Grande Eurasia, il senso di San Pietroburgo e Baku

Rostislav Ishenko, 10 agosto 2016, Fort Russpresident_diner1_080816E’ difficile sopravvalutare l’importanza dell’incontro di Vladimir Putin con Recep Tayyip Erdogan, a San Pietroburgo. Tuttavia, dal mio punto di vista, la visita del Presidente russo a Baku e i colloqui con i Presidenti azero Ilham Aliev e iraniano Hassan Rouhani, e gli aspetti simbolici e pratici di essi, non sono da meno, anzi, sono molto più importanti. Cominciamo dal fatto che la Russia attualmente mantiene con l’Iran più di un buon rapporto; i Paesi sono alleati militari in Siria. L’Iran ha fornito alle VKS russe una rotta sul proprio territorio per l’Iraq. Ed è estremamente importante non solo in termini di supporto aereo, ma anche per la necessità di organizzare i rifornimenti per le truppe russe in Siria. La più importante rotta attraverso gli stretti era minacciata dal recente forte deterioramento delle relazioni con la Turchia. Data l’instabilità complessiva del Medio Oriente, la presenza di una rotta alternativa aumenta notevolmente la stabilità sulla Siria. Il presidente russo poteva facilmente incontrare l’omologo iraniano a Teheran senza volare a Baku. Ma se i due leader sono attivamente coinvolti nella politica globale, era necessario incontrarsi a Baku, ce n’erano i motivi.

Rivali tradizionali
Vi ricordo che l’Azerbaijan è tradizionalmente rivolto alla Turchia, non meno importante vecchio rivale dell’Iran nella lotta per influenza sul Medio Oriente, Caucaso compreso. Anche prima della nascita dei moderni Turchia e Iran, parti e Roma, Bisanzio e sassanidi concorrevano con vari successi. Pertanto, all’inizio del conflitto per il Nagorno-Karabakh, l’Iran, bilanciando l’influenza di Ankara nella regione, fece molto per sostenere Erevan. Anche ora il confine con l’Iran è un importante corridoio per spezzare il blocco dell’Armenia, e nel regno di Saakashvili in Georgia era l’unica via affidabile per il mondo. Va ricordato che più della metà del territorio storico dell’Azerbaigian è sotto la sovranità dell’Iran, cosa non favorevole alla creazione di relazioni tra Teheran e Baku. In generale, il complesso groviglio di interessi nel conflitto nella regione, dal Caucaso a Suez, fino a poco prima sembrava inestricabile. E’ anche facile capire che, alla vigilia di un incontro cruciale con Erdogan, il presidente russo lanciasse colloqui esattamente nella direzione opposta, non perché Aliev e Rouhani non era possibile incontrarli un paio di giorni prima o una settimana dopo, ma per via del fatto che questa riunione e la sua tempistica erano estremamente importanti: decide le posizioni nell’incontro a San Pietroburgo e il suo contesto globale.

Le posizioni di Mosca e Teheran allineate
Inizialmente era chiaro che per Erdogan, per cui la Russia è rimasta praticamente l’unico alleato possibile, l’incontro di San Pietroburgo riguardasse l’aiuto per stabilizzare il regime turco, e tale stabilizzazione sarà difficile. I turchi sanno che la fine dell’influenza statunitense e riorientamento su Mosca sono in realtà un vantaggio. Ankara sa anche che per la Russia, la minaccia della destabilizzazione o addirittura della disintegrazione della Turchia è significativa. Pertanto, anche con una posizione negoziale debole, gli argomenti per uno scambio importante ci sono.

Cosa significa l’incontro di Baku per Erdogan?
Prima della riunione, Rouhani aveva detto che Russia e Iran aiuteranno la Turchia nella stabilizzazione interna e nella lotta al terrorismo, anche in Siria. Questa frase dimostra al presidente turco che le posizioni di Mosca e Teheran, su tutte le questioni d’interesse per Ankara, sono allineate. Se la Turchia pensava di giocare l’uno contro l’altro, cercando di negoziare con ciascuno individualmente e strappare per sé il miglior accordo, sbagliava. Inoltre, la riunione a Baku dimostra che la leadership azera tiene conto anche della variazione del rapporto di forze in Medio Oriente in generale, e nel Caucaso in particolare, a favore di Russia e Iran. Ilham Aliev, ovviamente, non cederà la promessa di mantenere stretti rapporti con la Turchia (partner tradizionale ed alleato strategico dell’Azerbaigian). Molto probabilmente, ha anche cercato di aiutare Erdogan, sondandolo in vista dei colloqui con Putin, facendogli comprendere appieno le posizioni russe e iraniane, controllandone forza e consistenza. Tuttavia, Ilham Hejdar oglu Aliev è uno dei politici più realisti dello spazio post-sovietico. Capisce che l’alleanza con la Turchia non può più rispondere pienamente agli interessi dell’Azerbaigian. E’ necessario avere il sostegno dei nuovi attori dominanti nella regione. Pertanto, obiettivo di Aliev a Baku era in realtà l’ingresso dell’Azerbaigian nel progetto russo-iraniano, e non tanto da mediatore nei negoziati con la Turchia (Erdogan decide tutto direttamente), ma come partner.

La posizione degli Stati Uniti sarà indebolita
Qual è la posizione dell’Azerbaigian verso l’alleanza regionale russo-iraniana, che non è estranea agli interessi turchi, se non geopolitici? Né più né meno che l’indebolimento della posizione degli Stati Uniti in Medio Oriente. L’esistenza anche di un’unione informale tra Russia, Turchia, Iran ed Azerbaigian chiude (per l’attuale generazione di politici, per sempre) la questione del corridoio energetico dal Caspio all’Europa come alternativa ai rifornimenti di “Gazprom” e “Rosneft“. Ora, se ci sono e se ci saranno, lo saranno solo nel quadro del progetto congiunto (russo-iraniano-azero-turco) in cui vengono presi in considerazione gli interessi di tutte le parti interessate. Finisce la possibilità per gli Stati Uniti di bloccare i rifornimenti russi alla Siria. Ma a Mosca non basta aprire un collo di bottiglia, ma tutto lo spazio dai Balcani al Mar Caspio. Ciò fa dei progetti dei corridoi dal Mar Glaciale Artico all’Oceano Indiano una realtà. A sud il nuovo ramo (iraniano) della Via della Seta comincia a divenire realtà, cioè il potenziale collegamento interno diversificato della Grande Eurasia (da Lisbona a Kuala Lumpur), che sarà sempre più difficile da tagliare. Anche in Medio Oriente, il recente predominio assoluto degli Stati Uniti si riduce a tentativi di mantenere il controllo sulle monarchie arabe del Golfo, o almeno evitare che siano irrimediabilmente spazzate via, imponendo semplicemente a tali Stati del Golfo la politica degli Stati Uniti di scontro con l’Iran. Naturalmente, i negoziati di Baku e San Pietroburgo sono solo l’inizio di relazioni a lungo termine, designando vettore e dinamica del processo. Ma nel mondo di oggi, i cambiamenti si verificano quasi istantaneamente. Nel 2008, in Ossezia del Sud, la Russia difese il Caucaso del Nord dai tentativi di ‘somalizzazione’ della NATO, mantenendo la credibilità nella regione. Nel 2014, la Russia bloccò il tentativo degli Stati Uniti d’invadere la Crimea, e Kiev avviava il processo di autodistruzione (anche per gli standard occidentali). Nel 2015, la Russia difese la Siria dai teppisti islamisti filo-USA che quasi sempre sprofondano la regione nel caos. Il 2016 non è ancora finito, ma si parla di come Russia ed alleati si preparano a ristabilire l’ordine in Medio Oriente.azerbaijani_russian_iranian_presidents_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia, Iran e Azerbaigian si accordano sul corridoio strategico

F. William Engdahl New Eastern Outlook 06/05/2016

d6d7a23d749e8af481e8fae05ea0d896Tutti i media mainstream occidentali hanno trascurato, seguendo le recenti tensioni militari tra Armenia e Azerbaigian sul conflitto latente per l’enclave montuosa del Nagorno-Karabakh, l’annuncio del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dopo i colloqui con la controparte iraniana sull’inizio dei lavori sul da tempo discusso corridoio Nord-Sud lungo il Mar Caspio. Significativo è l’Azerbaigian che accetta di partecipare al progetto. Ciò suggerisce che la diplomazia russa e lo sviluppo delle infrastrutture economiche hanno nuovamente prevalso sul bellicismo mondiale di Washington per mantenere l’ormai erosa egemonia da superpotenza globale.
Il 7 aprile, in una riunione nella capitale azera Baku, poche ore dopo che l’Azerbaigian sospendeva una grande offensiva sul Nagorno-Karabakh, apertamente sollecitata dal ministro degli Esteri del sempre più disperato presidente turco Erdogan, Sergej Lavrov dichiarava che Russia, Iran e Azerbaigian concordano l’avvio dei colloqui sulla realizzazione del Corridoio dei trasporti Nord-Sud. Accanto Lavrov figuravano il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif e il Ministro degli Esteri azero Elmar Mamamdjarov. Lavrov dichiarava, “Abbiamo discusso gli aspetti della sfera materiale della cooperazione. Abbiamo deciso che le nostre agenzie competenti avvieranno in dettaglio gli aspetti pratici della realizzazione del progetto di corridoio dei trasporti ‘Nord-Sud’ lungo le coste del Caspio occidentale. Questo prevede la collaborazione dei ministeri dei Trasporti che dovrebbero considerare i parametri tecnici e finanziari del progetto. Ciò prevede anche la cooperazione tra dogane e servizi consolari, e l’abbiamo deciso oggi”.

Completando il Triangolo d’Oro
Con l’accordo tra Russia, Iran e Azerbaigian, un enorme passo è stato fatto per consolidare il più grande spazio economico nel mondo, quello eurasiatico; lo spazio che il padrino della geopolitica inglese, Sir Halford Mackinder, avvertì per tutta la vita essere l’unica grave minaccia all’egemonia dell’impero inglese e dell’erede statunitense, il secolo americano. Il diretto moderno corridoio dei trasporti, noto fin dai primi colloqui del 2002 come Corridoio dei trasporti Nord-Sud, in ultima analisi collegherà India, Iran e Azerbaigian a Paesi e mercati dell’Unione economica eurasiatica, comprendente non solo l’Armenia, ma anche Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Bielorussia. Il Corridoio dei trasporti Nord-Sud dall’India all’Iran e l’Azerbaigian lungo il Caspio fino a Mosca ed oltre, trasformerà lo spazio economico dell’Eurasia. Il corridoio trasformerà le economie dell’Eurasia dalla Russia all’India collegata nella Shanghai Cooperation Organization (SCO). I membri della sempre più strategicamente importante SCO sono Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. Quest’anno India e Pakistan aderiranno formalmente alla SCO e si prevede che l’Iran, attualmente osservatore ufficiale, avrà offerto la piena adesione entro la fine dell’anno, ora che le sanzioni sono state tolte. Il Presidente cinese Xi Jinping ha annunciato il sostegno alla piena adesione dell’Iran negli importanti colloqui a Teheran nel gennaio 2016, dove i due decidevano la formale partecipazione iraniana nel progetto Cintura e Via economica della Nuova Via della Seta sull’Eurasia dalla Cina di Xi. Ora, con il Corridoio Teheran-Mosca si chiude il Triangolo d’Oro Pechino-Teheran-Mosca; un importante progresso economico e geopolitico.

L’economia del corridoio dei trasporti
Il completamento del Corridoio dei trasporti Nord-Sud trasformerà in modo significativo lo spazio economico dell’Eurasia. Il corridoio sarà una moderna via marittima e ferroviaria per trasportare merci tra India, Iran, Azerbaigian, Russia, Asia centrale e potenzialmente Stati europei se dovessero mai rinsavire abbandonando il governo guerrafondaio ucraino e le sanzioni alla Russia, alleviando le economie in difficoltà dell’Unione europea. Il nuovo corridoio collegherà alcune delle più grandi città del mondo come Mumbai, Mosca, Teheran, via porto sul Caspio di Bandar Anzali in Iran e da lì al porto di Astrakhan in Russia, alla foce del grande fiume Volga. Nel 2014 furono testate due rotte. La prima da Mumbai a Baku attraverso il porto dell’Iran presso lo Stretto di Hormuz, importante collo di bottiglia dei flussi di petrolio e gas dal Golfo Persico. Il secondo da Mumbai al porto di Astrakhan via Bandar Abbas, Teheran e porto di Bandar Anzali. Lo scopo era individuare e affrontare le principali strozzature. Significativamente, lo studio ha dimostrato che i costi dei trasporti India-Russia verrebbero ridotti di “2500 dollari ogni 15 tonnellate di carico“. Uno studio della Federazione delle Associazioni Spedizionieri indiana trovò che la rotta, era “il 30% meno costosa e il 40% più breve di quella attuale“. La rotta attuale va da Mumbai a Mar Rosso e Canale di Suez, attraversa Mediterraneo, Gibilterra e Canale della Manica fino a San Pietroburgo e Mosca. Uno sguardo alla mappa rivela come tale rotta sia strategicamente vulnerabile, per la possibile interdizione da NATO e Stati Uniti. Il colpo di Stato degli Stati Uniti nel febbraio 2014 in Ucraina, l’installazione di accoliti del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, oligarchi corrotti “pro-Washington” e neonazisti, per perturbare le relazioni tra Russia e UE, momentaneamente misero in secondo piano il piano sul Corridoio Nord-Sud. Ora, con il concretizzarsi nella realtà eurasiatica del Grande progetto Cintura e Via della Cina, l’adesione del corridoio Iran-Azerbaigian-Russia crea uno spazio economico, politico e militare coerente ed integrato che potrebbe presto avviare ciò che gli storici futuri chiameranno secolo eurasiatico, mentre il secolo americano e la sua egemonia mondiale post-1944 si sbriciola come l’impero romano nel IV secolo d.C. Anche in questo caso, l’Oriente crea mentre l’occidente riesce con successo a distruggere.Iran-Azerbaijan-Russia-FMs-in-Baku-1F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il conflitto armeno-azero sul Nagorno-Karabakh

Ereven, Baku, Tel Aviv e l’Eurasia
Alessandro Lattanzio, 22/4/2016nagorno-karabakh_occupation_mapNell’autunno 2015, i capi politici turchi fecero varie dichiarazioni minacciose contro l’Armenia, il primo ministro turco Davoutoglu disse due giorni dopo aver fatto abbattere l’aereo russo in Siria, che avrebbe “fatto del suo meglio” per aiutare l’Azerbaigian a liberare le sue terre. Le stesse dichiarazioni furono fatte nel corso della riunione tra Erdogan e il presidente azero Ilham Aliev. La Turchia ha molti consiglieri militari nell’esercito azero. Inoltre Ilham Aliev, a Washington per il vertice sulla sicurezza nucleare, si era incontrato con il vicepresidente Biden che gli disse che l’Azerbaigian è strategicamente importante per gli USA confermando il sostegno all’integrità territoriale dell’Azerbaigian, compreso il Karabakh. Nel frattempo, la brigata azera dello SIIL abbandonava la Siria per avviarsi nel Nagorno-Karabakh, attraversando la Turchia. Il 2 aprile si ebbero scontri intensi tra azeri e armeni presso Martuni, Matakert, Fizuli, Tartar e Agdam. Il 3 aprile, il ministero della Difesa dell’Azerbaigian riferiva che il Paese “cessava unilateralmente le ostilità nel Karabakh“, ma senza rispettarlo. Secondo il Ministero della Difesa armeno, le forze armene avanzarono sulle posizioni occupate dalle truppe azere il 2 aprile, bombardandone le posizioni presso Martakert, nel Nagorno-Karabakh. E nonostante il cessate il fuoco, nel Karabakh almeno altri 5 carri armati azeri furono distrutti dai bombardamenti delle forze armene, mentre tre civili armeni venivano uccisi dal bombardamento notturno azero sul villaggio di Talysh. In un caso, un drone IAI Harop veniva fatto schiantare dagli azero su un autobus con militari armeni a bordo, uccidendone 7. Il Ministero della Difesa dell’Armenia riferiva che un attacco azero era stato respinto, “Le unità azere cercando di attaccare ed avanzare, finivano sotto l’accurato tiro dell’artiglieria delle Forze Armate del Nagorno-Karabakh, e venivano completamente distrutte“. Difatti, il Ministero della Difesa armeno aveva dichiarato che negli scontri nel Nagorno-Karabakh, iniziati il 2 aprile, almeno 29 carri armati azeri erano stati distrutti.
Nel 2009 Turchia e Azerbaigian firmarono un accordo di cooperazione militare. Baku dispone di un esercito di 57000 effettivi, dotati di 100 carri armati T-90S acquistati nel 2013-2015, 400 carri armati T-72 aggiornati allo standard ASLAN dell’azienda israeliana Elbit Systems, con nuovi sistemi di rilevamento e corazze aggiuntive. Similmente venivano modernizzati 400 BMP-2 e BTR-70, che affiancano 100 BMP-3M e 100 BTR-80A acquisiti dal 2007 e 2015. La riserva delle forze armate azere conta centinaia di mezzi corazzati T-55, BMP-1, MT-LB e BTR-60. Riguardo ai blindati leggeri, il materiale è quasi completamente costituito da mezzi turchi Otokar Cobra e ZPT, israeliani Abir e Storm, e da 140 mezzi blindati Marauder e Matador prodotti su licenza sudafricana nel 2009 – 2014. L’artiglieria è stata modernizzata adottando 15 semoventi israeliani Atmos-2000 e Cardom, 36 semoventi da 155mm turchi Firtina e da lanciarazzi pesanti russi TOS-1, entrati in servizio dal 2010. Le armi di supporto della fanteria comprendono missili anticarro israeliani Spike e MANPAD russi SA-24, mentre una trentina di UAV e radar israeliani e russi sono impiegati per il supporto all’artiglieria azera. Ma gli UAV, Hermes-450, Heron, Orbiter e Seacher di produzione israeliana vengono utilizzati anche dall’aeronautica azera che, inoltre, allinea 13 MiG-29 acquistati dall’Ucraina e ammodernati nel 2006, 11 Su-25 acquistati dalla Bielorussia nel 2009, 24 elicotteri d’attacco Mi-24 Hind aggiornati allo standard Mi-35M nel 2011, 12 velivoli da supporto aereo L-39 e 66 elicotteri d’assalto Mi-17. La difesa aerea azera dispone di 2 batterie di SAM Barak-8 israeliani e 2 batterie di S-300PMU2 russi.
middle_1459748981_5013290 Le Forze Armate armene dispongono di 56000 effettivi e le forze di autodifesa del Nagorno Karabakh di altri 21000 effettivi. L’esercito armeno dispone di 137 carri T-72 e 20 carri armati T-80 ceduti dalla Federazione russa, di 450 blindati da combattimento BMP-1 e 2, BTR-70 e BRDM. Il parco dell’artiglieria è composto dai classici pezzi sovietici e da missili a corto raggio Iskander con personale russo. La fanteria armena dispone di mortai israeliani, missili anticarro russi e francesi, e di missili antiaerei spalleggiabili russi Igla. L’Aeronautica armena schiera 15 velivoli d’attacco Su-25 e 6 aerei da supporto L-39 acquistati da Ucraina e Slovacchia nel 2004-2010, e 16 elicotteri d’attacco Mi-24 e 18 elicotteri d’assalto Mi-17. La difesa aerea di Erevan dipende dai reparti dell’Aeronautica Militare russa. Nel febbraio 2016, il governo russo e quello armeno firmarono un accordo per concedere all’Armenia un prestito di 200 milioni di dollari per il finanziamento dell’acquisizione di materiale militare dalla Russia, tra cui MLRS Smerch, sistemi missilistici antiaerei portatili Igla-S, complessi per il disturbo elettronico Avtobaza-M, sistemi lanciafiamme pesanti TOS-1A, missili anticarro 9K113M, razzi anticarro RPG-26, fucili di precisione Dragunov, autoblindo Tigr, mezzi per genieri e sistemi di telecomunicazione. Il Ministero della Difesa russo schierava 4 caccia Mikojan MiG-29SMT, 9 cacciabombardieri MiG-29 e 1 elicottero Mil Mi-8MT nella base russa di Erebuni, presso Erevan, capitale dell’Armenia. Gli armeni avrebbero subito 63 caduti (15 ufficiali, 34 soldati, 11 volontari e 2 soldati della riserva e 1 ufficiale è disperso), oltre a quindici civili uccisi, e la perdita di 7 carri armati, mentre gli azeri avrebbero perso di 36 mezzi corazzati, diversi pezzi d’artiglieria, 2 elicotteri, 7 droni e 300-600 effettivi. I militari azeri avevano occupato le cime presso Seisulan, Talish e Madagiz.
Mentre le Forze Armate armene schieravano missili anticarro 9P148 Konkurs e sistemi mobili missilistici antiaerei 9K33 Osa, il Presidente dell’Armenia Serzh Sargskan, in un incontro con gli ambasciatori dell’OSCE a Erevan, dichiarava che l’Armenia riconosce l’indipendenza della Repubblica del Nagorno-Karabakh (NKR) e che l’Azerbaigian inasprirà l’offensiva. Secondo Sargsjan, “L’Armenia, nell’ambito del cessate il fuoco del 1994, continuerà ad adempiere ai propri obblighi per garantire la sicurezza della popolazione del Nagorno-Karabakh”, mentre Erevan avviava il lavoro per un trattato di cooperazione militare con l’esercito del NKR. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan affermava, “Preghiamo i nostri fratelli azeri che prevalgano in questi scontri. Se il gruppo di Minsk avesse compiuto i passi giusti e decisivi, tali incidenti non sarebbero accaduti. Tuttavia, le debolezze del Gruppo di Minsk purtroppo hanno portato la situazione a questo punto“. Al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (CIO) del 12 aprile ad Istanbul, presieduto dal presidente della Turchia Recep Erdogan, il primo ministro turco Ahmet Davutoglu affermava l’importanza dei “territori occupati” islamici: Palestina, Nagorno-Karabakh e Crimea, sottolineando l’urgenza di ricorrere a mezzi culturali, religiosi ed altri, per recuperare questi territori staccati dall’Ummah islamica. Il comunicato finale del vertice condannava la Repubblica di Armenia, accusata di aggressione alla Repubblica dell’Azerbaigian ed esprimeva interesse sui tartari della Crimea, alla luce dei “recenti sviluppi” nella penisola. Il capo degli estremisti della cosiddetta “Majlis dei tartari di Crimea” Mustafa Abduelcemil Qirimoglu partecipava ad una riunione congiunta con i presidenti turco e azero. Al vertice era presente anche il re saudita Salman bin Abdulaziz al-Saud, che ad Ankara riceveva la massima onorificenza della Turchia. Il presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbaev sosteneva l’Azerbaigian e il Kazakistan poneva il veto a una riunione dei Primi ministri dell’Unione economica eurasiatica (UEE) a Erevan, mentre i media armeni sponsorizzati dagli USA alimentavano speculazioni anti-russe. Da un lato, gli Stati Uniti esprimevano sostegno ad Aliev attraverso la Turchia, ma dall’altra i diplomatici statunitensi sostenevano la campagna mediatica armena.
azerbaycan_ve_turkiye_ortak_hava_tatbikati_yapacakL’ex-ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman accusava l’Armenia di aver provocato i quattro giorni di scontri, “l’Azerbaigian non aveva alcuna ragione per l’escalation del conflitto”, nonostante il fatto che si stato proprio l’Azerbaigian a lanciare l’offensiva per rioccupare la Repubblica del Nagorno-Karabakh. E l’ex-generale delle Forze di Difesa Israeliane Ephraim Sneh osservava che l’Azerbaigian è un “alleato strategico” d’Israele e che Baku “ha bisogno di tutto l’aiuto diplomatico che Israele può raccogliere“. Sneh accusava Tel Aviv di “rimanere in silenzio” nel momento del bisogno per Baku, spiegando che l’Azerbaigian è uno dei pochi amici d’Israele nel mondo islamico e che ne assicura la sicurezza energetica, dato che Baku fornisce ad Isarele il 40% del petrolio. La mediazione della Russia sul conflitto, secondo Sneh, era disastrosa per Baku e accusava l’Armenia delle violazioni del cessate il fuoco. Ma Sneh affermava di aver fiducia che “ora che l’Azerbaigian ha dimostrato superiorità militare, ci sia la possibilità di negoziati diplomatici reali che portino ad un accordo tra i due Paesi”, cioè cedere il Nagorno-Karabakh a Baku. Secondo Sneh, gli azeri potrebbero prendere esempio da Tel Aviv negoziando secondo la formula “terra in cambio di pace”, usata da Israele con l’Egitto per restituire la penisola del Sinai. Per Sneh gli azeri dovrebbero fare lo stesso promettendo all’Armenia pace in cambio del Nagorno-Karabakh, la “debole economia armena ne beneficerebbe da tale accordo, e il miglioramento delle relazioni economiche con la Turchia sono un importante vantaggio economico di cui l’Armenia può essere certa non appena si ritira dai territori azeri occupati. Nel frattempo, l’Azerbaigian ha bisogno di un ben più robusto appoggio diplomatico di quanto riceva oggi“, si lamentava Sneh riguardo l’atteggiamento di Tel Aviv. In realtà Israele ha venduto a Baku droni, sistemi radar, centri di comando ed equipaggiamenti per l’intelligence, entrando anche nel consorzio per fornire all’Azerbaigian un satellite di osservazione da 150 milioni di dollari. Il presidente del partito Meretz, Zehava Galon, avvertiva che Israele intendeva inviare altri droni a Baku, sollecitando il ministro della Difesa Moshe Yalon ad interrompere le vendite di armi agli azeri finché Baku non sospenderà del tutto i combattimenti nel Nagorno-Karabakh. Lo specialista d’intelligence israeliano Yossi Melman affermava che che Israele ha un’enorme e assai segreta presenza nella difesa dell’Azerbaigian, spiegando che Israele e Azerbaigian hanno scambi commerciale per 5 miliardi di dollari, più di quello tra Israele e la Francia. “La maggior parte degli scambi resta riservata, essendo composta da petrolio azero venduto ad Israele e di tecnologie belliche e d’intelligence israeliane acquistate dall’Azerbaigian,… il secondo maggiore mercato in Asia, dopo l’India, per le armi israeliane. I migliori promotori delle vendite militari sono ministri e funzionari in cravatta israeliani che visitano la nazione caucasica. The Washington Post permise al mondo di avere una finestra sulle relazioni segrete tra i due Paesi quando pubblicò una foto del ‘drone suicida’ israeliano fatto esplodere su un autobus che portava combattenti armeni in prima linea. Sette persone furono uccise, e il governo armeno protestò con Israele. Pochi giorni dopo l’incidente, giornalisti militari visitavano le strutture delle Israel Aerospace Industries venendo informati sui vari prodotti, dai droni ai satelliti, che l’azienda vende. A un portavoce delle IAI è stato chiesto se la società era coinvolta nelle rivelazione del Washington Post. Si rifiutava di rispondere, ma sorrise quando un giornalista commentò che tale foto era utile per gli affari promuovendo la vendita di prodotti definibili ‘testati in combattimento’“. Oltre ai legami militari, i due Paesi hanno anche forti legami d’intelligence, con il Mossad che ha creato una grande stazione in Azerbaigian per eseguire operazioni nel Caucaso settentrionale. Russi e iraniani avevano accusato l’Azerbaigian di permettere al Mossad di usare il proprio territorio per operazioni che vanno dal “reclutamento e impianto di agenti” a “intercettazione delle comunicazioni e ricognizione aerea“. Inoltre, più di un anno fa, l’Iran affermò di aver abbattuto un drone israeliano. Melman concludeva osservando come “il presidente azero Ilham Aliev sia stato citato in un cablo di WikiLeaks inviato dall’ambasciata degli Stati Uniti a Baku secondo cui ‘le relazioni bilaterali fra Azerbaigian e Israele sono come un iceberg. I nove decimi sono al di sotto della superficie’. Apparentemente, Israele e Azerbaigian sono una strana coppia, male assortita, ma d’altra parte, Israele non è troppo schizzinosa nella scelta degli amici quando si tratta di vendita di armi ed interessi nazionali. Un rapido sguardo alla mappa mostra che l’Azerbaigian confina con l’Iran, nemico giurato d’Israele, spiegando le priorità d’Israele“.
Il 6 aprile, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian confermava che l’accordo sul cessate il fuoco, sulla linea di contatto nel Nagorno-Karabakh, era stato raggiunto con la mediazione della Russia, durante la riunione a Mosca dei capi di Stato Maggiore delle Forze Armate dell’Azerbaigian Najmadin Sadigov e dell’Armenia Jurij Khachaturov. “Nel corso della riunione è stato raggiunto un accordo per porre fine alle operazioni militari sulla linea di contatto delle forze dell’Azerbaigian e dell’Armenia“, dichiarava il ministero. I Ministeri della Difesa armeno e azero annunciavano la cessazione delle operazioni in Nagorno-Karabakh dalle 11:00, ora di Mosca, del 5 aprile. Il 7 aprile, in un vertice a Baku tra il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif e il Ministro degli Esteri azero Elmar Mamamdjarov, poche ore dopo che l’Azerbaigian aveva rinunciato a un grande attacco militare contro il Nagorno-Karabakh (voluto dal presidente turco Erdogan), il Ministro degli Esteri russo dichiarava che Russia, Iran e Azerbaigian avviavano i colloqui per realizzare il corridoio dei trasporti Nord-Sud, “Abbiamo discusso le questioni relative alla sfera materiale della cooperazione. Siamo d’accordo sul fatto che le nostre agenzie istituzionali dovranno avviare lo studio nel dettaglio degli aspetti pratici della realizzazione del progetto di corridoio dei trasporti “Nord-Sud” lungo la costa occidentale della Mar Caspio. Questo implica anche la cooperazione fra i servizi consolari e di uso comune, ed oggi abbiamo deciso su questo punto“.trend_mammadyarov_zarif_lavrov_070416_02Riferimenti
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Scontro Armenia-Azerbaigian per il Nagorno-Karabakh

The Saker, 3 aprile 2016ngkb-en-annIl 2 aprile, al momento dell’escalation degli scontri nel Donbas con i militari ucraini che bombardavano Donetsk e villaggi vicini, l’Azerbaigian attaccava il Karabakh armeno. Il 30 marzo Kerry incontrava il presidente dell’Azerbaigian Aliev chiedendo la ‘risoluzione definitiva’ del conflitto del Nagorno-Karabakh. Per la Reuters, “il segretario di Stato degli USA John Kerry ha chiesto “una risoluzione finale” del ventennale conflitto del Nagorno-Karabakh tra Azerbaigian ed Armenia nei colloqui con il presidente azero Ilham Aliev al dipartimento di Stato. Aliev è a Washington per un vertice sulla sicurezza nucleare ospitato dal presidente Barack Obama“. Naturalmente dobbiamo ricordare che nulla è mai ciò che sembra. Non si tratta della “risoluzione” del conflitto Armenia-Azerbaigian, ma del nuovo passo nella guerra a Russia e Cina. Che l’Armenia fosse il prossimo Paese da attaccare per il “parassita globale” è noto dall’estate 2015. Questo è ciò che scrissi il 16 gennaio. “Se europei e statunitensi restano lontano dal Medio Oriente, Russia ed alleati gradualmente pacificheranno la regione, come la Russia ha fatto per secoli senza molto sangue e atrocità, e Cina, Iran e India inizieranno a ricostruire la regione. La pressione migratoria sull’Europa sarà eliminata e i giovani arrabbiati musulmani toneranno a casa, e quelli che restano si mescoleranno con la gente del posto. Se, d’altra parte, europei e statunitensi decidono di rimanere e “vincere” in Medio Oriente, aiuteranno la Turchia a destabilizzare Ucraina, Azerbaigian, Uzbekistan e Kazakistan. Se Turchia e Azerbaigian attaccano di nuovo l’Armenia, gli Stati Uniti lasceranno lo SIIL in Iraq e Afghanistan, e supporteranno i sauditi che attaccano l’Iran. In questo scenario, la linea che gli europei cercano di tracciare a sud della Russia attraverserà Varsavia, Berlino, Parigi e Londra con milioni di giovani arrabbiati che vengono in Europa in cerca di divertimento“.Barack-Obama-e-Ilham-AliyevPromemoria dell’estate 2015 sul tentativo di “rivoluzione di colore elettrica” in Armenia.
“Una “rivoluzione colorata” è in corso in Armenia?
Le proteste armene assomigliano allo scenario del colpo di Stato ucraino di Majdan, deputato russo
Le proteste armene sono contro la Russia? Paul Craig Roberts
Erevan elettrica non cambierà l’orientamento filo-russo dell’Armenia
Le basi militari estere della Turchia e la loro minaccia alla stabilità
Abbiamo la nostra vecchia, buona e un po’ folle Turchia. Abbiamo una Georgia cristiana ortodossa occupata dalla NATO e sotto il completo controllo del regime di Washington. Inoltre, l’economia della Georgia è occupata dalla Turchia. Il 90% dell’industria del turismo, tra cui hotel e ristoranti, è di proprietà di turchi. In realtà, la Turchia può semplicemente premere l’interruttore e dichiarare la Georgia parte della Turchia. Questo è il piano di Erdogan. Non è un caso che chiami Azerbaigian e Turchia “una nazione, due Paesi”, Georgia e Armenia cristiane sono solo di ostacolo. La Turchia prevede di costruire basi militari in Georgia e anche in… Armenia. “I piani per una base militare turca in Georgia e possibile futura base turca in Azerbaigian, forse nella ex-enclave di Nakhichevan tra Armenia e Turchia, ha spinto la popolazione prevalentemente armena delle regioni georgiane di Javakhq e Tsalka a contemplare la secessione dalla Georgia e l’adesione all’Armenia“. Abbastanza interessante, tale escalation avviene dopo diversi mesi di “sforzi” diplomatici di Stati Uniti ed Unione europea per minare la fragile stabilità della regione.

Bruxelles e Washington chiedono all’Armenia di cedere popolazione e territori all’Azerbaigian controllato dalla NATO
L’allerta EAFJD mira a bloccare le misure anti-Karabakh in Europa
• L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) ha tenuto un dibattito su due relazioni sul Nagorno-Karabakh: “Escalation delle violenze in Nagorno-Karabakh e gli altri territori occupati dell’Azerbaigian“, del relatore Robert Walter (UK) e “Gli abitanti delle regioni di frontiera dell’Azerbaigian sono volutamente lasciati senz’acqua“, della relatrice Milica Markovic (Bosnia-Erzegovina). L’Assemblea parlamentare ha respinto la relazione di Walter e ha adottato la relazione di Markovc.
L’inviato dell’Azerbaigian si dice pronto a una soluzione militare al problema del Nagorno-Karabakh, Erdogan sostiene Baku
Kerry chiede ‘la risoluzione finale’ del Nagorno-KarabakhCfDiHK1WwAU2meSSitrep
1. Colonel Cassad sulle schermaglie in Nagorno-Karabakh del 02/04/2016 – mattina
Colonel Cassad sulle schermaglie in Nagorno-Karabakh del 02/04/2016 – giorno
Colonel Cassad sulle schermaglie in Nagorno-Karabakh del 02/04/2016 – notte

2. 2 Aprile mattina e giorno
Dopo la Russia, la NATO ha invitato Azerbaigian e Armenia a cessare il fuoco. Secondo la dichiarazione ufficiale dell’Azerbaigian, ha dichiarato un cessate il fuoco.
Il confronto nella zona di conflitto, dopo alcuni scontri con l’impiego di velivoli, corazzati e artiglieria, si è fermato secondo il capo del servizio stampa del Ministero della Difesa dell’Azerbaigian Vagif Dargjakhli. “Gli scontri sulla linea di contatto delle truppe si sono fermati. La situazione è stabile“, aveva detto aggiungendo che le forze armate azere “sono pronte a qualunque azione dal lato armeno“. La sera, la situazione si stabilizzava in qualche modo. Le truppe del Karabakh hanno respinto nella maggior parte delle località l’attacco dell’esercito azero, mentre gli azeri sono riusciti a mantenere alcune vette prese con l’attacco a sorpresa. Ora ci sono scontri con mezzi corazzati e artiglieria. Al momento né Armenia e Karabakh, né Azerbaigian hanno indetto la piena mobilitazione che significherebbe che la guerra è inevitabile.CfDGH0AW4AUuAar.jpg largeDagli armeni:
Al momento la situazione è la seguente: “Penso che sia chiaro che ci troviamo in stato di guerra. È ovvio che ora, come nell’agosto 2014, lo scopo degli azeri è prendere territori in almeno un settore del fronte, anche a costo di centinaia di vittime. I combattimenti iniziati la scorsa notte sono ancora in corso su tutto il confine armeno-azero dell’Artsakh. Questo è il caso in cui informazioni ufficiose a volte diventano ufficiali, e di conseguenza abbiamo ritenuto necessario fare alcune precisazioni.
• Almeno finora, le perdite nemiche sono 3 carri armati, 2 elicotteri d’attacco e 2 velivoli senza equipaggio e un numero imprecisato di morti e feriti tra i combattenti. Vi sono morti e feriti anche tra la popolazione civile. Si noti che il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha confermato la perdita di solo un elicottero Mi-24, 1 carro armato e la morte di 12 militari.
• E’ stato anche ufficialmente confermato che la parte armena ha subito perdite. A questo punto, i dati non sono pubblici e invitiamo tutti a rispettare identità e diritti del personale militare e non, leggendo “rapporti informali” prima della pubblicazione dei documenti.
• Un certo numero di villaggi azeri, Sysarch-Margushavan, Gapanlij, Gargage, è stato interamente o parzialmente evacuato. Questo è noto da parecchio tempo da parte armena, anche così la macchina della propaganda azera (attraverso APA) ha pubblicato articoli su “residenti dei villaggi di confine felici e coraggiosi”.
• Abbiamo anche vittime tra la popolazione civile nei pressi della linea del fronte ma, per fortuna, gli abitanti dei nostri villaggi sono forti di spirito ed episodi di panico non sono stati osservati.
• L’Azerbaigian ha subito pesanti perdite soprattutto a Nord-Est e nel distretto di Aghadam. Nel Sud la situazione dopo il successo improvviso si è stabilizzata e ci sono già cenni (tra gli azeri) della controffensiva degli armeni.
• L’addetto stampa del Ministero della Difesa della RA ha confermato ufficialmente le informazioni sulle numerose perdite della parte armena, così come sulle false informazioni su evacuazione e mobilitazione. Vorrei aggiungere che in Azerbaigian la mobilitazione non è dichiarata”.
Informazioni tratte e tradotto qui sulla situazione al fronte nel Karabakh
Il 2 aprile, il presidente armeno Serzh Sargsjan ha annunciato che i militari armeni hanno avuto 18 morti e 35 feriti. Come sempre nelle guerre della NATO, l’Azerbaigian spara sulle scuole. Una scuola a Stepanakert è stata colpita. Uno scolaro di 12 anni è stato ucciso e diversi feriti.CfCR2q7WIAAJtqdPS: Dato che tutto riguarda la Russia e la guerra alla Russia, un piccolo fatto. Il 31 marzo, le forze dell’ordine russe arrestavano circa 200 criminali durante il loro “incontro” a Ekaterinburg. Secondo alcuni rapporti, erano tutti azeri. Il motivo principale, per cui furono arrestati i boss azeri degli Urali è stato postato da qualcuno di nome Agaev (00:56) con un video. Nel post Agaev si chiede se la riunione dei criminali dell’Azerbaigian avveniva per “prendere il potere nelle nostre mani, in modo che i russi non ci sconfiggano. Voglio dominare questa città“. E altre cose oltraggianti e minacciose. I commenti dei giornalisti sul video sono assai sarcastici, secondo cui il post sarebbe falso. La storia conosce tali precedenti. Resta il fatto che tutti quei criminali giunsero sul posto e furono arrestati. 167 azeri furono arrestati, loro impronte digitali e foto segnaletiche prese. Dopo di che furono rilasciati. E’ un fatto noto che i russi trattano i migranti molto bene, ecco perché la Russia è il secondo Paese al mondo dopo gli Stati Uniti per immigranti. Tuttavia, l’Europa ci dimostra che il mondo cambia, e non al meglio. L’Europa è occupata dagli immigrati musulmani, che hanno anche portato con sé alcuni terroristi islamici. Il rappresentante del Consolato Generale di Azerbaigian ad Ekaterinburg, (6.35) dichiarava che i cittadini dell’Azerbaigian hanno sempre rispettato le leggi della Federazione Russa.

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b3f772bdd61f9817f726bed4daac72a9-kYGF-U1070872317529InH-1024x576@LaStampa.itTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia abbatte il golpe furtivo degli USA

Tony Cartalucci New Eastern Outlook 31/07/2015russia-is-seeing-conspiracies-in-armenia-where-none-existSono tempi duri per l’industria della “rivoluzione colorata” degli USA. Perfezionato in Europa orientale dopo la caduta dell’Unione Sovietica e affinato durante la cosiddetta “primavera araba”, il processo di sovversione di un Paese per rovesciarne il governo con la copertura di proteste di massa inscenate sembra essere finalmente alla fine. Ecco perché negli Stati Uniti non è più possibile nascondere il fatto che dietro a tali proteste, che spesso anche nascondono il ruolo di elementi armati infiltrati segretamente, si dia l’ultima spinta ai governi presi di mira. La nazioni hanno imparato ad identificare, denunciare ed opporsi a tale tattica, e come con Adolf Hitler e la tattica del regime nazista della Blitzkrieg, una volta individuate le contromisure appropriate, l’efficacia dell’assalto travolgente, militare o politico, viene neutralizzata. Ciò s’è recentemente visto in Armenia durante le cosiddette proteste “Erevan Elettrica”. Erevan è la capitale dell’Armenia ed “elettrica” è in riferimento alla presunta motivazione dei manifestanti, l’aumento dei prezzi della luce. Le “rivoluzioni colorate” sono sempre iniziate con una motivazione apparentemente legittima, che rapidamente diventava politica scartando molte richieste legittime, le precedenti richieste pratiche, per concentrarsi quasi esclusivamente sul “cambio di regime”. Gli agitatori armeni che guidano Erevan “elettrica” neanche se ne rendono conto, usando la maggior parte del loro slancio iniziale nel tentativo di convincere il mondo che non sono un’altra sommossa appoggiata dagli USA.

Il colpo di Stato furtivo
Nikol Pashinjan e il suo partito “Contratto civico” sono nettamente appoggiati dagli USA. Così molti trovato sospetto che ne sia la voce prominente, insistendo sul fatto che il movimento “Erevan elettrica” non sia politico e appoggiato dagli USA. Verelq, sito armeno che inspiegabilmente si collega al sito armeno di Radio Free Europe/Radio Liberty del dipartimento di Stato, avrebbe indicato nell’articolo, “Nikol Pashinyan: le proteste a Erevan sono di natura esclusivamente sociale” che: “Anche se si guardano ai processi con il microscopio, è possibile visualizzare componenti politiche e politici, nazionali e stranieri, nelle dimostrazioni. La gente non vuole che cresca il prezzo della luce. Questo è tutto“, dice Pashinjan, secondo cui l’energia elettrica è prima di tutto un prodotto: la vendono le reti elettriche e i cittadini la comprano. “Le azioni di protesta dovrebbero essere considerate come protezione dei diritti dei consumatori. La politica non c’entra nulla“, ha detto. Ma la politica c’entra. Come i politici come lo stesso Pashinjan, che ha visitato i manifestanti incarcerati nella fallita rivolta, e che a un certo punto ha invocato la costruzione di un “muro umano” di prominenti personalità armene tra manifestanti e polizia. Armenia Now, finanziato dal dipartimento di Stato, (nuovo centro di formazione dei giornalisti) riporta, “La politica in mezzo: legislatori, figure pubbliche formano un “muro umano” tra la polizia e i manifestanti”: “L’appello per creare un muro umano è stato fatto dal deputato di opposizione Nikol Pashinyan, esortando tutti i parlamentari, ex e attuali, studiosi, rappresentanti del mondo dello spettacolo, avvocati, giornalisti, rappresentanti religiosi e altre figure pubbliche a visitare il sito della protesta per garantire che la forza venisse usata sui manifestanti”. Altri legami evidenti tra proteste, Pashinjan e ONG appoggiate dagli USA sono state indicate dall’analista geopolitico Andrew Korybko nell’articolo, “‘Erevan Elettrica’ va fuori controllo“. Nonostante questi legami, alcuni hanno tentato di affermare che Pashinjan sia semplicemente un opportunista e che il suo sostegno dagli USA e i tentativi delle ONG degli USA di manipolare le proteste avevano poco a che fare con le proteste. Ma niente potrebbe essere più lontano dalla verità.

L’azione furtiva degli agitatori
ngo-licence La prossima generazione di “rivoluzioni colorate” degli USA tenterà di offuscare i legami tra essa e i loro agitatori, nel tentativo di riprendere l’iniziativa strategica mantenendo la massima negazione plausibile. Ma se si osserva bene, scopriranno che per quanto ricorrano a offuscamento e sotterfugi, non potranno nascondere i collegamenti tra il dipartimento di Stato USA e la sua mafia. Le proteste sono opera del gruppo “No al saccheggio”, guidato da avvocati e attivisti organizzati da National Endowment for Democracy (NED) e USAID del dipartimento di Stato degli USA, dall’Associazione dei giovani avvocati armeni (AYLA) finanziata dall’Open Society e dell’Helsinki Citizens’ Assembly Vanadzor Office che apertamente coordinava gli sforzi di “No al saccheggio” per fare pressione sul governo su numerosi problemi. Almeno 2 membri di AYLA, Ara Gharagjozjan e Arthur Kocharjan, sono stati identificati membri del nucleo di “No al saccheggio”. Il sito di AYLA, “Iravaban“, elenca vari giovani avvocati e attivisti che avevano frequentato uno dei programmi di tirocinio nel 2014. Iravaban ha anche seguito le contorte vicende delle proteste dall’inizio alla fine, così come le attività di AYLA ed ‘Helsinki Citizens’ Assembly Vanadzor Office per sostenere le proteste. Numerosi altri “siti notiziari” pro-proteste, incluso Hetq, se ammettono di essere finanziati dall’Open Society Foundation del criminale finanziario George Soros, non indicano la NED come sponsor, ma la NED tuttavia elenca Hetq. C’è anche Media.am, finanziata dall’USAID e dal Fondo europeo per la democrazia. Tutto ciò si aggiunge alla vasta rete di media locali finanziati da ONG straniere, per diffondere l’illusione del consenso alla disinformazione spacciata sulle proteste. Insieme ai programmi di formazione finanziati per indottrinare gli studenti e creare avvocati e attivisti nelle arti più fini della sedizione, permettendogli di poter gestire per conto proprio le sommosse, gli Stati Uniti ritengono che ci sia sufficiente negazione plausibile per nascondere i legami tra essi e i capi della protesta. Sforzi simili furono fatti a Hong Kong e più recentemente Thailandia, dove le sommosse apertamente appoggiate dagli USA furono aizzate da elementi addestrati e scatenati dagli agenti degli USA. Nonostante questa attenta disposizione, le proteste di “Erevan Elettrica” non hanno mai avuto un peso decisivo. La ragione è semplice: era sospettata di essere appoggiata dagli USA e i loro agenti più evidenti, che alla fine avrebbero dovuto guidare le proteste, non poterono farlo poiché confermarono il sospetto minando il proprio tentativo. Senza che simili agenti agiscano e diano ulteriore sostegno, proteste maggiori sono logisticamente e politicamente impossibili.

Come abbattere un colpo di Stato furtivo
I media della Russia influenzano sempre più la scena mondiale, avendo un ruolo essenziale nel smascherare e sventare la destabilizzazione e il rovesciamento del governo in Armenia da parte degli USA. La capacità di essere un passo avanti alla narrazione occidentale e denunciarne gli attori prima che siano sul palco, comporta che la gente sappia già cosa cercare. Quando i manifestanti scesero in piazza e le proteste si trascinavano, ONG e media occidentali le sostenevano confermando gli avvertimenti dei russi. Quando il goffo ed evidente agente Pashinjan si presentò, non ci furono dubbi che il prezzo della luce, da vero punto di contesa, veniva utilizzato per creare un più grande, dirompente e in definitiva pericoloso tentativo di cambio di regime eterodiretto. In futuro, il governo dell’Armenia dovrà essere attento nel concedere ad interessi stranieri lo sfruttamento di contese; la dedizione al progresso economico e sociale non va ignorato, con la fiducia che ciò possa ridurre potenziali proteste. Altre nazioni hanno molto da imparare da come la Russia ha sventato questo ultimo tentativo degli USA di proiettare potenza all’estero disturbando la vita di un popolo sovrano a migliaia di miglia di distanza. Grazie a persone semplicemente informate di ciò che davvero succede, seguendo il denaro e denunciando gli attori coinvolti, il popolo dell’Armenia ha deciso da solo se sostenere o meno la sommossa, scegliendo saggiamente di no. Quando l’Armenia adotterà leggi simili a quella della Russia sulle ONG, come mandato di dichiarare apertamente e quanto spesso di ricevere finanziamenti esteri, il popolo valuterà se o meno le sommosse che tali ONG sostengono siano veramente a favore dei loro interessi, o di quelli di Wall Street e Washington.armeniaTony Cartalucci, ricercatore e scrittore di geopolitica di Bangkok, per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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