Esercitazioni militari russo-bielorusse “Zapad 2017”

Valentin Vasilescu, Rete Voltaire, Bucarest (Romania), 18 settembre 2017
Valentin Vasilescu, esperto militare ed ex-vicecomandante dell’aeroporto militare di Otopeni.Dall’organizzazione del colpo di Stato in Ucraina, l’insediamento dei nazisti a Kiev e l’indipendenza della Crimea, la NATO alimenta la paranoia dei suoi membri europeo-orientali. Mosca non avrebbe protetto i crimeani da un governo nazista, ma conquistato e annesso questo territorio storicamente russo. Grazie a tale narrazione, Washington occupa l’Europa orientale militarmente, senza che i popoli sottomessi protestino. Al contrario, sono allarmati dalle manovre militari russe-bielorusse.
La stampa occidentale riferisce ogni sorta di preoccupanti ipotesi sulle esercitazioni militari “Zapad-2017” quale opportunità per la Russia d’invadere gli Stati sul fianco orientale della NATO. Nessuno si preoccupa di studiare lo scenario di queste esercitazioni ed ha la formazione necessaria per analizzarle. Vediamo cosa sono. Le esercitazioni militari russo-bielorusse Zapad-2017 si svolgono dal 14 al 20 settembre 2017 e mirano a: “Migliorare l’addestramento e l’uso di gruppi di forze armate per garantire la sicurezza dell’avamposto strategico della difesa collettiva di Russia e Bielorussia“. Lo scenario delle esercitazioni indica che il territorio della Bielorussia e l’enclave russa di Kaliningrad vengono infiltrati massicciamente da unità delle Forze Speciali che simulano i terroristi. Provengono da tre Paesi fittizi: Vajsnoryja, Vesbaria e Lubenia. Vesbaria si trova, sulla mappa, nel territorio di Lituania e Lettonia, e Lubenia comprende Lituania e Polonia, tutti membri della NATO. I terroristi infiltrati controllano importanti obiettivi nel Vajsnoryja, zona nordoccidentale della Bielorussia. Il primo passo è separare il Vajsnoryja dal resto della Bielorussia con azioni di sabotaggio volte ad aggravare la situazione socioeconomica del Paese e facilitare un colpo di Stato a Minsk. L’obiettivo è utilizzare il territorio bielorusso per lanciare una massiccia invasione della Russia. Il concetto delle esercitazioni Zapad-2017 si basa su misure militari capaci d’impedire la destabilizzazione della Bielorussia e la liberazione della regione occupata dal Vajsnoryja. Pertanto, il primo passo delle manovre è verificare la capacità delle Forze Armate russe e bielorusse di mantenere la supremazia aerea e bloccare il corridoio d’infiltrazione e rifornimento ai terroristi di armi e munizioni. Il secondo passo consiste nel verificare la capacità delle unità aeree d’intervenire a grande distanza dalle basi isolando e circondando i gruppi terroristici infiltrati. Questa operazione prevede la manovra di forze di supporto, terrestri e aeree, per bloccare la via di ritirata dei terroristi verso il Mar Baltico. L’ultima tappa delle manovre è circondare i terroristi ed eliminarli fisicamente.Quali conclusioni trarre?
Queste esercitazioni sono strettamente difensive, limitate all’ovest di Bielorussia e Russia. Si svolgono rigorosamente in sette poligoni terrestri in Bielorussia e tre in Russia, dove sono stati invitati osservatori militari di tutti gli Stati della NATO. Comprendono 12700 soldati (7200 in Bielorussia e 5500 in Russia), 680 mezzi, tra cui 370 blindati (di cui 250 carri armati), 200 sistemi d’artiglieria, 70 elicotteri e aerei e 10 navi da guerra. La necessità di pianificare queste esercitazioni deriva dal timore di un’invasione della NATO da Paesi baltici e Polonia. Per migliorare la sicurezza in questi Stati, la NATO ha recentemente schierato la 10.ma Brigata aerea statunitense, con più di 60 aeromobili, e la 3.za Brigata corazzata statunitense. Inoltre, nei tre Stati baltici, i membri della NATO svolgono un servizio in rotazione con uno squadrone di aerei da combattimento. La NATO ha anche creato una forza di risposta ultrarapida, formata da 10000 soldati di sette Stati membri appositamente addestrati per agire sulle coste di Mar Baltico e Mar Nero. I timori della Russia sono ragionevoli perché, secondo la dottrina della NATO, Mosca è nel “teatro operativo militare europeo”, sull’asse strategico bielorusso che inizia a Berlino, attraversa la Polonia, l’enclave di Kaliningrad e la Bielorussia, arrivando a Mosca e proseguendo per Samara (ex-Kujbishev). I carri armati possono avanzare rapidamente su questa vasta pianura. Questo percorso è chiaramente progettato per invadere Mosca. Gli obiettivi strategici sono i concentramenti vitali economico-politici (con complessi economici, fonti energetiche, materie prime, reti dei trasporti energetici, ecc.). La loro conquista o controllo temporaneo provoca automaticamente il cambio dell’equilibrio di forze in qualsiasi teatro di operazioni militari. Ad esempio, durante l’Operazione Barbarossa nella Seconda Guerra Mondiale, lanciata il 22 giugno 1941, il Gruppo armate centro guidò l’offensiva sull’asse strategico bielorusso, con 50 divisioni tedesche concentrate in Polonia, con obiettivo strategico per eccellenza Mosca. La Russia ha ripetutamente affermato che i 5 miliardi di dollari del finanziamento di euromajdan a Kiev (secondo Victoria Nuland, ex-vicesegretaria di Stato per l’Europa) portarono al colpo di Stato con cui l’Ucraina passò da amica a nemica della Russia. Tale situazione consente agli Stati Uniti di considerare in futuro l’invasione della Russia dalla NATO. Questa ipotesi non è priva di fondamenta, perché l’invasione potrebbe seguire l’asse ucraino; certamente la via migliore del teatro d’operazione in Europa. Tale asse strategico comincia a Monaco di Baviera, in Germania, attraversa Polonia, Ucraina, fino alla Russia sud-occidentale, passando per Volgograd (già Stalingrado) e seguendo il Volga fino al mare Caspio. Il piano Barbarossa, l’invasione dell’URSS durante la Seconda guerra mondiale, affidò la conquista dell’Ucraina al Gruppo armate sud composto da 57 divisioni tedesche, italiane, ungheresi e rumene. Alcune di queste (in totale 330000 soldati) furono circondate e distrutte a Stalingrado o forzate a consegnarsi ai sovietici il 26 gennaio 1943. Se l’Ucraina venisse scelta come punto di partenza per l’offensiva sulla Russia della NATO, darebbe il vantaggio alla NATO di poter evitare i combattimenti nei Carpazi, che raggiungono i 2061 metri di altezza.

[1] Queste esercitazioni non sono di notevoli dimensioni. Occupano meno di 13000 effettivi, mentre gli Stati aderenti all’OSCE, tra cui Bielorussia e Russia, s’impegnano ad invitare come osservatori tutti i partner dell’organizzazione.
[2] “Le osservazioni di Victoria Nuland alla Conferenza della Fondazione USA-Ucraina“, di Victoria Nuland, Voltaire Network, 13 dicembre 2013.

La Russia effettuava lanci del missile balistico tattico Iskander-M
Vladimir Rodzianko, The Duran 18 settembre 2017

I militari russi hanno condotto il lancio di un missile balistico Iskander-M alla gittata massima operativa, secondo il Ministero della Difesa russo.
Un sistema missilistico Iskander-M ha eseguito il lancio di un missile dal poligono di Kapustin Jar nella regione di Astrakhan, nell’ambito dell’esercitazione strategica Russia-Bielorussia Zapad-2017″, dichiarava il Ministero della Difesa russo a Sputnik. “Il missile ha volato per 480 chilometri colpendo l’obiettivo nel poligono Makat (Kazakistan)“, affermava la dichiarazione. Il 9K720 Iskander è un sistema missilistico mobile a corto raggio creato e schierato dalla Federazione Russa. Questi sistemi missilistici sostituiranno i sistemi obsoleti OTR-21 Tochka, ancora impiegati dalle Forze Armate russe, entro il 2020. L’Iskander ha diverse testate convenzionali, tra cui una da combattimento con submunizioni, una esplosiva aria-combustibile, una esplosiva ad alta potenza, una a penetrazione anti-bunker e una ad impulsi elettromagnetici per le missioni anti-radar. Il missile può anche trasportare testate nucleari. Nel settembre del 2017, il Direttore Generale della KBM, Valerij M. Kashin, dichiarò che c’erano almeno sette versioni (e “forse più”) del missile Iskander, tra cui una da crociera.

Le manovre russo-cinesi enfatizzano la guerra anti-som
Sputnik 18.09.2017

Un distaccamento della Marina Militare cinese arrivava a Vladivostok per partecipare alla seconda fase delle esercitazioni navali russo-cinesi Joint Sea-2017. In un’analisi speciale per Sputnik, l’osservatore militare russo Vasilij Kashin ha spiegato ciò che rende uniche le esercitazioni nella cooperazione militare russo-cinese.
La seconda fase delle Joint Sea-2017 iniziavano ufficialmente il 18 settembre per proseguire fino al 26 settembre. La fase costiera delle esercitazioni si svolgerà fino al 28 settembre e prevede le manovre congiunte della fanteria navale russa e cinese. La seconda tappa, dal 22 settembre, sarà costituita dalla fase marittima nel Mar di Giappone e nell’area meridionale del Mare di Okhotsk. Le navi della Marina Militare russa coinvolte nelle esercitazioni sono l’Admiral Tributs, cacciatorpediniere classe Udaloj progettato per la guerra anti-som, nonché la Sovershennyj, corvetta classe Steregushyj che la NATO designa fregata per le dimensioni, la nave di supporto Igor Belusov, dotata di apparecchiature di soccorso subacqueo AS-40, oltre a 2 sottomarini diesel, una corvetta classe Tarantul e diverse navi appoggio. La Cina è rappresentata dal cacciatorpediniere Shijiazhuang, dotato del sistema missilistico antiaereo russo S-300FM, dalla fregata Daqing e dalla nave di supporto Changdao, che dispone di un veicolo di soccorso subacqueo Elar-7.
Commentando le esercitazioni, Kashin spiega che sono significative per la particolare attenzione alla guerra anti-som. Secondo l’osservatore, ciò è importante perché, mentre le precedenti esercitazioni congiunte marittime prestavano particolare attenzione alle operazioni di assalto anfibio, queste ne sono totalmente prive. “Le unità della fanteria navale condurranno una manovra congiunta sulla riva, ma gli sbarchi non sono inclusi nel programma di quest’anno“, secondo Kashin. “Invece“, sottolinea l’analista, “per la prima volta sono incluse le manovre congiunte di navi di salvataggio sottomarini russe e cinesi dotate di veicoli di salvataggio in mare profondo. Gli aerei anti-som russi e gli elicotteri anti-som russi e cinesi partecipano alle esercitazioni: due sottomarini della Flotta del Pacifico russa ne sono coinvolti, probabilmente il loro ruolo sarà essere trovati e “salvati” dalla task force congiunta russo-cinese“. Secondo Kashin la novità di queste esercitazioni è che aiuteranno lo scambio di preziose esperienze nell’organizzare operazioni di salvataggio. “Inoltre, grazie alla cooperazione, nuove opportunità saranno aperte per realizzare effettive missioni congiunte russo-cinesi se un disastro accadesse mai a un sottomarino appartenente ad uno dei due Paesi“. Naturalmente, anche l’ampliato scambio di esperienze sulla guerra anti-som avrà “particolare interesse per i cinesi“, nota l’analista. Infine, Kashin ritiene che la crescente importanza delle operazioni di guerra anti-som nei programmi delle esercitazioni congiunte russo-cinesi indica crescente fiducia tra i due Paesi nella sfera militare, “e la volontà di scambiare informazioni su questioni complesse“. “La cooperazione russo-cinese in questo settore non è ancora pari alla cooperazione tra Russia e India, con quest’ultima che affitta sottomarini nucleari russi, tuttavia si può ipotizzare che l’obiettivo della cooperazione tra Russia e Cina sia ottenere un simile livello di fiducia e cooperazione“, concludeva l’esperto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Esercitazione strategica Zapad 2017

Alessandro Lattanzio, 16/9/2017L’esercitazione strategica congiunta Zapad 2017 si svolge dal 14 al 20 settembre sotto la direzione degli Stati Maggiori Generali della Federazione russa e della Repubblica di Bielorussia. 12700 truppe (7200 bielorusse e 5500 russe), 70 aeromobili e 680 mezzi, tra cui 250 carri armati e 200 sistemi d’artiglieria, nonché 10 navi da guerra, partecipano alle manovre. Inoltre, da parte russa operano raggruppamenti operativi delle Guardia di Frontiera, FSB ed EMERCOM. L’esercitazione si svolge nelle Repubblica di Bielorussia e regioni russe di Kaliningrad, Leningrado e Pskov, ed è volta a migliorare l’interoperabilità dei comandi nei diversi livelli, nonché l’integrazione di truppe e sistemi d’arma. Saranno testate le nuove tattiche sviluppate dalle Forze Armate russe e bielorusse. L’esercitazione simula alcuni gruppi estremisti che s’infiltrano nei territori della Repubblica di Bielorussia e nella regione di Kaliningrad della Federazione russa per eseguire attacchi terroristici e destabilizzare Russia e Bielorussia. Gli estremisti sono supportati dall’estero ricevendo logistica e materiale aerolanciato.
Per sconfiggere i terroristi le truppe devono svolgere una serie di compiti tattici:
– dispiegamento di unità dei raggruppamenti regionali nelle aree occupate dai terroristi, isolandoli;
– operazioni aeree e di difesa aerea per sostenere le forze terrestri e bloccare gli aviorifornimenti ai terroristi;
– operazioni speciali per eliminare i terroristi e stabilizzare la situazione;
– blocco navale dell’area ed operazioni speciali volte ad impedire la fuga dei terroristi via Baltico.
L’esercitazione congiunta Russia-Bielorussia Zapad 2017 ha suscitato isteria in occidente, sebbene si tengano regolarmente dal 2009 e con un preavviso di mesi, tanto che la ministra della Difesa tedesca Ursula von der Leyen farneticava di esercitazioni con oltre 100000 soldati alla “periferia orientale della NATO”. “I militari russi sono “sorpresi” da tali cifre insensate“, dichiarava il portavoce del Ministero della Difesa russo Maggior-Generale Igor Konashenkov, mentre il politico neonazista ucraino Aleksandr Turchinov, a capo del Consiglio di sicurezza nazionale e di difesa dell’Ucraina, sproloquiava di 240000 soldati, 10000 mezzi e 100 aerei, contraddicendo qualsiasi dato concreto.
Le esercitazioni Zapad 2017 sono volte a verificare la compatibilità operativa delle Forze Armate russe e bielorusse nelle operazioni antiterrorismo. Ma ciò veniva visto dalla presidenta lituana Dalia Grybauskaite come “giochi aggressivi diretti contro l’occidente“, mentre a luglio, il tenente-generale Ben Hodges, comandante delle forze armate statunitensi in Europa, le definiva “cavallo di Troia” contro la NATO. “Vorrei sottolineare che, a parte la componente antiterrorismo, l’esercitazione Zapad-2017 è di carattere puramente difensivo“, dichiarava il Tenente-Generale Aleksandr Fomin, definendo “mito” qualsiasi accusa contro di esse. “Non progettiamo l’attacco a nessuno. Per vedere di cosa si tratta, abbiamo invitato chiunque voglia assistervi. Venite a vedere“, dichiarava il Presidente Aleksandr Lukashenko, invitando ONU, NATO e OSCE, ed oltre 80 osservatori stranieri.
Nel frattempo la Svezia svolgeva le più grandi manovre in vent’anni, mentre 40000 truppe della NATO avevano partecipato a 18 esercitazioni in Europa, anche in Paesi come Georgia e Ucraina, vicino al confine con la Russia, mentre Ungheria, Romania e Bulgaria partecipavano con gli Stati Uniti alle manovre Sabre Guardian 2017, con 25000 militari provenienti da 22 Paesi, e l’Ucraina aveva ospitato le esercitazioni navali Sea Breeze 2017 degli Stati Uniti, che videro la presenza di 2500 truppe e 30 navi provenienti da 17 Paesi.

Fonti:
Cassad
Russia Feed
MoD RF

Quando la Flotta dello Zar salvò gli USA

Spedizioni americane: la bandiera di Sant’Andrea a New York
Lemur59

La prima spedizione
Sul “Kronstadt Herald” del 1863-1864, un giornalista di New York dettagliò, giorno dopo giorno, i lettori della visita ufficiale della flotta russa negli Stati Uniti. Nella storia passò come la spedizione americana. L’idea nacque all’inizio del 1863 in relazione alla situazione internazionale estremamente tesa che si era sviluppata in quel periodo. Per il terzo anno negli Stati Uniti c’era la guerra civile. Gran Bretagna e Francia erano con i sudisti e, nel tentativo di distruggere l’integrità statale degli Stati Uniti, preparavano l’intervento armato. La Russia sosteneva il governo di Abraham Lincoln e si oppose i piani di Londra e Parigi. “Per noi non esistono né il Nord né il Sud, ma un’Unione Federale la cui distruzione osserviamo con rammarico“, scrisse il vicecancelliere A.M. Gorchakov. “Riconosciamo negli Stati Uniti solo il governo di Washington”. Nell’unità e nella potenza degli Stati Uniti, la Russia vide un contrappeso a Gran Bretagna e Francia, perseguendo una politica ostile verso di esse: entrambe preservavano la pace di Parigi del 1856, umiliante e dolorosa per la Russia, che chiuse la guerra di Crimea. Il rapporto tra Russia e Gran Bretagna e Francia nei primi anni ’60 si deteriorò notevolmente a causa della cosiddetta questione polacca (durante quegli anni il Regno di Polonia era spazzato dall’onda del movimento di liberazione nazionale, creando una situazione rivoluzionaria a cui il governo degli zar rispose con misure dure. Gran Bretagna e Francia, perseguendo i propri interessi, presero pubblicamente la posizione di difensori del popolo polacco. I tentativi della diplomazia russa d’indebolire la tensione negoziando non portarono a risultati. La minaccia di una nuova guerra si avvicinava alla Russia. Poi si pose la domanda di come utilizzare la flotta, in modo che in caso di ostilità non venisse intrappolata nelle acque interne. Dopo tutto, l’esperienza triste della Guerra di Crimea era ancora vivida. L’Ammiraglio A.A. Popov, per esempio, scrisse: “L’ultima guerra ha confermato… che la più falsa… di tutte le idee per salvare la flotta è la necessità di nasconderla: le navi militari vengono salvate nel mare, nelle battaglie“. La stessa visione fu adottata da molti leader della flotta russa. Così il ministero della Marino ebbe l’idea di un rapido ritiro degli squadroni russi negli oceani prima dello scoppio delle ostilità. Si suppose che si sarebbero basati nei porti degli Stati Uniti, avendo ricevuto il consenso di Washington. L’operazione doveva perseguire tre obiettivi: in primo luogo, creare una minaccia al traffico commerciale di Inghilterra e Francia e quindi esercitare pressioni sui negoziati diplomatici ancora in corso; In secondo luogo, dimostrare il sostegno al governo di Lincoln nella lotta contro gli Stati ribelli dei sud; In terzo luogo, in caso di scoppio delle ostilità, colpire il punto più vulnerabile dell’Inghilterra, le comunicazioni marittime.
Furono formate due squadre: dell’Atlantico e del Pacifico, che compresero tre fregate nello squadrone dell’Atlantico (che ebbe assegnato il ruolo principale): Aleksandr Nevskij (capitano di vascello A. N. Andreev), Peresvet (capitano di fregata N. V. Kapitov) e Osljabja (capitano di fregata I. I. Butakov), due corvette: Varjag (capitano di corvetta O. K. Kremer) e Vitjaz (capitano di corvetta R. A. Lund) e il clipper Almaz (capitano di corvetta P. A. Zeljonij). Il comandante dello squadrone era il Contrammiraglio Stepan Stepanovich Lesovskij, marinaio esperto e istruito appena tornato da un viaggio d’affari in America, dove studiò l’architettura navale blindata degli Stati Uniti per un anno e mezzo. Possedeva un fluente inglese, francese, tedesco, spagnolo e conosceva bene la situazione in America. Lo squadrone del Pacifico era comandato dal Contrammiraglio Andrej Aleksandrovich Popov, futuro organizzatore e costruttore della flotta corazzata nazionale. Lo squadrone era basato nel Primoroe, appena controllato dai russi. Comprendeva quattro corvette: Kalevala (capitano di corvetta Karpelan), Bogatyr (tenente di vascello P. A. Chebyshev), Rynda (capitano di corvetta G. P. Sfursa-Zhirkevich) e Novik (Capitano di corvetta K. G. Skryplev) e due clipper: Abrek (capitano di vascello K. P. Pilkin) e Gajdamak (capitano di corvetta A. A. Peshurov). La preparazione dell’operazione fu condotta nel segreto totale. Anche i comandanti delle navi seppero degli scopi reali della spedizione solo alla vigilia della partenza da Kronstadt. Il 14 luglio 1863 fu approvato “Istruzione del Ministero Navale al Contrammiraglio S. S. Lesovskij”, che ordinava “di seguire le coste degli Stati Uniti del Nord America senza entrare… in qualsiasi porto prima dell’arrivo… ed ancorarsi a New York“. Le istruzioni indicavano che, in caso di guerra, lo squadrone agisse con tutti i mezzi possibili, infliggendo i maggiori danni al traffico nemico. Mentre precisava la situazione politica mondiale, dando raccomandazioni concrete sull’interazione con l’Ammiraglio Popov, l’istruzione tuttavia dava a Lesovskij piena libertà d’azione. Riassunse: “in ogni caso, quando lo riconosce… necessario, non sia timido con queste istruzioni e agisca a sua discrezione“.
Meno di un mese dopo l’approvazione del piano operativo, lo squadrone atlantico era pronta a salpare. La mattina del 18 luglio, tutte le navi, ad eccezione della fregata Osljabja, che era nel Mar Mediterraneo, partirono per New York lasciando Kronstadt. Nel viaggio del primo squadrone russo partirono solo navi a vapore, lasciando le navi a vela. L’Ammiraglio Lesovskij aveva fretta. Non potevano salpare che navi “sotto vapore”. Per ricostituire le riserve di carburante, le navi dovevano lasciare il Baltico con due trasporti partiti in anticipo. Per la prima volta nella storia della flotta russa, il rifornimento delle navi da guerra fu effettuato in viaggio. Il 25 luglio, in piena disponibilità al combattimento, la squadriglia arrivò nel Mare del Nord. La cosa principale da seguire era ora non incontrare le forze anglo-francesi. Pertanto, si decise di recarsi sull’Atlantico non con la solita rotta attraverso la Manica, ma a nord delle isole britanniche. I piano di Lesovskij furono decisivi. “Se lo squadrone incontrasse navi straniere“, scrisse nelle istruzioni ai comandanti, “suggerisco di rientrare alle acque del Baltico o concedere battaglia per onorare la nostra bandiera, allora l’ammiraglio avrebbe aderito alla battaglia“. Fortunatamente, tali misure estreme non dovettero essere prese. Il viaggio sull’oceano fu difficile. I venti di tempesta lasciarono posto a calma piatta con nebbie densi e piogge incessanti. Il carbone salvato, si navigò. La difficoltà della navigazione congiunta delle navi fu aggravata anche dalla differenza della loro velocità. Infine, l’Ammiraglio Lesovskij decise che ogni nave seguisse un propria rotta.

Fregata Aleksandr Nevskij

Il 13 settembre, nella rada di New York ancorò l’Aleksandr Nevskij sotto la bandiera del comandante, e la Peresvet. La fregata Osljabja era già arrivata. Il giorno successivo Varjag e Vitjaz gounseero. Il clipper Almaz, finito in una bonaccia, arrivò il 29 settembre. Il 1° ottobre lo squadrone di Popov giunse a San Francisco. Per coordinare le azioni tra i comandanti, fu immediatamente stabilita la comunicazione operativa con corrieri e telegrammi crittografati. Bisogna dire che l’apparizione simultanea di due squadroni russi nei porti degli Stati Uniti produsse esattamente su Inghilterra e Francia l’effetto che il governo russo voleva. L’operazione delle “nostre forze navali in Nord America“, scrisse il vicecancelliere Gorchakov, “in senso politico, ha avuto successo, ma l’esecuzione è eccellente“. L’ambasciatore russo riferì da Washington a San Pietroburgo che l’arrivo degli squadroni russi fu percepito dagli statunitensi come dimostrazione del sostegno al governo di Lincoln. Ad esempio, il quotidiano New York Herald descrisse la presenza dell’Ammiraglio Lesovskij e dei suoi ufficiali per le strade della città: “Piene di gente, le strade su cui si dirigeva la processione erano circondate da folle in piedi in lunghe fila. Le case erano decorate con bandiere… le persone felici d’incontrare la processione”. I giornali titolavano: “La Russia e gli Stati Uniti sono fratelli”, “La nuova unione è saldata”, “Dimostrazione popolare entusiasta…” Quasi ogni giorno le navi russe furono visitate da delegazioni di città e Stati, per esprimere rispetto e gratitudine alla Russia per la benevolenza e il sostegno agli Stati Uniti, “specialmente con le vere difficoltà infelici in cui si trova la nazione americana“. Il futuro grande compositore, e in quei giorni imbarcato sul clipper Almaz, N. A. Rimskij-Korsakov, scrisse: “Il nostro squadrone è stato ricevuto in modo amichevole, anche all’estremo. Con abito militare sulla spiaggia e non puoi non passare inosservato: non guardi, e sei guardato, accostato (anche dalle signore) con un’espressione di rispetto per i russi e il piacere che siano a New York“. La popolarità dei marinai russi era così grande che interessò anche la moda femminile. Come scrissero i giornali, per le donne alla moda di New York era imperativo avere doppi bottoni sul cappotto, coccarde, ancorette da cadetti, e cordoncini; questi ultimi un dettaglio sulla spalla del vestito. Tuttavia, non solo banchetti, visite e sfilate occuparono i nostri marinai. Mostrando coraggio e “dedizione veramente russa”, aiutarono ripetutamente la popolazione a spegnere gli incendi, così frequenti all’epoca. I comuni di Annapolis e San Francisco hanno espresso sincera ammirazione e riconoscenza a questo comandante. Un gruppo di ufficiali dello squadrone atlantico, guidato dal comandante dell’Osljabja, capitano di vascello I. I. Butakov, fratello del famoso Ammiraglio G. I. Butakov, visitò l’Armata del Potomac. Gli ufficiali russi incontrarono entusiasmo tra le truppe nordiste: quando le posizioni furono lasciare, “ogni reggimento salutò, inchinando le bandiere“. In una situazione estremamente difficile fu lo squadrone dell’Ammiraglio Popov. I nordisti infatti non avevano una flotta nel Pacifico, e gli abitanti di San Francisco erano costantemente minacciati dall’attacco dei sudisti, i corsari che compivano le piraterie in mare. L’unica cosa su cui residenti di San Francisco potevano contare era l’intervento dello squadrone russo, che usufruiva della loro ospitalità. I corsari sudisti, di regola, venivano preparati in Inghilterra, e una di queste navi, l’Alabama, navigava verso San Francisco, quando lo squadrone del Pacifico si riuniva. E accade a una delle navi di Popov, il clipper Abrek dall’aspetto molto simile all’Alabama, che all’apparire al largo fu preso per una nave corsara. Una cannoniera aprì il fuoco sul clipper che entrava nella rada. Le fortezze costiere furono leste a seguirne l’esempio. Il capitano dell’Abrek, capitano di corvetta K. P. Pilkin, si rese conto che i tiri dalla cannoniera erano innocui, ma il tiro dai forti poteva risultare fatale. Senza esitazione, affiancò il clipper alla nave e suonò l’allarme e, avvicinandosi convocò i marinai sul ponte. Nel momento in cui la cannoniera capì l’errore, il clipper russo fu salutato al grido di “hurray!”. Essendo una persona risoluta, l’Ammiraglio Popov prese la decisione inequivocabile di mettere San Francisco sotto la sua protezione. Lo squadrone cominciò a prepararsi per le operazioni militari contro i corsaro sudisti. Tuttavia, San Pietroburgo avvertì: “Le azioni dei corsari in alto mare… non ci riguardano, anche se attaccano i forti, il dovere di sua Eccellenza è osservare una rigida neutralità“. Il comandante dello squadrone ebbe il diritto di usare le armi solo in un unico caso, se i corsari, superando le fortificazioni, avrebbero minacciato la città stessa. “In questo caso“, si sottolineò a Popov, “avete il diritto, solo in nome della filantropia e non della politica, di usare la vostra influenza per impedire del male“. Fortunatamente, tutto andò bene. Mentre le navi russe, in piena operatività, erano nel porto, non un solo corsaro sudista osò avvicinarsi alla città. Il Presidente Lincoln invitò Lesovskij a visitare Washington e altri porti della costa atlantica. Il comandante dello squadrone dell’Atlantico, nonostante il tempo estremamente sfavorevole, ordinò il trasferimento a Washington. Tuttavia, prima di lasciare New York, l’ammiraglio ritenne necessario rispondere alla “cortesia e ospitalità ampia dai cittadini… al nostro squadrone“. Si offrì di sottoscrivere le istituzioni caritative di New York. Questa proposta fu accettata con grande piacere. Nella sua lettera al sindaco di New York, Lesovskij scrisse: “Prima di lasciare New York, Vi chiedo, signore, di ricevere per conto degli ufficiali dello squadrone l’espressione di sincera gratitudine affidatomi per i vostri amichevoli sentimenti con i cui i nostri concittadini sono stati accettati. Vi chiedo di accettare l’allegata somma di 4760 dollari raccolti dalle collette volontarie degli ufficiali del nostro squadrone, per proporveli per acquistare carburante per le famiglie povere“. La risposta del sindaco fu immediata. “Ho avuto l’onore di ricevere la Sua lettera… con un investimento di 4760 dollari donati dai Vostri ufficiali di squadrone… Per questo generoso atto di carità, chiedo l’autorizzazione a trasmettere a Voi e ai vostri compagni ufficiali la sincera gratitudine della città. Posso assicurarvi… che i cittadini di New York esprimo li stesso sentimento per la vostra disposizione amichevole… Il loro desiderio eterno era, con l’avvento del Suo squadrone… di rafforzare i legami di amicizia tra Russia e Stati Uniti“.

Clipper Abrek

Il 21 novembre 1863 la fregata Osljabja, sotto la bandiera del comandante, le corvette Varjag e Vitjaz, e il clipper Almaz, si ancorarono sul fiume Potomac alla periferia di Washington, nella città di Alexandria. Le navi erano ben visibili dalla cupola del Campidoglio. Purtroppo, a causa della malattia, Lincoln non poté visitare le nostre navi, e l’Ammiraglio Lesovskij ritardò la partenza dello squadrone. Il 7 dicembre, appena la salute del presidente migliorò, l’ambasciatore russo presentò al presidente e consorte l’Ammiraglio Lesovskij e gli ufficiali dello squadrone. I marinai russi visitarono Washington, ospiti del Congresso. Il segretario di Stato, il ministro delle Marina Welles e altre figure pubbliche degli Stati Uniti visitarono le navi. Per quasi sei mesi le navi russe fuono nelle acque statunitensi. Su invito del presidente, visitarono molti porti su entrambe le coste degli Stati Uniti. Delusi agli inizi del 1864, la situazione politica consentì al governo russo di permettere agli Ammiragli Lesovskij e Popov d’inviare alcune navi dalla flotta russa ad esplorare le regioni meridionali ed equatoriali degli oceani. Di nuovo, dopo pochi mesi, a New York e a San Francisco, le navi cominciarono a prepararsi per il ritorno in patria…

Clipper Almaz

Visita di ricambio
Nel 1865 la guerra civile tra Stati settentrionali e meridionali stava terminando. Nei circoli governativi di Washington sempre più si cominciò a parlare di visita di ricambio in Russia. Aspettavano solo la conclusione delle elezioni presidenziali. Il 4 aprile 1865 Lincoln divenne nuovamente il capo della Casa Bianca. Tuttavia, passarono solo pochi giorni. e un colpo al Teatro Ford di Washington immerse gli USA nel lutto. Ancora una volta fu rinviata la visita. Il 16 aprile 1866 a San Pietroburgo, sull’argine della Neva, vi fu un attentato ad Alessandro II. Per fortuna lo zar sopravvisse. Gli statunitensi, ancora impressionati dalla morte del loro amato presidente, decisero che era il momento della visita di ricandio. Il modo migliore per esprimere la gratitudine della Russia per il sostegno negli anni difficili della guerra civile e congratularsi con l’imperatore “sul miracoloso salvataggio dalla morte”, fu difficile da trovare. Il 4 maggio 1866, i leader del Partito Repubblicano dominante pubblicarono una dichiarazione al Congresso affermando che “le persone che ci hanno dato i loro sentimenti più caldi al momento del nostro pericolo mortale, dovrebbero ricevere più che una congratulazione all’imperatore“. La Camera dei Rappresentanti e il Senato furono invitati ad adottare una speciale risoluzione comune con un appello al capo dello Stato russo e inviare in Russia un distaccamento di navi da guerra con un ambasciatore straordinario a bordo. Il decreto fu adottato e firmato dal presidente A. Johnson. Come ambasciatore straordinario degli Stati Uniti, il Congresso nominò un segretario di Stato aggiunto per il ministero della Marina, membro del gabinetto di Washington Gustav Fox, ex-ufficiale della Marina, il 45enne Fox era un noto politico attivo nell’amministrazione Lincoln. Durante la guerra civile, fu uno dei prominenti organizzatori e leader della flotta nordista. Il Congresso approvò la proposta di Fox di visitare la Russia su un monitor. Si credeva che la nave fondamentalmente nuova che per prima apparve durante la guerra nella marina nordista, rappresenterebbe al meglio le forze navali degli Stati Uniti. Non ultima in tale ruolo, ovviamente, era la voglia di dimostrare al mondo l’efficienza marina dei monitor. Dopo tutto, alcuno di essi aveva mai attraversato l’oceano, e poche persone in Europa credevano nella possibilità di tale miracolo. I monitor furono percepiti principalmente come navi fluviali, progettate per combattere contro le batterie costiere del nemico. Il comando della flotta statunitense voleva testarlo, ma “possono essere costruiti in modo che possano essere un’arma potente anche nelle battaglie in alto mare?” Per la visita fu scelto uno dei monitor più recenti, il “Miantanamoh“, una corazzata dallo scafo relativamente basso sulla linea di galleggiamento e dal fondo piatto. Per assicurare il viaggio attraverso l’oceano, furono assegnate due fregate a vapore, “Augusta” e “Ashulot“. Alla fine di maggio tutte le navi del piccolo distaccamento si concentrarono nella baia di St. John sull’isola di Terranova. Il punto di partenza non fu scelto a caso: da qui iniziava la rotta più breve per l’Europa, per l’Irlanda.
Il 5 giugno Fox arrivò a St. John. Lo stesso giorno, le navi salparono. Con il tempo, i marinai statunitensi furono fortunati. Secondo il giornale di bordo del “Miantanamoh“, per tutto il passaggio un vento da nord-ovest soffiò, e l’oceano era poco mosso. La maggior parte del viaggio, il “Miantonamoh” fu rifornito dall'”Augusta“, che conservava il carbone. Onde di un metro e mezzo inondavano il ponte basso del monitor. Il ponte superiore era instabile e il rollio della nave in acque profonde non fu mai permesso di conoscerlo. Ogni pomeriggio, dopo aver determinato la posizione della nave, un foglio di coordinate veniva inserito in una bottiglia e gettata in mare, chissà quale sarebbe stato il domani nell’oceano. La fine recente, durante una tempesta a Capo Hatteras, della prima nave di questo tipo, preoccupava ancora. Inutile dire che le persone che attraversavano l’oceano sulla “Miantonamoh” non erano timide… il viaggiò durò 11 giorni. Il 16 giugno, dopo aver superato 1765 miglia, il distaccamento di Fox raggiunse le coste dell’Irlanda. Le navi entrarono nel porto di Cork e ancorarono. A proposito, tre bottiglie gettate dalla “Miantanamoh” raggiunsero l’Europa. Dopo diversi mesi alla deriva, furono presi sulle coste della Normandia e consegnati alle autorità statunitensi, secondo un’antica tradizione marittima.
Fu uno strano spettacolo per gli europei il monitor. “questa è una nave senza precedenti, come una grande zattera, su cui torreggiano due torri e un tubo“. Non è un caso che l’ammiraglio inglese che incontrò la squadriglia chiese a Fox: “Ha davvero attraversato l’Atlantico con questa cosa? Dubito molto di poterlo fare“. Ma pochi giorni dopo, la “cosa”, che ricordava una chiatta, navigò ancora e per per la Russia vi furono due soste, a Cherbourg e Copenhagen. La maggior parte del viaggio la “Miantanamoh” fu sola. Fu accompagnava solo dalla fregata “Augusta“. Dopo aver attraversato l’oceano, l’Ashulot fu inviata nel Mediterraneo. Nel Baltico incontrarono frequenti nebbie. Ogni tanto dovevano rallentare o addirittura andare alla deriva. Infine, il 3 agosto il distaccamento arrivò a Helsingfors. Le voci del colera dilagante a San Pietroburgo erano allarmanti. Fortunatamente erano esagerate e il 5 agosto le navi statunitensi salparono da Helsingfors. C’era un’ultima sosta sul Golfo di Finlandia. All’uscita dal porto, la squadra di Fox fu incontrata da uno squadrone russo. Dopo lo scambio di fuochi di salva, “le navi russe fiancheggiarono su due colonne la nave e il monitor statunitensi, in mezzo… Così, la squadra navigò per Kronstadt e, in condizioni favorevoli, arrivò il 6 agosto“. Quella giornata fu immortala da una magnifica foto della rada di Kronstadt. Nel porto, una folla di persone; molte barche e yacht e sullo sfondo lo squadrone russo; di fronte, lentamente arrivava la “Miantanamoh“, accolta da colpi di cannone dei forti e dall’inno nazionale statunitense. Non appena le navi sono ancorarono, l’inviato del Congresso a nome dell’imperatore fu accolto dal Contrammiraglio S. S. Lesovskij, di cui marinai statunitensi ricordavano la visita a New York nel 1863-1864. Lo stesso giorno, Fox e il suo entourage arrivarono a San Pietroburgo; furono collocate nell’Hotel de France, sulla Bolshaja Morskaja, non lontano dall’arco dello Stato Maggiore.
L’8 agosto l’ambasciata straordinaria fu accolta da Alessandro II, al Palazzo Peterhof, dove si recarono in treno. Alla stazione salirono sulle carrozze per la corte. Nonostante la rigorosa etichetta diplomatica, l’accoglienza avvenne in un’atmosfera eccezionalmente amichevole. “Numerosi legami, che legano il grande impero a oriente e la grande repubblica a occidente”, diceva il messaggio del Congresso letto da Fox “si sono moltiplicati e consolidati nuovamente grazie al sostegno che il governo russo ha reso agli Stati Uniti durante i difficili anni della loro lotta interna“. Lo zar parlò delle relazioni tradizionalmente amichevoli tra Russia e USA. Concluse il discorso con la certezza che non avrebbe mai dimenticato l’accoglienza amichevole che gli Stati Uniti diedero ai suoi squadroni. Desiderando ringraziare i marinai statunitensi, l’imperatore annunciò che tutti, senza eccezione, ufficiali e marinai della squadra, erano ospiti del governo russo. Subito dopo un telegramma fu inviato a Washington, dove Fox riferì al governo del compimento della missione affidatagli; fu il primo telegramma inviato dalla Russia all’America sul nuovo cavo transatlantico. Mentre nel palazzo ci fu la ricezione ufficiale, gli ufficiali statunitensi, accompagnati dall’Ammiraglio Lesovskij, esaminarono i palazzi e i parchi di Peterhof. Nel parco più vicino incontrarono l’eroe della difesa di Sebastopoli E.I. Totleben. “Gli ufficiali salutarono il famoso ingegnere con rispetto e entusiasmo… gridando” Hurray” per tre volte, confondendosi con il rumore incessante delle fontane del Peterhof“. Sull’isola della zarina, agli ospiti fu mostrata una quercia coltivata da una ghianda prelevata dalla quercia “che avvolgeva la tomba di Washington”. La visita dell’imperatore non durò a lungo. Il giorno successivo, Alessandro II, accompagnato dall’erede e dai granduchi, visitò le navi statunitensi. La “Miantanamoh” lo salutò coi cannoni sulle torrette. Fu la prima volta e in contrasto con le regole vigenti, perché nella Marina statunitense, i cannoni di questo calibro erano “destinati esclusivamente alle operazioni militari“.
Così iniziò la prima visita ufficiale della flotta statunitense in Russia. Da cui visitarono la capitale. Tuttavia, prima di tutto, naturalmente, Kronstadt con le sue forte fortificazioni, banchine, osservatorio marino, la più ricca biblioteca marina, i cui onorevoli lettori erano tutti ufficiali statunitensi. Durante l’ispezione dell’arsenale, gli ospiti furono “stupiti dalla moltitudine di bandiere militari prelevate ai nemico testimoniando le attività della flotta russa in mare”. Pietroburgo stupì gli statunitensi con il suo splendore, così come continue cene e ricchi pranzi. Ad esempio, una cena tenuta nel “giardino lussuosamente illuminato” di una delle dimore dell’isola di Kamenij, dove era presente “l’intera alta società di Pietroburg“, costò all’ospite più di 40 mila rubli… Il 23 agosto, si invito della società di Mosca, l’ambasciata partì per Mosca, a bordo di vagoni speciali, “drappeggiati con bandiere americane e fiori“… La Regina Madre incontrò gli ospiti con una banda musicale. Sulla piazza della stazione affollata, risuona l’inno nazionale “Glory, Columbia“. Il sindaco, i membri del governo e numerosi rappresentanti di varie società accolsero l’ambasciata. Gli ospiti furono inviati nel residence preparatogli. Inaspettatamente, ritrovarono delle loro foto. Tuttavia, la sorpresa crebbe ancora quando videro i loro ritratti ad olio, perché non so erano presentati a nessuno! Il segreto fu rivelato dai proprietari: le foto sono state ritirate a San Pietroburgo da una fotocamera nascosta, due giorni prima di partire per Mosca. I ritratti furono dipinti da esse. Lo stesso giorno, l’ambasciata fece una visita ufficiale al governatore generale di Mosca, V. A. Dolgorukov. Brindando alla salute degli ospiti, disse: “L’accoglienza che avviene tra la nostra flotta, parla del rispetto che i cittadini degli Stati Uniti godono nel nostro Paese. Credetemi, incontrerete la stessa accoglienza a Mosca, nostra antica capitale“. Il quinto giorno l’ambasciata partì per Nizhnij Novgorod. Agli statunitensi volevano mostrare la famosa fiera, che durava esattamente due mesi, quando la popolazione della città aumentava di 6-8 volte, da 40 a 300mila persone. Il giro d’affari superava i 100 milioni di rubli. Più di sei mila tonnellate di merce venivano vendute. Il mercanti, in onore dell’arrivo dell’ambasciata, organizzò una cena. “La sala da pranzo era decorata con fiori, verdi, bandiere nazionali e ritratti del sovrano, di Washington, Lincoln e Johnson. Circa centocinquanta persone si sedettero al tavolo, fra i quali erano presenti tutte le nazionalità: russi, persiani, tatari, armeni, commercianti del Caucaso e della Siberia lontana“. Ciononostante, la commissione fu molto dispiaciuta che, a causa del culmine della fiera, la classe mercantile non poteva accettare i cari ospiti con il lustro dovuto.
Il 1° settembre l’ambasciata risalì il Kostroma. “Non appena il signor Fox salì nel terrapieno, uno dei contadini si tolse la casacca e si prostrò. Fox cercò di evitarlo. Tuttavia, nello stesso momento, come per magia, fino alla fine del terrapieno fu immediatamente coperto da soprabiti. La folla osservò silenziosamente ciò che accadde dopo. Quando Fox decise finalmente di accettare i vestiti, la folla lo salutò con gioia con un forte “hurray”!” Dopo aver incontrato Kostroma e controllando il monumento a Ivan Susanin, l’ambasciata continuò il viaggio lungo il Volga. Negli ultimi giorni del soggiorno nella capitale, gli statunitensi cenarono in un club “aristocratico” cosiddetto “inglese”. Il Cancelliere A.M. Gorchakov: “Mi rallegro… che menti pratiche, aliene a qualsiasi pregiudizio, possano giudicarci imparzialmente. Potrebbero apprezzare… la più grande gloria e orgoglio della nostra patria, e le persone che ne costituiscono il potere!“. Esprimendo la speranza che buone relazioni tra i due popoli esistano per sempre, Gorchakov notò l’apprezzamento particolarmente di questa relazione, perché “non rappresenta una minaccia o pericolo per nessuno… Dio ha dato tali condizioni a entrambi i Paesi perché possano essere contenti della loro grande vita interna“. Lo stesso giorno, il testo completo del discorso di Gorchakov fu trasmesso via telegrafo negli Stati Uniti. È interessante che l’invio di questo telegramma costasse al corrispondente del New York Herald 7000 dollari. Il 15 settembre 1866, gli statunitensi salparono dal Golfo di Finlandia…

Monitor Miantonomoh

La “seconda” spedizione americana
“Seconda spedizione americana” indica l’incursione di squadre russe nei porti degli Stati Uniti nel 1876 durante il deterioramento delle relazioni con la Gran Bretagna a causa del sostegno della Russia alla rivolta anti-turca in Bulgaria. In quel momento, nel Mar Mediterraneo, vi era lo squadrone del Contrammiraglio I. I. Butakov, con la fregata corazzata Petropavlovsk, la fregata Svetlana, le corvette Askold e Bogatyr, il clipper Krejser e due schooner. Per evitarne in caso di guerra la distruzione da parte delle superiori forze della flotta inglese, le navi russe (ad eccezione dell’inaffidabile Petropavlovsk) furono inviate nei porti atlantici degli Stati Uniti da cui, dopo aver interrotto i rapporti con l’Inghilterra, iniziare le operazioni. Nel novembre, le navi russe lasciarono i porti d’Italia. La corvetta Bogatyr giunse a Charleston il 27 dicembre; la nave dell’Ammiraglio Butakov, la fregata Svetlana, sotto il comando del Granduca Aleksej Aleksandrovich, giunse nella rada di Hampton il 31 dicembre; la corvetta Askold giunse a Charleston il 12 gennaio 1877; il clipper Krejser arrivò a New York il 4 febbraio. Nel marzo 1877 l’intero squadrone di Butakov fu concentrata a New York. Contemporaneamente, le navi dello squadrone dell’Oceano Pacifico e la flottiglia siberiana, sotto il comando del Contrammiraglio O. P. Puzino, ebbero l’ordine di recarsi a San Francisco. Nell’ottobre 1876 si ritirarono dai porti cinesi e giapponesi e il 25 dicembre 1876 lo squadrone della corvetta Bajan, dei clipper Vsadnjk e Abrek, degli schooner Vostok, Tungus ed Ermak, giunse a San Francisco, più tardi seguito dalla cannoniera Gornostaj e dal trasporto Japonetz.
Secondo il piano elaborato dall’Ammiraglio Puzino, in caso di guerra il suo squadrone doveva attaccare Vancouver per “causare danni agli stabilimenti nemici e distruggere le navi militari e mercantili presenti”, e poi recarsi in Australia e incrociare verso occidente (le corvette), e oriente (i clipper), bombardando i depositi sulle coste settentrionale della Nuova Guinea, le Isole Salomone e le Isole Marshall. Il 30 aprile, dopo essersi allentata la tensione nei rapporti russo-inglesi, gli squadroni russi ricevettero l’ordini di lasciare i porti degli Stati Uniti e ritornare al servizio di routine.

Fregata Svetlana

La “terza” spedizione americana
“Terza spedizione americana” fu chiamata l’organizzazione di un squadrone di navi russe in crociera negli Stati Uniti dopo la fine della guerra russo-turca del 1877-1878, e le pretese del Regno Unito di revisionarne i risultati. Poiché la flotta russa non disponeva di un numero sufficiente di navi idonee per la crociera, fu deciso di acquistare navi mercantili negli Stati Uniti e utilizzarle come incrociatori ausiliari. Furono stanziati tre milioni di dollari, sufficienti per comprare tre o quattro navi. L’acquisto delle navi e l’organizzazione della crociera furono affidati al capitano di corvetta L. L. Semechkin. Il 27 marzo 1878, fu deciso di affidare immediatamente la spedizione al comando del capitano di corvetta K. K. Grippenberg, recatosi negli Stati Uniti sulla nave tedesca Zimbria. Il 17 aprile, il Zimbria entrò nel piccolo porto di South West Harbor, Maine. Il 26 aprile, a New York, arrivò Semichkin, che acquistò tre navi a vapore (California, Columbus e Saratoga). Furono aggiornate come incrociatori a Philadelphia nel cantiere navale Crump. Il 29 maggio 1878 ebbero il nome Evropa, Azija e Afrika, divenendo navi da guerra di prima linea. A settembre, il Zimbria giunse a Filadelfia con le squadre dei marinai russi. A dicembre, Evropa, Azija e Afrika alzarono la Croce di Sant’Andrea. Dato che la minaccia di guerra con l’Inghilterra era finita, gli incrociatori salparono da Philadelphia per l’Europa a fine dicembre 1878.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Aspetti politici dell’esercitazione navale russo-cinese

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 30.07.2017L’esercitazione congiunta navale tra navi russe e cinesi a fine luglio è senza dubbio uno degli eventi più importanti della moderna politica internazionale. Anche se le dimensioni di queste esercitazioni erano notevolmente inferiori a quelle statunitensi-nippo-indiane Malabar, tenutesi nello stesso tempo nella baia del Bengala. L’esercitazione navale nel Mar Baltico è particolarmente importante per numerosi fattori, inclusi gli Stati che vi hanno partecipato, lo sfondo politico che le accompagnava e regione e momento in cui si svolgevano. In termini di produzione la Cina è già leader globale. Nel gennaio 2017, al Forum economico mondiale di Davos, il Presidente cinese Xi Jinping annunciava pubblicamente la disponibilità ad assumersi il ruolo di motore dell’economia mondiale. La sua visione del progetto One Belt, One Road (OBOR) è già la base della politica estera cinese. L’emergere della Cina a nuova superpotenza globale è percepita a Washington come principale minaccia al suo dominio incontestato nel mondo. Oggi si nota la stessa situazione verificatasi all’inizio del XX secolo, quando la lotta tra la vecchia superpotenza (Gran Bretagna) e quelle emergenti (USA, Germania) si concentrò sul controllo delle rotte commerciali marittime. Tuttavia, questo aspetto particolare rimane l’elemento più vulnerabile del pianto cinese per diventare il nuovo leader mondiale. Pertanto, non sorprende che lo sviluppo di una Marina sia una priorità della Cina. Oggi, le navi militari cinesi non solo controllano le acque nazionali, ma pattugliano anche Oceano Indiano e Mar Mediterraneo. Tuttavia, il viaggio dall’altra parte del globo, dalle basi in Patria al Mar Baltico, intrapreso dal gruppo di navi militari cinesi allo scopo di condurre le esercitazioni congiunte con le forze navali russe, è un evento senza precedenti. Dimostra le capacità della moderna Marina cinese assieme all’importante ruolo che la Russia svolge nei piani globali di Pechino. Un altro motivo dell’apparizione inaspettata di navi militari cinesi nel Mar Baltico è il ritmo estremamente lento con cui i rapporti tra Pechino e Bruxelles evolvono. Insieme ai problemi sulle relazioni tra Stati Uniti e Cina, questo argomento passa gradualmente verso il piano centrale della geopolitica globale.
Un elemento importante di questo processo è l’idea che la Cina presentò a un gruppo di Stati dell’Europa dell’Est per creare infrastrutture dei trasporti dalla Grecia alla Polonia. Nel 2012, questa idea fu discussa in un forum speciale con la partecipazione di Pechino e di 16 Paesi dell’Europa orientale. Tuttavia, Washington ha cercato di trascinare lo stesso gruppo di Paesi nei propri progetti sfruttando la Polonia. La “proiezione di potenza” cino-russa nella regione può mettere fine a tali giochi. È probabile che la Germania sia disposta a contribuire in silenzio in ciò. Per la Russia, è curioso che, proprio come cento anni fa, sia percepita da “certe forze” come l'”anello più debole” (questa volta in tandem con la Cina) e pertanto sia divenuta obiettivo di ogni attacco. Pertanto, sullo sfondo dei noti eventi recenti, il sostegno politico della Russia alla seconda potenza mondiale tramite le esercitazioni congiunte nel Baltico si rivela estremamente tempestivo. Tuttavia, le stesse esercitazioni possono essere considerate in modo diverso, come il tentativo di Mosca di sostenere politicamente la Cina, dato che l’esercitazione Malabar sopra citata mira a contrastare l’avanzata della Cina. Mentre subiscono la stessa pressione politica, economica e militare-strategica da un gruppetto di Stati, è naturale che Cina e Russia espandano ed approfondiscano la partnership strategica. Tuttavia, non trasformano tali legami in un’alleanza militare-politica, mantenendo così libertà di manovrare nei rapporti con l’occidente. Tuttavia, queste manovre vanno molto meglio quando si sa che qualcuno copre la schiena. È perciò che nel corso dell’esercitazione navale nel Mar Baltico, il Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa Nikolaj Patrushev incontrava l’aderente al Consiglio di Stato della Repubblica popolare cinese Yang Jiechi nell’ambito del 13° giro di consultazioni russo-cinesi sulla stabilità strategica. Secondo i media, i colloqui riguardavamo una vasta serie di questioni legate a sicurezza e cooperazione militare.

Vladimir Terekhov, esperto di questioni della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il dragone arriva nel Baltico

Chroniques du Grand Jeu 21 luglio 2017In ciò che può essere visto come chiaro affronto all’impero USA-NATO, le Marine russa e cinese oggi iniziavano le esercitazioni navali congiunte nel Mar Baltico. È la prima volta che Pechino invia la flotta nella zona e non è un caso. Un esperto militare russo fornisce un’interessante illuminazione: “Dal 2015, le esercitazioni russo-cinesi si avvicinano sempre più ai “focolai di tensione” alle rispettive frontiere. Ciò avviene in parallelo all’incremento della presenza militare degli alleati europei degli Stati Uniti in Asia (…) L’interferenza europea nei contenziosi all’altro capo del mondo sarebbe tutt’altro che piacevole per la Cina, decidendo d’inviare le sue navi nel Mar Baltico. Entrambi i Paesi sottolineano il carattere umanitario e antiterroristico delle manovre, ma sappiamo che nelle esercitazioni Joint Sea precedenti, i marinai dei due Paesi si addestrarono a condurre una guerra locale, in particolare a contrastare attacchi aerei e sottomarini e all’uso di missili antinave”. Infatti, la seconda parte delle manovre, di grande ampiezza, avverrà nei mari del Giappone e di Okhotsk a settembre, mentre quelle dello scorso anno avvennero nel Mar Cinese Meridionale, altro punto di tensione. In questa occasione, Xinhua News Agency fu anche divertita dalle reazioni occidentali: “E’ possibile che i legami militari sempre più stretti tra Russia e Cina innervosiscano certuni“. Nel 2015, le due flotte si ritrovarono nel porto russo di Novorossijsk sul Mar Nero, per partecipare alle manovre nel Mediterraneo.Si vede che tutte le aree di attrito tra l’impero marittimo degli Stati Uniti e il duopolio continentale sino-russa sono toccate. Putin ha anche appena firmato la nuova dottrina navale russa, che sarà in vigore fino al 2030 e che, per la prima volta, indica in modo esplicito l’ampiezza delle minacce, “il proposito di diversi Paesi, in particolare Stati Uniti e loro alleati, di voler dominare gli oceani del mondo“. L’atmosfera, l’atmosfera…
Nei mari della Cina, meridionale e orientale, la bonaccia si alterna a improvvise tempeste. Implicitamente, ed è ovvio, vi è la volontà eurasiatica di aprirsi ai porti del mondo-oceano e, al contrario, il tentativo degli Stati Uniti di circondare e contenere l’Eurasia. Pechino comincia a creare un enorme sistema di monitoraggio subacqueo nei due mari del conflitto, con la copertura di ragioni difficilmente discutibili (ambiente, pesca, allerta tsunami), ovviamente includendo più sfaccettature segrete (informazioni, sorveglianza militare). Nella difficile disputa sul Mar Cinese Meridionale, dove non meno di sei Paesi avanzano rivendicazioni, il drago ha tagliato il nodo gordiano delle Spratly. Gli isolotti disabitati vedono crescere come funghi aeroporti, stazioni radar e silos di missili, e Duterte, il fumantino presidente filippino più o meno passato nel campo sino-russo, a quanto pare non vi trova nulla di sbagliato. A 10000 chilometri di distanza, il Baltico vede da anni una successione di provocazioni tra la NATO e l’Orso, con intercettazione di aerei, acrobazie aeree sulle navi…
In questo contesto, le esercitazioni sino-russe ovviamente portano un messaggio: “Con l’invio dei suoi cacciatorpediniere lanciamissili più avanzati, la Cina esprime sincerità nei confronti della Russia e invia un segnale ai Paesi che ci provocano“. I vassalli europei di Washington hanno risposto come al solito, a colpi di fanfaronate mediatiche, come la reazione infantile al passaggio della flotta russa in rotta verso la Siria, qualche tempo fa; si ricordino gli inglesi affermare senza ridere di centrare la “Flotta di Putin” e “non lasciarle un millimetro”. Allo stesso modo, le navi cinesi sono state “scortate” dalle Marine inglese, olandese e danese (Copenhagen aveva probabilmente paura di essere attaccata…) Piccola ciarlatana anche nelle comunicazioni, la Royal Navy inviava una vecchia fregata, obsoleta quasi quanto la venerabile regina. Il contrasto con ciò che la Cina ora produce è sorprendente. Il mondo di ieri e di domani in qualche modo…

Il distaccamento navale della Marina dell’EPL arriva a Baltijsk
BuryatIl distaccamento navale della Marina cinese è arrivato a Baltijsk per partecipare all’avvio delle esercitazioni navali congiunte russo-cinesi “Cooperazione sul Mare 2017”. Secondo il Ministero della Difesa, l’esercitazione coinvolge una decina di navi di diverse classi, più di una dozzina di aerei ed elicotteri della Marina russa e della Marina dell’Esercito di liberazione popolare della Cina. Gli obiettivi principali sono migliorare l’efficienza dell’istruzione nella cooperazione tra le due Marine militari per contrastare le minacce alla sicurezza in mare, collaborazione degli equipaggi delle navi da guerra russe e cinesi, rafforzamento della amicizia e cooperazione tra Marina russa e Marina dell’EPL. Nelle esercitazioni parteciperanno il cacciatorpediniere Tipo 052D Hefei, la fregata Tipo 054A Yuncheng e la nave d’appoggio e rifornimento Tipo 903A Lomahu, informa il servizio stampa della Flotta del Baltico. È la prima visita della Marina cinese nel Baltico, nota il Ministero della Difesa russo.
La fase attiva delle manovre russo-cinesi si terrà dal 24 al 27 luglio in una zona designata del Mar Baltico, dove si svolgeranno numerose operazioni navali congiunte, nonché addestramento nell’organizzazione congiunta delle difesa anti-som, antiaerea e antinave. Le manovre si svolgeranno anche nei mari di Barents e Okhotsk. Dopo l’esercitazione in mare le navi della Marina cinese visiteranno San Pietroburgo. Per la prima volta le manovre “Cooperazione sul Mare” furono organizzate nel 2012 e da allora si svolgono regolarmente con un complesso consistente di compiti e coordinamenti. Non sono dirette contro altri Stati ed sono il contributo russo-cinese per rafforzare la sicurezza negli oceani del mondo, afferma il Ministero della Difesa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora