Gli imperialisti minacciati dall’avanzata dell’esercito nazionale in Libia

Alexandra Valiente, Jamahiriya News Agency, 12 settembre 2016

3_506Il 22 agosto, venivano attuati i piani per catturare i giacimenti petroliferi e i porti controllati dalle guardie delle installazioni petrolifere di Ibrahim Jadhran, alleato del governo di accordo di Tripoli, operando sotto il comando della guardia nazionale del Consiglio di Presidenza (LIFG). Per preparare la via alla liberazione della mezzaluna del petrolio, lo sceicco Salah Alatyush diede un severo monito agli uomini di Jadhran. “Chiedo alla gente della mia tribù di assicurarsi che nessuno abbia un figlio nelle guardie delle installazioni petrolifere… e gli consigli di ritornare in seno alla tribù… Siamo con l’esercito nazionale guidato da Qalifa Balqasim Haftar, con il Parlamento guidato da Salah e il governo da esso emanato e siamo in Cirenaica che non riconosce legittimità al Consiglio di presidenza”. Nel 2013 Ibrahim Jadhran dichiarò guerra al GNC di Tripoli, annunciando l’autonomia e il ritorno della Cirenica ai confini regionali del 1963. Con l’annuncio di Salah Alatyush, non solo le ambizioni politiche di Jadhran venivano annientate, ma la trama imperialista per dividere la Libia veniva sventata. Le Forze armate libiche lanciavano l’attacco strategico alle installazioni petrolifere. I bombardamenti aerei furono immediatamente seguiti dall’assalto di terra. In poche ore i giacimenti petroliferi e i porti erano saldamente sotto controllo. Nell’appello dopo la vittoria, lo sceicco Salah Alatyush diede assicurazioni a Jadhran che se si arrendeva, sarebbe stato trattato bene. Esortava i dipendenti delle installazioni petrolifere a cooperare nel consegnare gli impianti di Aghedabia alle forze armate, ammonendo ad astenersi da ulteriori sedizioni e spargimenti di sangue e di tornare a casa. La vittoria fu umiliante per il Consiglio di Presidenza sostenuto dall’ONU e dalle nazioni straniere che sostengono il regime fantoccio. Fayaz al-Saraj era a un vertice in Italia, quando la notizia della vittoria dello LNA lo raggiunse. Chiaramente scosso, tornò a Tripoli per valutare i danni e salvare ciò che poteva della reputazione sua e del regime appoggiato da Nazioni Unite e NATO.
Dopo mesi in cui il governo di accordo dava spettacolo nella battaglia a Sirte, sotto il comando di al-Qaida e LIFG, in cui centinaia di combattenti di Misurata morirono e lo SIL lasciava la città in modo concertato, alla ricerca di una nuova base, la Forze Armate libiche, ostacolate dalle sanzioni internazionali, si dimostravano la forza più efficace nel Paese, in grado di sconfiggere gli eserciti terroristici, assicurare le risorse della Libia al popolo, ripristinare lo stato di diritto e proteggere la popolazione civile. Il potere delle tribù va considerato. Questa vittoria fu ottenuta con l’alleanza tra esercito nazionale libico e leader tribali. Mentre Nazioni Unite ed interlocutori stranieri continuano a escludere le tribù, questa vittoria dimostra che nulla di utile al popolo libico avviene senza la loro cooperazione. Tuttavia molti vertici delle Nazioni Unite ospitati in nome della riconciliazione nazionale, non hanno alcun potere o autorità. Sforzi, dichiarazioni ed accordi politici sono respinti come irrilevanti, illegittimi, interferenze indebite negli affari sovrani della Libia; l’ultimo rimprovero del Consiglio supremo delle tribù libiche rispondeva alla riunione di Tunisi a settembre. Il vero dialogo libico è l’unico per il popolo e le tribù libici. Oggi i governi di Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti rilasciavano una dichiarazione congiunta che condanna la vittoria dell’esercito libico, chiedendo che le forze armate legittime si ritirino immediatamente e senza precondizioni, affermando falsamente che l’infrastruttura energetica è in pericolo e che solo il loro regime cliente di Tripoli dovrà controllare le ricche riserve della Libia. In una dichiarazione rilasciata l’11 settembre, il Comando Generale delle Forze armate libiche chiariva assolutamente che la produzione ed esportazione del petrolio continuerà sotto il controllo della National Oil Corporation (NOC) e che il loro ruolo si limiterà a proteggere le strutture da ulteriori tentativi delle milizie terroristiche di trarre profitto illecitamente dalla vendita delle risorse della Libia. “Zuaytina, Ras Lanuf, Briqa e Sidra sono sotto la protezione della Forze armate libiche responsabili della protezione della vita del popolo da sabotaggi e corruzione. Mentre l’esercito continuerà a proteggere impianti e porti, la responsabilità delle operazioni è della National Oil Corporation, dato che questo compito ricade sotto la giurisdizione civile. Si assicura il popolo libico che le azioni sono volte a ripristinarne il controllo su risorse e destino, alleviando le sofferenze del popolo consentendogli di beneficiare pienamente dalla ricchezza generata dalle proprie risorse sovrane. Il Comando Generale ha esortato le autorità legittime ad assumersi immediatamente le responsabilità, in conformità alla normativa vigente. Le nazioni imperialiste non rinunciano alle ambizioni neocoloniali senza combattere. Infatti oggi, vi sono richieste per un urgente intervento militare straniero per strappare il controllo della mezzaluna del petrolio alle legittime Forze armate, rimettendole di nuovo ad al-Qaida-LIFG”.
Ciò che è chiaro da questa vittoria è che le potenze neocoloniali hanno meno amici e molto meno potere in Libia di quanto pensassero, quindi la scarsa influenza che hanno è stata notevolmente ridotta da tali sfida ed affermazione di sovranità. Che la liberazione dell’esercito libico della mezzaluna petrolifera abbia colto la NATO di sorpresa rivela anche l’inadeguatezza dell’intelligence straniera, presumibilmente onnipotente, di fronte ai vertici strategici di un popolo che non sarà mai soggiogato. La vittoria è l’inizio di una serie di sorprese per l’impero mentre, fase per fase, i complotti contro il popolo libico vengono svelati e sconfitti, e le forze di occupazione straniere e i loro tirapiedi battuti.libya-map-aiTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libro: Racconti dalla tenda di Muammar Gheddafi

copertina definitiva tigani.qxdTitolo: Racconti dalla tenda e altre riflessioni
Autore: Muammar Gheddafi
ISBN: 9788874427246
Prezzo: € 12,00
Anno: 2016
Pagine: 120
Editore: Armando Siciliano

Nella sofisticazione della Realtà capovolta, il demenziale “ribelle colorato” devoto al Califfo anglo-amerikano – che in­scena sgozzamenti sacrificali in video hollywoodiani per lo spaccio occidentale – diventa alibi e spada parodistica nello scannamento del Cinghiale. Il Cinghiale è il ribelle vero, il dissidente, l’incontrollados, perfino il Capo di Stato che nello spet­tacolo imperialista è da decenni rappresentato come cane rabbioso e mente diabolica dell’Asse del Male! (Reagan dixit, l’attore-presidente Usa). Gheddafi era odiato dai banditi imperialisti e dalle mo­narchie arabe ubriache fradicie di petrodollari. Gheddafi fu sempre irriverente verso quei Potenti della Terra che «quasi giunsero al conflitto per la divisione delle risorse della Luna, specialmente le risorse marine…, come scrive in uno dei racconti che pubblichiamo in questo volumetto. Gheddafi, l’ultimo Re dell’Africa, il più grande, colto e longevo leader anticolonialista che l’Antico Continente abbia mai avuto, aveva appena coniato la Moneta Africana di Sviluppo. … ecco il Cinghiale da sacrificare sugli altari dell’Alleanza Blasfema che saccheggia Madre Africa da secoli e tormenta il Mediterraneo dal 2011, riportandone indietro la Storia di al­meno un secolo. Gheddafi deve morire!

Cosa ne sai di Gheddafi?
Testamento
735223 Per 40 anni, o forse di più, ho fatto tutto quello che ho potuto per dare al popolo case, ospedali, scuole. E quando avevano fame, gli ho dato cibo. Ho trasformato Bengasi da un deserto in terra fertile, ho resistito agli attacchi del cowboy Reagan quando, tentando di uccidermi, ha ucciso un’orfana, mia figlia adottiva, una povera bambina innocente. Ho aiutato i miei fratelli e le mie sorelle africani con denaro per l’Unione Africana. Ho fatto d i tutto per aiutare il popolo a comprendere il concetto di vera democrazia, nella quale comitati popolari governano il nostro paese. Per alcuni tutto questo non bastava mai, gente che aveva case di 10 stanze, abbigliamento e mobilio ricchi. Egoisti come sono, chiedevano sempre di più a spese degli altri, erano sempre insoddisfatti e dicevano agli Statunitensi e ad altri visitatori che volevano “democrazia” e “libertà”. Non si volevano rendere conto che si tratta di un sistema di tagliagole, dove il cane più grosso divora tutto. Si facevano incantare da queste parole, non rendendosi conto che negli Usa non c’erano medicine libere, ospedali liberi, case libere, istruzione libera, cibo garantito. Per costoro non bastava nulla che facessi, ma per gli altri ero il figlio di Gamal Abdel Nasser, l’unico vero leader arabo e musulmano che avessimo avuto dai tempi di Saladino, un uomo che restituì il Canale di Suez al suo popolo come io ho rivendicato la Libia per il mio popolo. Sono state le sue orme che ho cercato di seguire, per mantenere il mio popolo libero dal dominio coloniale, dai predoni che ci vorrebbero derubare…
Ora sono sotto attacco dalla più grande forza militare della storia. Il mio piccolo figlio africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, le nostre libere abitazioni, la nostra libera medicina, la nostra libera istruzione, il nostro cibo sicuro, e sostituirlo con il ladrocinio stile Usa chiamato “capitalismo”. Ma noi tutti, nel Terzo Mondo, sappiamo cosa ciò significhi. Significa che le imprese governano i paesi, il mondo, e che i popoli soffrono. Così per me non c’è alternativa, devo resistere e, se Allah vorrà, morirò seguendone la via, la via che ha arricchito il nostro paese di campi fertili, viveri, salute e ci ha perfino consentito di aiutare i nostri fratelli africani e arabi a lavorare qui con noi, nella Jamahiriya libica.
Non desidero morire, ma se dovessi arrivarci, per salvare questa terra, il mio popolo, le migliaia di miei figli, che allora sia.
Lasciate che questo testamento sia la mia voce al mondo. Dica che mi sono opposto agli attacchi dei crociati Nato, alla crudeltà, al tradimento, all’Occidente e alle sue ambizioni colonialiste. Che ho resistito insieme ai miei fratelli africani, ai miei veri fratelli arabi e musulmani. Ho cercato di fare luce, quando altrove si costruivano palazzi, ho vissuto in una casa modesta e in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non ho sprecato le nostre ricchezze nazionali e, come Saladino, il nostro grande condottiero musulmano che salvò Gerusalemme per l’Islam, ho preso poco per me…
In Occidente qualcuno mi ha definito “pazzo” e “demente”. Conoscono la verità, ma continuano a mentire. Sanno che la nostra terra è indipendente e libera, non soggetta al colonialismo. Sanno che la mia visione e il mio cammino sono sempre stati onesti e nell’interesse del mio popolo. Sanno che lotterò fino all’ultimo respiro per mantenerci liberi. Che Dio ci aiuti.

Muammar Gheddafi – Terra e Liberazione

Hillary Clinton: Wall Street perde il suo cavallo? Crisi costituzionale? Come finirà?

Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 1 novembre 2016

Obama e Comey

Obama e Comey

Dopo la diffusione della seconda lettera del direttore dell’FBI Comey al Congresso degli Stati Uniti, il processo per le elezioni presidenziali è andato in tilt, fuori controllo. L’apparato politico bipartisan è in crisi. “Il sottoscritto direttore dell’FBI (James Comey) scrive per informarvi che la squadra investigativa mi ha informato su questo, ieri, ed ho accettato che l’FBI adotti le opportune misure investigative volte a consentire agli investigatori di rivedere tali e-mail per decidere se contengano informazioni classificate, nonché valutarne l’importanza per le nostre indagini“.
Due domande importanti:
Chi c’è dietro WIKILEAKS che ha pubblicato le e-mail?
Chi c’è dietro il direttore dell’FBI James Comey?
In entrambi i casi, si tratta di potenti gruppi d’interesse. Cui bono?
C’è stato un cambiamento nell’inflessibile sostegno dell’élite delle multinazionali ad Hillary Clinton? O si è divisa? Ciò va attentamente studiato. Il direttore dell’FBI Comey non ha preso questa decisione da solo. Se viene descritta come risposta alle pressioni dall’interno dell’FBI, la domanda cruciale è: chi sono i poteri dietro James Comey? Quale meccanismo l’ha spinto a prendere questa decisione? Ha rapporti con Trump? Diversi media hanno anche lasciato intendere che Mosca sia dietro la seconda lettera di Comey. Un’assurdità.

L’innesco
L’innesco che ha spinto il direttore dell’FBI ad inviare la seconda lettera al Congresso era un articolo del Wall Street Journal pubblicato quattro giorni prima la decisione del 28 ottobre. Il 24 ottobre, il WSJ rivelò che un “amico della Clinton (il governatore della Virginia) Terry McAuliffe ha dato soldi alla moglie di un inquirente dell’FBI quando concorse per una carica“. “Il Governatore Terry McAuliffe ha trasferito denaro per conto di Hillary Clinton:La rivelazione di ieri sera sullo stretto alleato di Clinton, Terry McAuliffe, che concesse 675000 dollari alla moglie di un alto funzionario dell’FBI, convenientemente promosso vicedirettore e partecipe dell’inchiesta sul server segreto di Clinton, è profondamente inquietante… Il fatto che ciò sia stato permesso, mostra il comportamento negligente dell’FBI o una corruzione oltre ogni immaginazione. L’FBI deve affrontare pienamente tali problemi al più presto possibile, il Wall Street Journal ha pubblicato la storia domenica. L’FBI è sotto tiro per non aver raccomandato le accuse su Hillary Clinton“. (Breibart, 24 ottobre 2016)
La decisione di Comey d’inviare la seconda lettera il 28 ottobre (l’October Surprise) fu innescata dal contenuto dell’articolo del WSJ, che accusa di corruzione Clinton e l’FBI. La donazione fu data per la campagna elettorale per il Senato statale della Virginia del 2015 della Dott.ssa Jill McCabe, moglie dell’ufficiale dell’FBI Andrew McCabe che, qualche mese dopo, nel gennaio 2016, fu nominato vicedirettore dell’FBI incaricato delle indagini sulle e-mail di Clinton. Convenientemente. (WSJ, 24 ottobre 2016) La donazione di Hillary ricevuta dalla Dr.ssa Jill McCabe non fu riportata. Secondo i dati ufficiali, ricevette 256000 dollari per i contributi per la campagna elettorale.

Andrew McCabe era il cavallo di Troia di Hillary nell’FBI
andrewmccabeattorneygenerallorettalynchotkcv0w4_9jl Al momento della pubblicazione dell’articolo, il direttore dell’FBI Comey, rispondendo alle pressioni dall’FBI, ed anche per proteggere la propria integrità, decise d’inviare la seconda lettera sui messaggi di posta elettronica di Clinton. Ma il corrotto vicedirettore Andrew McCabe, che supervisionava le indagini su Clinton, non è stato licenziato. “Il presidente della vigilanza del Congresso Jason Chaffetz (R-Utah), ha detto al Washington Post che Hillary Clinton dovrebbe subire “anni” di indagini se andasse alla presidenza, ed ha chiesto al vicedirettore dell’FBI Andrew McCabe di fornire i documenti sulla campagna per il Senato del 2015 della moglie, una campagna che ebbe il sostegno finanziario del governatore della Virginia Terry McAuliffe (D), stretto alleato di Clinton. Chaffetz aveva anche twittato che l’FBI avrebbe esaminato altri messaggi di posta elettronica relativi alle indagini sul server privato di di Clinton”. (Washington Post, 28 ottobre 2016)
L’innesco non ha origine dalla lettera del direttore dell’FBI James Comey, ma dal Wall Street Journal, portavoce della dirigenza finanziaria statunitense che rivelò la frode e la corruzione: La moglie del numero due dell’FBI Andrew McCabe, ricevette una grossa somma di denaro da Hillary Clinton tramite il governatore della Virginia. La tempistica di tale decisione a meno di due settimane dalle elezioni è fondamentale. In ultima analisi è il WSJ (e coloro dietro la diffusione dell’articolo sulla frode Clinton-McCabe), che ha deciso il corso degli eventi. Chi a Wall Street è dietro l’articolo del WSJ sulla “tangente” Clinton-McCabe, generando la lettera di James Comey? Il WSJ è di proprietà della conglomerata News Corp., uno dei più potenti gruppi mediatici globali di proprietà della Murdoch Family Trust. Rupert Murdoch è un deciso sostenitore di Donald Trump. Murdoch e Trump si sono incontrati più volte negli ultimi mesi: “L’alleanza Murdoch-Trump è il risultato di almeno due incontri privati tra i miliardari, questa primavera, così come delle telefonate dal genero di Trump, Jared Kushner. Per Murdoch, secondo coloro che gli hanno parlato, è Trump il vincitore che l'”élite” non prendeva sul serio…. A marzo, Murdoch ha twittato che il GOP sarebbe “pazzo a non unirsi” dietro Trump”. (Fox News)
A giugno, Trump s’incontrò con Rupert Murdoch e la moglie Jerry Hall in Scozia. Fino a poco pima, i media mainstream statunitensi erano dediti a nascondere i crimini commessi da Hillary Clinton. Abbiamo a che fare con una svolta? Le élite aziendali non sono monolitiche. Piuttosto il contrario. Ci sono grandi divisioni e conflitti nella dominante dirigenza aziendale. Ciò che sembra dispiegarsi è la divisione tra concorrenti conglomerati mediatici, con Murdoch News Corp. Group (comprendente WSJ e Fox News) a sostegno di Trump e il Gruppo CNN/Time Warner supportare Clinton. A loro volta, tali conglomerati sono allineati a potenti fazioni concorrenti nella dirigenza delle multinazionali. Chi ha innescato la pubblicazione dell’articolo del WSJ era pienamente consapevole che ciò avrebbe portato alla risposta del direttore dell’FBI James Comey, che a sua volta contribuirà ad indebolire e minare Hillary Clinton. Secondo Donald Trump, ciò “è più grave del Watergate“. La campagna di Clinton ha risposto accusando il direttore dell’FBI James Casey d’infrangere la legge. In molti aspetti, il contenuto dei messaggi di posta elettronica di Huma Abedin (diffusi dall’FBI), oggetto di approfondite coperture mediatiche, è una falsa pista rispetto al maggiore processo di criminalizzazione dello Stato e del partito. È una distrazione: c’è ben altro. La seconda lettera sui messaggi di posta elettronica apre un “vaso di Pandora” di frode, corruzione e riciclaggio di denaro. Perciò i media si concentrano su banalità, per scagionare Clinton. Le prove incriminanti nell’articolo del WSJ (ossia il denaro che Clinton ha versato alla moglie del numero 2 dell’FBI, che indagava su Hillary Clinton) non è viene discusso, e nenache la frode sottostante le transazioni di denaro della Fondazione Clinton. La seconda lettera del direttore dell’FBI Comey piove come una bomba. L’iniziativa di Comey questa volta porta alla possibilità che un candidato alla presidenza degli Stati Uniti finisca indagato dall’FBI. Non riguarda solo lo scandalo delle e-mail, l’FBI “ha aperto un’indagine sulla Fondazione Clinton“, un focolaio di frode e riciclaggio di denaro. Inoltre, una class action è stata lanciata contro il Democratic National Committee (DNC) “relativa a frodi e collusioni con la campagna di Hillary Clinton“. E altro…. (comprese morti misteriose).

Alto Tradimento: Hillary ha ricevuto donazioni da “Stati sponsor del terrorismo” che finanziano lo Stato Islamico (SIIL-Daash)
Vi è un altro aspetto importante. Mentre Clinton ha riconosciuto che Arabia Saudita e Qatar finanziano e sostengono SIIL e altri gruppi terroristi in Siria e in Iraq, in un’e-mail inviata a John Podesta nel 2014, “Lei non riesce a dire che questi due Stati finanziatori del terrorismo sono mega-sostenitori della Fondazione Clinton. Il Qatar ha versato 1-5 milioni di dollari alla Fondazione Clinton, e l’Arabia Saudita più di 25 milioni di dollari“. (Baxter Dmitry, Terroristi come noi, Global Research, 29 ottobre 2016)
Una ex-segretaria di Stato (con la Fondazione di famiglia) riceve generose donazioni da “Stati sponsor del terrorismo” (Arabia Saudita e Qatar): Questo è un chiaro atto di tradimento di un’alta funzionaria e candidata alla presidenza degli Stati Uniti .

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Sembra che la mia campgana elettorale attragga molta attenzione

Accuse di racket
Inoltre, secondo Frank Huguenard (Global Research, 30 maggio 2016), la prima indagine dell’FBI “andò ben oltre la violazione dei regolamenti del dipartimento di Stato ponendo domande su spionaggio, false testimonianze e traffico d’influenza“. La Fondazione Clinton come entità di riciclaggio di denaro clientelare è al centro dell’iniziativa dell’FBI, che porterebbe a una condanna per accusa di racket: “Ecco cosa sappiamo. Decine di milioni di dollari donati alla Fondazione Clinton inviati all’organizzazione attraverso una società di comodo canadese che ne ha reso la tracciabilità quasi impossibile. Meno del 10% delle donazioni alla Fondazione è stato effettivamente dato ad organizzazioni di beneficenza e 2 milioni portano alla vecchia amica di Bill Clinton, Julie McMahon (alais The Energizer). Quando l’inchiesta ufficiale sul server e-mail di Hillary iniziò, lei istruì un informatico ad eliminare oltre 30000 e-mail e backup sul cloud dei messaggi di posta elettronica vecchi di oltre 30 giorni, presso la Platte River Networks e la Datto, Inc. L’FBI successivamente recuperò la maggior parte, se non tutte, le email cancellate da Hillary, formulando un’accusa pesante contro di lei per aver tentato di coprire le proprie attività illegali e illecite. Un’accusa secondo il RICO arriva quando il dipartimento di Giustizia dimostra che l’imputata è coinvolta in due o più casi di racket e che la convenuta ha avuto interesse, partecipato o investito in un’azione criminale di contrabbando interstatale o estera. Vi sono ampie prove già pubbliche sulla Fondazione Clinton quale attività criminale e non c’è dubbio che l’FBI ne sappia molto più di quanto reso pubblico. Sotto il RICO, le sezioni più rilevanti del caso saranno la sezione 1503 (ostruzione alla giustizia), 1510 (ostruzione alle indagini) e 1511 (ostruzione a forze dell’ordine locali e dello Stato). Come nel caso di Richard Nixon dopo il Watergate, sarà l’insabbiamento di un crimine che rovinerà i Clinton, inoltre, secondo le disposizioni del Titolo 18 del Codice degli Stati Uniti, Sezione 201, la Fondazione Clinton può essere ritenuta responsabile delle irregolarità per corruzione. L’FBI potrà dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che attraverso la Fondazione Clinton, organismi internazionali hanno compiuto atti di corruzione in cambio di aiuto nel garantirsi accordi commerciali, come ad esempio l’accordo sull’uranio con il Kazakistan“. (Frank Huguenard, Global Research, 30 maggio 2016),

L’opposizione a Hillary Clinton nelle Forze Armate
Vi è anche la prova del risentimento verso Clinton nelle Forze Armate. I capi di Stato Maggiore hanno espresso opposizione all’adozione di una “No Fly Zone” in Siria, che porterebbe alla guerra contro la Russia. La “No Fly Zone” e l’opzione nucleare di Hillary “sul tavolo”, sono oggetto di dibattito ai vertici degli USA. Facendo riferimento all’uso di armi nucleari contro l’Iran, Hillary aveva detto che “li cancelleremo”.

Cosa succede se venisse eletta?
Se eletta presidente, la fedina penale di Hillary la perseguiterà per tutta la carica, portando alla possibilità di un impeachment. La presidenza sarebbe bloccata fin dall’inizio, e gli sponsor, come le aziende della difesa e Wall Street, preferirebbero evitarlo. Inevitabilmente Trump lancerebbe una o più procedure relative alle frodi nelle diverse fasi della campagna elettorale, sul sistema di voto, ecc. Come diceva Donald Trump in una manifestazione nel New Hampshire: “La corruzione di Hillary Clinton è di dimensioni mai viste prima… Non dobbiamo permettere che col suo piano criminale entri nello Studio Ovale“. Se Trump venisse eletto presidente, ci saranno anche tentativi di spodestarlo, chiedendone l’impeachment. Se entrambi i candidati sono “incapacitati”. Esiste un piano B?

Misure di emergenza nazionali, legge marziale? Continuità del Governo (COG)
ndaa Senza dubbio l’intero apparato politico bipartisan degli Stati Uniti è in crisi, anche nella politica estera, segnata dalla sconfitta diplomatica e militare degli Stati Uniti e dal confronto con la Russia. Anche se è difficile prevedere cosa possa accadere dopo le elezioni dell’8 novembre, l’impasse politica si aggraverà assieme all’aumento delle tensioni geopolitiche in Siria, Iraq, Europa orientale, ai confini della Russia, che potenzialmente porterebbero alla sospensione del governo costituzionale con il National Defense Authorization Act (NDAA) HR 1540, firmato dal presidente Obama il 31 dicembre 2011. I media non hanno analizzato le gravi implicazioni di questa legge. L’attuale situazione di stallo nel processo elettorale è una crisi di legittimità caratterizzata dalla criminalizzazione dello Stato degli Stati Uniti, del loro apparato giudiziario e di polizia. A sua volta, Washington è impegnata in un’egemonica “guerra senza confini” di USA-NATO assieme alla formazione di giganteschi blocchi commerciali con i proposti TPP e TTIP. Tale agenda macro-economica neoliberista dagli anni ’80 favorisce l’impoverimento di vasti settori della popolazione mondiale. Tali sviluppi, assieme a un possibile stallo costituzionale, portano a crescenti tensioni politiche e sociali, così come a proteste di massa negli Stati Uniti, che potrebbero portare alla futura soppressione del governo costituzionale e all’imposizione della “legge marziale”. Vi sono molteplici procedure legislative per la “legge marziale” negli USA. L’adozione del “National Defense Authorization Act (NDAA), HR 1540 equivarrebbe all’abrogazione delle libertà civili, stato di sorveglianza, militarizzazione delle forze dell’ordine, abrogazione del Posse Comitatus Act. Tutti componenti dello Stato di Polizia negli USA attualmente vigenti. Vanno ben oltre lo spionaggio del governo di e-mail e telefonate. Comprendono anche:
– assassinii extragiudiziali di presunti terroristi, tra cui cittadini degli Stati Uniti, in palese violazione del quinto emendamento. “Nessuna persona va privata della vita… senza procedura prevista dalla legge“.
– detenzione a tempo indeterminato di cittadini statunitensi senza processo, cioè abrogazione dell’habeas corpus.
– creazione di “campi d’internamento” nelle basi statunitensi secondo una legge adottata nel 2009.
Con il National Emergency Centers Establishment Act (HR 645), “campi” di internamento possono essere usati per “rispondere ad altre esigenze, come deciso dal segretario della Homeland Security”. I campi d’internamento della FEMA rientrano nella Continuità del Governo (COG), che sarebbe attuata nel caso della legge marziale. I campi d’internamento hanno lo scopo di “proteggere il governo” dai cittadini, bloccando manifestanti e attivisti politici che potrebbero mettere in discussione la legittimità dell’agenda economica, militare e della sicurezza nazionale dell’amministrazione.Mideast Jordan Syria RefugeesTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Hillary Clinton ha armato lo Stato islamico

Alessandro Lattanzio, 12/10/2016

hillary_clinton_lies_distressed_print-r211fec6f6d9d4b5f873541737def66d9_aijhj_8byvr_512Il 17 agosto 2014, l’attuale candidata democratica alla presidenza degli USA, e allora segretaria di Stato degli USA, Hillary Clinton, inviò una e-mail al presidente del suo comitato elettorale John Podesta, allora consigliere del presidente Barack Obama. Nella email, Clinton diceva che Arabia Saudita e Qatar finanziano e armano lo Stato islamico e altri gruppi taqfiriti. Inoltre presentava un piano in otto punti per l’Iraq e la Siria, puntando ad armare le forze curde, “Anche se questa operazione militare/para-militare va avanti, dobbiamo utilizzare le nostre risorse d’intelligence e diplomatiche più tradizionali per fare pressione sui governi di Qatar e Arabia Saudita, che forniscono supporto finanziario e logistico clandestino allo SIIL e ad altri gruppi radicali sunniti nella regione“, aveva scritto Clinton. “Tale sforzo sarà rafforzato dall’impegno intensificato dal governo regionale curdo. Qatar e sauditi saranno messi in un bilico politico tra concorrenza continua nel dominare il mondo sunnita e conseguenze gravi dalle pressioni degli Stati Uniti“. Va ricordato che il Qatar ha dato 5 milioni di dollari alla Fondazione Clinton, mentre l’Arabia Saudita ne ha versati almeno 25.
Il piano in 8 punti di Hillary Clinton affermava che “l’avanzata dello Stato islamico da l’opportunità agli statunitensi di rimodellare Nord Africa e Medio Oriente”, dicendosi convinta che le forze curde “possono infliggere una vera e propria sconfitta allo SIIL” e che quindi vanno sostenute dal governo degli Stati Uniti. Nei punti 2 e 3 Clinton riconosceva che l’impegno degli Stati Uniti contro lo SIIL era “limitato“, concludendo che gli Stati Uniti devono fornire anche supporto aereo ai curdi e alla “resistenza sunnita in Siria”. Clinton poi affermava che le armi inviate ai curdi non avrebbero costituito una preoccupazione per la Turchia, perché sono armi “obsolete” e con un ponte aereo per fornire armi pesanti, gli USA avrebbe aiutato la Turchia a risolvere la questione curda. Nel punto 4 Clinton affermava che i bombardamenti aerei degli USA in Iraq e Siria e “l’invio di armi all’esercito libero siriano o altre forze moderate” permettevano d’intensificare “le operazioni contro il regime siriano… Anche se questa operazione militare/para-militare va avanti, dobbiamo utilizzare le nostre risorse d’intelligence e diplomatiche più tradizionali per fare pressione sui governi di Qatar e Arabia Saudita, che forniscono supporto finanziario e logistico clandestino allo SIIL e ad altri gruppi radicali sunniti nella regione. Tale sforzo sarà rafforzato dall’impegno intensificato dal governo regionale curdo. Qatar e sauditi saranno messi nel bilico politico tra concorrenza continua nel dominare il mondo sunnita e conseguenze gravi dalle pressioni degli Stati Uniti“. Nei punti 6 e 7 Clinton osservava che gli interessi degli Stati Uniti nella regione differiscono da Paese a Paese, ad esempio, le “questioni energetiche in Libia” erano d’interesse nazionale per gli Stati Uniti. Nel punto 8, Clinton affermava che lo SIIL avanzava in Libia, Egitto, Libano e Giordania, e nel punto 9, Clinton delineava la sua visione del futuro Medio Oriente, con uno Stato curdo che occupi le regioni irachene di Mosul e Qirquq e il nord della Siria, per poter assestare “un colpo decisivo ad Assad”. La battaglia per Aleppo con cui Damasco libera la principale città del nord della Siria, sventerebbe il piano di Clinton.
Infine, secondo Julian Assange, fondatore di Wikileaks, Hillary Clinton e il dipartimento di Stato degli USA armavano, ed armano, i terroristi islamisti, anche quelli dello Stato islamico (SIIL). Durante il secondo mandato di Obama, afferma Assange, la segretaria di Stato Hillary Clinton autorizzò l’invio di armi di fabbricazione statunitense in Qatar, Paese sostenitore dei Fratelli musulmani, e nemico del governo libico di Gheddafi e della Siria. Julian Assange afferma che 1700 messaggi di posta elettronica di Clinton la collegano direttamente alle azioni di al-Qaida e Stato islamico in Libia e Siria. In un’intervista di Juan Gonzalez, Assange dichiara che negli archivi di Wikileaks vi sono oltre 30000 e-mail di Hillary Clinton di quando era segretaria di Stato, per un totale di 50547 pagine di documenti, emessi dal giugno 2010 all’agosto 2014. 7500 documenti furono spediti da Hillary Clinton direttamente, di cui almeno 1700 riguardanti l’aggressione alla Libia, l’assassinio di Gheddafi e il flusso di armi verso i terroristi in Siria, favorito da Hillary Clinton. Va ricordato che già nel 2010, dal dipartimento di Stato, Hillary Clinton spingeva il presidente Obama, ed anche alcuni capi di Stato esteri, a fermare Assange o almeno a stilare una strategia che minimizzasse l’impatto pubblico del lavoro di Wikileaks. Una mattina del novembre 2010, durante una riunione del governo, Clinton chiese “Non possiamo semplicemente usare un drone contro costui?“, proponendo come rimedio più semplice, per mettere a tacere Assange e Wikileaks, un attacco con dei droni armati. I presenti si misero a ridere finché capirono che Hillary Clinton diceva sul serio, come riferiscono le fonti del dipartimento di Stato. Clinton disse che Assange, dopo tutto, era un bersaglio relativamente facile, visto che “andava in giro” liberamente a mostrare il grugno senza alcun timore di rappresaglie dagli Stati Uniti. Clinton era arrabbiata per la divulgazione dei documenti segreti statunitensi sulla guerra in Afghanistan, nel luglio 2010, e sulla guerra in Iraq, nell’ottobre 2010.clinton-weight-nrd-600

Note
True Pundit
The Political Insider
The Duran
Daily Caller

Controllare le ricchezze della Libia, il gioco a lungo termine di Haftar

Jason Pack, al-Monitor 29 settembre 2016

General Khalifa Haftar speaks during a news conference in AbyarPer nove mesi le Nazioni Unite hanno tentato d’imporre il cosiddetto governo di Accordo Generale Nazionale (GNA) alla Libia. Nonostante una miriade di dichiarazioni internazionali a sostegno, il GNA ha fallito clamorosamente. Battibecchi regionali e complessità costituzionali sulla sua legittimità e mancanza di capacità istituzionale, ne ostacolano il progresso. In agguato, dietro tali cause, vi è la carenza di entrate, non avendo mai controllato i nodi chiave della produzione ed esportazione del petrolio della Libia.
L’11 settembre, le forze del Generale Qalifa Haftar, il principale rivale del GNA, prendeva il controllo della maggior parte dei porti della mezzaluna petrolifera della Libia, sfrattando le rimanenti sacche dei federalisti di Ibrahim Jadhran. Sulla scia di questa importante operazione, i due anni di vacanza delle esportazioni petrolifere da Ras Lanuf, Sidra e Zuaytina terminavano rapidamente. Da allora, le petroliere caricano (per lo più greggio depositato nelle cisterne) e o fondi per la riparazione degli impianti petroliferi vengono assegnati. Presto, le entrate da questi carichi di petrolio scorreranno di nuovo nelle casse della Libia. A chi, nel complesso frantumato panorama istituzionale della Libia, andranno questi fondi, e perché vengono autorizzati? Il 21 settembre, lo stesso giorno in cui il primo carico di greggio, dal 2014, lasciava Ras Lanuf verso l’Italia, la National Oil Corporation annunciava di aver ricevuto in pagamento 310 milioni di dinari libici (224 milioni di dollari) dal Consiglio della Presidenza sostenuto dalle Nazioni Unite, che funge da organo esecutivo del GNA, per le riparazioni e la manutenzione delle strutture petrolifere, e che avrebbe ricevuto altri 620 milioni di dinari in due parti entro la fine dell’anno. Il giorno seguente, 22 Paesi e organismi internazionali, tra cui attori chiave come Egitto, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Russia, emettevano un comunicato congiunto sulla Libia ribadendo l’impegno all’accordo politico libico firmato a Sqirat, Marocco, l’anno scorso, come così come al trasferimento nominale del controllo dei porti della mezzaluna petrolifera alla National Oil Corporation e alla ripresa delle esportazioni. A fronte di ciò, dopo mesi di contrattempi e incidenti, di carenze di fondi e riduzione dei ricavi petroliferi della National Oil Corporation, la riapertura dei porti dovrebbe essere motivo di festeggiamenti, soprattutto considerando le difficoltà economiche disastrose della Libia. E’ importante ricordare, tuttavia, che l’architetto di questo risveglio è Haftar, lo stesso uomo che si oppone al GNA e al processo di pace delle Nazioni Unite, che si rifiuta di riconoscere l’autorità del Consiglio di Presidenza e non fa segreto della sua ammirazione per i capi militari, come il Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi. Eppure i ricavi delle esportazioni di petrolio che fluiranno, presumibilmente andranno alla Banca Centrale di Tripoli controllata dal Consiglio di Presidenza. Allora perché Haftar permette che questi fondi rafforzino l’entità che vuole rimuovere?
In primo luogo, prendendo i porti della mezzaluna del petrolio e riaprendoli, Haftar si guadagna un’ampia legittimità tra i libici che in precedenza non lo sostenevano. La mossa di Haftar era brillantemente cronometrata, perché i suoi avversari di Misurata recentemente sono avanzati contro lo Stato islamico (IS) a Sirte riducendo ampiamente la minaccia di attacchi terroristici alle infrastrutture portuali. Permettendo il flusso di petrolio, Haftar può pretendere di agire al di sopra della politica e nell’interesse del popolo libico, qualcosa che la comunità internazionale difficilmente contesterebbe dato che chiaramente ha consegnato i porti alla National Oil Corporation. Allo stesso modo, se Haftar dovesse chiedere apertamente il controllo della Banca Centrale della Libia, reindirizzandone i proventi del petrolio o prendendo tangenti dalle casse libiche, indebolirebbe le credenziali di leadership. Il 21 settembre, l’Alto Consiglio di Stato, organo consultivo sancito dall’accordo politico, annunciava di esser “costretto” a prendere in consegna i pieni poteri legislativi dalla Camera dei Rappresentanti, avendo sostenuto il golpe di Haftar e prevedeva di nominare un nuovo presidente della Banca centrale della Libia. La mossa del Consiglio superiore di Stato è stata ampiamente respinta come irrealistica, e il presidente della Banca centrale della Libia, Sadiq al-Qabir, è visto pro-Tripoli e contrario ad Haftar. Se qli avversari di Haftar non riescono ad imporsi, ciò indica che i libici sempre più puntano su unità e potere contro divisione e caos politico. In secondo luogo, Haftar ora controlla l’accesso del Consiglio di Presidenza ai proventi del petrolio di cui ha disperatamente bisogno, e può quindi utilizzarlo come strumento di contrattazione per ottenere ciò che vuole. In realtà, potrebbe anche cercare di impiegare tattiche simili a quelle di Jadhran, ricattando il Consiglio di Presidenza chiudendo i rubinetti. La produzione di greggio della Libia è salita a 450000 barili al giorno, rispetto ai 260000 del mese scorso. Tuttavia, questi numeri ingannano perché la crescita è dovuta al greggio immagazzinato ed infine esportato. Ciò nonostante, alcuni giacimenti saranno riavviati e la produzione sembra poter gradualmente crescere. Riconoscendo l’enorme importanza di questi sviluppi per ogni futuro successo del GNA, il 27 settembre, il primo ministro Fayaz Saraj affermava che Haftar e i suoi alleati saranno rappresentati nel nuovo governo allo studio da parte del Consiglio di Presidenza. Ma ciò difficilmente porterà il potente generale a sostenere improvvisamente il processo. La rapida avanzata di Haftar evidenzia quanto scarso potere abbia il Consiglio di Presidenza; pertanto, sarà improbabile che si accontenti di meno della rielaborazione completa dell’accordo politico libico, con lui in posizione di potere. In terzo luogo, è importante ricordare che, nonostante scontri e frammentazione della Libia, la Banca centrale ha continuato a pagare gli stipendi alle varie opposte milizie, anche alle forze dell’esercito nazionale libico di Haftar. Pertanto, è probabile che le priorità dei finanziamenti a breve termine di Haftar si concentrino su armi e munizioni, piuttosto che salari, e per acquistare armi l’accesso alla Banca centrale della Libia sarà di poco aiuto. Invece, Haftar cerca dagli alleati internazionali di accedere ai rifornimenti militari. In recenti interviste, Haftar ha riconosciuto il supporto alle forze armate libiche dall’Egitto, che in cambio ribadisce il sostegno ad Haftar, che ha anche sollecitato la Russia, altra alleata, a far togliere l’embargo sulle armi delle Nazioni Unite, in modo che le sue forze possano accedere ad ulteriori armi ed equipaggiamenti militari. In breve, le ambizioni di Haftar vanno ben oltre l’accesso a specifici fondi della Banca Centrale della Libia. Sembra seguire un gioco a lungo termine; costruendosi legittimità, leva finanziaria ed influenza. Dall’inizio delle rivolte contro il leader libico, Colonnello Muammar Gheddafi, Haftar ha cercato tramite varie tattiche e stratagemmi di diventare l’uomo forte della Libia. E’ in questa luce che va interpretata l’attuale manovra militare nella mezzaluna petrolifera e la generosità verso il GNA, sperando chiaramente di acquisire finalmente una posizione forte abbastanza da avere la leadership della Libia, sia coi negoziati politici o più probabilmente con la forza militare.
Fortunatamente per i libici che aspirano a un governo costituzionale, Haftar non può ancora, ed ha molti nemici formidabili, in particolare le milizie di Misurata che, convenientemente per Haftar, arretrano. Se Haftar prendesse il potere, Misurata combatterebbe fino alla fine prima di consentire ad una decisa figura antislamista, già del regime, di prendere il potere in Libia. Tuttavia, i libici sono sempre più stanchi del conflitto incessante, del caos e della confusione che affliggono il Paese; se Haftar dimostrerà di offrire sul serio un’alternativa più stabile con il supporto di potenti alleati come Egitto, Emirati Arabi Uniti e Russia, è possibile che infine realizzi il suo sogno, soprattutto se la scena politica internazionale subirà un vasto sconvolgimento a novembre dalle elezioni statunitensi.969px-libya_location_map-oil__gas_2011-enTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora