Il dispositivo della CIA catturato dai sovietici

Analisis Militares 11 giugno 2017Alla fine degli anni ’70 USA e URSS erano impegnati nella guerra fredda. Un braccio di ferro che ha lasciato molte storie sconosciute ma che anche dopo molti anni sono ancora molto interessanti. Una di queste storie fu l’incidente del contenitore Cocoon avvenuto nel Mare di Okhotsk nel 1981. Alla fine degli anni ’70 gli Stati Uniti avviarono l’operazione ‘Ivy Bells’ per cercare di ascoltare le comunicazioni sottomarine tra il territorio continentale dell’URSS e le basi nella Kamchatka. L’operazione della CIA doveva intercettare i cavi sottomarini posti nel mare di Okhotsk, in particolare nella baia di Shelekhov.A tal fine la società ‘Bell‘ sviluppò un sistema per i cavi non invasivo in modo che i sovietici non scoprissero il dispositivo posto sul fondo del mare. Uno dei protagonisti di queste missioni fu il sottomarino per missioni speciali dell’US Navy HalibutI tecnici statunitensi svilupparono un sistema non-invasivo di ascolto collegato al rivestimento esterno del cavo sottomarino per le comunicazioni sovietico.A sua volta, tale sistema inviava le informazioni a un sofisticato contenitore subacqueo chiamato ‘Cocoon‘ che registrava le comunicazioni sovietiche su nastro magnetico.Il contenitore di 5,5 m di lunghezza e 1,2 di diametro pesava 7 tonnellate ed ospitava diverse avanzate apparecchiature elettroniche. Aveva un alimentatore al plutonio che secondo il Contrammiraglio Shtyrov era in un altro contenitore e poteva funzionare per 10 anni. 32 registratori funzionavano contemporaneamente e ciascuno poteva registrare per 150 ore, per un totale di 3000 ore. Altre fonti parlano di 60 registratori (!). Una volta al mese il sottomarino statunitense dispiegava i subacquei avvicinandoli al contenitore Cocoon per recuperare le registrazioni. Tutto andò bene finché al momento di recuperarlo, il sistema non era dove doveva essere, chiaramente i sovietici l’avevano scoperto.L’idea ufficiale
Nell’agosto 1981, il Quartier Generale della Marina sovietica in Kamchatka subì problemi alla linea di comunicazione Petropavlovsk-Magadan, facendo concludere che vi era un guasto al cavo sottomarino nel Golfo di Shelekhov, nel Mare di Okhotsk. Si pensò che un peschereccio avesse danneggiato il cavo. Durante il lavoro di rilevazione del guasto, uno dei sommozzatori scoprì l’oggetto attaccato al cavo che, a sua volta, aveva un cavo che si allontanava. Seguendolo fu scoperto il contenitore Cocoon, che era caldo al tatto, così si pensò che fosse un manufatto militare e fu lasciato in attesa di ordini da Mosca. Infine si decise di studiarlo nella capitale dopo l’attuazione del protocollo di smantellamento sicuro.

Contrammiraglio A. T. Shtyrov, a sinistra.

Cosa in realtà successe
In realtà non ci fu un guasto, ma uno stratagemma per coprire un’operazione di controspionaggio sovietico. L’URSS scoprì il contenitore Cocoon e il sistema di ascolto nel Mare di Okhotsk non per caso, ma tramite un infiltrato nella National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti. Nel gennaio 1980, l’agente della NSA Ronald Pelton contattò l’Ambasciata Sovietica per offrirgli informazioni in cambio di denaro. Per invogliare gli agenti del KGB Pelton raccontò dell’ascolto statunitense dei colloqui tra il territorio russo e la Kamchatka. attirando l’interesse sovietico. Nell’agosto 1981, quando i satelliti da ricognizione degli Stati Uniti scoprirono l’insolita attività navale sovietica nella baia di Shelekhov, e subito dopo, cercando di recuperare le registrazione, si scoprì che il sistema Cocoon era scomparso… la CIA non tardò a concludere che vi fu una perdita che permise ai sovietici di distruggere una delle sue operazioni d’intelligence più audaci. Pelton diede tutto il necessario sull’operazione Ivy Bells e le coordinate in cui il cavo sottomarino sovietico era stato intercettato. In cambio di questo ed altri servizi, ricevette 600000 dollari, che negli anni ’80 erano un bel po’ di soldi. Successivamente fu arrestato e condannato a tre ergastoli più 10 anni.Ciò che narra il Contrammiraglio Shtyrov
A 32 miglia dalla costa occidentale della penisola di Kamchatka, nella baia di Shelekhov, ad una profondità di 65 m, una nave sovietica issò la stazione di ascolto subacquea composta da 2 cilindri di 250 litri di capacità ciascuno. I cilindri furono inviati al controspionaggio. In uno di questi cilindri furono trovati 32 registratori. L’altro era un reattore nucleare in miniatura che forniva l’energia necessaria. Il reattore nucleare in miniatura fu immediatamente inviato a Semipalatinsk in Kazakhstan, presso l’Area del programma dei test nucleari sovietici. Fu tenuto in un tunnel dove 2 volontari (uno scienziato nucleare e un ufficiale dei servizi segreti) si offrirono per gestirlo in un luogo isolato, nel caso fosse esplodeva durante l’esame. Riuscirono nel compito e furono successivamente decorati per tale operazione. Originariamente si pensò di renderlo pubblico, similmente a quanto fatto dopo l’abbattimento dell’U-2 di Gary Powers, ma c’era la distensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica e si decise di non versare benzina sul fuoco.
Questo è più o meno quanto si sa dell’incidente. A mio parere, uno dei più esotici della guerra fredda. Inutile dire che ciò permise, ancora una volta, l’accesso dei sovietici alla più recente tecnologia degli Stati Uniti. Sicuramente non fu l’ultimo caso. Se ne ebbe uno recente simile, nel 2014, con sfumature ulteriori, con un oggetto recuperato nella Chukotka, nell’estremo oriente della Federazione Russa.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia vara un ultravanzato sottomarino nucleare

La Russia vara l’avanzato sottomarino Kazan riportando la flotta sottomarina ai livelli sovietici.
Alexander Mercouris, The Duran 01/04/2017La Marina russa riceverà presto il Kazan, secondo sottomarino nucleare della classe Jasen, appena varato dal gigantesco cantiere Sevmash nella città portuale di Severodvinsk, nella regione di Arkhangelsk. Il Kazan è un sottomarino multiruolo capace di lanciare siluri avanzati e missili da crociera supersonici delle famiglie Kalibr e Oniks. Si tratta di un sottomarino molto più avanzato e potente rispetto al sottomarino capoclasse Jasen, il Severodvinsk, progettato nell’URSS e impostato nel 1993, ma a causa della crisi economica degli anni ’90 fu infine varato solo nel 2010 ed entrò in servizio nella Marina russa nel 2013. Al contrario il Kazan fu impostato nel 2009, ed appena varato dovrebbe entrare in servizio nella Marina russa il prossimo anno. La storia eccezionalmente prolungata della costruzione del Severodvinsk riflette non solo la grave crisi finanziaria che colpì i piani di approvvigionamento della difesa russa negli anni ’90 e nei primi anni 2000. Riflette anche la severa riduzione dell’attività delle industrie cantieristica e della Difesa russe nello stesso periodo. Per completare con successo il Severodvinsk e riprendere la produzione in serie dei sottomarini nucleari, con i sistemi d’arma più complessi e più avanzati esistenti, si richiese l’aggiornamento e la ristrutturazione radicali dei cantieri navali e delle industrie della Difesa dediti alla loro produzione. Il fatto che ciò accada ora, permettendo la produzione in serie degli avanzati sottomarini classe Jasen, accelerandone i tempi di costruzione (altri cinque di questi sottomarini avanzati dovrebbero entrare in servizio entro il 2025), sono una significativa realizzazione industriale.
Anche se cinque Paesi, Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, costruiscono sottomarini d’attacco a propulsione nucleare, con l’India intenzionata a seguirli, la classe Jasen è nettamente più avanzata rispetto ai sottomarini nucleari d’attacco costruiti dagli Paesi, a parte gli Stati Uniti. Infatti i russi sostengono che gli unici sottomarini relativamente sofisticati quanto la classe Jasen sono i tre sottomarini della classe Seawolf, costruiti dagli Stati Uniti negli anni ’90. E’ probabile che la classe Jasen fosse originariamente destinata a sostituire i precedenti sottomarini lanciamissili Granit e Antej, costruiti dall’URSS negli anni ’80, anche se la classe Jasen è molto più sofisticata ed ha prestazioni significativamente migliori. I russi attualmente sviluppano i sottomarini nucleari più piccoli e meno costosi della classe Husky, integrando la classe Jasen e sostituendo l’attuale classe di sottomarini Shuka-B, costruiti dall’URSS negli anni ’80. C’è anche un significativo continuo programma di sviluppo e costruzione dei sofisticati sottomarini a propulsione convenzionale diesel-elettrica delle classi Lada e Kalina. Mentre i sottomarini a propulsione convenzionale non hanno le prestazioni o l’autonomia dei sottomarini a propulsione nucleare, sono significativamente più silenziosi e furtivi (gli attuali sottomarini classe Kilo sono anche chiamati ‘buchi neri’ per la silenziosità), rendendosi utili soprattutto nelle acque costiere.
Incidentalmente, i sottomarini a propulsione nucleare della Russia sono sempre più significativamente silenziosi. È un luogo comune nei commenti occidentali che i sottomarini nucleari russi siano molto più rumorosi di quelli degli Stati Uniti. Come questo grafico (secondo le informazioni dell’US Navy) mostra, ciò è sempre stato esagerato, con sottomarini nucleari russi sempre meno in ritardo rispetto ai sottomarini nucleari degli Stati Uniti, di quanto spesso si affermi, e i sottomarini nucleari russi di solito sono più silenziosi dei sottomarini nucleari statunitensi della classe precedente. Con il varo del Kazan, e i lavori sulla classe Husky, è probabile che la silenziosità dei sottomarini a propulsione nucleare russi sia ormai al livello di quelli progettati dagli Stati Uniti.L’attenzione su sviluppo e costruzione dei sottomarini in Russia dimostra qualcos’altro. Anche se lo sviluppo di portaerei e navi di superficie russi tende ad attirare l’attenzione, l’attuale priorità navale russa sono sviluppo e costruzione dei sottomarini. La flotta sottomarina, dall’inizio della guerra fredda, è sempre stata la forza d’attacco principale della Marina russa. L’importanza che i russi attribuiscono alla flotta sottomarina è dimostrata dal fatto che la loro flotta sottomarina finora è l’unica parte della flotta russa ad essere stata riportata ai livelli dell’URSS. L’Ammiraglio Vladimir Korolev, comandante in capo della Marina russa, aveva detto alla cerimonia per il varo del Kazan che nel 2016 la flotta sottomarina russa per la prima volta è ritornata ai livelli dell’era sovietica, nelle missioni di pattugliamento. Con le nuove classi di sottomarini in via di sviluppo e realizzazione, la presenza sotto i mari della Russia d’ora in poi potrà solo crescere.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia lancia missili avanzati contro i terroristi

Alexander Mercouris, The Duran, 21/11/2016siria-ataque-2016-11-17-bNell’ambito della nuova campagna aerea in Siria, la Russia usa sistemi missilistici avanzati per sconfiggere i jihadisti e inviare un chiaro messaggio al mondo.
La nuova offensiva aerea russa contro i terroristi nel nord-est della Siria è stata segnata dall’uso di missili avanzati. Come ampiamente previsto, dal Mediterraneo orientale la flotta russa ha lanciato missili da crociera subsonici a lungo raggio Kalibr contro obiettivi jihadisti nella province di Idlib e Homs. Il Kalibr è un missile da crociera a lungo raggio d’attacco terrestre della flotta russa. Fu utilizzato la prima volta con effetto spettacolare sugli obiettivi jihadisti in Siria, circa un anno fa, quando dei missili Kalibr furono lanciati da navi della Flotta del Mar Caspio della Russia. L’Aeronautica russa nel frattempo lanciava i propri missili da crociera. Come già riportato da The Duran, i bombardieri pesanti russi sono dotati di missili da crociera a lungo raggio subsonico. I bombardieri pesanti Tu-95 li hanno lanciati su obiettivi jihadisti (non c’è una parola finora sui molto più avanzati bombardieri pesanti supersonici a lungo raggio Tu-160 che partecipano alle operazioni). I missili da crociera lanciati sui terroristi dai bombardieri Tu-95 sono i missili da crociera subsonici a lungo raggio Kh-101. Nonostante la superficiale somiglianza con il missile da crociera Kalibr della flotta russa, il Kh-101 è in realtà completamente diverso e più avanzato, progettato da un ufficio diverso. Sembra che il Kh-101 non solo abbia una gittata maggiore di quella del Kalibr, ma può essere guidato dopo il lancio (potendo teoricamente distruggere bersagli in movimento) ed è molto più furtivo, rendendosi praticamente invisibile a qualsiasi radar dei terroristi. Tuttavia, forse il missile da crociera più spettacolare che i russi hanno lanciato sui terroristi è il missile supersonico, da Mach 2,5, Oniks, lanciato da una batteria da difesa costiera Bastion russa schierata in Siria. È la prima volta che un missile da crociera supersonico veniva lanciato contro un bersaglio terrestre. Con il boom sonico e la velocità l’effetto psicologico dell’attacco con tale missile sarà devastante. Inoltre, a differenza del missile da crociera subsonico, che in teoria può essere abbattuto dal tiro a terra prima di raggiungere l’obiettivo (in realtà, ci furono alcuni casi nella Guerra del Golfo del 1991), i jihadisti non hanno i mezzi per abbattere questi missili, e quindi non hanno alcuna difesa teorica contro di essi. Per i russi, l’impiego dei missili Oniks in Siria ha molteplici scopi.
In primo luogo permette ai russi di testare in condizioni operative un sistema d’arma molto avanzato, mai usato prima.
In secondo luogo, consente di fare pubblicità presso i potenziali acquirenti del sistema Oniks/Bastion sulla capacità di attacco terrestre. Oniks fu progettato e finora commercializzato come puro missile antinave. Il fatto che abbia anche capacità di attacco terrestre era finora ignoto. I possibili acquirenti del sistema (cinesi o indiani) hanno ora la dimostrazione di una maggiore versatilità, e quindi maggiore redditività, di quanto pensato.
Infine, con il lancio dei missili Oniks del complesso Bastion in Siria, i russi fanno sapere a Stati Uniti, NATO e Israele che i complessi missilistici da difesa costiera Bastion in Siria sono presidiati da russi e controllati da Mosca. Questo dovrebbe eliminare eventuali dubbi sugli operatori e rimuovere eventuali tentazioni occidentali ed israeliane di volerli attaccare. I russi hanno fatto sapere pubblicamente che i complessi missilistici da difesa costiera Bastion sono dispiegati in Siria e sono pronti a difendere la flotta nel Mediterraneo orientale e le basi in Siria da chiunque sia abbastanza stupido da attaccarli. Combinati alla presenza degli avanzati complessi di difesa aerea S-400 ed S-300MV Antej-2500 in Siria, l’uso pubblicizzato dei sistemi Oniks e Bastion dispiegati in Siria chiarisce che i russi sono pronti contro qualsiasi attacco dal mare.
Infine, vi è un ulteriore dispiegamento di missili in Siria, che ha ricevuto meno attenzione. Foto ora apparse confermano la presenza dei sistemi combinati cannoni-missili a corto raggio mobili di difesa aerea Pantsir presso Aleppo. Non è noto se questi sistemi siano azionati da siriani o russi, ma è probabile che lo siano dai russi. Ma anche se sono azionati dai siriani, è certo che consiglieri russi siano presenti e collaborino nel supporto e nella guida. A differenza dei complessi missilistici S-400, S-300MV Antej-2500 ed Oniks/Bastion dispiegati in Siria, i sistemi a corto raggio Pantsir non sono destinati a difendere o scoraggiare attacchi dalle forze aeree e della marina di Stati Uniti o Israele. Piuttosto il loro scopo è chiaramente scoraggiare o difendere dagli attacchi dall’assai meno sofisticata aviazione turca, che nelle ultime settimane era attiva nel nord-est della Siria, nell’ambito dell’operazione Scudo dell’Eufrate. Continua ad essere diffusa la convinzione che ci sia una sorta di accordo tra Russia e Turchia secondo cui l’esercito turco non entrerà in combattimento ad Aleppo. Che sia così o meno, con l’esercito turco e gli alleati jihadisti all’offensiva contro lo SIIL ad al-Bab, entro il raggio d’artiglieria da Aleppo, i russi chiaramente non danno nulla per scontato, e adottano precauzioni contro ogni possibile incursione turca contro Aleppo.siria-ataque-2016-11-17-vorjuta

Lidi stranieri: perché la base russa in Siria
Mikhail Kotov, LIFE.ru, 21 novembre 2016, Fort Russ News

Viktor Ozerov, Presidente del Comitato di Difesa e Sicurezza del Consiglio della Federazione, ha detto a RIA Novosti che la base di Tartus dovrebbe diventare una base regolare della Marina russa entro due anni dalla firma dell’accordo e dalla ratifica. “Procedendo dall’impressione sulla base, e sui piani per migliorarne le infrastrutture, abbiamo riferito alla leadership sul nostro gruppo in Siria e posso dire che non escludiamo la modernizzazione di Tartus, per le più recenti esigenze”, dichiarava Ozerov. Il giornalista Mikhail Kotov comprende il motivo per cui la Russia ha bisogno di questa base.cxywvfywiaehmhcCe ne andiamo, ce ne andiamo, ce ne andiamo
Per due decenni, la presenza militare russa nel mondo era costantemente in calo. Dagli ultimi anni dell’Unione Sovietica diminuiva il numero di basi militari sotto la bandiera rossa e poi bianco-blu-rossa. Dal 1972, come se fosse iniziato un conto alla rovescia: Port Said, Berbera e Nusra. Nel 1991 i russi lasciarono le basi militari in Germania (Rostock) e in Polonia (Swinoujscie). Nel 2002, la Russia perse la base navale di Cam Ranh Bay in Vietnam, e dopo l’inizio della “primavera araba”, dovette ritirarsi frettolosamente da Tripoli in Libia. Lo sfondo della ritirata graduale, che non rallentava l’avanzata della NATO di un minuto, sembrava una sconfitta totale. E ora la dichiarazione del Comitato di Difesa e Sicurezza del Consiglio della Federazione e del Ministero della Difesa sui piani preannunciati sono una bomba. È la rinascita delle forze russe o solo un episodio del conflitto siriano? Abbiamo bisogno di questa base? Possiamo tenerla? Per trovarne le risposte è necessario tornare indietro e cercare di capire su quali principi esistono nel mondo avamposti militari nel territorio di altri Paesi.

Echi di guerra
Il mondo bipolare era chiaramente apparso già negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale. La minaccia, che unì i Paesi temporaneamente, fu distrutta e divenne chiaro che c’erano “noi” e “loro”. E che nessuno s’ingannasse sul triumvirato della Conferenza di Jalta, il mondo era ormai diviso. La NATO, creata nel 1949, e il Patto di Varsavia, creato sei anni dopo, cominciarono la lotta che li contrappose. La politica estera di un Paese più attivo ha bisogno di alleati in tutto il mondo. Non per combattere, ma per ampliarne la presenza ed estendere attivamente le aspirazioni diplomatiche. Supponendo che un satellite cadesse nel posto sbagliato, una rivolta scoppiasse in un Paese amico o l’appello per supportare l’intelligence, tali questioni diventano molto più facili da risolvere se si dispone di una base militare lontana da occhi indiscreti. Naturalmente, avevano compiti diversi: a Cuba, l’Unione Sovietica aveva un centro radioelettronico, e in Vietnam una base logistica per la flotta. Naturalmente, l’Unione Sovietica non fu l’unico Paese che cercò di estendere la presa militare. Gli Stati Uniti d’America crearono proprie basi non meno attivamente. Allo stesso tempo, godevano di una situazione senza precedenti: non pagavano il terreno affittato per le basi quasi ovunque. Invece lo presentavano come contributo alla sicurezza complessiva del Paese ospitante, con più di trenta Paesi e più di un centinaio di basi nel mondo. La sala operativa al massimao. Non si pensi che in questi Paesi la gente fosse felice di vedere gli yankees. L’esempio principale è la base navale di Okinawa. L’isola fu occupata dalle truppe degli Stati Uniti nel 1945, e da allora la base militare degli Stati Uniti ne occupa il 18 per cento del territorio. La popolazione locale, trattata dagli “invasori” come cittadini di seconda classe, protesta regolarmente. Dal 1972 a Okinawa le forze statunitensi hanno commesso 5800 crimini, 571 gravi. Ad esempio, nel 1995, una studentessa dodicenne giapponese fu stuprata da soldati statunitensi. E non successe nulla, la presenza militare era più importante. Inteso, ovviamente non è così ovunque; molti Paesi europei, tra cui le repubbliche baltiche, sono disposti a cedere il territorio alla presenza militare estera. Un fattore chiave di ciò è l’abile lavoro diplomatico statunitense che afferma regolarmente possibili aggressioni dalla Russia.

Ritorno alla posizione precedente
Le basi militari non dovrebbero essere considerate un avamposto del Paese, aspettandosi un attacco in qualsiasi momento. Nella maggior parte dei casi (soprattutto nel caso della Russia) è solo l’indicatore di forza e presenza nella regione, il cui obiettivo principale è avere un centro logistico che dia l’opportunità della risposta rapida a qualsiasi problema che sorgesse nella regione. Quindi, un altro modo di pensare dall’epoca sovietica: un gruppo di consiglieri e specialisti militari che vi mantiene la presenza, ma allo stesso tempo, il denaro speso per mantenere il gruppo mobile è molto meno. In molti modi, quindi, il piccolo numero basi è dovuto alla carenza di fondi. Anche il bilancio dell’URSS era molto teso, con tutti i centri di supporto all’estero, per non parlare della Russia. Perciò il ritorno alla vecchia politica ha causato tanto rumore. Di per sé, la base militare in Siria (ufficialmente 720.mo Centro logistico della Marina russa) fu creata per sostenere le operazioni navali sovietiche nel Mediterraneo, cioè per riparare le navi del 5° Squadrone operativo nel Mediterraneo, rifornendole di combustibile, acqua e beni di consumo. Istituita nel 1971, non è particolarmente grande, con pochi ormeggi e infrastrutture sul territorio della base navale siriana (63.ma Brigata della Marina siriana). Dal 1992, quando lo Squadrone del Mediterraneo sovietico, creato come rivale visibile e tangibile della Sesta Flotta statunitense, fu sciolto, cominciò la lenta dissoluzione della base. Negli anni migliori vi erano più di duemila soldati e marinai, con marines di guardia. Nel 2002 ve ne erano solo 50, e nel 2012 si arrivò a solo quattro persone. Dall’inizio della partecipazione delle Forze Armate russe alla guerra in Siria, il contingente della base è aumentato di nuovo. Nel 2015 era pari a 1700 persone, addetti ad approvvigionamento e riparazione delle navi e allo sbarco di materiale militare russo in Siria. Pertanto, parlare della creazione di una base non è del tutto corretto, piuttosto del ritorno.cvdtxdow8aa_ge6Una base senza squadrone
Geograficamente, la Russia non ha accesso diretto al Mediterraneo. L’unica via dal Mar Nero è attraverso lo Stretto del Bosforo, il Mar di Marmara e i Dardanelli della Turchia, e quindi uscire nello spazio di manovra nel Mediterraneo. Ma in primo luogo, il Bosforo è strettamente controllato dalla Turchia, membro della NATO e, in secondo luogo, il passaggio delle navi costa. I turchi raccolgono la cosiddetta “tassa di passaggio” dallo stretto, a seconda del tipo di nave. A volte può raggiungere costi significativi. Ecco perché occorrono basi russe nel Mediterraneo, anche in assenza di una flotta permanente nella regione. Vi furono discussioni nel Comando Navale sulla volontà di ripristinare la base in Libia (Tripoli), presente fino al 2011. Ma l’attuale situazione politica ha puntato il processo del ritorno nel Mediterraneo sulla base siriana. Si ritiene che dopo l’ammodernamento, ospiterà grandi navi. Oltre agli scopi militari, la base a Tartus è di grande importanza per le operazioni d’intelligence, anche elettronica.

Accordi e transazioni
Rimane la domanda sul costo di tutto questo. Molto probabilmente, alla luce delle attuali relazioni tra Russia e governo di Bashar al-Assad, l’affitto di Tartus sarà gratuito. I fondi che saranno spesi per la presenza di truppe e personale di supporto russi in Siria, sono già stati aumentati dal Ministero delle Finanze, negli articoli pertinenti bel bilancio russo, per 678 miliardi di rubli. E’ molto probabile che il denaro sarà utilizzato per la manutenzione della base navale. Inoltre, recentemente sulla TV siriana, si notano chiaramente immagini di missili aria-aria a medio raggio russi RVV-AE (R-77). Ciò significa che la Russia ha aggiornato i MiG-29 siriani nella versione MiG-29SM. Questi missili possono colpire un bersaglio che vola a Mach 3. Il costo di questi missili è elevato. Nel 2012, la Malaysia acquistò 35 missili RVV-AE per 35 milioni di dollari. E’ possibile che l’aggiornamento sia parte integrante delle relazioni russo-siriane che hanno deciso il rilancio della base navale di Tartus.

