le tensioni apparse nel rapporto tra Washington e Ankara. In effetti, ad uno sguardo più attento, un ambito di grande complessità compare, suggerendo che tagliare il cordone ombelicale che lega la Russia ‘post-sovietica’ all’Europa sarà un compito titanico per la diplomazia degli Stati Uniti. Ma non per questo mancano tentativi, come testimonia l’ultimo sforzo della burocrazia dell’UE, sostenuto dagli Stati Uniti, d’integrare il mercato energetico del blocco con il singolare intento di ‘centralizzare’ e controllare i legami energetici della Russia con i singoli Stati membri. Ma il punto è che la Russia diventa un attivo globalizzatore, battendo gli Stati Uniti nel loro gioco, ed intende continuarvi.
Tornando alla partnership russo-cipriota, alcuni altri modelli di politica regionale vanno notati. Innanzitutto i legami energetici. Cipro possiede vasti giacimenti di gas naturale offshore non sfruttati nel Mediterraneo orientale. Le compagnie petrolifere russe sperano di entrate nel settore energetico di Cipro, attualmente dominato da aziende statunitensi. Anastasias ha chiaramente invitato le aziende energetiche russe a parteciparvi. Ora, i giacimenti di gas di Cipro sono contigui alla zona economica della Siria, che ha anche giacimenti di idrocarburi non sfruttati. I giacimenti di gas ciprioti e israeliani s’intersecano, come per Qatar e Iran. L’esportazione del gas di Cipro in Europa sarebbe una priorità statunitense con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dell’Europa dalla Russia. D’altra parte, il tracciato del gasdotto ideale da Cipro passerebbe per la Turchia, con cui Cipro non ha rapporti dall’occupazione del nord di Cipro da parte turca nel 1974. Washington incoraggia profondamente la riconciliazione turco-cipriota, i colloqui sono ripresi all’inizio di febbraio dopo due anni di pausa, ma l’opinione pubblica cipriota è fortemente contraria ad accettare la presenza della Turchia nel nord di Cipro. La situazione di stallo è difficile da rompere. Ciò richiederà alla Russia d’intervenire come partner energetico di Cipro. La Russia inoltre sostiene i colloqui con la Turchia sul nuovo gasdotto dal Mar Nero (sostituendo il South Stream, che Mosca ha sommariamente abbandonato) ai Paesi dell’Europa sud-orientale. Chiaramente, la politica energetica della regione del Mediterraneo orientale avanza e la Russia vi è presente quasi ovunque. Tutto sommato, dopo essersi assicurato una posizione di forza in Ucraina, la Russia torna sulla scena mondiale raccogliendo i fili tralasciati. La visita di Putin in Egitto e quella di Anastasiades a Mosca indicano che la diplomazia russa non è sulla difensiva, né che la Russia sia impantanata in Ucraina.TURKEY-RUSSIA-SYRIA-CONFLICT-DIPLOMACYTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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