Come Blackwater ed Emergency traghettano migranti in Italia

Gefira 11/10/2016 – Newropeans

Regina e Chris Catrambone

Regina e Chris Catrambone

MOAS è l’acronimo di Stazione di aiuto ai migranti in mare aperto. Si tratta di un’organizzazione non governativa con sede a Malta che si è posto il compito di pattugliare il Mediterraneo e salvare persone in alto mare, recuperandole da gommoni, zattere e barche sul Phoenix, il peschereccio della MOAS, una nave completa di droni per sorvegliare le acque, traghettando i migranti per miglia, dalle coste libiche alla Sicilia. L’organizzazione è gestita da Chris Catrambone (35) e sua moglie Regina. Chris Catrambone, statunitense della Louisiana diplomato al college, gestiva un ristorante su un battello a vapore ed ha lavorato presso il Congresso degli Stati Uniti a Washington DC, prima di lavorare come investigatore assicurativo. In tale veste fu inviato nei luoghi più pericolosi del mondo, come ad esempio Iraq e Afghanistan. Dopo aver fatto abbastanza esperienza, e accidentalmente sopravvissuto all’uragano Katrina in Louisiana nel 2005, l’anno dopo Chris Catrambone fondava il Tangiers Group, azienda globale specializzata in “Servizi di assicurazione, assistenza di emergenza, gestione dei sinistri sul campo ed intelligence“(1)). Inizialmente operava dagli Stati Uniti, ma per gestire meglio l’azienda in espansione trasferiva le attività in Italia (dove incontrava la futura moglie) e poi a Malta. È qui che nel 2013 Chris Catrambone fondò la Migrant Offshore Aid Station (MOAS) per assistere la popolazione del terzo mondo ad attraversare il mare in cerca di una vita migliore. Catrambone e la moglie si dice che abbiano speso 8 milioni di dolari propri per tale fine, perché, come il fondatore della MOAS ha confessato, anche lui, una volta che perse la casa a causa di Katrina, capì la situazione degli altri.
ianIan Ruggier è un membro del consiglio della MOAS. Questi un tempo fece scalpore a Malta con un piano volto a frenare i migranti in rivolta a Malta. Le unità di polizia circondarono la folla, ed isolarono e colpirono i capi per evitare ulteriori dimostrazioni. Eppure qualcosa andò storto e fallì, con le organizzazioni pro-immigrati che fecero enorme clamore e i tribunali che se ne occuparono (2). Dopo 25 anni di servizio, Ian Ruggier ha trovato lavoro nella MOAS: incaricato di contenere i migranti ora è passato dalla loro parte: Saulo divenne Paolo. Forse.
Ma che succede se Ian Ruggier è soltanto l’uomo il cui compito è garantire che i migranti soccorsi o infiltrati in Europa non finiscano a Malta? Perché le barche della MOAS sono di stanza a Malta, da dove operano. Una volta caricati di immigrati, salpano dal porto di La Valletta verso l’Italia per scaricarvi il carico umano. Robert Young Pelton è consulente strategico della MOAS (3), fondatore di Migrant Report (4) e proprietario della Dpx (Posti estremamente pericolosi) Gear, che vende coltelli da guerra (5) per chi si reca nelle zone di conflitto da cui, stranamente, provengono le persone che si suppone MOAS e Migrant Report dovrebbero aiutare. Come giornalista free-lance ha incontrato Eric Prince, il fondatore della Blackwater, la società militare privata statunitense (mercenari) impegnata in operazioni in Afghanistan e Iraq; per inciso, la Blackwater è stata impiegata anche in Louisiana, durante l’uragano Katrina: Chris Catrambone era capitato lì proprio in quel momento. Robert Young Pelton ha incrociato Eric Prince su questioni finanziarie.
Ma tornando a Chris Catrambone. Un giovane laureato e dipendente, costituisce una società (Tangiers Group) che estende rapidamente le attività in oltre cinquanta Paesi, comportando profitti per milioni da potersi creare l’ente di beneficenza che si chiama MOAS. MOAS impiega uomini che contemporaneamente possono intervenire presso le aziende militari private o essere incaricati di frenare l’afflusso di persone che cercano di attraversare il Mediterraneo. Tale organizzazione non-governativa non è in concorrenza con i governi europei nel recupero dei migranti: piuttosto li integra, un riconoscimento per cui il suo fondatore riceve premi. (6)
aaeaaqaaaaaaaak Alcune domande sorgono. Come ha fatto Chris Catrambone ad accumulare tale fortuna, così giovane, sul mercato delle assicurazioni? (7) È il suo ente di carità è solo un’espressione delle proprie convinzioni personali? Persegue scopi politici? Il suo Tangiers Group opera nelle zone di guerra: è un puro caso? Lavorò presso il Congresso degli Stati Uniti a Washington DC. Alcuni suoi collaboratori spuntano nelle stesse zone pericolose dove opera Tangiers Group. Anche qui un puro caso? Sembra che ci sia una stretta relazione tra MOAS, marina maltese ed esercito statunitense. MOAS è guidata da un ufficiale di marina noto per il duro trattamento inflitto agli immigrati; fu promosso partner commerciale della Blackwater, ben nota per le azioni spietate contro i civili e di proprietà di una persona che ha fatto fortuna sfruttando le operazioni militari statunitensi in Afghanistan, Africa del Nord e Medio Oriente. Lo stesso denaro, in un modo o nell’altro, guadagnato creando caos in Africa e Medio Oriente, provocando la crisi dei rifugiati, viene ora usato per spedire migliaia di africani senza documenti nel cuore dell’Europa, causando problemi in Italia, Francia, Grecia e Germania. Non si può fare a meno di chiedersi se quelli della MOAS siano onesti salvatori o compiano la missione di destabilizzare ancora di più l’Europa.tumblr_nh96xy1z101u6emqdo1_1280

 Robert Young Pelton in Afganistan nel 2001, durante l'invsione degli USA. Qui era circodanto dai guerriglieri dell'Alleanza del Nord, il fronte di cui era leader il potente narcotrafficante afgano Ahmad Shah Masud, grande amico di Gino Strada. C'è un nesso? Pelton era presente

Robert Young Pelton in Afganistan nel 2001, durante l’invsione degli USA. Qui era circondato dai guerriglieri dell’Alleanza del Nord, il fronte di cui era leader il potente narcotrafficante afgano Ahmad Shah Masud, grande amico di Gino Strada. C’è un nesso?

Robert Young Pelton, in Iraq assieme agli amici della Blackwater

Robert Young Pelton, al centro, in Iraq assieme agli amici della Blackwater. Pelton è “consigliere strategico” dell’ente immigrazionista MOAS con cui Emergency di Gino Strada ha stretto forti legami.

Riferimenti
1. Christopher Catrambone, My Story.
2. Come l’esercito ha sbagliato, Times of Malta, 19/12/2005, un ufficiale responsabile della disastrosa gestione delle proteste, Malta Today 16/11/2007.
3. Robert Young Pelton: Aid Station Migrant Offshore (MOAS) e la crisi dei rifugiati dalla Siria.
4. Migrant Report
5. Dpx Gear
6. MOAS, giovane eroe tra coloro onorati nel giorno della Repubblica, 13/12/2015 Malta Today 2015/12/13.
7. “Avevo un patrimonio netto di 10 milioni di dollari prima di compiere trent’anni. (…) Non sono cresciuto nel denaro o nel lusso. Ho costruito tutto quello che ho da zero, attraverso il duro lavoro e la dedizione. Ad un certo punto, ho cominciato a vedermi arrabbattarmi tra questioni sui soldiPhoenix Rising.

Il sodalizio tra MOAS ed Emergency risale al 2011?

Il sodalizio tra MOAS ed Emergency risale al 2011?

La MOAS usa droni da ricognizione.

La MOAS usa droni da ricognizione di origine militare per le operazioni di ‘recupero’ di migranti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le ONG contrabbandano immigrati in Europa?

Qualcosa di molto strano accade nel Mediterraneo
GefiraSouth Frontjason_florio_moas-eu-8604Per due mesi, utilizzando marinetraffic.com, abbiamo monitorato i movimenti delle navi di proprietà di un paio di organizzazioni non governative e, utilizzando i dati di data.unhcr.org abbiamo tracciato l’arrivo quotidiano di immigrati africani in Italia. Abbiamo scoperto di essere testimoni di una grande truffa e di un’operazione di traffico illegale di esseri umani. ONG, contrabbandieri e mafia in combutta con l’Unione europea hanno spedito migliaia di clandestini verso l’Europa con il pretesto di salvarli, assistiti dalla guardia costiera italiana che ne coordina le attività. I trafficanti di esseri umani contattano la guardia costiera italiana per ricevere aiuto e raccogliere i loro dubbi carichi. Le navi delle ONG vengono dirette sul “luogo del soccorso”, anche se è ancora in Libia. Le 15 navi che abbiamo osservato sono di proprietà o affittate da ONG viste regolarmente salpare dai porti italiani in direzione sud, fermarsi a poche miglia dalle coste libiche, prendere il carico umano a bordo e naturalmente rientrare per 260 miglia in Italia, anche se il porto di Zarzis, in Tunisia, è solo a 60 miglia di distanza dal punto di salvataggio. Le organizzazioni in questione sono: MOAS (Migrant Offshore Aid Station), Jugend Rettet, Stichting Bootvluchting, Medici Senza Frontiere, Save the Children, Proactiva Open Arms, Sea-Watch.org, Sea-Eye e Life Boat.
Le vere intenzioni dietro le ONG non sono chiare. Il loro movente può essere il denaro, che non sorprenderebbe se si rivelasse essere così. Possono anche essere politicamente pilotati; le attività dell’organizzazione di Malta, MOAS, che traffica persone in Italia, è la migliore garanzia che i migranti non appaiano sulla rive maltesi. MOAS è gestita da un ufficiale della marina maltese ben noto per maltrattamenti ai rifugiati (1). E’ anche possibile che tali organizzazioni siano gestite da ingenui “buonisti” che non sanno di servire da magnete per le persone provenienti dall’Africa e quindi, volenti o nolenti, causare altri morti, per non parlare delle azioni per destabilizzare l’Europa. Per quanto nobili siano le intenzioni di tali organizzazioni, sono criminali, come la maggior parte dei migranti che non può ricevere asilo, finendo per strada a Roma o Parigi, minando la stabilità in Europa aumentando le tensioni sociali a sfondo razziale. Bruxelles ha creato una legislazione particolare per proteggere i trafficanti di esseri umani dalle accuse. In una sezione dedicata a una risoluzione UE, intitolata Ricerca e salvataggio, il testo afferma che “proprietari privati di navi e organizzazioni non governative che assistono i salvataggi nel Mediterraneo non dovrebbero rischiare punizioni per tale assistenza“. (2)
Nei due mesi di osservazione, abbiamo monitorato almeno 39000 africani illegalmente contrabbandati in Italia con il pieno consenso delle autorità italiane ed europee.

Le navi utilizzate dalle ONG al largo delle coste libiche© Moas 2015 - Image Peter MerciecaLa Phoenix è una delle due navi della MOAS. La nave è regolarmente avvistata nelle acque territoriali della Libia. È registrata in Belize, Sud America. Tuttavia, la nave è di proprietà di maltesi che trasportano gli immigrati in Italia. Sito web: MOASfoto-emergencyLa Topaz Responder, un vascello di soccorso di 51 metri, ospita 2 lance di soccorso ad alta velocità. La nave è gestita assieme a MSF (e ad Emergency di Gino Strada. NdT). È uno dei tre traghetti che trasportano centinaia di persone alla volta. La nave è registrata nelle Isole Marshall. Sito web: MOAS
3x340630-k09c-600x337nwz-onlineLa Iuventa è registrata nei Paesi Bassi ed è di proprietà della ONG tedesca Jugend Rettet. Sito web: Jugend Rettet.stichting-bootvluchting2La Golfo Azzurro è utilizzata dall’olandese ‘Boat Refugee Foundation‘. Golfo Azzurro opera sotto la bandiera di Panama. La Fondazione trasporta rifugiati con la nave a un prezzo simbolico. Sito web: Bootvluchteling.Dignity I ready to bolster operations in the Mediterranean SeaLa Dignity 1 è registrata a Panama. Crediamo che la nave appartenga a Medici Senza Frontiere. Sito web: MSF.
msf147678La Bourbon Argos, nave di Medici Senza Frontiere. È una delle tre navi utilizzate per trasportare persone tratte da imbarcazioni più piccole in Italia. La nave è attualmente registrata in Lussemburgo. MSF2016-02-19t173113z_737741010_lr1ec2j1cnqnj_rtrmadp_3_europe-migrants-france_0La Aquarius è una delle tante navi gestite da Medici Senza Frontiere. È registrata a Gibilterra. Sito web: MSF.
eni-hires-vroons-vos-hestiaLa nave di ricerca e soccorso Vos Hestia, noleggiata da Save The Children, come molti vascelli delle ONG. è supervisionata dal sito della Guardia Costiera italiana: Save the Children. livio-lomonaco-oscar-camps-badalona_1597050523_29619824_3189x2126L’Astral della Proactiva Open Arms. Abbiamo individuato l’Astral molte volte nelle acque territoriali libiche. La nave è scomparsa regolarmente dal monitoraggio dei siti web AIS. Sito web: Proactiva Open Arms.seawatch1La Sea-Watch I è di proprietà di un’organizzazione di Berlino che collabora con Watch The Med, rete transnazionale di persone che combattono il regime di frontiera europeo, e chiedono il passaggio libero e sicuro per l’Europa. Sito web: Sea-Watch.
sea-watch_2_elbe-18-von-39-1La Sea-Watch II è di proprietà di un’organizzazione di Berlino che collabora con Watch The Med, rete transnazionale di persone che combattono il regime di frontiera europeo, e chiedono il passaggio libero e sicuro per l’Europa. Sito web: Sea-Watch.

L’Audur è registrata nei Paesi Bassi. Non sappiamo a chi appartenga.sea-eye_0_1314947-940x1000La Sea-Eye è di proprietà della Sea-Eye-eV. Michael Buschheuer di Regensburg, in Germania, un gruppo di familiari e amici che ha fondato l’organizzazione non-profit di soccorso in mare. Sito web: Sea-Eye.

Lo Speedy è un motoscafo di proprietà della Sea-Eye-eV, ma è stato confiscato dal governo libico. Sito web: Sea-Eye.
minden-ausgedienter-seenotrettungskreuzerLa Minden è una scialuppa di salvataggio di proprietà di un’organizzazione tedesca. La nave è attualmente registrata in Germania. Sito web: Lifeboat.

Altre informazioni:
Ad ottobre abbiamo scoperto che quattro ONG raccolgono persone nelle acque territoriali libiche. Abbiamo la prova che questi contrabbandieri comunicano in anticipo le loro azioni alle autorità italiane. Dieci ore prima che gli immigrati lascino la Libia, la guardia costiera italiana dirige le ONG sul luogo di “salvataggio”: il completo resoconto “Colti sul fatto: le ONG gestiscono il traffico di migranti
L’organizzazione MOAS ha stretti legami con il famoso contractor militare degli Stati Uniti Blackwater, con l’esercito degli Stati Uniti e la marina maltese (e ricordo, anche con Emergency di Gino Strada). Resoconto: “Gli statunitensi della MOAS traghettano i migranti in Europa“.
Vi è una relazione completa sulle navi coinvolte: “L’Armada delle Ong che opera al largo delle coste della Libia” e come le persone sono incoraggiate a venire in Europa: “La strada della morte per l’Europa promossa sul web“.

Le ONG pro-immigrazionismo, impiegano materiale militare, come questo drone di fabbricazione tedesca.

Le ONG pro-immigrazionismo impiegano materiale militare, come questo drone di fabbricazione tedesca.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La vendetta di Gheddafi si avvicina

Tunisie Secret 12 novembre 2016

Dalla distruzione della Libia da parte del barboncino di Obama, Nicolas Sarkozy, e del cammello di Hillary, Hamad del Qatar, non ci sono più sicurezza, leggi o soldi. Un terzo dei libici, quasi 3 milioni, è rifugiato in Tunisia, Egitto, Africa ed Europa. Inoltre lo SIIL è ben consolidato in Libia, le milizie islamiste governano gran parte del Paese con terrore, saccheggio e traffico di ogni tipo. Una situazione caotica che ha favorito il ritorno in scena dei gheddafisti. Per la rivista Middle East Eye, Mathieu Galtier analizza questi sviluppi.

15170994Alla deriva da cinque anni, la Libia non ha ancora alcun modello politico permanente. Risultato, gli sconfitti di ieri rientrano nel gioco politico.
La situazione in Libia è così caotica che il neologismo “libianizzazione” prende piede. La combinazione fatale è tra balcanizzazione, divisione dello Stato in zone autonome, e somalizzazione, fallimento del governo a vantaggio delle milizie. Attualmente, il Paese ha tre governi. Negli ultimi cinque anni, la Libia ha vissuto due elezioni generali, un colpo di Stato abortito, l’arrivo dello Stato Islamico (SI) e conflitti etnici a bassa intensità. La crisi è tale che sempre più libici chiedono il ritorno della Jamahiriya (Stato delle masse) creato da Muammar Gheddafi. “Vogliamo liberare la Jamahiriya vittima del colpo di Stato della NATO”, afferma subito Franck Pucciarelli a Middle East Eye, un francese che vive in Tunisia ed è portavoce di un gruppo che riunisce i sostenitori dei comitati rivoluzionari libici e internazionali, che agisce da cinghia di trasmissione dell’ideologia di Gheddafi. Ha spiegato che i membri sono attivi dal 2012 dentro e fuori il Paese. L’organizzazione conterebbe 20000 aderenti in Libia e da 15-20000 ex-militare esiliati sarebbero pronti ad attivarsi. “Possiamo organizzare una rivolta popolare e se il caos prevarrà in Libia, sarà grazie alle nostre azioni”, dice il portavoce. Ahmad, ex-dirigente presso il Ministero degli Esteri, oggi residente in Tunisia, è più misurato. “Abbiamo approfittato dell’instabilità per tornare, ma non abbiamo fatto nulla, dice a MEE. I libici e la comunità internazionale dovranno semplicemente rendersi conto che la Libia non può che essere governata che solo con la Jamahiriya”.

Tre tipi di gheddafisti
I due uomini si concentrano sull’organizzazione politica del Paese dopo la riconquista del potere: un referendum, o plebiscito, per il ritorno della Jamahiriya con la presenza della comunità internazionale per sorvegliarlo. Uno Stato delle masse modernizzato con un Senato che rappresenti le tribù, una camera e soprattutto una costituzione, assenti con Muammar Gheddafi. Uno scenario a cui sorride Qashana Rashid, direttore del Centro del Nord Africa per lo Studio sulla Libia, che ammette una ripresa solida dell’ideologia verde (il colore della Jamahiriya): “Il ritorno del vecchio regime si comprende soprattutto grazie al fallimento della transizione post-rivoluzionaria. Ed è proprio su questo fallimento che puntano gli ideologi gheddafisti per tornare in gioco, non il genuino sostegno popolare. I gheddafisti non potranno mai tornare al potere, ma avranno un peso significativo nelle alleanze strategiche nel futuro della Libia“. Mattia Toaldo, specialista dalla Libia del Consiglio europeo sulle relazioni internazionali, distingue tre tipi di gheddafisti: i sostenitori di Sayf al-Islam, figlio prediletto di Gheddafi, trattenuto dal 2011 nella città di Zintan, nell’ovest; i sostenitori del maresciallo Qalifa Balqasim Haftar, nell’est del Paese; e gli ortodossi della Jamahiriya. Franck Pucciarelli e Ahmad sono nell’ultima categoria, la più dura. Coloro che seguono Haftar hanno approfittato dell’amnistia approvata dal parlamento di Tobruq per i responsabili dei crimini durante la rivolta del 2011. Un testo che ha lo scopo di riportare gli esuli, tra 1,5 e 3 milioni, in maggioranza gheddafisti rifugiati in Tunisia e in Egitto. Il clan di Sayf al-Islam è probabilmente meglio strutturato e riunisce alcuni ortodossi. Anche se condannato a morte il 28 luglio 2015 in contumacia, a Tripoli, Sayf al-Islam vive ancora a Zintan. Ufficialmente prigioniero delle milizie locali, ha condizioni di detenzione molto tenue: circolerebbe liberamente in città e comunicherebbe molto con l’applicativo per la telefonia via Internet Viber.

Sayf al-Islam sta meglio del fratello Sadi
Fino a poco prima oscuro, il suo futuro è stato rilanciato indirettamente dai messaggi di posta elettronica di Hillary Clinton, rivelati da Wikileaks, e dal rapporto del parlamentare Crispin Blunt. deputato conservatore, pubblicato a settembre, che ritraggono Sayf el-Islam da moderato possibilmente pronto a partecipare alla transizione democratica dopo suo padre. “Il coinvolgimento di Sayf Gheddafi avrebbe, forse, permesso a Lord Hague (ministro degli Esteri nel 2010-2014) di sostenere Mahmud Jibril e Jalil Abdul nell’attuazione della riforma in Libia senza dover sostenere i costi politici, militari ed umani del cambio di regime, ma non lo sapremo mai. Tali possibilità, tuttavia, avrebbero dovuto essere prese seriamente in considerazione, allora“, afferma il rapporto di Londra. I gheddafisti hanno buon gioco nell’evidenziare il profilo moderato ed istruito di Sayf al-Islam, laureatosi alla London School of Economics. Prevale sul fratello Sadi, imprigionato a Tripoli, divenuto religioso. I fratelli Hanibal, Muhamad e Aysha e la madre Safia esprimono silenzio dall’Oman, fin dall’ottobre 2012, dopo aver invocato dall’Algeria la contro-rivoluzione violenta, nei primi mesi dalla morte di Muammar Gheddafi. Non è questione se Sayf al-Islam prenda il potere apertamente, almeno per il momento, ma di manovrare nell’ombra per la riconfigurazione politica del Paese. Molte tribù nell’ovest temono l’avanzata di Haftar sostenuta dalle tribù orientali, a cominciare dalla gente di Zintan, anche se ufficialmente alleata del maresciallo. Ma oggi, la Tripolitania è divisa tra un gruppo islamisto e un governo di unità nazionale (GNA) debolissimo, nonostante il riconoscimento della comunità internazionale.

I gheddafisti invitati per la prima volta alle Nazioni Unite
Sayf al-Islam potrebbe essere la figura unitaria contro la Cirenaica, regione orientale della Libia, in piena avanzata grazie alle vittorie di Haftar. Sul terreno, i segnali positivi sono sempre più a vantaggio del figlio dell’ex-guida. Nel settembre 2015, il sedicente Consiglio supremo delle tribù libiche sceglieva Sayf al-Islam come legittimo rappresentante del Paese. Questo consiglio raccoglie essenzialmente le tribù fedeli a Gheddafi e non hanno peso istituzionale, ma il simbolismo è forte. Dalla primavera, Ali Qana, l’ex-capo dell’esercito nel sud con Gheddafi, lavora per la creazione di un esercito del Fizan (regione nel sud della Libia), i cui dati sono difficili da quantificare al momento. Ali Qana ha già annunciato che il suo gruppo non si affilierà a Tripoli o Tobruq, ma solo a un potere che riconoscerà la legittimità della Jamahiriya. Ad agosto, per la prima volta, l’ONU invitava dei noti gheddafisti, tra cui un ex-presidente del Congresso del Popolo (equivalente al parlamento nella Jamahiriya) per discutete sulla soluzione politica ed economica della crisi.

“Questo Paese è diventato una barzelletta”
La popolazione comincia anche a confrontare presente e passato, favorendo il passato. Nella banca Jamhoriya di Tripoli, Mahmud Abdalaziz aspetta da due ore di prendersi i 500 dinari (327 euro), permessi un paio di giorni a settimana. Le riserve valutarie sono calate da 107,6 miliardi nel 2013 a 43 miliardi a fine 2016. Sul mercato nero, il dollaro è scambiato a 5,25 dinari. “Questo Paese è diventato una barzelletta: c’è la guerra civile totale, non ci sono soldi e la migliore carriera possibile è aderire a una milizia“, denuncia Mahmud Abdalaziz a MEE, comunque grato alla rivoluzione per la libertà di critica, che sarebbe stata impossibile con Gheddafi, ammettendo tuttavia che si stava meglio prima, perché “la sicurezza è meglio della libertà”. Le milizie più rivoluzionarie di Tripoli hanno capito il pericolo di permettere che questa nostalgia dilaghi. A giugno uccisero a Tripoli dodici lealisti libici che avevano appena terminato la detenzione per crimini commessi nel 2011.14572990Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli imperialisti minacciati dall’avanzata dell’esercito nazionale in Libia

Alexandra Valiente, Jamahiriya News Agency, 12 settembre 2016

3_506Il 22 agosto, venivano attuati i piani per catturare i giacimenti petroliferi e i porti controllati dalle guardie delle installazioni petrolifere di Ibrahim Jadhran, alleato del governo di accordo di Tripoli, operando sotto il comando della guardia nazionale del Consiglio di Presidenza (LIFG). Per preparare la via alla liberazione della mezzaluna del petrolio, lo sceicco Salah Alatyush diede un severo monito agli uomini di Jadhran. “Chiedo alla gente della mia tribù di assicurarsi che nessuno abbia un figlio nelle guardie delle installazioni petrolifere… e gli consigli di ritornare in seno alla tribù… Siamo con l’esercito nazionale guidato da Qalifa Balqasim Haftar, con il Parlamento guidato da Salah e il governo da esso emanato e siamo in Cirenaica che non riconosce legittimità al Consiglio di presidenza”. Nel 2013 Ibrahim Jadhran dichiarò guerra al GNC di Tripoli, annunciando l’autonomia e il ritorno della Cirenica ai confini regionali del 1963. Con l’annuncio di Salah Alatyush, non solo le ambizioni politiche di Jadhran venivano annientate, ma la trama imperialista per dividere la Libia veniva sventata. Le Forze armate libiche lanciavano l’attacco strategico alle installazioni petrolifere. I bombardamenti aerei furono immediatamente seguiti dall’assalto di terra. In poche ore i giacimenti petroliferi e i porti erano saldamente sotto controllo. Nell’appello dopo la vittoria, lo sceicco Salah Alatyush diede assicurazioni a Jadhran che se si arrendeva, sarebbe stato trattato bene. Esortava i dipendenti delle installazioni petrolifere a cooperare nel consegnare gli impianti di Aghedabia alle forze armate, ammonendo ad astenersi da ulteriori sedizioni e spargimenti di sangue e di tornare a casa. La vittoria fu umiliante per il Consiglio di Presidenza sostenuto dall’ONU e dalle nazioni straniere che sostengono il regime fantoccio. Fayaz al-Saraj era a un vertice in Italia, quando la notizia della vittoria dello LNA lo raggiunse. Chiaramente scosso, tornò a Tripoli per valutare i danni e salvare ciò che poteva della reputazione sua e del regime appoggiato da Nazioni Unite e NATO.
Dopo mesi in cui il governo di accordo dava spettacolo nella battaglia a Sirte, sotto il comando di al-Qaida e LIFG, in cui centinaia di combattenti di Misurata morirono e lo SIL lasciava la città in modo concertato, alla ricerca di una nuova base, la Forze Armate libiche, ostacolate dalle sanzioni internazionali, si dimostravano la forza più efficace nel Paese, in grado di sconfiggere gli eserciti terroristici, assicurare le risorse della Libia al popolo, ripristinare lo stato di diritto e proteggere la popolazione civile. Il potere delle tribù va considerato. Questa vittoria fu ottenuta con l’alleanza tra esercito nazionale libico e leader tribali. Mentre Nazioni Unite ed interlocutori stranieri continuano a escludere le tribù, questa vittoria dimostra che nulla di utile al popolo libico avviene senza la loro cooperazione. Tuttavia molti vertici delle Nazioni Unite ospitati in nome della riconciliazione nazionale, non hanno alcun potere o autorità. Sforzi, dichiarazioni ed accordi politici sono respinti come irrilevanti, illegittimi, interferenze indebite negli affari sovrani della Libia; l’ultimo rimprovero del Consiglio supremo delle tribù libiche rispondeva alla riunione di Tunisi a settembre. Il vero dialogo libico è l’unico per il popolo e le tribù libici. Oggi i governi di Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti rilasciavano una dichiarazione congiunta che condanna la vittoria dell’esercito libico, chiedendo che le forze armate legittime si ritirino immediatamente e senza precondizioni, affermando falsamente che l’infrastruttura energetica è in pericolo e che solo il loro regime cliente di Tripoli dovrà controllare le ricche riserve della Libia. In una dichiarazione rilasciata l’11 settembre, il Comando Generale delle Forze armate libiche chiariva assolutamente che la produzione ed esportazione del petrolio continuerà sotto il controllo della National Oil Corporation (NOC) e che il loro ruolo si limiterà a proteggere le strutture da ulteriori tentativi delle milizie terroristiche di trarre profitto illecitamente dalla vendita delle risorse della Libia. “Zuaytina, Ras Lanuf, Briqa e Sidra sono sotto la protezione della Forze armate libiche responsabili della protezione della vita del popolo da sabotaggi e corruzione. Mentre l’esercito continuerà a proteggere impianti e porti, la responsabilità delle operazioni è della National Oil Corporation, dato che questo compito ricade sotto la giurisdizione civile. Si assicura il popolo libico che le azioni sono volte a ripristinarne il controllo su risorse e destino, alleviando le sofferenze del popolo consentendogli di beneficiare pienamente dalla ricchezza generata dalle proprie risorse sovrane. Il Comando Generale ha esortato le autorità legittime ad assumersi immediatamente le responsabilità, in conformità alla normativa vigente. Le nazioni imperialiste non rinunciano alle ambizioni neocoloniali senza combattere. Infatti oggi, vi sono richieste per un urgente intervento militare straniero per strappare il controllo della mezzaluna del petrolio alle legittime Forze armate, rimettendole di nuovo ad al-Qaida-LIFG”.
Ciò che è chiaro da questa vittoria è che le potenze neocoloniali hanno meno amici e molto meno potere in Libia di quanto pensassero, quindi la scarsa influenza che hanno è stata notevolmente ridotta da tali sfida ed affermazione di sovranità. Che la liberazione dell’esercito libico della mezzaluna petrolifera abbia colto la NATO di sorpresa rivela anche l’inadeguatezza dell’intelligence straniera, presumibilmente onnipotente, di fronte ai vertici strategici di un popolo che non sarà mai soggiogato. La vittoria è l’inizio di una serie di sorprese per l’impero mentre, fase per fase, i complotti contro il popolo libico vengono svelati e sconfitti, e le forze di occupazione straniere e i loro tirapiedi battuti.libya-map-aiTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libro: Racconti dalla tenda di Muammar Gheddafi

copertina definitiva tigani.qxdTitolo: Racconti dalla tenda e altre riflessioni
Autore: Muammar Gheddafi
ISBN: 9788874427246
Prezzo: € 12,00
Anno: 2016
Pagine: 120
Editore: Armando Siciliano

Nella sofisticazione della Realtà capovolta, il demenziale “ribelle colorato” devoto al Califfo anglo-amerikano – che in­scena sgozzamenti sacrificali in video hollywoodiani per lo spaccio occidentale – diventa alibi e spada parodistica nello scannamento del Cinghiale. Il Cinghiale è il ribelle vero, il dissidente, l’incontrollados, perfino il Capo di Stato che nello spet­tacolo imperialista è da decenni rappresentato come cane rabbioso e mente diabolica dell’Asse del Male! (Reagan dixit, l’attore-presidente Usa). Gheddafi era odiato dai banditi imperialisti e dalle mo­narchie arabe ubriache fradicie di petrodollari. Gheddafi fu sempre irriverente verso quei Potenti della Terra che «quasi giunsero al conflitto per la divisione delle risorse della Luna, specialmente le risorse marine…, come scrive in uno dei racconti che pubblichiamo in questo volumetto. Gheddafi, l’ultimo Re dell’Africa, il più grande, colto e longevo leader anticolonialista che l’Antico Continente abbia mai avuto, aveva appena coniato la Moneta Africana di Sviluppo. … ecco il Cinghiale da sacrificare sugli altari dell’Alleanza Blasfema che saccheggia Madre Africa da secoli e tormenta il Mediterraneo dal 2011, riportandone indietro la Storia di al­meno un secolo. Gheddafi deve morire!

Cosa ne sai di Gheddafi?
Testamento
735223 Per 40 anni, o forse di più, ho fatto tutto quello che ho potuto per dare al popolo case, ospedali, scuole. E quando avevano fame, gli ho dato cibo. Ho trasformato Bengasi da un deserto in terra fertile, ho resistito agli attacchi del cowboy Reagan quando, tentando di uccidermi, ha ucciso un’orfana, mia figlia adottiva, una povera bambina innocente. Ho aiutato i miei fratelli e le mie sorelle africani con denaro per l’Unione Africana. Ho fatto d i tutto per aiutare il popolo a comprendere il concetto di vera democrazia, nella quale comitati popolari governano il nostro paese. Per alcuni tutto questo non bastava mai, gente che aveva case di 10 stanze, abbigliamento e mobilio ricchi. Egoisti come sono, chiedevano sempre di più a spese degli altri, erano sempre insoddisfatti e dicevano agli Statunitensi e ad altri visitatori che volevano “democrazia” e “libertà”. Non si volevano rendere conto che si tratta di un sistema di tagliagole, dove il cane più grosso divora tutto. Si facevano incantare da queste parole, non rendendosi conto che negli Usa non c’erano medicine libere, ospedali liberi, case libere, istruzione libera, cibo garantito. Per costoro non bastava nulla che facessi, ma per gli altri ero il figlio di Gamal Abdel Nasser, l’unico vero leader arabo e musulmano che avessimo avuto dai tempi di Saladino, un uomo che restituì il Canale di Suez al suo popolo come io ho rivendicato la Libia per il mio popolo. Sono state le sue orme che ho cercato di seguire, per mantenere il mio popolo libero dal dominio coloniale, dai predoni che ci vorrebbero derubare…
Ora sono sotto attacco dalla più grande forza militare della storia. Il mio piccolo figlio africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, le nostre libere abitazioni, la nostra libera medicina, la nostra libera istruzione, il nostro cibo sicuro, e sostituirlo con il ladrocinio stile Usa chiamato “capitalismo”. Ma noi tutti, nel Terzo Mondo, sappiamo cosa ciò significhi. Significa che le imprese governano i paesi, il mondo, e che i popoli soffrono. Così per me non c’è alternativa, devo resistere e, se Allah vorrà, morirò seguendone la via, la via che ha arricchito il nostro paese di campi fertili, viveri, salute e ci ha perfino consentito di aiutare i nostri fratelli africani e arabi a lavorare qui con noi, nella Jamahiriya libica.
Non desidero morire, ma se dovessi arrivarci, per salvare questa terra, il mio popolo, le migliaia di miei figli, che allora sia.
Lasciate che questo testamento sia la mia voce al mondo. Dica che mi sono opposto agli attacchi dei crociati Nato, alla crudeltà, al tradimento, all’Occidente e alle sue ambizioni colonialiste. Che ho resistito insieme ai miei fratelli africani, ai miei veri fratelli arabi e musulmani. Ho cercato di fare luce, quando altrove si costruivano palazzi, ho vissuto in una casa modesta e in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non ho sprecato le nostre ricchezze nazionali e, come Saladino, il nostro grande condottiero musulmano che salvò Gerusalemme per l’Islam, ho preso poco per me…
In Occidente qualcuno mi ha definito “pazzo” e “demente”. Conoscono la verità, ma continuano a mentire. Sanno che la nostra terra è indipendente e libera, non soggetta al colonialismo. Sanno che la mia visione e il mio cammino sono sempre stati onesti e nell’interesse del mio popolo. Sanno che lotterò fino all’ultimo respiro per mantenerci liberi. Che Dio ci aiuti.

Muammar Gheddafi – Terra e Liberazione