Di nuovo in sella?
Parlando francamente, una base nel Mediterraneo senza una flotta permanente nel Mediterraneo non funziona. Questo passaggio non comporta cambiamenti geopolitici. Chi lo desidera può considerare la composizione della Sesta Flotta degli Stati Uniti, per capire che non la minaccia, senza Tartus, in alcun modo. Piuttosto, si tratta di un segnale alla NATO per mostrare che la Russia vuole tornare sulla scena mondiale e che le sue aspirazioni non si limitano ai confini della CSI, dove vi è la maggior parte delle basi militari estere russe. Tuttavia, va ricordato che investendo su Tartus, la Russia decide una volta per tutte di sostenere Assad, senza cercare di esserne imparziale, ma stando chiaramente da una parte. Infatti, nel caso di sconfitta del governo siriano, farebbe la fine della base di Tripoli, da cui si ripiegò rapidamente nel 2011, dopo l’inizio della “primavera araba” e la morte di Muammar Gheddafi.
Questa è una scommessa rischiosa, ma nel caso di conclusione positiva del conflitto in Siria, potrebbe essere un grande passo del ritorno della Russia nella grande geopolitica. L’azione militare è solo una continuazione delle aspirazioni politiche, e se la base è uno strumento utile, va utilizzato.1171-carga-y-descarga

La base navale russa in Siria sarà ampliata con il ‘molo per la portaerei’
South Front
La struttura navale russa a Tartus della Siria sarà estesa per accogliere portaerei, sottomarini nucleari e altre grandi navi da guerra, dichiarava il capo del Comitato di difesa del Consiglio della Federazione Russa Viktor Ozerov. Lo scorso fine settimana, SF aveva già pubblicato un post sul progetto di ampliamento dell’impianto russo di Tartus, citando un articolo di Interfax basato su fonti anonime. Ora, l’informazione viene ufficialmente confermata. La squadra tattica navale russa guidata dall’incrociatore pesante portaerei lanciamissili Admiral Kuznetsov e dall’incrociatore nucleare Pjotr Velikij, è al largo della Siria, dove iniziava le operazioni contro i terroristi ai primi di novembre.screen-shot-2016-11-21-at-11-24-31-am

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli statunitensi affondarono il Kursk

Aleksandr Artamonov, Pravda.ru – Novorossia, 13 agosto 201610584010Agosto è sicuramente un brutto mese per la Marina russa. Il 12 agosto 2000 affondò in alto mare il Kursk. Il 30 agosto 2003 un altro sottomarino nucleare russo affondò: era il K-159. Il 7 agosto 2005, al largo della penisola di Kamchatka, un batiscafo russo evitò il peggio. Eppure è il Kursk che continua ad interessare: non possiamo ancora capire il vero scenario del disastro. Un anno dopo la perdita del sottomarino, Pravda fu la prima a pubblicare la versione peggiore tra quelle considerate: un gruppo di scienziati seppe, secondo loro, che il sottomarino venne attaccato da un altro sottomarino, forse di origine statunitense. Secondo le nostre fonti, questa informazione fu considerata al massimo livello. Alcuna risposta ufficiale fu data comunque. Fino ad oggi, questa versione non è ancora esclusa. Va ricordato che il sottomarino lanciamissili da crociera a propulsione nucleare K-141 Kursk apparteneva alla classe Proekt 949 Antej. Fu impostato a Sevmash nel 1992 e varato il 30 dicembre 1994 aderendo formalmente alla Marina russa. Tra il 1995 e il 2000 il Kursk era nelle coste del nord della Russia, nel porto di Vidiaevo. Affondò nel Mare di Barents, a 175 chilometri da Severomorsk, ad una profondità di 108 metri, il 12 agosto 2000. Tutti i 118 membri dell’equipaggio a bordo morirono. Fu il secondo maggiore incidente sottomarino della Russia dal 1945, dopo l’esplosione subacquea del B-37 causata dalla detonazione della munizioni a bordo. Subito dopo il disastro, diversi ammiragli e personalità dei vertici evocarono l’ipotesi che il Kursk fosse stato affondato da un sottomarino degli USA. Quindi tale versione scomparve a favore di una più formale rilasciata dalle autorità. Gli ammiragli furono costretti a rimanere in silenzio. Tuttavia, il regista Jean-Michel Carré girò un documentario dal titolo “Kursk, sottomarino nel torbido“, tramesso il 7 gennaio 2005 dalla televisione francese. Affermava che il Kursk fu silurato dal sottomarino d’attacco nucleare statunitense Memphis. Secondo Jean-Michel Carré, il Kursk effettuava un’esercitazione di lancio del nuovo siluro Shkval, quando due SSN degli Stati Uniti, Memphis e Toledo, l’aggredirono. Va notato, tuttavia, che tale situazione non ha nulla straordinario perché per prassi i sommergibilisti russi e quelli della NATO controllano le reciproche manovre nel contesto di missioni di routine. Tale processo consente ai professionisti di condurre un’esercitazione in condizioni vicine a quelle reali. Ma la presenza della flotta “nemica” viene normalmente considerata secondo le norme di sicurezza.
preview.phpIl Toledo avvicinò pericolosamente al Kursk, essendo “coperto” dal rumore dell’elica del Memphis. A un certo punto i due battelli entrarono in collisione (lo scafo del Kursk sul fondo del mare lo testimonia, perché era squarciato su tutta la lunghezza). Per impedire il lancio del Kursk contro il Toledo (il segnale del suono della valvola del tubo lanciasiluri che veniva aperta sarebbe perfettamente udibile su un nastro audio), il Memphis lanciò un siluro Mk-48 colpendo il Kursk. Questa versione ha il sostegno di numerosi tecnici di alto livello, ora in pensione. Va anche detto che se un giorno si saprà la verità, questo purtroppo non sarà domani. In ogni caso, il Kursk era l’elemento più pericoloso per gli Stati Uniti e la loro flotta. Non sorprende! Solo l’anno prima della perdita, il Kursk terrorizzò la NATO! Tra agosto e ottobre 1999, il battello soprannominato dalla NATO “killer di portaerei” partecipò a una missione nell’Atlantico e nel Mediterraneo. Poco prima della manovra i risultati dei suoi lanci di missili furono notati dal comandante della Marina. Superando furtivamente Gibilterra, l’SSGN s’infiltrò nel Mediterraneo. “Fu un’impresa straordinaria!” disse a Pravda l’ex-comandante della Flotta del Nord russa Ammiraglio Popov. Il Kursk fu incaricato d’inseguire nel Mediterraneo le forze navali della Sesta Flotta degli Stati Uniti, il cui nucleo era la portaerei Theodore Roosevelt, i cui aerei bombardarono la Serbia nell’operazione della NATO contro la Jugoslavia. Durante la missione, il Kursk effettuò 5 attacchi contro obiettivi reali. Dopo il rientro 72 membri dell’equipaggio furono decorati. In realtà, il Kursk poté intervenire al largo delle coste jugoslave impedendo l’operazione della NATO contro la Jugoslavia. Ad ogni modo, riuscì ad ostacolare le manovre della NATO. L’improvvisa apparizione dell’ultra-sofisticato killer di portaerei nel Mediterraneo terrorizzò la Marina degli Stati Uniti. Tutti i Paesi membri della NATO che si affacciano sul Mediterraneo furono chiamati ad inseguire il Kursk che “setacciava” le coste di Italia e Francia. Infine, l’SSGN russo disperse i nemici ferendo l’orgoglio statunitense. I russi si comportavano come una nave fantasma navigando di propria iniziativa! Era proprio insopportabile!
Subito dopo i fatti, diversi alti ufficiali della Marina, tra cui il capo della difesa anti-sommergibile di Gibilterra, furono messi nella riserva. Il Kursk era ormai percepito come il nemico numero uno della flotta degli Stati Uniti. Il comandante dell’SSGN Capitano Gennadij Ljachin ebbe la massima decorazione militare, il titolo di Eroe della Russia. Ma a causa della morte nel suo sottomarino, non poté mai partecipare alla cerimonia. Nell’ultimo anno del ventesimo secolo, il Capitano Ljachin preparava l’equipaggio a una nuova lunga crociera, questa volta non da solo ma con una potente flotta. La Russia si preparava ad entrare in forze nel Mediterraneo, dopo l’implosione sovietica.

USS Toledo

USS Toledo

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA e Regno Unito affondarono il Kursk

Anatolij Miranovskij, Pravda, 08/12/201610402013Il sottomarino “Kursk” fu affondato nel 2000 dagli statunitensi. Questa teoria discussa in Russia e all’estero è stata nuovamente ripresa dal polacco Wprost, riferendosi a informazioni che avrebbe ricevuto da un ufficiale dello Stato Maggiore russo, il “Tenente-Colonnello Andrej”. Secondo gli autori, la moderazione dei russi evitò la guerra nucleare. Il fatto che il Kursk affondasse per l’esplosione di un siluro divenne la teoria ufficiale in Russia. La relazione del Procuratore generale della Russia del 2002 dichiarò che il siluro da esercitazione esplose a seguito della detonazione di munizioni. Quasi subito dopo l’incidente, un paio di ammiragli e degli ufficiali affermarono che il Kursk venne silurato da un sottomarino statunitense di stanza nella zona delle esercitazioni. Inoltre, alcuni ufficiali dichiararono che il sottomarino nucleare russo entrò in collisione con un sottomarino straniero. La prima informazione di un qualsiasi evento inaspettato che poi riceve una descrizione ufficiale, di regola, è la più vicina alla verità. La stessa teoria fu ripresa dal regista francese Jean-Michel Carré nel film “Kursk: Sottomarino in acque torbide“, (2005). Secondo il film, il sottomarino russo fu avvistato dai due sottomarini statunitensi Memphis e Toledo. Il Toledo si avvicinò pericolosamente. Per impedire l’attacco del sottomarino russo al Toledo, il Memphis blogger-image-762217836avrebbe lanciato un siluro Mk-48 contro il Kursk. Secondo il Canale televisivo di storia canadese, durante l’inseguimento del Kursk, il Toledo cercò di avvicinarsi, ma si scontrò col sottomarino nucleare russo che probabilmente eseguiva una manovra. Il capitano del Memphis, pensando che il Kursk avesse attaccato il Toledo (presumibilmente la ricezione di un segnale acustico che apriva le serrature dei tubi lanciasiluri), sparò contro il sottomarino russo. Secondo il “Tenente-Colonnello Andrej”, “il piccolo sottomarino AS-15 (a quanto pare il Kashalot (Proekt 1910)) scoprì il Kursk subito dopo l’incidente, ma tuttavia non vi era alcuna decisione sulle operazioni di salvataggio. Anche se, secondo le prime affermazioni, vi erano dei subacquei a bordo capaci di operare fino a 200 metri di profondità. Il Kursk giaceva ad una profondità di 108 metri. Il Kashalot è tra i più segreti sottomarini della Marina russa. Fino ad oggi non si sa se dipende dal comando della Marina. Almeno fino al 1986 (quando il primo sottomarino di questo tipo era utilizzato da tre anni), dipendeva dal GRU. “Pensammo che l’equipaggio fosse stato ucciso, non c’era alcun contatto con loro“, continua il tenente-colonnello. “Il telefono squillò, Korabelnikov rispose ed impallidì mormorando: “Gli Stati Uniti (…) hanno affondato la nave, ci sarà una guerra“, avrebbe detto. Naturalmente, gli statunitensi respinsero queste teorie. In tale contesto, la presenza del battello inglese Splendid nella zona fu dimenticata. Nel 1986 si scontrò con il sottomarino sovietico Simbirsk e nel 1999 bombardò la Serbia dal Mediterraneo, e presumibilmente fu spaventato dal Kursk che emergeva. Dopo l’esplosione del sottomarino Kursk, si recò per riparazioni in una base della NATO.maxresdefaultLa presenza di due battelli nella zona dell’affondamento, assieme all’armonizzazione forzata delle posizioni tra Mosca, Washington e Londra, come previsto causarono ritardi nell’operazione di salvataggio dei marinai russi. È interessante notare che fu possibile rintracciare la rotta degli statunitensi dopo l’incidente, ma la situazione del sottomarino nucleare inglese non fu chiarita. L’idea di un possibile coinvolgimento dello Splendid nella fine del Kursk è degli inglesi. Wikipedia inglese nella pagina dedicata al battello ha fatto un voltafaccia grave, sostenendo che il sottomarino inglese non aveva nulla a che fare con la fine di quello russo. “Anche se le accuse erano infondate, i teorici della cospirazione le hanno diffuse per molto tempo“, dice Wikipedia. Infatti, nel 2000, Nezavisimaja Gazeta pubblicò il parere di uno dei sommozzatori, secondo cui rottami del sottomarino Splendid erano vicino al Kursk sul fondo del Mare di Barents, e furono fatti esplodere nell’operazione per recuperare il sottomarino russo. L’autore suggerisce che subito dopo seppe del ritiro del sottomarino. 6328849_origNell’ottobre 2000, secondo la BBC, 12 sottomarini nucleari (compresi i sottomarini Swiftsure) sarebbero stati radiati dal servizio a causa di una perdita nel sistema di raffreddamento del reattore nucleare di un battello classe Trafalgar. Non è noto il numero di battelli poi tornati in servizio. Secondo il catalogo Jane, il battello fu smantellato nel 2004, anche se era l’ultimo e più recente della classe Swiftsure (in totale sei), fu il primo ad essere rottamato. Sembra che nel 2003 tale battello, secondo fonti inglesi che si basano esclusivamente su due brevi notizie della BBC, “operarono” contro obiettivi in Iraq. Per inciso, uno di tali materiali presentava una foto interessante: la foto di un marinaio con il Jolly Roger sopra un chiaramente lesionato Splendid.
Un’altra storia oscura e tragica è collegata all’assenza o presenza del sottomarino nel Golfo Persico durante la guerra contro l’Iraq. La mattina del 4 ottobre 2003, James Forlong, ex-giornalista di Sky News, fu trovato morto a casa nell’East Sussex. Fu licenziato da Sky TV dopo aver preparato materiale falso sulla partecipazione del sottomarino Splendid nei combattimenti in Iraq. Il personale occhiuto della BBC scoprì che il sottomarino Splendid all’epoca, presumibilmente, fosse in porto, e che Forlong aveva utilizzato un video d’archivio. L’uso di immagini d’archivio è usuale in televisione. Ma questa volta Forlong, a quanto pare, era molto turbato e decise di suicidarsi. Non disse mai perché preparò un video falso sulla partecipazione dello Splendid nella guerra all’Iraq.

James Forlong

James Forlong

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora