La fallita invasione NATO della Russia dal Mar Nero

Valentin Vasilescu, Reseau International 21 giugno 20161024356375La Turchia è scossa dagli attacchi del PKK curdo, rifugiatosi nel territorio occupato nel nord della Siria. Da quando un F-16 turco ha abbattuto il bombardiere russo Su-24 in Siria, la Turchia non può più compiere attacchi con aerei sulle posizioni dei curdi in Siria, per paura dei sistemi di difesa aerea a lungo raggio S-400 russi schierati Siria. Inoltre, il Pentagono ha deciso di utilizzare il gruppo curdo YPG per combattere lo Stato islamico e conquistare la città di Raqqa, capitale dello SIIL. 500 forze speciali del Pentagono, con insegne delle YPG (scudo verde con stella rossa al centro), combattono a fianco del gruppo curdo. Gli aerei della coalizione anti-Stato islamico guidato dagli Stati Uniti e basati in Turchia, forniscono il supporto aereo ai combattenti curdi. Ciò rappresenta una sfida di Washington alla Turchia, membro della NATO, dato che i curdi sono nemici mortali dei turchi.
Secondo la Convenzione di Montreux del 1936 sul Bosforo e i Dardanelli, le navi da guerra dei Paesi non rivieraschi sul Mar Nero, dal dislocamento superiore alle 10000 tonnellate, non possono entrare. Se diverse navi dei Paesi della NATO entrano nel Mar Nero, il tonnellaggio totale non deve superare le 45000 tonnellate e i sottomarini devono navigare solo in superficie. Tutti i vascelli non costieri possono stazionare fino a 21 giorni nel Mar Nero. Citando una possibile “aggressione” russa, il presidente tedesco della Romania (Klaus Johannis) ha chiesto, in violazione della Convenzione di Montreux, la presenza permanente nel Mar Nero di un potente gruppo navale della NATO formato da navi appartenenti a Stati non rivieraschi (USA, Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Canada). Un gruppo navale d’attacco della NATO nel Mar Nero consisterebbe in una portaerei o nave d’assalto anfibio (portaelicotteri) o nave da trasporto anfibia (LPD), o nave da sbarco (LSD) statunitense, 2 incrociatori lanciamissili AEGIS statunitensi, 4 cacciatorpediniere AEGIS statunitensi, 4 fregate, 3 sottomarini d’attacco e 4 navi da rifornimento incluse le petroliere. Dato che la Turchia è il Paese che dipende in larga misura dalla Convenzione di Montreux, Recep Tayyip Erdogan ha inviato al Presidente Vladimir Putin un messaggio conciliante chiedendogli di riprendere i rapporti con la Turchia. Il messaggio nascondeva problemi gravi, cioè la continuazione dei lavori del gasdotto Turkish Stream da parte di Gazprom, la revoca dei divieti all’esportazione dei prodotti turchi in Russia, e il permesso di bombardare i curdi nel nord della Siria, nonostante il sostegno degli Stati Uniti di cui godono. Quando il gasdotto Turkish Stream, sul fondale del Mar Nero, sarà completato, la Turchia avrà il monopolio della distribuzione del gas russo in Europa centrale e orientale. Solo che Erdogan si è dimostrato troppo imprevedibile e, una volta ricevuta l’approvazione per operare nello spazio aereo siriano, gli aerei turchi colpirebbero l’Esercito arabo siriano e la base aerea russa in Siria. Se la Russia risponde incondizionatamente alla proposta, la Turchia si opporrebbe, col veto, alla violazione della Convenzione di Montreux, come proposto dalla Romania. La Russia è rimasta ferma, rispondendo che la ripresa delle relazioni tra i due Paesi dipende dalle pubbliche scuse per l’abbattimento dell’aereo russo sulla Siria e dalla consegna ai russi del cittadino turco Alpaslan Celik per processarlo. Alpaslan Celik è il capo della brigata turcomanna attiva in Siria che ha ucciso uno dei due piloti russi del Su-24 dopo l’abbattimento. Attualmente è detenuto in Turchia per contrabbando di armi. Le condizioni della Russia sono state respinte dalla Turchia.
E’ più interessante che la proposta del presidente della Romania, l’annullamento ad hoc della Convenzione di Montreux, sia ignorata dalla Bulgaria, Paese membro della NATO che si affaccia sul Mar Nero. Presidente, primo ministro e classe politica bulgara dimostrano più responsabilità dei capi rumeni, perché la flotta della NATO nel Mar Nero ha un solo obiettivo: la guerra alla Russia. Ciò conferma che gli Stati Uniti cercano a tutti i costi d’invadere la Russia, e che l’imminente attacco russo agli Stati membri della NATO generato dall’isteria di Washington è solo disinformazione [1]. La Bulgaria ha la possibilità di ripagare certe politiche della Romania, a causa delle quali è stata sospesa la costruzione del reattore nucleare bulgaro di Koslodui e del gasdotto South Stream nel Mar Nero. South Stream permetterebbe alla Bulgaria di fornire gas ad Europa centrale e orientale per conto di Gazprom, che ogni anno porterebbe all’economia bulgara quasi un miliardo di dollari. Invece, a causa della Romania, la Bulgaria ha pagato alla società russa Rosatom 620 milioni di dollari, per i lavori sul reattore nucleare Koslodui, rimasto incompiuto. Per ora, grazie alla Bulgaria, i giochi di Turchia e Romania, probabilmente concepiti nel retrobottega della NATO, sono falliti.karta-black-sea[1] Il Pentagono prepara l’invasione della Russia?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia rafforza la Flotta del Mar Nero

Mentre la Russia dispiega nuove fregate e sottomarini, il Mar Nero diventa un lago russo
Alexander Mercouris, The Duran 12 giugno 2016RFS ADMIRAL GRIGOROVICH  745  Russian navy frigate  b.2016.  26-5-16Da quando s’è assicurato il controllo della base navale di Sebastopoli in Crimea, la Marina russa rafforza la Flotta del Mar Nero della Russia. La prima della nuova classe di fregate, l’Admiral Grigorovich, ha raggiunto la flotta. L’Admiral Grigorovich sarà presto affiancata dalla gemella, Admiral Essen, e successivamente, probabilmente il prossimo anno, da un ulteriore gemella, l’Admiral Makarov. Queste fregate avanzate sono dotate di missili da crociera Kalibr, missili antinave supersonici Oniks, un cannone navale da 100 mm, missili antiaerei Shtil (versione navale del noto Buk) e un elicottero Kamov Ka-27. Le 3 fregate classe Admiral Grigorovich sono le prime grandi navi da guerra di superficie ad entrare nella Flotta del Mar Nero dal crollo dell’URSS. Tutte le altre grandi navi di superficie in servizio presso la Flotta del Mar Nero furono costruite negli anni ’80, con la più vecchia, il cacciatorpediniere lanciamissili Smetlivij, risalente al 1969. L’arrivo dell’Admiral Grigorovich inverte un lungo periodo di degrado, con lo status della Flotta del Mar Nero in precedenza incerto per via dei dubbi sul futuro della fondamentale base navale di Sebastopoli. Il piano originale era fornire alla Flotta del Mar Nero una forza di 6 fregate classe Admiral Grigorovich. Questo piano per lo meno viene ritardato dalla necessità di trovare sostituti russi ai motori di costruzione ucraina utilizzati dalle ultime tre unità di questa classe, ancora in costruzione. Mentre un motore alternativo russo fu proposto dalla NPO Saturn di Rybinsk, sembra che sarò disponibile non prima del 2020, avendo la Marina dato priorità all’impiego sulle più avanzate fregate classe Admiral Gorshkov, destinate alle Flotte del Nord e del Pacifico. A quanto pare, viene ora suggerito che la costruzione delle ultime 3 fregate classe Admiral Grigorovich sarà interrotta, o completata dopo il 2020 per essere vendute all’estero, in modo che altre risorse possano essere assegnate alla costruzione delle più avanzate fregate classe Admiral Gorshkov, alcune delle quali potrebbero eventualmente essere impiegate nel Mar Nero.
Le 3 fregate classe Admiral Grigorovich non sono il solo rinforzo visibile della Flotta del Mar Nero. Di almeno pari importanza è il dispiegamento di 6 avanzati sottomarini diesel-elettrici classe Varshavjanka presso la Flotta del Mar Nero, iniziato nel 2014. I sottomarini diesel-elettrici sono intrinsecamente più silenziosi dei sottomarini a propulsione nucleare e sono probabilmente più adatti alle acque ristrette del Mar Nero e del Mediterraneo. I sottomarini Varshavjanka sono avanzati e sono a volte indicati come “buchi neri” per la capacità di eludere i sensori acustici della NATO. Possiedono anche un armamento potente, trasportando non solo siluri avanzati ma anche missili da crociera Kalibr che possono lanciare sott’acqua. Uno dei nuovi sottomarini classe Varshavjanka appartenente alla Flotta del Mar Nero, il Rostov-na-Donu, ha dimostrato questa capacità quando lanciò missili da crociera Kalibr dal Mediterraneo orientale contro posizioni dei terroristi in Siria lo scorso anno.
La Flotta del Mar Nero rappresenta solo una frazione delle forze a disposizione della Russia nella regione del Mar Nero. Le basi aeree in Crimea, Caucaso settentrionale e Russia meridionale danno alla Russia un vantaggio schiacciante contro le navi di superficie. La Crimea stessa, al centro del Mar Nero, ha tutti gli elementi essenziali di una portaerei inaffondabile. I russi, inoltre hanno dimostrato in Crimea, durante la crisi del 2014, la capacità di schierare rapidamente nella regione del Mar Nero i missili antinave supersonici Bastjon basati a terra, fornendo un’ulteriore potente capacità contro le navi da guerra della NATO nel Mar Nero.
Anche se la Flotta del Mar Nero è una forza ridotta rispetto al periodo di massimo splendore sovietico, il Mar Nero è ancora una volta un lago russo.d0b0d180d0bcd0b8d18f-110Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I dettagli segreti della nuova dottrina della difesa della Russia

Valentin Vasilescu, Reseau International 26 maggio 2016wp_20110In Europa e Asia l’esercito statunitense ha schierato un piccolo contingente di soldati che non può scatenare da solo o congiuntamente con eserciti alleati, l’invasione della Russia. Solo a causa dell’isolamento geografico, gli Stati Uniti prevalgono da settantanni grazie alla loro Marina, tre volte superiore a quella della Russia, in grado d’intervenire in qualsiasi parte del mondo. Il Pentagono dispone anche di una gigantesca forza di centinaia di navi specializzate nelle operazioni di schieramento di divisioni dei marines, blindati e forze speciali, per poter partecipare a una possibile invasione della Russia. Pertanto, i gruppi d’assalto navale statunitensi organizzati intorno a portaerei, navi d’assalto anfibio e convogli di truppe ed equipaggiamenti militari, sono considerati il più serio rischio per la sicurezza della Russia [1]. I gruppi navali e di navi da sbarco e i convogli delle truppe statunitensi sono protetti da diversi tipi di scudi antibalistici, come il sistema navale AEGIS dotato di missili SM-3 Block 1B che neutralizzano i missili balistici che volano a quote comprese tra 100 e 150 km. Questo sistema è montato su cacciatorpediniere e incrociatori AEGIS statunitensi, e si aggiunge agli scudi antimissile in Polonia e Romania. Esiste inoltre il sistema mobile THAAD delle forze di terra degli USA, a difesa delle navi da sbarco. Questi sistemi sono progettati per colpire missili balistici nella fase d’ingresso nell’atmosfera a quote comprese tra 80 e 120 km. A ciò si aggiungono le batterie di missili antiaerei a lungo raggio Patriot dalle capacità antimissile balistico contro missili nella fase terminale del volo a una quota di 35000 m [2].
La classificazione degli aeromobili in volo atmosferico si basa sulla velocità. Ci sono aerei che volano a velocità subsonica (fino a 1220km/h o Mach 1), gli aerei supersonici con velocità tra Mach 1 e Mach 5 (fino a 6000 km/h) e velivoli ipersonici che volano a velocità fra Mach 5 e Mach 10 (cioè fino a 12000 km/h). I russi hanno scoperto che i missili anti-balistici degli Stati Uniti non possono intercettare i missili ipersonici nella mesosfera (tra i 35000 e 80000 m). La nuova dottrina della Difesa della Russia ha stabilito che l’antidoto ai gruppi d’assalto e ai convogli navali statunitensi sono i velivoli ipersonici che volano a quote tra 35000 a 80000 m. Il Ministero della Difesa russo ha stanziato 2-5 miliardi di dollari per l’Advanced Research Foundation (ARF), l’equivalente russo del DARPA del Pentagono, per la progettazione di una serie di derivati ipersonici del velivolo spaziale Ju-71 (Proekt 4202). Dal 2011 al 2013 lo Ju-71 è stato testato in galleria del vento, e dal 2013 all’aprile 2016 ha condotto delle prove nell’atmosfera lanciato dai missili strategici leggeri UR-100 e R-29RMU2. Lo Ju-71 è simile all’HTV-2 abbandonato dagli statunitensi nel 2014.
Il velivolo spaziale Ju-71 ha dimostrato di poter volare alla velocità di 6000-11200 chilometri all’ora su una distanza di 5500 km e a una quota di crociera di 80000 m. Viene chiamato aliante spazio perché a differenza dei missili balistici ha una finezza aerodinamica di circa 5:1 (rapporto portanza/resistenza) che permette di volare su impulso continuo del motore a razzo, eseguendo delle cabrate lungo la rotta. Oltre al motore a razzo che permette ripetute accensioni e sospensioni, l’aliante spaziale Ju-71 è armato con testate indipendenti e sistemi di guida simili a quelli dei missili aria-terra Kh-29L/T e Kh-25T. La dottrina militare russa prevede che l’attacco alla flotta d’invasione statunitense sia eseguito in tre ondate e tre linee, impedendo ai gruppi d’assalto navali statunitensi di posizionarsi presso le coste russe del Mar Baltico. La prima ondata d’attacco di armi ipersoniche basate sull’aliante spaziale Ju-71 e lanciate da sottomarini a propulsione nucleare russi dall’Atlantico colpirebbe portaerei, portaelicotteri, sottomarini d’attacco, navi da carico o di scorta dei gruppi d’assalto navali statunitensi, non appena salpano dall’Atlantico verso l’Europa. La seconda ondata di armi ipersoniche sarebbe lanciata sui gruppi navali degli Stati Uniti a 1000 km dalle coste orientali dell’Oceano Atlantico. L’attacco verrebbe lanciato dai sottomarini russi dispiegati nel Mare di Barents o dalla base missilistica strategica di Plesetsk, in prossimità del Circolo Polare Artico e sul Mar Bianco. La terza ondata di armi ipersoniche verrebbe lanciata sui gruppi navali degli Stati Uniti quando raggiungono lo stretto dal Mare del Nord al Mar Baltico dello Skagerrak. L’attacco verrebbe eseguito con i missili ipersonici 3M22 Tzirkon, spinti da motori Scramjet e lanciati da aerei russi. Il Tzirkon ha una velocità di Mach 6,2 (6500 km/h) ad una quota di crociera di 30000 metri e un’energia cinetica all’impatto col bersaglio 50 volte superiore a quella dei missili antinave esistenti.
La Russia sviluppa anche una variante dell’arma ipersonica derivata dallo Ju-71 che può essere lanciata dal velivolo da trasporto pesante russo Il-76MD-90A (Il-476). L’aereo ha un’autonomia di di volo di 6300 km e può essere rifornito in volo. Mentre per i gruppi navali statunitensi ci vogliono cinque o sei giorni per raggiungere il Mar Baltico, l’Il-76MD-90A può raggiungere in poche ore i tre allineamenti calcolati per lanciare le armi ipersoniche. Anche se è un segreto ben mantenuto, sembra che l’arma ipersonica venga sganciata dal portellone dell’Il-76MD-90A a 10000 m di quota, dotato di un paracadute che la stabilizza in posizione verticale fino all’avvio del motore a razzo. Dato che il 50% del carburante del missile viene utilizzato per decollare e raggiungere gli strati estremamente densi dell’atmosfera a 10000 m, il peso del lanciatore e dell’aliante spaziale è la metà di quello di un missile balistico leggero R-29RMU2, che pesa 40 t. Sospesi nel 1992, i voli dei bombardieri strategici Tu-160 e Tu-95 e dei velivoli Il-76 (trasformati nelle aerocisterne per il rifornimento in volo Il-78), sono ripresi nel 2012 lungo le coste atlantiche e pacifiche. Uno degli obiettivi è addestrare le squadre per le future missioni d’attacco con armi ipersoniche.IH-ref-miss[1] La futura blitzkrieg della NATO contro la Russia: la Battaglia per la supremazia aerea.
[2] Il missile russo Iskander, incubo dello scudo antimissile degli USA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia rilancia la corsa al missile antiportaerei

Valentin Vasilescu Reseau International 5 aprile 2016CbkG8RoVAAEz1SpLe forze aeree a bordo delle portaerei si sono dimostrate essenziali nei conflitti degli ultimi vent’anni, in particolare per l’US Navy che possiede oltre 400 F/A-18C Hornet e F/A-18E/F Super Hornet e 60 aerei EA-18G (per le missioni di guerra elettronica), imbarcati sulle sue 10 portaerei. Altre 14 navi d’assalto anfibio LHA-LHD (portaelicotteri) dei Marines hanno ciascuna 6-8 velivoli a decollo/atterraggio verticale McDonnell-Douglas AV-8B Harrier II. Per gli Stati minacciati da un’invasione, portaerei e navi d’assalto anfibio rappresentano un’influenza strategica. Il primo tentativo di creare un’arma antiportaerei appartiene ai sovietici che nel 1972 testarono il missile balistico antinave R-27K dalla gittata di 2400 chilometri. Anche se i sovietici abbandonarono il progetto, la Cina ne riprese lo sviluppo negli ultimi dieci anni, creando il missile balistico antinave DF-21D schierato sulle coste, dalla gittata di 1450 km e velocità di Mach 16 [1]. I sottomarini a propulsione nucleare cinesi Tipo 092 sono armati di missili nucleari a medio raggio JL-1, con uguali massa, dimensioni e sistema di guida del DF-21D (14,7 t). [2] L’ostacolo principale per questi missili balistici sono i missili antibalistici SM-3 Block IB dalla gittata di 500 km, lanciati da incrociatori e cacciatorpediniere AEGIS che accompagnano la portaerei.
La Russia ha recentemente puntato al missile antiportaerei che vola a velocità ipersonica a bassa quota. La prima fase sperimentale del nuovo missile 3M22 Tzirkon iniziava il 18 marzo 2016, su una piattaforma navale russa. L’agenzia RIA Novosti affermava che il missile ipersonico 3M22 Tzirkon ha una velocità di Mach 6,2 (6500 km/h), un peso di 5 tonnellate e nella prima fase avrà un’autonomia di 400 km. Successivamente, aumentando il carico di carburante, il campo operativo del missile Tzirkon potrebbe raggiungere i 1000 km. Il missile Tzirkon può essere lanciato da navi di superficie, sottomarini e aerei russi. Un certo numero di incrociatori e cacciatorpediniere russi sarà dotato di lanciatori verticali 3S-14-11442M simili al sistema di lancio statunitense Mk41 con 128 cellule, utilizzando diversi tipi di missili, come Tzirkon, Oniks, Kalibr, S-400 e S-350E. Attualmente le corvette classe Bujan-M della Flottiglia del Mar Caspio (che ha partecipato all’operazione in Siria) e le fregate classe Steregushhij, Gepard, Admiral Gorshkov e Neustrashimij avranno un sistema ridotto 3S14 con 8 cellule di lancio per missili da crociera Kalibr e missili antinave Oniks. Il missile da crociera Kalibr-NK ha una gittata di 4000 km ma il rovescio della medaglia è che è subsonico. Il missile antinave P-800 Oniks è l’equivalente russo del BrahMos I (coproduzione russo-indiana) che utilizza un motore ramjet, dalla velocità di Mach 2,8 al livello del mare e gittata di 300 km. Il missile antinave ipersonico BrahMos II con motore ramjet dovrebbe assomigliare al 3M22 Tzirkon con gittata di 300 km e velocità di Mach 7. BrahMos-II ha completato le prove in galleria del vento e inizierà quelle di volo nel 2017 [3].
Un missile che vola a 6000 km/h a bassa quota è molto difficile da intercettare, dato che tra il momento dell’individuazione sul radar e l’impatto sulla portaerei, i sistemi di difesa hanno solo un minuto per inquadrarlo e attivare le contromisure. I missili antibalistici SM-3 Block IB non possono essere usati contro i missili Tzirkon perché non sono balistici e non volano alla quota di 80000 metri, dove si azionano i sensori di rilevamento dell’SM-3 Block IB. Dato che il costo di una portaerei è di diversi miliardi, od oltre 10000 volte quello di un missile Tzirkon, gli esperti ritengono che il missile, se lanciato soprattutto da un aereo, potrebbe cambiare la configurazione delle future guerre aeronavali.
Nel 2016, la Russia prevede di schierare i sistemi missilistici antinave K-300P Bastion (con missili P-800 Oniks) e droni da ricognizione sulle isole Curili. L’anno scorso, diversi sistemi di difesa antiaerea Tor-M2U diventarono operativi nelle isole Curili, ed aerei Su-27M, armati di missili antinave Kh-41 Moskit dalla gittata di 250 km e un velocità di Mach 3,2 (3587 km/h) furono schierati permanentemente sulla base aerea di Burevestnik, sull’isola di Iturup, nell’arcipelago delle Curili. Il sistema difensivo delle Isole Curili comprende il radar OTH (oltre l’orizzonte) Duga-3, a Komsomolsk-na-Amur (sulle coste del Pacifico), nell’ambito della rete russa di primo allarme antibalistico. Il radar opera su radio ad onde corte decimetriche riflettenti sullo strato ionosferico dell’atmosfera terrestre. La portata del radar non è influenzata dalla curvatura della Terra. Questo radar ha dimostrato la capacità di monitorare i test dei missili balistici intercontinentali Minuteman III degli Stati Uniti lanciati dalla Vandenberg Air Force Base (in California) verso il poligono di Kwajalein. Il radar Duga ha un’apertura di 240° e controlla i gruppi navali degli Stati Uniti nel Pacifico orientale. Armando le batterie costiere e gli aerei Su-27M con missili 3M22 Tzirkon si creerebbero gravi problemi agli statunitensi, dato che l’isola di Iturup è a 190 km dall’isola giapponese di Hokkaido, dove si trova la base statunitense FAC 1054.Print

[1] Portaerei contro missili balistici antinave?
[2] Portaerei contro missili balistici antinave? (II)
[3] BrahMos-II, risultato della cooperazione tra Russia e India.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La NSA usa droni sottomarini per intercettare i cavi in fibre ottiche sottomarini

Reseau International 01 aprile 2016SCSGlobalPresenceNegli ultimi anni ci si chiede come gli statunitensi (e non solo) intercettino i cavi ottici in aree in cui normalmente non hanno accesso allo snodo a terra. S’ipotizzò che alcune navi potessero intercettare i cavi sottomarini. Ed ecco la rivelazione sorprendente da Edward Snowden e Christopher Soghoian: la NSA userebbe dagli anni ’90 i sottomarini senza equipaggio per compiere tali intercettazioni. Le informazioni provengono dall’impressionante curriculum di James Atkinson su Linkedin (se dovesse scomparire o cambiato, ne abbiamo fatto una copia scaricabile in formato PDF). Questi riferisce che nel 1992/1996 ha lavorato su un progetto chiamato Scarab, minisommergibili semi-autonome per attività collegate al SCS (servizio speciale di raccolta), un’agenzia d’intelligence degli USA “gestita congiuntamente da Central Intelligence Agency (CIA) e National Security Agency (NSA)“. Questa attività è naturalmente la raccolta di dati trasmessi tramite i cavi sottomarini… in modo impercettibile. Gli Scarab erano destinati ad essere imbarcati sui sottomarini USS Parche e USS Richard B. Russell e James Atkinson lavorò anche per sviluppare altre capacità d’intercettazione dei sottomarini come l’USS Jimmy Carter.scarab-1Gli Scarab sono utilizzati dalla fine degli anni 60, originariamente per stendere i cavi, ma la NSA ha voluto svilupparne le nuove funzionalità per l’intercettazione. Un documentario della AT&T è online dal 2012 e il Chicago Tribune già ne parlava in un articolo del 1985. La realtà di una massiccia intercettazione dei dati via cavi sottomarini non è una sorpresa, visto che prima delle rivelazioni di Snowden, James Atkinson sul suo profilo Linkedin risponde a molte domande. Non c’è dubbio che questi “scarabei” siano progrediti molto dagli anni ’90, non c’è dubbio che gli statunitensi non siano gli unici a dedicarsi a tale intercettazione con droni del genere.1280px-USS_Parche_(SSN-683)_off_Pearl_HarborTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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