I dettagli segreti della nuova dottrina della difesa della Russia

Valentin Vasilescu, Reseau International 26 maggio 2016wp_20110In Europa e Asia l’esercito statunitense ha schierato un piccolo contingente di soldati che non può scatenare da solo o congiuntamente con eserciti alleati, l’invasione della Russia. Solo a causa dell’isolamento geografico, gli Stati Uniti prevalgono da settantanni grazie alla loro Marina, tre volte superiore a quella della Russia, in grado d’intervenire in qualsiasi parte del mondo. Il Pentagono dispone anche di una gigantesca forza di centinaia di navi specializzate nelle operazioni di schieramento di divisioni dei marines, blindati e forze speciali, per poter partecipare a una possibile invasione della Russia. Pertanto, i gruppi d’assalto navale statunitensi organizzati intorno a portaerei, navi d’assalto anfibio e convogli di truppe ed equipaggiamenti militari, sono considerati il più serio rischio per la sicurezza della Russia [1]. I gruppi navali e di navi da sbarco e i convogli delle truppe statunitensi sono protetti da diversi tipi di scudi antibalistici, come il sistema navale AEGIS dotato di missili SM-3 Block 1B che neutralizzano i missili balistici che volano a quote comprese tra 100 e 150 km. Questo sistema è montato su cacciatorpediniere e incrociatori AEGIS statunitensi, e si aggiunge agli scudi antimissile in Polonia e Romania. Esiste inoltre il sistema mobile THAAD delle forze di terra degli USA, a difesa delle navi da sbarco. Questi sistemi sono progettati per colpire missili balistici nella fase d’ingresso nell’atmosfera a quote comprese tra 80 e 120 km. A ciò si aggiungono le batterie di missili antiaerei a lungo raggio Patriot dalle capacità antimissile balistico contro missili nella fase terminale del volo a una quota di 35000 m [2].
La classificazione degli aeromobili in volo atmosferico si basa sulla velocità. Ci sono aerei che volano a velocità subsonica (fino a 1220km/h o Mach 1), gli aerei supersonici con velocità tra Mach 1 e Mach 5 (fino a 6000 km/h) e velivoli ipersonici che volano a velocità fra Mach 5 e Mach 10 (cioè fino a 12000 km/h). I russi hanno scoperto che i missili anti-balistici degli Stati Uniti non possono intercettare i missili ipersonici nella mesosfera (tra i 35000 e 80000 m). La nuova dottrina della Difesa della Russia ha stabilito che l’antidoto ai gruppi d’assalto e ai convogli navali statunitensi sono i velivoli ipersonici che volano a quote tra 35000 a 80000 m. Il Ministero della Difesa russo ha stanziato 2-5 miliardi di dollari per l’Advanced Research Foundation (ARF), l’equivalente russo del DARPA del Pentagono, per la progettazione di una serie di derivati ipersonici del velivolo spaziale Ju-71 (Proekt 4202). Dal 2011 al 2013 lo Ju-71 è stato testato in galleria del vento, e dal 2013 all’aprile 2016 ha condotto delle prove nell’atmosfera lanciato dai missili strategici leggeri UR-100 e R-29RMU2. Lo Ju-71 è simile all’HTV-2 abbandonato dagli statunitensi nel 2014.
Il velivolo spaziale Ju-71 ha dimostrato di poter volare alla velocità di 6000-11200 chilometri all’ora su una distanza di 5500 km e a una quota di crociera di 80000 m. Viene chiamato aliante spazio perché a differenza dei missili balistici ha una finezza aerodinamica di circa 5:1 (rapporto portanza/resistenza) che permette di volare su impulso continuo del motore a razzo, eseguendo delle cabrate lungo la rotta. Oltre al motore a razzo che permette ripetute accensioni e sospensioni, l’aliante spaziale Ju-71 è armato con testate indipendenti e sistemi di guida simili a quelli dei missili aria-terra Kh-29L/T e Kh-25T. La dottrina militare russa prevede che l’attacco alla flotta d’invasione statunitense sia eseguito in tre ondate e tre linee, impedendo ai gruppi d’assalto navali statunitensi di posizionarsi presso le coste russe del Mar Baltico. La prima ondata d’attacco di armi ipersoniche basate sull’aliante spaziale Ju-71 e lanciate da sottomarini a propulsione nucleare russi dall’Atlantico colpirebbe portaerei, portaelicotteri, sottomarini d’attacco, navi da carico o di scorta dei gruppi d’assalto navali statunitensi, non appena salpano dall’Atlantico verso l’Europa. La seconda ondata di armi ipersoniche sarebbe lanciata sui gruppi navali degli Stati Uniti a 1000 km dalle coste orientali dell’Oceano Atlantico. L’attacco verrebbe lanciato dai sottomarini russi dispiegati nel Mare di Barents o dalla base missilistica strategica di Plesetsk, in prossimità del Circolo Polare Artico e sul Mar Bianco. La terza ondata di armi ipersoniche verrebbe lanciata sui gruppi navali degli Stati Uniti quando raggiungono lo stretto dal Mare del Nord al Mar Baltico dello Skagerrak. L’attacco verrebbe eseguito con i missili ipersonici 3M22 Tzirkon, spinti da motori Scramjet e lanciati da aerei russi. Il Tzirkon ha una velocità di Mach 6,2 (6500 km/h) ad una quota di crociera di 30000 metri e un’energia cinetica all’impatto col bersaglio 50 volte superiore a quella dei missili antinave esistenti.
La Russia sviluppa anche una variante dell’arma ipersonica derivata dallo Ju-71 che può essere lanciata dal velivolo da trasporto pesante russo Il-76MD-90A (Il-476). L’aereo ha un’autonomia di di volo di 6300 km e può essere rifornito in volo. Mentre per i gruppi navali statunitensi ci vogliono cinque o sei giorni per raggiungere il Mar Baltico, l’Il-76MD-90A può raggiungere in poche ore i tre allineamenti calcolati per lanciare le armi ipersoniche. Anche se è un segreto ben mantenuto, sembra che l’arma ipersonica venga sganciata dal portellone dell’Il-76MD-90A a 10000 m di quota, dotato di un paracadute che la stabilizza in posizione verticale fino all’avvio del motore a razzo. Dato che il 50% del carburante del missile viene utilizzato per decollare e raggiungere gli strati estremamente densi dell’atmosfera a 10000 m, il peso del lanciatore e dell’aliante spaziale è la metà di quello di un missile balistico leggero R-29RMU2, che pesa 40 t. Sospesi nel 1992, i voli dei bombardieri strategici Tu-160 e Tu-95 e dei velivoli Il-76 (trasformati nelle aerocisterne per il rifornimento in volo Il-78), sono ripresi nel 2012 lungo le coste atlantiche e pacifiche. Uno degli obiettivi è addestrare le squadre per le future missioni d’attacco con armi ipersoniche.IH-ref-miss[1] La futura blitzkrieg della NATO contro la Russia: la Battaglia per la supremazia aerea.
[2] Il missile russo Iskander, incubo dello scudo antimissile degli USA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia rilancia la corsa al missile antiportaerei

Valentin Vasilescu Reseau International 5 aprile 2016CbkG8RoVAAEz1SpLe forze aeree a bordo delle portaerei si sono dimostrate essenziali nei conflitti degli ultimi vent’anni, in particolare per l’US Navy che possiede oltre 400 F/A-18C Hornet e F/A-18E/F Super Hornet e 60 aerei EA-18G (per le missioni di guerra elettronica), imbarcati sulle sue 10 portaerei. Altre 14 navi d’assalto anfibio LHA-LHD (portaelicotteri) dei Marines hanno ciascuna 6-8 velivoli a decollo/atterraggio verticale McDonnell-Douglas AV-8B Harrier II. Per gli Stati minacciati da un’invasione, portaerei e navi d’assalto anfibio rappresentano un’influenza strategica. Il primo tentativo di creare un’arma antiportaerei appartiene ai sovietici che nel 1972 testarono il missile balistico antinave R-27K dalla gittata di 2400 chilometri. Anche se i sovietici abbandonarono il progetto, la Cina ne riprese lo sviluppo negli ultimi dieci anni, creando il missile balistico antinave DF-21D schierato sulle coste, dalla gittata di 1450 km e velocità di Mach 16 [1]. I sottomarini a propulsione nucleare cinesi Tipo 092 sono armati di missili nucleari a medio raggio JL-1, con uguali massa, dimensioni e sistema di guida del DF-21D (14,7 t). [2] L’ostacolo principale per questi missili balistici sono i missili antibalistici SM-3 Block IB dalla gittata di 500 km, lanciati da incrociatori e cacciatorpediniere AEGIS che accompagnano la portaerei.
La Russia ha recentemente puntato al missile antiportaerei che vola a velocità ipersonica a bassa quota. La prima fase sperimentale del nuovo missile 3M22 Tzirkon iniziava il 18 marzo 2016, su una piattaforma navale russa. L’agenzia RIA Novosti affermava che il missile ipersonico 3M22 Tzirkon ha una velocità di Mach 6,2 (6500 km/h), un peso di 5 tonnellate e nella prima fase avrà un’autonomia di 400 km. Successivamente, aumentando il carico di carburante, il campo operativo del missile Tzirkon potrebbe raggiungere i 1000 km. Il missile Tzirkon può essere lanciato da navi di superficie, sottomarini e aerei russi. Un certo numero di incrociatori e cacciatorpediniere russi sarà dotato di lanciatori verticali 3S-14-11442M simili al sistema di lancio statunitense Mk41 con 128 cellule, utilizzando diversi tipi di missili, come Tzirkon, Oniks, Kalibr, S-400 e S-350E. Attualmente le corvette classe Bujan-M della Flottiglia del Mar Caspio (che ha partecipato all’operazione in Siria) e le fregate classe Steregushhij, Gepard, Admiral Gorshkov e Neustrashimij avranno un sistema ridotto 3S14 con 8 cellule di lancio per missili da crociera Kalibr e missili antinave Oniks. Il missile da crociera Kalibr-NK ha una gittata di 4000 km ma il rovescio della medaglia è che è subsonico. Il missile antinave P-800 Oniks è l’equivalente russo del BrahMos I (coproduzione russo-indiana) che utilizza un motore ramjet, dalla velocità di Mach 2,8 al livello del mare e gittata di 300 km. Il missile antinave ipersonico BrahMos II con motore ramjet dovrebbe assomigliare al 3M22 Tzirkon con gittata di 300 km e velocità di Mach 7. BrahMos-II ha completato le prove in galleria del vento e inizierà quelle di volo nel 2017 [3].
Un missile che vola a 6000 km/h a bassa quota è molto difficile da intercettare, dato che tra il momento dell’individuazione sul radar e l’impatto sulla portaerei, i sistemi di difesa hanno solo un minuto per inquadrarlo e attivare le contromisure. I missili antibalistici SM-3 Block IB non possono essere usati contro i missili Tzirkon perché non sono balistici e non volano alla quota di 80000 metri, dove si azionano i sensori di rilevamento dell’SM-3 Block IB. Dato che il costo di una portaerei è di diversi miliardi, od oltre 10000 volte quello di un missile Tzirkon, gli esperti ritengono che il missile, se lanciato soprattutto da un aereo, potrebbe cambiare la configurazione delle future guerre aeronavali.
Nel 2016, la Russia prevede di schierare i sistemi missilistici antinave K-300P Bastion (con missili P-800 Oniks) e droni da ricognizione sulle isole Curili. L’anno scorso, diversi sistemi di difesa antiaerea Tor-M2U diventarono operativi nelle isole Curili, ed aerei Su-27M, armati di missili antinave Kh-41 Moskit dalla gittata di 250 km e un velocità di Mach 3,2 (3587 km/h) furono schierati permanentemente sulla base aerea di Burevestnik, sull’isola di Iturup, nell’arcipelago delle Curili. Il sistema difensivo delle Isole Curili comprende il radar OTH (oltre l’orizzonte) Duga-3, a Komsomolsk-na-Amur (sulle coste del Pacifico), nell’ambito della rete russa di primo allarme antibalistico. Il radar opera su radio ad onde corte decimetriche riflettenti sullo strato ionosferico dell’atmosfera terrestre. La portata del radar non è influenzata dalla curvatura della Terra. Questo radar ha dimostrato la capacità di monitorare i test dei missili balistici intercontinentali Minuteman III degli Stati Uniti lanciati dalla Vandenberg Air Force Base (in California) verso il poligono di Kwajalein. Il radar Duga ha un’apertura di 240° e controlla i gruppi navali degli Stati Uniti nel Pacifico orientale. Armando le batterie costiere e gli aerei Su-27M con missili 3M22 Tzirkon si creerebbero gravi problemi agli statunitensi, dato che l’isola di Iturup è a 190 km dall’isola giapponese di Hokkaido, dove si trova la base statunitense FAC 1054.Print

[1] Portaerei contro missili balistici antinave?
[2] Portaerei contro missili balistici antinave? (II)
[3] BrahMos-II, risultato della cooperazione tra Russia e India.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La NSA usa droni sottomarini per intercettare i cavi in fibre ottiche sottomarini

Reseau International 01 aprile 2016SCSGlobalPresenceNegli ultimi anni ci si chiede come gli statunitensi (e non solo) intercettino i cavi ottici in aree in cui normalmente non hanno accesso allo snodo a terra. S’ipotizzò che alcune navi potessero intercettare i cavi sottomarini. Ed ecco la rivelazione sorprendente da Edward Snowden e Christopher Soghoian: la NSA userebbe dagli anni ’90 i sottomarini senza equipaggio per compiere tali intercettazioni. Le informazioni provengono dall’impressionante curriculum di James Atkinson su Linkedin (se dovesse scomparire o cambiato, ne abbiamo fatto una copia scaricabile in formato PDF). Questi riferisce che nel 1992/1996 ha lavorato su un progetto chiamato Scarab, minisommergibili semi-autonome per attività collegate al SCS (servizio speciale di raccolta), un’agenzia d’intelligence degli USA “gestita congiuntamente da Central Intelligence Agency (CIA) e National Security Agency (NSA)“. Questa attività è naturalmente la raccolta di dati trasmessi tramite i cavi sottomarini… in modo impercettibile. Gli Scarab erano destinati ad essere imbarcati sui sottomarini USS Parche e USS Richard B. Russell e James Atkinson lavorò anche per sviluppare altre capacità d’intercettazione dei sottomarini come l’USS Jimmy Carter.scarab-1Gli Scarab sono utilizzati dalla fine degli anni 60, originariamente per stendere i cavi, ma la NSA ha voluto svilupparne le nuove funzionalità per l’intercettazione. Un documentario della AT&T è online dal 2012 e il Chicago Tribune già ne parlava in un articolo del 1985. La realtà di una massiccia intercettazione dei dati via cavi sottomarini non è una sorpresa, visto che prima delle rivelazioni di Snowden, James Atkinson sul suo profilo Linkedin risponde a molte domande. Non c’è dubbio che questi “scarabei” siano progrediti molto dagli anni ’90, non c’è dubbio che gli statunitensi non siano gli unici a dedicarsi a tale intercettazione con droni del genere.1280px-USS_Parche_(SSN-683)_off_Pearl_HarborTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le nuove portaerei degli USA, ‘cimiteri galleggianti’ da 15 miliardi di dollari?

Sputnik 07/03/2016

Nel peggiore dei casi, gli ultimi missili ipersonici della Russia potrebbero rendere le nuovissime portaerei statunitensi della classe Ford, un ‘cimitero galleggiante’, dice il giornalista e analista militare Sergej Ishenko.Gerald R. Ford (CVN78) Photo by Chris OxleyEntro la fine dell’anno, l’US Navy riceverà in servizio l’USS Gerald R. Ford, la nave da guerra più costosa e avanzata mai varata. Le portaerei classe Ford dovrebbero sostituire le dieci classe Nimitz, a partire dall’USS Enterprise. Analizzando la nuova nave e i suoi punti deboli, Sergej Ishenko, analista militare ed editorialista del giornale russo Svobodnaja Pressa, suggerisce che purtroppo per la Marina degli Stati Uniti, nel caso di un conflitto con la Russia, l’ultima e più grande portaerei statunitense potrebbe effettivamente essere ridotta a un cimitero galleggiante gigante. E queste non sono sue parole, ma quelle di analisti statunitensi. “La gigantesca nuova portaerei della Marina, in grado di trasportare 90 aeromobili e velivoli (come droni e l’aereo da attacco F-35 di quinta generazione), ha già ricevuto una serie di epiteti entusiasti per l’elevato livello di automazione e il costo record da 15 miliardi di dollari“, ricorda Ishenko. Allo stesso tempo però, “vari rispettati esperti militari statunitensi hanno già suggerito che potrebbe essere possibile che la portaerei super-costosa diventi un ‘super-cimitero’ per le migliaia di marinai dell’equipaggio. L’enorme nave, aspirante a diventare simbolo della potenza oceanica degli statunitensi, sarebbe obsoleta prima ancora di essere completata“. Il mese scorso, Harry J. Kazianis, analista militare e collaboratore della rivista di Washington The National Interest, l’ha detto in un articolo. “I Paesi con mezzi tecnologici, in particolare le grandi potenze come Cina e Russia, che il Pentagono considera la maggiore sfida alle forze armate degli Stati Uniti, sviluppano piattaforme per missili da crociera che possono colpire da lunga distanza e in massa da più ambiti“, notava Kazianis. “Tali armi… se accurate e utilizzate da equipaggi altamente addestrati in combinazione con mezzi per rilevare l’obiettivo sull’oceano, possono trasformare le superportaerei degli USA in miliardari cimiteri per migliaia di marinai statunitensi“. “E Harry Kazianis non è il solo a dare tale parere“, ha ricordato Ishenko. Anche il mese scorso, in un editoriale per Politico, l’ex-capitano dell’US Navy Jerry Hendrix, analista della difesa per il Centro per una nuova sicurezza americana di Washington, ha suggerito che l’età d’oro delle portaerei degli Stati Uniti si è conclusa nel momento in cui Cina e Russia introducevano sistemi missilistici costieri a lungo raggio nei loro eserciti. “Hendrix“, scrive Ishenko, “è convinto che in caso di guerra, le capacità dei missili balistici e da crociera antinave e delle forze di difesa aerea russi e cinesi costringerebbero i gruppi d’attacco delle portaerei dell’US Navy (CGS) a rimanere a centinaia o addirittura a migliaia di chilometri dalle coste del nemico, rendendo inefficaci gli attacchi con i velivoli imbarcati contro bersagli a terra. Inoltre, qualsiasi movimento dei CGS è facilmente osservabile dallo spazio, consentendo agli avversari degli Stati Uniti di posizionare le proprie contromisure in anticipo”. “L’aritmetica è semplice: la capacità d’attacco principale della contemporanea Marina degli Stati Uniti è formata dallo stormo composto da 30-40 F/A-18E/F Super Hornet. Il raggio di combattimento di questi aerei è circa 800 km. Il Super Hornet può condurre attacchi aerei contro obiettivi sulle coste nemiche solo decollando a 400 miglia nautiche dagli obiettivi“. “Tuttavia“, continua l’analista, “se il CSG dell’US Navy tentasse di attaccare, diciamo, le coste russe, difficilmente ci arriverebbe, perché lontano dall’obiettivo verrebbe attaccato dai bombardieri a lungo raggio supersonici Tu-22M3 equipaggiati con missili antinave Kh-22, progettati nel periodo sovietico specificatamente per l’uso contro le portaerei”. “Ogni Tu-22M3 può trasportare 3 di questi missili. Inoltre, i missili possono essere dotati di testata nucleare”. L’ultima versione del Kh-22, il Kh-22M/MA, ha un raggio di azione di 600 km, vola a Mach 5 e trasporta una testata di 1000 kg di RDX. “L’autonmia del velivolo è praticamente illimitata, in quanto è possibile 3K60-Bal-beregovoy-raketnyy-kompleksrifornirsi in volo“, nota Ishenko. “E se per qualche miracolo il CSG degli Stati Uniti dovesse eludere il missile aerolanciato, avvicinandosi alle coste, le navi finirebbero nel campo di tiro del sistema missilistico di difesa costiera K-300P Bastion-P, equipaggiato con i missili da crociera antinave supersonici P-800 Oniks (noti nei mercati di esportazione come Jakhont), con una gittata operativa di 600 km (nella versione d’esportazione è di 120-300 km, a seconda della quota)”. “Oggi il Bastion-P viene distribuito nei pressi di Sebastopoli, Anapa, Penisola di Kola, Novaja Zemlja e isole Kurili. Vi è ragione di credere che nel prossimo futuro questi sistemi saranno schierati per il combattimento nei pressi di Kaliningrad e nella Kamchatka. Inoltre, vi sono piani per schierare il primo sistema ‘Bastion-S’, con 36 missili da crociera antinave nei silos, in Crimea entro il 2020“. Tra le caratteristiche principali dell’Oniks vi è un profilo di volo a bassa quota (sea-skimming), che gli permette di violare le contromisure elettroniche e volare sotto il tiro nemico. Inoltre, Ishenko ricorda che il modulo d’attacco a ‘sciami’ dei missili indica che, anche se una parte viene danneggiata o distrutta, “il resto sicuramente” trova l’obiettivo. “Poi vi sono i sottomarini nucleari polivalenti russi, su cui i CGS possono imbattersi. Per esempio, il K-560 Severodvinsk, l’unità principale del Proekt 885 ‘Jasen’, trasporta 32 missili Oniks“. “Poi, naturalmente, ci sono le piccole navi lanciamissili, recentemente diventate famose per il missile da crociera Kalibr“, presenti nelle versioni antinave 3M54K e 3M54T. Infine, “vi sono i sottomarini Varshavjianka (classe Kilo) equipaggiati con la stessa arma, e il sistema di difesa costiera 3K60 ‘Bal’ armati con il missile Kh-35U“, la cui gittata massima è stata portata di recente a 300 km. “Ma anche dopo tutto questo” suggerisce Ishenko, “vi sembreranno dei giocattoli se la Russia avvierà la produzione in massa del missile ipersonico 3M22 ‘Tzirkon’. Con ogni evidenza, molti di questi missili sono già stati testati e sono in servizio. Pochi giorni fa veniva annunciato che l’incrociatore pesante a propulsione nucleare lanciamissili Admiral Nakhimov, attualmente in fase di ammodernamento nel porto di Severodvinsk, sarà dotato di questi missili entro il 2018″. “La gittata del Tzirkon rimane un segreto, ma alcuni esperti dicono che sia almeno equivalente a quella dell’Oniks. Ma la velocità della nuova arma è diverse volte più elevata, riducendo drasticamente il tempo necessario per attraversare qualsiasi difesa antiaerea navale e di conseguenza vanificare i tentativi di difendere portaerei e navi di supporto”. “Inoltre, poiché il riarmo dell’Admiral Nakhimov implica che i lanciamissili a bordo potranno, a seconda della missione, lanciare Oniks, Tzirkon o Kalibr, è logico supporre che peso e dimensioni dei missili saranno al massimo universalizzati“. Se sarà così, nota l’analista, “vorrebbe dire che l’ultimo missile da crociera ipersonico russo potrebbe anche armare i sistemi terrestri ‘Bastion’, precludendo così la possibilità ai gruppi di portaerei di avvicinarsi (alle coste della Russia) neanche per un breve periodo“.
In ultima analisi, osserva Ishenko, “è logico supporre che questi fatti non siano un segreto per gli esperti statunitensi, i cui scritti hanno quasi ‘affondato’ la multi-miliardiara Gerald R. Ford direttamente nel cantiere. Qual è la soluzione?” Kazianis, nel suo articolo “è convinto che vi è sia la necessità urgente di sviluppare droni a lungo raggio in grado di decollare dalle portaerei. A quanto pare, la loro autonomia dovrebbe essere sufficiente per permettergli di sparare senza entrare nella gittata dei sistemi di difesa costiera russi“. “Temo che se non le daremo un sistema d’arma più costoso ma necessarie per colpire da lontano, le portaerei degli Stati Uniti assai presto raggiungeranno le corazzate nel ruolo di musei galleggianti“, osservava Kazianis. “Tuttavia, mentre l’autore si lamentava il Pentagono, per ora, non ha alcuna intenzione di creare tali UAV. In secondo luogo, chi ha promesso a Kazianis che la Russia non avrebbe contemporaneamente lavorato per aumentare la gittata dei suoi missili antinave?” conclude senza mezzi termini Ishenko.

Tu-22M3 con i missili Kh-22

Tu-22M3 con i missili Kh-22

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia attacca lo Stato islamico con missili da crociera e bombardieri strategici

Valentin Vasilescu, Reseau International, 18 novembre 2015post-230-0-91174300-1374328962Il 17 novembre tra le 05:00 e le 05:30, la Russia lanciava 34 missili da crociera Kh-555 dai bombardieri strategici supersonici Tu-22M3 e Tu-160, decollati dalla base aerea di Engels, nella regione del Volga, contro obiettivi del SIIL a Raqqa e Dayr al-Zur in Siria. Alle 00:00, invece, la Russia annunciava al Centro di Coordinamento della missione anti-SIIL in Iraq, di aver comunicato i dettagli dei piani di volo dei bombardieri russi. Il 10 giugno 2010, 2 bombardieri Tu-160 che trasportavano 12 tonnellate di armamenti, stabilirono il record mondiale di volo continuo sorvolando Oceano Artico e Pacifico per 23 ore. Il bombardiere Tupolev Tu-22M3 con ali a geometria variabile, una velocità massima di Mach 2,3 e un raggio d’azione di 2400-4000 km, può trasportare 10 missili da crociera su un lanciatore rotante nella fusoliera. Contemporaneamente ai bombardieri strategici, i russi lanciavano 16 missili da crociera 3M-14T Kalibr dal sottomarino diesel-elettrico Rostov-na-Donu, nel Mediterraneo. I missili da crociera colpivano obiettivi dello SIIL a Raqqa, Aleppo e Idlib. I missili 3M-14T Kalibr sono simili al RGM/UGM-109E Tomahawk dei sottomarini d’attacco nucleare degli Stati Uniti. La Russia, per la seconda volta, usava i missili da crociera 3M-14T contro lo SIIL. La prima volta fu il 7 ottobre con una fregata classe Gepard e 3 corvette dal Mar Caspio. [1] Il sottomarino diesel-elettrico Rostov-na-Donu venne varato nel 2014. Disloca 4000 t ed è uno dei 6 sottomarini classe Varshavjanka (Proekt 636.3/877) della Flotta del Mar Nero russa. I 6 sottomarini d’attacco della classe Varshavjanka faranno parte del gruppo della Marina russa operante nel Mar Nero e nel Mediterraneo per proteggere il gruppo antinave e anti-som. Oltre ai missili da crociera, il sottomarino di Rostov-na-Donu è armato con missili antinave P-800 Oniks (gittata di 300 km). Per la difesa aerea era armato originariamente dei sistemi Strela-3M e Igla-1, sostituiti dai nuovi sistemi antiaerei a corto raggio 9K333 Verba. Questi sono controllati da un sistema di puntamento Barnaul-T e hanno un raggio d’azione di 6,4 km, una tangenza di 4500- 5000 m e una velocità di 500 m/s. I sensori del missile operano su tre bande di frequenza visibili e infrarossi, e sono immuni alle trappole termiche lanciate dall’aereo bersaglio. Questo primo uso della Russia di bombardieri strategici e sottomarini è un chiaro segnale che Putin è deciso a mantenere la promessa fatta a Bashar al-Assad nell’ultima visita a Mosca: che Mosca è decisa a distruggere lo SIIL e chi lo sostiene.vostok2014_iskander-m-900_8[1]. La Russia ha lanciato 26 missili da crociera dal Mar Caspio su obiettivi dello SIIL
[2]. Quali segreti Putin ha svelato a Bashar al-Assad a Mosca?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.261 follower