Stati Uniti e Turchia istigano la guerra mondiale in Siria

Finian Cunningham, Strategic Culture Foundation, 24/09/20161-gi3vtonpgzi9gs1v8xknoaDopo la dubbia performance stellare del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, questa settimana presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, raccontando una litania di bugie per quasi un’ora al mondo, toccava al capo della Turchia Recep Tayyip Erdogan insultare l’intelligenza dell’umanità. Come il suo alleato statunitense, che sovverte la realtà sostenendo che i crimini di guerra degli Stati Uniti contro numerose nazioni sono un’eredità virtuosa, Erdogan ha eseguito un altrettanto affascinante gioco di prestigio. Nel discorso alle Nazioni Unite, il presidente turco ha detto che il suo esercito ha portato la pace nel Medio Oriente invadendo la Siria il mese scorso. Potete immaginare Adolf Hitler dichiarare all’allora Società delle Nazioni che la Germania aveva solo invaso la Polonia per riportare la pace in Europa? E’ sorprendente, se si pensa al forum internazionale di agosto a New York indulgere verso Erdogan e Obama con tanta gentile attenzione, quando entrambi sono responsabili del crimine di guerra supremo, l’aggressione allo Stato sovrano della Siria? Le truppe turche e statunitensi occupano una fascia di 100 km di larghezza nel nord della Siria, dopo aver lanciato l’operazione Scudo dell’Eufrate il 24 agosto con carri armati e aerei da guerra a sostegno di forze di terra. Siria e Russia espressero preoccupazione per l’incursione, con Damasco che denunciava la violazione delle sovranità e integrità territoriale. Aerei militari statunitensi violano la sovranità siriana da quasi due anni. Solo perché Turchia e Stati Uniti sostengono che l’ultima operazione abbia lo scopo di combattere la rete terroristica dello SIIL, non gli conferisce legittimità.
Dopo un mese che Stati Uniti e Turchia hanno lanciato l’incursione in territorio siriano, Ankara dice che espanderà l’occupazione. All’inizio di questa settimana, Erdogan aveva detto che le sue truppe sarebbero avanzate a sud, in Siria, occupando 5000 chilometri quadrati di territorio, cinque volte l’area già sotto il suo controllo. In gergo orwelliano, le forze turche e statunitensi annettono territorio come “zone di sicurezza”. Esattamente per chi sono “sicure” non è ancora chiaro. Mentre a New York City, il capo turco esortava gli Stati Uniti a intensificare la cooperazione militare con Ankara, come diceva lui, per “finirla con lo SIIL” in Siria. Erdogan istigava Washington ed essere ancora più dura adottando il vecchio obiettivo turco d’istituire la “no-fly zone” sul territorio siriano occupato. Erdogan accennava anche al fatto che si aspettava una presidenza Clinton entusiasta del crescente coinvolgimento militare, e in particolare dell’attuazione della no-fly zone. Hillary Clinton ha già detto che avrebbe preso una linea più ostile verso Siria e Russia, arrivando addirittura a dichiarare che avrebbe schierato forze militari per spodestare il Presidente Bashar al-Assad. Va notato che Erdogan continua ad appellarsi esclusivamente a Washington per un maggiore intervento militare “per finirla con lo SIIL” in Siria. Sicuramente se la Turchia fosse seria allora esorterebbe ad unire le forze con la Russia, dato che ha dimostrato di essere la potenza militare più efficace contro i gruppi terroristici, dopo la richiesta d’intervenire dal governo siriano, lo scorso anno. Ciò che Erdogan vuole dagli Stati Uniti nella sua presunta missione “anti-terrorismo” in Siria, è puntare a un ordine del giorno ulteriore, null’altro che la guerra alla Siria, utilizzando il pretesto di “combattere il terrorismo” quale copertura risibile delle forze militari turche e statunitensi che operano illegalmente sul suolo siriano. E mentre espandono la presenza verso la città siriana di Aleppo, ciò che dovrebbe essere evidente è che questi due membri della NATO sono coinvolti nella piena invasione della Siria. Dimenticatevi lo SIIL o qualsiasi altro attrezzo del terrorismo che Washington e Ankara pretendono pubblicamente di combattere. I media turchi lo scorso anno denunciarono l’invio di armi del governo Erdogan ai terroristi in Siria. Il notoriamente “poroso” confine turco lo è perché rientra nella guerra segreta di Ankara alla Siria, in combutta con Washington ed altri membri della NATO come Gran Bretagna e Francia, così come il regime saudita wahabita che finanzia il terrorismo. I video della sorveglianza militare russa hanno dimostrato che le autorità turche concordavano coi gruppi terroristici le operazioni di contrabbando di petrolio, finché le forze dell’Aeronautica russa spazzarono via tale racket di Erdogan.
Le cosiddetti milizie dell’esercito libero siriano (ELS) con cui i militari turchi collaborano nell’ultima offensiva in territorio siriano, sono ugualmente complici di orribili crimini terroristici come i famigerati estremisti di SIIL e al-Nusra. Le bande terroristiche dell’ELS vengono ripulite dai media occidentali come sorta di “opposizione moderata” ma sono coinvolte, per esempio, nella strage di Qasab, nella provincia di Lataqia, del marzo 2014, insieme ai tagliagole di al-Qaida appoggiati dai militari turchi. La Turchia che rivendica la collaborazione con le milizie dell’ELS per “ripulire” le aree di confine dai “terroristi” è un’irrisoria illusione. Molto più concepibile è che il regime di Ankara di Erdogan ritenga che il complotto sul “cambio di regime” degli Stati Uniti contro la Siria sarà sconfitto dall’Esercito arabo siriano sostenuto da Russia, Iran e Hezbollah. La battaglia per Aleppo è l’ultima resistenza dell’esercito di bande terroristiche eterodirette, scatenate contro la Siria dal marzo 2011 nella guerra segreta volta al cambio di regime. La mafia guidata dagli Stati Uniti contro la Siria fallisce, in gran parte per l’intervento della Russia. In 12 mesi, le sorti della guerra sono passate a favore della vittoria dello Stato siriano contro la rivolta eterodiretta. Data la prognosi infausta per i cospiratori del cambio di regime, Turchia e Stati Uniti sembrano pronti a scatenare subito l’intervento militare diretto. In breve, passano alla guerra vera e propria alla Siria. Erdogan sembra aver utilizzato il fallito colpo di Stato di luglio come leva su Washington. Travolta dalle accuse turche agli Stati Uniti complici del tentato di colpo (probabilmente esagerate), Washington sembra più attenta a soddisfare le pretese di Erdogan sulla Siria. Durante i negoziati con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov presso le Nazioni Unite di questa settimana, il segretario di Stato degli USA John Kerry parlava come Erdogan, chiedendo la no-fly zone su Aleppo quale condizione per ripristinare il cessate il fuoco a pezzi. La Turchia di Erdogan è sempre stata la protagonista più belluina della banda di Stati sponsor del terrorismo guidata dagli USA. Dopo il fallito colpo di Stato, Erdogan sembrava abbandonare la guerra segreta al vicino meridionale. Il presidente turco continuò l’offensiva del fascino verso Russia e Iran, principali alleati della Siria, silenziando le precedenti pretese belluine sul cambio di regime contro Assad. Tale atteggiamento, conciliante in apparenza, fu di breve durata però. Forse era una trappola tesa a Russia e Iran prese alla sprovvista quando Erdogan ordinò ai suoi carri armati di violare il confine siriano. Sembra così.
Mentre i trucchi retorici scompaiono, ciò che dovrebbe essere evidente è che Turchia e Stati Uniti sono apertamente in guerra contro la Siria, mettendo nel giusto contesto la strage di soldati siriani a Dayr al-Zur lo scorso fine settimana ad opera degli aerei da guerra degli Stati Uniti. Le pretese statunitensi che fosse un “incidente” sono ridicole come la pretesa insulsa degli statunitensi di “combattere il terrorismo”. Se l’analisi qui presentata è corretta, allora la conclusione sorprendente è che una guerra mondiale è in corso, con Russia e Stati Uniti contrapposti. E se siamo onesti, dovremmo ammettere che la guerra durerà per molto tempo, per responsabilità di Washington.eufrateshield

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, chi cade a Daraya e chi ritorna a Jarablus?

Mouna Alno-Nakhal, Reseau International 2 settembre 201623082016Ciò che accade nel nord della Siria, in particolare nella zona di Aleppo, dopo la resa dei gruppi terroristici radicati a Daraya, sfugge ai superficiali presunti oppositori rivoluzionari siriani che piagnucolano a turno sui canali satellitari, sauditi e di altrove, sulla sconfitta delle loro milizie, perché un accordo s’è avuto tra i grandi. Per Nasser Kandil (1), tale accordo si riduce ai sauditi che dovranno pagare il conto per le guerre nella regione e alla Turchia che salva la pelle a spese dell”autonomia’ dei curdi nel nord della Siria che godevano del sostegno di Russia, Siria e Iran finché i loro leader misero il loro destino nelle mani degli Stati Uniti che li hanno traditi vendendoli ai turchi dopo aver tradito la loro terra natia siriana. Infatti, distinguendo i gruppi terroristici presumibilmente “moderati”, come richiesto dai russi e ritenuti insostituibili dagli Stati Uniti, che econtinuano a trascinare i piedi, ci sarebbero:
– quelli asserviti all’Arabia Saudita riuniti a Idlib,
– quelli asserviti alla Turchia, che combattono lo SIIL per un posto riservato al tavolo nei prossimi negoziati di Ginevra.
Così il piano saudita, finito a Daraya poiché il Rif di Damasco era il nerbo della guerra, con Duma come retroguardia, erano le uniche zone dove l’influenza saudita sfuggiva alle baionette dei giannizzeri turchi. In altre parole, un’occasione è stata data ai turchi per sbarazzarsi dell’incubo curdo nel nord della Siria, in cambio dello scalpo dei sauditi, i quali subiscono una pesante sconfitta nello Yemen dove non gli rimane altra via, avendo esaurito gli alleati del Golfo e del Sudan, che la ritirata unilaterale, con qualsiasi pretesto, in cambio del tacito accordo che prevede la fine dell’avanzata dell’esercito yemenita e dei comitati popolari entro confini e città nelle regioni storicamente yemenite di Najran, Jizan e Asir. E ora che i ruoli di ognuno sono più o meno chiaramente definiti, l’offensiva globale contro il terrorismo sui fronti siriano e yemenita è attesa a breve; Stati Uniti e Turchia arrivano a capire che far parte dei vincenti è possibile a due condizioni:
– smettere di sognare il crollo dello Stato siriano, la sconfitta del suo esercito e il rovesciamento del suo Presidente;
– prendere parte alla vittoria contro i nemici dello Stato siriano, anche se i nemici sono i loro amici, come nel caso dei turchi contro Arabia Saudita, Fronte al-Nusra e Ahrar al-Sham, e nel caso degli Stati Uniti contro Arabia Saudita e milizie curde e islamiste che hanno addestrato e armato per i propri scopi.
In altre parole, l’alleanza siriano-russo-iraniana trionfa ma lascia a Turchia e Stati Uniti la possibilità di trionfare a loro volta. La domanda è se i capi curdi approfitteranno della possibilità della riconciliazione, aperta dalle autorità siriane, riposizionandosi correttamente prima di pagarla troppo cara. Eppure, per tutti gli osservatori regionali che contano, il problema degli Stati Uniti è arrivare ad un cessate il fuoco tra i due alleati che, a quanto pare, non hanno intenzione di dedicarsi alla lotta allo SIIL: per i curdi ‘autonomisti’ siriani l’unico scopo è controllare la fascia da Qamishli ad Ifrin, la prova è che hanno rinunciato a Raqqa puntando su Manbij la cui popolazione è in maggioranza araba; per i turchi l’unico obiettivo è fermarli. Alcuni osservatori ritengono che i combattimenti turco-curdi in terra siriana continueranno finché le parti non saranno esauste e ciò non dispiacerà ad alleati e nemici. Precisamente, il 31 agosto il ministro per gli Affari Europei turco Omer Celik respingeva con sdegno l’annuncio di una tregua con la milizia curda, fatta il giorno prima e presentata come “non ufficiale” da Washington: “Non accetteremo in alcun caso… un compromesso o cessate il fuoco tra Turchia ed elementi curdi… la Repubblica turca è uno Stato sovrano e legittimo che non può essere messo sullo stesso piano di un’organizzazione terroristica” (2). Questo, va detto, è il caso delle ruote che girano e delle orecchie che rimbombano sentendo un rappresentante della Turchia di Erdogan sul diritto sovrano di un Paese a difendersi dal terrorismo che infuria da più di cinque anni nel proprio territorio e non dal vicino. Un rifiuto previsto e spiegato dal Generale Elias Farhat al-Mayadin (3), richiamando i fatti nella cartina a supporto:Cq2xTepWEAANTbXJarablus era occupata dallo SIIL quando l'”operazione Scudo dell’Eufrate” fu lanciata da Karkamiche all’alba del 24 agosto dalle forze armate turche (4). Il ritiro dello SIIL ad al-Bab fu organizzato e sembra che ci fosse un coordinamento con l’intelligence turca, soprattutto perché tutto si svolse senza combattimenti, mentre lo SIIL ci ha abituati alla sua follia omicida. Tutti i media regionali ne sono stati testimoni. Pertanto, oggi al-Bab è la grande roccaforte dello SIIL a nord-est di Aleppo; Manbij e alcuni villaggi a nord del fiume Sajur, che nasce in Turchia presso Gaziantap e sfocia sull’Eufrate in Siria a 20 Km da Manbij, è in mano ai curdi. In altre parole, ad ovest della linea rossa instancabilmente tracciata dalla Turchia sull’Eufrate e da cui Joe Biden, vicepresidente degli Stati Uniti, visitando Ankara aveva detto chiaramente che le forze curde avrebbero dovuto riattraversare verso est, altrimenti avrebbero perso l’appoggio degli Stati Uniti. È una situazione che può costringere le forze turche ad entrare a Manbij e nei villaggi ad ovest dell’Eufrate, (le cui popolazioni sono state sufficientemente abusate dai curdi, tra l’altro), per avventurarsi pericolosamente a sud senza sapere da dove gli spareranno. È altamente improbabile che i curdi si ritirino ad est dell’Eufrate. Tutto quello che è successo è un “cambio di nome”. Laddove c’erano le SDF (Forze Democratiche siriane) ed YPG (Unità di Protezione Popolare), ora si parla di “consigli militari” (ancora!) a Manbij, Jarablus, ecc. Chi come il New York Times dice che il Pentagono sostiene le SDF mentre la CIA supporta l’ELS, s’illude. La decisione del governo degli Stati Uniti è “una” e non è impossibile che bombardino entrambi i campi, che si sono lanciati anzitempo sulla priorità del momento, l’apparente concorrenza nella lotta allo SIIL rifugiatosi ad al-Bab, da cui avanza sui villaggi vicini. Quindi si tratta di un serio problema perché non c’è dubbio che l’Esercito arabo siriano e i russi non si facciano rubare la vittoria sullo SIIL dagli Stati Uniti, si ricordino la loro stizza evidente al momento della liberazione di Palmira. “Se la tregua tra i “consiglieri militari” dei curdi e del presunto esercito libero siriano (ELS) è confermata, sarà la sconfitta della Turchia costretta ad accettare che i curdi controllino il confine nord della Siria. Perciò non ci credo, conclude il Generale Farhat”.
Qui ricordiamo che il presunto ELS, che ha sostituito lo SIIL a Jarablus sotto la bandiera turca e senza combattere, comprende almeno tre fazioni terroristiche, Faylaq al-Rahman, liwa al-Sultan Murad, liwa Nuradin al-Zinqi, comprate da Erdogan e braccio armato dei Fratelli musulmani. I festaioli dell’ultima fazione furono ripresi, esilaranti, squartare un bambino palestinese di dodici anni, Abdallah Isa, ad Aleppo, accompagnato dal noto fotografo che ci ha onorato della foto del bambino impolverato Umran; i propagandisti dell’AFP avranno capito probabilmente che l’effetto pianto anti-siriano della foto del bambino Aylan era svanito. (5) La resurrezione dell’ELS inoltre fu confermata, dopo tre giorni, dal portavoce della presidenza turca Ibrahim Kalin al quotidiano turco Sabah, dove invitava il governo degli Stati Uniti a rivedere la politica verso il PYD e a finirla col mito delle YPG come uniche forze capaci di colpire lo SIIL in Siria, in quanto, come dimostrato a Jarabulus, l’ELS, con un piccolo supporto, è pienamente in grado di combattere e purificare le zone infestate, mentre combatte le forze del regime siriano. (6) Pertanto ascoltare i funzionari turchi dichiarare in tutti i canali possibili e immaginabili che l’obiettivo politico dell'”operazione Scudo dell’Eufrate” è garantire l’integrità territoriale della Siria, e che la Siria giocherebbe al gioco di Erdogan, quando certuni non arrivano a parlare di alleanza e baratto, sebbene il governo siriano abbia condannato decisamente la palese aggressione alla Siria, si esagera, ignorando gli ufficiali dei servizi segreti dello Stato siriano e dei suoi alleati che non si fanno incastrare così stupidamente e non conducono una guerra per procura, sfruttando il sogno di alcuni e il terrorismo degli altri. Tanto più che per l’integrità territoriale della Siria non interessa Erdogan, “il saccheggiatore di Aleppo” che pianta la bandiera della Turchia e dei Fratelli musulmani in terra siriana per compensare il fallimento del suo piano per dominare l’arco geografico dal Nord Africa alla Siria. E secondo il Generale Amin Hutayt, sul quotidiano al-Thawra del 29 agosto (7), la Turchia può ancora continuare a giustificare l’aggressione affermando di voler proteggere la propria sicurezza nazionale minacciata dal piano occidentale sul Kurdistan. Ma chi ha detto che il piano era fattibile o giustificabile e che la Siria, che ha sconfitto i quattro piani successivi dei suoi alleati statunitensi-sionisti negli ultimi cinque anni, lo permetta? Non cadrebbe nella trappola degli Stati Uniti che ha giocato la carta curda per piazzarla?
Tante domande e tanta speculazione. Quel che è certo per i patrioti siriani, anche curdi, a proposito dei quali sfidiamo i media stranieri ad indicare una singola dichiarazione ufficiale o anche un programma della televisione nazionale che parli, se non in termini di “nostri fratelli curdi”, di un Kurdistan siriano. Ci sono curdi siriani o siriani curdi, o qualunque cosa. Dei siriani hanno tradito, qualcuno era curdo, altri no. Ci torneremo… Per ora, concludo la rassegna stampa con le parole del segretario dell’Assemblea nazionale siriana Qalid Abud (8) che abbiamo appena ascoltato e che cadono a proposito: “Per cinque anni e mezzo abbiamo affrontato tutta la feccia di questo mondo, feccia definita rivoluzionaria da coloro che abusano della nostra Patria siriana. Un’aggressione in cui i turchi sono immersi fino alle orecchie. Ed ora certuni delle loro élite si rivolgono a noi nel tentativo di ripulire proprie azioni e parole. La scena è ancora chiara e dobbiamo definirla per la storia se vogliamo che si capisca cosa succede. Erdogan attualmente affronta alcune milizie curde della nostra famiglia siriana, reclutate, addestrate e sostenute dai suoi alleati. Sono gli alleati di Erdogan che le hanno addestrate ad aggredire la Patria siriana e a spezzare la Siria. Ma Erdogan chi usa? Il presunto ELS! Contro chi? Contro i nostri fratelli curdi! Non dimenticatelo“.

Fonti:
1) al-Bina
2) Europe1
3) Youtube
4) RT
5) Le Parisien
6) al-Watan
7) Thawra
8) Qalid Abud

CrBncYsUIAAcPPv.jpg largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I nuovi missili da crociera russi colpiranno dalla stratosfera

I bombardieri modernizzati russi voleranno nella stratosfera
Nikolaj Litovkin, RIR, 31 agosto 20161384776994_d091d0b5d0b7d0b8d0bcd0b5d0bdd0b8-1d0bad0bed0bfd0b8d18fd0bad0bed0bfd0b8d18fIl Tu-160M2 è stato aggiornato e potrà volare a una quota di 20000 metri, dove alcuna arma o missile da difesa aerea esistente può raggiungerlo.
Il Ministero della Difesa russo riceverà i primi bombardieri strategici lanciamissili Tu-160M2 aggiornati con i motori NK-32 alla fine del 2016. Gli sviluppatori del motore hanno dichiarato che il nuovo motore permetterà all’aereo di volare nella stratosfera, ad una quota di 20000 metri. “La nuova versione dell’NK-32 può operare non solo come turbogetto ma anche come motore a razzo. Grazie a questo, il Tu-160M2 potrà volare a una quota in cui alcun sistema antiaereo nemico può colpirlo“, ha detto una fonte dell’industria della difesa russa. Il primo volo dell’aereo modernizzato avverrà nel 2018. Viktor Bondarev, il comandante dell’Aeronautica russa, ha detto che il Ministero della Difesa prevede di acquistare circa 50 Tu-160M2, la cui costruzione in serie avrà inizio nel 2021.

Perché la Russia aggiorna i Tu-160?
La Russia attualmente lavora alla costruzione dei bombardieri strategici di nuova generazione PAK-DA (acronimo di “complesso aereo prospettico per l’aviazione a lungo raggio”), il cui sviluppo è però in ritardo. La prima unità apparirà solo tra il 2020 e il 2025. “Il comando delle forze aerospaziali russe ora lavora a un sostituto a “medio termine” del PAK-DA. Una serie di aerei a lungo raggio presto terminerà l’operatività e sarà necessario sostituirli con aerei dotati di nuova tecnologia“, spiegava Dmitrij Litovkin, analista militare del quotidiano Izvestija. Una fonte dell’industria della Difesa ha detto che il progetto potrebbe diventare il programma più costoso del Ministero della Difesa per il 2020. Il costo è paragonabile alla costruzione dei nuovi sottomarini nucleari della classe Borej, che trasportano i missili Bulava, da 5-7 miliardi di dollari.

L’armamento del Tu-160M2
Secondo gli esperti militari il Tu-160M2 sarà utilizzato non solo come deterrente, ma anche per rispondere alle sfide del Ministero della Difesa. “La parola ‘lanciamissili’ sottolinea la capacità del bombardiere di utilizzare missili alati nucleari e convenzionali, tra cui i missili da crociera a lunga gittata di nuova generazione Kh-101 e Kh-555“, afferma Pjotr Dajnekin, ex-comandante dell’Aeronautica russa ed eroe della Russia, aggiungendo che l’aereo potrà trasportare il missile alato Kh-55SM programmato per colpire bersagli a terra. “Il Tu-160 può essere equipaggiato con qualsiasi tipo di bombe nucleari e convenzionali: perforanti, antibunker, a grappolo, mine navali e così via. Il peso totale del carico bellico raggiungerà le 40 tonnellate“, secondo Dajnekin. Il nuovo aereo, aggiungeva, potrà colpire obiettivi all’esterno dell’area che i sistemi di difesa antiaerei esistenti possono coprire.164223

I nuovi missili da crociera russi colpiranno dalla stratosfera
Nikolaj Litovkin, RBTH, 30 agosto 201616Le nuove testate potranno violare i sistemi di difesa aerea ed intercettori nemici dalla stratosfera, ad una quota di 45000 metri, secondo gli esperti militari, e la nuova arma non avrà impiego operativo ma solo come deterrente.
I progettisti russi effettuano i test finali dei recentissimi missili da crociera Kh-32 per i bombardieri a lungo raggio Tu-22M3 coinvolti nell’operazione in Siria. La nuova arma potrà salire nella stratosfera ad una quota di 45000 metri, con una testata nucleare o convenzionale da 500 kg per colpire obiettivi con pochi metri di errore. Ogni bombardiere a lungo raggio può trasportare solo due di questi missili da crociera, ciascuno dei quali pesa circa sei tonnellate. Igor Korotchenko, caporedattore della rivista Natsjonalnaja Oborona (Difesa Nazionale), ha detto a RBTH che il Kh-32 è ideale per attaccare portaerei e grandi navi nemici. “Tuttavia, l’arma non verrà utilizzata nelle operazioni estere delle Forze aerospaziali e servirà solo da deterrente nell’ambito della dottrina militare della Federazione Russa“.

Le specifiche del Kh-32
Il missile è dotato di un sistema di navigazione inerziale (un sistema autonomo insensibile alla guerra elettronica) e testate a ricerca di calore o a guida radar. Questa soluzione permetterà di migliorare notevolmente la precisione, rendendolo indipendente dai sistemi di navigazione satellitari GPS/GLONASS. A differenza degli altri missili, il Kh-32 sale nella stratosfera alla quota orbitale, dove non ci sono caccia o missili avversari. Poi vola per 1000 km prima di piombare sul bersaglio. Secondo una fonte nell’industria della Difesa, alcun sistema di difesa missilistico può rilevare il Kh-32 avvicinarsi sul bersaglio: né il sistema S-400 Trjumf, né il MIM-104 Patriot. “La velocità del Kh-32 è cinque volte quella del predecessore, schierato dalla fine degli anni ’60”, ha detto la fonte. “I sistemi di difesa aerea missilistici non possono rilevare la testata che scende a una velocità di oltre 5400 km/h“. Secondo la fonte, il Kh-32 non viola le disposizioni del Trattato sullo spazio del 1967 in quanto non viene lanciato in orbita. Inoltre non viola le disposizioni del Trattato sulle Forze Nucleari a Raggio Intermedio, che non vieta di sviluppare missili aria-superficie, spiega la fonte. Il Kh-32, paragonabile a un aereo da caccia per dimensioni, è un aggiornamento del missile dalla fine degli anni ’60 che poteva anche essere dotato di una testata nucleare o convenzionale da 500 kg. Tuttavia, il raggio operativo era solo di 90 chilometri e la precisione lasciava molto a desiderare. Ma oggi, i progettisti hanno creato un nuovo motore che permette al missile di colpire bersagli a 1000 km, e un nuovo sistema di controllo che si coordina con altre munizioni impiegate nella salva.0019b91ecbef157cd6a81eTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’invasione USA-NATO-Turchia della Siria

Il “fallito” golpe della CIA in Turchia casus belli per la guerra in Medio Oriente?
Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 29 agosto 2016CrHhSIsWcAAl-n_.jpg largeA metà luglio, il presidente Erdogan puntava il dito contro la CIA, accusando l’intelligence degli Stati Uniti di aver appoggiato il fallito colpo di Stato diretto contro il suo governo. I funzionari turchi indicavano il deterioramento delle relazioni USA-Turchia a seguito del rifiuto di Washington di estradare Fethullah Gülen, presunto architetto del fallito colpo di Stato. Il ministro della Giustizia di Erdogan Bekir Bozdag fu categorico: “Se gli Stati Uniti non ce lo daranno (Gulen), sacrificheranno le relazioni con la Turchia per il bene di un terrorista“. L’opinione pubblica è stata portata a credere che le relazioni con gli Stati Uniti non solo erano peggiorate, ma che Erdogan aveva promesso di ristabilire l'”asse dell’amicizia” con Mosca, e anche la “cooperazione nella difesa”. Era una bufala.

L’invasione turca della Siria
L’attuazione dell’invasione turca avveniva con consultazioni regolari con Stati Uniti e NATO sul coordinamento della logistica militare, dell’intelligence, delle comunicazioni e delle operazioni di terra e aeree, ecc. Per essere efficacemente effettuati, tali sforzi militari richiedevano un coeso e “amichevole” rapporto Stati Uniti-Turchia. Non si tratta di un’iniziativa militare frammentata. L’Operazione Scudo dell’Eufrate della Turchia non ci sarebbe stata senza il sostegno attivo del Pentagono, che infine invoca la guerra alla Siria. Lo scenario probabile da metà luglio a metà agosto vedrebbe ufficiali di Stati Uniti, NATO e Turchia coinvolti attivamente nella pianificazione della nuova fase della guerra ala Siria: l’invasione delle forze di terra turche, sostenuta da Stati Uniti e NATO.

Il fallito colpo di Stato pone le basi dell’invasione
1. Le purghe massicce nelle forze armate e nel governo furono attuate immediatamente dopo il colpo di Stato di luglio. Furono pianificate da tempo. “Furono arrestati subito 2839 militari e 2745 giudici e pubblici ministeri… In meno di una settimana 60000 persone furono licenziate o arrestate e 2300 istituzioni chiuse”… ” (Vedi Felicity Arbuthnot, Global Research, 2 agosto 2016)
2. Il golpe doveva fallire. Erdogan sapeva del colpo di Stato come anche Washington. Non c’era alcuna cospirazione diretta dalla CIA contro Erdogan. Al contrario, il fallito colpo di Stato era con ogni probabilità progettata dalla CIA in collaborazione con Erdogan, volto a consolidare e rafforzare il regime di Erdogan e radunare i turchi dietro il loro presidente e la sua agenda militare “in nome della democrazia”.
3. Le purghe nelle forze armate avevano lo scopo di sbarazzarsi dei vertici militari che si opponevano all’invasione della Siria. La CIA ha aiutato Erdogan a redigere le liste di ufficiali, giudici e alti funzionari governativi per arrestarli o licenziarli? I media turchi furono presi di mira, e molti furono chiusi.
4. Erdogan usò il colpo di Stato del 15 luglio per accusare Washington di sostenere il movimento di Gulen mentre il riavvicinamento con Mosca è falso. Volò a San Pietroburgo il 9 agosto, per un incontro a porte chiuse con il Presidente Putin. Con ogni probabilità, lo scenario di una spaccatura tra Ankara e Washington assieme alla storia sul “mio amico Putin” fu approvata dall’amministrazione Obama, nell’ambito di una manovra dell’intelligence accuratamente affiancata dalla disinformazione dei media. Erdogan aveva promesso, secondo i media occidentali: “di ripristinare l”asse dell’amicizia’ tra Ankara e Mosca durante la spaccatura crescente tra Turchia e occidente“.
5. Mentre “rammendava i legami” con la Russia, l’apparato militare e d’intelligence della Turchia partecipava alla pianificazione dell’invasione della Siria settentrionale in collegamento con Washington e il quartier generale della NATO a Bruxelles L’obiettivo di fondo è confrontarsi ed infine indebolire gli alleati della Siria: Russia, Iran e Hezbollah. A San Pietroburgo, subito dopo il fallito colpo di Stato del 15 luglio, Erdogan ringraziava il “caro amico” Vladimir Putin. “Il fatto che Putin mi abbia chiamato il giorno dopo il tentato golpe fu un fortissimo fattore psicologico”, disse alla conferenza stampa congiunta. “L’asse dell’amicizia tra Mosca e Ankara verrà ripristinato“, disse. Telegraph, 7 agosto 2016
Forse Putin sa che il fallito colpo di Stato, segretamente sostenuto dalla CIA, era destinato a fallire Si sospetta che l’intelligence russa sapesse della manovra e fosse informata dei piani d’invasione della Turchia?: “La vostra visita oggi, nonostante una situazione interna molto difficile, indica che tutti noi vogliamo riprendere il dialogo e ripristinare le relazioni tra Russia e Turchia”, disse Putin nell’incontro al Palazzo di Costantino della città… Putin disse che la Russia avrebbe “passo dopo passo” tolto le sanzioni,… Erdogan, a sua volta promise di sostenere i grandi progetti energetici russi in Turchia, tra cui la costruzione della prima centrale nucleare e il gasdotto verso l’Europa. Disse anche che i due Paesi avrebbero accelerato la “cooperazione nella difesa”, ma non disse altro”. L’incontro Putin-Erdogan a San Pietroburgo fu interpretato dai media come un riavvicinamento con Mosca in risposta al presunto coinvolgimento della CIA nel colpo di Stato fallito. Secondo il Washington Post, l’improvvisa inversione nelle relazioni USA-NATO-Turchia non si ebbe nonostante l’incontro “amichevole” di Erdogan con Putin: “La NATO è irritata insistendo sul fatto che la Turchia, il cui presidente questa settimana ha visitato Mosca promettendo una nuova cooperazione con l’uomo che ha ripetutamente chiamato “caro amico”, il Presidente russo Vladimir Putin, rimane un “prezioso alleato”, la cui appartenenza all’alleanza “non è in discussione”. In un comunicato pubblicato solo sul sito, la NATO ha detto che risponde alle “speculazioni della stampa sulla posizione della NATO sul fallito colpo di Stato in Turchia e l’adesione della Turchia alla NATO“. Un articolo privo di senso. In realtà, Pentagono, NATO, Alto Comando turco e Israele sono collegati permanentemente. Israele è un membro de facto della NATO, ha un completo mutuo rapporto militare e d’intelligence con la Turchia. Con l’invasione della zona di frontiera nel nord della Siria e l’afflusso di carri armati e blindati turchi, il rapporto Turchia-Russia è in crisi. E questo è l’obiettivo ultimo della politica estera degli Stati Uniti.

Le forze russe agiscono al fianco dell’alleato siriano
In che modo Cremlino e Alto Comando della Russia risponderanno a ciò che costituisce l’invasione via terra USA-Turchia-NATO della Siria? Come si confronteranno con le forze turche e affini? Si suppone che la Russia eviti il confronto militare diretto. Dopo gli Stati Uniti, la Turchia è il più pesante nella NATO. Per quanto sia limitata ad un piccolo territorio di confine, l’operazione turca costituisce un’importante svolta nella guerra in Siria: l’invasione di un Paese sovrano in deroga al diritto internazionale. Lo scopo di Washington rimane il “cambio di regime” a Damasco. L’iniziativa militare è un preambolo per un maggiore impegno militare della Turchia supportato da USA-NATO? In molti aspetti, la Turchia agisce da ascaro degli Stati Uniti: “L’incursione della Turchia è sostenuta da supporto aereo, droni e forze speciali degli Stati Uniti, secondo il WSJ. Sopratutto per evitare che Russia e Siria pensassero di reagire all’invasione. La Turchia si muove in Siria non solo con il proprio esercito, ma con migliaia di “gruppi di opposizione ribelli”, tra cui le brigate dell’ELS sostenute dagli alleati degli Stati Uniti al-Qaida/Nusra/Sham e dagli infanticidi di al-Zinqi che formano l’avanguardia. Il territorio siriano gli viene ceduto dai militari turchi, semplicemente scambiando il controllo di un gruppo terroristico (SIIL) con quello di altri più accettabili ai media e più vicini a regime di Erdogan, Stati Uniti, Arabia Saudita e Qatar. Detto ciò, lo SIIL non ha resistito all’avanzata turca, semplicemente si è “sciolto” (o ha cambiato casacca?)”. Moon of Alabama. Le forze siriane hanno le capacità di confrontarsi con le forze di terra turche senza sostegno russo e iraniano? Come reagirà Teheran all’afflusso di forze turche? Verrà in soccorso dell’alleato siriano? Un “incidente” potrebbe essere usato come pretesto per giustificare una grande guerra della NATO. L’articolo 5 del Trattato di Washington (documento di fondazione della NATO) dichiara sotto la dottrina della “sicurezza collettiva” che un attacco contro uno Stato membro dell’Alleanza atlantica (ad esempio la Turchia) è un attacco a tutti gli Stati membri dell’Alleanza. Incontri pericolosi. Con l’incursione delle forze di terra turche, il confronto militare con gli alleati della Siria, Iran e Russia, è una possibilità concreta che potrebbe portare all’escalation oltre la Siria.Incontro pacificatore tra Biden ed ErdoganIl vertice Erdogan-Biden
Dal punto di vista di Washington, l’invasione pone le basi per una possibile annessione di una parte del Nord della Siria da parte della Turchia, aprendo la via alle operazioni di terra USA-NATO dirette contro la Siria centrale e meridionale. Erdogan incontrava il vicepresidente Biden il 23 agosto, dopo l’afflusso dei carri armati turchi nel nord della Siria. L’invasione è attentamente coordinata con gli Stati Uniti che forniscono un’estesa protezione aerea. Non c’è frattura tra Ankara e Washington, tutto il contrario: “E’ difficile credere che la Turchia veramente sospetti gli Stati Uniti del tentativo di decapitare il gruppo dirigente della nazione con un violento, fallito colpo di Stato solo il mese scorso, solo aver condotto operazioni congiunte con gli Stati Uniti in Siria con le loro forze militari ancora sul territorio turco. Ciò che è molto più probabile è che il colpo fosse inscenato per simulare una frattura USA-Turchia, ingannare la Russia e permettere alla Turchia l’ampia epurazione di tutti gli elementi nelle forze armate turche che potevano opporsi all’incursione in Siria, quella che si svolge ora“. (Vedasi The New Atlas, Global Research, 24 agosto 2016) I rapporti dei media trasmettono l’illusione che il vertice Biden-Erdogan discutesse dell’estradizione del presunto architetto del fallito colpo di Stato Gulen. Una cortina fumogena. Joe Biden, che aveva anche incontrato Erdogan a gennaio, ha dato il via libero di Washington all’incursione militare USA-Turchia-NATO in Siria.

La questione curda
L’invasione non è diretta contro lo SIIL, protetto da Ankara, ma contro le forze siriane e le YPG curde, “ufficialmente” sostenute dagli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno sostenuto SIIL e al-Qaida che operano a braccetto con gli invasori turchi. L’invasione è anche parte di un vecchio piano della Turchia per creare un “santuario” nel nord della Siria da utilizzare per estendere le operazioni militari USA-NATO-Turchia verso il centro della Siria. Washington ha avvertito gli alleati curdi a non affrontare le forze turche: “Biden ha detto ai curdi, che secondo la Turchia intendono instaurare uno Stato lungo un corridoio al confine, in collaborazione con la popolazione curda della Turchia, “non possono, non devono, e in ogni caso non avranno il sostegno statunitense se non mantengono” ciò che ha detto essere l’impegno a ritirasi ad est“. Washington senza dubbio infine si scontrerà con Ankara sui piani della Turchia d’espansione territoriale nel nord della Siria. Il vecchio obiettivo di Washington è creare uno Stato curdo nel nord della Siria, nel quadro della frammentazione territoriale di Siria e Iraq. Con amara ironia, il piano “Nuovo Medio Oriente” prevede anche di annettere parte della Turchia allo Stato curdo. In altre parole, il nuovo obiettivo ottomano dell’espansione territoriale della Turchia sconfina col piano di Washington di frammentare Iraq, Siria, Iran e Turchia. In altre parole, il piano imperiale degli USA è indebolire la Turchia come potenza regionale. Il Pentagono ha definito la tabella di marcia militare: “La via per Teheran passa per Damasco”. L’invasione del nord della Siria crea le condizioni per una grande guerra. Inoltre, all’ordine del giorno degli Stati Uniti c’è il vecchio obiettivo della guerra all’Iran. A tal proposito, la strategia militare degli Stati Uniti consiste in gran parte nel creare le condizioni affinché i loro fedeli alleati (Turchia, Arabia Saudita, Israele) affrontino l’Iran, agendo per conto degli interessi degli Stati Uniti. Vale a dire “fare il lavoro al posto nostro”.

Mappa del Nuovo Medio Oriente
Nota: la seguente mappa fu preparata dal Tenente-Colonnello Ralph Peters, e pubblicata sull’Armed Forces Journal nel giugno 2006, Peters è un ex-colonnello dell’US National War Academy. (Copyright Tenente-Colonnello Ralph Peters 2006). Anche se la mappa non riflette ufficialmente la dottrina del Pentagono, fu utilizzata in un programma del Collegio di difesa della NATO per alti ufficiali. La mappa, così come altre simili, probabilmente fu utilizzata dall’US National War Academy e dai centri di pianificazione militare. Il fallito colpo di Stato era effettivamente sostenuto dalla CIA, ma il fallimento fu coordinato con il presidente Erdogan. Era un’operazione d’intelligence che doveva ingannare l’opinione pubblica.bbbv11Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA, il “Rojava” di Joe Biden e gli alleati turchi

Ziad Fadil, Syrian Perspectiveantarafoto-biden-erdogan-istanbul-240116-681x439

Non scherzo, Biden si crede davvero un guru onnisciente sul Vicino Oriente. Oltre a seguire la carriera discendente dell'”esperto” mediorientale, lo zuccone Raymond Tanter, è anche un appassionato del bastonato cripto-convertito e tesoruccio della Cabala neo-con Joshua Landis, che continua a predicare il nonsense che l’ha portato a questo punto sulla guerra in Siria, cioè: ad essere completamente suonato. Può ancora essere sentito arringare i sicofanti ritardati dell’Arkansas o dell’Oklahoma, o i vampiri appesi nei soffitti argentati degli “stinktanks” di Washington, dire: “Sono sposato con un’alawita! Sono il dottor Scienza. Ne so più di te!” La scorsa settimana, Biden decideva che avrebbe portato la sua curiosa combinazione di brio ed onniscienza ad Ankara per rafforzare i rapporti con un altro scabroso satrapo mediorientaloide, Recep Tayyip Erdoghan. Ebbene, Erdoghan ne è seccato. Avrebbe visto la venuta di Biden come una sorta di “limitazione dei danni” dopo il flop del tentato colpo di Stato della CIA e il successivo rifiuto degli USA di estradare l’unico che i turco erdoganisti pensano sia dietro il complotto. Biden, come ogni tipico tristo statunitense, arrivava con delle pessime notizie per Erdogan: In primo luogo, gli Stati Uniti non gli daranno Fethullah Gulen, il religioso islamico moderato che presumibilmente guida un governo ombra in Turchia (dalla sua tana in Pennsylvania), in opposizione all’attuale governo. Di fatto, Biden ha detto ai turchi che incontrava, che Gulen non avrebbe affrontato alcun processo perché non avevano prodotto alcuna prova concreta contro di lui; potrebbero con la CIA ma non con Gulen. Inoltre, ancora scosso dalla scene del film “Fuga di Mezzanotte”, Biden esitava ad inviare qualsiasi statunitense in Asia Minore a subire sodomia e bastonate in un carcere turco. Ciò davvero irrita i turchi.
In secondo luogo, e con ancora più cupezza, Biden ha detto ad Erdogan che voleva che i curdi avanzassero fino alla frontiera turca in modo che, nella remota possibilità che i curdi del PKK vogliano crearsi un nuovo Stato ai confini con la Siria, potessero farlo naturalmente con l’aiuto e la benedizione degli USA! L’hanno fatto davvero. Vedete, Biden ha detto ad Erdogan che lo Stato curdo, un concetto simile ai dolci per diabetici, sarebbe un bene per la NATO in quanto finalmente darebbe alle potenze occidentali il vanto necessario a fronte dei continui successi russi, sia sul campo in Siria che in diplomazia. Gli Stati Uniti hanno un disperato bisogno di qualcosa per distrarre gli storici dalla conclusione inevitabile che la Casa Bianca ha un programma così scadente sul Medio Oriente che Obama e il suo entourage, Biden compreso, andrebbero incriminati da qualche tribunale per negligenza, odiosità o sostegno al terrorismo. Obama, il cui regime sanitario a prezzi accessibili e la pretesa immortalità vengono spazzate via da una serie di sentenze e dal malaffare del Congresso, ora affronta l’ignominia di lasciare l’incarico a febbraio con nient’altro che una serie di vacanze nei golf e una moglie che ha speso milioni di dollari dei contribuenti per fare la sfilata mondiale con abiti solitamente insulsi. Biden non avrebbe ottenuto nulla da Erdogan, ed ha anche altri problemi. L’Aeronautica siriana compiva delle sortite su al-Hasaqah proteggendo le truppe dell’EAS e le milizie dei PDC, dopo essere stati attaccati dall’Asaayish, ramo paramilitare del PKK noto per i crimini e la finta guerra. Ciò che causava problemi era la presenza illegale di unità speciali statunitensi evidentemente minacciate dai bombardieri Su-24 Siriani. Ciò portava alla situazione bizzarra in cui il Pentagono contattava il Cremlino per lamentarsi dei velivoli siriani che bombardavano nel nord-est, ad al-Hasaqah, mettendo in pericolo i “consiglieri” statunitensi. L’untuosità statunitense fu svelata quando si lamentarono degli aviogetti siriani che volavano nello spazio aereo siriano! Una cosa tira l’altra e la SAAF uscì dall’area per tornarvi il giorno successivo. Presumibilmente temendo una cattiva stampa per via delle perdite, gli Stati Uniti ritiravano i “consiglieri” elitrasportandoli in Giordania. La decisione di piazzare “consiglieri” statunitensi presso i curdi è tutta di Biden. Biden detta oggi la politica statunitense in Medio Oriente. Obama ha rinunciato ad attuare le proprie idee liberali ed ha abdicato dal suo destino di Bimbo amato universalmente e di Premio Nobel della Pace. Semplicemente non può succedere. Quindi relega l’intera questione ad altri, controfirmando. La sua unica linea rossa è creare un nuovo conflitto degli Stati Uniti che richieda numerosi soldati sul campo. In caso contrario, Obama è solo un altro ingranaggio della macchina sionista. L’unico scopo della presenza statunitense ad al-Hasaqah, una città normalmente tranquilla con divisione dei compiti tra siriani e curdi, priva dell’infestazione dello SIIL, era espellere il governo siriano e sostenere la federalizzazione del Paese come preludio a una Repubblica curda obbediente agli Stati Uniti. Uno dei gravi problemi che affliggono Biden, oltre all’incapacità congenita d’interpretare la storia, è che i curdi sanno delle gesta statunitensi in Iraq. Sanno benissimo come abbandonarono curdi e sciiti al tribalismo vendicativo di Sadam. Se i curdi consegnano il loro destino agli statunitensi, cosa gli accadrà quando la Casa Bianca gli dirà “Sayonara”? È un problema grave. Un altro problema di Biden è che il PKK ha radici ideologiche nel marxismo/leninismo del genere delle FARC in Colombia. Deve convincere i coriacei comunisti di PKK e YPG (entrambi gruppi terroristici per Ankara) che il passato è solo “acqua passata” e che il presidente Obama è affidabile mentre ne sorveglia lo sterminio, nel caso le forze statunitensi dovessero intervenire. Tale è il modo di pensare statunitense/sionista.

101120141543291971756_2Fahman Husayn, il capo militare del PKK (“Bahoz Erdal“). veniva ucciso il 27 agosto 2016 da un’autobomba mentre si dirigeva ad al-Hasaqah, nel nord-est della Siria, per calmare i suoi combattenti e confutare le affermazioni statunitensi sulla complicità dei siriani con Erdogan. La sua morte poteva significare l’opportunità per gli Stati Uniti di penetrare PKK e PYG. Il leader del PKK, Jamil Bayik, è visto come un Casper Milquetoast che potrebbe semplicemente finire nei tentacoli di Biden e della sua squadra Neo-cons.

La fissazione sulla creazione dello Stato curdo non è solo di Biden, è anche una macchinazione sionista. Si ricordi ciò che scrissi sulla visita del Dottor Bashar al-Jafari a Detroit prima che il dipartimento di Stato americano-sionista ne limitasse gli spostamenti a un raggio di 10 miglia da New York, quando disse al pubblico che il sionismo doveva creare altri Stati razzisti e bigotti basati su religione o etnia per giustificare la propria esistenza da Judenstaat o Stato Ebraico? Tale piano per prendere gli ingenui e vulnerabili curdi e metterli direttamente al centro dell’esclusivismo ebraico, è un’idea squilibrata la cui origine non sono altri che le menti criminali dello Stato-Ghetto sionista di Tel Aviv. Biden, che crede che i sionisti siano davvero “alla moda” quando si tratta della “loro” regione, gioca al loro gioco da vero proselite, un evangelico demente e con mezzo cervello dedito alla visione di un Cristo arrabbiato che tornerà su un carro di fuoco per salvare tutte le anime dal peccato originale, come è detto nel buon libro o in qualche Stato della Bible Belt statunitense. Comunque sia, Biden ha ora a che fare con un Erdogan furioso che governa non con la logica o il giudizio spassionato, ma ritenendosi il sultano della Sublime Porta e il Difensore della Fede su cui Allah veglia proteggendolo dai puzzolenti infedeli. Come trattare con Erdogan quando Biden sa che la sola menzione di uno Stato curdo istiga nell’alleato turco una colica renale, o peggio? Cosa fare per convincerlo a mettere da parte decenni di odio, la classificazione del PKK ad organizzazione terroristica, i doveri inerenti alla Carta della NATO e le umiliazioni continue dell’UE che snobba il suo Paese e il suo partito relegando la Turchia ancora nel ruolo del “grande malato d’oriente”, l’uccisione di cittadini turchi sulla Marmara per mano dei teppisti sionisti…? Perché se Biden non fa attenzione, potrebbe far sembrare Erdogan sempre più morbido verso il Dr. Assad.
Gli Stati Uniti sono ossessionati dall’idea di fermare il gasdotto da Iran e Iraq alle coste della Siria. Ne ho scritto fino alla nausea. Gli Stati Uniti vorrebbero anche evitare che la Siria sfrutti i vasti giacimenti di gas del Mediterraneo, che diverranno un asset da miliardi di dollari per la Gazprom, già in fregole attendendo la fine del caos. L’unico modo per mettere la Siria sotto controllo è spezzarla, come Biden voleva fare con l’Iraq. Con uno Stato curdo che dal confine turco verso al-Hasaqah abbia le dimensioni di uno Stato che vada oltre i confini naturali estendendosi sui territori necessari al gasdotto. Con uno Stato curdo, gli Stati Uniti possono avere proprie basi per proteggere i curdi dal governo di Damasco. Cercate il primo Paese alle Nazioni Unite che riconoscerebbe la nuova repubblica curda. Non sarà la Nigeria. Ma, la situazione ad al-Hasaqah è torbida. I curdi raramente, se non mai, molestano EAS o PDC in città. L’eruzione di violenze può essere attribuita solo al desiderio degli statunitensi di fomentare il conflitto. Le forze speciali degli Stati Uniti avranno avuto il compito d’innescare qualche evento che agitasse le acque altrimenti placide. Tale evento, come mi è stato detto, fu la decisione dell’Asayish di affrontare un’unità dei volontari dei PDC a un loro posto di controllo, portando i PDC a contattare l’EAS per ricevere l’ordine di non cedere di un pollice. Quando ciò accadde, l’Asayish aprì il fuoco sui miliziani siriani con conseguenti diverse vittime e l’aggravarsi della coesistenza. Le YPG furono chiamate alle armi mentre gli statunitensi diffondevano la voce infondata che l’Esercito e l’Aeronautica siriani prevedevano di coordinarsi con le forze armate turche e russe ad al-Hasaqah. Ciò fu effettivamente creduto dai curdi che vedono il Dr. Assad come un leader machiavellico disposto a qualsiasi accordo, anche con il diavolo turco. E il fatto che la SAAF abbia effettuato diverse sortite in difesa di RAS e PDC confermava ciò che gli statunitensi spacciavano. Fahman Husayn, il comandante militare del PKK in Siria si precipitò ad al-Hasaqah ma fu ucciso con un sospetto IED piazzato da qualcuno che lavora, apparentemente, per gli Stati Uniti. Gli statunitensi non volevano che Husayn arrivasse facendo naufragare i loro piani. Cosi è successo, invece, che il leader del PKK, su forte pressione dei militari turchi a Manbij e Jarabulus supportati dall’United States Air Force (soprattutto), decidesse di non continuare a cooperare con gli Stati Uniti ad al-Hasaqah. Questa è la vera ragione per cui gli statunitensi lasciarono la città. Non per gli aerei, ma per il pensiero razionale che uccise la bestia.
Biden continua a fare lo stupido, un ruolo al quale è eminentemente qualificato. Ha effettivamente dato l’ordine di sostenere le truppe di terra turche mentre faceva l’amicone con i curdi, riuscendo soltanto e in modo accurato, a disintegrare completamente la politica estera statunitense cedendola ai troll. Oggi la situazione ad al-Hasaqah è tesa, ma torna all’atmosfera di cooperazione e tolleranza. Come ciò andrà in futuro è da vedere. Prevedo che gli statunitensi continueranno a premere sul pulsante curdo.CqNtFToWgAAd5cyAggressioni, violazioni e massacri commessi dal regime turco vanno condannati: Ministero degli Esteri della Siria
Il Ministero degli Esteri e degli Espatriati ha dichiarato che violazioni e massacri commessi dal regime turco nei territori siriani sono un crimine di aggressione e contro l’umanità, aggiungendo che la lotta al terrorismo sui territori siriani da qualsiasi parte, va coordinata con il governo della Repubblica araba siriana e l’Esercito arabo siriano. “Le forze aeree e l’artiglieria dell’esercito turco, in coordinamento con organizzazioni terroristiche, colpiscono i villaggi di Jub al-Qusa e al-Amarnah a sud di Jarabulus, Aleppo, bombardando in modo casuale, causando un massacro e uccidendo 35 civili, 20 dei quali a Jub al-Qusa e altri 15 nel villaggio di al-Amarnah, oltre a decine di feriti”, aveva detto il Ministero degli Esteri in due lettere inviate al Segretario generale e al Presidente del Consiglio di sicurezza dell’ONU riguardo il sanguinario massacro commesso dall’esercito turco nel nord della Siria. “Il governo della Repubblica araba siriana condanna con la massima fermezza i ripetuti crimini, violazioni, aggressioni e massacri perpetrati da più di cinque anni dal regime di Ankara contro il popolo siriano, la sovranità e l’integrità territoriale della Repubblica araba siriana”, affermano le due lettere.Cq75yseXEAA01naTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora