Russia, Iran, Azerbaigian: alleanza emergente

Alex Gorka SCF 08.11.2017La visita del Presidente Vladimir Putin in Iran è considerata la prima storica. Il 1° novembre, il presidente era a Teheran per partecipare al vertice tripartito Iran, Russia e Azerbaigian. L’evento si era tenuto in considerazione delle ulteriori sanzioni imposte contro Russia e Iran il 31 ottobre dal dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. È naturale per le nazioni sotto sanzioni avvicinarsi. Il leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei aveva detto a Vladimir Putin che Teheran e Mosca devono rafforzare la cooperazione per isolare gli Stati Uniti e contribuire a stabilizzare il Medio Oriente. Alla fine del vertice, i presidenti di Russia, Iran e Azerbaigian firmavano la dichiarazione di Teheran. I leader annunciavano piani congiunti per ampliare la collaborazione nel settore petrolifero e gasifero nonché piani di scambio su energia elettrica e formazione di un mercato unico. Si prevede di utilizzare le valute nazionali nelle operazioni commerciali invece del dollaro statunitense. I piani prevedono la partecipazione degli investitori e dei settori privati russi aderendo ai progetti infrastrutturali iraniani, come industria, energia e ferrovie. La Russia detiene le maggiori riserve di gas naturale nel mondo. L’Iran detiene le seconde riserve di gas naturale del mondo. Insieme le due nazioni rappresentano circa il 50% delle riserve mondiali di idrocarburi. Unite possono influenzare significativamente i mercati mondiali. La dichiarazione di Teheran proclama l’intento di sviluppare la cooperazione a tre, tra cui l’atteso corridoio internazionale dei trasporti nord-sud (INSTC), rotta stradale, ferroviaria e marittima di 7200 km per collegare Oceano Indiano e Golfo Persico al Mar Caspio attraverso l’Iran, e quindi connettersi all’Europa settentrionale attraverso la Russia. Il progetto comprende dieci altri Paesi, collegando Azerbaigian e Armenia nel Caucaso, poi verso nord-ovest Turchia, Bielorussia, Siria e Bulgaria con l’Oman in Medio Oriente, nonché a nord-est con Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. L’Iran prevede inoltre di costruire una ferrovia per il Mediterraneo attraverso Iraq e Siria. La Russia potrebbe partecipare all’attuazione del progetto.
Un accordo temporaneo sulla creazione di una zona di libero scambio tra l’Unione economica eurasiatica (UEE) e l’Iran dovrebbe essere firmato alla fine dell’anno. Un progetto di accordo tra Iran ed UEE fu firmato a Erevan, in Armenia, il 5 luglio dopo più di un anno di negoziati per la riscossione delle tariffe preferenziali di esportazione su 350 prodotti industriali iraniani in cambio di 180 merci dell’UEE. I negoziati sull’accordo di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica chiariscono che altre nazioni non seguiranno gli Stati Uniti se escono dall’accordo nucleare con l’Iran. Con l’interesse economico globale per l’Iran e l’impegno internazionale per l’accordo, Teheran sembra continuare a reintegrarsi nell’economia globale. L’Iran ha aderito alla Russia alla guida del processo di pace siriano, diventando parte del processo di pace di Astana. L’invio di armamenti russi, tra cui il sistema missilistico antiaereo S-300 consegnato lo scorso anno, aiuta Teheran a mantenere la difesa, in particolare in vista del possibile intervento statunitense.
L’Azerbaigian è un attore regionale molto importante: uno Stato secolare che ostacola la diffusione dell’estremismo religioso. Baku guadagnerà molto entrando nella zona di libero scambio tra UEE e Teheran. La logica e i vantaggi economici dell’area di libero scambio sono evidenti. Riunirà economie altamente compatibili e consoliderà i collegamenti economici e commerciali in Asia centrale ed Eurasia meridionale. Permetterà anche all’Azerbaigian di riprendere i legami commerciali con l’Armenia, membro dell’UEE, facendo in modo di risolvere il conflitto congelato del Nagorno-Karabakh. Il formato Mosca-Teheran-Baku sarà molto più efficiente dell’OSCE nel trovare una soluzione pacifica al problema. La costruzione di una ferrovia dall’Iran alla Russia attraverso l’Azerbaigian era una questione all’ordine del giorno. L’Azerbaigian è pronto a stanziare 500 milioni di euro per modernizzare la sua sezione del corridoio ferroviario. Il Presidente Putin ha detto che la Russia è pronta a fornire gas all’Iran via Azerbaigian. Secondo lui, Mosca e Baku non dovrebbero competere sui progetti energetici. Questa è una questione di particolare importanza per Baku in vista degli ostacoli creati al gasdotto azero per l’Europa. Quest’estate, un gruppo di ONG influenti, tra cui Greenpeace, Bankwatch Network, Friends of Earth Europe e Climate Action Network Europe, invitavano la Commissione europea a ritirare il sostegno al Gasdotto Trans-Adriatico (TAP) di 878 chilometri che si estende dall’Azerbaigian. Il pretesto utilizzato è il possibile danno climatico e la crescente dipendenza energetica da regimi politici oppressivi (cioè l’Azerbaigian). L’Azerbaigian ha buone ragioni per dubitare dell’affidabilità dell’occidente. Baku vi è regolarmente criticata come “dittatura”. Le ONG occidentali in Azerbaigian spesso sostengono apertamente i capi anti-governativi facendo temere al governo dell’Azerbaigian d’essere obiettivo di una rivoluzione colorata occidentale.
La crescente collaborazione tra le tre potenze è solo una delle tendenze che modellano il panorama regionale. C’è anche l’alleanza emergente Turchia-Iran-Qatar, che collaborano tutti strettamente con Mosca. Il processo di ravvicinamento tra Russia, Iran e Azerbaigian continuerà. La prossima riunione trilaterale si terrà a Mosca nel 2018. Se i piani concordati al vertice di Teheran passeranno, il quadro del Medio Oriente e dell’Asia meridionale cambierà con molti Paesi delle regione riuniti dagli interessi economici. L’influenza degli Stati Uniti diminuirà notevolmente. La Via della Seta della Cina e il ponte energetico Russia-Azerbaigian-Iran creeranno le condizioni per un mondo multipolare.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Gazprom e Iran finalmente hanno la pipeline dei sogni

Tom Luongo, 1 novembre 2017Chi segue la geopolitica saprà qualcosa del gasdotto IPI. IPI sta per Iran-Pakistan-India. Potrei scrivere un libro sulle turbolenze della politica estera statunitense e russa sui ritardi di questo gasdotto, rallentato almeno per un decennio. Quindi oggi RT riferisce che: “Mosca e Teheran firmeranno un memorandum d’intesa per avviare un nuovo gasdotto, secondo il Ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak. I due Paesi costruiranno un gasdotto di 1200 chilometri dall’Iran all’India, con l’importante ruolo di Gazprom nel sviluppare diversi giacimenti iraniani lungo il futuro gasdotto”. Mentre i dettagli sono scarni, sembra che non si tratti del vecchio gasdotto IPI che collegava l’Iran orientale all’India settentrionale attraverso il porto pakistano di Gwadar e il Baluchistan. Ci sarà, apparentemente, un segmento subacqueo nel Golfo Persico.

Hillary e la storia
Se odio colpire un cane morto, uno dei principali ostacoli all’IPI non era altri che Hillary Clinton. Era un’importante azionista della società che promuoveva la pipeline TAPI (Turkmenistan, Afghanistan , Pakistan, India) sua concorrente (e praticamente mai economica). La pipeline TAPI fu un importante obiettivo della politica estera statunitense dell’amministrazione Clinton e priorità di Bush il minore. Clinton mise al centro del suo mandato da segretaria di Stato completare la TAPI. Ma non ci riusci mai. Infatti, né IPI né TAPI furono costruiti. La TAPI è la ragione principale delle sanzioni all’Iran nel 2012 e relativa esclusione dal sistema SWIFT, non il programma nucleare. Dopo circa 20 anni di contestazioni, tra cui l’invasione dell’Afghanistan, finalmente veniva costruita la TAPI. “La capacità annua del gasdotto sarebbe di 33 miliardi di metri cubi, la lunghezza di 1814 chilometri e il preventivo stimato a 10 miliardi di dollari. Il governo turkmeno aveva affermato che l’azienda statale Turkmengas sarebbe stata il principale investitore della TAPI. Il Turkmenistan iniziò a costruire la sua sezione nel dicembre 2015 e la costruzione dovrebbe durare tre anni. Il quadro temporale delle costruzioni delle sezioni afgana e pakistana non è ancora stato deciso”. Si noti che questa cattedrale nel deserto sarà completata tra almeno 7 anni, se mai accadrà. Non fu mai convincente perché è difficile mettervi d’accordo tutti. Mentre l’Iran costruiva il proprio ramo del gasdotto IPI sotto le sanzioni statunitensi. Clinton avrebbe tratto milioni dalla TAPI e gli USA dedicarono le risorse di quasi tre amministrazioni per costruirla. È una delle ragioni principali per cui non possiamo lasciare l’Afghanistan. I costi della guerra afgana sono sopportati da questo, secondo l’articolo del Wall St. Journal del 2012 che lo chiarisce bene, (nota, il link è su newcentralasia.net, visto che l’articolo originale è a pagamento): “Washington non può aspettare altri cinque anni per ulteriori azioni sulla TAPI. Dopo il ritiro dei militari statunitensi l’anno prossimo, il governo dell’Afghanistan avrà scarse entrate legali. La TAPI può dare a Kabul centinaia di milioni di dollari all’anno e creare circa 50000 posti di lavoro. E ciò darà a tre Stati chiave della regione, Pakistan, India e Iran, un interesse strategico nel successo dell’Afghanistan. I progressi sulla TAPI apriranno anche molti altri progetti trans-afghani, tra cui strade e ferrovie, al centro della strategia della “Nuova Via della Seta” dell’economia afghana. La Casa Bianca dovrebbe capire che se la TAPI non viene costruita, né le sanzioni statunitensi né quelle delle Nazioni Unite impediranno al Pakistan di costruire una pipeline dall’Iran. Questo progetto presumibilmente “pronto” arricchirà Teheran e ne aumenterà notevolmente il peso in Afghanistan e nella regione. Se Washington molla la TAPI, Cina, India e Russia saranno tentate di costruirla. Ciò genererà tensioni tra queste potenze nucleari spesso in competizione ed emarginerà gli Stati Uniti. La Russia ha già iniziato a spingere l’India a partecipare alla TAPI”. Quindi hanno ritardato l’infrastruttura energetica vitale del Pakistan e dell’India per più di 10 anni per impedire all’Iran di avere influenza nella regione. Era più importante subire una guerra per la pipeline piuttosto che convincere la popolazione della regione ad accedere a un’abbondante offerta di energia economica. Inoltre, se c’è la speranza di completare la TAPI, succederà con l’aiuto di Russia, Cina e India nel stabilizzare l’Afghanistan, finalmente ponendo fine al conflitto tra Kabul e i taliban.

L’IPI è morto, lunga vita all’IPI
Il gasdotto IPI è sempre stato la soluzione migliore per l’India che non la TAPI. L’annuncio del Ministro dell’Energia russo dice molte cose indirettamente:
1. L’India non poteva più aspettare sul gasdotto dovendo alleviare gravi necessità energetiche.
2. L’influenza statunitense nella regione, che perde militarmente in Iraq e Siria, svanisce assai rapidamente.
3. L’influenza di Hillary Clinton sulla politica estera è ridotta a zero, essendo stata una delle maggiori sostenitrici della TAPI.
4. Il nuovo gasdotto IPI sarà pronto prima del ramo turkmeno della TAPI.
5. La Russia è, naturalmente, la grande vincitrice e Gazprom può estendere l’influenza sull’Asia centrale.
6. L’Europa ha sempre meno probabilità d’imporre le sanzioni statunitensi alle proprie aziende che lavorano con Iran e Russia sui programmi energetici, data l’impossibilità di controllarne discorso e risultati.
Nelle ultime due settimane, come avevo già notato qui e qui, Iraq e Iran hanno compiuto enormi passi diplomatici oscurando le ritorsioni degli Stati Uniti. Non ne abbiamo. Trump è giustamente dedito alla politica interna e i neocon che gestiscono la politica estera non hanno risposte all’attuale serie di sconfitte. Un deciso ingranaggio dell’iniziativa Fascia e Strada della Cina è stato preso. Gli Stati Uniti non hanno alcuna risposta se non bombardare ancora l’Afghanistan, assicurandosi che la pipeline dei loro sogni non venga mai completata.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Le sanzioni statunitensi sono sintomatiche di un impero fallito

James Oneill New Eastern Outlook 5.08.2017

Il 26 luglio 2017 il Congresso degli USA approvava in via straordinaria un disegno di legge che prevede nuove sanzioni contro Corea democratica, Russia e Iran. Il passaggio di tale legge e il tipo di sostegno nel Congresso degli Stati Uniti sono istruttivi per vari aspetti. Il primo punto è che le fazioni statunitensi, precisamente le istituzioni statunitensi, sono disposte a perseguire politiche indipendentemente dall’assenza di basi evidenti; in contrasto con gli interessi dei supposti amici ed alleati e completamente prive di qualsiasi conoscenza o riferimento alle realtà storiche. Il risultato delle ultime sanzioni è creare una situazione singolarmente pericolosa che potrebbe facilmente portare a una guerra nucleare. Contrariamente alle credenze bizzarre di certi politici statunitensi, non ci sarebbero vincitori con tale risultato. Questi punti possono essere illustrati riguardo le sanzioni all’Iran. Per anni la retorica degli Stati Uniti e dell’alleato Israele era che l’Iran era “sul punto di sviluppare una bomba nucleare”. Per più di un decennio, il governo israeliano diceva che l’Iran era “a solo pochi mesi” da tale sviluppo. Che le date siano passate senza incidenti, non impediva la ripetizione di ciò che era una manifesta falsità. Il primo ministro israeliano Netanyahu apparve all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, presentando un disegno che rappresentava la presunta “minaccia imminente”. I media occidentali omisero di menzionare che Israele è la sola potenza nucleare del Medio Oriente; non ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, e si rifiuta di consentire l’ispezione dell’AIEA delle proprie strutture nucleari. Non solo non vi era alcuna prova che l’Iran abbia o volesse sviluppare armi nucleari, fu opinione unanime delle 17 agenzie d’intelligence statunitensi in due occasioni che l’Iran non avesse un programma per armi nucleari. Per risolvere la prospettiva della costante propaganda antiiraniana che istiga all’attacco di Stati Uniti e alleati all’Iran, il governo russo fu determinante nel raggiungere l’accordo del 2015 che impediva che l’inesistente programma di armi nucleari giustificasse la guerra. L’esempio dell’Iraq illustra come demonizzazione costante, minacce di sanzioni e false accuse su armi nucleari e altre armi di distruzione di massa, possano rapidamente portare alla devastazione totale di una nazione in precedenza prospera. Le lezioni da trarre da Iraq, Libia e Siria sono decisamente ignorate dai media occidentali che attualmente rullano i tamburi di guerra contro la Corea democratica, ancora una volta ignorando storia, logica e realtà militari.
Il piano d’azione comune globale (JCPOA) negoziato nel 2015 e concordato dai partecipanti, compresi gli Stati Uniti, forniva lo strumento con cui si rende praticamente impossibile all’Iran divenire una potenza nucleare. I meccanismi per garantirne la conformità comprendevano ispezioni regolari dell’AIEA e relazioni semestrali che attestano la conformità dell’Iran. Queste relazioni sono inviate al Congresso degli Stati Uniti. Per gli statunitensi e i loro alleati, tuttavia, non basta. Sebbene il JCPOA li privi del casus belli immediato per la guerra, la retorica anti-iraniana continua senza sosta. Un esempio della falsa propaganda è l’affermazione che l’Iran sostenga i gruppi sciiti intenti a promuovere terrorismo e destabilizzazione in Medio Oriente e altrove. Tale affermazione non ha alcuna attinenza coi fatti. La Fondazione Carnegie USA, ad esempio, in un rapporto intitolato “L’aiuto dell’Iran in Yemen” criticava la rappresentazione dell’Iran come sostenitore dei “ribelli sciiti” contro le forze del presidente Hadi. La realtà è che Hadi fu eletto in un’elezione dove era l’unico candidato e che l’opposizione popolare fece fuggire in Arabia Saudita. Gli huthi, la principale opposizione ad Hadi, sono zaiditi, teologicamente del ramo sunnita dell’Islam piuttosto che sciita. La guerra brutale in corso nello Yemen è guidata dai sunniti sauditi, sostenuta da Regno Unito, Stati Uniti e dalla grave presenza di mercenari, anche australiani, su cui il governo australiano tace. La realtà ha più a che fare con la posizione strategica dello Yemen, che si affaccia sullo stretto tra Mar Rosso e Mar Arabico e gli enormi giacimenti di petrolio ambiti dai sauditi, piuttosto che a un qualsiasi presunto sostegno iraniano. Anche Gibuti, sullo stretto dello Yemen, ha attirato l’interesse strategico statunitense e cinese, senza essere devastato dalla guerra. L’Iran offre sostegno politico e morale a Hamas in Palestina, ai musulmani nel Kashmir e ai rohingya in Myanmar, tutti sunniti. La caratteristica che hanno in comune è che sono repressi e soggetti a politiche genocide di altri gruppi politici e religiosi.
L’amministrazione Trump dimostra la verità dell’osservazione del Presidente Putin sulla precedente amministrazione Obama, secondo cui “non sono capaci di un accordo”. Trump ha detto al Wall Street Journal: “se fosse per me avrei trovato (gli iraniani) non conformi 180 giorni fa” (quando giurò). Secondo un articolo del Journal of Foreign Policy, Trump riprese il mantra all’ufficio ovale accusando i suoi consiglieri in politica estera (Tillerson, Mattis e McMaster) di non aver trovato modo per affermare che l’Iran violi le disposizioni del JCPOA. Il New York Times diffuse una storia simile. Infatti, gli Stati Uniti violano il JCPOA, sia nella lettera che nello spirito, e anche la risoluzione 2231 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che approvò l’accordo. L’articolo 29 del JCPOA impegna gli Stati Uniti ad astenersi da qualsiasi politica intesa a incidere sulla normalizzazione delle relazioni commerciali e economiche con l’Iran. Le ultime sanzioni e la retorica bellicosa che le accompagna sono manifestamente non conformi all’articolo 29. Tra le tante falsità contro l’Iran c’è l’affermazione che i test missilistici dell’Iran violino il JCPOA. Non c’è nulla nell’accordo che impedisca all’Iran di sviluppare l’autodifesa, tra cui l’uso di tecnologie antiaeree e antimissili. Un diritto sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. L’Iran ha adottato il sistema antimissile S300 della Russia nel 2016, in virtù del diritto all’autodifesa. Date le quotidiane minaccia all’Iran; i due ultimi incidenti dei “colpi di avvertimento” sparati a navi iraniane da navi militari statunitensi che operavano presso le acque territoriali dell’Iran; e la storia sulle azioni statunitensi nei Paesi confinanti, le misure di autodifesa sono una prudenza. L’osservanza dell’Iran dei termini del JCPOA ha consentito d’intervenire in un’altra area probabilmente più importante delle misure di autodifesa militare. L’Iran ha compiuto rapidi progressi nel rafforzare i legami economici con Cina, India e Russia. Sono stati firmati memorandum d’intesa per 40 miliardi di dollari con la Russia e società russe. La società Gazprom ha firmato un accordo da miliardi di dollari per sviluppare il giacimento Farzad B. Gazprom sviluppa anche i campi petroliferi Azar e Ghanguleh nella provincia del Luristan dove si stimano 3,5 miliardi di barili di riserve di petrolio. L’Iran ha anche 7 miliardi di dollari in riserve di gas naturale. I 200 miliardi di dollari necessari per sviluppare tali riserve verranno da Russia, Cina e altre fonti non occidentali. L’Iran annunciava che darà la preferenza ad infrastrutture e ad altre iniziative di sviluppo alle nazioni che l’hanno sostenuto negli anni delle sanzioni e delle altre forme di guerra. La Cina, che attualmente costruisce un collegamento ferroviario ad alta velocità tra Mashad e Teheran (per collegarsi con altre linee dell’Est asiatico), vede l’Iran quale fattore chiave nella grande Belt and Road Initiative (BRI) che trasforma il quadro economico e geopolitico eurasiatico. L’Iran è anche attore chiave nel corridoio dei trasporti Sud – Nord che collega l’India attraverso Iran e Azerbaigian alla Russia, trasportando merci ad una frazione del costo e del tempo delle rotte convenzionali esistenti e vulnerabili alle interferenze della Marina statunitense. Significativamente importante è anche l’associazione all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, con l’adesione a pieno titolo probabilmente nel 2018. La SCO è una componente centrale del BRI con legami sempre più stretti con l’Unione economica euroasiatica (EEU). La Russia è il denominatore comune di BRICS, SCO, UEE, SCO e NSTC. I Paesi di questi quattro gruppi, così come altre nazioni (ora più di 60) che hanno aderito al BRI, sempre più negoziano altri accordi non denominati in dollari. I giorni del dominio del dollaro USA sono chiaramente contati.
Questa combinazione di grandi cambiamenti economici e geopolitici nell’equilibrio di potere, allontanandosi dal dominio statunitense degli ultimi sette decenni, è la chiave per capire perché gli statunitensi reagiscono in modo disperato, pericoloso ed irrazionale. È la classica sindrome della fine dell’impero. Si spera che gli adulti costringano gli Stati Uniti ad evitare la via che porterebbe alla fine dell’umanità.James O’Neill, avvocato australiano, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Quando gli USA scontano le sanzioni: Russia e Iran firmano un accordo da 2,5 miliardi di dollari

Wade Shepard, Forbes 2/8/2017Russia e Iran hanno firmato il 1* agosto un accordo da 2,5 miliardi di dollari per avviare la dovuta produzione ferroviaria. L’accordo è stato stipulato tra Organizzazione Industriale per lo Sviluppo e il Rinnovamento dell’Iran (IDRO) e Transmashholding, il più grande fornitore di attrezzature ferroviarie della Russia. Le parti creeranno una nuova joint venture di proprietà per l’80%, anche se completamente finanziata, del partner russo. L’Iran è attualmente in ciò che si potrebbe chiamare slancio nella costruzione delle infrastrutture, dopo decenni di sanzioni che hanno lasciato gran parte dell’infrastruttura dei trasporti in decadenza. L’Iran ha intrapreso la ricostruzione quasi completa delle reti autostradale e ferroviaria. Il Paese dovrebbe aggiungere 15000 chilometri di nuove linee ferroviarie nei prossimi cinque anni, un’espansione che richiederà 8000-10000 nuovi vagoni all’anno. Il rafforzamento dei trasporti è fondamentale per l’idea dell’Iran di sfruttare la propria posizione geografica quale snodo commerciale eurasiatico, rientrando nell’iniziativa Fascia e Via della Cina, e per continuare la cooperazione economica con la Russia nello spazio post-sovietico. L’Iran è anche un partner fondamentale, insieme a Russia e India, del suddetto corridoio dei trasporti nord-sud, volto a creare una rotta commerciale multimodale che riduca i tempi di viaggio tra le città sulla costa occidentale dell’India e San Pietroburgo, superando le questioni territoriali con la Russia sul Mar Caspio. Spinto dalle sanzioni statunitensi, l’accordo per la produzione di materiale rotabile per le nuove ferrovie iraniane è l’ultimo di una serie di accordi che mostrano la crescente partnership tra Teheran e Mosca. Apparentemente mettendo da parte i vecchi sentimenti di diffidenza e concorrenza, dovuti a vari scontri militari del periodo sovietico, Iran e Russia hanno recentemente istituito partenariati economici e strategici su molti fronti, tra cui energia, infrastrutture e aiuti militari. Dalla stessa parte nella crisi siriana, secondo il portavoce del parlamento iraniano, l’Iran ha anche dato alla Russia priorità in qualsiasi settore voglia investire.
Il commercio tra Russia e Iran è raddoppiato nel 2016, con la vendita di attrezzature militari, come elicotteri Mi-17 e diversi sistemi missilistici, con alcune acquisizioni molto ricercate dall’Iran. Le società energetiche russe si recano in Iran, con Gazprom che ha recentemente ottenuto il contratto per lo sviluppo del giacimento di gas Farzad-B. Si stima che il commercio annuale bilaterale raggiungerà presto i 10 miliardi di dollari, aumentando dal minimo di 1,68 miliardi di dollari del 2014. Oltre ad acquisto e vendita di tappeti e aerei commerciali, le compagnie degli Stati Uniti non possono semplicemente affrontare un Iran in rapida espansione, in quanto restano le sanzioni degli USA per il presunto sostegno di Teheran al terrorismo e sui diritti umani, sanzioni da poco acuite. Gli USA inoltre hanno grande influenza sulle azioni delle imprese europee in Iran, con società come l’azienda petrolifera Total francese che ha bisogno dell’approvazione degli Stati Uniti per entrare nel mercato iraniano. Ciò lascia campo libero alla Russia. In quest’epoca di massicci commerci ed investimenti all’estero, il modo con cui i Paesi s’influenzano avviene aumentando l’attività economica e i progetti congiunti di sviluppo. In questa sfida, le sanzioni sostanzialmente escludono dai giochi e lasciano tutto il tavolo ai rivali che accumulano ricchezza e potenza. La Cina lo sa e la Russia lo sa. Putin probabilmente deve ringraziare il Congresso USA.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’importanza del Corridoio dei Trasporti Internazionale Nord-Sud cresce

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 25.07.2017Come è ben noto, i piani per l’integrazione economica e dei trasporti dell’Eurasia non si limitano all’Iniziativa Nuova Via della Seta (NSRI). Il progetto del Corridoio Internazionale dei Trasporti Nord-Sud (ITC) è altrettanto importante. I principali partecipanti al progetto sono Russia, Iran, India e Azerbaigian. L’ITC dovrebbe collegare India, Medio Oriente, Asia centrale e Caucaso via Russia a Paesi europei ed Unione economica eurasiatica (UEE). La rotta comprende la città portuale indiana di Mumbai, quella iraniana di Bandar Abbas, la capitale dell’Azerbaigian Baku e le città russe di Astrakhan, Mosca e San Pietroburgo. L’ITC sarà poi estesa all’Europa settentrionale. Si prevede che costo e durata del trasporto merci tra le suddette regioni dovrebbero esser significativamente ridotti contribuendo all’aumento significativo del commercio internazionale nel continente eurasiatico. Il progetto ITC Nord-Sud è allo studio dalla fine degli anni ’90. In un certo senso, già opera poiché l’Iran invia i propri prodotti attraverso l’Azerbaigian in Russia. Tuttavia, l’ITC Nord-Sud è tutt’altro che pienamente attivo. Ad esempio, India e molti Paesi del Medio Oriente svolgono la maggior parte del commercio con l’Europa utilizzando la lunga rotta che attraversa il canale di Suez. Il vantaggio principale dell’ITC Nord-Sud è che la maggior parte del viaggio è su terra, ed è più veloce, economico e sicuro. Tuttavia, per l’efficiente trasporto di grandi volumi di merci via terra è conveniente utilizzare le ferrovie. Finora non esiste un’infrastruttura ferroviaria adatta, e gran parte delle merci viene trasportata dall’Iran all’Azerbaigian su strada. Questo è probabilmente uno dei motivi per cui l’ITC Nord-Sud non è ancora considerato tra i più importanti itinerari eurasiatici. Negli ultimi anni, tuttavia, il lavoro sul sistema ferroviario unificato è aumentato notevolmente nell’ITC. Nuovi siti vengono creati e messi in servizio. Iran ed Azerbaigian hanno contribuito notevolmente al progetto. Per collegare i loro sistemi ferroviari, i due Paesi hanno deciso di costruire la ferrovia Astara-Rasht-Qazvin. La lunghezza totale della tratta in costruzione è quasi 360 km e sarà presto pronta. La tratta per la città azera di Astara parte dallo stesso fiume lungo cui corre il confine iraniano-azero. La strada attraversa il fiume Astara con un nuovo ponte appositamente costruito e raggiunge la città iraniana di Astara, dallo stesso nome della vicina azera. La tratta attraversa le città iraniane di Rasht e Qazvin nell’Iran del Nord, collegandosi con la rete ferroviaria iraniana e sarà utilizzata come corridoio vitale per il trasporto di passeggeri e merci per il porto di Bandar Abbas sulle coste del Golfo Persico, un centro di trasporto iraniano strategicamente importante. Il traffico marittimo proveniente dall’Asia potrà essere spedito da lì. Il punto più estremo dell’ITC Nord-Sud è il porto indiano di Mumbai, una delle città più popolose del mondo. Mumbai è un importante centro economico, non solo dell’India, ma dell’Asia nel complesso. La città si trova sulle coste del Mar Arabico ed è uno dei porti principali della regione al crocevia di numerose rotte internazionali.
All’inizio del marzo 2017 si ebbe il test della sezione Astara-Astara, anche se questa non è la parte più grande della tratta Astara-Rasht-Qazvin, la sua apertura è di grande importanza politica. L’inizio del traffico ferroviario Astara-Astara attraverso il confine iraniano-azero testimonia la reciproca fiducia dei due Paesi e l’assenza di differenze significative tra essi, compresa la questione della provincia iraniana del sud dell’Azerbaigian, che chiede periodicamente la secessione dall’Iran. Non era casuale che l’itinerario Astara-Astara sia stata testato durante la visita in Iran del presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliev, durante la quale s’incontrava con il Presidente dell’Iran Hassan Rouhani. Nei negoziati si discusse principalmente della cooperazione Iran-Azerbaigian nei trasporti. Furono firmati nuovi documenti relativi alla costruzione ferroviaria. A fine giugno 2017, il Ministero delle Strade e Sviluppo Urbano iraniano riferì che la tratta Qazvin-Rasht sarà presto pronta. Si prevede sia inaugurata a fine estate 2017. La costruzione della tratta Qazvin-Rasht fu avviata nel 2009. La realizzazione di questa tratta di 205 km è stata costosa. La tratta attraversa un terreno dalla topografia complessa e richiede numerosi ponti e tunnel. La tratta Qazvin-Rasht è già definita il progetto ferroviario più sofisticato dell’Iran. Nel luglio 2017, due società, Ferrovie Iraniane e Ferrovie Azere, firmarono l’accordo per costruire un grande terminal ferroviario ad Astara iraniana attraverso cui l’Azerbaigian intende trasportare merci in grandi quantità. La parte azera è disposta ad investire 60 milioni di dollari nel progetto. Allo stesso tempo, i media informavano della firma dell’accordo Iran-Azerbaigian sulla costruzione della tratta Astara-Rasht, il collegamento mancante della rotta Astara-Qazvin-Rasht in Iran. La costruzione dovrebbe costare più di 1 miliardo di dollari. L’Azerbaijan intende avanzare all’Iran un credito di 500 milioni di dollari. La creazione della tratta Astara-Rasht sarà l’ultimo passo per la connessione tra i sistemi ferroviari azero e iraniano, e sarà uno degli eventi più importanti della storia del progetto ITC Nord-Sud.
Il rilancio dell’interesse dell’India nel progetto potrebbe essere visto come indicazione del progresso chiaramente efficace dell’ITC. Nel luglio 2017, una delegazione parlamentare indiana visitò Mosca per partecipare a una riunione della Commissione interparlamentare russo-indiana. Dopo la riunione, il portavoce della Camera del Parlamento dell’India Sumitra Mahajan dichiarò che Russia e India dovrebbero sviluppare la cooperazione in vari ambiti, tra cui il progetto ITC Nord-Sud. Vi sono molti fattori che potrebbero far divenire l’ITC Nord-Sud una delle più importanti arterie dei trasporti dell’Eurasia. In primo luogo, costo e durata elevati della tradizionale rotta marittima Asia-Europa. In secondo luogo, l’instabilità in Medio Oriente, che pone diversi pericoli al traffico marittimo che attraversa il canale di Suez. Il terzo fattore è lo sviluppo costante del progetto Nuova Via della Seta cinese. Nonostante tutti i vantaggi della NSRI, molti dei principali attori della regione asiatica (soprattutto l’India) temono un rapido aumento dell’influenza cinese. Al tempo stesso, sono consapevoli della necessità dell’integrazione economica e dei trasporti dell’Eurasia. Di conseguenza, si affrettano a trovare o creare corridoi alternativi. L’ITC Nord-Sud è adatto a questo ruolo. È possibile che la creazione di un efficiente sistema ferroviario per tutta la sua lunghezza sia al capolinea, dopo di che avrà la meritata popolarità.Dmitrij Bokarev, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora